I trucchi della medicina traslazionale

12 gennaio 2014

 

11 gennaio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Bellelli “Sperimentazioni: sulla riproducibilità dei risultati scientifici”

E’ curioso che l’allarme sulla carenza di riproducibilità, un indice del degrado della ricerca attuale, provenga dalla Amgen e dalla Bayer, quando il degrado è dovuto alle pressioni commerciali. Ma nell’attuale situazione si può frodare anche attraverso un incremento della riproducibilità. Es. se ci si limita, come fanno Amgen e Bayer nei 2 articoli citati, alla riproducibilità dei risultati nella fase di target validation. In questo modo si riuscirà a meglio ottenere degli effetti biologici reali, che poi con i trial clinici sarà possibile far passare per effetti terapeutici. Es. se gli effetti reali corrispondono a surrogate end points clinici, che come si è visto possono essere vantaggiosi per il paziente sulla carta ma non nella realtà. Un aumento del rigore della fase preclinica – mentre gli standard sui trial clinici vengono sempre più “alleggeriti” – può, paradossalmente, aumentare il livello delle frodi. Gli standard di riproducibilità dovrebbero riguardare tutte le fasi; senza ridursi andando dal biologico al paziente. La riproducibilità non andrebbe identificata con la validità clinica; es. non andrebbe scambiata con ciò che forse si dovrebbe chiamare “ripetibilità”, cioè con l’accordo tra osservatori, che può riguardare un dato autentico ma errato nella sua interpretazione.

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17 gennaio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Martelli “Stamina, il perito del tribunale di Brescia: “Cura inutile, inappropriata e dannosa”

Mario Ferrari, il presidente del comitato ministeriale che dovrebbe valutare il metodo Stamina, afferma di voler sentire anche “la campana” dei pazienti. E che la scienza progredisce così. Ma al comitato scientifico spetta di esprimere un giudizio di tipo obiettivo su dati di fatto o di fare il mediatore o il paciere? Appare che la mescolanza tra scienza ed emotività sia una costante in questa vicenda.

Un malato ha almeno due problemi: quello biologico e quello psicologico. Sono entrambi importanti, e vanno entrambi affrontati. Ma tenendoli ben separati. Confonderli, come sta facendo Vannoni, e anche chi dovrebbe valutare il suo incredibile “metodo” o ha sul caso responsabilità amministrative, legislative o giudiziarie, è un pessimo affare per il malato. Con la “scienza dal volto umano” il rischio è di avere quattro parole carezzevoli che coprono una tecnica votata al profitto, inutile, inefficace o dannosa. Questo già nella clinica, e a maggior ragione in una terapia “sperimentale”. Purtroppo è vero, e questo caso lo dimostra, che la “scienza” biomedica oggi progredisce così; seguendo i dettami del marketing.

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@ Rino. Quindi la “massa dei pro-Stamina” la deve gestire chi deve fare la perizia tecnica. In maniera paternalistica, a quanto dici, fingendo di prendere sul serio chi considera “stregoni”. Che squisita delicatezza e dispendio di mezzi da parte della sanità pubblica quando si tratta di creare, mantenere e far lievitare un pastone di sentimenti viscerali e tecnologia. Un pastone altamente nutriente, per chi venderà le cure, di qualsiasi tipo, che ne deriveranno; appetitoso anche per tanti pazienti, ma molto meno salutare.

Uno Stato che avesse a cuore la salute dei cittadini non avrebbe dovuto permettere a Stamina di creare “la massa”, né di entrare nel SSN; e non dovrebbe continuare a riconoscerla come possibile terapia. Così invece lo Stato, premuroso verso il business, continua a rimescolare il calderone; a consentire a Vannoni di recitare lo scienziato incompreso, e aggiungendo nella rappresentazione gli scienziati che dialogano coi malati.

Questa fusione di ricerca e clinica , con la figura dello scienziato di laboratorio che cura e si prende cura, suona bene. Sembra naturale; e lo è, nel senso che soddisfa pulsioni primitive, andando proprio verso una moderna forma di stregoneria. A beneficio di chi la ricerca la usa come un modo per fare soldi sfornando a catena sempre nuovi prodotti da spacciare come miracolosi. Farà più danni di Vannoni, che sta solo preparando il terreno a quella “comunità scientifica” che oggi gli fa la guerra, o dice di fargliela.

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2 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di T. Colluto “Metodo Di Bella, per giudice deve essere a carico del servizio sanitario nazionale”

Considerando che le cure oncologiche sono in genere deludenti rispetto alle promesse e ai soldi spesi, bisognerebbe resistere all’impulso di aderire a una delle due parti, e guardare al quadro più ampio: quello di uno scandalo acceso ad arte che pone un falso dilemma, in ogni caso sfavorevole al cittadino. Solo superficialmente infatti la sentenza pro Di Bella si contrappone all’ufficialità. Essa va nel senso del lasciare la scelta al paziente; che è ciò su cui il business punta per ottenere “sviluppo”, cioè sempre maggiori profitti. Dietro ad una parte valida, riguardante la variabilità biologica tra individui e le preferenze personali, la medicina soggettiva è una medicina commerciale e nociva, che sostituisce i bisogni oggettivi del paziente con i suoi desideri, facilmente manipolabili. In medicina l’anarchia non è meglio della scienza corrotta. Al business fanno comodo entrambe.

“La sanità oggi deve essere concepita non come una spesa infruttifera per fornire ai cittadini un semplice servizio solidaristico, ma come motore di sviluppo”; Vietti, vicepres. CSM. Con sentenze come questa i magistrati stanno introducendo – a danno della tutela della salute e dell’onestà dei commerci artt. 32 e 41 della Costituzione – l’ideologismo della medicina dei desideri, dove il paziente sceglie il prodotto; che, come per Stamina, dopo la libera uscita ““alternativa”” verrà sfruttato dalle multinazionali, dalla finanza e dalle case di cura private.

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4 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Francesco, in dieci mesi assegnati sei appalti per le riforme del Vaticano”

Si crede che il percorso della medicina sia dettato da considerazioni scientifiche ed etiche. Oggi in realtà a indicare la rotta sono in misura preponderante multinazionali di marketing come la PWC, alla quale il papa ha affidato l’ospedale pediatrico del Bambin Gesù. La PWC (180000 dipendenti e $31.5 mld di fatturato) ad es. ha propugnato e preme per l’alleggerimento delle prove scientifiche di sicurezza ed efficacia per i nuovi farmaci, e l’utilizzo della totalità dei pazienti come cavie (farmaci col triangolo nero), in modo da velocizzare sia l’immissione di nuovi prodotti sia il loro ricambio con altre novità, senza fine. La PWC sta lanciando la “medicina personalizzata”, che ha calcolato produrrà un fatturato di oltre $450 mld nel 2015. La medicina personalizzata suona come una buona idea, e in parte lo sarebbe; ma in pratica significa segmentazione post hoc con conseguenti falsi risultati nella ricerca, e stimolazione dell’individualismo consumista nei pazienti, spinti così a fare shopping medico; per prodotti ““su misura””, quindi più costosi. Ha analogie con la branca della teologia morale detta ““casistica””, nella quale eccelsero i gesuiti. Fu un uomo di fede e di scienza, Pascal, a denunciare come la casistica distrugga i principi etici che dice di applicare. Preti e businessmen della City londinese, quando si tratta di fare profitti, anche sulle malattie dei bambini, adorano assieme lo stesso dio.

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22 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di C. Daina “Novartis, generosità o secondi fini?”

La tecnica propagandistica e lobbistica di creare o appoggiare, stimolare, pilotare, finanziare, associazioni di pazienti che facciano pressione sull’opinione pubblica e sullo Stato nella direzione desiderata dall’industria e dalla finanza avanzando argomenti di tipo morale ed emotivo sulla loro malattia, o su quella dei loro congiunti, è ben nota. Ha un nome: astroturfing. (Gioco di parole, derivato dall’espressione “grassroot”, per indicare un movimento che sembra nascere spontaneamente dalla base dei cittadini comuni e invece è artificiale). Costituendo una interferenza sulla valutazione razionale e politica dei prodotti medici, dovrebbe essere vietata come pratica commerciale illecita. Ma, come mostra il recente caso Stamina (v. Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale), quelli che ricevendo lo stipendio dello Stato dovrebbero contrastarla partecipano invece anche loro alla farsa, come tante comparse interessate più al cestino e alla paga giornaliera, che al contenuto del film che si gira. Dicendo naturalmente di agire spontaneamente, essendo sinceri difensori del bene dei pazienti, del diritto, dello Stato, etc. Tanto che in Italia si può parlare di astroturf istituzionale.

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@ Bicarbonato. Boh. Che ne so. Se lo dici tu. Io stavo parlando di altro. Quello che so riguardo all’argomento sul quale mi vuoi trascinare è che un antineplastico di successo come il Gleevec è stato appoggiato da una campagna pubblicitaria da 1 miliardo di dollari da parte di un solo centro (Oregon Health & Science University), sollevando perplessità anche tra i più energici sostenitori dell’innovazione in medicina, che hanno parlato di informazioni ingannevoli e di esagerazioni sui successi (Topol on Cancer ‘Cures’: Are We Being Misled? Medscape. Jun 17, 2014). Che un articolo scientifico di una ventina di gioni fa ha evidenziato come gli oncologi promuovano le terapie oncologiche con tecniche di tipo pubblicitario piuttosto che fornire ai pazienti informazioni oggettive (Vater LB, Donohue JM, Arnold R, et al. What are cancer centers advertising to the public?: A content analysis. Ann Intern Med. 2014 May 27.). E che evidentemente la nobile ed alta scienza della cura del cancro ha bisogno dei cachinni di un Bicarbonato per tirare avanti.

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25 luglio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Di Grazia “Medicina: la libertà di cura è libertà di farsi truffare?”

Come Di Grazia, che ricama sull’art. 32, anche un magistrato, Deidda, dirigente della Scuola superiore di magistratura, sostiene oggi (25 lug 14: La Stampa “Impossibile fermarli senza un parere scientifico ufficiale”; informazione Glaxo Smith Kline “Stamina, un giudice difende i giudici”) che nella Costituzione vi sarebbe un diritto alla “libertà di cura”. Tale, secondo lui, da rendere leciti l’iniezione degli intrugli di Stamina e l’obbligo posto dai giudici in questo senso. Di Grazia invece rappresenta la voce “scientifica”: libertà di cura per l’industria, per ciò che le redazioni di riviste scientifiche certificano come “scientifico”; ma non per la concorrenza, ovvero per la piccola e media impresa della ciarlataneria. Con una farsa come Stamina, che condivide con altri interventi istituzionali di questi stessi mesi un sapore eversivo prima che criminale, magistrati e politici stanno operando per introdurre una maggiore “libertà” di spaccio in medicina; e allo stesso tempo, ponendosi come ago della bilancia tra due diversi livelli di malaffare, per ottenere una regolazione fine di tale libertà, al livello di esclusività desiderato dal business farmaceutico. Il pubblico crede che questa “libertà di truffa” sulla salute, in nome della Costituzione, della libertà, della scienza etc, sarà un bene per lui. Credo che ormai l’articolo più rilevante per la salute, in quel Documento che non ha mai regnato e ora è attorniato dai sicari, sia l’art. 41, secondo comma.

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@ Lupesio. “Protocolli rigidissimi”? Ciò che è intricato sembra rigoroso. Sono labirintici, dovendo servire da barriera di mercato, ma plasmabili. Come il diritto, v. le tesi ultraliberiste di Deidda sui farmaci. Riproducibilità? I trial clinici non sono riproducibili, se non in teoria. E si possono aggiustare, in tanti modi. Infatti spesso a giochi fatti vengono smentiti. L’industria ha anche questo da guadagnare nel passare, come esige, alla ricerca clinica prima di avere sufficienti evidenze di laboratorio.

Critiche feroci prima di accettare la scoperta? Si censura la critica, si pagano ditte di PR e esperti che annunciano il miracolo ancor prima che avvenga, si seminano fantasie. Ne è una prova Stamina, che sfrutta il “fumus di efficacia” delle staminali ufficiali nella rigenerazione di tessuti complessi per applicare un “metodo”, segreto, di rigenerazione del tessuto nervoso, che in un ambito non corrotto avrebbe presto portato dal secondino o dallo psicologo.

Grazie a un simile scadimento, la ricerca ufficiale sulle staminali ha buon gioco nel sostenere che lei invece può procedere alla ricerca clinica. Un’applicazione seria del metodo scientifico, e un’applicazione rispettosa del diritto costituzionale alla tutela della salute, richiederebbe, invece che queste farse, risultati solidi – riproducibili – su animali di laboratorio di rigenerazioni di parenchimi di livello terapeutico (non le solite “promettenti” ombre di risultati) prima di passare alla sperimentazione sull’uomo.

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14 settembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di N. Dalla Chiesa “Sla: Luciano, ‘camminatore di domande’ contro la malattia”

La SLA e il Dio che ha fallito

Ci si sente bene, ci si sente nobili e generosi donando per una giusta causa. Donando al PCI, si è visto come è andata a finire. Allora si diceva “per la causa”. La causa, le ingiustizie sociali, era giusta; ma i dirigenti, ultimo dei quali Renzi, hanno pensato ad altro. Anche con la ricerca sulla SLA è quanto meno superficiale pensare che se “la causa” è giusta lo sono anche i mezzi e i fini. E’ preoccupante che, per una malattia refrattaria alle terapie, si stia puntando sulla ricerca della diagnosi precoce; che suona come una cosa buona, e a volte lo è, ma è anche uno dei cavalli di battaglia delle frodi mediche, permettendo di diagnosticare una malattia con metodi indiretti, senza il quadro che la definisce, e poi sostenere di averla guarita quando in realtà la malattia non c’era. Se i nuovi farmaci verranno sperimentati, come già ci si prefigge, su queste forme “precoci”, si sarà allestito il meccanismo che potrà ripetere quello che è già accaduto, e descritto in letteratura, con la diagnosi precoce del cancro; che ha portato a milioni di false diagnosi mentre il cancro autentico continua a uccidere. Media e opinionisti stanno favorendo un aggiramento della razionalità: le secchiate e i casi commoventi permettono di saltare dall’emotivo dei buoni sentimenti all’esoterico degli studi “scientifici”, evitando la fase intermedia delle valutazioni tecniche ed etiche sulle strade da imboccare; che sono lasciate agli interessi del business anziché a quelli dei pazienti.

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21 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Sylos Labini “Ricerca scientifica: tanto spendi, tanto ottieni”

@ never8. Me lo chiedo anch’io, come, e prima ancora se, si può “misurare” la qualità scientifica.

Obedient replication: Investigators feel that the prevailing views are so dominant that finding consistent results is a sign of being a good scientist and there is no room for dissenting results and objections.

Obliged replication: Proponents of dominant view are so strong in controlling the publication venues that they can largely select and mold the results, wording, and interpretation of studies eventually published.

[Ioannidis J. Scientific inbreeding and same-team replication: Type D personality as an example. Journal of Psychosomatic Research, 2012. 73: 408.] cit. da Coyne C C discutendo del “confirmatory bias”.

