Milizie bresciane

17 dicembre 2013

Militi bresciani consegnano le consuete controdeduzioni ad un critico delle staminali mentre esce di casa (4 nov 2013, h 8:49, “checkpoint Feltrinelli”) ccc

16 dicembre 2013

Blog de ll Fatto

Commenti al post “Sorprende e uccide ladro nel Bresciano: arrestato per omicidio”

La caccia al ladruncolo culminata nell’omicidio appare come un incidente nell’ambito di un atteggiamento mentale radicato nella zona, consentito dalle istituzioni e alimentato dai piissimi media locali. Un essersi lasciati prendere la mano, avendo già in testa concezioni malsane; la vampata imprevista di un’esaltazione sorda e costante che in genere è tanto implacabile quanto furtiva e attenta a non esporsi. Dicono il vero i concittadini che nel difendere l’omicida lo descrivono come uno di loro; è stato solo più ingenuo e più stupido. Verrà tutto sistemato, probabilmente, ma i tanti guapparielli bresciani, e chi li incoraggia nel credere di essere “gente con le palle”, gente speciale esentata in certo grado dagli obblighi di civile convivenza, dovrebbero riflettere sull’accaduto. La legalità serve a proteggere anche da sé stessi, se la coscienza non ci arriva.

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@ Andrea Bellucci. Non è un pistolotto, è una testimonianza. Penso che la distanza che separa chi si dice onesto dai “ladri che picchiano, stuprano e uccidono” è insufficiente, se ragiona come lei e si comporta come il derubato bresciano. Non metto in dubbio la liceità della legittima difesa. Però nell’esercitarla bisogna saper distinguere tra chi ruba televisori e scappa e chi “stupra e uccide”. Anche perché a tenere sempre spenta quest’area del cervello finisce che ci si sente giustificati nel fare i ganassa con chiunque non vada a genio; magari con chi la pensa in maniera diversa su certi affari locali che sono più del furto di televisori; ed è quello che succede a Brescia. Così che poi ladri d’appartamento e galantuomini divengono varietà diverse di una stessa specie.

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@ Andrea Bellucci. Mi scusi, ma prima di reagire si dovrebbe comunque guardare la situazione che si ha davanti, e poi regolarsi paragonando offesa e risposta. Ho sentito anche da altri dire cose simili alle sue. E mi è parso che prima ci fosse un impulso ad agire in maniera violenta, e poi si trovasse una giustificazione per farlo; così che i delinquenti considerati sono invariabilmente quelli della specie peggiore: stupratori, tagliagole, etc.. ; che purtroppo esistono, ma non sono l’unico genere. Non dico di fare una “profonda riflessione”, ma non si dovrebbe neppure chiudere gli occhi e sparare. Anche in medicina, considerare sempre il “worst case scenario” non è una sicurezza per il paziente, e può provocargli un danno.

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Oggi scadono la Tares e l’Imu. Sono inique e a volte non si riesce neppure a pagarle per difficoltà burocratiche. Tutti muti e in fila. Viene permessa una immigrazione sconsiderata, che conviene per ragioni di profitto. Bofonchiamenti inconcludenti, carnevalate, e supporto sottobanco. Ci sono troppi furti di topi d’appartamento? Nessuno si sogna di sollecitare le autorità e protestare se necessario. Leggendo i commenti, si vede come ci si esalta però nei sogni di “caccia all’albanese”. Non basta uccidere una persona per dimostrare a sé stessi e agli altri di essere “tosti”. E in certe circostanze, come questa, dove si è inseguito un ladro disarmato, sparare è al contrario segno di viltà.

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24 ottobre 2014. @ Gabriele. Se si spara ai ladri è perché la cultura buonista crea le condizioni di impunità che costringono il cittadini a difendersi da sé, dice lei. C’è del vero nella descrizione che lei dà del cittadino serlese, che politicamente non ha gli attributi per chiedere a chi comanda una giustizia efficiente, ma ci mette poco a convincersi che quindi è “costretto” a sparare ai “rifiuti” della società. Io non sono buonista. Soprattutto coi vigliacchi. Inseguire un ladro disarmato, trovarlo dopo due ore mentre scappa e sparargli non è legittima difesa per la quale non c’è il tempo di pensare. Del resto, a Brescia sono dei mastini quando sanno di potere fare gli spadarotta impunemente; mentre non gli sono bastati 40 anni per trovare i responsabili della bomba in piazza Loggia. Verso i potenti sono anzi dei cagnolini da grembo. Lei dice che “un delinquente dovrebbe perdere ogni diritto”. A me sembra che tanti bresciani abbiano una gran voglia di sentirsi superiori, portatori di diritti esclusivi, ma che davanti ai delinquenti grossi si prostrino e striscino, si mettano al loro servizio e riconoscano loro lo ius vitae et necis. Forse è anche per questo che le milizie bresciane quando c’è un ladruncolo che scappa, o quando viene dato loro l’incarico di impestare qualche persona onesta, si sfogano, mettendoci l’anima.

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19 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post “Brescia, sabato ha sparato e ucciso un ladro. Scarcerato Mirko Franzoni”

Non so dire se i giudici abbiano fatto bene o meno. Quel che so è che da quelle parti vige la versione settentrionale di quel laissez-faire che i magistrati siciliani degli anni Cinquanta applicavano alla mafia, alla quale riconoscevano così entro certi limiti un ruolo di regolatore dei conflitti. La chiamo “dottrina Pizzillo”, dal nome del magistrato che disse a Chinnici di fermare Falcone perché stava rovinando l’economia siciliana. A Brescia, in nome della sua natura di distretto produttivo, si lascia fare su comportamenti subdoli di prevaricazione e violenza, adottati anche verso chi non delinque, ma magari è di intralcio a reati. Questa franchigia, diseducando alla correttezza, e facendo credere di avere un diritto a oltrepassare la linea delle regole, può statisticamente finire per sfociare in episodi di violenza franca.

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15 agosto 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Brescia, assessore multata e denunciata dal vigile: “Lei non sa chi sono io, maleducato”

A Brescia stanno sviluppando la via giudiziaria alla ricrescita dei tessuti; in particolare, alla ricrescita dell’imene. Gli Spedali Civili si stanno rifacendo una verginità versando un bicchiere d’acqua sul fuoco dell’incendio Stamina che hanno appiccato su scala nazionale: ora non curano più i pazienti che hanno illuso con promesse fraudolente, e si oppongono alle richieste in questo senso con un vigore di intensità pari a quella del precedente lassismo. I vigili di Brescia appaiono con questo episodio come vittime del potere, grazie alle tremende intemperanze della consigliera comunale della giunta Del Bono. Nella mia esperienza, questa fierezza e indipendenza esistono solo in questa velina di dubbia natura. Per chi sia nelle attenzioni delle “istituzioni”, o meglio degli zelanti tirapiedi istituzionali di poteri forti, è al contrario possibile rilevare un parallelo, e rilevare una continuità, tra gli inquietanti comportamenti della polizia municipale di Brescia (18 marzo 2014, 5 mesi fa, il giorno precedente a quello dei soprusi che i vigili avrebbero subito dai politici dai quali dipendono) e gli inquietanti comportamenti, spostatisi da Brescia in Calabria, di calabresi condannati per ndrangheta (anche loro ammanicati con le istituzioni); così che viene da definire le guardie del Comune di Brescia come quel corpo che in alta uniforme porta la prima corona di fiori alla stele dei Caduti il giorno dell’anniversario della strage voluta dai poteri forti.

@ Daltrond. E’ molto chiara la notizia, come in uno spot. Si sta affermando come strumento di persuasione, propaganda e mistificazione lo spot giudiziario. Vedi Stamina. Un nuovo genere, e un’altra joint venture Stato-privati, dove la tutela della legalità viene utilizzata come rivestimento, e permette di meglio delinquere.

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18 agosto 2014

18 marzo 2014, Brescia. Un’ Alfa Romeo della polizia locale mi mostra l’affetto municipale soffocandomi di attenzioni, ancora più calorose del solito, in poche centinaia di metri appena esco a piedi da casa, ronzandomi attorno come un play-maker degli Harlem Globe Trotters: ora sfrecciando veloce, ora sbucando all’improvviso da dietro un angolo; ora facendosi trovare davanti a me, ferma in attesa, come a un regolamento di conti del clan dei marsigliesi. Purtroppo al ritorno scopro che dei vandali, rimasti sconosciuti nonostante i numerosi testimoni, hanno danneggiato l’auto sotto casa, urtandola con un furgone. Per una di quelle meccaniche all’apparenza impossibili così frequenti quando fa la sua comparsa la polizia, l’urto sulla fiancata per contraccolpo ha divelto il tergicristallo posteriore; come se all’effetto del mezzo pesante si fosse aggiunto quello della mano di una persona. Costo della riparazione: 500 euro.

Il giorno successivo, 19 marzo 2014, secondo la notizia diffusa solo diversi mesi dopo dai media nazionali, lo stesso corpo di polizia si sarebbe opposto coraggiosamente alle soverchierie verbali dell’assessore comunale all’educazione (v. sopra). Denunciandola addirittura alla magistratura; e mostrando così di avere un alto senso della legalità, al contrario del sottoscritto, che non ha denunciato il danneggiamento. Né ho denunciato la minaccia, e il tentativo di mettere a tacere chi è testimone di gravi illeciti, che il danneggiamento costituisce, ritenendo che non vi sia tutela della legalità per questi reati. E che vi sia anzi tutela della illegalità.

Sindaco: Emilio Del Bono. Assessore alla sicurezza: Valter Muchetti. Comandante della Polizia locale: Roberto Novelli. Comitato per la sicurezza e la legalità del Comune di Brescia: Roberto Mazzoncini, Giuseppe Porqueddu, Carlo Alberto Romano.

25 giugno 2014, Brescia. Nel partire da casa con l’auto, sentiamo che la marmitta fa rumore, cosa che non faceva fino a quando l’avevamo parcheggiata dopo averla usata la volta precedente. Il tubo di scappamento è abbassato: qualcuno ha rotto i fermi, evidentemente montando con un piede sul tubo di scappamento. Non è per me un danneggiamento inatteso:

a) So per esperienza che dopo azioni vistose, firmate, di “priming”, (v. sopra) quanto commesso verrà reiterato, in forme più “discrete”, fino a divenire routine. Facendolo apparire come dovuto tutt’al più a scorrettezze o illeciti generici (ciò che chiamo “metodo Dell’Osso”, dal nome del magistrato, attualmente Procuratore generale a Brescia, che sostiene che i piduisti sono solo affaristi, e non hanno intenti eversivi).

b) Ferve l’attività giudiziaria sul caso Stamina (vedi). Una ardita attività giudiziaria “bifronte”, con imputati per truffa nominati ausiliari dei giudici affinché proseguano la truffa; con magistrati che legittimano truffe presenti e future ordinando “terapie” da Vanna Marchi, contro il parere dell’establishment medico-scientifico; che sul punto avrebbe ragione, se non volesse a sua volta sfruttare il caso per imporre la versione industriale della stessa truffa, ed essere in futuro legibus solutus nel commetterne altre. Per fare sembrare una cosa seria questo groviglio bene ordinato di buffonate criminali, si stanno inscenando scontri degni dei duelli degli eroi omerici (ottenuto il nobile risultato, quello di far scendere allo Stato, e al Paese, un altro gradino della scala dell’istituzionalizzazione delle frodi mediche, per i contendenti tutto finirà con l’equivalente di una mangiata insieme in qualche trattoria). Occorre al successo della sceneggiata, e al buon nome degli attori, che venga tenuto a bada chi spiega come gli scontri siano una manfrina, e la vicenda una ciarlataneria di Stato, su larga scala, a danno dei cittadini. I galantuomini di Brescia stanno fornendo a questa truffa a favore del business medico un servizio completo: lancio di Stamina, opposizione a Stamina, e soppressione, anche tramite intimidazione, violenza, provocazione e discredito, delle voci che svelano (vedi) il carattere strumentale, illecito e speculativo dell’intera questione e i danni alla salute e agli averi che ne deriveranno per i cittadini.

c) Tra 2 giorni, il 27, ci trasferiremo per la stagione estiva in Calabria, con l’altra auto. Da anni è tradizione che partenze e arrivi vengano sottolineati con manifestazioni di simpatia di questo genere. In questo caso, è necessariamente rinviata al ritorno dalle ferie la riparazione del danno: l’auto resterà a Brescia con la marmitta penzolante per due mesi; come un pegno d’amore. Sono queste sottigliezze che mi danno la sensazione di avere a che fare a Brescia con gente che è intimamente turpe dietro alla facciata di rispettabilità. Del resto, in Calabria i tanti massoni locali, qualche ndranghetista certificato, e le forze di polizia del posto fanno del loro meglio per farmi sentire la stessa aria della civilissima Brescia.

