La funzione mafiogena della magistratura e delle forze di polizia e i surrogati civili di giustizia

9 aprile 2018

5 aprile 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post “Cosimo Balsamo, ecco chi era il killer di Brescia: dagli assalti con la banda dei Tir all’ossessione per la confisca dei beni”

Bisogna considerare anche l’ambiente bresciano, che non è innocente. I bresciani sono inclini all’uso criminale della legge. E si procurano una magistratura che li asseconda. 21 anni fa, avendo appena subito uno di questi delitti tramite l’abuso della legge, un conoscente mi disse beffardo che a volte imprenditori del luogo cacciano dipendenti per non pagarli, “ma lo fanno solo con chi sanno di poterlo fare”. Potrebbe darsi che qui siano incorsi in una di quelle leggerezze dovute alla consuetudine: scaricando in ambito giudiziario le loro malefatte sul soggetto sbagliato, un socio di malavita non meno storto di loro. Brescia è il luogo adatto per studiare la funzione mafiogena delle istituzioni: l’essere costretti tramite la legge – soprattutto se onesti ai quali ciò si può fare senza rischi – a non avere altra scelta che accettare senza fine la soperchieria o reagire in maniera illecita; venendo pungolati di continuo. Lo Stato che obbliga a subire o perdersi è uno dei vuoti nel fluviale discorso sulle radici della mafia. Brescia è anche la città adatta per studiare il favoreggiamento del crimine dei colletti bianchi derivante dalle nomine del CSM; e per lo sviluppo di ‘surrogati civili di giustizia’, cioè di tecniche di ‘coping’ per sottrarsi al dilemma mafiogeno difendendosi dalle mascalzonate dei protetti dalla magistratura senza divenire come loro, che credono di avere il monopolio della bestialità, venendo smentiti solo di rado, come forse è accaduto in questo caso.

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9 luglio 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Giambartolomei “Xenofobia e reati d’odio, la Procura di Torino: priorità ai fascicoli, pool di pm ad hoc e no archiviazione facili”

La parte buona, da accettare senza riserve, del pronunciamento del procuratore Spataro è data dal suo dissuadere dal commettere reati e atti incivili verso gli immigrati. Trascendere, abbandonarsi a scorrettezze (come fanno anche gli immigrati; a volte usati come provocatori e stalker dalla polizia, posso testimoniare) sarebbe un degradarsi. E anche un auto-sconfiggersi, cadendo in una trappola; si può temere che a sostegno dei diktat e degli insulti pro sbarchi compaiano delitti di utili idioti verso gli occupanti, come già accaduto a Macerata. La parte cattiva è l’appoggio politico del magistrato agli sbarchi decisi da chi manovra il traffico, cioè a una violenza contro il popolo, i cui mandanti ultimi appaiono essere gli stessi poteri che ci hanno dato – con la complicità dello Stato – la stagione del terrorismo e la mafia perenne. in Italia il servizio giustizia non funziona e a volte funziona a rovescio; ma la magistratura si sveglia, dispiega una voce chiara e forte e dà “lezioni di civiltà giuridica “ agli altri paesi quando c’è da legare il cavallo dove vuole il padrone a danno del popolo. A Lecco un magistrato ha disposto che gli appartamenti pignorati agli italiani morosi fossero assegnati a richiedenti asilo. Chissà se un giorno gli italiani si accorgeranno da che parte stanno regolarmente i magistrati quando il tallone di ferro dei poteri forti preme sui cittadini.

12 luglio 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Giambartolomei “Migranti, il pg di Torino Saluzzo “difende” il procuratore Spataro: “Critiche violente e sguaiate”