In ambito biomedico, considerare il numero di citazioni, un indice che riflette, almeno in parte, gli effetti degli incentivi e pressioni verso il conformismo e l’opportunismo, come un indice di qualità della ricerca crea un circolo vizioso verso lo scadimento della ricerca sul piano epistemologico, etico e sociale.

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@ Francesco Sylos Labini. Può indicare per cortesia gli studi di validazione che permettono di considerare le citazioni un surrogato della qualità scientifica?

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@ Francesco Sylos Labini. Dr Sylos Labini, gli studi che lei cita non portano evidenze che le citazioni siano un valido indice surrogato della qualità della ricerca, ma lo presumono. In medicina, l’uso disinvolto di indici surrogati nella ricerca è fortemente criticato. Soprattutto per come si riflette sulle scelte e decisioni politiche e amministrative. “One of the most harmful practices in drug regulation is to approve drugs based on their effects on surrogate outcomes. As this mistake has cost the lives of hundreds of thousands, or perhaps even millions, of patients (see below), it’s difficult to understand that the regulators don’t require proven effects on relevant outcomes. (Gotzsche, Deadly Medicines and Organised Crime. Radcliffe, 2013).

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@ Francesco Sylos Labini. La circostanza che i lavori che riportano le scoperte più importanti, e ai quali sono stati conferiti premi, siano in genere più citati non giustifica la generalizzazione per la quale il numero di citazioni sarebbe un indice valido per misurare la qualità della ricerca. Non è un “fatto validato”, in assenza di studi specifici, che più un lavoro è citato, migliore è la sua qualità. Sull’affermazione che sarebbe “ovvio” le faccio osservare che ritenere che oltre alla qualità non vi siano altri fattori che determinano la popolarità, e negare che questi siano irrilevanti per la qualità, o che possano essere in contrasto con la qualità, è quanto meno ingenuo e irrealistico. Es. ci sono studi che mostrano che l’appoggio dell’industria favorisce la pubblicazione su alcuni tra i giornali ad alto impatto (Lundh A, et al. Conflicts of interest at medical journals: the influence of industry-supported sponsorized trials on journal impact factors: Plos Med 2010. 7: e1000354) e quindi maggiori citazioni, da visibilità, e da autorevolezza percepita. C’è anche chi cita l’estensione, da lei adottata, degli indici bibliometrici personali a interi paesi come il caso estremo di una pratica criticabile (Taborsky. Biased citation practice and taxonomic parochialism. Ethology, 2009. 115:111). Le suggerisco di approfondire nella letteratura biomedica cosa sono gli studi di validazione degli indici surrogati.

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@ Francesco Sylos Labini. Oltre all’interpretazione arbitraria del significato del numero di citazioni, andrebbero considerati i limiti degli studi ecologici come il suo. E’ risaputo che non sono adatti a stabilire nessi causali. Quello che si può correttamente inferire dai suoi dati è che in genere dove corrono più soldi è maggiore il numero delle citazioni. Una correlazione che, almeno in campo biomedico, potrebbe anche riflettere l’appiattimento della ricerca della conoscenza scientifica alla ricerca del profitto, con le conseguenti degenerazioni, come da più parti, sempre più spesso, viene denunciato.

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27 gennaio 2015

Blog de Il Fatto 

Commento al post “Stamina: ok della procura alla proposta di patteggiamento di Vannoni”

Quello della cure selvagge con staminali – e delle loro commistioni con la medicina ufficiale – è un fenomeno diffuso, che non riguarda solo l’Italia (Knoepfler P. Stem cell clinics and unapproved, for-profit human experimentation. Sito “Science-based medicine”). Pensare di fermare le truffe alla buona sulle staminali facendo dire a Vannoni che non lo farà più e lasciandolo libero è fare come quel tale che guardava tranquillo mentre in stazione gli stavano rubando la valigia perché, spiegava, la valigia l’aveva chiusa a chiave e le chiavi le aveva lui. Le cure di tipo ciarlatanesco saranno semmai incoraggiate dall’impunità, e dalla rinuncia della magistratura a esprimersi chiaramente sul merito (dopo che sul merito ha dettato legge e si è compromessa, condizionando il pubblico). Ma per le staminali non si tratta di semplice ciarlataneria; le versioni “unapproved” vengono lasciate fare, entro certi limiti, avendo un effetto di traino per le staminali ufficiali: conferendo loro visibilità e, per contrasto, credibilità presso il grande pubblico; es. con questo scandalo. Le staminali ufficiali hanno bisogno di questa propaganda comparativa, in assenza di risultati reali proporzionali alle stratosferiche – e scientificamente scorrette – promesse di rigenerazione degli organi. I magistrati, Vannoni, NAS, politici, medici, giornalisti etc. hanno orientamenti diversi; ma, in ultima analisi, se si fa la somma vettoriale, spingono tutti a favore degli stessi grandi interessi.

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@ Ciuz. Limitare le “cure compassionevoli” a quelle ufficiali è un monopolizzare procedure che possono facilmente trasformarsi in una scappatoia – nella migliore tradizione burocratica – verso l’approvazione. In un’era dove si stanno smantellando i controlli scientifici seri sui farmaci. O sono sperimentazioni cliniche, di fase I o II, anche su soggetti “senza speranza”, che non permettono in realtà gli invece consueti annunci di marketing di nuove cure; o non è sperimentazione, ma uso clinico della speranza, che allora non dovrebbe permettere analisi o inferenze di tipo scientifico, come invece si vuole fare. Come è stato osservato, le cure compassionevoli possono costituire una forma irrazionale di allocazione delle risorse, competendo con possibili veri progressi scientifici; ovviamente irrazionale per i pazienti, e razionale per il business.

Il caso Stamina mostra l’ambiguità sulla contraddizione della speranza umana, che mentre è molto importante in medicina clinica, non ha significato o è fonte di bias nella scienza. Le cure compassionevoli, ora “terapie avanzate”, poggiano su questa confusione per unire i due campi, scienza e clinica, in un modo e in un verso sbagliati, ma utili agli enormi interessi monetari sulla medicina.

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31 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G.C. Caselli “Meredith e i mali del nostro processo”

Da profano del diritto, credo che Caselli abbia ragione sulle degenerazioni che nascono dai gradi di giudizio. Qui però il problema appare essere stato primariamente politico: quello di dover giudicare, per un delitto atroce commesso forse per un capriccio da debosciati, la rampolla di un membro dell’establishment USA. I magistrati appaiono essere piuttosto “atlantisti”; come gli conviene; mentre non potrebbero contare sull’appoggio di un popolo in cerca di padrone. L’ombra del grande cowboy appare essersi riflessa anche nella procedura. Sono riconosciute le cosiddette “sentenze suicide”, le sentenze scritte volutamente male, in modo da essere rigettate nei successivi gradi di giudizio. Qui appare che siano state le indagini ad essere “suicide”. Si sottovaluta quanto le premesse possano minare le conclusioni. Es. molta della ricerca biomedica entra nella fase clinica già su basi a dir poco traballanti. Ne conseguono conferme, poi smentite, nuove conferme, per lunghi anni, in una serie simile a quella dei gradi di giudizio dei tribunali. Nelle more il prodotto si vende, fino a che non viene sostituito, in un nuovo ciclo. Sia nella ricerca biomedica, sia nell’attività giudiziaria, insieme al tema dei gradi di giudizio e delle prove bisognerebbe considerare il problema della solidità delle fasi iniziali. E dell’applicazione di quel principio trascurato che sintetizza l’importanza delle premesse rispetto al “trial” nel detto “junk in, junk out”.

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14 aprile 2015
Blog de Il Fatto
Commento al post di Marco Bella “Sindone: quando la storia può essere rigorosa quanto la scienza”

Vorrei chiedere agli storici e ai sociologi se la presenza della Sindone a Torino abbia influenzato l’esoterismo laico, cioè massonico, per il quale è nota questa città, stimolando, nello stesso campo del magico, del misterico, una reazione di segno opposto; o parzialmente contrario, dati i legami tra i due gruppi di potere. Es. l’importante museo egizio.
Questa “guerra tra maghi” mi sembrerebbe un paragone un poco più calzante del contrasto tra dibelliani e oncologia ufficiale, che non quello tra dibelliani e “autenticisti” uniti contro la Verità Scientifica avanzato da Marco Bella. Il cancro è una risorsa economica prima di essere un oggetto di studio scientifico. L’imponente scienza del cancro è una scienza debole, viziata dal “profit motive” e intrisa di fideismo scientista, che fa da paravento e strumento a enormi interessi economici. Una “scienza” che quanto ad applicazioni, cioè cure, con rare eccezioni gira a vuoto, o gira al contrario, in senso iatrogeno, e fa così ottenere guadagni sempre crescenti a danno dei pazienti. I progressi terapeutici reali sono modesti, e di cancro si continua a soffrire e morire. Una scienza che, come nel caso Stamina, si fa bella paragonandosi alla ciarlataneria e alla superstizione non potendo splendere di luce propria. Una “scienza” che, irrazionalmente, fa dei torti altrui le proprie ragioni.

Il commento ha portato a un diluvio di commenti negativi, con insulti di ogni genere, a nome di 10 diversi bloggers. Appare che si sia adottata anche la tattica di proseguire la discussione ad nauseam. Ho smesso di rispondere alla 54° accusa, dopo avere riempito 13 cartelle di testo in repliche. Riporto qui solo i passi più significativi. I testi completi sono sul sito de Il Fatto.

@ Aldo Quadri. Lei dice di non credere in Dio, ma è affine intellettualmente a quelli che credono alla Sindone; ed è affine moralmente a quelli che speculano su queste credenze. Lei ha solo sostituito la vecchia fede e i vecchi trucchi con una nova fede e con nuovi trucchi. Come per la fede, l’ateismo può essere professato falsamente da sciocchi e opportunisti.

@ Stefano B. Propongo di eliminare la componente antropica: prevenzione primaria vera cioè riduzione dell’esposizione a cancerogeni, ambientali e medici, controllo delle sovradiagnosi, dei farmaci costosissimi e inutili, etc. . Lei è troppo perentorio nel ripetere il luogo comune “il cancro non esiste, ma esistono decine di neoplasie molto diverse tra loro”. Come ha osservato Medawar, questa è a sua volta un’esagerazione. Ha ragione nel mostrare, con la sua domanda apparentemente fuori argomento, come la critica alla medicina ufficiale non è soddisfacente per il pubblico, perché toglie le rassicurazioni che vengono vendute a peso d’oro spacciandole per cure scientifiche.

@ Teschio. Occuparsi della falsità della Sindone offre anche il vantaggio di evitare l’uso un po’ più pesante della ragione e della scienza. Un poco come quelli che si danno al modellismo per non dover guardare le brutture del mondo.
Lo scientismo sta producendo i suoi bigotti, e i suoi ignoranti; e tu sei un buon esempio di questa nuova figura, l’ignorante scientista.

@ Gsax. La scienza invece si propone proprio l’abbattimento dei limiti naturali. Le compagnie farmaceutiche spendono miliardi di euro per propalare questa visione. Qualche spicciolo lo daranno, spero, a quelli che chiamano “complottisti” chi lo fa osservare.

Dal tuo modello teologico su questa forza sovrannaturale che dalla scienza arriverebbe alle persone non portando altro che bene manca una cosuccia da niente: il fattore “interesse”. Quella che chiami “tecnologia” è sviluppo industriale, e viene spacciata per scienza. Solo in Italia abbiamo così tanti fondamentalisti, o adulatori, che negano che l’interesse commerciale e finanziario possa provocare danni anche gravi ai cittadini, e che identificano l’industria farmaceutica – corrottissima – con la “Scienza”. Parlare della falsità della Sindone per affermare la verità delle cure oncologiche ufficiali è un’operazione retorica, logicamente scorretta. Ma fruttuosa: permette di sentire “true believers” scientisti come te, che dicono all’interlocutore “i medicinali grazie quali ai quali sei vivo” dopo avere snocciolato i capisaldi del credo scientista. Questa che dobbiamo la vita ai farmaci, come prima la dovevamo a Dio, è una grossa “tesi”, che dovresti presentare sui social network, che io non frequento, bastandomi gli scienziati seri come te. Tu non ne hai bisogno, ma per chi volesse avvicinarsi all’ateismo medico segnalo “What if medicine disappeared” Markle, McCrea. SUNY Press, 2008.

@ Maelstrom 128. Il tuo è un esempio ingannevole perché, come molti osservano, le imprese giganti, le multinazionali, sono quanto di più contrario al libero mercato, istituendo monopoli e oligopoli, ed essendo in grado con loro potere economico di condizionare la politica. E anche la cultura, come i discorsi tuoi e di tanti altri mostrano. La Sindone è una bufala per creduloni; ma non é messo molto bene neppure chi come te ritiene che sia delirante affermare che aziende con fatturati non di un panettiere, ma superiori al PIL della Svezia, possano costituire un potere pericoloso.

La spesa farmaceutica in USA nel 2014 è cresciuta del 13.1%, a 373.9 miliardi di dollari, avendo ben pochi beneficiari. Solo per l’epatite C, l’industria ha potuto ottenere 11.3 miliardi di dollari, senza altra giustificazione del possesso del brevetto. Perfino il Sole 24 ore considera, nel citato intervento di Garattini, che il sistema attuale di barriere in entrata frena l’innovazione reale (v. es. Morgan et al. “Breakthrough” drugs and growth in expenditure on prescription drugs in Canada. BMJ, 2 set 2005). Quella che chiami “innovazione” è una fuga in avanti verso farmaci che di nuovo hanno essenzialmente l’essere costosissimi (Pillole per pochi. Così fa i soldi big pharma. Secolo XIX, 6 mar 2014). L’unica concorrenza forte è quella, gigantesca e capillare, con la verità: basta vedere come anche in un blog c’è chi come te risponde a capocchia, ma aggressivamente, alla minima critica. Vedere una “concorrenza spietata” nell’industria farmaceutica è peggio che vedere nella Sindone l’impronta autentica del volto di Cristo deposto dalla croce.

Critico che si rubino soldi come con l’operazione epatite C. Si parla di una previsione di spesa per i farmaci per l’epatite C pari alla metà dell’intero bilancio pubblico per la sanità. Questo me lo chiami normale?
– Le mee-too drugs vengo spacciate per farmaci innovativi.
– Le pillole stracostose per pochi sono la nuova direzione del businness farmaceutico.
Il problema è che le industrie farmaceutiche la concorrenza del libero mercato non sanno cosa sia, imponendo i loro prodotti spacciando per “scoperte” e brevetti” ciò che chiamano tale. Quale domanda giudica il loro prodotto, se loro stesse sono, come è stato osservato, imputato e investigatore nel processo di approvazione. Quale concorrenza, se spendono fiumi di denaro per comprare chi dovrebbe controllarli, e il favore del pubblico. Del resto, chi produce una cosa importante come le medicine non avrebbe bisogno di patrocinanti dei loro affari come te, se si basasse su forme leali di attività economica.

