Anche gli psicologi vogliono le spadare

25 febbraio 2011

Blog di Luigi D’Elia e Nicola Piccinini – Il Fatto

Commento al post “Investire sulla prevenzione dei disturbi mentali conviene. E incide (positivamente) sul Pil” del 25 feb 2011

In soggetti che necessitano di cure, sostituire ai farmaci la psicoterapia può dare vantaggi clinici ed economici. Ma, perdonate, i programmi di “prevenzione” portano a un aumento della spesa, come dimostrato dagli effetti dei fallimentari e dannosi screening oncolgici, e come predetto dalla generalizzazione della legge di Roemer: non si avranno più psicoterapia e meno psicofarmaci, ma più psicoterapia e più psicofarmaci. La spesa pro capite potrebbe ridursi, ma il volume globale di spesa si impennerà. Questo sarà vantaggioso, su un piano puramente economico e occupazionale; tanto più che, come ha detto anche Ascanio Celestini, si può delocalizzare al Terzo mondo la produzione di scarpe ma non la cura dei matti.

In USA la “prevenzione”, supportata dalle multinazionali farmaceutiche, ha portato a un’esplosione di diagnosi psichiatriche di comodo, a una nazione di adulti e piccini impasticcati, agli screening psicopatologici obbligatori e ai TSO facili sui minori. Senza arrivare a questo, in Europa la prevenzione centrata sulla psicologia può essere un socio e un cavallo di Troia per andare verso lo “Stato terapeutico” predetto da Szaz.

Patologizzazione dei problemi personali e della vita quotidiana, eccitazione dell’ipocondria, istituzionalizzazione del sick role, controllo della devianza e controllo sociale in nome della prevenzione mediante etichette nosologiche, incanalamento verso gli psicofarmaci, etc. Con conseguente stigma sociale, al di là delle pose da oratorio: “Gli uomini sessuali sono gente come noi … noi normali” (ma gay, e narcisisti, funzionali al liberismo, hanno un trattamento di favore). Rafforzamento della spirale iatrogena sovradiagnosi-sovratrattamento. Una nazione di gente che “va seguita” anche dallo psicologo, oltre che dai tanti altri dottori. Gli indicatori della ricchezza reale più validi del vetusto PIL indicheranno un regresso.

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Grazie Nicola. Mi sento già meglio. In questi giorni in UK si piange lo NHS, il celebre sistema sanitario nazionale inglese; smantellato per aprire le porte alla medicina liberista, che ha nella prevenzione una delle sue armi più efficaci. Permettimi di segnalarti il libro “L’amara medicina. Come la sanità italiana ha sbagliato strada. Perché il “sistema” della prevenzione non funziona”. R. Volpi, Mondadori 2008.

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Caro Luigi, se fossi prevenuto non avrei scritto qui e non vi parlerei. Scusa, ma se lo hai letto, e conoscendo a fondo i pericoli dell’ipocondria, non pensi che il disastro descritto da Volpi possa estendersi, mutatis mutandis, al campo delle malattie mentali, come si è già esteso in USA secondo dinamiche di penetrazione economica? Oggi su Il Fatto si agogna la prevenzione; lì si parla da anni di “cruel fraud” per le campagne di screening della depressione. Come per la celeberrima Ruby, certi “successi” malati non si sa se a mostrarli si ottenga un effetto aversivo oppure emulativo. Forse può interessarti anche questo testo accademico – se non lo conosci già – che è ancora meglio: Disease, diagnoses and dollars. Facing the ever expanding market for medical care. RM Kaplan, Springer 2009. Presenta concetti interessanti anche per gli psicologi: le pseudomalattie; o una critica dell’assunto che le malattie vadano comunque trattate; i “disease reservoir”, i giacimenti di malattia da sfruttare economicamente. Però ho qualche remora. I giacimenti del disagio psicologico sono largamente intatti… Scherzo.

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@ Muffa. Il titolo del post è “Investire sulla prevenzione dei disturbi mentali conviene”, e tratta di cose come l’assunzione di 10000 psicoterapeuti per uno stanziamento di 800 milioni di euro. Questo mi pare si possa chiamare prevenzione secondaria; che ha attori economici, e interessi economici gemelli, o a volte in comune, rispetto alla prevenzione secondaria delle malattie organiche. O forse, secondo quanto ammetti, si potrebbe chiamare “psicoterapia di massa”; che però non suona bene. Davanti alle critiche, tu rispondi che ci si sta riferendo alla prevenzione primaria, che non ha nulla di medico né riguarda gli psicologi clinici. E allora gli 800 milioni ? Scusa ma è una posizione un po’ “bi-logica”, secondo il concetto di Matte Blanco; però ha il merito di evidenziare, in una fase “fondativa” della futura psicologia a tappeto, una di quelle ambiguità terminologiche che spesso sono presenti alla base di interi nuovi settori della medicina.