“There is a difference between aggressive hate and defensive hate. if you mind your own business and someone punches you in the face you will probably hate them, but it’s different than the hate of the person that punches you.” (Da un commento al filmato “Good morning Starshine” su Youtube). E’ giusto contrastare l’odio; a partire dall’ odio aggressivo, che oggi la situazione catalizza. Questo elemento va estratto e preservato dalle posizioni dei magistrati torinesi. Ma i crimini d’odio dovrebbero comprendere anche l’induzione di odio difensivo. Invece si resta inerti, si difendono e si aiutano pratiche aggressive e illegali, come l’introduzione a forza di masse di stranieri, selezionati con criteri palesemente non umanitari, a danno dei locali; per poi accusare di odio chi sviluppa una reazione ostile di difesa, accomunandolo a chi è pervaso dal nefasto e inescusabile odio aggressivo. Una tecnica che, posso dire, la magistratura, la polizia, i preti e altri attenti esecutori dei voleri dei poteri forti conoscono troppo bene. Qui non sembrano volti a placare gli animi il tono di sufficienza e la dichiarazione di resa all’illegalità, coi barconi liberi di risalire il Po, di chi ha il lavoro di evitare con la legge che i cittadini – se si può ancora usare questa parola – “ad arma veniant”.

@ vstefanoxx. Razzista e seminatore di zizzania è chi pratica forme di violenza etnica come questa dell’immigrazione forzosa, minando le mura della propria città e quelle delle case dei cittadini comuni per innalzare ancora quelle dei potenti. Ormai con la propaganda pro sbarchi il primo sciuscià può darti del razzista impunemente. Accuse bavose di razzismo come la tua avrebbero gli estremi per una querela. La parzialità ostentata della magistratura è un motivo in più per limitarsi a commentare che l’eterno caporale che nel 1922 fece passare gli squadristi della marcia su Roma, e poi i tribunali speciali, i magistrati con la camicia nera sotto la toga e le leggi razziali, oggi fa passare gli scafisti dell’universalismo massonico e della globalizzazione liberista.

@ vstefanoxx. Mi incisto nel bozzolo fetido che mi costruisco e ti faccio pena. Sei tu che sei troppo in alto. Coi tuoi pensieri affilati e nobilissimi, la tua ira generosa, il tuo disinteresse per il denaro e il potere, mostri di essere fatto della stessa sostanza della quale sono fatte le stelle. Idrogeno ed elio, gli elementi coi quali si dà forma ai palloni gonfiati (con tracce di zolfo). I magistrati Saluzzo e Spataro devono sentirsi consolati, moralmente se non olfattivamente, dall’avere te al loro fianco.

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5 agosto 2018

Blog de Il Fatto

Commento al post “Vaccini, mamma no-vax contro Roberto Burioni: “So dove vai al mare, spero che affoghi”. Lui: “Squadrismo””

Sono critico delle posizioni, spesso ambigue e ondivaghe, dei 5S sulla medicina. Ma Giulia Grillo va difesa da questa intimidazione di Burioni, di venire “giustamente” “sbranata” dall’opinione pubblica “al primo” morto per morbillo. Così dicendo, Burioni manipola la scienza e la sua crociata sulla salute pubblica, assumendo lo “zelo acritico”* (o meglio l’ideologia ad hoc di chi vuole vendere tanta medicina) che scorrettamente applica i criteri etici per le cure del singolo alle misure di salute sulla popolazione*; e confondendo grossolanamente tra tutela della popolazione e tutela del singolo, tra misure collettive ed esiti individuali; applicando indebitamente la probabilità di malattia e cura sulla popolazione al singolo caso**. Muove quindi al ministro accuse speciose e terroristiche, in un impasto di collettivismo maoista e di individualismo di Wall Street. Spero che non venga insultato o trattato male, permettendogli come qui di passare per l’aggredito (squadraccia composta da 1 persona, una donna; sembra proprio che Burioni abbia problemi con la dicotomia singolo/gruppo; e con il senso della misura che è necessario* nelle questioni di salute pubblica). Lo squadrismo, anche fisico, e anche di Stato, è quello pro pharma.

*Charlton BG. Public health medicine – a different kind of ethics? J R Soc Med 1993. 86:194.

** Feinsten AR, Horwitz RI. Problems in the ‘‘Evidence’’ of ‘‘Evidence-based Medicine’’. Am J Med, 1997. 103: 529.

@ kanaglia. “Dovete dirmi chi sia l’offeso, come si dice: e, secondo la condizione, la qualità e l’umore dell’amico, si vedrà se convenga più di tenerlo a segno con le protezioni, o trovar qualche modo d’attaccarlo noi in criminale, e mettergli una pulce nell’orecchio; perché, vedete, a saper ben maneggiare le gride, nessuno è reo, e nessuno è innocente.”

