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La medicina difensiva come scusa e come illecito

17 novembre 2014

“Le ordino alcuni esami, giusto per pararmi il culo” [1]

deKay3Il modello che DeKay e Asch, considerando la medicina difensiva, hanno proposto che i magistrati adottino nel giudicare la responsabilità professionale medica [2]

Di recente il Tribunale di Milano, giudice Patrizio Gattari, ha emesso una sentenza sulla responsabilità professionale del medico che è stata definita “rivoluzionaria”. La sentenza rende più difficile ottenere risarcimenti, considerando non più “contrattuale” ma “extracontrattuale” la responsabilità del medico ospedaliero [3]. Credo che con la sentenza i magistrati mostrino, o meglio confermino [4], di essere amici del giaguaro. Il giaguaro sono i grandi interessi economici che, imponendo l’attuale modello di medicina, sono all’origine delle storture e dei danni che spesso portano i pazienti a rivolgersi al magistrato.

Privo di preparazione giuridica, commento la sentenza sotto il profilo medico e politico. Non accuso di essere “amici del giaguaro” i giudici perché pongono un freno alle cause contro i medici. Le cause per malpractice sono divenute in buona parte un’industria fraudolenta indotta dall’industria fraudolenta della medicina [5]. Es. in USA è in corso una forte espansione del settore dei dispositivi medici, che si avvale di una regolamentazione per l’immissione sul mercato meno rigida rispetto a quella per i farmaci. Invece di arginare il fenomeno con una legislazione adeguata sulla messa in commercio di nuovi dispositivi, che preverrebbe il contenzioso, ma frenerebbe il business, si stanno moltiplicando le cause dovute a danni da dispositivi medici; ed è in corso di sviluppo un nuovo settore della giurisprudenza su questa sottocategoria [6].

L’alta frequenza di processi contro i medici non è fisiologica; non è segno di un sano Stato di diritto. Quali che siano le loro cause, in uno Stato che funzioni i procedimenti per responsabilità medica dovrebbero essere una rarità, e la loro frequenza oltre una certa soglia dovrebbe spingere lo Stato a prevenirli intervenendo sulle cause; anche per i motivi che sto per esporre, i procedimenti per “malasanità” sono da considerare come un sintomo di “malattia” della sanità. L’intento dichiarato della sentenza è quindi buono. Ma qui i giudici hanno agito sul sintomo, riducendolo con terapie che aggravano i fattori causali della malattia e pertanto peggiorano lo stato di salute del paziente, che solo all’apparenza fanno sembrare migliorato. Come avveniva per il salasso [7].

Mi riferisco al recedere dal considerare il rapporto tra curante e paziente come contrattuale, e alle motivazioni addotte riferite dai giornali. I giudici hanno portato come argomenti la necessità di limitare la “medicina difensiva” e quella di favorire la “alleanza terapeutica” tra medico e paziente. Alleanza che secondo i giudici va depurata da “un sottinteso e strisciante obbligo di risultato”. Al quale, così pensano i giudici, sarebbe da attribuire la medicina difensiva: è il larvato obbligo di risultato ad essere “spesso alla base di scelte terapeutiche difensive, pregiudizievoli per la collettività e talvolta anche per le stesse possibilità di guarigione del malato”. Un maligno potrebbe volgarmente tradurre: è doveroso che il medico avvolga il paziente in un rapporto di dipendenza psicologica; però poi così il paziente si mette in testa di dover avere dei risultati proporzionati alle speranze suscitate; ed è questo serpentesco intruso nella comunione spirituale tra medico e paziente ciò che costringe il medico ad agire, obtorto collo, a suo vantaggio e a danno del paziente, come terminale dell’industria medica, usando il paziente come supporto e occasione per massimizzare la vendita di beni e servizi medici; occorre quindi, per proteggere il paziente da sé stesso, spuntare il suo diritto a chiedere giustizia, riducendo la responsabilità professionale del medico.

Non so se i magistrati possano addentrarsi così tanto in questioni politiche ed etiche in sede di giudizio. Ma ciò che colpisce della loro “rivoluzione” è che non solo dà agli interessi della medicina liberista parte di ciò che chiedono, ma lo fa ripetendo i relativi ideologismi portati a supporto della richiesta. Ideologismi che sono alla base dei meccanismi che generano danni iatrogeni alla salute e ingiusti profitti; e quindi anche, in gran parte, alla base dell’aumento della litigiosità. Considero qui la medicina difensiva. In un successivo articolo tratterò dell’alleanza terapeutica, e presenterò considerazioni sui rapporti tra questi temi, la pratica della medicina e la posizione dei magistrati.

Espongo prima come la medicina difensiva sia una giustificazione pretestuosa per atti illeciti, e come l’accordare maggiore impunità per ridurla sia accettare un ricatto che lascia mano libera ad ulteriori illeciti. Considero poi i fattori culturali ed ideologici che rendono possibile la medicina difensiva e portano a non riconoscere l’essenza fraudolenta del meccanismo nel quale è integrata, e a sottovalutarne la dannosità e il carattere antigiuridico. Infine mostro come la medicina difensiva sia da considerare a tutti gli effetti un illecito in sé; e come il rispetto delle preferenze del paziente sia un altro ideologismo che si affianca alla medicina difensiva per aiutare a trarre lucro dalla medicina, a spese del paziente.

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1. La medicina difensiva e il divorzio all’italiana

Anche alcuni tra coloro che chiedono di ridurre la punibilità dei medici riconoscono [8] che la medicina difensiva è la giustificazione di routine che i medici presentano per le loro responsabilità nel problema, enorme ma tenuto nell’ombra, delle sovradiagnosi e dei sovratrattamenti [1,9-11]. In realtà, prima della “medicina difensiva”, opera un “perverso sistema di incentivi finanziari” [1,12] col quale si ottiene la prescrizione di cure non necessarie e spesso dannose. “Il nostro sistema incentiva i medici perché forniscano più servizi, ma non perché mantengano sani i pazienti” (Hillary Clinton).

Gli incentivi operano anche nella medicina pubblica. Dove si pratica in realtà una medicina mista: disegnata dal business, e a terminale pubblico. Non ci sono solo gli incentivi monetari dell’attività intra moenia e extra moenia dei medici, e della corruzione di politici e amministratori. I trattamenti non necessari sono determinanti nel fare girare ed espandere quel fondamentale settore dell’economia che la medicina oggi costituisce. I sovratrattamenti assicurano quindi posti di lavoro, giustificano stipendi, danno prestigio. L’essere agiti dalla tecnologia medica dà potere e aiuta a fare carriera [13]. Credo che valga per i medici, i magistrati, e per altre categorie lavorative: nel campo dello sfruttamento legalizzato, al quale appartiene ciò che si tratta qui, assicurare a un numero sufficientemente alto di persone un stipendio buono e sicuro e gli altri vantaggi derivanti dal far parte di “una classe riverita e forte” può costituire una forma di corruzione tanto efficace quanto inapparente. Che permette di mettere a reddito anche il credito di cui gode chi gestisce un servizio pubblico.

La medicina è immersa in un gigantesco comparaggio di tipo industriale, che si va sempre più istituzionalizzando. La corruzione maggiore è a monte della pratica clinica. I casi di esperti che, pagati dalle multinazionali, esprimono pareri e linee guida a favore del consumo di prodotti medici sono quasi la norma [5,14]. Ma non sono purtroppo rarità, neanche da noi, casi di medici, inclusi medici del SSN, che in massa accettano di essere pagati per prescrivere; e di pazienti deceduti a causa di prescrizioni inappropriate di farmaci ottenute dalle case farmaceutiche pagando i medici; es. il caso dell’EPO in USA [15]. Stanno comparendo pagamenti diretti anche ai medici dipendenti dei servizi sanitari europei. Mentre in Italia si discute la sentenza milanese resa pubblica dai media, in UK si protesta perché i medici di famiglia riceveranno dallo Stato un extra di 55 sterline, circa 70 euro, per ogni diagnosi di demenza senile [16,17]. E’ da notare che si tratta di un incentivo alla diagnosi. Alcuni medici hanno osservato che l’incentivo danneggerà gli anziani, causerà una epidemia di diagnosi di demenza e un aumento di spesa sanitaria; che si danno ricompense per diagnosticare una malattia per la quale la diagnosi è soggettiva; che una diagnosi errata di demenza può avere conseguenze “truly tragic” per chi la subisce; che non c’è cura ma ci sono medicine, che spesso non funzionano e mai sono risolutive. Altri accettano i soldi, ma ammettono che ciò comporti un rischio di sovramedicalizzazione. Un’associazione di pazienti parla di “taglia” messa sulla testa di alcuni anziani. C’è una lettera aperta di medici perché non sia istituito un “pericoloso precedente” [18]. Davanti a questo singolare portare alla luce del sole e burocratizzare ciò che già avviene per vie oblique, forse agli inglesi ora appariranno meno eccentriche e radicali le parole dell’irlandese G.B. Shaw: “Il fatto che in ogni nazione sana, avendo ottenuto la fornitura di pane col dare al fornaio un interesse pecuniario nel fare il pane, si prosegua dando al chirurgo un interesse pecuniario nel tagliarti una gamba è sufficiente a fare disperare che vi sia umanità nella politica. Ma è ciò che abbiamo fatto.”; “E’ semplicemente non scientifico affermare o credere che i medici nelle circostanze attuali non eseguano interventi non necessari e non fabbrichino o prolunghino la malattia che dà lucro”. Da noi l’AIFA preconizza una triplicazione delle diagnosi di demenza senile nei prossimi decenni mentre si dice “onorata di rappresentare l’Italia” nel sostenere lo sviluppo internazionale di nuovi farmaci per le demenze [19]. Un obiettivo estremamente ambizioso, data l’attuale scarsa plausibilità biologica del progetto. La via dell’onore o del dovere che passa per il risolvere prima il problema meno formidabile dell’assistenza agli affetti da demenza senile e del sostegno alle famiglie con anziani non autosufficienti è molto meno battuta.

La medicina difensiva implica un maggior numero di trattamenti, e quindi un maggior numero di errori e di danni evitabili [20]. L’incremento degli errori e danni in funzione dei sovratrattamenti è più che proporzionale, come si dirà. Errori e danni evitabili che accrescono anch’essi le ricchezze personali e il PIL. Si è visto che le complicanze chirurgiche aumentano il giro d’affari e i profitti degli ospedali [21]. La medicina difensiva non solo maschera la pratica dei sovratrattamenti, ma è anche la foglia di fico di un dolo sistemico, di una iatrogenesi pilotata, che è il convitato di pietra quando si discute di errore medico.

La medicina difensiva risponde alla necessità del sistema di avere pretesti e scusanti. Che si tratti di un pretesto lo confermano gli studi che riportano come il tipo di medicina che si asserisce essere esercitato a scopo difensivo continui ad essere praticato anche quando il rischio di essere citati in giudizio viene ridotto [22]. Ed è praticato anche nei paesi, come la Nuova Zelanda, dove vige il sistema no-fault, per il quale il paziente viene risarcito senza che il medico venga accusato [23].

A proposito del sistema no-fault, che ha i suoi sostenitori ma incontra resistenze soprattutto per l’aumento dei costi che provocherebbe, la sentenza dei giudici di Milano prevede che mentre per il medico dipendente si passa alla responsabilità extracontrattuale, l’ospedale continui ad essere soggetto alla responsabilità contrattuale. In caso di condanna di entrambi, dovranno risarcire in solido il danno. Questa diversificazione potrebbe configurare un sistema che si avvicina a quello no-fault, che presenta tra i suoi diversi rischi [24] quello di “produrre gli incentivi sbagliati per medici e vittime” [25], facendo venire meno il deterrente per il medico e allo stesso tempo incoraggiando l’azione giudiziaria dei pazienti. Se fosse così, i danni alla salute e le richieste di risarcimento potrebbero aumentare. In pratica c’è il rischio che il sistema rimanga com’è, e si rafforzi nelle sue storture, salvando le capre del business medico col ridurre la responsabilità professionale, e i cavoli delle derivate cause giudiziarie deviando le richieste di risarcimento verso altri soggetti – pubblici in questo caso; e “ tirando nell’affare” il paziente – soprattutto i più spregiudicati e venali tra i pazienti – assegnandogli una quota; a scapito della collettività.

La medicina difensiva deriva da: a) l’includere gli interessi del medico insieme a quelli del paziente nella condotta terapeutica; b) l’esposizione del medico al rischio di cause, a volte pretestuose. Il punto b) viene usato, enfatizzandolo, anche per coprire a), che invece è un tema del quale si parla troppo poco. Ma a) è, come si è visto, solo parzialmente dipendente da b); continua a vivere di vita propria, ad essere alimentato e a produrre gli stessi effetti che sono imputati alla medicina difensiva anche quando b) viene meno. Se si elimina b), ma resta a), che è sottoposto a forti incentivi, la ricerca degli interessi del medico a spese di quelli del paziente continuerà. E anzi potrà essere più sfrenata, venendo meno il timore di b). Anche se venisse meno una scusa sarà immediato sostituirla, essendo già disponibile una batteria di argomenti convincenti : “meglio prevenire che curare” [26], sospetto clinico soggettivo, “libera” preferenza del paziente (v. infra), conformità a linee guida [5,14], il mero timore delle ripercussioni di lamentele del paziente o di azioni giudiziarie verso l’ospedale sulla reputazione e carriera, etc. C’è chi indica anche le classifiche dei centri medici basate sulla soddisfazione dei pazienti tra i fattori che manterranno comunque la medicina difensiva, e potrebbero farla aumentare anche quando ci sarà maggiore impunità per i medici [27]. Fare presente al lupo che all’epoca delle asserite ingiurie non si era ancora nati non servirà.

Le medicina difensiva non è, nei fatti, causa necessaria dei danni che ad essa sono attribuiti. E difficilmente da sola agirebbe come causa sufficiente. E’ un fattore facilitante interno ad un gruppo di fattori causali. Il diagramma sotto mostra come la rete di interessi nella quale la medicina difensiva è integrata sia robusta rispetto alla medicina difensiva, che è sussidiaria ad un sistema che continuerà ad operare allo stesso modo anche senza di essa; e che vedrà migliorare l’efficienza patologica del suo funzionamento quanto più gli si accorda impunità in nome della riduzione della medicina difensiva.

DiagrammaMedDif

Dai giudici ci si aspetterebbe che sappiano riconoscere e distinguere meglio di chiunque altro tra scuse e attenuanti o esimenti vere. Quante volte i magistrati hanno sentito un violento dire con tono mansueto “ho avuto paura…” e il completamento della frase dovrebbe essere “ e gli ho rotto la testa anche se stava scappando; mi pagano per questo”. Invece qui appare che i giudici ci caschino; e che facilitino così quei comportamenti illeciti, dannosi per la salute, che dicono di volere contrastare.

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2. La medicina difensiva e il primato del positivo

Da più parti si accusa la “cultura della colpa” di essere causa degli eccessi della medicina preventiva. Il sistema legale sarebbe complice, sollecitando una “cultura della vergogna”. E si auspica una cultura nuova, che accetti la fallibilità della medicina; e che quindi porti alla non punibilità del medico che sbaglia. [8]. Questa tesi sarebbe rispettabile in un sistema sano. In un sistema sano, dove non vi sia l’interesse ai sovratrattamenti e le persone non vengono illuse dalla propaganda, dovrebbe essere chiaro a tutte le parti che c’è un tasso inevitabile di complicazioni e insuccessi anche nelle attività mediche oneste e appropriate. E che le decisioni cliniche hanno una componente probabilistica (come illustrato sotto), che implica che vi siano insuccessi e danni anche quando sono corrette. (Componente probabilistica che in una medicina sana sarebbe più bassa di quella attuale, dove è gonfiata a dismisura dai sovratrattamenti). Definiti tali tassi per ogni intervento con studi epidemiologici, appositi organi di controllo dovrebbero badare a che non vengano superati, esaminando tutti gli incidenti e verificando inoltre se non ci sia stata invece negligenza, imperizia o imprudenza, da segnalare agli organi giudiziari. La verifica in alcuni casi potrebbe essere fatta solo se il medico supera una soglia, e allora scatterebbero anche accertamenti retrospettivi. In un sistema sano, controlli del genere, se ce ne fosse ancora bisogno, ammansirebbero l’uso improprio del diritto incomprimibile di rivolgersi al giudice se si ritiene di essere stati ingiustamente danneggiati.

La presenza incombente della dimensione giudiziaria può condizionare negativamente il medico nelle sue scelte; e guasta non la “alleanza terapeutica”, che, viscida e abusiva, va nello stesso verso illecito della medicina difensiva (come si dirà), ma il clima di serenità, fondata fiducia e franchezza nel rapporto tra il medico e il paziente. Lo strumento giudiziario è inoltre di dubbia efficienza: in USA il sistema legale si è dimostrato incapace di compensare coloro che hanno subito un danno e di frenare i medici irrispettosi della buona pratica [28]. Ciò è coerente col carattere speculativo, complementare ed aggiuntivo più che di contrapposizione, del movimento che ha fatto delle cause per responsabilità medica, e delle relative assicurazioni, un indotto dell’industria primaria dei sovratrattamenti. Comunque l’efficienza e l’equità del sistema non miglioreranno con l’impunità in nome della riduzione della medicina difensiva, che è un “dare bistecche a una tigre sperando che divenga vegetariana”.

Propugnare un cambio culturale verso una visione più realistica della medicina suona però ipocrita nel sistema attuale, dove si fanno grandi sforzi in senso contrario, per illudere il pubblico presentando la medicina come capace di fare miracoli [29]. Il caso Pantani [15] e il caso Stamina [30], nei quali i magistrati sono stati determinanti, sono esempi di cosa si arrivi a fare per ottenere tale effetto antropologico, da parte dell’apparato di propaganda di poteri così forti che possono avvalersi dei poteri dello Stato. Prima si eccitano nel pubblico e nei pazienti pulsioni arcaiche, si presenta il medico come un onnipotente [13], si suscitano ad arte speranze e aspettative false; e dopo, quando la frittata è fatta e bisognerebbe risponderne, ci si toglie il cappello a cono e la zimarra del mago e vestito il maglioncino dell’intellettuale pacatamente si invita a ragionare da adulti, chiedendo desolati come si può pensare che la medicina abbia soggiogato l’ananke; spiegando che non bisogna illudersi di avere l’immortalità e l’eterna salute dalla medicina, che non esistono fontane dell’eterna giovinezza; e che quel CEO di una compagnia di biotecnologie che ha detto “la morte è una serie di malattie prevenibili” ha esagerato (anche il Nobel Montagnier ha affermato una cosa simile). Questi cambi d’abito sono un esempio dello “eclettismo tecnognostico”, di cui si dirà.

La medicina [1], e le biotecnologie [31], annunciano falsamente al pubblico di poter ottenere grandi risultati benefici, che poi non si realizzano; la medicina usa “false premesse e false promesse” [32]. Ci sono stati medici che hanno sostenuto apertamente in conferenze mediche che i medici devono mentire al pubblico, per il suo bene, esagerando i benefici, per indurlo a sottoporsi ai loro servizi: perché si sottoponga a pratiche come lo screening per il cancro della mammella [33], la cui vantaggiosità viene sempre più spesso negata da studi scientifici mentre è certo che esponga a danni iatrogeni [34]. Ed è ciò che avviene nella pratica, esagerando i benefici e nascondendo i rischi [35]. Nel consigliare di abolire del tutto lo screening mammografico, gli esperti dello Swiss Medical Board hanno osservato anche come alle donne viene fatto credere il falso [36]. Ci si ricorda di dover dire la verità quando è troppo tardi; quando conviene; quando si deve rispondere dei danni causati; o quando, con la brutale rivelazione di una diagnosi infausta (non sempre biologicamente fondata) si assesta al paziente una manganellata psicologica che lo rende sottomesso. Allo stesso tempo la medicina attuale, mentre promette ciò che non può dare non dà tutto ciò che potrebbe dare: non ottimizza le cure, come si vedrà, ma pratica, per ragioni di profitto, un servizio di qualità inferiore a quello che può realmente fornire. Arrivando ad essere lei stessa causa di malattia. Più che fondare una nuova cultura, bisognerebbe abbandonare la nuova cultura liberista del cinismo e del fregare il prossimo come valori.

Nei paesi anglosassoni si stanno comunque conducendo campagne di sensibilizzazione verso i medici, come “Choosing wisely”, “Less is more”, “Too much medicine”, per ridurre gli eccessi che vengono presentati come difensivi. Ma non si tocca, né lì né da noi, un nodo più profondo, quello della asimmetria che conferisce un primato alla positività rispetto alla negatività. Il sistema medico, quello giudiziario e la società considerano più gravi gli errori di omissione che di commissione. Nell’attuale modello, lo scopo della medicina è di scovare a tutti i costi la malattia. A costo di “condannare un innocente”, o di sparare a un innocente, nel senso di diagnosticare e trattare anche quando non ce n’è necessità. Il sistema è congegnato in modo da esaltare i reperti positivi, e quindi anche i falsi positivi, e favorire così anche l’impiego di prodotti medici, anche quando ingiustificato, per aumentare i consumi e i fatturati; e trascura, o addirittura nasconde con dolo, i reperti negativi e la dannosità delle procedure diagnostiche e dei trattamenti. Questo ha la sua base nel messianesimo scientista, nell’imperativo tecnologico che vede l’uso della tecnologia come indiscutibilmente sempre positivo [13,37]. Le rare avvertenze, da parte di medici e ricercatori, che troppa medicina può causare danni, e che i prodotti nuovi business-driven in medicina possono essere più dannosi che benefici [1,11], anche se raggiungono il pubblico suonano a molti eccessive e polemiche come le parole di Shaw sulle amputazioni chirurgiche.

Il riconoscimento di questo primato avviene a tutti i livelli. A livello di diagnostica [38]: gli esami di laboratorio e di imaging sono tarati, o distorti, verso la sensibilità, cioè in modo da scoprire il più piccolo segno di patologia – anche se di patologia non si tratta, v. il caso dei cancri che non sono cancro [39] – a scapito della specificità, la capacità di riconoscere i veri negativi. La ricerca in corso di test sempre più sensibili (adesso pomposamente chiamati “biomarkers”) probabilmente aggraverà il problema delle sovradiagnosi [34]. La diagnostica è così impostata per dottrina, attuando scelte sostanzialmente arbitrarie, di portata globale, la cui dannosità non viene riconosciuta; se non dopo che è stata lasciata libera di agire, causando danni e producendo profitti, per anni: in questi giorni l’autorità canadese preposta ha emanato direttive che dicono di non usare il test del PSA per lo screening del cancro della prostata [40]. Spiegando che l’evidenza accumulata non mostra che il test riduca la mortalità ma mostra che provoca danni al paziente. Lo screening col PSA non aumenta la speranza di vita complessiva, ma può condurre una persona in salute a rimanere impotente e incontinente [41]. Fino a pochi anni fa l’omissione del test sarebbe stata considerata una negligenza grossolana e inspiegabile, dato che il test viene inserito di routine negli esami di laboratorio degli uomini dalla mezza età in poi. E’ da notare che a contestare le direttive dell’autorità canadese sono, oltre agli urologi, gruppi di “advocacy”, cioè associazioni di pazienti e di comuni cittadini; gruppi che spesso sono finanziati dall’industria.

Il primato del positivo ha luogo anche nel campo delle terapie, dove gli effetti avversi vengono sottaciuti e sottovalutati; e si considera trattamento causale quello che modifica i surrogate end-points [7], vistosi ma non necessariamente utili. Ha luogo nel campo della ricerca. Viene assicurato già a livello epistemologico con la “evidence based medicine”, una forma di empirismo filosofico che si traduce nella “medicina basata su quello che c’è sperimentalmente ”; non importa se le conoscenze già disponibili a priori dicono altrimenti; né se i risultati disponibili sono falsi o dubbi e frutto di un’agenda distorta e di censura. Ha luogo nelle scelte sulle ricerche da condurre, dove accade perfino che si cerchi di espandere, applicandole a un maggior numero di persone, pratiche che la ricerca ha già mostrato che andrebbero eliminate o ridotte; a volte coinvolgendo il pubblico senza neppure dire chiaramente alle persone che si stanno sottoponendo a un esperimento [35]. Avviene nella conduzione della ricerca, dove l’apparato statistico e la prassi sono conformati per dare risultati positivi, tanto che esperti accreditati argomentano che la maggior parte dei risultati di ricerca biomedica riportati dalle pubblicazioni scientifiche sono falsi [42]. La lettura troppo favorevole dei dati è tra i fattori che portano le frodi scientifiche, intenzionali, a riguardare, secondo una stima, il 20% delle ricerche [43]. Avviene in sede di pubblicazione scientifica e di controllo istituzionale, dove notoriamente le case farmaceutiche fanno in modo che vengano pubblicati prevalentemente risultati positivi; e a volte nascondono dolosamente informazioni in loro possesso sulla dannosità del farmaco, come mostrano alcuni casi giudiziari. Avviene nell’informazione mediatica, che riporta con toni trionfali risultati preliminari la cui interpretazione in senso positivo è quanto meno dubbia, ai quali poi non seguono conferme più solide, ma altri annunci salvifici. E avviene anche in sede di giudizio sulla responsabilità professionale, dove si condanna il non essere intervenuti più che l’essere intervenuti a sproposito.

I magistrati dovrebbero chiedersi perché i medici sentano il bisogno di difendersi dall’accusa di non avere agito molto più che da quella di non essersi astenuti; e perché il sistema giudiziario di fatto non sanzioni le due responsabilità allo stesso modo. Perché il medico possa sostenere di temere così tanto la mera possibilità di essere accusato di responsabilità omissiva da mettere in atto abusi o reati (v. infra) per evitarlo . E’ una situazione surreale, un po’ come se i soldati in trincea passassero al nemico sostenendo che lo fanno perché alle spalle hanno i carabinieri che se non vanno all’attacco gli sparano; e i carabinieri accettassero la giustificazione. I giudici sono specialisti nel bilanciare diritti e valori contrapposti. Es. la prevenzione del crimine da parte della polizia e la tutela dei diritti della persona (almeno in teoria). I giudici sanno che un commerciante o un professionista, un ingegnere, un avvocato, possono truffare il cliente anche facendogli acquistare servizi che non gli servono, o che addirittura lo danneggiano. Il loro contributo sarebbe prezioso per ridurre questo sbilanciamento verso il positivo, verso questo dargli la priorità, che consente la giustificazione pretestuosa del medico dell’avere agito “per difendersi”, e rende particolarmente dannose per il paziente le conseguenze di questa “autodifesa”.

Il primato del positivo è soprattutto una questione culturale. Per il pubblico, in seguito alla secolarizzazione, all’assetto culturale liberista e a un’epocale opera di convincimento, la medicina non è un rimedio tecnico contro la malattia, spesso imperfetto e raramente privo di affetti avversi, da usare oculatamente; ma è una fonte magica di salute, che deve scorrere rigogliosa. Chi più ne ha più ne metta. Il troppo non “stroppia” , mentre c’è la condanna morale per il mancato intervento. Ne deriva che il pubblico in certo qual modo esige di essere truffato: “Sia il medico che il pubblico sono così fortemente prevenuti a favore della diagnosi che dalla sua omissione risulta una condanna non solo legale ma anche morale, mentre ciò è raramente osservato quando il medico sbaglia sul lato opposto [44]. Perfino nel campo dell’autismo, dove non c’è carenza di accuse di sovradiagnosi, la condanna pubblica tende ad appuntarsi sui pediatri che trovano “scuse” perché avrebbero “paura” di dire che un bambino possa avere l’autismo” [45]. I magistrati potrebbero spendere la loro conoscenza del mondo, capacità di discernimento giuridico e autorevolezza nel correggere questa mentalità sbagliata, che favorisce abusi e reati. Invece alimentano tali credenze nel pubblico. Di recente la Procura di Trani si è lanciata in un allarme sull’autismo che favorirà le sovradiagnosi, considerando cause improbabili e ignorando l’interesse alla sovradiagnosi. Partecipando così di fatto a una campagna di disinformazione che danneggerà il pubblico, e lo confermerà in altre credenze sbagliate e dannose [46].

La sentenza dei giudici di Milano combacia con l’ideologia e con la prassi del primato del positivo anche in un altro aspetto. All’apparenza il passare dal richiedere che sia il paziente a dover dimostrare l’errore e non il medico a dover dimostrare la sua assenza cancella una pretesa irragionevole. Ma l’informazione sui reali effetti delle terapie, già carente e dubbia, soprattutto in campo chirurgico, è viziata verso il positivo; e i grandi interessi commerciali la mantengono pervicacemente in questo stato. Es. il tentativo di porre riparo al malcostume di pubblicare solo ciò che fa comodo e nascondere i dati negativi, e al “data dredging”, mediante l’istituzione di registri dei trial, viene aggirato [47]. Anche grazie alla deregulation, che sempre più permette l’immissione di prodotti non sufficientemente testati, lo standard delle cure rispetto al quale definire le responsabilità in sede giudiziaria è spesso elusivo [6]. Anzi, accade che la medicina difensiva venga eletta con l’uso [1], e anche con interventi ad hoc [48], come standard di cura; uno standard arbitrario e viziato, ma che sarà difficile ignorare in sede di giudizio, nella valutazione dell’errore. La letteratura scientifica disponibile risente anch’essa dell’asimmetria verso il positivo: dato il publication bias, e l’occultamento dei dati che depongono a sfavore della commercializzazione di una terapia, diviene più difficile per il danneggiato portare evidenze scientifiche a supporto della sua doglianza [49]. Anche quando sarebbe di fatto giustificata. L’onere della prova dovrebbe essere definito attentamente, considerando i molteplici fattori che, da entrambe le parti, possono viziarlo. Il passaggio tout court dell’onere al ricorrente è un usare per bilancia della giustizia la stessa bilancia autorevole ma truccata, a bracci diseguali e a pesi alterati, della ricerca e della pratica medica commerciali.

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3. La medicina difensiva e l’eclettismo tecnognostico

Qual è nella nostra cultura la concezione del rapporto medico-paziente, per come si riflette sulla responsabilità professionale? Ad un estremo c’è un rapporto di tipo religioso, che considera la figura del medico come guaritore. Non si fa causa allo sciamano. Davanti al medico-sacerdote ci si pone in un atteggiamento di speranzosa sudditanza psicologica. L’eco psicologica di questo tipo di rapporto, che attiene alle profonde radici antropologiche della relazione di cura, sopravvive oggi, e non è tenue. D’altro lato, studi storici mostrano che anche un’altra concezione, quella contrattualistica, che vede il medico come un qualsiasi altro professionista che presta la sua opera dietro compenso, non è recente. Per secoli, dal Quattrocento al Settecento, a Bologna si stipulavano contratti per i quali il medico era tenuto addirittura a guarire il cliente entro un certo periodo [50]. Le due concezioni possono coesistere, in quell’area della psiche dove si ammonticchiano le idee e i sentimenti sulla medicina.

Oggi, con il medico in posizione subordinata, spesso di franchising [5] rispetto alla medicina industriale, anche al tema della responsabilità professionale viene applicata quella prassi generale che consiste nell’attingere, a seconda della convenienza, a qualsiasi campo ideologico per supportare la tesi desiderata; saccheggiando qualunque bacino culturale a seconda della bisogna, e unendo tra loro posizioni eterogenee e politicamente contrapposte. Essendo facilitati in ciò dalla doppia anima, antropologica e scientifica, della medicina. L’antica base magica della medicina e il moderno diritto, il rigore inflessibile della scienza e la seducente vaghezza del sentimento; tutto in funzione del profitto. La medicina si presenta come “oggettiva”, scientifica, quando è intrisa non solo di suggestioni ed emozioni, ma di suggestioni ed emozioni di tipo primitivo; i frammenti che possono dirsi scientifici vengono presentati come rappresentativi dell’intera disciplina. Magia e scienza vengono usate assieme e scambiate a seconda del caso. Ci consideriamo moderni, ma sulle credenze che regolano i problemi esistenziali vi è stato più un rimescolamento che un progresso: “Quando la religione era forte e la scienza debole, gli uomini consideravano la magia come medicina; ora che la scienza è forte e la religione debole, considerano la medicina come magia” [51].

Un aspetto di questa contraddittorietà rilevante per la medicina difensiva è che mentre si sostiene il superamento del “paternalismo” medico, – e quindi la conseguente cessione di responsabilità, morali e legali, dal medico al paziente – si sostiene anche l’alleanza terapeutica, concetto che proviene dalla psicoanalisi e che, come si dirà in un futuro articolo, fa riferimento all’instaurazione di un legame di attaccamento non lontano da quello di tipo genitoriale. Un altro esempio rilevante è la concezione probabilistica in medicina. Da un lato si fa un affidamento eccessivo sulla statistica, strumento importante ma elevato a nucleo centrale del “metodo scientifico” poiché è alla base dei trial clinici. Per di più non riconoscendo che i risultati dei trial clinici possono benissimo essere fatti apparire come elefanti anche quando sono mosche [52]; e che le statistiche possono essere usate a scopo retorico [53] e per dire bugie [54]. Nelle scienze soft, e anche in medicina, la statistica sta svilendo la pratica scientifica, trascurando la modellizzazione concettuale a favore dei modelli empirici; un fisico ha fatto il paragone con una tribù che avendo trovato un cacciavite lo ritenesse l’unico strumento utile, anche per tagliare e come scalpello [55]. Dall’altro lato, si oscura il carattere probabilistico delle decisioni nella pratica medica, come si dirà a proposito dei danni al paziente da medicina difensiva. Le decisioni cliniche sono considerate avere il carattere deterministico di una formula della meccanica; o di una formula magica. Ai più suonano astruse e teoriche le parole di Kassirer, già editor del New England Journal of Medicine, quando critica la “nostra cocciuta richiesta di certezza diagnostica” tra le cause di quegli eccessi che vengono attribuiti alla medicina difensiva [56]. Si vuole essere “scientifici” con la “medicina basata sull’evidenza” [5,14] – che è tutt’altro che impermeabile a manipolazioni mentre fa da barriera al mercato – e allo stesso tempo si vuole l’off-label [57], che ne è la negazione e moltiplica, oltre che i danni alla salute e i profitti, le occasioni di richiesta di risarcimento. Si celebra la tecnologia, ma si è tecnologici a metà, la metà che fa aumentare i consumi: ci si guarda dall’allestire, sfruttando la tecnologia disponibile, sistemi di rilevazione e limitazione dell’errore medico a feed-back negativo del genere di quelli abbozzati sopra [58]; che porterebbero a una riduzione dei consumi. La tecnologia medica viene piuttosto fatta come sboccare da una mitologica cornucopia.

Queste mescolanze e contaminazioni, queste contraddizioni, delle quali si potrebbero fare tanti altri esempi, danno luogo a un chimerismo ideologico, a un eclettismo che si può chiamare “tecnognostico” [59] (anche se in certi casi sarebbe più appropriata la locuzione “meretricio intellettuale”). La medicina difensiva è un caso dell’eclettismo tecnognostico: il medico è uno scienziato, ma è anche un sacerdote che non va oltraggiato chiamandolo a rispondere legalmente degli effetti del suo ministero. L’esercizio della professione medica è, giustamente, limitato da leggi e regolamenti; come lo è l’immissione di farmaci e dispositivi medici; ma ai medici si riconosce sempre più una sacralità che fa comodo agli investitori. Mentre è in atto una frenetica corsa alla cosiddetta innovazione, cioè al lancio sempre più ravvicinato di nuovi prodotti merceologici, dalle caratteristiche sempre più incerte, al medico che li applica si riconosce sempre più quella stabilità, quella staticità che, ha osservato Ellul, è propria della magia, ed è una delle differenze tra magia e tecnica, sotto altri aspetti accomunate nelle credenze popolari.

A rendere possibile il regresso verso concezioni che credevamo superate, che danno luogo a questo ibrido dove la figura del medico ha l’immunità del uomo-medicina e il prestigio dello scienziato, è proprio ciò che avrebbe dovuto renderci moderni, la tecnologia; la fede in essa, e il conseguente “l’imperativo tecnologico”, del quale la medicina difensiva è stata riconosciuta essere una delle declinazioni [1,13]. L’imperativo tecnologico, sorto nel dopoguerra insieme all’uso della tecnologia come “endless frontier”, cioè come motore perpetuo della crescita economica, impone di usare quanta più tecnologia è possibile; e considera l’uso della più avanzata tecnologia come sinonimo della migliore medicina possibile. Ciò che può essere fatto deve essere fatto. La speranza di futuri progressi coincide con la speranza di nuove tecnologie. “Solo perché qualcosa è nuova e costosa non significa che funzionerà meglio dei metodi standard” ha osservato di recente un medico-avvocato statunitense; che evidentemente non teme di perdere clienti con questo avvertimento [6]: l’imperativo tecnologico risponde poco alle critiche razionali. Appare essere una credenza di tipo mistico, cieca ai limiti e ai pericoli della tecnologia. Un’idolatria di tipo nuovo nella storia umana: che ha per oggetto un’entità prodotta dagli uomini, che non è un puro simulacro ma incide sulla realtà; e che pare a tratti svincolarsi dalle mani che la creano, assumere una vita propria e sovrastare gli uomini con la sua potenza; come un Golem [60]. Da strumento, la tecnologia diviene padrone del medico, è stato osservato [13]. L’imperativo tecnologico è determinante, come si è detto, per il primato del positivo. L’imperativo tecnologico inoltre fa sì che paradossalmente si percepisca una sacralità nella figura del medico tecnologico; come desiderato da chi ne trae guadagno. “L’uomo trasferisce il senso del sacro proprio su ciò che ne ha distrutto l’oggetto, cioè sulla Tecnica” (Ellul). Scacciata la religione, la tecnologia prende il suo posto e ne veste le insegne.

L’idolatria della tecnologia permette di aggirare la razionalità; e con essa l’etica. La tecnica, detronizzato il sacro religioso e divenuta il nuovo sacro, si arroga anche funzioni di tribunale morale di ultima istanza. Come spiega Ellul, la “soppressione dei limiti” è “l’essenza stessa della tecnica” e “La tecnica, autogiudicandosi, si trova ormai libera da ciò che da sempre ha costituito l’ostacolo principale alle azioni dell’uomo: le credenze (sacre, spirituali, religiose) e la morale”. La tecnica non accetta di essere sottoposta a giudizio, ma decide essa stessa dei valori: “Una proposizione morale verrà considerata valida per un dato periodo solo se sarà conforme al sistema tecnico, se concorderà con esso.” [61]. Mentre mal sopporta di essere giudicata, la tecnica diviene fonte di diritto, di ciò che è “fas” e “nefas”, come per l’antico diritto sacro romano. In questo milieu culturale, la pretesa di scusare il consumo di tecnologie a danno del paziente, e di poter richiedere maggiore impunità, con la medicina difensiva; pretesa che, effettuando una modesta epochè, appare assurda e aberrante, viene accettata, fino a venire incorporata nel ragionamento giuridico dei magistrati.

Anche l’idea che la responsabilità del medico verso il paziente possa essere “extracontrattuale” contiene una paradossale ambiguità. Per illustrare la specificità del rapporto medico paziente è utile il seguente esempio [62]. Assistendo a una conferenza, non riuscite concentrarvi a causa di un forte mal di testa. Il vicino di posto vi offre una pillola contro la cefalea, che assumete. Ma il disturbo non migliora. La pillola era in realtà di zucchero. Quando però a dare lo stesso zuccherino fosse la stessa persona, ma che si presentasse come medico, all’interno di un ospedale, l’efficacia del trattamento, hanno mostrato studi sull’effetto placebo, migliorerebbe fino al 40%. Il medico non è un passante che dà un consiglio su come guarire. L’influenza psicologica che esercita per il solo fatto di rappresentare il ruolo è profonda. Inoltre non regala confetti, ma prescrive esami e trattamenti che hanno spesso effetti pesanti sull’organismo. I giudici di Milano vanno anche oltre nella divaricazione tra responsabilità giuridica e potere persuasivo, perché mettono insieme la responsabilità extracontrattuale e l’alleanza terapeutica. Cioè mettono una responsabilità generica a controllare atti medici compiuti sulla base di un legame di attaccamento eccessivamente forte, agganciato ai piani psicologici profondi del paziente. Anche i magistrati quindi concorrono nel delineare un rapporto medico-paziente allo stesso tempo più intimo per il paziente e meno vincolante per il medico. Come avviene tra il capo di una setta e un adepto. Il diritto smobilita, mentre è proprio nel caso del rapporto medico-paziente che dovrebbe dispiegare la sua potenza e sottigliezza, definendo e circoscrivendo tale rapporto con esattezza come un particolare tipo di contratto. Invece con queste semplificazioni non di grana fine contemporaneamente si riconosce al medico uno status castale di sacerdote, e le responsabilità di un quisque de populo che dice la sua.

Consentire ai medici di usare il pretesto della medicina difensiva è incompatibile con una concezione civile dei rapporti tra cliente e medico. Quest’ultimo deve infatti, dietro adeguato compenso, fare l’interesse del paziente. Non è scusabile che lo danneggi per favorire sé stesso. Ma mentre i poteri del business medico possono contare su una poderosa assistenza legale, che può produrre i più avanzati argomenti giuridici, i più astuti trabocchetti [57]; mentre la normativa sull’approvazione dei farmaci è una fitta vegetazione di scienza distorta e regole di comodo nella quale solo attori pachidermici possono muoversi senza restare impigliati, al medico si riconosce, culturalmente, anche da parte dei giuristi, quel tipo di autonomia che si riconosce allo stregone. Come lo stregone, il medico va assecondato. Essendo a priori una fonte di bene, é comprensibile che faccia un poco anche i propri interessi; per evitare i danni che possono derivare da ciò si deve cercare di non farlo inquietare; “altrimenti è peggio”. Non distinguendo tra il lecito interesse ad un equo corrispettivo per la prestazione professionale e lo applicare cure a proprio vantaggio, come si dirà. E’ facile per chi è nella posizione del mediatore tra il popolo e la divinità mettere a tacere timide critiche colpevolizzando chi le avanza per la sua poca fede. Così la medicina davanti all’accusa di badare al profitto può rilanciare, rispondendo con un’impudenza che non viene avvertita di essere obbligata a comportarsi così perché non la si lascia sufficientemente libera. L’impunità legalizzata del medico non solo trae forza dalla concezione sacrale della medicina; a sua volta alimenta la concezione sacrale della medicina, potenziando così il sistema che porta ai danni che si dicono di voler combattere. Del resto, la visione sacrale delle professioni che maneggiano valori etici ed emozioni non dispiace affatto alla cugina corporazione dei magistrati.

La medicina difensiva è una delle razionalizzazioni – una delle più sfrontate – di un sistema di credenze di tipo religioso sulla tecnologia biomedica; che è anche alla base di un business da migliaia di miliardi di dollari all’anno. Credenze in una fede che non dà quel che promette, ed è spesso nociva, ma che è divenuta ai nostri tempi una variante normale e comune dell’indispensabile bozzolo psicologico che consente di vivere nella realtà della vita senza angosce eccessive, facendo apparire rimpicciolite incertezze altrimenti terrorizzanti. Questa funzione è efficace quando si è sani; se ci si ammala i miti sulla potenza della tecnologia medica, messi alla prova dei fatti, sono spesso frustrati: il mito tecnologico porta ora a delusione e rabbia nei pazienti [1]. Sentimenti che il sistema provvede a neutralizzare e a mettere a frutto convogliandoli nell’industria delle cause per malasanità.

Si dirà che è normale e giusto che nel rapporto tra medico e paziente vi sia anche una dimensione non tecnica; e che questa non necessariamente inficia la dimensione tecnica. Il rapporto col medico non è lo stesso del rapporto con l’ingegnere dal quale ci si fa progettare una casa, ovviamente. Dovrebbe fare riflettere che il professore di igiene pubblica che ha progettato ed eseguito un grande studio statistico sull’efficacia dello screening per il tumore della mammella, con un follow-up di 25 anni [63], nel riferire al pubblico i risultati parli di “mito dello screening” [34]. Lo studio mostra che lo screening non ha ridotto la mortalità nelle donne tra i 40 e i 59 anni mentre ha aggiunto ad ogni 100 diagnosi corrette di cancro almeno altre 28 donne che ha etichettato falsamente e ha fatto curare come malate di cancro. Gli autori stimano che per ogni 100 donne alle quali è stato scoperto un cancro non palpabile, almeno altrettante, altre 100, siano state etichettate e trattate come affette dalla stessa malattia, che in realtà non avevano. Parlando di mito, di aspetti antropologici che favoriscono frodi, non si indulge dunque in ubbie filosofiche. Ci sono episodi che mostrano come, mentre si vuole far credere che la medicina sia basata sulla scienza, e non si curi di sofisticherie da umanisti o da parolai, le case farmaceutiche si avvalgono anche delle competenze di antropologi culturali; arrivando a fare in modo di carpire il parere dei maggiori specialisti quando devono lanciare un nuovo farmaco [62].

In sede di responsabilità giuridica, ci si aspetterebbe che i magistrati si sottraggano all’incantesimo e laicamente “tirino“ dalla parte di una visione contrattualistica del rapporto; controbilanciando così la tendenza interessata al rapporto di tipo religioso, che vede il medico come un onnipotente e un intoccabile. Appare qui invece che il magistrato reciti lo stesso credo delle persone comuni, e incorpori nella giurisdizione il timore reverenziale se non verso i medici verso la figura del medico. Timore reverenziale che favorisce illeciti e reati. Tra i quali va annoverata la stessa medicina difensiva, che non è solo una giustificazione, un pretesto.

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4. La medicina difensiva come danno economico

Si pensa che la medicina difensiva sia, solamente, uno spreco di risorse. La stima del costo annuale della medicina difensiva in USA nel 2003 variava tra i 60 miliardi di dollari, secondo il ministero della salute, e gli oltre 200 miliardi secondo la American Medical Association e un istituto di ricerca sulla politica sanitaria [64]. E’ considerata da alcuni il primo fattore di spreco. Appare che serva da capro espiatorio anche per il problema politico ed etico dei costi sempre crescenti, e sempre più spesso insostenibili, della medicina hi-tech. In realtà i primi fattori di spesa inutile, o dannosa, sono dati dalla sovradiagnosi, dai sovratrattamenti e dalla corsa ai prodotti innovativi. La medicina difensiva, isolatamente, è un fattore debole; e prima di essere ciò è un alibi per i fattori forti. Andrebbe tenuta presente la favola di Esopo sulla mosca che diceva di tirare l’aratro insieme al bue.

Questi “costi” contribuiscono però in parte ad accrescere il PIL. Gli economisti spiegano come ciò che è un costo per qualcuno può essere un beneficio per altri; in casi come questo, più che di costi bisognerebbe parlare di produzione e di trasferimento illeciti di ricchezza. I costi veri della medicina difensiva e del pacchetto di storture alle quali fa da paravento sono quelli sociali, cioè i danni iatrogeni e il danno da mancato utilizzo razionale di risorse mediche, e i costi di transazione delle cause giudiziarie, cioè il mancato utilizzo di risorse giudiziarie in attività più produttive. Non sono invece autentici costi quelli degli esborsi di medici e assicurazioni in caso di condanna: si tratta di trasferimenti di ricchezza, e ridurli non ridurrà i costi della medicina [65]. Oltre che un danno alla salute, può esservi anche un danno patrimoniale diretto per il paziente. Si riconosce una “financial toxicity” tra gli effetti collaterali delle nuove costosissime terapie oncologiche [66] e la medicina difensiva è citata tra le cause [67].

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5. La medicina difensiva come atto offensivo

Il pretesto della medicina difensiva aiuta ad aumentare i consumi medici, a non praticare l’astensione dai trattamenti quando è questa la scelta corretta e a sommergere la medicina utile sotto un diluvio di test diagnostici impropri, che sono il motore della iatrogenesi. Viene presa con filosofia dal pubblico. Ci si scherza su, v. la vignetta che riporto del sofisticato “New Yorker”. Viene spesso percepita come un eccesso di zelo, che non è sgradito al paziente ed è anzi a volte da questo apprezzato o assiduamente ricercato. Nel disporre sovradiagnosi o sovratrattamenti, i medici usano spesso espressioni come “per andare sul sicuro”, o “better to err on the safe side”; rese possibili dalla cultura del primato del positivo e dall’immagine del medico come guaritore. Avvocati, politici, medici pensano o sostengono che la medicina difensiva sia comunque benefica per il paziente. Al contrario, un’analisi formale ha dimostrato che i benefici potenziali della medicina difensiva sono sempre inferiori ai danni potenziali, e che quindi la medicina difensiva in media sarà dannosa per il paziente. La medicina difensiva inevitabilmente sacrifica gli interessi del paziente a favore di quelli del medico, e abbassa il livello qualitativo globale della medicina [2,47].

Il modello mostra come la medicina difensiva non sia una medicina in scienza e coscienza ma una medicina quanto meno imprudente, che nell’avvantaggiare il medico e l’industria medica danneggia il paziente. Il modello, è stato commentato, mostra anche come con la medicina difensiva il medico commetta una sorta di furto, appropriandosi di parte dell’utilità che era destinata al paziente [68]. Il modello mostra come la medicina difensiva di per sé sia già un oggettivo inadempimento; e come i medici con la medicina difensiva non rispettano l’obbligo dei fini nell’applicare la medicina. Con la medicina difensiva gli interessi personali del medico, al contrario di quanto previsto nel contratto col paziente, vengono inclusi tra i fini del gesto medico, a scapito degli interessi del paziente; e questa intrusione nei fini si traduce in un inadempimento dell’obbligo di mezzi. La medicina difensiva maschera un dolo sistemico, cioè derivato dall’assetto generale di una medicina, quella attuale, che nella sua ricerca del profitto accetta di esporre la salute del paziente a rischi, e più che evitare la iatrogenesi accetta di sfruttarla economicamente, in forme pilotate, cioè misurate in modo che siano non eccessivamente riconoscibili. I medici, aiutati a volte da dosi variabili di ignoranza e di falsa coscienza (e a volte nella sostanziale consapevolezza) accettano di farsi agenti di questi interessi. Assumendosi responsabilità che a me ricordano concetti come colpa con previsione, preterintenzionalità, dolo eventuale, dolo alternativo.

Andrebbe chiesto quali possibilità ha il paziente, sul quale viene sempre più addossato il peso delle scelte del medico, di rifiutare la medicina difensiva, nella poco probabile ipotesi che si renda conto di stare subendo un abuso e danno: come potrebbe il paziente mettersi a discutere col curante di cosa non fare, addentrandosi in temi che non può conoscere a sufficienza, e senza dover temere di offendere il medico, e venire tacciato di presunzione, sventatezza, ignoranza, scarsa fiducia, etc. E senza dover temere che il medico per ritorsione più o meno consapevolmente faccia andare male le cose, per fare vedere che la scelta del paziente era sbagliata. Purtroppo non si può escludere che possa accadere anche questo; ho descritto in una perizia un caso dove alcuni medici appaiono essersi comportati in questo modo con una paziente riottosa, favorendo le posizioni di colleghi di un altro ospedale in una non nobile diatriba medico-giudiziaria che ha avuto risonanza nazionale. Il medico sostiene di “difendersi” perché minacciato, ma è lui che approfittando dello stato di dipendenza (reso più efficace dalla alleanza terapeutica) mette il paziente sotto il ricatto “o così o non andiamo d’accordo”. C’è del vero nel sostenere che il medico è a sua volta sotto ricatto, da parte dei “big players”; ma nel caso del medico il ricattato trae ampi vantaggi dal cedere, e dal farsi socio col ricattatore, facendosi suo tramite. Mentre il paziente è sostanzialmente indifeso; e lo è tanto più se si nega che vi sia un contratto tra lui e il curante.

Anche qui pesano i fattori culturali. La medicina difensiva è una manifestazione dell’imperativo tecnologico, la forma religiosa dei nostri tempi che placa le ansie sulle incertezze del nostro futuro. Aspetto importante, l’imperativo tecnologico oltre che ad alleviare le ansie del paziente tende a ridurre quelle dei curanti riducendone la responsabilità: la responsabilità viene trasferita alla tecnologia [13]. In questi termini, l’uso della tecnologia deresponsabilizza mentre favorisce l’irrazionale. Talvolta la convinzione, il trasporto, coi quali i medici difendono l’uso improprio e dannoso della tecnologia che prescrivono appare come un sincero abbandono alla “possessione tecnologica” [13]; che potrebbe ricordare quella degli antichi oracoli alla divinità. Al contrario, si dovrebbe riconoscere che la tecnica è un sacro che “desacralizza gli uomini” (Ellul); e che gli strumenti tecnologici, che hanno spesso effetti potenti e inattesi, non sollevano da responsabilità ma al contrario devono imporre maggiore razionalità e responsabilità nella loro applicazione [13,69].

Mentre si pretendono dal pubblico conoscenze che non è tenuto ad avere, e che difficilmente si possono acquisire in forma valida senza lungo studio ed esperienza pratica, mentre lo si esorta a farsi indottrinare dal marketing tacciandolo di “analfabetismo scientifico “, lo si mantiene in uno stato di ignoranza degno di una dittatura facendogli credere che è ovvio e indiscutibile che eseguire un test clinico “per sicurezza” sia una cosa buona. In realtà la decisione va soppesata attentamente. A un test, e alle terapie eventualmente conseguenti, sono associate, con varie probabilità, delle utilità, che assumono valori diversi a seconda delle circostanze, e possono essere sia positive che negative; dalla somma algebrica delle varie utilità, ciascuna pesata per la relativa probabilità, si ottiene l’utilità attesa. Che può anche essere negativa: il test e il trattamento possono essere più dannosi che utili. Esempio per assurdo, è lapalissiano che l’autopsia, pur rappresentando in genere un gold standard, non è praticabile come esame clinico. Discorso analogo per i programmi preventivi: la castrazione riduce la probabilità di eventi cardiovascolari, ma ad un costo inaccettabile. Nella pratica si verificano situazioni dove l’utilità è negativa es. perché la probabilità di malattia è bassa, la malattia è poco curabile e le probabilità del danno da test, da falso positivo e da trattamento sono alte. Se si fa un test senza buona ragione, “per difesa”, è molto più probabile che se positivo lo sia falsamente, che non quando lo si fa perché il quadro clinico lo richiede. Questa secondo Deyo e Patrick “dovrebbe essere considerata una verità inalterabile, come la legge di gravitazione” [1]. “Per difesa” si arriva a mettere persone sane sul nastro trasportatore che alimenta la grande macchina della medicina industriale; un “giro” che, anche quando la persona ne esce, appare come un contrappasso crudele alla ingenua colpa delle credenze di tipo religioso sulla medicina.

Per comprendere la pericolosità insita nell’eseguire esami diagnostici senza reale necessità si può compararli a un gioco d’azzardo, nel quale la prospettiva di ricevere una fortuna fa perdere di vista la possibilità di rimetterci o di rovinarsi. Si dovrebbe considerare la differenza tra giocare e vincere, e tra utilità condizionale, che è quella che viene percepita, e utilità attesa, che invece è quella che si dovrebbe considerare. L’utilità percepita, in realtà utilità condizionale, di vincere un terno al lotto è data dal suo coefficiente di vincita, che è pari a 4250: una vincita “ingrossa” il denaro investito nella giocata di 4250 volte. Ma, poiché la probabilità che ciò avvenga è di 1 su 11748, l’utilità attesa del terno al lotto è di perdere in media nel lungo periodo circa i due terzi del capitale investito.

I percorsi diagnostici e terapeutici vanno applicati solo quando “il gioco” è a rendimento vantaggioso, cioè l’utilità attesa è positiva. Es. un nonno può fare una lotteria ai nipotini, nella quale devono indovinare quale delle sei facce esce al lancio di un dado. Il nonno paga 12 volte la posta. Il prodotto del coefficiente di vincita 12 e della probabilità di evento favorevole 1/6 dà un rendimento di 2. In media per ogni euro giocato i nipotini ne vinceranno 2. Ci sono circostanze e percorsi diagnostici che hanno un utilità attesa per il paziente simile a quella disegnata dal nonno per i nipotini, e altri che non solo hanno l’utilità attesa svantaggiosa tipica dei giochi d’azzardo, ma impongono di fare puntate elevate, es. di giocarsi la casa (la salute) con la prospettiva di vincerne migliaia (di salvarsi da grave malattia). Il nonno dovrebbe fare capire ai nipotini questa differenza tra miraggio e realtà, passando a pagare la vincita 6 volte la posta, e poi 3 volte; mostrando come il premio prospettato possa essere ingannevole, sembrando comunque allettante quando a conti fatti giocare è svantaggioso.

Si comprende quindi come si sia osservato che i test diagnostici difensivi sono test offensivi [48]. Che l’aggiunta di test diagnostici, il cercare di raccogliere quante più informazioni possibile sullo stato del paziente usando gli imperfetti mezzi disponibili, non è necessariamente un rafforzamento del processo diagnostico ma paradossalmente può costituire un peggioramento delle cure [70]. E come pertanto si sia proposto, da cattedre dell’ortodossia medica, di regolamentare i test diagnostici, e di non lasciarli liberi come qualcosa di invariabilmente positivo [71].

Al gioco d’azzardo, invece di contrastarlo, e di scoraggiarlo (magari obbligando ad apporre su ogni macchinetta mangiasoldi il suo rendimento, con una scritta ben visibile del tipo “Questa macchina ha un rendimento dello 0.xy. Fa perdere z euro per ogni 10 euro giocati”), si è aggiunta l’industria delle “ludopatie”. Anche nel caso della medicina si lascia che il banco gestisca giochi sulla salute a rendimento svantaggioso. E si lascia inoltre che sugli effetti di tali giochi si sovrapponga l’industria della malasanità, e poi la medicina difensiva, le assicurazioni, le conseguenti richieste di impunità etc. Si lasciano cioè operare, e si aiutano, meccanismi moltiplicativi, di feedback positivo, propri del business; e propri dei meccanismi patogenetici [58]. Circoli virtuosi per gli investitori, circoli viziosi per la salute delle persone. Le incastellature così costruite sono tenute in piedi da contrafforti ideologici ai quali contribuiscono anche coloro dai quali ci si aspetterebbe il contrario.

Su un piano meno formale, in un manuale rivolto ai pazienti su come evitare diagnosi sbagliate e test non necessari [72] due medici spiegano che il considerare sempre il “worst case scenario”, la peggiore delle ipotesi, rassicura il paziente ma può risolversi in un danno. Gli autori invitano a distinguere tra il tenere presente il worst case scenario e il farne “per sicurezza” l’unico ragionamento, strategia che definiscono un tranello nel quale non cascare; statisticamente farà più male che bene. Il paziente può credere che la medicina difensiva sia anche buona medicina. Ma la medicina difensiva è altro dalla “careful medicine”, “medicina attenta” cioè diligente e prudente [73].

Secondo alcuni, nella pratica medica quotidiana è all’opera anche un bias cognitivo, che spinge a dare maggior peso nella clinica alle informazioni ottenute tramite esami che alle informazioni delle quali si è già in possesso [74]. Certo è controintuitivo, soprattutto nella “era dell’informazione” il considerare che in determinate circostanze è razionale e utile al paziente rinunciare ad acquisire altra informazione. Ma superare l’istinto e i condizionamenti culturali e operare secondo ragione è parte di quelle capacità che dovrebbero contraddistinguere un professionista. Il comportamento dei medici è spesso ben lontano da dubbi e dilemmi del genere: “purtroppo i medici sono colpevoli di usare trattamenti o test che ‘dovrebbero funzionare’ molto prima che ci sia alcuna evidenza che funzionino davvero” [1]. Per un nodo essenziale come questo, al quale sono stati condotti dall’intricatezza della medicina tecnologica, i medici non esigono direttive ufficiali, linee guida serie e oneste, per il corretto trattamento; accontentandosi di quelle commerciali, che favoriscono l’errore a vantaggio del medico liberandolo da responsabilità [5,14].

Gli esami “per stare sul sicuro” causano danni indirettamente, aumentando i falsi positivi, che portano a trattare persone sane; causando quindi danni costituiti a) dalla terapia stessa, es. l’ablazione di un organo sano, come la prostata [41]; b) dall’esposizione agli effetti avversi delle terapie, come quelli dei chemioterapici; nel 1999 in USA le reazioni avverse ai farmaci hanno costituito la quinta causa di morte, superiore agli incidenti d’auto. c) dalle conseguenze psicologiche, sociali e comportamentali dell’etichetta di malato e della prognosi. Gli esami fatti “per sicurezza” possono inoltre essere nocivi direttamente. A volte per complicazioni che si verificano in una minoranza di casi, e sono apparenti o rilevabili, come quelle che possono essere le complicazioni emorragiche di una biopsia epatica. Ma in altri casi la iatrogenicità può essere inevitabile e subdola. Non è percepito dal pubblico – e, studi mostrano, neppure da molti medici – che le TAC, che secondo stime ufficiali per un terzo non sono necessarie, aumentano considerevolmente, data l’esposizione ad alte dosi di radiazioni ionizzanti, il rischio di cancro [75]. Nell’attuale medicina, con le sue procedure ad alto rischio e la sua devozione all’imperativo tecnologico, la medicina difensiva innesca spesso effetti negativi a cascata [76]. Una sequenza di interventi che possono portare anzitempo una persona sana sul tavolo della sala settoria.

Con la medicina difensiva non solo si ottengono vantaggi ingiusti e profitti illeciti per chi la pratica e per i fornitori di prodotti; e non solo si sottraggono risorse a forme utili di assistenza sanitaria; ma, quel che è peggio, si danneggia la salute delle persone. La medicina difensiva, portando a cure non necessarie, è una medicina che uccide. Il governo USA nel 1974 valutava in 16000 i morti all’anno causati dai 2.4 milioni di interventi chirurgici non necessari [77]. E’ stato valutato che i vari problemi indotti da cure mediche, cioè iatrogeni, costituiscano nel loro insieme la terza causa di morte [78], dopo il cancro e prima dell’ictus. Non si dovrebbero lesinare le misure per contrastare i comportamenti volontari che contribuiscono a ciò, come la medicina difensiva. I magistrati dovrebbero riconoscere le gravi conseguenze della medicina difensiva, e controbilanciare una situazione squilibrata. Hanno gli strumenti concettuali per riconoscere che in medicina i dati negativi e positivi, la predizione negativa e positiva, hanno pari valore epistemologico ed etico; che le astensioni deliberate sono cosa diversa dalle omissioni: sono azioni, non solo lecite ma doverose, se del caso. E che l’intervenire può essere invece un omettere colpevolmente dal quadro parte dei fattori che vanno considerati. I magistrati dovrebbero non favorire ma contrastare il bias verso il positivo, che penalizzando il decidere di non intervenire provoca sovratrattamenti; e dovrebbero perseguire anche la medicina difensiva per sé, come un illecito di pericolo, una oggettiva inadempienza che con elevata frequenza si trasforma in un ingiusto danno, a volte dalle gravi e irreparabili conseguenze; inclusa la medicina difensiva che per evitare “rogne” non interviene quando invece dovrebbe; preferendosi una comoda routine. O come minimo, ciò dovrebbe essere noto e chiaro in sede di elaborazione giuridica teorica. Questi illeciti vengono invece aiutati, nella prassi e nella teoria, accettando la versione di chi li commette e accordando impunità.

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6. Le preferenze del paziente

Abbiamo già visto come è difficile per i pazienti evitare la medicina difensiva agendo in prima persona; oltre che essere ingiusto, in quanto ciò dovrebbe essere un preciso dovere del medico. La strada per conformarsi alla medicina difensiva è invece in discesa, essendo aiutata anche da un altro argomento collaterale, quello dell’autonomia del paziente, e della “libertà di cura”: anche se l’esame o la terapia non sono nel suo migliore interesse, il paziente avrebbe comunque un diritto ad accedere a cure che gli danno “speranza”. Una tesi che ha a che fare col consenso dell’avente diritto. In genere l’argomento viene supportato mostrando casi dove nessuna delle alternative è dominante sulle altre. Diversi pazienti chiedono di loro iniziativa esami diagnostici e terapie, e c’è una tendenza dei medici ad acconsentire anche quando non sarebbero d’accordo [79]. Nel caso dei pazienti che chiedono antibiotici per il raffreddore, i medici tendono a trovare sintomi o a porre diagnosi che giustifichino la prescrizione [80]; il loro successivo addossare ai pazienti la colpa di questo uso improprio degli antibiotici è stato definito “disingenuous” [78].

La spinta per le libere preferenze del paziente e per la libertà di cura è complementare alla pubblicità direct-to-consumer, che in quasi tutti i paesi è vietata; o meglio, assume le forme attenuate e mascherate della divulgazione, delle rubriche di medicina, del continuo bombardamento mediatico su risultati di ricerca che vengono presentati al grande pubblico come favolose “speranze” quando non di rado dovrebbero essere discussi tra gli addetti come mezzi fallimenti, o fallimenti totali. Uno dei due paesi nei quali la pubblicità medica direct-to consumer è consentita è la Nuova Zelanda, dove vige il sistema no-fault; l’altro sono gli Stati Uniti.

E’ a dir poco ingenuo considerare il paziente come una variante dell’homo oeconomicus, perfettamente informato, quando spesso neanche i medici conoscono bene gli effetti sullo stato di salute complessivo del paziente del segmento di cure di cui si occupano. Certo non è per ingenuità che si cerca di appioppare al paziente il caveat emptor. Il paziente non può inventarsi in un istante competenze mediche. Inoltre, sotto pressione psicologica per il timore della malattia, e spesso irretito dalla propaganda, può chiedere ciò che lo danneggia. Studi mostrano che i pazienti più soddisfatti per avere ricevuto più cure vengono ricoverati più spesso, senza averne vantaggi in salute [81] o peggiorando rispetto agli scontenti non trattati [82]. In un recente studio i pazienti più soddisfatti sono risultati avere, insieme a maggiori tassi di ospedalizzazione e a costi maggiori, una mortalità più alta del 26% [83]. I crimini dei colletti bianchi hanno la caratteristica della “invisibilità”; e la vittima può rimanere non consapevole di avere subito un danno [84]; la medicina permette che il truffato concorra alla frode a suo danno, fino a pretenderla. Arrivando a fare causa per ottenere di subirla; a fare causa perché gli viene negato di venire truffato a danno della sua salute. Ci sono stati casi in USA di pazienti che, vistisi negare dalle assicurazioni un nuovo trattamento hi-tech per la cura del cancro, propagandato dalla medicina ufficiale come risolutivo, ma in realtà di non provata efficacia, tossico e costosissimo, hanno ottenuto dai giudici di ricevere il trattamento. Venendo dipinti dai media come paladini della libertà di cura. Il trattamento successivamente è stato ritirato come dannoso (dopo essere stato applicato su 42000 donne, per un fatturato di 3.4 miliardi di dollari) [85]. Il caso ha però contribuito a inculcare nel pubblico il concetto fintamente progressista di “libertà di cura”. (Il caso ha analogie con quanto è avvenuto da noi per Stamina [30]). Anche il consenso informato non è autentica manifestazione della volontà del paziente: studi hanno mostrato che si basa spesso su un’informazione incompleta, e che è più un persuadere il paziente raccomandandogli l’intervento piuttosto che un esporre adeguatamente i rischi e i benefici [1].

Queste storture sono un’ulteriore ragione per cui il diritto dovrebbe intervenire anatomizzando la complessa natura del contratto che si instaura tra medico e paziente; invece che aiutare a svicolare verso l’extracontrattuale. In tema di responsabilità, il corretto rapporto tra medico e paziente corrisponde a quello contrattuale “agente-principale”. Dietro adeguato compenso, il medico agisce per conto del paziente, nel suo migliore interesse. Decidendo non solo su cosa è bene fare, ma – altrettanto importante – su cosa è bene non fare. Il medico è il reale acquirente e consumatore di prodotti medici [86], e anche per questo è il responsabile della tecnologia medica applicata al paziente; e ne resta responsabile anche quando non sceglie direttamente ma orienta le scelte che si vogliono addossare al paziente, o acconsente ai dettati del paziente. Se non ci fossero gli interessi venali e la propaganda, e al netto del tenere conto delle preferenze soggettive del paziente fatta salva la sostanza, i dissidi forti tra medici e pazienti sulla condotta clinica sarebbero casi di scuola o poco più.

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7. L’obbligo dei fini e la legalità come finestra

Il “primum non nocere”, espressione attribuita a Ippocrate ma coniata nel 1860, ha retto per circa un secolo come il primo precetto dell’etica medica. Ora è stato retrocesso, da a una medicina che nei fatti è disposta a nuocere pur di ottenere profitto [41]. Ai primi del Novecento in USA la chirurgia non necessaria era definita come “criminal behavior”. Fino agli anni ’70 era tra le comuni fattispecie delle cause per malpractice. Poi, anche grazie a una campagna dell’American Medical Association, si passò a considerarla un atto negligente piuttosto che criminale [78]. Oggi mentre si praticano su larga scala cure inappropriate si piangono lacrime di coccodrillo con la medicina difensiva; e in suo nome anche i magistrati promuovono e soddisfano la richiesta di impunità.

La medicina difensiva è un pretesto per commettere illeciti, che danneggiano il paziente; ed è essa stessa un oggettivo inadempimento, che configura responsabilità più gravi, dato che come si è detto scegliendo di applicarla il medico statisticamente provoca un danno alla salute dei pazienti, a proprio vantaggio. I giudici di Milano dicono di voler evitare che l’obbligo di risultato “inquini” l’alleanza terapeutica (mentre l’industria medica spende ogni anno diverse decine di miliardi di dollari in marketing, cioè per favorire il clima che porta all’alleanza terapeutica, e per inquinarla con false illusioni sui risultati). Ma ignorano il problema della decadenza dell’obbligo dei fini: l’inquinamento dei fini delle cure – l’utilità per il paziente – con le utilità per il medico; e le ripercussioni negative, volontarie, sui mezzi ai quali il medico è obbligato. Anzi favoriscono l’istituzionalizzazione dell’inquinamento dei fini facilitando l’oggettivo inadempimento costituito dalla medicina difensiva, col passaggio alla responsabilità extracontrattuale. I magistrati di Milano non scusano la medicina difensiva, ma neppure la trattano come un illecito che scusa illeciti, e come parte integrante del sistema fraudolento che ha un peso importante nel generare le lamentele e i danni di cui si occupano; e la accettano come argomento a supporto della richiesta di maggiore impunità (per di più facendola derivare dagli effetti sul paziente dell’alleanza terapeutica). Il fatto che affermino tutto ciò riconoscendo una potenziale pericolosità della medicina difensiva, e quindi la minaccia che contiene, aggrava il quadro. La medicina difensiva non può fare parte delle considerazioni a favore dell’alleggerimento della responsabilità professionale. E’ un illecito in sé, che va contrastato attivamente. Per contrastare la medicina difensiva, e ciò che copre, occorre rincalzare il rapporto medico paziente entro la forma del contratto giuridico. Pensare di contrastarla addirittura considerando extracontrattuale la responsabilità del medico è un difendere il pollaio accontentando la volpe nella sua richiesta di essere messa a guardia. Non ci si dovrebbe piegare alle pretese ricattatorie di grandi interessi illeciti, sperando, contro l’evidenza e la logica, che conferendo loro maggiore immunità cessino di sottrarre utilità al paziente a loro vantaggio. Non si può accettare che i ragionamenti abnormi e interessati di chi è in una posizione di forza arrivino, percolando tortuosamente attraverso il ragionamento giuridico, a divenire Legge.

Discuterò in un futuro articolo, sull’alleanza terapeutica, i vari risvolti di quanto esposto, es. come l’ideologia individualista e la sua trasposizione nella pratica medica portino a una medicina che è, sul piano puramente tecnico, biologico, svantaggiosa proprio per il singolo paziente. Si può già dire che la sentenza dei giudici di Milano si iscrive in un movimento più ampio, globale, a favore dell’impunità in medicina. La magistratura sta avendo un peso crescente nell’industria medica. Da un lato i magistrati stanno assumendo le vesti del medico e del ricercatore: lasciano, o favoriscono, che siano le sentenze o gli interventi giudiziari a scrivere pagine nuove – ed errate – di medicina [4]; accettando che il potere dei casi giudiziari di influenzare l’opinione pubblica sulla medicina, potere molto più forte di quello della scienza da sola [87], sia sfruttato a fini di marketing. Dall’altro lato i magistrati abbandonano le navi delle quali sono capitani: si degrada la responsabilità professionale a extracontrattuale, quando poche tra le relazioni tra persone si gioverebbero di un’applicazione attenta e accurata dei concetti e dei principi del contratto giuridico quanto quella tra medico e paziente. Soprattutto nella situazione attuale.

La medicina difensiva è una sorta di depistaggio, uno scaricare tutte le responsabilità su uno dei componenti minori della banda. I magistrati mostrano ancora una volta una forte vulnerabilità al depistaggio, quando questo è a favore di interessi molto grandi, soprattutto sovranazionali. Come in diversi altri casi [4] i magistrati appaiono vedere il problema da un punto di vista non neutrale ma più vicino a quello di poteri forti. La loro interpretazione sviluppa il decreto Balduzzi; che, illogicamente, già concede una licenza di danno a chi ha applicato le linee guida cliniche, cioè i dettami dell’industria; spesso esse stesse volte a interessi commerciali e dannose per il paziente [5,14]. I giudici di Milano e gli altri magistrati che condividono la sentenza si trovano sulle stesse posizioni di personaggi che sono espressione di quei gruppi di potere che si occupano di regolare a vantaggio di interessi forti l’andamento generale della società: G.W. Bush all’epoca della sua presidenza [88], e un alto magistrato in odore di massoneria “deviata” che ha dovuto lasciare l’ordine giudiziario [89]. Il trasferimento grezzo dell’onere della prova dal medico al paziente echeggia la definizione di “chirurgia appropriata” prodotta dalla RAND Corporation, il noto think tank finanziato anche all’industria medica. La definizione della RAND in pratica considera una procedura chirurgica appropriata a meno che non si provi il contrario [78]. Nonostante che molte procedure chirurgiche in uso non siano state neppure testate con trial clinici. Si vede come “evidenza” voglia nei fatti dire “presenza” e non “prova scientifica”. La “evidenza” è intesa non, come dovrebbe essere, in senso epistemologico, ma in senso ontologico. Ciò è un esempio di come agli interventi giudiziari sulla salute corrisponda una “responsabilità ontologica” dei magistrati [90]. Il criterio della RAND protegge il medico, tanto più data l’asimmetria nelle informazioni scientifiche e dottrinarie causata dal primato del positivo, di cui si è detto. Anche il caso della casa di cura S. Rita – un caso che sta al sovratrattamento industriale come il tagliare male una partita di droga, e guastare così la piazza, da parte di piccoli pusher, per fare la cresta, sta al traffico internazionale di stupefacenti [91] – ha contribuito ad affermare l’assunto che se la chirurgia non è dimostrabilmente deviante, come lo era, in maniera comprensibile anche a un bambino, quella della S. Rita, allora è appropriata.

I magistrati sono anch’essi soggetti all’influenza della temperie culturale. Ma non appaiono mostrare la minima consapevolezza delle ingiustizie che incorpora, dei reati che favorisce. Appaiono invece farsi promotori dell’ideologia che la alimenta. “Le imprese tecnoscientifiche non partono da una domanda, ma da una risposta che deve essere poi sostanziata, da una promessa che deve essere mantenuta” [37]. Chissà se i magistrati colgono, o se vogliono cogliere, in questa frase, che riassume icasticamente la “funzione salvifica della tecnoscienza”, le possibili valenze truffaldine dell’ideologia tecnologica, dalla quale derivano anche i sovratrattamenti e la medicina difensiva.

Il Sole 24 ore, organo di Confindustria, conclude l’articolo sulla sentenza [3] chiedendo che sia il legislatore a riconsiderare la responsabilità professionale del medico; “coniugando” “l’esigenza universale di tutelare la salute con quella di compiere scelte economicamente e socialmente sostenibili”. Come detto, il “non nocere” non è più al primo posto; e ora lo si obbliga ad accoppiarsi con altre esigenze. Nello stato attuale, la medicina onesta non è economicamente sostenibile; la frode a danno del paziente, legalizzata e non punibile, è economicamente indispensabile. Le frodi mediche strutturali sono state inserite a pieno titolo nel sistema economico legale, fino a divenirne travi portanti [92]. La medicina difensiva fa parte di un gruppo di illeciti legalizzati che mantengono e fanno crescere l’economia legale, e sono quindi protetti. L’implacabile avidità del business medico ha bisogno di impunità, più che mai oggi, mentre cresce la corsa alla “innovazione” e alla riduzione dei controlli su sicurezza, efficacia e costi. In questi casi i giudici non applicano l’art. 41 della Costituzione sui limiti etici all’attività economica. Ma un articolo non scritto, parallelo all’art. 499 C.P. sui reati contro l’economia, per il quale è chi ostacola la commissione dei reati commessi a favore del business che va perseguito [93]. Viene tutelata una legalità che è legalità non come soglia, ma come finestra [94]; dove anche il superare la soglia superiore, cioè il rifiuto e la denuncia dei reati funzionali a grandi interessi privati è, secondo un codice che non viene mostrato, illegale. Nelle aree della vita sociale dove il mondo è ruotato, e le speculazioni sulla salute a danno della salute divengono “difesa”, gli addetti alla giustizia tendono a ruotare la legalità nello stesso verso; fino ad applicarla al contrario. Crimini come quelli qui descritti vengono protetti dai poteri dello Stato con argomentazioni giuridiche più o meno complesse; e anche per le vie brevi, con metodi analoghi, o identici, a quelli che la borghesia mafiosa applica a favore di quella mafia che politici, magistrati e polizia sempre agitano e mai sconfiggono, usandola come alibi e diversivo per questo genere di lavori. Soprattutto in Lombardia.

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Note

[1] Deyo RA, Patrick DL. Hope or hype. The obsession with medical advances and the high cost of false promises. Amacom, 2005.

[2] DeKay ML, Asch DA. Is the defensive use of diagnostic tests good for patients, or bad? Med Decis Making, 1998. 18:19.

[3] Ferrarella L. Rivoluzione in corsia. Il paziente deve provare l’errore del medico. Corriere della Sera, 13 ott 2014. Occorsio V, Pittella D. Medici, solo il legislatore può frenare interventi diversi. Sole 24 ore, 15 ott 2014.

[4] Nuove P2 e organi interni. https://menici60d15.wordpress.com/2011/12/08/nuove-p2-e-organi-interni/

[5] L’industria della malasanità. In: L’irresponsabilità della medicina in franchising. https://menici60d15.wordpress.com/2012/11/30/lirresponsabilita-della-medicina-in-franchising/

[6] Crane M. Malpractice dangers of new medical devices. Medscape, 30 ott 2014.

[7] Il salasso ieri e oggi. La sinergia tra malattia e terapia. https://menici60d15.wordpress.com/2012/01/15/il-salasso-ieri-e-oggi-la-sinergia-tra-malattia-e-terapia/

[8] Hoffman JR, Kanzaria HK. Intolerance of error and culture of blame drive medical excess. BMJ, 2014. 349: g57.

[9] Welch HG et al. Overdiagnosed. Making people sick in the pursuit of health. Beacon Press, 2011.

[10] Brownlee, S. Overtreated. Why too much medicine is making us sicker and poorer. Bloomsbury, 2007.

[11] Hadler, NM. Worried sick. A prescription for health in an overtreated medicine. University of North Carolina Press, 2008.

[12] Hoffman JR, cit. Vedi citazioni 1-5.

[13] Hofmann B. Is there a technological imperative in health care? International Journal of Technology Assessment in Health Care, 2002. 18: 675.

[14] La corruptio optimi nel liberismo. Le linee guida cliniche e il decreto Balduzzi. https://menici60d15.wordpress.com/2012/10/21/la-corruptio-optimi-nel-liberismo-le-linee-guida-cliniche-e-il-decreto-balduzzi/ franchising

[15] Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico. https://menici60d15.wordpress.com/2013/01/29/per-cosa-e-morto-pantani-lo-sport-e-il-marketing-farmaceutico/

[16] McKee S. Uproar as doctors get £55 per dementia diagnosis. World news, 23 ottobre 2014.

