“Ogni gruppo pensa che la sua m… non puzza”

10 February 2008

2 febbraio 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it 

Commento al post “La lista nera degli ebrei”.

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Gli Italiani corrono sempre in soccorso ai vincitori, e quelli che difendono fuori misura gli ebrei ora che gli ebrei sono potenti sembrano non gli oppositori, ma i discendenti morali degli Italiani che fecero finta di nulla quando gli ebrei erano deboli e furono sopraffatti dalle infami leggi razziali. (“E’ come sparare col cannone ad un uccellino”commentò il gerarca Bottai, che sosteneva che bastavano atti amministrativi con false motivazioni, come l’accusa di inettitudine, per allontanare gli ebrei da ruoli dirigenziali). Quelli che si sbracciano a difendere gli ebrei oggi, quando gli ebrei si sanno difendere da soli, sono gli stessi che mostrano il massimo zelo contro i nuovi discriminati, i nuovi proscritti. Il ”blacklisting” nel mondo accademico oggi non ha per oggetto gli ebrei in quanto tali, tutt’altro. Ed è cosa ben diversa dalla pubblicazione dell’elenco degli esponenti di uno dei gruppi che, minoritario in Italia, fa parte della “santa alleanza” che nel mondo influenza la comunità scientifica. La pubblicazione della lista è potenzialmente pericolosa, per come è stata inserita in un attacco frontale agli ebrei: un gruppo etnico che, mediante Israele, da decenni è in guerra contro nemici che sognano il suo annientamento; e che, per quanto potente, storicamente è a rischio di essere indicato come capro espiatorio. Ma è una pubblicazione che sarebbe anche utile, nell’ambito di un discorso sulla ricerca, se si volesse un sistema imparziale e trasparente. Si sarebbero dovuti pubblicare assieme gli elenchi degli universitari massoni, di quelli clericali, di quelli di nomina partitica, delle reti di parentele; di quelli che hanno legami finanziari con l’industria, eccetera. Gli ebrei attualmente non sono più a rischio di blacklisting nelle università; e anzi, chi conosce la situazione delle università in USA sa che i professori ebrei ora hanno voce in capitolo quando si stila, contrariamente ai principi etici della ricerca, l’elenco dei buoni e dei cattivi.

L’espressione “lista nera” è esagerata e tendenziosa. “Gli ebrei italiani verificheranno attentamente chi parteciperà alla manifestazione e chi no. Non c’è dubbio che chi eviterà di partecipare e non ci sarà, sarà considerato un nemico non solo di Israele ma anche degli ebrei italiani” (Pacifici, portavoce della comunità ebraica romana; Corsera, 31 ottobre 2005). Quest’affermazione, su un sit-in di protesta davanti all’ambasciata iraniana, è già più vicina al concetto di “lista nera”: la schedatura dei soggetti da considerare ostili, che può essere usata anche a scopo intimidatorio. Quando uno è davvero blacklisted scompare: non ha accesso né visibilità. Per comprendere, o ricordare, cos’è il blacklisting in un sistema formalmente democratico, si possono leggere le biografie di due scienziati ebrei che, pur avendo raggiunto i massimi livelli, apportando contributi fondamentali, finirono nell’ombra per le loro idee, in anni nei quali essere ebreo costituiva inoltre un reale handicap per gli studiosi: quelle di Leo Szilard (W. Lanouette. Genius in the shadows. Scribners, 1992 ) e di Norbert Wiener (F. Conway, J. Siegelman. L’eroe oscuro dell’età dell’informazione. Codice, 2005). La lettura delle idee scientifiche del padre della cibernetica, malviste dalla CIA, può anche servire a rifarsi la bocca mentre i vari poteri che oggi comandano nelle università sfilano sui media per denunciare le discriminazioni che subiscono. Sembra che, come nel finale di un film di Fantozzi, dove il ragioniere dopo morto va all’inferno anziché in paradiso perché il direttore totale, morto pure lui, ha scambiato i curriculum, ora i potenti si impossessino anche di quelle vesti di vittima che in realtà impongono agli altri, e che secondo il Discorso della montagna dovrebbero garantire un risarcimento, addirittura sotto forma di beatitudine, nell’aldilà.

