Le pubbliche virtù delle ambulanze e il postulato di sacralità delle pratiche mediche stabilite

12 novembre 2018

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8 novembre 18. Ore 16:20. Appena uscito da casa, previa consueta molestia nell’entrare in auto, un’ambulanza lanciata, senza sirena, senza ragione apparente mi punta accelerando e oltrepassando la mezzeria, per poi sfiorare la mia auto nel rientrare. Seguita dal consueto tailgating Audi. Sullo sfondo l’opulenta Poliambulanza delle suore Ancelle. Circa mezz’ora dopo, alla destinazione, uno studio dentistico, all’uscita dall’auto passa un vecchio prete che mi saluta col gesto della benedizione; dalla porta dello studio esce una suora.

E’ la prima uscita in auto da quando, pochi giorni prima, esponenti di associazioni di ambulanze bresciane sono state assolti, in 8 casi su 11, dall’accusa di avere gonfiato i rimborsi per il trasporto di dializzati (per quasi 1,5 milioni di euro, riportò il Giornale di Brescia); con la motivazione che “la legge ha profili di incertezza”. Nella città dove il palazzo di giustizia è stato intitolato al nume tutelare della loggia massonica P2 Giuseppe Zanardelli, è invece incisa nel bronzo, netta e inequivocabile, la normativa reale sulla libera facoltà di stalking funzionale a interessi privati illeciti; un servizio collaterale delle onestissime ambulanze. Uno degli assolti è Scarcella, direttore della ASL. La sede ASL di via Duca degli Abruzzi è un altro luogo dove, le poche volte che ci sono stato, a piedi, nell’entrare e nell’uscire ho dovuto schivare non uno ma diversi guidatori, di auto civili, apparentemente distratti o sventati. Mentre per molti anni quando ci passavo davanti in auto incrociavo immancabilmente mezzi polizia che passavano anche loro.

Il magistrato, Bonamartini, è lo stesso che un anno prima, nel 2017, ha assolto dall’accusa di truffa Pecorelli, ginecologo, rettore dell’università di Brescia e presidente AIFA, a mio parere tra gli intermediari di alto livello della truffa Stamina come appoggio a quella delle staminali ufficiali (v. Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale). La motivazione dell’assoluzione è stata che lo scienziato figurava sì falsamente presente in ospedale, ma d’ufficio, senza dover ricorrere ad artifizi plebei come il farsi timbrare da altri il cartellino; e che siccome i vertici dell’ospedale erano d’accordo, il secondo stipendio non guadagnato e non dovuto è stato ottenuto senza raggiri; quindi non c’è truffa. Io non solo non conosco il diritto, ma non lo capisco: avrei piuttosto pensato che sia un’aggravante il poter contare sulla complicità di chi deve controllare per cumulare pasciuti stipendi pubblici facendo figurare che si sta lavorando mentre si è altrove. A Pecorelli, che ha anche portato in Italia da Washington l’ordine delle vaccinazioni di massa obbligatorie, è stato in seguito contestato un conflitto di interessi di massimo livello, per il quale si è dovuto dimettere dall’AIFA, date sue partecipazioni nel business farmaceutico che l’AIFA dovrebbe controllare. La mia denuncia della natura vergognosa e delle finalità fraudolente, sorrette dalle istituzioni, dell’inoculazione di Stamina nel SSN tramite il grande l’ospedale pubblico e universitario del quale Pecorelli era il dominus è stata retribuita con una severa intensificazione di stalking, mobbing, boicottaggi e abusi di potere, anche da parte di soggetti istituzionali implicati nel lancio della truffa-vettore Stamina. Non si può dire che la legalità bresciana manchi di coerenza.

