La corte dei miracoli bresciana dopo l’assoluzione per la strage

24 aprile 2012

Questo è un esempio della censura oggi in Italia, e delle complicità di cui gode

in appendice: Il commensalismo dei magistrati 

Brescia 24 Apr 2012

Dr Massimo Sarmi

Amministratore delegato e direttore generale

Viale Europa 190

00144 Roma

Dr Giovanni Ialongo

Presidente

Viale Europa 190

00144 Roma

e p.c

Dr Enzo Platè

Presidente della Corte d’assise d’appello

Processo sulla Strage di P. Loggia

Via Lattanzio Gambara 40

25121 Brescia

L’acclusa lettera avrebbe dovuto esservi spedita col servizio raccomandate online di Poste italiane. Contrariamente a quanto scrivo nella lettera, nonostante i miei ripetuti reclami Poste italiane continua a negarmi l’utilizzo di tale servizio. Ve la spedisco quindi in cartaceo. Pubblico inoltre la lettera sul mio sito https://menici60d15.wordpress.com/, come risposta a queste pratiche striscianti di censura e di illegalità.

Francesco Pansera

All: Invito ai rappresentanti di Poste italiane a far cessare boicottaggi, molestie, provocazioni, minacce.

Brescia 23 apr 2012

Dr Massimo Sarmi

Amministratore delegato e direttore generale

Viale Europa 190

00144 Roma

Dr Giovanni Ialongo

Presidente

Viale Europa 190

00144 Roma

e p.c

Dr Enzo Platè

Presidente della Corte d’assise d’appello

Processo sulla Strage di P. Loggia

Via Lattanzio Gambara 40

25121 Brescia

Racc. r/r online

Invito ai rappresentanti di Poste italiane a far cessare boicottaggi, molestie, provocazioni, minacce.

 

Oggi 23 aprile 2012, alle ore 10:47 circa, mentre camminavo sul marciapiede di Via B. Maggi, Brescia, direzione centro, il postino alla guida del motociclo CW16354 che mi era di fronte sul marciapiede, fermo a una distanza di 7-10 metri all’altezza del numero civico 42, partiva e mi si avventava contro col mezzo, costringendomi a schivarlo per non essere investito, per poi fermarsi alle mie spalle in corrispondenza del numero civico 44. Sottolineo la gratuità del gesto: il postino mi ha visto, e mi ha fissato per alcuni secondi, da fermo, prima di scattare come se la “strada” davanti (cioè il marciapiede) fosse libera anziché occupata da una persona; e come se non dovesse fermarsi dopo pochi metri. La manovra non ha affrettato apprezzabilmente la consegna della posta, e probabilmente il mancato incidente, o la finta, l’ha ritardata. Una manovra inopinata, imprevedibile, che non trova senso per ciò che attiene la consegna della posta, e invece lo trova in una volontà di compiere un gesto inaspettato e a sorpresa a danno di un pedone.

Faccio presente:

(a) Questo episodio è il più recente di una lunga serie di comportamenti scorretti nei miei confronti da parte di Poste italiane. Il 29 apr 2010, due anni, fa, ho dovuto scrivere una lettera per denunciare comportamenti analoghi ripetuti (“Comportamento pericoloso portalettere” a Pecorari, Gobbi, Scapin, Poste di Brescia). Negli anni precedenti le Poste avevano il costume di non farmi riavere le ricevute di ritorno delle lettere di denuncia che inviavo. Quest’ultimo episodio è di poco successivo a una lettera di protesta (“Violazione del diritto alla libertà e segretezza di corrispondenza. Richiesta sblocco raccomandate online” a Sarmi e Longo, 17 mar 2012) per il funzionamento a singhiozzo delle racc. online dal mio conto; problema che ora, 4 mesi dopo il primo reclamo, che non ha avuto risposta, sembrerebbe risolto, l’impossibilità apparentemente inspiegabile di inviare alcune e solo alcune raccomandate essendo stata attribuita dalle Poste a “una password troppo lunga” (la password era “macchialonga”).

(b) In generale, i postini dovrebbero rispettare il Codice della strada, e non andare in moto sui marciapiedi; o almeno avere un po’ di prudenza se viaggiano con lo scooter sui marciapiedi; o come minimo dovrebbero astenersi da comportamenti gratuitamente aggressivi. Nel mio caso, questi comportamenti vanno a inserirsi in un quadro costante di provocazioni. Non mi è concesso camminare in pace per strada, venendo in continuazione sottoposto a forme di molestia, provocazione, minaccia. Una specie di microstrategia della tensione, di mobbing di Stato, che si avvale di una miriade di episodi in sé di poco conto, ma nell’insieme altamente dannosi. Tali comportamenti hanno esecutori e complici istituzionali, e trovano una spiegazione nella mia attività di denuncia di illeciti in campo medico.

I motivi che mi portano a scrivervi, invitando le Poste a cessare e desistere da qualsiasi altra forma di boicottaggio, molestia, provocazione o minaccia da parte di soggetti dipendenti da Poste italiane, sono:

(1) Desidero registrare quella che è una costante di questi atti: la ritorsione. L’episodio segue di poco la mia lettera di protesta a Sarmi e Ialongo per il blocco delle racc. online. Nella mia esperienza, alle proteste di questo genere segue un aggravamento del problema che ha causato la protesta, o forme di rappresaglia. Tale comportamento ritorsivo, nel quale si risponde a un reclamo o una denuncia con un aggravamento di comportamenti illegali, è tipico di forze di polizia, CC, PS, polizia municipale, amministrazioni pubbliche, e grandi imprese distributrici di servizi essenziali come Poste italiane. Questo caso non ha fatto eccezione: mi chiedevo se e come Poste italiane avrebbe risposto all’onta di dover interrompere un comportamento scorretto; me ne stavo dimenticando quando oggi la risposta è arrivata. Alle proteste per un’ingiustizia si risponde con una sorta di “terapia aversiva”: chi protesta legittimamente e giustamente deve imparare che verrà punito per averlo fatto. E’ un atteggiamento riconducibile alla mentalità mafiosa; con una sostanziale differenza, come dirò.