Non si può tacere che Israele attualmente è invischiato in situazioni gravi, che sarebbero fonte di dolore per gli ebrei che furono vittime della persecuzione, se potessero vederle. Sul piano logico, è una fallacia sostenere che siccome un popolo è stato perseguitato, e perseguitato orribilmente, i suoi discendenti non possono essere persecutori. E, di converso, il fatto che un gruppo perseguiti non significa che non sia stato perseguitato, e che non sia a rischio di tornare a subire la stessa sorte. La relazione di persecuzione è simmetrica: si può essere perseguitati e perseguitare. Questa verità di ragione appare avere riscontro nella storia dell’umanità. Con gli ebrei, è particolarmente complesso distinguere e districare le diverse relazioni e il loro verso. Speriamo che almeno in Italia i contendenti si limitino a scambi verbali, e che anche i più agguerriti non si procurino pezze d’appoggio con altri metodi. Credo – un’opinione facilmente contestabile, e che probabilmente non farà piacere né agli ebrei né ai loro nemici – che gli ebrei vadano considerati, e siano, esattamente un popolo come tutti gli altri. Senza offesa, sono come noi e come gli altri; che è tutto dire. Non ci sono popoli buoni e popoli cattivi. Così mi rispose un medico ebreo di Boston sul conflitto tra israeliani e palestinesi: “Problem is each group thinks its s… doesn’t stink”. “Il problema è che ogni gruppo pensa che la sua m… non puzza”.
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Propter Sion non tacebo

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23 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Castano “Giornata Memoria, annullata mostra sulla Shoah: “Ci sono disegni di bimbi di Gaza” “

Un grande matematico (ebreo) Cantor, ha dimostrato come vi siano vari gradi di infinito; come alcuni infiniti siano “più grandi” di altri. Forse si può dire lo stesso degli eccidi; che ve ne sono alcuni ancora più gravi degli altri, come sostengono gli ebrei per il tentativo di genocidio che hanno subito. Restano però tutti atti infinitamente gravi e, come per gli infiniti matematici di Cantor, non li si può misurare col metro comune. Chissà se, là dove sono, i bambini ebrei uccisi dai nazisti e i bambini palestinesi uccisi dagli ebrei giocano assieme, senza badare alle pagliaccesche questioni di precedenza di noi vivi.

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28 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Colombo “‘American Sniper’, il cecchino Clint ricorda ‘La tregua’ di Primo Levi”

I facili sbrodolamenti hollywoodiani sui presunti mal di pancia di un soldato del più potente esercito invasore, che sceglie volontariamente il compito di sparare a freddo, da lontano, anche su civili; di sparare anche, a sua discrezione, su donne e bambini, un’attività non migliore di quella del sicario o del boia, o dello psicopatico, a Furio Colombo ricordano la lucida freddezza di Primo Levi nel riportare l’orrore vissuto della deportazione e del lager, riflesso nel peregrinare di uno scampato.

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@ ninuzzu. Parlavo solo dell’accostamento tra questo filmetto di propaganda e i libri di Primo Levi. Ho l’impressione che lei non distingua molto bene tra fiction e realtà. Non bisognerebbe fare l’avvocato, o il giudice, di un personaggio da videogame, considerando al posto dei fatti una trama ritagliata ad hoc per glorificare la barbarie senza esporsi troppo. Nella realtà di sicuro sì, hanno ucciso a freddo civili, gente normale come me e lei, in massa o uno alla volta, dopo essere piombati nella loro terra senza giustificazione. Mi pare che il trailer enfatizzi proprio la scena dove il soldato scelto mette nel suo crosshair una donna e un bambino. Diversa gente si eccita per queste cose. A me a pensare che si è spostato di dodicimila chilometri da casa sua in Texas per una battuta di caccia verso persone che non gli avevano fatto nulla viene un vago senso di nausea; simile a quello che provai quando da bambino vidi per la prima volta la foto tristemente famosa di quell’altro bambino con le mani alzate davanti a una SS che gli puntava il fucile nel ghetto di Varsavia.

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@ ninuzzu. Se un domani presunti terroristi di Belluno riuscissero – incredibilmente – a radere al suolo il più importante palazzo di Pechino, e qualche ministro leghista, le labbra ancora umide di grappa, inneggiasse a ciò, sarebbe giusto che i cinesi si impadronissero dell’Italia mettendola a ferro e fuoco? Film come questo educano a ragionare male. E a razionalizzare impulsi violenti: in USA, e ovunque nel mondo, prima c’è la voglia di aggredire e uccidere, unita all’interesse economico a farlo, e quindi si costruiscono storie per renderla presentabile.

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@ ninuzzu. Folle di italiani accolsero festanti il proclama di Mussolini di entrata in guerra nel 1940. Si ficcarono allegramente nel disastro non avendo capito nulla; istupiditi dalla propaganda come lo sono quelli che oggi si bevono i messaggi ideologici e propagandistici contenuti nel film di Eastwood. Sollecitare in noi stessi certi istinti e lanciare attacchi odiosi verso gruppi etnici a loro volta non privi di tendenze bellicose e di derive estremiste è giocare col fuoco. Riguardo alla strage di Charlie Hebdo, la sua natura, come per l’11 settembre, è incerta; ma di sicuro se bombardiamo civili a fini imperialistici poi non possiamo aspettarci che i loro correligionari musulmani, parlo delle persone normali, ci guardino con simpatia. Il culto della guerra, la ricerca di un nemico, è da irresponsabili per chi ci guadagna, e da perfetti stupidi per i comuni cittadini.