[17] Is paying UK GPs 55 £ for diagnosing dementia a good idea? Blog Doc2doc, 22 ott 2014.

[18] McKee S. Doctors Rally against dementia diagnosis cash scheme. Pharmatimes, 6 nov 2014.

[19] Anche l’AIFA entra nella squadra internazionale anti-demenze. Healthdesk, 12 nov 2014.

[20] Gupta S. More treatment, more mistakes. NY Times, 31 lug 2012.

[21] Eappen S. Relationship between occurence of surgical complications and hospital finances. JAMA, 2013. 309: 1599.

[22] Hoffman JR, cit. Vedi citazioni 13-18.

[23] Cunningham W, Dovey S. Defensive changes in medical practice and the complaints process: a qualitative study of New Zealand doctors. NZ Med J, 2006.119:U2283.

[24] Mechanic D. Some social aspects of the medical malpractice dilemma. Duke Law Journal, 1976. 1179.

[25] Huang H, Soleimani F. What happened to no-fault? The role of error reporting in healthcare reform. 10 Houston Journal of Health Law & Policy, 2009.

[26] I cancri che non sono cancro. https://menici60d15.wordpress.com/2013/10/09/i-cancri-che-non-sono-cancro/

[27] Brenner HR. Why defensive medicine won’t go away … and might become worse. Medscape, 19 apr 2011.

[28] Hoffman JR, cit. Vedi cit. 21-26

[29] Callahan D, Nuland S. The Quagmire. The New Republic, 9 giugno 2011, 16.

[30] Stamina come esca per le frodi della medicina commerciale. https://menici60d15.wordpress.com/2014/05/04/stamina-come-esca-per-le-frodi-della-medicina-ufficiale/

[31] Rose H, Rose S. Genes, cells and brains. The promethean promises of the new biology. Verso, 2013.

[32] Skrabanek P. False premises false promises. Tarragon press, 2000.

[33] James Lind Alliance, 9 feb 2012. Recensione di: Gotzsche PC. Mammography screening: truth, lies and controversy. Radcliffe Publishing, 2012. Il libro riporta numerosi casi di messa in pratica della “bugia a fin di bene”.

[34] Miller AB. The screening myth. Project syndacate, 7 nov 2014.

[35] Wilson C. Critics say wider breast screening trial “unethical”. New Scientist, 10 nov 2014.

[36] Biller-Andorno N, Juni P. Abolishing mammography screening programs? A view from the Swiss Medical Board. New Engl J Med, 2014. 370: 1965.

[37] Benessia A, Funtowicz S. Ottimizzare, sostituire e sconfiggere. I proiettili d’argento dell’innovazione. In: Jasanoff S et al. L’innovazione tra utopia e storia. Codice, 2013.

[38] Sovradiagnosi. https://menici60d15.wordpress.com/sovradiagnosi/

[39] I cancri che non sono cancro. https://menici60d15.wordpress.com/2013/10/09/i-cancri-che-non-sono-cancro/

[40] Chustecka Z. Now Canada says don’t use PSA test for cancer screening. Medscape, 27 ott 2014.

[41] Sovradiagnosi I. Come la medicina nuoce. https://menici60d15.wordpress.com/2012/04/12/sovradiagnosi-i-come-la-medicina-nuoce/

[42] Ioannidis JPA. Why most published research findings are false. Plos medicine, 2005. 2: e124.

[43] Tebano E. Lo scienziato italiano che scopre i falsi dei colleghi. Corriere della Sera, 17 novembre 2014.

[44] Scheff, T. J. (1984). Being mentally ill: a sociological theory. New York, Aldine Pub. Co.

[45] The production of autism diagnoses within an institutional network: towards a theory of diagnosis. Natasha Toni Rossi . Ph. D Thesis, Columbia University, 2012.

[46] L’autismo ai tempi dell’individualismo. https://menici60d15.wordpress.com/2014/04/03/lautismo-al-tempo-dellindividualismo/

[47] Mathieu, S. Comparison of registered and published primary outcomes in randomized controlled trials. JAMA, 2009. 302: 977.

[48] DeKay ML, Asch DA. Offensive testing-the balancing act, the evil twin, and the pure play. Med Decis Making 1998; 18: 35.

[49] Inadequacies in the knowledge base of surgical practice. In: Sharpe VA, Faden AI. Medical harm: historical, conceptual, and ethical dimensions of iatrogenic illness. Cambridge University Press, 1998.

[50] Pomata G. Contracting a Cure: patients, healers, and the law in early modern Bologna. J Hopkins University Press, 1998.

[51] Szaz T. The Second Sin. Routledge, 1974.

[52] Simon, Sd. Statistical evidence in clinical trials. Mountain or molehill, what do the data really tell us? Oxford University Press, 2006.

[53] Battersby M. The rethoric of numbers: statistical inference as argumentation. University of Windsor. Informal logic @25, 14 mag 2003.

[54] Hooke B. How to tell liars from the staticians. Dekker, 1983.

[55] Taagepera R. Making social sciences more scientific. The need for predictive models. Oxford University Press, 2008.

[56] Kassirer JP. Our stubborn quest for diagnostic certainty. NEJM, 1989. 320: 1489.

[57] Sulle regole per la Roche. https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/30/sulle-regole-per-la-roche/

[58] Sovradiagnosi III. Parodia e antiomeostasi nella medicina commerciale. https://menici60d15.wordpress.com/2012/07/07/sovradiagnosi-iii-parodia-e-anti-omeostasi-nella-medicina-commerciale/

[59] Davis E. TechGnosis: myth, magic and mysticism in the age of information. Harmony Books, 1998.

[60] Collins H, Pinch T. Dr. Golem. University of Chicago Press, 2005.

[61] Ellul J. Le systeme technicien. Calman. Levy, 1977.

[62] Cracked. Why psychiatry is doing more harm than good. Icon books, 2013.

[63] Miller AB et al. Twenty five year follow-up for breast cancer incidence and mortality of the Canadian National Breast Screening Study: randomised screening trial. BMJ, 2014. 348: g366.

[64] Crane, ME. Must you practice defensive medicine to avert a malpractice lawsuit? Medscape, 27 ott 2009.

[65] Macones GA, Asch DA. Costs, true costs, and whose costs in economic analyses in medicine? Am J Man Care, 1997. 3: 915.

[66] Mulcahy N. New adverse effect in cancer treatment: “Financial toxicity”. Medscape, 25 apr 2013.

[67] Nelson R. Cancer care cost “unsustainable” in industrialized nations. Lancet Oncol, 2011. 12: 933.

[68] Owens DK. Defensive diagnostic testing – a case of stolen utility? Med Decis Making, 1998. 18:33.

[69] Callahan D. False hopes. Why America’s quest for perfect health is a recipe for failure. Simon & Schuster, 1998.

[70] Sisson JC et al. Clinical decision analysis. The hazard of using additional data. JAMA, 1976. 236: 1259.

[71] Kassirer JP. Should diagnostic testing be regulated? NEJM, 1978. 299: 947.

[72] Wen L, Kosowsky J. When doctors don’t listen. St Martin’s, 2014.

[73] Crane ME. Must you still practice defensive medicine to avert a malpractice suit? Medscape, 27 ott 2009.

[74] Redelmeier R, et al. The beguiling pursuit of more information. Med Decision Making, 2001. 21: 376.

[75] Johnson DA. CT imaging and related risk for cancer. Arch Int Med, 2009. 169: 2078.

[76] Deyo RA. Cascade effects of medical technology. Annu Rev Public Health, 2002. 23: 23.

[77] U.S. Congress, House Committee on Interstate and Foreign Commerce. Subcommittee on Oversight and Investigation. “Cost and quality of health care: unnecessary surgery” (Washington, DC: U.S. Government Printing Office, 1976).

[78] Markle GE, McCrea FB. What if medicine disappeared? State University of New York Press, 2008.

[79] Cohen O et al. Medical investigations requested by patients: how do primary care physicians react? Fam Med, 1999. 31: 426.

[80] Scott J et al. Antibiotic use in acute respiratory infections and the ways patients pressure physicians for a prescription. Journal of Family Practice, 2001. 50: 853.

[81] Weinberger M et al. Does increased access to primary care reduce hospital readmissions? N Engl J Med, 1996. 334: 1441.

[82] Kendrick D et al. Radiography of the lumbar spine in primary care patients with low back pain: Randomised controlled trial. BMJ, 2001. 322: 400. Potosky AL et al. Quality of life following localized prostate cancer treated initially with androgen deprivation therapy or no therapy. J Natl Cancer Inst, 2002. 94: 430.

[83] Brookes LB, Fenton JJ. Patient satisfaction and quality of care: are they linked? Medscape, 11 giu 2014.

[84] Ruggiero V. Economie sporche. L’impresa criminale in Europa. Bollati Boringhieri, 1996.

[85] Mello MM , Brennan TA. The controversy over high-dose chemotherapy with autologous bone marrow transplant for breast cancer. Health Affairs 2001; 20(5): 101-117.

[86] Bennett IL. Technology as a shaping force. In: Knowles JH, ed. Doing better and feeling worse. Norton, 1977:125.

[87] Jasanoff S. Science at the bar. Harvard University Press, 1995.

[88] President uses dubious statistics on costs of malpractice lawsuits. Factcheck.org. Annenberg Public Policy Center of the University of Pennsylvania, 2004.

[89] Spagnolo G. Medicina difensiva, pazienti e finanza pubblica. Giornale della Previdenza, 2011. n.12.

[90] ILVA. Dal cancro nascosto al cancro inventato. https://menici60d15.wordpress.com/2013/05/21/ilva-dal-cancro-nascosto-al-cancro-inventato/

[91] Roba da chiodi. https://menici60d15.wordpress.com/2009/02/26/roba-da-chiodi/

[92] La medicina come rimedio ai limiti della crescita economica. https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/15/la-medicina-come-rimedio-ai-limiti-della-crescita-economica/

[93] Reati contro l’economia. https://menici60d15.wordpress.com/2011/01/23/reati-contro-leconomia/

[94] La legalità come finestra. https://menici60d15.wordpress.com/2014/05/01/la-legalita-come-finestra/

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3 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. C. Caselli “Magistratura: cosa ci insegna ancora Giovanni Falcone”

Falcone è un esempio, forse più per i non magistrati che per gli smaliziati chierici che dicono di esserne colleghi. La nuova legge sulla responsabilità civile sembra un altolà dei poteri forti alla magistratura; che eviterà di disturbarne gli affari illeciti, mentre continuerà a commettere abusi verso chi non ha i muscoli per opporsi; magari perseguitando chi è inviso ai poteri forti, come accadde a Falcone. Confermano ciò le dichiarazioni del segretario dell’ANM della città dove abito, che dice che questa legge sulla responsabilità civile porterà i magistrati all’equivalente della “medicina difensiva”. La medicina difensiva è da considerarsi un vero e proprio reato, che prelude ad altri reati; peraltro guardato con indulgenza, per ragioni di consonanza di interessi, dai magistrati (v. “La medicina difensiva come scusa e come illecito”). Il sindacalista dei giudici avvisa candidamente che verrà praticata una giustizia che è l’equivalente della medicina iatrogena, dove il magistrato, dicendosi intimidito, include il proprio tornaconto nelle decisioni sulla vita dei cittadini.

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24 settembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Ambrosi “Sanità, perché è giusto lo sciopero dei medici”

Ci sono situazioni trappola, come la “litigation cell” della citologia vaginale, nelle quali è il medico che si comportasse onestamente, nell’interesse delle pazienti, evitando di sovradiagnosticare, che non dovrebbe dormire la notte, perché statisticamente si esporrà a un rischio cumulativo di falso negativo; il tipo di errore che il sistema, anteponendo il profitto alla salute, persegue accanitamente mentre favorisce il falso positivo. Ma i medici non sono solo “vittime”: la medicina clinica non ha i poteri che fa credere di avere, con la complicità dei giornalisti, es. quello di “prevenire il melanoma cutaneo o il cancro dei polmoni” come sostiene l’articolista Ambrosi. Queste promesse ciarlatanesche incontrano il favore del pubblico, e su di esse si costruiscono imperi economici, speculando sulla paura e coltivando false credenze. Dunque quello degli avvocati è sì uno sciacallaggio, ma di secondo ordine. La medicina difensiva, essa stessa dannosa per la salute e ladronesca (*), viene usata come giustificazione dei furti e dei danni alla salute provocati ai pazienti da queste truffe; che non si ridurranno ma si aggraveranno assicurando maggiore impunità a chi ne trae di che vivere e privatizzandole.

*La medicina difensiva come scusa e come illecito. (Nel mio sito).

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11 ottobre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Medicina difensiva: l’intervento psichiatrico deve svolgere un ruolo di controllo sociale?”

Casolari, medico psicoanalista, riferendo delle sue esperienze nel campo lascia pensare che i magistrati possano permettere, e talora favorire, l’uso della psichiatria come arma offensiva tramite la scusa della “medicina difensiva”. E’ interessante, anche per ragioni di ricostruzione storica. In Italia si è dato del pazzo perfino a Moro – mentre si evitava di farlo tornare a casa – mediante le valutazioni diagnostiche “nauseanti” [1] di Ferracuti, “collaboratore del Sisde in Italia e agente della CIA” [2]. Il segretario della ANM, Ippolito, definì come “un’ignominia degna della psichiatria stalinista” il trattare Moro come un soggetto bisognoso di trattamenti psichiatrici nel caso di una sua liberazione; piano che invece secondo Cossiga era stato preparato d’intesa con la magistratura. I magistrati smentirono indignati. Andrebbe notato che da parte di psichiatri e di altre figure dotate di potere amministrativo non solo il prestarsi a dichiarare falsamente malata di mente una persona, es. per screditare un testimone, ma anche il prestarsi a minacciarla di farla dichiarare pazza, per esercitare su di essa pressioni indebite, es. per intimidire un testimone, è una forma di violenza subdola e grave.

1 Nese M. Guerzoni: “In quella riunione decisero che era pazzo”. Corriere della Sera, 1 dicembre 1993.
2 Lupacchini O. In pessimo Stato. Koinè, 2014.

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9 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di I. Proietti “Previsioni errate, stop alla responsabilità penale per i vertici della Protezione civile”

Nel caso della medicina difensiva l’impunità riguarda comportamenti che hanno una matrice dolosa, sia pure in genere non individuale ma sistemica, volta a ottenere profitto e altri ingiusti vantaggi a danno dei pazienti (v. “La medicina difensiva come scusa e come illecito”). Non sorprende che partecipino alla riunione su come disegnare quest’altra impunità i vertici della magistratura. La funzione dei magistrati appare essere quella non di contrastare l’ingiustizia, ma di modularla, di plasmarla, conformandola agli interessi dei poteri forti; così che quando sono in gioco tali interessi alcuni delitti sono favoriti, alcuni sono ignorati e tenuti nascosti, altri sono rappresentati in maniera esagerata o distorta, e comportamenti contrari a interessi illeciti vengono di fatto repressi come se fossero reati.

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28 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Sanità, perché diamo sempre la colpa ai medici?”

Ci sono enormi responsabilità di politici e amministratori, dell’industria e della finanza medica. Da non trascurare quelle di forze di polizia e magistrati, che con la medicina hanno trovato un modo elegante di servire il potere, anche nei suoi aspetti più nefandi, fingendo di lavorare per il popolo. Degli avvocati, che incastellano l’industria della malpractice su quella della medicina volta al profitto. Le responsabilità più riposte, delle quali è tabù parlare, sono quelle del pubblico e dei pazienti, che danno forma alla medicina proiettando su di essa speranze, superstizioni e pretese irrazionali che poi vanno a loro stesso danno. Ci sarebbero perfino responsabilità proprie di coloro che curano le malattie per professione, i medici. Di tutte queste responsabilità i medici normalmente non si accorgono, forse perché sono colpe che vanno, del tutto o in buona parte, a loro vantaggio. Un altro caso di corruzione a propria insaputa. Solo quando sono chiamati in causa attribuiscono la colpa agli altri attori, dicendosi più candidi dei loro camici.

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14 dicembre 2016

Blog de il Fatto

Commneto al post di S. Palmisano “Medici punibili solo ‘per colpa grave’. I pazienti sono abbastanza tutelati?”

“Troppe persone ricevono trattamenti di cui non hanno bisogno o inefficaci, che possono causare effetti avversi ai farmaci, complicazioni chirurgiche, morte. Come si è arrivati a questo? La risposta standard dei medici è: gli avvocati. La medicina difensiva. In effetti la paura di essere citati in giudizio influenza il nostro comportamento, ma c’è dell’altro. Ai miei colleghi che danno la colpa agli avvocati propongo questo esperimento mentale: il problema dei sovratrattamenti sparirebbe se gli avvocati sparissero? Li aiuta a comprendere che è all’opera una pluralità di cause. La risposta standard degli economisti è (sorpresa): interessi economici.”*.

“Sebbene solo 250 internisti svizzeri pensassero che i vantaggi dello screening col PSA negli uomini di età superiore ai 50 anni superino i danni, il 75% raccomandava uno screening regolare col PSA. Come mai? Molti medici dicevano di farlo per proteggersi da azioni legali, nonostante che in Svizzera il rischio di contenzioso sia basso.”**.

*Welch HG. Less medicine, more health. 2015.
** Ablin RJ. The great prostate hoax. 2014.

@ giust iv. Sì, la medicina difensiva ha un carattere offensivo*; risente nei suoi rapporti con la legge del carattere “manic aggressive”** che il liberismo le ha infuso. Comunque davanti alla malattia e alle paure che spingono verso la medicina deboli lo siamo tutti. Anche chi è benestante, o in una posizione sociale vantaggiosa, è esposto a queste storture; in alcuni casi perfino più dei diseredati, come osservò Illich. Chi conosce gli ambienti della medicina sa che una costosa assicurazione privata, una raccomandazione o lo zelo per la persona di riguardo possono essere controproducenti.

*DeKay ML Asch DA. Offensive Testing-the Balancing Act, the Evil Twin, and the Pure Play. Med Decis Making 1998; 18: 35.
**DiSalvo CR. Worshipping at the Altar of Technique: Manic Aggressive Medicine and Law. Vill L Rev. , 1995. 1365.

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31 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Camici sporchi e medici spezza ossa, attenzione a sbattere il dottore-mostro in prima pagina”

Le situazioni mostruose generate dal sonno della ragione non vanno scambiate per “il mostro”. E’ improbabile che spaccasse volontariamente ossa (mentre è facile che fosse disposto a correre il rischio anteponendo un suo interesse illecito a quello legittimo e ai diritti del paziente). Meglio non emettere pesanti giudizi non conoscendo a fondo i fatti. Soprattutto, “il mostro”, l’aberrazione, l’esagerazione caricaturale non rappresenta la situazione generale, sulla quale il pubblico dovrebbe invece porre attenzione. Una situazione di frode istituzionalizzata*. E’ plausibile che l’accusato fosse non un mostro ma qualcosa di più tremendo: un leader. Riverito e seguito dai più, in un ambito dove pratiche come applicare protesi substandard con interventi inutili o dannosi per aumentare i profitti sono la norma, letteralmente*; e che ora, con una mostruosità giuridica, sono tutelate e premiate dalla legge, con l’aderenza alle linee guida stilate dagli stessi “controllandi”, case produttrici e medici. Riconoscere il carattere strutturale va contro immensi arricchimenti. Per fortuna dei beneficiari, va anche contro la potente fantasia del medico-genitore che si prende cura di noi come da bambini facevano mamma e papà. Così conviene calcare la mano sul “mostro”, scaricando tutto sulla “mela marcia”, facendo sfogare

L’autismo al tempo dell’individualismo

3 aprile 2014

23 marzo 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Vaccini, procura di Trani apre inchiesta su possibile connessione con autismo”

Sarebbe meritorio se qualche Procura indagasse senza pregiudizi, a 360°, sui fortissimi incrementi di diagnosi psichiatriche su bambini, e di conseguente somministrazione di psicofarmaci. La Procura di Trani invece rilancia un’ipotesi screditata; e quindi ricaccia ancor più nell’ombra i solidi elementi, non difficili da individuare, che imporrebbero di considerare – anche tramite indagini giudiziare – se il boom di diagnosi di autismo sia legato a sovradiagnosi (cioè a diagnosi “gonfiate”; alla “S. Rita”, per intendersi).

Così distorta, l’indagine della magistratura è un depistaggio e uno spot pubblicitario a favore del business dell’autismo; e non ridurrà i danni causati dagli eccessi sui vaccini, e dai loro pericoli, ma aumenterà i danni della epidemia di diagnosi di autismo. Bisognerebbe introdurre un reato di “propaganda di malattia”. Prevedendo aggravanti per chi fa di questi servigi agli interessi illeciti del business biomedico abusando dei mezzi e della credibilità che gli vengono dal suo ruolo di medico, giornalista, magistrato, amministratore pubblico.

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31 marzo 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.Spinazzola “Vaccini, le contestazioni in Rete e la comunicazione scientifica”

Scienza? La definizione e la diagnosi di autismo, o “disturbi dello spettro autistico” sono quanto di più arbitrario e proteiforme. Da casi gravi a piccoli disturbi, senza un denominatore comune univoco. Dai markers genetici al famigerato “occhio clinico”, passando per le definizioni stipulative e mutevoli dei chiacchierati esperti del DSM. Da malattia rara e peculiare a “epidemia” con incrementi esplosivi Si ammette che sia sovradiagnosticata, per l’influenza di fattori sociologici, come, in USA, i vantaggi che la diagnosi comporta per familiari e medici. Quali sono gli effetti dell’inclusione di casi di ritardo mentale nell’autismo? Qual è in questo calderone eterogeneo e cangiante dell’autismo il peso di varie eziologie; inclusi i casi, rari, ma non inesistenti, di danno neurologico da vaccino? Qual è il peso delle pressioni per estendere la diagnosi per vendere di più, creando allarme, disinformando, depistando, con i magistrati e i NAS che intervengono a orologeria – rafforzando quello che appare come un bias – insieme agli allarmi della letteratura “scientifica”, amplificati dai media?

Senza definire l’oggetto di cui si parla si può litigare all’infinito, tra gli zeloti che gridano “è scienza” senza mostrarla e senza rispondere nel merito alle critiche e gli zeloti che accettano a occhi chiusi la tesi che è tutta colpa dei vaccini. Qual è la definizione scientifica, e quali sono i conseguenti corretti criteri diagnostici dell’autismo? Se esistono.

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2 aprile 2014 – Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo

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Commento al post “Giornata autismo, da uno studio canadese “Spiegazione scientifica a introspezione”

Un bambino, una persona, su 80 affetta da autismo? Ma dove sono?
Non è che è una malattia che sta diventando “di moda”?
Lungi da me sottovalutare una malattia indubbiamente grave e per cui non ci sono ancora cure certe, ma mi sembra che vengano bollati come autistici anche bambini che sono semplicemente introversi, magari immaturi, senza concedergli il beneficio della crescita coi propri tempi. E questo non aiuta gli autistici veri che necessitano di aiuto.
E’ anche vero che il numero degli psicologi e psicoterapeuti ultimamente è lievitato a dismisura, e devono pur lavorare…..

@ Once in a while. Secondo quanto comunicato in questi giorni dal CDC, in 10 anni, dal 2000 al 2010, la prevalenza dei disturbi dello spettro autistico sarebbe aumentata del 120%. Cioè sarebbe più che raddoppiata; per una malattia ora comune, della quale l’umanità non si era accorta fino a ieri. Analisti finanziari prevedono che la prevalenza continuerà ad aumentare del 10%-17% all’anno. Si sta creando quello che gli esperti chiamano “disease reservoir”: l’equivalente di un giacimento, di un bacino idrico, da sfruttare economicamente. In termini di paziente-anno (i diagnosticati hanno spesso speranza di vita normale), si è stimato che sarà paragonabile a quello del più grande mercato neurologico, l’Alzheimer.

Occorre considerare la propensione antropologica ad abbandonarsi ciecamente alla credenza che le parole mediche denotino sempre e fedelmente cose reali. “Una nuova malattia fu lanciata sul mercato, una nuova parola fu coniata. Un conio aureo: COLITE! […] La colite si diffuse come un incendio per tutta Parigi. La mia sala d’aspetto era così piena di clienti che alcuni dovevo metterli in sala da pranzo” (A. Munthe, Storia di San Michele). Certe etichette diagnostiche, a partire da quelle ottenute estendendo in maniera arbitraria e vaga la diagnosi di patologie reali e gravi, possono diffondersi come incendi. Soprattutto quando i pompieri fanno un secondo lavoro al servizio di chi ha interesse a che si butti benzina sul fuoco.

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25 novembre 2014

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Commento al post “Vaccino esavalente, “nesso causale con autismo”. Indenizzo per bimbo di 9 anni”

Ci sono evidenze per ammettere che i vaccini possano provocare, in una minoranza di casi, danni neurologici ai bambini. L’autismo, malattia un tempo rara, resa comune dall’espandere e sfumare i criteri diagnostici, è una etichetta-contenitore nella quale possono finire varie malattie neurologiche e mentali; inclusi quindi anche i danni neurologici da vaccino. Appare che, se c’è, il nesso vaccini-autismo sia esile, dovuto a errori di classificazione più che a un genuino rapporto causa-effetto. Ben più robusta appare la possibilità che l’autismo sia sovradiagnosticato, e che gli incentivi finanziari favoriscano ciò, come si dice da tempo in USA. Lì una diagnosi di autismo porta i genitori a ricevere decine di migliaia di dollari per le spese mediche; e centinaia di migliaia di dollari in risarcimenti per autismo “da vaccino”. Appare che l’autismo “da vaccino” abbia contribuito al lancio della malattia: sia facendola conoscere e diffondendo la paura, sia facendo balenare la possibilità di ricevere denaro con essa. Bisognerebbe considerare se la sentenza, che assegna un vitalizio, agirà in questo stesso senso; aggravando così il problema dell’autismo. La sentenza è comunque una buona notizia per gli investitori. Gli analisti finanziari prevedono una crescita del 7.5% annuo del mercato dei farmaci per l’autismo.

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27 novembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Vaccino esavalente, “nesso causale con autismo”. Indenizzo per bimbo di 9 anni” 

Non è che una sentenza che arbitrariamente dà credito a un’ ipotesi non ha “alcun peso” perché dal punto di vista scientifico non fa testo. La sentenza , che è stata ripresa anche da siti stranieri, rinfocola la polemica, e condiziona l’opinione pubblica. Jasanoff ha osservato che le decisioni giudiziarie su temi scientifici condizionano il pubblico molto più della sola scienza. Mettere una pulce nell’orecchio sui potenziali pericoli dei vaccini può essere utile. Ma l’argomento è complesso, e qui si disinforma invece di chiarire, con un’accusa ai vaccini scientificamente infondata.

La sentenza viene resa nota insieme alla notizia dell’incontro del papa con bambini autistici, genitori e addetti ai lavori; dal Bambin Gesù, ospedale del Vaticano, si è commentato come mentre in USA si considera che un bambino su 68 rientri nello “spettro autistico”, in Italia si fanno troppo poche diagnosi. Le due notizie pubblicizzano l’autismo, e vanno a favore della sovradiagnosi e della misdiagnosis, e quindi dell’espansione truffaldina del mercato dei farmaci al ritardo mentale, ad altri disturbi e a varianti normali.

E’ interessante la tesi del giudice come tronista, che non ricerca la verità, ma emette sentenze a seconda di quale delle due parti sia stata più brava a convincerlo; anche sui temi che riguardano la salute, che destano allarme nel pubblico, e che fanno guadagnare o perdere grandi quantità di denaro all’industria e alla finanza.

v. anche: I falsi pentiti nella disinformazione biomedica

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21 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post ‘Autismo, “test dello sguardo sui neonati per diagnosticare la malattia” ‘

Screenare dei neonati per segni che ipoteticamente predirrebbero futuri disturbi comportamentali è un buon sistema per creare pazienti, sovradiagnosticando malattie scambiando la variabilità fisiologica e ritardi di sviluppo per patologia (1). E per potersi vantare di riuscire a “guarire” una quota di bambini malati, che in realtà corrisponde ai falsi positivi.

1 Recommendations on screening for developmental delay. Canadian Task Force on Preventive Health Care. CMAJ 2016. DOI:10.1503/cmaj.151437.

@ Cb. Dove lo ha letto che con gli screening non si fa diagnosi? Si fa diagnosi, su singole persone. Qui su singoli neonati, di entità arbitrarie, come “l’alto rischio” (considerato nel lavoro di Di Giorgio et al. già assodato prima del test …) in base a un test non validato e implausibile; o di “spettro”: “The term “spectrum” is used to widen categories, for example, “obsessive-compulsive disorder spectrum,” “schizophrenia spectrum disorder,” and “autism spectrum disorder” (1). Inoltre stanno per essere lanciate nuove cure per l’autismo (2). Come è avvenuto per altre “epidemie” appare in allestimento un combinato disposto tra nuove cure e nuovi metodi diagnostici che le faranno sembrare dotate di una efficacia.

1.Angell M. The Epidemic of Mental Illness: Why?.The New York Review, 23 giu 2011.
2.Dawson G. On the Brink of Breakthroughs in Diagnosing and Treating Autism. Scientific American 9 mag 2016

@ Cb. Lei sta equivocando tra diagnosi definitiva e diagnosi iniziale. La mammografia di screening porta a una diagnosi, firmata da un radiologo, che poi quando risulta positiva incanala verso altri esami, es. l’agoaspirato; e può così portare a terapie anche quando è un falso positivo. La diagnosi precoce da screening può portare a gravi danni, dato il rischio di falsi positivi. Pochi, tra i competenti, hanno ormai lo stomaco o la faccia di negarlo. Né andrebbe negato il conflitto di interessi che preme verso i falsi positivi, cioè verso occasioni di profitto e prestigio a danno dei pazienti. Mi dirà che per diagnosi precoce lei intende la diagnosi precoce corretta. Che però è un’astrazione teorica, non potendo essere garantita nella realtà.

Sul JAMA di questa settimana c’è un articolo intitolato “ Vorrei che qualcuno ci avesse detti i rischi e i benefici di sostituire il defibrillatore a mio padre”. “Uno”, cioè il paziente, dovrebbe essere messo in condizioni di decidere, su informazioni veritiere e chiare, se sottoporsi o meno allo screening, come a qualsiasi procedura medica. Screening svantaggiosi, e ce ne sono anche diversi ufficialmente riconosciuti come tali, non dovrebbero neppure essergli prospettati. L’ideologia erronea e deleteria che sia sempre meglio intervenire, che una diagnosi sia “SEMPRE” una cosa positiva, va nella direzione opposta.

@ Cb. Cosa rappresentano le curve ROC per lei? “Diagnosi” non vuol dire necessariamente “scioglimento di un dubbio” come crede lei. a) Perchè si dovrebbe sistematicamente dubitare della salute propria e dei propri figli? b) Le diagnosi non sono infallibili – né ci si sforza molto di avvicinarle a questo ideale – e possono crearlo, il dubbio; o generare informazioni del tutto false; soprattutto quando poste “precocemente”, cioè prematuramente su soggetti asintomatici o su un quadro poco delineato, dove è facile scambiare variazioni non patologiche per malattia.

Così che a volte, non solo secondo me, ma per parere documentato di chi se ne occupa specificamente, è meglio non tentare queste diagnosi oracolari inventate negli ultimi decenni dal business; è es. ciò che illustra l’articolo, da me citato sopra, del panel di esperti canadesi. Sarei interessato a conoscere l’effetto che la lettura dell’articolo ha su di lei.

A chi coltivi le stesse visioni naif che lei ripete, e davvero volesse approfondire anziché cullarsi in pericolose illusioni o fare il galoppino per l’espansione fraudolenta del giro d’affari medico, consiglio la lettura del libro divulgativo di G. Welch “Less medicine, more health. 7 assumptions that drive too much medical care”, cap. 3: “ASSUMPTION #3: SOONER IS ALWAYS BETTER. Disturbing truth: Early diagnosis can needlessly turn people into patients”.

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4 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Autismo, tumori e disabilità: quanto influisce l’inquinamento sulla nostra salute?

Ricordo il dr. Marfella, che dice di essere schierato dalla parte dei cittadini, a fianco al Procuratore generale di Brescia a una conferenza dove si lanciavano allarmi sui danni alla salute da inquinamento nel bresciano, accomunandolo alla Terra dei Fuochi. Platea di studenti, cioè di minori, scelta a mio parere imprudente, per non dire censurabile*. Marfella accosta l’inquinamento anche alla ”epidemia” di autismo; schierandosi a fianco all’ufficialità, incluso Mattarella, in un’operazione di creazione di malattia per via culturale. La bufala dell’epidemia di autismo da vaccini serve da standard negativo per fare sembrare scientifiche le manipolazioni sull’autismo dell’ufficialità; come Stamina al confronto fa sembrare credibili le promesse fantasiose dell’ufficialità sulla rigenerazione del tessuto nervoso. La chemio, fallimentare, viene valutata paragonandola alla follia del metodo Hamer. Su questo sito M. Mirabella, che ha gravi responsabilità per forme di deleteria pubblicità direct-to-consumer mascherate da divulgazione, sembra un difensore dell’onestà scientifica, essendo mostrato a sbeffeggiare una “raeliana”. Il dibattito è coartato a magia bassa contro magia alta. Per un esempio di terza campana, v. autismo in “Primo non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie”, Boringhieri. L’autore dopo avere diretto la nosografia psichiatrica ufficiale ne è divenuto un critico.

*La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide.

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31 luglio 2017

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Commento al post “Vaccini, padre incolpa un medico di Cosenza della malattia del figlio e lo aggredisce: è ai domiciliari”

Nel 1911 a Verbicaro, prov. di Cosenza, avvenne l’ultimo linciaggio di presunti untori. Salvemini commentò: ““La folla è come un ammalato che ha male allo stomaco e si lamenta di avere male al capo. Essa non sa fare la diagnosi esatta dei propri malanni”. I vaccini obbligatori sono un abuso a favore del business, ma le vaccinazioni, che raramente possono causare complicazioni neurologiche che oggi possono essere etichettate (misdiagnosed) come autismo, non sono la causa dell’epidemia di diagnosi di autismo: quella è un altro imbroglio*. I pro-glaxo incoraggiano le critiche infondate, in pratica favoriscono depistaggi, per screditare quelle fondate. In Calabria poi le autorità preposte alla legalità sono particolarmente solerti nel proteggere il big money in campo farmacologico. L’attuale capo dei NAS, gen. Lusi, è stato comandante dei CC della Legione Calabria. A giudicare dai comportamenti gratuiti dei CC nel cosentino e nel lametino nei confronti di chi denuncia frodi e reati in campo biomedico, la sua nomina ai NAS ha provocato reazioni intense nei responsabili di tali frodi e reati. Si può immaginare come è andata. Alla notizia, CEO che guadagnano milioni di euro all’anno si sono chiusi nei loro uffici, il volto segnato da un’espressione impenetrabile. Dopo un poco si sono uditi dei colpi. Erano i botti dello champagne stappato per festeggiare.

*Frances A. Primo, non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie. Bollati Boringhieri, 2013.

I cancri che non sono cancro

9 ottobre 2013

Appello al popolo

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Fin dal 1965 mettevo in pratica e insegnavo che ‘quando dici cancro, dici una parola grossa. Stai molto attento. Con questa diagnosi tu, il patologo, stai dando al clinico la licenza di trattare quel paziente e il suo cancro con qualsiasi trattamento in voga al momento, incluso il tagliarlo via, sparargli raggi, o avvelenare il cancro e il paziente’ .”

G. Lundberg. What is and is not Cancer? 29 agosto 2013

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I medici, i pazienti e il pubblico generale devono divenire consapevoli che la sovradiagnosi è comune e avviene più di frequente negli screening oncologici.

L.J. Esserman et al. JAMA , 29 luglio 2013. Corsivo nel testo.

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Invitiamo tutte le donne a prenotare la loro visita con lo slogan ‘Ricordati di te’ perché c’è un diritto inalienabile che deve essere riconosciuto da parte delle istituzioni pubbliche. Non esiste crisi né esistono tagli alla sanità che possano far venir meno l’elementare bisogno di un servizio: lo screening alla mammella come grande scelta strategica di prevenzione. È giusto per le donne ed è giusto e utile per una amministrazione che vuole prevenire e non solo curare il male. La prevenzione sarà uno dei pilastri del nuovo modello di difesa della salute che stiamo costruendo perché prevenire ci aiuta anche a spendere meno e meglio le risorse pubbliche”.

Nicola Zingaretti, presidente Regione Lazio, sulla campagna “Ottobre rosa”, 30 settembre 2013

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Il carcinoma duttale in situ non è cancro; perché allora lo chiamiamo cancro?”. “Noi terrorizziamo le donne facendogli credere che col carcinoma duttale in situ hanno il cancro.

L. J. Esserman, direttrice del Centro per il cancro della mammella dell’Università della California a San Francisco, a proposito dello screening per il cancro della mammella. 29 luglio 2013.

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1. Il canchero ieri e oggi

Mi colpì, da bambino, leggere in Bertoldo e Bertoldino di Giulio Cesare Croce che per Bertoldo una delle tre “infermità incurabili” è “il canchero” (le altre due sarebbero la pazzia e i debiti): anche nelle culture di ere lontane (a metà del ‘500) si sapeva dunque identificare il cancro, che i media descrivevano negli anni ’60 come legato a misteriosi processi studiati dalla scienza moderna. Il più noto dizionario medico, almeno fino all’edizione del 1994, riporta che il cancro è “una neoplasia il cui corso naturale è fatale” [1]. Oggi però ci sono, e sono comuni, cancri, o meglio quadri istologici diagnosticati come cancro, che hanno una sopravvivenza del 100% anche se non li si cura [2]. Da qualche mese fonti autorevoli raccomandano di tenere presente il problema costituito da questi cancri che non si adattano alla definizione classica. Cosa è successo? Come è stato possibile che su cos’è il cancro abbiamo le idee meno chiare oggi che secoli fa ?

Il cancro è noto da millenni, per le sue concrete caratteristiche macroscopiche; è del 1320 lo scritto di un chirurgo che afferma che è inguaribile [3] (nonostante che fosse meno frequente, e che nei tempi antichi le neoplasie siano state talvolta accorpate con patologie di altro genere, es. lesioni infettive ulcerate). Nell’Ottocento ci fu una svolta nella medicina, associata a nomi come Bichat e Virchow. Con l’aiuto del microscopio il cancro fu definito in termini cellulari e istologici, correlando la clinica con i reperti patologici. Questo da un lato fu un notevole progresso. Dall’altro aprì la strada alle sovradiagnosi: il diagnosticare come cancro quadri istologici il cui aspetto è riferibile al cancro, ma che non si comportano come cancro.

A queste proliferazioni o anomalie microscopiche in diversi casi non corrisponde una massa, che è ciò che ha dato il nome al “tumore”; oppure la massa è di dimensioni ridotte, e non dà disturbi clinici importanti. Al microscopio il loro aspetto è a volte notevolmente diverso da quello del cancro autentico; presentano però caratteristiche che rendono possibile interpretarle come forme iniziali di cancro, o di una sofferenza cellulare che può trasformarsi in cancro. Esistono cioè proliferazioni e anomalie cellulari di vario tipo che vengono classificate come cancro, ma che ai fini pratici sarebbero irrilevanti: se non scoperte restano silenti. Studi autoptici hanno mostrato che sono comunissime, specialmente con l’avanzare dell’età, con percentuali che in alcuni casi superano il 50%; tanto che si parla di esse come di “disease reservoir” di giacimenti, di scorte di malattia [1, 4]. Come se fossero una materia prima; e lo sono; è infatti conveniente all’industria medica diagnosticare queste alterazioni come cancro. Diagnosticare come cancro ciò che non si comporta come cancro aumenta tre cose: i profitti, aumentando il numero dei trattati e quindi del consumo di prodotti e servizi medici; il potere, suscitando paura; il prestigio, perché i falsi positivi figureranno come successi terapeutici.

Negli ultimi decenni del secolo le sovradiagnosi – fenomeno diffuso in medicina [5] – sono state sfruttate commercialmente mediante la “prevenzione”, ovvero l’idea che per riuscire a curare il tumore bisogna coglierlo il più precocemente possibile. Una teoria dettata dal senso comune, eletta a strategia principale. Una scelta questa che studi clinici, oggi si riconosce, hanno mostrato essere, con possibili eccezioni, fallimentare [1, 6-9]. Questa prevenzione, detta “prevenzione secondaria” – in realtà medicina clinica sui sani – ha avuto l’effetto di fare scoprire e far diagnosticare come cancro le forme non aggressive. Ciò ha fatto aumentare di molto la frequenza di diagnosi di cancro, senza una proporzionale riduzione, riconducibile agli screening e non ad altre cause, della mortalità; che in alcuni casi con gli screening peggiora dato il carico iatrogeno [7, 10]. I media e gli addetti ai lavori presentano invece bollettini trionfalistici; anche mediante trucchetti, come il confondere tra la sopravvivenza, che è la proporzione dei sopravvissuti tra i diagnosticati, e la mortalità per quello stesso cancro nella popolazione generale [11,12].

Con gli screening non si aspetta il cancro ma lo si va a cercare nella popolazione sana su iniziativa dell’Offerta medica. Non è detto che con questo sistema si riesca ad intercettare il cancro a tempo e efficacemente; di sicuro si pescano molte di queste comuni proliferazioni silenti e non aggressive, che alcuni hanno chiamato “pseudomalattie”, e che vengono spacciate per cancro. Le sovradiagnosi derivano soprattutto dagli screening; ma anche dai reperti incidentali, trovati per caso mentre si controllava altro; dai controlli di routine; dalla propaganda che spaventa il pubblico e lo induce a controlli e ad autoesami (ora ci sono le app per controllare con lo smartphone se i propri nei possono essere un melanoma). Lo sforzo della medicina è stato di includere quante più situazioni possibile nella diagnosi di cancro o di sospetto cancro; censurando chi invece si opponeva. Come conseguenza l’incidenza di cancro è cresciuta rapidamente, e si sono potuti presentare falsi successi. Es. l’incidenza del melanoma cutaneo in USA si è triplicata in 30 anni; la mortalità è rimasta sostanzialmente invariata, con un lieve aumento per gli uomini. Secondo stime accettate dall’ufficialità sono sovradiagnosi il 25% dei cancri della mammella scoperti con la mammografia, il 50% dei tumori del polmone scoperti con la radiografia del torace e il 60% dei cancri della prostata scoperti col PSA [1]. Questi screening mostrano risultati deludenti; quello sul cancro del polmone è tutt’ora in via di sviluppo. Altri distretti sui quali si praticano di routine sovradiagnosi di cancro sono tiroide, cute (melanoma), esofago (esofago di Barrett), rene, tumori pediatrici [11]. Per altri screening o diagnosi precoci oncologiche, dove pure le sovradiagnosi sono molto frequenti, occorrerebbe un discorso più articolato di quello che facciamo qui; in quei casi la situazione non è comunque brillante.

La sovradiagnosi è una pratica fraudolenta, applicata alla popolazione generale, che toglie risorse alla sanità utile, distoglie dalla ricerca di cure efficaci per il cancro autentico ed è dannosa per i pazienti. E’ sostanzialmente una falsa diagnosi istituzionalizzata. Le sovradiagnosi sono falsi positivi a carattere doloso, di un dolo strutturale, motivato dal profitto, che è divenuto legale. Nonostante si distingua sottilmente, come si dirà, tra sovradiagnosi e falsi positivi. Alle sovradiagnosi segue il sovratrattamento: chirurgia, chemioterapia, radioterapia e una serie di esami diagnostici su soggetti sani. Le sovradiagnosi di cancro sono causa, oltre che di danni psicologici ed economici, di danni fisici, non di rado pesanti; causati dagli esami stessi, e dalle terapie, come i traumi e le menomazioni da interventi chirurgici; e i danni da radiazioni e da chemioterapia, che includono effetti cancerogeni.

Tra ricercatori e medici che le cose stessero così si sapeva, almeno da un certo livello culturale in su; ma solo pochi nel mondo della medicina lo denunciavano. Rischiando per questo di essere sistematicamente boicottati e attaccati, anche sul piano personale, dalla “comunità scientifica” e dai medici, soprattutto se la critica era razionale e scientifica [7]. Verso il 2009 le critiche, nei paesi anglosassoni, hanno cominciato a divenire ufficiali, e si sono ingrossate fino a che questo anno si è preso a mettere in discussione la definizione stessa, o il nome stesso, di cancro, e i media hanno diffuso la notizia [6, 13-15]. Ora sono le stesse istituzioni responsabili dell’incremento delle sovradiagnosi, come il National Cancer Institute e l’American Cancer Association, che chiedono, apparentemente, rigore. Così nel 2013, dopo una immensa mole di studi e montagne di soldi spesi in ricerca sul “male del secolo”, appaiono articoli intitolati “Cosa è cancro e cosa non lo è?” [16], “Se non è maligno non chiamatelo cancro” [17], “Lo screening col PSA fa più male che bene” [10].

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2. Aruspicina. La cattiva strada dell’anatomia patologica

L’anatomia patologica, nata con le correlazioni anatomo-cliniche in sala settoria, ha un carattere a posteriori, confirmatorio. Questo suo carattere viene meno nelle diagnosi precoci. Se si dice “alla massa sospetta di questo paziente corrisponde, nel tessuto ottenuto con una biopsia, un certo quadro istologico, che l’esperienza ha mostrato, in maniera riproducibile, essere quello di un cancro letale” si applica il carattere a posteriori, confirmatorio, dell’anatomia patologica. Ma se si dice “questa alterazione microscopica clinicamente silente assomiglia, più o meno, al cancro, anche se non infiltra o infiltra leggermente, e pertanto è un cancro in via di sviluppo, che in futuro darà luogo a un cancro clinico” si compie un salto categoriale. In questo caso l’anatomia patologica diventa un test di laboratorio da validare. Un test predittivo: dallo ex post allo ex ante. Se, come è avvenuto, il test predittivo non è validato da adeguati studi clinici, facendo diagnosi di cancro su queste basi si commette un illecito scientifico ed etico.

Accanto alla capacità confirmatoria, di confermare o escludere che una lesione con le caratteristiche macroscopiche e cliniche sospette per cancro sia effettivamente un cancro, l’istopatologia ha anche una capacità caratterizzante. Rivela, con l’ausilio di colorazioni speciali, l’istotipo, cioè l’organo o il distretto di provenienza; confermando che un cancro è insorto nella stessa sede della biopsia, o che è una metastasi proveniente dal cancro di una sede diversa, o, individuando, o fornendo elementi per individuare, l’origine di un cancro a sede primaria sconosciuta. L’istopatologia inoltre indica il tipo di cancro tra i vari conosciuti per un dato organo, e il suo grado di aggressività, informazioni utili per la prognosi e la terapia. Tutto ciò con un margine di errore non trascurabile e a volte elevato, con limitazioni, e nell’ambito di un complesso rapporto coi dati clinici; e d’altro lato di un rapporto scarno e schematico con la biologia della malattia. Questa capacità caratterizzante, importante, ha però contribuito a conferire alla disciplina la credibilità eccessiva, il “rispetto reverenziale tra i medici” e “la credenza popolare di indiscutibile veracità” [18], che sono stati riversati nelle sovradiagnosi. Inoltre, la ricerca della classificazione fine, lo “splitting” catalogatorio [18], ha portato a forzare i limiti della disciplina; a quel privilegiare la precisione a spese dell’accuratezza che è tipico dell’inganno intellettuale in tutti i campi, ed è all’opera anche nelle sovradiagnosi.

L’aggiunta di una branca predittiva non è stata riconosciuta e adeguatamente sviluppata scientificamente. Si è trasferito il valore di autoevidenza della anatomia patologica confirmatoria, e di “gold standard”, di standard diagnostico di riferimento, a quelle che sono più valutazioni arbitrarie che test validati. Si può considerare ciò come un caso complesso di quegli errori “bayesiani”, comuni in medicina, che trascurano il teorema di Bayes e la sua applicazione nella diagnostica. Avendo scoperto che al cancro clinicamente accertato corrisponde, con una sensibilità prossima al 100%, una determinata categoria di quadri istologici, si è ritenuto valido un inverso, che i quadri istologici permettano di diagnosticare il cancro anche nelle sue fasi iniziali. Si è ritenuto, per una forma particolarmente debole di induzione, l’analogia, di poter estendere la diagnosi di cancro a quadri istologici che presentano aspetti solo parzialmente simili, sforzandosi anzi di trovare queste analogie e di tradurle come diagnostiche di cancro o di pre-cancro nella pratica clinica. Analogie visive, impressioni, talora rafforzate con panel di colorazioni immunoistochimiche; delle quali si usa dire che costituiscono aumenti di potenza diagnostica inversamente proporzionali alla potenza intellettuale del diagnosta [19].

L’errore, mantenuto e promosso dal business, ha un’origine psicologica, sia di tipo cognitivo che riguardante, come si dirà, meccanismi più profondi. Sul piano cognitivo, l’istologia, evidenza di tipo diretto, oculare, che storicamente è stata determinante, nella forma a posteriori, alla comprensione del cancro, dà l’impressione di essere sempre oggettiva; di essere in ogni caso il gold standard. Inoltre l’istopatologia è tenuta in alta considerazione ma non è conosciuta, tranne che da una minoranza di medici; e ci si guarda dall’informare gli altri medici e il pubblico sulla frequente presenza nei tessuti umani di innocue imperfezioni che gli atlanti di istologia umana normale non riportano; e che la concezione intuitiva, meccanicista e nascostamente finalista, che comunemente si ha dell’anatomia porta a classificare come patologiche.

L’applicare l’anatomia patologica in senso predittivo è un programma di ricerca interessante, potenzialmente importante. C’erano due vie per svolgerlo. Una è quella scientifica, considerando in questo caso l’anatomia patologica come un test, da validare con seri trial clinici. E da applicare se e quando utile al paziente, avendo valutato la sua utilità pratica; es. se la diagnosi precoce porta a vantaggi terapeutici e non si limita a dare luogo al lead-time bias; cioè come a munire, è stato detto, una persona legata ai binari di un binocolo, così che vede il treno arrivare prima ma viene colpita allo spesso momento.

Un’altra via, molto meno impegnativa e molto più redditizia, è quella di praticare l’antica anima magica della medicina, che non l’ha mai abbandonata, e condurre l’anatomia patologia verso una forma tecnologica di aruspicina, la predizione del destino attraverso l’osservazione delle viscere di animali, trasferita sull’uomo.

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3. La natura ibrida della medicina moderna. L ‘aracnismo naturalista

L’attuale problema delle sovradiagnosi viene attribuito alla concezione ottocentesca del cancro, basata sull’anatomia patologica. (Va notato che Virchow avvertì del rischio insito nella metodica della quale stava ponendo le basi [20]). Ma è in realtà più recente e più antico. Più recente perché è stato mantenuto e ingigantito a dismisura negli ultimi decenni, con il business degli screening. Più antico perché la medicina è nata e ha prosperato come una forma di magia naturale; e ha avuto una forte tendenza antiscientifica. Storicamente la medicina ha privilegiato gli aspetti magici, mentre ha rinunciato, talora per secoli, a sfruttare le acquisizioni che il progresso della scienza rendeva a mano a mano disponibili, restando nelle varie ere ancorata a concezioni errate, polverose e obsolete anche rispetto ai tempi [21]. Questa sua anima coincide con la sua identità antropologica, e non l’ha mai abbandonata del tutto, ma si è fusa dall’Ottocento in poi con la medicina scientifica. Anche perché gli interessi economici che la manovrano non vogliono una medicina davvero scientifica, che non guardi in faccia a nessuno nella sua ricerca di verità. Vogliono una scienza ipse dixit, una bocca della verità al loro esclusivo servizio, ma temono il libero dibattito scientifico, arrivando a proibire ope legis che arrivi in sede politica [22]. La medicina attuale si presenta come scientifica ma continua a praticare la sua arte millenaria, mescolando elementi reali a carattere scientifico al mito e alla fantasia, creando degli ibridi.

Una mescolanza che dà luogo a una forma persuasiva di magia. Come magia naturale la medicina ha praticato tra le altre la particolare tecnica di persuasione che consiste nel costruire le teorie magiche desiderate basandosi su elementi naturali reali, la cui scoperta e il cui studio garantiscono della veridicità della parte immaginaria. Non sapendo come chiamarla, la chiamo “aracnismo” dalla frase del Manzoni “Fecero l’uno e l’altro come que’ ragni, che attaccano i capi del loro filo a qualcosa di solido, e poi lavoran per aria”. La frase si riferisce a due personaggi de La Colonna Infame, che si trovano in una situazione pesante, provocata dall’isterismo di massa sulla pestilenza e dall’opportunismo e la meschinità dei giudici. L’aracnismo naturalista, fornendo credibilità alla magia e alla medicina, aiuta a rispondere agli interrogativi esistenziali o alle ansie di una situazione contingente personale come la malattia. Esempi storici di aracnismo naturalista sono l’astrologia, che pretende di predire il futuro umano sulla base di alcune conoscenze astronomiche reali che permettono di predire il moto degli astri, e l’alchimia, di quegli studiosi-maghi, a volte anche medici, che, ottenute conoscenze e tecniche rudimentali e frammentarie sulla realtà chimica, sostenevano di avere pertanto poteri eccezionali sulla materia. Si può considerare un primitivo aracnismo anche l’aruspicina, che si basava sul riconoscimento della dimensione anatomica della vita.

La contaminazione va nei due sensi. Non solo i maghi hanno sfruttato, e sfruttano ancora oggi, conoscenze scientifiche per attribuirsi poteri sovrannaturali, ma la scienza e la tecnologia cercano di accrescere il loro prestigio sociale estendendo il loro campo di applicabilità ai desideri che spingono il pubblico a rivolgersi all’irrazionale; abusivamente, ma mostrando a garanzia i notevoli risultati reali. La Natura è magica, magica nel senso che certe sue manifestazioni hanno del meraviglioso; e hanno del meraviglioso le applicazioni tecnologiche che – non va dimenticato – essa permette; le richieste accolte, i desideri esauditi, tra i tanti che gli uomini le sottopongono con progetti tecnici; le tecnologie che le leggi della Natura non vietano ma, conoscendole, rendono possibili agli uomini. Questa magia della natura viene sfruttata sia dai ciarlatani che dagli scienziati nelle frodi mediche, come quella sulle staminali, per presentare una Natura magica nel senso di sovrannaturale [23]. Una Natura senza le leggi arcigne e gelide, senza i vincoli irremovibili e spietati che in realtà impone a sé stessa e agli uomini. Una Natura onnipotente, da asservire con arti, chiavi, sortilegi che loro i maghi possiedono, o possono fabbricare, così che possono farle fare tutto quello che vogliono. Un millantato credito sulla Natura, portando a riprova alcune pratiche che sono realmente andate a buon fine.

I legami tra scienza e magia sono sempre stati forti. Un famoso oroscopista era Keplero, lo stesso della terza legge che porta il suo nome, e Newton era anche un alchimista. L’aracnismo naturalista in campo scientifico può essere definito come un non sequitur nel quale le premesse sono vere e di grande portata, tanto da intimidire sul piano intellettuale e psicologico; proiettando così il loro alone di autorevolezza sulle conclusioni. Un esempio lampante di aracnismo in campo scientifico, e dell’arroganza che talora l’accompagna, è il “(a+b^n)/n=x quindi Dio esiste. Rispondete”, la sfida che Eulero avrebbe lanciato a Diderot alla corte di Caterina di Russia. Si può riconoscere l’aracnismo anche nelle trasmissioni televisive di medicina, che spesso seguono lo schema di presentare prima dati reali, interessanti e avvincenti, sull’anatomia e la fisiologia; per poi passare a descrivere i meccanismi putativi dell’ultimo prodigioso ritrovato dell’industria medica, che invece non ha affatto la solidità scientifica delle informazioni che gli hanno preparato il terreno.

L’essere riusciti a volare, con apposite macchine, è uno degli argomenti portati comunemente a riprova della potenza della scienza e della tecnologia; ed è una delle premesse, talora implicite, di aracnismi scientifici. Anche in oncologia. Nel 1971 Nixon dichiarò la “guerra al cancro”, lanciando di fatto il programma degli screening, rispondendo all’appello di S. Farber, un past president dell’American Cancer Society: “Siamo così vicini alla cura del cancro. Ci manca solo la volontà, il denaro e la programmazione che ci hanno fatto portare l’uomo sulla luna.” Vedremo più oltre perché lo skyrocketing (lo schizzare in alto come un razzo lanciato verso il cielo) c’è stato solo nelle sovradiagnosi.

Le conoscenze scientifiche attuali della medicina offrono grandi possibilità di aracnismo naturalista. E’ quanto è avvenuto anche con la trasformazione arbitraria delle diagnosi anatomo-patologiche da confermative e caratterizzanti a predittive. Si è così ottenuto un sistema di certificazione pseudoscientifica delle sovradiagnosi. Ai nostri tempi, operazioni come questa sono dettate da interessi economici; sono in pratica delle truffe istituzionalizzate. Adorno nel suo saggio sull’astrologia [24] parla di quest’altro aracnismo che continua ad accompagnare il cammino dell’uomo come di una “pseudorazionalità”, di una “zona crepuscolare tra la ragione e le pulsioni inconsce”, di un “sovrannaturalismo naturalista”; e conclude citando Leibniz, che disse, riferendosi agli astrologi, che “provava un profondo disprezzo per quelle attività intellettuali che hanno per fine l’inganno”. Adorno cita anche Cicerone, che ha scritto che un aruspice non può incontrarne un altro senza ridere. Cicerone, parlando degli aruspici, osservò che esistono due modi per prevedere il futuro; uno, il loro, artificioso, congetturale, e uno razionale, basato su forme di studio che oggi avrebbe chiamato scientifiche [25].

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4. L’aristotelismo scientista

L’aracnismo nella medicina attuale non viene riconosciuto facilmente perché è inglobato in un vasto e profondo corpus di acquisizioni scientifiche che fa da feltro. La commistione di parti reali e parti inventate dà luogo a un conglomerato eterogeneo di scienza e mito, che si può chiamare “aristotelismo scientista”.

Aristotele ha avuto notevoli meriti nella storia della scienza e della biologia. E’ stato anche il pioniere della tassonomia bilogica sistematica. Ma le sue opere naturalistiche e biologiche “sono una strana farragine, […] di voci incontrollate, di osservazioni imprecise, di convinzioni preconcette e di ingenuità così esagerate da fare pensare ad una vera e propria dabbenaggine” [26]. Nell’attuale tassonomia medica sulle diagnosi precoci di cancro si sostiene in tanti casi l’equivalente del sostenere che certi gatti sono tigri allo stadio di cucciolo.

Nella scienza biomedica di 23 secoli dopo, che riguarda operazioni industriali e finanziarie di grande portata, la dabbenaggine ha – a livello decisionale – un peso trascurabile. Le basi della definizione di cancro sono rimaste volutamente ingenue; la tentazione iniziale sull’entusiasmo dei risultati reali ottenuti è stata trasformata, dopo oltre un secolo di studi, in un errore ingigantito a dismisura e istituzionalizzato. Per sostenere tale concezione anacronistica, approssimativa e pericolosa sul cancro si sono fatti notevoli sforzi, mentre si è attaccato in modi incredibili chi si opponeva al business. La ricerca sugli screening contiene un ampio catalogo di trucchi, manipolazioni e scorrettezze dietro alla prosopopea della “scienza rigorosa” [7]. Es. il presentare solo ciò che conviene, per mostrare surrettiziamente di aver provato che gli screening hanno netti effetti positivi; mentre si tace sistematicamente sui loro danni, questi reali [8]. Il noto studioso della sociologia della scienza Ziman chiama questo, con un’espressione aulica, “scienza post-accademica”; una scienza sottomessa all’economia che “dice la verità ma non tutta la verità” [27]. In termini colloquiali gli anglosassoni lo chiamano “cherry picking”, lo scegliersi le ciliege a una a una. Vi sono state comunque anche manipolazioni di dati [28], e l’interpretazione ingiustificata e tendenziosa dei risultati delle ricerche è comune [7]. La tanto venerata evidenza [29, 30] diviene l’apparenza, ciò che si vede in un gioco di prestigio. Non si può dire che gli errori, su un tema basilare come la definizione del cancro, siano stati in buona fede, né tanto meno che sia stato lo spirito scientifico, o quello umanitario, a guidare la ricerca.

L’accettazione delle sovradiagnosi è un esempio, anzi un caso grave, di aristotelismo scientista. Per scientismo intendo l’uso distorto e strumentale della scienza, non solo a fini ideologici, ma a fini di profitto. L’aristotelismo scientista consiste nel basare, a scopo di profitto, la ricerca scientifica non su concetti scientifici, ma su una forma rifinita di categorie e concezioni prescientifiche, ingenue. Un poco l’operazione conversa dell’aracnismo. E, in generale, nel mescolare tali concezioni e i dati scientifici, come fa l’aracnismo che ne è un aspetto particolare. Concezioni che spesso si accordano con l’intuizione; come la fisica aristotelica, che studi di psicologia sperimentale hanno mostrato accordarsi con il nostro sistema percettivo visivo meglio della fisica newtoniana [31]. Un oncologo ha osservato – nell’indicare come parte della disinformazione sul cancro l’idea che la vittoria sia una solo una questione di finanziamenti – che la conoscenza dei principi fisici che ha permesso quelle imprese spaziali alle quali Farber e Nixon paragonavano la ricerca sul cancro era disponibile dai tempi di Newton, mentre per la cura del cancro mancava – e manca, come si vede – una base teorica sufficiente sulla biologia della malattia [32]. Quando adottate dal potere, le teorie dell’aristotelismo scientista evolvono in un dogmatismo sistematico, adorante e autoritario, che, com’è storicamente avvenuto con l’aristotelismo, è empio e rischioso mettere in discussione. La scienza oggi siede su quella cattedra che fu dell’aristotelismo che ha combattuto, e al quale tende sempre più ad assomigliare in alcuni aspetti non secondari.

Nell’esplorare nuovi territori la scienza cerca di ridefinire gli oggetti di partenza, inclusi quelli che pensiamo di conoscere perché sono presenti della realtà osservabile nella quale viviamo. I filosofi della scienza discutono se l’oro e l’acqua del senso comune e l’oro e l’acqua dei chimici, l’elemento caratterizzato dall’avere 79 protoni e un composto di idrogeno e ossigeno, sono lo stesso oggetto. L’aristotelismo scientista anziché ridefinire un problema umano in termini scientifici accetta come premesse le credenze prescientifiche, ingenue, talora grossolanamente errate, su quell’argomento; al più, le rielabora in una forma accademica, così come Aristotele diede dignità scientifica alle idee comuni sul moto dei corpi.

Come forma di alleanza tra scienza e senso comune, l’aristotelismo scientista ottiene di far divenire la scienza più credibile e più forte presso l’opinione pubblica; e anche di collegare lo psichismo degli individui che compongono il pubblico, i loro fantasmi e desideri soggettivi, alla tecnologia commerciale, in forma apparentemente oggettiva. Dà così luogo a singolari ibridi, nei quali tecniche scientifiche avanzate, es. il dosaggio del PSA, sono in funzione di concetti prescientifici spesso rozzi e assurdi [20]; tecniche scientificamente sofisticate si basano su premesse intuitive, date come ovvie; in realtà inadeguate e a volte puerili. O fa rivivere in forma moderna antichi trucchi magici a effetto, come i surrogate end-points, che analogamente al salasso [21, 33] mostrano spesso benefici clinici solo apparenti che vengono scambiati per efficacia reale.

Nell’aristotelismo scientista la scienza non viene usata per correggere le concezioni ingenue sulla realtà, ma viene adattata a tali concezioni; viene in questo modo subordinata al senso comune, e ai desideri che gli danno forma; divenendo così sia più adatta al commercio, sia più facile da manipolare. La filosofia naturale di Aristotele è stata chiamata “la scienza del senso comune” [34]. Il senso comune, soprattutto sulla malattia, non è il buon senso e ne è spesso nemico : “il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”; Manzoni, sulle dicerie sulla peste. Nell’aristotelismo scientista il senso comune viene protetto da qualsiasi riscrittura scientifica che pregiudicherebbe la possibilità di mostrare, surrettiziamente, risultati “scientifici” che si possono tradurre in profitti. Ma il senso comune oltre che essere modellato e protetto dalla propaganda e dalla censura è agito da pulsioni più profonde, così che i truffatori trovano insospettabili alleati nei truffati.

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5. La paura del cancro e la diagnosi precoce come meccanismi di difesa psicologici

Il cancro resta la malattia mortale per antonomasia. La malattia più temuta, nonostante non sia sempre così crudele come la si dipinge e non sia l’unica malattia a essere crudele tra quelle comuni. La consapevolezza del suo progredire lento – quando è lento – e inesorabile è un incessante memento mori, che si fa sempre più cupo e penoso con l’aggravarsi della malattia. Il cancro, male che appare come endogeno, e che dà luogo a una forma anticipata e accelerata di decadimento fisico, è la metafora di quell’aspetto della condizione umana che è il declino tormentoso e consapevole verso la morte; ed è anche, oggi, passato lo spettro delle malattie infettive, il simbolo della morte prematura per malattia. Gli screening e gli attuali criteri di identificazione del cancro danno un nome e un’apparenza razionale al nostro destino inaccettabile e folle. La morte, e la sequenza di lente frane e di crolli che portano ad essa, non sono più ineluttabili, se si spostano le cause della morte e dell’infermità da intrinseche alla condizione umana a un oggetto materiale ben definito, una parte dell’organismo divenuta un’entità aliena, che si annida nel nostro corpo ma dal quale è possibile estirparla, quanto prima tanto meglio. La paura del cancro e la fede negli screening sono anche meccanismi psicologici di difesa; operanti tramite lo spostamento e la razionalizzazione.

Questo spiega il cosiddetto “paradosso dello screening” [35]: con le sovradiagnosi è aumentato il numero di persone che dicono dello screening “mi ha salvato la vita”, e ciò induce altri a sottoporsi agli screening, in un circolo vizioso. La medicina e la scienza hanno fatto la grazia. In realtà non c’era (ancora) alcuna grazia da chiedere, perché non c’era un vero cancro. Ma tanti altri si rivolgono a santi così magnanimi; alcuni mentre irridono chi va anche in pellegrinaggio dalla statua della Madonna che piange. E’ un rito esorcistico moderno, alimentato dai media, anche con storie di pazienti o di celebrità che “devono la vita” agli screening.

In biomedicina la scienza è pesantemente infiltrata dalle tecniche di persuasione del marketing. Nell’oncologia attuale le fondamenta psicologiche sono a volte più solide di quelle scientifiche. Queste ultime a volte non sono che il paludato travestimento di moventi psicologici. Le sovradiagnosi sono una truffa di dimensioni epocali che ha solide basi antropologiche. Una truffa “a stampo”, che si adatta come un guanto alle necessità psicologiche delle vittime [36]. Le frodi sulle diagnosi precoci di cancro combaciano con le nostre irredimibili rivendicazioni di immortalità.

Appare, come per altre parti della medicina, che, analogamente alle credenze religiose, certi assunti scientifici siano in realtà proiezioni dell’inconscio. Così come i preti raccolgono e sfruttano la naturale tendenza a credere in un Dio antropomorfo per alleviare la paura e lo smarrimento esistenziali, la scienza concentra e sistema proiezioni simili su un piano immanente. Tanto che bisogna faticare a convincere le vittime di essere oggetto di frodi. Il direttore del National Cancer Institute, il Nobel Varmus, nell’affermare che le sovradiagnosi sono diventate un problema di salute pubblica ha detto:“Abbiamo difficoltà a convincere i pazienti che le cose che vengono trovate come conseguenza della mammografia, del PSA per il carcinoma della prostata e di altri screening non sono sempre maligne e in pratica non mettono in pericolo la loro vita”.

Il successo della definizione estesa di cancro deriva in parte anche da questo. Su una base reale e razionale, si innesta la concezione, in ultima istanza animista, che negli organi e nei tessuti possono annidarsi delle entità maligne, che determinano il nostro destino avverso, e che individuandole ed eliminandole ci si libera dalla morte o la si allontana. La spinta antropologica arriva, stimolata dal marketing, in ambito scientifico. Anche competenti critici della sovradiagnosi, come Gotzsche e Welch, accettano la visione comune per la quale queste lesioni non sono falsi positivi ma sono cancro, anche se a bassa aggressività, a crescita lenta o nulla, o che regredisce spontaneamente. Ci sarebbero dunque cancri innocui e cancri cattivi. I primi molto più frequenti dei secondi: con questa distinzione, mostra lo stesso Welch, il cancro risulta presente nel 30-70% delle prostate degli uomini sopra i 60 anni, nel 36-100% delle tiroidi di persone tra i 50 e i 70 anni, nel 7-39% delle mammelle delle donne tra i 40 e i 70 anni. Mentre il rischio di morire dei rispettivi cancri, o di sviluppare la forma metastatica, nel corso della vita è del 4% (prostata), 0.1% (tiroide), 4% (mammella) [1]. Una categorizzazione innaturale, che va contro il buon senso antico di considerare cancro solo i tumori maligni; e quello moderno di considerare fino a prova contraria tali formazioni come delle varianti anatomiche, vista la loro elevatissima frequenza. Così invece si favorisce la confusione e l’annebbiamento dei confini tra cancro e non cancro. Personalmente, provenendo proprio dall’anatomia patologica, della quale conosco gli insegnamenti sul corpo, i suoi limiti, e i suoi costumi nella pratica, la penso in modo diverso.

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6. Decostruire il cancro per fini scientifici ed etici

Lo studio del cancro è scienza applicata. Come fenomeno biologico non sarebbe degno di particolare interesse tra i tanti in natura se non avesse un’eminente importanza pratica e morale. Il cancro è un problema umano pratico e morale, e quindi c’è un obbligo della scienza a definirlo di conseguenza, cioè a mappare come cancro sulla realtà biologica solo ciò che, tra tutto ciò che si può definire cancro, dà problemi pratici e morali. Senza permettere che accademismi intralcino tale necessità o che aggravino il problema pratico e morale del cancro. Nella scienza a volte un termine di uso comune viene esteso, fino a inglobare l’opposto significato comune. Per la fisica non esiste la decelerazione, la frenata, ma solo l’accelerazione, che può essere di segno negativo o positivo; ciò per profonde ragioni concettuali. Ma per il cancro l’estensione della designazione non è giustificata né su un piano tecnico né su quello etico; piuttosto che una sineddoche scientifica questa espansione della definizione ricorda le adulterazioni e contraffazioni alimentari. Anni fa con una lettera su Lancet un patologo chiese se i suoi colleghi non sono preda di crisi psicotiche quando appongono sulle persone queste etichette arbitrarie di cancro [37].

Occorre ammettere il guaio e ricominciare da capo, producendo una definizione genuinamente scientifica, che permetta di distinguere efficacemente nella pratica, ovvero nella clinica, ciò che è cancro e ciò che non lo è. Un’operazione necessaria anche a prescindere dal problema delle sovradiagnosi. Può essere eseguita ripartendo dalla definizione classica, considerando come gold standard la clinica confermata dalla patologia. E’ cancro ciò che: a) si comporta clinicamente come ciò che comunemente si è sempre inteso per cancro; b) mostra all’esame anatomo-patologico il comportamento invasivo e il caratteristico aspetto istologico. Una forma di crescita abnorme dei tessuti, aggressiva, che provoca danni all’organismo, fino alla morte. Non sono cancro le proliferazioni tissutali che non si comportano così. Se invece si considera come gold standard la sola diagnosi istologica, nello spazio degli eventi la probabilità a priori di cancro sarà data dalla somma dei veri positivi e di una quota variabile dei falsi positivi (e delle sovradiagnosi, se si vuole distinguere tra i due). La valutazione di altri test e metodi diagnostici sarà conseguentemente viziata da questa petizione di principio. Stabilito così uno spazio degli eventi sicuro, gli si possono sovrapporre vari test, per accertarne il valore predittivo. Anche la definizione anatomo-patologica del gruppo di alterazioni alla cui diagnosi oggi si attribuisce arbitrariamente valore predittivo andrebbe vista come un test da validare tra gli altri.

Non comprendo come scienziati, o medici orientati scientificamente, possano studiare un oggetto, il cancro, accettando che l’oggetto non sia stato scientificamente definito, e accontentandosi di definizioni aristoteliche, le cui finalità commerciali e illecite dovrebbero essere evidenti agli addetti ai lavori. Si dovrebbe ricominciare da capo, stavolta in maniera scientifica, impostando un intero settore di ricerca. Alcuni esempi. Andrebbero condotti studi clinici alla ricerca di test che permettano di ottenere diagnosi di laboratorio di cancro con alto valore predittivo rispetto alla definizione tradizionale di cancro. Gli studi controllati sulla diagnostica, e più ancora sulla storia naturale delle malattie, sono trascurati dalla “evidence based medicine” [29, 30], che si concentra invece su farmaci e screening. Trial clinici randomizzati richiederanno tempo, e dovranno superare difficoltà etiche e metodologiche. Andrebbe comunque sfruttata con studi osservazionali l’enorme massa di dati costituita dai reperti di questi decenni di caccia al tumore nella culla.

La biologia delle alterazioni che sono state abusivamente chiamate cancro andrebbe studiata specificamente, in funzione del problema delle sovradiagnosi. Es. andrebbero chiariti gli effetti di influenze ormonali, incluse quelle paracrine, sull’anatomia microscopica di organi ghiandolari come mammella, prostata e tiroide. Campi come la nevogenesi, lo sviluppo fisiologico dei nevi cutanei, e in generale quelli riguardanti gli asseriti o adombrati passaggi da benigno a maligno, dovrebbero essere un libro aperto, senza angoli poco illuminati nei quali sia possibile combinare affari loschi tra figure col camice bianco e spin doctor dei media. Andrebbe studiata la capacità dell’imaging di discriminare tra cancro e alterazioni che lo simulano (valore predittivo), non più di rilevare lesioni sospette (alta sensibilità al costo di una bassa specificità).

Occorrerebbe approfondire gli studi di cinetica di crescita del cancro umano e di ciò che gli assomiglia in vivo in funzione della clinica. L’espressione vaga “a crescita lenta” dovrebbe essere sostituita, per i vari casi, da scale quantitative con correlazioni anatomo-cliniche. Così come non bisogna perdere tempo per un grave trauma cranico, ma non bisogna fasciarsi la testa prima di rompersela, sul cancro, un processo che tende a invadere localmente e a volte a colonizzare altri distretti con le metastasi, è pacifico che è meglio intervenire precocemente; ma non prima che insorga; o su qualcosa che gli assomiglia ma non è cancro. Va anche considerato ciò che l’ideologia delle diagnosi precoci mette in ombra: il cancro clinico è l’esito finale di un lungo processo cellulare, e può già avere tenuto un comportamento aggressivo che le modeste armi terapeutiche attuali non possono più fermare, quando lo si rileva “precocemente” come una lesione di piccole dimensioni; che in certi casi appare inoltre “ben differenziata” e “a crescita lenta”. Occorre stabilire con dati scientifici, non in base a generiche misure prudenziali, quanto precocemente è sia vantaggioso sia possibile fare la diagnosi per i vari tipi di cancro.

Vanno sfatate anche le espressioni come “è meglio andare sul sicuro”; intervenire senza un’autentica ragione non è sicuro per chi subisce l’intervento. Le linee guida cliniche, e la paura che spinge alla “medicina difensiva”, sono un alibi non meno che una coercizione [29, 30]. Andrebbe invece accertato scientificamente quali segni precoci il comune cittadino deve considerare per rivolgersi al medico; e quali segni devono indurre il medico di base a prescrivere un depistage. Ma ciò non dev’essere come oggi all’insegna del chi più ne ha più ne metta. Converrebbe, nell’ambito della revisione terminologica che fonti autorevoli stanno chiedendo, distinguere tra diagnosi precoce, auspicabile, e diagnosi prematura, pericolosa.

Con una definizione scientifica di cancro si colmerebbe, in ritardo, una gravissima, incredibile lacuna che non riguarda solo le sovradiagnosi ma l’intera ricerca sul cancro. Sarebbe un importante progetto scientifico, le cui indubbie difficoltà – in un campo molto studiato e molto finanziato – non vanno esagerate: il cancro autentico è mediamente abbastanza diverso, istologicamente e biologicamente, dai suoi surrogati commerciali. Si tratterebbe in buona parte di demolire le concezioni pseudoscientifiche imposte dal business. Occorre ridurre al minimo la zona grigia, che finora è stata ampliata per ragioni economiche. La zona grigia è composta da due toni di grigio: quello della incertezza politica, opera dell’uomo, dato dall’incastellatura nosografica costruita per collegare tra loro maligno e benigno, per descrivere un continuum morfologico sullo iato biologico tra la neoplasia che infiltra e eventualmente dà metastasi e varianti non aggressive. E quello della incertezza biologica, che non è così esteso, ma che comunque si deve cercare di minimizzare. L’incertezza biologica può essere suddivisa in incertezza epistemologica, da insufficiente conoscenza, e casualità intrinseca, come nel decadimento radioattivo; ma la distinzione e la sua applicazione in medicina sono opinabili, e chiamano in causa impegnativi problemi teorici, anche data la concezione soggettivista di Bruno De Finetti [38]; nel trattarla occorre evitare di ricadere nell’incertezza politica mentre si cerca il rigore.

 

7. Aristotelismo scientista e frode semantica

Sul piano semantico, va osservato che la parola “cancro” appartiene alla lingua comune prima che a quella tecnica. La creazione di una terminologia specialistica è un processo di traduzione in una nomenclatura, in un “mondo di ‘cose’ oggettive”; a partire dal linguaggio comune, che invece non è una nomenclatura, ma “un’organizzazione cognitiva culturalmente determinata” [39]. L’aristotelismo scientista non ha correttamente tradotto la parola in chiave biologica e clinica, e ha viceversa alterato, rendendolo più infedele rispetto alla realtà di quanto non fosse originariamente, il significato culturale nel linguaggio comune. Un errore madornale, o un’operazione disonesta, che dovrebbero essere inconcepibili su un tema come questo. Le parole in medicina sono atti linguistici perlocutori che hanno potenti effetti materiali [29]. Creano, soprattutto in oncologia, ciò che indicano [40]. Ciò accade particolarmente con le sovradiagnosi di cancro, nelle quali delle semplici etichette arbitrarie divengono diagnosi; in particolare le diagnosi istopatologiche [37, 41]. Occorrerebbe ricominciare ex novo anche qui, stabilendo correttamente i significati di espressioni come “cancro”, “tumore benigno” “falso positivo”, “sovradiagnosi”, “diagnosi precoce”, “pseudomalignancy” (che oggi indica lesioni che la dottrina riconosce come non tumorali o non maligne e capaci di mimare il cancro; e quindi come possibili fonti di errore diagnostico nella pratica), etc. ; e quali termini vanno ammessi, quali esclusi, quali vanno creati, quali vanno modificati nel significato. Arrivando a definizioni chiare, oneste e accurate.

Dubito che progetti del genere siano ciò che i pezzi da novanta dell’oncologia hanno in mente; e il propugnare di decostruire la definizione di cancro per ricostruirla solidamente e evitare così le sovradiagnosi rischia di finire col favorire quelli che invece sono i progetti sul futuro del business del cancro [42], e che hanno probabilmente portato i cortigiani a denunciare, dopo decenni di imposizione dell’omertà, che il re è nudo. Vediamo la pars construens di questa critica ufficiale.

 

8. Decostruire il cancro. Una rivoluzione gattopardesca?

La denuncia proviene non da un’opposizione ma dall’alto. Appare che non si tratti di resipiscenza, ma di un adattamento ai tempi e di una evoluzione dell’ideologia scientista della medicina industriale. Non si parla infatti di dare finalmente basi rigorose all’oncologia, definendo scientificamente il cancro. Né tanto meno di mettere in discussione la strada delle diagnosi precoci. Non si presenta un programma di ricerca ben definito per costruire le fondamenta mancanti, ma si fanno proposte sparse, per “migliorare” il sistema [6]. Alcuni degli interventi che si citano sono appropriati, ma parziali e insufficienti. Creare registri per le lesioni “a basso potenziale maligno” [6]; alzare le soglie dei test di screening; tenere in maggior considerazione le dimensioni delle neoformazioni; sensibilizzare i medici e i ricercatori, introdurre il concetto di sovradiagnosi nei programmi delle facoltà di medicina [1].