15 agosto 2014, Spezzano. Leggo della notizia dei vigili bresciani che multano e denunciano l’assessore. Il pubblico per lo più applaude la scenetta dei vigili integerrimi che mettono a posto il politico arrogante. Penso che per me con i danneggiamenti all’auto si sta, tra le altre cose, istituendo un sistema di multe, per punirmi quando scrivo su cosa c’è dentro al sepolcro imbiancato delle istituzioni, e indurmi così a tacere o moderarmi.

Spezzano della Sila, 18 agosto 2014

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21 settembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di N. Dalla Chiesa “Expo: i ‘ghisa’ di Milano, vere sentinelle antimafia”

Professor Dalla Chiesa, lei è docente di sociologia. Mi permetto di segnalarle, se non lo conosce già, “Lynch S. M. (2007). Introduction to applied Bayesian statistics and estimation for social scientists.” Credo che il ragionamento bayesiano sia quello corretto per comparare, come lei fa “a sentimento”, i vigili urbani virtuosi con quelli disonesti. Quello che conta, secondo il teorema di Bayes, non è la percentuale, che si può supporre anche elevata, di vigili tra la minoranza di coloro che praticano comportamenti encomiabili; ma il rapporto tra questa e la percentuale di vigili tra coloro che militano nel molto più vasto campo dell’indifferenza, del pensare a curare i propri interessi e dell’illegalità istituzionalizzata. Il teorema di Bayes mostra come la presenza di una determinata categoria in percentuali elevate tra gli “eroi” – non inattesa, visto che una persona onesta es. in polizia declinerà questa sua onestà andando a scontrarsi con il crimine – non è indice del valore della categoria, ma è compatibile con un livello di corruzione della categoria maggiore che nella popolazione generale. Nella mia esperienza a Brescia, il rapporto tra le due “likelihood” non è affatto roseo come lei lo dipinge. E la conseguente probabilità a posteriori che, dato un vigile, questi sia contro il malaffare è inferiore alla probabilità a priori data dalla popopazione generale. Tanto che per me i vigili sono “sentinelle”, più che dell’antimafia, di grandi interessi illeciti (v. il mio sito). Interessi che quando occorre non si astengono dall’usare metodi mafiosi, e si avvalgono a questo fine di manovalanza istituzionale. Tra i danni della mafia andrebbe contato anche questo, di distogliere attenzioni e risorse contro altre forme di grande criminalità, e di favorire, fornendo uno standard negativo, valutazioni distorte e falsate sui relativi comportamenti delle istituzioni preposte alla legalità.

Francesco Pansera

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@ Pot. Sacrosanto. Ma non andrebbe neppure trascurato che (teorema di Bayes) la presenza di una determinata categoria in percentuali elevate tra gli “eroi” – non inattesa, visto che una persona onesta es. in polizia declinerà questa sua onestà andando a scontrarsi con il crimine – non è un indice affidabile del valore della categoria: è compatibile con un livello di corruzione della categoria maggiore che nella popolazione generale. E la probabilità a posteriori che, dato es. un vigile, questi sia contro il malaffare può essere inferiore alla probabilità a priori data dalla popolazione generale nonostante che alcuni vigili compiano azioni lodevoli.

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RastrelloGirelli

14 novembre 2014. Aggredito con un rastrello all’entrata a casa, con la motivazione dichiarata che non devo passare per un dato sentiero; pur essendo il sentiero su suolo pubblico, e non dando il passaggio fastidio ad alcuno. Nel biascicare in bresciano la promessa di future bastonature, gli assalitori, i coniugi Perotti, dicono di essere appoggiati dai carabinieri. L’aggressione appare essere stata l’esecuzione a freddo di un copione studiato a tavolino. Come un altro episodio, avvenuto il 17 giugno 2014. Uno dei neri che le suore ancelle della carità mettono a fare i posteggiatori dell’ospedale Poliambulanza di punto in bianco mi urlò minacce mentre passavo davanti all’entrata dell’ospedale, stando dall’altra parte della strada. Ad aggredirmi, poco dopo, nel parco davanti a una delle torri di San Polo, fu un barbone apparentemente ubriaco, est-europeo, che mi ferì all’avambraccio con le sue unghie sporche.

Sindaco: Emilio Del Bono Procuratore Della Repubblica: Tommaso Buonanno Prefetto: Livia Narcisa Brassesco Pace Vescovo: Luciano Monari Comandante provinciale CC: Giuseppe Spina Questore: Carmine Esposito Comandante vigili urbani: Roberto Novelli

L’aggressione gratuita del 14 novembre, che perpetua il perenne clima di intimidazione e provocazione, è avvenuta dopo questi commenti internet:

10 novembre 2014 Blog de Il Fatto. Commento al post di A. Tornago “Brescia, scontro in Procura. Una circolare per bloccare i colloqui tra pm e giornalisti”

Un giornalista d’inchiesta locale, Renato Rovetta, definì Brescia “una delle città più omertose d’Italia”. Brescia è considerata distretto produttivo anche sotto il profilo della legalità: i reati commessi a supporto dell’economia legale appaiono essere oggetto non di particolare attenzione, ma di una particolare franchigia. Inclusi quelli commessi a favore delle truffe dell’economia legale. Per me non è una buona notizia “l’istituzione di uno specifico nucleo della DIA a Brescia”. Non perché io abbia alcunché a che fare con la mafia, ma perché temo che il super-ufficio agirà come alibi e diversivo, andando così a rafforzare la già consolidata tradizione della borghesia mafiosa bresciana di libera commissione di abusi e reati e di uso della ritorsione in risposta alla loro denuncia (Cfr. A. Fusco, “I ragazzi di Cucarasi”. In: “Le rose del ventennio”).

13 novembre 2014. Blog de Il Fatto. Commento al post di M. Portanova “Aldo Moro, Grassi (Pd): “Pieczenik al Viminale per favorire l’omicidio”

Grazie alle singolari autoaccuse statunitensi, rimembranze di poliziotti e interventi tardivi della magistratura, sta tornando di moda considerare i comunisti di allora come vittime del “golpe di Via Fani”. Invece furono tra i congiurati, assicurandosi il favore degli anglosassoni, dei quali sono servi premurosi ormai da tanti anni. Credo che Moro volesse usare il PCI per dare all’Italia un’autonomia politica, progetto osteggiato da anglosassoni e russi. Quelli del PCI lo hanno consegnato ai suoi carnefici una volta avvenuto il sequestro, partecipando all’immonda sceneggiata della “fermezza” accoppiata al “non riuscire” a trovarlo. Ottenendo così dagli anglosassoni un placet i cui effetti sono oggi davanti ai nostri occhi. Moro fu eliminato perché avrebbe portato l’Italia a non essere totalmente soggiogata, a non essere sfruttata e degradata. Gli “atlantically correct” dei DS e della magistratura oggi non sono meno falsi e meno vili nel fare i sicari o i tirapiedi per mantenere lo status quo.

L’aggressione del 17 giugno 2014 è avvenuta il giorno dopo il commento: Blog de Il Fatto Commento al post di S. Marietti “Tav, io sto con Erri De Luca”

@ Carlo Pifferi. Le famiglie legate alla ndrangheta credo siano, per lo Stato, una specie protetta; quanto e più dei camosci e degli stambecchi. Se la loro attività criminale si estinguesse, sarebbe una liberazione per i cittadini ma un guaio per tanti “uomini delle istituzioni”: perché le ndrine forniscono un alibi allo Stato, alle forze di polizia e alla magistratura per fingere di non vedere certi crimini legati agli interessi dei poteri forti, con la scusa che si è impegnati contro questa entità che dicono invincibile; e permettono di commettere parzialità, abusi, omissioni, provocazioni, manipolazioni, reati gravi a favore degli stessi poteri, traendo legittimità e credibilità dalla lotta contro i demoni devoti alla Madonna di Polsi. Mafie e terrorismo favoriscono i crimini di Stato. Sembra che qualcosa di simile stia avvenendo anche in Val di Susa. (Ecco perché penso che i Notav dovrebbero evitare le tentazioni come quelle offerte dalla “persecuzione” di De Luca). Lei, che dice di appartenere ai meglio informati, e senz’altro è dalla parte dei più danarosi e dei più armati, non ha mancato di condire le sue affermazioni, per il resto tanto smodate quanto apodittiche, con la lotta alla ndrangheta. A me pare che la lotta alla mafia sia degenerata al punto che con essa si giustificano le peggiori cose. Dirsi contro la mafia è diventato un comodo camouflage per quelli che sono i meglio informati su come farsi i propri interessi a danno degli altri.

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18 novembre 2014. Nonostante il recente intervento dei CC e l’attenta presenza dei PS…

racc r/r online:

19 novembre 2014

Dr Patrizio Gattari e gli altri giudici della sentenza in oggetto c/o il Presidente del Tribunale di Milano Dr.ssa Livia Pomodoro Via Freguglia 1 20122 Milano

Oggetto: lotta alla mafia bassa e aiuto alla mafia alta in Lombardia nel 2014

Ieri 18 novembre ho postato un commento all’articolo de il Fatto Quotidiano “’Ndrangheta 40 arresti in Lombardia. Ripreso il conferimento della “Santa”, di A. Bartolini. Il commento è stato censurato. Lo riporto qui: “Queste ricorrenti notizie fanno pensare: “la mafia in Lombardia c’è; ma per fortuna c’è anche chi la combatte, e ci protegge.” Io vedo la cosa da un diverso punto di vista. Oggi, stesso giorno della notizia, ho pubblicato sul mio sito un articolo dove mostro che i giudici del tribunale di Milano con una sentenza sulla responsabilità del medico stanno favorendo frodi che danneggiano la salute (“La medicina difensiva come scusa e come illecito”). E oggi, a Brescia, ho ricevuto un altro danneggiamento alla mia auto, che come in precedenza presenta elementi che portano a ritenere che i mandanti siano tra coloro che dovrebbero tutelare la legalità. Quindi io penso che la lotta alla mafia sia un alibi e un diversivo, sotto al quale le istituzioni favoriscono poteri più forti e non meno pericolosi della mafia; anche con sistemi mafiosi o piduisti. Es. i poteri che stanno rendendo sempre più orientata al profitto la sanità, a scapito della tutela della salute. I cittadini vengono distratti e tenuti sottomessi facendogli credere che i poteri criminali che li minacciano siano costituiti soltanto dalla mafia, e che quindi le istituzioni li proteggano. In realtà, gli interessi dei cittadini vengono venduti ai potentati economici, mentre li si rassicura facendoli baloccare con l’ennesima replica del film del rito della puncitina, o facendoli illudere di avere capito tutto sbugiardando Maroni sulla mafia.” L’articolo al quale faccio riferimento “La medicina difensiva come scusa e come illecito”, è sul mio sito http:/menici60d15.wordpress.com/. Ho la modesta speranza che in quanto ho scritto vi siano cose che sarebbero utili ai magistrati nel loro lavoro: avrei preferito segnalare il mio articolo in altro modo. Ma devo riconoscere che in Italia, e inparticolare in Lombardia, di mafie ce ne sono due. Quella delle puncitine e quella dei grandi interessi economici e finanziari che sfruttano il Paese. E forze di polizia e magistrati combattono la mafia bassa anche perché così nascondono come aiutano la mafia alta. Oltre alla relazione tra lotta alla mafia e aiuto al business medico, credo che vi sia una relazione tra posizioni della magistratura come quelle che critico nella vostra sentenza e i reati che vengono liberamente commessi a mio danno (v. il post “Milizie bresciane” sul mio sito). Entrambe le attività favoriscono, tramite i poteri dello Stato, grandi interessi illeciti in medicina. Considero pertanto la magistratura corresponsabile, oltre che della situazione in cui verso, della serrata catena di stalking, molestie, provocazioni, minacce, aggressioni fisiche, danneggiamenti, abusi di potere, mobbing amministrativo, situazioni diffamatorie, etc. che, sulla base di pregresse esperienze, posso prevedere mi attenda in ritorsione all’avere scritto l’articolo.

