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Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale

4 maggio 2014

 

fACHIRI cccTopolino è un cartone, invece Superman esiste davvero”. Uno dei ragazzini nel film “Stand by me” “Sì alle cellule per Sofia, ma che non siano quelle della Stamina, ma staminali di laboratori autorizzati”. Un giudice. [1]. “Può sembrare un’insolente presunzione nei confronti della natura, il pretendere di sapere ciò che essa può fare e ciò che essa non può fare. Quanto meno, c’è il rischio di essere brutalmente smentiti, prima o poi, dai fatti. Ma le forme dei viventi non si fanno e non si disfano a capriccio. (…) Ecco dunque dove possiamo rivolgere la nostra attenzione, nell’indagine sui confini tra le forme possibili e le forme impossibili: a quelle leggi, o regole, della cui esistenza cominciamo a sospettare quando le nostre attese vengono così clamorosamente smentite.” A. Minelli. [2]. ccc

  1. Bait and switch L’11 aprile 2014, al Circolo della Stampa di Milano, ho assistito alla presentazione del libro dell’on. Paola Binetti e della giornalista Francesca Lozito “Il caso Stamina e la prova dei fatti”, Magi, 2014. E’ il secondo libro che critica Stamina, dopo quello di Corbellini et al. [3]. A presentazione finita mi sono diretto verso Piazza Duomo, riflettendo sulla presentazione; e su come mentre io aspettavo, per commentare per esteso gli sviluppi del caso Stamina [4], che Guariniello concludesse finalmente la sua indagine, le forze che hanno favorito Stamina fossero già passate alla “fase 2”. Pensavo al parallelismo fatto durante la presentazione del libro da Francesca Pasinelli, direttore generale di Telethon, tra la sua associazione e Stamina, in merito alla leucodistrofia metacromatica; e su come tale parallelismo andrebbe svolto in termini diversi, portando a conclusioni molto diverse, del genere di quelle esposte qui, non lusinghiere per Telethon. Sulla strada che congiunge Piazza S. Babila a Piazza Duomo ho trovato, circondato da un capannello di curiosi, una specie di santone che, apparentemente in violazione delle leggi della fisica e dei parametri della fisiologia, da seduto ne sorreggeva senza sforzo con un braccio solo un altro, che stava appollaiato, assorto ma comodo, su un cuscino che poggiava su pallone da calcio; che poggiava sul tronco di bambù retto con nonchalance dal primo santone (v. foto). Lo spettacolo mi ha riportato dai pensieri sulla varietà degli alleli del gene che codifica per l’arilsolfatasi A, l’enzima che è carente nella leucodistrofia metacromatica, al tema di base, la facilità con la quale abili illusionisti possono mostrarci come vere cose impossibili.

Cosa intendo per “fase 2”? Per me Stamina è la componente bait di una frode istituzionale di tipo bait and switch. Per “istituzionale” intendo che è stata condotta con i mezzi e la gestione delle istituzioni dello Stato; anche se, come spesso è accaduto nei cosiddetti delitti di Stato, per conto di interessi esterni allo Stato; probabilmente con una cabina di regia “remota” alla quale lo Stato ha solo obbedito. E’ istituzionale anche perché contribuisce a far divenire una determinata entità, le cure con staminali, un’istituzione sociale, una presenza culturale che viene percepita dal pubblico come una componente naturale e necessaria del panorama sociale.

Quel genere di frodi che nei paesi anglosassoni sono note al pubblico e a magistrati e avvocati come frodi bait and switch, “esca e  scambio”, consistono nell’attirare il pubblico con un’offerta allettante, per poi deviare l’interesse così creato verso un altro prodotto, che era quello che dall’inizio si voleva smerciare. La forma più semplice è quella degli “articoli civetta” con i quali si attirano i clienti per poi vendere loro prodotti più costosi. Stamina è stata l’esca che è servita a creare e sollevare speranze e aspettative sulle staminali. Ora, dopo averle dato il via libera e averla pubblicizzata, si passa alla fase 2, lo switch, lo scambio. Nel quale la domanda così indotta viene deviata verso i prodotti primari, le staminali ufficiali. Che sono un’altra frode, ma a favore del grande business internazionale. Nella fase 1 Stamina ha fatto da esca, ed è stata lanciata e favorita. Ha creato un potenziale mercato. Ora nella fase 2 Stamina serve, come avevo  previsto [5], da falso standard, per fare apparire le staminali ufficiali come la risposta corretta e credibile alla domanda di cure con staminali che è stata suscitata da Stamina stessa. Comincia quindi la sua damnatio, che sarà probabilmente parziale, e più che altro verbale, con tanto fumo e poco arrosto, perché tra compari si finge di litigare e di picchiarsi ma non ci si fa male davvero.

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2. La terza campana Questo è uno dei tanti casi dove il trucco sta principalmente nel convincere il pubblico a considerare solo l’alternativa presentata, solo le due campane. Ma, soprattutto su questioni politiche, se due litigano chiassosamente, oltre che considerare come sono distribuiti tra di loro torti e ragioni bisognerebbe considerare se i due non siano d’accordo, e se non si tratti di una manfrina che hanno concordato per convincere gli astanti. Un esempio di tale callidissimo stratagemma, che ad alcuni sembrerebbe così inusitato e diabolico da bollarlo come concepibile solo da una mente ottenebrata dai fumi del “complottismo”, è ne “I soliti ignoti” di Monicelli, dove Ferribbotte e Salvatori importunano per strada la servetta; poi Gassman “Peppe er pantera” interviene a difenderla in modo da conquistarsene la fiducia, mettendo in fuga i pappagalli a sganassoni. Le false dispute instaurano falsi dilemmi. E più sono teatrali meglio ci riescono. I falsi duelli, v. Forza Italia e il PD, sono inscenati di continuo, e l’accettarli come veri, scegliendo per l’ennesima volta di parteggiare per l’uno o l’altro dei due contendenti, tacciando di “complottismo” chi avanza dubbi di combine, non depone a favore della vigoria intellettuale del pubblico.

In medicina il falso dilemma, il falso duello tra terapie dilettantesche e terapie scientifiche è particolarmente convincente. Cosa è saggio scegliere come terapia per dimagrire, tra lo “scioglipancia” di Vanna Marchi e le indicazioni dietetiche provenienti dalla ricerca medica ufficiale? Non c’è dubbio che quella di Vanna Marchi sia una truffa.  E, rispetto a Vanna Marchi, la dietologia basata sulla ricerca medica ufficiale sembra rock-solid. Ma è una fallacia logica e cognitiva inferire che la dietologia “scientifica” sia seria in base alla sua comparazione con una truffa. Dare fiducia alle indicazioni della dietetica ufficiale basandosi su questo confronto non è realmente saggio, perché trascura la terza campana: in questo caso, i vizi della ricerca dietetica ufficiale. Di recente un editoriale sulla implausibilità dei risultati di tale ricerca [6] ha portato a una discussione tra medici sulla prevalenza di rubbish, cioè di spazzatura, nella ricerca scientifica ufficiale sulle diete [7].

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3. La terza campana sulle staminali. Onnipotenza e impossibilità Il frastuono su Stamina copre ancora di più il silenzio della terza campana sulle staminali, cioè la critica razionale e scientifica alla teoria che la scienza ufficiale presenta al pubblico con la complicità dei media. Ne presento qui un assaggio.

La teoria che le cellule staminali possano essere usate a fini terapeutici per ricostituire parti di organi parenchimatosi, es. cuore, fegato, rene, sistema nervoso centrale, etc., viene presentata al pubblico dalla scienza (v. es. Nature [8]) in una versione semplificata ed edulcorata che sta alla realtà come una favola a lieto fine per bambini sta alla vita, tacendo dei formidabili ostacoli che la impediscono. Analogamente, per capirsi, al concetto di xenotrapianto, di sostituzione degli organi umani danneggiati con quelli di animali, che è elementare e intuitivo, prescientifico; ma che, la scienza ci dice, è impedito da barriere di compatibilità immunologica. La natura consente alcune varianti morfologiche, ma ne proibisce altre. Così che esistono varianti “legali” e varianti “inesistenti”; la natura può consentire varianti radicali del Bauplan, del “progetto”; e impedire modifiche che ci paiono minime, così che il loro perseguimento porterebbe a danni e deficit gravi e letali. E’ legale che nascano vitelli – o bambini – a due teste, o, tramite interventi di laboratorio, insetti con in testa un paio di zampe al posto delle antenne; ma è inesistente, è impossibile, una scolopendra con un numero pari di zampe; 22 paia anziché 21 [2].

Con le staminali, il pubblico crede che si stia parlando di una possibile terapia, mentre si tratta di un’ipotesi di ricerca di base, estremamente azzardata, per quanto non scartabile a priori ed esaltante per il ricercatore. Un’ipotesi però modificata e distorta per farla sembrare molto più realizzabile di quanto non sia. Non c’è una vera e propria teoria scientifica di come si possa ottenere a fini terapeutici un fenomeno che è di tipo fisiologico durante lo sviluppo, ma che nella vita post-uterina non avviene nei termini desiderati, che sono anzi fisiologicamente impediti da meccanismi specifici. La teoria ufficiale, amplificata dalla disputa su Stamina, è una “just so story”. Una teoria puerile, rispetto alla ancora inestricabile complessità dei fenomeni biologici ad essa sottesi; e probabilmente volutamente puerile, dovendo essere venduta al grande pubblico; un esempio di teoria scientifica ufficiale marketing-oriented.

La teoria ufficiale delle staminali permette di fare credere che sia possibile riuscire a trattare la materia vivente come la creta con la quale Dio plasmò l’Uomo secondo il Genesi. Le conoscenze scientifiche disponibili mostrano che invece vi è una situazione concettualmente analoga a quella dei quanta per la struttura atomica: solo alcune configurazioni sono possibili. Solo alcuni tragitti di sviluppo sono consentiti, e solo in alcuni periodi della vita dell’organismo. Invece di supporre l’onnipotenza, occorrerebbe prendere atto del carattere discontinuo, discreto, dei percorsi e degli esiti dei processi di crescita tissutale. Per la teoria ufficiale invece, non esiste l’impossibile. Questo può andare bene come motto per gli alpini, ma è falso nella rigenerazione dei tessuti. Quelle delle staminali del midollo osseo, e dei pochi altri distretti dove si sono ottenuti alcuni risultati reali, cute e cornea, non sono induzioni in situ di rigenerazione ma, sul piano biologico, trapianti (ciò è irrilevante sul piano della normativa e delle leggi, nazionali o UE), a volte preceduti da una fase di amplificazione in laboratorio, di cellule che già fisiologicamente esplicano efficaci funzioni staminali nell’adulto, in tessuti non rigidamente strutturati o a struttura semplice. Non autorizzano estrapolazioni sulla fattibilità per altri distretti a dinamica cellulare diversa e ad anatomia microscopica complessa. Lo studio scientifico di eventuali applicazioni mediche delle staminali su organi parenchimatosi dovrebbe essere centrato meno sulla semplice mimesi di ciò che avviene nelle fasi di sviluppo dell’organismo, e più sui limiti che oggi vengono taciuti, sui vincoli biologici, che impediscono tali fenomeni nell’adulto; sul loro studio, su come tentare di superarli, su come trovare l’eccezione consentita. Dovrebbe basarsi sulla consapevolezza dell’improbabilità dell’impresa; non su una hubris che vorrebbe essere prometeica e poi deve appoggiarsi a “Le Iene” di Berlusconi.

I vincoli di biologia dello sviluppo (v. l’aureo libro di Minelli [2]), di omeostasi tissutale, e anatomici, che dovrebbero obbligatoriamente essere discussi e studiati come il nucleo centrale dell’ipotesi e del programma di ricerca [9] sono tralasciati dagli addetti ai lavori, e non sono resi noti al pubblico. Al contrario, alle staminali, cellule che producono altre cellule, vengono attribuite proprietà che non hanno: quelle relative all’organizzazione e regolazione della crescita e del differenziamento, che invece sono proprietà “di rete”, distribuite anche ad altre cellule e a fattori umorali. Il tema della complessità dei sistemi biologici, dell’auto-organizzazione e delle proprietà emergenti, che dovrebbe essere ineludibile dato l’oggetto di studio, spicca per la sua assenza; complice anche l’interesse ideologico a ignorare in biomedicina tali temi, che rendono più difficile l’ideazione di ipotesi terapeutiche, per limitarsi a un meccanicismo e riduzionismo estremi, che invece si confanno alle necessità commerciali. ”La modulazione degli elettroliti nel corpo è regolata non dalla ma attraverso la ghiandola surrenale”  fa osservare ai giovani scienziati Medawar [10]; analogamente, i tessuti e gli organi non sono prodotti dalle cellule staminali ma sono ottenuti attraverso le cellule staminali. Sembra che gli scienziati senior abbiano scordato questi canoni elementari. Le staminali partecipano; le capacità di organizzazione e regolazione della crescita e del differenziamento non risiedono esclusivamente nelle staminali, e non sono loro proprietà intrinseche e immutabili, ma dipendono strettamente dal milieu e dalla cronologia; dallo stato fisiologico di crescita e di differenziamento del tessuto. Questa regolazione è presente anche nei tessuti dell’adulto, dove blocca la libera crescita, pena il cancro. Implicite nella corrente concezione delle proprietà delle cellule staminali terapeutiche sono alcune delle caratteristiche che formano l’insieme distintivo delle cellule tumorali: una autosufficienza nei fattori di crescita, la cooperazione con le cellule non-proliferanti, l’insensibilità ai fattori di anti-crescita normalmente presenti nei tessuti  [11].

I fenomeni della morfogenesi sono affascinanti, per quanto intimidiscano per la loro complessità, ben diversa dagli schemetti “for dummies” propinati al pubblico; ma non c’è nulla di particolarmente “magico”, o anche solo di particolarmente importante, nelle staminali. Le staminali sono solo dei componenti di un sistema integrato; sistema dal quale emergono effetti meravigliosi. Sarebbe come, per intendersi, attribuire la cupola del Brunelleschi a chi posava i mattoni e impastava la malta. Ma qui non c’è nessun architetto né muratore: la focalizzazione sulle staminali è un esempio del panglossismo [12] e del determinismo che caratterizzano una ricerca biomedica al servizio del profitto, che deve produrre oggetti ben identificabili, che possono essere oggetto di brevetto e possono essere confezionati e venduti. Un riduzionismo biologico che ripete l’ideologia già vista, fallimentare sul piano terapeutico, e ora in corso di revisione, del determinismo genetico, che assegna al gene un ruolo onnipotente, e promette di ottenere grandi risultati agendo sui meccanismi fittizi che così può disegnare. Un riduzionismo che si accorda e si compenetra con la cultura liberista corrente [13].

Non si impara dalla storia, la storia recente, e si è quindi condannati a ripeterla. Lo hype (uno di quei termini della lingua dei colonizzatori che conviene imparare) sulle staminali ufficiali ripropone in una nuova variante la distorsione ideologica e l’inganno attuati con le mirabolanti promesse sulla terapie geniche. “Per 20 anni i genetisti hanno fatto un sacco di promesse sui risultati che avrebbero potuto ottenere. Pochi sono stati raggiunti e alcuni non lo saranno mai. E’ stato detto che le 4 lettere del codice genetico sono H, Y, P e E, e coloro che forniscono assistenza medica dovrebbero capire che il business della biologia molecolare è abile nel propagandare la sua merce non meno di qualsiasi altro business” ha scritto nel 2000 un genetista in un rapporto, che il tempo non ha smentito, rivolto a “policymakers” della sanità [14]. Ma quando si tratta di promesse fiabesche sulla medicina, come i bambini per le fiabe il pubblico, la classe dirigente e gli intellettuali scientifici non si saziano di sentirne di vecchie e di nuove.

Un recente precedente della versione “pulp” delle staminali, cioè di Stamina, è la “clonazione raeliana”, una teoria che comprendeva astronavi aliene, e che appare avere dato credibilità per contrasto alle affermazioni ufficiali sulla clonazione, mentre impazzava la “pecora Dolly”. Affermazioni ufficiali su risultati sperimentali della ricerca “seria” – anche di premi Nobel –  che, alla luce dell’analisi di competenti genetisti, appare improbabile siano stati davvero ottenuti [15]. Terze campane che sono rimaste lettera morta. I raeliani per la clonazione, e Stamina per le staminali, sono intervenuti come buffoni di corte che stabilizzano distraendo. Distraendo da quello che avrebbe dovuto essere il punto numero uno, la fattibilità tecnica. E’ interessante che in entrambi i casi la questione pregiudiziale della fattibilità sia stata aggirata e offuscata, prima che dalla farsa dei raeliani e di Vannoni, da un’accanita discussione sui risvolti bioetici delle due promesse, con alte grida di non-eticità; discussione che in entrambi i casi ha portato gli spettatori a dare per acquisita la fattibilità (v. infra).

L’avere elevato le cellule staminali a “master cells” [16] o “mattoni magici” [17] è anche un caso di quelli che chiamo “aristotelismo scientista” e “aracnismo”, che sconfinano nell’animismo e quindi nel magico [18]. Per “staminali” oggi si intende “cellule che possono riparare i tessuti di organi parenchimatosi a fini terapeutici”; un’entità ipotetica, e fino a prova contraria dell’ipotetico dell’irrealtà. Si intende, con un antropomorfismo, una “cellula-muratore”, così come nell’antropomorfismo sul sistema immunitario ci sono le “cellule-soldato” che ci difendono. Le cellule sarebbero come individui, con un identità ben definita, e le staminali sarebbero una specie cellulare speciale, individui speciali; starebbero alle altre cellule come gli elfi alle persone comuni. Il biochimico De Luca si vanta di insegnare agli studenti che la cellula staminale – una cellula “semplice”, poco differenziata, primitiva – “è una Ferrari”, e come una Ferrari che esce dal box correrà ovunque [19]. Verrebbe da rispondere che le staminali, o meglio i processi dei quali nella rappresentazione abusiva ufficiale le staminali sono portatrici, non vanno ovunque, non corrono sull’acqua e non scalano le vette per poi ridiscendere dall’altra parte, come si promette; sono mezzi che possono muoversi solo sulla rete stradale, che percorrono obbedendo al guidatore e nel rispetto dei segnali e delle regole del codice della strada, fino a quando, nell’adulto, vengono fermate oppure vengono fatte immettere in un circuito e lì fatte girare.

Le cifre che compongono i numeri telefonici sono “potenti” e a potenza decrescente. Quando si solleva la cornetta si possono chiamare centinaia di milioni di utenti. A mano a mano che si immettono le cifre, questa potenza diminuisce, fino a ridursi a 0 dopo l’ultima cifra. Quella delle cifre dei numeri telefonici è una potenza posizionale. Non è una potenza intrinseca: non è che se si ripete la prima cifra in fondo al numero si torna ad avere la scelta che si aveva con quella cifra. Invece, in una specie di elenco dei personaggi, di mitologia, le staminali sarebbero dei minuscoli demiurghi di varia “potenza”: “totipotenti”, “pluripotenti”, “multipotenti”, “unipotenti”; che bisogna solo convincere a esercitare per noi i loro poteri; scambiando, con un legerdemain semantico, il potenziale aristotelico, l’uovo che è in potenza gallina, con il potere demiurgico di fare di una gallina una supergallina, dagli organi sempre rinnovabili. Ciò è in accordo con l’attuale tendenza della medicina di offrire all’individuo il potere di abbattere le frontiere biologiche entro le quali siamo confinati; di superare la nostra impotenza. Promessa che non può essere mantenuta ma può essere proficuamente commercializzata. In generale, le staminali che appaiono produrre tessuti e organi mostrano questa capacità in quanto determinate dall’ambiente interno e dalla fase biologica, dal luogo e dal tempo, non per una loro caratteristica intrinseca forte. Non hanno i poteri autonomi che questa specie di vitalismo hi-tech attribuisce loro, e che ne farebbero cellule eccezionali. Anche nel loro caso “l’esistenza precede l’essenza”. Come per qualsiasi altro tipo cellulare, vale per la definizione delle staminali, sulla loro natura ed identità, il detto di Ortega Y Gasset “io sono io più la mia circostanza, e se non salvo questa non mi salvo nemmeno io”.

Invece di ricorrere alla costruzione di uno standard negativo con questo sconcio baccano sulla pelle dei bambini malati, la patente scientifica le staminali terapeutiche avrebbero potuto ottenerla splendendo di luce propria, mostrando i risultati sperimentali palpabili, anatomici, che promettono; le ricerche mostrano invece risultati che sono oltre che modesti e dubbi, indiretti e ambigui: vale anche per loro l’osservazione di Zola su Lourdes, “Vedo stampelle ma non protesi” [4]. La biologia dello sviluppo e del differenziamento, mentre è sottoposta a vincoli, ha allo stesso tempo una notevole fluidità combinatoria. Come mostra anche la teratologia, consente un grande numero di varianti non fisiologiche; alcune delle quali possono essere usate per simulare la rigenerazione promessa. E’ dall’Ottocento che l’embriologia sperimentale mostra fenomeni mirabili, sorprendenti. E non è difficile fare esprimere in laboratorio ad alcuni tipi cellulari alcuni dei caratteri di altri tipi, o ottenere da alcuni tessuti altre forme con alcune delle caratteristiche di tessuti diversi da quelli di origine; ciò avviene anche in quel caos cellulare che è il cancro. Anche il cancro, che parassita l’organismo e alla fine uccide l’ospite e con esso sé stesso, ha una sua legalità sul piano delle crescita dei tessuti. Non tutto ciò che è possibile “plasmare” è di valore terapeutico; tra le varianti che possono avere luogo, quelle di valore terapeutico corrispondono a un minuscolo, ipotetico, sottogruppo (fig.). Non si dovrebbe quindi dichiarare automaticamente che tali effetti hanno un potenziale terapeutico, giocando sull’equivoco antropomorfo delle cellule come individui. Invece queste dimostrazioni, questi esercizi, vengono poi spacciati, con la complicità dei media, come ricostruzione in laboratorio di organi e tessuti. Si batte tanto sul “rigore”, limitandosi in realtà a quello sulle GMP, sulle ricette di preparazione, un aspetto necessario ma secondario rispetto al problema, mentre si trascura di stabilire standard interpretativi degli esperimenti, come fu fatto nel 1890 (e ancora prima) tramite i postulati di Koch per l’identificazione degli agenti eziologici delle malattie infettive. Il postulato in vigore è “tutto fa brodo”, in nome della “speranza”; in realtà, del business. Vannoni ha portato alle estreme conseguenze queste gravi omissioni e storture. La Binetti, portavoce dei preti, che la sanno lunga e vogliono far presente ai soci coi quali partecipano a determinate imprese che se aderiscono non è perché sono fessi, ha commentato che, lungi dall’accettare Stamina, “avremmo addirittura bisogno di maggior rigore scientifico” sulle staminali ufficiali.

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Fig. Diagramma di Venn e diagramma ad albero che mostrano il sottogruppo ipotetico dei fenomeni di rigenerazione a valore terapeutico (?T) e le entità, reali o immaginarie, che possono essere confuse o fatte passare per esso. Il rettangolo rappresenta l’insieme C dei fenomeni di rigenerazione concepibili mentalmente. E’ diviso in due gruppi principali: Legali (L) e Impossibili (I). Ti: terapeutici ma impossibili. Int: impossibili non terapeutici. Ld: legali ma dannosi. Ln: Legali non dannosi. Lnt: legali e non dannosi ma terapeuticamente inefficaci.

Sarebbe quindi intellettualmente onesto, ed eticamente doveroso trattandosi di medicina, distinguere per i risultati degli esperimenti sulle staminali tra effetti di livello biologico, reali e comuni, ma non applicabili sul piano pratico, ed effetti di livello terapeutico, ipotetici e improbabili (fig.). E stabilire standard per discernere tra i due tipi di risultato sperimentale. Con una metafora, giocare con la variabilità di sistemi combinatori quali sono i meccanismi dello sviluppo e del differenziamento è come giocare al Totocalcio per un singolo giocatore. Gli effetti di livello terapeutico equivalgono a vincere, pronosticando correttamente 13 o 14 esiti. L’ottenere effetti di livello biologico è come fare 7 o 8: non è difficile, e sembra un risultato col suo peso, un passo avanti che porta non molto lontano dalla meta vincente; ma in realtà è dovuto in larga parte alla natura del sistema in esame e a leggi statistiche, e non autorizza a dire che il giocatore è a pochi passi dall’ottenere il jackpot. Anche se così sembra, tanto che questi “risultati promettenti” spingono a continuare a giocare e a predire che la vittoria arriverà.

“Staminali” è ormai un termine deviato, frutto di una scienza deviata. Non si riferisce, nel dibattito corrente, alle corrispondenti entità biologiche, “pezzi” tra i tanti del “meccanismo” di un orologio liquido emerso dal caso; ma a entità biologiche fantastiche, chimere immaginarie ottenute dall’uomo mediante un collage di parti reali. Aggiunge un’altra pagina, moderna, all’antico atlante che contiene anche l’ippogrifo, l’equino che vola. Vannoni ha ottenuto credito usando senza mezze misure, con le esagerazioni iperboliche dell’imbonitore anziché col contagocce dello scienziato prezzolato, tale deviazione, che ha trovato già pronta, non ha creato. Si è impossessato, si è lasciato che si impossessasse, di un Campo dei Miracoli non suo, e del raccolto in zecchini. Ma lo restituirà ai legittimi truffatori più fertile di come lo abbia trovato.

Si vede come, prima di testare l’efficacia terapeutica delle staminali sugli umani, andrebbe dimostrata su animali la possibilità di ottenere nella realtà gli effetti terapeutici postulati (non una loro simulazione tramite effetti biologici, come si è detto). Prima di applicarla su umani e prima di prospettarla al pubblico come terapia andrebbe provata su animali la fattibilità biologica: la possibilità, che per principio non si può scartare, ma che contrasta con quanto è già noto e viene taciuto, che i semplici effetti terapeutici predetti e desiderati (non un loro simulacro sul quale gridare al miracolo) si verifichino [4]; senza un eccesso di effetti negativi. Se si volesse tagliare la testa al toro, bisognerebbe tagliare la coda al gatto; e vedere se ricresce con le staminali.

Questi temi potrebbero e dovrebbero essere sviluppati per decine di pagine, per ricondurre l’ipotesi staminali dal ruolo che usurpa di “speranza”, dal ruolo di speranza come prodotto da inscatolare, prezzare e immettere sul mercato, a quello che dovrebbe esserle proprio: di ipotesi scientifica speranzosa, ma lontana da applicazioni pratiche, da sviluppare in silenzio nelle sedi della ricerca scientifica, e coi suoi modi. Ma non è questo ciò che avviene.

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4. Fermate quel batacchio Il pubblico, e anche a volte chi ha responsabilità sul caso Stamina, neppure sa che esiste una terza campana; la critica viene silenziata, a livello accademico e “operativo”. Occorre distinguere, come per la mafia e il terrorismo, tra il negativo e il proibito [20]. Il negativo, qui Stamina, viene presentato ed evidenziato, a tinte forti; perché deve recitare il ruolo del Cattivo nel copione. Così gli si permette di emergere e affermarsi, prima di contrastarlo. Il proibito invece è tabù; è fuori dalla trama della rappresentazione, e la danneggerebbe; viene pertanto represso. Si cerca di distruggerlo, o di incapsularlo facendolo apparire come marginale e deviante. Si spendono energie e risorse, e si commettono reati e azioni ignobili, per fare in modo che la propaganda, come Stamina, che gioca la parte di “dissidenza”, e le ricorrenti notizie di “successi” della ricerca ufficiale sulle staminali, occupino completamente l’orizzonte mediatico, sottraendo alla vista del pubblico la critica razionale al progetto delle staminali terapeutiche.

Le fonti accreditate che dovrebbero suonare la terza campana, es. gli specialisti di biologia dello sviluppo, stanno al contrario saltando sul carrozzone. Le promesse sulle staminali terapeutiche sono per molti specialisti non come avere azzeccato un sistema vincente al Totocalcio ma come un biglietto vincente della lotteria che è stato regalato: un’occasione insperata per passare da una posizione periferica (dignitosa) a una ribalta (sporca) che conferisce prestigio, denaro e potere. La British Society of Developmental Biology nel 2013 discuteva se cambiare il proprio nome in “British Society of Developmental and Stem Cell Biology”  [21].

Che io sappia, l’unico esperto che nel denunciare la frode di Stamina ha mosso alcune critiche parallele anche alle staminali ufficiali è stato il prof. Paolo Bianco [22]. Bianco, esperto di staminali mesenchimali, non muove critiche radicali alla teoria ufficiale sulle staminali terapeutiche, ma ammette che si sta esagerando. Nota che “accade che sulle più prestigiose riviste scientifiche del mondo si possano leggere editoriali che argomentano della capacità di cellule ossee di guarire o silenziare tutto ciò che è compreso tra l’autismo e l’incontinenza urinaria, passando per infarti e ictus, Parkinson e SLA. Naturalmente non è così”. Illustra come “alcuni ‘scienziati’ fanno esattamente ciò che Stamina fa senza osservare le regole”, a fini di lucro; così che “la battaglia di Stamina era la loro battaglia: liberarsi di lacci e lacciuoli regolatori, e aprire il mercato”. Per Bianco vi è una alleanza tra Stamina, una quota di mele marce della ricerca ufficiale e alcuni affaristi, contro un sistema sano. Probabilmente è il massimo che si può dire da una cattedra universitaria di medicina senza avere guai, e non volendo segare il ramo sul quale si è seduti.

Sulle staminali, che ormai non sono più primariamente un argomento scientifico, essendo state trasformate in un fenomeno sociale ed economico, la critica tecnica e politica all’ipotesi di base non ha cittadinanza; il suo posto è fuori dal consesso civile, come un’attività marginale e trascurabile, polemica, di bastian contrario, e che è lecito allontanare con attacchi ad hominem. Come per altre teorie biologiche di comodo sulle quali si istituiscono enormi mercati biomedici, tale critica da fonti accreditate avrebbe effetti poco salutari sulla carriera, o sulla sopravvivenza professionale, di chi la muovesse. Così ci si imbatte in dichiarazioni contorte dei biologi dello sviluppo sullo “ottimismo”, sulle “speranze”, mentre tra le righe si legge che sanno bene che il progetto finge di ignorare difficoltà che appaiono insormontabili.

La critica è una componente obbligata della ricerca; è “la madre della metodologia”, è stato scritto. Invece per “metodo scientifico” – che nella sua forma genuina è dato da un’impostazione mentale scientifica piuttosto che essere un decalogo di regole meccaniche [23] – gli zeloti delle staminali ufficiali intendono “liturgia davanti alla quale è sacrilego non tacere e inchinarsi”. In campo biomedico i teorici della “evidence based medicine”, considerando che “le affermazioni ingannevoli sui trattamenti sono frequenti”, richiedono che le affermazioni scientifiche debbano essere sottoposte a “sfide energiche e ripetute”: se resistono le si può considerare “abbastanza affidabili” [24]. Nella realtà avviene che l’evidenza che si vuole mostrare, anche se falsa, venga esaltata al parossismo e protetta, e che quella contraria sia censurata. Per poi dire con sussiego e condiscendenza che “l’evidenza scientifica mostra …”. Come per certi esiti elettorali, si tratta di una “evidenza scientifica” ottenuta con i brogli, la corruzione, e anche con i mazzieri di giolittinana memoria. Stamina, che farebbe ridere se non facesse piangere, prende anche il posto delle sfide autentiche. Per asserzioni come quelle sulle staminali vengono sguinzagliati sgherri di vario genere per proteggere il prodotto da critiche; i guastafeste vengono pugnalati nell’ombra mentre brillano i fuochi d’artificio di campagne come Stamina.

In Italia, dove tra gli articoli della Costituzione applicati all’incontrario c’è anche quello sulla libertà della scienza, le forze che occupano le istituzioni si occupano servizievoli anche di reprimere tali critiche tecniche. Si arriva a ricorrere a una costante pressione fatta di minacce, boicottaggi, ricatti, danneggiamenti “di avvertimento”, costruzione di “incidenti” incresciosi volti a mettere in cattiva luce la persona da zittire. I macchinari che dietro le quinte danno luogo a queste spettacolari campagne di disinformazione hanno aspetti inquietanti, che andrebbero messi in luce. Le campagne propagandistiche sono agite da forze abituate a imporre con la forza la loro volontà, che hanno dimestichezza nell’uso illegale ma protetto e impunito della violenza; che può traboccare, come mostra il caso Pantani [25]. Qui la violenza è stata in primis sui pazienti e le famiglie, usati senza scrupoli. Ma non solo. Posso testimoniare che ad es. i Carabinieri, che pubblicamente hanno sollevato il caso mettendo in luce le pecche di Stamina coi NAS, sottobanco, con strutture che ho soprannominato “nuclei pro sofisticazioni”, si occupano di evitare che la critica sia alle staminali qua staminali. Mediante la tecnica di “alternare la repressione con la provocazione ed il depistaggio” che è attribuita ai ROS [26]; (che non è escluso non si interessino anche di questa, tra le trame di potere che curano). I CC, coi loro cugini del Viminale, i delinquenti più appariscenti del caso Stamina li perseguono per finta, i responsabili principali li tengono in palma di mano, e a coloro che svelerebbero la frode rendono la vita impossibile. Alle campane terze viene impedito di suonare, e le si danneggia in modo che il loro suono sia comunque quello fioco e sgradevole, stralunato e inattendibile, di una campana fessa.

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5. Stamina come esca La terza campana consentirebbe di inquadrare la disputa. Le staminali appaiono come la risposta ad un quesito. Non il quesito ”qual è la linea di ricerca scientifica migliore nell’interesse dei pazienti?”. Ma: “quale prodotto medico conviene che la ricerca sviluppi per massimizzare i profitti?”. I due quesiti non coincidono, ma divergono. Da un lato autentici balzi in avanti nel campo della cura  delle comuni patologie sono difficili, e legati a tempi lunghi che sono l’opposto dei tempi degli investitori. Dall’altro, la medicina conserva la sua antica anima irrazionale, che oggi ha la forma di una fede di tipo superstizioso nella scienza, e che consente facili promesse. Le staminali fanno parte dei “superfarmaci dell’immortalità” [27]. Promettono la resurrezione degli organi su questa terra. Che dal punto di vista biologico è ancora più difficile che ricostruire ex novo un intero individuo; ma che come concetto fa presa sulle masse, alle quali appare chiaro e netto come lo fu secoli fa la pretesa alchemica di trasmutare il piombo in oro. Binetti non ha torto parlando dello “Strano fascino delle cellule staminali”. Stamina è servita ad accrescere tale fascino, che la ricerca ufficiale sfrutta a fini di profitto; anziché “decostruirlo” spiegando i termini reali della biologia delle staminali.

Stamina ha permesso di fare le promesse da imbonitore, false e assurde, ma gradite al pubblico, sulle staminali, richieste dal business delle staminali ufficiali; senza comprometterlo, ma anzi, col successivo switch, accrescendone la credibilità. La millanteria sfrontata di Stamina dà nerbo, sul piano della propaganda, a un’ipotesi scientifica guascona ed esangue, e così a un progetto industriale disonesto; dotando la medicina scientifica, delicata e limitata, delle possenti leve antropologiche della medicina tradizionale, di inganno e di autoinganno consolatori. Con Stamina, tutti hanno appreso che ci sono delle cellule che sarebbero in grado di ricostituire qualunque tessuto. Vannoni avrebbe tuttalpiù corso un po’ troppo; ma viene dato per scontato che la pelle dell’orso può essere messa in commercio; che le staminali possono dare vita alla medicina rigenerativa, attualmente una medicina in cerca di autore, una delle entità satelliti delle staminali che sono state fatte passare dall’immaginario alla realtà con un fiat, nominandole. Con Stamina è stata costruita una ontologia, una descrizione della realtà naturale e sociale che include le staminali come potente fonte di speranza. E sono stati ovviamente creati un mercato e una domanda.

Stamina contribuisce anche alla ontologia generale della medicina orientata al profitto. Supporta la credenza nella medicina dei miracoli, e rende inattuale la voce della saggezza sul dovere etico e politico di assicurare in primo luogo ai malati tutta l’assistenza utile, possibile e collaudata, invece di negargliela sperperando le risorse in truffe (a favore degli amici) avendoli illusi con false speranze [28]. Nella spesa sanitaria, i trattamenti con promesse di risultati miracolosi dovrebbero costituire un capitolo opzionale, a priorità minore rispetto alle cure di base; si fa invece in modo che siano “l’unica speranza”, la sola carta da giocare per i pazienti e i familiari disperati; mentre con altre informazioni, e con giubilo, vi puntano gli operatori finanziati privati. E’ come se il denaro dei lavoratori prelevato e accantonato per le pensioni fosse usato per giochi speculativi su junk bonds, promettendo pensioni d’oro per tutti.

Il clima culturale favorisce quello che il fisico Feynman ha chiamato “cargo cult”; il culto, in realtà retrogrado, dell’innovazione. “Non ho più voglia di morire” recita la maglietta dei supporters di Stamina. Davanti a tanta gigioneria, Binetti ha buon gioco nell’osservare gravemente che nel terzo millennio si pensa che “non ci si possa più ammalare di questo o di quello e tanto meno morire”; tralasciando che il cattolicesimo, e gli investimenti clericali sulla biomedicina, si basano sulla sollecitazione degli stessi sentimenti in forme più larvate ed elaborate. Stamina supporta la conflazione tra ricerca biomedica e medicina, due attività complementari ma molto diverse tra loro e in parte contrastanti. Oggi si spera nei miracoli medici della “scienza”, sperando che risultati strabilianti siano ottenuti senza sforzo e in un baleno, schioccando le dita. Il business che domina la medicina ufficiale vuole siano diffuse queste idee infantili, della scienza come magia, sulle quali specula non meno dei piccoli imbroglioni che hanno animato la truffa-esca di Stamina.

Nota Binetti nel suo libro che Stamina ha anche preparato il terreno alla “medicina partecipativa”; dove il pubblico viene coinvolto, viene chiamato a giudicare e scegliere dal Ponzio Pilato di turno. “Oggi la gente vuole capire e vuole sentirsi protagonista, vuole partecipare efficacemente ai processi che la riguardano” scrive la Binetti. In un’abile e perversa parodia di democrazia [29], la gente viene adulata e circuita, e viene manovrata come strumento delle frodi a suo danno. Umberto Ambrosoli, uno dei relatori della presentazione, ha evidenziato quanto riporta il libro della Binetti: il Comitato Nazionale di Bioetica suggerisce di applicare un “consenso sociale informato”; cioè l’uso della piazza, manipolata dai media e dal marketing, per fare passare l’approvazione di nuovi prodotti medici.

Vannoni, come un magliaro al quale siano stati conferiti pieni poteri, mentre tiene segreta la “terapia” insiste per una “sperimentazione”, usurpando anche quest’altro termine: diffonde così anche l’ideologia della ricerca di massa e permanente voluta dal business; dove la medicina è in continua ebollizione, col pubblico come cavia. E col pubblico che “partecipa”; facendogli credere di partecipare, mentre in realtà lo si pilota come un bambino su questioni tecniche complesse. Stamina ha contribuito a imprimere nelle concezioni degli strati più ingenui, e più vasti, della popolazione, un panorama ontologico della medicina che è il più favorevole al continuo lancio di nuovi prodotti, anche se dannoso per la tutela della salute. I ceti colti e semicolti, che hanno una certezza ferrea che vi sia solo l’alternativa scolastica tra ciarlataneria e scienza, e che a Stamina si oppongono, completano il danno, accettandola come falso standard. Uno standard negativo, come lo scioglipancia per la dietetica; che porta a propugnare le staminali ufficiali con uno scorretto sillogismo disgiuntivo.

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6. Stamina come standard negativo Durante la presentazione è intervenuta la Presidente della Commissione Sanità del Senato, Emilia De Biase. Ha detto che lo Stato ha riacchiappato il caso a tempo e lo ha ricondotto su binari normali. In realtà, lo Stato, dopo un vergognoso via libera da Banana Republic, ottenuto l’effetto bait, l’effetto propaganda con l’esca Stamina, è passato allo switch. Lo switch ha a sua volta due componenti. La prima, di conferma della parte di propaganda ottenuta con l’esca: che le staminali possano funzionare viene dato per scontato. La seconda, di sconfessione dell’esca, come mezzo inadeguato, per sostituirla con la frode primaria nel perseguire gli stessi fini e nel prolungare le stesse tematiche ideologiche. Non si contestano le staminali, ma l’eresia di Vannoni. NAS e magistrati accusano di laboratori negli scantinati, ma non sembrano chiedersi quanto è serio, quanto è interessato, chiunque parla oggi da qualsiasi laboratorio o cattedra di una cosa del livello dei miracoli compiuti da Cristo nel Vangelo, cioè la ricostituzione del tessuto nervoso, come fanno entrambe le parti. Non solo si dimentica che le staminali non hanno l’essenza loro arbitrariamente attribuita; ma si dimentica che in medicina l’efficacia e la sicurezza devono precedere la qualità. La versione ufficiale dà molto peso alle “Good manifacturing practices”: le staminali devono essere correttamente prodotte, dalle cell factories (in Italia ce ne sono già 13). Normalmente prima si inventa un prodotto e poi si allestisce la sua produzione industriale. Qui abbiamo delle factories, dei costosissimi “stabilimenti industriali”, con severi disciplinari di preparazione di un prodotto miracoloso, prima che l’efficacia del prodotto sia stata mostrata. Un’industria tessile che produce per tutti i vestiti nuovi dell’imperatore. Si dovrebbe piuttosto parlare di “Good magic”: la critica consentita e propagandata contro Stamina rafforza nel pubblico questa falsa impressione, che basti preparare le staminali per bene per ottenere le magie che di loro si raccontano.

Il governo istituisce una commissione scientifica per valutare Stamina, riconoscendo così implicitamente che se si pronuncia la parola “staminali” si è ipso facto in ambito scientifico. Per la Binetti Stamina corrisponderebbe a una di quelle asserzioni che i logici chiamano “gappy”. Non una truffa da manette, ma una “verità gappy”. Ci sarebbero quindi, tra i gap, le lacune, parti valide. Un poco come vendere ciambelle intascando gli euro dei clienti e non dando loro nulla, ma sostenendo che si consegnano ai clienti ciambelle, che però sono al momento geometricamente degenerate, col diametro del buco pari al diametro della ciambella; e che si è ottimisti sull’ottenere un miglior rapporto tra i due diametri in futuro…. .

In precedenza si è litigato su se è etico usare staminali ottenute da embrioni, o bisogna limitarsi a quelle da adulti. Una manfrina bioetica, che ha indotto a credere che le staminali possano funzionare [30]. Con lo stesso meccanismo, quello della presupposizione, dell’entimeme, della “loaded question”, della domanda suggestiva, ponendo la scelta tra Vannoni e Cattaneo, tra quale dei due sia quello cui conviene affidarsi, si induce a dare per scontata l’idea suadente e meravigliosa che le staminali possano funzionare. Anche la bioetica dà una mano alle grandi frodi della medicina.

La scienza ufficiale delle staminali è ipocrita nell’accusare di marketing Vannoni. Vannoni, esperto di marketing, è una parte della imponente campagna di marketing a favore delle staminali ufficiali. Se le terapie con staminali ufficiali funzionassero come promettono, i loro risultati spazzerebbero via in un attimo questo ciarpame. Ma non solo i risultati tangibili [4] non si sono visti, per quanto vengano periodicamente annunciati con le acrobazie e i trucchi congiunti ricercatori-giornalisti, un duo che ricorda quello dei santoni visti in Corso Vittorio terminata la presentazione del libro della Binetti; ma vi sono serie ragioni per temere che i risultati promessi non vi saranno. Il simulacro ha i piedi di argilla; le notizie su risultati scientifici fraudolenti, su risultati gonfiati, che accompagnano la ricerca sulle staminali terapeutiche dall’inizio, si vanno accavallando. Allora invece di usare il discorso scientifico per valutare quanto si fa credere al pubblico, scelta che sarebbe controproducente sul piano che conta, quello del marketing, si mette accanto all’ipotesi dei luminari, dei Nobel (categoria già diverse volte smentita in passato), un fantoccio (uno spaventapasseri, dicono gli anglosassoni), una cosa ancora più folle, rispetto alla quale l’ipotesi con la corona d’alloro fa bella figura. Dopo che ci si è addentrati per quattro passi nel delirio con Stamina, fare due passi indietro sembra un ritorno alla ragione e alla serietà scientifica.

La ciarlataneria rozza di Stamina permette per confronto di fare passare la figura dello scienziato per quella del mago. Vannoni è un mago; o forse è un impostore e allora i maghi veri sono gli scienziati. La ricerca non più come tentativo razionale, spesso votato all’insuccesso, ma come potere sovrannaturale, che attraverso le sue arti, incomprensibili ai non iniziati, ottiene risultati che ricalcano i desideri umani. Si chiede una alfabetizzazione scientifica per combattere casi come Stamina; ma si vuole una forma di indottrinamento allo scientismo che è essa stessa una forma di fideismo irrazionale [23]. L’educazione per una cittadinanza responsabile dovrebbe essere sia ai princìpi della scienza, sia alla sociologia della scienza; inclusa la consapevolezza degli interessi in gioco nella ricerca biomedica, e dei mezzi, spesso spregiudicati come quelli di altre attività economiche, e anche di più, impiegati per soddisfarli.

Stamina sta anche introducendo l’idea che i risultati terapeutici delle staminali, che per loro natura dovrebbero essere eclatanti, tangibili [4], devono essere valutati con lo stesso metro delle terapie tradizionali: non i risultati risolutivi promessi, come es. a suo tempo quelli della penicillina per la polmonite, o dell’antisepsi per la febbre puerperale, ma i miglioramenti putativi e incrementali dei nuovi prodotti odierni, da estrarre con le potenti tecniche statistiche dei trial, che per la loro natura di strumenti ad alta sensibilità, e grazie ad aggiustamenti di comodo, possono facilmente dar luogo a falsi positivi [4]. In nome della cautela scientifica, della sobrietà dopo la sbornia, i risultati eclatanti promessi verranno sostituiti da altri più modesti, di livello comparabile a quello dei farmaci oggi in uso per le stesse patologie; risultati parziali, probabilistici, sfumati, continuamente rivisti e rimpastati, che come per i farmaci convenzionali è possibile mostrare di avere ottenuto con le consuete routine delle manipolazioni della ricerca clinica e di base. Del resto, i confronti con standard relativi invece che assoluti sono anche uno dei tanti trucchi per ingigantire surrettiziamente rischi e benefici in epidemiologia clinica.

Stamina non è stata l’irruzione della follia nel tempio della Scienza, ma una carnevalata criminale che consente di fare passare come serie le funeste buffonate in camice bianco della ricerca e della medicina ufficiali. Stamina è una caricatura che precede l’originale. Presentata al pubblico per  introdurre l’originale. Una caricatura delle storture delle staminali ufficiali. A partire dalla teoria di base, apodittica, reticente, distorta e vaga sul piano ufficiale e misteriosa e demenziale per Stamina; passando per la sperimentazione, esoterica, gracile, e gonfiata tramite i media per la ricerca ufficiale – e a volte ritirata in quanto manipolata – e segreta, inesistente, diffusa con sistemi da fiera di paese e palesemente truffaldina per Stamina. A guardarli bene in faccia, i due avversari si somigliano. Nella scelta comune a entrambi di partire dal più difficile, la ricostituzione del tessuto nervoso, altamente irrazionale sul piano scientifico, ma che offre oltre una dozzina di vantaggi sul piano della frode e del marketing [4]. Nella scelta comune a entrambi di concentrarsi sulle malattie rare, irrazionale [13], ma funzionale al nuovo corso dell’industria medica, che vuole occuparsi di questo settore, frammentario ma non piccolo; e che può servire da porta d’accesso per l’introduzione di nuovi prodotti nel mercato delle malattie comuni, aggirando con una combinazione di escamotage i criteri più stringenti previsti per l’approvazione all’uso per le malattie comuni. Entrambi i duellanti parlano molto di curare i bambini, emotivamente più convincenti, quando il bersaglio al quale si punta (voce che circola tra i medici) sono le malattie neurologiche dell’anziano, il mercato più redditizio. I bambini malati servono a introdurre l’idea-truffa, seducente e totalmente irrealistica, dell’eterna giovinezza tramite la rigenerazione di organi e tessuti. Alla sfacciata venalità di Vannoni, che ha portato molti a paragonarlo a Vanna Marchi (e Vannoni si è affidato allo stesso avvocato della Marchi, non ritenendo evidentemente ciò inopportuno), corrisponde, resa rispettabile dalla storiella dei ricercatori galileiani e dei medici animati da sacra fiamma, la bramosia di profitto felpata e in giacca e cravatta dei pescecani del business liberista. Il principio è il medesimo: i tentativi terapeutici fatti sotto il segno della (falsa) speranza e della (falsa) scienza si pagano profumatamente. Come dimostrano i prezzi stratosferici e gli effetti marginali o negativi di quei nuovi farmaci “innovativi” che l’industria vuole sfornare a getto continuo [31].

D’altro canto, la ricerca ufficiale, mossa anch’essa dal marketing, ha preso a imitare i santoni di Stamina, e a convergere verso questo ibrido di scienza e superstizione; con il presidente del comitato scientifico nominato dal ministero della sanità, Ferrari, nanotecnologo, ricercatore e businessman nel campo biomedicale, che, da capo della commissione che dovrebbe valutare scientificamente l’efficacia della terapia, si mette a fare l’assistente spirituale dei familiari dei malati, che dice di voler ascoltare anche per quanto riguarda l’efficacia della terapia. La sensazione è quella di una gabbia di matti: quasi come se davanti al caso di un soggetto che crede di essere Napoleone si chiamasse, per valutarne le affermazioni, un esperto di storia militare e questi sostenesse di essere il duca di Wellington. Ferrari, criticato da parte dell’ortodossia, es. Garattini, ha raccolto le lodi della Binetti, che sostiene che il vaso di Pandora di Stamina ha però permesso di liberare la speranza. Stamina ha in realtà permesso di sdoganare, a beneficio del grande business del quale Ferrari è espressione, l’uso illecito delle false speranze in medicina, con ricatti da strozzini del dolore e della  paura.

Stamina fa sembrare per confronto elevata l’ufficialità che scimmiotta; che spesso non raggiunge il mediocre, sul piano intellettuale ed etico. Con la fase switch, molti possono rifarsi una verginità a poco prezzo, semplicemente esprimendo sdegno per Stamina. Di Stefano, il presidente dell’Ordine dei medici di Brescia, che prima ha favorito l’introduzione di Stamina nel SSN come componente del comitato etico del locale ospedale, parla ora della “pochezza” di Stamina. E loda come nobili partigiani della medicina, che hanno il coraggio di opporre un’obiezione di coscienza, i medici che prima, come dipendenti del SSN, hanno applicato la “terapia” Stamina e che ora cercano di non subirne le conseguenze.

Può darsi che qualcosa dell’esca venga lasciato; sia per continuare ad alimentare le suggestioni magiche a beneficio delle staminali ufficiali, sia per ragioni di segmentazione di mercato. Le “terapie” come Stamina sono per i semplici, i presuntuosi ingenui che si formano su “Le iene”. Quelli che Hazlitt ha descritto ne “L’ignoranza delle persone istruite” – un saggio che ogni tanto rileggo a scopo profilattico – sceglieranno le staminali di Cattaneo, quelle della scienza con la “s” maiuscola.

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7. Lo scontro e la confluenza tra ciarlataneria mesmerista e scientismo asimoviano Il 23 aprile 2014, mentre scrivevo questo articolo, il PM Guariniello ha mandato un avviso di conclusione delle indagini preliminari a Vannoni e a una ventina di persone. L’accusa principale è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa; accusa non infondata, tutt’altro. Ma Stamina è stata una truffa di appoggio alla truffa maggiore, che trarrà giovamento dall’esecrazione e da eventuali condanne. I media hanno riportato la notizia enfatizzando il punto dove Guariniello parla di malati indebitamente trasformati in cavie. Nello scrivere ciò, il magistrato riporta a sua volta il parere del Comitato scientifico ministeriale. E il parere del comitato riflette lo schema esposto qui: si accusa Vannoni di incompetenza, frettolosità e sciatteria nell’uso di mezzi potenzialmente idonei, da introdurre con sistemi scientifici. In realtà quella di Vannoni è ciarlataneria, non sperimentazione su umani. La sperimentazione richiede un solido razionale e un accurato disegno, del tutto assenti nel caso di Stamina; e gravemente carenti nella ricerca ufficiale sulle staminali [4].

Stamina ha fatto peggio che usare i pazienti come cavie. Li ha usati come uccelli da richiamo, perché attirassero l’attenzione e commuovessero con il loro dolore, i loro pianti, urla e proteste. E li ha usati come ostaggi, per continuare a praticare la frode e a svolgere così il suo ruolo di esca e di falso standard, esercitando ricatti morali. E’ la medicina ufficiale che, manovrata dal business, sta andando, con la deregolamentazione dei criteri per l’immissione di farmaci nell’uso clinico, verso i pazienti come cavie. Es. con l’off-label [32], la manomissione degli standard sui trial [4], i farmaci col triangolo nero. Anche qui, Stamina favorisce l’interesse dell’ufficialità sulle staminali, che è di saltare alla sperimentazione clinica senza adeguati riscontri preliminari [4]. E l’interesse generale alla “medicina traslazionale” cioè al trovare la via più spiccia per passare dal laboratorio al mercato, senza un adeguato rispetto dei vincoli di efficacia e sicurezza [33]. Interesse che viene perseguito con una molteplicità di mezzi, anche usando l’appello ad populum mentre ci si appella alla “scienza”. L’argomento fallace sarà “Gli imbroglioni di Stamina pretendono di sperimentare sull’uomo, invece la ricerca ufficiale fa ciò solo quando sussistono i prerequisiti”. (V. epigrafe).

Stamina non è sperimentazione ma è ciarlataneria; ciarlataneria pilotata, e di quella forma particolare che fa un uso ciarlatanesco di acquisizioni scientifiche. Può essere detta “ciarlataneria mesmerista” dal mesmerismo del 700, che faceva un uso ciarlatanesco delle allora recenti acquisizioni scientifiche, sostenendo di poter curare le malattie agendo sul “magnetismo animale”; in pratica un pretesto per pratiche ipnotiche basate sulla suggestione [34]. Anche Mesmer come Vannoni rifiutò di rivelare i segreti delle sue “scoperte”; e fu sbugiardato da una commissione, nominata dal re, di scienziati veri (incluso Lavoisier). Che però evitarono, è stato osservato, di rilevare che l’effetto placebo sul quale Mesmer si basava era sfruttato anche dalla medicina ufficiale, e di estendere ad essa lo scetticismo  [35]. I commenti di quella commissione voluta da Luigi XVI appaiono comunque più seri di quelli delle nostre attuali commissioni governative; che neppure avrebbero dovuto essere istituite per una cosa come Stamina. Osserva Stengers [36] che la commissione nel Settecento anticipò quelli che sono princìpi della ricerca medica moderna, stabilendo che “la guarigione non prova nulla” [in corsivo nel testo] e che anzi “il ciarlatano è ormai definito come colui che rivendica come prova le guarigioni”. Bisognerebbe avere presente questo principio, e spiegarlo al pubblico, per i vari casi come Stamina (effetto placebo, eterogeneità delle patologie – e a volte anche delle pseudopatologie – incluse sotto la stessa etichetta diagnostica, fluttuazioni nell’andamento della malattia, effetti aspecifici delle cure, regressione verso la media, bias nella valutazione degli effetti per mancanza di cieco e per altri fattori, etc.); e bisognerebbe averlo presente anche per i tanti casi dove risultati clinici iniziali sono annunciati come “breakthroughs” che permettono di passare subito alla commercializzazione.

La ciarlataneria mesmerista si è attaccata alla scienza moderna come una remora agli scafi delle navi, sfruttando l’alone di mistero e il senso del meraviglioso che emana da tante acquisizioni scientifiche autentiche. A differenza delle superstizioni degli antichi sulle remore, aiuta la navigazione anziché ostacolarla, sul piano dell’interesse. Ancora oggi è frequente sentire maghi, fattucchiere e guaritori parlare di “bioenergetica”, di applicazioni all’uomo di questa o quella teoria fisica o biologica, di “campi biomagnetici”, “medicina quantica”, stimolazione delle difese immunitarie col potere della mente o con rimedi naturali, etc.; ed esibire macchinari dall’aspetto scientifico tra i parafernali che usano per impressionare i clienti. Regolarmente su “Striscia la notizia” vengono trionfalmente smascherati impostori del genere; e vengono comparati alla medicina ufficiale, che invece sarebbe immune da qualunque trucco e disonestà.

Le autorità perseguono questi pesci piccoli, che spesso sono autori di frodi parassitarie, frodi sulle grandi frodi istituzionalizzate della medicina. Come del resto ha fatto Vannoni reinterpretando la frode delle staminali. Ma le grandi frodi istituzionali della medicina invece vengono favorite dai magistrati [37, 38]. La magistratura tende anzi a dettare regole che favoriscono le frodi istituzionalizzate; “ruolo di supplenza della politica in campo bioetico”, l’ha chiamato il segretario dell’ANM, Carbone. Stamina è stata usata come benchmark negativo in questo senso. Es. stabilendo, mentre la si indagava per truffa, l’esistenza di un “diritto alla speranza” che ha portato i magistrati ad autorizzare, ed imporre, la terapia Stamina, e quindi a maggior ragione consentirà le frodi mediche ufficiali basate su questo genere di strozzinaggio dei sentimenti ai danni di chi è in una condizione di estrema vulnerabilità. L’attività giudiziaria contro Stamina, doverosa ma tardiva e flebile, aiuta lo switch, e inoltre salverà la faccia a una magistratura che ha avuto un ruolo non secondario nella fase bait della frode. Servirà anche per rafforzare il monopolio della medicina ufficiale sulle pratiche di cura e sulle relative frodi; analogamente a come in passato streghe e mammane furono osteggiate dal potere costituito su richiesta della medicina ufficiale con motivazioni “illuministe”, ma in realtà per ragioni corporative, di competizione per i clienti [39].

D’altro canto, le posizioni ufficiali sulle staminali terapeutiche, che hanno interesse ad accusare Vannoni di sperimentazione abusiva su umani anziché di ciarlataneria, a loro volta sfruttano indebitamente le acquisizioni scientifiche autentiche. Non sono scienza, ma scientismo; una particolare forma di scientismo che si può chiamare “scientismo asimoviano”. Da Asimov, scrittore di fantascienza che sfruttava le sue solide conoscenze scientifiche (era docente universitario di biochimica). Asimov ha anche scritto pseudo-articoli scientifici, articoli che sembrano tratti da una rivista scientifica, e richiedono conoscenze scientifiche per essere letti, ma sono fantascienza [40]. Sono contenuti e discussi in un volume della American Chemical Society dove si mostra come sia possibile comporre fantascienza usando elementi scientifici autentici e a volte non banali [41].

I due contendenti in realtà convergono, da fronti opposti, in una fusione di scienza e ciarlataneria, in una mistura le cui giuste dosi sono stabilite dal business. Che vuole una contaminazione reciproca tra immaginario fantascientifico e scienza. Descrive questo fenomeno ideologico anche un libro di Magaudda [42], che prende in esame il caso delle nanotecnologie, che sono insieme alle staminali un altro macrosettore sul quale l’industria e la finanza stanno facendo forti puntate; e sono il campo di attività di quel Ferrari che abbiamo già incontrato alla testa del Comitato scientifico ministeriale su Stamina; CEO e scienziato, ma con una sensibilità verso gli stati psicologici dei malati e dei loro parenti che sarebbe più appropriata per i seguaci di Mesmer. Il libro della Binetti, svolgendo una tesi guarnita secondo l’uso clericale di affermazioni valide e di spessore, ma essenzialmente distorta, va in questa stessa direzione simoniaca, della medicina come magia quotata in Borsa.

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8. L’eversione di Stato al tempo del liberismo: dalle bombe alle frodi mediche Il caso Stamina non è “la cartina di tornasole della tragica condizione di declino culturale in cui versa l’Italia”, declino che la porterebbe a non affidarsi ciecamente all’ufficialità per l’introduzione di terapie cosiddette “innovative” [3]. Stamina è servita proprio per poter avanzare affermazioni del genere, che aggraveranno la situazione e sono esse stesse manifestazioni di imbarbarimento. Una barbarie che si ripulisce e impone standard barbari [43]. Il caso mostra i danni del liberismo, della sua presa di possesso della medicina e degli Stati nazionali. Mostra i danni di una medicina che diviene il settore economico di maggior successo tra quelli legali, al costo di divenire il settore dell’economia legale più corrotto, dove si studia come comporre grandi frodi sempre nuove e istituzionalizzarle. Mostra i danni che gli italiani subiscono e subiranno dalla perdita di sovranità, dall’accettare che i poteri dello Stato siano retti da soggetti non all’altezza e desiderosi di servire poteri maggiori vendendo il Paese.

Chi occupa lo Stato vuole essere giudicato, come ha notato Debord, in base non ai princìpi, a standard positivi, es. i valori costituzionali, ma in base ai “nemici”; a standard negativi come la mafia e il terrorismo, che lo Stato spesso favorisce per poter meglio praticare quell’eversione di Stato e quella mezza mafia che  danneggiano i cittadini non meno del terrorismo e dei mafiosi [44]; e che sono all’opera anche in questo caso. Una analoga tecnica del falso standard, dello standard negativo, oggi, al tempo del liberismo scatenato, viene usata dallo Stato per fare da imbonitore ai prodotti del business privato; il ruolo che l’attuale assetto prevede per ciò che resta degli Stati nazionali [45]. Stamina appare essere un esempio delle manipolazioni per portare il destino economico dell’Italia nella direzione decisa altrove [46, 47]. Dove la medicina avrà sempre maggior peso, e ne avranno quindi le sue frodi; con i malati, e il pubblico, come materia prima.

Anche nel caso Stamina, come per le operazioni nelle quali i terroristi sono stati per un periodo lasciati agire e aiutati, anziché essere subito fermati, dietro agli apparenti errori, incertezze, incompetenze, irresolutezze, ingenuità, appaiono operare – per conto di interessi sovranazionali – strutture prive di scrupoli che sanno quello che devono fare; e che pilotano i crimini delle istituzioni, o li commettono direttamente. Dall’esacerbare il dolore di pazienti e famiglie, illudendoli e tentandoli, facendo loro intravedere una possibile via di salvezza e offrendo loro una via di sfogo con l’attivismo, ponendo su di loro ulteriori pesi, in modo che le loro grida smuovano il pubblico. Al sabotare terze campane che guasterebbero la frode.

Schematicamente, una frode come Stamina si può considerare come composta da tre elementi e tre processi. Gli elementi sono l’esca (Stamina), la frode primaria o contropacco (le staminali ufficiali), e la terza campana (la critica razionale). I processi sono la propaganda di base, che lanciando l’esca instaura una costellazione di credenze e aspettative. Lo switch, una propaganda aggiuntiva che condannando l’esca confrontandola col contropacco mette il mercato creato con l’esca a disposizione del contropacco. E la censura, che in tutte le fasi impedisce che la terza campana guasti l’imbroglio.

La sequenza esca-scambio riesce a dare una spiegazione dei misteri, le costanti ambiguità, le doppiezze, i cambi di casacca del caso Stamina. Spiega come una ciarlataneria folle abbia avuto il via libera nel SSN e sia stata considerata ai massimi livelli dello Stato. Spiega perché i magistrati – un focolaio di corruzione quando sono in gioco grandi interessi sovranazionali – si siano sbracciati per farla introdurre, mentre altri magistrati la indagavano come truffa, ma molto lentamente, lasciando che quanto seminava attecchisse. E’ coerente con una serie di clamorosi interventi dei magistrati su temi medici, che finiscono col favorire grandi affari illeciti creando l’ontologia culturale distorta favorevole alle frodi [48]. Spiega perché a Brescia il rettore dell’università, Pecorelli, medico e “barone” universitario tra i più potenti in Italia, non abbia impedito la pratica di una terapia crassamente antiscientifica nel locale ospedale che fa da policlinico universitario, del quale è il ras, mentre allo stesso tempo la combatteva come presidente dell’AIFA [49]. Perché i preti abbiano sobillato malati e pubblico su Stamina, sull’esca, pur avendo benedetto le staminali “scientifiche” con Ratzinger [50] (e appoggiato quelle “antisistema” di Vannoni con Bergoglio [51]). Ora con la Binetti arrivano alla sintesi preordinata, con un’opposizione a Stamina “ferma” sul piano “scientifico” ma aperta alle suggestioni irrazionali di Stamina. Spiega l’andamento bifasico di altre forze, come i grillini, o Il Fatto Quotidiano, che prima partecipano al lancio di Stamina e poi la criticano a favore delle staminali ufficiali. Induce a classificare tra gli abusi commessi dal Quirinale contro la Costituzione e a danno del popolo anche la creazione di una figura specularmente opposta a Vannoni, ma in realtà complementare, con la nomina ingiustificata della Cattaneo a senatrice a vita mentre furoreggiava Stamina. E così via.

Personalmente, vedo anche la censura della terza campana, e vedo quindi come le autorità e i vari poteri dello Stato, uno Stato privatizzato, facciano non due ma tre giochi, avendo anche questo terzo ruolo, di protezione della immonda farsa dalle voci critiche. C’è la manovalanza, che commette atti illegali impunemente. In alcuni casi appare avere legami o una distanza minore di quanto si supporrebbe con gli ambienti dei servizi. Gli accordi atlantisti contro il “bioterrorismo” del Civile di Brescia [52]. L’avventurosa attività di Andolina in missioni umanitarie in teatri di guerra e in intrighi internazionali dove sono stati coinvolti i servizi [53], incongrua rispetto a quella di genio del laboratorio; un profilo che per alcuni suoi punti contribuisce, insieme ad altri, a far sì che la vicenda Stamina faccia venire alla mente la figura di Cagliostro; come fa venire alla mente un’altra icona massonica, il Ballo Excelsior. Ma andrebbe considerata anche la criminalità di Stato che sorregge gli attori visibili. Qui non si tratta di medicina, diritto, buon governo, etica, scienza, misericordia, democrazia; ma di loro caricature, agitate da una mafia con la divisa dello Stato che briga nella maniera più bassa per ottenere vantaggi aiutando affari criminali sui malati e sulla paura della malattia. E dietro alla facciata dei toni agostiniani della Binetti, delle sue osservazioni talora apprezzabili, opera il pugnale dei gesuiti. L’Italia descritta da Pasolini, “ridicola e sinistra” e governata da “maschere comiche vagamente imbrattate di sangue”.

Brescia, 4 maggio 2014

ccc

Note

1. Angelici L. Sì alle cellule, no alla Stamina. Corriere della Sera, 29 dic 2012.

2. Minelli A. Forme del divenire. La biologia evoluzionistica dello sviluppo. Einaudi, 2007.

3. Capocci M Corbellini G. Le cellule della speranza. Il caso Stamina tra inganno e scienza. Codice, 2014.

4. La paranza delle staminali. Il palpabile e il tangibile. In preparazione.

5. La frode delle staminali. https://menici60d15.wordpress.com/la-frode-delle-staminali/

6. Ioannidis J P A. Implausible results in human nutrition research. BMJ, 2013. 347: f6698.

7. Lehman R. Is dietary research largely rubbish? Doc2doc, 25 nov 2013.

8. McKay R. Stem cells – hype and hope. Nature, 2000. 406: 361.

9. Appunti sulle frodi concettuali delle staminali. https://menici60d15.wordpress.com/appunti-sulle-frodi-concettuali-sulle-staminali/

10. Medawar P B. Consigli a un giovane scienziato. Bollati Boringhieri,1981.

11. Hanahan D Weinberg R A. The Hallmarks of Cancer. Cancer, 2000. 100: 57.

12. Gould S Lewontin R.The spandrels of San Marco and the Panglossian paradigm: a critique of the adaptationist programme, Proceedings of the Royal Society of London, 1979. B 205: 581.

13. Testart J. La vita in vendita. Biologia, medicina, bioetica e il potere del mercato. Landau, 2004.

14. Jones S. Genetics in medicine: real promises, unreal expectations. Milbank Memorial fund, 2000. Reperibile su internet.

15. Sgaramella V. Nobel a Gurdon e Yamanaka. Scienza in rete, Gruppo 2003, 16 ott 2012. | Buiatti M. Il benevolo disordine della vita. UTET, 2004.

16. Stem cells: what they are and what they do. Mayo Clinic staff. Reperibile su internet.

17. Danton. I “magici mattoni della vita” Lab. Il mondo del laboratorio, mar-apr 2013. | Borselli L. La cura protezionista. Il biologo Angelo Vescovi spiega perchè il new deal americano sulle staminali non serve alla medicina ma a Wall Street. Reperibile su internet.

18. I cancri che non sono cancro. https://menici60d15.wordpress.com/2013/10/09/i-cancri-che-non-sono-cancro/

19. Costa R, Capocci M. Le cellule staminali dal laboratorio alla clinica: dialogo con due protagonisti. In: Le cellule della speranza, cit.

20. Giancarlo Caselli e i Notav. https://menici60d15.wordpress.com/2012/02/23/giancarlo-caselli-e-i-no-tav-il-negativo-e-il-proibito/

21. Stem cells in developmental biology: a debate at the BSDB. Martinez-Arias Lab. Dept of Genetics. University of Cambridge. 25 marzo 2013.

22. Bianco P. L’ ”affare Stamina”: diario dell’attacco politico-commerciale alla medicina in Italia. In: Le cellule della speranza, cit.

23. Bauer H H. Scientific literacy and the myth of the scientific method. University of Illinois Press, 1992.

24. Evans I, Thornton H, Chalmers I. Come sapere se una cura funziona. Il Pensiero Scientifico, 2007.

25. Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico. https://menici60d15.wordpress.com/2013/01/29/per-cosa-e-morto-pantani-lo-sport-e-il-marketing-farmaceutico/

26. Comidad. Il Veneto tra il mito della secessione e la realtà della delocalizzazione. 10 aprile 2014.

27. Hall S. I superfarmaci dell’immortalità. Come l’industria mondiale si prepara a sfidare il tabù della morte e a prolungare illimitatamente la nostra vita. Pref. di S. Garattini. Orme, 2003.

28. Callahan D Nuland S. The Quagmire. The New Republic, 9 giugno 2011, 16.

29. Dittatura a stampo e medicina. https://menici60d15.wordpress.com/2012/01/23/dittatura-a-stampo-e-medicina/

30. La fallacia esistenziale nel dibattito bioetico sulle staminali. https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/22/la-fallacia-esistenziale-nel-dibattito-bioetico-sulle-staminali/

31. L’ambasciatore USA ordina il sostegno al loro complesso magico-industriale. https://menici60d15.wordpress.com/2013/03/20/4753/

32. Sulle regole per la Roche. https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/30/sulle-regole-per-la-roche/

33. I trucchi della medicina traslazionale. https://menici60d15.wordpress.com/2014/01/12/i-trucchi-della-medicina-traslazionale/

34. Fuso S. La falsa scienza. Invenzioni folli, frodi e medicine miracolose dalla metà del Settecento ad oggi. Carocci, 2013.

35. Wootton D. Bad medicine. Doctors doing harm since Hippocrates. Oxford University Press, 1996.

36. Stengers S. Medici e stregoni. Manifesto per la psicopatologia scientifica. Il medico e il ciarlatano. Boringhieri, 1995.

37. La magistratura davanti alle frodi mediche di primo e secondo grado. https://menici60d15.wordpress.com/2009/08/22/la-magistratura-davanti-alle-frodi-mediche-di-primo-e-secondo-grado/

38. Nuove P2 e organi interni. https://menici60d15.wordpress.com/2011/12/08/nuove-p2-e-organi-interni/

39. Ehrenreich B English D. For her own good. 150 years of experts advice to women. Doubleday, 1978.

40. Asimov I. The Endochronic Properties of Resublimated Thiotimoline. Astounding science fiction, 1948.

41. Stocker J H , ed. Chemistry and science fiction. American Chemical Society, 1998.

42. Magaudda P. Innovazione Pop. Nanotenologie, scienziati e invenzioni nella popular culture. Il Mulino, 2012.

43. La corruptio optimi nel liberismo. Le linee guida cliniche e il decreto Balduzzi. https://menici60d15.wordpress.com/2012/10/21/la-corruptio-optimi-nel-liberismo-le-linee-guida-cliniche-e-il-decreto-balduzzi/

44. I professionisti della metamafia. https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

45. Klein N. Shock economy. Rizzoli, 2007.

46. La medicina come rimedio ai limiti della crescita economica. https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/15/la-medicina-come-rimedio-ai-limiti-della-crescita-economica/

47. Ilva. Dal cancro nascosto al cancro inventato. https://menici60d15.wordpress.com/2013/05/21/ilva-dal-cancro-nascosto-al-cancro-inventato/

48. La responsabilità ontologica dei magistrati nella frode medica strutturale. Il caso dell’Avastin per uso oftalmico. Lettera ai PM Rossi e Pesci, 7 aprile 2014. In: Nuove P2 e organi interni. Cit.

49. Gli strani “compagni di letto” di Ingroia. https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/13/gli-strani-compagni-di-letto-di-ingroia/

50. Second international conference Regenerative medicine: a fundamental shift in science and Culture. The Vatican, april 11-13, 2013. | Smith R Trafny T Gomez M. The healing cell: how the greatest revolution in medical medicine is changing your life. With a message from Pope Benedict XVI. Ctr Street, 2013.

51. Bellelli A. Il papa e Stamina: la cura percepita. Il Fatto Quotidiano, 13 dic 2013.

52. Leopardi, Unabomber e altri eversori. https://menici60d15.wordpress.com/leopardi-unabomber-e-altri-eversori/

53. Altamura M. Oriano Mattei: “Le verità di Pollari”. Rinascita, 13 luglio 2007.

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8 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Martelli “Stamina: a Brescia riprendono le infusioni, il direttore dell’Aifa minaccia le dimissioni”

A tutti i magistrati del caso Stamina andrebbe fatto presente che sono coinvolti in una frode “bait and switch” (v. “Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale”); attuata usando i pazienti come pedine sacrificabili. Frode che sta evolvendo in un noto schema di marketing basato sull’illusione cognitiva scientificamente descritta detta “effetto di dominanza asimmetrica”, o “decoy effect”; nel quale Stamina è il decoy, le staminali ufficiali sono il prodotto da lanciare, e la critica razionale e onesta al progetto delle staminali terapeutiche il “prodotto” da eliminare. Ma appare inutile e rischioso esporre tali ragionamenti a magistrati che nell’investire di poteri straordinari Andolina dicono di non sapere che è accusato di truffa per avere già esercitato quelle stesse attività.

