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Il PM Nicastro come assessore alla sanità: la non complementarietà tra magistrati e tangentisti

27 febbraio 2010

Segnalato il 27 feb 2010 sul blog “Uguale per tutti” come commento al post “Magistrati in politica: favorevole o contrario?” del 23 feb 2010


Ho fatto il magistrato, non lo spacciatore di droga

Il PM Nicastro sulla sua candidatura alle regionali del 2010

Il popolo non elegge chi lo cura, ma chi lo droga

N. G. Davila

 

 

 

1. Non so se sia un bene o un male che i magistrati entrino in politica. In generale, i magistrati lasciano la toga seguendo percorsi di diverso tipo. Abbiamo avuto un ex magistrato senatore che è stato implicato nei procedimenti giudiziari sull’eliminazione, con una pistolettata in bocca, di qualcuno che parlava troppo. So di un  giudice che si fece monaco, ritirandosi in una abbazia incantata; forse sarebbe stato meglio per noi se si fosse buttato nella mischia parlamentare. Ci sono celebri figure di magistrati divenuti parlamentari, stagionate e recenti, che personalmente ho difficoltà a inquadrare e in alcuni casi sollevano forti perplessità.

2. Osservando da diversi anni il tema del rapporto tra frode medica strutturale e magistratura, ho invece un’opinione netta sulla candidatura alle prossime elezioni regionali del PM di Bari Lorenzo Nicastro nell’Italia dei valori, che oltre che un magistrato in politica è un magistrato in medicina, data la sua “prenotazione” del posto di assessore alla sanità nella giunta Vendola. Mi pare la conferma, che avrei preferito non registrare, del quadro che ho già delineato in questo e altri forum sull’appoggio della magistratura al grande business medico [1-12]. Le dichiarazioni di Nicastro sulla sanità sono deludenti e preoccupanti, e se fossi un elettore pugliese, e se non restituissi ormai da tanti anni il documento elettorale ad ogni tornata, non solo non lo voterei, ma borbotterei, come don Ciccio Tumeo nel Gattopardo, la dichiarazione di voto che espongo qui.

3. In breve [8], in medicina vi sono frodi mediche di primo grado, che ho paragonato alle frodi  dei banchieri; sono attuate dal grande business, e consistono in genere nell’alterazione della dottrina ufficiale, in modo da rendere ortodossi e legali interventi medici, spesso inutili o nocivi, volti al profitto invece che all’interesse del paziente (es. [1,13]). Sono quindi frodi non riconoscibili, per il loro carattere tecnico, al quale si sovrappongono i fattori antropologici che portano a conferire fiducia alla medicina, e che rendono pertanto difficile il riconoscimento di queste frodi anche quando vengono denunciate. L’Italia è ai primi posti in Europa per frequenza di interventi di protesi d’anca, per un mercato di un miliardo e trecento milioni di euro, più altri cinquecento milioni di euro per la riabilitazione, e con una crescita del 5% all’anno. Per continuare la crescita, sta venendo lanciata in questi mesi anche in Italia una nuova patologia dell’anca, della quale quei fessi che fondarono l’ortopedia non si erano accorti: il “femoroacetabular impingement”. Veramente i fessi dei tempi passati mettevano in guardia sulla scarsa correlazione tra dolore e lesione anatomica, un principio che qui viene travolto. All’interno del monopolio medico, il mercato delle malattie è libero: c’è libertà d’impresa di inventare malattie sempre nuove, una pratica in crescita. L’entità nosologica non è ben stabilita, ammesso che esista veramente, ma già consente artroscopie, terapie farmacologiche, interventi di protesi, etc. Appare essere l’ennesimo caso di non-malattia basata su difetti anatomici o su semplici varianti anatomiche, che viene inclusa tra le malattie per espandere il mercato tramite lo spauracchio della progressione verso forme gravi: così ora abbiamo gli interventi  preventivi anche per l’artrosi. In questo caso il target sono i giovani sportivi, che appaiono soggetti, e anche psicologicamente propensi, a lamentare dolori e a sottoporsi a cure chirurgiche. Basta la comune pubalgia dell’atleta e si parte con un iter che può arrivare alla protesi d’anca, un intervento di chirurgia maggiore. Vi sono poi frodi mediche di secondo grado, che parassitano quelle di primo grado, attuate in genere da parte di piccoli operatori, che ho paragonato a un bancario che storna fondi ad una banca, e quindi ruba oltre che al pubblico anche a coloro che l’hanno fondata. Es. lo scandalo “pro-pro” sotto la giunta Vendola, il comparaggio sulle protesi ortopediche dove il “sinallagma” consisteva nelle prestazioni di prostitute. Le frodi di secondo grado possono restare nascoste e impunite, ma una volta emerse sono facilmente riconoscibili.

4. La mia tesi, derivata da anni di osservazione, è che la magistratura combatte le frodi mediche di secondo grado, invise ai poteri forti dell’industria e della finanza, che a volte sono letteralmente banchieri, e favorisce quelle di primo grado, attuate da quegli stessi poteri. La candidatura del PM Nicastro dopo lo scandalo pro-pro, con lo scandalo ancora nelle mani della Procura di Bari, appare come una conferma. Anche nell’arretrato meridione, dopo una fase di lancio, come ho detto [10], della medicina commerciale e tecnologica ad alto volume, attuata permettendo su di essa frodi di secondo grado, si è pronti ad entrare a regime, nel sistema della frode di primo grado; e la magistratura sta ora bloccando la frode di secondo grado, che pare fosse nota da anni; non solo ma ora fornisce anche l’uomo che è in grado di impedirla anche sul piano amministrativo. Il dr Nicastro, metto la mano sul fuoco, si farebbe tagliare una mano piuttosto che accettare una mazzetta, o farla accettare ad altri. E sostiene nella sua campagna che questo, porre fine alla corruzione, è quello che ci vuole per la sanità. In realtà, il non zanzare soldi o altri benefici è solo un prerequisito minimo per la buona sanità. Non c’è bisogno di dire che l’assenza di frodi di secondo grado è un bene, ma va aggiunto che deve essere accoppiata all’assenza di frodi di primo grado. Se si fermano i bancari infedeli e si lasciano liberi di fare ciò che vogliono i banchieri senza scrupoli, il cittadino non ne beneficia. La sostituzione delle frodi di secondo grado con la frode di primo grado può paradossalmente tradursi in uno svantaggio maggiore per la salute del cittadino, come scrissi anni fa a un PM di Catanzaro oggi parlamentare europeo con l’ex PM Di Pietro. Un esempio di ciò è il caso Poggi Longostrevi, che voleva fregare tutti – anche il sistema al quale era organico, e che gli permetteva di frodare – non eseguendo gli esami inutili o dannosi che faceva prescrivere. Se gli esami fossero stati eseguiti, i pazienti avrebbero sofferto le conseguenze di radiazioni, e dell’entrare in quella spirale di accertamenti, trattamenti e complicanze che è capace di ridurre al lumicino una persona sana e robusta come un cavallo. Il truffatore sarebbe oggi un riverito luminare. Ma Poggi Longostrevi con la sua avidità danneggiava il consumo di prodotti medici, e ha fatto una brutta fine.