Quindi per es., il cittadino che sventatamente si rechi in farmacia senza avere letto la recente review del British Medical Journal che indica come i rischi di effetti avversi anche mortali del farmaco da banco, o SOP, più usato, il paracetamolo, (Tachipirina) siano stati finora sottovalutati, (Roberts et al. Paracetamol: not as safe as we thought? BMJ, 2 mar 2015), è un ignorante che l’infarto del miocardio, l’ictus, l’emorragia gastrica, l’insufficienza renale che eventualmente si becca se li è andati a cercare. D’altra parte, se venisse a conoscenza dell’articolo, e lamentasse questa vendita di sostanze pericolose come se fossero caramelle, tu o un tuo collega potreste rispondere che resta un ignorante, privo dell’indispensabile cultura scientifica, un ignorante presuntuoso, visto che trascura il channelling bias al quale questo tipo di studio è esposto.

Io invece penso che la sola, ma grave, colpa del cittadino sia di avere eletto dei politici venduti o inetti che permettono che egli sia esposto all’assunzione di farmaci in situazioni di bilancio danni/benefici svantaggioso, che i termini di tali bilanci vengano nascosti o alterati con informazioni false o ingannevoli, che si permetta la libera vendita di prodotti pericolosi; e che si permetta in generale di operare così e anche peggio a quelle associazioni a delinquere delle quali sei pertinace sostenitore.

Ci sono numerosi studi che mostrano che le attività illegali delle aziende farmaceutiche sono la norma, non l’eccezione; e che la loro ricerca, viziata dalla ricerca per il profitto è spesso scadente; e trascina verso il basso anche gli standard della ricerca accademica (v. il libro di Gotzsche che ho citato). Credo che sarebbe piuttosto ora di finirla di chiamare paranoici coloro che denunciano questi grandi interessi illeciti, e di chiamare paranoica addirittura l’idea stessa che anche i poteri forti possano imbrogliare in forme proporzionali alla loro forza. Queste sono espressioni da spalla dei truffatori di strada quando vogliono allontanare chi svela agli astanti il trucco. Mi dici che fai ricerca in ambito accademico. Da contribuente, non è una notizia rassicurante sulla qualità intellettuale ed etica dell’università.

Bene, ma guarda che nella foga filantropica i tuoi “15 minuti” sono diventati ore e ore. Mi fai la guardia a tempo pieno, come mostra la cronologia dei tuoi interventi sui miei. Ieri 15 apr 2015: 12:22; 14:15; 15:26; 16:49; 21:33. Oggi 16 apr 2015: 11:46, 12:48; 14:55; 17:43; 18:40. E la giornata non è finita. Dici che vedo la Spectre. Ma che hai paura che se fallisci nel picchiettarmi allo sfinimento le parti intime finisci nel grande acquario con lo squalo ? Tanto vale che tu ti faccia assumere per un secondo lavoro da una di quelle multinazionali di PR che curano l’immagine delle frodi farmaceutiche… Oppure torna in laboratorio, a dare al mondo i preziosi frutti della tua attività, uhm, di scienziato. In ogni caso, fatti passare l’allergia per le citazioni che non ti piacciono, o che non piacciono al tuo capo Stavro Blofeld, come il libro di Gotzsche che descrive le attività della case farmaceutiche, compresa questa tua, come una vera e propria forma di crimine organizzato.

Non si può chiedere alle aziende di agire con “spirito filantropico”. Ma il sistema è semplicemente criminale, e va rifondato. Ci sono varie proposte. Es. quella di non considerare più le prove di evidenza “scienza” ma procedure di approvazione, da togliere al controllo dei produttori di farmaci. Di recente Horton sul Lancet, commentando quanti degli articoli pubblicati presentano dati scorretti, ha riportato la proposta di innalzare la soglia del livello di significatività statistica P. (Veronesi invece vorrebbe che fosse ulteriormente abbassata). Si potrebbero seguire le indicazioni più ampie dell’epidemiologo Ioannidis, che tocca il tema tabù dei pre-study odds. L’idea di educare il pubblico alla scienza è utopica, e porterà solo a esporlo maggiormente alle sofisticate manipolazioni dell’industria. Gli andrebbe invece fatto capire che la medicina non è “scientifica”; si avvale anche di tecniche scientifiche, che però non sono l’unico fattore né sono immuni o esenti da distorsioni commerciali. Invece la tendenza è all’opposto quella di presentare l’attuale sistema corrotto non solo come “scienza” ma di fare di questa una specie di religione, con la “innovazione” come salvezza; noi qui commentiamo un articolo che contrappone la Sindone e la ricerca biomedica.

Una infarinatura scientifica rende solo più esposti alle manipolazioni dei professionisti. La scienza, quella vera, è difficile, non è come quella di Quark di Piero Angela. Ci vogliono anni e anni di studio e di esperienza per potere esprimere con cognizione di causa valutazioni che sono, come noti, sia tecniche che politiche su argomenti esoterici e complessi. Se vuoi sapere come la divulgazione e la “scienza per tutti” possano aiutare a imbrogliare, v. Bauer H.H. “Scientific literacy and the myth of the scientific method” U of Illinois Press, 1992. Io trovo che sia un’operazione di marketing analoga anche quella per la quale il medico pratico, il clinico, dovrebbe essere il grado di valutare lui il lavoro di statistici, farmacologi, biologi molecolari, etc. leggendone le pubblicazioni. E diversi medici sono d’accordo con me.

a) Nelle questioni scientifiche non si decide a maggioranza, ma secondo i dati e la ragione. Si decide a maggioranza nelle questioni corporative. Impostazioni statistiche che consentono di pubblicare come veri rapporti falsi (Ioannidis PA. Why Most Published Research Findings Are False. PLoS Med 2005. 2: e124) accettate come vuoi tu sulla base della volontà della maggioranza sono un esempio di interessi corporativi trasferiti alla metodologia, che viene venerata come il Dio del rigore e invece a forza di queste pensate è, nelle parole di uno statistico, “moribund”. Succede in tutte le professioni; sarebbe ora di capire che gli scienziati non sono speciali, e come gli avvocati se la cantano e se la suonano come gli conviene.
b) Se si danno alla gente, o ai medici, magistrati, politici, giornalisti, modellini semplificati e ad hoc, come quelli delle brochure dei rappresentanti farmaceutici, non li si “educa”. Li si indottrina. Si fa loro credere di aver capito, mentre si propagano false informazioni. Se e quando va preso l’ibuprofene al paziente glielo deve dire il medico; allora per cosa è pagato a fare? La tua visione è quella di fare del farmaco un prodotto di consumo, che si prende come gli altri dallo scaffale al supermaket, scaricando la responsabilità sul cliente. Che poi cliente non è, perché la decisione di assumere il farmaco viene presa dal medico, o dal farmacista, o in caso di automedicazione viene comunque indotta dalle case produttrici.

2. Occorre rivedere la cultura “farmacocentrica”. Dici che sarebbe idiota non avere questa possibilità, di prendere un antiinfiammatorio come una caramella se si ha il mal di testa. Se per ogni fesseria ti prendi un antiinfiammatorio che ti avvicina a un ictus o a un infarto miocardico, o magari ti fa buchini (lacune emorragiche) nel cervello, invece sei un furbo? Parli di “educazione scientifica”. Una delle prima cose che il pubblico dovrebbe sapere è che prodotti da banco come i NSAID sono molto più pericolosi di quanto non viene fatto credere.

@ Gino. La “complessità” del cancro è resa irredimibile dall’averlo trasformato in una lucrosa fonte di guadagno. No, io non sono “anti-scienza”; sono contro la scienza corrotta che lei difende. La “comunità scientifica” oncologica non fa solo l’interesse delle case farmaceutiche, ma anche il proprio, promettendo mari e monti per vendere cure che costano quanto una casa e fanno morire male. C’è un autentica dimensione criminale in quella che lei chiama “scienza” (Gotzsche PC Deadly medicines and organized crime. How big pharma has corrupted health care. Radcliffe, 2013); che si avvale anche di “argomenti” come quelli che lei sta usando nei miei confronti.

@ Mauro Moroni. Per i medici corrotti, v. il libro di Gotzsche che ho citato. L’intero campo risente del clima immorale. Pochi giorni fa la Gdf ha segnalato alla Corte dei Conti la consueta infornata, 985 medici, per eccessive prescrizioni di farmaci per l’osteoporosi. Se si volesse valutare quanti sono gli onesti, si potrebbe verificare in questi casi quanti medici hanno rifiutato il comparaggio (che è comunque una frode derivata, rispetto a quelle più nocive sulla dottrina). Uno studio sull’influenza negativa delle case farmaceutiche nelle prescrizioni di esami e terapie di medici di famiglia USA riporta che un magro 7% ha resistito e si è opposto a prescrizioni orientante al profitto anziché all’interesse del paziente (Hunt et al. The Changing Face of Chronic Illness Management in Primary Care: A Qualitative Study of Underlying Influences and Unintended Outcomes. Annals of Family Medicne, 2012. 15: 452). Ma anche lei sembra più interessato alla reputazione – o all’impunità – dei medici che ai danni che derivano ai pazienti – e alla professione – da questo assetto.

@ Marco Bella. Non so se il ricercatore della Sapienza si riferisce a me, che ho contestato la logica, il merito e l’impostazione ideologica della conclusione della sua tortuosa analogia per la quale siccome è vero che i pro-sindone sono in errore come lo sono i dibelliani (OK), e siccome è vero che i pro-sindone sono stati smentiti dalla buona scienza (OK), allora sarebbe anche vero che la scienza ufficiale che condanna Di Bella è buona scienza quando produce terapie oncologiche (No).

Gentile dr. Bella, lei dice che esiste solo “la Scienza e la Medicina”, senza attributi. Come ideali astratti, forse (anche qui ci sarebbe da discutere). Ma nella realtà, scienza e medicina sono attività umane completamente immerse nella società, nell’economia, nella cultura, e a non definire le caratteristiche variabili che possono assumere sotto l’influenza di questi potenti fattori si rischia di erigere degli altari; con annesse sacrestie, nelle quali, come avviene per le confessioni religiose, si possono condurre affari molto lontani dall’ideale di purezza che lei cita.

@ Gianni Monroe. Lei ragiona come quel chirurgo della barzelletta che, avendo amputato per errore al paziente il pene gli dice: “C’è però una buona notizia. L’istologico è negativo per cancro”. O come Teletutto, la rete tv di Brescia, che quando l’enorme crocifisso di legno di Enrico Job si è spezzato, e nel crollare ha ucciso un ragazzo, ha parlato di miracolo divino perché la croce cadendo ha ucciso una sola persona. O come il premier Renzi, che ha definito “eroi” i CC che hanno catturato Giardiello dopo che gli avevano fatto detenere una pistola nonostante precedenti allarmanti, dopo che ha potuto avere un’arma, sparare e muoversi senza ostacoli nel Palagiustizia, e poi uscire e allontanarsi per 30 chilometri. Siccome al peggio non c’è limite, e lei valuta in base al peggio, anziché in base a ciò che sarebbe giusto, lei potrà trovare del buono e dei motivi di congratulazione in qualsiasi inferno.

Lei parla come il Pangloss di Voltaire. Lei fa l’ateo ma fa discorsi da cattivo prete, cioè sofismi ridicoli per portare ad accettare ruberie e violenze quando queste sono commesse da potenti.

Cosa c’è di peggio del moralismo? L’estetismo. Lei estetizza le peggiori furfanterie. Lei arriva a chiamare bene il male, arrogandosi il diritto di descrivere in maniera tendenziosa i fatti per poterli ficcare dentro alle categorie morali che arbitrariamente definisce. Ripeto, la natura di quanto scrive è pretesca. C’è la venerazione per un telo dipinto, ma c’è anche la “latria” scientista. Magari c’è qualcuno a cui piacerebbe unire le due.

Vede il suo non è solo un arbitrario relativismo etico. E’ un relativismo epistemico, nell’interpretazione dei fatti. Ed è un “relativismo” coerente con la frode. Per lei l’establishment scientifico (Tomatis), che come è costume dei benpensanti lei chiama “comunità scientifica” è una forza buona che smaschera le vergogne. Invece i dati indicano che la sua forza buona è in forte conflitto di interesse, essendo condizionata dall’industria, e le vergogne contribuisce a crearle e a nasconderle. Non si dovrebbe contare sul buon cuore della “comunità scientifica” per impedire le stragi per frodi biomediche, delle quali casi come il Vioxx sono la parte visibile dell’iceberg, imponente e tuttavia minoritaria rispetto a ciò che non si vede. Affidare la custodia del pollaio alle volpi in termine tecnico si chiama “cattura normativa” (una delle finalità di quella tragedia e farsa del caso Stamina). La si può rivestire come fa lei con panni filosofici, di uno scetticismo sulle fondamenta, a suo dire elusive, dei principi per i quali es. non si può uccidere una persona per impossessarsi dei suoi beni; ma restano sofismi che danno forma estetica a sovrastrutture culturali che coprono forme di sfruttamento parecchio brutte.

Lei dà come entità primitive l’indifferenza dei valori morali, che non sarebbero che mere convenzioni sociali, e allo stesso tempo la “bellezza” della “comunità scientifica”, che ci proteggerebbe dalle frodi. La frode c’entra perché con questa “business ontology” così svergolata uno dei principali attori della frodi biomediche strutturali, l’establishment scientifico, viene posto in una posizione privilegiata di controllore delle frodi stesse. Così es. basta fare in modo, con la compiacenza e la partecipazione delle istituzioni dello Stato, che a Stamina, una banale frode che normalmente sarebbe durata 30 minuti, il tempo dell’arrivo del maresciallo dei CC, vengano invece fatte assumere dimensioni giganti, per poter presentare per contrasto una comunità scientifica corrotta come il baluardo contro la ciarlataneria; con magistrati come Guariniello e Santosuosso che come lei commentano inneggiando alla “scienza” quando dovrebbero controllarne gli abusi, coonestando una cattura normativa che è anche “deep capture” (Hanson e Yosifon), cioè cattura culturale.

Invece per me non c’è bisogno della filosofia per assumere che la medicina non deve nuocere al paziente a favore di chi la vende. E occorre prendere tristemente atto (v. Gotzsche, cit.) che la ricerca scientifica ai nostri giorni non è la cura, ma è parte della patogenesi. La volontà di rappresentare posizioni, interessi, e rapporti di forza senza infingimenti è già un orientarsi verso la soluzione.

