Archive for the 'Immunità giudiziaria delle forze di polizia' Category

La legalità come finestra

1 maggio 2014

29 aprile 2014

Blog di A. Giannuli

Commento al post di S. Palidda “Gli abusi delle forze di polizia e la “civilizzazione della guerra”

 

Mi pare che ci sia un interesse politico di intimidire i cittadini mostrando loro che le forze di polizia sono capaci di commettere azioni violente e illegali; esibendo casi eclatanti, come i pestaggi mortali di soggetti indifesi. Ma gli abusi e le soverchierie sono di vario genere, e spesso restano sotto l’orizzonte mediatico. Parlando di abusi di polizia, e di abusi della magistratura, trovo utile il concetto di legalità non come soglia ma come finestra. Lungo un asse verticale di comportamenti a valore etico e politico crescente, polizia e magistratura si occupano di mantenere i comportamenti dei singoli e della popolazione tra due limiti, quello inferiore, che corrisponde a ciò che comunemente si intende per soglia di legalità, e quello superiore, sopra il quale i comportamenti, positivi o encomiabili sulla carta, lo sono un po’ troppo nella realtà, e vanno quindi fermati, perché contrari all’assetto generale della società e della economia. Presidiando la soglia inferiore e quindi proteggendoci dai “ladri”, “guardie” e magistrati ottengono da noi legittimità e consenso; proteggendo la soglia superiore ottengono i favori dei poteri forti.

Il concetto che polizia e magistratura si occupano anche di reprimere, con abusi, omissioni, parzialità, false rappresentazioni dei fatti e altri mezzi obliqui, comportamenti in sé eccessivamente onesti o eccessivamente consequenziali rispetto ai valori costituzionali, aiuta a spiegare molte loro posizioni. Linearizzando quella che Palidda chiama “l’anamorfosi dello Stato di diritto”, si potrebbero costruire grafici qualitativi delle finestre di legalità per ogni settore di attività, caratterizzandoli per livello medio e ampiezza della finestra. Io lo vedo nel mio settore, la medicina, un settore di primaria importanza dell’economia che deve il suo successo economico in gran parte all’uso di suggestioni antropologiche che spesso sono indistinguibili dalla truffa, e che quindi necessita di impunità e di repressione del dissenso per operare e crescere. In questo campo la finestra è spostata verso il basso e ha una soglia superiore bassa, così che crimini di alto livello sono attivamente protetti e favoriti da polizia e magistratura. Anche perseguitando chi denuncia; quelli che nel 1956 Calamandrei, nell’arringa difensiva per Danilo Dolci, chiamò “insopportabili importuni”.

Giovanardi il “rodeo clown”

9 giugno 2013

9 giugno 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di N. Vallorani “Stefano Cucchi: lettera aperta al Senatore Giovanardi” del 9 giugno 2013

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L’autrice dell’articolo, Vallorani, è docente universitaria di letteratura inglese. Quindi sa cos’è una “red herring”, una “aringa affumicata”: una falsa traccia, un diversivo (che, nel caso dell’aringa, attira i cani della caccia alla volpe col suo odore penetrante). Se si vuole esercitare una pressione come cittadini occorre non farsi distrarre da vistose red herring come il Giovanardi di turno, e stare sul punto: lo Stato assicura una sostanziale impunità alle violenze della polizia e di categorie professionali come i medici e gli infermieri; e lo fa tramite i magistrati.

Se si cincischia commentando per l’ennesima volta su quanto è x Giovanardi, o su quanto è y, si sceglie la strada più facile e comoda per non occuparsi del nocciolo della questione; la strada all’italiana, che finisce come al solito in una caciara inconcludente. Se si vuole fare sul serio come cittadini occorre smettere di giocare con i fanti e avere il coraggio di parlare delle responsabilità dei santi.

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@EvaKant. Nei rodei, se le cose si mettono male per il cow boy intervengono dei figuranti, a volte del clown, per distrarre il toro. Giovanardi ha un poco questa funzione. E il popolo, che spesso del toro è solo lo sfortunato cugino, si lascia sviare facilmente. Non solo, ma così il discorso degenera; i giudici non sono ancora scesi dai loro scranni lasciando impunita una violenza di polizia, che già, con la risposta della professoressa Vallorani a Giovanardi, si infila nella protesta il tema del pagare di più i poliziotti.

Il poliziotto che è corretto nonostante non riceva uno stipendio alto secondo l’autrice sarebbe un “eroe”, da ammirare. Questo dei “1200 euro” (ma sono di più, per corpi di polizia pletorici e inefficienti), dell’onestà a pagamento, è un argomento vagamente ricattatorio, caro ai poliziotti, che gli abusi rischia di incentivarli. Anche uno stipendio lauto – o immeritato anche se non elevato – può portare all’arroganza. E a favorire i poteri che lo elargiscono: è difficile fare “l’eroe” quando si ricevono bei soldi da un datore di lavoro che non vuole eroismi. Lo mostra il caso stesso: i magistrati sono molto ben pagati, e continuano a ricevere aumenti di stipendio mentre tanti devono tirare la cinghia. La lettera è stata lodata da molti che vi hanno trovato tensione etica e qualità estetiche; ma l’accostamento tra l’annientamento di una persona indifesa e il salario mi pare un topos non troppo lontano da quelli di Giovanardi.

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Blog de Il Fatto

Commento al post di N. Vallorani “Stefano Cucchi, risposta a Giovanardi: a volte è necessario il silenzio” del 12 giugno 2013

Questo duetto tra retori accentua l’immagine falsa che della polizia e dei magistrati danno la tv e gli altri media: o eroi o ribaldi. Solo le due esili code della gaussiana. In realtà, la mediocrità regna sovrana. Uno si immagina chissà che di poliziotti e magistrati – e medici – mentre il più delle volte non sono all’altezza né dei loro compiti, né dei crimini che commettono tradendo le loro funzioni.

Non deve trasparire che la banalità, la viltà, la grettezza, generano volumi di Male superiori a quelli della malvagità. Così Giovanardi esalta una vergogna, e Vallerani gli parla come Calamandrei a Kesserling; stolida tracotanza da un lato, ispirata nobiltà dall’altro. Prese di posizione, toni forti, che devono distogliere dalla mediocrità di una storia ignobile: le soddisfazioni abiette, il colpire chi barcolla e poi piagnucolare innocenza, gli interessi di bottega elevati a legge, il vendersi per poco o per tanto, l’abusare della propria arte e posizione per nuocere, le omertà e le protezioni mentre si dice di combattere la mafia.

Allontanata dalla vista la mediocrità esangue e sconcia, la docente universitaria e il senatore la riammettono ripulita: concordi nel dire che i poliziotti sono “eroi” e devono essere pagati di più. Un appoggio ruffianesco a una rivendicazione salariale a favore di una polizia che con morti gratuite e impunite come questa sta esercitando obliquamente intimidazioni e minacce verso i comuni cittadini, che finanziano gli stipendi dei poliziotti.

I quattro assi della moralità

7 giugno 2013

Blog di A. Giannuli

Commento al post “Cucchi, gli operai di Terni e la corporazione giudiziaria” del 7 giu 2013

Cucchi è stato particolarmente sfortunato: la collaborazione illecita tra polizia, medici e magistrati dà luogo a un composto altamente venefico. (Quando poi anche i preti fanno parte della combine, la tossicità da agenzie morali colluse è ulteriormente potenziata). Senza tale collaborazione, non solo i responsabili sarebbero stati adeguatamente condannati; ma Cucchi sarebbe uscito vivo dalla disavventura. Al di là di questo caso, andrebbe riconosciuta sul piano politico la pericolosità della corruzione che si annida in quelle forze, e in quelle caste, che si presentano come agenzie morali, e alle quali la gente quindi si aggrappa; e l’effetto sinergico delle collusioni tra agenzie morali; che si vogliono, nel caso della magistratura, indipendenti. Gli studiosi di storia contemporanea dovrebbero riconoscere che, con l’implosione delle forze politiche tradizionali, è emersa dalla collaborazione tra agenzie morali una entità a più teste, polizia, medicina, magistrati – e, non ultimi, preti – strumento dei poteri che comandano davvero sull’Italia, che sta pesando nel determinare il futuro del Paese. Es. il caso Ilva:

https://menici60d15.wordpress.com/2013/05/21/ilva-dal-cancro-nascosto-al-cancro-inventato/

O la truffa delle staminali:

https://menici60d15.wordpress.com/la-frode-delle-staminali/

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Collaborazione. Io l’insulto. Tu lo tieni, lui gli mena, noi aiutiamo e voi guardate se essi arrivano.” (Marcello Marchesi)

La sentenza proclama l’impunità di un omicidio a responsabilità distribuita; e se ne fa così partecipe. La conoscenza della legge, e una buona coordinazione tra caste e camarille, che certo non manca, permettono di ottenere, come in questo caso, una violenza senza soggetto. E’ una forma di violenza ossequiosa delle regole che disprezza: come un serpente, si avvolge e si conforma ai codici per minimizzare le responsabilità mentre massimizza il danno alla vittima. Sua caratteristica perversa è che più sono i soci e i complici, maggiori sono sia il danno alla vittima sia l’impunità. E’ uno dei vanti nascosti di tanti tutori dell’ordine e della legalità; e anche di quei medici (e infermieri) capaci di scordarsi in massa ardui concetti scientifici come quello per cui se un ricoverato non viene alimentato le sue condizioni peggioreranno e alla fine morirà.

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@ Leonilde. La medicina sta prendendo il posto dell’industria come forma di sfruttamento; spesso a scapito della salute. Credo che sulla posizione della magistratura davanti a reati contro la salute sarebbe salutare non credere alle favole, ma recuperare il concetto marxiano di “sovrastruttura”; sembra che i primi ad averlo dimenticato siano quelli di provenienza comunista.

Le ingiustizie e i reati contro la salute vengono perseguiti se e quando conviene al capitale; altrimenti sono coperti e protetti; in alcuni casi, impedendo a chi si oppone non solo di lavorare, ma di campare. Se possibile, date le attenzioni che i tutori della legalità mi riservano, preparerò un scritto per illustrare il complesso di motivi utilitaristici che ritengo abbiano portato a sdoganare, dopo tanto tempo, la tossicità dell’amianto, consentendo l’azione giudiziaria, comunque meritoria (ma non assolutoria); e come contemporaneamente nuovi danni alla salute siano attivamente promossi e aiutati mediante un’attività criminale delle istituzioni, magistratura compresa.

Sono d’accordo sui rischi di strumentalizzazione delle richieste di controllo dell’operato dei magistrati (il controllo dovrebbe essere in primo luogo preventivo, penso: https://menici60d15.wordpress.com/2011/04/01/il-celibato-dei-magistrati/). E sulla necessità di tutelare l’indipendenza della magistratura; sia dalle forze esterne, sia dalle pratiche venderecce interne.

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Blog de Il Fatto

Commento al post di N. Vallorani “Stefano Cucchi, risposta a Giovanardi: a volte è necessario il silenzio” del 12 giugno 2013

Questo duetto tra retori accentua l’immagine falsa che della polizia e dei magistrati danno la tv e gli altri media: o eroi o ribaldi. Solo le due esili code della gaussiana. In realtà, la mediocrità regna sovrana. Uno si immagina chissà che di poliziotti e magistrati – e medici – mentre il più delle volte non sono all’altezza né dei loro compiti, né dei crimini che commettono tradendo le loro funzioni.

Non deve trasparire che la banalità, la viltà, la grettezza, generano volumi di Male superiori a quelli della malvagità. Così Giovanardi esalta una vergogna, e Vallerani gli parla come Calamandrei a Kesserling; stolida tracotanza da un lato, ispirata nobiltà dall’altro. Prese di posizione, toni forti, che devono distogliere dalla mediocrità di una storia ignobile: le soddisfazioni abiette, il colpire chi barcolla e poi piagnucolare innocenza, gli interessi di bottega elevati a legge, il vendersi per poco o per tanto, l’abusare della propria arte e posizione per nuocere, le omertà e le protezioni mentre si dice di combattere la mafia.

Allontanata dalla vista la mediocrità esangue e sconcia, la docente universitaria e il senatore la riammettono ripulita: concordi nel dire che i poliziotti sono “eroi” e devono essere pagati di più. Un appoggio ruffianesco a una rivendicazione salariale a favore di una polizia che con morti gratuite e impunite come questa sta esercitando obliquamente intimidazioni e minacce verso i comuni cittadini, che finanziano gli stipendi dei poliziotti.

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31 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Cucchi, legale: ‘Fallimento giustizia’. Sap: ‘Chi disprezza salute paga conseguenze’”

Il poliziotto sindacalista commenta l’assoluzione compilata dai giudici dicendo che Cucchi avrebbe solo pagato le conseguenze di una sua condotta “dissoluta”. Cucchi avrebbe inoltre disprezzato lo stare in salute, e ha quindi avuto ciò si doveva aspettare. Si infierisce sulla memoria di uno sventurato alle cui sfortune personali si sono aggiunte quelle di essere incappato in poliziotti, medici e magistrati che seguono scrupolosamente la celebre regola salutista per campare 100 anni. Secondo voi una polizia così eroica, davanti ai delinquenti veri, quelli grossi, che non si fanno affamare ma affamano, ci difenderà o si metterà d’accordo con loro?

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Il sindacato di polizia SAP sull’assoluzione per l’uccisione di Cucchi: “Chi disprezza la salute ne paga le conseguenze”. “Un cretino, io certe persone non le rispetto neanche da morte”: Corrado “Ammazza sentenze” Carnevale su Giovanni Falcone. E’ il metodo del lavare il fango col fango, tipico di polizia e magistrati quando affiorano alcuni dei loro abusi del più inqualificabile livello: ” Per detergersi dalla melma si lavano con altra melma” (Origene).

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2 novembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. D’Onghia “Morte Cucchi, “i pestaggi di Stato” e le condanne dei pochi che hanno pagato”

Questi episodi, dove i poliziotti picchiano a piacere e i magistrati confermano che possono farlo, sono visti come aspetti di privilegio e impunità. Credo debbano essere visti anche come intimidazioni funzionali allo sfruttamento. Noi pensiamo che magistrati e poliziotti si frappongano tra chi vive onestamente e il crimine. Ma appare che ad essere in mezzo siamo noi, polli da spennare, tra la mafia da un lato e polizia e magistrati dall’altro. Con casi come questi, che i media riportano ampiamente, veniamo “convinti” a temere lo Stato; e quindi a stare buoni e farci tosare come pecore e imbrogliare come scemi dalla squallida classe “dirigente” che permettiamo occupi lo Stato; e che così arricchisce sé stessa e i poteri maggiori ai quali ci vende.

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6 novembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di D Lucca “Caso Cucchi, tutto sbagliato fin dall’inizio”

@ Andrea Bellelli. Non bisognerebbe neppure saltare alla conclusione che, siccome le botte mentre era in custodia presumibilmente non sono state causa diretta del decesso, allora non vi è alcuna responsabilità morale e giudiziaria nella morte di Cucchi. Si può applicare il modello causale INUS, usato anche in epidemiologia, che mira a descrivere la causalità da fattori multipli nella vita reale: le botte e le conseguenti lesioni, che hanno provocato reazioni psicologiche e comportamentali in Cucchi, alle quali sono seguite controreazioni materiali della polizia e dei sanitari, fino al lasciare morire di fame e di sete “una rogna” mentre era in un letto di un ospedale pubblico, sono state una componente insufficiente ma necessaria di una condizione non necessaria ma sufficiente. Sono state necessarie a comporre una causa sufficiente. La condizione non necessaria ma sufficiente è stata in pratica l’avere disposto costantemente di una persona in custodia in condizioni di fragilità psichica e fisica come se si fosse trattato di un randagio da condurre allo stabulario.

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@ Andrea Bellelli. Credo che vi sia stato un concorso di cause, a cascata, all’interno di una cornice di comportamenti illeciti. E che con queste cause si faccia un gioco delle tre carte; per di più spingendo il pubblico a puntare tutto sulla carta sbagliata (ma con un forte effetto intimidatorio) enfatizzando eccessivamente le percosse. Entrato vivo, uscito morto, maltrattato, picchiato secondo diversi testimoni, non curato in ospedale, non credo che si tratti di un caso “atipico”, ma di un caso censurato -nella ricostruzione- per proteggere i responsabili.

Tutt’altro che censurato mediaticamente. Cade a fagiolo la cadenza in questi ultimi anni di diverse notizie di cronaca analoghe. L’orrore associato all’impunità crea una “forza di intimidazione del vincolo associativo” mentre chi occupa lo Stato si occupa di cedere “il controllo di attività economiche” e di “realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri”.

Per conoscere la verità di livello giudiziario dei meccanismi della morte occorre andare nei dettagli. E non è detto che basti leggere i referti autoptici. Ho assistito all’autopsia di un altro caso mediatico, anni fa, e ho visto con quanta tranquilla semplicità un perito scelto dalla Procura l’ha manipolata, favorendo i responsabili, che erano anche i suoi colleghi di ospedale; ospedale del quale era la massima autorità medico legale. E quali misure “extragiudiziali” – e anche “extralegali” – sono state prese per mettere tutto a tacere.

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@ Andrea Bellelli. Non mi pare un “gigantesco cover up”: si soffia anche sul fuoco. Piuttosto, una gigantesca ambiguità, che ricorda l’osservazione di Manzoni: “L’iniquo che è forte […] Può adirarsi che tu mostri sospetto su di lui, e, nello stesso tempo, farti sentire che quello che tu sospetti è certo”. Le connivenze – come per tanti altri casi – non occorre siano “gigantesche”; sono come quei fenomeni di autoassemblaggio dove, in condizioni adatte, strutture complesse si formano da componenti minuscoli ognuno dei quali vede solo ciò che lo riguarda direttamente, e agisce di conseguenza; e non vede la struttura che emerge dall’insieme dei comportamenti. E’ stato detto qualcosa di simile anche a proposito di gravi omicidi politici.

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2 ottobre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di M.A. Mazzola “Giustizia: forte con i deboli e debole con i forti”

La scritta “La legge è uguale per tutti” è uno sberleffo, ma nelle aule di giustizia è esposto anche un segnale di avvertimento, che smentisce la sarcastica vanteria. Il crocifisso, simbolo di potere e di ipocrisia, simbolo del Sinedrio e di Pilato; icona della sorte che tocca ai poveri cristi se credono davvero che la legge e chi la amministra li proteggeranno dai soprusi del potenti.

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18 luglio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Stefano Cucchi, nuova assoluzione in appello per cinque medici. La sorella Ilaria: “Sei sempre stato morto” “

Da giovane non ci credevo, ma le mafie meridionali hanno avuto e hanno anche medici tra gli affiliati e i fiancheggiatori; i casi sono numerosi, tanto che si potrebbe scrivere un libro sull’argomento. Se qualcuno qualificato avesse tale intenzione, posso dargli copia di una settantina di ritagli, da giornali e da libri, che negli anni ho casualmente raccolto sull’argomento.

Un libro sui comportamenti di tipo mafioso, sensu strictu, dell’industria della medicina è già stato pubblicato, da un medico ricercatore della Cochrane collaboration *.

Ci sarebbe da scrivere un libro anche su un terzo tema, quello delle joint ventures e degli scambi di “favori”, non così diversi dalla complicità mafiosa per natura e per gravità delle conseguenze, tra coloro che dicono di tutelare la salute e coloro che dicono di combattere la mafia.

*Gotzsche P. Deadly medicines and organized crime. Radcliffe, 2013.

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12 agosto 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Michele Ferrulli, giudici di Milano: “Colpi degli agenti necessari per ammanettarlo””

Ci sono delle semplici procedure per evitare che più persone nell’immobilizzare un uomo, in particolare un uomo agitato, lo uccidano. Dovrebbero essere atti automatici per chi occupi meritatamente la posizione di poliziotto. La procedura di malmenare in quattro il catturato, considerando una simulazione i suoi lamenti sotto i colpi, e smettendo di esercitare violenza una volta raggiunta l’unanimità nell’accettare come valide le evidenze prodotte dalla vittima del suo avvenuto o imminente decesso, ha una lunga tradizione, che si può fare risalire alla battaglia di Gavinana del 1530, dove Fabrizio Maramaldo, un mercenario al servizio di Carlo V, si regolò grosso modo alla stessa maniera su Francesco Ferrucci, prigioniero e ferito, che difendeva Firenze dagli imperiali. (Ferrucci è ricordato nell’inno di Mameli: “Ogn’uom di Ferruccio / ha il core ha la mano”). Il sostantivo e aggettivo “maramaldo” e il verbo “maramaldeggiare” sono entrati nel vocabolario, a indicare chi si mostri coraggioso e di animo nobile, combattendo fieramente per una giusta causa contro un avversario molto più forte; come appunto fanno assieme tanti uomini d’arme al soldo dello Stato e tanti uomini di penna che vestono la toga dello Stato.

Il magistrato e gli stregoni

15 aprile 2013

Appello al popolo

Riporto un mio commento alla proposta del prof. A. Giannuli di sostenere la candidatura del procuratore Raffaele Guariniello a Presidente della Repubblica [1].

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L’onestà personale e l’indisponibilità a partecipare ai giochi sporchi del potere sono condizioni necessarie per la carica di Capo dello Stato. Averle soddisfatte, con Guariniello, avrebbe già del miracoloso; ma sarebbe sufficiente? Chi è nella stanza dei bottoni deve conoscere gli intricati circuiti che arrivano e partono dalla console: a quali effetti paradossali può dare luogo pigiando comodamente un bottone.

Per esempio, nel caso Stamina i magistrati hanno buttato olio sul fuoco di una guerra tra maghi, sostenendo fortemente entrambe le parti; ma guardandosi dal riconoscerla come una manfrina. In queste ore, Balduzzi ha aperto la strada alle terapie pseudoscientifiche, sostenute da Celentano e Gina Lollobrigida (e da Grillo); affidando la verifica delle cure Stamina agli stessi Spedali Civili di Brescia che le praticano, che è come affidare una perizia giudiziaria all’indagato (non è la prima volta che l’ospedale di questa città di galantuomini assediata dalla mafia ottiene una tale prova di fiducia). Anche l’altro versante, sostenuto dall’azione in sé meritoria di Guariniello, il versante della scienza “post-accademica” [2] cioè tecnicamente competente ma aggiogata a esigenze di profitto, sta come prevedevo [3,4] raccogliendo i frutti del rito tribale: allo stesso tempo è partita in Italia la prima sperimentazione clinica al mondo per la cura con staminali della paralisi sopranucleare progressiva, una malattia rara, che si manifesta clinicamente anche con parkinsonismo, presentata dai media come “una forma grave di Parkinson”.

Questa sperimentazione ufficiale parte sulla stessa onda delle aspettative create col caso Stamina, ma ha tutte le carte a posto. L’obiettivo che si pone è altrettanto ambizioso di quelli della ditta indagata da Guariniello per truffa e associazione a delinquere: al confronto della ricostituzione dei circuiti neuronali, l’ottenere la ricrescita dei capelli nei calvi, o una terza dentizione nell’età adulta, dovrebbero essere giochi da ragazzi. Appare che entrambe le attuali scuole italiane sulle terapie con staminali condividano alcune peculiarità. Non solo i dulcamara ma anche gli scienziati accreditati preferiscono partire dal più difficile, e dal meno facilmente verificabile, anziché andare per gradi cominciando con modelli più semplici e di facile valutazione. Così che anche per terapie ufficiali con staminali come questa vale il commento di Emile Zola a Lourdes davanti agli ex-voto: “Vedo stampelle ma non protesi”.

Finirà che la gente dovrà continuare a pagarsi, come prima e più di prima, sia la dentiera, sia, se malattie neurologiche la rendono non autosufficiente, buona parte dell’assistenza per disabili. I fondi pubblici saranno stati allocati nelle costosissime terapie ufficiali che soddisfano quello che i magistrati pro-Stamina hanno chiamato “il diritto alla speranza”; inclusa la speranza degli investitori di fare soldi sfruttando la credulità popolare con la complicità di chi occupa lo Stato. E c’è il rischio che i beneficati debbano per di più fronteggiare anche qualche tumore impiantato con le staminali.

I magistrati che si tuffano in queste grandi operazioni di marketing biomedico sostenute dallo Stato, che si addentrano nell’antro dello stregone e danno credibilità ad apprendisti o a maestri, mi paiono a loro volta, nel migliore dei casi [5], colpiti da un sortilegio: magistrati “brain in a vat”. Processano, secondo coscienza e secondo il diritto, gli input che vengono fatti giungere loro; input che però non descrivono la realtà, ma ne danno una rappresentazione di comodo.

Un presidente “brain in a vat” (si potrebbero fare anche altri nomi), manipolabile ma non venduto, che serve il potere solo se convinto, è all’atto pratico molto diverso, o molto meglio, dei presidenti burattino? Forse sì; ma anche un ipotetico presidente “brain in a vat”, ancorché onesto, non ci basterebbe per uscire dalla fossa nella quale ci siamo cacciati seguendo i film avvincenti che ci vengono fatti percepire come se fossero la realtà.

1. Giannuli A. Per il nuovo Presidente della Repubblica: torno a proporre Raffaele Guariniello. Blog di Aldo Giannuli, 10 aprile 3013.

2. Ziman J. Real Science. Cambridge University Press, 2000.

3. Gli strani “compagni di letto” di Ingroia. https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/13/gli-strani-compagni-di-letto-di-ingroia/

4. L’ambasciatore USA ordina il sostegno al loro complesso magico-industriale. https://menici60d15.wordpress.com/2013/03/20/4753/

5. La corruzione ghibellina di magistratura e polizia. https://menici60d15.wordpress.com/2012/03/24/la-corruzione-ghibellina-di-magistratura-e-polizia/

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Blog di A. Giannuli

Commento al post “Per il nuovo Presidente della Repubblica: torno a proporre Raffaele Guariniello” del 10 aprile 3013

Nell’odierna medicina commerciale l’ambivalenza dei processi biologici si fonde con l’ambiguità della politica; nella “biopolitica” – dove come ha scritto Agamben sbiadiscono le distinzioni tra destra/sinistra, pubblico/privato etc.- mentre ciò che appare viene percepito in termini elementari e manichei, buono/cattivo, la realtà sottostante, quella di un sistema complesso, fa sì che spesso gli effetti di interventi “moralizzatori” siano del tutto diversi da quelli previsti. Pareto ha distinto tra verità, efficacia e utilità di un’ideologia. Il dr Guariniello, insieme ad altri magistrati, offre buon materiale per discutere la natura ideologica di teorie mediche presentate come dogmi al pubblico. Permette di illustrare con esempi (v. il mio sito) come interventi giudiziari apparentemente progressisti e controcorrente, e quindi persuasivi per l’opinione pubblica, “efficaci” secondo Pareto, siano in realtà espressione di ideologie false, o solo parzialmente vere, e lanciate in quanto utili ai poteri economici piuttosto che al popolo che sembrano difendere.

Una nozione che è applicabile anche alla chiusura dell’Ilva di Taranto, dove, in obbedienza a interessi economici e politici, si sta passando dal cancro nascosto al cancro inventato; come mi riprometto di scrivere; non appena riuscirò ad accumulare il fiato necessario date le attenzioni di altri fedeli servitori dello Stato, che un tempo si occupavano di attività che il prof. Giannuli studiava e oggi sono d’accordo con Guariniello su importanti temi di salute pubblica.

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17 aprile 2013

Blog de Il Fatto 

Commento al post “Staminali, Nature: “No a malati come cavie. Italia ascolti monito” ” del 16 aprile 2013

Al convegno vaticano criticato dalla rivista inglese ha aderito Sir JB Gurdon, Nobel 2012 per le sue ricerche sulle staminali. Contemporaneamente al convegno, in USA esce un libro dal titolo “The healing cell: how the greatest revolution in medical history is changing your life” che esalta le promesse scientifiche sulle staminali. E’ scritto da un prete, una dottoressa-businesswoman e un giornalista medico, con forti legami con l’establishment biomedico USA; prefazione di Benedetto 16°. In questo imbroglio, i preti e gli scientisti anglosassoni sono molto più vicini e solidali di quanto Nature, coi suoi toni indignati, non voglia far credere. E’ piuttosto una manfrina tra compari per fare passare il business delle staminali creando aspettative con tecniche di propaganda mediatica. I preti la buttano sull’etica astratta e sul sentimentale; gli scientisti sul metodo scientifico e i regolamenti, che garantirebbero la verità essendo a prova di frode (ma non lo sono, tutt’altro). Gli spettatori ruspanti scelgono la ciarlataneria strappalacrime della Stamina; quelli che si sentono intellettuali e laici, le boriose frodi dell’attuale ricerca biomedica commerciale. L’apparente scontro tra i discepoli di san Francesco e gli adoratori di Newton, i toni roboanti dei due “contendenti”, coprono l’avida ricerca del profitto e la carenza di progressi rilevanti, di prospettive terapeutiche reali, di scienza e di onestà che accomunano entrambi.

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Blog di A. Giannuli

Commento al post “Cucchi, gli operai di Terni e la corporazione giudiziaria” del 7 giu 2013

@ Leonilde. La medicina sta prendendo il posto dell’industria come forma di sfruttamento; spesso a scapito della salute. Credo che sulla posizione della magistratura davanti a reati contro la salute sarebbe salutare non credere alle favole, ma recuperare il concetto marxiano di “sovrastruttura”; sembra che i primi ad averlo dimenticato siano quelli di provenienza comunista.

Le ingiustizie e i reati contro la salute vengono perseguiti se e quando conviene al capitale; altrimenti sono coperti e protetti; in alcuni casi, impedendo a chi si oppone non solo di lavorare, ma di campare. Se possibile, date le attenzioni che i tutori della legalità mi riservano, preparerò un scritto per illustrare il complesso di motivi utilitaristici che ritengo abbiano portato a sdoganare, dopo tanto tempo, la tossicità dell’amianto, consentendo l’azione giudiziaria, comunque meritoria (ma non assolutoria); e come contemporaneamente nuovi danni alla salute siano attivamente promossi e aiutati mediante un’attività criminale delle istituzioni, magistratura compresa.

Sono d’accordo sui rischi di strumentalizzazione delle richieste di controllo dell’operato dei magistrati (il controllo dovrebbe essere in primo luogo preventivo, penso: https://menici60d15.wordpress.com/2011/04/01/il-celibato-dei-magistrati/). E sulla necessità di tutelare l’indipendenza della magistratura; sia dalle forze esterne, sia dalle pratiche venderecce interne.

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24 giugno 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post “SLA, “i primi test con cellule staminali cerebrali sono positivi” del 24 giugno 2013

Spendido. Ormai la SLA e altre malattie neurologiche hanno i giorni contati: è scientifico. Va però ricordato il contributo di preti, magistratura, forze di polizia, politici, amministrazioni locali, giornalisti, e tanta altra parte della meglio società a questa grande impresa, “la più grande rivoluzione nella storia della medicina, che cambierà la vostra vita”, come dice il titolo di un recente libro USA sul tema; prefato da Ratzinger quando era ancora papa. Conoscendo questo Lavoro, oscuro ma prezioso, di sostegno agli Scienziati, non mi sorprende che l’Italia primeggi nel campo delle staminali: le doti di abnegazione e insieme di acume intellettuale, di severo rigore, dura fatica e felice creatività, onestà cristallina, coraggio, tenacia e indipendenza di giudizio, di culto del diritto e amore per l’umanità tutta di cui lo Stivale è pieno sono esattamente ciò che occorre per risolvere un problema come quello posto dalla geniale idea di curare le patologie del tessuto nervoso con cellule staminali. Che il mondo sappia, e si inchini riconoscente. Noi non abbiamo solo la mafia; abbiamo pure quest’altro genere di onorevoli associazioni.

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13 ottobre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Di Grazia “Stamina bocciata, chi è il ciarlatano e chi il genio?” del 12 ottobre 2013

Se si vuole vendere come miracoloso un prodotto che non funziona, un modo per farlo è mandare avanti un compare che faccia il ciarlatano: che ne presenti una versione ancora più scombinata, e che con grandi promesse crei un’aspettativa nel pubblico. Per poi farlo sbugiardare da un venditore credibile, un dottore, uno scienziato, che correggendo gli errori (in realtà inseriti apposta) sembrerà presentare una versione valida del prodotto; che altro non è che il prodotto originale.

La domanda dovrebbe essere chi sono i furbi e chi i fessi. I furbi sono quelli che hanno montato questo finto litigio tra compari, col quale si sono lanciate come possibili e imminenti terapie che sul piano tecnico sono estremamente improbabili. Da quelli che nelle istituzioni hanno dato spazio e visibilità a un Vannoni, a Napolitano che nomina senatore a vita a credito, per futuri altissimi meriti, la Cattaneo; passando per i magistrati e i giornalisti.

I fessi sono quelli che accettano il falso dilemma. Sia i “masscult” che credono che Vannoni sia un genio filantropo osteggiato dall’establishment; sia i “midcult” che ragionano che siccome Vannoni è un ciarlatano allora le staminali della vera Scienza potranno soddisfare promesse fantascientifiche come quella di ricreare il tessuto nervoso.

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@ Ander Elessedil. Tanti come te affermano: a) che l’introduzione di nuove terapie avviene solo su criteri scientifici; b) che è ”impossibile” frodare nella ricerca clinica in quanto la riproducibilità è usata per verificare l’efficacia e prevenire le frodi; c) che la ricerca sulle staminali è indifferente al clamore mediatico.

Si tratta di posizioni molto molto ingenue, che scambiano il catechismo con la realtà. Gli stessi addetti ai lavori ammettono che le cose spesso non vanno così; e ci sono tanti scandali a confermarlo. In questo caso la scienza è spudoratamente al servizio del marketing. Con Vannoni, e con le continue passerelle mediatiche degli scienziati, si è introdotto un bias nella ricerca, che vizierà ipotesi, finanziamenti e interpretazioni. Si dovrebbe ormai prevedere anche un “cieco” delle aspettative, proibendo questi clamori, volendo essere davvero scientifici.

Prevedere futuri successi medici (e dargli un seggio in senato) è antiscientifico (e opposto al principio costituzionale di tutela della salute).

La stessa puerile teoria delle staminali come “mattoni magici” calpesta la “textbook science”, ciò che già si sa sulla biologia dello sviluppo. Come è stato osservato, con le staminali basterebbe usare modelli animali, per applicare ciò che dici; invece sia Vannoni che gli “oppositori” vogliono subito passare all’uomo, e al più difficile (e meno facilmente verificabile): il tessuto nervoso; come a Lourdes, dove Zola osservò che vedeva “stampelle ma non protesi”.

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@ Ander Elessedil.

1) La medicina attuale bara sul metodo scientifico. Per esempio: Elshaug AG, et al. Over 150 potentially low-value health care practices: an Australian study. Med J Aust 2012; 197: 000-000. doi: 10.5694/mja12.11083.

2) “è assurdo” non è un argomento.

3) Nominare senatore a vita non chi ha ottenuto grandi risultati ma chi propugna terapie non dimostrate è dannoso per i cittadini; e probabilmente anticostituzionale, creando il merito anziché riconoscerlo e viziando la ricerca medica con pregiudizi che potranno riflettersi negativamente su efficacia e sicurezza delle terapie. Parlare di antipatia personale è di bassa lega come del resto il tuo tono.

4) Antiscientifico è parlare a priori di futuri successi. Un’ipotesi comunque deve essere coerente coi dati noti; se non lo è in partenza è capzioso sostenere che occorre attendere il responso de “la Scienza” per criticarla.

5) L’articolo de Il Fatto che citi è un esempio deontologicamente censurabile di cattivo giornalismo medico, che lascia intravedere risultati senza reali basi.

Grazie per il consiglio di leggere; non posso ricambiarlo perché da come ragioni mi pare tu appartenga alla categoria di quelli che non traggono beneficio dagli studi. Beneficio in termini intellettuali. Poi su come rimediare la pagnotta ognuno si regola come crede e come può.

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@ Ander Elessedil. Lo stesso Garattini considera che su 8500 farmaci solo un centinaio sia davvero utile. Sul metodo scientifico in medicina vedo che tu a Vannoni avete idee molto molto vicine: è scientifico, e sacro, quello che pare a voi.

Sul tuo giudicare come assurdo che il caso Stamina sia un marketing stunt che deve surrogare l’inconsistenza scientifica delle staminali, mi pare che tu come tanti associ un’eccessiva fantasia sulle potenzialità delle staminali a un atteggiamento bigotto su come va avanti la scienza medica.

La nomina di un senatore a vita, “per incoraggiamento” (G. Napolitano), che incide su un campo scientifico e medico (e su un grosso business) in fieri riguarda certo la Costituzione.

Non bisogna essere né ottimisti né pessimisti nel comunicare i risultati al pubblico. Bisogna dire la verità e non creare false speranze imbastendo favolette a proprio vantaggio.

La sperimentazione non è un rito che ha la sua efficacia nell’essere celebrato. Mostrami tu che le staminali risolvono una perdita di tessuto cerebrale nell’animale e poi ne riparliamo. E non leggere troppo.

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@ Ander Elessedil. Sei tu che confondi medicina e scienza. Gli errori sistematici nella pratica medica non sono “scienza”, come sventatamente affermi. Sono colpe, frodi o omicidi. Le persone non sono cavie.

Sì, tutti complici, allineati e coperti, di un modesto sistema per sbarcare il lunario, come in altri campi di una medicina resa ipertrofica a gracile dalla ricerca esasperata del profitto.

Ovviamente la mossa quirinalizia a te sta bene.

La favoletta è comunicare al pubblico di poter ricostruire tessuti stabili come cuore e cervello a fini terapeutici, tacendo dei vincoli biologici che ostacolano il progetto e in assenza di risultati sperimentali sufficienti.

Lo affermo ancora: non si dovrebbe passare all’uomo senza prima avere prove solide su animali. Ma si è sviluppata un’arte, detta “ricerca traslazionale”, per saltare da dati di laboratorio insufficienti alla clinica. Arte che include cose come la libera uscita a Vannoni, la nomina a senatrice di Cattaneo, il tuo atteggiamento borioso e sguaiato e sapessi quanto altro ancora.

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@ Ander Elessedil. Non basta che una terapia sia sostenuta da basi scientifiche. Le basi devono essere valide. Lo screening per il cancro della prostata ha “basi scientifiche” secondo la tua definizione. Per il direttore scientifico dell’American Cancer Association, Brawley, “ha una probabilità 50 volte maggiore di rovinarti la vita che di salvartela”. Sì, sto parlando anche di omicidio. E non è certo la prima volta che il male nasce dalla mediocrità che esemplifichi.

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@ Ander Elessedil. In medicina quello che è valido oggi può essere superato domani; ma, sul piano etico, non può essere riconosciuto come nocivo domani; come invece sta avvenendo in tanti casi. E a ciò, e ai conseguenti omicidi, portano visioni paranoidi come la tua di una medicina come pura pratica scientifica.

Vuol dire che se si dice alla popolazione sana di eseguire un programma di screening, bisogna essere certi dei benefici. Non si può dire 30 anni dopo “Ci siamo sbagliati, la Scienza ci ha parlato ancora e ora sappiamo che fa più male che bene”.

La paranoia è una diagnosi psichiatrica. Bisognerebbe evitare di affibbiare diagnosi psichiatriche a quelli con cui si discute. Nel tuo caso non dirò che sei sociopatico ed ebefrenico. Ma che non brilli per onestà e vigore intellettuale.

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@ Ander Elessedil. Non è stato affatto un processo “scientifico dalla prima all’ultima fase.”. Le manipolazioni (inclusi gli attacchi ad personam verso chi le denunciava) non si contano (Gotzsche. Mammography screening. Radcliffe 2012). E’ stato un enorme business che si è impadronito della scienza e le ha fatto produrre le pezze d’appoggio. La Scienza poi serve anche come alibi: chi non se ne fida è paranoico, secondo certi suoi chierici. Per te la scienza sono gli articoli scientifici coi grafici e le tabelle. Un’idea chiara, ma falsa.

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@ Ander Elessedil. Essendoci già state delle frodi e manipolazioni, – strutturali, non semplicemente di singoli – che hanno causato danni rilevanti, non è spropositato chiedersi se la cosa si ripete con le attuali promesse sulle staminali. Non è blasfemo. Non corrono “anni-luce” tra le frodi dell’altro giorno e l’oggi. Un anno luce sono oltre 9400 miliardi di Km; è vero, il tuo non è un eufemismo; è un’altra cosa. Mostri bene come proclamandosi sacerdoti della scienza se ne possa fare l’uso più disinvolto e sgangherato. Mostri come la scienza venga usata come foglia di fico per un sostanziale laissez-faire nel business sanitario.

E confermi quanto dico sul caso Stamina: tu e gli altri propagandisti delle staminali siete facilitati nello spararle così grosse dal paragone con Vannoni sul piano etico e scientifico; paragone che è stato imposto con un caso costruito a forza. Rispetto a lui potete fare una certa figura. Ma rispetto agli standard veri, dovete ringraziare la generale corruzione dei poteri dello Stato.

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@ Ander Elessedil. La burocrazia nella ricerca medica serve più da barriera al mercato che come controllo etico. Se lavori scientifici mostrano che la medicina non rispetta gli standard scientifici ai quali dice di attenersi, la cosa resta, anche se tu decidi che la prova è inammissibile.

Stamina è magia; praticata nel secondo miglior ospedale d’Italia, secondo la classifica Agenas. Per maggiori dettagli v. “Gli strani ‘compagni di letto’ di Ingroia” e “La frode delle staminali”, nel sito che porta il mio nome. Anche la versione ufficiale comunicata al pubblico sulle staminali è magia, rispetto alle conoscenze di biologia dello sviluppo. La prima è magia alla Wanna Marchi; la seconda ricorda i racconti di fantascienza di Asimov, che era anche docente universitario di biochimica.

Riguardo alle mie “paranoie”, prendo atto che sei tra quelli che emettono di queste diagnosi. Sul tuo status di anticomplottista volontario e non pagato, guarda, lo dico senza ironia, lo dico letteralmente, che esiste un mercato per questo servizio alle imprese.

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@ Ander Elessedil. Quello che ti posso dare, in cambio della promessa di non ammorbarmi ulteriormente, è il consiglio di imparare a distinguere tra normativo e descrittivo. Per te i comitati etici chiamandosi così sono etici, la burocrazia deve proteggere il cittadino e quindi lo protegge, etc. Per le tue aspirazioni a ricevere uno stipendio da quelli che beneficiano della tua opera indefessa, buona fortuna.

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@ Ander Elessedil. Anche come buttafuori sei parecchio gracilino. Chissà, un domani, con le staminali…

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@ alienMIT. Chi teorizza che sia un’idea inconcepibile, da burlare come stortura mentale, la possibilità che il potere inganni i cittadini, non sembra avere reazioni cutanee marcate; è del genere che non arrossisce.

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@ Darsch. Gli anticomplottologi sono dei ruffiani senza vergogna. Così è più chiaro?

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@ Darsch. Nuove professioni e antichi mestieri: l’anticomplottista.

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@ Darsch. Bene, lei “adora” individuare “menti piccole”, e farle “scaldare”. E paragona questo piacere a quello che trae dall’osservare le lampade al plasma.

E’ utile cominciare a delineare i tratti caratteriali di quella particolare varietà di prosseneta che è l’anticomplottista; cioè chi, per calcolo o per inclinazione naturale, tende ad ottenere meriti presso il potere attaccando sul piano personale quelli che ritengono di avere compreso alcuni inganni del potere e comunicano al pubblico le loro tesi.

Gli attacchi consistono principalmente nello spiegare le teorie “complottiste” come manifestazioni di gravi disturbi mentali, principalmente la paranoia (patologia che può giustificare un TSO); o come espressioni di una carenza intellettiva e morale tale da giustificare il disprezzo. Sono accompagnati da atteggiamenti altezzosi e provocazioni. Gli attacchi hanno un potenziale intimidatorio e una carica pedagogica; anche sul pubblico, che viene educato a scegliere le idee non in base al merito, ma alla popolarità; e a coltivare non il dubbio, ma il gregarismo.

Continui pure, e se vuole mi parli ancora di lei. Quando ha cominciato? Come si è associato alla compagnia delle staminali?

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@ Darsch. Raccolgo i miei post sul mio sito, menici60d15. C’è una pagina “la frode delle staminali”. Io non sostengo nessun “magico guaritore”: ma che in questa vicenda il più pulito – che resta da individuare – ha la rogna.

Complimenti per la bella vita. Finora ha commentato che dico supercazzole, che ho una mente piccola e facile da destabilizzare, e mi ha falsamente attribuito un sostegno a “magici guaritori” (chi, Vannoni o Cattaneo?). Me lo vuole mostrare un pensiero suo sul tema, cioé la vicenda Stamina? Se non è troppo fuori tema.

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@ Darsch. Un anticomplottista puro. Solo fango, senza infingimenti. Signor Darth lei rappresenta una importante risorsa per la ricerca scientifica sul ruffianesimo. Sul marketing ha ragione. In letteratura si registrano altri casi di discussioni pseudo-bioetiche montate ad arte, a suon di milioni di dollari, da ditte di pubbliche relazioni pagate da case farmaceutiche per fare apparire efficaci terapie che non lo erano (Eichacker et al. Surviving sepsis – practicing guidelines, marketing campaigns and Ely Lilly. NEJM, 2006. 335: 16.). Speriamo che la magistratura continui a dormire, altrimenti addio vita beata.

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Non mi attribuisca una fiducia nella magistratura che non ho affatto. “Contestiate”? Quando ci si trova contro certe mafie si è soli. Io ho citato la magistratura dopo che nei miei scritti ho prodotto evidenze che avrebbero già dovuto dare luogo a un suo intervento. E, comportamenti mafiosi delle istituzioni permettendo, ho intenzione di produrne ancora: questa storia delle staminali è un giacimento, non d’oro, non di platino, ma del materiale del quale sono fatti i sogni degli uomini, e i disegni degli strozzini, sulla medicina.

Lei invece la cita in risposta, un po’ come come quei signori che replicano “Vada dal magistrato” (N. Dalla Chiesa, Manuale del perfetto mafioso). Ieri 15 ott c’è stata una telefonata di solidarietà del papa a dei malati che vogliono le terapie Stamina.

Quali che siano gli esiti delle loro eventuali indagini, su un campo sul quale si stende l’ombra della bandiera di interessi economici abituati a spadroneggiare senza temere la nostra magistratura, spero una cosa. Vedo che lei si è già messo a puntare la parola “marketing”. Esistono delle ditte di pubbliche relazioni (multinazionali, non piccoli studi professionali come Vannoni), che nel lanciare prodotti medici “blockbuster” impostano campagne di marketing basate sulle
tecniche amorali e a volte immorali della persuasione pubblicitaria; l’immagine popolare della “Scienza” viene ampiamente sfruttata a questi fini. Spero che per lo meno i magistrati non concedano a voi anticomplottisti anche di far passare quest’altra realtà come i fantasmi di menti malate.

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Vediamo un po’. “Complesso” del “Super eroe”. Mi ci sono trovato; pensi che credevo che la medicina e la ricerca medica mi mettessero al riparo dalle porcherie del mondo. Non saranno piuttosto ad essere delle “mezze pialle” quelli come lei, capaci di diffamare e insultare per pagine e pagine coloro che sostengono tesi che ostacolano affari illeciti, senza parlare mai del merito delle tesi?

Al mondo ci sono anche diverse persone semplicemente oneste; certo che chi fa un lavoro come il suo tende psicologicamente a negare che ciò sia possibile e che sia una forma di normalità.

Non mi pare di esercitare alcun brigantaggio; se resisto ai tanti malfattori di passo, spesso stipendiati con denaro pubblico, è grazie al disgusto che mi danno. Su Vannoni, non cambi le carte in tavola: sta semmai dalla sua parte, non dalla mia. L’immagine popolare della scienza, ridotta a un fumetto per accalappiare clienti, l’hanno resa malconcia quelli dell’associazione della quale lei fa parte, non io.

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7 novembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di U. Bardi “Ricerca: troppe leggi (non fisiche) rovinano la scienza” del 7 novembre 2013

Il metodo Stamina è sì da “Italia dei pifferai”, come lei, docente di chimica, lo definisce; ma ciò anche perché è servito da catalizzatore alla frode ufficiale sulle staminali, quella della ricerca ufficiale, che anche grazie a Stamina può per confronto atteggiarsi a scienza seria mentre fa promesse strabilianti e ingiustificate (v. La frode delle staminali http://menici60d15.wordpress.c… su http://menici60d15.wordpress.c…. Il caso Stamina si può paragonare anche a quelle reazioni chimiche che la natura o l’uomo accoppiano ad altre che altrimenti non potrebbero avvenire. Sarebbe anche utile richiamare il carattere combinatorio e multifattoriale, e le proprietà emergenti, dei processi chimici, come antidoto alla favola preformista di una “potenza” intrinseca delle cellule staminali. Le leggi, o i vincoli, della biologia dello sviluppo che imporrebbero di non lanciare promesse messianiche sulle staminali non sono rispettati da nessuna delle 2 scuole “neoalchemiche”, Vannoni e scienza ufficiale, che dandosi battaglia stanno assieme lanciando il business delle staminali. Lo Stato fornisce un servizio completo, dalla promozione di Stamina a quella della ricerca “invece” seria con la senatrice a vita per meriti futuri, alla repressione del dissenso. In questo business tecnologico, di leggi giuridiche e di diritto degni di questo nome non ci sono che quantità omeopatiche.

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4 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post “Stamina, il Tar accoglie ricorso Vannoni contro nomina comitato scientifico”

Le staminali di Vannoni e di alcuni magistrati sono il Pacco. Le staminali della sen. Cattaneo e di altri magistrati sono il Contropacco.

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4 dicembre 2013

Blog de il Fatto

Commento al post di D. Pretini “Senatori a vita, Forza Italia fa rinviare la convalida: “Chiarire i loro meriti” “

Paragonare le nomine per merito al livello medio del Pdl è come paragonare B. a Bokassa e concludere che è un filantropo. Cambiano i personaggi, ma la telenovela continua, sotto la stessa regia. Elena Cattaneo non ha ottenuto risultati scientifici che possano essere definiti “altissimi meriti”. Ha però “meriti” politici: rappresenta il futuro dell’Italia, quello di un Paese de-industrializzato, in mano a potentati economici esteri, dove è centrale per l’economia la medicina, con le sue frodi, come quelle basate sulle promesse di resurrezione dei tessuti a struttura complessa mediate le staminali. Promesse tanto seducenti quanto assurde, e nocive per la tutela della salute. Come senatrice a vita, sganciata dal controllo popolare, potrà operare in tale senso; tra gli applausi degli astuti italiani che pensano che la Cattaneo li farà vivere 100 anni, così come hanno pensato che B. li avrebbe arricchiti.

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18 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Gianbartolomei “Stamina, Davide Vannoni patteggia condanna a un anno e dieci mesi”

Parlare di “trionfo della scienza” perché finalmente si sono fermati soggetti “in divisa da ladro”, e gli è pure stato dato un paterno scappellotto, è come dare una cattedra di fisica per chiara fama a chi risponde “ma va la’ ” a quelli che credono che si possano piegare i cucchiai col pensiero. La corrotta ricerca biomedica ha bisogno di essere definita a contrario, non per i propri comportamenti e meriti, ma facendola apparire come baluardo all’oscurantismo; questo connubio teatrale, dopo tanto torpore, di “giustizia e scienza” appare piuttosto essere la manifestazione di una sotterranea intesa tra magistratura e grande business biomedico. Del resto lo Stato occupato dai corrotti si giova dall’essere definito non per la sua aderenza alla Costituzione, ma come l’opposto del terrorismo e della mafia; che quindi quando occorre aiuta sottobanco. Analogamente, prima di fare la faccia severa lo Stato ha permesso per molti anni a una volgare truffa di spacciare le sue assurdità ai malati e ai familiari. E – cosa perfino peggiore, ma che viene taciuta – di impiantare così nel pubblico aspettative false ma sentite sulla cura delle malattie; di rendere “regnant social expectations” (Callahan) le promesse irrazionali della scienza ufficiale sulle staminali; a vantaggio di quegli affari illeciti, troppo grandi e sofisticati per essere semplicemente definiti ciarlataneria, che i nostri magistrati, candidi come colombe, identificano con la “scienza”.

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14 aprile 2015
Blog de Il Fatto
Commento al post di Marco Bella “Sindone: quando la storia può essere rigorosa quanto la scienza”

Vorrei chiedere agli storici e ai sociologi se la presenza della Sindone a Torino abbia influenzato l’esoterismo laico, cioè massonico, per il quale è nota questa città, stimolando, nello stesso campo del magico, del misterico, una reazione di segno opposto; o parzialmente contrario, dati i legami tra i due gruppi di potere. Es. l’importante museo egizio.
Questa “guerra tra maghi” mi sembrerebbe un paragone un poco più calzante del contrasto tra dibelliani e oncologia ufficiale, che non quello tra dibelliani e “autenticisti” uniti contro la Verità Scientifica avanzato da Marco Bella. Il cancro è una risorsa economica prima di essere un oggetto di studio scientifico. L’imponente scienza del cancro è una scienza debole, viziata dal “profit motive” e intrisa di fideismo scientista, che fa da paravento e strumento a enormi interessi economici. Una “scienza” che quanto ad applicazioni, cioè cure, con rare eccezioni gira a vuoto, o gira al contrario, in senso iatrogeno, e fa così ottenere guadagni sempre crescenti a danno dei pazienti. I progressi terapeutici reali sono modesti, e di cancro si continua a soffrire e morire. Una scienza che, come nel caso Stamina, si fa bella paragonandosi alla ciarlataneria e alla superstizione non potendo splendere di luce propria. Una “scienza” che, irrazionalmente, fa dei torti altrui le proprie ragioni.

@ Gianni Monroe. Vede il suo non è solo un arbitrario relativismo etico. E’ un relativismo epistemico, nell’interpretazione dei fatti. Ed è un “relativismo” coerente con la frode. Per lei l’establishment scientifico (Tomatis), che come è costume dei benpensanti lei chiama “comunità scientifica” è una forza buona che smaschera le vergogne. Invece i dati indicano che la sua forza buona è in forte conflitto di interesse, essendo condizionata dall’industria, e le vergogne contribuisce a crearle e a nasconderle. Non si dovrebbe contare sul buon cuore della “comunità scientifica” per impedire le stragi per frodi biomediche, delle quali casi come il Vioxx sono la parte visibile dell’iceberg, imponente e tuttavia minoritaria rispetto a ciò che non si vede. Affidare la custodia del pollaio alle volpi in termine tecnico si chiama “cattura normativa” (una delle finalità di quella tragedia e farsa del caso Stamina). La si può rivestire come fa lei con panni filosofici, di uno scetticismo sulle fondamenta, a suo dire elusive, dei principi per i quali es. non si può uccidere una persona per impossessarsi dei suoi beni; ma restano sofismi che danno forma estetica a sovrastrutture culturali che coprono forme di sfruttamento parecchio brutte.

Lei dà come entità primitive l’indifferenza dei valori morali, che non sarebbero che mere convenzioni sociali, e allo stesso tempo la “bellezza” della “comunità scientifica”, che ci proteggerebbe dalle frodi. La frode c’entra perché con questa “business ontology” così svergolata uno dei principali attori della frodi biomediche strutturali, l’establishment scientifico, viene posto in una posizione privilegiata di controllore delle frodi stesse. Così es. basta fare in modo, con la compiacenza e la partecipazione delle istituzioni dello Stato, che a Stamina, una banale frode che normalmente sarebbe durata 30 minuti, il tempo dell’arrivo del maresciallo dei CC, vengano invece fatte assumere dimensioni giganti, per poter presentare per contrasto una comunità scientifica corrotta come il baluardo contro la ciarlataneria; con magistrati come Guariniello e Santosuosso che come lei commentano inneggiando alla “scienza” quando dovrebbero controllarne gli abusi, coonestando una cattura normativa che è anche “deep capture” (Hanson e Yosifon), cioè cattura culturale.

Invece per me non c’è bisogno della filosofia per assumere che la medicina non deve nuocere al paziente a favore di chi la vende. E occorre prendere tristemente atto (v. Gotzsche, cit.) che la ricerca scientifica ai nostri giorni non è la cura, ma è parte della patogenesi. La volontà di rappresentare posizioni, interessi, e rapporti di forza senza infingimenti è già un orientarsi verso la soluzione.

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17 maggio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Epatite C: pm indaga sui fondi non ricevuti dalle Regioni per pagare farmaco”

Nella storia dell’epatite C è costante, fin dalla nascita, lo squilibrio tra l’esilità e le anomalie delle evidenze scientifiche da un lato e dall’altro la brillantissima performance economica, mediata da un massiccio uso del marketing e da straordinarie fortune politiche. Vi è già stato, in altri paesi, un ruolo determinante dei giuristi nella “costruzione della malattia tramite la legge”, è stato scritto a proposito della strana natura di questa entità nosologica. Il farmaco per il quale il PM Guariniello ora indaga per omissione di cure, “la cura da 1000 dollari a pillola” è così costoso da essere in grado, è stato osservato, di mandare in bancarotta l’intero sistema sanitario, e non solo quello italiano. Comunque stiano le cose sull’onestà dell’offerta di cure, e su eventuali complicità istituzionali, visto che questa azione giudiziaria incide così profondamente in campo politico, condizionando l’allocazione delle risorse pubbliche destinate al diritto alla tutela della salute, andrebbe chiesto al PM Guariniello, e agli altri magistrati che volessero emularlo, di presentare gli elementi sui quali basano l’assunto che il farmaco è appropriato ed efficace; e la convinzione che il farmaco sia così appropriato ed efficace che i termini del suo uso vadano imposti dalla magistratura.

@ Elisabetta Picchietti. Un conto è esigere dallo Stato la miglior tutela possibile della salute, un altro è accettare che questa richiesta venga orientata a favore degli interessi dell’industria e della finanza. IL PPI (patient and public involvement) è una strategia per la commercializzazione e la privatizzazione della medicina – dettata da istituzioni come l’OCSE, la Banca Mondiale, la UE – che contrariamente alle apparenze va contro gli interessi dei pazienti e del pubblico (Tritter J et al. Globalization, markets and healthcare policy. Routhledge, 2009.).

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20 giugno 2015

Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “Dalla Prima alla Seconda Repubblica in Italia”

In medicina è detto “never events” quel genere di errori che non dovrebbero accadere mai: amputare la gamba sana invece che quella in cancrena, somministrare a Tizio le cure destinate a Caio, lasciare un tampone nell’addome, etc. In campo politico e amministrativo ci sono never events che sono indice non di negligenza ma di dolo. E che si spiegano con la subordinazione dei poteri dello Stato a poteri economici sovranazionali. Es. l’avere lasciati indisturbati i black bloc a Genova [1].

E’ stato un never event anche l’aver fatto passare nel SSN e sui media, per anni, la ciarlatanesca e spudorata “terapia” Stamina, ignorando le pur tenui barriere “scientifiche”; e superando le barriere politiche, molto più robuste, per le quali se a politici, clero, polizia, magistrati non sta bene in Italia non si può neppure attraversare liberamente la strada. Un “errore” incredibile, che trova la sua spiegazione in un’operazione di marketing di magistratura, polizia, politica (non senza l’ombra dei sevizi) a favore del business biomedico [2]. In questi termini sono spiegabili anche altri interventi di magistratura e polizia, come la distruzione di Pantani [3] o l’intervento forte e tardivo sui veleni dell’ILVA [4]. Attualmente ci sono gli estremi per sostenere che abbiamo i CC e Guariniello (che il prof. Giannuli vorrebbe al Quirinale) che esercitando l’azione penale spingono a favore di quella che può essere la maggiore singola truffa a danno del contribuente e del cittadino, le terapie a colpi di centinaia di milioni di euro per l’epatite C.

Osservando questi fenomeni, sono giunto alla conclusione che in campo medico magistrati e forze di polizia operano, ancor più dei politici, a favore di interessi illeciti del business medico [5]. Una tesi che trova riscontro in quella di Giannuli per la quale la globalizzazione neo liberista comporta una “alleanza diretta tra il potere finanziario e gli apparati tecnici dello stato (polizia, magistratura, servizi segreti) e confina il potere politico ad una funzione meramente servente” in un “nuovo blocco storico che indichiamo come “l’alleanza tra la spada e la moneta” “.