Quello che più colpisce nella sentenza di assoluzione del 2018 è che considera, riportano i giornali, che la somma intascata dalle ambulanze “era funzionale alla realizzazione di interessi pubblici obiettivamente esistenti”. Hanno rubacchiato, ma nello svolgere un servizio utile e benemerito. Non viene in mente agli ingenui magistrati che se una pratica medica che genera automaticamente profitto viene considerata a priori, senza verifiche, non problematica, indiscutibile quanto a sua legittimità tecnica ed etica, uno degli effetti sarà la sua applicazione oltre la necessità, al fine di ottenere un facile guadagno. A danno alla salute, del benessere e degli averi dei pazienti e del pubblico. L’effetto sarà l’istituzione e la crescita di un’attività commerciale di successo ma abietta, e a volte anche omicida; che è ciò che avviene e può liberamente avvenire con le dialisi (1-5). La medicina attuale prima che alla funzione di cura obbedisce alla funzione di profitto e sfruttamento; e spesso le due non solo non coincidono, ma sono incompatibili; e a volte sono addirittura contrapposte, così che la medicina genera malattia anziché eliminarla o alleviarla. Un’attività sostanzialmente privata che si avvale del terminale pubblico e viene remunerata con denaro pubblico.

Comparando con la letteratura scientifica le informazioni sulla “scienza” propagate dai media e avvalorate dalla magistratura si comprende quante infamie si giustificano e si aiutano bestemmiando parole come “obiettivo” o “scientifico”. Quello che il giudice proclama pubblicamente essere “un interesse pubblico obiettivo”, mentre sta giudicando su accuse di speculazione su di esso, – cioè sull’estrazione indebita di profitti da una procedura invasiva, pesante, pericolosa, a vita, come la dialisi – specialisti riconoscono, dal più ortodosso dei pulpiti, essere basato nei suoi incrementi su “evidenza relativamente debole” (5); commentando, pur avendo fitti legami finanziari con tante ditte interessate, che lo si applica anche “senza evidenza sostanziale di benefici” e a fronte di un aumento dei danni iatrogeni, incluso l’aumento di mortalità (1); e invitano i medici a “essere scettici sull’attuale definizione di insufficienza renale cronica e cauti nell’etichettare i pazienti” (2).

La sovradiagnosi e il sovratrattamento con dialisi dell’insufficienza renale grave, coi loro danni e i loro indebiti arricchimenti, sono favoriti dalle linee guida cliniche (5), un istituto che ho descritto come una forma di pseudoregolamentazione, in realtà l’opposto di una regolamentazione, una cattura normativa (v. La corruptio optimi nel liberismo: le linee guida cliniche e il decreto Balduzzi ; La medicina difensiva come scusa e come illecito). Invocata dai catturandi. La legge Gelli, di recente lodata e auspicata nella sua attuazione dal procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano, prevede che siano le società scientifiche di categoria ad emanarle. Che è più che un mettere la volpe a guardia del pollaio (6,7); è un mettersi come poteri di controllo agli ordini della volpe. In USA ci si sta rendendo conto della necessità di togliere le linee guida dalle mani delle associazioni di categoria che ne beneficiano (6,7). Da noi ci si butta a capofitto in questa aberrazione medica e giuridica, col sostegno di quelli che dovrebbero rilevarne e contrastare l’assurdità e i pericoli, i magistrati. E con l’attività di supporto, zelante e articolata, della repressione di qualche voce isolata di denuncia.

Con posizioni come quelle della legge Gelli, e con i magistrati che entusiasti le sostengono, la frode di primo grado diviene sacra. La frode istituzionalizzata diviene legge. Io distinguo tra frodi mediche di primo grado, le frodi tecniche strutturali, intrinseche alla dottrina, legalizzate e difficilmente riconoscibili se non da addetti, e frodi mediche di secondo grado, frodi convenzionali riconoscibili come tali che spesso si basano su quelle di primo grado (v. La magistratura davanti alle frodi mediche di primo e secondo grado). Nel caso dei rimborsi gonfiati delle ambulanze il giudice ha assolto dall’accusa di una frode di secondo grado in nome della frode di primo grado della quale la frode di secondo grado è uno sviluppo. In una città dove si primeggia nel lanciare le frodi di primo grado, strutturali, e nel reprimerne la denuncia. I due livelli di frode continueranno ad alimentarsi a vicenda, in un circolo economicamente virtuoso e moralmente perverso. Aumenteranno le persone falsamente etichettate come gravemente malate, il carico di sofferenza e malattia iatrogeno, il succhio di denaro del contribuente per profitti illeciti privati, il calo dei servizi di medicina pubblica utili data l’allocazione di risorse verso le frodi comode e tutelate dallo Stato.

