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Preghiere esaudite. Le cure compassionevoli nella medicina usuraia

22 luglio 2017

scialuppa_n_6_portsideNaufragio della Costa Concordia. Gli effetti dell’ammainare una lancia di salvataggio con procedura accelerata per salvare vite più in fretta.

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Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte. (Santa Teresa d’Avila)

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Just as consent is no justification for the torture, is no justification for improper research. […] Medicine, however, is currently faced with the ideology of marketplace, which puts profit-making as its highest priority. […] Research must always be identified as research and its purpose (to gain generalizable knowledge) always spelled out and differentiated from medical treatment designed only to benefit the patient. Patients should always continue to be patients, even if they also volunteer to serve as research subjects. […] Researchers who feel subjects have “nothing to lose” by participating should be disqualified from doing research on them because they are not able to protect the dignity and welfare of their prospective research subjects with this attitude. […] To help expose the new market ideology of experimentation, the researcher should be required to disclose any and all financial incentives. (GJ Annas. Questing for grails: duplicity, betrayal and self-deception in postmodern medical research. Journal of Contemporary Health Law and Policy, 1996. 12: 297)

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Regulation: Sell help not hope. (P. Bianco, D. Sipp. Nature, 2014. 510: 336)

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The vote came after a daylong session punctuated by emotional pleas from dozens of parents and their children, some of whom appeared in wheelchairs, to describe how the Sarepta drug, called eteplirsen, made a substantial difference in clinical trials. (E. Silverman. FDA votes against Sarepta’s drug for Duchenne muscular dystrophy. Stat, 25 aprile 2016)

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Dr. Ellis Unger, acting director of the FDA’s Office of Drug Evaluation, wrote over the summer that Sarepta’s drug is “essentially a scientifically elegant placebo.” Approving it, he said, would “send the signal that political pressure and even intimidation – not science – guides FDA decisions. (D. Garde. Stat, 19 settembre 2016)

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Sarepta’s stock closed near a record high Tuesday, up nearly 14 percent to $55.73 a day after the Food and Drug Administration issued its surprise approval of the company’s experimental drug for Duchenne muscular dystrophy. (R. Weisman. Reborn with its Duchenne drug, Sarepta sees its stock soar 14%. The Boston Globe, 20 settembre 2016)

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Sarepta is charging about $300,000, on a net annual basis, for its drug, although the cost could rise, depending upon the weight of the patient. (M. Conroy. Anthem declines to cover Sarepta drug for Duchenne, citing doubts over data. Pharmalot, 7 ottobre 2017)

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… such outcomes can be misleading in very small, poorly controlled, or unblinded studies that do not account for the placebo effect. Similarly, the voices of patients advocates should be made known, but many such groups are financially supported by drug manufacturers to help advance their goals (8). Even in the absence of such support, popular opinion can be shaped by uncritical enthusiasm by patients and their families, or by unbalanced reports from the manufacturer. (A. Kessekheim, J. Avorn. Approving a problematic muscular dystrophy drug. Implications for FDA policy. JAMA, published online October 24 2016)

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…for given health problems, the most promising lines of research are often neglected because they are not profitable enough. […] Private investors are mainly interested in health research that contributes to the development of products that can be sold with a large profit margin. (J De Winter. The distorted research agenda in the health sciences … Philosophy of science, 2008. 75: 123)

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If your hernia operation gets cancelled in the UK, the US health system is probably to blame. (Buying pricey drugs harms more UK lives than it saves. New Scientist, 19 febbraio 2015)

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3 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Charlie Gard, Papa Francesco: “Rispettare il desiderio dei genitori”. La Cei: “Gemelli e Bambin Gesù pronte ad accoglierlo” “

Come distinguere tra accanimento terapeutico e difesa della vita? E’ un dilemma serio, che cela un terzo elemento piuttosto basso: l’appello al rigore etico, alla compassione, ai sentimenti, alla speranza, per vendere cure costosissime ma inefficaci. Le malattie rare, per le quali sono previsti criteri di approvazione particolarmente lassi e incentivi economici per i produttori, costituiscono uno stratagemma per vendere farmaci di non provata efficacia a prezzi stratosferici. L’escamotage si può estendere, come già mostrano alcuni casi, anche ai farmaci per malattie comuni, che possono essere rese “rare”, es. con lo splitting nosografico tramite i biomarker della cosiddetta “medicina di precisione”. I bambini sofferenti servono da grimaldello emotivo; anche a costo di danneggiare i malati, dato che si trascurano sia l’assistenza possibile, per destinare fondi ai “superfarmaci”, sia la ricerca autentica, che richiede molto tempo, al contrario delle operazioni speculative a breve termine di lancio di lucrosi falsi miracoli. Sono le malattie rare, il loro status etico che va privilegiato per poter vendere acqua di Lourdes a 300000 €/anno per singolo bambino (il caso dell’etplirsen per la distrofia di Duchenne), il vero soggetto di questo caso di etica propagandistica. Il clero recita la sua parte nella disputa opponendosi ai laici che mostrano al pubblico di voler “scartare” i bambini difettosi; ma i due sono compari.

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4 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Charlie Gard, anche Trump con i genitori: “Se possiamo aiutarlo, come Regno Unito e Papa Francesco, saremmo felici di farlo” “

Trump interviene su un caso estero senza speranza, come il marito che picchia la moglie e fa il galante fuori dati i problemi domestici USA di assistenza sanitaria. Bergoglio, che potrebbe mostrare come l’antropologia cristiana offra qualcosa di utile in questi casi con l’accettazione della condizione umana e della morte, spinge a una sorta di delirio di onnipotenza terapeutica. La contraddizione si risolve se si considera che i casi pietosi, gli appelli etici, le pose altruistiche, sono parte integrante e necessaria, sono pietra angolare, dello schema del business delle malattie rare, volto a fare profitti con farmaci non efficaci. La plausibilità biologica e le evidenze di efficacia sono sostituite dal mostrare bambini malati e strimpellare chitarronate, vedi Telethon. “It’s the money, stupid”: la pietà, alti principi, sottili distinguo bioetici, sono come le lacrime e le accalorate discussioni tra gli spot nei programmi di Barbara D’Urso.

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6 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Patitucci “Charlie Gard, cos’è la sindrome da deplezione del Dna mitocondriale e perché non c’è cura”

Nella medicina commerciale il terreno viene preparato col marketing, che è un fattore fondamentale nella comprensione di tante notizie mediche. Es. l’operazione mediatico-giudiziaria Stamina. La figura del bambino condannato e quella dei genitori disperati che vogliono cure sono un elemento costitutivo del pacchetto delle malattie rare, dove i farmaci, costosissimi, non hanno altrimenti la forza di reggersi sulle proprie gambe, cioè su una reale efficacia. Questo appare il motivo per il quale il clero, che partecipa al business della medicina e in questo papato fa il team player in grandi operazioni di marketing, dice di voler muovere mari e monti per un singolo caso. Mentre non parla degli abusi di eutanasia di massa che si sono verificati proprio in Inghilterra, tuona per cure mediche a oltranza su di un bambino già ridotto a un preparato di laboratorio. La presa di posizione ricorda una manifestazione della distrofia di Duchenne, un’altra malattia rara: la pseudoipertrofia, dove i polpacci assumono un aspetto atletico, erculeo, ma le fibre muscolari sono atrofiche e l’ingrossamento è dovuto a tessuto sostitutivo fibroadiposo. Nella pseudoipertrofia etica la muscolosità ostentata nasconde sfaceli morali, che aggravano le tristi storie che vengono sventolate per fare soldi.

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7 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Charlie Gard, la madre: “Una chance su dieci di salvarlo”. Columbia University: “Disponibile farmaco sperimentale” “

I tentativi terapeutici irrazionali, senza basi oneste di plausibilità e scavalcando i controlli appropriati, non sono un “tentare non nuoce”. La compassione viene suscitata ad arte nel pubblico per il più cinico dei calcoli: l’ondata emotiva serve da vettore per l’introduzione di farmaci inefficaci e costosissimi, come mostrano casi precedenti. esibire bambini morenti, sostenere che la scelta di cure improbabili spetterebbe ai genitori, è nel protocollo di marketing per vendere prodotti fasulli per malattie rare. Un regalo di denaro pubblico agli investitori, che si traduce in scoperture dell’assistenza agli altri malati; un allontanarsi di cure efficaci per i bambini affetti, difficilmente ottenibili, ma di sicuro non ottenibili se non con una sperimentazione seria. Un appalto simoniaco del magistero religioso, che viene distorto a fini di marketing culturale, per iniettare l’idea fanatica del farmaco come speranza comunque lecita. L’idea che favorisce l’immissione crescente di farmaci non ben testati, con i pazienti come cavie. Smuove gli animi la mamma che chiede che si faccia comunque un tentativo. Meglio rileggere il passo della madre che nei Promessi Sposi resiste al turpe monatto che vuole toglierle dalle braccia Cecilia, la figlioletta morta; e poi, asciugate eventuali lacrime, considerare che invece questa è una triste farsa, funzionale a truffe di alto livello e di dimensioni colossali.

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8 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Charlie Gard, ospedale chiede nuova udienza ad Alta Corte dopo offerte trattamenti sperimentali: “Giusto tentare” “

Con questo voltafaccia da copione i medici inglesi staccano la spina che non deve mai essere staccata, quella della tutela della dignità e del benessere del paziente; e mettono quel che resta del bambino nella gabbia dei porcellini d’India per un trattamento senza capo né coda. Ciò per favorire la deregulation dei farmaci, che permetta di vendere qualsiasi intruglio appiccicando alla bottiglietta l’etichetta “scientifico”, e facendo credere che diventarne cavia è una fortuna che giustifica prezzi a sei cifre.

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8 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Charlie Gard, ospedale chiede nuova udienza. Genitori: “Soddisfatti, ora può avere la sua chance” “

Un uso magico della “scienza” in medicina, a danno del bambino e degli altri malati e a favore dei profitti della City e del Vaticano. Il piccolo Charlie ha già catalizzato un miracolo: ha riportato gli inglesi, altezzosi verso i “papisti”, a credenze che, avvolte in paludamenti alti, sono quelle senza tempo descritte da De Martino in “Sud e magia”. Lord e baronetti si uniscono ai cardinali sotto l’unico vero Dio: i soldi.

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19 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Charlie Gard, la Camera Usa approva un emendamento per concedergli la cittadinanza. Ora il testo passa in Aula”

“With all due respect, this committee and this Congress jump when the drug industry says “jump”; it rushes to pass legislation when the drug industry wants it to pass legislation”. (Representative Sherrod Brown, D-Ohio). Ora deve passare il principio che si possono introdurre farmaci non adeguatamente verificati col semplice pretesto delle motivazioni “compassionevoli”. Non importa se le cure utili non vengono assicurate, se la “financial toxicity” delle cure porta al fallimento anche famiglie che possono permettersi l’assicurazione sanitaria. Se ci si accanisce sui morenti pur di inscenare “sperimentazioni” . Né se l’introduzione di prodotti “innovativi”, inefficaci e costosissimi, toglie cure utili alla popolazione: “If your hernia operation gets cancelled in the UK, the US health system is probably to blame.” (Buying pricey drugs harms more UK lives than it saves. New Scientist, 19 febbraio 2015). In USA si sta introducendo allo scopo la legge “Right to try”. Scimmiottata in Italia dai ragionamenti giuridici coi quali la nostra magistratura ha partorito un grottesco “diritto alla speranza” quando bisognava dare il via libera a Stamina. Per non parlare dell’ansia che pervade le nostre autorità sanitarie di liberare anche in campo medico gli spiriti animali del capitalismo, e che pervade quelli che si sono nominati nostre guide spirituali sostenendo di essere umili portavoce della Parola di Dio.

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29 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana “Il volto caritatevole del Bambin Gesù di Roma è quello del piccolo Charlie”

Nel 2012 in Inghilterra alcuni medici denunciarono che il Liverpool Care Pathway, un protocollo per il trattamento di fine vita accreditato come “best practice”, che porta a morte in media in 29 ore, veniva applicato anche a malati anziani curabili, come mezzo di eutanasia di massa per liberare posti letto e ridurre la spesa sanitaria. Gli ospedali ricevevano incentivi economici per raggiungere elevati livelli di applicazione del protocollo; alcuni hanno incassato mezzo milione di sterline. Su questo il clero, che a chiacchiere difende la vita, è stato omertoso. Ma non c’è contraddizione col caso Charlie Gard (i cui genitori sono stati assistiti da un avvocato pro-eutanasia) se si considera che ciò che il clero vuole è esercitare un controllo sul vivere e sul morire. Pretesa che combacia con un criterio liberista essenzialmente zootecnico: si abbattono i capi che non rendono; o al contrario li si ingozza di medicine, come le oche con le zampe inchiodate per il foie gras, quando è questa la convenienza. Charlie Gard è servito per una spietata propaganda pro cure “compassionevoli” e quindi a controlli ridotti, cioè costosissime e inefficaci, per le malattie rare. Un’operazione fraudolenta colossale, che vede l’Italia, come per i vaccini, in prima fila.

Del resto, la chiesa ha combattuto la scienza quando questa contribuiva all’emancipazione materiale e morale dell’umanità. Se ne fa alfiere oggi, quando viene prostituita a strumento fraudolento di profitto.

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v. anche: La questua delle multinazionali

 

 

 

 

La libertà di cura libertà che opprime

12 luglio 2017

Tra il forte e il debole, tra il ricco e il povero, tra il padrone e il servitore è la libertà che opprime, è la legge che affranca“.

Rousseau e Lacordaire. Citato da don Milani.

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9 luglio 2017

Blog de il Fatto

Commento al post “Vaccini obbligatori, la marea arancione dei 10mila a Pesaro contro il decreto Lorenzin: “Free-vax, liberi di decidere”

Bene, ma chi ha preparato la padella ha allestito anche la brace. La libertà di scelta è dannosa per il paziente, ed è gradita al business, non meno delle cure obbligatorie. La “libertà di cura”, la “scelta”, sono un caposaldo ideologico della medicina liberista; del “pensiero unico” medico voluto delle stesse “multinazionali” (Fusaro, San Raffaele) che hanno ottenuto a loro vantaggio le vaccinazioni obbligatorie (Burioni, San Raffaele). La “libera scelta” porta alla medicina come bene di consumo, al marketing diretto, alla deregolamentazione; che hanno provocato e provocano disastri medici, come mostra il caso USA. Occorre chiedere – dandosi governanti onesti e capaci – che lo Stato controlli la medicina in modo che il cittadino possa affidarsi ad essa senza diffidenza, oggi giustificata; chiedere che lo Stato le impedisca di vendere cure non necessarie diffondendo false informazioni, mentre oggi è complice; chiedere che le indicazioni e gli interventi medici coincidano, come oggi non avviene, col miglior interesse del paziente. Occorre esigere che alla medicina non venga consentito barare; e non la libertà del cittadino di decidere a suo giudizio se giocare e con quale croupier.

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17 maggio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Epatite C: pm indaga sui fondi non ricevuti dalle Regioni per pagare farmaco”

@ Elisabetta Picchietti. Un conto è esigere dallo Stato la miglior tutela possibile della salute, un altro è accettare che questa richiesta venga orientata a favore degli interessi dell’industria e della finanza. IL PPI (patient and public involvement) è una strategia per la commercializzazione e la privatizzazione della medicina – dettata da istituzioni come l’OCSE, la Banca Mondiale, la UE – che contrariamente alle apparenze va contro gli interessi dei pazienti e del pubblico (Tritter J et al. Globalization, markets and healthcare policy. Routhledge, 2009.)

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24 luglio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di Cittadinanzattiva “Strage di Piazza della Loggia, l’impegno dei cittadini alla lunga paga”

Certe battaglie sono sfruttate dal potere come coperture per il loro opposto. A Brescia forse più che altrove il pestare l’acqua nel mortaio sulla strage impunita – che resta sostanzialmente tale dopo questa sentenza – ha facilitato il servire i poteri occulti che la vollero. Non stupisce che a zampillare lacrime di commozione e ad inneggiare allo “impegno dei cittadini” nella mesta occasione del parto di questo modesto risultato dopo 494 mesi di gestazione, a dire che una simile sentenza mostrerebbe il “potere dei cittadini di cambiare le cose” (“a fianco delle Istituzioni che sono fatte di persone che, in grande maggioranza, conducono la nostra stessa lotta per un Paese migliore e più giusto”) sia Cittadinanzattiva. La “medicina partecipativa” propugnata da Cittadinanzattiva, nella quale i cittadini avrebbero voce, è uno degli strumenti impiegati dal grande business biomedico per ridisegnare il paziente come consumatore (1), rendendolo in realtà ancor più passivo e menomato nei diritti. A me questa retorica celebrativa pare invece un’altra manciata del sale dell’ipocrisia sulle ferite delle coltellate che i volontari “impegnati” e le persone delle istituzioni così spesso fanno assestare alla Nazione nel consegnarla a interessi esterni.

1 Tritter et al. Globalisation, Markets and Healthcare Policy. Redrawing the patient as consumer. Routledge, 2010.

@ Cittadinazattiva Onlus. Lieto di avervi informato su cosa fate. A favore di quella che a Brescia è stata ufficialmente battezzata “Health and wealth”, la medicina che genera ricchezza, da autorità con le quali collaborate. Quanto esposto da Tritter et al., che mi auguro leggerete per intero (Routledge è la casa editrice) si applica senza perdita di generalità anche al caso italiano, e al vostro. C’è una certa letteratura a riguardo di ciò che è stato descritto come un deleterio “pas de deux” tra paziente e medico. Già nel 700 scriveva un medico anonimo: “Non è ella una reale pazzia il lagnarsi che la Donnicciuola, lo Speziale, il Barbiere, il volgo tutto si presuppone di poter con giustizia operare, e ragionare delle cose attinenti alla Medicina? Questo volgo opera, e parla da Medico non per altra ragione, se non perché i Medici operano e ragionano da volgo”.

La medicina, e la politica sanitaria, non sono “deleghe”. Sono funzioni altamente tecniche. Il cittadino non può improvvisarsi internista, statistico, biologo molecolare, etc. mentre può facilmente, data la fortissima asimmetria informativa, essere convinto a prendere posizioni su questi temi a vantaggio di chi conduce la medicina, e a suo danno. Il suo unico dovere, sulla cui trasgressione gioca questa sorta di coinvolgimento della vittima nella truffa, è di eleggere politici competenti e onesti. Farsi coinvolgere in responsabilità di governo oltre che un pessimo affare per salute e portafogli è anche una degenerazione della democrazia.

@ Keynez. Rimedio subito. Il bicarbonato che cura il cancro, o Stamina, introdotta nel SSN dal policlinico universitario il cui rettore, presidente dall’AIFA, collabora con Cittadinanzattiva, sono un termine di paragone indispensabile per far brillare la stella dell’attuale scienza medica ufficiale. Il marketing funziona così. Si chiama “decoy effect”. Cittadino, hai intenzione di partecipare anche tu attivamente alle discussioni sulla “governance” della medicina? Sembri portato.

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13 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Lanaro “Vaccini, Lorenzin: “Solo una piccola parte della popolazione pensa che facciano male”. Senatrici M5s la contestano in Aula”

La truffa Stamina, che la Lorenzin dipinge come l’antiscienza debellata dalla scienza della quale è paladina, ha potuto avvampare perché gli ha aperto le porte l’ospedale universitario di Brescia. L’allora rettore dell’Università di Brescia, il ginecologo Pecorelli, è lo stesso che nel 2014 è andato in USA a prendere ordini per l’operazione vaccini. Che un rettore, e presidente dell’AIFA, permetta l’introduzione di una truffa di basso conio nell’ospedale pubblico del quale è il dominus è impensabile. Come se dei carabinieri pilotassero il terrorismo.

Stamina ha dato credibilità alla corrotta scienza medica ufficiale; il terrorismo servì a stabilizzare le storture del sistema di potere. Oggi da commenti su questo blog si apprende che la rivista di intelligence Theorema ha come presidente del comitato scientifico il gen. dei CC Mario Mori e il reduce delle BR Valerio Morucci come collaboratore. Fu il telefonista che indicò dove avevano lasciato il cadavere di Moro.

Lo Stato dovrebbe dare indicazioni mediche corrette. Invece fa dei cittadini carne per l’industria medica, e li induce per reazione alla pericolosa illusione, utile al business anche più delle cure forzose, che siano capaci di scegliere tra le offerte della medicina. Un valido motivo per opporsi alle iniezioni obbligatorie è l’inaffidabilità di quelli che occupano le istituzioni, che appaiono recitare copioni scritti altrove, come i loro predecessori all’epoca del terrorismo.

@ Manuel Fantoni. Grazie. Oggi viviamo in un mondo complesso. Non dobbiamo più zappare per vivere, ma dobbiamo vangare studiando per andare oltre il superficiale, dove spesso non solo la versione ufficiale, ma anche l’opposizione consentita sono confezionate a favore di grandi interessi.

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23 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Vaccini, corteo a Milano per la libertà vaccinale. Migliaia in marcia: “No al decreto” “

L’industria medica si avvale di esperti che, legati all’industria, espandano le indicazioni dei suoi prodotti, gonfiando il pericolo di malattia e trascurando i potenziali danni iatrogeni *. I farmaci resi obbligatori da governanti manovrati sono un modo secondario per ottenere l’aumento del fatturato. La persuasione con la propaganda mediatica, della quale la “libertà di cura” è il presupposto ideologico, è la strada maestra. Chiedendo libertà di cura si preme verso un consumismo medico mille volte più redditizio per gli investitori e più pericoloso per il pubblico delle attuali intimidazioni sui vaccini. E’ probabile che tale reazione faccia parte degli effetti previsti e desiderati degli atteggiamenti tracotanti dei “Vaccinator”. Ciò che conviene avere non è il diritto di poter fare shopping medico di testa propria in un mercato di venditori liberi di frodare, ma una medicina onesta e affidabile, libera da distorsioni e truffe, che dia indicazioni e pratichi interventi nell’esclusivo interesse della salute del cittadino.

*Moynihan RN et al. Expanding Disease Definitions in Guidelines and Expert Panel Ties to Industry: A Cross-sectional Study of Common Conditions in the United States. Plos Medicine, 2013. 10: e1001500.

La polarizzazione gesuitica

7 aprile 2017

Dalle Lettere Provinciali di Blaise Pascal (testo ridotto):
 
Ottava lettera. Massime corrotte dei casuisti relative ai giudici, gli usurai, il contratto Mohatra, i bancarottieri, le restituzioni, ecc. Diverse stranezze dei medesimi casuisti. Parigi, 28 maggio 1656.

Rimasi interdetto da questa decisione fantastica; e mentre ne consideravo le conseguenze perniciose, il padre mi preparava un’altra questione:

«Un uomo che si occupa di divinazione è obbligato a restituire il denaro che ha guadagnato in questa professione?  Sentite dunque come Sanchez risolve questa questione. Egli distingue “se questo indovino non si è servito che dell’astrologia e degli altri mezzi naturali o se ha usata l’arte diabolica”. Credete che debba restituire nel caso che si sia servito dell’intermediario dei demoni? Non ci capite niente; è tutto il contrario. Ecco la risoluzione di Sanchez, nello stesso punto: “Se quell’indovino non si è data la pena e la fatica di sapere, per mezzo del diavolo, ciò che non si poteva sapere altrimenti, si nullam operam apposuit ut arte diaboli id sciret, bisogna che restituisca; ma se se ne è presa la pena, non vi è affatto obbligato”».

«Ma perché, padre?»

«Non lo capite? – rispose: – perché con l’arte del diavolo si può indovinare, mentre l’astrologia è un mezzo falso».

«Ma, padre, se il diavolo non risponde la verità, poiché non è più veritiero dell’astrologia, bisognerà allora che, per la stessa ragíone, l’indovino restituisca?»

«Non sempre, – rispose: – Distinguo, dice Sanchez a questo proposito: “perché se l’indovino è ignorante nell’arte diabolica, si sit artis diabolicae ignarus, è obbligato a restituire: ma se è un mago abile, e ha fatto tutto ciò che stava in lui per sapere la verità, non vi è obbligato; perché allora la diligenza di un tale mago può essere valutata in denaro: diligentia a mago apposita est pretio aestimabilis”».

«E’ proprio una cosa di buon senso, padre, – gli dissi: – infatti ecco il modo di impegnare i maghi a rendersi sapienti ed esperti nella loro arte, con la speranza di guadagnare dei denari legittimamente, secondo le vostre massime, servendo fedelmente il pubblico».

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4 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Autismo, tumori e disabilità: quanto influisce l’inquinamento sulla nostra salute?”

Ricordo il dr. Marfella, che dice di essere schierato dalla parte dei cittadini, a fianco al Procuratore generale di Brescia a una conferenza dove si lanciavano allarmi sui danni alla salute da inquinamento nel bresciano, accomunandolo alla Terra dei Fuochi. Platea di studenti, cioè di minori, scelta a mio parere imprudente, per non dire censurabile*. Marfella accosta l’inquinamento anche alla ”epidemia” di autismo; schierandosi a fianco all’ufficialità, incluso Mattarella, in un’operazione di creazione di malattia per via culturale. La bufala dell’epidemia di autismo da vaccini serve da standard negativo per fare sembrare scienza le manipolazioni sull’autismo dell’ufficialità; come Stamina al confronto fa sembrare credibili le promesse fantasiose dell’ufficialità sulla rigenerazione del tessuto nervoso. La chemio, fallimentare, viene valutata paragonandola alla follia del metodo Hamer. Su questo sito M. Mirabella, che ha gravi responsabilità per forme di deleteria pubblicità direct-to-consumer mascherate da divulgazione, sembra un difensore dell’onestà scientifica, essendo mostrato a sbeffeggiare una “raeliana”. Il dibattito è coartato a magia bassa contro magia alta. Per un esempio di terza campana, v. autismo in “Primo non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie”, Boringhieri. L’autore dopo avere diretto la nosografia psichiatrica ufficiale ne è divenuto un critico.

*La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide.

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V. anche:

Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale

L’autismo al tempo dell’individualismo

La medicina alternativa non olet

La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide

2 marzo 2017

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Il grafico, tratto da un articolo che si intitola “Screening tumorali: lo scontro tra scienza e intuizione“ [1], mostra come con l’introduzione degli screening la mortalità per i relativi cancri (la curva piatta in basso in ogni riquadro) sia rimasta La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroidetanzialmente invariata; mentre le diagnosi (le curve superiori crescenti) sono fortemente aumentate. Il grafico è a commento dell’affermazione “più cerchiamo il cancro più ne troviamo”. Il risultato maggiore di questa caccia al cancro con gli screening è di diagnosticare e trattare come cancro entità che non sono aggressive; e di rendere così la popolazione non più sana ma più malata, provocando danni iatrogeni e distogliendo risorse dall’assistenza medica utile. I quattro screening tumorali considerati nel grafico – prostata, mammella, tiroide, melanoma – sono gli stessi offerti alla cittadinanza dal centro medico da poco allestito a Casal di Principe in una villa sequestrata a un boss camorrista [2].


Il sacro spazzatura

Il liberismo non seduce più ma continua a soggiogare culturalmente, avendo ottenuto un’egemonia passiva, un’interiorizzazione delle forme ideologiche che il dissenso non riesce a scardinare [3]. L’ideologia liberista si impone reprimendo, anche con la forza, alternative valide; e con una massiccia opera di manipolazione culturale. Il suo apparato propagandistico ha varie armi difensive, che conviene esaminare. Come molte specie di batteri che sulla membrana citoplasmatica hanno una parete cellulare e sopra ancora uno strato mucoso, anche diverse operazioni liberiste sono rivestite da un doppio strato protettivo. Lo strato interno è dato dalla complessità tecnica: non è facile per il cittadino comune (compreso lo scrivente) capire il reale significato e le conseguenze di una operazione liberista in campo economico. O – l’aspetto che conosco e che viene trattato qui – il reale significato degli annunci di “nuove cure” in medicina; un campo che è ormai un settore di punta dell’economia liberista. Lo strato protettivo esterno è dato dal sacro, in una forma artefatta e distorta, ottenuta inventando una sacralità o usando come scudi temi portatori di una effettiva sacralità. Gli spin doctor del liberismo rivestono atti inconfessabili di un sacro “fake”, sollecitando ad arte la tendenza a non mettere in discussione e a riverire ciò che appare appunto sacro. Può essere definito “sacro spazzatura”, perché come i titoli spazzatura si fa “comprare” dal pubblico promettendo tanto al costo di un investimento modesto; promettendo la partecipazione al sacro per il costo di un consenso che sembra del resto doveroso; ma lascia con un pugno di mosche quelli che sono divenuti “piccoli azionisti” di operazioni che vanno in realtà a loro danno. Come la capsula esterna protegge i batteri dalla fagocitosi, il muco tenace del sacro spazzatura protegge le operazioni del liberismo dalle denunce e dal dissenso.

Alcuni esempi di sacro spazzatura, rilevanti per l’argomento del presente articolo. a) La lotta alla mafia. Qualsiasi cosa sia fatta nel nome della lotta alla mafia non può che essere giusta e buona. Appoggiandola da bravi spettatori si diviene, al costo del battere le mani o del godersi lo sceneggiato tv, partecipi dell’acume, del coraggio, della nobiltà d’animo di Falcone, Borsellino, Boris Giuliano, e degli altri valorosi uccisi (e forse lasciati uccidere per il loro essere troppo capaci nel combattere la mafia). Mentre criticando l’antimafia si svela di essere come minimo fiancheggiatori della mafia. b) La lotta all’inquinamento. Non può che essere a fin di bene. Chi l’appoggia mostra spirito civico, mentre chi indica i casi dove i contenuti e le finalità sono fortemente distorti [4] è un prezzolato dell’industria. c) Gli allarmi su minacce alla salute, il bene supremo; coraggiose denunce che trovano terreno fertile nelle nostre paure fin dai tempi apparentemente lontani della teoria miasmatica delle malattie e degli untori. Chi grida al lupo lo fa certo per il tuo bene. Allarmi che ne parafrasano con scarso merito altri che invece sono fondati vanno creduti senza se e senza ma. d) La scienza, in realtà ciò che viene presentato come tale. Non può che avere il sigillo della verità e quello del disinteresse; come se ciò che un ricercatore che deve la sua fortuna a una multinazionale proclama su un giornale, in televisione o sui social fossero le leggi del moto di Newton o di Einstein. Chiunque non accetti gli oracoli delle sibille che parlano avendo come fondale un laboratorio e strumenti misteriosi non può che essere un ignorante superstizioso, che crede alle scie chimiche e porta il cappello di stagnola. e) Un corrispondente incremento di alcuni servizi medici. E’ lapalissiano che più medicina vuol dire più salute. Curioso che diversi medici e ricercatori lo neghino, sostenendo al contrario che in alcuni casi abbiamo troppa medicina e che ciò riduca la salute [5]. Ma quale altro scopo potrebbe esserci nell’introdurre più medicina? Quale mente contorta può pensare che non sia un atto di amore per l’umanità sofferente. f) L’adeguamento della medicina del Meridione alle pratiche in vigore al Nord. Solo un eccentrico come Illich può sostenere che a volte alcune regioni per il fatto di essere economicamente arretrate sono risparmiate dagli aspetti “più sinistri” della “civilizzazione medica” [6]. Quando poi g) a condurre simili battaglie siano, come avviene, dei preti, i professionisti del sacro (nonché grossi imprenditori della medicina commerciale), il contestare assume i caratteri dell’empietà.

Un caso di operazione liberista coperta dai due strati, quello tecnico e quello del sacro, è rappresentato dalla notizia che a Casal di Principe la villa confiscata a un boss è divenuta un “Centro di prevenzione per le malattie oncologiche”; intitolato a Don Diana, il sacerdote ucciso nel 1994 dal clan dei casalesi. “Casa Don Diana” si occupa di screening per il tumore della mammella, della prostata, della tiroide e “della pelle”, presumibilmente per il melanoma cutaneo [2, 7]. Esaminiamo per primo lo strato tecnico, considerando i quattro screening e la situazione dell’inquinamento nella Terra dei fuochi.

 
Interventi medici inutili e dannosi, derivati con un non sequitur da allarmi gonfiati

Lo screening mammografico non funziona e provoca sostanziali sovradiagnosi” [8]. Così il Cochrane Nordic ha riassunto i risultati di un recente studio [9] che come altri mostra che le promesse sullo screening della mammella sono state disattese: la mortalità non viene ridotta, mentre molte donne subiscono trattamenti non necessari, che causano oltre all’angoscia di credersi malate di cancro e al tracollo della qualità di vita il deturpamento della mammella e effetti avversi, a volte letali. In Svizzera, in Francia, in USA, gruppi di esperti raccomandano di ritirare o ridurre questo screening. La Russia di Putin evita alle donne la disinformazione che ne è alla base [10].

Per una di quelle contraddizioni contro le quali le manipolazioni ideologiche facilmente vanno a strusciare, lo screening, che in Italia e in Campania è il politically correct, è stato paragonato, nel suo presupposto errato sulla malignità di lesioni in situ [11], al pregiudizio razziale; da Otis Brawley, Chief Medical Officer dell’American Cancer Society [12].

Lo screening per il cancro della tiroide rappresenta un altro caso di discrepanza grave tra antropologia e biologia della malattia; tra ciò che sembra e viene fatto credere al pubblico e ai pazienti e ciò che è alla luce delle conoscenze scientifiche. La comparsa sul collo in corrispondenza della tiroide di un “bozzo”, che, a portata di mano in un’area vitale, evoca continuamente pensieri infausti, spaventa la persona; e il sistema medico si guarda bene dal tranquillizzarla spiegando che la grande maggioranza dei noduli tiroidei, più frequenti nei giovani, non sono tumorali o sono benigni. I tumori invasivi della tiroide hanno nella grande maggioranza dei casi un decorso indolente, con elevati tassi sopravvivenza. Lo screening porta a sovradiagnosi, e quindi a sovratrattamento [13]; in Corea del Sud, dove lo si pratica estesamente, l’incidenza di carcinoma papillare della tiroide è aumentata di 15 volte. Risulta che in Corea del Sud oltre il 99% delle diagnosi di cancro della tiroide da screening siano sovradiagnosi [14]. La sovradiagnosi di cancro porta senza reale giustificazione all’asportazione chirurgica totale o parziale della tiroide, che può provocare ipoparatiroidismo (11%) e paralisi delle corde vocali (2%) come effetti diretti dell’intervento. I pazienti ai quali è stata asportata l’intera tiroide, e buona parte di quelli che hanno subito un’asportazione parziale, spesso giovani, divengono malati cronici, affetti da ipotiroidismo. Oltre che ai danni dell’ipotiroidismo saranno esposti a quelli della terapia sostitutiva con ormoni tiroidei, che li mette a rischio di sviluppare in seguito ipertensione arteriosa, incidenti cardiovascolari incluso l’ictus, osteoporosi [15]. La USPSTF, l’ente USA preposto alla valutazione degli screening, si è espressa formalmente contro questo screening. Un suo rappresentante ha commentato che mentre c’è scarsa evidenza che porti benefici, c’è una considerevole evidenza che provochi danni significativi. E che dove è stato introdotto lo screening non ha aiutato le persone a condurre vite più lunghe e più sane [16].

La USPSTF si è espressa anche contro lo screening per il cancro della prostata, che non ha mostrato di ridurre la mortalità per questo cancro mentre ha provocato un tragico carico iatrogeno, rendendo incontinenti e impotenti centinaia di migliaia di uomini [17]. A seguito di ciò in USA i programmi per questo screening sono stati ridotti, tra le recriminazioni degli urologi. Un effetto immediato è stata la diminuzione dei casi di cancro della prostata. La riduzione ha riguardato i casi “precoci”, mentre i casi avanzati sono rimasti stabili. In parole povere, con la riduzione dello screening si sono ridotti i cancri finti e sono rimasti quelli veri. I meccanismi e la storia del disastro silenzioso causato da una gigantesca operazione commerciale che ha il suo perno nel test del PSA, e nella falsa “scienza” costruita su di esso, sono descritti nel libro “Il grande inganno sulla prostata. Perché lo screening col PSA può avere gravi conseguenze per milioni di uomini” scritto da R. J. Ablin, che è lo scopritore del PSA.

Questi screening si basano su “disease reservoir” [1,18], “giacimenti di malattia”: sull’alta frequenza nei sani di anomalie o varianti che vengono considerate patologia sulla base di esili supposizioni, e di macroscopiche omissioni della ricerca. Per i tumori le miniere, anch’esse d’oro come i camorristi e i faccendieri hanno definito i rifiuti sui quali fanno affari, sono date da alterazioni anatomiche non invasive che vengono sistematicamente chiamate cancro [11]. Nel caso del melanoma cutaneo l’epidemia [1, 19] è stata provocata istituendo e ingrandendo un’area grigia di entità che facciano da ponte [20] tra questo temibile cancro e i comunissimi nevi cutanei, che la diceria popolare, alimentata da media ed esperti, vuole essere potenziali cancri. Il timore di un tumore molto aggressivo come il melanoma da un lato, e dall’altra il danno fisico il più delle volte relativamente lieve dato dalla rimozione di una losanga di cute (ma non sempre lieve, es. le escissioni sulla faccia [19]) hanno portato a spingere sempre di più per questo screening. Di recente la Rockefeller University ha annunciato con toni celebrativi che suoi ricercatori hanno creato un sofisticato sistema di screening automatizzato per il melanoma tramite analisi digitale. E’ stato osservato che il lavoro riportava un tasso di falsi positivi del 64%, e che l’annuncio specificava che tale percentuale è paragonabile a quella dell’esame da parte di dermatologi esperti [21]. Sul piano medico è surreale che ci si vanti per procedure sulla popolazione generale che, tradizionali o hi-tech, in condizioni ottimali, a detta di chi le presenta e ha quindi interesse a minimizzare i loro svantaggi, chiamano cancro ciò che in due casi su tre non lo è. Questo generatore di pazienti è invece logico e coerente dal punto di vista del business. Anche per questo screening all’epidemia di diagnosi, all’aumento di spesa, ai danni iatrogeni psicologici e fisici, non fa riscontro una diminuzione della mortalità per il tumore, che secondo alcune statistiche sarebbe in aumento.

Se anche questi screening fossero efficaci e vantaggiosi, non si comprende perché dovrebbero costituire la risposta all’inquinamento da rifiuti tossici della Terra dei fuochi. Riguardano cancri che in generale non sono dovuti all’inquinamento. E’ singolare l’assunto implicito che l’inquinamento provocherebbe proprio quelle patologie che sarebbero contrastate da interventi medici di dubbia virtù che corrispondono a grandi investimenti e profitti. Appare che la visione sia di tipo pre-razionale, considerando non il cancro materiale, il fenomeno biologico della proliferazione incontrollata di un tessuto nuovo non fisiologico, con la sua vasta eterogeneità e complessità; ma il cancro antropologico, l’ipostasi materiale della Morte, un’entità informe che risponde alla logica primitiva Bene-Male, malattia-medicina. Il cancro senza struttura, simile all’allucinazione di Artaud che voleva il corpo senza organi. Ad Augusta don Prisutto fa del reale problema dell’inquinamento industriale la causa di tutti i decessi per cancro che avvengono in zona; e parla di “genocidio”. E’ un copione fisso: agli allarmi su asserite epidemie di cancro causate da una fonte inquinante – Taranto [4], Amantea e Cetraro [22], Augusta [4], Terra dei fuochi, gli altri focolai identificati sul territorio nazionale – segue la soluzione: più screening. Una sequenza che ricorda certe ricette del FMI per “curare” la “dissolutezza” finanziaria di nazioni messe sotto tutela; cure che in realtà peggiorano le condizioni del malato a beneficio dei “dottori”.

Anche l’assunto iniziale, l’allarme sull’epidemia di tumori da inquinamento della Terra dei fuochi, appare originare dal marketing invece che dalla realtà; appare rientrare nelle “cancer scare” che i media diffondono da molti decenni [23] e nel “disease-mongering”, la nota tecnica propagandistica, per la quale l’industria medica spende cifre considerevoli, dello spaventare il pubblico per vendere prodotti medici. Un articolato nucleo di verità viene distorto in un allarme indiscriminato che ricorda quelle tecniche di caccia cooperativa dove una parte dei predatori mostrandosi spaventa le prede, spingendole così nella direzione dove le prede credono sia la salvezza, e dove invece sta il resto del gruppo di caccia appostato e nascosto. Appare certo che vi siano stati e vi siano traffici illeciti di rifiuti; che le discariche abusive e l’inquinamento in Terra dei fuochi costituiscano un vulnus inaccettabile, degradando l’ambiente; e che possano provocare danni alla salute della popolazione, inclusa l’insorgenza di tumori. Non è nota con certezza l’entità quantitativa del fenomeno. Non rassicura il divario tra gli allarmi sull’ondata di cancri e l’inconsistenza dei dati di fatto, anche quelli elementari. Non è chiara l’eventuale presenza di materiale radioattivo, il più pericoloso quanto a capacità cancerogena, e l’esposizione della popolazione a tale materiale; nel campo della disinformazione, allarmi costruiti possono essere accoppiati al nascondere motivi di allarme fondati. L’estensione delle aree coinvolte nel casertano potrebbe essere 467 volte maggiore o minore di quel che si considera: la lunghezza del lato dell’ipotetico quadrato di territorio costruito unendo le aree interessate da pesante inquinamento varia da 17.3 chilometri a 800 metri a seconda della stima ufficiale [24. pag. 165]. In ogni caso il rapporto, in tempi brevi rispetto a quelli della cancerogenesi, tra le discariche di rifiuti tossici e l’asserita epidemia di tumori, gridato in mille salse da autorità, media e commentatori, è implausibile.

E’ probabile che nelle società occidentali molti cancri, dato un rischio, fortemente crescente con l’età, che tutti ci portiamo dentro per complesse ragioni biologiche, siano innescati nella popolazione generale da decenni di esposizione cronica al mare di cancerogeni a bassa intensità nei prodotti di consumo e nell’ambiente. Evenienza che peraltro viene soppressa, negata o minimizzata dall’ufficialità, che preferisce addossare al pubblico la colpa di praticare “stili di vita” cancerogeni. (C’è anche un’esposizione a cancerogeni medica, non trascurabile, data da farmaci e radiazioni; inclusi i raggi X della “prevenzione”). E’ noto che sotto certe condizioni l’esposizione ravvicinata a cancerogeni come l’amianto o il cloruro di vinile monomero, dove alcuni peculiari istotipi dei tumori sono una “pistola fumante”, provoca forti incrementi di frequenza di gravi forme tumorali (e anche qui si tende a liberare l’industria dalle sue responsabilità dirette). Le “scare story” come quella della Terra dei fuochi fondono e distorcono questi due casi, proclamando che focolai discreti come le discariche, dove l’esposizione non è in genere ravvicinata e diretta, provocherebbero cancri nella popolazione generale con una velocità e un’intensità di tipo epidemico. I dati epidemiologici [25] smentiscono l’allarme piuttosto che supportarlo. Non mostrano incrementi forti, non mostrano dati non altrimenti spiegabili, non provano il nesso causale con i rifiuti tossici, e vengono tirati per i capelli e distorti per poter sostenere che è in corso un’epidemia [In: 4]; per fornire pezze d’appoggio e foglie di fico burocratiche a fiumane continue di retorica e propaganda sui media. Si parla addirittura, da parte di magistrati e forze di polizia, di stimare l’inquinamento basandosi su dati epidemiologici di malattia raccolti dopo l’allarme [26], cioè usando un effetto per definirne la causa, non nota, e dando quindi per assunto ciò che si vuole verificare, il nesso causale. E’ il momento giusto per argomenti circolari del genere: i dati epidemiologici divengono più “credibili” col passare del tempo, per il meccanismo della profezia che si autoavvera, dato il circolo vizioso allarme-screening-sovradiagnosi-allarme che si è allestito, che porterà a quell’aumento spurio di incidenza di cancro che invariabilmente accompagna la cosiddetta “prevenzione” (vedi grafico). Il feedback positivo allarme-sovradiagnosi-allarme può avere luogo anche al di fuori degli screening, anche per altri tipi di tumore, come i tumori pediatrici [27]. E per patologie non tumorali; favorito da una medicina che è sempre più orientata al business e quindi alle sovradiagnosi.

La paura potrebbe essere considerata come un’emissione inquinante dell’industria e dei traffici sui rifiuti. Un sottoprodotto che il business, fatta salva l’impunità sui danni reali da inquinamento, ha interesse a valorizzare, in quanto alimenta l’industria delle sovradiagnosi e dei sovratrattamenti [28].


Angeli e demoni

Ciò che tendiamo a credere sugli screening tumorali si scontra con la realtà evidenziata dalla ricerca scientifica [1]. Studi mostrano che non solo i pazienti ma anche molti medici non comprendono i termini logici e quantitativi del problema [29]. Si stanno producendo “tutorial” e ausili che correggano gli aspetti più grossolani delle false credenze di medici e pazienti [30]. Cassels osserva come perfino quando comunicano il pericolo delle sovradiagnosi i media glissano sulla natura eminentemente politica degli screening, cioè sulla realtà cruda e terrena dei guadagni finanziari e degli incentivi [31]. Insieme alla difficoltà concettuale e psicologica appare essere all’opera, nel caso degli addetti e degli altri che ne traggono profitto, il fattore evidenziato da Keynes: “E’ difficile fare comprendere un concetto a qualcuno le cui entrate dipendono dal non comprenderlo”. In Italia invece di dissolvere lo strato protettivo tecnico, informando ed educando correttamente medici e pubblico, vi si aggiunge, secondo il costume cattolico, un buono strato di vischioso sacro spazzatura. La sacralizzazione della frode nel caso in oggetto può essere descritta con due narrazioni, “Non praevalebunt” e “Dita della stessa mano” che rappresentano rispettivamente la versione ufficiale e uno schema di ricostruzione che dovrebbe essere considerato.