Altri degli interventi proposti appaiono ambigui e gattopardeschi. Si ammette finalmente che il termine”cancro” deve essere limitato alle lesioni aggressive. E’ giusto denunciare la disonestà lessicale sulla temuta parola che comincia con ”C” [43]. Ma le lesioni da escludere, per le quali si propone di creare una nuova nomenclatura, con termini come “indolentomi” o IDLE, ”indolent lesions of epithelial origin.” (“idle” in inglese equivale a “in folle”), continueranno comunque ad essere ricercate con gli screening, venendo talora sovradiagnosticate. In ogni caso saranno scoperte; e seguite clinicamente, es. controllandone il tasso di crescita [1], che può essere un utile indice di malignità, ma implica la condizione di paziente, e interventi medici, per estesi periodi di tempo. Continueranno ad essere percepite dal pubblico come l’anticamera del cancro, come un allarme, e propagandate come tali. Invece dell’astensione diagnostica e terapeutica sulla base di una definizione scientifica del cancro, screening e “sorveglianza attiva”: la cronicizzazione. La cronicizzazione basata sulle sovradiagnosi configura una forma di rendita vitalizia, una tassa occulta [44] a favore dell’Offerta medica; a danno delle persone trasformate in paziente per il resto dell’esistenza e dello Stato che finanzia l’operazione.

Altre proposte considerano di trattare questi non-cancri con terapie diverse. Con la dieta, che come cura per il cancro è ridicola; ma va incontro agli interessi dell’industria alimentare, ed è in linea con la propaganda per la quale l’insorgenza del cancro non è dovuta ai cancerogeni introdotti dall’industrializzazione nell’ambiente e nei prodotti di consumo, ma è colpa del malato per i suoi pregressi cattivi stili di vita [45, 46]. O con la chemioprevenzione, la terapia farmacologica preventiva, illogica, ma che si tradurrebbe in un’altra grande speculazione, anche per l’ulteriore incremento iatrogeno; ci sarebbe un’ulteriore spinta verso le sovradiagnosi. Sono proposte che poggiano sulla base antropologica dell’oncologia.

Evidenziando il problema della distinzione tra cancro e non cancro e esagerandolo si spinge per sviluppare gli strumenti di diagnostica molecolare. In pratica i biomarkers, una rivoluzione silenziosa in corso in oncologia, il cui lancio forse è stato il motivo principale di questa ammissione ufficiale. Anche in Italia c’è un boom di queste analisi [47]. I biomarkers promettono di saper distinguere tra cancro e non cancro, prevedere la sua aggressività e indirizzare la terapia; c’è il fondato sospetto che si stia passando dai tarocchi ai fondi di caffè con la motivazione che i primi non funzionano. Con i biomarkers molecolari ci si addentra ancor più nel non osservabile e nell’arcano; l’aracnismo può passare dall’istologia, collusa ma pur sempre testimone scomoda e ora sospettata, al ginepraio ancora più fitto della genetica. Col pretesto della necessità di approfondire per discriminare tra cancro e non cancro, si va ad aprire un vaso di Pandora. Si parla di cambiamento semantico. Il passaggio ai biomarkers sarà piuttosto un cambiamento di paradigma semiotico: la diagnosi si baserà su segni indiretti ed esoterici, su test di biologia molecolare – applicati anche alle sezioni istologiche e alla citologia – di difficile verificabilità e interpretazione. La semiotica è lo studio di tutto ciò che può essere usato per mentire (U. Eco). Con i biomarkers le manipolazioni della ricerca per mantenere ed espandere il mercato medico saranno ancora più facili e radicali. Ci sono già denunce che mostrano come nella ricerca scientifica sui biomarkers si stia già praticando la vergognosa tecnica di fabbricare artatamente la “evidenza” ritagliando le informazioni che convengono e nascondendo quelle negative [48] e c’è chi li ha chiamati “un oscuro casino” [49].

Anche l’imaging va considerato con scetticismo come mezzo per ridurre le sovradiagnosi. Con la già vista “spregiudicatezza”, per usare un eufemismo, nel giocare con le parole, ora in medicina gli esami radiologici ed ecografici sono stati promossi a “imaging biomarkers”. L’imaging è un’altra grossa fonte di sovradiagnosi di cancro, e anche di sopravvalutazione dei benefici, spuri, delle terapie; e i suoi progressi tecnici hanno una tendenza a tradursi in un aggravamento di questi errori [50]. Inoltre con la digitalizzazione l’imaging diagnostico non riproduce immagini della realtà, come la pellicola fotografica, ma le genera al computer. Si parla ad es. di “colonscopia virtuale” tramite TAC; coi conseguenti rischi che si continui a inventare il cancro, stavolta disegnandolo col pretesto di evidenziarlo; o che lo si provochi mentre si dice di volerlo prendere in tempo [51].

C’è quindi il rischio che decostruendo la definizione di cancro, disconoscendo le attuali frontiere, si passi dalla condizione presente di annessioni indebite a una eliminazione delle frontiere, o a un loro abbassamento. L’inoculare e ingrandire il dubbio in nome del rigore è una delle tattiche dell’industria per contrastare i dati scientifici sulla cancerogenicità da inquinamento [52]. Portando alla luce un’incertezza finora rimasta occulta si può creare una situazione ancora più caotica; insinuando un allarme che giustifichi nuovi prodotti diagnostici e terapeutici senza un reale e sano rinnovamento. Non una doverosa rifondazione ma una riforma del genere di quelle a cui noi italiani dovremmo essere abituati.

Si propone anche di coinvolgere il paziente, informandolo del rischio e facendogli scegliere se e quanto sottoporsi a terapie oncologiche davanti a un esame positivo per questi ”indolentomi”; e introducendo un consenso informato per i test di screening, che esponga i rischi di danno da sovradiagnosi. Ciò va nella direzione dell’estensione del caveat emptor liberista alla medicina. Da un lato, il pubblico e i pazienti non sono informati e sensibilizzati in anticipo dei rischi della sovradiagnosi, e sono invece disinformati dalle autorità sanitarie, dagli opinion maker della medicina e dai media. I bioeticisti, che esercitano una funzione di supporto ideologico al business medico, di giustificazione e talora di propaganda alle frodi [53, 23], stanno alla larga da questo genere di temi, che contraddicono i postulati di bontà, onestà ed efficacia della medicina; mentre spaccano il capello in quattro e discettano del sesso degli angeli su questioni politically correct. Quel poco di informazione che percolerà servirà tutt’al più ad avvisare una piccola minoranza, i più accorti ed energici, o i garantiti, che sono anche i pazienti meno desiderabili per queste frodi.

Dall’altro lato si pretenderebbe che chi viene messo davanti alla prospettiva di avere la malattia che fa più paura compia scelte tecniche, a base probabilistica, su un campo complesso e viziato da distorsioni del quale non sa nulla. Già il consenso informato, il consenso in sala d’attesa o nel letto della camerata, è spesso una clausola vessatoria per il paziente, una liberatoria mascherata; difficilmente in consenso informato per gli screening avrà la forma piana [54] che sarebbe indispensabile. Sul piano etico e del diritto il rapporto medico-paziente dovrebbe essere considerato come un particolare caso di rapporto agente-principale. Il medico è l’agente che grazie alle sue competenze agisce nell’interesse del principale, il paziente; trovandosi molto spesso, come agente, in conflitto con quelli che sono i suoi interessi (di vendere più cure, acquisire maggior prestigio, etc.). Il fatto che la relazione medico-paziente sia, oltre che una relazione professionale, una relazione d’aiuto, è un altro motivo per il quale non si dovrebbe chiedere al paziente, già angosciato, di compiere lui scelte tecniche che spetterebbero al medico.

Il paziente, pur mantenendo libertà di decisione, dovrebbe recarsi dal medico affinché sia questi a dirgli se gli conviene sottoporsi a esami che comportano un rischio, se ciò che ha è un cancro oppure no, se operarsi o meno, se esporsi a terapie pesanti e cancerogene, se considerarsi sano o malato. Oltre all’area grigia delle diagnosi di cancro, più in generale l’area di incertezza sulla biologia della malattia non va dilatata a piacimento ma ridotta. Con l’ideologia del “superamento del paternalismo medico”, della “alleanza terapeutica” (espressione che proviene dalla psicoanalisi, e che si riferisce al tranfert [55]) e ora della “medicina partecipativa”, si scaricano invece sul paziente compiti e responsabilità che spetterebbero al professionista, e alla medicina stessa, a partire dalle responsabilità derivanti da frodi mediche strutturali, quelle oggi integrate nella medicina.

 

9. Il metodo scientifico in biomedicina e le leggi di Campbell e Goodhart

Appare che la revisione in corso sulla terminologia e la definizione del cancro sia uno di quei casi, frequenti anche in medicina, nei quali il potere si impossessa di critiche valide al duplice scopo di disinnescarle e di volgerle a suo vantaggio. Ne è un esempio il caso ILVA, nel quale le scorte di minerale stanno venendo sostituite da disease reservoir con l’allarme inquinamento [56].

L’aristotelismo scientista è all’opera anche qui, mediante concezioni ingenue della scienza stessa. Si favoleggia di un metodo scientifico che proteggerebbe dalle frodi. Ignorando gli annosi problemi interni, epistemologici, del metodo scientifico, del quale nelle correnti discussioni pubbliche si fa un uso sostanzialmente mitico [57]. Beffardamente, l’anatomia patologica, che si ritiene offra il gold standard per la definizione e la diagnosi di cancro, è singolarmente carente dei requisiti necessari a considerare scientifica una disciplina.

Le diagnosi anatomo-patologiche di cancro agli stadi iniziali sono in genere prive del potere predittivo derivante da studi statistici di validazione adeguati; e la variabilità diagnostica tra patologi è elevata. Tanto che alcuni sostenitori della evidence-based medicine hanno paragonato l’anatomia patologica alla critica d’arte, nella quale l’intenditore attribuisce il quadro a un autore dallo stile e dai colori [41]. Ciò nonostante, sarebbe un errore, per le ragioni dette sopra, mettere in seconda fila l’anatomia macroscopica e l’istologia come insufficienti e antiquate. Bisognerebbe invece renderle scientifiche. Ricordando il detto latino che da chi ha tradito una volta bisogna aspettarsi che tradirà ancora.

Inoltre, in una forma di sussiegoso analfabetismo [57] che vede solo la scienza e ignora la metascienza (Ziman), si dà credito alla grottesca finzione per la quale la conoscenza scientifica non sarebbe inquinata e compromessa da fattori socioeconomici. Che nel caso della ricerca biomedica odierna è come dire che siccome i bilanci aziendali sono fatti di numeri e operazioni aritmetiche e la matematica non è un’opinione allora i bilanci non possono essere falsi. Nel caso della medicina gli interessi particolari sono di dimensioni colossali, e sono così tirannici da avere trasformato la vestale del tempio in una prostituta sacra.

Davanti alle trite proteste di scientificità, alimentate e non contrastate da tante contestazioni alternative sulla scienza, converrebbe considerare sempre la ricerca biomedica, la ricerca che viene decisa dai consigli di amministrazione ed è costantemente seguita e commentata sul Wall Street Journal, anche nella sua lapalissiana dimensione socioeconomica; senza dimenticare la dimensione antropologica. Un modo per farlo relativamente alle sovradiagnosi di cancro è avere presente la morale racchiusa nelle leggi di Campbell e Goodhart [58, 59]. La legge di Campbell osserva che “Quanto più un indicatore sociale quantitativo è usato per per prendere decisioni di politica sociale, tanto più sarà soggetto a pressioni corruttive e diverrà strumento di distorsione e corruzione dei processi sociali che dovrebbe monitorare.”. Questa regola è emersa come critica alla “politica basata sull’evidenza” di Tony Blair, della stessa famiglia ideologica dell’attuale “medicina basata sull’evidenza”. Affine ad essa è la legge di Goodhart, un banchiere, che pone che qualsiasi indicatore economico scientifico cederà sotto la pressione di un suo uso per scopi di controllo dell’economia. Così che quando una misura a carattere scientifico diviene un obiettivo politico “cessa di essere una buona misura”.

Ciò è avvenuto anche in medicina – ormai parte integrante e importante dell’imprenditoria e della finanza – per i criteri per diagnosticare precocemente il cancro. I metodi di diagnosi – già in sé stessi poco scientifici – sono stati sovraccaricati dalle pressioni economiche e hanno ceduto, e sono diventati essi stessi patologici. Sono divenuti, da custodi, strumento di corruzione. Oltre alla overdiagnosis e allo overtreatment, bisognerebbe considerare anche l’overburden, il sovraccarico dell’economia sui metodi di diagnosi e sull’intera oncologia. Un sovraccarico sulla definizione di cancro e sulla ricerca oncologica che va rimosso perché le deforma fino a stravolgerle. La scienza forse è prometeica, è amica dell’uomo come la raffigura la statua al Rockefeller Center a New York, di Prometeo che dona il fuoco agli uomini, mentre bambini e adulti pattinano sulla pista sottostante. Ma non bisognerebbe scambiarla con la statua di Atlante, che nello stesso centro regge il mondo, di fronte alla cattedrale di San Patrizio. La scienza non ha le spalle così larghe.

 

10. Quando cercare di curare è meglio che cercare di prevenire

L’intrusione nella ricerca sul cancro di fattori extra-scientifici antropologici ed economici, e la loro commistione con gli aspetti tecnici, dovrebbero invece essere esplicitamente messi in conto. Abbandonando il mito rassicurante di un invincibile metodo scientifico; un san Giorgio in grado di uccidere qualsiasi drago. Il metodo scientifico non è molto efficace contro la malignità umana, che può essere peggiore del cancro, e più insidiosa. Invece di scrollarsi di dosso l’aristotelismo scientista, si coltiva una scolastica scientista sofisticata ma deteriore. L’opzione della prevenzione secondaria è divenuta un dogma; mantenuto, come hanno fatto i seguaci di Aristotele dal Medioevo in poi, anche contro l’evidenza, e con argomenti ad baculum.

Errare è umano, e anche perseverare nell’errore è molto umano. Ma non è scientifico. Tanto più se l’errore ha una componente dolosa. Le sovradiagnosi sono una conseguenza, desiderata dal business, del programma di lotta al cancro basato sulla diagnosi precoce. L’esperimento non è riuscito. Il bilancio danni/benefici – già discutibile in sé – è andato in rosso in analisi formali sugli screening più importanti. Si è creata una situazione dove il responsabile scientifico dell’American Cancer Society afferma sul New York Times che studi scientifici mostrano che che l’attuale screening della prostata ha una probabilità 50 volte maggiore di rovinarti la vita che di salvartela; e una professoressa universitaria di medicina spiega perché rifiuta di sottoporsi allo screening mammografico, nonostante risulti tra le categorie a rischio secondo i protocolli ufficiali [60]. Oggi oltre al cancro c’è da temere quello che la medicina ci offre contro il cancro. Tra l’altro, gli esami radiologici usati negli screening comportano un rischio cancerogeno; la prevenzione clinica può provocare ciò che dice di voler evitare. I risultati dei programmi di screening sono lontani da quelli sperati, e a volte sono l’opposto; hanno prodotto una situazione dove il medico rappresenta un pericolo non meno che un aiuto. L’assenza di un ubi consistam facilita la moltiplicazione della spesa rendendo il cancro un’entità vaga [61], molle e sfuggente, modellabile come la creta, che si può adattare a prodotti sempre nuovi, con miglioramenti immaginari o minimi e asintotici, e una forbice tra costi e efficacia che si allarga.

Si può discutere a lungo sulla effettiva natura e le vere cause dei miglioramenti parziali presentati dalle statistiche epidemiologiche [62]. Ma di cancro, di cancro autentico, si continua a soffrire e morire, e gli screening alla “guerra al cancro” hanno dato non la vittoria, ma, con le sovradiagnosi, un aumento del cancer burden, il carico di cancro. Anche quest’altro overburden, sulla popolazione, va considerato. Dopo 30 anni di questa strategia, i nostri politici, bipartisan, continuano a sostenerla e rafforzarla come “nuovo modello di difesa della salute”.

Tanto sul piano scientifico che su quello socioeconomico si dovrebbe considerare di non credere ulteriormente al dogma di questa “prevenzione”. Ai nostri giorni, sia per ragioni tecniche (e a fortiori se la distinzione scientifica tra cancro e non cancro fosse davvero così problematica come si sostiene), sia per ragioni socioeconomiche, non bisognerebbe più affidarsi, aristotelicamente a occhi chiusi, al vecchio adagio del medico di Cronin che un oncia di prevenzione vale meglio di una tonnellata di cure [63].

Abbandonando la strategia di dare la priorità agli screening non solo si eviterebbero le relative frodi; si semplificherebbero la definizione scientifica e la diagnosi di cancro. Oggi si chiamano diagnosi, o diagnosi “precoci” quelle che sono in realtà etichette arbitrarie; e che dovrebbero chiamarsi “diagnosi premature” o predizioni, come detto. La previsione scientifica in biologia e la prognosi in medicina spesso sono difficili e aleatorie anche quando si hanno maggiori dati a disposizione. In questo caso si dovrebbe predire lo sviluppo di un’entità la cui costituzione non è del tutto nota, e che potrebbe non consentire tale predizione, almeno nei termini oggi dati per scontati. Togliere la priorità al programma degli screening eviterebbe di concentrarsi nella pratica e nella ricerca su quella che attualmente è una forma di divinazione. Se si pretende che la medicina faccia la sibilla, non c’è poi da meravigliarsi del carattere sibillino dell’attuale diagnostica tumorale. Curare è meglio che tirare a indovinare.

A questo punto si dovrebbe tornare a puntare primariamente sulla prevenzione vera, quella che riduce l’esposizione ai cancerogeni; e puntare a tagliare la testa al toro, ovvero a curare il cancro quando si presenta; un campo dove nonostante i soldi spesi, nonostante il progresso tecnologico generale, si è ancora al “caro babbo” quanto a risultati terapeutici. Non andrebbe dimenticato che esistono anche i cancri veri; ma nell’assetto attuale conviene mantenerli non guaribili, sia per vendere terapie farmacologiche antitumorali sempre nuove a prezzi elevati – che sono arrivati per certi prodotti allo stesso ordine di grandezza di quello dei prezzi delle case – sia per continuare l’espansione dell’intero mercato del cancro, sia per non perdere lo spauracchio necessario per spingere verso gli screening, e moltiplicare così il numero dei pazienti. Prima che la scienza, bisognerebbe ritrovare la decenza, il senno che quel patologo ha commentato essere stato perso dai suoi colleghi chiamando cancro ciò che non lo è.

 

11. La politica reale sulla sovradiagnosi

Ma è utopico aspettarsi un ritorno all’onestà scientifica, all’onestà linguistica, e all’onestà tout court, dato quello che sta avvenendo in realtà. La frode e i falsi positivi sono stati istituzionalizzati, e sono divenuti parte di uno dei pilastri dell’economia. Discorsi del genere di quello presentato qui non verranno presi in considerazione, se non in negativo. La dottrina ufficiale sul cancro non ammette deviazioni. Ora si è fatta questa apertura, a ragion veduta, anche per non esporre troppo il fianco alle critiche, e trasformandole in un’ulteriore opportunità di profitto. Chi ha denunciato le sovradiagnosi e le loro conseguenze anni fa è stato censurato e attaccato. Come per la Chiesa, si finisce al rogo oppure acclamati sostenendo le stesse cose, a seconda del periodo storico. Inoltre la verità ufficiale sul cancro varia a seconda dei mercati; e quella che in USA fa da freno a un’espansione economica troppo esuberante, che rischia di diventare insostenibile, non può essere diffusa allo stesso modo in Italia, dove c’ è ancora tanto da mietere e dove la reazione del pubblico potrebbe essere diversa.

Come minimo il pubblico dovrebbe essere informato. Informato che oggi a una diagnosi di cancro, se ottenuta con screening o per reperto incidentale, in una larga percentuale di casi non corrisponde un cancro autentico; mentre reali saranno le pesanti terapie a cui la persona verrà sottoposta dopo che gli è stata attaccata dall’ufficialità l’etichetta di malato di cancro. Informato che per la maggior parte degli screening i danni derivanti dal sottoporvisi sono molto più certi dei benefici, a livello di popolazione, e sono più probabili a livello individuale; che termini come lesione pre-cancerosa, carcinoma in situ, displasia, neoplasia intraepiteliale, etc. ; e anche in alcuni casi carcinoma [20] o sarcoma ben differenziati, e perfino in certe limitate situazioni descrizioni di neoplasia aggressiva, sono o possono essere diagnosi commerciali, infedeli e truffaldine. Informato che quello che ha visto con gli interventi chirurgici senza indicazioni della S. Rita è solo una versione grezza e artigianale, l’iniziativa di alcuni balordi sgradita agli stessi grandi interessi sul cancro, di una situazione ubiquitaria e istituzionalizzata [64]; l’introduzione dello screening per il cancro del polmone, supportata anche dagli allarmi sull’incremento di questa patologia per inquinamento [56], renderanno legali, in una veste elaborata, interventi di chirurgia toracica come quelli che si facevano alla S. Rita.

La soluzione del problema dovrebbe essere scientifica, e non sarebbe terribilmente difficile ottenere degli adeguati cutoff, dei limiti convenzionali ottimali, tra cancro e non cancro. Ma il problema è solo secondariamente scientifico, perché l’economia liberista ha bisogno di frodi come queste per restare in piedi. La definizione e diagnosi di cancro sono dunque un problema politico. Occorrerebbe che la politica se ne facesse carico. Oggi il potere è altrove e più in alto della classe politica. I rappresentanti politici eletti dal popolo dovrebbero servire come barriera alle prevaricazioni delle grandi forze che plasmano i destini dei popoli e degli individui; non esserne gli esecutori. Il caso delle sovradiagnosi conferma ciò.

Non ci sono sulla scena forze politiche di opposizione vera, che diffondano queste informazioni ai cittadini e portino il problema in sede legislativa e di governo. I “di sinistra” ora parlano di “Ottobre rosa” (epigrafe). Uno slogan commerciale ottenuto attingendo ai loro miti passati, che porta, insieme ad altre notizie [65] a chiedersi quanto distanti siano moralmente dal milieu berlusconiano delle papi girl; sul quale gli italiani si gingillano anziché occuparsi di argomenti politici seri. Di roseo non ci sono che, per gli investitori [66], le previsioni degli analisti finanziari sulla crescita economica del cancro. In USA la spesa sul cancro continua a crescere, a un tasso maggiore che in altri settori della medicina. Si prevede che sarà aumentata del 39% nel 2020 [67]. Gli italiani ignorano la necessità, in un mondo tecnologico sofisticato e insidioso, di aggregarsi e darsi istituzioni politiche proprie, non preconfezionate dall’alto (tra le quali va incluso anche il dissenso verboso, superficiale, dittatoriale e paralizzante di Grillo [68]).

I governanti, al servizio dei poteri forti, invece non stanno in “idle”. Il governo Letta nella Nota di Aggiornamento al recente Documento Economico Finanziario prevede di de-finanziare la sanità pubblica e di restringerne le prestazioni; cioè di costringere i cittadini a rivolgersi alle assicurazioni e alla sanità private. Allo stesso tempo, nel documento si stabilisce di potenziare i servizi di prevenzione [69]. Cioè non solo meno risorse per la sanità pubblica, ma anche impiego di parte delle risorse residue nelle procedure inutili e iatrogene esposte qui. Una sanità pubblica menomata e al servizio delle forme peggiori di business. La regressione dell’Italia, il metterla in posizione di arretratezza economica, sociale e culturale probabilmente comprende anche la sostituzione dell’economia reale con l’economia surrogata e fraudolenta della quale la frode medica strutturale e il cancro simulato sono importanti esempi.

E, indipendentemente dai governi, con grande abnegazione e spirito di servizio, politici, amministratori e dipendenti pubblici, magistrati, forze di polizia, si spogliano dell’onore e della dignità – o degli omologhi vestigiali che la Natura e l’educazione ricevuta gli hanno dato – e si impegnano per trasformare il dissenso tecnico in marginalità e devianza, censurando, boicottando, screditando, tentando di intimidire e provocare chi presenti analisi come questa, rendendogli la vita impossibile. Reati e infamie commessi per proteggere le infamie e i reati delle frodi sul cancro.

 

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Note

 

1. Welch H.G. Black W.C. Overdiagnosis in cancer. JNCI, 2010. 102: 605.

2. Lundberg G. What is and is not Cancer? Medscape, 29 agosto 2013.

3. Cosmacini G. Sironi V. A. Il male del secolo. Per una storia del cancro. Laterza, 2002.

4. Kaplan R. M. Disease, diagnoses, and dollars. Copernicus Books, 2009.

5. Sovradiagnosi. https://menici60d15.wordpress.com/sovradiagnosi/ .

6. L.J. Esserman et al. Overdiagnosis and overtreatment in cancer. An opportunity for improvement. JAMA 29 lug 2013.

7. Gotzsche P.C. Mammography screening. Truth, lies and controversy. Radcliffe, 2012.

8. Heleno B et al. Quantification of harms in cancer screening: literature review. BMJ, 16 set 2013.

9. The failure of cancer medicine? Lancet, 9 feb 2013.

10. Nelson. R. PSA screening does more harm than good, says new analysis. Medscape 29 set 2013

11. Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi. https://menici60d15.wordpress.com/2008/12/17/sos-cancro-nei-bambini-e-sovradiagnosi/.

12. Lo sfruttamento del bias da sovradiagnosi in oncologia. https://menici60d15.wordpress.com/2011/11/25/lo-sfruttamento-del-bias-da-sovradiagnosi-in-oncologia/ .

13. Parker-Pope T. Scientists urge narrower rules to define cancer. NY Times, 7 lug 2013.

14. Aliferis L. Cutting down on cancer overdiagnosis: national panel weighs in. The California report, 29 lug 2013.

15. La svolta: “Cambiamo la definizione di cancro” Corriere della Sera, 30 lug 2013.

16. G. Lundberg. What is and is not Cancer? Lundberg G.D. Medscape, 29 ago 2013.

17. O’Callaghan, T. If it isn’t life-threatening, don’t call it cancer. New Scientist, 12 ago 2013.

18. J.C.E. Underwood. Introduction to biopsy interpretation and surgical pathology. Springer-Verlag, 1987.

19. Wheeler T. Immunohistochemistry: when do we have too much of a good thing? Medscape, 6 mag, 2010.

20. Sovradiagnosi I. Come la medicina nuoce. https://menici60d15.wordpress.com/2012/04/12/sovradiagnosi-i-come-la-medicina-nuoce/ .

21. Wootton D. Bad medicine. Doctors doing harm since Hippocrates. Oxford University Press, 2006.

22. La UE come mostro adescatore. La proibizione agli stati nazionali di presentare argomenti scientifici. https://menici60d15.wordpress.com/2012/03/15/la-ue-come-mostro-adescatore-proibizione-agli-stati-nazionali-di-presentare-argomenti-scientifici/ .

23. Gli strani “compagni di letto” di Ingroia. https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/13/gli-strani-compagni-di-letto-di-ingroia/ .

24. Adorno T. W. Stelle su misura. Einaudi, 1975.

25. Pinto G. Storia della medicina in Roma al tempo dei re e della repubblica; investigazioni e studi. Tipografia Artero, 1879.

26. Medawar P.B, Medawar J.S. Da Aristotele a zoo. Dizionario filosofico di biologia. Mondadori, 1983.

27. Ziman J. Real science. Cambridge University Press, 2000.

28. Zahl P. et al. Results of the Two-Country trial of mammography screening are not compatible with contemporaneous official Swedish breast cancer statistics. Dan Med Bull, 2006. 53: 438.

29. La corruptio optimi nel liberismo. Le linee guida cliniche e il decreto Balduzzi. https://menici60d15.wordpress.com/2012/10/21/la-corruptio-optimi-nel-liberismo-le-linee-guida-cliniche-e-il-decreto-balduzzi/.

30. L’irresponsabilità della medicina in franchising. https://menici60d15.wordpress.com/2012/11/30/lirresponsabilita-della-medicina-in-franchising/ .

31. Bozzi P. Fisica ingenua. Garzanti, 1990.

32. Zito R. Il cancro della disinformazione (e viceversa). In: Manale di disinformazione. Ballardini B. Castelvecchi, 1995.

33. Il salasso ieri e oggi. La sinergia tra malattia e terapia. https://menici60d15.wordpress.com/2012/01/15/il-salasso-ieri-e-oggi-la-sinergia-tra-malattia-e-terapia/ .

34. McClellan III J.E. Dorn H. Science and technology in world history. An introduction. JHU press, 2006.

35. Raffle, A.E. Muir Gray J. A. Screening: evidence and practice. Oxford University Press, 2007. Citato in: Wennberg J.E. Tracking medicine. Oxford University Press, 2010.

36. Dittatura a stampo e medicina. https://menici60d15.wordpress.com/2012/01/23/dittatura-a-stampo-e-medicina/ .

37. Foucar E. Carcinoma-in-situ of the breast: have pathologists run amok? Lancet, 1996. 347: 707.

38. Spiegelhalter D.J. Understanding uncertainty. Ann Fam Med, 2008. 6: 196.

39. Crevatin F. Terminologia, traduzione, cultura. In: Manuale di terminologia. A cura di M. Magris et al. Hoepli, 2002.

40. Bell K, Ristovski-Slijepcevic S. Cancer survivorship: why labels matter. J Clin Oncol, 2013. 31: 409.

41. Pathology as art appreciation. Bandolier. Evidence-based health care, 1997. Vol. 4 issue 3.

42. Grogan K. Nearly 1000 cancer drugs in development in USA. Medscape, 1 giu 2012.

43. Riflessioni e divagazioni sulla scelta dei nomi. https://menici60d15.wordpress.com/2011/05/04/riflessioni-e-divagazioni-sulla-scelta-dei-nomi/ .

44. La convergenza di mafia e antimafia. Pizzo mafioso e pizzo di Stato. https://menici60d15.wordpress.com/2013/09/08/la-convergenza-di-mafia-e-antimafia-pizzo-mafioso-e-pizzo-di-stato/.

45. La disinformazione circolare sulle cause di malattia. https://menici60d15.wordpress.com/2012/09/21/la-disinformazione-circolare-sulle-cause-di-malattia/ .

46. Il rimprovero della maitresse. In: Sovradiagnosi II. Parodia e antiomeostasi nella medicina commerciale. https://menici60d15.wordpress.com/2012/07/07/sovradiagnosi-iii-parodia-e-anti-omeostasi-nella-medicina-commerciale/.

47. Oltre 580000 test l’anno in Italia, boom di analisi sui tumori. ADNkronos salute, 25 set 2013.

48. Biomarkers in cardiovascular medicine. The shame of publication bias. JAMA, 22 apr 2013.

49. West H. J. What molecular markers to order in non-small cell lung cancer? It’s a murky mess! Medscape, 28 mar 2010.

50. Hogan M. Better imaging doesn’t always mean better diagnosis, expert says. Medscape, 13 dic 2010.

51. Brownstein J. Long D. Will virtual colonscopy detect colon cancer or give it to you? ABC news, 20 mar 2019.

52. Michels D. Doubt is their product: how industry’s assualt on science threatens your health. Oxford University Press, 2008.

53. La fallacia esistenziale nel dibattito bioetico sulle staminali. https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/22/la-fallacia-esistenziale-nel-dibattito-bioetico-sulle-staminali/ .

54. Voler guarire senza essere malati. https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/30/voler-guarire-senza-essere-malati/ .

55. I giornalisti e il mal di schiena. https://menici60d15.wordpress.com/2011/04/21/i-giornalisti-e-il-mal-di-schiena/ .

56. ILVA. Dal cancro nascosto al cancro inventato. https://menici60d15.wordpress.com/2013/05/21/ilva-dal-cancro-nascosto-al-cancro-inventato/.

57. Bauer M. Scientific literacy and the myth of scientific method. University of Illinois Press, 1992.

58. Campbell’s law. Wikipedia.

59. Goodhart’s law. Wikipedia.

60. Bewley S. The NHS breast screening programme needs independent review. BMJ, 25 ott 2011.

61. La vaghezza del cancro. In: ILVA. Dal cancro nascosto al cancro inventato. Cit.

62. Nicotri P. Lotta al cancro: la scienza ha fatto progressi con le statistiche. Blitz quotidiano, 3 set 2012.

63. Cronin, A.J. Le chiavi del regno, 1941.

64. Cerca “S. Rita” in: https://menici60d15.wordpress.com/ .

65. Teolato L. Regione Lazio, il nuovo consulente è Pellegrino. Legale del PD e di Angelucci. Il Fatto quotidiano, 6 ott 2013.

66. Apolone et al. A new anti-cancer drug in the market: good news for investors or for patients? Eur J Cancer, 2008. 44: 1786.

67. Nelson R. Cancer care in crisis, says IOM report. Medscape, 15 set 2013.

68. Il grillismo al servizio del capitalismo predatorio. https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/17/il-grillismo-al-servizio-del-capitalismo-predatorio/ .

69. Bellelli A. Servizio sanitario sostenibile: la sanità ‘elettiva’ è utopia o realismo? Il Fatto quotidiano, 23 set 2013.

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2 dicembre 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Abati “Uranio impoverito, carabiniere malato di tumore. Tar: “Piena responsabilità Stato” “

Il carcinoma papillare della tiroide non è “una patologia gravissima” come scrivono i giudici: la prognosi è molto buona. Il carcinoma papillare della tiroide è tra le alterazioni che oggi si riconosce essere sovradiagnosticate. La sua incidenza è esplosa con l’uso dell’ecografia. E’ una di quelle alterazioni che più le si cerca, più le si trova; si dice infatti che la sovradiagnosi sia dovuta a “zelo” diagnostico. Per arginare il boom di diagnosi si è anche proposto di cambiargli il nome, per le lesioni di piccole dimensioni: da cancro a micro PLIC (micro papillary lesion of indolent course).

I noduli diagnosticati come carcinoma papillare della tiroide si presentano più frequentemente tra i 20 e i 40 anni. Mettendo da parte questo particolare caso, una diagnosi di carcinoma papillare della tiroide è il modo adatto per spillare soldi dei contribuenti e goderseli, dichiarandosi vittime dell’uranio impoverito, sfruttando lo zelo di magistrati e medici. La diffusione di notizie del genere si rifletterà inoltre negativamente sulla popolazione civile, favorendo il business della sovradiagnosi. La guerra è stupida, la guerra è il ladrocinio che si fa violenza, e questa è una delle sue bave.

Morris LGT et al. The increasing incidence of thyroid cancer: The influence of access to care. Thyroid, 2013. 23: 885.

Brito JP. Too much medicine. Thyroid cancer: zealous imaging has increased detection and treatment of low risk tumours. BMJ, 2013. 347: f4706.

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4 gennaio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Madron “Ricercatrice negli Usa, torna in Italia: “Ora dirigo un team in modo autonomo”

Sul NY Times del 29 dic 13 l’articolo “Breast Cancer Screenings: What We Still Don’t Know” spiega come “un programma di screening che dà falsi allarmi su circa metà della popolazione è oltraggioso”. Una lettera del 1 gennaio 2014 sul JAMA parla del dolore cronico che si instaura in una quota delle mastectomizzate. Su Il Fatto invece a segnare l’inizio per il 2014 della litania sul cancro della mammella è una gustosa notizia alla “Amici di Maria De Filippi” sulle “bionde che pensano” che vanno su e giù da Milano agli USA; e che, mentre si parla di carriere, vi rifilano concetti come l’introduzione di nuovi test per diagnosticare ancora più prontamente il cancro della mammella, quando già oggi c’è un vergognoso problema di sovradiagnosi. Buona visione. I commentatori paventano la ripartenza della attraente scienziata; ma trascurano che per certi business come l’industria del cancro basata sul marketing e sulla disinformazione, l’Italia è l’America.

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25 settembre 2014

Blog de il Fatto

Commento al post di D. G. Gessa ““Effetto Angelina Jolie”, in Uk raddoppia ricorso a screening per il cancro al seno”

Angelina e Susanna

“Avvicinandosi i 50 anni, con una storia familiare di cancro della mammella (nonna, zia e sorella) e fattori di rischio (gravidanza tardiva, basso numero di figli, obesità) ho dovuto considerare lo screening mammografico. E’ naturale temere il cancro e il suo trattamento; ed è comprensibile pensare “meglio stare sul sicuro”: che la promessa di una diagnosi precoce possa migliorare la probabilità di vivere e di stare in salute.

Ho rifiutato però l’offerta dello screening, perché il programma di screening del NHS [SSN inglese] non stava dicendo tutta la verità. […] I benefici erano esagerati, i rischi taciuti.” [Ad un’analisi dei dati disponibili appare che] i benefici dello screening sono marginali, nel migliore dei casi. […] Alle donne non è stata detta la verità sulle gravi riserve sullo screening. Milioni di donne sono passate per la catena di montaggio dello screening per il tumore della mammella inconsapevoli dei problemi, delle critiche, e del rischio reale in termini quantitativi.”

(Susan Bewley, professor of complex obstetrics, Division of Women’s Health, King’s College, London. The NHS breast screening programme needs independent review. British Medical Journal, 25 ott 2011).

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4 aprile 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Di Grazia “Medici o stregoni? Chi ci mette al riparo dai ciarlatani?

Ci sono ciarlatani come quelli smascherati da Striscia la notizia; e ci sono i grandi corruttori come Berlusconi, che produce la trasmissione che smaschera i piccoli ciarlatani. Ieri sera Report ha mostrato un imprenditore siciliano, dirigente di Confindustria, paladino della lotta al pizzo, ora indagato per collusioni con la mafia. Ci sono i ciarlatani classici come Hamer; e, a proposito di melanoma, c’è una medicina ufficiale che mentre addita (ma non troppo) i ciarlatani come Hamer, sovradiagnostica in massa il melanoma; un cancro la cui incidenza apparente è andata alle stelle negli ultimi anni. Così che sembra esserci un epidemia. C’è piuttosto “un epidemia di diagnosi di melanoma”: si è preso a chiamare melanoma anche alcune lesioni pigmentate che non sono cancro, con un notevole incremento del business (V. Melanoma. In: Welch et al. Overdiagnosis. Making people sick in the pursuit of health. Beacon press, 2011. capitolo 5. Tradotto in italiano da Il Pensiero Scientifico).

@ Powers of Ten. Quella che riporti è la versione propagandistica e giustificativa di routine delle sovradiagnosi di melanoma: colpa dei pazienti, e comunque meglio andare sul sicuro. L’autore che cito racconta che anche lui pensava che tra le varie sovradiagnosi di cancro questa avesse limitate conseguenze negative; e come un dermatologo gli abbia fatto notare che togliere una losanga di cute, a volte dalla faccia, la falsa etichetta di malato di tumore di uno dei cancri più aggressivi, la susseguente sorveglianza, non sono cose da poco. Le statistiche indicano che questo eccesso di zelo, mentre sottrae indebitamente denaro dei contribuenti a scapito di cure utili, non ha ridotto la mortalità per melanoma nella popolazione. Ha migliorato la “sopravvivenza” dei diagnosticati, come è ovvio avvenga se si diagnostica una malattia che non c’è. Artefatto che viene spacciato per evidenza di successo.

@ Powers of Ten. “Una sovradiagnosi non va confusa con un falso allarme: nei falsi allarmi ai pazienti si dice che non hanno il cancro, e non vengono trattati; ai pazienti che sono sovradiagnosticati si dice che hanno il cancro e quindi li si tratta”1. Gli screening causano anche falsi allarmi; ma tu confondi, e neghi che vi sia il problema, diverso e più grave, delle sovradiagnosi: non-cancri che sono dichiarati cancro. E’ la sovradiagnosi che ha fatto sì che il melanoma sia il tumore la cui incidenza risulta essere cresciuta più di qualsiasi altro tumore. In USA e in Europa l’incidenza si è triplicata in 20 anni.

Una settimana fa un articolo su Il Fatto citando i NAS ha spiegato la differenza tra “adulterazioni”, “sofisticazioni”, “falsificazioni”, “contraffazioni”, “italian sounding” nelle frodi sull’olio di oliva. Per le diagnosi di cancro invece vige un candore bambinesco. Si nega che possano esistere manipolazioni, e se costretti si interviene a loro difesa; anche facendo i finti tonti e cercando di confondere tra fattispecie diverse. L’atteggiamento da scienziato galileiano, esercitato con voce grave sulle assurdità di Hamer o Simoncini, è sostituito da un’apparente ottusità (il tono resta sostenuto). Un’ottusità che viene rispettata e protetta, anche da chi persegue i piccoli imbroglioni di Striscia e dell’olio di oliva.

1 Welch HG Less medicine, more health. Beacon Press, 2015.

@ Powers of Ten. No, non sempre si viene a sapere “se era effettivamente melanoma o no” col vetrino e le colorazioni. La diagnosi istologica di melanoma può essere falsamente positiva; e ciò può accadere di routine, per come è [artatamente] impostata la dottrina, non per un deficit di capacità del patologo 1.

Sull’idea che sia un bene scoprire alterazioni morfologiche (o di laboratorio) clinicamente silenti la rimando al libro citato di Welch del 2015, che spiega al pubblico come tale ragionamento, all’apparenza indiscutibile, sia invece fallace e pericoloso. L’autore, un medico universitario, porta vari esempi, incluso l’uso della RMN. La RMN dà es. seri problemi di attendibilità, che vengono più sfruttati che contrastati, nella sclerosi multipla; e nella progressione dei gliomi ad alto grado (dove si parla di “pseudorisposta” e “pseudoregressione”). Del suo caso personale non so dirle nulla. Al pubblico, e agli addetti istituzionali onesti, bisognerebbe dire che l’imaging, e gli esami ad alta sensibilità, hanno un ruolo importante nelle sovradiagnosi, potendo generare facilmente falsi positivi. Ai pazienti dovrebbero dirlo i medici: già nel 1994 un editoriale del NEJM faceva presente ai medici che la prescrizione “per sicurezza” di esami di RMN può “mettere in moto una serie di interventi medici sconsiderati”.

1 Foucar E. Debating Melanocytic Tumors of the Skin: Does an “Uncertain” Diagnosis Signify Borderline Diagnostic Skill? Am J Dermatopathol, 1995. 17: 626.

@ Powers of Ten. Questo è panglossismo medico: descrivere in termini positivi le carenze fraudolente della medicina. Come chi lodasse l’oste che annacqua il vino perché evita ai suoi clienti l’ebbrezza alcolica. O e’ molto “buono” o e’ socio del’oste ….

@ Powers of Ten. Eh sì, il problema della distorsione e dell’ingarbugliamento dei già complessi problemi medici è un po’ complicato …

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9 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Franco “Agenzia del farmaco, non è permesso accedere agli atti sui rimborsi spese del presidente Melazzini”

Virus 1953: Ma, fare un esposto alla Corte dei Conti?

@ Virus 1953: La Corte dei Conti ha appena chiesto 400000€ a Susanna Fiorini, l’infermiera condannata per aver falsificato referti di test di screening del tumore del colon, per “lesione della fede pubblica” e “avere diffuso allarmismo e sfiducia nelle istituzioni”. Ma nessuna Procura o Corte dei Conti vede quanto sono falsi e ingannevoli i messaggi sia istituzionali sia di privati per indurre a sottoporsi agli screening es. per il cancro della mammella, millantando benefici e tacendo dei rischi e di probabili bilanci sfavorevoli* (né la propaganda per quello del colon è esente da manipolazioni**). La Corte dei Conti non appare diversa da altre giurisdizioni che in campo medico coonestano il frame ufficiale, calcando la mano, omettendo e favorendo la censura. Di figure come Melazzini non bisognerebbe occuparsi applicando il sistema che è stato attribuito al Procuratore di Palermo Scaglione: guardare la minuzia, cioè quello che forse potrebbe intascare coi rimborsi (come in effetti si è già visto col rimborso forfettario in reg. Lombardia), e lasciare indisturbato il grosso, ovvero ciò che fa intascare alle case farmaceutiche a danno dell’erario; e della tutela della salute.

*Keen JD Jorgensen KJ. Four principles to consider before advising women on screening mammography. J Women’s Health, 2015. 24:867.
**Horgan J. Why I won’t get a colonscopy. Sci Am 12 mar 2012.

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20 aprile – 5 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Bauducco “Ivrea, Roberto Romeo risarcito per malattia professionale: “Ho usato il cellulare per 15 anni: ora non sento più dall’orecchio destro” “

Gli esperti sanno che “il cancro più lo si cerca più lo si trova”: si trovano lesioni non maligne o a bassa malignità che vengono sovradiagnosticate e sovratrattate. Ciò vale anche per il tessuto nervoso. Es. i gliomi a basso grado trovati incidentalmente investigando cefalee o traumi cerebrali. Con decisioni definite “controverse”, per queste lesioni clinicamente silenti e indolenti si sta passando dal “wait-and-see” a chirurgia, chemio e radio. C’è perfino chi propugna lo screening per i gliomi, una proposta che fa il paio con l’andare ad attaccarsi allo schwannoma vestibolare pur di dire che i cellulari causano tumori cerebrali. La sentenza, che arbitrariamente associa il cellulare, oggetto comune, all’immagine, resa familiare dai film, dei tumori cerebrali aggressivi, favorisce il business dei sovratrattamenti. Fa sì che accostandolo all’orecchio il cellulare vi immetta la pulce del cancro. Mentre i danni sociali della cultura dello smartphone e le pratiche da filibustieri delle compagnie per sfilare soldi non vengono discusse, i magistrati applicano una lente ingrandente e danno credibilità al rischio implausibile e non dimostrato dei tumori cerebrali da telefonino. Aumentano così l’incertezza invece di ridurla, e lanciando allarmi servono interessi che invece andrebbero contrastati; in campo medico incappano spesso in queste sfortune. La sentenza-spot dovrebbe far temere più che altro di non finire privati senza ragione di una cucchiaiata di cervello.

 

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30 settembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di V. Langher “‘È depressa’, invece ha il cancro. Quando è il medico ad aver bisogno di aiuto”

Può accadere che un cancro sia erroneamente diagnosticato come depressione (il cancro del pancreas in particolare). La consigliera dell’ordine degli psicologi evidenzia questa trave nell’occhio altrui. Ma non guarda al pilone da viadotto appenninico che è nell’occhio di chi lancia questo genere di allarmi tacendo il caso opposto, diversi ordini di grandezza più frequente: dove una depressione facilita la falsa diagnosi di cancro. Per un carcinoma metastatico della mammella non diagnosticato e scambiato per depressione, quante donne hanno un falso positivo di cancro della mammella essendosi sottoposte per depressione ad accertamenti? Il tasso di sovradiagnosi per gli screening per il cancro della mammella è stimato sul 30%-50%. Gridando solo a Scilla, cancro scambiato per depressione, si aiuta Cariddi, la depressione che favorisce l’etichettare e trattare sani come malati di cancro, lucrosamente e in massa. Gli psicologi dovrebbero parlare al pubblico della malattia come “surrogate complaint” nel mondo attuale: di come venga incoraggiato l’esprimere una sofferenza morale in termini di malattia organica. Ciò, e la propaganda a senso unico sui falsi negativi, favoriscono i falsi positivi, con l’abbandono delle incertezze della clinica in favore di percorsi diagnostici e biomarkers in realtà tarati per il profitto. “Il sistema impone” ai medici di creare pazienti; anche a favore della psico-oncologia.

ILVA. Dal cancro nascosto al cancro inventato

21 maggio 2013

21 maggio 2013

Appello al Popolo

Il lobbying si fonda sull’abilità di saper presentare i propri interessi particolari come manifestazioni di interessi e valori superiori[…]. Il lobbying può addirittura parassitare gli sforzi di razionalizzazione delle opposizioni, le quali tendono sempre a cercare un progetto o una concezione ideale, laddove invece vi sono solo propositi affaristici. Il lobbying fagocita il linguaggio e le idee degli oppositori e, attraverso un’opportuna distorsione, li riutilizza ai propri scopi affaristici. (Comidad [1])

Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso. (G. Debord)

 ccc

1. Attenti alla coltellata in uscita

La chiusura dell’ILVA di Taranto ridurrà i danni da inquinamento. Ma potrà causare danni di altro genere alla salute della popolazione, e un aumento delle statistiche di incidenza dei tumori e di altre patologie, tramite la medicalizzazione, la sovradiagnosi e la iatrogenesi conseguenti all’allarme. Espongo qui come ciò possa avvenire; e come vi sia un complesso apparato volto a fare sì che ciò avvenga. L’avvertimento non riguarda solo l’ILVA, i tumori e i tarantini, ma è estendibile ad altre località e altre malattie, ed è quindi di interesse generale.

In alcune situazioni la risposta istintiva ad un problema in realtà lo aggrava, o causa unintended consequences negative. Nel test WAIS per la misurazione del quoziente intellettivo, nella sezione sul ragionamento morale, è presente la domanda: “Siete al cinema e vedete un principio d’incendio. Cosa fate?”. Alla risposta “grido al fuoco” viene dato solo metà punteggio, perché anche la calca provocata dall’allarme può causare danni. Ma anche una reazione istintiva pacata può essere dannosa: il direttore di Le Monde, Halimi, ha scritto che “In un teatro in fiamme gli spettatori si lasciano facilmente guidare da chi sostiene di sapere indicare l’uscita –  anche se la strada non è quella giusta”. Anche una reazione basata su argomenti veri e razionali può essere controproducente. Nelle epidemie di colera di metà Ottocento a Londra era stato riconosciuto, correttamente, che le feci trasmettono la malattia. Il tentativo di ridurre il contagio allontanando le feci dalle abitazioni mediante fognature, che scaricavano nel Tamigi, dal quale si attingeva l’acqua potabile, fece aumentare il numero dei decessi.

Un altro esempio è quello della coltellata. Estrarre un coltello confitto nel corpo può provocare la morte aggravando l’emorragia. Anche l’estrazione del coltello fa parte della coltellata; la si potrebbe chiamare “la coltellata in uscita”. Un corpo estraneo confitto ad es. nel torace va tolto dal chirurgo in sala operatoria. La chiusura dell’ILVA per inquinamento, che viene presentata come una vittoria della società civile e della magistratura contro i sordidi interessi dei padroni delle ferriere, contiene anch’essa l’equivalente di una coltellata in uscita per la cittadinanza. Restano infatti coperti alcuni suoi effetti perversi, del tipo “profezia che si auto-avvera”, che vengono favoriti e che la dovrebbero fare qualificare come un cambiamento gattopardesco, anziché una liberazione.

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2. Pacco, doppio pacco e contropaccotto

L’eterogenesi dei fini può avere carattere doloso, come mostra nel film “Pacco, doppio pacco e contro paccotto” l’episodio omonimo. Nell’episodio, il “buon samaritano” che si offre di riparare a una truffa permette ai complici di commetterne una seconda; e poi un indignato falso maresciallo dei Carabinieri la fa replicare un’altra volta ancora. L’errore delle vittime sta nella loro falsa rappresentazione dei “soccorritori”. La fiducia mal riposta in forze istituzionali “etiche” ha rilevanza anche in questo caso, come si dirà. Ma è la falsa rappresentazione dello stato di cose sulle minacce alla salute, e sulla medicina, che gioca un ruolo preponderante.

Noi abbiamo spesso una rappresentazione scolastica, semplice ma superata, di alcune realtà tecniche. Personalmente, credevo che la mezzadria fosse ancora in vigore; ho appreso solo poco tempo fa ciò che giuristi e agricoltori sanno benissimo: in Italia la stipulazione di nuovi contratti di mezzadria è vietata da quasi 40 anni. La rappresentazione grafica dell’atomo di Bohr, con gli elettroni che girano come pianeti attorno al nucleo in orbite nette, è un’icona familiare al grande pubblico; ma tra poco compirà un secolo la teoria che l’ha superata.

Anche la concezione comune sui rapporti tra inquinamento, salute e medicina è soggetta a un anacronismo. Si ritiene che la minaccia rappresentata dall’inquinamento sia censurata, e che la medicina combatta invece per la salute. Oggi in realtà dell’inquinamento si parla perfino troppo, e una parte non trascurabile della medicina, mentre lo denuncia, non è contrapposta all’inquinamento, ma gli è affiancata come fattore patogeno; e lo sfrutta ai suoi fini.

In passato la concezione sull’inquinamento come pericolo occultato, e isolato, da cui guardarsi senza se a senza ma, era più realistica. Lorenzo Tomatis ha illustrato le pressioni, le frodi scientifiche, i trucchi, la corruzione degli esperti e dei politici, le manipolazioni mediatiche con le quali si sono nascosti – e si nascondono – i danni da inquinamento e da cancerogeni. Oggi però all’inquinamento si è aggiunto, e si è associato, un altro fattore patogeno, dovuto alla medicina stessa.

Perseguendo il profitto, la medicina odierna si è ritorta contro l’uomo, come denunciò Illich; divenendo essa stessa una minaccia alla salute. E’ una medicina che, puntando al profitto, tende a vedere la malattia anche dove non c’è, e a simularne la presenza, o perfino a favorirne l’insorgenza o ad aggravarla; che tende a trattarla anche quando non ha mezzi efficaci; che preferisce cronicizzarla piuttosto che curarla. Vi è un problema di sovradiagnosi, sovratrattamento, iatrogenesi e cronicizzazione; sul quale la medicina ufficiale è omertosa o reticente, soprattutto in Italia. Una medicina che, ad esempio, è in conflitto di interesse con la riduzione delle complicazioni delle terapie, riduzione che le provoca un notevole danno finanziario: è ciò che ha evidenziato un recente studio sulle complicazioni degli interventi chirurgici [2]. Questo orientamento ha la complicità dei medici, ma è dovuto primariamente all’industria e alla finanza. Che a questo scopo non solo spendono miliardi di euro all’anno in propaganda e marketing (inclusa quella efficace tecnica di persuasione che consiste nel dare mazzette), ma si avvalgono anche delle istituzioni dello Stato.

In questo quadro, l’inquinamento, da Proibito, ovvero ciò di cui non si parla, è divenuto Negativo, ciò che viene riconosciuto ed è ammesso nella discussione pubblica, dove viene condannato; perché utile a fini non dichiarati [3]. L’inquinamento, se in parte viene tutt’ora nascosto e minimizzato quando si tratta di indicare responsabilità specifiche, è stato sdoganato, perché serve come alibi e come spauracchio per spingere verso la medicalizzazione e la sovradiagnosi [4]; che restano invece ampiamente nel recinto del Proibito. La chiusura dell’ILVA ridurrà l’inquinamento, e i danni alla salute che provoca; ma l’allarme, spingendo la gente a sottoporsi impaurita ad esami diagnostici e a terapie, può portare ad un incremento di diagnosi di cancro e altre malattie. Un incremento artificiale, dovuto al fatto che l’attuale medicina, per ragioni di interesse, è congegnata in modo da favorire sia i falsi positivi, cioè a etichettare come patologiche o gravi condizioni che non lo sono, sia l’insorgenza di patologie iatrogene. Inoltre, allocando fondi pubblici e risorse per questi interventi si lasciano scoperti servizi di assistenza medica utili.

Anche la chiusura dell’ILVA, nei modi nei quali è stata attuata, provocherà quindi danni alla salute dei cittadini. Danni di un tipo differente, ma sempre legato al profitto, e  più strettamente legato al profitto di quanto non lo siano i danni da inquinamento. Ho illustrato i meccanismi di questo effetto [5]; anche a proposito della “nave dei veleni” di Cetraro [6,7] (prima che la magistratura accertasse che era un falso allarme; probabilmente associato a un depistaggio sullo smaltimento clandestino di rifiuti tossici e radioattivi).

Il clamore sulla chiusura dell’ILVA ha modificato il modello della realtà; embricando nuovi inganni e nuovi danni a vecchie ingiustizie che stanno divenendo obsolete. Presento qui per sommi capi l’articolato complesso di false concezioni che hanno dato forma a tale nuova ontologia.

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3. La vaghezza del cancro

Che il cancro sia un’entità reale lo sperimentano i pazienti con neoplasia in stadio avanzato, es. quelli afflitti dai dolori delle metastasi ossee. Il cancro è un’entità materiale concreta. I tumori solidi si presentano in genere macroscopicamente come noduli a margini infiltranti, il più delle volte di consistenza aumentata rispetto al tessuto normale. Nel caso estremo di alcuni sarcomi degli arti, per alcuni fini speciali il campionamento viene effettuato congelando l’arto amputato e tagliandolo a fette con una segatrice a nastro da macelleria.

Oggi però il cancro è divenuto un’entità vaga, cioè un concetto che non ha confini netti, che permettano sempre di dire “questa lesione è un cancro e quest’altra non lo è”. Col progresso della medicina, e con la sua industrializzazione, si sono infatti inglobate sotto la temibile parola proliferazioni benigne, processi reattivi, varianti anatomiche, alterazioni dismorfogenetiche, e, nella pratica clinica, artefatti diagnostici. La definizione del cancro, affidata alla scienza, invece di venire ridotta entro limiti il più possibile ristretti e netti, come sarebbe stato dovere della scienza, è stata ampliata e sfumata. L’area grigia tra benigno e maligno, o tra cancro e non cancro, è stata dilatata e annessa al dominio del cancro con concetti come quelli di lesioni precancerose, carcinoma in situ, tumore a bassa aggressività; e con teorie eziologiche ad hoc.

I motivi sono difficili da comprendere per quanto sono elementari. Diagnosticare come cancro ciò che non si comporta come cancro aumenta tre cose: i profitti, aumentando il numero dei trattati e quindi del consumo di prodotti e servizi medici; il potere, suscitando paura; il prestigio, perché i falsi positivi risulteranno come successi terapeutici.

Per rendere possibili queste sovradiagnosi si è sfruttata la “scienza”: a mano a mano che il cancro veniva definito dalla microscopia, dalle caratterizzazioni molecolari, dalle nuove tecniche di imaging, si sono allargati i suoi confini. Una nuova ondata, peggiore delle altre, è un arrivo: quella dei “biomarkers”, che consentirebbero la diagnosi precoce del cancro e di altre malattie con semplici esami del sangue “oggettivi”. In realtà sono un signum che permette ancor più dei criteri precedenti di sganciare la diagnosi dalla realtà biologica; e che si presta quindi a infinite possibilità di manipolazione. L’ideologia che ha permesso sia l’allargamento delle diagnosi di cancro, sia il suo sfruttamento commerciale su larga scala, medicalizzando la popolazione sana, è quella della “prevenzione” [8]: se si prende il cancro a tempo, si può curarlo meglio. Ciò che non si lascia sapere al pubblico è come questa idea, o meglio il suo stravolgimento, abbia un rovescio negativo, dannoso per la salute, che può essere preponderante [9,10].

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4. I cancerogeni culturali

La paura del cancro, la disinformazione sul cancro, sono cancerogene, sul piano pratico e su quello statistico. Non perché causino materialmente il cancro, ma perché possono portare alla sua sovradiagnosi. (Che a sua volta può condurre, con una frequenza non trascurabile, allo sviluppo di un cancro vero, da antitumorali). Un esempio è dato dal carcinoma della mammella. Si è lanciato lo screening negli anni ’70, come la soluzione al problema. Si calcola che con questa campagna, secondo la quale le donne che non si sottopongono allo screening sono mentalmente insane, in USA in 30 anni si siano generate false diagnosi di cancro della mammella – e quindi gravi danni fisici, psicologici ed economici – su 1.3 milioni di donne; mentre lo screening “sta avendo, nel migliore dei casi, solo un piccolo effetto sulla mortalità per cancro della mammella” [11]. Le mammografie hanno rilevato noduli che non si sarebbero in realtà comportati come cancro, nonostante vengano chiamati così.  Oggi ci sono numerosi studi che smentiscono il trionfalismo su questo screening, il principale. Fonti ufficiali ammettono che la sua efficacia è assente, o se c’è è debole; mentre non si può dire lo stesso dei suoi effetti avversi.

Critiche analoghe stanno comparendo per altri screening. Per il cancro della prostata i falsi positivi in USA sono stati stimati in un milione di casi [v. citaz. in 6]. Appaiono dichiarazioni che dovrebbero suonare sconcertanti al pubblico. Otis Brawley, chief medical officer della American Cancer Society (associazione che è tra i maggiori responsabili dell’accaduto) ha così riassunto i risultati di uno studio clinico: “Con il test del PSA per lo screening del cancro della prostata avete una probabilità circa 50 volte maggiore di rovinarvi la vita piuttosto che di salvarvi la vita”. Una donna, professore universitario di ostetricia, con una storia familiare positiva e multipli fattori di rischio per il cancro alla mammella, ha spiegato pubblicamente i motivi scientifici per i quali ha rifiutato lo screening mammografico [12]. Come per altri tumori, non è stato sviluppato un trattamento che curi le donne che sono affette da cancro della mammella aggressivo; solo “progressi terapeutici”. Se si sapessero curare i cancri veri, non si riuscirebbe più a vendere quelli finti con la scusa della “prevenzione”. Mentre la mammografia, data la cancerogenicità dei raggi X, qualche cancro vero lo provoca, sui grandi numeri; la TAC per la prevenzione del cancro del polmone, con le sue elevate dosi di radiazioni, può fare di peggio.

Nel caso del cancro del polmone non ci sono stati sostanziali miglioramenti del tasso di sopravvivenza negli ultimi decenni. Si è invece rispolverata l’idea, già scartata per i risultati deludenti degli studi clinici, di sottoporre a screening almeno una parte della popolazione, quella dei fumatori (strategia finanziata dalle case produttrici di sigarette). Oggi si discute su quando definire “positivi” i risultati delle TAC usate per questo screening [13,14]: si vuole fare “prevenzione” non solo senza dati davvero validi sulla sua efficacia e vantaggiosità, ma ammettendo che non si sa dire con certezza se quello che si individua come un cancro agli stadi iniziali lo è davvero. Ciò – soprattutto per uno screening che può portare all’asportazione chirurgica di parti dei polmoni – è in stridente contrasto col principio etico, derivato da considerazioni tecniche, che se si offre un trattamento medico per una data patologia a una persona che è in salute per quella patologia si ha l’obbligo di essere certi del beneficio [15]. Uno screening su basi tanto forzate porterà a situazioni non dissimili nella sostanza da quelle della S. Rita, con asportazione di lobi polmonari senza cancro in soggetti che spesso hanno già una ridotta capacità respiratoria; ma legalmente, e su larga scala. Davanti alle pressioni di attori economici dotati di una potenza smisurata, che passano come un carro armato su una realtà biologica irta di ostacoli tecnici e di trabocchetti  [15,16], e anzi li sfruttano a loro vantaggio, di tutto ci sarebbe bisogno fuorché di suscitare paure eccessive nella popolazione. Essendo onesti; se non lo si è, questo è invece proprio ciò che va fornito, in carenza di motivazioni valide, per aiutare l’avvio del business. Cliniche private hanno già cominciato a offrire TAC “preventive” a pagamento.

Tumori come cancro della mammella, prostata, colon, tiroide, rene, tessuti emopoietici e linfoidi, melanoma cutaneo, e anche neoplasie pediatriche [5] hanno, accanto alla forma maligna vera, versioni che, per essere brutalmente chiari, si possono chiamare “taroccate”. Anche per le malattie non neoplastiche che effettivamente vengono aumentate dall’inquinamento atmosferico, come le comuni malattie cardiovascolari e respiratorie, si sono sviluppati e si stanno sviluppando complessi sistemi di sovradiagnosi [9].

Questo gioco necessita di campagne di propaganda, che puntano nella direzione opposta a quella dell’analisi e della razionalità. In USA il lancio dello screening della mammella, allora annunciato come la salvezza e oggi fortemente criticato, beneficiò della propaganda creata coi casi di due first ladies, Nancy Reagan e Betty Ford. Oggi abbiamo Angelina Jolie che fa pubblicità su scala globale, con l’annuncio della sua mastectomia preventiva, ai biomarkers diagnostici, in base ai quali si è fatta operare. La notizia ha fatto alzare in borsa le azioni della ditta che vende, speculandoci, il costosissimo test genetico [17]. In Italia l’allarme tumori ottenuto anche con il caso ILVA spinge la popolazione verso la medicina; che l’aspetta a braccia aperte.

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5. La nuova medicina dell’Era dell’informazione

Siamo nell’Era del  “capitalismo cognitivo”, nel quale la piramide medica, con i sani alla base e le cure terziarie al vertice, si capovolge [18]: si punta alla grande platea generale, alla vendita direct-to-consumer, mentre i medici si defilano e divengono “facilitators”; o “partners”, “soci” del paziente. Quella sull’ILVA è un esempio dell’informazione funzionale a tale nuovo schema, nel quale si confonde spesso “informazione” con “verità”. Si trascura che l’informazione, anche se paludata da scienza, può essere falsa: ciò che si chiama “bugia”, “disinformazione”, “falsa prova”, “fattoide”, “verità parziale e fuorviante”, etc. Del resto, “comunicazione” è oggi divenuto l’eufemismo per “propaganda”. Si incoraggiano i cittadini a pretendere, anche come diritto giuridico, “informazione” sui temi della salute (la catchword ora è “trasparenza”). Ma:

La disonestà collettiva cominciò dall’inizio. La dottoressa Angela Raffle, consulente in sanità pubblica dei programmi di screening nazionali in UK, dopo aver parlato alla conferenza Europa Donna a Milano nel 1997, ricevette il seguente commento da un direttore di un programma di screening radiologico olandese per il cancro della mammella: “Non sono d’accordo con nulla su ciò che lei dice. Noi dobbiamo mentire alle donne”. Raffle chiese perché, e il radiologo rispose: “Perché se non mentiamo non verranno”.

A metà anni ’90, il professor Michael Baum, che aveva allestito il primo centro di screening in UK nel 1988, si dimise dal comitato di direzione dei programmi di screening del servizio sanitario nazionale quando venne informato dal deputy chief medical officer che se alle donne fossero stati riferiti tutti i fatti non avrebbero aderito, e il programma non avrebbe raggiunto la soglia del 70%. [19].

In soldoni, la falsa informazione spinge le persone a sottoporsi a esami diagnostici preventivi; questi portano alla sovradiagnosi e a un trattamento ingiustificato; trattamento che è spesso iatrogeno, e trasforma il soggetto in un malato vero; e che si auto-sostiene causando complicazioni a cascata, spesso simili a quelle della malattia che dice di trattare; così che il paziente si trova in una trappola di esami diagnostici, cure e controlli, dai quali rischia di non uscire più [20]. L’enfatizzare da parte dei medici il pericolo inquinamento, offrendo contemporaneamente servizi diagnostici e di cura, e il sottacere i derivanti rischi iatrogeni da sovradiagnosi, è un altro esempio delle bugie “a fin di bene” propugnate a Milano dal radiologo olandese; bugie che vengono pronunciate sostenendo che l’era del paternalismo medico è finita.

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6. Deindustralizzazione e riconversione. Il cancro da sottoprodotto a materia prima

Magistratura e società civile si sono svegliati sull’ILVA solo dopo che si è avviato il processo di deindustrializzazione del Paese. Un processo imposto dall’esterno, a detta di diversi insider. La chiusura della grande acciaieria va in questa direzione. La medicina si evolve di conseguenza. Nel descrivere la medicina come strumento del potere, 40 anni fa Maccacaro osservava che il modo di produzione capitalista guarda alla salute delle masse secondo un calcolo razionale: e che [allora] non interessava la morte della forza-lavoro, che sarebbe stata una perdita; né il suo benessere, che avrebbe costituito un onere inutile. Ciò si rifletteva sulla pratica medica, che puntava a mantenere la popolazione sana quanto bastava alla domanda di lavoro [21]. Oggi, nell’era post-industriale, dove c’è sempre meno bisogno di braccia mentre aumenta il peso degli anziani, e sotto il regno dell’ideologia liberista, l’equazione del rapporto tra salute della popolazione e profitti del grande capitale si è modificata, ed è divenuta ulteriormente sfavorevole per le classi subalterne. Chi è inutile, in quanto non produttivo o non necessario, è zavorra della quale liberarsi; o da far fruttare in altro modo.

La medicina è una industria che traina l’economia [22]. Studi approfonditi hanno mostrato come, combinando la disinformazione e gli allarmi con la manipolazione istituzionalizzata dei criteri diagnostici, si costituiscano artatamente “disease reservoir”, “giacimenti” o “serbatoi” di malattia [23] altamente redditizi. Che si possono raffigurare come i giganteschi serbatoi delle scorte di materia prima di un impianto industriale. Una soluzione è dunque di mettere gli operai, e in generale i cittadini, sul nastro trasportatore della catena di montaggio della medicina industriale. Non è più il tempo dei laminatoi, ma delle pipelines delle case farmaceutiche. Declina la stella dell’ILVA, e in un modo che facilita questa riconversione industriale, mediante la medicalizzazione. Del resto, a Brescia, la città dei proprietari dell’ILVA, cliniche private sono state aperte da padroni di fonderie che chiudevano. Nel capitalismo cognitivo, mentre chiude l’industria pesante, accanto alle Grandi Opere, o al loro posto, si erigono le Grandi Frodi.

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7. La linea del mammografo

Il business medico è un business globale, alla conquista sistematica di nuovi mercati. Ad es. si prevede che il fatturato per la vendita di farmaci per il cancro della mammella crescerà nei prossimi anni dell’8% all’anno nei paesi BRIC [24]; la Goldman Sachs sta investendo in aziende di tecnologie mediche in India. In questo quadro, nella vecchia Europa il Meridione italiano rappresenta una piccola area che è come sfuggita alle pennellate incrociate dell’imbianchino sul muro. Nel Meridione i programmi di screening sono molto meno diffusi che nel Centro-Nord: l’estensione reale è spesso la metà o un terzo, e in alcuni casi un decimo, di quella del Nord, che è in linea coi valori europei. Ciò va contro ai desiderata delle multinazionali e della finanza, codificati dalle direttive europee. Questo allarme su Taranto, come quello di anni fa sulla Cunsky [6,7] – dove pure hanno fatto capolino i servizi – consentirà di portare a regime uno dei pochi mercati europei non ancora saturi. Si alza quella che Sciascia chiamava “la linea della palma,” con la (comoda [25]) diffusione della mafia al Nord, e si abbassa – verso i mercati della sponda nord-africana – “la linea del mammografo”. Sono due movimenti diretti da forze che convergono al vertice (e che probabilmente, dati casi pregressi di interesse della mafia per la medicina commerciale, hanno punti di contatto anche sul territorio). Partecipare a questo nuovo corso come lavoratore addetto al nastro, o come paziente sul nastro, è una delle prospettive di uscita dei cittadini del Sud dalla morsa della recessione e disoccupazione.

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8. La Nato e la salute dei popoli

La chiusura dell’ILVA è stata collegata alla volontà della NATO di installare un suo porto a Taranto [26]. E’ un fattore credibile. Anche la TAV, la cui costruzione è sostenuta dai politici con l’irremovibilità di Don Abbondio – e riceve un sostegno dalla magistratura mentre questa fa chiudere l’ILVA – è di interesse NATO [27]. La NATO si occupa di guerra, e in genere non aumenta la longevità, la salute, il benessere e la serenità delle popolazioni. La NATO si occupa anche di affari, dei quali è il braccio militare [28], e quello medico è un affare di prim’ordine. Sul piano economico la medicina attuale è una prosecuzione dell’economia di guerra. Più in particolare, “Si possono fare molti soldi dicendo alle persone sane che sono malate”. Così comincia un celebre articolo del British Medical Journal [29]. La NATO, e i poteri economici che serve, questo lo sanno; con la chiusura dell’ILVA per inquinamento, come è tipico di un certo genere di operazioni [30] si prendono più piccioni con una fava.

I poteri atlantici possono ordinare ai loro zelanti referenti della politica e delle istituzioni italiane [31] uno sconvolgimento come questo, e fargli avere ampia visibilità. Allo stesso tempo, ottengono dai loro servi locali di far togliere di mezzo le voci libere. I corpi di polizia che negli Anni di piombo servivano l’alleanza atlantica pilotando terrorismo rosso, nero e mafia e utilizzandoli per eliminare italiani che ostacolavano i disegni dei poteri sovranazionali, oggi la servono con metodi sofisticati e apparentemente incruenti, ma animati dallo stesso spirito omicida, avvalendosi stavolta di disgraziati di altra specie. Dove abito, a Brescia, una città con legami atlantici, anche riguardanti la medicina, lo Stato si occupa di screditare e zittire con metodi criminali chi guasterebbe, se fosse ascoltato, la rappresentazione che si vuole dare della medicina; come quella che viene promossa in questa operazione su Taranto.

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9. La giustizia come momento della frode. La responsabilità ontologica dei magistrati

Un corollario della massima di Debord sul vero come momento del falso è che, nella società dello spettacolo, la giustizia può essere un momento della frode. L’intervento della magistratura in sé è fondato. Ma la magistratura non ha supplito alla classe politica, come ha detto Giancarlo Caselli: si è accorta dei “mulini satanici” quando i tempi storici, ai quali appare sensibile più che al tempo della vita delle persone [32], lo richiedevano. La magistratura, come chi grida “al fuoco” al cinema, ritiene che il clamore suscitato e i suoi effetti sulla popolazione non la riguardino. Una magistratura che è determinante nel costruire la nuova realtà, nel modificare lo Zeitgeist, senza doverne rispondere. Una magistratura amica del grande business, che vede solo quello che le fa comodo, più che rispettosa della NATO e sottomessa alla legge della NATO prima che alla Costituzione. La stessa magistratura che col suo sguardo altamente selettivo, con una combinazione di interventi forti e di omissioni voraginose, mentre a Taranto combatte l’inquinamento fa propaganda su tutto il territorio nazionale a frodi mediche come le staminali [33,34]; che partecipa a varie campagne di disinformazione e propaganda del business medico [35]; e offre l’indispensabile sostegno e la copertura giudiziaria a operazioni di eliminazione di chi si oppone a questi crimini.

A Brescia la magistratura applica a grandi imprese inquinanti come A2A e ai grandi affari della medicina la dottrina Pizzillo [36], per la quale se non si vuole danneggiare l’economia bisogna permettere ai grandi interessi di spadroneggiare, e di soffocare il dissenso con metodi non meno gravi di quelli per i quali la Procura a Taranto ha contestato all’ILVA e a rappresentanti delle istituzioni la commissione di reati, e ha ordinato arresti eccellenti. Credo che sia ampiamente sottovalutato il ruolo della magistratura, a fianco a quello della politica, nella sottomissione del Paese a volontà sovranazionali, giocato alternando iniziative encomiabili, “atti dovuti”, occhi ben serrati e complicità attiva; dai tempi di Portella, passando per gli Anni di piombo, fino all’attuale corso storico.

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10. L’ecologismo liberista. Terzo viene l’Uomo

Chi oserebbe criticare una battaglia ecologista sulla salute, per di più fondata? Soprattutto se ci si ritiene progressisti. Invece questo è uno dei casi nei quali si dovrebbe attingere alla critica marxista, che ha denunciato l’ecologismo in voga come una faccia dell’ideologia liberista [37,38]. Qui l’ecologismo, giustificando la deindustrializzazione, svolge la sua funzione di freno, quando la locomotiva capitalista vuole frenare,; anzi, la funzione di demolitore: diviene strumento della “distruzione creativa” di Schumpeter. Allo stesso tempo serve da pungolo per nuovi consumi, stimolando la medicalizzazione; e da alibi, stornando verso l’inquinamento l’attenzione sulla natura iatrogena dell’attuale medicina. E’ stato osservato, da autori conservatori, che già fin dalla nascita, con i movimenti innescati dai libri di Rachel Carson e Barry Commoner negli anni Sessanta e Settanta, l’ecologismo ha avuto tra i suoi effetti anche quello di spingere verso l’oncologia di massa tramite la “cancer scare” [39].

L’ecologismo liberista è notoriamente malthusiano; non pensa affatto a fare campare tutti cento anni. E’ stato preparato da centri di ricerca ecologisti e di “sviluppo sostenibile” il recente studio finanziato dalla Commissione Europea [40], che riporta: “L’UE deve prendere delle drastiche misure per ridurre la crescita demografica sia in Europa sia, e soprattutto, nel resto del mondo.”; “Nel 2015, nei Paesi Europei il suicidio volontario o assistito sarà diventato legale.”; “Entro il 2020, la maggior parte dei canali d’informazione sarà controllata dal governo e utilizzata nel tentativo di indurre nuovi comportamenti sociali”. La medicalizzazione è potenzialmente in grado di ridurre la longevità, e di trasformare almeno in parte il problema dell’invecchiamento della popolazione in un vantaggio economico. Come per le recenti campagne per l’eutanasia, anche per la medicalizzazione si fa in modo, col supporto di interventi giudiziari [41-43], che sia la vittima a chiedere di essere sacrificata.

Questo ecologismo crea inoltre nuovi mercati, come quello della bonifica dei siti inquinati, in una “economia della finestra rotta”, dove si guadagna creando danno prima, e riparandolo poi. Quello che questo ecologismo non fa è trarre conclusioni politiche coerenti. Si occupa solo di temi particolari, avulsi dal contesto socioeconomico e storico, che non considera e non mette in discussione, se non con qualche vaga chiacchiera. Venato di spiritualità, come alcune religioni di successo è doppiamente appagante presso il pubblico; soddisfa il bisogno di alti ideali, ma è indulgente col fedele, permettendogli di credere di poter avere la botte piena – il modello consumista – e la moglie alticcia che vagheggia un Eden coi cerbiatti e le cascatelle. I sinceri progressisti dovrebbero chiedersi dove porta questo tipo di ecologismo; e interrogarsi sulle questioni radicali che un’autentica sensibilità verso la Natura pone, e se il posto dell’Uomo è davvero terzo, dopo il Business e la Natura. E qual è la preferibile, delle 6 permutazioni possibili.

In quest’ambito la medicina ufficiale – che quando occorre continua a negare i pericoli dell’inquinamento e dei cancerogeni – ha scoperto una coscienza ambientale. Viene data ampia visibilità a battaglieri medici ecologisti che intervengono in modo che il pubblico attribuisca esclusivamente all’inquinamento l’incremento del carico di malattia. Ordini dei medici hanno preso posizione in questo senso, e si sono sviluppate teorie speculative per attribuire all’inquinamento anche l’incremento delle diagnosi di malattia in età pediatrica. L’inquinamento fa molto comodo alla medicina commerciale: induce paura e quindi consumi, mentre, addossando a un altro fattore, autentico, colpe che non ha oltre a quelle che ha, lascia indisturbata la medicina riguardo alle sue responsabilità sulle false diagnosi e la iatrogenesi. Uscendo dalla sfera clinica e affrontando il tema ecologico si ottiene di poter sostenere che l’aumento drammatico delle diagnosi di comuni tipi di tumore non è dovuto anche, come invece è stato mostrato, alle sovradiagnosi; ma solo al fumo che esce da camini e tubi di scappamento (oltre che alle vittime stesse, che indulgerebbero in “stili di vita” dissennati [4,20]). I medici ecologisti, come il marito che picchia la moglie e fuori fa il galante, dovrebbero fare pulizia nella loro casa professionale prima di lanciarsi in altruistiche campagne sull’inquinamento.

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11. Scienza 2.0

I dati scientifici sugli effetti sulla salute dell’inquinamento da ILVA, e l’interpretazione dei dati che ha permesso di presentare Taranto come un luogo infernale rispetto al resto dei centri urbani, non sono al di sopra di dubbi e critiche circa la loro solidità e interpretazione. Appare improbabile che tali effetti siano assenti, ed è certo che si sia voluto occultare l’inquinamento, ma la dimensione quantitativa dei danni alla salute non è stata determinata con sicurezza. Potrebbe essere inferiore, o anche superiore, a quella stimata.  Ai fini di ciò che si considera qui, diamo per assodato che vi sia realmente un problema particolarmente grave, di danno alla salute da inquinamento a causa dell’ILVA. Anche ammettendo ciò, sono comunque presenti distorsioni.