La vita media si è allungata, ben da prima della medicina hi-tech, per merito dell’economia, che ha migliorato le condizioni di vita generali, e delle conoscenze scientifiche, che hanno permesso di ridurre l’esposizione a fattori nocivi. Gli impressionanti incrementi dalla fine dell’800 sono in gran parte dovuti all’abbattimento della mortalità perinatale e infantile e al controllo delle malattie infettive. La medicina clinica ha giocato un ruolo minore sulla mortalità, anche se ha contribuito al benessere dell’individuo in altro modo. Costretta dalla sua trasformazione “corporate” a ottimizzare il profitto anziché la riduzione della sofferenza, mentre promette ciò che non può dare, la medicina nega le cure ottimali che già oggi potrebbe fornire. Il resto dell’equivalente laico del Credo che lei elenca come meriti della medicina sono sue impressioni. Es. i “metodi diagnostici sempre più raffinati” sono spesso metodi eccessivamente sensibili che provocano epidemie di falsi positivi. E’ curioso come lei sia un sostenitore della prevenzione secondaria del cancro, immagino, uno di quei “passi avanti impensabili” della medicina, ma sostenga che invece il malaffare endemico in medicina non può essere prevenuto, ma solo represso a posteriori. Invece si dovrebbe es. controllare già ora i “biomarkers” in sviluppo, “metodi diagnostici raffinati” che tra 20 anni porteranno a dire “è stato un errore, sono nocivi”, come sta avvenendo oggi per certi diffusissimi screening oncologici.

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29 maggio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. D’Ospina “#Vorreiprendereiltreno, bimbo affetto da malattia rara fermato sulle scale del binario: “Troppo lento” “

Le orphan drugs hanno trovato tanti papà; che moralmente sono di incerti natali. Uno studio del 2012 della Thomson Reuters mostra che la cura delle malattie rare può genere profitti non inferiori a quelli da malattie comuni, per un valore di mercato dell’ordine delle centinaia di miliardi di dollari. Le malattie rare sono una nuova miniera per il business farmaceutico. E’ un settore in crescita esplosiva.

Conferma ciò il marketing d’appoggio sui media. L’uso di malati per propagandare operazioni commerciali con la presentazione di storie ad effetto dovrebbe essere contrastato; soprattutto se, come in questo caso, si utilizzano minori. Il business delle malattie rare sfrutterà queste storie toccanti per ottenere denaro pubblico a prescindere dalla reale validità dei nuovi prodotti, e per massimizzare alcuni dei numerosi vantaggi delle malattie rare: i ridotti costi, tempi e requisiti per l’approvazione alla messa in commercio. Le lacrime versate sugli spot si tradurranno in lacrime nella vita reale, dovute alla diversione delle risorse per le cure, di malattie rare e comuni, da ciò che è più utile verso ciò che è più remunerativo.

Poliziotti e magistrati dovrebbero interessarsi, per dovere istituzionale, a queste manipolazioni dell’opinione pubblica; ma tengono molto all’amicizia dei grandi interessi finanziari e industriali sulla medicina, e nonché contrastarle preferiscono partecipare alle varie campagne di propaganda, interpretando sé stessi.

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@ Tano Loktar Scala. Se una cosa ti rimane incomprensibile nonostante sia stata sottoposta alla tua analisi logica, le possibilità secondo te sono due: o chi la dice è un genio o è “uno dei soliti che girano su internet e non necessitano di spiegazioni”. Applichi il rasoio di Occam, dici. Uno come te, che ha portato a compimento con successo la lettura di un intero articolo de Il Fatto Quotidiano (per di più di Elisa D’Ospina) è un ferratissimo intellettuale che non ha bisogno di informarsi ulteriormente. Non può che ricorrere alla logica deduttiva. A dire il vero non dovresti scartare a priori la possibilità molto parsimoniosa che il problema risieda in te… sta attento a non tagliarti.

Due articoli recenti per chi invece di volesse approfondire il tema della natura speculativa dell’interesse per le malattie rare:

Are orphan drugs too successful? Ttopstart, 16 gen 2015.

e quello dell’uso delle narrazioni ad effetto per vendere prodotti medici:

Patient anecdotes in NY-Presbyterian hospital ads mask mediocre quality ratings. Health News Review, 27 mag 2015.

@ Noodles. Le malattie rare sono un problema di bambini inspiegabilmente maltrattati da poliziotti brutali degni di un romanzo di Dickens o di Hugo; poliziotti carogna che addirittura impediscono a un bambino disabile – per una malattia mitocondriale – di prendere il treno per andare a curarsi. Chi pensa invece che la prima cosa da sapere per il cittadino comune sulle malattie rare è che su di esse si appuntano enormi interessi speculativi; e che tali interessi ricorrono sistematicamente ai ricatti morali su casi umani per spillare soldi, a danno dei pazienti, è un “complottaro”. Almeno secondo noodles, uno dei tanti concorrenti al premio “piccoli Renzi crescono”.

PS. se vuoi proprio parlare di complotti e Polfer, si potrebbe ricordare di quando il capo della Polfer era Umberto D’Amato, legato alla CIA, e scoppiavano le bombe sui treni. Ma sono fantasie complottare “meglio della fantascienza” …

@ Jericho Kilmister. Non mi rivolgo a te, né a quelli come te che credono alla genuinità di questa notizia giornalistica o dicono di crederci. Ma a quelli che possono comprendere come vengono danneggiati da queste manfrine e dagli zelanti guardiani del sacro verbo mediatico come te.

@ Gian TT. Leggendo es. l’articolo che ho citato “Are orphan drugs too successful?” si può rilevare come il presupposto che presenti “per queste malattie al momento nessuno investe” è grossolana disinformazione, essendo oggi vero l’opposto. Il fare propaganda per le operazioni dell’industria medica falsa il processo di introduzione di nuovi farmaci, che vengono sviluppati e poi approvati avendo come base “a priori” un consenso pubblico costruito coi metodi delle agenzie di PR. Es. il sollecitare il pathos sui bambini malati favorirà l’ulteriore abbassamento delle soglie delle prove di efficacia, e la pratica del “premium price”, l’uso di prezzi esorbitanti come prova dell’efficacia; a danno dei malati. Non so come si possa pronunciare come fai tu la parola “ricerca” mentre si sostiene che “a fin di bene” è lecito manipolare il pubblico. Se si trattasse solo di soldi, si potrebbe equiparare ciò all’aggiotaggio, che è già un reato. Ma qui si incide inoltre pesantemente sulla tutela della salute, impiegando le risorse (denaro dei cittadini) in ciò che conviene all’industria e alla finanza; negando cure utili e introducendone altre che chi vi guadagna non solo non ha convenienza siano efficaci, ma non ha neppure convenienza che siano almeno prive di effetti collaterali. La dimensione criminale di tali manovre, che godono della complicità e della connivenza dei poteri dello Stato, non andrebbe sottovalutata.

@ Stefano.Che fine umorista che sei. Mi fai la parodia anche di questo, tratto da una pagina del documento di analisi “No al Nuovo ordine mondiale” del collettivo anarchico “Bakunin vive”:

“Big Pharma è diventato un global business nell’era dei farmaci blockbuster, quelli che tutti noi conosciamo e utilizziamo. Malgrado il marketing … la creazione di valore per gli azionisti è stata recentemente scarsa o addirittura nulla. La linea potrebbe essere, come consigliano alcune società di consulenza aziendale, di imitare le piccole aziende del farmaco di eccellenza: mirare alla massima customer satisfaction, semplice in regimi di prezzi amministrati o garantiti dai sistemi di rimborso farmacologico pubblico, e puntare ai settori che il blockbuster ha sempre trascurato: le malattie rare e metaboliche …
Ma giocare facile è una tentazione irresistibile: se la ricerca e sviluppo è costosa e non permette questa nuova ingenua religione del «creare valore per gli azionisti», c’è sempre la via d’uscita del marketing aggressivo e più o meno occulto… Tuttavia, sul piano di quelle che potremmo definire le PSYOP (Psychological operations) di Big Pharma, occorre farsi alcune domande essenziali…”

Ah no scusa, è da una pagina di Giancarlo Elia Valori. (Geopolitica della salute. Marsilio, 2014). Ma fa lo stesso. Facciamoci altre due risate.

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@ noodles. C’è il costume di screditare certe segnalazioni di illeciti commessi a favore dei poteri forti dipingendole come “assurde” o frutto di “complottismo”; questa tattica è particolarmente facile in medicina, dove dati i complicati rapporti tra dimensione tecnica e dimensione umana è facile scambiare – agli occhi del pubblico- tra Bene e Male. La partecipazione della polizia di Stato a manipolazioni a danno della salute e dell’erario non è poi una “notiziola”. (Né queste lealtà deviate sono una novità, o sono inconcepibili, v. i citati trascorsi degli uffici al Viminale della Polfer). La reale natura commerciale, e i risvolti negativi sulla tutela della salute, dell’interesse mediatico per le malattie rare e metaboliche, che vengono taciute al pubblico dandogli invece questi spot, non sono poi una notiziola. Del resto, perché ti scaldi tanto per un commento semi-invisibile a una “notiziola”? Quanto al premio, non accetto regalie dalle multinazionali; che poverine hanno già da mantenere la folla di affamati di ogni genere e grado della quale anche tu fai parte.

@ noodles. Questo episodio non è un attentato dinamitardo: non è grave in sé, ma andrebbe indagato e approfondito in quanto sintomatico di rapporti corrotti tra Stato, business farmaceutico e informazione. D’altra parte, tra il prestarsi a uno spot per delle grandi truffe sulla salute e il fare passare un tipo con una valigetta, sapendo che in entrambi i casi se ne avranno vantaggi e non si verrà puniti, non c’è poi una così grande differenza; anche sul piano degli effetti negativi sulla cittadinanza.

Bacini anche a te Noodle; ma mi pare tu esprima la paura che se si lascia che si tiri una maglia poi continuando a tirare si può fare un gomitolo di tutto il maglione. Chi è infedele nel poco lo è anche nel molto; chi è un bugiardo è anche un ladro. Questi detti sono spesso veritieri; e le volpi del business medico hanno grandi code di paglia da proteggere dal fuoco. Così ci sono degli addetti che hanno la funzione di “defensores virginitatis”, e scattano a rinserrare la falla non appena vengono messe in dubbio le finalità di certi accorati lamenti dell’apparato di sfruttamento della malattia su casi di malati che soffrono; e vengono allo stesso tempo posti interrogativi sulla reale professione di certe figure della ricerca medica; che non portano proprio il cilicio (comunque il cilicio lo porta la Binetti, anche lei entusiasta sostenitrice dell’operazione malattie rare).

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13 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di I. Cavicchi “Cancro, un nuovo approccio all’oncologia”

La “medicina personalizzata” è la nuova svolta nel campo dell’oncologia commerciale, quella che è orientata a sfruttare economicamente il cancro, spesso a scapito del paziente. Uno degli inganni sui quali si basa è la confusione tra “cura personale” e “ terapia biologicamente individualizzata”. Pochi saprebbero fare meglio di Ivan Cavicchi, il primo rètore della medicina in Italia, nel supportare questa componente della nuova “scienza”, o meglio ideologia, della “medicina personalizzata”, ingigantendo l’equivoco e la confusione tra l’illusione pseudo-morale di essere curati ad personam, come ci curava la mamma da piccoli, e l’illusione pseudo-scientifica di saper definire e controllare la variabilità biologica tra individui. Una promessa smodata di “olismo” – curare l’intera persona – che maschera la discesa di un altro gradino nella pratica truffaldina del riduzionismo clinico, del ridurre la malattia a test di laboratorio, a “biomarkers” sempre più esoterici e di sempre più dubbia validità scientifica, spacciati, come è già tragicamente avvenuto, per oracoli infallibili.

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18 luglio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al posti di D. Patitucci “Alzheimer, la scoperta dell’università Usa: ‘Diagnosi precoce da studio biomarcatori’ “

@ guest (commento eliminato). Giusto (v. es. Moynihan R, Cassels A. Selling Sickness. How the world’s biggest pharmaceutical companies are turning us all into patients. Nation Books, 2005). Purtroppo anche le teorie sulle cause di malattia, e quindi la definizione biologica di malattia, sono pesantemente condizionate e distorte dal marketing. In USA è in corso di approvazione il “21st Century Cure acts” che tra le tante novità, come quella di permettere in certi casi la sperimentazione dei farmaci “innovativi” su malati senza il loro consenso, spinge per l’approvazione dei farmaci basandosi “more on biomarkers and other surrogate measures than actual clinical endpopints” (Avorn J, Kesselheim A D. The 21st Century Cures Act – Will It Take Us Back in Time? NEJM. 2015. 372: 2473). Pare che alla notizia i rettiliani abbiano preso a imbarcarsi sulle astronavi per il ritorno a casa, considerando che qui ormai non c’è più bisogno del loro intervento.

@ Gianna. La ricerca del 2005 dello Alzheimer Disease Cooperative Study Group mostra che il principio attivo dell’Aricept non è più efficace del placebo nel “prevenire” l’Alzheimer in soggetti positivi a un asserito biomarker. Il farmaco fu lanciato con grande battage anche in Italia “nonostante che le prove della sua efficacia fossero del tutto modeste e non costanti” (Bobbio M. Il malato immaginato. Einaudi, 2010). E’ un prodotto la cui rinnovata approvazione in USA a dosaggi aumentati, nonostante i gravi possibili effetti avversi (polmonite, emorragia intestinale massiva, rottura esofagea, morte) è stata criticata come esempio di introduzione di un farmaco nella pratica clinica contro l’evidenza (Schwartz L M, Woloshin S. How the FDA forgot the evidence: the case of donepezil 23 mg. BMJ, 2012. 344: e1086. Lenzer J. FDA is criticised for licensing high dose donepezil. BMJ, 2011; 342: d3270.). Ed è stata definita da un esperto della Cochrane Collaboration uno “scam” (raggiro), da 2 miliardi di dollari all’anno nei soli USA, basato su pubblicità con affermazioni “untrue” (false) e complicità politiche (Gotzsche P C. Deadly medicine and organized crime. Radcliff, 2013).

@ sgarbatello. I casi “esecrabili” (o meglio, casi che dovrebbero essere oggetto di procedimento penale e che invece sono istituzionalizzati e protetti) come questo non sono un’eccezione. Ce ne sono così tanti che si fa fatica a riuscire a seguirli tutti; come diverse voci avvisano, la situazione sta ulteriormente peggiorando. Ma è vero anche ciò che lei controbatte: non c’è solo il crimine. Bisogna essere contenti per ciò che c’è di non contraffatto, dice lei. Di Mussolini, che portò all’Italia regresso civile, lutti immani e rovina, non solo i sostenitori ma anche gli storici riportano alcuni indirizzi politici positivi. Troisi diceva che anziché dittatore bisognava farlo capostazione, visto che con lui i treni arrivavano in orario.

@ sgarbatello. Non è sarcasmo. E’ il riflesso dell’estrema divaricazione tra ciò che viene fatto apparire e ciò che è realmente nella medicina del marketing. Saluti a lei.

@ sgarbatello. Ha ragione, si può dire con certezza pressochè matematica che non un centesimo delle quote che le multinazionali farmaceutiche spendono in Europa e in Italia per attività di lobbying e corruzione va a finire nelle tasche dei destinatari statunitensi delle attività di lobbying e corruzione che le stesse multinazionali attuano in USA.

@ sgarbatello. Capisco la necessità di mischiare le tinte, e far vedere tutto come attraverso una nebbiolina. E’ una delle tecniche di ciò che stai patrocinando. Anche molte delle frodi biomediche hanno le loro basi tecniche nella creazione ad arte di una larga gamma di sfumature in sostituzione della definizione più netta e ristretta possibile dei confini biologici tra normale e patologico. Di delicati acquerelli a difesa dell’applicazione di cose che hanno ben altri colori ne abbiamo anche troppi.