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4 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Simonelli “‘American Sniper’, un film che di originale ha solo i tre minuti finali”

Fritz è un giovane tedesco che per ingenuità giovanile e idealismo male orientato si è arruolato nelle SS. Inviato sul fronte russo, vede gli orrori, la stupidità, la crudeltà della guerra e sente sempre più come contrastino con i suoi principi sul dovere e l’onore. Conosce il dolore e la paura, i propri e quegli degli altri. Perde le certezze degli antichi punti di riferimento, senza conquistarne di nuovi. Stanziato negli ultimi mesi di guerra a Roma, la città del tradimento, gli arriva la notizia che tutta la sua famiglia, meno la sorella più piccola, è scomparsa sotto i bombardamenti alleati. Ha uno scontro verbale con il tenente che comanda il suo plotone, che lo minaccia di deferirlo alla corte marziale per i suoi discorsi disfattisti e di sfiducia nel Reich. Poco dopo vede cadere il commilitone suo migliore amico in un attentato di partigiani in abiti civili. Ecco perché quando quella donna rincorre il loro autocarro, sul quale hanno caricato dei partigiani catturati, d’impulso le spara, uccidendola; il rimorso immediato è acuito dalla vista del bambino e del prete accorsi accanto al cadavere. Tornato in Germania, con un’altra raffica salva in extremis la sorella da un soldato russo. Il film si chiude con Fritz che attonito e smarrito, la divisa lacera, tenendo per mano la sorellina guarda le rovine di Dresda. (Immaginario remake di Roma città aperta, se ipoteticamente ci fosse interesse a riabilitare i nazisti).

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@ Hobbes. E’ una sua idea, purtroppo diffusa, che tutte le storie siano come “Rashomon”. Una sorta di “relativismo epistemico”. Che spesso, come qui, gioca sullo scambio tra casi individuali e corsi storici. La descrizione della realtà, e i conseguenti giudizi morali, non dovrebbero cambiare a seconda “dei punti di vista”; tanto più se i punti di vista sono presentati dalla cinepresa retta da chi ha interesse a dare una certa versione.

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@ Hobbes. Suvvia, lei è troppo pessimista, per non dire nichilista. La vita è “Rashomon”? Citare “Rashomon” nella pratica è un modo colto per praticare il “se la canta e se la suona”. La vita non è un mero gioco di specchi. E’ anche un contrastare chi a botte di “angolazioni” giustifica tutto, anche l’indifendibile, e celebra tutto, anche ciò che è abietto. Pascal nelle sue Lettere Provinciali mostra l’assurdità dei sofismi coi quali i gesuiti arrivavano a giudicare leciti la violenza e l’omicidio per futili motivi.

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@ Hobbes. “La hanno raccontato le loro vite”. Le testimonianze personali sono rispettabili. Però nell’arte, incluso il cinema, nella scienza, nella militanza intellettuale, bisogna riuscire ad andare oltre il racconto, oltre il narrativo, anziché adagiarvisi ripetendolo; e cogliere, con gli strumenti propri delle singole discipline, il reale, che anche nel caso delle vicende umane esiste, e va identificato.

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@ Peters. Opere sui repubblichini come l’autobiografico “A cercar la bella morte” di C. Mazzantini sono apprezzabili perché contrastano gli eccessi di retorica e le distorsioni storiche della Resistenza (o meglio, di quelli che hanno prosperato sulla Resistenza), e spingono quindi verso il vero. Qui stiamo invece parlando della storia scritta a Hollywood dai vincitori. Meglio, dagli aggressori. Grazie per i complimenti alla mia proposta di trama. Ma soprattutto grazie per essersi esposto, mostrando come basti imbastire un raccontino di maniera da quattro soldi per ottenere consenso. E come molti siano quindi banderuole vulnerabili all’indottrinamento, e si sentano anzi difensori di valori estetici mentre non distinguono la realtà dalla narrativa. E mentre chiamano “arte” le bugie che fanno comodo e “propaganda” le verità che non fanno comodo. Nell’era del marketing, la narrativa strumentale, la sollecitazione a buon mercato di corde emotive, non è arte, ma veleno; veleno scientificamente sintetizzato.