Il trovare il modo di attaccare in criminale l’offeso, o chi si oppone a crimini, viene praticato anche nell’attuale medicina affaristica. Insieme a questo articolo il Fatto ne ha pubblicato uno su sospetti circa la morte in carcere 34 anni fa di uno degli assassini di Tobagi. Giorni prima, tornata annuale sui depistaggi tramite la polizia e la magistratura per l’assassinio di Borsellino. Forse tra 30 anni si dirà delle minacce e di altre violenze, vere e tenute coperte, dello ‘swapping’ di reputazioni, e del ruolo di vari uffici di polizia e giudiziari per imporre le frodi della medicina commerciale.

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29 gennaio 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “Marco Vannini, in appello pena ridotta da 14 a 5 anni per Ciontoli. La madre del ragazzo: ‘Uno schifo, vergogna’”

Machiavelli consigliava di non lasciare in vita ma di eliminare coloro ai quali si sono fatti gravi torti; quelli che oggi celebrano la memoria di Emilio Alessandrini presentandosi come suoi colleghi assicurano a chi appartiene alle forze di polizia, o in questo caso ai servizi, la praticabilità, o la convenienza, di tale strategia.

31 gennaio 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “Omicidio Vannini, Trenta: “No reintegro di Ciontoli nelle forze armate”. Bonafede: “Frase giudice inaccettabile, verifiche””

Probabilmente lo stesso apparato che ha protetto lo 007 lo sistemerà in un altro lavoro. Il non farlo rientrare nelle forze armate fa parte dell’operazione di risoluzione dei problemi, per farlo figurare come estraneo alla massa dei suoi colleghi. Mentre chi ha a che fare con le doppie lealtà, o meglio le mezze lealtà, degli ometti che occupano le istituzioni sa che i comportamenti vili di militari, in questo caso l’eliminare la testimonianza di un ragazzo al quale è stato trapassato il torace con un colpo di pistola per motivi futili e abietti, impedendo per ore che sia soccorso, e facendolo così morire della morte lenta dell’emorragia interna, sono la norma. E anche i soggetti complementari, che in associazione truffano senza paura di conseguenze lo stipendio di magistrato proteggendo le peggiori mascalzonate dei vili con la divisa, inducendoli così nella continuazione di attività delinquenziali, non sono affatto un’eccezione.

@ Steffen. A me ricorda tante cose, tra le quali l’esecuzione a freddo di Mara Cagol inginocchiata e ammanettata dai carabinieri con un singolo colpo di pistola del più piccolo calibro (22) sotto l’ascella (Fasanella, Franceschini, Cosa sono le BR; sull’elaborato “trapianto di testa” delle BR con soggetti controllati dai servizi). Non perché creda si sia trattato di un omicidio premeditato; non sappiamo chi e in quali circostante abbia sparato. Ma perché è inverosimile che un agente dei servizi con la pistola non conosca gli effetti di un colpo di arma da guerra nel torace; e per il comportamento che ha tenuto dopo.

La minimizzazione, la teatrale cialtroneria, sono solo l’aspetto prima facie. Nella sostanza si è trattato dell’eliminazione volontaria della vittima, e quindi della sua testimonianza. Omicidio ottenuto respingendo chi offriva cure e la possibilità di salvezza mentendo crassamente su ciò che era successo. Ciò è in linea col profilo di un soggetto integrato in strutture che si occupano professionalmente di violenza, simulazioni, intrighi e che sanno di potere contare sulla lurida tradizione di coperture da parte dei signori con la toga dello Stato.