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E’ indispensabile distinguere tra “prevenzione primaria” e “prevenzione secondaria”, come dicevo a Muffa. Prevenzione primaria è es. ridurre l’esposizione a prodotti cancerogeni, e creare una società dove la gente non soffra più di quanto prevede la condizione umana. Prevenzione secondaria è rincorrere la malattia o il disagio dopo che la frittata è fatta.

Grillo non ha torto quando dice che “ci fregano con le parole”. Il significato comune di “prevenzione” è la prevenzione primaria, cosa ottima e sacrosanta; ma il referente della parola nel mondo reale è invece la prevenzione secondaria; in sanità, “programmi di prevenzione” è un ”misnomer”. In un linguaggio non mistificatorio si dovrebbe dire “diagnosi e trattamento precoce”.

Nell’attuale liberismo conviene ridurre la prevenzione primaria, antieconomica, e convertire il danno alla popolazione in profitti e posti di lavoro mediante la “prevenzione” secondaria. (Non sono di sinistra; ma chi lo è o dice di esserlo queste cose dovrebbe denunciarle; o ammetterle). La prevenzione secondaria, basata sulla paura e sulla sofferenza, e ben propagandata, è un prodotto che vende; così che, per ovvie ragioni di interesse, si svincola dalla missione originale, e tende a trovare malattia anche quando non c’è: dove è applicata, le statistiche di incidenza – cancro o disturbo mentale – schizzano in alto.

La sovradiagnosi da prevenzione secondaria porta a terapie inutili; non solo: terapie che producono malattia, es. chemio e psicofarmaci. Si crea così un circolo vizioso, o virtuoso sul piano economico. Sono discorsi poco chic nel salotto della rete. Ma contribuiscono a spiegare fenomeni come l’aumento di 6 volte del tasso di invalidità per disturbi mentali rispetto agli anni Cinquanta in USA, o il raddoppio dell’incidenza del cancro alla prostata in una manciata di anni in Italia, e altre cose che crescono a braccetto del PIL:

https://menici60d15.wordpress.com/2008/12/17/sos-cancro-nei-bambini-e-sovradiagnosi/

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Che sostituire ai farmaci lo psicologo possa essere un bene è la prima cosa che ho detto. Essendo tu d’accordo con le cose molto gravi che affermo, converrai che la diffidenza è giustificata. Per evitare categorie come malfidato, arruffone arraffone, etc. si può distinguere tra prescrittivo, come le cose dovrebbero essere, e descrittivo, come sono. Psicoterapia o farmaci? Nel prescrittivo studi scientifici onesti avrebbero già dovuto dare la risposta. Nel descrittivo, anything goes per fare soldi: infatti la psicoterapia è promossa insieme alla “prevenzione”. La prevenzione della polmonite è comparabile alla prevenzione di stati ansioso-depressivi ? Solo su aspetti organizzativi generali si possono accostare entità tanto lontane nel prescrittivo. Nel descrittivo, lo stesso leviatano, Glaxo, corrompe infettivologi e psichiatri per speculare su entrambe le forme di “prevenzione”:

https://menici60d15.wordpress.com/2010/12/07/da-quali-minacce-va-protetta-la-glaxo/

Depressione post partum. Faccio un esempio parallelo nel mio campo. Nel training in Usa, in una importante università bostoniana, mi dissero che il Pap test normale non esiste. Bisogna trovare sempre qualcosina, che spinga a controlli successivi. Ora leggo che la nascita di un figlio getta sempre in un profondo sconforto la donna, che quindi deve farsi trattare. Ma esistono donne con cervici uterine sane, e donne felici di avere appena avuto un figlio? Esiste il cancro della cervice, e i casi tragici di madri depresse che vanno a Castiglione delle Stiviere. Ma il prescrittivo sarebbe di partire in entrambi i casi dalla fisiologia e vedere dove davvero comincia la patologia seria. Il descrittivo è che si agitano i pericoli reali e si espandono i limiti del patologico fino a medicalizzare il 100% della popolazione. Casi di suicidi sono stati attribuiti agli psicofarmaci dati per depressione post partum. Lo psicologo sarà un argine o l’anticamera dell’intervento farmacologico ?

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E’ vero Nicola, quello che descrivo non è un paese per sani.

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