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@ Peters. Non so quale ideologia mi attribuisce; non aderisco a nessuno schieramento di potere, ho simpatie per altri aspetti della cultura USA, e sono critico sull’immissione di nuove etnie in Europa. “L’ideologia” sarebbe il criticare come propagandistico un film che riguarda un conflitto che ha contribuito a creare una instabilità generale in Medio Oriente, tuttora in corso; un film altamente ideologico, che esalta la parte che aggredendo ha innescato una catena di lutti che continua mentre parliamo. Si dovrebbe astenersi dal “contenutismo”, dice lei, e guardare solo a come il film è confezionato. Non capisco cosa proibisca di considerare entrambe le cose; e perché va respinto come “ideologico” il considerare l’ideologia che il film promuove. Sprofondarsi nel velluto della poltrona fregandosene del rapporto tra un film che tratta di fatti terribili e attuali e la terribile realtà, sulla quale il film incide eccitando l’opinione pubblica e i fanatici, occidentali e islamici; il non badare ad altro che al piacere, alle sensazioni estetiche che si possono estrarre dalla visione di un film partigiano su una tragedia ancora in corso, mi pare una posizione di mediocrità presuntuosa; o una perversione, che non viene resa migliore dallo scambiarsi impressioni sull’esperienza quando le luci si riaccendono.

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@ Peters. Una volta sentii dire a un regista cinematografico, a una conferenza pubblica, che Veltroni avrebbe a suo tempo siglato un accordo riservato con il governo USA per garantire l’accesso e l’ampia visibilità dei film USA in Italia. Lei dice di avere “orrore” delle guerre lanciate dagli USA, ma si vuole “battere” perché non si dica che vi sia un rapporto con la politica estera USA di questo film, che si intitola “American sniper” e urla un messaggio guerrafondaio. Mi scusi, ma lei “si batte” per imboscarsi. Lei corre in soccorso ai cow boy contro gli indiani. Lei carica lancia in resta verso il banco del pop corn. Lei spera in qualche biglietto omaggio per soddisfare la sua inestinguibile – a quanto dice – sete di pellicola.

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@ Peters. A me il cinema piace; ma non vesto “panni reali et curiali” quando guardo un film. E io “guardo dentro al film”. I film USA hanno spesso questa rogna, di voler convogliare un messaggio ideologico volto a favorire grandi interessi. Contengono un’anima metallica che li rende spesso scomodi e spigolosi, e detrae dai loro meriti artistici. Questo film, che di artistico ha poco, esalta la violenza ignorante e vile; stimola le fantasie omicide dei giocatori di videogames. Sentimenti che sostengono un gorgo di guerre che dura da tanti anni e ora si sta avvicinando all’Europa. E’ meglio che si fermi lei, che per leccare il peggio degli USA viene a importunami dicendomi di stare zitto mentre si atteggia a esteta. Non so quanta sincerità possa esserci nelle sue posizioni, ma le trovo doppiamente sgradevoli. Non si distragga con me, torni alle sue funzioni nel tempio della decima musa, il fuoco sacro potrebbe spegnersi.

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27 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Corlazzoli “Giorno della Memoria, Auschwitz raccontata dai 18enni: “Quei muri sono come quelli che si vogliono alzare oggi” “

Un paragone che dà del nazista sterminatore a chi è contrario all’immigrazione forzosa. Non rispettando così neppure le vittime di quella tragedia. I muratori razzisti che allora eressero i muri dei ghetti e dei lager per segregare coloro che consideravano inferiori sono piuttosto simili ai muratori autorazzisti che oggi vogliono abbattere ciò che abbiamo costruito per trasformare la società in un’immensa tendopoli, sovrastata dai castelli dei signori.

@ Grazia Rove. La carta che gli resta da giocare è quella pretesca del tentare di suscitare ad ogni costo, senza andare per il sottile, un senso di colpa, per quanto infondato, che faccia presa almeno sulla parte più suggestionabile dell’uditorio; con accuse grottesche e spudorate verso chi non accetta l’assurdo di un travaso dall’Africa all’Italia.

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27 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Giorno della Memoria, Auschwitz raccontata dai 18enni: “Quei muri sono come quelli che si vogliono alzare oggi””

E’ vero, come notò anche Benedetto Croce, che c’è una continuità tra le falsità del fascismo e quelle della Repubblica, a parole opposta al fascismo. A un magistrato che nel dopoguerra presiedeva la corte del processo ai fascisti della banda Koch un imputato ricordò che durante il Ventennio il giudice usava portare la camicia nera sotto la toga. I caporali che servono gli ebrei oggi che gli ebrei sono potenti e da oppressi sono divenuti oppressori, che ci vendono ai poteri forti, che spacciano gli attacchi etnocidi al proprio popolo per atti di civiltà, sono i discendenti morali dei caporali che tradirono i nostri concittadini ebrei quando questi erano in una condizione di debolezza.

