I crimini di controllo e il loro carattere continuativo e moltiplicativo

24 March 2019

15 marzo 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “Omicidio Biagi, l’ex Br Boccaccini chiede riduzione della pena. Il figlio: “Sconti tutto, sarebbe un’altra ingiustizia””

Credo che andrebbe definita la categoria dei crimini di controllo: quelli commessi su input dei poteri forti per controllare il Paese*. Riconoscendone il carattere continuativo e moltiplicativo. Una funzione, la curva su un diagramma, va distinta dal valore puntuale che assume a un dato tempo t. Analogamente, molti reati di terrorismo e mafia hanno carattere di funzione: sono momenti di un’attività continua, e moltiplicativa. Gli omicidi sono picchi, punti di massimo di un crimine, la funzione di controllo, che va considerata nel suo intero. La violenza omicida abbagliando nasconde la parte della funzione che spesso la precede, qui l’avere esposto inerme Biagi, o l’isolamento di magistrati poi uccisi, e la parte che la segue, impunità, condanne fiacche, facili depistaggi, perdonismo zelante, sostituzione della vittima con soggetti graditi. Nella mia esperienza l’effetto di controllo ottenuto tramite apparati istituzionali asserviti viene moltiplicato dal successivo impegno che i vari organi dello Stato pongono nel proteggere manovalanza e complici. Lasciare non adeguatamente svelate e represse violenze e manipolazioni volte a controllare il destino del Paese è una continuazione del controllo, e un alimentare il focolaio acceso col momento omicida. Giuristi potrebbero tradurre nei termini della loro disciplina quanto propongo da cittadino, e da persona informata sul lerciume di Stato.

*Dezzani F. Omicidio Marco Biagi: il terrorismo di Stato è fra di noi. 4 marzo 2015.

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17 maggio 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “Omicidio Biagi, pena ridotta di 10 mesi all’ex Br Boccaccini. Il figlio Lorenzo: “Mi fa molta rabbia, prendo atto” “

jav2. ogni tanto pensi anche a quello che ha fatto suo padre… [commento più votato, con 10 like]

@ jav2. Anche nell’omicidio Biagi compaiono complicità di Stato e brigatisti che fanno da ponte coi servizi*. L’omicidio annunciato e lasciato commettere ha educato giuslavoristi e legislatori ad essere diligenti nei compiti di dettato dei poteri forti sulle leggi sul lavoro. Anche grazie ai “lavoratori” che non concepiscono altro che il loro interesse immediato. Non pensando che sia nel loro interesse, che sia indispensabile, tutelare lo Stato e la nazione. Es. impedendo condizionamenti tramite l’assassinio politico, che si tradurranno in danni anche alle condizioni di lavoro, come è avvenuto. Con l’omicidio si è sfruttato, oltre che una classe dirigente che vende il Paese – magistratura non ultima – quello che chiamo ‘il canone italiano’ della gente comune: l’essere aggressivi coi propri pari e connazionali e codardi con il potere. L’attuale stato del lavoro in Italia sotto il tallone liberista mostra l’inefficacia del canone; dello scannarsi tra connazionali e leccare il potere. Chi, invece di scagliarsi contro l’ucciso pensando all’abbonamento allo stadio perso per colpa sua, volesse cominciare, nel suo interesse, ad alzare la testa, può leggere il primo capitolo de ‘Il golpe inglese’, ‘E Churchill ordinò: insabbiare il delitto Matteotti’ (Cereghino e Fasanella, Chiarelettere, 2011) su come gli inglesi armarono con documenti Matteotti contro Mussolini e armarono la mano fascista che l’uccise.

*Dezzani F. Omicidio Marco Biagi: il terrorismo di Stato tra noi. 4 marzo 2015.

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28 maggio 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Barbacetto “Su piazza della Loggia ora sappiamo la verità. Un pezzo che spiega un quadro intero”

Magistratura e forze di polizia hanno messo in carcere gli autori della strage in meno un anno e mezzo. Un anno e mezzo del pianeta Saturno, che impiega 29,5 anni terrestri a girare intorno al sole. Considerando che ci saranno state da mandare in galera un centinaio di persone si è avuto un tasso di punizione del 2%; con una risposta temporale del 3.4%, calcolata come il rapporto tra un tempo perfettamente accettabile, un anno terrestre e mezzo, e i 43 anni terrestri reali. Moltiplicando i due tassi si ottiene un indice di efficacia giudiziaria dello 0.07%. Questo limitandosi alle responsabilità di manovalanza e quadri intermedi. Si dovrebbe includere nel conto quanto l’impunità abbia permesso altri delitti e condizionamenti nelle ere politiche successive. Questa può essere una risposta all’abbuono alla Lucia Mondella – “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia” – secondo il quale la storia la scrivono i tribunali, e a spiegare “l’intero quadro” delle stragi sarebbe una sentenza di condanna minimale che segue ciò che è di dominio pubblico da decenni. Per chi conosca la partecipazione contemporanea di CC, poliziotti, magistrati al quadro dell’asservimento istituzionale ai poteri che oggi come allora controllano il Paese, la condanna micrometrica è piuttosto una operazione cosmetica che salvando la faccia consente di meglio proseguire nel servire gli stessi mandanti di allora in nuovi compiti, silenziosi ma non meno dannosi per il Paese.