5. Nicastro ha detto, nel presentarsi agli elettori, “…il magistrato per 23 anni, è l’armamentario di chi sa che bisogna lavorare con le regole. Di chi sa ciò che non va assolutamente fatto”. Veramente un politico dovrebbe sapere anche cosa si deve fare, e presentarsi con un programma positivo e dettagliato. La deriva securitaria che ha portato a identificare la sicurezza con più polizia ha il suo corrispettivo nel magistrato che è da preferire come amministratore al politico in quanto non ruba e non farebbe rubare. Questa posizione di censore, per un campo come la sanità, sarebbe già pochino; e si vede che le cose da non fare per Nicastro sono le mazzette e affini; che sono solo una parte di una parte delle cose che non si devono assolutamente fare.

6. Sceso in campo, il magistrato ha esordito dicendo, a proposito dell’incarico al quale aspira, “Non parlerei di sanità, ma di salute”. La sostituzione, di uso comune, di “sanità” con “salute” è un portato della ideologia liberista arrivata col vento della globalizzazione, uno slogan degno di Madison Avenue che si è riflesso anche nel cambio di titolo del ministero competente. Come la felicità, la salute è un’aspirazione, e solo in parte è nelle mani degli uomini o degli Stati. La sanità è la tutela della salute, la tutela per quanto possibile, ed è quella che dovrebbe essere l’obiettivo del buon politico. Questo però i cittadini non lo capiscono; loro vogliono “il diritto alla salute”, un’espressione ottusa e disonesta. Quello che si può e si deve pretendere, a una lettura razionale dell’art. 32 della Costituzione, è il diritto alla tutela della salute. Invece, col miraggio dell’elisir di eterna salute, spesso si commettono solenni truffe che pregiudicano la salute. Intorno agli anni 2000, con la riforma Bassanini, il Ministero della Sanità fu abolito, nella stolida e folle indifferenza di tutti, incluse le masse di ipocondriaci. Risorse, in posizione subordinata, come Ministero della Salute sotto Berlusconi. Il cambio di nome del ministero, che passò anch’esso inosservato, mi sembrò il cattivo segno di una mutazione ideologica; che il candidato dalle mani pulite rinnova, forse con un aggravante: come PM sa bene che spesso i truffati con le loro illusioni pretese e velleità giocano un ruolo attivo nei meccanismi fraudolenti dei quali cadono vittima; e pertanto né i magistrati né i politici dovrebbero incoraggiare nei cittadini concezioni irrazionali dettate dalla propaganda. Né tanto meno sfruttare la credulità popolare già sollecitata ad arte da interessi che gli amministratori dovrebbero contrastare.

7. E’ vero che la OMS definì la salute come “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non soltanto assenza di malattia“; fu nel 1948, quando cominciava la lunga progressione che ha traformato la medicina da servizio in settore di punta dell’economia, fino alla situazione attuale, dove la spesa medica si è ingigantita tanto di poter minare la salute economica delle nazioni. Ricercatori di public health anglosassoni hanno commentato che questa dell’OMS più che la definizione di salute è la definizione di orgasmo. Una definizione insana: implica che se non si é in uno stato perfetto si può trovare il modo di sostenere che non si è in salute. Ciò facilita quanto osservato da studiosi della frode medica strutturale (Moynihan e Cassels): nell’ambito di una strategia direct-to-consumer l’essere malati diviene la condizione di default e la malattia viene messa al centro della vita umana. L’OMS è quella istituzione che quest’anno ha sostenuto il business miliardario dell’influenza A, un caso singolare di truffa medica a cielo aperto; ha chiesto di fare luce anche Maurizio Gasparri. Ormai hanno buttato tanto pastone che pescano quasi senza l’esca, con l’amo nudo.

8. Nicastro ha anche detto (sui media non ha detto moltissimo altro di notevole del suo programma) che ascolterà i cittadini sulla salute: “Deciderò con i cittadini quello che bisogna fare giorno per giorno”. Un curioso viraggio, per un magistrato. Il populismo sanitario è anch’esso un potente strumento delle frodi mediche di primo grado. Ed è anch’esso un pessimo affare per il cittadino. Sta ai diritti in tema di salute come l’audience di RAI e Mediaset stanno alla democrazia. Nella “cupola” che governa la medicina il ceffo peggiore, la fronte bassa, gli occhi vicini, è “la Ggente”; che in genere non sa ciò che è bene per lei in medicina, mentre le martellanti campagne di direct marketing le fanno credere che lo sa e che deve pretenderlo. Da un magistrato mi sarei aspettato uno dei pregi che un magistrato in politica può offrire: che decidesse per il bene pubblico sine spe ac metu. Speriamo che non chieda consiglio alla moglie, che vende farmaci come farmacista. Del resto, se si rivolgesse agli esperti, cosa che probabilmente, da persona ragionevole, farà, riceverebbe la ripetizione di pareri costruiti altrove, pareri apparentemente disinteressati che sono in realtà stati modellati tenendo conto anche dei gusti del pubblico, in base a serissime ricerche di marketing come per qualsiasi importante prodotto commerciale. Mi risulta che la magistratura, che sta veramente fornendo un servizio completo alle multinazionali, si incarichi oltre che del tenere a freno gli “scassapagliare” anche dell’eliminazione senza troppi disturbi delle sparute voci di tecnici che non si propongono di arricchirsi alle spalle del prossimo, e che se non venissero fatti fuori sarebbero in grado di applicare in maniera non del tutto inefficace l’onestà a questioni tecniche importanti, complesse e non riconosciute, producendo informazioni che potrebbero mettere in crisi le frodi di primo grado. Una doppia attività che non ricorda né “i contrabbandieri” né “i magistrati”, i termini della alternativa secondo Nicastro, ma ricorda i campieri al servizio dei latifondisti.