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22 gennaio 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Tani “Liliana Segre: “Da ebrea ero clandestina: so cosa vuol dire. Come posso gridarlo a chi erge muri?”. E commuove i ragazzi” “

E’ bene ricordare sempre la più recente persecuzione degli ebrei, quella nazifascista. Anche perché gli ebrei furono perseguitati da chi era in una posizione di potere. Vigliaccamente, la gente accettò gli ordini dall’alto. La stessa vigliaccheria, la medesima vigliaccheria che oggi che gli ebrei sono potenti, e sono serviti dalla crema della ruffianeria nazionale, porta ad accettare la strumentalizzazione di quegli orrori indicibili per favorire la dissoluzione globalista dell’Italia; mentre si finge di non vedere i muri di Israele contro gli altri abitanti della terra che ebrei e palestinesi dovrebbero condividere.

@ maselio. A mio modesto parere, paragonare i ragazzotti africani che si ciondolano a nostre spese agli ebrei nei lager, e considerare come fuori tema e “inquinante” (!) il tema della discriminazione ebraica verso i palestinesi mentre da ebrei si sale in cattedra a predicare principi universali di uguaglianza e pace, e da quella cattedra si paragonano al razzismo fascista gli italiani che stanno subendo un’invasione contro la loro volontà, non è una posizione seria e decorosa.

@ ilfattodiluca. Ai tempi della banda Irgun anche gli ebrei facevano i terroristi. E comprendevo le loro ragioni, quelle di volere avere una terra dopo tante persecuzioni. Oggi però a sentire voi le ingiustizie ebraiche contro i palestinesi non esistono, e invece esisterebbe un razzismo fascista degli italiani contro gli stranieri che vengono portati qui a forza, contro il nostro volere. Le parole della senatrice sulle violenze a base etnica e sui discorsi strambi coi quali il potere le sostiene sono vere, ma sono anche autologiche: sono anche predicato di sé stesse.

@ Si cominciò a uccidere palestinesi già con la banda Irgun, e non si è smesso. Quell’area è un roveto che arde senza mai spegnersi, come per una maledizione divina. A proposito delle “differenze” mi rifaccio a quello che mi disse un patologo forense ebreo di Boston sul conflitto ebrei-palestinesi: “problem is each group thinks their shit doesn’t stink”.

@ Roberto1969. Una volta un libanese in USA mi disse che gli israeliani facevano assassinare i leader arabi più ragionevoli, quelli che volevano trattare con gli ebrei per arrivare alla pace. Non so se sia vero, ma qui da noi mi sembra si voglia applicare la tattica dell’estremizzazione, stimolando il peggio in un popolo come l’italiano che non ha tra le sue sfortune quella di ritenersi superiore o eletto. Per poi accusarlo di essere razzista. Sembra vi dispiaccia che non ci sia tutto questo razzismo. Trovo assonanze tra il tuo insinuare che vengano adottate in Italia le concezioni di un criminale come Hitler, che era un abile manipolatore delle masse, e questa tattica criminale; e anche con le scritte razziste “goym shit” “gentili merde” che ricordo nei cessi di rinomate università di Boston.

@ Roberto1969. Mi chiedi di dirti se credo 1) che ci sia un’assonanza tra i discorsi di Hitler e gli slogan contro l’immigrazione. 2) Che oggi qualcuno stia manipolando le masse per acquisire potere. Rispondo. 1) è una domanda così tendenziosa e insultante che non merita altra risposta che c’è un’asinanza nel paragonare a Hitler l’opposizione alla violenza dell’immigrazione imposta. Bisogna invece chiedere perché odiate l’opposizione lecita e civile a una violenza etnica di diverso segno, e la vogliate dipingere coi colori dell’infamia accomunandola a frange estremiste, e spingerla in quella direzione. Sul tema della sollecitazione della pazzia estremista in Italia, penso a Moro, si dovrebbe avere almeno il buon gusto di tacere; e noi dovremmo stare attenti, dati i precedenti. 2) Tra quelli che manipolano le masse a fini di potere ci siete voi coi questi discorsi tristi e grotteschi, che arrivano a strumentalizzare un tentativo di genocidio per bloccare il confronto democratico e seminare oggi danno e zizzania. Chiedetevi voi che genere di lezione avete imparato dalle grandi tragedie della storia, e dove vi collocate rispetto ad esse con questo comportamento cinico e disperato.

@ Roberto1969. Grazie, mi fai un complimento. Troppo buono. Ci sono muri che opprimono e mura che liberano. In genere chi pratica l’odierno saturation advertising martellandoci di slogan contro i muri vuole abbattere le seconde e rafforzare i primi.

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11 novembre 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “Antisemitismo, Lamorgese: “Parole di odio portano ad azioni violente. Ultimamente sono state sdoganate. Mai abbassare la guardia” “

L’odio è una categoria politica dubbia; è del tutto scorretto parlarne senza distinguere tra le sue varietà. C’è l’odio razziale, che rasenta la psicosi. L’odio del prepotente, del despota, che vuole infangare e distruggere chi gli resiste. “L’odio prudente e vigile dei mediocri” (Celine). L’odio reattivo di chi ha subito un torto; Primo Levi (che rappresenta davvero un’anima nobile nel lager; lui dal seggio di senatore a vita avrebbe diffuso insegnamenti di civiltà autentici) scrisse che comprendeva l’odio delle vittime per i carnefici.