(2) Forse si sono voluti prendere due piccioni con una fava; anche i miei post sul web di pochi giorni prima, “Giustizia per piazza Loggia” e “Sovradiagnosi I. Come la medicina nuoce” (https://menici60d15.wordpress.com/), uno dei quali tratta tra l’altro della partecipazione di persone comuni e di complicità diffuse a Brescia in operazioni “deviate” di apparati dello Stato, possono essere stati motivo per una punizione-avvertimento per esercitare forme di intimidazione volte a indurmi al silenzio, e nel tentativo di stimolare comportamenti che facilitino il mio discredito.  E’ stata di recente citata una “corte dei miracoli bresciana”, commentando l’assoluzione per la strage di Piazza Loggia di qualche giorno fa; tanti delinquenti grandi e piccoli si approfittano di questo stato di zona franca del crimine istituzionale. In effetti, se a Brescia ci fosse una magistratura presenterei una denuncia per questi catena di reati; che però dove c’è una magistratura non vengono commessi.

(3) Desidero segnare questo episodio anche nel tentativo di prevenirne altri basati sull’uso pericoloso di automezzi. L’esperienza mi insegna che quando cominciate non smettete. I vari addetti, di varie amministrazioni pubbliche o grandi aziende, ogni tanto si danno il cambio; e quando comincia un nuovo ciclo in genere all’inizio ci sono 3 o 4 episodi ravvicinati più netti, di “priming”, del tipo di questo, che poi si proseguono in uno stillicidio di molestie e abusi. Probabilmente verranno adottate forme ancora meno rischiose per voi: mi aspetto in futuro che i vostri scooter mi sfioreranno a sorpresa sui marciapiedi, ma senza puntarmi direttamente; mi si fermeranno davanti a motore acceso sul marciapiede, investendomi coi fumi di scappamento nel dare gas per ripartire appena li raggiungo, ad una frequenza due o tre volte quella attesa. Quel tratto di V. Maggi corrisponde a una strettoia; in passato, alla stessa altezza sull’altro lato, che è senza marciapiede, ho ricevuto un trattamento analogo a quello di oggi da auto dei CC; che non hanno mancato di fare la loro apparizione nello stesso punto della strada anche oggi, dopo la carica del postino. Il punto si presta a praticare molestie, avvertimenti e caciare in risposta a ciò che dico e scrivo, e preferisco segnalarlo a futura memoria.

(4) Il meschino episodio mostra anche di cosa si occupa Poste italiane. Oggi su Il Fatto c’è un articolo: “Utili record e quasi duemila licenziamenti. L’annuncio choc di Poste italiane”. I commenti dei lettori parlano di un servizio postale scadente ed esoso, e di un’azienda volta ricercare profitti anziché onorare i suoi obblighi di fornitura di un servizio pubblico essenziale. Siete accusati di non voler più consegnare la corrispondenza; ma vedo che state trovando modi creativi per fare rendere questo ramo secco. Un’azienda disposta a qualsiasi affare e alleanza. E anche i lavoratori che si prestano a fare i guappetti appaiono condividere la mission e i valori dell’azienda.

(5) L’episodio ha un merito: mostra quale impressionante carica di viltà gli esecutori e i suggeritori, e gli altri complici istituzionali, siano capaci di sviluppare. L’immagine di un postino sul marciapiede che, magari motorizzato, consegna la corrispondenza, è quanto di più familiare e pacifico; bisogna essere dei notevoli miserabili per usarla a tradimento per molestare, provocare, minacciare, trasformandola in un’icona ostile. Appare che vi sia un metodo in chi detta questi comportamenti; e che gli esecutori riescano a raggiungere il livello criminale supplendo con dosi industriali di viltà a quella mancanza di coraggio che è la principale caratteristica che li differenzia dai criminali convenzionali.

Francesco Pansera

Dr Francesco Pansera
Via Tosetti 30
25124 Brescia

https://menici60d15.wordpress.com/)

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Il commensalismo dei magistrati

Brescia, 28 mag 2012

A sinistra, e a un altro lato della tavola, stava, con gran rispetto, temperato però d’una certa sicurezza, e d’una certa saccenteria, il signor podestà, quel medesimo a cui, in teoria, sarebbe toccato a far giustizia a Renzo Tramaglino, e a far star a dovere don Rodrigo, come s’è visto sopra.”

(I commensali al tavolo di don Rodrigo, Promessi sposi, cap. V)

Con tutte le infamie commesse dalla magistratura e dalle forze di polizia nei miei confronti, a danno mio ma non solo mio, che non mi sia arrivata la ricevuta di ritorno della racc. spedita oltre un mese fa al giudice Platè (v. sopra “La corte dei miracoli bresciana dopo l’assoluzione per la strage”) dovrebbe essere l’ultima delle mie preoccupazioni. E’ già successo per molte altre denunce che le ricevute di ritorno sparissero; si è semplicemente riaffermato il principio che non posso spedire liberamente corrispondenza. Come è prassi, alla protesta è seguito un aggravio dei comportamenti denunciati: i postini sono divenuti una presenza fissa tra le comparse che inscenano atti di stalking.

L’episodio merita di essere notato per due motivi. Uno riguarda il livello di corruzione e il livello qualitativo della magistratura; i livelli intrinseci, al netto di altri fattori di malagiustizia. I magistrati attribuiscono la mediocre e talora pessima qualità del servizio giudiziario alle leggi sbagliate, alla carenza di dotazioni, a deficit organizzativi e alle responsabilità di poche “mele marce”, elementi senza dubbio reali. Però questa libertà di boicottaggio e provocazione è indipendente da tali fattori: l’episodio, solo uno tra gli innumerevoli atti di abuso, molestia e provocazione commessi impunemente, indica un atteggiamento collusivo della magistratura. Una magistratura che non sa garantire al cittadino che se questi scriverà a un magistrato quanto invia verrà correttamente recapitato; una magistratura che consente che l’abuso de “l’iniquo che è forte” venga reiterato nel comunicarlo a un giudice, è una magistratura che non ha rispetto di sé stessa; e che non si classificherebbe molto bene nella famosa graduatoria de “Il giorno della civetta”.