Suona un pò buffo che l’ingiunzione provenga da Pesaro: i marchigiani hanno fama di essere mediamente gente cauta e moderata. Ma l’impressione che si tratti di un colpo di testa è sbagliata. Non so se i magistrati siano marchigiani, ma certo non corrono il rischio di sollevare nei loro confronti quell’ostilità che costò cara a un grande Italiano proveniente dalla provincia di Pesaro, Enrico Mattei. Che invece era uno “anomalo”, che non attaccava il cavallo dove vuole il padrone. Stamina è un caso di virulentazione del crimine per via giudiziaria, e di marketing giudiziario, nell’ambito di un intrigo servendo il quale si ottiene anzi la benevolenza di chi muove i fili.

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@ dalfattopassiamoaifatti.  “Chi vende farmaci e cure”, cioè le multinazionali farmaceutiche e altri giganteschi soggetti economici, è proteso alla “innovazione” cioè a immettere sul mercato nuovi prodotti, a maggior valore aggiunto. Sfruttando la circostanza che nella società attuale la gente sembra non stancarsi mai di chiedere nuovi farmaci sempre più meravigliosi. L’idea delle staminali panacea non l’ha inventata Vannoni; lui piuttosto la propaganda. Se fossi al posto dei magistrati, sarei interessato a conoscere cosa sa Vannoni, esperto di marketing, di tecniche di marketing come l’introduzione di prodotti decoy per influenzare i consumatori a favore di altri prodotti; dato che Stamina appare avere una funzione di questo genere.

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22 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di C. Daina “Novartis, generosità o secondi fini?”

Monocalpo: Nella Sua ultima asserzione del soprastante intervento, Lei afferma perentoriamente che senza difensori della scienza come me, non ci sarebbe stato il caso Stamina. Mi stupisca: mi spieghi il perché. Le prometto che la leggerò davvero con attenzione e senza pregiudizi.

@ Monocalpo. In generale, questa retorica bolsa e pomposa sulla scienza rende la scienza stessa fragile e manipolabile. Manipolabile il più della volte dall’industria medica, ma anche da uno scalzacani come Vannoni. Che in realtà, come spiego, è strumento di grandi interessi, che hanno permesso la sua incredibile ascesa. Se si fanno i santoni della scienza, poi non ci si deve meravigliare se arriva la concorrenza dei santoni esperti di marketing. Date le speranze messianiche, la propaganda massiccia e la censura sulle staminali ufficiali, a Vannoni è bastata la formula magica “staminali” per fare calare le brache anche a chi non era direttamente compromesso. Se invece vi fosse stato un approccio critico e scettico a questo hype sulle staminali ufficiali, Vannoni sarebbe subito apparso per un profittatore.

La alfabetizzazione scientifica deve riguardare anche la consapevolezza dei forti limiti della ricerca (consapevolezza sul campo; non come giaculatoria astratta), e anche le pesanti distorsioni economiche e sociali. Il decantato “metodo scientifico”, che, ci dicono diversi epistemologi, è un mito nella forma in cui lo si presenta, è nel migliore dei casi una grammatica, una sintassi. Necessaria, ma insufficiente. Non basta parlare in italiano corretto: bisogna vedere cosa si dice. Invece spesso il mitico “metodo“ non diviene che un grammelot usato per truffare.

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@ PLM2. Se c’è chi vende alberi degli zecchini, lo Stato che invece di arrestarli subito istituisce una commissione scientifica per vedere se quegli alberi fruttificano oro, non sta bloccando la frode: sta aiutando future frodi di alberi degli zecchini “scientifici”. La tua è la velina ministeriale. Chi sta in alto (esecutori, comunque), politici, medici, magistrati, hanno permesso e favorito che “cure” palesemente ciarlatanesche entrassero nel SSN, per propagandare le staminali. Hanno permesso e favorito che pazienti e genitori venissero crudelmente illusi, e aizzati, che il pubblico fosse disinformato, diseducato e disorientato. Ora, quando bisogna lanciare le staminali ufficiali paragonandole a quelle di Vannoni, chi sta in alto sta trascinando la cosa il più possibile: più pende più rende, in termini di propaganda; e c’è da salvare i colleghi di casta e compari nel raggiro, i medici di Brescia, dipingendoli come eroici “disobbedienti” alla truffa quando ne sono stati parte fondamentale. Così oggi 24 giu 14 abbiamo allo stesso tempo un’accusa per truffa e ordini dei tribunali di Pesaro e Venezia di proseguire la truffa. Però chi dice questo è affetto da turbe psichiche, secondo quelli come te, che in un Paese serio dovrebbero essere interrogati dai magistrati sui motivi del loro accanimento diffamatorio; e sui loro rapporti con “chi sta in alto”, e con chi trarrà soldi e prestigio da questa truffa a danno della salute, della serenità e degli averi dei cittadini.

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17 luglio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. De Felice “Contro Stamina, lo Stato siamo noi”

Sarebbe interesse del pubblico conoscere la differenza tra truffe di offerta e truffe di implementazione in medicina. I palazzinari che vendevano appartamenti senza impianto idraulico, coi rubinetti posati ma senza tubi dietro, attuavano una truffa di implementazione. L’offerta di una casa non è in sé fraudolenta. Vendere sulla carta la macchina del tempo che rende immortali è invece una truffa di offerta. Stamina è entrambe le cose. Implementa come con i rubinetti dei palazzinari un’offerta fraudolenta; offerta – va notato – che è quella data dalle promesse dell’ufficialità sulle staminali. Accusando Stamina considerandola esclusivamente come una truffa di implementazione si conferisce credibilità alla più generale truffa di offerta. E’ come perseguire la truffa della macchina per l’immortalità accettando la fattibilità: contestando solo che dietro al pannello coi bottoni e le lucette non c’è niente, non l’offerta in sé, che viene così “sdoganata”. Da qui buona parte dei paradossi del caso. Se ben presentate, le truffe di offerta della medicina acquistano facilmente grande credibilità e autorevolezza; e rendono tantissimo. A Brescia mentre per medici del suo ospedale universitario viene chiesto il rinvio a giudizio per Stamina l’università celebra, col ministro della sanità Lorenzin, il progetto “Health & Wealth” : l’esplicita ricerca del profitto tramite la medicina. Progetto che verrà favorito dallo sbugiardare, ma solo parzialmente, Stamina; e da manovre affini.

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3 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post ” Stamina, gli esperti bocciano il metodo Vannoni: “No alla sperimentazione” “

L’Accademia Francese delle Scienze rifiutò di prendere in considerazione invenzioni di macchine di moto perpetuo già dal 1775, quando la termodinamica doveva ancora essere scoperta. Alessandro Manzoni che la credenza che la peste fosse trasmessa dagli untori era un’assurdità e un’isteria collettiva lo comprese prima che sorgesse la moderna microbiologia. Nel 2014, per dichiarare che con l’acqua sporca non si ricostituisce il tessuto nervoso ci sono invece voluti studi di scienziati che hanno richiesto mesi, con un ritardo che ha causato danni incalcolabili a pazienti e cittadini. Ma qui bisognava fare attecchire nel pubblico l’idea che se si pronuncia la parola magica “staminali” allora può darsi che il miracolo promesso avvenga. E quindi, invece dell’arrivo del brigadiere e dell’appuntato dietro immediata telefonata al 112, per decidere c’è voluta una causa di beatificazione. Che, dopo anni, ha dato esito negativo, ma legittima il futuro riconoscimento di santi autentici; senza aureola ma con la fustella e un numero elevato di cifre ad indicare il prezzo.

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3 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Stamina, Lorenzin: “No a sperimentazione. Metodo che equivale alla cura dei maghi” “

Stamina è una truffa “a cera persa”. Costituisce la meravigliosa statua in cera di un sogno di libertà dalla malattia. Ora, dopo che si è lasciato per anni che il pubblico la ammirasse, è stata ricoperta da un involucro di argilla, di fango rappreso, e la cera viene sciolta ed evacuata. Al suo posto resta lo stampo, cavo, del sogno delle staminali. Verrà riempito con la colata di bronzo fuso delle staminali ufficiali, che non hanno altrimenti le caratteristiche materiali per poter reggersi da sole ed essere commercializzate onestamente (v. “Stamina come esca per frodi della medicina ufficiale”). O con altre bronzee “innovazioni”. Stamina è una truffa preliminare: l’opera d’arte finale verrà dopo. E’ una truffa ma anche un’operazione di marketing, tramite la quale non ci si limita ad agire sul mercato, ma si crea un nuovo mercato: così come la statua di cera serve a dare forma a un vuoto. Purtroppo il “rapporto tra giustizia e scienza” del quale parla il ministro diviene come animato dallo spirito di Benvenuto Cellini, quando i committenti di questi grandi e tozzi bidoni sulla salute sono quelli di colossali forze economiche.

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19 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post ” Stamina, commissione Sanità del Senato: “Via libera fu errore del Parlamento” “

Nessun errore. Un consumato mestiere, o un istintivo servizio al potere, da parte di medici, politici, magistrati, forze di polizia, media. Un’operazione in due tempi che istituzionalizza una truffa; con la quale si trasforma la speranza, impalpabile come gli altri contenuti del vaso di Pandora, in un lucroso prodotto commerciale, che si può inscatolare e prezzare. Prima, dando il via libera a Stamina, e fingendo di credergli, e dandogli pubblicità, si è trasformata nei consumatori la riposta speranza di immortalità nella speranza esplicita in una entità materiale, che ora tutti conoscono: le cellule staminali. Poi, sconfessando chi ha liberamente venduto questo fumo nelle piazze e nelle fiere, e riservandone la produzione agli scienziati seri e al grande capitale, lo si trasforma in un bene scarso, e in un bene economico rispettabile, che può entrare a testa alta e con tutti gli onori nel circuito legale. A beneficio dei pochi che lo producono, commercializzano e sostengono; dei “ricchi che rubano”, applicando un’espressione di Travaglio.

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4 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G.C. Caselli “Firenze, la storia riscritta dagli squadristi”

Non sono d’accordo con forme violente di protesta, come l’impedire di parlare. Per ragioni di principio; di tattica, visto che chi si contesta è militarmente più forte (e non meno violento); e di strategia, perché permette di essere dipinti come aggressori da chi aggredisce. La storia la scrivono i vincitori; e spiace vedere Caselli che accosta le figure di chi ha lottato davvero ed eroicamente contro la mafia ai cupi interessi dei poteri forti. Ma non è il solo. Il 13 marzo, allo “Unistem day” a Milano, ho sentito il magistrato Santosuosso spiegare a un uditorio di studenti che “Il diritto alla salute non può andare contro la scienza”. Ciò che lui chiama “scienza”, il business biomedico, sono interessi economici resi giganteschi da metodi fraudolenti; descritti in dettaglio da un criminologo accademico come “da bastardi spietati” (Braithwaite) e da affermati ricercatori come letteralmente mafiosi (Gotzsche). Santosuosso, giudice, e professore universitario specializzato nei rapporti tra diritto e scienza, degli aspetti criminologici della “scienza” fa mostra di essere più ignaro di un bambino. Mi è dispiaciuto vedere in chiusura della lezione agli studenti, in un video con musica trascinante a manetta, da convention di promotori finanziari, con immagini a scansione rapida di lanci col paracadute, acrobati sul filo tra due grattacieli, Zanardi che gareggia in carrozzina, etc. , anche Falcone e Borsellino sorridenti.

@ Alzappone1. Che la ricerca biomedica sia corrotta è riconosciuto da innumerevoli commentatori; inclusi direttori del BMJ, JAMA, NEJM. In Italia, il forte riflesso alla suzione verso i potenti porta a negare l’evidenza, ad attacchi personali contro chi lo dice e a fare anche di peggio. Le cose sono più gravi di come le ho descritte. Il considerare “scienza” lo sviluppo di terapie che avranno fatturati per decine di miliardi, quando i casi di trucchi e truffe nel settore, a partire da truffe nella ricerca, sono descritti per migliaia di pagine, è un errore categoriale che favorisce crimini contro la salute. Il servirsi della scienza non rende necessariamente scientifica un’attività finalizzata al profitto. E’ come dire che siccome l’aritmetica non è un’opinione, allora un bilancio aziendale non può essere falso. Il metodo scientifico è orientato alla conoscenza pura; non garantisce onestà e disinteresse, ma li presuppone. E’ disonesto far credere che sia in grado di preservare dalle frodi. Il promettere successi terapeutici, come sulle staminali “scientifiche”, è marketing e non scienza: la scienza vera non può prevedere i suoi successi. E’ lo sviluppo attuale del “modello lineare” di produzione di ricchezza tramite la ricerca introdotto da Vannevar Bush (citato nella conferenza con Obama). La “scienza” che dà alla Pfizer margini di profitto del 42% necessita di marketing di Stato come Stamina; di cattivi maestri e magistrati amici; per la propaganda e il soffocamento della critica.

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18 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Gianbartolomei “Stamina, Davide Vannoni patteggia condanna a un anno e dieci mesi”

Parlare di “trionfo della scienza” perché finalmente si sono fermati soggetti “in divisa da ladro”, e gli è pure stato dato un paterno scappellotto, è come dare una cattedra di fisica per chiara fama a chi risponde “ma va la’ ” a quelli che credono che si possano piegare i cucchiai col pensiero. La corrotta ricerca biomedica ha bisogno di essere definita a contrario, non per i propri comportamenti e meriti, ma facendola apparire come baluardo all’oscurantismo; questo connubio teatrale, dopo tanto torpore, di “giustizia e scienza” appare piuttosto essere la manifestazione di una sotterranea intesa tra magistratura e grande business biomedico. Del resto lo Stato occupato dai corrotti si giova dall’essere definito non per la sua aderenza alla Costituzione, ma come l’opposto del terrorismo e della mafia; che quindi quando occorre aiuta sottobanco. Analogamente, prima di fare la faccia severa lo Stato ha permesso per molti anni a una volgare truffa di spacciare le sue assurdità ai malati e ai familiari. E – cosa perfino peggiore, ma che viene taciuta – di impiantare così nel pubblico aspettative false ma sentite sulla cura delle malattie; di rendere “regnant social expectations” (Callahan) le promesse irrazionali della scienza ufficiale sulle staminali; a vantaggio di quegli affari illeciti, troppo grandi e sofisticati per essere semplicemente definiti ciarlataneria, che i nostri magistrati, candidi come colombe, identificano con la “scienza”.

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19 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tornago “Brescia, rettore assume ex segretaria Gelmini. Indaga Corte dei Conti”

Pecorelli, ginecologo, è sia il rettore dell’università della quale gli Spedali civili di Brescia sono il policlinico, sia il presidente dell’Aifa. Cioè comanda sia nell’ospedale pubblico che ha accolto i magliari di Stamina, sia nell’agenzia statale che dovrebbe assicurare la “scientificità” dei farmaci. Non è strano? Solo se si bevono le veline mediatiche: Stamina fa sembrare scientifiche le terapie ufficiali, e aiuta la pretesa di una farmacologia al di sopra della legge, e che si fa legge. Il trasformare la “health” in “wealth” necessita di questi “stunt” di marketing, e di certi pupari.

E anche di amici nelle istituzioni. Nella primavera del 2014 ho assistito a una scena agghiacciante. All’università di Brescia Nicola Gratteri ha prima, parlando di come combatte gli ndranghetisti, trascinato l’uditorio; me compreso, che ho antenati delle sue parti e trovo affinità perfino fisionomiche, oltre che culturali, con Gratteri; e poi è stato zitto e sorridente, facendo da testimonial, mentre Pecorelli esponeva il progetto “Health and wealth”. Un progetto che vuole fare affari sulla salute; che non può funzionare senza frodi, senza impunità e aiuti istituzionali alle frodi, senza la soppressione delle voci di denuncia; nella migliore tradizione paramafiosa delle nostre istituzioni e classi dirigenti. Altro che assistere alla puncitina.

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14 aprile 2015 Blog de Il Fatto Commento al post di Marco Bella “Sindone: quando la storia può essere rigorosa quanto la scienza”

Vorrei chiedere agli storici e ai sociologi se la presenza della Sindone a Torino abbia influenzato l’esoterismo laico, cioè massonico, per il quale è nota questa città, stimolando, nello stesso campo del magico, del misterico, una reazione di segno opposto; o parzialmente contrario, dati i legami tra i due gruppi di potere. Es. l’importante museo egizio. Questa “guerra tra maghi” mi sembrerebbe un paragone un poco più calzante del contrasto tra dibelliani e oncologia ufficiale, che non quello tra dibelliani e “autenticisti” uniti contro la Verità Scientifica avanzato da Marco Bella. Il cancro è una risorsa economica prima di essere un oggetto di studio scientifico. L’imponente scienza del cancro è una scienza debole, viziata dal “profit motive” e intrisa di fideismo scientista, che fa da paravento e strumento a enormi interessi economici. Una “scienza” che quanto ad applicazioni, cioè cure, con rare eccezioni gira a vuoto, o gira al contrario, in senso iatrogeno, e fa così ottenere guadagni sempre crescenti a danno dei pazienti. I progressi terapeutici reali sono modesti, e di cancro si continua a soffrire e morire. Una scienza che, come nel caso Stamina, si fa bella paragonandosi alla ciarlataneria e alla superstizione non potendo splendere di luce propria. Una “scienza” che, irrazionalmente, fa dei torti altrui le proprie ragioni.

@ Gianni Monroe. Vede il suo non è solo un arbitrario relativismo etico. E’ un relativismo epistemico, nell’interpretazione dei fatti. Ed è un “relativismo” coerente con la frode. Per lei l’establishment scientifico (Tomatis), che come è costume dei benpensanti lei chiama “comunità scientifica” è una forza buona che smaschera le vergogne. Invece i dati indicano che la sua forza buona è in forte conflitto di interesse, essendo condizionata dall’industria, e le vergogne contribuisce a crearle e a nasconderle. Non si dovrebbe contare sul buon cuore della “comunità scientifica” per impedire le stragi per frodi biomediche, delle quali casi come il Vioxx sono la parte visibile dell’iceberg, imponente e tuttavia minoritaria rispetto a ciò che non si vede. Affidare la custodia del pollaio alle volpi in termine tecnico si chiama “cattura normativa” (una delle finalità di quella tragedia e farsa del caso Stamina). La si può rivestire come fa lei con panni filosofici, di uno scetticismo sulle fondamenta, a suo dire elusive, dei principi per i quali es. non si può uccidere una persona per impossessarsi dei suoi beni; ma restano sofismi che danno forma estetica a sovrastrutture culturali che coprono forme di sfruttamento parecchio brutte.

Lei dà come entità primitive l’indifferenza dei valori morali, che non sarebbero che mere convenzioni sociali, e allo stesso tempo la “bellezza” della “comunità scientifica”, che ci proteggerebbe dalle frodi. La frode c’entra perché con questa “business ontology” così svergolata uno dei principali attori della frodi biomediche strutturali, l’establishment scientifico, viene posto in una posizione privilegiata di controllore delle frodi stesse. Così es. basta fare in modo, con la compiacenza e la partecipazione delle istituzioni dello Stato, che a Stamina, una banale frode che normalmente sarebbe durata 30 minuti, il tempo dell’arrivo del maresciallo dei CC, vengano invece fatte assumere dimensioni giganti, per poter presentare per contrasto una comunità scientifica corrotta come il baluardo contro la ciarlataneria; con magistrati come Guariniello e Santosuosso che come lei commentano inneggiando alla “scienza” quando dovrebbero controllarne gli abusi, coonestando una cattura normativa che è anche “deep capture” (Hanson e Yosifon), cioè cattura culturale.

Invece per me non c’è bisogno della filosofia per assumere che la medicina non deve nuocere al paziente a favore di chi la vende. E occorre prendere tristemente atto (v. Gotzsche, cit.) che la ricerca scientifica ai nostri giorni non è la cura, ma è parte della patogenesi. La volontà di rappresentare posizioni, interessi, e rapporti di forza senza infingimenti è già un orientarsi verso la soluzione.

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6 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Stamina, no della Cassazione al metodo di Vannoni: “Nessuna validità scientifica” “

Consideriamo tre tipi di banconote: quelle autentiche; quelle ben contraffatte, così da sembrare vere; e quelle contraffatte in maniera pedestre, es usando una fotocopiatrice, facilmente riconoscibili come false. Chiamare “tecnicamente imperfetto”, come ha fatto la Cassazione, il ridicolo trattamento Stamina è un po’ come chiamare “tecnicamente imperfette” le banconote grossolanamente contraffatte con una fotocopiatrice. E’ un abbassare lo standard a favore delle contraffazioni ben fatte; che appare essere una delle finalità di questa truffa di Stato a favore del business farmaceutico, che calpesta gli interessi dei pazienti e del pubblico. Truffa che vede le posizioni dei magistrati aderire fedelmente al copione, dalle turbinose giravolte delle prime fasi alla precisione millimetrica del presente denouement.

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7 luglio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Stamina,”Vannoni è genio ma criminale” il pm chiede due anni per truffa”

La “genialità” di Vannoni è un’altra di quelle giustificazioni della magistratura che ricordano il passo del Manzoni “gl’Amplissimi Senatori quali Stelle fisse…”. In effetti la ciarlataneria, che venne definita da un osservatore “ars turpissima sed profunda” – due secoli prima di Galilei – una volta che sia smascherata a volte appare ingegnosa, e profonda nel suo toccare i giusti tasti psicologici.

Ma lo Stato non è un villico ingenuo o una massaia smarrita: dovrebbe sapervi resistere senza difficoltà, e proteggere i cittadini bloccandola sul nascere. Invece ne è complice. Vannoni è stato solo un buon “con artist” che, con le spalle coperte, ha eseguito un copione scritto da altri. Copione al quale anche coloro che avrebbero dovuto fermarlo si sono fedelmente attenuti, come bravi attori o docili burattini.

Non è la presunta diabolicità di chi ha interpretato la parte del protagonista, che è proprio quella dell’irresistibile ciarlatano, che spiega come il marketing abbia potuto raggiungere questi livelli di criminalità. Ma è il marciume delle istituzioni, che sempre più vendono i cittadini a grandi interessi privati; in questo caso prestandosi ad una farsa propagandistica sulle staminali.

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@ Chiara Lestuzzi. Non mi sembra il caso di alzare la voce. Di “QUESTO” processo se ne occuperanno quelli come lei. Di fatto qui, commentando l’articolo, si parla della figura di Vannoni, che è indissolubilmente legata all’affare Stamina, e di come essa sia stata plasmata dai magistrati, insieme ai media. E anche, visto che lei è di quelli che tendono a ridurre il reale al giudiziario, di QUEI mancati procedimenti della magistratura che hanno permesso e favorito la resistibile ascesa di questo “genio”.
Per valutare ciò che i magistrati fanno e non fanno relativamente a un problema, in questo caso Vannoni, credo che sarebbe appropriato applicare quella che in statistica si chiama media armonica pesata.

@ Chiara Lestuzzi. La sorte di Vannoni è secondaria. Siamo nell’era del capitalismo cognitivo: su alcuni temi lo schema “guardie e ladri”, con i mariuoli che scappano col malloppo da una parte e i carabinieri coi baffoni che li inseguono dall’altra non è adeguato. L’azione giudiziaria, male impostata e opportunamente modulata, può divenire strumento di convincimento di massa; di costruzione di un’ontologia, cioè di credenze condivise che percepiamo come la realtà. Anche a favore di interessi che comportano gravi lesioni dei diritti umani e costituzionali. Segnalo il post “Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale” nel mio sito.

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24 luglio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di Cittadinanzattiva “Strage di Piazza della Loggia, l’impegno dei cittadini alla lunga paga”

@ Keynez. La cure demenziali e sciacallesche di Stamina e di Simoncini fanno entrambe sembrare al confronto razionale e nobile la corrotta e avida “scienza” biomedica ufficiale, oggi controllata dalle multinazionali. Un poco come il terrorismo spinse la gente a stringersi attorno alle corrotte istituzioni dello Stato. A Brescia, 40 anni fa la bomba, oggi Stamina, sono entrambe state rese possibili e favorite da forze istituzionali che poi si sono presentate come salvatrici della patria per il terrorismo, e come novelli Galilei che salvano la “scienza” dal baratro per le staminali di Vannoni. Una differenza è che questa volta i neofascisti veneti di sicuro non c’entrano. (Curiosamente, pure Vannoni e Andolina provengono dalla ex “frontiera calda”, incubatrice di trame, che è stato il Nord Est).

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10 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di ItaliaDallEstero “Legge Stabilità: il caso Stamina non ci ha insegnato niente”

Il caso Stamina è un esempio di “bayesanesimo fraudolento”: non ci sono sufficienti prior, sufficienti evidenze precliniche che giustifichino test su umani, cioè la sperimentazione clinica con staminali per le malattie neurodegenerative (una passeggiata, con RCT che sono plasmabili come il pongo). I prior, le credenze a priori, sono stati costruiti sollevando aspettative con la lunga telenovela Stamina, grazie a medici, politici, magistrati, media. Sono prior non scientifici, ma emotivi e culturali. Che ora, fatta fuori Stamina, vengono messi a frutto a beneficio della ricerca “vera” cioè del business.

Il caso Stamina è anche un esempio di molinismo scientista. Nelle Lettere Provinciali Pascal si oppone al molinismo dei gesuiti, volto a giustificare i peccati dei più forti. Anche dove i loro teologi sostengono che non vi sia truffa dei maghi e degli astrologi se questi sono abili e diligenti nelle loro arti: “diligentia a mago apposita est pretio aestimabilis”. Invece della invereconda truffa Stamina, una sofisticata manipolazione con tutti i crismi dell’attuale “rigore scientifico”.

Il resto, se a dettare lo sviluppo della speculazione debbano essere direttamente gli investitori tramite “la scienza”, come vuole Nature; o se debbano esservi una opzione preferenziale dei preti, che ci hanno messo le mani con il ricercatore di mons. Paglia, e una lasagna per i politici, è una questione di spartizione del grisbi.

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3 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Fabbretti “Omicidio Bruno Caccia, perché dopo 33 anni manca ancora la verità”

Forse alcuni omicidi eccellenti hanno avuto, al di là dei moventi contingenti, al di là della criminalità che ha fornito gli esecutori, una funzione politica di “pulizia antropologica”: sono serviti a marcare come proibiti alcuni tipi umani. Nel capitalismo alcuni tipi umani, tra i quali il magistrato integerrimo, sono un’anomalia sistemica e non devono esistere, ha scritto Castoriadis. Il fatto che dopo 33 anni “manchi ancora la verità” da parte di quelli che dovrebbero essere i colleghi di Caccia sembra confermare che uccidendolo sia stata soffocata una varietà rara, una autentica diversità antropologica, impedendo che si riproducesse con l’esempio e l’insegnamento.

Commento al post “Roma, Guariniello possibile capo gabinetto di Raggi: “Sto decidendo””

Guariniello e i 5S hanno in comune due tratti congiunti. Da un lato non sono compromessi col generale mangia-mangia casareccio, e hanno qualche merito nel contrastarlo. Dall’altro tendono a perorare cause che sembrano progressiste e invece finiscono puntualmente per favorire i poteri forti più potenti. I 5S hanno appoggiato Stamina, Guariniello, molto lentamente, l’ha contrastata. Il duetto tra i due cori, durato anni, ha costituito una mega-propaganda a beneficio delle staminali ufficiali (v. “Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale”).

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2 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Margottini “Corsi de il Fatto Quotidiano: da Human Technopole a Xylella, per le inchieste scientifiche serve metodo”

censurato

Alla giornalista Margottini, laureata in matematica, segnalo che spesso il giornalismo scientifico e le frodi a fini di lucro della biomedicina sono intimamente legati in uno schema che chiamo “bayesanesimo fraudolento”, riconducibile al teorema di Bayes. Le probabilità a priori di ottenere un dato risultato, cioè la valutazione della plausibilità biologica delle possibili vie sulla base di ciò che si conosce, sono sostituite dallo scegliere ipotesi che si conformino alle aspettative a carattere magico del pubblico, distorcendo ad hoc la teoria; e dal farle sembrare raggiungibili attraverso campagne mediatiche. Ciò è facilitato dall’impostazione empirista che considera i trial clinici – facilmente manipolabili – non una verifica ma la fonte unica di verità. Il caso Stamina mostra come politici, giornalisti e magistrati si occupino di gonfiare le probabilità a priori; così da indirizzare la ricerca e aumentare artatamente la valutazione positiva a posteriori del raggiungimento di effetti clinici*. Rendendo in questo modo “entrenched” quelle che poi si rivelano, come era prevedibile, “underperforming big ideas”**, criticate come pericolosamente viziate da aspettative fideistiche perfino dalla servizievole FDA ***.

*Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale. Sul mio sito.
**Joyner et al. What happens when underperforming big ideas in research become entrenched? JAMA, 28 lug 2016.
***Marks et al. Clarifying stem-cell therapy’s benefit and risks. NEJM, 30 nov 2016.

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17 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Politi “Papa Francesco, 80 anni amari. In Vaticano è sempre più sotto attacco”

Il papa ieri nel circondarsi di bambini malati, seguiti al Bambin Gesù, si è soffermato sulla piccola Noemi, ora in lista d’attesa per una terapia sperimentale dell’opedale pediatrico vaticano; mettendole in testa la sua papalina. E’ toccante, ma il cappello papale non è il rifugio più sicuro per un bambino malato. E’ invece un ottima copertura per forze che nella ricerca amorale del profitto si comportano come orchi. Nel 2013 papa Francesco aveva usato Noemi per patrocinare Stamina*. Collabora così ad un’operazione di diseducazione e regressione culturale: la traslazione della medicina verso il magico, con la medicina ristretta a quella “scientifica”, in realtà commerciale e corrotta, magia buona, e alle medicine “antisistema”, in realtà ciarlataneria classica aggiornata, magie dubbie o cattive. Un riarrangiamento analogo a quello già architettato nel ‘600 per legittimare la magia dai gesuiti contro i quali si scagliò Pascal nelle Lettere Provinciali. Lunga e sana vita a Bergoglio, come a chiunque. Ma bisognerebbe considerare anche la salute e la longevità delle persone comuni e dei bambini vittime di operazioni che sotto mentite spoglie sono più vicine, nelle finalità, nelle pratiche e nei tradimenti istituzionali, all’Argentina di Videla o alla Sicilia del cardinale Ruffini che al Vangelo.

*Stamina, il Papa un giorno intero al fianco di Noemi, in attesa di nuove cure. Corsera Brescia, 6 nov 2013.

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10 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. La Cara “Terapia genica, Luigi Naldini: “Così l’esistenza di molti bambini è cambiata in meglio”

@ Beta. Lei non vede i gravi pericoli della operazione malattie rare; e neppure la corruzione diffusa nella ricerca, ammessa pure da molti ricercatori. Sapesse quante cose avvengono a sua insaputa. Credo che prima di accusare di “complottismo” bisognerebbe considerare il concetto di “crimine dall’alto”, una generalizzazione della “eversione dall’alto” di Gramsci e dei “ricchi che rubano” di Travaglio. Sull’innocenza dell’establishment biomedico su Stamina, in questi giorni si addebita alla “psicosi” del pubblico la corsa indiscriminata al vaccino antimeningococco dopo che si è sollevata la paura per una pseudoepidemia costruita ad arte. Questo mostrare indignazione o sconcerto per ciò che si è suscitato lo chiamo “i rimproveri della maitresse”. Sono d’accordo con lei che molte persone si approfittino di gente disperata per lucrare.

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4 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Autismo, tumori e disabilità: quanto influisce l’inquinamento sulla nostra salute?

Ricordo il dr. Marfella, che dice di essere schierato dalla parte dei cittadini, a fianco al Procuratore generale di Brescia a una conferenza dove si lanciavano allarmi sui danni alla salute da inquinamento nel bresciano, accomunandolo alla Terra dei Fuochi. Platea di studenti, cioè di minori, scelta a mio parere imprudente, per non dire censurabile*. Marfella accosta l’inquinamento anche alla ”epidemia” di autismo; schierandosi a fianco all’ufficialità, incluso Mattarella, in un’operazione di creazione di malattia per via culturale. La bufala dell’epidemia di autismo da vaccini serve da standard negativo per fare sembrare scientifiche le manipolazioni sull’autismo dell’ufficialità; come Stamina al confronto fa sembrare credibili le promesse fantasiose dell’ufficialità sulla rigenerazione del tessuto nervoso. La chemio, fallimentare, viene valutata paragonandola alla follia del metodo Hamer. Su questo sito M. Mirabella, che ha gravi responsabilità per forme di deleteria pubblicità direct-to-consumer mascherate da divulgazione, sembra un difensore dell’onestà scientifica, essendo mostrato a sbeffeggiare una “raeliana”. Il dibattito è coartato a magia bassa contro magia alta. Per un esempio di terza campana, v. autismo in “Primo non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie”, Boringhieri. L’autore dopo avere diretto la nosografia psichiatrica ufficiale ne è divenuto un critico.

*La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide.

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25 maggio 2017

Blog Bye-bye Uncle Sam

Commento al post di P. Cammerinesi “The smoking gun”

Quando devono eseguire ordini inconfessabili le nostre istituzioni mescolano rigidità prussiana e sciatteria fricchettona. Es. con Moro finsero sia inflessibilità kantiana, “lo Stato non tratta”, sia inettitudine fantozziana sul piano poliziesco, per evitare di salvarlo. Pecorelli, mentre a Washington come presidente dell’AIFA riceveva istruzioni sull’operazione che avrebbe portato alle odierne leggi draconiane sulla vaccinazione dei bambini, era anche dominus di fatto del grande ospedale pubblico che fa da policlinico all’Università di Brescia, come rettore e primario. In quella veste, associata per di più a quella di presidente dell’ente di valutazione scientifica dei farmaci, è stato incredibilmente corrivo: gli Spedali Civili aprirono le porte a Stamina, una truffa da quattro soldi, dandole peso e credibilità.

Non si tratta di rigore né di lassismo, ma di esecuzione di direttive. La rigenerazione di tessuti solidi con staminali è un progetto fantascientifico, di grande suggestione, ma che non riesce a soddisfare i criteri di scientificità, a partire dalla plausibilità biologica. Allora, essendo anche un business, si è ricorsi al sistema dello standard inverso, negativo invece che positivo: si comparano sul piano dell’immagine i prodotti ufficiali non con gli standard di efficacia e sicurezza che dovrebbero raggiungere, ma con quanto di peggio, con versioni volgarmente ciarlatanesche, per farli sembrare seri e validi al confronto, anche se restano inefficaci e dannosi (1). Le versioni pop, che costituiscono a loro volta un business, permettono anche di stimolare liberamente le aspettative del pubblico sulle asserite proprietà miracolose, addirittura la ricostituzione del tessuto nervoso. Le credenze a priori fittiziamente elevate falsano nel verso desiderato le verifiche sulle staminali ufficiali, consentendo standard più bassi e interpretazioni compiacenti. Le staminali spudoratamente fraudolente che servono da standard negativo ricevono il via libera, e anche appoggi e riconoscimento, dalle istituzioni, nella costernazione degli addetti alle staminali “scientifiche”. E’ un copione che in USA viene recitato da anni e su larga scala (2). Posso testimoniare che in Italia diverse istituzioni dello Stato hanno favorito in vari modi, anche tramite atti illeciti e infami, l’altrimenti impossibile operazione Stamina, tradendo ancora una volta il Paese in obbedienza ai poteri forti.

1 Stamina come esca per la medicina ufficiale https://menici60d15.wordpress.com/2014/05/04/stamina-come-esca-per-le-frodi-della-medicina-ufficiale/. La polarizzazione gesuitica. https://menici60d15.wordpress.com/2017/04/07/la-polarizzazione-gesuitica/
2 Joseph A. Texas leans into unproven stem cell treatments, to the dismay of scientists. STAT, May 16, 2017. Joyce M. Strip mall stem cells. Health News Review, March 16, 2017.

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30 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Processo Stamina, quattro condanne a due anni per il filone bresciano”

Nel 1947 a Partinico fu assaltata una sezione del PCI. Due militanti furono uccisi, uno rispose al fuoco ferendo G. Ofria, mafioso locale, braccio destro di un massone latifondista. La polizia fece passare Ofria, sicario, per una delle vittime. Tra gli uccisi vi era il padre di Giuseppe Casarrubea, che, divenuto storico, ha commentato: “La cosa incredibile non è, tuttavia, solo l’equivoca attività d’indagine degli inquirenti, quanto il fatto che i giudici sia a Viterbo, sia a Roma, non svolsero nessun approfondimento autonomo, e si appiattirono acriticamente sui rapporti di polizia. Anzi fecero di peggio. Non solo rimossero il problema dei mandanti ma concessero le attenuanti ai correi della strage”*.

Nel processo per quel remoto fatto di sangue nella Sicilia di Bernardo Mattarella ci sono state manipolazioni, influenze esterne, circostanze storiche e conseguenze per il Paese che si possono comparare con l’odierno fare figurare Reg. Lombardia, Min. della Salute e AIFA tra le vittime; con l’assoluzione dalle accuse appropriate, truffa e associazione a delinquere; e con l’appiattimento sui voleri della “money-driven medicine” nell’elevare acqua sporca a “farmaco imperfetto”, una falsità madornale che serve lo schema fraudolento del quale Stamina è solo una componente**; schema che chiarisce movente principale e mandanti dell’imbroglio, che sono stati rimossi.

*Casarrubea G. “Fra’ diavolo” e il governo nero.
**Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale.

L’autismo al tempo dell’individualismo

3 aprile 2014

23 marzo 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Vaccini, procura di Trani apre inchiesta su possibile connessione con autismo”

Sarebbe meritorio se qualche Procura indagasse senza pregiudizi, a 360°, sui fortissimi incrementi di diagnosi psichiatriche su bambini, e di conseguente somministrazione di psicofarmaci. La Procura di Trani invece rilancia un’ipotesi screditata; e quindi ricaccia ancor più nell’ombra i solidi elementi, non difficili da individuare, che imporrebbero di considerare – anche tramite indagini giudiziare – se il boom di diagnosi di autismo sia legato a sovradiagnosi (cioè a diagnosi “gonfiate”; alla “S. Rita”, per intendersi).

Così distorta, l’indagine della magistratura è un depistaggio e uno spot pubblicitario a favore del business dell’autismo; e non ridurrà i danni causati dagli eccessi sui vaccini, e dai loro pericoli, ma aumenterà i danni della epidemia di diagnosi di autismo. Bisognerebbe introdurre un reato di “propaganda di malattia”. Prevedendo aggravanti per chi fa di questi servigi agli interessi illeciti del business biomedico abusando dei mezzi e della credibilità che gli vengono dal suo ruolo di medico, giornalista, magistrato, amministratore pubblico.

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31 marzo 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.Spinazzola “Vaccini, le contestazioni in Rete e la comunicazione scientifica”

Scienza? La definizione e la diagnosi di autismo, o “disturbi dello spettro autistico” sono quanto di più arbitrario e proteiforme. Da casi gravi a piccoli disturbi, senza un denominatore comune univoco. Dai markers genetici al famigerato “occhio clinico”, passando per le definizioni stipulative e mutevoli dei chiacchierati esperti del DSM. Da malattia rara e peculiare a “epidemia” con incrementi esplosivi Si ammette che sia sovradiagnosticata, per l’influenza di fattori sociologici, come, in USA, i vantaggi che la diagnosi comporta per familiari e medici. Quali sono gli effetti dell’inclusione di casi di ritardo mentale nell’autismo? Qual è in questo calderone eterogeneo e cangiante dell’autismo il peso di varie eziologie; inclusi i casi, rari, ma non inesistenti, di danno neurologico da vaccino? Qual è il peso delle pressioni per estendere la diagnosi per vendere di più, creando allarme, disinformando, depistando, con i magistrati e i NAS che intervengono a orologeria – rafforzando quello che appare come un bias – insieme agli allarmi della letteratura “scientifica”, amplificati dai media?

Senza definire l’oggetto di cui si parla si può litigare all’infinito, tra gli zeloti che gridano “è scienza” senza mostrarla e senza rispondere nel merito alle critiche e gli zeloti che accettano a occhi chiusi la tesi che è tutta colpa dei vaccini. Qual è la definizione scientifica, e quali sono i conseguenti corretti criteri diagnostici dell’autismo? Se esistono.

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2 aprile 2014 – Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo

Blog de Il Fatto

Commento al post “Giornata autismo, da uno studio canadese “Spiegazione scientifica a introspezione”

Un bambino, una persona, su 80 affetta da autismo? Ma dove sono?
Non è che è una malattia che sta diventando “di moda”?
Lungi da me sottovalutare una malattia indubbiamente grave e per cui non ci sono ancora cure certe, ma mi sembra che vengano bollati come autistici anche bambini che sono semplicemente introversi, magari immaturi, senza concedergli il beneficio della crescita coi propri tempi. E questo non aiuta gli autistici veri che necessitano di aiuto.
E’ anche vero che il numero degli psicologi e psicoterapeuti ultimamente è lievitato a dismisura, e devono pur lavorare…..

@ Once in a while. Secondo quanto comunicato in questi giorni dal CDC, in 10 anni, dal 2000 al 2010, la prevalenza dei disturbi dello spettro autistico sarebbe aumentata del 120%. Cioè sarebbe più che raddoppiata; per una malattia ora comune, della quale l’umanità non si era accorta fino a ieri. Analisti finanziari prevedono che la prevalenza continuerà ad aumentare del 10%-17% all’anno. Si sta creando quello che gli esperti chiamano “disease reservoir”: l’equivalente di un giacimento, di un bacino idrico, da sfruttare economicamente. In termini di paziente-anno (i diagnosticati hanno spesso speranza di vita normale), si è stimato che sarà paragonabile a quello del più grande mercato neurologico, l’Alzheimer.

Occorre considerare la propensione antropologica ad abbandonarsi ciecamente alla credenza che le parole mediche denotino sempre e fedelmente cose reali. “Una nuova malattia fu lanciata sul mercato, una nuova parola fu coniata. Un conio aureo: COLITE! […] La colite si diffuse come un incendio per tutta Parigi. La mia sala d’aspetto era così piena di clienti che alcuni dovevo metterli in sala da pranzo” (A. Munthe, Storia di San Michele). Certe etichette diagnostiche, a partire da quelle ottenute estendendo in maniera arbitraria e vaga la diagnosi di patologie reali e gravi, possono diffondersi come incendi. Soprattutto quando i pompieri fanno un secondo lavoro al servizio di chi ha interesse a che si butti benzina sul fuoco.

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25 novembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Vaccino esavalente, “nesso causale con autismo”. Indenizzo per bimbo di 9 anni”

Ci sono evidenze per ammettere che i vaccini possano provocare, in una minoranza di casi, danni neurologici ai bambini. L’autismo, malattia un tempo rara, resa comune dall’espandere e sfumare i criteri diagnostici, è una etichetta-contenitore nella quale possono finire varie malattie neurologiche e mentali; inclusi quindi anche i danni neurologici da vaccino. Appare che, se c’è, il nesso vaccini-autismo sia esile, dovuto a errori di classificazione più che a un genuino rapporto causa-effetto. Ben più robusta appare la possibilità che l’autismo sia sovradiagnosticato, e che gli incentivi finanziari favoriscano ciò, come si dice da tempo in USA. Lì una diagnosi di autismo porta i genitori a ricevere decine di migliaia di dollari per le spese mediche; e centinaia di migliaia di dollari in risarcimenti per autismo “da vaccino”. Appare che l’autismo “da vaccino” abbia contribuito al lancio della malattia: sia facendola conoscere e diffondendo la paura, sia facendo balenare la possibilità di ricevere denaro con essa. Bisognerebbe considerare se la sentenza, che assegna un vitalizio, agirà in questo stesso senso; aggravando così il problema dell’autismo. La sentenza è comunque una buona notizia per gli investitori. Gli analisti finanziari prevedono una crescita del 7.5% annuo del mercato dei farmaci per l’autismo.

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27 novembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Vaccino esavalente, “nesso causale con autismo”. Indenizzo per bimbo di 9 anni” 

Non è che una sentenza che arbitrariamente dà credito a un’ ipotesi non ha “alcun peso” perché dal punto di vista scientifico non fa testo. La sentenza , che è stata ripresa anche da siti stranieri, rinfocola la polemica, e condiziona l’opinione pubblica. Jasanoff ha osservato che le decisioni giudiziarie su temi scientifici condizionano il pubblico molto più della sola scienza. Mettere una pulce nell’orecchio sui potenziali pericoli dei vaccini può essere utile. Ma l’argomento è complesso, e qui si disinforma invece di chiarire, con un’accusa ai vaccini scientificamente infondata.

La sentenza viene resa nota insieme alla notizia dell’incontro del papa con bambini autistici, genitori e addetti ai lavori; dal Bambin Gesù, ospedale del Vaticano, si è commentato come mentre in USA si considera che un bambino su 68 rientri nello “spettro autistico”, in Italia si fanno troppo poche diagnosi. Le due notizie pubblicizzano l’autismo, e vanno a favore della sovradiagnosi e della misdiagnosis, e quindi dell’espansione truffaldina del mercato dei farmaci al ritardo mentale, ad altri disturbi e a varianti normali.

E’ interessante la tesi del giudice come tronista, che non ricerca la verità, ma emette sentenze a seconda di quale delle due parti sia stata più brava a convincerlo; anche sui temi che riguardano la salute, che destano allarme nel pubblico, e che fanno guadagnare o perdere grandi quantità di denaro all’industria e alla finanza.

v. anche: I falsi pentiti nella disinformazione biomedica

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21 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post ‘Autismo, “test dello sguardo sui neonati per diagnosticare la malattia” ‘

Screenare dei neonati per segni che ipoteticamente predirrebbero futuri disturbi comportamentali è un buon sistema per creare pazienti, sovradiagnosticando malattie scambiando la variabilità fisiologica e ritardi di sviluppo per patologia (1). E per potersi vantare di riuscire a “guarire” una quota di bambini malati, che in realtà corrisponde ai falsi positivi.

1 Recommendations on screening for developmental delay. Canadian Task Force on Preventive Health Care. CMAJ 2016. DOI:10.1503/cmaj.151437.

@ Cb. Dove lo ha letto che con gli screening non si fa diagnosi? Si fa diagnosi, su singole persone. Qui su singoli neonati, di entità arbitrarie, come “l’alto rischio” (considerato nel lavoro di Di Giorgio et al. già assodato prima del test …) in base a un test non validato e implausibile; o di “spettro”: “The term “spectrum” is used to widen categories, for example, “obsessive-compulsive disorder spectrum,” “schizophrenia spectrum disorder,” and “autism spectrum disorder” (1). Inoltre stanno per essere lanciate nuove cure per l’autismo (2). Come è avvenuto per altre “epidemie” appare in allestimento un combinato disposto tra nuove cure e nuovi metodi diagnostici che le faranno sembrare dotate di una efficacia.

1.Angell M. The Epidemic of Mental Illness: Why?.The New York Review, 23 giu 2011.
2.Dawson G. On the Brink of Breakthroughs in Diagnosing and Treating Autism. Scientific American 9 mag 2016

@ Cb. Lei sta equivocando tra diagnosi definitiva e diagnosi iniziale. La mammografia di screening porta a una diagnosi, firmata da un radiologo, che poi quando risulta positiva incanala verso altri esami, es. l’agoaspirato; e può così portare a terapie anche quando è un falso positivo. La diagnosi precoce da screening può portare a gravi danni, dato il rischio di falsi positivi. Pochi, tra i competenti, hanno ormai lo stomaco o la faccia di negarlo. Né andrebbe negato il conflitto di interessi che preme verso i falsi positivi, cioè verso occasioni di profitto e prestigio a danno dei pazienti. Mi dirà che per diagnosi precoce lei intende la diagnosi precoce corretta. Che però è un’astrazione teorica, non potendo essere garantita nella realtà.

Sul JAMA di questa settimana c’è un articolo intitolato “ Vorrei che qualcuno ci avesse detti i rischi e i benefici di sostituire il defibrillatore a mio padre”. “Uno”, cioè il paziente, dovrebbe essere messo in condizioni di decidere, su informazioni veritiere e chiare, se sottoporsi o meno allo screening, come a qualsiasi procedura medica. Screening svantaggiosi, e ce ne sono anche diversi ufficialmente riconosciuti come tali, non dovrebbero neppure essergli prospettati. L’ideologia erronea e deleteria che sia sempre meglio intervenire, che una diagnosi sia “SEMPRE” una cosa positiva, va nella direzione opposta.

@ Cb. Cosa rappresentano le curve ROC per lei? “Diagnosi” non vuol dire necessariamente “scioglimento di un dubbio” come crede lei. a) Perchè si dovrebbe sistematicamente dubitare della salute propria e dei propri figli? b) Le diagnosi non sono infallibili – né ci si sforza molto di avvicinarle a questo ideale – e possono crearlo, il dubbio; o generare informazioni del tutto false; soprattutto quando poste “precocemente”, cioè prematuramente su soggetti asintomatici o su un quadro poco delineato, dove è facile scambiare variazioni non patologiche per malattia.

Così che a volte, non solo secondo me, ma per parere documentato di chi se ne occupa specificamente, è meglio non tentare queste diagnosi oracolari inventate negli ultimi decenni dal business; è es. ciò che illustra l’articolo, da me citato sopra, del panel di esperti canadesi. Sarei interessato a conoscere l’effetto che la lettura dell’articolo ha su di lei.

A chi coltivi le stesse visioni naif che lei ripete, e davvero volesse approfondire anziché cullarsi in pericolose illusioni o fare il galoppino per l’espansione fraudolenta del giro d’affari medico, consiglio la lettura del libro divulgativo di G. Welch “Less medicine, more health. 7 assumptions that drive too much medical care”, cap. 3: “ASSUMPTION #3: SOONER IS ALWAYS BETTER. Disturbing truth: Early diagnosis can needlessly turn people into patients”.

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4 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Autismo, tumori e disabilità: quanto influisce l’inquinamento sulla nostra salute?

Ricordo il dr. Marfella, che dice di essere schierato dalla parte dei cittadini, a fianco al Procuratore generale di Brescia a una conferenza dove si lanciavano allarmi sui danni alla salute da inquinamento nel bresciano, accomunandolo alla Terra dei Fuochi. Platea di studenti, cioè di minori, scelta a mio parere imprudente, per non dire censurabile*. Marfella accosta l’inquinamento anche alla ”epidemia” di autismo; schierandosi a fianco all’ufficialità, incluso Mattarella, in un’operazione di creazione di malattia per via culturale. La bufala dell’epidemia di autismo da vaccini serve da standard negativo per fare sembrare scientifiche le manipolazioni sull’autismo dell’ufficialità; come Stamina al confronto fa sembrare credibili le promesse fantasiose dell’ufficialità sulla rigenerazione del tessuto nervoso. La chemio, fallimentare, viene valutata paragonandola alla follia del metodo Hamer. Su questo sito M. Mirabella, che ha gravi responsabilità per forme di deleteria pubblicità direct-to-consumer mascherate da divulgazione, sembra un difensore dell’onestà scientifica, essendo mostrato a sbeffeggiare una “raeliana”. Il dibattito è coartato a magia bassa contro magia alta. Per un esempio di terza campana, v. autismo in “Primo non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie”, Boringhieri. L’autore dopo avere diretto la nosografia psichiatrica ufficiale ne è divenuto un critico.

*La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide.

Servizi, masse e istituzioni nei movimenti di protesta

15 marzo 2014

14 marzo 2014

Blog di A. Giannuli

Commento al post “Tahir, Maidan, Caracas, Taksim, Atene, forconi, indignados, Ows… ma che movimenti sono?”

Il prof. Giannuli mette in guardia dal credere che i sommovimenti che a orologeria si presentano nel mondo siano frutto solo dei servizi: che si limiterebbero a innescare le polveri. Questo è un truismo: non si può fare il pane senza la farina, e la qualità del pane dipende dalla farina di cui di dispone. E certe ricette peggiore è la qualità degli ingredienti meglio riescono. Ricordo, bambino, a Siena, allo Stellino, su un muro una scritta i cui caratteri erano più alti di me: “CALABRESI ASSASSINO”. Restò lì per mesi. I senesi sono gente tranquilla; ma tanti di loro, come in tutta Italia, fecero come fa un carico libero nella stiva, che più la nave si inclina più la fa sbandare. Mi chiedo a volte come si creò una mobilitazione, che raccolse gente semplice, i tanti immancabili conformisti e opportunisti, ma anche intellettuali sinceri e di valore, contro Calabresi, instaurando il clima che portò all’omicidio. La risposta che mi do è che siamo in una condizione di minorità, prima di tutto conoscitiva, su questi meccanismi.

Mi pare, in termini aristotelici, che il prof. Giannuli evidenzi un po’ troppo le cause materiali e formali a scapito delle cause efficienti e finali. Non seguo molto la politica internazionale, ma ho occasione di osservare, e toccare con mano, fatti nostrani che mi danno un’idea di come certe sommosse possano essere sollevate. Vedo nel mio campo, la medicina, come sia possibile tramite i media, e istituzioni compiacenti, creare delle contese, dove si individua un male, a volte vero a volte immaginario, e si spinge l’opinione pubblica a combatterlo, ma in nome di una soluzione che è ciò che il potere voleva ottenere, e che è un altro male, a volte peggiore (Ilva, elettrosmog, Stamina, Avastin-Lucentis, etc; v. il mio sito). Vedo come in Italia ciò sia al servizio di un lento movimento eversivo che porterà la medicina ad essere un’attività industriale fondamentale, con i corpi dei cittadini che faranno sempre più da materia, prima, cioè da supporto per consumare in maniera pretestuosa prodotti e servizi medici inutili e nocivi.

Vedo anche su scala minima, a Brescia dove vivo, come la pratica di creare dal nulla tensioni e bersagli, e di orientare le une verso gli altri, sia nella città che si dice ferita dalla strage un’attività strutturata e vigorosa, che si avvale di tecniche di guerra psicologica sofisticate, e dell’opera illegale, oltre che dei servizi, delle istituzioni “in chiaro”, che sono affiancate ai servizi nella subordinazione a quei poteri dei quali i servizi sono il braccio. E di come sia facile servirsi del “carico libero”, le persone comuni; cioè di come con le masse popolari, analogamente alle masse fisiche nella stiva di una nave, si possa allestire un sistema a feedback positivo, dove togliendo alcuni fermi, ungendo qualche rotella, assestando qualche spinta, si può fare lentamente inclinare una situazione e tenerla “ingavonata”, o arrivare a provocare un naufragio.

Parlare del ruolo di zavorra libera delle persone comuni, e di quello poco appariscente ma determinante di istituzioni “pulite” nei disegni eversivi geopolitici o economici, a cominciare dal rimaneggiamento in corso nel nostro Paese, richiede più coraggio e impegno intellettuale che l’attribuire tutto a potentissime e arcane strutture segrete che dominerebbero il mondo, o ai soliti “spezzoni deviati”. O a vaghe combinazioni di servizi e volontà popolare. La gente, inclusa quella che riveste cariche pubbliche, è quella che è: manipolabile, toccando le corde giuste. Ma sull’arte e sui mezzi della manipolazione, e sulle responsabilità colpose e dolose di coloro che istituzionalmente l’eversione dovrebbero prevenirla e non aiutarla, sappiamo molto poco. Gli specialisti dovrebbero studiare questi aspetti, come una causa primaria, anziché minimizzarli come un fattore tra gli altri.

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26 novembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Roccuzzo “Parigi, la Marsigliese è un inno alla guerra. Possiamo usarlo come ‘canto della libertà’?

“Al suono della Marsigliese ridotti da cittadini a ostaggi

La colonna sonora della scorsa settimana è stata l’inno della Marsigliese, suonato in tutte le salse ed in tutte le occasioni; ciò, si è detto, per “solidarietà” nei confronti del popolo francese. In realtà la riproposizione dell’inno della Rivoluzione Francese del 1789 ha finito per assumere una valenza simbolica molto più profonda, ed anche molto meno rassicurante.
La Rivoluzione Francese, almeno ai suoi inizi, aveva proposto un’idea di cittadino non come semplice soggetto di diritti e doveri, ma come vera e propria funzione della Repubblica. In tale concezione, il cittadino si poneva come controllore assiduo della legalità e della legittimità degli atti del governo e dell’amministrazione. Già nei decenni successivi questo ideale si annacquava tramite la mediazione della stampa, che trasformava la cittadinanza in “opinione pubblica”, la cui presunta funzione di controllo diventava così controllabile.
Gli avvenimenti di queste ultime settimane configurano un modello di potere addirittura opposto a quello del 1789, dato che il cittadino si ritrova retrocesso al ruolo nemmeno di suddito, ma di ostaggio da parte di un potere che pretenderebbe di porsi come protettore e difensore di una popolazione che esso stesso minaccia con le sue proprie iniziative spericolate.” (Da: Comidad, 26 nov 2015).

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v. anche:

Giustizia per Piazza Loggia
Milizie bresciane
Nuove P2 e organi interni
Il tolemaicismo politico
La corruzione ghibellina di magistratura e polizia

Bayes. Il verosimile e il plausibile

13 marzo 2014

11 marzo 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Casa Colosseo, Scajola “inconsapevole”. La cricca “voleva condizionarlo”

La formazione delle conoscenze è modellizzata nel teorema di Bayes; dove si distingue tra “verosimiglianza” e “plausibilità”. Forse tale distinzione andrebbe adottata anche nella valutazione degli illeciti “a insaputa”. La plausibilità riguarda le conoscenze a priori; la verosimiglianza quella sulle nuove informazioni che ad essa si aggiungono. Anche una verosimiglianza elevata della tesi innocentista può portare al falso se poggia su una plausibilità bassa, ed è affiancata da una buona verosimiglianza dell’ipotesi opposta (qui che Scajola sapesse che stava comprando al 35% del prezzo). La plausibilità è data dalle conoscenze a priori di Scajola: sui prezzi delle case che cercava e sulla possibilità di ricevere favori per corromperlo o condizionarlo. Ammettiamo, per non offenderlo, che la plausibilità che non sia uno sprovveduto e sia consapevole di quanto costano le case di lusso, e delle insidie della politica, sia del 99%. Traduciamo il “non inverosimile” della sentenza in un 30% di probabilità che a una sua ignoranza sui prezzi e le trappole si sia aggiunto un ulteriore disinteresse sulla convenienza dell’acquisto; e in un generoso 50% la verosimiglianza che, pur scafato, non si sia accorto di un regalo da 1.1 milioni di euro. La probabilità che Scajola, ministro dell’Interno, sia così fuori dal mondo resta dello 0.6 percento. In questi termini, come cittadini si è legittimati a continuare a non credergli, e a dubitare della sentenza.

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Applichiamo invece probabilità realistiche. Probabilità che Scajola sappia quello che fa quando acquista una casa e tratta affari che lo espongono al rischio di ricatti: 99.9%. Probabilità che, essendo uno distaccato dalle cose materiali, si sia inoltre fatto grossolanamente ingannare in questo caso: 10%. Probabilità che pur essendo accorto come crediamo sia, abbia agito col candore di Heidi come dice: 1 su 1000. Le probabilità che Scajola, sprovveduto o adeguato, fosse in buona fede, assommano comunque allo 0.1%. Le probabilità che ci abbia marciato sono del 99.8%. I magistrati non dovrebbero usare la “verosimiglianza” come passepartout retorico. Davanti a proteste di verosimiglianza dovrebbero considerare anche la plausibilità, e il rapporto tra di loro.

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13 marzo 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Vannucci “Casa al Colosseo: magari Scajola sapeva di non sapere

Le signore esperte, come quelle che tengono una rubrica di consigli nei giornali femminili, spiegano alle ragazze che ancora non lo sapessero che accettando da un uomo facoltoso il regalo di un gioiello di valore, regalo fatto apparentemente senza ragione proporzionata, accettano anche di dargli accesso a quel loro “gioiello”. Nei manuali di “business ethics” statunitensi è descritta la tecnica del regalo per creare un’obbligazione, e come occorra sottrarvisi se si vuole restare integri (McKay Q. The bottom line on integrity. Gibbs Smith, 2004); e questo noi, forti della antica cultura italica, e non digiuni delle pratiche avvolgenti da sottobosco, quando non paramafiose, non abbiamo bisogno di apprenderlo dai libri degli americani. Non è improbabile che uno Scajola non sapesse che i doni, soprattutto alcuni, poi esigono una contropartita? Vedi nel mio sito “Bayes. Il verosimile e il plausibile.”

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27 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Ciccozzi “Sentenza Grandi Rischi: sacralità della scienza o impunità istituzionale?”

La sensibilità è la capacità di riconoscere i positivi; la specificità, di riconoscere i negativi. Per ragioni culturali e di interesse, in medicina vige una falsa sensibilità della diagnosi: i medici, il pubblico e i magistrati considerano più grave l’omessa diagnosi che il falso positivo. Oltre alle procedure diagnostiche anche la ricerca è tarata e distorta verso il falso positivo.Tutto ciò, dannoso per il paziente e fatto a fini di lucro,è imputabile anche a una carenza di ragionamento bayesiano, che è fondamentale in una scienza onesta e nelle oneste decisioni cliniche.

Questo processo invece è su un caso di falsa specificità, di specificità falsamente elevata, della diagnosi. I magistrati di primo grado hanno applicato un corretto ragionamento bayesiano; dando una lezione di scienza ai fan della scienza. Molti scienziati, o perché punti sul vivo due volte, nell’interesse corporativo e nella dottrina, oppure perché poco intelligenti, rispondono confondendo tra il non poter prevedere il verificarsi del terremoto per carenza di sensibilità dei mezzi disponibili, e il prevedere il suo non verificarsi da falsa specificità, il falso negativo deliberato, da cattivo uso volontario delle conoscenze e informazioni.

Si invoca da più parti, nella ricerca biomedica, di recuperare il valore perduto del dato negativo. Se i giudici tenessero duro sarebbero benemeriti anche perché riaffermerebbero la pari dignità epistemologica ed etica del dato negativo.

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@ Paolo uno. L’arroganza, che fa dire “è così e basta”, della quale lei è un esempio in formato mignon, gioca dei brutti scherzi quando, abituati a fare i prepotenti con le persone, si pensa di potere prendersi certe libertà anche con la probabilità, che è un cattivo cliente.

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@ Paolo uno. Lei mostra così tanto impegno nel buttarla in caciara da portarmi chiedere se il suo sia un hobby o un’occupazione.

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13 novembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Tipaldo “Commissione Grandi Rischi, quando la scienza trema /2”

Per Tipaldo l’accertamento del nesso causale è stato scientificamente carente: mancano tra l’altro studi statistici sulla popolazione per poter dire che le vittime siano state influenzate dalla rassicurazione. E’ un’applicazione della “sottodeterminazione delle ipotesi” (Duhem), con la quale si possono sempre negare perfino proposizioni scientifiche. L’usò anche il vescovo di Padova, rifiutando di guardare nel cannocchiale di Galilei sostenendo che le macchie lunari dovevano essere un artefatto da strumento difettoso. E qui non si tratta di scienza. Ma di una comunicazione tecnico-istituzionale al pubblico. Alla quale va applicato il livello di determinazione proprio di tali comunicazioni. Altrimenti si può sostenere che mancano le audiometrie che mostrino che le vittime non avessero problemi di udito, e così via; e nessuna comunicazione sarebbe mai colpevole (specie se le vittime non possono più parlare). Mi pare un riaffermare il diritto di alcuni al libero uso del latinorum scientifico. La “scienza” – la scienza cortigiana – trema, ma di rabbia, perché è stata messa in dubbio la sua superiorità, che ora subito riafferma sfondando il buon senso e prendendo per il collo il diritto. Tribunali a parte, è chiaro che sono state fatte cose da galera. Per interessi particolari, pensando che ciò che era possibile non si sarebbe verificato, si è scelto di non dire la verità: “dire la verità non consiste nel dire cose vere, ma nel dare impressioni fedeli del vero” (Stevenson).

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@ G. Tipaldo. Ho letto. Lei nella valutazione degli effetti delle informazioni sulla popolazione non fa uso della statistica, ma del lirismo, quando si tratta degli allarmi di Giuliani: “grida in una fertile oasi mediatica” “ordigno mediaticamente caricato”. Lei aggiunge che quindi è da ritenere “razionalmente comprensibile” il comportamento di Bertolaso. Non mi pare. Se non si è d’accordo con gli allarmi di un outsider, posizione legittima, è razionale, ed obbligatorio per legge ed etica, ignorarli in sede di valutazione dei rischi e delle conseguenti indicazioni sulla sicurezza alla popolazione. Non è razionale e comprensibile, né legale o etico falsare valutazione e informazione sulla sicurezza per screditare l’intruso; puntando, come se si stesse giocando a un gioco d’azzardo, sulla non occorrenza dell’evento. Giuliani potrà essere discutibile, ma gli esperti e chi rappresentava lo Stato e doveva tutelare i cittadini si sono dimostrati incoscienti e meschini.

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@ Ricercatore italiano.

“Nonostante quello che dicono i giornali, e le loro mamme, molti ricercatori sono stupidi” (Jim Watson).

“Ho leccato il sedere quando c’era da leccarlo”: Enzo Boschi. (La Stampa, 8 set 2008). Il suo maestro o il suo modello, immagino, ricercatore italiano.

Non conosco Boschi. Credo che sia tecnicamente competente; che qui è un’aggravante. Ma conosco l’ambiente dei baroni. E, cosa ancor meno gradevole, la composizione umana dei loro codazzi. Che comprendono gente pronta a insultare con battute da piazzista chi presenta argomenti: priva di rispetto anche per la propria funzione. Le sue esibizioni da ricercatore, quale lei dice di essere, sono utili per capire come sono andate le cose. Lei coi suoi interventi rappresenta bene la figura del portaborse, dove l’insulto gratuito e cialtronesco è un aspetto di una medaglia che sull’altra faccia ha virtuosismi di lingua da schioccatore di Brisighella. Quelli come lei così fanno carriera, e occupato un posto degno del volume di elio che li riempie poi fanno danni; come quelli del genere di cui si tratta qui.

Non sono nella carriera accademica, né mai ci sarò. Non si preoccupi. Chi si dovrebbe preoccupare è il contribuente, se i suoi soldi vanno a pagare come ricercatori scientifici ricercatori della pagnotta come lei.

Poveri morti dell’Aquila. Non solo le abitazioni, ma anche le istituzioni dovrebbero essere antisismiche, invece che essere fatte del materiale che lei così bene rappresenta.

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Censurato. @ Paolo Uno. No, ma mi interesso dei rapporti tra scienza, malaffare e istituzioni. Posso chiederle chi è il suo datore di lavoro (come troll)?

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2 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Margottini “Corsi de il Fatto Quotidiano: da Human Technopole a Xylella, per le inchieste scientifiche serve metodo”

censurato

Alla giornalista Margottini, laureata in matematica, segnalo che spesso il giornalismo scientifico e le frodi a fini di lucro della biomedicina sono intimamente legati in uno schema che chiamo “bayesanesimo fraudolento”, riconducibile al teorema di Bayes. Le probabilità a priori di ottenere un dato risultato, cioè la valutazione della plausibilità biologica delle possibili vie sulla base di ciò che si conosce, sono sostituite dallo scegliere ipotesi che si conformino alle aspettative a carattere magico del pubblico, distorcendo ad hoc la teoria; e dal farle sembrare raggiungibili attraverso campagne mediatiche. Ciò è facilitato dall’impostazione empirista che considera i trial clinici – facilmente manipolabili – non una verifica ma la fonte unica di verità. Il caso Stamina mostra come politici, giornalisti e magistrati si occupino di gonfiare le probabilità a priori; così da indirizzare la ricerca e aumentare artatamente la valutazione positiva a posteriori del raggiungimento di effetti clinici*. Rendendo in questo modo “entrenched” quelle che poi si rivelano, come era prevedibile, “underperforming big ideas”**, criticate come pericolosamente viziate da aspettative fideistiche perfino dalla servizievole FDA ***.

*Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale. Sul mio sito.
**Joyner et al. What happens when underperforming big ideas in research become entrenched? JAMA, 28 lug 2016.
***Marks et al. Clarifying stem-cell therapy’s benefit and risks. NEJM, 30 nov 2016.

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25 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Fior “Poste e i risparmiatori, l’ad Caio: “L’alfabetizzazione finanziaria passa per il rischio”

L’alfabetizzazione finanziaria, e più in generale l’educazione alle insidie del liberismo, passano per il comprendere che col rischio, cioè con offerte basate su modelli probabilistici, il business può facilmente frodare le persone: facendole decidere sulla base di un modello ingannevole. Secondo gli studi di alcuni cognitivisti è a causa di falsi modelli di rischio che tanti persistono nel giocare alle macchinette mangiasoldi nonostante sperimentino che è svantaggioso *. Data la loro capacità di confondere e persuadere, anche gli intelligenti*, il liberismo tende a espandere l’impiego di modelli probabilistici oltre la loro reale necessità, in ambiti diversi. In medicina la formulazione non appropriata e la presentazione distorta di modelli probabilistici è un comune mezzo di frode; associato al lamentare “l’analfabetismo scientifico” del pubblico. Posso testimoniare che le Poste Italiane di Caio, superate concezioni vetuste come la consegna deterministica della corrispondenza, estendono la loro diversificazione commerciale all’appoggio informale alla “alfabetizzazione probabilistica” in campo medico. Supportando in concorso prodotti medici probabilistici vicini sotto diversi profili a quei prodotti finanziari, reperibili anche presso gli uffici postali, che sembrano un regalo e invece fanno arricchire il banco a scapito dei giocatori.

*Yu EC, Lagnado DA. The influence of initial beliefs on judgments of probability. Frontiers in psychology, 2012. 3. Art. 381.

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v. anche su questo blog

L’omertà manzoniana su Moro

I cancri che non sono cancro

Cure oncologiche. A che punto sono

La sinistra calvinista e il “fair game”

I trucchi della medicina traslazionale

12 gennaio 2014

 

11 gennaio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Bellelli “Sperimentazioni: sulla riproducibilità dei risultati scientifici”

E’ curioso che l’allarme sulla carenza di riproducibilità, un indice del degrado della ricerca attuale, provenga dalla Amgen e dalla Bayer, quando il degrado è dovuto alle pressioni commerciali. Ma nell’attuale situazione si può frodare anche attraverso un incremento della riproducibilità. Es. se ci si limita, come fanno Amgen e Bayer nei 2 articoli citati, alla riproducibilità dei risultati nella fase di target validation. In questo modo si riuscirà a meglio ottenere degli effetti biologici reali, che poi con i trial clinici sarà possibile far passare per effetti terapeutici. Es. se gli effetti reali corrispondono a surrogate end points clinici, che come si è visto possono essere vantaggiosi per il paziente sulla carta ma non nella realtà. Un aumento del rigore della fase preclinica – mentre gli standard sui trial clinici vengono sempre più “alleggeriti” – può, paradossalmente, aumentare il livello delle frodi. Gli standard di riproducibilità dovrebbero riguardare tutte le fasi; senza ridursi andando dal biologico al paziente. La riproducibilità non andrebbe identificata con la validità clinica; es. non andrebbe scambiata con ciò che forse si dovrebbe chiamare “ripetibilità”, cioè con l’accordo tra osservatori, che può riguardare un dato autentico ma errato nella sua interpretazione.

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17 gennaio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Martelli “Stamina, il perito del tribunale di Brescia: “Cura inutile, inappropriata e dannosa”

Mario Ferrari, il presidente del comitato ministeriale che dovrebbe valutare il metodo Stamina, afferma di voler sentire anche “la campana” dei pazienti. E che la scienza progredisce così. Ma al comitato scientifico spetta di esprimere un giudizio di tipo obiettivo su dati di fatto o di fare il mediatore o il paciere? Appare che la mescolanza tra scienza ed emotività sia una costante in questa vicenda.

Un malato ha almeno due problemi: quello biologico e quello psicologico. Sono entrambi importanti, e vanno entrambi affrontati. Ma tenendoli ben separati. Confonderli, come sta facendo Vannoni, e anche chi dovrebbe valutare il suo incredibile “metodo” o ha sul caso responsabilità amministrative, legislative o giudiziarie, è un pessimo affare per il malato. Con la “scienza dal volto umano” il rischio è di avere quattro parole carezzevoli che coprono una tecnica votata al profitto, inutile, inefficace o dannosa. Questo già nella clinica, e a maggior ragione in una terapia “sperimentale”. Purtroppo è vero, e questo caso lo dimostra, che la “scienza” biomedica oggi progredisce così; seguendo i dettami del marketing.

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@ Rino. Quindi la “massa dei pro-Stamina” la deve gestire chi deve fare la perizia tecnica. In maniera paternalistica, a quanto dici, fingendo di prendere sul serio chi considera “stregoni”. Che squisita delicatezza e dispendio di mezzi da parte della sanità pubblica quando si tratta di creare, mantenere e far lievitare un pastone di sentimenti viscerali e tecnologia. Un pastone altamente nutriente, per chi venderà le cure, di qualsiasi tipo, che ne deriveranno; appetitoso anche per tanti pazienti, ma molto meno salutare.

Uno Stato che avesse a cuore la salute dei cittadini non avrebbe dovuto permettere a Stamina di creare “la massa”, né di entrare nel SSN; e non dovrebbe continuare a riconoscerla come possibile terapia. Così invece lo Stato, premuroso verso il business, continua a rimescolare il calderone; a consentire a Vannoni di recitare lo scienziato incompreso, e aggiungendo nella rappresentazione gli scienziati che dialogano coi malati.

Questa fusione di ricerca e clinica , con la figura dello scienziato di laboratorio che cura e si prende cura, suona bene. Sembra naturale; e lo è, nel senso che soddisfa pulsioni primitive, andando proprio verso una moderna forma di stregoneria. A beneficio di chi la ricerca la usa come un modo per fare soldi sfornando a catena sempre nuovi prodotti da spacciare come miracolosi. Farà più danni di Vannoni, che sta solo preparando il terreno a quella “comunità scientifica” che oggi gli fa la guerra, o dice di fargliela.

