Patologia e malattia delle istituzioni

8 ottobre 2013

8 ottobre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Borsellino “Le ‘indagini pericolose’ di Saverio Masi” del 7 ottobre 2013

@ F. Fabbretti. Le responsabilità politiche e morali sia di omissioni che di persecuzioni sono a carico dell’intera istituzione, non solo dei singoli. Ridurle a una lotta tra “buoni” e “cattivi” interna allo Stato è un sofisma, un binarismo da telefilm, che permette alle corporazioni che corrispondono alle istituzioni di fare affari sporchi senza pagarne le conseguenze in termini di condanna sociale. Il sofisma delle “mele sane”, dove la parte sana viene usata come scudo da corrotti e ignavi.

Se le persone che compongono l’istituzione permettono a dei loro colleghi magistrati, carabinieri, poliziotti, di favorire criminali o di perseguitare chi si oppone al malaffare, sostenere che bisogna distinguere tra Stato sano e Stato malato è un poco come negare che una persona con un carcinoma gastrico sia malata affermando che è malata solo allo stomaco ma è sana negli altri organi.

Occorre smettere di confondere tra persone e istituzioni. Può aiutare il considerare che anche nel linguaggio comune si tende a confondere tra patologia (la neoplasia allo stomaco) e malattia (il malato di cancro dello stomaco), ritenendo erroneamente che le due siano sinonimi (e che anzi dire “patologia” invece di “malattia” sia più fine). Quando singoli che detengono il potere dello Stato lo usano per commettere abusi, la loro è una patologia, ma l’intera istituzione di appartenenza è malata, se non blocca queste operazioni sul nascere.

*  *  *

Nota: subito dopo avere postato questo commento, ho ricevuto un incisivo riepilogo, concentrato in poche ore, dello spettro di molestie, atti intimidatori e tentativi di ricatto, provocazioni e insulti che da tanti anni sono orchestrati per me con la regia delle istituzioni. Ho appreso in serata che nello stesso giorno si è insediato il nuovo Procuratore della Repubblica, Tommaso Buonanno. Si possono fare diverse ipotesi; sia sui motivi che hanno spinto a reagire a Brescia a un commento che, prendendo spunto da un post sul groviglio dei rapporti tra mafia e istituzioni in Sicilia, nega uno degli articoli della “Costituzione” non scritta; sia sul modo di accompagnare la notizia dell’arrivo del nuovo procuratore. Si è riusciti, se era questo che si voleva, a consegnare, come è stato fatto altre volte, il messaggio di impunità e arroganza. Gli interrogativi, i dubbi, e il disgusto, mi hanno fatto associare l’insediamento alla scena dei ladri che trovano Pinocchio come successore di Melampo.

Prefetto: Narcisa Brassesco Pace.

Sindaco: Emilio del Bono

Questore: Luigi De Matteo

Comandante prov. CC: Giuseppe Spina

Vescovo: Luciano Monari

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Francesco Pansera

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