Distinti saluti

Francesco Pansera

Dr F. Pansera Via Tosetti 30 25124 Brescia

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19 dicembre 2014

FurtoTargaAntFurtoTargaPost

Le ferite dell’aggressione con un’Arma impropria subita un mese prima (v. sopra) sotto casa  non si sono ancora sanate, che arriva un’altra botta: furto delle targhe dell’auto, nella notte tra il 15 e il 16 dic 2014. E’ il quarto danneggiamento dell’auto sotto casa nel solo 2014, e il terzo reato a carattere intimidatorio commesso sotto casa che subisco in un mese. Se le targhe verranno usate per commettere altri reati, sarà la seconda volta che ciò avviene con una mia auto mentre denuncio reati e abusi delle istituzioni. Un atto particolarmente vile, in quanto coinvolge la mia compagna, che è spaventata e depressa da questo susseguirsi di atti aggressivi. Il danneggiamento è avvenuto 3 giorni prima della partenza per le festività natalizie, e ha imposto di aggiungere ai preparativi adempimenti burocratici e materiali per rimediare con targhe provvisorie. Da diversi anni a questa parte devo attendermi “saluti” del genere, prima della partenza da Brescia per la Calabria, e al ritorno dalla Calabria a Brescia.

Nota positiva, l’alacre servizio, consueto in questi casi, di “personal scavenger” di A2A, partecipata del Comune di Brescia, che per tutta la giornata, mentre andavo e venivo dalla Questura (i cui computer erano in panne; quattro ore di attesa per fare la denuncia) mi ha in pratica tallonato, con una ventina di apparizioni di mezzi della nettezza urbana. E’ stata una consolazione l’incrociare, a volte in maniera ravvicinata, ogni pochi metri, come stazioni di una via crucis, altre volte a distanza come un miraggio di pulizia, gli spazzini e i loro cassoni di immondizia sulle strade irrimediabilmente sporche che mi tocca calcare. Una presenza altrettanto valida e rassicurante di quella dei CC, che invece si erano fatti vedere anche loro sul luogo del delitto, cioè sotto casa, ma la mattina prima.

Riporto i commenti su internet e una email che ho inviato pochi giorni prima di subire queste altre attenzioni. Riguardo alle basi fraudolente dello stanziamento del governo di 1 miliardo di euro in denaro pubblico per il costosissimo farmaco per l’epatite C, ho la spiacevole sensazione che un affare truffaldino a 9 zeri sia protetto da poveracci che venderebbero chiunque per cinquanta centesimi.

– 6 e 7 dicembre 2014 – Blog de Il Fatto – Commento al post di G. Valditara “Mafia Capitale e corruzione: che fare?”, censurato. 6 dicembre 2014 – Blog de Il Fatto – Commento al post di M. Portanova “Carminati si è imborghesito. Come la mafia”. In: Corruzione “qui tam” e sfruttamento.

– 12 dicembre 2014 – Email di risposta a una email di F. Roberti, di Bye bye Uncle Sam, del miliardo e mezzo di euro (poi, come prevedevo, ridotto a un miliardo) stanziato dal governo per la cura dell’epatite C col Sofosbuvir: “Forse la situazione evolverà verso cifre meno astronomiche, ma comunque ingiustificate. L’epatite C ha sempre fatto tanti soldi in maniera sorprendentemente facile, fin dall’inizio, quando questa etichetta è stata scoperta, o meglio creata, dalla Chiron Corporation a fine anni ’80. Come sai mi occupo di frodi mediche istituzionalizzate; ho intenzione di scrivere un articolo sull’epatite C. Posso prevedere quali saranno le reazioni; ma avrò contribuito così all’indotto, dato dalla corruzione e dalla censura, a beneficio dei nostri straccioni istituzionali.”

– v. anche scambio di commenti con Paola Porciello, nel suo post su Il Fatto del 13 dicembre 2014 “Stress e depressione: il circolo vizioso tra biologia ed esperienza che ci fa ammalare” sulla responsabilità di chi diffonde notizie a favore del business farmaceutico. In: Giornalismo medico.

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8 gennaio 2015. Ore 9:29. Il furgone della spazzatura di A2A targato CE 984 JM, procedendo su un marciapiede come se fosse in autostrada, mi sfiora, mentre sulla strada passa un’auto dei vigili urbani. Pagata la bolletta presso la direzione generale di A2A di Via Lamarmora, all’uscita, mentre attraverso le strisce pedonali, il radiotaxi targato EK 555 GV, n.17, mi punta come se la strada fosse libera, e devo correre per scansarmi. Arrivato a casa, trovo che qualcuno ha asportato il tergicristallo posteriore dall’auto. Ultimo commento pubblicato: ‘Sputtanarsi per screditare’ (In: ‘Corruzione “qui tam” e sfruttamento’), sull’inclusione dei vigili urbani e delle altre forze di polizia nel blocco sociale che esercita lo sfruttamento; censurato da Il Fatto e dal sito di Aldo Giannuli.

Sui media appare la notizia che è stata finalmente istituita a Brescia una sezione della Direzione Distrettuale Antimafia; che impiegherà circa 30 persone.

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1 marzo 2015. Trovo la fiancata dx dell’auto danneggiata da rigature multiple che vanno dalle luci posteriori allo specchietto retrovisore.

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Era da un po’ che non accadeva. La pausa è seguita alla raccomandata inviata il 14 gennaio scorso al comandante provinciale dei CC Spina e all’assessore alla sicurezza Muchetti, su come durante l’aggressione del 14 nov 2014 scorso gli aggressori abbiano specificato di avere ricevuto istruzioni in merito dai CC (registrato). E su come il 13 gen 2014 chi lo aveva affermato mi abbia inviato una raccomandata dove sostiene che il terreno demaniale sul quale se passo a loro dire posso aspettarmi altre bastonate sia stato loro assegnato dal Comune, con facoltà di impedire il transito; Comune già implicato in altri episodi intimidatori sotto casa. Ho chiesto al colonnello e all’assessore di conoscere se posso passare su quel suolo pubblico o no, ma non ho avuto risposta. La tregua è finita scaduti i 90 giorni utili perché sporgessi querela per lesioni. Il 23 febbraio 2015 ho ricevuto, alla presenza “casuale” di chi mi ha aggredito, che non incontravo da dicembre, una notifica giudiziaria della Corte d’appello di Brescia di una delibera dell’Ordine dei medici, presidente Di Stefano, che a oggi non ho ancora ritirato.

Ho risposto a questa procedura tipicamente andreottiana di un Ordine professionale che comunica con un suo iscritto tramite la magistratura con una lettera alla presidente della Corte d’appello Campanato (v. 1 mar 2015 in “Nuove P2 e organi interni“). Nei giorni precedenti a questo danneggiamento avevo inoltre postato commenti su come la corruzione a favore dei grandi interessi sulla ricerca biomedica sia sorretta dalle istituzioni (v. i commenti del 25 febbraio 2015 all’articolo “Corruzione, anche per Nature l’Italia agli ultimi posti” in “Corruzione “qui tam” e sfruttamento”); e su come si stia confermando che Stamina è una truffa di Stato, resa possibile e mantenuta anche da chi ha finto di combatterla (v. i commenti del 26 e 27 feb 2015 all’articolo “Caso Stamina: quando il giusto batte il potere” in “Appunti sulle frodi metodologiche e concettuali sulle staminali”). Nella lettera a Campanato avevo scritto che non appare “esserci una distanza umana enorme tra i cialtroni di strada che devo fronteggiare e le alte istituzioni” che fanno la loro parte da dietro la scrivania.

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12 marzo 15. Alle 14:30 trovo rigata anche l’altra fiancata dell’auto.

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Mi aspettavo che sarebbe accaduto ieri, dati gli incontri ravvicinati con macchine spazzatrici di A2A e i balletti della i polizia municipale; che comunque non sono mancati neanche oggi. In mattinata avevo postato le mie idee sull’antimafia al Nord:

“12 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “‘Ndrangheta, Libera: “Delrio non ha capito e ha sottovalutato i cutresi”

Delrio non è fanciullesco, come Libera ha interesse a dipingerlo. Né a Cutro, 10 000 abitanti, Satana ha creato lo sbocco diretto di un camino dall’inferno, il cui fumo renderebbe i cutresi demoni irresistibili. Delrio rappresenta chi ha interesse a impiantare e coltivare la delinquenza mafiosa al Nord. La mafia è l’appendice gangsteristica di un sistema che è tutto pervaso di mafiosità, a partire dalle istituzioni dello Stato, incluse magistratura e forze di polizia, e dai gruppi come il partito di Delrio, il PD. Una criminalità dal volto feroce fa comodo, e va quindi entro certi limiti favorita: la mafia di cosca, con la sua alta intensità criminale, fa sembrare pulita la massa del malaffare istituzionale, minore per intensità criminale ma cumulativamente non meno grave. Con una presenza mafiosa sul territorio, mentre si combattono santisti e picciotti si può meglio praticare la corruzione a favore di grandi interessi; anche con metodi paramafiosi. La presenza mafiosa rende la curva della distribuzione di frequenza dei livelli di illegalità al Nord “right skewed”, asimmetrica a destra: alza la media della illegalità che i cittadini possono attendersi dalla società e quindi dalle istituzioni e dalla politica. La paura della mafia favorisce la sottovalutazione del danno e del pericolo costituiti dal crimine istituzionale e dal connesso crimine dei poteri forti; è questa la vera sottovalutazione, ottenuta con abilità diabolica.”

I giornali riportano che la morte di Pantani è ora attribuita dalla perizia disposta dalla magistratura anche agli psicofarmaci, oltre che alla cocaina; è quanto avevo scritto, spiegandolo estesamente, agli inquirenti 11 anni fa, nella racc. r/r del 3 giugno 2004 al GIP Mussoni e al PM Gengarelli (v. Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico). Oggi perquisizioni dei ROS per la strage di P. Loggia del 1974. Mi pare ci sia un caratteristico “pipeline giudiziario”, che ritarda l’accertamento della verità per poi ripescarlo molti anni dopo, a giochi fatti, in modo da non occuparsi di attività “delicate” attuali; o in alcuni casi di occuparsene, ma all’incontrario…

Per il presente, appare delinearsi una strategia a tenaglia: sulla strada, davanti a casa, intimidazioni e provocazioni. I danneggiamenti e le violenze fisiche alla bisogna sarà possibile attribuirli, sdegnati, a teppisti, automobilisti sbadati, extracomunitari, civili cittadini da me portati a raptus, etc. Contemporaneamente, mobbing tramite atti ufficiali: l’Ordine dei medici mi ha sanzionato, dopo 18 mesi di “istruttoria”, su input di CC e prefettura, per avere denunciato le molestie su strada e il relativo ruolo della polizia; (e poco dopo avere scritto delle minacce di reiterazione di aggressioni fisiche accompagnante dall’affermazione di essere spalleggiati dai CC); il proc. Buonanno era a conoscenza di questo anomalo procedimento disciplinare, nel quale, riporta la delibera, l’Ordine si è avvalso anche di una perizia psichiatrica sui miei scritti; senza però comunicarmene il contenuto e l’esito. Ne ho chiesto copia al pres. Dell’Ordine Di Stefano, agli altri 11 medici che all’unanimità hanno approvato il procedimento e la delibera, al proc. Buonanno, all’estensore della perizia, tale prof. Luigi Croce, e al pres. della federazione degli Ordini dei medici, Bianco, che è senatore (PD) e siede in quella commissione sanità che tra i responsabili di ciò da me descritto come la truffa di Stato Stamina. Se continuo a non stare zitto, potrei essere dichiarato malato di mente. Se è solo una minaccia, che ha per messaggero gli uffici giudiziari di Brescia, forse sarebbe stata più appropriata la consulenza di un carrozziere, su quanto mi costerà questo non volere cedere alle intimidazioni e denunciare reati. Spero non la consulenza di un traumatologo.