Non praevalebunt. I diabolici camorristi, forti di alcune complicità istituzionali, ottenute da mele marce che si sono fatte corrompere, hanno usato alle spalle degli onesti zone della Campania come discariche per rifiuti tossici. Causando, nelle parole pronunciate nell’aula della Camera dal deputato grillino Micillo “il più grave attentato alla pubblica incolumità della storia. La bomba atomica non fa testo perché usata in tempo di guerra” [24]. Grazie alla denuncia di diversi coraggiosi come Saviano e Patriciello, le loro trame sono state svelate e fermate. Le forze del Bene sono passate al contrattacco, fino a fare del fortino di un boss un presidio di salute, che salva la popolazione dal cancro seminato dalle forze del Male.

Dita della stessa mano. La Campania è stata usata impunemente come discarica di rifiuti pericolosi e tossici a favore di varie industrie, con sostanziali complicità e connivenze istituzionali e la gestione della camorra. A danno fatto, si è usato l’inquinamento per un altro affare, quello dell’impianto nel Meridione di pratiche di medicina commerciale, come gli screening tumorali, lanciando allarmi, suscitando paure viscerali, disinformando su pericoli e rimedi [4, 32]. Aggiungendo degrado a degrado, inganno a inganno, depredazione a depredazione. Caricando dei danni fisici, mentali e finanziari degli screening una popolazione che già presenta ampie sacche di deprivazione. A questo scopo si è inscenato un “risveglio”; una riscossa della guerra santa contro la mafia. Costruendo figure eroiche come Saviano e Patriciello. Forze di polizia e magistratura collaborano all’operazione, facendo gli anticamorra dopo avere lasciato usare il territorio come discarica; e contribuendo, al di là delle loro competenze, agli allarmi distorti a favore del business medico, in una forma di peculato che come in altri casi [33] mette la credibilità di toghe e divise dello Stato al servizio di interessi privati gravemente illeciti. Con una sproporzione, come in altri casi di propaganda di affari medici illeciti tramite l’azione giudiziaria, tra il forte effetto mediatico manipolatorio e la punizione dei responsabili. Arrivando a occuparsi, nell’ambito di un generale supporto al business biomedico, della repressione e del discredito delle voci che guasterebbero il gioco. Il ruolo dell’antimafia appare essere quello di gestire la mafia, evitando che cresca troppo e impiegando la paura che suscita come instrumentum regni; mentre permette, copre e aiuta forme di mafia dei colletti bianchi necessarie ai grandi interessi della medicina commerciale. A volte in consonanza con gli apparati e le confraternite che tradizionalmente in Italia si occupano degli affari più luridi, in genere obbedendo a ordini da fuori.


L’inquinamento come delitto a doppia azione

Il caso, irto di aspetti controintuitivi, induce ad alcune considerazioni. Nella camera di scoppio dei motori delle automobili l’energia della combustione spinge i pistoni, che forniscono così lavoro. La risalita del pistone non fornisce lavoro, ma ne richiede. Invece nei motori a doppia azione, tipicamente i motori a vapore delle locomotive, il pistone fornisce lavoro sia quando va che quando viene, venendo spinto lungo il cilindro dall’energia termica in entrambi i sensi, mediante un gioco di valvole che immette il vapore ora dal lato della faccia libera del pistone ora da quello della biella. Ottenendo così un aumento dell’efficienza. Analogamente, mentre per la maggior parte dei crimini l’intervento di legalità fa sì che al delitto si alterni la riparazione, con l’inquinamento si ottengono vantaggi illeciti, e si crea danno, non solo dalla commissione del crimine, ma anche dalla fase che corrisponde alla riparazione. L’inquinamento consente di fare ulteriori affari “di ritorno” con la medicalizzazione e con le bonifiche. Il Procuratore nazionale antimafia Roberti ha osservato che le bonifiche “Rischiano di essere fatte dalle stesse imprese che hanno contribuito all’inquinamento. Questo, senza che ci sia nessuno che lo impedisce” [24]. L’intervento giudiziario, l’intervento etico, politico e tecnico sapientemente omessi e forzati al tempo giusto possono costituire quel gioco di valvole che permette la doppia azione.

I delitti a doppia azione sarebbe particolarmente importante prevenirli, o stroncarli sul nascere; sul piano legislativo e giudiziario. I delitti a doppia azione del potere, che permettono di servire o vendersi apparendo cavalieri senza macchia, sono una fortuna per la nostra desolante classe dirigente, imbevuta di opportunismo e vanità. E anche per quella che dovrebbe essere la resistenza spontanea, dal basso, che è malata di “sessantottismo”, ovvero l’inclinazione a protestare su ciò che il potere vuole si protesti. Ben descritta da Pasolini: “Essi credono di spezzare il cerchio e non fanno altro che rinsaldarlo”.


L’allocazione delle risorse secondo frode

Su Il Mattino di Napoli lo stesso Garattini, uno dei maggiori esperti e voce critica “gatekeeper”, integrata nell’establishment, ha spiegato come lo Stato mentre promette di aumentare i servizi sanitari pubblici con scintillanti interventi medici, “gratis” secondo l’espressione della ministra Lorenzin, lasci scoperti – e renda scoperti – servizi medici essenziali [34]. I nuovi LEA del governo Renzi-Gentiloni includono le cure termali e l’ozonoterapia, cure di non provata efficacia, per usare un eufemismo, e certo non essenziali.

Forniscono “gratis” anche farmaci oncologici costosissimi che allungherebbero la vita di uno o due mesi. Un vantaggio teorico, a volte fatto apparire fittiziamente manipolando il campione in cambio di un peggioramento, questo concreto, della qualità di vita [35]. Farmaci il cui rapporto prezzo/efficacia e gli insufficienti controlli sulla sicurezza [36] dovrebbero portare a considerarli truffe istituzionalizzate con farmaci imperfetti e pericolosi. Una cinica aberrazione che conferma come dietro agli annunci rutilanti di progressi scientifici e le proteste di umanità, la medicina, soggiogata dal business, si impegni non nel combattere il cancro ma nel trarne il maggior profitto monetario.

Intanto i pronto soccorso restano scoperti, e in Campania le persone sono abituate a restare su una barella se ricoverate. L’assistenza agli anziani non autosufficienti impoverisce le famiglie [37]. Il caso del Don Diana è un episodio di una tendenza generale a impiegare risorse pubbliche, cioè ad amministrare il denaro dei contribuenti, a favore di servizi medici che promettono miracoli, e che moltiplicano miracolosamente i profitti degli investitori, ma sono per il resto inutili o dannosi; mentre si lasciano scoperti servizi medici e assistenziali meno favolosi ma realmente utili, lasciando solo il cittadino quando ha realmente bisogno di aiuto. Obbligandolo a pagarsi – sempre che sia possibile – diversi servizi necessari, dopo che i soldi che ha affidato allo Stato sono stati sperperati a beneficio di poteri forti in una medicina inutile o dannosa.


 La linea della palma e la linea del mammografo

Sciascia paragonava l’espansione della mafie meridionali al Nord al salire della “linea della palma”. Mentre avanza da Sud a Nord il limite dell’areale della palma, scende in senso opposto la linea del mammografo (e non sorprenderebbe che i due movimenti avessero attori in comune). Gli screening stanno venendo criticati e ridotti nei paesi occidentali più avanzati. Le aspettative di ulteriore crescita del settore puntano sui popolosi paesi emergenti, India e Cina [38]. La presidente del Cile, Michelle Bachelet, ha orgogliosamente rivendicato come un merito (aggiungendovi una connotazione femminista, tipica della propaganda sugli screening mammari) l’introduzione in un paese LMIC (low-income middle-income countries) come il Cile dello screening mammografico e di altri prodotti di prevenzione [39]. Per mantenere i profitti si punta a globalizzare il mercato, a saturare regioni subalterne come l’Italia e a colmare lacune come quella del Meridione. La globalizzazione permette di prolungare e espandere imprese fraudolente estendendole, dopo che sono state smascherate nei paesi d’origine, a paesi minori, ai quali vengono presentate come l’arrivo del progresso e della civiltà.

Il Sud Italia, piuttosto che acquisire gli aspetti positivi, a partire da una migliore organizzazione della sanità, si vedrà colonizzato da medicina commerciale come la “prevenzione”. L’inesauribile mangiatoia della medicina viene convertita in senso liberista, a favore della frode medica strutturale, di alto livello, che privilegia i grandi investitori; anche nel Sud Italia, dove è servita tradizionalmente per il keynesismo democristiano, con la distribuzione clientelare di stipendi e operazioni di basso livello come le ricette di farmaci gonfiate o false. Si sta forse andando verso una economia patologica, una forma modificata in peggio dell’assistenzialismo, dove i disagiati otterranno una fonte di reddito, dei sussidi, in cambio dell’assumere il ruolo – sacro – di malato; e facendosi trasformare in malati; o mettendo a reddito la prole in questo modo, come già avviene in alcuni casi nelle fasce povere in USA.

 

L’inevitabilità della blasfemia

Anni fa A. Dal Lago osservò che le minacce della camorra hanno reso Saviano “circonfuso da un alone di eroismo” che impedisce l’analisi critica di “Gomorra” [40]. Ancora oggi criticare Saviano porta a essere stigmatizzati per il solo fatto di avere osato farlo. La fusione tra realtà e fiction, tra il reale e il costruito riguardo a quel cagnaccio del potere che è la mafia, e la conseguente istituzione di aloni o di capsule mucose che rendono sacro ciò che non lo è, o ciò che è iniquo, andrebbero meglio esaminate [40]. Di sicuro l’introduzione di screening tumorali che stanno venendo scartati altrove non è il modo giusto di proseguire la lotta di uomini come Falcone e Borsellino; di onorare caduti come don Diana, il prete che ripeté la risoluzione biblica che è stata il motto di un altro meridionale, Tommaso Campanella: “Per amore del mio popolo non tacerò”; di tutelare la salute e promuovere il benessere dei cittadini. Questo è il modo di servire interessi privati a danno dei cittadini, calpestando etica e Costituzione.

Il potere si guarda dall’eliminare la mafia, che gli fornisce tra i vari vantaggi anche uno standard negativo rispetto al quale fare apparire le istituzioni che controlla come paladini del Bene; in modo da fare disattendere impunemente l’aderenza ai valori positivi [41]. Tende a creare un rivestimento sacro per i suoi atti per renderli indiscutibili, dogmi immuni da critiche e denunce. La lotta alla mafia, come la lotta alle malattie, permette di allestire il recinto del sacro, di praticare il male simulando la virtù. Una tecnica che è diffusa quanto lo sono le mafie; e che in parte spiega, e a volte accompagna, la loro estensione al Nord. Nel paese del Gattopardo, andrebbe considerata laicamente la post-mafia, ciò che viene dopo la mafia; se ciò che sembra costituirne l’opposto non sia invece in un rapporto di continuità con il bestiale disegno di sopraffazione, il cupo disegno di sfruttamento che ai mafiosi viene permesso di porre in essere.

Il sacro desacralizza. L’istituzione del sacro rende per definizione profano, quindi inferiore, sacrificabile, ciò che lascia al suo esterno; il sacro può essere impostato in modo da rendere più facile bestemmiare l’Uomo. Col sacro spazzatura chi dissente viene posto davanti a una sorta di ricatto culturale, dato da un’alternativa spiacevole: o si nega e si definisce come un male ciò che viene presentato come sacro, e come sacro è considerato dalla comunità, divenendo così agli occhi dei più dei bestemmiatori; o lo si accetta e così si bestemmia l’Uomo. Il potere vuole che sia considerato immorale l’oltrepassare la viscida barriera sacra con la quale cinge le sue truffe; accomunandolo allo “speech hate”, o sostenendo che la “violenza verbale” di chi critica e denuncia sarebbe pari a quella che fracassa le ossa o sottilmente rovina vite. Non conformarsi al “politically correct” sta divenendo una trasgressione illecita, un peccato mortale; si sta cercando di introdurre, in barba alle libertà costituzionali e al principio democratico, forme di censura e di punizione tramite la legge verso chi non rispetta come sacre e intoccabili le imposture ufficiali.

Il potere predica e impone un pacifismo assoluto nei suoi confronti mentre aggredisce senza tregua. Il teologo Turcke ha mostrato come “il rifiuto di ogni violenza è soltanto la sua ipocrita approvazione”; e come siamo condannati a subire la violenza o a usarla legittimamente per difenderci [42]. Analogamente andrebbe riconosciuto, se si vuole costituire un’opposizione efficace al liberismo e alle sue espressioni globaliste, che la corretta disamina degli aspetti tecnici – così spesso trascurata – è assolutamente necessaria ma non è sufficiente, e che occorre anche il gesto culturalmente traumatico di rovesciare simulacri e falsi idoli. Senza cadere nella trappola dell’intemperanza, occorre dire pane al pane, e essere irriverenti e iconoclasti contro ciò che viene falsamente presentato come sacro.


Note
1. Kramer BS et al. Cancer Screening: The Clash of Science and Intuition. Annu Rev Med, 2009. 60:125.
2. Terre dei fuochi: ex casa casalesi diventa centro di lotta al cancro. Controradio Toscana, 26 gen 17.
3. Volpe M. Egemonia e dissenso: quali prospettive? In: Appello al popolo, 10 feb 2017.
4. Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato. https://menici60d15.wordpress.com
5. Welsh, HG. Less medicine, more health. Beacon Press, 2015.
6. Illich I. Medical nemesis. Lancet, 1974. i:918.
7. Un Centro di prevenzione oncologica nella villa confiscata al boss a Casale. Corsera, 4 feb 17.
8. Cochrane Nordic. Mammography screening does not work and leads to substantial overdiagnosis. Comunicato del 10 gen 2017.
9. Jorgensen KJ et al. Breast Cancer Screening in Denmark: A Cohort Study of Tumor Size and Overdiagnosis. Ann Intern Med, 2017. DOI: 10.7326/M16-0270.
10. Gigerenzer G. On the Supposed Evidence for Libertarian Paternalism. Rev Phil Psych, 2015. 6: 361.
11. I cancri che non sono cancro. https://menici60d15.wordpress.com/
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17. Sovradiagnosi I. Come la medicina nuoce. https://menici60d15.wordpress.com/
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4 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Autismo, tumori e disabilità: quanto influisce l’inquinamento sulla nostra salute?

Ricordo il dr. Marfella, che dice di essere schierato dalla parte dei cittadini, a fianco al Procuratore generale di Brescia a una conferenza dove si lanciavano allarmi sui danni alla salute da inquinamento nel bresciano, accomunandolo alla Terra dei Fuochi. Platea di studenti, cioè di minori, scelta a mio parere imprudente, per non dire censurabile*. Marfella accosta l’inquinamento anche alla ”epidemia” di autismo; schierandosi a fianco all’ufficialità, incluso Mattarella, in un’operazione di creazione di malattia per via culturale. La bufala dell’epidemia di autismo da vaccini serve da standard negativo per fare sembrare scientifiche le manipolazioni sull’autismo dell’ufficialità; come Stamina al confronto fa sembrare credibili le promesse fantasiose dell’ufficialità sulla rigenerazione del tessuto nervoso. La chemio, fallimentare, viene valutata paragonandola alla follia del metodo Hamer. Su questo sito M. Mirabella, che ha gravi responsabilità per forme di deleteria pubblicità direct-to-consumer mascherate da divulgazione, sembra un difensore dell’onestà scientifica, essendo mostrato a sbeffeggiare una “raeliana”. Il dibattito è coartato a magia bassa contro magia alta. Per un esempio di terza campana, v. autismo in “Primo non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie”, Boringhieri. L’autore dopo avere diretto la nosografia psichiatrica ufficiale ne è divenuto un critico.

*La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide.

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26 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Tumori infantili, i numeri della Campania crescono più veloci che in tutt’Europa”

Sì, si può prevedere che nei prossimi anni la Campania colmerà il gap che la vede ancora arretrata rispetto al resto d’Italia e vincerà l’ambito scudetto (Marfella) dell’incidenza di diagnosi di tumori infantili, ora che “le sensazioni dei sacerdoti e delle madri campane” (Isde- Medici per l’ambiente Campania) hanno preso il posto dei turpi affari degli animali senza cuore della camorra: tramite il meccanismo della profezia che si autoavvera allarme-sovradiagnosi-allarme. Dato che gli uomini di Chiesa e le madri coraggio riescono a sensazione a rilevare variazioni di fenomeni che sono misurate in millesimi di punto percentuale, non è fuori luogo avvisare la Curia Arcivescovile di Napoli della possibilità che siano stati loro donati poteri sovrannaturali. In un mondo giusto, dove vigesse lo “Unicuique suum”, queste capacità di percezione extrasensoriale di preti e mamme dovrebbero essere anche portate all’attenzione della Quest… dell’Osservatorio Vesuviano, nella speranza che possano estendersi alla previsione dei fenomeni vulcanici che incombono sulla regione.

 

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10 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A: Cannavale “Povertà e sanità per pochi, l’Italia va verso il modello americano?”

I costi salgono per la tendenza a offrire, o imporre, riti medici non necessari, o inefficaci, e a volte nocivi, ma sempre lucrosi, truffando, a favore di potenti investitori, sia i contribuenti sia chi paga di tasca propria. Mentre reali necessità sono lasciate scoperte. Il modello liberista, che si sta affermando anche da noi, è di ottenere facili profitti vendendo quanta più medicina sfruttando la sua dimensione irrazionale, per la quale più medicina è sinonimo di più salute. Troppa medicina invece è un pericolo per la salute, così che, come per una nemesi, la medicina liberista a volte rende la salute di famiglie a reddito elevato peggiore di quella di famiglie a basso reddito (es. *). La statistica della sopravvivenza per tumore (fatta ingannevolmente passare per il complemento di quella della mortalità) elevata al Nord non è in realtà una buona notizia per gli abitanti del Nord: è un artefatto che deriva essenzialmente dal diagnosticare, e trattare, come cancro entità benigne e asintomatiche, trasformando persone sane in pazienti oncologici. La sua estensione al Sud indicherà un’aggiunta di storture a danno della salute, non un miglioramento delle condizioni di arretratezza della medicina del Meridione. Non bisogna chiedere la medicina dei ricchi, ma la medicina onesta, che oltre a essere utile è economicamente sostenibile.

*Income and Cancer Overdiagnosis. When too much care is harmful. Welch et al. NEJM 8 giu 2017

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23 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Bella “Vaccini: Alice Pignatti, i consiglieri M5S e la borsa di studio della discordia”

Sul JAMA, 22 giu 17, si spiegano le tecniche per convincere i genitori. La propaganda è oggi estensione della “scienza”. Le mamme, in buona fede o meno, sono arruolate come strumento di marketing per fare vendere cure (Schneiderman LJ, Jecker NS. Wrong medicine. Doctors, patients and futile treatments. J Hopkins Univ Press, 1995). Anche a spese del contribuente, mostra questo caso. Le mamme battezzate “mamme rare” di Telethon per il business enorme e truffaldino delle malattie rare; le “madri coraggio” della Terra dei Fuochi per la messa a reddito dei bambini campani (v. “La post-camorra”). Davanti al “cuore di mamma” che promuove compresse o fiale “scientifiche” (e quotate in borsa) occorre un atteggiamento disincantato: “Medical consumer groups are viewed by the public and by the government as claiming the moral high ground and being solely devoted to the general good. Society grants [their] recommendations a special status as being true and honest. [They] are no more than advocates for their own particular diseases and interests, willing to divert medical resources … from other, more worthy areas of health care. They are, in essence, lobbyists, much the same as any other lobbying group or political action committee and, like the others, they are corruptible.” (Gottfried D. Too much medicine. A Doctor’s Prescription for Better and More Affordable Health Care. Paragon House, 2009).

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3 agosto 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Rifiuti speciali, industriali e tossici: ecco perché Terra dei fuochi è tutta Italia”

I rifiuti sono pericolosi, disgustosi, degradanti. Oggi queste caratteristiche negative fanno loro acquisire nuova vita, facendoli risorgere, nelle mani adatte, da scarti a fonti di reddito e di potere. C’è chi li smaltisce, si quota in Borsa, e nel massimizzare i profitti diventa inquinatore; chi si fa assegnare l’appalto della bonifica, a volte essendo il responsabile di ciò che viene bonificato; chi li usa per mostrarsi paladino della legalità o del bene comune mentre è connivente o complice su altri affari illeciti; chi ne fa uno spauracchio per spingere masse di persone verso grandi frodi mediche mai sazie di nuovi pazienti. Il potenziale economico e morale dell’allarme rifiuti viene creato da camorristi e industriali senza scrupoli (che sono lasciati agire); ma viene amplificato e sfruttato da una catena farisaica di persone perbene, che sono il complemento della mafia. I rifiuti configurano un ciclo economico a carattere estorsivo, basato su un Male: sul valore, reale o fittizio, di un Bene dato dalla limitazione di un Male che è in gran parte artificio umano. Ciclo che non andrebbe cavalcato, neppure nei suoi segmenti apparentemente meritori, ma andrebbe spezzato, tramite la riduzione della produzione, la repressione seria della creazione di potenziale negativo, cioè degli sversamenti, e la proibizione delle varie susseguenti forme di lucro e sfruttamento.

 

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Vedi anche:

Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi

Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato

 

I tamburi della paura

5 gennaio 2017

4 marzo 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Meningite, in Toscana campagna di vaccinazione. Ministero della Salute: “Prudenza, ma non è un’epidemia””

Sandro Nardini: Per chi volesse capire il probabile motivo dell’aumento (?) dei casi in Toscana.
http://www.unifi.it/not-2043-r…

@ Sandro Nardini. Sarebbe doveroso verificare e approfondire.

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23 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Patitucci “Meningite in Toscana, eccessi di casi di meningococco C. Rezza (Iss): “Ceppo particolarmente virulento””

C’è una letteratura sulle cause commerciali di variazioni geografiche di incidenza. L’ISS la ignora, insieme alla circostanza che l’incremento di diagnosi di meningite in Toscana è associato all’introduzione di un test diagnostico sviluppato al Meyer di Firenze. Il nuovo test usa un metodo, la PCR, che è noto causare falsi positivi. Ha già provocato incrementi spuri di incidenza di malattie infettive da sovradiagnosi (malaria, m. di Lyme, colite da c. difficile). Prima che di epidemia, il rischio per la salute pubblica appare essere quello che, secondo un collaudato “business model”, che ha già causato tragici effetti, la definizione di malattia venga alterata, identificandola abusivamente con la positività di test di laboratorio a basso valore predittivo positivo, che provocano sovradiagnosi; mentre allo stesso tempo si stimolano paure eccessive. Ciò permette di vendere cure inutili o dannose, a scapito dell’assistenza utile. Mattarella dal Quirinale esclude che possano esservi critiche fondate e responsabili ai vaccini; il presidente dell’ISS Ricciardi può invitare pubblicamente i magistrati a fare da braccio secolare a questa sua “scienza”, rivolgendosi alla stessa Procura che 50 anni fa fu, a danno della nazione, il sicario morale di un presidente dell’ISS come Marotta. Le frodi istituzionali sulla salute, come i test diagnostici che creano le “epidemie” che dicono di contrastare, sono intoccabili anche quando non sono coperte che da un velo sottile.

@ Marco (quello senza avatar). L’incremento dei morti, e i conseguenti allarmi mediatici su un’epidemia, sono qui legati a circostanze poco limpide e molto sospette sulle quali istituzioni all’altezza dei loro poteri e doveri indagherebbero, in un Paese onesto. Andrebbe considerato come un ulteriore indizio che le versioni ufficiali siano appoggiate sul web da squadrette di soggetti pronti a tirare fuori il “complottismo” e a dileggiare chi non scambia, come fanno non molto lucidamente loro, la diagnosi di morte per la diagnosi della causa di morte; rammaricandosi che i manicomi siano stati chiusi. (Secondo un’interpretazione di quelle che danno un lavoro ai troll, furono chiusi, assecondando, ma solo nella pars destruens, il sincero radicale di sinistra Basaglia in Italia, e negli stessi anni dal liberista Reagan in USA, per creare un più ampio mercato agli psicofarmaci, che sono spesso inutili e dannosi).

@ Marco (quello senza avatar). Sì, non c’è nessuna epidemia, e probabilmente nessuna reale rilevante variazione nell’epidemiologia della meningite. Invece, date al pubblico l’impressione, manipolando ad arte esami e notizie, che la pestilenza sia dietro l’angolo; per supportare prediche e obblighi a sempre nuove vaccinazioni. Peccato che “al vostro paese” non ci siano un giudice, una guardia e una gattabuia. Un recente lavoro * mostra che in Europa il carico di malattia da 6 infezioni associate alle cure mediche è maggiore di quello delle altre 32 malattie trasmissibili. Le malattie infettive oggi sono diventate largamente un problema iatrogeno. Ma gli zelanti Savonarola della peste incombente su questo stanno muti.

*Cassini A et al. Burden of Six Healthcare-Associated Infections on European Population Health: Estimating Incidence-Based Disability-Adjusted Life Years through a Population Prevalence-Based Modelling Study. PLOS medicine, 18 ott 2016.

@ Marco (quello senza avatar). Una versione semplificata del lavoro è sul New Scientist: “The first ever study of hospital-acquired infections in European hospitals has found that the combined health impact of these infections is twice that of the combined burden of 32 infections caught outside hospitals, including flu, HIV and tuberculosis.” (18 ott 2016). La licenza di mistificare a piacimento chi te l’ha data? Se distorci ciò che è scritto nero su bianco, accusando gli altri di non capire, si può immaginare cosa fai sulla epidemia-non-epidemia di meningite. Certo è un bello spettacolo per un cittadino vedere la presidenza della Repubblica, l’ISS, Il Meyer di Firenze, la crema della medicina, affiancati da venditori come te.

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2 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tundo “Meningite. Tutto quello che c’è da sapere: i batteri che la causano, chi è più a rischio e in quali casi è meglio vaccinarsi”

L’ISS da un lato dice che l’andamento dell’incidenza dei casi di meningite meningococcica è stabile, dall’altro consiglia con toni ora drammatici (“è da irresponsabili non farlo”) ora più pacati, di vaccinarsi. Oltre a essere contraddittorio in sé, il conformarsi dell’ISS alla attuale campagna di paura sulla meningite, o il guidarla, può fare avverare quel che si dice di voler prevenire. Viene nascosto al pubblico, ma è noto (e questo può spiegare il lanciare il sasso e nascondere la mano dell’ISS), che il perseguimento della immunità di gregge con vaccinazioni di massa ingenerando una pressione selettiva potrebbe causare l’emergenza di ceppi più virulenti (Es.*) e quindi un aumento di casi mortali. L’operato congiunto di esperti dello Stato e media sembra volto a mettere a reddito la meningite batterica, malattia temibile ma finora rara, piuttosto che a tutelare la salute, la serenità e gli averi dei cittadini.

*Law DKS. Et al. Invasive Meningococcal Disease in Quebec, Canada, Due to an Emerging Clone of ST-269 Serogroup B Meningococci with Serotype Antigen 17 and Serosubtype Antigen P1.19 (B:17:P1.19). J Clin Microbiol, 2006. 44: 2743.

@ ZiaBettina. Mi scusi lei, ma il perseguimento dell’immunità di gregge, un concetto ben diverso dal mantra semplicistico ammannito al pubblico c’entra eccome.Non appare eccessivamente onesto negare l’esistenza stessa di questo rischio, sul quale esiste una letteratura. Se lei davvero ha difficoltà a vederlo, come dice, provi a leggere “Stephens DS. Vaccines for the unvaccinated: protecting the herd. JID, 2008. 197: 643.”, un propugnatore delle vaccinazioni che discute il problema esplicitamente e dà riferimenti bibliografici. Secondo me non è accettabile ciò che le mi attribuisce, il non curare le persone, quando sia utile e necessario farlo. Non è neppure accettabile, sul piano tecnico e su quello etico, confondere come fa lei tra cura e prevenzione. Non è accettabile adottare misure preventive senza fare un bilancio danni/benefici. Né è accettabile gonfiare il pericolo per indurre a misure preventive e non tenere conto né informare dei possibili effetti negativi o controproducenti.

@ ZiaBettina. Se fosse come dice lei bisognerebbe contestare il comune uso delle citazioni negli articoli scientifici. Siccome non nomina l’immunità di gregge, lei ne deduce che l’articolo non parla dell’immunità di gregge. L’articolo riporta “solo” un incremento di casi da ceppi maggiormente virulenti da immunità di massa suscitata da vaccinazione di massa; è bizzarro dire che con l’immunità di gregge “non c’entra molto”. Il caso delle infezioni causate da antibiotici è un’ulteriore evidenza sul piano microbiologico che il consumo improprio di vaccini può provocare infezioni più difficili da combattere. Invece si fa credere che le vaccinazioni non possano essere che benefiche. Gli articoli dove si cita espressamente la “herd immunity” nel discutere di come le vaccinazioni di massa possono provocare la selezione di ceppi più virulenti, e occorra quindi cautela nell’imporli, non ha il tempo di leggerli (neppure se provengono dallo stesso campus dove ha sede il CDC, autorità mondiale nella diffusione di allarmi su epidemie e propaganda di vaccini). Però lei, mi perdoni, perde troppo tempo con me rispetto al tempo necessario a leggere, capire quello che si legge e pensare. A proposito di gregge, il suo modo di perorare mi ricorda quello scolaro che, punito dalla professoressa per avere fatto il verso della pecora durante la lezione, si disse vittima di una falsa accusa perché lui aveva fatto il verso della capretta.

@ alsarago58. Il non vaccinare creerà migliaia di casi in più? E’ dunque in corso o è imminente un’epidemia? Che aspetti ad avvisare l’ISS che sta sbagliando a negarlo? E a mettere al servizio dell’umanità le tue capacità divinatorie? Sarei curioso di sapere che ne direbbe della diffusione di notizie come questa che propagandi Pitruzzella, il presidente dell’Antitrust che vuole istituire il monopolio a gestione statale delle false notizie.

@ alsarago58. La sparizione della meningite è rimandata? E’ facile attribuire un non evento futuro al proprio ritrovato (provarlo invece, soprattutto per fenomeni complessi come le epidemie, richiede un trial). Cerco di imitare le tue virtù oracolari. E’ interessante che tu abbia accostato alla meningite la sepsi. Marc Segal, medico e consulente di parlamentari USA, autore di “False alarm, the truth about the epidemic of fear” parla di “Bug du Jour”, “il bacherozzo del giorno” a proposito dell’ondata continua di falsi allarmi di nuove epidemie. Senza pretendere di competere con te, azzardo la previsione che la sepsi, una miniera d’oro, sarà il prossimo bug du jour col quale la carovana di scienziati rigorosi, giornalisti segugi, bloggers, trolls etc. ci intratterrà e spaventerà nei prossimi mesi.

@ alsarago58. “Trumpino”? Ma bisogna per forza appartenere a qualche gruppo di potere? Stai sereno, non sarà un povero untorello come me quello che spianti l’Italia, e la barra della sanità è nelle manine gentili ma ferme della Lorenzin. Cercate voi di non lanciare nuove “epidemie” e di non sfruculiare le malattie infettive vecchie.

@ alsarago58. Dalla virulentazione dell’infezione meningococcica l’hai buttata sul complottismo. Che vuoi, è il destino dei Benefattori dell’umanità e sacerdoti della Scienza essere calunniati da quei malati di mente che vi accusano di complotti assurdi, Spectre, Bilderberg… Qualcuno di loro sospetta che vi sia stata un’operazione di marketing, pardon un complotto, con precedenti documentabili, per fare figurare al pubblico una minaccia incombente di meningite sull’Italia; innescata a poche decine di chilometri dalla GSK di Siena. Ma ovviamente ordito da una confraternita ultrasegreta, al lume delle torce in una loggia ricavata in una grotta di un’isoletta sperduta del Pacifico, dove si decidono i destini del mondo… Mai una volta che i complottisti evochino entità meno astruse come “forze economiche impersonali”, “superficialità”, “incompetenza”, “conformismo”, “pavidità”, “venalità”, “conflitto d’interesse”, “vanagloria”, “disonestà”, “procurato allarme”, “falso”, “frode”, “corruzione”, “diffamazione”, “abuso d’ufficio”, “associazione a delinquere”, e altro.

@ Gfransb. Avrei forti dubbi sulla serietà di immunologi che affermassero con la metà della certezza che lei esibisce che l’emergenza di ceppi più virulenti in conseguenza di vaccinazioni di massa – fenomeno che è già stato osservato – non possa avere luogo. Se poi lo facessero portando come argomento il paragone col vaiolo che lei presenta i dubbi si estenderebbero anche alle doti personali più intime, come il rispetto per sé stessi.

@ Gfransb. Studi i lavori che cito e estenda la ricerca agli articoli che trattano del “capsular switching” del meningococco in seguito a vaccinazione. Magari si faccia aiutare dalle sue fonti sicure, che secondo lei esauriscono l’orizzonte della conoscenza e le consentono di fare il castigatore dei commenti che sgarrano dalla versione mediatica.

@ Gfransb. Burioni, il suo scienziato di riferimento, propagandista delle vaccinazioni a oltranza e coattive, in un altro post su Il Fatto ha appena sostenuto la necessità del principio d’autorità. La scienza nega il principio di autorità; lo ha aggiunto a penna Burioni identificando l’autorità con la competenza. La competenza è necessaria; infatti l’ufficialità non dovrebbe far credere ai cittadini che possano “partecipare” a scelte tecniche sulla base delle storielle pseudoscientifiche usate per indottrinarli. Ma non è sufficiente: “l’esperienza dice che il mondo è pieno di scienziati e di intellettuali che si prostituiscono al potere e ne avallano tutte le abiezioni. Forse che costoro non sono corrotti perché sono competenti ?” (D. Fisichella). Burioni dice anche “la scienza non è democratica”. La buona scienza “non è democratica” nelle conclusioni, ma lo è nella partecipazione. Nei fatti, l’incerta e sottomessa scienza medica è ”democratica” nelle conclusioni, perché vale il “consensus” degli addetti, e quello dei followers, che ricerca attivamente, e non è democratica nelle procedure, perché tende a escludere chi non si adegua alla maggioranza. Lei è la dimostrazione dei danni delle aberranti “regole” scientifiche di Burioni, e della sua predicazione sui social, che contraddice sia quanto afferma sia quanto dovrebbe praticare.

@ Bruccio. “Non bisogna perdere il principio di autorità: quando si parla di un argomento, bisogna conoscerlo”. Roberto Burioni in “Meningite, prof. Burioni …” di G. Ruccia, il Fatto quotidiano 3 gen 2017. Non solo il principio di autorità, ma la doppia verità: l’epidemia non c’è ma bisogna parlare dei casi di meningite e adottare misure come se ci fosse; il principio di autorità lo si proclama tranquillamente a chiare lettere ma si nega di averlo fatto. La scienza non risponde a pernacchie, e non affida il giudizio sulla serietà delle argomentazioni a te o assimilabili; quello è il marketing fraudolento. Inoltre le decisioni sui vaccini sono politica sanitaria, che non solo non è una questione esclusivamente scientifica, ma è ormai ben altro che una questione scientifica: la figura dello scienziato è un elemento chiave nelle tecniche amorali del marketing farmaceutico. Scienziati coadiuvati da una claque di “difensori della scienza” non impacciati da sensi di vergogna e facili alla caciara e alla pernacchia se si sbugiardano gli ipse dixit; la loro reale vocazione essendo quella di spacciare Rolex falsi nelle piazzole degli autogrill.

@ Bruccio. Una delle differenze tra me e te è che io non ritengo si possa attribuire ad espressioni note e stabilite un significato arbitrario e variabile a seconda delle circostanze, come Humpty Dumpty; né tantomeno da lì procedere a insultare. Né che si possa attribuire arbitrariamente ad altri l’opposto di quanto hanno scritto (v. sopra ciò che scrivo sulla competenza); e poi procedere a insultare. I reviewer sono spesso citati tra le cause nei frequenti editoriali e negli studi sulla degenerazione etica e tecnica della ricerca biomedica. Queste tue esibizioni mostrano anche da sole, senza commenti, come pensano e agiscono alcuni di loro; e come sono convinti di potere comportarsi in Italia. Sarebbe interessante sapere che ne pensano di questi tuoi interventi i direttori delle riviste che si giovano della tua opera.

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10 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. La Cara “Terapia genica, Luigi Naldini: “Così l’esistenza di molti bambini è cambiata in meglio”

@ Beta. Lei non vede i gravi pericoli della operazione malattie rare; e neppure la corruzione diffusa nella ricerca, ammessa pure da molti ricercatori. Sapesse quante cose avvengono a sua insaputa. Credo che prima di accusare di “complottismo” bisognerebbe considerare il concetto di “crimine dall’alto”, una generalizzazione della “eversione dall’alto” di Gramsci e dei “ricchi che rubano” di Travaglio. Sull’innocenza dell’establishment biomedico su Stamina, in questi giorni si addebita alla “psicosi” del pubblico la corsa indiscriminata al vaccino antimeningococco dopo che si è sollevata la paura per una pseudoepidemia costruita ad arte. Questo mostrare indignazione o sconcerto per ciò che si è suscitato lo chiamo “i rimproveri della maitresse”. Sono d’accordo con lei che molte persone si approfittino di gente disperata per lucrare.

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13 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Ministro Lorenzin dopo la firma dei nuovi Lea: “Vaccini gratis e senza ticket” “

Gratis? “Molte persone non lo vedono ma alla fine tutti i costi sono pagati dalle persone comuni. Quando vedi i pazienti nel tuo studio sai che non pagheranno la particolare prestazione che stai per erogare. Ma puoi essere certo che alla fine in qualche modo pagheranno il costo. Abbiamo portato il laundering [riciclaggio] dei costi della sanità ad un’arte elevata, che fa sembrare le banche off-shore dei dilettanti. Ma puoi essere certo che dopo che il riciclaggio è completato, i costi saranno ancora là, e li pagheranno le persone comuni” (*,ridotto).

Questi non sono regali; se non alle case farmaceutiche di denaro pubblico. Saranno pagati da noi con le imposte e tasse; e con le spese private che si sarà a costretti a sostenere per l’assistenza medica realmente necessaria e lasciata scoperta.

*Eddy DM Medicine, money and mathematics. Am Coll Surg Bull, 1992. 77: 36.

@ Snoopix. Non è la “sanità universale”. E’ la sanità delle multinazionali attraverso il potere dello Stato. Che ottimizza non la salute, ma il profitto, succhiando denaro ai cittadini mediante informazioni ingannevoli, sovradiagnosi e cure futili, e a volte dannose, ma comode e lucrose per il business, e trascurando interventi necessari, non sviluppando trattamenti e lasciando il cittadino senza guida e senza aiuto in situazioni critiche.

@ Bruccio. Questo è il modello americano. Es. “With faster drug approvals taxpayers could be left to foot the bill” STATplus, 13 gen 17 (USA). Sei tu che sembri avere difficoltà a distinguere tra servizio sanitario utile pagato con le tasse e uso del prelievo fiscale con la copertura della sanità pubblica per trasferire denaro dei cittadini al business.

@ Bruccio. Quindi non si può criticare o denunciare come corrotto nessun appalto per lavori pubblici se non si è ingegneri specializzati in quel genere di opera? Sono un medico e mi occupo di frodi mediche strutturali. In genere, come qui, cito degli autori a supporto di quanto dico. Puoi indicarmi tu quale immunologo, vaccinologo, dipendente dell’industria farmaceutica sulla base di quali studi e di quali competenze sosterrebbe che una spesa pubblica importante non possa essere che benefica, indiscutibile e priva di conflitti di interesse se supportata dal parere di “scienziati”? Puoi indicarmi es. l’evidenza scientifica pubblicata che giustificherebbe l’allocazione preferenziale di denaro pubblico per la vaccinazione di adolescenti maschi contro l’HPV ? Che giustifichi il porre tale vaccinazione sotto il titolo di “assistenza essenziale”? Io credo che, più che essere io a rispondere nel “tribunale della scienza” nel quale fai il pubblico ministero, in un Paese sano ciò andrebbe spiegato alla magistratura nell’ambito di un’indagine. Condivido l’opinione di diversi scienziati che in medicina la scienza sia stata insozzata facendone uno strumento di frode, e che mettendola al servizio dei soldi facili sia stata fatta divenire un fattore di malattia.

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Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Palmisano del 4 maggio 2017 “Cellulari e tumori, chi ne studia la correlazione sia super partes”

Le radiazioni ionizzanti sono un cancerogeno certo e potente. L’analogia a effetto tra l’uso del cellulare e i sopravvissuti di Hiroshima è scientifica come sostenere che avendo trovato altezze simili tra un cestista (in ginocchio) e un nano (su trampoli), allora anche il nano è alto. Sul conflitto di interessi, va osservato che la paura per agenti cancerogeni, che ha un valore di mercato spingendo a sovradiagnosi e a richieste di denaro a vario titolo, oggi viene separata dalle responsabilità, che sono più mostrate che punite, e dal modello socioeconomico liberista, che non viene messo in discussione. La propaganda, inclusa quella giudiziaria, opera un po’ come la colonna di distillazione di una raffineria. Alcune componenti vengono fatte sparire; altre, come la paura, sono diffuse nell’atmosfera, inquinando l’opinione pubblica. Un buon sistema è nascondere i cancerogeni veri (es radiazioni ionizzanti mediche), e agitare quelli falsi o esagerati. Vi è conflitto d’interessi anche nel produrre paure redditizie. Es. quando nel 1884 Bismarck introdusse l’assicurazione per i lavoratori, medici e avvocati riesumarono la teoria già screditata delle “lividure” e altri esiti di traumi come causa di cancro (Malleson A. Whiplash and other useful disease. Cap. Lawyers, junk science and chicanery. McGill-Queen ‘s University Press, 2002).

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25 maggio 2017

Blog Bye-bye Uncle Sam

Commento al post di P. Cammerinesi “The smoking gun”

Quando devono eseguire ordini inconfessabili le nostre istituzioni mescolano rigidità prussiana e sciatteria fricchettona. Es. con Moro finsero sia inflessibilità kantiana, “lo Stato non tratta”, sia inettitudine fantozziana sul piano poliziesco, per evitare di salvarlo. Pecorelli, mentre a Washington come presidente dell’AIFA riceveva istruzioni sull’operazione che avrebbe portato alle odierne leggi draconiane sulla vaccinazione dei bambini, era anche dominus di fatto del grande ospedale pubblico che fa da policlinico all’Università di Brescia, come rettore e primario. In quella veste, associata per di più a quella di presidente dell’ente di valutazione scientifica dei farmaci, è stato incredibilmente corrivo: gli Spedali Civili aprirono le porte a Stamina, una truffa da quattro soldi, dandole peso e credibilità.

Non si tratta di rigore né di lassismo, ma di esecuzione di direttive. La rigenerazione di tessuti solidi con staminali è un progetto fantascientifico, di grande suggestione, ma che non riesce a soddisfare i criteri di scientificità, a partire dalla plausibilità biologica. Allora, essendo anche un business, si è ricorsi al sistema dello standard inverso, negativo invece che positivo: si comparano sul piano dell’immagine i prodotti ufficiali non con gli standard di efficacia e sicurezza che dovrebbero raggiungere, ma con quanto di peggio, con versioni volgarmente ciarlatanesche, per farli sembrare seri e validi al confronto, anche se restano inefficaci e dannosi (1). Le versioni pop, che costituiscono a loro volta un business, permettono anche di stimolare liberamente le aspettative del pubblico sulle asserite proprietà miracolose, addirittura la ricostituzione del tessuto nervoso. Le credenze a priori fittiziamente elevate falsano nel verso desiderato le verifiche sulle staminali ufficiali, consentendo standard più bassi e interpretazioni compiacenti. Le staminali spudoratamente fraudolente che servono da standard negativo ricevono il via libera, e anche appoggi e riconoscimento, dalle istituzioni, nella costernazione degli addetti alle staminali “scientifiche”. E’ un copione che in USA viene recitato da anni e su larga scala (2). Posso testimoniare che in Italia diverse istituzioni dello Stato hanno favorito in vari modi, anche tramite atti illeciti e infami, l’altrimenti impossibile operazione Stamina, tradendo ancora una volta il Paese in obbedienza ai poteri forti.

1 Stamina come esca per la medicina ufficiale https://menici60d15.wordpress.com/2014/05/04/stamina-come-esca-per-le-frodi-della-medicina-ufficiale/. La polarizzazione gesuitica. https://menici60d15.wordpress.com/2017/04/07/la-polarizzazione-gesuitica/
2 Joseph A. Texas leans into unproven stem cell treatments, to the dismay of scientists. STAT, May 16, 2017. Joyce M. Strip mall stem cells. Health News Review, March 16, 2017.

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2 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Bergamo, bombe carta e volantini anti-Lorenzin davanti agli ambulatori per vaccini: gruppo di ultradestra rivendica”

La medicina, quella fraudolenta, è “big money”, e prefetti della stessa pasta di Federico Umberto D’amato, generali dei CC alla G. Palumbo, magistrati che non sono l’opposto di Carmelo Spagnuolo, e i tanti lazzari sempre disponibili per un tozzo di pane, stanno acquisendo meriti adoperandosi per i “piani di rinascita” sanitaria. Da alcuni mesi nella strada che separa l’ambulatorio vaccini della ASL vicino casa mia dallo squallido parchetto dove vado a leggere sfila un campionario di tipi inquietanti e molesti; inclusi guidatori avventati e distratti che ti sfiorano con l’auto. Sbucano “a cucù” cioè con la prevedibile regolarità della pendola svizzera da muro. La zona è divenuta mal frequentata. A febbraio un signore, presente ad una strana aggressione che ho subito a qualche decina di metri, quando ho chiamato il 112 si è presentato spontaneamente come agente di PS in pensione, invitandomi ad andarmene prima che la pattuglia arrivasse, per evitare guai. Occupandomi di frodi mediche, e data una lunga esperienza, a me pare un voler creare una tensione. Mi sarei rivolto alla magistratura, se la città, a 50 km da Bergamo, non ne fosse sprovvista.