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2 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di T. Colluto “Metodo Di Bella, per giudice deve essere a carico del servizio sanitario nazionale”

Considerando che le cure oncologiche sono in genere deludenti rispetto alle promesse e ai soldi spesi, bisognerebbe resistere all’impulso di aderire a una delle due parti, e guardare al quadro più ampio: quello di uno scandalo acceso ad arte che pone un falso dilemma, in ogni caso sfavorevole al cittadino. Solo superficialmente infatti la sentenza pro Di Bella si contrappone all’ufficialità. Essa va nel senso del lasciare la scelta al paziente; che è ciò su cui il business punta per ottenere “sviluppo”, cioè sempre maggiori profitti. Dietro ad una parte valida, riguardante la variabilità biologica tra individui e le preferenze personali, la medicina soggettiva è una medicina commerciale e nociva, che sostituisce i bisogni oggettivi del paziente con i suoi desideri, facilmente manipolabili. In medicina l’anarchia non è meglio della scienza corrotta. Al business fanno comodo entrambe.

“La sanità oggi deve essere concepita non come una spesa infruttifera per fornire ai cittadini un semplice servizio solidaristico, ma come motore di sviluppo”; Vietti, vicepres. CSM. Con sentenze come questa i magistrati stanno introducendo – a danno della tutela della salute e dell’onestà dei commerci artt. 32 e 41 della Costituzione – l’ideologismo della medicina dei desideri, dove il paziente sceglie il prodotto; che, come per Stamina, dopo la libera uscita ““alternativa”” verrà sfruttato dalle multinazionali, dalla finanza e dalle case di cura private.

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4 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F.A. Grana “Papa Francesco, in dieci mesi assegnati sei appalti per le riforme del Vaticano”

Si crede che il percorso della medicina sia dettato da considerazioni scientifiche ed etiche. Oggi in realtà a indicare la rotta sono in misura preponderante multinazionali di marketing come la PWC, alla quale il papa ha affidato l’ospedale pediatrico del Bambin Gesù. La PWC (180000 dipendenti e $31.5 mld di fatturato) ad es. ha propugnato e preme per l’alleggerimento delle prove scientifiche di sicurezza ed efficacia per i nuovi farmaci, e l’utilizzo della totalità dei pazienti come cavie (farmaci col triangolo nero), in modo da velocizzare sia l’immissione di nuovi prodotti sia il loro ricambio con altre novità, senza fine. La PWC sta lanciando la “medicina personalizzata”, che ha calcolato produrrà un fatturato di oltre $450 mld nel 2015. La medicina personalizzata suona come una buona idea, e in parte lo sarebbe; ma in pratica significa segmentazione post hoc con conseguenti falsi risultati nella ricerca, e stimolazione dell’individualismo consumista nei pazienti, spinti così a fare shopping medico; per prodotti ““su misura””, quindi più costosi. Ha analogie con la branca della teologia morale detta ““casistica””, nella quale eccelsero i gesuiti. Fu un uomo di fede e di scienza, Pascal, a denunciare come la casistica distrugga i principi etici che dice di applicare. Preti e businessmen della City londinese, quando si tratta di fare profitti, anche sulle malattie dei bambini, adorano assieme lo stesso dio.

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22 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di C. Daina “Novartis, generosità o secondi fini?”

La tecnica propagandistica e lobbistica di creare o appoggiare, stimolare, pilotare, finanziare, associazioni di pazienti che facciano pressione sull’opinione pubblica e sullo Stato nella direzione desiderata dall’industria e dalla finanza avanzando argomenti di tipo morale ed emotivo sulla loro malattia, o su quella dei loro congiunti, è ben nota. Ha un nome: astroturfing. (Gioco di parole, derivato dall’espressione “grassroot”, per indicare un movimento che sembra nascere spontaneamente dalla base dei cittadini comuni e invece è artificiale). Costituendo una interferenza sulla valutazione razionale e politica dei prodotti medici, dovrebbe essere vietata come pratica commerciale illecita. Ma, come mostra il recente caso Stamina (v. Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale), quelli che ricevendo lo stipendio dello Stato dovrebbero contrastarla partecipano invece anche loro alla farsa, come tante comparse interessate più al cestino e alla paga giornaliera, che al contenuto del film che si gira. Dicendo naturalmente di agire spontaneamente, essendo sinceri difensori del bene dei pazienti, del diritto, dello Stato, etc. Tanto che in Italia si può parlare di astroturf istituzionale.

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@ Bicarbonato. Boh. Che ne so. Se lo dici tu. Io stavo parlando di altro. Quello che so riguardo all’argomento sul quale mi vuoi trascinare è che un antineplastico di successo come il Gleevec è stato appoggiato da una campagna pubblicitaria da 1 miliardo di dollari da parte di un solo centro (Oregon Health & Science University), sollevando perplessità anche tra i più energici sostenitori dell’innovazione in medicina, che hanno parlato di informazioni ingannevoli e di esagerazioni sui successi (Topol on Cancer ‘Cures’: Are We Being Misled? Medscape. Jun 17, 2014). Che un articolo scientifico di una ventina di gioni fa ha evidenziato come gli oncologi promuovano le terapie oncologiche con tecniche di tipo pubblicitario piuttosto che fornire ai pazienti informazioni oggettive (Vater LB, Donohue JM, Arnold R, et al. What are cancer centers advertising to the public?: A content analysis. Ann Intern Med. 2014 May 27.). E che evidentemente la nobile ed alta scienza della cura del cancro ha bisogno dei cachinni di un Bicarbonato per tirare avanti.

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25 luglio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Di Grazia “Medicina: la libertà di cura è libertà di farsi truffare?”

Come Di Grazia, che ricama sull’art. 32, anche un magistrato, Deidda, dirigente della Scuola superiore di magistratura, sostiene oggi (25 lug 14: La Stampa “Impossibile fermarli senza un parere scientifico ufficiale”; informazione Glaxo Smith Kline “Stamina, un giudice difende i giudici”) che nella Costituzione vi sarebbe un diritto alla “libertà di cura”. Tale, secondo lui, da rendere leciti l’iniezione degli intrugli di Stamina e l’obbligo posto dai giudici in questo senso. Di Grazia invece rappresenta la voce “scientifica”: libertà di cura per l’industria, per ciò che le redazioni di riviste scientifiche certificano come “scientifico”; ma non per la concorrenza, ovvero per la piccola e media impresa della ciarlataneria. Con una farsa come Stamina, che condivide con altri interventi istituzionali di questi stessi mesi un sapore eversivo prima che criminale, magistrati e politici stanno operando per introdurre una maggiore “libertà” di spaccio in medicina; e allo stesso tempo, ponendosi come ago della bilancia tra due diversi livelli di malaffare, per ottenere una regolazione fine di tale libertà, al livello di esclusività desiderato dal business farmaceutico. Il pubblico crede che questa “libertà di truffa” sulla salute, in nome della Costituzione, della libertà, della scienza etc, sarà un bene per lui. Credo che ormai l’articolo più rilevante per la salute, in quel Documento che non ha mai regnato e ora è attorniato dai sicari, sia l’art. 41, secondo comma.

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@ Lupesio. “Protocolli rigidissimi”? Ciò che è intricato sembra rigoroso. Sono labirintici, dovendo servire da barriera di mercato, ma plasmabili. Come il diritto, v. le tesi ultraliberiste di Deidda sui farmaci. Riproducibilità? I trial clinici non sono riproducibili, se non in teoria. E si possono aggiustare, in tanti modi. Infatti spesso a giochi fatti vengono smentiti. L’industria ha anche questo da guadagnare nel passare, come esige, alla ricerca clinica prima di avere sufficienti evidenze di laboratorio.

Critiche feroci prima di accettare la scoperta? Si censura la critica, si pagano ditte di PR e esperti che annunciano il miracolo ancor prima che avvenga, si seminano fantasie. Ne è una prova Stamina, che sfrutta il “fumus di efficacia” delle staminali ufficiali nella rigenerazione di tessuti complessi per applicare un “metodo”, segreto, di rigenerazione del tessuto nervoso, che in un ambito non corrotto avrebbe presto portato dal secondino o dallo psicologo.

Grazie a un simile scadimento, la ricerca ufficiale sulle staminali ha buon gioco nel sostenere che lei invece può procedere alla ricerca clinica. Un’applicazione seria del metodo scientifico, e un’applicazione rispettosa del diritto costituzionale alla tutela della salute, richiederebbe, invece che queste farse, risultati solidi – riproducibili – su animali di laboratorio di rigenerazioni di parenchimi di livello terapeutico (non le solite “promettenti” ombre di risultati) prima di passare alla sperimentazione sull’uomo.

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14 settembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di N. Dalla Chiesa “Sla: Luciano, ‘camminatore di domande’ contro la malattia”

La SLA e il Dio che ha fallito

Ci si sente bene, ci si sente nobili e generosi donando per una giusta causa. Donando al PCI, si è visto come è andata a finire. Allora si diceva “per la causa”. La causa, le ingiustizie sociali, era giusta; ma i dirigenti, ultimo dei quali Renzi, hanno pensato ad altro. Anche con la ricerca sulla SLA è quanto meno superficiale pensare che se “la causa” è giusta lo sono anche i mezzi e i fini. E’ preoccupante che, per una malattia refrattaria alle terapie, si stia puntando sulla ricerca della diagnosi precoce; che suona come una cosa buona, e a volte lo è, ma è anche uno dei cavalli di battaglia delle frodi mediche, permettendo di diagnosticare una malattia con metodi indiretti, senza il quadro che la definisce, e poi sostenere di averla guarita quando in realtà la malattia non c’era. Se i nuovi farmaci verranno sperimentati, come già ci si prefigge, su queste forme “precoci”, si sarà allestito il meccanismo che potrà ripetere quello che è già accaduto, e descritto in letteratura, con la diagnosi precoce del cancro; che ha portato a milioni di false diagnosi mentre il cancro autentico continua a uccidere. Media e opinionisti stanno favorendo un aggiramento della razionalità: le secchiate e i casi commoventi permettono di saltare dall’emotivo dei buoni sentimenti all’esoterico degli studi “scientifici”, evitando la fase intermedia delle valutazioni tecniche ed etiche sulle strade da imboccare; che sono lasciate agli interessi del business anziché a quelli dei pazienti.

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21 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Sylos Labini “Ricerca scientifica: tanto spendi, tanto ottieni”

@ never8. Me lo chiedo anch’io, come, e prima ancora se, si può “misurare” la qualità scientifica.

Obedient replication: Investigators feel that the prevailing views are so dominant that finding consistent results is a sign of being a good scientist and there is no room for dissenting results and objections.

Obliged replication: Proponents of dominant view are so strong in controlling the publication venues that they can largely select and mold the results, wording, and interpretation of studies eventually published.

[Ioannidis J. Scientific inbreeding and same-team replication: Type D personality as an example. Journal of Psychosomatic Research, 2012. 73: 408.] cit. da Coyne C C discutendo del “confirmatory bias”.

In ambito biomedico, considerare il numero di citazioni, un indice che riflette, almeno in parte, gli effetti degli incentivi e pressioni verso il conformismo e l’opportunismo, come un indice di qualità della ricerca crea un circolo vizioso verso lo scadimento della ricerca sul piano epistemologico, etico e sociale.

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@ Francesco Sylos Labini. Può indicare per cortesia gli studi di validazione che permettono di considerare le citazioni un surrogato della qualità scientifica?

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@ Francesco Sylos Labini. Dr Sylos Labini, gli studi che lei cita non portano evidenze che le citazioni siano un valido indice surrogato della qualità della ricerca, ma lo presumono. In medicina, l’uso disinvolto di indici surrogati nella ricerca è fortemente criticato. Soprattutto per come si riflette sulle scelte e decisioni politiche e amministrative. “One of the most harmful practices in drug regulation is to approve drugs based on their effects on surrogate outcomes. As this mistake has cost the lives of hundreds of thousands, or perhaps even millions, of patients (see below), it’s difficult to understand that the regulators don’t require proven effects on relevant outcomes. (Gotzsche, Deadly Medicines and Organised Crime. Radcliffe, 2013).

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@ Francesco Sylos Labini. La circostanza che i lavori che riportano le scoperte più importanti, e ai quali sono stati conferiti premi, siano in genere più citati non giustifica la generalizzazione per la quale il numero di citazioni sarebbe un indice valido per misurare la qualità della ricerca. Non è un “fatto validato”, in assenza di studi specifici, che più un lavoro è citato, migliore è la sua qualità. Sull’affermazione che sarebbe “ovvio” le faccio osservare che ritenere che oltre alla qualità non vi siano altri fattori che determinano la popolarità, e negare che questi siano irrilevanti per la qualità, o che possano essere in contrasto con la qualità, è quanto meno ingenuo e irrealistico. Es. ci sono studi che mostrano che l’appoggio dell’industria favorisce la pubblicazione su alcuni tra i giornali ad alto impatto (Lundh A, et al. Conflicts of interest at medical journals: the influence of industry-supported sponsorized trials on journal impact factors: Plos Med 2010. 7: e1000354) e quindi maggiori citazioni, da visibilità, e da autorevolezza percepita. C’è anche chi cita l’estensione, da lei adottata, degli indici bibliometrici personali a interi paesi come il caso estremo di una pratica criticabile (Taborsky. Biased citation practice and taxonomic parochialism. Ethology, 2009. 115:111). Le suggerisco di approfondire nella letteratura biomedica cosa sono gli studi di validazione degli indici surrogati.

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@ Francesco Sylos Labini. Oltre all’interpretazione arbitraria del significato del numero di citazioni, andrebbero considerati i limiti degli studi ecologici come il suo. E’ risaputo che non sono adatti a stabilire nessi causali. Quello che si può correttamente inferire dai suoi dati è che in genere dove corrono più soldi è maggiore il numero delle citazioni. Una correlazione che, almeno in campo biomedico, potrebbe anche riflettere l’appiattimento della ricerca della conoscenza scientifica alla ricerca del profitto, con le conseguenti degenerazioni, come da più parti, sempre più spesso, viene denunciato.

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27 gennaio 2015

Blog de Il Fatto 

Commento al post “Stamina: ok della procura alla proposta di patteggiamento di Vannoni”

Quello della cure selvagge con staminali – e delle loro commistioni con la medicina ufficiale – è un fenomeno diffuso, che non riguarda solo l’Italia (Knoepfler P. Stem cell clinics and unapproved, for-profit human experimentation. Sito “Science-based medicine”). Pensare di fermare le truffe alla buona sulle staminali facendo dire a Vannoni che non lo farà più e lasciandolo libero è fare come quel tale che guardava tranquillo mentre in stazione gli stavano rubando la valigia perché, spiegava, la valigia l’aveva chiusa a chiave e le chiavi le aveva lui. Le cure di tipo ciarlatanesco saranno semmai incoraggiate dall’impunità, e dalla rinuncia della magistratura a esprimersi chiaramente sul merito (dopo che sul merito ha dettato legge e si è compromessa, condizionando il pubblico). Ma per le staminali non si tratta di semplice ciarlataneria; le versioni “unapproved” vengono lasciate fare, entro certi limiti, avendo un effetto di traino per le staminali ufficiali: conferendo loro visibilità e, per contrasto, credibilità presso il grande pubblico; es. con questo scandalo. Le staminali ufficiali hanno bisogno di questa propaganda comparativa, in assenza di risultati reali proporzionali alle stratosferiche – e scientificamente scorrette – promesse di rigenerazione degli organi. I magistrati, Vannoni, NAS, politici, medici, giornalisti etc. hanno orientamenti diversi; ma, in ultima analisi, se si fa la somma vettoriale, spingono tutti a favore degli stessi grandi interessi.

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@ Ciuz. Limitare le “cure compassionevoli” a quelle ufficiali è un monopolizzare procedure che possono facilmente trasformarsi in una scappatoia – nella migliore tradizione burocratica – verso l’approvazione. In un’era dove si stanno smantellando i controlli scientifici seri sui farmaci. O sono sperimentazioni cliniche, di fase I o II, anche su soggetti “senza speranza”, che non permettono in realtà gli invece consueti annunci di marketing di nuove cure; o non è sperimentazione, ma uso clinico della speranza, che allora non dovrebbe permettere analisi o inferenze di tipo scientifico, come invece si vuole fare. Come è stato osservato, le cure compassionevoli possono costituire una forma irrazionale di allocazione delle risorse, competendo con possibili veri progressi scientifici; ovviamente irrazionale per i pazienti, e razionale per il business.

Il caso Stamina mostra l’ambiguità sulla contraddizione della speranza umana, che mentre è molto importante in medicina clinica, non ha significato o è fonte di bias nella scienza. Le cure compassionevoli, ora “terapie avanzate”, poggiano su questa confusione per unire i due campi, scienza e clinica, in un modo e in un verso sbagliati, ma utili agli enormi interessi monetari sulla medicina.

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31 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G.C. Caselli “Meredith e i mali del nostro processo”

Da profano del diritto, credo che Caselli abbia ragione sulle degenerazioni che nascono dai gradi di giudizio. Qui però il problema appare essere stato primariamente politico: quello di dover giudicare, per un delitto atroce commesso forse per un capriccio da debosciati, la rampolla di un membro dell’establishment USA. I magistrati appaiono essere piuttosto “atlantisti”; come gli conviene; mentre non potrebbero contare sull’appoggio di un popolo in cerca di padrone. L’ombra del grande cowboy appare essersi riflessa anche nella procedura. Sono riconosciute le cosiddette “sentenze suicide”, le sentenze scritte volutamente male, in modo da essere rigettate nei successivi gradi di giudizio. Qui appare che siano state le indagini ad essere “suicide”. Si sottovaluta quanto le premesse possano minare le conclusioni. Es. molta della ricerca biomedica entra nella fase clinica già su basi a dir poco traballanti. Ne conseguono conferme, poi smentite, nuove conferme, per lunghi anni, in una serie simile a quella dei gradi di giudizio dei tribunali. Nelle more il prodotto si vende, fino a che non viene sostituito, in un nuovo ciclo. Sia nella ricerca biomedica, sia nell’attività giudiziaria, insieme al tema dei gradi di giudizio e delle prove bisognerebbe considerare il problema della solidità delle fasi iniziali. E dell’applicazione di quel principio trascurato che sintetizza l’importanza delle premesse rispetto al “trial” nel detto “junk in, junk out”.

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14 aprile 2015
Blog de Il Fatto
Commento al post di Marco Bella “Sindone: quando la storia può essere rigorosa quanto la scienza”

Vorrei chiedere agli storici e ai sociologi se la presenza della Sindone a Torino abbia influenzato l’esoterismo laico, cioè massonico, per il quale è nota questa città, stimolando, nello stesso campo del magico, del misterico, una reazione di segno opposto; o parzialmente contrario, dati i legami tra i due gruppi di potere. Es. l’importante museo egizio.
Questa “guerra tra maghi” mi sembrerebbe un paragone un poco più calzante del contrasto tra dibelliani e oncologia ufficiale, che non quello tra dibelliani e “autenticisti” uniti contro la Verità Scientifica avanzato da Marco Bella. Il cancro è una risorsa economica prima di essere un oggetto di studio scientifico. L’imponente scienza del cancro è una scienza debole, viziata dal “profit motive” e intrisa di fideismo scientista, che fa da paravento e strumento a enormi interessi economici. Una “scienza” che quanto ad applicazioni, cioè cure, con rare eccezioni gira a vuoto, o gira al contrario, in senso iatrogeno, e fa così ottenere guadagni sempre crescenti a danno dei pazienti. I progressi terapeutici reali sono modesti, e di cancro si continua a soffrire e morire. Una scienza che, come nel caso Stamina, si fa bella paragonandosi alla ciarlataneria e alla superstizione non potendo splendere di luce propria. Una “scienza” che, irrazionalmente, fa dei torti altrui le proprie ragioni.

Il commento ha portato a un diluvio di commenti negativi, con insulti di ogni genere, a nome di 10 diversi bloggers. Appare che si sia adottata anche la tattica di proseguire la discussione ad nauseam. Ho smesso di rispondere alla 54° accusa, dopo avere riempito 13 cartelle di testo in repliche. Riporto qui solo i passi più significativi. I testi completi sono sul sito de Il Fatto.

@ Aldo Quadri. Lei dice di non credere in Dio, ma è affine intellettualmente a quelli che credono alla Sindone; ed è affine moralmente a quelli che speculano su queste credenze. Lei ha solo sostituito la vecchia fede e i vecchi trucchi con una nova fede e con nuovi trucchi. Come per la fede, l’ateismo può essere professato falsamente da sciocchi e opportunisti.

@ Stefano B. Propongo di eliminare la componente antropica: prevenzione primaria vera cioè riduzione dell’esposizione a cancerogeni, ambientali e medici, controllo delle sovradiagnosi, dei farmaci costosissimi e inutili, etc. . Lei è troppo perentorio nel ripetere il luogo comune “il cancro non esiste, ma esistono decine di neoplasie molto diverse tra loro”. Come ha osservato Medawar, questa è a sua volta un’esagerazione. Ha ragione nel mostrare, con la sua domanda apparentemente fuori argomento, come la critica alla medicina ufficiale non è soddisfacente per il pubblico, perché toglie le rassicurazioni che vengono vendute a peso d’oro spacciandole per cure scientifiche.

@ Teschio. Occuparsi della falsità della Sindone offre anche il vantaggio di evitare l’uso un po’ più pesante della ragione e della scienza. Un poco come quelli che si danno al modellismo per non dover guardare le brutture del mondo.
Lo scientismo sta producendo i suoi bigotti, e i suoi ignoranti; e tu sei un buon esempio di questa nuova figura, l’ignorante scientista.

@ Gsax. La scienza invece si propone proprio l’abbattimento dei limiti naturali. Le compagnie farmaceutiche spendono miliardi di euro per propalare questa visione. Qualche spicciolo lo daranno, spero, a quelli che chiamano “complottisti” chi lo fa osservare.

Dal tuo modello teologico su questa forza sovrannaturale che dalla scienza arriverebbe alle persone non portando altro che bene manca una cosuccia da niente: il fattore “interesse”. Quella che chiami “tecnologia” è sviluppo industriale, e viene spacciata per scienza. Solo in Italia abbiamo così tanti fondamentalisti, o adulatori, che negano che l’interesse commerciale e finanziario possa provocare danni anche gravi ai cittadini, e che identificano l’industria farmaceutica – corrottissima – con la “Scienza”. Parlare della falsità della Sindone per affermare la verità delle cure oncologiche ufficiali è un’operazione retorica, logicamente scorretta. Ma fruttuosa: permette di sentire “true believers” scientisti come te, che dicono all’interlocutore “i medicinali grazie quali ai quali sei vivo” dopo avere snocciolato i capisaldi del credo scientista. Questa che dobbiamo la vita ai farmaci, come prima la dovevamo a Dio, è una grossa “tesi”, che dovresti presentare sui social network, che io non frequento, bastandomi gli scienziati seri come te. Tu non ne hai bisogno, ma per chi volesse avvicinarsi all’ateismo medico segnalo “What if medicine disappeared” Markle, McCrea. SUNY Press, 2008.

@ Maelstrom 128. Il tuo è un esempio ingannevole perché, come molti osservano, le imprese giganti, le multinazionali, sono quanto di più contrario al libero mercato, istituendo monopoli e oligopoli, ed essendo in grado con loro potere economico di condizionare la politica. E anche la cultura, come i discorsi tuoi e di tanti altri mostrano. La Sindone è una bufala per creduloni; ma non é messo molto bene neppure chi come te ritiene che sia delirante affermare che aziende con fatturati non di un panettiere, ma superiori al PIL della Svezia, possano costituire un potere pericoloso.

La spesa farmaceutica in USA nel 2014 è cresciuta del 13.1%, a 373.9 miliardi di dollari, avendo ben pochi beneficiari. Solo per l’epatite C, l’industria ha potuto ottenere 11.3 miliardi di dollari, senza altra giustificazione del possesso del brevetto. Perfino il Sole 24 ore considera, nel citato intervento di Garattini, che il sistema attuale di barriere in entrata frena l’innovazione reale (v. es. Morgan et al. “Breakthrough” drugs and growth in expenditure on prescription drugs in Canada. BMJ, 2 set 2005). Quella che chiami “innovazione” è una fuga in avanti verso farmaci che di nuovo hanno essenzialmente l’essere costosissimi (Pillole per pochi. Così fa i soldi big pharma. Secolo XIX, 6 mar 2014). L’unica concorrenza forte è quella, gigantesca e capillare, con la verità: basta vedere come anche in un blog c’è chi come te risponde a capocchia, ma aggressivamente, alla minima critica. Vedere una “concorrenza spietata” nell’industria farmaceutica è peggio che vedere nella Sindone l’impronta autentica del volto di Cristo deposto dalla croce.

Critico che si rubino soldi come con l’operazione epatite C. Si parla di una previsione di spesa per i farmaci per l’epatite C pari alla metà dell’intero bilancio pubblico per la sanità. Questo me lo chiami normale?
– Le mee-too drugs vengo spacciate per farmaci innovativi.
– Le pillole stracostose per pochi sono la nuova direzione del businness farmaceutico.
Il problema è che le industrie farmaceutiche la concorrenza del libero mercato non sanno cosa sia, imponendo i loro prodotti spacciando per “scoperte” e brevetti” ciò che chiamano tale. Quale domanda giudica il loro prodotto, se loro stesse sono, come è stato osservato, imputato e investigatore nel processo di approvazione. Quale concorrenza, se spendono fiumi di denaro per comprare chi dovrebbe controllarli, e il favore del pubblico. Del resto, chi produce una cosa importante come le medicine non avrebbe bisogno di patrocinanti dei loro affari come te, se si basasse su forme leali di attività economica.

Quindi per es., il cittadino che sventatamente si rechi in farmacia senza avere letto la recente review del British Medical Journal che indica come i rischi di effetti avversi anche mortali del farmaco da banco, o SOP, più usato, il paracetamolo, (Tachipirina) siano stati finora sottovalutati, (Roberts et al. Paracetamol: not as safe as we thought? BMJ, 2 mar 2015), è un ignorante che l’infarto del miocardio, l’ictus, l’emorragia gastrica, l’insufficienza renale che eventualmente si becca se li è andati a cercare. D’altra parte, se venisse a conoscenza dell’articolo, e lamentasse questa vendita di sostanze pericolose come se fossero caramelle, tu o un tuo collega potreste rispondere che resta un ignorante, privo dell’indispensabile cultura scientifica, un ignorante presuntuoso, visto che trascura il channelling bias al quale questo tipo di studio è esposto.

Io invece penso che la sola, ma grave, colpa del cittadino sia di avere eletto dei politici venduti o inetti che permettono che egli sia esposto all’assunzione di farmaci in situazioni di bilancio danni/benefici svantaggioso, che i termini di tali bilanci vengano nascosti o alterati con informazioni false o ingannevoli, che si permetta la libera vendita di prodotti pericolosi; e che si permetta in generale di operare così e anche peggio a quelle associazioni a delinquere delle quali sei pertinace sostenitore.

Ci sono numerosi studi che mostrano che le attività illegali delle aziende farmaceutiche sono la norma, non l’eccezione; e che la loro ricerca, viziata dalla ricerca per il profitto è spesso scadente; e trascina verso il basso anche gli standard della ricerca accademica (v. il libro di Gotzsche che ho citato). Credo che sarebbe piuttosto ora di finirla di chiamare paranoici coloro che denunciano questi grandi interessi illeciti, e di chiamare paranoica addirittura l’idea stessa che anche i poteri forti possano imbrogliare in forme proporzionali alla loro forza. Queste sono espressioni da spalla dei truffatori di strada quando vogliono allontanare chi svela agli astanti il trucco. Mi dici che fai ricerca in ambito accademico. Da contribuente, non è una notizia rassicurante sulla qualità intellettuale ed etica dell’università.

Bene, ma guarda che nella foga filantropica i tuoi “15 minuti” sono diventati ore e ore. Mi fai la guardia a tempo pieno, come mostra la cronologia dei tuoi interventi sui miei. Ieri 15 apr 2015: 12:22; 14:15; 15:26; 16:49; 21:33. Oggi 16 apr 2015: 11:46, 12:48; 14:55; 17:43; 18:40. E la giornata non è finita. Dici che vedo la Spectre. Ma che hai paura che se fallisci nel picchiettarmi allo sfinimento le parti intime finisci nel grande acquario con lo squalo ? Tanto vale che tu ti faccia assumere per un secondo lavoro da una di quelle multinazionali di PR che curano l’immagine delle frodi farmaceutiche… Oppure torna in laboratorio, a dare al mondo i preziosi frutti della tua attività, uhm, di scienziato. In ogni caso, fatti passare l’allergia per le citazioni che non ti piacciono, o che non piacciono al tuo capo Stavro Blofeld, come il libro di Gotzsche che descrive le attività della case farmaceutiche, compresa questa tua, come una vera e propria forma di crimine organizzato.

Non si può chiedere alle aziende di agire con “spirito filantropico”. Ma il sistema è semplicemente criminale, e va rifondato. Ci sono varie proposte. Es. quella di non considerare più le prove di evidenza “scienza” ma procedure di approvazione, da togliere al controllo dei produttori di farmaci. Di recente Horton sul Lancet, commentando quanti degli articoli pubblicati presentano dati scorretti, ha riportato la proposta di innalzare la soglia del livello di significatività statistica P. (Veronesi invece vorrebbe che fosse ulteriormente abbassata). Si potrebbero seguire le indicazioni più ampie dell’epidemiologo Ioannidis, che tocca il tema tabù dei pre-study odds. L’idea di educare il pubblico alla scienza è utopica, e porterà solo a esporlo maggiormente alle sofisticate manipolazioni dell’industria. Gli andrebbe invece fatto capire che la medicina non è “scientifica”; si avvale anche di tecniche scientifiche, che però non sono l’unico fattore né sono immuni o esenti da distorsioni commerciali. Invece la tendenza è all’opposto quella di presentare l’attuale sistema corrotto non solo come “scienza” ma di fare di questa una specie di religione, con la “innovazione” come salvezza; noi qui commentiamo un articolo che contrappone la Sindone e la ricerca biomedica.

Una infarinatura scientifica rende solo più esposti alle manipolazioni dei professionisti. La scienza, quella vera, è difficile, non è come quella di Quark di Piero Angela. Ci vogliono anni e anni di studio e di esperienza per potere esprimere con cognizione di causa valutazioni che sono, come noti, sia tecniche che politiche su argomenti esoterici e complessi. Se vuoi sapere come la divulgazione e la “scienza per tutti” possano aiutare a imbrogliare, v. Bauer H.H. “Scientific literacy and the myth of the scientific method” U of Illinois Press, 1992. Io trovo che sia un’operazione di marketing analoga anche quella per la quale il medico pratico, il clinico, dovrebbe essere il grado di valutare lui il lavoro di statistici, farmacologi, biologi molecolari, etc. leggendone le pubblicazioni. E diversi medici sono d’accordo con me.

a) Nelle questioni scientifiche non si decide a maggioranza, ma secondo i dati e la ragione. Si decide a maggioranza nelle questioni corporative. Impostazioni statistiche che consentono di pubblicare come veri rapporti falsi (Ioannidis PA. Why Most Published Research Findings Are False. PLoS Med 2005. 2: e124) accettate come vuoi tu sulla base della volontà della maggioranza sono un esempio di interessi corporativi trasferiti alla metodologia, che viene venerata come il Dio del rigore e invece a forza di queste pensate è, nelle parole di uno statistico, “moribund”. Succede in tutte le professioni; sarebbe ora di capire che gli scienziati non sono speciali, e come gli avvocati se la cantano e se la suonano come gli conviene.
b) Se si danno alla gente, o ai medici, magistrati, politici, giornalisti, modellini semplificati e ad hoc, come quelli delle brochure dei rappresentanti farmaceutici, non li si “educa”. Li si indottrina. Si fa loro credere di aver capito, mentre si propagano false informazioni. Se e quando va preso l’ibuprofene al paziente glielo deve dire il medico; allora per cosa è pagato a fare? La tua visione è quella di fare del farmaco un prodotto di consumo, che si prende come gli altri dallo scaffale al supermaket, scaricando la responsabilità sul cliente. Che poi cliente non è, perché la decisione di assumere il farmaco viene presa dal medico, o dal farmacista, o in caso di automedicazione viene comunque indotta dalle case produttrici.

2. Occorre rivedere la cultura “farmacocentrica”. Dici che sarebbe idiota non avere questa possibilità, di prendere un antiinfiammatorio come una caramella se si ha il mal di testa. Se per ogni fesseria ti prendi un antiinfiammatorio che ti avvicina a un ictus o a un infarto miocardico, o magari ti fa buchini (lacune emorragiche) nel cervello, invece sei un furbo? Parli di “educazione scientifica”. Una delle prima cose che il pubblico dovrebbe sapere è che prodotti da banco come i NSAID sono molto più pericolosi di quanto non viene fatto credere.

@ Gino. La “complessità” del cancro è resa irredimibile dall’averlo trasformato in una lucrosa fonte di guadagno. No, io non sono “anti-scienza”; sono contro la scienza corrotta che lei difende. La “comunità scientifica” oncologica non fa solo l’interesse delle case farmaceutiche, ma anche il proprio, promettendo mari e monti per vendere cure che costano quanto una casa e fanno morire male. C’è un autentica dimensione criminale in quella che lei chiama “scienza” (Gotzsche PC Deadly medicines and organized crime. How big pharma has corrupted health care. Radcliffe, 2013); che si avvale anche di “argomenti” come quelli che lei sta usando nei miei confronti.

@ Mauro Moroni. Per i medici corrotti, v. il libro di Gotzsche che ho citato. L’intero campo risente del clima immorale. Pochi giorni fa la Gdf ha segnalato alla Corte dei Conti la consueta infornata, 985 medici, per eccessive prescrizioni di farmaci per l’osteoporosi. Se si volesse valutare quanti sono gli onesti, si potrebbe verificare in questi casi quanti medici hanno rifiutato il comparaggio (che è comunque una frode derivata, rispetto a quelle più nocive sulla dottrina). Uno studio sull’influenza negativa delle case farmaceutiche nelle prescrizioni di esami e terapie di medici di famiglia USA riporta che un magro 7% ha resistito e si è opposto a prescrizioni orientante al profitto anziché all’interesse del paziente (Hunt et al. The Changing Face of Chronic Illness Management in Primary Care: A Qualitative Study of Underlying Influences and Unintended Outcomes. Annals of Family Medicne, 2012. 15: 452). Ma anche lei sembra più interessato alla reputazione – o all’impunità – dei medici che ai danni che derivano ai pazienti – e alla professione – da questo assetto.

@ Marco Bella. Non so se il ricercatore della Sapienza si riferisce a me, che ho contestato la logica, il merito e l’impostazione ideologica della conclusione della sua tortuosa analogia per la quale siccome è vero che i pro-sindone sono in errore come lo sono i dibelliani (OK), e siccome è vero che i pro-sindone sono stati smentiti dalla buona scienza (OK), allora sarebbe anche vero che la scienza ufficiale che condanna Di Bella è buona scienza quando produce terapie oncologiche (No).

Gentile dr. Bella, lei dice che esiste solo “la Scienza e la Medicina”, senza attributi. Come ideali astratti, forse (anche qui ci sarebbe da discutere). Ma nella realtà, scienza e medicina sono attività umane completamente immerse nella società, nell’economia, nella cultura, e a non definire le caratteristiche variabili che possono assumere sotto l’influenza di questi potenti fattori si rischia di erigere degli altari; con annesse sacrestie, nelle quali, come avviene per le confessioni religiose, si possono condurre affari molto lontani dall’ideale di purezza che lei cita.

@ Gianni Monroe. Lei ragiona come quel chirurgo della barzelletta che, avendo amputato per errore al paziente il pene gli dice: “C’è però una buona notizia. L’istologico è negativo per cancro”. O come Teletutto, la rete tv di Brescia, che quando l’enorme crocifisso di legno di Enrico Job si è spezzato, e nel crollare ha ucciso un ragazzo, ha parlato di miracolo divino perché la croce cadendo ha ucciso una sola persona. O come il premier Renzi, che ha definito “eroi” i CC che hanno catturato Giardiello dopo che gli avevano fatto detenere una pistola nonostante precedenti allarmanti, dopo che ha potuto avere un’arma, sparare e muoversi senza ostacoli nel Palagiustizia, e poi uscire e allontanarsi per 30 chilometri. Siccome al peggio non c’è limite, e lei valuta in base al peggio, anziché in base a ciò che sarebbe giusto, lei potrà trovare del buono e dei motivi di congratulazione in qualsiasi inferno.

Lei parla come il Pangloss di Voltaire. Lei fa l’ateo ma fa discorsi da cattivo prete, cioè sofismi ridicoli per portare ad accettare ruberie e violenze quando queste sono commesse da potenti.

Cosa c’è di peggio del moralismo? L’estetismo. Lei estetizza le peggiori furfanterie. Lei arriva a chiamare bene il male, arrogandosi il diritto di descrivere in maniera tendenziosa i fatti per poterli ficcare dentro alle categorie morali che arbitrariamente definisce. Ripeto, la natura di quanto scrive è pretesca. C’è la venerazione per un telo dipinto, ma c’è anche la “latria” scientista. Magari c’è qualcuno a cui piacerebbe unire le due.

Vede il suo non è solo un arbitrario relativismo etico. E’ un relativismo epistemico, nell’interpretazione dei fatti. Ed è un “relativismo” coerente con la frode. Per lei l’establishment scientifico (Tomatis), che come è costume dei benpensanti lei chiama “comunità scientifica” è una forza buona che smaschera le vergogne. Invece i dati indicano che la sua forza buona è in forte conflitto di interesse, essendo condizionata dall’industria, e le vergogne contribuisce a crearle e a nasconderle. Non si dovrebbe contare sul buon cuore della “comunità scientifica” per impedire le stragi per frodi biomediche, delle quali casi come il Vioxx sono la parte visibile dell’iceberg, imponente e tuttavia minoritaria rispetto a ciò che non si vede. Affidare la custodia del pollaio alle volpi in termine tecnico si chiama “cattura normativa” (una delle finalità di quella tragedia e farsa del caso Stamina). La si può rivestire come fa lei con panni filosofici, di uno scetticismo sulle fondamenta, a suo dire elusive, dei principi per i quali es. non si può uccidere una persona per impossessarsi dei suoi beni; ma restano sofismi che danno forma estetica a sovrastrutture culturali che coprono forme di sfruttamento parecchio brutte.

Lei dà come entità primitive l’indifferenza dei valori morali, che non sarebbero che mere convenzioni sociali, e allo stesso tempo la “bellezza” della “comunità scientifica”, che ci proteggerebbe dalle frodi. La frode c’entra perché con questa “business ontology” così svergolata uno dei principali attori della frodi biomediche strutturali, l’establishment scientifico, viene posto in una posizione privilegiata di controllore delle frodi stesse. Così es. basta fare in modo, con la compiacenza e la partecipazione delle istituzioni dello Stato, che a Stamina, una banale frode che normalmente sarebbe durata 30 minuti, il tempo dell’arrivo del maresciallo dei CC, vengano invece fatte assumere dimensioni giganti, per poter presentare per contrasto una comunità scientifica corrotta come il baluardo contro la ciarlataneria; con magistrati come Guariniello e Santosuosso che come lei commentano inneggiando alla “scienza” quando dovrebbero controllarne gli abusi, coonestando una cattura normativa che è anche “deep capture” (Hanson e Yosifon), cioè cattura culturale.

Invece per me non c’è bisogno della filosofia per assumere che la medicina non deve nuocere al paziente a favore di chi la vende. E occorre prendere tristemente atto (v. Gotzsche, cit.) che la ricerca scientifica ai nostri giorni non è la cura, ma è parte della patogenesi. La volontà di rappresentare posizioni, interessi, e rapporti di forza senza infingimenti è già un orientarsi verso la soluzione.

La vita media si è allungata, ben da prima della medicina hi-tech, per merito dell’economia, che ha migliorato le condizioni di vita generali, e delle conoscenze scientifiche, che hanno permesso di ridurre l’esposizione a fattori nocivi. Gli impressionanti incrementi dalla fine dell’800 sono in gran parte dovuti all’abbattimento della mortalità perinatale e infantile e al controllo delle malattie infettive. La medicina clinica ha giocato un ruolo minore sulla mortalità, anche se ha contribuito al benessere dell’individuo in altro modo. Costretta dalla sua trasformazione “corporate” a ottimizzare il profitto anziché la riduzione della sofferenza, mentre promette ciò che non può dare, la medicina nega le cure ottimali che già oggi potrebbe fornire. Il resto dell’equivalente laico del Credo che lei elenca come meriti della medicina sono sue impressioni. Es. i “metodi diagnostici sempre più raffinati” sono spesso metodi eccessivamente sensibili che provocano epidemie di falsi positivi. E’ curioso come lei sia un sostenitore della prevenzione secondaria del cancro, immagino, uno di quei “passi avanti impensabili” della medicina, ma sostenga che invece il malaffare endemico in medicina non può essere prevenuto, ma solo represso a posteriori. Invece si dovrebbe es. controllare già ora i “biomarkers” in sviluppo, “metodi diagnostici raffinati” che tra 20 anni porteranno a dire “è stato un errore, sono nocivi”, come sta avvenendo oggi per certi diffusissimi screening oncologici.

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29 maggio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. D’Ospina “#Vorreiprendereiltreno, bimbo affetto da malattia rara fermato sulle scale del binario: “Troppo lento” “

Le orphan drugs hanno trovato tanti papà; che moralmente sono di incerti natali. Uno studio del 2012 della Thomson Reuters mostra che la cura delle malattie rare può genere profitti non inferiori a quelli da malattie comuni, per un valore di mercato dell’ordine delle centinaia di miliardi di dollari. Le malattie rare sono una nuova miniera per il business farmaceutico. E’ un settore in crescita esplosiva.

Conferma ciò il marketing d’appoggio sui media. L’uso di malati per propagandare operazioni commerciali con la presentazione di storie ad effetto dovrebbe essere contrastato; soprattutto se, come in questo caso, si utilizzano minori. Il business delle malattie rare sfrutterà queste storie toccanti per ottenere denaro pubblico a prescindere dalla reale validità dei nuovi prodotti, e per massimizzare alcuni dei numerosi vantaggi delle malattie rare: i ridotti costi, tempi e requisiti per l’approvazione alla messa in commercio. Le lacrime versate sugli spot si tradurranno in lacrime nella vita reale, dovute alla diversione delle risorse per le cure, di malattie rare e comuni, da ciò che è più utile verso ciò che è più remunerativo.

Poliziotti e magistrati dovrebbero interessarsi, per dovere istituzionale, a queste manipolazioni dell’opinione pubblica; ma tengono molto all’amicizia dei grandi interessi finanziari e industriali sulla medicina, e nonché contrastarle preferiscono partecipare alle varie campagne di propaganda, interpretando sé stessi.

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@ Tano Loktar Scala. Se una cosa ti rimane incomprensibile nonostante sia stata sottoposta alla tua analisi logica, le possibilità secondo te sono due: o chi la dice è un genio o è “uno dei soliti che girano su internet e non necessitano di spiegazioni”. Applichi il rasoio di Occam, dici. Uno come te, che ha portato a compimento con successo la lettura di un intero articolo de Il Fatto Quotidiano (per di più di Elisa D’Ospina) è un ferratissimo intellettuale che non ha bisogno di informarsi ulteriormente. Non può che ricorrere alla logica deduttiva. A dire il vero non dovresti scartare a priori la possibilità molto parsimoniosa che il problema risieda in te… sta attento a non tagliarti.

Due articoli recenti per chi invece di volesse approfondire il tema della natura speculativa dell’interesse per le malattie rare:

Are orphan drugs too successful? Ttopstart, 16 gen 2015.

e quello dell’uso delle narrazioni ad effetto per vendere prodotti medici:

Patient anecdotes in NY-Presbyterian hospital ads mask mediocre quality ratings. Health News Review, 27 mag 2015.

@ Noodles. Le malattie rare sono un problema di bambini inspiegabilmente maltrattati da poliziotti brutali degni di un romanzo di Dickens o di Hugo; poliziotti carogna che addirittura impediscono a un bambino disabile – per una malattia mitocondriale – di prendere il treno per andare a curarsi. Chi pensa invece che la prima cosa da sapere per il cittadino comune sulle malattie rare è che su di esse si appuntano enormi interessi speculativi; e che tali interessi ricorrono sistematicamente ai ricatti morali su casi umani per spillare soldi, a danno dei pazienti, è un “complottaro”. Almeno secondo noodles, uno dei tanti concorrenti al premio “piccoli Renzi crescono”.

PS. se vuoi proprio parlare di complotti e Polfer, si potrebbe ricordare di quando il capo della Polfer era Umberto D’Amato, legato alla CIA, e scoppiavano le bombe sui treni. Ma sono fantasie complottare “meglio della fantascienza” …

@ Jericho Kilmister. Non mi rivolgo a te, né a quelli come te che credono alla genuinità di questa notizia giornalistica o dicono di crederci. Ma a quelli che possono comprendere come vengono danneggiati da queste manfrine e dagli zelanti guardiani del sacro verbo mediatico come te.

@ Gian TT. Leggendo es. l’articolo che ho citato “Are orphan drugs too successful?” si può rilevare come il presupposto che presenti “per queste malattie al momento nessuno investe” è grossolana disinformazione, essendo oggi vero l’opposto. Il fare propaganda per le operazioni dell’industria medica falsa il processo di introduzione di nuovi farmaci, che vengono sviluppati e poi approvati avendo come base “a priori” un consenso pubblico costruito coi metodi delle agenzie di PR. Es. il sollecitare il pathos sui bambini malati favorirà l’ulteriore abbassamento delle soglie delle prove di efficacia, e la pratica del “premium price”, l’uso di prezzi esorbitanti come prova dell’efficacia; a danno dei malati. Non so come si possa pronunciare come fai tu la parola “ricerca” mentre si sostiene che “a fin di bene” è lecito manipolare il pubblico. Se si trattasse solo di soldi, si potrebbe equiparare ciò all’aggiotaggio, che è già un reato. Ma qui si incide inoltre pesantemente sulla tutela della salute, impiegando le risorse (denaro dei cittadini) in ciò che conviene all’industria e alla finanza; negando cure utili e introducendone altre che chi vi guadagna non solo non ha convenienza siano efficaci, ma non ha neppure convenienza che siano almeno prive di effetti collaterali. La dimensione criminale di tali manovre, che godono della complicità e della connivenza dei poteri dello Stato, non andrebbe sottovalutata.

@ Stefano.Che fine umorista che sei. Mi fai la parodia anche di questo, tratto da una pagina del documento di analisi “No al Nuovo ordine mondiale” del collettivo anarchico “Bakunin vive”:

“Big Pharma è diventato un global business nell’era dei farmaci blockbuster, quelli che tutti noi conosciamo e utilizziamo. Malgrado il marketing … la creazione di valore per gli azionisti è stata recentemente scarsa o addirittura nulla. La linea potrebbe essere, come consigliano alcune società di consulenza aziendale, di imitare le piccole aziende del farmaco di eccellenza: mirare alla massima customer satisfaction, semplice in regimi di prezzi amministrati o garantiti dai sistemi di rimborso farmacologico pubblico, e puntare ai settori che il blockbuster ha sempre trascurato: le malattie rare e metaboliche …
Ma giocare facile è una tentazione irresistibile: se la ricerca e sviluppo è costosa e non permette questa nuova ingenua religione del «creare valore per gli azionisti», c’è sempre la via d’uscita del marketing aggressivo e più o meno occulto… Tuttavia, sul piano di quelle che potremmo definire le PSYOP (Psychological operations) di Big Pharma, occorre farsi alcune domande essenziali…”

Ah no scusa, è da una pagina di Giancarlo Elia Valori. (Geopolitica della salute. Marsilio, 2014). Ma fa lo stesso. Facciamoci altre due risate.

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@ noodles. C’è il costume di screditare certe segnalazioni di illeciti commessi a favore dei poteri forti dipingendole come “assurde” o frutto di “complottismo”; questa tattica è particolarmente facile in medicina, dove dati i complicati rapporti tra dimensione tecnica e dimensione umana è facile scambiare – agli occhi del pubblico- tra Bene e Male. La partecipazione della polizia di Stato a manipolazioni a danno della salute e dell’erario non è poi una “notiziola”. (Né queste lealtà deviate sono una novità, o sono inconcepibili, v. i citati trascorsi degli uffici al Viminale della Polfer). La reale natura commerciale, e i risvolti negativi sulla tutela della salute, dell’interesse mediatico per le malattie rare e metaboliche, che vengono taciute al pubblico dandogli invece questi spot, non sono poi una notiziola. Del resto, perché ti scaldi tanto per un commento semi-invisibile a una “notiziola”? Quanto al premio, non accetto regalie dalle multinazionali; che poverine hanno già da mantenere la folla di affamati di ogni genere e grado della quale anche tu fai parte.

@ noodles. Questo episodio non è un attentato dinamitardo: non è grave in sé, ma andrebbe indagato e approfondito in quanto sintomatico di rapporti corrotti tra Stato, business farmaceutico e informazione. D’altra parte, tra il prestarsi a uno spot per delle grandi truffe sulla salute e il fare passare un tipo con una valigetta, sapendo che in entrambi i casi se ne avranno vantaggi e non si verrà puniti, non c’è poi una così grande differenza; anche sul piano degli effetti negativi sulla cittadinanza.

Bacini anche a te Noodle; ma mi pare tu esprima la paura che se si lascia che si tiri una maglia poi continuando a tirare si può fare un gomitolo di tutto il maglione. Chi è infedele nel poco lo è anche nel molto; chi è un bugiardo è anche un ladro. Questi detti sono spesso veritieri; e le volpi del business medico hanno grandi code di paglia da proteggere dal fuoco. Così ci sono degli addetti che hanno la funzione di “defensores virginitatis”, e scattano a rinserrare la falla non appena vengono messe in dubbio le finalità di certi accorati lamenti dell’apparato di sfruttamento della malattia su casi di malati che soffrono; e vengono allo stesso tempo posti interrogativi sulla reale professione di certe figure della ricerca medica; che non portano proprio il cilicio (comunque il cilicio lo porta la Binetti, anche lei entusiasta sostenitrice dell’operazione malattie rare).

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13 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di I. Cavicchi “Cancro, un nuovo approccio all’oncologia”

La “medicina personalizzata” è la nuova svolta nel campo dell’oncologia commerciale, quella che è orientata a sfruttare economicamente il cancro, spesso a scapito del paziente. Uno degli inganni sui quali si basa è la confusione tra “cura personale” e “ terapia biologicamente individualizzata”. Pochi saprebbero fare meglio di Ivan Cavicchi, il primo rètore della medicina in Italia, nel supportare questa componente della nuova “scienza”, o meglio ideologia, della “medicina personalizzata”, ingigantendo l’equivoco e la confusione tra l’illusione pseudo-morale di essere curati ad personam, come ci curava la mamma da piccoli, e l’illusione pseudo-scientifica di saper definire e controllare la variabilità biologica tra individui. Una promessa smodata di “olismo” – curare l’intera persona – che maschera la discesa di un altro gradino nella pratica truffaldina del riduzionismo clinico, del ridurre la malattia a test di laboratorio, a “biomarkers” sempre più esoterici e di sempre più dubbia validità scientifica, spacciati, come è già tragicamente avvenuto, per oracoli infallibili.

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18 luglio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al posti di D. Patitucci “Alzheimer, la scoperta dell’università Usa: ‘Diagnosi precoce da studio biomarcatori’ “

@ guest (commento eliminato). Giusto (v. es. Moynihan R, Cassels A. Selling Sickness. How the world’s biggest pharmaceutical companies are turning us all into patients. Nation Books, 2005). Purtroppo anche le teorie sulle cause di malattia, e quindi la definizione biologica di malattia, sono pesantemente condizionate e distorte dal marketing. In USA è in corso di approvazione il “21st Century Cure acts” che tra le tante novità, come quella di permettere in certi casi la sperimentazione dei farmaci “innovativi” su malati senza il loro consenso, spinge per l’approvazione dei farmaci basandosi “more on biomarkers and other surrogate measures than actual clinical endpopints” (Avorn J, Kesselheim A D. The 21st Century Cures Act – Will It Take Us Back in Time? NEJM. 2015. 372: 2473). Pare che alla notizia i rettiliani abbiano preso a imbarcarsi sulle astronavi per il ritorno a casa, considerando che qui ormai non c’è più bisogno del loro intervento.

@ Gianna. La ricerca del 2005 dello Alzheimer Disease Cooperative Study Group mostra che il principio attivo dell’Aricept non è più efficace del placebo nel “prevenire” l’Alzheimer in soggetti positivi a un asserito biomarker. Il farmaco fu lanciato con grande battage anche in Italia “nonostante che le prove della sua efficacia fossero del tutto modeste e non costanti” (Bobbio M. Il malato immaginato. Einaudi, 2010). E’ un prodotto la cui rinnovata approvazione in USA a dosaggi aumentati, nonostante i gravi possibili effetti avversi (polmonite, emorragia intestinale massiva, rottura esofagea, morte) è stata criticata come esempio di introduzione di un farmaco nella pratica clinica contro l’evidenza (Schwartz L M, Woloshin S. How the FDA forgot the evidence: the case of donepezil 23 mg. BMJ, 2012. 344: e1086. Lenzer J. FDA is criticised for licensing high dose donepezil. BMJ, 2011; 342: d3270.). Ed è stata definita da un esperto della Cochrane Collaboration uno “scam” (raggiro), da 2 miliardi di dollari all’anno nei soli USA, basato su pubblicità con affermazioni “untrue” (false) e complicità politiche (Gotzsche P C. Deadly medicine and organized crime. Radcliff, 2013).

@ sgarbatello. I casi “esecrabili” (o meglio, casi che dovrebbero essere oggetto di procedimento penale e che invece sono istituzionalizzati e protetti) come questo non sono un’eccezione. Ce ne sono così tanti che si fa fatica a riuscire a seguirli tutti; come diverse voci avvisano, la situazione sta ulteriormente peggiorando. Ma è vero anche ciò che lei controbatte: non c’è solo il crimine. Bisogna essere contenti per ciò che c’è di non contraffatto, dice lei. Di Mussolini, che portò all’Italia regresso civile, lutti immani e rovina, non solo i sostenitori ma anche gli storici riportano alcuni indirizzi politici positivi. Troisi diceva che anziché dittatore bisognava farlo capostazione, visto che con lui i treni arrivavano in orario.

@ sgarbatello. Non è sarcasmo. E’ il riflesso dell’estrema divaricazione tra ciò che viene fatto apparire e ciò che è realmente nella medicina del marketing. Saluti a lei.

@ sgarbatello. Ha ragione, si può dire con certezza pressochè matematica che non un centesimo delle quote che le multinazionali farmaceutiche spendono in Europa e in Italia per attività di lobbying e corruzione va a finire nelle tasche dei destinatari statunitensi delle attività di lobbying e corruzione che le stesse multinazionali attuano in USA.

@ sgarbatello. Capisco la necessità di mischiare le tinte, e far vedere tutto come attraverso una nebbiolina. E’ una delle tecniche di ciò che stai patrocinando. Anche molte delle frodi biomediche hanno le loro basi tecniche nella creazione ad arte di una larga gamma di sfumature in sostituzione della definizione più netta e ristretta possibile dei confini biologici tra normale e patologico. Di delicati acquerelli a difesa dell’applicazione di cose che hanno ben altri colori ne abbiamo anche troppi.

@ sgarbatello. Da più parti diversi specialisti chiedono che si smetta di diagnosticare come “cancro” reperti anatomopatologici della mammella e della prostata che invece vengono diagnosticati – e quindi trattati – come cancro. Una prassi di massa, a fini di lucro, la cui incidenza è ufficialmente stimata in percentuali a due cifre, che ha causato danni gravissimi, anche mortali, a milioni di persone che non avevano il cancro. E tu constatare questo me lo chiami “manicheismo”? Altro che logica fallace, qui siamo in flagrante truffa a danno della salute. Come conferma il tuo sparare numeri “semiattached “: ”uno 0,01”.

Se però stai invocando il fattore di correzione applicato da chi dovrebbe tutelare l’onestà nei commerci, fattore che fa riconoscere le truffe come tali in ragione direttamente proporzionale alla riconoscibilità del crimine agli occhi dell’opinione pubblica e inversamente proporzionale al potere di chi lo commette, devo purtroppo darti ragione: applicando la correzione sono come minimo un manicheo a dire che i ladri sono ladri anche negli affari miliardari della medicina.

@ sgarbatello. I dati statistici, confermati, ci sono già, e infatti si sta torpidamente facendo retromarcia, badando a non far capire al pubblico il macello provocato. Anche senza le colpe che le addossi, di basarsi sui “dati di un numero sufficiente” di venditori, la medicina basata sull’evidenza è divenuta ciò che confessi: il diritto di applicare cure dannose in nome della “evidenza”. Io sono per la medicina basata sulla scienza; quella che non cura senza prima avere stabilito con adeguato margine di sicurezza efficacia e vantaggiosità delle terapie. La fase preclinica è stata sostituita dal battage pubblicitario di cui questo articolo di Patitucci è un esempio. I trial clinici si basano sullo hype mediatico; mentre le nozioni a priori vengono trascurate, come teorizzato esplicitamente da quella squallida caricatura di scienza, quella ideologia giustificativa della bancarotta frudolenta nella ricerca biomedica che è ormai la EBM.

Es. quando la “prevenzione” dell’Alzheimer basata sui biomarker, e in realtà su campagne mediatiche, incassati i miliardi fallirà, avendo seminato per molti anni morti e feriti, come era prevedibile essendo state ignorate le evidenze contrarie (es. 1) arriveranno sussiegosi quelli come te a dire che è solo un tentativo non riuscito ed è da analfabeti non capire che è questa la scienza.

1 In: Hadler N M. Rethinking aging. 2011. U of North Carolina Press, 2011.

@ sgarbatello. La farmacovigilanza su farmaci immessi in fretta, con scarse prove di efficacia e sicurezza, per fare cassa, è poco efficace, ed immorale. Infatti coi “farmaci innovativi” stiamo avendo un’epidemia di effetti avversi. L’idea che ci possano essere “prove ed errori” sulla pelle delle popolazioni, e che questa sia la scienza, è di un’aberrazione abissale. Sarebbe come dire che ci possono essere prove ed errori nella costruzione dei ponti e palazzi, e se ne casca qualcuno (o tanti, nel caso della medicina) occorre capire che “il metodo scientifico è fallibile” e chi non accetta questa possibilità “ricama complotti”. Il “metodo scientifico” delle multinazionali è così solido che necessita dei discorsi “non di parte” (!) come quelli che emetti e di una marea di articoli che, secondo te, mettono in guardia dalle facili promesse, come quelli di Patitucci ….

Nel caso si facessero le cose in maniera seria e onesta, e non si sfornassero nuovi farmaci di continuo come si sfornano modelli di smartphone, non mi lamenterei, come, alla stregua di un imbonitore di fiera, mi attribuisci. Ha scritto Hans Jonas sulla sperimentazione medica che “il progresso è un obiettivo opzionale.. e i suoi tempi non hanno nulla di sacro”. L’onestà e il rispetto degli altri invece non sono un optional. Piuttosto forse sarebbe scontento qualcuno che perderebbe una fonte di reddito…

@ sgarbatello. L’onestà e il rispetto degli altri uno non se li “arroga”: sono doveri. Decidere se ci sono sufficienti basi precliniche per passare agli studi clinici rientra nelle competenze tecniche, e poi nei doveri deontologici, dei ricercatori. Tu risolvi addossando il controllo del soddisfacimento di una condizione di natura altamente tecnica ai comitati etici. Che sono così onesti, rigorosi e competenti che quello degli Spedali Civili di Brescia, secondo ospedale d’Italia, policlinico dell’università di cui è rettore il presidente dell’AIFA, ha dato il via libera pure alle staminali di Vannoni.

Non so se i comitati etici conoscono e prendono nella dovuta considerazione articoli come questi: Harvard scientist warn about epidemic of side effects due to corruption. NSBC international, 25 jun 2015. Light D et al. “Institutional Corruption of Pharmaceuticals and the Myth of Safe and Effective Drugs” . Journal of Law, Medicine and Ethics – Fall 2013. Ma i componenti dei comitati etici sono persone scelte, che in genere rifuggono simili complottismi. E poi Sgarbatello dice “mah”, e così anche la denuncia dell’incremento degli effetti avversi da indebolimento dei controlli viene sistemata dove merita, in quella interessante struttura che mi vai mostrando.

@ sgarbatello. Se ti sei stufato possiamo interrompere. Non è un piacere per me assistere alle tue contorsioni. Se vuoi continuare ricomponiti e cerca di rispondere nel merito, spiegando come possano i comitati etici garantire la liceità, sul piano tecnico, dell’inizio della sperimentazione clinica; e cosa prevede il tuo manuale, oltre al mugolare “mah”, sull’aumento degli effetti avversi provocato da ciò che tu chiami “scienza” “non matematica”, e io “tecnica della bancarotta fraudolenta in medicina”.

@ sgarbatello. Su Google ci sono già stato. Io vorrei continuare a sentire la tua versione. Ti ricordo che sei intervenuto spontaneamente sui miei commenti. E hai fatto una serie di formidabili affermazioni; che non sembrano farina del tuo sacco. Ora addirittura non capisci l’espressione ”aumento degli effetti avversi”. Non ti va più di esporre il giusto verbo? Puoi allora citarmi un testo, un articolo, un libro, un sito, che espongano la visione della ricerca biomedica che tu ardentemente professi?

@ sgarbatello. Una querela? Per carità, c’è un equivoco: io non “insinuo” nulla. Ma spiego a chiare lettere come quanto tu propugni sia un articolato metodo per lucrare su larga scala sulle malattie, a danno della salute, a scapito dei beni dei cittadini, e facendo della scienza una prostituta, E’ chi svela un disegno così abietto e criminale che deve essere punito? Chiunque lo pratica, o lascia che venga praticato, o ne favorisce la pratica, dovrebbe essere lui oggetto di censura. In futuro continuerò a non tacere davanti a quelli che come te propagandano le frodi biomediche strutturali e le loro metodologie (e a rispondere alle vostre denigrazioni). Non so che rapporti tu abbia coi principali beneficiari di tali crimini. Ma andrebbe loro detto che dopo tanti anni di rappresaglie e intimidazioni miserabili e mafiose non sarà il ricorso, minacciato o effettivo, al magistrato a impressionarmi. Bada piuttosto tu a ciò che scrivi. Potresti doverne rispondere.

sgarbatello, 23 luglio 2014: “Puoi dipingerti come il paladino che vuoi, ma ancora immagini nemici ovunque e insinui che io propugni qualcosa. Buona giornata

@ sgarbatello. Censurato da Il Fatto. Hai ragione, non bisogna scambiare un tafano per un elicottero. Quando vorrai decollare da dove sei posato mi farai un piacere

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24 luglio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di Cittadinanzattiva “Strage di Piazza della Loggia, l’impegno dei cittadini alla lunga paga”

Certe battaglie sono sfruttate dal potere come coperture per il loro opposto. A Brescia forse più che altrove il pestare l’acqua nel mortaio sulla strage impunita – che resta sostanzialmente tale dopo questa sentenza – ha facilitato il servire i poteri occulti che la vollero. Non stupisce che a zampillare lacrime di commozione e ad inneggiare allo “impegno dei cittadini” nella mesta occasione del parto di questo modesto risultato dopo 494 mesi di gestazione, a dire che una simile sentenza mostrerebbe il “potere dei cittadini di cambiare le cose” (“a fianco delle Istituzioni che sono fatte di persone che, in grande maggioranza, conducono la nostra stessa lotta per un Paese migliore e più giusto”) sia Cittadinanzattiva. La “medicina partecipativa” propugnata da Cittadinanzattiva, nella quale i cittadini avrebbero voce, è uno degli strumenti impiegati dal grande business biomedico per ridisegnare il paziente come consumatore (1), rendendolo in realtà ancor più passivo e menomato nei diritti. A me questa retorica celebrativa pare invece un’altra manciata del sale dell’ipocrisia sulle ferite delle coltellate che i volontari “impegnati” e le persone delle istituzioni così spesso fanno assestare alla Nazione nel consegnarla a interessi esterni.

1 Tritter et al. Globalisation, Markets and Healthcare Policy. Redrawing the patient as consumer. Routledge, 2010.

@ Cittadinazattiva Onlus. Lieto di avervi informato su cosa fate. A favore di quella che a Brescia è stata ufficialmente battezzata “Health and wealth”, la medicina che genera ricchezza, da autorità con le quali collaborate. Quanto esposto da Tritter et al., che mi auguro leggerete per intero (Routledge è la casa editrice) si applica senza perdita di generalità anche al caso italiano, e al vostro. C’è una certa letteratura a riguardo di ciò che è stato descritto come un deleterio “pas de deux” tra paziente e medico. Già nel 700 scriveva un medico anonimo: “Non è ella una reale pazzia il lagnarsi che la Donnicciuola, lo Speziale, il Barbiere, il volgo tutto si presuppone di poter con giustizia operare, e ragionare delle cose attinenti alla Medicina? Questo volgo opera, e parla da Medico non per altra ragione, se non perché i Medici operano e ragionano da volgo”.

La medicina, e la politica sanitaria, non sono “deleghe”. Sono funzioni altamente tecniche. Il cittadino non può improvvisarsi internista, statistico, biologo molecolare, etc. mentre può facilmente, data la fortissima asimmetria informativa, essere convinto a prendere posizioni su questi temi a vantaggio di chi conduce la medicina, e a suo danno. Il suo unico dovere, sulla cui trasgressione gioca questa sorta di coinvolgimento della vittima nella truffa, è di eleggere politici competenti e onesti. Farsi coinvolgere in responsabilità di governo oltre che un pessimo affare per salute e portafogli è anche una degenerazione della democrazia.

@ Keynez. Rimedio subito. Il bicarbonato che cura il cancro, o Stamina, introdotta nel SSN dal policlinico universitario il cui rettore, presidente dall’AIFA, collabora con Cittadinanzattiva, sono un termine di paragone indispensabile per far brillare la stella dell’attuale scienza medica ufficiale. Il marketing funziona così. Si chiama “decoy effect”. Cittadino, hai intenzione di partecipare anche tu attivamente alle discussioni sulla “governance” della medicina? Sembri portato.

@ Keynez. La cure demenziali e sciacallesche di Stamina e di Simoncini fanno entrambe sembrare al confronto razionale e nobile la corrotta e avida “scienza” biomedica ufficiale, oggi controllata dalle multinazionali. Un poco come il terrorismo spinse la gente a stringersi attorno alle corrotte istituzioni dello Stato. A Brescia, 40 anni fa la bomba, oggi Stamina, sono entrambe state rese possibili e favorite da forze istituzionali che poi si sono presentate come salvatrici della patria per il terrorismo, e come novelli Galilei che salvano la “scienza” dal baratro per le staminali di Vannoni. Una differenza è che questa volta i neofascisti veneti di sicuro non c’entrano. (Curiosamente, pure Vannoni e Andolina provengono dalla ex “frontiera calda”, incubatrice di trame, che è stato il Nord Est).

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18 agosto 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Tumori, ricercatori: “Scoperta una molecola che ne frena la crescita” “

La sostituzione della ricerca razionale di cure efficaci con la diffusione della speranza che si verrà curati, e la conseguente vendita di speranza spacciata per cura materiale, è uno schema truffaldino che può contare sia su illustri fiancheggiatori istituzionali (es. i magistrati che hanno individuato un “diritto alla speranza” nel caso Stamina), sia su quella parte del pubblico, cioè dei truffati, che batte le mani ogni volta che vengono ripetuti annunci ingannevoli come questo.

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10 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di ItaliaDallEstero “Legge Stabilità: il caso Stamina non ci ha insegnato niente”

Il caso Stamina è un esempio di “bayesanesimo fraudolento”: non ci sono sufficienti prior, sufficienti evidenze precliniche che giustifichino test su umani, cioè la sperimentazione clinica con staminali per le malattie neurodegenerative (una passeggiata, con RCT che sono plasmabili come il pongo). I prior, le credenze a priori, sono stati costruiti sollevando aspettative con la lunga telenovela Stamina, grazie a medici, politici, magistrati, media. Sono prior non scientifici, ma emotivi e culturali. Che ora, fatta fuori Stamina, vengono messi a frutto a beneficio della ricerca “vera” cioè del business.

Il caso Stamina è anche un esempio di molinismo scientista. Nelle Lettere Provinciali Pascal si oppone al molinismo dei gesuiti, volto a giustificare i peccati dei più forti. Anche dove i loro teologi sostengono che non vi sia truffa dei maghi e degli astrologi se questi sono abili e diligenti nelle loro arti: “diligentia a mago apposita est pretio aestimabilis”. Invece della invereconda truffa Stamina, una sofisticata manipolazione con tutti i crismi dell’attuale “rigore scientifico”.

Il resto, se a dettare lo sviluppo della speculazione debbano essere direttamente gli investitori tramite “la scienza”, come vuole Nature; o se debbano esservi una opzione preferenziale dei preti, che ci hanno messo le mani con il ricercatore di mons. Paglia, e una lasagna per i politici, è una questione di spartizione del grisbi.

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20 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Farinella “Vaticano: a proposito della finta donazione del cardinal Bertone”

Che scandalo! Ma l’ingordigia di Bertone è solo una vistosa pagliuzza rispetto alla trave invisibile che favorisce, a danno della dignità, della salute e dei beni delle persone. Bertone non deve sforzarsi molto per impersonare il “bad cop”; così facendo aiuta il “good cop”. La sua donazione è per lo studio delle “malattie rare”. Ottima cosa sulla carta. In pratica le malattie rare sono puntate perché, prevedendo deroghe ai requisiti di approvazione dei farmaci, offrono uno spiraglio per affari colossali (1). E’ in corso un’offensiva per la deregulation a favore di Big Pharma che fa leva anche sulle “malattie rare” (2). Col cavallo di Troia dei bambini malati, e la scappatoia delle orphan drugs, si venderanno “nichebuster”: farmaci non adeguatamente testati, e quindi con maggior probabilità inefficaci o dannosi, a prezzi altissimi, per le malattie comuni; come è già accaduto.
Questi però sono discorsi aspri e tristi, poco gradevoli mediaticamente; invece lo spettacolo del Prete Cattivo che non prevale sulle Forze del Bene impersonate dai Preti Buoni è godibile e appagante.

1 Drugs for rare diseases: mixed assessment in Europe. Prescrire International, 2007. 16: 36.
2 “Adaptive licensing” or “adaptive pathways”: Deregulation under the guise of earlier access. Brussels, 16 October 2015, Joint briefing paper. www.prescrire.org

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20 dicembre 2015

Blog de il Fatto

Commento al post “Bambin Gesù, Bertone: “Mio è gesto di beneficenza. Contro di me santa alleanza. Su ospedale operazione a mia insaputa”

Bertone, e l’ospedale pediatrico del papa, pongono l’enfasi sulle malattie rare mentre queste sono usate come stratagemma dall’industria e dalla finanza per aggirare i controlli e vendere farmaci poco efficaci, poco sicuri e costosissimi*. Bertone chiede misericordia per sé, ma lui e le gerarchie che all’apparenza gli si oppongono mostrano di averne per le persone comuni e gli ammalati quanto i banchieri e gli speculatori coi quali così collaborano.

*Drugs for rare diseases: mixed assessment in Europe. Prescrire International, 2007. 16: 36. “Adaptive licensing” or “adaptive pathways”: deregulation under the guise of earlier access. Brussels, 16 October 2015, Joint briefing paper. Prescrire.

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21 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Palmisano “Xylella: se la scienza deve dubitare delle sue verità ufficiali”

Quando sono in gioco grandi interessi molto ciò che viene fatto passare per “scienza” è in realtà una perizia di parte, più o meno distorta e falsata. Tale uso strumentale della scienza vuole proprio ciò che chiede Palmisano, la “participatory research”. E’ facile convincere e manipolare dei non esperti affinché esercitino pressioni morali che vanno in realtà a loro danno. Come accadde es. nel caso dell’accesso alla famigerata AZT per gli attivisti AIDS, e al nocivo trattamento del cancro della mammella con trapianto di midollo osseo. Vedi Mayer, una attivista di un movimento di pazienti: Listen to all the voices: an advocate’s perspective on early access to investigational therapies. Clinical Trials, 2006. 3: 149. La scienza, anche quella manipolata, è difficile. Accettare di “partecipare” è in genere una trappola. Quello che il pubblico dovrebbe fare è perdere il timore reverenziale, capire che oggi grandi interessi fanno della scienza uno strumento ideologico, e pretendere un controllo politico su di essa. In casi estremi, come sembra essere questo della Xylella, è giusto intervenire. Ma occorre ricordarsi che ci si è addentrati in un territorio per il quale non si attrezzati, che è illusorio pensare di potere occupare stabilmente. La via migliore non è quella di improvvisarsi copiloti del Jumbo, ma di pretendere buoni piloti. Non è quella di fare i “cittadini scienziati” ma di darsi rappresentanti politici fedeli al popolo, che mettano tecnici onesti e competenti.

@

@ emastro. E quindi, siccome – l’hai scoperto tu, immagino – la derivata seconda della posizione in funzione del tempo provocata dalla forza gravitazionale è di 9.8m/s^2, allora gli olivi vanno tagliati. Si tramanda che anche Eulero – che non era un cretino – abbia detto a Diderot “Signore (a+b^n)/n=x, quindi Dio esiste. Rispondete”; lasciando Diderot con un palmo di naso. Forse è fare un torto al grande matematico attribuirgli questo non sequitur; ma di mezzi Newton che ragionano così ce ne sono diversi in giro.

@ emastro. L’attrazione di gravità non è “pari al prodotto delle masse”; come sai, devi considerare anche il reciproco del quadrato della distanza e la costante gravitazionale. Io non contesto la scienza, attività umana che mi piace e che ammiro, ma la sua elevazione a idolo sacro da un lato e degenerazione a sofisma fraudolento dall’altro. Il calcolo differenziale si è dimostrato corretto e utile, superando critiche fondate a Newton come quelle di Berkeley. Ma è un tassello in un quadro molto più ampio. Sembra che chi ha fatto lo sforzo di comprendere, o maneggiare, concetti ardui e importanti, come quelli dell’analisi matematica, si ritenga, esausto, autorizzato a ritenersi giunto su una vetta sulla quale può sedersi per giudicare tutto il resto. Invece di montagne bisogna scalarne tante altre per avere una visione ampia a sufficienza. Tu sei un po’ fermo a questa tua attività, nella quale eccelli, di fare cascare i gravi, scientificamente, col cronometro in mano.