D’ora in poi questi danneggiamenti, violenze e provocazioni mafiosamente “firmati”, associati a persecuzioni tramite abusi di potere, e associati a mie critiche e denunce sull’establishment e i suoi affari, li chiamerò “pennisi”. Questo è l’ottavo pennisi in dodici mesi, se non ne ho dimenticato qualcuno (v. sopra). Dal nome del magistrato, Roberto Pennisi, che da pochi mesi dirige la Direzione distrettuale antimafia di Brescia, tenuta a battesimo mentre ha luogo questo trattamento nei confronti di un medico che intralcia sia grandi affari illeciti, sia la corruzione istituzionale di supporto. Una DDA nata sotto i migliori auspici. Il PM Pennisi è persona degnissima, presumo; ma è anche il rappresentante di un’antimafia più buona a descrivere la mafia come una potenza infera che a debellarla; e di un’antimafia che funziona ottimamente come paravento morale per operazioni paramafiose istituzionali come questa, mentre è assente, o tiene gli occhi chiusi, come contrasto e deterrente a quell’humus istituzionale corrotto che spiega la facilità con la quale la mafia ha attecchito al Nord.

Stasera conferenza antimafia alla facoltà di giurisprudenza dell’università di Brescia; domani 13 marzo a Milano, nel celebrare la giornata europea delle staminali il magistrato Amedeo Santosuosso terrà una relazione intitolata “Il diritto alla salute non può andare contro la scienza”. Credo che il mio caso mostri che “il diritto alla salute non può andare contro la scienza”. Nel senso che mostra cosa succede a chi, fedele al principio etico che corrisponde al diritto costituzionale alla tutela della salute, va contro ciò che Santosuosso e i magistrati che rappresenta chiamano, nel curarne gli interessi criminali e promuoverne l’ideologia distorta, “scienza”.

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30 marzo 2015. Si conferma come il supplemento di stalking e mobbing, che include i “pennisi” sotto casa qui riportati, sia una specie di “strategia della tensione” volta ad alzare il livello dello “scontro” e a facilitare così la mia descrizione come pazzo inattendibile. Ricevo oggi 30 marzo 2015 la perizia dello psichiatra Luigi Croce disposta dall’Ordine dei medici di Brescia (Di Stefano) su di me; insieme ad una sanzione disciplinare. La contestazione è di avere scritto a CC e altre istituzioni lettere di denuncia sul mobbing ricevuto. La perizia è stata eseguita su queste lettere, e anche sulle stesse lettere di difesa che ho inviato all’Ordine in risposta alla contestazione; lettere che hanno incluso l’osservazione che chi ha richiesto la perizia, il presidente Di Stefano, ha dato il via libera a alla truffa Stamina come componente del comitato etico degli Spedali civili di Brescia mentre io scrivevo che era una incredibile truffa. Le conclusioni:  “Disturbi dello spettro schizofrenico e altri disturbi psicotici (298.8 al DSM 5, F28 all’ICD10)”. Mi viene reso noto oggi, ma è da otto mesi che sarei stato etichettato così; la perizia e la sanzione, su richiesta dei CC (Turchi, Spina) e della Prefettura (Brassesco Pace, Verrusio),  di concerto con la Procura (Buonanno) e il Ministero della sanità (Lorenzin), sarebbero del luglio 2014, ma sarebbero state trattenute fino al marzo 2015. In pratica le istituzioni – e i singoli – che ho descritto come responsabili di Stamina come truffa di Stato, appena salvato Vannoni mi rispondono dandomi del pazzo da DSM, il manuale diagnostico USA dei disturbi psichiatrici. Lo Stato garantisce così la protezione da critiche e denunce alle fragili basi delle frodi biomediche che appoggerà in futuro, come sta appoggiando quella delle staminali. Che la spiegazione di quanto affermo sia da cercarsi nella schizofrenia si evince secondo questi signori dai miei scritti. Riporto brani dell’analisi dei testi delle mie lettere fatta dallo psichiatra Croce, direttore sanitario dell’ANFFAS di Brescia, medico del Consorzio Sir di Milano, direttore scientifico del centro per l’autismo Domino di Milano; e alcuni miei commenti postati poco prima di ricevere questo esempio di “decoro e dignità della professione”, ciò che invece io non avrei rispettato, meritando quindi oltre che la perizia psichiatrica positiva per schizofrenia una sanzione. Sanzione che va sotto il nome di “Avvertimento”.

Sembra essere di fronte al deragliamento dissociativo e all’insalata di parole delle psicosi schizofreniche.” (Luigi Croce)

18 marzo 2015 Blog de Il Fatto Commento al post di A. Gianbartolomei “Stamina, Davide Vannoni patteggia condanna a un anno e dieci mesi”

Parlare di “trionfo della scienza” perché finalmente si sono fermati soggetti “in divisa da ladro”, e gli è pure stato dato un paterno scappellotto, è come dare una cattedra di fisica per chiara fama a chi risponde “ma va la’ ” a quelli che credono che si possano piegare i cucchiai col pensiero. La corrotta ricerca biomedica ha bisogno di essere definita a contrario, non per i propri comportamenti e meriti, ma facendola apparire come baluardo all’oscurantismo; questo connubio teatrale, dopo tanto torpore, di “giustizia e scienza” appare piuttosto essere la manifestazione di una sotterranea intesa tra magistratura e grande business biomedico. Del resto lo Stato occupato dai corrotti si giova dall’essere definito non per la sua aderenza alla Costituzione, ma come l’opposto del terrorismo e della mafia; che quindi quando occorre aiuta sottobanco. Analogamente, prima di fare la faccia severa lo Stato ha permesso per molti anni a una volgare truffa di spacciare le sue assurdità ai malati e ai familiari. E – cosa perfino peggiore, ma che viene taciuta – di impiantare così nel pubblico aspettative false ma sentite sulla cura delle malattie; di rendere “regnant social expectations” (Callahan) le promesse irrazionali della scienza ufficiale sulle staminali; a vantaggio di quegli affari illeciti, troppo grandi e sofisticati per essere semplicemente definiti ciarlataneria, che i nostri magistrati, candidi come colombe, identificano con la “scienza”.

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Probabili falsi ricordi e rappresentazioni deliranti ex novo di fatti e accadimenti senza significato specifico di ordine casuale, sul vissuto, la percezione e le convinzioni di F.P”. (Luigi Croce)

19 marzo 2015 Blog de Il Fatto Commento al post di A. Tornago “Brescia, rettore assume ex segretaria Gelmini. Indaga Corte dei Conti”

Pecorelli, ginecologo, è sia il rettore dell’università della quale gli Spedali civili di Brescia sono il policlinico, sia il presidente dell’Aifa. Cioè comanda sia nell’ospedale pubblico che ha accolto i magliari di Stamina, sia nell’agenzia statale che dovrebbe assicurare la “scientificità” dei farmaci. Non è strano? Solo se si bevono le veline mediatiche: Stamina fa sembrare scientifiche le terapie ufficiali, e aiuta la pretesa di una farmacologia al di sopra della legge, e che si fa legge. Il trasformare la “health” in “wealth” necessita di questi “stunt” di marketing, e di certi pupari. E anche di amici nelle istituzioni. Nella primavera del 2014 ho assistito a una scena agghiacciante. All’università di Brescia Nicola Gratteri ha prima, parlando di come combatte gli ndranghetisti, trascinato l’uditorio; me compreso, che ho antenati delle sue parti e trovo affinità perfino fisionomiche, oltre che culturali, con Gratteri; e poi è stato zitto e sorridente, facendo da testimonial, mentre Pecorelli esponeva il progetto “Health and wealth”. Un progetto che vuole fare affari sulla salute; che non può funzionare senza frodi, senza impunità e aiuti istituzionali alle frodi, senza la soppressione delle voci di denuncia; nella migliore tradizione paramafiosa delle nostre istituzioni e classi dirigenti. Altro che assistere alla puncitina.

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Sospettosità pervasiva, collegata all’aura persecutoria sempre presente e all’indebolimento della capacità critica e di giudizio.” (Luigi Croce)

26 marzo 2015 Blog de Il Fatto Commento al post “Corruzione, Orlando: “Chi lo fa tradisce Paese”. M5S: “Grasso ritiri firma da ddl” “

Come osservato anche da specialisti (D.F. Thompson, Two concepts of corruption) di corruzione ce ne sono due tipi. Una è quella che mette in vendita il potere istituzionale per ottenere un vantaggio individuale, es. intascando mazzette. L’altra fa dell’istituzione uno strumento dei poteri forti, es. facendo in modo che le tasse servano a redistribuire legalmente la ricchezza dai più poveri ai più ricchi; o che amministrazioni pubbliche, incluse quelle che dovrebbero tutelare la legalità, servano da strumento per modellare la vita politica e sociale a favore degli affari illeciti dei poteri forti. Quando si parla di corruzione si considera, come fa questo ministro di grazia e giustizia, solo un tipo, la corruzione individuale, quella delle mazzette, più evidente concettualmente, ma meno dannosa rispetto alla corruzione che istituzionalizza il crimine. Quest’ultima costituisce un autentico alto tradimento e ha effetti molto più gravi. Ma viene tenuta nascosta, anche atteggiandosi a nemici delle corruzione individuale, quella che derubando il popolo toglie parte del bottino ai poteri forti. Lo sdegno verso la corruzione “qui tam” , la corruzione “per il re”, da parte di alcuni che ricoprono cariche istituzionali servendo i poteri forti ricorda il disprezzo e l’ostilità dei mafiosi verso i topi d’appartamento.

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Deteriorarsi della critica e della razionalità in un clima crescente di destabilizzazione emotiva e affettiva.” (Luigi Croce)

26 marzo 2015 Blog de Il Fatto Commento al post di A. Capitano “Corruzione, un male tutto italiano. Non solo nel libro di Cantone”

Ci sono due tipi di corruzione (es. DF Thompson, Two concepts of corruption). Raffaele Cantone ne considera solo uno: la corruzione individuale, delle mazzette. Del secondo tipo, la corruzione istituzionale, le persone perbene non parlano; nonostante gli intrecci tra le due. In effetti è “con la precisione di un orologiaio” che mentre dipinge in modo così vivido la ben nota figura del ladro che intasca tangenti, finge che non esista la corruzione che fa delle istituzioni uno strumento dei poteri forti; che legalizza prelievi illeciti dalle tasche dei cittadini di diversi ordini di grandezza maggiori. La corruzione che sta togliendo al paese democrazia, e che trasferisce ricchezza dal basso verso l’alto; che ha interesse a ridimensionare la corruzione dei forchettoni per avere più spazio per esercitare il proprio, di sfruttamento, che è anche più pesante; e che trae quindi un doppio vantaggio dall’addossare ai concorrenti della corruzione individuale gli effetti delle sue spoliazioni. La corruzione di chi serve le ruberie “del re”, ottenendo un posto a corte; corruzione alla quale la casta di Cantone, i magistrati, composta anche di persone che magari preferirebbero farsi tagliare una mano anziché usarla per accettare una volgare bustarella, sta dando un valido contributo. Di “tutto italiano” c’è forse la furbizia di presentare la corruzione individuale come l’unica, ed esaltarla, in modo da favorire la corruzione istituzionale, quella che cede lo Stato ai poteri forti.