Come la piramide medica vista prima, anche il rapporto scienza-politica è capovolto. Si dovrebbe partire dai dati scientifici, per prendere decisioni politiche. A seguire dovrebbero venire l’informazione ai cittadini, e l’intervento della società civile. Gli interessi economici particolari dovrebbero restare estranei, o ai margini, di questo processo sulla salute pubblica. Invece si parte dagli interessi privati dei poteri forti, e si punta direttamente ai sentimenti dell’opinione pubblica e alla loro manipolazione. Politica e giornalismo divengono strumenti di questo processo; e così la scienza. Una scienza “post-accademica” che è sottomessa a interessi economici e politici, e, nel migliore dei casi, “dice la verità ma non tutta la verità” [44]. Sull’ILVA la scienza lancia un allarme fondato, ma dà anche credibilità all’allarmismo. Tace su ciò che non conviene: non parla del pericolo della medicalizzazione e della iatrogenesi. I tumori infantili sono un genere di tumori per i quali l’Italia ha ottenuto dei tristi record statistici, e che secondo il giudizio a occhio di alcuni loquaci pediatri insorgerebbero con frequenza spaventosa a Taranto a causa dell’inquinamento. Nella recente monografia dell’AIRTUM sui tumori infantili, mentre si riporta un aumento dell’incidenza la parola “sovradiagnosi” è presente n=0 volte. Lo studio dà invece largo spazio al fattore inquinamento.

Da alcuni anni gli scienziati, gli epidemiologi in questo caso, lavorano, letteralmente, insieme a pubblicitari professionisti per lanciare campagne che sono un genere ibrido tra scienza e pubblicità [45]. I numeri delle statistiche tradizionali si mescolano a quelli delle “sentiment analysis”. I creativi del marketing sono avvantaggiati: la diade miasmi/medicina, mal aria/scienza medica, è quella della medicina ippocratica, che ha fatto presa sui popoli per tanti secoli. Non sorprende quindi che, mentre i risultati sull’inquinamento da emissioni dell’ILVA e altri siti vengano agitati quanto più possibile, sulla medicalizzazione, sovradiagnosi e iatrogenesi già presenti, e sulla loro accentuazione come contraccolpo dell’allarme, si taccia, non si facciano studi mirati, non vi sia dibattito politico; e non si avvisino i cittadini di quest’altro pericolo, che è concreto come quello dell’inquinamento, ed è legato all’allarme sull’inquinamento; ma che comunicare sarebbe antieconomico come è stato per l’inquinamento negli anni precedenti.

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12. Battaglie civili contro la padella e a favore della brace

Nel commentare la recente scomparsa di Andreotti, un blogger ha riportato uno scritto di Longanesi. Ne riporto un brano: “Quella di un romano non si può mai chiamare vigliaccheria. I romani la sanno lunga sul modo di servire i padroni e, nello stesso tempo, i propri interessi e usano della loro apparente fierezza per far sembrare la viltà solo un adattamento.”[46]. L’arte di lavorare servilmente per il potere apparendo allo stesso tempo critici temerari ha raggiunto in tutta Italia livelli sofisticatissimi. Una regola fondamentale di tale arte è di accettare come vere e indiscutibili le motivazioni ufficiali delle contese pubbliche tra poteri, ignorando la differenza tra chi si oppone a un’ingiustizia disinteressatamente e chi la combatte al fine di sostituirla con un’altra ingiustizia a suo vantaggio [47]. L’industria biomedica mostra una consumata abilità nell’allestire casi “etici”, dove si possono servire business luridi apparendo mossi da intenti umanitari [48,49]. L’ILVA offe un’altra magnifica possibilità agli impegnati, agli intellettuali e ai moralisti che tengono famiglia.

Ai tanti in buona fede della base faccio presente che i poteri ai quali si vorrebbe dare l’assalto ci sovrastano anche sul piano culturale; e sanno come incanalare ideali positivi e istanze legittime verso i propri fini, soprattutto nel campo della salute. Un tempo ciò si chiamava “demagogia”. Sarebbe ora di riconoscere l’esistenza della demagogia medica; e dei modi sottili – a volte accoppiati a modi volutamente grossolani [33,34] – coi quali agisce. Es. l’opera eccezionale di Franco Basaglia, radicale vero, fu sfruttata per ottenere la chiusura dei manicomi; come conveniva al business degli psicofarmaci, le “camice di forza chimiche”, al cui enorme mercato diede inizio uno scienziato anticonformista e critico del sistema, Laborit. Ciò che in Italia si ottenne con la cosiddetta “Legge Basaglia”, in USA fu decretato da Reagan [50].

Con scandali come questo dell’ILVA si sta diffondendo l’idea che dove c’è un rischio ambientale per la salute, la popolazione va messa sotto controllo sanitario. La popolazione che abita nelle vicinanze del nuovo inceneritore di Torino verrà regolarmente controllata, sottoposta ad analisi di laboratorio e check-up [51]. Anche se l’ILVA non chiudesse definitivamente, o chiudesse parzialmente – e anzi a maggior ragione – forme di medicalizzazione, organizzate o spontanee, verranno comunque instaurate. La gente, indottrinata, è contenta di ricevere attenzioni mediche; sensibilizzata da “contestatori” come Grillo, che non perde occasione per attaccare gli inceneritori come pericolosi. Io stesso, avendo scritto ad A2A di Brescia una lettera sul mancato rilascio dei dati sulle emissioni in base ai quali al suo inceneritore era stato conferito un premio (notando che della giuria faceva parte la ditta costruttrice), e avendo mostrato la lettera ad ambientalisti, fui contattato dalla Casaleggio Associati, che ne ha fatto uno degli argomenti di Grillo [52].

Ma Grillo, come l’ufficialità che lancia anch’essa di questi allarmi [5], tace sui danni da medicalizzazione che ne derivano. Non si dice che un programma di screening sulla popolazione generale porta con sé effetti nocivi. Alcuni gruppi anti-inceneritori chiedono controlli medici sulla popolazione, o addirittura li organizzano. Si è al paradosso che un fattore di danno alla salute, la presenza di un inceneritore o di altre fonti di inquinanti, permette interventi locali che aggirano i criteri e i controlli che limitano gli screening per evitare che provochino danni alla salute. Grillo e gli altri “antagonisti” aprono la via alla medicalizzazione del problema; anche dando voce ai medici ecologisti, che indicano l’inquinamento come un flagello parlando in nome della medicina, ma si scordano di come la loro categoria vi speculi. Con impostazioni come questa, Taranto, e altri siti sottoposti a misure di sorveglianza, divengono siti a rischio da danno iatrogeno oltre che da inquinamento.

Non si nota come l’allarme inquinamento stia servendo a introdurre misure di controllo biopolitico della popolazione senza una discussione politica, facendo appello ai sentimenti viscerali della gente. Misure di controllo e di intervento sul corpo, che mettono a serio rischio la libertà, i diritti fondamentali e la salute degli individui. Mentre ci si accalora a “educare” la cittadinanza perché consumi sempre più prodotti medici, non c’è chi la educhi davvero, spiegando che gli esami diagnostici vanno considerati alla stregua di medicine, e che assumerli da sani può portare a conseguenze altrettanto dannose.

 

13. Cittadini pensanti ma non troppo

Anche i cittadini si sono svegliati a comando. Sono incoraggiati a farlo: si parla oggi di “medicina partecipativa”; nella quale il cittadino è coinvolto nelle decisioni. E’ la filosofia del reality: lo spettatore che sale sul palcoscenico, che si fa protagonista. Mentre da un lato lo si convince a votare i peggiori, i corrotti e gli inetti, che creano di queste situazioni, si fa credere al cittadino che lui è capace di valutare e decidere su intricati problemi tecnici, e lo si invita a “scegliere” la soluzione e il prodotto che ritiene più adatti; un’evoluzione dell’imbarbarimento portato dalla società dei consumi di massa, osservato da Pasolini, per il quale alla perdita della cultura popolare si accompagna la crescita dell’ignoranza e della presunzione. L’utopia borghese, che prevede una società nella quale ciascuno svolga seriamente il proprio compito – a partire dal compito di elettore – viene rifiutata dalla gente come noiosa e antiquata, e repressa e marginalizzata dal potere come eversiva.

Nonostante un gruppo civico a Taranto abbia assunto il preoccupante nome di “cittadini pensanti” (e anche “liberi”), tanti attivisti non pensano che vi siano interessi contrastanti tra offerta e domanda di salute. Né considerano che il divenire “partner” o“alleato” di chi si guadagna da vivere, o prospera, vendendo costosissimi prodotti medici, che è illusorio credere di poter valutare da profani sul piano del merito, espone ad essere raggirati. Sono “pensanti q.b”, pensanti quanto basta a chi muove i fili. Gli esperti di pubbliche relazioni rilevano che i programmi di sorveglianza sanitaria sono ben accolti dalla popolazione, che aderisce al modello elementare “inquinamento cattivo-medicina buona”. Mentre diffondono la paura delle peste, i cittadini impegnati ignorano il pericolo della iatrogenesi che si profila e anzi gli vanno incontro di corsa. Non amano invece gli avvertimenti sulle spinte amorali che plasmano l’attuale medicina.

La storia in forme diverse si ripete. Bortolozzo, l’operaio che sollevò l’allarme sulla pericolosità del cloruro di vinile monomero a Marghera, fu per anni isolato e malvisto dai suoi colleghi e dai sindacati; c’era anche chi insinuava che fosse mosso da secondi fini [53]. La generale indifferenza, ignara, incredula e infastidita, sulla nuova forma di sfruttamento e di danno alla salute costituita dalla medicina come contraltare dell’inquinamento, è la reincarnazione dell’indifferenza che negli anni del boom economico portava le masse ansiose di posti di lavoro e di consumi a trattare come ubbie filosofiche e da “figli di papà” [53] le denunce dei danni alla salute provocati dall’inquinamento causato dall’industrializzazione e dalla società dei consumi. Sono discendenti di quelle di allora anche le omertà professionali, politiche, intellettuali, giudiziarie, mediatiche.

Né i cittadini mettono in discussione il modello di crescita generale, che prevede di usare come discarica l’atmosfera, che non è “il vuoto”, ma, dotata di estensione e massa, un oggetto fisico [54]. Un oggetto che inaliamo. Questo uso è intrinsecamente sbagliato; è come se un artigiano usasse la stessa scodella per mangiare e per gli impasti della sua attività lavorativa. Il cielo sopra di noi è il posto dell’aria, degli dei celesti e degli ideali umani. Viene fatto credere che con queste lotte puntiformi all’inquinamento e con l’abbraccio con la medicina si mettano le cose a posto, e si ripristini il rispetto verso il cielo; in termini nuovi, la bestemmia invece continua.

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Note

1. Comidad. La lobby di Bill Gates si insedia nella scuola. 9 maggio 2013.

2. Eappen S. Relationship between occurrence of surgical complications and hospital finances. JAMA, 2013. 309: 1599.

3. Giancarlo Caselli e i NO-TAV: il Negativo e il Proibito. https://menici60d15.wordpress.com/2012/02/23/giancarlo-caselli-e-i-no-tav-il-negativo-e-il-proibito/

4. La disinformazione circolare sulle cause di malattia. https://menici60d15.wordpress.com/2012/09/21/la-disinformazione-circolare-sulle-cause-di-malattia/

5. SOS cancro nei bambini e sovradiagnosi. https://menici60d15.wordpress.com/2008/12/17/sos-cancro-nei-bambini-e-sovradiagnosi/

6. La magistratura e la separazione dei valori: il caso della “nave dei veleni”.  https://menici60d15.wordpress.com/2009/10/28/la-magistratura-e-la-separazione-dei-valori-il-caso-della-“nave-di-veleni”/

7. Quando “less is more”. https://menici60d15.wordpress.com/2009/11/18/quando-“less-is-more”/

8. Per una lotta ai contronimi ideologici: la “Prevenzione”.  https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/27/la-lotta-ai-contronimi-ideologici-prevenzione/

9. Sovradiagnosi. https://menici60d15.wordpress.com/sovradiagnosi/.

10. Welch HG. et al. Overdiagnosed. Making people sick in the pursuit of health. Beacon Press, 2011.

11. Bleyer A. Welch G. Effect of three decades of screening mammography on breast-cancer incidence. NEJM, 2012. 367: 1998.

12. Bewley S. The NHS breast screening programme needs independent review. BMJ 2011; 343 doi: 10.1136/bmj.d6894.

13. Henschke CI et al. Definition of positive test result in computer tomography screening for lung cancer. Ann Int Med, 2013. 158:246.

14. Veronesi G. et al. Estimating overdiagnosis in low-dose computer tomography screening for lung cancer. Ann Int Med, 2013. 157: 776.

15. Reich, JM. Improved survival and higher mortality. The conundrum of lung cancer screening. Chest, 2002. 122: 329.

16. Reich, Goodwin M, Gleeson FV. The pitfalls of lung cancer screening. Cancer Imaging, 2004. 4: 52.

17. PharmaTimes. Myriad Genetics stock rises on Angelina Jolie surgery. 15 mag 2013.

18. Smith R. The future of healthcare systems. Information technology and consumerism will transform health care worldwide. BMJ, 1997. 314: 1495.

19. The James Lind Alliance. New book explains the breast screening controversy. 9 feb 2012.

20. Parodia e anti-omeostasi nella medicina commerciale. https://menici60d15.wordpress.com/2012/07/07/sovradiagnosi-iii-parodia-e-anti-omeostasi-nella-medicina-commerciale/

21. Maccacaro G. Classe e salute. In: La salute in fabbrica. Savelli, 1974.

22. La medicina come rimedio ai limiti della crescita economica. https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/15/la-medicina-come-rimedio-ai-limiti-della-crescita-economica/

23. Kaplan, RM. Disease, diagnoses, and dollars. Facing the ever-expanding market for medial care. Copernicus Books, 2009.

24. PharmaTimes. BRIC nations’ breast cancer drug sales “to grow 8%/year”.  28 feb 2013.

25. I professionisti della metamafia. https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

26. Comidad. A Taranto via l’ILVA per far largo alla NATO. 31 lug 2012.

27. Bovo F. TAV, treno ad alta velocità atlantica. Statopotenza, maggio 2012.

28. Dinucci M. C’è anche la NATO economica. Il Manifesto, 19 feb 2013.

29. Moynihan R et al. Selling sickness: the pharmaceutical industry and disease mongering. BMJ, 2002. 324:886.

30. Terrorismo multipronged?  https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/.

31. L’ambasciatore USA ordina il sostegno al loro complesso magico-industriale.  https://menici60d15.wordpress.com/2013/03/20/4753/

32. Il rispetto della storia nell’azione giudiziaria.  https://menici60d15.wordpress.com/2011/02/13/rispetto-della-storia-nellazione-giudiziaria/

33. Gli strani “compagni di letto” di Ingroia. https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/13/gli-strani-compagni-di-letto-di-ingroia/

34. Il magistrato e gli stregoni. https://menici60d15.wordpress.com/2013/04/15/il-magistrato-e-gli-stregoni/

35. Nuove P2 e organi interni.  https://menici60d15.wordpress.com/2011/12/08/nuove-p2-e-organi-interni/

36. Reati contro l’economia. https://menici60d15.wordpress.com/2011/01/23/reati-contro-leconomia/

37. Paccino D. L’imbroglio ecologico. L’ideologia della natura. Einaudi, 1972.

38. Hudson L. The political animal: species-being and bare life. Meditations, 2008. 23: 89.

39. Efron E. The apocalyptics : cancer and the big lie. How environmental politics controls what we know about cancer. Simon & Schuster,  1984.

40. Gardner L et al. OPEN:EU Scenario Storylines Report: Scenarios for a One Planet Economy in Europe. Lug 2011.

41. Il riduzionismo giudiziario nella frode medica strutturale: il caso del testamento biologico. https://menici60d15.wordpress.com/2009/06/24/il-riduzionismo-giudiziario-nella-frode-medica-strutturale-il-caso-del-testamento-biologico/.

42. Contro il relativismo etico ed epistemico. https://menici60d15.wordpress.com/2009/06/03/contro-il-relativismo-etico-ed-epistemico/.

43. Questionario immaginario ai magistrati sul testamento biologico. https://menici60d15.wordpress.com/2009/03/09/questionario-immaginario-ai-magistrati-sul-testamento-biologico/

44. Ziman, J. Real science. Cambridge University Press, 2000

45. Come raccontare l’epidemiologia in un mondo 2.0. Seminario dell’Associazione Italiana di Epidemiologia. Bologna, 6 mag 2013.

46. Malvino. Blog di Luigi Castaldi. Nessun mistero. 8 maggio 2013.

47. La differenza tra opposizione e take-over. https://menici60d15.wordpress.com/2012/10/14/la-differenza-tra-opposizione-e-take-over/

48. Sulle regole per la Roche. https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/30/sulle-regole-per-la-roche/

49. Il grillismo al servizio del capitalismo predatorio. https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/17/il-grillismo-al-servizio-del-capitalismo-predatorio/

50. Comidad. Lavoro: finto negoziato e vero colonialismo NATO. 22 mar 2012.

51. Autori vari. “Se sono residente nelle vicinanze di un  inceneritore per lo smaltimento dei rifiuti, le emissioni prodotte dall’impianto possono rappresentare un rischio per la salute mia e dei miei familiari?”. Relazione al Convegno “Al cittadino non far sapere” dell’Associazione Italiana di Epidemiologia. Bologna, 7 mag 2013.

52. Blog di Beppe Grillo. Premio fai da te degli inceneritori. 8 nov 2006.

53. Bettin G. Dianese M. Petrolkiller. Feltrinelli, 2002.

54. Diritto dell’atmosfera.  https://menici60d15.wordpress.com/2010/12/04/diritto-dellatmosfera/

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V. anche: Teenage cancer

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18 novembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Lapertosa “Rifiuti tossici, allarme pediatri: “Rischio cancro inaccettabile. Incidenza alta” “

Non è così semplice come mostrano i media; non è così cinematografico, coi buoni che combattono i cattivi. L’inquinamento è un grave pericolo per la salute, riconosciuto, ma vi sono altri pericoli, nascosti e contrari al senso comune, che sono potenziati dal battage sull’inquinamento. Le cose possono essere ancora più sudice di come vengono presentate; la camorra può essere usata come “forcone” per spingervi verso “angeli” in camice bianco che angeli non sono. State attenti su questi allarmi, per voi e per i vostri figli, perché oltre ai cancri da inquinamento ambientale e da cancerogeni nei prodotti di consumo ci sono anche i falsi cancri da sovradiagnosi. (V. “Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato”).

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13 gennaio 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Zaccariello “I preti contro discarica di Poiatica: ‘Cloaca nauseante. Noi preoccupati per la salute’ “

“Trasi munnizza e esci oru” diceva un mafioso del business dei rifiuti. Un business basato sul degrado, che attrae mafiosi, corrotti e cascame umano di vario genere. La concentrazione di monnezza fisica genera una concentrazione di monnezza umana. Lo smaltimento rifiuti non solo riceve, ma emette. Dai rifiuti può anche uscire cancro, per inquinamento. Ma possono uscire diagnosi di cancro anche attraverso allarmi basati sull’emotività, come quelli che qui lanciano i preti, e che vanno a favorire il business dei cancri taroccati, un florido business nel quale i preti hanno grossi interessi (v. “Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato”).

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@ anton ruud. Sono questioni complesse, ma anche fraudolente. E che, come nelle frodi di strada, abbisognano, tra i vari compari, di gorilla che intimidiscano e screditino chi dice cose non gradite, che potrebbero mettere sull’avviso i polli. Nel gergo dei truffatori USA i dissuasori si dicono “Heavy”, o “Freddy”. Ne è un piccolo esempio il tuo commento, sguaiato, senza senso e vagamente minaccioso, che cerca di fare passare me per favorevole a una manifestazione del liberismo dissennato nel quale i preti inzuppano il pane; salvo vestire i panni dei salvatori, per lanciare nuove frodi a loro vantaggio, aggiornate ai tempi.

Come in tutte le truffe, si gioca sull’avidità del pollo; al quale va bene lo stile di vita consumistico, salvo saltare su quando i rifiuti gli arrivano al collo. Allora ascolta le voci più allarmistiche, reagendo come al solito di pancia, e cascando in nuovi seducenti imbrogli.

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@ mosquito. Sarebbe tanto se ci fosse un 5% della popolazione che si informa, studia e ragiona invece di farsi dire per cosa deve protestare dagli imbonitori con la tonaca o in borghese.

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6 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Terra dei fuochi, il provvedimento è legge. Screening gratuito e utilizzo dell’esercito”

I rifiuti sono, dal punto di vista economico, “”autofertilizzanti””, come certi reattori nucleari: ciò che producono può a sua volta essere sfruttato. Sui rifiuti ci sono i business nei quali l’inquinamento è l’effetto. E quelli dove l’inquinamento, creato dai business precedenti, è la causa, cioè l’occasione per fare altri soldi: con le bonifiche; ma non solo. Anche con la medicalizzazione e la iatrogenesi. Non dice la verità, ma dice una cosa vera don Patriciello commentando “”E’ un punto di inizio, non di arrivo””. Non è una svolta, ma una prosecuzione su nuove basi.

Sono noti i danni alla salute provocati dal business del primo tipo, cioè da inquinamento. E’ molto meno noto che sono possibili anche danni alla salute provocati dal business del secondo tipo, mentre il potere mostra di voler soccorrere chi ha lasciato fosse esposto a sostanze tossiche. Davanti alla premurosa elargizione di screening gratuiti dopo decenni di libero inquinamento, gli abitanti della Terra dei fuochi dovrebbero stare attenti a non cascare dalla padella alla brace: dai danni alla salute da inquinamento a quelli da medicalizzazione. Vedi l’articolo ““Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato””, reperibile su internet. (Siti Appello al popolo e menici60d15).

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23 maggio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. D’Ospina “Terra dei fuochi: incontro con Don Maurizio Patriciello. La speranza che non si arrende mai”

“Incontrare don Maurizio Patriciello è un dono” secondo Elisa D’Ospina, che si presenta come “scrittrice”. Io ritengo che per molti bambini, per molti genitori, don Maurizio Patriciello sia una disgrazia, dati i messaggi che diffonde, parziali e ingannevoli, che favoriscono le speculazioni più basse sulla sofferenza e sulla paura, complice l’aura di santità diffusa intorno a lui dai vari turiferari. Vedi: Sos cancro dei bambini e sovradiagnosi. Ilva, dal cancro nascosto al cancro inventato. Reperibili su internet.

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@ Ilenia. Un tempo si faceva il galoppino ai democristiani, oggi direttamente ai preti. Reperibili su internet ci sono studi scientifici che mostrano milioni di casi di sovradiagnosi di cancro, dovute a fome di propaganda della malattia. E’ di queste ore la notizia che nel PIL verranno incluse anche attività illegali come traffico di droga e prostituzione. I benefici all’economia da diagnosi fraudolente di cancro, favorite dagli allarmi a senso unico ai quali lei inneggia, vi entreranno a pieno titolo.

Io segnalo a chi non si beve a occhi chiusi i raccontini delle spiegazioni ufficiali, a chi dubita che il potere che ha tollerato la camorra sia rinsavito, questo altro pericolo, che si facciano soldi sulla paura e a danno della salute dopo che si sono fatti soldi inquinando il territorio. Chi ritiene di non aver tempo da perdere ad ascoltare altre voci, ragionare e riflettere, si accomodi, segua il piffero dei don Patriciello e vada a fare la fila alla porta dei reparti di oncologia.

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1 agosto 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post ” Taranto, morto a 5 anni Lorenzo: bimbo simbolo della lotta all’inquinamento Ilva”

I media fanno sì che gli spettatori piangano in gruppo un bambino; ciò è toccante. Ma questi riti mediatici intorno all’ara sulla quale giace un bambino hanno anche un lato inquietante. Si fa in modo che piangendolo in gruppo il pubblico pensi anche in gruppo; e che idee sbagliate e pericolose possano ammantarsi della sacralità della morte di un innocente. Questo, in un mondo falso, che non rispetta neppure i bambini, porterà altri bambini, altri giovani, altri adulti, a patire sofferenze che si tradurranno in profitti; passando, nel caso dell’Ilva, da un’industria che provoca sofferenze come effetto collaterale ad un’industria della sofferenza; un’industria che fa della malattia, della paura, del dolore, la sua materia prima. Vedi: Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi. E: Ilva, dal cancro nascosto al cancro inventato.

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3 dicembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marescotti “Ilva: dal rischio cancerogeno al rischio genotossico”

“Un cervo inseguito dai cacciatori giunse a una grotta in cui si trovava un leone e vi entrò per nascondersi, ma cadde subito nelle grinfie della belva. “Povero me!” esclamò, mentre il leone lo sbranava. “Per sfuggire agli uomini mi sono buttato tra gli artigli di una fiera”. Così qualche volta, per paura di un pericolo minore, ci si getta in uno più grave.” – (Esopo, VI sec. AC).
Cfr: “Ilva, dal cancro nascosto al cancro inventato” e “SOS cancro nei bambini e sovradiagnosi” nel mio sito “menici60d15”.

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13 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Inquinamento e rischio tumori, ma davvero ammalarsi è solo sfortuna?”

La cancerogenesi ha componenti stocastiche, ed è in parte un fatto di natura, indipendente dalle attività umane. Ma in parte ha cause antropiche; la circostanza che un evento abbia meccanismi aleatori nella catena delle cause anziché essere puramente deterministico non esclude che vi possano essere responsabilità umane, la cui presenza è comunque accertata. Un conto è la probabilità di scivolare sul marciapiede dopo una gelata, un altro la probabilità se qualcuno vi scarica olio o bucce di banana tutto l’anno. Un conto è una roulette russa con un proiettile in una delle 6 camere del tamburo del revolver, un altro un giro dove qualcuno ha caricato il revolver con 5 proiettili su 6 camere.

E’ un gioco delle tre carte: si tende a minimizzare le responsabilità dei soggetti forti, cioè il ruolo dei cancerogeni chimici, ambientali e negli alimenti. Si scarica la responsabilità sulle vittime, esaltando i fattori personali, come i lifestyles, la dieta e ora la “sfortuna”. L’inquinamento a sua volta viene usato per nascondere, e, purtroppo, promuovere, un altro fattore umano legato al profitto, le sovradiagnosi di cancro (v. “Ilva, dal cancro nascosto al cancro inventato”).

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6 ottobre 2015

Blog de il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Terra dei Fuochi: Gigi, Anna e le pubblicità ingannevoli”

Nella medicina attuale il cancro non è come il vaiolo, che ha una causa e manifestazioni ben definite (“monotetiche” ci spiegano gli epidemiologi, es. P. Vineis). La sua definizione e le sue cause sono divenute di fatto più eterogenee – politetiche – per l’influenza della ricerca del profitto. Tra le definizioni e quindi tra i criteri diagnostici sono state fatte rientrare alterazioni che non si comportano come cancri ma come tali sono diagnosticate; falsi positivi, che, moltiplicati dalla “prevenzione” – in realtà diagnosi presintomatica di massa – hanno causato crescite esplosive nelle statistiche dei corrispondenti “tumori”. L’inquinamento, fattore causale reale, viene indicato come causa monotetica delle “epidemie” di cancro dovute alle sovradiagnosi. La ricerca amorale del profitto provoca sia le aberrazioni dell’inquinamento, sia le aberrazioni delle sovradiagnosi; le prime vengono usate non solo per nascondere, come capro espiatorio, ma per praticare, come spauracchio che spinge alla “prevenzione” tramite screening, le seconde, mediante una rappresentazione distorta e ingannevole; diffondendo un nocebo in un circolo vizioso. I coniugi D’Alessio rappresentano bene il livello intellettuale e civile di questo appoggio all’industria biomedica. Un’industria che necessita di censura e massiccia propaganda; spesso fornite proprio da quelli che avrebbero il dovere di impedire quella caccia ai sani, per trasformarli in pazienti, che ora sta puntando le ragazzine.

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2 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Terra dei fuochi: il report dell’Iss certifica un altro pezzetto di verità. Guardiamo con fiducia al 2016”

Dallo studio: “Le caratteristiche metodologiche [analoghe a quelle dello studio Sentieri] non consentono, in linea generale, la formulazione di valutazioni di nessi causali, permettono tuttavia di individuare situazioni di possibile rilevanza eziologica da approfondire con studi mirati,”. L’allarme però viene dato in termini causali; come mostrano i toni tribunizi del dr. Marfella, che nel convegno da lui citato del 5 dicembre sedeva a fianco al Procuratore Generale di Brescia. Platea di minorenni, scolaresche. Nonostante a un convegno un eminente epidemiologo abbia risposto affermativamente alla mia domanda su se gli epidemiologi italiani considerino il rischio che questi allarmi mediatici provochino, col meccanismo della profezia che si autoavvera, un aumento spurio di diagnosi dei tumori, data la riconosciuta associazione tra considerazione del rischio e sovradiagnosi, gli epidemiologi, e gli altri addetti, appaiono ignari di ciò. L’inquinamento è una calamità della quale si privilegiano gli aspetti di generatore di profitti: medicalizzazione e bonifiche. Anche la possibilità di un circolo vizioso allarmi-diagnosi andrebbe studiata e contrastata, come fattore confondente e come pericolo futuro; e anche come dovere etico, e non solo, di non costruire sciagurate industrie del cancro, rischio che la storia degli screening dimostra non essere teorico. Ciò tanto più per dati che non sono così eclatanti e indiscutibili come li si presenta sui media.

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2 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Tumori pediatrici, la verità ‘dimezzata’ sui dati delle guarigioni”

Nel recente studio citato sulla Terra dei fuochi i tumori del SNC in età 0-1 e 0-14 anni diagnosticati in eccesso (riferimento alla Campania) sono stati dell’ordine delle unità all’anno; per un totale di alcune decine di casi in circa un decennio. L’eccesso maggiore, in provincia di Napoli, è stato di 7 casi invece dei 3 attesi. E’ quindi relativamente semplice, e a questo punto doveroso, analizzare tutte le diagnosi singolarmente per studiare caratteristiche come le modalità di diagnosi, i tipi istologici, i centri medici che li hanno diagnosticati, le eventuali relazioni con possibili fattori etiologici. “La lotta la cancro ha combattuto molte battaglie sbagliate con le armi sbagliate”. E’ verissimo. L’uso dell’epidemiologia per trarre conclusioni causali da effetti di piccole dimensioni è una delle più note armi sbagliate per battaglie sbagliate “sotto comandanti sbagliati”.

@ Patrizia Gentilini. Lei non ha mai sentito parlare di statistiche allarmistiche pro business. Strano. Grazie per l’articolo: le osservazioni sulla strategia da business bias di considerare singole cause e malattie rare supportano quello che dico. L’epidemiologia spadroneggia; può essere usata per distorcere a seconda della convenienza. Minimizzando e confondendo (v. es. Michels D. Doubt is their product 2008). Oppure esagerando, in particolare piccoli effetti, come notano diversi critici dell’establishment. V. es. “Epidemiology – The study of scare stories.” in Penston J. Stats.con, 2010; “Green healthism” in Skrabanek P. The death of human medicine and the rise of coercive healthism, 1994; Goldrake B. Bad science, 2008. Come vi è un interesse a nascondere alcuni rischi, ve ne è uno ad esagerarne altri; e a volte esagerando alcuni fattori si ottiene anche di meglio nasconderne altri. Gli stessi autori del rapporto sulla Terra dei fuochi premettono che dal tipo di studio non si possono trarre inferenze causali; e citano la rarità delle neoplasie infantili come elemento che limita la produzione di evidenze sulle responsabilità di cancerogeni ambientali. Non credo si sia arrivati a scrivere da qualche parte che dati epidemiologici, peraltro non conclusivi, rendono superflui verifiche e approfondimenti analitici clinici, che comunque stiano le cose possono fare chiarezza. Anche se purtroppo è così che si ragiona quando si vuole sostenere una tesi eziologica precostituita, di qualsiasi segno.

@ Stealth. Lo strumento epidemiologico ha la sua utilità, ma non è tutto. Prendere studi ecologici come oracoli che autorizzano allarmi che possono avere effetti controproducenti non è neppure epidemiologia, ma scientismo per le masse. Come ho detto, propongo di andare prendere tutte le cartelle cliniche e gli esami dei casi di neoplasia pediatrica del SNC riportati nello studio e analizzarle, anche statisticamente. Che tipi di tumore hanno dato eccessi? Vi è una variabilità interosservatore nelle diagnosi? Vi sono reperti come i frequenti astrocitomi a decorso benigno e altre patologie benigne il cui reperimento è aumentato negli ultimi anni per l’uso dell’imaging? Qual è stato l’andamento temporale? Vi sono cluster, le diagnosi sono legate a una struttura sanitaria o a modalità di diagnosi, o a un’esposizione locale dei bambini o dei genitori a particolari sostanze che siano cause accertate o plausibili? Etc. I dati disponibili vanno correttamente spolpati; non selezionati, come singole ciliegie staccate da inappetenti, in base a ciò che conviene alla propria tesi.

@ Jano1976. Cosa vuole che le dica. Le molle psicologiche di ciascuno di noi possono essere diverse. In questioni pubbliche di tipo tecnico bisognerebbe guardare al contenuto; e al più agli eventuali moventi pratici. Di sicuro le mie posizioni non hanno consonanza, consapevole o meno, con interessi economici o politici di alcun genere. A differenza di altre. Non ho “tesi preconcette”, ma obiezioni nel merito e nel metodo, che ho esposto. E non faccio attacchi ad hominem, come lei. La mia tesi è che la medicina deve offrire conoscenza, onesta; non coltivare, magari dietro a una vernice di “scientificità”, le eterne pulsioni irrazionali sulla malattia e spaventare a favore del business. V. sopra per i dettagli.

@ Jano1976. La ringrazio. Ormai è riconosciuto l’inquinamento della ricerca biomedica da parte di interessi venali. Ci sono libri di biostatistica che trattano esplicitamente la frode tra le possibilità da considerare nel valutare gli articoli scientifici. Diverse personalità della ricerca biomedica hanno denunciato questa degenerazione. Non irrilevanti per i connubi tra ricerca e propaganda sono le parole di Horton, direttore del Lancet: “Gran parte della letteratura scientifica, forse metà, potrebbe essere semplicemente non vera. Afflitta da studi con campioni di piccole dimensioni, effetti minuscoli, analisi esplorative non valide e flagranti conflitti di interessi, insieme all’ossessione di accodarsi alla moda corrente, la scienza ha imboccato una strada verso le tenebre”.

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10 gennaio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Presidente Mattarella, vogliamo un’ Italia ‘sostenibile e responsabile’

L’ecologismo o è “a monte”, integrato nel modello socioeconomico, che deve condizionare nel senso di una ecologia umana autentica, o è subordinato ad esso. Nel liberismo che tutto divora l’ecologismo “sostenibile” è un ecologismo roboante ma addomesticato, che parla a comando, giustificando sia autoritarismi; sia gli affari dell’economia dell’inquinamento, questa “finestra rotta” di Bastiat: es. con le bonifiche, e come spauracchio per spingere le masse verso l’industria medica, mai sazia di pazienti, lanciando allarmi parziali e esagerati, con un’evidenza “scientifica” di appoggio alla grancassa mediatica insufficiente e fortemente viziata. Non rassicurano le parole di Mattarella nel suo primo discorso di fine anno sulla necessità, data la “concretezza e centralità del problema” di superare divergenze per “collaborare” sull’ambiente, quando l’argomento appare oggetto di gravi omissioni e distorsioni a favore di interessi particolari che contrastano con i diritti del cittadino dettati dalla Costituzione. Si parla di “genocidio” della Terra dei Fuochi. Ma “a giudicare per induzione, e senza la necessaria cognizione dei fatti, si fa alle volte gran torto anche ai birbanti” (Manzoni). E si fa un favore ad altri birbanti, perché la diffusione di queste narrazioni semplicistiche su draghi sterminatori è in grado di innescare effetti nocebo, che tramite il meccanismo circolare paura-medicalizzazione-sovradiagnosi-paura stanno facendo sì che la profezia si autoavveri.

@ Nokia. Per “ecologismo umano a monte” intendo il fissare a priori al modello socioeconomico dei limiti che consentano una convivenza il più possibile armoniosa tra Uomo e Natura; il decidere quanto abbiamo bisogno di togliere alla Natura per condurre in maniera serena e degna quel tratto di esistenza che ci viene concesso, senza danneggiarla a nostro stesso danno e senza spremerla oltre in un’illusoria ricerca del superamento della nostra condizione umana. Non è all’insegna della “purezza” come il nazismo – o i vagheggimenti tipo New Age – ma della misura. Se ha parentele politiche, queste sono con l’antiutilitarismo e il repubblicanesimo. “Si chiama nazionalsocialismo” nei bollori dei propagandisti del liberismo: l’ideologia che da un lato si sente in guerra con la natura, dall’altro specula sulle scarsità e le paure che crea con l’imbrattarla e il distruggerla. E’ il liberismo che con lo “healthism” tende a un’ecologismo stralunato e opportunista, con connotazioni fasciste: v. P. Skrabanek. The death of human medicine and the rise of coercive healthism.

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12 gennaio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Terra dei fuochi, Istituto superiore sanità: “Qui più morti e più tumori” “

In quelle zone mali storici, malvagità e inettitudine hanno dato luogo a una sovrapposizione di pericoli particolarmente spessa. Non solo problemi sociali, la camorra, l’inquinamento, i cancri autentici. C’è una continuità: lo Stato traditore che prima lascia degradare l’ambiente è lo stesso Stato che poi grida allo tsunami cancro da inquinamento e indica la salvezza negli ospedali, senza curarsi delle verifiche e precauzioni che sarebbero state doverose per evitare di causare ulteriori danni alla salute con questo allarme. Data la discrepanza tra l’enorme, sicura, epidemia di cancro da inquinamento che con articoli come questo si fa credere sia certificata dal rapporto dell’ISS e il dato che è in realtà riportato, di entità limitata, omissivo, dai tratti incerti sul quale poggiano conclusioni esorbitanti e inconseguenti, chi non abbia insormontabili pulsioni psicologiche ad apparire come genitore dal cuore straziato dovrebbe essere prudente davanti all’offerta di “percorsi di rapido accesso ai servizi sanitari e all’implementazione di azioni specifiche volte all’ottimizzazione delle procedure diagnostiche e terapeutiche per l’infanzia” (magari in futuro corredata di sovvenzioni-incentivi alle famiglie dei piccoli diagnosticati). Nel disagio sociale i più indifesi, in particolare i bambini, possono essere preda di varie insidie; oggi, anche di quella di essere trasformati in lucrosi pazienti tramite sovradiagnosi o sovratrattamenti.

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27 febbraio 2016

Blog Appello al popolo

Commento al post “La coppa dell’assenteista”

Solidarietà agli operai. Attenzione però, al messaggio che La Stampa, il giornale della FIAT, propaga con questo caso. All’arroganza del proprietario gli operai contrappongono certificati medici e interventi chirurgici alla colonna vertebrale, per “ben sei ernie”. Le ernie del disco non sono la causa dei dolori alla schiena, e a parte rari casi non sono una valida indicazione, ma solo un pretesto per interventi ortopedici o neurochirurgici; che studi hanno mostrato peggiorare i dolori e la funzionalità. In uno studio, solo il 26% degli operati era tornato al lavoro, contro il 67% dei non operati. Un chirurgo ortopedico ha giustamente osservato che questa chirurgia andrebbe eseguita solo su chi non ha il mal di schiena (ma ha sintomi, agli arti, di compromissione neurologica).

Al lavoratore con questa storia mediatica viene detto che se ha necessità reale, che non gli viene riconosciuta, di restare a casa, perché è stanco, ha dolori, non si sente bene; o anche se volesse imboscarsi; in entrambi i casi, se non vuole subire sanzioni morali, o se vuole essere in grado di contrastarle con argomenti validi, deve salire e stendersi, come manufatto, su quell’altra catena di montaggio, quella dell’industria medica.

Dove poi può trovarsi intrappolato in situazioni che lo sviliscono come persona, e che lo pongono a rischio di perdere la salute; e con essa a volte alla fine anche il lavoro.

Hadler NM. Stabbed in the back. Confronting back pain in an overtreated society. University of North Carolina Press, 2009.
Welch HG. Less medicine, more health. 7 assumptions that drive too much health care. Beacon Press, 2015.

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2 marzo 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Birre con erbicida: sul glifosato l’ennesima lezione imparata in ritardo?”

La dr.ssa Gentilini si chiede dove sia la coerenza di una EU che consente l’esposizione a cancerogeni e poi critica il trascurare questo pericolo. La coerenza è nel carattere ciclico, proprio della razionalità economica: del trarre profitto sia nel vendere beni creando danno sia nel vendere prodotti per trattare il danno che si è causato. Vi è un ciclo inquinamento- cancro, nel quale l’inquinare è il braccio “di andata”; il braccio “di ritorno” è l’impaurire e spingere a curarsi, anche esagerando il pericolo, e vendendo prodotti, come gli screening – un’altra lezione non ascoltata – che continuano ad essere presentati al pubblico con meriti che non hanno. Se si vuole, l’esposizione a sostanze dannose è “il pacco” e la speculazione medica il “contro pacco”. Quando si inquina non lo si dice; e quando si lancia l’allarme sull’inquinamento non si avverte dei rischi di sovradiagnosi, sovratrattamento, inefficacia e iatrogenesi. Si dovrebbe invece avere chiaro che i mostri sono due, la Cariddi dei cancerogeni, che quando serve viene mostrata, e la Scilla delle speculazioni mediche, che viene taciuta e verso la quale si spinge; mostri che servono lo stesso padrone.

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15 marzo 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Pipitone “Augusta, Curia chiede dimissioni del prete che legge in chiesa i nomi dei morti per inquinamento. E la città si mobilita”

Non per nulla i preti chiamano “gregge” la gente. Il gregge prima ha applaudito le industrie inquinanti, l’invasione della chimica con la sua carica cancerogena, senza volere sentire nulla sugli aspetti negativi. E ora applaude l’essere condotto verso l’industria del cancro con allarmi ad hoc e scenette come questa del prete coraggioso osteggiato dal vescovo cattivo; senza voler sentire nulla dei pericoli di sovradiagnosi e di cure fraudolente legalizzate.

Un cardinale di Palermo, il mantovano Ruffini, incluse Tomasi di Lampedusa tra i maggiori mali della Sicilia, accanto alla mafia (della quale però disse anche che era un’invenzione dei comunisti). Forse perché i primi gattopardi sono i preti; che stanno lavorando per l’introduzione dell’oncologia di massa al Sud, mentre l’economia peggiora, l’industria convenzionale viene smantellata e le pensioni degli anziani come fonte di reddito per le famiglie si vanno riducendo. Una rivoluzione apparente che farà sì che tutto resti come prima, o peggiore di prima.

17 marzo 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Pipitone “Augusta, ritirata la richiesta di dimissioni di don Palmiro Prisutto: il sacerdote che legge i nomi dei morti per inquinamento resta al suo posto”

Un prete predica in chiesa che ognuno è condannato a morire di cancro, dovuto invariabilmente all’inquinamento industriale, essendo in corso “un vero e proprio genocidio”. In Spoon River gli epitaffi svelavano la verità; non servivano a diffondere gli inganni dei vivi tramite i morti.

L’epidemiologia è oggi uno strumento di persuasione, che serve il business. Sia nascondendo rischi, come quelli delle lavorazioni industriali; uno dei suoi fondatori, sir R. Doll, autore dello studio che dimostra che il fumo causa il cancro del polmone, in seguito, pagato segretamente dalla Monsanto per 20 anni (1500$ al giorno), minimizzò il rischio cancerogeno degli inquinanti ambientali e dei prodotti chimici. Sia gonfiando e distorcendo i “fattori di rischio”, con allarmismi che hanno portato a crescite esponenziali nel consumo di prodotti medici.

Per i cittadini è un danno sia il minimizzare il rischio tumori da inquinamento, come avveniva soprattutto ai tempi dello sviluppo economico coi democristiani; sia l’esagerarlo e l’enfatizzarlo, come avviene oggi, sotto il liberismo, quando si vogliono rastrellare pazienti per l’oncologia, una delle poche industrie mai in crisi e sempre in crescita, che bada a sfruttare il cancro piuttosto che a guarirlo. I preti, ben addentro al business medico, si conformano al corso storico. Buona fortuna a chi crede che l’epidemiologia dei tumori dal pulpito sia contrapposta ai grandi interessi in gioco; e che il vittimismo passivo sia un buon affare.

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25 aprile 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tornago “Brescia, mancano i soldi per la bonifica Caffaro. Sindaco scrive alla Regione: “Limitare le aree contaminate”

Al tempo dei sequestri di persona si bloccavano i beni di famiglia per dissuadere i banditi dal commettere altri sequestri. Non si pensa invece a come interrompere l’instaurazione e l’accrescimento di questi cicli economici ricattatori, nei quali prima si fanno soldi scaricando sulla collettività i danni da inquinamento; e dopo si fanno soldi con le bonifiche; attribuendo (analogamente a quanto avviene nelle frodi commerciali della medicina) il pericolo da inquinamento a monocausalità e focalità di comodo – come questo intervento del sindaco conferma. Con due importanti spin-off a beneficio dell’industria medica (rampante a Brescia): le malattie autentiche da inquinamento, e quello ancora più lucroso delle false “patologie” sovradiagnosticate avendo spinto a temere il peggio e a sottoporsi a esami non necessari agitando la paura dei danni alla salute da inquinamento. Questa ottimizzazione dell’economico a scapito dell’umano, questo inquinamento economico che crea cicli degradando per poi rabberciare, che trae profitto dal distruggere e dal gestire le macerie, è un pericolo non meno grave dell’inquinamento chimico. L’ inquinamento chimico non andrebbe visto isolatamente, ma come una componente di un sistema che avvelena non solo il suolo o l’aria, ma anche la società.

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18 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Tumori, De Luca: “Dalla Campania un vaccino contro il cancro entro 2 anni”

Dal clientelismo democristiano alla ciarlataneria liberista. Il sangue di San Gennaro si liquefà, per via soprannaturale secondo chi ci crede, tre volte all’anno. Invece nei paesi progrediti gli annunci che seri scienziati avrebbero finalmente scoperto cure risolutive per il cancro sono continui, in pratica giornalieri (1,2). Le promesse di De Luca e Telethon di medicine portentose sono un altro elemento che fa presagire che quello che gli elettori riceveranno in futuro sarà l’industria del cancro, nella quale loro saranno materia prima.

1 West J. Your daily ‘Miracle Cure’ for cancer. Medscape. 2 maggio 2016.
2 Abola MV, Prasad V. The use of superlatives in cancer research. JAMA Oncol, 2016. 2: 139.

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1 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Sanità Campania, come i ‘medici ammalati’ la riformerebbero”

La medicina, antica pratica antropologica, irrazionale – che ha acquisito in tempi recenti una parte reale e utile, razionale – prevede l’autoinganno del guaritore. Un chirurgo, I. Harris, ha illustrato come i medici partecipino alle illusioni (che a volte sono frodi) che vendono ai pazienti, rafforzandole col loro crederci (1). Melazzini, a capo dell’AIFA, serve fedelmente gli interessi dell’industria farmaceutica; la sua malattia serve più che altro a conferirgli credibilità e intoccabilità. Nella buona medicina il malato, il sofferente, regna ma non governa. Mentre chi decide amministra ma non regna. Oggi invece si fa “governare” il paziente, o meglio glielo si fa credere, strumentalizzandolo per forzare approvazioni non dovute di farmaci, allentamento dei controlli, allestimento di strutture inutili e dannose; mentre lo si spodesta, e si mette sul trono il profitto. Le scelte di politica sanitaria dovrebbero essere tenute separate dal parere tecnico dei collegi medici, che non dovrebbero avere ruoli politici né esercitare pressioni (2). Molti medici, malati e non, possono dare suggerimenti preziosi; ma la figura romantica del medico-malato che governa la sanità consente di aggirare una corretta distribuzione e separazione dei poteri.

1 Surgery the ultimate placebo. A surgeon cuts through the evidence. NewSouth Publishing, 2016.
2 Ewart RM. Primum Non Nocere and the Quality of Evidence:Rethinking the Ethics of Screening. JABFP, 2000. 13: 188.

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8 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di M.T. Totaro “Taranto, la Asl: “Ridurre l’inquinamento non basta, picco di tumori impossibile da calcolare” “

Accostare ai tumori da inquinamento, ai terribili mesoteliomi pleurici da amianto, la richiesta di impiantare l’ambiguo business degli screening di massa per il tumore della mammella, che non c’entra con l’inquinamento, e dove i cancri veri sono annacquati con cancri falsi, ricorda i bancari che, avendo l’agenzia dove lavorano subito un furto o una rapina, dichiarino un bottino 10 volte maggiore di quello reale, e intaschino la differenza. Ma in questa operazione gattopardesca spacciata per progresso civile, in questa riconversione industriale dagli altiforni ai mammografi, i cassieri infedeli non devono temere da CC e magistrati.

@taranto. Il meccanismo ipotetico che lei invita a considerare in nome della cautela non soddisfa neppure la condizione minima di avere riscontri epidemiologici: l’Ilva già Italsider è a Taranto da 50 anni ma non risultano in questi decenni drammatici incrementi geografici nell’incidenza di tumore della mammella predetti dalla teoria portata a giustificazione del quadro catastrofico. E’ invece accertato in letteratura che gli screening provocheranno un aumento spurio di incidenza di tumori, da sovradiagnosi; aumento che verrà attribuito d’ufficio all’inquinamento e solo ad esso. Le teorie patogenetiche che piuttosto che spiegare un fenomeno lo predicono, e che come per magia trovano riscontri a partire da quando sono dichiarate, più che scoperte paiono invenzioni, che esagerano, quando non creano di sana pianta, ad hoc. Soprattutto se sono favorevoli a interessi economici di larga scala; se sono sostenute da un battage mediatico, da appoggi politici e della magistratura; se, in un cherry-picking concettuale, selezionano gli elementi che più fanno comodo, inclusi quelli teorici, trascurandone altri più solidi e fattuali. E se alimentano l’idea intuitiva e rassicurante, ma errata, che la cautela consista nel prendere per veri gli allarmi in quanto tali, e nel mettersi quindi “al sicuro”; e che questo “lato sicuro” esista e sia dato dalla medicalizzazione. Che invece è, come l’inquinamento, un altro dei pericoli per la salute.

@ taranto. La storia della scienza è “costellata” di ipotesi perché le ipotesi sono un elemento costitutivo della scienza; le ipotesi esplicative di fenomeni noti, che vanno verificate prima di essere accettate. Le ipotesi sull’esistenza di un fenomeno che fanno da base, o da pezza giustificativa, a interventi medici – con conferme ex post a coniglio dal cilindro – invece non appartengono alla scienza, né sotto il profilo metodologico né sotto quello etico; anche se sono moneta corrente dell’attuale medicina orientata al profitto e condotta dal marketing; in uno dei suoi tanti equivoci, come quello per il quale più medicina fa sempre bene, e aggiungere medicina – lucrosa, a scapito di interventi più utili ai pazienti – significherebbe “prevenire”. I programmi di screening tumorali, falsamente spacciati come la salvezza, hanno mostrato di non ridurre la mortalità complessiva, e di contribuire significativamente al carico iatrogeno; tanto che in diversi casi si è dovuto ritirarli, nonostante le pressioni “filantropiche” di medici, industria e indotto. E’ interessante che mentre nei paesi più ricchi e progrediti gli screeening per il tumore della mammella vengono ridotti, e ci sono esperti che sostengono che sarebbe meglio abolirli del tutto, nell’Italia di Napolitano, nell’Italia che lesina al cittadino i servizi sanitari essenziali del SSN, il meglio delle istituzioni, della società civile, del clero preme perché lo Stato estenda, come priorità, gli screening al Sud Italia.

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18 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Caserta, morta a 3 anni. Arrestati falsa pediatra e marito: “Non diagnosticarono tumore””

Un guidatore può sbandare a destra e finire nel burrone. Ma può sbandare a sinistra, invadere la corsia opposta e fare un frontale; soprattutto se bada solamente a stare lontano dal precipizio a destra. Anche per le diagnosi di cancro gli errori possibili sono due. Si può mancare, colpevolmente o meno, la diagnosi di neuroblastoma. Studi hanno mostrato che, date le sue caratteristiche biologiche, c’è per questo tumore, statisticamente, una marcata facilità a commettere l’errore opposto, cioè a sovradiagnosticarlo. Trattando quindi bambini sani come malati di cancro, con gravi conseguenze, anche a lungo termine, sulla loro salute. Ci sono interessi economici, e, soprattutto in Campania, una campagna mediatica, che favoriscono lo sbandare dal lato dei falsi positivi. Vi è una dolosità sistemica in questo. Sul piano culturale, professionale, giudiziario, mentre i falsi negativi si puniscono e si propagandano i falsi positivi si nascondono e si premiano. Gli stessi che alla notizia di una mancata diagnosi di cancro chiedono i castighi più severi ringrazieranno per le lesioni o l’omicidio da errore opposto *. Magistrati, CC, preti, opinionisti, pronti sui falsi negativi, si sottomettono all’ideologia che vuole i falsi positivi sistematici come parte dell’economia legale, da proteggere e aiutare a crescere.

*Jha S. Doctors are thanked by the false positives but sued by the false negatives. Psychology Today. 13 set 2015.

@ Alexv. Aggiungerei “Come si può pensare che istituzioni dello Stato, autorevoli uomini di scienza dediti alla cura delle malattie, santi uomini con la tonaca, e i media, curino altro che il bene del cittadino, e che addirittura lo danneggino servendo per un loro tornaconto altri interessi?”. Accomodati: segui la strada che ti indicano. L’economia ha bisogno di persone che ragionano come te. Io mi rivolgo a quelli che non scambiano i telegiornali e gli allarmi diffusi dai media per la realtà.

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8 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marescotti “Ilva, a Taranto la vita dei cittadini è ancora in pericolo”

Gli studi citati non giustificano il lanciare un allarme su una particolare condizione di “pericolo di vita” dei tarantini. (Le statistiche diverranno probabilmente più conformi in futuro, quando la profezia si autoavvererà, per la spirale allarme-paura-medicalizzazione-sovradiagnosi). Comunque il danno alla salute c’è. Ed è meglio andare sul sicuro, giusto? Ma non è vero che la prudenza non è mai troppa; a volte quello che sembra il lato sicuro nasconde altri pericoli. Anni ’60, industrializzazione, Italsider, lavoro, benessere: si allontana il pericolo della povertà. Ma entra silenzioso quello dei danni alla salute da inquinamento, censurato come inopportuno per decenni. 2010, Taranto sarebbe una camera a gas. Si sensibilizza sui danni alla salute da inquinamento, ma senza freni e criterio, spingendo così ciecamente verso la medicalizzazione e la sovradiagnosi; verso la nuova industria, quella medica, che ha bisogno di corpi come materia prima più che di braccia salariate. A volte pensando di mettersi al sicuro si finisce in ore leonis. Es. un comunicato di sicurezza della FDA del 7 set 2016 raccomanda di non usare gli screening per il cancro dell’ovaio, perché fanno più male che bene. La salute e la vita dei tarantini – e degli altri italiani – continuano a essere insidiate dall’uso delle false bilance, con le quali oggi come 50 anni fa a seconda della convenienza si esagerano i pesi su un piatto e si nasconde l’altro piatto e i pesi che porta.

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6 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. Rosso “Vajont, 53 anni fa la tragedia. Che cosa ci insegna?”

Floriano Calvino, che ebbe il coraggio di produrre una consulenza tecnica veritiera sul Vajont, firmò anche l’improvvido manifesto contro Luigi Calabresi; insieme ad altre persone di valore come F. Basaglia, L. Bianciardi, N. Bobbio, e allo stesso Giorgio Bocca, per limitarsi ai cognomi A-C dell’elenco. Ex post gli errori sono chiari. Una grande opera dell’uomo, come una diga, che sembra sbarrare il passo alla natura, o una battaglia civile, possono esaltarci. Da entrambe le tragedie possiamo imparare che quando fronteggiamo entità che sono non solo molto più grandi di noi, ma complesse, capaci di schiacciarci con le “unintended consequences”, occorre rimanere cauti come davanti a giganti imprevedibili. In questi giorni sui media sono comparsi 2 studi epidemiologici osservazionali su Taranto. Uno mostra il totale di anni di vita persi senza dare il tasso per abitante (trucco detto “broad-base fallacy”). L’altra notizia applica la nota fallacia opposta: dà il tasso relativo di incremento di incidenza senza dare i valori del rischio assoluto. His fretus, si grida alla pestilenza apocalittica, addossandola alla sola ILVA. Non si pensa che oltre all’inquinamento e al suo occultamento anche l’eccesso di allarmismo può provocare livelli nocivi di sostanze tossiche nel sangue. Es. di chemioterapici, dalle sovradiagnosi di cancro che saranno effetto di questa propaganda, che non vede i fianchi franosi dell’invaso che si viene creando con la “diga” per arginare l’inquinamento da ILVA.

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30 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. Salvadorini “Corsi de il Fatto Quotidiano: il giornalismo scientifico deve essere critico, non megafono della scienza”

Riguardo all’uso della medicina e della “scienza” per fare uscire mafiosi dal carcere, segnalo che secondo notizie giornalistiche a Cosenza sono in corso trattative che coinvolgono il vescovo Nolè e il direttore del carcere Benevento per estendere alle fasce deboli e ai detenuti lo screening per il carcinoma della prostata. Lo screening col PSA o succedanei – v. Ablin, “Il grande inganno della prostata” – non identificando realmente il cancro della prostata ha reso senza necessità impotenti e incontinenti molti che vi si sono sottoposti. E’ infatti in via di ritiro in USA. Ma è un business colossale. Da un lato, i carcerati poveri diavoli, che sono in una posizione di soggezione, potranno subire pressioni per fare da carne da cannone. Magari con la prospettiva che una diagnosi di cancro e la conseguente mutilazione portino ad alleggerimenti di pena. Dall’altro, è da notare che, in funzione dell’età, la biopsia alla quale il test del PSA conduce può mostrare positività per cancro con frequenza elevatissima (oltre il 50-60% dai 50 anni di età). Si e proposto di non chiamare più “cancro” tali reperti istologici. Questi falsi positivi potrebbero fornire un appiglio giuridico a detenuti potenti, provvisti di complicità istituzionali, per evitare la cella; salvo non farsi operare, e non finire quindi ”limp and leaking” (“floscio e gocciolante”) visto che sta prendendo piede il “watchful waiting” invece della prostatectomia.

@ Monocalpo. E infatti non è previsto e non si dovrebbe. Stiamo parlando di imbrogli che possono favorire altri imbrogli. Non pensi che l’etichetta di malato di cancro possa avere un suo peso, tra gli argomenti addotti, davanti a un tribunale di sorveglianza?

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10 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Ventriglia “Informazione, Gomez a Latella: “Taranto? Non se n’è parlato perché c’è filo diretto tra editori e interessi politici” “

C’è il giornalismo dei pennivendoli, che per interesse serve di chi dovrebbe controllare; a volte con scandali ad hoc. E c’è Il giornalismo Lancillotto, senza macchia e senza paura e lancia in resta, benemerito, ma che a volte fa, involontariamente, anche lui l’interesse del potere, perché identifica il drago senza farsi troppe domande, e quindi il potere lo può manovrare, facendolo caricare dove vuole lui. Gomez è un giornalista di prim’ordine; ma non c’è giornalista, mi pare, che consideri che il vento su Taranto è cambiato. Lo Zeitgeist economico, che per decenni ha chiesto, come mezzi per il profitto, l’omertà delle autorità e l’indifferenza popolare sui danni da inquinamento, ottenendole facilmente, oggi vuole scarmazzo e paura, e una mobilitazione di massa sull’inquinamento, come mezzi per favorire la deindustrializzazione, e per sviluppare un’industria di diverso tipo, l’industria medica, da finanziare e da rifornire di materia prima spingendo verso di essa adulti e bambini. Anche stavolta è la sua volontà a imporsi, anche grazie alla stampa, che combattendo i mezzi del potere passati favorisce quelli odierni, che hanno semplicemente preso un verso opposto rispetto ai precedenti.

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11 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Ventriglia “Evacuare la Campania? (In)Felix, un futuro apocalittico nel corto animato ispirato a un articolo del Fatto”

Nel cortometraggio di Maria Di Razza sull’inquinamento del suolo in Campania gli animali del luogo diventano belve, e scacciano l’uomo. Ne “Il Parnas” lo psichiatra Arieti racconta di un massacro di un gruppo di ebrei e di alcuni cristiani per mano dei nazisti, realmente avvenuto a Pisa nel 1944. Mentre viene ucciso, il protagonista, affetto da una zoofobia, vede i soldati tedeschi come animali: “Sì, voi siete bestie. La vostra voce è un abbaiare di cani, un ululare di lupi. In ognuno di voi, scorgo un muso, pelo, quattro zampe, e una coda”. La fobia e l’allucinazione trovavano fedele riscontro nella realtà. L’uomo è capace di farsi lupo agli altri uomini. Di fare riemergere dal profondo una paura che è la paura ancestrale per gli animali feroci. A volte con atti bestiali, come nel caso dei nazisti. A volte come strategia, per stanare e spingere le prede verso altri componenti del branco, come fanno certe specie animali nel “cooperative hunting”; e come sta avvenendo con questa disinformazione sull’inquinamento, che oggi è sfrenata nel descriverne i pericoli, ora con interpretazioni capziose dei dati di ricerca, ora con foga oratoria, qui con un cartone animato estetizzante; e invece omette dal quadro descrittivo, e dal bilancio razionale dei rischi, l’altra metà del branco di lupi, verso il quale viene spinta la mandria spaventata, indotta a fuggire verso la medicalizzazione e le frodi del business biomedico, che possono azzannare le persone non meno dell’inquinamento.

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6 febbraio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Augusta, don Prisutto e i morti per inquinamento: la Spoon River di Sicilia in un documentario”

Tra i prodotti velenosi emessi dalle industrie ce n’è uno particolarmente prezioso per gli speculatori: la paura. La paura della malattia, che spinge le persone verso l’industria medica. Attribuire tutte le morti per cancro a fonti puntuali di inquinamento è un’operazione scorretta, che trova la sua ratio nella valorizzazione di quell’inquinante potente che è la paura. Don Prisutto, esponente di una chiesa che è nel lucroso business della medicina commerciale, si trova a fianco di altre figure “etiche” nell’alimentare credenze distorte sulle malattie a danno della popolazione e a favore del business. Considerare solo i pericoli, reali, dell’inquinamento industriale, gonfiandoli con una retorica accattivante oltre le loro pur rilevanti dimensioni e ignorando le altre cause, e nascondere l’interesse a spingere verso i reparti di oncologia, con le loro false diagnosi di massa spacciate per prevenzione e le cure poco efficaci, pesanti e costosissime per i cancri veri, è come educare i bambini ad attraversare una strada a due sensi di circolazione e molto trafficata guardando solo da un lato anziché sia a sinistra che a destra.

@ FrankVa. Hai ragione sui pericoli dell’ignoranza. Il lato buono di quanto scrivi è che mette in luce la differenza, che andrebbe rimarcata, tra inquinamento ed esposizione. Non è vero che accertato che una sostanza è dannosa si può mettere “punto e basta”, congratularsi con sé stessi per il proprio raziocinio e senso civico e andare a mangiarsi una cassata. Anche un fornello da cucina o un accendino accesi possono causare orribili danni se l’esposizione ai loro gas è troppo ravvicinata. Bisognerebbe vietarli? La tossicità intrinseca è una cosa, l’esposizione è un’altra, gli effetti reali sulla salute un’altra ancora. Una conseguenza del confondere tra inquinamento ed esposizione è che spesso, in conformità a interessi illeciti, si nascondono gli effetti nocivi sui lavoratori o altri soggetti che siano direttamente esposti e allo stesso tempo si impaurisce eccessivamente la popolazione generale. Il rischio viene nascosto oppure esagerato dai don Prisutto in funzione dell’interesse. Un recente studio australiano mostra come i medici sottovalutino gli effetti avversi delle medicine. Il cui consumo beneficia da queste campagne di paura. Il danno da inquinamento va valutato sugli effetti sulla salute, data l’esposizione, non sulla tossicità potenziale. Forse invece di magliette, foulard, parodie di Spoon River, denunce di genocidi e professioni di oggettività bisognerebbe mostrare evidenze valide e, deposta la sicumera e riconosciuti gli interessi palesi e quelli nascosti, ragionarci.

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10 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Puglia e Tap, l’oncologo in sciopero della fame e l’importanza di non arrendersi”

Gli oncologi sono persone dotate di una particolare sensibilità. Una sensibilità alternata, che si impenna o sparisce in conformità agli interessi economici dell’oncologia. Es. un recente articolo mostra che quando imbottiscono indebitamente di chemio chi ormai sta morendo di cancro, col risultato di aggravare gli ultimi giorni dei pazienti terminali e di sprecare risorse, affermano di farlo per ragioni etiche come l’alimentare la speranza*. Se si tratta di lanciare allarmi, anche infondati o esagerati, su agenti inquinanti cancerogeni nell’ambiente, che spaventando il pubblico lo spingono alla “diagnosi precoce” con gli screening, la loro generosità li porta ad affermazioni a effetto e comportamenti un po’ istrioneschi come questo dello sciopero della fame. Nello slancio dimenticano di fare prima pulizia in casa propria, evitando le sovradiagnosi di massa degli screening e informando il pubblico del pericolo. Su quello, sul fatto che il volume di affari viene moltiplicato etichettando e trattando come malati di cancro masse di persone sane, prevale la riservatezza tipica delle anime delicate. Così che alla fine gli oncologi non sono opposti alle storture e ai danni dell’industria e al business come sostengono e come fanno sembrare; lavorano piuttosto ad un’attività industriale e affaristica collaterale, o gemella siamese.

*Bluhm M et al. Paradox of Prescribing Late Chemotherapy: Oncologists Explain. J Oncol Pract, 2016. 12: e1006-e1015.

Giornalismo medico

22 aprile 2013


21 aprile 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Di Grazia “Scienza, finti congressi e cattivo giornalismo” del 20 aprile 2013

Ritenere che, siccome ci sono i ciarlatani, allora la ricerca biomedica ufficiale è onesta, è un tragico errore (e anche un esempio di ragionamento scientista, irrazionale e borioso). Il livello di corruzione del giornalismo nel propagandare “progressi” scientifici ufficiali è altissimo. In un Paese sano e democratico, diverse notizie mediche – incluse tante che compaiono su Il Fatto – dovrebbero essere perseguite dalle Procure.

Segnalo il libro di R. Levi, “Medical jornalism. Exposing fact, fiction fraud”, Iowa State University, 2001, a quei giornalisti che volessero esercitare in maniera non disonesta la loro professione riportando notizie mediche; e a quei lettori che non credono ciecamente alla panzana di dimensioni galattiche che la frode in medicina è solo quella dei pesci piccoli, mentre la medicina e la ricerca ufficiali sono al di sopra di ogni sospetto.

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@ Nicola. “La ricerca contiene tutti gli anticorpi per spurgarsi prima o poi dei risultati fasulli”. “Prima o poi” ? I betabloccanti in cardiologia stanno venendo criticati come dannosi dopo essere stati usati per 40 anni. Da settembre alcuni farmaci avranno un triangolo nero, a indicare che non si è sicuri dei loro possibili effetti avversi. Tutto scientifico, nominalmente, anche se è una “scienza” un po’ deboluccia; ma è comunque un usare le persone come cavie. L’impressione che ho io è che vi sia una dolosità sistemica, legata alle centinaia di miliardi di euro in gioco, che viene coperta nascondendosi dietro a un presunto “metodo scientifico” elevato a idolo. Il metodo scientifico non è nato per impedire le frodi, e non è sufficiente, né tecnicamente né eticamente, a questo scopo. Il giornalismo medico non è “tutto un altro paio di maniche”: lavora di concerto con una scienza aggiogata al profitto, amplificando quelli che sono messaggi pubblicitari. Speriamo che “prima o poi” gli scienziati, così consapevoli e indipendenti secondo te, producano anticorpi anche per questo ideologismo, e il povero metodo scientifico torni al suo utile e nobile ruolo di strumento di conoscenza, anziché fare da foglia di fico.

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@ Marco Ferazzani. Anche Garattini ha evidenziato che il triangolo sulle confezioni farmaceutiche comporta il rischio di immissione sul mercato di farmaci non sufficientemente testati e di abbassamento degli standard scientifici. I conti andrebbero fatti tenendo conto di quelli come te che ritengono che sia inevitabile esporsi a questi rischi, “fatti due conti” (li dovresti pubblicare, conti così interessanti e sintetici). Se al mondo non ci fossero quelli come te che sono così contenti di ricevere questi trattamenti che li difendono, non ci sarebbero neppure i “furbetti”. Sia “la scienza”, sia “la Legge” della nostra servile classe dirigente, appaiono prostituite a questo business; così come del resto avviene anche per altri interessi “globali”.

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1 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Lapertosa “Parkinson, ideato un dispositivo intelligente di stimolazione cerebrale” del 30 novembre 2013

La deep brain stimulation è in uso da circa 20 anni. La sua efficacia è quanto meno limitata (i pazienti devono continuare a prendere farmaci anti-Parkinson). I possibili effetti avversi sono quelli della neurochirurgia: gli elettrodi sono impiantati nelle aree più profonde del cervello, tramite un intervento di chirurgia maggiore. Gli effetti avversi più gravi, oltre alla morte, sono infezione intracranica, emorragia cerebrale, ictus e altri danni e deficit neurologici permanenti.

Il gruppo italiano si propone, come altri gruppi, di migliorare il funzionamento del dispositivo con l’introduzione di impulsi on demand. La sperimentazione clinica è agli inizi; ma, colorando l’aspetto patriottico, e il tema dei giovani talenti maltrattati da non lasciar andar via, la ricerca viene celebrata dall’articolo di Lapertosa in anticipo, come se si fossero già ottenuti risultati altamente positivi. Glissando invece sul carattere chirurgico della terapia, e tacendo su i suoi rischi, e sulla sua efficacia limitata, o dubbia.

In questo modo l’articolo fa propaganda al tema tecnocratico della “frontiera infinita” in medicina: curare le comuni malattie neurodegenerative dell’anziano basandosi sul continuo lancio di nuovi prodotti hi-tech, a scapito dell’assistenza di base. Una strada che suscita speranze ed entusiasmo in ampi settori di pubblico, ma che a detta di alcuni medici e bioeticisti va nell’interesse del business più che del paziente.

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13 dicembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Porciello “Stress e depressione: il circolo vizioso tra biologia ed esperienza che ci fa ammalare”

La giornalista Porciello confeziona in veste giornalistica informazioni mediche che secondo diversi critici qualificati sono in realtà teorie ad hoc, e allarmi ad hoc, diffusi ad arte su incarico delle industrie produttrici di psicofarmaci per espandere il mercato, a danno dei pazienti, che ne verranno gravemente danneggiati (*). Si può controbattere che non è così; o che comunque occorre garantire il “pluralismo”, e la libertà di opinione. Ma in uno Stato democratico e basato sulla legalità, alla diffusione di indicazioni mediche che possono incidere fortemente, anche in negativo, sulla salute delle persone, dovrebbe corrispondere una responsabilità proporzionata. Qui, ad esempio, chi è responsabile per i possibili danni alla salute e di altro genere provocati da questo articolo? La giornalista Porciello? Il giornale Il Fatto? L’ordine dei giornalisti? O a loro va solo la gratitudine dei beneficiari di tale propaganda, la responsabilità venendo scaricata sulle “fonti” ? (Con ovvi rimpalli a ping-pong tra giornalisti e “scienziati”). Credo che dovrebbe essere individuato chi è responsabile in campo giornalistico per le conseguenze di notizie come queste, che costituiscono di fatto un atto medico, e che hanno un valore di mercato, valendo oro per le case farmaceutiche; ma che possono essere nocive per il pubblico. Si dovrebbe forse definire una figura, una persona o gruppo di persone, che si assume esplicitamente la responsabilità della diffusione per ognuna delle notizie mediche come questa. In particolare quando le notizie sono su temi controversi, o vanno a favore di grandi interessi, o sono in grado di provocare danni alla salute e di altro genere nel pubblico.

*. Davies J. Cracked. Why psychiatry is doing more harm than good. Icon books, 2013.

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@ Paola Porciello. Dando per assunto che gli innumerevoli casi di abbattimento psicologico causati dallo stress della vita moderna siano malattia, patologizzando arbitrariamente le difficoltà e i dolori della vita, il suo articolo le terapie le “sponsorizza” tutte. Lei “non si sogna di dire a qualcuno” a quale specifica terapia affidarsi, ma induce a rivolgersi ad esse sulla base di sentimenti soggettivi. (Cosa che nella pratica si traduce nello “prima l’una e poi l’altra”). Con una particolare attenzione alle terapie farmacologiche, visto che riporta inoltre che lo stress provoca alterazioni biologiche cerebrali tali da configurare malattia e che gli psicofarmaci agiscono su queste. Teorie scientificamente infondate, e business-oriented, come mostra il libro che cito. Tra i libri da leggere c’è anche “Anatomy of an epidemic: magic bullets, psychiatric drugs, and the astonishing rise of mental illness in America” di R. Whitaker. Tratta anch’esso di come applicando con disinvoltura etichette mediche di comodo si possano dichiarare affette da disturbo mentale masse di persone.

La medicina non comincia con la terapia, ma con la definizione e la comunicazione al pubblico di ciò che è malattia e di ciò che non lo è. E chiunque prenda pubblica posizione a riguardo dovrebbe rispondere (in forme legali …) di ciò che afferma. Me, per esempio. E anche i giornalisti come lei, che non dovrebbero tirare il sasso e nascondere il braccio.

Con pari cordialità
Francesco Pansera

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@ Paola Porciello. Potrei risponderle che ho visto persone condotte alla disperazione e alla rovina dagli psicofarmaci; e chiederle come mai lei, così attenta, non le vede. Ma penso sia meglio evitare, se possibile, questo genere di argomenti. Cara Paola, il suo ragionamento è di un tipo che dovrebbe essere riportato nella lista delle cose da non fare nel giornalismo medico. Il fatto che si soffra quando si è depressi non significa che tale stato sia equiparabile al modello di malattia che su di esso ha costruito la psichiatria ufficiale; né che le terapie mediche previste siano quindi giustificate. In questi giorni circola sui media un argomento simile: l’influenza ucciderebbe 8000 persone all’anno, quindi l’uso del vaccino è giustificato. Non conta che i dati mostrino scarsa efficacia e razionale viziato. Si tratta di non sequitur basati su un ricatto morale. Il parlare di persone che stanno male e l’affermare di volerle aiutare viene usato come piedistallo, per mettersi in una posizione di autorità e applicare trattamenti. Es. permette di confondere tra depressione endogena, quella che lei ora descrive, una condizione grave ma che non giustifica l’uso del “noi” del titolo del suo articolo, e la depressione reattiva derivante dallo stress che ci colpisce tutti. Io lo chiamo l’argomento ”qui c’è gente che soffre”, dall’espressione che mi ricordo usava un’infermiera per intimidire chi la richiamava ai suoi doveri.

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11 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Parrillo “Fecondazione eterologa, fiocco rosa e azzurro contro il riduzionismo biologico”

I bloggers parlano di “supercazzola”; chi vuole usare un linguaggio forbito, di “neolingua orwelliana”. Un giurista, George Annas, ha osservato come la corruzione linguistica e concettuale accompagni la corruzione dell’attuale medicina: “la sperimentazione diviene trattamento, i ricercatori sono medici curanti, e i soggetti di un esperimento sono pazienti”. (Questing for Grails: Duplicity, Betrayal and Self-Deception in Postmodern Medical Research,” Journal of Contemporary Health Law Policy,1996: 297); si è giocato anche su questi stessi equivoci in quella truffa di Stato che è Stamina. Il “doublespeak” in biomedicina è spesso sottile; ma la giornalista Parrillo, de Il Fatto, va giù pesante. Considera il riduzionismo nel campo della riproduzione. Si pensa che vorrà riferirsi al riduzionismo biomedico: in Italia il forte e crescente tasso di infertilità sociale, per il quale chi vorrebbe e potrebbe avere figli non può farne per carenza di mezzi economici e di futuro, passa sotto silenzio; mentre la politica della maternità è stata ridotta alla discussione su quanto vanno sostenute quelle tecnologie che permettono, a volte, di avere figli nella minoranza di casi di infertilità biologica. Invece Parrillo sostiene che è l’eterologa che permette superare il “riduzionismo biologico”. Il “riduzionismo biologico” per lei sarebbe il fare figli all’antica, tramite l’atto sessuale, e poi andare in giro a dire di essere padre o madre del concepito.

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2 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Margottini “Corsi de il Fatto Quotidiano: da Human Technopole a Xylella, per le inchieste scientifiche serve metodo”

censurato

Alla giornalista Margottini, laureata in matematica, segnalo che spesso il giornalismo scientifico e le frodi a fini di lucro della biomedicina sono intimamente legati in uno schema che chiamo “bayesanesimo fraudolento”, riconducibile al teorema di Bayes. Le probabilità a priori di ottenere un dato risultato, cioè la valutazione della plausibilità biologica delle possibili vie sulla base di ciò che si conosce, sono sostituite dallo scegliere ipotesi che si conformino alle aspettative a carattere magico del pubblico, distorcendo ad hoc la teoria; e dal farle sembrare raggiungibili attraverso campagne mediatiche. Ciò è facilitato dall’impostazione empirista che considera i trial clinici – facilmente manipolabili – non una verifica ma la fonte unica di verità. Il caso Stamina mostra come politici, giornalisti e magistrati si occupino di gonfiare le probabilità a priori; così da indirizzare la ricerca e aumentare artatamente la valutazione positiva a posteriori del raggiungimento di effetti clinici*. Rendendo in questo modo “entrenched” quelle che poi si rivelano, come era prevedibile, “underperforming big ideas”**, criticate come pericolosamente viziate da aspettative fideistiche perfino dalla servizievole FDA ***.

*Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale. Sul mio sito.
**Joyner et al. What happens when underperforming big ideas in research become entrenched? JAMA, 28 lug 2016.
***Marks et al. Clarifying stem-cell therapy’s benefit and risks. NEJM, 30 nov 2016.

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10 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Ventriglia “Informazione, Gomez a Latella: “Taranto? Non se n’è parlato perché c’è filo diretto tra editori e interessi politici” “

C’è il giornalismo dei pennivendoli, che per interesse serve di chi dovrebbe controllare; a volte con scandali ad hoc. E c’è Il giornalismo Lancillotto, senza macchia e senza paura e lancia in resta, benemerito, ma che a volte fa, involontariamente, anche lui l’interesse del potere, perché identifica il drago senza farsi troppe domande, e quindi il potere lo può manovrare, facendolo caricare dove vuole lui. Gomez è un giornalista di prim’ordine; ma non c’è giornalista, mi pare, che consideri che il vento su Taranto è cambiato. Lo Zeitgeist economico, che per decenni ha chiesto, come mezzi per il profitto, l’omertà delle autorità e l’indifferenza popolare sui danni da inquinamento, ottenendole facilmente, oggi vuole scarmazzo e paura, e una mobilitazione di massa sull’inquinamento, come mezzi per favorire la deindustrializzazione, e per sviluppare un’industria di diverso tipo, l’industria medica, da finanziare e da rifornire di materia prima spingendo verso di essa adulti e bambini. Anche stavolta è la sua volontà a imporsi, anche grazie alla stampa, che combattendo i mezzi del potere passati favorisce quelli odierni, che hanno semplicemente preso un verso opposto rispetto ai precedenti.

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4 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Autismo, tumori e disabilità: quanto influisce l’inquinamento sulla nostra salute?