@ emastro. Che la “democrazia” (o il suo equivalente nel mondo reale, il marketing) non c’entri nel decidere su una patogenicità è quello che ho scritto. La gente deve stare sull’avviso; senza né bersi tutto a occhi chiusi né credere di potersi districare con le sue forze in questioni tecniche complesse e manipolate. I magistrati, con inquirenti e periti, mi sembrano i più adatti a decidere se siano stati commessi illeciti. Anche se, come ho scritto criticando le posizioni della magistratura riguardo ai tre casi che citi, Di Bella, Stamina, autismo da vaccino, anche loro sono esposti alle manipolazioni della ricerca marketing-driven, alle sue esche e ai suoi trabocchetti, e alle influenze politiche delle smisurate forze economiche che hanno fatto della scienza la loro ideologia. Ma questa idea che la scienza sia al di sopra della legge, che echeggia in alcuni controversi orientamenti legislativi UE sulla ricerca medica, è nefasta. Non solo non ha nulla a che vedere con la scienza, ma tradisce un atteggiamento irrazionale e particolaristico che contrasta coi principi etici e metodologici della scienza.

@ Giulio Tedeschi. La legge e la scienza sono ambiti separati come campi di studio. Gli allarmi di tecnici vanno invece sottoposti come le altre attività alla tutela giudiziaria dei diritti, dei beni e della salute dei cittadini. La complessità tecnica della materia – in genere comunque non si tratta di fisica quantistica – non può giustificare una immunità. E’ vero che la prima tutela dovrebbe, come ho detto, essere politica, tramite tecnici affidabili. E che il magistrato non è omnisciente, e che consulenti validi sono quindi indispensabili. Ma è anche vero che un buon magistrato, con la sua esperienza sui comportamenti umani, è in grado di sentire da che parte viene l’odore di bruciato quando vi sia un contrasto tra tesi diverse. E di valutare, meglio di tanti altri, le reali intenzioni di certi “batteri” di 70 kg che fanno più danni di quelli che pesano 10^-12 grammi.

23 luglio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Xylella, nuova procedura di infrazione europea contro l’Italia: “Fermate subito l’avanzata del batterio”

Dieci giorni fa i 23 morti dell’incredibile frontale dei treni fra gli olivi delle Murge. Oggi La UE torna a comandare l’abbattimento delle piante nel Salento. E’ come se Satana avesse mandato in missione in Puglia il demone dei cattivi controlli.

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17 marzo 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Reguitti “Annalisa Minetti a Domenica Live, perché gli ipovedenti ce l’hanno con lei”

In questi giorni all’interno del gruppo di advocacy USA “Alzheimer’s association” è esplosa, dopo che le tensioni si sono accumulate per decenni, la disputa “care vs. cure”: se i fondi raccolti debbano andare alle speranze, offerte dalla ricerca, di ipotetiche cure future o al supporto dei pazienti e delle famiglie che lottano con la malattia [1]. “E se la cura non c’è? Che facciamo per i milioni di persone affette nel frattempo?” dice un oppositore. La cura verrà, e l’associazione aiuterà a trovarla, ribatte il direttore. E’ noto agli addetti che i gruppi di malati e familiari possono essere strumentalizzati a fini commerciali, per forzare l’introduzione di cure che hanno bisogno del supporto del marketing. Questa comune tattica di pubbliche relazioni viene chiamata, con un gioco di parole intraducibile, “astroturf”. V. es (2).

Fa piacere vedere che anche da noi qualcuno degli interessati si opponga a manovre del genere. Sull’ideologia della speranza di innovazione a scapito dell’assicurare in primis la migliore assistenza disponibile, e sui danni che provoca, v. Callahan e Nuland (3).

1 Graham J. Leading Alzheimer’s group splinters over claims of misplaced priorities and lavish spending. STAT, 2 marzo 2016.
2 Lieberman T. Groups push pharma agenda under the guise of patient advocacy. Health news Review, 10 febbraio 2016.
3 The Quagmire. The New Republic, 9 giugno 2011, 16.

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19 e 20 marzo 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Simulazioni al pc e nuovi farmaci: dalle molecole ai sistemi biologici (podcast)”

Questa intervista aiuta a capire come mai gli uffici giudiziari di Brescia, mentre dicono di avere gravi carenze di personale, e appaiono non carenti ma inesistenti davanti ad abusi che favoriscono il futuro orwelliano decantato da Cingolani (che tra tre giorni terrà una conferenza a Brescia, invitato dal Comune), si spendano generosamente in “battaglie di civiltà” (PM Cassiani) per casi come i cagnolini di Green Hill.

Ottime notizie per gli investitori e altri “shareholders”. Per i malati, il colore del futuro non è rosa: ciò che descrive Cingolani è una cosuccia come la liquidazione del metodo scientifico, ormai ingombrante per il business; per sfornare farmaci “innovativi” a getto continuo, con garanzie di sicurezza ed efficacia azzerate.

“ ‘With clinical evidence becoming an industry advertisement tool and with much ‘‘basic’’ science becoming an annex to Las Vegas casinos” … “Claims are even made that with new big data, the scientific method is obsolete: petabyte data will replace the scientific method (28) . I apologize for being so old fashioned, but I believe the scientific method is alive and well and will remain so, regardless of amounts of data.
28 The data deluge makes the scientific method obsolete. Available at http://www.wired.com/2008/06/p…. Accessed January 7, 2016.”

Ioannidis JPA. Evidence-based medicine has been hijacked: a report to David Sackett. Journal of Clinical epidemiology, 2016. http://dx.doi.org/10.1016/j.jc…

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11 aprile 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Patitucci “Obesità infantile, ecco i batteri nemici del fegato. “Future terapie saranno basate su probiotici personalizzati” “

Dagli ottocenteschi postulati di Koch si è arrivati ad annunciare al pubblico di avere individuato come patogene delle specie batteriche avendo riportato una variazione della loro frequenza nelle feci. Un’affermazione che appare come lo sviluppo ai nostri giorni non della scienza, ma degli incredibili cavilli dei gesuiti denunciati da Pascal nelle Lettere Provinciali. Sembra che nell’ospedale del Vaticano dotti teologi abbiano stabilito che spacciare una vaga correlazione dal vago significato per l’individuazione di un agente causale – di un’entità patologica a sua volta dai contorni e dal significato tutt’altro che ben definito – e annunciare questo esile falso come una valida base per medicalizzare bambini e riempirli di lucrosi prodotti farmaceutici, non sia peccato.

@Cleofe e York. Il concetto è che l’industria medica inventa o esagera nuovi stati patologici, e attribuisce loro una – falsa – causa precisa, per vendere farmaci e altri prodotti e servizi medici. Per fare questo si calpestano i criteri logico scientifici che servono a definire le malattie, a individuare le loro cause e a stabilire se nuove cure sono realmente efficaci e sufficientemente sicure; mentre si ricorre a campagne di propaganda mediatiche. I dettagli tecnici richiedono la conoscenza sia dei criteri, sia dell’ambito biologico e clinico della nuova malattia che viene lanciata; sia ormai delle tecniche di propaganda. Un buon inizio, volendo capire, è l’articolo “Selling sickness: the pharmaceutical industry and disease mongering” di Moyniham et al, BMJ 2002. 324: 886. Ci sono – oltre alla cattiva fede di chi è interessato – resistenze psicologiche e culturali alla comprensione. E’ di recente uscito uno studio che mostra come in UK le persone non conoscano e abbiano difficoltà a comprendere il concetto di sovradiagnosi, che è un importante aspetto di queste manipolazioni della medicina a danno dei pazienti (Ghanouni et al. A survey of public definitions of the term ‘overdiagnosis’ in the United Kingdom. BMJ Open. 2016.).

@Cleofe e York. Nell’articolo di Patitucci si dice, o si lascia chiaramente intendere, che sarebbero i batteri a provocare un effetto patologico. E se ne desume, citando gli autori dello studio, che occorre trattare i bambini, agendo sui batteri. Ma una associazione, ammesso che vi sia, non è necessariamente causale. Stabilire la causalità biologica è piuttosto arduo; e prima ancora, bisogna definire in maniera accurata e precisa l’effetto, cioè la malattia, sulla quale si lanciano allarmi e si vuole intervenire. “Laici” e “credenti” sono oggi accomunati dal non rispettare queste procedure, a favore di una medicina molto più facile, superficialmente appagante, e redditizia.

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14 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Pena di morte, il colosso farmaceutico Pfizer nega i suoi medicinali per le iniezioni letali”

“A cominciare dagli anni ’90 i dirigenti del marketing farmaceutico cominciarono a parlare ossessivamente dell’integrazione tra marketing e R&D [ricerca e sviluppo]. Il primo fu William Steere Jr. della Pfizer, che fu promosso da capo del marketing ad amministratore delegato nel 1991. Le priorità dichiarate da Steere nell’assumere il comando della ditta erano tre. “La prima, avvicinare marketing e ricerca. La seconda, avvicinare marketing e ricerca. Poi, disse, la terza era avvicinare marketing e ricerca” (1).
La Pfizer è una “marketing machine” (Fortune); ha un “livello tetro di etica pubblica” (NY Times). Sulla priorità data al marketing a danno della ricerca il Wall Street Journal commenta “quando il gioco si fa duro i duri alzano i prezzi” (2).
Unire marketing e ricerca è andare verso la ciarlataneria e la frode. Per apparire come filantropi mentre praticano strategie criminali le multinazionali farmaceutiche possono contare, oltre che sulla propaganda come questa, su qualche boia e tanti tirapiedi. In Italia reclutati soprattutto nelle istituzioni, tra i tanti esperti in doppiezza; che mentre si presentano es. come cavalieri della lotta alla mafia, o bioeticisti, si occupano di togliere di mezzo con l’assassinio morale le voci scomode.

1 Applbaum K. Is marketing the enemy of pharmaceutical innovation? Hasting Center Report 2009. 4: 13.
2 Mintzberg H. Patent nonsense: evidence tells of an industry out of social control. CMAJ, 2006. 175.

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28 maggio 2016

Blog Critica Scientifica

Commento al post di A. Giuliani “Il ragionamento scientifico mal sopporta il relativismo”

Sull’uso distorto e strumentale del tema fondamentale della complessità in biomedicina – e sulla natura economica di questa “medicina contro l’evidenza” – segnalo “Life as surplus: biotechnology and capitalism in the neoliberal era” di M. Cooper. U of Washington Press, 2008.

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31 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Ponzani “Medicina di precisione e mappatura del genoma: la sfida che l’Italia lancia al mondo”

Un simile progetto, che riguarda tutti i sistemi sanitari, o meglio tutte le economie, dei paesi occidentali, imposto da poteri del massimo livello, è paragonabile a quello di un ponte tra Civitavecchia e Olbia; o a un’idrovora che prosciugherà il Tirreno; o che comunque prosciugherà un mare di soldi. Un progetto faraonico nelle dimensioni e di marzapane nella plausibilità delle basi biologiche delle promesse di vantaggi per i malati (più solide sono invece le premesse sui possibili danni al cittadino e al paziente). Credo che la volontà dell’ITT e del governo Renzi, cioè di chi muove i loro fili, di centralizzarlo in un unico istituto sia da assecondare, nell’interesse della salute dei cittadini e del denaro dei contribuenti. In stretta analogia con quanto sostengono studiosi di economia criminale, per i quali è meno dannoso per la società avere un regime monopolistico, con una o poche grandi imprese ben organizzate di questo genere, piuttosto che una condizione disorganizzata con una pluralità di piccole imprese (Schelling T. C., 1967, Economic Analysis of Organized Crime. In: The President’s Commission on Law Enforcement and the Administration of Justice, Task Force Report: Organized Crime, Government Printing Office, Washington, DC).

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1 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Sanità Campania, come i ‘medici ammalati’ la riformerebbero”

La medicina, antica pratica antropologica, irrazionale – che ha acquisito in tempi recenti una parte reale e utile, razionale – prevede l’autoinganno del guaritore. Un chirurgo, I. Harris, ha illustrato come i medici partecipino alle illusioni (che a volte sono frodi) che vendono ai pazienti, rafforzandole col loro crederci (1). Melazzini, a capo dell’AIFA, serve fedelmente gli interessi dell’industria farmaceutica; la sua malattia serve più che altro a conferirgli credibilità e intoccabilità. Nella buona medicina il malato, il sofferente, regna ma non governa. Mentre chi decide amministra ma non regna. Oggi invece si fa “governare” il paziente, o meglio glielo si fa credere, strumentalizzandolo per forzare approvazioni non dovute di farmaci, allentamento dei controlli, allestimento di strutture inutili e dannose; mentre lo si spodesta, e si mette sul trono il profitto. Le scelte di politica sanitaria dovrebbero essere tenute separate dal parere tecnico dei collegi medici, che non dovrebbero avere ruoli politici né esercitare pressioni (2). Molti medici, malati e non, possono dare suggerimenti preziosi; ma la figura romantica del medico-malato che governa la sanità consente di aggirare una corretta distribuzione e separazione dei poteri.

1 Surgery the ultimate placebo. A surgeon cuts through the evidence. NewSouth Publishing, 2016.
2 Ewart RM. Primum Non Nocere and the Quality of Evidence: Rethinking the Ethics of Screening. JABFP, 2000. 13: 188.

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29 luglio 2016

Blog de  Il Fatto

Commento al post “Alzheimer, “farmaco frena la malattia”. Garattini: “Dati incoraggianti ma bisogna aspettare” “

“Il più recente arretramento in un campo devastato da anni di fallimenti.”. “Il farmaco non ha fatto meglio della pillola di zucchero“. “Un altro colpo alla ricerca sull’Alzheimer. Il 99.6% dei trattamenti testati per l’Alzheimer tra il 2002 e il 2012 ha fallito nei trial”. “La TauRx non si è fatta finanziare dai venture capitalist tradizionali, ma ha ottenuto $500 milioni da investitori malesi e di Singapore”*.

“I ricercatori hanno tuttavia cercato di promuovere una sottoanalisi prespecificata, dalla quale risulta che quelli che hanno assunto lo LMTM come monoterapia hanno avuto un miglioramento cognitivo e funzionale rispetto a chi assumeva anche altri farmaci per l’Alzheimer”. “La sola cosa che conta è l’outcome primario”. ”Le analisi secondarie sono piene di difficoltà interpretative a causa dei bias nascosti … è come continuare a lanciare i dadi: alla fine gli occhi del serpente [1+1] arrivano” (D. Knopman, neurologo, Mayo Clinic)**.

*Garde G. Promising Alzheimer’s drug treatment flops in new trial, crushing hopes. Statnews, 27 lug 2016
**Fiore K. Tau Drug Flops in Study. A derivative of methylene blue fails in phase III trial. Medscape, 28 lug 2016

Il Fatto citando Garattini, e Rossini del Gemelli di Roma, presenta come una buona notizia quello che per altri è un flop.

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6 agosto 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di PRESSapoco “Screening neonatale, votata la legge ma nessuno deve saperlo”

Le malattie rare consentono di vendere farmaci costosissimi aggirando i già corrivi controlli standard *. Es. è stata appena approvata una terapia per l’ADA Scid, presentata come un successo italiano. Non è stato detto che costerà 665000$ a paziente. Né che avere dubbi sull’efficacia è lecito**, e quindi doveroso (ma poco salutare, dato il sistema di protezione mafiosa istituzionale per questi affari). Gli screening neonatali sono funzionali al business nascente delle malattie rare. Molte malattie genetiche e metaboliche non hanno meccanismi patogenetici semplici e netti, come invece viene fatto credere al pubblico: al dato di laboratorio considerato marker positivo può non corrispondere un futuro sviluppo di malattia, o la malattia può essere espressa in forma lieve. Gli screening possono sia allargare la quota di bambini etichettati come malati e quindi il volume di affari, sia simulare una parziale efficacia dei farmaci, data in realtà dai casi che comunque sarebbero rimasti asintomatici o avrebbero sviluppato forme lievi. E’ uno schema già rodato con gli screening per il cancro. Toglierebbe denaro al SSN per la routine regalandolo alle case farmaceutiche. L’aspetto peggiore è che creerebbe piccoli malati.

* “Adaptive licensing” or “adaptive pathways”: deregulation under the guise of earlier access. 16 ott 2015, Joint briefing paper. Prescrire.org
** Garde D. There’s a possible cure for ‘bubble boy’ disease. It will cost $665,000. Statnews, 3 ago 2016.

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19 agosto 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Ferri “In matematica si può dire “non esiste” “

Nel IV secolo AC si ottenne la quadratura con riga e compasso di alcune figure curvilinee. “Un po’ di impegno e riusciremo a quadrare anche il cerchio” devono avere ragionevolmente supposto. 22 secoli dopo venne dimostrata l’impossibilità. Questo, che a volte alcuni oggetti sono ottenibili mentre altri, ipotetici, apparentemente poco diversi non lo sono è un insegnamento valido, mutatis mutandis, anche per le scienze empiriche. E’ messo in ombra dall’attuale “cultura” scientifica pop, che come gli ufologi confonde le infinite possibilità teoriche con ciò che realmente avviene (Feynman). E’ possibile dire “ciao” in tempo reale per i nostri sensi a qualcuno all’altro capo della Terra? Sì, basta una telefonata. E con la stella più vicina? No, il “ciao” impiegherà almeno 4 anni ad arrivare. E’ possibile ricostituire un midollo osseo trapiantando le sue cellule staminali, che fisiologicamente producono a getto continuo le varie cellule di un tessuto non strutturato? Sì (con rilevanti limitazioni e effetti avversi); lo si è visto dai tardi anni ’40. E’ possibile fare qualcosa di simile per i complessi circuiti dati dal tessuto nervoso, che è di tipo perenne? Sì, si vaticina in coro. Ma anche no, per le conoscenze attuali, se non ci si fa abbagliare dalla superficiale analogia col midollo osseo. Andrebbe riconosciuta come una fallacia scientista il ritenere che se la Natura ha concesso abbastanza facilmente “30” allora non negherà ciò che a noi sembra “31”.

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13 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post  “Genetica, banca dati con Dna centenari sardi: “Sparite alcune provette” “

Le banche dati del DNA a fini medici sono in primo luogo un’entità economica: si conta con esse di generare immensi profitti. La reale vantaggiosità per i pazienti di questi progetti, che Ruth Hubbard, una biologa di Harvard da poco deceduta, ha chiamato “Profitable promises”, intitolando così un suo libro, è assai dubbia. Ma a questo rimedia la propaganda. Tra le varie piste investigative andrebbe considerata anche quella della propaganda per entimeme, per implicatura. Se le provette vengono rubate vuol dire che sono preziose. E che quindi quanto viene promesso sui “big data” genetici è veritiero. Una complicazione è che CC e magistrati in generale mostrano una simpatia eccessiva per i grandi interessi che beneficiano della diffusione di notizie che alterano la percezione del reale valore dei prodotti biomedici, nei pazienti e negli investitori.

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23 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Epilessia, individuato un marcatore in grado di segnalare lo stato iniziale della malattia”

Una sofisticata analisi, su un modello animale che, secondo un grosso salto interpretativo, riprodurrebbe l’epilessia che può seguire tardivamente a gravi traumi cerebrali. Sequela comunque non prevenibile; già in buona misura prevedibile clinicamente; e curabile, quando non scompare da sola come spesso avviene. A questa forma rara (2%) Rizzi in un’intervista assimila abusivamente il 40% delle epilessie, sostenendo di avere aperto la strada per eliminarle. I giornalisti fanno 100%. La malattia viene dipinta in blocco come un rischio latente e evitabile.

Il lavoro è molto lontano da una reale rilevanza sanitaria. Il suo acrobatico stravolgimento in promessa grandiosa di cure è molto vicino al lato oscuro della medicina: quello che crea test “oggettivi” per “diagnosi precoci” equivocando tra non affetto e asintomatico, in modo da espandere il mercato biomedico con malattie fittizie e nuovi prodotti che le “curerebbero” prima della comparsa dei sintomi. Il contesto socioeconomico dell’annuncio ingannevole comprende i precedenti, fortemente negativi, dei farmaci antiepilettici quanto a manovre di marketing, abusi e gravi danni alla salute generati per espanderne il mercato. E lo sviluppo di marker “predittivi”, molecolari o di altro tipo, per gli effetti dei traumi cerebrali; es. test neuropsicologici “baseline” e di controllo – criticati come privi di adeguate basi scientifiche – cui tutti gli sportivi esposti a subire botte in testa dovrebbero sottoporsi preventivamente.

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27 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Gianni “Disabilità, perché lo spot di Zalone non mi fa ridere”

Con la retorica dell’antiretorica, Zalone aiuta un messaggio culturale pernicioso: che il finanziare “la ricerca“ permetta di prevedere a breve future cure. E’ la versione attuale della dottrina di Vannevar Bush sulla messa a reddito della ricerca di base. Strumentalizzando il sano impulso di aiutare bambini malati, si favorisce lo sviluppo di farmaci lucrosi, approvati sull’onda dell’emotività calpestando l’evidenza scientifica. In USA il Sarepta, “an elegant placebo” da 300000$/anno per la m. di Duchenne è stato appena approvato contro il parere degli esperti; presentando bambini in carrozzella e uno studio scadente del quale ora si chiede il ritiro come viziato. I bambini resteranno malati, e potranno subire danni dalle nuove terapie; le risorse per l’assistenza possibile per loro e per chi è affetto da altre malattie rare o comuni verranno distolte a favore di prodotti fraudolenti. Le possibilità della scoperta autentica di cure per le future generazioni tramite ricerca seria verranno bloccate da questa ricerca affrettata basata sul marketing e orientata al profitto.

Il marketing biomedico fa un ampio uso di appelli alla solidarietà umana. Es. si lanciano nuove “malattie” sostenendo di voler “togliere lo stigma”. Una satira di questo genere di retorica è in “Cado dalle nubi”: la canzone dove Zalone difende e compatisce gli omosessuali per la loro “malattia”. E’ un peccato che un artista di talento si metta al servizio di ciò che come pochi saprebbe smascherare.

@ Stefano B. Certo che ci pagano. A carriolate. Come hai fatto a capirlo? Vorrei cederti parte di quello che ricevo, o anche tutto, da dividere coi tuoi colleghi, ma so che gente della tua intelligenza e sensibilità non si lascia nè sviare nè corrompere. Per favore, non dire nulla all’ordine dei medici o ai NAS, o ad altri difensori dei benefattori medici dell’umanità, altrimenti passo un guaio.

@ Fabio62. Il mio è un discorso generale. Al quale la SMA non appare fare eccezione. Mi informi lei per favore sulla “storia” dei futuri successi. Perché una casa farmaceutica che ha grandi mezzi, e prospettive di guadagno stratosferiche a sentire ciò che promette, che firma accordi milionari sul futuro sfruttamento del farmaco, dovrebbe chiedere denaro al pubblico con degli spot per finanziare le sue ricerche sui suoi imminenti successi? Proprio su un fronte dove si starebbero ottenendo vittorie? E’ un controsenso sul piano economico ed etico. In genere ciò si fa per creare consenso, col quale supplire al merito. Io non vedo studi adeguati che convalidino i miracoli promessi. Può indicarmeli? (Gli studi, non la pagina dell’associazione che, come nel caso USA citato, spinge a favore del business). Vedo invece la solita tecnica di introduzione di nuovi prodotti, per asseverazione tramite propaganda anziché tramite presentazione di validi dati scientifici. I successi scientifici non sono prevedibili su basi storiche di avanzamento della ricerca. I business speculativi invece si.

29 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al poost di L. Bizzarri “Checco Zalone, bene l’ironia ma i disabili non sono dei privilegiati”

L’ironia è stata riconosciuta come uno dei 4 tropi retorici fondamentali nel ‘700 da GB Vico. In quegli stessi anni Swift mostrò come usare il cinismo satirico a fini moralistici con la “Modesta proposta”. Ma per molti la trovata che Zalone gli scodella è una novità; e si esaltano, come quei verginoni che scoperto il sesso a 40 anni si mettono a spiegarne le delizie agli altri. Lo spot adula, facendolo sentire intelligente e sensibile, lo spettatore medio; che in cambio accetta l’effetto Carosello, cioè di confondere il valore estetico ed etico del siparietto con il valore di ciò che si vuole vendere. La finalità dello spot è di educare il pubblico ad appoggiare nuovi costosissimi farmaci; oggi uno per la SMA per il quale gli analisti prevedono un fatturato di 0.47 miliardi di $ nel 2023. Nell’ambito dell’operazione più ampia sui farmaci per le malattie rare, che si prevede avranno una crescita di fatturato del 12% composto annuo. In USA si sta discutendo preoccupati di tale operazione, che si basa da un lato sull’abbassamento dei criteri di approvazione e dall’altro sul coinvolgimento emotivo di malati e pubblico; una ricetta che ha già cominciato a far immettere prodotti inefficaci e che prosciugano risorse. I due ingredienti principali sono la corruzione delle classi dirigenti e l’ignoranza presuntuosa del pubblico; l’Italia, un popolo di fini intellettuali governato da integerrimi politici, è quindi al sicuro.

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12 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. La Cara “Famiglie SMA: “Grazie a Checco Zalone raccolti 250mila euro per campagna contro l’atrofia muscolare spinale”

Censurato

I poveretti che non comprendono la grandezza morale dello spot, gli infelici ai quali è precluso lo stato di godimento estetico continuato dato dall’immane capolavoro zaloniano, si crogiolino in basse considerazioni degne della loro condizione. La campagna, ora camuffata da raccolta fondi per l’assistenza medica e sociale, è a sostegno dell’introduzione di un farmaco:

“La tradizionale campagna di raccolta fondi nazionale, che si svolgerà dal 24 settembre all’8 ottobre, acquista oggi un significato tutto particolare: sarà infatti tutta concentrata sul raggiungimento di questo obiettivo di supporto alla distribuzione del farmaco.” (F. Lozito. Avvenire, 7 set 2016).

Farmaco che fatturerà, prevedono gli analisti, 470 milioni di $/anno. Perché – direbbe Franti – farmaci “ultra-scientifici” invece di imporsi da soli sono spinti con argomenti emotivi? Gli inferiori non smossi da questo spot rivolto a persone colte e civili maligneranno che i farmaci che invece che con il solo processo scientifico onesto e adeguato vengono introdotti con l’appoggio della propaganda non funzionano. In USA c’è un’altra lucrosa terapia genica, per la distrofia muscolare, la cui approvazione è stata forzata con gli spot; e che una mutua privata si sta rifiutando di rimborsare come “not medically necessary”. A fare le spese di questo genere di “scienza” – secondo i perbenisti piccolo borghesi – saranno i bambini affetti, le famiglie e tutti gli altri malati, ai quali verranno così sottratte risorse.

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13 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Sclerosi multipla, scoperto un potenziale biomarcatore dai ricercatori italiani”

“Cleofe e York: Non ho capito: il marcatore è stato scoperto o no? Tutti i vari marcatori che anticipano malattie… mah .”

@ Cleofe e York. Giusto: sul piano logico, e quindi su quello scientifico, una proprietà, e in particolare la proprietà di predire validamente lo sviluppo di una malattia, o è scoperta o non è scoperta. Ma sul piano commerciale, che è quello che conta, un marcatore “forse sì forse no”, prono a dare falsi positivi, è promettente, perché può essere sviluppato in uno pseudomarker che causa sovradiagnosi, e che quindi espande il mercato della malattia e permette di spacciare i trattati non affetti come “curati”. I “potential markers”, in genere entità della biologia molecolare alle quali viene attribuita una “potenziale” rilevanza diagnostica, stanno spuntando come funghi. Ad una recente conferenza internazionale sulla sovradiagnosi una delle sessioni è stata intitolata “Genomics – unlimited potential for overdiagnosis?”. La sclerosi multipla è già soggetta a procedure diagnostiche che, sotto la veste hi-tech, causano sovradiagnosi; sul piano etico non si dovrebbe neppure nominare l’espressione “marcatore potenziale” ma si dovrebbe pensare a ridurre l’incertezza diagnostica, favorevole al profitto e non rispettosa del diritto alla tutela della salute, che è già stata introdotta.

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18 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Marceddu “Farmaci, furti di antitumorali per oltre 2 milioni: 18 arresti. L’ombra della camorra”

I nuovi farmaci oncologici sono costosissimi, e il loro prezzo riflette non una reale efficacia o altre giustificazioni razionali ma la volontà di chiedere “what the market will bear”, quanto il mercato sopporta*. Il fatto che vengano rubati mostra che hanno un elevato valore di mercato, ma non implica, come si tenderebbe a credere, che siano preziosi, cioè proporzionalmente efficaci (es. il traffico di corni di rinoceronte, per intendersi). Guardando all’ampiezza e all’intensità degli appoggi istituzionali a pratiche come i prezzi estorsivi e fraudolenti degli antitumorali nel mercato legale, pratiche che nonostante la loro gravità vengono tenute nell’ombra, l’attenzione di CC, magistrati e media ai furti di antitumorali ricorda un poco il 1° capitolo de “La bolla di componenda” di Camilleri: dove la GdF su soffiata bloccava di tanto in tanto uno dei tanti carichi di sigarette, a favore di telecamere, figurando come tutore della legalità, quando in realtà per il contrabbando, lasciato altrimenti indisturbato, il bilancio era positivo, derivandone una pubblicità alle sigarette.

*Kim C, Prasad V. Cancer Drugs Approved on the Basis of a Surrogate End Point and Subsequent Overall Survival: An Analysis of 5 Years of US Food and Drug Administration Approvals. JAMA Internal Medicine, 19 ott 2015. Mailankody S, Prasad V. Five Years of Cancer Drug Approvals: Innovation, Efficacy, and Costs. JAMA Oncology, 2015. 1: 4. 539.

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27 ottobre 2016

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Commento al post di L. D’Auria “Guerrina Piscaglia, una condanna senza corpo della vittima. Gratien ‘prete deviato’ per forza”

Purtroppo si può manipolare anche coi metodi dello “scienziato empirista” che D’Auria esige: si possono portare esempi di come in biomedicina siano indebitamente invocati in senso probatorio o restrittivo a seconda dell’interesse. Un libro di metodologia scientifica (MacMahon B Pugh TF. Epidemiology principles and methods, 1970) osserva che la cautela in assenza di prove dirette è lodevole, ma non dovrebbe essere spinta a estremi irrealistici, e cita a riguardo Thoreau: “ci sono evidenze circostanziali molto forti, come quando trovi una trota nel latte” [Thoreau si riferiva alla possibilità che il latte fosse stato annacquato].

@mauriziorosso. No trota? Sicuro? Comunque parlo dei principi dell’epistemologia applicata. Non dei ghirigori coi quali mandare assolto il prete di Kinshasa.

@ mauriziorosso. Non sto discutendo il merito delle sue premure verso il prete condannato per l’omicidio del’amante. Sto contestando il livello di prova che qui si afferma essere necessario nei casi pratici e gravi della vita, come il riconoscimento degli effetti avversi di una terapia o in un giudizio penale. I prelati che negarono che il cannocchiale di Galilei funzionasse sostenendo che ciò che si vedeva potessero essere artefatti applicavano questa obiezione strumentale (sottodeterminazione di Duhem), che spinge verso il piano metafisico questioni che sono in realtà fatte di terra e di fango. Una strategia che viene tuttora tirata fuori quando serve, in vari campi, spacciandola per “metodo scientifico”.

@ mauriziorosso. Ma io non faccio l’avvocato (né lei è il giudice) e non voglio partecipare al processo parallelo o al processo del processo che lei tiene a imbastire a favore del suo già ben protetto assistito. Io contesto che si possa invocare il “rigore” a piacimento e senza limiti quando fa comodo. Per di più in nome della “scienza” o di un ideale di scientificità. Lo dice es. anche l’autrice di un recente editoriale sul New England Journal of Medicine nel rispondere a chi si oppone in nome del rigore metodologico alla denuncia del problema, poco presentabile, delle sovradiagnosi di massa da screening: “Rather than focusing on statistical issues and study design, we should move forward by agreeing that overdiagnosis does occur, even though the exact percentage of overdiagnosed cases remains unknown”. (Elmore JC. Solving the problem of overdiagnosis. 13 ott 2016). Lorenzo Tomatis osservava che vi è un doppiopesismo nel rigore richiesto alle prove scientifiche a seconda che i risultati convengano o meno. Trovo logicamente infondata, e pericolosa, la tesi dalla quale deriva che il fare sparire un’evidenza, es. un cadavere, conferisce una automatica impunità. E per la quale si può creare “evidenza” sopprimendo le critiche. Sono contro questa “epistemologia del plinto di cemento”, che è adottata dai senza scupoli di tutte le razze e di tutte le casacche.

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14 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Modena, per i pazienti è sempre colpa dei medici. La realtà è diversa da tv e fiction”

“L’intera medicina si è collusa con un progetto più ampio di ricerca di soluzioni tecniche ai problemi esistenziali posti dalla finitezza della vita e dall’inevitabilità dell’invecchiamento, della perdita e della morte… Le sole soluzioni a queste profonde sfide esistenziali vanno cercate nel coraggio, sopportazione e accettazione dei limiti dalla vita. Nel pensare in maniera diversa e più profonda.” (I. Heath sui meccanismi sociologici di quelle frodi mediche istituzionalizzate che sono le sovradiagnosi*). La medicina stimola nel pubblico aspettative false, e irrealistiche fino al delirio, per trarne profitti smisurati. Richiama alla realtà quando le conviene, come in questo caso; con “rimproveri della maitresse”, che ricordano una tenutaria che dia dello sporcaccione ai clienti sulle cui debolezze vive. L’anima fraudolenta delle promesse mediche comporta violenza fisica, con lesioni e omicidi su larga scala. In genere violenza indiretta e mascherata sui pazienti**. Non dovrebbe sorprendere che emerga talora violenza fisica riconoscibile, da parte di pazienti coerenti nel delirio o di chi vende medicina fraudolenta. Per di più la dimensione criminologica della medicina è un tema sul quale magistrati e forze di polizia hanno i carboni bagnati.

*Overdiagnosis: when good intentions meet vested interests. BMJ, 2013. 347: f6361.
** Es. Ablin RJ. The great prostate hoax. How big medicine hijacked the PSA test and caused a public health disaster.

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17 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di O. Lupacchini “Voto, suffragio universale e democrazia ‘borghese’ di Manzoni” “

Manzoni sarà stato paternalista, o elitista; ma voleva che alla lettura del romanzo fosse abbinata quella de La colonna infame, che mostra quanto buon padre possa essere il potere. Oggi il grande capitale facendo credere alla gente che è libera di pensare e di scegliere imbriglia l’immensa forza bruta della stupidità di massa. In medicina ai mali del paternalismo si è sostituita, o meglio affiancata, una pretesa autonomia del paziente che “permette ai medici di scapolare dal dovere di base che è sempre stato di perseguire il bene del paziente”*. In USA si stanno indebolendo i regolamenti di controllo sulla sicurezza dei farmaci in nome delle “libere” “scelte” dell’individuo; si approvano prodotti pericolosi affermando che ci si è conformati al livello di rischio voluto dai pazienti. Per poi imporre paternamente compliance, ovvero obbedienza, ai pazienti. L’attuale manipolazione scientifica delle masse ricorre a qualsiasi ideologismo e al suo contrario (Napolitano con la sua storia rappresenta bene questo eclettismo). Credo che il superamento del paternalismo vada cercato nel rifiutare i falsi padri imposti dall’alto ma eleggere se possibile chi ci governi come un buon padre. L’agghiacciante attuale arco politico dimostra che purtroppo il popolo non è affatto bravo in questo, che corrisponde a una forma alta di democrazia rappresentativa.

*Loewy EH. In defense of paternalism. Theor Med Bioeth 2005. 26: 445.

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23 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Patitucci “Meningite in Toscana, eccessi di casi di meningococco C. Rezza (Iss): “Ceppo particolarmente virulento””

C’è una letteratura sulle cause commerciali di variazioni geografiche di incidenza. L’ISS la ignora, insieme alla circostanza che l’incremento di diagnosi di meningite in Toscana è associato all’introduzione di un test diagnostico sviluppato al Meyer di Firenze. Il nuovo test usa un metodo, la PCR, che è noto causare falsi positivi. Ha già provocato incrementi spuri di incidenza di malattie infettive da sovradiagnosi (malaria, m. di Lyme, colite da c. difficile). Prima che di epidemia, il rischio per la salute pubblica appare essere quello che, secondo un collaudato “business model”, che ha già causato tragici effetti, la definizione di malattia venga alterata, identificandola abusivamente con la positività di test di laboratorio a basso valore predittivo positivo, che provocano sovradiagnosi; mentre allo stesso tempo si stimolano paure eccessive. Ciò permette di vendere cure inutili o dannose, a scapito dell’assistenza utile. Mattarella dal Quirinale esclude che possano esservi critiche fondate e responsabili ai vaccini; il presidente dell’ISS Ricciardi può invitare pubblicamente i magistrati a fare da braccio secolare a questa sua “scienza”, rivolgendosi alla stessa Procura che 50 anni fa fu, a danno della nazione, il sicario morale di un presidente dell’ISS come Marotta. Le frodi istituzionali sulla salute, come i test diagnostici che creano le “epidemie” che dicono di contrastare, sono intoccabili anche quando non sono coperte che da un velo sottile.

@ Marco (quello senza avatar). L’incremento dei morti, e i conseguenti allarmi mediatici su un’epidemia, sono qui legati a circostanze poco limpide e molto sospette sulle quali istituzioni all’altezza dei loro poteri e doveri indagherebbero, in un Paese onesto. Andrebbe considerato come un ulteriore indizio che le versioni ufficiali siano appoggiate sul web da squadrette di soggetti pronti a tirare fuori il “complottismo” e a dileggiare chi non scambia, come fanno non molto lucidamente loro, la diagnosi di morte per la diagnosi della causa di morte; rammaricandosi che i manicomi siano stati chiusi. (Secondo un’interpretazione di quelle che danno un lavoro ai troll, furono chiusi, assecondando, ma solo nella pars destruens, il sincero radicale di sinistra Basaglia in Italia, e negli stessi anni dal liberista Reagan in USA, per creare un più ampio mercato agli psicofarmaci, che sono spesso inutili e dannosi).

@ Marco (quello senza avatar). Sì, non c’è nessuna epidemia, e probabilmente nessuna reale rilevante variazione nell’epidemiologia della meningite. Invece, date al pubblico l’impressione, manipolando ad arte esami e notizie, che la pestilenza sia dietro l’angolo; per supportare prediche e obblighi a sempre nuove vaccinazioni. Peccato che “al vostro paese” non ci siano un giudice, una guardia e una gattabuia. Un recente lavoro * mostra che in Europa il carico di malattia da 6 infezioni associate alle cure mediche è maggiore di quello delle altre 32 malattie trasmissibili. Le malattie infettive oggi sono diventate largamente un problema iatrogeno. Ma gli zelanti Savonarola della peste incombente su questo stanno muti.

*Cassini A et al. Burden of Six Healthcare-Associated Infections on European Population Health: Estimating Incidence-Based Disability-Adjusted Life Years through a Population Prevalence-Based Modelling Study. PLOS medicine, 18 ott 2016.

@ Marco (quello senza avatar). Una versione semplificata del lavoro è sul New Scientist: “The first ever study of hospital-acquired infections in European hospitals has found that the combined health impact of these infections is twice that of the combined burden of 32 infections caught outside hospitals, including flu, HIV and tuberculosis.” (18 ott 2016). La licenza di mistificare a piacimento chi te l’ha data? Se distorci ciò che è scritto nero su bianco, accusando gli altri di non capire, si può immaginare cosa fai sulla epidemia-non-epidemia di meningite. Certo è un bello spettacolo per un cittadino vedere la presidenza della Repubblica, l’ISS, Il Meyer di Firenze, la crema della medicina, affiancati da venditori come te.

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25 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Fior “Poste e i risparmiatori, l’ad Caio: “L’alfabetizzazione finanziaria passa per il rischio”

L’alfabetizzazione finanziaria, e più in generale l’educazione alle insidie del liberismo, passano per il comprendere che col rischio, cioè con offerte basate su modelli probabilistici, il business può facilmente frodare le persone: facendole decidere sulla base di un modello ingannevole. Secondo gli studi di alcuni cognitivisti è a causa di falsi modelli di rischio che tanti persistono nel giocare alle macchinette mangiasoldi nonostante sperimentino che è svantaggioso *. Data la loro capacità di confondere e persuadere, anche gli intelligenti*, il liberismo tende a espandere l’impiego di modelli probabilistici oltre la loro reale necessità, in ambiti diversi. In medicina la formulazione non appropriata e la presentazione distorta di modelli probabilistici è un comune mezzo di frode; associato al lamentare “l’analfabetismo scientifico” del pubblico. Posso testimoniare che le Poste Italiane di Caio, superate concezioni vetuste come la consegna deterministica della corrispondenza, estendono la loro diversificazione commerciale all’appoggio informale alla “alfabetizzazione probabilistica” in campo medico. Supportando in concorso prodotti medici probabilistici vicini sotto diversi profili a quei prodotti finanziari, reperibili anche presso gli uffici postali, che sembrano un regalo e invece fanno arricchire il banco a scapito dei giocatori.

*Yu EC, Lagnado DA. The influence of initial beliefs on judgments of probability. Frontiers in psychology, 2012. 3. Art. 381.

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18 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Patitucci “Corea di Huntington, speranze dalla terapia genica. La senatrice a vita Cattaneo: “Mai più discriminazione”

In generale, etica della ricerca e cultura cristiana dovrebbero convergere nel tenere l’aspetto etico e quello tecnico separati e distinti. Oggi invece ricercatori e clero cercano la promiscuità. Le malattie gravi inducono a compassione e impongono obblighi di solidarietà. E’ divenuta prassi stimolare ad arte la compassione per rendere credibili le promesse di cura, sostituendo la plausibilità biologica con spot lacrimevoli (bayesanesimo fraudolento). La gravità di una malattia, la sua crudeltà e lo stigma, l’impulso a combatterla, non hanno nulla a che vedere con la possibilità materiale di curarla; ma spesso sono usati, invece che per spingere alla migliore assistenza possibile, per legittimare prodotti hi-tech, basati su teorie di comodo architettate dal business, piuttosto che dalla scienza al servizio della compassione come si vuole fare credere. Presentare casi commoventi, o creare un caso morale*, sono tecniche usate dalle ditte di marketing per aiutare i loro clienti a vendere farmaci costosissimi che non funzionano. E’ divenuta comune l’affermazione di voler “destigmatizzare” per propagandare un prodotto medico carente; es. è stata usata per la colonscopia virtuale**.

*Eichacker PQ et al. Surviving sepsis – Practice guidelines, marketing campaigns, and Eli Lilly. NEJM, 2006. 335:16.
**As radiologists push for “virtual” colonoscopy coverage, risk of misleading readers is real. Health News Review, 12 set 2016.

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Vedi anche:

La frode delle staminali

Stamina come esca per le frodie della medicina ufficiale

L’ambasciatore USA ordina il sostegno al loro complesso magico-industriale

La questua delle multinazionali

Sperimentazione animale: uno spoglio etico

Cure oncologiche. A che punto sono Sulle regole per la Roche

L’omertà manzoniana su Moro

14 novembre 2013

Appello al popolo

ccc

Le sue parole io l’ho sentite, e non te le sarei ripetere. Le parole dell’iniquo che è forte penetrano e sfuggono. Può adirarsi che tu mostri sospetto su di lui, e, nello stesso tempo, farti sentire che quello che tu sospetti è certo. (Manzoni)

Mio padre mi raccontava di quando negli anni ’50 andò, col gruppo di giovani dell’Azione cattolica, da Sambiase, oggi Lamezia, a Catanzaro a sentire un comizio di Scelba. Uno del gruppo chiese a Scelba chi fossero i responsabili della strage di Portella della Ginestra. Scelba rispose, con un tono inferocito e scocciato: “Sono stato io. Va bene?”. Riuscendo così ad ammutolire il contestatore e, sull’argomento, gli altri giovanotti. Scelba diceva allo stesso tempo una cosa vera e falsa, perché come ministro dell’interno ebbe delle gravi responsabilità, ma la strage non era tutta farina del suo sacco, e probabilmente se fosse dipeso solo da lui non vi sarebbe stata.

L’episodio mi è tornato in mente per la notizia di questi giorni che è indagato per calunnia il sottufficiale della GdF che ha costituito una fonte dei libri e degli interventi di Imposimato sulla volontà dello Stato di non salvare Moro [1]. La calunnia riguarderebbe la prigione di Via Montalcini, che secondo il finanziere era circondata e monitorata da polizia, militari e servizi, anche stranieri, ai quali però fu dato l’ordine di non intervenire.

Le altre ipotesi sui luoghi di prigionia includono una base nel ghetto di Roma, e palazzo Caetani; e anche un ipotetico ambiente dotato di una biblioteca, con testi che fanno pensare a un istituto religioso [2] (ricordo vagamente dai miei anni romani che a palazzo Caetani vi era una biblioteca, aperta al pubblico). Quali che siano state le prigioni, e le mosse delle forze che avrebbero dovuto liberarlo, il finanziere e Imposimato non sono certo i soli a sostenere che si volle fare uccidere Moro: ci sono studi dettagliati, come quelli di Flamigni e De Lutiis, che, mostrando un ampio e coerente quadro di elementi, confermano la presenza di una volontà atlantica, e forse anche sovietica, della quale i nostri governanti furono intermediari.

Oltre ai risultati degli specialisti vi è poi una legittima credenza bayesiana, che cioè considera espressamente anche le probabilità a priori; che sono un’entità epistemologica che il moderno scientismo, che permea di sè anche le discipline umanistiche, tende a trascurare in nome di un rigore che rigore non è. Quali sono le probabilità che un gruppo di dilettanti, già sotto controllo, riesca senza aiuti potenti e protezioni a programmare ed eseguire un rapimento simile, e a tenere per mesi in scacco un intero Stato proteso alla ricerca del sequestrato? Quali sono le probabilità che le forze di polizia non trovassero al più presto i responsabili della barbara uccisione dei 5 loro colleghi nell’agguato di Via Fani? Quali sono le probabilità che gli USA e altri poteri forti non esercitino influenze indebite, anche mediante guerra a bassa intensità, e che quindi siano estranei alla vicenda? Dati anche altri casi di terrorismo dove la presenza negativa dei servizi, con la loro subordinazione ai “liberatori”, non è proprio un fantasma ? E dato il carattere di Moro: credo che la principale “colpa” di Moro fosse quella di fare, sia pure con le sue proverbiali cautele, lo statista, anziché il pupazzo, e di esprimere una politica almeno in parte genuinamente indipendente. La “red scare” della Guerra fredda mi pare poco meno di una copertura, una giustificazione ideologica; i “rossi” essendo “rosa”, come si può agevolmente constatare oggi.

Tra le varie possibilità sull’indagine per calunnia c’è quella del paradosso di Gettier, dove una credenza è vera nonostante sia ritenuta tale sulla base di una giustificazione falsa (il libro “Il diavolo, certamente” di Camilleri ne contiene alcuni esempi [3]). In questo caso il finanziere potrebbe avere effettivamente prodotto, in parte o totalmente, delle false evidenze; che danno supporto a una credenza vera, quella della correità dei governanti. Il paradosso di Gettier costruito ad arte può essere una tecnica di depistaggio, per screditare una pista valida o intorbidire le acque su una verità raggiunta.

Sul piano logico corrisponde alla fallacia proposizionale della negazione dell’antecedente: “se A allora B”; “non A”; quindi “non B”. Sul piano della disinformazione fa pensare alla tecnica della “inoculation” (vaccinazione): “vaccinare” contro la verità presentandola in forma non valida. Thomas H. Huxley, “il mastino di Darwin”, ha scritto che “Verità irrazionalmente difese possono essere più dannose di errori ragionati”; e che, d’altra parte “Non c’è errore maggiore che la conclusione affrettata che un’opinione è priva di valore in quanto è malamente argomentata”. Questi giochi hanno un effetto dirompente sulla ricerca della verità (soprattutto se si ha poca voglia di raggiungerla); come in un sistema di specchi, rendono inafferrabile la verità mentre sembrano offrirla.

Bisogna distinguere tra valore di verità e giustificazione di una credenza, quando si tratta di argomenti come i Misteri d’Italia. Nel caso Moro appare esserci stato almeno un altro caso di giustificazione falsa di una verità. Cossiga diceva che lui e i DC avevano ucciso Moro; intendendo di avere causato la morte di Moro indirettamente, come effetto collaterale previsto ma non voluto, e per una scelta autonoma di difesa dello Stato; mentre fu una responsabilità di tipo diretto, e in esecuzione di volontà esterne. L’affermazione di Cossiga, anch’essa una risposta alle accuse, nella sua arrogante ambiguità ha alcune somiglianze con quella di Scelba a Catanzaro.

Non va dimenticato d’altra parte che se i dettagli non sono ricostruibili con certezza, il quadro generale è abbastanza chiaro. Personalmente non ho bisogno di studi interminabili per comprendere che coloro che occupano le istituzioni dello Stato sono corrotti e venduti a forze sovranazionali: lo vedo coi miei occhi ogni giorno. Bisogna anche evitare che, come tendono a fare accademici e magistrati, venga sabotata l’accuratezza in nome della precisione; cioè che si neghi il quadro generale perché alcuni particolari vengono periodicamente messi in discussione e corretti.

Oltre che un depistaggio, le rivelazioni false che indicano la verità e la loro successiva demolizione possono essere una forma di intimidazione, e hanno un effetto demoralizzante. Col conseguente procedimento per calunnia il paradosso intimidisce il pubblico dal profferire ciò che d’altro canto gli si lascia capire. Una nota, questa del negare e mostrare, presente in tutta la vicenda Moro. Sembra anzi che faccia parte della strategia del terrore il far intravedere chi sono i veri mandanti, prima ai politici e alla classe dirigente, ora al pubblico generale; dando così un esempio e lanciando una minaccia. E rivelando quindi il senso di un’operazione altrimenti folle, oltre che scellerata; di una “follia” che apparentemente pervase anche la risposta dello Stato.

Gli atti terroristici del potere, come ho potuto apprezzare a Brescia [4], hanno, dopo la frazione di secondo dell’esplosione, o della penetrazione del proiettile, un lungo fall-out di corruzione e di degrado, che dura anni e decenni. Con Moro si può ancora intimidire il popolo e addestrarlo alla sottomissione. Pochi giorni prima dell’indagine per calunnia, Pieczenik, emissario di Kissinger presso il governo italiano in veste di consulente per il caso Moro, intervistato da Minoli ha affermato, similmente a quanto aveva fatto negli anni precedenti, che vi era un interesse USA a eliminare Moro, e che egli agì in questo senso; attribuendo a sé stesso “il sacrificio” di Moro, come un merito. Con un discorso simile nella struttura formale a quello di Cossiga.

Appare che vi sia la volontà di imporre, mediante ammissioni parziali e distorte da un lato e smentite e minacce giudiziarie dall’altro, una forma di omertà particolarmente umiliante, che si può chiamare “manzoniana”, descritta nella sua perversità da Manzoni, a proposito della dominazione spagnola sull’Italia (v. epigrafe): non si deve dire ma si deve sapere. Così il mostro può circolare liberamente nelle menti ma non nel discorso pubblico. Già nell’agorà la convinzione privata dell’omicidio di Stato in esecuzione di ordini sovranazionali diviene un argomento poco maneggevole e opinabile, al quale vengono affibbiate connotazioni da chiacchiera da bar, complici la diffusa vigliaccheria e il diffuso atteggiamento ruffiano verso il potere. E nelle assemblee ufficiali la terribile accusa di essersi venduti agli stranieri nel partecipare a un assassinio politico non entra se non per essere condannata come una calunnia, che getta fango sui fieri rappresentanti di un popolo fiero.

Qualcosa del genere appare essere avvenuto per l’11 settembre. Vi è una letteratura, scritta da tecnici competenti, sull’impossibilità materiale che le torri collassassero completamente in seguito al solo urto degli aerei. Forse anche qui si è voluto ventilare ciò che ufficialmente si nega. Questo spiegherebbe perché il terzo edificio, il “Salomon Brothers”, è crollato apparentemente da solo, come se si volesse svelare il trucco e insinuare il dubbio sulla versione che allo stesso tempo si propagandava. E’ interessante che coloro che supportano, anche con la loro rispettabilità, la tesi che l’attentato sia stato un auto-attentato vi sia Imposimato.

L’accusa di calunnia coinvolge, sul piano della credibilità, Imposimato, ex magistrato che indagò sull’omicidio di Moro. Io vedo che i magistrati sono “atlantically correct” [5], e che le loro responsabilità e complicità nella dominazione USA, nelle collegate eliminazioni di soggetti sgraditi, e quindi nel degrado del Paese, sono ampiamente sottovalutate. Il PM che sta indagando per calunnia il finanziere è Palamara, già segretario dell’ANM: comunque stiano le cose, egli rappresenta bene la corporazione e gli interessi dei magistrati. Imposimato mi era sembrato l’esponente visibile di una esigua minoranza nobile di magistrati che mi immagino debba esistere; magistrati capaci, esperti e insieme probi e animati da passione civile. Ora pare che non sia sicuro che le cose stiano così [6]. Avendo il prof. Giannuli proposto Guariniello come candidato alla Presidenza della Repubblica, ho scritto di come gli interventi del PM di Torino sulla medicina siano a volte in realtà più consonanti con grandi interessi sovranazionali che con quelli del popolo [7], e sul sito di Giannuli ho proposto invece Imposimato [8], che mi era parso una voce pacata e allo stesso tempo fuori dal “tolemaicismo”, la pratica politica e intellettuale di ricondurre responsabilità sovranazionali a fattori interni [9]. Può darsi che chi si occupa professionalmente dei Misteri d’Italia possa mostrare su Imposimato riserve speculari a quelle che ho espresso su Guariniello rispetto alla medicina, il mio campo.

Come per gli interventi giudiziari di Guariniello, l’opera pubblicistica di Imposimato conserva comunque una sua utilità. Ma temo che l’attesa per la venuta del Magistrato Sconosciuto, prudente come un serpente e candido come una colomba, debba proseguire. Gli italiani, col loro cinismo da povera gente, sono pure colpevoli, per come si sono fatti i fatti loro, per come hanno guardato con indifferenza, con calcolata indifferenza, a quello che è stato definito “il golpe di Via Fani” (De Lutiis). Come se un fatto di tale gravità non li riguardasse direttamente, come se si fosse trattato di uno dei tanti sceneggiati su forze del male, terroristi o mafiosi, capaci di impossessarsi della società, se le forze del bene, lo stesso potere che ci opprime, non le fermano. O al più di una lotta tra signori, della quale era meglio non impicciarsi. Rilevante solo per il fatto che per avere protezione bisognava quindi rivolgersi alla fazione vincitrice; che è ciò che hanno fatto, accettando e votando personaggi, a sinistra non meno che a destra, cento volte peggiori di Moro. E servendoli, speranzosi di ottenere benefici. Dovrebbero riflettere sul fatto che poi hanno avuto Cossiga presidente e ora hanno un Napolitano bis; e su come sarebbe diversa la loro vita se, come sarebbe stato probabile, avessero avuto un settennato Moro, e altri presidenti almeno dello stesso livello.

La risposta di Scelba non era il motivo principale per il quale mio padre ricordava la giornata a Catanzaro. Nel viaggio di ritorno, lungo la strada vecchia tutta curve e pendenze, su quel genere di torpedoni che sono diventati uno dei simboli del Sud, uno della comitiva cominciò ad accusare il mal d’auto. Si mise con la testa fuori dal finestrino, bianco in faccia come un cencio. Un altro personaggio si sporse a sua volta dal finestrino immediatamente posteriore per sfotterlo. Traducendo dal calabrese, diceva, con una voce fintamente carezzevole: “********* brutto, perché sei venuto? Dove va girando uno come te? Non potevi startene a casa? Che c’entri tu con queste cose?”. E così via, senza smettere. La corriera andava, tra curve, controcurve, scossoni e beccheggiamenti, con le due teste che sporgevano fuori; quella china e quella protesa verso l’altra. Il sofferente, persona mite e di umile condizione sociale, non rispondeva. Subiva boccheggiando, fino a che non vomitò, e il getto andò a finire in faccia al suo tormentatore, che si ritrasse ingiuriando e imprecando, con esclamazioni che descrivevano ciò che aveva ricevuto: “puzzi ‘i subbrimatu”, “puzzi d’a midicina d’i surici” [sublimato corrosivo, allora usato come disinfettante e topicida]; tra la soddisfazione ilare del resto del gruppo. La scena rimase memorabile. Io ho collegato i due episodi salienti di quella giornata: il vomito dei semplici sarebbe una risposta adeguata alle parole e agli atti perfidi, che penetrano e allo stesso tempo sfuggono, degli iniqui in posizione di potere.

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Note

[1]. Non vollero salvare Moro. Indagato per calunnia ex finanziere. Il Fatto Quotidiano, 5 novembre 2013.

[2] De Lutiis G. Commento sul libro “Diario apocrifo di Aldo Moro prigioniero” di A. Vettori. In : Il golpe di Via Fani. Protezioni occulte e connivenze internazionali dietro il delitto Moro. Sperling & Kupfer, 2007.

[3] Il diavolo, certamente. https://menici60d15.wordpress.com/2012/09/15/il-diavolo-certamente/

[4] Brescia non solo bombe. https://menici60d15.wordpress.com/2010/11/23/brescia-non-solo-bombe/ . La Leonessa https://menici60d15.wordpress.com/2010/11/21/la-leonessa/

[5] La convergenza di mafia e antimafia. Pizzo mafioso e pizzo di stato. https://menici60d15.wordpress.com/2013/09/08/la-convergenza-di-mafia-e-antimafia-pizzo-mafioso-e-pizzo-di-stato/

[6] Caroli G. Imposimato, giudice bendato. Bye bye Uncle Sam, 8 novembre 2013.

[7] Il magistrato e gli stregoni. https://menici60d15.wordpress.com/2013/04/15/il-magistrato-e-gli-stregoni/

[8] Giannuli A. Ancora sulle candidature al Quirinale. 5 marzo 2013.

[9] Il tolemaicismo politico. https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/04/il-tolemaicismo-nella-storia-contemporanea-italiana/

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12 novembre 2013

Blog di A. Giannuli

Commento al post “Caso Falcone, caso Moro: ma quanti nuovi (tardivi) testimoni!”

Stiamo parlando di fatti di eccezionale gravità, sui quali è da incoscienti e poveracci accettare che non sia fatta chiarezza, perchè riguardano anche le nostre esistenze personali. Sul caso Ladu sto scrivendo un breve pezzo (attendo che mi arrivi il libro di Imposimato ”I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia”) dove commento anche sulla mia proposta di Imposimato come candidato alla Pdr in risposta a quella di Giannuli di Guariniello (A. Giannuli Ancora sulle candidature al Quirinale, 5 marzo 2013). Quando lo avrò pubblicato posterò il link su questo sito, sperando di fare cosa utile.

Un commento al post ““Non vollero salvare Moro”. Indagato per calunnia ex finanziere” Il Fatto quotidiano, 5 novembre 2013

Paradosso di Gettier e depistaggi

Una tra le varie possibilità è quella del paradosso di Gettier, dove una credenza è vera nonostante sia ritenuta tale sulla base di una giustificazione falsa (il libro “Il diavolo, certamente” di Camilleri ne contiene alcuni esempi). In questo caso il finanziere potrebbe avere effettivamente prodotto delle false evidenze; che supportano però un fatto vero. Il paradosso di Gettier costruito ad arte può essere una tecnica di depistaggio, per screditare una pista valida o intorbidire le acque su una verità raggiunta.

Col conseguente procedimento per calunnia intimidisce il pubblico dal profferire ciò che d’altra parte si lascia intravedere: “L’iniquo che è forte … può adirarsi che tu mostri sospetto di lui, e, nello stesso tempo farti sentire che quello che tu sospetti è certo.” (Manzoni). Una nota, questa del negare e mostrare, presente in tutta la vicenda Moro.

Bisogna distinguere tra valore di verità e giustificazione di una credenza, quando si tratta dei Misteri d’Italia. Nel caso Moro appare esserci stato almeno un altro caso di giustificazione falsa di una verità. Cossiga diceva che lui e i DC avevano ucciso Moro; intendendo di avere causato la morte di Moro indirettamente, come effetto collaterale previsto ma non voluto, e per una scelta autonoma di difesa dello Stato; mentre, come mostrano studi come quelli di Flamigni e De Lutiis, fu una responsabilità di tipo diretto, e in esecuzione di volontà esterne.

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16 novembre 2013

Segnalo il post “L’omertà manzoniana su Moro”:

https://menici60d15.wordpress.com/2013/11/14/5064/

sul mio sito

https://menici60d15.wordpress.com/

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12 novembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Moro, pg Roma: “Gravi indizi di concorso in omicidio su ex funzionario Usa”

“aikon. Continuiamo con i fumetti suggestivi che dimostrano quanto meno ignoranza completa della storia delle BR.

“Ma anche l’avvertimento (o minaccia) che ebbe mentre presumibilmente si trovava in un Paese “amico”,e da parte di una personalità in quel Paese autorevole,non crediamo sia possibile collegarlo alla sua eliminazione:e per il fatto stesso che c’è stato.Cose del genere-lo si sa persino proverbialmente-si fanno senza dirle; il non dirle è anzi condizione necessaria per farle”.(Dalla Relazione di minoranza presentata dal deputato Leonardo Sciascia alla Commissione Moro -1982) ”

@ Aikon. Gia’ Aristotele respingeva come un sofisma il sostenere che l’accusato, un uomo forte, non può avere picchiato l’uomo debole perché altrimenti tutti avrebbero capito che è stato lui. E’ il cosiddetto “corax”, l’argomentazione dove si sostiene che “la colpevolezza non è verosimile proprio perché può esserlo”. A parte il fatto che a volte gli uccisori avvertono chiaramente la vittima che la colpiranno se non desiste, es. Aricò con Ambrosoli. L’avvertimento può essere anzi una esibizione criminale di potere; anche come esempio ad altri per future imposizioni. E può disorientare la vittima, e confondere la ricostruzione, soprattutto se l’omicidio in realtà è già stato deciso.Anche Ambrosoli credeva che non fosse possibile che lo uccidessero, perché sarebbe stato un omicidio firmato. Il modo di pensare e di comportarsi del predatore è diverso da quello dell’uomo onesto. Mi dispiace che Sciascia abbia aggiunto la sua voce al guazzabuglio di interpretazioni fuorvianti sull’omicidio di Moro.

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13 novembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Portanova “Aldo Moro, Grassi (Pd): “Pieczenik al Viminale per favorire l’omicidio” “

Grazie alle singolari autoaccuse statunitensi, rimembranze di poliziotti e interventi tardivi della magistratura, sta tornando di moda considerare i comunisti di allora come vittime del “golpe di Via Fani”. Invece furono tra i congiurati, assicurandosi il favore degli anglosassoni, dei quali sono servi premurosi ormai da tanti anni. Credo che Moro volesse usare il PCI per dare all’Italia un’autonomia politica, progetto osteggiato da anglosassoni e russi. Quelli del PCI lo hanno consegnato ai suoi carnefici una volta avvenuto il sequestro, partecipando all’immonda sceneggiata della “fermezza” accoppiata al “non riuscire” a trovarlo. Ottenendo così dagli anglosassoni un placet i cui effetti sono oggi davanti ai nostri occhi. Moro fu eliminato perché avrebbe portato l’Italia a non essere totalmente soggiogata, a non essere sfruttata e degradata. Gli “atlantically correct” dei PD e della magistratura oggi non sono meno falsi e meno vili nel fare i sicari o i tirapiedi per mantenere lo status quo.

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12 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Regis “Aldo Moro, verso via libera alla beatificazione. Il postulatore Giampaolo: “Quasi concluso l’iter canonico” “

Moro non fu affatto un santo; ma fu un martire. Era uno statista, figura di politico che oggi i giovani non conoscono nemmeno nelle sue forme più sbiadite. Una battuta vuole che la diplomazia vaticana sia nata quando Pietro negò per la terza volta di conoscere Gesù. Pietro poi si fece crocifiggere capovolto, si riporta; mentre i preti badano a restare coi piedi per terra. Sono capaci di consegnare uno dei loro – uno dei pochi che metteva in predicato l’asservimento delle greggi italiche al tiranno – ai sicari del tiranno. E poi sostenere che il tradito fosse un santo, atteggiandosi ad anime pie e a vittime. Per meglio continuare a tradire. La chiesa del dodicesimo apostolo, ma priva di rimorsi, che fende così la sua via nella storia.

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30 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Limiti “Commissione Moro, coordinamento con Procura generale per ricostruire strage di via Fani. Arriva pm che indagò su Brescia”

L’eliminazione di Moro mostra come quando la mamma atlantica chiama e chiede la testa di qualche italiano l’apparato dirigente, clero, politici, carabinieri, polizia, notabili, esegue. Non è una pedanteria metodologica obiettare che è un errore dare per scontato, portando ad esempio le poche eccezioni, che la magistratura, parte integrante dell’apparato, si dissoci e non pratichi questo costume. Magari tramite un elegante pipelining basato sullo sfasamento storico: apparendo impegnata a indagare su misfatti di 40 anni prima mentre favorisce quelli contemporanei; che verranno a loro volta indagati 40 anni dopo, a copertura di quelli che favorirà allora. Bisognerebbe guardare anche al ruolo della magistratura nei Misteri d’Italia e nelle epurazioni.

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25 maggio 2017

Blog Bye-bye Uncle Sam

Commento al post di P. Cammerinesi “The smoking gun”

Quando devono eseguire ordini inconfessabili le nostre istituzioni mescolano rigidità prussiana e sciatteria fricchettona. Es. con Moro finsero sia inflessibilità kantiana, “lo Stato non tratta”, sia inettitudine fantozziana sul piano poliziesco, per evitare di salvarlo. Pecorelli, mentre a Washington come presidente dell’AIFA riceveva istruzioni sull’operazione che avrebbe portato alle odierne leggi draconiane sulla vaccinazione dei bambini, era anche dominus di fatto del grande ospedale pubblico che fa da policlinico all’Università di Brescia, come rettore e primario. In quella veste, associata per di più a quella di presidente dell’ente di valutazione scientifica dei farmaci, è stato incredibilmente corrivo: gli Spedali Civili aprirono le porte a Stamina, una truffa da quattro soldi, dandole peso e credibilità.

Non si tratta di rigore né di lassismo, ma di esecuzione di direttive. La rigenerazione di tessuti solidi con staminali è un progetto fantascientifico, di grande suggestione, ma che non riesce a soddisfare i criteri di scientificità, a partire dalla plausibilità biologica. Allora, essendo anche un business, si è ricorsi al sistema dello standard inverso, negativo invece che positivo: si comparano sul piano dell’immagine i prodotti ufficiali non con gli standard di efficacia e sicurezza che dovrebbero raggiungere, ma con quanto di peggio, con versioni volgarmente ciarlatanesche, per farli sembrare seri e validi al confronto, anche se restano inefficaci e dannosi (1). Le versioni pop, che costituiscono a loro volta un business, permettono anche di stimolare liberamente le aspettative del pubblico sulle asserite proprietà miracolose, addirittura la ricostituzione del tessuto nervoso. Le credenze a priori fittiziamente elevate falsano nel verso desiderato le verifiche sulle staminali ufficiali, consentendo standard più bassi e interpretazioni compiacenti. Le staminali spudoratamente fraudolente che servono da standard negativo ricevono il via libera, e anche appoggi e riconoscimento, dalle istituzioni, nella costernazione degli addetti alle staminali “scientifiche”. E’ un copione che in USA viene recitato da anni e su larga scala (2). Posso testimoniare che in Italia diverse istituzioni dello Stato hanno favorito in vari modi, anche tramite atti illeciti e infami, l’altrimenti impossibile operazione Stamina, tradendo ancora una volta il Paese in obbedienza ai poteri forti.

1 Stamina come esca per la medicina ufficiale https://menici60d15.wordpress.com/2014/05/04/stamina-come-esca-per-le-frodi-della-medicina-ufficiale/. La polarizzazione gesuitica. https://menici60d15.wordpress.com/2017/04/07/la-polarizzazione-gesuitica/
2 Joseph A. Texas leans into unproven stem cell treatments, to the dismay of scientists. STAT, May 16, 2017. Joyce M. Strip mall stem cells. Health News Review, March 16, 2017.

Giornalismo medico

22 aprile 2013


21 aprile 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Di Grazia “Scienza, finti congressi e cattivo giornalismo” del 20 aprile 2013

Ritenere che, siccome ci sono i ciarlatani, allora la ricerca biomedica ufficiale è onesta, è un tragico errore (e anche un esempio di ragionamento scientista, irrazionale e borioso). Il livello di corruzione del giornalismo nel propagandare “progressi” scientifici ufficiali è altissimo. In un Paese sano e democratico, diverse notizie mediche – incluse tante che compaiono su Il Fatto – dovrebbero essere perseguite dalle Procure.

Segnalo il libro di R. Levi, “Medical jornalism. Exposing fact, fiction fraud”, Iowa State University, 2001, a quei giornalisti che volessero esercitare in maniera non disonesta la loro professione riportando notizie mediche; e a quei lettori che non credono ciecamente alla panzana di dimensioni galattiche che la frode in medicina è solo quella dei pesci piccoli, mentre la medicina e la ricerca ufficiali sono al di sopra di ogni sospetto.

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@ Nicola. “La ricerca contiene tutti gli anticorpi per spurgarsi prima o poi dei risultati fasulli”. “Prima o poi” ? I betabloccanti in cardiologia stanno venendo criticati come dannosi dopo essere stati usati per 40 anni. Da settembre alcuni farmaci avranno un triangolo nero, a indicare che non si è sicuri dei loro possibili effetti avversi. Tutto scientifico, nominalmente, anche se è una “scienza” un po’ deboluccia; ma è comunque un usare le persone come cavie. L’impressione che ho io è che vi sia una dolosità sistemica, legata alle centinaia di miliardi di euro in gioco, che viene coperta nascondendosi dietro a un presunto “metodo scientifico” elevato a idolo. Il metodo scientifico non è nato per impedire le frodi, e non è sufficiente, né tecnicamente né eticamente, a questo scopo. Il giornalismo medico non è “tutto un altro paio di maniche”: lavora di concerto con una scienza aggiogata al profitto, amplificando quelli che sono messaggi pubblicitari. Speriamo che “prima o poi” gli scienziati, così consapevoli e indipendenti secondo te, producano anticorpi anche per questo ideologismo, e il povero metodo scientifico torni al suo utile e nobile ruolo di strumento di conoscenza, anziché fare da foglia di fico.

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@ Marco Ferazzani. Anche Garattini ha evidenziato che il triangolo sulle confezioni farmaceutiche comporta il rischio di immissione sul mercato di farmaci non sufficientemente testati e di abbassamento degli standard scientifici. I conti andrebbero fatti tenendo conto di quelli come te che ritengono che sia inevitabile esporsi a questi rischi, “fatti due conti” (li dovresti pubblicare, conti così interessanti e sintetici). Se al mondo non ci fossero quelli come te che sono così contenti di ricevere questi trattamenti che li difendono, non ci sarebbero neppure i “furbetti”. Sia “la scienza”, sia “la Legge” della nostra servile classe dirigente, appaiono prostituite a questo business; così come del resto avviene anche per altri interessi “globali”.

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1 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Lapertosa “Parkinson, ideato un dispositivo intelligente di stimolazione cerebrale” del 30 novembre 2013

La deep brain stimulation è in uso da circa 20 anni. La sua efficacia è quanto meno limitata (i pazienti devono continuare a prendere farmaci anti-Parkinson). I possibili effetti avversi sono quelli della neurochirurgia: gli elettrodi sono impiantati nelle aree più profonde del cervello, tramite un intervento di chirurgia maggiore. Gli effetti avversi più gravi, oltre alla morte, sono infezione intracranica, emorragia cerebrale, ictus e altri danni e deficit neurologici permanenti.

Il gruppo italiano si propone, come altri gruppi, di migliorare il funzionamento del dispositivo con l’introduzione di impulsi on demand. La sperimentazione clinica è agli inizi; ma, colorando l’aspetto patriottico, e il tema dei giovani talenti maltrattati da non lasciar andar via, la ricerca viene celebrata dall’articolo di Lapertosa in anticipo, come se si fossero già ottenuti risultati altamente positivi. Glissando invece sul carattere chirurgico della terapia, e tacendo su i suoi rischi, e sulla sua efficacia limitata, o dubbia.

In questo modo l’articolo fa propaganda al tema tecnocratico della “frontiera infinita” in medicina: curare le comuni malattie neurodegenerative dell’anziano basandosi sul continuo lancio di nuovi prodotti hi-tech, a scapito dell’assistenza di base. Una strada che suscita speranze ed entusiasmo in ampi settori di pubblico, ma che a detta di alcuni medici e bioeticisti va nell’interesse del business più che del paziente.

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13 dicembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Porciello “Stress e depressione: il circolo vizioso tra biologia ed esperienza che ci fa ammalare”

La giornalista Porciello confeziona in veste giornalistica informazioni mediche che secondo diversi critici qualificati sono in realtà teorie ad hoc, e allarmi ad hoc, diffusi ad arte su incarico delle industrie produttrici di psicofarmaci per espandere il mercato, a danno dei pazienti, che ne verranno gravemente danneggiati (*). Si può controbattere che non è così; o che comunque occorre garantire il “pluralismo”, e la libertà di opinione. Ma in uno Stato democratico e basato sulla legalità, alla diffusione di indicazioni mediche che possono incidere fortemente, anche in negativo, sulla salute delle persone, dovrebbe corrispondere una responsabilità proporzionata. Qui, ad esempio, chi è responsabile per i possibili danni alla salute e di altro genere provocati da questo articolo? La giornalista Porciello? Il giornale Il Fatto? L’ordine dei giornalisti? O a loro va solo la gratitudine dei beneficiari di tale propaganda, la responsabilità venendo scaricata sulle “fonti” ? (Con ovvi rimpalli a ping-pong tra giornalisti e “scienziati”). Credo che dovrebbe essere individuato chi è responsabile in campo giornalistico per le conseguenze di notizie come queste, che costituiscono di fatto un atto medico, e che hanno un valore di mercato, valendo oro per le case farmaceutiche; ma che possono essere nocive per il pubblico. Si dovrebbe forse definire una figura, una persona o gruppo di persone, che si assume esplicitamente la responsabilità della diffusione per ognuna delle notizie mediche come questa. In particolare quando le notizie sono su temi controversi, o vanno a favore di grandi interessi, o sono in grado di provocare danni alla salute e di altro genere nel pubblico.