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L’intuizione delirante sembra esprimersi compitamente sotto forma di delirio esplicito” (Luigi Croce)

29 marzo 2015 Blog de Il Fatto Commento al post di L. Musolino “Reggio Calabria, uomo spara davanti a teatro del convegno Md con Orlando”

La presenza congiunta a un convegno di una corrente della magistratura del Guardasigilli Orlando Andrea e di uno spostato che arriva e senza ragione spara a me dà l’impressione di una intimidazione, verso quei magistrati che fossero ancora recalcitranti ad accettare che le leggi reali alle quali si devono sottomettere sono diverse da quelle scritte. Gli amici dei magistrati, CC e Viminale, sono, nella mia esperienza, bravini nel “fare accadere” fatti a doppia chiave di lettura, una per il pubblico, l’altra per il destinatario del messaggio; attingendo al campionario umano del quale dispongono in ragione della parte legale delle loro attività. Oggi, al tempo del “colpo di Stato di banche e governi” (G. Pasquino) chi si esponga a difendere i principi racchiusi nella Costituzione può attendersi incidenti, e episodi di violenza e provocazione, apparentemente senza senso; ma in realtà mirati; e provenienti da dove chi vorrebbe credere nel principio di legalità meno se lo aspetterebbe.

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Penso di subire, con questa perizia a coronamento del mobbing extra, una forma grave di quella corruzione a favore dei poteri forti che viene studiata come “corruzione istituzionale”, distinguendola dalla “corruzione individuale”. (Io la chiamo corruzione “qui tam” cioè corruzione “a favore del re”). E’ interessante che tale forma di corruzione sia stata identificata da alcuni studiando le frodi mediche strutturali (1,2): lo stesso percorso a ritroso che ho fatto io nel giungere a conclusioni simili. Gli autori che studiano questa forma di corruzione, che è meno meno evidente di quella delle mazzette, considerano che si possono avere forme miste. Il comportamento che ricevo è indiscernibile da quello di chi sia a libro paga delle multinazionali farmaceutiche; e se un numero n di loro non fosse pagato ciò non costituirebbe un’attenuante, perché la corruzione istituzionale è comunque più grave di quella individuale. Resta il dubbio della proporzione delle due forme di corruzione nel mio caso. Sarà la grave patologia psichiatrica dalla quale sarei affetto, se i componenti del “mob”, del “branco” che è arrivato a questo punto; carabinieri, medici, magistrati, prefetti, ministri, periti, universitari, etc. , nella mia povera mente sconvolta paiono sussumersi in un’unica figura. Quella di un ibrido tra una puttana e un mafioso.

[1] Light DW. Lexchin J Darrow JJ. Institutional corruption of pharmaceuticals and the myth of safe and effective drugs. Journal of law, medicine and ethics. June 1, 2013. [2] Light DW. Strengthening the Theory of institutional corruptions: broadening, clarifying, and measuring. Edmond J. Safra Working Paper, No. 2. 20 march 2013.

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21 aprile  2015. Ricevo indietro, rispedita al mittente, la raccomandata del 5 marzo 2015 al presidente della Federazione degli Ordini dei medici sen. Amedeo Bianco (PD), sulla perizia psichiatrica sui miei scritti indotta dai CC e preparata dall’Ordine dei medici di Brescia. L’avevo spedita a:

Sen. Dr. Amedeo Bianco Senato – XII Commissione Igiene e sanità Piazza Madama 00186 Roma

Sulla busta, chiusa, è stampigliato:

CARABINIERI

SOTTOPOSTO

A CONTROLLO

A oggi risulta essere stata ricevuta solo la copia che ho inviato all’Ordine di Brescia, mentre non ho avuto la ricevuta della copia per Il procuratore Buonanno. Pochi giorni fa ho postato questo:

17 aprile 2015 Blog de il Fatto Commento al post di M. Bella “Sindone: quando la storia può essere rigorosa quanto la scienza”

@ Gianni Monroe. Affidare la custodia del pollaio alle volpi in termine tecnico si chiama “cattura normativa” (una delle finalità di quella tragedia e farsa del caso Stamina). @ Gianni Monroe. Lei dà come entità primitive l’indifferenza dei valori morali, che non sarebbero che mere convenzioni sociali, e allo stesso tempo la “bellezza” della “comunità scientifica”, che ci proteggerebbe dalle frodi. La frode c’entra perché con questa “business ontology” così svergolata uno dei principali attori della frodi biomediche strutturali, l’establishment scientifico, viene posto in una posizione privilegiata di controllore delle frodi stesse. Così es. basta fare in modo, con la compiacenza e la partecipazione delle istituzioni dello Stato, che a Stamina, una banale frode che normalmente sarebbe durata 30 minuti, il tempo dell’arrivo del maresciallo dei CC, vengano invece fatte assumere dimensioni giganti, per poter presentare per contrasto una comunità scientifica corrotta come il baluardo contro la ciarlataneria; con magistrati come Guariniello e Santosuosso che come lei commentano inneggiando alla “scienza” quando dovrebbero controllarne gli abusi, coonestando una cattura normativa che è anche “deep capture” (Hanson e Yosifon), cioè cattura culturale. Invece per me non c’è bisogno della filosofia per assumere che la medicina non deve nuocere al paziente a favore di chi la vende. E occorre prendere tristemente atto (v. Gotzsche, cit.) che la ricerca scientifica ai nostri giorni non è la cura, ma è parte della patogenesi. La volontà di rappresentare posizioni, interessi, e rapporti di forza senza infingimenti è già un orientarsi verso la soluzione.

Nell‘articolo “La paranza delle staminali. Il palpabile e il tangibile”, inedito,  scritto circa un anno fa, descrivo quello che mi pare il ruolo di controllo dei CC – collaboratori istituzionali dell’AIFA – in queste truffe dello Stato, Stato del quale il senatore Bianco è rappresentante, oltre che essere rappresentante degli interessi corporativi dei medici:

Nelle paranze delle truffe di strada sono presenti anche gorilla, come servizio d’ordine ed esattori. Nel gergo dei truffatori USA, lo “Heavy “ si incarica inoltre di allontanare e dissuadere chi metta sull’avviso il “mug”, il pollo. Un altro nome dell’addetto è “Freddy” che sarebbe l’abbreviazione di “Fourteen weeks Freddy”, dove le 14 settimane sono la degenza prevista dopo un suo trattamento [Lovell S. How to cheat at everything. A con man reveals the secrets of the esoteric trade of cheating, scams and hustles. L & L Publishing, 2003 ]. In una truffa di alto livello come è quella delle staminali, sono le istituzioni dello Stato che si assumono, oltre che la funzione di “shill”, di spalla, anche quella di Freddy, screditando, emarginando e intimidendo il guastafeste. A partire dalle istituzioni alle quali è deputata la tutela della legalità. Non ci sono soltanto i Nuclei Anti Sofisticazioni; appaiono esserci anche dei nuclei pro sofisticazioni. La cultura mafiosa, ben radicata nei poteri dello Stato, viene in aiuto.”

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14 maggio 2015. Nono “pennisi”. Due giorni fa ho postato un commento sull’assoluzione di Scajola e De Gennaro riguardo all’omicidio Biagi:

Blog de Il Fatto – Commento al post “Marco Biagi, prescritti De Gennaro e Scajola. ‘Si confrontino con loro coscienze’

Credo che sarebbe più dignitoso e utile se si riconoscesse apertamente che la magistratura non ha la possibilità – né in generale ha la voglia – di perseguire i crimini commessi dai circoli di potere superiori. Fino a quando si tratta di mafiosi che bruciano i santini e sciolgono le vittime nell’acido, o di mangioni filmati mentre intascano la busta coi contanti, e fino a quando si tratta di dipingere mafiosi e mangioni come dei Satana in persona, ai quali i magistrati si oppongono come strenui difensori dei cittadini, è un conto. Ma quando si tratta del Satana vero, coi suoi tirapiedi istituzionali (o mafiosi), dei crimini politici che da decenni servono a tenere soggiogato il Paese, i magistrati molto spesso guardano altrove o si limitano a fingere di interessarsi. O peggio, a volte attuano comportamenti che appaiono consonanti con la volontà dei mandanti, contribuendo a isolare la vittima prima dell’esecuzione e lasciandosi facilmente “depistare”.

Oggi la mia compagna al ritorno dal lavoro mi dice che stamattina ha trovato una rigatura sulla portiera destra dell’auto.

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Nella stessa mattinata avevo letto un articolo [1] che mostra in modo chiaro come i proclami di questi stessi giorni del ministro Lorenzin sulle mammografie che salvano vite in massa [2] siano un inganno: lo screening mammografico non incide al punto di ridurre la mortalità totale delle donne che vi si sottomettono (che comunque va valutata con trial clinici, non con studi ecologici); sta venendo criticato in USA e UK, in sedi ortodosse [3,4], ammettendo i forti limiti di efficacia e i gravi danni, finora sottaciuti, che provoca; (mentre è in preparazione il passaggio a un nuovo corso per il business biomedico nel settore [5]). In Italia la questione è stata tradotta mettendo in scena una sapiente sceneggiata, con Grillo che è abrasivo senza necessità, e passa così per estremista o “pericoloso disinformatore”, mentre in realtà annacqua le critiche che sono ormai considerate nel dibattito internazionale. La Lorenzin non è da meno, recitando la parte dell’indignata e propagando, dalla poltrona di responsabile della salute dei cittadini, notizie false e ingannevoli sul rapporto danni/benefici, in realtà assai poco brillante, di questo screening. E’ intervenuto anche Renzi, poco dopo avere riformato in pejus la legge a torto a attribuita a Biagi, a cantare da par suo le lodi sperticate di quel “qualifed failure” che sono gli screening. Del resto, non dovrebbe sorprendere che faccia propaganda a un genere di medicina che si affianca al lavoro e alle tasse nel dare corpo a forme mascherate di sfruttamento.

Non conosco i retroscena dell’omicidio Biagi, persona rispettabile e a quanto si sa non invisa al potere; ma mi pare improbabile che sia stata casuale la complementarietà tra la apparentemente ottusa baldanza degli assassini, che si preannunciano, e l’apparentemente ottusa noncuranza di chi avrebbe dovuto fermarli. C’è chi sostiene che vi sia anche qui lo zampino dell’orchestra nera internazionale: con i capi delle BR dipendenti di un’industria bellica USA e in possesso del nullaosta NOS dei servizi segreti italiani [6]. Appare inoltre che l’omicidio Biagi, come altri, sia “caduto a proposito”, ricoprendo con la sacralità di una vittima del terrorismo la regressione liberista delle leggi sul lavoro.

Forse tra le finalità dell’omicidio Biagi; tra le finalità della atroce e squallida vicenda che corrisponde al genere letterario del “realismo perverso” reso celebre da Kafka, con le richieste di aiuto inascoltate e le manifestazioni di disprezzo gratuite e ostentate da parte delle istituzioni [7], vi è stata anche quella di lanciare una minaccia agli intellettuali, agli studiosi: se vogliamo, possiamo colpire a piacimento. Sbagli a credere alle chiacchiere sulla libertà di pensiero e di espressione. Sbagli a pensare che il tuo rango e il tuo ruolo sociale ti diano la benché minima protezione. Sei uno scriba alla corte di un re barbaro. Possiamo farti annunciare dagli idioti che usiamo come inconsapevoli esecutori che verrai ucciso. E la tua fine sarà ineluttabile. La tua vita sarà nelle mani di uomini delle istituzioni che usano la tracotanza per coprire la loro viltà. Non ti servirà chiamare aiuto rivolgendoti alla polizia: ti rideranno in faccia, dipingendoti come un “rompicoglioni” a caccia di vantaggi personali. Non rispetteremo nemmeno il tuo cadavere, ma lo esporremo come capro espiatorio, attribuendo a te i nostri misfatti, che tu invece hai tentato di contenere.