9. Nicastro presenta come emancipazione una sanità subalterna, che non persegue un modello ideale di buona sanità, ma, come sempre nel Meridione, piega la schiena e obbedisce, stavolta orientando le preghiere e le aspirazioni verso la mecca lombarda. Una medicina, quella accennata da Nicastro, confindustriale. Nicastro ha lodato Emma Marcegaglia per le sue esortazioni agli italiani sul tema della legalità. La presidente di Confindustria, che ricordo arringare sprezzante e rabbiosa gli industriali a Brescia contro chi critica gli inceneritori, gli impianti che vuole costruire anche in Puglia; secondo la quale la ricerca è ancella delle imprese. Travaglio ha definito la Confindustria “il più popoloso consesso di corruttori mai visto in natura”. Nel 2008 la SPA dell’oggetto delle lodi del PM anticorruzione ha patteggiato una condanna per una tangente di più di 1 milione di euro; oltre ai “delitti d’autore”, c’è anche una “legalità d’autore” per i PM engagé? Una medicina che va verso la berlusconiana medicina di Verzé, grande amico e guida medico-spirituale di Vendola; un altro benefattore dell’umanità vittima di cattive compagnie, evidentemente, perché anni addietro i colleghi meneghini di Nicastro non lo classificarono dalla parte dei buoni. Una medicina che deve la sua fama di eccellenza anche ai servigi del genere di quelli praticati da un altro personaggio legato a Verzé, Pio Pompa. I magistrati in politica possono finire col ritrovarsi con quelli che Shakespeare chiama gli “strange bedfellows”. Non li preserva da ciò l’affiliarsi alla “sinistra”, il cui ruolo, IDV inclusa, pare essere proprio quello di favorire queste convergenze a giro largo, queste convergenze clandestine all’hotel degli equivoci che si concretizzano dopo che all’inizio le parti sembravano dirette in direzioni opposte.

10. Appare che all’onestà personale e alla sicurezza in sé stesso del candidato non corrisponda una adeguata impostazione culturale in tema di politica sanitaria, né una buona comprensione dei reali problemi della medicina, ma piuttosto ossequiosità per gli interessi forti e un solido conformismo, che ha il suo pezzo forte nell’idea fallace che i problemi della medicina si identifichino con la corruzione e i disservizi; e che siano quindi problemi per i quali ciò che occorre non sono politici consapevoli che sanno quello che si deve fare, ma uomini della legge che facciano il politico-macchinista, prendendo in mano la guida di una locomotiva che è su binari stabiliti. Dal punto di vista del big business, Nicastro appare come l’uomo ideale per commissariare l’ufficio pagamenti sanità della Regione.

11. Da destra attaccano Nicastro perché ha indagato il candidato dell’altra coalizione, Fitto. Si sorvola sul fatto, che a me pare più grave, che il magistrato si aggrega a Vendola, dopo quel che è venuto fuori da parte della Procura della quale fa parte sulla gestione della sanità della giunta Vendola. Il problema è stato risolto da Di Pietro, che con due pennellate ha rappresentato Vendola come un ingenuo, che necessita di un tutore, un magistrato, per evitare di venire raggirato. A me pare che la successione di Tedesco con Nicastro non sarebbe una svolta, ma sia sulla linea degli interessi del grande business sanitario, rappresentando la successione, dritta come una spada, della frode di secondo grado, che ha allestito il business, con quella di primo grado, che deve raccogliere il seminato. L’ANM ha storto un po’ la bocca, il CSM ha dato il via libera; non credo che la candidatura di Nicastro sia una “deviazione” rispetto al resto della categoria, o una cosa davvero sgradita alla corporazione dei magistrati: mi pare perfettamente coerente con una politica di supporto nei confronti del grande business sanitario, e dei suoi illeciti, che la magistratura tiene da anni; non diversamente nella sostanza da quei partiti che si fanno noleggiare da interessi privati per operazioni specifiche; solo, a un livello più alto.

12. Forse il motivo per prendere ufficialmente le distanze, mentre si dà il via libera, è che la vistosa candidatura di Nicastro rischia di mettere un poco troppo in luce il tropismo degli interventi della magistratura rispetto agli interessi dei poteri forti, e quindi i servigi resi a tali poteri. Non so quanta consapevolezza ci sia tra i singoli magistrati del sostanziale asservimento dell’ordine giudiziario al big business medico. Se questa mafia un giorno finirà, allora si dirà di essere stati tutti ingannati, tutti depistati da poteri deviati, che qui hanno fatto capolino, etc.  Il caso Puglia potrà mostrare come, consapevoli o meno i singoli, oggettivamente la magistratura abbia ricalcato le difficili volute dei disegni di interessi illeciti; oggettivamente abbia attaccato il cavallo dove voleva il padrone.

13. Il problema della candidatura di Nicastro non è quindi la complementarietà Nicastro-Fitto, inquirente-indagato, trasferitasi sul piano politico. C’è sì un problema di opportunità sul magistrato che dopo avere perseguito il politico corrotto ne prende anche il posto; problema che distrae da una circostanza ben più grave, data dagli elementi di continuità parziale tra tangentisti e magistrati rispetto al grande business. La circostanza che si sfrutti l’indignazione dell’elettorato per scandali che erano una libera uscita, consentiti dagli stessi poteri che ora suonano il rientro nei ranghi, le due fasi antitetiche gestite dalla stessa compagine politica, con la magistratura che regola il traffico. Andrebbe riconosciuto l’esatto opposto di quello che dice Nicastro, e ciò di cui lo si accusa: che vi è in realtà una non-complementarietà tra magistrati e tangentisti, sul piano degli effetti sulla moralità pubblica. Il concetto di non-complementarietà cui mi riferisco proviene dallo studio della frode medica di primo grado. La complementarietà si ha quando costituenti di un sistema sono mutuamente esclusive, o variano in modo mutuamente esclusivo. Si è visto (Reich J.M. et al. Citato in [1])  che, contrariamente a quel che si pensa istintivamente, sopravvivenza e mortalità per tumore possono essere non-complementari: non è detto che al variare dell’una l’altra vari in verso opposto. Alcuni screening tumorali possono portare ad un miglioramento della sopravvivenza (la proporzione di individui vivi 5 anni dopo la diagnosi) e a un peggioramento della mortalità (la proporzione di deceduti per quella patologia nella popolazione generale per anno): sia la sopravvivenza che la mortalità aumentano. Analogamente, perseguire alcuni tipi di disonestà non significa necessariamente promuovere l’onestà, ma può favorire altre forme di disonestà, portando complessivamente ad un peggioramento. E lo stesso può avvenire sostituendo i politici ladri con magistrati personalmente integri. L’effetto può essere una riduzione delle bustarelle, ma anche una riduzione del livello di moralità pubblica e giustizia sociale; ciò se l’azione di contrasto porta a uno spostamento degli illeciti dal secondo al primo grado.

14. Volendo interpretare tutto nei termini asfittici del pollaio della politica, si finisce come i capponi di Renzo. Vi sono interessi diversi e più forti, oltre a quelli della lotta partitica per il potere. Quelli che davanti a noi si contendono le poltrone come in un combattimento tra galli, dietro le quinte competono fianco a fianco come cortigiani della stessa corte per la benevolenza dei poteri superiori. Non è vero che le cose andranno necessariamente meglio seguendo il modello di complementarietà dipinto dal PM Nicastro. “E’ meglio qualche magistrato di più in lista che qualche delinquente in più nelle istituzioni”, come se “magistrato” fosse sinonimo di “onesto”: non è che nella sanità i magistrati siano l’opposto dei delinquenti, anche se sono naturalmente il contrario dei delinquenti. La divisione di maggior rilevanza del mondo reale della medicina è tra delinquenti e “galantuomini”; e la magistratura appare combattere i reati dei delinquenti e proteggere i galantuomini e i loro crimini; proteggendoli dai piccoli e medi delinquenti; e anche dagli onesti che danno fastidio. La non-complementarietà di magistrati e tangentisti sulle frodi biomediche può avere come conseguenza la promozione di programmi di screening che portino alla citata non-complementarietà degli effetti epidemiologici sulla salute della popolazione. In medicina come nell’attività giurisdizionale certe semplificazioni all’apparenza ovvie e indiscutibili permettono al diavolo di rimanere annidato nei dettagli.