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1 marzo 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “Mafia, denunciò i boss ma lo Stato impone l’interdittiva alla sua azienda: imprenditore si uccide a Gela”

Dopo Parmaliana un’altra persona che ricorre – in una forma da non imitare – a un surrogato civile di giustizia per difendersi dal complemento istituzionale della mafia. L’Italia è un paese controllato; il sistema mafia-antimafia è uno dei principali sistemi di controllo. La mafia serve da braccio operativo; la lotta alla mafia crea legittimazione e consenso mentre distoglie l’attenzione, lascia indisturbate e giustifica operazioni del mondo perbene che in un paese libero sarebbero contrastate non meno della mafia. Talora partecipandovi; troppi addetti all’antimafia – le prefetture, con la loro tradizione, fanno scuola, da Brescia a Cosenza – sono severi custodi, oltre che praticanti, dei metodi mafiosi del mondo legale. E’ fondamentale per questo sistema non spazzare via la minaccia mafiosa, come avrebbe già fatto un paese libero, e mantenere un tensione antimafia perenne e mai risolutiva; facendo mostra di un rigore fuori luogo che è anche una compensazione per la mollezza verso i poteri che con una mano muovono le istituzioni e con l’altra i mafiosi. Questa morte riflette la natura patologica del complesso mafia-antimafia; la strategia della tensione, la volontà di mantenere uno stato di grave “infiammazione cronica”. Non deve meravigliare che avvenga ciò che si verifica negli stati infiammatori, dove i danni all’organismo provengono anche da quelle che dovrebbero essere le sue difese.

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30 marzo 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Silvis “Legittima difesa, non facciamo confusione: ecco cosa dice davvero la nuova legge”

Si sta passando dall’avere dei cittadini Fantozzi, che devono solo subire, a dei cittadini Fantozzi cattivi, che continuino a subire senza fiatare soprusi e ruberie dai poteri forti, ma possano sfogarsi o sognare di sfogarsi sparando ai ladri comuni. Interessante che “sei salvo, secondo la norma, se dimostri di avere sparato […] essendo andato fuori di testa”. Quanto più una persona è fragile e inadatta all’uso delle armi, tanto più è legittimata a sparare. Ricorda un passo di Giorgio Gaber: “Se vi faccio del male non reagite, sono debole di dentro”.

Del resto, anche i metodi di stalking e assassinio morale affidati ai colleghi questori del questore Silvis, e ai loro omologhi con la glassa argentata sul colletto della giacca, complici i signori con la toga dello Stato, sono congegnati in modo da funzionare tanto meglio quanto più sono codardi esecutori e complici. E funzionano piuttosto bene. Anche la viltà viene messa a reddito nel liberismo.

@ StranoMostro. Non andrebbero date armi ai paranoici, né che so ai fifoni frustrati ai quali servono a compensare la ferita psicologica di intime carenze ormonali, magari incompatibili con la loro immagine e i compiti che si sono scelti. In questi ultimi la discrepanza tra ciò che dovrebbero essere e ciò che sono li rende di una aggressività petulante, pervicace e implacabile, che può sfociare in atti inconsulti, come quella di una donna oltraggiata e abbandonata.

Il turbamento è multifattoriale: può dipendere sia dal carattere sia dalle circostanze. Per evitare l’effetto inverso la legge dovrebbe penso considerare la minaccia oggettiva, che può anche essere effettivamente spaventevole e insopportabile, non la percezione riferita da chi ha commesso violenza. Anche per evitare le scuse posticce, i piagnistei post hoc, l’arte, lombardo-veneta quanto meridionale, del “chiagne e fotte“, che tanti, a partire da quelli per i quali le armi bilanciano l’insufficienza gonadica, praticano in grado eroico.

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1 aprile 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Lombezzi “Legittima difesa, sparò e uccise per difendere la famiglia. Gli ho chiesto cosa pensa della nuova legge”

Ho un video con audio di una violenza privata e aggressione fisica gratuita, con lesioni, su suolo pubblico dove uno degli aggressori specifica di avere avuto istruzioni dai carabinieri su come restare impuniti. Il “grave turbamento” si presta a parzialità e aggiustamenti, e anche alla costruzione di aggressioni volontarie preordinate mascherate da difesa o da scatto d‘ira. Va valutato sulla base delle circostanze oggettive. I giudici non sono professionalmente inetti: sanno che tre rapinatori incappucciati in casa che minacciano di morte sono una causa oggettiva di turbamento. Ma sanno anche che il dissanguamento è parte integrante di un ferimento grave da arma da fuoco, e che lasciarlo avvenire da parte di un militare, evitando i soccorsi e incuranti delle sofferenze della vittima, è omicidio volontario, con l’aggravante della crudeltà. Invece nel caso Vannini, come da prassi essendo il feritore, o chi si è addossato l’omicidio, agente dei servizi, fingono di credere al piagnisteo e al “turbamento”, facendo loro l’impudente versione dell’imputato dopo che questi ha tolto di mezzo la testimonianza della vittima uccidendola. Il “turbamento” può servire da jolly nelle mani di furbastri e di istituzioni colluse. Davanti a chi dice di essere turbato, o esasperato, magari su istruzione dei cc, il giudice onesto guarderà alle circostanze oggettive che supportino o smentiscano le affermazioni.