Inoltre insieme all’odio bisogna considerare la figura eterna dei caporali; gli acceleranti dei focolai di odio. Quelli che sotto il fascismo collaboravano alla persecuzione degli ebrei e oggi che sono potenti li servono.

Ieri a una conferenza la figlia di Pinelli ha ricordato che il questore Guida era stato un direttore del confino sotto il fascismo. Collegato al caporale che si reincarna nella storia è l’odio come pretesto per la censura: una retorica usata anche dai fascisti. Nel 1923 stabilirono per legge che i prefetti potevano diffidare i direttori di giornali, pena la sospensione della testata, dal pubblicare quanto “ecciti l’odio di classe”. Posso testimoniare che i questurini e c. di oggi non sono così diversi dai tempi di Bocchini, Leto, Senise e Guida; si occupano, in obbedienza ai poteri attuali, della censura delle denunce di frodi di grandi interessi; e gli fanno comodo false accuse e pretesti ipocriti.

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25 luglio 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post “Segre: “Il paragone tra vaccini e Shoah è follia, il cattivo gusto si incrocia con l’ignoranza”

La Shoah non c’entra. La banalità e la follia delle imposizioni liberticide, disumanizzanti e discriminatorie che la precedettero è invece del tutto rilevante per la banalità e la follia delle imposizioni liberticide, disumanizzanti e discriminatorie attuali.

“Gli ebrei debbono portare la stella giudaica ed essere distinti da tutti gli altri. Gli ebrei debbono consegnare le biciclette. Gli ebrei non possono salire in tram, gli ebrei non possono più andare in auto. Gli ebrei non possono fare acquisti che fra le tre e le cinque, e soltanto dove sta scritto ‘bottega ebraica’. Gli ebrei dopo le otto di sera non possono essere per strada, né trattenersi nel loro giardino o in quello di conoscenti. Gli ebrei non possono andare a teatro, al cinema o in altri luoghi di divertimento, gli ebrei non possono praticare sport all’aperto, ossia non possono frequentare piscine, campi di tennis o di hockey eccetera. Gli ebrei non possono nemmeno andare a casa di cristiani. Gli ebrei debbono studiare soltanto nelle scuole ebraiche. E una quantità ancora di limitazioni del genere. Così trascorreva la nostra piccola vita, e questo non si poteva e quello non si poteva.” Anna Frank.

@ Vitalemare. Io vorrei sentire voci come Primo Levi e Hannah Arendt, non questa figura mediatica senza spessore che si va ad affiancare a Conte, Draghi, Cartabia, tra gli spiriti eletti secondo il metro di giudizio del re travicello che ci è stato imposto. Non ci sono i nazisti. Ci sono quelli che chiamo gli ipofascisti, che usano sistemi indiretti. Compresa la repressione del dissenso per via amministrativa, propugnata a suo tempo dal gerarca Bottai per gli ebrei, lei che parla di libertà di esprimere il dissenso. Il primo dovere qui è di non inventarsi ideologie pseudoscientifiche per discriminare, si tratti di “razze superiori e inferiori” come nel ’38; o di “persone pericolose e non pericolose” (dice lei) sulla base di una descrizione di una ILI degna del Manifesto della razza del ’38. La Costituzione prevede la democrazia; e la democrazia implica l’accountability, la responsabilità e la verificabilità. Non l’alzarsi la mattina e inventarsi, ricevuto l’ordine, teorie sballate ad hoc, come fecero allora altri medici e scienziati* e come fanno oggi quelli del CTS, col codazzo di manutengoli.

*F. Cuomo. I Dieci. Chi erano gli scienziati italiani che firmarono il Manifesto della razza.

@ Vitalemare. Avrebbe fatto meglio a non disturbarsi a rispondermi, e ancora meglio non importunarmi dall’inizio, ma si vede che le piace assumere atteggiamenti condiscendenti. Come al tempo del fascismo, oggi quelli che non portano il cervello all’ammasso sul covid vengono impestati da gente che ha l’impellenza di sentirsi superiore per compensare dolorose consapevolezze. La Lega, Forza Italia, etc., sono quello che dice lei e anche peggio. Ma voi siete ipofascisti anche perché di compromesso in compromesso, di ruffianeria in ruffianeria, di spocchia in spocchia avete finito per porvi moralmente ad un piano inferiore a quello dei vostri compari, coi quali fate affari assieme di notte e che di giorno chiamate fascisti per darvi un’identità. Tanto che vi fate scavalcare a sinistra da loro. Tanto che siete più zelanti di loro nell’instaurare, per mera obbediente vigliaccheria, non per smanie sansepolcriste, un regime autoritario, su presupposti frutto di grossolani artefatti. Riguardo ai miei doveri, il caporale della milizia vada a farlo da un’altra parte. Si concentri e cerchi di vedere i suoi di doveri. Da sé, senza farseli dire dagli “scienziati”.