15. Ridurre la corruzione della medicina alle tangenti, o ai risvolti boccacceschi del caso Puglia, è altamente fuorviante. L’espressione “medicina e  prostitute” al PM Nicastro farà venire in mente le indagini a riguardo della Procura di Bari, sulle marchette nelle frodi di secondo grado; e lo rinsalderà nel compito affidatogli di proteggere da cattive compagnie il candido e sognante Vendola. Non so quanto fossero le tariffe delle escort, ma a me l’espressione fa venire in mente una cifra esigua, una ventina di euro. Ciò perché quando penso a  prostituzione e medicina penso a quelle forze istituzionali che prostituendosi, promuovendo il falso e soffocando il dissenso, hanno permesso che in 10 anni, dal 1998 al 2007, in Europa la spesa annuale pro capite per i farmaci oncologici passasse da 4.3 euro a 26.3 euro; secondo uno studio della European federation of pharmaceutical industries and associations (EFPIA). Senza che le cure per il cancro siano diventate nel decennio sei volte migliori; o la situazione del cancro sei volte più leggera, tutt’altro. E’ la cifra di questo differenziale, l’incremento della frazione della tassa sul cancro pertinente alle terapie farmacologiche, un risultato da proteggere e migliorare per gli analisti finanziari, che rappresenta bene le vere marchette della medicina, le marchette a favore delle frodi di primo grado; e l’opera della magistratura italiana non è certo andata nel verso del contrasto a questo mercimonio.

16. La situazione va oltre il caso Puglia. La tensione tra frode di primo e secondo grado in medicina appare essere costitutiva. In Italia, è interesse del big business medico scalzare la frode di secondo grado dalla sua tradizionale egemonia, e spostare l’equilibrio dal secondo grado al primo grado. Una mutazione che include anche lo spostamento della greppia medica dai posti di lavoro ai dividendi degli azionisti. Soprattutto al Sud; al Nord il cambiamento è già in buona parte avvenuto. In USA, dove il primo grado impera, la frode medica di secondo grado ad opera di amministratori, medici, pazienti, etc. , pur essendo contrastata, ha il suo spazio, anche se eccentrico rispetto al cuore del sistema; come mostra il libro “License to steal: how fraud bleeds America’s health system“ (Westwiew Press, 2000) di un docente di Harvard, Sparrow, che non a caso è un ex constable della squadra di polizia antifrode inglese. In USA le frodi di secondo grado servono come capro espiatorio per le truffe di primo grado; e anche come “stecca”, per creare una rete ampia di compartecipazioni, convergenza di interessi e complicità che sorregga le frodi di primo grado. La FBI ha segnalato un aumento di frodi di secondo grado, lucrose e a basso rischio, ai danni della medicina pubblica, Medicare (Medicare fraud. Don’t let it happen to you. Sito web FBI, 03/22/06). In Florida anche gli spacciatori di cocaina si starebbero convertendo dagli stupefacenti a queste frodi (Weaver J. Criminals bilk Medicare of billions each year. AARP Bullettin, 1 nov 2009. Reperibile sul web). Ma, anziché una conferma delle tesi di Nicastro, questa mi pare una conferma delle mie: Nicastro echeggia la versione della polizia USA, che segnala solo le frodi mediche dei malviventi, di secondo grado, e non quelle dei “big shots”, di primo grado.

17. Sarebbe lungo discutere il tema della medicina come droga, e dei medicinali come droga. In Florida nel 2007 i decessi per overdose da medicinali sono stati il triplo dei decessi per droga. Nell’ultimo decennio c’è stato anche in Italia un boom del consumo di psicofarmaci, che possono dare dipendenza; questo è un tema autentico, che attiene al primo grado, che i politici che si occupano di sanità dovrebbero affrontare, invece di pensare solo a come aumentare la spesa pubblica per consumi medici facendo contento il pubblico e qualcun altro. (Questo è inoltre un tema che dovrebbe interessare il lavoro dei magistrati piuttosto direttamente, perché alcune classi di psicofarmaci possono provocare alterazioni psichiche che portano a gesti violenti, verso sé stessi o gli altri; e possono quindi essere una delle cause maggiori dell’aumento di esplosioni inattese di violenza tra le persone comuni). Ci può essere dipendenza dalla medicina, da psicofarmaci, da farmaci con effetti collaterali psicotropi, da placebo, dagli effetti terapeutici o palliativi dei farmaci; a beneficio di quelli che li commerciano, che traggono vantaggio dall’avere un esercito di assuntori cronici, e perciò stati cronici e dipendenza. C’è una non-complementarietà anche tra pusher e chi vende farmaci, e tra trafficanti di droga e assessori alla sanità.

18. La relazione tra le due frodi va oltre la medicina, che pure attualmente è settore di punta dell’economia. Una relazione complessa, che oscilla tra contrapposizione e cooperazione. Questa tensione tra frodi legalizzate e corruzione, tra politici locali che rubano grossolanamente e grandi interessi mondiali che rendono le loro frodi benemerita normalità e legalità, tra vassalli e imperatore, con le sue fluttuazioni, andrebbe riconosciuta come fondamentale. Tangentopoli può essere letta in questi termini [7,8]. La recente riabilitazione di Craxi sembra una orgogliosa chiamata alle armi dei feudatari minori; mentre le precipitose dichiarazioni anticorruzione di Berlusconi di questi giorni appaiono come una misura per ammansire sotto elezioni i signori del primo grado per evitare di finire buttati fuori a pedate come accadde con Tangentopoli.

19. La questione dei magistrati in politica appare allora essere quella di base del rapporto tra magistratura e potere, ciò che un tempo quelli di sinistra chiamavano la questione della “giustizia borghese”. Quanto dico può scandalizzare, oggi che la magistratura appare come un potere “alternativo”, un argine alla corruzione; ma rientra in una sequenza storica che il potere giudiziario sieda ai piedi del trono; ai nostri giorni la giubba è quella delle imprese grandi come Stati, e più potenti degli Stati, che reggono l’impero dei prodotti medici. La questione dei magistrati in politica riguarda forse anche il pericolo del logoramento, e per i più sensibili del burn out; i magistrati hanno a che fare tutto il giorno come il carceriere di una canzone di De Andrè con “quattro infamoni” etc., con il dolore delle vittime o la frustrazione dei danneggiati, l’incomprensione del pubblico, i politici che per non essere ammanettati vorrebbero legargli le mani, le rivalità interne, i loro stessi limiti e peccati. Stanchi della guerra, possono cercare di evadere, in paradiso, come quel magistrato andato in un convento tra dolci colline. O all’inferno in politica, attratti dalla fascinazione della scomparsa del crimine per sublimazione. Il crimine che si converte e si evolve, il crimine che si trasfigura in economia legale e produce ricchezza e pace; il crimine che si fa buono e saggio, che aiuta gli altri e sale sulla cattedra o sul pulpito, il crimine finalmente pulito e forbito; il crimine che si fa istituzione; le tecniche di sfruttamento mortali ma garbate, che rispettano le forme, che danno forma, e che hanno una spessa blindatura morale, come appunto quelle legate alla medicina. Il crimine che non preme furtivo un grilletto ma officiando in piena luce preme lo stantuffo di una siringa.