@Carlo Ferrari. Vive la Republique?” Viva, ma ho l’impressione che lei più che all’Italia inneggi alla fraternité dei sanculotti…

A me sembra di assistere al triste spettacolo di gente che fa qualsiasi cosa per un tozzo di pane, nonostante abbia di che vivere o sia benestante. Una storia da aggiornamento ai nostri giorni delle “Autobiografie della leggera”, che fu scritta nel 1961. Comunque, se lei volesse sviluppare l’estetica della cialtroneria troverà ampi spunti nel campo degli appoggi istituzionali alle frodi mediche.

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9 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Mafia, la Cassazione assolve Mori e Obinu per la mancata cattura di Provenzano: respinto ricorso della procura”

I mafiosi sono criminalità “on steroids”, direbbero in USA. Il doping è dato dalla protezione dello Stato. Quando lo Stato virulenta il crimine, quando i pusher sono i CC, si creano cortocircuiti esiziali. Per una ferrea convenzione, la mafia è l’unico caso dove a mezza bocca si ammette che lo Stato favorisce la grande criminalità. Ma è un parafulmine. Giorni fa Mattarella ha firmato il decreto sulla caterva di vaccinazioni coatte. Sarà contenta la Glaxo. “GlaxoSmithKline (GSK) is one of the most criminal drug companies in the world (3). It has committed numerous offences that fulfil the criteria for organized crime under US law”. (PC Gotzsche. Deadly psichiatry and organized denial. People’s press, 2015. Un’esposizione competente e dettagliata delle mostruose falsificazioni della ricerca commesse dalla Glaxo, e delle associate complicità istituzionali, per fare assumere in nome della “scienza”, anche a minori, psicofarmaci inefficaci e dai gravi effetti collaterali, inclusi suicidio e omicidio).

Posso testimoniare che quello della criminalità medica è un altro settore dove i discendenti morali di Salvo D’Acquisto, con la copertura dei colleghi di Falcone e Borsellino, non sono la cura ma sono causa, insufficiente ma necessaria, non meno dei giustamente vituperati politici. Fino a far divenire lo Stato braccio del crimine.

@ Stefaso B. Pure a Ilardo lo hanno vaccinato… E comunque basta con questo cercare sempre di patologizzare il prossimo per vendere rimedi hi-tech, costosissimi e tarocchi. Per esempio contro la fame esistenziale, che porta a sentirsi giustificati nel commettere qualsiasi bassezza come se fosse per la sopravvivenza, inutile cercare vaccini. Si dovrebbe cominciare sperimentando misure semplici, come il fare consumare, fino all’ultima briciola, pasti sontuosi, abbondanti e nutrienti almeno tre volte al giorno, per convincere gli affetti che non stanno morendo di fame. Sancita la scientificità, per chi rifiuti di sottoporsi alla profilassi alimentare, o rifiuti di praticarla integralmente, dagli antipasti alla scarpetta finale, si potrebbe ricorrere, per il suo bene e per il superiore interesse della comunità, a sanzioni del tipo di quelle che faranno vendere vaccini alla limpidissima Glaxo firmate da Mattarella. Posa la siringa, è l’ora della pappa.

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12 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Vaccini, Piero Angela: “Fidatevi dei medici e della scienza. La velocità della luce non si decide ad alzata di mano”

Angela ci istruisce su come la teoria della relatività abbia tra le sue sbalorditive conseguenze anche quella di rendere appropriato e lecito il togliere la patria potestà a chi non sottopone i figli alla vaccinazione contro la varicella. A proposto di scelte di politica sanitaria, fisica e rigore scientifico, la Lorenzin insieme ai vaccini ha inserito nella assistenza essenziale (LEA ) anche la protonterapia, nonostante gli studi clinici impongano di scartarla (1-4). La protonterapia è stata definita “uno degli esempi più sfrontati” della “unione tra la medicina e Wall Street” (5), superando le altre terapie solo per il “wildly extravagant cost” (3), in grado di prosciugare i fondi per l’assistenza utile. E’ stato anche osservato che rende necessario un flusso di sovradiagnosi di cancro (6).

E’ vero che c’è nel pubblico una mai sopita tendenza ad affidarsi alla magia; ma il decano dei divulgatori spinge, insieme ad altri, perché sia soddisfatta da una concezione magica della scienza, che riponga fiducia a priori negli “scienziati”. Per rifarsi la bocca si può leggere “Cargo cult science”, di uno scienziato vero, Feynman, sull’uso magico e fraudolento che può essere fatto tanto delle pseudoscienze che della scienza.

@ Bruccio. Tu sei il “reviewer” di riviste scientifiche che mi ha spiegato che la pernacchia è la risposta adatta alle critiche sulla politica vaccinale. Ti ho già detto cosa penso dei tuoi modi vastasi e dei tuoi atteggiamenti da gallo ncopp’ a munnezza, che rendono impossibile il dialogo. Quanto riporto non è un mistero. Chi fosse interessato può ricevere fonti bibliografiche sugli interessi economici che spingono perché sia favorita la protonterapia, e sui danni che ne derivano ai pazienti, chiedendole per email: ***.

A proposito di fonti, e di fiducia. In un post sui vaccini de Il Fatto del 21 luglio 2016, che ebbe oltre 3800 commenti, fu censurato il mio commento dove dicevo che erano stati riportati all’estero casi di intimidazione di medici sulle segnalazioni di reazioni avverse al vaccino HPV, e che da noi i medici che non vaccinano sono sanzionati, mentre quelli che vaccinano ricevono un extra di denaro pubblico. Sostenevo anche che se lo Stato obbliga non singoli malati, ma intere popolazioni di sani ad assumere medicinali, dovrebbe indicare i report scientifici e rendere pubblici i pareri scritti di esperti sui quali basa la deroga al diritto a non essere sottoposti a trattamenti obbligatori. Bisognerebbe chiedere tali fonti a chi manda Piero Angela a dire “fidatevi” e i troll a spernacchiare. E chiedere anche le motivazioni, con le fonti, per la protonterapia nei LEA.

@ Bruccio. Come tante altre situazioni impresentabili in medicina, sono in effetti “note e risapute”, come dici, agli addetti, che sono omertosi o rimuovono; e vengono nascoste al pubblico, anche tramite i troll, che la discussione comunitaria la disturbano e la guastano. Trascrivo tutti i miei commenti nel mio sito, menici60d15. Trascriverò anche questi, nelle raccolte “I tamburi della paura” e “La medicina sotto la presidenza Mattarella”; e aggiungerò una nota bibliografica.

@ Bruccio. Suvvia, un po’ di pazienza. Qualche assaggino:

“This is a high-stakes game. Without prostate cancers to treat, proton beam centers will fail.” (Ablin, scopritore del PSA, sui motivi che spingono a sovradignosticare i cancri della prostata). (6)

Global Proton Therapy Market potential is more than US$ 50 Billion in 2016. (Nasdaq). (7)

“some overseas clinics providing proton beam therapy heavily market their services to parents who are understandably desperate to get treatment for their children” (NHS Choices). (8)

“nothing so big and so useless has ever been discovered in medicine. It’s hard to believe we should be paying handsomely for technology whose benefit is unproven.” (A. Chandra, direttore, Health Policy Research dell’ Harvard’s Kennedy School of Government, 2017). (9)

(Bibliografia aggiunta)

1 Mulcahy. Finally, RCT Results for Proton Therapy in Cancer. Medscape, June 21, 2016.

2 U. S. News & World Report story on proton beam radiation left out the evidence. Health News Review, Jun 23, 2016..

3 Raeburn P. Wise buy? Proton Beam Therapy. It helps only a few, and at a wildly extravagant cost. Medpage, May 19, 2017.

4 Rosenthal E. An American sickness. How healthcare became big business and how you can take it back. Penguin Press, 2017.

5 Big Pharma: Pushing the Edge of the Envelope. Wall’s Street’s drive for profits is hiking drug prices, says Carolin Poplin, MD, JD. Medpage, May 23, 2016.

6 Ablin, RJ. The great prostate hoax. How big medicine hijacked the PSA test and caused a public health disaster. Palgrace MacMillan, 2014.

7 Global $50 Billiojn Proton Therapy Market & Forecast 2010-2021 – Patients Treated at Proton Therapy Centers, Reimbursement Policies. Nasdaq GlobeNewswire, May 29, 2017.

8 Smith J. Ashya King: This story isn’t quite what it seems. The Indepedent, Sept 6, 2014.

9 Blau M. A taxpayer gamble on medical tourism: Louisiana subsidizes proton therapy to boost its economy. Stat, Jun 2, 2017.

Vedi anche:

EDott. Stop al centro protonico, costa troppo. 20 ott 2011.

Nelson R. Proton Therapy ‘Sells Hope’: No Clear Benefit for Patients. Medscape, Jun 20, 2013.

Nelson R. Insurers Nix Payment for Prostate Cancer Proton Therapy. Medscape Aug 30, 2013.

Overuse 101. Sito del Lown Institute di Boston.

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23 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Bella “Vaccini: Alice Pignatti, i consiglieri M5S e la borsa di studio della discordia”

Sul JAMA, 22 giu 17, si spiegano le tecniche per convincere i genitori. La propaganda è oggi estensione della “scienza”. Le mamme, in buona fede o meno, sono arruolate come strumento di marketing per fare vendere cure (Schneiderman LJ, Jecker NS. Wrong medicine. Doctors, patients and futile treatments. J Hopkins Univ Press, 1995). Anche a spese del contribuente, mostra questo caso. Le mamme battezzate “mamme rare” di Telethon per il business enorme e truffaldino delle malattie rare; le “madri coraggio” della Terra dei Fuochi per la messa a reddito dei bambini campani (v. “La post-camorra”). Davanti al “cuore di mamma” che promuove compresse o fiale “scientifiche” (e quotate in borsa) occorre un atteggiamento disincantato: “Medical consumer groups are viewed by the public and by the government as claiming the moral high ground and being solely devoted to the general good. Society grants [their] recommendations a special status as being true and honest. [They] are no more than advocates for their own particular diseases and interests, willing to divert medical resources … from other, more worthy areas of health care. They are, in essence, lobbyists, much the same as any other lobbying group or political action committee and, like the others, they are corruptible.” (Gottfried D. Too much medicine. A Doctor’s Prescription for Better and More Affordable Health Care. Paragon House, 2009).

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24 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Morbillo, bambino leucemico morto a Monza: “I fratelli non c’entrano. Unica protezione? Immunità di gregge”

Il morbillo letale nei bambini leucemici è una TRD, “treatment-related death”. Le TRD sono causate dalla terapia immunosoppressiva, che si aggiunge alla malattia rendendo vulnerabili a infezioni da una quindicina di diversi microorganismi. Hargrave et al (British J Hematol, 2000. 112:293) attribuiscono a vaccinazione e “effetto gregge” un ruolo nella osservata riduzione di circa 1.6 punti percentuali di TRD da morbillo nei bambini leucemici. Considerando un’incidenza di 4*10^-5, l’effetto massimo sarebbe dell’ordine di 1 morte evitata ogni 2 milioni di persone. Non è di esclusivo dominio medico la valutazione etica, giuridica, politica, del ridurre una complicanza iatrogena su singoli individui – rara in assoluto – obbligando terzi, un’intera popolazione, a interventi farmacologici, coi loro danni. La cura di effetti iatrogeni è sempre più diffusa, ed è benvenuta dal punto di vista economico, l’aumento delle occasioni di cura portando all’aumento dei profitti. Trattando una massa di sani per limitare effetti avversi su malati si può rafforzare il circolo vizioso già in atto, e favorire un aumento invece che una riduzione del carico di malattia. Mentre nell’imporre le vaccinazioni si esaltano, alterandone la descrizione, situazioni estreme come questa, si trascura che attualmente in Europa il carico di malattia da 6 infezioni iatrogene è quasi il doppio di quello da tutte le malattie infettive trasmissibili (Cassini et al. PlOS Medicine, Oct 18, 2016).

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13 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Lanaro “Vaccini, Lorenzin: “Solo una piccola parte della popolazione pensa che facciano male”. Senatrici M5s la contestano in Aula”

La truffa Stamina, che la Lorenzin dipinge come l’antiscienza debellata dalla scienza della quale è paladina, ha potuto avvampare perché gli ha aperto le porte l’ospedale universitario di Brescia. L’allora rettore dell’Università di Brescia, il ginecologo Pecorelli, è lo stesso che nel 2014 è andato in USA a prendere ordini per l’operazione vaccini. Che un rettore, e presidente dell’AIFA, permetta l’introduzione di una truffa di basso conio nell’ospedale pubblico del quale è il dominus è impensabile. Come se dei carabinieri pilotassero il terrorismo.

Stamina ha dato credibilità alla corrotta scienza medica ufficiale; il terrorismo servì a stabilizzare le storture del sistema di potere. Oggi da commenti su questo blog si apprende che la rivista di intelligence Theorema ha come presidente del comitato scientifico il gen. dei CC Mario Mori e il reduce delle BR Valerio Morucci come collaboratore. Fu il telefonista che indicò dove avevano lasciato il cadavere di Moro.

Lo Stato dovrebbe dare indicazioni mediche corrette. Invece fa dei cittadini carne per l’industria medica, e li induce per reazione alla pericolosa illusione, utile al business anche più delle cure forzose, che siano capaci di scegliere tra le offerte della medicina. Un valido motivo per opporsi alle iniezioni obbligatorie è l’inaffidabilità di quelli che occupano le istituzioni, che appaiono recitare copioni scritti altrove, come i loro predecessori all’epoca del terrorismo.

@ Manuel Fantoni. Grazie. Oggi viviamo in un mondo complesso. Non dobbiamo più zappare per vivere, ma dobbiamo vangare studiando per andare oltre il superficiale, dove spesso non solo la versione ufficiale, ma anche l’opposizione consentita sono confezionate a favore di grandi interessi.

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17 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Ruccia “Vaccini e omeopatia, Piero Angela: “La scienza non è democratica. Non è emotività. Il ‘pensiero magico’ attira” “

Piero Angela va bene per introdurre i ragazzi alla scienza classica: la meccanica newtoniana, l’anatomia, la teoria degli orbitali o la risposta a domande come “di cosa sono fatte le stelle”, etc. La scienza vera, quella bella, che eleva; non come gli attuali luoghi equivoci e maleodoranti della “scienza” big money. Un’attività di tutto rispetto che sa svolgere con abilità. Sarebbero da lodare anche i suoi interventi contro le pseudoscienze, se non si limitassero ai cucchiai piegati col pensiero, oroscopi e omeopatia, mentre sembra non sapere delle pratiche fraudolente della scienza ufficiale, che vede come immacolata. Non ha lo spessore scientifico, né morale, per dare indicazioni su questioni tecniche complesse che incidono sulla vita delle persone e sono intrise degli interessi di parte di grandi attori economici, ai quali egli è sempre stato troppo ossequiente, smentendo col suo stesso comportamento la predicazione di una fantomatica “Scienza” che trascenderebbe le debolezze umane.

@ Monocalpo. Come è severo e appassionato. D’altra parte, la vostra scienza non è democratica. Le marchette le fa solo per chi fattura dal miliardo in su.

Piersandro: Tu che la sai lunga, come distingui la scienza vera dalla scienza big money?

@ Piersandro. Ci sono vari modi. Ad un estremo si sta cercando di sviluppare test statistici per individuare le frodi (Es. Carlisle JB. The analysis of 168 randomised controlled trials to test data integrity. Anesthesia, 2012. 67: 521.). C’è l’evidenza pecuniaria, es. il balzo del valore delle azioni del 14% della ditta che produce il Sarepta, un farmaco da trecentomila $/anno il giorno dopo che è stato fatto approvare d’imperio dopo che il direttore dell’ufficio valutazioni della FDA lo aveva chiamato “a scientifically elegant placebo”. Ci sono anche segni indiretti di carattere culturale. La scienza disinteressata è come un grande romanzo, che si fa godere aprendo il libro e leggendo in silenzio. Quella big money è introdotta con la fanfara mediatica; ed è spesso scortata da un nugolo di instancabili e rissosi troll. Sembra uno di quei boss che incedono in doppio petto, solenni e composti, ma sono scortati da ceffi scaciati, torvi e pronti a dare spintoni.

@ Piersandro. – I ladri sono ladri!
– Lei non può criminalizzare così un’intera categoria.
(Altan)

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28 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Vaccini, una deputata del Pd denuncia: “Aggredita con due colleghi dai no vax” “

Attenti ai Nuclei Pro Sofisticazioni, che si occupano di fare figurare gli oppositori come estremisti e di mantenere pulita la fedina penale di una manica di corrotti.

Astronotus: Ma anche quella di calunniatori seriali.

@ Astronotus: Giusto. Meglio lasciare fuori gli amici magistrati, che già fanno tanto per la causa. Ai calunniatori li si può sistemare facendogli constatare che a mettersi contro certi poteri ci si ritrova “in cattive acque” (Gelli Licio; da non confondersi con Gelli Federico, PD, autore dell’attuale piano di rinascita sanitaria), producendo false informative, facendoli prendere a bastonate quando rientrano a casa, spaccandogli il parabrezza dell’auto, lasciandogli un ratto morto davanti alla porta. E in mille altri modi, date le inesauribili risorse della parte sana del Paese. Tra un discorso antimafia e una lezione di legalità nelle scuole.

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31 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Vaccini, padre incolpa un medico di Cosenza della malattia del figlio e lo aggredisce: è ai domiciliari”

Nel 1911 a Verbicaro, prov. di Cosenza, avvenne l’ultimo linciaggio di presunti untori. Salvemini commentò: ““La folla è come un ammalato che ha male allo stomaco e si lamenta di avere male al capo. Essa non sa fare la diagnosi esatta dei propri malanni”. I vaccini obbligatori sono un abuso a favore del business, ma le vaccinazioni, che raramente possono causare complicazioni neurologiche che oggi possono essere etichettate (misdiagnosed) come autismo, non sono la causa dell’epidemia di diagnosi di autismo: quella è un altro imbroglio*. I pro-glaxo incoraggiano le critiche infondate, in pratica favoriscono depistaggi, per screditare quelle fondate. In Calabria poi le autorità preposte alla legalità sono particolarmente solerti nel proteggere il big money in campo farmacologico. L’attuale capo dei NAS, gen. Lusi, è stato comandante dei CC della Legione Calabria. A giudicare dai comportamenti gratuiti dei CC nel cosentino e nel lametino nei confronti di chi denuncia frodi e reati in campo biomedico, la sua nomina ai NAS ha provocato reazioni intense nei responsabili di tali frodi e reati. Si può immaginare come è andata. Alla notizia, CEO che guadagnano milioni di euro all’anno si sono chiusi nei loro uffici, il volto segnato da un’espressione impenetrabile. Dopo un poco si sono uditi dei colpi. Erano i botti dello champagne stappato per festeggiare.

*Frances A. Primo, non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie. Bollati Boringhieri, 2013.

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18 agosto 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Vaccini, il ministero: “Niente nido né materna per i bambini che non li fanno. Pagare la multa non basta” “

Secondo quanto riporta un prete, d. Marco Belleri, il decreto prevede che “sono tenuti alle vaccinazioni i bambini italiani e gli stranieri non accompagnati, ma non gli altri stranieri, che spesso nelle classi non sono pochi”. (Informare per resistere. Lettera straordinaria di un sacerdote contro le vaccinazioni obbligatorie. 2 agosto 2017). Qualcuno può confermare que

 

sta disparità di obbligo tra alunni e genitori italiani da un lato e alunni e genitori stranieri dall’altro?

@ servitore1267. Accettiamo per ipotesi la tesi dell’inderogabile necessità di ottenere un’immunità di gregge artificiale. Studi hanno evidenziato che se si permette che restino sottogruppi di non vaccinati l’ottenere un alto tasso vaccinale totale non impedisce il mantenimento di un potenziale epidemico. Esentando alcuni gruppi e obbligandone altri si otterrà un aumento dei danni iatrogeni e una persistenza delle malattie che si dice di volere combattere. La discriminazione tra bambini italiani e stranieri, la libertà di tutela sui figli lasciata ai genitori stranieri e tolta a quelli italiani, già in sé abnormi, mostrerebbero ancor più chiaramente la pretestuosità delle pezze giustificative fornite da medici, ricercatori e giuristi all’imposizione del governo, e il suo carattere mercenario e proditorio.

Nell’attuale medicina la libertà di scelta dei pazienti si traduce nella libertà di frodare da parte dell’Offerta. No alle frodi imposte, no alla libertà di frode, sì alla medicina onesta.

Di Maio e la lobby dei malati di cancro. Il paziente come stakeholder

27 luglio 2016

StakeholdersUILDM

 

Gli stakeholder della distrofia muscolare dal punto di vista dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

 

Negli Stati Uniti non è raro il ricorso a stereotipi etnici negativi per sminuire e deridere. Gli irlandesi sono ubriaconi, i polacchi stupidi, gli italiani imbroglioni, se non mafiosi. Renzo Tomatis ha raccontato come in alcuni ricercatori italiani che lavorano negli Stati Uniti possa svilupparsi per reazione un “nazionalismo di ritorno” (1). E’ successo anche a me, quando ero resident clinico in anatomia patologica a Boston. Ai tempi di Tangentopoli il direttore mi disse, con un tono lievemente beffardo, di avere visto in tv che in un ministero Italiano era stata trovata una stanza piena di valigette vuote, usate per consegnare mazzette. Insultando mentalmente i corrotti nostrani, risposi che l’Italia si sarebbe dotata anch’essa del sistema delle lobby, e non ci sarebbe stato più bisogno di valigette, perché la corruzione sarebbe divenuta legale come negli States.

In USA l’industria farmaceutica dal 1998 al 2014 ha speso 2.9 miliardi di dollari in “lobbying expenses” (2). Più di qualsiasi altra industria (questa non è l’unica voce nel capitolo di spesa sull’acquisto di appoggi, né è la maggiore (3)). Il deputato USA Sherrod Brown ha commentato: “Con tutto il dovuto rispetto, quando l’industria farmaceutica dice “salta” questa commissione e questo Congresso saltano: quando l’industria medica vuole che passi una certa legislazione si precipitano ad approvarla”. (4). Mentre scrivo è emerso che Tim Kaine, appena nominato da Hillary Clinton suo vice in caso di elezione alla presidenza, quando era governatore della Virginia ricevette 160 000 $ in regali da tre lobby, tra le quali quella della Barr Pharmaceuticals, controllata dalla Teva; donazioni legali in quanto dichiarate (5). Trump dice che è corruzione.

Il lobbismo è elemento portante di un particolare genere di corruzione, funzionale al liberismo, del quale in Italia non si parla, la “corruzione istituzionale” dove i politici e gli altri poteri dello Stato non prendono mazzette sottobanco ma ottengono benefici in forma legale, come regalie, vantaggi di carriera, cariche, sinecure in grandi aziende, in cambio del legalizzare e favorire interessi di parte. L’industria biomedica è stata presa a paradigma di tale tipo di corruzione (6,7).  La corruzione istituzionale è anche istituzionalizzazione della corruzione; necessita di figure istituzionali modeste, incolori e modellabili come manichini dietro all’aspetto e alla parlantina mediaticamente efficaci.

Il processo di americanizzazione dell’Italia sta includendo anche l’introduzione del lobbismo. Giorni fa Di Maio, figura di punta dei 5 Stelle, l’ha perorata, fingendo di volerla contrastare: “Io non ce l’ho con le lobby” ma “il rapporto tra portatori di interessi e politica va regolato per legge”. Ha aggiunto che “Esiste la lobby dei petrolieri e quella degli ambientalisti, quella dei malati di cancro e quella degli inceneritori. Il problema è la politica senza spina dorsale, che si presta sempre alle solite logiche dei potentati economici decotti”. Il considerare i malati di cancro come una lobby ha sollevato indignazione (distraendo dall’osservazione che l’influenza dei potentati economici è pure un grosso problema, che può essere aggravato dal legalizzarla). E’ stata diffusa la versione che si è trattato di una gaffe e Di Maio si è scusato; il pubblico è stato rassicurato. Ma non è stata una gaffe, se non nel senso di avere suscitato nel pubblico una reazione di rigetto al primo impatto di un ideologismo liberista che è comunque nell’agenda non dichiarata che i politici devono eseguire.

Di Maio o chi gli scrive i testi è slittato dal concetto di lobby a quello contiguo di “stakeholder”, “azionista” e per estensione “portatore di interessi”. Per il liberismo es. la proprietà di un’azienda che inquina è uno stakeholder insieme ai cittadini esposti, allo Stato e le amministrazioni locali, ai dipendenti, etc. Questo ambiguo porre sullo stesso piano, come partizioni di una stessa torta, interessi eterogenei, compresi tornaconti privati contingenti e diritti sanciti, viene applicato anche in medicina. Gli stakeholder del cancro sarebbero il malato, i curanti, le ditte farmaceutiche e gli altri fornitori, i ricercatori  etc. L’interesse del malato ai migliori trattamenti possibili non è più privilegiato, non è una costante garantita e intangibile, ma compete con altri interessi. Gli stakeholder forti, lobby autentiche e potenti che manovrano miliardi di dollari e ungono abbondantemente i vari decisori, possono aumentare il rendimento delle loro “quote” facendo prescrivere cure inutili o cure dannose che richiederanno altre cure, facendo sovradiagnosticare e cronicizzare, ottenendo dallo Stato l’abbassamento dei criteri di approvazione di nuovi farmaci etc. In pratica un grave un “furto di utilità” a danno del paziente. In USA gli stakeholder deboli, i malati, sono incoraggiati a organizzarsi in gruppi di interesse, con tutti i limiti che si possono immaginare data la loro condizione; e con il rischio concreto di strumentalizzazioni (v. sotto). Se occorre vengono considerati anch’essi lobby; a volte con una forzatura, altre con fondamento, perché quando si alleano all’industria (v. sotto) possono movimentare grosse somme e giocare ruoli rilevanti (8).

L’ideologia dei “portatori di interesse” considera, detto con una battuta, che la lepre che fugge dalla volpe e la volpe che vuole la lepre per cena siano entrambe stakeholders; e che volpi e lepri rappresentino quindi gruppi di interesse, cioè lobby, attorno a una stessa questione. Di Maio ha accomunato le volpi del lobbismo affaristico ai malati-lepre. Trascurando inoltre che la lobby dei petrolieri o dell’industria farmaceutica esistono eccome, mentre i malati non fanno saltare molti parlamentari dicendo “salta”. In Italia l’accostamento suona ancora strampalato al grande pubblico, ma è routine nella malsana politica sanitaria USA. Il possibile futuro PdC ha fatto marcia indietro perché il pubblico non ha gradito. Occorrerà del lavoro e del tempo per introdurre anche da noi il lobbismo di chi sta morendo di cancro.

Appare che il ruolo del M5S sia analogo a quello dei “di sinistra”, e dei radicali pannelliani, descritto da Jean-Claud Michea: promuovere elementi del liberismo sotto mentite spoglie progressiste. I 5 Stelle contendono ai PD e ai berlusconiani i favori dei poteri liberisti; praticando in forme nuove e eterodirette la tecnica collaudata di arringare gli elettori come dei Don Chisciotte, farsi eleggere e poi muoversi nel Palazzo come dei Sancho Panza.

 

Breve approfondimento sugli stakeholder in medicina

La teoria generale degli stakeholder venne introdotta nella sua forma astratta da Freeman, professore di business administration, nel 1984. Vuole essere una teoria etica della corporation (9). J. Abraham, studioso della sociologia dei farmaci, spiega che nello stesso decennio da un lato si negò il concetto di “interessi” (intesi come gli interessi legittimi della gente comune), come ovvio e quindi superfluo, o come autoritario; e nel caso dei pazienti anche come insignificante, non potendo gli interessi degli scienziati, dell’industria farmaceutica e dei clinici che coincidere con quelli dei malati. Dall’altro lato “emerse una simpatia” per gli scritti di Hajek sul potere regolatore del mercato nel distribuire risorse entro la società. Questa “mercatizzazione della società fu elevata a una tale importanza sul presupposto che le persone non abbiano altri interessi oltre a quelli che possono esprimere nel mercato. L’applicazione del discorso degli “stakeholder” riflette l’applicazione di questa filosofia al processo politico. Come per gli altri consumatori [, anche in campo medico] si è assunto che l’analisi si possa fermare alle preferenze politiche espresse dagli “stakeholders” ” (10).

La teoria degli stakeholder si presenta come un’impostazione progressista e socialmente responsabile, che considera oltre agli interessi degli investitori anche quelli degli altri soggetti interessati (in contrapposizione alla “shareholder theory”). Naturalmente è possibile trovare del buono nella tesi che occorre coinvolgere  tutte le parti. Ma nella pratica la teoria degli stakeholder – che pone al centro l’impresa e in particolare le corporation – sostituisce a una concezione di limiti fissi all’attività economica, costituiti da diritti e doveri, il conflitto e la composizione “spontanea”, caso per caso, di interessi particolari e di diritti di soggetti diversi. E’ espressione della “cultura dell’egoismo” (11), che incoraggia anche i singoli cittadini ad avanzare rivendicazioni non in nome di principi universali, se non sul piano retorico, ma in nome dei propri interessi particolari, rappresentandoli in gruppo; “definendo i propri interessi nella maniera più ristretta possibile e astenendosi scientemente da qualunque rivendicazione più ampia o dallo stesso tentativo di formulare le proprie rivendicazioni in termini universali.” (11). Una sorta di corporativismo, ciò che voleva il fascismo ma col mercato al posto dello Stato come regolatore principale. Un’altra di quelle razionalizzazioni degli economisti, che vede chi è affetto da malattia e chi dalla malattia trae profitto galleggiare nella stessa acqua secondo la stessa indiscutibile legge fisica. Gli uni su materassini gonfiabili, gli altri su una portaerei.

Gli economisti hanno prodotto anche un modello di quello che dovrebbe essere il corretto rapporto tra paziente e curante: il modello principale-agente. Il medico e gli altri operatori operano, adeguatamente remunerati, come agenti del principale, il paziente, nel suo esclusivo interesse. Sul piano politico, in una visione non antica e ormai passata il paziente viene curato secondo il principio che la società non può abbandonare chi soffre; va curato senza approfittare del suo stato di debolezza, es. evitando di propinargli rimedi inutili o nocivi, perché non si può praticare lo sciacallaggio dei monatti manzoniani; coloro che forniscono cure rendono un servizio professionale o tecnico, scevro da “missioni” pelose ma sensibile alla dimensione etica e categorico nell’escludere ciò che non sia ragionevolmente nel miglior interesse dei malati. Nel nuovo corso il paziente viene ben curato nella misura in cui lo richiede per il suo interesse personale e lo ottiene in base a rapporti di forza; inclusa, in misura crescente, la capacità di pagare per le cure, sempre più costose; ma non più efficaci, in molti casi. Là dove il paziente non arriva a tutelarsi, situazione comune, gli altri stakeholders possono trarne profitto. Anche evitando di risolvere condizioni patologiche reali per trasformarle in rendite; moltiplicando i pazienti attirandoli col pretesto di una “prevenzione” clinica, e creandoli inventando malattie. Una medicina volta all’ottimizzazione del profitto, che evita l’ottimizzazione delle cure quando questa non coincida con la prima. Es. alcuni affetti avversi delle terapie sono utili per gli stakeholder proprietari di ospedali, generando ulteriori cure e quindi profitti, mentre la loro riduzione avrebbe conseguenze finanziarie negative  (12).

Il discorso in termini di stakeholders ha favorito altri aspetti dell’applicazione dell’ideologia liberista in medicina, come la “medicina partecipativa”, un altro degli strumenti impiegati dal grande business biomedico per ridisegnare il paziente come consumatore rendendolo in realtà ancor più passivo e menomato nei diritti (13). L’argomento richiederebbe una trattazione a parte. In breve, il paziente dovrebbe considerarsi come possessore di una partecipazione, di una quota, in società con chi lo cura; entrambi stakeholder in un’impresa che sarebbe un’impresa comune. Viene così recuperata, sfruttando le richieste di aiuto e di solidarietà umana del paziente, la favola della coincidenza dei fini; ma fatto salvo il principio che chi apporta le cure ha i suoi propri interessi. Per il paziente la condizione è simile a quella di chi si metta in società con un altro molto più forte e dal quale in realtà dipende. Si vuole che abbiano una partecipazione dei malati e del pubblico come stakeholders anche le scelte di politica sanitaria. Si stanno istituendo a tale scopo “giurie di cittadini” (14); l’AIFA ha organizzato la sezione italiana della “Accademia dei pazienti” (sic) per formare pazienti-regolamentatori (15); ovviamente sotto il patrocinio e la guida di stakeholders esperti e forti, che includono Farmindustria e Assogenerici nel caso della “Accademia”. Si richiede la partecipazione dei malati-stakeholder perfino nella ricerca biomedica (16). In realtà, in USA ma ormai anche da noi la politica sanitaria e la ricerca sono entrambe saldamente e indebitamente in mano alle multinazionali (7). Fingendo di ignorare l’enorme sproporzione dei rapporti di forza e l’enorme asimmetria informativa, si allestisce una partecipazione fantoccio, una parodia del controllo democratico. Al fine di evitare il controllo democratico autentico, che dovrebbe tornare ad essere esercitato con mezzi appropriati da uno Stato che rappresenti i cittadini. Al contrario, mentre si introducono questi ideologismi vagamente allucinatori, studiati per fare presa sull’inclita e sulle persone comuni, si sta provvedendo a depotenziare i già deboli controlli formali istituzionali sui prodotti medici.

Callahan e Wasunna osservano come nella medicina liberista il concetto di stakeholder torni al significato originale di “azionista”: mentre nel rapporto tradizionale il medico ha obblighi morali e professionali ben stabiliti, per l’industria farmaceutica i primi obblighi sono verso gli stakeholders intesi letteralmente, cioè i detentori di azioni, obbligazioni, etc. e non verso il malato che l’industria tratta coi farmaci che vende (17).

Inoltre, le associazioni o “lobby” di malati sono spesso controllate dalle industrie stesse, tramite infiltrati e finanziamenti, quando non create appositamente; divenendo così, a discapito degli aderenti, gruppi di pressione a favore degli stakeholder che considerano le malattie e la paura delle malattie come risorse economiche. Una tecnica di pubbliche relazioni detta “astroturf” (18). I gruppi di persone seriamente malate, come quelli delle persone malate di cancro “non commerciale” cioè autentico e non sovradignosticato (19), dovrebbero chiedere in primo luogo ciò che uno Stato civile dovrebbe assicurare senza farsi pregare, un’ottima assistenza; sia l’assistenza medica realmente possibile, sia quella più ampia che tutela la dignità della persona in condizione di debolezza. Un’assistenza depurata e protetta dagli interessi in conflitto degli altri “stakeholder”. Le “lobby” di malati dovrebbero supportare lo sviluppo di nuove terapie solo una volta ottenuto ciò. Invece spesso le associazioni di pazienti, rappresentando persone che sono vulnerabili alle offerte di speranza, e che vengono irretite con la favola di essere inserite nell’organigramma di una società di stakeholders che ha finalità coincidenti con le loro speranze, chiedono le chimere di terapie miracolose allestite dall’industria tramite la ricerca. Spingendo così per un’allocazione delle risorse che va contro l’interesse e i diritti dei malati che dicono di rappresentare. Di recente in USA c’è stata una rivolta interna in una importante associazione pro malati di demenza senile. La dirigenza è stata accusata di alleanze, lucrose, con le industrie, che portano l’associazione a “vendere malattia” (“selling sickness”), spingendo con la paura a dubbie “diagnosi precoci”, e ad aiutare a vendere farmaci sollevando false speranze di future cure; a scapito delle necessità di assistenza quotidiane di questo genere di malati (8). Ci sono stati gruppi di advocacy di malati di cancro che si opposti all’essere usati per sostituire con appelli alla misericordia la mancanza di valide prove di efficacia dei farmaci “innovativi” che l’industria vuole sfornare a getto continuo (20).

In USA in questi mesi la Serepta Therapeutics sta facendo di tutto per ottenere dai funzionari della FDA (che dipendono dal governo e ricevono parte del loro stipendio dalle ditte che devono controllare (4)) l’approvazione di un farmaco per la distrofia muscolare di Duchenne, l’eteplirsen; dopo avere presentato evidenze di efficacia non valide. Il comitato consultivo scientifico ha negato il parere positivo, e i vertici della pur compiacente FDA appaiono recalcitranti. La Serepta ha adottato una manovra a tenaglia, usando sia la lobby politica che le associazioni dei malati. Da un lato facendo firmare a 109 parlamentari USA una lettera di pressione alla FDA (21). Dall’altro mostrando scene di bambini affetti in sedia a rotelle e i gridi di dolore coi quali i genitori chiedono l’approvazione (22), in una campagna mediatica che aizza l’opinione pubblica (23). La resistenza, inusuale, della FDA agli attacchi congiunti politici/pazienti ha provocato un intensificarsi di previsioni degli analisti della Borsa di New York su questo farmaco (24). Da noi la UILDM insieme a Telethon fa parte del DMD Italian Network, che ha supportato alcuni degli studi clinici che mostrerebbero l’efficacia dell’eteplirsen. E’ interessante osservare che la UILDM, mentre invita a considerare la distrofia muscolare in termini di stakeholder (v. grafico all’inizio), specificando anche distinzioni tra vari tipi, omette di citare gli stakeholder giganti, gli stessi all’opera anche nel caso eteplirsen, cioè le industrie farmaceutiche e gli investitori finanziari; e altri commensali, come i politici, i ricercatori, le agenzie di pubbliche relazioni, i media e gli opinionisti. Per non parlare di quelli che si occupano di reprimere il dissenso. Il concetto di stakeholder è utile a comprendere come sulla malattia vengano allestite delle macchine sociali generatrici di profitto, delle quali gli stakeholder sono le componenti e i beneficiari, di varie dimensioni. C’è una tendenza crescente a remunerare anche il paziente (25, 26) perché giochi la sua parte.

 

Note
1. Nazionalismo di ritorno. In: Tomatis R. Storia naturale del ricercatore. Garzanti, 1985.
2. Big Pharma. Sito Drugwatch. Luglio 2016.
3. Silverman E. Drug and device makers paid 6.5 billion dollars to docs and teaching hospitals last year. Pharmalot, 30 giugno 2016.
4. Kaufman M. Deal to boost drug approval, oversight; industries agree to higher fees so FDA can hire more employees. The Washington Post, 7 marzo 2002.
5. Lipton E. As pick no.2, Tim Kaine sees gifts come under scrutiny. NY Times, 24 luglio 2016.
6. Light DW et al. Institutional Corruption of Pharmaceuticals and the Myth of Safe and Effective Drugs. J Law Med Ethics, 2013. 14:590.
7. Rodwin MA. Five Un-Easy Pieces of Pharmaceutical Policy Reform. J Law Med Ethics, 2013. 41: 581. Symposium “Institutional corruption and the pharmaceutical industry”.
8. Shipman A. Investigation of Alzheimer’s Association in-fighting didn’t address the role of corporate sponsorships. Health News review, 8 marzo 2016.
9. Freeman RE. A stakeholder theory of the modern corporation. Perspectives in business ethics, 2001. 3: 144.
10. Abraham J. Sociology of pharmaceuticals development and regulation: a realist empirical programme. In: Pharmaceuticals and society. Critical discourses and debates. Williams SJ et al editors. Wiley-Blackwell, 2009.
11. Lasch C. In: Castoriadis C Lasch C. La cultura dell’egoismo. L’anima umana sotto il capitalismo. Eleuthera, 2012.
12. Eappen S. et al. Relationship between occurence of surgical complications and hospital finances. JAMA, 2013. 309: 1599.
13. Tritter J et al. Globalisation, Markets and Healthcare Policy. Redrawing the patient as consumer. Routledge, 2010.
14. Mosconi P et al. Giurie dei cittadini: coinvolgere e deliberare nell’interesse pubblico. Anche l’Italia è un paese di Giurie dei cittadini. R&P, 2015. 31: 149.
15. Accademia dei pazienti Eupati-Italia e AIFA: al via i primi corsi di formazione per pazienti in Italia. Panorama della sanità, 21 gennaio 2016.
16. Selby JV et al. Stakeholder-driven comparative effectiveness research. JAMA, 2015. 314: 2235.
17. Callahan D Wasunna AA. Medicine and the market. Equity and choice. The Johns Hopkins University Press, 2006.
18. Lieberman T. Groups push pharma agenda under the guise of patient advocacy. Health News Review, 10 febbraio 2016.
19. I cancri che non sono cancro. Nel sito menici60d15.wordpress.com
20. Mayer M. Listen to all the voices: an advocate’s perspective on early access to investigational therapies. Clinical Trials, 2006. 3: 149
21. 109 Congressional Representatives Stand with Duchenne. The Jett Foundation – Fighting Muscular distrophy. 18 febbraio 2016.
22. Molchan S. What’s at stake in the FDA’s decision on eteplirsen, an experimental muscular dystrophy drug. Health News Review. 22 giugno 2016.
23. Gortler D. Science, not public opinion, should rule FDA drug approvals. Statnews, 2 giugno 2016.
24. Silverman E. Wall Street betting intensifies over Sarepta’s muscular dystrophy drug. Pharmalot, 5 maggio 2016.
25. Asch DA et al.  Effect of financial incentives to physicians, patients, or both on lipid levels. JAMA, 2015. 314: 1926.
26. Kucab P et al. Direct-to-consumer Marketing to People with Hemophilia. PLoS Med, 2016. 13: e1001996.

 

 

 

 

Attenti a Scilla

5 giugno 2016

3 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di N. Somma “Femminicidio: il 2 giugno per le donne non bandiere tricolore ma drappi rossi”

Non si vede cosa c’entri l’oscuramento del tricolore, se non per affievolire ulteriormente l’identità nazionale.

Chiedete piuttosto pene severe, deterrenti. Chiedete che vengano istituite, tramite i media, forme di educazione sentimentale, che spieghino e facciano interiorizzare che è fisiologica la possibilità di essere lasciati, anche in un modo che sembra ingiusto e sleale: che chi è un uomo accetta questo caso doloroso della vita; che reagire con la violenza è roba da ignoranti, disperati, immaturi, cocchi di mamma etc.

E’ singolare che si dica di voler proteggere le donne dalla violenza viscerale degli uomini alimentando un’irrazionalità uterina. Questo “femminicidio“ pare un altro prodotto propagandistico preconfezionato che vuole speculare su alcuni drammi piuttosto che evitarli. Le donne considerino anche che il liberismo è distruttore dei valori che gli sono d’intralcio; e ha un intesse a “liberarle” creando diffidenza verso gli uomini, favorendo l’isolamento sentimentale e stili di vita consumistici e contrari alla costruzione di affetti stabili. Fino a renderle docili e sterili api operaie.

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4 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di O. Lupacchini “La violenza sulle donne ha radici antiche. A partire dalla ‘Carmen’”

Laura Boldrini stende un panno rosso dalla finestra del suo ufficio di presidente della Camera; e Lupacchini, coraggioso investigatore di fatti tenebrosi (v. “12 donne un solo assassino”), “wax lyrical” contro la violenza sulle donne. Che è sia un male perenne in sé reale e grave; sia una recente operazione di “moral panic” * che associa alle relazioni sentimentali una nota di pericolo, di subire violenze o essere segnalati come persecutori; e favorisce la trasformazione dell’amore in una sorta di cauto negozio giuridico sotto l’occhio della legge come è già in USA col “sexual harassment”. Favorendo così la singleness esistenziale voluta dal liberismo. Il genuino contrasto all’ingiustizia e al crimine riduce i problemi; mentre il moral panic propagandistico ne evidenzia alcuni a scapito del resto; e ha interesse a non eliminare i problemi selezionati, e a esagerarne il peso relativo. Un conto è ingabbiare il drago, un altro gridare in continuazione solo del mostro sulla scogliera calabra, tacendo di Cariddi; dirigendo quindi i naviganti verso i gorghi della costa sicula. Nel valutare le colpe dei “muliericidi” e “mulierofobi” dovrebbe essere considerato come aggravante l’appiglio che offrono all’insinuazione della diffidenza nei rapporti sentimentali.

* ”Excessive media coverage about an issue that may frighten, worry, or out-rage the audience.”

@ Andrea 1967. Grazie, ricambio. Credo che lo “Attenti a Scilla” sia tra i principali arnesi ideologi del potere.

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18 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Caserta, morta a 3 anni. Arrestati falsa pediatra e marito: “Non diagnosticarono tumore””

Un guidatore può sbandare a destra e finire nel burrone. Ma può sbandare a sinistra, invadere la corsia opposta e fare un frontale; soprattutto se bada solamente a stare lontano dal precipizio a destra. Anche per le diagnosi di cancro gli errori possibili sono due. Si può mancare, colpevolmente o meno, la diagnosi di neuroblastoma. Studi hanno mostrato che, date le sue caratteristiche biologiche, c’è per questo tumore, statisticamente, una marcata facilità a commettere l’errore opposto, cioè a sovradiagnosticarlo. Trattando quindi bambini sani come malati di cancro, con gravi conseguenze, anche a lungo termine, sulla loro salute. Ci sono interessi economici, e, soprattutto in Campania, una campagna mediatica, che favoriscono lo sbandare dal lato dei falsi positivi. Vi è una dolosità sistemica in questo. Sul piano culturale, professionale, giudiziario, mentre i falsi negativi si puniscono e si propagandano i falsi positivi si nascondono e si premiano. Gli stessi che alla notizia di una mancata diagnosi di cancro chiedono i castighi più severi ringrazieranno per le lesioni o l’omicidio da errore opposto *. Magistrati, CC, preti, opinionisti, pronti sui falsi negativi, si sottomettono all’ideologia che vuole i falsi positivi sistematici come parte dell’economia legale, da proteggere e aiutare a crescere.