I magistrati non sono in grado di riconoscere le frodi tecniche di primo grado. Né hanno tanta voglia di ascoltare chi le riconosce; e a volte indirettamente le aiutano (v. Nuove P2 e organi interni). Trattano come frodi quasi esclusivamente quelle di secondo grado. E su queste a volte chiudono un occhio riconoscendo l’attenuante implicita che si tratti di appriazioni di denaro su attività lecite e meritevoli. Non hanno voglia di considerare che anche le procedure mediche occasione di frode di secondo grado possono essere illecite, a volte in maniera più grave della truffa derivata che stanno considerando; né che lasciate impunite le frodi di secondo grado agiranno come ulteriore incentivo per quelle di primo grado.

I grandi interessi che beneficiano delle frodi di primo grado vogliono un giusto livello di corruzione di secondo grado. Incluse le loro mazzette (purché accettate con grata modestia, da posizione subordinata; senza alzare la cresta e atteggiarsi a contraente forte, che detta le condizioni, come invece credeva di potere fare l’ematologo Franco Aversa; di recente indagato dai NAS e fatto arrestare dalla magistratura). Vogliono frodi di secondo grado quel che basta perché agiscano da stimolo e lubrificante per le loro frodi di primo grado, come per la cresta secondaria sulle dialisi, probabilmente non a caso scelta dagli accorti bresciani. Sono ostili alle frodi di secondo grado che riducano i profitti delle loro frodi. La sbandierata “lotta alla corruzione” ha una funzione di regolazione. Di combattere tutte le frodi mediche, in quanto tali, non se ne parla; a dover essere repressa in maniera radicale è l’onestà che disturberebbe lo smisurato business illecito. Appare che lo Stato, a cominciare da magistratura e forze di polizia, si conformi volentieri a questo schema.

Il caso delle ambulanze mostra come anche col contributo di magistrati che si direbbero straordinariamente candidi sotto alle loro toghe nere, o di magistrati col secchio della tinta bianca e il pennello, la medicina offra una eccellente imbiancatura sepolcrale, sacra e sigillata, per la copertura di proliferazioni putrefattive. In particolare a Brescia, dove appare che la magistratura dia un’applicazione troppo estensiva del principio per il quale le attività produttive vanno aiutate e protette; non badando al combustibile che la “locomotiva d’Italia” brucia.

Mentre i magistrati nelle stanze del palazzo si basano sul postulato di bontà, onestà e verità delle pratiche mediche stabilite, che coonestano, io non solo ho presenti i ben diversi retroscena tecnici; ma da tanti anni mi viene dato modo di apprezzare per strada, sull’asfalto, i punti di contatto tra il personale delle ambulanze e la descrizione che il Manzoni fa del tipo umano del monatto; che in medicina non è limitato alle associazioni di barellieri. “I birboni … trovavano una nuova occasione d’attività, e una nuova sicurezza d’impunità a un tempo”.