Restano nascoste sotto alle concezioni ingenue e rassicuranti su medicina, magistrati e polizia le conseguenze negative dei servigi resi dalla penna e dal manganello a poteri che, paragonabili a organizzazioni mafiose [6], determinano come curare le malattie. Mentre la gravità delle conseguenze dovrebbe portare a identificare in questi rapporti patologici tra potere giudiziario e moneta medica un pericoloso focolaio di corruzione.

1 Fracassi F. G8 Gate. Alpine studio, 2011.
2 Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale. *
3 Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico. *
4 Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato. *
5 Nuove P2 e organi interni. *
6 Gotzsche P. Deadly Medicines and Organised Crime. Radcliffe, 2013.

*nel mio sito.

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25 agosto 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Morto dopo TSO: “Soldi non aveva patologie al cuore, morto per ipossia”. Titolo mutato in “Morto dopo Tso: “Soldi ucciso da ipossia dovuta a compressione del collo” dopo avere postato il commento

“Morto dopo TSO: “Soldi non aveva patologie al cuore, morto per ipossia”. “Quando si accerta la causa di morte, è importante ricordare che riportare il solo meccanismo di morte non è accettabile”. (Prahlow J. Forensic Pathology for Police, Death Investigators, Attorneys, and Forensic Scientists. Springer, 2010); ciò dovrebbe valere anche per la comunicazione al pubblico dei riscontri autoptici.

Si distingue tra “modalità di morte”: es. omicidio. “Causa della morte”: es. strozzamento; così si chiama la compressione del collo che l’omicida effettua senza ausili meccanici (con es. un laccio è strangolamento). “Meccanismo della morte”: es. la conseguente ipossia, cioè insufficiente apporto di ossigeno ai tessuti, che può a sua volta derivare da molteplici percorsi causali. I tre aspetti rappresentano una scala di crescente dettaglio sul piano biologico, che è utile o necessario percorrere nei due sensi per l’accertamento delle responsabilità.

L’enfasi sul meccanismo di morte può venire utilizzata per annacquare le responsabilità, secondo la tattica, frequente sia in medicina che in campo giudiziario, dell’esibire una precisione tecnica per ridurre l’accuratezza sostanziale. Es. “ipossia” o “anemia cerebrale acuta” (in grassetto nell’articolo) suonano meglio che “strozzamento”; e prospettano le acrobatiche scappatoie patogenetiche la cui sussiegosa costruzione è prevista nella licenza di illegalità rilasciata ad alcune categorie, come le forze di polizia o gli psichiatri.

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24 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Raffaele Guariniello, il pool su lavoro e salute continua senza di lui. Spataro apre bando per coordinatore”

Il 5 dicembre scorso a un convegno con Guariniello un magistrato ha paragonato gli inquinatori a chi intossica gli altri fumando in ascensore. Il fumo è un importante agente cancerogeno per chi fuma; occorre riflettere sul perché chi lo dimostrò, Doll, sia stato lautamente pagato sottobanco per 20 anni dall’industria chimica. Il fumo passivo invece appare essere un rischio gonfiato (Penston, Stats.con). Così si addossano su un solo cancerogeno anche colpe non sue, distogliendo dagli altri; mostrando solo il fumo si scarica la responsabilità sul pubblico (il cancro colpa dei “lifestyles”). Si contribuisce alla paura che spingerà verso il controverso screening per il cancro del polmone, che può divenire una forma legalizzata di ciò che Brega Massone ha fatto in maniera spudorata.

Occupandosi di salute un magistrato può ottenere insieme la gratitudine di potenti interessi illeciti e il plauso del pubblico. Se volesse farlo sine spe avrebbe vita dura. Dovrebbe essere consapevole del rischio di strumentalizzazione; di come reti patogene complesse possono paradossalmente essere mantenute e aggravate considerando ed esagerando solo alcuni dei nodi (o inventandone); che a lanciare l’allarme solo su Scilla, l’inquinamento, si spinge la gente nella Cariddi delle sovradiagnosi. Che vi sono sforzi per ottenere la “cattura normativa” da parte di grandi interessi, e anche la “deep capture”, la cattura culturale, così che chi controlla finisce per lavorare per il controllato.

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3 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Fabbretti “Omicidio Bruno Caccia, perché dopo 33 anni manca ancora la verità”

Forse alcuni omicidi eccellenti hanno avuto, al di là dei moventi contingenti, al di là della criminalità che ha fornito gli esecutori, una funzione politica di “pulizia antropologica”: sono serviti a marcare come proibiti alcuni tipi umani. Nel capitalismo alcuni tipi umani, tra i quali il magistrato integerrimo, sono un’anomalia sistemica e non devono esistere, ha scritto Castoriadis. Il fatto che dopo 33 anni “manchi ancora la verità” da parte di quelli che dovrebbero essere i colleghi di Caccia sembra confermare che uccidendolo sia stata soffocata una varietà rara, una autentica diversità antropologica, impedendo che si riproducesse con l’esempio e l’insegnamento.

Commento al post “Roma, Guariniello possibile capo gabinetto di Raggi: “Sto decidendo””

Guariniello e i 5S hanno in comune due tratti congiunti. Da un lato non sono compromessi col generale mangia-mangia casareccio, e hanno qualche merito nel contrastarlo. Dall’altro tendono a perorare cause che sembrano progressiste e invece finiscono puntualmente per favorire i poteri forti più potenti. I 5S hanno appoggiato Stamina, Guariniello, molto lentamente, l’ha contrastata. Il duetto tra i due cori, durato anni, ha costituito una mega-propaganda a beneficio delle staminali ufficiali (v. “Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale”).

Choosy, marchesini e figli di. La differenza tra meritocrazia e merito

10 dicembre 2012

Appello al Popolo

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Il merito, qualunque genere di merito, non esiste altro che per convenzione. (…) Che merito ha la mosca di avere sei zampe là dove il ragno ne ha otto? Maffeo Pantaleoni, Erotemi, 1925.

Il metro di valutazione [nel settore primario e secondario], per l’operaio e per il contadino, è facile, quantitativo: se la fabbrica sforna tanti pezzi l’ora, se il podere rende. (…) Nei nostri mestieri [terziari] è diverso, non ci sono metri di valutazione quantitativa. (…) Come si può valutare un prete, un pubblicitario, un PRM? (….) No, non abbiamo altro metro se non la capacità di ciascuno di restare a galla, e di salire più su, insomma di diventare vescovo. In altre parole, a chi scelga una professione terziaria o quartaria occorrono doti di tipo politico. La politica, come tutti sanno, ha cessato da molto tempo di essere scienza del buon governo ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere. L. Bianciardi, La Vita Agra.

La trasformazione dell’Italia in un Paese “ordinato secondo i criteri del merito e della gerarchia” “per l’esclusivo bene del popolo”. Licio Gelli

Ci si dovrebbe guardare dal predicare ai giovani, come scopo della vita, il successo (…) Infatti un uomo che ha avuto successo è colui che molto riceve dai sui simili, incomparabilmente di più di quanto gli sarebbe dovuto per servigi da lui resi a costoro. Il valore di un uomo, tuttavia, si dovrebbe giudicare da ciò che egli dà e non da ciò che egli riceve. A. Einstein

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Secondo il governo, i problemi del lavoro sono le pretese dei giovani, che si devono mettere in testa che la stabilità del lavoro è finita, che essere disoccupati è normale, che accettare qualsiasi condizione è doveroso. Per ribadire ciò, ai giovanotti è stato fatto osservare che sono sfigati (Martone), fermi al posto fisso (Cancellieri), choosy (Fornero), e ora viziatelli troppo abituati a cercare vie dorate sempre secondo il Ministro del Lavoro, delle Politiche Sociali e delle Pari Opportunità Elsa Fornero, che ha preso a cuore questa campagna di moralizzazione. E’ come ne “Il marchese del Grillo”, ma non solo per la battuta famosa; anche per la scena dove il marchese, nel suo palazzo, stanco di lanciare frutta agli accattoni postulanti al cancello, comincia a tirargli pigne: non è che quegli italiani che hanno accettato il sistema clientelare non si meritino di essere presi a pesci in faccia dai politici, ora che i nodi stanno venendo al pettine.

E non è che non ci sia una non trascurabile parte di verità nelle accuse; ma la parte più veritiera sta proprio sullo stesso pulpito dal quale proviene la predica. Per il sottosegretario Martone gli studenti che a 28 anni non si sono ancora laureati sono sfigati; nessuna precisazione sulle diverse tipologie di fuoricorso. L’università di massa amplifica il fenomeno sociale indicato da Medawar – e prima di lui da Salvemini – nel quale alcuni vengono istruiti al di sopra della loro intelligenza; ma un sottosegretario di Stato che si esprime con tale rozza albagia mostra di essere anche lui un “pompato”, in questo non diverso da chi presume troppo di sé percorrendo un corso di studi per i quali non è adatto. Martone è divenuto ordinario a 29 anni, ma per il rotto della cuffia, con un concorso più simile all’esame di uno sfigato raccomandato al quale i professori non mancano di fare notare che il 18 gli viene regalato, che all’abbraccio a un “giovane maestro” (Martone e il concorso (non-sfigato), Il Fatto, 25 gen 2012). E’ figlio di un alto magistrato che tra gli incarichi accumulati ha avuto quello di presidente dell’ANM, l’associazione di categoria dei magistrati, una casta tra le più forti, che vive ai piedi del trono. Il padre evidentemente ha insegnato al figlio il suum cuique tribuere: i modi ossequiosi sono per i potenti, quelli cortesi per gli altri gentiluomini di corte, mentre la plebe va trattata per quella che è.

Abbiamo poi il figlio del Ministro dell’Interno Cancellieri, Peluso, che ha ricevuto 3.6 milioni di euro per abbandonare una nave che sta affondando, della quale era ufficiale, cioè direttore finanziario, la Fondiaria assicurazioni. Una buonuscita di 3 annualità dopo 14 mesi di lavoro. Soffermarsi sulla notizia di questo trattamento potrebbe aiutarci a progredire nella comprensione dell’oscuro fenomeno dei prezzi esosi e sempre crescenti delle polizze per rc auto. Il figlio non è rimasto tuttavia disoccupato; Telecom, della quale conosciamo da utenti il culto dell’efficienza, si è subito accaparrata un manager che ha dimostrato di sapere generare denaro praticamente dal nulla. Solo i maligni direbbero che si tratta di un caso di “mamager”, con la “m” in mezzo. E sarebbe antipolitica fare illazioni su come questi cadeaux da parte di privati possano spingere la mamma a sdebitarsi, coi soldi nostri, quando siede al Viminale, o coi colleghi a Palazzo Chigi. Resta però la sensazione di essere presi tra due fuochi, tra “pubblico” della madre e il privato del figlio; tra le imposte e tasse con le quali il governo della mamma ci toglie denaro per darlo agli speculatori finanziari e i taglieggiamenti di aziende come quella del figlio.

La figlia della Fornero, giovane professoressa universitaria con 102 pubblicazioni. Sono tante; forse troppe. Un ricercatore anziano, quando da studente ero interno in un laboratorio, diceva che a lavorare bene di ricerche scientifiche di laboratorio non si riuscirebbe a pubblicarne più di una all’anno. Erwin Chargaff, nel lamentarsi dell’eccesso di pubblicazioni scientifiche (che è spinto anche dalle case editrici) osservò che il ricercatore in carriera pubblica molto ma metà di ciò che pubblica è robaccia; solo che non si capisce quale metà. Alcune università USA chiedono ai candidati ai posti di professore di presentare soltanto le loro principali 5 o 10 pubblicazioni.

La figlia invece ha invece scelto la via italiana delle pubblicazioni a palate; e, di riflesso, il costume italiano di affollare le pubblicazioni di autori. Una volta un avvocato, abituato a vedere il figlio che pubblicava come autore unico, osservò che le pubblicazioni presentate dagli altri candidati a un concorso pubblico per assistente ospedaliero più che titoli di merito scientifico erano attestati di iscrizione a cooperative: per fare una cooperativa occorrevano allora almeno 9 persone, e le pubblicazioni che si presentano ai concorsi spesso hanno elenchi degli autori chilometrici. Forse il numero sufficiente a fondare una cooperativa stabilito nel Codice Civile fino al 2001 potrebbe essere preso come livello di guardia, almeno in campo universitario, nella valutazione dei titoli esibiti da chi vuole dimostrare la propria eminenza intellettuale. A meno di non cominciare ad assegnare cattedre a cooperative di ricercatori invece che a singoli.

Le pubblicazioni in cooperativa possono essere segno di vari vizi che dovrebbero essere incompatibili con la posizione di professore universitario; tra i quali il conformismo. Le due professioni inamovibili, magistrato e professore universitario, non dovrebbero essere occupate da conformisti. Calamandrei ha scritto che il conformismo è la peggiore sciagura per i magistrati. I magistrati, in particolare quelli di Magistratura Democratica, hanno illustrato con esaustiva precisione come la meritocrazia applicata alle promozioni dei magistrati possa divenire strumento di controllo politico; sull’abuso delle valutazioni da parte dei poteri forti a fini di discriminazione in altre professioni hanno un atteggiamento molto più aperto, e perfino collaborativo.

Per i professori, valgono le parole che Brecht ha messo in bocca a Galilei: “Non credo che la pratica della scienza possa essere disgiunta dal coraggio. (…). Se gli uomini di scienza non reagiscono all’intimidazione dei potenti egoisti e si limitano ad accumulare sapere per sapere, la scienza può rimanere fiaccata per sempre, e ogni nuova macchina non sarà fonte che di triboli per l’uomo. (…) [Con scienziati conformisti] il massimo in cui si può sperare è una progenie di gnomi inventivi, pronti a farsi assoldare per qualsiasi scopo”. In tutti i campi, la differenza tra il conformismo e la ruffianeria verso il potere può facilmente annullarsi. Questo brano da La Vita di Galilei andrebbe citato quando gli scienziati piagnucolano di subire le persecuzioni di Galilei essendosi comportati nel modo per il quale i membri della Commissione Grandi Rischi sono stati condannati in primo grado.

Le 102 pubblicazioni su Pubmed della scienziata che ha avuto la fortuna di essere figlia della severa ma giusta castigatrice dei costumi hanno in media 10.4 autori (deviazione standard 5.9); sembra che in questo la brillante rampolla dell’elite sia stata democratica, e anzi collettivista, avendo seguito la via della mutualità. Es. l’articolo più recente, novembre 2012, riporta gli autori: D’Arena, Gemei, Luciano, D’Auria, Deaglio, Statuto, Bianchino, Grieco, Mansueto, Guariglia, Pietrantuono, Martorelli, Villani, Del Vecchio e Musto. La spiegazione consueta è che l’elevato numero di articoli e l’elevato numero di autori sono un riflesso della complessità e quindi dell’alto valore della ricerca, oggi che la ricerca non è più la scienza ottocentesca dei pochi scienziati solitari etc. Ma il cittadino potrebbe allora chiedere su quale criterio è stata, così speditamente, assegnata una tenured professorship, finanziata con denaro pubblico, a una delle tante formichine della ricerca moderna. L’interpellata ha risposto agli attacchi che per lei parla il curriculum; il quale è un elenco di riconoscimenti, ma è opaco rispetto il merito; sarebbe meglio indicasse quali vittorie scientifiche le hanno fatto compiere una rapida carriera da tenente a generale come nell’esercito napoleonico, dove c’era il bastone di maresciallo nello zaino di ogni soldato.

Da quello che ho trovato, la ricercatrice è stata coautrice di pubblicazioni “dalle quali si evince un notevole apporto personale”; non dice di più il giudizio di idoneità per il posto di professore associato, che ha conseguito presso la Facoltà di psicologia dell’Università di Chieti-Pescara. All’Università di Torino, l’università del cui corpo docente fanno parte i genitori, è arrivata essendovi chiamata; dalla facoltà di medicina. Il presidente della commissione che ha stilato il giudizio in Abruzzo, Piazza, genetista di alto livello, è lo stesso professore di Torino nel cui dipartimento la studiosa è rimbalzata, come una palla che va in buca dopo un preciso tiro di sponda.

Che cosa ha scoperto, cosa ha fatto personalmente, di così notevole da convincere addirittura l’università italiana, che negò una cattedra anche a Rubbia, a ritenere che occorresse farla professore al più presto? E’ curioso come beneficiati e difensori della meritocrazia siano restii a entrare nel merito circa i meriti riconosciuti. Usano invece esibire quelli che sono considerati gli indicatori del merito, come il CV e la lista delle pubblicazioni. E’ la medesima filosofia concettuale dei markers clinici, indicatori predittivi, diagnostici, prognostici e terapeutici; che è un’altra disgrazia sotto mentite spoglie che sta per abbattersi sull’ignara popolazione, sui malati e sui sani. Sta per prendere il posto, o per affiancarsi, a quella degli screening di massa; probabilmente una disgrazia ancora peggiore. Non si considera più la realtà, ma ciò che si stabilisce siano i segni della realtà. La medicina, come le regole del merito, si semiotizza. Non è difficile comprendere quali occasioni di frode offra il passaggio dalle cose ai segni delle cose; anche senza citare U. Eco, che dice che la semiotica, la scienza dei segni, è la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato per mentire.

Le pubblicazioni della ricercatrice mostrano che ha partecipato a lavori di equipe sulla caratterizzazione di alcuni recettori di membrana, tra i tanti presenti sulla superficie dei leucociti; molecole come le tante altre alle quali la ricerca si sta sforzando di appiccicare il più possibile, senza lasciarsi impressionare dalla realtà, valore clinico, e quindi valore economico, facendole considerare dei markers clinici o dei recettori per farmaci immunologici. La ricerca alla quale la figlia si è aggregata è rigorosamente mainstream, è sull’asse centrale del fiume, dove la corrente è più veloce. Ed è una minuscola tessera della rivoluzione semiotica in corso nella biomedicina, una fase di evoluzione di una medicina fraudolenta e sfruttatrice; ma non sono sicuro che questo la professoressa Silvia Deaglio lo sappia; e non credo che se lo sapesse sarebbe così choosy da evitare nel suo lavoro di collaborare al disegno generale, o di contrastarlo.

La Deaglio ha raggiunto la posizione di professore universitario occupandosi di ricerche tali da non permetterle, neppure una sola volta su 102 pubblicazioni, di pubblicare da sola, di fare sentire la sua voce da solista invece di cantare nel coro. Penso si possa escludere che la figlia della Fornero sia capace di produrre a getto continuo idee che mobilitano all’istante dozzine e dozzine di ricercatori, come si potrebbe ingenuamente evincere dall’elenco dei suoi articoli, e dalla posizione accademica ottenuta; un portento che al confronto un’altra coppia di accademiche madre-figlia, Maria e Irene Curie, sembrerebbero due mezze calzette. Anzi, dato che entrambi i genitori della genetista sono anch’essi professori universitari il confronto andrebbe fatto con il trio Curie, includendo il marito e padre Pierre Curie; tutti e tre premi Nobel di indiscutibile valore. Anche il marito di Irene ottenne un meritato Nobel; a riprova che, ovviamente, sono possibili cluster familiari legittimi; ma da non confondere con le cliques familistiche. Si è fatto osservare, a difesa della giovane, che i genitori sono cattedratici in campi diversi, insegnando a economia. Ma la differenza è minore di quanto si possa pensare; la biomedicina è ormai una branca dell’economia; e non dell’economia pulita.

Oggi i risultati delle sperimentazioni biomediche sono regolarmente seguiti sul Wall Street Journal, avendo ripercussioni sui titoli in Borsa. In USA i ricercatori da tempo vengono indagati per insider trading; di recente la Security and Exchanges Commission, la Consob statunitense, ha comunicato che l’FBI ha arrestato per insider trading un neurologo che sperimentava un farmaco per l’Alzheimer. Del resto la studiosa si occupa di un recettore sul quale si sta sviluppando un farmaco che probabilmente, se approvato, come altri farmaci oncologici della sua classe sarà inutile al paziente, senza essere innocuo; ma che gli analisti finanziari prevedono già che, efficace o no, genererà fatturati miliardari, avendo già reso decine di milioni di dollari per la vendita della licenza. Le ricerche della figlia inoltre ricevono finanziamenti anche da una banca; ad essere picky, la stessa dove la mamma è stata vicepresidente; ma ciò non dovrebbe distrarre dagli stretti rapporti tra banche e business biomedico.

Sul tema del rapporto tra ricerca biomedica e denaro può dire qualcosa anche Barbara Ensoli, una dei tanti coautori della figlia della Fornero, anche lei con una lista di pubblicazioni sia lunga che larga su riviste prestigiose. La Ensoli, ricercatrice di successo come la figlia della Fornero, e anche di più, ha ottenuto decine di milioni di finanziamenti pubblici per una ricerca sullo sviluppo di un vaccino antiAIDS che si sta rivelando un colossale fallimento; secondo Agnoletto, che auspica l’intervento della magistratura, il prevedibile fallimento di una ricerca fine a sé stessa, cioè fine ai finanziamenti; ma che, come mostrano anche le migliaia di citazioni dei suoi articoli, ha creato un volume di affari, dando lavoro, lavoro scientifico prestigioso, ad un largo giro di persone; inclusi alcuni familiari della Ensoli.

La denuncia di Agnoletto è appoggiata da Robert Gallo, che ha scritto la prefazione al libro di Agnoletto “AIDS, lo scandalo del vaccino italiano” (Feltrinelli). Agnoletto ha riportato sul sito di Grillo che Gallo ha ritenuto fin dall’inizio privo “di un grammo di logica e di dati” il presupposto della sperimentazione cominciata 15 anni prima dalla Ensoli. Coloro che a suo tempo valutarono il merito del progetto non se ne accorsero? E’ interessante che Grillo, che si è fatto la fama di antisistema anche schierandosi contro l’establishment dell’AIDS, diffondendo la denuncia di Agnoletto ora si trovi dalla parte del numero uno di quell’establishment, Gallo; il quale a sua volta fu accusato di misconduct, in pratica di furto, sulla identificazione dell’HIV come agente dell’AIDS, e sul relativo brevetto. Fu assolto dopo un accordo tra Reagan e Chirac. Duesberg, che nega la validità della scoperta della quale Gallo si è appropriato, ha commentato che Gallo, ottenuta visibilità in questo modo, ha attirato nel campo dell’AIDS una scia di ricercatori carrieristi; anche perché dal giorno del proclama di Gallo sull’avere isolato il virus dell’AIDS, il plagio di un falso, i finanziamenti governativi USA divennero abbondanti per chi seguiva quella linea e si chiusero per gli altri. La Ensoli ha lavorato per 12 anni nel laboratorio di Gallo, nella mecca della ricerca biomedica, i National Institutes of Health di Bethesda; lì ha imparato come rubare agli dei il fuoco per darlo all’umanità. Sembra l’intreccio di una soap opera o il retroscena di un congresso della vecchia DC, ma questi sono gli esponenti di punta di un settore di ricerca di punta, la creme de la creme; un esempio del distillato ottenibile con le dure regole meritocratiche vigenti nella “comunità scientifica” internazionale.

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“Meritocrazia” è in realtà la parodia liberista del merito. Nei paesi anglosassoni significa che il potere fa in modo che il posto vada al più adatto, indipendentemente – o quasi – da rapporti o interessi personali. Indipendentemente, va notato, da valutazioni etiche, per come le si intende comunemente. Ma non indipendentemente da valutazioni politiche. Diversi incarichi vanno effettivamente ai migliori nel senso alto della parola; ma, nei campi dove corrono grandi interessi, come la medicina, anche se occorre un posto di professore per una manipolazione ideologica, per una frode concettuale o materiale, per mantenere uno stato di cose iniquo ma generatore di immensi profitti, anche in questo caso si sceglie effettivamente il più adatto a tale scopo; il più intelligente, preparato, creativo, infaticabile, amorale, servile, falso e spregiudicato; anche se è uno sconosciuto senza appoggi appena arrivato dall’altra parte del mondo.

Nella mia esperienza in USA, che ha incluso alcune delle stesse istituzioni dove si è perfezionata la figlia della Fornero (dove sono andato, e da dove sono tornato, in circostanze totalmente diverse), nel corpo docente, che includeva alcuni italiani, pur tra lotte e intrighi accademici erano assenti quei grossolani casi di raccomandazioni filiali così frequenti da noi; tranne che per un caso, “the glaring exception” commentò una collega inglese mentre parlavamo delle differenze tra Europa e USA. Era il direttore di un dipartimento di un’istituzione for profit affiliata; il quale, come è tipico di tanti raccomandati, forse per reazione alle chiacchiere sul suo conto, o perché non avendo conosciuto la fatica non la rispettava, e per ottenere come poteva il rispetto che ai suoi colleghi veniva tributato per le loro capacità, era anche il più “cattivo” e temuto dagli specializzandi.

C’erano invece tra i visitatori dall’estero italiani figli di genitori influenti, a volte figli di baroni universitari; persone di capacità normali, senza infamia e senza lode, non particolarmente portate per la ricerca né appassionate, che facevano il loro stage per formare i titoli previsti per il rilascio del posto sotto casa che gli era tenuto in caldo in Italia. E che avrebbero docilmente diffuso, a volte dall’alto di qualche cattedra, gli insegnamenti di stampo liberista al loro ritorno in patria; una tecnica di conquista economica descritta da Naomi Klein in “Shock Economy”. Il libro della Klein mostra che è una tecnica che storicamente fa parte di un insieme che ha compreso l’assassinio, nei giorni successivi al golpe in Cile dell’11 settembre 1973, degli altri medici che con Allende avevano attuato la sovranità sanitaria nel loro Paese, puntando su una medicina sociale e abbattendo l’importazione e il consumo di farmaci; e quindi i profitti delle multinazionali farmaceutiche. Il New England Journal of Medicine, la cui direzione era a pochi passi dai centri di Harvard per i quali sia la figlia della Fornero sia io siamo passati, pubblicò un editoriale che in pratica dice che quei medici se l’erano cercata (Jonsen et al., 1974; a commento di un articolo sulla stessa rivista che aveva illustrato i meriti del sistema sanitario socialista smantellato da Pinochet). Editoriale intitolato “Doctors in politics: a lesson from Chile”.

La meritocrazia liberista, dove il merito è stabilito dall’alto, può comportare anche l’eliminazione attiva, in modi diversi, di soggetti non graditi, “immeritevoli” rispetto alla hidden agenda. Discriminandoli e delegittimandoli; fino all’assassinio morale, facendoli figurare come elementi indegni, professionalmente e moralmente. Nei casi più molesti e pervicaci, magari come soggetti mentalmente disturbati; magari come potenziali terroristi [1]. Si trascura che in Italia quei poteri che vogliono la meritocrazia hanno ottenuto una selezione della classe dirigente; tramite l’eliminazione fisica di soggetti altamente meritevoli, o eccezionali, che avremmo dovuto tenerci stretti; usando i servizi e i terroristi come longa manus; e tramite le “lezioni” che le uccisioni costituiscono, facendo leva sul nostro individualismo di povera gente. Mentre sono stati aiutati altri soggetti, che è stato calamitoso avere nei posti di comando e che invece abbiamo accettato, spesso festosamente; fino ai governanti di oggi, nominati d’imperio, che, come ci meritiamo, ci sbeffeggiano mentre ci vendono.

Nei vari centri USA che ho conosciuto non ho trovato figli di madri famose o di genitori influenti tra i docenti, ma il comportamento di diversi di loro portava al contrario a pensare che fossero, metaforicamente, figli di madre ignota; tecnicamente bravi e quindi pericolosi. Nelle università e nei centri di ricerca statunitensi dove ci si occupa di ricerche finalizzate al profitto – il modello verso il quale l’università italiana sta strisciando – è comune la figura dello scienziato selezionato in base al merito strumentale, che è sia bravo, sia un ragguardevole “figlio di …”, il cui accesso alla direzione della ricerca ad elevato valore pubblico dovrebbe essere sconsigliato per ragioni di salute pubblica. Può darsi che al successo che il finanziere Sindona riscosse in USA, dove tenne anche conferenze in importanti università, abbiano contribuito le sue capacità di problem-solving matematico, che si dice fossero non comuni.

Il merito strumentale, la selezione del personale che non è ad personam, ma persegue un forma di efficienza per soddisfare un diverso calcolo egoistico, noi provinciali li scambiamo per equità, favoleggiando degli USA e di altri paesi come dell’Eldorado della Giustizia Lavorativa. E siamo pronti ad applaudire e ad indignarci per i nostos, i ritorni dei “cervelli in fuga” [2]; che a volte dovrebbero invece fare ricordare le conseguenze sull’Italia del rimpatrio di Lucky Luciano e degli altri indesiderati dagli USA negli anni ’50, perché sono utilizzati come strumento di colonizzazione, per l’introduzione di prodotti commerciali o di ideologie funzionali al business.

Da noi siamo agli inizi; l’antico malcostume si fonde col nuovo in ibridi grotteschi. La “meritocrazia” da noi attualmente non è neppure merito strumentale, ma la caricatura del merito. In essa il successo dovrebbe essere funzione del talento e di altre doti; in realtà vale la funzione inversa. Prescrive formalmente la regola che si va avanti se si è bravi; ma funziona in realtà secondo la regola che se si è avanti allora vuol dire che si è bravi. Non sempre naturalmente, ma spesso sono altri i determinanti effettivi del successo. E vale l’opposto: se si è discriminati si è dei perdenti, degli sfigati tanto presuntuosi quanto inetti; il danno e lo stigma.

Sul piano politico, da noi oggi meritocrazia non vuol dire come dice l’etimologia “il governo di chi merita”, ma che chi comanda va considerato il più meritevole. L’ultima posizione che ricordo della sinistra istituzionale contro la meritocrazia è quella di un articolo di Bruno Trentin sull’Unità del 13 lug 2006, “A proposito di merito”, dove si analizza sul piano storico la meritocrazia e la si riconosce come uno strumento del potere, concludendo che il concetto di merito sul lavoro è divenuto sinonimo di obbedienza. Già nell’Unità del 22 gen 2007 si leggeva un articolo dal seguente incipit: “Meritocrazia. E’ racchiusa in una parola la rivoluzione che Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca, racconta in videochat ai lettori de L’Unità, intervistato dal direttore Antonio Padellaro”. Un altro punto sul quale la “sinistra” si è trovata d’accordo con Berlusconi, che si è espresso anche lui sulla necessità di introdurre la meritocrazia nell’università; e che ha portato esempi pratici alle donne in cerca di fortuna di come se sono brave possono aggiungere il laticlavio al loro guardaroba.

E’ una riedizione della vecchia storia che la posizione sulla scala sociale sarebbe determinata dalle capacità intellettuali. Ora possono cadere le maschere, e si ravvivano forme di classismo che non si erano mai spente. In risposta a Fornero e c. , coloro ai quali viene riconosciuto alto ingegno per il loro alto lignaggio potrebbero essere chiamati marchesini, dalla poesia del Belli:

A dì trenta settembre il marchesino,
D’alto ingegno perché d’alto lignaggio,
Diè nel castello avito il suo gran saggio,
Di toscan, di francese e di latino.

Ritto all’ombra di un feudal baldacchino,
Con ferma voce e signoril coraggio,
Senza libri provò che paggio e maggio
Scrivonsi con due g come cugino.

Quinci, passando al gallico idïoma,
Fe’ noto che jambon vuol dir prosciutto,
E Rome è una città simile a Roma.

E finalmente il marchesino Eufemio,
Latinizzando esercito distrutto,
Disse exercitus lardi, ed ebbe il premio.

(Il saggio del marchesino Eufemio, 1834)

Le espressioni sprezzanti verso i giovani, ai quali è stata tolta la prospettiva di una vita serena e completa, lanciate da questo governo di servitorelli, di abusivi raccomandati dalla finanza internazionale, non sono che l’accentuazione di uno degli aspetti peggiori del tradizionale sistema della raccomandazione: i raccomandati e chi li sostiene hanno spesso un atteggiamento scostante e altezzoso, simile a quello dei rinnegati, coi quali hanno in comune necessità psicologiche di autogiustificazione, e coi quali a volte hanno anche qualche parentela morale. Un atteggiamento che vuole sottolineare una incolmabile differenza; come se chi sta in alto per privilegio e chi sta in basso per discriminazione appartenessero a due razze diverse, o addirittura a due diverse specie biologiche. Anche in questa concezione c’è a volte del vero; ma in termini diversi da quelli delle fantasie che si rapprendono nelle menti dei suprematisti nostrani.

Ho l’impressione che, così come le buffonate e le prostitute di Berlusconi sono state preparatorie alle misure del governo Monti, che al confronto sembra serio perché non fa avanspettacolo e non dà luogo a notizie da rivista del barbiere, parimenti la diffusione di questi scandaletti, di questi sketch che farebbero ridere se non ci danneggiassero, servirà a introdurre una maggiore quota di merito strumentale, che sembrerà merito vero rispetto al nepotismo.

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La meritocrazia è un modo col quale il potere ordina gerarchicamente la società. Non solo la ordina stabilendo gerarchie, ma la “pettina”: orienta i singoli verso il potere, verso il suo benevolo giudizio; così come “le freccette”, i vettori, di un campo di forze attrattivo puntano tutti, dalle loro diverse posizioni, a un centro di attrazione fisso. In ciò non solo è antidemocratica, ma corrode il popolo stesso, atomizzandolo, trasformandolo da comunità di soggetti che interagiscono in una massa di individui o di frammenti eterodiretti. Per non parlare degli effetti sull’entità che brulica sotto il belletto dell’espressione “comunità scientifica”.

Si possono distinguere due correnti, non separate, della meritocrazia; la “meritocrazia dei figli di” e la “meritocrazia dei marchesini” ne sono i rispettivi esempi paradigmatici. Una, misconosciuta, derivata dall’utilitarismo anglosassone, è quella che premia effettivamente una forma di merito, il merito strumentale. Nel merito strumentale sono i mezzi che giustificherebbero moralmente il fine. Per esso vale quanto osservato da D. Fisichella: “Ma si può immaginare una “competenza” così asettica da sfuggire sempre e comunque a ogni condizionamento dell’interesse? “Si può peccare per ignoranza” – osserva Vilfredo Pareto – “ma si può peccare per interesse. La competenza tecnica può fare evitare il primo male, ma non può nulla contro il secondo”. (…) l’esperienza dice che il mondo è pieno di scienziati e di intellettuali che si prostituiscono al potere e ne avallano tutte le abiezioni. Forse che costoro non sono corrotti perché sono competenti ?” [3]. Una meritocrazia che degenera sino a ricordare la scena, ne I Soliti Ignoti, della lezione tenuta da Totò, con una pacata verve professorale, sulla tecnica di scassinamento delle casseforti.

L’altra, che invece è ben nota, è quella del merito-grazia, un po’ calvinista e un po’ da Roma papalina, che taglia corto stabilendo che se uno ha successo è segno che è un predestinato, o che così vuole Dio che lo sa Lui quello che deve fare. In genere il potere vuole nei posti direttivi una quota sufficiente di un mix delle due varietà: “figli di” o altri portatori di merito strumentale, e marchesini o nobiltà di mestolo. Mentre sopravvalutiamo acriticamente il merito dei primi, i secondi ci appaiono, dal nostro punto di vista, come dei privilegiati; ma non va dimenticato che sono allo stesso tempo dei clientes, per quanto d’alto bordo; sono lì per dire sempre yes.

Si parla così tanto di meritocrazia, e dei complessi metodi che consentirebbero misure quantitative del merito, che ci stiamo scordando cosa è il merito, nella sua essenza classica, non distorta da ideologie politiche. Il merito non è quello degli esempi dei casi di ricercatori contemporanei e altre persone di successo esaminati qui. Non è neppure identificabile con genuine capacità intellettuali né con le abilità umane nelle loro varie declinazioni: già Aristotele nell’Etica Nicomachea osserva che “l’incontinenza”, la mancanza di saggezza, è compatibile con la scienza; e che tale mancanza di saggezza è compatibile anche con l’abilità. La scienza e l’abilità infatti prescindono dal fine buono. Mentre la saggezza è “la capacità di congiungere una premessa universale concernente il fine buono con una premessa particolare concernente i mezzi adeguati ad esso” [4]. Questo è il migliore principio che conosco al quale conformare i criteri per valutare il merito delle attività intellettuali, o tentare una valutazione.

Come i meriti esaltati dalla meritocrazia, questo merito, il merito classico, è anch’esso frutto di un criterio convenzionale. Ma un criterio naturale; basato su elementi etici, principalmente quello dell’utilità per la comunità delle capacità della persona, delle sue qualità e di ciò che con esse produce o di ciò che può produrre se gli viene consentito. Un merito che ci si può fare riconoscere portando la nostra povera merce non davanti alla ratio, a una razionalità che è bounded, limitata dati i nostri limiti cognitivi e limitata deliberatamente del potere. Ma davanti alla phronesis, la saggezza, nella quale la ratio è necessariamente ma solo parzialmente inclusa. Il merito rispetto alla capacità di usare mezzi particolari, e i corretti mezzi particolari, per un’utilità universale, come posto da Aristotele. Un criterio molto diverso da quello top-down, che discende dall’alto, che assegna il merito a capacità e doti che servono utilità particolari, non sempre lecite né sempre coerenti con l’utilità sociale: che è il criterio del merito strumentale, il massimo che l’ideologia della meritocrazia può offrire, quando non dà luogo a farse sguaiate e indecenti; o a pratiche di selezione tramite eliminazione delle quali è specialista Licio Gelli, e in generale la massoneria, che sono altri propugnatori della meritocrazia.

Il merito così inteso è una particolare forma di valutazione etica. Guarda ai vantaggi che le qualità dell’individuo offrono alla comunità. Non ci si dovrebbe vergognare di sostenere che il merito lavorativo va valutato secondo l’etica pubblica. Credo, a proposito del merito accademico, che sia da guardare con sospetto la produzione scientifica di quegli studiosi che la vantano dicendo che è “avalutativa”. Per diversi motivi. Intanto un conto è sforzarsi di essere oggettivi, un altro è riuscirci. Poi, la pretesa, comune a tante ideologie di diverso segno, di essere “scientifici” finge di non sapere che la teoria, inclusa la teoria politica, inevitabilmente permea di sé qualsiasi lavoro scientifico, accademico o intellettuale. Inoltre, la circostanza che un dato risultato sia oggettivo tende ad essere indebitamente usata come motivazione per imporre che il risultato non sia sottoposto a una valutazione delle sue valenze etiche, sociali ed economiche. Infine, oggi l’oggettività scientifica è piuttosto intersoggettività, accettazione da parte di altri soggetti, come ha mostrato Ellul. E’ accettazione tra pari, a cominciare dai professori universitari; gli effetti politici dei loro giudizi sono un’ulteriore ragione per la quale i professori dovrebbero essere selezionati nell’interesse del popolo; mentre spesso vengono nominati dall’alto, dai veri detentori della sovranità, e lavorano per loro.

Vi è anche chi sostiene che il merito non esiste, o che comunque tutti dovrebbero ricevere lo stesso trattamento. Questa posizione, che si sentiva ai tempi del ’68, ha il pregio di mostrare gli eccessi e le aberrazioni nel riconoscimento del merito e del suo compenso nella meritocrazia, e di come si manipoli il merito per eliminare quella pari dignità umana che va riconosciuta a tutti. Ma, considerando contro i fatti che tutti abbiano le stesse capacità, o che la società umana possa funzionare senza alcuna forma di compenso, di facilitazione o di garanzia in cambio del talento, dell’impegno e dell’assunzione di responsabilità utili alla società, è un’esagerazione di segno opposto che porta a sua volta, tramite il livellamento, a forme di discriminazione alla rovescia. Accettato che debba essere riconosciuto il merito, il passo successivo è prendere atto del problema del criterio. I criteri per la valutazione del merito e dei benefici da riconoscergli possono essere visti come algoritmi, dei quali possono essercene innumerevoli. Non procura nulla di buono ai più l’algoritmo della meritocrazia liberista che porta alle stelle alcuni, ai quali magari andrebbero posizioni molto più modeste, o che dovrebbero addirittura essere puniti, mentre all’estremo opposto incarica gli uffici affari riservati del Viminale di neutralizzare altri che avrebbero dei meriti ma secondo un diverso algoritmo, di carattere non gradito al potere.

La diade “particolare/universale” è un elemento chiave, oggi mortificato, per la valutazione del merito accademico e professionale (e che andrebbe recuperato anche in politica). Nel valutare il merito si deve porre attenzione a quali sono i reali destinatari dei vantaggi che produce. Ma la riduzione al particolare opera negativamente non solo sui fini ma anche al livello tecnico, quello dei mezzi. Spesso in medicina, col riduzionismo, si pretende che i risultati scientifici non solo siano immuni da valutazioni etiche sulle loro applicazioni, ma che siano adottati trascurando altri oggettivi aspetti materiali che modificherebbero o capovolgerebbero quel giudizio valoriale positivo che si dà per scontato. Mentre allargando la visuale, su un piano scientifico, divengono evidenti pecche gravi che dovrebbero impedire l’introduzione del ritrovato.

Invece l’oggettività puntiforme è il sigillo sacro che apre tutte le porte. Sono oggettive le statistiche per le quali il carcinoma del collo dell’utero è il secondo tumore più frequente nella popolazione femminile mondiale. E’ un dato che viene ripetuto dagli esperti e diffuso dai media, per propagandare il vaccino contro l’HPV, le cui basi sarebbe lungo criticare; ma il dato altrettanto oggettivo che in Italia, analogamente ad altri Paesi avanzati, questo tumore rappresenta solo lo 0.6% della mortalità per tumore tra le donne viene taciuto nel fare pubblicità al lucroso vaccino; al quale vanno così attenzione e risorse sproporzionate, nonostante che la sua efficacia nel prevenire il cancro non sia scientificamente dimostrata, e che sia prevista in grado non più che parziale dalle stesse fonti che lo hanno prodotto e approvato; e che vi siano ragioni biologiche per ritenere a priori che tale efficacia non possa essere che nulla – come per il vaccino antiHIV della Ensoli secondo Gallo, che però parla solo ora – secondo scienziati critici come Duesberg, che ha denunciato ciò prima che il vaccino antiHPV fosse sviluppato. Considerando questi elementi, i meriti del vaccino, di chi lo sviluppa e di chi lo promuove appaiono sotto una luce diversa.

Nella meritocrazia della biomedicina si riconosce come merito anche un merito che non solo è limitato al piano tecnico, ma che ha per oggetto informazioni tecniche che quando non sono false sono monche e distorte, ottenute usando lo stesso piano tecnico come un letto di Procuste. Si finisce così per riverire come meritori autentici illeciti o crimini; la cui copertura intellettuale è secondaria. Della definizione aristotelica andrebbe evidenziata la condizione che essa pone dell’adeguatezza tecnica dei mezzi, non meno di quella dell’universalità dei fini etici. Ci sono anche un’etica dei mezzi intellettuali, un’etica delle metodologie, un’etica della conoscenza, che sono state estromesse dalla giuria del merito.

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In USA c’è una comune espressione rivelatrice della cultura del lavoro nel liberismo: to become a success, diventare un successo. (C’è anche l’espressione rat race, per definire la corsa al successo lavorativo, e l’alienazione che provoca). Fanno credere alla gente che il successo sia tutto, per poi lasciarla ormai con un pugno di mosche. Il lavoro serve a sopravvivere; e il problema dei più, nonché sceglierlo, è di trovarne uno o conservarlo. Volendosi impegnare nell’ottenere una posizione di qualità, volendo investire nella carriera, o volendo resistere all’oppressione tramite il ricatto occupazionale, si potrebbe considerare l’opzione di essere choosy, anzi rigidi, guardando al merito del lavoro oltre che ai propri meriti. Rigidi verso sé stessi, non eccedendo i propri limiti, cioè cercando solo lavori nei quali si è certi di potere assolvere il dovere di essere competenti, attivi, e responsabili verso gli altri. E rigidi verso il mercato, escludendo lavori o compiti che comportano disvalori rispetto all’etica pubblica o individuale, a cominciare da quelli che li comportano occultamente; e rifiutando forme e prassi lavorative che non rispettano la dignità personale del lavoratore; mettendo così in mora il sistema. Per pagarsi questo lusso, che i figli di ministri non possono permettersi, occorre essere più easy, più accomodanti (ma non rinunciatari) sul resto, come le proprie aspirazioni, che spesso sono drogate dai messaggi di una società basata sui consumi. Non si diventerà big shots, pezzi da novanta, non si avrà vita facile, ma si resterà umani; e si contribuirà ad abbassare, verso il popolo, l’attuale baricentro della piramide sociale.

[1] Leopardi, Unabomber e altri eversori. https://menici60d15.wordpress.com/leopardi-unabomber-e-altri-eversori/

[2] Vendola e il nostos del professore. https://menici60d15.wordpress.com/2010/01/26/vendola-e-il-nostos-del-professore/

[3] D. Fisichella. L’altro potere. Tecnocrazia e gruppi di pressione. Laterza, 1997.

[4] Berti E. Aristotele. Sei, 1992.

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14 settembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di M.A. Mazzola “C’eravamo tanto Amato”. Censurato

Giuliano Amato e la meritocrazia mafiosa

@ m.l. audit. Grazie per la segnalazione del libro di Barrotta sulla meritocrazia. Segnalo il mio articolo “Choosy, marchesini e figli di. La differenza tra meritocrazia e merito”, reperibile su internet. Le capacità individuali vengono citate non solo in maniera distorta; le si cita solo quando fa comodo. In un ambiguo intervento sull’ineluttabilità della mafia (Mafia, Amato: ormai è diventata economia. ADN Kronos, 28 apr 2007) l’uomo per tutte le stagioni oggi messo a fare il giudice costituzionale, che allora reggeva gli Interni, ha affermato: “Noi possiamo decapitare la mafia, ma è un organismo che ha una capacità di riprodursi, che forse null’altro in Italia ha in egual misura”.

La mafia come l’Idra di Lerna, o come l’invertebrato che da lei prende il nome? Quando ghigliottinarono Lavoisier fu detto che era bastato un secondo per tagliare una testa come la sua, ma sarebbero occorsi cento anni per averne un’altra. Non è vero che è possibile rimpiazzare a ripetizione un capo in grado di condurre una cosca con un altro delinquente. Se si tolgono di mezzo gli ufficiali dell’esercito dei gangster, questo verrà sconfitto; se si vuole sconfiggerlo. Allo stesso modo, e lo stiamo vedendo, se si eliminano magistrati antimafia valenti e valorosi, non sarà facile sostituirli.

E questo può essere detto di tutte le altre attività di tipo dirigenziale o intellettuale. Quando conviene ai poteri che servono, i dr sottile sostituiscono l’ideologia del merito con visioni egualitaristiche della natura umana altrettanto mitologiche.

[Choosy, marchesini e figli di. La differenza tra meritocrazia e merito]

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4 dicembre 2013

Blog de il Fatto

Commento al post di D. Pretini “Senatori a vita, Forza Italia fa rinviare la convalida: “Chiarire i loro meriti”

Paragonare le nomine per merito al livello medio del Pdl è come paragonare B. a Bokassa e concludere che è un filantropo. Cambiano i personaggi, ma la telenovela continua, sotto la stessa regia. Elena Cattaneo non ha ottenuto risultati scientifici che possano essere definiti “altissimi meriti”. Ha però “meriti” politici: rappresenta il futuro dell’Italia, quello di un Paese de-industrializzato, in mano a potentati economici esteri, dove è centrale per l’economia la medicina, con le sue frodi, come quelle basate sulle promesse di resurrezione dei tessuti a struttura complessa mediate le staminali. Promesse tanto seducenti quanto assurde, e nocive per la tutela della salute. Come senatrice a vita, sganciata dal controllo popolare, potrà operare in tale senso; tra gli applausi degli astuti italiani che pensano che la Cattaneo li farà vivere 100 anni, così come hanno pensato che B. li avrebbe arricchiti.

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16 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Letta “Elkann e gli altri: il partito dei Bamboccioni”

Enrico Verga contrappone alle parole di Elkann, Martone, Fornero etc. sui giovani che sarebbero disoccupati per colpa loro una speranza in Renzi. Ma Renzi simboleggia un cambiamento gattopardesco, e probabilmente un peggioramento: una parziale transizione dai raccomandati ““marchesini”” ai raccomandati ““figli di””: v. ““Choosy, marchesini e figli di. La differenza tra meritocrazia e merito”,” reperibile su internet.

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12 febbraio 2015

Blog de il Fatto

Commento al post di E. Murgese ““Respinto a Medicina a Milano, oggi sono a Oxford. Il problema dell’Italia? I fondi”

La radioterapia è in uso dal 1896, e di cancro si continua a morire. Non è la strada giusta, e bisognerebbe cercare nuovi mezzi terapeutici. Invece si prevede una forte espansione della radioterapia in futuro; grazie agli “assetati di successo” come si definisce questo ricercatore, che pur essendo laureato in fisica non sembra avere presente il concetto di miglioramento asintotico di una terapia che ha limiti intrinseci di efficacia. E grazie alla superficialità del pubblico, che anziché appassionarsi a questi “Dagli Appennini alle Ande” dovrebbe badare al suo interesse es. in materia di cura del cancro, e guardare al merito delle ricerche, che non vanno necessariamente a suo vantaggio ma di sicuro vanno a vantaggio di interessi privati.

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25 settembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Giannuli “Meritocrazia”

Si ritiene che Michael Young, laburista, avesse intenti satirici nel coniare l’espressione “meritocrazia”; v. “L’inganno della meritocrazia” di M. Boarelli, in Lo straniero, aprile 2010. Quello che scrisse in senso ironico e beffardo è stato preso sul serio dai liberisti. Il tema si presta ad equivoci. Un altro è quello sui “figli di”. Occorre distinguere tra la meritocrazia dei figli di papà, frequente da noi, e la meritocrazia di stampo anglosassone dei figli di buona donna; v. “Choosy, marchesini e figli di. La differenza tra meritocrazia e merito”.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/12/10/choosy-marchesini-e-figli-di-la-differenza-tra-meritocrazia-e-merito/

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10 febbraio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di O. Lupacchini “Libertà, giustizia e merito si trovano solo nell’isola di Utopia”

Nicola Fusco. C’è anche chi ha avuto il coraggio di argomentare che questo stato di cose sia quello ottimale, per la prosperità di una società… avrà sicuramente letto “La favola delle api”…

@ Nicola Fusco. “Queste lucide analisi [di Mandeville, su una asserita dannosità delle virtù civiche] confermano il ruolo sovversivo che George Orwell attribuiva alla ‘common decency’. Spiegano anche perché tutti i poteri del secolo hanno dovuto unirsi in una nuova santa alleanza per liquidarla: la Sinistra e gli stalinisti attraverso l’intervento dello Stato, la Destra e i liberali attraverso il mercato, i fascisti per principio.” (Michea JC. L’insegnamento dell’ignoranza. Metauro, 2004).

La corruptio optimi nel liberismo: le linee guida cliniche e il decreto Balduzzi

21 ottobre 2012

Appello al popolo 21 ottobre 2012

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La barbarie è l’assenza di standard a cui appellarsi” (Ortega y Gasset)

Gli standard […] non riguardano tanto le abilità, o l’uniformità, quanto la ridefinizione dell’autonomia del paziente. In breve, riguardano la creazione di nuovi mondi” (S. Timmermans e M. Berg [1])

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E’ in discussione alle Camere il decreto-legge n 158 sul riordino della Sanità, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 214 del 13 settembre 2012, detto “decreto Balduzzi” dal nome del ministro della salute del governo Monti. Il decreto è stato criticato sotto vari profili, da voci che sono espressione degli interessi dei gruppi e corporazioni che siedono alla tavola della sanità. Non si discute invece di diversi punti del decreto che riguardano più direttamente il cittadino, essendo accomunati da due caratteristiche: appaiono agli occhi del pubblico come misure ragionevoli e utili, che migliorano la tutela della salute; invece costituiscono un pericolo per la salute e un danno economico, contenendo una carica iatrogena e provocando una indebita diversione di fondi pubblici a soggetti privati. Considero qui l’art. 3, dove definisce il rapporto tra responsabilità professionale del medico e linee guida cliniche. Altri punti del decreto che sembrano vantaggiosi per il cittadino ma sono svantaggiosi sono gli articoli sui farmaci innovativi, quello sulle prescrizioni off-label (che pare verrà cancellato), sulle “ludopatie” e sulle medicine alternative.

Art. 3 del decreto, comma 1: “Fermo restando il disposto dell’articolo 2236 del codice civile, nell’accertamento della colpa lieve nell’attivita’ dell’esercente le professioni sanitarie il giudice, ai sensi dell’articolo 1176 del codice civile, tiene conto in particolare dell’osservanza, nel caso concreto, delle linee guida e delle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica nazionale e internazionale.”

La norma “rende più serena l’attività del professionista sanitario”, ha commentato il ministro, e associazioni di categoria hanno riconosciuto che è un primo importante passo. Credo debba essere spiegato come invece dal punto di vista del pubblico la norma dovrebbe essere causa di preoccupazione. Discuto quindi le linee guida cliniche sotto il profilo medico e politico. La norma è stata più volte modificata, prima e dopo la pubblicazione del decreto, per il quale il governo si dice intenzionato a porre il voto di fiducia. Mentre pubblico questo commento la bozza di legge considera che il medico che si attiene alle linee guida non sarà punibile per colpa lieve in sede penale, ma sarà possibile chiedere i danni in sede civile, dove il magistrato dovrà tenere conto dell’aderenza alle linee guida. Le considerazioni, non tecniche, sugli aspetti giuridici sono pertanto rinviate a dopo che il Parlamento avrà deciso la forma definitiva e convertito il decreto in legge.

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1. L’utilità delle linee guida

In una delle intercettazioni di Brega Massone, il chirurgo della casa di cura S. Rita di Milano, una dottoressa gli fa osservare che ha operato un paziente per un piccolo nodulo polmonare senza attendere il controllo a tre mesi previsto dalle linee guida. In un’altra, Brega Massone incarica il collega Marco Pansera (nessun nesso, o meglio nessuna parentela con chi scrive, che è pure lui un altro dottor Pansera) di reperire delle linee guida per allegarle alla memoria difensiva. Questa apparente contraddizione illustra come le linee guida cliniche (LGC) [2,3] abbiano un carattere ambiguo e relativo. Il primo punto è prendere atto di tale ambivalenza. Non ci sono attualmente metodi formali che di per sé assicurino qualità ed onestà delle cure. Come è stato osservato [4] nella pratica le LGC possono essere benefiche per il paziente o altamente dannose e lo stesso si può dire della loro sostituzione col giudizio soggettivo del medico.

Che il medico nella pratica quotidiana non abbia libertà professionale assoluta ma segua determinati standard, e debba rispondere dei danni causati da deviazioni arbitrarie da tali standard, è un concetto sia persuasivo sia fondato. Le LGC sono uno degli aspetti principali del processo di standardizzazione della medicina. L’utilità dell’introduzione di forme di standardizzazione in medicina si può vedere da alcune fasi della sua storia [1]. Uno dei padri nobili è stato l’inglese Cochrane. Catturato dai tedeschi nella II Guerra mondiale, unico medico militare in un campo di prigionia con 20000 internati, osservò che dei prigionieri affidati alle sue cure ne morivano molti di meno di quanto egli si aspettasse dati la durezza delle condizioni e gli scarsi mezzi a disposizione. Dopo la guerra comparò la mortalità con quella di un secondo campo di prigionia; ne dedusse che gli interventi medici inappropriati possono causare più danno che l’assenza di cure. Nel 1972 pubblicò “Effectiveness and efficiency”, molto citato dai fautori delle LGC; ma spesso a sproposito, perché il libro contesta l’uso di pratiche mediche prive di reale efficacia, mentre oggi come si vedrà le LGC sono usate per trattare senza necessità decine di milioni di persone.

Si deve alla volontà di standardizzare la medicina per ragioni organizzative, e anche per ragioni commerciali, l’introduzione nel corso del Novecento della moderna cartella clinica, la cui utilità è palese (e che oggi sta venendo distorta con l’introduzione della cartella elettronica). Wennberg ha mostrato la necessità di standardizzazione per evitare l’effetto “Dr Knock” [5], evidenziando la sconcertante variazione geografica in USA nell’utilizzo di risorse mediche. Variazione correlata non alle necessità della popolazione, né alle caratteristiche urbane o rurali dell’area, ma all’offerta di servizi medici: dove c’erano più chirurghi i cittadini venivano operati molto più frequentemente; se in un’area era presente un centro specializzato, es. in angiografie, lì l’incidenza della relativa patologia, la cardiopatia ischemica da curare con bypass, si impennava. E’ impensabile una buona politica sanitaria che non si avvalga di forme di standardizzazione, inclusa la standardizzazione clinica. Un esempio attuale di LGC utili sono alcuni “bundles of care”, che sono delle checklist, delle liste di controllo, ma basate esclusivamente su evidenze scientifiche robuste [6], la cui applicazione nella pratica ospedaliera su presentazioni cliniche specifiche appare poter ridurre la mortalità [7] evitando dimenticanze ed errori.

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2. Linee guida mertoniane e linee guida commerciali

L’altro genitore della standardizzazione in medicina, la ricerca del profitto, è tanto dissoluto quanto il primo è virtuoso. La standardizzazione ha una natura prettamente industriale, tayloristica, ed economica, burocratico-contabile. L’economia si è impossessata della medicina, come settore altamente redditizio ed espandibile a dismisura. Come si vedrà le LGC sono uno strumento naturale per conformare la medicina al profitto. E’ notorio, è ammesso e discusso anche nelle sedi ufficiali, che le commissioni che preparano le LGC sono spesso composte o pesantemente infiltrate da esperti che sono emissari di interessi economici, dai quali gli esperti ricevono denaro, partecipazioni azionarie o altri benefici, e ai quali spesso devono la loro carriera [8]. Una corruzione che può riguardare anche i funzionari pubblici che sviluppano le LGC amministrative, in base alle quali lo Stato acquista ed eroga prodotti medici [9]. La contropartita ovviamente è il favorire il consumo dei prodotti degli “sponsor” (parola che in inglese significa anche “padrino”). Un caso che è emerso, quello dell’impegno e delle risorse investite dalla Eli Lilly per manomettere i bundles of care del trattamento dello shock settico allo scopo di imporre il suo farmaco Xigris, permette di vedere nel dettaglio come ciò avvenga [10].

Nel 2001 la FDA approvò lo Xigris, sulla base di un solo trial clinico; ponendo però riserve sulla sua efficacia, e la raccomandazione di ottenere studi di conferma e eseguire test aggiuntivi. Data questa incertezza le vendite non raggiunsero le aspettative dell’azienda, che erano tra i 300 e i 500 milioni di dollari all’anno. La Eli Lilly si rivolse allora a una ditta di pubbliche relazioni, la Belsito & Company. Fu finanziata, con diversi milioni di dollari, una campagna di marketing che durò anni, articolata in 3 fasi: 1) campagna di sensibilizzazione per definire la necessità di trattare la sepsi; 2) sviluppo di LGC addomesticate; 3) inserimento delle LGCc nei performance bundles coi quali le assicurazioni pagano i trattamenti medici. Ci si avvalse di prestigiose società scientifiche; “11 società scientifiche 11” furono citate tra i “promotori”; mentre fu omesso il rifiuto dell’appoggio della Infectious Diseases Society of America, motivato dalle metodologie falsate e dal conflitto di interesse. La Eli Lilly finanziò i lavori di sviluppo delle LGCc, elargendo inoltre denaro ad personam agli esperti. Dalle LGCc risultarono, senza fondamento, punteggi elevati allo Xigris e più bassi ad altri trattamenti concorrenti come gli antibiotici e la somministrazione di fluidi. Quando due studi clinici dovettero essere interrotti perché il farmaco causava un eccesso di emorragie, gli esperti trascurarono l’informazione. Un terzo studio clinico, che mostrò che il rischio di emorragia era maggiore di quanto si riteneva, fu citato nella documentazione senza alcun commento. Si riuscì a fare inserire le LGCc in un performance bundle, omettendo i dati sui rischi di emorragia.