*. Davies J. Cracked. Why psychiatry is doing more harm than good. Icon books, 2013.

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@ Paola Porciello. Dando per assunto che gli innumerevoli casi di abbattimento psicologico causati dallo stress della vita moderna siano malattia, patologizzando arbitrariamente le difficoltà e i dolori della vita, il suo articolo le terapie le “sponsorizza” tutte. Lei “non si sogna di dire a qualcuno” a quale specifica terapia affidarsi, ma induce a rivolgersi ad esse sulla base di sentimenti soggettivi. (Cosa che nella pratica si traduce nello “prima l’una e poi l’altra”). Con una particolare attenzione alle terapie farmacologiche, visto che riporta inoltre che lo stress provoca alterazioni biologiche cerebrali tali da configurare malattia e che gli psicofarmaci agiscono su queste. Teorie scientificamente infondate, e business-oriented, come mostra il libro che cito. Tra i libri da leggere c’è anche “Anatomy of an epidemic: magic bullets, psychiatric drugs, and the astonishing rise of mental illness in America” di R. Whitaker. Tratta anch’esso di come applicando con disinvoltura etichette mediche di comodo si possano dichiarare affette da disturbo mentale masse di persone.

La medicina non comincia con la terapia, ma con la definizione e la comunicazione al pubblico di ciò che è malattia e di ciò che non lo è. E chiunque prenda pubblica posizione a riguardo dovrebbe rispondere (in forme legali …) di ciò che afferma. Me, per esempio. E anche i giornalisti come lei, che non dovrebbero tirare il sasso e nascondere il braccio.

Con pari cordialità
Francesco Pansera

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@ Paola Porciello. Potrei risponderle che ho visto persone condotte alla disperazione e alla rovina dagli psicofarmaci; e chiederle come mai lei, così attenta, non le vede. Ma penso sia meglio evitare, se possibile, questo genere di argomenti. Cara Paola, il suo ragionamento è di un tipo che dovrebbe essere riportato nella lista delle cose da non fare nel giornalismo medico. Il fatto che si soffra quando si è depressi non significa che tale stato sia equiparabile al modello di malattia che su di esso ha costruito la psichiatria ufficiale; né che le terapie mediche previste siano quindi giustificate. In questi giorni circola sui media un argomento simile: l’influenza ucciderebbe 8000 persone all’anno, quindi l’uso del vaccino è giustificato. Non conta che i dati mostrino scarsa efficacia e razionale viziato. Si tratta di non sequitur basati su un ricatto morale. Il parlare di persone che stanno male e l’affermare di volerle aiutare viene usato come piedistallo, per mettersi in una posizione di autorità e applicare trattamenti. Es. permette di confondere tra depressione endogena, quella che lei ora descrive, una condizione grave ma che non giustifica l’uso del “noi” del titolo del suo articolo, e la depressione reattiva derivante dallo stress che ci colpisce tutti. Io lo chiamo l’argomento ”qui c’è gente che soffre”, dall’espressione che mi ricordo usava un’infermiera per intimidire chi la richiamava ai suoi doveri.

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11 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Parrillo “Fecondazione eterologa, fiocco rosa e azzurro contro il riduzionismo biologico”

I bloggers parlano di “supercazzola”; chi vuole usare un linguaggio forbito, di “neolingua orwelliana”. Un giurista, George Annas, ha osservato come la corruzione linguistica e concettuale accompagni la corruzione dell’attuale medicina: “la sperimentazione diviene trattamento, i ricercatori sono medici curanti, e i soggetti di un esperimento sono pazienti”. (Questing for Grails: Duplicity, Betrayal and Self-Deception in Postmodern Medical Research,” Journal of Contemporary Health Law Policy,1996: 297); si è giocato anche su questi stessi equivoci in quella truffa di Stato che è Stamina. Il “doublespeak” in biomedicina è spesso sottile; ma la giornalista Parrillo, de Il Fatto, va giù pesante. Considera il riduzionismo nel campo della riproduzione. Si pensa che vorrà riferirsi al riduzionismo biomedico: in Italia il forte e crescente tasso di infertilità sociale, per il quale chi vorrebbe e potrebbe avere figli non può farne per carenza di mezzi economici e di futuro, passa sotto silenzio; mentre la politica della maternità è stata ridotta alla discussione su quanto vanno sostenute quelle tecnologie che permettono, a volte, di avere figli nella minoranza di casi di infertilità biologica. Invece Parrillo sostiene che è l’eterologa che permette superare il “riduzionismo biologico”. Il “riduzionismo biologico” per lei sarebbe il fare figli all’antica, tramite l’atto sessuale, e poi andare in giro a dire di essere padre o madre del concepito.

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2 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Margottini “Corsi de il Fatto Quotidiano: da Human Technopole a Xylella, per le inchieste scientifiche serve metodo”

censurato

Alla giornalista Margottini, laureata in matematica, segnalo che spesso il giornalismo scientifico e le frodi a fini di lucro della biomedicina sono intimamente legati in uno schema che chiamo “bayesanesimo fraudolento”, riconducibile al teorema di Bayes. Le probabilità a priori di ottenere un dato risultato, cioè la valutazione della plausibilità biologica delle possibili vie sulla base di ciò che si conosce, sono sostituite dallo scegliere ipotesi che si conformino alle aspettative a carattere magico del pubblico, distorcendo ad hoc la teoria; e dal farle sembrare raggiungibili attraverso campagne mediatiche. Ciò è facilitato dall’impostazione empirista che considera i trial clinici – facilmente manipolabili – non una verifica ma la fonte unica di verità. Il caso Stamina mostra come politici, giornalisti e magistrati si occupino di gonfiare le probabilità a priori; così da indirizzare la ricerca e aumentare artatamente la valutazione positiva a posteriori del raggiungimento di effetti clinici*. Rendendo in questo modo “entrenched” quelle che poi si rivelano, come era prevedibile, “underperforming big ideas”**, criticate come pericolosamente viziate da aspettative fideistiche perfino dalla servizievole FDA ***.

*Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale. Sul mio sito.
**Joyner et al. What happens when underperforming big ideas in research become entrenched? JAMA, 28 lug 2016.
***Marks et al. Clarifying stem-cell therapy’s benefit and risks. NEJM, 30 nov 2016.

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10 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Ventriglia “Informazione, Gomez a Latella: “Taranto? Non se n’è parlato perché c’è filo diretto tra editori e interessi politici” “

C’è il giornalismo dei pennivendoli, che per interesse serve di chi dovrebbe controllare; a volte con scandali ad hoc. E c’è Il giornalismo Lancillotto, senza macchia e senza paura e lancia in resta, benemerito, ma che a volte fa, involontariamente, anche lui l’interesse del potere, perché identifica il drago senza farsi troppe domande, e quindi il potere lo può manovrare, facendolo caricare dove vuole lui. Gomez è un giornalista di prim’ordine; ma non c’è giornalista, mi pare, che consideri che il vento su Taranto è cambiato. Lo Zeitgeist economico, che per decenni ha chiesto, come mezzi per il profitto, l’omertà delle autorità e l’indifferenza popolare sui danni da inquinamento, ottenendole facilmente, oggi vuole scarmazzo e paura, e una mobilitazione di massa sull’inquinamento, come mezzi per favorire la deindustrializzazione, e per sviluppare un’industria di diverso tipo, l’industria medica, da finanziare e da rifornire di materia prima spingendo verso di essa adulti e bambini. Anche stavolta è la sua volontà a imporsi, anche grazie alla stampa, che combattendo i mezzi del potere passati favorisce quelli odierni, che hanno semplicemente preso un verso opposto rispetto ai precedenti.

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4 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Marfella “Autismo, tumori e disabilità: quanto influisce l’inquinamento sulla nostra salute?

Ricordo il dr. Marfella, che dice di essere schierato dalla parte dei cittadini, a fianco al Procuratore generale di Brescia a una conferenza dove si lanciavano allarmi sui danni alla salute da inquinamento nel bresciano, accomunandolo alla Terra dei Fuochi. Platea di studenti, cioè di minori, scelta a mio parere imprudente, per non dire censurabile*. Marfella accosta l’inquinamento anche alla ”epidemia” di autismo; schierandosi a fianco all’ufficialità, incluso Mattarella, in un’operazione di creazione di malattia per via culturale. La bufala dell’epidemia di autismo da vaccini serve da standard negativo per fare sembrare scientifiche le manipolazioni sull’autismo dell’ufficialità; come Stamina al confronto fa sembrare credibili le promesse fantasiose dell’ufficialità sulla rigenerazione del tessuto nervoso. La chemio, fallimentare, viene valutata paragonandola alla follia del metodo Hamer. Su questo sito M. Mirabella, che ha gravi responsabilità per forme di deleteria pubblicità direct-to-consumer mascherate da divulgazione, sembra un difensore dell’onestà scientifica, essendo mostrato a sbeffeggiare una “raeliana”. Il dibattito è coartato a magia bassa contro magia alta. Per un esempio di terza campana, v. autismo in “Primo non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie”, Boringhieri. L’autore dopo avere diretto la nosografia psichiatrica ufficiale ne è divenuto un critico.

*La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide.

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19 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Report e vaccino Hpv, Mentana: “Anche i campioni sbagliano. Tanti avvelenatori di pozzi non aspettavano altro” “

In Giappone il governo si è espresso contro il vaccino HPV, e ha sospeso l’appoggio, adducendo riserve sulla sicurezza, facendo quasi azzerare i tassi di vaccinazione delle bambine. La misericordia impone di mandare ai superstiziosi ignoranti di Tokio Mentana e la Lorenzin a insegnare loro il rispetto per la scienza e come si tutela la salute dei cittadini.

La decisione di Tokio non prova in sé che il vaccino sia dannoso; ma mostra che le cautele sono ragionevoli, o doverose per chi ha responsabilità di politica sanitaria. Prima che della sua sicurezza, si dovrebbe dire “nullius in verba” sulla sua efficacia: Mentana, ma anche i giornalisti di Report, dovrebbero indicare i lavori scientifici che provano adeguatamente – adeguatamente – l’efficacia del vaccino nel prevenire il tumore del collo dell’utero. Gli esperti e i rappresentanti delle istituzioni che tuonano contro chi ha osato dubitare della parola degli Scienziati nella foga si sono scordati di presentarli. A voler fare il giornalista, bisognerebbe controllare se il livello di evidenza consenta effettivamente di gridare all’oscurantismo; o se, dati i grandi interessi, e conoscendo i nostri polli politici, non si tratti di un bluff, di una manfrina da imbonitori. Ma immagino che già questa richiesta sia segno di mancanza di fede, di ateismo o di eresia, e giustifichi l’iscrizione d’ufficio nell’elenco degli appartenenti alla setta degli “anti-vax”.

@wittrue. Il caso giapponese mostra che lì, nella patria della tecnologia, e dove certo non si è pregiudizialmente contrari al business farmaceutico, si sa distinguere tra politica sanitaria, che richiede un bilancio rischi benefici con garanzie sulla sicurezza, e ideologia scientista, per la quale i ricercatori (e chi li manovra) dettano la politica sanitaria; così che sempre più si stanno immettendo farmaci poco testati quanto a efficacia e sicurezza, usando la popolazione come cavie. Il lavoro che lei cita, una review di ricercatori dell’ISS e della casa farmaceutica che vende il vaccino anticancro, non mostra più di quel che affermano gli autori: “le vaccinazioni 4HPV hanno il potenziale di ridurre le verruche genitali”. Non mostra affatto una capacità del vaccino di prevenire il cancro del collo dell’utero; infatti evita di dirlo. Le verruche genitali (comuni) sono una cosa, il cancro mortale della cervice (raro) un’altra (per quanto si cerchi di confonderle assieme). Il non causa pro causa, la pretesa di trasformare i risultati di un lavoro in surrogate endpoint in sede di interpretazione, il conflitto d’interesse, per il quale il controllando conduce le verifiche insieme al controllore, costituiscono piuttosto un esempio delle storture sulle quali si basa la pretesa di imporre a masse di ragazze sane inoculazioni i cui risultati finali non sono noti; allocando fondi pubblici destinati alla sanità a prodotti che prima di essere “scienza” sono commercio e finanza.

@wittrue. Veramente la mia risposta è nel merito; e mostra che il merito non lo sta presentando chi dovrebbe, cioè chi afferma e vuole ordinare di sottoporsi al trattamento medico; cioè quelli della sua parte. Prendo atto che per lei il lavoro compilativo, su tipologie di studi che un testo di epidemiologia definisce “of lesser design”, scritto da dipendenti della ditta produttrice con gli amici dell’ISS, che conclude che il vaccino sembra prevenire le creste di gallo, è la prova che previene il cancro. E che lei questo lo chiama sapere. Mi scusi, ma dovendo “scegliere” mi danno più fiducia i giapponesi; e i diversi rispettabili ricercatori che hanno espresso critiche. Oltre alle evidenze scientifiche, anche la qualità e la buona fede delle argomentazioni addotte dovrebbero entrare nella valutazione politica (e in alcuni casi giudiziaria) di questo e altri diktat medici.

@ Conenna. E’ vero. La sanità non è solo questione di denaro, ma anche di valori, da tenere al riparo dagli interessi. E di razionalità, da proteggere dalle nostre paure e fantasie. Illich scrisse che a volte i più poveri sono risparmiati dagli effetti più sinistri della medicina iatrogena. Quando ero resident in USA, dove lussuosi ospedali sorgono a fianco a quartieri degradati con tassi di mortalità neonatale elevata, controllando la storia clinica dei pazienti vedevo che a volte il loro aver potuto acquistare costose assicurazioni li aveva esposti al danno iatrogeno più di quanto non li avesse protetti dalla malattia.

@vferrari. L’affermazione che cito di Illich è stata ritenuta degna di essere pubblicata sul Lancet, che ospitò l’articolo che la contiene. Il tema etico dell’allocazione delle risorse a seconda dell’aspettativa di vita per gli affetti da insufficienza renale cronica è stato discusso nelle sedi più titolate, che non lo hanno trovato da esaltati. I danni al singolo individuo dell’illusione individualistica che sia vantaggioso pensare solo in termini di cura del singolo sono pure stati considerati da bioeticisti, e dovranno esserlo sempre più, dato il corso liberista e il relativo marketing.

Certo, per voi che siete una fucina di alta scienza, infaticabili nel tenere sempre gonfi i mantici coi quali forgiate grossi doni all’umanità, Illich non è che “il più grande rompi…”, da scartare con disprezzo. In voi l’auspicata fusione tra le due culture si compie: siete tanto scienziati quanto intellettuali.

@vferrari. La salute collettiva non è ottimizzata considerandola la sommatoria delle cure ai singoli. Es. se, pensando in termini individuali, si assegnano reni per i trapianti ad anziani, con una ridotta aspettativa di vita, a scapito dei giovani, parte dei QALY che sarebbe possibile aggiungere alla popolazione andranno persi; così che in media il singolo individuo ci perderà. Problema etico, che è stato affrontato anche sul piano scientifico dai centri di matching; e che ne sta generando altri *.

La scienza, quella vera, è una tra le grandi imprese umane; mi spiace che mentre se ne erge a difensore non la conosca, a giudicare da come ne parla. Quelli come lei ne fanno un feticcio da adorare per ottenerne superiorità; un simulacro che in campo medico viene manovrato da astuti sacerdoti che gli fanno dire ciò che vogliono. Chi sostiene che la scienza non è corruttibile, elevandola così da attività umana a entità metafisica, non sa in cosa consista; o finge. Si crede razionale, ma è in realtà un praticante, interessato o ancor peggio sincero, di un culto che uno scienziato, Feynman, ha chiamato “cargo cult science”. Lo scientista è così ad uno stadio più arretrato e pericoloso rispetto al nondum matura sulla scienza di Croce. Dall’idealismo in effetti ha poco da imparare, quanto ad arte del sofisma, camaleontismo e spocchia. (Croce però aveva l’erudizione).

*Kaufman SR. Fairness and the Tyranny of Potential in Kidney Transplantation. Current Anthropology, 2013. 54. 856.

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21 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Fake news, scuola, giornalisti, imprese e digitale: 4 confronti alla Camera per parlare di misure contro disinformazione”

Sul British Medical Journal si chiede un freno allo “inquinamento da fake news” in campo medico*:

“Le fonti dell’inquinamento vengono da gruppi di interesse, che hanno da guadagnare nel porre le loro idee sotto una luce positiva. Sono spesso comunicati degli uffici stampa di questi interessi, come quelli delle ditte che vendono erbe curative, ma anche agenzie governative della sanità, ricercatori, università, clinici, centri medici, aziende farmaceutiche e di dispositivi biomedici, e gruppi di pazienti finanziati dalle industrie”.

“La notizia sulla salute che è inaccurata, sciatta, parziale o incompleta, minaccia la salute pubblica, la politica e le decisioni individuali. I giornalisti non possono essere semplici stenografi. Hanno una responsabilità di agenda setting, nell’aiutare il pubblico a comprendere quanta importanza riconoscere a un argomento sulla base dell’enfasi datagli dai media”

I bufalari privati postano petardi, ma il bombardamento a tappeto della disinformazione lo fa il potere. Alla riunione a Montecitorio ci sarebbe da fare una bella retata contro i seminatori di fake news. Ci sarà invece un capovolgimento dei ruoli, simile a quello per il quale in certi paesini i mafiosi sono la legge e gli onesti i cattivi soggetti.

*Schwitzer G. Pollution of health news. BMJ, 15 mar 2017.

L’ambasciatore USA ordina il sostegno al loro complesso magico-industriale

20 marzo 2013

20 marzo 2013

Appello al popolo

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AltanAnticancro

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Le distinzioni politiche tradizionali (come quelle fra destra e sinistra, liberalismo e totalitarismo, privato e pubblico) perdono la loro chiarezza e la loro intellegibilità ed entrano in una zona di indeterminazione una volta che il loro referente fondamentale sia diventato la nuda vita. G. Agamben. Homo sacer

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E’ passato pressoché inosservato il discorso dall’ambasciatore USA David Thorne su “Il ruolo e il futuro dell’industria farmaceutica Americana in Italia” [1] pronunciato il 5 febbraio 2013 all’Ambasciata americana di Via Veneto, in un convegno al quale hanno partecipato personalità come il papabile alla presidenza della Repubblica Gianni Letta, il nipote Enrico Letta del PD, il ministro della salute Balduzzi, il sottosegretario allo sviluppo economico De Vincenti, il direttore generale dell’AIFA Pani, il vice-presidente di Confindustria Regina e il chairman dello “Italian American Pharmaceutical Group”, Antonelli. L’ambasciatore dice in pratica due cose. a) “L’industria farmaceutica basata sulla ricerca, vale a dire il settore farmaceutico e delle biotecnologie incentrato sull’innovazione” è “motore di crescita economica”. b) Chi occupa le istituzioni deve sostenere gli interessi USA in Italia su questo settore; posto inoltre che “gli investitori americani” formano “una parte sostanziale” anche della “industria farmaceutica italiana”.

I farmaci cosiddetti “innovativi” sono un settore ben definito dell’industria farmaceutica; al loro interno la classe principale è quella dei farmaci oncologici. Ufficialmente, e agli occhi del pubblico, l’innovazione farmaceutica ha un carattere prometeico. In realtà oggi la sua natura è sisifea, derivando da un calcolo economico. Nelle parole di Piero Bevilacqua: “ […] l’interesse del capitale per la scarsità non solo rappresenta un aspetto nuovo del suo sforzo di dominio, ma costituisce una minaccia gigantesca che si para al nostro orizzonte. Che il capitale oggi insegua affannosamente la scarsità appare evidente dalla corsa continua con cui le imprese sono impegnate a realizzare sempre nuovi prodotti, a contrastare l’abbondanza delle merci, che perdono rapidamente valore, con variazioni di prodotti e incremento dei loro aspetti simbolici in grado di riaccendere incessantemente i desideri dei consumatori.” [2].

E’ il principio del pipelining, l’allestimento di un percorso produttivo che consente a un’azienda di sfornare in continuazione prodotti sempre nuovi. L’innovazione farmaceutica attualmente non punta ad accrescere e ad applicare le conoscenze scientifiche e tecnologiche per il bene dell’umanità, ma al profitto mediante la continua creazione di scarsità: Una scarsità relativa – spesso fittizia – rispetto ai farmaci esistenti. Nella grande maggioranza dei casi i farmaci innovativi non sono sviluppati per essere risolutivi, ma per superare il prodotto di qualche anno prima e essere superati qualche anno dopo. Devono mostrare qualche beneficio rispetto ai farmaci che intendono sostituire; beneficio che può anche essere minimo, irrilevante o totalmente inventato; e devono contenere vizi, es. effetti collaterali, che ne giustificheranno la sostituzione dopo un po’ di tempo. Un poco come i prodotti software, coi quali però non condividono il conseguimento di reali traguardi tecnologici: occorre che nel mortaio si pesti acqua, perché prodotti che curino efficacemente le malattie, ponendo la parola “fine”, o quasi, su una determinata necessità di cura, spegnerebbero la relativa pipeline, e sarebbero quindi calamitosi per il business.

In genere sono farmaci molto costosi (es. 10000 euro/mese); introdotti con procedure accelerate e semplificate e che si vuole rendere sempre più veloci e meno controllate; sono scarsamente o per nulla efficaci; possono avere pesanti effetti collaterali, che spesso emergono – o sono resi noti – solo dopo la loro frettolosa immissione nel mercato, e che costringono a ulteriori cure. Distolgono la ricerca e lo sviluppo da prodotti risolutivi, e sottraggono allo Stato e alle famiglie risorse economiche obbligandoli a ulteriori spese per interventi più appropriati e utili. Tutte carattestiche vantaggiose per il business.

La ricerca della scarsità è evidente, nota Bevilacqua, nella manovra per rendere scarsa anche l’acqua e privatizzarla; un’operazione di regresso verso la barbarie, perché non si può chiamare civile una società dove un potere pezzente lesina quella quantità d’acqua, piccola rispetto al totale disponibile, necessaria agli usi umani, cioè per bere, cucinare, lavarsi e pulire. Ma la scarsità viene prodotta artificialmente anche nei prodotti hi-tech. Un esempio è dato dall’informatica e dalla telefonia mobile, campi nei quali siamo abituati ai continui aggiornamenti e alla continua uscita di nuove versioni dettati da questa volontà di profitto. Le “novità” sono spesso solo apparenti, e contengono difetti e “bugs” che predispongono a nuovi futuri prodotti. Ci sono stati casi, come quello del sistema operativo Vista di Microsoft, dove su alcuni PC con software preinstallato si è dovuto offrire – a pagamento – il downgrade, cioè l’installazione del sistema precedente, Windows XP. Del resto ci sono forti legami del business biomedico con quello dell’elettronica digitale e del software; gli attuali chairman della Roche-Genentech e della Apple sono la stessa persona [3].

Inoltre, i farmaci innovativi, cioè la frequente uscita di prodotti sempre nuovi, rendono possibile il gioco borsistico. Le notizie di futuri effetti terapeutici di un nuovo farmaco sono in pratica un titolo derivato, un future, che può rendere all’istante più di quanto renderà -forse- il prodotto stesso che dovrebbe uscire anni dopo; anche se la notizia è falsa. Ma degli interessi della finanza l’ambasciatore, che ha cura di citare l’occupazione prodotta dall’industria farmaceutica, non dice nulla. Né c’è in Italia una Sinistra che dica che l’occupazione offerta da una medicina a intensità di capitale è ben inferiore all’occupazione (meno cool, ma più stabile) creata da una sanità a intensità di lavoro, che sarebbe quella necessaria, dato il crescente numero di persone non autosufficienti.

Oggi la medicina è strettamente legata alla finanza: la notizia di un trial dal quale risultino effetti positivi alza il corrispondete titolo in borsa, quella dell’interruzione di una sperimentazione clinica lo fa crollare. I farmaci innovativi avvicinano ancor più tra loro medicina e finanza. I farmaci innovativi hanno il carattere di futures anche per il paziente: vengono es. promossi presentandoli come novità che possono allungare l’aspettativa di vita del malato di qualche mese, secondo le evidenze, esili, e non al di sopra di ogni sospetto, della sperimentazione clinica finanziata dalla casa produttrice. I criteri per stabilire il loro prezzo seguono regole di tipo finanziario piuttosto che industriale. Interessanti analisi a carattere marxista hanno distinto tra valore d’uso e valore di scambio del farmaco innovativo [4]; ma nella realtà il prezzo viene fissato proprio sul valore d’uso, che è artificialmente alto data la promessa che il prodotto rappresenta, di importanza vitale per il paziente. E’ una nuova strategia di prezzo dell’industria farmaceutica, detta “valuebased”; in pratica, è come fare pagare un bicchiere d’acqua in base alla sete del cliente dopo avere monopolizzato l’acqua. Un criterio per il quale si può fare pagare un bicchiere di acqua fangosa 10000 euro ad una persona che stia morendo di sete.

Stupisce un poco che l’ambasciatore, sia pure usando misurate forme diplomatiche, abbia parlato così chiaramente. Lo ha potuto fare per vari motivi. Il primo è la reverenza vile degli italiani verso il potere. Quello degli interessi economici curati dall’ambasciata americana è un argomento che in molti paesi evoca immagini di golpe e di massacri di civili. Da noi dovrebbe per lo meno far ricordare Mattei e le 7 sorelle, e il caso Ippolito, con la perdita dell’indipendenza della politica energetica; o la perdita dell’indipendenza in campo biomedico con la persecuzione politica e giudiziaria del padre dell’Istituto Superiore di Sanità Domenico Marotta; o la perdita dell’indipendenza industriale nel settore hi-tech informatico con l’affossamento dell’Olivetti e la cessione della divisione elettronica alla General Electric [5].

Questi snodi fondamentali della storia della Repubblica sono ignorati, o meglio rimossi, dall’opinione pubblica. Sarebbe interessante sapere quanti su 100 italiani conoscono la leggenda nata sulla morte di Steve Job, fondatore della Apple, e quanti la storia dei prodotti pionieristici della Olivetti nel campo dei personal computer e dei capovolgimenti avvenuti attorno alla strana morte dello scienziato informatico Mario Tchou. Il diplomatico riconosce che per le aziende farmaceutiche USA “l’Italia è stata e continua ad essere uno dei migliori mercati al mondo, dove i loro prodotti hanno avuto grande successo sul mercato”; ma l’italiano medio considera estremista anche il semplice chiedersi se gli interessi delle multinazionali e degli speculatori USA nel campo della salute coincidono col suo interesse personale. Le persone dabbene e responsabili non toccano questi argomenti, e non parlano dell’influenza negativa di Palazzo Margherita sulla vita della nazione e sui destini individuali dei cittadini che la compongono. La recente rivelazione dell’appoggio dell’ambasciatore USA a Grillo probabilmente è servita a fargli prendere voti alle elezioni politiche del febbraio 2013, anziché suonare come un campanello d’allarme, date le concezioni di tanti italiani sul potere sovrano come realtà immodificabile; e sulla necessità di mettersi dalla sua parte.

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Il complesso magico-industriale

Inoltre, l’ambasciatore può procedere perché l’aviazione, l’aviazione culturale, ha già bombardato. E’ difficile per il cittadino medio concepire una medicina non centrata sul farmaco; e concepire il farmaco altrimenti che come una cosa buona, che dà la vita. La medicina si è affiancata alla guerra come motore di crescita economica; il modello del complesso militare-industriale, la cui influenza eccessiva fu denunciata da Eisenhover, come predetto da Chomsky si è allargato ad altri settori industriali; si è passati a quello medico-industriale, e con le biotecnologie allo “university-industrial complex” [6]. Attualmente siamo arrivati al “complesso magico-industriale” secondo un’espressione coniata da due sociologi considerando i rapporti tra medicina ufficiale e “alternativa” [7].

La strategia industriale, e finanziaria, dell’innovazione farmaceutica converge infatti con l’antico pensiero magico, che non ci ha mai abbandonato. Tutte e tre si basano sul desiderio di effetto immediato. Scrive Umberto Eco: “Noi crediamo di vivere [nella] Age of Reason. […] Però questa abitudine alla tecnologia non ha nulla a che fare con l’abitudine alla scienza. Ha piuttosto a che fare con l’eterno ricorso alla magia. Che cosa era la magia, che cosa è stata nei secoli e che cosa è, come vedremo, ancora oggi, sia pure sotto mentite spoglie? La presunzione che si potesse passare di colpo da una causa a un effetto per cortocircuito, senza compiere i passi intermedi .” [8].

L’idea stessa di una farmacologia infinita, implicita nel modello della permanente produzione di nuovi farmaci, sta alla fisiologia come l’alchimia sta alla chimica. Nel caso delle cure con le staminali del metodo Stamina [9], in corso mentre Thorne pronunciava il suo discorso, è applicabile quanto Eco scrisse a proposito del caso Di Bella; ancor più che alla stessa terapia Di Bella: “Il caso Di Bella è stato un trionfo della fiducia magica nel risultato immediato. E’ difficile comunicare al pubblico che la ricerca è fatta di ipotesi, esperimenti di controllo, prove di falsificazione. Il dibattito che oppone la medicina ufficiale alle medicine alternative è di questo tipo: perché il pubblico deve credere alla promessa remota della scienza quando ha l’impressione di avere il risultato immediato della medicina alternativa?” [10].

Il caso Di Bella, che lanciò la cosiddetta “libertà di cura”, ovvero spinse verso il marketing medico direct-to-consumer, fu un’operazione dagli aspetti complessi, che sarebbe lungo spiegare qui. E’ interessante che vi partecipò, in una maniera spregiudicata che portò a responsabilità tanto gravi quanto protette, lo stesso centro che ha innescato il caso Stamina, gli Spedali Civili di Brescia, che ha legami col sistema di “sicurezza” USA [11]; e che allora giocò la parte della medicina scientifica e rigorosa, mentre oggi al contrario recita quella della coraggiosa medicina ribelle che rompe gli indugi e spezza le pastoie burocratiche. In entrambi i casi si sono usati bambini.

Eco cita Chesterton: “Quando gli uomini non credono più in Dio non è che non credano più a nulla. Credono a tutto” [8]. Un poco come la sospensione di alcuni farmaci, pur dannosi, può provocare effetti nocivi, il cosiddetto rebound, così la secolarizzazione, se ha sottratto in parte il popolo all’influenza oscurantista del clero, ha portato a forme di idolatria forse ancor più primitive, che fanno della scienza e della tecnologia uno gnosticismo per le masse. Una religiosità secolare le cui credenze, opportunamente sollecitate, si traducono in profitti (e alle quali il clero si è prontamente convertito [12]). I magistrati e i commentatori del caso Stamina, come Veronesi, parlano di diritto alla speranza. Ma questa è una speranza nella magia. “La fiducia, la speranza nella magia non si è affatto dissolta con l’avvento della scienza sperimentale. Il desiderio di simultaneità si è trasferito nella tecnologia, che sembra la figlia naturale della scienza.” [8].

La stimolazione di concezioni magiche ha larga parte non solo nelle medicine alternative – non a caso ribattezzate “complementari” – ma anche nel lancio dei prodotti hi-tech e innovativi. “Scienza” e magia si aiutano e si rafforzano a vicenda mentre fingono di combattersi. Nel caso Stamina [9], su una base reale data dalle conoscenze sulla biologia dello sviluppo, e da alcuni fenomeni che hanno trovato sfruttamento clinico come la possibilità di impiantare cellule staminali emopoietiche, l’ufficialità ha lanciato l’idea magica delle staminali che curano tutte le più comuni malattie. Basandosi su questa promessa di magia la Stamina ha a sua volta offerto le sue terapie, a risultato immediato garantito; ciò sta permettendo, in un ulteriore rimpallo, alla scienza ufficiale di applicarle lei senza avere prima prodotto sufficienti prove di efficacia: in nome dell’emergenza causata sull’opinione pubblica e, grottescamente, del rigore scientifico, le terapie stanno venendo tolte alla Stamina per essere affidate, in barba a ogni logica, ai laboratori accreditati, le “cell factories”. Le “fabbriche delle cellule”; un nome di marketing; fabbriche che produrrebbero la sostanza di cui siamo fatti; che secondo Shakespeare è la stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.

Il caso Stamina non è un attacco di arditi innovatori ai parrucconi della medicina, ma un colpo di mano del potere, basato su un falso dilemma, per istituzionalizzare una truffa; imponendo mediante un’ammuina prodotti che suonano miracolosi ma non funzionano. Le “cell factories” ricevono le prime commesse non sulla base dei risultati della scienza avanzatissima che questi prodotti dovrebbero rappresentare, ma nell’ambito di una elaborata pagliacciata messa in scena sulla pelle dei pazienti. Ufficialmente, per tamponare uno stato di emergenza.

Il risultato immediato, il volere tutto e subito, ha una valenza autoritaria, che sfocia nello “stato di eccezione”; quello stato di emergenza, di sospensione delle leggi che può essere deciso solo da chi ha il potere sovrano, tanto che ne costituisce la proprietà caratteristica secondo Schmitt, insigne filosofo del diritto e politologo (apprezzato dai nazisti e dagli strateghi della strategia della tensione). Agamben vede questo potere di decidere lo stato di eccezione come un aspetto della biopolitica, nella quale il potere non si rivolge al bios del cittadino, alla vita umana intesa nella sua accezione morale e politica, quella che l’Ulisse di Dante indica come la nostra “semenza”; ma si aggancia allo zoe del suddito, la “nuda vita”, il corpo della persona; fino a farla divenire un homo sacer, che può essere ucciso legalmente [13]. La biopolitica dà forma al complesso degli attuali rapporti tra medicina e potere.

Lo stato di emergenza, usato nel caso Stamina per introdurre le terapie con staminali, è un’altra arma dei poteri rappresentati da Thorne. Col caso Avastin-Lucentis (Roche Genentech) si sta pure tentando di far passare una pratica antiscientifica e perniciosa, l’off-label, come cosa buona in nome di un’emergenza, costruita abilmente su un caso particolare [14], così che in Italia si invoca in nome del bene dei pazienti e della buona amministrazione l’off-label per un farmaco, l’Avastin, mentre in USA si tenta di limitare i danni della deregulation criticando l’off-label dello stesso farmaco in nome degli stessi principi.

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Spaghetti in salsa biotech

L’ambasciatore inoltre sa che il territorio è stato bonificato, mediante la selezione della classe dirigente e la repressione del dissenso. Nell’ambiente tecnico è noto che i farmaci innovativi servono a fare soldi più che a curare il paziente; in letteratura compaiono articoli che ne parlano, come quello a firma di noti esperti italiani che discute seriamente la domanda della battuta della vignetta di Altan: “Un nuovo farmaco anti-cancro sul mercato: buone notizie per gli investitori o per i pazienti ?” [15]. Ma la critica tecnica, già cauta rispetto agli interessi che va a toccare, non arriva al livello politico e mediatico. Si attua una negazione del conseguente [16], riconoscendo il male ma avendo cura che la constatazione tecnica non giunga al pubblico, e non si traduca in denuncia morale e in azione politica.

Thorne, membro della “Skull and bones”, non ha come armi solo le parole. In Italia le stesse strutture dello Stato che si sono occupate dell’eliminazione di Moro, inviso a Kissinger, le stesse forze di polizia che hanno permesso e talora favorito le stragi, la stessa magistratura che le ha lasciate impunite anche a livello di manovalanza, oggi forniscono a un business come quello propugnato da Thorne servizi di soppressione del dissenso su questi temi, mediante tecniche di boicottaggio e di terrorismo psicologico che nella defunta DDR i loro omologhi della Stasi chiamavano di “decomposizione” [17]; tecniche che si dice in Internet siano usate, illegalmente, in USA dalla FBI. A chi è oggetto di queste attenzioni accadono fatti che sembrano avere anch’essi del magico.

I politici che hanno ascoltato Thorne non chiedono altro che di obbedire, cercando di mantenere la benevolenza di un potere che ha sempre meno bisogno di loro. Tra i partecipanti al convegno vi erano Ignazio Marino, del PD, medico tornato dagli USA portando, come gli indesiderabili degli anni ‘50, i semi di nuovi impresentabili business, e Roberto Maroni, già ministro dell’interno, sostenitore del “Padroni a casa nostra”. Inscenano litigate a beneficio del pubblico, ma lavorano assieme per i padroni USA.

Anche i magistrati obbediscono ai dettami dei poteri globalisti che hanno nelle istituzioni USA il loro braccio operativo; seguendo in questo i CC e la PS, che tra un poco potranno dire di essere fedeli agli USA nei secoli; è la forma precipua della loro corruzione [18]. Uno dei magistrati che dovrebbe essere dei migliori, Ingroia, ha partecipato alla vergognosa farsa del caso Stamina [8] e allo stesso tempo ha dichiarato di essere “favorevole ad aumentare gli investimenti americani in Italia” [19]. I magistrati servono gli interessi dell’industria biomedica partecipando al lancio di ideologismi e di prodotti mediante il potere giudiziario, e mediante l’omissione. In Lombardia, il processo di istituzionalizzazione del genere di medicina propugnato da Thorne, contrario ai principi costituzionali sulla salute e sui limiti alla libertà dell’iniziativa economica, può contare sulla cecità pronta e assoluta dei magistrati di ogni colore: i magistrati, posso testimoniare, lasciano campo libero ai reati funzionali agli interessi dei quali Thorne si è fatto portavoce.

L’ordine di scuderia è che le grandi forze criminali che attentano alla legalità sono date solo dalla mafia, da Berlusconi, e dalla corruzione, o meglio dalla bribery di quella classe politica che i poteri forti vogliono ridimensionare. La lotta alla mafia in particolare diviene così un magnifico alibi [20]; e quindi un asset per i poteri sovranazionali interessati a controllare l’ltalia [21]. Thorne nel suo discorso invita a “pensare in modo globale ed agire a livello locale”. Un’esortazione che può aiutare a comprendere il riconoscimento di “top global thinker” assegnato dalla rivista “Foreign Policy” al più celebre magistrato della Lombardia, Ilda Boccassini [22].

E’ interessante che il movimento di Grillo abbia appoggiato, in forme brusche e autoritarie dietro alla maschera buonista dell’aiuto ai malati, sia l’operazione Stamina che quella Avastin off-label [23]. Sul Corriere della Sera, Celentano ha spiegato, nel prendere posizione a favore delle terapie della Stamina, che Grillo ha vinto proprio perché terapie come questa non sono state concesse [24]. Se fosse vero, vorrebbe dire che Grillo vince collegando i grandi interessi dei poteri sovranazionali alla dabbenaggine e alla presunzione popolare. Celentano, che è una persona intelligente (a differenza dei cittadini che gli riconoscono il ruolo di opinion leader su terapie sperimentali), un tempo cantava “Chi non lavora non fa l’amore”; oggi, parlando di “schifo e vergogna” nel fare il controcanto ai sostenitori delle staminali “scientifiche” continua ad aiutare quelli che si arricchiscono senza lavorare. All’appoggio USA a Grillo corrisponde il pericolo concreto che i grillini confondano tra rivoluzione civile e stato d’eccezione; e che la legittima e meritoria voglia di pulizia e rinnovamento si traduca, opportunamente pilotata, nella sostituzione – parziale – della vecchia corruzione delle mazzette e degli inciuci dei politici nazionali con la nuova corruzione istituzionalizzata e impersonale delle multinazionali.

Il pericolo è che si passi dalla protesta espressa dalla canzone “In fila per tre” di Edoardo Bennato all’anticonformismo allineato e coperto simboleggiato da quel video su Youtube [25] dove Celentano canta in un grammelot pseudo-yankee “Prisencolinensinainciusol”, impersonando un maestro al quale gli alunni, rappresentati nella clip da maliziose scolarette, obbediscono, ballando al ritmo travolgente della canzone. Un ballo che però, mostra il video, consiste nel dimenarsi rimanendo seduti al proprio posto; in sincronia, come un plotone militare, ripetendo in coro lo stesso ritornello avvincente e senza senso.

* * *

I khomeinisti, manifestando davanti all’ambasciata USA a Teheran, chiamavano gli USA “Il grande Satana”. Oggi sono i cittadini statunitensi a definire “gestito da Satana” il modello medico promosso dall’ambasciatore: così Amanda Bennett, giornalista premio Pulitzer, ha commentato gli oltre seicentomila dollari delle cure per il marito, morto di cancro; in gran parte sovratrattamenti altamente tecnologici ma futili (con due terzi della spesa negli ultimi 24 mesi di vita) [26]. “Abbiamo trovato un medico per ogni cosa, ma non uno che fosse interessato a lui” scrive la vedova. Tra i trattamenti che elenca, quell’Avastin che da noi i grillini e gli altri indignati della società civile dipingono come il Francesco d’Assisi dei farmaci. Ci vorrebbe meno superficialità, prima di imboccare anche per la medicina la direzione additata dall’ambasciatore ai suoi caudatari indigeni.

La medicina non dovrebbe essere oggetto di profitto e speculazione. L’unione di medicina e crescita economica è una delle parti intrinsecamente errate e pericolose del progetto liberista. Le nozze tra medicina e affari sono mostruose, e non si dovrebbero fare, né ora né mai; purtroppo ci sono tanti don Abbondio, spalleggiati da bravacci, pronti a celebrarle. L’ambasciata USA non smentisce la sua fama sinistra. Ma in fondo questo ordine dell’ambasciatore USA ai ruffiani e agli scagnozzi italiani è il segno di una disperazione che accomuna i paesi avanzati. Il sistema economico liberista si è ridotto a istituzionalizzare una serie concatenata di truffe speculative sulle malattie per continuare a funzionare [27]. Al di là degli USA, il mondo sviluppato è infetto da questa concezione cannibalesca e autofagica.

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Note

[1] Il ruolo ed il futuro dell’industria farmaceutica Americana in Italia. Discorso dell’Ambasciatore David Thorne. Roma, 5 febbraio 2013, Ambasciata Americana. Reperibile su internet.

[2] Bevilacqua P. Elogio della radicalità. Laterza, 2012.

[3] King S. Is Apple/Genentech’s Art Levinson poised to assume chairman role at Roche? Forbes, 5 mar 2013.

[4] Apolone G, Patarnello F. The value of a drug. From innovation to the payment via Karl Marx. J Ambulatory Care Manage, 2008. 31: 52-55.

[5] Perrone N. Perché uccisero Enrico Mattei. Nuova Iniziativa Editoriale, 2006. Caglioti L. La scienza tradita. Le vicissitudini della ricerca scientifica in Italia. Di Renzo, 2006. Pivato M. Il miracolo scippato. Quattro grandi occasioni perdute della scienza italiana negli anni sessanta. Donzelli, 2011.

[6] Kenney M. Biotechnology. The university-industrial complex. Yale University Press, 1986

[7] Collins H, Pinch T. Dr Golem. How to think about medicine. University of Chigago Press. 2005.

[8] Eco U. Il mago e lo scienziato. La Repubblica,  10 novembre  2002.

[9] Gli “strani compagni di letto” di Ingroia. https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/13/gli-strani-compagni-di-letto-di-ingroia/

[10] Eco U. A passo di gambero: guerre calde e populismo mediatico,  Bompiani,  2006.

[11] Transatlantic cooperation on combating bioterrorism. EU/US symposium. Ambasciata d’Italia a Washington, 24 novembre 2003.

[12] La fallacia esistenziale nel dibattito bioetico sulle staminali. https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/22/la-fallacia-esistenziale-nel-dibattito-bioetico-sulle-staminali/

[13] Agamben G. Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita. Einaudi, 1995.

[14] Sulle regole per la Roche. https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/30/sulle-regole-per-la-roche/

[15] Apolone A, Tafuri G, Trotta F, Garattini S. A new anticancer drug in the market: good news for investors or for patients? Eur J Cancer, 2008. 44 : 1786-88.

[16] La negazione del conseguente. In: Lo sfruttamento del bias da sovradiagnosi in oncologia. https://menici60d15.wordpress.com/2011/11/25/lo-sfruttamento-del-bias-da-sovradiagnosi-in-oncologia/

[17] Falanga G. Il ministero della paranoia. Storia della Stasi. Carocci, 2012.

[18] La corruzione ghibellina di magistratura e polizia. https://menici60d15.wordpress.com/2012/03/24/la-corruzione-ghibellina-di-magistratura-e-polizia/

[19] Dinucci M. L’arte della guerra. Gli ologrammi della politica. Il Manifesto, 13 marzo 2013.

[20] I professionisti della metamafia. https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

[21] La mafia e l’antimafia favoriscono la soggezione dell’Italia a poteri sovranazionali ? https://menici60d15.wordpress.com/2012/07/28/4271/

[22] I mafiosi filantropi e la Lombardia non omertosa. https://menici60d15.wordpress.com/2011/12/20/i-mafiosi-filantropi-e-la-lombardia-non-omertosa/

[23] Il grillismo al servizio del capitalismo predatorio. https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/17/il-grillismo-al-servizio-del-capitalismo-predatorio/

[24] Celentano A. “Ecco perché Grillo ha vinto” Corriere della Sera, 6 marzo 2013.

[25] Prisencolinensinainciusol. Youtube, http://www.youtube.com/watch?v=gU4w12oDjn8

[26] Cancer billing “operated by Satan” says memorist. Medscape, 18 mar 2013.

[27] La medicina come rimedio ai limiti della crescita economica. https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/15/la-medicina-come-rimedio-ai-limiti-della-crescita-economica/

Il grillismo al servizio del capitalismo predatorio

17 febbraio 2013

 

15 febbraio 2013

Blog de Il Fatto

Commenti al post “Roche e Novartis, danni a sistema sanitario per 400 milioni. Istruttoria Antitrust” del 15 febbraio 2013

censurato

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Giorgio Muccio: 

Sono l’avv che ha presentato l’esposto all’antitrust ed aggiungo che il DL balduzzi art11 comma 3 e4 avrebbe posto rimedio ma x l’insipienza/incompetenza di buona parte dei ns parlamentari (nn tutti) tali commi sono stati eliminati. Chissà come mai?
Inoltre il 3 di dicembre novartis ha chiesto l’estensione di lucentis per tutte le patologie oculari. Ciò comporterà una spesa dell’Italia di 650 milioni di € l’anno. Urge quindi una revisione della legge DiBella (prevista nn per ragioni di appropriatezza clinica ma x contenimento della spesa farmaceutica).
Come candidato del MoVimento 5stelle mi impegno in questo senso e credo che nn sarà un problema convincere gli altri (quelli dell’Emilia Romagna ne sono già a conoscenza e sono già convinti)

menici60d15:

@ Giorgio Muccio.

Contestare un cartello sul caso Avastin-Lucentis mi pare meritorio; e questa iniziativa italiana potrebbe essere di esempio per gli altri Stati. Purché non vada a finire come chiede l’avvocato Giorgio Muccio, candidato del M5S, che ha presentato un esposto all’Antitrust, ma che in accordo con gli altri esponenti del M5S chiede in pratica l’estensione dell’off-label; ciò è invece servire gli interessi rapaci e immorali delle multinazionali farmaceutiche. L’off-label, lo dovrebbe suggerire il buon senso e i casi in USA lo dimostrano, non porta a un contenimento, ma ad un incremento della spesa farmaceutica; oltre che a danni alla salute dei cittadini, da prescrizioni inappropriate e da spreco di risorse:

Sulle regole per la Roche
http://menici60d15.wordpress.c…

Giorgio Muccio:

Odio quando mi si mette in bocca quello che non ho detto: REVISIONE NON VUOL DIRE ELIMINAZIONE. Cmq sicuramente nn faremo discutere la proposta di modifica alla commissione attività produttive e alla commissione affari sociali come avvenuto nel caso della conversione del DL Balduzzi (in quest’ articolo è venuta fuori solo la metà del burridume).
Il principio cui fare riferimento è quello sancito dalla sentenza della corte Costituzionale 151/09 (che ho ottenuto io sulla Legge 40/04) che sancisce l’alleanza terapeutica di medico e paziente temperata dalla necessità di contenimento delle spese…. COME PERALTRO AFFERMERà SEMPRE LA CORTE COSTITUZIONALE chiamata a decidere dal TAR Emilia-Romagna sul ricorso presentato da Novartis contro la Regione Emilia-Romagna.
IN OGNI CASO LA DISCIPLINA DELL’OFF-LABEL COSì COME è ADESSO HA I GG CONTATI.

menici60d15, censurato da Il Fatto:

@ Giorgio Muccio.

Avvocato non alzi la voce, non cambi le mie parole e chiami le cose col loro nome. L’off-label, la deregolamentazione delle prescrizioni, è un male per il cittadino, e patrocinandolo lei, come avvocato o come parlamentare, di fatto lavora per le multinazionali. Lei dice che “il principio cui fare riferimento è quello dell’alleanza terapeutica sancito dalla sentenza dello Corte costituzionale 151/09”. Non ho trovato nella sentenza da lei citata l’espressione “alleanza terapeutica”; che comunque non c’entra nulla con l’off-label e coi cartelli delle multinazionali; se non per favorire illeciti.

La “alleanza terapeutica” è un concetto della psicoanalisi; mutuato in medicina per ragioni ideologiche: per evitare le responsabilità del rapporto principale-agente tra medico e paziente; e per dare una copertura rispettabile alla forte dipendenza psicologica del paziente nei confronti del medico; dipendenza che favorisce abusi di potere, e andrebbe ridotta anziché stimolata. E’ vero che magistrati e avvocati fanno spesso riferimento a questa “alleanza”, ma fanno male. I giuristi non dovrebbero fare assurgere uno slogan commerciale a principio giuridico, e sarebbe una mostruosità inserirlo nell’ordinamento:

I giornalisti e il mal di schiena

https://menici60d15.wordpress.com/2011/04/21/i-giornalisti-e-il-mal-di-schiena/

menici60d15:

Oggi 17 feb 2013 in Svizzera una deputata socialista, Sommaruga, ha criticato la liquidazione di 60 milioni di euro che la Novartis verserà al presidente dimissionario Vasella. Da noi, a una settimana dalle elezioni politiche del feb 2013, Il Fatto Quotidiano diretto da Padellaro censurando un mio post non permette di contestare nel merito, come contrarie agli interessi dei cittadini e favorevoli a quelle delle multinazionali come la Novartis, le posizioni su temi di politica sanitaria di G. Muccio, avvocato grillino che parla già come se fosse in Parlamento a comandare. Ciò per di più su una questione, che l’avv. Muccio segue anche in veste professionale, sulla quale sono in corso procedimenti della magistratura amministrativa e dell’Antitrust. Credo che il Movimento 5 stelle – e Il Fatto – siano portatori di forme nuove dell’inveterato costume di servire il potere, non migliori di quelle dei politici vecchio stile che indicano come il male da estirpare.

3.1.10

Giorgio Muccio:

Ho fatto avviare un procedimento sanzionatorio da 400 milioni di € nei confronti di 2 multinazionali. Ho segnalato che con l’attuale sistema l’Italia spenderà 650 milioni di € l’anno solo x il lucentis e mi si accusa di volere un sistema che fa il gioco delle multinazionali, nel momento in cui dico che il sistema attuale va cambiato.
Siamo al ridicolo.
Nel caso nn lo sapessi sui forum del fatto nn si può fare copia incolla. Se vuoi lo puoi fare sulla mia bacheca FB che è aperta a tutti. Purché nn si insulti.
Ps sono decimo al senato quindi è improbabile che entri ma la situazione cambia poco.
Pps se entro, x regole ns (certo nn praticate da altri), i rapporti professionali cessano e x chiarezza nn mi occupo di quello del TAR e quindi avanti la Corte Costituzionale. La regione Emilia-Romagna ha i suoi avv…. Nn certo del Movimento.

menici60d15, censurato da Il Fatto:

Avv. Muccio, lei e il Fatto censurate le obiezioni di merito e rispondete alle proteste per averle censurate; “ridicolo” è come ve la cantate e ve la suonate. Non l’ho insultata, e se davvero l’avessi fatto non dovrebbe avere difficoltà come avvocato a rispondermi. Lei appoggia la sua azione professionale e politica al blog de Il Fatto, ma censura le critiche che non le fanno fare bella figura; e così facendo protegge la manfrina su Avastin-Lucentis, che potrà avere sulla sanità pubblica effetti negativi peggiori di quello che lei si vanta di avere contrastato. Non so di quale copia incolla stia parlando: il suo comportamento è scorretto anche nel ricostruire i fatti.

Sullo off-label e la “alleanza terapeutica” media e commentatori in Italia diffondono concezioni gravemente distorte. Censurando il minimo intervento che denuncia ciò, si favorisce l’equivoco e l’inganno. Cercherò di fare conoscere per altre vie al pubblico e a chi ha responsabilità giudiziarie, amministrative e politiche quanto lei e Il Fatto ritenete di nascondere ai lettori. Per ora rilevo che come M5S non cominciate affatto bene; mostrando di praticare l’arte dello spacciare come cosa buona ciò che va a danno dei cittadini; e di estendere la mancanza di democraticità e di discussione che sono interne al “movimento” alla discussione politica pubblica e alla tanto celebrata “rete”.

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Blog de Il Fatto

Commenti al post di B. Collevecchio “Super poliziotti o capi popolo? No grazie, non voto” del 19 febbraio 2013

19 febbraio 2013

Credo si abbia il dovere non di votare, ma di esercitare i diritti elettorali: non possiamo votare come ci pare, ma abbiamo un preciso dovere di votare candidati adatti. Non abbiamo il diritto di votare bauscia, quisling, ruffiani, faccendieri, mangioni, mezzecalze, fiancheggiatori della mafia, etc. Non è lecito, e non è neanche accorto: nomineremmo amministratore dei nostri beni un noto truffatore?

Né le elezioni sono una fiera di beneficenza, dove comunque qualcosa bisogna acquistare anche se tutta la merce è scadente. Se si ritiene che i candidati siano tutti inadeguati, credo che occorra restituire la scheda elettorale:

No Dal Molin ~ Elezioni: “Pesélo, paghélo, impichélo”

https://menici60d15.wordpress.com/2007/05/13/no-dal-molin-elezioni-“peselo-paghelo-impichelo”/

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20 febbraio 2013

adesso si aveva già l’impressione che la minaccia venisse sostituita dalle parole molli dell’usuraio: “Ma se hai firmato tu stesso? Non lo vedi? E’ tanto chiaro! Devi fare come diciamo noi, perché, guarda la cambiale! La tua volontà è uguale alla nostra.”  (Il Gattopardo, sull’introduzione delle votazioni con l’annessione).

“Legittimazione” è il nome del gioco; al potere importa poco chi vuoi eleggere, chi credi di scegliere; gli interessa avere col voto, qualunque voto, la tua firma di accettazione del sistema. Restituendo la scheda elettorale allo Stato si dice al potere “non avete la mia [la nostra] legittimazione”. E’ una dichiarazione di sfiducia che pesa più dei roboanti ma innocui Vaff…  di Grillo; solo, richiede al singolo un pelo in più di coraggio di quello che occorre per applaudire nella folla un comico appassionato di tematiche sociali e quindi votare gli sconosciuti graditi a Casaleggio.

Ritirare in questo modo civile, ma fermo, la legittimazione popolare fino a quando non si recupera il livello della decenza, non stare al gioco, è un atto di disobbedienza che dà il senso che si è raggiunto un limite. Chi comanda preferirebbe a ciò i voti al M5S o a Ingroia; che come i Garibaldini stanno salvando i gattopardi. Restituire la scheda è un modo per chiedere un reset etico, mettendo in mora il sistema; comunque più dignitoso che il firmare l’ennesima cambiale in bianco per paura di esporsi, per poi pigolare di essere stati ingannati.

molto colto e totalmente avulso dalla realtà

questo il problema di molta cultura di opposizione in  italia:
utopisti quando dovrebbero essere pragmatici
e realisti e cinici quando dovrebbero essere utopisti e sognatori

favoriscono ciò che avversano in un masochismo incredibile
che se la conta e se la mena

menici60d15:

20 febbraio 2012.

@ Maurizio De Gregorio. A peccare di distacco dalla realtà sono piuttosto i populisti. Il consenso e la fiducia degli italiani verso il regime all’entrata in guerra erano altissimi. Mussolini aveva parlato di “Foresta di 8 milioni di baionette bene affilate e impugnate da giovani intrepidi e forti”; disse anche “Spezzeremo le reni alla Grecia”. Mandò 32 battaglioni contro i 52 greci, che combattevano in casa per difendere la loro terra; le buscammo. Churchill commentò “l’ultimo popolo d’Europa ha battuto il penultimo”. Non si può fare la guerra con le battute a effetto.

Dove sono le truppe del M5S? Gli esperti di economia, di amministrazione, dei vari settori tecnici, etc. Si può mai sapere chi sono, che faccia hanno, quali esperienze, quali capacità, quali modelli di società e di Stato hanno i futuri nuovi parlamentari e possibili governanti? Votare senza discutere dei signor nessuno da catapultare in prima linea sarebbe il nuovo che spazza via la corruzione? Non sto certo paragonando Grillo a Mussolini; ma gli entusiasti che lo vedono come il salvatore degli italiani ricordano i loro nonni che osannavano Mussolini in Piazza Venezia, pendendo dalle sue labbra, pensando che avremmo vinto la guerra come gli antichi romani; e che la patria si serve anche facendo la guardia a un bidone di benzina.

siamo nel 2013 e continuare a parlare di quasi un secolo fa è indice dell’arretratezza della cultura italiana.

negli anni 20 era tutto un fiorire di ideologie, l’epoca dell’ideologismo
ora stiamo entrando da alcuni decenni ( dal 68 in poi) in una epoca post ideologica

coscienza interiore, risveglio interiore, ecologia, coscienza globale, democrazia diretta sono i nuovi temi che che si stanno imponendo.

Grillo ha successo per tanti motivi, tra cui:
1) per la forza e la corenza della sua linea politica proposta sinora senza gravi pecche o contraddizioni
2) per l’incapacità di molti altri di produrre aggragazione in politica, la solita cosa italiana, metti 5 persone intorno a un tavolo e inizieranno a litigare
3) perchè propone una sintesi di molte sedimentazioni delle culture di oppsizione
4) perchè il grado di marciume del sistema è massimo e conivolge tutti quelli della politica tradizionale
irrimediabilmente compromessi.

Quindi se si è pratici e realisti il Movimento 5 Stelle è una possibilità e una speranza insieme.
I paragoni con il passato sono fuorvianti, esiste certo una risonanza di alcune forme ma più che altro per il problema della arretratezza culturale italiana.

Non metto in croce chi fa qualcosa per cambiare, casomai lo aiuto

domani si vedrà

menici60d15, censurato da il Fatto:

21 febbraio 2013.

@ Maurizio De Gregorio. Veramente l’episodio che riporto è avvenuto 8 anni prima della nascita di Grillo. Indice di arretratezza culturale è il non avere memoria, non apprendere dagli errori di chi ci ha preceduto; la sicumera di chi sbuffa offeso se gli si mostra la pagina di un libro e pensa di avere capito tutto avendo sentito 2 ore di Grillo. Comunque si potrebbe fare il paragone con il consenso tributato alle sparate di Berlusconi o di Bossi; o alla retorica “compagna” della sinistra.

Grillo penso abbia successo perché spesso (non sempre) considera problemi autentici e sostanziali, sollevando e mostrando qualche badilata della tanta cacca che sommerge il Paese; perché adula l’elettore e gli prospetta una “rivoluzione” in pantofole; e perché segue il corso globalista, di riduzione dei corrotti poteri politici locali a favore dei corrotti poteri sovranazionali.

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22 feb 13

La censura a catechismo

Per lasciarne traccia a futura memoria, ho segnalato all’Ordine dei giornalisti con quali metodi deontologicamente scorretti e politicamente antidemocratici sta venendo favorito il “successo” del M5S alle imminenti elezioni da parte dei giornalisti de Il Fatto. E’ infatti la terza volta in pochi giorni che nella discussione con un esponente del M5S vengono censurate le mie repliche, lasciando senza giustificazione l’ultima parola al politico (v. “Il grillismo al servizio del capitalismo predatorio”  nel mio sito menici60d15).

Così il Fatto costruisce un catechismo a domanda e risposta, come il Compendio del catechismo preparato dall’allora cardinale Ratzinger; dove le varie obiezioni sollevate dai lettori a un potere politico, in questo caso il M5S, vengono consentite, ma le spiegazioni del politico non ammettono repliche. Il dialogo autentico viene così sostituito da ciò che i preti chiamano “forma dialogica”, che sembra un dialogo ma è un indottrinamento.

Il Fatto e i grillini tendono ad associare il rifiuto della scheda elettorale a posizioni anarchiche. Ma, come nel mio caso, vi è anche un rifiuto borghese verso un sistema politico fascistoide; nel quale Il Fatto e il movimento di Grillo sono più integrati di quanto ciò che viene fatto leggere nei loro blog possa far credere.

Francesco Pansera

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Brescia, 21 febbraio 2013

Al presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti

Dr. Enzo Iacopino

Via Parigi 11

00185 Roma

Oggetto: manipolazione “catechistica” in campagna elettorale.

Segnalo che Il Fatto, diretto da Antonio Padellaro, nel suo blog online, a pochi giorni dalle elezioni, sistematicamente permette critiche ai “grillini”, ma censura le risposte di chi ha sollevato le critiche. Ciò mi è successo per tre volte nel giro di pochi giorni, su due differenti argomenti, criticando un candidato e un attivista (V. allegato post “Il grillismo al servizio del capitalismo predatorio” sul mio sito).

Questa tecnica del consentire obiezioni ma lasciare l’ultima parola al politico censurando le repliche si può chiamare “catechistica”, perché porta alla formazione di una specie di catechismo del movimento politico, con le domande e le risposte; un po’ come il Compendio preparato dall’allora card. Ratzinger. Le varie obiezioni sollevate dai lettori a un potere politico, in questo caso il M5S, vengono consentite, ma le spiegazioni del politico non ammettono repliche. Anzi, chi critica viene così esposto a commenti diffamatori senza potere rispondere. Il dialogo autentico viene così sostituito da ciò che i preti chiamano, a proposito del loro Compendio del catechismo, “forma dialogica”; che sembra un dialogo ma è un indottrinamento. Qui per di più chi legge ha l’impressione che si tratti di un libero dialogo, e che il politico abbia l’ultima parola in virtù del merito di ciò che dice.

Segnalo questo perché penso valga la pena di riconoscere questa forma di censura e manipolazione, relativa alla asserita libertà della “rete”. Credo andrebbe stabilito il principio che se un giornale consente una discussione coi lettori sul web, allora dovrebbe attenersi a un obbligo di correttezza, e non manipolarla a piacimento escludendo alcuni interventi in modo orientare nella direzione desiderata le opinioni dei lettori. Ciò soprattutto su temi oggetto di contenziosi giudiziari, di rilevanza politica come la tutela della salute, la spesa sanitaria, le elezioni, e che riguardano gli interessi milionari di soggetti potenti come le multinazionali; come si può vedere da quanto allego. Questa è la 25° volta che Il Fatto censura senza giustificazione un mio commento (v. “Commenti censurati da Il Fatto” sul mio sito).

Inoltre, va registrato con quali metodi deontologicamente scorretti e politicamente antidemocratici sta venendo favorito il successo elettorale del M5S dai giornalisti de Il Fatto.

Distinti saluti

Francesco Pansera

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23 aprile 2013

Blog Come Don Chisciotte

Commento al post di V. Lo Monaco “Ma la rabbia dov’è finita?” del 23 aprile 2013

Sembra che il grillismo stia funzionando come barriera di protezione del sistema. Come imbottitura, che assorbe lo scontento popolare e lo devia facendolo sfogare in un innocuo spettacolo pieno di suono e di furia.

O Grillo o la lotta armata? Speriamo che non ci pensi qualche ufficio affari riservati a conferire credibilità a questa alternativa falsa e ignorante. Grillo sta diventando una comoda giustificazione all’analfabetismo politico, alla codardia e alla subordinazione volontaria. Sono invece da apprezzare quel 50% di friulani che alle elezioni regionali di due giorni fa, senza tante chiacchiere, hanno speso i loro diritti elettorali astenendosi, e ponendo così una democratica mozione di sfiducia verso la cricca che ci sta svuotando le tasche. Forse è stato solo un calcolo egoistico a muoverli; ma in ogni caso non votando hanno avuto la serietà, la forza e la dignità di rispondere con un “no” alla richiesta di firmare la liberatoria con la quale ai parassiti che usurpano le istituzioni viene riconosciuta legittimità democratica.

La differenza non è tra “conformisti” e “ribelli”, ma tra eterodirezione e dissenso popolare. La maggioranza degli italiani ha creduto al fascismo, e poi alla DC; non c’è voluto molto a Berlusconi e alla Lega a convincerli; ci sono voluti decenni perché la parte più scaltra cominciasse a sospettare, essendo rimasti in mutande, che i “comunisti” forse non stanno proprio dalla parte del popolo, ma sono in affari con quell’altra. Oggi con Grillo si accetta l’ennesimo prodotto confezionato, protestando la sua genuinità perché incontra il favore dell’elettorato. L’analisi, anche quando è minuziosa, resta olfattiva: l’odore ancora una volta è buono. Chi nota che gli ingredienti sono scadenti o pessimi viene severamente bollato con le etichette più pesanti. Fatevi quest’altra scorpacciata. Buona fortuna.

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2 marzo 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. De Felice “Stamina: l’audizione in Regione e l’affondo di M5S”

La contraddizione è più apparente che reale; perché né i 5 Stelle né Stamina sono così contrapposti all’establishment come si vuole fare apparire. In breve, Stamina è servita a fare propaganda alle staminali ufficiali, alle quali ora deve lasciare spazio. Stamina è una truffa così sfrontata da fare sembrare credibili e fondate al confronto le promesse terapeutiche miracolose delle staminali ufficiali; che sono anche loro un bluff. I 5 Stelle sono stati coerenti nel sostenere i grandi interessi retrostanti: prima aiutando a montare il caso appoggiando Stamina, e poi, attaccando Stamina, nel ri-orientare le aspettative così suscitate verso le staminali “serie”. Né sono stati gli unici, in questa truffa di Stato. I grillini e le altre forze, come la magistratura, che hanno assunto posizioni contraddittorie sono coerenti nel farsi i loro interessi servendo interessi illeciti di poteri forti.

Sarebbe ora che anche gli italiani crescessero e imparassero a riconoscere tale coerenza, smettendo di bersi le scazzottate (es. PD contro Berlusconi) che vengono regolarmente inscenate per plasmare l’opinione pubblica. E che imparassero a considerare la possibilità che i due contendenti operino assieme verso lo stesso fine: se uno è un truffatore non è detto che chi sembra opporglisi fieramente (ma a guardare bene lo favorisce) sia automaticamente onesto; può essere un compare, altrettanto disonesto, che trae credibilità dal litigio.

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7 marzo 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. De Felice “Novartis-Roche: chi guadagna sulla salute dei cittadini?”

Le truffe sono due, ingegnosamente accoppiate. Una è quella, ora nota, della falsa differenziazione dei 2 farmaci. L’altra è quella ideologica del sostenere che l’azienda è il contraente forte: “il farmaco è suo e fa quel che vuole” (D. Minerva); incluso non metterlo in commercio se non le conviene. Quindi lo Stato, invece di governare e dire all’azienda produttrice “il tuo è un trucco illegale, fammi l’Avastin in preparazione per uso oftalmico” dovrebbe eludere le leggi stabilite dall’industria, favorendo l’off-label; andando così verso la deregolamentazione dei farmaci già approvati per altro uso, che mette a rischio la salute e aumenta la spesa sanitaria e i profitti aziendali.

E’ pericoloso e ingannevole presentare come rimedio agli abusi l’off-label, che è la base per forme di comparaggio sistematico con giri di affari di decine di miliardi di euro (Big pharma often commits corporate crime, and this must be stopped. BMJ 2012;345:e8462), e porta a sovraprescrizioni che hanno provocato morti di pazienti

Con Avastin-Lucentis Big Pharma ha fatto come quei tassisti che fanno il giro lungo per far pagare la corsa più del dovuto. La multa ha anche il merito di mettere in luce una pratica scorretta. Ma aprire all’off-label sull’onda del caso sarebbe come sostenere che per assicurare che i tassisti seguano il percorso più breve occorre prevedere per loro deroghe al rispetto delle precedenze e dei semafori; e che così il servizio migliorerà.

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Giorgio Muccio:

Noi abbiamo avuto una discussione tempo fa sulla questione off-label in cui mi accusavi di promuovere l’off-label e mi accusavi di fare il gioco delle multinazionali (xchè non ti sei andato a leggere gli art. 11 comma 3 e 4 del Decreto Balduzzi 1 non convertiti). Spero di averti smentito.
Il 16 maggio la Corte Costituzionale potrebbe risolvere il problema dando agli enti erogatori dei farmaci (Stato Regioni) la facoltà di chiedere la registrazione facendo diventare “on” quello che prima era “off”.

PS Basta stabilire la tariffa sulla base di quanto dice il navigatore satellitare all’inizio della corsa invece che il tassametro.

@ Giorgio Muccio. Non vi è stata discussione, ma censura, perché – sotto elezioni politiche – le mie risposte, e quindi le mie critiche alle posizioni del m5s sono state censurate da il Fatto (v. Il grillismo al servizio del capitalismo predatorio). Ora non vedo in cosa mi avresti smentito. Spero che tu non voglia ricominciare coi toni urlati dell’altra volta.

Il paragone del basarsi sui dati del navigatore satellitare per stabilire la tariffa del tassista sarebbe simpatico se non avesse due difetti: a) nella realtà spesso il dato, cioè la possibilità materiale di estendere correttamente l’uso, non è disponibile; questa dell’Avastin è una eccezione (che si strumentalizza per farla divenire regola). Ma spesso si va a braccio, basandosi su pareri di esperti che si è visto sono di routine p-a-g-a-t-i dalle multinazionali (bada che se insisti a trascurare ciò so io a chi rivolgermi: ai grillini, che queste cose le denunciano…). b) come annunci, la tendenza all’opposto è risolvere imboccando comunque un senso vietato, ma facendo rovesciare la freccia che lo indica ai vigili urbani in modo da fare sembrare la cosa legale. O mettere segnali mobili, che si possono togliere o invertire a seconda di chi passa. Così come la segnaletica è necessaria ma non sufficiente alla sicurezza stradale, non è salutare ridurre i problemi dell’off-label, che sono primariamente medici, e tecnici, a un gioco di commi, di leggi, di atti burocratici, mettendo in secondo piano la sostanza.

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Giorgio Muccio:

1)Pecchi di logica: come ho fatto a risponderti se eri censurato?
2)Spero di averti smentito circa il fatto di essere al servizio delle multinazionali del farmaco sulla base di quello che proponevo.
Al resto risponderò con i fatti nei prossimi mesi.

@ Giorgio Muccio. 1) Pecco di logica “mucciana” (e quindi mentirei). Ma contra factum non valet argumentum. Le mie risposte a te non sono state pubblicate, e per lasciare memoria dell’accaduto l’ho segnalato a suo tempo all’Ordine dei giornalisti (cfr. I grillini al servizio del capitalismo predatorio). La cosa è inoltre dimostrabile con le copie di quanto postato e quanto scomparso.

2) Questo è un altro dei casi, es. quello in corso di Stamina (v. La truffa delle staminali, sul mio sito), nel quale si favoriscono grandi interessi illeciti in medicina montando uno scandalo, anche giudiziario, con un “malamente” al quale si contrappongono i “buoni”. Il malamente cattivo lo è davvero (le multinazionali, Stamina); ma la soluzione presentata dai “buoni” è in realtà ciò verso cui i grandi interessi illeciti volevano andare a parare.

Si combatte un male a favore non del suo opposto, la cosa giusta, ma di uno dei suoi contrari, un altro male. Le allucinanti pretese di Vannoni (prima lanciato poi attaccato dai grillini) danno credito alla truffa delle promesse terapeutiche infondate delle “rigorose” staminali ufficiali. I trucchi su Avastin portano a presentare la pratica corruttrice dell’off-label come un liberatore dalla corruzione. Questi scandali sono un’occasione irresistibile: permettono di presentarsi come paladini del bene e allo stesso tempo servire il potere. Il M5S e la magistratura agiscono come minimo in termini troppo superficiali rispetto al loro ruolo dichiarato.

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28 marzo 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. De Felice “Caso Novartis-Roche: ministro Lorenzin vuole intervenire?”

“Con tutto il dovuto rispetto, questa commissione e questo Congresso saltano quando l’industria farmaceutica gli dice “salta”: si precipitano ad approvare la legislazione quando l’industria medica vuole che passi una certa legislazione”. Deputato USA Sherrod Brown, 2002 (Washington Post, 7 marzo 2002).

Il parlamentare dell’Ohio la fa semplice, ma In Italia sono più furbi; a volte si mettono d’accordo sul dare gli ordini all’incontrario. Così, se l’industria vuole che il personale politico salti, deve dire “non saltate” e loro saltano, obbedendo mentre fingono di opporsi. In questo modo, con questa storia dell’Avastin, stanno introducendo l’off-label, una deregolamentazione che aumenterà i profitti, metterà a rischio la salute dei cittadini, favorirà la corruzione dei medici e degli amministratori, e aumenterà la spesa, incluso lo “out-of pocket” (di tasca propria); fingendo di opporsi allo strapotere di Big Pharma, e di legiferare a favore della tutela della salute e della razionalizzazione della spesa.

Giorgio Muccio:

Come spiegato dal AGCM l’off-label crea concorrenza e quindi diminiusce i profitti non il contrario, per il resto concordo.

@Giorgio Muccio. Segnalo a lei, e, se è vero quanto le attribuisce, alla AGCM, “Regulatory Actions on the Off-Label Use of Prescription Drugs: Ongoing Controversy and Contradiction in 2009 and 2010” Fairman e Curtiss, JMCP 16: 629, 2010; che mostra quanto sia risibile parlare diminuzione dei profitti per una pratica che le industrie premono affinché sia allargata, perché crea “tremendous” incrementi delle vendite; e parlare di concorrenza per un sistema che è la quintessenza della negazione della regolazione tramite il mercato, e che in USA è perciò sotto la costante attenzione del Dipartimento di Giustizia, con multe che ammontano a miliardi di dollari. E di come sia stato specioso prendere a pretesto l’Avastin, sul quale è stato applicato uno spudorato double-standard: mentre viene discriminato per l’uso off-label oftalmico è stato indebitamente permesso come off-label antitumorale – costosissimo – nonostante i pareri tecnici contrari.