*Jha S. Doctors are thanked by the false positives but sued by the false negatives. Psychology Today. 13 set 2015.

@ Alexv. Aggiungerei “Come si può pensare che istituzioni dello Stato, autorevoli uomini di scienza dediti alla cura delle malattie, santi uomini con la tonaca, e i media, curino altro che il bene del cittadino, e che addirittura lo danneggino servendo per un loro tornaconto altri interessi?”. Accomodati: segui la strada che ti indicano. L’economia ha bisogno di persone che ragionano come te. Io mi rivolgo a quelli che non scambiano i telegiornali e gli allarmi diffusi dai media per la realtà.

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8 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marescotti “Ilva, a Taranto la vita dei cittadini è ancora in pericolo”

Gli studi citati non giustificano il lanciare un allarme su una particolare condizione di “pericolo di vita” dei tarantini. (Le statistiche diverranno probabilmente più conformi in futuro, quando la profezia si autoavvererà, per la spirale allarme-paura-medicalizzazione-sovradiagnosi). Comunque il danno alla salute c’è. Ed è meglio andare sul sicuro, giusto? Ma non è vero che la prudenza non è mai troppa; a volte quello che sembra il lato sicuro nasconde altri pericoli. Anni ’60, industrializzazione, Italsider, lavoro, benessere: si allontana il pericolo della povertà. Ma entra silenzioso quello dei danni alla salute da inquinamento, censurato come inopportuno per decenni. 2010, Taranto sarebbe una camera a gas. Si sensibilizza sui danni alla salute da inquinamento, ma senza freni e criterio, spingendo così ciecamente verso la medicalizzazione e la sovradiagnosi; verso la nuova industria, quella medica, che ha bisogno di corpi come materia prima più che di braccia salariate. A volte pensando di mettersi al sicuro si finisce in ore leonis. Es. un comunicato di sicurezza della FDA del 7 set 2016 raccomanda di non usare gli screening per il cancro dell’ovaio, perché fanno più male che bene. La salute e la vita dei tarantini – e degli altri italiani – continuano a essere insidiate dall’uso delle false bilance, con le quali oggi come 50 anni fa a seconda della convenienza si esagerano i pesi su un piatto e si nasconde l’altro piatto e i pesi che porta.

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6 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. Rosso “Vajont, 53 anni fa la tragedia. Che cosa ci insegna?”

Floriano Calvino, che ebbe il coraggio di produrre una consulenza tecnica veritiera sul Vajont, firmò anche l’improvvido manifesto contro Luigi Calabresi; insieme ad altre persone di valore come F. Basaglia, L. Bianciardi, N. Bobbio, e allo stesso Giorgio Bocca, per limitarsi ai cognomi A-C dell’elenco. Ex post gli errori sono chiari. Una grande opera dell’uomo, come una diga, che sembra sbarrare il passo alla natura, o una battaglia civile, possono esaltarci. Da entrambe le tragedie possiamo imparare che quando fronteggiamo entità che sono non solo molto più grandi di noi, ma complesse, capaci di schiacciarci con le “unintended consequences”, occorre rimanere cauti come davanti a giganti imprevedibili. In questi giorni sui media sono comparsi 2 studi epidemiologici osservazionali su Taranto. Uno mostra il totale di anni di vita persi senza dare il tasso per abitante (trucco detto “broad-base fallacy”). L’altra notizia applica la nota fallacia opposta: dà il tasso relativo di incremento di incidenza senza dare i valori del rischio assoluto. His fretus, si grida alla pestilenza apocalittica, addossandola alla sola ILVA. Non si pensa che oltre all’inquinamento e al suo occultamento anche l’eccesso di allarmismo può provocare livelli nocivi di sostanze tossiche nel sangue. Es. di chemioterapici, dalle sovradiagnosi di cancro che saranno effetto di questa propaganda, che non vede i fianchi franosi dell’invaso che si viene creando con la “diga” per arginare l’inquinamento da ILVA.

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6 febbraio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Augusta, don Prisutto e i morti per inquinamento: la Spoon River di Sicilia in un documentario”

Tra i prodotti velenosi emessi dalle industrie ce n’è uno particolarmente prezioso per gli speculatori: la paura. La paura della malattia, che spinge le persone verso l’industria medica. Attribuire tutte le morti per cancro a fonti puntuali di inquinamento è un’operazione scorretta, che trova la sua ratio nella valorizzazione di quell’inquinante potente che è la paura. Don Prisutto, esponente di una chiesa che è nel lucroso business della medicina commerciale, si trova a fianco di altre figure “etiche” nell’alimentare credenze distorte sulle malattie a danno della popolazione e a favore del business. Considerare solo i pericoli, reali, dell’inquinamento industriale, gonfiandoli con una retorica accattivante oltre le loro pur rilevanti dimensioni e ignorando le altre cause, e nascondere l’interesse a spingere verso i reparti di oncologia, con le loro false diagnosi di massa spacciate per prevenzione e le cure poco efficaci, pesanti e costosissime per i cancri veri, è come educare i bambini ad attraversare una strada a due sensi di circolazione e molto trafficata guardando solo da un lato anziché sia a sinistra che a destra.

@ FrankVa. Hai ragione sui pericoli dell’ignoranza. Il lato buono di quanto scrivi è che mette in luce la differenza, che andrebbe rimarcata, tra inquinamento ed esposizione. Non è vero che accertato che una sostanza è dannosa si può mettere “punto e basta”, congratularsi con sé stessi per il proprio raziocinio e senso civico e andare a mangiarsi una cassata. Anche un fornello da cucina o un accendino accesi possono causare orribili danni se l’esposizione ai loro gas è troppo ravvicinata. Bisognerebbe vietarli? La tossicità intrinseca è una cosa, l’esposizione è un’altra, gli effetti reali sulla salute un’altra ancora. Una conseguenza del confondere tra inquinamento ed esposizione è che spesso, in conformità a interessi illeciti, si nascondono gli effetti nocivi sui lavoratori o altri soggetti che siano direttamente esposti e allo stesso tempo si impaurisce eccessivamente la popolazione generale. Il rischio viene nascosto oppure esagerato dai don Prisutto in funzione dell’interesse. Un recente studio australiano mostra come i medici sottovalutino gli effetti avversi delle medicine. Il cui consumo beneficia da queste campagne di paura. Il danno da inquinamento va valutato sugli effetti sulla salute, data l’esposizione, non sulla tossicità potenziale. Forse invece di magliette, foulard, parodie di Spoon River, denunce di genocidi e professioni di oggettività bisognerebbe mostrare evidenze valide e, deposta la sicumera e riconosciuti gli interessi palesi e quelli nascosti, ragionarci.

§  §  §ù

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Ambrosi del 22 aprile 2017 “Cellulare, toglietevelo dalla testa. E basta”

La classificazione di Renn, adottata dal governo inglese, definisce vari tipi di rischio e li rappresenta con figure mitologiche: il rischio Damocle, il rischio Cassandra, il rischio Ciclopi, etc. Considera il rischio alla salute da uso del cellulare come rischio Medusa, a bassa probabilità e basso danno ma che, ipnotico, causa considerevole allarme. Andrebbe aggiunto il rischio Edipo, dal personaggio che cercando di fuggire dal fato che gli era stato predetto finì per compierlo: il rischio dato dall’allarme che si auto-avvera. (Per evitare confusione con i noti concetti freudiani, invece che Edipo lo si può chiamare rischio Perseo, o “Samarcanda”, dalla canzone di Vecchioni). E il rischio Scilla, dove si fa vedere solo uno di una coppia di pericoli, vero o presunto, e si indirizza così verso i gorghi dell’altro. C’è un apparato tecnico allestito in modo da favorire la sovradiagnosi e il sovratrattamento dei tumori cerebrali, e gli allarmi sul cancro da cellulare spingono verso di esso. In generale i continui allarmi sul cancro da inquinanti, con un’oncologia mai sazia di pazienti, conducono al rischio Pandora della classificazione Renn, ad alta incertezza e lunga persistenza. I costruttori delle credenze correnti, i giornalisti e i magistrati, non identificano e non mostrano al pubblico che dicono di servire questi altri rischi; che si possono raggruppare nel rischio Autòlico, dal nonno di Ulisse, abile e maligno impostore che aveva il potere di rendersi invisibile.

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30 settembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di V. Langher “‘È depressa’, invece ha il cancro. Quando è il medico ad aver bisogno di aiuto”

Può accadere che un cancro sia erroneamente diagnosticato come depressione (il cancro del pancreas in particolare). La consigliera dell’ordine degli psicologi evidenzia questa trave nell’occhio altrui. Ma non guarda al pilone da viadotto appenninico che è nell’occhio di chi lancia questo genere di allarmi tacendo il caso opposto, diversi ordini di grandezza più frequente: dove una depressione facilita la falsa diagnosi di cancro. Per un carcinoma metastatico della mammella non diagnosticato e scambiato per depressione, quante donne hanno un falso positivo di cancro della mammella essendosi sottoposte per depressione ad accertamenti? Il tasso di sovradiagnosi per gli screening per il cancro della mammella è stimato sul 30%-50%. Gridando solo a Scilla, cancro scambiato per depressione, si aiuta Cariddi, la depressione che favorisce l’etichettare e trattare sani come malati di cancro, lucrosamente e in massa. Gli psicologi dovrebbero parlare al pubblico della malattia come “surrogate complaint” nel mondo attuale: di come venga incoraggiato l’esprimere una sofferenza morale in termini di malattia organica. Ciò, e la propaganda a senso unico sui falsi negativi, favoriscono i falsi positivi, con l’abbandono delle incertezze della clinica in favore di percorsi diagnostici e biomarkers in realtà tarati per il profitto. “Il sistema impone” ai medici di creare pazienti; anche a favore della psico-oncologia.

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Vedi anche:

Sovradiagnosi

Stamina come esca per le frodi della medina ufficiale

Nuove P2 e organi interni

Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato

I professionisti della metamafia

”Quo vado”: risate liberiste

19 gennaio 2016

8 gennaio 2016

Appello al popolo

Sviluppato da un commento censurato al post di N. Di Monte “”Quo vado? Checco Zalone  il vero ‘cinema per famiglie’ ” su Il Fatto Quotidiano del 7 gennaio 2016

Dal blog menici60d15.wordpress.com

Film Quo vado (2016). Checco Zalone. Regia G. Nunziante. Produzione e distribuzione Medusa.

Valore artistico: positivo. Si ride.
Valore sociale: negativo.

Il film irride il “posto fisso” ora che il liberismo lo sta eliminando. Ma il “privilegio” (così nel film) dell’occupazione sicura, statale o privata, anche modesta, non è necessariamente disonesto; mentre dà la prospettiva di condurre una vita normale. Prospettiva che è una forma di retribuzione, essendo quantificabile in denaro secondo gli economisti. La medesima satira sarebbe stata lodevole ai tempi nei quali infuriava il parassitismo clientelare; oggi è un proseguimento del servilismo, un adeguarsi alla mutata volontà padronale.

La pellicola porta all’estremo l’ormai trita estetizzazione dello scarso senso civico degli italiani. I difetti veri e gravi dell’italiano vengono abbelliti e resi simpatici. Potenti non migliori di noi ci incoraggiano a rimanere così, meritevoli di essere additati e quindi asserviti, e ricattabili. Vi è assenza di etica pubblica: le scelte lavorative del protagonista sono guidate esclusivamente da intimi interessi personali. La concezione che esista un interesse pubblico comune, che è conveniente mettere in conto e rispettare, viene considerata solo per essere presa in giro.

Nel film si mostra come sostituire l’etica pubblica con il sentimentalismo preconfezionato, funzionale al business. E si mostra uno dei nuovi frutti di questa tradizionale operazione: la medicalizzazione della povertà (e del disagio sociale). L’elevata mortalità dei bambini del terzo mondo è da povertà, causata dallo sfruttamento dei paesi ricchi, piuttosto che da mancanza di medicine. Si avverte un sapore clericale. Tra i tanti articoli di elogio che “Il Fatto Quotidiano” ha dedicato al film, uno di F.A. Grana sostiene che Zalone e papa Bergoglio “la pensano allo stesso modo”.

Accattivante e a tratti divertente, il film è conforme alle cupe posizioni anti-repubblicane che accomunano i vari poteri che controllano il Paese e le loro facciate politiche. Imposto da una distribuzione massiccia nelle sale, sta battendo record di incassi. E’ sostenuto da una celebrazione mediatica bipartisan che lo presenta come un imperdibile capolavoro. L’evento così creato contribuisce a propagandare un modello culturale decadente, accettato tafazzianamente da tanti. Un modello che affossa ancora di più l’italiano medio proprio nelle posizioni dalle quali dovrebbe uscire per ottenere tranquillità e benessere.

Zalone glorifica un suddito ignorante ma convinto di essere nel giusto e furbo; perenne precario; alieno, a suo stesso danno, da spirito di responsabilità sociale, che sostituisce con pretese di altruismo, pilotate dal marketing. Come gli scatoloni di farmaci per i bambini malati; che più che per i “negvetti” (Sordi, I Nuovi Mostri) nella realtà saranno per i figli dei cozzaloni bianchi.

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@ MD75. Quello che non viene criticato, ma viene incoraggiato, è l’atteggiamento individualista e insieme politicamente passivo che rende particolarmente vulnerabili al liberismo, che infatti in Italia ha assunto una forma particolarmente predatoria. Sono decenni che con la scusa di “mettere in luce i difetti degli italiani” – come se non li conoscessimo – li si condona ridendoci su. E ora si sorride benevolmente anche sul proprio sfruttamento. Nel film la terminator di Stato finisce per licenziare anche l’ultimo degli oltre 1400 che ha messo in mezzo a una strada con un assegno in mano e contemporaneamente viene redenta dai giochi della Provvidenza. Torna così ripulita e stimata al calduccio del ministero; come parte del generale lieto fine: tutti sono contenti, tutto va bene. Ma ormai è “dietrologia” anche lo smettere di ridere, e riflettere per cinque minuti, su Checco Zalone …

@ MD75. Zalone è pretesco, sfotte e assolve tutti i personaggi. Quelli di potere e quello che interpreta, che non è migliore.

@ Simone Garilli. La positività la vede lei. Altri hanno già giudicato “triste” il film. Fare passare davanti alla fila al supermercato se si hanno poche cose è una elementare cortesia; se non viene fatto, si può pensare di avere a che fare con una persona rozza; o che ha fretta per ragioni sue, da rispettare; ma non che ci sia stato tolto un diritto che si può reclamare in nome dell’educazione. L’educazione impone anche tolleranza e di non stare sempre a baccagliare. L’importante è la decenza, le regole certe, chiare e semplici, il non scavalcare mai nessuno; non obblighi di tortuosi codici cavallereschi più o meno arbitrari. Questa attenzione puntigliosa e polemica al supererogatorio, a un presunto essere chiamati a una sensibilità superiore, che sarebbe attestata da piccoli gesti (ma che sparisce quando gli interessi sono rilevanti…), permette di trascurare l’essenziale; di scendere, come mai dovrebbe accadere, sotto la decenza e praticare il cinismo.

Da giovane non mi piacevano le analisi sociologiche e di costume dei sedicenti comunisti, a base di Grundrisse e Lukacs, volte a dimostrare che qualsiasi inezia era tutto un attacco alla classe operaia; né parimenti oggi le analisi come le sue, che vogliono dimostrare che le burlette, più o meno argute, ma in generale degradanti e volte a indottrinare, delle quali Mediaset ci inonda abbiano un profondo valore sociale positivo. Il guaio è che molti dei severi PCI di ieri sono diventati soci della buffoneria Mediaset di oggi. Così io, che non sono mai stato comunista, finisco col rimpiangere quei pochi tra i catoni, comunisti, o di qualsiasi altro colore, democristiani, anarchici, conservatori, che erano sinceri e dicevano cose che oggi andrebbero ripetute.

@ Matteo. Grazie Matteo. Leggerti mentre si discute di orgoglio tamarro è come sentire il “La” di un diapason mentre si accorda uno strumento.

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27 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Gianni “Disabilità, perché lo spot di Zalone non mi fa ridere”

Con la retorica dell’antiretorica, Zalone aiuta un messaggio culturale pernicioso: che il finanziare “la ricerca“ permetta di prevedere a breve future cure. E’ la versione attuale della dottrina di Vannevar Bush sulla messa a reddito della ricerca di base. Strumentalizzando il sano impulso di aiutare bambini malati, si favorisce lo sviluppo di farmaci lucrosi, approvati sull’onda dell’emotività calpestando l’evidenza scientifica. In USA il Sarepta, “an elegant placebo” da 300000$/anno per la m. di Duchenne è stato appena approvato contro il parere degli esperti; presentando bambini in carrozzella e uno studio scadente del quale ora si chiede il ritiro come viziato. I bambini resteranno malati, e potranno subire danni dalle nuove terapie; le risorse per l’assistenza possibile per loro e per chi è affetto da altre malattie rare o comuni verranno distolte a favore di prodotti fraudolenti. Le possibilità della scoperta autentica di cure per le future generazioni tramite ricerca seria verranno bloccate da questa ricerca affrettata basata sul marketing e orientata al profitto.

Il marketing biomedico fa un ampio uso di appelli alla solidarietà umana. Es. si lanciano nuove “malattie” sostenendo di voler “togliere lo stigma”. Una satira di questo genere di retorica è in “Cado dalle nubi”: la canzone dove Zalone difende e compatisce gli omosessuali per la loro “malattia”. E’ un peccato che un artista di talento si metta al servizio di ciò che come pochi saprebbe smascherare.

@ Stefano B. Certo che ci pagano. A carriolate. Come hai fatto a capirlo? Vorrei cederti parte di quello che ricevo, o anche tutto, da dividere coi tuoi colleghi, ma so che gente della tua intelligenza e sensibilità non si lascia nè sviare nè corrompere. Per favore, non dire nulla all’ordine dei medici o ai NAS, o ad altri difensori dei benefattori medici dell’umanità, altrimenti passo un guaio.

@ Fabio62. Il mio è un discorso generale. Al quale la SMA non appare fare eccezione. Mi informi lei per favore sulla “storia” dei futuri successi. Perché una casa farmaceutica che ha grandi mezzi, e prospettive di guadagno stratosferiche a sentire ciò che promette, che firma accordi milionari sul futuro sfruttamento del farmaco, dovrebbe chiedere denaro al pubblico con degli spot per finanziare le sue ricerche sui suoi imminenti successi? Proprio su un fronte dove si starebbero ottenendo vittorie? E’ un controsenso sul piano economico ed etico. In genere ciò si fa per creare consenso, col quale supplire al merito. Io non vedo studi adeguati che convalidino i miracoli promessi. Può indicarmeli? (Gli studi, non la pagina dell’associazione che, come nel caso USA citato, spinge a favore del business). Vedo invece la solita tecnica di introduzione di nuovi prodotti, per asseverazione tramite propaganda anziché tramite presentazione di validi dati scientifici. I successi scientifici non sono prevedibili su basi storiche di avanzamento della ricerca. I business speculativi invece si.

29 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Bizzarri “Checco Zalone, bene l’ironia ma i disabili non sono dei privilegiati”

L’ironia è stata riconosciuta come uno dei 4 tropi retorici fondamentali nel ‘700 da GB Vico. In quegli stessi anni Swift mostrò come usare il cinismo satirico a fini moralistici con la “Modesta proposta”. Ma per molti la trovata che Zalone gli scodella è una novità; e si esaltano, come quei verginoni che scoperto il sesso a 40 anni si mettono a spiegarne le delizie agli altri. Lo spot adula, facendolo sentire intelligente e sensibile, lo spettatore medio; che in cambio accetta l’effetto Carosello, cioè di confondere il valore estetico ed etico del siparietto con il valore di ciò che si vuole vendere. La finalità dello spot è di educare il pubblico ad appoggiare nuovi costosissimi farmaci; oggi uno per la SMA per il quale gli analisti prevedono un fatturato di 0.47 miliardi di $ nel 2023. Nell’ambito dell’operazione più ampia sui farmaci per le malattie rare, che si prevede avranno una crescita di fatturato del 12% composto annuo. In USA si sta discutendo preoccupati di tale operazione, che si basa da un lato sull’abbassamento dei criteri di approvazione e dall’altro sul coinvolgimento emotivo di malati e pubblico; una ricetta che ha già cominciato a far immettere prodotti inefficaci e che prosciugano risorse. I due ingredienti principali sono la corruzione delle classi dirigenti e l’ignoranza presuntuosa del pubblico; l’Italia, un popolo di fini intellettuali governato da integerrimi politici, è quindi al sicuro.

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12 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. La Cara “Famiglie SMA: “Grazie a Checco Zalone raccolti 250mila euro per campagna contro l’atrofia muscolare spinale”

Censurato

I poveretti che non comprendono la grandezza morale dello spot, gli infelici ai quali è precluso lo stato di godimento estetico continuato dato dall’immane capolavoro zaloniano, si crogiolino in basse considerazioni degne della loro condizione. La campagna, ora camuffata da raccolta fondi per l’assistenza medica e sociale, è a sostegno dell’introduzione di un farmaco:

“La tradizionale campagna di raccolta fondi nazionale, che si svolgerà dal 24 settembre all’8 ottobre, acquista oggi un significato tutto particolare: sarà infatti tutta concentrata sul raggiungimento di questo obiettivo di supporto alla distribuzione del farmaco.” (F. Lozito. Avvenire, 7 set 2016).

Farmaco che fatturerà, prevedono gli analisti, 470 milioni di $/anno. Perché – direbbe Franti – farmaci “ultra-scientifici” invece di imporsi da soli sono spinti con argomenti emotivi? Gli inferiori non smossi da questo spot rivolto a persone colte e civili maligneranno che i farmaci che invece che con il solo processo scientifico onesto e adeguato vengono introdotti con l’appoggio della propaganda non funzionano. In USA c’è un’altra lucrosa terapia genica, per la distrofia muscolare, la cui approvazione è stata forzata con gli spot; e che una mutua privata si sta rifiutando di rimborsare come “not medically necessary”. A fare le spese di questo genere di “scienza” – secondo i perbenisti piccolo borghesi – saranno i bambini affetti, le famiglie e tutti gli altri malati, ai quali verranno così sottratte risorse.

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23 settembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Checco Zalone nel nuovo spot solidale per le Famiglie Sma: “#FacciamoloTutti””

L’approvazione di questo farmaco in Usa è stata definita da un neurologo sulla Harvard Business Review “un segnale di minaccia al sistema sanitario”: neppure il sistema sanitario USA sarà in grado di finanziare questo genere di terapie tanto costose. Il prezzo del farmaco in USA è stato posto dalla casa produttrice a 125000$ a fiala. I primi 2 anni di cura su 6 bambini fatturano una somma che oltrepassa abbondantemente i 5 milioni e rotti di euro che nello spot il bambino chiede a Checco (le sole fiale, escludendo gli altri costi). L’efficacia del farmaco è sostenuta da studi che non sono a prova di errore o di manipolazione e dovrebbero indurre cautela nell’amministrazione pubblica; ma basta la parola dell’oste, e il patrocinio di Zalone. Anche il tema della non predittività dell’analisi genetica, data la penetranza variabile dei geni che provocano la SMA, e quindi il pericolo dei trattamenti non necessari e dell’efficacia spuria, è troppo noioso per gli spiriti eletti che assaporano la raffinata ironia del comico pugliese. Per una campagna che chiede ai comuni cittadini di dare soldi a un’operazione del genere, avrei preferito il compianto Villaggio, nel ragionier Fantozzi che si cava il sangue per donarlo a Dracula, o che svuota il proprio conto per aiutare Berlusconi, pronunciando il “com’è umano lei”.

@ Brisk. Ha ragione: neanche Banderas controlla il grano dei biscotti del Mulino Bianco ai quali fa da testimonial. Ma i farmaci da prescrizione non sono biscotti, e infatti la loro propaganda ai consumatori è vietata (meno che in USA e Nuova Zelanda). Lei, che non fa differenza tra medicinali hi-tech e merendine, dovrebbe provare a chiedersi il perché. A maggior ragione dovrebbe essere vietata la propaganda in appoggio all’approvazione di un farmaco. Questo rivestire di sacralità un lucroso prodotto commerciale mettendo avanti i bambini malati e le famiglie non depone a favore della validità e correttezza di un’operazione che in USA viene descritta come speculativa. Non ho difficoltà a dire ai genitori che se un farmaco non efficace viene immesso a prezzo esorbitante, facendo leva sulla vulnerabilità delle famiglie e sulla dabbenaggine degli spettatori, ad essere danneggiati saranno tutti i malati, per il furto di risorse, saranno gli stessi bambini affetti, che vedranno allontanarsi le già improbabili cure efficaci, e saranno diversi bambini non malati o non gravi, che verranno trattati da asintomatici in nome del “funziona se presa a tempo”. E’ già pesante avere a che fare con le consorterie senza scrupoli che si occupano di questi affari. Non voglio interferire con le credenze e le gratificazioni mediatiche di persone come lei; mi rivolgo sommessamente ad una minoranza di persone, se la vostra tremenda sensibilità lo permette.

@ Brisk. Ricambio i cordiali saluti e la riverenza; ma i modi urbani non dovrebbe praticarli solo come chiusa, se non vuole essere ripagato con la stessa moneta. Non le avrei risposto se non pensassi che sia utile evidenziare la sua baldanza nel dare giudizi, di merito, etici e personali su una nuova terapia genica. E la facilità con la quale interviene su obiezioni tecniche ed etiche con l’insulto. Sì, lei è di quelli che dicono: “Non sono un esperto. Però…” e tranciano giudizi. Sono facilitati in questo dall’ortodossia, che propugna, insieme all’intangibilità della “scienza” ufficiale, la “participatory medicine”, la partecipazione del pubblico nella clinica, nella ricerca, nella approvazione dei farmaci. Anche mediante questi spot, camuffati da richiesta fondi. Ritengo sia utile mostrare a quale serbatoio di volontari (a volte pagati) il business attinge per legittimare scelte di politica sanitaria che hanno incidenza sostanziale negativa sulla salute, sul benessere e sulla dignità dell’intera popolazione.

@ antonella genova. Smith GA. The cost of drugs for rare disease is threatening the US Health Care System. Harvard Business review. 7 apr 17. Ollendorf DA et al. Assessing the effectiveness and value of drugs for rare conditions. ICER, may 2017. La crudeltà di una malattia è irrilevante sull’efficacia di nuove cure. La pubblicità, e la questua da parte di investitori miliardari, sono tecniche che creano consenso, che prende il posto dei prior tecnici, delle probabilità a priori di successo, giustificando filoni di ricerca lucrosi ma destinati all’insuccesso clinico. L’obiezione, che in USA è un coro (v. gli studi di Prasad), è che i farmaci “innovativi”, a partire dagli antitumorali, sono costosi in maniera ingiustificata a fronte di scarse prove di validità e a una sostanziale inefficacia. Ritenere un farmaco efficace in quanto costoso è il meccanismo del “premium pricing”. Ho avuto contatti con giovani malati. Da bambino, su invito del parroco, mia madre mi portò a visitare un adolescente, che viveva attaccato a un respiratore. Ricordo la dignità, la pacatezza. Ma gli occhi non smettevano di chiedere risposte e aiuto. Morì qualche anno dopo. Non mi piacque essere stato tolto dai miei giochi, ma rimasi colpito, e l’esperienza ebbe un peso nello scegliere di fare il medico. Le emozioni, nelle valutazioni prima e dopo l’azione medica, sono lecite e utili. Le emozioni nella fase tecnica sono scorrette, e possono essere un ignobile mezzo di frode.

I depistaggi a stupro continuato

20 novembre 2015

C’era una ragazza a Norfolk, in Virginia, che aveva denunciato un uomo per stupro. Il giudice le chiese: «Quando  è avvenuto questo stupro?». «Quando è avvenuto, signor giudice?» rispose lei.«Be’, maledizione, è stato uno stupro continuo ed è andato avanti per tutta l’estate».

Michael Josselson (agente della CIA. Citato in: Sanders FS. “La Guerra Fredda culturale. La CIA e il mondo delle lettere e delle arti”. Fazi, 2004)

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18 novembre 2015
 
Blog de Il Fatto
 
Commento al post “Giuseppe Gulotta, dopo 22 anni di carcere da innocente incontra Papa Francesco”
 

Per Giuseppe Gulotta essere ricevuto dal papa “se non è un miracolo ditemi voi cos’è”. Con tutto il rispetto a la solidarietà per lui, non è un miracolo per la società, e per altri nelle grinfie della criminalità di Stato. E’ un’altra mano di bianco sull’esterno di un sepolcro; un passaggio di un’imenoplastica del potere, opportunamente tardiva. L’omicidio dei due carabinieri – che nel libro “Alkamar” viene ricondotto a traffici di Gladio, cioè alle istituzioni dello Stato, non alla “pista mafiosa”, l’unica che “rimane aperta” secondo questo articolo de Il Fatto – resta inspiegato e impunito. Né è intervenuta una giusta punizione a impedire, col suo potere deterrente, che i carabinieri e i magistrati lavorino per il crimine in altri intrighi. Si sta riparando, messi al sicuro i vari colpevoli, il singolo caso della ingiusta condanna di Gulotta. Ma non si sta riparando per gli altri cittadini, per prevenire altre frodi giudiziarie, e per contrastare i disegni criminosi ai quali sono funzionali. Con questo arrivo a cose fatte della giustizia, in realtà una giustizia subordinata all’illegalità, con queste agnizioni “miracolose” si sta invece ripulendo dal fango e dal sangue una macchina che continuerà ad operare.

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26 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Musolino “‘Ndrangheta, arrestato il boss Ernesto Fazzalari, latitante da 20 anni. Era il 2° più pericoloso dopo Messina Denaro”

La velocità di cattura di questi supermafiosi potrebbe essere presa come una forma di titolazione del livello di legalità delle istituzioni. In chimica la velocità di una reazione dipende dalla concentrazione dei reagenti. Se la concentrazione dei reagenti è alta la reazione è veloce, se è bassa la reazione procede lentamente. Analogamente, quando la concentrazione di legalità dalla parte delle “guardie” è elevata, la “reazione” di cattura dei mafiosi sarà veloce; ma se il livello di legalità di quelli che si presentano come tutori della legalità è basso, se il gradiente di legalità tra cacciatori e catturandi è poco saliente, la “reazione” di cattura sarà lenta. Dalla velocità di cattura si può desumere il livello di legalità delle istituzioni rispetto alla mafia. Qui l’indice segna velocità di cattura dell’ordine dei decenni.

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11 agosto 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Strage di Piazza della Loggia, “opera della destra eversiva. Maggi ebbe appoggio dei servizi segreti anche stranieri” “

I magistrati dicono di essere stati sviati; nonostante siano dei professionisti del non farsi sviare. Allora come oggi, la magistratura si fa “sviare” troppo facilmente, troppo in massa e troppo a lungo, quando la mamma yankee o per suo tramite poteri forti economici ordinano qualche operazione sporca in Italia. Appare applicare in questi casi non la Costituzione, ma un “Codice Atlantico” che prevede una sostanziale cooperazione. Questa sentenza “archeologica” è pur sempre qualcosa di rilevante. Ma salvando la faccia, o salvando la maschera, può favorire il proseguimento della cooperazione istituzionale a favore dei poteri che controllano e sfruttano l’Italia; una grave forma di corruzione non esclusiva dei politici.

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30 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Limiti “Commissione Moro, coordinamento con Procura generale per ricostruire strage di via Fani. Arriva pm che indagò su Brescia”

L’eliminazione di Moro mostra come quando la mamma atlantica chiama e chiede la testa di qualche italiano l’apparato dirigente, clero, politici, carabinieri, polizia, notabili, esegue. Non è una pedanteria metodologica obiettare che è un errore dare per scontato, portando ad esempio le poche eccezioni, che la magistratura, parte integrante dell’apparato, si dissoci e non pratichi questo costume. Magari tramite un elegante pipelining basato sullo sfasamento storico: apparendo impegnata a indagare su misfatti di 40 anni prima mentre favorisce quelli contemporanei; che verranno a loro volta indagati 40 anni dopo, a copertura di quelli che favorirà allora. Bisognerebbe guardare anche al ruolo della magistratura nei Misteri d’Italia e nelle epurazioni.

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22 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Scalettari “Alpi-Hrovatin, si torna all’anno zero. Perché fu depistaggio di Stato”

Anche se i vari procedimenti si affastellano negli anni e nei decenni, questo genere di processi ha in realtà due soli gradi: “salvacapre” e “salvacavoli”. Nel primo grado, salvacapre, che è obbligatorio, si servono i poteri che vollero gli omicidi. Se consentito si ha un secondo grado, salvacavoli: quando i crimini sono sufficientemente lontani nel tempo e le impunità consolidate, si provvede a ricucire l’onore della magistratura con qualche sentenza a effetto.

Nel 2016 la magistratura ci dice che Hashi, condannato a 26 anni, è stato un capro espiatorio per il delitto del 1994 (o una “pecora” a pagamento ?). Anche la figura del magistrato cattivo che blocca e trae in inganno schiere di magistrati buoni è un capro espiatorio. Sarebbe nostra responsabilità di cittadini comprendere finalmente che, contrariamente alla favola rassicurante che non ci stanchiamo di farci raccontare, quando la mamma delle mamme ordina di eliminare qualcuno – compresi singoli magistrati – la magistratura nel suo complesso non sta dalla parte della vittima, della verità, della giustizia, dei diritti dei cittadini e degli interessi del Paese.

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3 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Fabbretti “Omicidio Bruno Caccia, perché dopo 33 anni manca ancora la verità”

Forse alcuni omicidi eccellenti hanno avuto, al di là dei moventi contingenti, al di là della criminalità che ha fornito gli esecutori, una funzione politica di “pulizia antropologica”: sono serviti a marcare come proibiti alcuni tipi umani. Nel capitalismo alcuni tipi umani, tra i quali il magistrato integerrimo, sono un’anomalia sistemica e non devono esistere, ha scritto Castoriadis. Il fatto che dopo 33 anni “manchi ancora la verità” da parte di quelli che dovrebbero essere i colleghi di Caccia sembra confermare che uccidendolo sia stata soffocata una varietà rara, una autentica diversità antropologica, impedendo che si riproducesse con l’esempio e l’insegnamento.

Commento al post “Roma, Guariniello possibile capo gabinetto di Raggi: “Sto decidendo””

Guariniello e i 5S hanno in comune due tratti congiunti. Da un lato non sono compromessi col generale mangia-mangia casareccio, e hanno qualche merito nel contrastarlo. Dall’altro tendono a perorare cause che sembrano progressiste e invece finiscono puntualmente per favorire i poteri forti più potenti. I 5S hanno appoggiato Stamina, Guariniello, molto lentamente, l’ha contrastata. Il duetto tra i due cori, durato anni, ha costituito una mega-propaganda a beneficio delle staminali ufficiali (v. “Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale”).

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Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “Il caso Bisignani-P4” dell’8 dic 2011

Il prof. Giannuli invita a non considerare le nuove Pn, con n>2, come una semplice prosecuzione della P2. E’ vero che ci sono differenze, forse legate a diramazioni: certi segni, come il magistrato che, denunciati meritoriamente i privilegi borbonici e gli abusi dei Consiglieri di Stato, invita a “una collaborazione sincera e duratura tra massoneria [buona] e magistratura” [1] portano a chiedersi se gli scandali giudiziari non riflettano una lotta intestina tra fazioni in lotta, portatrici di interessi e stili diversi. Inoltre, cambiato il periodo storico, occupandosi di affari invece che di “Guerra fredda”, forse le nuove Pn non si occupano più di sbudellamenti. Forse: v. Breivik. Però si occupano più di prima di budella, occupandosi di quel fondamentale settore dell’economia che è la medicina.

Forse è un caso, ma è stata la Corte d’appello di Brescia presieduta da Marra, poi dimessosi per lo scandalo P3, ad appoggiare la campagna sui cellulari che provocano il cancro, riconoscendo il nesso etiologico con una sentenza, la prima del genere in Italia. (Questa di scrivere pagine “acrobatiche“ di medicina – gradite al potere – è una delle attività improprie che distraggono i magistrati dal loro lavoro). La cancerogenesi a pile dei cellulari ha scarsissima plausibilità biologica, ma viene agitata in continuazione; in contraddizione col silenzio su radiazioni elettromagnetiche molto più potenti e che si sa per certo essere cancerogene, come quelle dei raggi X: i presunti e dibattuti pericoli dei telefonini sono noti al pubblico come lo erano gli unguenti degli untori sotto la peste, mentre gli si nasconde quanto gli addetti sanno, e scrivono nelle riviste scientifiche, che una quota non trascurabile e crescente di tumori sta venendo provocata da esami radiologici, spesso non necessari, in particolare le TAC. Ritengo che il cancro da cellulari sia un vero depistaggio etiologico. Peraltro attuato su scala mondiale; i piduisti nostrani di ieri e di oggi appaiono come gli operatori locali di movimenti di portata internazionale.

I nostri comunque fanno la loro figura all’interno di questa orchestra internazionale. Statistiche di questi giorni riportano che l’Italia ha la più alta incidenza al mondo di neoplasie dell’età pediatrica. Immediatamente, insieme all’inquinamento (fattore reale, negato o esagerato a seconda della convenienza) sono stati accusati i cellulari. Le Pn si occupano, insieme ai cugini delle forze di polizia, e agli zii della magistratura, di screditare e mettere a tacere chi indichi altri fattori, di tipo sociologico, e segnatamente criminologico, per questo record [2].

Va bene uno sguardo distaccato sui nuovi fenomeni piduisti; ma, soprattutto con una magistratura al 99% abituata, allora come oggi, a fare il pesce in barile, e a ingraziarsi i poteri forti, quando non è parte diretta della rete piduista, suggerirei ai comuni cittadini di non perdersi in distinguo eccessivamente sottili, e di non vedere con occhio più benevolo queste reti di potere; che mettono silenziosamente a rischio gli organi interni, cioè le budella, più di quando facevano fragorosamente esplodere le bombe o crepitare i mitra.

1. https://menici60d15.wordpress.com/2011/03/11/massoni-e-legalita/
2.https://menici60d15.wordpress.com/2008/12/17/sos-cancro-nei-bambini-e-sovradiagnosi/

17 febbraio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Bauducco “Omicidio Caccia, Caselli: “Responsabilità disciplinare magistratura? Problema aperto. Il Csm fu disattento””

La nostra concezione di causalità risente troppo di quella semplicistica e intuitiva del positivismo. Bruno Caccia è stato vittima di delinquenti; così come chi muore per tbc è ucciso dal micobatterio. Come ha osservato il genetista Lewontin, in biomedicina occorre distinguere tra “agente” e “causa”. Batteri e virus patogeni erano gli agenti dell’elevata mortalità per malattie infettive nell’’Ottocento; che è crollata per il venire meno delle cause, ambientali, col migliorare delle condizioni di vita. La correzione non è limitata alla patologia e alla genetica. Ndranghetisti, massoni e servizi, magistrati collusi, sono stati, in posizioni diverse, agenti dell’epurazione di una figura troppo vicina a ciò che un magistrato dovrebbe essere. Ma nella descrizione della causa dell’omicidio rientra a pieno titolo l’assenza di un ambiente giudiziario sano e forte, che impedisca le scorrerie di poteri criminali. Infatti il caso è ancora aperto dopo 35 anni; e Caccia viene ricordato come una mosca bianca. Per le persone oneste che si espongono, la massa di magistrati mediocri e ignavi costituisce una forza ostile non meno pericolosa dei delinquenti e della minoranza di magistrati francamente corrotti. I “malamente” di tante eliminazioni sono agenti; strumenti contingenti di una causa a monte, le forze che selezionano i tipi umani da diffondere o ridurre, come in un ecosistema controllato, nella classe dirigente italiana.

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17 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Ilaria Alpi, la madre: “Basta iniziative. Io umiliata e offesa da formali ossequi di chi ha operato per occultare la verità””

Solidarietà alla madre di Ilaria Alpi. Ricusare la giustizia dei tribunali a volte è l’unica via che resta per tutelare la verità e il principio di giustizia. Rinunciò a difendersi, revocando il mandato ai legali, Danilo Dolci, querelato da Bernardo Mattarella. Rifiutò di comparire in aula, con motivazioni che lo esposero all’accusa di oltraggio alla corte, Domenico Marotta, direttore dell’Istituto Superiore di Sanità, persona di stampo ben diverso da quello di alcuni altri suoi successori; vittima di un’operazione che è stata giustamente definita “una vergogna della magistratura”*.

Per chi da decenni ordina i delitti più gravi, quelli commessi per mantenere il Paese sottomesso, tra i quali l’eliminazione di persone di valore e preziose per il Paese; per chi fa stroncare l’esempio dato da persone come Alpi, Dolci, Marotta, la magistratura non è un deterrente e a volte è una risorsa. In Italia in genere soltanto delinquenti e disonesti considerano, per ovvie ragioni, la magistratura come fonte di male. E’ indice dello scarso senso civico degli italiani – e del loro scarso coraggio davanti al potere – il non includere la magistratura, nei suoi rapporti con i poteri forti, tra i focolai di corruzione che determinano i mali perenni della Repubblica e ora il declino della nazione.

*Russo L Santoni E. Ingegni minuti. Una storia della scienza in Italia. Feltrinelli, 2010.

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Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “Il caso Bisignani-P4” dell’8 dic 2011

Il prof. Giannuli invita a non considerare le nuove Pn, con n>2, come una semplice prosecuzione della P2. E’ vero che ci sono differenze, forse legate a diramazioni: certi segni, come il magistrato che, denunciati meritoriamente i privilegi borbonici e gli abusi dei Consiglieri di Stato, invita a “una collaborazione sincera e duratura tra massoneria [buona] e magistratura” [1] portano a chiedersi se gli scandali giudiziari non riflettano una lotta intestina tra fazioni in lotta, portatrici di interessi e stili diversi. Inoltre, cambiato il periodo storico, occupandosi di affari invece che di “Guerra fredda”, forse le nuove Pn non si occupano più di sbudellamenti. Forse: v. Breivik. Però si occupano più di prima di budella, occupandosi di quel fondamentale settore dell’economia che è la medicina.

Forse è un caso, ma è stata la Corte d’appello di Brescia presieduta da Marra, poi dimessosi per lo scandalo P3, ad appoggiare la campagna sui cellulari che provocano il cancro, riconoscendo il nesso etiologico con una sentenza, la prima del genere in Italia. (Questa di scrivere pagine “acrobatiche“ di medicina – gradite al potere – è una delle attività improprie che distraggono i magistrati dal loro lavoro). La cancerogenesi a pile dei cellulari ha scarsissima plausibilità biologica, ma viene agitata in continuazione; in contraddizione col silenzio su radiazioni elettromagnetiche molto più potenti e che si sa per certo essere cancerogene, come quelle dei raggi X: i presunti e dibattuti pericoli dei telefonini sono noti al pubblico come lo erano gli unguenti degli untori sotto la peste, mentre gli si nasconde quanto gli addetti sanno, e scrivono nelle riviste scientifiche, che una quota non trascurabile e crescente di tumori sta venendo provocata da esami radiologici, spesso non necessari, in particolare le TAC. Ritengo che il cancro da cellulari sia un vero depistaggio etiologico. Peraltro attuato su scala mondiale; i piduisti nostrani di ieri e di oggi appaiono come gli operatori locali di movimenti di portata internazionale.

I nostri comunque fanno la loro figura all’interno di questa orchestra internazionale. Statistiche di questi giorni riportano che l’Italia ha la più alta incidenza al mondo di neoplasie dell’età pediatrica. Immediatamente, insieme all’inquinamento (fattore reale, negato o esagerato a seconda della convenienza) sono stati accusati i cellulari. Le Pn si occupano, insieme ai cugini delle forze di polizia, e agli zii della magistratura, di screditare e mettere a tacere chi indichi altri fattori, di tipo sociologico, e segnatamente criminologico, per questo record [2].

Va bene uno sguardo distaccato sui nuovi fenomeni piduisti; ma, soprattutto con una magistratura al 99% abituata, allora come oggi, a fare il pesce in barile, e a ingraziarsi i poteri forti, quando non è parte diretta della rete piduista, suggerirei ai comuni cittadini di non perdersi in distinguo eccessivamente sottili, e di non vedere con occhio più benevolo queste reti di potere; che mettono silenziosamente a rischio gli organi interni, cioè le budella, più di quando facevano fragorosamente esplodere le bombe o crepitare i mitra.

1. https://menici60d15.wordpress.com/2011/03/11/massoni-e-legalita/
2.https://menici60d15.wordpress.com/2008/12/17/sos-cancro-nei-bambini-e-sovradiagnosi/

20 aprile – 5 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Ambrosi del 22 aprile 2017 “Cellulare, toglietevelo dalla testa. E basta”

@ Atomic. Non è un demerito dei soli italiani, come conclude l’articolo. Gli italiani hanno solo esercitato il consueto zelo. Nel dicembre 2010 la Corte d’appello di Brescia – una corte piuttosto sensibile ai venti atlantici – emise la prima sentenza che riconosce che un cellulare abbia causato un tumore, anche in quel caso un tumore benigno di un nervo cranico. Contemporaneamente nel Maine un legislatore, Boland, proponeva di apporre un’avvertenza di rischio cancro sui cellulari, come per le sigarette. L’articolo inoltre ignora la step increase in incidenza dei tumori del CNS negli anni Ottanta da introduzione di nuovi strumenti diagnostici. “Variazioni importanti” “legate a sostanziali miglioramenti nella capacità diagnostica per immagini” dice a proposito dell’aumento dei tumori infantili del SNC il rapporto AIRTUM 2012. Epidemiologi USA hanno invece osservato che se fosse solo questione di miglioramenti diagnostici l’incidenza dopo essere aumentata avrebbe dovuto decrescere ai livelli precedenti, cosa che non è avvenuta.