Parallelamente furono messe in atto diverse attività di supporto: lobbying politico, coinvolgimento di associazioni non profit “watchdog” sulla qualità delle cure, creazione e distribuzione di un periodico sul tema. Due di queste manovre collaterali sono particolarmente interessanti. Essendo il farmaco costoso, si fece spargere la voce che non ce n’era a sufficienza per tutti i pazienti: i medici stavano venendo “sistematicamente forzati” a decidere a chi concedere la vita e chi lasciare morire. In realtà, la casa farmaceutica non riusciva a venderne abbastanza, e il farmaco aumentava le probabilità di decesso. Lanciare l’allarme scarsità è una collaudata tecnica di marketing. Enzo Biagi ha scritto che alcuni personaggi pubblici gli ricordavano i venditori di bomboloni della riviera romagnola, che in spiaggia gridavano “Vado via!” ma restavano sempre lì. E’ interessante comparare l’episodio, e i fenomeni di accaparramento e incetta durante la guerra, con gli odierni allarmi sulla scarsità di farmaci, in particolare quelli oncologici, che sono tanto costosi quanto in genere scarsamente efficaci.

Non contenta, la Eli Lilly organizzò una task force di clinici e bioeticisti, previo finanziamento di 1.8 milioni di dollari, perché ponzasse sull’ardua questione del razionamento delle cure all’interno delle unità di terapia intensiva. Questa tattica mostra un aspetto non conosciuto della bioetica: il suo utilizzo, o la sua prostituzione, a fini propagandistici. Discutendo dei risvolti etici, spesso inventati o fortemente esagerati, di un nuovo ritrovato, si può fare credere, per entimema, per presupposizione, che il prodotto è efficace; si sta usando questa tecnica di disinformazione per le cellule staminali, mediante la diatriba “etica” tra staminali embrionali e adulte, e relativa sceneggiata “clericali contro positivisti” [11].

L’influenza dell’industria sulle LGC è in parte formalizzata. Alcuni protocolli per la preparazione delle LGC, come quello del NICE inglese, prevedono esplicitamente la partecipazione dell’industria. In USA metà del budget per l’approvazione dei farmaci da parte dell’ente governativo, la FDA, è fornita dalle industrie farmaceutiche: i funzionari addetti ricevono metà del loro stipendio dai postulanti che sottopongono i prodotti da valutare; il governo federale rifiuta di pagarli interamente coi suoi fondi. In Texas, essendo governatore G. W. Bush, lo sviluppo delle LGC statali per il trattamento dei disturbi psichiatrici fu ufficialmente finanziato dalle case farmaceutiche; le LGCc che ne risultarono davano larga priorità al trattamento farmacologico.

Preso atto di “con chi si ha a che fare” occorre premunirsi. Il primo passo è la verifica del livello linguistico. “Standard” già nell’etimologia rinvia al potere: viene da stendardo, il vessillo intorno al quale si radunavano le truppe in battaglia. A volte si tratta, se è una guerra, di una giusta guerra contro l’oscurantismo e lo sfruttamento. Le “linee guida” però, come si vede e come si vedrà da altri esempi, non necessariamente guidano verso la giusta meta ma possono sviare e condurre sulla cattiva strada. Appare chiaro che “linee guida” è una espressione a pelle d’agnello sotto la quale possono nascondersi lupi. Conviene quindi distinguere tra “linee guida cliniche mertoniane” (LGCm), che osservano i principi classici dell’etica scientifica, come quelli enunciati da R.K. Merton; e “linee guida cliniche commerciali” (LGCc), che dicono di seguirli ma servono in realtà fini commerciali. Con LGC senza aggettivi si indicheranno le linee guida in generale. Qualcuno potrebbe commentare che allora si dovrebbero distinguere anche le “LGCp”, “linee guida cliniche politiche”, che cercano un realistico compromesso tra etica ed esigenze dell’economia; ma a me pare più interessante esaminare come il termine, il concetto e la pratica siano stati sovvertiti.

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3. La corruptio optimi nel liberismo

Occorre una breve digressione sull’origine dell’ambivalenza che connota le LGC. Il capitalismo, e ancor più la sua attuale forma, il liberismo, non si limita a fare soldi, ma aggredisce le istituzioni sociali per plasmarle ai suoi scopi. Nel fare ciò, corrompe alcune istituzioni che sono ottime; con gli effetti descritti da Illich, che cita spesso il “Corruptio optimi pessima” (Gregorio Magno): l’Ottimo una volta corrotto si tramuta nel pessimo. Il liberismo nella sua corsa cieca a volte ignora istituzioni sociali ottime, le travolge e le rovina. Ma appare che il liberismo punti anche deliberatamente all’Ottimo per farlo proprio e corromperlo, come strategia di potere. Avvalersi dell’Ottimo è vantaggioso. Il male tramite l’Ottimo corrotto è molto più insidioso da riconoscere e contrastare che il male palese.

Se si dice di agire in nome della Democrazia e della Libertà ci sarà un’esitazione in chi si oppone; passerà del tempo prima di rendersi conto che i concetti nobili di democrazia e libertà sono ridotti a forma, e a slogan per predare e opprimere. Quale modo migliore di praticare l’ingiustizia e lo sfruttamento che affidarne l’allestimento e la gestione proprio alla Sinistra, depositaria storica degli ideali di giustizia sociale, come è squallidamente avvenuto in Italia. La scienza offre la descrizione più profonda del mondo materiale, e ci dà informazioni che permettono di allontanarci dalle brutalità dello stato di natura, e di fare luce anche sul mondo non materiale superando così credenze oscure e superstizione; le sono state affidate sofisticazioni e frodi commerciali su larga scala, e la si sta trasformando sempre più in una specie di religione gnostica al servizio del business. Ci rivolgiamo alla medicina perché ci sollevi dall’angoscia davanti la malattia che ci colpisce o ci spaventa. Questa attività lavorativa che si presenta come animata dallo spirito del Buon Samaritano è stata valorizzata come il migliore terreno per praticare il marketing, approfittando senza pietà della posizione di debolezza e vulnerabilità di chi chiede aiuto, fino a fare di un importante servizio tecnico ed etico un pilastro che troneggia al centro dell’economia; fino a far passare un servizio di supporto alla vita per la fonte della sopravvivenza; con la bioetica, lo studio dei principi morali applicato agli interventi della medicina e della scienza sull’uomo, che invece di contrastare l’immoralità le fa da compare.

Il liberismo invade le istituzioni sociali e ne cattura la parte migliore, l’Ottimo, ma quando può non lo distrugge: piega la potenza dell’Ottimo ai suoi fini. Ne fa un ostaggio, col quale si fonde in un corrotto e complicato oggetto ibrido. Non è vero che “è tutto un magna magna”; è peggio. La frode pervade il sistema molto più di quanto si pensi: ma le varie frodi si notano poco perché si mimetizzano, essendo strettamente legate all’Ottimo, in nuovi composti sociali. Se siamo timidi di fronte alle manipolazioni del liberismo è anche perché mentre “miriamo” ci accorgiamo che sparando potremmo colpire le istituzioni ottime o buone nelle quali le sue frodi sono intessute, istituzioni delle quali non possiamo fare a meno. Bisogna distinguere, discernere, districare, in faticose analisi che, ammesso che arrivino a essere ascoltate, difficilmente faranno presa sulle menti continuamente lavate dalla propaganda mediatica.

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4. Le LGCc e il patto simbiotico medicina-economia

Anche nel caso delle LGCc non si è trattato di una semplice annessione. Le pittoresche commissioni di scienziati e saggi a libro paga sono solo il mezzo di un arrangiamento più ampio; il conflitto d’interesse, generalizzato, dei singoli, è la manifestazione di un conflitto d’interesse strutturale, insanabile fino a quando non interverranno decisioni politiche. Le LGCc mostrano come tra medicina ed economia si sia stabilita quella forma di simbiosi, di mutualismo finalizzato al parassitismo, che si riscontra nei rapporti tra mafia e imprenditori, o tra poteri globalisti e caste nazionali. Da un lato, con le LGCc i medici perdono autonomia, e lavorano per il business. Le LGCc servono a ricattarli: l’aderenza alle LGCc viene usata per valutare la “qualità” (altro Ottimo corrotto dal liberismo) della prestazione professionale. In USA, tramite sistemi come il pay-for-performance, non osservare le LGCc significa guadagnare meno, non fare carriera o perdere il lavoro. In Italia la medicina è di tipo pubblico; ci sono comunque “obiettivi di produttività” che si avvalgono di LGCc, e ora anche il decreto Balduzzi va verso l’americanizzazione prevedendo che i medici siano periodicamente valutati in base a linee guida. Anche da noi si sta costituendo, o rafforzando, un omologo sistema ricattatorio a favore di privati, tramite lo Stato, ora anche con la minaccia/beneficio giudiziaria del decreto Balduzzi; un altro caso di trasformazione dello Stato in vassallo e gendarme di poteri sopranazionali.

D’altro canto le LCGc forniscono ai medici una protezione, che assicura alla categoria grandi vantaggi economici e sociali. Le LGCc demarcano quella che è stata chiamata “la giurisdizione professionale” [1]. Sono una barriera monopolistica, come “le regole dell’arte” delle antiche corporazioni; solo, negoziate con gli sponsor, che ne dettano l’orientamento generale e le parti essenziali. Proteggono il sistema da eccessi destabilizzanti (vedi il caso S. Rita), mantenendo la frode al valore ottimo, l’ottimo non etico ma economico, che come per i prezzi è quello che approssima ma non oltrepassa il massimo che la Domanda può sostenere. Conferiscono una patente di immunità per atti privi di reale giustificazione che possono provocare lesioni anche mortali; possono essere citate a discolpa in sede giudiziaria. Inoltre, come ha mostrato uno studio su medici della previdenza sociale olandese [1] le LGC, con la loro aura di scientificità e oggettività conferiscono legittimazione, credibilità e prestigio alla professione. Le LGCc sono infatti molto usate in oncologia, dove, tolti i “successi” sui falsi cancri da sovradiagnosi, per i quali si riesce a salvare una buona percentuale di sani (non tutti, data la tossicità delle terapie), i progressi reali, sul cancro vero, sono stati vergognosamente scarsi [12]; e dove i farmaci sono particolarmente costosi.

Le LGCc sono spesso enfaticamente definite dai commentatori medici “una camicia di forza”. Per come sono strutturate sono una misura autoritaria che previene la critica e il pensiero indipendente. Portano ad un’alienazione professionale simile a quella dell’artigiano mutato in operaio descritta da Marx. Agiscono da camicia di forza per i medici che non vogliano lavorare per il business, ma sono al contrario un mezzo che permette al medico di scatenarsi nella ricerca furiosa del profitto; una misura costrittiva che libera la pazzia morale facendola figurare come condotta doverosa improntata a prudenza e rigore. Sono una gabbia che impedisce di uscire e protegge dall’esterno, che si è avuto cura di rendere confortevole: appellandosi a valori come l’autonomia professionale e la deontologia, e a realtà come la variabilità biologica e clinica, si fa in modo, come si vedrà, che le LGCc, una volta espletata la loro funzione di deterrente/incentivo per il consumo di prodotti medici e di protezione, non siano d’impaccio o di imbarazzo, ma lascino spazio arbitrario al medico. Si consente che il medico trascuri le indicazioni delle LGCc, come molto spesso avviene, purché egli ne colga lo spirito, che è quello di orientare i consumi nella direzione indicata. Gli effetti negativi di questa componenda tra i due poteri vengono ovviamente scaricati sui cittadini. Per i quali le LGCc sono a volte un editto di condanna.

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5. Le LGCc e la iatrogenesi pilotata

Mentre in Italia col decreto Balduzzi gli emissari del boss entravano, cordialmente accolti, nello studio del medico e gli facevano un discorsetto, in USA veniva pubblicato, con una certa risonanza, un articolo che denuncia i danni alla salute derivanti dall’applicazione delle LGCc nella medicina di famiglia. Hunt et al. [13] considerano il drammatico aumento di diagnosi e terapie per le condizioni croniche in USA. La spesa per i farmaci è aumentata di 6 volte dal 1990. Il 45% degli statunitensi ha almeno una diagnosi di malattia cronica. L’11% della popolazione e il 40% degli ultra sessantenni assume 5 o più farmaci. Le reazioni avverse ai farmaci sono triplicate tra il 1995 e il 2005, fino a divenire la quarta causa di morte. Considerando le terapie per l’ipertensione arteriosa e il diabete [14, 15], gli autori spiegano così questo andamento: le LCGc portano a trattare molte più persone abbassando le soglie diagnostiche e prescrivendo terapie farmacologiche; in USA hanno portato a trattare 10 milioni di persone in più per il diabete e 22 milioni in più per l’ipertensione; persone che avendo valori prossimi alla norma da un lato traggono minore beneficio dai farmaci, dall’altro sono più esposte ai danni da sovratrattamento (es. ipotensione, ipoglicemia). Gli altri effetti avversi dei farmaci, es. disturbi gastrici e respiratori, divengono pure molto più frequenti nella popolazione, e portano ad altre terapie farmacologiche. La polifarmacia, l’assunzione di più farmaci, che interagendo moltiplicano gli effetti avversi, espone i pazienti ad una terza categoria di danno e a ulteriori cure. E’ il circolo vizioso, che gli autori chiamano “prescription cascade”, “prescrizioni a cascata” o “cascata terapeutica”, tipico della medicina commerciale [15].

Le LGC sono sostenute tramite finanziamenti agli esperti da un’industria farmaceutica che spende nei soli USA circa 53 miliardi di dollari all’anno per il marketing. In USA le LGCc sono imposte e incentivate usandole come criterio di valutazione del lavoro dei medici, e mediante sostanziali premi in denaro per i medici che le seguono, ovvero rispondono a deviazioni marginali dei valori degli esami di laboratorio prescrivendo terapie farmacologiche aggressive. Le assicurazioni private dunque appaiono integrate nel sistema, promuovendo ciò che a prima vista avrebbero interesse a limitare. Ma non c’è vera contraddizione, perché questo sistema iatrogeno è il motore dell’espansione della medicina dalla quale ricavano immensi profitti. Gli autori lo dicono tra le righe, presentando il modello qualitativo della “Legge dei benefici inversi”: all’abbassarsi delle soglie lungo la distribuzione di frequenza non solo aumenta rapidamente il numero di pazienti, ma aumentano i danni iatrogeni, mentre i benefici si riducono (fig. 1).

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Figura 1. Da Hunt et al. [13]. La curva a campana rappresenta la distribuzione del valore della glicemia nella popolazione. All’abbassarsi della soglia diagnostica mediante LGCc (linee verticali tratteggiate) un maggior numero di persone risulta incluso nel gruppo dei soggetti da curare, aumentano i danni e si riducono i benefici.

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Figura 2. Espansione del mercato medico tramite LGCc. La curva a campana rappresenta la distribuzione di frequenza in una popolazione dei valori di un ipotetico esame di laboratorio. Le linee punteggiate sono le soglie di trattamento stabilite da LGCc e da LGCm. La retta è data da un indice di danno iatrogeno, equivalente al numero medio per paziente di prodotti medici consumati a causa degli effetti iatrogeni delle cure prescritte in base ai valori dell’esame. La curva più ripida, data dal prodotto tra la distribuzione di frequenza e la funzione della retta del danno, mostra l’incremento del mercato indotto dalle LGCc (frecce; v. testo). Area ombreggiata: mercato con LGCm. Area tratteggiata: mercato con LGCc.

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Con la fig. 2 mostro un esempio schematico dell’importanza strategica delle LGCc per il profitto e del loro conseguente utilizzo come strumento, sulla base di quanto evidenziato da Hunt et al. Le LGCc abbassando le soglie moltiplicano la quota di popolazione trattata (freccia a). Mediante la prescrizione di cure iatrogene moltiplicano ulteriormente la popolazione trattata, trasformandola in una popolazione teorica, la cui unità non è più il paziente ma il paziente-farmaco (freccia b). Premono infine affinché il mercato così creato sia pienamente sfruttato (freccia c). Il grafico mostra come le LGCc, tramite aggiustamenti diagnostici poco vistosi, e scelte terapeutiche “ragionevoli”, ottengano effetti economici di grande portata, disegnando una configurazione altamente vantaggiosa per il business, nella quale i profitti aumentano di molte volte rispetto a quelli ottenibili con LGCm. Ciò al costo di diagnosticare falsamente condizioni morbose su larghe fasce di popolazione, e di renderle davvero malate, riproducendo in termini moderni l’antica sinergia della medicina con la malattia [16].

Il grafico mostra anche quanto sia vantaggioso economicamente puntare sui sani: l’effetto perverso si basa principalmente sul trattamento dei sani, che sono molto più frequenti dei malati e risentono maggiormente degli effetti iatrogeni diretti, da abbassamento dei valori del parametro fisiologico. Le LGCc giocano un ruolo chiave di moltiplicatore: piccole variazioni degli standard permettono di catturare larghe fette di popolazione, secondo una funzione di tipo esponenziale. Le LGCc sono flessibili e versatili, e possono essere impiegate per la creazione di meccanismi di massimizzazione del profitto diversi da quello mostrato qui. Come, alcuni segnali lo fanno pensare, avverrà negli anni futuri.

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6. LCGc e spesa sanitaria

Le LGCc sono uno dei fattori determinanti dell’incremento della spesa sanitaria. Un genere di aumento che all’analisi dei dati non porta, come invece si tende a credere, a miglioramenti della salute della popolazione, ma appare peggiorarla [17]. Le LGCc infatti inducono cure inutili, che hanno effetti iatrogeni generatori di altri costi; comportano inoltre un elevato costo opportunità, lasciando scoperti servizi medici utili. Le LCGc vengono anche usate da enti di controllo per limitare la spesa. Ma con criteri che non vanno necessariamente a vantaggio del cittadino. Gli sprechi indotti dal complesso medico-industriale sono associati a risparmi altrettanto immorali. La medicina dev’essere esaustiva e esclusiva: deve trattare tutte le malattie e solo le malattie. Le LCGc hanno un ruolo importante nel disassare la medicina rispetto a questo standard, producendo una medicina che cura anche senza necessità ciò che è economicamente conveniente e trascura l’assistenza che sarebbe utile al paziente ma non conviene. L’esempio tipico è il paziente operato senza necessità, sulla base di LGCc ufficiali, e poi dimesso troppo in fretta dopo l’intervento, per fare posto ad un altro, con l’avallo di altre LGCc; una catena di montaggio che necessita di pezze d’appoggio giustificative e di un sistema di standard di controllo. In un sistema a sanità pubblica come quello italiano, le LGC spingono per una medicina fuori centro dove lo Stato paga per trattamenti inutili e dannosi, finanziati aumentando le tasse, e allo stesso tempo obbliga il cittadino a sborsare di tasca propria, direttamente o tramite assicurazioni private, per l’assistenza non coperta o non disponibile nella pratica. Assistenza anch’essa regolata da LGCc. Andrebbe inquadrata in questo scenario l’associazione tra il decreto Balduzzi e i tagli ai finanziamenti della sanità pubblica, come quello previsto dalla concomitante “legge di stabilità”.

Si sta tentando di introdurre, superando gli ostacoli costituiti dai dati e dalle analisi che lo sconsigliano, lo screening per il cancro del polmone; così che gli interventi “alla S. Rita”, in forme meno estreme ma molto più diffuse nella pratica clinica, divengano legali, e, venendo codificati in LGCc, perfino meritori o obbligati secondo il decreto Balduzzi. Il caso Ilva cade a fagiolo per spingere il pubblico in questa direzione. Nessuna voce si alza per mettere in guardia da un nuovo screening che viene presentato come un altro Progresso benemerito guidato dalla Scienza. Di quelli che sono addentro, diversi sanno di queste manipolazioni e tacciono, per interesse, o per timore di ritorsioni. Alcuni non sanno, in buona fede, in genere associata a superficialità. Altri in falsa coscienza non vogliono sapere, per quieto vivere o sete di guadagno o entrambe. Hunt at al. nel loro studio su un piccolo campione hanno trovato che un 7% dei medici metteva in dubbio le indicazioni delle LGCc, esponendosi così di persona. Il 67% dei medici ha dichiarato che le applica perché convinto del loro valore scientifico; una credenza largamente condivisa dal pubblico. Ma la scientificità delle LCGc e della ricerca sulla quale poggiano è tutt’altro che scontata.

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7. L’antiscientificità delle LCGc

Le LGCc sono il terminale del sistema della “Evidence based medicine” (EBM). Nell’entrare nel Dipartimento di ostetricia e ginecologia del San Francisco General Hospital gli specializzandi ricevono le seguenti indicazioni: “L’opinione clinica ha uguale peso qualunque sia il rango di chi la esprime. Noi valutiamo le opinioni in base a quanto sono supportate dall’evidenza scientifica, non secondo il prestigio di chi le propone”. I neolaureati appena arrivati sono incoraggiati a contestare le decisioni cliniche di qualunque docente, se hanno recuperato dalla biblioteca o da internet una pubblicazione che sostiene una tesi diversa [1]. (Naturalmente i medici, dal direttore all’ultimo assistente, hanno l’esperienza, la posizione e non di rado la carognaggine per rintuzzare gli attacchi e difendere la gerarchia, che con stili diversi resta ferrea in USA e da noi). Questo aizzare alla rivolta, un esempio di distruzione di valori tradizionali nel liberismo, mostra il carattere ideologico della EBM.

L’EBM è una versione della filosofia empirista, che prende un grano di diamante, la constatazione e la affermazione dell’impossibilità del progresso della conoscenza scientifica senza sperimentazione, e lo trasforma in un grosso pezzo di carbone, sostenendo in pratica che conta solo il risultato dei trial clinici pubblicati, che parlano da soli per bocca dell’alto clero scientifico. E’ un poco la parodia delle definizioni operative della fisica, dove con cautela da un fenomeno, accertato con sicurezza sperimentalmente, si deriva la definizione di una grandezza o di una legge. Qui l’avere pubblicato dei dati consente di precipitarsi a stipulare i criteri ufficiali, di portata generale, sul trattamento delle malattie. Si tratta di dati statistici, prodotti da specialisti che “stringono al laccio di una formula, e strozzano, dati sperimentali o epidemiologici che andrebbero considerati in un contesto biologico del quale hanno scarsa conoscenza” (Tomatis). Il timore reverenziale verso i numeri [18] – e la loro connotazione magica agli occhi di molti [19] – fa apparire come oro colato qualsiasi panzana; similmente a quanto avviene per l’econometria, anch’essa uno strumento del liberismo. L’interpretazione critica, la plausibilità, la comparazione con gli aspetti fisiopatologici, l’umile buon senso, le proposte alternative, la segnalazione di rischi trascurati, vengono guardati come attentati al rigore scientifico, per non parlare della valutazione socioeconomica, cioè la valutazione della consonanza degli studi scientifici e delle LGCc con grandi interessi di parte.

L’insopprimibile incertezza insita nel trattamento della malattia intesa come entità biologica viene così non ridotta ma amplificata. La medicina è oggi inscritta in un “probabilistic framework”, al quale siamo ormai abituati, che consente un gioco di rimandi all’infinito; come nel gioco delle cocuzze, ma vertiginoso. Lo studio A mostra un aumento della sopravvivenza di 8 mesi nei pazienti per la patologia K con il farmaco x; no, lo studio B dice che è di 1 anno nel 40% dei pazienti e gli effetti collaterali sono ridotti del 30% rispetto ai farmaci della generazione precedente. Lo studio C segnala che però compaiono altri gravi effetti avversi nel 5% dei casi; lo studio D dice che data la limitata efficacia di x occorre guardare al nuovo promettente farmaco y, ingiustamente accusato di essere un ammazzacristiani, e che invece, se somministrato insieme al farmaco z, potrebbe, per alcune sottopopolazioni di pazienti, nel 37% dei casi… In questo modo il “progresso” tende ad assumere un carattere ciclico piuttosto che lineare. Ogni rimescolata del calderone, ogni giro di giostra, sono vantaggiosi per l’industria e la Borsa, provocando una continua immissione di nuovi prodotti commerciali. Questo processo, che usurpa il nome di “innovazione”, non è invece vantaggioso per i malati e il pubblico. Le LGCc, periodicamente aggiornate, cristallizzano, nella forma opportuna, i passaggi principali, dando la fallace impressione di offrire un punto fermo rispetto a questo continuo turbinio.

Non conta, o non conta quanto dovrebbe, visto che la riproducibilità è alla base del metodo sperimentale, se, come si è visto per lo Xigris, il trial è uno solo; e di provenienza sospetta, e se in seguito altri trial lo contraddicono. Fonti ortodosse riconoscono che le frodi nel lavori scientifici stanno aumentando; dal 1976 al 2007 sono divenute circa 9.6 volte più frequenti, secondo una stima basata sugli articoli ritirati [20]. Non solo le commissioni che preparano le LGCc, ma anche gli studi clinici sui quali le commissioni si basano sono anch’essi largamente controllati dall’industria tramite i finanziamenti e la selezione politica degli addetti. E’ noto che nei trial si può, senza arrivare a ricorrere alla falsificazione massiccia dei dati, fare apparire un effetto che non c’è mediante una serie di espedienti [21]. Le LGCc recepiscono fin troppo prontamente “l’innovazione” industriale, ma bloccano le proposte innovative indipendenti, e ritardano così il progresso scientifico [4]. Non contano i problemi dei trial di validità esterna e di eterogeneità, clinica e biologica, della popolazione dei pazienti. La pubblicazione, basata su un trial, di LGCc dell’American College of Cardiology che prescrivevano l’uso dello spironolattone per lo scompenso cardiaco è stata associata a un aumento di 4 volte di questo uso del farmaco; e a un aumento più che quadruplo dei ricoveri per elevazione del potassio ematico, causato dal farmaco, in assenza di riduzione della mortalità per tutte le cause. Le LCGc di ospedali pubblici statunitensi per lo screening del cancro del colon hanno forzato questi esami su pazienti affetti da comorbidità gravi, scoraggiando i medici ad esercitare il giudizio clinico per quei casi nei quali i rischi dello screening erano minori dei potenziali benefici [22].

Non contano le critiche accese e motivate che qualche volta salgono dalla base dei medici e ricercatori, talora anche nei confronti di LGCc emesse dalle sedi più prestigiose [23,24]. La dottrina della EBM nega esplicitamente valore all’esperienza clinica personale. In medicina l’esperienza da sola è insufficiente e pericolosa, ma associata ad altre forme di conoscenza di fatto ha un valore, che a volte nella pratica è preponderante. Un studio inglese ha rilevato un aumento di mortalità del 6% nei pazienti ammessi in ospedale il primo mercoledì di agosto, primo giorno di lavoro per gli junior doctors appena abilitati [25]; che sono allo stesso livello di quelli che all’arrivo al San Francisco General Hospital vengono istigati a disprezzare l’esperienza clinica altrui. Le LCGc si appropriano della parte critica del processo scientifico, quella basata sul pensiero indipendente; parte critica che la ricerca basata sulla EBM ha già minimizzato. Alla fine in queste che dovrebbero essere la celebrazione dell’oggettività non contano nemmeno i trial e gli altri dati oggettivi, ma pesa il giudizio soggettivo. Ci sono stati casi di procedure estremamente invasive e pesanti che si sono subito affermate come “buona pratica”, prima di dover essere ritirate data la dannosità, es. il trapianto di midollo osseo più chemioterapia per il cancro della mammella negli anni Novanta [3]. Uno studio pluriennale pubblicato del luglio 2012 ha rivelato che la “buona pratica accreditata” finora indiscussa della prostatectomia per il cancro localizzato della prostata, che è tra le diagnosi di cancro più frequenti negli uomini, non dà vantaggi di sopravvivenza rispetto all’astensione terapeutica [26]. Il risultato, che riguarda un intervento invalidante, praticato negli anni su alcuni milioni di persone, ha lasciato “ammutoliti” gli urologi del convegno dove è stato presentato, hanno riferito i giornali che hanno riportato la notizia (si è evitato di darle risalto). Il risultato era prevedibile se si fosse considerata la biologia di questo cancro, gli interessi economici, le evidenti forzature e manipolazioni, il dovere di non nuocere [12]. Tutti elementi che le LCGc trattano al contrario di come si deve fare.

Tra le critiche ufficiali alle LGCc [27] c’è questa non distinguere con sufficiente chiarezza tra dati scientifici e opinioni personali degli esperti (v. “Indiani Pima contro Rancho Bernardo” in [15]). Le opinioni di questi integerrimi probiviri sono riunite in un accordo, il “consensus”; che poi a volte non è neppure un consenso perché la decisione finale è l’opinione dell’esperto che “grida di più”, è stato osservato [28]; come accadeva nel sistema politico spartano, ma qui ha la voce più grossa chi ha alle spalle gli interessi maggiori. In pratica, si calpestano i principi della corretta metodologia scientifica dopo essersene proclamati alti custodi. La scienza non è democratica, in quanto non decide in base alla maggioranza o altri rapporti di forza; ma è democratica in quanto consente a tutte le posizioni legittime di esprimersi e misurarsi, rifiutando il principio di autorità. Nelle LCGc si fa l’opposto.

A questo proposito, non si può tacere che accanto al publication bias, l’occultamento dei risultati sgraditi o la loro soppressione preventiva finanziando solo gli studi desiderati e i ricercatori fidati, opera una forma autentica e criminale di repressione del dissenso. Nell’Italia di Monti e Balduzzi, di Cancellieri, Manganelli e Gallitelli, di Vietti e Sabelli, e dei loro predecessori, si fornisce aiuto istituzionale a queste macro-frodi; inclusa l’eliminazione della dissidenza tecnica radicale; mediante forme sistematiche di boicottaggio, discredito, guerra psicologica e intimidazione. Operazioni che rappresentano l’introduzione in Italia, terra dove storicamente il potere “ha la mano pesante” coi dissidenti (Ferrarotti), di quella proscrizione non dichiarata, descritta da Tocqueville, che in USA colpisce chi si pone contro il senso comune che lega potere e popolo [29]. Tecniche che si avvalgono di strumenti moderni, di respiro e qualità militare; e provengono dall’Atlantico, come le LGCc, la EBM e gli altri artifici ideologici, funzionali ai poteri globalisti, che proteggono. Applicate in Italia con la solita servile complicità e connivenza anche dalle istituzioni “non deviate”; le stesse che vediamo esibirsi e accampare meriti in occasione delle commemorazioni degli omicidi politici e delle stragi (impunite) che nei decenni precedenti furono ordinati da quelle stesse forze che oggi ordinano l’eliminazione di alcune voci che possono denunciare la frode biomedica strutturale. Uno dei tanti angoli sordidi del retrobottega dove il liberismo prepara i prodotti che esporrà luccicanti nella sua vetrina. In questo caso, apponendo il cartellino “Scienza medica”.

Ironia delle ironie, gli standard costituiti dalle LGCc non sono essi stessi standardizzati. Di LGCc ce n’è una moltitudine. Un medico ha commentato che “la cosa buona di questi standard è che ce ne sono così tanti tra i quali scegliere” [1]. LGCc sono emesse da società scientifiche e di categoria, da strutture governative e internazionali, da enti locali, ospedali, compagnie di assicurazione. Esistono agenzie nazionali che dovrebbero valutarle e selezionarle. In Italia c’è il Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità. Ma come si vede dal decreto Balduzzi nei fatti si lascia libertà di scelta. In pratica ognuno può fare come vuole purché stia al patto di base. Questo “politeismo” frustra la natura stessa degli standard e ne contraddice il fine dichiarato, mostrando come in realtà essi debbano servire come filtro, per bloccare o fare passare modulando a seconda della convenienza, e debbano pertanto alternare “rigore” a lassismo. Accade che le LGCc vengano bellamente ignorate, senza conseguenze, quando decretano una certa limitazione del consumo di un prodotto medico, per problemi di sicurezza ed efficacia che riguardano una procedura che è già un caso di sovratttamento [30]; o per fare posto a un nuovo prodotto più remunerativo, come è avvenuto per il Pap test [31] dopo l’introduzione del vaccino contro l’HPV e il relativo test. La parodia [15] scivola verso la farsa quando si invitano i medici a valutare essi stessi le LGCc, e al loro interno i gradi di evidenza che queste presentano, e considerare quali LGCc applicare e fino a che punto.

Ci si lamenta da più parti di una medicina che la scienza avrebbe reso disumanizzante. Queste voci non si solleverebbero davanti a una medicina scientifica che offrisse solo vantaggi, per quanto limitati. Il problema della EBM è che fa un uso in larga parte retorico e strumentale della scienza e della tecnologia, applicandole in forme mistificatorie e parziali. La EBM non ha inventato il metodo scientifico ma lo ha distorto in una teologia nella quale si è “scientifici” a metà, la metà che fa comodo; “scientifici” fino a quando non si acchiappa il dato che conviene e poi dogmatici. Andrebbe invece recuperato un genuino spirito scientifico. Andrebbero eliminati i corollari dell’EBM contro altre forme razionali di conoscenza: è scientifico non trascurare nella ricerca e non ignorare nell’analisi gli aspetti fisiopatologici. E’ scientifico non ignorare o sopprimere l’evidenza scientifica e l’analisi critica che confliggono con gli interessi commerciali. E’ scientifico non usare indicatori di comodo, come i “surrogate endpoints”, ma indicatori degli esiti reali delle terapie e degli interventi sulla popolazione che le LGC vengono a costituire [32]. E’ scientifico non scartare a priori ma prendere in considerazione e valutare con criteri oggettivi l’esperienza sul campo dei clinici. E’ scientifico avvalersi, come ipotesi, e come elementi di giudizio nella aree di incertezza, degli input provenienti dalla base professionale, inclusi i singoli medici; e anche degli input provenienti dai pazienti (evitando però la “medicina partecipativa”, un altro ingannevole schema di marketing); aspetti questi ultimi che il sistema di preparazione delle LGC del NICE inglese ammette in certa misura. E’ scientifico non fingere che non esistano influenze commerciali e politiche, ufficiali e coperte, ma dichiararle esplicitamente. E’ scientifico schermare la preparazione delle LCG da queste influenze [33].

L’aspetto che, a parere di chi scrive, più radicalmente contrasta con la buona pratica scientifica e tecnologica riguarda la mancanza di controllo integrato nel disegno del quale le LGCc sono una componente; e in particolare la mancanza di un adeguato feedback negativo. Richiede una trattazione a parte lo spiegare come le LGCm dovrebbero essere parte di un sistema di controllo, progettato ab initio per funzionare come un feedback negativo, integrato nel sistema clinico, da solo o accoppiato a feed forward. Il sistema attualmente è piuttosto disegnato per agire come un feedback positivo, un amplificatore [15]; e la norma del decreto, e la sua futura applicazione da parte dei magistrati, va in questa direzione. Il sistema delle LGCc, che incide sulla salute dell’intera popolazione, ha meno controlli di sicurezza di un autolavaggio a gettone. Non c’è un efficiente sistema di correzione, e neppure di “spegnimento” in caso di errore grave. Per come è configurato, genera errori colossali e oscillazioni paurose, che non vengono corretti efficacemente; solo in alcuni casi, con molto ritardo, ci sono ripensamenti, spesso dovuti a motivazioni politiche [12], come quello per la prostatectomia, e per gli screening oggi messi in discussione sul piano ufficiale come quelli per il cancro della mammella e della prostata. Errori che hanno significato innumerevoli terapie farmacologiche e interventi chirurgici pesanti, inutili e gravemente dannosi. Occorre chiedersi come mai queste notizie di “contrordine” vengano accolte dal pubblico con indifferenza, e su quali meccanismi generali si basi l’accettazione culturale delle LGCc.

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8. Le LGCc come atto linguistico perlocutorio

Le LGCc si presentano come criteri indiscutibili, o comunque autorevoli, in quanto “oggettivi”. Nel suo studio sulla retorica del quantitativo, Porter [34] distingue tra oggettività “meccanica”, come quella es. di un algoritmo per preparare le LGC, e oggettività “disciplinare”, legata all’appartenenza a un gruppo che possiede competenze specialistiche. Ammesso che si possa parlare di oggettività per documenti che arrivano a configurare responsabilità di una gravità incalcolabile, occorre riconoscere che dietro le sembianze di oggettività “meccanica” opera una “oggettività disciplinare”. Espressione questa del resto ossimorica, contenendo la contraddizione tra professionalismo e verità oggettiva, e tra professionalismo e etica. Gli esempi visti permettono comunque di farsi un’idea su come qualificare l’oggettività delle LGCc.

La forza culturale delle LGC è piuttosto una forza pragmatica: sono atti linguistici performativi, di una particolare potenza trattandosi di atti perlocutori medici; potenza ora aumentata dalla trascrizione in una norma dello Stato (che come si dirà date le sue implicazioni ha pure essa un particolare carattere perlocutorio, verso i medici, che travalica quello proprio della legge). Se un medico dice “ fai così o morirai” non sta dando solo delle direttive; oppure se dice “la scienza mostra che chi non fa così muore”, non emette solo una semplice descrizione del mondo: il messaggio arriverà a colpire i piani psicologici profondi del destinatario, che si preoccuperà, a volte perfino se ha ricevuto informazioni affidabili che le indicazioni del medico non sono corrette. Anche il pubblico, inclusi i magistrati, non rimarrà insensibile. Non va dimenticato che la medicina è, non da ieri, una pratica antropologica, che come la magia sua consorella si affida in buona parte al potere della parola. La parola emessa da una fonte medica credibile pesa come piombo, anche se in realtà la densità dei concetti tecnici che esprime non è superiore a quella della paglia. Chi si accinge a “tener conto” delle LGCc dovrebbe tenere conto pure di questo.

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9. La barbarie in loden

La barbarie è l’assenza di standard ai quali appellarsi. Il sociologo dell’economia Thorstein Veblen ha descritto come sotto la patina di civilizzazione del businessman resti il barbaro. Con la modernità la barbarie si avvale di standard; la barbarie si ripulisce e impone standard barbari. In questo modo non solo non ci sono veri standard ai quali appellarsi, ma si viene invitati a conformarsi civilmente ai falsi standard vigenti. (Un altro standard perverso è la mafia, che come standard negativo giustifica la massa dei crimini istituzionali non strettamente mafiosi; inclusi i crimini della medicina commerciale, e le relative complicità istituzionali [35]).

Gli standard, e quei particolari standard che sono le leggi, creano mondi. Se sono standard barbari, creeranno mondi barbari, non importa quanto sofisticati e a tinte sobrie. Critichiamo “il sistema”, ma è il mondo stesso che viene cambiato alterando gli standard. Le LCGc, e il loro enforcement tramite leggi come questo decreto, definiscono un mondo nuovo. Un mondo nel quale il potere froda, sfrutta, e danneggia la salute senza dover ricorrere a truffe rozze e ributtanti come quelle della S. Rita, e con profitti maggiori. Le LGCc non definiscono solo un genere di medicina, ma un genere di paziente. Un paziente in batteria (che resterà tale anche nell’incipiente “medicina personalizzata”).

Il liberismo annette grande importanza alla costruzione di una realtà sociale rispetto alla quale esso sia naturale e legittimo; dove le sue depredazioni appaiano come manifestazioni del giusto ordine delle cose. Il decreto Balduzzi riunisce due poteri capaci di creare nuove realtà, gli standard clinici e l’esercizio della giurisdizione. In un’altra corruptio optimi, anche ai magistrati il liberismo chiede di collaborare alla costruzione del nuovo mondo. Una richiesta alla quale i magistrati si conformano, nonostante che il progetto non sia quello del mondo disegnato dalla Costituzione.

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Seconda parte: L’irresponsabilità della medicina in franchising

https://menici60d15.wordpress.com/2012/11/30/lirresponsabilita-della-medicina-in-franchising/

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Note

[1] Timmermans S, Berg M. The gold standard. The challenge of evidence-based medicine and standardization in health care. Temple University Press, 2003.

[2] Medical guidelines, Wikipedia.

[3] Jacobson J O, et al. Evidence-based medicine: do clinical practice guidelines contribute to better patient care ? Medscape Hematology-Oncology. 3 settembre 2009

[4] Loewy E H. Ethics and evidence-based medicine: is there a conflict? Medscape General Medicine 2007. 9: 30.

[5] Bamforth I. Knock: a study in medical cynicism. BMJ, 2002. 28: 14.

[6] Haraden C. What is a bundle. Institute for healthcare improvement, 26 aprile 2011.

[7] Robb E. et al. Using care bundles to reduce in-hospital mortality: a quantitative survey. BMJ 2010. 340; c1234.

[8] Vedi: [13]. Citazioni 14, 43, 44 in [13]. Dictating doctors’ orders; in: Abramson J. Overdosed America. Harper Perennial, 2004.

[9] Petersen M. The pharmaceutical business over human kind: making drugs, shaping the rules. New York Times, 1 febbraio 2004.

[10] Eichacker P Q et al. Surviving sepsis – Practice guidelines, marketing campaigns, and Eli Lilly. NEJM, 2006. 335:16.

[11] La fallacia esistenziale nel dibattito bioetico sulle staminali.

https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/22/la-fallacia-esistenziale-nel-dibattito-bioetico-sulle-staminali/

[12] Sovradiagnosi I. Come la medicina nuoce.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/04/12/sovradiagnosi-i-come-la-medicina-nuoce/

[13] Hunt et al. The changing face of chronic illness management in primary care: a qualitative study of the underlying influences and unintended outcomes. Annals of Family Medicine, 2012. 10: 452.

[14] Sovradiagnosi II. Il business medico mira alla pancia.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/14/sovradiagnosi-ii-il-business-medico-mira-alla-pancia/

[15] Sovradiagnosi III. Parodia e anti-omeostasi nella medicina commerciale.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/07/07/sovradiagnosi-iii-parodia-e-anti-omeostasi-nella-medicina-commerciale/

[16] Il salasso ieri e oggi. La sinergia tra malattia e terapia.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/01/15/il-salasso-ieri-e-oggi-la-sinergia-tra-malattia-e-terapia/

[17] Cost-effectiveness and opportunity costs. In: Kaplan R M. Disease, diagnoses and dollars. Copernicus books, 2009.

[18] Greene J A. Prescribing by numbers. Drugs and the definition of disease. Johns Hopkins University Press, 2007.

[19] Neumayer P. Guarire con i numeri. Efficaci e straordinari metodi di guarigione: da Fibonacci a Grabovoi. Macrolibrarsi, 2012.

[20] Borenstein S. Study: fraud growing in scientific research papers. Bioscience technology online, 1 ottobre 2012.

[21] Smith R. Medical journals are an extension of the marketing arm of pharmaceutical companies. PLoS Medicine, 2005. 2: e138.

[22] Krawitz R L et al. Evidence-based medicine, heterogeneity of treatment effects, and the trouble with averages. Milbank Q, 2004. 82: 661.

[23] Woodman R. Open letter disputes WHO hypertension guidelines. BMJ, 1999. 318; 893.

[24] Concerned scientists dispute new cholesterol-lowering guidelines. Statin drug treatment carries great risk, few benefits. The International Network of Cholesterol skeptics. Agosto 2004.

[25] Jen M H et al. Early in-hospital mortality following trainee doctors’ first day at work. PLoS ONE, 2009. 4: e7103.

[26] Wilt et al. Radical prostatectomy vs. observation for localized prostate cancer. NEJM, 2012. 367: 203.

[27] Trustworthy clinical guidelines. Editoriale. Ann Int Med, 2011. 154: 774.

[28] Wickers AJ. Guidelines panel recommends approach of loudest member. Medscape news, 16 marzo 2012.

[29] Ocone C. La democrazia in America di Tocqueville. Appello al Popolo, 30 settembre 2012. http://www.appelloalpopolo.it/?p=7443

[30] Miller R. Survey shows variance of opinion on PCI appropriateness. Artwire, 29 marzo 2011.

[31] S. Fox. Annual cervical cancer screening persists despite guidelines. Medscape news, 18 agosto 2011.

[32] Kaplan R M. The Ziggy theorem: toward an outcomes-focused health psychology. Health Psychology, 1994. 13: 451.

[33] Restoring the integrity and purpose of medical research. In Abramson J. Overdosed America. Cit.

[34] Porter T M. Trust in numbers. The pursuit of objectivity in science and public life. Princeton University Press, 1995.

[35] I professionisti della metamafia.

https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

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31 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Camici sporchi e medici spezza ossa, attenzione a sbattere il dottore-mostro in prima pagina”

Le situazioni mostruose generate dal sonno della ragione non vanno scambiate per “il mostro”. E’ improbabile che spaccasse volontariamente ossa (mentre è facile che fosse disposto a correre il rischio anteponendo un suo interesse illecito a quello legittimo e ai diritti del paziente). Meglio non emettere pesanti giudizi non conoscendo a fondo i fatti. Soprattutto, “il mostro”, l’aberrazione, l’esagerazione caricaturale non rappresenta la situazione generale, sulla quale il pubblico dovrebbe invece porre attenzione. Una situazione di frode istituzionalizzata*. E’ plausibile che l’accusato fosse non un mostro ma qualcosa di più tremendo: un leader. Riverito e seguito dai più, in un ambito dove pratiche come applicare protesi substandard con interventi inutili o dannosi per aumentare i profitti sono la norma, letteralmente*; e che ora, con una mostruosità giuridica, sono tutelate e premiate dalla legge, con l’aderenza alle linee guida stilate dagli stessi “controllandi”, case produttrici e medici. Riconoscere il carattere strutturale va contro immensi arricchimenti. Per fortuna dei beneficiari, va anche contro la potente fantasia del medico-genitore che si prende cura di noi come da bambini facevano mamma e papà. Così conviene calcare la mano sul “mostro”, scaricando tutto sulla “mela marcia”, facendo sfogare

Il Terzo livello

5 settembre 2012

4 set 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Lanaro “Caso Alpi, la madre di Ilaria: schifata dalla giustizia italiana” del 3 set 2012

Due concetti semplici e ardui, fondamentali, estrapolati dalle dichiarazioni fatte il 3 set 12 da due familiari di persone eliminate perché invise ai poteri forti. Luciana Alpi:  “Sono schifata perché la giustizia in questo Paese non esiste”. Nando Dalla Chiesa: “ma mai potevo pensare […] che potessero ucciderlo. Ho capito con gli anni che un assassinio può essere firmato, ma la gente può anche rifiutarsi di leggere quella firma e cercare altrove le ragioni. Così avvenne per mio padre”.

I “cattivi”, i killer e i servizi, sono solo il primo livello del sistema di epurazione; non potrebbero operare se non potessero contare in anticipo sul secondo livello, quello delle varie forme di cooperazione istituzionale, della magistratura e delle forze di polizia in divisa, oltre che dei politici e dei burocrati; un livello che assicura che per questo genere di reati non esista Stato di diritto, e ci sia il meno possibile verità. Poi c’è il terzo livello, il più terribile, e il più efficace: quello della gente comune. Che, omertosa e servile, è pronta a credere alle versioni di comodo e a sostenerle; ma rifiuterà di prendere in considerazione le responsabilità del potere vero; cercherà anzi di acquisire meriti presso i mandanti, nelle forme più vili. Non riusciremo a contrastare le forze che ordinano delitti politici se non supereremo i tabù che impediscono di considerare le gravi responsabilità dei “buoni”: le istituzioni “non deviate”, i magistrati e il popolo.

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8 luglio 2012

Blog de Il Fatto

Commenti al post di L. Mazzetti “Manganelli, le scuse non bastano” dell’8 luglio 2012

Lo “anche se vi credete assolti siete lo stesso coinvolti” vale anche per la gente, pronta ad accettare mezze verità e capri espiatori sui crimini di Stato per poter continuare a praticare il servilismo verso il potere. Mazzetti scrive che rimane il dubbio che i responsabili della Uno bianca siano stati coperti dalla polizia. Ad essere accusato di ciò, anche formalmente, fu in particolare Chiusolo, che ha preso il posto di uno degli epurati dei fatti di Genova come capo dell’anticrimine. Un’inchiesta penale lo prosciolse. La sua figura appare più vicina a quella di De Gennaro, anch’egli prosciolto dai magistrati, per il G8, che a quella di poliziotti capaci e fedeli alla Repubblica come Emilio Santillo, allontanato dal comando dell’antiterrorismo quando si doveva lasciare che Moro fosse assassinato. I magistrati ci hanno messo 11 anni a rimuovere, a reati prescritti, alcuni dei responsabili. Ma la “società civile” non si cura di avere nuovi funzionari che garantiscano contro il terrore e l’eversione dall’alto. Né in questa decade ha fatto nulla su identificabilità della polizia alle manifestazioni e il reato di tortura. E’ più comodo indignarsi guardando il film “Diaz” e ripetere il mantra che la colpa alla fine è dei soliti politici, come il mignottaro di Arcore e la sua corte. Poi, se come appare stia già avvenendo prenderanno piede nuove forme, adatte ai tempi, di controllo mediante la violenza e la mistificazione, ricominceranno borbottii e geremiadi.

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@ Giulioterzo. Quando avremo una polizia democratica e non più fascista? Forse quando i cittadini avranno il coraggio di pensare che le forze di polizia sono così principalmente in quanto strumenti in mano a poteri sovranazionali come la NATO, e oggi anche la UE; e non solo perché culturalmente discendenti dalla scuola di Arturo Bocchini e di Mario Roatta.

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6 luglio 2012

Blog de il Fatto

Commento al post “Nominati nuovi vertici della Polizia: Chiusolo alla DCa e Pellizzari allo SCO” del 6 luglio 2012

Ho saggiato di persona, quando era Questore a Brescia, i metodi di Gaetano Chiusolo, cognato di Pierferdinando Casini. Per esempio, per anni non sono potuto entrare in librerie né biblioteche senza essere intercettato all’entrata, o all’uscita, o all’entrata e all’uscita da auto della polizia. Mi pare abbia una concezione dello Stato, dei poteri che sovrastano lo Stato e della convivenza civile e democratica affine a quella dei colleghi che va a sostituire.

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15 luglio 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Ravera “G8, finalmente giustizia per il sangue delle vetrine” del 15 luglio 2012

Secondo la Ravera, siccome i poliziotti invece di fermare i Blac Bloc si sono rivalsi sui pacifici e inermi occupanti della Diaz, allora non è equo condannare chi se l’è presa col G8 distruggendo la proprietà privata che gli capitava a tiro. Due errori non fanno una cosa giusta, e due strabismi non si compensano a vicenda. In tema di comparazioni, e di guardare dritto, nulla da dire su come la magistratura sta trattando i Notav? L’indignazione e la protesta per il comportamento della magistratura andrebbero rivolte verso le sostanziali coperture per le mani libere lasciate ai Black bloc, per le torture a freddo di innocenti alla Diaz e Bolzaneto:

Il commensalismo dei magistrati

https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/29/il-commensalismo-dei-magistrati/

E oggi andrebbe esercitata per la persecuzione dei Notav:

Giancarlo Caselli e i Notav: il negativo e il proibito https://menici60d15.wordpress.com/2012/02/23/giancarlo-caselli-e-i-no-tav-il-negativo-e-il-proibito/

Piuttosto che per i volenterosi figuranti che consapevolmente o meno si sono prestati ad animare i disordini di Genova sotto la regia della polizia, alimentando la tradizione della violenza insensata che il potere suscita e pilota a piacimento per crearsi un alibi alla repressione delle istanze di giustizia e democrazia:

La coltivazione della viltà: Giuliani e Bagnaresi

https://menici60d15.wordpress.com/2008/04/05/la-coltivazione-della-vilta-giuliani-e-bagnaresi/

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17 lug 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Innocenzi “#Federico 25, per una legge contro la tortura” del 17 lug 2012

Non dovrebbe essere difficile, dato il clamore mediatico sul caso Aldrovandi e sugli altri simili, raccogliere 50000 firme. Ma, invece di fare scrivere da esperti e persone informate disegni di legge su tortura e identificabilità della polizia, e raccogliere le firme per proporli per iniziativa popolare, come previsto dalla Costituzione, si chiede, come previsto da Internet, di firmare online per una generica supplica al ministro della polizia perché faccia fare una legge che controlli gli abusi che provengono dal suo stesso ministero. Una legge di controllo scritta da chi dovrebbe essere controllato.

Come madre alla quale è stato strappato un figlio, che ha lottato con successo perché il caso venisse a galla, Patrizia Moretti può dire e fare ciò che vuole, e non si può che rispettarla. Come attivista politico appare un asset della finta sinistra e dei preti, le forze che la sostengono, maestri nell’arte di favorire il potere simulando un’opposizione di comodo, che è inconsistente anche se raccoglie consenso; a partire dal consenso dei tanti che vogliono fare gli “impegnati” e allo stesso tempo tenersi buono chi comanda. Se volete aiutare chi come me subisce gli abusi di polizia e la collegata connivenza della magistratura, firmate per buone leggi di iniziativa popolare, se chi ne ha la possibilità volesse fare sul serio e le proponesse. Ma non per operazioni gattopardesche come questa.

http://menici60d15.wordpress.c.

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21 ottobre 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Todde “L’Agenzia del Farmaco vieta l’Avastin, rimedio contro la cecità” del 20 ottobre 2012

@Sonia Martino. Lei tocca un punto importante. E’ vero che non ci si può occupare di tutto: si dovrebbero però delegare persone degne e competenti, e a guardare i nostri politici e funzionari ciò non è accaduto. Il popolo, che può essere considerato come un’istituzione, è anch’esso colpevole del presente stato di cose. Inoltre, se da cittadini si sceglie di occuparsi di un tema, si ha l’obbligo di non essere superficiali: molto del “dissenso” è preconfezionato, e serve a pilotare l’opinione pubblica verso obiettivi fissati in partenza. Così quando si lanciano temi come questo la protesta popolare fa pensare a quei balli caraibici di gruppo, nei quali le figure di libertà e spensieratezza della danza sono ripetute all’unisono come in un plotone militare.

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23 novembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Psicologia, il maltrattato che diviene maltrattante”

E’ vero che il male può corrompere anche la vittima, come hanno osservato Manzoni e Primo Levi. D’altra parte, gli italiani sono bravissimi nell’arte di don Abbondio di trovare nella vittima colpe che giustifichino la loro viltà e complicità. E’ stato fatto anche con Moro.

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4 marzo 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Bellelli “Psicologia sociale: il familismo amorale nell’Italia di oggi”

L’analisi statunitense è di parte e incompleta. Il familismo amorale c’è; un testo fondamentale per la comprensione dell’Italia è la difesa di Giuda da parte di Troisi in Ricomincio da tre (Youtube). Ma deriva dalla mancanza di comprensione dell’interesse pubblico come interesse privato: in un popolo il cui orgoglio è stato dilavato da secoli di dominazioni, e indottrinato dai preti a litigare coi fanti e leccare i santi se si vuole sopravvivere, il singolo non capisce che è in primis proprio interesse avere una sfera pubblica sana. Che se si lascia uccidere Mattei, e gli altri epurati, poi si vivrà peggio. La legge accettata è quella dei rapporti di forza; e si accetta la società ordinata secondo la gerarchia effettiva che ne deriva. La politica è sostituita dalla speranza individuale del vassallaggio: che servendo un potente si diverrà signori, anche microscopici, ricevendo un piccolo feudo. Ciò è diffuso da Domodossola a Lampedusa, dal magazziniere raccomandato alle alte cariche atlantiste. I nostri “potenti” sono per lo più povera gente che ha ottenuto di divenire grande feudatario, vendendosi pezzo dopo pezzo il Paese. Al Nord si sottomettono a padroni più forti. Sembrano puliti perché – in cordate clientelari – servono i poteri globalisti senza volto, i poteri “innominati”, più che il piccolo viscido galantuomo di paese. In questa corsa al padrone i terroni settentrionali non fanno meno danni di quelli doc, e se siamo dove siamo lo si deve anche a loro.

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@ A. Bellelli. Ho letto il libro. Interessante, anche se prende in esame un paese “spaventosamente povero”, con un alto tasso di mortalità e problemi di denutrizione, dove nessuno dei 2000 abitanti ha una propria automobile. Ma non mi pare che l’autore consideri la “mancanza di comprensione dell’interesse pubblico come interesse privato”. Considera invece la mancanza di una espansione dell’interesse privato nel pubblico, sempre su base egoistica e familistica (l’ottenere prestigio, soddisfazioni), che è una cosa diversa dal sospendere l’egoismo e curare l’interesse pubblico per non subire un danno. Banfield (che cita Milton Friedman tra i riferimenti metodologici della sua analisi sulle possibilità di sviluppo economico di una popolazione straniera) auspica tale espansione affinché favorisca lo sviluppo economico. Questa espansione l’abbiamo avuta, la crescita c’è stata, le condizioni materiali di vita sono migliorate; tutti vogliono essere qualcuno e “realizzarsi”, le strade sono intasate di auto e le arterie di placche ateromasiche; ma il familismo amorale è rimasto. E si è forse aggravato; come Banfield riconosceva sarebbe potuto accadere, nel chiedere di uscire dal familismo pigiando sul pedale del familismo. L’interesse privato ha già invaso il pubblico, con effetti misti e a volte disastrosi. Noi, trascurando di tutelare la sfera pubblica, paghiamo sempre più tasse per arricchire dei privati mentre i beni pubblici che le tasse dovrebbero finanziare ci vengono tolti.

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Che nel bianco della bandiera nazionale andrebbe scritto “Tengo famiglia” Longanesi lo ha detto ancora prima, o senza avere letto la descrizione di Banfield (1955); che è più vicina alla Lucania di C. Levi o alla Calabria di Alvaro che all’Italia di 60 anni dopo. E una tale bandiera rappresenta l’intero territorio. Quando vivevo in USA ho sentito diverse volte questa tesi dell’Italia del Sud arretrata e familista rispetto al Nord “calvinista” e progredito; e ho potuto osservare che per maggior senso civico si intendeva una maggiore aderenza ai dettami liberisti. Declinati comunque all’italiana. Non ci sono solo i don Ciccio Mazzetta; anche i Perego padani e i burocrati romani tengono famiglia. Dimmi chi voti e ti dirò che idea hai del bene pubblico; e a giudicare dalla scarsa o assente correlazione tra la qualità degli eletti e la loro provenienza regionale, lo spirito civico, che in effetti storicamente era più vivo in alcune aree, come quelle che hanno conosciuto i Comuni, si è disciolto sotto l’effetto corrosivo e omologante del liberismo, lasciando poco più che una maschera. La cui consistenza posso tristemente apprezzare, frequentando sia la Lombardia che la Calabria, e constatando direttamente, con tutto il rispetto per il venerabile studio di Banfield, insieme alle differenze le affinità, le convergenze e i legami inconfessabili tra le due popolazioni rispetto alla sottomissione a chi comanda; e rispetto alla conseguente amoralità pubblica.

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6 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Mondello “Stacchio, per il benzinaio solidarietà 2.0: #iostoconstacchio (storify)”

Una gran massa di italiani ha i testicoli retrattili come le “corna” delle lumache: si esaltano al pensiero di sparare a un delinquente se questi è uno zingaro, ma quando vengono derubati alla grande dai potenti, da chi sta portando il Paese indietro di decenni, stanno muti e con gli occhi bassi.

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@ Gilly. Gilly, che estroflessione. Ritorna in te. Nel mio piccolo, non mi faccio voler bene da chi vi offre il pappone dello “spara allo zingaro”. Denuncio reati poco noti commessi da potenti; e, non meno importante, non seguo i pecoroni.

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13 febbraio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Massari “Poste, rivolta sindacale per gestione del caso trucchi su qualità: “Dirigenti salvati, lavoratori affondati” “

Il popolo è spesso migliore dei suoi governanti; ma è demagogia sostenere che la plebe dei raccomandati e degli imboscati, dei lazzari e dei servitori del più forte, sia migliore dei suoi capi; e che non ne sia complice. I “lavoratori” delle Poste non sono in genere di una pasta migliore dei “dirigenti”. Tanti illeciti non potrebbero essere commessi senza questa omogeneità morale e culturale tra chi architetta e chi esegue.