E di come la discussione avrebbe dovuto riguardare i ben noti gravi rischi dell’off-label per la salute dei pazienti; e per la spesa. In Italia invece abbiamo avuto propaganda e censura; le istituzioni e le forze politiche hanno fatto da commedianti e da picciotti, recitando il ruolo loro assegnato nella sceneggiata; ingannando i cittadini spacciando un caso particolare per quello generale, stravolgendo e occultando i termini reali della questione; mentre tenevano a bada chi denunciava questa corruzione di alto bordo.

Giorgio Muccio:

La legge DiBella dice che perchè possa essere utilizzato l’Off-label ci debbono essere 3 requisiti: 1) il consenso del paziente all’uso off-label 2) pubblicazioni scientifiche che provino l’efficacia dell’off-label 3) che non ci siano on-label per la stessa patologia. NON VEDO QUINDI COME POSSA ESSERE UTILIZZATO UN OFF-LABEL (PIù COSTOSO) DI UN ON-LABEL (MENO COSTOSO), visto che la sua critica si concentra sui costi.
NB LA PARTICOLARITà DEL caso Avastin è tale in quanto 1) Avastin si è dimostrato tanto efficace da essere rimborsato dal SSN, fintanto che non è stato autorizzato Lucentis 2) L’OMS dice di utilizzare Avastin nonostante ci sia Lucentis autorizzato.
3) Avastin costa 1/60 di Lucentis. ….. per tralasciare tutto quanto emerso nel procedimento davanti all’AGCM.

@ Giorgio Muccio. Lei non vede, o dice di non vedere, l’evidenza. Legga l’articolo che le segnalo. E’ lei che si concentra sui costi, non io, che guardo all’aspetto medico. La realtà non la creano le leggi, ma i fatti, ed è un fatto, universalmente noto, oltre che prevedibile, che l’off-label porti ad aumentare la spesa da un lato e i profitti dall’altro. Anche su un piano logico, i 3 requisiti di legge che cita non impediscono che si introducano nuovi utilizzi off-label di un farmaco a vantaggio di chi lo vende. A parte il fatto che appare che, come già avviene all’estero, ci si voglia accontentare di molto meno che di una “provata efficacia” (nel qual caso sarebbe più semplice e vantaggioso per tutti dichiarare approvato l’uso); basterà qualche pezza d’appoggio confezionata ad hoc e qualche parere “indipendente” di incorruttibili esperti. Il caso Avastin oftalmico appare sempre più come un cavallo di Troia per introdurre la deregolamentazione voluta dall’industria.

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8 aprile 2014

Giorgio Muccio: Ho letto. La questione è permettere solo a casi come Avastin, che ha 3 studi di grandi dimensioni a sostegno dell’equivalenza per efficacia e sicurezza, verificati dall’OMS.
Non si tratta di fare una nuova regola (che peraltro cozzerebbe con direttiva europea) ma di fare l’eccezione alla regola che già c’è, in modo da evitare distorsioni come quella di Avastin.
PS molto utile l’articolo perchè ora capisco alcuni doc. depositati nel procedimento dell’AGCM…. x poco ancora riservati.
:-)

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27 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “M5S, Grillo: “Prima d’incontrare la finanza, la mafia aveva una sua morale” “

La mafia è, ed è sempre stata, “una montagna di m. “. Viene in genere trascurato che è solo una delle vette di un’intera catena montuosa di poteri associati, che comprende i poteri economici e i poteri corrotti dello Stato: la mafia viene dipinta come un Kilimangiaro nero e le altre vette come colline rosa. Il duo Grillo-Casaleggio agita questioni vere ma non le rende più chiare, e aiuta a tenerle confuse: qui sulla mafia ha esagerato nel correggere l’orografia, e ha invertito i colori. Le altezze sono simili, e il colore vero è lo stesso, sui generis, per tutte le cime.

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12 dicembre 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post d P. Gomez “Corruzione, Re Giorgio Napolitano è nudo. Davanti ai vescovi”

Presepio 2014. Sono nudi anche i vescovi. Ma chiedere di riconoscere che sono nudi sia il bue, sia l’asinello che viene detto cornuto dal bue, e anche il bambin gesù – Grillo, mandato dal padre a salvare la mangiatoia, e scaldato dal fiato dei due grossi animali, sarebbe pretendere troppo dagli italiani. Per di più sotto Natale.

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[in risposta a: Nicoletta: “Ma hai già cominciato a bere dal mattino? Datti una regolata”] Eliminato insieme ai commenti ingiuriosi ai quali rispondeva.

No, è che pensavo a quelli che credono che i preti possano fare la morale sulla corruzione; e a quelli che credono che siccome Grillo ha scoperto che in Italia c’è la corruzione, allora obbedendo a lui e a Casaleggio hanno modo di fare valere la superiorità morale che si sentono dentro. E mi sono venute alla mente metafore zoomorfe. Mi dispiace di avere così urtato la vostra sensibilità.

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@ dinamo62. Parafrasi per dinamo62 e c. Napolitano accusa genericamente di eversione chi è stomacato dalla classe dirigente, ma rappresenta lui stesso una forma di eversione dall’alto. I vescovi fingono di contrastarlo condannando la corruzione, malcostume del quale sono tra i maggiori responsabili e beneficiari. Tutti e due con questo battibecco contribuiscono a fare credere che la soluzione sia Grillo, che raccogliendo i voti dei semplici e dei presuntuosi e riducendo quindi il non voto salverà il sistema caro a Napolitano e ai vescovi. Tanti italiani sono incapaci di istanze autenticamente popolari: sono incapaci di concepire la politica come altro che parteggiare per uno o per l’altro dei potenti sul palcoscenico; e basta poco per ottenere il loro appoggio. Condividono in realtà le idee di Napolitano, che sia eversivo non mettersi comunque sotto a figure di potere, anche nel contestare gli abusi del potere.

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15 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Maggiani Chelli “‘Catturandi’, come si arresta un latitante. Anche Messina Denaro”

Non so se il libro sia classificabile come saggio, o come fiction. O forse come test diagnostico, perché il proporre la tesi che davvero forze di polizia e magistratura non siano riusciti, nonostante sinceri e lodevoli sforzi, a prendere Messina Denaro in 22 anni è un test per valutare il grado di dabbenaggine dell’italiano medio. O meglio per confermare il suo brillante tasso di omertà rispetto alle mafie di Stato, alle quali fa comodo avere dei Baubau a piede libero per potersi presentare come protettori mentre esercitano indisturbati i loro non lodevoli affari.

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@ Massimiliano. C’è una certa affinità tra i 5 stelle e queste latitanze di decenni che invece di far vergognare vengono esibite come titoli di merito. Anche il Movimento 5 stelle a parole fa fuoco e fiamme, e si autoincensa definendosi difensore dei sacri princìpi; e anche lui poi, entrato in massa nel Palazzo, nei fatti si distingue per stare immobile come una lucertola al sole rispetto ai nuclei dai quali emanano i mali del Paese; legittimando un sistema politico e istituzionale marcio; e permettendogli non solo di riprodursi, ma di progredire nel suo sgretolare la nazione. Ed entrambe le trionfanti ritirate raccolgono il consenso dei cittadini che sono disposti a fare le barricate; se non piove.

@ Cosimocs. Il “mio” PD? I massocomunisti? Quando mostravo come siano i primi venduti, i piddini mi rispondevano che allora ero di Forza Italia: siete appena arrivati e anche voi non sapete concepire la politica al di fuori del vostro giro. Chi vi critica non può che essere un sostenitore di un altro membro del club. Invece di fare sceneggiate, urlare vaffa, saltare sui banchi come scimmie, e poi leccare compunti quelli della sceneggiata Messina Denaro – ciò su cui ho commentato; invece di raccontare la favoletta dei “fedeli servitori dello Stato“ che rischiano la vita contro la mafia, scambiando l’eccezione per la prassi, scambiando i pochi che credendoci ci hanno rimesso la vita con i tanti che ci fanno carriera; invece di aggiungere l’altra trita e perniciosa favoletta della “moralità della mafia“ (Il Fatto, 27 ott 14; M5S Grillo: “Prima di incontrare la finanza la mafia aveva una sua morale”). Invece di fumetti per zuzzurelloni, invece di aggiungere retorica a retorica, invece di cliccare a comando sentendosi come se si stesse premendo il grilletto del mitra, un’opposizione seria esporrebbe al popolo i reali rapporti di forza tra delinquenza mafiosa, i poteri forti che sostenendola la fanno sembrare invincibile, e i poteri dello Stato che la strumentalizzano e la usano come manovalanza, alibi e diversivo per le loro imprese criminali.

@ Cosimocs. No, mi bastano. Mi bastano per confermare il vuoto – o peggio – che c’è dietro la tipica superficialità presuntuosa che manifesti coi tuoi toni. Ho già scritto di come agitando la mafia al Nord, le istituzioni, e i grillini di rincalzo, favoriscano altre forme di criminalità non meno gravi, lasciandole libere di commettere gli illeciti che sostengono l’introduzione del modello liberista al Nord. O aiutandole. Mi riferisco in particolare alla sanità. V. il ruolo dei grillini nel caso Stamina o nel caso Avastin-Lucentis, sul mio sito.

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29 dicembre 2015

Blog de il Fatto

Commento al post di D. De Felice “Avastin-Lucentis: nel 2016 avremo una nuova legge sui limiti ai farmaci?”

@ Domenico De Felice. La pagina linkata al sito del Senato riporta solo gli estremi del disegno di legge, s2174, presentato dalla senatrice Montevecchi, cofirmatari Taverna, Donno, Santangelo, Airola, Moronese, Paglini, tutti del M5S. Nel “fascicolo iter” in pdf non c’è alcun testo. Stampando l’intera scheda si trova : “Testi disponibili: nessun testo disponibile”. Il suo articolo presenta la proposta di legge come l’arrivo di un sospirato progresso, ma non dice espressamente di che si tratta; sembra di intuire, dai suoi precedenti interventi, che si vogliano allentare i limiti all’impiego off-label dei farmaci. Sarebbe possibile per cortesia, per venire incontro al cittadino poco pratico, avere un link diretto al testo del disegno di legge? O anche averne un riassunto, con un commento che spieghi i suoi effetti pratici, in modo da potere valutare quanto buona sia la buona notizia?

@ Domenico De Felice. Il link al video non l’ho trovato nel suo articolo, ma ho trovato il video su Youtube. Inviterei i parlamentari M5S a rilasciare senza ritardi al pubblico anche il testo delle proposte legislative che dicono di presentare in favore dei cittadini; nel 2006 Grillo ha fatto un post di una mia lettera sull’inceneritore di Brescia all’ASM, oggi A2A, che verteva proprio su questo dare la notizia senza i documenti relativi. Nel video Paola Taverna chiede i commenti e l’aiuto del pubblico. L’off-label è un grosso favore al business farmaceutico; aumenta la spesa farmaceutica, mentre espone il pubblico a gravi rischi. Il caso particolare dell’Avastin-Lucentis fa da cavallo di Troia. L’uso off-label dello stesso Avastin per il cancro metastatico della mammella è stato portato a esempio di deregulation nociva per il pubblico: Darrow JJ et al. New FDA Breakthrough-drug category-Implications for patients. N Engl J Med 2014; 370: 1252.

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22 luglio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “M5s, Di Maio elenca tra le lobby anche quella “dei malati di cancro”. Polemiche, poi le scuse”

Di Maio o chi gli scrive i testi è slittato dal concetto di lobby a quello contiguo di “stakeholder”, “azionista” e in senso lato “portatore di interessi”. Per il liberismo la proprietà di un’azienda che inquina è uno stakeholder insieme ai cittadini esposti, allo Stato, ai dipendenti, etc. Questo ambiguo porre sullo stesso piano, come partizioni di una stessa torta, interessi eterogenei viene applicato anche in medicina. Il cancro avrebbe per stakeholder il malato, i curanti, le ditte farmaceutiche e gli altri fornitori, i ricercatori, etc. L’interesse del malato alle cure migliori non è più privilegiato, ma compete con altri interessi, in conflitto. Gli stakeholder forti possono aumentare il rendimento delle loro “quote” es. sovradiagnosticando, cronicizzando, prescrivendo cure inutili e dannose che richiederanno altre cure, ottenendo dallo stato l’abbassamento dei criteri di approvazione di nuovi farmaci. In pratica un “furto di utilità” a danno del malato. E’ un po’ come dire che la lepre e la volpe che la vuole per cena sono entrambe stakeholders della vita della lepre. E parlare di lobby delle lepri. Di Maio accomuna le volpi del lobbismo affaristico ai malati-lepre. Ciò suona strampalato da noi, ma è routine nella malsana polita sanitaria USA. I 5 Stelle contendono ai PD i favori dei poteri liberisti; praticando in forme nuove la tecnica collaudata di presentarsi agli elettori come dei Don Chisciotte e poi muoversi nel Palazzo come Sancho Panza.

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6 agosto 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di PRESSapoco “Screening neonatale, votata la legge ma nessuno deve saperlo”

Le malattie rare consentono di vendere farmaci costosissimi aggirando i già corrivi controlli standard *. Es. è stata appena approvata una terapia per l’ADA Scid, presentata come un successo italiano. Non è stato detto che costerà 665000$ a paziente. Né che avere dubbi sull’efficacia è lecito**, e quindi doveroso (ma poco salutare, dato il sistema di protezione mafiosa istituzionale per questi affari). Gli screening neonatali sono funzionali al business nascente delle malattie rare. Molte malattie genetiche e metaboliche non hanno meccanismi patogenetici semplici e netti, come invece viene fatto credere al pubblico: al dato di laboratorio considerato marker positivo può non corrispondere un futuro sviluppo di malattia, o la malattia può essere espressa in forma lieve. Gli screening possono sia allargare la quota di bambini etichettati come malati e quindi il volume di affari, sia simulare una parziale efficacia dei farmaci, data in realtà dai casi che comunque sarebbero rimasti asintomatici o avrebbero sviluppato forme lievi. E’ uno schema già rodato con gli screening per il cancro. Toglierebbe denaro al SSN per la routine regalandolo alle case farmaceutiche. L’aspetto peggiore è che creerebbe piccoli malati.

* “Adaptive licensing” or “adaptive pathways”: deregulation under the guise of earlier access. 16 ott 2015, Joint briefing paper. Prescrire.org
** Garde D. There’s a possible cure for ‘bubble boy’ disease. It will cost $665,000. Statnews, 3 ago 2016.

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21 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Roma, anche l’Anac contro Marra: “Conflitto d’interessi sul fratello. E la Raggi doveva esonerarlo dalle decisioni””

C’è un problema di “epistemic reliance”, “fiducia epistemica”. Noi sentiamo Grillo, sentiamo i 5S, denunciare il malaffare; ci si allarga il cuore e crediamo che i 5S siano tutt’altra cosa dal sistema che condannano con voce tonante. Il grosso, grossissimo guaio è che c’è un problema nascosto di fiducia epistemica mal riposta anche sull’ANAC, che ha un progetto sinergico con AIFA per il “fast track”, l’approvazione abbreviata dei nuovi farmaci. Una forma di corruzione istituzionalizzata non meno dannosa per i cittadini della corruzione con mazzette dei palazzinari romani. Un watchdog dei diritti dei cittadini competente, incisivo e non ambiguo (come purtroppo non sono i 5S), il National Center for Health Research, ha parlato di “McDrugs”, e di come “fast drugs can be more dangerous than fast food”. Ma il renziano Cantone – magistrato – invece di avvisare dei danni e dei pericoli del fast track, riportati anche da studiosi della corruzione*, collabora al programma obamiano di deregolamentazione dei farmaci, ponendo così l’anticorruzione al servizio della corruzione legalizzata.

*Light DW et al. Institutional corruption and the pharmaceutical industry. Journal of Law, Medicine and Ethics. Fall 2013.

23 dicembre 2016. Fonte: quotidianosanità.it. “Da Ministero e Anac arriva Fast Track per sperimentazioni più veloci e sicure”. Scaricato il 19 dic 2016. A quattro giorni di distanza, la notizia non risulta essere riportata da altre fonti internet. Può darsi che l’articolo riporti erroneamente “ANAC” invece di “AIFA” nel comunicare nel titolo e nel testo che “è nato il fast track, un progetto sinergico di ANAC e Ministero della salute”. L’eventuale errore non è a oggi corretto. Anac collabora alla realizzazione dei progetti di AIFA e Min. Salute, come riferisce anche l’articolo. Non risulta abbia sollevato obiezioni sul fast track, esponendone la natura corrutiva, o i rischi di corruzione. L’articolo prende spunto dalla IX Conferenza Nazionale sui Dispositivi medici. La conferenza ha tenuto a battesimo il fast track italiano. Il sito della conferenza non riporta la presenza di Anac. Riporta la compresenza e la convergenza di controllati e controllori, incluso il comandante dei NAS.

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10 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. La Cara “Terapia genica, Luigi Naldini: “Così l’esistenza di molti bambini è cambiata in meglio”

Il “gerrymandering” che enfatizza le malattie rare – citate da Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno – permette dietro all’immagine sacra del bambino malato manovre speculative dello stesso livello di quelle dei salvataggi bancari a spese dei cittadini (e della stessa radice; non sorprende che sia sostenuto dalle banche); ma più gravi, dato il loro impatto negativo sulla salute. Permette infatti approvazioni con controlli ridotti, e di vendere quindi farmaci dall’efficacia terapeutica nulla o dubbia (ma non privi di effetti avversi) applicando il “premium pricing”. Coartando il concetto di malattia rara tende ad estendersi alle malattie comuni, con sotterfugi come il “salami slicing”, aggirando così i controlli e i limiti anche per la massa dei pazienti. Elementi fondamentali dello schema sono la definizione di malattia e di nuovi sottogruppi tramite biomarker e la “diagnosi precoce”, che inevitabilmente porteranno a sovradiagnosi (che permettono di presentare “risultati” terapeutici). La politica e l’informazione invece di fermarsi ai buoni sentimenti da talk show dovrebbero considerare che il combinato di attenzione sproporzionata, propaganda, manipolazione della nosologia e deregolamentazione non porti a un “cambiamento dell’esistenza di molti bambini” – e anche di molti adulti – in peggio, con un bilancio complessivo negativo per la collettività.

Herder M. What is the purpose of the Orphan Drug Act? PLoS Med, 2017. 14; e1002191. E citazioni.

@ Beta. Quanto dico dell’attuale distorsione della ricerca sulle malattie “rare” è il trasferimento sul piano politico di critiche e allarmi lanciati da esperti, anche da Brussels, su una nuova direzione impostata dalle multinazionali farmaceutiche globalmente. Partita dagli USA (anche tramite l’ODA), riguarda anche la UE, es reg. 141/2000*. Telethon, dopo avere spinto per la promessa sostanzialmente mancata – come era prevedibile – della terapia genica, ora ha aggiunto esplicitamente il tema delle malattie rare. Sempre con la formula della propaganda mediatica che strumentalizzando il dolore supporta una ricerca tanto sofisticata quanto basata su presupposti e catene di assunti errati o fragili. E’ stato detto che “un giorno tutti i tumori saranno malattie rare”. L’Italia non appare estranea alla nuova strategia. Es. la scelta da piano industriale dei politici (5S in testa) di allargare gli screening neonatali obbligatori per le malattie rare, portandoli a 40, senza indicare le malattie; non partendo quindi dalla singola patologia e dal bilancio della validità e utilità dei test. E’ già avvenuto che premure preventive portino a fatturati astronomici per chi vende e ad un forte aumento delle persone, qui bambini, falsamente etichettate come malate, senza che i benefici promessi si avverino.

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Commento al post di S. Palmisano del 4 maggio 2017 “Cellulari e tumori, chi ne studia la correlazione sia super partes”

@ Sp1959. 5 giorni dopo Ivrea anche a Firenze (studio avv. Bonafede, deputato 5stelle; giudice Nuvoli) la magistratura ha riconosciuto che l’uso del cellulare può provocare tumori del sistema nervoso. Non si tratta dunque di un fake a sostegno del business oncologico e giudiziario: è la terza sentenza del genere e quindi, soddisfacendo il Principio del Campanaio (1), è stato raggiunto l’elevato livello di rigore tipico dei contributi della magistratura alla medicina. Il Principio del Campanaio è applicato dalla scienza ufficiale del più alto livello di reputazione, es. nella ricerca oncologica (2), che magistrati e forze di polizia considerano fonte di verità, immune da interessi di parte o illeciti, e difendono come giannizzeri.

1 ”In The Hunting of the Snark di Lewis Carroll, il Campanaio dice: «Tutto quello che ti dico tre volte è vero».” (L’errore del campanaio. In: Follie e inganni della medicina. Skrabanek P. McCormick J. Marsilio, 1992).

2 “Some non-reproducible preclinical papers had spawned an entire field, with hundreds of secondary publications that expanded on elements of the original observation, but did not actually seek to confirm or falsify its fundamental basis. More troubling, some of the research has triggered a series of clinical studies — suggesting that many patients had subjected themselves to a trial of a regimen or agent that probably wouldn’t work. “ Begley CG, Ellis LM. Raise standards for preclinical cancer research. Nature, 2012.483;531.

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v. anche:
Sulle regole per la Roche

L’ambasciatore USA ordina il sostegno al loro complesso magico-industriale

Di Maio e la lobby dei malati di cancro. Il paziente come stakeholder

Gli strani “compagni di letto” di Ingroia

13 febbraio 2013

Appello al popolo

13 febbraio 2013

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Le staminali e altre questioni di biopolitica porteranno sempre più i politici ad avere strani compagni di letto

JD Moreno

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L’espressione “strani compagni di letto” (da La Tempesta, Shakespeare: “misery acquaints a man with strange bedfellows”) è comunemente usata dai commentatori politici anglosassoni per indicare alleanze inattese e anomale. Ingroia si è subito trovato compagni di partito che appaiono piuttosto strani per fare una “rivoluzione” o almeno portare una ventata di aria pulita: stagionati guerriglieri della poltrona come Diliberto, Ferrero, Di Pietro, etc. Ma il commento del bioeticista Moreno [1], che considera che nuove strane alleanze politiche verranno formate sotto la pressione delle forze economiche che vogliono imporre le biotecnologie [2], si attaglia specificatamente alla scelta di Rivoluzione Civile di candidare Andolina per le prossime elezioni politiche del 24 febbraio 2013. L’analisi del bioeticista sull’influenza del biotech sulla politica mostra come l’Ingroia politico non sia un fenomeno spontaneo, ma un prodotto piuttosto sofisticato inserito in una tendenza globale.

Andolina applica, al di fuori dei protocolli ufficiali, con metodi di preparazione alla buona, una terapia con cellule staminali che lo ha portato ad essere inquisito insieme ad altri dal Procuratore Guariniello per truffa, associazione a delinquere, somministrazione di medicinali pericolosi per la salute pubblica. E’ senza dubbio al centro di una querelle intrisa di emotività su un tema importante e delicato, che richiederebbe lucidità, fermezza e coerenza. Tutto ciò non ha fermato il paladino della legalità Ingroia, che ha messo Andolina come capolista; con giustificazioni tanto fumose e contorte (non sapevo; non l’ho candidato io ma Rifondazione; però se eletto si dimette) quanto furono cristalline le parole del suo maestro Borsellino sui criteri di candidatura dei politici.

Andolina è un truffatore che gioca sulle malattie dei bambini o un genio incompreso benefattore dell’umanità? Considerando le staminali come un tema di sanità pubblica, non sono interessato alle sue responsabilità personali, ma alla truffa più ampia nella quale si trova a giocare essenzialmente il ruolo di compare; insieme a insospettabili come i magistrati. Gli psicologi che studiano il comportamento degli investitori nei mercati finanziari considerano che le scelte delle persone in situazioni di informazione incompleta derivano da un processo duale, cioè dall’interazione tra il sistema cognitivo, razionale, e quello affettivo, inconscio; il secondo essendo il più forte [3]. Dato il doppio carattere, tecnico e emotivo, degli interventi a tutela della salute, è utile considerare la presenza dei due sistemi e la loro interazione anche nelle situazioni di incertezza relative alla valutazione di terapie innovative. Tanto più che, è stato osservato da uno specialista del settore, ormai sulle terapie farmacologiche l’aspetto finanziario è predominante rispetto a quello industriale, così che gli effetti sulla Borsa della notizia diffusa oggi di una possibile nuova cura contano più dei guadagni ottenuti dalle vendite del farmaco 5 anni dopo.

Sul piano affettivo, le staminali rientrano nel pacchetto di promesse di salute perenne e immortalità tramite prodotti hi-tech [4]. Le staminali, si dice al pubblico, diverranno una mano santa: dovrebbero riparare le lesioni di cuore e cervello che spesso rendono penosa la vecchiaia; restituire l’uso degli arti a chi è rimasto paralizzato per lesioni del midollo spinale o per malattie neurologiche degenerative; curare il diabete, i tumori solidi, l’artrosi, rimediare alle malattie genetiche, ridare la vista a chi l’ha persa per patologie della retina, etc. Sul piano razionale, sono un filone di ricerca che tenta di estendere alcune proprietà della crescita e differenziazione dei tessuti per applicarle al campo medico. Proprietà che da un lato sono strabilianti, ma dall’altro sono contenute entro poderosi vincoli biologici. Il processo di sviluppo e differenziazione è ricco di fenomeni che sono sbalorditivi, ben più della puerile vulgata delle staminali che come abili muratori ricostruiscono organi e tessuti danneggiati; appartenendo a quel genere di processi naturali che fanno dire anche a scientisti duri, se non puri, come R. Dawkins che “la realtà è magica” [5].

Ma nella realtà alcune “magie” avvengono e altre non avvengono, né possono avvenire (ci sono degli invarianti; che sono anch’essi stupefacenti); è compito della scienza discernere tra queste categorie. Il business, con i ricercatori più che consenzienti, si è impossessato di quello che dovrebbe essere un piccolo campo di ricerca chiuso nei laboratori; sfruttando la base delle conoscenze scientifiche, ampia e consolidata, seppure incompleta, su un fenomeno biologico che in alcune sue manifestazioni sembra magico, nel senso che ha del meraviglioso, ha forzato le previsioni sulle applicazioni cliniche in senso magico, cioè nel senso di sovrannaturale, al di là di qualsiasi plausibilità e decenza, e le ha diffuse nell’opinione pubblica tramite un’imponente e incessante campagna mediatica.

Come era da attendersi i risultati di rilevanza medica qua staminali terapeutiche, al netto delle terapie con staminali ante litteram e dei fenomeni rigenerativi fisiologici, sono stati marginali; tolto il can can mediatico, ai pazienti restano delle prospettive di future avare eccezioni al sostanziale “no” col quale la realtà fisica ha risposto alla ricerca di quest’altra fonte miracolosa. Nulla che corrisponda lontanamente alle promesse della propaganda. Un fallimento, testimoniato dal caso del ritiro, con rinuncia ai 25 milioni di dollari di finanziamento già ottenuti da un’agenzia statale, da parte di una ditta pioniere delle biotecnologie, che ha così abbandonato la sperimentazione clinica intrapresa sul genere di cure che Andolina dice di poter ottenere con uno schiocco di dita [6].

Si è quindi reso necessario per gli affaristi ricorrere a vari espedienti per continuare l’affare, ed espanderlo, tenendo insieme scienza e superstizione, forti della presa che le notizie di nuove cure possono avere sui malati e sul pubblico. Non potendo presentare fatti concreti chiaramente positivi, risultati tangibili che spegnerebbero lo scetticismo, è tramite tecniche di persuasione, ottenendo con sistemi manipolativi un consenso di massa, che si sta creando una accettazione del principio che le ricerche sulle staminali danno o daranno luogo a terapie efficaci. In particolare, si cerca di produrre nel pubblico ciò che gli psicologi cognitivi – anche quelli che studiano come convincere gli investitori – chiamano “anchoring”: un giudizio di base, rispetto al quale verranno valutate le successive informazioni. E’ stato dimostrato da celebri studi che le correzioni di questo giudizio iniziale prodotte da nuovi dati tendono a essere insufficienti. L’anchoring tende cioè a vincolare i giudizi successivi alla prima opinione che il soggetto si forma sull’argomento; una euristica naturale che se si basa su false informazioni o false convinzioni può causare gravi errori nel giudizio e nelle decisioni [7].

L’esempio che viene fatto è il prezzo iniziale gonfiato di un’auto usata, che nella negoziazione farà sembrare accettabili i ribassi successivi anche se restano superiori al reale valore dell’auto [8]. Vanno soggetti a errori da anchoring, e da altre fallacie cognitive, non solo il pubblico, ma anche gli esperti [9] e i medici nella pratica quotidiana [10]. L’anchoring è collegato, anche nella progressione della ricerca scientifica, all’effetto d’ordine [11]: l’informazione che si riceve per prima tende ad essere accettata come uno standard, sul quale misurare le informazioni successive; e quindi pesa di più nella formazione finale della credenza, non per il suo valore di verità, ma per la sua posizione. Sulle staminali si sta facendo molto per ottenere un anchoring e un effetto d’ordine circa la loro validità, mediante la propaganda mediatica, alla quale si sono aggiunte varie operazioni.

Una prima operazione è stata quella della controversia bioetica tra “cattolici” e “laici” su staminali adulte ed embrionali [12], che induce a credere all’efficacia delle staminali per presupposizione: se due litigano tanto per un tesoro, il tesoro deve esserci, ovvero le staminali funzionano o funzioneranno. Il clero, che manda gruppi di devoti a manifestare pro Stamina davanti ai tribunali, in realtà ha più investimenti che scrupoli nel business delle staminali. E’ riportato in letteratura almeno un altro caso di quest’uso strumentale della bioetica, dove si è creata ad arte – e mediante ricchi finanziamenti agli esperti – una discussione etica per propagandare un farmaco inefficace e dannoso [13].

Simile a questo sistema, che possiamo chiamare “manfrina bioetica”, è la “manfrina giudiziaria”, che in Italia sta venendo applicata col caso Stamina. C’è chi parteggia per il medico coraggioso che rompe gli schemi; chi esige invece l’aderenza ai severi protocolli ufficiali; ma in entrambe le scelte il falso dilemma implica che le staminali funzionano. Nel pubblico si configurano e si rafforzano speranze e aspettative a mano a mano che la vicenda si sviluppa.

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Giurisdizione e marketing farmaceutico

I magistrati reggono bene il gioco. Ingroia, e i giudici che hanno ordinato la prosecuzione delle terapie, danno credibilità ad Andolina e alla versione “alternativa” delle staminali. Guariniello, che insieme ad altri magistrati e ai NAS dei Carabinieri è già stato partecipe di quello che considero un caso analogo di strumentalizzazione del potere giudiziario a fini di marketing farmaceutico [14], si trova invece a spingere, insieme ai NAS, all’AIFA e ad altri magistrati, verso la versione istituzionale, che alla lunga sarà quella prevalente, e che paradossalmente otterrà i maggiori benefici dalla violazione dei più elementari principi scientifici – e di buon senso – da parte di Andolina e c. La ricerca ufficiale apparirà per contrasto seria e ragionevole nelle sue pacate – e contenute, almeno nelle pubblicazioni scientifiche – affermazioni di efficacia. E’ da notare che Andolina ha accettato di puntare al più improbabile degli effetti clinici, la rigenerazione del tessuto nervoso; con un preparato dalla composizione non ben definita. Un po’ come se avesse chiesto 50000 euro per una Panda catorcio. Una esagerazione che sembra fatta per fornire credibilità alle terapie ufficiali con staminali, che proporranno obiettivi non così abborracciati, e relativamente meno ambiziosi (e quindi più facili da raggiungere coi tanti trucchi coi quali si possono manipolare i trial e confondere le acque in sede clinica).

Andolina trae legittimità dalle teorie ufficiali sulle staminali, e la ricerca ufficiale ne trae ancora di più da Andolina, apparendo seria e rigorosa paragonata alle sue sgangherate procedure. Un’ambivalenza pilotata funzionale a grandi interessi, che spiega la distribuzione delle – marcate – posizioni dei magistrati su entrambi i fronti. Ambivalenza riassunta dal commento di Veronesi, per il quale è sbagliato non ammettere la terapia di Andolina “ma anche” andare contro le motivazioni scientifiche che l’hanno fermata. Il filone alternativo, promettendo guarigioni miracolose, sta incontrando il favore del pubblico in tutto il mondo; si è sviluppato un turismo medico verso i paesi, in molti casi non tecnologicamente avanzati, che consentono questa lucrosa truffa (attualmente il costo di un trattamento con staminali è indicativamente attorno ai 40000 euro, ma può superare i 150000 euro; in paesi come la Tailandia il rito di immortalità può costare meno di 10000 euro). In Italia, ottenuti i gradi sul campo con questo colpo di mano, e le medaglie grazie a Ingroia e agli altri magistrati, il filone alternativo potrà proseguire, sia pure in semiclandestinità, come forma borderline, e riemergere al bisogno.

Il filone ufficiale avrà vantaggi anche superiori; come il clero che respingendo come falsi alcuni miracoli acquisisce la credibilità e l’autorevolezza che vengono poi spese nel dichiararne altri autentici (avvalendosi di comitati scientifici). Come il venditore che mette in guardia da proposte di concorrenti troppo belle per essere vere, per poi presentare la sua che resta comunque allettante, e che al confronto delle altre appare ragionevole; ma è truffaldina anch’essa. Ad Andolina infatti si contestano i mezzi, più che il progetto in sé. Uno dei giudici ha emesso una sentenza che secondo i media si riassume nel “Sì alle cellule per [bambina], ma che non siano quelle della Stamina, ma staminali di laboratori autorizzati” [15]. Una presa di posizione che dovrebbe essere ricordata come esempio negativo. Esempio di come la magistratura persegue le frodi mediche di secondo grado, quelle che leggiamo sui giornali, e aiuta quelle di primo grado, quelle strutturali e legalizzate [16]; e di come a volte aiuti le frodi di primo grado col contrastare quelle di secondo grado; e accettando di arrogarsi compiti tecnici che non dovrebbero competerle.

I singoli magistrati sembrano condividere la credulità che stimolano nei cittadini; saranno anche loro come tutti noi vittime di questi giochi sulla salute. Non hanno trovato strano che uno dei maggiori ospedali d’Italia, e il più grande della Lombardia, gli Spedali Civili di Brescia, sede di reparti universitari, diretto da una burocrazia pubblica fin troppo fiscale, (capace di contestare a un medico dipendente il fatto che lavori, gratuitamente, oltre le ore previste dal contratto), dia credito a sperimentazioni terapeutiche dilettantesche e estremamente azzardate, per non dire senza senso, su minori, e che addirittura le ospiti, avendo solo da perderci in prestigio, quando se funzionassero gli stessi risultati potrebbero essere ottenuti, pazientando un poco, con procedure ortodosse; magari sviluppate dalla propria facoltà di medicina, ottenendo così riconoscimenti mondiali. Né trovano strano che l’AIFA, che ha denunciato Andolina, sia presieduta dal rettore dell’Università di Brescia, Pecorelli, direttore della Clinica ostetrica e ginecologica Università di Brescia/Spedali Civili di Brescia. Pecorelli non ha prevenuto lo “scandalo” che colpiva la sua istituzione di provenienza; non ha operato per insabbiare o sopire l’azione dell’AIFA come suo presidente; e questo, non c’è bisogno di dirlo, va a suo onore.

Ma Pecorelli non ha fermato il danno alla propria istituzione di provenienza neppure come rettore, e come tra i più influenti cattedratici bresciani, e nazionali, intervenendo senza commettere illeciti con una moral suasion su Brescia, per riportare alla ragione i dipendenti dell’ospedale ai quali sembra abbia improvvisamente dato di volta il cervello. Invece delle proverbiali connivenze e obbedienze accademiche, avremmo qui un singolare caso di anarchia e autolesionismo. Volendo ricorrere alla satira, si potrebbe dire che è come se uno scaltro capomafia, tra i più potenti, folgorato dalla lettura della Critica della ragion pratica, applicasse l’inflessibile etica kantiana e denunciasse alla polizia alcuni dei suoi fedeli sottocapi; o basterebbe citare “Quel generale romano” di Campanile [17].

Pecorelli è uno dei maggiori promotori in Italia del vaccino contro l’HPV sulle ragazze per la prevenzione del carcinoma del collo dell’utero. Il caso Stamina a Brescia mi ha fatto ricordare che, prima di divenire presidente dell’AIFA e rettore, a una conferenza rivolta al pubblico, alla sala San Barnaba di Brescia, sulla prevenzione in età scolare del tumore della cervice uterina, il 16 ottobre 2008, citò con approvazione i tentativi di terzi di fare oscurare siti web che criticavano il vaccino come pericoloso (ricordo anche la pantera della PS che, attesa e immancabile, mi sfilò accanto fatti pochi passi dopo essere uscito dalla sala). C’è una certa somiglianza col caso in oggetto, perché quelle critiche – che definì “depistaggi” – contro le quali si scagliava appaiono in effetti non adeguatamente supportate, ma ciò non toglie che vi sia una minoranza di scienziati qualificati che avanzano critiche valide: considerando questo vaccino come un caso di scienza ufficiale corrotta, che presenta al pubblico come evidenza fattuale assunti di base errati o non dimostrati; assunti di comodo che vengono tradotti in messaggi distorti, a favore di interessi economici che godono di forti protezioni da parte dei governi [18,19]. In entrambi i casi, staminali e vaccino, appare che siano stati indicati dei facili bersagli sui quali fare puntare l’attenzione per distogliere dalle magagne autentiche e mostrarsi onesti e scientifici. Il vaccino antiHPV, la cui efficacia non è dimostrata, e che con ogni probabilità è inefficace, e che se anche avesse l’efficacia parziale promessa dai produttori non avrebbe che un effetto minimo, pochi decimi di punto percentuale, sulla mortalità femminile per tumore in Italia, è uno dei fiori all’occhiello dei responsabili della politica sanitaria italiana: “L’Italia questa volta vince il confronto con gli altri Paesi europei e si colloca al terzo posto per diffusione del vaccino” [20]. In compenso non ci sono fondi per coprire l’assistenza agli anziani non autosufficienti.

Inoltre, le case farmaceutiche non sono tenere con coloro che percepiscono come una minaccia per i loro interessi; e senza un loro appoggio, o consenso, i responsabili di terapie che le scavalcano prendendo per di più scorciatoie illecite, di porte aperte avrebbero trovato solo quelle delle case circondariali, se non avessero recepito gli avvertimenti. Ad Andolina invece dà appoggio una grande struttura ospedaliera della regione che sarebbe la leader anche per la sanità; e pare gli si voglia assicurare addirittura l’immunità parlamentare, una tecnica alla Dell’Utri. Probabilmente ottenuto l’effetto voluto si farà in modo che nessuno dei compari che hanno giocato la parte dei ribelli nella manfrina giudiziaria si faccia male veramente.

Intanto sull’onda di questa “emergenza” il ministero della Salute ha emanato direttive per le sperimentazioni sulle staminali; che verranno supervisionate dall’AIFA. Si sono ristabiliti ordine e rigore. La questione della legittimità di intraprendere sperimentazioni su umani senza attendere sufficienti evidenze precliniche, e anzi in presenza di un quadro complessivo di evidenze di efficacia negativo, il tema della plausibilità biologica, della correttezza scientifica e dell’opportunità sul piano della scelta politica dell’allocazione delle risorse per la sanità, sono stati così elegantemente evitatati, facendoli evaporare ai calori del caso Stamina.

Nella sanità lombarda, celebrata per la sua efficienza, si calpesta ancor più che altrove l’aureo enunciato di Cochrane, per il quale un sistema sanitario “non può raggiungere l’efficienza senza passare per l’efficacia”. E’ grazie a quello stesso spirito che è all’opera sulle staminali a Brescia, diametralmente opposto alla concezione di Cochrane, che in Lombardia si sono succhiati dalle casse dello Stato i tanti milioni di euro andati poi in quelle tangenti che oggi i magistrati, svegliatisi da un sonno durato diversi lustri, scoprono. Ma né i magistrati – né il pubblico – sono curiosi di sapere con quali sistemi è stata ottenuta quella montagna di denaro pubblico stornata a favore degli amici. Le staminali sembrano la fantascienza che si fa realtà; pensando a cosa accadrà ai malati, a me questo lancio delle costosissime cellule magiche mentre la sanità pubblica viene ridotta, e mentre aumentano le esigenze di assistenza agli anziani, ricorda quei paesi del Meridione dove le fognature erano carenti, ma ogni anno il Comune destinava una quota consistente dei fondi disponibili allo “sparo”, i fuochi d’artificio per la festa del patrono.

Alcuni magistrati hanno ordinato di proseguire le terapie della Stamina parlando di “diritto alla speranza”, una difesa che allora si può applicare a qualsiasi ciarlatano che, appigliandosi a uno straccio di argomento pseudorazionale, susciti la speranza di guarigione in chi è in condizioni disperate. La speranza, nei casi dove è utile stimolarla, la si può ottenere anche con dei placebo economici (un tempo si usava la “pillula panis”) anziché con misture che costringono le persone a vendere la casa, o che nel caso delle terapie pubbliche lasciano scoperti servizi utili. A questi magistrati suggerirei di considerare la speranza in medicina invece che come un diritto in sé come il diritto a un farmaco: come il diritto agli oppiacei, farmaci che possono essere una medicina preziosa, in alcune circostanze, o una droga che abbrutisce o uccide, in altre; e che possono essere spacciati anche dai peggiori soggetti o essere tagliati male.

Altri magistrati hanno accettato la tesi del ricorrente che i “centri d’eccellenza internazionale” – gli Spedali Civili e l’Università di Brescia – renderebbero “pleonastico” illustrare la giustificazione razionale delle terapie. A loro volta le sentenze dei magistrati a favore di Andolina vengono citate come prova della bontà delle sue cure, anche da eminenti giuristi candidati con Rivoluzione Civile. Si sta dunque affermando una nuova brillante forma di validazione delle cure per via giudiziaria, tramite un circulus in probando costituito da una legittimazione reciproca tra due argomenti ad auctoritatem. Potrebbe essere chiamata “validazione a simmetria centrale”. Le due autorità, medica e giudiziaria, si dispongono infatti tra di loro in un atteggiamento che ricorda le figure a simmetria centrale, es. il simbolo buddista dello yin-yang.

Queste operazioni manipolano l’opinione pubblica; appannano le non eccezionali facoltà di discernimento dei governanti e indeboliscono la loro già flebile capacità di resistere ai voleri dei poteri forti, mentre stuzzicano i loro vivaci appetiti. Interferiscono inoltre col processo scientifico. Si sa che i trial vengono condotti in doppio o anche triplo cieco per evitare che i pregiudizi del paziente, del medico, e di chi verifica influenzino le misure. Ma in casi come questi i progetti di ricerca successivi partono già da alcune credenze e aspettative diffuse e radicate a livello culturale: si è generato un bias ambientale di anchoring e di order effect; che orienterà la ricerca nella direzione voluta, e renderà più facile far passare per buoni i dati delle sperimentazioni accreditate. Credo che la funzione dei magistrati sia di rappresentare e difendere alcuni standard fissi; scritti nella Costituzione e nelle norme. Con questi giochi i magistrati stanno costituendo all’opposto dei falsi standard a favore delle staminali, tradendo così nella maniera più radicale il loro compito ed esorbitando di fatto dalle loro competenze.

La magistratura dovrebbe smettere di fare il pesce in barile, e prendere invece misure per evitare di venire strumentalizzata. Dovrebbe, anziché favorirle, contrastare tali operazioni, che sono attentati alla salute dei cittadini, ad una efficiente assistenza sanitaria e all’inviolabilità delle casse dell’erario. La magistratura si sta assumendo la responsabilità storica dell’introduzione di queste e di altre terapie “innovative”. Ingroia e i suoi colleghi magistrati portatori di questo dubbio onore si trovano ad avere altri strani bedfellows. Cicchitto, piduista berlusconiano, ha commentato che “C’è un giudice a Berlino” a proposito di una sentenza favorevole ad Andolina. Da Falcone e Borsellino a Cicchitto. E’ tipico della sinistra istituzionale partire cantando “la entranable transparencia, de tu querida presencia…” e arrivare presto, con una breve sequenza di intelligenti mosse politiche, a trovarsi a lavorare insieme a Gelli.

Un modo serio per valutare le terapie con staminali e evitare frodi sarebbe quello di richiedere risultati robusti e convincenti su validi modelli animali prima di consentire la sperimentazione su umani. Neppure a farlo apposta, magistrati di Brescia nello stesso periodo del caso Stamina hanno dato vigore all’opposizione alla sperimentazione animale, con la chiusura dell’allevamento di Green Hill. La sperimentazione animale può essere una truffa e una crudeltà, ma correttamente eseguita può dare informazioni necessarie alla tutela della salute; ed è interesse di chi conduce operazioni come questa sulle staminali indebolire gli standard di verifica delle terapie [21]. I magistrati, e gli attivisti dai quali hanno ottenuto applausi, hanno avuto in questa battaglia di civiltà compagni come Formigoni e Vittoria Brambilla; per non parlare della pornostar bresciana Elena Grimaldi, che sostiene che “Green Hill ha chiuso grazie a me”. La situazione creata è di quelle che un’espressione colloquiale paragona alla baraonda di una casa di tolleranza. Un chiassoso mercimonio; anche a prescindere dalla professionista bresciana.

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I professionisti della metamafia e la magistratofilia

Non scrivo per favorire altri partiti o movimenti, che non reputo migliori. Non sono pregiudizialmente contrario al passaggio di magistrati a funzioni politiche, anche se le esperienze pregresse, e valutazioni sui meccanismi di potere profondi, dovrebbero intimare cautela [22]. Il caso Ingroia mi interessa per ciò che può dire su tendenze generali. Ingroia è un valoroso magistrato antimafia che non guarda in faccia a nessuno, o una figura piuttosto ambigua che va a unirsi all’orgia della politica romana, al servizio, come gli altri e forse più ancora, di poteri imperiali come le multinazionali farmaceutiche? La dissonanza cognitiva si può risolvere lasciando cadere come assurda e calunniosa la presente interpretazione. Oppure, si può accettare il lavoro faticoso e ingrato di revisione delle premesse, cioè delle proprie credenze sulla lotta alla mafia e sugli interessi della magistratura.

Ingroia come magistrato antimafia sarà rispettabile, anche se sembra più graffiare che mordere; la vicenda delle intercettazioni sul Quirinale, un altro spettacolo pirotecnico i cui ultimi sprazzi si vanno già spegnendo, sembra caduta a fagiolo per sollevarne le quotazioni. Ma il punto è che essere antimafia non dovrebbe dare oggi necessariamente una patente di superiorità morale. C’è un’antimafia combattente, coi suoi eroi davanti ai quali alzarsi in piedi e togliersi il cappello; ma c’è anche ed è preponderante un’antimafia di comodo, che veste le penne del pavone e bada a campare cento anni, e che arriva al suo estremo ad essere ricettacolo di imboscati e di ruffiani; perché non solo la mafia, ma anche una perenne antimafia che non vince mai la guerra è funzionale agli interessi dei poteri forti [23,24].

Tra le rovine che la mafia ha causato al Paese vi è quella derivante dall’essere stata posta dal potere come standard; un altro ancoraggio, un altro falso standard, uno standard negativo sul quale misurare la legalità, e rispetto al quale il resto dell’illegalità appare meno grave o secondario; o non compare per nulla, e viene così lasciato libero di operare. L’antimafia di converso è sinonimo di eroicità, anche quando in realtà di eroismo non ce n’è troppo. Così oggi non si giudica il politico Ingroia su cosa farà per il Paese, e neppure si considerano i suoi risultati concreti come magistrato, la sua strana defezione sul più bello, le giravolte nella metamorfosi da magistrato a leader di un gruppetto parlamentare che potrà incidere sugli equilibri politici; ma lo si esalta come un Giulio Cesare della lotta alla mafia, che va sostenuto senza discutere, o comunque non va criticato, se non si vuole passare per mafiosi o simpatizzanti.

E’ per me una mesta soddisfazione vedere una conferma, con questa candidatura di Andolina, di quanto sostengo da anni, che l’antimafia serve anche da legittimazione e da alibi per favorire interessi dei poteri economici e finanziari come le frodi mediche. Ciò vale in generale per l’intera magistratura. Posso testimoniare che non ci sono magistrati per i reati, anche gravi, di supporto a queste operazioni. E che le forze di polizia lavorano come se fossero contractors profumatamente pagati dalle multinazionali, piuttosto che tutelare la legalità in questo campo. La presenza sotto la guida del discepolo di Borsellino di Andolina, e di soggetti in odore di massoneria comunista, come Diliberto e Soffritti, o dalle posizioni non sempre limpide come l’accusatore di Falcone Leoluca Orlando, o dalle frequentazioni atlantiche come Di Pietro, anche lui magistrato simbolo passato dalle stelle di grandi operazioni giudiziarie moralizzatrici al calduccio maleodorante della politica, appare comica e sinistra per chi sperimenta le complicità di politici e magistrati, e i mezzi e i servizi istituzionali, dei quali possono disporre le forze che impongono prodotti medici come le staminali.

Grillo, l’altro degli “irregolari”, rivale di Ingroia per il posto di capo dell’insurrezione civile che metterà fine alla corruzione, pranza con l’ambasciatore USA e ne riceve le lodi [25]. Gli italiani vogliono fare la rivoluzione coi Carabinieri, diceva Montanelli. Seguendo un costume secolare, gli italiani considerano necessario avere un protettore tra i potenti; nello sconvolgimento politico e sociale degli ultimi decenni alcuni pensano di averlo trovato nella magistratura; immemori evidentemente di come funzioni l’amministrazione giudiziaria nella routine. Ma la magistratura ha due anime – e forse Ingroia mostra come non siano tanto separate tra loro. C’è quella che aspira sinceramente a distribuire giustizia, a costo di sacrifici, dell’incomprensione del pubblico e di esposizioni personali; e quella che tende a servire il trono per partecipare dei suoi privilegi. C’è nella magistratura, questa sorta di aristocrazia, un’anima nobile; e anche un’anima cortigiana e parassitaria, che tra le due non è quella più debole. Noi cittadini dovremmo mostrare da un lato riconoscenza e sostegno per il magistrato che immette giustizia nella società, invece di restare indifferenti fino a quando non viene colpito; ma dall’altro lato dovremmo esercitare verso la magistratura come potere una diffidenza attenta e ragionata, invece dell’abbandonarci al timore reverenziale.

O di abbandonarci al sogno di avere trovato un “potere buono”, e al tifo; un altro aspetto della degenerazione delle istanze di sinistra, che ricadono in concezioni pre-politiche conservatrici e illiberali proprie della cultura italica. Sui dirigenti comunisti di Rifondazione che, accodatisi a Ingroia, servono il peggior Capitale con la furbata di mettere a capolista “l’antisistema” Andolina non occorre spendere parole. I semplici cittadini che si ritengono di sinistra stanno accettando troppo facilmente l’equivoco tra giustizia e potere giudiziario. Gli entusiasti di qualsiasi colore che sperano di ottenere la giustizia affidandosi al partito dei giudici cadono in ore leonis.

I magistrati certo non scippano le vecchiette e, salvo eccezioni, non vogliono bustarelle. Ma cercano a loro volta il favore di poteri maggiori, e tendono pertanto a servire proprio i poteri superiori che sono la fonte principale delle sempre più pesanti ingiustizie e dell’affossamento della nazione; li servono sfruttando la leva della funzione di controllo, che permette loro di agire senza dover esporsi troppo, e anzi riuscendo a fare bella figura, come si vede qui. Combattono, meritoriamente, la corruzione di politici e amministratori, di quei “baroni” che “l’impero” vuole ridimensionare; ma tendono a servire l’altra corruzione, quella dei poteri sopranazionali, che includono la tecnocrazia globalista che vuole imporre il mercato del biotech. Poteri che hanno dimostrato di curare la selezione della classe dirigente nazionale, aiutando l’ascesa di alcuni e fermando altri, arrivando a fare uccidere quelli della pasta di Falcone e Borsellino.

Oggi il trono è dato in primo luogo da quei poteri che influenzano l’Italia avendo “la testa fuori dall’Italia”. Un tema sul quale vige una generale omertà [26]. Con atti come la candidatura di Andolina, Ingroia aiuta la corporazione dei magistrati, che vuole tessere di queste alleanze [27]; ma danneggia la magistratura come istituzione, svilendone la funzione, abbassandola a strumento di marketing; in aderenza alla dottrina, derivata dalle teorie economiche – con le collegate pesanti interferenze politiche nei vari paesi – della scuola di Milton Friedman, che prevede che lo Stato induca una Domanda commerciale che poi i privati soddisfano [28].

In operazioni come questa sulle staminali la magistratura si trova in conflitto di interessi. Un conflitto nel quale viene premiata se opera male e punita se opera bene. Aiutando il business delle staminali la magistratura ottiene il favore, anziché l’ostilità, di poteri forti; inoltre, in generale lo sfruttamento parassitario del popolo si traduce in benefici per lei. D’altro canto, se si opponesse al criminale messianesimo sulle terapie magiche i primi – ma non i soli – a darle addosso sarebbero gli innumerevoli sciocchi presenti nel popolo. Così partecipa alla frode, piegandosi alla realtà contingente, o approfittando dell’occasione, costituite entrambe dalla convergenza tra gli interessi del potere truffatore e i sentimenti del popolo truffato.

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Note

[1] Moreno J.D. Biotech is thrusting us into new political territory. New Scientist, 28 ago 2012.

[2] Kenney M. Biotechnology and the creation of a new economic space. In Thackray A. Private science: biotechnology and the rise of molecular sciences. University of Pennsylvania press, 1998.

[3] Lovric et al. A conceptual model of investor behavior. In: Advances in cognitive systems. London Institution of Engineering and Technology, 2010.

[4] Hall S. I superfarmaci dell’immortalità. Prefazione di S. Garattini. Orme editori, 2004.

[5] Dawkins R. La realtà è magica. Mondadori, 2012.

[6] Boseley S. Geron abandons stem cell therapy as treatment for paralysis. Guardian, 15 nov 2011.

[7] Tversky A. Kahnemann D. Judgement under uncertainty. Heuristics and biases. Science, 1974. 185: 1124.

[8] Anchoring. Wikipedia.

[9] Eyles et al. Do expert assessments converge? An exploratory case study of evaluating and managing a blood supply risk. BMC Public Health, 2011. 11: 666.

[10] Groopman J. How doctors think. Houghton Mufflin, 2007.

[11] Wang et al. Human belief revision and the order effect. Twenty-second annual conference of the Cognitive Science Society, 2000.

[12] La fallacia esistenziale nel dibattito bioetico sulle staminali. https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/22/la-fallacia-esistenziale-nel-dibattito-bioetico-sulle-staminali/

[13] Eichacker et al. Surviving sepsis – Practice guidelines, marketing campaigns, and Eli Lilly. NEJM, 2006. 335:16. Linee guida mertoniane e linee guida commerciali. In: La corruptio optimi nel liberismo: le linee guida cliniche e il decreto Balduzzi. https://menici60d15.wordpress.com/2012/10/21/la-corruptio-optimi-nel-liberismo-le-linee-guida-cliniche-e-il-decreto-balduzzi/

[14] Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico. https://menici60d15.wordpress.com/2013/01/29/per-cosa-e-morto-pantani-lo-sport-e-il-marketing-farmaceutico/

[15] Angelici L. Sì alle cellule, no alla Stamina. Corriere della Sera, 29 dic 2012.

[16] La magistratura davanti alle frodi mediche di primo e secondo grado. https://menici60d15.wordpress.com/2009/08/22/la-magistratura-davanti-alle-frodi-mediche-di-primo-e-secondo-grado/

[17] Campanile A. Vite degli uomini illustri. Rizzoli, 1975.

[18] Dueberg P. Virus che causano il cancro della cervice. In: AIDS, Il virus inventato. Baldini e Castoldi, 1998. p. 119.

[19] Tomljenovic et al. HPV vaccines and cancer prevention, science versus activism. Infectious Agents and Cancer, 2013. 8: 6.

[20] Edott. Vaccinazione anti-Hpv, Italia terza in Europa. 30 gen 2012

[21] La sperimentazione animale. Uno spoglio etico. https://menici60d15.wordpress.com/2011/05/16/sperimentazione-animale-uno-spoglio-etico-2/

[22] Il PM Nicastro come assessore alla sanità: la non complementarietà tra magistrati e tangentisti. https://menici60d15.wordpress.com/2010/02/27/1322/

[23] La mafia e l’antimafia favoriscono la soggezione dell’Italia a poteri extra-nazionali? https://menici60d15.wordpress.com/2012/07/28/4271/ .

[24] I professionisti della metamafia  https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

[25] Il fascino dell’ambasciatore USA per Grillo: “Interlocutore affidabile”. Il Fatto Quotidiano, 12 feb 2013.

[26] Il tolemaicismo politico. https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/04/il-tolemaicismo-nella-storia-contemporanea-italiana/

[27] La corruzione ghibellina di magistratura e polizia. https://menici60d15.wordpress.com/2012/03/24/la-corruzione-ghibellina-di-magistratura-e-polizia/

[28] Klein N. Shock economy. Rizzoli, 2007.

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24 febbraio 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di N. Dalla Chiesa “La ricercatrice in lotta contro la danza più infelice del mondo” del 24 febbraio 2013

censurato

Se il discernimento accademico non impedisce al prof. Dalla Chiesa di considerare interpretazioni che non hanno cittadinanza nell’università della quale sia lui sia la collega per la quale ha impugnato la cetra fanno parte, gli segnalo il seguente articolo sul rapporto tra antimafia, criminalità economica e staminali:

Gli strani “compagni di letto” di Ingroia

https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/13/gli-strani-compagni-di-letto-di-ingroia/

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5 agosto 2013

Blog de il Fatto

Commento al post “Sperimentazione Stamina, 20 scienziati a Lorenzin: “Protocollo sia reso pubblico” del 5 agosto 2013

Il duello Stamina-ortodossia appare come un caso di quella tecnica promozionale che le ditte di pubbliche relazioni – il campo di expertise di Vannoni – chiamano “impollinazione incrociata”, nella quale una tesi viene fatta passare orchestrando uno scontro tra due parti apparentemente in conflitto (Rampton S, Stauber J. Toxic sludge is good for you. Lies, damned lies and the public relation industry, 1995): v. “Gli “strani compagni di letto” di Ingroia” e “Il magistrato e gli stregoni”, reperibili su internet.

La posizione dell’Università di Brescia-Spedali Civili, che con una mano pratica il metodo, legittimandolo, e con l’altra lo attacca in nome dell’onestà e del rigore, potrebbe essere detta un caso di “autoimpollinazione”. Del resto, l’Italia progressista in questi giorni esulta per la condanna di Berlusconi mentre il principale partito che la rappresenta, e che davanti agli elettori ha sempre dipinto Berlusconi come la causa dei mali d’Italia, ci governa assieme: in Italia il tenere il piede in due staffe, o in tre, passa inosservato; se non per venire apprezzato come segno di acume e abilità.

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Questa è una e-mail di contatto dal sito http://www.antimafiaduemila.com/ inviata da:

Francesco Pansera <menici60d15@gmail.com>

Spezzano Sila, 29 ott 2013

Egregia redazione di Antimafia 2000

oggetto: antimafia e staminali.

Vedo che vi interessare alle staminali: oggi 29 ott 2013 avete pubblicato l’articolo pro-Stamina “Legalità e terapia con cellule staminali” di Andolina. Sui rapporti tra antimafia e staminali vi segnalo i miei post: “Gli strani “compagni di letto” di Ingroia :

https://menici60d15.wordpress.com/2013/02/13/gli-strani-compagni-di-letto-di-ingroia/

e “La convergenza di mafia e antimafia.Pizzo mafioso e pizzo di Stato” :

https://menici60d15.wordpress.com/2013/09/08/la-convergenza-di-mafia-e-antimafia-pizzo-mafioso-e-pizzo-di-stato/

sul mio sito https://menici60d15.wordpress.com/

Altri miei post sull’argomento:

I professionisti della metamafia

https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

La frode delle staminali

https://menici60d15.wordpress.com/la-frode-delle-staminali/

Buon lavoro

Francesco Pansera

menici60d15@gmail.com

Il tolemaicismo politico

4 febbraio 2013

4 febbraio 2013

Blog di A. Giannuli

Commento al post “La difficile partita del Quirinale” del 4 febbraio 2013

Postato il 4 feb 2013 e accettato il 7 feb 2013

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Il tolemaicismo nella storia contemporanea italiana

Ora, quando si saprà, o meglio, si dirà, tutta intera la verità del potere di questi anni, sarà chiara anche la follia dei commentatori politici italiani e delle élites colte italiane. E quindi la loro omertà.

Pasolini, 1976

La minuziosa previsione del prof. Giannuli sui bizantini giochi politici tra partiti che porteranno all’elezione del prossimo capo dello Stato permette di presentare un concetto, quello di “tolemaicismo”, che ho di recente usato in un commento su Ingroia, censurato, nel blog de Il Fatto (in: La fallacia esistenziale nel dibattito bioetico sulle staminali. https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/22/la-fallacia-esistenziale-nel-dibattito-bioetico-sulle-staminali/). Chiamo tolemaicismo, in analogia alla teoria geocentrica dell’astronomo alessandrino Claudio Tolomeo, la pratica di ricondurre a dinamiche esclusivamente – o prevalentemente – interne fatti nazionali che sono in realtà determinati da poteri esteri, come gli USA, la Nato, la finanza internazionale, etc. Ci limitiamo qui al tolemaicismo “descrittivo”, che interpreta gli eventi; ma si potrebbe parlare anche di quello “materiale”, che orchestra determinati eventi in modo che risultino da fattori nazionali.

Le ipotesi su chi sarà il prossimo capo dello Stato ne sono un esempio. Penso che un metodo da non trascurare dovrebbe essere il considerare cosa imporrà lo ”italian desk” a Washington, e come si esprimerà Palazzo Margherita, cioè l’ambasciata USA. O anche guardare ai profili dei papabili in base ai requisiti dal punto di vista USA. Se sono filostatunitensi come Saragat, e Napolitano, “il mio comunista preferito” per Kissinger. Se hanno dato prova di fedeltà collaborando alla sistemazione di qualche italiano sgradito. Cossiga diceva che lui e i DC avevano ucciso Moro; intendendo di avere causato la morte di Moro indirettamente, come effetto collaterale previsto ma non voluto, e per una scelta autonoma, di difesa dello Stato; mentre fu una responsabilità di tipo diretto, e in esecuzione di volontà esterne. Ci si dovrebbe anche chiedere qual è il reale nesso tra Banca d’Italia o burocrazie bancarie internazionali e la carica istituzionale garante del sistema democratico. Il prof. Giannuli rinvia a tale questione, considerando tranquillamente Draghi come il candidato della Merkel; che verrebbe eletto come ripiego, per una “patta” tra i partiti.

Va notato che Tolomeo non era un cretino, ma un ingegno superiore, scopritore di formule trigonometriche usate ancor oggi. E che il suo modello degli epicicli, mentre è falso sul piano fisico, ha in alcuni casi un buon potere predittivo; era capace di produrre previsioni sul moto dei pianeti più accurate di quello copernicano, ai tempi di Galilei. Il tolemaicismo politico è una forma elaborata di omertà, che ha raggiunto in Italia livelli sofisticatissimi, divenendo una vera e propria attività intellettuale, e anche lavorativa, in diversi casi. Es. la dottrina della mafia come il primo potere forte avverso al paese: dove si è omertosi su chi comanda davvero, e lo si serve, combattendo l’omertà sulla mafia; che è un potere criminale, per quanto forte, comunque subalterno a chi comanda davvero, che viene usato sul piano politico come il mammasantissima usa i suoi stessi picciotti per spaventare e fare chiedere protezione. La mafia andrebbe piuttosto vista come i picciotti non dichiarati dei poteri forti (La mafia e l’antimafia favoriscono la soggezione dell’Italia a poteri extra-nazionali? https://menici60d15.wordpress.com/2012/07/28/4271/ I professionisti della metamafia. https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/). L’omertà tolemaica dei politici, dei magistrati, della classe dirigente e degli intellettuali si congiunge con quella del popolo, che istintivamente comprende che può dire peste e corna dei fanti ma deve lasciare stare i santi.

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17 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tundo ” Marco Pantani, “complotto per alterare ematocrito”. L’ombra della camorra” 

Non mi stupirei troppo se effettivamente per stroncare Pantani ci si fosse avvalsi anche della criminalità organizzata, come manovalanza. O se la criminalità organizzata fornisse alibi, o depistaggi, o facesse da “pecora”. Anche lo zelo discriminatorio di magistrati e media verso Pantani è stato indotto dalla diabolica camorra? Questa idea delle mafie come entità onnipotenti è uno degli strumenti del “tolemaicismo”: l’arte, già adottata per gli omicidi politici e le stragi terroristiche, di attribuire a mandanti nazionali fatti gravi avvenuti per volontà di poteri sovranazionali. Poteri che coloro che occupano le istituzioni – le forze di polizia e i magistrati spesso per primi – servono con impeccabile zelo, come il caso Pantani ha mostrato e continua a mostrare.

v. “Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico”
“Il tolemaicismo politico”

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1 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Marcelli “Sentenza Diaz: Cantone chiarisca le sue posizioni”

@ michele o pazzo. “Tolemacismo” si riferisce al geocentrismo, basato sui modelli – o sui teoremi – dell’ottimo matematico Tolomeo; contrapposto al modello eliocentrico copernicano (v. articolo). E’ una metafora per indicare una sofisticata forma di omertà, tipica di intellettuali e “istituzioni”, della quale lei fa sfoggio. Che è pure una forma di servilismo, dove a volte gli esecutori arrivano ad addossarsi anche le responsabilità dei mandanti (confidando comunque, e non a torto, nella comprensione dei magistrati). Appare che lei, Cantone e magistrati affini, gli eroi in divisa torturatori di ragazzini inermi, stiate tutti da una stessa parte. Che è quella giusta, dice lei. Il “partito americano”, dico io. A parte i differenti giudizi, l’identificazione del vostro gruppo è già un risultato condiviso, del quale possiamo accontentarci, su questi argomenti così gravi.

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25 febbraio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post ““Mani pulite-25 anni dopo”, il libro. Dai pm “manettari” ai “comunisti salvati”, ecco le post verità su Tangentopoli”

Mani pulite ha fatto sì che al momento giusto una vecchia mafia politica, tarata su un’economia keynesiana, divenuta obsoleta per la mutata situazione storica venisse rapidamente scalzata e sostituita da “viddani” adatti al corso liberista successivo alla Caduta del muro. Ottenuto il cambiamento tutto è stato nuovamente “blindato”. Dalla calata di Napoleone alla Resistenza, le speranze di palingenesi accese dal vento di interessi stranieri durano poco. Secondo Barbacetto, Gomez e Travaglio, ai quali dobbiamo puntuali ricostruzioni giornalistiche dei fatti giudiziari e politici, Mani pulite fu “una grande, ma ordinaria azione giudiziaria”; un’epopea spontanea da ricordare e celebrare. Io chiamo “tolemaicismo” lo spiegare i grandi cambiamenti della storia repubblicana in termini nazionali, interni; con argomenti complessi, dotti e ingegnosi, che ricordano la teoria tolemaica degli epicicli e degli eccentrici con la quale si sorreggeva, validamente sul piano logico, il falso modello geocentrico del moto degli astri. Non vi fu complotto, dicono. Bisogna ammettere che, data l’ansia di compiacere gli USA che alberga in tanti, a cominciare da magistrati, CC e Viminale come sa chi ci capita, se vi è stato un disegno tutt’al più la CIA lo avrà affidato ai suoi tirocinanti del primo anno.

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21 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Piazza della Loggia, la Cassazione conferma l’ergastolo per Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte”

Un indicatore degli effetti del ritardo della sentenza, un modo per comprendere quanto questa giustizia incida sul fiume della Storia, è ottenibile sottraendo dalla data dell’evento la distanza in anni tra evento e sentenza: 1974-43=1931. Tra la strage e la sentenza è passato tanto tempo quanto ne è trascorso tra il 1931 e la strage. Quanto pesava nel 1974 il 1931, quando l’Italia, largamente rurale, era sotto Mussolini. La violenza di Stato era autoctona e dichiarata: Gramsci osservava il mondo da una cella. Hitler doveva ancora prendere il potere. Gli USA si dibattevano nella grande depressione. L’Ucraina di Stalin stava entrando in carestia.

Un alto magistrato a Brescia ha affermato a una conferenza – essa stessa manifestazione delle mortifere strategie dei poteri forti – che se sente dire che la strage è stata lasciata impunita dalla magistratura “diventa scortese”. E’ possibile riconoscere dei meriti alla sentenza, che i fan dei magistrati magnificheranno. Ma conoscendo quanto è attualmente vasta e radicata la rete delle complicità istituzionali coi poteri che nel 1974 vollero la strage e che in questi cinque decenni hanno ordinato altre operazioni deleterie, conoscendo il doppio gioco delle autorità che ogni anno si mostrano sul palco alle commemorazioni, a me la sentenza pare una foglia di fico, un belletto su un volto grinzoso, una maschera di rispettabilità data ai tirapiedi perché meglio proseguano i loro servigi per gli affari dei nostri giorni.

@ Paola. Ma le verità sono davvero così complesse che non bastano 50 anni a trovarle? Per Pasolini – novembre ’74 – “non è poi così difficile”. Le verità su molti misteri d’Italia sono come la meccanica celeste: riguardano sistemi di forze molto grandi ma relativamente semplici in linea di principio, anche se la descrizione dettagliata può richiedere calcoli avanzati. (Chiamo “tolemaicismo” l’arte, simile alle spiegazioni ad hoc dell’astronomia geocentrica, di spiegarle in termini nazionali, ignorando la “massa gravitazionale” dell’ “astro” USA). L’importanza dell’azione giudiziaria andrebbe valutata considerando i suoi effetti sulle stragi e gli omicidi politici, che hanno potuto proseguire per decenni, fino a che sono stati utili; e gli effetti sull’influenza di poteri sovranazionali sull’Italia, oggi più forte di allora; e non contrastata, tutt’altro, dalla magistratura. Quanto all’indomito coraggio dei bresciani, osservandone da 24 anni i comportamenti ho sviluppato l’idea che queste stragi siano servite anche a “vampirizzare” la popolazione, facendone un docile collaboratore dietro alla retorica; la stessa retorica che oggi fa celebrare la sentenza. Forse nel decidere i luoghi degli eccidi gli uffici di guerra psicologica hanno considerato anche il carattere, qui diciamo “pragmatico”, di alcune cittadinanze.

 

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v. anche:

Servizi, masse e istituzioni nei movimenti di protesta

La corruptio optimi nel liberismo: le linee guida cliniche e il decreto Balduzzi

21 ottobre 2012

Appello al popolo 21 ottobre 2012

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La barbarie è l’assenza di standard a cui appellarsi” (Ortega y Gasset)

Gli standard […] non riguardano tanto le abilità, o l’uniformità, quanto la ridefinizione dell’autonomia del paziente. In breve, riguardano la creazione di nuovi mondi” (S. Timmermans e M. Berg [1])

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E’ in discussione alle Camere il decreto-legge n 158 sul riordino della Sanità, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 214 del 13 settembre 2012, detto “decreto Balduzzi” dal nome del ministro della salute del governo Monti. Il decreto è stato criticato sotto vari profili, da voci che sono espressione degli interessi dei gruppi e corporazioni che siedono alla tavola della sanità. Non si discute invece di diversi punti del decreto che riguardano più direttamente il cittadino, essendo accomunati da due caratteristiche: appaiono agli occhi del pubblico come misure ragionevoli e utili, che migliorano la tutela della salute; invece costituiscono un pericolo per la salute e un danno economico, contenendo una carica iatrogena e provocando una indebita diversione di fondi pubblici a soggetti privati. Considero qui l’art. 3, dove definisce il rapporto tra responsabilità professionale del medico e linee guida cliniche. Altri punti del decreto che sembrano vantaggiosi per il cittadino ma sono svantaggiosi sono gli articoli sui farmaci innovativi, quello sulle prescrizioni off-label (che pare verrà cancellato), sulle “ludopatie” e sulle medicine alternative.

Art. 3 del decreto, comma 1: “Fermo restando il disposto dell’articolo 2236 del codice civile, nell’accertamento della colpa lieve nell’attivita’ dell’esercente le professioni sanitarie il giudice, ai sensi dell’articolo 1176 del codice civile, tiene conto in particolare dell’osservanza, nel caso concreto, delle linee guida e delle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica nazionale e internazionale.”

La norma “rende più serena l’attività del professionista sanitario”, ha commentato il ministro, e associazioni di categoria hanno riconosciuto che è un primo importante passo. Credo debba essere spiegato come invece dal punto di vista del pubblico la norma dovrebbe essere causa di preoccupazione. Discuto quindi le linee guida cliniche sotto il profilo medico e politico. La norma è stata più volte modificata, prima e dopo la pubblicazione del decreto, per il quale il governo si dice intenzionato a porre il voto di fiducia. Mentre pubblico questo commento la bozza di legge considera che il medico che si attiene alle linee guida non sarà punibile per colpa lieve in sede penale, ma sarà possibile chiedere i danni in sede civile, dove il magistrato dovrà tenere conto dell’aderenza alle linee guida. Le considerazioni, non tecniche, sugli aspetti giuridici sono pertanto rinviate a dopo che il Parlamento avrà deciso la forma definitiva e convertito il decreto in legge.