Ricordo il dr. Marfella, che dice di essere schierato dalla parte dei cittadini, a fianco al Procuratore generale di Brescia a una conferenza dove si lanciavano allarmi sui danni alla salute da inquinamento nel bresciano, accomunandolo alla Terra dei Fuochi. Platea di studenti, cioè di minori, scelta a mio parere imprudente, per non dire censurabile*. Marfella accosta l’inquinamento anche alla ”epidemia” di autismo; schierandosi a fianco all’ufficialità, incluso Mattarella, in un’operazione di creazione di malattia per via culturale. La bufala dell’epidemia di autismo da vaccini serve da standard negativo per fare sembrare scientifiche le manipolazioni sull’autismo dell’ufficialità; come Stamina al confronto fa sembrare credibili le promesse fantasiose dell’ufficialità sulla rigenerazione del tessuto nervoso. La chemio, fallimentare, viene valutata paragonandola alla follia del metodo Hamer. Su questo sito M. Mirabella, che ha gravi responsabilità per forme di deleteria pubblicità direct-to-consumer mascherate da divulgazione, sembra un difensore dell’onestà scientifica, essendo mostrato a sbeffeggiare una “raeliana”. Il dibattito è coartato a magia bassa contro magia alta. Per un esempio di terza campana, v. autismo in “Primo non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie”, Boringhieri. L’autore dopo avere diretto la nosografia psichiatrica ufficiale ne è divenuto un critico.

*La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide.

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19 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Report e vaccino Hpv, Mentana: “Anche i campioni sbagliano. Tanti avvelenatori di pozzi non aspettavano altro” “

In Giappone il governo si è espresso contro il vaccino HPV, e ha sospeso l’appoggio, adducendo riserve sulla sicurezza, facendo quasi azzerare i tassi di vaccinazione delle bambine. La misericordia impone di mandare ai superstiziosi ignoranti di Tokio Mentana e la Lorenzin a insegnare loro il rispetto per la scienza e come si tutela la salute dei cittadini.

La decisione di Tokio non prova in sé che il vaccino sia dannoso; ma mostra che le cautele sono ragionevoli, o doverose per chi ha responsabilità di politica sanitaria. Prima che della sua sicurezza, si dovrebbe dire “nullius in verba” sulla sua efficacia: Mentana, ma anche i giornalisti di Report, dovrebbero indicare i lavori scientifici che provano adeguatamente – adeguatamente – l’efficacia del vaccino nel prevenire il tumore del collo dell’utero. Gli esperti e i rappresentanti delle istituzioni che tuonano contro chi ha osato dubitare della parola degli Scienziati nella foga si sono scordati di presentarli. A voler fare il giornalista, bisognerebbe controllare se il livello di evidenza consenta effettivamente di gridare all’oscurantismo; o se, dati i grandi interessi, e conoscendo i nostri polli politici, non si tratti di un bluff, di una manfrina da imbonitori. Ma immagino che già questa richiesta sia segno di mancanza di fede, di ateismo o di eresia, e giustifichi l’iscrizione d’ufficio nell’elenco degli appartenenti alla setta degli “anti-vax”.

@wittrue. Il caso giapponese mostra che lì, nella patria della tecnologia, e dove certo non si è pregiudizialmente contrari al business farmaceutico, si sa distinguere tra politica sanitaria, che richiede un bilancio rischi benefici con garanzie sulla sicurezza, e ideologia scientista, per la quale i ricercatori (e chi li manovra) dettano la politica sanitaria; così che sempre più si stanno immettendo farmaci poco testati quanto a efficacia e sicurezza, usando la popolazione come cavie. Il lavoro che lei cita, una review di ricercatori dell’ISS e della casa farmaceutica che vende il vaccino anticancro, non mostra più di quel che affermano gli autori: “le vaccinazioni 4HPV hanno il potenziale di ridurre le verruche genitali”. Non mostra affatto una capacità del vaccino di prevenire il cancro del collo dell’utero; infatti evita di dirlo. Le verruche genitali (comuni) sono una cosa, il cancro mortale della cervice (raro) un’altra (per quanto si cerchi di confonderle assieme). Il non causa pro causa, la pretesa di trasformare i risultati di un lavoro in surrogate endpoint in sede di interpretazione, il conflitto d’interesse, per il quale il controllando conduce le verifiche insieme al controllore, costituiscono piuttosto un esempio delle storture sulle quali si basa la pretesa di imporre a masse di ragazze sane inoculazioni i cui risultati finali non sono noti; allocando fondi pubblici destinati alla sanità a prodotti che prima di essere “scienza” sono commercio e finanza.

@wittrue. Veramente la mia risposta è nel merito; e mostra che il merito non lo sta presentando chi dovrebbe, cioè chi afferma e vuole ordinare di sottoporsi al trattamento medico; cioè quelli della sua parte. Prendo atto che per lei il lavoro compilativo, su tipologie di studi che un testo di epidemiologia definisce “of lesser design”, scritto da dipendenti della ditta produttrice con gli amici dell’ISS, che conclude che il vaccino sembra prevenire le creste di gallo, è la prova che previene il cancro. E che lei questo lo chiama sapere. Mi scusi, ma dovendo “scegliere” mi danno più fiducia i giapponesi; e i diversi rispettabili ricercatori che hanno espresso critiche. Oltre alle evidenze scientifiche, anche la qualità e la buona fede delle argomentazioni addotte dovrebbero entrare nella valutazione politica (e in alcuni casi giudiziaria) di questo e altri diktat medici.

@ Conenna. E’ vero. La sanità non è solo questione di denaro, ma anche di valori, da tenere al riparo dagli interessi. E di razionalità, da proteggere dalle nostre paure e fantasie. Illich scrisse che a volte i più poveri sono risparmiati dagli effetti più sinistri della medicina iatrogena. Quando ero resident in USA, dove lussuosi ospedali sorgono a fianco a quartieri degradati con tassi di mortalità neonatale elevata, controllando la storia clinica dei pazienti vedevo che a volte il loro aver potuto acquistare costose assicurazioni li aveva esposti al danno iatrogeno più di quanto non li avesse protetti dalla malattia.

@vferrari. L’affermazione che cito di Illich è stata ritenuta degna di essere pubblicata sul Lancet, che ospitò l’articolo che la contiene. Il tema etico dell’allocazione delle risorse a seconda dell’aspettativa di vita per gli affetti da insufficienza renale cronica è stato discusso nelle sedi più titolate, che non lo hanno trovato da esaltati. I danni al singolo individuo dell’illusione individualistica che sia vantaggioso pensare solo in termini di cura del singolo sono pure stati considerati da bioeticisti, e dovranno esserlo sempre più, dato il corso liberista e il relativo marketing.

Certo, per voi che siete una fucina di alta scienza, infaticabili nel tenere sempre gonfi i mantici coi quali forgiate grossi doni all’umanità, Illich non è che “il più grande rompi…”, da scartare con disprezzo. In voi l’auspicata fusione tra le due culture si compie: siete tanto scienziati quanto intellettuali.

@vferrari. La salute collettiva non è ottimizzata considerandola la sommatoria delle cure ai singoli. Es. se, pensando in termini individuali, si assegnano reni per i trapianti ad anziani, con una ridotta aspettativa di vita, a scapito dei giovani, parte dei QALY che sarebbe possibile aggiungere alla popolazione andranno persi; così che in media il singolo individuo ci perderà. Problema etico, che è stato affrontato anche sul piano scientifico dai centri di matching; e che ne sta generando altri *.

La scienza, quella vera, è una tra le grandi imprese umane; mi spiace che mentre se ne erge a difensore non la conosca, a giudicare da come ne parla. Quelli come lei ne fanno un feticcio da adorare per ottenerne superiorità; un simulacro che in campo medico viene manovrato da astuti sacerdoti che gli fanno dire ciò che vogliono. Chi sostiene che la scienza non è corruttibile, elevandola così da attività umana a entità metafisica, non sa in cosa consista; o finge. Si crede razionale, ma è in realtà un praticante, interessato o ancor peggio sincero, di un culto che uno scienziato, Feynman, ha chiamato “cargo cult science”. Lo scientista è così ad uno stadio più arretrato e pericoloso rispetto al nondum matura sulla scienza di Croce. Dall’idealismo in effetti ha poco da imparare, quanto ad arte del sofisma, camaleontismo e spocchia. (Croce però aveva l’erudizione).

*Kaufman SR. Fairness and the Tyranny of Potential in Kidney Transplantation. Current Anthropology, 2013. 54. 856.

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21 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Fake news, scuola, giornalisti, imprese e digitale: 4 confronti alla Camera per parlare di misure contro disinformazione”

Sul British Medical Journal si chiede un freno allo “inquinamento da fake news” in campo medico*:

“Le fonti dell’inquinamento vengono da gruppi di interesse, che hanno da guadagnare nel porre le loro idee sotto una luce positiva. Sono spesso comunicati degli uffici stampa di questi interessi, come quelli delle ditte che vendono erbe curative, ma anche agenzie governative della sanità, ricercatori, università, clinici, centri medici, aziende farmaceutiche e di dispositivi biomedici, e gruppi di pazienti finanziati dalle industrie”.

“La notizia sulla salute che è inaccurata, sciatta, parziale o incompleta, minaccia la salute pubblica, la politica e le decisioni individuali. I giornalisti non possono essere semplici stenografi. Hanno una responsabilità di agenda setting, nell’aiutare il pubblico a comprendere quanta importanza riconoscere a un argomento sulla base dell’enfasi datagli dai media”

I bufalari privati postano petardi, ma il bombardamento a tappeto della disinformazione lo fa il potere. Alla riunione a Montecitorio ci sarebbe da fare una bella retata contro i seminatori di fake news. Ci sarà invece un capovolgimento dei ruoli, simile a quello per il quale in certi paesini i mafiosi sono la legge e gli onesti i cattivi soggetti.

*Schwitzer G. Pollution of health news. BMJ, 15 mar 2017.

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14 settembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Gennaro “Whistleblower in gabbia davanti al Pantheon: “Serve una legge per tutelare chi denuncia corruzione e malaffare””

L’ordoliberismo vuole che si passi dal ladro “libero professionista” al ladro stipendiato: dai politici che rubano al personale politico al servizio dei poteri forti. Dalle mazzette per sé stessi al rendere legge il furto a favore di banche e multinazionali. In USA ci sono politici, come Sanders e Grassley, che si stanno opponendo alle malversazioni che si nascondono dietro alle “malattie rare” e alla relativa legislazione. In Italia tutti zitti: solo sviolinate sui bambini malati e i genitori straziati. Il Fatto, mentre pubblica questo articolo, col titolo sulla SMA “Le famiglie: Il nuovo farmaco apre nuova era. Non è più mortale se presa in tempo” aiuta l’approvazione di un farmaco criticato in USA per il costo, di 125000 $ a fiala. Il messaggio del titolo non è solo falso, perché i dati non dimostrano questo risultato miracoloso. E’ pericoloso per la salute, perché favorisce la fase successiva, la diagnosi e cura “precoce”, che espanderà il business ma porterà sovradiagnosi e furto di risorse. Ci si può aspettare, dal nuovo genere di politici richiesto dal grande business tramite Transparency e 5S, uno screening obbligatorio alla nascita, con una quota di neonati immessi senza reale necessità sul nastro trasportatore dell’industria medica. Mentre difende chi denuncia le mascalzonate dei signorotti nostrani, Il Fatto aiuta la calata degli “imperiali” del farmaco; anche censurando i commenti dei whistleblower invisi a Big Pharma.

Il magistrato e gli stregoni

15 aprile 2013

Appello al popolo

Riporto un mio commento alla proposta del prof. A. Giannuli di sostenere la candidatura del procuratore Raffaele Guariniello a Presidente della Repubblica [1].

ccc

L’onestà personale e l’indisponibilità a partecipare ai giochi sporchi del potere sono condizioni necessarie per la carica di Capo dello Stato. Averle soddisfatte, con Guariniello, avrebbe già del miracoloso; ma sarebbe sufficiente? Chi è nella stanza dei bottoni deve conoscere gli intricati circuiti che arrivano e partono dalla console: a quali effetti paradossali può dare luogo pigiando comodamente un bottone.

Per esempio, nel caso Stamina i magistrati hanno buttato olio sul fuoco di una guerra tra maghi, sostenendo fortemente entrambe le parti; ma guardandosi dal riconoscerla come una manfrina. In queste ore, Balduzzi ha aperto la strada alle terapie pseudoscientifiche, sostenute da Celentano e Gina Lollobrigida (e da Grillo); affidando la verifica delle cure Stamina agli stessi Spedali Civili di Brescia che le praticano, che è come affidare una perizia giudiziaria all’indagato (non è la prima volta che l’ospedale di questa città di galantuomini assediata dalla mafia ottiene una tale prova di fiducia). Anche l’altro versante, sostenuto dall’azione in sé meritoria di Guariniello, il versante della scienza “post-accademica” [2] cioè tecnicamente competente ma aggiogata a esigenze di profitto, sta come prevedevo [3,4] raccogliendo i frutti del rito tribale: allo stesso tempo è partita in Italia la prima sperimentazione clinica al mondo per la cura con staminali della paralisi sopranucleare progressiva, una malattia rara, che si manifesta clinicamente anche con parkinsonismo, presentata dai media come “una forma grave di Parkinson”.

Questa sperimentazione ufficiale parte sulla stessa onda delle aspettative create col caso Stamina, ma ha tutte le carte a posto. L’obiettivo che si pone è altrettanto ambizioso di quelli della ditta indagata da Guariniello per truffa e associazione a delinquere: al confronto della ricostituzione dei circuiti neuronali, l’ottenere la ricrescita dei capelli nei calvi, o una terza dentizione nell’età adulta, dovrebbero essere giochi da ragazzi. Appare che entrambe le attuali scuole italiane sulle terapie con staminali condividano alcune peculiarità. Non solo i dulcamara ma anche gli scienziati accreditati preferiscono partire dal più difficile, e dal meno facilmente verificabile, anziché andare per gradi cominciando con modelli più semplici e di facile valutazione. Così che anche per terapie ufficiali con staminali come questa vale il commento di Emile Zola a Lourdes davanti agli ex-voto: “Vedo stampelle ma non protesi”.

Finirà che la gente dovrà continuare a pagarsi, come prima e più di prima, sia la dentiera, sia, se malattie neurologiche la rendono non autosufficiente, buona parte dell’assistenza per disabili. I fondi pubblici saranno stati allocati nelle costosissime terapie ufficiali che soddisfano quello che i magistrati pro-Stamina hanno chiamato “il diritto alla speranza”; inclusa la speranza degli investitori di fare soldi sfruttando la credulità popolare con la complicità di chi occupa lo Stato. E c’è il rischio che i beneficati debbano per di più fronteggiare anche qualche tumore impiantato con le staminali.

I magistrati che si tuffano in queste grandi operazioni di marketing biomedico sostenute dallo Stato, che si addentrano nell’antro dello stregone e danno credibilità ad apprendisti o a maestri, mi paiono a loro volta, nel migliore dei casi [5], colpiti da un sortilegio: magistrati “brain in a vat”. Processano, secondo coscienza e secondo il diritto, gli input che vengono fatti giungere loro; input che però non descrivono la realtà, ma ne danno una rappresentazione di comodo.

Un presidente “brain in a vat” (si potrebbero fare anche altri nomi), manipolabile ma non venduto, che serve il potere solo se convinto, è all’atto pratico molto diverso, o molto meglio, dei presidenti burattino? Forse sì; ma anche un ipotetico presidente “brain in a vat”, ancorché onesto, non ci basterebbe per uscire dalla fossa nella quale ci siamo cacciati seguendo i film avvincenti che ci vengono fatti percepire come se fossero la realtà.

1. Giannuli A. Per il nuovo Presidente della Repubblica: torno a proporre Raffaele Guariniello. Blog di Aldo Giannuli, 10 aprile 3013.

2. Ziman J. Real Science. Cambridge University Press, 2000.

3. Gli strani “compagni di letto” di Ingroia. https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/13/gli-strani-compagni-di-letto-di-ingroia/

4. L’ambasciatore USA ordina il sostegno al loro complesso magico-industriale. https://menici60d15.wordpress.com/2013/03/20/4753/

5. La corruzione ghibellina di magistratura e polizia. https://menici60d15.wordpress.com/2012/03/24/la-corruzione-ghibellina-di-magistratura-e-polizia/

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Blog di A. Giannuli

Commento al post “Per il nuovo Presidente della Repubblica: torno a proporre Raffaele Guariniello” del 10 aprile 3013

Nell’odierna medicina commerciale l’ambivalenza dei processi biologici si fonde con l’ambiguità della politica; nella “biopolitica” – dove come ha scritto Agamben sbiadiscono le distinzioni tra destra/sinistra, pubblico/privato etc.- mentre ciò che appare viene percepito in termini elementari e manichei, buono/cattivo, la realtà sottostante, quella di un sistema complesso, fa sì che spesso gli effetti di interventi “moralizzatori” siano del tutto diversi da quelli previsti. Pareto ha distinto tra verità, efficacia e utilità di un’ideologia. Il dr Guariniello, insieme ad altri magistrati, offre buon materiale per discutere la natura ideologica di teorie mediche presentate come dogmi al pubblico. Permette di illustrare con esempi (v. il mio sito) come interventi giudiziari apparentemente progressisti e controcorrente, e quindi persuasivi per l’opinione pubblica, “efficaci” secondo Pareto, siano in realtà espressione di ideologie false, o solo parzialmente vere, e lanciate in quanto utili ai poteri economici piuttosto che al popolo che sembrano difendere.

Una nozione che è applicabile anche alla chiusura dell’Ilva di Taranto, dove, in obbedienza a interessi economici e politici, si sta passando dal cancro nascosto al cancro inventato; come mi riprometto di scrivere; non appena riuscirò ad accumulare il fiato necessario date le attenzioni di altri fedeli servitori dello Stato, che un tempo si occupavano di attività che il prof. Giannuli studiava e oggi sono d’accordo con Guariniello su importanti temi di salute pubblica.

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17 aprile 2013

Blog de Il Fatto 

Commento al post “Staminali, Nature: “No a malati come cavie. Italia ascolti monito” ” del 16 aprile 2013

Al convegno vaticano criticato dalla rivista inglese ha aderito Sir JB Gurdon, Nobel 2012 per le sue ricerche sulle staminali. Contemporaneamente al convegno, in USA esce un libro dal titolo “The healing cell: how the greatest revolution in medical history is changing your life” che esalta le promesse scientifiche sulle staminali. E’ scritto da un prete, una dottoressa-businesswoman e un giornalista medico, con forti legami con l’establishment biomedico USA; prefazione di Benedetto 16°. In questo imbroglio, i preti e gli scientisti anglosassoni sono molto più vicini e solidali di quanto Nature, coi suoi toni indignati, non voglia far credere. E’ piuttosto una manfrina tra compari per fare passare il business delle staminali creando aspettative con tecniche di propaganda mediatica. I preti la buttano sull’etica astratta e sul sentimentale; gli scientisti sul metodo scientifico e i regolamenti, che garantirebbero la verità essendo a prova di frode (ma non lo sono, tutt’altro). Gli spettatori ruspanti scelgono la ciarlataneria strappalacrime della Stamina; quelli che si sentono intellettuali e laici, le boriose frodi dell’attuale ricerca biomedica commerciale. L’apparente scontro tra i discepoli di san Francesco e gli adoratori di Newton, i toni roboanti dei due “contendenti”, coprono l’avida ricerca del profitto e la carenza di progressi rilevanti, di prospettive terapeutiche reali, di scienza e di onestà che accomunano entrambi.

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Blog di A. Giannuli

Commento al post “Cucchi, gli operai di Terni e la corporazione giudiziaria” del 7 giu 2013

@ Leonilde. La medicina sta prendendo il posto dell’industria come forma di sfruttamento; spesso a scapito della salute. Credo che sulla posizione della magistratura davanti a reati contro la salute sarebbe salutare non credere alle favole, ma recuperare il concetto marxiano di “sovrastruttura”; sembra che i primi ad averlo dimenticato siano quelli di provenienza comunista.

Le ingiustizie e i reati contro la salute vengono perseguiti se e quando conviene al capitale; altrimenti sono coperti e protetti; in alcuni casi, impedendo a chi si oppone non solo di lavorare, ma di campare. Se possibile, date le attenzioni che i tutori della legalità mi riservano, preparerò un scritto per illustrare il complesso di motivi utilitaristici che ritengo abbiano portato a sdoganare, dopo tanto tempo, la tossicità dell’amianto, consentendo l’azione giudiziaria, comunque meritoria (ma non assolutoria); e come contemporaneamente nuovi danni alla salute siano attivamente promossi e aiutati mediante un’attività criminale delle istituzioni, magistratura compresa.

Sono d’accordo sui rischi di strumentalizzazione delle richieste di controllo dell’operato dei magistrati (il controllo dovrebbe essere in primo luogo preventivo, penso: https://menici60d15.wordpress.com/2011/04/01/il-celibato-dei-magistrati/). E sulla necessità di tutelare l’indipendenza della magistratura; sia dalle forze esterne, sia dalle pratiche venderecce interne.

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24 giugno 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post “SLA, “i primi test con cellule staminali cerebrali sono positivi” del 24 giugno 2013

Spendido. Ormai la SLA e altre malattie neurologiche hanno i giorni contati: è scientifico. Va però ricordato il contributo di preti, magistratura, forze di polizia, politici, amministrazioni locali, giornalisti, e tanta altra parte della meglio società a questa grande impresa, “la più grande rivoluzione nella storia della medicina, che cambierà la vostra vita”, come dice il titolo di un recente libro USA sul tema; prefato da Ratzinger quando era ancora papa. Conoscendo questo Lavoro, oscuro ma prezioso, di sostegno agli Scienziati, non mi sorprende che l’Italia primeggi nel campo delle staminali: le doti di abnegazione e insieme di acume intellettuale, di severo rigore, dura fatica e felice creatività, onestà cristallina, coraggio, tenacia e indipendenza di giudizio, di culto del diritto e amore per l’umanità tutta di cui lo Stivale è pieno sono esattamente ciò che occorre per risolvere un problema come quello posto dalla geniale idea di curare le patologie del tessuto nervoso con cellule staminali. Che il mondo sappia, e si inchini riconoscente. Noi non abbiamo solo la mafia; abbiamo pure quest’altro genere di onorevoli associazioni.

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13 ottobre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Di Grazia “Stamina bocciata, chi è il ciarlatano e chi il genio?” del 12 ottobre 2013

Se si vuole vendere come miracoloso un prodotto che non funziona, un modo per farlo è mandare avanti un compare che faccia il ciarlatano: che ne presenti una versione ancora più scombinata, e che con grandi promesse crei un’aspettativa nel pubblico. Per poi farlo sbugiardare da un venditore credibile, un dottore, uno scienziato, che correggendo gli errori (in realtà inseriti apposta) sembrerà presentare una versione valida del prodotto; che altro non è che il prodotto originale.

La domanda dovrebbe essere chi sono i furbi e chi i fessi. I furbi sono quelli che hanno montato questo finto litigio tra compari, col quale si sono lanciate come possibili e imminenti terapie che sul piano tecnico sono estremamente improbabili. Da quelli che nelle istituzioni hanno dato spazio e visibilità a un Vannoni, a Napolitano che nomina senatore a vita a credito, per futuri altissimi meriti, la Cattaneo; passando per i magistrati e i giornalisti.

I fessi sono quelli che accettano il falso dilemma. Sia i “masscult” che credono che Vannoni sia un genio filantropo osteggiato dall’establishment; sia i “midcult” che ragionano che siccome Vannoni è un ciarlatano allora le staminali della vera Scienza potranno soddisfare promesse fantascientifiche come quella di ricreare il tessuto nervoso.

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@ Ander Elessedil. Tanti come te affermano: a) che l’introduzione di nuove terapie avviene solo su criteri scientifici; b) che è ”impossibile” frodare nella ricerca clinica in quanto la riproducibilità è usata per verificare l’efficacia e prevenire le frodi; c) che la ricerca sulle staminali è indifferente al clamore mediatico.

Si tratta di posizioni molto molto ingenue, che scambiano il catechismo con la realtà. Gli stessi addetti ai lavori ammettono che le cose spesso non vanno così; e ci sono tanti scandali a confermarlo. In questo caso la scienza è spudoratamente al servizio del marketing. Con Vannoni, e con le continue passerelle mediatiche degli scienziati, si è introdotto un bias nella ricerca, che vizierà ipotesi, finanziamenti e interpretazioni. Si dovrebbe ormai prevedere anche un “cieco” delle aspettative, proibendo questi clamori, volendo essere davvero scientifici.

Prevedere futuri successi medici (e dargli un seggio in senato) è antiscientifico (e opposto al principio costituzionale di tutela della salute).

La stessa puerile teoria delle staminali come “mattoni magici” calpesta la “textbook science”, ciò che già si sa sulla biologia dello sviluppo. Come è stato osservato, con le staminali basterebbe usare modelli animali, per applicare ciò che dici; invece sia Vannoni che gli “oppositori” vogliono subito passare all’uomo, e al più difficile (e meno facilmente verificabile): il tessuto nervoso; come a Lourdes, dove Zola osservò che vedeva “stampelle ma non protesi”.

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@ Ander Elessedil.

1) La medicina attuale bara sul metodo scientifico. Per esempio: Elshaug AG, et al. Over 150 potentially low-value health care practices: an Australian study. Med J Aust 2012; 197: 000-000. doi: 10.5694/mja12.11083.

2) “è assurdo” non è un argomento.

3) Nominare senatore a vita non chi ha ottenuto grandi risultati ma chi propugna terapie non dimostrate è dannoso per i cittadini; e probabilmente anticostituzionale, creando il merito anziché riconoscerlo e viziando la ricerca medica con pregiudizi che potranno riflettersi negativamente su efficacia e sicurezza delle terapie. Parlare di antipatia personale è di bassa lega come del resto il tuo tono.

4) Antiscientifico è parlare a priori di futuri successi. Un’ipotesi comunque deve essere coerente coi dati noti; se non lo è in partenza è capzioso sostenere che occorre attendere il responso de “la Scienza” per criticarla.

5) L’articolo de Il Fatto che citi è un esempio deontologicamente censurabile di cattivo giornalismo medico, che lascia intravedere risultati senza reali basi.

Grazie per il consiglio di leggere; non posso ricambiarlo perché da come ragioni mi pare tu appartenga alla categoria di quelli che non traggono beneficio dagli studi. Beneficio in termini intellettuali. Poi su come rimediare la pagnotta ognuno si regola come crede e come può.

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@ Ander Elessedil. Lo stesso Garattini considera che su 8500 farmaci solo un centinaio sia davvero utile. Sul metodo scientifico in medicina vedo che tu a Vannoni avete idee molto molto vicine: è scientifico, e sacro, quello che pare a voi.

Sul tuo giudicare come assurdo che il caso Stamina sia un marketing stunt che deve surrogare l’inconsistenza scientifica delle staminali, mi pare che tu come tanti associ un’eccessiva fantasia sulle potenzialità delle staminali a un atteggiamento bigotto su come va avanti la scienza medica.

La nomina di un senatore a vita, “per incoraggiamento” (G. Napolitano), che incide su un campo scientifico e medico (e su un grosso business) in fieri riguarda certo la Costituzione.

Non bisogna essere né ottimisti né pessimisti nel comunicare i risultati al pubblico. Bisogna dire la verità e non creare false speranze imbastendo favolette a proprio vantaggio.

La sperimentazione non è un rito che ha la sua efficacia nell’essere celebrato. Mostrami tu che le staminali risolvono una perdita di tessuto cerebrale nell’animale e poi ne riparliamo. E non leggere troppo.

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@ Ander Elessedil. Sei tu che confondi medicina e scienza. Gli errori sistematici nella pratica medica non sono “scienza”, come sventatamente affermi. Sono colpe, frodi o omicidi. Le persone non sono cavie.

Sì, tutti complici, allineati e coperti, di un modesto sistema per sbarcare il lunario, come in altri campi di una medicina resa ipertrofica a gracile dalla ricerca esasperata del profitto.

Ovviamente la mossa quirinalizia a te sta bene.

La favoletta è comunicare al pubblico di poter ricostruire tessuti stabili come cuore e cervello a fini terapeutici, tacendo dei vincoli biologici che ostacolano il progetto e in assenza di risultati sperimentali sufficienti.

Lo affermo ancora: non si dovrebbe passare all’uomo senza prima avere prove solide su animali. Ma si è sviluppata un’arte, detta “ricerca traslazionale”, per saltare da dati di laboratorio insufficienti alla clinica. Arte che include cose come la libera uscita a Vannoni, la nomina a senatrice di Cattaneo, il tuo atteggiamento borioso e sguaiato e sapessi quanto altro ancora.

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@ Ander Elessedil. Non basta che una terapia sia sostenuta da basi scientifiche. Le basi devono essere valide. Lo screening per il cancro della prostata ha “basi scientifiche” secondo la tua definizione. Per il direttore scientifico dell’American Cancer Association, Brawley, “ha una probabilità 50 volte maggiore di rovinarti la vita che di salvartela”. Sì, sto parlando anche di omicidio. E non è certo la prima volta che il male nasce dalla mediocrità che esemplifichi.

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@ Ander Elessedil. In medicina quello che è valido oggi può essere superato domani; ma, sul piano etico, non può essere riconosciuto come nocivo domani; come invece sta avvenendo in tanti casi. E a ciò, e ai conseguenti omicidi, portano visioni paranoidi come la tua di una medicina come pura pratica scientifica.

Vuol dire che se si dice alla popolazione sana di eseguire un programma di screening, bisogna essere certi dei benefici. Non si può dire 30 anni dopo “Ci siamo sbagliati, la Scienza ci ha parlato ancora e ora sappiamo che fa più male che bene”.

La paranoia è una diagnosi psichiatrica. Bisognerebbe evitare di affibbiare diagnosi psichiatriche a quelli con cui si discute. Nel tuo caso non dirò che sei sociopatico ed ebefrenico. Ma che non brilli per onestà e vigore intellettuale.

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@ Ander Elessedil. Non è stato affatto un processo “scientifico dalla prima all’ultima fase.”. Le manipolazioni (inclusi gli attacchi ad personam verso chi le denunciava) non si contano (Gotzsche. Mammography screening. Radcliffe 2012). E’ stato un enorme business che si è impadronito della scienza e le ha fatto produrre le pezze d’appoggio. La Scienza poi serve anche come alibi: chi non se ne fida è paranoico, secondo certi suoi chierici. Per te la scienza sono gli articoli scientifici coi grafici e le tabelle. Un’idea chiara, ma falsa.

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@ Ander Elessedil. Essendoci già state delle frodi e manipolazioni, – strutturali, non semplicemente di singoli – che hanno causato danni rilevanti, non è spropositato chiedersi se la cosa si ripete con le attuali promesse sulle staminali. Non è blasfemo. Non corrono “anni-luce” tra le frodi dell’altro giorno e l’oggi. Un anno luce sono oltre 9400 miliardi di Km; è vero, il tuo non è un eufemismo; è un’altra cosa. Mostri bene come proclamandosi sacerdoti della scienza se ne possa fare l’uso più disinvolto e sgangherato. Mostri come la scienza venga usata come foglia di fico per un sostanziale laissez-faire nel business sanitario.

E confermi quanto dico sul caso Stamina: tu e gli altri propagandisti delle staminali siete facilitati nello spararle così grosse dal paragone con Vannoni sul piano etico e scientifico; paragone che è stato imposto con un caso costruito a forza. Rispetto a lui potete fare una certa figura. Ma rispetto agli standard veri, dovete ringraziare la generale corruzione dei poteri dello Stato.

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@ Ander Elessedil. La burocrazia nella ricerca medica serve più da barriera al mercato che come controllo etico. Se lavori scientifici mostrano che la medicina non rispetta gli standard scientifici ai quali dice di attenersi, la cosa resta, anche se tu decidi che la prova è inammissibile.

Stamina è magia; praticata nel secondo miglior ospedale d’Italia, secondo la classifica Agenas. Per maggiori dettagli v. “Gli strani ‘compagni di letto’ di Ingroia” e “La frode delle staminali”, nel sito che porta il mio nome. Anche la versione ufficiale comunicata al pubblico sulle staminali è magia, rispetto alle conoscenze di biologia dello sviluppo. La prima è magia alla Wanna Marchi; la seconda ricorda i racconti di fantascienza di Asimov, che era anche docente universitario di biochimica.

Riguardo alle mie “paranoie”, prendo atto che sei tra quelli che emettono di queste diagnosi. Sul tuo status di anticomplottista volontario e non pagato, guarda, lo dico senza ironia, lo dico letteralmente, che esiste un mercato per questo servizio alle imprese.

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@ Ander Elessedil. Quello che ti posso dare, in cambio della promessa di non ammorbarmi ulteriormente, è il consiglio di imparare a distinguere tra normativo e descrittivo. Per te i comitati etici chiamandosi così sono etici, la burocrazia deve proteggere il cittadino e quindi lo protegge, etc. Per le tue aspirazioni a ricevere uno stipendio da quelli che beneficiano della tua opera indefessa, buona fortuna.

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@ Ander Elessedil. Anche come buttafuori sei parecchio gracilino. Chissà, un domani, con le staminali…

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@ alienMIT. Chi teorizza che sia un’idea inconcepibile, da burlare come stortura mentale, la possibilità che il potere inganni i cittadini, non sembra avere reazioni cutanee marcate; è del genere che non arrossisce.

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@ Darsch. Gli anticomplottologi sono dei ruffiani senza vergogna. Così è più chiaro?

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@ Darsch. Nuove professioni e antichi mestieri: l’anticomplottista.

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@ Darsch. Bene, lei “adora” individuare “menti piccole”, e farle “scaldare”. E paragona questo piacere a quello che trae dall’osservare le lampade al plasma.

E’ utile cominciare a delineare i tratti caratteriali di quella particolare varietà di prosseneta che è l’anticomplottista; cioè chi, per calcolo o per inclinazione naturale, tende ad ottenere meriti presso il potere attaccando sul piano personale quelli che ritengono di avere compreso alcuni inganni del potere e comunicano al pubblico le loro tesi.

Gli attacchi consistono principalmente nello spiegare le teorie “complottiste” come manifestazioni di gravi disturbi mentali, principalmente la paranoia (patologia che può giustificare un TSO); o come espressioni di una carenza intellettiva e morale tale da giustificare il disprezzo. Sono accompagnati da atteggiamenti altezzosi e provocazioni. Gli attacchi hanno un potenziale intimidatorio e una carica pedagogica; anche sul pubblico, che viene educato a scegliere le idee non in base al merito, ma alla popolarità; e a coltivare non il dubbio, ma il gregarismo.

Continui pure, e se vuole mi parli ancora di lei. Quando ha cominciato? Come si è associato alla compagnia delle staminali?

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@ Darsch. Raccolgo i miei post sul mio sito, menici60d15. C’è una pagina “la frode delle staminali”. Io non sostengo nessun “magico guaritore”: ma che in questa vicenda il più pulito – che resta da individuare – ha la rogna.

Complimenti per la bella vita. Finora ha commentato che dico supercazzole, che ho una mente piccola e facile da destabilizzare, e mi ha falsamente attribuito un sostegno a “magici guaritori” (chi, Vannoni o Cattaneo?). Me lo vuole mostrare un pensiero suo sul tema, cioé la vicenda Stamina? Se non è troppo fuori tema.

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@ Darsch. Un anticomplottista puro. Solo fango, senza infingimenti. Signor Darth lei rappresenta una importante risorsa per la ricerca scientifica sul ruffianesimo. Sul marketing ha ragione. In letteratura si registrano altri casi di discussioni pseudo-bioetiche montate ad arte, a suon di milioni di dollari, da ditte di pubbliche relazioni pagate da case farmaceutiche per fare apparire efficaci terapie che non lo erano (Eichacker et al. Surviving sepsis – practicing guidelines, marketing campaigns and Ely Lilly. NEJM, 2006. 335: 16.). Speriamo che la magistratura continui a dormire, altrimenti addio vita beata.

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Non mi attribuisca una fiducia nella magistratura che non ho affatto. “Contestiate”? Quando ci si trova contro certe mafie si è soli. Io ho citato la magistratura dopo che nei miei scritti ho prodotto evidenze che avrebbero già dovuto dare luogo a un suo intervento. E, comportamenti mafiosi delle istituzioni permettendo, ho intenzione di produrne ancora: questa storia delle staminali è un giacimento, non d’oro, non di platino, ma del materiale del quale sono fatti i sogni degli uomini, e i disegni degli strozzini, sulla medicina.

Lei invece la cita in risposta, un po’ come come quei signori che replicano “Vada dal magistrato” (N. Dalla Chiesa, Manuale del perfetto mafioso). Ieri 15 ott c’è stata una telefonata di solidarietà del papa a dei malati che vogliono le terapie Stamina.

Quali che siano gli esiti delle loro eventuali indagini, su un campo sul quale si stende l’ombra della bandiera di interessi economici abituati a spadroneggiare senza temere la nostra magistratura, spero una cosa. Vedo che lei si è già messo a puntare la parola “marketing”. Esistono delle ditte di pubbliche relazioni (multinazionali, non piccoli studi professionali come Vannoni), che nel lanciare prodotti medici “blockbuster” impostano campagne di marketing basate sulle
tecniche amorali e a volte immorali della persuasione pubblicitaria; l’immagine popolare della “Scienza” viene ampiamente sfruttata a questi fini. Spero che per lo meno i magistrati non concedano a voi anticomplottisti anche di far passare quest’altra realtà come i fantasmi di menti malate.

*  *  *

Vediamo un po’. “Complesso” del “Super eroe”. Mi ci sono trovato; pensi che credevo che la medicina e la ricerca medica mi mettessero al riparo dalle porcherie del mondo. Non saranno piuttosto ad essere delle “mezze pialle” quelli come lei, capaci di diffamare e insultare per pagine e pagine coloro che sostengono tesi che ostacolano affari illeciti, senza parlare mai del merito delle tesi?

Al mondo ci sono anche diverse persone semplicemente oneste; certo che chi fa un lavoro come il suo tende psicologicamente a negare che ciò sia possibile e che sia una forma di normalità.

Non mi pare di esercitare alcun brigantaggio; se resisto ai tanti malfattori di passo, spesso stipendiati con denaro pubblico, è grazie al disgusto che mi danno. Su Vannoni, non cambi le carte in tavola: sta semmai dalla sua parte, non dalla mia. L’immagine popolare della scienza, ridotta a un fumetto per accalappiare clienti, l’hanno resa malconcia quelli dell’associazione della quale lei fa parte, non io.

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7 novembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di U. Bardi “Ricerca: troppe leggi (non fisiche) rovinano la scienza” del 7 novembre 2013

Il metodo Stamina è sì da “Italia dei pifferai”, come lei, docente di chimica, lo definisce; ma ciò anche perché è servito da catalizzatore alla frode ufficiale sulle staminali, quella della ricerca ufficiale, che anche grazie a Stamina può per confronto atteggiarsi a scienza seria mentre fa promesse strabilianti e ingiustificate (v. La frode delle staminali http://menici60d15.wordpress.c… su http://menici60d15.wordpress.c…. Il caso Stamina si può paragonare anche a quelle reazioni chimiche che la natura o l’uomo accoppiano ad altre che altrimenti non potrebbero avvenire. Sarebbe anche utile richiamare il carattere combinatorio e multifattoriale, e le proprietà emergenti, dei processi chimici, come antidoto alla favola preformista di una “potenza” intrinseca delle cellule staminali. Le leggi, o i vincoli, della biologia dello sviluppo che imporrebbero di non lanciare promesse messianiche sulle staminali non sono rispettati da nessuna delle 2 scuole “neoalchemiche”, Vannoni e scienza ufficiale, che dandosi battaglia stanno assieme lanciando il business delle staminali. Lo Stato fornisce un servizio completo, dalla promozione di Stamina a quella della ricerca “invece” seria con la senatrice a vita per meriti futuri, alla repressione del dissenso. In questo business tecnologico, di leggi giuridiche e di diritto degni di questo nome non ci sono che quantità omeopatiche.

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4 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post “Stamina, il Tar accoglie ricorso Vannoni contro nomina comitato scientifico”

Le staminali di Vannoni e di alcuni magistrati sono il Pacco. Le staminali della sen. Cattaneo e di altri magistrati sono il Contropacco.

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4 dicembre 2013

Blog de il Fatto

Commento al post di D. Pretini “Senatori a vita, Forza Italia fa rinviare la convalida: “Chiarire i loro meriti” “

Paragonare le nomine per merito al livello medio del Pdl è come paragonare B. a Bokassa e concludere che è un filantropo. Cambiano i personaggi, ma la telenovela continua, sotto la stessa regia. Elena Cattaneo non ha ottenuto risultati scientifici che possano essere definiti “altissimi meriti”. Ha però “meriti” politici: rappresenta il futuro dell’Italia, quello di un Paese de-industrializzato, in mano a potentati economici esteri, dove è centrale per l’economia la medicina, con le sue frodi, come quelle basate sulle promesse di resurrezione dei tessuti a struttura complessa mediate le staminali. Promesse tanto seducenti quanto assurde, e nocive per la tutela della salute. Come senatrice a vita, sganciata dal controllo popolare, potrà operare in tale senso; tra gli applausi degli astuti italiani che pensano che la Cattaneo li farà vivere 100 anni, così come hanno pensato che B. li avrebbe arricchiti.

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18 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Gianbartolomei “Stamina, Davide Vannoni patteggia condanna a un anno e dieci mesi”

Parlare di “trionfo della scienza” perché finalmente si sono fermati soggetti “in divisa da ladro”, e gli è pure stato dato un paterno scappellotto, è come dare una cattedra di fisica per chiara fama a chi risponde “ma va la’ ” a quelli che credono che si possano piegare i cucchiai col pensiero. La corrotta ricerca biomedica ha bisogno di essere definita a contrario, non per i propri comportamenti e meriti, ma facendola apparire come baluardo all’oscurantismo; questo connubio teatrale, dopo tanto torpore, di “giustizia e scienza” appare piuttosto essere la manifestazione di una sotterranea intesa tra magistratura e grande business biomedico. Del resto lo Stato occupato dai corrotti si giova dall’essere definito non per la sua aderenza alla Costituzione, ma come l’opposto del terrorismo e della mafia; che quindi quando occorre aiuta sottobanco. Analogamente, prima di fare la faccia severa lo Stato ha permesso per molti anni a una volgare truffa di spacciare le sue assurdità ai malati e ai familiari. E – cosa perfino peggiore, ma che viene taciuta – di impiantare così nel pubblico aspettative false ma sentite sulla cura delle malattie; di rendere “regnant social expectations” (Callahan) le promesse irrazionali della scienza ufficiale sulle staminali; a vantaggio di quegli affari illeciti, troppo grandi e sofisticati per essere semplicemente definiti ciarlataneria, che i nostri magistrati, candidi come colombe, identificano con la “scienza”.

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14 aprile 2015
Blog de Il Fatto
Commento al post di Marco Bella “Sindone: quando la storia può essere rigorosa quanto la scienza”

Vorrei chiedere agli storici e ai sociologi se la presenza della Sindone a Torino abbia influenzato l’esoterismo laico, cioè massonico, per il quale è nota questa città, stimolando, nello stesso campo del magico, del misterico, una reazione di segno opposto; o parzialmente contrario, dati i legami tra i due gruppi di potere. Es. l’importante museo egizio.
Questa “guerra tra maghi” mi sembrerebbe un paragone un poco più calzante del contrasto tra dibelliani e oncologia ufficiale, che non quello tra dibelliani e “autenticisti” uniti contro la Verità Scientifica avanzato da Marco Bella. Il cancro è una risorsa economica prima di essere un oggetto di studio scientifico. L’imponente scienza del cancro è una scienza debole, viziata dal “profit motive” e intrisa di fideismo scientista, che fa da paravento e strumento a enormi interessi economici. Una “scienza” che quanto ad applicazioni, cioè cure, con rare eccezioni gira a vuoto, o gira al contrario, in senso iatrogeno, e fa così ottenere guadagni sempre crescenti a danno dei pazienti. I progressi terapeutici reali sono modesti, e di cancro si continua a soffrire e morire. Una scienza che, come nel caso Stamina, si fa bella paragonandosi alla ciarlataneria e alla superstizione non potendo splendere di luce propria. Una “scienza” che, irrazionalmente, fa dei torti altrui le proprie ragioni.

@ Gianni Monroe. Vede il suo non è solo un arbitrario relativismo etico. E’ un relativismo epistemico, nell’interpretazione dei fatti. Ed è un “relativismo” coerente con la frode. Per lei l’establishment scientifico (Tomatis), che come è costume dei benpensanti lei chiama “comunità scientifica” è una forza buona che smaschera le vergogne. Invece i dati indicano che la sua forza buona è in forte conflitto di interesse, essendo condizionata dall’industria, e le vergogne contribuisce a crearle e a nasconderle. Non si dovrebbe contare sul buon cuore della “comunità scientifica” per impedire le stragi per frodi biomediche, delle quali casi come il Vioxx sono la parte visibile dell’iceberg, imponente e tuttavia minoritaria rispetto a ciò che non si vede. Affidare la custodia del pollaio alle volpi in termine tecnico si chiama “cattura normativa” (una delle finalità di quella tragedia e farsa del caso Stamina). La si può rivestire come fa lei con panni filosofici, di uno scetticismo sulle fondamenta, a suo dire elusive, dei principi per i quali es. non si può uccidere una persona per impossessarsi dei suoi beni; ma restano sofismi che danno forma estetica a sovrastrutture culturali che coprono forme di sfruttamento parecchio brutte.

Lei dà come entità primitive l’indifferenza dei valori morali, che non sarebbero che mere convenzioni sociali, e allo stesso tempo la “bellezza” della “comunità scientifica”, che ci proteggerebbe dalle frodi. La frode c’entra perché con questa “business ontology” così svergolata uno dei principali attori della frodi biomediche strutturali, l’establishment scientifico, viene posto in una posizione privilegiata di controllore delle frodi stesse. Così es. basta fare in modo, con la compiacenza e la partecipazione delle istituzioni dello Stato, che a Stamina, una banale frode che normalmente sarebbe durata 30 minuti, il tempo dell’arrivo del maresciallo dei CC, vengano invece fatte assumere dimensioni giganti, per poter presentare per contrasto una comunità scientifica corrotta come il baluardo contro la ciarlataneria; con magistrati come Guariniello e Santosuosso che come lei commentano inneggiando alla “scienza” quando dovrebbero controllarne gli abusi, coonestando una cattura normativa che è anche “deep capture” (Hanson e Yosifon), cioè cattura culturale.

Invece per me non c’è bisogno della filosofia per assumere che la medicina non deve nuocere al paziente a favore di chi la vende. E occorre prendere tristemente atto (v. Gotzsche, cit.) che la ricerca scientifica ai nostri giorni non è la cura, ma è parte della patogenesi. La volontà di rappresentare posizioni, interessi, e rapporti di forza senza infingimenti è già un orientarsi verso la soluzione.

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17 maggio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Epatite C: pm indaga sui fondi non ricevuti dalle Regioni per pagare farmaco”

Nella storia dell’epatite C è costante, fin dalla nascita, lo squilibrio tra l’esilità e le anomalie delle evidenze scientifiche da un lato e dall’altro la brillantissima performance economica, mediata da un massiccio uso del marketing e da straordinarie fortune politiche. Vi è già stato, in altri paesi, un ruolo determinante dei giuristi nella “costruzione della malattia tramite la legge”, è stato scritto a proposito della strana natura di questa entità nosologica. Il farmaco per il quale il PM Guariniello ora indaga per omissione di cure, “la cura da 1000 dollari a pillola” è così costoso da essere in grado, è stato osservato, di mandare in bancarotta l’intero sistema sanitario, e non solo quello italiano. Comunque stiano le cose sull’onestà dell’offerta di cure, e su eventuali complicità istituzionali, visto che questa azione giudiziaria incide così profondamente in campo politico, condizionando l’allocazione delle risorse pubbliche destinate al diritto alla tutela della salute, andrebbe chiesto al PM Guariniello, e agli altri magistrati che volessero emularlo, di presentare gli elementi sui quali basano l’assunto che il farmaco è appropriato ed efficace; e la convinzione che il farmaco sia così appropriato ed efficace che i termini del suo uso vadano imposti dalla magistratura.

@ Elisabetta Picchietti. Un conto è esigere dallo Stato la miglior tutela possibile della salute, un altro è accettare che questa richiesta venga orientata a favore degli interessi dell’industria e della finanza. IL PPI (patient and public involvement) è una strategia per la commercializzazione e la privatizzazione della medicina – dettata da istituzioni come l’OCSE, la Banca Mondiale, la UE – che contrariamente alle apparenze va contro gli interessi dei pazienti e del pubblico (Tritter J et al. Globalization, markets and healthcare policy. Routhledge, 2009.).

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20 giugno 2015

Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “Dalla Prima alla Seconda Repubblica in Italia”

In medicina è detto “never events” quel genere di errori che non dovrebbero accadere mai: amputare la gamba sana invece che quella in cancrena, somministrare a Tizio le cure destinate a Caio, lasciare un tampone nell’addome, etc. In campo politico e amministrativo ci sono never events che sono indice non di negligenza ma di dolo. E che si spiegano con la subordinazione dei poteri dello Stato a poteri economici sovranazionali. Es. l’avere lasciati indisturbati i black bloc a Genova [1].

E’ stato un never event anche l’aver fatto passare nel SSN e sui media, per anni, la ciarlatanesca e spudorata “terapia” Stamina, ignorando le pur tenui barriere “scientifiche”; e superando le barriere politiche, molto più robuste, per le quali se a politici, clero, polizia, magistrati non sta bene in Italia non si può neppure attraversare liberamente la strada. Un “errore” incredibile, che trova la sua spiegazione in un’operazione di marketing di magistratura, polizia, politica (non senza l’ombra dei sevizi) a favore del business biomedico [2]. In questi termini sono spiegabili anche altri interventi di magistratura e polizia, come la distruzione di Pantani [3] o l’intervento forte e tardivo sui veleni dell’ILVA [4]. Attualmente ci sono gli estremi per sostenere che abbiamo i CC e Guariniello (che il prof. Giannuli vorrebbe al Quirinale) che esercitando l’azione penale spingono a favore di quella che può essere la maggiore singola truffa a danno del contribuente e del cittadino, le terapie a colpi di centinaia di milioni di euro per l’epatite C.

Osservando questi fenomeni, sono giunto alla conclusione che in campo medico magistrati e forze di polizia operano, ancor più dei politici, a favore di interessi illeciti del business medico [5]. Una tesi che trova riscontro in quella di Giannuli per la quale la globalizzazione neo liberista comporta una “alleanza diretta tra il potere finanziario e gli apparati tecnici dello stato (polizia, magistratura, servizi segreti) e confina il potere politico ad una funzione meramente servente” in un “nuovo blocco storico che indichiamo come “l’alleanza tra la spada e la moneta” “.

Restano nascoste sotto alle concezioni ingenue e rassicuranti su medicina, magistrati e polizia le conseguenze negative dei servigi resi dalla penna e dal manganello a poteri che, paragonabili a organizzazioni mafiose [6], determinano come curare le malattie. Mentre la gravità delle conseguenze dovrebbe portare a identificare in questi rapporti patologici tra potere giudiziario e moneta medica un pericoloso focolaio di corruzione.

1 Fracassi F. G8 Gate. Alpine studio, 2011.
2 Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale. *
3 Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico. *
4 Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato. *
5 Nuove P2 e organi interni. *
6 Gotzsche P. Deadly Medicines and Organised Crime. Radcliffe, 2013.

*nel mio sito.

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25 agosto 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Morto dopo TSO: “Soldi non aveva patologie al cuore, morto per ipossia”. Titolo mutato in “Morto dopo Tso: “Soldi ucciso da ipossia dovuta a compressione del collo” dopo avere postato il commento

“Morto dopo TSO: “Soldi non aveva patologie al cuore, morto per ipossia”. “Quando si accerta la causa di morte, è importante ricordare che riportare il solo meccanismo di morte non è accettabile”. (Prahlow J. Forensic Pathology for Police, Death Investigators, Attorneys, and Forensic Scientists. Springer, 2010); ciò dovrebbe valere anche per la comunicazione al pubblico dei riscontri autoptici.

Si distingue tra “modalità di morte”: es. omicidio. “Causa della morte”: es. strozzamento; così si chiama la compressione del collo che l’omicida effettua senza ausili meccanici (con es. un laccio è strangolamento). “Meccanismo della morte”: es. la conseguente ipossia, cioè insufficiente apporto di ossigeno ai tessuti, che può a sua volta derivare da molteplici percorsi causali. I tre aspetti rappresentano una scala di crescente dettaglio sul piano biologico, che è utile o necessario percorrere nei due sensi per l’accertamento delle responsabilità.

L’enfasi sul meccanismo di morte può venire utilizzata per annacquare le responsabilità, secondo la tattica, frequente sia in medicina che in campo giudiziario, dell’esibire una precisione tecnica per ridurre l’accuratezza sostanziale. Es. “ipossia” o “anemia cerebrale acuta” (in grassetto nell’articolo) suonano meglio che “strozzamento”; e prospettano le acrobatiche scappatoie patogenetiche la cui sussiegosa costruzione è prevista nella licenza di illegalità rilasciata ad alcune categorie, come le forze di polizia o gli psichiatri.

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24 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Raffaele Guariniello, il pool su lavoro e salute continua senza di lui. Spataro apre bando per coordinatore”

Il 5 dicembre scorso a un convegno con Guariniello un magistrato ha paragonato gli inquinatori a chi intossica gli altri fumando in ascensore. Il fumo è un importante agente cancerogeno per chi fuma; occorre riflettere sul perché chi lo dimostrò, Doll, sia stato lautamente pagato sottobanco per 20 anni dall’industria chimica. Il fumo passivo invece appare essere un rischio gonfiato (Penston, Stats.con). Così si addossano su un solo cancerogeno anche colpe non sue, distogliendo dagli altri; mostrando solo il fumo si scarica la responsabilità sul pubblico (il cancro colpa dei “lifestyles”). Si contribuisce alla paura che spingerà verso il controverso screening per il cancro del polmone, che può divenire una forma legalizzata di ciò che Brega Massone ha fatto in maniera spudorata.

Occupandosi di salute un magistrato può ottenere insieme la gratitudine di potenti interessi illeciti e il plauso del pubblico. Se volesse farlo sine spe avrebbe vita dura. Dovrebbe essere consapevole del rischio di strumentalizzazione; di come reti patogene complesse possono paradossalmente essere mantenute e aggravate considerando ed esagerando solo alcuni dei nodi (o inventandone); che a lanciare l’allarme solo su Scilla, l’inquinamento, si spinge la gente nella Cariddi delle sovradiagnosi. Che vi sono sforzi per ottenere la “cattura normativa” da parte di grandi interessi, e anche la “deep capture”, la cattura culturale, così che chi controlla finisce per lavorare per il controllato.

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3 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Fabbretti “Omicidio Bruno Caccia, perché dopo 33 anni manca ancora la verità”

Forse alcuni omicidi eccellenti hanno avuto, al di là dei moventi contingenti, al di là della criminalità che ha fornito gli esecutori, una funzione politica di “pulizia antropologica”: sono serviti a marcare come proibiti alcuni tipi umani. Nel capitalismo alcuni tipi umani, tra i quali il magistrato integerrimo, sono un’anomalia sistemica e non devono esistere, ha scritto Castoriadis. Il fatto che dopo 33 anni “manchi ancora la verità” da parte di quelli che dovrebbero essere i colleghi di Caccia sembra confermare che uccidendolo sia stata soffocata una varietà rara, una autentica diversità antropologica, impedendo che si riproducesse con l’esempio e l’insegnamento.

Commento al post “Roma, Guariniello possibile capo gabinetto di Raggi: “Sto decidendo””

Guariniello e i 5S hanno in comune due tratti congiunti. Da un lato non sono compromessi col generale mangia-mangia casareccio, e hanno qualche merito nel contrastarlo. Dall’altro tendono a perorare cause che sembrano progressiste e invece finiscono puntualmente per favorire i poteri forti più potenti. I 5S hanno appoggiato Stamina, Guariniello, molto lentamente, l’ha contrastata. Il duetto tra i due cori, durato anni, ha costituito una mega-propaganda a beneficio delle staminali ufficiali (v. “Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale”).

L’ambasciatore USA ordina il sostegno al loro complesso magico-industriale

20 marzo 2013

20 marzo 2013

Appello al popolo

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AltanAnticancro

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Le distinzioni politiche tradizionali (come quelle fra destra e sinistra, liberalismo e totalitarismo, privato e pubblico) perdono la loro chiarezza e la loro intellegibilità ed entrano in una zona di indeterminazione una volta che il loro referente fondamentale sia diventato la nuda vita. G. Agamben. Homo sacer

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E’ passato pressoché inosservato il discorso dall’ambasciatore USA David Thorne su “Il ruolo e il futuro dell’industria farmaceutica Americana in Italia” [1] pronunciato il 5 febbraio 2013 all’Ambasciata americana di Via Veneto, in un convegno al quale hanno partecipato personalità come il papabile alla presidenza della Repubblica Gianni Letta, il nipote Enrico Letta del PD, il ministro della salute Balduzzi, il sottosegretario allo sviluppo economico De Vincenti, il direttore generale dell’AIFA Pani, il vice-presidente di Confindustria Regina e il chairman dello “Italian American Pharmaceutical Group”, Antonelli. L’ambasciatore dice in pratica due cose. a) “L’industria farmaceutica basata sulla ricerca, vale a dire il settore farmaceutico e delle biotecnologie incentrato sull’innovazione” è “motore di crescita economica”. b) Chi occupa le istituzioni deve sostenere gli interessi USA in Italia su questo settore; posto inoltre che “gli investitori americani” formano “una parte sostanziale” anche della “industria farmaceutica italiana”.

I farmaci cosiddetti “innovativi” sono un settore ben definito dell’industria farmaceutica; al loro interno la classe principale è quella dei farmaci oncologici. Ufficialmente, e agli occhi del pubblico, l’innovazione farmaceutica ha un carattere prometeico. In realtà oggi la sua natura è sisifea, derivando da un calcolo economico. Nelle parole di Piero Bevilacqua: “ […] l’interesse del capitale per la scarsità non solo rappresenta un aspetto nuovo del suo sforzo di dominio, ma costituisce una minaccia gigantesca che si para al nostro orizzonte. Che il capitale oggi insegua affannosamente la scarsità appare evidente dalla corsa continua con cui le imprese sono impegnate a realizzare sempre nuovi prodotti, a contrastare l’abbondanza delle merci, che perdono rapidamente valore, con variazioni di prodotti e incremento dei loro aspetti simbolici in grado di riaccendere incessantemente i desideri dei consumatori.” [2].

E’ il principio del pipelining, l’allestimento di un percorso produttivo che consente a un’azienda di sfornare in continuazione prodotti sempre nuovi. L’innovazione farmaceutica attualmente non punta ad accrescere e ad applicare le conoscenze scientifiche e tecnologiche per il bene dell’umanità, ma al profitto mediante la continua creazione di scarsità: Una scarsità relativa – spesso fittizia – rispetto ai farmaci esistenti. Nella grande maggioranza dei casi i farmaci innovativi non sono sviluppati per essere risolutivi, ma per superare il prodotto di qualche anno prima e essere superati qualche anno dopo. Devono mostrare qualche beneficio rispetto ai farmaci che intendono sostituire; beneficio che può anche essere minimo, irrilevante o totalmente inventato; e devono contenere vizi, es. effetti collaterali, che ne giustificheranno la sostituzione dopo un po’ di tempo. Un poco come i prodotti software, coi quali però non condividono il conseguimento di reali traguardi tecnologici: occorre che nel mortaio si pesti acqua, perché prodotti che curino efficacemente le malattie, ponendo la parola “fine”, o quasi, su una determinata necessità di cura, spegnerebbero la relativa pipeline, e sarebbero quindi calamitosi per il business.

In genere sono farmaci molto costosi (es. 10000 euro/mese); introdotti con procedure accelerate e semplificate e che si vuole rendere sempre più veloci e meno controllate; sono scarsamente o per nulla efficaci; possono avere pesanti effetti collaterali, che spesso emergono – o sono resi noti – solo dopo la loro frettolosa immissione nel mercato, e che costringono a ulteriori cure. Distolgono la ricerca e lo sviluppo da prodotti risolutivi, e sottraggono allo Stato e alle famiglie risorse economiche obbligandoli a ulteriori spese per interventi più appropriati e utili. Tutte carattestiche vantaggiose per il business.

La ricerca della scarsità è evidente, nota Bevilacqua, nella manovra per rendere scarsa anche l’acqua e privatizzarla; un’operazione di regresso verso la barbarie, perché non si può chiamare civile una società dove un potere pezzente lesina quella quantità d’acqua, piccola rispetto al totale disponibile, necessaria agli usi umani, cioè per bere, cucinare, lavarsi e pulire. Ma la scarsità viene prodotta artificialmente anche nei prodotti hi-tech. Un esempio è dato dall’informatica e dalla telefonia mobile, campi nei quali siamo abituati ai continui aggiornamenti e alla continua uscita di nuove versioni dettati da questa volontà di profitto. Le “novità” sono spesso solo apparenti, e contengono difetti e “bugs” che predispongono a nuovi futuri prodotti. Ci sono stati casi, come quello del sistema operativo Vista di Microsoft, dove su alcuni PC con software preinstallato si è dovuto offrire – a pagamento – il downgrade, cioè l’installazione del sistema precedente, Windows XP. Del resto ci sono forti legami del business biomedico con quello dell’elettronica digitale e del software; gli attuali chairman della Roche-Genentech e della Apple sono la stessa persona [3].

Inoltre, i farmaci innovativi, cioè la frequente uscita di prodotti sempre nuovi, rendono possibile il gioco borsistico. Le notizie di futuri effetti terapeutici di un nuovo farmaco sono in pratica un titolo derivato, un future, che può rendere all’istante più di quanto renderà -forse- il prodotto stesso che dovrebbe uscire anni dopo; anche se la notizia è falsa. Ma degli interessi della finanza l’ambasciatore, che ha cura di citare l’occupazione prodotta dall’industria farmaceutica, non dice nulla. Né c’è in Italia una Sinistra che dica che l’occupazione offerta da una medicina a intensità di capitale è ben inferiore all’occupazione (meno cool, ma più stabile) creata da una sanità a intensità di lavoro, che sarebbe quella necessaria, dato il crescente numero di persone non autosufficienti.

Oggi la medicina è strettamente legata alla finanza: la notizia di un trial dal quale risultino effetti positivi alza il corrispondete titolo in borsa, quella dell’interruzione di una sperimentazione clinica lo fa crollare. I farmaci innovativi avvicinano ancor più tra loro medicina e finanza. I farmaci innovativi hanno il carattere di futures anche per il paziente: vengono es. promossi presentandoli come novità che possono allungare l’aspettativa di vita del malato di qualche mese, secondo le evidenze, esili, e non al di sopra di ogni sospetto, della sperimentazione clinica finanziata dalla casa produttrice. I criteri per stabilire il loro prezzo seguono regole di tipo finanziario piuttosto che industriale. Interessanti analisi a carattere marxista hanno distinto tra valore d’uso e valore di scambio del farmaco innovativo [4]; ma nella realtà il prezzo viene fissato proprio sul valore d’uso, che è artificialmente alto data la promessa che il prodotto rappresenta, di importanza vitale per il paziente. E’ una nuova strategia di prezzo dell’industria farmaceutica, detta “valuebased”; in pratica, è come fare pagare un bicchiere d’acqua in base alla sete del cliente dopo avere monopolizzato l’acqua. Un criterio per il quale si può fare pagare un bicchiere di acqua fangosa 10000 euro ad una persona che stia morendo di sete.

Stupisce un poco che l’ambasciatore, sia pure usando misurate forme diplomatiche, abbia parlato così chiaramente. Lo ha potuto fare per vari motivi. Il primo è la reverenza vile degli italiani verso il potere. Quello degli interessi economici curati dall’ambasciata americana è un argomento che in molti paesi evoca immagini di golpe e di massacri di civili. Da noi dovrebbe per lo meno far ricordare Mattei e le 7 sorelle, e il caso Ippolito, con la perdita dell’indipendenza della politica energetica; o la perdita dell’indipendenza in campo biomedico con la persecuzione politica e giudiziaria del padre dell’Istituto Superiore di Sanità Domenico Marotta; o la perdita dell’indipendenza industriale nel settore hi-tech informatico con l’affossamento dell’Olivetti e la cessione della divisione elettronica alla General Electric [5].

Questi snodi fondamentali della storia della Repubblica sono ignorati, o meglio rimossi, dall’opinione pubblica. Sarebbe interessante sapere quanti su 100 italiani conoscono la leggenda nata sulla morte di Steve Job, fondatore della Apple, e quanti la storia dei prodotti pionieristici della Olivetti nel campo dei personal computer e dei capovolgimenti avvenuti attorno alla strana morte dello scienziato informatico Mario Tchou. Il diplomatico riconosce che per le aziende farmaceutiche USA “l’Italia è stata e continua ad essere uno dei migliori mercati al mondo, dove i loro prodotti hanno avuto grande successo sul mercato”; ma l’italiano medio considera estremista anche il semplice chiedersi se gli interessi delle multinazionali e degli speculatori USA nel campo della salute coincidono col suo interesse personale. Le persone dabbene e responsabili non toccano questi argomenti, e non parlano dell’influenza negativa di Palazzo Margherita sulla vita della nazione e sui destini individuali dei cittadini che la compongono. La recente rivelazione dell’appoggio dell’ambasciatore USA a Grillo probabilmente è servita a fargli prendere voti alle elezioni politiche del febbraio 2013, anziché suonare come un campanello d’allarme, date le concezioni di tanti italiani sul potere sovrano come realtà immodificabile; e sulla necessità di mettersi dalla sua parte.

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Il complesso magico-industriale

Inoltre, l’ambasciatore può procedere perché l’aviazione, l’aviazione culturale, ha già bombardato. E’ difficile per il cittadino medio concepire una medicina non centrata sul farmaco; e concepire il farmaco altrimenti che come una cosa buona, che dà la vita. La medicina si è affiancata alla guerra come motore di crescita economica; il modello del complesso militare-industriale, la cui influenza eccessiva fu denunciata da Eisenhover, come predetto da Chomsky si è allargato ad altri settori industriali; si è passati a quello medico-industriale, e con le biotecnologie allo “university-industrial complex” [6]. Attualmente siamo arrivati al “complesso magico-industriale” secondo un’espressione coniata da due sociologi considerando i rapporti tra medicina ufficiale e “alternativa” [7].

La strategia industriale, e finanziaria, dell’innovazione farmaceutica converge infatti con l’antico pensiero magico, che non ci ha mai abbandonato. Tutte e tre si basano sul desiderio di effetto immediato. Scrive Umberto Eco: “Noi crediamo di vivere [nella] Age of Reason. […] Però questa abitudine alla tecnologia non ha nulla a che fare con l’abitudine alla scienza. Ha piuttosto a che fare con l’eterno ricorso alla magia. Che cosa era la magia, che cosa è stata nei secoli e che cosa è, come vedremo, ancora oggi, sia pure sotto mentite spoglie? La presunzione che si potesse passare di colpo da una causa a un effetto per cortocircuito, senza compiere i passi intermedi .” [8].

L’idea stessa di una farmacologia infinita, implicita nel modello della permanente produzione di nuovi farmaci, sta alla fisiologia come l’alchimia sta alla chimica. Nel caso delle cure con le staminali del metodo Stamina [9], in corso mentre Thorne pronunciava il suo discorso, è applicabile quanto Eco scrisse a proposito del caso Di Bella; ancor più che alla stessa terapia Di Bella: “Il caso Di Bella è stato un trionfo della fiducia magica nel risultato immediato. E’ difficile comunicare al pubblico che la ricerca è fatta di ipotesi, esperimenti di controllo, prove di falsificazione. Il dibattito che oppone la medicina ufficiale alle medicine alternative è di questo tipo: perché il pubblico deve credere alla promessa remota della scienza quando ha l’impressione di avere il risultato immediato della medicina alternativa?” [10].

Il caso Di Bella, che lanciò la cosiddetta “libertà di cura”, ovvero spinse verso il marketing medico direct-to-consumer, fu un’operazione dagli aspetti complessi, che sarebbe lungo spiegare qui. E’ interessante che vi partecipò, in una maniera spregiudicata che portò a responsabilità tanto gravi quanto protette, lo stesso centro che ha innescato il caso Stamina, gli Spedali Civili di Brescia, che ha legami col sistema di “sicurezza” USA [11]; e che allora giocò la parte della medicina scientifica e rigorosa, mentre oggi al contrario recita quella della coraggiosa medicina ribelle che rompe gli indugi e spezza le pastoie burocratiche. In entrambi i casi si sono usati bambini.

Eco cita Chesterton: “Quando gli uomini non credono più in Dio non è che non credano più a nulla. Credono a tutto” [8]. Un poco come la sospensione di alcuni farmaci, pur dannosi, può provocare effetti nocivi, il cosiddetto rebound, così la secolarizzazione, se ha sottratto in parte il popolo all’influenza oscurantista del clero, ha portato a forme di idolatria forse ancor più primitive, che fanno della scienza e della tecnologia uno gnosticismo per le masse. Una religiosità secolare le cui credenze, opportunamente sollecitate, si traducono in profitti (e alle quali il clero si è prontamente convertito [12]). I magistrati e i commentatori del caso Stamina, come Veronesi, parlano di diritto alla speranza. Ma questa è una speranza nella magia. “La fiducia, la speranza nella magia non si è affatto dissolta con l’avvento della scienza sperimentale. Il desiderio di simultaneità si è trasferito nella tecnologia, che sembra la figlia naturale della scienza.” [8].

La stimolazione di concezioni magiche ha larga parte non solo nelle medicine alternative – non a caso ribattezzate “complementari” – ma anche nel lancio dei prodotti hi-tech e innovativi. “Scienza” e magia si aiutano e si rafforzano a vicenda mentre fingono di combattersi. Nel caso Stamina [9], su una base reale data dalle conoscenze sulla biologia dello sviluppo, e da alcuni fenomeni che hanno trovato sfruttamento clinico come la possibilità di impiantare cellule staminali emopoietiche, l’ufficialità ha lanciato l’idea magica delle staminali che curano tutte le più comuni malattie. Basandosi su questa promessa di magia la Stamina ha a sua volta offerto le sue terapie, a risultato immediato garantito; ciò sta permettendo, in un ulteriore rimpallo, alla scienza ufficiale di applicarle lei senza avere prima prodotto sufficienti prove di efficacia: in nome dell’emergenza causata sull’opinione pubblica e, grottescamente, del rigore scientifico, le terapie stanno venendo tolte alla Stamina per essere affidate, in barba a ogni logica, ai laboratori accreditati, le “cell factories”. Le “fabbriche delle cellule”; un nome di marketing; fabbriche che produrrebbero la sostanza di cui siamo fatti; che secondo Shakespeare è la stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.

Il caso Stamina non è un attacco di arditi innovatori ai parrucconi della medicina, ma un colpo di mano del potere, basato su un falso dilemma, per istituzionalizzare una truffa; imponendo mediante un’ammuina prodotti che suonano miracolosi ma non funzionano. Le “cell factories” ricevono le prime commesse non sulla base dei risultati della scienza avanzatissima che questi prodotti dovrebbero rappresentare, ma nell’ambito di una elaborata pagliacciata messa in scena sulla pelle dei pazienti. Ufficialmente, per tamponare uno stato di emergenza.

Il risultato immediato, il volere tutto e subito, ha una valenza autoritaria, che sfocia nello “stato di eccezione”; quello stato di emergenza, di sospensione delle leggi che può essere deciso solo da chi ha il potere sovrano, tanto che ne costituisce la proprietà caratteristica secondo Schmitt, insigne filosofo del diritto e politologo (apprezzato dai nazisti e dagli strateghi della strategia della tensione). Agamben vede questo potere di decidere lo stato di eccezione come un aspetto della biopolitica, nella quale il potere non si rivolge al bios del cittadino, alla vita umana intesa nella sua accezione morale e politica, quella che l’Ulisse di Dante indica come la nostra “semenza”; ma si aggancia allo zoe del suddito, la “nuda vita”, il corpo della persona; fino a farla divenire un homo sacer, che può essere ucciso legalmente [13]. La biopolitica dà forma al complesso degli attuali rapporti tra medicina e potere.

Lo stato di emergenza, usato nel caso Stamina per introdurre le terapie con staminali, è un’altra arma dei poteri rappresentati da Thorne. Col caso Avastin-Lucentis (Roche Genentech) si sta pure tentando di far passare una pratica antiscientifica e perniciosa, l’off-label, come cosa buona in nome di un’emergenza, costruita abilmente su un caso particolare [14], così che in Italia si invoca in nome del bene dei pazienti e della buona amministrazione l’off-label per un farmaco, l’Avastin, mentre in USA si tenta di limitare i danni della deregulation criticando l’off-label dello stesso farmaco in nome degli stessi principi.

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Spaghetti in salsa biotech

L’ambasciatore inoltre sa che il territorio è stato bonificato, mediante la selezione della classe dirigente e la repressione del dissenso. Nell’ambiente tecnico è noto che i farmaci innovativi servono a fare soldi più che a curare il paziente; in letteratura compaiono articoli che ne parlano, come quello a firma di noti esperti italiani che discute seriamente la domanda della battuta della vignetta di Altan: “Un nuovo farmaco anti-cancro sul mercato: buone notizie per gli investitori o per i pazienti ?” [15]. Ma la critica tecnica, già cauta rispetto agli interessi che va a toccare, non arriva al livello politico e mediatico. Si attua una negazione del conseguente [16], riconoscendo il male ma avendo cura che la constatazione tecnica non giunga al pubblico, e non si traduca in denuncia morale e in azione politica.

Thorne, membro della “Skull and bones”, non ha come armi solo le parole. In Italia le stesse strutture dello Stato che si sono occupate dell’eliminazione di Moro, inviso a Kissinger, le stesse forze di polizia che hanno permesso e talora favorito le stragi, la stessa magistratura che le ha lasciate impunite anche a livello di manovalanza, oggi forniscono a un business come quello propugnato da Thorne servizi di soppressione del dissenso su questi temi, mediante tecniche di boicottaggio e di terrorismo psicologico che nella defunta DDR i loro omologhi della Stasi chiamavano di “decomposizione” [17]; tecniche che si dice in Internet siano usate, illegalmente, in USA dalla FBI. A chi è oggetto di queste attenzioni accadono fatti che sembrano avere anch’essi del magico.

I politici che hanno ascoltato Thorne non chiedono altro che di obbedire, cercando di mantenere la benevolenza di un potere che ha sempre meno bisogno di loro. Tra i partecipanti al convegno vi erano Ignazio Marino, del PD, medico tornato dagli USA portando, come gli indesiderabili degli anni ‘50, i semi di nuovi impresentabili business, e Roberto Maroni, già ministro dell’interno, sostenitore del “Padroni a casa nostra”. Inscenano litigate a beneficio del pubblico, ma lavorano assieme per i padroni USA.

Anche i magistrati obbediscono ai dettami dei poteri globalisti che hanno nelle istituzioni USA il loro braccio operativo; seguendo in questo i CC e la PS, che tra un poco potranno dire di essere fedeli agli USA nei secoli; è la forma precipua della loro corruzione [18]. Uno dei magistrati che dovrebbe essere dei migliori, Ingroia, ha partecipato alla vergognosa farsa del caso Stamina [8] e allo stesso tempo ha dichiarato di essere “favorevole ad aumentare gli investimenti americani in Italia” [19]. I magistrati servono gli interessi dell’industria biomedica partecipando al lancio di ideologismi e di prodotti mediante il potere giudiziario, e mediante l’omissione. In Lombardia, il processo di istituzionalizzazione del genere di medicina propugnato da Thorne, contrario ai principi costituzionali sulla salute e sui limiti alla libertà dell’iniziativa economica, può contare sulla cecità pronta e assoluta dei magistrati di ogni colore: i magistrati, posso testimoniare, lasciano campo libero ai reati funzionali agli interessi dei quali Thorne si è fatto portavoce.

L’ordine di scuderia è che le grandi forze criminali che attentano alla legalità sono date solo dalla mafia, da Berlusconi, e dalla corruzione, o meglio dalla bribery di quella classe politica che i poteri forti vogliono ridimensionare. La lotta alla mafia in particolare diviene così un magnifico alibi [20]; e quindi un asset per i poteri sovranazionali interessati a controllare l’ltalia [21]. Thorne nel suo discorso invita a “pensare in modo globale ed agire a livello locale”. Un’esortazione che può aiutare a comprendere il riconoscimento di “top global thinker” assegnato dalla rivista “Foreign Policy” al più celebre magistrato della Lombardia, Ilda Boccassini [22].

E’ interessante che il movimento di Grillo abbia appoggiato, in forme brusche e autoritarie dietro alla maschera buonista dell’aiuto ai malati, sia l’operazione Stamina che quella Avastin off-label [23]. Sul Corriere della Sera, Celentano ha spiegato, nel prendere posizione a favore delle terapie della Stamina, che Grillo ha vinto proprio perché terapie come questa non sono state concesse [24]. Se fosse vero, vorrebbe dire che Grillo vince collegando i grandi interessi dei poteri sovranazionali alla dabbenaggine e alla presunzione popolare. Celentano, che è una persona intelligente (a differenza dei cittadini che gli riconoscono il ruolo di opinion leader su terapie sperimentali), un tempo cantava “Chi non lavora non fa l’amore”; oggi, parlando di “schifo e vergogna” nel fare il controcanto ai sostenitori delle staminali “scientifiche” continua ad aiutare quelli che si arricchiscono senza lavorare. All’appoggio USA a Grillo corrisponde il pericolo concreto che i grillini confondano tra rivoluzione civile e stato d’eccezione; e che la legittima e meritoria voglia di pulizia e rinnovamento si traduca, opportunamente pilotata, nella sostituzione – parziale – della vecchia corruzione delle mazzette e degli inciuci dei politici nazionali con la nuova corruzione istituzionalizzata e impersonale delle multinazionali.

Il pericolo è che si passi dalla protesta espressa dalla canzone “In fila per tre” di Edoardo Bennato all’anticonformismo allineato e coperto simboleggiato da quel video su Youtube [25] dove Celentano canta in un grammelot pseudo-yankee “Prisencolinensinainciusol”, impersonando un maestro al quale gli alunni, rappresentati nella clip da maliziose scolarette, obbediscono, ballando al ritmo travolgente della canzone. Un ballo che però, mostra il video, consiste nel dimenarsi rimanendo seduti al proprio posto; in sincronia, come un plotone militare, ripetendo in coro lo stesso ritornello avvincente e senza senso.

* * *

I khomeinisti, manifestando davanti all’ambasciata USA a Teheran, chiamavano gli USA “Il grande Satana”. Oggi sono i cittadini statunitensi a definire “gestito da Satana” il modello medico promosso dall’ambasciatore: così Amanda Bennett, giornalista premio Pulitzer, ha commentato gli oltre seicentomila dollari delle cure per il marito, morto di cancro; in gran parte sovratrattamenti altamente tecnologici ma futili (con due terzi della spesa negli ultimi 24 mesi di vita) [26]. “Abbiamo trovato un medico per ogni cosa, ma non uno che fosse interessato a lui” scrive la vedova. Tra i trattamenti che elenca, quell’Avastin che da noi i grillini e gli altri indignati della società civile dipingono come il Francesco d’Assisi dei farmaci. Ci vorrebbe meno superficialità, prima di imboccare anche per la medicina la direzione additata dall’ambasciatore ai suoi caudatari indigeni.

La medicina non dovrebbe essere oggetto di profitto e speculazione. L’unione di medicina e crescita economica è una delle parti intrinsecamente errate e pericolose del progetto liberista. Le nozze tra medicina e affari sono mostruose, e non si dovrebbero fare, né ora né mai; purtroppo ci sono tanti don Abbondio, spalleggiati da bravacci, pronti a celebrarle. L’ambasciata USA non smentisce la sua fama sinistra. Ma in fondo questo ordine dell’ambasciatore USA ai ruffiani e agli scagnozzi italiani è il segno di una disperazione che accomuna i paesi avanzati. Il sistema economico liberista si è ridotto a istituzionalizzare una serie concatenata di truffe speculative sulle malattie per continuare a funzionare [27]. Al di là degli USA, il mondo sviluppato è infetto da questa concezione cannibalesca e autofagica.