Commento al post di S. Palmisano del 4 maggio 2017 “Cellulari e tumori, chi ne studia la correlazione sia super partes”

Le radiazioni ionizzanti sono un cancerogeno certo e potente. L’analogia a effetto tra l’uso del cellulare e i sopravvissuti di Hiroshima è scientifica come sostenere che avendo trovato altezze simili tra un cestista (in ginocchio) e un nano (su trampoli), allora anche il nano è alto. Sul conflitto di interessi, va osservato che la paura per agenti cancerogeni, che ha un valore di mercato spingendo a sovradiagnosi e a richieste di denaro a vario titolo, oggi viene separata dalle responsabilità, che sono più mostrate che punite, e dal modello socioeconomico liberista, che non viene messo in discussione. La propaganda, inclusa quella giudiziaria, opera un po’ come la colonna di distillazione di una raffineria. Alcune componenti vengono fatte sparire; altre, come la paura, sono diffuse nell’atmosfera, inquinando l’opinione pubblica. Un buon sistema è nascondere i cancerogeni veri (es radiazioni ionizzanti mediche), e agitare quelli falsi o esagerati. Vi è conflitto d’interessi anche nel produrre paure redditizie. Es. quando nel 1884 Bismarck introdusse l’assicurazione per i lavoratori, medici e avvocati riesumarono la teoria già screditata delle “lividure” e altri esiti di traumi come causa di cancro (Malleson A. Whiplash and other useful disease. Cap. Lawyers, junk science and chicanery. McGill-Queen ‘s University Press, 2002).

@ Sp1959. 5 giorni dopo Ivrea anche a Firenze (studio avv. Bonafede, deputato 5stelle; giudice Nuvoli) la magistratura ha riconosciuto che l’uso del cellulare può provocare tumori del sistema nervoso. Non si tratta dunque di un fake a sostegno del business oncologico e giudiziario: è la terza sentenza del genere e quindi, soddisfacendo il Principio del Campanaio (1), è stato raggiunto l’elevato livello di rigore tipico dei contributi della magistratura alla medicina. Il Principio del Campanaio è applicato dalla scienza ufficiale del più alto livello di reputazione, es. nella ricerca oncologica (2), che magistrati e forze di polizia considerano fonte di verità, immune da interessi di parte o illeciti, e difendono come giannizzeri.

1 ”In The Hunting of the Snark di Lewis Carroll, il Campanaio dice: «Tutto quello che ti dico tre volte è vero».” (L’errore del campanaio. In: Follie e inganni della medicina. Skrabanek P. McCormick J. Marsilio, 1992).

2 “Some non-reproducible preclinical papers had spawned an entire field, with hundreds of secondary publications that expanded on elements of the original observation, but did not actually seek to confirm or falsify its fundamental basis. More troubling, some of the research has triggered a series of clinical studies — suggesting that many patients had subjected themselves to a trial of a regimen or agent that probably wouldn’t work. “ Begley CG, Ellis LM. Raise standards for preclinical cancer research. Nature, 2012.483;531.

@ MyOwnBoss. Grazie. Un articolo su Radiology dell’aprile 2017 (Larson et al) rileva che in USA il numero di TAC su bambini si è quintuplicato negli ultimi 13 anni. Una stima conservativa ha calcolato in USA tra 2640 e 9080 i casi di cancro all’anno causati da TAC pediatriche*. Ma su questo si sta zitti. La pericolosità delle onde EM aumenta in generale con l’aumentare della frequenza, e quindi dell’energia. Il pubblico viene invece indotto a credere a una “legge fisica” opposta, nella quale minore è la frequenza maggiore è il pericolo. Nell’articolo di Palmisano scopro nomi a me già noti per altri affari, in questa attività di magistrati e medici associati di uguagliare il rotondo al quadrato e di cambiare il bianco in nero.

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25 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Agosti “Strage di piazza della Loggia, lettera agli innocenti”

Dopo mezzo secolo suonate l’adunata per andare a cercare i mandanti della strage. Vivo a Brescia, che quando sono in gioco interessi USA sembra una dependance della vicina base NATO-USA. Vengono in mente quei baroni scozzesi di “Braveheart” che chiamavano a raccolta contro gli occupanti inglesi e sottobanco si erano venduti ad essi. A2A, la partecipata del Comune, che ogni volta che su Il Fatto commento gli interventi di Mattarella manda puntualmente le macchine spazzatrici a sfilarmi accanto sollevando lerciume mentre cammino, chiede la nomina a senatore a vita di Manlio Milani. Anche Mattarella, da decenni uomo di fiducia “su cui puntare” come presidente secondo un ambasciatore USA in Italia (La Stampa, 20 giu 2017), necessita di alibi per la sua fedeltà atlantica. Così, col machiavellismo e le capacità recitative che nella nostra classe dirigente occupano il posto di doti più pregiate, verranno prolungate la sacralità e la pompa che rivestono scelte di campo non molto eroiche.

Sui reali rapporti di A2A, della dirigenza e della popolazione bresciana, e delle istituzioni dello Stato con i mandanti della strage, vedi: 29 giugno 2017. Et in pulverem reverteris. I bresciani e i mandanti della strage del 1974. In: La medicina sotto la presidenza Mattarella

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5 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, la procura chiede l’archiviazione: “È impossibile stabilire movente e autore dell’omicidio””

“blackdog72. Le prove non ci sono per chi non vuole vedere, roma con pignatone rimane il porto delle nebbie che é sempre stata,troppe procure sono parte del sistema politico mafioso che domina l’Italia,per un magistrato onesto ci sono mille collusi.”

@ blackdog72. Mille forse no, ma per un magistrato onesto e coraggioso ce ne sono una dozzina collusi e, quel che forse è peggio, cento che “non sono nati col cuor di leone”. L’effetto complessivo è comunque quello di una magistratura sulla quale certe mamme possono contare quando danno mandato ai sicari e ai tirapiedi.

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17 settembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Limiti “Piazza della Loggia, la verità già nota 40 anni fa. Ma le indagini puntarono altrove”

S. Palidda, studioso del controllo di polizia, usa l’espressione “anamorfosi dello Stato di diritto” per indicare l’applicazione abnorme e omissiva delle norme a favore di interessi particolari. Come nelle anamorfosi ottiche, disegni deformi e irriconoscibili proiettati sullo schermo visibile al pubblico acquistano forma compiuta e presentabile. Hanno carattere di anamorfosi anche le innumerevoli ricostruzioni delle stragi dove è costante lo schema “l’impegno dei magistrati e investigatori non è mai mancato ma…” ma ci sono stati diabolici depistaggi. Credo che nessuna ricostruzione che voglia essere onesta e approfondita possa eludere il tema dell’applicazione del “codice atlantico”, delle connivenze e complicità di magistrati, forze di polizia e notabili locali alle operazioni sotto l’egida della Rosa dei Venti. Ieri e oggi. Il tribunale di Brescia ha da poco assolto un medico per avere incassato, quando era il rettore, lo stipendio di primario senza andare al lavoro: perché l’università e l’ospedale glielo hanno lasciato fare*. Una motivazione che suona farsesca al lettore comune. Un ragionamento giuridico che sa di anamorfosi, di mappatura di altre ragioni, riconducibili, per chi conosca gli affari che prosperano impuniti a Brescia, al ruolo dell’allora rettore di portaordini di Washington. Ordini che oggi riguardano operazioni mediche come Stamina e i vaccini imposti.

*M. Toresini. Corsera, 15 lug 2017.

 

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Vedi anche: Brescia non solo bombe

Milizie bresciane

17 dicembre 2013

Militi bresciani consegnano le consuete controdeduzioni ad un critico delle staminali mentre esce di casa (4 nov 2013, h 8:49, “checkpoint Feltrinelli”) ccc

16 dicembre 2013

Blog de ll Fatto

Commenti al post “Sorprende e uccide ladro nel Bresciano: arrestato per omicidio”

La caccia al ladruncolo culminata nell’omicidio appare come un incidente nell’ambito di un atteggiamento mentale radicato nella zona, consentito dalle istituzioni e alimentato dai piissimi media locali. Un essersi lasciati prendere la mano, avendo già in testa concezioni malsane; la vampata imprevista di un’esaltazione sorda e costante che in genere è tanto implacabile quanto furtiva e attenta a non esporsi. Dicono il vero i concittadini che nel difendere l’omicida lo descrivono come uno di loro; è stato solo più ingenuo e più stupido. Verrà tutto sistemato, probabilmente, ma i tanti guapparielli bresciani, e chi li incoraggia nel credere di essere “gente con le palle”, gente speciale esentata in certo grado dagli obblighi di civile convivenza, dovrebbero riflettere sull’accaduto. La legalità serve a proteggere anche da sé stessi, se la coscienza non ci arriva.

*  *  *

@ Andrea Bellucci. Non è un pistolotto, è una testimonianza. Penso che la distanza che separa chi si dice onesto dai “ladri che picchiano, stuprano e uccidono” è insufficiente, se ragiona come lei e si comporta come il derubato bresciano. Non metto in dubbio la liceità della legittima difesa. Però nell’esercitarla bisogna saper distinguere tra chi ruba televisori e scappa e chi “stupra e uccide”. Anche perché a tenere sempre spenta quest’area del cervello finisce che ci si sente giustificati nel fare i ganassa con chiunque non vada a genio; magari con chi la pensa in maniera diversa su certi affari locali che sono più del furto di televisori; ed è quello che succede a Brescia. Così che poi ladri d’appartamento e galantuomini divengono varietà diverse di una stessa specie.

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@ Andrea Bellucci. Mi scusi, ma prima di reagire si dovrebbe comunque guardare la situazione che si ha davanti, e poi regolarsi paragonando offesa e risposta. Ho sentito anche da altri dire cose simili alle sue. E mi è parso che prima ci fosse un impulso ad agire in maniera violenta, e poi si trovasse una giustificazione per farlo; così che i delinquenti considerati sono invariabilmente quelli della specie peggiore: stupratori, tagliagole, etc.. ; che purtroppo esistono, ma non sono l’unico genere. Non dico di fare una “profonda riflessione”, ma non si dovrebbe neppure chiudere gli occhi e sparare. Anche in medicina, considerare sempre il “worst case scenario” non è una sicurezza per il paziente, e può provocargli un danno.

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Oggi scadono la Tares e l’Imu. Sono inique e a volte non si riesce neppure a pagarle per difficoltà burocratiche. Tutti muti e in fila. Viene permessa una immigrazione sconsiderata, che conviene per ragioni di profitto. Bofonchiamenti inconcludenti, carnevalate, e supporto sottobanco. Ci sono troppi furti di topi d’appartamento? Nessuno si sogna di sollecitare le autorità e protestare se necessario. Leggendo i commenti, si vede come ci si esalta però nei sogni di “caccia all’albanese”. Non basta uccidere una persona per dimostrare a sé stessi e agli altri di essere “tosti”. E in certe circostanze, come questa, dove si è inseguito un ladro disarmato, sparare è al contrario segno di viltà.

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24 ottobre 2014. @ Gabriele. Se si spara ai ladri è perché la cultura buonista crea le condizioni di impunità che costringono il cittadini a difendersi da sé, dice lei. C’è del vero nella descrizione che lei dà del cittadino serlese, che politicamente non ha gli attributi per chiedere a chi comanda una giustizia efficiente, ma ci mette poco a convincersi che quindi è “costretto” a sparare ai “rifiuti” della società. Io non sono buonista. Soprattutto coi vigliacchi. Inseguire un ladro disarmato, trovarlo dopo due ore mentre scappa e sparargli non è legittima difesa per la quale non c’è il tempo di pensare. Del resto, a Brescia sono dei mastini quando sanno di potere fare gli spadarotta impunemente; mentre non gli sono bastati 40 anni per trovare i responsabili della bomba in piazza Loggia. Verso i potenti sono anzi dei cagnolini da grembo. Lei dice che “un delinquente dovrebbe perdere ogni diritto”. A me sembra che tanti bresciani abbiano una gran voglia di sentirsi superiori, portatori di diritti esclusivi, ma che davanti ai delinquenti grossi si prostrino e striscino, si mettano al loro servizio e riconoscano loro lo ius vitae et necis. Forse è anche per questo che le milizie bresciane quando c’è un ladruncolo che scappa, o quando viene dato loro l’incarico di impestare qualche persona onesta, si sfogano, mettendoci l’anima.

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19 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post “Brescia, sabato ha sparato e ucciso un ladro. Scarcerato Mirko Franzoni”

Non so dire se i giudici abbiano fatto bene o meno. Quel che so è che da quelle parti vige la versione settentrionale di quel laissez-faire che i magistrati siciliani degli anni Cinquanta applicavano alla mafia, alla quale riconoscevano così entro certi limiti un ruolo di regolatore dei conflitti. La chiamo “dottrina Pizzillo”, dal nome del magistrato che disse a Chinnici di fermare Falcone perché stava rovinando l’economia siciliana. A Brescia, in nome della sua natura di distretto produttivo, si lascia fare su comportamenti subdoli di prevaricazione e violenza, adottati anche verso chi non delinque, ma magari è di intralcio a reati. Questa franchigia, diseducando alla correttezza, e facendo credere di avere un diritto a oltrepassare la linea delle regole, può statisticamente finire per sfociare in episodi di violenza franca.

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15 agosto 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Brescia, assessore multata e denunciata dal vigile: “Lei non sa chi sono io, maleducato”

A Brescia stanno sviluppando la via giudiziaria alla ricrescita dei tessuti; in particolare, alla ricrescita dell’imene. Gli Spedali Civili si stanno rifacendo una verginità versando un bicchiere d’acqua sul fuoco dell’incendio Stamina che hanno appiccato su scala nazionale: ora non curano più i pazienti che hanno illuso con promesse fraudolente, e si oppongono alle richieste in questo senso con un vigore di intensità pari a quella del precedente lassismo. I vigili di Brescia appaiono con questo episodio come vittime del potere, grazie alle tremende intemperanze della consigliera comunale della giunta Del Bono. Nella mia esperienza, questa fierezza e indipendenza esistono solo in questa velina di dubbia natura. Per chi sia nelle attenzioni delle “istituzioni”, o meglio degli zelanti tirapiedi istituzionali di poteri forti, è al contrario possibile rilevare un parallelo, e rilevare una continuità, tra gli inquietanti comportamenti della polizia municipale di Brescia (18 marzo 2014, 5 mesi fa, il giorno precedente a quello dei soprusi che i vigili avrebbero subito dai politici dai quali dipendono) e gli inquietanti comportamenti, spostatisi da Brescia in Calabria, di calabresi condannati per ndrangheta (anche loro ammanicati con le istituzioni); così che viene da definire le guardie del Comune di Brescia come quel corpo che in alta uniforme porta la prima corona di fiori alla stele dei Caduti il giorno dell’anniversario della strage voluta dai poteri forti.

@ Daltrond. E’ molto chiara la notizia, come in uno spot. Si sta affermando come strumento di persuasione, propaganda e mistificazione lo spot giudiziario. Vedi Stamina. Un nuovo genere, e un’altra joint venture Stato-privati, dove la tutela della legalità viene utilizzata come rivestimento, e permette di meglio delinquere.

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18 agosto 2014

18 marzo 2014, Brescia. Un’ Alfa Romeo della polizia locale mi mostra l’affetto municipale soffocandomi di attenzioni, ancora più calorose del solito, in poche centinaia di metri appena esco a piedi da casa, ronzandomi attorno come un play-maker degli Harlem Globe Trotters: ora sfrecciando veloce, ora sbucando all’improvviso da dietro un angolo; ora facendosi trovare davanti a me, ferma in attesa, come a un regolamento di conti del clan dei marsigliesi. Purtroppo al ritorno scopro che dei vandali, rimasti sconosciuti nonostante i numerosi testimoni, hanno danneggiato l’auto sotto casa, urtandola con un furgone. Per una di quelle meccaniche all’apparenza impossibili così frequenti quando fa la sua comparsa la polizia, l’urto sulla fiancata per contraccolpo ha divelto il tergicristallo posteriore; come se all’effetto del mezzo pesante si fosse aggiunto quello della mano di una persona. Costo della riparazione: 500 euro.

Il giorno successivo, 19 marzo 2014, secondo la notizia diffusa solo diversi mesi dopo dai media nazionali, lo stesso corpo di polizia si sarebbe opposto coraggiosamente alle soverchierie verbali dell’assessore comunale all’educazione (v. sopra). Denunciandola addirittura alla magistratura; e mostrando così di avere un alto senso della legalità, al contrario del sottoscritto, che non ha denunciato il danneggiamento. Né ho denunciato la minaccia, e il tentativo di mettere a tacere chi è testimone di gravi illeciti, che il danneggiamento costituisce, ritenendo che non vi sia tutela della legalità per questi reati. E che vi sia anzi tutela della illegalità.

Sindaco: Emilio Del Bono. Assessore alla sicurezza: Valter Muchetti. Comandante della Polizia locale: Roberto Novelli. Comitato per la sicurezza e la legalità del Comune di Brescia: Roberto Mazzoncini, Giuseppe Porqueddu, Carlo Alberto Romano.

25 giugno 2014, Brescia. Nel partire da casa con l’auto, sentiamo che la marmitta fa rumore, cosa che non faceva fino a quando l’avevamo parcheggiata dopo averla usata la volta precedente. Il tubo di scappamento è abbassato: qualcuno ha rotto i fermi, evidentemente montando con un piede sul tubo di scappamento. Non è per me un danneggiamento inatteso:

a) So per esperienza che dopo azioni vistose, firmate, di “priming”, (v. sopra) quanto commesso verrà reiterato, in forme più “discrete”, fino a divenire routine. Facendolo apparire come dovuto tutt’al più a scorrettezze o illeciti generici (ciò che chiamo “metodo Dell’Osso”, dal nome del magistrato, attualmente Procuratore generale a Brescia, che sostiene che i piduisti sono solo affaristi, e non hanno intenti eversivi).

b) Ferve l’attività giudiziaria sul caso Stamina (vedi). Una ardita attività giudiziaria “bifronte”, con imputati per truffa nominati ausiliari dei giudici affinché proseguano la truffa; con magistrati che legittimano truffe presenti e future ordinando “terapie” da Vanna Marchi, contro il parere dell’establishment medico-scientifico; che sul punto avrebbe ragione, se non volesse a sua volta sfruttare il caso per imporre la versione industriale della stessa truffa, ed essere in futuro legibus solutus nel commetterne altre. Per fare sembrare una cosa seria questo groviglio bene ordinato di buffonate criminali, si stanno inscenando scontri degni dei duelli degli eroi omerici (ottenuto il nobile risultato, quello di far scendere allo Stato, e al Paese, un altro gradino della scala dell’istituzionalizzazione delle frodi mediche, per i contendenti tutto finirà con l’equivalente di una mangiata insieme in qualche trattoria). Occorre al successo della sceneggiata, e al buon nome degli attori, che venga tenuto a bada chi spiega come gli scontri siano una manfrina, e la vicenda una ciarlataneria di Stato, su larga scala, a danno dei cittadini. I galantuomini di Brescia stanno fornendo a questa truffa a favore del business medico un servizio completo: lancio di Stamina, opposizione a Stamina, e soppressione, anche tramite intimidazione, violenza, provocazione e discredito, delle voci che svelano (vedi) il carattere strumentale, illecito e speculativo dell’intera questione e i danni alla salute e agli averi che ne deriveranno per i cittadini.

c) Tra 2 giorni, il 27, ci trasferiremo per la stagione estiva in Calabria, con l’altra auto. Da anni è tradizione che partenze e arrivi vengano sottolineati con manifestazioni di simpatia di questo genere. In questo caso, è necessariamente rinviata al ritorno dalle ferie la riparazione del danno: l’auto resterà a Brescia con la marmitta penzolante per due mesi; come un pegno d’amore. Sono queste sottigliezze che mi danno la sensazione di avere a che fare a Brescia con gente che è intimamente turpe dietro alla facciata di rispettabilità. Del resto, in Calabria i tanti massoni locali, qualche ndranghetista certificato, e le forze di polizia del posto fanno del loro meglio per farmi sentire la stessa aria della civilissima Brescia.

15 agosto 2014, Spezzano. Leggo della notizia dei vigili bresciani che multano e denunciano l’assessore. Il pubblico per lo più applaude la scenetta dei vigili integerrimi che mettono a posto il politico arrogante. Penso che per me con i danneggiamenti all’auto si sta, tra le altre cose, istituendo un sistema di multe, per punirmi quando scrivo su cosa c’è dentro al sepolcro imbiancato delle istituzioni, e indurmi così a tacere o moderarmi.

Spezzano della Sila, 18 agosto 2014

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21 settembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di N. Dalla Chiesa “Expo: i ‘ghisa’ di Milano, vere sentinelle antimafia”

Professor Dalla Chiesa, lei è docente di sociologia. Mi permetto di segnalarle, se non lo conosce già, “Lynch S. M. (2007). Introduction to applied Bayesian statistics and estimation for social scientists.” Credo che il ragionamento bayesiano sia quello corretto per comparare, come lei fa “a sentimento”, i vigili urbani virtuosi con quelli disonesti. Quello che conta, secondo il teorema di Bayes, non è la percentuale, che si può supporre anche elevata, di vigili tra la minoranza di coloro che praticano comportamenti encomiabili; ma il rapporto tra questa e la percentuale di vigili tra coloro che militano nel molto più vasto campo dell’indifferenza, del pensare a curare i propri interessi e dell’illegalità istituzionalizzata. Il teorema di Bayes mostra come la presenza di una determinata categoria in percentuali elevate tra gli “eroi” – non inattesa, visto che una persona onesta es. in polizia declinerà questa sua onestà andando a scontrarsi con il crimine – non è indice del valore della categoria, ma è compatibile con un livello di corruzione della categoria maggiore che nella popolazione generale. Nella mia esperienza a Brescia, il rapporto tra le due “likelihood” non è affatto roseo come lei lo dipinge. E la conseguente probabilità a posteriori che, dato un vigile, questi sia contro il malaffare è inferiore alla probabilità a priori data dalla popopazione generale. Tanto che per me i vigili sono “sentinelle”, più che dell’antimafia, di grandi interessi illeciti (v. il mio sito). Interessi che quando occorre non si astengono dall’usare metodi mafiosi, e si avvalgono a questo fine di manovalanza istituzionale. Tra i danni della mafia andrebbe contato anche questo, di distogliere attenzioni e risorse contro altre forme di grande criminalità, e di favorire, fornendo uno standard negativo, valutazioni distorte e falsate sui relativi comportamenti delle istituzioni preposte alla legalità.

Francesco Pansera

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@ Pot. Sacrosanto. Ma non andrebbe neppure trascurato che (teorema di Bayes) la presenza di una determinata categoria in percentuali elevate tra gli “eroi” – non inattesa, visto che una persona onesta es. in polizia declinerà questa sua onestà andando a scontrarsi con il crimine – non è un indice affidabile del valore della categoria: è compatibile con un livello di corruzione della categoria maggiore che nella popolazione generale. E la probabilità a posteriori che, dato es. un vigile, questi sia contro il malaffare può essere inferiore alla probabilità a priori data dalla popolazione generale nonostante che alcuni vigili compiano azioni lodevoli.

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RastrelloGirelli

14 novembre 2014. Aggredito con un rastrello all’entrata a casa, con la motivazione dichiarata che non devo passare per un dato sentiero; pur essendo il sentiero su suolo pubblico, e non dando il passaggio fastidio ad alcuno. Nel biascicare in bresciano la promessa di future bastonature, gli assalitori, i coniugi Perotti, dicono di essere appoggiati dai carabinieri. L’aggressione appare essere stata l’esecuzione a freddo di un copione studiato a tavolino. Come un altro episodio, avvenuto il 17 giugno 2014. Uno dei neri che le suore ancelle della carità mettono a fare i posteggiatori dell’ospedale Poliambulanza di punto in bianco mi urlò minacce mentre passavo davanti all’entrata dell’ospedale, stando dall’altra parte della strada. Ad aggredirmi, poco dopo, nel parco davanti a una delle torri di San Polo, fu un barbone apparentemente ubriaco, est-europeo, che mi ferì all’avambraccio con le sue unghie sporche.

Sindaco: Emilio Del Bono Procuratore Della Repubblica: Tommaso Buonanno Prefetto: Livia Narcisa Brassesco Pace Vescovo: Luciano Monari Comandante provinciale CC: Giuseppe Spina Questore: Carmine Esposito Comandante vigili urbani: Roberto Novelli

L’aggressione gratuita del 14 novembre, che perpetua il perenne clima di intimidazione e provocazione, è avvenuta dopo questi commenti internet:

10 novembre 2014 Blog de Il Fatto. Commento al post di A. Tornago “Brescia, scontro in Procura. Una circolare per bloccare i colloqui tra pm e giornalisti”

Un giornalista d’inchiesta locale, Renato Rovetta, definì Brescia “una delle città più omertose d’Italia”. Brescia è considerata distretto produttivo anche sotto il profilo della legalità: i reati commessi a supporto dell’economia legale appaiono essere oggetto non di particolare attenzione, ma di una particolare franchigia. Inclusi quelli commessi a favore delle truffe dell’economia legale. Per me non è una buona notizia “l’istituzione di uno specifico nucleo della DIA a Brescia”. Non perché io abbia alcunché a che fare con la mafia, ma perché temo che il super-ufficio agirà come alibi e diversivo, andando così a rafforzare la già consolidata tradizione della borghesia mafiosa bresciana di libera commissione di abusi e reati e di uso della ritorsione in risposta alla loro denuncia (Cfr. A. Fusco, “I ragazzi di Cucarasi”. In: “Le rose del ventennio”).

13 novembre 2014. Blog de Il Fatto. Commento al post di M. Portanova “Aldo Moro, Grassi (Pd): “Pieczenik al Viminale per favorire l’omicidio”

Grazie alle singolari autoaccuse statunitensi, rimembranze di poliziotti e interventi tardivi della magistratura, sta tornando di moda considerare i comunisti di allora come vittime del “golpe di Via Fani”. Invece furono tra i congiurati, assicurandosi il favore degli anglosassoni, dei quali sono servi premurosi ormai da tanti anni. Credo che Moro volesse usare il PCI per dare all’Italia un’autonomia politica, progetto osteggiato da anglosassoni e russi. Quelli del PCI lo hanno consegnato ai suoi carnefici una volta avvenuto il sequestro, partecipando all’immonda sceneggiata della “fermezza” accoppiata al “non riuscire” a trovarlo. Ottenendo così dagli anglosassoni un placet i cui effetti sono oggi davanti ai nostri occhi. Moro fu eliminato perché avrebbe portato l’Italia a non essere totalmente soggiogata, a non essere sfruttata e degradata. Gli “atlantically correct” dei DS e della magistratura oggi non sono meno falsi e meno vili nel fare i sicari o i tirapiedi per mantenere lo status quo.

L’aggressione del 17 giugno 2014 è avvenuta il giorno dopo il commento: Blog de Il Fatto Commento al post di S. Marietti “Tav, io sto con Erri De Luca”

@ Carlo Pifferi. Le famiglie legate alla ndrangheta credo siano, per lo Stato, una specie protetta; quanto e più dei camosci e degli stambecchi. Se la loro attività criminale si estinguesse, sarebbe una liberazione per i cittadini ma un guaio per tanti “uomini delle istituzioni”: perché le ndrine forniscono un alibi allo Stato, alle forze di polizia e alla magistratura per fingere di non vedere certi crimini legati agli interessi dei poteri forti, con la scusa che si è impegnati contro questa entità che dicono invincibile; e permettono di commettere parzialità, abusi, omissioni, provocazioni, manipolazioni, reati gravi a favore degli stessi poteri, traendo legittimità e credibilità dalla lotta contro i demoni devoti alla Madonna di Polsi. Mafie e terrorismo favoriscono i crimini di Stato. Sembra che qualcosa di simile stia avvenendo anche in Val di Susa. (Ecco perché penso che i Notav dovrebbero evitare le tentazioni come quelle offerte dalla “persecuzione” di De Luca). Lei, che dice di appartenere ai meglio informati, e senz’altro è dalla parte dei più danarosi e dei più armati, non ha mancato di condire le sue affermazioni, per il resto tanto smodate quanto apodittiche, con la lotta alla ndrangheta. A me pare che la lotta alla mafia sia degenerata al punto che con essa si giustificano le peggiori cose. Dirsi contro la mafia è diventato un comodo camouflage per quelli che sono i meglio informati su come farsi i propri interessi a danno degli altri.

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18 novembre 2014. Nonostante il recente intervento dei CC e l’attenta presenza dei PS…

racc r/r online:

19 novembre 2014

Dr Patrizio Gattari e gli altri giudici della sentenza in oggetto c/o il Presidente del Tribunale di Milano Dr.ssa Livia Pomodoro Via Freguglia 1 20122 Milano

Oggetto: lotta alla mafia bassa e aiuto alla mafia alta in Lombardia nel 2014

Ieri 18 novembre ho postato un commento all’articolo de il Fatto Quotidiano “’Ndrangheta 40 arresti in Lombardia. Ripreso il conferimento della “Santa”, di A. Bartolini. Il commento è stato censurato. Lo riporto qui: “Queste ricorrenti notizie fanno pensare: “la mafia in Lombardia c’è; ma per fortuna c’è anche chi la combatte, e ci protegge.” Io vedo la cosa da un diverso punto di vista. Oggi, stesso giorno della notizia, ho pubblicato sul mio sito un articolo dove mostro che i giudici del tribunale di Milano con una sentenza sulla responsabilità del medico stanno favorendo frodi che danneggiano la salute (“La medicina difensiva come scusa e come illecito”). E oggi, a Brescia, ho ricevuto un altro danneggiamento alla mia auto, che come in precedenza presenta elementi che portano a ritenere che i mandanti siano tra coloro che dovrebbero tutelare la legalità. Quindi io penso che la lotta alla mafia sia un alibi e un diversivo, sotto al quale le istituzioni favoriscono poteri più forti e non meno pericolosi della mafia; anche con sistemi mafiosi o piduisti. Es. i poteri che stanno rendendo sempre più orientata al profitto la sanità, a scapito della tutela della salute. I cittadini vengono distratti e tenuti sottomessi facendogli credere che i poteri criminali che li minacciano siano costituiti soltanto dalla mafia, e che quindi le istituzioni li proteggano. In realtà, gli interessi dei cittadini vengono venduti ai potentati economici, mentre li si rassicura facendoli baloccare con l’ennesima replica del film del rito della puncitina, o facendoli illudere di avere capito tutto sbugiardando Maroni sulla mafia.” L’articolo al quale faccio riferimento “La medicina difensiva come scusa e come illecito”, è sul mio sito http:/menici60d15.wordpress.com/. Ho la modesta speranza che in quanto ho scritto vi siano cose che sarebbero utili ai magistrati nel loro lavoro: avrei preferito segnalare il mio articolo in altro modo. Ma devo riconoscere che in Italia, e inparticolare in Lombardia, di mafie ce ne sono due. Quella delle puncitine e quella dei grandi interessi economici e finanziari che sfruttano il Paese. E forze di polizia e magistrati combattono la mafia bassa anche perché così nascondono come aiutano la mafia alta. Oltre alla relazione tra lotta alla mafia e aiuto al business medico, credo che vi sia una relazione tra posizioni della magistratura come quelle che critico nella vostra sentenza e i reati che vengono liberamente commessi a mio danno (v. il post “Milizie bresciane” sul mio sito). Entrambe le attività favoriscono, tramite i poteri dello Stato, grandi interessi illeciti in medicina. Considero pertanto la magistratura corresponsabile, oltre che della situazione in cui verso, della serrata catena di stalking, molestie, provocazioni, minacce, aggressioni fisiche, danneggiamenti, abusi di potere, mobbing amministrativo, situazioni diffamatorie, etc. che, sulla base di pregresse esperienze, posso prevedere mi attenda in ritorsione all’avere scritto l’articolo.

Distinti saluti

Francesco Pansera

Dr F. Pansera Via Tosetti 30 25124 Brescia

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19 dicembre 2014

FurtoTargaAntFurtoTargaPost

Le ferite dell’aggressione con un’Arma impropria subita un mese prima (v. sopra) sotto casa  non si sono ancora sanate, che arriva un’altra botta: furto delle targhe dell’auto, nella notte tra il 15 e il 16 dic 2014. E’ il quarto danneggiamento dell’auto sotto casa nel solo 2014, e il terzo reato a carattere intimidatorio commesso sotto casa che subisco in un mese. Se le targhe verranno usate per commettere altri reati, sarà la seconda volta che ciò avviene con una mia auto mentre denuncio reati e abusi delle istituzioni. Un atto particolarmente vile, in quanto coinvolge la mia compagna, che è spaventata e depressa da questo susseguirsi di atti aggressivi. Il danneggiamento è avvenuto 3 giorni prima della partenza per le festività natalizie, e ha imposto di aggiungere ai preparativi adempimenti burocratici e materiali per rimediare con targhe provvisorie. Da diversi anni a questa parte devo attendermi “saluti” del genere, prima della partenza da Brescia per la Calabria, e al ritorno dalla Calabria a Brescia.

Nota positiva, l’alacre servizio, consueto in questi casi, di “personal scavenger” di A2A, partecipata del Comune di Brescia, che per tutta la giornata, mentre andavo e venivo dalla Questura (i cui computer erano in panne; quattro ore di attesa per fare la denuncia) mi ha in pratica tallonato, con una ventina di apparizioni di mezzi della nettezza urbana. E’ stata una consolazione l’incrociare, a volte in maniera ravvicinata, ogni pochi metri, come stazioni di una via crucis, altre volte a distanza come un miraggio di pulizia, gli spazzini e i loro cassoni di immondizia sulle strade irrimediabilmente sporche che mi tocca calcare. Una presenza altrettanto valida e rassicurante di quella dei CC, che invece si erano fatti vedere anche loro sul luogo del delitto, cioè sotto casa, ma la mattina prima.

Riporto i commenti su internet e una email che ho inviato pochi giorni prima di subire queste altre attenzioni. Riguardo alle basi fraudolente dello stanziamento del governo di 1 miliardo di euro in denaro pubblico per il costosissimo farmaco per l’epatite C, ho la spiacevole sensazione che un affare truffaldino a 9 zeri sia protetto da poveracci che venderebbero chiunque per cinquanta centesimi.

– 6 e 7 dicembre 2014 – Blog de Il Fatto – Commento al post di G. Valditara “Mafia Capitale e corruzione: che fare?”, censurato. 6 dicembre 2014 – Blog de Il Fatto – Commento al post di M. Portanova “Carminati si è imborghesito. Come la mafia”. In: Corruzione “qui tam” e sfruttamento.

– 12 dicembre 2014 – Email di risposta a una email di F. Roberti, di Bye bye Uncle Sam, del miliardo e mezzo di euro (poi, come prevedevo, ridotto a un miliardo) stanziato dal governo per la cura dell’epatite C col Sofosbuvir: “Forse la situazione evolverà verso cifre meno astronomiche, ma comunque ingiustificate. L’epatite C ha sempre fatto tanti soldi in maniera sorprendentemente facile, fin dall’inizio, quando questa etichetta è stata scoperta, o meglio creata, dalla Chiron Corporation a fine anni ’80. Come sai mi occupo di frodi mediche istituzionalizzate; ho intenzione di scrivere un articolo sull’epatite C. Posso prevedere quali saranno le reazioni; ma avrò contribuito così all’indotto, dato dalla corruzione e dalla censura, a beneficio dei nostri straccioni istituzionali.”

– v. anche scambio di commenti con Paola Porciello, nel suo post su Il Fatto del 13 dicembre 2014 “Stress e depressione: il circolo vizioso tra biologia ed esperienza che ci fa ammalare” sulla responsabilità di chi diffonde notizie a favore del business farmaceutico. In: Giornalismo medico.

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8 gennaio 2015. Ore 9:29. Il furgone della spazzatura di A2A targato CE 984 JM, procedendo su un marciapiede come se fosse in autostrada, mi sfiora, mentre sulla strada passa un’auto dei vigili urbani. Pagata la bolletta presso la direzione generale di A2A di Via Lamarmora, all’uscita, mentre attraverso le strisce pedonali, il radiotaxi targato EK 555 GV, n.17, mi punta come se la strada fosse libera, e devo correre per scansarmi. Arrivato a casa, trovo che qualcuno ha asportato il tergicristallo posteriore dall’auto. Ultimo commento pubblicato: ‘Sputtanarsi per screditare’ (In: ‘Corruzione “qui tam” e sfruttamento’), sull’inclusione dei vigili urbani e delle altre forze di polizia nel blocco sociale che esercita lo sfruttamento; censurato da Il Fatto e dal sito di Aldo Giannuli.

Sui media appare la notizia che è stata finalmente istituita a Brescia una sezione della Direzione Distrettuale Antimafia; che impiegherà circa 30 persone.

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1 marzo 2015. Trovo la fiancata dx dell’auto danneggiata da rigature multiple che vanno dalle luci posteriori allo specchietto retrovisore.

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Era da un po’ che non accadeva. La pausa è seguita alla raccomandata inviata il 14 gennaio scorso al comandante provinciale dei CC Spina e all’assessore alla sicurezza Muchetti, su come durante l’aggressione del 14 nov 2014 scorso gli aggressori abbiano specificato di avere ricevuto istruzioni in merito dai CC (registrato). E su come il 13 gen 2014 chi lo aveva affermato mi abbia inviato una raccomandata dove sostiene che il terreno demaniale sul quale se passo a loro dire posso aspettarmi altre bastonate sia stato loro assegnato dal Comune, con facoltà di impedire il transito; Comune già implicato in altri episodi intimidatori sotto casa. Ho chiesto al colonnello e all’assessore di conoscere se posso passare su quel suolo pubblico o no, ma non ho avuto risposta. La tregua è finita scaduti i 90 giorni utili perché sporgessi querela per lesioni. Il 23 febbraio 2015 ho ricevuto, alla presenza “casuale” di chi mi ha aggredito, che non incontravo da dicembre, una notifica giudiziaria della Corte d’appello di Brescia di una delibera dell’Ordine dei medici, presidente Di Stefano, che a oggi non ho ancora ritirato.

Ho risposto a questa procedura tipicamente andreottiana di un Ordine professionale che comunica con un suo iscritto tramite la magistratura con una lettera alla presidente della Corte d’appello Campanato (v. 1 mar 2015 in “Nuove P2 e organi interni“). Nei giorni precedenti a questo danneggiamento avevo inoltre postato commenti su come la corruzione a favore dei grandi interessi sulla ricerca biomedica sia sorretta dalle istituzioni (v. i commenti del 25 febbraio 2015 all’articolo “Corruzione, anche per Nature l’Italia agli ultimi posti” in “Corruzione “qui tam” e sfruttamento”); e su come si stia confermando che Stamina è una truffa di Stato, resa possibile e mantenuta anche da chi ha finto di combatterla (v. i commenti del 26 e 27 feb 2015 all’articolo “Caso Stamina: quando il giusto batte il potere” in “Appunti sulle frodi metodologiche e concettuali sulle staminali”). Nella lettera a Campanato avevo scritto che non appare “esserci una distanza umana enorme tra i cialtroni di strada che devo fronteggiare e le alte istituzioni” che fanno la loro parte da dietro la scrivania.

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12 marzo 15. Alle 14:30 trovo rigata anche l’altra fiancata dell’auto.

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Mi aspettavo che sarebbe accaduto ieri, dati gli incontri ravvicinati con macchine spazzatrici di A2A e i balletti della i polizia municipale; che comunque non sono mancati neanche oggi. In mattinata avevo postato le mie idee sull’antimafia al Nord:

“12 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “‘Ndrangheta, Libera: “Delrio non ha capito e ha sottovalutato i cutresi”

Delrio non è fanciullesco, come Libera ha interesse a dipingerlo. Né a Cutro, 10 000 abitanti, Satana ha creato lo sbocco diretto di un camino dall’inferno, il cui fumo renderebbe i cutresi demoni irresistibili. Delrio rappresenta chi ha interesse a impiantare e coltivare la delinquenza mafiosa al Nord. La mafia è l’appendice gangsteristica di un sistema che è tutto pervaso di mafiosità, a partire dalle istituzioni dello Stato, incluse magistratura e forze di polizia, e dai gruppi come il partito di Delrio, il PD. Una criminalità dal volto feroce fa comodo, e va quindi entro certi limiti favorita: la mafia di cosca, con la sua alta intensità criminale, fa sembrare pulita la massa del malaffare istituzionale, minore per intensità criminale ma cumulativamente non meno grave. Con una presenza mafiosa sul territorio, mentre si combattono santisti e picciotti si può meglio praticare la corruzione a favore di grandi interessi; anche con metodi paramafiosi. La presenza mafiosa rende la curva della distribuzione di frequenza dei livelli di illegalità al Nord “right skewed”, asimmetrica a destra: alza la media della illegalità che i cittadini possono attendersi dalla società e quindi dalle istituzioni e dalla politica. La paura della mafia favorisce la sottovalutazione del danno e del pericolo costituiti dal crimine istituzionale e dal connesso crimine dei poteri forti; è questa la vera sottovalutazione, ottenuta con abilità diabolica.”

I giornali riportano che la morte di Pantani è ora attribuita dalla perizia disposta dalla magistratura anche agli psicofarmaci, oltre che alla cocaina; è quanto avevo scritto, spiegandolo estesamente, agli inquirenti 11 anni fa, nella racc. r/r del 3 giugno 2004 al GIP Mussoni e al PM Gengarelli (v. Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico). Oggi perquisizioni dei ROS per la strage di P. Loggia del 1974. Mi pare ci sia un caratteristico “pipeline giudiziario”, che ritarda l’accertamento della verità per poi ripescarlo molti anni dopo, a giochi fatti, in modo da non occuparsi di attività “delicate” attuali; o in alcuni casi di occuparsene, ma all’incontrario…

Per il presente, appare delinearsi una strategia a tenaglia: sulla strada, davanti a casa, intimidazioni e provocazioni. I danneggiamenti e le violenze fisiche alla bisogna sarà possibile attribuirli, sdegnati, a teppisti, automobilisti sbadati, extracomunitari, civili cittadini da me portati a raptus, etc. Contemporaneamente, mobbing tramite atti ufficiali: l’Ordine dei medici mi ha sanzionato, dopo 18 mesi di “istruttoria”, su input di CC e prefettura, per avere denunciato le molestie su strada e il relativo ruolo della polizia; (e poco dopo avere scritto delle minacce di reiterazione di aggressioni fisiche accompagnante dall’affermazione di essere spalleggiati dai CC); il proc. Buonanno era a conoscenza di questo anomalo procedimento disciplinare, nel quale, riporta la delibera, l’Ordine si è avvalso anche di una perizia psichiatrica sui miei scritti; senza però comunicarmene il contenuto e l’esito. Ne ho chiesto copia al pres. Dell’Ordine Di Stefano, agli altri 11 medici che all’unanimità hanno approvato il procedimento e la delibera, al proc. Buonanno, all’estensore della perizia, tale prof. Luigi Croce, e al pres. della federazione degli Ordini dei medici, Bianco, che è senatore (PD) e siede in quella commissione sanità che tra i responsabili di ciò da me descritto come la truffa di Stato Stamina. Se continuo a non stare zitto, potrei essere dichiarato malato di mente. Se è solo una minaccia, che ha per messaggero gli uffici giudiziari di Brescia, forse sarebbe stata più appropriata la consulenza di un carrozziere, su quanto mi costerà questo non volere cedere alle intimidazioni e denunciare reati. Spero non la consulenza di un traumatologo.

D’ora in poi questi danneggiamenti, violenze e provocazioni mafiosamente “firmati”, associati a persecuzioni tramite abusi di potere, e associati a mie critiche e denunce sull’establishment e i suoi affari, li chiamerò “pennisi”. Questo è l’ottavo pennisi in dodici mesi, se non ne ho dimenticato qualcuno (v. sopra). Dal nome del magistrato, Roberto Pennisi, che da pochi mesi dirige la Direzione distrettuale antimafia di Brescia, tenuta a battesimo mentre ha luogo questo trattamento nei confronti di un medico che intralcia sia grandi affari illeciti, sia la corruzione istituzionale di supporto. Una DDA nata sotto i migliori auspici. Il PM Pennisi è persona degnissima, presumo; ma è anche il rappresentante di un’antimafia più buona a descrivere la mafia come una potenza infera che a debellarla; e di un’antimafia che funziona ottimamente come paravento morale per operazioni paramafiose istituzionali come questa, mentre è assente, o tiene gli occhi chiusi, come contrasto e deterrente a quell’humus istituzionale corrotto che spiega la facilità con la quale la mafia ha attecchito al Nord.

Stasera conferenza antimafia alla facoltà di giurisprudenza dell’università di Brescia; domani 13 marzo a Milano, nel celebrare la giornata europea delle staminali il magistrato Amedeo Santosuosso terrà una relazione intitolata “Il diritto alla salute non può andare contro la scienza”. Credo che il mio caso mostri che “il diritto alla salute non può andare contro la scienza”. Nel senso che mostra cosa succede a chi, fedele al principio etico che corrisponde al diritto costituzionale alla tutela della salute, va contro ciò che Santosuosso e i magistrati che rappresenta chiamano, nel curarne gli interessi criminali e promuoverne l’ideologia distorta, “scienza”.