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1. L’utilità delle linee guida

In una delle intercettazioni di Brega Massone, il chirurgo della casa di cura S. Rita di Milano, una dottoressa gli fa osservare che ha operato un paziente per un piccolo nodulo polmonare senza attendere il controllo a tre mesi previsto dalle linee guida. In un’altra, Brega Massone incarica il collega Marco Pansera (nessun nesso, o meglio nessuna parentela con chi scrive, che è pure lui un altro dottor Pansera) di reperire delle linee guida per allegarle alla memoria difensiva. Questa apparente contraddizione illustra come le linee guida cliniche (LGC) [2,3] abbiano un carattere ambiguo e relativo. Il primo punto è prendere atto di tale ambivalenza. Non ci sono attualmente metodi formali che di per sé assicurino qualità ed onestà delle cure. Come è stato osservato [4] nella pratica le LGC possono essere benefiche per il paziente o altamente dannose e lo stesso si può dire della loro sostituzione col giudizio soggettivo del medico.

Che il medico nella pratica quotidiana non abbia libertà professionale assoluta ma segua determinati standard, e debba rispondere dei danni causati da deviazioni arbitrarie da tali standard, è un concetto sia persuasivo sia fondato. Le LGC sono uno degli aspetti principali del processo di standardizzazione della medicina. L’utilità dell’introduzione di forme di standardizzazione in medicina si può vedere da alcune fasi della sua storia [1]. Uno dei padri nobili è stato l’inglese Cochrane. Catturato dai tedeschi nella II Guerra mondiale, unico medico militare in un campo di prigionia con 20000 internati, osservò che dei prigionieri affidati alle sue cure ne morivano molti di meno di quanto egli si aspettasse dati la durezza delle condizioni e gli scarsi mezzi a disposizione. Dopo la guerra comparò la mortalità con quella di un secondo campo di prigionia; ne dedusse che gli interventi medici inappropriati possono causare più danno che l’assenza di cure. Nel 1972 pubblicò “Effectiveness and efficiency”, molto citato dai fautori delle LGC; ma spesso a sproposito, perché il libro contesta l’uso di pratiche mediche prive di reale efficacia, mentre oggi come si vedrà le LGC sono usate per trattare senza necessità decine di milioni di persone.

Si deve alla volontà di standardizzare la medicina per ragioni organizzative, e anche per ragioni commerciali, l’introduzione nel corso del Novecento della moderna cartella clinica, la cui utilità è palese (e che oggi sta venendo distorta con l’introduzione della cartella elettronica). Wennberg ha mostrato la necessità di standardizzazione per evitare l’effetto “Dr Knock” [5], evidenziando la sconcertante variazione geografica in USA nell’utilizzo di risorse mediche. Variazione correlata non alle necessità della popolazione, né alle caratteristiche urbane o rurali dell’area, ma all’offerta di servizi medici: dove c’erano più chirurghi i cittadini venivano operati molto più frequentemente; se in un’area era presente un centro specializzato, es. in angiografie, lì l’incidenza della relativa patologia, la cardiopatia ischemica da curare con bypass, si impennava. E’ impensabile una buona politica sanitaria che non si avvalga di forme di standardizzazione, inclusa la standardizzazione clinica. Un esempio attuale di LGC utili sono alcuni “bundles of care”, che sono delle checklist, delle liste di controllo, ma basate esclusivamente su evidenze scientifiche robuste [6], la cui applicazione nella pratica ospedaliera su presentazioni cliniche specifiche appare poter ridurre la mortalità [7] evitando dimenticanze ed errori.

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2. Linee guida mertoniane e linee guida commerciali

L’altro genitore della standardizzazione in medicina, la ricerca del profitto, è tanto dissoluto quanto il primo è virtuoso. La standardizzazione ha una natura prettamente industriale, tayloristica, ed economica, burocratico-contabile. L’economia si è impossessata della medicina, come settore altamente redditizio ed espandibile a dismisura. Come si vedrà le LGC sono uno strumento naturale per conformare la medicina al profitto. E’ notorio, è ammesso e discusso anche nelle sedi ufficiali, che le commissioni che preparano le LGC sono spesso composte o pesantemente infiltrate da esperti che sono emissari di interessi economici, dai quali gli esperti ricevono denaro, partecipazioni azionarie o altri benefici, e ai quali spesso devono la loro carriera [8]. Una corruzione che può riguardare anche i funzionari pubblici che sviluppano le LGC amministrative, in base alle quali lo Stato acquista ed eroga prodotti medici [9]. La contropartita ovviamente è il favorire il consumo dei prodotti degli “sponsor” (parola che in inglese significa anche “padrino”). Un caso che è emerso, quello dell’impegno e delle risorse investite dalla Eli Lilly per manomettere i bundles of care del trattamento dello shock settico allo scopo di imporre il suo farmaco Xigris, permette di vedere nel dettaglio come ciò avvenga [10].

Nel 2001 la FDA approvò lo Xigris, sulla base di un solo trial clinico; ponendo però riserve sulla sua efficacia, e la raccomandazione di ottenere studi di conferma e eseguire test aggiuntivi. Data questa incertezza le vendite non raggiunsero le aspettative dell’azienda, che erano tra i 300 e i 500 milioni di dollari all’anno. La Eli Lilly si rivolse allora a una ditta di pubbliche relazioni, la Belsito & Company. Fu finanziata, con diversi milioni di dollari, una campagna di marketing che durò anni, articolata in 3 fasi: 1) campagna di sensibilizzazione per definire la necessità di trattare la sepsi; 2) sviluppo di LGC addomesticate; 3) inserimento delle LGCc nei performance bundles coi quali le assicurazioni pagano i trattamenti medici. Ci si avvalse di prestigiose società scientifiche; “11 società scientifiche 11” furono citate tra i “promotori”; mentre fu omesso il rifiuto dell’appoggio della Infectious Diseases Society of America, motivato dalle metodologie falsate e dal conflitto di interesse. La Eli Lilly finanziò i lavori di sviluppo delle LGCc, elargendo inoltre denaro ad personam agli esperti. Dalle LGCc risultarono, senza fondamento, punteggi elevati allo Xigris e più bassi ad altri trattamenti concorrenti come gli antibiotici e la somministrazione di fluidi. Quando due studi clinici dovettero essere interrotti perché il farmaco causava un eccesso di emorragie, gli esperti trascurarono l’informazione. Un terzo studio clinico, che mostrò che il rischio di emorragia era maggiore di quanto si riteneva, fu citato nella documentazione senza alcun commento. Si riuscì a fare inserire le LGCc in un performance bundle, omettendo i dati sui rischi di emorragia.

Parallelamente furono messe in atto diverse attività di supporto: lobbying politico, coinvolgimento di associazioni non profit “watchdog” sulla qualità delle cure, creazione e distribuzione di un periodico sul tema. Due di queste manovre collaterali sono particolarmente interessanti. Essendo il farmaco costoso, si fece spargere la voce che non ce n’era a sufficienza per tutti i pazienti: i medici stavano venendo “sistematicamente forzati” a decidere a chi concedere la vita e chi lasciare morire. In realtà, la casa farmaceutica non riusciva a venderne abbastanza, e il farmaco aumentava le probabilità di decesso. Lanciare l’allarme scarsità è una collaudata tecnica di marketing. Enzo Biagi ha scritto che alcuni personaggi pubblici gli ricordavano i venditori di bomboloni della riviera romagnola, che in spiaggia gridavano “Vado via!” ma restavano sempre lì. E’ interessante comparare l’episodio, e i fenomeni di accaparramento e incetta durante la guerra, con gli odierni allarmi sulla scarsità di farmaci, in particolare quelli oncologici, che sono tanto costosi quanto in genere scarsamente efficaci.

Non contenta, la Eli Lilly organizzò una task force di clinici e bioeticisti, previo finanziamento di 1.8 milioni di dollari, perché ponzasse sull’ardua questione del razionamento delle cure all’interno delle unità di terapia intensiva. Questa tattica mostra un aspetto non conosciuto della bioetica: il suo utilizzo, o la sua prostituzione, a fini propagandistici. Discutendo dei risvolti etici, spesso inventati o fortemente esagerati, di un nuovo ritrovato, si può fare credere, per entimema, per presupposizione, che il prodotto è efficace; si sta usando questa tecnica di disinformazione per le cellule staminali, mediante la diatriba “etica” tra staminali embrionali e adulte, e relativa sceneggiata “clericali contro positivisti” [11].

L’influenza dell’industria sulle LGC è in parte formalizzata. Alcuni protocolli per la preparazione delle LGC, come quello del NICE inglese, prevedono esplicitamente la partecipazione dell’industria. In USA metà del budget per l’approvazione dei farmaci da parte dell’ente governativo, la FDA, è fornita dalle industrie farmaceutiche: i funzionari addetti ricevono metà del loro stipendio dai postulanti che sottopongono i prodotti da valutare; il governo federale rifiuta di pagarli interamente coi suoi fondi. In Texas, essendo governatore G. W. Bush, lo sviluppo delle LGC statali per il trattamento dei disturbi psichiatrici fu ufficialmente finanziato dalle case farmaceutiche; le LGCc che ne risultarono davano larga priorità al trattamento farmacologico.

Preso atto di “con chi si ha a che fare” occorre premunirsi. Il primo passo è la verifica del livello linguistico. “Standard” già nell’etimologia rinvia al potere: viene da stendardo, il vessillo intorno al quale si radunavano le truppe in battaglia. A volte si tratta, se è una guerra, di una giusta guerra contro l’oscurantismo e lo sfruttamento. Le “linee guida” però, come si vede e come si vedrà da altri esempi, non necessariamente guidano verso la giusta meta ma possono sviare e condurre sulla cattiva strada. Appare chiaro che “linee guida” è una espressione a pelle d’agnello sotto la quale possono nascondersi lupi. Conviene quindi distinguere tra “linee guida cliniche mertoniane” (LGCm), che osservano i principi classici dell’etica scientifica, come quelli enunciati da R.K. Merton; e “linee guida cliniche commerciali” (LGCc), che dicono di seguirli ma servono in realtà fini commerciali. Con LGC senza aggettivi si indicheranno le linee guida in generale. Qualcuno potrebbe commentare che allora si dovrebbero distinguere anche le “LGCp”, “linee guida cliniche politiche”, che cercano un realistico compromesso tra etica ed esigenze dell’economia; ma a me pare più interessante esaminare come il termine, il concetto e la pratica siano stati sovvertiti.

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3. La corruptio optimi nel liberismo

Occorre una breve digressione sull’origine dell’ambivalenza che connota le LGC. Il capitalismo, e ancor più la sua attuale forma, il liberismo, non si limita a fare soldi, ma aggredisce le istituzioni sociali per plasmarle ai suoi scopi. Nel fare ciò, corrompe alcune istituzioni che sono ottime; con gli effetti descritti da Illich, che cita spesso il “Corruptio optimi pessima” (Gregorio Magno): l’Ottimo una volta corrotto si tramuta nel pessimo. Il liberismo nella sua corsa cieca a volte ignora istituzioni sociali ottime, le travolge e le rovina. Ma appare che il liberismo punti anche deliberatamente all’Ottimo per farlo proprio e corromperlo, come strategia di potere. Avvalersi dell’Ottimo è vantaggioso. Il male tramite l’Ottimo corrotto è molto più insidioso da riconoscere e contrastare che il male palese.

Se si dice di agire in nome della Democrazia e della Libertà ci sarà un’esitazione in chi si oppone; passerà del tempo prima di rendersi conto che i concetti nobili di democrazia e libertà sono ridotti a forma, e a slogan per predare e opprimere. Quale modo migliore di praticare l’ingiustizia e lo sfruttamento che affidarne l’allestimento e la gestione proprio alla Sinistra, depositaria storica degli ideali di giustizia sociale, come è squallidamente avvenuto in Italia. La scienza offre la descrizione più profonda del mondo materiale, e ci dà informazioni che permettono di allontanarci dalle brutalità dello stato di natura, e di fare luce anche sul mondo non materiale superando così credenze oscure e superstizione; le sono state affidate sofisticazioni e frodi commerciali su larga scala, e la si sta trasformando sempre più in una specie di religione gnostica al servizio del business. Ci rivolgiamo alla medicina perché ci sollevi dall’angoscia davanti la malattia che ci colpisce o ci spaventa. Questa attività lavorativa che si presenta come animata dallo spirito del Buon Samaritano è stata valorizzata come il migliore terreno per praticare il marketing, approfittando senza pietà della posizione di debolezza e vulnerabilità di chi chiede aiuto, fino a fare di un importante servizio tecnico ed etico un pilastro che troneggia al centro dell’economia; fino a far passare un servizio di supporto alla vita per la fonte della sopravvivenza; con la bioetica, lo studio dei principi morali applicato agli interventi della medicina e della scienza sull’uomo, che invece di contrastare l’immoralità le fa da compare.

Il liberismo invade le istituzioni sociali e ne cattura la parte migliore, l’Ottimo, ma quando può non lo distrugge: piega la potenza dell’Ottimo ai suoi fini. Ne fa un ostaggio, col quale si fonde in un corrotto e complicato oggetto ibrido. Non è vero che “è tutto un magna magna”; è peggio. La frode pervade il sistema molto più di quanto si pensi: ma le varie frodi si notano poco perché si mimetizzano, essendo strettamente legate all’Ottimo, in nuovi composti sociali. Se siamo timidi di fronte alle manipolazioni del liberismo è anche perché mentre “miriamo” ci accorgiamo che sparando potremmo colpire le istituzioni ottime o buone nelle quali le sue frodi sono intessute, istituzioni delle quali non possiamo fare a meno. Bisogna distinguere, discernere, districare, in faticose analisi che, ammesso che arrivino a essere ascoltate, difficilmente faranno presa sulle menti continuamente lavate dalla propaganda mediatica.

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4. Le LGCc e il patto simbiotico medicina-economia

Anche nel caso delle LGCc non si è trattato di una semplice annessione. Le pittoresche commissioni di scienziati e saggi a libro paga sono solo il mezzo di un arrangiamento più ampio; il conflitto d’interesse, generalizzato, dei singoli, è la manifestazione di un conflitto d’interesse strutturale, insanabile fino a quando non interverranno decisioni politiche. Le LGCc mostrano come tra medicina ed economia si sia stabilita quella forma di simbiosi, di mutualismo finalizzato al parassitismo, che si riscontra nei rapporti tra mafia e imprenditori, o tra poteri globalisti e caste nazionali. Da un lato, con le LGCc i medici perdono autonomia, e lavorano per il business. Le LGCc servono a ricattarli: l’aderenza alle LGCc viene usata per valutare la “qualità” (altro Ottimo corrotto dal liberismo) della prestazione professionale. In USA, tramite sistemi come il pay-for-performance, non osservare le LGCc significa guadagnare meno, non fare carriera o perdere il lavoro. In Italia la medicina è di tipo pubblico; ci sono comunque “obiettivi di produttività” che si avvalgono di LGCc, e ora anche il decreto Balduzzi va verso l’americanizzazione prevedendo che i medici siano periodicamente valutati in base a linee guida. Anche da noi si sta costituendo, o rafforzando, un omologo sistema ricattatorio a favore di privati, tramite lo Stato, ora anche con la minaccia/beneficio giudiziaria del decreto Balduzzi; un altro caso di trasformazione dello Stato in vassallo e gendarme di poteri sopranazionali.

D’altro canto le LCGc forniscono ai medici una protezione, che assicura alla categoria grandi vantaggi economici e sociali. Le LGCc demarcano quella che è stata chiamata “la giurisdizione professionale” [1]. Sono una barriera monopolistica, come “le regole dell’arte” delle antiche corporazioni; solo, negoziate con gli sponsor, che ne dettano l’orientamento generale e le parti essenziali. Proteggono il sistema da eccessi destabilizzanti (vedi il caso S. Rita), mantenendo la frode al valore ottimo, l’ottimo non etico ma economico, che come per i prezzi è quello che approssima ma non oltrepassa il massimo che la Domanda può sostenere. Conferiscono una patente di immunità per atti privi di reale giustificazione che possono provocare lesioni anche mortali; possono essere citate a discolpa in sede giudiziaria. Inoltre, come ha mostrato uno studio su medici della previdenza sociale olandese [1] le LGC, con la loro aura di scientificità e oggettività conferiscono legittimazione, credibilità e prestigio alla professione. Le LGCc sono infatti molto usate in oncologia, dove, tolti i “successi” sui falsi cancri da sovradiagnosi, per i quali si riesce a salvare una buona percentuale di sani (non tutti, data la tossicità delle terapie), i progressi reali, sul cancro vero, sono stati vergognosamente scarsi [12]; e dove i farmaci sono particolarmente costosi.

Le LGCc sono spesso enfaticamente definite dai commentatori medici “una camicia di forza”. Per come sono strutturate sono una misura autoritaria che previene la critica e il pensiero indipendente. Portano ad un’alienazione professionale simile a quella dell’artigiano mutato in operaio descritta da Marx. Agiscono da camicia di forza per i medici che non vogliano lavorare per il business, ma sono al contrario un mezzo che permette al medico di scatenarsi nella ricerca furiosa del profitto; una misura costrittiva che libera la pazzia morale facendola figurare come condotta doverosa improntata a prudenza e rigore. Sono una gabbia che impedisce di uscire e protegge dall’esterno, che si è avuto cura di rendere confortevole: appellandosi a valori come l’autonomia professionale e la deontologia, e a realtà come la variabilità biologica e clinica, si fa in modo, come si vedrà, che le LGCc, una volta espletata la loro funzione di deterrente/incentivo per il consumo di prodotti medici e di protezione, non siano d’impaccio o di imbarazzo, ma lascino spazio arbitrario al medico. Si consente che il medico trascuri le indicazioni delle LGCc, come molto spesso avviene, purché egli ne colga lo spirito, che è quello di orientare i consumi nella direzione indicata. Gli effetti negativi di questa componenda tra i due poteri vengono ovviamente scaricati sui cittadini. Per i quali le LGCc sono a volte un editto di condanna.

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5. Le LGCc e la iatrogenesi pilotata

Mentre in Italia col decreto Balduzzi gli emissari del boss entravano, cordialmente accolti, nello studio del medico e gli facevano un discorsetto, in USA veniva pubblicato, con una certa risonanza, un articolo che denuncia i danni alla salute derivanti dall’applicazione delle LGCc nella medicina di famiglia. Hunt et al. [13] considerano il drammatico aumento di diagnosi e terapie per le condizioni croniche in USA. La spesa per i farmaci è aumentata di 6 volte dal 1990. Il 45% degli statunitensi ha almeno una diagnosi di malattia cronica. L’11% della popolazione e il 40% degli ultra sessantenni assume 5 o più farmaci. Le reazioni avverse ai farmaci sono triplicate tra il 1995 e il 2005, fino a divenire la quarta causa di morte. Considerando le terapie per l’ipertensione arteriosa e il diabete [14, 15], gli autori spiegano così questo andamento: le LCGc portano a trattare molte più persone abbassando le soglie diagnostiche e prescrivendo terapie farmacologiche; in USA hanno portato a trattare 10 milioni di persone in più per il diabete e 22 milioni in più per l’ipertensione; persone che avendo valori prossimi alla norma da un lato traggono minore beneficio dai farmaci, dall’altro sono più esposte ai danni da sovratrattamento (es. ipotensione, ipoglicemia). Gli altri effetti avversi dei farmaci, es. disturbi gastrici e respiratori, divengono pure molto più frequenti nella popolazione, e portano ad altre terapie farmacologiche. La polifarmacia, l’assunzione di più farmaci, che interagendo moltiplicano gli effetti avversi, espone i pazienti ad una terza categoria di danno e a ulteriori cure. E’ il circolo vizioso, che gli autori chiamano “prescription cascade”, “prescrizioni a cascata” o “cascata terapeutica”, tipico della medicina commerciale [15].

Le LGC sono sostenute tramite finanziamenti agli esperti da un’industria farmaceutica che spende nei soli USA circa 53 miliardi di dollari all’anno per il marketing. In USA le LGCc sono imposte e incentivate usandole come criterio di valutazione del lavoro dei medici, e mediante sostanziali premi in denaro per i medici che le seguono, ovvero rispondono a deviazioni marginali dei valori degli esami di laboratorio prescrivendo terapie farmacologiche aggressive. Le assicurazioni private dunque appaiono integrate nel sistema, promuovendo ciò che a prima vista avrebbero interesse a limitare. Ma non c’è vera contraddizione, perché questo sistema iatrogeno è il motore dell’espansione della medicina dalla quale ricavano immensi profitti. Gli autori lo dicono tra le righe, presentando il modello qualitativo della “Legge dei benefici inversi”: all’abbassarsi delle soglie lungo la distribuzione di frequenza non solo aumenta rapidamente il numero di pazienti, ma aumentano i danni iatrogeni, mentre i benefici si riducono (fig. 1).

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Figura 1. Da Hunt et al. [13]. La curva a campana rappresenta la distribuzione del valore della glicemia nella popolazione. All’abbassarsi della soglia diagnostica mediante LGCc (linee verticali tratteggiate) un maggior numero di persone risulta incluso nel gruppo dei soggetti da curare, aumentano i danni e si riducono i benefici.

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Figura 2. Espansione del mercato medico tramite LGCc. La curva a campana rappresenta la distribuzione di frequenza in una popolazione dei valori di un ipotetico esame di laboratorio. Le linee punteggiate sono le soglie di trattamento stabilite da LGCc e da LGCm. La retta è data da un indice di danno iatrogeno, equivalente al numero medio per paziente di prodotti medici consumati a causa degli effetti iatrogeni delle cure prescritte in base ai valori dell’esame. La curva più ripida, data dal prodotto tra la distribuzione di frequenza e la funzione della retta del danno, mostra l’incremento del mercato indotto dalle LGCc (frecce; v. testo). Area ombreggiata: mercato con LGCm. Area tratteggiata: mercato con LGCc.

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Con la fig. 2 mostro un esempio schematico dell’importanza strategica delle LGCc per il profitto e del loro conseguente utilizzo come strumento, sulla base di quanto evidenziato da Hunt et al. Le LGCc abbassando le soglie moltiplicano la quota di popolazione trattata (freccia a). Mediante la prescrizione di cure iatrogene moltiplicano ulteriormente la popolazione trattata, trasformandola in una popolazione teorica, la cui unità non è più il paziente ma il paziente-farmaco (freccia b). Premono infine affinché il mercato così creato sia pienamente sfruttato (freccia c). Il grafico mostra come le LGCc, tramite aggiustamenti diagnostici poco vistosi, e scelte terapeutiche “ragionevoli”, ottengano effetti economici di grande portata, disegnando una configurazione altamente vantaggiosa per il business, nella quale i profitti aumentano di molte volte rispetto a quelli ottenibili con LGCm. Ciò al costo di diagnosticare falsamente condizioni morbose su larghe fasce di popolazione, e di renderle davvero malate, riproducendo in termini moderni l’antica sinergia della medicina con la malattia [16].

Il grafico mostra anche quanto sia vantaggioso economicamente puntare sui sani: l’effetto perverso si basa principalmente sul trattamento dei sani, che sono molto più frequenti dei malati e risentono maggiormente degli effetti iatrogeni diretti, da abbassamento dei valori del parametro fisiologico. Le LGCc giocano un ruolo chiave di moltiplicatore: piccole variazioni degli standard permettono di catturare larghe fette di popolazione, secondo una funzione di tipo esponenziale. Le LGCc sono flessibili e versatili, e possono essere impiegate per la creazione di meccanismi di massimizzazione del profitto diversi da quello mostrato qui. Come, alcuni segnali lo fanno pensare, avverrà negli anni futuri.

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6. LCGc e spesa sanitaria

Le LGCc sono uno dei fattori determinanti dell’incremento della spesa sanitaria. Un genere di aumento che all’analisi dei dati non porta, come invece si tende a credere, a miglioramenti della salute della popolazione, ma appare peggiorarla [17]. Le LGCc infatti inducono cure inutili, che hanno effetti iatrogeni generatori di altri costi; comportano inoltre un elevato costo opportunità, lasciando scoperti servizi medici utili. Le LCGc vengono anche usate da enti di controllo per limitare la spesa. Ma con criteri che non vanno necessariamente a vantaggio del cittadino. Gli sprechi indotti dal complesso medico-industriale sono associati a risparmi altrettanto immorali. La medicina dev’essere esaustiva e esclusiva: deve trattare tutte le malattie e solo le malattie. Le LCGc hanno un ruolo importante nel disassare la medicina rispetto a questo standard, producendo una medicina che cura anche senza necessità ciò che è economicamente conveniente e trascura l’assistenza che sarebbe utile al paziente ma non conviene. L’esempio tipico è il paziente operato senza necessità, sulla base di LGCc ufficiali, e poi dimesso troppo in fretta dopo l’intervento, per fare posto ad un altro, con l’avallo di altre LGCc; una catena di montaggio che necessita di pezze d’appoggio giustificative e di un sistema di standard di controllo. In un sistema a sanità pubblica come quello italiano, le LGC spingono per una medicina fuori centro dove lo Stato paga per trattamenti inutili e dannosi, finanziati aumentando le tasse, e allo stesso tempo obbliga il cittadino a sborsare di tasca propria, direttamente o tramite assicurazioni private, per l’assistenza non coperta o non disponibile nella pratica. Assistenza anch’essa regolata da LGCc. Andrebbe inquadrata in questo scenario l’associazione tra il decreto Balduzzi e i tagli ai finanziamenti della sanità pubblica, come quello previsto dalla concomitante “legge di stabilità”.

Si sta tentando di introdurre, superando gli ostacoli costituiti dai dati e dalle analisi che lo sconsigliano, lo screening per il cancro del polmone; così che gli interventi “alla S. Rita”, in forme meno estreme ma molto più diffuse nella pratica clinica, divengano legali, e, venendo codificati in LGCc, perfino meritori o obbligati secondo il decreto Balduzzi. Il caso Ilva cade a fagiolo per spingere il pubblico in questa direzione. Nessuna voce si alza per mettere in guardia da un nuovo screening che viene presentato come un altro Progresso benemerito guidato dalla Scienza. Di quelli che sono addentro, diversi sanno di queste manipolazioni e tacciono, per interesse, o per timore di ritorsioni. Alcuni non sanno, in buona fede, in genere associata a superficialità. Altri in falsa coscienza non vogliono sapere, per quieto vivere o sete di guadagno o entrambe. Hunt at al. nel loro studio su un piccolo campione hanno trovato che un 7% dei medici metteva in dubbio le indicazioni delle LGCc, esponendosi così di persona. Il 67% dei medici ha dichiarato che le applica perché convinto del loro valore scientifico; una credenza largamente condivisa dal pubblico. Ma la scientificità delle LCGc e della ricerca sulla quale poggiano è tutt’altro che scontata.

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7. L’antiscientificità delle LCGc

Le LGCc sono il terminale del sistema della “Evidence based medicine” (EBM). Nell’entrare nel Dipartimento di ostetricia e ginecologia del San Francisco General Hospital gli specializzandi ricevono le seguenti indicazioni: “L’opinione clinica ha uguale peso qualunque sia il rango di chi la esprime. Noi valutiamo le opinioni in base a quanto sono supportate dall’evidenza scientifica, non secondo il prestigio di chi le propone”. I neolaureati appena arrivati sono incoraggiati a contestare le decisioni cliniche di qualunque docente, se hanno recuperato dalla biblioteca o da internet una pubblicazione che sostiene una tesi diversa [1]. (Naturalmente i medici, dal direttore all’ultimo assistente, hanno l’esperienza, la posizione e non di rado la carognaggine per rintuzzare gli attacchi e difendere la gerarchia, che con stili diversi resta ferrea in USA e da noi). Questo aizzare alla rivolta, un esempio di distruzione di valori tradizionali nel liberismo, mostra il carattere ideologico della EBM.

L’EBM è una versione della filosofia empirista, che prende un grano di diamante, la constatazione e la affermazione dell’impossibilità del progresso della conoscenza scientifica senza sperimentazione, e lo trasforma in un grosso pezzo di carbone, sostenendo in pratica che conta solo il risultato dei trial clinici pubblicati, che parlano da soli per bocca dell’alto clero scientifico. E’ un poco la parodia delle definizioni operative della fisica, dove con cautela da un fenomeno, accertato con sicurezza sperimentalmente, si deriva la definizione di una grandezza o di una legge. Qui l’avere pubblicato dei dati consente di precipitarsi a stipulare i criteri ufficiali, di portata generale, sul trattamento delle malattie. Si tratta di dati statistici, prodotti da specialisti che “stringono al laccio di una formula, e strozzano, dati sperimentali o epidemiologici che andrebbero considerati in un contesto biologico del quale hanno scarsa conoscenza” (Tomatis). Il timore reverenziale verso i numeri [18] – e la loro connotazione magica agli occhi di molti [19] – fa apparire come oro colato qualsiasi panzana; similmente a quanto avviene per l’econometria, anch’essa uno strumento del liberismo. L’interpretazione critica, la plausibilità, la comparazione con gli aspetti fisiopatologici, l’umile buon senso, le proposte alternative, la segnalazione di rischi trascurati, vengono guardati come attentati al rigore scientifico, per non parlare della valutazione socioeconomica, cioè la valutazione della consonanza degli studi scientifici e delle LGCc con grandi interessi di parte.

L’insopprimibile incertezza insita nel trattamento della malattia intesa come entità biologica viene così non ridotta ma amplificata. La medicina è oggi inscritta in un “probabilistic framework”, al quale siamo ormai abituati, che consente un gioco di rimandi all’infinito; come nel gioco delle cocuzze, ma vertiginoso. Lo studio A mostra un aumento della sopravvivenza di 8 mesi nei pazienti per la patologia K con il farmaco x; no, lo studio B dice che è di 1 anno nel 40% dei pazienti e gli effetti collaterali sono ridotti del 30% rispetto ai farmaci della generazione precedente. Lo studio C segnala che però compaiono altri gravi effetti avversi nel 5% dei casi; lo studio D dice che data la limitata efficacia di x occorre guardare al nuovo promettente farmaco y, ingiustamente accusato di essere un ammazzacristiani, e che invece, se somministrato insieme al farmaco z, potrebbe, per alcune sottopopolazioni di pazienti, nel 37% dei casi… In questo modo il “progresso” tende ad assumere un carattere ciclico piuttosto che lineare. Ogni rimescolata del calderone, ogni giro di giostra, sono vantaggiosi per l’industria e la Borsa, provocando una continua immissione di nuovi prodotti commerciali. Questo processo, che usurpa il nome di “innovazione”, non è invece vantaggioso per i malati e il pubblico. Le LGCc, periodicamente aggiornate, cristallizzano, nella forma opportuna, i passaggi principali, dando la fallace impressione di offrire un punto fermo rispetto a questo continuo turbinio.

Non conta, o non conta quanto dovrebbe, visto che la riproducibilità è alla base del metodo sperimentale, se, come si è visto per lo Xigris, il trial è uno solo; e di provenienza sospetta, e se in seguito altri trial lo contraddicono. Fonti ortodosse riconoscono che le frodi nel lavori scientifici stanno aumentando; dal 1976 al 2007 sono divenute circa 9.6 volte più frequenti, secondo una stima basata sugli articoli ritirati [20]. Non solo le commissioni che preparano le LGCc, ma anche gli studi clinici sui quali le commissioni si basano sono anch’essi largamente controllati dall’industria tramite i finanziamenti e la selezione politica degli addetti. E’ noto che nei trial si può, senza arrivare a ricorrere alla falsificazione massiccia dei dati, fare apparire un effetto che non c’è mediante una serie di espedienti [21]. Le LGCc recepiscono fin troppo prontamente “l’innovazione” industriale, ma bloccano le proposte innovative indipendenti, e ritardano così il progresso scientifico [4]. Non contano i problemi dei trial di validità esterna e di eterogeneità, clinica e biologica, della popolazione dei pazienti. La pubblicazione, basata su un trial, di LGCc dell’American College of Cardiology che prescrivevano l’uso dello spironolattone per lo scompenso cardiaco è stata associata a un aumento di 4 volte di questo uso del farmaco; e a un aumento più che quadruplo dei ricoveri per elevazione del potassio ematico, causato dal farmaco, in assenza di riduzione della mortalità per tutte le cause. Le LCGc di ospedali pubblici statunitensi per lo screening del cancro del colon hanno forzato questi esami su pazienti affetti da comorbidità gravi, scoraggiando i medici ad esercitare il giudizio clinico per quei casi nei quali i rischi dello screening erano minori dei potenziali benefici [22].

Non contano le critiche accese e motivate che qualche volta salgono dalla base dei medici e ricercatori, talora anche nei confronti di LGCc emesse dalle sedi più prestigiose [23,24]. La dottrina della EBM nega esplicitamente valore all’esperienza clinica personale. In medicina l’esperienza da sola è insufficiente e pericolosa, ma associata ad altre forme di conoscenza di fatto ha un valore, che a volte nella pratica è preponderante. Un studio inglese ha rilevato un aumento di mortalità del 6% nei pazienti ammessi in ospedale il primo mercoledì di agosto, primo giorno di lavoro per gli junior doctors appena abilitati [25]; che sono allo stesso livello di quelli che all’arrivo al San Francisco General Hospital vengono istigati a disprezzare l’esperienza clinica altrui. Le LCGc si appropriano della parte critica del processo scientifico, quella basata sul pensiero indipendente; parte critica che la ricerca basata sulla EBM ha già minimizzato. Alla fine in queste che dovrebbero essere la celebrazione dell’oggettività non contano nemmeno i trial e gli altri dati oggettivi, ma pesa il giudizio soggettivo. Ci sono stati casi di procedure estremamente invasive e pesanti che si sono subito affermate come “buona pratica”, prima di dover essere ritirate data la dannosità, es. il trapianto di midollo osseo più chemioterapia per il cancro della mammella negli anni Novanta [3]. Uno studio pluriennale pubblicato del luglio 2012 ha rivelato che la “buona pratica accreditata” finora indiscussa della prostatectomia per il cancro localizzato della prostata, che è tra le diagnosi di cancro più frequenti negli uomini, non dà vantaggi di sopravvivenza rispetto all’astensione terapeutica [26]. Il risultato, che riguarda un intervento invalidante, praticato negli anni su alcuni milioni di persone, ha lasciato “ammutoliti” gli urologi del convegno dove è stato presentato, hanno riferito i giornali che hanno riportato la notizia (si è evitato di darle risalto). Il risultato era prevedibile se si fosse considerata la biologia di questo cancro, gli interessi economici, le evidenti forzature e manipolazioni, il dovere di non nuocere [12]. Tutti elementi che le LCGc trattano al contrario di come si deve fare.

Tra le critiche ufficiali alle LGCc [27] c’è questa non distinguere con sufficiente chiarezza tra dati scientifici e opinioni personali degli esperti (v. “Indiani Pima contro Rancho Bernardo” in [15]). Le opinioni di questi integerrimi probiviri sono riunite in un accordo, il “consensus”; che poi a volte non è neppure un consenso perché la decisione finale è l’opinione dell’esperto che “grida di più”, è stato osservato [28]; come accadeva nel sistema politico spartano, ma qui ha la voce più grossa chi ha alle spalle gli interessi maggiori. In pratica, si calpestano i principi della corretta metodologia scientifica dopo essersene proclamati alti custodi. La scienza non è democratica, in quanto non decide in base alla maggioranza o altri rapporti di forza; ma è democratica in quanto consente a tutte le posizioni legittime di esprimersi e misurarsi, rifiutando il principio di autorità. Nelle LCGc si fa l’opposto.

A questo proposito, non si può tacere che accanto al publication bias, l’occultamento dei risultati sgraditi o la loro soppressione preventiva finanziando solo gli studi desiderati e i ricercatori fidati, opera una forma autentica e criminale di repressione del dissenso. Nell’Italia di Monti e Balduzzi, di Cancellieri, Manganelli e Gallitelli, di Vietti e Sabelli, e dei loro predecessori, si fornisce aiuto istituzionale a queste macro-frodi; inclusa l’eliminazione della dissidenza tecnica radicale; mediante forme sistematiche di boicottaggio, discredito, guerra psicologica e intimidazione. Operazioni che rappresentano l’introduzione in Italia, terra dove storicamente il potere “ha la mano pesante” coi dissidenti (Ferrarotti), di quella proscrizione non dichiarata, descritta da Tocqueville, che in USA colpisce chi si pone contro il senso comune che lega potere e popolo [29]. Tecniche che si avvalgono di strumenti moderni, di respiro e qualità militare; e provengono dall’Atlantico, come le LGCc, la EBM e gli altri artifici ideologici, funzionali ai poteri globalisti, che proteggono. Applicate in Italia con la solita servile complicità e connivenza anche dalle istituzioni “non deviate”; le stesse che vediamo esibirsi e accampare meriti in occasione delle commemorazioni degli omicidi politici e delle stragi (impunite) che nei decenni precedenti furono ordinati da quelle stesse forze che oggi ordinano l’eliminazione di alcune voci che possono denunciare la frode biomedica strutturale. Uno dei tanti angoli sordidi del retrobottega dove il liberismo prepara i prodotti che esporrà luccicanti nella sua vetrina. In questo caso, apponendo il cartellino “Scienza medica”.

Ironia delle ironie, gli standard costituiti dalle LGCc non sono essi stessi standardizzati. Di LGCc ce n’è una moltitudine. Un medico ha commentato che “la cosa buona di questi standard è che ce ne sono così tanti tra i quali scegliere” [1]. LGCc sono emesse da società scientifiche e di categoria, da strutture governative e internazionali, da enti locali, ospedali, compagnie di assicurazione. Esistono agenzie nazionali che dovrebbero valutarle e selezionarle. In Italia c’è il Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità. Ma come si vede dal decreto Balduzzi nei fatti si lascia libertà di scelta. In pratica ognuno può fare come vuole purché stia al patto di base. Questo “politeismo” frustra la natura stessa degli standard e ne contraddice il fine dichiarato, mostrando come in realtà essi debbano servire come filtro, per bloccare o fare passare modulando a seconda della convenienza, e debbano pertanto alternare “rigore” a lassismo. Accade che le LGCc vengano bellamente ignorate, senza conseguenze, quando decretano una certa limitazione del consumo di un prodotto medico, per problemi di sicurezza ed efficacia che riguardano una procedura che è già un caso di sovratttamento [30]; o per fare posto a un nuovo prodotto più remunerativo, come è avvenuto per il Pap test [31] dopo l’introduzione del vaccino contro l’HPV e il relativo test. La parodia [15] scivola verso la farsa quando si invitano i medici a valutare essi stessi le LGCc, e al loro interno i gradi di evidenza che queste presentano, e considerare quali LGCc applicare e fino a che punto.

Ci si lamenta da più parti di una medicina che la scienza avrebbe reso disumanizzante. Queste voci non si solleverebbero davanti a una medicina scientifica che offrisse solo vantaggi, per quanto limitati. Il problema della EBM è che fa un uso in larga parte retorico e strumentale della scienza e della tecnologia, applicandole in forme mistificatorie e parziali. La EBM non ha inventato il metodo scientifico ma lo ha distorto in una teologia nella quale si è “scientifici” a metà, la metà che fa comodo; “scientifici” fino a quando non si acchiappa il dato che conviene e poi dogmatici. Andrebbe invece recuperato un genuino spirito scientifico. Andrebbero eliminati i corollari dell’EBM contro altre forme razionali di conoscenza: è scientifico non trascurare nella ricerca e non ignorare nell’analisi gli aspetti fisiopatologici. E’ scientifico non ignorare o sopprimere l’evidenza scientifica e l’analisi critica che confliggono con gli interessi commerciali. E’ scientifico non usare indicatori di comodo, come i “surrogate endpoints”, ma indicatori degli esiti reali delle terapie e degli interventi sulla popolazione che le LGC vengono a costituire [32]. E’ scientifico non scartare a priori ma prendere in considerazione e valutare con criteri oggettivi l’esperienza sul campo dei clinici. E’ scientifico avvalersi, come ipotesi, e come elementi di giudizio nella aree di incertezza, degli input provenienti dalla base professionale, inclusi i singoli medici; e anche degli input provenienti dai pazienti (evitando però la “medicina partecipativa”, un altro ingannevole schema di marketing); aspetti questi ultimi che il sistema di preparazione delle LGC del NICE inglese ammette in certa misura. E’ scientifico non fingere che non esistano influenze commerciali e politiche, ufficiali e coperte, ma dichiararle esplicitamente. E’ scientifico schermare la preparazione delle LCG da queste influenze [33].

L’aspetto che, a parere di chi scrive, più radicalmente contrasta con la buona pratica scientifica e tecnologica riguarda la mancanza di controllo integrato nel disegno del quale le LGCc sono una componente; e in particolare la mancanza di un adeguato feedback negativo. Richiede una trattazione a parte lo spiegare come le LGCm dovrebbero essere parte di un sistema di controllo, progettato ab initio per funzionare come un feedback negativo, integrato nel sistema clinico, da solo o accoppiato a feed forward. Il sistema attualmente è piuttosto disegnato per agire come un feedback positivo, un amplificatore [15]; e la norma del decreto, e la sua futura applicazione da parte dei magistrati, va in questa direzione. Il sistema delle LGCc, che incide sulla salute dell’intera popolazione, ha meno controlli di sicurezza di un autolavaggio a gettone. Non c’è un efficiente sistema di correzione, e neppure di “spegnimento” in caso di errore grave. Per come è configurato, genera errori colossali e oscillazioni paurose, che non vengono corretti efficacemente; solo in alcuni casi, con molto ritardo, ci sono ripensamenti, spesso dovuti a motivazioni politiche [12], come quello per la prostatectomia, e per gli screening oggi messi in discussione sul piano ufficiale come quelli per il cancro della mammella e della prostata. Errori che hanno significato innumerevoli terapie farmacologiche e interventi chirurgici pesanti, inutili e gravemente dannosi. Occorre chiedersi come mai queste notizie di “contrordine” vengano accolte dal pubblico con indifferenza, e su quali meccanismi generali si basi l’accettazione culturale delle LGCc.

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8. Le LGCc come atto linguistico perlocutorio

Le LGCc si presentano come criteri indiscutibili, o comunque autorevoli, in quanto “oggettivi”. Nel suo studio sulla retorica del quantitativo, Porter [34] distingue tra oggettività “meccanica”, come quella es. di un algoritmo per preparare le LGC, e oggettività “disciplinare”, legata all’appartenenza a un gruppo che possiede competenze specialistiche. Ammesso che si possa parlare di oggettività per documenti che arrivano a configurare responsabilità di una gravità incalcolabile, occorre riconoscere che dietro le sembianze di oggettività “meccanica” opera una “oggettività disciplinare”. Espressione questa del resto ossimorica, contenendo la contraddizione tra professionalismo e verità oggettiva, e tra professionalismo e etica. Gli esempi visti permettono comunque di farsi un’idea su come qualificare l’oggettività delle LGCc.

La forza culturale delle LGC è piuttosto una forza pragmatica: sono atti linguistici performativi, di una particolare potenza trattandosi di atti perlocutori medici; potenza ora aumentata dalla trascrizione in una norma dello Stato (che come si dirà date le sue implicazioni ha pure essa un particolare carattere perlocutorio, verso i medici, che travalica quello proprio della legge). Se un medico dice “ fai così o morirai” non sta dando solo delle direttive; oppure se dice “la scienza mostra che chi non fa così muore”, non emette solo una semplice descrizione del mondo: il messaggio arriverà a colpire i piani psicologici profondi del destinatario, che si preoccuperà, a volte perfino se ha ricevuto informazioni affidabili che le indicazioni del medico non sono corrette. Anche il pubblico, inclusi i magistrati, non rimarrà insensibile. Non va dimenticato che la medicina è, non da ieri, una pratica antropologica, che come la magia sua consorella si affida in buona parte al potere della parola. La parola emessa da una fonte medica credibile pesa come piombo, anche se in realtà la densità dei concetti tecnici che esprime non è superiore a quella della paglia. Chi si accinge a “tener conto” delle LGCc dovrebbe tenere conto pure di questo.

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9. La barbarie in loden

La barbarie è l’assenza di standard ai quali appellarsi. Il sociologo dell’economia Thorstein Veblen ha descritto come sotto la patina di civilizzazione del businessman resti il barbaro. Con la modernità la barbarie si avvale di standard; la barbarie si ripulisce e impone standard barbari. In questo modo non solo non ci sono veri standard ai quali appellarsi, ma si viene invitati a conformarsi civilmente ai falsi standard vigenti. (Un altro standard perverso è la mafia, che come standard negativo giustifica la massa dei crimini istituzionali non strettamente mafiosi; inclusi i crimini della medicina commerciale, e le relative complicità istituzionali [35]).

Gli standard, e quei particolari standard che sono le leggi, creano mondi. Se sono standard barbari, creeranno mondi barbari, non importa quanto sofisticati e a tinte sobrie. Critichiamo “il sistema”, ma è il mondo stesso che viene cambiato alterando gli standard. Le LCGc, e il loro enforcement tramite leggi come questo decreto, definiscono un mondo nuovo. Un mondo nel quale il potere froda, sfrutta, e danneggia la salute senza dover ricorrere a truffe rozze e ributtanti come quelle della S. Rita, e con profitti maggiori. Le LGCc non definiscono solo un genere di medicina, ma un genere di paziente. Un paziente in batteria (che resterà tale anche nell’incipiente “medicina personalizzata”).

Il liberismo annette grande importanza alla costruzione di una realtà sociale rispetto alla quale esso sia naturale e legittimo; dove le sue depredazioni appaiano come manifestazioni del giusto ordine delle cose. Il decreto Balduzzi riunisce due poteri capaci di creare nuove realtà, gli standard clinici e l’esercizio della giurisdizione. In un’altra corruptio optimi, anche ai magistrati il liberismo chiede di collaborare alla costruzione del nuovo mondo. Una richiesta alla quale i magistrati si conformano, nonostante che il progetto non sia quello del mondo disegnato dalla Costituzione.

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Seconda parte: L’irresponsabilità della medicina in franchising

https://menici60d15.wordpress.com/2012/11/30/lirresponsabilita-della-medicina-in-franchising/

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Note

[1] Timmermans S, Berg M. The gold standard. The challenge of evidence-based medicine and standardization in health care. Temple University Press, 2003.

[2] Medical guidelines, Wikipedia.

[3] Jacobson J O, et al. Evidence-based medicine: do clinical practice guidelines contribute to better patient care ? Medscape Hematology-Oncology. 3 settembre 2009

[4] Loewy E H. Ethics and evidence-based medicine: is there a conflict? Medscape General Medicine 2007. 9: 30.

[5] Bamforth I. Knock: a study in medical cynicism. BMJ, 2002. 28: 14.

[6] Haraden C. What is a bundle. Institute for healthcare improvement, 26 aprile 2011.

[7] Robb E. et al. Using care bundles to reduce in-hospital mortality: a quantitative survey. BMJ 2010. 340; c1234.

[8] Vedi: [13]. Citazioni 14, 43, 44 in [13]. Dictating doctors’ orders; in: Abramson J. Overdosed America. Harper Perennial, 2004.

[9] Petersen M. The pharmaceutical business over human kind: making drugs, shaping the rules. New York Times, 1 febbraio 2004.

[10] Eichacker P Q et al. Surviving sepsis – Practice guidelines, marketing campaigns, and Eli Lilly. NEJM, 2006. 335:16.

[11] La fallacia esistenziale nel dibattito bioetico sulle staminali.

https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/22/la-fallacia-esistenziale-nel-dibattito-bioetico-sulle-staminali/

[12] Sovradiagnosi I. Come la medicina nuoce.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/04/12/sovradiagnosi-i-come-la-medicina-nuoce/

[13] Hunt et al. The changing face of chronic illness management in primary care: a qualitative study of the underlying influences and unintended outcomes. Annals of Family Medicine, 2012. 10: 452.

[14] Sovradiagnosi II. Il business medico mira alla pancia.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/14/sovradiagnosi-ii-il-business-medico-mira-alla-pancia/

[15] Sovradiagnosi III. Parodia e anti-omeostasi nella medicina commerciale.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/07/07/sovradiagnosi-iii-parodia-e-anti-omeostasi-nella-medicina-commerciale/

[16] Il salasso ieri e oggi. La sinergia tra malattia e terapia.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/01/15/il-salasso-ieri-e-oggi-la-sinergia-tra-malattia-e-terapia/

[17] Cost-effectiveness and opportunity costs. In: Kaplan R M. Disease, diagnoses and dollars. Copernicus books, 2009.

[18] Greene J A. Prescribing by numbers. Drugs and the definition of disease. Johns Hopkins University Press, 2007.

[19] Neumayer P. Guarire con i numeri. Efficaci e straordinari metodi di guarigione: da Fibonacci a Grabovoi. Macrolibrarsi, 2012.

[20] Borenstein S. Study: fraud growing in scientific research papers. Bioscience technology online, 1 ottobre 2012.

[21] Smith R. Medical journals are an extension of the marketing arm of pharmaceutical companies. PLoS Medicine, 2005. 2: e138.

[22] Krawitz R L et al. Evidence-based medicine, heterogeneity of treatment effects, and the trouble with averages. Milbank Q, 2004. 82: 661.

[23] Woodman R. Open letter disputes WHO hypertension guidelines. BMJ, 1999. 318; 893.

[24] Concerned scientists dispute new cholesterol-lowering guidelines. Statin drug treatment carries great risk, few benefits. The International Network of Cholesterol skeptics. Agosto 2004.

[25] Jen M H et al. Early in-hospital mortality following trainee doctors’ first day at work. PLoS ONE, 2009. 4: e7103.

[26] Wilt et al. Radical prostatectomy vs. observation for localized prostate cancer. NEJM, 2012. 367: 203.

[27] Trustworthy clinical guidelines. Editoriale. Ann Int Med, 2011. 154: 774.

[28] Wickers AJ. Guidelines panel recommends approach of loudest member. Medscape news, 16 marzo 2012.

[29] Ocone C. La democrazia in America di Tocqueville. Appello al Popolo, 30 settembre 2012. http://www.appelloalpopolo.it/?p=7443

[30] Miller R. Survey shows variance of opinion on PCI appropriateness. Artwire, 29 marzo 2011.

[31] S. Fox. Annual cervical cancer screening persists despite guidelines. Medscape news, 18 agosto 2011.

[32] Kaplan R M. The Ziggy theorem: toward an outcomes-focused health psychology. Health Psychology, 1994. 13: 451.

[33] Restoring the integrity and purpose of medical research. In Abramson J. Overdosed America. Cit.

[34] Porter T M. Trust in numbers. The pursuit of objectivity in science and public life. Princeton University Press, 1995.

[35] I professionisti della metamafia.

https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

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31 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Casolari “Camici sporchi e medici spezza ossa, attenzione a sbattere il dottore-mostro in prima pagina”

Le situazioni mostruose generate dal sonno della ragione non vanno scambiate per “il mostro”. E’ improbabile che spaccasse volontariamente ossa (mentre è facile che fosse disposto a correre il rischio anteponendo un suo interesse illecito a quello legittimo e ai diritti del paziente). Meglio non emettere pesanti giudizi non conoscendo a fondo i fatti. Soprattutto, “il mostro”, l’aberrazione, l’esagerazione caricaturale non rappresenta la situazione generale, sulla quale il pubblico dovrebbe invece porre attenzione. Una situazione di frode istituzionalizzata*. E’ plausibile che l’accusato fosse non un mostro ma qualcosa di più tremendo: un leader. Riverito e seguito dai più, in un ambito dove pratiche come applicare protesi substandard con interventi inutili o dannosi per aumentare i profitti sono la norma, letteralmente*; e che ora, con una mostruosità giuridica, sono tutelate e premiate dalla legge, con l’aderenza alle linee guida stilate dagli stessi “controllandi”, case produttrici e medici. Riconoscere il carattere strutturale va contro immensi arricchimenti. Per fortuna dei beneficiari, va anche contro la potente fantasia del medico-genitore che si prende cura di noi come da bambini facevano mamma e papà. Così conviene calcare la mano sul “mostro”, scaricando tutto sulla “mela marcia”, facendo sfogare

La disinformazione circolare sulle cause di malattia

21 settembre 2012

21 settembre 2012

Blog de Il Fatto – Scienza

Commento al post “Malattie croniche e tumori, Italia quinta nella classifica europea della mortalità” del 20 settembre 2012

Cancellato da Il Fatto dopo correzione

E’ un sistema circolare, di depistaggio, a gioco delle tre carte; e allo stesso tempo un sistema di propaganda. Molte diagnosi di tumore e altre malattie derivano dalla medicina stessa, tramite le sovradiagnosi e gli effetti iatrogeni, che sono connaturati all’attuale medicina commerciale. Queste frodi strutturali vengono coperte addossando all’inquinamento tutte le colpe. Es. l’incremento dei tumori infantili:

https://menici60d15.wordpress.com/2008/12/17/sos-cancro-nei-bambini-e-sovradiagnosi/

Le denunce dell’inquinamento coprono la sovradiagnosi e la iatrogenesi. Un loro spin off è la strumentalizzazione per grandi manovre politiche, come sembra essere il caso dell’Ilva. L’inquinamento, che è un fattore patogeno reale e importante, viene a sua volta nascosto, negato o sottovalutato tramite la corruzione della ricerca, come ha illustrato Tomatis nei suoi libri. Viene inoltre coperto puntando l’indice verso i “lifestyles”, addossando quindi la colpa alle vittime. Gli stili di vita pure sono un fattore, ma che viene esagerato:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/01/30/il-pornografico-e-l’osceno/

Si tace inoltre che i fattori come quello degli alimenti industriali sono al di fuori del nostro controllo, e vengono promossi dal business: Il rimprovero della maitresse. In:

https://menici60d15.wordpress.com/2012/07/07/sovradiagnosi-iii-parodia-e-anti-omeostasi-nella-medicina-commerciale/

La colpevolizzazione con la campagna sui lifestyles e la paura suscitata con gli allarmi dei danni da inquinamento chiudono il cerchio spingendo il pubblico a rivolgersi alla medicina “preventiva” e clinica e alle sue frodi.

Vedi anche:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/12/08/nuove-p2-e-organi-interni/

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13 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Inquinamento e rischio tumori, ma davvero ammalarsi è solo sfortuna?”

La cancerogenesi ha componenti stocastiche, ed è in parte un fatto di natura, indipendente dalle attività umane. Ma in parte ha cause antropiche; la circostanza che un evento abbia meccanismi aleatori nella catena delle cause anziché essere puramente deterministico non esclude che vi possano essere responsabilità umane, la cui presenza è comunque accertata. Un conto è la probabilità di scivolare sul marciapiede dopo una gelata, un altro la probabilità se qualcuno vi scarica olio o bucce di banana tutto l’anno. Un conto è una roulette russa con un proiettile in una delle 6 camere del tamburo del revolver, un altro un giro dove qualcuno ha caricato il revolver con 5 proiettili su 6 camere.

E’ un gioco delle tre carte: si tende a minimizzare le responsabilità dei soggetti forti, cioè il ruolo dei cancerogeni chimici, ambientali e negli alimenti. Si scarica la responsabilità sulle vittime, esaltando i fattori personali, come i lifestyles, la dieta e ora la “sfortuna”. L’inquinamento a sua volta viene usato per nascondere, e, purtroppo, promuovere, un altro fattore umano legato al profitto, le sovradiagnosi di cancro (v. “Ilva, dal cancro nascosto al cancro inventato”).

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@ vihai. Non ho detto che è falso, ma che spinge, insieme ad una interpretazione tendenziosa, a favore di una tesi che assolve le responsabilità di grandi interessi. La mia critica sul merito non si discosta dalla valanga di critiche di ricercatori e istituzioni che l’articolo ha ricevuto. L’articolo, è stato notato, non dice molto di nuovo rispetto a quanto già si sapeva. (v. es. “Is cancer due mostly to bad luck?”, D. Gorski). E’ il taglio che è orientato a una tesi ideologica. Riguardo al tuo tono arrogante e ai tuoi insulti, al tuo chiamare “complottista” qualunque critica che riguardi quegli stessi grandi interessi che l’articolo e la sua propaganda vanno a proteggere, un consiglio, a proposito di fattori ambientali e lifestyles: la lingua è ricoperta da un epitelio squamoso stratificato poco cheratinizzato, un tessuto che come saprai non è in una posizione sicura nel grafico di Tomasetti e Vogelstein; il leccare le scarpe dei potenti come fanno quelli come te anche se dà vantaggi nel breve termine appare una pratica imprudente, oltre che poco dignitosa.

@ viahi. Grazie per ripetere quello che detto io, dicendomi che dico il falso. Vale la pena di osservare che l’autore dell’articolo in questione, Vogelstein, è uno dei più quotati scienziati sul cancro e gode dell’appoggio di soggetti come te nel lanciare messaggi al pubblico.

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1 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Campi elettromagnetici, l’appello di medici e scienziati contro l’innalzamento dei limiti”

La dr.sa Gentilini applica una forma ingenua di “cui bono”. “Il legame tra campi elettromagnetici e cancro non è solo empiricamente debole o irriproducibile, ma è anche biologicamente implausibile. I campi elettrici fisiologici sulla superficie del cervello o del cuore sono di intensità comparabile a quella indotta sulla superficie corporea dal camminare a un metro al secondo sotto alle linee dell’alta tensione. Il campo EM terrestre indurrà nel corpo del passante campi elettrici maggiori che i campi magnetici delle sovrastanti linee elettriche”. A scriverlo è stato P. Skrabanek, uno dei più feroci critici della medicina e della ricerca biomedica (in: False premises, false promises). Ritengo, con Skrabanek, che la ricerca biomedica e la medicina attuali siano percorse da corruzione e da “Follie e inganni” (v. il suo libro omonimo, in italiano); e che le aziende della telefonia mobile siano, per altri aspetti, complici. Ma questo dell’elettrosmog appare come un depistaggio, associato alla soppressione di informazioni su pericoli iatrogeni reali. I medici prima di occuparsi di ambiente dovrebbero guardare entro casa loro, cioè alla loro professione. Alle sovradiagnosi di cancro, favorite da questi allarmismi. Alle radiazioni ionizzanti, da esami radiologici non necessari; B. Reilly, uno dei maggiori internisti USA, ha di recente commentato che si è stimato che in USA ci siano dai 15 000 ai 30 000 casi all’anno di cancro causato dalle TAC (One doctor, Atria, 2014).

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@ Savoia Marchetti. E’ la tua che è la cultura del telefonino, che ragiona a livello degli spot pubblicitari dei gestori telefonici e si beve le manovre propagandistiche dei preti. E che si prende così, mentre sbraita, sia il cancro da inquinamento, sia quello da procedure mediche, sia le sovradiagnosi di cancro da allarmi lanciati ad arte. Gli abitanti di Cesano dovrebbero stare attenti a non finire carne da cannone per il business senza limiti dell’oncologia.

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29 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Smog e rischi per la salute: nemmeno rispettando i limiti saremmo al sicuro”

Gli allarmi sui cancerogeni seguono un andamento politico. Fino a metà degli anni 70 si ammetteva che la grande maggioranza dei cancri (80-90%) fosse dovuta all’esposizione ad agenti chimici. Le pressioni dell’industria hanno fatto in modo di nascondere questo dato macroscopico. Ora si torna a parlarne, additando l’inquinamento dell’aria e del suolo; ma non i cancerogeni nei prodotti di consumo. Il cancro è nell’aria che respiriamo. Il liberismo ha trionfato, e può convenire quest’ammissione parziale e insieme esagerata e allarmista, che induce paura. Il clima di paura aiuta il business medico; anche spingendo a esami mirati, e a interpretazioni di reperti incidentali, che tendono a sovradiagnosticare come cancro anche alterazioni che non si comportano come cancro. In particolare, mentre non ci sono elementi solidi per sostenere che l’inquinamento atmosferico sia la causa dell’incremento di diagnosi di cancro nei bambini, la paura spingerà a controlli che possono causare sovradiagnosi. Es. si è visto come il ricercare sistematicamente il neuroblastoma nei bambini abbia portato fino a 4 falsi positivi per ogni vero positivo. Si dà l’allarme solo su Scilla, l’inquinamento, mentre si tace su Cariddi, le sovradiagnosi, verso le quali così si spinge. Le varie fonti di cancerogeni chimici uccideranno molti di noi nel lungo periodo; per i bambini e gli adolescenti, il pericolo più insidioso è il crescente interesse verso di loro da parte dell’industria del cancro.

@ fv111. Non si tratta di immaginare. Le sovradiagnosi non sono “esami in più”. Sono diagnosi falsamente positive. Sulla spinta di interessi economici e del marketing, inclusi gli allarmi mediatici, sono divenute un fenomeno routinario, di larga scala, non un’eventualità improbabile. Non sono riducibili a errori di laboratorio. Gli standard diagnostici sono congegnati in maniera tale che il patologo non sia in grado di discernere con certezza, mentre pressioni sociali lo inducono a seguire pratiche che generano sovradiagnosi*. Alcuni screening diagnostici, es. quello del cancro della prostata tramite PSA, sono stati scoraggiati da enti regolatori per questo motivo. Dopo essere stato censurato, il tema è ormai del tutto riconosciuto e ampiamente dibattuto in letteratura. Azzardato, o sconsiderato, è trarre conclusioni e critiche basandosi su una costruzione mentale personale di cosa sia oggi la medicina. Le consiglio il libro “Sovradiagnosi. Come gli sforzi per migliorare la salute possono renderci malati” di Welch et al. Il Pensiero Scientifico, 2013. Oppure può andare al post de il Fatto, pubblicato nello stesso giorno di questo, “Dai vaccini ai radicali liberi, i falsi miti della scienza secondo Nature”, e approfondire il punto “la diagnosi precoce salvavita per tutti i tumori”.

*Foucar E. Do pathologists play dice? Uncertainty and early histopathological diagnosis of common malignancies. Histopathology, 1997. 31: 495.

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10 gennaio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Presidente Mattarella, vogliamo un’ Italia ‘sostenibile e responsabile’

L’ecologismo o è “a monte”, integrato nel modello socioeconomico, che deve condizionare nel senso di una ecologia umana autentica, o è subordinato ad esso. Nel liberismo che tutto divora l’ecologismo “sostenibile” è un ecologismo roboante ma addomesticato, che parla a comando, giustificando sia autoritarismi; sia gli affari dell’economia dell’inquinamento, questa “finestra rotta” di Bastiat: es. con le bonifiche, e come spauracchio per spingere le masse verso l’industria medica, mai sazia di pazienti, lanciando allarmi parziali e esagerati, con un’evidenza “scientifica” di appoggio alla grancassa mediatica insufficiente e fortemente viziata. Non rassicurano le parole di Mattarella nel suo primo discorso di fine anno sulla necessità, data la “concretezza e centralità del problema” di superare divergenze per “collaborare” sull’ambiente, quando l’argomento appare oggetto di gravi omissioni e distorsioni a favore di interessi particolari che contrastano con i diritti del cittadino dettati dalla Costituzione. Si parla di “genocidio” della Terra dei Fuochi. Ma “a giudicare per induzione, e senza la necessaria cognizione dei fatti, si fa alle volte gran torto anche ai birbanti” (Manzoni). E si fa un favore ad altri birbanti, perché la diffusione di queste narrazioni semplicistiche su draghi sterminatori è in grado di innescare effetti nocebo, che tramite il meccanismo circolare paura-medicalizzazione-sovradiagnosi-paura stanno facendo sì che la profezia si autoavveri.

@ Nokia. Per “ecologismo umano a monte” intendo il fissare a priori al modello socioeconomico dei limiti che consentano una convivenza il più possibile armoniosa tra Uomo e Natura; il decidere quanto abbiamo bisogno di togliere alla Natura per condurre in maniera serena e degna quel tratto di esistenza che ci viene concesso, senza danneggiarla a nostro stesso danno e senza spremerla oltre in un’illusoria ricerca del superamento della nostra condizione umana. Non è all’insegna della “purezza” come il nazismo – o i vagheggimenti tipo New Age – ma della misura. Se ha parentele politiche, queste sono con l’antiutilitarismo e il repubblicanesimo. “Si chiama nazionalsocialismo” nei bollori dei propagandisti del liberismo: l’ideologia che da un lato si sente in guerra con la natura, dall’altro specula sulle scarsità e le paure che crea con l’imbrattarla e il distruggerla. E’ il liberismo che con lo “healthism” tende a un’ecologismo stralunato e opportunista, con connotazioni fasciste: v. P. Skrabanek. The death of human medicine and the rise of coercive healthism.

@ Nokia. E’ arrivato il Grande Fratello (di Orwell, non di Berlusconi): questo suo convogliare posizioni politiche e autori sgraditi sotto etichette così negative è il newspeak di “1984”. Mi può indicare qualche autore valido, uno dei buoni maestri che guidano voi della sorveglianza antinazista? O anche l’idea di confrontare posizioni diverse è da SS?

@ Nokia. Dunque lei è un discepolo del Presidente degli USA. L’idea di dare del nazista a chi dissente promana dal pensiero di Obama? Stalin chiedeva “quante divisioni ha il papa”. Ora abbiamo una presunta guida spirituale che come commander in chief del più potente esercito del mondo di divisioni ne ha a disposizione a non finire; e non le lascia inoperose. Un nuovo “imperatore filosofo”? O una “filosofia delle cannoniere”?

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2 marzo 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Gentilini “Birre con erbicida: sul glifosato l’ennesima lezione imparata in ritardo?”

La dr.ssa Gentilini si chiede dove sia la coerenza di una EU che consente l’esposizione a cancerogeni e poi critica il trascurare questo pericolo. La coerenza è nel carattere ciclico, proprio della razionalità economica: del trarre profitto sia nel vendere beni creando danno sia nel vendere prodotti per trattare il danno che si è causato. Vi è un ciclo inquinamento- cancro, nel quale l’inquinare è il braccio “di andata”; il braccio “di ritorno” è l’impaurire e spingere a curarsi, anche esagerando il pericolo, e vendendo prodotti, come gli screening – un’altra lezione non ascoltata – che continuano ad essere presentati al pubblico con meriti che non hanno. Se si vuole, l’esposizione a sostanze dannose è “il pacco” e la speculazione medica il “contro pacco”. Quando si inquina non lo si dice; e quando si lancia l’allarme sull’inquinamento non si avverte dei rischi di sovradiagnosi, sovratrattamento, inefficacia e iatrogenesi. Si dovrebbe invece avere chiaro che i mostri sono due, la Cariddi dei cancerogeni, che quando serve viene mostrata, e la Scilla delle speculazioni mediche, che viene taciuta e verso la quale si spinge; mostri che servono lo stesso padrone.

 

Sovradiagnosi III. Parodia e anti-omeostasi nella medicina commerciale

7 luglio 2012

13 giugno 2012 

Comunicato a “Appello al popolo” il 13 giugno 2012 e lì pubblicato il 28 giugno 2012 

L’efficacia specifica della metformina [il farmaco di prima scelta per il diabete dell’adulto] nel prevenire il decesso o eventi cardiovascolari non è stata provata …  Non abbiamo trovato evidenza che la metformina abbia alcun effetto benefico specifico sulla mortalità per tutte le cause, sulla mortalità cardiovascolare, o sulla morbosità cardiovascolare nei pazienti con diabete di tipo 2. … Sebbene la metformina sia considerata come lo standard di riferimento, il suo rapporto benefici/rischi resta incerto. Non possiamo escludere una riduzione del 25% o un incremento del 31% nella mortalità per tutte le cause. Non possiamo escludere una riduzione del 33% o un aumento del 64% della mortalità cardiovascolare … Comparato con gli altri antidiabetici orali, la metformina potrebbe essere quello coi minori svantaggi”. Da PLoS Medicine, aprile 2012 [3]

“La relatività della normalità non deve costituire in alcun modo per il medico un incoraggiamento ad annullare in una confusione la distinzione tra normale e patologico. Questa confusione spesso si addobba del prestigio di una tesi, essenziale per il pensiero di Claude Bernard, secondo la quale lo stato patologico è omogeneo allo stato normale di cui non costituisce altro che una variazione quantitativa in più o in meno. Questa tesi positivista … è stata volgarizzata prima di Cl. Bernard da Broussais e da Comte. In effetti, se si esamina il fatto patologico nel dettaglio dei suoi sintomi e nel dettaglio dei meccanismi anatomo-fisiologici, esistono numerosi casi in cui il normale e il patologico si presentano come delle semplici variazioni quantitative di un fenomeno omogeneo (vedi la glicemia nel diabete, per esempio). Ma è proprio questa patologia atomistica che, se è inevitabile sul piano pedagogico, rimane contestabile su quello teorico e pratico. Considerato nel suo insieme, un organismo in situazione di malattia è “altro”, e non lo stesso modificato solo nelle dimensioni (il diabete deve essere considerato una malattia della nutrizione il cui il metabolismo dei glucidi dipende da fattori multipli, coordinati dall’azione di fatto indivisibile del sistema endocrino) ”. G Canguilhem, Il normale e il patologico, 1943, 1968.

Echeggiando i concetti espressi un secolo prima da C. Bernard, “Trovare il diabetico nascosto” [film propagandistico della casa farmaceutica Upjohn, 1965, per il lancio della prevenzione farmacologica del diabete] terminava con il monito: “Non dobbiamo pensare più che il diabete è avere lo zucchero nelle urine: dobbiamo pensare alla malattia dinamica”. Senza la distinzione categorica della presenza o assenza di zucchero nelle urine come si-o-no diagnostico, come tracciare il confine tra glicemia elevata e stato di malattia diabetica? … la distinzione fu mediata dalla categoria mobile e malleabile del prediabete”. J A Greene, 2007 [4]

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Nel terzo capitolo, intitolato “Noi cambiamo le regole. Come vengono cambiati i numeri per diagnosticarti diabete, colesterolo elevato e osteoporosi”, Welch e al. [5] estendono quanto visto per il caso dell’ipertensione [2]: un singolo “numero” viene usato per diagnosticare una condizione morbosa che si asserisce essere nel suo stadio asintomatico iniziale. Nel caso del diabete, che è la patologia che consideriamo in questa puntata, la diagnosi precoce di laboratorio dovrebbe servire a prevenire lo sviluppo del diabete mellito di tipo 2 (DMII), quello dell’adulto e dell’anziano, che è un fattore di rischio per infarto cardiaco, ictus, danni oculari fino alla cecità, insufficienza renale, neuropatie, ulcere e cancrene agli arti inferiori e altre patologie.

Questi numeri soglia, notano gli autori, sono stabiliti da gruppi di esperti, in un processo che non è puramente scientifico, ma è influenzato da giudizi di valore, “e perfino da interessi finanziari”. Il valore della soglia diagnostica dell’esame di base per la diagnosi del diabete, la glicemia a digiuno, che era di 140 mg/dl, nel 1997 è stato abbassato a 126 mg/dl. Attualmente la soglia per la diagnosi di prediabete è di 100 mg/dl.

Welch spiega che i benefici del trattamento sono una funzione crescente della severità della anormalità quantitativa considerata; e che quindi per anormalità lievi i benefici se ci fossero sarebbero comunque bassi; mentre può essere rischioso ridurre un parametro vitale come la glicemia, quando già di per sé non è particolarmente elevato. Welch porta l’esempio di un trial clinico iniziato nel 2003, su diabetici ad alto rischio per infarto o ictus. In uno dei bracci, 5000 persone ricevettero una terapia farmacologica intensiva, che riesce ad abbassare la glicemia tanto da portarla sotto il limite dei 140 mg/dl. Nel 2008, l’omologo USA del nostro Istituto superiore di sanità, che conduceva il trial, dovette interrompere questo trattamento intensivo; dichiarò che lo “modificavano” come “misura di sicurezza”, un eufemismo per dire che il trattamento veniva interrotto per quel braccio a causa di un eccesso di mortalità rispetto ai pazienti che ricevevano una terapia standard. I ricercatori affermarono che la causa dell’eccesso di mortalità probabilmente non era dovuta ai farmaci, ma a qualche combinazione non identificata di fattori. Welch commenta che se il trattamento intensivo avesse mostrato una riduzione di mortalità gli autori non avrebbero avuto esitazioni nell’attribuirla ai farmaci.

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Il tema parodistico e il fattore anti-omeostatico nella medicina commerciale

La nota comica della diversa interpretazione del trial randomizzato (il modello di ricerca che viene venerato come lo strumento capace di svelare gli effetti di un intervento clinico, al netto di bias e fattori confondenti) a seconda che dia i risultati voluti o no, è da prendere sul serio. Nell’esaminare il caso della sovradiagnosi del diabete come un altro “puntare alla pancia” della gaussiana [2] vorrei esporre il concetto di parodia e quello di anti-omeostasi nella medicina commerciale, e in particolare nella medicina preventiva. Nello scandalo che scosse gli USA nel 1970, dovuto alla rivelazione che l’uso della tolbutamide per la prevenzione del diabete stava causando un eccesso di decine di migliaia di morti, del quale si dirà, uno dei protagonisti, Bradley, osservò che in questi casi ognuno proclama di servire l’interesse pubblico, ma ognuno nel montare il cavallo dell’interesse pubblico va in una differente direzione (cit. in [4]). I grandi programmi di screening che ingigantiscono la spesa sanitaria e i profitti delle multinazionali, coi loro accorati appelli, sono in genere parodie mostruose dell’avere a cuore l’interesse pubblico. In generale, nella sua ricerca del profitto il liberismo economico fa una parodia del servire l’interesse pubblico. Ciò è particolarmente marcato nel caso della medicina, dove i vari settori, diagnosi, cura, prevenzione, si prestano a essere distorti a favore del profitto, con risultati economici straordinari. La medicina liberista prende a questo scopo dall’armamentario ideologico, culturale, dottrinale, scientifico le componenti che le servono (v. epigrafe), accozzandole senza badare alla loro eterogeneità, con risultati irrazionali, e talora farseschi, ma efficaci sul piano della persuasione dei pubblico e su quello economico. Il vizio, già presente nella medicina “keynesiana”, è sfrenato in quella “reaganiana” che la sta sostituendo.

L’aspetto fondamentale di questa parodia riguarda la funzione omeostatica della medicina. La medicina curativa per sua natura è omeostatica: si affianca o si sostituisce ai meccanismi naturali di feed-back negativo (FB-) (un FB- è quello del termostato, per capirci) che mantengono o riportano l’organismo allo stato di salute. La medicina curativa è anch’essa strutturata come un FB- : si osservano gli effetti delle cure sul paziente, e li si regola di conseguenza. Se non funzionano o sono dannosi, li si elimina; se sono efficaci, li si dosa fino a che si ottengono i risultati voluti, o fino a che gli effetti avversi superano quelli benefici. L’interesse privato può ottenere tale FB-, anche con risultati non inferiori, o talora superiori, a quelli di una medicina “di Stato”; ma solo fino a un certo punto. L’omeostasi ha un carattere autolimitante, che contrasta con l’essenza espansiva, col bisogno di continua crescita, del liberismo. Il liberismo è sotto il segno del feedback positivo (FP+) (un esempio di FB+ è la crescita economica che genera altra crescita). In fisiopatologia, il FB+ è nella maggior parte dei casi sinonimo di circolo vizioso; in economia, è spesso sinonimo di circolo virtuoso.

