La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide

2 marzo 2017

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Il grafico, tratto da un articolo che si intitola “Screening tumorali: lo scontro tra scienza e intuizione“ [1], mostra come con l’introduzione degli screening la mortalità per i relativi cancri (la curva piatta in basso in ogni riquadro) sia rimasta sostanzialmente invariata; mentre le diagnosi (le curve superiori crescenti) sono fortemente aumentate. Il grafico è a commento dell’affermazione “più cerchiamo il cancro più ne troviamo”. Il risultato maggiore di questa caccia al cancro con gli screening è di diagnosticare e trattare come cancro entità che non sono aggressive; e di rendere così la popolazione non più sana ma più malata, provocando danni iatrogeni e distogliendo risorse dall’assistenza medica utile. I quattro screening tumorali considerati nel grafico – prostata, mammella, tiroide, melanoma – sono gli stessi offerti alla cittadinanza dal centro medico da poco allestito a Casal di Principe in una villa sequestrata a un boss camorrista [2].


Il sacro spazzatura

Il liberismo non seduce più ma continua a soggiogare culturalmente, avendo ottenuto un’egemonia passiva, un’interiorizzazione delle forme ideologiche che il dissenso non riesce a scardinare [3]. L’ideologia liberista si impone reprimendo, anche con la forza, alternative valide; e con una massiccia opera di manipolazione culturale. Il suo apparato propagandistico ha varie armi difensive, che conviene esaminare. Come molte specie di batteri che sulla membrana citoplasmatica hanno una parete cellulare e sopra ancora uno strato mucoso, anche diverse operazioni liberiste sono rivestite da un doppio strato protettivo. Lo strato interno è dato dalla complessità tecnica: non è facile per il cittadino comune (compreso lo scrivente) capire il reale significato e le conseguenze di una operazione liberista in campo economico. O – l’aspetto che conosco e che viene trattato qui – il reale significato degli annunci di “nuove cure” in medicina; un campo che è ormai un settore di punta dell’economia liberista. Lo strato protettivo esterno è dato dal sacro, in una forma artefatta e distorta, ottenuta inventando una sacralità o usando come scudi temi portatori di una effettiva sacralità. Gli spin doctor del liberismo rivestono atti inconfessabili di un sacro “fake”, sollecitando ad arte la tendenza a non mettere in discussione e a riverire ciò che appare appunto sacro. Può essere definito “sacro spazzatura”, perché come i titoli spazzatura si fa “comprare” dal pubblico promettendo tanto al costo di un investimento modesto; promettendo la partecipazione al sacro per il costo di un consenso che sembra del resto doveroso; ma lascia con un pugno di mosche quelli che sono divenuti “piccoli azionisti” di operazioni che vanno in realtà a loro danno. Come la capsula esterna protegge i batteri dalla fagocitosi, il muco tenace del sacro spazzatura protegge le operazioni del liberismo dalle denunce e dal dissenso.

Alcuni esempi di sacro spazzatura, rilevanti per l’argomento del presente articolo. a) La lotta alla mafia. Qualsiasi cosa sia fatta nel nome della lotta alla mafia non può che essere giusta e buona. Appoggiandola da bravi spettatori si diviene, al costo del battere le mani o del godersi lo sceneggiato tv, partecipi dell’acume, del coraggio, della nobiltà d’animo di Falcone, Borsellino, Boris Giuliano, e degli altri valorosi uccisi (e forse lasciati uccidere per il loro essere troppo capaci nel combattere la mafia). Mentre criticando l’antimafia si svela di essere come minimo fiancheggiatori della mafia. b) La lotta all’inquinamento. Non può che essere a fin di bene. Chi l’appoggia mostra spirito civico, mentre chi indica i casi dove i contenuti e le finalità sono fortemente distorti [4] è un prezzolato dell’industria. c) Gli allarmi su minacce alla salute, il bene supremo; coraggiose denunce che trovano terreno fertile nelle nostre paure fin dai tempi apparentemente lontani della teoria miasmatica delle malattie e degli untori. Chi grida al lupo lo fa certo per il tuo bene. Allarmi che ne parafrasano con scarso merito altri che invece sono fondati vanno creduti senza se e senza ma. d) La scienza, in realtà ciò che viene presentato come tale. Non può che avere il sigillo della verità e quello del disinteresse; come se ciò che un ricercatore che deve la sua fortuna a una multinazionale proclama su un giornale, in televisione o sui social fossero le leggi del moto di Newton o di Einstein. Chiunque non accetti gli oracoli delle sibille che parlano avendo come fondale un laboratorio e strumenti misteriosi non può che essere un ignorante superstizioso, che crede alle scie chimiche e porta il cappello di stagnola. e) Un corrispondente incremento di alcuni servizi medici. E’ lapalissiano che più medicina vuol dire più salute. Curioso che diversi medici e ricercatori lo neghino, sostenendo al contrario che in alcuni casi abbiamo troppa medicina e che ciò riduca la salute [5]. Ma quale altro scopo potrebbe esserci nell’introdurre più medicina? Quale mente contorta può pensare che non sia un atto di amore per l’umanità sofferente. f) L’adeguamento della medicina del Meridione alle pratiche in vigore al Nord. Solo un eccentrico come Illich può sostenere che a volte alcune regioni per il fatto di essere economicamente arretrate sono risparmiate dagli aspetti “più sinistri” della “civilizzazione medica” [6]. Quando poi g) a condurre simili battaglie siano, come avviene, dei preti, i professionisti del sacro (nonché grossi imprenditori della medicina commerciale), il contestare assume i caratteri dell’empietà.

Un caso di operazione liberista coperta dai due strati, quello tecnico e quello del sacro, è rappresentato dalla notizia che a Casal di Principe la villa confiscata a un boss è divenuta un “Centro di prevenzione per le malattie oncologiche”; intitolato a Don Diana, il sacerdote ucciso nel 1994 dal clan dei casalesi. “Casa Don Diana” si occupa di screening per il tumore della mammella, della prostata, della tiroide e “della pelle”, presumibilmente per il melanoma cutaneo [2, 7]. Esaminiamo per primo lo strato tecnico, considerando i quattro screening e la situazione dell’inquinamento nella Terra dei fuochi.

 
Interventi medici inutili e dannosi, derivati con un non sequitur da allarmi gonfiati

Lo screening mammografico non funziona e provoca sostanziali sovradiagnosi” [8]. Così il Cochrane Nordic ha riassunto i risultati di un recente studio [9] che come altri mostra che le promesse sullo screening della mammella sono state disattese: la mortalità non viene ridotta, mentre molte donne subiscono trattamenti non necessari, che causano oltre all’angoscia di credersi malate di cancro e al tracollo della qualità di vita il deturpamento della mammella e effetti avversi, a volte letali. In Svizzera, in Francia, in USA, gruppi di esperti raccomandano di ritirare o ridurre questo screening. La Russia di Putin evita alle donne la disinformazione che ne è alla base [10].

Per una di quelle contraddizioni contro le quali le manipolazioni ideologiche facilmente vanno a strusciare, lo screening, che in Italia e in Campania è il politically correct, è stato paragonato, nel suo presupposto errato sulla malignità di lesioni in situ [11], al pregiudizio razziale; da Otis Brawley, Chief Medical Officer dell’American Cancer Society [12].

Lo screening per il cancro della tiroide rappresenta un altro caso di discrepanza grave tra antropologia e biologia della malattia; tra ciò che sembra e viene fatto credere al pubblico e ai pazienti e ciò che è alla luce delle conoscenze scientifiche. La comparsa sul collo in corrispondenza della tiroide di un “bozzo”, che, a portata di mano in un’area vitale, evoca continuamente pensieri infausti, spaventa la persona; e il sistema medico si guarda bene dal tranquillizzarla spiegando che la grande maggioranza dei noduli tiroidei, più frequenti nei giovani, non sono tumorali o sono benigni. I tumori invasivi della tiroide hanno nella grande maggioranza dei casi un decorso indolente, con elevati tassi sopravvivenza. Lo screening porta a sovradiagnosi, e quindi a sovratrattamento [13]; in Corea del Sud, dove lo si pratica estesamente, l’incidenza di carcinoma papillare della tiroide è aumentata di 15 volte. Risulta che in Corea del Sud oltre il 99% delle diagnosi di cancro della tiroide da screening siano sovradiagnosi [14]. La sovradiagnosi di cancro porta senza reale giustificazione all’asportazione chirurgica totale o parziale della tiroide, che può provocare ipoparatiroidismo (11%) e paralisi delle corde vocali (2%) come effetti diretti dell’intervento. I pazienti ai quali è stata asportata l’intera tiroide, e buona parte di quelli che hanno subito un’asportazione parziale, spesso giovani, divengono malati cronici, affetti da ipotiroidismo. Oltre che ai danni dell’ipotiroidismo saranno esposti a quelli della terapia sostitutiva con ormoni tiroidei, che li mette a rischio di sviluppare in seguito ipertensione arteriosa, incidenti cardiovascolari incluso l’ictus, osteoporosi [15]. La USPSTF, l’ente USA preposto alla valutazione degli screening, si è espressa formalmente contro questo screening. Un suo rappresentante ha commentato che mentre c’è scarsa evidenza che porti benefici, c’è una considerevole evidenza che provochi danni significativi. E che dove è stato introdotto lo screening non ha aiutato le persone a condurre vite più lunghe e più sane [16].

La USPSTF si è espressa anche contro lo screening per il cancro della prostata, che non ha mostrato di ridurre la mortalità per questo cancro mentre ha provocato un tragico carico iatrogeno, rendendo incontinenti e impotenti centinaia di migliaia di uomini [17]. A seguito di ciò in USA i programmi per questo screening sono stati ridotti, tra le recriminazioni degli urologi. Un effetto immediato è stata la diminuzione dei casi di cancro della prostata. La riduzione ha riguardato i casi “precoci”, mentre i casi avanzati sono rimasti stabili. In parole povere, con la riduzione dello screening si sono ridotti i cancri finti e sono rimasti quelli veri. I meccanismi e la storia del disastro silenzioso causato da una gigantesca operazione commerciale che ha il suo perno nel test del PSA, e nella falsa “scienza” costruita su di esso, sono descritti nel libro “Il grande inganno sulla prostata. Perché lo screening col PSA può avere gravi conseguenze per milioni di uomini” scritto da R. J. Ablin, che è lo scopritore del PSA.

Questi screening si basano su “disease reservoir” [1,18], “giacimenti di malattia”: sull’alta frequenza nei sani di anomalie o varianti che vengono considerate patologia sulla base di esili supposizioni, e di macroscopiche omissioni della ricerca. Per i tumori le miniere, anch’esse d’oro come i camorristi e i faccendieri hanno definito i rifiuti sui quali fanno affari, sono date da alterazioni anatomiche non invasive che vengono sistematicamente chiamate cancro [11]. Nel caso del melanoma cutaneo l’epidemia [1, 19] è stata provocata istituendo e ingrandendo un’area grigia di entità che facciano da ponte [20] tra questo temibile cancro e i comunissimi nevi cutanei, che la diceria popolare, alimentata da media ed esperti, vuole essere potenziali cancri. Il timore di un tumore molto aggressivo come il melanoma da un lato, e dall’altra il danno fisico il più delle volte relativamente lieve dato dalla rimozione di una losanga di cute (ma non sempre lieve, es. le escissioni sulla faccia [19]) hanno portato a spingere sempre di più per questo screening. Di recente la Rockefeller University ha annunciato con toni celebrativi che suoi ricercatori hanno creato un sofisticato sistema di screening automatizzato per il melanoma tramite analisi digitale. E’ stato osservato che il lavoro riportava un tasso di falsi positivi del 64%, e che l’annuncio specificava che tale percentuale è paragonabile a quella dell’esame da parte di dermatologi esperti [21]. Sul piano medico è surreale che ci si vanti per procedure sulla popolazione generale che, tradizionali o hi-tech, in condizioni ottimali, a detta di chi le presenta e ha quindi interesse a minimizzare i loro svantaggi, chiamano cancro ciò che in due casi su tre non lo è. Questo generatore di pazienti è invece logico e coerente dal punto di vista del business. Anche per questo screening all’epidemia di diagnosi, all’aumento di spesa, ai danni iatrogeni psicologici e fisici, non fa riscontro una diminuzione della mortalità per il tumore, che secondo alcune statistiche sarebbe in aumento.

Se anche questi screening fossero efficaci e vantaggiosi, non si comprende perché dovrebbero costituire la risposta all’inquinamento da rifiuti tossici della Terra dei fuochi. Riguardano cancri che in generale non sono dovuti all’inquinamento. E’ singolare l’assunto implicito che l’inquinamento provocherebbe proprio quelle patologie che sarebbero contrastate da interventi medici di dubbia virtù che corrispondono a grandi investimenti e profitti. Appare che la visione sia di tipo pre-razionale, considerando non il cancro materiale, il fenomeno biologico della proliferazione incontrollata di un tessuto nuovo non fisiologico, con la sua vasta eterogeneità e complessità; ma il cancro antropologico, l’ipostasi materiale della Morte, un’entità informe che risponde alla logica primitiva Bene-Male, malattia-medicina. Il cancro senza struttura, simile all’allucinazione di Artaud che voleva il corpo senza organi. Ad Augusta don Prisutto fa del reale problema dell’inquinamento industriale la causa di tutti i decessi per cancro che avvengono in zona; e parla di “genocidio”. E’ un copione fisso: agli allarmi su asserite epidemie di cancro causate da una fonte inquinante – Taranto [4], Amantea e Cetraro [22], Augusta [4], Terra dei fuochi, gli altri focolai identificati sul territorio nazionale – segue la soluzione: più screening. Una sequenza che ricorda certe ricette del FMI per “curare” la “dissolutezza” finanziaria di nazioni messe sotto tutela; cure che in realtà peggiorano le condizioni del malato a beneficio dei “dottori”.

Anche l’assunto iniziale, l’allarme sull’epidemia di tumori da inquinamento della Terra dei fuochi, appare originare dal marketing invece che dalla realtà; appare rientrare nelle “cancer scare” che i media diffondono da molti decenni [23] e nel “disease-mongering”, la nota tecnica propagandistica, per la quale l’industria medica spende cifre considerevoli, dello spaventare il pubblico per vendere prodotti medici. Un articolato nucleo di verità viene distorto in un allarme indiscriminato che ricorda quelle tecniche di caccia cooperativa dove una parte dei predatori mostrandosi spaventa le prede, spingendole così nella direzione dove le prede credono sia la salvezza, e dove invece sta il resto del gruppo di caccia appostato e nascosto. Appare certo che vi siano stati e vi siano traffici illeciti di rifiuti; che le discariche abusive e l’inquinamento in Terra dei fuochi costituiscano un vulnus inaccettabile, degradando l’ambiente; e che possano provocare danni alla salute della popolazione, inclusa l’insorgenza di tumori. Non è nota con certezza l’entità quantitativa del fenomeno. Non rassicura il divario tra gli allarmi sull’ondata di cancri e l’inconsistenza dei dati di fatto, anche quelli elementari. Non è chiara l’eventuale presenza di materiale radioattivo, il più pericoloso quanto a capacità cancerogena, e l’esposizione della popolazione a tale materiale; nel campo della disinformazione, allarmi costruiti possono essere accoppiati al nascondere motivi di allarme fondati. L’estensione delle aree coinvolte nel casertano potrebbe essere 467 volte maggiore o minore di quel che si considera: la lunghezza del lato dell’ipotetico quadrato di territorio costruito unendo le aree interessate da pesante inquinamento varia da 17.3 chilometri a 800 metri a seconda della stima ufficiale [24. pag. 165]. In ogni caso il rapporto, in tempi brevi rispetto a quelli della cancerogenesi, tra le discariche di rifiuti tossici e l’asserita epidemia di tumori, gridato in mille salse da autorità, media e commentatori, è implausibile.

E’ probabile che nelle società occidentali molti cancri, dato un rischio, fortemente crescente con l’età, che tutti ci portiamo dentro per complesse ragioni biologiche, siano innescati nella popolazione generale da decenni di esposizione cronica al mare di cancerogeni a bassa intensità nei prodotti di consumo e nell’ambiente. Evenienza che peraltro viene soppressa, negata o minimizzata dall’ufficialità, che preferisce addossare al pubblico la colpa di praticare “stili di vita” cancerogeni. (C’è anche un’esposizione a cancerogeni medica, non trascurabile, data da farmaci e radiazioni; inclusi i raggi X della “prevenzione”). E’ noto che sotto certe condizioni l’esposizione ravvicinata a cancerogeni come l’amianto o il cloruro di vinile monomero, dove alcuni peculiari istotipi dei tumori sono una “pistola fumante”, provoca forti incrementi di frequenza di gravi forme tumorali (e anche qui si tende a liberare l’industria dalle sue responsabilità dirette). Le “scare story” come quella della Terra dei fuochi fondono e distorcono questi due casi, proclamando che focolai discreti come le discariche, dove l’esposizione non è in genere ravvicinata e diretta, provocherebbero cancri nella popolazione generale con una velocità e un’intensità di tipo epidemico. I dati epidemiologici [25] smentiscono l’allarme piuttosto che supportarlo. Non mostrano incrementi forti, non mostrano dati non altrimenti spiegabili, non provano il nesso causale con i rifiuti tossici, e vengono tirati per i capelli e distorti per poter sostenere che è in corso un’epidemia [In: 4]; per fornire pezze d’appoggio e foglie di fico burocratiche a fiumane continue di retorica e propaganda sui media. Si parla addirittura, da parte di magistrati e forze di polizia, di stimare l’inquinamento basandosi su dati epidemiologici di malattia raccolti dopo l’allarme [26], cioè usando un effetto per definirne la causa, non nota, e dando quindi per assunto ciò che si vuole verificare, il nesso causale. E’ il momento giusto per argomenti circolari del genere: i dati epidemiologici divengono più “credibili” col passare del tempo, per il meccanismo della profezia che si autoavvera, dato il circolo vizioso allarme-screening-sovradiagnosi-allarme che si è allestito, che porterà a quell’aumento spurio di incidenza di cancro che invariabilmente accompagna la cosiddetta “prevenzione” (vedi grafico). Il feedback positivo allarme-sovradiagnosi-allarme può avere luogo anche al di fuori degli screening, anche per altri tipi di tumore, come i tumori pediatrici [27]. E per patologie non tumorali; favorito da una medicina che è sempre più orientata al business e quindi alle sovradiagnosi.

La paura potrebbe essere considerata come un’emissione inquinante dell’industria e dei traffici sui rifiuti. Un sottoprodotto che il business, fatta salva l’impunità sui danni reali da inquinamento, ha interesse a valorizzare, in quanto alimenta l’industria delle sovradiagnosi e dei sovratrattamenti [28].


Angeli e demoni

Ciò che tendiamo a credere sugli screening tumorali si scontra con la realtà evidenziata dalla ricerca scientifica [1]. Studi mostrano che non solo i pazienti ma anche molti medici non comprendono i termini logici e quantitativi del problema [29]. Si stanno producendo “tutorial” e ausili che correggano gli aspetti più grossolani delle false credenze di medici e pazienti [30]. Cassels osserva come perfino quando comunicano il pericolo delle sovradiagnosi i media glissano sulla natura eminentemente politica degli screening, cioè sulla realtà cruda e terrena dei guadagni finanziari e degli incentivi [31]. Insieme alla difficoltà concettuale e psicologica appare essere all’opera, nel caso degli addetti e degli altri che ne traggono profitto, il fattore evidenziato da Keynes: “E’ difficile fare comprendere un concetto a qualcuno le cui entrate dipendono dal non comprenderlo”. In Italia invece di dissolvere lo strato protettivo tecnico, informando ed educando correttamente medici e pubblico, vi si aggiunge, secondo il costume cattolico, un buono strato di vischioso sacro spazzatura. La sacralizzazione della frode nel caso in oggetto può essere descritta con due narrazioni, “Non praevalebunt” e “Dita della stessa mano” che rappresentano rispettivamente la versione ufficiale e uno schema di ricostruzione che dovrebbe essere considerato.

Non praevalebunt. I diabolici camorristi, forti di alcune complicità istituzionali, ottenute da mele marce che si sono fatte corrompere, hanno usato alle spalle degli onesti zone della Campania come discariche per rifiuti tossici. Causando, nelle parole pronunciate nell’aula della Camera dal deputato grillino Micillo “il più grave attentato alla pubblica incolumità della storia. La bomba atomica non fa testo perché usata in tempo di guerra” [24]. Grazie alla denuncia di diversi coraggiosi come Saviano e Patriciello, le loro trame sono state svelate e fermate. Le forze del Bene sono passate al contrattacco, fino a fare del fortino di un boss un presidio di salute, che salva la popolazione dal cancro seminato dalle forze del Male.

Dita della stessa mano. La Campania è stata usata impunemente come discarica di rifiuti pericolosi e tossici a favore di varie industrie, con sostanziali complicità e connivenze istituzionali e la gestione della camorra. A danno fatto, si è usato l’inquinamento per un altro affare, quello dell’impianto nel Meridione di pratiche di medicina commerciale, come gli screening tumorali, lanciando allarmi, suscitando paure viscerali, disinformando su pericoli e rimedi [4, 32]. Aggiungendo degrado a degrado, inganno a inganno, depredazione a depredazione. Caricando dei danni fisici, mentali e finanziari degli screening una popolazione che già presenta ampie sacche di deprivazione. A questo scopo si è inscenato un “risveglio”; una riscossa della guerra santa contro la mafia. Costruendo figure eroiche come Saviano e Patriciello. Forze di polizia e magistratura collaborano all’operazione, facendo gli anticamorra dopo avere lasciato usare il territorio come discarica; e contribuendo, al di là delle loro competenze, agli allarmi distorti a favore del business medico, in una forma di peculato che come in altri casi [33] mette la credibilità di toghe e divise dello Stato al servizio di interessi privati gravemente illeciti. Con una sproporzione, come in altri casi di propaganda di affari medici illeciti tramite l’azione giudiziaria, tra il forte effetto mediatico manipolatorio e la punizione dei responsabili. Arrivando a occuparsi, nell’ambito di un generale supporto al business biomedico, della repressione e del discredito delle voci che guasterebbero il gioco. Il ruolo dell’antimafia appare essere quello di gestire la mafia, evitando che cresca troppo e impiegando la paura che suscita come instrumentum regni; mentre permette, copre e aiuta forme di mafia dei colletti bianchi necessarie ai grandi interessi della medicina commerciale. A volte in consonanza con gli apparati e le confraternite che tradizionalmente in Italia si occupano degli affari più luridi, in genere obbedendo a ordini da fuori.


L’inquinamento come delitto a doppia azione

Il caso, irto di aspetti controintuitivi, induce ad alcune considerazioni. Nella camera di scoppio dei motori delle automobili l’energia della combustione spinge i pistoni, che forniscono così lavoro. La risalita del pistone non fornisce lavoro, ma ne richiede. Invece nei motori a doppia azione, tipicamente i motori a vapore delle locomotive, il pistone fornisce lavoro sia quando va che quando viene, venendo spinto lungo il cilindro dall’energia termica in entrambi i sensi, mediante un gioco di valvole che immette il vapore ora dal lato della faccia libera del pistone ora da quello della biella. Ottenendo così un aumento dell’efficienza. Analogamente, mentre per la maggior parte dei crimini l’intervento di legalità fa sì che al delitto si alterni la riparazione, con l’inquinamento si ottengono vantaggi illeciti, e si crea danno, non solo dalla commissione del crimine, ma anche dalla fase che corrisponde alla riparazione. L’inquinamento consente di fare ulteriori affari “di ritorno” con la medicalizzazione e con le bonifiche. Il Procuratore nazionale antimafia Roberti ha osservato che le bonifiche “Rischiano di essere fatte dalle stesse imprese che hanno contribuito all’inquinamento. Questo, senza che ci sia nessuno che lo impedisce” [24]. L’intervento giudiziario, l’intervento etico, politico e tecnico sapientemente omessi e forzati al tempo giusto possono costituire quel gioco di valvole che permette la doppia azione.

I delitti a doppia azione sarebbe particolarmente importante prevenirli, o stroncarli sul nascere; sul piano legislativo e giudiziario. I delitti a doppia azione del potere, che permettono di servire o vendersi apparendo cavalieri senza macchia, sono una fortuna per la nostra desolante classe dirigente, imbevuta di opportunismo e vanità. E anche per quella che dovrebbe essere la resistenza spontanea, dal basso, che è malata di “sessantottismo”, ovvero l’inclinazione a protestare su ciò che il potere vuole si protesti. Ben descritta da Pasolini: “Essi credono di spezzare il cerchio e non fanno altro che rinsaldarlo”.


L’allocazione delle risorse secondo frode

Su Il Mattino di Napoli lo stesso Garattini, uno dei maggiori esperti e voce critica “gatekeeper”, integrata nell’establishment, ha spiegato come lo Stato mentre promette di aumentare i servizi sanitari pubblici con scintillanti interventi medici, “gratis” secondo l’espressione della ministra Lorenzin, lasci scoperti – e renda scoperti – servizi medici essenziali [34]. I nuovi LEA del governo Renzi-Gentiloni includono le cure termali e l’ozonoterapia, cure di non provata efficacia, per usare un eufemismo, e certo non essenziali.

Forniscono “gratis” anche farmaci oncologici costosissimi che allungherebbero la vita di uno o due mesi. Un vantaggio teorico, a volte fatto apparire fittiziamente manipolando il campione in cambio di un peggioramento, questo concreto, della qualità di vita [35]. Farmaci il cui rapporto prezzo/efficacia e gli insufficienti controlli sulla sicurezza [36] dovrebbero portare a considerarli truffe istituzionalizzate con farmaci imperfetti e pericolosi. Una cinica aberrazione che conferma come dietro agli annunci rutilanti di progressi scientifici e le proteste di umanità, la medicina, soggiogata dal business, si impegni non nel combattere il cancro ma nel trarne il maggior profitto monetario.

Intanto i pronto soccorso restano scoperti, e in Campania le persone sono abituate a restare su una barella se ricoverate. L’assistenza agli anziani non autosufficienti impoverisce le famiglie [37]. Il caso del Don Diana è un episodio di una tendenza generale a impiegare risorse pubbliche, cioè ad amministrare il denaro dei contribuenti, a favore di servizi medici che promettono miracoli, e che moltiplicano miracolosamente i profitti degli investitori, ma sono per il resto inutili o dannosi; mentre si lasciano scoperti servizi medici e assistenziali meno favolosi ma realmente utili, lasciando solo il cittadino quando ha realmente bisogno di aiuto. Obbligandolo a pagarsi – sempre che sia possibile – diversi servizi necessari, dopo che i soldi che ha affidato allo Stato sono stati sperperati a beneficio di poteri forti in una medicina inutile o dannosa.


 La linea della palma e la linea del mammografo

Sciascia paragonava l’espansione della mafie meridionali al Nord al salire della “linea della palma”. Mentre avanza da Sud a Nord il limite dell’areale della palma, scende in senso opposto la linea del mammografo (e non sorprenderebbe che i due movimenti avessero attori in comune). Gli screening stanno venendo criticati e ridotti nei paesi occidentali più avanzati. Le aspettative di ulteriore crescita del settore puntano sui popolosi paesi emergenti, India e Cina [38]. La presidente del Cile, Michelle Bachelet, ha orgogliosamente rivendicato come un merito (aggiungendovi una connotazione femminista, tipica della propaganda sugli screening mammari) l’introduzione in un paese LMIC (low-income middle-income countries) come il Cile dello screening mammografico e di altri prodotti di prevenzione [39]. Per mantenere i profitti si punta a globalizzare il mercato, a saturare regioni subalterne come l’Italia e a colmare lacune come quella del Meridione. La globalizzazione permette di prolungare e espandere imprese fraudolente estendendole, dopo che sono state smascherate nei paesi d’origine, a paesi minori, ai quali vengono presentate come l’arrivo del progresso e della civiltà.

Il Sud Italia, piuttosto che acquisire gli aspetti positivi, a partire da una migliore organizzazione della sanità, si vedrà colonizzato da medicina commerciale come la “prevenzione”. L’inesauribile mangiatoia della medicina viene convertita in senso liberista, a favore della frode medica strutturale, di alto livello, che privilegia i grandi investitori; anche nel Sud Italia, dove è servita tradizionalmente per il keynesismo democristiano, con la distribuzione clientelare di stipendi e operazioni di basso livello come le ricette di farmaci gonfiate o false. Si sta forse andando verso una economia patologica, una forma modificata in peggio dell’assistenzialismo, dove i disagiati otterranno una fonte di reddito, dei sussidi, in cambio dell’assumere il ruolo – sacro – di malato; e facendosi trasformare in malati; o mettendo a reddito la prole in questo modo, come già avviene in alcuni casi nelle fasce povere in USA.

 

L’inevitabilità della blasfemia

Anni fa A. Dal Lago osservò che le minacce della camorra hanno reso Saviano “circonfuso da un alone di eroismo” che impedisce l’analisi critica di “Gomorra” [40]. Ancora oggi criticare Saviano porta a essere stigmatizzati per il solo fatto di avere osato farlo. La fusione tra realtà e fiction, tra il reale e il costruito riguardo a quel cagnaccio del potere che è la mafia, e la conseguente istituzione di aloni o di capsule mucose che rendono sacro ciò che non lo è, o ciò che è iniquo, andrebbero meglio esaminate [40]. Di sicuro l’introduzione di screening tumorali che stanno venendo scartati altrove non è il modo giusto di proseguire la lotta di uomini come Falcone e Borsellino; di onorare caduti come don Diana, il prete che ripeté la risoluzione biblica che è stata il motto di un altro meridionale, Tommaso Campanella: “Per amore del mio popolo non tacerò”; di tutelare la salute e promuovere il benessere dei cittadini. Questo è il modo di servire interessi privati a danno dei cittadini, calpestando etica e Costituzione.

Il potere si guarda dall’eliminare la mafia, che gli fornisce tra i vari vantaggi anche uno standard negativo rispetto al quale fare apparire le istituzioni che controlla come paladini del Bene; in modo da fare disattendere impunemente l’aderenza ai valori positivi [41]. Tende a creare un rivestimento sacro per i suoi atti per renderli indiscutibili, dogmi immuni da critiche e denunce. La lotta alla mafia, come la lotta alle malattie, permette di allestire il recinto del sacro, di praticare il male simulando la virtù. Una tecnica che è diffusa quanto lo sono le mafie; e che in parte spiega, e a volte accompagna, la loro estensione al Nord. Nel paese del Gattopardo, andrebbe considerata laicamente la post-mafia, ciò che viene dopo la mafia; se ciò che sembra costituirne l’opposto non sia invece in un rapporto di continuità con il bestiale disegno di sopraffazione, il cupo disegno di sfruttamento che ai mafiosi viene permesso di porre in essere.

Il sacro desacralizza. L’istituzione del sacro rende per definizione profano, quindi inferiore, sacrificabile, ciò che lascia al suo esterno; il sacro può essere impostato in modo da rendere più facile bestemmiare l’Uomo. Col sacro spazzatura chi dissente viene posto davanti a una sorta di ricatto culturale, dato da un’alternativa spiacevole: o si nega e si definisce come un male ciò che viene presentato come sacro, e come sacro è considerato dalla comunità, divenendo così agli occhi dei più dei bestemmiatori; o lo si accetta e così si bestemmia l’Uomo. Il potere vuole che sia considerato immorale l’oltrepassare la viscida barriera sacra con la quale cinge le sue truffe; accomunandolo allo “speech hate”, o sostenendo che la “violenza verbale” di chi critica e denuncia sarebbe pari a quella che fracassa le ossa o sottilmente rovina vite. Non conformarsi al “politically correct” sta divenendo una trasgressione illecita, un peccato mortale; si sta cercando di introdurre, in barba alle libertà costituzionali e al principio democratico, forme di censura e di punizione tramite la legge verso chi non rispetta come sacre e intoccabili le imposture ufficiali.

Il potere predica e impone un pacifismo assoluto nei suoi confronti mentre aggredisce senza tregua. Il teologo Turcke ha mostrato come “il rifiuto di ogni violenza è soltanto la sua ipocrita approvazione”; e come siamo condannati a subire la violenza o a usarla legittimamente per difenderci [42]. Analogamente andrebbe riconosciuto, se si vuole costituire un’opposizione efficace al liberismo e alle sue espressioni globaliste, che la corretta disamina degli aspetti tecnici – così spesso trascurata – è assolutamente necessaria ma non è sufficiente, e che occorre anche il gesto culturalmente traumatico di rovesciare simulacri e falsi idoli. Senza cadere nella trappola dell’intemperanza, occorre dire pane al pane, e essere irriverenti e iconoclasti contro ciò che viene falsamente presentato come sacro.


Note
1. Kramer BS et al. Cancer Screening: The Clash of Science and Intuition. Annu Rev Med, 2009. 60:125.
2. Terre dei fuochi: ex casa casalesi diventa centro di lotta al cancro. Controradio Toscana, 26 gen 17.
3. Volpe M. Egemonia e dissenso: quali prospettive? In: Appello al popolo, 10 feb 2017.
4. Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato. https://menici60d15.wordpress.com
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6. Illich I. Medical nemesis. Lancet, 1974. i:918.
7. Un Centro di prevenzione oncologica nella villa confiscata al boss a Casale. Corsera, 4 feb 17.
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11. I cancri che non sono cancro. https://menici60d15.wordpress.com/
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4 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Autismo, tumori e disabilità: quanto influisce l’inquinamento sulla nostra salute?

Ricordo il dr. Marfella, che dice di essere schierato dalla parte dei cittadini, a fianco al Procuratore generale di Brescia a una conferenza dove si lanciavano allarmi sui danni alla salute da inquinamento nel bresciano, accomunandolo alla Terra dei Fuochi. Platea di studenti, cioè di minori, scelta a mio parere imprudente, per non dire censurabile*. Marfella accosta l’inquinamento anche alla ”epidemia” di autismo; schierandosi a fianco all’ufficialità, incluso Mattarella, in un’operazione di creazione di malattia per via culturale. La bufala dell’epidemia di autismo da vaccini serve da standard negativo per fare sembrare scientifiche le manipolazioni sull’autismo dell’ufficialità; come Stamina al confronto fa sembrare credibili le promesse fantasiose dell’ufficialità sulla rigenerazione del tessuto nervoso. La chemio, fallimentare, viene valutata paragonandola alla follia del metodo Hamer. Su questo sito M. Mirabella, che ha gravi responsabilità per forme di deleteria pubblicità direct-to-consumer mascherate da divulgazione, sembra un difensore dell’onestà scientifica, essendo mostrato a sbeffeggiare una “raeliana”. Il dibattito è coartato a magia bassa contro magia alta. Per un esempio di terza campana, v. autismo in “Primo non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie”, Boringhieri. L’autore dopo avere diretto la nosografia psichiatrica ufficiale ne è divenuto un critico.

*La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide.

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26 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Tumori infantili, i numeri della Campania crescono più veloci che in tutt’Europa”

Sì, si può prevedere che nei prossimi anni la Campania colmerà il gap che la vede ancora arretrata rispetto al resto d’Italia e vincerà l’ambito scudetto (Marfella) dell’incidenza di diagnosi di tumori infantili, ora che “le sensazioni dei sacerdoti e delle madri campane” (Isde- Medici per l’ambiente Campania) hanno preso il posto dei turpi affari degli animali senza cuore della camorra: tramite il meccanismo della profezia che si autoavvera allarme-sovradiagnosi-allarme. Dato che gli uomini di Chiesa e le madri coraggio riescono a sensazione a rilevare variazioni di fenomeni che sono misurate in millesimi di punto percentuale, non è fuori luogo avvisare la Curia Arcivescovile di Napoli della possibilità che siano stati loro donati poteri sovrannaturali. In un mondo giusto, dove vigesse lo “Unicuique suum”, queste capacità di percezione extrasensoriale di preti e mamme dovrebbero essere anche portate all’attenzione della Quest… dell’Osservatorio Vesuviano, nella speranza che possano estendersi alla previsione dei fenomeni vulcanici che incombono sulla regione.

 

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10 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A: Cannavale “Povertà e sanità per pochi, l’Italia va verso il modello americano?”

I costi salgono per la tendenza a offrire, o imporre, riti medici non necessari, o inefficaci, e a volte nocivi, ma sempre lucrosi, truffando, a favore di potenti investitori, sia i contribuenti sia chi paga di tasca propria. Mentre reali necessità sono lasciate scoperte. Il modello liberista, che si sta affermando anche da noi, è di ottenere facili profitti vendendo quanta più medicina sfruttando la sua dimensione irrazionale, per la quale più medicina è sinonimo di più salute. Troppa medicina invece è un pericolo per la salute, così che, come per una nemesi, la medicina liberista a volte rende la salute di famiglie a reddito elevato peggiore di quella di famiglie a basso reddito (es. *). La statistica della sopravvivenza per tumore (fatta ingannevolmente passare per il complemento di quella della mortalità) elevata al Nord non è in realtà una buona notizia per gli abitanti del Nord: è un artefatto che deriva essenzialmente dal diagnosticare, e trattare, come cancro entità benigne e asintomatiche, trasformando persone sane in pazienti oncologici. La sua estensione al Sud indicherà un’aggiunta di storture a danno della salute, non un miglioramento delle condizioni di arretratezza della medicina del Meridione. Non bisogna chiedere la medicina dei ricchi, ma la medicina onesta, che oltre a essere utile è economicamente sostenibile.

*Income and Cancer Overdiagnosis. When too much care is harmful. Welch et al. NEJM 8 giu 2017

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23 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Bella “Vaccini: Alice Pignatti, i consiglieri M5S e la borsa di studio della discordia”

Sul JAMA, 22 giu 17, si spiegano le tecniche per convincere i genitori. La propaganda è oggi estensione della “scienza”. Le mamme, in buona fede o meno, sono arruolate come strumento di marketing per fare vendere cure (Schneiderman LJ, Jecker NS. Wrong medicine. Doctors, patients and futile treatments. J Hopkins Univ Press, 1995). Anche a spese del contribuente, mostra questo caso. Le mamme battezzate “mamme rare” di Telethon per il business enorme e truffaldino delle malattie rare; le “madri coraggio” della Terra dei Fuochi per la messa a reddito dei bambini campani (v. “La post-camorra”). Davanti al “cuore di mamma” che promuove compresse o fiale “scientifiche” (e quotate in borsa) occorre un atteggiamento disincantato: “Medical consumer groups are viewed by the public and by the government as claiming the moral high ground and being solely devoted to the general good. Society grants [their] recommendations a special status as being true and honest. [They] are no more than advocates for their own particular diseases and interests, willing to divert medical resources … from other, more worthy areas of health care. They are, in essence, lobbyists, much the same as any other lobbying group or political action committee and, like the others, they are corruptible.” (Gottfried D. Too much medicine. A Doctor’s Prescription for Better and More Affordable Health Care. Paragon House, 2009).

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3 agosto 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Rifiuti speciali, industriali e tossici: ecco perché Terra dei fuochi è tutta Italia”

I rifiuti sono pericolosi, disgustosi, degradanti. Oggi queste caratteristiche negative fanno loro acquisire nuova vita, facendoli risorgere, nelle mani adatte, da scarti a fonti di reddito e di potere. C’è chi li smaltisce, si quota in Borsa, e nel massimizzare i profitti diventa inquinatore; chi si fa assegnare l’appalto della bonifica, a volte essendo il responsabile di ciò che viene bonificato; chi li usa per mostrarsi paladino della legalità o del bene comune mentre è connivente o complice su altri affari illeciti; chi ne fa uno spauracchio per spingere masse di persone verso grandi frodi mediche mai sazie di nuovi pazienti. Il potenziale economico e morale dell’allarme rifiuti viene creato da camorristi e industriali senza scrupoli (che sono lasciati agire); ma viene amplificato e sfruttato da una catena farisaica di persone perbene, che sono il complemento della mafia. I rifiuti configurano un ciclo economico a carattere estorsivo, basato su un Male: sul valore, reale o fittizio, di un Bene dato dalla limitazione di un Male che è in gran parte artificio umano. Ciclo che non andrebbe cavalcato, neppure nei suoi segmenti apparentemente meritori, ma andrebbe spezzato, tramite la riduzione della produzione, la repressione seria della creazione di potenziale negativo, cioè degli sversamenti, e la proibizione delle varie susseguenti forme di lucro e sfruttamento.

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14 dicembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Terra dei Fuochi non è una fake news. Il report di Regione Campania è incompleto”

Le evidenze dovrebbero essere indipendenti dalle asserite virtù di chi le presenta. Il biostatistico Allison ha chiamato “white hat bias”, “bias del cappello bianco”, il distorcere l’informazione scientifica in nome del ritenersi “dalla parte giusta”. E l’iscrivere chi dissente nella parte sbagliata.

Per di più, i buoni col cappello bianco e i malamente che rapiscono i bambini in culla lavorano per lo stesso impresario. Si sta distillando un prezioso sottoprodotto dell’inquinamento, la paura delle malattie, separandola dalla verità sull’effettiva entità del fenomeno, dalle responsabilità e dalle conseguenze antieconomiche. Sia De Luca, magnifico esempio di feudatario, tanto brillante nel rintuzzare i rivali quanto ossequiente ai poteri superiori, sia Patriciello, emissario di un clero che si occupa di vendere greggi di pecorelle, hanno interesse a mantenere la paura free-floating, che giustifichi il business delle bonifiche e spinga le persone nel business dell’oncologia. E allo stesso tempo ad evitare conseguenze negative su altri settori dell’economia, come l’agricoltura e la ricerca sconsiderata del profitto nel business dei rifiuti. L’incertezza sollevata inscenando il duello salva capre e cavoli.

Don Diana non meritava di essere chiamato maestro di questo peccato di superbia interessata, l’indossare il cappello bianco; né di questo genere di sceneggiate, il contrario del parlare chiaro che porta a ricevere non consenso ma la violenza dei malvagi.

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23 gennaio 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Caporale “Otto anni di vita in meno, il conto esatto della malasanità – L’istantanea di Caporale”

I dati Istat più recenti mostrano una speranza di vita per la Campania di 81.1 anni contro una media nazionale di 82.8. Circa un anno e mezzo in meno. Questa fake del presidente dell’ISS Ricciardi, Iacona e Il Fatto, che i campani perderebbero molti anni di vita a testa per la malasanità, con l’implicazione che la buona sanità, rappresentata dalla meravigliosa sanità del Nord, sarebbe in grado di aumentare la speranza di vita di molti anni, è una di quelle che il min. degli Interni favorisce, servendo a dirottare anche al Sud la mangiatoia della sanità pubblica dalla distribuzione clientelare di posti e di soldi alle grandi frodi istituzionalizzate dell’industria medica internazionale. Sostituendo al maltrattamento borbonico lo sfruttamento liberista; che include anche effetti iatrogeni in grado di ridurre lo stato di salute della popolazione, come mostra il caso del faro della medicina propagandata da Ricciardi, Iacona e c., la medicina degli USA, dove si sta registrando una riduzione nella speranza di vita (a 78.6 anni) che viene attribuita anche alle sovraprescrizioni di oppioidi (Drop in U.S. life expectancy is an ‘indictment of the American health care system’. Stat, 4 gen 2018). La “opioid epidemic” è una manifestazione avanzata della fake medicine che fa soldi promettendo la salute eterna con le pillole e l’hi-tech, e che si vuole estendere al Sud, in parte scalzando la vecchia vergognosa camurria, in parte accordandosi, ma senza risolvere le piaghe reali.

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26 gennaio 2018

Commento al post di A. Marfella “‘A Napoli si vive 8 anni in meno’, l’allarme di Ricciardi mi ha scioccato”

Un articolo sull’inaffidabilità della letteratura scientifica, intitolato “Case di mattoni, non regge di paglia” (Kaelin WG. Nature, 25 maggio 2017), lamenta la tendenza della ricerca biomedica internazionale a cercare il sensazionalismo a scapito della solidità dei dati; e conclude che nel decidere se pubblicare dei risultati la domanda dovrebbe essere se sono corretti, non se sarebbero importanti se fossero veri. In Italia l’antifake, composta da scienziati, giornalisti, istituzioni, nel decidere le informazioni sulla salute da diffondere applica senza paura la legge

Importanza x Verità = Costante

dove l’importanza di una notizia e la sua veridicità sono inversamente proporzionali. Ovvero, più la notizia è “scioccante” meno c’è bisogno di definirla e di mostrarne l’autenticità. Qui es. non ci si cura di mostrare i dati, e la loro qualità, sulla strage che sarebbe in corso a Napoli. Di spiegare come si attribuisce un asserito crollo della speranza di vita nella popolazione alla malasanità (Ricciardi) o a sversamenti camorristi e ora allo smog (Marfella). I giornalisti e i professionisti della legalità sembrano non considerare se le dicerie che stanno trasmettendo non servano, con la scusa di curare i vecchi mali – disorganizzazione, malavita, ruberie e clientelismo – ad aggiungerne di nuovi, con l’estensione al Sud delle costose cure “da paese civile”, spesso non necessarie e dannose, che fanno ricca l’industria biomedica.

@ Capitano Alatriste. La camorra, e la sua esaltazione come potere malefico sovrannaturale tramite la serie tv Gomorra e gli altri innumerevoli fumettazzi, giustifica l’antimafia perenne. E l’antimafia perenne, la cronicizzazione della lotta alla mafia (in sostituzione ad una guerra che annienti le mafie) costituisce, insieme alla società mafioide a cui è collegata, un sistema di stabilizzazione del malaffare istituzionalizzato, analogo alle soluzioni tampone in chimica. Un sistema che contrasta sia il viraggio verso il basso, cioè che la mafia spadroneggi del tutto, sia il viraggio verso l’alto, cioè verso un maggior livello di decenza e onestà della società; e che favorisce così gli affari all’apparenza rispettabili ma illeciti della società mafioide, dei quali questa campagna pro big business biomedico è un caso.

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23 febbraio 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di V. Ulivieri “Brescia, nella Terra dei Fuochi del Nord smantellata la task-force: spostati (e non sostituiti) procuratore e direttrice Arpa”

Un altro fattore, meno noto, soprattutto da noi, ma più incisivo e maggiormente comprovato, che spiega questi incrementi di incidenza “stepwise” di tumori come melanoma cutaneo, carcinoma del rene, della tiroide, della mammella, è la sovradiagnosi. Una caratteristica delle sovradiagnosi di cancro è che si alimentano con gli allarmi sulla presenza di fattori cancerogeni sul territorio; e, una volta innescate, si autoalimentano con l’aumento spurio di incidenza e il conseguente rinnovato allarme. Sarebbe interessante conoscere l’opinione riguardo a questo aspetto, messo un po’ in ombra dall’emergenza sul flagello delle Terre dei Fuochi, dei magistrati noti al pubblico per il loro impegno nel contrastare (soprattutto tramite clamorose indagini; meno in termini di condanne) i reati su rifiuti e discariche in quanto cause delle riportate epidemie di cancro; come Sandro Raimondi. Comunque, nella sfortuna a Brescia è sorta una laboriosa industria della diagnosi e della cura del cancro; che si avvale del prezioso concorso, nella sua meritoria opera a tutela della salute, delle Istituzioni preposte alla legalità: prefettura, questura, comando CC, assessorato e comando polizia municipale. E non ultimi ma primi i servitori dello Stato con la toga che hanno intitolato il palazzo di giustizia di Brescia all’insigne giurista e tra i fondatori della P2 storica Giuseppe Zanardelli.

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4 marzo 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Ambrosi “Cancro al seno, parlano 200 donne malate: “Non siamo fighe, siamo rottami. Chiediamo una miglior qualità della vita (e una comunicazione giusta)””

In Francia una commissione, che ha compreso cittadini, nominata dal ministero della sanità, ha chiesto l’abolizione o la riduzione dello screening per il cancro della mammella e uno stop alla disinformazione e propaganda (Barratt A et al. Reform of the National Screening Mammography Program in France. JAMA, 30 ott 2017). In Italia si cerca all’opposto di espandere il business. Anche con l’estetizzazione della pesante e dolorosa esperienza del cancro. La presidente dell’Associazione Italiana Oncologia, Stefania Gori, ha lodato la Toffa. Per una voce di donna, con diagnosi di cancro della mammella, che denuncia queste tecniche di vendita avvilenti e disoneste: Ehrenreich B. Smile or die. How positive thinking fooled America & the world. Granta, 2010.

Rivolgersi a Bergoglio come avvocato è finire in ore leonis, perché il clero promuove il business del cancro, al quale partecipa. Ma gli italiani, diceva Montanelli, “vogliono fare la rivoluzione coi carabinieri”. E infatti anche la scelta dello “antisistema” M5S, che ha appena vinto le elezioni, del generale dei CC della Terra dei fuochi al ministero dell’ambiente va nel verso del favorire il business del cancro insieme agli spot della Mediaset di Berlusconi su come è fico avere il cancro e alle bugie sul cancro del governo Renzi (v. La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide).

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18 marzo 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Sanità, anche io ho il mio codice 048. Ma al Registro tumori non serve”

Non discuto la condizione clinica dalla quale il dr. Marfella riporta essere affetto. In un film della Wertmuller il protagonista vede con terrore sulla faccia del PM gli stessi nei del mafioso. A volte ho un po’ un’impressione simile; es. quando sento come qui magistrati (D. Ceglie) e CC che attribuiscono all’inquinamento dei camorristi una presunta esplosione di casi di cancro basandosi sull’esenzione da ticket. Un grossolano end point surrogato ottimo per il circolo vizioso che è stato chiamato “il paradosso del falso allarme”, dove “il danno è interpretato come beneficio” perché chi viene falsamente diagnosticato come malato di cancro diviene “the most vocal proponent” dei test che portano alla falsa diagnosi*.

Invece di giocare al piccolo epidemiologo introducendo nuovi “metodi” magistrati e polizia dovrebbero commissionare un monitoraggio epidemiologico sull’uso di psicofarmaci, e sul loro possibile ruolo causale**, nei casi di omicidio- suicidio che riempiono le cronache. Sarebbe un dovere d’ufficio, scrissi anni fa al più celebre PM impegnato in fatti di medicina. Ma magistrati e polizia, ricolmi di buon senso, evitano l’epidemiologia che è anatema per il business biomedico, mentre sono un pungolo e un traino per quella del genere che fa aumentare il fatturato.

*Schwartz LM et al. Not so silver lining. Arch Int Med 28 mar 2011. ** Gøtzsche PC. Deadly Psychiatry and Organised Denial, 2015.

19 marzo 2018:

@ Tamas1412: L’articolo di Mangone mostra anche che usando come indicatore l’esenzione da ticket si sovrastima l’incidenza dei tumori che sono sia più frequenti sia più soggetti alla sovradiagnosi e ai suoi circoli viziosi, prostata e mammella. Questo può spiegare perché Ceglie e i suoi CC adottandolo hanno potuto esibire una irrealistica incidenza quintuplicata. L’appropriatezza per frodi dell’indicatore è data, oltre che dal suo carattere fortemente incerto e indiretto, dal corrispondere a un beneficio economico. Accordato su base burocratica in un territorio povero e dove tradizionalmente si praticano forme di assistenzialismo con maschera medica, es. le pensioni di invalidità. Le manipolazioni orchestrate sulle varie “Terra dei fuochi” fanno intravedere che lo status di malato verrà incentivato con ricompense (ci sono già casi di pazienti pagati in USA). Indicatori di incidenza di tipo monetario si impenneranno e autoalimenteranno. Invece che su “rancori personali” di Marfella, bisognerebbe concentrarsi sulla insufficiente separazione tra forze negative e positive, camorristi-inquinatori e antimafia-antitumori. Come per il terrorismo – in questi giorni le istituzioni fanno mostra di indignarsi per le infami uscite mediatiche che sono consentite alla Faranda – appaiono esserci pervietà, giochi delle parti e continuità di progetto tra le forze negative e quelli che le combattono; e una certa sottomissione di entrambi agli stessi grandi interessi e poteri maggiori.

22 marzo 2018:

Ho letto l’articolo di Mangone. Compara le esenzioni con i RT, e – in quest’ambito – riporta una sottostima di casi. Con una relativa sovrastima dei tumori più comuni e sovradignosticabili, e un 3.5% di probabili non tumori in pazienti con esenzione. Ciò non contraddice e non deve nascondere la trave, ignorata, che benefici di welfare, e quindi il loro uso come indicatori, possano in circostanze favorevoli, allarmi, falsa informazione medica, propaganda, prevedibilmente portare a incidenze gonfiate – anche nei RT, non esenti da limiti tecnici e condizionamenti politici – per la convergenza tra l’industria, ad avere pazienti, e il pubblico, a ottenere benefici.

Es. per il redattore capo del DSM IV (Frances A. Primo, non curare chi è normale) c’è una “falsa epidemia di autismo”, con uno spettacolare aumento di incidenza di 20 volte, per un “errore dell’epidemiologia” con “epidemiologi psichiatrici, che utilizzano un sistema intrinsecamente difettoso per la sistematica tendenza a fornire un quadro esagerato” quando “L’ «epidemia» di autismo, però, per una buona metà è stata sicuramente alimentata dai servizi: una diagnosi sbagliata è il modo più sicuro per un bambino di ottenere maggiore attenzione nel sistema scolastico e una terapia psichiatrica più accurata.” Anche altri mostrano come alla “epidemia” di autismo ha contribuito l’ottenimento di “a wide range of state-funded services” (Rossi NT. The Production of Autism Diagnoses within an Institutional Network).

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23 marzo 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Patitucci “Cancro, “sopravvivenza in Italia superiore a media europea, ma al Sud si muore di più malgrado ci si ammali meno””

Il numero di cancri diagnosticati è sensibile al grado di indagine*: più cancri si cercano – con gli screening -più se ne trovano. O meglio, più se ne diagnosticano, perché quello che si trova facilmente sono entità che non rappresentano veri cancri, ma sovradiagnosi di cancro. Questo spiega perché in uno studio a parità di fattori di rischio le donne più ricche hanno il doppio del tasso di diagnosi di cancro della mammella delle donne più povere*. Le sovradiagnosi da screening fanno risultare una “maggiore sopravvivenza” (Mantovani) perché il pool dei malati è diluito con pazienti non affetti. E’ scorretto e ingannevole confondere tra sopravvivenza (vivi tra i diagnosticati) e mortalità (morti per cancro nella popolazione). Le sovradiagnosi fanno aumentare l’indice statistico della sopravvivenza indipendentemente dalla mortalità, che può restare invariata; e in alcuni casi viene aumentata, per effetto iatrogeno.

Un danno e una frode sono presentati come beneficio e merito; vantandoli come superiori alla media europea. In un complesso di fattori, al Nord il maggior numero di sovradiagnosi da screening fa sembrare che le cure facciano vivere più a lungo, rispetto alla maggior proporzione di cancri veri al Sud. L’abbassarsi della linea del mammografo, e la spinta di fake “scientifiche” come questa, danno anche alle donne del Sud i falsi cancri delle donne del ricco Nord.

*Welch HG. Et al. Scrutiny-Dependent Cancer and Self-fulfilling Risk Factors. Ann Int Med, 2 gen 2018.

@ braciolanti. I dati mostrano che al Nord stanno messi peggio che al Sud quanto a incidenza e quanto a mortalità per cancro. Ma siccome bisogna estendere al Sud gli screening, per affiancare nel Meridione al vecchio malaffare locale della sanità il malaffare internazionale sul cancro basato su false informazioni e false promesse, si fa figurare che nel Sud arretrato “si muore di più” rispetto al Nord moderno perché, spiega molto preoccupato Mantovani, non si fanno screening a sufficienza; equivocando tra sopravvivenza dei diagnosticati e mortalità nella popolazione. E equivocando tra tumori falsi, sovradiagnosticati, dovuti proprio a ciò che si vuole estendere al Sud, e tumori reali e avanzati, come mostra anche il recente lavoro del 5 set 2017 sul BMJ di Autier et al Effectiveness of and overdiagnosis from mammography … Ma che cito a fare queste quisquilie davanti alla tua rigorosa spiegazione. Il concetto che mi spieghi sono riuscito, dopo lunga meditazione, ad afferrarlo: si vince se si indovina sotto quale dei tre bicchierini capovolti sta la pallina, la mano è più veloce dell’occhio, la scienza non è democratica, etc.

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11 aprile 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Ruccia “Giustizia, Davigo: “La politica non ha mai fatto pulizia al suo interno. Ha sempre detto di aspettare le sentenze””

Chi indica le stalle Augie dei politici dovrebbe avere una casa decentemente pulita. Davigo dice di essersi impressionato per G. Ferrara che spiega che per fare politica bisogna essere ricattabili. Ferrara ricorda quei soggetti che dichiarano sfrontatamente la loro professione illecita. Ha detto una verità fondamentale, per quanto laida. E i magistrati? Per dirne una, il procuratore capo della città dove abito ha un figlio che è stato trovato a rapinare negozi a mano armata. Non è ricattabile un padre che ha un tale peso? A me pare di sì, anche considerando la sfrenata commissione di reati in città da parte di forze in grado di ricattarlo sulla sorte del figlio.

@ massimilianos. Politici e magistrati hanno piani di corruzione diversi. Credo che quasi nessuno entri in magistratura a caccia di mazzette, e che alcuni magistrati siano disposti a essere non ricattabili, condizione svantaggiosa, e a volte letteralmente pericolosa. Non così i politici. Ma quando ci sono in gioco grossi interessi, affari di massima scala, di magistrati moralmente “tacco 12”, di entrambi i sessi, ne compaiono così tanti che fanno sembrare la magistratura come tutta uscita dalla scuola del consigliere Bellomo.

@ massimilianos. Ho letto l’articolo. Prendo gli articoli dell’autore, Fittipaldi, con scetticismo, da quando ne scrisse uno dove attribuiva all’inquinamento l’incremento di diagnosi di cancro nei bambini (l’ho commentato nel mio post “SOS cancro nei bambini e sovradiagnosi”). Non conosco l’ambiente giudiziario e non ho un panorama completo sui magistrati. Osservo il loro comportamento pubblico rispetto alle grandi frodi mediche istituzionalizzate. Penso che nel caso dei magistrati la migliore mazzetta sia un regolare lauto stipendio a chi non è moralmente all’altezza. Può darsi che io sottovaluti la frequenza di passaggi extra di rotoli di banconote fermati con un elastico. A proposito del giudice che si intratteneva con la moglie di una persona da lui fatta arrestare, si è occupato, ricavandone elogi, della celebre Terra dei Fuochi campana, che è un caso molto meno limpido e onorevole di quel che si fa credere, facendo parte della stessa propaganda cui ha dato voce Fittipaldi, che favorisce frodi mediche intoccabili, calate dall’alto da quei poteri forti dei quali politici e magistrati si contendono il favore.

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22 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di T. Mackison “Quirinale, con 765 dipendenti doppia la Casa Bianca. Funzionari del Colle prendono più dei consiglieri di Trump”

Chi opera per il bene della nazione andrebbe ben ricompensato. Senza però ubriacarlo di soldi; come invece avviene per il pletorico personale dei sacri palazzi, il cui vero datore di lavoro non è il popolo, che paga stipendi sontuosi per attività che vanno spesso a suo danno. Oggi 21 aprile, “Giornata della salute della donna”, Mattarella ha auspicato più “prevenzione”; cioè l’estensione degli screening, pratiche che nelle nazioni più ricche e progredite si vuole ridurre, dato che non abbassano la mortalità globale e aumentano il carico di malattia, e sottraggono fondi per l’assistenza medica utile; arricchendo privati. Un intervento del Quirinale contro il popolo e i valori costituzionali interno alla ‘trattativa Stato-Big Pharma’, nella quale nessun magistrato ficca il naso, se non per favorirla.

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12 giugno 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di V. Ulivieri “Inquinamento, nei pressi dei siti contaminati eccesso di mortalità tra 4 e 5%. Tumori, +9% tra i più giovani”

Forme di cancro con una connessione forte da cause ambientali”. E’ vero; e ci sono altri fattori ambientali oltre a quelli propagandati. Per esempio, oltre alla correlazione tra “melanomi e contaminazione da PCB” c’è il fattore ambientale della censura dei media sulle sovradiagnosi di melanoma*. C’è il fattore ambientale delle sovradiagnosi di melanoma trasformate in una “perpetual income machine”, nelle parole del dermatologo D. Elpern. Macchina sfornasoldi potenziata da questi allarmi e studi imprecisi con conclusioni distorte e abusive sul rapporto di causalità. E c’è il fattore ambientale di soggetti con la divisa e la toga che si guadagnano lo stipendio dello Stato occupandosi sia di aiutare l’allarme che spinge persone sane nella “income machine”, dove vengono trasformate in malati di cancro, sia di zittire more mafioso chi guasterebbe la nobile attività.

*Lomangino K. Yes, melanoma can be overdiagnosed, but news stories like these don’t discuss it”. Health News Review, 4 giugno 2018.

@ Pot. Anche confrontando epoche diverse si può ingannare; creando sovrastime del rischio anche del 100%, es: Des Spence. Bad medicine: atrial fibrillation. BMJ, 2013. 347: f4910. Le comparazioni tra periodi storici diversi sono anzi un classico delle manipolazioni. Al contrario confrontando aree diverse usando gli stessi metodi… si possono pure mandare messaggi falsi, ingannevoli e dannosi per la salute pubblica: Wainer H. New York’s cancer maps: What we don’t know won’t hurt us, it’s what we do know that ain’t. In: Medical illuminations. Oxford U Press, 2014. Sulla natura non ambientale ma socioeconomica e commerciale delle variazioni regionali nelle statistiche mediche c’è il classico lavoro di Wennberg, il Dartmouth Atlas.

Come per i bilanci aziendali, e per altre attività umane, nella ricerca biomedica non ci sono barriere metodologiche ai modi di ingannare quando c’è la volontà di farlo, o ci sono forti pressioni che spingono in quel senso; si creano piuttosto metodologie ad hoc, incluse affermazioni piuttosto strane sulla validità di questo o quel metodo.

@  Pot. E’ l’arbitrio del calpestare i principi dell’epidemiologia affermando di poter desumere una monocausalità da studi di tipo ecologico che è senza senso. O meglio non ha senso scientifico, ed è immorale. Ha senso per fare soldi favorendo le sovradiagnosi. E’ l’esatto opposto di ciò che apoditticamente sostieni: le variazioni temporali, come l’insorgenza delle forbici crescenti tra incidenza e mortalità, es. quella del melanoma – che è scorretto ignorare – sono comunemente citate come evidenza di sovradiagnosi; e anche variazioni regionali vengono riportate come evidenza di sovradiagnosi. Es. si è rilevato come in Corea del Sud quando si è praticato estesamente lo screening per il cancro della tiroide l’incidenza di carcinoma papillare della tiroide è aumentata di 15 volte. Si stima che in Corea del Sud il 99% delle diagnosi di cancro della tiroide da screening siano sovradiagnosi (Brownlee S, et al. Evidence for overuse of medical services around the world. Lancet, 2017). O nel caso del rischio di asportazione di un rene per sovradiagnosi di cancro a seconda delle disponibilità locali di TAC (Welch et al. Regional Variation of Computed Tomographic Imaging in the United States and the Risk of Nephrectomy. JAMA Int Med, feb 18).

@  Stef Menc. Le cause dei tumori sono prevalentemente chimiche, da agenti coi quali veniamo in contatto quotidianamente; inclusi i prodotti di consumo. Nella maggior parte dei casi (esposizione occupazionale a parte) sono cancerogeni a bassa intensità. Ma questo non viene detto. Era riconosciuto fino agli anni ’70; è stato poi coperto con altri fattori, come i “lifestyles”; dove la responsabilità è dello stesso individuo, es. per il suo modo di mangiare. Allo stesso tempo si lanciano allarmi su fonti di inquinamento circoscritte, fisicamente o concettualmente. Alle quali non solo si addossano colpe da nascondere, ma si attribuiscono oltre a quelli reali effetti apocalittici ad altissima intensità, implausibili e smentiti dai dati. Si ottiene così di separare la causalità reale, che resta sostanzialmente indisturbata e impunita, dalla paura, che viene sollecitata, in modo da spingere il pubblico verso un’industria da 10^11 $, che sovradiagnostica il cancro, “guarendo” entità che non lo sono, mentre le sue capacità di curare il cancro restano vergognosamente ridotte rispetto alle promesse, e ai prezzi, insostenibili. Minimizzare responsabilità e massimizzare paure. La manovra si basa sui potenti mezzi di controllo dell’informazione e della politica; la corruzione di chi è pagato per tutelare la salute; e la presenza nel pubblico di gente che tipicamente parla molto del proprio pensare, come fai tu, e non sa di lavorare gratis per le stesse forze che hanno i G. Ferrara a libro paga.

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15 giugno 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Tumori, l’Italia è tutto un Sin?”

Ieri Cantone ha detto che la corruzione è “il male assoluto”. Si è guardato dal distinguere tra bribery, le mazzette, e institutional corruption, l’istituzionalizzare interessi illeciti dei poteri forti in cambio della carriera. La corruzione genera eccessi di diagnosi di cancro (soprattutto la corruzione istituzionale, che si vuole prenda il posto di quella delle bustarelle). Ma tra corruzione e cancro c’è una rete causale complessa più estesa del sempre ripetuto inquinamento, che permette giochi e effetti paradossi: la corruzione può agire anche combattendo sé stessa, come nel “doppio pacco e contropaccotto” del film di Nanni Loy. Es. in USA si sta riducendo il business delle TAC addominali ai bambini con sospetta appendicite, volendo evitare l’insorgenza di cancri da radiazioni (una causa di cancro reale, iatrogena, che i corrotti della biomedicina nostrani occultano attribuendo tutto ai corrotti inquinatori). Questo ha portato a un aumento delle ecografie, meno specifiche, e quindi a un aumento di sovradiagnosi di appendicite, con relativo aumento del business di appendicectomie non necessarie. Descrivendo l’Italia come tutta una Korogocho a causa delle mazzette si lanciano allarmi su aumenti di diagnosi di tumori pediatrici attribuendoli al male assoluto, invece che a tanti piccoli imbroglioni; e se ne favorirà così, in nome della salute e della giustizia, la sovradiagnosi, con relativi fatturati illeciti. Magistrati e forze di polizia in prima linea.

@ Patrizia Gentilini. Il potere può orientare le credenze pubbliche variando ad hoc il peso dei vari fattori di un caso complesso. Da un lato, i focolai di inquinamento e degrado ambientale sono ormai sinonimi di epidemia di cancro. La relazione non è così stretta. Dall’altro, lei attribuisce certezza assoluta alle diagnosi istologiche. Sapesse quanto basta poco, entro la discrezionalità del microscopista, per sovradiagnosticare una lesione da benigna a maligna, da basso grado ad alto grado. Es. le formazioni neuroectodermiche, i tumori cerebrali, quelli di origine connettivale, le malformazioni congenite, i tessuti fisiologicamente capaci di proliferazione. Le diagnosi istologiche sono oggi riconosciute come centrali al problema, e non più come un’assicurazione di certezza. Ci sono i markers vecchi in appoggio; e i nuovi, per i quali le malattie, in un regresso spacciato per progresso, sempre più sono senza gold standard, ma sono definite da esoterici test di laboratorio, spesso non ben validati e prodotti da chi vende anche le cure. C’è il comodo spauracchio detto “medicina difensiva”. Le pressioni economiche e sociali. Una volta scrissi ad A2A una lettera critica degli inceneritori. Casaleggio ne fece un post per Grillo, Medicina Democratica la pubblicò senza neppure chiedermelo. Se però dico di guardare a tutti i fattori, cominciando da quelli di casa propria, sovradiagnosi e cancri iatrogeni per i medici, e di evitare allarmi distorti che in realtà favoriscono il business, ricevo legnate.

 

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Vedi anche:

Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi

Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato

 

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