L’episodio dell’ambulanza che sbarella, uno tra gli innumerevoli di un martellamento ossessivo, e uno di quelli che non si astengono dal guastare anche sicurezza e tranquillità alla guida, segna anche l’insediamento del procuratore reggente, Nocerino. Un nome che per un medico “desaparecido” sul piano della vita civile per avere denunciato crimini evoca la sinistra scomparsa del giudice Adinolfi. Per me, dopo 24 anni a Brescia, fino a prova contraria, ovvero fino a quando non verranno riconosciuti la censura, l’assassinio morale e lo stalking attuati liberamente e impunemente nei miei confronti, si è insediato “Melampo VI”. In attesa che il CSM nomini Melampo VII. Mi viene dato ogni giorno motivo di pensare ai procuratori dei quali Brescia si dota; li ho soprannominati “i Melampidi”. Come se fossero una dinastia; dal nome del cane da guardia infedele in Pinocchio. Melampo I fu il procuratore Lisciotto. Nel marzo 1995 Callea, allora mio primario, in risposta alle mie proteste per le vessazioni mi disse che sarei stato cacciato dall’ospedale. Risposi che mi sarei rivolto alla magistratura per il mobbing che stavo ricevendo. Pochi giorni dopo mi chiamò da casa sua, mentre la sera ero solo nel reparto dell’ospedale; mi chiese di prendere una sua agendina, e di aprirla alla lettera ‘A’. Accanto al numero che mi diceva di cercare c’era il nome e il numero del procuratore Lisciotto. Che qualche giorno dopo venne a trovare Callea in reparto, annunciato davanti a me dall’aiuto: “Dottor Callea, il dottor Lisciotto” (un’eccezione; Callea si fa chiamare “professore”). Lisciotto in seguito fu prescritto dai suoi colleghi per abuso di ufficio. L’accusa era di avere fatto falsamente figurare, d’accordo con la commissione medica della ASL, la figlia come invalida per farla assumere. A chi parla del giudice a Berlino, a Brescia i galantuomini rispondono indicando il podestà che mangia alla loro mensa, come nel 5° capitolo dei Promessi sposi: “Quel medesimo a cui, in teoria, sarebbe toccato a far giustizia a Renzo Tramaglino, e a fare star a dovere don Rodrigo”. Callea ha appena ricevuto a Cosenza il “premio cultura Dante Alighieri”.

Il procuratore uscente, Melampo V, Buonanno, ha precisato che il motivo del suo pensionamento non è l’arresto del figlio per rapina a mano armata. La combinazione di un padre Procuratore col figlio che si presenta nei negozi col mitra spianato si presta a diversi errori cognitivi. Tra questi, il non percepire la differenza tra un grossolano criminale comune e i fini criminali di Stato dell’ambiente lavorativo del babbo. Un rapinatore, un ladro, un truffatore di strada sono criminali semplici; ma i criminali di Stato sono molte volte criminali. Sono criminali per i reati infami che commettono, per l’avvalersi dei poteri e dei mezzi dello Stato per commetterli, per l’uso del potere giudiziario come corazza di impunità e arma di offesa, per il sovvertimento sotterraneo della società dietro a una facciata rispettabile e temuta, e altro ancora. Una sinergia di livelli che amplifica l’efficacia criminale e ne assottiglia la visibilità.

1 Rosansky SJ et al. Early start of hemodialysis may be harmful. Arch Intern Med, 2011. 171:396.
2 Moynihan R et al. Chronic Kidney Disease. How expanding definitions are unnecessarily labelling too many people as diseased. BMJ, 2013. 347: f4298. Making people patients: chronic kidney disease overdiagnosis. The conversation, July 31, 2013.
3 Are we overtreating renal failure? Updates in slow medicine, #241. Ottobre 2018.
4 Tamura MK et al. Dialysis Initiation and Mortality Among Older Veterans With Kidney Failure Treated in Medicare vs the Department of Veterans Affairs. JAMA online, April 9, 2018.
5 Zijn Chen, Chi-yuan Hsu. Appropriate Time for Chronic Dyalisis initiation. A cause for humility. Jama online, April 9, 2018.
6 Ioannidis PA. Professional Societies Should Abstain From Authorship of Guidelines and Disease Definition Statements. Circ Cardiovasc Qual Outcomes, 2018. 11: e004889.
7 DeJong C Steinbrook R. Continuing Problems With Financial Conflicts of Interest and Clinical Practice Guidelines. JAMA Intern Med online 29 October 2018.

KassirerOnThetake

La copertina del libro “On the take”, (“All’arraffo”), scritto da un celebre direttore del New England Journal of Medicine, JP Kassirer (Oxford University Press, 2005). Il libro porta tra gli esempi della degenerazione affaristica della medicina il caso, che suscitò clamore internazionale, della campagna contro il medico canadese Nancy Olivieri, considerata “whistleblower” per avere riportato effetti avversi della terapia farmacologica che stava studiando. Campagna per la quale l’azienda farmaceutica canadese che voleva ridurre al silenzio la ricercatrice reclutò tra gli altri Callea, nel 1997, mentre questi a Brescia si stava occupando di me.

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Vedi anche:

La necessità di laicità contro l’aggiramento dei limiti e l’inversione dei controlli posti dall’art. 41 della Costituzione

 

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