E gli studiosi e gli intellettuali sono addomesticati, con questo e con mille altri mezzi, così che ad esempio oggi il ministro della sanità può rinverdire falsità ormai smascherate, avendo per spalla un istrione; preparando allo stesso tempo il terreno per le frodi future.  Non si è alzata una voce seria e onesta, tra i vari esperti accreditati, a diradare il polverone, chiarendo ai cittadini come stanno le cose sulla mammografia. A spiegare come sia il tipico caso di trattamento “non dominante”, dove a livello di popolazione a benefici incerti e limitati si associano danni, anche mortali, netti e corposi. A spiegare come abbia il carattere di una scommessa rischiosa, di un investimento speculativo, dove raramente si può vincere, ma non è raro che invece si perda, e dove si può perdere tutto. Di come abbia moltiplicato di molte volte il carico di malattia con i falsi positivi, le diagnosi false. Non sono stati citati gli specialisti internazionali che si sono espressi contro questo screening; non è stato riferito del dibattito in corso sulla necessità di informare adeguatamente le persone dei rischi e dei danni che corrono sottoponendosi a screening. Mentre in altri paesi ci si interroga sullo stato di degrado nel quale sono cadute la medicina e la ricerca, da noi la questione è stata ridotta al bisticcio sgangherato tra un arruffone che cerca l’effetto teatrale e una informatrice farmaceutica, o una promotrice finanziaria che, messa a fare il ministro, ripete una spudorata lezioncina con voce sicura ma senza sapere di cosa parla. Abbiamo così lo Stato che tradisce i cittadini, inducendoli a fare carne da cannone per il business biomedico; grazie anche agli apparati che si occupano di mantenere su di una rotta deviata il corso della vita del Paese, comodamente all’opera anche al tempo del ministro Alfano, del prefetto Pansa, del generale Del Sette e dell’attuale magistratura.

[1] Saquib N et al. Does screening for disease save lives in asymptomatic adults? Systematic review of meta-analyses and randomized trials. International Journal of Epidemiology, 2015.  1-14. doi: 10.1093/ije/dyu140.

[2] “Le sue dichiarazioni [di Grillo] sono un concentrato di pericolosissima disinformazione – ha aggiunto -. Sull’oncologia tutti i dati, e l’evidenza scientifica, ci dicono che l’arma più efficace, talvolta l’unica, per sconfiggere il cancro è la prevenzione. Tra questi il tumore alla mammella, che le donne possono sconfigge proprio grazie alle mammografie e ai controlli da protocollo. Questo è uno dei casi in cui i dati parlano in modo chiaro, tanto che la mortalità delle donne per tumore al seno è nettamente più bassa in quelle zone dove i piani di screening e le mammografie coinvolgono una percentuale maggiore di donne”. Repubblica, 9 maggio 2015.

[3] Gotzsche P.C. Screening: a seductive paradigm that has generally failed us. International Journal of Epidemiology, 2015.  1-14.doi: 10.1093/ije/dyu267.

[4] Barratt A. Overdiagnosis in mammography screening: a 45 year journey from shadowy idea to acknowledged reality. BMJ, 2015;350:h867 doi: 10.1136/bmj.h867.

[5] Topol E J. Time to end routine mammography. Medscape, 6 mag 2015.

[6] F. Dezzani. Omicidio Marco Biagi: il terrorismo di Stato è tra noi. 6 marzo 2015. Reperibile su Internet.

[7] Lupacchini O. Il ritorno delle Brigate Rosse. Una sanguinosa illusione. Koinè, 2005.

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17 ottobre 2015, sabato. Le strade di Brescia diventano più strette e trafficate da mezzi pubblici: per 3 volte in un breve percorso, incontri ravvicinatri con bus di Brescia mobilità. Due mi vengono incontro sfrecciando a pochi centimetri in punti dove la carreggiata è ristretta, l’altro entra in una rotonda non rispettando la precedenza e avvicinandosi col muso alla fiancata dell’auto. In due casi i bus sono stati preceduti pochi secondi prima da mezzi della PS; il ricordo dell’altro è stato suscitato al ritorno da una volante della GdF a pochi metri dal luogo dove all’andata c’è stata la prima acrobazia della giornata. Entrando a casa, un condomino, sottufficiale di aviazione nella vicina base NATO, nel redarguirmi mi dice “Stia attento”. Secondo lui, che mi trovo regolarmente davanti all’entrata e all’uscita anche più volte al giorno, sarei io a molestarlo, perché lo filmo quando gli incontri diventano frequenti al punto che nell’uscire di casa o rientrare posso prevedere che lo troverò. La moglie, che pulisce le scale, è sbadata: spesso passa stracci e spruzza spray su gradini e ringhiere quando si trova sulle scale più in alto rispetto a me, così che il liquido mi va addosso; un paio di volte o più ha lasciato l’ascensore aperto all’ultimo piano quando dovevo salire.
La sera prima avevo postato questo:

16 ottobre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Mercedes Vito, Papa Francesco benedice il primo esemplare prodotto in Argentina”

 
Nel suo libro “The shock doctrine” (2008) Naomi Klein riporta che la Mercedes-Benz Argentina è stata accusata di avere segnalato negli anni ’70 alla giunta militare nome e indirizzo di 16 sindacalisti di un suo impianto. I 16 finirono tra i desaparecidos. 14 di loro non sono mai più tornati. La fonte citata nel libro è l’articolo: Sergio Correa, “Los desaparecidos de Mercedes-Benz” BBC Mundo, November 5, 2002.

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25 gennaio 2016. Tornano i pennisi: nuovi graffi sui vecchi.

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Seguiti in giornata da un campionario di altre provocazioni per strada, nell’ambito di un crescendo che dura da tempo. Il casus belli potrebbero essere i miei recenti commenti su affari loschi delle istituzioni bresciane (1), a giudicare dagli ostentati e insistiti incontri nei giorni precedenti con la polizia locale del sindaco Del Bono  e dell’assessore alla sicurezza Muchetti, e data la precedente associazione tra guardie comunali, danneggiamenti all’auto e aggressioni fisiche. Da segnalare anche l’attenzione manifestata 5 giorni prima dal nuovo prefetto Valenti – che appare un degno successore di Tronca, Cancellieri, Brassesco Pace – alle esigenze di sicurezza della vicina Poliambulanza, roccaforte dell’industria medica cattolica:

Le ragioni principali vanno probabilmente ricercate nella volontà di mantenere un livello di “strategia della tensione”, dati  le mie recenti segnalazioni di operazioni di manipolazione a danno della salute dei cittadini (manipolazioni protette; senza le quali un doppione ospedaliero come la Poliambulanza non solo non prospererebbe; ma non potrebbe neppure esistere); e in particolare sulla fondamentale partecipazione della magistratura. Es. l’osservazione che i magistrati, indottrinando le scolaresche su tesi sull’inquinamento non adeguatamente fondate scientificamente e sistematicamente distorte a favore del profitto, non tutelano la salute pubblica, ma all’opposto spingono con la loro credibilità e autorevolezza i minori e i futuri cittadini verso le frodi del business biomedico; business che in questo modo aiutano anche contribuendo a istituzionalizzarne i crimini, che sono sofisticati omologhi di quelli della “S. Rita” (2). I boicottaggi sistematici, lo stalking, i pennisi, la ricerca martellante di una reazione per mascherare la mafiosità istituzionale, eseguiti con tracotanza da parte di chi non ne avrebbe il coraggio se non fosse sicuro di potere contare sull’impunità giudiziaria, sono l’altra faccia della medaglia di questi “slanci” coi quali i magistrati allo stesso tempo vincono il favore del pubblico e servono il potere nei suoi aspetti più cupi e sordidi.

1 In: Brescia non solo bombe
2 In: Nuove P2 e organi interniIlva. Dal cancro nascosto al cancro inventato ; Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi

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13 febbraio 2016

ccc
Telethon. La manipolazione dello sperabile e la squadra pro-truffa

Undicesimo pennisi. Torna l’accoppiamento tra teppismo amministrativo-giudiziario e teppismo di strada. Il 10 febbraio 2016 il presidente dell’ordine Di Stefano mi comunica con racc ar che il provvedimento disciplinare nei miei confronti, emesso nel luglio 2014, “è divenuto esecutivo”. Il giorno dopo, l’11, rispondo a lui e al presidente della Corte d’appello f.f. Fischetti con racc ar online che il procedimento, la sanzione e l’inclusa diagnosi psichiatrica configurano reati, volti a favorire le truffe che denuncio e a impedire ulteriori denunce. Oggi sabato 13, alle 14:30 scopro un nuovo graffio sulla Clio:  ora anche il parafango anteriore dx ha il suo. Non l’avevo notato tre ore prima nel rientro a casa, preceduto dal passaggio di un’auto della PS.

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Una “ulteriore denuncia” avrebbe dovuto essere sull’epatite C, quel Burj Khalifa delle frodi biomediche strutturali, al quale lo Stato sta collaborando. La comunicazione giudiziaria della Corte d’appello, arrivata in concomitanza con un grave lutto familiare, ha fermato il progetto, che avrebbe richiesto mesi di preparazione. La ripresa del teppismo avviene mentre inizio un altro progetto, più piccolo. Nel dicembre 2015 ho fatto notare su un blog che Telethon nel chiedere donazioni al pubblico per la ricerca sulle terapie geniche si è attribuito il merito di avere raddoppiato la speranza di vita degli affetti da distrofia muscolare; mentre i progressi sono dovuti a cure sintomatiche convenzionali ben meno sofisticate, come la ventilazione tramite tracheostomia; e gli esperti riportano piuttosto finora un fallimento delle terapie geniche, che vorrebbero correggere in radice il difetto della distrofia (1).

Nel film “Squadra antitruffa” (1977) il maresciallo Giraldi (Thomas Milian) smaschera “Er Fibbia” (Leo Gullotta) che faceva credere che il motore della sua auto andasse ad acqua grazie ad alcune pasticche giapponesi “a idrogeno ionizzato” (reperibile su Youtube). L’acqua che Er Fibbia mostrava di immettere al posto della benzina finiva in un serbatoio morto, e l’auto andava regolarmente a benzina. Telethon in questo caso ha fatto una cosa simile. Chiede contributi al pubblico per la ricerca su fantastiche terapie hi-tech millantando meriti che invece vanno a affinamenti di terapie tradizionali, che prolungano ma non domano una malattia che resta crudele.

Ma non si tratta solo di questo. La ricerca biomedica, insegna Medawar, essendo “un affare immensamente pratico” è “l’arte del solubile”. Cioè “di rendere resolubile un problema, individuando il modo di affrontarlo, in altre parole i suoi punti vulnerabili”. Es. se il problema sono le gambe amputate, la ricerca dovrà orientarsi verso le soluzioni attualmente possibili, che sono quelle di ideare le migliori protesi. Ma è avvenuto uno slittamento, o meglio uno smottamento. Oggi la ricerca biomedica, mimando la finanza, e in alcuni casi divenendone letteralmente un’estensione, è divenuta “promissoria” e tende a produrre “futures”, promesse commerciabili di futuri risultati (2); mentre si trascura di ottimizzare la cura possibile dei malati  (3). La ricerca biomedica è così divenuta, da arte razionale del solubile, una manipolazione dello “sperabile”. Si fa credere al pubblico di poter sperare nei risultati ideali: si vende la promessa di fare ricrescere la gamba. Telethon, una gigantesca operazione di ricerca marketing-driven, è un caso esemplare; e ha bisogno di trucchi come questo per alimentare le promesse. Riuscendo così a incidere sulla cultura, sulle aspettative del pubblico, nell’ambito di una propaganda generale. In questi stessi giorni il Comune di Brescia e la Fondazione ASM hanno iniziato un ciclo di conferenze sulla scienza – considerata esplicitamente come fonte di produzione di ricchezza – che ha per sottotitolo “Innovare è realizzare l’improbabile”. Ottenere l’improbabile è improbabile, e ottenere l’impossibile è impossibile; ma c’è una varietà di trucchi abbastanza semplici, per chi ne ha i mezzi, per simulare successi. E’ come diffondere tramite fonti autorevoli la credenza che l’auto ad acqua è possibile, per speculare sulla promessa. Anziché spiegarne il carattere fantascientifico sulla base delle conoscenze già acquisite.