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Note

[1] Il ruolo ed il futuro dell’industria farmaceutica Americana in Italia. Discorso dell’Ambasciatore David Thorne. Roma, 5 febbraio 2013, Ambasciata Americana. Reperibile su internet.

[2] Bevilacqua P. Elogio della radicalità. Laterza, 2012.

[3] King S. Is Apple/Genentech’s Art Levinson poised to assume chairman role at Roche? Forbes, 5 mar 2013.

[4] Apolone G, Patarnello F. The value of a drug. From innovation to the payment via Karl Marx. J Ambulatory Care Manage, 2008. 31: 52-55.

[5] Perrone N. Perché uccisero Enrico Mattei. Nuova Iniziativa Editoriale, 2006. Caglioti L. La scienza tradita. Le vicissitudini della ricerca scientifica in Italia. Di Renzo, 2006. Pivato M. Il miracolo scippato. Quattro grandi occasioni perdute della scienza italiana negli anni sessanta. Donzelli, 2011.

[6] Kenney M. Biotechnology. The university-industrial complex. Yale University Press, 1986

[7] Collins H, Pinch T. Dr Golem. How to think about medicine. University of Chigago Press. 2005.

[8] Eco U. Il mago e lo scienziato. La Repubblica,  10 novembre  2002.

[9] Gli “strani compagni di letto” di Ingroia. https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/13/gli-strani-compagni-di-letto-di-ingroia/

[10] Eco U. A passo di gambero: guerre calde e populismo mediatico,  Bompiani,  2006.

[11] Transatlantic cooperation on combating bioterrorism. EU/US symposium. Ambasciata d’Italia a Washington, 24 novembre 2003.

[12] La fallacia esistenziale nel dibattito bioetico sulle staminali. https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/22/la-fallacia-esistenziale-nel-dibattito-bioetico-sulle-staminali/

[13] Agamben G. Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita. Einaudi, 1995.

[14] Sulle regole per la Roche. https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/30/sulle-regole-per-la-roche/

[15] Apolone A, Tafuri G, Trotta F, Garattini S. A new anticancer drug in the market: good news for investors or for patients? Eur J Cancer, 2008. 44 : 1786-88.

[16] La negazione del conseguente. In: Lo sfruttamento del bias da sovradiagnosi in oncologia. https://menici60d15.wordpress.com/2011/11/25/lo-sfruttamento-del-bias-da-sovradiagnosi-in-oncologia/

[17] Falanga G. Il ministero della paranoia. Storia della Stasi. Carocci, 2012.

[18] La corruzione ghibellina di magistratura e polizia. https://menici60d15.wordpress.com/2012/03/24/la-corruzione-ghibellina-di-magistratura-e-polizia/

[19] Dinucci M. L’arte della guerra. Gli ologrammi della politica. Il Manifesto, 13 marzo 2013.

[20] I professionisti della metamafia. https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

[21] La mafia e l’antimafia favoriscono la soggezione dell’Italia a poteri sovranazionali ? https://menici60d15.wordpress.com/2012/07/28/4271/

[22] I mafiosi filantropi e la Lombardia non omertosa. https://menici60d15.wordpress.com/2011/12/20/i-mafiosi-filantropi-e-la-lombardia-non-omertosa/

[23] Il grillismo al servizio del capitalismo predatorio. https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/17/il-grillismo-al-servizio-del-capitalismo-predatorio/

[24] Celentano A. “Ecco perché Grillo ha vinto” Corriere della Sera, 6 marzo 2013.

[25] Prisencolinensinainciusol. Youtube, http://www.youtube.com/watch?v=gU4w12oDjn8

[26] Cancer billing “operated by Satan” says memorist. Medscape, 18 mar 2013.

[27] La medicina come rimedio ai limiti della crescita economica. https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/15/la-medicina-come-rimedio-ai-limiti-della-crescita-economica/

Gli strani “compagni di letto” di Ingroia

13 febbraio 2013

Appello al popolo

13 febbraio 2013

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Le staminali e altre questioni di biopolitica porteranno sempre più i politici ad avere strani compagni di letto

JD Moreno

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L’espressione “strani compagni di letto” (da La Tempesta, Shakespeare: “misery acquaints a man with strange bedfellows”) è comunemente usata dai commentatori politici anglosassoni per indicare alleanze inattese e anomale. Ingroia si è subito trovato compagni di partito che appaiono piuttosto strani per fare una “rivoluzione” o almeno portare una ventata di aria pulita: stagionati guerriglieri della poltrona come Diliberto, Ferrero, Di Pietro, etc. Ma il commento del bioeticista Moreno [1], che considera che nuove strane alleanze politiche verranno formate sotto la pressione delle forze economiche che vogliono imporre le biotecnologie [2], si attaglia specificatamente alla scelta di Rivoluzione Civile di candidare Andolina per le prossime elezioni politiche del 24 febbraio 2013. L’analisi del bioeticista sull’influenza del biotech sulla politica mostra come l’Ingroia politico non sia un fenomeno spontaneo, ma un prodotto piuttosto sofisticato inserito in una tendenza globale.

Andolina applica, al di fuori dei protocolli ufficiali, con metodi di preparazione alla buona, una terapia con cellule staminali che lo ha portato ad essere inquisito insieme ad altri dal Procuratore Guariniello per truffa, associazione a delinquere, somministrazione di medicinali pericolosi per la salute pubblica. E’ senza dubbio al centro di una querelle intrisa di emotività su un tema importante e delicato, che richiederebbe lucidità, fermezza e coerenza. Tutto ciò non ha fermato il paladino della legalità Ingroia, che ha messo Andolina come capolista; con giustificazioni tanto fumose e contorte (non sapevo; non l’ho candidato io ma Rifondazione; però se eletto si dimette) quanto furono cristalline le parole del suo maestro Borsellino sui criteri di candidatura dei politici.

Andolina è un truffatore che gioca sulle malattie dei bambini o un genio incompreso benefattore dell’umanità? Considerando le staminali come un tema di sanità pubblica, non sono interessato alle sue responsabilità personali, ma alla truffa più ampia nella quale si trova a giocare essenzialmente il ruolo di compare; insieme a insospettabili come i magistrati. Gli psicologi che studiano il comportamento degli investitori nei mercati finanziari considerano che le scelte delle persone in situazioni di informazione incompleta derivano da un processo duale, cioè dall’interazione tra il sistema cognitivo, razionale, e quello affettivo, inconscio; il secondo essendo il più forte [3]. Dato il doppio carattere, tecnico e emotivo, degli interventi a tutela della salute, è utile considerare la presenza dei due sistemi e la loro interazione anche nelle situazioni di incertezza relative alla valutazione di terapie innovative. Tanto più che, è stato osservato da uno specialista del settore, ormai sulle terapie farmacologiche l’aspetto finanziario è predominante rispetto a quello industriale, così che gli effetti sulla Borsa della notizia diffusa oggi di una possibile nuova cura contano più dei guadagni ottenuti dalle vendite del farmaco 5 anni dopo.

Sul piano affettivo, le staminali rientrano nel pacchetto di promesse di salute perenne e immortalità tramite prodotti hi-tech [4]. Le staminali, si dice al pubblico, diverranno una mano santa: dovrebbero riparare le lesioni di cuore e cervello che spesso rendono penosa la vecchiaia; restituire l’uso degli arti a chi è rimasto paralizzato per lesioni del midollo spinale o per malattie neurologiche degenerative; curare il diabete, i tumori solidi, l’artrosi, rimediare alle malattie genetiche, ridare la vista a chi l’ha persa per patologie della retina, etc. Sul piano razionale, sono un filone di ricerca che tenta di estendere alcune proprietà della crescita e differenziazione dei tessuti per applicarle al campo medico. Proprietà che da un lato sono strabilianti, ma dall’altro sono contenute entro poderosi vincoli biologici. Il processo di sviluppo e differenziazione è ricco di fenomeni che sono sbalorditivi, ben più della puerile vulgata delle staminali che come abili muratori ricostruiscono organi e tessuti danneggiati; appartenendo a quel genere di processi naturali che fanno dire anche a scientisti duri, se non puri, come R. Dawkins che “la realtà è magica” [5].

Ma nella realtà alcune “magie” avvengono e altre non avvengono, né possono avvenire (ci sono degli invarianti; che sono anch’essi stupefacenti); è compito della scienza discernere tra queste categorie. Il business, con i ricercatori più che consenzienti, si è impossessato di quello che dovrebbe essere un piccolo campo di ricerca chiuso nei laboratori; sfruttando la base delle conoscenze scientifiche, ampia e consolidata, seppure incompleta, su un fenomeno biologico che in alcune sue manifestazioni sembra magico, nel senso che ha del meraviglioso, ha forzato le previsioni sulle applicazioni cliniche in senso magico, cioè nel senso di sovrannaturale, al di là di qualsiasi plausibilità e decenza, e le ha diffuse nell’opinione pubblica tramite un’imponente e incessante campagna mediatica.

Come era da attendersi i risultati di rilevanza medica qua staminali terapeutiche, al netto delle terapie con staminali ante litteram e dei fenomeni rigenerativi fisiologici, sono stati marginali; tolto il can can mediatico, ai pazienti restano delle prospettive di future avare eccezioni al sostanziale “no” col quale la realtà fisica ha risposto alla ricerca di quest’altra fonte miracolosa. Nulla che corrisponda lontanamente alle promesse della propaganda. Un fallimento, testimoniato dal caso del ritiro, con rinuncia ai 25 milioni di dollari di finanziamento già ottenuti da un’agenzia statale, da parte di una ditta pioniere delle biotecnologie, che ha così abbandonato la sperimentazione clinica intrapresa sul genere di cure che Andolina dice di poter ottenere con uno schiocco di dita [6].

Si è quindi reso necessario per gli affaristi ricorrere a vari espedienti per continuare l’affare, ed espanderlo, tenendo insieme scienza e superstizione, forti della presa che le notizie di nuove cure possono avere sui malati e sul pubblico. Non potendo presentare fatti concreti chiaramente positivi, risultati tangibili che spegnerebbero lo scetticismo, è tramite tecniche di persuasione, ottenendo con sistemi manipolativi un consenso di massa, che si sta creando una accettazione del principio che le ricerche sulle staminali danno o daranno luogo a terapie efficaci. In particolare, si cerca di produrre nel pubblico ciò che gli psicologi cognitivi – anche quelli che studiano come convincere gli investitori – chiamano “anchoring”: un giudizio di base, rispetto al quale verranno valutate le successive informazioni. E’ stato dimostrato da celebri studi che le correzioni di questo giudizio iniziale prodotte da nuovi dati tendono a essere insufficienti. L’anchoring tende cioè a vincolare i giudizi successivi alla prima opinione che il soggetto si forma sull’argomento; una euristica naturale che se si basa su false informazioni o false convinzioni può causare gravi errori nel giudizio e nelle decisioni [7].

L’esempio che viene fatto è il prezzo iniziale gonfiato di un’auto usata, che nella negoziazione farà sembrare accettabili i ribassi successivi anche se restano superiori al reale valore dell’auto [8]. Vanno soggetti a errori da anchoring, e da altre fallacie cognitive, non solo il pubblico, ma anche gli esperti [9] e i medici nella pratica quotidiana [10]. L’anchoring è collegato, anche nella progressione della ricerca scientifica, all’effetto d’ordine [11]: l’informazione che si riceve per prima tende ad essere accettata come uno standard, sul quale misurare le informazioni successive; e quindi pesa di più nella formazione finale della credenza, non per il suo valore di verità, ma per la sua posizione. Sulle staminali si sta facendo molto per ottenere un anchoring e un effetto d’ordine circa la loro validità, mediante la propaganda mediatica, alla quale si sono aggiunte varie operazioni.

Una prima operazione è stata quella della controversia bioetica tra “cattolici” e “laici” su staminali adulte ed embrionali [12], che induce a credere all’efficacia delle staminali per presupposizione: se due litigano tanto per un tesoro, il tesoro deve esserci, ovvero le staminali funzionano o funzioneranno. Il clero, che manda gruppi di devoti a manifestare pro Stamina davanti ai tribunali, in realtà ha più investimenti che scrupoli nel business delle staminali. E’ riportato in letteratura almeno un altro caso di quest’uso strumentale della bioetica, dove si è creata ad arte – e mediante ricchi finanziamenti agli esperti – una discussione etica per propagandare un farmaco inefficace e dannoso [13].

Simile a questo sistema, che possiamo chiamare “manfrina bioetica”, è la “manfrina giudiziaria”, che in Italia sta venendo applicata col caso Stamina. C’è chi parteggia per il medico coraggioso che rompe gli schemi; chi esige invece l’aderenza ai severi protocolli ufficiali; ma in entrambe le scelte il falso dilemma implica che le staminali funzionano. Nel pubblico si configurano e si rafforzano speranze e aspettative a mano a mano che la vicenda si sviluppa.

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Giurisdizione e marketing farmaceutico

I magistrati reggono bene il gioco. Ingroia, e i giudici che hanno ordinato la prosecuzione delle terapie, danno credibilità ad Andolina e alla versione “alternativa” delle staminali. Guariniello, che insieme ad altri magistrati e ai NAS dei Carabinieri è già stato partecipe di quello che considero un caso analogo di strumentalizzazione del potere giudiziario a fini di marketing farmaceutico [14], si trova invece a spingere, insieme ai NAS, all’AIFA e ad altri magistrati, verso la versione istituzionale, che alla lunga sarà quella prevalente, e che paradossalmente otterrà i maggiori benefici dalla violazione dei più elementari principi scientifici – e di buon senso – da parte di Andolina e c. La ricerca ufficiale apparirà per contrasto seria e ragionevole nelle sue pacate – e contenute, almeno nelle pubblicazioni scientifiche – affermazioni di efficacia. E’ da notare che Andolina ha accettato di puntare al più improbabile degli effetti clinici, la rigenerazione del tessuto nervoso; con un preparato dalla composizione non ben definita. Un po’ come se avesse chiesto 50000 euro per una Panda catorcio. Una esagerazione che sembra fatta per fornire credibilità alle terapie ufficiali con staminali, che proporranno obiettivi non così abborracciati, e relativamente meno ambiziosi (e quindi più facili da raggiungere coi tanti trucchi coi quali si possono manipolare i trial e confondere le acque in sede clinica).

Andolina trae legittimità dalle teorie ufficiali sulle staminali, e la ricerca ufficiale ne trae ancora di più da Andolina, apparendo seria e rigorosa paragonata alle sue sgangherate procedure. Un’ambivalenza pilotata funzionale a grandi interessi, che spiega la distribuzione delle – marcate – posizioni dei magistrati su entrambi i fronti. Ambivalenza riassunta dal commento di Veronesi, per il quale è sbagliato non ammettere la terapia di Andolina “ma anche” andare contro le motivazioni scientifiche che l’hanno fermata. Il filone alternativo, promettendo guarigioni miracolose, sta incontrando il favore del pubblico in tutto il mondo; si è sviluppato un turismo medico verso i paesi, in molti casi non tecnologicamente avanzati, che consentono questa lucrosa truffa (attualmente il costo di un trattamento con staminali è indicativamente attorno ai 40000 euro, ma può superare i 150000 euro; in paesi come la Tailandia il rito di immortalità può costare meno di 10000 euro). In Italia, ottenuti i gradi sul campo con questo colpo di mano, e le medaglie grazie a Ingroia e agli altri magistrati, il filone alternativo potrà proseguire, sia pure in semiclandestinità, come forma borderline, e riemergere al bisogno.

Il filone ufficiale avrà vantaggi anche superiori; come il clero che respingendo come falsi alcuni miracoli acquisisce la credibilità e l’autorevolezza che vengono poi spese nel dichiararne altri autentici (avvalendosi di comitati scientifici). Come il venditore che mette in guardia da proposte di concorrenti troppo belle per essere vere, per poi presentare la sua che resta comunque allettante, e che al confronto delle altre appare ragionevole; ma è truffaldina anch’essa. Ad Andolina infatti si contestano i mezzi, più che il progetto in sé. Uno dei giudici ha emesso una sentenza che secondo i media si riassume nel “Sì alle cellule per [bambina], ma che non siano quelle della Stamina, ma staminali di laboratori autorizzati” [15]. Una presa di posizione che dovrebbe essere ricordata come esempio negativo. Esempio di come la magistratura persegue le frodi mediche di secondo grado, quelle che leggiamo sui giornali, e aiuta quelle di primo grado, quelle strutturali e legalizzate [16]; e di come a volte aiuti le frodi di primo grado col contrastare quelle di secondo grado; e accettando di arrogarsi compiti tecnici che non dovrebbero competerle.

I singoli magistrati sembrano condividere la credulità che stimolano nei cittadini; saranno anche loro come tutti noi vittime di questi giochi sulla salute. Non hanno trovato strano che uno dei maggiori ospedali d’Italia, e il più grande della Lombardia, gli Spedali Civili di Brescia, sede di reparti universitari, diretto da una burocrazia pubblica fin troppo fiscale, (capace di contestare a un medico dipendente il fatto che lavori, gratuitamente, oltre le ore previste dal contratto), dia credito a sperimentazioni terapeutiche dilettantesche e estremamente azzardate, per non dire senza senso, su minori, e che addirittura le ospiti, avendo solo da perderci in prestigio, quando se funzionassero gli stessi risultati potrebbero essere ottenuti, pazientando un poco, con procedure ortodosse; magari sviluppate dalla propria facoltà di medicina, ottenendo così riconoscimenti mondiali. Né trovano strano che l’AIFA, che ha denunciato Andolina, sia presieduta dal rettore dell’Università di Brescia, Pecorelli, direttore della Clinica ostetrica e ginecologica Università di Brescia/Spedali Civili di Brescia. Pecorelli non ha prevenuto lo “scandalo” che colpiva la sua istituzione di provenienza; non ha operato per insabbiare o sopire l’azione dell’AIFA come suo presidente; e questo, non c’è bisogno di dirlo, va a suo onore.

Ma Pecorelli non ha fermato il danno alla propria istituzione di provenienza neppure come rettore, e come tra i più influenti cattedratici bresciani, e nazionali, intervenendo senza commettere illeciti con una moral suasion su Brescia, per riportare alla ragione i dipendenti dell’ospedale ai quali sembra abbia improvvisamente dato di volta il cervello. Invece delle proverbiali connivenze e obbedienze accademiche, avremmo qui un singolare caso di anarchia e autolesionismo. Volendo ricorrere alla satira, si potrebbe dire che è come se uno scaltro capomafia, tra i più potenti, folgorato dalla lettura della Critica della ragion pratica, applicasse l’inflessibile etica kantiana e denunciasse alla polizia alcuni dei suoi fedeli sottocapi; o basterebbe citare “Quel generale romano” di Campanile [17].

Pecorelli è uno dei maggiori promotori in Italia del vaccino contro l’HPV sulle ragazze per la prevenzione del carcinoma del collo dell’utero. Il caso Stamina a Brescia mi ha fatto ricordare che, prima di divenire presidente dell’AIFA e rettore, a una conferenza rivolta al pubblico, alla sala San Barnaba di Brescia, sulla prevenzione in età scolare del tumore della cervice uterina, il 16 ottobre 2008, citò con approvazione i tentativi di terzi di fare oscurare siti web che criticavano il vaccino come pericoloso (ricordo anche la pantera della PS che, attesa e immancabile, mi sfilò accanto fatti pochi passi dopo essere uscito dalla sala). C’è una certa somiglianza col caso in oggetto, perché quelle critiche – che definì “depistaggi” – contro le quali si scagliava appaiono in effetti non adeguatamente supportate, ma ciò non toglie che vi sia una minoranza di scienziati qualificati che avanzano critiche valide: considerando questo vaccino come un caso di scienza ufficiale corrotta, che presenta al pubblico come evidenza fattuale assunti di base errati o non dimostrati; assunti di comodo che vengono tradotti in messaggi distorti, a favore di interessi economici che godono di forti protezioni da parte dei governi [18,19]. In entrambi i casi, staminali e vaccino, appare che siano stati indicati dei facili bersagli sui quali fare puntare l’attenzione per distogliere dalle magagne autentiche e mostrarsi onesti e scientifici. Il vaccino antiHPV, la cui efficacia non è dimostrata, e che con ogni probabilità è inefficace, e che se anche avesse l’efficacia parziale promessa dai produttori non avrebbe che un effetto minimo, pochi decimi di punto percentuale, sulla mortalità femminile per tumore in Italia, è uno dei fiori all’occhiello dei responsabili della politica sanitaria italiana: “L’Italia questa volta vince il confronto con gli altri Paesi europei e si colloca al terzo posto per diffusione del vaccino” [20]. In compenso non ci sono fondi per coprire l’assistenza agli anziani non autosufficienti.

Inoltre, le case farmaceutiche non sono tenere con coloro che percepiscono come una minaccia per i loro interessi; e senza un loro appoggio, o consenso, i responsabili di terapie che le scavalcano prendendo per di più scorciatoie illecite, di porte aperte avrebbero trovato solo quelle delle case circondariali, se non avessero recepito gli avvertimenti. Ad Andolina invece dà appoggio una grande struttura ospedaliera della regione che sarebbe la leader anche per la sanità; e pare gli si voglia assicurare addirittura l’immunità parlamentare, una tecnica alla Dell’Utri. Probabilmente ottenuto l’effetto voluto si farà in modo che nessuno dei compari che hanno giocato la parte dei ribelli nella manfrina giudiziaria si faccia male veramente.

Intanto sull’onda di questa “emergenza” il ministero della Salute ha emanato direttive per le sperimentazioni sulle staminali; che verranno supervisionate dall’AIFA. Si sono ristabiliti ordine e rigore. La questione della legittimità di intraprendere sperimentazioni su umani senza attendere sufficienti evidenze precliniche, e anzi in presenza di un quadro complessivo di evidenze di efficacia negativo, il tema della plausibilità biologica, della correttezza scientifica e dell’opportunità sul piano della scelta politica dell’allocazione delle risorse per la sanità, sono stati così elegantemente evitatati, facendoli evaporare ai calori del caso Stamina.

Nella sanità lombarda, celebrata per la sua efficienza, si calpesta ancor più che altrove l’aureo enunciato di Cochrane, per il quale un sistema sanitario “non può raggiungere l’efficienza senza passare per l’efficacia”. E’ grazie a quello stesso spirito che è all’opera sulle staminali a Brescia, diametralmente opposto alla concezione di Cochrane, che in Lombardia si sono succhiati dalle casse dello Stato i tanti milioni di euro andati poi in quelle tangenti che oggi i magistrati, svegliatisi da un sonno durato diversi lustri, scoprono. Ma né i magistrati – né il pubblico – sono curiosi di sapere con quali sistemi è stata ottenuta quella montagna di denaro pubblico stornata a favore degli amici. Le staminali sembrano la fantascienza che si fa realtà; pensando a cosa accadrà ai malati, a me questo lancio delle costosissime cellule magiche mentre la sanità pubblica viene ridotta, e mentre aumentano le esigenze di assistenza agli anziani, ricorda quei paesi del Meridione dove le fognature erano carenti, ma ogni anno il Comune destinava una quota consistente dei fondi disponibili allo “sparo”, i fuochi d’artificio per la festa del patrono.

Alcuni magistrati hanno ordinato di proseguire le terapie della Stamina parlando di “diritto alla speranza”, una difesa che allora si può applicare a qualsiasi ciarlatano che, appigliandosi a uno straccio di argomento pseudorazionale, susciti la speranza di guarigione in chi è in condizioni disperate. La speranza, nei casi dove è utile stimolarla, la si può ottenere anche con dei placebo economici (un tempo si usava la “pillula panis”) anziché con misture che costringono le persone a vendere la casa, o che nel caso delle terapie pubbliche lasciano scoperti servizi utili. A questi magistrati suggerirei di considerare la speranza in medicina invece che come un diritto in sé come il diritto a un farmaco: come il diritto agli oppiacei, farmaci che possono essere una medicina preziosa, in alcune circostanze, o una droga che abbrutisce o uccide, in altre; e che possono essere spacciati anche dai peggiori soggetti o essere tagliati male.

Altri magistrati hanno accettato la tesi del ricorrente che i “centri d’eccellenza internazionale” – gli Spedali Civili e l’Università di Brescia – renderebbero “pleonastico” illustrare la giustificazione razionale delle terapie. A loro volta le sentenze dei magistrati a favore di Andolina vengono citate come prova della bontà delle sue cure, anche da eminenti giuristi candidati con Rivoluzione Civile. Si sta dunque affermando una nuova brillante forma di validazione delle cure per via giudiziaria, tramite un circulus in probando costituito da una legittimazione reciproca tra due argomenti ad auctoritatem. Potrebbe essere chiamata “validazione a simmetria centrale”. Le due autorità, medica e giudiziaria, si dispongono infatti tra di loro in un atteggiamento che ricorda le figure a simmetria centrale, es. il simbolo buddista dello yin-yang.

Queste operazioni manipolano l’opinione pubblica; appannano le non eccezionali facoltà di discernimento dei governanti e indeboliscono la loro già flebile capacità di resistere ai voleri dei poteri forti, mentre stuzzicano i loro vivaci appetiti. Interferiscono inoltre col processo scientifico. Si sa che i trial vengono condotti in doppio o anche triplo cieco per evitare che i pregiudizi del paziente, del medico, e di chi verifica influenzino le misure. Ma in casi come questi i progetti di ricerca successivi partono già da alcune credenze e aspettative diffuse e radicate a livello culturale: si è generato un bias ambientale di anchoring e di order effect; che orienterà la ricerca nella direzione voluta, e renderà più facile far passare per buoni i dati delle sperimentazioni accreditate. Credo che la funzione dei magistrati sia di rappresentare e difendere alcuni standard fissi; scritti nella Costituzione e nelle norme. Con questi giochi i magistrati stanno costituendo all’opposto dei falsi standard a favore delle staminali, tradendo così nella maniera più radicale il loro compito ed esorbitando di fatto dalle loro competenze.

La magistratura dovrebbe smettere di fare il pesce in barile, e prendere invece misure per evitare di venire strumentalizzata. Dovrebbe, anziché favorirle, contrastare tali operazioni, che sono attentati alla salute dei cittadini, ad una efficiente assistenza sanitaria e all’inviolabilità delle casse dell’erario. La magistratura si sta assumendo la responsabilità storica dell’introduzione di queste e di altre terapie “innovative”. Ingroia e i suoi colleghi magistrati portatori di questo dubbio onore si trovano ad avere altri strani bedfellows. Cicchitto, piduista berlusconiano, ha commentato che “C’è un giudice a Berlino” a proposito di una sentenza favorevole ad Andolina. Da Falcone e Borsellino a Cicchitto. E’ tipico della sinistra istituzionale partire cantando “la entranable transparencia, de tu querida presencia…” e arrivare presto, con una breve sequenza di intelligenti mosse politiche, a trovarsi a lavorare insieme a Gelli.

Un modo serio per valutare le terapie con staminali e evitare frodi sarebbe quello di richiedere risultati robusti e convincenti su validi modelli animali prima di consentire la sperimentazione su umani. Neppure a farlo apposta, magistrati di Brescia nello stesso periodo del caso Stamina hanno dato vigore all’opposizione alla sperimentazione animale, con la chiusura dell’allevamento di Green Hill. La sperimentazione animale può essere una truffa e una crudeltà, ma correttamente eseguita può dare informazioni necessarie alla tutela della salute; ed è interesse di chi conduce operazioni come questa sulle staminali indebolire gli standard di verifica delle terapie [21]. I magistrati, e gli attivisti dai quali hanno ottenuto applausi, hanno avuto in questa battaglia di civiltà compagni come Formigoni e Vittoria Brambilla; per non parlare della pornostar bresciana Elena Grimaldi, che sostiene che “Green Hill ha chiuso grazie a me”. La situazione creata è di quelle che un’espressione colloquiale paragona alla baraonda di una casa di tolleranza. Un chiassoso mercimonio; anche a prescindere dalla professionista bresciana.

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I professionisti della metamafia e la magistratofilia

Non scrivo per favorire altri partiti o movimenti, che non reputo migliori. Non sono pregiudizialmente contrario al passaggio di magistrati a funzioni politiche, anche se le esperienze pregresse, e valutazioni sui meccanismi di potere profondi, dovrebbero intimare cautela [22]. Il caso Ingroia mi interessa per ciò che può dire su tendenze generali. Ingroia è un valoroso magistrato antimafia che non guarda in faccia a nessuno, o una figura piuttosto ambigua che va a unirsi all’orgia della politica romana, al servizio, come gli altri e forse più ancora, di poteri imperiali come le multinazionali farmaceutiche? La dissonanza cognitiva si può risolvere lasciando cadere come assurda e calunniosa la presente interpretazione. Oppure, si può accettare il lavoro faticoso e ingrato di revisione delle premesse, cioè delle proprie credenze sulla lotta alla mafia e sugli interessi della magistratura.

Ingroia come magistrato antimafia sarà rispettabile, anche se sembra più graffiare che mordere; la vicenda delle intercettazioni sul Quirinale, un altro spettacolo pirotecnico i cui ultimi sprazzi si vanno già spegnendo, sembra caduta a fagiolo per sollevarne le quotazioni. Ma il punto è che essere antimafia non dovrebbe dare oggi necessariamente una patente di superiorità morale. C’è un’antimafia combattente, coi suoi eroi davanti ai quali alzarsi in piedi e togliersi il cappello; ma c’è anche ed è preponderante un’antimafia di comodo, che veste le penne del pavone e bada a campare cento anni, e che arriva al suo estremo ad essere ricettacolo di imboscati e di ruffiani; perché non solo la mafia, ma anche una perenne antimafia che non vince mai la guerra è funzionale agli interessi dei poteri forti [23,24].

Tra le rovine che la mafia ha causato al Paese vi è quella derivante dall’essere stata posta dal potere come standard; un altro ancoraggio, un altro falso standard, uno standard negativo sul quale misurare la legalità, e rispetto al quale il resto dell’illegalità appare meno grave o secondario; o non compare per nulla, e viene così lasciato libero di operare. L’antimafia di converso è sinonimo di eroicità, anche quando in realtà di eroismo non ce n’è troppo. Così oggi non si giudica il politico Ingroia su cosa farà per il Paese, e neppure si considerano i suoi risultati concreti come magistrato, la sua strana defezione sul più bello, le giravolte nella metamorfosi da magistrato a leader di un gruppetto parlamentare che potrà incidere sugli equilibri politici; ma lo si esalta come un Giulio Cesare della lotta alla mafia, che va sostenuto senza discutere, o comunque non va criticato, se non si vuole passare per mafiosi o simpatizzanti.

E’ per me una mesta soddisfazione vedere una conferma, con questa candidatura di Andolina, di quanto sostengo da anni, che l’antimafia serve anche da legittimazione e da alibi per favorire interessi dei poteri economici e finanziari come le frodi mediche. Ciò vale in generale per l’intera magistratura. Posso testimoniare che non ci sono magistrati per i reati, anche gravi, di supporto a queste operazioni. E che le forze di polizia lavorano come se fossero contractors profumatamente pagati dalle multinazionali, piuttosto che tutelare la legalità in questo campo. La presenza sotto la guida del discepolo di Borsellino di Andolina, e di soggetti in odore di massoneria comunista, come Diliberto e Soffritti, o dalle posizioni non sempre limpide come l’accusatore di Falcone Leoluca Orlando, o dalle frequentazioni atlantiche come Di Pietro, anche lui magistrato simbolo passato dalle stelle di grandi operazioni giudiziarie moralizzatrici al calduccio maleodorante della politica, appare comica e sinistra per chi sperimenta le complicità di politici e magistrati, e i mezzi e i servizi istituzionali, dei quali possono disporre le forze che impongono prodotti medici come le staminali.

Grillo, l’altro degli “irregolari”, rivale di Ingroia per il posto di capo dell’insurrezione civile che metterà fine alla corruzione, pranza con l’ambasciatore USA e ne riceve le lodi [25]. Gli italiani vogliono fare la rivoluzione coi Carabinieri, diceva Montanelli. Seguendo un costume secolare, gli italiani considerano necessario avere un protettore tra i potenti; nello sconvolgimento politico e sociale degli ultimi decenni alcuni pensano di averlo trovato nella magistratura; immemori evidentemente di come funzioni l’amministrazione giudiziaria nella routine. Ma la magistratura ha due anime – e forse Ingroia mostra come non siano tanto separate tra loro. C’è quella che aspira sinceramente a distribuire giustizia, a costo di sacrifici, dell’incomprensione del pubblico e di esposizioni personali; e quella che tende a servire il trono per partecipare dei suoi privilegi. C’è nella magistratura, questa sorta di aristocrazia, un’anima nobile; e anche un’anima cortigiana e parassitaria, che tra le due non è quella più debole. Noi cittadini dovremmo mostrare da un lato riconoscenza e sostegno per il magistrato che immette giustizia nella società, invece di restare indifferenti fino a quando non viene colpito; ma dall’altro lato dovremmo esercitare verso la magistratura come potere una diffidenza attenta e ragionata, invece dell’abbandonarci al timore reverenziale.

O di abbandonarci al sogno di avere trovato un “potere buono”, e al tifo; un altro aspetto della degenerazione delle istanze di sinistra, che ricadono in concezioni pre-politiche conservatrici e illiberali proprie della cultura italica. Sui dirigenti comunisti di Rifondazione che, accodatisi a Ingroia, servono il peggior Capitale con la furbata di mettere a capolista “l’antisistema” Andolina non occorre spendere parole. I semplici cittadini che si ritengono di sinistra stanno accettando troppo facilmente l’equivoco tra giustizia e potere giudiziario. Gli entusiasti di qualsiasi colore che sperano di ottenere la giustizia affidandosi al partito dei giudici cadono in ore leonis.

I magistrati certo non scippano le vecchiette e, salvo eccezioni, non vogliono bustarelle. Ma cercano a loro volta il favore di poteri maggiori, e tendono pertanto a servire proprio i poteri superiori che sono la fonte principale delle sempre più pesanti ingiustizie e dell’affossamento della nazione; li servono sfruttando la leva della funzione di controllo, che permette loro di agire senza dover esporsi troppo, e anzi riuscendo a fare bella figura, come si vede qui. Combattono, meritoriamente, la corruzione di politici e amministratori, di quei “baroni” che “l’impero” vuole ridimensionare; ma tendono a servire l’altra corruzione, quella dei poteri sopranazionali, che includono la tecnocrazia globalista che vuole imporre il mercato del biotech. Poteri che hanno dimostrato di curare la selezione della classe dirigente nazionale, aiutando l’ascesa di alcuni e fermando altri, arrivando a fare uccidere quelli della pasta di Falcone e Borsellino.

Oggi il trono è dato in primo luogo da quei poteri che influenzano l’Italia avendo “la testa fuori dall’Italia”. Un tema sul quale vige una generale omertà [26]. Con atti come la candidatura di Andolina, Ingroia aiuta la corporazione dei magistrati, che vuole tessere di queste alleanze [27]; ma danneggia la magistratura come istituzione, svilendone la funzione, abbassandola a strumento di marketing; in aderenza alla dottrina, derivata dalle teorie economiche – con le collegate pesanti interferenze politiche nei vari paesi – della scuola di Milton Friedman, che prevede che lo Stato induca una Domanda commerciale che poi i privati soddisfano [28].

In operazioni come questa sulle staminali la magistratura si trova in conflitto di interessi. Un conflitto nel quale viene premiata se opera male e punita se opera bene. Aiutando il business delle staminali la magistratura ottiene il favore, anziché l’ostilità, di poteri forti; inoltre, in generale lo sfruttamento parassitario del popolo si traduce in benefici per lei. D’altro canto, se si opponesse al criminale messianesimo sulle terapie magiche i primi – ma non i soli – a darle addosso sarebbero gli innumerevoli sciocchi presenti nel popolo. Così partecipa alla frode, piegandosi alla realtà contingente, o approfittando dell’occasione, costituite entrambe dalla convergenza tra gli interessi del potere truffatore e i sentimenti del popolo truffato.

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Note

[1] Moreno J.D. Biotech is thrusting us into new political territory. New Scientist, 28 ago 2012.

[2] Kenney M. Biotechnology and the creation of a new economic space. In Thackray A. Private science: biotechnology and the rise of molecular sciences. University of Pennsylvania press, 1998.

[3] Lovric et al. A conceptual model of investor behavior. In: Advances in cognitive systems. London Institution of Engineering and Technology, 2010.

[4] Hall S. I superfarmaci dell’immortalità. Prefazione di S. Garattini. Orme editori, 2004.

[5] Dawkins R. La realtà è magica. Mondadori, 2012.

[6] Boseley S. Geron abandons stem cell therapy as treatment for paralysis. Guardian, 15 nov 2011.

[7] Tversky A. Kahnemann D. Judgement under uncertainty. Heuristics and biases. Science, 1974. 185: 1124.

[8] Anchoring. Wikipedia.

[9] Eyles et al. Do expert assessments converge? An exploratory case study of evaluating and managing a blood supply risk. BMC Public Health, 2011. 11: 666.

[10] Groopman J. How doctors think. Houghton Mufflin, 2007.

[11] Wang et al. Human belief revision and the order effect. Twenty-second annual conference of the Cognitive Science Society, 2000.

[12] La fallacia esistenziale nel dibattito bioetico sulle staminali. https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/22/la-fallacia-esistenziale-nel-dibattito-bioetico-sulle-staminali/

[13] Eichacker et al. Surviving sepsis – Practice guidelines, marketing campaigns, and Eli Lilly. NEJM, 2006. 335:16. Linee guida mertoniane e linee guida commerciali. In: La corruptio optimi nel liberismo: le linee guida cliniche e il decreto Balduzzi. https://menici60d15.wordpress.com/2012/10/21/la-corruptio-optimi-nel-liberismo-le-linee-guida-cliniche-e-il-decreto-balduzzi/

[14] Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico. https://menici60d15.wordpress.com/2013/01/29/per-cosa-e-morto-pantani-lo-sport-e-il-marketing-farmaceutico/

[15] Angelici L. Sì alle cellule, no alla Stamina. Corriere della Sera, 29 dic 2012.

[16] La magistratura davanti alle frodi mediche di primo e secondo grado. https://menici60d15.wordpress.com/2009/08/22/la-magistratura-davanti-alle-frodi-mediche-di-primo-e-secondo-grado/

[17] Campanile A. Vite degli uomini illustri. Rizzoli, 1975.

[18] Dueberg P. Virus che causano il cancro della cervice. In: AIDS, Il virus inventato. Baldini e Castoldi, 1998. p. 119.

[19] Tomljenovic et al. HPV vaccines and cancer prevention, science versus activism. Infectious Agents and Cancer, 2013. 8: 6.

[20] Edott. Vaccinazione anti-Hpv, Italia terza in Europa. 30 gen 2012

[21] La sperimentazione animale. Uno spoglio etico. https://menici60d15.wordpress.com/2011/05/16/sperimentazione-animale-uno-spoglio-etico-2/

[22] Il PM Nicastro come assessore alla sanità: la non complementarietà tra magistrati e tangentisti. https://menici60d15.wordpress.com/2010/02/27/1322/

[23] La mafia e l’antimafia favoriscono la soggezione dell’Italia a poteri extra-nazionali? https://menici60d15.wordpress.com/2012/07/28/4271/ .

[24] I professionisti della metamafia  https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

[25] Il fascino dell’ambasciatore USA per Grillo: “Interlocutore affidabile”. Il Fatto Quotidiano, 12 feb 2013.

[26] Il tolemaicismo politico. https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/04/il-tolemaicismo-nella-storia-contemporanea-italiana/

[27] La corruzione ghibellina di magistratura e polizia. https://menici60d15.wordpress.com/2012/03/24/la-corruzione-ghibellina-di-magistratura-e-polizia/

[28] Klein N. Shock economy. Rizzoli, 2007.

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24 febbraio 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di N. Dalla Chiesa “La ricercatrice in lotta contro la danza più infelice del mondo” del 24 febbraio 2013

censurato

Se il discernimento accademico non impedisce al prof. Dalla Chiesa di considerare interpretazioni che non hanno cittadinanza nell’università della quale sia lui sia la collega per la quale ha impugnato la cetra fanno parte, gli segnalo il seguente articolo sul rapporto tra antimafia, criminalità economica e staminali:

Gli strani “compagni di letto” di Ingroia

https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/13/gli-strani-compagni-di-letto-di-ingroia/

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5 agosto 2013

Blog de il Fatto

Commento al post “Sperimentazione Stamina, 20 scienziati a Lorenzin: “Protocollo sia reso pubblico” del 5 agosto 2013

Il duello Stamina-ortodossia appare come un caso di quella tecnica promozionale che le ditte di pubbliche relazioni – il campo di expertise di Vannoni – chiamano “impollinazione incrociata”, nella quale una tesi viene fatta passare orchestrando uno scontro tra due parti apparentemente in conflitto (Rampton S, Stauber J. Toxic sludge is good for you. Lies, damned lies and the public relation industry, 1995): v. “Gli “strani compagni di letto” di Ingroia” e “Il magistrato e gli stregoni”, reperibili su internet.

La posizione dell’Università di Brescia-Spedali Civili, che con una mano pratica il metodo, legittimandolo, e con l’altra lo attacca in nome dell’onestà e del rigore, potrebbe essere detta un caso di “autoimpollinazione”. Del resto, l’Italia progressista in questi giorni esulta per la condanna di Berlusconi mentre il principale partito che la rappresenta, e che davanti agli elettori ha sempre dipinto Berlusconi come la causa dei mali d’Italia, ci governa assieme: in Italia il tenere il piede in due staffe, o in tre, passa inosservato; se non per venire apprezzato come segno di acume e abilità.

*   *   *

Questa è una e-mail di contatto dal sito http://www.antimafiaduemila.com/ inviata da:

Francesco Pansera <menici60d15@gmail.com>

Spezzano Sila, 29 ott 2013

Egregia redazione di Antimafia 2000

oggetto: antimafia e staminali.

Vedo che vi interessare alle staminali: oggi 29 ott 2013 avete pubblicato l’articolo pro-Stamina “Legalità e terapia con cellule staminali” di Andolina. Sui rapporti tra antimafia e staminali vi segnalo i miei post: “Gli strani “compagni di letto” di Ingroia :

https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/13/gli-strani-compagni-di-letto-di-ingroia/

e “La convergenza di mafia e antimafia.Pizzo mafioso e pizzo di Stato” :

https://menici60d15.wordpress.com/2013/09/08/la-convergenza-di-mafia-e-antimafia-pizzo-mafioso-e-pizzo-di-stato/

sul mio sito https://menici60d15.wordpress.com/

Altri miei post sull’argomento:

I professionisti della metamafia

https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

La frode delle staminali

https://menici60d15.wordpress.com/la-frode-delle-staminali/

Buon lavoro

Francesco Pansera

menici60d15@gmail.com

Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico

29 gennaio 2013

Blog  Appello al popolo

GraficiAmgen

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Una rivista di quella intellighenzia di sinistra che è stata così severa su Pantani, “Diario” di Enrico Deaglio, ha pubblicato un articolo nel quale si chiama in causa Sartre, e quel che è peggio Tocqueville, per incensare Armstrong (Browning F. Quando Jean-Paul e Alexis videro Lance pedalare. Diario, 99, 2005). […] Sarebbe utile fare un parallelo tra la vicenda mediatica fatta subire a Pantani e quella costruita sul rivale Armstrong, testimonial dell’efficacia delle terapie oncologiche, figura vittoriosa, non stroncata ma rafforzata dalle accuse di doping. F. Pansera, 16 gennaio 2008, lettera ai Procuratori della Repubblica Branca e Guariniello uuu uuu uuu

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Che ci fosse del losco nelle accuse a Pantani lo scrissi per la prima volta 10 giorni dopo la sua morte, il 24 febbraio 2004, in una lettera ai PM Guariniello, Bocciolini e Gengarelli, intitolata “Eterogenesi dei fini e ambiguità nell’azione pubblica dei magistrati in campo sanitario: il caso della lotta al doping e della morte di Pantani”. Dal mio punto di osservazione, il caso Pantani, e quello di Armstrong, sono da inscrivere in una più ampia azione di marketing volta a promuovere il consumo di massa di farmaci e di altri prodotti medici agendo sul sistema culturale. Nell’ultima parte del 2012 c’è stato il colpo di teatro della rivelazione ufficiale del doping di Armstrong. Ed è accaduto qualcosa nel retroscena: è comparsa una pubblicazione scientifica che mostra che non ci sono presupposti teorici, né prove scientifiche solide, che indichino che l’EPO abbia proprietà “ergogeniche”, cioè che funzioni come doping [1]. Se l’EPO non funziona, se anche l’arcirivale era dopato (e non solo con EPO, probabilmente, ma anche con qualcosa di più efficace) credo ci si debba chiedere: ma allora, per cosa è morto Pantani? Riassumo, rivedendolo e aggiornandolo, quanto scrissi, nel 2004 e nel 2008, ai magistrati.

Sulla morte del “Pirata” esistono teorie “complottiste”, alcune delle quali prese peraltro in considerazione a suo tempo dalla magistratura, che appaiono per lo più come esagerazioni sensazionalistiche e forse depistanti. Accetto la tesi che Pantani facesse uso di EPO. Ma non quella che sia stato il farmaco a fare di lui un campione: l’EPO era largamente usato tra i concorrenti; e l’efficacia dell’EPO nel migliorare la performance atletica allo stato è da ritenersi nulla [1]. Non trovo elementi sufficienti per credere che qualcuno lo abbia materialmente ucciso quella notte nel residence; ma appare chiaro che sia stato spinto verso quel bordo dell’esistenza oltre il quale c’è il baratro; spinto, penso, anche volontariamente, oltre che da coloro che hanno responsabilità colpose poco nobili. La vicenda appare sistematicamente intessuta con enormi interessi economici, che sarebbe omissivo trascurare come irrilevanti. Interessi del genere di quelli che portano Big Pharma a spendere 53 miliardi di dollari all’anno nei soli USA per il marketing.

Presento quindi un’interpretazione, basata su esperienze personali oltre che su un’analisi, che potrà essere bollata anch’essa come “dietrologica” dagli anticomplottologi di mestiere o volontari. Trovo sensate e plausibili le tesi di Stefano Anelli, alias John Kleeves, un politologo indipendente che tentò di avvisare Pantani sulle forze che l’avevano preso di mira [2]. Kleeves vede un complotto USA nella caduta in disgrazia di Pantani, e lo collega all’ascesa di Armstrong, attribuendo il movente a una generale volontà di propaganda culturale degli USA in Europa. Gli USA hanno storicamente strutture governative, integrate col loro apparato bellico, dedicate alla promozione della loro immagine nel mondo, come, durante la Guerra Fredda, l’USIS, nata dallo Psychological Warfare Branch [3]. Statunitensi ed europei non condividono gli stessi sport popolari; Armstrong, capitano di una squadra statunitense, diventando il numero uno di uno sport europeo sarebbe servito ad aumentare le nostre simpatie e la considerazione verso gli USA; a riconoscerli come i più forti senza vederli come estranei.

Ciò potrebbe avere favorito, secondo quanto ha scritto Anelli, la nostra approvazione e partecipazione militare alle guerre che gli USA perennemente muovono verso il malcapitato popolo di turno quando i mezzi economici e quelli a bassa intensità non sono ritenuti adeguati a soggiogarlo; o quando gli serve una guerra. Anelli osserva che Armstrong si è presentato non con una squadra sponsorizzata come di consueto da un privato – es. la “Mercatone Uno” – ma con lo US Postal Service, che è un’agenzia del governo USA. Armstrong ha avuto alle spalle la potenza USA. Anelli considera che quindi il suo doping probabilmente era espressione dei migliori laboratori e delle migliori conoscenze. La tesi di Anelli combacia col quadro che presento qui. E’ molto probabile che il doping di Armstrong non sia stato l’EPO, come invece dichiara.

Kleeves-Anelli è morto in circostanze tanto allucinanti e folli, secondo la versione data dai giornalisti, quanto sono pacati e lucidi i suoi scritti di critica agli USA, es. “Un paese pericoloso”. Scritti reperibili su internet, che consiglio, trovandoli più interessanti e attendibili delle rivelazioni di figure di “perseguitati” ufficiali come Assange [4]. Anelli e io, Francesco Pansera, che come lui conosco gli USA anche per averci vissuto e non sembro stare affatto in simpatia a quei poteri che Anelli ha ben individuato, indipendentemente abbiamo scritto, tra le altre cose, interpretazioni complementari su Pantani. Anelli non ha mai saputo della mia esistenza, e io ho saputo della sua solo dopo la morte.

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La lotta al doping come propaganda: farmaci-medicina, farmaci-amuleto e farmaci-talismano

Rispetto al gigantesco business dei farmaci, il doping rappresenta solo una piccola parte degli illeciti e dei danni legati ai farmaci; la iatrogenesi è oggi una delle maggiori minacce alla salute. Enfatizzando la lotta al doping si deviano l’attenzione del pubblico e le risorse dello Stato rispetto ai problemi e ai crimini più gravi relativi ai farmaci. Ma la lotta al doping, che ha ricevuto un forte impulso col caso Pantani, paradossalmente è anche una forma di propaganda per i farmaci.

Come è stato osservato la scientificità che la medicina ha conquistato non ha scacciato il pensiero magico che la pervade fin dalla sua origine; e l’ha sotto importanti aspetti potenziato. Nel pensiero magico una medicina, una pozione miracolosa, cura e guarisce; un amuleto preserva dai mali; un talismano potenzia le normali capacità. Ci sono farmaci-medicina, quelli di uso clinico, che tolgono la malattia; farmaci-amuleto, come i vaccini, o la chemioprevenzione, o la proposta della “polypill” che da sola preverrebbe tutte le comuni patologie cardiovascolari dell’invecchiamento [5]. E farmaci-talismano, come appunto il doping, che permettono di compiere imprese eccezionali donando la forza e lo spirito che fanno ottenere soddisfazioni, vittoria, denaro, gloria, fama. Elevandolo a talismano, il farmaco non è più, come dovrebbe essere, un rimedio contro quella avversità che è la malattia grave; è una dotazione permanente dell’uomo moderno di successo. Un modello che è particolarmente efficace nella cultura USA; ma che ha attecchito ormai anche da noi, insieme agli altri elementi della colonizzazione culturale.

E’ conveniente per le case produttrici che il farmaco sia visto, oltre che come una medicina, che si prende quando si è malati, come un amuleto e come un talismano, che si portano sempre addosso, ovvero si assumono anche da sani, meglio se a vita. Tale concezione culturale stimola la domanda di farmaci, rafforza l’accettazione reverenziale delle prescrizioni, dei prezzi, dei proclami di efficacia e sicurezza, e allarga il mercato, dai malati verso l’intera popolazione. I pubblicitari, che conoscono le strutture mentali sulle quali fanno leva, per non dire che conoscono i loro polli, prevedono nel loro codice di autodisciplina che la pubblicità su prodotti medicinali e terapie non deve “indurre a ritenere che il medicinale o il trattamento curativo possano migliorare il normale stato di buona salute”. Le notizie sul doping aggirano questo divieto etico generale, introducendo la credenza che i farmaci possano conferire uno stato di supernormalità. Il doping mostra come il farmaco dà successo, fa vincere.

I’EPO ha una doppia applicazione; prima che essere un farmaco-talismano è un farmaco-medicina, essendo usato per curare le anemie, principalmente quelle di pazienti nefrologici e oncologici. Un cattivo farmaco terapeutico con una nutrita “fedina penale”, come si dirà. La figura di Armstrong associa il farmaco-medicina – chemioterapia e farmaco biotech – alla forza e alla riuscita. La sua fondazione oncologica, dopo essere stata intitolata a lui stesso, Armstrong (che in inglese suona come “Fortebraccio”), ora, dopo le ammissioni di doping – con EPO – si chiama “Livestrong”. Un nome che riecheggia uno degli slogan pubblicitari dell’EPO per uso clinico: “Strength for life”. Il farmaco fa vivere, e fa vivere da forte. L’EPO è particolarmente adatto a questa propaganda; un farmaco sofisticato, modernissimo, che arricchisce la persona di sangue; “il sugo della vita”, il liquido speciale ricco di valenze simboliche e magiche [6].

Quella del farmaco come talismano, dell’oggetto la cui efficacia è simbolica e non reale, è una delle metafore che, formulate per facilitare l’espressione di un concetto, poi si scoprono essere non meri paragoni figurati o analogie, ma descrizioni abbastanza aderenti alla realtà. Risulta infatti che il talismano che ha portato Pantani alla rovina non funzioni sul piano biologico. Da una recente valutazione qualitativa condotta da un gruppo di farmacologi olandesi [1] emerge che non esiste evidenza scientifica che l’EPO ricombinante (prodotta cioè con tecniche di ingegneria genetica) potenzi la prestazione atletica dei ciclisti ad alta performance. Gli autori esaminano inoltre approfonditamente sul piano fisiologico e farmacologico la possibilità teorica che l’EPO possa funzionare come dopante negli atleti, e concludono che tale possibilità teorica non c’è o non potrebbe essere che molto limitata. La loro analisi teorica mostra anche possibili effetti peggiorativi sulla performance. Inoltre, notano, gli effetti avversi sono stati trascurati; nonostante ci siano stati diversi casi di decessi di atleti attribuiti all’EPO. Tutto ciò è sconcertante rispetto alla storia ufficiale, ma coerente col quadro qui esposto. Del resto, le credenze dei nostri tempi sull’efficacia come dopante dello stimolatore della produzione di globuli rossi sono una curiosa inversione della credenza, che ha occupato i due millenni precedenti, che cavare il sangue sia efficace nel curare le malattie [7].

La cultura del doping aiuta anche la diffusione della cultura delle droghe stimolanti; es. la cocaina, il business di quella ndrangheta che si dice di voler combattere. Il PM Scarpinato ha parlato di doping sociale adatto a una società darwiniana, commentando il forte incremento dell’uso di cocaina nel primo decennio del millennio. Ci sono rapporti che segnalano la diffusione del “doping per il cervello”, cioè dell’uso di “smart drugs” nelle università [8]. Certe produzioni intellettuali fanno sospettare che ci sia questo uso, ma che sia un’arma a doppio taglio; che potrebbe, piuttosto che fare raggiungere la genialità, rendere formidabile la cretinaggine.

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Sport e marketing oncologico

Insieme a una funzione ideologica generale sui farmaci, questa vicenda ne ha una di pubblicità specifica per l’EPO. Il colossale spot pubblicitario fatto con il suo uso come dopante, la narrazione mediatica a tutti nota che ruota attorno ai suoi poteri talismano, è solo una parte della storia di questo farmaco. La storia del maggior successo economico della puntata giocata da industria e finanza sulle biotecnologie farmaceutiche. Un falso successo, sostenuto dallo hype mediatico sulle biotecnologie come futura radiosa era della farmacologia; una dottrina millenarista, nata negli ambienti finanziari non meno che nei laboratori, i cui limiti, e quindi i cui fallimenti sul piano clinico, erano del resto prevedibili fin dall’inizio per elementari ragioni biologiche [9]. Mediante le notizie sul doping, noi associamo l’EPO alla potenza, sia pure ottenuta illecitamente; nella realtà clinica quella dell’’EPO è una storia dove regnano avidità, sofferenza e morte.

Un storia “sordida”, così è stata definita [10]. Che coincide con la nascita e l’ascesa della Amgen, la casa produttrice, la più grande ditta di biotech al mondo. Una catena di liti per i brevetti, di altri trucchi di marketing, di persecuzione dei whistlebowers cioè di coloro che, interni al sistema, hanno denunciato le irregolarità, di prezzi gonfiati rispetto ai costi di ricerca e sviluppo, di rimborsi ottenuti pagando i politici grazie ai quali – succede anche in USA – si sono ottenuti profitti privati spropositati con il denaro pubblico destinato alla sanità. Nel 2002, mentre Pantani andava alla deriva, producendo l’EPO la Amgen, anche grazie alla propaganda così ottenuta, fatturava 5 miliardi di dollari. Denaro per la maggior parte dei contribuenti USA; con profitti di circa un terzo, una performance eccellente.

U. Veronesi si è espresso a favore della liberalizzazione dell’EPO come dopante. La sua posizione mostra come gli oncologi siano per la somministrazione dell’EPO a tutta cannella. Come al solito, le rivelazioni della dannosità del farmaco sono arrivate successivamente ai profitti. Dopo 20 anni di profitti favolosi, ad uso clinico consolidato, si è “scoperto” che l’EPO aumenta sì l’ematocrito, ma non c’è evidenza valida – analogamente al suo uso come doping – che dia benefici alla maggior parte dei pazienti con insufficienza renale cronica, mentre ci sono dati che indicano che sia dannoso [11]. Si è inoltre accertato che l’EPO non riduce ma aumenta la mortalità nei malati di cancro [12]. Un trial su dializzati e uno su pazienti con cancro della mammella hanno dovuto essere interrotti perché l’elevazione dell’ematocrito era associata a incrementi della mortalità e di eventi cardiovascolari. Ciò per la sua capacità di provocare tromboembolie, e nei pazienti oncologici, si ritiene, per un complesso di effetti che include la stimolazione della crescita tumorale, data la sua natura di fattore di crescita.

L’EPO andrebbe comunque accuratamente dosato, su pazienti accuratamente selezionati. Al contrario, la Amgen ha pagato centinaia di milioni di dollari ai medici perché ne massimizzassero il consumo tramite le prescrizioni, e i nefrologi e gli oncologi ne hanno imbottito quanti più pazienti possibile, provocando così morti in nome del profitto [13,14]. I due grafici all’inizio [14] mostrano l’andamento nel tempo delle spese di lobbying per l’EPO, che hanno raggiunto i 16.3 milioni di dollari all’anno nel 2007, e il correlato incremento dei dosaggi, che sono arrivati a triplicarsi. L’EPO è il capostipite dei farmaci ingiustificatamente costosi e allo stesso tempo inefficaci e nocivi, che sono uno dei tanti regali dell’evoluzione del liberismo sfrenato.

Ottenere l’EPO ricombinante è stato in sé un notevole risultato scientifico (raggiunto grazie a un importante lavoro di ricerca preliminare finanziato con denaro federale, cioè pubblico [9]); ma la proteina non dà al paziente i vantaggi terapeutici sperati; dà comunque a chi l’ha sviluppata e agli investitori i profitti agognati, perché sulla scienza è stata innestata la frode, appoggiata dalla corruzione, dalla disinformazione e dalla violenza. La commistione variegata di scienza e crimine, espressione della corrupio optimi del liberismo [15], è frequente nell’attuale medicina. Gli autori del lavoro sull’inefficacia dell’EPO nel ciclismo agonistico osservano che il suo uso come dopante è simile ai casi – frequenti – di uso clinico di farmaci non basato su prove sperimentali di efficacia. Nella biomedicina attuale il livello di rigore delle prove di efficacia richiesto per la prescrizione dei farmaci varia dalla coercizione autoritaria all’anarchia e alla superstizione, in funzione del profitto [15-17].

L’EPO, “un paradigma per l’industria farmaceutica” secondo uno dei suoi promotori, lascia dietro di sé una stria di sangue. La forza simboleggiata da Armstrong è in realtà quella dell’homo homini lupus. O meglio, la forza per la quale chi è in condizione di necessità e debolezza, il dializzato o l’ammalato di cancro allo stadio avanzato, è una preda; la forza di canidi più vicini allo sciacallo che al lupo.

Armstrong si è anche presentato come colui che ha vinto il cancro prima di vincere le corse. La sua figura associa terapie oncologiche e successo. Non viene detto che il tumore del quale era affetto, quello del testicolo, ha alti tassi di guarigione, perfino quando dà metastasi; costituendo una delle poche eccezioni e non la regola di un’oncologia sostanzialmente fallimentare sul piano terapeutico, più brava a sfruttare il cancro come risorsa economica che a curarlo.

Visto il generale carattere altamente fraudolento di tutta questa storia, e considerando gli interessi medici che tale frode è andata a favorire, non sarebbe fuori luogo avere riserve sulla caratterizzazione della neoplasia (tumore a cellule germinali nonseminomatoso, misto, stadio III): un piccolo aggiustamento, es. sulla componente coriocarcinomatosa, può aver aiutato a fare apparire il risultato terapeutico più brillante. Resta singolare che Armstrong sia stato colpito proprio da una delle pochissime neoplasie che fanno fare bella figura alla chemioterapia e agli oncologi.

Anche dopo l’apparente caduta, Armstrong continua a essere utile al business oncologico. In Italia la sua immagine viene usata per favorire la manovra attualmente in corso di estensione del business del cancro agli adolescenti, una classe di età particolarmente sensibile al richiamo delle figure sportive. Lo US Preventive Service Task Force ha concluso che lo screening per il cancro del testicolo non dà benefici, anche in considerazione della curabilità di questo tipo di tumore; a rigor di logica, la guarigione di Armstrong dovrebbe mostrare proprio questo. Ma gli screening tumorali sono una miniera d’oro, e Armstrong è quindi citato al contrario, per supportare messaggi come “l’autopalpazione può salvare i maschi” [18]: oncologi e altri soggetti economici interessati discutono pubblicamente se Armstrong resta un grande, essendo “riuscito a dare voce agli adolescenti malati di tumore” o se sono da preferirgli i calciatori della serie A, testimonial della campagna “Non fare autogol”, promossa dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica per sensibilizzare gli adolescenti al rischio cancro [19]. Credendo alle storie e agli slogan della pubblicità medica, che li vogliono attirare nelle trappole della falsa “prevenzione”, le persone, minori e adulti, rischiano di farlo davvero l’autogol, come sta venendo ammesso anche da fonti ufficiali le più ortodosse [20].

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Il braccio muscoloso e quello focomelico della giustizia

I magistrati hanno una posizione rispetto al business medico che chiamo di commensalismo [21]: fanno parte della stessa classe sociale e siedono sul piano culturale e istituzionale alla stessa mensa con coloro che mettono in atto le frodi mediche strutturali; condividono con loro, oltre che privilegi, i presupposti ideologici ammanniti dal padrone di casa insieme al buon cibo. In questo caso la cultura del farmaco; il farmaco come oggetto magico di potente efficacia, invariabilmente onesto e prezioso quando lo si usa in obbedienza ai poteri che lo generano.

In casi come questo la magistratura si attiene a quello che appare come un canovaccio già scritto, recitando una parte prestabilita nella rappresentazione dello spettacolo della medicina. Quando si occupa di notizie biomediche scottanti – e a maggior ragione se ci sono di mezzo gli USA – la magistratura configura una giustizia dalle braccia fortemente asimmetriche. Se il copione prevede che debba intervenire adopera il suo braccio forte, dalla muscolatura ipertrofica e allenata quanto quella di un campione di atletica pesante. Quando avrebbe il dovere di mostrare, perseguendole, le truffe, le violenze e gli strazi degli affari voluti dai poteri che serve, adopera l’altro braccio, il braccio di un focomelico: un povero abbozzo inutilizzabile.

In questi casi la magistratura perseguita e non persegue. Esattamente l’opposto di quanto affermò uno dei PM che si occuparono di Pantani, che, forse per un meccanismo di difesa psicologico, disse che “l’autorità giudiziaria persegue, non perseguita”.

Un famoso medico così integrato nel sistema da divenire ministro della sanità ha proposto di liberalizzare l’EPO per il doping; su Pantani però lo Stato ha lanciato “blitz” di Carabinieri e ha impegnato sette Procure. La contraddizione è solo apparente, come si vede qui. Occupandosi accanitamente di ciò che oggi appare come un “reato impossibile” vista l’inefficacia dell’EPO, e che è sempre stato marginale rispetto alla massa di reati riguardanti i farmaci, la magistratura ha fatto scoppiare uno scandalo che ha lanciato in campo mediatico il messaggio del farmaco-talismano. A tante paia di orecchie non adeguatamente separate tra loro da tessuto nervoso è arrivato il messaggio “prendi la pillola e diventi forte come Pantani”.

Inoltre, togliendo di mezzo Pantani si è dato spazio alla leggenda di Armstrong, venuto dall’America a vincere in Francia alla maniera di Asterix, e come Asterix grazie a magiche pozioni. Si sapeva che anche Armstrong fosse dopato; come gli altri; probabilmente in realtà meglio degli altri visto chi aveva alle spalle, come nota Kleeves. Può darsi che Pantani costituisse un ostacolo insormontabile anche per l’apparato farmacologico che sosteneva Armstrong, e che per questo si sia ritenuto di farlo eliminare. Tolto il rivale, in modo da favorire le credenze sui farmaci-talismano, la voce fatta trapelare che gli impressionanti successi di Armstrong fossero dovuti al doping favoriva anch’essa l’ideologia del farmaco. Ma ad Armstrong, il campione superbo quanto la nazione che ha rappresentato, la giustizia non ha fatto nulla.

Fino al 2012, quando la narrazione sulle vittorie di Armstrong viene chiusa in modo da sfruttarla ulteriormente (con un “fuoco d’artificio finale” come in altri scandali sportivi, hanno commentato alcuni bloggers). A carriera conclusa e a risultato propagandistico – politico e commerciale – ottenuti, Armstrong, ricco e famoso, viene dopo tanti anni smascherato e squalificato a vita dalla giustizia sportiva USA (dall’agenzia antidoping). Il “duro” mostra ora il suo lato umano, come in una soap che si rispetti. Armstrong ha raccontato in TV, in uno degli show più seguiti, di avere usato sostanze dopanti, anzi di avere usato l’EPO, e altri farmaci; reo confesso, caso mai i capa tosta si ostinassero a non credere che è tutto merito dei farmaci. Armstrong ha pianto, ha parlato della mamma, dei figli, del piacere dell’onestà, etc. Ha suscitato negli spettatori sentimenti edificanti, completamente diversi dal “gotcha!” del 1999 sul piccolo italiano imbroglione. Recita il mea culpa e sta trattando, da pari a pari, una resa; ha offerto, pare, 5 dei suoi 100 milioni di euro. Una smentita che è una notizia data per la seconda volta. Si ristabilisce tardivamente una “verità” nota – che poi verità non è – ma la morale non cambia, e si rafforza: i farmaci fanno vincere e portano in alto.

Tutti sanno dell’EPO come dopante, che rende potenti; che non sia in realtà un farmaco miracoloso che rende campioni lo sanno in pochi; e pochi sanno della sua inefficacia nell’uso clinico, dei soldi ai politici, dei comparaggi, e delle morti di pazienti. Né la magistratura italiana ha voluto indagare seriamente sulle gravi manipolazioni riguardanti l’uso clinico dell’EPO, anche quando ciò è stato – dal sottoscritto – ad essa segnalato, insieme alle manipolazioni per un altro prodotto analogo, sempre della stessa casa produttrice, la Amgen. E’ interessante che il magistrato al quale fu assegnato il caso che avrebbe dovuto portarlo ad occuparsene diede invece la caccia a ciclisti e calciatori dopati; e che sia stato tra gli imputati nelle accuse di traffico di droga a carico dei capi dei Carabinieri del ROS, accuse dalle quali i suoi colleghi l’hanno assolto.

Tutti sanno che Pantani sarebbe morto per overdose di cocaina. E’ stata invece fatta sparire dalla ricostruzione mediatica la presenza sul luogo della morte di una confezione del farmaco Surmontil, un simpaticomimetico come la cocaina, che ha un meccanismo di azione analogo a quello della cocaina, è più della cocaina in grado di provocare morte, e agisce in sinergia con la cocaina, potenziandone gli effetti. Non è frequente che una overdose di cocaina arrivi a uccidere un soggetto giovane e sano; mentre gli antidepressivi triciclici, la famiglia della quale il Surmontil fa parte, sono uno dei maggiori agenti causali delle morti per overdose da sostanze ad azione farmacologia.

Sarebbe stato ragionevole considerare anche gli effetti sinergici del Surmontil; ma la droga che si compra in farmacia è sacra, così tutta la colpa è stata data alla droga che si compra per strada. Il perito – di area massonica – al quale la magistratura ha affidato la ricostruzione per spiegare la morte ha in pratica considerato che Pantani abbia assunto un fustino di cocaina, mentre l’antidepressivo, “cugino” della cocaina sul piano farmacologico, più pericoloso, ma con una reputazione di medicina rispettabile, è stato tolto di scena.

Acqua in bocca anche sul possibile ruolo indiretto degli psicofarmaci che Pantani assumeva, che potrebbero avere indotto crisi psicotiche e comportamenti autolesionistici. La magistratura sempre più spesso scrive pagine tecniche di medicina, legittimando tesi che favoriscono infondatamente interessi illeciti, anche quando sembrano andare nel verso opposto [22]; oppure conferisce autorevolezza a perizie mediche che postulano l’impossibile quando occorre che non si faccia troppa chiarezza sui gravi reati, passati e futuri, di imputati privilegiati, come la polizia [23]. Invece sul rapporto causale tra psicofarmaci e atti di violenza, es. in riferimento ai casi di omicidio-suicidio, un campo che rientra pienamente nelle sue competenze e nei suoi doveri, dove sarebbe importante indagare e fare giustizia a tutela della salute pubblica, la magistratura si fa i fatti suoi, non disturbando così uno dei maggiori settori del mercato farmaceutico. Gli antidepressivi sono “la gallina dalla uova d’oro” dell’industria farmaceutica, nota l’autore di un recente articolo sul British Medical Journal nel descrivere come siano sovraprescritti, come le prescrizioni e il consumo continuino a crescere, e come siano poco o nulla efficaci. Neanche le molecole sono tutte uguali davanti alla legge.

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Lo sport per propagandare l’hi-tech biomedico

Come prevedevo nella lettera ai PM del 2004, lo sport viene sempre più usato per propagandare il business medico presso il grande pubblico. Lo sport non solo appassiona in sé, ma attira come condizione di super-salute; come stato simbolico del corpo che non solo è sano, ma dà successo, permettendo di raggiungere grandi mete.

Al di là del caso EPO, c’è una tendenza generale di sfruttamento dello sport a fini di marketing biomedico. In occasione delle Olimpiadi di Pechino e di Londra gli esperti e i dirigenti internazionali dell’antidoping hanno lanciato sgomenti l’allarme sul “doping genetico” e il “doping con staminali”, che produrrebbero atleti “geneticamente modificati”. Pura fantascienza, volta a fare credere al pubblico che le biotecnologie biomediche possano ottenere quei fantastici risultati promessi e sbandierati, a priori estremamente improbabili, che finora non si sono visti.

Un altro tema è quello degli atleti con protesi, come Pistorius, che è stato ammesso a gareggiare con atleti sani. L’invalido che supera i normali grazie ad un artifizio tecnologico. Queste storie ci mostrano una tecnologia che è capace non solo di supplire alle funzioni perse, ma di fare dell’uomo un superuomo, un uomo-macchina, verso il cyborg; un altro passaggio dai prodotti-medicina a quelli talismano, che propaganda l’hi-tech biomedico, la magia quotata in borsa.

Propaganda utile in particolare per quell’hi-tech che ha maggior necessità di una stampella pubblicitaria date le scarse possibilità reali, come le promesse di una “medicina rigenerativa” mediante cellule staminali; che aggiungono al loro vastissimo carnet di favole propagandistiche [24] quella di poter dare luogo a superatleti. Paradossalmente, l’hi-tech biomedico, che dovrebbe essere il campo delle tecnologie più avanzate, è il luogo della maggiore convergenza tra scienza e ciarlataneria, in forme sofisticate.

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La Gladio della medicina e la medicina dei Carabinieri e delle Questure

Qualche anno fa a Brescia a una conferenza pubblica la persona considerata l’addetto stampa della Gladio, alzatasi dal pubblico, ha parlato delle necessità di controllare le notizie sulla salute, affermando che su Cernobyl dovettero intervenire esercitando una censura per evitare di allarmare l’opinione pubblica. A parte le tante riserve sul merito, non si comprende, a prima vista, cosa possa interessare di un problema di salute pubblica a una struttura paramilitare segreta che ha fornito pazienti e salme a ospedali e cimiteri.

Ma in effetti le strutture “deviate” si occupano anche di medicina, ed è verissimo che si occupano di censura su temi di salute pubblica. Non però per il bene della popolazione, ma per servire gli interessi dei proprietari – che non sono i medici – di un settore che occupa una posizione centrale nell’attuale sistema economico. Un settore, l’industria medica, con la particolare caratteristica di avere una grande componente irrazionale, che fa sì che la pratica si conformi facilmente a credenze e manipolazioni psicologiche. Un campo adatto a operazioni di disinformazione mediatica e guerra psicologica; che pur non essendo materiali come una bomba o un proiettile possono avere effetti materiali pesanti sulla popolazione e sui singoli. Nel caso del business biomedico, abbiamo i professionisti dell’inganno che aiutano e difendono un’industria largamente basata sull’inganno.

Appare esservi una specie di Gladio medica, dipendente naturalmente dai servizi USA, che si occupa di operazioni come queste, nell’interesse della industria medica globale, manipolando l’opinione pubblica, sviando autorità vogliose di farsi sviare, screditando e mettendo a tacere voci scomode e di denuncia. Forse sono le stesse strutture degli Anni di Piombo, che oggi, caduto il Muro e instauratosi il cosiddetto “capitalismo cognitivo” hanno trovato nuovi compiti, che permettono loro di continuare a lavorare per le necessità dei poteri sovranazionali. I magistrati sono integrati con tali forze, fornendo il braccio grosso o quello offeso a seconda della necessità. E tali forze hanno buon gioco in un Paese molle, in un Paese di povera gente dove vige l’omertà e serpeggia un’istintiva collaborazione verso le scorrerie e gli omicidi del potere [25].

Non viene apprezzato quanto oggi Viminale e Viale Romania si occupino di medicina e la condizionino, sfruttando il loro potere di polizia. Ci si preoccupa giustamente di Eurogendfor, dei CC che diverranno una polizia al di sopra della legge e al servizio dei banchieri, delle multinazionali, degli USA; non si considera che affidare ai CC, tramite i NAS, il controllo sui farmaci di concerto con l’AIFA, come ha stabilito un recente accordo [26], oltre ad essere inappropriato su un piano di principio non è differente in alcuni casi chiave dall’affidare la tutela della salute prevista dalla Costituzione a qualcuna delle multinazionali di pubbliche relazioni alle quali le case farmaceutiche commissionano campagne di promozione, o di disinformazione sanitaria; o dall’affidarla a dei contractors, dei sicari al soldo di case farmaceutiche.

Non sappiamo tutto, ma si può dire che a Pantani è stato fatto peggio che ucciderlo. E’ stato patologizzato, cioè gravemente destabilizzato sul piano psichico; con la pressione giudiziaria, la gogna mediatica, la stigmatizzazione e – da non sottovalutare – gli psicofarmaci. Non approfondisco qui il tema della patologizzazione, materiale e surrettizia [27], che oltre a essere orribile e disgustoso in sé, ha oggi rilevanza per la reale natura dei rapporti tra controllo del Paese, eversione e istituzioni, a cominciare dalle forze di polizia e inclusa la magistratura; e potrebbe avere stretti legami con diversi inspiegabili episodi di violenza e terrorismo che si stanno susseguendo, tra i quali non si può escludere la morte di Anelli.

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Distrutto ma non vinto

Le idee camminano sulle gambe degli uomini, secondo la frase di Nenni amata da Giovanni Falcone. Anche i movimenti, simili a quelli di zolle tettoniche, degli interessi impersonali e molto grandi che hanno ucciso Pantani sono resi possibili da persone in carne ed ossa. L’immagine di Pantani continua a spiccare; a quello luminoso delle salite si è aggiunto uno sfondo livido composto di smorte passioni umane. La speranza dei ruffiani e il servilismo sadico dei tirapiedi, le due principali categorie di addetti al mostruoso macchinario ai cui ingranaggi Pantani è stato dato in pasto. La schadenfreude dei mediocri che si appagano nel vedere la persona superiore che cade. Una nazione che si abbandona alla dominazione USA; nella quale persone invise all’occupante come Anelli e Pantani non hanno più garanzie che Renzo Tramaglino. Lo zelo verso il potere e verso i crimini del potere; ci sono stati parecchi scandali internazionali sul doping, ma l’Italia può fregiarsi di meriti particolari: ha lanciato l’EPO nello sport, col gruppo di Conconi, e nel mettere in scena lo spettacolo ha fatto a pezzi per davvero un suo campione.

Le drug whores della professione medica. La presunzione di chi senza esserne capace vorrebbe fare grandi cose e per questo ricorre al doping o alla droga. Le parole di disprezzo e compatimento degli ipocriti passati dalla bandiera rossa alle stelle e strisce; quando si sono precipitati a dire che non era un vero campione ma solo un truffatore, è di sé stessi che parlavano. Il telespettatore che risponde agli stimoli visivi in maniera prevedibile come un topo di laboratorio, per il quale i campioni sono immagini costruite a tavolino alla Armstrong. La meschinità dei tanti figuranti che per un panino si prestano a inscenare quanto occorre a queste operazioni. Il commensalismo dei magistrati, pronti a dare corpo a uno script pubblicitario come a non vedere reati gravi fino a farsene complici.

Tanti lo ricordano con affetto e ammirazione, perché Pantani non era solo un campione sul piano atletico; era nato col carattere del campione. Disarcionato e trascinato nel fango, ha recuperato la grandezza proseguendo la discesa, attraversando il dolore fino a giungere alla dimensione tragica che lo ha riportato, per altra via, a quello che era il suo posto.

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Note

[1] Heuberger et al. Erythropoietin doping in cycling: lack of evidence for efficacy and a negative risk-benefit. Br J Clin Pharmacol, 2012. doi: 10.1111/bcp.12034.

[2] Kleeves J. Sport e politica: la morte di Pantani. 3 luglio 2004. Reperibile su internet.

[3] Tobia S. Advertising America. The United States Information Service in Italy (1945-1956).

[4] Da quali minacce va protetta la Glaxo. https://menici60d15.wordpress.com/2010/12/07/da-quali-minacce-va-protetta-la-glaxo/

[5] O’Riordan M. One pill cure them all: single-drug polypharmacy in cardiovascular disease. Heartwire, 28 set 2012. [6] Camporesi P. Il Sugo della vita. Simbolismo e magia del sangue. Garzanti, 1997.

[7] Il salasso ieri e oggi e la sinergia tra malattia e terapia. https://menici60d15.wordpress.com/2012/01/15/il-salasso-ieri-e-oggi-la-sinergia-tra-malattia-e-terapia/

[8] Doping per il cervello, è boom nelle università. GSK informa, 26 feb 2010.

[9] Le Fanu J. The rise and fall of modern medicine. Carroll and Graf, 1999. Cap. The brave new world of the new genetics, sez. Genetic engineering, penultimo paragrafo.

[10] Goozner M. The $800 million pill. The truth behind the cost of new drugs. University of California press, 2005.

[11] Jacques et al. Decision memo for erythropoiesis stimulating agents (ESAs) for treatment of anemia in adults with CKD including patients on dialysis and patients not on dialysis (CAG-00413N). Centers for Medicare & Medicaid Services, 16 giu 2011.

[12] Bohlius et al. Recombinant human erythropoiesis-stimulating agents and mortality in patients with cancer: a meta-analysis of randomised trials. Lancet, 2009. 373: 1532.

[13] Berenson A. Pollack A. Doctors reap millions for anemia drugs. NY Times, 9 mag 2007.

[14] Whoriskey P. Anemia drugs made billions, but at what cost? Washington Post, 20 lug 2012.

[15] La corruptio optimi nel liberismo: le linee guida cliniche e il decreto Balduzzi. https://menici60d15.wordpress.com/2012/10/21/la-corruptio-optimi-nel-liberismo-le-linee-guida-cliniche-e-il-decreto-balduzzi/

[16] L’irresponsabilità della medicina in franchising. https://menici60d15.wordpress.com/2012/11/30/lirresponsabilita-della-medicina-in-franchising/

[17] Sulle regole per la Roche. https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/30/sulle-regole-per-la-roche/

[18] Martinella V. “L’autopalpazione può salvare i maschi”. Corriere della Sera, 6 luglio 2012.

