La polarizzazione gesuitica

7 aprile 2017

Dalle Lettere Provinciali di Blaise Pascal (testo ridotto):
 
Ottava lettera. Massime corrotte dei casuisti relative ai giudici, gli usurai, il contratto Mohatra, i bancarottieri, le restituzioni, ecc. Diverse stranezze dei medesimi casuisti. Parigi, 28 maggio 1656.

Rimasi interdetto da questa decisione fantastica; e mentre ne consideravo le conseguenze perniciose, il padre mi preparava un’altra questione:

«Un uomo che si occupa di divinazione è obbligato a restituire il denaro che ha guadagnato in questa professione?  Sentite dunque come Sanchez risolve questa questione. Egli distingue “se questo indovino non si è servito che dell’astrologia e degli altri mezzi naturali o se ha usata l’arte diabolica”. Credete che debba restituire nel caso che si sia servito dell’intermediario dei demoni? Non ci capite niente; è tutto il contrario. Ecco la risoluzione di Sanchez, nello stesso punto: “Se quell’indovino non si è data la pena e la fatica di sapere, per mezzo del diavolo, ciò che non si poteva sapere altrimenti, si nullam operam apposuit ut arte diaboli id sciret, bisogna che restituisca; ma se se ne è presa la pena, non vi è affatto obbligato”».

«Ma perché, padre?»

«Non lo capite? – rispose: – perché con l’arte del diavolo si può indovinare, mentre l’astrologia è un mezzo falso».

«Ma, padre, se il diavolo non risponde la verità, poiché non è più veritiero dell’astrologia, bisognerà allora che, per la stessa ragíone, l’indovino restituisca?»

«Non sempre, – rispose: – Distinguo, dice Sanchez a questo proposito: “perché se l’indovino è ignorante nell’arte diabolica, si sit artis diabolicae ignarus, è obbligato a restituire: ma se è un mago abile, e ha fatto tutto ciò che stava in lui per sapere la verità, non vi è obbligato; perché allora la diligenza di un tale mago può essere valutata in denaro: diligentia a mago apposita est pretio aestimabilis”».

«E’ proprio una cosa di buon senso, padre, – gli dissi: – infatti ecco il modo di impegnare i maghi a rendersi sapienti ed esperti nella loro arte, con la speranza di guadagnare dei denari legittimamente, secondo le vostre massime, servendo fedelmente il pubblico».

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4 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Autismo, tumori e disabilità: quanto influisce l’inquinamento sulla nostra salute?”

Ricordo il dr. Marfella, che dice di essere schierato dalla parte dei cittadini, a fianco al Procuratore generale di Brescia a una conferenza dove si lanciavano allarmi sui danni alla salute da inquinamento nel bresciano, accomunandolo alla Terra dei Fuochi. Platea di studenti, cioè di minori, scelta a mio parere imprudente, per non dire censurabile*. Marfella accosta l’inquinamento anche alla ”epidemia” di autismo; schierandosi a fianco all’ufficialità, incluso Mattarella, in un’operazione di creazione di malattia per via culturale. La bufala dell’epidemia di autismo da vaccini serve da standard negativo per fare sembrare scienza le manipolazioni sull’autismo dell’ufficialità; come Stamina al confronto fa sembrare credibili le promesse fantasiose dell’ufficialità sulla rigenerazione del tessuto nervoso. La chemio, fallimentare, viene valutata paragonandola alla follia del metodo Hamer. Su questo sito M. Mirabella, che ha gravi responsabilità per forme di deleteria pubblicità direct-to-consumer mascherate da divulgazione, sembra un difensore dell’onestà scientifica, essendo mostrato a sbeffeggiare una “raeliana”. Il dibattito è coartato a magia bassa contro magia alta. Per un esempio di terza campana, v. autismo in “Primo non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie”, Boringhieri. L’autore dopo avere diretto la nosografia psichiatrica ufficiale ne è divenuto un critico.

*La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide.

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V. anche:

Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale

L’autismo al tempo dell’individualismo

La medicina alternativa non olet

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