@ gnaafo. Non preordino aggressioni a casa mia, l’ ho ricevuta preordinata da un condomino entrando nella palazzina dove abito. E’ un classico delle intimidazioni mafiose farti aggredire a casa tua. E probabilmente se avessi reagito la raschiatura di cloaca che ha preordinato la cosa mi avrebbe accusato di rissa, o fatto figurare come aggressore. Quale film ho visto? Non so, “L’Oro di Napoli”, tratto dal libro di Marotta, dove don Ersilio, che “vendeva saggezza” (Eduardo De Filippo) istruisce come tagliare la faccia a qualcuno evitando la giusta pena inventando una provocazione.

@ Riccardo Brogi. Anni fa a una conferenza (Fiera della piccola editoria, Chiari) il relatore, Luciano Lutring, “il solista del mitra”, commentò che ormai dati i sistemi di sicurezza delle banche è più conveniente andare a lavorare che rapinarle. Ma altre forme di malaffare, incluso il raccontare favole per bambini sul mondo semplice dove i ladri stanno da una parte, e forze di polizia, magistrati e banche stanno solo dall’altra, e dove il rimedio alle ruberie e ai soprusi è prendere a revolverate la banda Bassotti, sono più difficili da disincentivare.

@ Riccardo Brogi. Voglio dire che è vero che c’è una educazione a subire, una tendenza alla “learned impotence”, mentre è giusto difendersi – quando si è davvero attaccati; ma che l’incoraggiamento di questa legge è piuttosto a placarsi aggiungendo, spesso con la fantasia, un arma al proprio arsenale per ogni “ombrello” di Altan, e sembra non finiscano mai, che viene sistematicamente e gravemente piazzato da quelli in giacca e cravatta. Più tasse, meno servizi, più controlli, minori tutele, impoverimento, degrado sociale, etc. Un ombrello? Beretta 9 lungo. Secondo ombrello? mitraglietta UZI o Skorpio. Terzo ombrello, ascia vichinga e kriss malese. Quarto ombrello, nastri di mitragliatrice a doppia tracolla, mitragliatrice pesante brandeggiata a mano e stiletto ‘misericordia’ rinascimentale. Etc. Mi pare un po’ fantozziano. Tu che sei per le soluzioni semplici dovresti considerare di non lasciare del tutto sguarnito il lato B, invece di ignorarlo e controbilanciare sul davanti, minacciando pure ammazzatine a chi osi presentarsi alla tua vista ….

@ Riccardo Brogi. Non è che contesti questo. Solo che voi pistoleri quando si parla di sparare scattate a immaginare situazioni ipotetiche che lo giustifichi. Mentre sulle ruberie attuali, in corso, legalizzate e pesanti, fate finta di niente. Immaginate sfracelli mentre permettete immobili che vi sfilino il portafoglio senza troppi riguardi. In USA alle elezioni Regan chiese al contendente Dukakis se nel caso la moglie Kitty fosse stata stuprata e uccisa non avrebbe voluto la condanna a morte del responsabile. Dukakis disse no, e perse. In USA sono armati. In questo momento sto leggendo un rapporto, “Medication Overload: America’s Other Drug Problem” su come gli statunitensi stiano venendo massacrati – lesioni e uccisioni di massa, letteralmente – dal sovraccarico di prescrizioni mediche (e noi non siamo lontani). Lasciare mettere mano alla pistola, o farlo sognare, viene favorito anche perché aiuta il voltare le spalle alla violenza di penna, che ne ammazza e deruba più di quella di spada.