20. Un magistrato può candidarsi indipendentemente dalla sua professione; oppure può candidarsi per proseguire, oltre i limiti imposti dalla separazione dei poteri e dalle leggi, quello che faceva nella sua professione, e allora bisogna considerare cosa faceva, nella sua professione. O quali erano, sul piano politico ed etico, le linee della sua categoria alle quali si adeguava. La candidatura di un magistrato in politica dovrebbe avere questo valore ideale: il passare a combattere sul piano politico quel genere di ingiustizie che difficilmente possono essere combattute sul piano giurisdizionale. Certo, se quelle stesse ingiustizie sono aiutate sul piano giurisdizionale dalla categoria di provenienza, o dal magistrato stesso, il passaggio del magistrato alla politica suona vicino a quei passaggi tra controllori, controllati, lobbisti, politici etc, che stanno divenendo frequenti anche da noi. I magistrati si occupano sempre più di sanità, e ora scendono in politica su questo tema. Magari ci fosse un magistrato che passasse al Parlamento o ad altri organi elettivi dello Stato e lì facesse sentire la sua voce contro le frodi mediche di primo grado. Una candidatura come quella di Nicastro dà l’impressione che il business medico, stanco dei politici che alla sua tavola si abbuffano senza ritegno, voglia sostituirli, o minacci di sostituirli, con sceriffi che non ruberanno, preverranno i furti, e per il resto eviteranno di ficcare il naso nei loro affari, occupandosi della “medicina che mette al centro il paziente” e banalità del genere. Forse la candidatura Nicastro è un avvalersi della magistratura per lanciare un avvertimento ai politici contro la loro bulimia. La magistratura può essere una provenienza ottima, tra le migliori che si possano sperare per un parlamentare, se l’uomo è davvero indipendente; indipendente non solo col cuore ma anche con la testa. Se non lo è, il suo cambio di ordine di potere sarà più apparente che reale, e il suo ingresso nelle stanze dei bottoni una disgrazia politica come tante altre. Ma un magistrato che sia anche una persona libera, è già tanto se riesce a sopravvivere al suo posto.

 

Articoli citati

  1. Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi
  2. Roba da chiodi
  3. Questionario immaginario ai magistrati sul testamento biologico
  4. La magistratura come cuscinetto
  5. Contro il relativismo etico ed epistemico
  6. Il riduzionismo giudiziario nella frode medica strutturale: il caso del testamento biologico
  7. Servizi segreti nella Sanitopoli barese ?
  8. La magistratura davanti alle frodi mediche di primo e secondo grado
  9. Indipendenza della magistratura e pneumatici
  10. La magistratura e la separazione dei valori: il caso della “Nave dei veleni”
  11. Quando “less is more”. Liste di attesa per le Tac, per i processi, e liste di priorità per il controllo dei  cancerogeni in Calabria
  12. Vendola e il nostos del professore
  13. Il mediatico e l’extramediatico. Il caso delle ghiandole sessuali maschili

Copia della presente viene inviata firmata con racc. a/r online ai PM della Procura di Bari, c/o il Procuratore capo Laudati. E al Direttore scolastico regionale della Lombardia Giuseppe Colosio, responsabile regionale dell’istituzione dello Stato che sta cercando di intimidirmi e ricattarmi, incurante di commettere reati come il falso e la calunnia, tramite atti di mobbing trasversale ogni volta che denuncio qualcosa su qualche cosca (cfr. La barbarie, la giustizia e la fogna). Invio copia anche al Prefetto di Brescia Narcisa Brassesco Pace, per prevenire, quando tra poche settimane restituirò la tessera elettorale al Quirinale, la convocazione in Prefettura e la lezione sull’importanza di andare a votare. Mi basta già la lezione di legalità, coraggio e nobiltà che state offrendo. E’ evidente che la mia concezione di democrazia è incompatibile con quella delle persone che occupano le istituzioni. E forse sto regredendo anche dall’attaccamento alla Costituzione, verso norme primitive ed elementari, come i detti popolari: ricordo sempre quello per il quale chi si rivale sulle donne annega in uno sputo.

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Blog de Il Fatto

Commento del 19 feb 2012 al post di M. Imperato “Mani pulite: vent’anni sembrano pochi” del 18 feb 2012

Credo che i magistrati non combattano la corruzione in sé, ma ne combattano alcune forme favorendone altre. Mentre si oppongono alla bribery dei signorotti locali, favoriscono – e a volte attivamente aiutano – l’istituzionalizzazione della grande corruzione, quella dei poteri forti. E’ un poco come la lotta tra piccoli feudatari e potere centrale, al tempo per esempio di Richelieu:

La magistratura davanti alle frodi mediche di primo e secondo grado
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Il PM Nicastro come assessore alla sanità: la non complementarietà tra magistrati e tangentisti http://menici60d15.wordpress.c…

Questo è confermato da magistrati come il PM Imperato che oggi loda “Mani pulite” e pochi giorni prima ha prospettato in termini positivi la legalizzazione delle lobbies (Lobby al sole anche da noi?, 27 gen 2012), uno dei più nefasti focolai di corruzione e degenerazione della politica interna e internazionale.

Indipendenza della magistratura e pneumatici

21 settembre 2009
Panchina del parco Gallo Di Brescia. 15:01 del 17 set 2009

Panchina del parco Gallo. Brescia, 15:01 del 17 set 2009

Segnalato il 21 set 2009 sul blog AldoGiannuli.it come commento al post  “Una nuova questione morale…” del 16 lug 2009


Seduto su una panchina del parco Gallo di Brescia in una bella giornata di settembre. Penso agli avvenimenti del giorno. Oggi, 17 set, risulta finalmente consegnata la racc. online che ho inviato con internet 8 giorni fa al PM di Lecco Del Grosso sul ruolo della magistratura nel caso Englaro (L’azione giudiziaria non euclidea). Ed è arrivato contemporaneamente anche il consueto schiaffo di “ricevuta di ritorno”, sotto forma di mobbing trasversale. Chi si rivale sulle donne annega in uno sputo.