@ sgarbatello. Da più parti diversi specialisti chiedono che si smetta di diagnosticare come “cancro” reperti anatomopatologici della mammella e della prostata che invece vengono diagnosticati – e quindi trattati – come cancro. Una prassi di massa, a fini di lucro, la cui incidenza è ufficialmente stimata in percentuali a due cifre, che ha causato danni gravissimi, anche mortali, a milioni di persone che non avevano il cancro. E tu constatare questo me lo chiami “manicheismo”? Altro che logica fallace, qui siamo in flagrante truffa a danno della salute. Come conferma il tuo sparare numeri “semiattached “: ”uno 0,01”.

Se però stai invocando il fattore di correzione applicato da chi dovrebbe tutelare l’onestà nei commerci, fattore che fa riconoscere le truffe come tali in ragione direttamente proporzionale alla riconoscibilità del crimine agli occhi dell’opinione pubblica e inversamente proporzionale al potere di chi lo commette, devo purtroppo darti ragione: applicando la correzione sono come minimo un manicheo a dire che i ladri sono ladri anche negli affari miliardari della medicina.

@ sgarbatello. I dati statistici, confermati, ci sono già, e infatti si sta torpidamente facendo retromarcia, badando a non far capire al pubblico il macello provocato. Anche senza le colpe che le addossi, di basarsi sui “dati di un numero sufficiente” di venditori, la medicina basata sull’evidenza è divenuta ciò che confessi: il diritto di applicare cure dannose in nome della “evidenza”. Io sono per la medicina basata sulla scienza; quella che non cura senza prima avere stabilito con adeguato margine di sicurezza efficacia e vantaggiosità delle terapie. La fase preclinica è stata sostituita dal battage pubblicitario di cui questo articolo di Patitucci è un esempio. I trial clinici si basano sullo hype mediatico; mentre le nozioni a priori vengono trascurate, come teorizzato esplicitamente da quella squallida caricatura di scienza, quella ideologia giustificativa della bancarotta frudolenta nella ricerca biomedica che è ormai la EBM.

Es. quando la “prevenzione” dell’Alzheimer basata sui biomarker, e in realtà su campagne mediatiche, incassati i miliardi fallirà, avendo seminato per molti anni morti e feriti, come era prevedibile essendo state ignorate le evidenze contrarie (es. 1) arriveranno sussiegosi quelli come te a dire che è solo un tentativo non riuscito ed è da analfabeti non capire che è questa la scienza.

1 In: Hadler N M. Rethinking aging. 2011. U of North Carolina Press, 2011.

@ sgarbatello. La farmacovigilanza su farmaci immessi in fretta, con scarse prove di efficacia e sicurezza, per fare cassa, è poco efficace, ed immorale. Infatti coi “farmaci innovativi” stiamo avendo un’epidemia di effetti avversi. L’idea che ci possano essere “prove ed errori” sulla pelle delle popolazioni, e che questa sia la scienza, è di un’aberrazione abissale. Sarebbe come dire che ci possono essere prove ed errori nella costruzione dei ponti e palazzi, e se ne casca qualcuno (o tanti, nel caso della medicina) occorre capire che “il metodo scientifico è fallibile” e chi non accetta questa possibilità “ricama complotti”. Il “metodo scientifico” delle multinazionali è così solido che necessita dei discorsi “non di parte” (!) come quelli che emetti e di una marea di articoli che, secondo te, mettono in guardia dalle facili promesse, come quelli di Patitucci ….

Nel caso si facessero le cose in maniera seria e onesta, e non si sfornassero nuovi farmaci di continuo come si sfornano modelli di smartphone, non mi lamenterei, come, alla stregua di un imbonitore di fiera, mi attribuisci. Ha scritto Hans Jonas sulla sperimentazione medica che “il progresso è un obiettivo opzionale.. e i suoi tempi non hanno nulla di sacro”. L’onestà e il rispetto degli altri invece non sono un optional. Piuttosto forse sarebbe scontento qualcuno che perderebbe una fonte di reddito…

@ sgarbatello. L’onestà e il rispetto degli altri uno non se li “arroga”: sono doveri. Decidere se ci sono sufficienti basi precliniche per passare agli studi clinici rientra nelle competenze tecniche, e poi nei doveri deontologici, dei ricercatori. Tu risolvi addossando il controllo del soddisfacimento di una condizione di natura altamente tecnica ai comitati etici. Che sono così onesti, rigorosi e competenti che quello degli Spedali Civili di Brescia, secondo ospedale d’Italia, policlinico dell’università di cui è rettore il presidente dell’AIFA, ha dato il via libera pure alle staminali di Vannoni.

Non so se i comitati etici conoscono e prendono nella dovuta considerazione articoli come questi: Harvard scientist warn about epidemic of side effects due to corruption. NSBC international, 25 jun 2015. Light D et al. “Institutional Corruption of Pharmaceuticals and the Myth of Safe and Effective Drugs” . Journal of Law, Medicine and Ethics – Fall 2013. Ma i componenti dei comitati etici sono persone scelte, che in genere rifuggono simili complottismi. E poi Sgarbatello dice “mah”, e così anche la denuncia dell’incremento degli effetti avversi da indebolimento dei controlli viene sistemata dove merita, in quella interessante struttura che mi vai mostrando.

@ sgarbatello. Se ti sei stufato possiamo interrompere. Non è un piacere per me assistere alle tue contorsioni. Se vuoi continuare ricomponiti e cerca di rispondere nel merito, spiegando come possano i comitati etici garantire la liceità, sul piano tecnico, dell’inizio della sperimentazione clinica; e cosa prevede il tuo manuale, oltre al mugolare “mah”, sull’aumento degli effetti avversi provocato da ciò che tu chiami “scienza” “non matematica”, e io “tecnica della bancarotta fraudolenta in medicina”.

@ sgarbatello. Su Google ci sono già stato. Io vorrei continuare a sentire la tua versione. Ti ricordo che sei intervenuto spontaneamente sui miei commenti. E hai fatto una serie di formidabili affermazioni; che non sembrano farina del tuo sacco. Ora addirittura non capisci l’espressione ”aumento degli effetti avversi”. Non ti va più di esporre il giusto verbo? Puoi allora citarmi un testo, un articolo, un libro, un sito, che espongano la visione della ricerca biomedica che tu ardentemente professi?

@ sgarbatello. Una querela? Per carità, c’è un equivoco: io non “insinuo” nulla. Ma spiego a chiare lettere come quanto tu propugni sia un articolato metodo per lucrare su larga scala sulle malattie, a danno della salute, a scapito dei beni dei cittadini, e facendo della scienza una prostituta, E’ chi svela un disegno così abietto e criminale che deve essere punito? Chiunque lo pratica, o lascia che venga praticato, o ne favorisce la pratica, dovrebbe essere lui oggetto di censura. In futuro continuerò a non tacere davanti a quelli che come te propagandano le frodi biomediche strutturali e le loro metodologie (e a rispondere alle vostre denigrazioni). Non so che rapporti tu abbia coi principali beneficiari di tali crimini. Ma andrebbe loro detto che dopo tanti anni di rappresaglie e intimidazioni miserabili e mafiose non sarà il ricorso, minacciato o effettivo, al magistrato a impressionarmi. Bada piuttosto tu a ciò che scrivi. Potresti doverne rispondere.

sgarbatello, 23 luglio 2014: “Puoi dipingerti come il paladino che vuoi, ma ancora immagini nemici ovunque e insinui che io propugni qualcosa. Buona giornata

@ sgarbatello. Censurato da Il Fatto. Hai ragione, non bisogna scambiare un tafano per un elicottero. Quando vorrai decollare da dove sei posato mi farai un piacere

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24 luglio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di Cittadinanzattiva “Strage di Piazza della Loggia, l’impegno dei cittadini alla lunga paga”

Certe battaglie sono sfruttate dal potere come coperture per il loro opposto. A Brescia forse più che altrove il pestare l’acqua nel mortaio sulla strage impunita – che resta sostanzialmente tale dopo questa sentenza – ha facilitato il servire i poteri occulti che la vollero. Non stupisce che a zampillare lacrime di commozione e ad inneggiare allo “impegno dei cittadini” nella mesta occasione del parto di questo modesto risultato dopo 494 mesi di gestazione, a dire che una simile sentenza mostrerebbe il “potere dei cittadini di cambiare le cose” (“a fianco delle Istituzioni che sono fatte di persone che, in grande maggioranza, conducono la nostra stessa lotta per un Paese migliore e più giusto”) sia Cittadinanzattiva. La “medicina partecipativa” propugnata da Cittadinanzattiva, nella quale i cittadini avrebbero voce, è uno degli strumenti impiegati dal grande business biomedico per ridisegnare il paziente come consumatore (1), rendendolo in realtà ancor più passivo e menomato nei diritti. A me questa retorica celebrativa pare invece un’altra manciata del sale dell’ipocrisia sulle ferite delle coltellate che i volontari “impegnati” e le persone delle istituzioni così spesso fanno assestare alla Nazione nel consegnarla a interessi esterni.

1 Tritter et al. Globalisation, Markets and Healthcare Policy. Redrawing the patient as consumer. Routledge, 2010.

@ Cittadinazattiva Onlus. Lieto di avervi informato su cosa fate. A favore di quella che a Brescia è stata ufficialmente battezzata “Health and wealth”, la medicina che genera ricchezza, da autorità con le quali collaborate. Quanto esposto da Tritter et al., che mi auguro leggerete per intero (Routledge è la casa editrice) si applica senza perdita di generalità anche al caso italiano, e al vostro. C’è una certa letteratura a riguardo di ciò che è stato descritto come un deleterio “pas de deux” tra paziente e medico. Già nel 700 scriveva un medico anonimo: “Non è ella una reale pazzia il lagnarsi che la Donnicciuola, lo Speziale, il Barbiere, il volgo tutto si presuppone di poter con giustizia operare, e ragionare delle cose attinenti alla Medicina? Questo volgo opera, e parla da Medico non per altra ragione, se non perché i Medici operano e ragionano da volgo”.

La medicina, e la politica sanitaria, non sono “deleghe”. Sono funzioni altamente tecniche. Il cittadino non può improvvisarsi internista, statistico, biologo molecolare, etc. mentre può facilmente, data la fortissima asimmetria informativa, essere convinto a prendere posizioni su questi temi a vantaggio di chi conduce la medicina, e a suo danno. Il suo unico dovere, sulla cui trasgressione gioca questa sorta di coinvolgimento della vittima nella truffa, è di eleggere politici competenti e onesti. Farsi coinvolgere in responsabilità di governo oltre che un pessimo affare per salute e portafogli è anche una degenerazione della democrazia.

@ Keynez. Rimedio subito. Il bicarbonato che cura il cancro, o Stamina, introdotta nel SSN dal policlinico universitario il cui rettore, presidente dall’AIFA, collabora con Cittadinanzattiva, sono un termine di paragone indispensabile per far brillare la stella dell’attuale scienza medica ufficiale. Il marketing funziona così. Si chiama “decoy effect”. Cittadino, hai intenzione di partecipare anche tu attivamente alle discussioni sulla “governance” della medicina? Sembri portato.

@ Keynez. La cure demenziali e sciacallesche di Stamina e di Simoncini fanno entrambe sembrare al confronto razionale e nobile la corrotta e avida “scienza” biomedica ufficiale, oggi controllata dalle multinazionali. Un poco come il terrorismo spinse la gente a stringersi attorno alle corrotte istituzioni dello Stato. A Brescia, 40 anni fa la bomba, oggi Stamina, sono entrambe state rese possibili e favorite da forze istituzionali che poi si sono presentate come salvatrici della patria per il terrorismo, e come novelli Galilei che salvano la “scienza” dal baratro per le staminali di Vannoni. Una differenza è che questa volta i neofascisti veneti di sicuro non c’entrano. (Curiosamente, pure Vannoni e Andolina provengono dalla ex “frontiera calda”, incubatrice di trame, che è stato il Nord Est).

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18 agosto 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Tumori, ricercatori: “Scoperta una molecola che ne frena la crescita” “

La sostituzione della ricerca razionale di cure efficaci con la diffusione della speranza che si verrà curati, e la conseguente vendita di speranza spacciata per cura materiale, è uno schema truffaldino che può contare sia su illustri fiancheggiatori istituzionali (es. i magistrati che hanno individuato un “diritto alla speranza” nel caso Stamina), sia su quella parte del pubblico, cioè dei truffati, che batte le mani ogni volta che vengono ripetuti annunci ingannevoli come questo.

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10 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di ItaliaDallEstero “Legge Stabilità: il caso Stamina non ci ha insegnato niente”

Il caso Stamina è un esempio di “bayesanesimo fraudolento”: non ci sono sufficienti prior, sufficienti evidenze precliniche che giustifichino test su umani, cioè la sperimentazione clinica con staminali per le malattie neurodegenerative (una passeggiata, con RCT che sono plasmabili come il pongo). I prior, le credenze a priori, sono stati costruiti sollevando aspettative con la lunga telenovela Stamina, grazie a medici, politici, magistrati, media. Sono prior non scientifici, ma emotivi e culturali. Che ora, fatta fuori Stamina, vengono messi a frutto a beneficio della ricerca “vera” cioè del business.

Il caso Stamina è anche un esempio di molinismo scientista. Nelle Lettere Provinciali Pascal si oppone al molinismo dei gesuiti, volto a giustificare i peccati dei più forti. Anche dove i loro teologi sostengono che non vi sia truffa dei maghi e degli astrologi se questi sono abili e diligenti nelle loro arti: “diligentia a mago apposita est pretio aestimabilis”. Invece della invereconda truffa Stamina, una sofisticata manipolazione con tutti i crismi dell’attuale “rigore scientifico”.

Il resto, se a dettare lo sviluppo della speculazione debbano essere direttamente gli investitori tramite “la scienza”, come vuole Nature; o se debbano esservi una opzione preferenziale dei preti, che ci hanno messo le mani con il ricercatore di mons. Paglia, e una lasagna per i politici, è una questione di spartizione del grisbi.

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20 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Farinella “Vaticano: a proposito della finta donazione del cardinal Bertone”

Che scandalo! Ma l’ingordigia di Bertone è solo una vistosa pagliuzza rispetto alla trave invisibile che favorisce, a danno della dignità, della salute e dei beni delle persone. Bertone non deve sforzarsi molto per impersonare il “bad cop”; così facendo aiuta il “good cop”. La sua donazione è per lo studio delle “malattie rare”. Ottima cosa sulla carta. In pratica le malattie rare sono puntate perché, prevedendo deroghe ai requisiti di approvazione dei farmaci, offrono uno spiraglio per affari colossali (1). E’ in corso un’offensiva per la deregulation a favore di Big Pharma che fa leva anche sulle “malattie rare” (2). Col cavallo di Troia dei bambini malati, e la scappatoia delle orphan drugs, si venderanno “nichebuster”: farmaci non adeguatamente testati, e quindi con maggior probabilità inefficaci o dannosi, a prezzi altissimi, per le malattie comuni; come è già accaduto.
Questi però sono discorsi aspri e tristi, poco gradevoli mediaticamente; invece lo spettacolo del Prete Cattivo che non prevale sulle Forze del Bene impersonate dai Preti Buoni è godibile e appagante.