Il secondo aspetto è quello dei legami tra magistratura e terrorismo di Stato. Non è la prima volta che resto sorpreso dall’alone di pochezza e ambiguità che scopro attorno a un magistrato che si è occupato della Strage di Piazza Loggia del 1974, e che quindi dovrebbe essere un avversario di certi poteri. Questo ennesimo microepisodio, un momento in un continuum di abusi, è un esempio di un complesso di tecniche ben definite di boicottaggio, mobbing, discredito, logoramento e provocazione che sono espressione di nuove forme di controllo antidemocratico. E che sono probabilmente derivate da un’unica matrice che si occupa anche – si va facendo sempre più chiaro [*] – di nuove tecniche di terrorismo false flag o pilotato. Andrebbe riconosciuto che la magistratura non si è limitata a mantenere impunito post factum il terrorismo di ieri, ma lascia libera di agire, e aiuta nei suoi primi passi, l’opera di allestimento di nuove forme di “eversione dall’alto” mediante la creazione surrettizia o materiale di una devianza, l’imposizione di uno stigma su soggetti da eliminare dalla vita civile, e la diffusione dei corrispondenti modelli culturali nell’opinione pubblica.

La questione decontestualizzata appare bagatellare e segue a ruota l’assoluzione per la Strage (e avviene mentre a Brindisi sembra riapparire la strategia della tensione ma il PM, lupus in fabula, attribuisce subito la bomba a qualche singolo arrabbiato col mondo); mostra una delle strategie dei magistrati per togliersi d’impaccio, e anzi acquisire meriti presso i don Rodrigo, quando i don Rodrigo che dovrebbero fare stare a dovere sono soggetti come la NATO, gli USA, i loro manutengoli delle forze di polizia, etc. : i magistrati tendono a porre i reati fuori dalla loro portata, mediante l’estremizzazione e la minimizzazione. In casi come la Strage, lasciano crescere lo scandalo provocato dal reato – reato che aveva tra i suoi fini proprio quello di incidere sull’opinione pubblica – fino a che il fatto appare tanto enorme da giustificare in qualche modo sul piano umano la loro defezione. All’opposto in altri casi, come il mio, vedono solo singoli attimi isolati di una dinamica complessiva, rappresentandoli come di poco o nessun conto e non meritevoli perciò di considerazione; il padrone di casa, com’è suo interesse, li favorisce in questo loro applicare la fallacia del sorite, procedendo quando possibile a piccoli passi.

Con mezzi del genere i magistrati mantengono la posizione di rispettoso commensale davanti ai poteri che, nel perseguire grandi interessi economici e politici, ordinano le operazioni di omicidio politico e di psyop di vario tipo, quelle clamorose dei decenni precedenti e quelle apparentemente meno cruente di oggi.

Copia della presente viene inviata come racc. online (se i vari convitati me lo permettono) a Rodolfo Sabelli, presidente dell’ANM. Senza ricevuta di ritorno.

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Leopardi, Unabomber e altri eversori. https://menici60d15.wordpress.com/leopardi-unabomber-e-altri-eversori/

Il pendolo di Foucault e il generatore di Kelvin. https://menici60d15.wordpress.com/2012/03/27/il-pendolo-di-foucault-e-il-generatore-di-kelvin/

Terrorismo multipronged ? https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/

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21 settembre 2012
Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Madron “Brescia, la conferma della Siae: gonfiati i numeri della mostra su Matisse” del 21 settembre 2012

Vivo a Brescia. Credo che il caso, particolarmente delicato e complesso, sia da valutare andando coi piedi di piombo, evitando facili condanne di piazza, giudizi politici affrettati e cadute di stile. Lo si dovrebbe analizzare mediante la teoria della semantica generale di Korzybski. Però, conoscendo di persona l’uso che i protagonisti fanno del potere pubblico, e avendo nelle narici le zaffate dei mezzi di A2A che spesso mi sfiorano, quando non mi vengono letteralmente addosso, mi pare più semplice e appropriato comparare le dichiarazioni del sindaco Paroli, che cade dalle nuvole e si dice arrabbiato per la truffa alla quale lui e soci hanno esposto il Comune, con quelle di Ninetto Davoli quando commentò l’uccisione di Pasolini dicendosi incredulo e sorpreso che fosse omosessuale. Sui costumi dell’opposizione debenedettina, che dà segni di risveglio dal coma ora che per la Lombardia suona la diana del cambio di pupazzi nelle amministrazioni, non dico nulla perché rischierei di cadere nel volgare.

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Brescia,  25 settembre 2012

Avv Giuliano Pisapia

Sindaco di Milano

Piazza della Scala 2

20121 Milano

racc. r/r online

“Ora Hess dice una cosa essenziale: il mafioso non sa di essere mafioso. Fa parte di una visione di vita, di una cultura, di una legge, che è la sola che conosce”.

Leonardo Sciascia

Il sindaco Pisapia è mafioso?

Lunedì 24 settembre 2012 mi sono recato alla sede di Brescia A2A per pagare la bolletta. Appena varcata la soglia mi sono trovato davanti la pistola nella fondina di un vigilante, giovane, con una chierica, voltato di spalle. All’uscita una persona mi ha leggermene urtato nel sorpassarmi sgarbatamente nella fila per uscire dalla porta girevole. Ho acceso la telecamera che porto con me, anche dentro la sede ASM da quando un vigilante mi urtò mentre facevo la fila (erano comunque anni che non notavo più vigilanti nella sala). Nella porta girevole, dove di solito entra una persona per volta, un tipo corpulento, con accento est europeo, non solo è entrato insieme a me nel settore della porta, ma una volta entrato mi ha spintonato (senza motivo; neppure il pretesto della fretta, perché la porta è mossa da un motore che la fa girare a velocità costante). Alle mie proteste ha risposto “Tu parli troppo” (filmato e registrato).