@ Stefano Frigerio. E’ giusto sottolineare le gravi responsabilità del popolo; ogni popolo ha i governanti che si merita, si dice. Ma oltre alle responsabilità “bottom up” sono trascurate anche quelle “top down”, cioè la corruzione dall’alto della gente comune, che si lascia convincere ad abbandonare i valori tradizionali per scimmiottare – stupidamente – la spregiudicatezza di chi comanda; pensando sia vantaggioso fare il cinico che pensa solo a sé stesso. In realtà danneggiandosi, contribuendo a degradare il tessuto sociale nel quale vive; e perdendo la sua anima e la sua dignità, rimanendo così senza difese rispetto al potere. Come mostra il caso dei dipendenti delle Poste, arroganti e pronti agli abusi, che ora si squalificano, e favoriscono quindi ulteriori privatizzazioni del servizio, frignando e ricattando per avere un’estensione dell’impunità riservata ai loro capi.

@ Paolo. Questa è la cosiddetta “Nuremberg defense”, la “difesa di Norimberga”, lo “obbedivo agli ordini” estesa dai gerarchi ai sottoposti. Che può portare a conseguenze gravi anche in questa versione all’amatriciana, dove non si rischia il plotone di esecuzione, come immaginerebbe Fantozzi (a parte che anche il soldato ha l’obbligo di disobbedire agli ordini se criminali). Un rimpallo che poi esita nella solita assoluzione generale. L’eroismo, la santità, non sono richiesti; non c’entrano nulla, e non andrebbero sciupati in queste storie ignobili, che ne fanno retoriche della vigliaccheria. Qui non si tratta di essere Enrico Toti o Salvo D’Acquisto. C’entra invece la grande nemica, del liberismo come della invereconda “sinistra”: la decenza. Che pure ha un costo. E’ richiesta la responsabilità individuale del cittadino; che può essere un soldato semplice, ma non un servo. Il lavoro non è una trincea, ma neppure il seggiolone dove si riceve la pappa. Alcune cose non si fanno e basta, se si vuole continuare a potersi guardare allo specchio. E si possono non fare anche se non si è nati col cuore di leone; tanto più quando si è in tanti, e organizzati in un sedicente sindacato.

@ Paolo. Forse è meglio lasciare perdere i paragoni coi soldati della Brigata Catanzaro o con i marinai della corazzata Potemkin. Io pratico quanto dico, e parlo perché sono in condizioni di poter dire la mia sul tema; non perché sia un eroe o sia afflitto da un adamantino senso del dovere, ma perché sono delicato di stomaco; e perché comprendo che non si tratta di “concetti nobili ed elevati”, di ”teoria”, quanto di una questione pratica, che è anche di convenienza personale, oltre che di dignità. Negli uffici postali mi capita spesso di sentire, dopo la prima mezzora di attesa, la gente inveire. Al vicino di fila che si rivolge a me lamentandosi rispondo che l’impiegato postale riceverà a sua volta disservizi in ospedale o al pronto soccorso, negli uffici amministrativi e giudiziari, nei trasporti. Per le persone comuni, la decenza, il non fare i furbi, l’esigere di svolgere un lavoro corretto ed efficiente, è in primo luogo una convenzione vantaggiosa per sé stessi.

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20 febbraio 2016

Blog de il Fatto

Commento al post di G. Barbacetto “Lo scandalo sanità in Lombardia, la fatina dei denti e i controllori puniti”

@ giancarlo4601. “Viva la magistratura ora e sempre” perché fa un centesimo del suo dovere? Una della radici della corruzione è proprio il desiderio di tanti di trovarsi un qualche potere protettore.

21 febbraio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di T. Mackison “Scandalo sanità Lombardia, l’ex primario di Niguarda: “Nel 2006 la mia denuncia finita nel nulla” “

Così come la magistratura colpì il malaffare politico, con Mani Pulite, solo quando il farlo coincise con interessi non amichevoli di poteri forti sul Paese, la magistratura appare permettere, favorire o perseguire selettivamente illeciti in campo medico, d’intesa col Viminale, secondo una funzione ricalcata su quella degli interessi dei poteri forti, come le multinazionali farmaceutiche e i grandi investitori in campo biomedico.

21 febbraio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Gaudenzi “Scandali Lombardia: da Chiesa a Rizzi, nel paese dove i condannati processano i giudici”

E’ segno dello scarso senso civico degli italiani che solo i disonesti critichino la magistratura. Quando pizzicati, e con accuse false o strumentali, che costringendo a respingerle aiutano a far passare sotto silenzio le magagne vere della magistratura, servizievole verso i poteri che affossano l’ltalia.

22 febbraio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Ciccarello “Appalti sanità: “Italia seconda più a rischio in Europa per corruzione e mafia” “

“Nella sanità quasi mai le forniture sono vinte da aziende straniere. E’ sintomo di frodi e collusioni”. Avoglia se ci sono frodi e collusioni in quella mangiatoia a cornucopia che la medicina è stata fatta diventare. Frodi secondarie, su forniture che spesso a loro volta costituiscono esse stesse una frode, la frode primaria, non andando nell’interesse del paziente ma di chi produce e commercia i beni e i servizi. La frode medica primaria, che ha i ”pregi” della legalità formale e della rispettabilità esteriore, non è una nostra creazione: diffusa nei paesi industrializzati, l’abbiamo prevalentemente importata. Impiantandoci sopra la corruzione tradizionale degli appalti e altri imbrogli. Le aziende straniere vogliono entrare anche nei settori mantenuti dal malaffare nostrano; col loro sistema della frode primaria, integrato nell’economia legale e culturalmente mimetizzato come “scienza”; e rendendo la corruzione ad esso funzionale.

I succhiasangue nostrani vengono quindi svergognati. Si può essere contro Tano Badalamenti perché si è contro la mafia, come Peppino Impastato; ma si può essere contro Badalamenti perché si vuole impossessarsi del suo business, come Bernardo Provenzano. La distinzione, che sarebbe fondamentale, tra opposizione morale e take-over fra bande è tenuta fuori dal discorso mediatico, e giudiziario, sulla delinquenza e la corruzione. Così il correre in soccorso della banda più forte viene presentato come istanza etica.

@ Giovanna Maggiani Chelli. Interessante. Non stento a credere che lo stato parallelo, e quindi anche i suoi fiduciari della malavita, oggi abbiano mandato di interessarsi anche della destinazione dei circa 110 miliardi di euro/anno della sanità. Potrebbe per cortesia dare indicazioni bibliografiche su queste rivelazioni di “collaboratori di giustizia” ?

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17 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di O. Lupacchini “Voto, suffragio universale e democrazia ‘borghese’ di Manzoni” “

Manzoni sarà stato paternalista, o elitista; ma voleva che alla lettura del romanzo fosse abbinata quella de La colonna infame, che mostra quanto buon padre possa essere il potere. Oggi il grande capitale facendo credere alla gente che è libera di pensare e di scegliere imbriglia l’immensa forza bruta della stupidità di massa. In medicina ai mali del paternalismo si è sostituita, o meglio affiancata, una pretesa autonomia del paziente che “permette ai medici di scapolare dal dovere di base che è sempre stato di perseguire il bene del paziente”*. In USA si stanno indebolendo i regolamenti di controllo sulla sicurezza dei farmaci in nome delle “libere” “scelte” dell’individuo; si approvano prodotti pericolosi affermando che ci si è conformati al livello di rischio voluto dai pazienti. Per poi imporre paternamente compliance, ovvero obbedienza, ai pazienti. L’attuale manipolazione scientifica delle masse ricorre a qualsiasi ideologismo e al suo contrario (Napolitano con la sua storia rappresenta bene questo eclettismo). Credo che il superamento del paternalismo vada cercato nel rifiutare i falsi padri imposti dall’alto ma eleggere se possibile chi ci governi come un buon padre. L’agghiacciante attuale arco politico dimostra che purtroppo il popolo non è affatto bravo in questo, che corrisponde a una forma alta di democrazia rappresentativa.

*Loewy EH. In defense of paternalism. Theor Med Bioeth 2005. 26: 445.

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28 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di V. Bisbiglia “Parentopoli Atac Roma, 150 a rischio licenziamento: “Privi di requisiti” Sindacati: “Responsabilità di altri” “

Adesso abbiamo anche i raccomandati a loro insaputa. Con la differenza che dare del corrotto ai politici fa parte del discorso permesso, ma pochi hanno il coraggio di riconoscere il carico di corruzione, i guasti alla vita civile, generati dalle congreghe di clientes che hanno avuto il posto di autista o di spazzino.

Il commensalismo dei magistrati

29 maggio 2012

27 ottobre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post “Anm, Vietti: “Magistrati evitino invasioni”. Carbone: “Incandidabilità è questione etica” del 26 ottobre 2013

Il dr. Maurizio Carbone, segretario dell’ANM, sostiene che la magistratura svolge un ruolo di supplenza della politica anche in campo bioetico. Seguendo da anni i rapporti tra magistratura e questioni mediche, posso dire che tramite omissioni, parzialità, connivenze e interventi attivi la magistratura sta di fatto svolgendo, al fianco della politica, un articolato ruolo di complice in grandi operazioni che dovrebbero essere dette “biocriminalità”.

Poco prima di essere eletto dal Parlamento al CSM, Vietti ha dichiarato: “La sanità oggi deve essere concepita non come una spesa infruttifera per fornire ai cittadini un semplice servizio solidaristico, ma come motore di sviluppo, capace di alimentare sia la ricerca che una occupazione qualificata”. Con un’impostazione politica così radicale, non c’è da meravigliarsi che il servizio giustizia su questioni mediche divenga un servizio all’imprenditoria medica. Ricercare la crescita economica e il profitto tramite le cure mediche è roba da cannibali. Attali, banchiere, anni fa scrisse un libro che si intitola “Vita e morte della medicina. L’ordine cannibale”.

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Blog de “Il fatto” 

Commento al post di M. Portanova “De Gennaro assolto. Ma solo in tribunale” del 29 mag 2012

Cossiga dichiarò dai banchi del Parlamento che De Gennaro serviva l’FBI. Queste impunità e i crimini che se ne giovano non cesseranno se il popolo pecorone non riconoscerà il commensalismo dei magistrati coi poteri forti sovranazionali:

A sinistra, e a un altro lato della tavola, stava, con gran rispetto, temperato però d’una certa sicurezza, e d’una certa saccenteria, il signor podestà, quel medesimo a cui, in teoria, sarebbe toccato a far giustizia a Renzo Tramaglino, e a far star a dovere don Rodrigo, come s’è visto sopra.
(I commensali alla tavola di don Rodrigo, Promessi sposi, cap. V)

@Portanova.   Il fatto che De Gennaro sia stato assolto da un’accusa marginale non dovrebbe distrarre dalla circostanza che i magistrati non lo hanno processato per le torture di massa; sostenendo così implicitamente che decine di poliziotti, comandati dai vertici della polizia per un evento importantissimo, sotto i riflettori dell’opinione pubblica internazionale, sotto gli occhi della maggiori potenze mondiali, si siano di punto in bianco comportati come si comportavano i fascisti di Villa Koch, su decine di persone inermi, senza che il comandante in capo della polizia ne sapesse niente o li fermasse. Dev’essere la scuola Scajola, allora ministro dell’interno, al quale regalavano case a sua insaputa. Contrariamente a Portanova, penso che De Gennaro avrebbe dovuto rispondere ai giudici del comportamento dei suoi subordinati; e che le omissioni dei magistrati non andrebbero scusate con ragionamenti che prendono in giro la gente, usando i politici come “whipping boy” per mantenere il mito di una magistratura che fa il suo dovere senza guardare in faccia a nessuno. Quando si tratta del “partito americano” i magistrati non sono secondi ai politici nell’obbedire e assicurare l’impunità agli esecutori.

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6 luglio 2012

Blog de il Fatto

Commento al post “Nominati nuovi vertici della Polizia: Chiusolo alla DCa e Pellizzari allo SCO” del 6 luglio 2012

Ho saggiato di persona, quando era Questore a Brescia, i metodi di Gaetano Chiusolo, cognato di Pierferdinando Casini. Per esempio, per anni non sono potuto entrare in librerie né biblioteche senza essere intercettato all’entrata, o all’uscita, o all’entrata e all’uscita da auto della polizia. Mi pare abbia una concezione dello Stato, dei poteri che sovrastano lo Stato e della convivenza civile e democratica affine a quella dei colleghi che va a sostituire.
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8 luglio 2012 

Blog de Il Fatto 

Commenti al post di L. Mazzetti “Manganelli, le scuse non bastano” dell’8 luglio 2012

Lo “anche se vi credete assolti siete lo stesso coinvolti” vale anche per la gente, pronta ad accettare mezze verità e capri espiatori sui crimini di Stato per poter continuare a praticare il servilismo verso il potere. Mazzetti scrive che rimane il dubbio che i responsabili della Uno bianca siano stati coperti dalla polizia. Ad essere accusato di ciò, anche formalmente, fu in particolare Chiusolo, che ha preso il posto di uno degli epurati dei fatti di Genova come capo dell’anticrimine. Un’inchiesta penale lo prosciolse. La sua figura appare più vicina a quella di De Gennaro, anch’egli prosciolto dai magistrati, per il G8, che a quella di poliziotti capaci e fedeli alla Repubblica come Emilio Santillo, allontanato dal comando dell’antiterrorismo quando si doveva lasciare che Moro fosse assassinato. I magistrati ci hanno messo 11 anni a rimuovere, a reati prescritti, alcuni dei responsabili. Ma la “società civile” non si cura di avere nuovi funzionari che garantiscano contro il terrore e l’eversione dall’alto. Né in questa decade ha fatto nulla su identificabilità della polizia alle manifestazioni e il reato di tortura. E’ più comodo indignarsi guardando il film “Diaz” e ripetere il mantra che la colpa alla fine è dei soliti politici, come il mignottaro di Arcore e la sua corte. Poi, se come appare stia già avvenendo prenderanno piede nuove forme, adatte ai tempi, di controllo mediante la violenza e la mistificazione, ricominceranno borbottii e geremiadi.
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@ Giulioterzo. Quando avremo una polizia democratica e non più fascista? Forse quando i cittadini avranno il coraggio di pensare che le forze di polizia sono così principalmente in quanto strumenti in mano a poteri sovranazionali come la NATO, e oggi anche la UE; e non solo perché culturalmente discendenti dalla scuola di Arturo Bocchini e di Mario Roatta.
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19 luglio 2012
Blog de Il Fatto
Commento al post “Processo Ros, assolto ex pm Conte Generale Ganzer rinuncia a prescrizione” del 18 luglio 2012
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“L’Italia è un paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue”.(Pasolini)
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4 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Ganzer e i suoi “spregiudicati per fuoco sacro”. Attenuanti per lunghezza processo”

Ecomostro: “Mi piace molto il passaggio logico “nel […] agire con […] indifferenza rispetto a […] legge […] hanno ritenuto, pur nella consapevolezza […] di cadere nell’illegalità, di poter […] ottenere […] prevenzione dei reati”… cioè, sostanzialmente, detto in altre parole, “hanno sì commesso reati; però mentre lo facevano pensavano che così facendo avrebbero prevenuto la commissione di reati”… proprio un bel principio, che ci può portare molto lontano…”
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@ Ecomostro: E’ il genere di logica che a me ricorda quella dei gesuiti contro la quale si scaglia Pascal nelle Provinciali: “…cerchiamo di mettere in pratica il nostro metodo di ‘dirigere l’intenzione’, che consiste nel proporsi per fine delle proprie azioni un oggetto permesso. Non che, per quanto è in nostro potere, noi non cerchiamo di distogliere gli uomini dalle cose proibite; ma, quando non possiamo impedire l’azione, purifichiamo per lo meno l’intenzione; e così correggiamo il vizio del mezzo con la purezza del fine.” Un’impostazione che, come mostra Pascal, alla bisogna permette di giustificare moralmente l’omicidio per futili motivi e quello a tradimento, il furto, la frode, l’usura, la calunnia e quant’altro.
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Lettera al presidente dall’ANM 

Brescia, 28 mag 2012

A sinistra, e a un altro lato della tavola, stava, con gran rispetto, temperato però d’una certa sicurezza, e d’una certa saccenteria, il signor podestà, quel medesimo a cui, in teoria, sarebbe toccato a far giustizia a Renzo Tramaglino, e a far star a dovere don Rodrigo, come s’è visto sopra.”

(I commensali alla tavola di don Rodrigo, Promessi sposi, cap. V)

Con tutte le infamie commesse dalla magistratura e dalle forze di polizia nei miei confronti, a danno mio ma non solo mio, che non mi sia arrivata la ricevuta di ritorno della racc. spedita oltre un mese fa al giudice Platè (v. sopra “La corte dei miracoli bresciana dopo l’assoluzione per la strage”) dovrebbe essere l’ultima delle mie preoccupazioni. E’ già successo per molte altre denunce che le ricevute di ritorno sparissero; si è semplicemente riaffermato il principio che non posso spedire liberamente corrispondenza. Come è prassi, alla protesta è seguito un aggravio dei comportamenti denunciati: i postini sono divenuti una presenza fissa tra le comparse che inscenano atti di stalking.

L’episodio merita di essere notato per due motivi. Uno riguarda il livello di corruzione e il livello qualitativo della magistratura; i livelli intrinseci, al netto di altri fattori di malagiustizia. I magistrati attribuiscono la mediocre e talora pessima qualità del servizio giudiziario alle leggi sbagliate, alla carenza di dotazioni, a deficit organizzativi e alle responsabilità di poche “mele marce”, elementi senza dubbio reali. Però questa libertà di boicottaggio e provocazione è indipendente da tali fattori: l’episodio, solo uno tra gli innumerevoli atti di abuso, molestia e provocazione commessi impunemente, indica un atteggiamento collusivo della magistratura. Una magistratura che non sa garantire al cittadino che se questi scriverà a un magistrato quanto invia verrà correttamente recapitato; una magistratura che consente che l’abuso de “l’iniquo che è forte” venga reiterato nel comunicarlo a un giudice, è una magistratura che non ha rispetto di sé stessa; e che non si classificherebbe molto bene nella famosa graduatoria de “Il giorno della civetta”.

Il secondo aspetto è quello dei legami tra magistratura e terrorismo di Stato. Non è la prima volta che resto sorpreso dall’alone di pochezza e ambiguità che scopro attorno a un magistrato che si è occupato della Strage di Piazza Loggia del 1974, e che quindi dovrebbe essere un avversario di certi poteri. Questo ennesimo microepisodio, un momento in un continuum di abusi, è un esempio di un complesso di tecniche ben definite di boicottaggio, mobbing, discredito, logoramento e provocazione che sono espressione di nuove forme di controllo antidemocratico. E che sono probabilmente derivate da un’unica matrice che si occupa anche – si va facendo sempre più chiaro [*] – di nuove tecniche di terrorismo false flag o pilotato. Andrebbe riconosciuto che la magistratura non si è limitata a mantenere impunito post factum il terrorismo di ieri, ma lascia libera di agire, e aiuta nei suoi primi passi, l’opera di allestimento di nuove forme di “eversione dall’alto” mediante la creazione surrettizia o materiale di una devianza, l’imposizione di uno stigma su soggetti da eliminare dalla vita civile, e la diffusione dei corrispondenti modelli culturali nell’opinione pubblica.

La questione decontestualizzata appare bagatellare e segue a ruota l’assoluzione per la Strage (e avviene mentre a Brindisi sembra riapparire la strategia della tensione ma il PM, lupus in fabula, attribuisce subito la bomba a qualche singolo arrabbiato col mondo); mostra una delle strategie dei magistrati per togliersi d’impaccio, e anzi acquisire meriti presso i don Rodrigo, quando i don Rodrigo che dovrebbero fare stare a dovere sono soggetti come la NATO, gli USA, i loro manutengoli delle forze di polizia, etc. : i magistrati tendono a porre i reati fuori dalla loro portata, mediante l’estremizzazione e la minimizzazione. In casi come la Strage, lasciano crescere lo scandalo provocato dal reato – reato che aveva tra i suoi fini proprio quello di incidere sull’opinione pubblica – fino a che il fatto appare tanto enorme da giustificare in qualche modo sul piano umano la loro defezione. All’opposto in altri casi, come il mio, vedono solo singoli attimi isolati di una dinamica complessiva, rappresentandoli come di poco o nessun conto e non meritevoli perciò di considerazione; il padrone di casa, com’è suo interesse, li favorisce in questo loro applicare la fallacia del sorite, procedendo quando possibile a piccoli passi.

Con mezzi del genere i magistrati mantengono la posizione di rispettoso commensale davanti ai poteri che, nel perseguire grandi interessi economici e politici, ordinano le operazioni di omicidio politico e di psyop di vario tipo, quelle clamorose dei decenni precedenti e quelle apparentemente meno cruente di oggi.

Copia della presente viene inviata come racc. online (se i vari convitati me lo permettono) a Rodolfo Sabelli, presidente dell’ANM. Senza ricevuta di ritorno.

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Leopardi, Unabomber e altri eversori.

https://menici60d15.wordpress.com/leopardi-unabomber-e-altri-eversori/

Il pendolo di Foucault e il generatore di Kelvin.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/03/27/il-pendolo-di-foucault-e-il-generatore-di-kelvin/

Terrorismo multipronged ?

https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/

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Brescia, 9 luglio 2012

Nicoletta Paris
Direttore della filiale di Brescia
Poste Italiane
Via L. Gambara 10
25121 Brescia
racc. rr online

Violenza privata Poste Italiane

Direttrice Paris

Il 25 giu 2012 Poste Italiane mi ha comunicato tramite lettera – non firmata – che dal 2 luglio il mio conto corrente viene bloccato, venendomi impedito di effettuare operazioni di sportello, per carenza di informazioni relative alle norme della prevenzione dei reati di riciclaggio. La lettera dice che il blocco è inevitabile, precisando che potrò sanare la presunta “irregolarità” solo dopo che sarà scattato il blocco e non prima. Irregolarità che è inesistente e inventata: ho rilasciato, quando mi sono state richieste, cioè l’anno precedente, le informazioni a riguardo; non ho da allora effettuato alcuna operazione superiore al ritiro di poche centinaia di euro. Sul conto è depositata una somma non superiore a quella che occorre all’acquisto di un’auto di classe media.

Questo illecito sequestro di denaro, il più recente anello di una catena di abusi, segue la pubblicazione della descrizione di altre scorrettezze gratuite di Poste Italiane nei miei confronti. E segue la pubblicazione di altri miei post e commenti sgraditi a grandi interessi, tanto illeciti quanto potenti. Abusa delle norme antiriciclaggio a chiaro fine di ritorsione, provocazione, insulto e intimidazione. Mostra il vigente regime di legalità inversa, dove perfino le misure di lotta al crimine sono sfruttate per commettere illeciti; e mostra il relativo capovolgimento dei ruoli tra le persone oneste e coloro che, pur occupando cariche rilevanti, sostanzialmente sorreggono il loro percorso di vita con espedienti.

Poste italiane non ha né reale necessità né titolo per farmi ripetere quanto ho già dichiarato nel nov 2011 sulle norme antiriciclaggio; né tanto meno per confiscare a sua discrezione il mio denaro ponendo condizioni arbitrarie per restituirlo. Comunque, constatando come non sia infondata la convinzione che Poste Italiane ostenta di poter tafanare, vessare e danneggiare liberamente e a oltranza, accetto di ripetermi, se questa è la condizione ricattatoria per tornare a poter disporre del mio denaro.

Ma non verrò come vorreste impormi in un ufficio postale per rappresentare questa farsa. Rivolgetemi le domande sulla dichiarazione antiriciclaggio per iscritto e risponderò per iscritto tramite raccomandata. Penso che quest’altra vostra guapperia (non firmata) sia sufficiente: non intendo accettare che ad essa si aggiungano ulteriori offese, molestie e provocazioni, prevedibili in base all’esperienza pregressa, come piazzate, urti di facchini, addetti allo sportello che si puliscono il naso con le dita prima di porgermi i moduli etc. In luglio e settembre sono contattabile al seguente indirizzo email: hropan@tin.it

Francesco Pansera

La presente è aggiunta al post “Il commensalismo dei magistrati” sul mio blog menici60d15, dove commento sulla partecipazione di Poste italiane alle operazioni di mobbing, stalking e quant’altro di cui sono oggetto.

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v. il post Patologia e malattia delle istituzioni dell’8 ottobre 2013.

Terrorismo multipronged ?

19 maggio 2012

Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “L’attentato di Brindisi” del 19 mag 2012

Come il prof. Giannuli, davanti a questo fatto abbandono le remore metodologiche e dico anch’io la mia. Anzi, in parte l’avevo già detta:

“C’è la possibilità che questo governo “Vaticano-Loggia Continua”, che dovrà raccogliere quanto Berlusconi ha seminato, si avvalga di un qualche ritorno del terrorismo? Come standard negativo dal quale trarre credibilità, legittimità e consenso:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/04/21/i-magistrati-e-leffetto-bokassa/

(Blog di Aldo Giannuli – Commento al post “Due parole sul nuovo governo” del 21 nov 2011))

“Vedo che tra i compiti del ministero attualmente diretto da [Cancellieri] c’è anche questo, di educare il popolo ad accettare le ruberie, gli abusi, le frodi, le violenze “legali” dei poteri forti dell’economia; educarlo a convincersi che quelle dei banchieri o degli assicuratori non sono ingiustizie e soperchierie che il cittadino ha il diritto e il dovere di contrastare, ma una realtà immodificabile; che non accettare è vano e stolto, e può anche essere pericoloso per il cittadino, esponendolo a rappresaglie. Educare il popolo a credere che gli unici grandi attentatori alla convivenza civile e alla giustizia sono la mafia e il terrorismo. Questo caso di estorsione, piccolo, ma sfacciato quanto una richiesta di pizzo, è un esempio dell’applicazione del principio che il Ministero degli interni difende a mano armata, e promuove con una zelante attività “pedagogica”. (Email a un importante manager italiano, il giorno prima della bomba ai liceali a Brindisi).

D’altra parte, analisi di esperti, come Giannuli qui, e Comidad sulla gambizzazione dell’AD di Ansaldo nucleare (Attentati false flag, attentati true flag e attentati flagless, 5 mag 2012), indicano per questi attentati con la didascalia (pistola Tokarev, Scuola Morvillo Falcone) anche un’altra pista non così ovvia: quella della predazione del pesce grande a danno del pesce medio; ipotizzando scenari che hanno evidenti analogie con quello degli attentati che nei primi anni Novanta aiutarono la transizione politica voluta dai poteri extranazionali. Le due ipotesi non sono incompatibili: gli attentati potrebbero essere operazioni “multipronged”, cioè “a più punte” (come le punte di un forcone); mentre non si può dire nulla sugli esecutori materiali, sembra di intravedere alcuni dei rebbi, cioè parte della molteplicità dei fini.

1) Siamo ai tempi nei quali i barbari ci chiedono sempre più oro, e lo pesano con bilance truccate; non c’è da stupirsi che per prevenire o reprimere malcontento e esitazioni aggiungano all’altro piatto il peso della spada. Quindi, le solite bombe pedagogiche, rivolte a noi Ciccioformaggio, cioè al popolo che non ha il coraggio neppure di parlare, per spingerlo a stringersi spaventato, sottomesso e riconoscente alle istituzioni corrotte che lo derubano e lo vendono; e che lo proteggono dall’uomo nero: la mafia, il terrorismo politico, qualche spostato. Dopo l’eruzione esplosiva, parte come al solito la colata di retorica che spazzerà via qualsiasi reazione democratica seria.

2) Inoltre, un messaggio ai Manutengoli, cioè la classe dirigente, perché da un lato continuino imperterriti a salassarci per loro conto, ma dall’altro si accontentino della paga e delle commissioni, stiano al loro posto e cedano qualche altro osso. Due giorni prima della bomba a Brindisi c’è stata una reazione dell’ABI, con toni fermi che è insolito sentire da istituzioni italiane, all’attacco straniero contro le banche italiane, e la Consob ha convocato Moody’s. “Un’aggressione, “all’Italia, alle sue imprese, alle sue famiglie, ai suoi cittadini”, che conferma il ruolo di “destabilizzazione” delle agenzie di rating con i loro giudizi “parziali e contraddittori” “ (M. Meggiolaro, Il Fatto).

3) Con l’occasione, anche un messaggio contro le Impurità della magistratura, con un attentato pochi giorni prima della ricorrenza dell’assassinio a Capaci di un magistrato di eccezionale spessore. Un’intimidazione verso eventuali elementi che invece di servire i padroni del mondo vorrebbero fare i magistrati. Perché si fermino, o comunque non passi per la testa alla massa dei loro colleghi di imitarli, o di muovere qualche passo in quella direzione. A proposito di “anarchici informali”, una curiosità: tra le motivazioni del premio che l’FBI ha conferito a De Gennaro c’è quella di essere stato un “consigliere informale” degli ambasciatori USA in Italia.

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Blog Il Corrosivo

Commento al post di M Cedolin “Bomba a Brindisi, utilità della tensione” del 19 mag 2012 

Segnalo il post “Terrorismo multipronged ?” sull’attentato avvenuto nella città che è il porto d’imbarco per la Grecia:

https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/

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Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Chiesa “Il tempo dei Breivik” del 21 mag 2012 

Così se uno dà segni di insofferenza ai  taglieggiamenti legali eseguiti mediante il potere dello Stato, o con la complicità dello Stato, a favore di interessi privati; se uno non è sufficientemente mansueto nell’accettare di venire derubato di denaro buono ricevendo in cambio servizi mediocri o pessimi, quando ci sono; allora potrebbe essere classificato come un potenziale terrorista. Se uno dà in smanie per il pizzo legale eccessivamente pesante, per torti (o provocazioni) subiti da un potere che non lo fa campare; e,  come Renzo quando andava da Azzeccarbugli, a vederlo pare un matto, allora potrebbe essere uno che, nelle parole del PM Di Napoli “ce l’ha col mondo”, e quindi è capace di mettere le bombe.  Una tesi a dir poco azzardata (ma non è escluso che la “conferma” ad affermazioni così perentorie venga a posteriori) ma che è quella delle “istituzioni”, e che fa comodo alle “istituzioni”. La si potrebbe ribaltare considerando che la sua introduzione e diffusione sia una delle molteplici finalità dell’attentato di Brindisi; e anche di altri, come quelli di questi mesi verso Equitalia:

Terrorismo multipronged ?

https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/

Forse siamo “Al tempo dei Breivik” nel senso che ora ci si avvarrà di spostati più o meno autentici per tenere buono il popolo bue con la minaccia del terrorismo; anzi con la minaccia di essere etichettato come potenziale sovversivo, se non si sta zitti e chini nel farsi togliere diritti e opportunità, e se non ci si presenta a richiesta coi soldi in bocca. Un terrorismo che dà la possibilità di eliminare voci scomode trattandole come potenziali focolai generatori di crimini efferati. Che la tesi sviluppata da Giulietto Chiesa vada a sovrapporsi a quella delle “istituzioni”, che hanno una pratica pluridecennale nel terrorismo pilotato, potrebbe essere una coincidenza dovuta a grande capacità e grande onestà intellettuali; ma anche no.

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Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “Lo “spostato” non fa più notizia” del 27 mag 2012

Nuovi terrorismi e sensibilità letterarie dei Carabinieri

Se avessi velleità accademiche, se fosse questo il mio campo e se non avessi altro a cui badare rivendicherei di essere stato in Italia il primo, o tra i primi, a indicare questa nuova forma di terrorismo, e a darne un’interpretazione, prima che avvenissero i fatti ai quali viene comunemente legata:

Leopardi, Unabomber e altri eversori

https://menici60d15.wordpress.com/leopardi-unabomber-e-altri-eversori/ (2010)

Oggi, con gli inquirenti che parlano come prima ipotesi di attentatore isolato che “odia il mondo” per la bomba a Brindisi (e poi nascondono il braccio), si può dire che il concetto sia stato ormai efficacemente inoculato nell’opinione pubblica; tanto da “non fare più notizia”. Diversi commentatori anche progressisti, come G. Chiesa, hanno dato il loro profondo contributo all’affermazione culturale del tema del terrorismo alla “se perdo la pazienza mi scatta la iulenza”:

Terrorismo multipronged ?

https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/

Sempre su “il Fatto” la scrittrice Lidia Ravera ha sostenuto (“Il massacro senza ragione di una persona “normale”) la tesi nella sua forma forte, per la quale anche una persona normale può lanciare una bomba a casaccio, es. contro delle ragazzine, senz’altra motivazione che un generico ma smisurato odio. Il più votato dei commenti al suo articolo online: “Avvisate gli investigatori! la Ravera ha risolto il caso: l’assassino è un uomo normale. Si dia inizio alla caccia. Avvisate anche la comunità scientifica, il tratteggio della patologia criminale è servito: è un portatore sano di odio. Sicuramente misogino.”

Non si può dire che questo e altri crudeli sbeffeggiamenti la Ravera non se li sia meritati. Ha perso un’occasione; gli scrittori, esperti di sentimenti e passioni, potrebbero dare un loro contributo sull’argomento distinguendo i concetti che si sta tentando di unificare in un grottesco e immondo pastone. Potrebbero trattare di una distinzione preliminare fondamentale: quella tra l’odio endogeno, che nasce da oscure alchimie interiori, e l’odio indotto, che porta qualunque persona, se sufficientemente esasperata, a rispondere a sua volta con una zampata agli animali che non smettono di tormentarla. Possono sviluppare il tema di come evitare di accettare lo scambio che coloro che vogliono indurre l’odio, persone animate da un’aggressività ferina, miserabili da compiangere, cercano di ottenere tra loro e chi riceve le loro persecuzioni; nel tentativo di appropriarsi di qualità e virtù delle quali sono sprovvisti.

Gli scrittori possono specificare quali sono le abissali differenze tra le dinamiche della ribellione sociale, di chi si dipinge la faccia e grida “Si se ‘ntosta a nervatura mett’a tutt’e ‘nfaccia o muro”, e quelle, precise come un congegno a orologeria, del terrore senza volto seminato dal potere. Possono raccontare come a volte si assecondino e incoraggino le reazioni all’ingiustizia per poterle meglio reprimere. Possono raccomandare la cultura come antidoto, indicando come avere letto qualche libro non alla moda, pensare contro l’opinione corrente, discutere contro sé stessi, aiuti a non cadere nella trappola. Potrebbero spiegare che chi si consuma sui libri e critica la follia umana come Leopardi – quel loro collega – è l’antitesi del terrorista; ed è tra i bersagli di chi confeziona il terrorismo e dei fiancheggiatori.

Questa concezione per la quale chiunque è sospettabile di essere un terrorista, soprattutto se è scontento, protesta o critica, nuova nella declinazione, che è adatta ai tempi, ma in fondo non una novità storica nella sostanza, ha un’evidente dimensione narrativa; credo sia interessante a questo proposito considerare il variegato rapporto che quelli che dovrebbero fermare la nuova minaccia, cioè i Carabinieri, hanno con la narrativa e le lettere. Nelle fiction sui CC si dà un’immagine dei custodi dell’ordine edulcorata e gigionesca fino allo stomachevole, che fa pensare a gusti letterari fanciulleschi; del resto, la figura di terrorista che è stata abbozzata dai commenti ai fatti di sangue recenti e pregressi è degna dei copioni su don Matteo e il maresciallo Frassica.

E’ opinione comune, rafforzata dalle barzellette, che i Carabinieri parlino male e scrivano male. Allo stesso tempo, sembra diano un’importanza perfino eccessiva alla forma. Sfogliando un libro di quiz per l’esame di ammissione a sottufficiale dei CC ho visto che ricorrevano le domande sui plurali dei nomi composti (“pescespada”, “cassaforte”), una delle parti più arzigogolate e noiose della grammatica italiana; pedanteria lievemente sadica, da caserma. I peggiori sono quelli che, intervistati da qualche emittente locale, si esprimono con termini inutilmente ricercati, e non appropriati, per fare vedere che non sono solo abili investigatori e uomini d’azione.

D’altra parte, i CC a volte fingono un’ignoranza che non hanno; per fare calare le difese all’interlocutore, o per fare passare per colpa ciò che è dolo. Il prof. Giannuli pochi giorni fa ha tacciato di inettitudine il ministro Cancellieri per le indagini sull’attentato di Brindisi; ma a volte fa comodo ai poliziotti “play dumb”, come il commissario di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” (1970), che storpia volutamente “via del Tempio” in “via del Tempo” dopo avere dato del cretino a un suo sottoposto per lo stesso errore. Così facendo si può meglio sostenere, ad esempio, che per “Gradoli” si intendeva in buona fede il paesino vicino al lago di Bolsena, non la via di Roma dov’era il covo dei brigatisti che ebbero parte nell’esecuzione di Moro; nonostante che proprio in via Gradoli il Sisde e anche il capo della polizia Parisi avessero intestati alcuni appartamenti.

Gli ufficiali dei Carabinieri che si occupano di analisi del crimine o di redigere comunicati si esprimono in buon italiano, presentando a volte, come i professionisti di altri campi, concetti istruttivi. Ma non sono solo gli alti gradi quelli dai quali si può apprendere. Piero Chiara, un maestro del narrare e dell’uso dell’italiano, dopo avere elencato i grandi scrittori dai quali ha imparato l’arte aggiunge: “Ma c’è stata una schiera di scrittori involontari che ho preso in considerazione durante gli anni nei quali ho lavorato nell’Amministrazione della giustizia: quella dei marescialli dei carabinieri. Ho letto migliaia di verbali nei quali uomini semplici e pieni del senso della realtà si studiavano di riferire i fatti nel modo più chiaro possibile. I marescialli dei carabinieri non facevano riflessioni né si abbandonavano a introspezioni psicologiche: riferivano puramente e semplicemente. Mi sono capitati sotto gli occhi dei piccoli capolavori di narrativa, dai quali ho imparato a raccontare vedendo nella mente i fatti come in un film e studiandomi di tradurli in parole semplici e precise”.

Tornando agli emuli di Breivik e di Kaczynzki, credo non sia irrilevante che i Carabinieri, nella loro rivista “il Carabiniere”, direttore il Comandante generale dell’arma, abbiano 15 anni fa ospitato un saggio (“Vi racconto Lord Jim”, Il Carabiniere, dic 1997) dell’italianista statunitense TJ Harrison, l’autore secondo il quale oggi un Leopardi, date le sue critiche, andrebbe considerato come un potenziale Unabomber (v. Leopardi, Unabomber…, cit.). Queste del pazzo furioso o del savio impazzito che ricorrono alle bombe per esprimersi, del normale che fa una strage gratuita, o dell’emarginato che avendo perso la fiammella della speranza perde anche quella della ragione, sono narrazioni che per andare in scena necessitano di violenze sanguinose e di forme meno evidenti ma anch’esse gravi di violenza illecita. Corrono su binari fissi allestiti già da diversi anni, imposti dai massimi poteri e sorretti com’è tradizione da complicità dei poteri dello Stato; credo, sulla base di quanto ho visto coi miei occhi, che siano narrazioni eversive che, per quanto contrastino col “senso della realtà” di un qualsiasi bravo maresciallo, e per quanto servano a costruire una diversa e ingiusta realtà sociale, le forze di polizia nazionali non possono che ripetere, astenendosi dall’applicare il loro sapere, se non per arricchirle e renderle più credibili; obbedendo agli ordini, nello spirito dell’allievo che deve conoscere che le parole “il capostipite”, “il caposquadra”, “la capoclasse”, “la capocuoca” seguono ciascuna una diversa regola per la formazione del plurale.

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@Giannuli. No, “Il Carabiniere “ non ha pubblicato il saggio ““Leopardi, Unabomber” di TJ Harrison, Dip. di italianistica, Columbia university, e Istituto italiano di cultura, New York, 1999. (Un’istituzione piuttosto diversa da com’era ai tempi di Prezzolini; una delle tappe delle visite ad limina dei personaggi italiani in cerca della benedizione USA, come Vendola). E’ consultabile in: Giacomo Leopardi: Poeta e filosofo , ed. Alessandro Carrera (Firenze: Cadmo, 1999), pp. 51-60. L’arma dei Carabinieri ha però mostrato interesse per questo singolare autore, Harrison, che su Il Carabiniere ha trattato il tema di Lord Jim, di Conrad. Harrison ha anche nel suo curriculum l’intervista televisiva “Mussolini’s Secret War”, one-hour documentary for The History Channel, 2001, che pure potrebbe interessarle.

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Blog Il Corrosivo

Commento al post “Berremo anche questa?” del  7 giu 2012

Devo difendere magistratura e forze di polizia: una telenovela non si giudica dalla prima puntata.

Terrorismo multipronged ?
https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/

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10 lug 2012 

Blog Il Corrosivo

Commento al post “L’anticiclone brucia le prove” del 9 lug 2012 

Dopo il “paradosso di Gettier” del PM Dinapoli che subito dopo l’attentato dice che è stato uno che ce l’ha col mondo e poi viene arrestato uno che dice che ha messo la bomba perché ce l’aveva col mondo; dopo “la fiaccola sotto il moggio” di un asserito attentato “dimostrativo” non percepibile come tale dal destinatario; è arrivata l’autocombustione notturna, in un centro di polizia, a distruggere reperti; o forse solo a  proseguire la catena di messaggi anomali. A questo punto, non dovrebbe stupire che quest’altra esplosione venga attribuita all’anticiclone Caronte, che come mostra il grafico di Cedolin proviene da Sud; sciarada per sciarada, una “Corrente del Sud”, Southstream in inglese.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/

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8 novembre 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Salvato “Bomba contro magistrato a Mantova, un arresto: “Ripicca per furto impunito” del 7 novembre 2012

Dopo Vantaggiato, un’altra bomba dai moventi ufficiali flosci; e per di più messa da un poliziotto. Nella notte dell’attentato, il 4 luglio, Independence day, in USA si tengono dei grandiosi spettacoli di fuochi d’artificio. Data la soggezione delle forze di polizia italiane agli americani, forse qualcuno è stato particolarmente influenzato e ha voluto fare i botti qui da noi.

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23 aprile 2013

Blog Come Don Chisciotte

Commento al post di V. Lo Monaco “Ma la rabbia dov’è finita?” del 23 aprile 2013

Sembra che il grillismo stia funzionando come barriera di protezione del sistema. Come imbottitura, che assorbe lo scontento popolare e lo devia facendolo sfogare in un innocuo spettacolo pieno di suono e di furia.

O Grillo o la lotta armata? Speriamo che non ci pensi qualche ufficio affari riservati a conferire credibilità a questa alternativa falsa e ignorante. Grillo sta diventando una comoda giustificazione all’analfabetismo politico, alla codardia e alla subordinazione volontaria. Sono invece da apprezzare quel 50% di friulani che alle elezioni regionali di due giorni fa, senza tante chiacchiere, hanno speso i loro diritti elettorali astenendosi, e ponendo così una democratica mozione di sfiducia verso la cricca che ci sta svuotando le tasche. Forse è stato solo un calcolo egoistico a muoverli; ma in ogni caso non votando hanno avuto la serietà, la forza e la dignità di rispondere con un “no” alla richiesta di firmare la liberatoria con la quale ai parassiti che usurpano le istituzioni viene riconosciuta legittimità democratica.

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30 aprile 2013

Blog di A. Giannuli

Commento al post “Cosa c’è dietro l’attentato di Roma?” del 29 aprile 2013

Il gesto di Preiti è come una ciliegia candita che, caduta per caso non si sa da dove, centra esattamente il suo posto sulla torta. Ha consentito ai politici – e ai poliziotti – la violenza concettuale per la quale se mentre ti strangolano protesti sei un violento verbale che istiga a spargere sangue. Le tremebonde masse italiane saranno ancora più caute nel lamentarsi; mentre una piccola minoranza potrà essere spinta a emulare il gesto, giustificando così la repressione, e confermando il concetto che dire “i ladri sono ladri” è irresponsabile e violento.

Andrebbe sottolineato che non bisogna imitare Preiti, ma neppure lasciarsene intimidire: assolutamente no alla violenza, ma no anche al voler fare la rivoluzione coi Carabinieri, come diceva Montanelli. O all’affidare la rivoluzione a Eurogendfor. Andrebbe superata l’illusione dell’ammutinamento della Corazzata Potemkin, delle forze di polizia che si mettono dalla parte del popolo. Sembra che quando sono in gioco grandi interessi, come il saccheggio del Paese, i Carabinieri e le altre forze di polizia rispondano a poteri superiori, e siano cani da guardia dei politici che tengono al guinzaglio i loro padroni.

L’attentato, com’è come non è, può costituire un messaggio anche per figure di potere, oltre che uno spot per il popolo bue. Verso le teste di legno che stavano giurando a Palazzo Chigi, ricordando loro qualche cosa; e anche verso frange oneste, o tentate dall’onestà, delle istituzioni, della magistratura, o delle stesse forze di polizia: se cedi alla debolezza di fare il tuo dovere può sempre esserci una scheggia impazzita, un calabrese di ritorno, che arriva e ti spara.

Giustizia per Piazza Loggia

17 aprile 2012

 

Segnalato sul sito di Aldo Giannuli

nei commenti al post “Sentenza di Brescia e giustizia in Italia: ne vogliamo parlare?” del 17 apr 2012

Strage impunita? Tranquilli, ci faranno un bel filmone che in un piacevole dopocena appagherà l’anelito democratico dei più; pure meglio di una sentenza. Non state a guardare il capello.

Per quelli che invece pensano che quando succedono queste cose la campana suona per tutti, e sono disposti a considerare altre versioni oltre a quelle che hanno libero corso, una testimonianza sul servilismo di forze di polizia, magistratura, sinistra e gente comune rispetto ai poteri che allora vollero la bomba e che oggi continuano ad essere serviti in altri crimini:

Giustizia per Piazza Loggia

https://menici60d15.wordpress.com/2012/04/17/giustizia-per-piazza-loggia-lequazione-impossibile/

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Se x+2=3x, quanto vale x? Vale 1. E se x+2=x+3, quanto vale x? Non c’è soluzione. E’ un’equazione impossibile. Lo stesso avviene con la giustizia. Un’azione giudiziaria è come un’equazione nella quale l’incognita x sono le responsabilità penali. Come per quegli oggetti potentissimi che sono le equazioni, si tende a credere che la giustizia sia sempre in grado di dare un risultato significativo; tutto sta nel riuscire a ottenerlo. Ma anche nella giustizia ci sono equazioni impossibili, che per loro natura non possono dare risultato; che corrispondono a situazioni nelle quali la responsabilità, l’incognita, sta su entrambi i membri dell’equazione, a sinistra e a destra del segno uguale, e non ci sono termini aggiuntivi che possano permettere di portarla da un lato solo, lasciando la soluzione dall’altro lato.

L’espressione “strage di Stato” è una di quelle che sono meno coraggiose di quanto sembrano. Nasconde il fatto che lo Stato non ha neppure agito in maniera autonoma, per quanto perversa, ma è stato strumento di poteri sovranazionali, interessati a tenere lo Stato e la nazione in una condizione di subalternità, influenzandone la politica interna. Parimenti il corollario, espresso da Sciascia, “lo Stato non può processare sé stesso” sembra un’affermazione forte, mentre è una descrizione affievolita di una realtà nella quale lo Stato non può processare – e neppure nominare – i mandanti che serve, prima di non poter processare sé stesso come esecutore. Dipingere poi la strage come opera di fascisti, che furono solo la bassa manovalanza, contrapposti ai nobili antifascisti, che con gli angloamericani hanno sempre avuto un rapporto a dir poco ambiguo, è un ulteriore passo verso la mistificazione.

Non da commentatore né tanto meno da esperto di terrorismo, ma da parte lesa e testimone, desidero lasciare memoria della mia esperienza. A Brescia, per chi è nel mirino dei poteri forti, sembra quasi di stare in una dependance della vicina base Nato di Ghedi; con comando USA e personale italiano. Gli stessi poteri esteri che vollero la strage del 1974 oggi comandano a bacchetta, e continuano ad essere serviti nei loro disegni, aggiornati ai tempi, ma sempre eversivi, violenti e antidemocratici, dalle istituzioni, con in testa le forze di polizia e la magistratura. Quelle che dovrebbero essere le parti “non deviate” dello Stato invece di tutelare la legalità, la democrazia, i principii costituzionali, collaborano coi “deviati” per soffocare voci sgradite, e nel compito di rappresentare il dissenso democratico su temi inconfessabili come devianza potenzialmente pericolosa, da reprimere. Le pratiche della liquidazione politica di determinati soggetti e della costruzione di una tensione che giustifichi abusi e reati non si avvalgono più di armi che provocano emorragia acuta, ma proseguono mediante forme di violenza subdola. Poteri esteri serviti dai politici, il postcomunista ora filoUSA e filosionista sindaco Corsini non meno dell’attuale sindaco Paroli, berlusconiano, che ha avuto incarichi presso la Nato. Serviti da quelli che della vendita del Paese hanno da secoli fatto un mestiere, i preti. Serviti dalla sinistra migliorista e da quella “radicale” e dai sindacati, forze per le quali ogni anniversario della strage è il giorno della ricrescita della “verginità antifascista”, da investire 365 giorni all’anno per compiacere anche in maniera inqualificabile le forze che nel 1974 si avvalsero dell’esplosivo.

Serviti da una borghesia di arricchiti che non hanno perso il terrore della fame. Fino alla larga platea di gente comune, che approva istintivamente qualsiasi cosa vada verso il ricevere più soldi, fino ai facchini che non sono molto diversi dalle alte cariche nel vendersi vilmente al più forte. Una gerarchia di caporali, coinvolti in ciò che a gran voce chiedono sia perseguito. Chi commette o favorisce reati commissionati dalle forze che fecero mettere le bombe non troverà colpevoli per le bombe; mentre i processi a salve lunghi quarant’anni, le commemorazioni, le montagne di retorica gli serviranno da alibi; sul terrorismo è nata una florida industria della chiacchiera e dello spettacolo.

A Brescia volendo si potrebbe osservare l’operato di apparati “deviati” e gli aiuti e l’impunità di cui godono non a posteriori, ma “in diretta”, secondo l’espressione di Borsellino sulla mafia. Molti di quelli che si dicono vittime, molti di quelli in prima fila ai funerali o sul palco in piazza, sono in realtà legati direttamente o indirettamente agli apparati che un tempo facevano mettere le bombe, da rapporti che arrivano alla complicità. Sul piano morale, come traditori, sono più in basso dei mandanti che sono senza scrupoli nel curare i loro interessi. Le stragi hanno avuto la complicità trasversale della classe dirigente, che le ha sfruttate; ma sono state anche un chiamare il bluff della popolazione, sul suo dirsi nazionalista, se di destra, votata alla libera e serena convivenza se di centro, o erede dei partigiani se di sinistra, davanti alle sirene del benessere che chi con una mano ha sguinzagliato i bombaroli presentava con l’altra. E’ incredibile cosa è disposta a fare la gente per qualche soldo, come si venda la carica di elettore e di cittadino responsabile per un piatto di lenticchie. Questo fattore, la carota accoppiata alla bastonata, non andrebbe omesso. L’equazione era impossibile fin dall’inizio, e oggi lo è forse più di allora.

Non è vero quanto hanno commentato i PM, che “ormai è una vicenda che va affidata alla storia, più che alla giustizia”: c’è una continuità di comportamenti istituzionali, e anche personali, tra quanto avvenne nel 1974 e quanto è avvenuto dopo e avviene oggi. E’ vero che non è cosa per la giustizia, intesa come la nostra magistratura; è vero che è un caso ormai storico; ma è un caso nel quale la storia si fonde con la politica dei nostri giorni; o meglio con la non-politica dei nostri giorni. Questo Stato, coi suoi poteri e con la mentalità fascistoide radicata nelle masse, è mutatis mutandis un analogo, che dura da decenni, del governo di Vichy. Procedimenti giudiziari e sentenze come questi sono anche un modo dei magistrati per farlo presente e ribadirlo per ciò che attiene all’esercizio della giustizia.

Come dissi in occasione dell’assoluzione di 1° grado (*), una condanna di comodo, che avrebbe dato l’impressione di una giustizia lenta e parziale, ma comunque possibile, sarebbe stato peggio. I magistrati hanno rispettato l’equazione impresentabile che modellizza la realtà, quella che comprende anche le loro connivenze e complicità; non hanno forzato soluzioni false. Ad un’analisi politica l’assoluzione può essere anche letta come una condanna: come un’ammissione di correità per una classe dirigente della quale i magistrati sono parte pregiata; e come un gesto di disprezzo per il popolo, i cui umori mediamente sono molto più vicini di quanto non si dica all’operato collaborazionista dei magistrati, che oggi viene additato con sdegno.

Francesco Pansera

* https://menici60d15.wordpress.com/2010/11/23/brescia-non-solo-bombe/

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Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Bolognesi “Piazza della Loggia: non è mistero, ma segreto” del 19 apr 2012

C’è il segreto di chi copre perché non si veda, ma c’è anche l’omertà di chi si copre gli occhi per poter dire che non ha visto; c’è anche l’omertà e la connivenza delle istituzioni “pulite”, dei quadri intermedi e delle persone comuni, non diversamente dalla mafia al Sud, nel dare appoggio ai poteri che vollero la bomba e oggi spadroneggiano. Le responsabilità non sono state solo in alto, e focali; ma sono state e sono diffuse, distribuite e trasversali, se non universali, comprendendo anche settori insospettabili, e il popolo:
http://menici60d15.wordpress.c…
Giustizia per Piazza Loggia

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@Rama.  Io di ricordi così ne ho a dozzine, e non sempre erano gente che si diceva di destra; la mentalità fascistoide, come osservò Gobetti, è nella biografia della nazione. Ricordo, a un incrocio davanti a un’edicola di giornali dove un tempo c’era un tabellone de l’Unità, e dove spesso incrociavo la polizia, una persona parlare della strage subita come di un titolo di merito;  un salvacondotto per fare quello che conveniva al suo gruppo. Anche la contabilità dei morti e dei danni causati dal sistema di potere del quale le stragi sono stato un drammatico episodio è diversa e maggiore di quella delle versioni ufficiali; né è chiusa, come si sostiene. Rimane coperta grazie al luridume fascista e al fetido gioco degli ipocriti, che ci ha portato alla condizione attuale.

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20 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Strage piazza della Loggia, pg: “Annullare assoluzioni. Maggi ideatore e mandante”

Un altro processo servirà a pronunciare ciò che non può essere detto, o piuttosto ad aggiungere qualche altra carriolata di carte sul tumulo della verità? A prolungare gli effetti perversi della bomba, a fornire ancora alibi e coperture? Vivo a Brescia da 20 anni, e non smetto di restare sorpreso, e disgustato, dalla contiguità e collaborazione delle istituzioni che a parole condannano la strage con i mandanti; che non sono gli utili idioti che i poteri forti hanno protetto, dopo averli utilizzati per l’esecuzione materiale. Ogni 28 maggio, giornata delle elaborate celebrazioni per la strage impunita, mi viene dato modo di ricordare le parole del Generale Dalla Chiesa, su come la prima corona di fiori ai funerali delle vittime di mafia sia quella dei mafiosi responsabili. E quelle di Pasolini su come la strage sia servita – e a questo serve anche oggi – “a ricostituirsi una verginità antifascista”,”con l’aiuto e l’ispirazione della CIA”. La strage non è solo impunita sul piano giudiziario; la sua matrice infame e ributtante resta ancora sommersa, mentre continua ad operare indisturbata, venendo anzi aiutata dalle istituzioni legali. Nascosta ma non remota, come una rete sotterranea sotto le strade della città.

Francesco Pansera

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21 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Strage piazza Loggia Brescia, Cassazione annulla assoluzioni Maggi e Tramonte”

Posso testimoniare che i magistrati oggi sono estremamente accomodanti con le forze che allora furono mandanti della strage (i mandanti veri, “atlantici”, non gli sciagurati che furono usati). Per me è preoccupante sentire che si loda la magistratura per il nuovo processo, perché le fornirà un alibi per continuare ad essere accomodante. Certo, è difficile non sperare nella giustizia. Ma è da lodare una magistratura che produce questi risultati? Coi potenti gli italiani sono affetti dalla sindrome di Lucia Mondella: “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”. Così oggi molti esaltano la magistratura perché promette di partorire un topolino dopo una gestazione che è arrivata al quarantesimo anno; quando ci si dovrebbe mettere le mani nei capelli.

Francesco Pansera

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21 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Piazza della Loggia, la Cassazione conferma l’ergastolo per Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte”

Un indicatore degli effetti del ritardo della sentenza, un modo per comprendere quanto questa giustizia incida sul fiume della Storia, è ottenibile sottraendo dalla data dell’evento la distanza in anni tra evento e sentenza: 1974-43=1931. Tra la strage e la sentenza è passato tanto tempo quanto ne è trascorso tra il 1931 e la strage. Quanto pesava nel 1974 il 1931, quando l’Italia, largamente rurale, era sotto Mussolini. La violenza di Stato era autoctona e dichiarata: Gramsci osservava il mondo da una cella. Hitler doveva ancora prendere il potere. Gli USA si dibattevano nella grande depressione. L’Ucraina di Stalin stava entrando in carestia.

Un alto magistrato a Brescia ha affermato a una conferenza – essa stessa manifestazione delle mortifere strategie dei poteri forti – che se sente dire che la strage è stata lasciata impunita dalla magistratura “diventa scortese”. E’ possibile riconoscere dei meriti alla sentenza, che i fan dei magistrati magnificheranno. Ma conoscendo quanto è attualmente vasta e radicata la rete delle complicità istituzionali coi poteri che nel 1974 vollero la strage e che in questi cinque decenni hanno ordinato altre operazioni deleterie, conoscendo il doppio gioco delle autorità che ogni anno si mostrano sul palco alle commemorazioni, a me la sentenza pare una foglia di fico, un belletto su un volto grinzoso, una maschera di rispettabilità data ai tirapiedi perché meglio proseguano i loro servigi per gli affari dei nostri giorni.

@ Paola. Ma le verità sono davvero così complesse che non bastano 50 anni a trovarle? Per Pasolini – novembre ’74 – “non è poi così difficile”. Le verità su molti misteri d’Italia sono come la meccanica celeste: riguardano sistemi di forze molto grandi ma relativamente semplici in linea di principio, anche se la descrizione dettagliata può richiedere calcoli avanzati. (Chiamo “tolemaicismo” l’arte, simile alle spiegazioni ad hoc dell’astronomia geocentrica, di spiegarle in termini nazionali, ignorando la “massa gravitazionale” dell’ “astro” USA). L’importanza dell’azione giudiziaria andrebbe valutata considerando i suoi effetti sulle stragi e gli omicidi politici, che hanno potuto proseguire per decenni, fino a che sono stati utili; e gli effetti sull’influenza di poteri sovranazionali sull’Italia, oggi più forte di allora; e non contrastata, tutt’altro, dalla magistratura. Quanto all’indomito coraggio dei bresciani, osservandone da 24 anni i comportamenti ho sviluppato l’idea che queste stragi siano servite anche a “vampirizzare” la popolazione, facendone un docile collaboratore dietro alla retorica; la stessa retorica che oggi fa celebrare la sentenza. Forse nel decidere i luoghi degli eccidi gli uffici di guerra psicologica hanno considerato anche il carattere, qui diciamo “pragmatico”, di alcune cittadinanze.

 

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v. anche:

Servizi, masse e istituzioni nei movimenti di protesta

Giancarlo Caselli e i NO-TAV: il Negativo e il Proibito

23 febbraio 2012

Sottoposto  a Appello al popolo il 23 feb 2012 e lì pubblicato il 27 feb 2012

“… questi episodi mi ricordano i familiari dei camorristi che circondano le auto delle forze dell’ordine per impedire gli arresti dei loro congiunti” Giancarlo Caselli, 20 feb 2012, sulle contestazioni alla carcerazione dei NO-TAV

Il cardinale Giulio Mazzarino, reggente di Francia, scrisse che se un governante vuole colpire legalmente un soggetto che non ha colpe deve prima fare punire ingiustamente una persona cara al soggetto, più volte, per poi prendere a pretesto le sue crescenti proteste e recriminazioni, i “trascorsi di lingua” così suscitati, per accusarlo e punirlo.

In questi giorni infuria lo scambio di accuse tra i NO-TAV e il Procuratore di Torino Caselli in merito alla carcerazione di attivisti NO-TAV e della conseguente contestazione di Caselli. Caselli sostiene che lo si vuole zittire, e fa intendere di percepire in questi atti l’atmosfera prodromica di un possibile nuovo terrorismo. Sull’altro fronte, viene accusato di servire i poteri forti abusando del potere giudiziario. Credo che questo caso mostri le conseguenze della differenza tra “il Negativo” e “il Proibito” [1].

Andrebbe riconosciuto che lo Stato combatte e reprime due entità diverse: quelle negative e quelle proibite. Le attività proibite non devono apparire sulla scena pubblica; anche e soprattutto se sono positive; come, in questo caso della lotta alla TAV, la lotta ai soprusi degli insaziabili predatori e speculatori istituzionali. Le attività negative sono attività illecite reali, ufficialmente combattute, ma in realtà entro certi limiti permesse, perché svolgono alcuni ruoli inconfessabili funzionali agli arcana imperi; e perché è utile mostrarle al popolo come il Nemico che lo minaccia. Al contrario delle attività proibite, che non devono neppure esistere agli occhi dei cittadini, e la cui repressione deve avvenire il più possibile in forme coperte, alla lotta alle attività negative viene data pubblicità. Ad esempio trafficare in droga è un’attività altamente illegale e del tutto negativa, ma non è davvero proibita: si mostrano i successi dei sequestri, ma il traffico non viene eradicato. La mafia è da noi il massimo della negatività; se ne parla in continuazione in tutte le salse, le librerie e le cineteche hanno settori ad essa dedicati; perché non è proibita, e anzi è stata ed è favorita; la mafia svolge varie funzioni criminali e politiche, e ora, soprattutto nella sua “inarrestabile” espansione al Nord, serve da alibi a classe dirigente, politici, magistratura e forze di polizia per trascurare i reati del crimine istituzionalizzato [2]. Incluse speculazioni e saccheggi come questo della TAV.

Il Proibito positivo va represso e nascosto; non deve apparire. Quando ciò non sia possibile, uno dei modi di reprimere il Proibito positivo è di trasformarlo in Negativo, in un’entità visibile, ma che l’opinione pubblica riconosce come negativa, dando quindi pieno consenso allo Stato nella sua repressione. Per gli oppositori di penna isolati, li si può fare passare per pazzi, irresponsabili, visionari, potenziali criminali. Il terrorismo è stato un altro grande Negativo. Non è un segreto che il terrorismo degli Anni di piombo sia stato favorito e pilotato dallo Stato; che in questo modo ha raccolto consenso mentre, con l’alibi della lotta al terrorismo, evitava di considerare richieste politiche magari a volte discutibili, ma legittime e pacifiche, di progresso sociale. Ex chaos ordo. Oppure si può esaltare un Negativo per nascondere un altro Proibito: non si parla che delle infiltrazioni al Nord della mafia, ormai un’entità non umana ma demoniaca a credere a quanto si dice sulla sua inarrestabilità, e intanto si lascia che la sanità compia la sua evoluzione liberista, che comporta crimini non inferiori a quelli dei mafiosi (a volte in società con la mafia); a volte usando la mafia come spauracchio per favorire gli interessi della privatizzazione della sanità [3]. La mafia viene rappresentata come un Kilimangiaro solitario, non come una tra le vette della catena himalaiana della criminalità e dello sfruttamento nella quale è integrata.

Essendomi occupato di frodi mediche strutturali, come i sistemi per lucrare legalmente sulle malattie falsificando la dottrina, o diagnosticandole falsamente, ho conosciuto personalmente le tecniche che magistrati, forze di polizia e altri galantuomini praticano, e le pagine di infamia che scrivono, per trasformare il Proibito in Negativo, a spese della persona da censurare.

I NO-TAV della Val di Susa sono un caso particolare, un’eccezione nel desolante panorama di inerzia popolare e di movimenti fintamente opposti al potere: non solo hanno toccato un tema autentico e proibito, di elevato valore etico e politico, ma sono stati capaci di renderlo pubblico, e di riscuotere il sostegno o l’approvazione di una larga quota della cittadinanza. Credo che sia in corso un tentativo da parte dello Stato di trasformare la lotta alla TAV, questa inaccettabile comparsa del Proibito sul palcoscenico mediatico, in un Negativo, esecrato dall’opinione pubblica.

Una delle attività delle forze di polizia appare essere quella della provocazione volta a tal fine. Posso testimoniare quanta scienza, quanto innato talento, quanta cura, quante risorse vengono spese in questo che è un vero e proprio compito istituzionale non scritto (nel quale la magistratura appare a volte stare – consapevolmente – a disposizione della polizia, anziché dirigerla). La carcerazione dei NO-TAV appare allora come una provocazione giudiziaria che sfrutta la precedente provocazione di polizia; come un altro gradino di un’escalation volta a convertire il Proibito in Negativo. La polizia non è una banda di teppisti, anche quando si comporta come se lo fosse (diversi di loro senza grande sforzo per immedesimarsi nella parte); e non lascia molto al caso; i gesti di violenza, sfregio, e provocazione in Val di Susa devono essere stati pianificati per innescare una reazione. Che ha portato alla situazione attuale. Anche l’inclusione tra i carcerati di due madri di famiglia incensurate e di una persona con stampella riporta ai sistemi del cardinale Mazzarino di cui in epigrafe. Io li conosco bene.

I NO-TAV della Val di Susa sono gente onesta, decisa e che sa quello che fa, dalla quale c’è da imparare. Se posso permettermi un’opinione, direi loro di stare attenti a non essere sospinti sul piano inclinato del Negativo. Credo non sia affatto un caso che si siano trovati a essere accusati di non rispettare proprio il Procuratore Caselli: Caselli non è uno qualsiasi, ma è tra i viventi forse la massima figura simbolo della lotta al Negativo da parte dello Stato, per la sua attività contro mafia e terrorismo. In questo si è dimostrato persona credibile e di valore, una specie di generale che sta in trincea. Capace di fronteggiare, da uomo di legge, persone che avevano commesso decine di omicidi, o potenti come Contrada e Dell’Utri. Non si può che ringraziarlo e rispettarlo per questo (tenendo presente che la sua carriera non è esente da ombre). Anche se non andrebbe scordato che lo Stato lascia incancrenire Negativi come la mafia e a suo tempo il terrorismo, dipingendoli come invincibili, quando gli fa comodo. Oltre a questo, quello che appare certo su Caselli è che è una persona di elevato spessore, “tosta”, forse fin troppo, che è svilente attaccare con mezzi beceri. Rattrista vederlo oggi come il castigamatti dei NO-TAV; una congiuntura che mi porta a fantasticare che, forse, tra le finalità dell’atto giudiziario c’è anche quella di evitare al movimento guai e accuse molto più gravi.

I rapporti di Caselli, rappresentante di punta della magistratura, col mondo dei poteri forti sono un altro discorso. Ricordo le sue lodi, che mi parvero eccessive, sulla figura di Gianni Agnelli, l’alleato di Kissinger e di Gelli. La lotta verso certe fazioni, Andreotti, il “cardinale reggente” al quale gli USA vollero assestare un colpo, e Berlusconi, che nonostante il suo livello di onestà e sottomissione non è sufficientemente gradito all’alta finanza, non permette di escludere suoi buoni rapporti con altre fazioni. Mi colpirono mesi fa i suoi commenti riguardo all’azione della Procura di Torino su tangenti sulla fornitura di pannoloni e altri illeciti analoghi: “un’operazione chirurgica contro fatti specifici” su un corpo altrimenti sano. Nella sanità c’è tanto di quel marcio che le tangenti sui pannoloni sono poca cosa; lì, volendo operare nell’interesse dei cittadini, ci sarebbe da spalare con la vanga o le ruspe, non da incidere col bisturi del chirurgo; la bassa corruzione, Negativo, si innesta su un forte elemento strutturale, la cui denuncia è Proibito, e sul quale la magistratura appare sorda, cieca, muta e anzi compiacente; un elemento strutturale che può trarre vantaggio dal contrasto al sistema delle tangenti [4,5].

Anche la lotta all’amianto, che Caselli ha citato a sostegno nel suo attacco a chi lo contestava, andrebbe vista in una prospettiva meno romantica. E’ doveroso plaudire alle condanne dei responsabili (per quanto saranno probabilmente simboliche). Ma non va taciuto che l’amianto, oggi entrato a far parte del Negativo, è stato a lungo un tema proibito. Un killer noto da decenni che è stato lasciato agire per decenni, perché allora così conveniva agli interessi economici (complice anche la sinistra in nome della tutela dell’economia e del lavoro). Sembra che oggi sia arrivata l’ora di sfruttarlo non più “a mettere”, come prodotto, ma “a levare” tramite il grande business della bonifica, che beneficerà di questa pubblicità. Prima la vita e poi la borsa. Mentre si lasciano agire altri agenti cancerogeni noti e controllabili, ma il cui abbattimento ostacolerebbe il business; ad esempio, si sta zitti e non si fa nulla sui tanti cancri provocati dalle vagonate di esami radiologici non necessari, eseguiti per ragioni non tecniche ma commerciali.

Togliere le intercettazioni non è proprio come “pretendere che i medici rinuncino alle radiografie, alle TAC, alle risonanze magnetiche”, come ha dichiarato Caselli. D’accordo sull’importanza fondamentale delle intercettazioni; ma i lucrosi esami di imaging con radiazioni ionizzanti stanno facendo nell’omertà generale delle istituzioni quello che è stato lasciato fare all’amianto in passato, e andrebbero urgentemente ricondotti a livelli appropriati. Paragone infelice, che riassume bene l’orientamento della magistratura sul Negativo e sul Proibito. Forse sarà piaciuto ad alcuni molto in alto; gli stessi che si fregano le mani vedendo che l’Italia (dati 2008) è equipaggiata (coi soldi dei contribuenti) con una densità di apparecchi per TAC e risonanze magnetiche tra le più alte in Europa, superiore, e a volte doppia o tripla, rispetto a paesi come Germania, Francia, Inghilterra, Danimarca, Svizzera.

Quindi credo che si dovrebbe evitare di distrarsi, focalizzando la protesta su un’icona sacra come Caselli, non volendo essere trascinati nel Negativo. Diversi commentatori hanno buttato benzina sul fuoco. Oggi meno il NO-TAV si occupa di Caselli, che del resto non ha fatto tutto da solo, meglio è. Dove i provvedimenti giudiziari fossero giusti, questo aiuterà il movimento, depurandolo dai violenti e inducendolo a non seguire derive suicide; va riconosciuto che un movimento come il NO-TAV può attrarre facinorosi, i migliori alleati della reazione che li incoraggerà a fare i loro numeri; che ci possono essere inevitabilmente errori davanti a soprusi e provocazioni continui. Va ricordato che l’avere subito abusi non assolve penalmente dall’averli commessi. E’ illusorio pretendere che non ci si sporcherà lottando contro una bestia, che non si verrà in qualche misura corrotti a propria volta dal Male che si subisce; ma bisogna cercare di limitare questo danno. Anche se suscita qualche perplessità la versione della polizia e di Caselli, che fa sembrare i valsusini più temibili dei Gurkha delle valli nepalesi.

Dove gli interventi giudiziari sono infondati, o eccessivi, o strumentali come autorevolmente sostenuto dal magistrato Pepino, sarebbe meglio limitarsi a mostrare le vittime innocenti che lo Stato mercenario fa nella difesa di interessi illeciti; denunciando le appaiate omissioni sulle violenze, quelle sì autentiche, della polizia; denunciando la manovra di provocazione, il tentativo di criminalizzare il movimento. Senza permettere che l’ingiustizia faccia perdere di vista l’aspetto pregiato, e inaccettabile per il potere, della protesta; il Proibito di una  popolazione che difende la sua terra dalla rapacità proterva e distruttrice dei poteri forti. Aspetto che invece deve restare sempre in primo piano.

Non  bisogna accettare che un problema eminentemente politico, e vergognoso per i politici, sia trasformato dallo Stato in uno di ordine pubblico o peggio di terrorismo o di attacco allo Stato. A Caselli, che come è lecito interviene spesso nel dibattito pubblico, si può educatamente e fermamente chiedere, in nome dei suoi meriti, cosa fa la magistratura, che vede un disegno organizzato nelle violenze, contro i reati individualmente commessi dalle forze di polizia contro i NO-TAV; e cosa fa la magistratura rispetto al disegno eversivo di provocazione mediante la violenza verso i NO-TAV. E cosa ne pensa lui come commentatore e opinion-maker sui temi della giustizia. Bisognerebbe anche chiedere, non si sa a chi, se è deontologicamente corretto che un Procuratore che ha fatto eseguire carcerazioni (peraltro assai discutibili) nei confronti di esponenti di un movimento politico per presunti reati commessi nell’ambito dell’attività politica, poi non eviti situazioni di contestazione, ma vi risponda, spendendo il suo prestigio di magistrato in espressioni smodate (comportamenti da famiglie di camorristi, responsabili di situazioni gravi e allarmanti dalle conseguenze imprevedibili) che discreditano tale movimento agli occhi dell’opinione pubblica. Ma non è a Caselli, o solo a Caselli, ma a tutta la classe di governo, che va chiesto perché lo sventramento di un territorio viene protetto manu militari contro la fiera opposizione dei suoi abitanti; perché lo Stato fa la guerra a chi vuole salvare la propria casa e la propria famiglia da un atto vandalico titanico, che spacca le montagne e squarcia il fondovalle senza altra utilità che quella di permettere a dei piccoli parassiti di appropriarsi del denaro altrui.

Nella contestazione alla magistratura di Torino c’è una certa ingenuità; ci si indigna perché la magistratura sta dalla parte dei prepotenti. I tanti anni di Negativo politico pernicioso, grottesco e sguaiato con Berlusconi, e il relativo martellante impegno (verbale) per la giustizia quando spadroneggiava il Capo che i saggi italiani si sono dati, impegno di colpo ammansitosi davanti all’imposizione di Monti, sono serviti a fare dimenticare che non esistono poteri buoni; che anche la magistratura storicamente fa comunque parte della corte del potere, e che non è identificabile nel suo complesso con le figure di alcuni suoi rari esponenti (che forse non ci meritavamo) che si sono immolati per la giustizia. Un conto è combattere alcune forme di corruzione, di crimine, quelle negative, deputate a rappresentare il Male; un altro è combatterle tutte, incluse quelle più forti che è proibito considerare. La magistratura, dietro alla lotta al Negativo, alla mafia, a Berlusconi, alla lotta alla corruzione o meglio alla bribery, cioè alla corruzione e concussione mediante denaro, tra funzionari pubblici e imprenditori, o tra funzionari e cittadini, sta aiutando ciò di cui è proibito occuparsi: la corruzione, spesso senza versamento di denaro, tra poteri dello Stato e poteri forti; attuando orientamenti “business friendly”[4-6], dove la corporazione si assicura i propri spazi alleandosi ai poteri più forti, in genere sopranazionali, talora favorendo forme di corruzione che superano la bribery, e portano all’istituzionalizzazione del crimine, come nel caso dell’americanizzazione della sanità e delle speculazioni sulle grandi opere. Tra i suoi meriti, la lotta dei NO-TAV può avere quello di fare aprire gli occhi sulla posizione della magistratura rispetto a pezzi sulla scacchiera che non appaiono nella versione mediatica semplificata “poteri buoni-contro-poteri cattivi”. Il merito di indurre a una visione della magistratura più realistica e matura, in un Paese dove non ci sono solo i personaggi mafiosi da film o le prostitute di Berlusconi, e relativi magistrati eroici o inflessibili, ma anche problemi ordinari, per i quali i tempi dei procedimenti giudiziari non di rado si possono misurare in lustri.

La magistratura inoltre, come la polizia, ha una natura di istituzione ibrida [7]: contemporaneamente svolge un servizio indispensabile – per il quale come istituzione va tutelata – e serve il potere; il caso di Caselli mostra come criticarla fondatamente sia impegnativo e delicato come il gioco dei bastoncini dello Shangai. Stretta tra la necessità di essere credibile e quella di mantenere il suo spazio tra gli altri poteri, la corporazione, che data la sua attività conosce bene la natura umana e la sua debolezza, non persegue né esclusivamente la giustizia, né solo i propri interessi, ma compie scelte politiche, a volte molto complesse; e a volte inique, dove la difesa della giustizia diviene un ostaggio per praticare l’ingiusto; così che c’è il rischio attaccandola di buttare il bambino senza avere eliminato l’acqua sporca. Questo caso mostra anche come l’azione repressiva dello Stato possa indirettamente aiutare il movimento, se ben sfruttata, evitandogli di imboccare strade sbagliate, e mostrando da che parte sta lo Stato, o meglio da che parte sta chi lo occupa, in nome del popolo.

Dobbiamo sostenere i NO-TAV da questo subdolo attacco, col consenso. Si sta avvicinando la dichiarazione dei redditi: perché non fare in modo da poter destinare il quattro per mille ai NO-TAV? Occorre inoltre fare una scelta netta di rifiuto della violenza. Per ragioni se non altro tattiche: si hanno davanti forze molto più forti. Vogliono che il movimento si lanci a testa bassa contro un muro; è la testa che si rompe, diceva Gramsci. Non solo, ma si hanno davanti forze più scaltre di noi, nei loro machiavellismi; forze che vogliono trascinare nel Negativo i NO-TAV, questo Proibito che rischia di divenire incontenibile, che rischia di svegliare un popolo di abulici dalla loro accettazione di soprusi e sfruttamenti, mostrandogli come si può reagire. Senza violenza non vuol dire senza forza: bisogna essere incudine e non martello. Cioè attuare forme di resistenza e di protesta non violente, mettendo in conto che non sarà una gloriosa passeggiata, ma si prenderanno ingiustamente tanti colpi, in senso figurato o anche fisico. Occorre a questo proposito temere le infiltrazioni, e il regalo di “alleati” che sarebbe meglio non avere. Le carcerazioni potrebbero essere l’inizio di una guerra di logoramento e di una campagna di discredito, che sono più pesanti da sopportare di quanto non si creda. Oppure potrebbero essere in programma azioni violente da parte della polizia, con gli arresti, le accuse di violenza  e quelle di avere minacciato Caselli che servono a preparare l’opinione pubblica. Non si può escludere che sia da temere qualche atto terroristico partorito come in passato da qualche ufficio affari riservati, con la manovalanza dei soliti cialtroni disgraziati (cosa quest’ultima che sono sicuro Caselli non voglia, e che forse potrebbe voler fare in modo di evitare). Non bisognerebbe perdere mai di vista che si sta combattendo per una causa giusta e nobile, che lo Stato vuole mantenere proibita tentando di trasformarla in qualcosa di negativo, non essendo riuscito stavolta a soffocarla.

Pubblicato anche su https://menici60d15.wordpress.com/

1. Il negativo e il proibito https://menici60d15.wordpress.com/2011/04/04/il-negativo-e-il-proibito/

2. I professionisti della metamafia https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

3. Ndrangheta e privatizzazione della sanità https://menici60d15.wordpress.com/2011/03/25/ndrangheta-e-privatizzazione-della-sanita/

4. La magistratura di fronte alle frodi mediche di primo e secondo grado https://menici60d15.wordpress.com/2009/08/22/la-magistratura-davanti-alle-frodi-mediche-di-primo-e-secondo-grado/

5. Il PM Nicastro come assessore alla sanità: la non complementarietà tra magistrati e tangentisti https://menici60d15.wordpress.com/2010/02/27/1322/

6. I magistrati business friendly e la mafia come sineddoche silenziosa https://menici60d15.wordpress.com/2010/10/16/1593/

7. Le istituzioni ibride https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/22/istituzioni-ibride/

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Blog de Il Fatto

Segnalo il post “Giancarlo Caselli e i NO-TAV: il Negativo e il Proibito”:

https://menici60d15.wordpress.com/2012/02/23/giancarlo-caselli-e-i-no-tav-il-negativo-e-il-proibito/

Segnalazione censurata dai post:

“La pericolosa stupidità dei blitz anti-Caselli” di P. Gomez 21 feb 2012

“No Tav, le minacce non sono libertà di pensiero” di F. Rossi 22 feb 2012

“Il Procuratore Pippo” M. Travaglio 22 feb 2012

“Un odio che sa di muffa” N. Dalla Chiesa, 23 feb 2012

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Blog Il Corrosivo

Commento del 27 feb 2012 al post di M. Cedolin “Che mondo è?”

Onore a Luca Abbà. Quasimodo ha cantato dei giovani crocifissi ai pali del telegrafo durante la Resistenza. Oggi i migliori tornano a salire sulla croce per la nostra ignavia.

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9 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Tav, Erri De Luca rinviato a giudizio per istigazione a delinquere”

La Tav è una forma di parassitismo. Si buca la Terra come un verme scava nella mela, e si tolgono risorse ad altri uomini, distruggendole irreversibilmente, per accumulare altro denaro. Sarebbe ora di rendersi conto che la magistratura non è fatta di eroi popolari, ma serve, con i propri, i grandi interessi dei poteri forti. Ma le posizioni di De Luca mi stanno antipatiche. Invitare all’azione fisica contro forze materialmente soverchianti è la ricetta per la sconfitta. E’ come dare testate al muro, diceva Gramsci: è la testa che si rompe. E’ un invito prima di ogni altra cosa stupido, che porta a finire in trappole catastrofiche, trascinando con sé le buone ragioni della lotta. Penso agli sciaguratissimi sobillatori della lotta armata, che servì a stabilizzare il sistema, e a fare giustiziare alcuni dei pochi esponenti di valore della classe dirigente, educando gli altri. All’invito accettato ad “assaltare” la zona rossa al G8, andando a giocare ai “guerriglieri” a un summit di superpotenze che non hanno avuto scrupoli nello sporcarsi le mani di sangue bombardando civili inermi per perseguire disegni di dominio. Il boicottaggio deve essere morale e politico.

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12 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Marietti “Tav, io sto con Erri De Luca”

All’articolista il procedimento giudiziario contro De Luca ricorda l’arresto per chi vendette un libro di Ginsberg. Anche a me, ma per ragioni diverse. Se un autore viene ostentatamente messo sotto accusa dal potere, non è detto che ciò che dice sia valido. I poeti della beat generation aiutarono a scardinare il vecchio ordine, ma favorirono l’instaurarsi dell’attuale pensiero unico consumista, non migliore. Le banalità di De Luca sul sabotare spingono a fare ciò che il potere vuole il movimento faccia per sconfiggerlo. Nè significa che l’autore sia davvero inviso al potere. In USA i comizi di Ginsberg a platee di accannati, insieme al guru dell’LSD Leary, venivano mostrati in diretta ai giovani dalle tv nazionali. Lotta continua, il giornale di De Luca, era stampato a Roma da una tipografia di proprietà di uomini della CIA. State tranquilli che De Luca non andrà in galera; forse ci andrà qualche ingenuo che gli crede. Cercate di non appoggiarvi a figure carismatiche più o meno autentiche, ma di reggervi sulle vostre gambe. Almeno, cercate di non farvi imporre come al solito i vostri capi, i vostri leader, dagli avversari.

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@ Cristiana_c. Gentile Cristiana, lei chiede che interesse poteva avere un’organizzazione anticomunista come la CIA a stampare un giornale di comunisti arrabbiati. Forse alla CIA erano scemi, o cavallereschi. O volevano boicottare i “commie” inserendo volutamente errori tipografici. Es. stampando “i compagni si devono scoglionare lungo il percorso del corteo” invece che “i compagni si devono scaglionare…” (la battuta, sull’obbedienza al Partito dei comunisti degli anni ’50, è di Guareschi). Oppure erano interessati a strumentalizzare la sinistra estrema; volevano un caos dal quale estrarre l’ordine che faceva loro comodo. La domanda da porsi in questi casi dovrebbe essere: e se i fessi fossimo noi? Marco Boato disse che comunque non interferivano e facevano prezzi molto buoni.

Se vuole approfondire, ed evitare così questa ambiguità tipica dei movimenti italiani (favorita dalla bellettristica barricadera), la vicenda è esposta nel libro “Il pistarolo” di Marco Nozza, che ho letto di recente grazie a un articolo di Barbacetto su Il Fatto. Segnalazione per la quale sono grato, perché anch’io, con lo scetticismo e il distacco che derivano da qualche anno e qualche esperienza specifica in più, cerco figure positive, e Nozza, giornalista investigativo con un’impostazione filologica, un’ottima penna ma che andava al sodo, un vero “watchdog” della democrazia, è stato, tra tanti retori ed esteti, una delle non molte voci critiche capaci e genuine, da prendere ad esempio.

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@ Bat 21. Lei confonde il rischio di farsi infiltrare con il lasciarsi infiltrare e magari la voglia di farsi infiltrare. Confonde l’infiltrazione con la permeabilità. Ma è possibile che in Italia perfino quando si dice di essere disposti a lottare fino alla morte contro il sistema, a compiere gesti estremi, abbracciando ideologie estreme, poi si riesca sempre ad infilare un qualcosa per compiacere il potente di turno? A scapito del Paese e di quelli che ci credono davvero. A parte De Luca, che quantomeno fornisce la retorica per questa insormontabile tendenza a giocare la parte voluta dal potere, in Italia sono ruffiani pure i terroristi; ci sono lecchini pure tra gli estremisti.

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@ Bat12. E’ lasciandosi “esfiltrare” che i quaquaraquà della BR hanno dato una mano a sistemare il democristiano meno preferito da Kissinger? E’ per questo che hanno ucciso persone di valore, lasciando il campo libero ai peggiori? Curioso che cerchiate di zittire chi vi critica mentre indicate De Luca come vittima di repressione. Già avete ricominciato a decidere chi può dire cosa? Può parlare solo De Luca e i suoi fan? Nonostante il danno che avete fatto, avete la stessa boria di allora. Si vede che sentite che potete ancora essere utili a coloro dai quali vi fate “esfiltrare”.

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@ Bat21. Caro signore, in effetti stavo per prendere una cantonata. Mi accingevo a dirle che gli ex sessantottini come lei parlano con l’albagia tipica di chi ha le spalle coperte, che li accomuna ai funzionari di polizia o di prefettura quando abusano del loro potere per proteggere interessi illeciti dei potenti. Invece lei è proprio, mi dice, un ex appartenente alle FA, che ha combattuto il terrorismo. A me risulta che le forze di polizia abbiano favorito il terrorismo, prima di smorzarlo quando non serviva più (le stragi e gli omicidi politici sono stati passati ai mafiosi). E ridicola mi suona questa sua pretesa di esserne totalmente fuori. Non mi meraviglia che difenda a spada tratta De Luca, catalizzatore di quei sentimenti irrazionali che permettono ai suoi colleghi di pilotare le cose nel senso voluto, di occupare così il proprio tempo e così giustificare lo stipendio, lasciando impuniti altri reati, quelli dei potenti, e anzi favorendoli. Né che lei trovi affinità con lui, mentre si scaglia verso un borghese come sarei io. Anche per me, come per lei, il giudizio umano su polizia e cantori ufficiali della lotta armata, su chi gioca su due tavoli, che stia nella squadra delle guardie o in quella dei “ribelli”, è simile. Su quello che faccio io, si informi dai suoi colleghi presso la Questura o il Comando CC o la Prefettura di Brescia, che, nonostante la carenza di mezzi, mi seguono con tanta attenzione.

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@ Bat 21. Per ora no. Sono sufficienti i contractors delle FA come lei. 1200 euro al mese sono pochi per chi rischia quotidianamente la vita…

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@ Carlo Pifferi. Non ho detto che i poeti beat abbiano favorito il consumismo, ma che ci fosse un interesse a usarli, a dare loro visibilità, a farne dei miti, es. con l’episodio del libraio arrestato, contro il vecchio ordine per instaurarne uno nuovo. A mia volta sono d’accordo con lei sulla differenza tra quei sinceri “poeti maledetti” e certi “millelirici” italiani, e sullo stato attuale dell’intellighenzia italiana. Anche l’arte e la cultura sono controllate. Facendo a meno di star come Saviano, Servillo, Sorrentino, De Luca, lei non perde molto, e forse ci guadagna. Qui comunque sarà meglio limitarsi alle idee politiche, senza confonderle col valore artistico.

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@ Carlo Pifferi. Mi riferisco al nuovo ordine culturale, funzionale al corso economico. Della strumentalizzazione a favore di una società edonista ha scritto tale Pasolini. “Era giusto che noi ricorressimo alla ragione per sconsacrare tutta la merda che i clerico-fascisti avevano consacrato. Dunque era giusto essere laici, illuministi, progressisti a qualunque patto”. [Ma oggi il nuovo potere] “si è valso proprio delle nostre conquiste mentali di laici, di illuministi, di razionalisti, per costruire la propria impalcatura di falso laicismo, di falso illuminismo, di falsa razionalità. Si è valso delle nostre sconsacrazioni per liberarsi di un passato che, con tutte le sue atroci e idiote consacrazioni, non gli serviva più”.

Le segnalo “La cultura del narcisismo – l’individuo in fuga dal sociale in un’epoca di disillusioni collettive” di C. Lasch, 1979. A proposito del culto di De Luca, e degli altri “Io sto con (x)”, nel libro si legge: “I narcisisti, dice Kernberg, “si entusiasmano spesso per qualche eroe o qualche individuo eccezionale” e ” ‘si vivono’ come parte di quella persona eccezionale”. Vedono l’individuo da loro venerato “semplicemente come un prolungamento di loro stessi”.” Io faccio presente il rischio che si sfrutti questa tendenza per orientare il movimento Notav in direzioni, come quelle delle quali De Luca è propagandista, che permetteranno di vincerlo neutralizzandone la carica morale e criminalizzandolo. Ma sembra che dica cose dell’altro mondo.

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@ Carlo Pifferi. I valsusini stanno combattendo, con una notevole determinazione, per la loro terra. Qui non è che gli costruiscono solo nel “backyard”. Gli stanno togliendo la terra da sotto i piedi. La loro terra, che un poco è anche nostra, trattandosi di Italia.

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@ Carlo Pifferi. Le famiglie legate alla ndrangheta credo siano, per lo Stato, una specie protetta; quanto e più dei camosci e degli stambecchi. Se la loro attività criminale si estinguesse, sarebbe una liberazione per i cittadini ma un guaio per tanti “uomini delle istituzioni”: perché le ndrine forniscono un alibi allo Stato, alle forze di polizia e alla magistratura per fingere di non vedere certi crimini legati agli interessi dei poteri forti, con la scusa che si è impegnati contro questa entità che dicono invincibile; e permettono di commettere parzialità, abusi, omissioni, provocazioni, manipolazioni, reati gravi a favore degli stessi poteri, traendo legittimità e credibilità dalla lotta contro i demoni devoti alla Madonna di Polsi. Mafie e terrorismo favoriscono i crimini di Stato. Sembra che qualcosa di simile stia avvenendo anche in Val di Susa. (Ecco perché penso che i Notav dovrebbero evitare le tentazioni come quelle offerte dalla “persecuzione” di De Luca). Lei, che dice di appartenere ai meglio informati, e senz’altro è dalla parte dei più danarosi e dei più armati, non ha mancato di condire le sue affermazioni, per il resto tanto smodate quanto apodittiche, con la lotta alla ndrangheta. A me pare che la lotta alla mafia sia degenerata al punto che con essa si giustificano le peggiori cose. Dirsi contro la mafia è diventato un comodo camouflage per quelli che sono i meglio informati su come farsi i propri interessi a danno degli altri.

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2 settembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Festa dell’Unità a Genova: spinte e urla contro la Tav e il procuratore Caselli”

Disturbando un loro raduno non solo si è commessa una scorrettezza. Si è data loro l’occasione di atteggiarsi a vittime, quando, nella mia esperienza in Lombardia e in Calabria, gli ex comunisti stanno dimostrando pochi scrupoli nei comportamenti bulleschi, violenti e ricattatori per proteggere i loro interessi, e anche grandi interessi illeciti. Sembra che quel che gli è rimasto del comunismo siano le pratiche staliniste. Anche Giancarlo Caselli però, che fa lezione agli italiani contro la cultura mafiosa, dovrebbe evitare di avallare, con la sua presenza, i comportamenti dei DS. Anni fa, a una sua conferenza a Brescia (dalle “suore poverelle”), arrivato il giro delle domande una donna anziana gli espose un suo caso personale, protestando di essere vittima di comportamenti “mafiosi” da parte dell’amministrazione locale. Caselli all’apparenza non capì la questione, e le rispose continuando a parlare della lotta alla mafia meridionale. Sembra che a forza di occuparsi dei delinquentacci della mafia questi grossi magistrati abbiano perso la percezione della “lex mafiosa” che sovrasta la vita di tante persone comuni; legge imposta non da mafiosi ma dai politici corrotti e dai corrotti che occupano le varie amministrazioni dello Stato. Caselli dovrebbe capire che verso le persone comuni, o non protette, la mentalità e i comportamenti dei DS spesso non differiscono da quelli di soggetti in odore di mafia; coi quali i DS a volte sono in affari; mentre tuonano contro la mafia.

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24 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. C. Caselli “Corruzione, le parole del Papa e i politici sordi”

Il papa certamente sa parlare. Le sue prediche contro la corruzione possono avere un peso. Ma sono parole, che hanno effetti molto deboli. Sull’altro piatto della bilancia, abbiamo un clero che ha informato della sua cultura la nazione. La loro concezione gerarchica della società e quella per la quale lo Stato è subordinato a poteri etici, cioè ai preti, il loro paternalismo e particolarismo, il perdono come opzione al bisogno, la crudezza dei rapporti di forza dietro l’ipocrisia barocca, il criterio mafioso per il quale nulla spetta ma tutto è grazia concessa dall’alto, hanno fatto dell’Italia una nazione nella quale la corruzione è intessuta intimamente nella società. La massa degli italiani non sa, sinceramente, cosa voglia dire essere cittadini, e i vantaggi, oltre che i limiti, che ciò comporta. Anche se quando vuole la descrive magistralmente, il clero è più fonte di corruzione che opposizione ad essa. Le società calviniste invece, con la loro idea del successo come segno della predestinazione, inducono a forme diverse di corruzione, che istituzionalizzano, rendono legale, lo sfruttamento, del quale la corruzione nostrana è solo una declinazione. Sembra che i magistrati siano solidali col papa per passare anche da noi dalla corruzione “tridentina” a quella luterana, come vogliono le forze della globalizzazione. Purtroppo probabilmente il risultato sarà un ibrido delle due, con i preti e i magistrati custodi, come sempre, del nuovo assetto.

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14 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G.C. Caselli “Firenze, la storia riscritta dagli squadristi”

Non sono d’accordo con forme violente di protesta, come l’impedire di parlare. Per ragioni di principio; di tattica, visto che chi si contesta è militarmente più forte (e non meno violento); e di strategia, perché permette di essere dipinti come aggressori da chi aggredisce. La storia la scrivono i vincitori; e spiace vedere Caselli che accosta le figure di chi ha lottato davvero ed eroicamente contro la mafia ai cupi interessi dei poteri forti. Ma non è il solo. Il 13 marzo, allo “Unistem day” a Milano, ho sentito il magistrato Santosuosso spiegare a un uditorio di studenti che “Il diritto alla salute non può andare contro la scienza”. Ciò che lui chiama “scienza”, il business biomedico, sono interessi economici resi giganteschi da metodi fraudolenti; descritti in dettaglio da un criminologo accademico come “da bastardi spietati” (Braithwaite) e da affermati ricercatori come letteralmente mafiosi (Gotzsche). Santosuosso, giudice, e professore universitario specializzato nei rapporti tra diritto e scienza, degli aspetti criminologici della “scienza” fa mostra di essere più ignaro di un bambino. Mi è dispiaciuto vedere in chiusura della lezione agli studenti, in un video con musica trascinante a manetta, da convention di promotori finanziari, con immagini a scansione rapida di lanci col paracadute, acrobati sul filo tra due grattacieli, Zanardi che gareggia in carrozzina, etc. , anche Falcone e Borsellino sorridenti.

 (Cancellato da Il Fatto) Leonardo Ceppa : “cupi interessi dei poteri forti”. il mondo capovolto del vecchio marx diventa qui slogan anticapitalistico-fondamentalistico, denuncia pregiudiziale, fantasmatica, psicotica. urge ricovero alla neuro.

 (Cancellato da Il Fatto) @ Leonardo Ceppa. Io sarei di idee borghesi; non è che se uno è contrario ai “ricchi che rubano” (Travaglio) è “marxista”. Sulla proposta di TSO, uhm, “Leonardo Ceppa”. Strano ossimoro. Da quello che scrive, lei è più la solita ceppa … che un nuovo Leonardo.

 (Cancellato da Il Fatto) Leonardo Ceppa: menici60d15? perbacco.

 (Cancellato da Il Fatto) @ Leonardo Ceppa. Se non altro non sono uno che non sa fare altro che dare dello psicotico da ricoverare a chi critica il potere. I Notav stanno forse avendo “alleati” dei quali sarebbe meglio facessero a meno. Ma anche Caselli non ci fa una bella figura, con fiancheggiatori del suo calibro.

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@ Alzappone1. Forse prima che a me converrebbe rivolgersi alle opere degli autori che ho citato: Gotzsche P. Deadly medicines and organized crime. Braithwaite J. Corporate crime in the pharmaceutical industries. Sempre che non si sia di quelli come lei, che ho l’impressione facciano meno fatica a scrivere che a leggere. Sulle sue lodi di una mia presunta grandezza, quelli che usano il suo argomento mi ricordano una vignetta di Altan. Un bambino al padre: “Papà, non sono degno di te”. Il padre: “allora sei proprio l’ultima m.”.

@ Alzappone1. Che la ricerca biomedica sia corrotta è riconosciuto da innumerevoli commentatori; inclusi direttori del BMJ, JAMA, NEJM. In Italia, il forte riflesso alla suzione verso i potenti porta a negare l’evidenza, ad attacchi personali contro chi lo dice e a fare anche di peggio. Le cose sono più gravi di come le ho descritte. Il considerare “scienza” lo sviluppo di terapie che avranno fatturati per decine di miliardi, quando i casi di trucchi e truffe nel settore, a partire da truffe nella ricerca, sono descritti per migliaia di pagine, è un errore categoriale che favorisce crimini contro la salute. Il servirsi della scienza non rende necessariamente scientifica un’attività finalizzata al profitto. E’ come dire che siccome l’aritmetica non è un’opinione, allora un bilancio aziendale non può essere falso. Il metodo scientifico è orientato alla conoscenza pura; non garantisce onestà e disinteresse, ma li presuppone. E’ disonesto far credere che sia in grado di preservare dalle frodi. Il promettere successi terapeutici, come sulle staminali “scientifiche”, è marketing e non scienza: la scienza vera non può prevedere i suoi successi. E’ lo sviluppo attuale del “modello lineare” di produzione di ricchezza tramite la ricerca introdotto da Vannevar Bush (citato nella conferenza con Obama). La “scienza” che dà alla Pfizer margini di profitto del 42% necessita di marketing di Stato come Stamina; di cattivi maestri e magistrati amici; per la propaganda e il soffocamento della critica.

P.S. @ Alzappone. Quanto affermi su P. Gotzsche e J. Braithwaite è falso; v. le relative voci su Wikipedia, e il libro “Mammography Screening: truth, lies and controversy”. Braithwaite, criminologo, (“ruthless bastards”) è uno studioso di livello internazionale e del tutto “mainstream”; es. nel suo curriculum vi è anche una laurea honoris causa dell’Università cattolica di Lovanio. Nella prefazione al libro di Gotzsche sulla corruzione della ricerca biomedica, Richard Smith, già editor del BMJ, scrive, a proposito degli studi di Gotzsche sui danni della mammografia e sulla cattiva scienza che li ha resi possibili, e a proposito degli attacchi e scorrettezze che Gotzsche ha ricevuto in risposta, “Peter’s view might now be called the orthodox view”. Sono ricercatori stimati, che hanno cariche e riconoscimenti importanti; non “hanno idee” ma presentano corposi cataloghi di casi documentati dai quali hanno derivato le loro conclusioni sull’inquinamento della biomedicina. Sono così noti e preparati che li si può solo pugnalare alle spalle; come fai con le tue invenzioni denigratorie. Questo post, di Gian Carlo Caselli, è su “La storia riscritta dagli squadristi”. Noi siamo finiti a parlare d’altro, di “scienza”; ma tu rientri bene in argomento, col tuo uso pronto e deciso della menzogna per dipingere come estremisti sconclusionati e velleitari tutti coloro che si oppongono agli interessi e ai crimini dei poteri forti.

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29 settembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Corradino “Libertà di espressione: c’è De Luca e De Luca”

Credo che siano entrambi, il maneggione di pochi scrupoli e l’agitatore sessantottino, funzionali al sistema di potere. Sono la versione riadattata ai tempi di due figure che in passato si contrapponevano come le travi e i puntoni della stessa capriata. Il governatore reincarna il democristiano vecchio stampo, appalti e raccomandazioni. L’intellettuale viene eletto a simbolo di coscienza civile dimentichi della scia di sangue e delle deviazioni del Paese generati, a vantaggio dei poteri forti, dal gruppo dei cattivi capi del quale faceva parte alcuni decenni fa. Entrambi a loro modo sinceri nel servire in ruoli diversi lo stesso controllatissimo copione; che polarizza il consenso prevedendo da un lato il sistema tribale dell’affarismo e delle briciole clientelari; dall’altro il tranello della lotta violenta per contrastare la violenza del potere.

La patafisica dei Carabinieri sull’assassinio di Borsellino

4 febbraio 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post “Borsellino fu avvertito dell’attentato ma scelse di proteggere la famiglia” del 4 feb 2012

Da un lato, dicendo che si sapeva che ci sarebbe stato un attentato, il colonnello Sinico fa un’asserzione che ricorda quelle prove matematiche dette “non costruttive”, che definiscono l’esistenza di un oggetto – l’attentato – senza che si sappia come giungere a quell’oggetto. E’ una forma di ragionamento che taluni esperti giudicano eccessivamente astratta perfino per il rarefatto contesto del pensiero matematico. Si sapeva che ci sarebbe stato un attentato, ma non si è operato efficacemente per individuare gli attentatori, bloccarli, proteggere il magistrato. Con le prove non costruttive si prova in maniera rigorosa, ad esempio, che è possibile sezionare una palla grande quanto un’arancia e ricomporla in una palla grande quanto la Luna.

Dall’altro lato, il carabiniere ripete, in una elaborazione edulcorata, la consueta tesi per la quale se uno è consapevole che se prosegue nel combattere l’ingiustizia verrà ucciso, e tuttavia non si tira indietro, allora è animato da pulsioni suicide o comunque sbagliate. La confusione tra il superare la paura della morte e il voler morire. “Dio sa che è lui che ha voluto farsi ammazzare” dicono i mafiosi. “Il battuto era almeno almeno un imprudente” secondo Don Abbondio. E in un popolo educato alla viltà tanti sono sinceri quando, per ciò che li riguarda, identificano la categoria del non arrendersi davanti ai crimini dei potenti con quella del suicidio, o con qualche altra distorsione psicologica.

La prima affermazione è di una logica che esorbita dalla logica del mondo reale. La seconda fa la caricatura di una deliberazione che fu nobile, ma suona inconcepibile per le concezioni che istituzioni e maggioranza popolare condividono sullo saper stare al mondo. La dirittura di Borsellino lascia attoniti e in commossa ammirazione noi persone di medio livello; ma induce altri a interpretazioni malevole. Credo che ciò che contribuì a condannare Borsellino presso i poteri forti, dei quali i mafiosi non furono che esecutori o “patsy”, sia stato il suo eccezionale coraggio, l’alta qualità della persona. A differenza dei tanti mangiatori di pastasciutta; inclusi tanti di quelli che sostengono che è il sangue di Falcone e Borsellino la sostanza che tinge di rosso le loro toghe.

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4 giugno 2014
Blog de Il Fatto
Commento al post ” Borsellino, il pm Gozzo: “Magistrati e antimafia facciano autocritica ”

Sull’assassinio di Borsellino con i quattro agenti della scorta ancora non è stata fatta chiarezza. Il PM Gozzo chiede “cosa non ha funzionato”, in questi 20 anni di depistaggi: polizia, magistratura, controlli disciplinari e penali, Csm, la dottrina, la libera stampa. Immaginiamo un orologio le cui lancette girino alla corretta velocità angolare, ma in senso antiorario. Non è che quell’orologio “non funziona”: funziona al contrario. Quando certe “mamme”, che possono contare su esecutori obbedienti sia nella mafia che tra quelli che dovrebbero combatterla, ordinano di eliminare qualcuno, l’orologio istituzionale gira al contrario. Funzionando come un orologio svizzero.

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6 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Lauricella “Strage Borsellino, Scarantino racconta in aula il depistaggio di Stato: “Costretto a dire il falso da pm e poliziotti” “

“A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l’esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato”
PAOLO BORSELLINO

Patologizzazione surrettizia e materiale

15 dicembre 2011

Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “Breivik e gli altri: siamo sicuri che siano tutti (e solo) matti ?” del 14 dic 2011

Postato su questo sito il 15 feb 2012  causa bocottaggio Telecom

Il prof. Giannuli vede un possibile fattore causale comune tra le stragi del norvegese Breivik e quelle avvenute nelle stesse ore ieri a Liegi e Firenze. Mi pare significativo che Breivik abbia citato l’Unabomber statunitense, portatore di un messaggio ideologico molto diverso, come ispiratore. Sulle ultime due stragi e la loro coincidenza – e sulle reazioni, come quella a cacio sui maccheroni di Sofri – sono possibili diverse ipotesi; questi episodi (come pure alcuni strani suicidi) spingono ad una serie di congetture che gli esperti dovrebbero studiare. Può essere utile, in questo bell’argomento di come la caratteriopatia sociopatica di chi ha potere possa usare come arma la psicosi, la distinzione tra patologizzazione surrettizia e patologizzazione materiale, che ho considerato a proposito dell’Unabomber del NordEst:

https://menici60d15.wordpress.com/leopardi-unabomber-e-altri-eversori/

Nella patologizzazione surrettizia si fa figurare come pazzo chi non lo è. Con la simulazione, come forse è avvenuto nel caso dell’Unabomber del NordEst. O con la calunnia; spesso aiutata da torti e provocazioni che provocano comportamenti rappresentabili come disturbati; così come ad un osservatore esterno doveva sembrare un matto Renzo Tramaglino mentre, roteando le braccia, e con esse i capponi che teneva in mano, andava dall’Azzeccagarbugli.

Non è così difficile simulare l’opera di un pazzo; o applicare l’etichetta di pazzo. In USA mi è stato insegnato che nella diagnosi microscopica dei tumori occorre tener presente che se si esaminano le cellule normali ad ingrandimento troppo elevato si tende a vederle come cancerose. Riflettei che avviene lo stesso con gli umani; Basaglia ha detto che “da vicino nessuno è normale” e lo “scrutiny” è elencato tra i sistemi per mobbizzare i whisteblowers. Benigni nel “Il mostro” fa dell’umorismo sulla pratica della parafrasi psichiatrica di comportamenti normali, e di come questa provochi un circolo vizioso. Gli effetti di stigma di questa forma di patologizzazione, e le forme illegali di controllo che spesso l’accompagnano, sono favoriti dalle ricorrenti notizie di stragi commesse da folli: tra le numerose valenze di queste notizie c’è anche quella di favorire la patologizzazione surrettizia di chi è inviso al potere.

Nella patologizzazione materiale gesti folli possono essere ottenuti “eccitando e incanalando i nuclei psicotici di qualche sventurato” (cit.). C’è una letteratura complottista, e anche mi pare una più attendibile, su queste pratiche. Anche qui è possibile una similitudine con la biologia dei tumori. La cancerogenesi appare essere un fenomeno “multistep”, avviene cioè per stadi. Fattori mutageni diversi possono agire sul DNA: quando la somma dei danni multipli raggiunge una soglia si ha la trasformazione neoplastica. Analogamente, in un soggetto predisposto, che ha già salito per cause diverse alcuni gradini della scala verso la psicosi, stimoli successivi, applicati in maniera deliberata e mirata, possono portare alla psicosi franca o innescare una crisi psicotica. Sono anche possibili giochi e intrecci tra le due forme di patologizzazione.

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Il fattore psicofarmaci evidenziato da Nicola Mosti è uno di quelli che hanno un rapporto efficacia/attenzione altamente favorevole dal punto di vista di chi potrebbe organizzare tali atti. Gli psicofarmaci sono tra i determinanti strutturali invisibili dell’attuale società. I magistrati tendono ad evitare l’argomento, nonostante abbia pesante rilevanza in gravi reati contro la persona. Otto anni fa segnalai rispettosamente l’utilità che la magistratura se ne occupasse al Procuratore Guariniello, specializzato in inchieste sulla sanità, che ha condotto diverse importanti indagini, e attualmente sta conducendo un’indagine sull’ingannevolezza delle affermazioni circa la capacità della Crescina di fare tornare il capillizio a precedenti splendori. Ne scrissi a proposito del caso Pantani:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/25/le-perizie-ballistiche/

Ma il ruolo degli psicofarmaci in esplosioni inattese di violenza non è nella fitta agenda degli interventi dei magistrati sulla medicina:

Il PM Nicastro come assessore alla sanità: la non complementarietà tra magistrati e tangentisti. Par. 17. https://menici60d15.wordpress.com/2010/02/27/1322/

§ § §

Nella cassetta delle ipotesi non può mancare la “patsy”, il capro espiatorio al quale attribuire l’esecuzione, e da esibire ai media, mentre la strage è stata materialmente compiuta da altri, da soli o in concorso con la patsy. Come è avvenuto per Lee Oswald, incastrato per l’assassinio di JFK; e, secondo le recenti ricostruzioni, anche per la strage di Portella della Ginestra, dove la patsy era il bandito Giuliano con la sua banda. C’è chi pensa che l’esperienza di Portella sia stata applicata a Dallas. Si è ipotizzato che Breivik sia una patsy consapevole.

Anche in altri fatti di terrorismo, come la dinamica del rapimento in Via Fani dello statista che non piaceva a Kissinger, e la successiva gestione, sembra possibile sospettare che vi siano stati più esecutori con piani diversi. Per diversi omicidi politici, la mafia può essere stata una patsy dalle mani insanguinate. Per es. quello di Pio La Torre, nemico vero della mafia ma anche severo oppositore delle basi USA in Italia; ucciso con un’arma in uso non ai mafiosi, ma all’esercito USA. La patsy può anche essere immaginaria; una figura fantomatica creata dai servizi, come ritengo potrebbe essere l’Unabomber nostrano. Anche la Nave dei veleni di Cetraro, che denunciai come bufala prima degli accertamenti, ha alcune caratteristiche della patsy.

C’è un ampio spazio, che non bisognerebbe scavalcare a “Ponte sullo Stretto”, tra i rettiliani e le labirintiche ambiguità di quelli che dovrebbero tutelare la legalità ma non si capisce da che parte stanno, o meglio lo si capisce ma si fa fatica a crederlo; o tra gli arcana imperii supertecnologici e i puttana imperii dei comunisti della varietà apprezzata da Kissinger, ai quali fa comodo una riesumazione del fascismo squadrista per fingersi di sinistra.

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11 ottobre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Medicina difensiva: l’intervento psichiatrico deve svolgere un ruolo di controllo sociale?”

Casolari, medico psicoanalista, riferendo delle sue esperienze nel campo lascia pensare che i magistrati possano permettere, e talora favorire, l’uso della psichiatria come arma offensiva tramite la scusa della “medicina difensiva”. E’ interessante, anche per ragioni di ricostruzione storica. In Italia si è dato del pazzo perfino a Moro – mentre si evitava di farlo tornare a casa – mediante le valutazioni diagnostiche “nauseanti” [1] di Ferracuti, “collaboratore del Sisde in Italia e agente della CIA” [2]. Il segretario della ANM, Ippolito, definì come “un’ignominia degna della psichiatria stalinista” il trattare Moro come un soggetto bisognoso di trattamenti psichiatrici nel caso di una sua liberazione; piano che invece secondo Cossiga era stato preparato d’intesa con la magistratura. I magistrati smentirono indignati. Andrebbe notato che da parte di psichiatri e di altre figure dotate di potere amministrativo non solo il prestarsi a dichiarare falsamente malata di mente una persona, es. per screditare un testimone, ma anche il prestarsi a minacciarla di farla dichiarare pazza, per esercitare su di essa pressioni indebite, es. per intimidire un testimone, è una forma di violenza subdola e grave.

1 Nese M. Guerzoni: “In quella riunione decisero che era pazzo”. Corriere della Sera, 1 dicembre 1993.
2 Lupacchini O. In pessimo Stato. Koinè, 2014.

Lo schifo di Stato nella buona e nella cattiva letteratura

27 novembre 2011

Blog de Il Fatto

Commenti al post “La poliziotta-scrittrice: “Sull’assalto alla Diaz assoluzioni dubbie” ” del 26 nov 2011 

“Però non sono d’accordo con la tesi che tutto questo sia stato deciso precedentemente, come un mostro che si muove e mette i tentacoli”.
Simona Mammano, l’agente di polizia scrittrice che condanna l’operato della polizia al G8 di Genova ma non vi vede dolo (né lo vede nelle successive assoluzioni).

“…decine e decine di serpenti aggrovigliati tra loro che si mangiavano l’uno con l’altro… un poco più distante, un altro serpente più grosso, con la testa d’uomo li guarda compiaciuto …dalla sua bocca pende la coda di un topo e cola del sangue nero. ‘Che schifo… dobbiamo intervenire per interrompere questa carneficina e sapere chi è … conoscere il progetto di quest’uomo serpente’ dice Calipari. ‘Hai ragione…dobbiamo…perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione e a scoprire la verità’. “
Il sogno di un personaggio in “Mistero di Stato, la strana morte dell’ispettore Donatoni”, scritto dal giudice Mario Almerighi.

Da un lato la scrittrice con la pistola, che disorienta anche per la delicatezza sbagliata con cui rifinisce l’opera di smorzamento delle responsabilità di polizia e magistratura. Riconosco per esperienza di vita che l’allegoria del mostro schifoso, che si ha buon gioco a respingere come inconcepibile, è tanto fedele al vero quanto distante dalla melassa mediatica nella quale ormai anche l’affare G8 sta venendo dissolto.

Dall’altro un uomo di legge sorprende per l’apparente brutalità dell’immagine che usa affrontando uno di quei casi agghiaccianti, che restano sommersi e impuniti grazie alle viltà e complicità dei più, dove la polizia appare come l’antistato. Non nasconde né abbellisce l’orrore, ma con mano sicura lo svela e lo indica, svegliando dal torpore anziché cullare con favole rassicuranti.

Francesco Pansera

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9 aprile 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Diaz, Cantone “difende” De Gennaro: “Assolto. Non può pagare per tutti” “

Cantone è voluto intervenire sulle torture alla Diaz per definire la vicenda un “tiro alla polizia”. Sarebbe dunque la polizia a dovere lamentare un’aggressione; aggravata dalla circostanza che la polizia sarebbe, sempre secondo Cantone, “la parte più popolare del Paese”. Cantone è un elemento di spicco della magistratura. Speriamo che i magistrati che rappresenta non abbiano tutti questa disposizione mentale distorta e servile quando devono giudicare sui rapporti tra Stato e cittadino.

@ Fabrizio Ferrucci. La polizia gli ordini li prende dal ministro dell’interno. E poliziotti e ministro sanno bene che oltre che agli ordini vi è un’obbedienza verso la legge, per la quale se commettono reati sono esposti a sanzioni. Si guarda sempre al comportamento delle istituzioni dopo l’accaduto; ma quando accadono fatti abnormi come questo, dove i poliziotti trasgrediscono en masse, commettendo atti così vergognosi e squalificanti che è difficile pensare che ne siano stati tutti fieri, credo che bisognerebbe chiedersi se non sapessero prima, dall’inizio, di avere le spalle coperte, non solo sul piano gerarchico e politico, ma anche su quello giudiziario.

La scomparsa dei Calamandrei

5 novembre 2011

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Truzzi “Calamandrei, educazione italiana” del 5 nov 2011

Le sue parole, che emanano il “fresco profumo di libertà”, erano consentite negli anni del Dopoguerra. Oggi Calamandrei va bene come santo laico, al quale accendere una candela per poi voltarsi, tornare nel mondo alleggeriti da sensi di colpa e continuare a peccare contro l’etica pubblica con rinnovato vigore.

Persone come lui, o anche solo persone normali che seguono istintivamente la direzione che magistralmente indicava e descriveva, oggi possono essere attivamente eliminate, sul piano morale quando non fisico, da apparati dedicati. Con meccanismi che ottengono una selezione avversa della classe dirigente, inclusa del resto l’estinzione dei veri azionisti; che assegnano valore alle persone secondo una scala invertita, per poi fare in modo che tale perversa falsa misura si avveri. Come un processo dove la sentenza viene emessa per prima, e poi il procedimento e la realtà vengono ad essa adattati col dolo e la violenza, potrei dire a Calamandrei se fosse vivo.

Apparati ai quali non è estranea la magistratura, che anche in questo più che i suoi elogi merita la sua diagnosi di conformismo e di letargia morale. Oggi un Calamandrei verrebbe classificato come “un insopportabile importuno”, cioè un rompiscatole, se non peggio. Calamandrei contrastò ai suoi tempi tali capovolgimenti, ormai istituzionalizzati:

“[L’arcivescovo di Palermo Ruffini nel 1964] denunciò una diabolica congiura mediatica mirante a calunniare la Sicilia; una congiura che aveva tre teste. … Danilo Dolci … Giuseppe Tomasi di Lampedusa … e la mafia, la quale, affermava Ruffini, non era niente di grave”. J. Dickie, Cosa nostra. Storia della mafia siciliana, 2005.

“Sono insopportabili questi importuni che ricordano, con il loro esempio, fastidioso come un rimprovero vivente, che nel mondo esiste la onestà e la dignità”. P. Calamandrei, arringa in difesa di Danilo Dolci, 1956.

(da: https://menici60d15.wordpress.com/leopardi-unabomber-e-altri-eversori/)

Le magie dell’Esselunga

24 ottobre 2011

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Franco “Cocaina e banane, trovati 25 chili di droga tra i bancali dell’Esselunga” del 24 ott 2011

Strane cose accadono all’Esselunga. Ora i 25 kg di cocaina tra le banane. E dire che la ditta è strettamente sorvegliata dalle forze dell’ordine. Per esempio, dopo aver postato questo:


https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/07/mafia-padana-e-magistrati/

e questo:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/17/salsa-cilena-allesselunga/

mi ci sono voluti 41 tentativi, nell’arco di un mese (mentre negli stessi giorni, vedo, avveniva il contrabbando di cocaina) per riuscire a compiere le poche centinaia di metri da casa all’Esselunga di via Volta a Brescia senza incrociare almeno un’auto di polizia. Per poi subire il solito comportamento gratuitamente provocatorio all’interno del grande magazzino. Oggi, appena pochi minuti prima di leggere l’articolo de Il Fatto, essendo passato in auto lì vicino, ho goduto della scorta di una Land Rover dalla Polizia provinciale, lo stesso modello di auto e lo stesso corpo di cui riferisco nel primo post, che mi si è messa dietro seguendomi a lungo per poi svoltare per una stradina che porta all’Esselunga.

Quasi sicuramente combinazioni prive di significato; oppure, dato il loro sapore onirico, opera del mago burlone sapientemente descritto da Tornatore nella sua recente apologia cinematografica dell’Esselunga. Oppure forse, attorno a forti realtà imprenditoriali come Esselunga le categorie onesti/criminali/tutori della legalità, presentate dai media e dalle forze di polizia, e sancite – o coonestate – dalla magistratura, e accettate come ovvie e naturali dal pubblico, sono solo parzialmente sovrapponibili a quelle reali; così che i ruoli e le alleanze reali sono talora opposti a quelli apparenti. I magistrati, inclusi quelli che si occupano di mafia, dovrebbero avere presente che vi sono oltre a quelle riconosciute anche forme sommerse di grande criminalità; e la possibilità che, come ho scritto più volte, con l’alibi della lotta alla criminalità si commettano reati non meno gravi.

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@Ecomostro. I fatti oggetto di denuncia si distinguono principalmente in veri o falsi, non in realistici o irrealistici. Io ho i filmati dei passaggi delle auto di polizia. (Né ci vuole molto, con la video sorveglianza, a fare eseguire un passaggio a una pattuglia al bisogno). Contra factum non valet argumentum. Argomento peraltro fallace: possono benissimo esserci fatti veri che suonano irrealistici. Se una denuncia venisse negata a priori perché secondo i gusti di qualcuno, o il sentire comune, non suona realistica, i critici cinematografici potrebbero fare le veci dei PM. Capisco che quanto denuncio possa essere accolto con perplessità. Però conoscere la differenza tra vero e verosimile fa parte del’abc del cittadino consapevole. Negare sicuri un abuso non conoscendo i fatti perché non corrisponde ai canoni Mediaset e Rai di rappresentazione del crimine è invece l’attività preferita dei boccaloni. Il “realistico” spesso non è che un nome rispettabile per “conformismo” e bigotteria. Io ad esempio ho forti dubbi che alla polizia manchi la benzina, visto che non mi riesce di uscire senza incrociarla. E la storia d’Italia è costellata di fatti “irrealistici”, inclusa l’invincibilità della mafia:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/03/17/italia-150-anni-di-conquiste-fiat/

Un piccolo test. Poniamo che sia stata commessa una strage terroristica nella piazza principale di Brescia, diciamo nel 1974. E diciamo che oggi, ottobre 2011, si attenda l’anno prossimo per un’altra tornata del relativo processo. E’ “realistico” che un processo per un fatto tanto grave si estenda al quinto decennio dalla commissione del reato, diverse epoche storiche e politiche dopo? Per me è un esempio della normale assurdità in cui viviamo. Di sicuro, è lo stesso ambiente dove avvengono i fatti che riporto; dei quali probabilmente dovrei discutere solo con chi non consideri “realistici” i tempi – e gli esiti – dei processi sul terrorismo.

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@ecomostro. Quello che non capisco io è come non ci possano essere eccezioni al “continuo via vai” in quel tratto; a Lei succede di incontrare senza eccezioni un’auto della Polizia ogni 500 metri ? E le capita di essere urtato al supermarket dallo stesso dipendente nello stesso punto per 4 volte consecutive?

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@n di zorro. Per proseguire il tuo “brainstorming”, forse non si sono lasciati scappare un quarto di quintale di coca; potrebbero anche averlo lasciato arrivare. Senza offesa. Le forze di polizia hanno precedenti di tutto rilievo nel doppio gioco sulla droga e nel non farsi scappare affari di droga (Ros di Bergamo); nel provocare e reprimere a fini di controllo politico (secondo gli insegnamenti di Cossiga); e nel pilotare l’eversione (attività sulla quale sono state scritte centinaia di pagine). E da quei professionisti che sono riescono a fare queste cose contemporaneamente senza fatica. Non come te che devi sforzarti per emettere contemporaneamente fesserie e insulti.

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@xenomars. A me pare che la polizia, e i servizi, siano anche troppo amici di Esselunga; e che abbiano una tendenza ad allestire insieme falsi scenari. (E che la Coop sia rivale in affari, ma non avversario ideologico di Esselunga, facendo parte dello stesso sistema).

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@pombo. Non mi seguono, si fanno vedere. Lo stalking Esselunga è cominciato a fine 2006, quando scrissi al comandante della municipale, promosso vicecomandante a Milano, e al difensore civico comunale, un magistrato emerito, commentando sulla circostanza, che è durata per tutto il 2006, per la quale ogni volta che entravo o uscivo da una biblioteca o da una libreria di Brescia incrociavo, senza eccezioni, un auto della polizia municipale, CC, PS, etc. E a volte sia quando entravo che quando uscivo.

Questo è l’esergo della lettera del 2006:

Questa specie, ora del tutto perduta, era allora floridissima in Lombardia…
(I Promessi Sposi. Commento sul modo dei bravi di farsi riconoscere dall’abito, dal portamento e dall’esibizione delle armi.)

L’accompagnamento culturale ha smesso di essere al 100%, ed è cominciato quello al supermarket; che è tenace e duraturo. Può darsi che a loro, e mi sa pure a te, siano più congeniali le banane che i libri.

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17 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di J. Piromallo “Trash-chic, dalle ‘nonne con le palle’ a Mr Esselunga: l’elogio dell’altra giovinezza”

Data la gerontocrazia italiana, è più facile leggere “slurpate” di ottuagenari, o nonagenari, che non le storie di vecchi mal vissuti che hanno condotto il Paese allo sfascio. “Mr Esselunga” è un grosso bottegaio che ha un’esatta percezione delle circostanze; ed è servile o tracotante a seconda del caso. Colluso con uno Stato corrotto (e con un vice comandate generale dei CC nel consiglio di amministrazione), è stato capace di bassezze da taverniere per compiacere i poteri maggiori ai quali deve la sua fortuna. E’, al netto delle adulazioni che compra, privo di qualsiasi visione che non si riferisca al proprio interesse. Può essere dipinto come grande uomo o grande imprenditore solo dai furbastri che si accodano ai Berlusconi, ai Gelli, ai Caprottti, fiutando istintivamente dei capibranco della loro stessa specie.

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1 aprile 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Ferrucci “Bernardo Caprotti, patron Esselunga: “Expo, sì a Coop e Farinetti. Noi fuori”

Caprotti è “calvinista” quanto un capomandamento al Sud è protettore delle vedove e degli oppressi. E chi crede a queste sviolinate è come quei paesani smidollati che si convincono che il capomafia sia un protettore dei deboli.

Informazioni riservate su Black bloc e Indignati

16 ottobre 2011

Due analisi riservate sui Black bloc e su coloro che, tutto al contrario, civilmente manifestano contro le banche con la benedizione di Mario Draghi:

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Blog “Appello al popolo”

Commento al post “15 ottobre: un punto di vista diverso” del 17 ott 2011  

Beati i Black bloc, che vengono lasciati liberi di sfasciare tutto senza ombra di poliziotto attorno: a me per riuscire ad andare a comprare il pane all’Esselunga vicino casa senza incrociare auto delle forze di polizia, l’ultima volta ci sono voluti numero quarantuno tentativi, eseguiti in 11 giorni, nell’arco di un mese. Avendo la sorte di essere oggetto di un assillante e ostentato stalking di polizia, con associate provocazioni in borghese per giustificarlo e connivenze della magistratura perché resti impunito, forse vedo i fatti del 15 ottobre sotto una prospettiva un po’ deformata. Sono consapevole che suoni come una delirante calunnia sostenere che storicamente in Italia la violenza politica più cieca e insensata è salvo eccezioni pilotata dal Viminale e da Viale Romania, e dagli annessi servizi, che a tale fine con consumato mestiere infiltrano i gruppi adatti, e sobillano e lasciano liberi di agire i peggiori cialtroni, per poi presentarsi come paladini della legalità, in modo da preservare lo statu quo. Ma, tendendo ormai a vedere polizia dappertutto, aggiungo che ad essere manovrati non sono stati solo i facinorosi: il corteo può essere considerato come composto al 100% da infiltrati. Secondo me, oltre ai Black bloc, ai quali la polizia ha affidato in subappalto delicati compiti politici, anche i manifestanti pacifici sono riconducibili alla polizia: in quanto carabinieri spirituali. Chi, obbedendo agli ordini mediatici, si dichiara “indignato” per ciò che Altan raffigurerebbe come un ombrello piantato nel suo didietro, e rafforza l’espressione del suo sdegno con una educata camminata di gruppo in una bella ottobrata romana, è l’omologo civile dei CC delle barzellette.

https://menici60d15.wordpress.com/2011/04/29/le-ragioni-per-non-votare/

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Il ritorno dei samurai angolo via Labicana

Caro Stefano, a me fa molto piacere avere trovato persone che, da un percorso diverso, sono giunte, in forma più strutturata, ai miei stessi ideali di Giustizia sociale, Sovranità nazionale e Indipendenza. Anche se ammiro e supporto il voler tradurre tali ideali in azione politica concreta, non sono d’accordo nel credere che il popolo possa fare suo, con la necessaria intensità, un tale progetto politico. Lo si vede in questi giorni. Il potere fa fatti; il popolo non fa niente. Non i manifestanti violenti, col fuoco di paglia dei loro capriccetti futili e funzionali all’oppressione. Non gli indignati obbedienti, ai quali vanno bene tutti i politici, e l’attuale sistema, e qualsiasi ideologia, se assicurano il potere d’acquisto per i consumi e il quieto vivere. Forse questi nostri ideali sono un po’ come quelli di certi rivoluzionari risorgimentali, che non piacevano in primis a coloro che i rivoluzionari pensavano di emancipare.

Riguardo all’azione politica, fa molto poco anche quella. Pur nel mio pessimismo, penso che si dovrebbero chiedere le dimissioni del ministro dell’interno, per le sue evidenti responsabilità, se non altro omissive (ma non credo solo omissive), nell’accaduto (e magari organizzare una manifestazione a tale fine). E si dovrebbero chiedere indagini giudiziarie sulle responsabilità delle forze di polizia. O anche in questa (per me del tutto inverosimile) incapacità di controllare e fermare un pugno di ragazzini nel cuore di Roma non si vede nulla di colpevole? Invece tale elementare risposta politica non solo non c’è un 20% che la chiede, ma non c’è nessuno. Se si vuole conquistare il popolo, bisognerebbe mostrargli i valori di pregio che un movimento come il tuo può offrire: la tensione a vedere le cose chiaramente e il retto rispondere. La radicalità della ragione e la sostanzialità dell’azione contro la hubris mediatica.

Trovo deprimente che, dopo le centinaia di morti e i danni alla nazione causati dalla strategia della tensione, la gente comune, e anche chi “should know better”, continuino ad accettare, come per un riflesso automatico, lo stesso schema narrativo di quella che è la solita farsa. Che andrebbe chiamata dei “samurai invincibili”, secondo l’espressione di Tobagi. E alla quale il pubblico partecipa prendendo la parti ora dell’uno ora dell’altro degli attori, con pensosi distinguo ma in maniera prevedibile quanto per una sceneggiata napoletana.

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Stefano, il commento di Buzz che tu approvi mi sembra, per le parti che riesco a capire, un insieme di affermazioni sussiegose, apodittiche e sbagliate. “Partire dagli effetti per dedurne [inferire] una causa”, essendo note alcune premesse, come quella storicamente accertata dell’esistenza dell’eversione di Stato, non è “scientificamente scorretto”: si chiama “abduzione”, operazione che si fa coincidere con la generazione creativa di ipotesi scientifiche che consente il progresso della conoscenza sulle cause dei fenomeni. Ma qui non accorre grande creatività. E d’altro lato, dopo 70 anni di storia della Repubblica, parlare con cipiglio di dietrologia, pigrizia intellettuale, tesi comode, incapacità di apprendere dalla storia, gravi errori metodologici etc contro chi fa notare che esiste la strategia della tensione, richiede capacità e “metodi” che sono lieto di non possedere.

Quanto affermi sull’inizio di un nuovo periodo storico e su ciò che sono stati questi anni mi pare invece molto interessante. Ma non contrasta con quanto dico: il potere può avere anzi un interesse ancora maggiore a intervenire con l’esibizione mediatica di violenza pilotata, per orientare l’opinione pubblica contro possibili forme di violenza spontanea o politicamente organizzata, per spingere verso forme di protesta votate al fallimento, e per favorire leggi e prassi repressive.

Tornando all’epistemologo Buzz, c’è una fallacia gigantesca ed esiziale, che tutti tendiamo a commettere: di accettare l’assunto implicito che il ristretto ventaglio di opzioni che ci viene presentato dal potere e dai media esaurisca le possibilità. Oggi accettando il falso dilemma Indignados o Black bloc. I primi mosci e inconcludenti, gli altri finti e insensati. Se ci si fa dettare dal padrone, che ci mostra due scelte apparentemente opposte, la strategia per uscire dalla subalternità, la vittoria non è proprio assicurata. Lo spettro, sia dell’esistente che del potenziale, è molto più ampio: c’è la violenza che cova di chi è veramente oppresso, e che non si limiterebbe all’innocua Cinecittà dell’altro giorno; c’è la rabbia di chi non sfila a comando ma non ce la fa più e voterebbe qualcuno più serio delle attuali maschere della politica. Ci sono i modi nuovi, inediti da scoprire urgentemente – questa sì è pigrizia, oltre che errore politico madornale – di opporsi efficacemente al potere; senza cadere né nella trappola di chi ti vuole addormentare dandoti ragione a chiacchiere, né in quella che ti incita a fermare un Frecciarossa in corsa a spallate.

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Blog de “Il Fatto”

Commento al post di Travaglio “Prendo le distanze” del 20 ott 2011

Scusi Travaglio, ma qui si stanno prendendo le distanze anche dalla legalità. A proposito della mescolanza di farsa e tragedia in Italia (Pasolini, oggi citato per la sua difesa dei poliziotti, andrebbe citato per “L’Italia è un Paese ridicolo e sinistro. I suoi governanti sono maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue”); perché non chiedere le dimissioni di Maroni, per non avere saputo controllare e fermare un pugno di scemotti che ha guastato una manifestazione politica? E chiedere alla magistratura di indagare su responsabilità, che appaiono palesi, delle forze di polizia, sempre che il tema “poppe e natiche frequentate da B.” le lasci un po’ di spazio? C’era un giornalista, Tobagi, che contestava il dogma dell’invincibilità dei manovali del caos, ma purtroppo l’hanno ammazzato:

Il ritorno dei samurai angolo V. Labicana. In: https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/16/informazioni-riservate-su-black-bloc-e-indignati/

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Segnalato su:

Blog di A Giannuli

post “La manifestazione di Roma: solito dejavu?” del 15 ott 2011

Comunicato del SIU* n. 1

Colendissimo Signor Lunnai

Due documenti riservati su Black bloc e Indignati, che mi auguro non cadano nelle mani di complottomani e dietrologi:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/16/informazioni-riservate-su-black-bloc-e-indignati/

Suo fratello in Iside

Clisma 4

Guardia scelta del SIU*

* Scatorchiano Intelligence Unit.

e post ” Ancora su Piazza San Giovanni” del 18 ott 2011:

Riguardo ai consigli di Cossiga nel 2008:

https://menici60d15.wordpress.com/2008/10/29/incudine-e-non-martello/

Blog “L’aria che tira” di M. Cedolin 

Post “Dietro il fumo dei lacrimogeni e delle camionette che vanno a fuoco, c’è una società in cancrena” del 21 set 2011:

C’è una fallacia gigantesca ed esiziale, che tutti tendiamo a commettere: accettare l’assunto implicito che il ristretto ventaglio di opzioni che ci viene presentato dal potere e dai media esaurisca le possibilità. Oggi accettando il falso dilemma Indignados o Black bloc. I primi mosci e inconcludenti, gli altri finti e insensati. Se ci si fa dettare dal padrone, che ci mostra due scelte apparentemente opposte, la strategia per uscire dalla subalternità, la vittoria non è proprio assicurata. Lo spettro, sia dell’esistente che del potenziale, è molto più ampio: c’è la violenza che cova di chi è veramente oppresso, e che non si limiterebbe all’innocua Cinecittà dell’altro giorno; c’è la rabbia di chi non sfila a comando ma non ce la fa più e voterebbe qualcuno più serio delle attuali maschere della politica. Ci sono i modi nuovi, inediti da scoprire urgentemente – questa sì è pigrizia, oltre che errore politico madornale – di opporsi efficacemente al potere; senza cadere né nella trappola di chi ti vuole addormentare dandoti ragione a chiacchiere, né in quella che ti incita a fermare un Frecciarossa in corsa a spallate.

In:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/16/informazioni-riservate-su-black-bloc-e-indignati/

Blog Metilparaben

Post “I garantisti delle leggi speciali” del 20 ott 2011 

Gatta ci cova…

https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/16/informazioni-riservate-su-black-bloc-e-indignati/ 20 ottobre 2011 17:09

Blog Dietro il sipario

Post “Gli Indignados, strumenti inconsapevoli del Lucis Trust” dell’8 nov 2011

https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/16/informazioni-riservate-su-black-bloc-e-indignati/

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Segnalazioni censurate: 

Blog de Il Fatto:

Post di P. Ojetti “La legge Irreale” del 17 ott 2011:

Ecco fatto. Bravi:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/16/informazioni-riservate-su-black-bloc-e-indignati/

Post di Claudio Fava “Le leggi liberticide non servono” del 18 ott 2011:

I comportamenti liberticidi servono:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/16/informazioni-riservate-su-black-bloc-e-indignati/

Post della Redazione “Roma, cortei in centro vietati per un mese. Solo “una manifestazione statica” per la Fiom” del 17 ott 2011:

C’è qualcosa che non quadra…

https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/16/informazioni-riservate-su-black-bloc-e-indignati/

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3 maggio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “No Expo, Milano in piazza per ripulire città dopo i black bloc. Il sindaco Pisapia: “No a ogni sopruso e violenza””

Conoscendo i costumi di ASM in materia di soprusi e violenza, e i suoi legami con gli specialisti del false flag, capisco quanto facciano comodo i fantomatici (*) black bloc a quelli come Pisapia.

* Fantomatico: che sfugge misteriosamente a ogni identificazione (Devoto Oli).

@ mariel_3. La spazzatura è il vostro mestiere.

@ ididit4love. E’ tipico di certi ambienti istituzionali: “si lavano dalla melma detergendosi con altra melma” (Eraclito). Si sbiancano del loro fascismo coi black bloc nerovestiti.

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4 maggio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Liuzzi “No Expo: Milano due giorni dopo. Una lezione di civiltà”

Luciano Bianciardi “milanese” di adozione? “Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l’automobile l’avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l’asciugacapelli, il bidet e l’acqua calda. A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l’un con l’altro dalla mattina alla sera. Io mi oppongo.”

Bianciardi nel 1953 si batté contro la legge-truffa. Oggi quelli che sarebbero i suoi concittadini ignorano la legge-truffa di Renzi per occuparsi di questa storiella edificante per preadolescenti non troppo svegli. Forse Bianciardi era un anarchico, un anticonformista. Ma lui era una persona seria, che si occupava di cose serie; alieno dalle buffonate come questa, dove si è lasciato che si sporcasse per poter dire di essere puliti.

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@ Emiliano Rossi. Sì, sembra che questo del “fare pulizia” sia un tema caro ai fascisti, o comunque a chi è su posizioni autoritarie. Ci sono tanti esempi. Dopo l’8 settembre il “Lustige Blatter” di Berlino pubblicò una vignetta dove una mano con una spazzola con la svastica toglie il fango che copre lo stivale Italia; con la dicitura “Via la feccia!”. Pare che i torturatori della dittatura argentina degli anni Settanta cospargessero di saponata per pavimenti i prigionieri legati alle brande per poi passarli con lo spazzolone. A proposito della città che il 23 marzo 1919 diede, con l’adunata di Piazza San Sepolcro, il battesimo al fascismo – e a proposito di “psyops” – c’è da dire che aziende che si occupano di rifiuti legate al Comune di Milano e al Comune di Brescia hanno questo costume squadrista, cioè violento e vile, dell’uso metaforico e “suprematista” del pulire. Pulire meritoriamente la società come si puliscono le strade; una “pulizia” che consente la “cosificazione” delle persone. L’innalzarsi trattando altri esseri come cose è una delle componenti del carattere fascista. Può darsi inoltre che in questi soggetti, e nei loro complici e mandanti, sia all’opera il meccanismo di difesa della formazione reattiva, data un’implicita consapevolezza della sporcizia che hanno dentro, e delle montagne di letame che creano nella loro ricerca ossessiva di denaro e sicurezza.

@ Emiliano Rossi. A volte. Bisogna vedere caso per caso, rifiutando formule a priori di qualsiasi segno. Va riconosciuto che “pulire” può essere un eufemismo ideologico, come “pacificare” o “uomo d’ordine” o anche ”liberismo”; nel gergo della malavita meridionale, “pulizzare” significa assassinare. O può indicare semplicemente la funzione igienica ed estetica, socialmente utile. L’ambiguità della figura del pulitore è rappresentata dalla parola inglese “scavenger”, che denomina sia lo spazzino, chi tiene pulita la città, che gli animali saprofagi, come la iena, lo sciacallo, l’avvoltoio. Dalle parti di Pisapia ci sono grosse aziende per le quali valgono entrambe le accezioni.

@ Emiliano Rossi. Se sei interessato, c’è il classico “Purity and danger” della sociologa M. Douglas, su come ottenere sacralità dallo sporco. Un tema che nella Lombardia ciellina-piddina ha una rilevanza generale.

@ Emiliano Rossi. Prego. Questo scaricare le colpe della politica su misteriosi imbrattatori dei muri di Milano riporta a un famosissimo precedente; e agli sfoghi di Renzo all’osteria della luna piena. Vedi se ti vuoi segnare pure questa.

@ Emiliano Rossi. A scuola spesso si fanno studiare, pedantemente, cose buone ma inadatte a dei ragazzi. Col risultato di “vaccinare” contro il sapere. I romanzi letti dopo che un po’ si è conosciuto la vita sono un’altra cosa. A rileggerli liberamente da grandi “i promessi” non sono pesanti, consolano e aiutano a capire. La buona letteratura ha anche un valore pratico: rende “scafati” sulle fregnacce narrative di bassa lega che ci propina la propaganda.

I magistrati e gli USA

8 ottobre 2011

Blog de Il Fatto

Commento al post di Bruno Tinti “Meredith, il verdetto del popolo sovrano” dell’8 ott 2011

Al dr Tinti le discussioni sull’assoluzione della Knox e di Sollecito fanno venire in mente che il popolo ciancia senza capire nulla di diritto, e che i magistrati italiani sono superiori a quelli USA perché motivano le sentenze. Pur condividendo il giudizio sulla gente e sul sistema giudiziario USA, posso testimoniare che quando si tratta di dare impunità o appoggio ai crimini dei poteri forti, a partire da quelli coi quali gli USA mantengono il loro dominio sull’Italia, i magistrati italiani non sono migliori della gente e dei colleghi USA. Si può assistere alla “parallelizzazione” dei gradi di giudizio, che, sequenziali nel tempo, vengono affiancati sul piano spicciolo creando doppie verità; così che gli imputati sono assolti però si lascia intravedere, magari anche dallo stesso giudice che ha smentito il giudizio di colpevolezza del grado precedente, che di fatto sono colpevoli (o al danneggiato viene data ragione formalmente mentre col grado successivo, senza negare il giudizio precedente, si fa in modo che il torto prosegua). Le perizie tecniche, che andrebbero ormai riconosciute come un magnifico mezzo per eludere la logica più elementare e la decenza dietro al paravento del “rigore” e della prosopopea scientifica, possono certificare che gli asini volano:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/25/le-perizie-ballistiche/

o i periti possono divenire degli imbranati fantozziani (v. la perizia genetica della polizia per l’assassinio dell’ispettore Donatoni, in “Mistero di Stato”, di M. Almerighi). E la luce non è mai giusta: o è quella abbagliante dei proiettori dello show mediatico, oppure magistrati e forze di polizia cercano di operare nell’oscurità, senza contraddittorio, con procedure anomale, e di dare meno motivazioni pubbliche possibile, agendo per vie informali e riservate, lasciando meno tracce possibile della loro concezione del diritto e della giustizia rispetto allo zio Sam o altri signori.

Francesco Pansera

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Blog de Il Fatto

Commento al post di  G. Costa “Tutti i giudici di Amanda Knox” del 10 ott 2011

Nella sua intemerata per difendere il suo clan in un caso dove certo il sistema giudiziario non ha brillato, come quello Knox-Sollecito, Costa ha ragione quando dice che a volte il pubblico è una bestia. Il fatto è che i magistrati, in casi dove poteri forti esercitano la loro influenza, non appaiono migliori del volgo, ma una sua espressione ripulita, che nella baraonda ci sguazza:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/08/i-magistrati-e-gli-usa/

Anch’io nel mio campo, la medicina, vedo come spesso siano sbagliate, distorte, assurde le pretese del pubblico; ma quelle proposte sfuocate e spesso controproducenti nascono da una percezione intuitiva negativa sulla medicina che non è infondata. Penso che se la medicina fosse onesta e pulita tali proteste mal dirette in gran parte controproducenti rientrerebbero, e tra quelle restanti verrebbero riconosciute e isolate quelle sbagliate.

Che l’avvocato Costa e i magistrati che difende facciano la loro parte per assicurare una giustizia imparziale, equa e efficiente, e vedranno che la gente non tenterà di indossare i loro roboni settecenteschi e i berretti col pon pon. Una giustizia che abbia il carattere della linearità. Per es. se davvero non si vogliono polveroni e cicaleccio, basterebbe, non dico invertire il rapporto capovolto tra effetto e causa, riportandolo alla sua forma naturale, ma almeno accorciare i tempi, attualmente di 3 mesi, tra la sentenza, che è una conclusione, e le motivazioni, che dovrebbero essere le premesse della conclusione stessa. A costo di posticipare la sentenza. Una giustizia che, esposte le conclusioni, ci mette un altro quarto di anno per esporre come ha raggiunto le premesse, e come da esse abbia inferito le conclusioni, mentre fuori il pubblico rumoreggia e straparla, non può dirsi estranea alla caciara, per quando solenni siano le pose che assume.

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La coppia “calculemus” e “ignorabimus” nell’attività giudiziaria

@Gioele28. Che brutta professione quella del giudice, sul piano intellettuale oltre che umano, se consiste davvero in ciò che tu dici. Credo che la verità, ai fini pratici, etici e giudiziari sia un’entità tangibile e unica *; la cui approssimazione, se non sempre è possibile, non è però neppure così terribilmente irraggiungibile. Viene dipinta come vaporosa soprattutto quando al contrario si è proceduto con l’accetta.

E’ un po’ buffo che parlando dell’attività dei tribunali, che dovrebbero essere il luogo della misura nel giudizio, dall’ottimismo positivista sulle perizie tecniche si passi a dolenti considerazioni sull’inaccessibilità della verità, dove la vita reale sembra un’entità noumenica che le mura dei palazzi di giustizia tengono separata dal lavoro dei magistrati. Dalla hubris scientista, dal “calculemus” leibniziano, ad uno “ignorabimus” che invoca smarrito la trascendenza a giochi fatti.

Credo che sarebbe utile per tutti, meno che per chi è colpevole, che ci fossero linee guida solide sulla prova scientifica nei procedimenti giudiziari; basate su una definizione non ingenua – non ingenua sotto il profilo epistemologico e quello della conoscenza di come va il mondo – del rapporto tra la ricostruzione “naturale” del fatto, considerato come fenomeno causato da azioni umane, e ruolo dell’analisi scientifica nella ricostruzione. L’analisi scientifica porta la ricostruzione ai piani ipogei o iperurani del non osservabile, e può approfittarne per sdoganarsi dalla razionalità e dal controllo di attendibilità; facendo le veci del Dio di cui parla Gioele28; o meglio venendo usata come un traballante deus ex machina che interviene tonante e cigolante per imporre il finale desiderato.

* https://menici60d15.wordpress.com/2009/06/03/contro-il-relativismo-etico-ed-epistemico/

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Avvocato Costa, ringrazio Lei per mostrarmi in cosa consiste il Vostro lavoro.

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Blog de Il Fatto

Commento del 27 gen 2012 al post di M. Imperato “Lobby al sole anche da noi?” del 27 gen 2012

postato su questo sito il 5 feb 2012 causa boicottaggio Telecom

Il PM Imperato invita a considerare di introdurre anche da noi il lobbismo, cioè la legalizzazione dei finanziamenti ai politici da parte di gruppi di interesse. Il magistrato invita a guardare al fenomeno senza ipocrisie. Si dovrebbe estendere il suo suggerimento al potere giudiziario: considerando il fenomeno USA dei finanziamenti legali alle campagne elettorali dei magistrati da parte delle multinazionali. Lì è legale comprarsi dei magistrati in questo modo. Ma anche in Italia, così come non è sconosciuto il fenomeno dei soldi passati sottobanco da potenti gruppi di interesse ai politici, esiste la magistratura “business friendly”, che fa carriera essendo compiacente col business:

I magistrati “business friendly” e la mafia come sineddoche tendenziosa
http://menici60d15.wordpress.c…

Reati contro l’economia

http://menici60d15.wordpress.c…

27 gen 11 h 17:10

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Sito de L’Espresso

Commento all’articolo di P. V. Buffa “Così torturavamo i brigatisti” del 5 apr 2012

Sul fatto che i poliziotti, col coraggio dello sciacallo, quando non corrono rischi commettano abusi e i magistrati li coprano, non ho dubbi. Soprattutto se ci sono di mezzo interessi USA. Ciò che è sicuramente vero in questa storia è che polizia e magistratura di nascosto praticano e favoriscono forme abbiette di crimine a favore di interessi USA. Ciò che è sicuramente falso è l’implicazione che lo facciano solo per fini in sé leciti, e solo nei confronti di chi delinque.

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20 dicembre 2011

I mafiosi filantropi e la Lombardia non omertosa

Blog de Il Fatto
Commento al post di L. Franco e F. Baraggino “Milano, Cancellieri: “La mafia c’è ma non la sua cultura omertosa” del 19 dic 2011. Censurato.

ccc

Che la Lombardia sia estranea alla cultura omertosa è un cliché che fa il paio con la favola dei mafiosi che proteggono le vecchiette. La cultura omertosa non è un’esclusiva della mafia. E’ la mafia ad essere un singolare caso di criminalità che, posta a cavallo tra crimine comune e istituzioni, condivide con queste ultime le condotte machiavelliche proprie del potere; inclusa la cultura dell’omertà. In Lombardia anche a detta di lombardi è radicata una cultura omertosa autoctona, che si avvale della mafia meridionale come diversivo, alibi e minaccia ricattatoria per tutelare meglio i propri affari: oltre alla mafia, in Lombardia c’è una “metamafia” istituzionale

https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

che mostra di combattere la mafia mentre copre e aiuta altre attività criminose non meno gravi, ma inserite nel circuito legale, come le frodi mediche.

Ilda Boccassini è da elogiare per la sua attività di repressione della mafia, ma è incomprensibile il titolo di “top global thinker” datole da “Foreign policy”. Un premio ai suoi meriti rispetto agli interessi degli USA, e all’ideologia che impongono; compresa questa di proiettare su una mafia che ci si guarda dall’eradicare i crimini e la mafiosità dell’economia legale. Qui a Brescia, dove Cancellieri è stata prefetto, interessi criminali internazionali e indigeni sono liberi di fare i loro comodi come i mafiosi nella Sicilia de “la mafia non esiste” di decenni fa; potendo contare sull’omertà, e sull’intimidazione istituzionale verso chi denuncia. Il riconoscimento a quello che attualmente è il più celebre magistrato lombardo appare essere un incentivo non alla libertà intellettuale, ma all’opposto al conformismo giudiziario e culturale di una magistratura e una polizia asservite ai poteri maggiori, che fiancheggiano forme di crimine istituzionalizzato ancora più forti e importanti della mafia.

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29 maggio 2012
Blog de “Il fatto”
Commento al post di M. Portanova “De Gennaro assolto. Ma solo in tribunale” del 29 mag 2012

Cossiga dichiarò dai banchi del Parlamento che De Gennaro serviva l’FBI. Queste impunità e i crimini che se ne giovano non cesseranno se il popolo pecorone non riconoscerà il commensalismo dei magistrati coi poteri forti sovranazionali:

A sinistra, e a un altro lato della tavola, stava, con gran rispetto, temperato però d’una certa sicurezza, e d’una certa saccenteria, il signor podestà, quel medesimo a cui, in teoria, sarebbe toccato a far giustizia a Renzo Tramaglino, e a far star a dovere don Rodrigo, come s’è visto sopra.”
(I commensali alla tavola di don Rodrigo, Promessi sposi, cap. V)

@Portanova. Il fatto che De Gennaro sia stato assolto da un’accusa marginale non dovrebbe distrarre dalla circostanza che i magistrati non lo hanno processato per le torture di massa; sostenendo così implicitamente che decine di poliziotti, comandati dai vertici della polizia per un evento importantissimo, sotto i riflettori dell’opinione pubblica internazionale, sotto gli occhi della maggiori potenze mondiali, si siano di punto in bianco comportati come si comportavano i fascisti di Villa Koch, su decine di persone inermi, senza che il comandante in capo della polizia ne sapesse niente o li fermasse. Dev’essere la scuola Scajola, allora ministro dell’interno, al quale regalavano case a sua insaputa. Contrariamente a Portanova, penso che De Gennaro avrebbe dovuto rispondere ai giudici del comportamento dei suoi subordinati; e che le omissioni dei magistrati non andrebbero scusate con ragionamenti che prendono in giro la gente, usando i politici come “whipping boy” per mantenere il mito di una magistratura che fa il suo dovere senza guardare in faccia a nessuno. Quando si tratta del “partito americano” i magistrati non sono secondi ai politici nell’obbedire e assicurare l’impunità agli esecutori.

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1 agosto 2012

Blog “Come don Chisciotte”

Commento al post “A Taranto via l’ILVA per far posto alla NATO” del 31 luglio 2012

Non conosco questo caso; la tesi è analoga a quella che vede i procedimenti giudiziari sulla radioattività al poligono di Quirra come funzionali alla speculazione edilizia:

Commento di Robi al post di G. Paglino “Quirra, la commissione del Senato: “Chiudere e riconvertire il poligono” su Il Fatto del 31 mag 2012; e risposta a Robi:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/03/15/pescatori-di-cancro/

Credo che l’onnipotenza della NATO, e la complicità della magistratura con la NATO e in generale con le volontà degli USA, siano fattori tanto fondamentali quanto trascurati tra quelli che determinano il destino del Paese. Purtroppo gli italiani sbraitano contro i pupi, come i politici ladri che eleggono, ma sono omertosi sui “pezzi da novanta”, cioè sul potere vero e i suoi crimini.

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31 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G.C. Caselli “Meredith e i mali del nostro processo”

Da profano del diritto, credo che Caselli abbia ragione sulle degenerazioni che nascono dai gradi di giudizio. Qui però il problema appare essere stato primariamente politico: quello di dover giudicare, per un delitto atroce commesso forse per un capriccio da debosciati, la rampolla di un membro dell’establishment USA. I magistrati appaiono essere piuttosto “atlantisti”; come gli conviene; mentre non potrebbero contare sull’appoggio di un popolo in cerca di padrone. L’ombra del grande cowboy appare essersi riflessa anche nella procedura. Sono riconosciute le cosiddette “sentenze suicide”, le sentenze scritte volutamente male, in modo da essere rigettate nei successivi gradi di giudizio. Qui appare che siano state le indagini ad essere “suicide”. Si sottovaluta quanto le premesse possano minare le conclusioni. Es. molta della ricerca biomedica entra nella fase clinica già su basi a dir poco traballanti. Ne conseguono conferme, poi smentite, nuove conferme, per lunghi anni, in una serie simile a quella dei gradi di giudizio dei tribunali. Nelle more il prodotto si vende, fino a che non viene sostituito, in un nuovo ciclo. Sia nella ricerca biomedica, sia nell’attività giudiziaria, insieme al tema dei gradi di giudizio e delle prove bisognerebbe considerare il problema della solidità delle fasi iniziali. E dell’applicazione di quel principio trascurato che sintetizza l’importanza delle premesse rispetto al “trial” nel detto “junk in, junk out”.

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@ DiogeneBright. Hai ragione, chi si occupa delle finanze di una multinazionale in USA è come un venditore di palloncini da noi. A proposito di mestieri usuranti, che voi pannelliani facciate i galoppini degli USA anche nel caso Kerchner è un indizio utile alla ricostruzione storica, mettendo da parte le risultanze giudiziarie.

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26 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Amendola “L’Enciclica ‘Laudato si’’, Papa Francesco e Berlinguer”

@ Elcondorpasa. Berlinguer, quello che predicava le virtù repubblicane e anticapitaliste stando – parole sue – “sotto l’ombrello della Nato”. La stessa balda posizione – la bocca a sinistra e il sedere sotto l’ombrello atlantico – di tanti magistrati, intellettuali, leader spirituali, etc. ai quali dobbiamo buona parte del successo del nostro Paese.

@ Nokia. Quello stesso che, avvisato dell’imminente attentato terroristico alla Questura di Milano del 1973, tacque, e lasciò che avvenisse, come era nella volontà dei servizi, mentre tramite G. Pajetta intratteneva buoni rapporti col capo dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale, D’Amato, emissario della CIA. Renzi non è un mutante, ma il prevedibile frutto dell’albero. L’ubertoso albero dei doppiogiochisti.

@ Nokia. Non mi drogo. Il fatto è riportato in un’ordinanza di un collega di Amendola, il giudice Antonio Lombardi. Non so se ho ferito un nostalgico nelle sue illusioni o se ho dato a un ruffiano il modo di ricevere un altro buono pasto.

@ Nokia. E allora? L’articolo conferma quanto dico. Lei non potendo confutare ricorre all’attacco ad personam. Berlinguer, grande figura. Apprezzato anche dai “nemici”: un mese prima del sequestro Moro viene invitato da N Birnbaum, ritenuto collegato alla CIA, per tenere conferenze in USA. Al suo posto manda un altro, tale Napolitano. Diversi commentatori, affetti evidentemente dagli stessi gravi disturbi che lei diagnostica a me (Chessa, Pinotti, Santachiara), hanno collegato ciò alla fine di Moro, e alle susseguenti fortune dei “comunisti” “preferiti”. Lei si deve stordire con alcool o altro per fare questo suo lavoro o ormai ci ha fatto il callo? O è nato con la vocazione?

@ Nokia. Non credo che le obbedienze che hanno gestito l’assassinio di Moro abbiano a che fare con le scie chimiche. Non ho mai considerato il tema delle scie chimiche. Lo ignoro, supponendo a priori che probabilmente sia una di quelle bufale di disturbo, che servono ad aggiungere confusione, mescolandosi alle verità sporche e così mimetizzandole, giustificando la tesi che chi controinforma sul potere non è che un “complottista”. Eh, i comunisti atlantisti, un colossale bluff, uniscono i metodi della propaganda stalinista a quelli delle multinazionali di pubbliche relazioni occidentali.

@ Cesby. A Civitavecchia la gente venera le statue della Madonna che piangerebbero sangue, e il Procuratore della Repubblica venera l’asserito anticapitalismo di Berlinguer (v. infra). Tutti insieme lodano il papa “ecologista” come leader spirituale e politico. I fedeli saranno anche brava gente, il Procuratore ha dei meriti. Ma sembra che in Italia siamo condannati a vivere in un perenne Seicento manzoniano.

@ G. Amendola. Il suo elogio di Berlinguer e l’accostamento tra il segretario del PCI e papa Bergoglio mi hanno fatto ricordare di un altro magistrato, del quale non ricordo il nome, che tanti anni fa in un’intervista paragonò la situazione italiana, sul terrorismo, a un fiume che, date le increspature prodotte in superficie dal vento, sembra scorrere in un verso, mentre in realtà scorre nel verso opposto. Se vogliamo un futuro dove si pensi con la propria testa, e ci si possa fidare della testa di altri su questioni sulle quali non sappiamo giudicare, bisogna privilegiare la coerenza tra ciò che appare e ciò che è. Ci sono stati casi di coerenza, pagata cara, anche tra i comunisti e i cattolici. E’ alle loro posizioni lineari, anziché ai trompe l’oeil della politica di successo, che va la mia ammirazione.

F. Pansera

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31 ottobre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Raffaele Sollecito al congresso dei Radicali: “Il carcere è una scuola di reclutamento per la mafia” “

Se possiamo ricevere l’edificante predicazione di questo nobile difensore degli oppressi dobbiamo ringraziare i radicali panneliani, che hanno a preso a cuore il suo caso; proprio come nel 1987 presero a cuore quello di un’altra limpida figura vittima del Moloch giudiziario, Licio Gelli. E dobbiamo ringraziare quell’altra forza politica altrettanto sensibile alle brezze atlantiche, la magistratura, che nella persona del giudice Claudio Pratillo Hellman ha avuto la felix culpa di impedire, con un ragionamento da manuale – da manuale degli errori di ragionamento quantitativo in ambito giudiziario* – l’acquisizione di informazioni di conferma che ci avrebbero fatto correre il rischio sciagurato di essere privati della voce di questo apostolo del Bene.

* The Case of Meredith Kercher: The Test That Wasn’t Done. In: Schneps L, Colmez C. Math on trial. How Numbers Get Used and Abused in the Courtroom. Basic Books, 2013.

@ Flipper. Sia la materia tecnica – il calcolo delle probabilità – sia la gravità di ciò che è in gioco, le responsabilità sullo sgozzamento di una ragazza per motivi abbietti, non si prestano ai riassunti. Posso però mandare copia del capitolo in oggetto a chi me lo richieda, alla email: menici60d15@gmail.com.

@ The Marvelous. Ho assistito in un altro caso celebre alla riduzione deliberata – e non giustificata, se non con argomenti di comodo – dell’informazione di laboratorio disponibile, a favore dei colpevoli, con l’avallo della magistratura. Uno statistico ha chiamato “pruning”, “potatura”, questo ridurre lo spazio degli eventi, cioè il modello a priori di realtà oggetto del giudizio. “Potare” i fatti, rinunciandovi, o distruggendoli, o ignorandoli (quando non mettendo a tacere voci scomode con sistemi piduisti) può essere indice di cattiva fede, costituendo sistema di manipolazione molto efficace. Come alterazione delle premesse, (ubiquitaria nella medicina commerciale) il pruning è potente e poco vistoso.

Mi “rassegno” a vedere che Sollecito, Gelli, la Cassazione che ha assolto Sollecito (e che in precedenza ha giudicato la P2 non pericolosa), i radicali e altri che stanno facendo di Sollecito una guida etica stiano dalla stessa parte, che passa per essere quella giusta ma non è la mia. In questi giorni si sta celebrando Pasolini. Che scrisse: “contro gli uomini politici si scrive … tutti abbiamo il coraggio di parlarne perché sono cinici, furbi … e grandi incassatori” ma sui “magistrati tutti stanno zitti, civicamente e seriamente zitti. Perché?” Credo che le responsabilità dei magistrati nell’imprimere al Paese la cattiva rotta che sta percorrendo, la consonanza dei loro atti con gli interessi di poteri extraistituzionali, siano fortemente sottovalutate.

@ The Marvelous. Se si vuole criticare i magistrati è utile distinguere, come è stato proposto per i medici, tra “output” ovvero ciò che producono, e “throughput” ovvero il lavoro che vi mettono. Il loro output, la “produzione” di giustizia, è spesso insoddisfacente. E non è che a un throughput intenso e sofisticato corrisponda necessariamente un buon output. Non conosco il diritto (ma conosco gli interventi business-friendly dei magistrati in medicina); vedo da tanti anni come in medicina spesso throughput mastodontici ed esoterici portino ad output nulli, nocivi o disonesti. Conosco bene questi appelli a chinare il capo davanti a formule liturgiche. Qui però lo stesso operato tecnico dei giudici è stato riportato in un libro specialistico, non di diritto, ma di matematica applicata in contesti giudiziari, come esempio di errore madornale.

Non sono per partito preso contro i magistrati; e temo la Cariddi di chi li vuole imbrigliati a tirare il carro del potere non meno della Scilla dei loro abusi corporativi. A volte ho difeso le loro sentenze, es. quelle di condanna per le false rassicurazioni “scientifiche” sul terremoto dell’Aquila, prima che venissero ribaltate, date le pressioni, di portata internazionale. Lei chiama in causa la sua esperienza. Potei parlare della mia; per la quale posso affermare con sicurezza, pur non essendo laureato in astrofisica, che i magistrati, quando si sono certi interessi e certe pressioni, tendono a dire che a mezzogiorno è buio.

@ The Marvelous. o non conosco il diritto, e dico che la sentenza di primo grado per il terremoto dell’Aquila condannava, giustamente, i responsabili per le loro rassicurazioni, consapevolmente forzate. Condannava per gli effetti tragici di una sconsiderata hubris burocratica che portò a credere di poter fare i prepotenti anche con la probabilità; un’entità che noi umani maneggiamo male, e va quindi trattata con la massima circospezione. Lei che il diritto lo conosce risolve sostenendo che la sentenza era “un obbrobrio” che condannava un “mancato allarme”, affermazione calunniosa verso quei magistrati. Io non conosco il diritto – disciplina che rispetto e ammiro – e considero nel caso Kercher il tema della rinuncia all’aumento del valore predittivo con la ripetizione di un test. Lei che lo conosce ripete il tema abusato dei singoli magistrati che sono uomini come tutti, e che quindi nel loro lavoro sono come dei reucci, e possono essere preda di passioni, miserie, etc. Per me i magistrati, categoria da selezionare tra gli “aristoi”, ricevono un consistente stipendio statale come corrispettivo per l’esercizio della loro funzione in maniera imparziale; formano una struttura, pagata dai contribuenti, e vanno valutati come componenti di tale struttura, e insieme alla struttura che li integra e li governa. Credo proprio che parliamo di due discipline diverse. E che gli “opportuni distinguo” che lei afferma di riuscire a fare siano troppo “opportuni”. Arrivederci.

@ The Marvelous.Ma io non ho parlato di “chi” debba valutare i magistrati. Ho detto “come” andrebbero valutati, chiunque li valuti e in qualunque sede, osservando che è scorretto accettare di considerarli tanti singoli reucci, secondo il luogo comune del “i magistrati sono uomini come tutti” che lei ripete, quando sono parte di una struttura, espressione di una istituzione. E sono pagati per comportarsi come ci si aspetta da un magistrato.

Non studio le “388 pagine” della sentenza dell’Appello perché non sono in grado di valutarle. Infatti al tempo dell’assoluzione qui su Il Fatto (8 ott 2011) mi sono astenuto dall’unirmi ai tanti che criticavano la sentenza; ma ho riportato la mia esperienza personale, conforme a precedenti storici, del trattamento di favore che i voleri USA, anche illeciti, ricevono dai magistrati; e di come le perizie siano spesso manipolate. Un argomento, una sentenza, è come un recipiente, che può essere solidissimo, ad un esame lungo e accurato come quello che lei mi invita a compiere, sul 99,9% della sua superficie. Ma se ha un buco alla base perderà non lo 0,1% dell’acqua, ma molto di più, fino al 100%. Un buco del genere l’ho trovato, casualmente, nel libro che cito sul ragionamento probabilistico in campo giudiziario. Se le 13 pagine della trattazione non sono troppo poche per Lei, gliene posso mandare copia. Arrivederci.

@ The Marvelous. Io parlavo dell’umanità del giudice come giustificazione al suo arbitrio. Penso sia preferibile che i giudici non siano esposti ai possibili ricatti di chi è forte, con l’estensione della responsabilità civile; però dovrebbero essere controllati seriamente all’interno; e dovrebbero esserci misure preventive, a partire dalla selezione, che deve essere continua, e dall’obbligo di rimanere estranei a gruppi di potere, cordate, etc. Non cause di routine contro i giudici, ma espulsioni di routine via CSM.

I magistrati, come ha scritto un magistrato, Edoardo Mori, sono partecipi del gioco delle perizie. Es. ho visto che “sanno che le perizie sono sempre di parte” eppure, o per questo, affidano la perizia della Procura proprio al professore di medicina legale dello stesso policlinico dove sono accaduti gli atti (gravissimi e ignobili) che andrebbe indagati.

Non racconti a me che i giudici motivano le sentenze. Firmano atti con conseguenze equivalenti ad una proscrizione, capovolgendo sentenze minuziosamente motivate, senza un rigo di motivazione, quando si tratta di fare un altro piacerino alle stesse forze interessate all’assoluzione della Knox. Ovviamente giustificando la laconicità con il genere di inattaccabili spiegazioni procedurali delle quali lei è maestro.

Prendo atto che per lei non ci sono state parzialità dei giudici. La invito a non fare come i prelati che si rifiutarono di guardare nel cannocchiale di Galilei, e leggere il libro che segnalo. Arrivederci.

@ The Marvelous. In medicina la grande maggioranza delle diagnosi si fa sulla base della storia clinica. Qui la “storia clinica”, fino alla sentenza di 1° grado, portava a ritenere che i due fossero colpevoli. Certo, il giudizio d’appello può, come a volte indagini supplementari nella diagnosi clinica, ribaltare il primo giudizio. Ma è singolare che ciò sia stato ottenuto bloccando un test di laboratorio utile e forse dirimente. Mi sono imbattuto nella descrizione come errore della rinuncia alla ripetizione dell’esame del DNA occupandomi della rinuncia ad acquisire dati disponibili da parte di chi deve giudicare in uno stato di incertezza: diagnosi cliniche, progetti di ricerca; o decisioni giudiziarie. La riduzione selettiva dell’informazione è un potente bias, che può avere natura anche volontaria e illecita. Es. il publication bias a favore dell’industria biomedica, che ha contribuito a fare denunciare da esperti come falsi la maggioranza dei risultati della ricerca biomedica. Lei risponde che solo i giuristi possono giudicare la ricostruzione dei fatti operata dai giudici. Sarebbe precluso al profano sostenere che vi è sostanziale differenza tra l’affermare positivamente che non ci sono rischi sismici e il mancare di prevedere un terremoto Questo suo volere estromettere la critica su aspetti tecnici non giuridici, per annetterseli come territorio giuridico, mi pare anch’esso una forma di quella potatura dell’informazione che è cattivo segno quanto a ricerca disinteressata della verità.

@ The Marvelous. Se uno fa una fesseria o una manipolazione extragiuridica, poi non può appellarsi alle competenze giuridiche per conferirle una immunità. Il diritto è una cosa, i fatti un’altra. Questa pretesa che la ricostruzione giudiziaria della realtà non sia criticabile, se non da giuristi, è ridicola e perniciosa.

Io la sentenza l’ho letta appena me l’ha segnalata. (Un altro motivo di perplessità è il “corax” – argomento tipico delle difese – per il quale se il coltello in oggetto fosse l’arma del delitto non sarebbe stato conservato dall’omicida). Legga lei una buona volta come il magistrato abbia impedito la conferma del test che mostra il DNA di Meredith sul coltello di Sollecito, e come questo costituisca un errore, diritto o non diritto.

Faccio inoltre presente che in un caso come questo, dove il risultato, “l’output” che conta, l’individuazione e la condanna di tutti i colpevoli, è stato mancato, atteggiamenti di sicumera sull’asserito buon esito dell’azione giudiziaria sono fuori luogo. Stiamo comunque parlando di un fallimento della giustizia. E i fallimenti, lei lo sa, possono avere varia natura. Arrivederci.

@ The Marvelous. Bene, ormai lei è in arringa. Non sono io ad argomentare a tesi. Solo pochi appunti. Davanti a un risultato che non può essere casuale, il profilo fedele del DNA di Meredith sulla lama del coltello di Sollecito, si rinuncia ad aumentare il valore predittivo del test. E’ falso quanto lei afferma, che la contaminazione della lama del coltello col DNA di Meredith “si è stabilita”: nella sentenza della Cassazione è meramente ipotizzata la possibilità, in astratto.

Vero è che a indagini in più punti “maldestre”, si sia combinata, come il cacio sui maccheroni, una “acribia” da inquisitori domenicani dei giudicanti; che davanti a un profilo del DNA sulla lama del coltello di Sollecito sovrapponibile al DNA di Meredith con una probabilità che il reperto sia casuale così bassa da essere trascurabile, modificano la teoria delle probabilità, almeno quella che deriva dagli assiomi di Kolmogorov, evitando così di rafforzare il significato del test, qualunque fosse il risultato; e che danno agli avvocati difensori il destro di asserire falsamente che “si è stabilita la contaminazione” applicando la teoria della sottodeterminazione di Duhem; teoria con la quale si può negare a piacimento la certezza di qualsiasi osservazione, es. classico anche che le immagini nel cannocchiale di Galilei fossero vere. Interessante, in questa epistemologia giuridica, pure il concetto che se un test va a sfavore dell’assistito non si dice “positivo” ma “preordinato”. Buon lavoro.

@ The Marvelous. Troppo buono. Ma non dovrebbe essere motivo di riflessione e allarme una contrapposizione tra scienza e diritto nella valutazione di prove scientifiche fondamentali?. In realtà, oltre alla scienza e al diritto ha agito la tecnica delle strategie di comunicazione; che condizionano pesantemente la ricerca biomedica; e anche il diritto, vedo. La ditta Gogerty and Marriott, di Seattle, della quale si è servita la famiglia Knox, ha curato in particolare il punto dolente del DNA di Meredith sul coltello di Sollecito, seminando a riguardo sui media falsità, in base alle quali si sono diffamati gli investigatori, dipinti come degli stupidi per questo reperto (Schneps e Colmez, cit.). Falsità del genere di quelle, comprensibili, degli avvocati della difesa: il DNA in oggetto non era “alterato” né “sovrapposto” né “contraddittorio”; e il test non si è voluto ripeterlo. Al contrario, i giudici, e con loro i periti ai quali si sono appoggiati nel cancellare la prova, non spiegano come sia risultato l’elettroferogramma di Meredith dalla lama del coltello di Sollecito; forse consapevoli che contra factum non valet argumentum, e che argumenta presentabili non ce ne sono. Spiace che tra le due, la scienza e la propaganda commerciale, il diritto dei magistrati, il diritto che i magistrati adottano in questi casi, sia entrato in sintonia più con la seconda che con la prima (Schneps e Colmez, cit.). Arrivederci.

@ The Marvelous. Il coltello con l’impronta genetica di Meredith sulla lama è stato trovato nell’abitazione di Sollecito. Lei, che conosce l’ambiente dall’interno, dice che i magistrati inquirenti sono stati degli incapaci, mentre i giudici di Cassazione sarebbero esenti da colpe, e “tutto quadra” in quanto asseriscono. Anni fa ho osservato, a proposito di altri fatti, che in medicina a volte alcuni leader di consumata esperienza praticano la “negazione del conseguente”, che ha la forma logica: “A”; “se A allora B”; quindi “non B”; e che consiste nello svelare o dimostrare una cosa grave, per poi non trarne le necessarie conclusioni sulle responsabilità ma al contrario negarle con un escamotage preordinato. In pratica un dire “mostro ciò di cui sei colpevole e ti assolvo con un cavillo”. Una cosa del genere può accadere anche in sede giudiziaria, e anche in Cassazione. Ebbe questa forma quello che fu detto “un paradosso del diritto”, l’assoluzione nel dopoguerra degli assassini dei fratelli Rosselli, stigmatizzata con parole di fuoco da Salvemini, attuata dai magistrati giocando sulle motivazioni, con una palese contraddizione tra le risultanze del processo e la sentenza (Franzinelli M. I tentacoli dell’Ovra. Boringhieri 1999).

@ The Marvelous. A mia volta posso citare come tante storture e frodi della ricerca biomedica siano determinate da premesse e scelte inziali errate. Errori che si potevano e si dovevano evitare, ma erano e sono vantaggiosi sul piano del profitto. A volte riconosciuti, dopo decenni. Qui appare che ci sia stato quel fenomeno detto del “suicidio” dell’azione giudiziaria, che è stata fatta andare male (con una “sciatteria” nelle indagini, con un “rigore” ingiustificato alla fine). Non penso si possano ignorare gli USA; la cui ombra – lo dico anche per esperienza diretta – porta i magistrati, per non parlare delle forze di polizia, ad applicare un “Codice Atlantico”; che non ha nulla a che vedere col genio leonardesco.

@ The Marvelous. Dai magistrati e dagli altri inquirenti come cittadino non mi aspetto che prima operino in modo da lasciarsi dipingere dalla stampa internazionale come dei cialtroni, e poi all’opposto applichino un “rigore” così estremo da venire riportato in un testo internazionale come esempio di errore di ragionamento che fa perdere a un procedimento giudiziario la possibilità di fare luce e quindi giustizia. La variabilità degli standard giudiziari qui ha compreso entrambe le codine patologiche di una gaussiana o altra curva già troppo poco puntuta.

Sulla “spe et metu”, che, io lo vedo, animano i magistrati, ma che, dice lei, il diritto rifiuta di considerare perché non sono dimostrabili, e non sono dimostrabili perché non misurabili (!); ciò va ad aggiungersi, come il contributo di un giurista, alle perle sull’uso retorico della misura, frequente in campo scientifico. Attualmente, o nel delirio attuale, si vogliono usare i cani per diagnosticare “scientificamente” il cancro e altre malattie con l’olfatto, sulla base di studi quantitativi *. (Sta collaborando all’impresa anche il Centro militare veterinario del nostro esercito). Chissà, forse allora si potrebbero fare annusare oltre che le urine dei pazienti anche quelle dei magistrati, per verificare, con standard che dovrebbero essere adeguati anche al diritto, il loro stato psicologico.

* Trained Dogs Sniff Out Thyroid Cancer With High Accuracy. Medscape, 9 marzo 2015.

@ The Marvelous. Che alle mie critiche, e alle critiche di altri che cito, al brillante procedimento giudiziario sull’assassinio di Meredith si risponda con una diagnosi psichiatrica rivela il valore di quel “diritto” che è il suo strumento, e che a quanto dice condivide con i magistrati. E che a mio parere, senza dubbio manifestazione della mia attuale condizione di “pazzo visionario”, non ha interrotto la violenza vile subita da Meredith ma ne è stato un prolungamento.

@ The Marvelous. Può aggiungere tutto il fragore bandistico, gli insulti e le insolenze che vuole, ma in questa vicenda continua a sentirsi, al posto della voce amica della giustizia, il parlottio degli scellerati e degli iniqui.

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2 febbraio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Adriana Faranda a corso di formazione per magistrati. Che protestano: “Assurdo” “

“Tra il materiale sequestrato ai brigatisti Valerio Morucci e Adriana Faranda dopo il loro arresto (29 maggio 1979) c’era l’indirizzo e il numero telefonico dell’abitazione di monsignor Marcinkus, nonché l’indirizzo e il numero telefonico di padre Felix Morlion (agente della Cia), ai quali l’autorità giudiziaria non ha mai rivolto alcuna domanda”. “Per confutare la perizia sulla mitraglietta Skorpion utilizzata per uccidere Moro, Valerio Morucci e Adriana Faranda si sono avvalsi di un perito di parte legato al servizio segreto militare: tale Marco Morin, estremista di destra, appartenente a “Gladio”. (Sergio Flamigni, La tela del ragno e Convergenze parallele).

La Faranda alla scuola dei magistrati? L’ambiguità della situazione riflette l’ambiguità della grande maggioranza dei burocrati giudiziari, che mentre vanno dicendo di essere colleghi di Alessandrini e Occorsio stanno invece allineati e coperti rispetto ai poteri che muovevano i fili allora e continuano a muoverli oggi. E’ una presenza proficua per i giovani giureconsulti: li aiuta ad apprendere l’arte di articolare le categorie reali con le categorie dichiarate, che sono tra loro opposte e incompatibili. Ed e’ istruttivo anche per il pubblico.

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21 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Piercamillo Davigo: “Magistrati uccisi? È accaduto perché chi delinque ha trovato sponde in alcuni apparati dello Stato” “

Credo che per molti dei magistrati che sono stati uccisi – col supporto logistico dei servizi – il movente ultimo sia stato quello di epurare ed educare la classe dirigente di una nazione subalterna. Come per altri omicidi politici, la caratteristica che ha fatto del magistrato un bersaglio è stata una spontanea indipendenza rispetto a quei poteri forti sovranazionali che controllano il Paese; e che in genere possono contare su una magistratura compiacente.

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25 febbraio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post ““Mani pulite-25 anni dopo”, il libro. Dai pm “manettari” ai “comunisti salvati”, ecco le post verità su Tangentopoli”

Mani pulite ha fatto sì che al momento giusto una vecchia mafia politica, tarata su un’economia keynesiana, divenuta obsoleta per la mutata situazione storica venisse rapidamente scalzata e sostituita da “viddani” adatti al corso liberista successivo alla Caduta del muro. Ottenuto il cambiamento tutto è stato nuovamente “blindato”. Dalla calata di Napoleone alla Resistenza, le speranze di palingenesi accese dal vento di interessi stranieri durano poco. Secondo Barbacetto, Gomez e Travaglio, ai quali dobbiamo puntuali ricostruzioni giornalistiche dei fatti giudiziari e politici, Mani pulite fu “una grande, ma ordinaria azione giudiziaria”; un’epopea spontanea da ricordare e celebrare. Io chiamo “tolemaicismo” lo spiegare i grandi cambiamenti della storia repubblicana in termini nazionali, interni; con argomenti complessi, dotti e ingegnosi, che ricordano la teoria tolemaica degli epicicli e degli eccentrici con la quale si sorreggeva, validamente sul piano logico, il falso modello geocentrico del moto degli astri. Non vi fu complotto, dicono. Bisogna ammettere che, data l’ansia di compiacere gli USA che alberga in tanti, a cominciare da magistrati, CC e Viminale come sa chi ci capita, se vi è stato un disegno tutt’al più la CIA lo avrà affidato ai suoi tirocinanti del primo anno.

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21 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Piazza della Loggia, la Cassazione conferma l’ergastolo per Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte”

Un indicatore degli effetti del ritardo della sentenza, un modo per comprendere quanto questa giustizia incida sul fiume della Storia, è ottenibile sottraendo dalla data dell’evento la distanza in anni tra evento e sentenza: 1974-43=1931. Tra la strage e la sentenza è passato tanto tempo quanto ne è trascorso tra il 1931 e la strage. Quanto pesava nel 1974 il 1931, quando l’Italia, largamente rurale, era sotto Mussolini. La violenza di Stato era autoctona e dichiarata: Gramsci osservava il mondo da una cella. Hitler doveva ancora prendere il potere. Gli USA si dibattevano nella grande depressione. L’Ucraina di Stalin stava entrando in carestia.

Un alto magistrato a Brescia ha affermato a una conferenza – essa stessa manifestazione delle mortifere strategie dei poteri forti – che se sente dire che la strage è stata lasciata impunita dalla magistratura “diventa scortese”. E’ possibile riconoscere dei meriti alla sentenza, che i fan dei magistrati magnificheranno. Ma conoscendo quanto è attualmente vasta e radicata la rete delle complicità istituzionali coi poteri che nel 1974 vollero la strage e che in questi cinque decenni hanno ordinato altre operazioni deleterie, conoscendo il doppio gioco delle autorità che ogni anno si mostrano sul palco alle commemorazioni, a me la sentenza pare una foglia di fico, un belletto su un volto grinzoso, una maschera di rispettabilità data ai tirapiedi perché meglio proseguano i loro servigi per gli affari dei nostri giorni.

@ Paola. Ma le verità sono davvero così complesse che non bastano 50 anni a trovarle? Per Pasolini – novembre ’74 – “non è poi così difficile”. Le verità su molti misteri d’Italia sono come la meccanica celeste: riguardano sistemi di forze molto grandi ma relativamente semplici in linea di principio, anche se la descrizione dettagliata può richiedere calcoli avanzati. (Chiamo “tolemaicismo” l’arte, simile alle spiegazioni ad hoc dell’astronomia geocentrica, di spiegarle in termini nazionali, ignorando la “massa gravitazionale” dell’ “astro” USA). L’importanza dell’azione giudiziaria andrebbe valutata considerando i suoi effetti sulle stragi e gli omicidi politici, che hanno potuto proseguire per decenni, fino a che sono stati utili; e gli effetti sull’influenza di poteri sovranazionali sull’Italia, oggi più forte di allora; e non contrastata, tutt’altro, dalla magistratura. Quanto all’indomito coraggio dei bresciani, osservandone da 24 anni i comportamenti ho sviluppato l’idea che queste stragi siano servite anche a “vampirizzare” la popolazione, facendone un docile collaboratore dietro alla retorica; la stessa retorica che oggi fa celebrare la sentenza. Forse nel decidere i luoghi degli eccidi gli uffici di guerra psicologica hanno considerato anche il carattere, qui diciamo “pragmatico”, di alcune cittadinanze.

 

Le perizie ballistiche

25 settembre 2011

Blog “Blogghete”

Commento al post “Magistrati alzatevi. Stavolta gli imputati siete voi.” del 24 set 2011

Le perizie ballistiche

Mi fa piacere che il giudice Mori citi il principio euristico del rasoio di Occam: l’ho citato anch’io settimane fa in una lettera al presidente di una Corte d’appello nel denunciare le manipolazioni giudiziarie di una perizia che ha deciso un importante processo. I magistrati ottengono perizie addomesticate non solo per sostenere l’accusa, come dice il giudice Mori, ma anche per favorire colpevoli eccellenti. Perizie che a volte sostengono tesi demenziali e grottesche, ma vengono protette dalle critiche con sistemi massonico-mafiosi.

L’autopsia di Ketha Berardi, la bambina morta nel 1999 in seguito alla contesa tra dibelliani e l’oncologia ortodossa, non mostrò ciò che ci si aspettava, un organismo invaso dal tumore, ma un corpo devastato dalle terapie, con un midollo osseo svuotato; nonostante i media nazionali avessero detto al pubblico che la leucemia aveva addirittura invaso l’addome. I disturbi addominali erano dovuti a una colite neutropenica da chemio, incredibilmente non riconosciuta e mal curata, anello di una catena di equivoci che portò al decesso. Per nascondere ciò, i periti del PM – tra cui i medici legali che lavoravano per lo stesso ospedale e nella stessa università dei responsabili –  sostennero che se il cancro non si vedeva è perché era oscurato dal cancro stesso. Come la nebbia di Milano in “Totò Peppino e la malafemmina”: non la si vede perché quando c’è la nebbia non si vede. Qui bisognava proteggere i grandi interessi dell’oncologia ortodossa, e allo stesso tempo la tesi solo apparentemente contraria, la perniciosa “libertà di cura”, che in pratica vuol dire marketing diretto tra industria e pazienti. Andava nascosta la circostanza che la bambina aveva pienamente ragione a fuggire da giudici e CC che su mandato dei medici la braccavano con la siringa in mano; andavano nascosti gli effetti avversi di farmaci lucrosi ma dannosi, come il G-CSF. E andava aiutato lo sviluppo economico di quel pinnacolo di civiltà e scienza che è diventata l’oncologia pediatrica: https://menici60d15.wordpress.com/2008/12/17/sos-cancro-nei-bambini-e-sovradiagnosi/ .

Nel caso di Pantani, il perito (un massone) ha attribuito le cause del decesso alla sola cocaina. Non si è parlato del Surmontil, un farmaco trovato nella stanza dove il campione è morto, che appartiene ad una classe, quella degli antidepressivi triciclici, che risulta al primo posto in una graduatoria delle cause di morte per overdose da farmaci negli USA. Il rapporto dose letale / dose efficace di queste medicine è ben peggiore di quello della cocaina, con la quale condividono il meccanismo d’azione generale e con la quale interagiscono in maniera sinergica. Ma nello strano accanimento giudiziario e mediatico contro il fuoriclasse è rimasto costante il messaggio che i farmaci non fanno che bene: l’EPO (un farmaco pericoloso, usato criminalmente anche nella clinica, ma “raccomandato”:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/05/16/sperimentazione-animale-uno-spoglio-etico-2/ )

è stato presentato come un farmaco-talismano, che potenzia le normali capacità. Mentre quando si sarebbe dovuto parlare come concausa, forse determinante, di un farmaco che si vende in farmacia, il Surmontil, usato per curare la tossicodipendenza, che come molti farmaci può aggravare ciò che dovrebbe curare, silenzio. Non ha invece avuto problemi di doping, o meglio problemi giudiziari e di immagine per il doping di cui faceva uso l’eroe che ha preso il posto di Pantani, lo statunitense Lance Armstrong. Vittorioso anche sul cancro. Il cancro del testicolo, un’eccezione ai generali insuccessi dell’oncologia che è stata fatta passare per regola.

Nel caso Aldrovandi, la Corte d’appello di Bologna ha confermato sulla parola, senza uno straccio di evidenza, l’interpretazione di un luminare di una fotografia che mostrerebbe un ematoma nella parete del cuore non notato dai periti all’autopsia. Non vedere un ematoma, anzi due, che affiorano dalla parete del cuore all’autopsia mentre si sta cercando la causa di morte è come non vedere un’incudine mentre si setaccia un cumulo di paglia cercando un ago, ma il perito (passato dalla difesa all’accusa per nobili ragioni di coscienza) è stato dipinto dai magistrati come un sapiente: una fonte primaria di conoscenza. Dati sperimentali dimostrano che per ottenere una simile lesione agendo a contatto diretto col cuore occorre una pressione equivalente a una tonnellata e 4 quintali a decimetro quadrato. Bisogna essere Hulk per sviluppare questa forza manualmente, e ottenerla agendo dall’esterno; e anche Silvan, per riuscire a mantenere allo stesso tempo la parete toracica e la colonna vertebrale intatte, che è, per capirsi, come fracassare il regalo in un uovo di Pasqua comprimendo l’uovo ma senza romperlo. Qui i giudici proteggono come al solito i poliziotti, applicando la regola che per mano dei colleghi di Montalbano e del maresciallo Rocca i cittadini innocenti muoiono per incredibili e imprevedibili cause accidentali; non per un pestaggio bestiale. Si è difeso, aumentandolo, anche il fumo attorno all’asfissia da compressione, una causa di morte che non deve apparire in forma piana perché è associata a manovre di contenzione e forme di tortura da parte di polizia e infermieri. Sul piano ideologico, i giudici servono il principio della scienza ad auctoritatem; e della validità dell’imaging e del virtuale in medicina, che ha causato e causerà più morti di una guerra con le sovradiagnosi; oltre a produrre montagne di soldi.

Sembra che nelle perizie mediche giudiziarie sia possibile osservare il peggio del potere giudiziario e del potere medico, che proteggendosi a vicenda ed entrambi coperti dal latinorum tecnico gettano la maschera e si abbandonano a forme orgiastiche di abuso di potere. Purtroppo in Italia i magistrati o sono demonizzati dai malfattori istituzionali che vorrebbero mano libera, oppure vengono dipinti dai lecchini “progressisti” come i Buoni che ci proteggono. I magistrati non scippano le vecchiette, e tranne rare eccezioni non prendono bustarelle. Deve esserci tra loro una quota, non preponderante, che svolge il suo dovere correttamente e in silenzio (e che forse un popolo cialtronesco come il nostro neppure si merita). Ma il cittadino che vuole esercitare il potere di controllo democratico dovrebbe tenere ben presente che non esistono poteri buoni; e che quando sono in gioco gli interessi di poteri forti i magistrati per lo più tendono a ritornare alla posizione naturale, accucciandosi ai piedi del trono; e possono fare imbrogli e partecipare a trame che nei meccanismi e negli effetti non sono diversi da quelli dei Cattivi come la banda Berlusconi o la borghesia mafiosa.

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@sal. Esperimenti hanno mostrato che il cuore suino, che è paragonabile a quello umano, ha uno stress di rottura di 14 kg/cm^2 (Seki S, Iwamoto H. J Trauma, 1998. 45: 1079). In un decimetro quadrato, un’area dell’ordine di grandezza dell’area di compressione esercitata da una o più persone sul dorso di un soggetto prono a terra, ci sono 100 centimetri quadrati. (14 kg/cm^2) x 100 cm^2= 1400 kg = 1 tonnellata e 4 quintali (per ottenere la pressione utile di 14 kg/cm^2 esercitando una compressione su 4 decimetri quadrati occorrono 5 tonnellate e 6 quintali). E’ da notare che tale valore di pressione rientra nel range di pressioni che si sviluppano nei cilindri di un motore di automobile in moto: 10-60 kg/cm^2. Infatti gli ematomi del cuore si osservano in vittime di schiacciamenti del torace, dove hanno agito pesi rilevanti o energie elevate, es. da incidente automobilistico.

Con questo ematoma della parete cardiaca a torace integro ottenuto manualmente il perito e i magistrati hanno in pratica scritto una nuova, inverosimile, pagina di nosografia; non si capisce come mai tale evenienza non si verifichi nelle tante compressioni del torace da manovre rianimatorie, nelle quali può accadere di provocare fratture costali, e dove non c’è la colonna vertebrale di mezzo. Per spiegare i presunti ematomi il perito ha aggiunto alla pressione esterna quella arteriosa; ma questa, considerando una pressione arteriosa di 200 mmHg, equivale a circa 2 etti e 65 grammi per cm^2, un valore trascurabile, oltre 53 volte inferiore al carico di rottura.

Invece di introdurre questa acrobatica teoria dell’ematoma, che poi sarebbe andato a interrompere il fascio di His, sarebbe bastato considerare che la compressione toracica da immobilizzazione su Aldrovandi e lo stato di soffocamento sono stati comprovati da testimonianze, che ci sono segni autoptici di asfissia, e che “Kneeling on the chest or any other form of chest compression during restraint is now accepted as being potentially fatal, and both the police and the prison service in the UK teach their officers of the risks of such pressure.” (Sheperd R. Simpson’s forensic medicine, 2003. Capitolo sulle asfissie).

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Guai a mancare di rispetto

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Zavagli “Gaffe di Cancellieri sul caso Aldrovandi. Insorge la famiglia del ragazzo” del 23 giu 2012 

Allo stesso tempo la Cancellieri dice “guai a mancare di rispetto e fiducia nella magistratura”. Il giorno della sentenza della Cassazione, tornando a casa ho avuto la scorta di una pantera della polizia, F4406, guidata da una donna, che per 5 minuti e qualche chilometro ha fatto la mia stessa strada dietro di me. Ore prima, accanto al tribunale, a una pantera della polizia era seguito un SUV che nell’entrare nel parcheggio del tribunale mentre attraversavo la strada mi ha puntato, costringendomi ad arretrare per non essere investito; poi è passata un’auto dei CC.

La violenza fisica come quella subita da Aldrovandi ha la proprietà di essere chiara. E’ stata poi protetta in sede giudiziaria da atti che sembrano una cosa e sono l’opposto. Come la perizia che vede su fotografia ematomi della parete cardiaca da compressione manuale, diagnosi inedita e assurda che permette di evitare di fare chiarezza su queste morti per asfissia tipiche delle morti da contenzione:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/25/le-perizie-ballistiche/

Lo stesso perito ha attribuito la morte di Giuseppe Uva a aritmia da prolasso della mitrale, condizione quest’ultima nota per essere una “non malattia”, diagnosticabile in 1 persona su 20. E’ anche per perizie come queste che la magistratura viene difesa dalla polizia; con discorsi e gesti ambigui, più da clan alleati che da istituzioni di uno Stato democratico.

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Blog “Uguale per tutti”

Commento al post di Grazia Fenza “Il re è nudo … ma anche la magistratura italiana, purtroppo, non è granché vestita! ” del 26 set 2011

Davanti ai crimini del potere tanti magistrati, che dicono di indossare la toga di Falcone e Borsellino, sotto la loro toga portano la zimarra di Azzeccagarbugli:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/25/le-perizie-ballistiche/

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Blog de Il Fatto

Commento al post di Bruno Tinti “Meredith, il verdetto del popolo sovrano” dell’8 ott 2011

Al dr Tinti le discussioni sull’assoluzione della Knox e di Sollecito fanno venire in mente che il popolo ciancia senza capire nulla di diritto, e che i magistrati italiani sono superiori a quelli USA perché motivano le sentenze. Pur condividendo il giudizio sulla gente e sul sistema giudiziario USA, posso testimoniare che quando si tratta di dare impunità o appoggio ai crimini dei poteri forti, a partire da quelli coi quali gli USA mantengono il loro dominio sull’Italia, i magistrati italiani non sono migliori della gente e dei colleghi USA. Si può assistere alla “parallelizzazione” dei gradi di giudizio, che, sequenziali nel tempo, vengono affiancati sul piano spicciolo creando doppie verità; così che gli imputati sono assolti però si lascia intravedere, magari anche dallo stesso giudice che ha smentito il giudizio di colpevolezza del grado precedente, che di fatto sono colpevoli (o al danneggiato viene data ragione formalmente mentre col grado successivo, senza negare il giudizio precedente, si fa in modo che il torto prosegua). Le perizie tecniche, che andrebbero ormai riconosciute come un magnifico mezzo per eludere la logica più elementare e la decenza dietro al paravento del “rigore” e della prosopopea scientifica, possono certificare che gli asini volano:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/25/le-perizie-ballistiche/

o i periti possono divenire degli imbranati fantozziani (v. la perizia genetica della polizia per l’assassinio dell’ispettore Donatoni, in “Mistero di Stato”, di M. Almerighi). E la luce non è mai giusta: o è quella abbagliante dei proiettori dello show mediatico, oppure magistrati e forze di polizia cercano di operare nell’oscurità, senza contraddittorio, con procedure anomale, e di dare meno motivazioni pubbliche possibile, agendo per vie informali e riservate, lasciando meno tracce possibile della loro concezione del diritto e della giustizia rispetto allo zio Sam o altri signori.

Francesco Pansera

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Blog de Il Fatto

Commento al post di  G. Costa “Tutti i giudici di Amanda Knox” del 10 ott 2011

La coppia “calculemus” e “ignorabimus” nell’attività giudiziaria

@Gioele28. Che brutta professione quella del giudice, sul piano intellettuale oltre che umano, se consiste davvero in ciò che tu dici. Credo che la verità, ai fini pratici, etici e giudiziari sia un’entità tangibile e unica *; la cui approssimazione, se non sempre è possibile, non è però neppure così terribilmente irraggiungibile. Viene dipinta come vaporosa soprattutto quando al contrario si è proceduto con l’accetta.

E’ un po’ buffo che parlando dell’attività dei tribunali, che dovrebbero essere il luogo della misura nel giudizio, dall’ottimismo positivista sulle perizie tecniche si passi a dolenti considerazioni sull’inaccessibilità della verità, dove la vita reale sembra un’entità noumenica che le mura dei palazzi di giustizia tengono separata dal lavoro dei magistrati. Dalla hubris scientista, dal “calculemus” leibniziano, ad uno “ignorabimus” che invoca smarrito la trascendenza a giochi fatti.

Credo che sarebbe utile per tutti, meno che per chi è colpevole, che ci fossero linee guida solide sulla prova scientifica nei procedimenti giudiziari; basate su una definizione non ingenua – non ingenua sotto il profilo epistemologico e quello della conoscenza di come va il mondo – del rapporto tra la ricostruzione “naturale” del fatto, considerato come fenomeno causato da azioni umane, e ruolo dell’analisi scientifica nella ricostruzione. L’analisi scientifica porta la ricostruzione ai piani ipogei o iperurani del non osservabile, e può approfittarne per sdoganarsi dalla razionalità e dal controllo di attendibilità; facendo le veci del Dio di cui parla Gioele28; o meglio venendo usata come un traballante deus ex machina che interviene tonante e cigolante per imporre il finale desiderato.

* https://menici60d15.wordpress.com/2009/06/03/contro-il-relativismo-etico-ed-epistemico/

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Avvocato Costa, ringrazio Lei per mostrarmi in cosa consiste il Vostro lavoro.

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Blog di Panorama

Commento all’articolo della redazione “Da Perugia ad Avetrana: la debacle della scientifica” del 14 ott 2011

Può anche esserci un interesse della polizia a fare apparire le sue indagini scientifiche come opera di imbranati fantozziani; cfr. la perizia genetica della Polizia scientifica sulle macchie di sangue nell’assassinio dell’ispettore Donatoni in “Mistero di Stato” di M. Almerighi.

http://menici60d15.wordpress.c…..llistiche/

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12 settembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Riccardo Magherini, medici legali [della Procura]: “Asfissia provocata da modalità di arresto e cocaina”

Sulla morte da “sindrome da excited delirium” – una entità nosologica la cui esistenza è controversa, e che è sospettata di avere una natura “politica”, avendo tra le sue singolarità l’essere fortemente associata a casi “politici”, in particolare gli interventi della polizia – segnalo il commento giornalistico “Death by excited delirium: diagnosis or coverup?” (Morte da excited delirium: diagnosi o insabbiamento? ) di Laura Sullivan, feb 26, 2007. Reperibile su internet.

Questa sindrome viene spesso considerata insieme alla asfissia da compressione nei casi di morte in custodia; ma mentre lo “excited delirium”, che trasferisce almeno parte delle responsabilità alla vittima, è una patologia “raccomandata”, che viene portata in primo piano, nonostante la sua fumosità, o forse proprio per questa sua capacità nebbiogena, dell’asfissia da compressione – che rimanda all’immagine efferata del “burking” – si parla malvolentieri, e si tende a minimizzarne il ruolo causale, nonostante che spiegherebbe in maniera chiara diversi di questi decessi, o forse proprio per questo. In ogni caso, dovrebbe essere interesse degli agenti di polizia non montare sul torace dei fermati stesi a terra, a maggior ragione se i fermati sono agitati o appaiono avere problemi di salute.

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9 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di Max Brod “Riccardo Magherini, familiari consegnano bossolo alla procura. Oggi prima udienza”

Michele: “Appurare la verita’ non vuol dire proporre tesi fantascientifiche”

@ Michele.  Questo bisognerebbe dirlo ai magistrati, che ammettono nel processo un’entità di comodo come la “excited delirium syndrome”, e le fanno assumere una posizione centrale.

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6 novembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di D Lucca “Caso Cucchi, tutto sbagliato fin dall’inizio”

@ Andrea Bellelli. Credo che vi sia stato un concorso di cause, a cascata, all’interno di una cornice di comportamenti illeciti. E che con queste cause si faccia un gioco delle tre carte; per di più spingendo il pubblico a puntare tutto sulla carta sbagliata (ma con un forte effetto intimidatorio) enfatizzando eccessivamente le percosse. Entrato vivo, uscito morto, maltrattato, picchiato secondo diversi testimoni, non curato in ospedale, non credo che si tratti di un caso “atipico”, ma di un caso censurato -nella ricostruzione- per proteggere i responsabili.

Tutt’altro che censurato mediaticamente. Cade a fagiolo la cadenza in questi ultimi anni di diverse notizie di cronaca analoghe. L’orrore associato all’impunità crea una “forza di intimidazione del vincolo associativo” mentre chi occupa lo Stato si occupa di cedere “il controllo di attività economiche” e di “realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri”.

Per conoscere la verità di livello giudiziario dei meccanismi della morte occorre andare nei dettagli. E non è detto che basti leggere i referti autoptici. Ho assistito all’autopsia di un altro caso mediatico, anni fa, e ho visto con quanta tranquilla semplicità un perito scelto dalla Procura l’ha manipolata, favorendo i responsabili, che erano anche i suoi colleghi di ospedale; ospedale del quale era la massima autorità medico legale. E quali misure “extragiudiziali” – e anche “extralegali” – sono state prese per mettere tutto a tacere.

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25 agosto 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Morto dopo TSO: “Soldi non aveva patologie al cuore, morto per ipossia”. Titolo mutato in “Morto dopo Tso: “Soldi ucciso da ipossia dovuta a compressione del collo” dopo avere postato il commento

“Morto dopo TSO: “Soldi non aveva patologie al cuore, morto per ipossia”. “Quando si accerta la causa di morte, è importante ricordare che riportare il solo meccanismo di morte non è accettabile”. (Prahlow J. Forensic Pathology for Police, Death Investigators, Attorneys, and Forensic Scientists. Springer, 2010); ciò dovrebbe valere anche per la comunicazione al pubblico dei riscontri autoptici.

Si distingue tra “modalità di morte”: es. omicidio. “Causa della morte”: es. strozzamento; così si chiama la compressione del collo che l’omicida effettua senza ausili meccanici (con es. un laccio è strangolamento). “Meccanismo della morte”: es. la conseguente ipossia, cioè insufficiente apporto di ossigeno ai tessuti, che può a sua volta derivare da molteplici percorsi causali. I tre aspetti rappresentano una scala di crescente dettaglio sul piano biologico, che è utile o necessario percorrere nei due sensi per l’accertamento delle responsabilità.

L’enfasi sul meccanismo di morte può venire utilizzata per annacquare le responsabilità, secondo la tattica, frequente sia in medicina che in campo giudiziario, dell’esibire una precisione tecnica per ridurre l’accuratezza sostanziale. Es. “ipossia” o “anemia cerebrale acuta” (in grassetto nell’articolo) suonano meglio che “strozzamento”; e prospettano le acrobatiche scappatoie patogenetiche la cui sussiegosa costruzione è prevista nella licenza di illegalità rilasciata ad alcune categorie, come le forze di polizia o gli psichiatri.

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15 luglio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Caso Giuseppe Uva, carabinieri e poliziotti assolti. I giudici: “Niente percosse su di lui” “

Il prolasso della valvola mitrale è una diagnosi gonfiabile. Una “overlap syndrome”, cioè basata su una condizione che il più delle volte non è che una variante normale, la cui presenza e rilevanza vengono falsamente ingigantite [1]. E’ stata usata dai consulenti e dagli avvocati di una casa farmaceutica per confondere le acque sui danni mortali causati da un farmaco [2]. In Italia ai tempi della leva obbligatoria era tra le diagnosi di comodo per farsi riformare. Oggi spiega come mai Uva sia morto in coincidenza con una nottata in caserma nonostante risulti, secondo i magistrati, che nessun CC né poliziotto gli abbia torto un capello.

Cosa devono avere visto e sentito le pareti di certe stanze. “Ogni carcere che gli uomini costruiscono / è fatto con mattoni di vergogna” (O. Wilde). Ma vale anche per alcuni altri edifici costruiti in nome della giustizia.

1 Quill TE et al.. The medicalization of normal variants: the case of mitral valve prolapse. Gen Intern Med, 1988. 3: 267.

2 Mundy A. Dispensing with the truth. The victims, the drug companies, and the dramatic history behind the battle over Fen-Phen. St. Martin’s Press, 2001.

 

Istituzioni ibride

22 settembre 2011

Blog  Il Corrosivo di Marco Cedolin

Commento al post “Quali sono i veri poliziotti?” del 22 set 2011

La polizia, che è fatta di Italiani, manifesta davanti a Montecitorio perché è voltagabbana: ha fiutato il vento e si stacca dal signorotto in disgrazia che prima ha aiutato con tutti i mezzi a spadroneggiare; e anzi gli va contro. Il Griso quando Don Rodrigo si ammala prende le distanze e poi lo tradisce accordandosi coi monatti, noterebbe qualcuno. Come fa spesso, Cedolin coglie un punto nodale: I poliziotti sono onesti e benemeriti lavoratori o sgherri del potere? Credo che il dilemma sia insolubile, posto così. Per trovare le coordinate che Cedolin giustamente chiede occorre superare le dicotomie semplici, e ammettere che alcune grandi istituzioni etiche, come la polizia, sono intrinsecamente ibride: hanno una funzione sociale positiva, ma anche una insopprimibile componente oscura. Un miscuglio, nel quale il primo aspetto, al quale ascrivere comportamenti corretti e esempi luminosi, viene sfruttato dal secondo, che si fa scudo dei casi nobili di aderenti all’istituzione che sono stati uccisi, che a volte sono casi di epurazione.

Come la salute, l’ordine quando c’è non si nota. Ci dimentichiamo che se non siamo in un Far West è perché c’è il lavoro delle forze di polizia. Non si può fare a meno di tale servizio pubblico. Questa azione però è carente là dove sarebbe più necessaria, come le aree del Sud dove la mafia è forte; e per i crimini dei colletti bianchi;  e solo chi ci è passato in prima persona può sapere quanto possono essere vendute le forze di polizia (soprattutto, posso dire, quando servono i poteri forti, come quelli che hanno commissionato gli omicidi politici); e quali reati possono impunemente commettere, quali abissi di infamia possono raggiungere; con la connivenza e a volte la complicità attiva della magistratura, altra istituzione ibrida.

La polizia dovrebbe difendere i cittadini: in realtà tende ad esercitare una protezione, arbitraria ed ineguale a seconda del cittadino, e che si riserva di ritirare a piacimento, regolandosi sulle convenienze e gli interessi in gioco, analogamente alla protezione mafiosa. Per il cittadino comune, la protezione si paga col pizzo della sottomissione al potere, che ha nei poliziotti i suoi campieri. Bisogna fuggire sia il rifiuto ideologico dell’istituzione, sia la tentazione di porvi cieca fiducia, come la propaganda martellante e la pavidità del cittadino medio spingono a fare:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/14/vogliono-i-poliziotti/

Ma da cittadini repubblicani occorre guardarla con distacco, esercitando il controllo democratico e pretendendo che nei suoi comportamenti si avvicini a ciò che dovrebbe essere, se vuole essere riconosciuta come istituzione, e non come una banda di soggetti descritti nel canto della mala:

“Prima faceva il ladro / e poi la spia / adesso è delegato di polizia”.

Quello dei Notav, in un’Italia piena di finte proteste pilotate dal potere, è un raro caso di lotta popolare genuina, e di risonanza nazionale, contro i soprusi del potere. Quindi sono in gioco non solo le grandi ruberie sull’Alta velocità, ma anche il principio che la gente deve stare buona mentre viene derubata; questo rifiuto di massa ad essere defraudati di beni essenziali è inaccettabile per la tirannia che aleggia dietro alla fictio democratica. Occorre che i resistenti della Val di Susa stiano attenti, perché se da un lato si cercherà di addormentare la protesta, dall’altro si farà di tutto per dipingerla come opera di violenti, esaltati, etc. E i poliziotti, che davanti a terroristi veri non brillerebbero, quando si tratta di bastonare brave persone divengono guerrieri implacabili e audaci.

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Grazie Marco. E’ vero che la polizia è immersa in una rete di relazioni istituzionali, che ne condizionano il comportamento;  e come altri poteri dello Stato è subordinata a forze come gli USA, le oligarchie finanziarie, il Vaticano. L’assorbimento, del quale parli, è un fenomeno passivo; ma le forze di polizia brillano anche di luce propria. Andrebbe forse maggiormente riconosciuto il ruolo attivo, silenzioso e sottovalutato, delle forze di polizia nel determinare la politica italiana, al livello intermedio del quale fanno parte. La difesa manu militari degli interessi illeciti del business medico è a mio parere un esempio di questa cogestione attiva. La gente non lo sa, ma la medicina che ha e che avrà

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/15/la-medicina-come-rimedio-ai-limiti-della-crescita-economica/

è una medicina imposta coi questurini e i militari dal budriere bianco; e anche con forme più sofisticate di poliziotto.

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Blog “Conflitti e strategie”

Commento al Post di Gianni Petrosillo “Dateci un taglio” del 23 set 2011

Questa immagine della polizia esasperata che assalta il Palazzo ricorda gli ammutinati della Corazzata Potemkin; e chi ci crede dovrebbe stare a sentire Fantozzi…

Non so quanto sia sincero questo attrito tra La Russa e i poliziotti, che di fatto ha gettato l’amo di una polizia che sta al fianco dei cittadini esasperati dal Palazzo, e non di fronte a difesa del Palazzo con i randelli e con gli uffici riservati; ma anche se lo fosse, non mi sembra quello tra un fascista e onesti lavoratori esasperati …

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/22/istituzioni-ibride/

Salsa cilena all’Esselunga

17 settembre 2011


Blog de “Il Fatto”

Commento cancellato dalla redazione al post “Il patron di Esselunga Caprotti condannato per il libro “Falce e carrello” di T. Mackinson del 17 set 2011

Salsa cilena all’Esselunga

Come riporta Thomas Mackinson su Il Fatto, Caprotti è socio e alleato di Rockefeller. Rockefeller è ritenuto da molti una forza determinante nel plasmare la medicina nella sua forma attuale, affaristica e di pochi scrupoli. (Un modello di medicina – che contempla che i farmaci si vendano al supermarket, come nei drugstore USA – abbracciato del resto anche da Coop). Secondo un’ipotesi, l’Unabomber veneto sarebbe un’operazione dei servizi, di provenienza anglosassone, appoggiata come già avvenuto in passato per altre forme di terrorismo dalle istituzioni italiane, volta a giustificare la repressione di chi si oppone in maniera civile a aspetti del liberismo come la medicina secondo Rockefeller:

https://menici60d15.wordpress.com/leopardi-unabomber-e-altri-eversori/

E’ singolare che l’autore dell’ipotesi, oppositore delle degenerazioni della medicina liberista, lamenti un comportamento anomalo di costante e gratuita molestia e provocazione in un punto vendita Esselunga:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/07/mafia-padana-e-magistrati/

Forse potrebbe essere interessante indagare su tale comportamento per comprendere meglio il significato dei muti attentati dell’Unabomber “nostrano”; e la reale posizione della grande distribuzione rispetto alla minaccia Unabomber. Ma la magistratura, con un locale Procuratore della Repubblica che in passato ha indagato a vuoto proprio su Unabomber, non sembra interessata a questa pista: è come assente, e lascia anzi che alle molestie si associ una costante presenza di polizia. In particolare dei Carabinieri; che nella loro rivista, direttore il Comandante generale dell’arma, hanno in passato ospitato (Il Carabiniere, dic 1997) l’italianista statunitense, TJ Harrison, secondo il quale oggi un Leopardi, con le sue critiche, andrebbe considerato come un probabile Unabomber.

Vogliono i poliziotti

14 settembre 2011

Sito Conflitti e strategie

Commento al post “Vogliamo i poliziotti” di Gianni Petrosillo del 13 set 2011

De Andrè diceva che bisogna fare tanta strada per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non esistono poteri buoni. Per quello che so le forze di polizia non sono la cura ma fanno parte della malattia, essendo al servizio dei poteri forti che determinano le disgrazie politiche della nazione. Forse De Andrè era ottimista, perché oggi con la disinformazione la gente, rincitrullita dal flusso continuo di sceneggiati sui PS e CC onesti, coraggiosi e intelligenti, e dalle innumerevoli campagne di marketing medico spacciate per programmi educativi, mette sicura la testa nel cappio stando comodamente seduta davanti alla tv:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/10/radiotossicita-mafiosa-e-legale/

Sito Blogghete

Risposta del 15 set 2011 a Gianni Petrosillo nel post “Vogliamo i poliziotti”

Sono di idee borghesi, e la cultura che vede il poliziotto come “sbirro” non mi appartiene. Neppure però condivido l’insopprimibile tendenza degli italiani a “voler fare la rivoluzione coi carabinieri” (Montanelli), e più in generale a cercarsi un protettore, e a cambiarlo a seconda delle circostanze storiche; né apprezzo queste piroette della “sinistra” italiana, dalle intricate e fumose analisi marxiste al poujadismo spicciolo. Non per contraddire Gramsci, ma per smentire la solita retorica vigliacchetta dei poliziotti buoni guidati dai vertici cattivi: posso testimoniare che il problema non sono solo i vertici, ma anche i quadri della polizia. I capi ordinano abusi e violenze che i sottoposti eseguono naturaliter; tanto da fare pensare che il mestiere di poliziotto sia il rivestimento sociale di un determinato tipo umano; ben diverso da quello che viene propagandato con la miriade di sceneggiati televisivi su commissari e carabinieri. Su questa consonanza tra capi e “obbedienti agli ordini” vedi i fatti del G8; o l’assassinio dell’ispettore Donatoni (M. Almerighi, Mistero di Stato), che dice anche dei criteri e dei metodi di selezione interni alla polizia. Prendono 1500 euro al mese, dicono, e si lamentano in continuazione che sono poche. Saranno poche per il lavoro di poliziotto, ma sono anche troppe per il lavoro che svolgono di fatto.

Sito Crisis Di Deborah Billi

Commento al post “Polizia, facciamo sciopero?” del 30 set 2011. Censurato

“Gli italiani vogliono fare la rivoluzione coi Carabinieri” (Montanelli)

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/22/istituzioni-ibride/

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/14/vogliono-i-poliziotti/

Mafia padana e magistrati

7 settembre 2011

Blog “L’anticomunitarista” 

Commento al post “On. Torazzi, Lega Nord: “I magistrati meridionali favoriscono la mafia” del 7 set 2011. Cancellato dal blog de “Il Fatto”, post “Mafia al Nord? Per il deputato leghista basta avere “magistrati padani”” del 7  set 2011

Ho denunciato le frodi strutturali del business medico, che sta a Brescia e alla Lombardia come la mafia sta a Palermo o Locri. Da anni CC, PS, etc. si fanno vedere immancabilmente ogni volta che vado a fare la spesa all’Esselunga di Brescia, V. Volta. Ho protestato, con l’unico effetto che i magazzinieri e le commesse dell’Esselunga hanno cominciato a urtarmi mentre faccio la spesa. Suppongo che le discussioni derivate da questo mobbing abbiano offerto il pretesto per continuare le molestie di polizia. Oggi 7 set 2011, tornato dalle vacanze, varcata di qualche metro la soglia, da fermo in un ampio spazio, una commessa mi ha dato una buona spallata frontale. Uscito dal supermercato, Polizia provinciale (particolare divertente, seguita da un furgone della ditta “ROS” di Bergamo).

A Brescia il Procuratore della Repubblica, Pace, è della Basilicata. A giudicare dagli abusi e intimidazioni mafiose che i bresciani, o i settentrionali come Caprotti, sono liberi di esercitare a oltranza, devo riconoscere che esistono elementi compatibili con questa tesi dei magistrati meridionali che favoriscono la mafia. Solo, qui si tratta della mafia padana, quella del grande capitale, e degli straccioni che commettono qualsiasi bassezza per un tozzo di pane. Il Procuratore precedente, di Parma, non è stato da meno. Penso che la divisione principale, alla quale guardare senza farsi fuorviare dalle solite carnevalate della Lega, sia tra tipo di malaffare: crimine organizzato vs grande crimine economico istituzionalizzato. La mafia meridionale in parte è combattuta, da qualche magistrato onesto di ogni latitudine. Ma è mantenuta in vita dalle istituzioni, perché fa comodo. Tra i suoi vari ruoli istituzionali c’è quello di fornire un alibi per lasciare indisturbato il grande malaffare delle multinazionali e delle banche, che ruba e uccide non meno della mafia convenzionale.

Francesco Pansera

https://menici60d15.wordpress.com/

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12 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Esselunga, polemiche sul cartello contro i “truffatori napoletani”. Il gruppo: “Il responsabile già sospeso dal servizio””

Che rozzezza. Eppure all’Esselunga sanno essere fini. Per un periodo ogni volta che facevo la fila per pagare arrivava un magazziniere che entrava o usciva passando nella strettoia tra le casse destinata ai clienti e mi strusciava malamente. Un giorno nella cassa accanto c’era in fila un noto magistrato. Verrò spintonato anche davanti a questo tutore della legalità ? Mi chiesi. Quella volta lo struscio mi fu risparmiato. Arrivò una commessa e fece cadere un pomodorino che rotolando sul pavimento andò a fermarsi contro la mia scarpa. Gli spintoni ripresero le volte successive. Da allora soprannominai mentalmente il magistrato “ciliegino”. Era un brillante parlatore. Ricordo una sua conferenza pubblica tenuta insieme ad un cattedratico – consulente di Cossiga durante l’eliminazione di Moro – che nella stessa giurisdizione ebbe delle noie, venendo accusato da un PM di avere favorito un camorrista. La richiesta di rinvio a giudizio fu respinta; a me però resta l’impressione che date misteriose fratellanze, date certe catene di amici di amici, davanti ad alcuni tipi di napoletano, es. un camorrista, nelle Esselunga lombarde quegli atteggiamenti che secondo alcuni maligni sarebbero attribuibili a una grave carenza di niacina vengano sostituiti dalla più alacre e rispettosa disponibilità.

Surrogati della giustizia: la kermesse mediatica

9 aprile 2011

Blog di Beppe Grillo

Commento al post “Il  David a ‘E’ stato morto un ragazzo'” del 9 apr 2011

Il caso Aldrovandi mostra come invece dell’ingiustizia totale, con insabbiamento e impunità assoluta, e invece della giustizia, con ricostruzione fedele dei fatti e giusta punizione, si ricorra a volte a una sofisticata terza via. Il Davide al film di Vendemmiati è un altro anello della kermesse mediatica sul caso Aldrovandi.

Come per altre morti per mano di polizia, la ricostruzione postula entità inedite e vergognosamente inverosimili; qui l’essere montati sulla schiena di Federico, atto in grado di provocare la morte per asfissia, avrebbe ucciso causando, incredibilmente, un ematoma della parete cardiaca, incredibilmente non notato, ma fotografato, all’autopsia.

Per quell’Ecce homo di 18 anni non è stata riconosciuta che una responsabilità minima, per “eccesso colposo”. La pena per i colpevoli sarà comunque nominale. Il dogma di forze di polizia costituzionalmente sane, necessario agli abusi e alle violenze intenzionali di polizia, viene riaffermato. Chi si oppone ai falsi sulla ricostruzione e alla manipolazione ideologica è minacciato come può fare chi può contare sulla connivenza della magistratura.

Gran bel film. Dietro al quale la polizia potrà continuare, sicura dell’impunità, il mestiere, o il secondo lavoro, di togliere vita a soggetti sgraditi, con forme di violenza meno rozze. Non chiamatelo trionfo della giustizia.

La maestria del film, il buono e il bello che espone, contrapposti alla bruttezza del male, fanno le veci di una giustizia che corregga davvero. Qualcosa del genere è avvenuta anche con la Strage di Brescia; una Piedigrotta di celebrazioni, una montagna di produzioni artistiche, impunità per gli esecutori, e collaborazione sottobanco coi mandanti:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/04/03/la-sinistra-smagnetizzata/

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Blog di Eleonora Bianchini su Il Fatto

Commento del 13 apr 2011 al post  ‘“E’ stato morto un ragazzo”, i silenzi di polizia e stampa sull’omicidio di Federico Aldrovandi? del 13 apr 2011

Il film di Vendemmiati su Aldrovandi porterà il coraggioso regista, e i genitori dell’ucciso, al Quirinale; quale migliore sede per celebrare il loro impegno civile contro gli abusi delle stanze del potere. Purtroppo, insieme a questa bella notizia è giunta quella che la madre dovrà subire un processo per diffamazione. “Strano paese …”, commenta Vendemmiati sul blog degli Aldrovandi (dal quale sono stato bannato). Anch’io avrei qualche sospiro sul modo col quale in Italia si contrastano le violenze e gli omicidi di polizia.

Nella speranza che possa recare sollievo al rimescolamento provocato da questa seria, molto seria, contraddizione, segnalo da questo blog a lui e agli altri indignati il breve racconto “Quel generale romano” di Achille Campanile; è un commento su quel generale che come padre abbracciò il figlio che disobbedendogli aveva vinto la battaglia; ma come generale lo condannò a morte. (Si trova nel libro “Vite di uomini illustri”).

https://menici60d15.wordpress.com/2011/04/09/surrogati-della-giustizia-la-kermesse-mediatica/

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Blog di Beppe Giulietti su Il Fatto

Commento del 14 apr 2011 al post “Chi ha paura di Federico Aldrovandi” del 14 apr 2011

Il caso Aldrovandi sta venendo istituzionalizzato; non fa paura alle istituzioni, ora in prima fila al funerale e nel corteo di protesta; non ai poliziotti responsabili, che la passeranno liscia; non agli altri poliziotti, ai quali la magistratura ha mostrato di poter scodellare a volontà equivalenti del “malore attivo” di Pinelli (stavolta con l’ematoma del fascio di His diagnosticato in fotografia). Non alla “società civile”, che potrà sentirsi coraggiosamente impegnata guardando in poltrona un’altra pellicola su “mele marce e deviazioni combattute dai poteri buoni”, senza mettere in discussione sul serio il potere.

Domani 15 apr 2011 a Brescia c’è un corteo autorizzato di vigilantes a sostegno di una guardia giurata che da qualche giorno è in carcere per avere abbattuto 2 rapinatori armati di taglierino che fuggivano, scaricandogli un caricatore alle spalle. Politici leghisti e del PDL hanno fatto l’apologia del gesto e offerto sostegno. Molti nella popolazione vorrebbero dargli una medaglia. Non so quante guardie giurate comprendono quanto sia vile un tale comportamento, proprio di coloro che nel Ventennio trovavano la loro collocazione naturale nelle squadracce. Non so quante comprendono che c’è un interesse a dargli il ruolo dei cani da guardia rabbiosi. Voi “progressisti”, voi difensori dello Stato di diritto, oppositori della destra violenta, becera e volgare, zitti e muti. E vero che non c’è neppure uno straccio di spettacolo, una poesia, una canzone, una conferenza colta. Una tartina.

Non solo Aldrovandi non fa paura, ma in tanti guadagneranno dall’utilizzo del suo caso per rafforzare lo status quo. Gli unici che dovrebbero avere paura di questi riti sono coloro che conoscono in prima persona gli abusi di polizia, e che vedono che così gli abusi potranno continuare meglio di prima.

https://menici60d15.wordpress.com/2011/04/09/surrogati-della-giustizia-la-kermesse-mediatica/

Giornalisti e mafia a Brescia

2 aprile 2011

Blog di Giorgio Meletti su il Fatto

Commento al post “L’ordine dei giornalisti e la libertà” del 2 apr 2011

Tolstoj diceva che i giornalisti sono prostitute intellettuali. Con tutto il rispetto per il Grande russo, non posso seguirlo su posizioni tanto radicali: alcuni giornalisti mostrano gravi lacune di cultura generale, e sono sgrammaticati.

Mesi fa a una guardia giurata di una ditta bresciana saltò la mosca al naso, e sparò un colpo in testa a un ragazzo disarmato. Scrissi una riga di commento all’articolo online di “Brescia oggi” del 15 nov 2011 che riportava l’accaduto: “Se Tizio spara in testa a Caio, non è corretto usare il termine “sparatoria”, come hanno fatto Brescia Oggi e Teletutto”. In precedenza avevo scritto un breve commento sul blog di Beppe Grillo:

https://menici60d15.wordpress.com/2010/11/14/nobili-battaglie-e-quieto-vivere-a-brescia-nel-nov-2010/

Il giorno dopo: a) “Brescia oggi” titolò “La sparatoria di Sarezzo”; b) le pattuglie dei vigilantes della “Città di Brescia” colleghi dell’omicida cominciarono a sbucarmi davanti come mosche quando uscivo. Durò qualche giorno. Non che lo stalking di polizia sia per me un’evenienza eccezionale.

Della sorte del ragazzo, dato allora per non ancora morto, i media non hanno detto più nulla secondo Google. Né è concepibile che parlino della mafia bresciana; quella che, forte dell’appoggio delle istituzioni dello Stato, si sente libera di intimidire con personale armato un cittadino che parla troppo. (Prefetto: Brassesco Pace. Sindaco: Paroli. Procuratore della Repubblica: Pace).

A quanto vedo, con l’iscrizione all’ordine si può meglio impossessarsi non solo dell’attività di denuncia civile, per poi essere omertosi; ma addirittura del linguaggio, distorcendolo in modo da favorire nella maniera più servile le viltà e i reati del potere e dei suoi bravacci. “Brescia oggi” sarà tra i media che ora gridano alla “colonizzazione” mafiosa della Lombardia; ma forse gli ndranghetisti hanno da imparare dai bresciani.

Copia viene inviata al Pres. dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia

‘O guerriero

3 marzo 2011

Blog di Beppe Grillo

Commento al post “La via del guerriero –  Piercamillo Davigo” del 2 mar 2011

“Dovere di un guerriero.. è combattere … Non te ne deve importare niente … se sei dalla parte giusta o dalla parte sbagliata, meno che mai ti deve importare di quali saranno le conseguenze ultime delle tue azioni…”. P. Davigo, citando il Mahabharata.

Anche il prefetto di Brescia, Brassesco Pace, ha raccontato in tv che un politico le ha detto “Lei è un guerriero”. Io invece nel mio idioletto, quando vengo molestato da auto della polizia o sfiorato da auto in borghese, cosa che mi capita ogni giorno, la chiamo “Mezzastriscia”:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/02/04/la-mezzastriscia/

Dalle sale biliardo si è esteso ai manager e ora a chi esercita il potere dello Stato il paragonarsi a un guerriero. I guerrieri si giocano la vita. Haldane, uno scienziato che aveva combattuto nei commando, ha scritto, citando come Davigo la tradizione indù, che il gioco d’azzardo si addice al guerriero perché simboleggia quanto facilmente egli possa giocarsi la vita e perdere. Chi è garantito dallo Stato a volte gioca con la vita degli altri e fa carriera pugnalando alle spalle per conto del Principe; arrivando sano e salvo alla pensione. Atteggiarsi a guerriero, ridicolo a parte, può costituire una razionalizzazione narcisistica di atti e reati che meriterebbero una punizione per codardia, non una medaglia al valore.

Non è degno di chi amministra la giustizia predicare che non importa se si sta dalla parte del torto o della ragione, né quali sono le conseguenze ultime del proprio operato, purché si combatta. Ce ne sono già troppi che appiccicano questa filosofia alle loro gesta. Sono i mercenari che si trovano sempre miracolosamente dalla parte del più forte, a lottare per i fatti propri. I magistrati, anzichè degradarsi a guardiani nella repubblica platonica, e sentirsi “corruschi d’armi ferree”, dovrebbero smettere di fingere di non vedere quali disegni spesso e volentieri servono, e di quali conseguenze deleterie si fanno così responsabili.

Francesco Pansera (menici60d15) 03.03.11 08:55|

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6 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tornago “Brescia, ‘prefetto consigliò a imprenditore di dire il falso per riavere la patente’ “

Questo consiglio del prefetto Narcisa Brassesco Pace a un amico su come evitare una multa dicendo il falso sta ad altre responsabilità della prefettura di Brescia come il problema del traffico stava al problema della mafia a Palermo ai tempi di Johnny Stecchino.

La mezzastriscia

4 febbraio 2011

Blog di Beppe Grillo

Post “La caccia al pedone” dell’ 1 feb 2011

A Brescia, in via Bissolati, hanno risolto non rimettendo le strisce pedonali dopo che, 4 mesi fa, hanno riasfaltato l’ultimo tratto della strada. Tanto non servono: le auto e i bus in genere non si fermano, e qualcuno ti punta pure. Sulla via, trafficata nelle ore di punta, si affollano i cantieri della Coop edilizia, di un nuovo centro commerciale, della metropolitana, di una Radioterapia. Milioni e milioni di euro, ma non i quattro soldi per ripristinare le strisce. I passaggi di auto civili e della polizia del Comune si sprecano, ma niente strisce.

Sarebbe lungo discutere i diversi motivi per i quali le strisce non andavano tolte. Uno semplice e importante è che su quel tratto c’è anche un grosso ospedale. Le “Suore ancelle”, orgogliose custodi della opulenta e tecnologica Poliambulanza, trovano a misura d’uomo la cancellazione delle strisce davanti all’ingresso di un ospedale, in un punto dove attraversano pazienti e loro familiari. Una mezza cancellazione: perché a differenza delle altre due strisce, scomparse del tutto, qui è rimasta la striscia, sbiadita, su una sola delle due carreggiate, oltre uno spartitraffico. Uno scherzo da preti.

La mezzastriscia, la striscia sospesa, che ti porta in mezzo alla strada e ti lascia lì, è metafora delle forme abusive e malevole del potere istituzionale, che predica ipocrita e perfido “le regole” per poi negarle a chi le ha seguite. La sorte di tanti cittadini, e pazienti. Simboleggia bene quelle situazioni ibride e insidiose, metà e metà, tra ordine e caos, tra legalità e legge della giungla, forse peggiori dell’assenza totale di leggi, dove crescono bene le larve della mentalità mafiosa.

Copia della presente viene inviata al Prefetto di Brescia Brassesco Pace, all’Assessore comunale al traffico e mobilità Nicola Orto e al Presidente di Brescia trasporti Andrea Gerardi.

Brescia non solo bombe

23 novembre 2010

Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “La sentenza di Brescia: lo Stato e le stragi” del 22 nov 2010

“La questione è una città che con la forza del muratore e lo sguardo ampio dell’architetto, sappia costruire fondamenta sociali solide”. (Giornale di Brescia, conclusione del fondo del direttore, 16 nov 10, giorno dell’assoluzione per la Strage)

Ho già commentato sulla sentenza di assoluzione (v. La Leonessa, sul sito menici60d15). Il commento del prof. Giannuli contiene molti aspetti istruttivi e coraggiosi. Avrei volentieri evitato di criticare altri aspetti di quanto scrive una persona delle sue conoscenze e capacità, alla quale si deve gratitudine per la sua opera di studioso, per la luce che ha fatto sull’eversione, e apprezzamento per la sua disponibilità alla discussione coi “quisque de populo”. Ma sull’impunità dell’eversione a Brescia mi considero una “persona informata dei fatti”, o meglio una vittima; e davanti ad alcune analisi mi sento come un tale al quale abbiano sparato, che dice che gli hanno tirato una revolverata, e che si sente rispondere da un ottimo perito balistico che è falso, in quanto è stata usata un’arma semiautomatica, non un revolver.

Alcuni contemporaneisti e altri analisti dell’eversione pare non ci tengano a trovare un principio unificante, ciò che in altre scienze viene considerato il più appetibile dei traguardi: es. l’origine microbiologica delle malattie contagiose, la tavola periodica degli elementi chimici, la deriva dei continenti, l’unificazione delle forze fisiche, l’identificazione delle pulsioni di base della psiche. Non che tale principio unificante debba esserci necessariamente (a volte anche per alcuni campi delle scienze “hard” si è concluso – ma dopo averlo cercato – che non esiste). Pare che chi si occupa di storia del terrorismo consideri dilettantesco e antiscientifico ricercare ciò che in altre discipline è il “Santo Graal”.

Prevale la visione “folignocentrica” dell’eversione (dal detto folignate “Foligno è lu centru de lu munnu”), per la quale l’eversione è un fenomeno essenzialmente locale: nazionale, e a volte addirittura provinciale; visione che è uno degli effetti della “tuboscopia”, l’analizzare meticolosamente singoli eventi uno a uno, come guardando con un occhio attraverso uno stretto tubo, orientando il tubo nelle direzioni opportune; e poi mettendo i fatti così selezionati uno accanto all’altro per sostenere una tesi, spesso preordinata; ma senza perseguire una sintesi complessiva, che, assegnate per quanto possibile a tutte e ad ognuna delle tessere disponibili le reali relazioni con le altre, si sforzi di scoprire cosa rappresenta la figura incompleta che emerge dal mosaico; in questo caso, un“pantocratore” terreno. Prassi che, spacciate per rigore, davanti ad alcune generalizzazioni consentono di gridare alla “dietrologia” anche quando si tratta di segreti di Pulcinella.

Ne consegue un’aderenza a un canone, a una regola di bon ton, o forse di sopravvivenza, che impone che l’eversione sia stata un fenomeno endogeno nazionale, dovuto a scontri di inenarrabile complessità tra DC-PCI, neri-rossi, Franza-Spagna, etc., animati da 4 coglioni esaltati che però, all’opposto dei buoni che avrebbero dovuto fermarli, erano incredibilmente abili e fortunati nel fare danno; con l’aiuto, a volte, di alcuni strani figuri delle istituzioni, peraltro sostanzialmente sane. Chi parla di mandanti esteri es. sull’uccisione di Moro è un “pistarolo” (ho assistito a una conferenza, al circolo bresciano “A. Moro”, dove tale tesi, sostenuta da un autorevole esperto e primo cittadino, DS, di Brescia, è stata corretta, non da un anarchico del Ponte della Ghisolfa, ma, sia pure blandamente, dall’allora ministro degli Interni, Pisanu, che ha citato a supporto l’Hyperion). Alcuni concedono che vi sia stato qualche influsso estero; però non si sa, e non è detto fossero solo e sempre gli USA, anzi… e poi neanche i vertici Usa sono monolitici… e così ad infinitum.

Venendo incontro alla storica soggezione del popolo e della classe dirigente italiche verso i forti, alla storica tendenza ad accettare chi sta in alto con la frusta e lottare solo sull’asse orizzontale, tra bande; e producendo un enorme fascio di dati slegato, privo di un principio informatore, difficile da maneggiare, dal quale si può estrarre e nel quale si può tenere nascosto ciò che si vuole, la “tuboscopia” e il “folignocentrismo”, nelle varianti accademica e giornalistica, ipertrofici a scapito della sintesi e del taglio pratico che l’importanza vitale dei temi imporrebbe, sono da contare tra i fattori che hanno favorito l’impunità. Fuciliamo i brigatisti; ora e sempre Resistenza; ma scherza con i fanti e lascia stare i santi. Anche se l’abbondante produzione saggistica e di denuncia ha costituito una qualche barriera, come un muro di libri, contro la strategia delle bombe e degli assassini politici.

Personalmente, estraneo sia ai rossi che ai neri che a qualsiasi fazione, senza competenze professionali specifiche ma avendo dovuto interessarmi obtorto collo all’argomento, credo, grazie all’ampia produzione di storici e analisti, e per esperienza personale in USA e in Italia, che con tutti i distinguo, le pieghe, le eccezioni, i fattori ausiliari, le convergenze d’interessi, le giravolte, i buchi neri, i cerchi concentrici, i burattini senza fili etc. vi sia un principio alla base di tutta l’eversione, di tutta l’eversione che ha contato e che ha fatto ciò che ha voluto; e che questo principio sia l’influenza della politica estera statunitense; a sua volta determinata, prima che dalla geopolitica, dai grandi poteri economici dei quali il governo USA è il braccio operativo. E penso che, oltre a chi ne ha scritto, moltissimi altri sanno, cento volte meglio di me, che il re è nudo.

Il principio unificante dei voleri degli USA può spiegare ad esempio quanto considera il prof. Giannuli, che il terrorismo rosso sia stato perseguito più efficacemente di quello nero, anche oggi che i magistrati non hanno simpatie per la destra; data l’inclinazione diffusa tra politici, magistrati e forze di polizia a compiacere, chi pancia per terra, chi facendo il pesce in barile, il potere vero, e quindi gli americani: il terrorismo nero era più vicino, sul piano ideologico e operativo, non solo ai servizi ma anche ai veri mandanti.

Quello che vorrei testimoniare, anche avendo visto – e sentito – da vicino alcuni dei protagonisti della “battaglia” per la verità sulla Strage, è che a Brescia, più ancora che nel resto del Paese, tali interessi di Stati Uniti e altri paesi influenti vengono serviti, almeno da dopo la caduta del Muro, col maggior zelo; con una partecipazione massiccia unanime e omertosa da fare invidia al più mafioso dei paesini del Sud. Interessi che vengono serviti anche quando consistono in interventi “deviati” volti a modificare, con metodi sporchi, con reati ignobili, l’andamento delle cose nel senso voluto; modifiche che ieri si ottenevano con la guerra a bassa intensità, con inequivocabili bombe in piazza o con clamorosi omicidi politici, e oggi con forme di violenza “a bassissima intensità” e perciò invisibile: oggi si persuade col lento veleno dei media; e si eliminano soggetti scomodi col lento veleno di forme di boicottaggio, discredito e logoramento camuffate da interventi legali, oppure occulte.

Credo che occorra distinguere nettamente tra onda d’urto fisica di una bomba, che dura una frazione di secondo, e onda d’urto politica, che può durare decenni; tra gli attentati e la lunga scia di ripercussioni; queste ultime possono avere effetti paradossi; sembra che chi ha fatto mettere le bombe avesse una profondissima conoscenza dei meccanismi di psicologia sociale che avrebbero messo in moto. Per me la reazione cittadina alla strage a Brescia rappresenta una delle vette dell’arte di rappresentare un’opposizione alta e vibrante dietro alla quale meglio servire i potenti.

A Brescia oggi operazioni eredi di quella stagione di eversione vengono servite, dietro la maschera dell’indignazione per la Strage, da chi ha responsabilità istituzionali ma anche da volontari. Da persone “serie e importanti” come dall’ultimo spalamerda raccomandato. Oggi l’omicidio politico, non solo morale ma fisico, viene compiuto con mezzi più sottili e subdoli, e simulando di aborrire ciò che nascostamente si aiuta. Brescia, addestrata alle doppiezze pretesche, e a suo agio anche con le doppiezze dello spirito protestante, è particolarmente adatta a ciò. Per avere un’idea di quello cui mi sto riferendo, e che non è né piacevole né facile da raccontare e spiegare, si può vedere il mio sito menici60d15; questa assoluzione, secondo la quale sopra la linea d’orizzonte del conosciuto non risulta alcun responsabile neppure per una folla di persone fatte letteralmente a pezzi da una bomba nella piazza principale, dice anche della credibilità di chi ignora tali denunce come opera di un mitomane.

Operazioni oggi aiutate, a Brescia e in Italia, dalla sinistra non meno che dalla destra. Sofri, oggi apertamente filoamericano e filosionista, che il prof. Giannuli cita, mi pare il prototipo della sinistra ambiguità della sinistra.

Così, paradossalmente, dopo la sorpresa ho accolto con sollievo la pur spiacevole notizia che la montagna non ha partorito nemmeno un topolino; sia perché una condanna due o tre fasi storiche dopo l’accaduto sarebbe stata ormai inutile rispetto al quadro sociopolitico; sia perché avrebbe condannato – a pene teoriche – dei manovratori più che i mandanti; ma soprattutto perché l’assoluzione evita di alimentare la doppiezza di istituzioni e società civile sull’eversione; il gesuitismo di laici e cattolici, di fascisti mascherati che danno lezioni di democrazia e di postcomunisti ridotti ad allearsi col delfino di Almirante nel servire poteri esteri che, come ha scritto una volta il prof. Giannuli, non ci sono amici.

La sentenza evita di riconoscere un risultato qualificante ad un sistema falso e corrotto, e con ciò di rafforzarlo. Evita di favorire ulteriormente la pratica dell’occultamento dell’eversione dietro al suo opposto, e di favorire ulteriormente i danni che agli epurandi di 40 anni dopo derivano da tale doppiogiochismo. Lascia uno sfregio che rende meno credibili i languori di “riconciliazione” dei discendenti dei Partigiani, e che risparmia forse all’Italia qualche altro dispiacere. Nello stato in cui siamo, meglio che la memoria della Strage e della reazione ad essa non siano completamente coperte dagli interventi cosmetici, ma resti un’impronta in negativo, come il pilastro scheggiato dall’esplosione a Piazza Loggia.

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14 luglio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Signorelli “Cattolicesimo e mafie: la Madonna di Oppido Mamertina e degli italiani”

Piero Chiara racconta di un salumaio che sotto il fascismo quando un funerale passava davanti alla sua bottega usciva, si faceva il segno della croce, poi il saluto fascista e infine col braccio teso si inchinava ai familiari del defunto. I calabresi, vae victis, devono fare da capro espiatorio per un servilismo che molti di loro ben rappresentano, ma che è nazionale ed è in primo luogo di quelli che dovrebbero dare l’esempio. Ogni 28 maggio a Brescia assisto alla cerimonia per la strage impunita del 1974; e ai contorcimenti retorici coi quali mentre la si condanna si evita di dire chi furono i mandanti sovranazionali, ripetendo anzi la versione dei mandanti che si trattò di una strage “fascista”, essendo fascisti gli esecutori. Non un inchino, ma un bacio osceno ai poteri che gli “antifascisti” servono tutto l’anno. Del resto, del ruolo di tali poteri nel conferire alla mafia quell’invincibilità che dovrebbe fare ricordare il brano di Manzoni sull”inferno d’atti tenebrosi” i primi a non parlarne sono proprio gli “antimafia”. Il Paese intero è stato venduto ai poteri forti, e più che di inchino si deve parlare di alto tradimento. A tutti i livelli, leccare, vendersi, è normale. Vi è quindi una generale esigenza di ripulirsi, di rivalersi proiettando sdegno e disprezzo verso il servilismo degli altri. Da qui il coro contro i paesini calabresi, un bersaglio conveniente per le istituzioni e per i milioni di italiani a schiena curva.

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@ Roberto Magri. Come dice un’espressione che sentii da un ebreo, lei è di quelli che pensano che la loro m… non puzza. In Italia sia i “fascisti” sia i “comunisti” fanno a gara a leccare i poteri forti. I suoi “comunisti” non sono comunisti: sono “fighetti moramente più spregevoli dei berlusconiani” scrive oggi un noto commentatore di sinistra a proposito di Milano. E si stanno vendendo il Paese, Nord e Sud, quanto i berlusconiani e i mafiosi, oltre che insieme a loro. Mi risulta che i massoni lombardi (magari con la tessera da comunisti) siano in ottimi rapporti con quelli calabresi; e che insieme facciano danno, per rafforzare il loro parassitismo. Vedo che l’impunità giudiziaria che c’è in Lombardia per le prodezze dei massoni (o dei clericali) rivaleggia con quella che c’è in Calabria. Non vedo emuli di Alessandrini o di Galli. La vostra “diversità” rispetto alla mafia si rivela anche dal genere di calabresi che piace alla dirigenza lombarda, e dalla resistenza che hanno trovato i mafiosi nella loro penetrazione. I Calabresi hanno mille torti, ma non hanno bisogno di denigrare altri gruppi per definirsi; non vanno in giro a vantarsi di essere superiori per poi, “cercando il business”, servire come camerieri, e come tirapiedi, quelli che gli hanno messo le bombe in piazza. La mafia se la tengono stretta i tanti come lei che ne hanno bisogno per coprire i loro reati e le loro infamie mentre “cercano il business”. A proposito di figli, cercate voi di non venderveli “cercando il business”, con l’inquinamento che vi sommerge, con le diagnosi di cancro taroccate, o con operazioni da gente votata al male come la pagliacciata Stamina a Brescia sulla pelle dei malati.

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10 novembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tornago “Brescia, scontro in Procura. Una circolare per bloccare i colloqui tra pm e giornalisti”

Un giornalista d’inchiesta locale, Renato Rovetta, definì Brescia “una delle città più omertose d’Italia”. Brescia è considerata distretto produttivo anche sotto il profilo della legalità: i reati commessi a supporto dell’economia legale appaiono essere oggetto non di particolare attenzione, ma di una particolare franchigia. Inclusi quelli commessi a favore delle truffe dell’economia legale. Per me non è una buona notizia “l’istituzione di uno specifico nucleo della DIA a Brescia”. Non perché io abbia alcunché a che fare con la mafia, ma perché temo che il super-ufficio agirà come alibi e diversivo, andando così a rafforzare la già consolidata tradizione della borghesia mafiosa bresciana di libera commissione di abusi e reati e di uso della ritorsione in risposta alla loro denuncia (Cfr. A. Fusco, “I ragazzi di Cucarasi”. In: “Le rose del ventennio”).

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Blog de Il Fatto

6 dicembre 2014

Commento al post di M. Portanova “Carminati si è imborghesito. Come la mafia”

Il Procuratore generale di Brescia, Dell’Osso, che ora lancia l’allarme sulla “nuova mafia”, ha anche sostenuto che la P2 era (è) solo un’organizzazione affaristica, senza fini eversivi. A me invece pare che vi sia, tra le altre, una corruzione “qui tam”. Una corruzione piduista, cioè che abusa dei poteri dello Stato a fini eversivi, a favore dei detentori della sovranità reale; a favore del re, cioè dei poteri forti. E’ la corruzione, attuata da coloro che gestiscono i poteri dello Stato, che sta facendo del Paese sempre più una terra di sfruttamento per la grande speculazione. Notizie clamorose come questa di Carminanti e soci, con CC e magistrati che fanno uscire dal cilindro, o dai cassetti, gravi attività illecite che sono state lasciate operare per decenni, tendono a distrarre dalla corruzione qui tam, e a lasciarla nell’ombra. Facendo addirittura passare per paladini della lotta alla corruzione coloro che, se non prenderebbero mai una mazzetta, praticano a danno del Paese la corruzione qui tam, per averne altri vantaggi, personali e corporativi. Con metodi che sono quelli eterni di mafiosi, piduisti, corrotti, etc. Soprattutto a Brescia, che nella mia esperienza è una specie di Barcellona Pozzo di Gotto padana per il malaffare istituzionale di alto bordo, es. quello a favore di grandi affari illeciti delle multinazionali farmaceutiche.

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3 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tornago “Immigrazione, a Brescia manifesti Forza Nuova contro sindaco, prefetto e vescovo”

I fascisti dichiarati sono una benedizione per chi fascista lo è interiormente ma recita una diversa parte. E’ almeno dal 28 maggio 1974 che a Brescia la destra in camicia nera interviene per fare sembrare al confronto democratici e civili i clericali, i massoni, la “sinistra” atlantista e compagnia bella; aiutando così chi regge la città a praticare un fascismo travisato, al servizio non di nostalgie ideologiche ma dei grandi interessi che stanno distruggendo il Paese.

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Ma non è fascismo anche la sostituzione etnica? Non è fascismo un’immigrazione imposta e indiscriminata volta ad arricchire pochi mentre rovina un Paese? Forza Nuova, e la Lega, fanno sembrare “buoni” coloro che attaccano: secondo il solito copione, la ”sinistra” può gridare “fascisti” mentre serve le volontà antidemocratiche del liberismo. Manca un’opposizione autenticamente popolare e progressista all’immigrazione forzata.

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@ mema. Un extra comunitario che si occupava di accoglienza ad altri extracomunitari mi ha raccontato di come il ministero dell’interno retto da Maroni fosse generoso e disponibile. E’ vero che ci mostrano sceneggiate mentre lavorano sottobanco in direzione contraria. Tu dici di non curarsi se la porta è aperta perché il problema è più complesso. Penso che la prima cosa sarebbe rendersi conto della gravità di quanto accade, e della falsità e pericolosità dei messaggi e degli insegnamenti diffusi dagli interessi rappresentati dai tre soggetti dei manifesti. Nel frattempo sarebbe meglio rimettere la porta, antichissimo manufatto umano, sui suoi cardini, e usarla.

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6 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tornago “Brescia, ‘prefetto consigliò a imprenditore di dire il falso per riavere la patente’ “

Questo consiglio del prefetto Narcisa Brassesco Pace a un amico su come evitare una multa dicendo il falso sta ad altre responsabilità della prefettura di Brescia come il problema del traffico stava al problema della mafia a Palermo ai tempi di Johnny Stecchino.

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12 marzo 2015

Blog de il Fatto

Commento al post “Strage Piazza della Loggia, perquisizioni del Ros per cercare foto e documenti”

I giornali riportano che la morte di Pantani è ora attribuita dalla perizia disposta dalla magistratura anche agli psicofarmaci, oltre che alla cocaina; è quanto avevo scritto, spiegandolo estesamente, agli inquirenti 11 anni fa, nella racc. r/r del 3 giugno 2004 al GIP Mussoni e al PM Gengarelli (v. Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico). Oggi perquisizioni dei ROS per la strage di P. Loggia del 1974. Mi pare ci sia un caratteristico “pipeline giudiziario”, che ritarda l’accertamento della verità per poi ripescarlo molti anni dopo, a giochi fatti, in modo da non occuparsi di attività “delicate” attuali; o in alcuni casi di occuparsene, ma all’incontrario…

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19 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tornago “Brescia, rettore assume ex segretaria Gelmini. Indaga Corte dei Conti”

Pecorelli, ginecologo, è sia il rettore dell’università della quale gli Spedali civili di Brescia sono il policlinico, sia il presidente dell’Aifa. Cioè comanda sia nell’ospedale pubblico che ha accolto i magliari di Stamina, sia nell’agenzia statale che dovrebbe assicurare la “scientificità” dei farmaci. Non è strano? Solo se si bevono le veline mediatiche: Stamina fa sembrare scientifiche le terapie ufficiali, e aiuta la pretesa di una farmacologia al di sopra della legge, e che si fa legge. Il trasformare la “health” in “wealth” necessita di questi “stunt” di marketing, e di certi pupari.

E anche di amici nelle istituzioni. Nella primavera del 2014 ho assistito a una scena agghiacciante. All’università di Brescia Nicola Gratteri ha prima, parlando di come combatte gli ndranghetisti, trascinato l’uditorio; me compreso, che ho antenati delle sue parti e trovo affinità perfino fisionomiche, oltre che culturali, con Gratteri; e poi è stato zitto e sorridente, facendo da testimonial, mentre Pecorelli esponeva il progetto “Health and wealth”. Un progetto che vuole fare affari sulla salute; che non può funzionare senza frodi, senza impunità e aiuti istituzionali alle frodi, senza la soppressione delle voci di denuncia; nella migliore tradizione paramafiosa delle nostre istituzioni e classi dirigenti. Altro che assistere alla puncitina.

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4 maggio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Liuzzi “No Expo: Milano due giorni dopo. Una lezione di civiltà”

Luciano Bianciardi “milanese” di adozione? “Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l’automobile l’avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l’asciugacapelli, il bidet e l’acqua calda. A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l’un con l’altro dalla mattina alla sera. Io mi oppongo.”

Bianciardi nel 1953 si batté contro la legge-truffa. Oggi quelli che sarebbero i suoi concittadini ignorano la legge-truffa di Renzi per occuparsi di questa storiella edificante per preadolescenti non troppo svegli. Forse Bianciardi era un anarchico, un anticonformista. Ma lui era una persona seria, che si occupava di cose serie; alieno dalle buffonate come questa, dove si è lasciato che si sporcasse per poter dire di essere puliti.

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@ Emiliano Rossi. Sì, sembra che questo del “fare pulizia” sia un tema caro ai fascisti, o comunque a chi è su posizioni autoritarie. Ci sono tanti esempi. Dopo l’8 settembre il “Lustige Blatter” di Berlino pubblicò una vignetta dove una mano con una spazzola con la svastica toglie il fango che copre lo stivale Italia; con la dicitura “Via la feccia!”. Pare che i torturatori della dittatura argentina degli anni Settanta cospargessero di saponata per pavimenti i prigionieri legati alle brande per poi passarli con lo spazzolone. A proposito della città che il 23 marzo 1919 diede, con l’adunata di Piazza San Sepolcro, il battesimo al fascismo – e a proposito di “psyops” – c’è da dire che aziende che si occupano di rifiuti legate al Comune di Milano e al Comune di Brescia hanno questo costume squadrista, cioè violento e vile, dell’uso metaforico e “suprematista” del pulire. Pulire meritoriamente la società come si puliscono le strade; una “pulizia” che consente la “cosificazione” delle persone. L’innalzarsi trattando altri esseri come cose è una delle componenti del carattere fascista. Può darsi inoltre che in questi soggetti, e nei loro complici e mandanti, sia all’opera il meccanismo di difesa della formazione reattiva, data un’implicita consapevolezza della sporcizia che hanno dentro, e delle montagne di letame che creano nella loro ricerca ossessiva di denaro e sicurezza.

@ Emiliano Rossi. A volte. Bisogna vedere caso per caso, rifiutando formule a priori di qualsiasi segno. Va riconosciuto che “pulire” può essere un eufemismo ideologico, come “pacificare” o “uomo d’ordine” o anche ”liberismo”; nel gergo della malavita meridionale, “pulizzare” significa assassinare. O può indicare semplicemente la funzione igienica ed estetica, socialmente utile. L’ambiguità della figura del pulitore è rappresentata dalla parola inglese “scavenger”, che denomina sia lo spazzino, chi tiene pulita la città, che gli animali saprofagi, come la iena, lo sciacallo, l’avvoltoio. Dalle parti di Pisapia ci sono grosse aziende per le quali valgono entrambe le accezioni.

@ Emiliano Rossi. Se sei interessato, c’è il classico “Purity and danger” della sociologa M. Douglas, su come ottenere sacralità dallo sporco. Un tema che nella Lombardia ciellina-piddina ha una rilevanza generale.

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25 maggio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Brescia, “non ci fu omissione volontaria verso Robledo”: pm chiede archiviazione per Bruti”

Non conosco la vicenda della Procura di Milano. Ma in certe Procure, a chi indaga sull’ipotesi che altri magistrati abbiano lasciato deliberatamente nascosti e impuniti reati gravi può capitare mentre legge le carte di sentire come una vocina – che non è quella della Giustizia – che ripete la frase di Orazio: “Mutato nomine de te fabula narratur”.

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5 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tornago “Multa annullata al figlio del consigliere di A4, condannato ex prefetto Brescia”

Questa appare essere l’eccezione e non la regola, perché in altre occasioni gli uffici giudiziari bresciani hanno coonestato gli abusi della prefettura, ben più gravi dell’annullamento di una multa.

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9 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Carrara, sindaco aggredito durante la cerimonia per la Bandiera Blu”

Se fosse solo per degli schiaffi, come riporta l’articolo, 22 giorni di prognosi sarebbero troppi. In compenso, qui in Lombardia orientale, quando i mafiosi delle istituzioni – con un Comune che ha tenuto a far vedere alla vittima di essere coinvolto – hanno fatto aggredire a colpi di rastrello qualcuno, per intimidirlo, o innescare una sua reazione, o per fare in qualche altro modo caciara, in modo da disarticolare comunque la sua attività di denuncia di reati, hanno potuto contare, nell’ambito di una generale complicità e omertà, anche su medici di pronto soccorso compiacenti (ospedale tenuto da suore …) che hanno steso referti falsi riducendo drasticamente i reali giorni di prognosi: 5 giorni, mentre dopo 40 giorni le ferite non erano ancora guarite. (Medici che invece sono stati scrupolosi nell’anamnesi, fino a chiedere, al paziente con un braccio sanguinante, delle sue abitudini alimentari).

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23 luglio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Strage di piazza della Loggia, ergastolo per Maggi e Tramonte 41 anni dopo”

Qui a Brescia, ho provato disgusto e stanchezza per le espressioni di trionfo ed esultanza su questa sentenza. Una condanna simbolica, fuori tempo massimo di alcuni decenni, i cui effetti pratici non sono che quelli di mascherare l’attuale devozione della magistratura ai poteri atlantici, che quaranta anni fa vollero la strage. Poteri che nell’Italia repubblicana le istituzioni hanno sempre servito, così da portarci dove ci troviamo; e che oggi vengono serviti con ancor maggiore zelo.

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23 luglio 2015

Blog de il Fatto

Commento al post di G. Barbacetto “Piazza della Loggia, un punto fermo nella storia di stragi senza colpevoli”

Per me il comportamento delle istituzioni “anti-strage”, in particolare a Brescia, è simile a quello di certi politici che al Sud si pavoneggiano come “anti-mafia” mentre sottobanco sono collusi con la mafia. Sulla base di questa esperienza diretta valuto così la notizia della sentenza, applicando tre criteri che si usano per alcuni test clinici.

Validità analitica. Il processo ha individuato i responsabili? Parzialmente positivo. Sono stati individuati alcuni degli esecutori, mentre i mandanti restano nell’ombra. Inoltre in 40 anni è stato acquisito un notevole corpus di informazioni sulle strutture alle quali veniva affidato lo stragismo.

Validità clinica. L’individuazione dei responsabili materiali corrisponde all’individuazione della “malattia”? Negativo. La strategia di dominio attuata da poteri sovranazionali resta nell’ombra, mentre viene attribuita una volontà autonoma ai fascisti e ai servizi e politici nazionali.

Utilità clinica. La sentenza incide positivamente sulla “salute” del Paese? Negativo. Sono ormai passate diverse ere dal 1974, e le risultanze sono limitate a manovalanza e quadri. Inoltre le condanne, pur di solo alcuni tra gli esecutori, pur nominali in un quadro di sostanziale impunità, da noi bastano per riconoscere alla magistratura un alibi per le sue odierne disponibilità nei confronti dei poteri forti che allora vollero le stragi e oggi hanno altri ordini; rafforzano così il sistema malato che tiene il Paese con la bocca a pelo d’acqua.

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24 luglio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di Cittadinanzattiva “Strage di Piazza della Loggia, l’impegno dei cittadini alla lunga paga”

Certe battaglie sono sfruttate dal potere come coperture per il loro opposto. A Brescia forse più che altrove il pestare l’acqua nel mortaio sulla strage impunita – che resta sostanzialmente tale dopo questa sentenza – ha facilitato il servire i poteri occulti che la vollero. Non stupisce che a zampillare lacrime di commozione e ad inneggiare allo “impegno dei cittadini” nella mesta occasione del parto di questo modesto risultato dopo 494 mesi di gestazione, a dire che una simile sentenza mostrerebbe il “potere dei cittadini di cambiare le cose” (“a fianco delle Istituzioni che sono fatte di persone che, in grande maggioranza, conducono la nostra stessa lotta per un Paese migliore e più giusto”) sia Cittadinanzattiva. La “medicina partecipativa” propugnata da Cittadinanzattiva, nella quale i cittadini avrebbero voce, è uno degli strumenti impiegati dal grande business biomedico per ridisegnare il paziente come consumatore (1), rendendolo in realtà ancor più passivo e menomato nei diritti. A me questa retorica celebrativa pare invece un’altra manciata del sale dell’ipocrisia sulle ferite delle coltellate che i volontari “impegnati” e le persone delle istituzioni così spesso fanno assestare alla Nazione nel consegnarla a interessi esterni.

1 Tritter et al. Globalisation, Markets and Healthcare Policy. Redrawing the patient as consumer. Routledge, 2010.

@ Cittadinazattiva Onlus. Lieto di avervi informato su cosa fate. A favore di quella che a Brescia è stata ufficialmente battezzata “Health and wealth”, la medicina che genera ricchezza, da autorità con le quali collaborate. Quanto esposto da Tritter et al., che mi auguro leggerete per intero (Routledge è la casa editrice) si applica senza perdita di generalità anche al caso italiano, e al vostro. C’è una certa letteratura a riguardo di ciò che è stato descritto come un deleterio “pas de deux” tra paziente e medico. Già nel 700 scriveva un medico anonimo: “Non è ella una reale pazzia il lagnarsi che la Donnicciuola, lo Speziale, il Barbiere, il volgo tutto si presuppone di poter con giustizia operare, e ragionare delle cose attinenti alla Medicina? Questo volgo opera, e parla da Medico non per altra ragione, se non perché i Medici operano e ragionano da volgo”.

La medicina, e la politica sanitaria, non sono “deleghe”. Sono funzioni altamente tecniche. Il cittadino non può improvvisarsi internista, statistico, biologo molecolare, etc. mentre può facilmente, data la fortissima asimmetria informativa, essere convinto a prendere posizioni su questi temi a vantaggio di chi conduce la medicina, e a suo danno. Il suo unico dovere, sulla cui trasgressione gioca questa sorta di coinvolgimento della vittima nella truffa, è di eleggere politici competenti e onesti. Farsi coinvolgere in responsabilità di governo oltre che un pessimo affare per salute e portafogli è anche una degenerazione della democrazia.

@ Keynez. Rimedio subito. Il bicarbonato che cura il cancro, o Stamina, introdotta nel SSN dal policlinico universitario il cui rettore, presidente dall’AIFA, collabora con Cittadinanzattiva, sono un termine di paragone indispensabile per far brillare la stella dell’attuale scienza medica ufficiale. Il marketing funziona così. Si chiama “decoy effect”. Cittadino, hai intenzione di partecipare anche tu attivamente alle discussioni sulla “governance” della medicina? Sembri portato.

@ Keynez. La cure demenziali e sciacallesche di Stamina e di Simoncini fanno entrambe sembrare al confronto razionale e nobile la corrotta e avida “scienza” biomedica ufficiale, oggi controllata dalle multinazionali. Un poco come il terrorismo spinse la gente a stringersi attorno alle corrotte istituzioni dello Stato. A Brescia, 40 anni fa la bomba, oggi Stamina, sono entrambe state rese possibili e favorite da forze istituzionali che poi si sono presentate come salvatrici della patria per il terrorismo, e come novelli Galilei che salvano la “scienza” dal baratro per le staminali di Vannoni. Una differenza è che questa volta i neofascisti veneti di sicuro non c’entrano. (Curiosamente, pure Vannoni e Andolina provengono dalla ex “frontiera calda”, incubatrice di trame, che è stato il Nord Est).

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4 agosto 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tornago “Brescia, la sfortuna dell’ospedale fa ricchi gli avvocati. Sempre gli stessi, quelli di CL”

Non è sfortuna, con qualche studio legale fortunato che ne beneficia. Un avvocato e politico bresciano, Cesare Trebeschi, ha paragonato gli avvocati al “buon ladrone”. Al confronto con i traffici intorno agli Spedali Civili di Brescia, era più sincera la retorica di quei delinquenti calabresi che nell’Ottocento, nel lametino, nel presentarsi a taglieggiare i piccoli proprietari pronunciavano la formula “il buon ladrone aiuta il cattivo ladrone”. Nella città della Loggia opera un’associazione i cui elementi comprendono A2A, il Comune di Brescia, la magistratura, l’arma dei CC, il Viminale, clero, incappucciati e quel che ne segue. Ci sono elementi per ritenere che non sia stato un caso sfortunato che il luogo di impianto dell’operazione Stamina, che ha numerose caratteristiche in comune con l’eversione di Stato, incluso il grave danno al Paese, siano stati gli Spedali Civili-Università di Brescia.

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11 settembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Reguitti “Aylan e Angelica, c’è cadavere e cadavere”

La gente è diventata cinica; o meglio, apertamente cinica. I poliziotti no, vuole far credere E. Reguitti. Ogni tanto vado a leggere sul lungolago di Salò, non lontano da dove alcuni automobilisti non hanno avuto il minimo riguardo per un cadavere sulla strada. Partendo da Brescia, posso prevedere la scena molesta che mi si presenterà sulla strada all’ingresso nella città. Il suo puntuale verificarsi mi porta a pensare che i comuni cittadini – i “buzzurri”, come dice la Reguitti – i poliziotti, chi dirige la polizia, e chi dovrebbe fare rispettare le leggi e assicurare la civile convivenza, vivono sullo stesso livello morale e culturale.

Come ha osservato Castoriadis, il liberismo “sta consumando in modo irreversibile un’eredità storica creata dalle epoche precedenti, che esso è incapace di riprodurre. Questa eredità comprende, per esempio, l’onestà, l’integrità, la responsabilità, la cura del lavoro, le attenzioni dovute agli altri, eccetera.”. Il denaro è il valore principe, la legge l’unica fonte di sanzioni (ma in un tale sistema i magistrati sono spinti a vendersi, nota Castoriadis). Conducenti, poliziotti, quelli che occupano le istituzioni, sanno che non andranno all’inferno. Ma stanno allestendo per loro e per i loro figli un inferno in terra. Un girone moderno, nel quale ognuno dietro a una malferma maschera umana coltiva la convinzione di potere e dovere essere un lupo verso gli altri non appena le circostanze lo consentano.

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8 ottobre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Reguitti “Gianrico Carofiglio e il linguaggio della politica: ovvero parlare senza impegnarsi a dire la verità”

Ottimi la condanna del linguaggio mistificatorio, degli shibboleth giuridici e castali, e il chiamare dovere lo sforzarsi di essere chiari. Ma si rischia di ottenere l’effetto opposto se si dimenticano due altri elementi della comunicazione. La precisione non è l’accuratezza, che è l’adequatio del dire alla realtà. Si può essere precisi, quindi efficaci, nel descrivere falsamente uno stato di cose. Un medico statunitense ha osservato che il potere di convincimento conferito ad alcuni leader dal loro sapere parlare e scrivere eccezionalmente bene è tra le fonti di falsa precisione, che maschera e istituzionalizza una grave inaccuratezza diagnostica. Anche la “studiata semplicità” dello stile anglosassone (Prezzolini) può essere una retorica. Es. la nascente “precision medicine”. Prima di tentare di raggiungere l’eloquenza, l’icasticità, occorre, ed è già sufficiente, attenersi alla definizione di Stevenson: “dire la verità non consiste nel dire cose vere, ma nel dare impressioni fedeli del vero”; anche perché c’è un altro problema: quello del ricevente, che deve voler comprendere il messaggio. La città dove abito la chiamo “la sabbionaia” quando penso a come i locali magistrati, forniti di adeguate capacità comunicative, tappandosi occhi, orecchie e narici permettano un esercizio di abusi e reati libero e continuato, così che i responsabili curano i propri interessi illeciti spensierati come i bambini che giocano al sicuro nel recinto della sabbia.

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13 ottobre 2015

Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “Solidarietà a Saverio Ferrari ed allo studente di Barletta pestato dai fascisti.”

Esprimo solidarietà. Non mi sorprende che si progetti di affidare a degli immigrati un pestaggio politico mascherato da rapina. Gli immigrati sono una nuova comoda risorsa – che va ad aggiungersi a quella data dai miserabili autoctoni – per le attività di certi uffici non distanti dall’ufficio permessi di soggiorno e per altri benemeriti presidi di legalità.

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6 novembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Roma, il commissario Tronca e il rischio cecchini. Primo atto: “Spostate la scrivania” “

@ ginobonatesta (0occfec30). Dal 2006 al 2008 Francesco Paolo Tronca è stato prefetto di Brescia, dove abito. Da quel che ho visto allora, una comparazione tra lui e il Prefetto Dalla Chiesa a Palermo, soprattutto quanto ai rischi derivanti dall’anteporre il dovere e il bene della nazione agli interessi e ai voleri dei poteri forti – i poteri che plasmano la classe dirigente con epurazioni e avanzamenti – è assurda e ripugnante. Tronca è piuttosto da accostare ad un altro personaggio che pure, prima di lui, è stato prefetto di Brescia, e che come lui ha fatto carriera, Anna Maria Cancellieri.
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23 novembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Rifiuti, sotto c’è una montagna di polizze false. Da Brescia allerta a tutte le Procure”

@ saregasto. Non condivido il suo entusiasmo. Il portare alla luce e perseguire alcuni reati non implica necessariamente che non se ne lascino impuniti e se ne favoriscano altri, non meno gravi. Questa non è soltanto una inoppugnabile verità logica, ma è purtroppo anche una constatazione empirica.

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2 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tornago “Terrorismo, a Brescia fermi ed espulsioni: la strategia di Digos e Viminale dopo gli arresti respinti per la riforma di Renzi”

Anni fa in Florida la polizia arrestò uno spacciatore che girava la sera tra la folla di turisti con una collanina fluorescente sulla tesa del cappello, e gridando “cocaina!” mentre mostrava le bustine sulle palme delle mani. Anche questi terroristi non sono molto furbi. Non solo parlano in pubblico sulla rete dei loro desideri e progetti criminali; ma operano a Brescia, dove magistrati e PS, per non parlare dei CC, essendo in prima fila nel servire i poteri forti e gli affari dei maggiorenti cittadini necessitano di mostrare una lotta a qualche nemico immane, a partire da mafia e terrorismo, come contrappeso al loro lasciare senza freni e favorire altre attività meno eclatanti ed esotiche ma non meno dannose per i cittadini.

@ Edmondo. Credo che il califfo sia amico degli amici di quelli che dicono di combatterlo, e che ci stanno inondando di islamici. Comunque questo califfo è una mano santa per i disonesti e i corrotti che – a tutti i livelli – occupano le istituzioni; e per i loro amici, di ogni livello. Se non ci fosse dovrebbero inventarlo.

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3 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tornago “‘Ndrangheta al Nord: dal Senato al Consiglio di Stato, la rete del costruttore accusato di mafia”

Gli effetti di alcuni veleni, come gli anticolinesterasici usati negli insetticidi, di alcuni farmaci, come il Prozac, di alcune droghe, come la cocaina, sono dovuti a sostanze presenti fisiologicamente nell’organismo: molti farmaci, veleni o droghe agiscono bloccando i meccanismi fisiologici che limitano gli effetti dei normali neurotrasmettitori, che vengono cioè lasciati liberi col tenere occupati i meccanismi deputati a controllarli; provocando così un’iperattività di funzioni fisiologiche, una ipereccitazione endogena. Al Nord il veleno mafioso ha anche un effetto indiretto analogo, che può spiegare la presenza di affari e crimini mafiosi meglio dell’attribuzione alla mafia di capacità demoniache. In un’area come quella del distretto di Brescia, “primo polo bancario, finanziario e industriale del Paese”, immettere dei mafiosi è come dare psicostimolanti: l’economia legale, “fisiologica”, es. quel fondamentale settore economico che è la medicina, viene resa libera di perseguire il profitto fino a raggiungere forme aberranti e illegali, perché la tutela della legalità non guarda e non agisce, essendo impegnata a combattere la “colonizzazione” mafiosa.

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18 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Brescia, bomba davanti a scuola polizia. “Grave intimidazione, pista anarchica” “

A Brescia le istituzioni, a partire da quelle che dovrebbero fare osservare la Costituzione e le leggi dello Stato, applicano una diligente osservanza del “Codice Atlantico”; cioè considerano legge tutto ciò che vuole la Nato, e gli altri portavoce dei poteri forti. Questa scrupolosa identificazione della legalità coi desideri, o con i comandi, di forze che in fatto di violenza, bombe, mistificazioni non sono gli ultimi arrivati non andrebbe esclusa dalla rosa di elementi coi quali cercare di comprendere il significato di un inquietante attentato nel quale la polizia – la polizia giudiziaria – figura come bersaglio.

 @ NoVat. A Brescia nel lontano 1974 fu messa una bomba nell’ambito della strategia della tensione, che aveva una di matrice atlantista; nessuno, neppure quegli sciagurati scalzacani che fecero da manovalanza, ancora è in galera. Ne’ il processo e’ concluso. Le condanne stentate, dopo 40 anni a Milano, limitate ad alcuni tra i sicari, e teoriche, non contraddicono la posizione subalterna e complice dello Stato; arrivate diverse ere politiche dopo, prive di effetti che non siano simbolici, servono come foglia di fico per una devozione istituzionale che è oggi ancora più pronta, miope e robusta.

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16 gennaio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Brescia, sieropositivo pretendeva rapporti senza protezioni. Obiettivo: contagiare”

La civilissima Brescia!

@ Giovanna Maggiani Chelli. Come per qualsiasi altro posto, non si può dire “la civilissima Brescia” per un singolo caso di comportamento ignobile.

Inoltre le cose potrebbero stare in maniera diversa. La notizia in sé appare sospetta. Il caso di “untore” AIDS del mese scorso è stato fatto uscire dalla magistratura romana con precisione svizzera, quando il calendario ha segnato la giornata mondiale dell’AIDS. Date le incongruenze emerse ad un’analisi tecnica (che comportano la possibilità che l’imputato sia assolto dopo avere svolto la funzione propagandistica) quel caso è stato giudicato “un’operazione di marketing per rilanciare una “stanca” giornata mondiale contro l’AIDS “ (Pennetta E. AIDS: annunci da marketing e la strana storia dell’untore della capitale. Blog “Critica scientifica” 19 dic 2015).

In questo genere di operazioni, di marketing spregiudicato pro business biomedico, Brescia, pur arrivata tardi, primeggia. Pungolati dall’avidità piuttosto che costretti dal bisogno, non pochi bresciani si sono tuffati in questa nuova industria. Posso enumerare diversi casi; che hanno trovato appoggio presso la magistratura locale, la cui azione giudiziaria (a parte certe azioni che non si possono definire “giudiziarie”), ora zelante ora catatonica, “dovetails” col marketing biomedico – e le relative esigenze di censura e impunità. E’ in questo senso che è appropriato dire “la civilissima Brescia”.

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22 gennaio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di N. Dalla Chiesa “L’antimafia non è mai stata così viva”

@ Nokia. Il darmi dell’amico tuo è una diffamazione intollerabile, da querela. Vada per il bisognoso di cure psichiatriche: mi rendo conto di quanto angusto sia lo spazio nel quale potete muovervi rispetto a una critica fingendo di essere civili; e desiderando io sopra ogni cosa di essere distinto da quelli come te mi rendo anche conto che non posso pretendere di più che essere discriminato in questo modo. Ricordo un luminare della psichiatria della città dove abito che secondo quanto predisposto dal Viminale si sarebbe dovuto occupare di Moro se fosse sopravvissuto; facendolo passare per pazzo; come fecero con Moro ancora vivo altri rinomati psichiatri che il caso pure mi ha posto più vicino, come domicilio, di quanto avrei preferito. Anni dopo, il luminare ebbe noie giudiziarie per ricoveri facili di mafiosi, anche qui con diagnosi creative. Ma era anche buon amico dei magistrati: lo ricordo tenere banco a una conferenza a fianco a un brillante capo di un ufficio GIP. Comunque per questi lavoretti basta uno dei tanti scalzacani, che anzi ci mette più anima; solo, sarei curioso di sapere se le sue opinioni su mafia e antimafia collimano con l’alto sentire antimafia che stai difendendo con questi tuoi argomenti.

[vedi “25 gennaio 2016” in “Milizie bresciane” per i susseguenti danneggiamenti  all’auto.]

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7 febbraio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. Lenzi “Incontri tra ex terroristi e vittime? Ancora troppe nuvole coprono la verità”

I poteri che propagarono la paura di un terrorismo autonomo, che in realtà pilotavano, ora si giovano di questo fare assumere ai familiari in aggiunta alla posizione, sacrosanta, di vittime in quanto congiunti il ruolo improprio di rappresentanti esclusivi e indiscutibili dei cittadini come vittime degli effetti politici di quelle strategie violente. La paura terroristica è tramontata; ma i poteri egemoni che la vollero non sono inattivi; continuano, indisturbati, a dare ordini. Si perpetuano e si facilitano i loro affari criminali, oggi sotterranei anziché vistosi, con questa falsa riduzione ad una riconciliazione tra ribelli in buona fede e le vedove e gli orfani su un passato lontano. La squallida classe dirigente che mantiene per loro conto l’Italia a pelo d’acqua è anche il frutto di quella stagione che si vorrebbe sepolta; e delle interferenze, che hanno mutato forma senza perdere in efficacia, che si vorrebbero inesistenti. Invece di riscritture romantiche e edificanti ad uso dei vincitori sarebbe utile al Paese guardarsi la piaga cancrenosa. Si dovrebbero raccontare i terroristi come utili idioti, quando non collaborazionisti. E es. di come il fascismo agì sulla vedova Matteotti per normalizzare l’assassinio del marito; comparando ciò all’attuale ruolo normalizzatore dei familiari delle vittime. Invece di preti che mantengono torbide le acque costruendo epiloghi luminosi, servirebbe un’analisi storica che chiarisca le complicità del clero.

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19 e 20 marzo 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Simulazioni al pc e nuovi farmaci: dalle molecole ai sistemi biologici (podcast)”

Questa intervista aiuta a capire come mai gli uffici giudiziari di Brescia, mentre dicono di avere gravi carenze di personale, e appaiono non carenti ma inesistenti davanti ad abusi che favoriscono il futuro orwelliano decantato da Cingolani (che tra tre giorni terrà una conferenza a Brescia, invitato dal Comune), si spendano generosamente in “battaglie di civiltà” (PM Cassiani) per casi come i cagnolini di Green Hill.

Ottime notizie per gli investitori e altri “shareholders”. Per i malati, il colore del futuro non è rosa: ciò che descrive Cingolani è una cosuccia come la liquidazione del metodo scientifico, ormai ingombrante per il business; per sfornare farmaci “innovativi” a getto continuo, con garanzie di sicurezza ed efficacia azzerate.

“ ‘With clinical evidence becoming an industry advertisement tool and with much ‘‘basic’’ science becoming an annex to Las Vegas casinos” … “Claims are even made that with new big data, the scientific method is obsolete: petabyte data will replace the scientific method (28) . I apologize for being so old fashioned, but I believe the scientific method is alive and well and will remain so, regardless of amounts of data.
28 The data deluge makes the scientific method obsolete. Available at http://www.wired.com/2008/06/p…. Accessed January 7, 2016.”

Ioannidis JPA. Evidence-based medicine has been hijacked: a report to David Sackett. Journal of Clinical epidemiology, 2016. http://dx.doi.org/10.1016/j.jc…

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3 aprile 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Franco “Milano, assessore contro auto in divieto di sosta: imbratta vettura con vernice”

Un atto simbolico di superamento del limite. Un assessore che fa il teppista in nome della legalità e della civile convivenza. I frustrati che applaudono non sanno che il superamento delle barriere da parte di chi governa o amministra ricadrà su di loro. Furbescamente la vernice era rimovibile, e l’auto è stata ripulita: si cercava il gesto, a favore di telecamere; si eludono responsabilità giudiziarie mentre rimane il cattivo messaggio. L’illimitatezza è uno dei motivi conduttori dell’ideologia liberista, che non è conservatrice ma sovversiva. I PD la applicano con fresca solerzia. Posso testimoniare che a 100 km, a Brescia, nella giunta comunale di Del Bono e altri piduini – accomunata alla giunta Pisapia nell’impostazione, oltre che da A2A – ci sono assessori che fanno strame del diritto e dei loro doveri in maniera gratuita – con danni reali – fornendo partecipazione istituzionale ad atti di teppismo puro. Contro non chi infrange le regole ma chi denuncia abusi e reati. Forti dell’impunità loro conferita da autorità colluse e compiacenti; ma anche perché fiutano questa nuova brillante opportunità, il superamento del limite, dove il vecchio fascismo confluisce nel recente liberismo radicale.

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8 aprile 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Ferrovie dello Stato, l’ad Mazzoncini indagato in inchiesta per truffa sui finanziamenti pubblici a Busitalia”

A prescindere da questa indagine, sarebbe interessante per i cittadini sapere se Renato Mazzoncini, nominato dal governo AD delle Ferrovie, abbia un rapporto di parentela con Roberto Mazzoncini, anche lui di Brescia, già presidente del Tribunale. C’è tra i due una “politetia” (la “somiglianza di famiglia” di Wittgenstein), data non solo dal cognome, dalla città di provenienza e dalla fisionomia, ma anche dall’appoggio a grandi interessi privati.

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12 aprile 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di I. Proietti “Consiglio superiore della magistratura, le nomine lottizzate: ecco la lettera che inguaia le correnti”

Dopo quella del Procuratore di Cremona Di Martino, dalla stessa sede di Corte d’appello che i magistrati hanno intitolato al giurista che fondò la P2 storica – Zanardelli – si scaglia, pochi giorni dopo, una seconda pietra contro le correnti di magistrati (in entrambi i casi, in occasione di mancate promozioni). Le correnti sono senza dubbio un male per i cittadini. Ma non sono l’unico. C’è la subordinazione dei magistrati ai poteri forti, l’equivalente sociale di un linfonodo metastatizzato, che da presidio di difesa dell’organismo diviene focolaio di malattia. La degenerazione peggiore; anche se si presenta come il superamento di vecchi mali.

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25 aprile 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tornago “Brescia, mancano i soldi per la bonifica Caffaro. Sindaco scrive alla Regione: “Limitare le aree contaminate”

Al tempo dei sequestri di persona si bloccavano i beni di famiglia per dissuadere i banditi dal commettere altri sequestri. Non si pensa invece a come interrompere l’instaurazione e l’accrescimento di questi cicli economici ricattatori, nei quali prima si fanno soldi scaricando sulla collettività i danni da inquinamento; e dopo si fanno soldi con le bonifiche; attribuendo (analogamente a quanto avviene nelle frodi commerciali della medicina) il pericolo da inquinamento a monocausalità e focalità di comodo – come questo intervento del sindaco conferma. Con due importanti spin-off a beneficio dell’industria medica (rampante a Brescia): le malattie autentiche da inquinamento, e quello ancora più lucroso delle false “patologie” sovradiagnosticate avendo spinto a temere il peggio e a sottoporsi a esami non necessari agitando la paura dei danni alla salute da inquinamento. Questa ottimizzazione dell’economico a scapito dell’umano, questo inquinamento economico che crea cicli degradando per poi rabberciare, che trae profitto dal distruggere e dal gestire le macerie, è un pericolo non meno grave dell’inquinamento chimico. L’ inquinamento chimico non andrebbe visto isolatamente, ma come una componente di un sistema che avvelena non solo il suolo o l’aria, ma anche la società.

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13 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di T. Mackinson “Sicurezza, “Per lo Stato i proiettili che ci sparano contro fanno meno male”. E le polizie locali scioperano “

Questa retorica piagnucolosa dice abbastanza delle polizie locali, tra le varie polizie le più petulanti e grevi quando c’è da molestare e minacciare qualche inerme inviso a chi li ha raccomandati, e le più leste a squagliarsi se c’è aria di pericolo o di rogne.

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14 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tornago “Brescia, fuga di pm: 9 su 21 lasciano, a rischio indagini su terrorismo e tangenti”

Sono tanti anni che a Brescia si lamentano organici insufficienti. Un scusa per istituzionalizzare l’impunità, un’inefficienza che rientra nella scaltra efficienza bresciana: certi reati eccellenti possono essere praticati liberamente non perché i magistrati siano pochi, ma perché per quel genere di reati non ce n’è neppure uno. Non perché la magistratura sia carente nei ranghi, ma perché è ermeticamente assente per scelta. Quell’espressione enfatica “C’è un giudice a Berlino” dove si loda come memorabile la fedeltà all’alto compito del magistrato di difendere il cittadino dagli abusi del potere, come se fossimo ancora nella Prussia del Settecento, oggi può essere applicata solo in negativo: “Non c’è un giudice a Brescia”. E si può sostituirla con il prosaico “Quando il gatto non c’è i topi ballano”.

@ maria. Il magistrato ucciso per vendetta a Brescia nel 1969 era il Procuratore Agostino Pianta. Il figlio, Donato, è divenuto magistrato giudicante (*). Non credo sia lo stesso magistrato, Francesco Piantoni, che è tra i 9 PM che lasciano scoperta la Procura di Brescia. Piantoni ha indagato sulla strage di Piazza Loggia. Ha avuto attestati di stima da F. Cossiga, che nell’agosto del 2006 affermò che l’essere stato interrogato da lui, con il Procuratore Tarquini e l’allora sostituto Chiappani aveva “rafforzato la sua fiducia nella giustizia”.

* Agostino Pianta, la vendetta sbagliata di un Montecristo del dopoguerra. In: P. Leporace. Toghe rosso sangue. Newton Compton, 2009.

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17 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Salvato “Mantova, “la ‘ndrangheta controlla territorio”. Fra pizzo, incendi e zona grigia”

Nella Lombardia orientale la mafia controlla il territorio, secondo Rosy Bindi; e, notizia di questi giorni, il CSM ha permesso che il numero dei PM di Brescia, sede della DDA, si dimezzi, passando da 20 a 11. Da un lato si lascia agire la mafia “territoriale” quel che basta per riempire con essa il palcoscenico mediatico; e dall’altro si ritirano i funzionari dello Stato che dovrebbero assicurare l’amministrazione della giustizia. Il combinato favorisce forme stanziali di crimine dei colletti bianchi. Forse ha ragione la Bindi; e anche Nando Dalla Chiesa sulla facilità con la quale si possono commettere atti intimidatori; ma in un senso più articolato di quello fumettistico col quale vincono l’attenzione del pubblico.

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11 agosto 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Strage di Piazza della Loggia, “opera della destra eversiva. Maggi ebbe appoggio dei servizi segreti anche stranieri” “

I magistrati dicono di essere stati sviati; nonostante siano dei professionisti del non farsi sviare. Allora come oggi, la magistratura si fa “sviare” troppo facilmente, troppo in massa e troppo a lungo, quando la mamma yankee o per suo tramite poteri forti economici ordinano qualche operazione sporca in Italia. Appare applicare in questi casi non la Costituzione, ma un “Codice Atlantico” che prevede una sostanziale cooperazione. Questa sentenza “archeologica” è pur sempre qualcosa di rilevante. Ma salvando la faccia, o salvando la maschera, può favorire il proseguimento della cooperazione istituzionale a favore dei poteri che controllano e sfruttano l’Italia; una grave forma di corruzione non esclusiva dei politici.

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22 agosto 2016

Blog Appello al Popolo

Commento al post “La città infinita: intervista ad Aldo Bonomi. Da: A morra, infonodo.org”

L’Aldo Bonomi di questa intervista celebra una ‘cinesizzazione’ della Lombardia, descrivendo in termini grandiosi guasti come il degrado del territorio, la BreBeMi, l’università “Vita – Salute”, le agenzie di lavoro interinale, l’immigrazione. Non so se sia lo stesso sociologo Aldo Bonomi che ricorre nelle ricostruzioni degli anni del terrorismo, e nelle analisi sulla falsa sinistra al servizio del peggior liberismo, che viene descritto come un doppiogiochista, legato ai servizi e al servizio di interessi stranieri. Parla di lui in termini non lusinghieri anche la sentenza-ordinanza procedimento n. 2322/73 del Tribunale di Milano a carico di Maggi Carlo Maria, il fascista di recente condannato all’ergastolo per la strage di Piazza Loggia a Brescia; città dove un sociologo Aldo Bonomi è stato invitato, dalla fondazione culturale di A2A, e quindi col patrocinio del Comune, a tenere conferenze. Una figura, “faccia squadrata” o meno, tutt’altro che squadrata. Se fossero la stessa persona, come sembra, si potrebbe dire che Bonomi oggi descrive attraverso lenti rosa la società frutto delle deviazioni impresse al Paese dalle forze eversive con le quali da giovane ha collaborato sul campo.

@ Giampiero Marano. Negli scritti di J.C. Michea, che ho conosciuto grazie a questo sito, si spiega il “mistero della sinistra”: tematiche progressiste vengono vendute, manipolandole, agli interessi del liberismo. Un aspetto di questa mimesi è la critica che si fa apologia: come è stato detto di “Impero” di Toni Negri e M. Hardt. Negri ha una storia simile a quella di Bonomi. I due hanno collaborato al tempo delle spranghe e delle P38. Rappresentano, insieme a Sofri, una tipologia di intellettuale che per me non emana sensazioni gradevoli. Forse è appunto questo “passato” che mi ha condizionato. Nel caso di Bonomi, l’adesione alle BR, l’esfiltrazione in Israele dello stragista Bertoli; l’essere stato considerato un confidente di polizia legato ai servizi, secondo una sentenza. Una “ambigua figura” (G. De Lutiis. Storia dei servizi segreti in Italia, 1993) che ha avuto un ruolo nelle pagine cupe e sanguinose degli anni Settanta. La comparazione della sua traiettoria di vita e degli appoggi che ha avuto e ha con la sorte di Bruno Caccia, il PM che lo fece arrestare; una di quelle persone che all’opposto sono state eliminate in quanto troppo valide. L’elenco inquietante delle associazioni e personaggi ai quali Bonomi è legato nella seconda repubblica, che include forze pro UE, troppo lungo per riportarlo (A. Montella. Aldo Bonomi: un reazionario a tempo pieno, 2002) deve avermi ulteriormente influenzato nel leggere nei suoi scritti attuali l’evoluzione di un’ambiguità bene inquadrata e ben ricompensata; che è un modello per tanti “di sinistra”. Così che a mia volta proprio non percepisco limpidezza e disincanto nel lirismo col quale descrive la “città infinita” e i relativi traffici dei suoi amici e committenti ciellini e rotariani.

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30 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Limiti “Commissione Moro, coordinamento con Procura generale per ricostruire strage di via Fani. Arriva pm che indagò su Brescia”

L’eliminazione di Moro mostra come quando la mamma atlantica chiama e chiede la testa di qualche italiano l’apparato dirigente, clero, politici, carabinieri, polizia, notabili, esegue. Non è una pedanteria metodologica obiettare che è un errore dare per scontato, portando ad esempio le poche eccezioni, che la magistratura, parte integrante dell’apparato, si dissoci e non pratichi questo costume. Magari tramite un elegante pipelining basato sullo sfasamento storico: apparendo impegnata a indagare su misfatti di 40 anni prima mentre favorisce quelli contemporanei; che verranno a loro volta indagati 40 anni dopo, a copertura di quelli che favorirà allora. Bisognerebbe guardare anche al ruolo della magistratura nei Misteri d’Italia e nelle epurazioni.

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22 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Scalettari “Alpi-Hrovatin, si torna all’anno zero. Perché fu depistaggio di Stato”

Anche se i vari procedimenti si affastellano negli anni e nei decenni, questo genere di processi ha in realtà due soli gradi: “salvacapre” e “salvacavoli”. Nel primo grado, salvacapre, che è obbligatorio, si servono i poteri che vollero gli omicidi. Se consentito si ha un secondo grado, salvacavoli: quando i crimini sono sufficientemente lontani nel tempo e le impunità consolidate, si provvede a ricucire l’onore della magistratura con qualche sentenza a effetto.

Nel 2016 la magistratura ci dice che Hashi, condannato a 26 anni, è stato un capro espiatorio per il delitto del 1994 (o una “pecora” a pagamento ?). Anche la figura del magistrato cattivo che blocca e trae in inganno schiere di magistrati buoni è un capro espiatorio. Sarebbe nostra responsabilità di cittadini comprendere finalmente che, contrariamente alla favola rassicurante che non ci stanchiamo di farci raccontare, quando la mamma delle mamme ordina di eliminare qualcuno – compresi singoli magistrati – la magistratura nel suo complesso non sta dalla parte della vittima, della verità, della giustizia, dei diritti dei cittadini e degli interessi del Paese.

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30 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Franco ““Milano capitale dell’antimafia”, l’ultima relazione del Comitato di Dalla Chiesa: “Difficoltà con Expo, favorì corruzione”

E’ vero, violenza a bassa intensità. Danneggiamenti ripetuti all’auto in Lombardia; in Calabria, ratti morti lasciati a imputridire davanti alla porta di casa. Ma anche spazzini del Comune che passano, puliscono ostentatamente tutto e lasciano la carogna del ratto; e in Lombardia Agenzie delle entrate che contestano irregolarità inesistenti e mostrato l’errore non recedono, patenti rinnovate con la faccia cancellata, coinquilini che ti bastonano a sangue con un pretesto, dicendo di avere ricevuto istruzioni dai CC e sostegno dal Comune (che non rispondono alle richieste scritte di spiegazioni), ricevute di ritorno delle raccomandate online alla magistratura che non vengono mai consegnate.

L’antimafia lombarda, che tesse e ritesse senza fine narrative sulle mafie esogene, celebrando il binarismo bene/male, banditi e sceriffi, fornisce un’ottima copertura ad affari di alto livello dove invece crimine e legalità convergono e si fondono. Es. Milano si è candidata a divenire la sede dell’EMA, l’agenzia europea per l’approvazione dei farmaci. Il processo di approvazione dei farmaci attualmente necessita di una dimensione criminale, affine sotto diversi aspetti alla mafia convenzionale*. La Lombardia, con la sua salda collaborazione tra territorio e istituzioni, offre ambiente e servizi eccellenti anche sotto questo aspetto; senza dover prendere lezioni dalle celebri mafie meridionali.

* Gotzsche PC. Deadly medicines and organized crime. Radcliffe, 2013.

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10 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Pipitone ““I tragediatori”, Forgione racconta il lato oscuro del movimento antimafia””

Un alimento al forno può bruciarsi esternamente, e rimanere crudo all’interno proprio a causa della carbonizzazione esterna. Il fuoco può conferire al legno una maggiore resistenza: la carbonizzazione esterna del legno a scopo protettivo è tradizionale nell’edilizia giapponese, e sta divenendo di moda negli Stati Uniti. Da noi si usa per rendere più resistenti i pali da conficcare nel terreno. Tanta antimafia è un fuoco che carbonizzando gli aspetti più superficiali della criminalità meglio protegge gli strati interni. Nella città del Nord dove abito, dove il magistrato più alto in grado, che a suo tempo escluse che la P2 fosse un’organizzazione eversiva, ha ottenuto che fosse istituita una sezione della DIA, sotto la crosta dell’antimafia c’è un libero brulichio di massoni, ciellini e quant’altro.

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25 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Fior “Poste e i risparmiatori, l’ad Caio: “L’alfabetizzazione finanziaria passa per il rischio”

L’alfabetizzazione finanziaria, e più in generale l’educazione alle insidie del liberismo, passano per il comprendere che col rischio, cioè con offerte basate su modelli probabilistici, il business può facilmente frodare le persone: facendole decidere sulla base di un modello ingannevole. Secondo gli studi di alcuni cognitivisti è a causa di falsi modelli di rischio che tanti persistono nel giocare alle macchinette mangiasoldi nonostante sperimentino che è svantaggioso *. Data la loro capacità di confondere e persuadere, anche gli intelligenti*, il liberismo tende a espandere l’impiego di modelli probabilistici oltre la loro reale necessità, in ambiti diversi. In medicina la formulazione non appropriata e la presentazione distorta di modelli probabilistici è un comune mezzo di frode; associato al lamentare “l’analfabetismo scientifico” del pubblico. Posso testimoniare che le Poste Italiane di Caio, superate concezioni vetuste come la consegna deterministica della corrispondenza, estendono la loro diversificazione commerciale all’appoggio informale alla “alfabetizzazione probabilistica” in campo medico. Supportando in concorso prodotti medici probabilistici vicini sotto diversi profili a quei prodotti finanziari, reperibili anche presso gli uffici postali, che sembrano un regalo e invece fanno arricchire il banco a scapito dei giocatori.

*Yu EC, Lagnado DA. The influence of initial beliefs on judgments of probability. Frontiers in psychology, 2012. 3. Art. 381.

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28 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di V. Bisbiglia “Parentopoli Atac Roma, 150 a rischio licenziamento: “Privi di requisiti” Sindacati: “Responsabilità di altri” “

Adesso abbiamo anche i raccomandati a loro insaputa. Con la differenza che dare del corrotto ai politici fa parte del discorso permesso, ma pochi hanno il coraggio di riconoscere il carico di corruzione, i guasti alla vita civile, generati dalle congreghe di clientes che hanno avuto il posto di autista o di spazzino.

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1 febbraio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Marceddu “Modena, il sindacalista arrestato: “Hanno voluto incastrarmi. A quell’incontro non dovevo esserci””

Trappole del genere, che fanno un uso criminale della legge, non possono essere messe in atto dove ci sia una magistratura come si deve, che eserciti un effetto deterrente con la sua presenza, creando nei disonesti e nei funzionari deviati la consapevolezza che se ricorressero a questi mezzi sarebbe fatta chiarezza sulle loro trame e verrebbero svergognati e adeguatamente puniti. Invece, se la magistratura è debole, coloro che condividono con la mafia l’arte di intorbidire le acque, mascariare e intimidire avranno campo libero.

Ci sono poi anche casi di persecuzione politica, di corruzione a favore di grandi interessi, dove la magistratura è collusa, e chi dovrebbe tutelare la legalità rilascia licenze di delinquere; assicurando impunità, partecipando alle manipolazioni, e arrivando a istruire su come commettere reati e farla franca.

 

@ Recobino. Con una semplicità pari a quella che ci vede lei, può essere una montatura. In un sistema sano, l’accertamento solido dei fatti dovrebbe prevenire l’instaurare una situazione di dubbio estremo, che non si limita all’innocenza o alla colpevolezza, ma dove dall’esterno non si sa se il soggetto sia colpevole o vittima. E la sorte del soggetto non dovrebbe dipendere da chi ha partecipato alla produzione della situazione ambigua, ma dovrebbe essere valutata da inquirenti e giudici terzi. Dovrebbe essere fatta chiarezza: una giusta condanna per calunnia, a carico o del sindacalista accusato o di chi l’accusa, dovrebbe in ogni caso venire emessa.

@ Silmarille. No, non ha preso la busta da quel che si vede nel video (diffuso senza audio). Gli inquirenti avrebbero dovuto accertare come si sono svolti i fatti e il loro significato in maniera sicura prima di arrestarlo e precipitarsi a dipingerlo sui media come un sindacalista corrotto. Non conosco la realtà dei Cobas e dei loro nemici. Intervengo per portare una testimonianza. Nella mia esperienza: a) l’emettere un giudizio, da parte dell’autorità, basandosi su dati incerti e parziali, rinunciando a ottenere e considerare informazione facilmente disponibile, è indice di cattiva fede; b) le forze di polizia a volte organizzano macchinazioni contro chi è inviso a poteri forti, e possono contare su una magistratura che gli copre le spalle e li aiuta.

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12 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Esselunga, polemiche sul cartello contro i “truffatori napoletani”. Il gruppo: “Il responsabile già sospeso dal servizio””

Che rozzezza. Eppure all’Esselunga sanno essere fini. Per un periodo ogni volta che facevo la fila per pagare arrivava un magazziniere che entrava o usciva passando nella strettoia tra le casse destinata ai clienti e mi strusciava malamente. Un giorno nella cassa accanto c’era in fila un noto magistrato. Verrò spintonato anche davanti a questo tutore della legalità ? Mi chiesi. Quella volta lo struscio mi fu risparmiato. Arrivò una commessa e fece cadere un pomodorino che rotolando sul pavimento andò a fermarsi contro la mia scarpa. Gli spintoni ripresero le volte successive. Da allora soprannominai mentalmente il magistrato “ciliegino”. Era un brillante parlatore. Ricordo una sua conferenza pubblica tenuta insieme ad un cattedratico – consulente di Cossiga durante l’eliminazione di Moro – che nella stessa giurisdizione ebbe delle noie, venendo accusato da un PM di avere favorito un camorrista. La richiesta di rinvio a giudizio fu respinta; a me però resta l’impressione che date misteriose fratellanze, date certe catene di amici di amici, davanti ad alcuni tipi di napol