Oggi il TAR del Lazio si è espresso a favore dell’interruzione dell’idratazione e alimentazione quando si sia “ricostruita” la volontà del paziente comatoso. Secondo i giudici amministrativi l’essere umano medio sarebbe in grado di scegliere liberamente di morire di sete e fame, e a tale stoica capacità corrisponde il diritto fondamentale di morire volontariamente in questo modo; diritto “incompressibile” dall’autorità pubblica, anche in presenza di una volontà solo putativa, espressa in precedenza in condizioni diverse (che “Altro è parlare di morte, altro è morire” sembra se ne siano dimenticati tutti), o anche desunta da dichiarazioni di testimoni. Un’altra specie si aggiunge così a quella categoria di giustificazioni funebri che comprende il famoso “Dio sa che è lui che ha voluto farsi uccidere”. E’ da poco uscito un editoriale che condanna le preoccupazioni espresse in Inghilterra da gruppi di disabili: temono che questo viraggio ideologico, dal sollievo della sofferenza alla promozione della scelta personale di morire quando si soffre, possa favorire la loro eliminazione prematura; e vengono pertanto rampognati per questa loro fisima, che viene giudicata irrilevante per la discussione (Delamothe T. Assisted dying: what’s disability got to do with it? British medical journal, 26 ago 2009). Per rassicurarli viene citata la baronessa Warnock, che spiega pazientemente che si tratta di due concetti diversi. La baronessa è la stessa bioeticista che ha affermato che i pazienti affetti da demenza senile hanno il dovere di morire per non pesare troppo sui familiari e la società.

Pochi giorni fa, l’11 set, il CSM ha approvato la pratica a tutela di magistrati della Cassazione in relazione alle accuse ricevute dai politici sul caso Englaro. Il giorno dopo il portavoce vaticano ha dato indicazione, sul testamento biologico, di “trovare un compromesso che non umili nessuno”. Una frase che per me conferma che il paziente è una figura secondaria nella meschina disputa tra superbi al suo capezzale. Oggi le nostre truppe in Afghanistan, aggregate agli interessi di chi domina il mondo, vedono cadere sei dei loro compagni per un’autobomba. E’ giusta la causa per la quale sono morti, e per la quale uccidiamo civili in terre lontane? Oggi a Brescia si è riaperto, dopo il ristoro estivo, il nuovo processo di primo grado per la strage di 35 anni fa. Dietro la panchina c’è una scuola intitolata a una delle vittime. Nei giorni scorsi funerali di Stato per Mike Bongiorno.

Devo interrompere i miei pensieri. La pantera della polizia si avvicina con lentezza esasperante. Ci mette 20 secondi a raggiungermi da quando mi accorgo di lei, a una quarantina di metri, e accendo la camera. Le lettere di scatola della scritta “Polizia” sulla fiancata mi scorrono davanti grandi e colorate, come quando compitavo i cartelloni all’asilo. Poco dopo avermi oltrepassato la pantera si ferma e resta a lungo immobile… riparte…  si riferma. 3 minuti per un centinaio di metri nel parchetto semideserto. Senza dubbio a caccia di malfattori. Palmo a palmo. Giammai per la quotidiana rottura di c… a una persona onesta, ma non allineata, e scomoda per chi gestisce l’illegalità istituzionalizzata. Oltre a ricordare il periodo felice di quando imparavo a leggere, ho così anche l’opportunità di osservare da vicino i pneumatici della potente Alfa Romeo che i poliziotti mi strusciano davanti. L’altezza del copertone sarà una decina di centimetri. Ripenso all’uccisione di Sandri, il tifoso laziale, sulla quale ho già scritto (La coltivazione della viltà: Giuliani e BagnaresiLa lama e il manico: la violenza indirettaLa sinistra calvinista e il “fair game”). E’ di pochi giorni fa anche la notizia che nelle motivazioni della sentenza di condanna di Spaccarotella a sei anni i magistrati affermano che è “irragionevole” considerare che l’agente volesse fare altro che fermare la macchina, sparando alle gomme.

Poliziotti e magistrati quanto a pneumatici non hanno il senso della misura. O troppo lontano o troppo vicino. Anche per i pneumatici, usano una geometria deformante. In precedenza, applicando semplici relazioni trigonometriche, ho controllato che, trascurando eventuali fattori legati alla fisiologia della visione, a 66 metri, la distanza di Spaccarotella dall’auto con Sandri, mirando alle gomme un bersaglio utile che corrisponda a un cerchio del diametro di 15 cm apparirebbe grande come una moneta da 1 centesimo posta alla distanza di 7 m. Apparirebbe come appare dalla porta di un campo regolamentare un pallone da calcio sulla porta opposta. Un tiro di precisione, da campione o da tiratore scelto con armi adatte. Quello che un buon tiratore può fare a mano libera con la Beretta d’ordinanza è mirare all’intera auto, o vicino all’auto. A 66 metri una Renault Megane vista di fianco appare pressappoco come il lato più grande di una scatola da scarpe a 5 metri. In movimento. Un tiro invitante, se si è al tirassegno del luna park. Sulla Autosole colpire dove si è mirato è ovviamente più difficile che con la scatola da scarpe, dato che la maggiore distanza reale amplificherà l’errore.

Perché ha sparato Spaccarotella? Sentiva le voci o presentava altri sintomi psicotici ? No. Allora non si può credere che avrebbe accettato di uccidere o ferire un uomo in quelle circostanze. Deve avere pensato che sarebbe andata a suo favore la sinergia tra la bassa probabilità di avere al momento dello sparo la pistola puntata esattamente in modo da colpire un bersaglio umano tanto distante e gli intrinseci limiti di accuratezza e precisione dell’arma. Non sapendo con chi aveva a che fare: non sapendo di come le probabilità possano essere sottili, quanto facilmente possano umiliare le nostre supposizioni. (Anche senza reti che deviano il colpo; reti del resto visibili, e i cui possibili effetti sono comunque ben noti ai poliziotti, visto che ostacoli che deviano il colpo spuntano immancabilmente in queste ricostruzioni). Ignoranza, presunzione, l’esaltazione del momento, pulsioni inconsce. Ma c’è stato alla base un concreto fattore permissivo, che è stato determinante. La valutazione e l’atto non sono stati del tutto separati dal normale operato di polizia. Sono stati l’applicazione di un potere istituzionale non scritto; nel senso che l’esibizione di forza non necessaria, la violenza simulata, e quindi l’atto illegittimo e irrazionale, verso determinati gruppi o singoli, sono attività istituzionali non scritte, consentite e protette. Vale per i giovani convogliati a sfogarsi nelle tifoserie, e vale per chi osserva, legge, pensa e poi scrive cose che i potenti non vogliono siano dette né tanto meno divulgate. Categorie molto diverse, accomunate dall’essere entrambe “attenzionate”: per le quali occorre alimentare o inventare una tensione che ne giustifichi il controllo.