Qualche giorno prima, il 21 settembre, avevo pubblicato su Il Fatto un commento sulle posizioni del sindaco Paroli nella truffa di Artematica, sui comportamenti di stalking di A2A nei miei confronti, e sulla sinistra in Lombardia (all.). Sono oggetto di organized stalking a causa di ciò che scrivo, per ciò che scrivo in campo medico (v il mio sito https://menici60d15.wordpress.com/); ma scrivo anche su argomenti politici, inclusa una critica alla Sua candidatura a sindaco di Milano (blog di A. Giannuli. Elezioni non ci giochiamo solo Milano ma l’Italia. 10 maggio 2011) .

A2A si distingue tra i vari attori per mettere in atto molestie che includono il contatto fisico. Il 10 maggio 2011, lo stesso giorno del commento sulla Sua candidatura, nella via dove abito una spazzatrice è sbucata contromano mentre tornavo a casa in auto a passo d’uomo, e invece di fermarsi e tornare indietro non solo ha proseguito ma ha spazzolato la fiancata dell’auto (filmato). Per diverso tempo le spazzatrici di A2A  mentre pulivano la strada, in piena mattinata, sembravano intenzionate a lustrarmi le scarpe. Ho imparato a prevedere le loro evoluzioni per scansarmi, ma il 7 marzo 2012 un camion spazzatrice, occupando l’intera larghezza di una stradina, provenendo da dietro, mi ha stretto a lato contro un muro di cemento, così che non potevo neppure respirare se non volevo essere toccato dal mezzo che passava mentre i getti d’acqua mi schizzavano e la grande spazzola roteando a pochi centimetri mi schizzava le schifezze che raccoglieva da terra. (Filmato, tra le proteste dell’autista per l’invasione della privacy). Il 3 novembre 2009 in piazza Paolo VI mentre si stava allestendo il palco per la visita di Benedetto XVI (al quale l’anno prima avevo rivolto alcune domande critiche su internet. “Professor Ratzinger, qual è la definizione di omicidio?”), in una manovra interforze sono rimasto preso tra la spazzatrice davanti e due agenti di PS alle spalle, che mi hanno fermato e chiesto i documenti mentre la spazzatrice proseguiva. Non si contano le volte che sono stato imbrattato, dalla polvere dei getti dei soffiatori manovrati a mano da operatori con la mascherina, o qualche volta dagli schizzi delle lance ad acqua.

C’è già stato un altro episodio di contatto indiretto, lo stesso 10 maggio 2011 della citata spazzolata alla carrozzeria; in Corso Garibaldi, quando appena uscito da una libreria, e appena passata un’auto della PM (l’auto della polizia all’uscita della libreria o della biblioteca è un classico, cominciato durante l’amministrazione Corsini) una persona in borghese, in bicicletta, mi ha violentemente urtato, facendomi saltare di mano la telecamera, alla presenza di spazzini di A2A (filmato). E’ lo stesso giorno del commento sulla Sua candidatura; comunque il giorno prima, il 9, un autista nero di A2A mi aveva chiesto perché li filmavo e io ho spiegato che è per limitare i danni del comportamento mafioso che la dirigenza dell’azienda, evidentemente, li spinge ad attuare. Pochi minuti dopo la botta si sono affiancati a me 2 vigili del Comune con manganello. Quello è stato un giorno di gran pulizia bresciana, che ha anche incluso un indaffarato addetto alla soffiatrice che mi ha lavorato accanto quando a piedi aspettavo il verde a un passaggio pedonale a poca distanza dal tribunale; mentre dall’altro lato della strada passava un prete in tonaca (l’accoppiata col clero è anch’essa un classico).

L’ostentazione di armi risale a quando andai in A2A a chiedere la documentazione, esibita ma non mostrata nel contenuto dall’allora sindaco Corsini, DS, per la quale l’inceneritore di A2A di Brescia, allora ASM, era il migliore del mondo. La documentazione mi fu promessa, ma non mi venne mai rilasciata. All’uscita nell’atrio della sede mi tagliò la strada un vigilante con la pistola che pendeva dal cinturone a sghimbescio che sembrava, anche a giudicare dall’occhiata che mi lanciò, un pistolero che aveva fretta di raggiungere il saloon e non avrebbe permesso a nessuno di fermarlo. Scrissi allora una lettera sull’inceneritore premiato, che mostrai a ecologisti bresciani. Pochi giorni dopo mi contattò la Casaleggio: Grillo ne fece l’argomento di un suo post (Premio fai da te degli inceneritori, 8 nov 2006). Da allora A2A appare essersi sentita autorizzata alla commissione quotidiana di un genere di reato che è difficile da dimostrare – tanto più che appartiene al genere di reati eversivi che i magistrati storicamente lasciano impuniti – ma la cui gravità va ben oltre quella delle molestie e dello stalking individuale.

Se gli episodi più gravi sono intervallati, avendo nella tecnica dell’organized stalking funzione di “priming” e di “booster”, c’è un pulviscolo di comportamenti che presi isolatamente sarebbero privi di significato, ma che formano un continuo ancora più sudicio degli schizzi della materia prima che A2A tratta. Il camion della spazzatura che appena uscito di casa ti sfiora in una strada stretta a velocità sostenuta e ti fa sentire una ventata fetida è così comune che non ci faccio quasi più caso. Conosco a menadito le tecniche di svuotamento di cassonetti e cestini, perché me ne viene data una dimostrazione multipla lungo la strada il giorno dopo che scrivendo sul web “parlo troppo” nell’opinione dei poteri che critico; v. ad es. nel mio sito i post “L’Italia cartografica” e “I “falsi pentiti” nella disinformazione biomedica”, pubblicati tra il commento su Paroli e A2A e lo spintonamento in A2A.

Queste pratiche di degrado e provocazione nella loro meschinità e viltà sono sostanzialmente mafiose. Non meraviglia che li metta in atto una azienda (che dovrebbe fornire solo servizi pubblici essenziali) controllata da gruppi politici bresciani che includono figure con un passato neofascista (e figure con un presente di rapporti con la NATO). Lei però, valente giurista, persona distinta, che ad ascoltarla fa venire alla mente la Milano del Verri e del Beccaria, non è fascista. Non è neanche mafioso. Quindi La invito a intervenire e a fare cessare questo comportamento, che è in crescendo, come se si volesse cercare un incidente. La considererò corresponsabile di futuri episodi.

Il caso ha voluto che andando a pagare la bolletta avessi in tasca gli appunti su un articolo che – faticosamente, dato lo stalking – sto scrivendo: sulla corruptio optimi nel liberismo. Corruptio optimi pessima. Il liberismo corrompe le migliori istituzioni sociali; per noncuranza, ma a volte deliberatamente: perché è strategicamente conveniente avvalersi dell’ottimo. Il male tramite l’ottimo corrotto è molto più insidioso da riconoscere e contrastare che il male palese. Tra gli esempi c’è la Sinistra, l’istituzione politica un tempo depositaria delle istanze di giustizia sociale; che è invece divenuta lo squallido strumento dello sfruttamento. Compito che esegue in forme che sono spesso indistinguibili da quelle che tradizionalmente si attribuiscono alla destra, o alla mafia, e appaiono da esse separate per una convenzione psicologica, senza esserlo nella sostanza. Mi auguro di non doverLa portare ad esempio di corruzione dell’ottimo.

Distinti saluti

Francesco Pansera

Dr F. Pansera

Via Tosetti 30

25124 Brescia

https://menici60d15.wordpress.com/

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Brescia , 21 gennaio 2013

Poste Italiane

Dr. Giuseppe Erario

Direttore della filiale di Brescia

Via L. Gambara 10

25121 Brescia

Poste Italiane

Dr Massimo Sarmi

Amministratore delegato e direttore generale

Viale Europa 190

00144 Roma

e p.c.

Dr. Giovanni Tamburino

Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria

Largo Luigi Daga 2

00164 Roma

racc r/r

Oggetto: Organized stalking – Richiesta sblocco servizi online

Allego la scheda sui comportamenti anomali di Poste Italiane nei miei confronti per il mese di gennaio, aggiornata al 19 gennaio.

Invio copia p. c. al Direttore dell’amministrazione penitenziaria, in riferimento al punto 1 della scheda, che riguarda agenti della Polizia Penitenziaria. Come forma illecita di privazione della libertà personale del cittadino a favore di interessi illeciti privati, l’organized stalking appare essere un “secondo lavoro” particolarmente adatto per i professionisti della detenzione.

In merito al blocco dei servizi online di cui al punto 3, chiedo alle Poste di fissarmi un appuntamento con un funzionario, e di comunicarmi data e ora, per ottenere la cessazione del blocco del mio account e di quello della mia compagna. Vi ricordo che ricorro alle racc. online anche per contrastare, oltre che il mancato ricevimento delle ricevute di ritorno, evenienza molto frequente quando le invio per ufficio postale, gli atti di provocazione che ricevo sistematicamente negli uffici postali, es. urti di postini, comparsate di poliziotti o carabinieri che mi si mettono accanto, etc. Visto che mi obbligate a venire negli uffici postali, sarete responsabili degli eventuali esiti di questa ricerca di provocazioni.

A mio parere tutto questo si iscrive in un quadro di una gravità che travalica di molto quella dei reati che sono prima facie configurabili. Credo che l’accanimento di Poste Italiane – tipico nella mia esperienza delle attività di destabilizzazione di polizia – si basi sulla natura istituzionale delle molestie, e sulle complicità istituzionali, che mi impediscono di denunciare quanto accade alla magistratura come sarebbe necessario.

Mi riservo di denunciare nei modi che riterrò opportuni l’accaduto, che si aggiunge ai tanti precedenti messi in atto da Poste Italiane, e che a mio parere attiene alla sfera delle attuali attività eversive istituzionali, data la mia attività politica e di denuncia di frodi mediche, come mostrano anche i miei scritti critici sui blog. Data la limitazione della libertà di corrispondenza, posto la presente lettera sul mio sito internet, aggiungendola al post “La Corte dei miracoli bresciana dopo l’assoluzione per la strage”.

Francesco Pansera

All.

Dr Francesco Pansera

Via Tosetti 30

25124 Brescia

Sito internet

https://menici60d15.wordpress.com/

Pansera Francesco

Via Tosetti 30

25124 Brescia

Registro organized stalking istituzionale

Anomalie – Sezione Poste Italiane

Gennaio 2013 (fino al 19 gennaio)

1)      11 gennaio 2013. Ore 12:40. Attraversamento pedonale via Cremona altezza Via del Carso (bar Black & White). Un furgone cellulare della Polizia Penitenziaria mi si inchioda davanti mentre passo sulle strisce pedonali. Alla scena è presente un postino a piedi, che fa platealmente il saluto militare agli agenti di polizia penitenziaria. L’attraversamento, che ho soprannominato “checkpoint Calipari” è da anni luogo preferito per azioni di stalking da parte di auto della polizia e di mezzi civili. L’episodio è stato immediatamente preceduto e seguito da un ostentato via vai di postini in scooter, e da una delle telefonate mute sul cellulare che ho ricevuto in quel periodo, per circa 10 giorni più volte al giorno. E’ ricollegabile a precedenti azioni di molestie tramite postini in scooter che mi venivano addosso per scansarmi all’ultimo istante, a volte sul marciapiedi (racc. del 24 apr 2012 a Sarmi, Ialongo, e al giudice Platè; inviata a mano dato il blocco delle raccomandate online a causa di un asserito problema del mio account sul server delle Poste ).

2)      14 gennaio 2013. Ore 11:50. Ufficio postale di via Villaggio Ferrari. Devo spedire un pacco. Ho due persone davanti. La macchina pesatrice “si blocca” secondo gli impiegati. Funziona comunque per le due persone che mi precedono. Arrivato il mio turno la macchina si blocca, definitivamente. Gli impiegati si danno consigli tra loro, staccano e attaccano le varie prese, mi invitano a rivolgermi a un altro ufficio postale. Occorrono 44 minuti per ottenere la spedizione del pacco.

3)      19 gennaio 2013. Invio un raccomandata online. Il server delle Poste accetta la lettera, ma non mi permette di pagarla, tenendola come bozza Chiamo lo 803.160. Mi si dice che il mio conto è bloccato, e che se voglio avere il servizio dovrò recarmi personalmente presso un direttore di ufficio postale per “aggiornare il crm”. Anche il conto bancoposta della mia convivente risulta bloccato, almeno ai fini del pagamento della raccomandata. L’addetto,(codice 6577), che in un primo tempo rifiuta di darmi il suo codice identificativo, “richiesta troppo vaga”, risponde alla mia domanda sul perché le Poste non mi hanno avvisato in modo da evitare il disguido affermando che questo è il servizio offerto dalle Poste, e che se non lo trovo soddisfacente posso rivolgermi ai servizi postali privati. Appare inverosimile che le Poste attuino un blocco del servizio senza avvisare l’utente su come prevenirlo recandosi a un ufficio postale per l’aggiornamento che sarebbe richiesto. Appare scorretto che le Poste accettino di acquisire corrispondenza sapendo che si rifiuteranno di inoltrarla. L’episodio appare collegabile a un lungo periodo di ostacolo all’invio di raccomandate, che ha incluso la non accettazione del pagamento online; la spiegazione finale data dalle Poste allora fu che la mia password non aveva maiuscole né numero, e dovetti cambiarla. L’episodio appare inoltre collegabile alla mia richiesta di rispondere per iscritto a un invito del tutto immotivato di recarmi alle poste per fornire una seconda volta informazioni relative alle procedure antiriciclaggio su un conto corrente di modesta entità e senza movimenti rilevanti; pena il blocco del conto (racc. del 9 lug 2012 a Paris; dopo la mia lettera le Poste non hanno dato seguito alla loro richiesta).

*  *  *

Brescia, 21 gennaio 2013

A2A

Presidente del Consiglio di sorveglianza

Sig. Pippo Ranci di Ortigosa

c/o A2A

Via Lamarmora 230

25124 Brescia

Fondazione ASM

Presidente

Sig.ra Roberta Marniga

Piazza del Vescovado 3

25121 Brescia

racc a/r

Ho ricevuto la bolletta. Rinnovo l’invito, già presentato in occasione della precedente bolletta, a recedere da pratiche di organized stalking mediante i vostri spazzini, i vostri agenti di polizia e i miserabili in borghese.

Francesco Pansera

Dr F. Pansera

Via Tosetti 30

25124 Brescia

P.S. dato che Poste Italiane mi impedisce di inviare raccomandate online, posto la presente lettera sul mio sito internet, aggiungendola al post “La Corte dei miracoli bresciana dopo l’assoluzione per la strage”.

§  §  §

Brescia, 3 feb 2013

Dr Guido Galardi

Presidente

Coop Lombardia

e-mail: info@lombardia.coop.it

Dr Dino Greco

Direttore

Liberazione

e-mail: segreteria@liberazione.it

Dr. sa Livia Brassesco Pace

Prefetto di Brescia

Piazza Paolo VI, 16

25121 Brescia

racc a/r online

Oggetto: Utilizzo di prostitute strictu sensu nell’organized stalking istituzionale

Ieri pomeriggio, mentre con la mia compagna ero in fila alla cassa del supermercato Coop di Via Salgari a Brescia, invece di essere urtato come di consueto da qualche commessa o magazziniere sono stato ripetutamente spintonato e strusciato da una coppia di donne che parlavano in una lingua dell’Est, dell’età di circa 55 anni, identificabili per gli abiti sgargianti, i modi sfrontati, e per il trucco pesante sui volti sfatti, come prostitute. Ho dovuto dire loro di smettere, cosa che hanno fatto prontamente, scusandosi. Solo, una volta usciti dalla Coop, le due ci hanno raggiunto nell’atrio, vuoto, del centro commerciale, e lì nonostante l’ampio spazio ho dovuto sospingere la mia compagna per schivarle.

Il supermercato Coop di via Salgari è un genere ben frequentato; vi si possono incrociare dirigenti della sinistra, come il dr Greco; e anche ieri ce n’era uno. Questa era circa la terza o quarta volta che mi recavo alla Coop dopo aver scritto sul blog de Il Fatto che nella mia esperienza il comportamento delle commesse Coop è assimilabile, sul piano etico, se non su quello dei costumi sessuali (come invece sosteneva un altro blogger) a quello di prostitute [1]; e la prima volta dopo il commento che ci venivo con la mia compagna, che evito di coinvolgere in quelle corride che sono per me il fare la spesa.

Devo dire che la novità mi trova favorevole. Le due figure di prostituta felliniana mi hanno fatto ricordare l’espressione di un personaggio del regista: “Se un ladro ha la faccia da ladro in fondo è onesto”. L’uso per queste forme di controllo di prostitute strictu sensu, o comunque di figure che le rappresentano in maniera caricaturale, costituisce un passo verso la verità, sia per l’organized stalking ai miei danni tramite le forze di polizia, sia per quello tramite i dipendenti Coop.

E anche rispetto ai moventi, rappresentati ad es. da un mio commento sul blog ne Il Fatto di Salvatore Borsellino, postato e censurato poche ore prima, che allego, riguardante la candidatura di Andolina da parte di Rifondazione Comunista alle imminenti elezioni politiche. Maggiori informazioni su come tale candidatura rappresenti una partecipazione a operazioni e reati che dietro a un’apparenza di “rivoluzione civile”, si collocano molto al di sotto della prostituzione di strada, proseguendo la tradizionale alleanza della “sinistra” con le peggiori operazioni “deviate”, sono raccolte nel post “La fallacia esistenziale nel dibattito bioetico sulle staminali”:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/22/la-fallacia-esistenziale-nel-dibattito-bioetico-sulle-staminali/

nel mio sito https://menici60d15.wordpress.com/

Quindi se utilizzerete prostitute o altri emarginati nello stalking vedrò ciò come un cambiamento vantaggioso; considerandoli non migliori ma più autentici, e quindi meno repellenti, di voi e dei vostri sottoposti regolarmente assunti. E probabilmente anche maggiormente consapevoli di stare praticando una forma illecita di violenza, e provvisti di un maggior senso del limite.

Francesco Pansera

Dr F. Pansera

Via Tosetti 30

25124 Brescia

https://menici60d15.wordpress.com/

[1] I buchi neri. https://menici60d15.wordpress.com/2012/11/27/i-buchi-neri/

all:

2 febbraio 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Borsellino “Cosa penso davvero di Ingroia e del suo progetto politico” del 1 febbraio 2013

censurato

La prospettiva di un politico pulito attrae chi vorrebbe un’Italia pulita. Ma non credo che Ingroia rappresenti una vera svolta rispetto a quei mediatori del parassitismo che sono le altre liste. Mi permetto di consigliare cautela; perché Ingroia non si è ancora tolto la toga, e non è ancora entrato in Parlamento, che ha già candidato un soggetto come Andolina, che non solo è inquisito per truffa e associazione a delinquere a danno di malati, ma è implicato in una operazione inqualificabile, a favore di grandi interessi industriali e finanziari, che si avvale, tra gli altri appoggi, di quel genere di strutture “deviate”, o meglio devianti, che nei decenni precedenti si sono occupate in maniera criminale e funesta di magistrati come Paolo Borsellino.

Lo si associa a figure che furono un’eccezione rispetto alla media dei colleghi; ma di fatto nella scelta dei candidati mostra di esercitare il peggiore vizio della corporazione che l’ha espresso, favorendo intrighi e manipolazioni che esiteranno in forme particolarmente gravi di parassitismo del potere a danno dei cittadini. L’entusiasmo acritico non è un buon antidoto al cinismo gretto. Il sogno non interrompe l’inganno, ma può prolungarlo. Anche senza puntare il dito verso Ingroia quando lo elogiano persone da ascoltare come Salvatore Borsellino, non  bisognerebbe dimenticare che sono all’opera menti un po’ più raffinate delle nostre; e, ho l’impressione, di quella dello stesso Ingroia.

[Le email agli indirizzi di Coop e Liberazione, presenti sui loro rispettivi siti, non sono state accettate. Sono pertanto state inviate all’ufficio stampa di Coop Lombardia e di Rifondazione comunista: silvia.mastagni@ancc.coop.it , ufficiostampa@rifondazione.it]

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29 agosto 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Tonello “Brescia, nove vigili contro un pensionato e i suoi libri” del 28 agosto 2013

Ne Il Gattopardo, padre Pirrone – gesuita – fa scricchiolare le scarpe e sfoglia con fragore il breviario per dissimulare l’avere schioccato la lingua all’udire la dote di Angelica. Analogamente, questo quadretto di ostentata stolidità burocratica delle guardie del sindaco non dovrebbe contribuire a tenere nell’ombra altre pratiche, che al contrario giocano sull’invisibilità, per le quali nella pretesca Brescia i vari corpi di polizia servono da esecutori in operazioni così profondamente illegali che sarebbe appropriato – e doveroso – confrontarle con le complicità istituzionali nella Strage impunita del 1974.

*  *  *

@ Corrado. Fino a che non si chiariscono certe responsabilità, vecchie e odierne, la distinzione tra forze dell’ordine dello Stato e mercenari al servizio di impresentabili interessi di parte non sarà così netta come dovrebbe essere.

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@ Corrado. Lo sa come si chiama la mentalità che confonde tutela della legalità e protezione? A proposito di polizia e libri nella città del fare, le consiglio “Il modello mafioso e la società globale” di L. Cavallaro, 2004.

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@ Corrado. Non vorrei che pensasse che ritengo i vigili di Brescia “menti raffinatissime”. Nulla di tutto ciò.

*  *  *

Brescia, 8 gennaio 2014

Dr.sa Livia Brassesco Pace
Prefetto
Piazza Paolo VI, 16
25121 Brescia

e p.c.
Procuratore della Repubblica
Dr.sa Celestina Gravina
Via Aldo Moro 26
75100 Matera

On. Marco Minniti
Sottosegretario di Stato con delega ai servizi
Palazzo Chigi
Piazza Colonna 370
00187 Roma

Polizia e mafia legale

Desidero ringraziarLa. Tornato dalla Calabria, la mia compagna è andata a controllare se l’ascensore era stato bloccato, come è avvenuto le volte precedenti. Stavolta ho potuto usare l’ascensore del condomino dove abito per portare i bagagli e le scorte alimentari. A settembre Le scrissi, dopo la scena dell’ascensorista che arriva giusto in tempo per intralciarmi mentre porto i bagagli sulle scale [1]. Al successivo ritorno dalla Calabria, il 3 novembre, c’è stato un nuovo blocco dell’ascensore, preceduto da una serie di molestie in Calabria, tra le quali l’email di un condannato per mafia [2]. E’ stato seguito da altre molestie a Brescia: nel mio sito c’è il video dell’autobus che mi punta [3], all’incrocio dove in genere mi sfilano davanti auto della polizia. Il filmato è stato effettuato la mattina successiva al blocco, avendo ancora nell’auto 10 kg di patate, 15 kg di olio e 20 kg di agrumi.  Stavolta, mentre in Calabria e sulle strade ho subito il consueto stalking, ho potuto usare l’ascensore, e di questo la ringrazio. E’ vero che il mattino dopo, il 7 gennaio 2013, ho ricevuto una seconda multa per passaggio al semaforo rosso, ad Amantea, risalente al 22 ottobre 2013, e che comporterà la sospensione della patente data la multa analoga del viaggio di ritorno dalla Calabria [2]; consegna contornata da ostentate comparsate della polizia municipale di Brescia. Qualche giorno fa l’assessore alla sicurezza del Comune ha partecipato a una cerimonia antimafia, esprimendo la volontà di tenere la mafia lontana da Brescia.