1 Drugs for rare diseases: mixed assessment in Europe. Prescrire International, 2007. 16: 36.
2 “Adaptive licensing” or “adaptive pathways”: Deregulation under the guise of earlier access. Brussels, 16 October 2015, Joint briefing paper. www.prescrire.org

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20 dicembre 2015

Blog de il Fatto

Commento al post “Bambin Gesù, Bertone: “Mio è gesto di beneficenza. Contro di me santa alleanza. Su ospedale operazione a mia insaputa”

Bertone, e l’ospedale pediatrico del papa, pongono l’enfasi sulle malattie rare mentre queste sono usate come stratagemma dall’industria e dalla finanza per aggirare i controlli e vendere farmaci poco efficaci, poco sicuri e costosissimi*. Bertone chiede misericordia per sé, ma lui e le gerarchie che all’apparenza gli si oppongono mostrano di averne per le persone comuni e gli ammalati quanto i banchieri e gli speculatori coi quali così collaborano.

*Drugs for rare diseases: mixed assessment in Europe. Prescrire International, 2007. 16: 36. “Adaptive licensing” or “adaptive pathways”: deregulation under the guise of earlier access. Brussels, 16 October 2015, Joint briefing paper. Prescrire.

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21 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Palmisano “Xylella: se la scienza deve dubitare delle sue verità ufficiali”

Quando sono in gioco grandi interessi molto ciò che viene fatto passare per “scienza” è in realtà una perizia di parte, più o meno distorta e falsata. Tale uso strumentale della scienza vuole proprio ciò che chiede Palmisano, la “participatory research”. E’ facile convincere e manipolare dei non esperti affinché esercitino pressioni morali che vanno in realtà a loro danno. Come accadde es. nel caso dell’accesso alla famigerata AZT per gli attivisti AIDS, e al nocivo trattamento del cancro della mammella con trapianto di midollo osseo. Vedi Mayer, una attivista di un movimento di pazienti: Listen to all the voices: an advocate’s perspective on early access to investigational therapies. Clinical Trials, 2006. 3: 149. La scienza, anche quella manipolata, è difficile. Accettare di “partecipare” è in genere una trappola. Quello che il pubblico dovrebbe fare è perdere il timore reverenziale, capire che oggi grandi interessi fanno della scienza uno strumento ideologico, e pretendere un controllo politico su di essa. In casi estremi, come sembra essere questo della Xylella, è giusto intervenire. Ma occorre ricordarsi che ci si è addentrati in un territorio per il quale non si attrezzati, che è illusorio pensare di potere occupare stabilmente. La via migliore non è quella di improvvisarsi copiloti del Jumbo, ma di pretendere buoni piloti. Non è quella di fare i “cittadini scienziati” ma di darsi rappresentanti politici fedeli al popolo, che mettano tecnici onesti e competenti.

@

@ emastro. E quindi, siccome – l’hai scoperto tu, immagino – la derivata seconda della posizione in funzione del tempo provocata dalla forza gravitazionale è di 9.8m/s^2, allora gli olivi vanno tagliati. Si tramanda che anche Eulero – che non era un cretino – abbia detto a Diderot “Signore (a+b^n)/n=x, quindi Dio esiste. Rispondete”; lasciando Diderot con un palmo di naso. Forse è fare un torto al grande matematico attribuirgli questo non sequitur; ma di mezzi Newton che ragionano così ce ne sono diversi in giro.

@ emastro. L’attrazione di gravità non è “pari al prodotto delle masse”; come sai, devi considerare anche il reciproco del quadrato della distanza e la costante gravitazionale. Io non contesto la scienza, attività umana che mi piace e che ammiro, ma la sua elevazione a idolo sacro da un lato e degenerazione a sofisma fraudolento dall’altro. Il calcolo differenziale si è dimostrato corretto e utile, superando critiche fondate a Newton come quelle di Berkeley. Ma è un tassello in un quadro molto più ampio. Sembra che chi ha fatto lo sforzo di comprendere, o maneggiare, concetti ardui e importanti, come quelli dell’analisi matematica, si ritenga, esausto, autorizzato a ritenersi giunto su una vetta sulla quale può sedersi per giudicare tutto il resto. Invece di montagne bisogna scalarne tante altre per avere una visione ampia a sufficienza. Tu sei un po’ fermo a questa tua attività, nella quale eccelli, di fare cascare i gravi, scientificamente, col cronometro in mano.

@ emastro. Che la “democrazia” (o il suo equivalente nel mondo reale, il marketing) non c’entri nel decidere su una patogenicità è quello che ho scritto. La gente deve stare sull’avviso; senza né bersi tutto a occhi chiusi né credere di potersi districare con le sue forze in questioni tecniche complesse e manipolate. I magistrati, con inquirenti e periti, mi sembrano i più adatti a decidere se siano stati commessi illeciti. Anche se, come ho scritto criticando le posizioni della magistratura riguardo ai tre casi che citi, Di Bella, Stamina, autismo da vaccino, anche loro sono esposti alle manipolazioni della ricerca marketing-driven, alle sue esche e ai suoi trabocchetti, e alle influenze politiche delle smisurate forze economiche che hanno fatto della scienza la loro ideologia. Ma questa idea che la scienza sia al di sopra della legge, che echeggia in alcuni controversi orientamenti legislativi UE sulla ricerca medica, è nefasta. Non solo non ha nulla a che vedere con la scienza, ma tradisce un atteggiamento irrazionale e particolaristico che contrasta coi principi etici e metodologici della scienza.

@ Giulio Tedeschi. La legge e la scienza sono ambiti separati come campi di studio. Gli allarmi di tecnici vanno invece sottoposti come le altre attività alla tutela giudiziaria dei diritti, dei beni e della salute dei cittadini. La complessità tecnica della materia – in genere comunque non si tratta di fisica quantistica – non può giustificare una immunità. E’ vero che la prima tutela dovrebbe, come ho detto, essere politica, tramite tecnici affidabili. E che il magistrato non è omnisciente, e che consulenti validi sono quindi indispensabili. Ma è anche vero che un buon magistrato, con la sua esperienza sui comportamenti umani, è in grado di sentire da che parte viene l’odore di bruciato quando vi sia un contrasto tra tesi diverse. E di valutare, meglio di tanti altri, le reali intenzioni di certi “batteri” di 70 kg che fanno più danni di quelli che pesano 10^-12 grammi.

23 luglio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Xylella, nuova procedura di infrazione europea contro l’Italia: “Fermate subito l’avanzata del batterio”

Dieci giorni fa i 23 morti dell’incredibile frontale dei treni fra gli olivi delle Murge. Oggi La UE torna a comandare l’abbattimento delle piante nel Salento. E’ come se Satana avesse mandato in missione in Puglia il demone dei cattivi controlli.

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17 marzo 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Reguitti “Annalisa Minetti a Domenica Live, perché gli ipovedenti ce l’hanno con lei”

In questi giorni all’interno del gruppo di advocacy USA “Alzheimer’s association” è esplosa, dopo che le tensioni si sono accumulate per decenni, la disputa “care vs. cure”: se i fondi raccolti debbano andare alle speranze, offerte dalla ricerca, di ipotetiche cure future o al supporto dei pazienti e delle famiglie che lottano con la malattia [1]. “E se la cura non c’è? Che facciamo per i milioni di persone affette nel frattempo?” dice un oppositore. La cura verrà, e l’associazione aiuterà a trovarla, ribatte il direttore. E’ noto agli addetti che i gruppi di malati e familiari possono essere strumentalizzati a fini commerciali, per forzare l’introduzione di cure che hanno bisogno del supporto del marketing. Questa comune tattica di pubbliche relazioni viene chiamata, con un gioco di parole intraducibile, “astroturf”. V. es (2).

Fa piacere vedere che anche da noi qualcuno degli interessati si opponga a manovre del genere. Sull’ideologia della speranza di innovazione a scapito dell’assicurare in primis la migliore assistenza disponibile, e sui danni che provoca, v. Callahan e Nuland (3).

1 Graham J. Leading Alzheimer’s group splinters over claims of misplaced priorities and lavish spending. STAT, 2 marzo 2016.
2 Lieberman T. Groups push pharma agenda under the guise of patient advocacy. Health news Review, 10 febbraio 2016.
3 The Quagmire. The New Republic, 9 giugno 2011, 16.

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19 e 20 marzo 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Simulazioni al pc e nuovi farmaci: dalle molecole ai sistemi biologici (podcast)”

Questa intervista aiuta a capire come mai gli uffici giudiziari di Brescia, mentre dicono di avere gravi carenze di personale, e appaiono non carenti ma inesistenti davanti ad abusi che favoriscono il futuro orwelliano decantato da Cingolani (che tra tre giorni terrà una conferenza a Brescia, invitato dal Comune), si spendano generosamente in “battaglie di civiltà” (PM Cassiani) per casi come i cagnolini di Green Hill.

Ottime notizie per gli investitori e altri “shareholders”. Per i malati, il colore del futuro non è rosa: ciò che descrive Cingolani è una cosuccia come la liquidazione del metodo scientifico, ormai ingombrante per il business; per sfornare farmaci “innovativi” a getto continuo, con garanzie di sicurezza ed efficacia azzerate.

“ ‘With clinical evidence becoming an industry advertisement tool and with much ‘‘basic’’ science becoming an annex to Las Vegas casinos” … “Claims are even made that with new big data, the scientific method is obsolete: petabyte data will replace the scientific method (28) . I apologize for being so old fashioned, but I believe the scientific method is alive and well and will remain so, regardless of amounts of data.
28 The data deluge makes the scientific method obsolete. Available at http://www.wired.com/2008/06/p…. Accessed January 7, 2016.”

Ioannidis JPA. Evidence-based medicine has been hijacked: a report to David Sackett. Journal of Clinical epidemiology, 2016. http://dx.doi.org/10.1016/j.jc…

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11 aprile 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Patitucci “Obesità infantile, ecco i batteri nemici del fegato. “Future terapie saranno basate su probiotici personalizzati” “

Dagli ottocenteschi postulati di Koch si è arrivati ad annunciare al pubblico di avere individuato come patogene delle specie batteriche avendo riportato una variazione della loro frequenza nelle feci. Un’affermazione che appare come lo sviluppo ai nostri giorni non della scienza, ma degli incredibili cavilli dei gesuiti denunciati da Pascal nelle Lettere Provinciali. Sembra che nell’ospedale del Vaticano dotti teologi abbiano stabilito che spacciare una vaga correlazione dal vago significato per l’individuazione di un agente causale – di un’entità patologica a sua volta dai contorni e dal significato tutt’altro che ben definito – e annunciare questo esile falso come una valida base per medicalizzare bambini e riempirli di lucrosi prodotti farmaceutici, non sia peccato.

@Cleofe e York. Il concetto è che l’industria medica inventa o esagera nuovi stati patologici, e attribuisce loro una – falsa – causa precisa, per vendere farmaci e altri prodotti e servizi medici. Per fare questo si calpestano i criteri logico scientifici che servono a definire le malattie, a individuare le loro cause e a stabilire se nuove cure sono realmente efficaci e sufficientemente sicure; mentre si ricorre a campagne di propaganda mediatiche. I dettagli tecnici richiedono la conoscenza sia dei criteri, sia dell’ambito biologico e clinico della nuova malattia che viene lanciata; sia ormai delle tecniche di propaganda. Un buon inizio, volendo capire, è l’articolo “Selling sickness: the pharmaceutical industry and disease mongering” di Moyniham et al, BMJ 2002. 324: 886. Ci sono – oltre alla cattiva fede di chi è interessato – resistenze psicologiche e culturali alla comprensione. E’ di recente uscito uno studio che mostra come in UK le persone non conoscano e abbiano difficoltà a comprendere il concetto di sovradiagnosi, che è un importante aspetto di queste manipolazioni della medicina a danno dei pazienti (Ghanouni et al. A survey of public definitions of the term ‘overdiagnosis’ in the United Kingdom. BMJ Open. 2016.).

@Cleofe e York. Nell’articolo di Patitucci si dice, o si lascia chiaramente intendere, che sarebbero i batteri a provocare un effetto patologico. E se ne desume, citando gli autori dello studio, che occorre trattare i bambini, agendo sui batteri. Ma una associazione, ammesso che vi sia, non è necessariamente causale. Stabilire la causalità biologica è piuttosto arduo; e prima ancora, bisogna definire in maniera accurata e precisa l’effetto, cioè la malattia, sulla quale si lanciano allarmi e si vuole intervenire. “Laici” e “credenti” sono oggi accomunati dal non rispettare queste procedure, a favore di una medicina molto più facile, superficialmente appagante, e redditizia.

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14 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Pena di morte, il colosso farmaceutico Pfizer nega i suoi medicinali per le iniezioni letali”

“A cominciare dagli anni ’90 i dirigenti del marketing farmaceutico cominciarono a parlare ossessivamente dell’integrazione tra marketing e R&D [ricerca e sviluppo]. Il primo fu William Steere Jr. della Pfizer, che fu promosso da capo del marketing ad amministratore delegato nel 1991. Le priorità dichiarate da Steere nell’assumere il comando della ditta erano tre. “La prima, avvicinare marketing e ricerca. La seconda, avvicinare marketing e ricerca. Poi, disse, la terza era avvicinare marketing e ricerca” (1).
La Pfizer è una “marketing machine” (Fortune); ha un “livello tetro di etica pubblica” (NY Times). Sulla priorità data al marketing a danno della ricerca il Wall Street Journal commenta “quando il gioco si fa duro i duri alzano i prezzi” (2).
Unire marketing e ricerca è andare verso la ciarlataneria e la frode. Per apparire come filantropi mentre praticano strategie criminali le multinazionali farmaceutiche possono contare, oltre che sulla propaganda come questa, su qualche boia e tanti tirapiedi. In Italia reclutati soprattutto nelle istituzioni, tra i tanti esperti in doppiezza; che mentre si presentano es. come cavalieri della lotta alla mafia, o bioeticisti, si occupano di togliere di mezzo con l’assassinio morale le voci scomode.

1 Applbaum K. Is marketing the enemy of pharmaceutical innovation? Hasting Center Report 2009. 4: 13.
2 Mintzberg H. Patent nonsense: evidence tells of an industry out of social control. CMAJ, 2006. 175.

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28 maggio 2016

Blog Critica Scientifica

Commento al post di A. Giuliani “Il ragionamento scientifico mal sopporta il relativismo”

Sull’uso distorto e strumentale del tema fondamentale della complessità in biomedicina – e sulla natura economica di questa “medicina contro l’evidenza” – segnalo “Life as surplus: biotechnology and capitalism in the neoliberal era” di M. Cooper. U of Washington Press, 2008.