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30 marzo 2015. Si conferma come il supplemento di stalking e mobbing, che include i “pennisi” sotto casa qui riportati, sia una specie di “strategia della tensione” volta ad alzare il livello dello “scontro” e a facilitare così la mia descrizione come pazzo inattendibile. Ricevo oggi 30 marzo 2015 la perizia dello psichiatra Luigi Croce disposta dall’Ordine dei medici di Brescia (Di Stefano) su di me; insieme ad una sanzione disciplinare. La contestazione è di avere scritto a CC e altre istituzioni lettere di denuncia sul mobbing ricevuto. La perizia è stata eseguita su queste lettere, e anche sulle stesse lettere di difesa che ho inviato all’Ordine in risposta alla contestazione; lettere che hanno incluso l’osservazione che chi ha richiesto la perizia, il presidente Di Stefano, ha dato il via libera a alla truffa Stamina come componente del comitato etico degli Spedali civili di Brescia mentre io scrivevo che era una incredibile truffa. Le conclusioni:  “Disturbi dello spettro schizofrenico e altri disturbi psicotici (298.8 al DSM 5, F28 all’ICD10)”. Mi viene reso noto oggi, ma è da otto mesi che sarei stato etichettato così; la perizia e la sanzione, su richiesta dei CC (Turchi, Spina) e della Prefettura (Brassesco Pace, Verrusio),  di concerto con la Procura (Buonanno) e il Ministero della sanità (Lorenzin), sarebbero del luglio 2014, ma sarebbero state trattenute fino al marzo 2015. In pratica le istituzioni – e i singoli – che ho descritto come responsabili di Stamina come truffa di Stato, appena salvato Vannoni mi rispondono dandomi del pazzo da DSM, il manuale diagnostico USA dei disturbi psichiatrici. Lo Stato garantisce così la protezione da critiche e denunce alle fragili basi delle frodi biomediche che appoggerà in futuro, come sta appoggiando quella delle staminali. Che la spiegazione di quanto affermo sia da cercarsi nella schizofrenia si evince secondo questi signori dai miei scritti. Riporto brani dell’analisi dei testi delle mie lettere fatta dallo psichiatra Croce, direttore sanitario dell’ANFFAS di Brescia, medico del Consorzio Sir di Milano, direttore scientifico del centro per l’autismo Domino di Milano; e alcuni miei commenti postati poco prima di ricevere questo esempio di “decoro e dignità della professione”, ciò che invece io non avrei rispettato, meritando quindi oltre che la perizia psichiatrica positiva per schizofrenia una sanzione. Sanzione che va sotto il nome di “Avvertimento”.

Sembra essere di fronte al deragliamento dissociativo e all’insalata di parole delle psicosi schizofreniche.” (Luigi Croce)

18 marzo 2015 Blog de Il Fatto Commento al post di A. Gianbartolomei “Stamina, Davide Vannoni patteggia condanna a un anno e dieci mesi”

Parlare di “trionfo della scienza” perché finalmente si sono fermati soggetti “in divisa da ladro”, e gli è pure stato dato un paterno scappellotto, è come dare una cattedra di fisica per chiara fama a chi risponde “ma va la’ ” a quelli che credono che si possano piegare i cucchiai col pensiero. La corrotta ricerca biomedica ha bisogno di essere definita a contrario, non per i propri comportamenti e meriti, ma facendola apparire come baluardo all’oscurantismo; questo connubio teatrale, dopo tanto torpore, di “giustizia e scienza” appare piuttosto essere la manifestazione di una sotterranea intesa tra magistratura e grande business biomedico. Del resto lo Stato occupato dai corrotti si giova dall’essere definito non per la sua aderenza alla Costituzione, ma come l’opposto del terrorismo e della mafia; che quindi quando occorre aiuta sottobanco. Analogamente, prima di fare la faccia severa lo Stato ha permesso per molti anni a una volgare truffa di spacciare le sue assurdità ai malati e ai familiari. E – cosa perfino peggiore, ma che viene taciuta – di impiantare così nel pubblico aspettative false ma sentite sulla cura delle malattie; di rendere “regnant social expectations” (Callahan) le promesse irrazionali della scienza ufficiale sulle staminali; a vantaggio di quegli affari illeciti, troppo grandi e sofisticati per essere semplicemente definiti ciarlataneria, che i nostri magistrati, candidi come colombe, identificano con la “scienza”.

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Probabili falsi ricordi e rappresentazioni deliranti ex novo di fatti e accadimenti senza significato specifico di ordine casuale, sul vissuto, la percezione e le convinzioni di F.P”. (Luigi Croce)

19 marzo 2015 Blog de Il Fatto Commento al post di A. Tornago “Brescia, rettore assume ex segretaria Gelmini. Indaga Corte dei Conti”

Pecorelli, ginecologo, è sia il rettore dell’università della quale gli Spedali civili di Brescia sono il policlinico, sia il presidente dell’Aifa. Cioè comanda sia nell’ospedale pubblico che ha accolto i magliari di Stamina, sia nell’agenzia statale che dovrebbe assicurare la “scientificità” dei farmaci. Non è strano? Solo se si bevono le veline mediatiche: Stamina fa sembrare scientifiche le terapie ufficiali, e aiuta la pretesa di una farmacologia al di sopra della legge, e che si fa legge. Il trasformare la “health” in “wealth” necessita di questi “stunt” di marketing, e di certi pupari. E anche di amici nelle istituzioni. Nella primavera del 2014 ho assistito a una scena agghiacciante. All’università di Brescia Nicola Gratteri ha prima, parlando di come combatte gli ndranghetisti, trascinato l’uditorio; me compreso, che ho antenati delle sue parti e trovo affinità perfino fisionomiche, oltre che culturali, con Gratteri; e poi è stato zitto e sorridente, facendo da testimonial, mentre Pecorelli esponeva il progetto “Health and wealth”. Un progetto che vuole fare affari sulla salute; che non può funzionare senza frodi, senza impunità e aiuti istituzionali alle frodi, senza la soppressione delle voci di denuncia; nella migliore tradizione paramafiosa delle nostre istituzioni e classi dirigenti. Altro che assistere alla puncitina.

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Sospettosità pervasiva, collegata all’aura persecutoria sempre presente e all’indebolimento della capacità critica e di giudizio.” (Luigi Croce)

26 marzo 2015 Blog de Il Fatto Commento al post “Corruzione, Orlando: “Chi lo fa tradisce Paese”. M5S: “Grasso ritiri firma da ddl” “

Come osservato anche da specialisti (D.F. Thompson, Two concepts of corruption) di corruzione ce ne sono due tipi. Una è quella che mette in vendita il potere istituzionale per ottenere un vantaggio individuale, es. intascando mazzette. L’altra fa dell’istituzione uno strumento dei poteri forti, es. facendo in modo che le tasse servano a redistribuire legalmente la ricchezza dai più poveri ai più ricchi; o che amministrazioni pubbliche, incluse quelle che dovrebbero tutelare la legalità, servano da strumento per modellare la vita politica e sociale a favore degli affari illeciti dei poteri forti. Quando si parla di corruzione si considera, come fa questo ministro di grazia e giustizia, solo un tipo, la corruzione individuale, quella delle mazzette, più evidente concettualmente, ma meno dannosa rispetto alla corruzione che istituzionalizza il crimine. Quest’ultima costituisce un autentico alto tradimento e ha effetti molto più gravi. Ma viene tenuta nascosta, anche atteggiandosi a nemici delle corruzione individuale, quella che derubando il popolo toglie parte del bottino ai poteri forti. Lo sdegno verso la corruzione “qui tam” , la corruzione “per il re”, da parte di alcuni che ricoprono cariche istituzionali servendo i poteri forti ricorda il disprezzo e l’ostilità dei mafiosi verso i topi d’appartamento.

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Deteriorarsi della critica e della razionalità in un clima crescente di destabilizzazione emotiva e affettiva.” (Luigi Croce)

26 marzo 2015 Blog de Il Fatto Commento al post di A. Capitano “Corruzione, un male tutto italiano. Non solo nel libro di Cantone”

Ci sono due tipi di corruzione (es. DF Thompson, Two concepts of corruption). Raffaele Cantone ne considera solo uno: la corruzione individuale, delle mazzette. Del secondo tipo, la corruzione istituzionale, le persone perbene non parlano; nonostante gli intrecci tra le due. In effetti è “con la precisione di un orologiaio” che mentre dipinge in modo così vivido la ben nota figura del ladro che intasca tangenti, finge che non esista la corruzione che fa delle istituzioni uno strumento dei poteri forti; che legalizza prelievi illeciti dalle tasche dei cittadini di diversi ordini di grandezza maggiori. La corruzione che sta togliendo al paese democrazia, e che trasferisce ricchezza dal basso verso l’alto; che ha interesse a ridimensionare la corruzione dei forchettoni per avere più spazio per esercitare il proprio, di sfruttamento, che è anche più pesante; e che trae quindi un doppio vantaggio dall’addossare ai concorrenti della corruzione individuale gli effetti delle sue spoliazioni. La corruzione di chi serve le ruberie “del re”, ottenendo un posto a corte; corruzione alla quale la casta di Cantone, i magistrati, composta anche di persone che magari preferirebbero farsi tagliare una mano anziché usarla per accettare una volgare bustarella, sta dando un valido contributo. Di “tutto italiano” c’è forse la furbizia di presentare la corruzione individuale come l’unica, ed esaltarla, in modo da favorire la corruzione istituzionale, quella che cede lo Stato ai poteri forti.

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L’intuizione delirante sembra esprimersi compitamente sotto forma di delirio esplicito” (Luigi Croce)

29 marzo 2015 Blog de Il Fatto Commento al post di L. Musolino “Reggio Calabria, uomo spara davanti a teatro del convegno Md con Orlando”

La presenza congiunta a un convegno di una corrente della magistratura del Guardasigilli Orlando Andrea e di uno spostato che arriva e senza ragione spara a me dà l’impressione di una intimidazione, verso quei magistrati che fossero ancora recalcitranti ad accettare che le leggi reali alle quali si devono sottomettere sono diverse da quelle scritte. Gli amici dei magistrati, CC e Viminale, sono, nella mia esperienza, bravini nel “fare accadere” fatti a doppia chiave di lettura, una per il pubblico, l’altra per il destinatario del messaggio; attingendo al campionario umano del quale dispongono in ragione della parte legale delle loro attività. Oggi, al tempo del “colpo di Stato di banche e governi” (G. Pasquino) chi si esponga a difendere i principi racchiusi nella Costituzione può attendersi incidenti, e episodi di violenza e provocazione, apparentemente senza senso; ma in realtà mirati; e provenienti da dove chi vorrebbe credere nel principio di legalità meno se lo aspetterebbe.

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Penso di subire, con questa perizia a coronamento del mobbing extra, una forma grave di quella corruzione a favore dei poteri forti che viene studiata come “corruzione istituzionale”, distinguendola dalla “corruzione individuale”. (Io la chiamo corruzione “qui tam” cioè corruzione “a favore del re”). E’ interessante che tale forma di corruzione sia stata identificata da alcuni studiando le frodi mediche strutturali (1,2): lo stesso percorso a ritroso che ho fatto io nel giungere a conclusioni simili. Gli autori che studiano questa forma di corruzione, che è meno meno evidente di quella delle mazzette, considerano che si possono avere forme miste. Il comportamento che ricevo è indiscernibile da quello di chi sia a libro paga delle multinazionali farmaceutiche; e se un numero n di loro non fosse pagato ciò non costituirebbe un’attenuante, perché la corruzione istituzionale è comunque più grave di quella individuale. Resta il dubbio della proporzione delle due forme di corruzione nel mio caso. Sarà la grave patologia psichiatrica dalla quale sarei affetto, se i componenti del “mob”, del “branco” che è arrivato a questo punto; carabinieri, medici, magistrati, prefetti, ministri, periti, universitari, etc. , nella mia povera mente sconvolta paiono sussumersi in un’unica figura. Quella di un ibrido tra una puttana e un mafioso.

[1] Light DW. Lexchin J Darrow JJ. Institutional corruption of pharmaceuticals and the myth of safe and effective drugs. Journal of law, medicine and ethics. June 1, 2013. [2] Light DW. Strengthening the Theory of institutional corruptions: broadening, clarifying, and measuring. Edmond J. Safra Working Paper, No. 2. 20 march 2013.

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21 aprile  2015. Ricevo indietro, rispedita al mittente, la raccomandata del 5 marzo 2015 al presidente della Federazione degli Ordini dei medici sen. Amedeo Bianco (PD), sulla perizia psichiatrica sui miei scritti indotta dai CC e preparata dall’Ordine dei medici di Brescia. L’avevo spedita a:

Sen. Dr. Amedeo Bianco Senato – XII Commissione Igiene e sanità Piazza Madama 00186 Roma

Sulla busta, chiusa, è stampigliato:

CARABINIERI

SOTTOPOSTO

A CONTROLLO

A oggi risulta essere stata ricevuta solo la copia che ho inviato all’Ordine di Brescia, mentre non ho avuto la ricevuta della copia per Il procuratore Buonanno. Pochi giorni fa ho postato questo:

17 aprile 2015 Blog de il Fatto Commento al post di M. Bella “Sindone: quando la storia può essere rigorosa quanto la scienza”

@ Gianni Monroe. Affidare la custodia del pollaio alle volpi in termine tecnico si chiama “cattura normativa” (una delle finalità di quella tragedia e farsa del caso Stamina). @ Gianni Monroe. Lei dà come entità primitive l’indifferenza dei valori morali, che non sarebbero che mere convenzioni sociali, e allo stesso tempo la “bellezza” della “comunità scientifica”, che ci proteggerebbe dalle frodi. La frode c’entra perché con questa “business ontology” così svergolata uno dei principali attori della frodi biomediche strutturali, l’establishment scientifico, viene posto in una posizione privilegiata di controllore delle frodi stesse. Così es. basta fare in modo, con la compiacenza e la partecipazione delle istituzioni dello Stato, che a Stamina, una banale frode che normalmente sarebbe durata 30 minuti, il tempo dell’arrivo del maresciallo dei CC, vengano invece fatte assumere dimensioni giganti, per poter presentare per contrasto una comunità scientifica corrotta come il baluardo contro la ciarlataneria; con magistrati come Guariniello e Santosuosso che come lei commentano inneggiando alla “scienza” quando dovrebbero controllarne gli abusi, coonestando una cattura normativa che è anche “deep capture” (Hanson e Yosifon), cioè cattura culturale. Invece per me non c’è bisogno della filosofia per assumere che la medicina non deve nuocere al paziente a favore di chi la vende. E occorre prendere tristemente atto (v. Gotzsche, cit.) che la ricerca scientifica ai nostri giorni non è la cura, ma è parte della patogenesi. La volontà di rappresentare posizioni, interessi, e rapporti di forza senza infingimenti è già un orientarsi verso la soluzione.

Nell‘articolo “La paranza delle staminali. Il palpabile e il tangibile”, inedito,  scritto circa un anno fa, descrivo quello che mi pare il ruolo di controllo dei CC – collaboratori istituzionali dell’AIFA – in queste truffe dello Stato, Stato del quale il senatore Bianco è rappresentante, oltre che essere rappresentante degli interessi corporativi dei medici:

Nelle paranze delle truffe di strada sono presenti anche gorilla, come servizio d’ordine ed esattori. Nel gergo dei truffatori USA, lo “Heavy “ si incarica inoltre di allontanare e dissuadere chi metta sull’avviso il “mug”, il pollo. Un altro nome dell’addetto è “Freddy” che sarebbe l’abbreviazione di “Fourteen weeks Freddy”, dove le 14 settimane sono la degenza prevista dopo un suo trattamento [Lovell S. How to cheat at everything. A con man reveals the secrets of the esoteric trade of cheating, scams and hustles. L & L Publishing, 2003 ]. In una truffa di alto livello come è quella delle staminali, sono le istituzioni dello Stato che si assumono, oltre che la funzione di “shill”, di spalla, anche quella di Freddy, screditando, emarginando e intimidendo il guastafeste. A partire dalle istituzioni alle quali è deputata la tutela della legalità. Non ci sono soltanto i Nuclei Anti Sofisticazioni; appaiono esserci anche dei nuclei pro sofisticazioni. La cultura mafiosa, ben radicata nei poteri dello Stato, viene in aiuto.”

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14 maggio 2015. Nono “pennisi”. Due giorni fa ho postato un commento sull’assoluzione di Scajola e De Gennaro riguardo all’omicidio Biagi:

Blog de Il Fatto – Commento al post “Marco Biagi, prescritti De Gennaro e Scajola. ‘Si confrontino con loro coscienze’

Credo che sarebbe più dignitoso e utile se si riconoscesse apertamente che la magistratura non ha la possibilità – né in generale ha la voglia – di perseguire i crimini commessi dai circoli di potere superiori. Fino a quando si tratta di mafiosi che bruciano i santini e sciolgono le vittime nell’acido, o di mangioni filmati mentre intascano la busta coi contanti, e fino a quando si tratta di dipingere mafiosi e mangioni come dei Satana in persona, ai quali i magistrati si oppongono come strenui difensori dei cittadini, è un conto. Ma quando si tratta del Satana vero, coi suoi tirapiedi istituzionali (o mafiosi), dei crimini politici che da decenni servono a tenere soggiogato il Paese, i magistrati molto spesso guardano altrove o si limitano a fingere di interessarsi. O peggio, a volte attuano comportamenti che appaiono consonanti con la volontà dei mandanti, contribuendo a isolare la vittima prima dell’esecuzione e lasciandosi facilmente “depistare”.

Oggi la mia compagna al ritorno dal lavoro mi dice che stamattina ha trovato una rigatura sulla portiera destra dell’auto.

Cliccare per ingrandire

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Nella stessa mattinata avevo letto un articolo [1] che mostra in modo chiaro come i proclami di questi stessi giorni del ministro Lorenzin sulle mammografie che salvano vite in massa [2] siano un inganno: lo screening mammografico non incide al punto di ridurre la mortalità totale delle donne che vi si sottomettono (che comunque va valutata con trial clinici, non con studi ecologici); sta venendo criticato in USA e UK, in sedi ortodosse [3,4], ammettendo i forti limiti di efficacia e i gravi danni, finora sottaciuti, che provoca; (mentre è in preparazione il passaggio a un nuovo corso per il business biomedico nel settore [5]). In Italia la questione è stata tradotta mettendo in scena una sapiente sceneggiata, con Grillo che è abrasivo senza necessità, e passa così per estremista o “pericoloso disinformatore”, mentre in realtà annacqua le critiche che sono ormai considerate nel dibattito internazionale. La Lorenzin non è da meno, recitando la parte dell’indignata e propagando, dalla poltrona di responsabile della salute dei cittadini, notizie false e ingannevoli sul rapporto danni/benefici, in realtà assai poco brillante, di questo screening. E’ intervenuto anche Renzi, poco dopo avere riformato in pejus la legge a torto a attribuita a Biagi, a cantare da par suo le lodi sperticate di quel “qualifed failure” che sono gli screening. Del resto, non dovrebbe sorprendere che faccia propaganda a un genere di medicina che si affianca al lavoro e alle tasse nel dare corpo a forme mascherate di sfruttamento.

Non conosco i retroscena dell’omicidio Biagi, persona rispettabile e a quanto si sa non invisa al potere; ma mi pare improbabile che sia stata casuale la complementarietà tra la apparentemente ottusa baldanza degli assassini, che si preannunciano, e l’apparentemente ottusa noncuranza di chi avrebbe dovuto fermarli. C’è chi sostiene che vi sia anche qui lo zampino dell’orchestra nera internazionale: con i capi delle BR dipendenti di un’industria bellica USA e in possesso del nullaosta NOS dei servizi segreti italiani [6]. Appare inoltre che l’omicidio Biagi, come altri, sia “caduto a proposito”, ricoprendo con la sacralità di una vittima del terrorismo la regressione liberista delle leggi sul lavoro.

Forse tra le finalità dell’omicidio Biagi; tra le finalità della atroce e squallida vicenda che corrisponde al genere letterario del “realismo perverso” reso celebre da Kafka, con le richieste di aiuto inascoltate e le manifestazioni di disprezzo gratuite e ostentate da parte delle istituzioni [7], vi è stata anche quella di lanciare una minaccia agli intellettuali, agli studiosi: se vogliamo, possiamo colpire a piacimento. Sbagli a credere alle chiacchiere sulla libertà di pensiero e di espressione. Sbagli a pensare che il tuo rango e il tuo ruolo sociale ti diano la benché minima protezione. Sei uno scriba alla corte di un re barbaro. Possiamo farti annunciare dagli idioti che usiamo come inconsapevoli esecutori che verrai ucciso. E la tua fine sarà ineluttabile. La tua vita sarà nelle mani di uomini delle istituzioni che usano la tracotanza per coprire la loro viltà. Non ti servirà chiamare aiuto rivolgendoti alla polizia: ti rideranno in faccia, dipingendoti come un “rompicoglioni” a caccia di vantaggi personali. Non rispetteremo nemmeno il tuo cadavere, ma lo esporremo come capro espiatorio, attribuendo a te i nostri misfatti, che tu invece hai tentato di contenere.

E gli studiosi e gli intellettuali sono addomesticati, con questo e con mille altri mezzi, così che ad esempio oggi il ministro della sanità può rinverdire falsità ormai smascherate, avendo per spalla un istrione; preparando allo stesso tempo il terreno per le frodi future.  Non si è alzata una voce seria e onesta, tra i vari esperti accreditati, a diradare il polverone, chiarendo ai cittadini come stanno le cose sulla mammografia. A spiegare come sia il tipico caso di trattamento “non dominante”, dove a livello di popolazione a benefici incerti e limitati si associano danni, anche mortali, netti e corposi. A spiegare come abbia il carattere di una scommessa rischiosa, di un investimento speculativo, dove raramente si può vincere, ma non è raro che invece si perda, e dove si può perdere tutto. Di come abbia moltiplicato di molte volte il carico di malattia con i falsi positivi, le diagnosi false. Non sono stati citati gli specialisti internazionali che si sono espressi contro questo screening; non è stato riferito del dibattito in corso sulla necessità di informare adeguatamente le persone dei rischi e dei danni che corrono sottoponendosi a screening. Mentre in altri paesi ci si interroga sullo stato di degrado nel quale sono cadute la medicina e la ricerca, da noi la questione è stata ridotta al bisticcio sgangherato tra un arruffone che cerca l’effetto teatrale e una informatrice farmaceutica, o una promotrice finanziaria che, messa a fare il ministro, ripete una spudorata lezioncina con voce sicura ma senza sapere di cosa parla. Abbiamo così lo Stato che tradisce i cittadini, inducendoli a fare carne da cannone per il business biomedico; grazie anche agli apparati che si occupano di mantenere su di una rotta deviata il corso della vita del Paese, comodamente all’opera anche al tempo del ministro Alfano, del prefetto Pansa, del generale Del Sette e dell’attuale magistratura.

[1] Saquib N et al. Does screening for disease save lives in asymptomatic adults? Systematic review of meta-analyses and randomized trials. International Journal of Epidemiology, 2015.  1-14. doi: 10.1093/ije/dyu140.

[2] “Le sue dichiarazioni [di Grillo] sono un concentrato di pericolosissima disinformazione – ha aggiunto -. Sull’oncologia tutti i dati, e l’evidenza scientifica, ci dicono che l’arma più efficace, talvolta l’unica, per sconfiggere il cancro è la prevenzione. Tra questi il tumore alla mammella, che le donne possono sconfigge proprio grazie alle mammografie e ai controlli da protocollo. Questo è uno dei casi in cui i dati parlano in modo chiaro, tanto che la mortalità delle donne per tumore al seno è nettamente più bassa in quelle zone dove i piani di screening e le mammografie coinvolgono una percentuale maggiore di donne”. Repubblica, 9 maggio 2015.

[3] Gotzsche P.C. Screening: a seductive paradigm that has generally failed us. International Journal of Epidemiology, 2015.  1-14.doi: 10.1093/ije/dyu267.

[4] Barratt A. Overdiagnosis in mammography screening: a 45 year journey from shadowy idea to acknowledged reality. BMJ, 2015;350:h867 doi: 10.1136/bmj.h867.

[5] Topol E J. Time to end routine mammography. Medscape, 6 mag 2015.

[6] F. Dezzani. Omicidio Marco Biagi: il terrorismo di Stato è tra noi. 6 marzo 2015. Reperibile su Internet.

[7] Lupacchini O. Il ritorno delle Brigate Rosse. Una sanguinosa illusione. Koinè, 2005.

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17 ottobre 2015, sabato. Le strade di Brescia diventano più strette e trafficate da mezzi pubblici: per 3 volte in un breve percorso, incontri ravvicinatri con bus di Brescia mobilità. Due mi vengono incontro sfrecciando a pochi centimetri in punti dove la carreggiata è ristretta, l’altro entra in una rotonda non rispettando la precedenza e avvicinandosi col muso alla fiancata dell’auto. In due casi i bus sono stati preceduti pochi secondi prima da mezzi della PS; il ricordo dell’altro è stato suscitato al ritorno da una volante della GdF a pochi metri dal luogo dove all’andata c’è stata la prima acrobazia della giornata. Entrando a casa, un condomino, sottufficiale di aviazione nella vicina base NATO, nel redarguirmi mi dice “Stia attento”. Secondo lui, che mi trovo regolarmente davanti all’entrata e all’uscita anche più volte al giorno, sarei io a molestarlo, perché lo filmo quando gli incontri diventano frequenti al punto che nell’uscire di casa o rientrare posso prevedere che lo troverò. La moglie, che pulisce le scale, è sbadata: spesso passa stracci e spruzza spray su gradini e ringhiere quando si trova sulle scale più in alto rispetto a me, così che il liquido mi va addosso; un paio di volte o più ha lasciato l’ascensore aperto all’ultimo piano quando dovevo salire.
La sera prima avevo postato questo:

16 ottobre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Mercedes Vito, Papa Francesco benedice il primo esemplare prodotto in Argentina”

 
Nel suo libro “The shock doctrine” (2008) Naomi Klein riporta che la Mercedes-Benz Argentina è stata accusata di avere segnalato negli anni ’70 alla giunta militare nome e indirizzo di 16 sindacalisti di un suo impianto. I 16 finirono tra i desaparecidos. 14 di loro non sono mai più tornati. La fonte citata nel libro è l’articolo: Sergio Correa, “Los desaparecidos de Mercedes-Benz” BBC Mundo, November 5, 2002.

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25 gennaio 2016. Tornano i pennisi: nuovi graffi sui vecchi.

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Seguiti in giornata da un campionario di altre provocazioni per strada, nell’ambito di un crescendo che dura da tempo. Il casus belli potrebbero essere i miei recenti commenti su affari loschi delle istituzioni bresciane (1), a giudicare dagli ostentati e insistiti incontri nei giorni precedenti con la polizia locale del sindaco Del Bono  e dell’assessore alla sicurezza Muchetti, e data la precedente associazione tra guardie comunali, danneggiamenti all’auto e aggressioni fisiche. Da segnalare anche l’attenzione manifestata 5 giorni prima dal nuovo prefetto Valenti – che appare un degno successore di Tronca, Cancellieri, Brassesco Pace – alle esigenze di sicurezza della vicina Poliambulanza, roccaforte dell’industria medica cattolica:

Le ragioni principali vanno probabilmente ricercate nella volontà di mantenere un livello di “strategia della tensione”, dati  le mie recenti segnalazioni di operazioni di manipolazione a danno della salute dei cittadini (manipolazioni protette; senza le quali un doppione ospedaliero come la Poliambulanza non solo non prospererebbe; ma non potrebbe neppure esistere); e in particolare sulla fondamentale partecipazione della magistratura. Es. l’osservazione che i magistrati, indottrinando le scolaresche su tesi sull’inquinamento non adeguatamente fondate scientificamente e sistematicamente distorte a favore del profitto, non tutelano la salute pubblica, ma all’opposto spingono con la loro credibilità e autorevolezza i minori e i futuri cittadini verso le frodi del business biomedico; business che in questo modo aiutano anche contribuendo a istituzionalizzarne i crimini, che sono sofisticati omologhi di quelli della “S. Rita” (2). I boicottaggi sistematici, lo stalking, i pennisi, la ricerca martellante di una reazione per mascherare la mafiosità istituzionale, eseguiti con tracotanza da parte di chi non ne avrebbe il coraggio se non fosse sicuro di potere contare sull’impunità giudiziaria, sono l’altra faccia della medaglia di questi “slanci” coi quali i magistrati allo stesso tempo vincono il favore del pubblico e servono il potere nei suoi aspetti più cupi e sordidi.

1 In: Brescia non solo bombe
2 In: Nuove P2 e organi interniIlva. Dal cancro nascosto al cancro inventato ; Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi

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13 febbraio 2016

ccc
Telethon. La manipolazione dello sperabile e la squadra pro-truffa

Undicesimo pennisi. Torna l’accoppiamento tra teppismo amministrativo-giudiziario e teppismo di strada. Il 10 febbraio 2016 il presidente dell’ordine Di Stefano mi comunica con racc ar che il provvedimento disciplinare nei miei confronti, emesso nel luglio 2014, “è divenuto esecutivo”. Il giorno dopo, l’11, rispondo a lui e al presidente della Corte d’appello f.f. Fischetti con racc ar online che il procedimento, la sanzione e l’inclusa diagnosi psichiatrica configurano reati, volti a favorire le truffe che denuncio e a impedire ulteriori denunce. Oggi sabato 13, alle 14:30 scopro un nuovo graffio sulla Clio:  ora anche il parafango anteriore dx ha il suo. Non l’avevo notato tre ore prima nel rientro a casa, preceduto dal passaggio di un’auto della PS.

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Una “ulteriore denuncia” avrebbe dovuto essere sull’epatite C, quel Burj Khalifa delle frodi biomediche strutturali, al quale lo Stato sta collaborando. La comunicazione giudiziaria della Corte d’appello, arrivata in concomitanza con un grave lutto familiare, ha fermato il progetto, che avrebbe richiesto mesi di preparazione. La ripresa del teppismo avviene mentre inizio un altro progetto, più piccolo. Nel dicembre 2015 ho fatto notare su un blog che Telethon nel chiedere donazioni al pubblico per la ricerca sulle terapie geniche si è attribuito il merito di avere raddoppiato la speranza di vita degli affetti da distrofia muscolare; mentre i progressi sono dovuti a cure sintomatiche convenzionali ben meno sofisticate, come la ventilazione tramite tracheostomia; e gli esperti riportano piuttosto finora un fallimento delle terapie geniche, che vorrebbero correggere in radice il difetto della distrofia (1).

Nel film “Squadra antitruffa” (1977) il maresciallo Giraldi (Thomas Milian) smaschera “Er Fibbia” (Leo Gullotta) che faceva credere che il motore della sua auto andasse ad acqua grazie ad alcune pasticche giapponesi “a idrogeno ionizzato” (reperibile su Youtube). L’acqua che Er Fibbia mostrava di immettere al posto della benzina finiva in un serbatoio morto, e l’auto andava regolarmente a benzina. Telethon in questo caso ha fatto una cosa simile. Chiede contributi al pubblico per la ricerca su fantastiche terapie hi-tech millantando meriti che invece vanno a affinamenti di terapie tradizionali, che prolungano ma non domano una malattia che resta crudele.

Ma non si tratta solo di questo. La ricerca biomedica, insegna Medawar, essendo “un affare immensamente pratico” è “l’arte del solubile”. Cioè “di rendere resolubile un problema, individuando il modo di affrontarlo, in altre parole i suoi punti vulnerabili”. Es. se il problema sono le gambe amputate, la ricerca dovrà orientarsi verso le soluzioni attualmente possibili, che sono quelle di ideare le migliori protesi. Ma è avvenuto uno slittamento, o meglio uno smottamento. Oggi la ricerca biomedica, mimando la finanza, e in alcuni casi divenendone letteralmente un’estensione, è divenuta “promissoria” e tende a produrre “futures”, promesse commerciabili di futuri risultati (2); mentre si trascura di ottimizzare la cura possibile dei malati  (3). La ricerca biomedica è così divenuta, da arte razionale del solubile, una manipolazione dello “sperabile”. Si fa credere al pubblico di poter sperare nei risultati ideali: si vende la promessa di fare ricrescere la gamba. Telethon, una gigantesca operazione di ricerca marketing-driven, è un caso esemplare; e ha bisogno di trucchi come questo per alimentare le promesse. Riuscendo così a incidere sulla cultura, sulle aspettative del pubblico, nell’ambito di una propaganda generale. In questi stessi giorni il Comune di Brescia e la Fondazione ASM hanno iniziato un ciclo di conferenze sulla scienza – considerata esplicitamente come fonte di produzione di ricchezza – che ha per sottotitolo “Innovare è realizzare l’improbabile”. Ottenere l’improbabile è improbabile, e ottenere l’impossibile è impossibile; ma c’è una varietà di trucchi abbastanza semplici, per chi ne ha i mezzi, per simulare successi. E’ come diffondere tramite fonti autorevoli la credenza che l’auto ad acqua è possibile, per speculare sulla promessa. Anziché spiegarne il carattere fantascientifico sulla base delle conoscenze già acquisite.

Peggio ancora, così si ottiene la cattura normativa. Telethon si è convertita al lancio dei farmaci per le malattie rare, che sono divenuti un leit-motiv. Una strategia dell’industria farmaceutica che è un escamotage per introdurre e quindi vendere lucrosissime terapie, anche su malattie non rare, eludendo i previsti controlli di efficacia e sicurezza, che sono ridotti per le malattie rare (4,5). Una deregulation che si basa anche su questi asseriti successi, su questa costruzione di attendibilità e reputazione scientifica. E’ come se, riconosciuta la genialità e l’importanza dell’auto ad acqua data la sbalorditiva e inoppugnabile dimostrazione data da Er Fibbia con un tubo per innaffiare e alcune pasticche rosse, si esentassero gli inventori e i rivenditori dal fare esaminare da tecnici competenti il funzionamento dell’auto, la chimica delle pasticche, e le altre future meraviglie.

Ho chiesto per email al direttore generale di Telethon Pasinelli e all’ufficio stampa dell’UILDM di indicarmi i risultati scientifici che permetterebbero loro di vantare un raddoppio dell’aspettativa di vita degli affetti da distrofia muscolare. Venti giorni dopo, e quattro ore dopo avere ripetuto la richiesta ai rispettivi probiviri per racc. online, la dr.sa Pasinelli mi ha risposto. Non presentando alcun dato su progressi terapeutici ottenuti con terapia genica, ma dilungandosi sul sostegno di Telethon alla ricerca di altri sulle terapie convenzionali per la distrofia muscolare. E’ come se Er Fibbia dicesse che non c’è truffa perché lui ha finanziato studi altrui sul miglioramento del rendimento del motore a benzina e diesel.

Dieci giorni dopo la risposta sono riapparsi i vandalismi (v. sopra). Sarà una coincidenza casuale, ma la continua pressione di violenze nei miei confronti non lo è. Se Telethon può sparare tranquillamente sui principali media bufale del livello dell’auto ad acqua – ma più difficili da scoprire, e dalle conseguenze molto più gravi – è anche perché ci sono apparati che si occupano, con metodi teppistici, di nascondere e zittire critiche e denunce. E’ come se chi facesse osservare che un motore ad acqua è un oggetto impossibile venisse trattato, da una “squadra pro-truffa” in modo da isolarlo come un pericoloso deviante, un bugiardo, un disturbato da controllare.

Le cose sono ovviamente più articolate e complesse degli elementi satirici che ho usato per illustrare i concetti. Es. Telethon, oltre a questo inganno crasso, da anni presenta, con la sua propaganda tambureggiante, come i primi passi di un futuro radioso i pochi topolini partoriti, che sono eccezioni sporadiche e di limitata rilevanza, e che, come i mancati risultati per la distrofia, segnano invece i ristrettissimi confini dell’approccio genico, che imporrebbero di cercare altrove il solubile e di far riporre altrove le speranze. Ma la sostanza è davvero illecita e grottesca; come ho scritto al presidente Di Stefano e al presidente Fischetti a proposito del trattamento che mi viene riservato dalle istituzioni.

ccc

1. 22 dicembre 2015. Blog de Il Fatto. Commento  al post “Telethon 2015, record per la ricerca sulle malattie genetiche: raccolti 31,5 milioni”. In: La questua delle multinazionali .
2. Cooper M. Life as surplus. Biotechnology and capitalism in the neoliberal era. University of Washington Press, 2008.
3. Callahan D, Nuland S. The Quagmire. The New Republic, 9 giugno 2011, 16.
4. Drugs for rare diseases: mixed assessment in Europe. Prescrire International, 2007. 16: 36.
5. “Adaptive licensing” or “adaptive pathways”: Deregulation under the guise of earlier access. Brussels, 16 October 2015, Joint briefing paper. http://www.prescrire.org

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8 marzo 2016

Dodicesimo pennisi. Nel luglio del 2011 a Cosenza i CC cominciarono a urtarmi ripetutamente mentre passeggiavo. Scrissi una lettera di protesta, e come è norma gli urti dei poliziotti si moltiplicarono. Mi urtò il comandate dei vigili di Spezzano della Sila. Lo ricordo a un comizio appoggiato all’auto blu di Marco Minniti, gestore dei servizi; il politico calabrese che ha trovato l’America qui servendo gli USA. Mi urtarono ripetutamente le vigili donna di Spezzano, tanto che mi chiesi se non si volessero fidanzare con me. A Cosenza un poliziotto mi mise una mano sulla spalla senza ragione, in un negozio di ferramenta; minuti dopo trovai sulla bauliera dell’auto un ampio graffio. Oggi a Brescia a quel graffio se ne è aggiunto un altro, per tutta la larghezza della bauliera e oltre, sul paraurti. Probabilmente in modo che me ne ricordi ogni volta che la apro

Il 5 marzo avevo postato questo:

Blog de Il Fatto
Commento al post di F. Marcelli “Lavoro, la salute dei poliziotti va tutelata”

“deve essere riconosciuto il loro diritto a rifiutarsi a prestare servizi in violazione della legge, a tutela non solo della loro salute e sicurezza ma anche della democrazia, della libertà e della vita di tutti i cittadini.”. Secondo il giurista Marcelli ai poliziotti verrebbe negato il diritto di rifiutarsi di prestare servizi in violazione della legge e a danno della democrazia, della libertà e della vita dei cittadini. Io pensavo che avessero non il diritto, ma il dovere di non eseguire gli ordini di commettere illegalità. Ritengo comunque che se uno è un uomo il diritto naturale di non commettere atti immorali lo ha comunque, e lo deve esercitare comunque.

Il 7 marzo c’è stata una parata per me di PS CC e PM, che è proseguita l’8, dopo il danneggiamento. Ma ho commesso altri peccati. Welch (1) avvisa di essere cauti nel mettere in dubbio la chirurgia vertebrale di routine: tramite pressioni lobbistiche una piccola agenzia federale, la AHCPR, fu messa a fondi azzerati, fatta quasi chiudere, e ridimensionata quando presentò studi che mostravano l’inutilità e la dannosità di questa classica fetta dell’ortopedia. Io non solo l’ho fatto, ma ho mostrato come si spingano i lavoratori verso questo business, nell’ambito di un movimento che vede impegnate le istituzioni a fornire cittadini come materia prima all’industria medica (2).

Ho anche osservato che i magistrati negli anni di piombo evitarono di indagare perché Adriana Faranda avesse indirizzo e numero telefonico di Marcinkus e Felix Morlion, e oggi la invitano a parlare alla scuola dei magistrati (3). La mollezza dei magistrati sulle trame atlantiche è un altro argomento tabù.

Suona vagamente ricattatorio da parte dei poliziotti chiedere ulteriori privilegi sostenendo di soffrire e di ammalarsi perché obbligati, a loro dire, a delinquere. Forse vogliono un aumento per i loro servigi extraistituzionali. Es. nel mio caso i poliziotti interpretano, senza eccessivo sforzo, il ruolo dei vigliacchi e dei bulli. Distogliendo così dalla mafia medica, che chiude le bocche di chi si oppone alle frodi legalizzate, e dalle collusioni della magistratura nei “delitti di servaggio”, i delitti commessi servilmente nell’interesse dei poteri forti.

1 Welch HG. Less medicine, more health. 7 assumptions that drive too much health care. Beacon Press, 2015.
2 Commento al post “La coppa dell’assenteista” 27 febbraio 2016. In:  ILVA. Dal cancro nascosto al cancro inventato
3 Commento al post “Commento al post “Adriana Faranda a corso di formazione per magistrati. Che protestano: “Assurdo” “. 2 febbraio 2016. In:  Corruzione “Qui tam” e sfruttamento

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20 marzo 2016

Tredicesimo pennisi. Il camion di un privato effettua lo sgombro di un appartamento – per conto del sottufficiale dell’aeronautica della base NATO – facendo il comodo suo. Si incunea nello spazio tra le mie due auto, urtandole e spingendole, e i facchini poggiano lo spigolo del portello sul cofano.

FurgonePosteCofanoYaris

Il camion porta ancora le insegne di Poste italiane sopra al parabrezza.

FurgonePoste&Clio

E’ arrivato questo invece della ricevuta di ritorno della racc di 40 giorni prima al presidente f.f. della Corte d’appello Fischetti, in risposta alla lettera del presidente dell’Ordine dei medici Di Stefano. Un anno fa non è mai arrivata la ricevuta della racc. al procuratore della repubblica. Entrambe parte dello stesso carteggio sul procedimento disciplinare servito per emettere su di me una diagnosi di infermità mentale, che Poste Italiane ha innescato, e alimentato con molestie e boicottaggi spesso a carattere derisorio.

Gli uffici giudiziari di Brescia, che inviano per comunicazione giudiziaria una diagnosi dolosamente falsa di schizofrenia a chi si oppone a quegli stessi affari illeciti sulla salute che favoriscono con le loro omissioni e i loro interventi, non assicurano la ricevuta dell’avvenuta consegna della posta loro inviata.

In occasione dell’apertura dell’anno giudiziario il presidente Fischetti ha ripetuto il tema della carenza di organico come causa dell’insufficiente fornitura del servizio giustizia (1). Curiosamente, nel 2011 la corte presieduta da Fischetti nel mandare assolti gli imputati della strage di Piazza Loggia del 1974 scrisse che i risultati della ricostruzione del fatto “appaiono potenzialmente schizofrenici”. Credo che per i delitti di servaggio, i delitti commessi con la partecipazione delle istituzioni in obbedienza ai poteri forti, l’inefficacia dei magistrati non sia riducibile a una questione quantitativa.

1    Semiotica del potere: Via Craxi, Palazzo di giustizia Zanardelli e le “sedi disagiate”.

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2 aprile 2016. Fiancata sinistra:

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Quattordicesimo pennisi. Preannunciato da pantomime di spazzini di A2A, condomini, autisti di Brescia Mobilità, postini, leccate di cani. Ma soprattutto atteso per quello che avevo scritto, e data la lettera del presidente dell’Ordine; che 2 giorni fa si è esibito in veste di bioeticista; insieme all’assessore alla sanità del Comune. Ho postato una critica della confessione, e dell’uso che ne fa il clero (1). Alle gente i preti non parlano che di perdono, a favore degli offensori; in realtà nessuno meglio di loro riconosce il valore deterrente della punizione: che applicano more mafioso verso chi svela le loro imposture. Ho anche segnalato come i pareri scientifici dell’EFSA provengano da una fonte – UE – i cui dirigenti hanno ammesso di dirottare la scienza a favore delle multinazionali, dalle quali sono pagati (2).

Si sta chiudendo il caso Pantani con quello che appare come un altro scambio di favori tra istituzioni e mafia: e l’ho fatto notare (3). Del fantomatico complotto camorrista non se ne occuperanno i magistrati, dopo aver lanciato il sasso; ma se ne occupa la commissione parlamentare antimafia, che ha convocato i magistrati che hanno lanciato il sasso e retratto la mano. Feynman, il grande fisico, spiegava come sia buon senso non verificare un’idea usando gli stessi dati che l’hanno suggerita (4). Sarei curioso di sapere quanti investigatori giudiziari adottano questa regola; non certamente Rosy Bindi, che ha dichiarato che la commissione che presiede farà le sue valutazioni su quanto congetturato dai magistrati; su un “qui lo dico e qui lo archivio“. La Bindi era ministro della sanità quando venni fatto licenziare dal SSN; e come tanti antimafia, e tanti mafiosi, è un dito della mano i cui diversi tendini sono mossi dai muscoli ben coordinati dello stesso avambraccio …

Ma cos’è qualche graffio. C’è ben altro a cui pensare. A Brescia, dopo la strage di Bruxelles, sono arrivate da pochi giorni le “teste di cuoio” dei CC; e il Procuratore generale Dell’Osso – lo stesso che indottrina i minori sull’incombenza del pericolo cancro (v. sopra) – su consiglio dell’intelligence ha preso a girare armato di pistola, perché in Libia sarebbe malvisto, ci fanno sapere i giornali. Oggi pomeriggio è stata fatta brillare una valigetta sospetta. Tra immigrazione forzosa e terrorismo islamico, sembra che si voglia “israelizzare” l’Europa (5); un’altra osservazione che deve avermi fatto guadagnare punti.

Oggi, 2 apr 2016, sul Boston Globe si sostiene, commentando i fatti di Bruxelles, che il terrorismo è come il cancro, e che quindi va combattuto con sistemi simili a quelli dell’oncologia, cioè con interventi mirati e una “risposta immune” (6). Il terrorismo e il cancro sono comparabili in quanto si ha interesse, da parte di potentati economici imparentati ed embricati, a mantenere e sfruttare entrambi. I magistrati, i CC e gli altri poliziotti si occupano sia di mantenere la paura del terrorismo; sia del connesso mantenimento e protezione di grandi affari illeciti come il business del cancro; collaborando alla propaganda del falso, e fornendo la repressione tramite il discredito e la persecuzione di voci critiche. Lavorando per un’oncologia commerciale che ne ammazza più del terrorismo false flag.