@ Matteo Rossi. Non c’è bisogno di sforzarsi molto. La realtà supera la satira. Oggi i comici, come Crozza, o Ficarra e Picone, fanno analisi più intelligenti dei personaggi politici che prendono in giro. E i furbissimi italiani ansiosi di fucili a pompa e spadoni da lanzechinecco mentre impassibili vengono ripuliti danno spettacolo da soli.

@ Riccardo Brogi. Che vuoi, si ride per non piangere. E’ più probabile che le ossa si rompano in seguito a cadute accidentali da anziano causate da sovraprescrizione di farmaci che per le torture di rapinatori. A me sentire quelli come te che immaginano in continuazione che gli sfondino la porta di casa e li sevizino per farsi dire la combinazione della cassaforte, mentre non fanno caso alle ruberie sistematiche tramite il fisco o alle menomazioni fisiche della medicina commerciale, fa venire in mente un personaggio di Jacovitti, che stava col sedere teso e col portafogli che gli spuntava per tre quarti dalla tasca posteriore come ad offrirlo.

@ Riccardo Brogi. “Benaltrismo” è quando si cerca di distogliere da un problema reale in nome di un altro in realtà minore. Quando si gonfia un problema, come quello della legittima difesa, per nasconderne altri più gravi, e per favorire illeciti, si chiama demagogia, distrazione di massa, ‘echo chamber’, etc. Per chi poi è contento di farsi ingannare, e non vuole sentire altro che il suono cool dello scarrellare, non c’è bisogno di ricorrere a termini ricercati per definirlo. Si può attingere alle parole già usate nella discussione: pistola. Va ad armarti. Ma da una certa età in poi, con le pillole che quelli fiduciosi come te ingollano, non sarà la tua Smith and Wesson a evitarti fratture ossee da predoni spietati.

P.S. chi fece a Dukakis la domanda demagogica sullo stupro della moglie era un presentatore tv, e a beneficiare del discorso demagogico presso gli elettori pistola fu Bush.

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29 aprile 2019

Commento al post di L Gaita “Caso Vannini – Fatti, sentenze e pezzi mancanti del processo diventato un caso tv, tra la politica e le polemiche social”

Per una volta che il pubblico reagisce alla parzialità dei magistrati verso gli appartenenti ai servizi, arriva mamma RAI a inventare un “limite di protesta”: possono parlare solo le vittime, da compatire come “disperate e rumorose”. Ci vorrebbe un limite di leccata per la RAI, oggi senza controllo rispetto ai suoi doveri verso il cittadino. Dovremmo stare zitti davanti a una magistratura che con questa sentenza incoraggia gli amici ad adottare la strategia di eliminare testimoni di reati per presentare la sola versione del reo. A proposito di omicidi dei servizi, e dell’agente dei servizi Ciontoli che ne saprebbe meno di un bambino sugli effetti delle armi da fuoco, è noto che il colpo di pistola a distanza ravvicinata alla parete laterale del torace è molto efficace per uccidere, per la molteplicità e gravità degli effetti. Risulta essere stato usato dai CC per l’esecuzione di Mara Cagol, quando i servizi presero il controllo delle BR*; e su un altro brigatista collaboratore della Cagol, Semeria – che sopravvisse – da un gruppo di CC che comprendeva il capitano Delfino **. Ciontoli o chi lo ha guidato ha ritenuto vantaggioso lasciare dissanguare un innocente playing dumb su un genere di lesione proverbiale nel loro ambiente.

*G Fasanella. A. Franceschini. Che cosa sono le BR. Postfazione di R. Priore. BUR, 2004. ** C. Mastelloni. Cuore di Stato. Storie inedite delle BR, i servizi di sicurezza, i protocolli internazionali. Mondadori, 2017.”