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31 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Ponzani “Medicina di precisione e mappatura del genoma: la sfida che l’Italia lancia al mondo”

Un simile progetto, che riguarda tutti i sistemi sanitari, o meglio tutte le economie, dei paesi occidentali, imposto da poteri del massimo livello, è paragonabile a quello di un ponte tra Civitavecchia e Olbia; o a un’idrovora che prosciugherà il Tirreno; o che comunque prosciugherà un mare di soldi. Un progetto faraonico nelle dimensioni e di marzapane nella plausibilità delle basi biologiche delle promesse di vantaggi per i malati (più solide sono invece le premesse sui possibili danni al cittadino e al paziente). Credo che la volontà dell’ITT e del governo Renzi, cioè di chi muove i loro fili, di centralizzarlo in un unico istituto sia da assecondare, nell’interesse della salute dei cittadini e del denaro dei contribuenti. In stretta analogia con quanto sostengono studiosi di economia criminale, per i quali è meno dannoso per la società avere un regime monopolistico, con una o poche grandi imprese ben organizzate di questo genere, piuttosto che una condizione disorganizzata con una pluralità di piccole imprese (Schelling T. C., 1967, Economic Analysis of Organized Crime. In: The President’s Commission on Law Enforcement and the Administration of Justice, Task Force Report: Organized Crime, Government Printing Office, Washington, DC).

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1 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Sanità Campania, come i ‘medici ammalati’ la riformerebbero”

La medicina, antica pratica antropologica, irrazionale – che ha acquisito in tempi recenti una parte reale e utile, razionale – prevede l’autoinganno del guaritore. Un chirurgo, I. Harris, ha illustrato come i medici partecipino alle illusioni (che a volte sono frodi) che vendono ai pazienti, rafforzandole col loro crederci (1). Melazzini, a capo dell’AIFA, serve fedelmente gli interessi dell’industria farmaceutica; la sua malattia serve più che altro a conferirgli credibilità e intoccabilità. Nella buona medicina il malato, il sofferente, regna ma non governa. Mentre chi decide amministra ma non regna. Oggi invece si fa “governare” il paziente, o meglio glielo si fa credere, strumentalizzandolo per forzare approvazioni non dovute di farmaci, allentamento dei controlli, allestimento di strutture inutili e dannose; mentre lo si spodesta, e si mette sul trono il profitto. Le scelte di politica sanitaria dovrebbero essere tenute separate dal parere tecnico dei collegi medici, che non dovrebbero avere ruoli politici né esercitare pressioni (2). Molti medici, malati e non, possono dare suggerimenti preziosi; ma la figura romantica del medico-malato che governa la sanità consente di aggirare una corretta distribuzione e separazione dei poteri.

1 Surgery the ultimate placebo. A surgeon cuts through the evidence. NewSouth Publishing, 2016.
2 Ewart RM. Primum Non Nocere and the Quality of Evidence: Rethinking the Ethics of Screening. JABFP, 2000. 13: 188.

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29 luglio 2016

Blog de  Il Fatto

Commento al post “Alzheimer, “farmaco frena la malattia”. Garattini: “Dati incoraggianti ma bisogna aspettare” “

“Il più recente arretramento in un campo devastato da anni di fallimenti.”. “Il farmaco non ha fatto meglio della pillola di zucchero“. “Un altro colpo alla ricerca sull’Alzheimer. Il 99.6% dei trattamenti testati per l’Alzheimer tra il 2002 e il 2012 ha fallito nei trial”. “La TauRx non si è fatta finanziare dai venture capitalist tradizionali, ma ha ottenuto $500 milioni da investitori malesi e di Singapore”*.

“I ricercatori hanno tuttavia cercato di promuovere una sottoanalisi prespecificata, dalla quale risulta che quelli che hanno assunto lo LMTM come monoterapia hanno avuto un miglioramento cognitivo e funzionale rispetto a chi assumeva anche altri farmaci per l’Alzheimer”. “La sola cosa che conta è l’outcome primario”. ”Le analisi secondarie sono piene di difficoltà interpretative a causa dei bias nascosti … è come continuare a lanciare i dadi: alla fine gli occhi del serpente [1+1] arrivano” (D. Knopman, neurologo, Mayo Clinic)**.

*Garde G. Promising Alzheimer’s drug treatment flops in new trial, crushing hopes. Statnews, 27 lug 2016
**Fiore K. Tau Drug Flops in Study. A derivative of methylene blue fails in phase III trial. Medscape, 28 lug 2016

Il Fatto citando Garattini, e Rossini del Gemelli di Roma, presenta come una buona notizia quello che per altri è un flop.

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6 agosto 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di PRESSapoco “Screening neonatale, votata la legge ma nessuno deve saperlo”

Le malattie rare consentono di vendere farmaci costosissimi aggirando i già corrivi controlli standard *. Es. è stata appena approvata una terapia per l’ADA Scid, presentata come un successo italiano. Non è stato detto che costerà 665000$ a paziente. Né che avere dubbi sull’efficacia è lecito**, e quindi doveroso (ma poco salutare, dato il sistema di protezione mafiosa istituzionale per questi affari). Gli screening neonatali sono funzionali al business nascente delle malattie rare. Molte malattie genetiche e metaboliche non hanno meccanismi patogenetici semplici e netti, come invece viene fatto credere al pubblico: al dato di laboratorio considerato marker positivo può non corrispondere un futuro sviluppo di malattia, o la malattia può essere espressa in forma lieve. Gli screening possono sia allargare la quota di bambini etichettati come malati e quindi il volume di affari, sia simulare una parziale efficacia dei farmaci, data in realtà dai casi che comunque sarebbero rimasti asintomatici o avrebbero sviluppato forme lievi. E’ uno schema già rodato con gli screening per il cancro. Toglierebbe denaro al SSN per la routine regalandolo alle case farmaceutiche. L’aspetto peggiore è che creerebbe piccoli malati.

* “Adaptive licensing” or “adaptive pathways”: deregulation under the guise of earlier access. 16 ott 2015, Joint briefing paper. Prescrire.org
** Garde D. There’s a possible cure for ‘bubble boy’ disease. It will cost $665,000. Statnews, 3 ago 2016.

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19 agosto 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Ferri “In matematica si può dire “non esiste” “

Nel IV secolo AC si ottenne la quadratura con riga e compasso di alcune figure curvilinee. “Un po’ di impegno e riusciremo a quadrare anche il cerchio” devono avere ragionevolmente supposto. 22 secoli dopo venne dimostrata l’impossibilità. Questo, che a volte alcuni oggetti sono ottenibili mentre altri, ipotetici, apparentemente poco diversi non lo sono è un insegnamento valido, mutatis mutandis, anche per le scienze empiriche. E’ messo in ombra dall’attuale “cultura” scientifica pop, che come gli ufologi confonde le infinite possibilità teoriche con ciò che realmente avviene (Feynman). E’ possibile dire “ciao” in tempo reale per i nostri sensi a qualcuno all’altro capo della Terra? Sì, basta una telefonata. E con la stella più vicina? No, il “ciao” impiegherà almeno 4 anni ad arrivare. E’ possibile ricostituire un midollo osseo trapiantando le sue cellule staminali, che fisiologicamente producono a getto continuo le varie cellule di un tessuto non strutturato? Sì (con rilevanti limitazioni e effetti avversi); lo si è visto dai tardi anni ’40. E’ possibile fare qualcosa di simile per i complessi circuiti dati dal tessuto nervoso, che è di tipo perenne? Sì, si vaticina in coro. Ma anche no, per le conoscenze attuali, se non ci si fa abbagliare dalla superficiale analogia col midollo osseo. Andrebbe riconosciuta come una fallacia scientista il ritenere che se la Natura ha concesso abbastanza facilmente “30” allora non negherà ciò che a noi sembra “31”.

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13 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post  “Genetica, banca dati con Dna centenari sardi: “Sparite alcune provette” “

Le banche dati del DNA a fini medici sono in primo luogo un’entità economica: si conta con esse di generare immensi profitti. La reale vantaggiosità per i pazienti di questi progetti, che Ruth Hubbard, una biologa di Harvard da poco deceduta, ha chiamato “Profitable promises”, intitolando così un suo libro, è assai dubbia. Ma a questo rimedia la propaganda. Tra le varie piste investigative andrebbe considerata anche quella della propaganda per entimeme, per implicatura. Se le provette vengono rubate vuol dire che sono preziose. E che quindi quanto viene promesso sui “big data” genetici è veritiero. Una complicazione è che CC e magistrati in generale mostrano una simpatia eccessiva per i grandi interessi che beneficiano della diffusione di notizie che alterano la percezione del reale valore dei prodotti biomedici, nei pazienti e negli investitori.

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23 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Epilessia, individuato un marcatore in grado di segnalare lo stato iniziale della malattia”

Una sofisticata analisi, su un modello animale che, secondo un grosso salto interpretativo, riprodurrebbe l’epilessia che può seguire tardivamente a gravi traumi cerebrali. Sequela comunque non prevenibile; già in buona misura prevedibile clinicamente; e curabile, quando non scompare da sola come spesso avviene. A questa forma rara (2%) Rizzi in un’intervista assimila abusivamente il 40% delle epilessie, sostenendo di avere aperto la strada per eliminarle. I giornalisti fanno 100%. La malattia viene dipinta in blocco come un rischio latente e evitabile.

Il lavoro è molto lontano da una reale rilevanza sanitaria. Il suo acrobatico stravolgimento in promessa grandiosa di cure è molto vicino al lato oscuro della medicina: quello che crea test “oggettivi” per “diagnosi precoci” equivocando tra non affetto e asintomatico, in modo da espandere il mercato biomedico con malattie fittizie e nuovi prodotti che le “curerebbero” prima della comparsa dei sintomi. Il contesto socioeconomico dell’annuncio ingannevole comprende i precedenti, fortemente negativi, dei farmaci antiepilettici quanto a manovre di marketing, abusi e gravi danni alla salute generati per espanderne il mercato. E lo sviluppo di marker “predittivi”, molecolari o di altro tipo, per gli effetti dei traumi cerebrali; es. test neuropsicologici “baseline” e di controllo – criticati come privi di adeguate basi scientifiche – cui tutti gli sportivi esposti a subire botte in testa dovrebbero sottoporsi preventivamente.

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27 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Gianni “Disabilità, perché lo spot di Zalone non mi fa ridere”

Con la retorica dell’antiretorica, Zalone aiuta un messaggio culturale pernicioso: che il finanziare “la ricerca“ permetta di prevedere a breve future cure. E’ la versione attuale della dottrina di Vannevar Bush sulla messa a reddito della ricerca di base. Strumentalizzando il sano impulso di aiutare bambini malati, si favorisce lo sviluppo di farmaci lucrosi, approvati sull’onda dell’emotività calpestando l’evidenza scientifica. In USA il Sarepta, “an elegant placebo” da 300000$/anno per la m. di Duchenne è stato appena approvato contro il parere degli esperti; presentando bambini in carrozzella e uno studio scadente del quale ora si chiede il ritiro come viziato. I bambini resteranno malati, e potranno subire danni dalle nuove terapie; le risorse per l’assistenza possibile per loro e per chi è affetto da altre malattie rare o comuni verranno distolte a favore di prodotti fraudolenti. Le possibilità della scoperta autentica di cure per le future generazioni tramite ricerca seria verranno bloccate da questa ricerca affrettata basata sul marketing e orientata al profitto.

Il marketing biomedico fa un ampio uso di appelli alla solidarietà umana. Es. si lanciano nuove “malattie” sostenendo di voler “togliere lo stigma”. Una satira di questo genere di retorica è in “Cado dalle nubi”: la canzone dove Zalone difende e compatisce gli omosessuali per la loro “malattia”. E’ un peccato che un artista di talento si metta al servizio di ciò che come pochi saprebbe smascherare.

@ Stefano B. Certo che ci pagano. A carriolate. Come hai fatto a capirlo? Vorrei cederti parte di quello che ricevo, o anche tutto, da dividere coi tuoi colleghi, ma so che gente della tua intelligenza e sensibilità non si lascia nè sviare nè corrompere. Per favore, non dire nulla all’ordine dei medici o ai NAS, o ad altri difensori dei benefattori medici dell’umanità, altrimenti passo un guaio.

@ Fabio62. Il mio è un discorso generale. Al quale la SMA non appare fare eccezione. Mi informi lei per favore sulla “storia” dei futuri successi. Perché una casa farmaceutica che ha grandi mezzi, e prospettive di guadagno stratosferiche a sentire ciò che promette, che firma accordi milionari sul futuro sfruttamento del farmaco, dovrebbe chiedere denaro al pubblico con degli spot per finanziare le sue ricerche sui suoi imminenti successi? Proprio su un fronte dove si starebbero ottenendo vittorie? E’ un controsenso sul piano economico ed etico. In genere ciò si fa per creare consenso, col quale supplire al merito. Io non vedo studi adeguati che convalidino i miracoli promessi. Può indicarmeli? (Gli studi, non la pagina dell’associazione che, come nel caso USA citato, spinge a favore del business). Vedo invece la solita tecnica di introduzione di nuovi prodotti, per asseverazione tramite propaganda anziché tramite presentazione di validi dati scientifici. I successi scientifici non sono prevedibili su basi storiche di avanzamento della ricerca. I business speculativi invece si.

29 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al poost di L. Bizzarri “Checco Zalone, bene l’ironia ma i disabili non sono dei privilegiati”

L’ironia è stata riconosciuta come uno dei 4 tropi retorici fondamentali nel ‘700 da GB Vico. In quegli stessi anni Swift mostrò come usare il cinismo satirico a fini moralistici con la “Modesta proposta”. Ma per molti la trovata che Zalone gli scodella è una novità; e si esaltano, come quei verginoni che scoperto il sesso a 40 anni si mettono a spiegarne le delizie agli altri. Lo spot adula, facendolo sentire intelligente e sensibile, lo spettatore medio; che in cambio accetta l’effetto Carosello, cioè di confondere il valore estetico ed etico del siparietto con il valore di ciò che si vuole vendere. La finalità dello spot è di educare il pubblico ad appoggiare nuovi costosissimi farmaci; oggi uno per la SMA per il quale gli analisti prevedono un fatturato di 0.47 miliardi di $ nel 2023. Nell’ambito dell’operazione più ampia sui farmaci per le malattie rare, che si prevede avranno una crescita di fatturato del 12% composto annuo. In USA si sta discutendo preoccupati di tale operazione, che si basa da un lato sull’abbassamento dei criteri di approvazione e dall’altro sul coinvolgimento emotivo di malati e pubblico; una ricetta che ha già cominciato a far immettere prodotti inefficaci e che prosciugano risorse. I due ingredienti principali sono la corruzione delle classi dirigenti e l’ignoranza presuntuosa del pubblico; l’Italia, un popolo di fini intellettuali governato da integerrimi politici, è quindi al sicuro.