Magistrati e poliziotti sono determinanti nel costruire la realtà sociale voluta dal liberismo; voluta dalle forze che governano il terrorismo e incamerano enormi profitti sul cancro. Le forze che ci proteggono dal terrorismo come ci curano dal cancro. Un fumetto scadente come la carta sulla quale è stampato, dove i terroristi sono il male inestinguibile e chi ci comanda i buoni che ci proteggono; dove i farmaci rendono campioni e il potere criminale onnipotente è la mafia; dove la lotta al cancro è un modello da prendere ad esempio, non un “qualified failure” pilotato per lucro; e dove chi critica tutto questo non è che un disturbato mentale, da ignorare, se non per tenerne sotto controllo le mattane.

1. 28 marzo 2016. Blog de Il Fatto. Commento al post di F.A. Grana “Chiesa, effetto Bergoglio anche sulle confessioni”. In :  Il Primo Stato
2. 30 marzo 2012 Blog de Il Fatto Commento al post di T. Colluto “Xylella, studio Efsa: “E’ la causa del disseccamento degli olivi del Salento”. In:  La UE come mostro adescatore: proibizione agli Stati nazionali di presentare argomenti scientifici
3. 14 marzo 2016. Blog de Il Fatto. Commento al post di A. Tundo “Marco Pantani, detenuto intercettato: “La camorra gli fece perdere il Giro d’Italia ’99” “. In:  Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico
4. Feynman RP. Six easy pieces. Basic books, 2011.
5. 27 marzo 2016. Blog de Il Fatto. Commento al post di L. Napoleoni “Terrorismo, Israele può insegnarci come proteggere gli obiettivi sensibili”. In:  Immigrati. La pietà coi numeri e altre forme minori di pietà
6. Westphal C. Treating terrorism like cancer. The Boston Globe. 2 apr 2016.

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31 maggio 2016

Blog de il Fatto

Commento al post di G. Pipitone “Palermo, distrutto giardino di casa della giornalista Dina Lauricella di Servizio Pubblico”

Posso testimoniare che a volte quelle che si direbbero essere alcune tra le innumerevoli “teste di c.” si accaniscono gratuitamente con atti di vandalismo e di violenza fisica proprio su chi dà fastidio a certi poteri; e di come quando abbiano un volto davanti al rischio di una denuncia vantino impunità citando l’appoggio e la consulenza di insospettabili uffici istituzionali. Le si potrebbe chiamare intimidazioni a basso SNR, a basso rapporto segnale-rumore. Quindi poco distinguibili dai comuni vandalismi e gesti inconsulti delle teste di c. volgari. Comunque stiano le cose, solidarietà alla coautrice di un libro importante, “Dalla parte sbagliata”, che toglie al lettore comune le credenze semplici e ingenue sui rapporti tra la mafia e le istituzioni deputate alla tutela della legalità.

1 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Lauricella “Palermo: le minacce non esistono, è solo Curtigghiu”

Già Manzoni nota come “l’iniquo che è forte” possa mescolare alla minaccia il dubbio; e certi apparati che coltivano queste arti hanno fatto progressi da allora. Non ci sono solo i teppisti, e le torme di portatori di mafiosità, quelli che non figurerebbero bene lungo la scala ordinale dell’umanità di don Mariano Arena; né c’è solo la mafia, come disse l’arcivescovo di Catania sull’assassinio di Borsellino e della scorta. Uno strumento per ridurre l’ambiguità è dato dal teorema di Bayes, che mostra come non vi sia alcuna contraddizione tra queste due proposizioni, e come non si debba confondere tra le due: a) dati dei danneggiamenti, la probabilità che siano tentativi di condizionamento di poteri forti è estremamente bassa; b) data una persona invisa a poteri forti, è considerevole la probabilità che i danneggiamenti che subisce siano tentativi di condizionamento di quei poteri forti. Il teorema mostra anche che la probabilità varia con il contesto, con altri eventuali fatti. E implica anche che più si chiariscono questi casi, più facile sarà giudicarne di futuri e più difficili saranno altri eventuali giochi di specchi. A patto di accertare la verità, tutta e sola; altrimenti finisce come con le indagini per Borsellino.

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25 giugno 2016. Parafango anteriore destro. Quindicesimo pennisi, dopo una pausa di due mesi (interrotta dall’episodio di qualcuno che ha urinato davanti alla porta della mia cantina, segnalatomi dalla moglie del sottufficiale della base NATO).

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Ultimo commento postato: sull’opposto statuto socioeconomico dei falsi positivi e falsi negativi nelle diagnosi di cancro, e su come “Magistrati, CC, preti, opinionisti, pronti sui falsi negativi, si sottomettono all’ideologia che vuole i falsi positivi sistematici come parte dell’economia legale, da proteggere e aiutare a crescere.” [1].

Ieri la figura che occupa il posto di ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha affermato che l’AIFA deve divenire sempre più simile alla FDA statunitense. L’FDA ha già da diversi anni una cattiva fama: corruzione, pressioni politiche, dipendenza dei controllori dai controllati, indebolimento dei criteri di approvazione dei farmaci, casi di migliaia di decessi da farmaci immessi frettolosamente per favorire interessi speculativi. Light, un accademico che studia la corruzione a favore dell’industria farmaceutica, nel descrivere i danni che la FDA provoca ai pazienti ha commentato che la gente crede che la FDA sia un “cane da guardia” a tutela della salute, mentre è un “cane da grembo” dell’industria [2].

Mentre Lorenzin la prende a modello, leggi USA vogliono abbattere i compiti sostanziali di tutela della salute della FDA, lasciandole un ruolo di facciata, di falsa rassicurazione, che la renderà del tutto funzionale all’immissione di farmaci non adeguatamente testati, piuttosto che di ostacolo. Il National Center for Health Research ha mandato ai senatori USA la petizione “Don’t gut the FDA”, “Non distruggete la FDA” con una grafica che mostra come se ne voglia fare un “McDrugs” un McDonald dell’approvazione dei farmaci; e il commento “Fast drugs can be more dangerous than fast food”. “Fast drugs” sta per approvazione veloce; veloce a scapito della valutazione di efficacia e sicurezza.

McDrug

Per questo servizio di “drive thru drug approval”, dove si tratta di apporre un timbro ai costosissimi farmaci che l’industria, forte del ricatto che oggi può esercitare sui malati, sforna a piacimento, l’AIFA è già veloce, essendo risultata per il 2014 seconda in Europa solo alla Gran Bretagna per la brevità dei tempi medi di approvazione.

La ripresa delle graffiature, associata ad altre molestie, coincide con il cambio di direzione della Digos di Brescia, l’ufficio che nominalmente i delitti politici dovrebbe contrastarli. Il vecchio dirigente è stato richiesto dal precedente Questore Esposito, che è andato a Bari. Nel lasciare Brescia Esposito ha lodato i bresciani per la loro particolare collaborazione con le istituzioni. Penso che gli addetti della questura, del comando provinciale CC, della prefettura, degli uffici giudiziari, del Comune, possano contare sulla collaborazione dei bresciani anche per i comportamenti – corrotti; eversivi; miserabili; mafiosi; mafiogeni – coi quali in campo medico stanno appoggiando la sostituzione delle regole costituzionali con gli standard de facto della medicina McDrugs; la medicina degli usurai e dei peggiori truffatori.

1. 18 giugno 2016. Blog de Il Fatto. Commento al post “Caserta, morta a 3 anni. Arrestati falsa pediatra e marito: “Non diagnosticarono tumore””. In: ILVA. Dal cancro nascosto al cancro inventato

2. Light DW. Serious Risks And Few New Benefits From FDA-Approved Drugs. Health affairs blog. 6 luglio 2015.

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10 luglio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Fermo, Duomo gremito per funerale di Emmanuel. Kyenge: “C’è chi usa razzismo per raccogliere voti” “

Negli anni ’70 propaganda e media spinsero dei mentecatti al terrorismo, e un numero maggiore di persone ad appoggiarli. Col risultato finale di rafforzare chi tirava i fili. Il Viminale pilotava la tensione. Oggi chi gestisce l’immigrazione forzosa la sta dipingendo come una lotta del bene contro il male, e episodi di violenza contro gli immigrati gli fanno gioco.

Il fatto di sangue ha per me un che di già visto. L’ucciso, che non si è moderato nella reazione all’insulto, ha trovato sottomano un palo segnaletico “compiacente” per colpire Mancini; i cui comportamenti erano prevedibili, essendo noto come un tipo stupido, manesco, che tirava arachidi agli africani. Mi ha fatto ricordare una prepotenza sfociata in aggressione, entrambe gratuite, subite sotto casa nel 2014; che appaiono avere avuto una studiata regia istituzionale, non troppo nascosta. Per oltre un mese ho portato sull’avambraccio i segni dei denti di un rastrello. Non sono un ultrà ma un medico che denuncia frodi mediche e relative complicità istituzionali. Non ho accettato la rissa e ho solo chiamato il 113.

Un ulteriore motivo per mantenere la calma e la civiltà nell’opporsi all’ immigrazione forzosa è che non si può escludere che sottoposti di Alfano “vanno per micchi” favorendo incidenti, dai quali statisticamente può scappare il morto; potendo contare su magistrati che “siedono accanto” (Davigo) a quei corrotti che invece che mazzette intascano i benefici derivanti dallo svendere il Paese.

14 luglio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di O. Lupacchini “Omicidio Emmanuel, attenzione a chi dice di avere già in tasca la verità”

Con che faccia commentare Lupacchini, che qui riguardo alla dinamica di una rissa mette in mezzo San Tommaso, Boris Vian, Tucidide, Epitteto, senza uno straccio di citazione. Gli effetti della “deterritorializzazione” (Deleuze e Guattari) imposta dalla globalizzazione, per la quale gli individui divengono come atomi di un gas, e la posizione di ognuno su questa terra – cioè l’ambiente dove nasce, cresce e vive – viene eliminata come variabile culturale e morale. O Roland Barthes, l’incompatibilità nel mondo contemporaneo tra significato ed esperienza. Qui i significati che si possono dare alla notizia sono intrisi di soggettività, propaganda e manipolazione. Un motivo in più per definire l’esperienza, “i fatti”, di questo caso che si è voluto rendere eclatante. E’ in effetti singolare esprimere giudizi categorici senza conoscere; ma lo è anche l’imporre di assistere come ad un film da applaudire o fischiare (due reazioni che forse si vogliono entrambe sollevare), senza dare gli elementi reali; né accettare spunti. Dovrebbe essere dovere precipuo dei magistrati fornire al più presto possibile una ricostruzione completa, fedele e veritiera degli eventi che hanno portato alla morte dell’immigrato che era sotto la direzione spirituale e l’ala protettiva dei preti. Pardon, dell’immigrato nigeriano. In modo che i cittadini possano formulare il giudizio politico sul caso mediatico senza impigliarsi in quello sulle responsabilità penali.

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vedi: 29 giugno 2017. Et in pulverem reverteris. I bresciani e i mandanti della strage del 1974. In: La medicina sotto la presidenza Mattarella

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20 luglio 2017

Blog de  Il Fatto

Commento al post del 19 luglio 2017 “G8 Genova, Gabrielli: “Se fossi stato De Gennaro mi sarei dimesso per il bene della Polizia. Bolzaneto? Fu tortura” “

Un’affermazione interessante (anche se bisognerebbe discutere come mai i pestaggi ci sarebbero comunque stati). Qualche riserva. La frase è un periodo ipotetico dell’irrealtà. I comportamenti delle forze di polizia dati gli ordini di chi la comanda* descrivibili all’indicativo sono diversi, cioè sono gli stessi di sempre e anche peggio, posso testimoniare. La melliflua retorica rogeriana, ben esemplificata dai discorsi che gli spin doctor scrivono per Renzi, accoppiata a politiche aggressive e sprezzanti, è la cifra di questo esecutivo. Infine, Gabrielli ha preso le parti delle vittime delle sevizie a freddo il 19 luglio, giorno della commemorazione della strage di Via D’Amelio, la giornata delle lacrime di coccodrillo istituzionali, che servono a meglio servire ciò che a parole si esecra.

*Fracassi F. G8 Gate. A voce alta, 2011.

20 giugno 2017. Uscita dalla filiale Toyota di Brescia, dopo la sostituzione (532€) del parabrezza spaccato in Calabria (v. I professionisti della metamafia, 15 aprile 2017 ).

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v. anche

Servizi, masse e istituzioni nei movimenti di protesta

Patologizzazione surrettizia e materiale

Resistenza agli antibiotici e fattore Veblen

13 dicembre 2013

10 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di  A. Bellelli “Batteriofagi, una nuova possibilità terapeutica?”

“La resistenza agli antibiotici … è una minaccia molto grave: si potrebbero scatenare nuove epidemie di dimensioni oggi dimenticate, come le pesti del medio evo. ( A. Bellelli, Batteri resistenti agli antibiotici: un allarme globale. Il Fatto, 2 dic 2013. [Nota: la peste intorno al 1350 uccise un terzo della popolazione europea]. Paura. Ma: “Batteriofagi, una nuova possibilità terapeutica?” (A. Bellelli, Il Fatto 10 dic 2013). Speranza.

Mi chiedo se anche la resistenza batterica ai fagi non dovrebbe allora essere una preoccupazione; ma pare che no, secondo l’opinione chi si occupa di questo nuovo, o meglio rinnovato, prodotto (Ormala AM, Jalasvuori M. Batteriophage, 2013. 3: e24219). I batteriofagi potrebbero anche causare la rapida diffusione, non-darwiniana, della resistenza batterica agli antibiotici.

Mi sembra che il discorso scientifico sui media non tenga sufficientemente conto di quello che chiamerei il fattore Veblen, dal nome dell’economista che lo descrisse; cioè che l’interesse economico su un prodotto non coincide con l’interesse alla qualità del prodotto, e può a volte preferire l’inefficienza e l’obsolescenza; a danno degli interessi della domanda, in questo caso i pazienti. Prima di tuffarsi in nuovi meandri e nuovi prodotti (e ulteriori costi), si dovrebbe assicurare un uso razionale, onesto e responsabile di questa importante classe di farmaci.

Francesco Pansera

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9 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Sylos Labini “Cosa c’è di così speciale nella ricerca?”

Per F. Sylos Labini occorre una crescita economica di tipo esponenziale; che non può derivare che dal progresso tecnico, tramite ““reazioni a catena positive””. Ma come si vive in un mondo sottoposto a questa crescita esponenziale? E quali sono concretamente, gli effetti sulle persone delle “”chain reactions”” innescate e sostenute dal progresso tecnico? Forse qualcuno dovrebbe, sulla falsariga di “”Flatland”” di Abbott, descrivere come si vivrebbe in un mondo esponenziale. Nel frattempo si può leggere “”Cascade effects of medical technology””, Deyo RA; Annu Rev Public Health 2002. 23:23. Nella attuale medicina tecnologica sussiste quanto Sylos Labini auspica. All’effetto moltiplicativo della ricerca tecnologica la medicina deve larga parte della sua brillante crescita economica. Un caso esemplare di quanto Sylos Labini teorizza, nel quale in effetti la medicina è divenuta una locomotiva trainante dell’economia.

Deyo mostra come nella clinica tale tipo di crescita si traduce in interventi a catena che possono portare una persona da uno stato di buona salute a quello di un relitto sul tavolo settorio. Tali effetti a catena basati sulla ricerca scientifica mentre sono desiderabili per la salute dell’economia sono calamitosi per la salute dei pazienti; anzi delle persone, perché tali pratiche hanno da tempo invaso il campo delle persone sane. L’autore invita a evitarli, e a riconoscere che, anche per la ricerca biomedica, ““more is not the same as better“”.

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@ Sergio Camiz. La sua deduzione è errata. Essere contro le truffe che si avvalgono della ricerca scientifica non ““implica”” che si è contro al progresso (al contrario). Chiedere che la ricerca non venga prostituita al profitto non ““implica”” vagheggiare paradisi terrestri. Il suo commento è un esempio dell’indotto, o del codazzo, generati dalla cattiva ricerca.

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@ Sergio Camiz. Dalla consuetudine con ricercatori sciocchi e ruffiani.

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@ Andrea Bellelli. Questi asseriti risparmi grazie alla ricerca sono un po’ come “”regalare un fischietto e chiedere in cambio un pianoforte”” (Camilleri). La spesa per il trattamento dell’ulcera peptica è stata aumentata dalla ricerca più di quanto non sia stata ridotta. Si è espanso il mercato allargando la nosologia con nuove necessità terapeutiche più o meno inventate o distorte, come il reflusso GE e i suoi presunti rapporti col cancro. Il secondo farmaco più venduto in USA nel 2013, l’antiulcera Nexium, viaggia a 6135 mln $/anno. Giudicato ““il simbolo di tutto ciò che è sbagliato nell’industria farmaceutica”” è il risultato di manipolazioni della ricerca, sia a livello biochimico che epidemiologico, per aumentare i prezzi senza reale giustificazione. E’ una molecola che dà dipendenza. Sovraprescritta, è ben inserita nella reazione a catena espansiva iatrogena: si usa per malattie o sintomi causati da farmaci gastrolesivi, e a sua volta può causare, tra l’altro, intolleranze alimentari e osteoporosi.

La ricerca è in grado di produrre riduzioni del mercato; ma questa sua capacità è considerata alla stregua di un atto eversivo; o almeno, di un reato contro l’economia. Il trend segue il modello esponenziale indicato da Sylos Labini; modello che però, essendo basato in parte non trascurabile su manipolazioni piuttosto che su scienza autentica, necessita di attenzioni e finanziamenti diversi da quelli che occorrono a una scienza onesta.

Patologia e malattia delle istituzioni

8 ottobre 2013

8 ottobre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Borsellino “Le ‘indagini pericolose’ di Saverio Masi” del 7 ottobre 2013

@ F. Fabbretti. Le responsabilità politiche e morali sia di omissioni che di persecuzioni sono a carico dell’intera istituzione, non solo dei singoli. Ridurle a una lotta tra “buoni” e “cattivi” interna allo Stato è un sofisma, un binarismo da telefilm, che permette alle corporazioni che corrispondono alle istituzioni di fare affari sporchi senza pagarne le conseguenze in termini di condanna sociale. Il sofisma delle “mele sane”, dove la parte sana viene usata come scudo da corrotti e ignavi.

Se le persone che compongono l’istituzione permettono a dei loro colleghi magistrati, carabinieri, poliziotti, di favorire criminali o di perseguitare chi si oppone al malaffare, sostenere che bisogna distinguere tra Stato sano e Stato malato è un poco come negare che una persona con un carcinoma gastrico sia malata affermando che è malata solo allo stomaco ma è sana negli altri organi.

Occorre smettere di confondere tra persone e istituzioni. Può aiutare il considerare che anche nel linguaggio comune si tende a confondere tra patologia (la neoplasia allo stomaco) e malattia (il malato di cancro dello stomaco), ritenendo erroneamente che le due siano sinonimi (e che anzi dire “patologia” invece di “malattia” sia più fine). Quando singoli che detengono il potere dello Stato lo usano per commettere abusi, la loro è una patologia, ma l’intera istituzione di appartenenza è malata, se non blocca queste operazioni sul nascere.

*  *  *

Nota: subito dopo avere postato questo commento, ho ricevuto un incisivo riepilogo, concentrato in poche ore, dello spettro di molestie, atti intimidatori e tentativi di ricatto, provocazioni e insulti che da tanti anni sono orchestrati per me con la regia delle istituzioni. Ho appreso in serata che nello stesso giorno si è insediato il nuovo Procuratore della Repubblica, Tommaso Buonanno. Si possono fare diverse ipotesi; sia sui motivi che hanno spinto a reagire a Brescia a un commento che, prendendo spunto da un post sul groviglio dei rapporti tra mafia e istituzioni in Sicilia, nega uno degli articoli della “Costituzione” non scritta; sia sul modo di accompagnare la notizia dell’arrivo del nuovo procuratore. Si è riusciti, se era questo che si voleva, a consegnare, come è stato fatto altre volte, il messaggio di impunità e arroganza. Gli interrogativi, i dubbi, e il disgusto, mi hanno fatto associare l’insediamento alla scena dei ladri che trovano Pinocchio come successore di Melampo.

Prefetto: Narcisa Brassesco Pace.

Sindaco: Emilio del Bono

Questore: Luigi De Matteo

Comandante prov. CC: Giuseppe Spina

Vescovo: Luciano Monari

c

cc

Francesco Pansera

Giornalismo medico

22 aprile 2013


21 aprile 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Di Grazia “Scienza, finti congressi e cattivo giornalismo” del 20 aprile 2013

Ritenere che, siccome ci sono i ciarlatani, allora la ricerca biomedica ufficiale è onesta, è un tragico errore (e anche un esempio di ragionamento scientista, irrazionale e borioso). Il livello di corruzione del giornalismo nel propagandare “progressi” scientifici ufficiali è altissimo. In un Paese sano e democratico, diverse notizie mediche – incluse tante che compaiono su Il Fatto – dovrebbero essere perseguite dalle Procure.

Segnalo il libro di R. Levi, “Medical jornalism. Exposing fact, fiction fraud”, Iowa State University, 2001, a quei giornalisti che volessero esercitare in maniera non disonesta la loro professione riportando notizie mediche; e a quei lettori che non credono ciecamente alla panzana di dimensioni galattiche che la frode in medicina è solo quella dei pesci piccoli, mentre la medicina e la ricerca ufficiali sono al di sopra di ogni sospetto.

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@ Nicola. “La ricerca contiene tutti gli anticorpi per spurgarsi prima o poi dei risultati fasulli”. “Prima o poi” ? I betabloccanti in cardiologia stanno venendo criticati come dannosi dopo essere stati usati per 40 anni. Da settembre alcuni farmaci avranno un triangolo nero, a indicare che non si è sicuri dei loro possibili effetti avversi. Tutto scientifico, nominalmente, anche se è una “scienza” un po’ deboluccia; ma è comunque un usare le persone come cavie. L’impressione che ho io è che vi sia una dolosità sistemica, legata alle centinaia di miliardi di euro in gioco, che viene coperta nascondendosi dietro a un presunto “metodo scientifico” elevato a idolo. Il metodo scientifico non è nato per impedire le frodi, e non è sufficiente, né tecnicamente né eticamente, a questo scopo. Il giornalismo medico non è “tutto un altro paio di maniche”: lavora di concerto con una scienza aggiogata al profitto, amplificando quelli che sono messaggi pubblicitari. Speriamo che “prima o poi” gli scienziati, così consapevoli e indipendenti secondo te, producano anticorpi anche per questo ideologismo, e il povero metodo scientifico torni al suo utile e nobile ruolo di strumento di conoscenza, anziché fare da foglia di fico.

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@ Marco Ferazzani. Anche Garattini ha evidenziato che il triangolo sulle confezioni farmaceutiche comporta il rischio di immissione sul mercato di farmaci non sufficientemente testati e di abbassamento degli standard scientifici. I conti andrebbero fatti tenendo conto di quelli come te che ritengono che sia inevitabile esporsi a questi rischi, “fatti due conti” (li dovresti pubblicare, conti così interessanti e sintetici). Se al mondo non ci fossero quelli come te che sono così contenti di ricevere questi trattamenti che li difendono, non ci sarebbero neppure i “furbetti”. Sia “la scienza”, sia “la Legge” della nostra servile classe dirigente, appaiono prostituite a questo business; così come del resto avviene anche per altri interessi “globali”.

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1 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Lapertosa “Parkinson, ideato un dispositivo intelligente di stimolazione cerebrale” del 30 novembre 2013

La deep brain stimulation è in uso da circa 20 anni. La sua efficacia è quanto meno limitata (i pazienti devono continuare a prendere farmaci anti-Parkinson). I possibili effetti avversi sono quelli della neurochirurgia: gli elettrodi sono impiantati nelle aree più profonde del cervello, tramite un intervento di chirurgia maggiore. Gli effetti avversi più gravi, oltre alla morte, sono infezione intracranica, emorragia cerebrale, ictus e altri danni e deficit neurologici permanenti.

Il gruppo italiano si propone, come altri gruppi, di migliorare il funzionamento del dispositivo con l’introduzione di impulsi on demand. La sperimentazione clinica è agli inizi; ma, colorando l’aspetto patriottico, e il tema dei giovani talenti maltrattati da non lasciar andar via, la ricerca viene celebrata dall’articolo di Lapertosa in anticipo, come se si fossero già ottenuti risultati altamente positivi. Glissando invece sul carattere chirurgico della terapia, e tacendo su i suoi rischi, e sulla sua efficacia limitata, o dubbia.

In questo modo l’articolo fa propaganda al tema tecnocratico della “frontiera infinita” in medicina: curare le comuni malattie neurodegenerative dell’anziano basandosi sul continuo lancio di nuovi prodotti hi-tech, a scapito dell’assistenza di base. Una strada che suscita speranze ed entusiasmo in ampi settori di pubblico, ma che a detta di alcuni medici e bioeticisti va nell’interesse del business più che del paziente.

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13 dicembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Porciello “Stress e depressione: il circolo vizioso tra biologia ed esperienza che ci fa ammalare”

La giornalista Porciello confeziona in veste giornalistica informazioni mediche che secondo diversi critici qualificati sono in realtà teorie ad hoc, e allarmi ad hoc, diffusi ad arte su incarico delle industrie produttrici di psicofarmaci per espandere il mercato, a danno dei pazienti, che ne verranno gravemente danneggiati (*). Si può controbattere che non è così; o che comunque occorre garantire il “pluralismo”, e la libertà di opinione. Ma in uno Stato democratico e basato sulla legalità, alla diffusione di indicazioni mediche che possono incidere fortemente, anche in negativo, sulla salute delle persone, dovrebbe corrispondere una responsabilità proporzionata. Qui, ad esempio, chi è responsabile per i possibili danni alla salute e di altro genere provocati da questo articolo? La giornalista Porciello? Il giornale Il Fatto? L’ordine dei giornalisti? O a loro va solo la gratitudine dei beneficiari di tale propaganda, la responsabilità venendo scaricata sulle “fonti” ? (Con ovvi rimpalli a ping-pong tra giornalisti e “scienziati”). Credo che dovrebbe essere individuato chi è responsabile in campo giornalistico per le conseguenze di notizie come queste, che costituiscono di fatto un atto medico, e che hanno un valore di mercato, valendo oro per le case farmaceutiche; ma che possono essere nocive per il pubblico. Si dovrebbe forse definire una figura, una persona o gruppo di persone, che si assume esplicitamente la responsabilità della diffusione per ognuna delle notizie mediche come questa. In particolare quando le notizie sono su temi controversi, o vanno a favore di grandi interessi, o sono in grado di provocare danni alla salute e di altro genere nel pubblico.

*. Davies J. Cracked. Why psychiatry is doing more harm than good. Icon books, 2013.

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@ Paola Porciello. Dando per assunto che gli innumerevoli casi di abbattimento psicologico causati dallo stress della vita moderna siano malattia, patologizzando arbitrariamente le difficoltà e i dolori della vita, il suo articolo le terapie le “sponsorizza” tutte. Lei “non si sogna di dire a qualcuno” a quale specifica terapia affidarsi, ma induce a rivolgersi ad esse sulla base di sentimenti soggettivi. (Cosa che nella pratica si traduce nello “prima l’una e poi l’altra”). Con una particolare attenzione alle terapie farmacologiche, visto che riporta inoltre che lo stress provoca alterazioni biologiche cerebrali tali da configurare malattia e che gli psicofarmaci agiscono su queste. Teorie scientificamente infondate, e business-oriented, come mostra il libro che cito. Tra i libri da leggere c’è anche “Anatomy of an epidemic: magic bullets, psychiatric drugs, and the astonishing rise of mental illness in America” di R. Whitaker. Tratta anch’esso di come applicando con disinvoltura etichette mediche di comodo si possano dichiarare affette da disturbo mentale masse di persone.

La medicina non comincia con la terapia, ma con la definizione e la comunicazione al pubblico di ciò che è malattia e di ciò che non lo è. E chiunque prenda pubblica posizione a riguardo dovrebbe rispondere (in forme legali …) di ciò che afferma. Me, per esempio. E anche i giornalisti come lei, che non dovrebbero tirare il sasso e nascondere il braccio.

Con pari cordialità
Francesco Pansera

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@ Paola Porciello. Potrei risponderle che ho visto persone condotte alla disperazione e alla rovina dagli psicofarmaci; e chiederle come mai lei, così attenta, non le vede. Ma penso sia meglio evitare, se possibile, questo genere di argomenti. Cara Paola, il suo ragionamento è di un tipo che dovrebbe essere riportato nella lista delle cose da non fare nel giornalismo medico. Il fatto che si soffra quando si è depressi non significa che tale stato sia equiparabile al modello di malattia che su di esso ha costruito la psichiatria ufficiale; né che le terapie mediche previste siano quindi giustificate. In questi giorni circola sui media un argomento simile: l’influenza ucciderebbe 8000 persone all’anno, quindi l’uso del vaccino è giustificato. Non conta che i dati mostrino scarsa efficacia e razionale viziato. Si tratta di non sequitur basati su un ricatto morale. Il parlare di persone che stanno male e l’affermare di volerle aiutare viene usato come piedistallo, per mettersi in una posizione di autorità e applicare trattamenti. Es. permette di confondere tra depressione endogena, quella che lei ora descrive, una condizione grave ma che non giustifica l’uso del “noi” del titolo del suo articolo, e la depressione reattiva derivante dallo stress che ci colpisce tutti. Io lo chiamo l’argomento ”qui c’è gente che soffre”, dall’espressione che mi ricordo usava un’infermiera per intimidire chi la richiamava ai suoi doveri.

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11 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Parrillo “Fecondazione eterologa, fiocco rosa e azzurro contro il riduzionismo biologico”

I bloggers parlano di “supercazzola”; chi vuole usare un linguaggio forbito, di “neolingua orwelliana”. Un giurista, George Annas, ha osservato come la corruzione linguistica e concettuale accompagni la corruzione dell’attuale medicina: “la sperimentazione diviene trattamento, i ricercatori sono medici curanti, e i soggetti di un esperimento sono pazienti”. (Questing for Grails: Duplicity, Betrayal and Self-Deception in Postmodern Medical Research,” Journal of Contemporary Health Law Policy,1996: 297); si è giocato anche su questi stessi equivoci in quella truffa di Stato che è Stamina. Il “doublespeak” in biomedicina è spesso sottile; ma la giornalista Parrillo, de Il Fatto, va giù pesante. Considera il riduzionismo nel campo della riproduzione. Si pensa che vorrà riferirsi al riduzionismo biomedico: in Italia il forte e crescente tasso di infertilità sociale, per il quale chi vorrebbe e potrebbe avere figli non può farne per carenza di mezzi economici e di futuro, passa sotto silenzio; mentre la politica della maternità è stata ridotta alla discussione su quanto vanno sostenute quelle tecnologie che permettono, a volte, di avere figli nella minoranza di casi di infertilità biologica. Invece Parrillo sostiene che è l’eterologa che permette superare il “riduzionismo biologico”. Il “riduzionismo biologico” per lei sarebbe il fare figli all’antica, tramite l’atto sessuale, e poi andare in giro a dire di essere padre o madre del concepito.

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2 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Margottini “Corsi de il Fatto Quotidiano: da Human Technopole a Xylella, per le inchieste scientifiche serve metodo”

censurato

Alla giornalista Margottini, laureata in matematica, segnalo che spesso il giornalismo scientifico e le frodi a fini di lucro della biomedicina sono intimamente legati in uno schema che chiamo “bayesanesimo fraudolento”, riconducibile al teorema di Bayes. Le probabilità a priori di ottenere un dato risultato, cioè la valutazione della plausibilità biologica delle possibili vie sulla base di ciò che si conosce, sono sostituite dallo scegliere ipotesi che si conformino alle aspettative a carattere magico del pubblico, distorcendo ad hoc la teoria; e dal farle sembrare raggiungibili attraverso campagne mediatiche. Ciò è facilitato dall’impostazione empirista che considera i trial clinici – facilmente manipolabili – non una verifica ma la fonte unica di verità. Il caso Stamina mostra come politici, giornalisti e magistrati si occupino di gonfiare le probabilità a priori; così da indirizzare la ricerca e aumentare artatamente la valutazione positiva a posteriori del raggiungimento di effetti clinici*. Rendendo in questo modo “entrenched” quelle che poi si rivelano, come era prevedibile, “underperforming big ideas”**, criticate come pericolosamente viziate da aspettative fideistiche perfino dalla servizievole FDA ***.

*Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale. Sul mio sito.
**Joyner et al. What happens when underperforming big ideas in research become entrenched? JAMA, 28 lug 2016.
***Marks et al. Clarifying stem-cell therapy’s benefit and risks. NEJM, 30 nov 2016.

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10 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Ventriglia “Informazione, Gomez a Latella: “Taranto? Non se n’è parlato perché c’è filo diretto tra editori e interessi politici” “

C’è il giornalismo dei pennivendoli, che per interesse serve di chi dovrebbe controllare; a volte con scandali ad hoc. E c’è Il giornalismo Lancillotto, senza macchia e senza paura e lancia in resta, benemerito, ma che a volte fa, involontariamente, anche lui l’interesse del potere, perché identifica il drago senza farsi troppe domande, e quindi il potere lo può manovrare, facendolo caricare dove vuole lui. Gomez è un giornalista di prim’ordine; ma non c’è giornalista, mi pare, che consideri che il vento su Taranto è cambiato. Lo Zeitgeist economico, che per decenni ha chiesto, come mezzi per il profitto, l’omertà delle autorità e l’indifferenza popolare sui danni da inquinamento, ottenendole facilmente, oggi vuole scarmazzo e paura, e una mobilitazione di massa sull’inquinamento, come mezzi per favorire la deindustrializzazione, e per sviluppare un’industria di diverso tipo, l’industria medica, da finanziare e da rifornire di materia prima spingendo verso di essa adulti e bambini. Anche stavolta è la sua volontà a imporsi, anche grazie alla stampa, che combattendo i mezzi del potere passati favorisce quelli odierni, che hanno semplicemente preso un verso opposto rispetto ai precedenti.

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4 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Autismo, tumori e disabilità: quanto influisce l’inquinamento sulla nostra salute?

Ricordo il dr. Marfella, che dice di essere schierato dalla parte dei cittadini, a fianco al Procuratore generale di Brescia a una conferenza dove si lanciavano allarmi sui danni alla salute da inquinamento nel bresciano, accomunandolo alla Terra dei Fuochi. Platea di studenti, cioè di minori, scelta a mio parere imprudente, per non dire censurabile*. Marfella accosta l’inquinamento anche alla ”epidemia” di autismo; schierandosi a fianco all’ufficialità, incluso Mattarella, in un’operazione di creazione di malattia per via culturale. La bufala dell’epidemia di autismo da vaccini serve da standard negativo per fare sembrare scientifiche le manipolazioni sull’autismo dell’ufficialità; come Stamina al confronto fa sembrare credibili le promesse fantasiose dell’ufficialità sulla rigenerazione del tessuto nervoso. La chemio, fallimentare, viene valutata paragonandola alla follia del metodo Hamer. Su questo sito M. Mirabella, che ha gravi responsabilità per forme di deleteria pubblicità direct-to-consumer mascherate da divulgazione, sembra un difensore dell’onestà scientifica, essendo mostrato a sbeffeggiare una “raeliana”. Il dibattito è coartato a magia bassa contro magia alta. Per un esempio di terza campana, v. autismo in “Primo non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie”, Boringhieri. L’autore dopo avere diretto la nosografia psichiatrica ufficiale ne è divenuto un critico.

*La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide.

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19 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Report e vaccino Hpv, Mentana: “Anche i campioni sbagliano. Tanti avvelenatori di pozzi non aspettavano altro” “

In Giappone il governo si è espresso contro il vaccino HPV, e ha sospeso l’appoggio, adducendo riserve sulla sicurezza, facendo quasi azzerare i tassi di vaccinazione delle bambine. La misericordia impone di mandare ai superstiziosi ignoranti di Tokio Mentana e la Lorenzin a insegnare loro il rispetto per la scienza e come si tutela la salute dei cittadini.

La decisione di Tokio non prova in sé che il vaccino sia dannoso; ma mostra che le cautele sono ragionevoli, o doverose per chi ha responsabilità di politica sanitaria. Prima che della sua sicurezza, si dovrebbe dire “nullius in verba” sulla sua efficacia: Mentana, ma anche i giornalisti di Report, dovrebbero indicare i lavori scientifici che provano adeguatamente – adeguatamente – l’efficacia del vaccino nel prevenire il tumore del collo dell’utero. Gli esperti e i rappresentanti delle istituzioni che tuonano contro chi ha osato dubitare della parola degli Scienziati nella foga si sono scordati di presentarli. A voler fare il giornalista, bisognerebbe controllare se il livello di evidenza consenta effettivamente di gridare all’oscurantismo; o se, dati i grandi interessi, e conoscendo i nostri polli politici, non si tratti di un bluff, di una manfrina da imbonitori. Ma immagino che già questa richiesta sia segno di mancanza di fede, di ateismo o di eresia, e giustifichi l’iscrizione d’ufficio nell’elenco degli appartenenti alla setta degli “anti-vax”.

@wittrue. Il caso giapponese mostra che lì, nella patria della tecnologia, e dove certo non si è pregiudizialmente contrari al business farmaceutico, si sa distinguere tra politica sanitaria, che richiede un bilancio rischi benefici con garanzie sulla sicurezza, e ideologia scientista, per la quale i ricercatori (e chi li manovra) dettano la politica sanitaria; così che sempre più si stanno immettendo farmaci poco testati quanto a efficacia e sicurezza, usando la popolazione come cavie. Il lavoro che lei cita, una review di ricercatori dell’ISS e della casa farmaceutica che vende il vaccino anticancro, non mostra più di quel che affermano gli autori: “le vaccinazioni 4HPV hanno il potenziale di ridurre le verruche genitali”. Non mostra affatto una capacità del vaccino di prevenire il cancro del collo dell’utero; infatti evita di dirlo. Le verruche genitali (comuni) sono una cosa, il cancro mortale della cervice (raro) un’altra (per quanto si cerchi di confonderle assieme). Il non causa pro causa, la pretesa di trasformare i risultati di un lavoro in surrogate endpoint in sede di interpretazione, il conflitto d’interesse, per il quale il controllando conduce le verifiche insieme al controllore, costituiscono piuttosto un esempio delle storture sulle quali si basa la pretesa di imporre a masse di ragazze sane inoculazioni i cui risultati finali non sono noti; allocando fondi pubblici destinati alla sanità a prodotti che prima di essere “scienza” sono commercio e finanza.

@wittrue. Veramente la mia risposta è nel merito; e mostra che il merito non lo sta presentando chi dovrebbe, cioè chi afferma e vuole ordinare di sottoporsi al trattamento medico; cioè quelli della sua parte. Prendo atto che per lei il lavoro compilativo, su tipologie di studi che un testo di epidemiologia definisce “of lesser design”, scritto da dipendenti della ditta produttrice con gli amici dell’ISS, che conclude che il vaccino sembra prevenire le creste di gallo, è la prova che previene il cancro. E che lei questo lo chiama sapere. Mi scusi, ma dovendo “scegliere” mi danno più fiducia i giapponesi; e i diversi rispettabili ricercatori che hanno espresso critiche. Oltre alle evidenze scientifiche, anche la qualità e la buona fede delle argomentazioni addotte dovrebbero entrare nella valutazione politica (e in alcuni casi giudiziaria) di questo e altri diktat medici.

@ Conenna. E’ vero. La sanità non è solo questione di denaro, ma anche di valori, da tenere al riparo dagli interessi. E di razionalità, da proteggere dalle nostre paure e fantasie. Illich scrisse che a volte i più poveri sono risparmiati dagli effetti più sinistri della medicina iatrogena. Quando ero resident in USA, dove lussuosi ospedali sorgono a fianco a quartieri degradati con tassi di mortalità neonatale elevata, controllando la storia clinica dei pazienti vedevo che a volte il loro aver potuto acquistare costose assicurazioni li aveva esposti al danno iatrogeno più di quanto non li avesse protetti dalla malattia.

@vferrari. L’affermazione che cito di Illich è stata ritenuta degna di essere pubblicata sul Lancet, che ospitò l’articolo che la contiene. Il tema etico dell’allocazione delle risorse a seconda dell’aspettativa di vita per gli affetti da insufficienza renale cronica è stato discusso nelle sedi più titolate, che non lo hanno trovato da esaltati. I danni al singolo individuo dell’illusione individualistica che sia vantaggioso pensare solo in termini di cura del singolo sono pure stati considerati da bioeticisti, e dovranno esserlo sempre più, dato il corso liberista e il relativo marketing.

Certo, per voi che siete una fucina di alta scienza, infaticabili nel tenere sempre gonfi i mantici coi quali forgiate grossi doni all’umanità, Illich non è che “il più grande rompi…”, da scartare con disprezzo. In voi l’auspicata fusione tra le due culture si compie: siete tanto scienziati quanto intellettuali.

@vferrari. La salute collettiva non è ottimizzata considerandola la sommatoria delle cure ai singoli. Es. se, pensando in termini individuali, si assegnano reni per i trapianti ad anziani, con una ridotta aspettativa di vita, a scapito dei giovani, parte dei QALY che sarebbe possibile aggiungere alla popolazione andranno persi; così che in media il singolo individuo ci perderà. Problema etico, che è stato affrontato anche sul piano scientifico dai centri di matching; e che ne sta generando altri *.

La scienza, quella vera, è una tra le grandi imprese umane; mi spiace che mentre se ne erge a difensore non la conosca, a giudicare da come ne parla. Quelli come lei ne fanno un feticcio da adorare per ottenerne superiorità; un simulacro che in campo medico viene manovrato da astuti sacerdoti che gli fanno dire ciò che vogliono. Chi sostiene che la scienza non è corruttibile, elevandola così da attività umana a entità metafisica, non sa in cosa consista; o finge. Si crede razionale, ma è in realtà un praticante, interessato o ancor peggio sincero, di un culto che uno scienziato, Feynman, ha chiamato “cargo cult science”. Lo scientista è così ad uno stadio più arretrato e pericoloso rispetto al nondum matura sulla scienza di Croce. Dall’idealismo in effetti ha poco da imparare, quanto ad arte del sofisma, camaleontismo e spocchia. (Croce però aveva l’erudizione).

*Kaufman SR. Fairness and the Tyranny of Potential in Kidney Transplantation. Current Anthropology, 2013. 54. 856.

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21 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Fake news, scuola, giornalisti, imprese e digitale: 4 confronti alla Camera per parlare di misure contro disinformazione”

Sul British Medical Journal si chiede un freno allo “inquinamento da fake news” in campo medico*:

“Le fonti dell’inquinamento vengono da gruppi di interesse, che hanno da guadagnare nel porre le loro idee sotto una luce positiva. Sono spesso comunicati degli uffici stampa di questi interessi, come quelli delle ditte che vendono erbe curative, ma anche agenzie governative della sanità, ricercatori, università, clinici, centri medici, aziende farmaceutiche e di dispositivi biomedici, e gruppi di pazienti finanziati dalle industrie”.

“La notizia sulla salute che è inaccurata, sciatta, parziale o incompleta, minaccia la salute pubblica, la politica e le decisioni individuali. I giornalisti non possono essere semplici stenografi. Hanno una responsabilità di agenda setting, nell’aiutare il pubblico a comprendere quanta importanza riconoscere a un argomento sulla base dell’enfasi datagli dai media”

I bufalari privati postano petardi, ma il bombardamento a tappeto della disinformazione lo fa il potere. Alla riunione a Montecitorio ci sarebbe da fare una bella retata contro i seminatori di fake news. Ci sarà invece un capovolgimento dei ruoli, simile a quello per il quale in certi paesini i mafiosi sono la legge e gli onesti i cattivi soggetti.

*Schwitzer G. Pollution of health news. BMJ, 15 mar 2017.

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14 settembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Gennaro “Whistleblower in gabbia davanti al Pantheon: “Serve una legge per tutelare chi denuncia corruzione e malaffare””

L’ordoliberismo vuole che si passi dal ladro “libero professionista” al ladro stipendiato: dai politici che rubano al personale politico al servizio dei poteri forti. Dalle mazzette per sé stessi al rendere legge il furto a favore di banche e multinazionali. In USA ci sono politici, come Sanders e Grassley, che si stanno opponendo alle malversazioni che si nascondono dietro alle “malattie rare” e alla relativa legislazione. In Italia tutti zitti: solo sviolinate sui bambini malati e i genitori straziati. Il Fatto, mentre pubblica questo articolo, col titolo sulla SMA “Le famiglie: Il nuovo farmaco apre nuova era. Non è più mortale se presa in tempo” aiuta l’approvazione di un farmaco criticato in USA per il costo, di 125000 $ a fiala. Il messaggio del titolo non è solo falso, perché i dati non dimostrano questo risultato miracoloso. E’ pericoloso per la salute, perché favorisce la fase successiva, la diagnosi e cura “precoce”, che espanderà il business ma porterà sovradiagnosi e furto di risorse. Ci si può aspettare, dal nuovo genere di politici richiesto dal grande business tramite Transparency e 5S, uno screening obbligatorio alla nascita, con una quota di neonati immessi senza reale necessità sul nastro trasportatore dell’industria medica. Mentre difende chi denuncia le mascalzonate dei signorotti nostrani, Il Fatto aiuta la calata degli “imperiali” del farmaco; anche censurando i commenti dei whistleblower invisi a Big Pharma.