Peggio ancora, così si ottiene la cattura normativa. Telethon si è convertita al lancio dei farmaci per le malattie rare, che sono divenuti un leit-motiv. Una strategia dell’industria farmaceutica che è un escamotage per introdurre e quindi vendere lucrosissime terapie, anche su malattie non rare, eludendo i previsti controlli di efficacia e sicurezza, che sono ridotti per le malattie rare (4,5). Una deregulation che si basa anche su questi asseriti successi, su questa costruzione di attendibilità e reputazione scientifica. E’ come se, riconosciuta la genialità e l’importanza dell’auto ad acqua data la sbalorditiva e inoppugnabile dimostrazione data da Er Fibbia con un tubo per innaffiare e alcune pasticche rosse, si esentassero gli inventori e i rivenditori dal fare esaminare da tecnici competenti il funzionamento dell’auto, la chimica delle pasticche, e le altre future meraviglie.

Ho chiesto per email al direttore generale di Telethon Pasinelli e all’ufficio stampa dell’UILDM di indicarmi i risultati scientifici che permetterebbero loro di vantare un raddoppio dell’aspettativa di vita degli affetti da distrofia muscolare. Venti giorni dopo, e quattro ore dopo avere ripetuto la richiesta ai rispettivi probiviri per racc. online, la dr.sa Pasinelli mi ha risposto. Non presentando alcun dato su progressi terapeutici ottenuti con terapia genica, ma dilungandosi sul sostegno di Telethon alla ricerca di altri sulle terapie convenzionali per la distrofia muscolare. E’ come se Er Fibbia dicesse che non c’è truffa perché lui ha finanziato studi altrui sul miglioramento del rendimento del motore a benzina e diesel.

Dieci giorni dopo la risposta sono riapparsi i vandalismi (v. sopra). Sarà una coincidenza casuale, ma la continua pressione di violenze nei miei confronti non lo è. Se Telethon può sparare tranquillamente sui principali media bufale del livello dell’auto ad acqua – ma più difficili da scoprire, e dalle conseguenze molto più gravi – è anche perché ci sono apparati che si occupano, con metodi teppistici, di nascondere e zittire critiche e denunce. E’ come se chi facesse osservare che un motore ad acqua è un oggetto impossibile venisse trattato, da una “squadra pro-truffa” in modo da isolarlo come un pericoloso deviante, un bugiardo, un disturbato da controllare.

Le cose sono ovviamente più articolate e complesse degli elementi satirici che ho usato per illustrare i concetti. Es. Telethon, oltre a questo inganno crasso, da anni presenta, con la sua propaganda tambureggiante, come i primi passi di un futuro radioso i pochi topolini partoriti, che sono eccezioni sporadiche e di limitata rilevanza, e che, come i mancati risultati per la distrofia, segnano invece i ristrettissimi confini dell’approccio genico, che imporrebbero di cercare altrove il solubile e di far riporre altrove le speranze. Ma la sostanza è davvero illecita e grottesca; come ho scritto al presidente Di Stefano e al presidente Fischetti a proposito del trattamento che mi viene riservato dalle istituzioni.

ccc

1. 22 dicembre 2015. Blog de Il Fatto. Commento  al post “Telethon 2015, record per la ricerca sulle malattie genetiche: raccolti 31,5 milioni”. In: La questua delle multinazionali .
2. Cooper M. Life as surplus. Biotechnology and capitalism in the neoliberal era. University of Washington Press, 2008.
3. Callahan D, Nuland S. The Quagmire. The New Republic, 9 giugno 2011, 16.
4. Drugs for rare diseases: mixed assessment in Europe. Prescrire International, 2007. 16: 36.
5. “Adaptive licensing” or “adaptive pathways”: Deregulation under the guise of earlier access. Brussels, 16 October 2015, Joint briefing paper. http://www.prescrire.org

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8 marzo 2016

Dodicesimo pennisi. Nel luglio del 2011 a Cosenza i CC cominciarono a urtarmi ripetutamente mentre passeggiavo. Scrissi una lettera di protesta, e come è norma gli urti dei poliziotti si moltiplicarono. Mi urtò il comandate dei vigili di Spezzano della Sila. Lo ricordo a un comizio appoggiato all’auto blu di Marco Minniti, gestore dei servizi; il politico calabrese che ha trovato l’America qui servendo gli USA. Mi urtarono ripetutamente le vigili donna di Spezzano, tanto che mi chiesi se non si volessero fidanzare con me. A Cosenza un poliziotto mi mise una mano sulla spalla senza ragione, in un negozio di ferramenta; minuti dopo trovai sulla bauliera dell’auto un ampio graffio. Oggi a Brescia a quel graffio se ne è aggiunto un altro, per tutta la larghezza della bauliera e oltre, sul paraurti. Probabilmente in modo che me ne ricordi ogni volta che la apro

Il 5 marzo avevo postato questo:

Blog de Il Fatto
Commento al post di F. Marcelli “Lavoro, la salute dei poliziotti va tutelata”

“deve essere riconosciuto il loro diritto a rifiutarsi a prestare servizi in violazione della legge, a tutela non solo della loro salute e sicurezza ma anche della democrazia, della libertà e della vita di tutti i cittadini.”. Secondo il giurista Marcelli ai poliziotti verrebbe negato il diritto di rifiutarsi di prestare servizi in violazione della legge e a danno della democrazia, della libertà e della vita dei cittadini. Io pensavo che avessero non il diritto, ma il dovere di non eseguire gli ordini di commettere illegalità. Ritengo comunque che se uno è un uomo il diritto naturale di non commettere atti immorali lo ha comunque, e lo deve esercitare comunque.

Il 7 marzo c’è stata una parata per me di PS CC e PM, che è proseguita l’8, dopo il danneggiamento. Ma ho commesso altri peccati. Welch (1) avvisa di essere cauti nel mettere in dubbio la chirurgia vertebrale di routine: tramite pressioni lobbistiche una piccola agenzia federale, la AHCPR, fu messa a fondi azzerati, fatta quasi chiudere, e ridimensionata quando presentò studi che mostravano l’inutilità e la dannosità di questa classica fetta dell’ortopedia. Io non solo l’ho fatto, ma ho mostrato come si spingano i lavoratori verso questo business, nell’ambito di un movimento che vede impegnate le istituzioni a fornire cittadini come materia prima all’industria medica (2).

Ho anche osservato che i magistrati negli anni di piombo evitarono di indagare perché Adriana Faranda avesse indirizzo e numero telefonico di Marcinkus e Felix Morlion, e oggi la invitano a parlare alla scuola dei magistrati (3). La mollezza dei magistrati sulle trame atlantiche è un altro argomento tabù.

Suona vagamente ricattatorio da parte dei poliziotti chiedere ulteriori privilegi sostenendo di soffrire e di ammalarsi perché obbligati, a loro dire, a delinquere. Forse vogliono un aumento per i loro servigi extraistituzionali. Es. nel mio caso i poliziotti interpretano, senza eccessivo sforzo, il ruolo dei vigliacchi e dei bulli. Distogliendo così dalla mafia medica, che chiude le bocche di chi si oppone alle frodi legalizzate, e dalle collusioni della magistratura nei “delitti di servaggio”, i delitti commessi servilmente nell’interesse dei poteri forti.

1 Welch HG. Less medicine, more health. 7 assumptions that drive too much health care. Beacon Press, 2015.
2 Commento al post “La coppa dell’assenteista” 27 febbraio 2016. In:  ILVA. Dal cancro nascosto al cancro inventato
3 Commento al post “Commento al post “Adriana Faranda a corso di formazione per magistrati. Che protestano: “Assurdo” “. 2 febbraio 2016. In:  Corruzione “Qui tam” e sfruttamento

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20 marzo 2016

Tredicesimo pennisi. Il camion di un privato effettua lo sgombro di un appartamento – per conto del sottufficiale dell’aeronautica della base NATO – facendo il comodo suo. Si incunea nello spazio tra le mie due auto, urtandole e spingendole, e i facchini poggiano lo spigolo del portello sul cofano.

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Il camion porta ancora le insegne di Poste italiane sopra al parabrezza.

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E’ arrivato questo invece della ricevuta di ritorno della racc di 40 giorni prima al presidente f.f. della Corte d’appello Fischetti, in risposta alla lettera del presidente dell’Ordine dei medici Di Stefano. Un anno fa non è mai arrivata la ricevuta della racc. al procuratore della repubblica. Entrambe parte dello stesso carteggio sul procedimento disciplinare servito per emettere su di me una diagnosi di infermità mentale, che Poste Italiane ha innescato, e alimentato con molestie e boicottaggi spesso a carattere derisorio.

Gli uffici giudiziari di Brescia, che inviano per comunicazione giudiziaria una diagnosi dolosamente falsa di schizofrenia a chi si oppone a quegli stessi affari illeciti sulla salute che favoriscono con le loro omissioni e i loro interventi, non assicurano la ricevuta dell’avvenuta consegna della posta loro inviata.

In occasione dell’apertura dell’anno giudiziario il presidente Fischetti ha ripetuto il tema della carenza di organico come causa dell’insufficiente fornitura del servizio giustizia (1). Curiosamente, nel 2011 la corte presieduta da Fischetti nel mandare assolti gli imputati della strage di Piazza Loggia del 1974 scrisse che i risultati della ricostruzione del fatto “appaiono potenzialmente schizofrenici”. Credo che per i delitti di servaggio, i delitti commessi con la partecipazione delle istituzioni in obbedienza ai poteri forti, l’inefficacia dei magistrati non sia riducibile a una questione quantitativa.

1    Semiotica del potere: Via Craxi, Palazzo di giustizia Zanardelli e le “sedi disagiate”.

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2 aprile 2016. Fiancata sinistra:

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Quattordicesimo pennisi. Preannunciato da pantomime di spazzini di A2A, condomini, autisti di Brescia Mobilità, postini, leccate di cani. Ma soprattutto atteso per quello che avevo scritto, e data la lettera del presidente dell’Ordine; che 2 giorni fa si è esibito in veste di bioeticista; insieme all’assessore alla sanità del Comune. Ho postato una critica della confessione, e dell’uso che ne fa il clero (1). Alle gente i preti non parlano che di perdono, a favore degli offensori; in realtà nessuno meglio di loro riconosce il valore deterrente della punizione: che applicano more mafioso verso chi svela le loro imposture. Ho anche segnalato come i pareri scientifici dell’EFSA provengano da una fonte – UE – i cui dirigenti hanno ammesso di dirottare la scienza a favore delle multinazionali, dalle quali sono pagati (2).

Si sta chiudendo il caso Pantani con quello che appare come un altro scambio di favori tra istituzioni e mafia: e l’ho fatto notare (3). Del fantomatico complotto camorrista non se ne occuperanno i magistrati, dopo aver lanciato il sasso; ma se ne occupa la commissione parlamentare antimafia, che ha convocato i magistrati che hanno lanciato il sasso e retratto la mano. Feynman, il grande fisico, spiegava come sia buon senso non verificare un’idea usando gli stessi dati che l’hanno suggerita (4). Sarei curioso di sapere quanti investigatori giudiziari adottano questa regola; non certamente Rosy Bindi, che ha dichiarato che la commissione che presiede farà le sue valutazioni su quanto congetturato dai magistrati; su un “qui lo dico e qui lo archivio“. La Bindi era ministro della sanità quando venni fatto licenziare dal SSN; e come tanti antimafia, e tanti mafiosi, è un dito della mano i cui diversi tendini sono mossi dai muscoli ben coordinati dello stesso avambraccio …

Ma cos’è qualche graffio. C’è ben altro a cui pensare. A Brescia, dopo la strage di Bruxelles, sono arrivate da pochi giorni le “teste di cuoio” dei CC; e il Procuratore generale Dell’Osso – lo stesso che indottrina i minori sull’incombenza del pericolo cancro (v. sopra) – su consiglio dell’intelligence ha preso a girare armato di pistola, perché in Libia sarebbe malvisto, ci fanno sapere i giornali. Oggi pomeriggio è stata fatta brillare una valigetta sospetta. Tra immigrazione forzosa e terrorismo islamico, sembra che si voglia “israelizzare” l’Europa (5); un’altra osservazione che deve avermi fatto guadagnare punti.