@ pietro bognetti. Io invece dubito che uno che è di quell’ambiente pur senza essere un’aquila possa avere commesso un gesto tanto dannoso per sé stesso come sparare in casa propria a una persona per sbadataggine o futili motivi. Anche questa storia del passaggio dallo svagato, come il killer di Pulp fiction che ammazza il negretto (“Pulp” indica i fumettacci dozzinali), al panico del borghese miserabile per la possibile perdita del lavoro che motiverebbe il comportamento omicidiario per omissione che in un paese serio fa sprofondare nel peggior dolo la possibilità di limitare i danni, non dovrebbe essere accettata senza chiedersi se non faccia parte del quadretto. Chi è nei servizi può telefonare a dei “mister Wolf” che sanno come risolvere i problemi, o le idiozie fatte da terzi. Le barzellette sui CC, il commissario di “Indagine su un cittadino …” Volontè, che finge lo stesso sbaglio, “Via del Tempo” invece di “Via del Tempio”, che ha corretto in un suo sottoposto, Via Gradoli che diventa Gradoli paese, sono esempi del vestirsi da fesso come strumento del mestiere; da parte di gente che non è stupida, e dimostra una agghiacciante abilità e prontezza nel costruire versioni di comodo. Soprattutto se sa che chiusa la bocca alla vittima ci saranno magistrati che prenderanno per buono il più inverosimile pulp.

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4 maggio 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post “Caso Vannini, il ministro Trenta ad Accordi&Disaccordi: “Chiunque sa parli, sarà tutelato dal ministero””

“Chi sa parli”. La solita grillata che serve i soprusi del potere mentre finge di stare dalla parte del popolo. Qui parlano già i fatti. Res ipsa loquitur. La ministra della guerra non lo sa che il dissanguamento è parte integrante di una coltellata o di un colpo di pistola? Quando si è colpiti non sempre si cade fulminati come si vede al cinema. Si può morire lentamente, per dissanguamento. Lasciare dissanguare il ferito integra l’atto volontario di uccidere. Se si lascia dissanguare, in modo da impedirgli di parlare, chi è stato colpito accidentalmente o per futili motivi diventa omicidio calcolato. In forensic pathology si distingue tra cause of death, qui ferita da arma da fuoco, e manner of death, le circostanze e responsabilità, qui omicidio volontario per omissione di soccorso; che ha causato il mechanism of death, dissanguamento. In genere la cause of death è conseguente alla manner of death. Qui invece la manner of death è stata una deliberazione successiva alla cause of death. Un’inversione e partizione che magistrati degni dipanerebbero senza eccessivo sforzo; mentre si finge la consecutio comune, e si nega la lampante manner of death dolosa con penosi distinguo impropri e mancati distinguo; che sono anch’essi alla fine parte del dispositivo omicidiario, se confermano la previsione dell’agente dei servizi che uccidendo, lasciandolo morire, chi è già stato vittima di un gesto inconsulto otterrà l’occultamento di responsabilità e una sostanziale impunità.

@ Il figlio del grigio. Ha ragione nell’indicare questo fattore, spesso trascurato: l’amministrazione della giustizia come arma dell’ingiustizia. Per lei “si chiama sistema globale della giustizia”. Per me il suo nome è “criminalità giudiziaria”. Un’entità che gli italiani, tanto litigiosi tra loro quanto ossequiosi verso il potere, stentano a riconoscere. Comunque non va trascurato che lo stravolgimento della funzione giustizia, il ridurre in burla il “Tra il forte e il debole, tra il ricco e il povero, tra il padrone e il servitore è la libertà che opprime, è la legge che affranca“ (Rousseau e Lacordaire, citato da don Milani) guasta la vita di tutti, anche del prepotente. Lo vedo nel mio campo, la medicina, dove la criminalità e il suo appoggio da parte di quelli che truffano lo stipendio che ricevono per assicurare legalità e giustizia si ritorce sugli esecutori; si sentono degli arrivati, dei signorotti medievali, e magari ripetono tronfi in privato quanto lei scrive, quando sono anche loro poveri diavoli, tirapiedi che finiscono, con i familiari che credono così di proteggere, nelle stesse trappole per le quali lavorano.

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8 giugno 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Hutter “Trapani, i migranti assolti per legittima difesa fanno storia. E l’accordo con la Libia non vale più”

Andrebbe riconosciuto che tra le attività che i magistrati di fatto esercitano vi è quella di favorire la commissione di delitti da parte di alcune categorie quando ciò sia funzionale ai grandi interessi che i magistrati servono. L’alternativa, in ogni caso funesta, appare essere tra una magistratura esplicitamente subordinata al potere politico e una magistratura libera di mettersi sul mercato.

 

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Vedi anche:

Parmaliana ha inciampato?

 

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