@ Vitalemare. Il credere che gli obblighi vaccinali e le altre misure di igiene pubblica siano questioni di “scienza”, invece che di politica sanitaria, che la scienza sappia qui cosa fare, e che debba dettare legge, è segno di ignoranza o malafede, come quelle che fecero accettare la pseudoscienza del manifesto sulla razza. La scienza vera mostra degli scenari possibili e – importante – ne esclude altri, ammette le aree di ignoranza, e lascia la decisione alle autorità politiche, che se ne assumono la responsabilità, considerati anche gli altri fattori. Come mostrano i numerosi scienziati di alto livello censurati, la scienza vera non appoggerebbe la rappresentazione che viene data di questa inedita “pandemia”, e mostrerebbe che conveniva prendere misure diverse e spesso opposte. Questo è invece sciamanesimo tecnologico, dove il potere fa dire a un simulacro di cartapesta, l’onnisciente e benefica grande dea scienza, ciò che gli interessa che la gente creda.

Lei mi concede il dialogo purché io non mi esalti; dichiara la necessità di “isolare” quelli che non ci stanno, come “pericolosi”, accomunandoli a “ladri e mafiosi”, e mi dà del “folle”. Che vuole che le dica. Il covid sta mostrando che le teste delle persone non sono tanto cambiate dai tempi della peste del Manzoni, e da quelli dell’Italia del Ventennio. Se vuole continuare a darne prova coi suoi sproloqui di ometto in camicia nera, patetici e inquietanti, faccia pure.

@ Vitalemare. I lockdown sono una novità, non studiata scientificamente, non attuata e non prevista prima, e criticati come inutili e dannosi da una moltitudine di specialisti di alto livello. Ioannidis, da subito, per dirne uno. Obbligare o costringere a vaccini anticovid di dubbia provenienza e utilità e di accertata pericolosità è per ora una esclusività italiana. Tutti scemi e barbari nel resto del pianeta? 100 anni fa l’Italia diede dal mondo, con l’esempio, la parola e il concetto di “fascismo”. Continuiamo ad aprire nobili strade per il progresso dell’umanità? Medici e infermieri sono clinici, non sanno di queste cose. E non sono tra le gerarchie angeliche, ma hanno interesse a fare i venditori di medicina. La maggioranza, manipolabile già ai tempi di Le Bon, di cui Mussolini era un estimatore, fa storicamente disastri, vedi il consenso ai dittatori. Etc. Invece di tenersi le sue opinioni sballate, lei le sbandiera e le butta addosso agli altri. Così come darmi dell’esaltato non è un ‘offesa, dice lei, non prenda come un’offesa la constatazione empirica che lei è il prototipo dei tanti che ripetendo le parole d’ordine senza sapere niente e senza capire niente fanno da zavorra che sposta gli equilibri a favore del male. Uno che in questo stato dice che sono gli altri che devono avere dubbi e stare zitti; ricorda i personaggi di Remarque dove descrive l’affermarsi del nazismo tra il popolo.

@ MrDrugo. Non sappiamo cosa avrebbe detto Primo Levi. Chimico, avrebbe forse guardato al contenuto dei vaccini, senza accettarli a boccetta chiusa come fate voi. Ci ha insegnato che a dividere tra salvati e sommersi si selezionano i peggiori. Hannah Arendt, che è la torpida mediocrità della massa acquiescente, più che la pazzia furiosa di pochi, a dare potenza al flusso del grande fiume del Male. La Segre, che non ha pregressi meriti intrinsechi, ma solo la condizione di ex vittima quando il suo gruppo è ora forte e spadroneggia, e viene pertanto lisciato dai caporali odierni che allora avrebbero approvato le infami discriminazioni, ripete la propaganda ufficiale e difende la supposta unicità del tentato genocidio degli ebrei. Lei ripete “campo di sterminio” 10 volte. Anche fare dell’orrore indicibile passato una bandiera nella quale avvolgersi per promuovere impunemente altre violenze e sopraffazioni fa venire la pelle d’oca. Perché mostra che quel seme di male è ancora vivo. Lei non capisce che vietare con pretesti che fanno strame della ragione una pizzetta a Pinco Pallino e vietarla con pretesti che fanno strame della ragione ad Anna Frank stanno dallo stesso versante; stanno oltre il valico. Il valico del rispetto della persona, passato il quale può esserci di tutto, dallo sfruttamento schiavista tramite lo Stato, alla medicina truffa istituzionalizzata, al lager. Non capire non è una colpa; ma lei che se ne vanta e parla a me di vergogna dovrebbe guardarsi allo specchio.