In generale, il gradino tra le due fattispecie giuridiche, colpa cosciente e dolo eventuale, appare artificiosamente alto: mi sembra che, pur dovendo tenersi conto dell’ampia varietà di circostanze possibili, sia per se la morte causata da una scommessa sulla vita degli altri a dover essere adeguatamente punita. L’omicidio “probabilistico”, una categoria più vasta di quanto non si dica (La lama e il manico: la violenza indiretta), l’omicidio che sollecita quella oscura e pervasiva complicazione sulla cui natura si discute e si tribola da secoli, la probabilità, contro la quale l’uomo combatte da sempre per assicurarsi la sopravvivenza, mi sembra una forma criminale a sé stante; che può avere gradi diversi, ma non avrebbe dovuto essere spaccata in due parti, segregate assegnandole come sottotipi all’omicidio colposo o al doloso in base agli odds – oggettivi o percepiti dallo scommettitore – più o meno rischiosi. E’ singolare che l’omicidio preterintenzionale sia stato tenuto fuori da questa spartizione, mentre è quello che come fattispecie generale più si avvicina all’omicidio che spinge la vittima nelle mani del Caso. Se però le leggi e il diritto sono questi, non credo si possa protestare perché i giudici non hanno ravvisato l’omicidio volontario per dolo eventuale.

Ma è inverosimile che Spaccarotella volesse tentare un’azione allo stesso tempo praticamente impossibile, illecita e illogica come quella del fermare l’auto a fini di ordine pubblico bucando le gomme con un colpo di pistola. La spiegazione di gran lunga più probabile per me è che volesse spaventare – e allo stesso tempo divertirsi – facendo fischiare le pallottole vicino all’auto o facendole conficcare su qualche bersaglio inanimato. Ho visto centinaia di volte quel ghigno di soddisfazione dello stipendiato di polizia che ha appena commesso la sua piccola vile bravata, e si sente  “tosto” per questo, sapendo che non rischia nulla, ma verrà premiato. Non si tratta di “mele marce”; è un atteggiamento diffuso e coltivato, verso determinati cittadini.

Se il livello dell’attività di provocazione è sufficientemente alto, è statisticamente inevitabile che in una minoranza di casi tali pratiche assumano forme più gravi, e diano luogo ad incidenti, fino all’omicidio. Omicidi che allora appariranno strani, incomprensibili, per chi ha della polizia l’immagine del maresciallo Rocca e de “La squadra”. O anche solo l’immagine che un cittadino onesto e amante della legalità vorrebbe avere della polizia. Poi, non andrebbe dimenticato, nell’ambito delle attività di repressione e provocazione ci sono anche gli atti pienamente volontari, gli omicidi di polizia pianificati o ricercati, come Giorgiana Masi; e forse Carlo Giuliani. Viviamo in questa realtà, con questa polizia.

Per Sandri non si è trattato quindi di sola colpa, sia pure con previsione: l’abuso volontario, l’atto di sopraffazione fine a sé stesso è una prassi, e l’omicidio appare essere stato un incidente rispetto a tale attività di polizia, non rispetto allo svolgimento del dovere. Spaccarotella non voleva uccidere, ma ha allestito e giocato una lotteria che prevedeva un’uccisione tra gli estratti; e, fatto grave ma trascurato nel processo, e poi espressamente negato nella sentenza, le intenzioni che l’hanno indotto a fare ciò se non erano omicide non erano neppure volte a tutelare la legalità, ma erano deliberatamente volte in senso opposto; erano illecitamente aggressive, ma di fatto consentite; spiegabilissime, per chi conosce certi modi operandi degli agenti sulla strada.

Insistere sul dolo eventuale, come ha fatto anche il PM, è una forzatura che potrebbe fare il gioco di chi ha interesse a mantenere lo status quo: limitando la discussione alla peraltro discutibile dicotomia colpa cosciente-dolo eventuale, si trascura che vi è stata una preterintenzionalità. Proprio quella che bisogna temere quando i poliziotti fanno i guappi; proprio quella che sarebbe stato dovere dei magistrati individuare e reprimere. Adempimento del dovere che sarebbe stato utilissimo e altamente meritorio. Lo scandalo maggiore risiede in questa affermazione dei magistrati, sulla “irragionevolezza”, che è funzionale ai reali motivi che possono spiegare il tiro al bersaglio di Spaccarotella. I magistrati stigmatizzano spiegazioni più semplici e prossime alla vita reale, ma che corrispondono ad un elemento doloso – di altra natura rispetto al dolo eventuale – che deve restare coperto. Un dolo impresentabile, perché è sistemico e cronico, e serve il potere conculcando diritti fondamentali “incompressibili” protetti dalla Costituzione. Riguardo a questo aspetto importantissimo i magistrati non solo non hanno fornito un grado decente di giustizia, ma al contrario hanno protetto e quindi perpetuato una situazione di ingiustizia istituzionale deleteria per la democrazia.

Seduto sulla panchina, al tepore del sole di settembre, mi interrogo sul rapporto di causalità tra i severi giudici che chiamano irragionevole non accettare le improbabili scusanti che hanno emesso per un terribile abuso di polizia che non è stato possibile insabbiare subito, e i ragazzotti che ogni giorno usano le costose pantere o gazzelle blindate e la benzina dello Stato per lo stalking e i gesti di scherno e intimidazione verso chi ha scritto per criticare, fuori dagli schemi consentiti, quanto, in ottemperanza a poteri maggiori e contro gli interessi del cittadino, preti, magistrati e politici stanno decidendo sulla morte pilotata. Tra le gomme di cui raccontano i giudici di Spaccarotella e quelle che mi fa esaminare la Questura di Brescia. Quando si tratta di temi come i grandi interessi del business medico, tanti magistrati sembra non ci tengano alla loro indipendenza e libertà di giudizio; e sostanzialmente lasciano fare – e spesso e volentieri danno una mano – alla tutela da parte della polizia del loro conformismo, della loro dipendenza e subordinazione rispetto al pensiero unico. Una tutela attuata screditando e zittendo con sistemi da bravaccio voci di critica al dibattito giocattolo che i magistrati animano, alle idee preconfezionate che i magistrati coonestano. Per quanto mi riguarda, questa è medicina, scienza, bioetica con la pistola. L’ignoranza armata. L’intimidazione di denuncianti e testimoni istituzionalizzata.

Non mi stupisce quindi che un omicidio come quello di Sandri venga spiegato dai magistrati con tesi che il legale della famiglia Sandri definisce “assurde”; tesi che non rispettano la sintassi del mondo reale. Forse se non ci fossero sentenze “politiche” del genere, che coprono e assolvono più di quanto non accertano e sanzionano, sarebbe meno difficile poter riavere la mia libertà, e camminare libero per strada, o sedere in un parco, senza  la ostentata sorveglianza, assillante e insultante, della polizia. Forse se i magistrati smettessero di arrampicarsi sugli specchi per mantenere impuniti i reati derivati dalle soperchierie dei poliziotti, allora pneumatici e camere d’aria, a Badia al Pino a Brescia e ovunque tornerebbero a occupare il corretto angolo visivo.