[19] Cuppini L, Martinella V. Lance Armstrong e la lotta al cancro. “Ha sbagliato, resta un grande esempio”. Corriere della Sera, 12 ottobre 2012. Massi C. Armstrong, ancora supereroe anti-cancro?. Il Messaggero, 14 ott 2012.

[20] Sovradiagnosi I. Come la medicina nuoce. https://menici60d15.wordpress.com/2012/04/12/sovradiagnosi-i-come-la-medicina-nuoce/

[21] “A sinistra, e a un altro lato della tavola, stava, con gran rispetto, temperato però d’una certa sicurezza, e d’una certa saccenteria, il signor podestà, quel medesimo a cui, in teoria, sarebbe toccato a far giustizia a Renzo Tramaglino, e a far star a dovere don Rodrigo, come s’è visto sopra.” (I commensali al tavolo di don Rodrigo, Promessi sposi, cap. V).

[22] Nuove P2 e organi interni. https://menici60d15.wordpress.com/2011/12/08/nuove-p2-e-organi-interni/

[23] Le perizie ballistiche. https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/25/le-perizie-ballistiche/

[24] La fallacia esistenziale nel dibattito bioetico sulle staminali. https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/22/la-fallacia-esistenziale-nel-dibattito-bioetico-sulle-staminali/

[25] Il terzo livello. https://menici60d15.wordpress.com/2012/09/05/il-terzo-livello/

[26] Sanita’: Aifa-Nas, nasce la “superagenzia” italiana del farmaco. AGI, 17 dic 2012.

[27] Patologizzazione surrettizia e patologizzazione materiale. In: Leopardi, Unabomber e altri eversori https://menici60d15.wordpress.com/leopardi-unabomber-e-altri-eversori/

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20 giugno 2013

Blog de il Fatto

Commento al post “Farmaco per bambini contraffatto, appello dei carabinieri: “non usate Ozopulmin” ” del 19 giugno 2013

ccc

L’ozopulmin, mentre può avere effetti nocivi anche seri, non è un farmaco di provata efficacia, e non ci sono molte ragioni per pensare che possa essere utile sul piano biologico. E’ un farmaco ormai marginale, di una classe in via di eliminazione. La frode, la mancanza di principio attivo, può essere paradossalmente vantaggiosa, se il composto che lo sostituisce non ha a sua volta effetti avversi.

Tanti altri pericoli, e tanti altri inganni, anche molto più gravi, riguardanti farmaci ai bambini, restano ben coperti; questo “appello dei CC” a non usare l’Ozopulmin senza principio attivo sembra uno spot costruito per introdurre i CC come autorità sanitaria (CC e AIFA hanno di recente siglato un accordo per formare assieme una “superagenzia”).

A molte persone, buoni spettatori del maresciallo Rocca e di Don Matteo – e buoni consumatori di pillole – piacerà questo poliziesco, e l’idea che veicola dei Carabinieri che proteggono la gente anche in campo farmacologico; e piacerà l’idea complementare che il problema sono i farmaci taroccati, mentre quelli autentici fanno bene. A me no: i NAS vanno bene per i pesci piccoli, come questi; ma è poco salutare, in tema di medicina, affidarsi ai CC, che stanno dalla parte delle multinazionali e delle banche; in maniera così radicale che a chi è di ostacolo ai grandi affari, non candidi, del business medico ufficiale, i CC appaiono come una milizia al servizio di tali interessi.

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14 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Pagani e A. Scanzi “Pantani, 10 anni dopo. Mura: “Quando morì, pensai di lasciare Repubblica”

Gianni Mura definisce due schieramenti su Pantani: quelli del ““drogato”” e quelli del ““complotto cosmico””. E si tira fuori da entrambi, dice. Non dubito del suo dispiacere, e va apprezzato l’interesse per la figura di Pantani, ma vorrei osservare che ridurre tutto a un esercizio di barocco lombardo, nello stile di Gianni Brera, su Pantani come caso umano, addossandogli ancora, stavolta coi toni del compianto, la responsabilità della sua distruzione, può configurare uno di quei casi nei quali il rifuggire da due estremismi è istituirne un terzo. Si fa l’esempio dei due gruppi che sostengono l’uno, che la Terra giri da Est a Ovest, e l’altro che giri da Ovest a Est; chi, scuotendo il capo, abbraccia la via di mezzo vuole una Terra immobile. La Terra invece gira, in un verso definito; e ciò che la fa girare, a parte il momento angolare, è il denaro. Non è questione di ““complotti”” ma di non coprirsi come sempre occhi orecchie e bocca davanti ai grandi interessi economici e politici di poteri forti; e lasciare così che altri casi sciagurati avvengano, altri danni siano prodotti. Danni che possono riguardarci non solo come spettatori, ma come vittime: v. ““Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico””, reperibile su internet.

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17 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tundo ” Marco Pantani, “complotto per alterare ematocrito”. L’ombra della camorra” 

Non mi stupirei troppo se effettivamente per stroncare Pantani ci si fosse avvalsi anche della criminalità organizzata, come manovalanza. O se la criminalità organizzata fornisse alibi, o depistaggi, o facesse da “pecora”. Anche lo zelo discriminatorio di magistrati e media verso Pantani è stato indotto dalla diabolica camorra? Questa idea delle mafie come entità onnipotenti è uno degli strumenti del “tolemaicismo”: l’arte, già adottata per gli omicidi politici e le stragi terroristiche, di attribuire a mandanti nazionali fatti gravi avvenuti per volontà di poteri sovranazionali. Poteri che coloro che occupano le istituzioni – le forze di polizia e i magistrati spesso per primi – servono con impeccabile zelo, come il caso Pantani ha mostrato e continua a mostrare.

v. “Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico” “Il tolemaicismo politico”

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21 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Travaglio “Marco Pantani, le nuove inchieste e quell’ematocrito fuorilegge già nel 1995”

Anch’io, per quanto esposto da Travaglio, penso che Pantani abbia usato l’EPO. Credo però non sia irrilevante l’analisi di alcuni farmacologi, che mostrano che non ci sia evidenza scientifica che l’EPO funzioni come dopante, e che ci siano ragioni teoriche per dubitare fortemente che possa funzionare (Heuberger et al. Erythropoietin doping in cycling: lack of evidence for efficacy and a negative risk-benefit. Br J Clin Pharmacol, 2012. doi: 10.1111/bcp.12034.). Ciò, e la “fedina” dell’EPO come farmaco clinico, la sua storia di marketing, che un libro ha definito “sordida” (Goozner M. The $800 million pill. The truth behind the cost of new drugs. U of California Press, 2005.), imporrebbero di considerare un filone che è stato ignorato dagli inquirenti professionisti e dilettanti (v. “Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico). L’ho esposto precedentemente a questa nuova “rumba” mediatico-giudiziaria; pensando che fosse ormai calato il silenzio su una storia che a mio parere è comunque sordida. Ora c’è questo nuovo polverone che, tramite l’esagerazione, potrebbe fare in modo di perpetuare la confusione, e di continuare a tenere oscurate realtà meno romanzesche e maggiormente legate ai soldi. Travaglio può insegnare come possa accadere che mentre scorrono fiumane di inchiostro e rotolano valanghe di faldoni giudiziari su versioni fantasiose ma accettabili per il potere, altre ricostruzioni più fondate ma non “politically correct” restino inesplorate.

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@ Bedrosian Baol. La medicina che si dice scientifica in realtà punta molto sull’eterno desiderio di affidarsi a “maghi”. Il caso Pantani ha contribuito ad alimentare nel pubblico il pensiero magico sui farmaci.

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23 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Ziliani “Marco Pantani con ematocrito alto nel ’98. Ma fu cacciato il gregario Forconi”

@ Giorgio Vittori. Lei sostiene che “la risposta al doping è assolutamente individuale” e “imprevedibile” al punto di poter fare di un atleta modesto un campione assoluto, che surclasserebbe gli atleti che al netto del doping gli sarebbero superiori, e nonostante che si dopino anche loro. Basandosi su questo modello, sostiene che Pantani non aveva meriti personali ma “faceva rendere al meglio le pratiche truffaldine che utilizzava per vincere” (qui non è chiaro se le “faceva rendere” per costituzione, o se lei voglia dire che era particolarmente abile nel doparsi). E’ una tesi interessante, anche per la ricostruzione delle motivazioni, o dei moventi, sia della tenacia delle accuse mosse a Pantani sia della veemenza delle espressioni di disprezzo nei suoi confronti. Combacia inoltre con il crescente interesse delle multinazionali farmaceutiche (e dei loro reparti di marketing) alla variabilità individuale nella risposta terapeutica ai farmaci. Lei presenta le sue affermazioni in tono molto sicuro; addirittura chiama “ignorante” chi non le considera assodate. Può dare qualche fonte sulla asserita estrema variabilità, su questi effetti esplosivi in soggetti predisposti, della risposta ergogenica all’EPO, e al doping in generale? Come spiega che Pantani abbia vinto il Giro d’Italia dilettanti nel 1992, e avendo già collezionato altri successi, prima cioè di quando si ritiene abbia cominciato ad assumere EPO?

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12 marzo 2015

Blog de il Fatto

Commento al post “Strage Piazza della Loggia, perquisizioni del Ros per cercare foto e documenti”

I giornali riportano che la morte di Pantani è ora attribuita dalla perizia disposta dalla magistratura anche agli psicofarmaci, oltre che alla cocaina; è quanto avevo scritto, spiegandolo estesamente, agli inquirenti 11 anni fa, nella racc. r/r del 3 giugno 2004 al GIP Mussoni e al PM Gengarelli (v. Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico). Oggi perquisizioni dei ROS per la strage di P. Loggia del 1974. Mi pare ci sia un caratteristico “pipeline giudiziario”, che ritarda l’accertamento della verità per poi ripescarlo molti anni dopo, a giochi fatti, in modo da non occuparsi di attività “delicate” attuali; o in alcuni casi di occuparsene, ma all’incontrario…

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5 settembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Marco Pantani, pm chiede archiviazione. La madre Tonina: “Ora inizia la guerra” “

Tra i commentatori de Il Fatto ce n’è uno, “Otello”, che sostiene che bisogna maggiormente temere non i delinquenti, ma gli “onesti”. Mi sembra di capire che per “onesti” intenda quelle figure, soprattutto istituzionali, che sono comunemente considerate tali; e che pertanto automaticamente vengono contrapposte a mafiosi, corrotti, violenti etc. Mi sono una volta scontrato aspramente con lui (tende a parteggiare per il clero; al quale invece la sua teoria calza a pennello); ma questo è un caso dove penso si potrebbe dargli ragione. La distruzione di Pantani non è stata questione di killer, ma di rinomate istituzioni dello Stato, che sono attentissime nel servire i desiderata, e quindi gli interessi, di poteri forti. I desiderata su quale visione del mondo e delle cose vada data all’opinione pubblica, es. conformando ad essa l’azione giudiziaria; e i desiderata di soffocamento di realtà sgradite, con omissioni di atti di ufficio, parzialità, autentiche persecuzioni. La morte di Pantani appare essere stata un effetto collaterale di questo marketing di Stato a favore di interessi privati illeciti; di questo plasmare, mediante il potere legale dello Stato, una “realtà” fittizia a favore del big business. Con conseguenze che non sono meno gravi per il popolo, non sono meno criminali, dei killer misteriosi immaginati nel residence dalla madre di Pantani. (V. nel mio sito: Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico).

@ A mia volta sono sorpreso dall’estrema facilità con la quale si scrive senza leggere o senza saper leggere. Dove ho scritto che Pantani era una minaccia, come Mattei, per i poteri forti? Consapevole che attribuzioni di responsabilità vanno supportate, ho segnalato nel commento un mio articolo. Le costava così tanta fatica leggerlo? Contiene informazioni di tipo fattuale, che restano fuori dal rimestare lo stesso pastone al quale lei partecipa. Es. che ad un’analisi scientifica l’EPO è risultato non efficace come dopante. E’ un particolare trascurabile? E che l’EPO ha in campo medico una storia, descritta da altri, di “complotti” – la parola con la quale vi riempite la bocca – a fini di profitto; “complotti” che hanno compreso corruzione, falsi attestati di efficacia, marketing spregiudicato, e pazienti uccisi per avidità, con sovraprescrizioni. Nell’articolo, del 2013, è anche anticipato quanto la Procura dice solo ora: che la morte non è dovuta alla sola cocaina, e che lo psicofarmaco considerato vi ha avuto un ruolo importante. Io questo lo scrissi ai PM nel 2004, venendo ignorato. Forse tra qualche altro decennio la magistratura vorrà considerare pure gli altri elementi; che continua a omettere, a sentire le dichiarazioni del PM sui media. Per ora resto un “complottista”, secondo i tanti che fanno consapevolmente disinformazione; e per i “nowhere man”, quelli che mentre non sono ben orientati nello spazio chiamano “complottista” chi presenta una possibile mappa.

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14 marzo 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tundo “Marco Pantani, detenuto intercettato: “La camorra gli fece perdere il Giro d’Italia ’99” “

I magistrati, che con il Pantani vivo furono degli inquisitori implacabili e rigidi, sembrano diventati dei creduloni di bocca buona.

A una conferenza (10 dic 2010) ho sentito Salvatore Borsellino spiegare come “La gente ancora crede che Borsellino sarebbe stato ucciso dalla mafia”. La mafia è una gran comodità per il potere; soprattutto per le espressioni del potere più insospettabili. Ci sono elementi per considerare che la camorra sia una “patsy”, che distoglie e rassicura il pubblico sulle colpe istituzionali: vedi “Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico.” In questi casi i magistrati divengono creduloni; come è avvenuto nelle indagini sulla strage di Via D’Amelio.

@ Blackimp. Qui abbiamo addirittura una mafia astratta, non provata per ammissione del magistrato. Ma guai a dubitarne, altrimenti si minimizza la mafia; e quindi si è suoi complici. Invece, è proprio con l’attribuire tutto alla mafia che si minimizza “lo sterco”. Le mafie sono solo una parte dello sterco; e fanno da parafulmine al resto. Grazie anche ai coraggiosi come te che “o la mafia o i templari e i marziani”.

Il Primo Stato

19 dicembre 2012

 

19 dicembre 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post di N. Di Somma e M. De Maglie “Il coraggio della suora, l’omertà della stampa” del 19 dicembre 2012

Mi pare che il discrimine principale non sia tra uomini e donne, ma tra clero e persone comuni. Da un lato è confortante che la suora, alla quale va tutta la nostra solidarietà come persona, abbia avuto giustizia. Ma l’eccezione non dovrebbe fare ignorare la norma: si può dire che possano contare sulla stessa giustizia i tanti laici, di qualsiasi sesso, che hanno subito e subiscono abusi o violenze di qualsiasi genere da parte del clero? Un clero, suore comprese, che a volte non si astiene dall’ostentare beffardamente la propria influenza sulle istituzioni che dovrebbero tutelare la legalità. Invece di precipitarsi, sfruttando qualsiasi occasione, a ripetere le giaculatorie su un clero virtuoso e vittima del sistema, si potrebbe osservare che la giustizia per i reati del clero è diversa a seconda che le vittime appartengano anch’esse al Primo Stato o siano pecorelle del gregge.

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19 dicembre 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post “Esenzioni IMU alla Chiesa, la UE dà l’ok e “condona” all’Italia il recupero aiuti” del 19 dicembre 2012

La UE è una struttura di sfruttamento, e riconosce alla Chiesa un compartecipazione, una fetta di lasagna. In cambio la Chiesa aiuterà, come fa da molti secoli, nella spremitura degli astutissimi abitanti della marca italica.

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26 ottobre 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post di A67 “Il Ministro Cancellieri incontra padre Maurizio Patriciello” del 26 ottobre 2012

Nella mia esperienza, se un comune cittadino denuncia alla magistratura le angherie della polizia, poi dovrà aspettarsi ritorsioni; spesso nella forma di un raddoppio di quanto ha denunciato. Qui il ministro dell’Interno in persona riceve il povero prete oltraggiato, leccando il clero; e il giornalista lecca entrambi. E la gente comune? “Nessuno completamente innocente, tutti egualmente colpevoli” secondo il giornalista; una filosofia da prete e da questurino che ricalca antichi detti della malavita, e favorisce la malavita.

Inoltre in un articolo dove si plaude alla cerimonia di penitenza dello Stato per avere osato rimbrottare un prete che aveva omesso il cartiglio onorifico a un prefetto, il prete viene qualificato come “Padre”. La direzione e la redazione de Il Fatto dovrebbe considerare di adottare la politica editoriale di chiamare i preti con titoli come “don” o tutt’al più “reverendo”, invece di lubrificare queste studiate moine tra il manganello e l’aspersorio.

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@ Salvatore Legnante. Né la distanza tra Stato e grande criminalità, né la distanza tra Stato e clero, né quella tra clero e grande criminalità sono ampie quanto dovrebbero essere nell’interesse del cittadino. Così non solo in Campania ma in tutta Italia, inclusa Brescia dove Cancellieri è stata prefettto, i preti vengono identificati con lo stato, e le guerre alla criminalità non si vincono mai, mentre chi le “combatte” accumula potere e si arricchisce parallelamente al grande crimine.

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22 febbraio 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Bianchini “Senatrice Pdl scrive ai preti umbri. Uno risponde: “Velo pietoso su Berlusconi” del 22 febbraio 2013

Il clero ha fatto per i due decenni a cavallo del millennio i peggiori affari col suo degno compare B., contribuendo all’impoverimento materiale e al degrado spirituale della nazione. Ora, caduto B. in disgrazia presso i poteri forti, il clero prende le distanze e cerca nuovi soci. Non si chiede conto ai preti delle loro complicità nel saccheggio; invece, basta una severa letterina, che sarebbe rispettabile o lodevole, se la data non fosse “12 febbraio 2013”, fatta provvidenzialmente circolare, e la gente si prostra e grida al nuovo San Francesco.

“Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia” dice Lucia all’Innominato. Fino a quando tanti avranno questo atteggiamento alla Lucia Mondella verso i preti e verso gli altri poteri, continueremo ad essere imbrogliati e sfruttati. Davanti a tanta ansia di riverire, di trovare una mano di potente da baciare, il capolavoro di Manzoni va sostituito coi Promessi sposi riscritti da Piero Chiara: “… la tattica dei preti è di star sempre metà da un parte e metà dall’altra. Così, comunque vadano le cose, loro vincono sempre”.

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21 giugno 2013

Blog de il Fatto

Commento al post di C. Tecce “Francesco, 100 giorni da Papa pop. Basterà?” del 21 giugno 2013

In Italia paghiamo tasse da Scandinavia con servizi da Sud America anche perché ci accolliamo senza fiatare una bella fetta delle tasse, e delle spese, del clero: vige il risciò fiscale per i preti, e noi siamo quelli che tirano le carrozzelle. Slurpate invereconde come questa di Tecce fanno sì che la gente continui contenta a fare i coolies.

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@ Massimo Ekow Corsini. Più che di un luogo comune, si tratta di un re nudo. E tutta questa pubblicità che esalta il nuovo papa è un raccontare quanto sono belli e ricchi i vestiti nuovi dell’imperatore.

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Togliere ai poveri per dare ai ricchi è un luogo comune, dal punto di vista dello “sceriffo di Nottingham”. Sui dati quantitativi e i dettagli dei privilegi economici e fiscali del clero, si può vedere il sito della UAAR. Se in Italia, con le tasse che paghiamo, i servizi pubblici le paiono decenti, si vede che applica – agli altri – lo standard pretesco per il quale la gente deve stare con la bocca appena sopra il pelo dell’acqua, meglio se ogni tanto un po’ sotto. Ma forse, citando il “Sud America” ho involontariamente richiamato certi “servizi pubblici” argentini che un altro luogo comune vuole siano stati motivo di somma infamia per il clero.

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21 giugno 2013

Blog de Il Fatto

Commenti al post di V. Gentili “I silenzi omertosi della Chiesa OGM” del 21 giugno 2013

Secondo Francesca Gentili, artista, in cerca di scrittura suppongo, noi siamo traditi e smarriti, e in cerca di guida morale; e dovremmo sperare in Francesco, che riporterà la Chiesa alla sua precedente purezza. Il salvatore sarebbe arrivato“ a piedi dalla fine del mondo”.

E’ venuto dall’Argentina piduista – dove non risulta abbia avuto problemi – nell’Italia piduista, dove pure il clero problemi con Gelli e c. non ne ha, anzi. Per passare l’Atlantico ha usato mezzi di trasporto convenzionali.

Non vanno a piedi, ma si spostano con le nostre gambe. Serviamo da forza motrice per i preti, come i coolies che tirano i risciò, pagando le tasse anche per la loro quota e permettendo che lo Stato giri a loro denaro e risorse del contribuente. Il clero ha molto in comune con la mafia; ora, anche la retorica del capo buono e generoso che si oppone ai  sottoposti perfidi e cattivi.

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@ eliminato. Veronica Gentili. Non è ancora famosa. Ma è sulla strada giusta.

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@ marcodd. In effetti il comportamento materiale dei preti è una forte evidenza contro le loro affermazioni su entità sovrannaturali non osservabili con le quali sarebbero in rapporto privilegiato.

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Cristofobia e cristianofobia

I preti vanno in risciò; noi siamo i coolies che devono fornire il servizio. I coolies che obiettano al tirare la carrozzella, al pagare le tasse dei preti oltre che le loro; all’uso del denaro del contribuente e delle altre risorse dello Stato per privilegiare il clero e favorirne l’arricchimento; al venire impoveriti, tenuti nell’ignoranza, venduti ad altri poteri (a volte ostili per davvero alla Chiesa), e sfruttati come bestie da soma, sono “Cristofobici”. Il passeggero del risciò con una canna e una lenza fa penzolare davanti al fesso alle stanghe un Crocifisso, per indurlo a muoversi. Quelli che si rifiutano di tirare sarebbero affetti da una patologica avversione per la figura di Cristo; se poi si voltano e dicono al passeggero ciò che pensano, sono “cristianofobi”. L’argomento è interessante perché è uno dei casi, non infrequenti, dove i clericali bestemmiano sia l’Uomo sia il loro Dio in un colpo solo.

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@ guest. Guardi che di smettere di fregarvi i soldi dei cittadini vi toccherà sentirlo sempre più spesso.

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27 giugno 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Politi “Papa Francesco sceglie una donna per ripulire lo Ior” del 27 giugno 2013

Mary Ann Glendon è una repubblicana, già consulente per la bioetica di GW Bush; una bioeticista contraria all’uso dei preservativi anche per la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale. L’articolo omette di dire, al momento in cui posto questo commento, che la “donna” scelta dal papa è stata ambasciatore degli USA presso il Vaticano. Collega cioè dell’ambasciatore USA in Argentina ai tempi dei desaparecidos, e dei tanti ambasciatori dei tanti golpe. Collega di Clara Booth Luce, ambasciatrice USA in Italia negli anni ’50, quando CIA e Vaticano rafforzavano quella collaborazione che aveva già dato effetti come la strage di Portella, e che ci avrebbe portato dove siamo oggi. Pare che il papa di allora Pio XII, ad una ennesima tirata dell’intransigente Clara sul pericolo dei miscredenti abbia risposto “Signora, sono cattolico anch’io”. Questa nomina non autorizza a pensare che sarà la nostra condizione quella che verrà migliorata dal rimaneggiamento dello IOR.

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Lo chieda a Politi, secondo il quale ha rilevanza che è una donna. I collegamenti politici e le posizioni etiche di una persona nominata hanno invece rilevanza quando la nomina viene presentata come segno di progressismo, rinnovamento, pulizia, eccetera. Per ripulire le stalle Augie ci volle Ercole; ho dei dubbi che una persona col curriculum della Glendon possa essere pari al compito che i media e i tanti del pubblico attribuiscono alla volontà dell’attuale papa.

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10 luglio 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Robecchi “Un ‘White bloc’ di nome Francesco” del 10 luglio 2013

Papa “White bloc”? Più che bianco colomba mi sembra bianco vaselina… Questo spot de Il Fatto sul papa che si mescola ai manganellati manifestando in piazza per il Bene, e anzi  – naturalmente – si mette alla loro testa contro alta finanza e multinazionali, mi ricorda quell’altra campagna di marketing, che attribuiva a Berlusconi identità multiple: manager, operaio, intellettuale, buon padre di famiglia, capo della banda musicale, etc. Su di un manifesto di 6 metri per 3 col faccione di B. e lo script “Per un presidente contadino”, qualcuno aggiunse con la vernice spray “allora va a zappà la terra”.

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Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana “Vaticano, Papa Francesco: “Pene più severe per reati contro minori e riciclaggio” dell’11 luglio 2013

“Le leggi son ma chi pon mano a elle?” (Dante). Una legge, in sé, non è che un paragrafo in un grosso libro. Guardando alla realtà, la legge che conta, la legge vera che il clero applica, e che insegna come applicare dietro le chiacchiere ai suoi tanti adepti e scagnozzi, dai governanti ai facchini, è il “mors tua vita mea”. Il canone di Caino, che ha contribuito non poco al degrado della vita sociale e al declino della Nazione.

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Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Matassi “Filosofia; i volti moderni di Gesù” del 22 luglio 2013

Il genio allucinato di Nietzsche ha potuto vedere “una colossale e inattaccabile sfera di bronzo” in Gesù. Noi persone comuni dovremmo prima di tutto riconoscere la colossale e perenne faccia di bronzo dei preti.

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Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana “Papa Francesco in Brasile condanna “la dittatura del denaro e del successo” del 24 luglio 2013

Predicare contro i vizi dei quali si è campioni: la ventriloquia morale dei preti.

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Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana “Papa Francesco a Rio, ‘lottare contro la miseria` e prende un caffè nella favela” del 25 luglio 2013

La prima miseria è quella di un popolo – in Brasile e anche da noi – che non ha le sue istituzioni etiche e politiche, che si contrappongano a quelle del potere, e che perciò si aggrappa disperato a istituzioni che – anche quando si presentano come popolari – sono dall’altra parte della barricata. Così che un’istituzione di potere come la Chiesa mentre sfrutta il popolo può permettersi di fargli intravedere la salvezza, con qualche chiacchiera da bar e un caffè, ottenendo così una ancor maggiore sudditanza.

La prima miseria è quella delle istituzioni di popolo desaparecide; eliminate dalla scena sociale come furono eliminati quegli argentini che avrebbero potuto dare corpo a istituzioni popolari, e che invece hanno terminato il loro calvario quando i loro torturatori li hanno buttati dagli aerei nel Rio della Plata, con un Chiesa che allora fu connivente e complice, e oggi usurpa il loro posto.

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Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana “Bergoglio a Rio: “La laicità dello Stato favorisce la convivenza tra religioni”

Una caramellina agli ingenui, e allo stesso tempo un occhiolino ai massoni e alle altre grandi religioni ? Lo Stato non dev’essere “laico”, nel senso di essere neutrale, e quindi magari d’accordo con le varie religioni nello spartirsi lo sfruttamento del popolo. Lo Stato deve essere laico in quanto tutela attivamente l’Uomo, nella sua realtà terrena; e deve pertanto rifiutare, fermare e se necessario bandire l’accesso al potere a qualunque religione o ideologia, quando questa bestemmia l’Uomo.

Si tratti degli intrighi dei preti, che antepongono all’Uomo il loro Dio proteiforme, che cambia forma e volontà a seconda dei loro affari e del clima storico; o di quelli di quei “laici” di loggia che fanno lo stesso ma usano un pittoresco “Grande architetto”; o delle frodi degli scientisti, i Simon mago della ricerca, che coprono la loro attività di imbroglioni proclamandosi sacerdoti della Scienza; o dell’eversione dei banchieri, che istituzionalizzano il furto sostenendo che tutto è opera di un Demiurgo chiamato “mercato”; o delle imposizioni de “il Partito” dei defunti “comunisti”, che vedevano la mano della Storia nella loro dittatura di burocrati.

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Commento al post di F. A. Grana “Papa Francesco: “Sì a trasparenza e onestà”. Online il sito dello Ior” del 31 luglio 2013

Lei l’ha mai sentita la barzelletta della perpetua giovane, dell’inchiesta del vescovo…? No? Gliela voglio accontare: per una volta, sentirà una barzelletta sui preti raccontata da un prete… Dunque: al vescovo vanno a riferire che in un paese c’è un prete che non solo tiene una perpetua di età molto al di sotto, come dice Manzoni (lupus in fabula), della sinodale; ma che se la corica a lato, nello stesso letto. Il vescovo, naturalmente, corre: piomba in casa del prete, vede la perpetua giovane e belloccia davvero, poi la camera da letto, il letto a due piazze e mezza. Contesta al prete l’accusa. Il prete non nega. ‘E vero’ dice ‘eccellenza che lei dorme da questo lato e io da quest’altro: ma, come vede, al muro, tra il mio lato e il suo, ci sono dei cardini; e a questi cardini io ogni sera, prima di andare a letto, attacco questa grande e robusta tavola, che è come un muro – e mostra la tavola. Il vescovo si addolcisce, stupito da tanto candore: ricorda qualcuno di quei santi del medioevo che andavano a letto con una donna ma mettendo una croce o una spada nel mezzo, con dolcezza dice ‘Ma figliuolo mio, la tavola, non c’è dubbio, è una precauzione; ma la tentazione, se la tentazione ti assale furiosa, rabbiosa, infernale qual è? E tu che fai, quando la tentazione ti assale?’ ‘Oh eccellenza’ risponde il prete ‘non ci vuole poi tanto: levo la tavola.’ ” (Sciascia, A ciascuno il suo).

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Commento al post di F. A. Grana “Papa Francesco, “La Lista di Bergoglio”: così salvò chi fuggiva dalla dittatura” del 2 ottobre 2013

I vincitori sono “padroni anche della verità” su quanto è davvero avvenuto (Primo Levi). Mentre i sommersi non possono più parlare. Onore ai sommersi del Rio della Plata.

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Commento al post di S. Bia “Parma, no all’estradizione di don Reverberi: “Nessuna prova che collaborò con Videla” del 30 ottobre 2013

Il prete che 4 testimoni affermano essere stato presente alle torture ordinate dai generali argentini che giocavano a tennis col cardinale Laghi non era fuori posto. I preti vogliono dominare. E sanno che chi viene abusato tende a sottomettersi. Il caso delle torture è estremo, ma l’opera dei preti per il degrado di chi non si sottomette è costante. Possono usare blandizie e paroline dolci, ricatti economici ed emotivi o atti efferati, ma il fine è lo stesso. La Chiesa ha bisogno che l’Uomo sia offeso per poterlo manipolare. A questo va aggiunta la componente sadica che è spesso associata alla ricerca del potere.

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4 novembre 2013

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Commento al post di Cittadinanzattiva “Crisi, qualche proposta: una ‘legge Bergoglio’ anticorruzione e una ‘patrimoniale zero’ ” del 4 novembre 2013

Lo Stato non impedisce l’evasione fiscale, e il rappresentante di “Cittadinanzattiva” propone di combatterla tassando ulteriormente i cittadini, con una patrimoniale da applicare secondo un criterio regressivo rispetto al reddito. Chi è a basso reddito ma ha qualche casa, magari ereditata, viene classificato insieme ai grandi evasori da stanare. Lo Stato è strutturato in modo da favorire la corruzione e il privilegio, e il rappresentante di “Cittadinanzattiva” propone di combattere ciò affidandosi ai disegni del capo dei preti, coloro che di tale sistema parassitario sono tra i principali beneficiari. Accettare queste visioni sembra piuttosto un assumere posizioni di “cittadinanza passiva”.

Andrebbe invece riconosciuto che all’evasione fiscale è stata affiancata la “diversione fiscale”: le tasse in quota crescente non vanno in servizi pubblici ma tornano ad essere usate, come avveniva in antico, per arricchire i potenti depredando il popolo per via legale. E andrebbe riconosciuto che bisogna smettere di tutelare e incrementare l’immenso patrimonio dei preti a spese dei cittadini comuni.

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8 novembre 2013

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Commento al post di F. A. Grana “Papa Francesco contro la corruzione, condanna la “dea tangente” ” dell’8 novembre 2013

Dalle tangenti libera nos Domine. Ma anche dalla depredazione legalizzata tramite le tasse, i privilegi a certe categorie, la privatizzazione dei servizi; voci queste nelle quali il clero ha le mani in pasta.

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9 novembre 2013

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Commento al post di M. A. Mazzola “Futuro: il Papa, unico leader politico” del 9 novembre 2013

A me pare che il futuro verso il quale l’Italia sta andando vedrà un ridimensionamento della depredazione tramite corruzione e tangenti, e un corrispondente aumento della depredazione istituzionalizzata, alla luce del sole e coi Carabinieri, tramite tasse, privatizzazione dei servizi, privilegi legalizzati, frodi commerciali e professionali. Il clero si sta riposizionando, ripudiando le pratiche delle quali è stato per decenni tra i maggiori padrini. La gente come al solito è indietro, e applaude chi la sta traghettando dalla padella alla brace.

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11 novembre 2013

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Commento al post di F. A. Grana “Corruzione, Papa Francesco: “Scandaloso chi dona alla Chiesa ma ruba allo Stato” ” dell’11 novembre 2013

In una commedia di De Filippo, un personaggio a chi aveva commesso un ammanco di cassa: “Erano soldi tuoi?”. “No”. “Allora li hai rubati. C’è la parola, usiamola”. I ladri sono ladri. I tangentisti sono ladri. Ma ci sono forme di depredazione più sofisticate e radicali, che stanno soppiantando quelle classiche. Come chiamare il cristiano (o chiunque) che trasforma le imposte e tasse in decime da pagare all’alta finanza e ai potentati vari, clero incluso? E quello che privatizza i servizi come sanità, pensioni, scuola, che dovrebbero già essere coperti dalle tasse? E quello che istituzionalizza privilegi ingiusti a favore di certe categorie, inclusa quella dei preti? E quello che partecipa alle frodi istituzionalizzate della medicina nella sanità laica e cattolica? Limitarsi ai “ladri” nel 2013 è gattopardesco.

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Il papa si ricorda del settimo comandamento il popolo fa i conti senza l’oste lo acclama ed è contento mentre al posto suo paga le imposte.

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13 novembre 2013

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Commento al post di B. Borromeo “Papa Francesco, il pm Gratteri: “La sua pulizia preoccupa la mafia” del 13 novembre 2013

La mafia e il clero sono entrambi agganciati ad un comune sistema di potere, quello dei poteri forti. Le esternazioni del magistrato Gratteri rischiano di favorire la mimetizzazione di tali legami. E’ vero che il sistema di sfruttamento si va evolvendo, andando verso l’istituzionalizzazione; la mafia può essere preoccupata di rimanere tagliata fuori, ma noi dovremmo continuare a preoccuparci che tutto resti come prima, dopo che tutto sarà cambiato.

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14 novembre 2013

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Commento al post di V. Gentili “Papa Francesco, la casta e i bastoncini di Shangai”

La “collusività omertosa” di cui parla l’attrice si alimenta anche con l’adulazione del clero, della quale ci dà un lirico esempio. Altro che bastoncini di Shangai …

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@ Karlino. Di certe pratiche che tanti si inventano per campare, come quella di arruffianarsi il potente di turno, preferisco non capire molto.

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15 novembre 2013

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Commento al post di M. Politi “Papa Francesco e il verminaio che lo circonda”

Si va delineando il modello: il papa è la testa che profuma di un pesce marcio.

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19 novembre 2013

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Commento al post di P. Farinella “Frattura Pdl: il retroscena cattolico e la ‘misericordina’ “

Su clero, papi e medicine (quelle vere, delle multinazionali) ci sarebbe molto da dire: dall’appoggio dell’ex papa e del papa attuale alle promesse commerciali messianiche sulle staminali, alla partecipazione dell’ospedale Vaticano del Bambin Gesù alla medicalizzazione dell’obesità infantile. Ma siamo sotto Quaresima: la 2° rata dell’IRPEF e dell’IMU. Pertanto non dovremmo farci distrarre da altri discorsi, ma meditare contriti sul risciò fiscale; cioè sul fatto che noi paghiamo non solo tasse esose sui nostri beni, ma paghiamo anche quelle dei preti, ai quali facciamo quindi da coolies.

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19 novembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Madron “Campo da calcio a pagamento in oratorio per chi non frequenta il catechismo”

Vi scandalizzate per l’euro richiesto per giocare al calcetto dell’oratorio. Miscredenti, perché guardate la pagliuzza nell’occhio del prete e non vedete la trave che vi viene conficcata in questi giorni, ovvero il fatto che con l’IRPEF e l’ IMU vi state togliendo il pane di bocca per arricchire il clero e pagare le tasse al posto suo?

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Brescia, 21 novembre 2013

Opera San Francesco per i poveri Viale Piave 2 20129 Milano Frati minori cappuccini Fondazione Voce di Padre Pio P.le S. Maria delle Grazie, 4 71013 San Giovanni Rotondo (FG) racc. online Per cortesia non inviatemi più materiale promozionale. I vostri due plichi sono arrivati ieri 20 novembre 2013, lo stesso giorno che ho ricevuto molestie e segnali piuttosto sgradevoli. Questa coincidenza della stampa religiosa che arriva insieme ad “avvertimenti” dopo che ho scritto su internet critiche al clero l’ho già sperimentata anni fa, e ora pare stia riprendendo. Allego copia dei 4 commenti che avevo postato su internet poche ore prima. Commenti simili li avevo postati nelle settimane e nei mesi precedenti. Francesco Pansera Dr F. Pansera Via Tosetti 30 25124 Brescia http://ra60d15.wordpress.com/

19 novembre 2013

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Commento al post di P. Farinella “Frattura Pdl: il retroscena cattolico e la ‘misericordina’ “

Su clero, papi e medicine (quelle vere, delle multinazionali) ci sarebbe molto da dire: dall’appoggio dell’ex papa e del papa attuale alle promesse commerciali messianiche sulle staminali, alla partecipazione dell’ospedale Vaticano del Bambin Gesù alla medicalizzazione dell’obesità infantile. Ma siamo sotto Quaresima: la 2° rata dell’IRPEF e dell’IMU. Pertanto non dovremmo farci distrarre da altri discorsi, ma meditare contriti sul risciò fiscale; cioè sul fatto che noi paghiamo non solo tasse esose sui nostri beni, ma paghiamo anche quelle dei preti, ai quali facciamo quindi da coolies.

ccc

19 novembre 2013

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Commento al post di A. Madron “Campo da calcio a pagamento in oratorio per chi non frequenta il catechismo”

Vi scandalizzate per l’euro richiesto per giocare al calcetto dell’oratorio. Miscredenti, perché guardate la pagliuzza nell’occhio del prete e non vedete la trave che vi viene conficcata in questi giorni, ovvero il fatto che con l’IRPEF e l’ IMU vi state togliendo il pane di bocca per arricchire il clero e pagare le tasse al posto suo?

ccc

18 novembre 2013

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Commento al post di A. Lapertosa “Rifiuti tossici, allarme pediatri: “Rischio cancro inaccettabile. Incidenza alta” “

Non è così semplice come mostrano i media; non è così cinematografico, coi buoni che combattono i cattivi. L’inquinamento è un grave pericolo per la salute, riconosciuto, ma vi sono altri pericoli, nascosti e contrari al senso comune, che sono potenziati dal battage sull’inquinamento. Le cose possono essere ancora più sudice di come vengono presentate; la camorra può essere usata come “forcone” per spingervi verso “angeli” in camice bianco che angeli non sono. State attenti su questi allarmi, per voi e per i vostri figli, perché oltre ai cancri da inquinamento ambientale e da cancerogeni nei prodotti di consumo ci sono anche i falsi cancri da sovradiagnosi. (V. “Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato”).

ccc

20 novembre 2013

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Commento al post di P. Farinella “Papa Francesco, fermi l’interventismo politico del Vaticano

La teoria del pesce marcio con la testa profumata.

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20 novembre 2013

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Commento al post di R. Iardino “Un cimitero dei feti? Questione di civiltà e di buona amministrazione”

Le spoglie di feti da aborti volontari sono spesso una conseguenza della rinuncia ad avere figli perchè non ce li si può permettere. Quelli che costruiscono i giardini degli angeli sono gli stessi che contribuiscono a provocare questa sterilità da cause socio-economiche.

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@ Red Baron. Non sono marxista. Sono quelli come te che sono cimiteriali.

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Renzi è di quelli che si occupano più di bare che di culle.

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22 novembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Globalizzazione, il cardinale Maradiaga: “E’ come il comunismo e il nazismo”

“La mafia fa schifo”. (Salvatore Cuffaro, da presidente della regione Sicilia; attualmente detenuto per favoreggiamento aggravato alla mafia).

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23 novembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Concistoro 2014, Papa Francesco premia i cardinali stranieri. Solo 5 gli italiani

Sul piano politico, sarebbe appropriato considerare che non esistono cardinali “italiani”, anche se sono nati in Italia e qui hanno fatto carriera. Essi sono infatti leali al Vaticano, che considera la nazione italiana come un organismo sul quale impiantarsi per trarne nutrimento.

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26 novembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Francesco, l’esortazione apostolica: “Chiesa recuperi freschezza del Vangelo””

Bene, ma sul succhio dei nostri soldi a favore del clero tramite l’imposizione fiscale, infernale per noi e angelica per loro ? Questo papa ci dà tanta poesia, però arrivati al dunque Bergoglio non fa rima con portafoglio.

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@ Elisabetta Cantele. Ma non è solo questione di rivolgersi allo Stato (!). L’aggressività dei preti ci riguarda in prima persona.

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28 novembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Marcelli “Papa Francesco dacce er via…” 

Ieri Berlusconi è stato fatto decadere dalla carica di senatore, e oggi il prof. Marcelli ci esorta a metterci agli ordini del papa, chiedendogli l’OK per una ribellione. Il papa, spiega, è adatto a questo ruolo di comandante del nuovo CLN in quanto nella sua enciclica ci rivela come stanno le cose: ci stanno fregando. Poi Marcelli forse si accorge che il suo ardore barricadero lo ha portato ad eccedere: specifica che l’enciclica gli appare consolatoria. Noi consoliamoci con De Andrè, confrontando le necessità espresse nell’articolo con quelle di Pasquale Cafiero:

mi scervello e mi asciugo la fronte per fortuna c’è chi mi risponde a quell’uomo sceltissimo immenso io chiedo consenso a don Raffaè.

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@ Fabio Marcelli. L’ho riletto. Non abbraccio nessuna ideologia (neppure quella della pagnotta …) . Continua a sembrarmi un articolo che adula il potere e che diseduca alla responsabilità politica personale, incitando ad affidarsi a figure carismatiche, del tutto improbabili rispetto al programma politico dichiarato. Mi pare un appello al peronismo, a un pastone ideologico-emotivo che permetta di raccogliere quanta più gente possibile, fascisti e comunisti, speculatori e scontenti, sfruttatori e sfruttati, sotto la stessa tettoia.

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@ Fabio Marcelli. Il peronismo è irrilevante, dici? Detto da uno che mette insieme la Evangelii Gaudium e i morti di Abbadia San Salvatore nel 1948 …

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1 dicembre 2013

Blog de Il Fatto 

Commento al post “Aids, appelli di Papa Francesco e di San Suu Kyi. Francia riduce prezzi condom” dell’1 dicembre 2013

Sulla patogenesi dell’AIDS e la iatrogenicità della diagnosi e della terapia ufficiali ritengo abbia ragione il prof. Duesberg (e i tanti altri ricercatori e accademici qualificati che hanno espresso idee simili alle sue). Penso quindi che il papa, mettendosi su questo punto accanto a quei poteri globalisti che a noi dice di criticare e di contrastare, appoggi una versione cruenta e crudele delle concezioni malthusiane; come i suoi predecessori.

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8 dicembre 2013

Blog de Il Fatto 

Commento al post di F.A.Grana “Il lato ‘politico’ di Padre Pio e quel no alla riforma agraria di Alcide De Gasperi”

In attesa di un’analisi serena e scevra da pregiudizi laicisti che riconsideri la possibilità che le statue della Madonna piangano, leggiamo su Il Fatto che padre Pio era animato da “una fortissima carica civica”; che lo portava a spendersi in un impegno generoso come può esserlo quello di chi ha le mani bucate. La fonte è un libro, “Da Pietrelcina. L’altro Padre Pio”. Il nome della casa editrice, “La Fontana di Siloe” è interessante.

La Piscina di Siloe è il luogo dove Gesù secondo il Vangelo diede la vista a un cieco dalla nascita. E’ simbolo della conversione al cattolicesimo. Tanto più dopo che Pitigrilli scrisse il libro “La piscina di Siloe” dove racconta la sua conversione. Cattolico ai tempi di De Gasperi e da vecchio, sotto il fascismo era stato ateo, vizioso e fatuo, e spia e delatore per l’Ovra. Fece arrestare tra gli altri Leone Ginzburg, Carlo Levi, Cesare Pavese, Giulio Einaudi. A Parigi Emilio Lussu gli disse: “togliti dai piedi, perché davanti a uno come te la pistola spara da sola”.

Pitigrilli viene portato a esempio edificante dai cattolici, e forse in futuro anche dai laici. Conviene ricordarsi di questa figura quando si legge la frase così frequente su questo blog, “sono ateo e anticlericale, però questo papa…”.

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8 dicembre 2013

Blog de Il Fatto 

Commento al post “Papa Francesco uno scandalo la fame del mondo”. Appello a Chiesa e istituzioni”

Si riconosce che la fame nel mondo sia dovuta in genere non alla assenza di alimenti, ma alla estrema povertà che impedisce di comprarli o di produrli. Il clero è ricco in maniera ingiustificata rispetto a quanto dà. Va classificato tra coloro che tolgono, impoveriscono e affamano. Anche se si mimetizza come amico e difensore degli affamati.

Quid prodest strepitus oris muto corde? A che serve lo strepito della voce, se il cuore tace? (S. Agostino).

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10 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Trinchella “Papa Francesco veda Philomena e aiuti le madri che cercano i figli”

“Bergoglio è il pontefice degli umili, dei poveri, dei malati”. Solo perché mostra segni esteriori, ingigantiti dai media, di uno spirito caritatevole? Se si vuole continuare a piangere dopo aver fatto una scorpacciata di lacrime con la storia del figlio che le suore strappano alla madre derelitta e poi vendono, va bene. Chiedete aiuto a Bergoglio per ricongiungere alle madri gli altri casi di figli venduti. Ma se si vuole che tragedie causate dagli abusi del clero non si ripetano bisogna tenere gli occhi asciutti, e chiedere giustizia a soggetti terzi e non alle stesse istituzioni responsabili; e soprattutto non abbandonarsi a questa soggezione, questa apertura di credito di tipo filiale a figure religiose, sulla base di esili impressioni che forse derivano da sceneggiature che sono più “pellicole” del film al quale vengono a forza collegate. Questa fiducia infantile è tra le cause degli abusi del clero sui quali poi, quando non restano nell’oscurità, si va a singhiozzare nella poltrona della sala cinematografica.

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@ marisa guidi. C’è il perdono rispetto a Dio o a sé stessi, un sentimento privato, interiore, che non è accessibile né verificabile dall’esterno; può derivare da forza o da debolezza, da un animo puro o da complicate alchimie mentali. Poi c’è il perdono predicato dai preti, e promosso dai loro scrivani. Un perdono dichiarato ed esibito, analogo, nelle conseguenze pratiche, alla concezione che porta i criminali a chiamare “infame” la vittima che non si attiene al codice dell’omertà e li denuncia. Li si può distinguere dalla chiassosità e dall’invadenza. Nel discorso pubblico, sul perdono interiore non c’è molto da dire. Invece, appena i preti intervengono su di un delitto commesso da qualche loro protetto, o da loro stessi, ecco che appare immancabile la questione del perdono dei colpevoli, talora infilata di straforo, talora ingombrante e querula, che disturba e intralcia la domanda di giustizia. Prevedibile come lo sbucare di Paolini dietro ai cronisti tv.

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@ Giovanna Trinchella Gentile Giovanna,

il cinema è un’arte affascinante, ma non dovrebbe aiutare a confondere apparenza e realtà. Alla speranza, una delle tre virtù che sarebbero teologali, viene attribuita una valenza esclusivamente positiva; può invece anche essere un veleno. Parafrasando un biologo dell’Ottocento a me sembra che vi sia troppa speranza e troppo poca carità. E che questo papa, e articoli come i suoi, vadano in questa direzione, creando una sceneggiatura ricca di di impressioni e arida nella sostanza.

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@ Giovanna Trinchella Gentile Giovanna

è la sua esortazione a invocare il papa contro i torti del clero sulla base di un film tratto da una storia vera che compie il passaggio dalla realtà all’apparenza. Sul suo consiglio di tacere sul papa per un anno prima di esprimere giudizi, le suggerisco di applicarlo. Sul dover tacere perché è stato nominato man of the year su Time, le segnalo il mio commento sul relativo articolo de Il Fatto.

Francesco

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11 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post “Papa Francesco è il personaggio dell’anno di Time: “E’ il pontefice della gente” “

Man of the year come altri “santi padri” (e anche diversi potenti poco raccomandabili). Si può trovare un altro precedente nell’intesa fin dagli anni ’40 tra Pio XII e Clara Booth Luce, poi ambasciatrice USA in Italia, moglie del proprietario di Time. Booth Luce era “fedele acccolito” (cit.) del papa; che ogni tanto doveva anzi frenarla: “sono cattolico anch’io”. A quel tempo Vaticano e USA si occupavano insieme, per il bene del gregge italico, di propaganda, e quando non bastava la carta stampata di operazioni come la strage di Portella. Ma è roba passata, che non c’entra nulla con l’oggi. Time, la rivista a maggior circolazione al mondo, non persegue gli interessi del potere a danno del popolo.

Dubitarne, considerare la notizia come propaganda della tirannia globalista contraria al nostro interesse, è sconveniente quasi quanto sostenere che le autorevolissime riviste Nature e Science sono tiranniche e a volte distorcono la scienza, e creano bolle mediatiche con trucchi di marketing, dando spazio ai temi che vogliono e sopprimendone altri importanti, permettendo agli autori delle ricerche che vogliono far passare per eccezionali di “prendere scorciatoie” che portano a frodi. E’ quanto ha appena affermato il premio Nobel per la medicina 2013 Scheckman. Ma sai che gliene importa di questo nichilismo distruttivo sulle fonti di informazione ai devoti di padre Pio; e al midcult italiano, che è tradizione considerare più intelligente e più libero della gente semplice.

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11 dicembre 2013

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Commento al post “Uk, Scientology ora è religione: sì a matrimoni e probabili sgravi fiscali”

Da noi Scientology è tenuta a bada dai preti, che comandano. A ognuno la sua croce.

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@ peterdem. Sì. Sono gironi di diverso livello. Per me, Scientology emana da subito un’aura sinistra, mentre il cattolicesimo può ammaliare. Da adolescente fui avvicinato per strada da una bella ragazza, che mi invitò ad andare in un centro lì vicino, di Scientology (che non conoscevo), a compilare un questionario di tipo psicologico. Il modulo con le risposte fu poi passato a un addetto, che dopo averlo letto mi fece alcune domande e poi mi disse in malo modo di andarmene, come se fossi io a voler truffare loro. Forse hanno valutato che da me non avrebbero ottenuto una lira, mentre avrebbero avuto un rompiscatole tetragono e sobillatore. Rimasi un po’ mortificato, ma oggi se ci ripenso non mi dispiace essere stato immediatamente scartato da Scientology. I preti sono più avvolgenti, sia nella cattura mentale che nella spoliazione materiale; ma non sono angioletti neanche loro. Anche loro possono portare nascosto sotto l’abito lo stiletto.

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@ peterdem. Scientology mostra in modo palmare i danni a cui può portare lo sfruttamento del senso religioso. Ma, a parte il fatto che a volte sono i preti che ti mettono nel mirino se hai qualcosa che è loro interesse toglierti, non sono sicuro che “dalla chiesa ti puoi allontanare” “quando ti pare”. La religione non è una semplice fandonia; è un poco come quei farmaci i cui sorprendenti effetti si spiegano con il fatto di natura che sulle cellule si trovano recettori specifici per essi, che rispondono ai farmaci attivando percorsi metabolici; che possono portare anche ad effetti psichici, come nel caso dell’oppio citato da Marx nel suo celebre paragone. Chi si è allontanato, venendo bollato come “apostata” o transfuga, insomma rinnegato, ha descritto la fatica che occorre. E’ da notare che i principali oppositori del reato di plagio sono i preti, che sul tema hanno la coda di paglia. Penso al contrario che andrebbero introdotte, erga omnes (incluso il furoreggiante “messianismo scientifico”) norme a protezione del senso religioso, inteso come la naturale recettività dell’individuo ai messaggi di tipo religioso o soteriologico, che consente uno sfruttamento a fini illeciti. Bisognerebbe cominciare dal non consentire ai minori i sacramenti (né la frequentazione di sette). Anche se, come mostra Scientology, non ci sono solo i cattolici. Bisognerebbe anche regolare i messaggi mediatici apparentemente “laici”, che nascondono la stimolazione di pulsioni religiose a fini di profitto.

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13 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Bellelli e M. Bella “Il Papa e Stamina: la cura percepita”

Credo che con le staminali il clero persegua, insieme ad interessi materiali (v. il vescovo Paglia) una forma di sincretismo con la scienza; qui tra la speranza di vita eterna nell’aldilà e la magia scientista che promette l’immortalità su questa terra con prodotti hi-tech. Un progetto che ha precedenti nelle teorie di un altro gesuita, Teilhard de Chardin, che furono stroncate da Monod e Medawar. Altri tempi. Oggi il prof Bellelli contemporaneamente predica il rigore scientifico e trova aspetti positivi nell’appoggio del papa a Stamina. “La speranza, anche se fallace, ha un valore” conclude. La speranza fallace ha un valore, per il paziente disperato; ma non è un valore. Non può essere negata a chi è disperato (mentre deve esserlo a chi, sano, viene illuso) ma resta una speranza truffaldina; una speranza “usurocratica”, ottenuta – tramite i poteri dello Stato – esaltandola sui media e sopprimendo le altre possibilità, anche quelle che avrebbero forse funzionato. Chi la crea quindi non va premiato, ma va fermato; né è lecito estendere la non negabilità dell’uso “terapeutico” su chi è disperato all’uso come strumento di induzione di una domanda di mercato nel pubblico generale. La via di uscita, contrariamente a quanto dice Bellelli, c’è; si trova in quei principi etici giudaico-cristiani che certo non si possono rammentare al papa. Es. il 7° comandamento. Ma che sembrano più irraggiungibili e utopici delle promesse messianiche di resurrezione dei tessuti.

F. Pansera

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@ Benedetto Toni. Se il paziente è rispetto alla speranza allo stadio nel quale si trova rispetto al dolore il malato terminale con metastasi ossee, anche se falsa la speranza non gli va negata, come per l’altro paziente la morfina (meglio se con un placebo). Ma dovrebbe trattarsi di una soluzione tampone: se tale speranza è fraudolenta , come ho scritto, andrebbe progressivamente smorzata fino a farla sparire dall’immaginario, eliminando il problema. Invece qui preti e scienziati, magistrati e imbonitori, dotti e ignoranti, guardie e ladri, politici e persone ingenue, stanno facendo a gara a portare combustibile a questo falò e farlo ardere vigoroso e a lungo, in modo da creare aspettative generali sulle staminali. I pazienti di Vannoni sono come ostaggi, usati strumentalmente a questo fine. Gli aspetti compassionevoli fanno da cavallo di Troia al disegno degli strozzini di creare la domanda per i futuri farmaci dell’immortalità.

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@ Teodoro Lascella. Se si applica il ragionamento del TAR, per il quale gli esperti non devono essere “prevenuti” contro una nuova proposta, allora più grossa uno la  spara maggiore sarà il suo potere di ricusazione degli esperti. Il bello è che il paradosso è evitabile con un concetto che i giudici amministrativi padroneggiano: la “ricevibilità”. La pretesa di un esperto di marketing di curare con una terapia miracolosa e segreta dovrebbe essere respinta come irricevibile. Irricevibile sul piano etico, scientifico e giuridico.

In condizioni normali si valuterebbero inoltre eventuali profili psichiatrici o penali. Ma gli ordini di scuderia sono di fare ammuina sulle staminali, per radicare false speranze nel pubblico; sia sulle staminali di Nature che su quelle di Padre Pio. Il TAR si adegua, con una versione togata dell’ideologia scientista imposta dal liberismo: il futuro è una tabula rasa, e tutto vi è possibile grazie alla scienza; la scienza – purché accreditata dalle magistrature dello Stato – è il solo oracolo che può indicare se la guerra sarà vinta o persa; ciò che il mondo già conosce sugli uomini, e la scienza sulla natura, non conta; se non in forma parziale e distorta, quando conviene al papa o al re.

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@ Marco Bella. Oltre all’ovvia assistenza medica, sarebbe utile distinguere 4 ordini di problemi, da tenere separati nell’affrontarli, ponendo cura nel non confondere le categorie e invece comporle tra loro: a) La biologia della malattia; fino a evidenza contraria la possibilità di ricostituzione terapeutica di tessuto nervoso con “staminali”è fantasia. b) Il dolore morale e la paura del malato e dei familiari; li si sta sballottolando senza pietà; occorre che strillino, nel gigantesco spot sulle staminali. c) Sarebbe ora di riconoscere che vi è un gruppo di problemi derivanti dal fatto che nella odierna medicina commerciale vige il vae victis; come nella giungla, chi è ferito o debole diviene una preda, che viene attaccata fingendo di volerla aiutare; vi è cioè un problema di frode endemica, strutturale, che può provenire da insospettabili, e va affrontato esplicitamente. Le staminali hanno anche una dimensione criminologica; comprendendo questo le cose divengono più chiare. d) La protezione degli astanti, del pubblico, il vero obiettivo per il quale è stata inscenata questa sconcia farsa, che sta venendo indottrinato nel credere all’imminente venuta delle cellule magiche. I vari attori si dovrebbero restituire l’un altro i rispettivi cappelli, fare un passo indietro, restare nel proprio ambito, parlare e far parlare il meno possibile, e fare il proprio dovere. Tutto si sgonfierebbe. Ma questo implicherebbe una buona fede e una dirittura che posso testimoniare essere assenti.

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15 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Francesco, primo Natale a San Pietro: “Mi danno del Marxista? Non sono offeso

“Il capitalismo è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo”. Il potere del clero è il contrario.

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@05ulm.  “Monaci, preti e polli non furono mai satolli”. (Vox populi toscana).

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@ graffit. “Vedo stampelle ma non protesi”. Emile Zola sugli ex-voto a Lourdes.

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@ obiettivamente. Tipica risposta vagamente minatoria del cerretano cattolico disturbato nella sua attività di imbonitore.

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@ obiettivamente. E’ la madonna di Lourdes che fa miracoli a quelli con le stampelle (che possono fingere) ma non fa ricrescere gli arti. Questo voleva dire Zola scrivendo “vedo stampelle ma non protesi”. Speriamo che a te dia quello che ti manca.

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E perché dovrebbe offendersi (ammesso che sia vero)? E’ la conferma che abboccano; o meglio, che fingono di abboccare; che può contare su tanta gente di esile spina dorsale per la quale i propri interessi politici sono un tema noioso e pericoloso. Gente che non vuole opporsi al potere, ed è lieta di affidarsi a qualsiasi potente che dicendo “io sono per il popolo” per quanto improbabile come leader popolare gli dà l’alibi per evitare di interrogarsi e agire politicamente; e gli permette di continuare a interessarsi di cose personali che considera le sole importanti. O più gradevoli, come il calcio, la tv, la playstation etc.

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16 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. Marchesi “Papa Francesco persona dell’anno: capace di rivoluzionare un secolo”

Non solo il capo di una delle maggiori forze di sfruttamento predica la giustizia sociale. Ma le altre forze capitalistiche invece di censurarlo pubblicizzano in maniera martellante la sua immagine “rivoluzionaria”. Ora abbiamo i comunisti “top-down”. E’ un interessante prodotto di marketing: insieme agli ovvi vantaggi per chi sfrutta di presentarsi come difensore degli sfruttati, permette a tanti di dirsi “per la giustizia sociale” e allo stesso tempo di leccare il potere.

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17 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post “Papa Francesco compie 77 anni e festeggia il compleanno con quattro clochard”

Auguri di cento di questi giorni. E anche che in futuro non ci siano clochard che abbiano bisogno del papa, e che il papa non abbia bisogno di esibire clochard.

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17 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di B. Ballardini “Chiesa e marketing: Bergoglio verso il Concilio Vaticano 3.0?”

La chiesa è un po’ in crisi. Il suo messaggio appare anche all’uomo medio logoro e stantio; vi sono altri poteri forti che la guardano con ostilità, e guardano con appetito alle sue ricchezze; deve cambiare pelle. Nel farlo, può contare su “fondamentali” utili al marketing. La grande esperienza e abilità (la “propaganda” l’hanno inventata loro). La spregiudicatezza cinica da principe rinascimentale. Il compiacere sistematicamente i più forti. Il camaleontismo, che le permette di virare i colori a piacimento e in poco tempo. Soprattutto, la natura fortemente “consonante” del suo prodotto, che, se è una truffa, è una di quelle truffe che spesso il truffato accoglie con una passione non meno intensa della volontà del truffatore di rifilargliela.

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13 gennaio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Zaccariello “I preti contro discarica di Poiatica: ‘Cloaca nauseante. Noi preoccupati per la salute’ “

“Trasi munnizza e esci oru” diceva un mafioso del business dei rifiuti. Un business basato sul degrado, che attrae mafiosi, corrotti e cascame umano di vario genere. La concentrazione di monnezza fisica genera una concentrazione di monnezza umana. Lo smaltimento rifiuti non solo riceve, ma emette. Dai rifiuti può anche uscire cancro, per inquinamento. Ma possono uscire diagnosi di cancro anche attraverso allarmi basati sull’emotività, come quelli che qui lanciano i preti, e che vanno a favorire il business dei cancri taroccati, un florido business nel quale i preti hanno grossi interessi (v. “Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato”).

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@ bandarus 05. L’articolo è reperibile su internet digitando il titolo. Queste sono questioni complesse, e il “ho detto tutto” sarebbe meglio lasciarlo a Peppino De Filippo.

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@ anton ruud. Sono questioni complesse, ma anche fraudolente. E che, come nelle frodi di strada, abbisognano, tra i vari compari, di gorilla che intimidiscano e screditino chi dice cose non gradite, che potrebbero mettere sull’avviso i polli. Nel gergo dei truffatori USA i dissuasori si dicono “Heavy”, o “Freddy”. Ne è un piccolo esempio il tuo commento, sguaiato, senza senso e vagamente minaccioso, che cerca di fare passare me per favorevole a una manifestazione del liberismo dissennato nel quale i preti inzuppano il pane; salvo vestire i panni dei salvatori, per lanciare nuove frodi a loro vantaggio, aggiornate ai tempi.

Come in tutte le truffe, si gioca sull’avidità del pollo; al quale va bene lo stile di vita consumistico, salvo saltare su quando i rifiuti gli arrivano al collo. Allora ascolta le voci più allarmistiche, reagendo come al solito di pancia, e cascando in nuovi seducenti imbrogli.

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@ mosquito. Sarebbe tanto se ci fosse un 5% della popolazione che si informa, studia e ragiona invece di farsi dire per cosa deve protestare dagli imbonitori con la tonaca o in borghese.

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22 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post “Papa Francesco, messaggio a Davos: “Ricchezza sia a servizio dell’umanità” “

Ricordo un titolo di Travaglio: “I ricchi che rubano”. Poi ci sono i ricchi che rubano e predicano la giustizia sociale.

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4 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Francesco, il messaggio quaresimale: “Disoccupazione è suicidio incipiente”

Il rapporto tra disoccupazione e clero ha alcune analogie con quello tra disoccupazione e mafia. Inclusa la pretesa di preti e mafiosi di essere considerati dei benefattori che vogliono bene al prossimo; purché questi se lo meriti. Entrambe le forze tendono a ordinare la società secondo loro criteri, parassitari e gerarchici, che sconvolgono quello che dovrebbe essere l’ordine sociale basato sulla giustizia e sulla solidarietà umana.

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4 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Francesco, in dieci mesi assegnati sei appalti per le riforme del Vaticano”

Si crede che il percorso della medicina sia dettato da considerazioni scientifiche ed etiche. Oggi in realtà a indicare la rotta sono in misura preponderante multinazionali di marketing come la PWC, alla quale il papa ha affidato l’ospedale pediatrico del Bambin Gesù. La PWC (180000 dipendenti e $31.5 mld di fatturato) ad es. ha propugnato e preme per l’alleggerimento delle prove scientifiche di sicurezza ed efficacia per i nuovi farmaci, e l’utilizzo della totalità dei pazienti come cavie (farmaci col triangolo nero), in modo da velocizzare sia l’immissione di nuovi prodotti sia il loro ricambio con altre novità, senza fine. La PWC sta lanciando la “”medicina personalizzata””, che ha calcolato produrrà un fatturato di oltre $450 mld nel 2015. La medicina personalizzata suona come una buona idea, e in parte lo sarebbe; ma in pratica significa segmentazione post hoc con conseguenti falsi risultati nella ricerca, e stimolazione dell’individualismo consumista nei pazienti, spinti così a fare shopping medico; per prodotti ““su misura””, quindi più costosi. Ha analogie con la branca della teologia morale detta ““casistica””, nella quale eccelsero i gesuiti. Fu un uomo di fede e di scienza, Pascal, a denunciare come la casistica distrugga i principi etici che dice di applicare. Preti e businessmen della City londinese, quando si tratta di fare profitti, anche sulle malattie dei bambini, adorano assieme lo stesso dio.

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6 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Terra dei fuochi, il provvedimento è legge. Screening gratuito e utilizzo dell’esercito

I rifiuti sono, dal punto di vista economico, “”autofertilizzanti””, come certi reattori nucleari: ciò che producono può a sua volta essere sfruttato. Sui rifiuti ci sono i business nei quali l’inquinamento è l’effetto. E quelli dove l’inquinamento, creato dai business precedenti, è la causa, cioè l’occasione per fare altri soldi: con le bonifiche; ma non solo. Anche con la medicalizzazione e la iatrogenesi. Non dice la verità, ma dice una cosa vera don Patriciello commentando “”E’ un punto di inizio, non di arrivo””. Non è una svolta, ma una prosecuzione su nuove basi.

Sono noti i danni alla salute provocati dal business del primo tipo, cioè da inquinamento. E’ molto meno noto che sono possibili anche danni alla salute provocati dal business del secondo tipo, mentre il potere mostra di voler soccorrere chi ha lasciato fosse esposto a sostanze tossiche. Davanti alla premurosa elargizione di screening gratuiti dopo decenni di libero inquinamento, gli abitanti della Terra dei fuochi dovrebbero stare attenti a non cascare dalla padella alla brace: dai danni alla salute da inquinamento a quelli da medicalizzazione. Vedi l’articolo ““Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato””, reperibile su internet. (Siti Appello al popolo e menici60d15).

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5 marzo 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Bergoglio: “Abusi su minori, Chiesa ha fatto tanto. Il Papa? Una persona normale”

Il papa della porta accanto. Solo che le tasse e le spese condominiali sul suo appartamento gliele paghiamo noi.

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22 marzo 2014

Blog de il Fatto

Commento al post “Papa Francesco contro i media: “Peccati grossi disinformazione e calunnia”

A quando una lectio magistralis di Wanna Marchi sull’etica del commercio? I media mentono e calunniano ad alto volume, ma i preti avvelenano i rapporti personali nell’ombra. Gli affari del clero prosperano anche grazie alla pratica sistematica della calunnia e della denigrazione verso chi è di ostacolo. Quanti danni ha fatto e fa “l’odio paziente e vigile dei mediocri” (Celine) che portano la tonaca? Dopo secoli di pratica, sono così versati nei venefici morali che li commettono anche su commissione, per conto terzi, non diversamente dai mafiosi. Un famoso giornalista disse che in alcune circostanze il silenzio è una bugia; è questo è un altro tratto che accomuna media e preti.

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27 marzo 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana “Papa Francesco contro i corrotti alla Messa dei politici: “Più difficile che tornino a Dio”

Parafrasi. I poteri forti vogliono una ridistribuzione del bottino tra ladroni: vogliono ridimensionare in Italia lo sfruttamento parassitario dei cittadini da parte dei signorotti locali a favore dello sfruttamento parassitario dei cittadini da parte di banche, multinazionali, paesi egemoni etc. Noi preti prendiamo quindi un poco le distanze dallo sfruttamento di tipo democristiano, dei quali siamo stati animatori. Favoriamo l’arrivo del nuovo corso di sfruttamento; e la variazione degli assetti a scapito della mafia perdente, con la quale abbiamo fatto, e faremo, buoni affari. Usiamo inoltre i ladroni da mettere in minoranza come capro espiatorio per i nuovi ladrocini. Seguendo il ferreo precetto del mettersi dalla parte del più forte, e allo stesso tempo non volendo cancellare del tutto lo status quo, mandiamo al cane più debole il segnale che se vuole continuare a spolpare qualcosa deve mettersi al servizio dei cani più forti. Noi preti facciamo così in modo da continuare a rimanere a pieno titolo nella banda, e in modo che la nostra fetta di lasagna continui ad essere assicurata; invariata, e possibilmente accresciuta.

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27 marzo 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di M.Pillera “Papa Francesco, per i corrotti non c’è via d’uscita”

Esagerato. Basta che i capobastone locali si sottomettano all’impero, rubino un pò meno per sè e siano solerti nel reggere il sacco ai poteri forti, incluso il Vaticano, e tutto resterà come prima.

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28 marzo 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Viola “Papa Francesco: ‘I politici corrotti non sono buoni cristiani’

Affidarsi a una figura di autorità, e idolatrarla, perché pronuncia verità morali elementari che dovrebbero essere già presenti e ben ferme in interiore homine è segno di vuoto spirituale, ipocrisia e servilismo. Tanto più se chi dispensa concetti profondi e illuminanti come “i politici non devono essere corrotti” è a capo di un gruppo che è maestro nel praticare l’opposto di ciò che predica.

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@ valeria1967. Non dovremmo cercare alcun “superman” o “gigante buono” a cui affidarci. Ma solo dentro di noi un “soldato semplice” che sa qual è il suo dovere e cerca di farlo.

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4 aprile 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Incontro Renzi-Bergoglio, il Papa: “Io comunista? Amare i poveri è Vangelo”

Comunismo? Vangelo? Campare e prosperare alle spalle degli altri non è né comunista né evangelico. Ci vorrebbero meno paroloni e più decenza.

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9 aprile 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Politi “Renzi, impari qualcosa dal Papa”

Neppure la dottrina cattolica prevede che si possa prendere il papa o chiunque altro come standard morale. Questa è papalatria. Un modo per sbarazzarsi dei princìpi di etica pubblica sostituendoli col poster di un papa alla mano. La via religiosa all’immoralità.

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19 aprile 2014

Commento agli auguri di Pasqua del vescovo di Brescia su Youtube

Ritenere falso che i morti tornino in vita non è più sufficiente. L’ateismo è divenuto polveroso quanto le dottrine che avversa. Non basta più non credere nella resurrezione dei corpi: occorre essere atei anche rispetto alla religione scientista, anch’essa strumento di prevaricazione, e non credere neppure alle promesse di resurrezione terrena degli organi con le staminali; miracolo hi-tech che oggi i preti hanno in catalogo accanto alla vita eterna tradizionale.

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10 maggio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post ” Expo 2015, card. Parolin: “Corruzione male del mondo. Non abbassare la guardia” “

“Lotta alla corruzione” vuol dire “centralizzazione e legalizzazione della corruzione”. I piccoli feudatari, i tangentisti, i forchettoni, vanno ridimensionati, lasciando loro solo una ragionevole commissione. La corruzione, istituzionalizzata tramite lo Stato, deve andare principalmente a beneficio dei poteri forti come multinazionali, nazioni egemoni, banche, Vaticano. Il clero si unisce ai magistrati e alle forze di polizia in quest’opera di riforma della ripartizione dei territori e della spartizione degli utili tra gangster.

Come già fece con Tangentopoli, il pubblico applaude i “liberatori”, illudendosi che l’attacco alla mafia perdente andrà a suo vantaggio.

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13 maggio 2014

Blog de Il FattoCommento al post “Croce dedicata al Papa travolse e uccise ragazzo: 13 indagati da Procura di Brescia”

“Giovanni Paolo II a settembre è venuto a Brescia. Ha beatificato Tovini, un banchiere […]. Gli hanno fatto trovare uno spettacolare crocifisso ricurvo di una ventina di metri, con Cristo sospeso prono, quasi parallelo al terreno, incombente e precario. Aggiungere nuovi significati, o presunti significati, ad un simbolo come la croce? A me, spettatore esterno e marginale, ha ricordato la tendenza a piegare il religioso come più fa comodo, maltrattando ulteriormente Cristo e chi gli sta sotto.” (Brescia, 30 ottobre 1998. Lettera a un’amica suora).  

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21 maggio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana “Cei, anche Ouellet contro Bagnasco: “Assemblea non sia gioco di fazioni”

Mi raccomando, dopo la sceneggiata della terribile lotta tra Renzi-Grillo-Berlusconi, goduta al modesto costo dell’andare a votare per uno dei contendenti, e così dare la vostra legittimazione, che renderà più agevole lo spennarvi, non mancate di credere a quest’altra appassionante storia di cappa e spada del duello tra curia vaticana buona e curia vaticana cattiva.

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23 maggio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. D’Ospina “Terra dei fuochi: incontro con Don Maurizio Patriciello. La speranza che non si arrende mai”

“Incontrare don Maurizio Patriciello è un dono” secondo Elisa D’Ospina, che si presenta come “scrittrice”. Io ritengo che per molti bambini, per molti genitori, don Maurizio Patriciello sia una disgrazia, dati i messaggi che diffonde, parziali e ingannevoli, che favoriscono le speculazioni più basse sulla sofferenza e sulla paura, complice l’aura di santità diffusa intorno a lui dai vari turiferari. Vedi: Sos cancro dei bambini e sovradiagnosi. Ilva, dal cancro nascosto al cancro inventato. Reperibili su internet.

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@ Ilenia. Un tempo si faceva il galoppino ai democristiani, oggi direttamente ai preti. Reperibili su internet ci sono studi scientifici che mostrano milioni di casi di sovradiagnosi di cancro, dovute a fome di propaganda della malattia. E’ di queste ore la notizia che nel PIL verranno incluse anche attività illegali come traffico di droga e prostituzione. I benefici all’economia da diagnosi fraudolente di cancro, favorite dagli allarmi a senso unico ai quali lei inneggia, vi entreranno a pieno titolo.

Io segnalo a chi non si beve a occhi chiusi i raccontini delle spiegazioni ufficiali, a chi dubita che il potere che ha tollerato la camorra sia rinsavito, questo altro pericolo, che si facciano soldi sulla paura e a danno della salute dopo che si sono fatti soldi inquinando il territorio. Chi ritiene di non aver tempo da perdere ad ascoltare altre voci, ragionare e riflettere, si accomodi, segua il piffero dei don Patriciello e vada a fare la fila alla porta dei reparti di oncologia.

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27 maggio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Francesco: “La pedofilia è come le messe nere”. Tre vescovi sotto indagine”

“Un prete pedofilo è come un prete che celebri messe nere”. E un clero che non paga le sue tasse e le carica sulle spalle degli altri è come un clero che predica la fratellanza e si fa portare in risciò dai cittadini comuni.

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29 maggio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di J. Piromallo “Trash-chic, il Papa snobba il ricevimento dei Legionari di Cristo e va dai francescani”

Il papa, in Israele, snobba il ricevimento dei Legionari di Cristo, altezzosi e chiacchierati, e va a mangiare a sorpresa dagli umili francescani. Rompendo il protocollo. Wow. A chi volesse rinunciare al piacere di bersi questo happy hour mediatico, per rimanere a gola asciutta ma sobrio, ricordo la storia di Enrico Zucca, un francescano i cui interessi, dal trafugamento della salma di Mussolini all’eversione nera, agli omicidi di Stato al caso Moro, mostrano che certi soggetti incardinati nell’ordine dei seguaci del Poverello di Assisi non hanno nulla da invidiare ai bellicosi correligionari sud-americani quanto a fascismo e partecipazione ai giochi oscuri del potere. (v. L’anello della Repubblica, S. Limiti. Il noto servizio, Giulio Andreotti e il caso Moro, A. Giannuli).

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@ Luca Castelli. Se avessi dovuto riportare, come fai tu, l’esperienza personale, avrei avuto difficoltà a trasmettere adeguatamente il senso di sfiducia e il giudizio negativo sui francescani coi quali ho avuto a che fare. Riporto fatti storici (recenti; a criticare i francescani ci pensò già Dante), citando autori che non dovresti vantarti di non conoscere. Mi rivolgo a quelli che sarebbero disposti a rinunciare a bersi le seducenti storielle sul clero virtuoso. Tu parli agli etilisti. Io esorto a non bere; tu a continuare ad ubriacarsi di queste pericolose frottole.

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1 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Patriciello “Nascere uomini”

Si nasce uomini; dando ascolto a melopee come questa a poco a poco si diventa sudditi senza spina dorsale.

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6 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Naso “Finale The Voice, suor Cristina trionfa. E ora Rai2 ha trovato uno show “mondiale”

La frivolezza costa cara. E’ un lusso che viene elargito mentre si negano le cose essenziali. Ora i preti somministrano anche questo veleno. Non guardate questi spettacoli vacui, che rendono servi; e non partecipate a queste feste di massa che rendono scemi. Don Milani, il rompic… che oggi i preti-star scimmiottano, aveva messo in guardia dalla frivolezza “regalata” dal potere: “Un ballo se è bello o brutto non importa, quello che impongono è quello che pigliate. Se fissano a New York che quest’anno ballate l’Aida, voi ballate l’Aida, se fissano che ballate la messa da morto, ballate la messa da morto.

La vostra libertà è di scegliere entro i limiti delle poche possibilità che vi danno, cioè di ballare un twist o un madison, ma non di ballare o pensare; non di ballare o regnare e essere padroni del vostro voto, del vostro pensiero; non di ballare oppure vincere discussioni; non di ballare o convincere le persone con cui parlate.

Purtroppo la mia previsione è che sarete pecore, che vi piegherete completamente alle usanze, che vi vestirete come vuole la moda, che passerete il tempo come vuole la moda. Ma mi dite che soddisfazione ci trovate ad accettare una situazione simile? Ribellatevi! Ne avete l’età: Studiate, pensate, chiedete consiglio a me, inventate qualcosa per sortire da questa triste situazione in cui siete e poter arrivare al punto di fare realmente, con una libera scelta vostra, le cose che vi par giusto fare.”

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@ votochivoglio. “Chiedete consiglio a me” lo diceva don Milani, non io. Lo riporto infatti tra virgolette. Lei è arrivato alla pensione senza sapere comprendere un semplice testo. Don Milani si rivolgeva ai giovani, e per loro riporto il suo pensiero. A lei, che ha risolto come dice, buon proseguimento. La sua soluzione è esistenzialmente rispettabile; ma credo che la disoccupazione giovanile sia a livelli record anche perché ci sono quelli come lei che si sono messi così comodi e papali che pensano di potere scrivere senza saper leggere.

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@ votochivoglio. Lei non deve giustificarsi per le sue scelte. Ma neppure esibire l’atteggiamento aggressivo da ignorante presuntuoso che, osservò Pasolini quando lei era giovane, è figlio proprio della sostituzione della cultura popolare con quella dei media. Esempio di tale cultura artificiale sono queste competizioni di “talenti” dove si celebra l’idea del successo facile. Un coro di sirene al quale i preti ora hanno aggiunto un’altra voce, con la tonaca, invece di mettere in guardia.

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11 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana ” Papa Francesco: “Corrotti e fabbricanti di armi dovranno render conto a Dio”

Il considerare l’aldilà come una realtà, e una realtà omogenea alla vita terrena, dà luogo a paradossi che i furbi e i prepotenti non mancano di sfruttare. Sono rimaste storiche le parole del legato pontificio nella Crociata albigese, quando si pose il problema di distinguere tra catari e cattolici nello sterminare gli eretici: “Ammazzateli tutti, Dio riconoscerà i suoi”.

Su una vena meno feroce, combattere la corruzione spaventando i corrotti con il redde rationem nell’aldilà per ciò che commettono nell’aldiqua mi ricorda la storiella che circolava sul capostipite di una famiglia di successo della provincia italiana. Muore il babbo. Arriva un figlio, lo piange, e gli mette nelle tasche del vestito un milione di lire in banconote, come per rendergli più leggero il viaggio nell’Ade. Il secondo fratello fa lo stesso, lasciando nella bara contanti per lo stesso valore. Poi arriva lui, il futuro capostipite. Strilla, si dispera. Si mette a cercare nelle tasche interne della propria giacca. “Anch’io ti lascio un milione per le piccole spese” – dice tra i singhiozzi. “… ohibò, ho dimenticato il portafoglio. Fa lo stesso, ti lascio un assegno da 3 milioni e prendo i 2 milioni”.

L’aldilà è un titolo di credito. La nostra povera vita reale è in sudici contanti. E semmai la religiosità, un senso religioso della vita, deve pure essere in contanti. Pochi maledetti e subito. Non una cambiale emessa da soggetti di dubbia fede.

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20 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Fierro “‘Ndrangheta, Papa Francesco nell’inferno dei boss dove fu ucciso il piccolo Cocò”

Non tutti i preti sono collusi, ma non è solo questione di preti “puliti” e “punciuti”. E’ la mentalità clericale che è contigua, che è affine, a quella mafiosa. E che pervade tutti gli ambiti della società. Il clero fa da legame, da collante, da ponte tra ciò che dovrebbe essere separato e distinto, e alimenta la mentalità e le pratiche che favoriscono anche l’osmosi tra crimine e Stato, crimine e resto della società. Così che in Calabria puoi ricevere messaggi di intimidazione da condannati per mafia e da gente in divisa che dice di combattere la mafia, da modesti dipendenti comunali di sindaci che si dicono antimafia e da preti, o religiosi, compiaciuti e gonfi come le vesciche che un tempo si vedevano nelle macellerie. Le belle parole, che i preti possono emettere “a fiumara in piena”, sono facciata. Sono “falsa politica”, avrebbe forse detto un candido prete di Oppido Mamertina che scrisse crudamente su queste cose, con lo pseudonimo di don Luca Asprea. A chi si affida ai preti nella lotta contro la mafia occorre ripetere quel detto meridionale: “ tu dall’ospedale vuoi la salute?”. Se non si è capaci di ergersi sulle proprie gambe contro l’oppressione, se ci si rivolge ai preti perché siano guida nella lotta a un male del quale essi sono uno dei principali fattori causali, si ha già perso. O forse si vuole solo collaborare alla festa antimafia per vedere di rimediarne qualche banconota, così come prima alcuni facevano per la festa del santo locale.

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@ Ale. Lei dice che quando un mafioso si presenta allo IOR con una valigetta di contanti ci sono problemi di incomunicabilità, così che il prete non capisce cosa mai vorrà quel signore, e occorre un intermediario, un facilitatore culturale, che spieghi? O che quando il capobastone locale e il vescovo decidono ciascuno per suo conto chi deve avere un lavoro e può mettere su famiglia e chi è bene che continui a stare “seduto” insorgono tra loro liti furibonde, con il vescovo che parla al mafioso come Fra’ Cristoforo a Don Rodrigo?

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@ Ale. Non è difficile trovare affinità mentali e umane tra coloro che si arricchiscono mediante privilegi. Se non sopporti la generalizzazione non sopporti il ragionamento razionale. Una delle mistificazioni dei preti, dei paglietta, dei politicanti è che la generalizzazione sia qualcosa di per sé negativo. Un fisico ha scritto “chi ha il dono della generalizzazione”. E’ un’operazione logica fondamentale, che non piace a coloro che sono disonesti fin dal linguaggio. Se ne può discutere la validità nei casi in cui è applicata, ma negarne a priori la liceità è disonesto. In una vignetta Altan mise alla berlina il refrain “non si può generalizzare”: “I ladri sono ladri” – “Lei non può criminalizzare così un’intera categoria”. Ho esordito dicendo che si sono eccezioni. Potrei citare casi di degni preti calabresi. Ma la mia generalizzazione è lecita. Il clero, in Calabria e non solo, appartiene a una classe che sovrasta quella delle persone comuni, come quelle dei politici e dei mafiosi. Classi che insieme sono dedite allo sfruttamento. Scagliarsi contro la generalizzazione è coltivare l’ignoranza per nascondere e preservare una realtà ingiusta. Una generalizzazione illecita è invece quella del clero che si fa bello dei pochi preti che hanno combattuto davvero la mafia, attribuendosi in massa la virtù delle eccezioni.

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@ Ale. E’ interessante quanto i preti denigrino l’operazione di generalizzazione, chiamandola come dici “ignoranza, superficialità, segno di mancanza di giudizio e di incapacità di distinguere il vero dal falso”. Forse perché rimanda al concetto di classe, sia sul piano logico che su quello politico e morale. Fra’ Tommaso Campanella, che amava la sua Calabria, identificò tre mali estremi in “Tirannide, sofismi e ipocrisia”. Questo diseducare al ragionamento razionale chiamando vizio ciò che può essere un pregio è un sofisma ipocrita al servizio della tirannide.

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@ Ale. Tu con la scusa dei limiti dell’induzione neghi che il clero, e i poteri ad esso alleati, possano essere valutati come classe. Non c’è una casta di preti, ci sono solo singoli casi, sostieni. Chi la pensa altrimenti sragiona, mi dici, e non è scientifico. Vallo a dire al Bambin Gesù, Ospedale Vaticano, che qualche giorno fa si è fatto incensare dai media per avere affermato di aver prodotto un nuovo miracoloso metodo per i trapianti di midollo osseo sulla base di un singolo studio preliminare. Non sei prete, ma con i tuoi sofismi contrari all’etica e alla logica parli come un molinista delle Provinciali di Pascal. In omaggio al papa gesuita, suppongo. Io non penso che chi dissemina tali idee false e capziose dovrebbe poter aprire e mantenere scuole, perché non formerà dei cittadini consapevoli, ma dei sudditi superstiziosi.

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@ Ale. Credo sia tu che stai costruendo un’epistemologia di comodo per evitare la verità elementare che non esistono solo individui, ma anche gruppi sociali, classi, caste, i cui componenti hanno interessi comuni e contrapposti a quegli degli altri gruppi. I preti costituiscono una classe (un tempo si diceva che sono “Il primo Stato”). Per es., il loro atteggiamento rispetto al fisco è molto più simile tra di loro che rispetto al resto della popolazione, date le esenzioni di cui godono; e dato il travaso di denaro dal popolo a loro che ne deriva. Tra parentesi, non ho ancora sentito di un singolo prete che non accetti questa prassi, di fare pagare alla gente comune le tasse sui beni immobili che gestisce.

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@ Ale. Studi filosofia, ma discuti peggio di un sacrestano. Pure in difesa del tuo papa devi usare la bugia, l’attacco personale, l’arrampicata sugli specchi? Tu sei di quei filosofi che dicono con San Tommaso “primum manducare” e poi si fermano a questo stadio preliminare (scusa la ricercata citazione, ma preferisco non esprimere in termini dialettali calabresi cosa penso degli interessati soccorritori della casta dei preti). Io non uso molto l’espressone “onestà intellettuale”, perché credo che chi è intellettualmente disonesto è disonesto tout court; tu vai d’accordo coi preti; “similes cum similibus contregantur” (scusa ancora la citazione).

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@ Ale. Errata corrige: “similes cum similibus congregantur” (a Brescia quelli come lei li chiamavano “congregot”). Buonasera.

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21 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Politi “Bergoglio, il Papa che non vuole andare in vacanza”

Ricorda il culto per Mussolini. Era possibile vedere la luce del suo studio di Piazza Venezia accesa tutta la notte: il Duce lavora sempre, per il suo popolo. Intanto i funzionari dle partito si arricchivano e facevano la bella vita. Mussolini incaricava l’usciere di tenere la luce accesa e spegnerla all’alba. Malaparte, fascista ma irrispettoso della gerarchia, scrisse “Spunta il sole, canta il gallo, Mussolini monta a cavallo”; si fece un pochino di confino. Oggi, nel Paese nel quale “la mafia uccide solo d’estate” i fascisti di Stato, devoti del papa, si danno il cambio per continuare il lavoro senza rinunciare alle meritate ferie.

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21 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Comnento al post di F.A. Grana “Papa Francesco oltre Wojtyla: per la prima volta un’esplicita scomunica ai mafiosi”

La ndrangheta è il frutto più velenoso di un albero velenoso. E’ la declinazione in ambito malavitoso di mentalità e comportamenti diffusi in tutti i settori della società. L’albero si conosce dai frutti, e questo albero ha anche robuste radici clericali, tra le sue varie radici. E’ comodo usare la mafia come standard negativo, come male assoluto, per sentirsi dalla parte del bene. E’ un poco fare come quegli industriali del Nord che alle riunioni di Confindustria invitano Albanese perché reciti Cetto La Qualunque, rispetto al quale si sentono degli imprenditori integri e illuminati. O un poco fare come i mafiosi stessi, che dopo che “qualcuno” ha bruciato la vigna si presentano al proprietario e gli offrono protezione, bollando con parole di fuoco gli “ignoti” danneggiatori (che in realtà hanno mandato loro).

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22 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Roccuzzo “Mafie, il Papa che scomunica”

Non c’è solo la mafia. C’è anche la mezza mafia, cioè il malaffare di politici, amministratori, faccendieri, massoni, preti, magistrati, forze di polizia, etc. E paradossalmente questo prendere a parole le distanze dalla mafia, questo auto assegnarsi una patente di bontà e onestà, e distribuirla ai tanti soci, fungerà da salvacondotto per continuare con gli affari della mezza mafia meglio di prima.

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@ Peppe. Attribuendo intenzioni disoneste a tutti, si rischia di assolvere tutti, chi commette peccati veniali e grandi predatori. Le responsabilità vanno differenziate, in base ai comportamenti. E’ verissimo che tanti dei comuni cittadini partecipano, a volte in forma larvata, al malaffare. E che questa categoria viene trascurata, quando il suo peso è fondamentale. Io li chiamo “i lazzaroni”, come i popolani al servizio dei Borboni nella soppressione della rivoluzione del ’99. Sono una piaga nascosta. Purtroppo i successori del cardinale Ruffo di Calabria, e i loro confratelli padani, ne fanno largo impiego anche oggi. Questo è uno degli effetti più nefasti delle pratiche clientelari che accomunano la mentalità clericale e quella massonica.

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@ Peppe. E’ sbagliato dire es. che siccome tra i preti vi è una maggiore prevalenza di comportamenti pedofili rispetto alla popolazione generale, allora i preti sono tutti pedofili. Ma è sbagliato anche, come vorrebbero i preti, e come lei ripete, guardare solo all’individuo e non anche alla classe. Per esempio, i preti formano in massa una classe fiscalmente privilegiata: gran parte delle tasse sui loro beni grava sulle nostre spalle. Sotto questo aspetto i preti non stanno sulla nostra stessa barca; e quanto più si aggrava l’ingiustizia a nostro danno, tanto meglio staranno loro. I preti, come classe, hanno influito sulla storia del Paese; negativamente, pensano tanti. Alcuni parlano di educazione clericale a una cattiva religiosità, che ha portato a scusare l’arbitrio, il privilegio, la sopraffazione. Cattivi insegnamenti che hanno elevato a sistema questi mali, favorendo così la corruzione, e anche le mafie.

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29 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Francesco torna dopo indisposizione. Battuta sulla tomba dei papi”

Il papa se ne approfitta perchè in Italia non dico di comunismo, che forse non è da rimpiangere, ma di ideali di giustizia sociale da tanti anni non c’è neppure l’odore. Il papa è comunista? E sono, come sostiene, i comunisti ad avere usurpato le posizioni dei cattolici? Chiedilo a loro : a quelli che dormono sul fondo del Rio della Plata.

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@ mauriziorosso. C’è tutta un’area antiutilitarista, che attinge a tradizioni diverse, e che a differenza del comunismo e del socialismo istituzionalizzati non condivide col capitalismo lo stesso immaginario. Non condivide la stessa utopia della salvezza tramite la continua crescita economica, che porta la “sinistra” ad essere una costola, o una fedele gregaria, o una quinta colonna, o una prostituta senza vergogna, del capitalismo stesso. Posizioni antiutilitariste che sono autenticamente critiche del liberismo, senza essere estremiste. Né sono posticce e strumentali al potere come il cattolicesimo progressista. Ma che, forse proprio per questa loro indipendenza, e questo carattere di alternativa autentica, sono soppresse e negate, anche con la stantìa recita di “destra contro sinistra”. Consiglio un piccolo grande libro: “Il vicolo cieco dell’economia”, di J. C. Michea.

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@ mauriziorosso. Ma perché dovresti deludermi dicendomi che hai letto il libro che segnalo a tutti gli interessati? Io a mia volta lo conosco per una recensione di Marino Badiale, che vi trova assonanze con la sua riflessione; ed esordisce con “E’ bello scoprire di non essere soli nell’universo”. Lo stesso sentimento che ho provato io, e che credo proverebbero tante persone animate da un sincero desiderio di una società più giusta, e disorientate o disgustate dal tradimento di coloro che hanno parlato in nome di quegli stessi ideali. Comunque anche Michea adotta alcune analisi e intuizioni marxiane. Lasch e Preve sono altri pensatori ai quali riferirsi volendo capire come mai la sinistra è un’ottima arma del capitalismo. Nel libro di Michea, tra gli altri pregi, concetti fondamentali sono concentrati in 100 pagine. Credo allora valga la pena scrollarsi di dosso le vecchie etichette, non cercare improbabili primogeniture e approfondire questi campi scarsamente frequentati, e che inaspettatamente mostrano orizzonti ampi e puliti che credevamo perduti.

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@ Harry Fotter. Non bisogna fingere di essere ciò che non si è, e che non si può essere. “Ama il prossimo tuo come te stesso” è un’esagerazione innaturale. Uno slogan che è servito e serve per fregarlo, il prossimo, e sotto il cui vessillo si sono commessi eccidi. Meglio la regola aurea “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Non una società basata sull’ “amore”, ideale ambiguo e ipocrita, ma una società basata sulla decenza nei rapporti tra persone.

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@ mauriziorosso. Fare dei sentimenti di amore e fratellanza valori politici non ha funzionato, ed è stato controproducente. Non che volersi bene debba essere vietato o deprecato, ma non basta. I motivi del fallimenti li esponi tu stesso, citando Gesù, che parla di “prossimo”, non di tutti gli uomini. Il prossimo sono “quelli che conosco”, dici. E’ vero; funzioniamo così, ma ciò contrasta, retorica a parte, con la possibilità di giustizia sociale. Amiamo il prossimo, chi conosciamo; e con chi non soddisfa questo criterio? Ricordo in USA una breve chiacchierata con uno sconosciuto italo-americano che veniva da Palermo. Portava al collo, appesa a una catena d’oro, una piastrina d’oro con la silhouette della Sicilia. In corrispondenza di Palermo c’era un diamante. “Peccato che in Sicilia, una terra magnifica, ci sia la mafia” – dissi. “Dipende” – mi rispose –“ se ti conoscono non ci sono problemi. Se non ti conoscono può essere diverso”.

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@ mauriziorosso. Come tutte le tecniche di controllo ideologico, anche i sermoni dei preti parlano più alle viscere che alla testa, e scambiano la dimensione privata con quella politica. E’ vero che proviamo sentimenti principalmente per quelli coi quali veniamo in contatto diretto. Ma non mi pare una buona base per definire l’etica pubblica. C’è il volto dell’altro, ma c’è anche l’altro senza volto. Esiste anche un naturale sentimento di solidarietà umana, di rispetto per gli altri esseri, di rispetto per sé stessi nel riconoscere gli altri come parte di un tutto comune, che andrebbe valorizzato. Oggi viene soppresso, e si diseducano le persone, facendo loro credere che al di fuori della propria sfera fare la carogna sia naturale e necessario. E anche qui i clericali, dai ciellini lombardi ai mafiosetti calabresi ai mestatori romani, strappano di mano la bandiera ai dilettanti, mostrando in effetti di meritare di essere loro gli alfieri della furfanteria, dietro a chiacchiere come queste sul clero che starebbe dalla parte degli sfruttati.

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30 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana ‘ ” Arcivescovo di Reggio al Papa: “Abolire i padrini per ostacolare la ‘ndrangheta” ‘

La proposta mostra quanta serietà ci sia negli intenti antimafia del clero calabrese. Si dovrebbe piuttosto abolire il battesimo dei minori, e permettere solo ai maggiorenni di decidere se affiliarsi o meno alla Chiesa cattolica, o ad altre religioni. Oltre che tutelare i diritti del minore e della persona, questo potrebbe avere anche un effetto benefico contro la mentalità chiesastica, che è l’anticamera della mentalità mafiosa.

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@ Ale. Molto probabilmente, sono praticamente nulle le responsabilità del clero calabrese riguardo alla criminalità organizzata della Papuasia. Quelle sulla ndrangheta invece non sono affatto trascurabili. Senza l’influenza culturale e politica del clero la criminalità organizzata ci sarebbe comunque; ma il suo peso sarebbe ridotto, perchè in Calabria, e in Italia, vi sarebbe una maggiore separazione tra i criminali e il resto della società.

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5 luglio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana ‘Papa Francesco: “Non portare il pane a casa toglie la dignità” ‘

Anche il papa, come altri potenti, usa l’espressione che sentiamo ripetere tante volte “mettere al centro”: mettere al centro l’uomo, o la sua dignità. “Mettere il paziente al centro”. L’interpretazione dell’espressione, visto che quelli che la usano più che altro “mettono in mezzo” le persone, si può ribaltare: in effetti ciò che fanno i potenti è mettere l’uomo al centro nel senso di metterlo a metà di un percorso. L’uomo dovrebbe essere messo non “al centro”, ma all’inizio e alla fine di qualsiasi operazione sociale. All’inizio, perché è lui il movente, e alla fine per verificare se il fine umano per il quale si era partiti è stato ottenuto. Se l’alfa e l’omega sono invece la divinità, o per i liberisti l’economia, l’uomo diviene un passaggio intermedio, un mezzo, e può essere strumentalizzato da quelli che dicono di parlare e agire in nome di queste entità superiori.

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@ Graffit. Oltre allo “Uno e Trino” ci sarebbe una specie di groviglio teologico “uomo-Dio”, per il quale non si può dire che l’uomo viene mortificato, però alla fine sempre sotto deve stare? I cristiani a quanto dici si ritengono esentati dal loro Dio dal sottostare al principio logico fondamentale di non contraddizione, e dall’esprimere la loro dottrina in termini comprensibili. Privatamente potete pensarla come volete; e magari mostrare coi fatti che il vostro credo non sfrutta il senso religioso per impostare una gerarchia di privilegi, ma rispetta l’uomo, e concorre positivamente alla sua tutela. In ogni caso, nella sfera pubblica a nessun dio dovrebbe essere permesso di ergersi al di sopra dell’uomo per procura, tramite suoi asseriti ministri. Neppure al Dio eretto da cristiani che come te ci mettono 4 righe a passare dal cantare l’infinita potenza di Dio a parole di commiserazione e disprezzo per l’uomo; dallo “umanesimo integrale” al concludere, in soldoni, “voi nun siete un c…”.

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10 luglio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post ‘ Oppido, il maresciallo: “La ‘ndrangheta forma odiosa di sopraffazione” ‘

@ Annamaria Zerbi. Presumo che sia andata così, per 2 ragioni. Da un lato, il fatto, subito ripreso dai media, che sarebbe potuto accadere da quando è in vigore questo asserito “inchino”, segue di pochi giorni l’intervento del papa sulla mafia, ed è stato seguito dall’intervento del vescovo, che ha sospeso le processioni. Come ho scritto, anche il clero ora si rifà una verginità e si dà un alibi sfruttando la mitologia per la quale la casa dove abita il Male sono i paesini calabresi, così come la casa degli dei greci era il Monte Olimpo; in modo da distogliere l’attenzione dai suoi lati bui, o inferi.

Inoltre, da molti anni ho modo di toccare con mano come i CC si danno la briga, evidentemente perché così ordinati, di commettere atti che non vanno nella direzione della lotta al crimine, ma in quella della protezione di interessi forti, interessi così potenti che possono avvalersi ora della mafia ora dello Stato. In Calabria vedo come a volte non sia possibile distinguere, per chi è inviso a tali interessi, tra atti intimidatori di CC e di forze dello Stato collegate, dei massoni e dei mafiosi. Per esempio, vorrei sapere da dove è partita l’inquietante email, a firma di un condannato per ndrangheta, che mi è arrivata nei minuti intercorsi tra quando ho postato il primo commento su questo episodio e la sua pubblicazione. Commento dove ho scritto che la mafia è una montagna di m…, come diceva Impastato, che viene messa in evidenza per coprire le montagne di m… delle istituzioni.

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14 luglio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post  ‘ Oppido, don Rustico: :”Non capisco la Dda. Arresti non servono. Così si criminalizza” ‘

Ma non vi pare costruita questa commedia? Col prete che fa di tutto per farsi dare del mafioso, che si erge a contraddire il papa, il vescovo, l’opinione pubblica, le autorità, su una cosa come la mafia? E’ più probabile che il prete stia facendo da spalla. Come in un programma Mediaset. Se i mafiosi causano interazioni “mafiogene” con la popolazione, che li si tolga dalla loro sfera di influenza antropologica: che non siano permessi arresti domiciliari nel loro paese di origine, ma solo altrove; che le famiglie mafiose siano tolte dai loro paesi e disperse, separandone i componenti in luoghi diversi. Ma lo scarmazzo inconcludente sulla mafia è metamafia, è mafia sulla mafia. Conviene al potere, e anche ai preti, accentrare l’attenzione sulla mafia: per far dimenticare, e per fare accettare, che la maggior parte degli italiani il pizzo lo paga non ai mafiosi come quelli dell'”inchino”, ma, attraverso lo Stato, ai poteri forti (incluso il clero); e che da questi, prima che dalla mafia, subisce soprusi, angherie, perdita di diritti, ingiustizie. Poteri che del resto all’occorrenza possono servirsi per i lavori sporchi di quei mafiosi che a parole condannano. Ora preferiscono usarli come alibi, diversivo e spauracchio, per tenere sottomessa la popolazione: un uso mafioso della lotta alla mafia. Pensare che i mali d’Italia provengano dai 5000 abitanti di Oppido Mamertina, o dai 500 di San Procopio, è da stupidi e da vigliacchi.

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28 luglio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post  di F. A. Grana “Papa Francesco a Caserta, bestemmie in diretta su emittente dei vescovi Tv 2000”

I preti cercano costantemente di mettersi in una posizione di superiorità morale senza averla realmente meritata. In tutti i modi, ma sopratutto sfruttando la loro asserita contiguità col divino. Non si dovrebbe bestemmiare, anche per non dare ai preti un pretesto per salire sulla pedana di difensori di Dio. Alcune volte l’insulto sacrilego è un’invocazione estrema al Dio assente. I preti al contrario cantano Dio per potere meglio oltraggiare l’umanità.

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30 luglio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Gianbartolomei “Piemonte, “no a scuola pubblica se c’è veto paritaria”. Pd e Sel contro la norma”

In Piemonte la vara dello Stato si inchina ai boss papalini.

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31 luglio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Scuola, Giannini: “Veto paritaria? Stop a lotta fra statale e non statale”

Diversi commentatori si fanno distrarre dall’errore tipografico nel sommario dell’articolo: “ha” senza la acca. Ma l’errore da non trascurare è del ministro della pubblica istruzione, ed è di aritmetica. Per lei 2+2 fa 5. Questo è infatti l’esempio che si porta per illustrare l’artificio retorico detto della “media aurea”. Se uno dei contendenti sostiene che 2+2=4, e l’altro che 2+2=6, l’autorità preposta che voglia favorire il secondo può assumere la posizione apparentemente conciliante che 2+2=5. Perfino davanti al caso grottesco di una scuola privata, sovvenzionata, confessionale, che vieta allo Stato di aprire sue scuole, chi ci governa trova il modo di affermare che 2+2 non fa 4.

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1 agosto 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Gianbartolomei ” ‘Veto delle private sulle pubbliche’: Piemonte valuta costituzionalità della norma”

E’ già difficile comprendere espressioni come “uno e trino”, o “vergine e madre, figlia del tuo figlio”. Ma che debba essere la scuola privata a detenere un controllo amministrativo sulla scuola pubblica non può essere scritto che nel vangelo degli arraffoni.

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2 settembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Patriciello “Riina minaccia don Ciotti: uomini e uomini”

“Beati i miti, perché erediteranno la terra”. “Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati”. Secondo il Discorso della montagna, dolce sul piano poetico, velenoso su quello politico, chi subisce in questa vita si vedrà ripagato nell’altra. Anche i prepotenti se la godono in questa vita, ma sconteranno le loro malefatte a tumulazione avvenuta. Una sequenza “a scacchiera”. Se prima si perde poi si vince, e viceversa. Non si può accettare sul piano civile l’invito alla rassegnazione, a subire i soprusi; ma da quelle parole emana un certo pathos, legato all’alternarsi e alla caducità delle storie umane.

La posizione del clero su temi come la mafia è invece “win-win”. E’ in ottimi rapporti con la mafia, con la quale ha fatto e fa affari assieme, condividendone buona parte della mentalità e delle prassi di potere. Allo stesso tempo, grazie ad alcuni omicidi di preti degni, e ora grazie a una serie di provvidenziali spot, e all’eloquenza come quella di don Patriciello, sta dando ai preti la veste di coraggiosi oppositori della mafia. Il clero riesce ad essere sia mafioso sia antimafioso, e a trarre così vantaggio da entrambi i partiti. Può accadere al contrario che una persona comune, che capiti nelle grinfie di questi insaziabili che vogliono per loro tutte le beatitudini, quelle materiali e quelle morali, non solo sia perseguitata perché onesta, ma sia pure fatta passare per un poco di buono, da sorvegliare.

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11 settembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Politi “Suore uccise in Burundi: la tragica normalità di tre donne di Dio”

Bisogna sperare che si tratti solo di un delitto isolato, e non vi siano componenti di fanatismo religioso o di lotta tra poteri. E’ una forma di sciacallaggio anche l’impossessarsi dei panni delle vittime, e vestirli. Grande rispetto e considerazione per tre donne. Non per i clericali che, ringalluzziti da questo fatto orribile, vorrebbero fare passare queste suore per un campione rappresentativo di un gruppo sociale, il loro, che mediamente di africano ha solo l’affinità con gli sciami di locuste. I clericali che mirano a campare cento anni, e per un seme di grano come quelli che mi immagino seminassero le uccise ne seminano mille di zizzania.

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13 settembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana “Papa Francesco: “Una terza guerra combattuta a pezzi con crimini e massacri”

Stavolta, con il concetto che si sta combattendo una terza guerra mondiale a pezzi invece che tutta in una volta, il papa ha scelto di dire qualcosa di nuovo e interessante. Ma è una verità parziale, che con la sua incisività aiuta a tenere nascosta l’altra parte. La guerra, parafrasando il famoso detto, è la prosecuzione dello sfruttamento con altri mezzi. E’ il passaggio dal parassitismo alla predazione. Se non si vuole la guerra, l’orrore massimo, bisogna combattere il male alla radice: lo sfruttamento dei popoli, fra nazioni e interno alle nazioni, che avviene incessantemente, qui e ora, anche da noi. E che ormai anche da noi appare come una guerra a bassa intensità del potere contro le persone comuni. Una guerra che usa principalmente forme subdole e “legali” – ma anche quando occorre dosi di violenza criminale – per spremere la gente come arance e ottenerne denaro e soggezione. Guerra nella quale i preti sono maestri, e che, oggi, trovano di gran lunga più conveniente per i loro affari che la guerra guerreggiata. Da qui probabilmente il loro invito alla moderazione agli altri componenti della “Santa alleanza” che regge il mondo.

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@ Otello. E’ lei che mi ha convinto. Dire che il potere inganna e fa i suoi interessi è roba da complottisti che credono nei rettiliani. No, avete ragione voi isomerici: quello che c’è dietro a ciò che ci viene detto e mostrato è lo stesso di quello che c’è davanti. Tentare un’analisi è roba da disturbati mentali. E lei col suo sdegnato commento e le sue acute argomentazioni è la dimostrazione che voi persone dabbene ed equilibrate siete isomerici, avete una sola faccia; il lato B essendo uguale a quella che mostrate.

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@ Otello. Non si scaldi, se rispondo per le rime ai suoi insulti. Lei che difende il papa, non lo sa che bisogna porgere l’altra guancia? (O, per gli isomerici, una delle altre tre). Soprattutto se si è quelli che hanno cominciato. Se vuole vedermi, e mostrarmi la sua faccia per un consulto, venga lei da me. Si rivolga alla diocesi di Brescia, dove sanno chi sono e dove abito. Però glielo dico subito, nei casi di isomeria facio-podalica in genere c’è poco da fare.

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21 settembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana ” Papa Francesco in Albania, “paese che ha sofferto per un terribile regime ateo”

Credo che la presenza nella psicologia dei singoli di una sana dimensione religiosa, che può anche essere atea, favorisca una società sana. Ma sia la defunta “chiesa” comunista d’Albania sia il sempre rampante clero cattolico sono casi di fonti nocive, alle quali è meglio non beva chi voglia dissetare la propria sete di senso religioso della vita nei termini della costruzione di una società giusta, prosperosa e pacifica.

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@ Giovanna. Per “senso religioso” intendo la sensazione, la credenza, che vi sia un piano superiore, al quale noi siamo sottomessi. Il senso religioso è connaturato all’uomo; la sua forma spontanea vede varie divinità, o il Dio dei monoteisti, costituire questo piano; una concezione che, qui sono d’accordo con lei, è stata dannosa, e anche catastrofica. Una soluzione a ciò è rifiutare l’esistenza di questo piano superiore; ma mi pare che il materialismo che comporta conduca anch’esso a danni e storture. Io penso che il piano superiore andrebbe riconosciuto, ma andrebbe popolato di principi etici, di principi universali che assicurino la miglior convivenza possibile. L’uomo sottomesso a un Dio è in pratica al guinzaglio dei preti; ma anche l’uomo che crede di essere sovrano, non sottoposto a nulla, diventa spesso una caricatura patetica e pericolosa. Credo che essere uomini sia anche scegliersi un padrone, che non sia né un Dio, né leggi umane né convezioni, né il ventre “veluti pecora”, ma leggi morali che, interne a noi, ci sovrastano come un cielo stellato. Leggi alle quali obbedire, sordi ai comandi in contrasto con esse, da qualsiasi bocca provengano.

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21 settembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana ” Papa Francesco: “Gli estremisti travisano la religione, nessuno si faccia scudo di Dio” “

Sugli estremisti che travisano la religione qui ha ragione il papa:

G Bernanos, I grandi cimiteri sotto la luna. (Sulla guerra civile spagnola).

“L’antivigilia, duecento abitanti della vicina cittadina di Manacor, giudicati sospetti dagli italiani, erano stati tirati fuori dai loro letti, in piena notte, condotti in massa al cimitero, abbattuti con una palla nella testa e bruciati in mucchio un po’ più lontano. Il personaggio che le convenienze mi costringono a chiamare il vescovo-arcivescovo aveva delegato laggiù uno dei suoi preti il quale , con le scarpe nel sangue, distribuiva le assoluzioni tra una scarica e l’altra. “

Quando sentiamo i preti pronunciare parole di pace contro qualcuno, quando sentiamo chiunque, muezzin, rabbino, congressman, unire religione e guerra ricordiamoci delle scarpe del prete spagnolo distaccato presso le valorose truppe italiane dal vescovo sostenitore di quella che lui chiamava la “nuestra santa guerra”.

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24 settembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana ” Papa Francesco: “Anche la Chiesa superi la diffidenza verso i migranti” “

I migranti sono parte dell’attuale macchina per fare profitti:

“Nei paesi ricchi i salari sono determinati più dai controlli sull’immigrazione che da qualsiasi altro criterio, inclusa la legislazione sui salari minimi. Come viene stabilito il tetto massimo di immigrati? Non dal «libero» mercato del lavoro, che, se lasciato a se stesso, finirebbe per rimpiazzare l’80-90 per cento dei lavoratori locali con manodopera straniera più conveniente e spesso più produttiva. La soglia d’immigrazione è in gran parte stabilita dalla politica.” (Chang, 23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo).

E’ la stessa macchina che quando conviene li uccide nei loro paesi natali. I rimproveri moralistici sull’immigrazione sono principalmente coperture per nascondere la vergogna di questa Babele. Sono discorsi voluti da chi non vuole né il bene dei migranti né il nostro, ma pensa a come sfruttare entrambi, creando un disordine a lui favorevole. Gli stranieri basterebbe rispettarli, non derubarli, o se del caso aiutarli, a casa loro, e non obbligarli così a venire da noi. Ne guadagneremmo tanto, vivremmo meglio e in pace, sia loro che noi . (v. “La pietà coi numeri e altre forme minori di pietà”).

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2 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Evangelisti ” Satira su preti pedofili, il parroco di Livorno contro il titolo del Vernacoliere”

Il fedele e il confessore. – Padre, ho peccato. Ho abusato di un ragazzino. – Uhm. E poi, cos’altro ? – Poi … ho bestemmiato. – E’ comprensibile, non stanno mai fermi. Il guaio è che i prefetti fanno ben altro che “invitare alla saggezza e alla prudenza” quando c’è da coprire crimini di notabili e di poteri forti.

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19 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F:A: Grana “Bergoglio beatifica Paolo VI. “Instancabile apostolo”. Con Francesco anche Ratzinger”

La santità di papa Pochino

“Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo” (Aldo Moro, ultima lettera alla moglie). Montini, che ebbe da Pio XII la delega ai servizi segreti, è stato invece instancabile in altri campi, dalle ratlines per esfiltrare i nazisti in Sud America alla P2, che ha avuto un ruolo anche nella dittatura argentina. Questa beatificazione del papa dell’OSS di Portella e della CIA di Moro da parte del papa passato attraverso l’Argentina dei desaparecidos impensierisce. Forse lo faranno santo patrono delle “barbe finte”; o delle anime finte, posticce come le barbe.

Sembra invece non usurpata la sua fama di “papa intellettuale”. Woityla, nella sua prima visita a Brescia – città montiniana, cioè catto-massonica – citò una frase di Paolo VI che dice pressapoco che “un giorno solo la chiesa proteggerà la scienza”. Una profezia singolare, che, anche se non si è avverata, tutt’altro, perché la chiesa ha le mani in pasta nella degenerazione della scienza a fini di profitto, fa supporre che egli avesse superato la propaganda, sia clericale, sia scientista, e fosse in possesso di una visione chiara, non banale, dei reali rapporti tra scienza, capitalismo ed etica. Questi pezzi grossi del clero, Bergoglio lo fa spesso, di tanto in tanto fanno balenare il Vero e il Giusto che contribuiscono a tenere incarcerato e nascosto.

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25 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Francesco: “La famiglia imbastardita dalle convivenze part time” “

Come al solito, c’è del vero nel descrivere una situazione, in questo caso l’attacco alla famiglia, della quale il clero è tra i maggiori responsabili: sostenendo il modello liberista, che disgrega le formazioni sociali, perché vuole avere avere una folla di individui isolati, più manipolabili. Insieme a ciò, con la pratica della “pulizia confessionale” da parte dei preti, che favoriscono con le raccomandazioni e i particolarismi il costituirsi di famiglie pro-clero, dando lavoro e tranquillità a chi si arruffiana col parroco, o con mille congreghe, mentre discriminano e cercano di svantaggiare chi non si sottomette. Per poi aggiungere al danno la beffa della riprovazione per la vita familiare “imbastardita” degli esclusi. Tolstoj quando scrisse “Tutte le famiglie felici sono uguali” non intendeva che sono tutte affiliate a CL. Data la qualità umana dei baciapile, credo che anche questa forma di selezione porterà a un imbastardimento della popolazione.

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29 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa: “Io comunista? Amore per i poveri è nel Vangelo. Proseguano la lotta”

Dato che tanti si sono detti comunisti, e hanno detto di essere per i poveri, per poi mettersi d’accordo con Licio Gelli e servire il peggior capitalismo, non dovrebbe sorprendere che il papa adotti una livrea mimetica rossa. Anche se dispiace, pensando che prende il posto dei comunisti veri che hanno fatto il volo e ora dormono sul fondo del Mar della Plata, quando Bergoglio era in Argentina ma questi accostamenti non li faceva.

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@ Andres. Timeo Danaos… Uno dei guasti della mentalità cattolica è questo vedere le divisioni come sempre negative. Ciò porta a strani abbracci che invariabilmente si rivelano mortali. Il papa fa il capo della Chiesa. Che non è un’organizzazione di beneficenza o un movimento per l’emancipazione dei popoli. Se si vuole liberarsi dall’oppressione bisogna rivolgersi altrove (e nemmeno ai comunisti, a mio parere). Che il papa voglia fare davvero qualcosa di buono, che voglia che il clero cessi di essere un peso e contribuisca invece a un miglioramento sociale, lo si vedrà dalle azioni concrete. La pretesa di essere giudicato dalle sole parole non è un buon segno. Parole e gesti simbolici che appaiono suggeriti, se non dal demonio, dalle grandi multinazionali di pubbliche relazioni alle quali il Vaticano si affida. E che di sicuro non sono comuniste, essendo un’industria che ha servito anche la giunta Videla.

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@ Andres. Non disturbano neanche me; ma neppure mi “stupisco” come dicono di essersi stupiti gli esperti di fumo del Leoncavallo. Provo un senso di stanchezza davanti a questi stunt, e a questo gridare al miracolo perché un papa dice parole a effetto. Non credo che sia “la prima volta in 2000 anni” che un papa a parole prende le parti dei poveri. Sarebbe la prima volta, forse, se ci fosse un papa che non pretendesse che le sue parole vengano prese per fatti. Un papa uomo, non semi-divinità, che non facesse proclami che non siano proporzionati a ciò che fa nel concreto. Quanto alle multinazionali, comincio a pensare che questo papa sia una specie di peronista, che terrà buoni i descamisados. Non credo che corra i rischi di quei sudamericani o centroamericani che non piacevano alla ITT o alla United Fruit. O alla Ford.

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@ Andres. Fece scalpore a fine Ottocento anche la Rerum novarum, che per di più era un’enciclica, che ebbe qualche effetto. Allora, quando si profilava il pericolo del marxismo, si parlò di “papa dei lavoratori”. C’è un passo nei libri sacri dove si dice di un cammello (o era una gomena) e della cruna di un ago. Ricordo da bambino a fine anni Sessanta a Siena, città rossa, un’ omelia, che mi colpì, perché il celebrante, un olivetano, disse che “chi è ricco non può essere onesto”. Discorsi del genere in effetti da qualche tempo se ne sentivano pochi. I preti possono avere mille registri, a seconda delle circostanze. Mi pare che lei si sforzi di estrarre succo da dove non ce n’è molto. Per me questi annunci sono solo varianti dei consueti giochi di prestigio dove l’oro che i preti si prendono sembra trasformarsi in morale che i preti elargiscono.

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29 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Kanakis “Papa Francesco, ho scovato l’anti-Renzi”

Anna Kanakis ci rivela che l’antipapa è Renzi. Mi correggo, che il papa è l’anti-Renzi. In passato la signora prediligeva Cossiga tra quelli da elogiare come “buoni”. Speriamo che Bergoglio non ci salvi da Renzi come Cossiga salvò Moro da quelli che lo volevano morto.

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@ Anna Kanakis. Lei ha una sensibilità spiccata, ma fortemente selettiva, nel riconoscere qualità morali nei potenti. Cossiga è stato un uomo politico e le sue responsabilità, di portata storica, non possono essere coperte incasellandole come lei fa come problematiche interiori, e come accuse dalle quali la persona non si può più difendere. Lei vede l’uomo Cossiga; che le appare un po’ come oggi le appare Bergoglio. Io vedo l’opera attuale di quelle organizzazioni che gestirono l’assassinio di Moro quando Cossiga era ministro dell’interno; e penso che gli acquarelli dai colori tenui che lei espone siano tragicamente impropri (per non dire grottescamente falsi).

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@ Anna Kanakis. Sa, leggendo i suoi commenti politici mi viene un poco in mente il romanzo “Delitto di Stato”, di Maria Bellonci, dove vicende di palazzo sono filtrate e trasfigurate da una sensibilità femminile. Forse il suo interesse per la letteratura potrebbe essere più proficuo se orientato su altri soggetti.

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29 ottobre 2014

Blog de Il Fatto 

Commento al post “Papa Francesco, Leoncavallo: “Parole più a sinistra di quelle dei partiti di sinistra” “

Anche Mussolini a parole era su posizioni più di sinistra dell’attuale “sinistra”; col fascismo sociale, poi copiato in Argentina da Peron. A parte i leoncavallini, opportunisti quanto la sinistra che criticano, non è che con questo papa dall’Argentina ci sta rimbalzando il peronismo, o qualcosa del genere?

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14 novembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana: Papa Francesco: “Tante persone costrette a lavorare in nero e senza garanzie” 

E’ in corso un’aggressione delle classi parassitarie verso le classi subalterne. Il clero, che il papa rappresenta, sta di fatto dalla parte dello sfruttamento. Il papa però ora sostiene, con parole e gesti simbolici, di essere dalla parte degli sfruttati. Sulle parole dal papa si può fare una scommessa, come quella proposta da Pascal sull’esistenza di Dio; ma al contrario: conviene non credergli. Se le sue parole fossero sincere, lo si vedrà coi fatti; se sono le solite parole mielate che i preti usano per conquistarsi la fiducia delle vittime, non ci si sarà cascati. Credere alle parole di un papa senza garanzie è da sprovveduti; oppure è da ruffiani, che dicono di crederci nella speranza che gli venga lanciato qualche avanzo del pasto.

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18 novembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana “Papa Francesco: “Tanti dirigenti corrotti, sono in stato di putrefazione””

Zaccheo, ricorda il papa, promette di restituire 4 volte quello che ha rubato. Invece se si intralciano i preti nei loro affari sporchi, mostrando loro che si stanno comportando da banditi, la reazione è più quella della criminalità organizzata verso i guastafeste. Pertanto a me queste uscite del front-man dei preti sul marciume all’interno dei sepolcri imbiancati ricordano, per analogia, quel gangster che descrive disgustato le nefandezze della sua banda a un gruppo avverso nel quale chiede di entrare, e che in realtà è stato mandato ad infiltrare.

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26 novembre 2014

Blog de Il fatto

Commento al post di M. Politi “Papa Francesco a Strasburgo: il pontefice dei poveri e la sordità dei politici”

La banda di usurai che affondano le loro grinfie nella carne della nazione italiana ora può contare anche sul papa come good cop.

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27 novembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Vaccino esavalente, “nesso causale con autismo”. Indenizzo per bimbo di 9 anni” 

Non è che una sentenza che arbitrariamente dà credito a un’ ipotesi non ha “alcun peso” perché dal punto di vista scientifico non fa testo. La sentenza , che è stata ripresa anche da siti stranieri, rinfocola la polemica, e condiziona l’opinione pubblica. Jasanoff ha osservato che le decisioni giudiziarie su temi scientifici condizionano il pubblico molto più della sola scienza. Mettere una pulce nell’orecchio sui potenziali pericoli dei vaccini può essere utile. Ma l’argomento è complesso, e qui si disinforma invece di chiarire, con un’accusa ai vaccini scientificamente infondata.

La sentenza viene resa nota insieme alla notizia dell’incontro del papa con bambini autistici, genitori e addetti ai lavori; dal Bambin Gesù, ospedale del Vaticano, si è commentato come mentre in USA si considera che un bambino su 68 rientri nello “spettro autistico”, in Italia si fanno troppo poche diagnosi. Le due notizie pubblicizzano l’autismo, e vanno a favore della sovradiagnosi e della misdiagnosis, e quindi dell’espansione truffaldina del mercato dei farmaci al ritardo mentale, ad altri disturbi e a varianti normali.

E’ interessante la tesi del giudice come tronista, che non ricerca la verità, ma emette sentenze a seconda di quale delle due parti sia stata più brava a convincerlo; anche sui temi che riguardano la salute, che destano allarme nel pubblico, e che fanno guadagnare o perdere grandi quantità di denaro all’industria e alla finanza.

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12 dicembre 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post d P. Gomez “Corruzione, Re Giorgio Napolitano è nudo. Davanti ai vescovi”

Presepio 2014. Sono nudi anche i vescovi. Ma chiedere di riconoscere che sono nudi sia il bue, sia l’asinello che viene detto cornuto dal bue, e anche il bambin gesù – Grillo, mandato dal padre a salvare la mangiatoia, e scaldato dal fiato dei due grossi animali, sarebbe pretendere troppo dagli italiani. Per di più sotto Natale.

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[in risposta a: Nicoletta: “Ma hai già cominciato a bere dal mattino? Datti una regolata”] Eliminato insieme ai commenti ingiuriosi ai quali rispondeva.

No, è che pensavo a quelli che credono che i preti possano fare la morale sulla corruzione; e a quelli che credono che siccome Grillo ha scoperto che in Italia c’è la corruzione, allora obbedendo a lui e a Casaleggio hanno modo di fare valere la superiorità morale che si sentono dentro. E mi sono venute alla mente metafore zoomorfe. Mi dispiace di avere così urtato la vostra sensibilità.

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@ dinamo62. Parafrasi per dinamo62 e c. Napolitano accusa genericamente di eversione chi è stomacato dalla classe dirigente, ma rappresenta lui stesso una forma di eversione dall’alto. I vescovi fingono di contrastarlo condannando la corruzione, malcostume del quale sono tra i maggiori responsabili e beneficiari. Tutti e due con questo battibecco contribuiscono a fare credere che la soluzione sia Grillo, che raccogliendo i voti dei semplici e dei presuntuosi e riducendo quindi il non voto salverà il sistema caro a Napolitano e ai vescovi. Tanti italiani sono incapaci di istanze autenticamente popolari: sono incapaci di concepire la politica come altro che parteggiare per uno o per l’altro dei potenti sul palcoscenico; e basta poco per ottenere il loro appoggio. Condividono in realtà le idee di Napolitano, che sia eversivo non mettersi comunque sotto a figure di potere, anche nel contestare gli abusi del potere.

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24 dicembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Padellaro “Papa Francesco: perché stiamo con Bergoglio”

Padellaro, già direttore de l’Unità, rappresenta l’uomo di princìpi che sa stare al mondo. Ieri era la giustizia sociale, oggi la spiritualità. Ieri era il potere politico derivante dal consenso delle masse, oggi il potere della Chiesa: questo alto sentire varia i suoi enunciati coi tempi, ma resta sempre orientato verso il potere. E quindi verso i benefici che il potere comporta o che elargisce. Più sento queste mielose dichiarazioni di affinità col capo eletto di coloro che prosperano all’ombra del Crocifisso, più rivaluto la figura del Cattivo Ladrone.

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27 dicembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Padellaro “Natale di pietra”

La strumentalizzazione degli “ultimi” a favore delle classi privilegiate

“Qui, infatti, l’ipocrisia e il cinismo, o specularmente la cattiva coscienza e l’autoinganno, sono probabilmente le disposizioni strutturali in quanto queste classi sono tenute a riprodurre e a sviluppare costantemente le condizioni di un modo di vita privilegiato […] all’interno di un immaginario che si struttura – a differenza di quello delle élite precedenti – sulla negazione delle disuguaglianze che fondano quei privilegi. È, indubbiamente, tale dispositivo quello che spiega, fra l’altro, il ruolo insolito che gioca, nella buona coscienza delle classi privilegiate contemporanee, la compassione filantropica per “l’escluso”, che sia il senzatetto, l’immigrato clandestino, il giovane di periferia … Il fatto è che l’escluso, se gli si assegna il monopolio della sofferenza legittima, presenta un doppio vantaggio: innanzi tutto quello di appartenere a una categoria minoritaria per definizione (il che limita automaticamente il campo dell’ingiustizia e quindi quello della cattiva coscienza); poi, e soprattutto, quello di permettere con la sua stessa esistenza di spostare in un colpo solo l’insieme dei lavoratori ordinari, inseriti nel sistema di sfruttamento classico, dalla parte dei benestanti e dei privilegiati. “ (J.C. Michea. Il vicolo cieco dell’economia. Sull’impossibilità di sorpassare a sinistra il capitalismo).

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29 dicembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di T. Nocchetti “Papa Francesco a Napoli, 200mila euro stanziati: anch’io ‘vorrei una Chiesa povera’”

Il papa chiagne e i suoi sottoposti fottono.

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1 gennaio 2014 Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Francesco: “Lotta alle schiavitù di oggi”. Nel 2015 viaggio in Asia e Sinodo”

Il papa ha mosso “l’invito ‘no global’ a non acquistare prodotti realizzati attraverso lo sfruttamento di altre persone”. La Chiesa ha i mezzi per redigere e pubblicare un elenco di tali prodotti. Che il papa faccia preparare e pubblicare un tale elenco. Otterrebbe così un duplice risultato. Mostrerebbe che non si limita a uscite a effetto, ma che fa sul serio nel ripudiare il partito dei potenti dei quali fa parte. Inoltre, dopo secoli di “Index librorum prohibitorum” riscatterebbe la Chiesa, pubblicando un indice a favore non più dell’oppressione ma degli oppressi; contribuendo in maniera fattiva a difendere la libertà di cui a parole si dice sostenitore.

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@ Kurohata. Parlare in astratto quando si può indicare il concreto non è una virtù. Da come la metti, quella del papa non sarebbe che una “grillata”; una sparata mediatica tutto fumo e niente arrosto. In effetti, il clero ha una tradizione nell’incitare a combattere il peccato mentre fa affari col peccatore. E quindi ha cura di evitare di entrare nei “dettagli”, cioè l’indicare esplicitamente le situazioni materiali che denuncia a gran voce come peccaminose. Penso ai prodotti farmaceutici, dove spesso sono i consumatori, cioè i pazienti – e i sani – ad essere barbaramente sfruttati. Nella medicina “cattolica” e a in quella “antipapista”. Accomunate dall’adorazione del dio quattrino.

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7 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana “Papa Francesco fa la riffa: in palio una Panda. Incasso in beneficenza ai poveri”

Un’elemosina coi soldi degli altri, ottenuti celebrando un rito consumista. Ma qui si sta scuotendo la società dalle fondamenta.

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15 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Bergoglio: “Non si può deridere la fede. Uccidere in nome di Dio? Aberrazione”

Non si possono offendere le credenze religiose come parte integrante dei valori delle singole persone. Ma non si può neppure bestemmiare l’Uomo in nome di Dio, come fanno di continuo, escogitando mille modi, mille pretese, mille proclami i preti e i sedicenti “credenti” delle varie religioni. Il mondo sarebbe non pacificato, ma meno arroventato se si stabilisse che nella sfera pubblica “la fede” viene dopo i valori naturali universali condivisi; che in campo politico Dio viene dopo l’Uomo. Se non si salva prima l’Uomo non si salva neppure Dio. Dio, se ci fosse, non si offenderebbe di questo “secondo posto” a cautela della pace e della civile convivenza; a differenza di quelli che lo usano come scudo e come arma per le loro guerre di sopraffazione.

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@ Gabriele Aleandri. Il clero nella vita politica è fuori posto come i mercanti nel tempio. Invece i preti perseguono il potere politico, i mercanti trafficano in chiesa e i politici mettono su bottega.

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19 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al  post di V. Gentili “Charlie Hebdo: l’irritante irreverenza dell’ateo”

“Irritante irreverenza dell’ateo”? Su che basi ci si pone in questo atteggiamento di condiscendenza? Le credenze religiose personali vanno rispettate. Ma le professioni di fede come mezzo per ottenere di essere considerati speciali, no. E’ bene che non sia rispettato l’uso della religione (o di qualsiasi ideologia) per pretendere un particolare “rispetto”, o addirittura “reverenza”; per recintare nell’agorà un luogo “sacro” dal quale operare in posizione di privilegio, di presunta superiorità morale, di impunità. Una tattica che è sempre stata fonte di ingiustizia e strumento di sopraffazione. La “reverenza” bisogna meritarsela coi comportamenti. E’ bene che non venga accordato alcun atteggiamento reverenziale verso chi si atteggia a uomo di fede, o a pia donna, per ottenere rispetto mentre non rispetta gli altri.

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20 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Saletti “Charlie Hebdo: solo la religione merita il rispetto che si deve a una ‘madre’?”

Cominciarono ad accusarmi di libertinaggio, non essendoci leggi antiblasfeme. Poi mi rinchiusero per pazzo, e qui un infermiere cattolico mi uccise di botte. La mia colpa fu questa: dissi che Dio mentì ad Adamo, e gli assegnò di condurre una vita da scemo (Lee Masters, Antologia di Spoon River)

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22 gennaio 2015

Blog de Il Fatto 

Commento al post di M. Patriciello “Pedofilia, urge un dibattito scientifico per continuare a riflettere”

E giustamente sono anche cattivo, deve avermi sciupato l’indifferenza di una mamma ostile, c’ho l’Io devastato da trauma infantile. E’ solamente mancanza di amore, io sono buono, non c’entro, se vi faccio del male non reagite sono debole di dentro. (Giorgio Gaber)

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La pedofilia, attrazione sessuale orientata esclusivamente o primariamente verso prepuberi, va distinta dalla violenza sessuale su bambini. Non tutti i pedofili violentano i bambini e non tutti i violentatori di bambini sono pedofili. La pedofilia è già oggi considerata un disturbo mentale. Nell’articolo il prete, mentre chiede di considerarla malattia, non distingue tra pedofilia e violenza sessuale su bambini. Tende così ad alleggerire la responsabilità giudiziaria e lo stigma sociale sulla violenza su minori, inglobando anch’essa nella sfera della “malattia”. Le sue posizioni sono coerenti con gli interessi del clero in tema di violenze dei preti su minori.

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26 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana “Cei, Bagnasco: “Libri sul gender a scuola sono colonizzazione ideologica” “

C’è del vero nelle parole di Bagnasco sulla volontà di colonizzazione ideologica. Il liberismo vuole una società disgregata, di individui poco sorretti dalla rete familiare; individui isolati e senza solidi punti d’appoggio, e perciò più malleabili come consumatori e come sudditi. C’è anche tanto di vero nelle accuse al clero di volere controllare le famiglie; di condizionarle per trarne potere, ricattando gli adulti e indottrinando i bambini; di insinuarsi a loro vantaggio in fatti privati che non possono riguardarli, di instillare sensi di colpa e ipocrisia, di favorire le famiglie dei loro e sabotare le famiglie di quelli che non si sottomettono. Il liberismo porta verso rapporti familiari sfuocati e fragili; il clericalismo, verso una famiglia gretta e soffocante. Né i preti, né gli strozzini, che peraltro litigano tra loro solo di giorno, sono buoni maestri su come creare e condurre una famiglia.

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@ VeronikaVeg. Facevo un discorso più ampio. Mi pare sia in atto un invito ad abbracciare stili di vita adatti agli interessi liberisti. E che poi si dipinga tale spinta come “promozione dell’integrazione”. Qui sul Fatto c’è una divertente rubrica che invita regolarmente uomini e donne ad acquistare “sex toys” per quello che può essere chiamato “monoerotismo”. Non ho letto il piano di educazione sessuale che citi. Ricordo una vecchia vignetta del NY Times. Due bambini dell’asilo. Uno dice: “”Jane ha due mamme”. L’altro: “Cosa vuol dire ‘due’?”. I giovani hanno poche prospettive, li si manda allo sbaraglio, non li si attrezza per la vita, non si favorisce la loro crescita, non si permette davvero loro di scegliere; gli si impedisce di fatto, con la disoccupazione, di fare figli e mettere su famiglia con una persona dell’altro sesso se hanno questo ghiribizzo tra i tanti leciti (e su questo i preti tacciono); ma si ha “premura” di educarli all’integrazione sessuale. Non dico che ciò che viene insegnato dal piano che tu lodi sia sbagliato; probabilmente conterrà anche buoni insegnamenti sull’accettazione degli altri. Ma, ritengo, è parte di un movimento strumentale che mira a promuovere comportamenti personali per interessi particolari, e come tale pericoloso e portatore di squilibri. Come la predica dei precetti cattolici del resto.

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@ ekkekkakkien. Se il liberismo vuole la famiglia tradizionale, perché la combatte ? Tu dici “gomploddo”. Fatti vedere le adenoidi, questa pronuncia nasale che si riversa addirittura nello scritto preoccupa. Un tempo si diceva che l’ipertrofia delle adenoidi compromettesse la crescita del cervello. Una teoria falsa, ma che a volte si sarebbe portati a rivalutare.

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@ fuzzylogic. Se parli per sentenze è già tanto che ti si risponda. Non si capisce se sei un prete o il suo omologo speculare in campo avversario.

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15 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Bergoglio ai nuovi cardinali: “Non isolatevi in una casta” “

Nell’Ancien Regime il clero era il “Primo Stato”. Parlando delle ambizioni dei preti dire “casta” è riduttivo. I preti pensano in grande. Il fare della Sicilia, da regione occupata dalla mafia, la “porta aperta all’Africa” suona come l’annuncio dell’avvicendamento di una piaga con un’altra. O della sovrapposizione di calamità. Forse dovrebbero chiedere ai siciliani, che hanno 2000 anni di storia come colonia, se vogliono fare la porta d’accesso per gli africani.

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16 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Francesco, smacco alla politica: niente messa con parlamentari e governo”

Questo papa è un dono della Provvidenza. Proprio quando la credibilità della politica è al suo nadir; quando anche il più fantozziano degli elettori deve ammettere che si è fregato con le sue mani dando fiducia a persone indegne, il papa fa una mossetta e riaccende nei tanti cuori ovini la speranza di avere ritrovato un nuovo potente, un nuovo duce, sotto la cui ala cercare rifugio. Il sistema è salvo. La nuova stella è a capo della banda di sfruttatori più abile e potente, che ha una tradizione proverbiale nel proclamare una cosa per meglio praticare l’opposto, osserverebbero i pagani. Dai cattivi politici bisogna liberarsi, democraticamente, da soli, in primis prendendo coscienza della situazione, invece di aspettare il “liberatore” di turno, se non si vuole ricadere nella stessa passività verso un diverso padrone; sibilerebbe qualche cattivo maestro. E’ abnorme, e non porta bene ai popoli, affidarsi a capi religiosi in campo politico, sentenzierebbe un inviato di Satana. Ma come ispirato da divina colomba Egli ha alzato un sopracciglio davanti alla masnada che lo stesso clero ha contribuito a mettere a capo dell’Italia che affonda; tanto basta all’italiano medio per poter ritornare a soddisfare rapito e con rinnovato slancio il desiderio di vassallaggio che gli rugge dentro, da troppo tempo ormai mortificato e represso da una realtà impudica.

@ Esperio. La rivoluzione per essere efficace deve cominciare “in interiore homine”, ha scritto Luciano Bianciardi (citando S. Agostino). Che ci siano giganti buoni che “ci pensano loro” era una pubblicità di Carosello; non una sveglia, ma una bella fiaba per mandare a letto rassicurati i bambini.

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19 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post ” Trattativa, cappellano in aula: “Un amico dei servizi mi ha sconsigliato di deporre” “

I rapporti di collaborazione tra preti e servizi segreti, e le comuni responsabilità nelle pagine più sudice della storia dello Stato repubblicano (incluso l’omicidio Moro, citato in chiave apologetica da questo prete con amici nei servizi) sono parte integrante del nucleo criminale che condiziona le sorti del Paese; costituiscono uno di quegli aspetti chiave nascosti e coperti da omertà che permetterebbero di capire tante cose e prevenire tanti mali.

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24 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. C. Caselli “Corruzione, le parole del Papa e i politici sordi”

Il papa certamente sa parlare. Le sue prediche contro la corruzione possono avere un peso. Ma sono parole, che hanno effetti molto deboli. Sull’altro piatto della bilancia, abbiamo un clero che ha informato della sua cultura la nazione. La loro concezione gerarchica della società e quella per la quale lo Stato è subordinato a poteri etici, cioè ai preti, il loro paternalismo e particolarismo, il perdono come opzione al bisogno, la crudezza dei rapporti di forza dietro l’ipocrisia barocca, il criterio mafioso per il quale nulla spetta ma tutto è grazia concessa dall’alto, hanno fatto dell’Italia una nazione nella quale la corruzione è intessuta intimamente nella società. La massa degli italiani non sa, sinceramente, cosa voglia dire essere cittadini, e i vantaggi, oltre che i limiti, che ciò comporta. Anche se quando vuole la descrive magistralmente, il clero è più fonte di corruzione che opposizione ad essa. Le società calviniste invece, con la loro idea del successo come segno della predestinazione, inducono a forme diverse di corruzione, che istituzionalizzano, rendono legale, lo sfruttamento, del quale la corruzione nostrana è solo una declinazione. Sembra che i magistrati siano solidali col papa per passare anche da noi dalla corruzione “tridentina” a quella luterana, come vogliono le forze della globalizzazione. Purtroppo probabilmente il risultato sarà un ibrido delle due, con i preti e i magistrati custodi, come sempre, del nuovo assetto.

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@ Otello. Per ciò di cui stiamo parlando, essere cittadini significa considerarsi parte responsabile di una comunità solidale, entro la quale i rapporti di interesse sono regolati da accordi equi prestabiliti, dagli effetti prevedibili, detti leggi, anzichè solo da contrattazioni personali volta per volta, né da rapporti di forza. Significa comprendere che vi sono beni comuni che è conveniente, anche da un punto di vista egoistico, tutelare come tali, anziché considerare la loro tutela come un impaccio che si può scavalcare, magari con la benedizione del parroco. C’è in effetti una religiosità nell’accettare ciò; se non ti piace (ma conoscendoti, penso che sia perché ti piacciono le religiosità che vestono i paramenti ecclesiastici) puoi leggere il discorso pre-cristiano di Pericle “Ad Atene noi facciamo così”. Se non ricordo male, fu Aristotele a dire che anche la cittadinanaza dovrebbe essere considerata una magistratura.

@ Otello. I beni comuni sono quelli che empiricamente dimostrano di dare i migliori frutti se considerati come un bene collettivo. Del quale non bisogna abusare. Es. classico del passato sono i “commons”, i pascoli comuni. Si sottovaluta come le cure mediche e il diritto alla tutela della salute siano da considerare un bene comune: si è visto che se ognuno fa parte a sé tenderà a pretendere il meglio del meglio, senza limite; ciò porterà a fornirgli le cure più lucrose, anche se inefficaci, o solo marginalmente utili; e non solo altri resteranno scoperti per cure utili, ma, date le componenti probabilistiche presenti in tante procedure mediche, lui stesso non avrà le cure ottimali. E’ assimilabile a un bene comune un valore come l’onestà, che in una società ricca come la nostra porta a una vita più tranquilla e sicura per tutti. Le “volpi” della vita comune finiscono a loro volta in pelletteria; quanti furbi di successo vengono bidonati una volta che si rivolgono alla medicina. Sulla “libertà di religione” occorre qualche cautela, perché le religioni confessionali in politica sono corrosive dei diritti: tendono ad aggredire le libertà altrui (il tuo tono ne è un piccolo esempio). Nonostante pretendano di riferirsi all’assoluto, e quindi a ciò che è supremo, e di farsene portavoce, le religioni nella vita pubblica dovrebbero essere in posizione subordinata, rispetto al primato dell’umano. E che cos’è l’umano… ?

@ Otello. Anche io quando sento i tuoi complessi e perentori ragionamenti avrei l’impulso di rifugiarmi nel mondo incantato della fisica. E occuparmi della teoria delle stringhe. Non quella che vuole unire meccanica quantistica e relatività generale. La teoria delle stringhe delle scarpe, che dovrebbero costituire una carrucola composta.

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28 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Francesco contro ‘false cooperative’: “Ingannano per scopri di lucro” “

28 febbraio 2015. E’ morto Pasquale Barra, detto ‘O animale. Si dice che abbia affondato i denti nelle viscere di chi aveva appena ammazzato a coltellate. Il papa esorta le cooperative a non essere ipocrite, e dice che la sanità “è un campo delicato”. In genere, quando una figura istituzionale definisce una certa questione come “delicata” intende dire che si stanno commettendo azioni illecite e impresentabili, che però si possono tenere coperte e proseguire a patto di maneggiarle con cura. La codeword “delicato” è adattissima in effetti a tanti affari della medicina, cha attirano frotte di benefattori – incluse le cooperative – per i quali sono appropriate le parole di Bergoglio sulle cooperative corrotte: “dietro a una facciata onorata perseguire invece finalità disonorevoli e immorali”. Massima delicatezza; nulla a che vedere con Pasquale Barra, che, scrissero i giudici, accentuava la sua aura di crudeltà per fare più paura. Sono invece le figure rassicuranti di medici, preti, scienziati, magistrati, carabinieri, etc. a sostenere quella medicina che Jacques Attali ha chiamato “l’ordine cannibale”, e che a volte porta sui tavoli delle sale settorie corpi che sembrano essere passati sotto le zanne di bestie feroci.

@ Edmondo. I “casini” sono solo quello che emerge. E’ nella routine, nella quotidianità, che il loro Cristo viene negato, negli ospedali cattolici così come nei non cattolici; una indifferenza rispetto ai principi professati che è una manifestazione pratica della non esistenza di Dio. Quelli cattolici però hanno la statuetta della Madonna e ci sfiniscono di prediche su come loro siano ispirati dal Signore, mentre badano a succhiare soldi come idrovore.

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8 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Ferrara “Alex Zanotelli, una vita dalla parte degli ultimi”

Se anche, ripulito dell’abbondante saliva della slurpata dell’articolista, fosse questo stinco di santo, e allora? Ci saranno eccezioni, ma l’indole media del clero non è emancipatrice ma parassitaria; e i santini di personaggi con l’aureola sono tra le chincaglierie con le quali abbindolano chi sfruttano.

@ Maurizio Rosso. Come per i mafiosi che esigono il pizzo, o gli amministratori locali che vogliono la mazzetta, non è che chi subisce la loro influenza deleteria deve “frequentarli” per dire come si comportano. Anzi, raccomando a chi voglia preservare quel poco di virtù che può avere di evitare tali cattive frequentazioni.

@ Savoia Marchetti. Fidatevi. Che Zanotelli sia un santo ve lo dice uno con per avatar un bombardiere con tre fasci littori, l’aereo di Mussolini che operò anche in Spagna; quando i preti si aggiravano “con le scarpe nel sangue” tra i cadaveri di quelli che avevano fatto fucilare dagli italiani (Bernanos, I Grandi cimiteri sotto la luna).

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8 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Francesco a Cl: “No spiritualità d’etichetta. Non siate impresari da Ong” “

Il papa critica la spiritualità attuale delle locuste di CL; non dice nulla sul loro poderoso apparato buccale.

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5 aprile 2015

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Commento agli auguri di Pasqua del vescovo di Brescia Luciano Monari

Che tipo di speranza ci offre la Pasqua, chiede il vescovo Monari? Sul piano teologico e psicologico, una speranza smodata, quella di vittoria sulla morte. Ma in pratica la speranza smerciata dai preti è come un salvagente di cemento, o come un’ancora di cartone. La loro speranza è nemica della moderazione e della decenza.

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11 aprile 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Giubileo 2015, Francesco ai corrotti come Wojtyła ai mafiosi: “Convertitevi” “

E convertirsi anche riguardo al travaso forzoso dei nostri beni a favore del clero, es. mediante la diversa imposizione fiscale, infernale per noi e angelica per loro? Oltre il pizzo della criminalità organizzata e la corruzione delle mazzette c’è l’istituzionalizzazione dello sfruttamento, la rapina che si fa legge dello Stato, così che è il rapinato a doversi recare coi soldi in mano dal rapinatore; che è perfino peggio. Su questa forma di sfruttamento, in forte crescita, il clero, che ne è tra i beneficiari, resta silenzioso; mentre ha preso a condannare a parole quelle che sono le forme di sfruttamento più grossolane, criminali e gravi ma vassalle rispetto ai poteri forti.

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1 maggio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Zanardo “Expo 2015, Francesco e la rivoluzione del volto”

L’uso cattolico di citare i poveri che non mangiano prima di cominciare il pasto. Un pensierino sulla fame degli altri col tovagliolo già al collo e le posate in mano aiuta la convivialità: rasserena e rende più gustose le pietanze, anche se queste non sono che gli hamburger di McDonald, uno degli sponsor della manifestazione.

@ ErPanza78. A ognuno il suo mestiere. Ma lo stand dei croccanti moniti pontifici non è molto diverso da quello accanto dei grassi panini di McDonald. C’è anche il junk food dell’anima, un cibo soddisfacente al momento ma alla lunga nocivo, data la sua qualità e composizione.

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27 maggio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana “Castello di Narni, monsignor Paglia indagato per associazione a delinquere”

Monsignor Paglia è stato uno dei promotori delle terapie sperimentali con staminali. Terapie con le staminali ufficiali, quelle “serie” non quelle di Vannoni (che il clero comunque ha pure supportato). Per molti spettatori questo interesse del vescovo per le biotecnologie sarà un titolo di merito, una cosa buona, che contrasta col suo amore per il denaro e i relativi maneggi; e che lo redime, almeno in parte. A me invece, sapendo quali associazioni a delinquere sostengono il business delle staminali, questa notizia dell’accusa di associazione a delinquere per gli affari illeciti sulla compravendita del castello di Narni appare perfettamente in linea con la partecipazione del prelato alle grandi operazioni dell’industria medica. Anzi, è un anticlimax; un poco, per fare un esempio, come l’accusa di evasione fiscale per la quale fu condannato Al Capone, mentre andò impunita la sua attività di gangster.

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10 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di P.G. Cardone “Azzollini a suor Marcella: “Da oggi in poi comando io, se no vi piscio in bocca” “

San Francesco insegnava a rispondere al diavolo tentatore “Apri la bocca che vi ti caco”. Le sventurate suore ancelle invece avrebbero permesso lo scambio dei ruoli. Un’analoga versione delle suore ancelle che non conterebbero nulla, ma sarebbero povere vittime di manager laici – che le rendono ricche e potenti tramite la gestione di strutture ospedaliere – la sentii raccontare da un fervente cattolico, anni fa; ma riguardo a un florido stabilimento ospedaliero lombardo. Allora mi chiedevo dubbioso se le cose stessero proprio così. Sembra che ovunque vadano le suore ospedaliere finiscano nelle mani di bruti che le schiavizzano (e le riempiono di soldi). Ma a giudicare dall’avidità, dai cattivi soci e dalle cattive affiliazioni, dai modi aggressivi e maligni quando sanno di poterlo fare, da comportamenti che i businessman USA chiamano “cutthroat”, non subiscono proprio nulla che non gradiscano e dal quale non ricavino un tornaconto. Questa storia delle suorine che si fanno mettere i piedi in testa appare conforme alla usuale tattica passivo-aggressiva clericale. Faciliterà l’applicazione della vigente legge non scritta sui privilegi del Primo Stato, e quindi il loro passare indenni per questo chiassoso happening giudiziario; per continuare, voltate di nuovo le spalle al mondo, a cercare il sussurro di Dio nel fruscìo delle banconote.

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13 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Francesco al Csm: “Salvaguardare i diritti umani, ma senza farne abuso” “

E’ corretto e opportuno che un organo dello Stato, che dovrebbe salvaguardare autonomia e indipendenza dei magistrati, vada in pellegrinaggio a farsi dare direttive dal capo di un potere che ha pesanti interessi sull’Italia, interessi non sempre leciti e che non di rado contrastano con gli interessi leciti e i diritti dei cittadini italiani? L’arroganza e la corruzione istituzionale dei magistrati si alimentano di questi ossequi della loro casta ai poteri forti.

@ Giovanna. E’ un SAM :“Sono Ateo Ma”. (Sono ateo ma questo papa spacca; sono ateo ma bisogna, laicamente, obbedire al papa; sono ateo ma questo papa mi fa venire voglia di donare tutti i miei averi alla Chiesa e farmi frate trappista; etc.). Molti si saranno accorti di questa nuova figura, che da quando Ratzinger è stato sostituito con Bergoglio è divenuta una presenza pressoché costante nei commenti sui tanti articoli de il Fatto sul papa.

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16 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Enciclica Laudato si’, Bergoglio: “Non è intoccabile il diritto a proprietà privata”

Il papa utilizza l’ambiguità dell’espressione “proprietà privata”, ambiguità che deriva dal carattere omnicomprensivo del concetto: sono “proprietà privata” la casetta di chi vive modestamente e i fantastilioni delle multinazionali e delle banche. Semplificando al massimo, bisognerebbe distinguere tra “proprietà personale”, i beni il cui possesso consente a una persona di vivere serenamente e dignitosamente; questa dovrebbe essere intoccabile; e “ricchezze”, il di più oltre il necessario posseduto da persone o da entità giuridiche, da rispettare, se ottenute lecitamente, ma “toccabili”, in funzione crescente del loro ammontare.

Oggi all’inverso accade che sia il diritto alle ricchezze ad essere intoccabile, mentre non è affatto intoccabile quello alla proprietà personale. Su queste ultime è stabilmente innestato, tramite lo Stato, come un tubicino; tramite il quale viene praticato un continuo salasso, a favore delle grandi ricchezze, incluse quelle delle Chiesa. I preti, che sono tra i beneficiari e i sostenitori di questo sistema capovolto, hanno tutto interesse a parlare di “non intoccabilità” della “proprietà privata”. E a rafforzare l’equivoco, accorpando sotto un unico titolo e considerando quindi “sempre” “prelevabili” sia le proprietà personali delle persone comuni, facili prede, sia le ricchezze dei predoni, che al di là delle chiacchiere sono intoccabili di fatto.

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18 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana “Laudato si’: dall’ecologia alle banche, pubblica l’enciclica di Francesco”

“Abbiamo tutti i motivi per dirci stanchi delle buone parole e delle omelie morali senza risultato”
(Lévi-Strauss)

@ Paolo Catti De Gasperi. Sono già informato. I preti sono soggetti pericolosi, che sistematicamente usano buone parole per fare l’esatto opposto. Con una costanza e una sistematicità che fa pensare a una specie biologica che abbia sviluppato nell’inganno il suo modo di adattarsi all’ambiente e riprodursi. In pratica mi rimproveri di riconoscere l’esca.

@ Graffit. Graffit lei però non deve, nel suo empito papalino, bestemmiare. “Fatti”? Moderi i termini. Queste del papa sono parole, non fatti. E restano parole; nenie consolatorie; il miracolo di trasformare il flatus vocis in fatti concreti non è stato compiuto.

I fatti dei preti ci sono eccome, ma sono di ben altro tenore; essendo poco distinguibili, e spesso poco distinti, da quelli inqualificabili dei poteri che il papa condanna, genericamente, con la bocca, mentre sotto il tavolo ci si scambiano strette di mano.

@ Paolo Catti De Gasperi.  Non credo di abboccare facilmente. Certo, non si può mai sapere, date la fauna e la flora dello strano mondo del quale i preti fanno parte. Ecco perché è importante mantenere intatta la capacità di provare nausea e disgusto.

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26 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Fusaro “Papa Francesco, l’ultimo marxista?”

Dovrebbe essere evidente la duplicità delle parole di giustizia, addirittura “marxiste” secondo i turiferari, del capo di un’organizzazione che è parte integrante del sistema di dominio e sfruttamento. Ma il timbro falso viene neutralizzato dalle pulsioni degli italiani ad acclamare un potente per trarne protezione; un po’ fingendo, un po’ convincendosi, di credergli. Mettersi sotto a un protettore funzionerà anche in questo liberismo aggressivo, che in effetti è così vorace da porre a rischio anche gli stessi interessi del clero? Non credo. Ascoltare i preti, che pensano a salvare sé stessi, potrebbe peggiorare la nostra situazione; già ora paghiamo le decime anche a loro, oltre che ai poteri globalisti. Ma tanti italiani sono incapaci di reggersi in piedi sulle loro gambe, politicamente. E non possono fare altro che affidarsi a un patronus, nella speranza di vivere in ginocchio.

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26 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Amendola “L’Enciclica ‘Laudato si’’, Papa Francesco e Berlinguer”

@ Elcondorpasa. Berlinguer, quello che predicava le virtù repubblicane e anticapitaliste stando – parole sue – “sotto l’ombrello della Nato”. La stessa balda posizione – la bocca a sinistra e il sedere sotto l’ombrello atlantico – di tanti magistrati, intellettuali, leader spirituali, etc. ai quali dobbiamo buona parte del successo del nostro Paese.

@ Nokia. Quello stesso che, avvisato dell’imminente attentato terroristico alla Questura di Milano del 1973, tacque, e lasciò che avvenisse, come era nella volontà dei servizi, mentre tramite G. Pajetta intratteneva buoni rapporti col capo dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale, D’Amato, emissario della CIA. Renzi non è un mutante, ma il prevedibile frutto dell’albero. L’ubertoso albero dei doppiogiochisti.

@ Nokia. Non mi drogo. Il fatto è riportato in un’ordinanza di un collega di Amendola, il giudice Antonio Lombardi. Non so se ho ferito un nostalgico nelle sue illusioni o se ho dato a un ruffiano il modo di ricevere un altro buono pasto.

@ Nokia. E allora? L’articolo conferma quanto dico. Lei non potendo confutare ricorre all’attacco ad personam. Berlinguer, grande figura. Apprezzato anche dai “nemici”: un mese prima del sequestro Moro viene invitato da N Birnbaum, ritenuto collegato alla CIA, per tenere conferenze in USA. Al suo posto manda un altro, tale Napolitano. Diversi commentatori, affetti evidentemente dagli stessi gravi disturbi che lei diagnostica a me (Chessa, Pinotti, Santachiara), hanno collegato ciò alla fine di Moro, e alle susseguenti fortune dei “comunisti” “preferiti”. Lei si deve stordire con alcool o altro per fare questo suo lavoro o ormai ci ha fatto il callo? O è nato con la vocazione?

@ Nokia. Non credo che le obbedienze che hanno gestito l’assassinio di Moro abbiano a che fare con le scie chimiche. Non ho mai considerato il tema delle scie chimiche. Lo ignoro, supponendo a priori che probabilmente sia una di quelle bufale di disturbo, che servono ad aggiungere confusione, mescolandosi alle verità sporche e così mimetizzandole, giustificando la tesi che chi controinforma sul potere non è che un “complottista”. Eh, i comunisti atlantisti, un colossale bluff, uniscono i metodi della propaganda stalinista a quelli delle multinazionali di pubbliche relazioni occidentali.

@ Cesby. A Civitavecchia la gente venera le statue della Madonna che piangerebbero sangue, e il Procuratore della Repubblica venera l’asserito anticapitalismo di Berlinguer (v. infra). Tutti insieme lodano il papa “ecologista” come leader spirituale e politico. I fedeli saranno anche brava gente, il Procuratore ha dei meriti. Ma sembra che in Italia siamo condannati a vivere in un perenne Seicento manzoniano.

@ GAmendola. Il suo elogio di Berlinguer e l’accostamento tra il segretario del PCI e papa Bergoglio mi hanno fatto ricordare di un altro magistrato, del quale non ricordo il nome, che tanti anni fa in un’intervista paragonò la situazione italiana, sul terrorismo, a un fiume che, date le increspature prodotte in superficie dal vento, sembra scorrere in un verso, mentre in realtà scorre nel verso opposto. Se vogliamo un futuro dove si pensi con la propria testa, e ci si possa fidare della testa di altri su questioni sulle quali non sappiamo giudicare, bisogna privilegiare la coerenza tra ciò che appare e ciò che è. Ci sono stati casi di coerenza, pagata cara, anche tra i comunisti e i cattolici. E’ alle loro posizioni lineari, anziché ai trompe l’oeil della politica di successo, che va la mia ammirazione.

F. Pansera

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30 giugno 2015

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