La corte dei miracoli bresciana dopo l’assoluzione per la strage

24 aprile 2012

Questo è un esempio della censura oggi in Italia, e delle complicità di cui gode

in appendice: Il commensalismo dei magistrati 

Brescia 24 Apr 2012

Dr Massimo Sarmi

Amministratore delegato e direttore generale

Viale Europa 190

00144 Roma

Dr Giovanni Ialongo

Presidente

Viale Europa 190

00144 Roma

e p.c

Dr Enzo Platè

Presidente della Corte d’assise d’appello

Processo sulla Strage di P. Loggia

Via Lattanzio Gambara 40

25121 Brescia

L’acclusa lettera avrebbe dovuto esservi spedita col servizio raccomandate online di Poste italiane. Contrariamente a quanto scrivo nella lettera, nonostante i miei ripetuti reclami Poste italiane continua a negarmi l’utilizzo di tale servizio. Ve la spedisco quindi in cartaceo. Pubblico inoltre la lettera sul mio sito https://menici60d15.wordpress.com/, come risposta a queste pratiche striscianti di censura e di illegalità.

Francesco Pansera

All: Invito ai rappresentanti di Poste italiane a far cessare boicottaggi, molestie, provocazioni, minacce.

Brescia 23 apr 2012

Dr Massimo Sarmi

Amministratore delegato e direttore generale

Viale Europa 190

00144 Roma

Dr Giovanni Ialongo

Presidente

Viale Europa 190

00144 Roma

e p.c

Dr Enzo Platè

Presidente della Corte d’assise d’appello

Processo sulla Strage di P. Loggia

Via Lattanzio Gambara 40

25121 Brescia

Racc. r/r online

Invito ai rappresentanti di Poste italiane a far cessare boicottaggi, molestie, provocazioni, minacce.

 

Oggi 23 aprile 2012, alle ore 10:47 circa, mentre camminavo sul marciapiede di Via B. Maggi, Brescia, direzione centro, il postino alla guida del motociclo CW16354 che mi era di fronte sul marciapiede, fermo a una distanza di 7-10 metri all’altezza del numero civico 42, partiva e mi si avventava contro col mezzo, costringendomi a schivarlo per non essere investito, per poi fermarsi alle mie spalle in corrispondenza del numero civico 44. Sottolineo la gratuità del gesto: il postino mi ha visto, e mi ha fissato per alcuni secondi, da fermo, prima di scattare come se la “strada” davanti (cioè il marciapiede) fosse libera anziché occupata da una persona; e come se non dovesse fermarsi dopo pochi metri. La manovra non ha affrettato apprezzabilmente la consegna della posta, e probabilmente il mancato incidente, o la finta, l’ha ritardata. Una manovra inopinata, imprevedibile, che non trova senso per ciò che attiene la consegna della posta, e invece lo trova in una volontà di compiere un gesto inaspettato e a sorpresa a danno di un pedone.

Faccio presente:

(a) Questo episodio è il più recente di una lunga serie di comportamenti scorretti nei miei confronti da parte di Poste italiane. Il 29 apr 2010, due anni, fa, ho dovuto scrivere una lettera per denunciare comportamenti analoghi ripetuti (“Comportamento pericoloso portalettere” a Pecorari, Gobbi, Scapin, Poste di Brescia). Negli anni precedenti le Poste avevano il costume di non farmi riavere le ricevute di ritorno delle lettere di denuncia che inviavo. Quest’ultimo episodio è di poco successivo a una lettera di protesta (“Violazione del diritto alla libertà e segretezza di corrispondenza. Richiesta sblocco raccomandate online” a Sarmi e Longo, 17 mar 2012) per il funzionamento a singhiozzo delle racc. online dal mio conto; problema che ora, 4 mesi dopo il primo reclamo, che non ha avuto risposta, sembrerebbe risolto, l’impossibilità apparentemente inspiegabile di inviare alcune e solo alcune raccomandate essendo stata attribuita dalle Poste a “una password troppo lunga” (la password era “macchialonga”).

(b) In generale, i postini dovrebbero rispettare il Codice della strada, e non andare in moto sui marciapiedi; o almeno avere un po’ di prudenza se viaggiano con lo scooter sui marciapiedi; o come minimo dovrebbero astenersi da comportamenti gratuitamente aggressivi. Nel mio caso, questi comportamenti vanno a inserirsi in un quadro costante di provocazioni. Non mi è concesso camminare in pace per strada, venendo in continuazione sottoposto a forme di molestia, provocazione, minaccia. Una specie di microstrategia della tensione, di mobbing di Stato, che si avvale di una miriade di episodi in sé di poco conto, ma nell’insieme altamente dannosi. Tali comportamenti hanno esecutori e complici istituzionali, e trovano una spiegazione nella mia attività di denuncia di illeciti in campo medico.

I motivi che mi portano a scrivervi, invitando le Poste a cessare e desistere da qualsiasi altra forma di boicottaggio, molestia, provocazione o minaccia da parte di soggetti dipendenti da Poste italiane, sono:

(1) Desidero registrare quella che è una costante di questi atti: la ritorsione. L’episodio segue di poco la mia lettera di protesta a Sarmi e Ialongo per il blocco delle racc. online. Nella mia esperienza, alle proteste di questo genere segue un aggravamento del problema che ha causato la protesta, o forme di rappresaglia. Tale comportamento ritorsivo, nel quale si risponde a un reclamo o una denuncia con un aggravamento di comportamenti illegali, è tipico di forze di polizia, CC, PS, polizia municipale, amministrazioni pubbliche, e grandi imprese distributrici di servizi essenziali come Poste italiane. Questo caso non ha fatto eccezione: mi chiedevo se e come Poste italiane avrebbe risposto all’onta di dover interrompere un comportamento scorretto; me ne stavo dimenticando quando oggi la risposta è arrivata. Alle proteste per un’ingiustizia si risponde con una sorta di “terapia aversiva”: chi protesta legittimamente e giustamente deve imparare che verrà punito per averlo fatto. E’ un atteggiamento riconducibile alla mentalità mafiosa; con una sostanziale differenza, come dirò.

(2) Forse si sono voluti prendere due piccioni con una fava; anche i miei post sul web di pochi giorni prima, “Giustizia per piazza Loggia” e “Sovradiagnosi I. Come la medicina nuoce” (https://menici60d15.wordpress.com/), uno dei quali tratta tra l’altro della partecipazione di persone comuni e di complicità diffuse a Brescia in operazioni “deviate” di apparati dello Stato, possono essere stati motivo per una punizione-avvertimento per esercitare forme di intimidazione volte a indurmi al silenzio, e nel tentativo di stimolare comportamenti che facilitino il mio discredito.  E’ stata di recente citata una “corte dei miracoli bresciana”, commentando l’assoluzione per la strage di Piazza Loggia di qualche giorno fa; tanti delinquenti grandi e piccoli si approfittano di questo stato di zona franca del crimine istituzionale. In effetti, se a Brescia ci fosse una magistratura presenterei una denuncia per questi catena di reati; che però dove c’è una magistratura non vengono commessi.

(3) Desidero segnare questo episodio anche nel tentativo di prevenirne altri basati sull’uso pericoloso di automezzi. L’esperienza mi insegna che quando cominciate non smettete. I vari addetti, di varie amministrazioni pubbliche o grandi aziende, ogni tanto si danno il cambio; e quando comincia un nuovo ciclo in genere all’inizio ci sono 3 o 4 episodi ravvicinati più netti, di “priming”, del tipo di questo, che poi si proseguono in uno stillicidio di molestie e abusi. Probabilmente verranno adottate forme ancora meno rischiose per voi: mi aspetto in futuro che i vostri scooter mi sfioreranno a sorpresa sui marciapiedi, ma senza puntarmi direttamente; mi si fermeranno davanti a motore acceso sul marciapiede, investendomi coi fumi di scappamento nel dare gas per ripartire appena li raggiungo, ad una frequenza due o tre volte quella attesa. Quel tratto di V. Maggi corrisponde a una strettoia; in passato, alla stessa altezza sull’altro lato, che è senza marciapiede, ho ricevuto un trattamento analogo a quello di oggi da auto dei CC; che non hanno mancato di fare la loro apparizione nello stesso punto della strada anche oggi, dopo la carica del postino. Il punto si presta a praticare molestie, avvertimenti e caciare in risposta a ciò che dico e scrivo, e preferisco segnalarlo a futura memoria.

(4) Il meschino episodio mostra anche di cosa si occupa Poste italiane. Oggi su Il Fatto c’è un articolo: “Utili record e quasi duemila licenziamenti. L’annuncio choc di Poste italiane”. I commenti dei lettori parlano di un servizio postale scadente ed esoso, e di un’azienda volta ricercare profitti anziché onorare i suoi obblighi di fornitura di un servizio pubblico essenziale. Siete accusati di non voler più consegnare la corrispondenza; ma vedo che state trovando modi creativi per fare rendere questo ramo secco. Un’azienda disposta a qualsiasi affare e alleanza. E anche i lavoratori che si prestano a fare i guappetti appaiono condividere la mission e i valori dell’azienda.

(5) L’episodio ha un merito: mostra quale impressionante carica di viltà gli esecutori e i suggeritori, e gli altri complici istituzionali, siano capaci di sviluppare. L’immagine di un postino sul marciapiede che, magari motorizzato, consegna la corrispondenza, è quanto di più familiare e pacifico; bisogna essere dei notevoli miserabili per usarla a tradimento per molestare, provocare, minacciare, trasformandola in un’icona ostile. Appare che vi sia un metodo in chi detta questi comportamenti; e che gli esecutori riescano a raggiungere il livello criminale supplendo con dosi industriali di viltà a quella mancanza di coraggio che è la principale caratteristica che li differenzia dai criminali convenzionali.

Francesco Pansera

Dr Francesco Pansera
Via Tosetti 30
25124 Brescia

https://menici60d15.wordpress.com/)

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Il commensalismo dei magistrati

Brescia, 28 mag 2012

A sinistra, e a un altro lato della tavola, stava, con gran rispetto, temperato però d’una certa sicurezza, e d’una certa saccenteria, il signor podestà, quel medesimo a cui, in teoria, sarebbe toccato a far giustizia a Renzo Tramaglino, e a far star a dovere don Rodrigo, come s’è visto sopra.”

(I commensali al tavolo di don Rodrigo, Promessi sposi, cap. V)

Con tutte le infamie commesse dalla magistratura e dalle forze di polizia nei miei confronti, a danno mio ma non solo mio, che non mi sia arrivata la ricevuta di ritorno della racc. spedita oltre un mese fa al giudice Platè (v. sopra “La corte dei miracoli bresciana dopo l’assoluzione per la strage”) dovrebbe essere l’ultima delle mie preoccupazioni. E’ già successo per molte altre denunce che le ricevute di ritorno sparissero; si è semplicemente riaffermato il principio che non posso spedire liberamente corrispondenza. Come è prassi, alla protesta è seguito un aggravio dei comportamenti denunciati: i postini sono divenuti una presenza fissa tra le comparse che inscenano atti di stalking.

L’episodio merita di essere notato per due motivi. Uno riguarda il livello di corruzione e il livello qualitativo della magistratura; i livelli intrinseci, al netto di altri fattori di malagiustizia. I magistrati attribuiscono la mediocre e talora pessima qualità del servizio giudiziario alle leggi sbagliate, alla carenza di dotazioni, a deficit organizzativi e alle responsabilità di poche “mele marce”, elementi senza dubbio reali. Però questa libertà di boicottaggio e provocazione è indipendente da tali fattori: l’episodio, solo uno tra gli innumerevoli atti di abuso, molestia e provocazione commessi impunemente, indica un atteggiamento collusivo della magistratura. Una magistratura che non sa garantire al cittadino che se questi scriverà a un magistrato quanto invia verrà correttamente recapitato; una magistratura che consente che l’abuso de “l’iniquo che è forte” venga reiterato nel comunicarlo a un giudice, è una magistratura che non ha rispetto di sé stessa; e che non si classificherebbe molto bene nella famosa graduatoria de “Il giorno della civetta”.

Il secondo aspetto è quello dei legami tra magistratura e terrorismo di Stato. Non è la prima volta che resto sorpreso dall’alone di pochezza e ambiguità che scopro attorno a un magistrato che si è occupato della Strage di Piazza Loggia del 1974, e che quindi dovrebbe essere un avversario di certi poteri. Questo ennesimo microepisodio, un momento in un continuum di abusi, è un esempio di un complesso di tecniche ben definite di boicottaggio, mobbing, discredito, logoramento e provocazione che sono espressione di nuove forme di controllo antidemocratico. E che sono probabilmente derivate da un’unica matrice che si occupa anche – si va facendo sempre più chiaro [*] – di nuove tecniche di terrorismo false flag o pilotato. Andrebbe riconosciuto che la magistratura non si è limitata a mantenere impunito post factum il terrorismo di ieri, ma lascia libera di agire, e aiuta nei suoi primi passi, l’opera di allestimento di nuove forme di “eversione dall’alto” mediante la creazione surrettizia o materiale di una devianza, l’imposizione di uno stigma su soggetti da eliminare dalla vita civile, e la diffusione dei corrispondenti modelli culturali nell’opinione pubblica.

La questione decontestualizzata appare bagatellare e segue a ruota l’assoluzione per la Strage (e avviene mentre a Brindisi sembra riapparire la strategia della tensione ma il PM, lupus in fabula, attribuisce subito la bomba a qualche singolo arrabbiato col mondo); mostra una delle strategie dei magistrati per togliersi d’impaccio, e anzi acquisire meriti presso i don Rodrigo, quando i don Rodrigo che dovrebbero fare stare a dovere sono soggetti come la NATO, gli USA, i loro manutengoli delle forze di polizia, etc. : i magistrati tendono a porre i reati fuori dalla loro portata, mediante l’estremizzazione e la minimizzazione. In casi come la Strage, lasciano crescere lo scandalo provocato dal reato – reato che aveva tra i suoi fini proprio quello di incidere sull’opinione pubblica – fino a che il fatto appare tanto enorme da giustificare in qualche modo sul piano umano la loro defezione. All’opposto in altri casi, come il mio, vedono solo singoli attimi isolati di una dinamica complessiva, rappresentandoli come di poco o nessun conto e non meritevoli perciò di considerazione; il padrone di casa, com’è suo interesse, li favorisce in questo loro applicare la fallacia del sorite, procedendo quando possibile a piccoli passi.

Con mezzi del genere i magistrati mantengono la posizione di rispettoso commensale davanti ai poteri che, nel perseguire grandi interessi economici e politici, ordinano le operazioni di omicidio politico e di psyop di vario tipo, quelle clamorose dei decenni precedenti e quelle apparentemente meno cruente di oggi.

Copia della presente viene inviata come racc. online (se i vari convitati me lo permettono) a Rodolfo Sabelli, presidente dell’ANM. Senza ricevuta di ritorno.

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Leopardi, Unabomber e altri eversori. https://menici60d15.wordpress.com/leopardi-unabomber-e-altri-eversori/

Il pendolo di Foucault e il generatore di Kelvin. https://menici60d15.wordpress.com/2012/03/27/il-pendolo-di-foucault-e-il-generatore-di-kelvin/

Terrorismo multipronged ? https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/

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21 settembre 2012
Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Madron “Brescia, la conferma della Siae: gonfiati i numeri della mostra su Matisse” del 21 settembre 2012

Vivo a Brescia. Credo che il caso, particolarmente delicato e complesso, sia da valutare andando coi piedi di piombo, evitando facili condanne di piazza, giudizi politici affrettati e cadute di stile. Lo si dovrebbe analizzare mediante la teoria della semantica generale di Korzybski. Però, conoscendo di persona l’uso che i protagonisti fanno del potere pubblico, e avendo nelle narici le zaffate dei mezzi di A2A che spesso mi sfiorano, quando non mi vengono letteralmente addosso, mi pare più semplice e appropriato comparare le dichiarazioni del sindaco Paroli, che cade dalle nuvole e si dice arrabbiato per la truffa alla quale lui e soci hanno esposto il Comune, con quelle di Ninetto Davoli quando commentò l’uccisione di Pasolini dicendosi incredulo e sorpreso che fosse omosessuale. Sui costumi dell’opposizione debenedettina, che dà segni di risveglio dal coma ora che per la Lombardia suona la diana del cambio di pupazzi nelle amministrazioni, non dico nulla perché rischierei di cadere nel volgare.

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Brescia,  25 settembre 2012

Avv Giuliano Pisapia

Sindaco di Milano

Piazza della Scala 2

20121 Milano

racc. r/r online

“Ora Hess dice una cosa essenziale: il mafioso non sa di essere mafioso. Fa parte di una visione di vita, di una cultura, di una legge, che è la sola che conosce”.

Leonardo Sciascia

Il sindaco Pisapia è mafioso?

Lunedì 24 settembre 2012 mi sono recato alla sede di Brescia A2A per pagare la bolletta. Appena varcata la soglia mi sono trovato davanti la pistola nella fondina di un vigilante, giovane, con una chierica, voltato di spalle. All’uscita una persona mi ha leggermene urtato nel sorpassarmi sgarbatamente nella fila per uscire dalla porta girevole. Ho acceso la telecamera che porto con me, anche dentro la sede ASM da quando un vigilante mi urtò mentre facevo la fila (erano comunque anni che non notavo più vigilanti nella sala). Nella porta girevole, dove di solito entra una persona per volta, un tipo corpulento, con accento est europeo, non solo è entrato insieme a me nel settore della porta, ma una volta entrato mi ha spintonato (senza motivo; neppure il pretesto della fretta, perché la porta è mossa da un motore che la fa girare a velocità costante). Alle mie proteste ha risposto “Tu parli troppo” (filmato e registrato).

Qualche giorno prima, il 21 settembre, avevo pubblicato su Il Fatto un commento sulle posizioni del sindaco Paroli nella truffa di Artematica, sui comportamenti di stalking di A2A nei miei confronti, e sulla sinistra in Lombardia (all.). Sono oggetto di organized stalking a causa di ciò che scrivo, per ciò che scrivo in campo medico (v il mio sito https://menici60d15.wordpress.com/); ma scrivo anche su argomenti politici, inclusa una critica alla Sua candidatura a sindaco di Milano (blog di A. Giannuli. Elezioni non ci giochiamo solo Milano ma l’Italia. 10 maggio 2011) .

A2A si distingue tra i vari attori per mettere in atto molestie che includono il contatto fisico. Il 10 maggio 2011, lo stesso giorno del commento sulla Sua candidatura, nella via dove abito una spazzatrice è sbucata contromano mentre tornavo a casa in auto a passo d’uomo, e invece di fermarsi e tornare indietro non solo ha proseguito ma ha spazzolato la fiancata dell’auto (filmato). Per diverso tempo le spazzatrici di A2A  mentre pulivano la strada, in piena mattinata, sembravano intenzionate a lustrarmi le scarpe. Ho imparato a prevedere le loro evoluzioni per scansarmi, ma il 7 marzo 2012 un camion spazzatrice, occupando l’intera larghezza di una stradina, provenendo da dietro, mi ha stretto a lato contro un muro di cemento, così che non potevo neppure respirare se non volevo essere toccato dal mezzo che passava mentre i getti d’acqua mi schizzavano e la grande spazzola roteando a pochi centimetri mi schizzava le schifezze che raccoglieva da terra. (Filmato, tra le proteste dell’autista per l’invasione della privacy). Il 3 novembre 2009 in piazza Paolo VI mentre si stava allestendo il palco per la visita di Benedetto XVI (al quale l’anno prima avevo rivolto alcune domande critiche su internet. “Professor Ratzinger, qual è la definizione di omicidio?”), in una manovra interforze sono rimasto preso tra la spazzatrice davanti e due agenti di PS alle spalle, che mi hanno fermato e chiesto i documenti mentre la spazzatrice proseguiva. Non si contano le volte che sono stato imbrattato, dalla polvere dei getti dei soffiatori manovrati a mano da operatori con la mascherina, o qualche volta dagli schizzi delle lance ad acqua.

C’è già stato un altro episodio di contatto indiretto, lo stesso 10 maggio 2011 della citata spazzolata alla carrozzeria; in Corso Garibaldi, quando appena uscito da una libreria, e appena passata un’auto della PM (l’auto della polizia all’uscita della libreria o della biblioteca è un classico, cominciato durante l’amministrazione Corsini) una persona in borghese, in bicicletta, mi ha violentemente urtato, facendomi saltare di mano la telecamera, alla presenza di spazzini di A2A (filmato). E’ lo stesso giorno del commento sulla Sua candidatura; comunque il giorno prima, il 9, un autista nero di A2A mi aveva chiesto perché li filmavo e io ho spiegato che è per limitare i danni del comportamento mafioso che la dirigenza dell’azienda, evidentemente, li spinge ad attuare. Pochi minuti dopo la botta si sono affiancati a me 2 vigili del Comune con manganello. Quello è stato un giorno di gran pulizia bresciana, che ha anche incluso un indaffarato addetto alla soffiatrice che mi ha lavorato accanto quando a piedi aspettavo il verde a un passaggio pedonale a poca distanza dal tribunale; mentre dall’altro lato della strada passava un prete in tonaca (l’accoppiata col clero è anch’essa un classico).

L’ostentazione di armi risale a quando andai in A2A a chiedere la documentazione, esibita ma non mostrata nel contenuto dall’allora sindaco Corsini, DS, per la quale l’inceneritore di A2A di Brescia, allora ASM, era il migliore del mondo. La documentazione mi fu promessa, ma non mi venne mai rilasciata. All’uscita nell’atrio della sede mi tagliò la strada un vigilante con la pistola che pendeva dal cinturone a sghimbescio che sembrava, anche a giudicare dall’occhiata che mi lanciò, un pistolero che aveva fretta di raggiungere il saloon e non avrebbe permesso a nessuno di fermarlo. Scrissi allora una lettera sull’inceneritore premiato, che mostrai a ecologisti bresciani. Pochi giorni dopo mi contattò la Casaleggio: Grillo ne fece l’argomento di un suo post (Premio fai da te degli inceneritori, 8 nov 2006). Da allora A2A appare essersi sentita autorizzata alla commissione quotidiana di un genere di reato che è difficile da dimostrare – tanto più che appartiene al genere di reati eversivi che i magistrati storicamente lasciano impuniti – ma la cui gravità va ben oltre quella delle molestie e dello stalking individuale.

Se gli episodi più gravi sono intervallati, avendo nella tecnica dell’organized stalking funzione di “priming” e di “booster”, c’è un pulviscolo di comportamenti che presi isolatamente sarebbero privi di significato, ma che formano un continuo ancora più sudicio degli schizzi della materia prima che A2A tratta. Il camion della spazzatura che appena uscito di casa ti sfiora in una strada stretta a velocità sostenuta e ti fa sentire una ventata fetida è così comune che non ci faccio quasi più caso. Conosco a menadito le tecniche di svuotamento di cassonetti e cestini, perché me ne viene data una dimostrazione multipla lungo la strada il giorno dopo che scrivendo sul web “parlo troppo” nell’opinione dei poteri che critico; v. ad es. nel mio sito i post “L’Italia cartografica” e “I “falsi pentiti” nella disinformazione biomedica”, pubblicati tra il commento su Paroli e A2A e lo spintonamento in A2A.

Queste pratiche di degrado e provocazione nella loro meschinità e viltà sono sostanzialmente mafiose. Non meraviglia che li metta in atto una azienda (che dovrebbe fornire solo servizi pubblici essenziali) controllata da gruppi politici bresciani che includono figure con un passato neofascista (e figure con un presente di rapporti con la NATO). Lei però, valente giurista, persona distinta, che ad ascoltarla fa venire alla mente la Milano del Verri e del Beccaria, non è fascista. Non è neanche mafioso. Quindi La invito a intervenire e a fare cessare questo comportamento, che è in crescendo, come se si volesse cercare un incidente. La considererò corresponsabile di futuri episodi.

Il caso ha voluto che andando a pagare la bolletta avessi in tasca gli appunti su un articolo che – faticosamente, dato lo stalking – sto scrivendo: sulla corruptio optimi nel liberismo. Corruptio optimi pessima. Il liberismo corrompe le migliori istituzioni sociali; per noncuranza, ma a volte deliberatamente: perché è strategicamente conveniente avvalersi dell’ottimo. Il male tramite l’ottimo corrotto è molto più insidioso da riconoscere e contrastare che il male palese. Tra gli esempi c’è la Sinistra, l’istituzione politica un tempo depositaria delle istanze di giustizia sociale; che è invece divenuta lo squallido strumento dello sfruttamento. Compito che esegue in forme che sono spesso indistinguibili da quelle che tradizionalmente si attribuiscono alla destra, o alla mafia, e appaiono da esse separate per una convenzione psicologica, senza esserlo nella sostanza. Mi auguro di non doverLa portare ad esempio di corruzione dell’ottimo.

Distinti saluti

Francesco Pansera

Dr F. Pansera

Via Tosetti 30

25124 Brescia

https://menici60d15.wordpress.com/

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Brescia , 21 gennaio 2013

Poste Italiane

Dr. Giuseppe Erario

Direttore della filiale di Brescia

Via L. Gambara 10

25121 Brescia

Poste Italiane

Dr Massimo Sarmi

Amministratore delegato e direttore generale

Viale Europa 190

00144 Roma

e p.c.

Dr. Giovanni Tamburino

Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria

Largo Luigi Daga 2

00164 Roma

racc r/r

Oggetto: Organized stalking – Richiesta sblocco servizi online

Allego la scheda sui comportamenti anomali di Poste Italiane nei miei confronti per il mese di gennaio, aggiornata al 19 gennaio.

Invio copia p. c. al Direttore dell’amministrazione penitenziaria, in riferimento al punto 1 della scheda, che riguarda agenti della Polizia Penitenziaria. Come forma illecita di privazione della libertà personale del cittadino a favore di interessi illeciti privati, l’organized stalking appare essere un “secondo lavoro” particolarmente adatto per i professionisti della detenzione.

In merito al blocco dei servizi online di cui al punto 3, chiedo alle Poste di fissarmi un appuntamento con un funzionario, e di comunicarmi data e ora, per ottenere la cessazione del blocco del mio account e di quello della mia compagna. Vi ricordo che ricorro alle racc. online anche per contrastare, oltre che il mancato ricevimento delle ricevute di ritorno, evenienza molto frequente quando le invio per ufficio postale, gli atti di provocazione che ricevo sistematicamente negli uffici postali, es. urti di postini, comparsate di poliziotti o carabinieri che mi si mettono accanto, etc. Visto che mi obbligate a venire negli uffici postali, sarete responsabili degli eventuali esiti di questa ricerca di provocazioni.

A mio parere tutto questo si iscrive in un quadro di una gravità che travalica di molto quella dei reati che sono prima facie configurabili. Credo che l’accanimento di Poste Italiane – tipico nella mia esperienza delle attività di destabilizzazione di polizia – si basi sulla natura istituzionale delle molestie, e sulle complicità istituzionali, che mi impediscono di denunciare quanto accade alla magistratura come sarebbe necessario.

Mi riservo di denunciare nei modi che riterrò opportuni l’accaduto, che si aggiunge ai tanti precedenti messi in atto da Poste Italiane, e che a mio parere attiene alla sfera delle attuali attività eversive istituzionali, data la mia attività politica e di denuncia di frodi mediche, come mostrano anche i miei scritti critici sui blog. Data la limitazione della libertà di corrispondenza, posto la presente lettera sul mio sito internet, aggiungendola al post “La Corte dei miracoli bresciana dopo l’assoluzione per la strage”.

Francesco Pansera

All.

Dr Francesco Pansera

Via Tosetti 30

25124 Brescia

Sito internet

https://menici60d15.wordpress.com/

Pansera Francesco

Via Tosetti 30

25124 Brescia

Registro organized stalking istituzionale

Anomalie – Sezione Poste Italiane

Gennaio 2013 (fino al 19 gennaio)

1)      11 gennaio 2013. Ore 12:40. Attraversamento pedonale via Cremona altezza Via del Carso (bar Black & White). Un furgone cellulare della Polizia Penitenziaria mi si inchioda davanti mentre passo sulle strisce pedonali. Alla scena è presente un postino a piedi, che fa platealmente il saluto militare agli agenti di polizia penitenziaria. L’attraversamento, che ho soprannominato “checkpoint Calipari” è da anni luogo preferito per azioni di stalking da parte di auto della polizia e di mezzi civili. L’episodio è stato immediatamente preceduto e seguito da un ostentato via vai di postini in scooter, e da una delle telefonate mute sul cellulare che ho ricevuto in quel periodo, per circa 10 giorni più volte al giorno. E’ ricollegabile a precedenti azioni di molestie tramite postini in scooter che mi venivano addosso per scansarmi all’ultimo istante, a volte sul marciapiedi (racc. del 24 apr 2012 a Sarmi, Ialongo, e al giudice Platè; inviata a mano dato il blocco delle raccomandate online a causa di un asserito problema del mio account sul server delle Poste ).

2)      14 gennaio 2013. Ore 11:50. Ufficio postale di via Villaggio Ferrari. Devo spedire un pacco. Ho due persone davanti. La macchina pesatrice “si blocca” secondo gli impiegati. Funziona comunque per le due persone che mi precedono. Arrivato il mio turno la macchina si blocca, definitivamente. Gli impiegati si danno consigli tra loro, staccano e attaccano le varie prese, mi invitano a rivolgermi a un altro ufficio postale. Occorrono 44 minuti per ottenere la spedizione del pacco.

3)      19 gennaio 2013. Invio un raccomandata online. Il server delle Poste accetta la lettera, ma non mi permette di pagarla, tenendola come bozza Chiamo lo 803.160. Mi si dice che il mio conto è bloccato, e che se voglio avere il servizio dovrò recarmi personalmente presso un direttore di ufficio postale per “aggiornare il crm”. Anche il conto bancoposta della mia convivente risulta bloccato, almeno ai fini del pagamento della raccomandata. L’addetto,(codice 6577), che in un primo tempo rifiuta di darmi il suo codice identificativo, “richiesta troppo vaga”, risponde alla mia domanda sul perché le Poste non mi hanno avvisato in modo da evitare il disguido affermando che questo è il servizio offerto dalle Poste, e che se non lo trovo soddisfacente posso rivolgermi ai servizi postali privati. Appare inverosimile che le Poste attuino un blocco del servizio senza avvisare l’utente su come prevenirlo recandosi a un ufficio postale per l’aggiornamento che sarebbe richiesto. Appare scorretto che le Poste accettino di acquisire corrispondenza sapendo che si rifiuteranno di inoltrarla. L’episodio appare collegabile a un lungo periodo di ostacolo all’invio di raccomandate, che ha incluso la non accettazione del pagamento online; la spiegazione finale data dalle Poste allora fu che la mia password non aveva maiuscole né numero, e dovetti cambiarla. L’episodio appare inoltre collegabile alla mia richiesta di rispondere per iscritto a un invito del tutto immotivato di recarmi alle poste per fornire una seconda volta informazioni relative alle procedure antiriciclaggio su un conto corrente di modesta entità e senza movimenti rilevanti; pena il blocco del conto (racc. del 9 lug 2012 a Paris; dopo la mia lettera le Poste non hanno dato seguito alla loro richiesta).

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Brescia, 21 gennaio 2013

A2A

Presidente del Consiglio di sorveglianza

Sig. Pippo Ranci di Ortigosa

c/o A2A

Via Lamarmora 230

25124 Brescia

Fondazione ASM

Presidente

Sig.ra Roberta Marniga

Piazza del Vescovado 3

25121 Brescia

racc a/r

Ho ricevuto la bolletta. Rinnovo l’invito, già presentato in occasione della precedente bolletta, a recedere da pratiche di organized stalking mediante i vostri spazzini, i vostri agenti di polizia e i miserabili in borghese.

Francesco Pansera

Dr F. Pansera

Via Tosetti 30

25124 Brescia

P.S. dato che Poste Italiane mi impedisce di inviare raccomandate online, posto la presente lettera sul mio sito internet, aggiungendola al post “La Corte dei miracoli bresciana dopo l’assoluzione per la strage”.

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Brescia, 3 feb 2013

Dr Guido Galardi

Presidente

Coop Lombardia

e-mail: info@lombardia.coop.it

Dr Dino Greco

Direttore

Liberazione

e-mail: segreteria@liberazione.it

Dr. sa Livia Brassesco Pace

Prefetto di Brescia

Piazza Paolo VI, 16

25121 Brescia

racc a/r online

Oggetto: Utilizzo di prostitute strictu sensu nell’organized stalking istituzionale

Ieri pomeriggio, mentre con la mia compagna ero in fila alla cassa del supermercato Coop di Via Salgari a Brescia, invece di essere urtato come di consueto da qualche commessa o magazziniere sono stato ripetutamente spintonato e strusciato da una coppia di donne che parlavano in una lingua dell’Est, dell’età di circa 55 anni, identificabili per gli abiti sgargianti, i modi sfrontati, e per il trucco pesante sui volti sfatti, come prostitute. Ho dovuto dire loro di smettere, cosa che hanno fatto prontamente, scusandosi. Solo, una volta usciti dalla Coop, le due ci hanno raggiunto nell’atrio, vuoto, del centro commerciale, e lì nonostante l’ampio spazio ho dovuto sospingere la mia compagna per schivarle.

Il supermercato Coop di via Salgari è un genere ben frequentato; vi si possono incrociare dirigenti della sinistra, come il dr Greco; e anche ieri ce n’era uno. Questa era circa la terza o quarta volta che mi recavo alla Coop dopo aver scritto sul blog de Il Fatto che nella mia esperienza il comportamento delle commesse Coop è assimilabile, sul piano etico, se non su quello dei costumi sessuali (come invece sosteneva un altro blogger) a quello di prostitute [1]; e la prima volta dopo il commento che ci venivo con la mia compagna, che evito di coinvolgere in quelle corride che sono per me il fare la spesa.

Devo dire che la novità mi trova favorevole. Le due figure di prostituta felliniana mi hanno fatto ricordare l’espressione di un personaggio del regista: “Se un ladro ha la faccia da ladro in fondo è onesto”. L’uso per queste forme di controllo di prostitute strictu sensu, o comunque di figure che le rappresentano in maniera caricaturale, costituisce un passo verso la verità, sia per l’organized stalking ai miei danni tramite le forze di polizia, sia per quello tramite i dipendenti Coop.

E anche rispetto ai moventi, rappresentati ad es. da un mio commento sul blog ne Il Fatto di Salvatore Borsellino, postato e censurato poche ore prima, che allego, riguardante la candidatura di Andolina da parte di Rifondazione Comunista alle imminenti elezioni politiche. Maggiori informazioni su come tale candidatura rappresenti una partecipazione a operazioni e reati che dietro a un’apparenza di “rivoluzione civile”, si collocano molto al di sotto della prostituzione di strada, proseguendo la tradizionale alleanza della “sinistra” con le peggiori operazioni “deviate”, sono raccolte nel post “La fallacia esistenziale nel dibattito bioetico sulle staminali”:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/22/la-fallacia-esistenziale-nel-dibattito-bioetico-sulle-staminali/

nel mio sito https://menici60d15.wordpress.com/

Quindi se utilizzerete prostitute o altri emarginati nello stalking vedrò ciò come un cambiamento vantaggioso; considerandoli non migliori ma più autentici, e quindi meno repellenti, di voi e dei vostri sottoposti regolarmente assunti. E probabilmente anche maggiormente consapevoli di stare praticando una forma illecita di violenza, e provvisti di un maggior senso del limite.

Francesco Pansera

Dr F. Pansera

Via Tosetti 30

25124 Brescia

https://menici60d15.wordpress.com/

[1] I buchi neri. https://menici60d15.wordpress.com/2012/11/27/i-buchi-neri/

all:

2 febbraio 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Borsellino “Cosa penso davvero di Ingroia e del suo progetto politico” del 1 febbraio 2013

censurato

La prospettiva di un politico pulito attrae chi vorrebbe un’Italia pulita. Ma non credo che Ingroia rappresenti una vera svolta rispetto a quei mediatori del parassitismo che sono le altre liste. Mi permetto di consigliare cautela; perché Ingroia non si è ancora tolto la toga, e non è ancora entrato in Parlamento, che ha già candidato un soggetto come Andolina, che non solo è inquisito per truffa e associazione a delinquere a danno di malati, ma è implicato in una operazione inqualificabile, a favore di grandi interessi industriali e finanziari, che si avvale, tra gli altri appoggi, di quel genere di strutture “deviate”, o meglio devianti, che nei decenni precedenti si sono occupate in maniera criminale e funesta di magistrati come Paolo Borsellino.

Lo si associa a figure che furono un’eccezione rispetto alla media dei colleghi; ma di fatto nella scelta dei candidati mostra di esercitare il peggiore vizio della corporazione che l’ha espresso, favorendo intrighi e manipolazioni che esiteranno in forme particolarmente gravi di parassitismo del potere a danno dei cittadini. L’entusiasmo acritico non è un buon antidoto al cinismo gretto. Il sogno non interrompe l’inganno, ma può prolungarlo. Anche senza puntare il dito verso Ingroia quando lo elogiano persone da ascoltare come Salvatore Borsellino, non  bisognerebbe dimenticare che sono all’opera menti un po’ più raffinate delle nostre; e, ho l’impressione, di quella dello stesso Ingroia.

[Le email agli indirizzi di Coop e Liberazione, presenti sui loro rispettivi siti, non sono state accettate. Sono pertanto state inviate all’ufficio stampa di Coop Lombardia e di Rifondazione comunista: silvia.mastagni@ancc.coop.it , ufficiostampa@rifondazione.it]

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29 agosto 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Tonello “Brescia, nove vigili contro un pensionato e i suoi libri” del 28 agosto 2013

Ne Il Gattopardo, padre Pirrone – gesuita – fa scricchiolare le scarpe e sfoglia con fragore il breviario per dissimulare l’avere schioccato la lingua all’udire la dote di Angelica. Analogamente, questo quadretto di ostentata stolidità burocratica delle guardie del sindaco non dovrebbe contribuire a tenere nell’ombra altre pratiche, che al contrario giocano sull’invisibilità, per le quali nella pretesca Brescia i vari corpi di polizia servono da esecutori in operazioni così profondamente illegali che sarebbe appropriato – e doveroso – confrontarle con le complicità istituzionali nella Strage impunita del 1974.

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@ Corrado. Fino a che non si chiariscono certe responsabilità, vecchie e odierne, la distinzione tra forze dell’ordine dello Stato e mercenari al servizio di impresentabili interessi di parte non sarà così netta come dovrebbe essere.

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@ Corrado. Lo sa come si chiama la mentalità che confonde tutela della legalità e protezione? A proposito di polizia e libri nella città del fare, le consiglio “Il modello mafioso e la società globale” di L. Cavallaro, 2004.

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@ Corrado. Non vorrei che pensasse che ritengo i vigili di Brescia “menti raffinatissime”. Nulla di tutto ciò.

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Brescia, 8 gennaio 2014

Dr.sa Livia Brassesco Pace
Prefetto
Piazza Paolo VI, 16
25121 Brescia

e p.c.
Procuratore della Repubblica
Dr.sa Celestina Gravina
Via Aldo Moro 26
75100 Matera

On. Marco Minniti
Sottosegretario di Stato con delega ai servizi
Palazzo Chigi
Piazza Colonna 370
00187 Roma

Polizia e mafia legale

Desidero ringraziarLa. Tornato dalla Calabria, la mia compagna è andata a controllare se l’ascensore era stato bloccato, come è avvenuto le volte precedenti. Stavolta ho potuto usare l’ascensore del condomino dove abito per portare i bagagli e le scorte alimentari. A settembre Le scrissi, dopo la scena dell’ascensorista che arriva giusto in tempo per intralciarmi mentre porto i bagagli sulle scale [1]. Al successivo ritorno dalla Calabria, il 3 novembre, c’è stato un nuovo blocco dell’ascensore, preceduto da una serie di molestie in Calabria, tra le quali l’email di un condannato per mafia [2]. E’ stato seguito da altre molestie a Brescia: nel mio sito c’è il video dell’autobus che mi punta [3], all’incrocio dove in genere mi sfilano davanti auto della polizia. Il filmato è stato effettuato la mattina successiva al blocco, avendo ancora nell’auto 10 kg di patate, 15 kg di olio e 20 kg di agrumi.  Stavolta, mentre in Calabria e sulle strade ho subito il consueto stalking, ho potuto usare l’ascensore, e di questo la ringrazio. E’ vero che il mattino dopo, il 7 gennaio 2013, ho ricevuto una seconda multa per passaggio al semaforo rosso, ad Amantea, risalente al 22 ottobre 2013, e che comporterà la sospensione della patente data la multa analoga del viaggio di ritorno dalla Calabria [2]; consegna contornata da ostentate comparsate della polizia municipale di Brescia. Qualche giorno fa l’assessore alla sicurezza del Comune ha partecipato a una cerimonia antimafia, esprimendo la volontà di tenere la mafia lontana da Brescia.

Il tempo dirà cosa intendete ottenere con questa recrudescenza. Per ora la preoccupazione che mi spinge a scriverLe è che non vorrei che l’improvviso acquazzone di multe dopo decenni di tranquillità – da questo lato – confonda le acque. Lo stalking e il mobbing che ricevo da anni da forze di polizia grandi e piccole mi ha causato e mi causa danni ben più gravi di una sospensione della patente. E non si tratta di dispettucci, ma di reati gravi commessi sistematicamente dalle istituzioni per consentire altri gravi reati. Se dico che siete della stessa pasta dei vostri predecessori che collaborarono alla Strage del ’74 e alla sua impunità, non è perché improvvisamente vi mettete afare multe e crearmi nuovi problemi. Ciò che fate da molti anni in maniera subdola appartiene agli atti di violenza eversiva di Stato, ordinati da poteri forti, i cui moventi vanno ricercati nella mia  attività di dissidente rispetto alle frodi mediche che lo Stato appoggia.

Tornando a Brescia riflettevo su quanto vado scrivendo su internet [4] mentre mi rendete la vita impossibile: su come lo Stato stia introducendo a danno dei pazienti e dei cittadini, tramite la abbietta carnevalata “Stamina vs. staminali ufficiali”, la frode delle staminali  “out of thin air”, nella lingua degli importanti referenti del sottosegretario Minniti; e su come si possa praticare l’assassinio morale, e non solo morale, di chi è di intralcio a frodi gravissime sulla salute allo stesso modo, dal nulla, out of thin air, se si può contare su istituzioni di controllo sufficientemente corrotte.

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Ho anche proseguito la riflessione sulla “antimafia cossighiana”, che mi ha portato in ottobre a scrivere il commento su mafia, antimafia e amministratori locali calabresi [5], e che ora è stato incorniciato da due multe in quegli stessi giorni e dal ritiro della patente. Resto convinto che la  diade ndrangheta/antimafia sia ingannevole, e che non possa esservi lotta efficace contro la mafia illegale, in Calabria come in Lombardia, se insieme non si combatte la mafia legale, quella che alligna nello Stato e che spesso si immedesima nei suoi poteri.

Vedo invece che la lotta alla mafia che spara viene usata come travestimento per praticare la mafia legale; in Calabria e in Lombardia. La mafia legale favorisce quella illegale, notò Danilo Dolci; ma anche la mafia illegale, fornendo  un falso standard e una minaccia che spinge il cittadino a  riconoscere l’autorità di chi occupa lo Stato, aiuta la mafia legale [6]. Ha scritto Francesco De Sanctis su Machiavelli: “Ammette il terribile; non ammette l’odioso e lo spregevole”. La mafia illegale pratica il terribile, e anche lo spregevole e l’odioso. Mentre, come Le ho già fatto presente,  sembra che la mafia legale, coi suoi mezzi vili e miserabili, sia  più confacente ai limiti dell’indole e della natura di tanti che a vari livelli occupano cariche pubbliche.

Dr Francesco Pansera

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Dr F. Pansera
Via Tosetti 30
25124 Brescia

[1] Lettera a Cancellieri, De Nard, Ascensori Quattroeffe del 4 settembre 2013.

[2] Polizia e mafia. Lettera a Gravina, Santarcangelo, Siepe del 25 novembre 2013.

[3] Milizie bresciane. https://menici60d15.wordpress.com/2013/12/17/milizie-bresciane/

[4] La frode delle staminali. https://menici60d15.wordpress.com/la-frode-delle-staminali/

[5] La convergenza di mafia e antimafia. Pizzo mafioso e pizzo di Stato.

https://menici60d15.wordpress.com/2013/09/08/la-convergenza-di-mafia-e-antimafia-pizzo-mafioso-

[6] I professionisti della metamafia. https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-

[Nota. Delle ricevute di ritorno, Poste Italiane al 1 marzo 2014 ha restituito solo quella inviata al prefetto Brassesco Pace. La raccomandata inviata al procuratore della Repubblica Celestina Gravina è ritornata al mittente. Non si sa nulla della raccomandata al sottosegretario ai servizi Minniti, che nel frattempo ha aggiunto alla sua carica quella di “autorità delegata per la sicurezza della Repubblica” con il governo Renzi. Ma appare che la consegna di una “ricevuta” sia stata affidata a “postini” particolari, devoti alla Repubblica e alla legalità quanto lo sono i loro superiori, in Calabria come in Lombardia. ]

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27 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Lombardia, spese legali per chi è accusato di eccesso di legittima difesa”

Questa è una formalizzazione, presentabile, di uno stato di fatto che non può essere messo per iscritto. C’è già una tacita regola per la quale i lombardi possono commettere reati e atti di violenza illegittimi, anche gravi, purché non vistosi, avendo le spalle coperte. Soprattutto se a favore di interessi locali. C’è già una robusta cultura dell’esercizio dell’illegalità garantito dallo Stato quando alcuni affari lo richiedono. Fa parte del riconoscimento della regione come “produttiva”. Una regola e una cultura che sono fondamentali per la comprensione dell’attecchimento, a prima vista inspiegabile, della mafia in Lombardia.