@ MrDrugo. Ho detto che non so cosa ne avrebbe pensato Levi. Non ne insulti la memoria dicendo che avrebbe fatto come lei. Cioè il pecorone sbruffone. Levi ha spiegato come la persecuzione cominciò con l’accettare un clima simile a quello di oggi.

Ricambio la disistima. Non so quanta “carne” ci sia in quanto scrivo e che “puzza” emani. I suoi scritti sono puliti: nel senso di content-free. Al netto degli insulti beceri, naturalmente. E’ arci squallido strumentalizzare una tragedia per ottenerne meriti, e vantaggi ai fini di basse operazioni di potere che ne ripetono i prodromi. Con quelli di Forza Nuova fate dei duo affiatati. Nessuna misura, tanta arroganza squadrista, e lamentosità ruffiana. Mi sono a volte chiesto se non siate d’accordo, per buttarla in caciara. Sembrate della stessa pasta. Per rifarmi la bocca rileggo “The Israeli People`s Committee Report of Adverse Events Related to the Corona Vaccine, April 2021: Never has a vaccine injured so many.”

@ MrDrugo. E’ lei che ricorre al mendacio, falsando le cose che ho scritto, per potermi insultare. Che è l’unica cosa che sa fare. Perché non spara un po’ di parolacce senza tanti giri di parole e si toglie dai piedi, invece di farmi perdere tempo? Non credo che dilungarsi sarà positivo per il suo compito. I troll di supporto alla senatrice vengono forniti dallo Stato, o da terzi?

@ Negromontanus. Caino non è nato nel 1921 e non è morto nel 1945. Le limitazioni imposte allora agli ebrei trovavano origine nel razzismo antisemita, mascherato con false teorie biologiche e antropologiche e condito di false narrazioni. Quelle simili di oggi sono emanazione di disegni politici ed economici di scala mondiale, mascherati con false teorie biologiche e false narrazioni. Entrambi i casi, razzismo e calcolo di potere, sono sviluppi di profondo disprezzo per le vite degli altri e di considerazione di sé megalomane. Un altro punto in comune è che allontanando scienziati ed intellettuali ebrei Germania e Italia danneggiarono sé stesse: oggi promuovendo i medici e gli scienziati signorsì ed epurando quelli che hanno sufficiente intelletto e integrità per capire e non piegarsi, voi entusiasti della separazione tra degni e indegni e dei roghi della scienza “degenerata” vi punirete da soli.

Giovanni Zac. Io temo proprio che Lei qualche problema lo abbia, per il suo bene veda di scoprire quale.

@ Giovanni Zac. C’è un aneddoto, che non ho il tempo di riportare, di re Salomone che con tutta la sua saggezza ammette che contro la stupidità neppure lui trova rimedio. Lei è quello che “L’unica motivazione per essere No Vax è avere nel DNA una mutazione di tendenza Nazisto dittatoriale”. Però avete anche qualche diagnosta di livello per la pratica infame della patologizzazione del dissenso. Complimenti alla senatrice a vita Segre.

Giovanni Zac. Re Salomone potrebbe avere ragione…ne tragga insegnamento.

@ Giovanni Zac. Lo so da tempo quanto aveva ragione Salomone. E di sicuro il Suo genoma, Zac, è puro 100% sotto questo profilo…

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10 agosto 2021

Blog de Il Fatto

Commento al post “Milano, cerimonia per l’eccidio di piazzale Loreto. Cenati (Anpi): “Vergognosi paragoni tra Shoah, regime nazista e regole anti-Covid”

CENSURATO
I partigiani del 26 aprile.

Arizona2. Vergognati.

@Arizona2. Ti risponderei “Vergognati tu”. Ma l’esercito dei ragazzi di Cucarasi, di tutte le varietà, che hanno ridotto così l’Italia, è immune da questo sentimento.

G. C. Fusco. I ragazzi di Cucarasi. In “Le rose del Ventennio”. Sellerio, 2000.

Non censurato:
Va tutto bene per i diritti, il lavoro, la democrazia. Per la Costituzione del 1948. Chi lo nega, e nota somiglianze con i primi passi mossi dalle dittature novecentesche, si deve vergognare. Un altro audace colpo di mano contro le preponderanti forze nazifasciste di quelli della “26 Aprile”. La brigata partigiana di chi sa stare al mondo, prendendosi sia le medaglie per la lotta all’oppressione sia le prebende per il servaggio agli oppressori. Alla faccia di chi combatté e perse la vita, e dei fessi che credono a queste continue pompose autocelebrazioni tenute col pretesto di commemorare ciò che in realtà si è tradito.

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