Il tempo dirà cosa intendete ottenere con questa recrudescenza. Per ora la preoccupazione che mi spinge a scriverLe è che non vorrei che l’improvviso acquazzone di multe dopo decenni di tranquillità – da questo lato – confonda le acque. Lo stalking e il mobbing che ricevo da anni da forze di polizia grandi e piccole mi ha causato e mi causa danni ben più gravi di una sospensione della patente. E non si tratta di dispettucci, ma di reati gravi commessi sistematicamente dalle istituzioni per consentire altri gravi reati. Se dico che siete della stessa pasta dei vostri predecessori che collaborarono alla Strage del ’74 e alla sua impunità, non è perché improvvisamente vi mettete afare multe e crearmi nuovi problemi. Ciò che fate da molti anni in maniera subdola appartiene agli atti di violenza eversiva di Stato, ordinati da poteri forti, i cui moventi vanno ricercati nella mia  attività di dissidente rispetto alle frodi mediche che lo Stato appoggia.

Tornando a Brescia riflettevo su quanto vado scrivendo su internet [4] mentre mi rendete la vita impossibile: su come lo Stato stia introducendo a danno dei pazienti e dei cittadini, tramite la abbietta carnevalata “Stamina vs. staminali ufficiali”, la frode delle staminali  “out of thin air”, nella lingua degli importanti referenti del sottosegretario Minniti; e su come si possa praticare l’assassinio morale, e non solo morale, di chi è di intralcio a frodi gravissime sulla salute allo stesso modo, dal nulla, out of thin air, se si può contare su istituzioni di controllo sufficientemente corrotte.

ccc
Ho anche proseguito la riflessione sulla “antimafia cossighiana”, che mi ha portato in ottobre a scrivere il commento su mafia, antimafia e amministratori locali calabresi [5], e che ora è stato incorniciato da due multe in quegli stessi giorni e dal ritiro della patente. Resto convinto che la  diade ndrangheta/antimafia sia ingannevole, e che non possa esservi lotta efficace contro la mafia illegale, in Calabria come in Lombardia, se insieme non si combatte la mafia legale, quella che alligna nello Stato e che spesso si immedesima nei suoi poteri.

Vedo invece che la lotta alla mafia che spara viene usata come travestimento per praticare la mafia legale; in Calabria e in Lombardia. La mafia legale favorisce quella illegale, notò Danilo Dolci; ma anche la mafia illegale, fornendo  un falso standard e una minaccia che spinge il cittadino a  riconoscere l’autorità di chi occupa lo Stato, aiuta la mafia legale [6]. Ha scritto Francesco De Sanctis su Machiavelli: “Ammette il terribile; non ammette l’odioso e lo spregevole”. La mafia illegale pratica il terribile, e anche lo spregevole e l’odioso. Mentre, come Le ho già fatto presente,  sembra che la mafia legale, coi suoi mezzi vili e miserabili, sia  più confacente ai limiti dell’indole e della natura di tanti che a vari livelli occupano cariche pubbliche.

Dr Francesco Pansera

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Dr F. Pansera
Via Tosetti 30
25124 Brescia

[1] Lettera a Cancellieri, De Nard, Ascensori Quattroeffe del 4 settembre 2013.

[2] Polizia e mafia. Lettera a Gravina, Santarcangelo, Siepe del 25 novembre 2013.

[3] Milizie bresciane. https://menici60d15.wordpress.com/2013/12/17/milizie-bresciane/

[4] La frode delle staminali. https://menici60d15.wordpress.com/la-frode-delle-staminali/

[5] La convergenza di mafia e antimafia. Pizzo mafioso e pizzo di Stato.

https://menici60d15.wordpress.com/2013/09/08/la-convergenza-di-mafia-e-antimafia-pizzo-mafioso-

[6] I professionisti della metamafia. https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-

[Nota. Delle ricevute di ritorno, Poste Italiane al 1 marzo 2014 ha restituito solo quella inviata al prefetto Brassesco Pace. La raccomandata inviata al procuratore della Repubblica Celestina Gravina è ritornata al mittente. Non si sa nulla della raccomandata al sottosegretario ai servizi Minniti, che nel frattempo ha aggiunto alla sua carica quella di “autorità delegata per la sicurezza della Repubblica” con il governo Renzi. Ma appare che la consegna di una “ricevuta” sia stata affidata a “postini” particolari, devoti alla Repubblica e alla legalità quanto lo sono i loro superiori, in Calabria come in Lombardia. ]

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27 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Lombardia, spese legali per chi è accusato di eccesso di legittima difesa”

Questa è una formalizzazione, presentabile, di uno stato di fatto che non può essere messo per iscritto. C’è già una tacita regola per la quale i lombardi possono commettere reati e atti di violenza illegittimi, anche gravi, purché non vistosi, avendo le spalle coperte. Soprattutto se a favore di interessi locali. C’è già una robusta cultura dell’esercizio dell’illegalità garantito dallo Stato quando alcuni affari lo richiedono. Fa parte del riconoscimento della regione come “produttiva”. Una regola e una cultura che sono fondamentali per la comprensione dell’attecchimento, a prima vista inspiegabile, della mafia in Lombardia.

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