Oggi, 2 apr 2016, sul Boston Globe si sostiene, commentando i fatti di Bruxelles, che il terrorismo è come il cancro, e che quindi va combattuto con sistemi simili a quelli dell’oncologia, cioè con interventi mirati e una “risposta immune” (6). Il terrorismo e il cancro sono comparabili in quanto si ha interesse, da parte di potentati economici imparentati ed embricati, a mantenere e sfruttare entrambi. I magistrati, i CC e gli altri poliziotti si occupano sia di mantenere la paura del terrorismo; sia del connesso mantenimento e protezione di grandi affari illeciti come il business del cancro; collaborando alla propaganda del falso, e fornendo la repressione tramite il discredito e la persecuzione di voci critiche. Lavorando per un’oncologia commerciale che ne ammazza più del terrorismo false flag.

Magistrati e poliziotti sono determinanti nel costruire la realtà sociale voluta dal liberismo; voluta dalle forze che governano il terrorismo e incamerano enormi profitti sul cancro. Le forze che ci proteggono dal terrorismo come ci curano dal cancro. Un fumetto scadente come la carta sulla quale è stampato, dove i terroristi sono il male inestinguibile e chi ci comanda i buoni che ci proteggono; dove i farmaci rendono campioni e il potere criminale onnipotente è la mafia; dove la lotta al cancro è un modello da prendere ad esempio, non un “qualified failure” pilotato per lucro; e dove chi critica tutto questo non è che un disturbato mentale, da ignorare, se non per tenerne sotto controllo le mattane.

1. 28 marzo 2016. Blog de Il Fatto. Commento al post di F.A. Grana “Chiesa, effetto Bergoglio anche sulle confessioni”. In :  Il Primo Stato
2. 30 marzo 2012 Blog de Il Fatto Commento al post di T. Colluto “Xylella, studio Efsa: “E’ la causa del disseccamento degli olivi del Salento”. In:  La UE come mostro adescatore: proibizione agli Stati nazionali di presentare argomenti scientifici
3. 14 marzo 2016. Blog de Il Fatto. Commento al post di A. Tundo “Marco Pantani, detenuto intercettato: “La camorra gli fece perdere il Giro d’Italia ’99” “. In:  Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico
4. Feynman RP. Six easy pieces. Basic books, 2011.
5. 27 marzo 2016. Blog de Il Fatto. Commento al post di L. Napoleoni “Terrorismo, Israele può insegnarci come proteggere gli obiettivi sensibili”. In:  Immigrati. La pietà coi numeri e altre forme minori di pietà
6. Westphal C. Treating terrorism like cancer. The Boston Globe. 2 apr 2016.

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31 maggio 2016

Blog de il Fatto

Commento al post di G. Pipitone “Palermo, distrutto giardino di casa della giornalista Dina Lauricella di Servizio Pubblico”

Posso testimoniare che a volte quelle che si direbbero essere alcune tra le innumerevoli “teste di c.” si accaniscono gratuitamente con atti di vandalismo e di violenza fisica proprio su chi dà fastidio a certi poteri; e di come quando abbiano un volto davanti al rischio di una denuncia vantino impunità citando l’appoggio e la consulenza di insospettabili uffici istituzionali. Le si potrebbe chiamare intimidazioni a basso SNR, a basso rapporto segnale-rumore. Quindi poco distinguibili dai comuni vandalismi e gesti inconsulti delle teste di c. volgari. Comunque stiano le cose, solidarietà alla coautrice di un libro importante, “Dalla parte sbagliata”, che toglie al lettore comune le credenze semplici e ingenue sui rapporti tra la mafia e le istituzioni deputate alla tutela della legalità.

1 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Lauricella “Palermo: le minacce non esistono, è solo Curtigghiu”

Già Manzoni nota come “l’iniquo che è forte” possa mescolare alla minaccia il dubbio; e certi apparati che coltivano queste arti hanno fatto progressi da allora. Non ci sono solo i teppisti, e le torme di portatori di mafiosità, quelli che non figurerebbero bene lungo la scala ordinale dell’umanità di don Mariano Arena; né c’è solo la mafia, come disse l’arcivescovo di Catania sull’assassinio di Borsellino e della scorta. Uno strumento per ridurre l’ambiguità è dato dal teorema di Bayes, che mostra come non vi sia alcuna contraddizione tra queste due proposizioni, e come non si debba confondere tra le due: a) dati dei danneggiamenti, la probabilità che siano tentativi di condizionamento di poteri forti è estremamente bassa; b) data una persona invisa a poteri forti, è considerevole la probabilità che i danneggiamenti che subisce siano tentativi di condizionamento di quei poteri forti. Il teorema mostra anche che la probabilità varia con il contesto, con altri eventuali fatti. E implica anche che più si chiariscono questi casi, più facile sarà giudicarne di futuri e più difficili saranno altri eventuali giochi di specchi. A patto di accertare la verità, tutta e sola; altrimenti finisce come con le indagini per Borsellino.

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25 giugno 2016. Parafango anteriore destro. Quindicesimo pennisi, dopo una pausa di due mesi (interrotta dall’episodio di qualcuno che ha urinato davanti alla porta della mia cantina, segnalatomi dalla moglie del sottufficiale della base NATO).

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Ultimo commento postato: sull’opposto statuto socioeconomico dei falsi positivi e falsi negativi nelle diagnosi di cancro, e su come “Magistrati, CC, preti, opinionisti, pronti sui falsi negativi, si sottomettono all’ideologia che vuole i falsi positivi sistematici come parte dell’economia legale, da proteggere e aiutare a crescere.” [1].

Ieri la figura che occupa il posto di ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha affermato che l’AIFA deve divenire sempre più simile alla FDA statunitense. L’FDA ha già da diversi anni una cattiva fama: corruzione, pressioni politiche, dipendenza dei controllori dai controllati, indebolimento dei criteri di approvazione dei farmaci, casi di migliaia di decessi da farmaci immessi frettolosamente per favorire interessi speculativi. Light, un accademico che studia la corruzione a favore dell’industria farmaceutica, nel descrivere i danni che la FDA provoca ai pazienti ha commentato che la gente crede che la FDA sia un “cane da guardia” a tutela della salute, mentre è un “cane da grembo” dell’industria [2].

Mentre Lorenzin la prende a modello, leggi USA vogliono abbattere i compiti sostanziali di tutela della salute della FDA, lasciandole un ruolo di facciata, di falsa rassicurazione, che la renderà del tutto funzionale all’immissione di farmaci non adeguatamente testati, piuttosto che di ostacolo. Il National Center for Health Research ha mandato ai senatori USA la petizione “Don’t gut the FDA”, “Non distruggete la FDA” con una grafica che mostra come se ne voglia fare un “McDrugs” un McDonald dell’approvazione dei farmaci; e il commento “Fast drugs can be more dangerous than fast food”. “Fast drugs” sta per approvazione veloce; veloce a scapito della valutazione di efficacia e sicurezza.

McDrug

Per questo servizio di “drive thru drug approval”, dove si tratta di apporre un timbro ai costosissimi farmaci che l’industria, forte del ricatto che oggi può esercitare sui malati, sforna a piacimento, l’AIFA è già veloce, essendo risultata per il 2014 seconda in Europa solo alla Gran Bretagna per la brevità dei tempi medi di approvazione.

La ripresa delle graffiature, associata ad altre molestie, coincide con il cambio di direzione della Digos di Brescia, l’ufficio che nominalmente i delitti politici dovrebbe contrastarli. Il vecchio dirigente è stato richiesto dal precedente Questore Esposito, che è andato a Bari. Nel lasciare Brescia Esposito ha lodato i bresciani per la loro particolare collaborazione con le istituzioni. Penso che gli addetti della questura, del comando provinciale CC, della prefettura, degli uffici giudiziari, del Comune, possano contare sulla collaborazione dei bresciani anche per i comportamenti – corrotti; eversivi; miserabili; mafiosi; mafiogeni – coi quali in campo medico stanno appoggiando la sostituzione delle regole costituzionali con gli standard de facto della medicina McDrugs; la medicina degli usurai e dei peggiori truffatori.

1. 18 giugno 2016. Blog de Il Fatto. Commento al post “Caserta, morta a 3 anni. Arrestati falsa pediatra e marito: “Non diagnosticarono tumore””. In: ILVA. Dal cancro nascosto al cancro inventato

2. Light DW. Serious Risks And Few New Benefits From FDA-Approved Drugs. Health affairs blog. 6 luglio 2015.

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10 luglio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Fermo, Duomo gremito per funerale di Emmanuel. Kyenge: “C’è chi usa razzismo per raccogliere voti” “

Negli anni ’70 propaganda e media spinsero dei mentecatti al terrorismo, e un numero maggiore di persone ad appoggiarli. Col risultato finale di rafforzare chi tirava i fili. Il Viminale pilotava la tensione. Oggi chi gestisce l’immigrazione forzosa la sta dipingendo come una lotta del bene contro il male, e episodi di violenza contro gli immigrati gli fanno gioco.

Il fatto di sangue ha per me un che di già visto. L’ucciso, che non si è moderato nella reazione all’insulto, ha trovato sottomano un palo segnaletico “compiacente” per colpire Mancini; i cui comportamenti erano prevedibili, essendo noto come un tipo stupido, manesco, che tirava arachidi agli africani. Mi ha fatto ricordare una prepotenza sfociata in aggressione, entrambe gratuite, subite sotto casa nel 2014; che appaiono avere avuto una studiata regia istituzionale, non troppo nascosta. Per oltre un mese ho portato sull’avambraccio i segni dei denti di un rastrello. Non sono un ultrà ma un medico che denuncia frodi mediche e relative complicità istituzionali. Non ho accettato la rissa e ho solo chiamato il 113.

Un ulteriore motivo per mantenere la calma e la civiltà nell’opporsi all’ immigrazione forzosa è che non si può escludere che sottoposti di Alfano “vanno per micchi” favorendo incidenti, dai quali statisticamente può scappare il morto; potendo contare su magistrati che “siedono accanto” (Davigo) a quei corrotti che invece che mazzette intascano i benefici derivanti dallo svendere il Paese.

14 luglio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di O. Lupacchini “Omicidio Emmanuel, attenzione a chi dice di avere già in tasca la verità”

Con che faccia commentare Lupacchini, che qui riguardo alla dinamica di una rissa mette in mezzo San Tommaso, Boris Vian, Tucidide, Epitteto, senza uno straccio di citazione. Gli effetti della “deterritorializzazione” (Deleuze e Guattari) imposta dalla globalizzazione, per la quale gli individui divengono come atomi di un gas, e la posizione di ognuno su questa terra – cioè l’ambiente dove nasce, cresce e vive – viene eliminata come variabile culturale e morale. O Roland Barthes, l’incompatibilità nel mondo contemporaneo tra significato ed esperienza. Qui i significati che si possono dare alla notizia sono intrisi di soggettività, propaganda e manipolazione. Un motivo in più per definire l’esperienza, “i fatti”, di questo caso che si è voluto rendere eclatante. E’ in effetti singolare esprimere giudizi categorici senza conoscere; ma lo è anche l’imporre di assistere come ad un film da applaudire o fischiare (due reazioni che forse si vogliono entrambe sollevare), senza dare gli elementi reali; né accettare spunti. Dovrebbe essere dovere precipuo dei magistrati fornire al più presto possibile una ricostruzione completa, fedele e veritiera degli eventi che hanno portato alla morte dell’immigrato che era sotto la direzione spirituale e l’ala protettiva dei preti. Pardon, dell’immigrato nigeriano. In modo che i cittadini possano formulare il giudizio politico sul caso mediatico senza impigliarsi in quello sulle responsabilità penali.

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v. anche

Servizi, masse e istituzioni nei movimenti di protesta

Patologizzazione surrettizia e materiale

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