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12 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. La Cara “Famiglie SMA: “Grazie a Checco Zalone raccolti 250mila euro per campagna contro l’atrofia muscolare spinale”

Censurato

I poveretti che non comprendono la grandezza morale dello spot, gli infelici ai quali è precluso lo stato di godimento estetico continuato dato dall’immane capolavoro zaloniano, si crogiolino in basse considerazioni degne della loro condizione. La campagna, ora camuffata da raccolta fondi per l’assistenza medica e sociale, è a sostegno dell’introduzione di un farmaco:

“La tradizionale campagna di raccolta fondi nazionale, che si svolgerà dal 24 settembre all’8 ottobre, acquista oggi un significato tutto particolare: sarà infatti tutta concentrata sul raggiungimento di questo obiettivo di supporto alla distribuzione del farmaco.” (F. Lozito. Avvenire, 7 set 2016).

Farmaco che fatturerà, prevedono gli analisti, 470 milioni di $/anno. Perché – direbbe Franti – farmaci “ultra-scientifici” invece di imporsi da soli sono spinti con argomenti emotivi? Gli inferiori non smossi da questo spot rivolto a persone colte e civili maligneranno che i farmaci che invece che con il solo processo scientifico onesto e adeguato vengono introdotti con l’appoggio della propaganda non funzionano. In USA c’è un’altra lucrosa terapia genica, per la distrofia muscolare, la cui approvazione è stata forzata con gli spot; e che una mutua privata si sta rifiutando di rimborsare come “not medically necessary”. A fare le spese di questo genere di “scienza” – secondo i perbenisti piccolo borghesi – saranno i bambini affetti, le famiglie e tutti gli altri malati, ai quali verranno così sottratte risorse.

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13 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Sclerosi multipla, scoperto un potenziale biomarcatore dai ricercatori italiani”

“Cleofe e York: Non ho capito: il marcatore è stato scoperto o no? Tutti i vari marcatori che anticipano malattie… mah .”

@ Cleofe e York. Giusto: sul piano logico, e quindi su quello scientifico, una proprietà, e in particolare la proprietà di predire validamente lo sviluppo di una malattia, o è scoperta o non è scoperta. Ma sul piano commerciale, che è quello che conta, un marcatore “forse sì forse no”, prono a dare falsi positivi, è promettente, perché può essere sviluppato in uno pseudomarker che causa sovradiagnosi, e che quindi espande il mercato della malattia e permette di spacciare i trattati non affetti come “curati”. I “potential markers”, in genere entità della biologia molecolare alle quali viene attribuita una “potenziale” rilevanza diagnostica, stanno spuntando come funghi. Ad una recente conferenza internazionale sulla sovradiagnosi una delle sessioni è stata intitolata “Genomics – unlimited potential for overdiagnosis?”. La sclerosi multipla è già soggetta a procedure diagnostiche che, sotto la veste hi-tech, causano sovradiagnosi; sul piano etico non si dovrebbe neppure nominare l’espressione “marcatore potenziale” ma si dovrebbe pensare a ridurre l’incertezza diagnostica, favorevole al profitto e non rispettosa del diritto alla tutela della salute, che è già stata introdotta.

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18 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Marceddu “Farmaci, furti di antitumorali per oltre 2 milioni: 18 arresti. L’ombra della camorra”

I nuovi farmaci oncologici sono costosissimi, e il loro prezzo riflette non una reale efficacia o altre giustificazioni razionali ma la volontà di chiedere “what the market will bear”, quanto il mercato sopporta*. Il fatto che vengano rubati mostra che hanno un elevato valore di mercato, ma non implica, come si tenderebbe a credere, che siano preziosi, cioè proporzionalmente efficaci (es. il traffico di corni di rinoceronte, per intendersi). Guardando all’ampiezza e all’intensità degli appoggi istituzionali a pratiche come i prezzi estorsivi e fraudolenti degli antitumorali nel mercato legale, pratiche che nonostante la loro gravità vengono tenute nell’ombra, l’attenzione di CC, magistrati e media ai furti di antitumorali ricorda un poco il 1° capitolo de “La bolla di componenda” di Camilleri: dove la GdF su soffiata bloccava di tanto in tanto uno dei tanti carichi di sigarette, a favore di telecamere, figurando come tutore della legalità, quando in realtà per il contrabbando, lasciato altrimenti indisturbato, il bilancio era positivo, derivandone una pubblicità alle sigarette.

*Kim C, Prasad V. Cancer Drugs Approved on the Basis of a Surrogate End Point and Subsequent Overall Survival: An Analysis of 5 Years of US Food and Drug Administration Approvals. JAMA Internal Medicine, 19 ott 2015. Mailankody S, Prasad V. Five Years of Cancer Drug Approvals: Innovation, Efficacy, and Costs. JAMA Oncology, 2015. 1: 4. 539.

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27 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. D’Auria “Guerrina Piscaglia, una condanna senza corpo della vittima. Gratien ‘prete deviato’ per forza”

Purtroppo si può manipolare anche coi metodi dello “scienziato empirista” che D’Auria esige: si possono portare esempi di come in biomedicina siano indebitamente invocati in senso probatorio o restrittivo a seconda dell’interesse. Un libro di metodologia scientifica (MacMahon B Pugh TF. Epidemiology principles and methods, 1970) osserva che la cautela in assenza di prove dirette è lodevole, ma non dovrebbe essere spinta a estremi irrealistici, e cita a riguardo Thoreau: “ci sono evidenze circostanziali molto forti, come quando trovi una trota nel latte” [Thoreau si riferiva alla possibilità che il latte fosse stato annacquato].

@mauriziorosso. No trota? Sicuro? Comunque parlo dei principi dell’epistemologia applicata. Non dei ghirigori coi quali mandare assolto il prete di Kinshasa.

@ mauriziorosso. Non sto discutendo il merito delle sue premure verso il prete condannato per l’omicidio del’amante. Sto contestando il livello di prova che qui si afferma essere necessario nei casi pratici e gravi della vita, come il riconoscimento degli effetti avversi di una terapia o in un giudizio penale. I prelati che negarono che il cannocchiale di Galilei funzionasse sostenendo che ciò che si vedeva potessero essere artefatti applicavano questa obiezione strumentale (sottodeterminazione di Duhem), che spinge verso il piano metafisico questioni che sono in realtà fatte di terra e di fango. Una strategia che viene tuttora tirata fuori quando serve, in vari campi, spacciandola per “metodo scientifico”.

@ mauriziorosso. Ma io non faccio l’avvocato (né lei è il giudice) e non voglio partecipare al processo parallelo o al processo del processo che lei tiene a imbastire a favore del suo già ben protetto assistito. Io contesto che si possa invocare il “rigore” a piacimento e senza limiti quando fa comodo. Per di più in nome della “scienza” o di un ideale di scientificità. Lo dice es. anche l’autrice di un recente editoriale sul New England Journal of Medicine nel rispondere a chi si oppone in nome del rigore metodologico alla denuncia del problema, poco presentabile, delle sovradiagnosi di massa da screening: “Rather than focusing on statistical issues and study design, we should move forward by agreeing that overdiagnosis does occur, even though the exact percentage of overdiagnosed cases remains unknown”. (Elmore JC. Solving the problem of overdiagnosis. 13 ott 2016). Lorenzo Tomatis osservava che vi è un doppiopesismo nel rigore richiesto alle prove scientifiche a seconda che i risultati convengano o meno. Trovo logicamente infondata, e pericolosa, la tesi dalla quale deriva che il fare sparire un’evidenza, es. un cadavere, conferisce una automatica impunità. E per la quale si può creare “evidenza” sopprimendo le critiche. Sono contro questa “epistemologia del plinto di cemento”, che è adottata dai senza scupoli di tutte le razze e di tutte le casacche.

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14 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Modena, per i pazienti è sempre colpa dei medici. La realtà è diversa da tv e fiction”

“L’intera medicina si è collusa con un progetto più ampio di ricerca di soluzioni tecniche ai problemi esistenziali posti dalla finitezza della vita e dall’inevitabilità dell’invecchiamento, della perdita e della morte… Le sole soluzioni a queste profonde sfide esistenziali vanno cercate nel coraggio, sopportazione e accettazione dei limiti dalla vita. Nel pensare in maniera diversa e più profonda.” (I. Heath sui meccanismi sociologici di quelle frodi mediche istituzionalizzate che sono le sovradiagnosi*). La medicina stimola nel pubblico aspettative false, e irrealistiche fino al delirio, per trarne profitti smisurati. Richiama alla realtà quando le conviene, come in questo caso; con “rimproveri della maitresse”, che ricordano una tenutaria che dia dello sporcaccione ai clienti sulle cui debolezze vive. L’anima fraudolenta delle promesse mediche comporta violenza fisica, con lesioni e omicidi su larga scala. In genere violenza indiretta e mascherata sui pazienti**. Non dovrebbe sorprendere che emerga talora violenza fisica riconoscibile, da parte di pazienti coerenti nel delirio o di chi vende medicina fraudolenta. Per di più la dimensione criminologica della medicina è un tema sul quale magistrati e forze di polizia hanno i carboni bagnati.

*Overdiagnosis: when good intentions meet vested interests. BMJ, 2013. 347: f6361.
** Es. Ablin RJ. The great prostate hoax. How big medicine hijacked the PSA test and caused a public health disaster.

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17 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di O. Lupacchini “Voto, suffragio universale e democrazia ‘borghese’ di Manzoni” “

Manzoni sarà stato paternalista, o elitista; ma voleva che alla lettura del romanzo fosse abbinata quella de La colonna infame, che mostra quanto buon padre possa essere il potere. Oggi il grande capitale facendo credere alla gente che è libera di pensare e di scegliere imbriglia l’immensa forza bruta della stupidità di massa. In medicina ai mali del paternalismo si è sostituita, o meglio affiancata, una pretesa autonomia del paziente che “permette ai medici di scapolare dal dovere di base che è sempre stato di perseguire il bene del paziente”*. In USA si stanno indebolendo i regolamenti di controllo sulla sicurezza dei farmaci in nome delle “libere” “scelte” dell’individuo; si approvano prodotti pericolosi affermando che ci si è conformati al livello di rischio voluto dai pazienti. Per poi imporre paternamente compliance, ovvero obbedienza, ai pazienti. L’attuale manipolazione scientifica delle masse ricorre a qualsiasi ideologismo e al suo contrario (Napolitano con la sua storia rappresenta bene questo eclettismo). Credo che il superamento del paternalismo vada cercato nel rifiutare i falsi padri imposti dall’alto ma eleggere se possibile chi ci governi come un buon padre. L’agghiacciante attuale arco politico dimostra che purtroppo il popolo non è affatto bravo in questo, che corrisponde a una forma alta di democrazia rappresentativa.

*Loewy EH. In defense of paternalism. Theor Med Bioeth 2005. 26: 445.

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23 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Patitucci “Meningite in Toscana, eccessi di casi di meningococco C. Rezza (Iss): “Ceppo particolarmente virulento””

C’è una letteratura sulle cause commerciali di variazioni geografiche di incidenza. L’ISS la ignora, insieme alla circostanza che l’incremento di diagnosi di meningite in Toscana è associato all’introduzione di un test diagnostico sviluppato al Meyer di Firenze. Il nuovo test usa un metodo, la PCR, che è noto causare falsi positivi. Ha già provocato incrementi spuri di incidenza di malattie infettive da sovradiagnosi (malaria, m. di Lyme, colite da c. difficile). Prima che di epidemia, il rischio per la salute pubblica appare essere quello che, secondo un collaudato “business model”, che ha già causato tragici effetti, la definizione di malattia venga alterata, identificandola abusivamente con la positività di test di laboratorio a basso valore predittivo positivo, che provocano sovradiagnosi; mentre allo stesso tempo si stimolano paure eccessive. Ciò permette di vendere cure inutili o dannose, a scapito dell’assistenza utile. Mattarella dal Quirinale esclude che possano esservi critiche fondate e responsabili ai vaccini; il presidente dell’ISS Ricciardi può invitare pubblicamente i magistrati a fare da braccio secolare a questa sua “scienza”, rivolgendosi alla stessa Procura che 50 anni fa fu, a danno della nazione, il sicario morale di un presidente dell’ISS come Marotta. Le frodi istituzionali sulla salute, come i test diagnostici che creano le “epidemie” che dicono di contrastare, sono intoccabili anche quando non sono coperte che da un velo sottile.

@ Marco (quello senza avatar). L’incremento dei morti, e i conseguenti allarmi mediatici su un’epidemia, sono qui legati a circostanze poco limpide e molto sospette sulle quali istituzioni all’altezza dei loro poteri e doveri indagherebbero, in un Paese onesto. Andrebbe considerato come un ulteriore indizio che le versioni ufficiali siano appoggiate sul web da squadrette di soggetti pronti a tirare fuori il “complottismo” e a dileggiare chi non scambia, come fanno non molto lucidamente loro, la diagnosi di morte per la diagnosi della causa di morte; rammaricandosi che i manicomi siano stati chiusi. (Secondo un’interpretazione di quelle che danno un lavoro ai troll, furono chiusi, assecondando, ma solo nella pars destruens, il sincero radicale di sinistra Basaglia in Italia, e negli stessi anni dal liberista Reagan in USA, per creare un più ampio mercato agli psicofarmaci, che sono spesso inutili e dannosi).

@ Marco (quello senza avatar). Sì, non c’è nessuna epidemia, e probabilmente nessuna reale rilevante variazione nell’epidemiologia della meningite. Invece, date al pubblico l’impressione, manipolando ad arte esami e notizie, che la pestilenza sia dietro l’angolo; per supportare prediche e obblighi a sempre nuove vaccinazioni. Peccato che “al vostro paese” non ci siano un giudice, una guardia e una gattabuia. Un recente lavoro * mostra che in Europa il carico di malattia da 6 infezioni associate alle cure mediche è maggiore di quello delle altre 32 malattie trasmissibili. Le malattie infettive oggi sono diventate largamente un problema iatrogeno. Ma gli zelanti Savonarola della peste incombente su questo stanno muti.

*Cassini A et al. Burden of Six Healthcare-Associated Infections on European Population Health: Estimating Incidence-Based Disability-Adjusted Life Years through a Population Prevalence-Based Modelling Study. PLOS medicine, 18 ott 2016.

@ Marco (quello senza avatar). Una versione semplificata del lavoro è sul New Scientist: “The first ever study of hospital-acquired infections in European hospitals has found that the combined health impact of these infections is twice that of the combined burden of 32 infections caught outside hospitals, including flu, HIV and tuberculosis.” (18 ott 2016). La licenza di mistificare a piacimento chi te l’ha data? Se distorci ciò che è scritto nero su bianco, accusando gli altri di non capire, si può immaginare cosa fai sulla epidemia-non-epidemia di meningite. Certo è un bello spettacolo per un cittadino vedere la presidenza della Repubblica, l’ISS, Il Meyer di Firenze, la crema della medicina, affiancati da venditori come te.

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Vedi anche:

La frode delle staminali

Stamina come esca per le frodie della medicina ufficiale

L’ambasciatore USA ordina il sostegno al loro complesso magico-industriale

La questua delle multinazionali

Sperimentazione animale: uno spoglio etico

Cure oncologiche. A che punto sono Sulle regole per la Roche

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