La provocazione, la molestia e la minaccia gratuite, i rituali di degradazione, per intimidire e avvilire, o esasperare e aizzare in modo da poter giustificare la repressione, mascherate da dovere, da tutela della legalità, sono un instrumentum regni di questa pseudodemocrazia. Un metodo adatto a un paese permeato di mentalità mafiosa e di doppiezza clericale a tutti i livelli. Uno strumento del reale esercizio del potere tanto importante quanto ignorato. Un’entità storica che potrebbe spiegare tanti fatti, tanti reati, tanti comportamenti; dai drammi della strategia della tensione a quelli del G8 di Genova, a quelli dei poveri cristi che non escono vivi da un incontro con corpi armati dello Stato. Forse può dare una spiegazione, da aggiungere alle altre, anche a chi si lamenta che non si sentono più voci di critica intellettuale libere da appartenenze. Riconoscere, sul piano sociale, politico e giudiziario, questo pesante fattore di condizionamento preverrebbe molte ingiustizie, e altri lutti. Ma fa comodo a tanti, non ultimi i magistrati, non ultimi i pifferai e i cattivi maestri che talora guidano i movimenti, che la provocazione e le molestie di polizia rimangano una variabile nascosta. Mi alzo dalla panchina e penso che dovrei preparare una lettera da inviare ai magistrati che tacciano di irragionevolezza chi dubita che il fine che ha mosso Spaccarotella fosse quello di fermare l’auto. Titolo provvisorio: “Davvero i magistrati non ne sanno nulla dell’azione di provocazione della polizia?”.

Copia della presente viene inviata con racc online al Procuratore della Repubblica di Lecco, ai magistrati dell’omicidio Sandri c/o il Procuratore generale di Firenze, alla famiglia Sandri c/o il loro legale, ai Consiglieri del CSM della pratica a tutela dei magistrati di Cassazione per il caso Englaro.
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Il 30 set 2009 copia del presente commento, “Indipendenza della magistratura e pneumatici”, viene inoltre inviata al Provveditore agli studi Maria Rosa Raimondi, responsabile locale di un’istituzione che sta raggiungendo le cime più alte nella costante opera di censura di quanto denuncio, mediante il ricatto la provocazione e il logoramento: non bastando gli attacchi personali, che ormai mi fanno un baffo, si aggiunge il mobbing trasversale. Una tecnica mafiosa (ma universale: anche ne “Il nemico del popolo” (1882), dello scandinavo Ibsen, i politici attuano una vendetta trasversale, tramite l’amministrazione scolastica, su una insegnante che è una familiare del medico che sta denunciando un pericolo per la comunità). Un’altra infamia che dà la misura dei meriti di chi comanda. Se uno scrive di reati a un Procuratore generale non si aspetterebbe di ricevere in risposta un gesto ostentatamente gratuito e illecito, che molti delinquenti disprezzerebbero come vile, a danno della propria compagna da parte delle istituzioni dello Stato; anche questo dovrebbe far parte del prestigio della magistratura. L’ignobile episodio di mobbing trasversale va a iscriversi, oltre che nella censura del dissenso biomedico, anche nella storia giudiziaria del processo a Spaccarotella; facendo parte integrante della procedura penale, la procedura penale reale con la quale si costruisce la “verità” giudiziaria. A proposito di ciò che la Procura generale di Firenze manipolò sull’omicidio di polizia di Franco Serantini, Stajano ha parlato di cultura medievale. Un commentatore straniero ha descritto l’Italia come “una società feudale molto evoluta”. Credo che in Italia, e soprattutto nella clericale Brescia, grazie agli alti livelli di ignavia, connivenza e collusione delle istituzioni viga indisturbata e rampante una forma di potere che, avvalendosi degli strumenti della modernità, attua forme medievali di governo mascherate da legalità democratica.
(racc. a/r online a Raimondi, Brignoli)

L’uso della poesia nella pubblica amministrazione

25 gennaio 2008

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Commento al post: “Che bello Neruda….peccato non sia lui!”

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Espressioni come quella risultante dalle intercettazioni della sig.ra Mastella, “E’ un uomo morto”, non sono rare nell’amministrazione degli ospedali pubblici. Ricordo bene quando, assistente fresco di nomina, un primario, democristiano in transito verso la CDL, mi preconizzò una “morte lenta”. Si riferiscono in genere alla morte civile: all’annientamento morale, che certo non allunga la sopravvivenza fisica. Sono frasi che fanno parte di un sistema vecchio e collaudato; bisognerebbe chiedersi perché i magistrati aprono gli occhi solo ora, quando è in atto un cambiamento epocale – sostenuto anche da politici come Livia Turco – che ridimensiona il potere discrezionale baronale a favore di quello delle multinazionali, non meno arbitrario e ancora più pericoloso.

Questo paragonare un dipendente pubblico ad un morto che cammina non è eccezionale nei vari rami dell’amministrazione pubblica, che secondo la barzelletta n. 97 della Costituzione dev’essere gestita in maniera tale da assicurare buon andamento e imparzialità. Conservo una copia della stessa poesia declamata in aula da Mastella, ma intitolata “Lentamente…”, che, nella stessa città padana nella quale il primario prognosticava una morte lenta all’assistente, ha distribuito alle insegnanti un dirigente scolastico, democristiano e cattolico come Mastella. Se un direttore scolastico commette favoritismi e favorisce vessazioni, e alle segnalazioni dei danni che così provoca risponde con l’inerzia, ma invia una circolare-poesia dove è scritto che coloro che preferiscono il nero su bianco e vogliono mettere i puntini sulle “i” andranno incontro ad una morte lenta, forse ha con la cetra un rapporto neroniano.

Il particolare contenuto della poesia, che dice anche che muore lentamente chi è infelice sul lavoro, può spiegare il successo che, pur essendo apocrifa, ha incontrato tra i nostri burocrati, e come sia quindi finita tra le mani di Mastella: si presta bene a quel minacciare per allusioni che è uno dei tratti che accomunano i mafiosi del sottobosco politico-amministrativo ai mafiosi riconosciuti. Come Michele Greco, detto “il Papa”, gran sacerdote del parlare mafioso, che dal gabbione dell’aula-bunker augurò “la pace”, sostenendo di citare il Signore, ai giudici che si accingevano a deliberare. La poesia dello pseudoNeruda è un esempio del bagaglio di alte professionalità che giustifica i lauti stipendi di amministratori pubblici come quelli selezionati da Mastella a Benevento o dai suoi amici ai piedi delle Alpi. Nell’ambito artefatto e surreale dei rapporti amministrativi la poesia dovrebbe essere come un cane in chiesa, ma l’uso caporalesco della poesia ha una tradizione in Italia. Il rude regime fascista finanziò sottobanco anche i poeti, con assegni mensili di importo diverso a seconda della loro fama. Circolava il commento che i poeti nazionali del tempo andavano perciò distinti in “millelirici”, “duemilalirici” e “tremilalirici”.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia.