Archive for the 'Medicina dei migranti' Category

Il deuteragonismo

11 maggio 2009

Blog “Uguale per tutti”

Commento al post “Elio e le storie tese” del 10 mag 2009


Gentile dr Lima, quanto Lei scrive critica ciò che avevo scritto nel Suo blog il giorno prima sullo stesso argomento, sotto un altro post (I 18 anni di Noemi e la sanità integrativa): mi permetta di dissentire amichevolmente, e poi di andare oltre a quanto da Lei affermato, e, senza più alcun riferimento a Lei, trattare il tema, che mi pare davvero fondamentale, da un punto di vista generale.

Non condivido neppure le posizioni di Mauro C., che nel congratularsi con Lei per le Sue posizioni, contrappone il Suo dubbio alla certezza degli imbecilli. Ammiratore di Cartesio, il filosofo del dubbio metodico e, non meno importante, della molteplicità del reale, a Mauro C. dico che col dubbio bisogna convivere, ma in certi casi, per esempio per le notizie scandalose e anomale di Novella 2000, è più equilibrato che il dubbio assuma la forma di un ragionevole scetticismo. L’appello al dubbio unito all’accusa di dogmatismo (o di imbecillità) è tipico degli ufologi.

Se anche, come Lei sostiene, la relazione di Berlusconi con Noemi e il suo annunciato divorzio non fossero vicende private, credo che ciò nonostante sarebbe preferibile astenersi dal discuterle.

Non credo che un politico esperto come Bill Clinton non abbia preso precauzioni per prevenire la possibilità che una ragazzina potesse ricattarlo; ma se dopo avere scalato la massima cima della politica mondiale avesse commesso tale errore da principiante, e se la ragazzina fosse stata tanto matta da tentare realmente di ricattarlo, un’agenzia apposita che protegge i presidenti USA, il “Secret Service” (non è la CIA), avrebbe provveduto a disinnescare il problema. Se il presidente degli Stati Uniti avesse dovuto fronteggiare un ipotetico ricatto di un’amante, a lui e alla nazione non sarebbe accaduto proprio nulla; così come non è accaduto nulla quando Clinton ha detto che gli USA non c’entrano con la strage di Ustica. Roma locuta. A J.F. Kennedy dovettero sparare; non lo estromisero rivelando il suo maniacale “womanizing”, o facendolo cadere in qualche scandalo sessuale.

Parimenti, non credo che quanto Lei ipotizza sia verosimile: che la famiglia di un usciere sia in grado di ricattare uno degli uomini più ricchi, un piduista, presidente del consiglio, di pochi scrupoli, etc. La famiglia Letizia sembra piuttosto al totale servizio di Berlusconi, come tanti.

Quello che a me pare del tutto anomalo è che la notizia del fattaccio provenga dai media del colpevole, dalla famiglia del colpevole, dalle esibizioni del colpevole. Questa singolare situazione, nella quale la fonte e i responsabili dello scandalo coincidono, o sono vicini, è frequente; nonostante ciò, o forse per questo, i commentatori non sembra ci facciano molto caso; e non vedono analogie con le attricette che protestano perché fotografate in effusioni dopo che il fotografo l’hanno chiamato loro. Capisco il dubbio sistematico, che non deve mai essere azzerato; ma “certa evidenza circostanziale è molto forte, come quando trovi una trota nel latte” (Thoureau; si riferiva alla pratica dei lattai di annacquare il latte).

Occorre proteggere le minori da Berlusconi ? Fino a quando una fonte degna di ascolto, come la magistratura, non ci documentasse ciò, resto dell’idea che sia svantaggioso accettare di scendere in questo gioco di specchi con un fregoli come Berlusconi, quando gli si possono muovere contestazioni più fondate e sostanziose. Non si può essere ignari e fiduciosi come bambini su temi come la sanità integrativa e amletici su “Verissimo”.

E’ vero che l’argomento avrebbe risvolti politici degni di attenzione, es. la nostra immagine internazionale; ma allora il tema dovrebbe essere “Perché ci facciamo sputtanare all’estero da questo istrione ?”; invece così si continua a permettere che Berlusconi detti gli argomenti da contestargli. Mentre c’è solo l’imbarazzo della scelta per contestargli altre cose, politicamente molto più rilevanti.

Credo che questa sia stata un’occasione perduta. Al tempo della serie del presidente manager, operaio, intellettuale, buon padre di famiglia, capobanda, etc. a Roma c’era un grande manifesto con Berlusconi e la scritta “Per un presidente contadino”. Qualcuno con la bomboletta di vernice aveva aggiunto “Allora va a zappà la terra”. Cosa sarebbe accaduto alla credibilità di Berlusconi se la reazione all’agghiacciante rivelazione di Berlusconi-vecchio-satiro, degna del miglior Beautiful, fosse stata uno sbadiglio; seguito da una discussione a occhi aperti su cosa sta facendo per la crisi economica, l’occupazione, i giovani, la giustizia, l’equità sociale, la sanità, l’ambiente, i servizi al cittadino.

Penso che quanto avvenuto sia espressione di un problema endemico, che chiamo di “deuteragonismo”. E penso che questo sia un problema cruciale, pari a quello della DC, del craxismo, e oggi del berlusconismo; ma non riconosciuto, o largamente sottovalutato. Col deuteragonismo anziché fare un’opposizione vera, un’opposizione antagonista, che sceglie lei cosa contestare e come, si fa da secondo a chi è al potere, accettando di ribattere, in termini prevedibili, ai temi che vengono scelti da chi comanda; e di trascurare i temi che devono restare fuori dal dibattito, e quindi devono sembrare inesistenti.

Il deuteragonista fa l’opposizione che il potere vuole che si faccia; assicura così la fictio democratica; fa da spalla, da contraltare, per dialoghi che devono avere una conclusione predefinita; e allo stesso tempo è parte integrante di quella forma di controllo detta “agenda setting”. Ha inoltre l’importante funzione di inibire forme di opposizione non gradite, prendendone il posto e combattendole, come dirò.

Invece di correre platealmente in soccorso al vincitore, si può fargli l’opposizione che lui desidera, per ottenerne la benevolenza e ricompense. Penso che la posizione del deuteragonista sia per molti una vocazione, connaturata a tratti caratteriali, e a tratti culturali nazionali, che viene abbracciata con convinzione e sincerità. Guardando a certi casi, come quello dell’attuale opposizione dei DS, penso che per molti sia anche un mestiere. Comodo, ben retribuito e di un certo prestigio.

Antagonista non vuol dire estremista, e deuteragonista non vuol dire blando. Antagonista può voler dire: “abbiamo capito, Berlusconi ci tiene a far sapere che alla sua età va ancora a donne; mah; cosa vuol fare sulla sanità integrativa ?”. D’altro canto, il terrorismo, che ha fatto così comodo al potere, potrebbe essere guardato anche come una forma di deuteragonismo, inconsapevole (ma non sempre). Forse Pasolini si riferiva a ciò quando scrisse “essi credono di spezzare il cerchio e non fanno altro che rinsaldarlo”. Il magistrato Giovanni Tamburino ha scritto, considerando il ruolo dei servizi nel terrorismo, una pagina illuminate su questa tecnica del potere, che “A livello di maggior sofisticazione costruisce la propria opposizione” (In: G. De Lutiis, Il golpe di Via Fani, 2007. Pag 19). Solgenitsin, reduce dal gulag, ha scritto che il regime sovietico favoriva critiche su fatti circoscritti, purché non venisse messo in dubbio il sistema.

Certamente non tutte, ma alcune delle numerose “persecuzioni” o minacce ufficiali, tanto clamorose ed esagerate quanto senza conseguenze, sembrano fatte per creare dei curricola credibili di dissidente per il lancio di deuteragonisti di riferimento. Mentre per chi dev’essere veramente censurato si cerca di lasciare meno tracce possibile. Così ci sono dei “censurati” che tengono banco, mentre altre persone scompaiono dalla loro attività apparentemente senza motivo, senza grandi disturbi. Forze di polizia e magistrati che si occupano di queste manipolazioni a volte operano come dei truccatori, che dipingono sul viso di coloro che devono avere le credenziali di perseguitato i segni delle percosse; per quelli che vanno zittiti davvero ma non si deve sapere, sono come sbirri che picchiano coi sacchetti di sabbia.

E’ una forma cronicizzata e irredimibile di subalternità l’opporsi a chi comanda nei termini da lui dettati. Mettersi contro in maniera autonoma e netta, impermeabile ai condizionamenti del potere, facendo il punto della nostra posizione non sull’avversario, ma rispetto ai problemi reali sul tappeto e ai princìpi fermi nei quali crediamo, non è ciò che sappiamo fare meglio. Forse per questo sia il potere, sia i sudditi, fanno presto a tacciare di eversione, di terrorismo, di anarchia o almeno di eccessivo spirito libertario o eccentricità chi non si attiene al canovaccio del dissenso scritto dal potere.

Eppure una delle regole base dell’autodifesa è di non farsi dettare la difesa dall’assalitore: se ti afferra alla gola, consigliano i manuali, non cercare di togliergli le mani, come viene istintivo fare, ma colpirlo a nostra volta nella maniera più dolorosa in qualche parte del suo corpo per fargli mollare la presa.

In questo modo invece l’opposizione acconsente a comportarsi come il protagonista prevede si comporterà; il potere può così ad esempio sollevare ad arte degli scandali, volendo ottenere una certa modifica nell’opinione pubblica. Come le vergognose manovre sui clandestini (Animalità razionale): credo che per gli immigrati alla fine tutto andrà come vuole il Vaticano, al quale entrambi i contendenti fanno riferimento. Né più, né meno. Mi pare che questa tecnica, di suscitare una convinzione sostenendo la tesi contraria in forme rozze e deboli, fosse chiamata “ductus subtilis” dagli antichi rètori.

Un’altra tecnica di convincimento consiste nel partire alto per poi fingere di fare concessioni. Va bene, non candido una fila di ballerine. Hai vinto. Ti candido una squadra di anonimi yes men forchettoni. O la variante “bad cop, good cop”: non votate quel maiale; votate noi, (che gli abbiamo “portato l’acqua con le orecchie” (Guzzanti)); e vi daremo un berlusconismo serio, e con lo sconto.

Si ha l’impressione che di scandalo in scandalo, di meraviglia in meraviglia, di angoscia in angoscia, si trovi il modo di non parlare mai delle questioni di routine che riguardano i cittadini comuni e la loro vita quotidiana, o di parlarne il meno possibile, come di un argomento tra i tanti. I temi discussi, inclusi i temi del dissenso, ormai formano un reality continuo, tanto accattivante quanto vuoto. Richiamare alla realtà è sconveniente come per uno spettatore irrompere sul palcoscenico durante la recita.

L’opposizione parlamentare è arrivata al punto di necessitare di storie squallide come questa di Berlusconi e la diciottenne per darsi un tono. Il centrosinistra non solo pratica il deuteragonismo, come è suo diritto, ma è nemico acerrimo di coloro che sono su posizioni magari “artigianali”, ma comunque antagoniste, ovvero di opposizione genuina, senza inciuci, senza contropartite sottobanco.

L’opposizione antagonista mostra, per comparazione involontaria, o per denuncia diretta, la non autenticità del deuteragonismo del centrosinistra; inclusa in molti casi la non autenticità personale. Viene così contrastata dal centrosinistra, che dovrebbe essere un alleato, non meno che dal centrodestra. Ed è odiata più dal centrosinistra, per il quale potrebbe essere motivo di imbarazzo o di vergogna anche personali, che dai poteri reazionari, che sanno di poterla schiacciare, e coi quali il contrasto è aperto e dichiarato. In questo modo il centrosinistra va a costituire una cintura protettiva per il centrodestra, che è un compito primario del deuteragonismo. Sembra che ciò risalga ad un’antica tradizione, anche se sta prendendo forme caricaturali negli ultimi anni.

Il risultato è che l’opposizione in Italia è libera di scorrere, ma incanalata in argini di calcestruzzo. Il convento passa periodicamente dei temi, dei disegnini da colorare, ma guai a variazioni o a proposte alternative. Basta deviare di poco, basta voltare la testa davanti al pastone quotidiano, che subito i pennini del sensibilissimo sismografo di qualche professionista del dissenso rilevano il tremito di un presuntuoso, un imbecille, che si permette di criticare la velina del regime su quale infamia il regime stesso ha commesso questa settimana. Su certi blog si può ottenere di farlo bannare; su altri, gli si può fare la guerra. Il disturbatore viene sistemato, e l’opposizione, così depurata, prosegue il suo corso serena, con il vigore tipico delle popolazioni “inbred”, quelle dove gli incroci avvengono ripetutamente all’interno dello stesso ceppo.

Contemporaneamente allo scandalo su Berlusconi ordinato da Berlusconi, e al libro bianco sulla sanità integrativa, c’è stata in questi giorni la stretta di mano tra Licia Pinelli e Gemma Calabresi. Anche a me questo incontro è parso bello, sul piano umano. Si dovrebbe però avere il coraggio di parlare anche di cose come la lista degli 800 che firmarono contro Calabresi, esempio storico delle terribili insidie del dissenso conformista. Questo argomento invece è di cattivo gusto, è da astiosi; espone quei meccanismi strutturali che permettono che, mentre le parti si riconciliano per fatti di 40 anni fa, commettano insieme azioni impresentabili proprie del “doppio Stato”, delle quali si parlerà forse tra 40 anni. La lista è stata rimossa dalla memoria; ed è anche difficile trovarla. Su internet ho trovato solo una lista parziale. In quella lista c’erano pecoroni, opportunisti e cattivi maestri, ma anche persone oneste, e maestri autentici come Bobbio e Pasolini. Mi sono chiesto se non avrei firmato anch’io, e torno su questa domanda ogni volta che si parla di Pinelli e Calabresi. E’ un esercizio che mi permetto di consigliare a tutti i commentatori.

Il potere non è solo più forte di noi; io credo che, nella sua perfidia, sia più furbo, di me e di molti altri. Se non possiamo impedirgli direttamente di fare ciò che vuole, possiamo però rifiutare di pensare come lui vuole che pensiamo. E questa libertà, se l’abbiamo raggiunta, non ce la dovremmo fare togliere. Né dal Berlusconi di turno, né dai suoi volenterosi oppositori certificati.

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11 ottobre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Dall’Oca “Modena, polemiche contro l’Ausl, che ha invitato l’ex brigatista Curcio a presentare un libro”

Fondatore e ideologo delle BR. Estromesso, per fare spazio a Moretti e quindi alle gesta più tragiche e sanguinose dei burattini della lotta armata, tramite la lunga carcerazione; ma non tramite l’omicidio, come invece i CC fecero con la moglie (così intimidendolo, inoltre, perché stesse zitto; e lui stette muto per 30 anni; e sulle BR è tuttora reticente). Riciclato a giochi fatti come intellettuale impegnato nel sociale, tornato loquace ma su altri argomenti, e bene accolto, nonostante le responsabilità politiche, prima ancora che morali, nella sciagurata operazione della quale lui e compagni sono stati strumento. Non un “puro”, cioè un illuso, né a differenza di altri un doppiogiochista ab initio; ma una docile pedina dei poteri forti. Un frutto della facoltà di sociologia di Trento, che si dice sia nata da un accordo segreto tra gesuiti e massoni (F. Pinotti. Fratelli d’Italia. BUR, 2007). In fondo, una specie di parastatale, per quanto sui generis. Con dei “capoufficio” i cui mandati sono meno lontani di quanto si possa pensare dagli affari che vengono fatti gestire dalle ASL. Si tratti di strategia della tensione o di lucrare sulla malattia e sul dolore, il principio della subordinazione della vita umana al profitto è lo stesso. Cambiano le modalità; e le maschere, dietro alle quali i vari attori sono colleghi.

@ Alexander. Non è tanto questione di galera della manovalanza, alla quale addossare così tutte le colpe. Quanto di divisione e separazione tra il giusto e lo sbagliato sul piano civile; ma questa operazione viene presentata come barbara e peccaminosa dalle stesse forze, cattoliche in particolare, che hanno allevato i Curcio e gli altri per i loro cinici fini di potere. Il terrorismo non è stata una “pagina nera”, una parentesi, quanto piuttosto una fase particolarmente vistosa del “business as usual”. Non è che le istituzioni siano tornate a essere sane, o siano divenute più sane, dopo avere incoraggiato e favorito degli irresponsabili perché giocassero a fare la guerra. Anzi. Sulle loro onorevoli, centenarie tradizioni, che generano una doppiezza della quale questa consulenza di Renato Curcio alla medicina pubblica non è che una delle innumerevoli manifestazioni, segnalo il libro “In pessimo Stato” del giudice Lupacchini.

@ ekkecakkien. Sì, per i velinari questo è complottismo.

@ ekkecakkien. Gli omicidi, opportuni più per il potere che si diceva di combattere che per “la causa”, ai quali Curcio ha concorso, non sono “idee”. Quanto all’attuale contributo positivo con le cooperative, a parte alcuni dubbi, anche per esperienza personale di scorrettezze editoriali, ammettiamolo. Ciò non toglie che Curcio continui ad avere un trattamento sostanzialmente privilegiato dallo Stato. E ad avere un numero di fan, forse affascinati da questa funzione di ribelle in conformità ai voleri del potere. A proposito di “idee”, mi puoi indicare quali particolari contributi teorici, quali particolari conoscenze, renderebbero indispensabile la sua veste di conferenziere in una struttura sociosanitaria pubblica? A me Curcio pare inaffidabile e squalificato in primis come intellettuale, avendo suonato la musica, funerea, “voluta da chi paga il suonatore”; mancando di quella indipendenza mentale che dovrebbe essere tra i primi requisiti di un intellettuale.

Roba da chiodi

26 febbraio 2009

Blog “Uguale per tutti”

Commento al post “I reati che non si potranno più accertare” del 19 feb 2009


Il caso della S. Rita è un esempio calzante del danno alla giustizia che la legge sulle intercettazioni provocherà. Non va però scambiato per un esempio rappresentativo degli orrori della medicina commerciale, né per un esempio rappresentativo dell’attenzione dei magistrati verso tali reati. Si parla di “clinica degli orrori”, ma le pratiche che emergono dalle intercettazioni sulla S. Rita non sono casi isolati veri e propri: sono piuttosto casi all’estremo di un continuum di una prassi che è ubiquitaria in Lombardia e in altre regioni. Gli interlocutori delle intercettazioni vengono giustamente perseguiti, ma è da notare che si tratta di illeciti “personalistici” che vanno a danneggiare, oltre che l’utente, altri affari illeciti “sistemici”.

In una delle intercettazioni un chirurgo afferma che impianterà un chiodo pertrocanterico non più sterile, su chiunque, ma meglio se su un novantenne che tanto “che aspettativa di vita può avere?”. L’infermiere si era sbagliato: aveva aperto la confezione di un chiodo sinistro mentre in quell’intervento ne occorreva uno destro. Dall’intercettazione emerge anche che la ditta che beneficia di pingui commesse di chiodi a 445 euro l’uno rifiuta di fornire un servizio di risterilizzazione per le confezioni aperte accidentalmente; nel rifiutare riferisce che l’inconveniente non è raro. Si evince dall’intercettazione che se qualcuno apre per sbaglio una confezione di questi chiodi, può capitare che un mini Mengele li impianti comunque; ma si tratta di casi eccezionali, di mele marce: la medicina è sana, e quello che succede di norma se un sanitario sbadato confonde la destra con la sinistra è che il fornitore non li ritira gratuitamente, per una quota ragionevole, consapevole dell’ottimo affare che comunque sta facendo con un’amministrazione pubblica dotata di grande forza contrattuale; né ci sono equi costi aggiuntivi di ritiro e risterilizzazione; ma c’è la vincita di un’ulteriore commessa da 445 euro pagata dal banco, cioè dai contribuenti, alla ditta produttrice e agli intermediari. Un messaggio rassicurante. Nel dialogo registrato gli interlocutori non hanno detto cose come: “Oh bella, com’è che questa particolare ditta non ritira il chiodo?”;”Perché a noi no?”; “Insistiamo, facciamo intervenire la Regione, troviamo un accordo”. Operatori spregiudicati come quelli della S. Rita non hanno premuto per ottenere le dovute condizioni economiche. Hanno preferito commettere reati degradanti e rischiosi quando avrebbero potuto fare valere le loro buone ragioni.

E’ pertanto da presumere, anche alla luce dell’andazzo generale della sanità lombarda, che un tale riguardoso atteggiamento verso i fornitori sia di natura politica, e che quindi non sia un caso isolato; e che valga anche per gli altri tipi di chiodi; e per i vari tipi di protesi d’anca, quelle di ginocchio, etc., che hanno prezzi molto più elevati. Nell’anziano la frattura del collo del femore (che è favorita da farmaci di uso comune, come i corticosteroidi e alcuni diuretici e antiacidi) innesca una catena di eventi patogenetici che spesso lo porta alla morte. Il 20-30% degli anziani con frattura del collo del femore muore entro un anno dall’evento iniziale. Il 50% dei sopravvissuti rimane disabile. Gli interventi di chirurgia ortopedica per queste fratture possono provocare complicazioni che vanno ad aggravare una condizione già precaria. La riduzione della frattura è solo un aspetto di questo importante problema geriatrico. La Regione i prodotti tecnologici come i chiodi pertrocanterici li fa scartare come se fossero caramelle; largheggiando nel finanziare la cura dell’episodio acuto, toglie fondi all’assistenza per la successiva disabilità, che può provocare pesanti disagi economici alle famiglie. Sarebbe interessante sapere se i magistrati penali e quelli della Corte dei conti hanno dato un occhiata a questo scialo di alta carpenteria, e cosa hanno accertato.

Comunque stiano le cose, il caso del chiodo apri e getta è sintomatico di una situazione generale. I reparti di ortopedia in Lombardia si sono moltiplicati a dismisura negli ultimi tempi, e non stanno con le mani in mano. La traumatologia e la patologia ortopedica classiche sono soverchiate da un’ortopedia d’assalto molto meno utile e giustificata, come quella che ruota attorno alle artroscopie, che mette a disagio gli ortopedici onesti, ma è una benedizione per le ditte che costruiscono presidi ortopedici. L’allocazione delle risorse è distorta a favore di interessi industriali. In campo ortopedico, il servizio sanitario lombardo sovratratta la popolazione giovane; le artroscopie su soggetti giovani si sprecano. Questo stesso servizio sanitario tende a defilarsi una volta piantato l’ultimo chiodo, che spesso è quello della frattura del collo del femore, quando il paziente ha un drammatico bisogno di assistenza e aiuto. Il chirurgo riciclone fa rizzare i capelli, soprattutto se si hanno presenti le lunghe dolorose conseguenze dell’infezione di un impianto ortopedico; ma fa anche girare le idee alle case produttrici di tale ferramenta d’oro, che vogliono che dei loro prodotti se ne consumi il più possibile. Un consumo che deve seguire protocolli apparentemente razionali ed etici, con risultati che abbiano una parvenza di presentabilità.

L’asepsi operatoria in genere è rispettata; è l’asepsi etica che lascia a desiderare. Credo che se Poggi Longostrevi, morto suicida nell’ignominia, avesse eseguito gli esami diagnostici che faceva prescrivere senza necessità, anziché andare oltre “le regole” e non eseguirli, oggi sarebbe un venerato luminare, ospite di Mirabella. Avrebbe causato maggiori danni iatrogeni ai pazienti, ma non avrebbe sabotato il business. Paradossalmente, il suo voler fregare anche il sistema illecito dal quale traeva benefici se da un lato lo ha portato alla perdizione, dall’altro ha risparmiato danni ai pazienti. Altrettanto paradossalmente, punendo i chirurghi della S. Rita, che anteponevano il perseguimento di vantaggi personali a qualsiasi altra considerazione, si bloccheranno alcuni crimini particolarmente sconci, ma si aiuterà anche la regolazione interna di un sistema iatrogeno e predatorio molto più vasto, che vuole operare in maniera molto più sofisticata, frodando a vantaggio non solo degli operatori, ma – in primis – di grandi interessi industriali. Tali grandi interessi vengono sistematicamente favoriti e protetti dai poteri dello Stato. Anche con metodi inimmaginabili. I medici e gli amministratori della S. Rita sembrano piccoli spacciatori che hanno fatto la cresta a danno di un boss mafioso, pensando di poter parassitare il traffico internazionale di droga, e che pertanto vengono puniti da chi di dovere, come esempio per gli altri, mentre il boss rimane “imprendibile”.

Risulta che la S. Rita pesa per oltre il 10% nella statistica dei decessi in strutture riabilitative in Lombardia. Ma la Lombardia spende cifre enormi per un genere di sanità che pone l’inutile e il dannoso al centro della propria filosofia e prassi (Roberto Volpi. L’amara medicina. Mondadori, 2008); e tale stato di cose non cambierebbe se anche si chiudesse del tutto la S. Rita. Un business che non deve temere da polizia e magistratura. Fermando i chirurghi troppo svelti di questa casa di cura si è rimosso un ostacolo ad un meccanismo che è ben oliato, e deve funzionare senza intoppi né rumori (Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi); e si è rafforzata la verginità di polizia e magistrati a riguardo. Le intercettazioni sono indispensabili per la difesa della legalità, ma se si tratta di reati legati al grande business della medicina da quest’orecchio i magistrati ci sentono poco. La registrazione degli strenui sforzi del chirurgo per salvare il chiodo sconcerta chi non conosce il sistema, ma allo stesso tempo non viene letta appieno per illuminare i vari livelli di corruzione e per fare pulizia anche ai piani alti. Le keyword dell’editoriale che sto commentando sono “Berlusconi e leggi ad personam” e “intercettazioni”. Non c’è keyword per cosucce come “sanità”, o “reati in campo sanitario”. Appare che i magistrati, non diversamente dal cittadino comune, siano sensibili solo agli aspetti più vistosi e caricaturali delle aberrazioni della medicina, che vengono visti come corpi estranei confitti in un corpo sano.

Un altro esempio di ciò è dato dalla polemica che impazza in questi giorni sul disegno di legge che dà ai medici la facoltà di denunciare i clandestini. Il settimanale “Famiglia cristiana” parla di “leggi razziali” contro gli immigrati. Anche il presente blog, che si chiama “Uguale per tutti”, ha stigmatizzato il provvedimento (”Animalità razionale” menici60d15. Commento all’editoriale del 5 feb 2009 di Felice Lima “I medici che denunciano i pazienti: ovvero della differenza fra l’uomo e la bestia.”). La legge svilisce anche la figura del medico, e la federazione degli Ordini dei medici ora minaccia sanzioni contro i medici che denunceranno i clandestini. “Elegante” caso di legislazione domestica che punisce ciò che la legge dello Stato se approvata consentirà e che il governo invita a fare (è più frequente il caso inverso, nel quale l’Ordine vuole lasciare impunito ciò che la legge proibirebbe). Contemporaneamente, il governo Berlusconi sta studiando un “codice argento” per l’accesso dell’anziano fragile ai servizi sanitari. Una singolare suddivisione dei pazienti che non considera più la sola condizione morbosa ma anche l’età. E quindi l’aspettativa di vita. La gente non sa che, a parte il caso del chirurgo che per non perdere una manciata di euro arriva a impiantare su un morituro un chiodo non sterile, non sono rare nella pratica medica scelte diagnostiche e terapeutiche nascostamente basate sull’aspettativa di vita, che non vanno nell’interesse del paziente, ma soddisfano altri interessi; spesso interessi di sistema, come si è detto. Il progetto prevede la figura di un case manager che in pratica porrà l’anziano sotto tutela; il progetto formale lo denomina “angelo custode”. L’idea in sé non è necessariamente negativa, ma l’applicazione nella realtà di questa “separazione delle carriere” per i pazienti dovrebbe destare preoccupazioni. Nel progetto non sono previsti studi che considerino, sotto il profilo medico, etico e giuridico, possibili conflitti di interesse e abusi, come quelli citati sopra, degli angeli custodi e delle altre gerarchie celesti della medicina; e che indichino le misure per evitarli. Questo è il genere di provvedimenti non eclatanti che possono poi generare ingiustizie e sofferenze non solo gravissime, ma generalizzate. Distratti dal roboante proclama fascistoide su medici e clandestini, non ci si preoccupa delle discriminazioni che tale triangolo argento può comportare una volta che venga cucito sugli abiti dei nostri anziani.

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9 aprile 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Clinica Santa Rita, Brega Massone condannato all’ergastolo. Arrestato in aula”

Anni fa una ricerca svizzera, di G. Domenighetti, prendendo in considerazione interventi chirurgici comuni (appendicectomia, tonsillectomia, isterectomia, etc. ) ha mostrato che se il paziente è un medico l’indicazione all’intervento chirurgico viene posta meno spesso che nella popolazione generale; e che gli avvocati condividono con i medici questo trattamento “astensionista”.

Credo che i magistrati, che per professione vedono di cosa sono capaci gli uomini per avere denaro e potere, e che si stanno dando molto da fare con la medicina commerciale, abbiano capito che genere di tiri può ricevere di questi tempi chi si rivolga al medico o al chirurgo per una sospetta patologia neoplastica. E come non ci sia bisogno di arrivare agli spropositi di Brega Massone, e di Pansera Marco, ma si possa usare il coltello o il veleno senza necessità restando formalmente nei limiti legali. Con questa condanna all’ergastolo i magistrati stanno anche mandando il segnale, agli appartenenti alla corporazione cugina, di non fare certi scherzi se il paziente è un magistrato.

Dovrebbero capire di che si tratta anche le persone comuni. Per es. riflettendo sulla frase di un primario italiano nell’introduzione allo studio di Domenighetti: “Lo sparviero campa sulla credulità dei piccioni”. E leggendo “Sovradiagnosi” di G. Welch, ed. Il Pensiero Scientifico.

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L’immagine data dai magistrati di un caso aberrante isolato in una medicina sana, garantita dai poteri dello Stato, è rassicurante, ma non corrisponde al vero. Questa è la esile coda di una panciuta curva di distribuzione. Un caso non comune (ma neppure unico) che si pone all’estremo di uno spettro continuo di una prassi generalizzata di sovradiagnosi e sovratrattamenti, che vengono praticati in massa e di routine in forme più sottili e sofisticate. In forme legali, protette dalla stessa magistratura e dalle forze di polizia -anche con mezzi illeciti- e sfruttate anche da alcuni dei soggetti ammessi come parti civili.

La magistratura con questa sentenza punisce solo chi ha voluto fare di testa propria e esagerare fuoriuscendo dalle regole di un business che prevede la sovradiagnosi e il sovratrattamento in forma strutturale, ma entro limiti definiti, che impediscono eccessi controproducenti per il profitto. Come sarebbero controproducenti per un traffico di banconote false di buona qualità degli spacciatori che prendessero l’iniziativa di spacciarne, insieme a quelle ricevute, altre di qualità scadente, facilmente riconoscibili come false, mettendo sull’avviso pubblico e autorità.

Portando alla luce un caso dove la mostruosità è evidente e annunciando, per il godimento della piazza, la più terribile punizione, la magistratura mantiene nell’ombra la banalità del male che pervade l’odierna medicina quotata in borsa; male al quale non è estranea.

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@ Bicarbonato. I suoi interventi vuoti e arroganti, fatti di puro insulto, sono un discreto esempio del pabulum sociale nel quale ha potuto verificarsi il caso S. Rita. Non sono io che mi devo curare; è lei che dovrebbe costituirsi.

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23 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Milano, ai domiciliari il chirurgo Norberto Confalonieri. Le accuse: “Asservito a interessi di società fornitrici di protesi””

E’ facile indignarsi. Più difficile è trovare la forza di mettere in dubbio convinzioni rassicuranti. Il pubblico non dovrebbe fermarsi alle responsabilità personali. Il libro Barebones – A surgeon’s tale (Prometheus, 2003) di A. Sarmiento, un importante specialista di chirurgia protesica dell’anca, illustra nel dettaglio come in questo e in altri campi dell’ortopedia il “profit motive” abbia soppiantato la deontologia professionale.

Sarvolo:  La deontologia professionale? Che cosa è?

@ Sarvolo. Vedi: Relman AS. Medical professionalism in a commercialized health care market. JAMA, 2007. 298:2668.

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31 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Camici sporchi e medici spezza ossa, attenzione a sbattere il dottore-mostro in prima pagina”

Le situazioni mostruose generate dal sonno della ragione non vanno scambiate per “il mostro”. E’ improbabile che spaccasse volontariamente ossa (mentre è facile che fosse disposto a correre il rischio anteponendo un suo interesse illecito a quello legittimo e ai diritti del paziente). Meglio non emettere pesanti giudizi non conoscendo a fondo i fatti. Soprattutto, “il mostro”, l’aberrazione, l’esagerazione caricaturale non rappresenta la situazione generale, sulla quale il pubblico dovrebbe invece porre attenzione. Una situazione di frode istituzionalizzata*. E’ plausibile che l’accusato fosse non un mostro ma qualcosa di più tremendo: un leader. Riverito e seguito dai più, in un ambito dove pratiche come applicare protesi substandard con interventi inutili o dannosi per aumentare i profitti sono la norma, letteralmente*; e che ora, con una mostruosità giuridica, sono tutelate e premiate dalla legge, con l’aderenza alle linee guida stilate dagli stessi “controllandi”, case produttrici e medici. Riconoscere il carattere strutturale va contro immensi arricchimenti. Per fortuna dei beneficiari, va anche contro la potente fantasia del medico-genitore che si prende cura di noi come da bambini facevano mamma e papà. Così conviene calcare la mano sul “mostro”, scaricando tutto sulla “mela marcia”, facendo sfogare malcontenti e lasciando il business intatto.

A. Sarmiento. Barebones, 2003

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23 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Brega Massone, la Cassazione annulla l’ergastolo all’ex primario della Santa Rita: “Non erano omicidi dolosi””

Nel maggio 2017 in Inghilterra un chirurgo, Ian Patterson, è stato condannato perché diagnosticava falsamente il cancro alla mammella e operava quindi senza necessità (senza causare la morte). Il giudice, Jeremy Baker, ha riconosciuto che le conseguenze dannose sul corpo delle vittime hanno avuto natura dolosa: la condanna, a 15 anni di carcere per 17 casi, è stata per avere “wounded with intent”, “lesioni intenzionali”. Il giudice ha detto al chirurgo “Lei ha deliberatamente giocato sulle paure peggiori delle pazienti, inventando o esagerando il rischio che avrebbero sviluppato un cancro, e ha conquistato in questo modo la loro fiducia e confidenza perché acconsentissero alle procedure chirurgiche che ha eseguito su di loro.”

Animalità Razionale

11 febbraio 2009

Blog “Uguale per tutti”

Commento al post “I medici che denunciano i pazienti: ovvero della differenza tra l’uomo e la bestia” del 5 feb 2009


Conferire ai medici la facoltà (o l’obbligo; ci sono attualmente voci contrastanti) di denunciare i clandestini mi pare un esempio dell’imperante categoria ibrida della “animalità razionale”. La razionalità al servizio dell’animalità. Un’animalità risultato non di un regresso, ma di una modernizzazione, un affinamento. Leopardi ha descritto come più la civiltà progredisce più diventa astratta, e più diventa astratta più si fa violenta. Questa disposizione del governo sugli immigrati è di un’animalità sofisticata; ha sul piano pratico effetti diversi, e in parte opposti, a quelli che ha sul piano astratto. Purtroppo oggi le sole due categorie dell’Uomo e della Bestia non sono più sufficienti, soprattutto quando si parla di medicina, e soprattutto per chi fa il magistrato. La legge sui medici delatori non è pura animalità, ma è animalità razionale. Animalità disegnata a tavolino. Non una zampata animalesca che “spacca tutto” ma un colpo calibrato in misura tale da causare un impatto parzialmente elastico, che in parte distrugge, e in parte fa rimbalzare alcuni oggetti sociali nella direzione desiderata.

E’ vero che tale disegno di legge va contro i princìpi sui diritti umani; e che rafforza la tendenza a fare della Costituzione uno strofinaccio. Sollecita gli istinti più bassi, e appaga i gonzi che hanno la necessità psicologica di sentirsi “superiori” ad altri. Aumenta quell’autoritarismo puntiglioso verso i deboli da federale col fez che si associa al lassismo da hippies fumati verso i crimini degli iscritti al club dei potenti; che poi è il club degli abusivi della democrazia. Se la legge, o anche solo la notizia del disegno di legge, dissuadesse alcuni clandestini dal ricorrere a cure mediche delle quali hanno realmente bisogno, ciò sarà un altro atto vile dei nostri governanti (oltre che un pericolo per la salute pubblica); suppongo che i miei colleghi medici, per indole, per la natura della professione – e anche per interesse – difficilmente denunceranno gli immigrati clandestini che cerchino assistenza medica; mentre è facile che ci si possa avvalere di tale tacita minaccia per sbilanciare ancora di più il rapporto di potere tra medico e paziente, o tra istituzione che eroga le cure e paziente. Io non sono tra coloro che vedono con entusiasmo l’immigrazione, che credo dovrebbe essere quanto meno seriamente regolata; ma penso che una volta giunti qui, una volta che si è di fatto consentito loro di entrare, poi non si possa ipocritamente fare la faccia feroce; e che in ogni caso qualunque sia la loro posizione gli stranieri non possano che essere trattati civilmente. Anche predisponendo strutture sanitarie apposite. Infrangere questi princìpi è la parte distruttiva della nuova legge.

La parte “elastica”, che agirà anche se la legge non entrasse in vigore, è quella di provocare una reazione di segno contrario a difesa del diritto degli immigrati alle cure mediche. Non è vero che ci sia un interesse del potere a lesinare tali cure agli stranieri. Estendere le cure mediche agli immigrati significa crescita economica e facili profitti. Per fare l’esempio più banale, grazie all’immigrazione si può sperare in un giro d’affari di circa 22 milioni di euro all’anno per la sola circoncisione (Circoncisione rituale – 150 mila bambini operati in Italia. Apcom 18 set 2008). L’attuale medicina è congegnata in maniera da produrre crescita economica e facili profitti; ha perciò un’insaziabile fame di pazienti. In certe regioni padane non sanno più come fare per inventarsi pazienti, tanto che la magistratura, che è torpida quando si tratta di reati legati ai grandi interessi dell’industria medica, ha dovuto aprire l’ombrello nell’uragano, cominciando a indagare e condannare qualche medico che ha praticato interventi chirurgici senza reali indicazioni. Le stesse forze che hanno votato al Senato questa legge sono ben liete di fornire pazienti alla megamacchina medica; anche suscitando ad arte, affiggendo “grida” severissime, reazioni di indignazione e levate di scudi.

Ciò che dovrebbe essere respinto come la peste nera è la mistura di cinismo e buonismo, italiana quanto la pizza. L’opposto della laicità. Questo disegno di legge è invece un catalizzatore di tale combinazione. E’ anche un altro caso nel quale la destra sta fornendo ai suoi soci, i marpioni consumati del clero e della sinistra istituzionale, e a progressisti in buona fede, materiale per esercitare la difesa degli svantaggiati, e procurasi il certificato di paladino dei deboli, ma a buon mercato, senza rischi: senza danneggiare il business e il sistema che lo sorregge, e anzi in realtà favorendoli. Un materiale volutamente grossolano, che finge di ignorare le complesse realtà socioeconomiche o tecniche (v. i post: Il découpage ideologico del centrosinistra; Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi.). La popolazione degli immigrati ha una bassa età media ed è socialmente debole. Caratteristiche queste interessanti per la medicina commerciale, profitti privati con soldi pubblici, per la quale il paziente teorico ideale è un soggetto del tutto sano, robusto e assolutamente mansueto; mentre è meno pregiato, o da evitare, il paziente affetto da una malattia grave e difficile da curare, il paziente fragile, l’anziano portatore di malattie croniche, il non autosufficiente; ciò che sono spesso i pazienti indigeni, che per di più sono animati da una crescente tendenza, in parte giustificata, in parte istigata dall’industria della “malpractice”, a piantare grane legali.

Penso che nel futuro non ci saranno convogli di vagoni piombati carichi di clandestini traditi dai medici, ma ci sarà un flusso suppletivo di immigrati immesso – e così frammisto ai tronfi leghisti – nei canali di alimentazione della parte commerciale della medicina occidentale. La parte costosa e lucrosa, e molto spesso non necessaria, o vana, o dannosa. Un ulteriore contributo fornito dagli immigrati alla produzione di ricchezza. Ciò mentre la massa degli abitanti dei paesi poveri, come quelli africani, dei quali gli immigrati costituiscono solo una piccola frazione, continuerà a restare senza le misure igieniche e le cure sanitarie di base che allontanano l’uomo dal brutale stato di natura; una barbarie questa non astratta, che contribuisce a causare la pressione dei diseredati sui confini dei paesi ricchi, ma suona fioca e lontana ai progressisti dello Stivale.

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Blog di Marco Zavagli su Il Fatto

Commento del 14 apr 2011 al post “In Italia per un trapianto
Ma non sarà operato perché clandestino” del 14 apr 2011

Andrebbe detto che c’è un interesse economico a curare gli extracomunitari. L’allargamento del fatturato medico è tra i motivi per i quali vengono fatti venire:

https://menici60d15.wordpress.com/2009/02/11/animalita-razionale/

pietro02:  Complimenti, ti candidi all’Oscar per l’Idiozia.

menici60d15: @pietro02. L’idiozia è troppo diffusa per pensare di potergli assegnare un Oscar. Michele Serra ha scritto che un italiano su due è una testa di c.; e da come discuti mi pare che tu non sia nella metà buona.

cortiusca: michele serra e’ un ottimista

menici60d15 : @Cortiusca. Un ucciso dalla mafia diceva che la mafia è fare in modo che la gente accetti di considerare come concessione ciò che è un diritto. Mi sa che hai ragione a dire che Serra sottostimava il problema, a giudicare da quanti si infervorano per questa lacrimevole sceneggiata del trapianto negato al moldavo, che poi verrà concesso a furor di popolo; mentre stanno zitti sui tanti altri diritti negati nella sanità.