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31 luglio 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Barabino “Ponte Morandi, “non c’è nulla da celebrare”. I vigili del fuoco scrivono ai parenti delle vittime che non parteciperanno all’inaugurazione”

Un richiamo alla serietà. Se gli italiani smettessero di applaudire a comando farebbero un passo avanti verso una vita libera e dignitosa.

@ FRANCO. Commento all’art. de Il Fatto del 28 giu 2019 “Ponte Morandi, un boato sordo e un lungo applauso: il momento dell’esplosione delle pile 10 e 11”: “Un “lungo applauso” per la demolizione del relitto di un viadotto autostradale che è crollato per il malgoverno, uccidendo decine di persone, che avevano pagato un pedaggio per passarci sopra. Un applauso davanti a un caso esemplare degli sfaceli causati dall’arricchimento parassitario, a nostre spese e a nostro danno, come quello elargito ai concessionari delle autostrade. L’applauso facile è sintomatico di un’indole codarda e ruffianesca, e di scarso rispetto per sé stessi.”

La folla che il 10 giugno 1940 sotto il balcone applaude Mussolini per una entrata in guerra proditoria e che non si era neppure in grado di sostenere. La folla che il 4 giugno 1944 applaude gli alleati che entrano a Roma. Una guerra iniqua e stupida che ci ha fatto passare dall’essere sotto dittatura ad essere colonia; dall’applaudire un despota all’applaudire i colonizzatori. La folla che applaude il discorso della vedova dell’agente Schifani, funerali strage di Capaci, “Io vi perdono”; battendo le mani a quello sfogo di una donna sconvolta, probabilmente imbeccata dai preti, si è dato corso al fiume di retorica magniloquente, autocelebrativa e autoassolutoria che ha favorito impunità e mantenimento della mafia, prendendo il posto della sua demolizione senza applausi e senza chiacchiere.

@ FRANCO. Sei tu che sei venuto a commentare il mio commento, non viceversa. Ho risposto alle tue critiche perché mi ha dato modo di illustrare meglio il mio punto di vista. Cosa utile, e lecita, anche se non piacevolissima dato quanto mi hai scritto. Ho evitato di scrivere tante cose, sulle tue personali posizioni sugli applausi “spontanei” al ripristino di un tratto di viadotto autostradale lasciato crollare per carenza di controlli; agli applausi per la deregulation delle grandi opere che così si fa passare, come meritoriamente evidenziano i pompieri; e sugli sporchi trucchetti retorici che prendono il posto della autentica guerra alla mafia (es. l’altro giorno il Guardasigilli Bonafede ha potuto dire, come se fosse una cosa buona, che le indicazioni di 40 anni fa di Chinnici contro la mafia sono ancora attualissime). Devo però aggiungere che confermi la mia tesi della natura caporalesca di certi slanci verso il potere pretendendo nel tuo piccolo a tuo vantaggio di stabilire senso di marcia e intensità della comunicazione; come è tipico, dagli alamari più alti ai galloni più modesti, di quella che Foucault ha chiamato la microfisica del potere.

@ FRANCO. Sarebbe bene che un giorno spiegaste la sequenza regolare condotta dai commentatori che quando scrivo dei delitti di potentati vari intervengono con attacchi personali, continuano per giorni e concludono che sono un disturbato mentale, che sono io che li sto importunando e mi comunicano – scaricando altri insulti – che pertanto non vogliono più parlarmi e che non mi ascolteranno.

Un’altra sequenza regolare, questa importante: 1 morti di Stato – 2 commemorazioni istituzionali autocelebrative – 3 impunità – 4 reiterazione del malaffare e dei tradimenti del punto 1. I punti 2, 3 e 4 in genere si sovrappongono in vario grado. Questi continui riti appaiono avere una funzione strutturale, in una ordinata complementarietà con le tragedie che li permettono e con il male che sotto la loro copertura viene proseguito.

La celebrazione di Stato su infamia di Stato è parte di un pacchetto: dai falsi pentiti alla strumentalizzazione dei parenti delle vittime. A iter giudiziari dove si gioca a perdere, v. quanto scrive il giudice Salvini ne “La maledizione di Piazza Fontana”, 2019. Il libro ha sulla copertina l’immagine dei corazzieri in alta uniforme che nella caligine, con lo sfondo del duomo di Milano, portano una imponente corona funebre. Oggi il pacchetto comprende anche il trollaggio; come questo tuo mentre si è tenuta la sfilata istituzionale – ricca di poesia – sul ripristino di un grosso cavalcavia lasciato crollare; e sui relativi giri di soldi passati e futuri.

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Vedi anche:

I depistaggi a stupro continuato

I magistrati e gli USA

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