La medicina liberista tenderà a forzare le limitazioni derivanti dal suo successo; abbiamo visto [2] come storicamente nel dopoguerra le preoccupazioni delle industrie farmaceutiche che il successo degli antibiotici limitasse la loro crescita portarono alla creazione del mercato infinito della prevenzione mediante farmaci. Avvalendosi dell’autorità e fiducia di cui gode, la medicina può invertire il FB- in un FB+: cure non ottimali, ma più costose; effetti iatrogeni che generano altre cure e così altro profitto. Il liberismo, lo dice la parola stessa, vuole essere libero; non gli piacciono i controlli, che quando non può eliminare tende a trasformare in parodie di controllo, che lo favoriscono. Viene in genere trascurato che con la prevenzione medica si riesce a sottrarsi maggiormente al circuito di controllo del FB-, con un salto categoriale: si passa dal feedback, che corregge basandosi sui risultati, al feedforward (FF), che invece corregge preventivamente comparando uno standard con quelli che sono identificati come disturbi. (Un esempio di FF è l’epurazione preventiva di voci scomode; es. lo stroncare sul nascere la carriera, la reputazione e l’attività di qualche giovane medico e ricercatore che ha dato segno di costituire una fonte di dissenso dannoso per le frodi mediche strutturali). Nella prevenzione medica i dati presi in considerazione dal controllo non sono più gli output clinici, l’evoluzione dello stato di malattia del paziente e gli effetti delle cure, ma fattori di disturbo anteriori alla malattia, i fattori di rischio (opportunamente caricaturizzati) o alterazioni presentate come manifestazioni precoci del male. L’idea è quella ovvia di intervenire prima che compaia la malattia conclamata. Una strategia in sé buona, che però viene spesso falsificata e distorta nelle sue componenti, per massimizzare i  profitti, anche contro l’interesse del singolo paziente e del pubblico. Il FF permette ciò: non è un meccanismo di autoregolazione, a differenza del FB-. Perché il FF sia efficace occorre che modellizzi fedelmente la realtà; altrimenti si può sostenere che il sale che non si scioglie è un malum omen, e che occorre acquistare costose pozioni per prevenire gli effetti incombenti della negatività. E’ un FF anche questo.

Si passa, in termini tecnici, da un controllo ad anello chiuso ad uno ad anello aperto, manipolabile a piacimento. Con la medicina preventiva il retrocircuito non è più dato dal monitoraggio continuo e in tempo reale degli effetti delle cure sulla malattia del singolo paziente, ma è assente dal disegno primario; viene aggiunta una forma affievolita di FB- coi risultati, tardivi e spesso contradditori e controversi, di studi epidemiologici, effettuati ogni tanto, a distanza di anni, sugli effetti aggregati della prevenzione sulla popolazione trattata, della quale viene studiato un piccolo campione non sempre rappresentativo. Studi non esenti dall’influenza di chi ha investito molto denaro su ciò che viene misurato, guadagnandone molto. Sta facendo scalpore in questi giorni l’autorevole raccomandazione della US Preventive Services Task Force contro il test del PSA per lo screening del cancro della prostata; dopo che lo screening ha provocato sui pazienti danni paragonabili a quelli di una guerra [1]. Oppure con la “sorveglianza farmacologia” sugli effetti avversi, un altro controllo ex post carente e addomesticabile, contestato nella sua applicazione perfino dai politici (v. gli interventi a riguardo del senatore USA Grassley [6]). L’anima anti-omeostatica della medicina liberista, liberata dalla verifica puntuale del FB-, attiva meccanismi di amplificazione del business fino ad arrivare a dare luogo all’effetto cascata, dove, avendo repertato magari per caso su un paziente un nonnulla si può, in una catena crescente di esami, terapie, complicazioni, effetti avversi, arrivare ai più pesanti, inutili e costosi trattamenti [7]. Se mi sarà possibile, approfondirò in successivi articoli la discussione di questo vizio madornale nel disegno degli attuali interventi preventivi. Per ora consideriamo parodia e anti-omeostasi nel caso della prevenzione del diabete e delle sue complicazioni.

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Il diabete amaro

Giuvenilia è una città (l’organismo) che deve crescere. Nel piazzale antistante la città (il sangue) arrivano autotreni di cibo, autobotti di carburante (glucosio e lipidi)  e camion di materiale edilizio (materiale proteico e altro). Ma l’ufficio dogane non funziona, e non rilascia i permessi (insulina) per fare entrare gli approvvigionamenti in città. La burocrazia (i sistemi omeostatici dell’organismo) si riserva questo potere per limitare forme di approvvigionamento e di crescita eccessive e disordinate, squilibri interni alla città che porterebbero a forme di degrado urbanistico e sociale. L’eccessiva mancanza di permessi di accesso impedisce alla città di sostenersi e crescere. La città subisce effetti analoghi a quelli di uno stato d’assedio. Gli edifici esistenti vengono bruciati per ottenere energia e non morire di freddo, c’è la fame. Gli autisti scaricano le autobotti di carburante nei fossi, causando inquinamento. Interviene una potenza straniera (la medicina) che rilascia d’imperio permessi ad hoc. Questi permessi (iniezioni di insulina) fanno entrare i camion in città, ma sono regolati sulle autobotti di glucosio (il dosaggio della terapia con insulina sui valori di glicemia). I camion entrano, la morte per fame è scongiurata, la manutenzione e la costruzione di edifici riprende. Anche se l’intervento straordinario della potenza straniera, che non riproduce esattamente la regolazione delle dogane, a lungo andare porta con sé quegli squilibri che l’occhiuta burocrazia interna voleva evitare.

Questa metafora, rozza, approssimativa e ipersemplificata senza vergogna, ma non tanto quanto è rozzo, omissivo, distorto e senza vergogna lo stato delle conoscenze e della dottrina attuale sul diabete dell’adulto, vuole dare un’idea di cosa accade nel diabete di tipo I, la forma giovanile, e degli effetti della sua terapia con insulina, allo scopo di meglio comprendere cosa accade nella sovradiagnosi e nel sovratrattamento del diabete di tipo II, quello dell’adulto e dell’anziano, la forma soggetta a prevenzione di massa. Andiamo infatti a Congedati, la città del diabete di tipo II. E’ una città pingue, dove si è costruito e immagazzinato anche troppo e si mangia fin troppo (obesità). L’ufficio dogane rilascia fin troppi permessi (iperinsulinemia), ma il piazzale è ingorgato (iperglicemia) dalle continue richieste della città.

Arriva un gruppo di potenti affaristi; un gruppo più potente di molti Stati. Sostengono, indicando il piazzale ingolfato di automezzi, che la città ha un problema, che è simile a quello di Giuvenilia: troppi camion in attesa di entrare (iperglicemia). E che il rimedio, se si vuole evitare la catastrofe, deve essere dello stesso tipo: ridurre l’ingolfamento nel piazzale rilasciando permessi extra, che forzeranno l’ingresso delle merci in città, basandosi sul numero di autobotti di glucosio nel piazzale. Un intervento per il quale va pagato chi lo fornisce, gli affaristi, naturalmente. E l’eccesso di permessi? Ci sarà, ma non viene recepito dai doganieri (intolleranza all’insulina). E se la resistenza dei doganieri (recettori dell’insulina) fosse un tentativo, su input di cittadini avveduti, di limitare l’eccessivo afflusso, fonte anch’esso di squilibri e di danni? Non perdiamoci in sofismi, si risponde; e si fa notare che a forza di rilasciarne, l’ufficio preposto (pancreas endocrino) può logorarsi ed esaurirne l’emissione. Del resto, questa ribellione della città, che arriva a bloccare le dogane, provoca alla fine anch’essa squilibri (diabete dell’adulto conclamato); se Congedati, che si sente una civiltà in decadenza e ha paura della fine, vuole evitarli deve cominciare da subito ad acquistare i rimedi degli affaristi. I rimedi saranno gli stessi, in principio, che per Giuvenilia: più permessi (insulina); oppure, ancora meglio, pressioni sull’ufficio dogane per rilasciare permessi, e sui doganieri perché lascino passare i rifornimenti obbedendo ai permessi (ipoglicemizzanti orali). Gli affaristi possono presentare dati che mostrano che il loro sistema funziona, per quanto solo parzialmente, limitando gli eccessi alla Savonarola indotti nei doganieri dalla constatazione della crapula che ha luogo in città, e limitando i danni da inquinamento degli scarichi abusivi di carburante nei fossi. Ma è soprattutto grazie ai sapienti pagati, alla propaganda sulla cittadinanza, ai ruffiani e manutengoli delle istituzioni cittadine che li favoriscono, anche sopprimendo il dissenso, che l’affare prospera. Intanto il degrado aumenta, alimentato anche dall’eccesso di permessi, in un circolo vizioso che diventa esplosivo.

A Giuvenilia l’intervento ripristina, con parziale successo, un FB- fisiologico che la malattia ha obliterato. A Congedati bisognerebbe chiedersi se l’intervento degli affaristi mira sempre al circuito di controllo giusto, e se il suo intervento non ne instaura un altro di tipo espansivo, capace di produrre risultati anch’essi abnormi. L’allegoria non ha certo la pretesa di descrivere fedelmente ciò che accade; vuole mostrare uno schema ipotetico (e di moderata critica; diverse altre varianti sono possibili) per fare luce sulla circostanza dell’avere contemporaneamente una campagna ossessiva sulla prevenzione del diabete, che mette sotto terapia una buona fetta della cittadinanza anziana, e quella che viene definita un’epidemia crescente di diabete. Mostra come i circuiti di FB- siano stravolti o invertiti per ottenere al contrario un’espansione del mercato, cioè delle malattie.

Il diabete (dal greco dia-baino, passare attraverso, con riferimento alla poliuria) è noto fin da tempi remoti, per la sua caratteristica di aumentare la produzione di urina e di renderla dolce dato il “trabocco” nelle urine dell’eccesso di zucchero nel sangue (“meravigliosamente dolce, come miele,” secondo Willis nel Seicento; da qui l’aggettivo “mellito”). Nel 1936 si distinse tra diabete giovanile (già chiamato nell’Ottocento “diabete magro”) e quello dell’adulto (detto “diabete grasso”). La sistemazione nosologica si è in pratica fermata a questo stadio rudimentale; essendo quella più consona alla crescita industriale mediante prevenzione. Negli anni Cinquanta la Upjohn lanciò il primo antidiabetico orale, l’Orinase (tolbutamide). Il mercato target era inizialmente solo quello dei diabetici trattati con insulina, ai quali il farmaco orale risparmiava le iniezioni. Il farmaco però non risultò efficace sui malati sintomatici di diabete giovanile. L’attenzione si volse allora ai pazienti più anziani, fino ad allora trattati con la dieta, e agli adulti asintomatici. Da quel momento la definizione scientifica del diabete è passata ad essere funzione degli interessi dell’industria. Le cause e i meccanismi patogenetici del diabete e delle sue complicazioni restano poco noti, relegati in poche stanzette del falansterio della ricerca sul diabete. La Upjhon tentò perfino di fare definire dagli esperti un diabete “Orinase-responsive”. Da un lato l’industria volle che lo stato di resistenza all’insulina che insorge con l’età restasse legato alla parola “diabete”, che indica una grave malattia, da scongiurare. Un nome che permette di presentare come prevenzione farmacologica del DMII la stessa strategia già impiegata, su basi più razionali, per la terapia del diabete giovanile: quella mediante gli ipoglicemizzanti. Allo stesso tempo, beffardamente, si sbarazzò della glicosuria, il segno che aveva dato il nome alla malattia (v. epigrafe) ma che limitava il pool di acquirenti. Seguendo l’esempio del Diuril [2], partì una poderosa macchina di guerra fatta di rapporti scientifici e di propaganda verso i medici curanti e verso il pubblico, per trattare coi nuovi ipoglicemizzanti orali la nuova malattia, il diabete asintomatico, cioè stati, sempre più lievi, di elevazione della glicemia, denominati “hidden diabetes”, “diabete nascosto”.

Si escogitò il “prediabete”, un’entità con numerosi sinonimi e con definizioni differenti, per istituire la continuità che serviva tra il normale e il patologico (v. epigrafe); col prediabete si poté trasformare il diabete in “un mercato infinitamente espandibile” [4]. Col prediabete, termine riaffiorato ai nostri giorni, e i suoi congeneri, si può agitare lo spauracchio del diabete e allo stesso tempo negare di averlo fatto. La glicemia assunse un ruolo centrale, o meglio di attore unico, in una sindrome che, nelle sue forme autentiche, ha in realtà una base biochimica intricata e multifattoriale. Attualmente le cause del DMII, emergenza mondiale, restano sconosciute o vaghe; i meccanismi di passaggio dalla glicemia elevata alle gravi complicazioni ricevono scarsa attenzione ai fini pratici, e i modelli proposti sono dubbi; questi campi di ricerca sono ridotti a settori secondari. Fare luce su questi aspetti fondamentali, necessari all’impostazione razionale delle terapie e delle misure preventive, favorirebbe i malati veri, e la prevenzione autentica; ma rischierebbe di detronizzare la glicemia e i farmaci ipoglicemizzanti dal loro ruolo di padroni della scena. Il diabete deve restare “troppo zucchero nel sangue”, un concetto che tutti conoscono e che tutti afferrano.

Andrebbe distinto il rapporto tra diabete autentico dell’adulto, o l’insieme eterogeneo di patologie che questa etichetta comprende, e le forme “pre-“, inclusa la resistenza all’insulina. Le forme iniziali di DMII che vengono fatte rientrare nella sfera del diabete appaiono piuttosto essere parte di una sindrome metabolica composta da alterazioni interconnesse di diverse vie metaboliche, dovute al processo di invecchiamento e a effetti legati all’alimentazione; nelle quali la resistenza all’insulina è solo uno tra i vari fattori, forse di natura reattiva, da classificare tra le cause intermedie e non tra quelle iniziali. Ma anche questa impostazione metterebbe a rischio il principio degli ipoglicemizzanti come la via giusta alla prevenzione (come pure di altri farmaci preventivi per altre patologie correlate). Così, dopo la caricatura del diabete senza dia-baino è stata impostata una parodia di quest’altra concezione, che è stata appunto chiamata ufficialmente “Sindrome metabolica”, che tampona questo pericolo. Un poco come quando nel Medioevo la Chiesa istituiva delle regole monastiche che riconducevano al suo interno le pressioni centrifughe eretiche. La sindrome metabolica ufficiale non è tanto un’entità fisiopatologica quanto semplicemente un aggregato di diagnosi: obesità o sovrappeso, trigliceridi, glicemia e pressione arteriosa elevati, ridotto colesterolo HDL (quello “buono”); tutti con soglie basse; e ulteriormente abbassate, in assenza di studi clinici che lo giustificassero. Più della metà degli statunitensi sopra i 50 anni rientra nei nuovi criteri diagnostici della sindrome metabolica [8]. Così definita la sindrome serve in pratica a vendere farmaci a un maggior numero di soggetti, e nella forma del pacchetto completo per la prevenzione cardiovascolare. Una volta messa una parodia del concetto al posto del concetto vero, poi è la stessa ortodossia a criticarlo sul piano teorico [9] per evitare che dissolva le varie fonti di mercato in un unicum che potrebbe imporre di cercare altri indicatori e altre vie terapeutiche e preventive, una catastrofe sul piano commerciale; mentre sul piano pratico la sindrome continua a aiutare le vendite delle varie filiere del consorzio.

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Il rimprovero della maitresse

C’è un altro motivo per il quale si vuole che le cause del DDMII restino nell’ombra. Ci sono forti evidenze [10] che il diabete dell’adulto, la cui incidenza nei paesi occidentali si è impennata insieme alla crescita economica e sta crescendo nei paesi del Terzo mondo in crescita economica, sia dovuto all’alimentazione. Non solo all’aumento di cibo ingerito, ma anche alla sua qualità; sono indiziati composti come gli acidi grassi di sintesi – grassi idrogenati – e gli zuccheri raffinati. Indicare i cibi industriali come colpevoli porterebbe a concludere che la prevenzione dovrebbe consistere nell’eliminarli dai prodotti alimentari in vendita e in un radicale riassetto dell’Offerta commerciale di cibo, con proibizione dei componenti alimentari nocivi e obbligo di utilizzo di quelli benefici. Questa sarebbe prevenzione autentica, attuata sulla popolazione e non sul singolo [11]: invece di spostare la soglia di trattamento verso sinistra, “tirare” verso sinistra la curva gaussiana della distribuzione dei valori di glicemia nella popolazione, analoga a quella già vista per l’ipertensione [2]. Si eviterebbero così la medicalizzazione della vita, e i danni alla salute e gli esorbitanti costi economici della “prevenzione” farmacologica; che ormai si può criticare col dire che è meglio prevenire (sul serio) che curare (chiamando le cure sui sani prevenzione). Una misura che, prendendo il posto del raccomandare farmaci ipoglicemizzanti a larghe fette della popolazione dalla mezza età in poi, danneggerebbe gravemente l’industria medica; e che danneggerebbe gravemente l’industria alimentare e quella della grande distribuzione. Mentre attualmente le ultime due forniscono clienti alla prima.

La melliflua dittatura della grande distribuzione ci obbliga a cibi di qualità mediocre e dannosi per la salute. Non c’è nelle nostre società scarsità di cibo (sulla quale i sistemi omeostatici dell’organismo sono tarati) ma abbondanza. Cibi che però non soddisfano e quindi non danno senso di sazietà date le loro caratteristiche organolettiche. O che in alcuni casi, forse stimolando temporaneamente i centri cerebrali del piacere, provocano una coazione a mangiare, cioè a consumare di più; l’aggiunta di zuccheri è uno dei metodi per ottenere ciò. Da poco tempo, seguendo il modello USA dei drugstore, i supermarket vendono anche farmaci, per ora con alcuni limiti. Uno spin-off del ciclo alimenti/malattia, nel tripudio dei consumatori che credono così di risparmiare denaro e guadagnare salute.

L’antinomia è stata risolta indicando l’obesità, il principale fattore di rischio per il diabete, come una delle sue cause; e anzi abbassandone la soglia, data dall’indice di massa corporea, BMI, per includere più pazienti nei trattamenti in assenza di evidenza scientifica [8]. Mentre patologizzare un lieve sovrappeso è sovradiagnosi, l’obesità franca è un autentico problema di salute pubblica. Solo, la si considera come dovuta esclusivamente ai comportamenti individuali, al “lifestyle”, e non come conseguenza di un’offerta di cibo patologica, che non lascia molta scelta, dovuta a fattori a loro volta derivanti dalla spasmodica ricerca del profitto. Si fanno così coesistere i due mercati, e se ne aggiungono altri, come quello delle diete. In televisione i continui consigli gastronomici sono inframmezzati da esortazioni degli esperti a dimagrire. E’ come una maitresse che dice “sporcaccione” a un cliente che crea disturbo, o che aumenta eccessivamente la confusione già presente, nel locale dove esibisce le sue ragazze. Come per la clientela della maitresse, il consumatore ha una parte di responsabilità, indulgendo ai suoi appetiti; che gli vengono rinfacciati dallo stesso sistema che li stimola e li sfrutta.

La parodia degli alimenti di migliore qualità si è inoltre sviluppata nella creazione di un nuovo settore di mercato, quello dei “cibi biologici”, dizione che dovrebbe essere preoccupante, implicando che esistono alimenti non biologici; il che non è infondato, alcuni componenti dei cibi essendo prodotti chimici di sintesi, sui quali le mosche non si posano. Sulla genuinità dei “biologici” sono state avanzate numerose riserve. Ci si dovrebbe inoltre chiedere perché la Sanità di Stato impiega una buona quota del denaro pubblico in medicine (spesso inefficaci) che dovrebbero prevenire rischi (talora fantomatici) ma lascia che solo chi se lo può permettere effettui una prevenzione più efficace mangiando cibo più sano. Si lascia al lettore la valutazione dell’elemento parodistico nel recente intendimento di mettere una sovrattassa sul “junk food”.

Quel che è peggio, si è prodotta un’obesità nei bambini, che tenderà a permanere con la crescita; sono passati i tempi dove “le mamme si disperano per la magrezza [fisiologica] dei loro figlioli” [12]. In studi che hanno sancito l’efficacia degli ipoglicemizzanti orali nella prevenzione della progressione del DMII, il SES, socioeconomic status, fattore confondente critico, è stato scorrettamente ignorato [13]. Nella nostra società l’obesità colpisce maggiormente le classi meno abbienti. Il ruolo diabetogeno degli ormoni dello stress e l’importanza di una vita serena è un altro tasto che non si accorda con la cultura egemone della competizione e dell’insicurezza.

Nell’ambulatorio medico, sfruttando l’ambiguità delle categorie corrispondenti al pre-diabete, si spiega al paziente che il primo trattamento previsto dai protocolli di prevenzione è quello basato su dieta e esercizio fisico, che risultano più efficaci dei farmaci. Poi, visto l’insuccesso del “modificare lo stile di vita” per abbassare i valori di glicemia (ed è particolarmente difficile abbassare ciò che è prossimo al normale, o è in realtà normale), scuotendo lievemente la testa davanti al soggetto sufficientemente colpevolizzato, si prescrivono i  farmaci. Il cliente, a  sua volta, accetta di continuare nelle sue abitudini in cambio dell’assunzione giornaliera della pillola.

Naturalmente si trascura che, analogamente a quanto visto per l’ipertensione, un’elevazione dei valori glicemici a digiuno può essere la risposta fisiologica a stress mentali, esercizio, dolore, freddo. Non solo il diabete è l’iperglicemia, ma l’iperglicemia è diabete secondo i buoni credenti.

Così, al tempo in cui si grida all’epidemia mondiale, prevedendo mezzo miliardo di diabetici tra 20 anni, con costi insostenibili, e si chiede la “prevenzione” mediante diagnosi precoce, non ci si preoccupa molto, apparentemente, di definire in maniera completa e certa le cause e i meccanismi del diabete e quelli della sua progressione verso gravi patologie; prosperano invece filoni di ricerca come quello per il quale il consumo di cioccolata preverrebbe le malattie cardiovascolari, anche secondo sofisticatissimi modelli statistici. Un’affermazione che andrebbe esaminata avendo presente quanto detto sulla tendenza dell’ortodossia a compartimentalizzare i componenti della sindrome metabolica, sull’inversione dei circuiti di controllo, sulla preminenza accordata agli studi statistici rispetto ai dati fisiopatologici, e sui messaggi contraddittori emessi da alcune categorie di esercenti.

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Indiani Pima contro Rancho Bernardo

La scienza della medicina liberista, anche per ciò che riguarda l’abbassamento delle soglie diagnostiche, trascura e coarta gli aspetti fisiopatologici. Contano primariamente le associazioni statistiche descritte su popolazioni, centrate sul concetto di fattore di rischio, travestito da fattore causale e quindi da malattia, e sugli effetti benefici, spesso in termini di endpoints surrogati, parodie dei benefici autentici come la riduzione della mortalità; associazioni misurate con operazioni una tantum dagli studi di epidemiologia clinica.

Hadler [14] ha esaminato criticamente i maggiori studi sui quali si basa la prevenzione farmacologica del DMII, mostrando come dietro alle affermazioni trionfalistiche i risultati siano stati in realtà, quando non negativi, elusivi, necessitando di analisi supplementari che hanno estratto qualche punto a favore della causa “massagiando e torturando i dati” [13]. Gli studi sono semmai da interpretarsi come evidenze che la prevenzione con ipoglicemizzanti non riduce la mortalità, e come indicazioni a evitare gli interventi farmacologici a favore di interventi non farmacologici per i soggetti asintomatici che non hanno elevazioni marcate della glicemia; la maggioranza dei soggetti. La glicemia, e altri esami come l’emoglobina glisosilata, sono end point surrogati, che vengono curati al posto della malattia, commenta Hadler. Questo autore nota inoltre come gli opinion leader medici che sostengono la tesi opposta alla sua dichiarino relazioni d’affari con case farmaceutiche fortemente impegnate nel commerciare agenti per il trattamento del DMII, come Aventis, Lilly e Novo Nordisk. Questo genere di associazione tra esaminatori ed esaminandi è ben noto [15] ed è stato rilevato anche in un celebre caso di resistenza istituzionale al ritiro dal mercato di un antidiabetico nocivo [16]. L’ADA enfatizza i farmaci e minimizza dieta ed esercizio nei suoi programmi educativi; affidati a organizzazioni non profit che hanno come “corporate partners” AstraZeneca, Aventis, Bristol-Myers Squibb, Eli lilly, GlaxoSmithKline, Merck, Merck/Schering-Plough, Monarch, Novartis, Pfizer e Wyeth. Probabilmente a questi legami si riferiva chi ha commentato che l’ADA – le cui indicazioni fanno testo nel mondo – “si è venduta al diavolo”.

Non si è riusciti a provare l’utilità della profilassi farmacologica per la prevenzione del diabete nella popolazione generale, un proposito che, è stato osservato da eminenti specialisti, appare dettato dall’avidità piuttosto che dall’altruismo, ed espone la popolazione a rischio iatrogeno [17,18]; c’è invece evidenza dell’efficacia degli interventi su alimentazione e attività fisica, misure utili anche per prevenire altre patologie, che non necessiterebbero di un approccio medico. Gli organismi consultivi si sono astenuti dall’esprimersi a favore dello screening universale per il diabete, che è ciò verso cui si sta spingendo. Lo raccomanda l’influente ADA a tutti gli adulti dopo i 45 anni; e si vogliono estendere le indicazioni per lo screening per il DMII ai giovani. La stessa associazione stima in 20.8 milioni il numero di americani diabetici, il 7% della popolazione. E in 42 milioni, il 14% della popolazione, gli affetti da “prediabete”. Ciò in USA genera un giro d’affari annuale di 112 miliardi di dollari (o il doppio secondo altre stime), con straordinarie prospettive di crescita.

Il diabete nella storia è stato considerato una stranezza. Galeno dice di averne visto solo due casi in tutta la sua carriera. Oggi nelle società occidentali una persona ha in media un 10-20% di probabilità di ricevere la diagnosi di questa condizione cronica nel corso della vita. Il diabete era fino agli inizi del Novecento una malattia rara; era considerato raro anche in Cina, dove nei secoli precedenti si era osservato che colpiva i nobili piuttosto che i poveri. Nel 2012 la Lilly ha ufficialmente aperto un centro di ricerca e sviluppo sul diabete a Shangai. Nella Cina comunista del XXI secolo i diabetici sarebbero 90 milioni. La ricercatrice cinese che dirige il centro ha affermato che anche in Cina il diabete ha raggiunto proporzioni epidemiche. L’apertura della fabbrica della Lilly in Cina per la produzione di antidiabetici è prevista entro lo stesso anno. I tempi dell’Orinase, che nel 1959 poteva contare su 2 milioni di diabetici in USA, il cui lancio portò a una crisi nella quale illustri clinici statunitensi si scambiarono in pubblico accuse di essere dei venali ciarlatani – o delle “puttane delle case farmaceutiche” – sono lontani e fanno sorridere.

L’incremento nella prevalenza del diabete è dovuto all’invecchiamento della popolazione, e all’incremento autentico di incidenza da fattori dietetici, che ufficialmente vengono imputati alla ghiottoneria e poltronaggine della gente; ma anche a fenomeni moltiplicativi basati sull’abbassamento delle soglie diagnostiche. Nel 2003 l’ADA propose di abbassare la soglia per la diagnosi di prediabete a 100 mg/dl; proposta che è stata in seguito applicata. Il comitato di esperti ammise che gli studi disponibili non supportavano la decisione, e che questa avrebbe provocato un incremento (drammatico) nel numero di soggetti etichettati come bisognosi di trattamento medico. La soglia dei 100 mg/dl venne giustificata mediante dati statistici sugli indiani Pima, un gruppo di indiani d’America di circa 5˙000 persone che vive in Arizona, particolarmente propenso a sviluppare obesità e diabete.

Kaplan e al. [8] hanno messo alla prova la tesi dell’ADA che il prediabete conduce al diabete esaminando una popolazione bianca, di classe sociale medio-elevata, di circa 50˙000 persone, quella della comunità di Rancho Bernardo in California. L’analisi, condotta da un gruppo dell’Università di California di San Diego, non pubblicata su riviste peer reviewed, ha mostrato che sotto i 100 mg/dl il 2,3% aveva sviluppato il diabete nei successivi 20 anni. Al di sopra della soglia, tra i 100 e i 110 mg/dl, il diabete si è sviluppato nel 4.1% dei soggetti. I soggetti con valori corrispondenti alla diagnosi di Impaired Fasting Glucose, alterata glicemia a digiuno, con valori superiori ai 100 mg/dl e fino a 126 mg/dl, non hanno avuto in 20 anni un significativo incremento di incidenza dei segni di complicazioni rispetto ai soggetti con valori inferiori a 100 mg/dl.

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L’omeopatia pesante e l’effetto “trappola per topi”

I benefici della prevenzione del diabete mediante il trattamento del prediabete se ci sono non sono più che minimi. Gli svantaggi, che vengono esclusi dalle informazioni al pubblico, e dai bilanci vantaggi-svantaggi, appaiono molto più corposi. In generale, abbassare eccessivamente la glicemia è pericoloso. C’è una “casa” che non ha bisogno dei “permessi doganali” visti prima: il cervello, che al contrario di altri distretti si serve di glucosio a piacimento per i suoi fabbisogni energetici, senza dipendere dall’insulina, consumando una larga quota del glucosio disponibile. Ma il cervello normalmente utilizza solo glucosio e ne è strettamente dipendente, a differenza di altri distretti che possono impiegare anche acidi grassi e resistono meglio alla carenza di composti energetici. Se ci sono troppi “permessi doganali”, permessi che spesso sono accompagnati dall’ingiunzione a costruire e immagazzinare, gli altri distretti possono fare piazza pulita, cioè provocare un abbassamento eccessivo della glicemia, lasciando “a secco” il cervello (innescando una catena complessa di eventi patologici). Ne risultano sincope, coma, morte. Questo rischio è più marcato con l’insulina e con alcune classi di ipoglicemizzanti orali, come le sulfaniluree: Welch racconta di un suo paziente di 74 anni al quale prescrisse un farmaco, il gliburide, che provocò ipoglicemia e di conseguenza un incidente automobilistico dal quale riportò fratture multiple delle vertebre cervicali.

Gli ipoglicemizzanti orali possono dare una varietà di effetti avversi, es. danni epatici e un incremento nel tasso di cadute e fratture negli anziani. Un aspetto singolare del caso che consideriamo, quello delle sovradiagnosi, è che questi farmaci sono in grado di causare ciò che dovrebbero curare; come, in teoria, i farmaci omeopatici. Con la differenza che l’omeopatia è una terapia placebo, mentre questi farmaci, date le loro caratteristiche intrinseche e le dosi, hanno efficacia farmacologica (che non vuol dire efficacia terapeutica).

Nel 1970 il Washington Post diffuse la notizia che secondo lo studio UGDP almeno 8˙000 pazienti all’anno morivano per danni cardiaci provocati dall’Orinase. A Wall Street il titolo della Upjohn cadde in poche ore. Scoppiò uno scandalo, che solo anni dopo fu smorzato mediante controdeduzioni scientifiche, che però non erano conclusive. L’episodio merita di essere ricordato anche perché, come altre “battaglie di civiltà” di quegli anni, che da noi erano quelli del ’68, la rivolta – in sé fondata – contro l’autorità e il paternalismo smantellò alcune forme di controllo per sostituirle con altre più insidiose. I medici non avevano tutti i torti nel protestare che la notizia, comunicata direttamente al pubblico con un grande battage (al quale partecipò anche il celebre anchorman Cronkite) li scavalcava scorrettamente e lasciava nell’incertezza e nel disorientamento i pazienti. Lo scandalo diede il via libera a forme di comunicazione diretta al pubblico non solo sui prodotti medici, ma sugli standard terapeutici, su ciò che fa bene o fa male, senza un adeguato filtro dello Stato che verifichi la qualità e gli scopi delle informazioni e le trasmetta attraverso canali appropriati; tecnica che oggi è prassi. L’Orinase fu sostituito con altri prodotti, e l’espansione del mercato proseguì meglio di prima, potendosi avvalere anche di questa nuova arma.

L’insulina è sospettata di avere un ruolo causale nella comparsa delle complicazioni cardiovascolari che compaiono nei soggetti che, affetti da diabete giovanile, sopravvivono a lungo grazie a questa terapia. Gli ipoglicemizzanti orali per la prevenzione del DMII hanno un meccanismo d’azione che simula quello della insulina nel diabete giovanile, nonostante che, come si è visto nel racconto delle due città, situazioni fisiopatologiche differenti e per certi versi opposte sottendano le due entità, dando luogo a manifestazioni cliniche che in parte sono molto diverse tra loro; le due entità sono accomunate dall’iperglicemia, dalla terapia con insulina o con sostanze che ne mimano gli effetti, dalle complicanze a lungo termine, e dal nome: quando si dice la potenza delle parole. Questa continuità terapeutica lascia perplessi, soprattutto per ciò che riguarda la prevenzione del DMII. Es. le sulfaniluree stimolano la secrezione di insulina; altri antidiabetici, come quelli appartenenti alla classe dei tiazolidinedioni (“Il popolo, quando sente le parole difficili, si affeziona”, il Nerone di Petrolini), rendono i tessuti più sensibili all’azione dell’insulina, che è già in eccesso in molti casi di DMII; non sorprende che queste due classi di farmaci provochino obesità, il principale fattore di rischio per il diabete; ciò che bisognerebbe evitare. Le statine, un altro farmaco preventivo del pacchetto “Sindrome metabolica”, aumentano il rischio di sviluppare diabete. Vi è evidenza che gli ipoglicemizzanti, inclusa la metformina [3], possano provocare eventi cardiovascolari, come infarto e scompenso cardiaco, ciò che dovrebbero prevenire. Cioè che possa accadere che una persona assuma gli ipoglicemizzanti per prevenire un diabete che comunque nel 97% dei casi non sarebbe mai comparso; con farmaci che non è detto che eviteranno il rischio residuo; ma che si procuri così un infarto del miocardio mortale.

Un tiazolidinedione, il rosiglitazone, è stato mantenuto in commercio per anni nonostante si sapesse che provoca un eccesso di accidenti cardiovascolari fatali; e che stava causando decine di migliaia di decessi. Era stato approvato in fretta, presentandolo come “wonder drug”. Non solo la casa produttrice, la GlaxoSmithKline, che ne otteneva un fatturato di 3 miliardi di dollari all’anno, ma anche gli enti regolatori, la statunitense FDA e l’europea EMA, sono ricorsi a manipolazioni e tattiche dilatorie per immetterlo sul mercato, non avvertire il pubblico del rischio e non ritirarlo, in una saga che è andata avanti per oltre un decennio prima del ritiro nel 2010 [19].

La terapia con antidibetici dovrebbe salvare da complicazioni come la cecità; ma i tiazolidinedioni sono accusati anche di provocare edema maculare [20], la più comune causa di perdita della vista nei pazienti con retinopatia diabetica. A sua volta l’edema maculare alimenta, insieme alla retinopatia diabetica, un’altra patologia dove l’insulina e i suoi analoghi sono sospettati di essere agenti causali [21], un lucroso mercato farmaceutico, sul quale si sono impiantati altri intrighi e manipolazioni volti a espandere ulteriormente il mercato [22].

Questa “omeopatia pesante”, nella quale appare presente una sinergia tra malattia e terapia [6], è coerente col modello espansivo, ampliando il mercato delle malattie. Se un malato peggiora dopo la somministrazione di un farmaco, mentre va meglio se il farmaco non viene impiegato, ciò può essere rilevato dai curanti e dai pazienti stessi; che, pur entro pesanti limiti, si regoleranno di conseguenza, su quel paziente e sui pazienti successivi. Ma se un sano assume una medicina per prevenire una malattia che gli è stato detto è a rischio di contrarre in futuro, e, come accade frequentemente, dopo 5 anni sviluppa quella malattia, causatagli però dal farmaco stesso, si penserà che sia stato un altro dei tanti sfortunati che si ammalano nonostante le terapie preventive. Non si penserà a un nesso causale tra farmaco e terapia, che sarà comunque difficile da provare. La sostituzione del FB- della medicina curativa col FF della medicina preventiva consente di somministrare ancor più facilmente farmaci iatrogeni, che causano ciò che dovrebbero prevenire, senza che ciò sia rilevato.

La prevenzione farmacologica espone così a un effetto simile a quello che si ottiene con l’impiego come veleno per topi del coumadin (un farmaco usato anche sull’uomo per la prevenzione delle trombosi). Il coumadin provoca emorragie mortali nei ratti solo dopo alcuni giorni. Gli animali muoiono lontani dall’esca. I superstiti non associano i decessi all’esca, che altrimenti eviterebbero come fanno per altri veleni. A prescindere da giudizi di valore e sull’intenzionalità, ciò è coerente col generale movimento storico nel quale meccanismi di omeostasi sono, mediante parodie, trasformati in meccanismi di espansione. Se si trattano milioni di pazienti, non occorre che tali effetti iatrogeni siano molto frequenti; anche percentuali basse possono creare un pool di nuovi pazienti in grado di sostenere un lauto mercato. Anzi, è conveniente per il business evitare farmaci che diano luogo troppo spesso al meccanismo della profezia che si autoavvera e che vi diano luogo con effetti fatali, perché ciò potrebbe mettere in allarme il pubblico, e la cronicità è una condizione appetibile per lo sfruttamento economico.

L’uso preventivo di farmaci su larga scala sui sani dovrebbe per principio, e per legge, essere subordinato all’accertamento dell’assenza di significativi effetti avversi, come del resto è previsto dai protocolli classici per tutti i nuovi farmaci. Invece, ripetendo il mantra “tutti i farmaci hanno effetti collaterali” e presentando “rapporti benefici/rischi” tagliati per il lavoro di imbonitore degli informatori farmaceutici, la politica è di accelerare l’approvazione riducendo o eliminando i controlli di sicurezza; tale volontà delle industrie farmaceutiche è recepita anche a Strasburgo, dove l’industria farmaceutica spende 40 milioni di euro all’anno in lobbying [23].

Ci si espone così al rischio che l’esca invitante della compressa che previene gravi malattie contenga un agente che aumenta la probabilità di contrarre tali malattie. Ci si espone al rischio di incidenti come quelli riferiti, o come quello del Rezulin, che nel 1996 fu il primo antidiabetico orale approvato con procedura accelerata, nonostante non presentasse vantaggi rispetto ai congeneri. Ne fu ordinato il ritiro, in seguito a una procedura ritardata, nel 2000, perché aveva provocato troppi casi di insufficienza epatica mortale. La casa produttrice, che nel frattempo era finita sotto indagine penale per le sue pratiche di marketing, aveva speso decine di milioni di dollari per finanziare lo studio di efficacia, e in regalie agli esperti e ai medici.

Invece di astenersi dal somministrare farmaci di non provata sicurezza, soprattutto ai sani su larga scala come avviene nella prevenzione, si sono istituiti e si stanno rafforzando sistemi di “farmacovigilanza”, o meglio di post-marketing, il cui scopo appare essere quello di monitorare il mercato dal punto di vista dell’Offerta, anche per evitare l’instaurarsi di situazioni da incidenza e gravità eccessive degli effetti avversi che possano essere riconosciute e dare troppo scandalo o allarme. (Il ritiro di farmaci per sostituirli con prodotti “innovativi” è di per sé connaturato al sistema economico-finanziario dell’industria farmaceutica). Un circuito di controllo a FB- che regola e mantiene in attività un sistema malato e iatrogeno (con inquietanti implicazioni quanto al problema dell’invecchiamento della popolazione e relative politiche demografiche). Ottenendo così che quelle che qualche marxista chiamerebbe “le contraddizioni del capitalismo” non esplodano, né spariscano, ma, girando al regime appropriato, continuino ad agire e a permettere di intascare illecitamente denaro a danno altrui.

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Quante parodie della cura della salute pubblica abbiamo descritto? Quanti circoli viziosi, quanti FB- depressi o eliminati e sostituiti con FB+ e FF, o con FB- patologici volti a favorire interessi illeciti privati, si possono contare in quanto esposto qui espressamente o implicitamente? Quanti altri se ne potrebbero descrivere? Sul piano biologico, il diabete può essere definito come una patologia del controllo metabolico. Nella nostra realtà, il diabete è anche una patologia dei controlli sociali e politici, con formazione di circoli viziosi iatrogeni che corrispondono a forme di espansione commerciale, che creano un altro diabete, a imitazione delle banche che creano con vari artifici nuovo denaro.

Considerazioni simili si possono fare per altre malattie. Lo studio del fattore anti-omeostatico della medicina liberista potrebbe essere esteso ai campi dell’economia e della politica; campi che appaiono anch’essi malati a causa del sovvertimento dei meccanismi di controllo che dovrebbero prevenire e stabilizzare, o “curare”. Si parla di decrescita; un modo per farlo potrebbe essere quello del considerare la necessità di ripristinare o istituire FB- politici e amministrativi, riconoscendoli come una componente essenziale del governo di una nazione; come un sistema omeostatico sociale che è altamente dannoso smantellare (“deregulation”) o ancora peggio stravolgere. Va notato che le forze liberiste, mentre si liberano dei FB- che sono loro d’intralcio, dipingendo i controlli sulla ricerca del profitto come anticaglie illiberali, si avvalgono di propri FB- per la tutela dei propri interessi. I rischi del FF devono d’altra parte mettere in guardia sui rischi dell’economia pianificata. Sarebbe interessante considerare anche l’azione giudiziaria come un FB- dell’organismo sociale, guardando al cosiddetto “guadagno” del FB, ai tempi di risposta, alla generazione di instabilità, a inversioni del verso o della finalità del FB, etc.

Sia le istituzioni sia il popolo appaiono avere abbracciato l’ideologia, e la filosofia di vita, dell’espansione continua a scapito della stabilità. Queste frodi si sostengono anche grazie alla predisposizione mentale del pubblico, ormai dipendente dal veleno dell’insoddisfazione perenne e del perseguimento di un continuo accrescimento della propria potenza personale; un miraggio che comprende quello che Hadler – il clinico universitario che è tra i critici qualificati delle versioni “scientifiche” sulla diagnosi e cura del prediabete – chiama “il complesso di Matusalemme”: l’idea di poter determinare il giorno della propria morte, contraddicendo l’Ecclesiaste dove dice che questo potere l’uomo non lo ha. Le frodi si mantengono e prosperano anche grazie alla complicità attiva delle istituzioni, in altro caso di FB- pervertito. Tutori della legalità che non accetterebbero mai una mazzetta, davanti alla prospettiva di acquisire meriti presso i poteri forti commettono automaticamente atti peggiori. Come il cane addestrato di Pavlov, che secerne saliva al solo suono della campanella, associandolo al pasto; un riflesso condizionato che è il più famoso caso di FF in fisiologia.

https://menici60d15.wordpress.com/

Qui altri articoli sulla sovradiagnosi.


La prossima parte è prevista dopo la pausa estiva

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Note:

[1] Sovradiagnosi I. Come la medicina nuoce.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/04/12/sovradiagnosi-i-come-la-medicina-nuoce/

[2] Sovradiagnosi II. Il business medico mira alla pancia.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/14/sovradiagnosi-ii-il-business-medico-mira-alla-pancia/

[3] Boussageon R et al. Reappraisal of metformin efficacy in the treatment of type 2 diabetes: A meta-analysis of randomised controlled trials. PloS Medicine, 2012. apr 10.

[4] Greene J A. Prescribing by numbers. Drugs and the definition of disease. Johns Hopkins University Press, 2007.

[5] Welch H G, Schwartz L M, Woloshin S. Overdiagnosed. Making people sick in the pursuit of health. Beacon Press, 2011.

[6] Il salasso ieri e oggi. La sinergia tra malattia e terapia. https://menici60d15.wordpress.com/2012/01/15/il-salasso-ieri-e-oggi-la-sinergia-tra-malattia-e-terapia/

[7] Deyo R A. Cascade effects of medical technology. Annu Rev Public Health, 2002. 23: 23-44.

[8] Kaplan R M. Disease, diagnoses, and dollars. Facing the ever-expanding market for medical care. Copernicus Books, 2009.

[9] Kahn R et al. The Metabolic Syndrome: time for a critical appraisal. Diabetes Care, 2005. 28: 2289-304.

[10] Cordain L. et al. Origins and evolutions of the Western diet: health implications for the 21th century. Am J Clin Nutr, 2005. 81: 341-54.

[11] McKinlay J , Marceau L. US public health and the 21st century: diabetes mellitus. Lancet, 2000. 356: 757-61.

[12] Lenzi F , Caniggia A. Manuale di semeiotica medica. Minerva Medica, 1979.

[13] Hadler N M. Worried sick. A prescription for health in an ovetreated America. University of North Carolina Press, 2008.

[14] Hadler NM. Oral hypoglycemics and diabetic nephropathy. Clin J Am Soc Nephrol, 2008. 3: 159-62.

[15] Miller R. Conflicts of Interest Abound in Diabetes Guidelines Committees. Heartwire, 2011.

[16] Wang et al. Association between industry affiliation and position on cardiovascular risk of rosiglitazone: cross sectional systematic review. British Medical Journal, 2010. 340: c1344.

[17] Montori V et al. Waking up from the DREAM of preventing diabetes with drugs. British Medical Journal, 2007. 334: 882-84.

[18] Tuomilehto, J. Evidence-based prevention of type 2 diabetes: the power of lifestyle management. Diabetes Care, 2007. 30: 435-38.

[19] Mutalik M. The story of glitazones. Int J Cur Biomed Phar Res, 2011. 1: 141-147.

[20] Idris I et al. Association between thiazolidinedione treatment and risk of macular edema among patients with type 2 diabetes. Arch Intern Med. Pubblicato online 11 giugno, 2012.

[21] Chantelau et al. Insulin, insulin analogues and diabetic retinopathy. Arch Physiol Biochem, 2008. 114 : 54-62.

[22] Sulle regole per la Roche.

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/30/sulle-regole-per-la-roche/

[23] Grogan K. Big pharma spends 40 millions euros per year lobbying in EU. 28 marzo 2012. Reperibile su internet.

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Blog di Appello al popolo

Commento al post “Salute, cioccolato alleato del cervello che invecchia. Migliora funzioni cognitive” del 14 agosto 2012

Il Fatto e gli altri media hanno diffuso al pubblico questo risultato scientifico lo stesso giorno della sua pubblicazione online su una rivista di prim’ordine, il 14 agosto 2012. Non avrebbero dovuto omettere il particolare che lo studio è stato finanziato da un grande produttore di dolciumi industriali: la Mars; che ha fatturato 30 miliardi di dollari nel 2010. Avrebbero inoltre dovuto avvertire il pubblico, distinguendo tra un possibile effetto farmacologico positivo del cacao e gli effetti alimentari negativi del comune cioccolato dolce: una barretta Mars, o i cioccolatini mostrati da Il Fatto nella fotografia sotto il titolo, contengono zuccheri raffinati e grassi, in forma concentrata; che innalzano la glicemia e fanno ingrassare. I prodotti al cioccolato inoltre tendono a dare dipendenza e a provocare assunzione compulsiva, con conseguente eccesso calorico. E’ più probabile che con la cura con le praline o le barrette di cioccolato ripiene di caramello della Mars le funzioni cerebrali cognitive peggiorino, per l’aterosclerosi; e che peggiorino anche quelle motorie, sensoriali e simboliche, per un incremento del rischio di ictus e Tia. Per una critica della prevenzione cioccolataia v. “Il rimprovero della maitresse” in “Sovradiagnosi III. Parodia e anti-omeostasi nella medicina commerciale”
http://menici60d15.wordpress.c…

Nello stesso numero, il Foglio loda la magistratura per la ritrovata inflessibilità nell’applicazione della legge, col blocco dell’Ilva (Ilva, Io sto con Patrizia Todisco; Ilva, la politica dei veleni; etc.). Non credo ci sia contraddizione; si può sostenere che Il Fatto difenda in entrambi i casi la salute. Ma ci sono elementi per ritenere che anche nel caso dell’Ilva non sia la difesa della salute dei cittadini l’intento di chi ci dice cosa fa bene e cosa fa male.

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@ni hao. Le informazioni sulla salute diffuse congiuntamente da fonti scientifiche e mediatiche, come questa, spesso anziché aiutare il cittadino a compiere scelte razionali sono fuorvianti e dannose, essendo in consonanza con grandi interessi industriali e finanziari.

 

Il commensalismo dei magistrati

29 maggio 2012

27 ottobre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post “Anm, Vietti: “Magistrati evitino invasioni”. Carbone: “Incandidabilità è questione etica” del 26 ottobre 2013

Il dr. Maurizio Carbone, segretario dell’ANM, sostiene che la magistratura svolge un ruolo di supplenza della politica anche in campo bioetico. Seguendo da anni i rapporti tra magistratura e questioni mediche, posso dire che tramite omissioni, parzialità, connivenze e interventi attivi la magistratura sta di fatto svolgendo, al fianco della politica, un articolato ruolo di complice in grandi operazioni che dovrebbero essere dette “biocriminalità”.

Poco prima di essere eletto dal Parlamento al CSM, Vietti ha dichiarato: “La sanità oggi deve essere concepita non come una spesa infruttifera per fornire ai cittadini un semplice servizio solidaristico, ma come motore di sviluppo, capace di alimentare sia la ricerca che una occupazione qualificata”. Con un’impostazione politica così radicale, non c’è da meravigliarsi che il servizio giustizia su questioni mediche divenga un servizio all’imprenditoria medica. Ricercare la crescita economica e il profitto tramite le cure mediche è roba da cannibali. Attali, banchiere, anni fa scrisse un libro che si intitola “Vita e morte della medicina. L’ordine cannibale”.

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Blog de “Il fatto” 

Commento al post di M. Portanova “De Gennaro assolto. Ma solo in tribunale” del 29 mag 2012

Cossiga dichiarò dai banchi del Parlamento che De Gennaro serviva l’FBI. Queste impunità e i crimini che se ne giovano non cesseranno se il popolo pecorone non riconoscerà il commensalismo dei magistrati coi poteri forti sovranazionali:

A sinistra, e a un altro lato della tavola, stava, con gran rispetto, temperato però d’una certa sicurezza, e d’una certa saccenteria, il signor podestà, quel medesimo a cui, in teoria, sarebbe toccato a far giustizia a Renzo Tramaglino, e a far star a dovere don Rodrigo, come s’è visto sopra.
(I commensali alla tavola di don Rodrigo, Promessi sposi, cap. V)

@Portanova.   Il fatto che De Gennaro sia stato assolto da un’accusa marginale non dovrebbe distrarre dalla circostanza che i magistrati non lo hanno processato per le torture di massa; sostenendo così implicitamente che decine di poliziotti, comandati dai vertici della polizia per un evento importantissimo, sotto i riflettori dell’opinione pubblica internazionale, sotto gli occhi della maggiori potenze mondiali, si siano di punto in bianco comportati come si comportavano i fascisti di Villa Koch, su decine di persone inermi, senza che il comandante in capo della polizia ne sapesse niente o li fermasse. Dev’essere la scuola Scajola, allora ministro dell’interno, al quale regalavano case a sua insaputa. Contrariamente a Portanova, penso che De Gennaro avrebbe dovuto rispondere ai giudici del comportamento dei suoi subordinati; e che le omissioni dei magistrati non andrebbero scusate con ragionamenti che prendono in giro la gente, usando i politici come “whipping boy” per mantenere il mito di una magistratura che fa il suo dovere senza guardare in faccia a nessuno. Quando si tratta del “partito americano” i magistrati non sono secondi ai politici nell’obbedire e assicurare l’impunità agli esecutori.

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6 luglio 2012

Blog de il Fatto

Commento al post “Nominati nuovi vertici della Polizia: Chiusolo alla DCa e Pellizzari allo SCO” del 6 luglio 2012

Ho saggiato di persona, quando era Questore a Brescia, i metodi di Gaetano Chiusolo, cognato di Pierferdinando Casini. Per esempio, per anni non sono potuto entrare in librerie né biblioteche senza essere intercettato all’entrata, o all’uscita, o all’entrata e all’uscita da auto della polizia. Mi pare abbia una concezione dello Stato, dei poteri che sovrastano lo Stato e della convivenza civile e democratica affine a quella dei colleghi che va a sostituire.
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8 luglio 2012 

Blog de Il Fatto 

Commenti al post di L. Mazzetti “Manganelli, le scuse non bastano” dell’8 luglio 2012

Lo “anche se vi credete assolti siete lo stesso coinvolti” vale anche per la gente, pronta ad accettare mezze verità e capri espiatori sui crimini di Stato per poter continuare a praticare il servilismo verso il potere. Mazzetti scrive che rimane il dubbio che i responsabili della Uno bianca siano stati coperti dalla polizia. Ad essere accusato di ciò, anche formalmente, fu in particolare Chiusolo, che ha preso il posto di uno degli epurati dei fatti di Genova come capo dell’anticrimine. Un’inchiesta penale lo prosciolse. La sua figura appare più vicina a quella di De Gennaro, anch’egli prosciolto dai magistrati, per il G8, che a quella di poliziotti capaci e fedeli alla Repubblica come Emilio Santillo, allontanato dal comando dell’antiterrorismo quando si doveva lasciare che Moro fosse assassinato. I magistrati ci hanno messo 11 anni a rimuovere, a reati prescritti, alcuni dei responsabili. Ma la “società civile” non si cura di avere nuovi funzionari che garantiscano contro il terrore e l’eversione dall’alto. Né in questa decade ha fatto nulla su identificabilità della polizia alle manifestazioni e il reato di tortura. E’ più comodo indignarsi guardando il film “Diaz” e ripetere il mantra che la colpa alla fine è dei soliti politici, come il mignottaro di Arcore e la sua corte. Poi, se come appare stia già avvenendo prenderanno piede nuove forme, adatte ai tempi, di controllo mediante la violenza e la mistificazione, ricominceranno borbottii e geremiadi.
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@ Giulioterzo. Quando avremo una polizia democratica e non più fascista? Forse quando i cittadini avranno il coraggio di pensare che le forze di polizia sono così principalmente in quanto strumenti in mano a poteri sovranazionali come la NATO, e oggi anche la UE; e non solo perché culturalmente discendenti dalla scuola di Arturo Bocchini e di Mario Roatta.
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19 luglio 2012
Blog de Il Fatto
Commento al post “Processo Ros, assolto ex pm Conte Generale Ganzer rinuncia a prescrizione” del 18 luglio 2012
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“L’Italia è un paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue”.(Pasolini)
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4 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “Ganzer e i suoi “spregiudicati per fuoco sacro”. Attenuanti per lunghezza processo”

Ecomostro: “Mi piace molto il passaggio logico “nel […] agire con […] indifferenza rispetto a […] legge […] hanno ritenuto, pur nella consapevolezza […] di cadere nell’illegalità, di poter […] ottenere […] prevenzione dei reati”… cioè, sostanzialmente, detto in altre parole, “hanno sì commesso reati; però mentre lo facevano pensavano che così facendo avrebbero prevenuto la commissione di reati”… proprio un bel principio, che ci può portare molto lontano…”
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@ Ecomostro: E’ il genere di logica che a me ricorda quella dei gesuiti contro la quale si scaglia Pascal nelle Provinciali: “…cerchiamo di mettere in pratica il nostro metodo di ‘dirigere l’intenzione’, che consiste nel proporsi per fine delle proprie azioni un oggetto permesso. Non che, per quanto è in nostro potere, noi non cerchiamo di distogliere gli uomini dalle cose proibite; ma, quando non possiamo impedire l’azione, purifichiamo per lo meno l’intenzione; e così correggiamo il vizio del mezzo con la purezza del fine.” Un’impostazione che, come mostra Pascal, alla bisogna permette di giustificare moralmente l’omicidio per futili motivi e quello a tradimento, il furto, la frode, l’usura, la calunnia e quant’altro.
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Lettera al presidente dall’ANM 

Brescia, 28 mag 2012

A sinistra, e a un altro lato della tavola, stava, con gran rispetto, temperato però d’una certa sicurezza, e d’una certa saccenteria, il signor podestà, quel medesimo a cui, in teoria, sarebbe toccato a far giustizia a Renzo Tramaglino, e a far star a dovere don Rodrigo, come s’è visto sopra.”

(I commensali alla tavola di don Rodrigo, Promessi sposi, cap. V)

Con tutte le infamie commesse dalla magistratura e dalle forze di polizia nei miei confronti, a danno mio ma non solo mio, che non mi sia arrivata la ricevuta di ritorno della racc. spedita oltre un mese fa al giudice Platè (v. sopra “La corte dei miracoli bresciana dopo l’assoluzione per la strage”) dovrebbe essere l’ultima delle mie preoccupazioni. E’ già successo per molte altre denunce che le ricevute di ritorno sparissero; si è semplicemente riaffermato il principio che non posso spedire liberamente corrispondenza. Come è prassi, alla protesta è seguito un aggravio dei comportamenti denunciati: i postini sono divenuti una presenza fissa tra le comparse che inscenano atti di stalking.

L’episodio merita di essere notato per due motivi. Uno riguarda il livello di corruzione e il livello qualitativo della magistratura; i livelli intrinseci, al netto di altri fattori di malagiustizia. I magistrati attribuiscono la mediocre e talora pessima qualità del servizio giudiziario alle leggi sbagliate, alla carenza di dotazioni, a deficit organizzativi e alle responsabilità di poche “mele marce”, elementi senza dubbio reali. Però questa libertà di boicottaggio e provocazione è indipendente da tali fattori: l’episodio, solo uno tra gli innumerevoli atti di abuso, molestia e provocazione commessi impunemente, indica un atteggiamento collusivo della magistratura. Una magistratura che non sa garantire al cittadino che se questi scriverà a un magistrato quanto invia verrà correttamente recapitato; una magistratura che consente che l’abuso de “l’iniquo che è forte” venga reiterato nel comunicarlo a un giudice, è una magistratura che non ha rispetto di sé stessa; e che non si classificherebbe molto bene nella famosa graduatoria de “Il giorno della civetta”.

Il secondo aspetto è quello dei legami tra magistratura e terrorismo di Stato. Non è la prima volta che resto sorpreso dall’alone di pochezza e ambiguità che scopro attorno a un magistrato che si è occupato della Strage di Piazza Loggia del 1974, e che quindi dovrebbe essere un avversario di certi poteri. Questo ennesimo microepisodio, un momento in un continuum di abusi, è un esempio di un complesso di tecniche ben definite di boicottaggio, mobbing, discredito, logoramento e provocazione che sono espressione di nuove forme di controllo antidemocratico. E che sono probabilmente derivate da un’unica matrice che si occupa anche – si va facendo sempre più chiaro [*] – di nuove tecniche di terrorismo false flag o pilotato. Andrebbe riconosciuto che la magistratura non si è limitata a mantenere impunito post factum il terrorismo di ieri, ma lascia libera di agire, e aiuta nei suoi primi passi, l’opera di allestimento di nuove forme di “eversione dall’alto” mediante la creazione surrettizia o materiale di una devianza, l’imposizione di uno stigma su soggetti da eliminare dalla vita civile, e la diffusione dei corrispondenti modelli culturali nell’opinione pubblica.

La questione decontestualizzata appare bagatellare e segue a ruota l’assoluzione per la Strage (e avviene mentre a Brindisi sembra riapparire la strategia della tensione ma il PM, lupus in fabula, attribuisce subito la bomba a qualche singolo arrabbiato col mondo); mostra una delle strategie dei magistrati per togliersi d’impaccio, e anzi acquisire meriti presso i don Rodrigo, quando i don Rodrigo che dovrebbero fare stare a dovere sono soggetti come la NATO, gli USA, i loro manutengoli delle forze di polizia, etc. : i magistrati tendono a porre i reati fuori dalla loro portata, mediante l’estremizzazione e la minimizzazione. In casi come la Strage, lasciano crescere lo scandalo provocato dal reato – reato che aveva tra i suoi fini proprio quello di incidere sull’opinione pubblica – fino a che il fatto appare tanto enorme da giustificare in qualche modo sul piano umano la loro defezione. All’opposto in altri casi, come il mio, vedono solo singoli attimi isolati di una dinamica complessiva, rappresentandoli come di poco o nessun conto e non meritevoli perciò di considerazione; il padrone di casa, com’è suo interesse, li favorisce in questo loro applicare la fallacia del sorite, procedendo quando possibile a piccoli passi.

Con mezzi del genere i magistrati mantengono la posizione di rispettoso commensale davanti ai poteri che, nel perseguire grandi interessi economici e politici, ordinano le operazioni di omicidio politico e di psyop di vario tipo, quelle clamorose dei decenni precedenti e quelle apparentemente meno cruente di oggi.

Copia della presente viene inviata come racc. online (se i vari convitati me lo permettono) a Rodolfo Sabelli, presidente dell’ANM. Senza ricevuta di ritorno.

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Leopardi, Unabomber e altri eversori.

https://menici60d15.wordpress.com/leopardi-unabomber-e-altri-eversori/

Il pendolo di Foucault e il generatore di Kelvin.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/03/27/il-pendolo-di-foucault-e-il-generatore-di-kelvin/

Terrorismo multipronged ?

https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/

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Brescia, 9 luglio 2012

Nicoletta Paris
Direttore della filiale di Brescia
Poste Italiane
Via L. Gambara 10
25121 Brescia
racc. rr online

Violenza privata Poste Italiane

Direttrice Paris

Il 25 giu 2012 Poste Italiane mi ha comunicato tramite lettera – non firmata – che dal 2 luglio il mio conto corrente viene bloccato, venendomi impedito di effettuare operazioni di sportello, per carenza di informazioni relative alle norme della prevenzione dei reati di riciclaggio. La lettera dice che il blocco è inevitabile, precisando che potrò sanare la presunta “irregolarità” solo dopo che sarà scattato il blocco e non prima. Irregolarità che è inesistente e inventata: ho rilasciato, quando mi sono state richieste, cioè l’anno precedente, le informazioni a riguardo; non ho da allora effettuato alcuna operazione superiore al ritiro di poche centinaia di euro. Sul conto è depositata una somma non superiore a quella che occorre all’acquisto di un’auto di classe media.

Questo illecito sequestro di denaro, il più recente anello di una catena di abusi, segue la pubblicazione della descrizione di altre scorrettezze gratuite di Poste Italiane nei miei confronti. E segue la pubblicazione di altri miei post e commenti sgraditi a grandi interessi, tanto illeciti quanto potenti. Abusa delle norme antiriciclaggio a chiaro fine di ritorsione, provocazione, insulto e intimidazione. Mostra il vigente regime di legalità inversa, dove perfino le misure di lotta al crimine sono sfruttate per commettere illeciti; e mostra il relativo capovolgimento dei ruoli tra le persone oneste e coloro che, pur occupando cariche rilevanti, sostanzialmente sorreggono il loro percorso di vita con espedienti.

Poste italiane non ha né reale necessità né titolo per farmi ripetere quanto ho già dichiarato nel nov 2011 sulle norme antiriciclaggio; né tanto meno per confiscare a sua discrezione il mio denaro ponendo condizioni arbitrarie per restituirlo. Comunque, constatando come non sia infondata la convinzione che Poste Italiane ostenta di poter tafanare, vessare e danneggiare liberamente e a oltranza, accetto di ripetermi, se questa è la condizione ricattatoria per tornare a poter disporre del mio denaro.

Ma non verrò come vorreste impormi in un ufficio postale per rappresentare questa farsa. Rivolgetemi le domande sulla dichiarazione antiriciclaggio per iscritto e risponderò per iscritto tramite raccomandata. Penso che quest’altra vostra guapperia (non firmata) sia sufficiente: non intendo accettare che ad essa si aggiungano ulteriori offese, molestie e provocazioni, prevedibili in base all’esperienza pregressa, come piazzate, urti di facchini, addetti allo sportello che si puliscono il naso con le dita prima di porgermi i moduli etc. In luglio e settembre sono contattabile al seguente indirizzo email: hropan@tin.it

Francesco Pansera

La presente è aggiunta al post “Il commensalismo dei magistrati” sul mio blog menici60d15, dove commento sulla partecipazione di Poste italiane alle operazioni di mobbing, stalking e quant’altro di cui sono oggetto.

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v. il post Patologia e malattia delle istituzioni dell’8 ottobre 2013.

Terrorismo multipronged ?

19 maggio 2012

Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “L’attentato di Brindisi” del 19 mag 2012

Come il prof. Giannuli, davanti a questo fatto abbandono le remore metodologiche e dico anch’io la mia. Anzi, in parte l’avevo già detta:

“C’è la possibilità che questo governo “Vaticano-Loggia Continua”, che dovrà raccogliere quanto Berlusconi ha seminato, si avvalga di un qualche ritorno del terrorismo? Come standard negativo dal quale trarre credibilità, legittimità e consenso:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/04/21/i-magistrati-e-leffetto-bokassa/

(Blog di Aldo Giannuli – Commento al post “Due parole sul nuovo governo” del 21 nov 2011))

“Vedo che tra i compiti del ministero attualmente diretto da [Cancellieri] c’è anche questo, di educare il popolo ad accettare le ruberie, gli abusi, le frodi, le violenze “legali” dei poteri forti dell’economia; educarlo a convincersi che quelle dei banchieri o degli assicuratori non sono ingiustizie e soperchierie che il cittadino ha il diritto e il dovere di contrastare, ma una realtà immodificabile; che non accettare è vano e stolto, e può anche essere pericoloso per il cittadino, esponendolo a rappresaglie. Educare il popolo a credere che gli unici grandi attentatori alla convivenza civile e alla giustizia sono la mafia e il terrorismo. Questo caso di estorsione, piccolo, ma sfacciato quanto una richiesta di pizzo, è un esempio dell’applicazione del principio che il Ministero degli interni difende a mano armata, e promuove con una zelante attività “pedagogica”. (Email a un importante manager italiano, il giorno prima della bomba ai liceali a Brindisi).

D’altra parte, analisi di esperti, come Giannuli qui, e Comidad sulla gambizzazione dell’AD di Ansaldo nucleare (Attentati false flag, attentati true flag e attentati flagless, 5 mag 2012), indicano per questi attentati con la didascalia (pistola Tokarev, Scuola Morvillo Falcone) anche un’altra pista non così ovvia: quella della predazione del pesce grande a danno del pesce medio; ipotizzando scenari che hanno evidenti analogie con quello degli attentati che nei primi anni Novanta aiutarono la transizione politica voluta dai poteri extranazionali. Le due ipotesi non sono incompatibili: gli attentati potrebbero essere operazioni “multipronged”, cioè “a più punte” (come le punte di un forcone); mentre non si può dire nulla sugli esecutori materiali, sembra di intravedere alcuni dei rebbi, cioè parte della molteplicità dei fini.

1) Siamo ai tempi nei quali i barbari ci chiedono sempre più oro, e lo pesano con bilance truccate; non c’è da stupirsi che per prevenire o reprimere malcontento e esitazioni aggiungano all’altro piatto il peso della spada. Quindi, le solite bombe pedagogiche, rivolte a noi Ciccioformaggio, cioè al popolo che non ha il coraggio neppure di parlare, per spingerlo a stringersi spaventato, sottomesso e riconoscente alle istituzioni corrotte che lo derubano e lo vendono; e che lo proteggono dall’uomo nero: la mafia, il terrorismo politico, qualche spostato. Dopo l’eruzione esplosiva, parte come al solito la colata di retorica che spazzerà via qualsiasi reazione democratica seria.

2) Inoltre, un messaggio ai Manutengoli, cioè la classe dirigente, perché da un lato continuino imperterriti a salassarci per loro conto, ma dall’altro si accontentino della paga e delle commissioni, stiano al loro posto e cedano qualche altro osso. Due giorni prima della bomba a Brindisi c’è stata una reazione dell’ABI, con toni fermi che è insolito sentire da istituzioni italiane, all’attacco straniero contro le banche italiane, e la Consob ha convocato Moody’s. “Un’aggressione, “all’Italia, alle sue imprese, alle sue famiglie, ai suoi cittadini”, che conferma il ruolo di “destabilizzazione” delle agenzie di rating con i loro giudizi “parziali e contraddittori” “ (M. Meggiolaro, Il Fatto).

3) Con l’occasione, anche un messaggio contro le Impurità della magistratura, con un attentato pochi giorni prima della ricorrenza dell’assassinio a Capaci di un magistrato di eccezionale spessore. Un’intimidazione verso eventuali elementi che invece di servire i padroni del mondo vorrebbero fare i magistrati. Perché si fermino, o comunque non passi per la testa alla massa dei loro colleghi di imitarli, o di muovere qualche passo in quella direzione. A proposito di “anarchici informali”, una curiosità: tra le motivazioni del premio che l’FBI ha conferito a De Gennaro c’è quella di essere stato un “consigliere informale” degli ambasciatori USA in Italia.

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Blog Il Corrosivo

Commento al post di M Cedolin “Bomba a Brindisi, utilità della tensione” del 19 mag 2012 

Segnalo il post “Terrorismo multipronged ?” sull’attentato avvenuto nella città che è il porto d’imbarco per la Grecia:

https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/

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Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Chiesa “Il tempo dei Breivik” del 21 mag 2012 

Così se uno dà segni di insofferenza ai  taglieggiamenti legali eseguiti mediante il potere dello Stato, o con la complicità dello Stato, a favore di interessi privati; se uno non è sufficientemente mansueto nell’accettare di venire derubato di denaro buono ricevendo in cambio servizi mediocri o pessimi, quando ci sono; allora potrebbe essere classificato come un potenziale terrorista. Se uno dà in smanie per il pizzo legale eccessivamente pesante, per torti (o provocazioni) subiti da un potere che non lo fa campare; e,  come Renzo quando andava da Azzeccarbugli, a vederlo pare un matto, allora potrebbe essere uno che, nelle parole del PM Di Napoli “ce l’ha col mondo”, e quindi è capace di mettere le bombe.  Una tesi a dir poco azzardata (ma non è escluso che la “conferma” ad affermazioni così perentorie venga a posteriori) ma che è quella delle “istituzioni”, e che fa comodo alle “istituzioni”. La si potrebbe ribaltare considerando che la sua introduzione e diffusione sia una delle molteplici finalità dell’attentato di Brindisi; e anche di altri, come quelli di questi mesi verso Equitalia:

Terrorismo multipronged ?

https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/

Forse siamo “Al tempo dei Breivik” nel senso che ora ci si avvarrà di spostati più o meno autentici per tenere buono il popolo bue con la minaccia del terrorismo; anzi con la minaccia di essere etichettato come potenziale sovversivo, se non si sta zitti e chini nel farsi togliere diritti e opportunità, e se non ci si presenta a richiesta coi soldi in bocca. Un terrorismo che dà la possibilità di eliminare voci scomode trattandole come potenziali focolai generatori di crimini efferati. Che la tesi sviluppata da Giulietto Chiesa vada a sovrapporsi a quella delle “istituzioni”, che hanno una pratica pluridecennale nel terrorismo pilotato, potrebbe essere una coincidenza dovuta a grande capacità e grande onestà intellettuali; ma anche no.

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Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “Lo “spostato” non fa più notizia” del 27 mag 2012

Nuovi terrorismi e sensibilità letterarie dei Carabinieri

Se avessi velleità accademiche, se fosse questo il mio campo e se non avessi altro a cui badare rivendicherei di essere stato in Italia il primo, o tra i primi, a indicare questa nuova forma di terrorismo, e a darne un’interpretazione, prima che avvenissero i fatti ai quali viene comunemente legata:

Leopardi, Unabomber e altri eversori

https://menici60d15.wordpress.com/leopardi-unabomber-e-altri-eversori/ (2010)

Oggi, con gli inquirenti che parlano come prima ipotesi di attentatore isolato che “odia il mondo” per la bomba a Brindisi (e poi nascondono il braccio), si può dire che il concetto sia stato ormai efficacemente inoculato nell’opinione pubblica; tanto da “non fare più notizia”. Diversi commentatori anche progressisti, come G. Chiesa, hanno dato il loro profondo contributo all’affermazione culturale del tema del terrorismo alla “se perdo la pazienza mi scatta la iulenza”:

Terrorismo multipronged ?

https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/

Sempre su “il Fatto” la scrittrice Lidia Ravera ha sostenuto (“Il massacro senza ragione di una persona “normale”) la tesi nella sua forma forte, per la quale anche una persona normale può lanciare una bomba a casaccio, es. contro delle ragazzine, senz’altra motivazione che un generico ma smisurato odio. Il più votato dei commenti al suo articolo online: “Avvisate gli investigatori! la Ravera ha risolto il caso: l’assassino è un uomo normale. Si dia inizio alla caccia. Avvisate anche la comunità scientifica, il tratteggio della patologia criminale è servito: è un portatore sano di odio. Sicuramente misogino.”

Non si può dire che questo e altri crudeli sbeffeggiamenti la Ravera non se li sia meritati. Ha perso un’occasione; gli scrittori, esperti di sentimenti e passioni, potrebbero dare un loro contributo sull’argomento distinguendo i concetti che si sta tentando di unificare in un grottesco e immondo pastone. Potrebbero trattare di una distinzione preliminare fondamentale: quella tra l’odio endogeno, che nasce da oscure alchimie interiori, e l’odio indotto, che porta qualunque persona, se sufficientemente esasperata, a rispondere a sua volta con una zampata agli animali che non smettono di tormentarla. Possono sviluppare il tema di come evitare di accettare lo scambio che coloro che vogliono indurre l’odio, persone animate da un’aggressività ferina, miserabili da compiangere, cercano di ottenere tra loro e chi riceve le loro persecuzioni; nel tentativo di appropriarsi di qualità e virtù delle quali sono sprovvisti.

Gli scrittori possono specificare quali sono le abissali differenze tra le dinamiche della ribellione sociale, di chi si dipinge la faccia e grida “Si se ‘ntosta a nervatura mett’a tutt’e ‘nfaccia o muro”, e quelle, precise come un congegno a orologeria, del terrore senza volto seminato dal potere. Possono raccontare come a volte si assecondino e incoraggino le reazioni all’ingiustizia per poterle meglio reprimere. Possono raccomandare la cultura come antidoto, indicando come avere letto qualche libro non alla moda, pensare contro l’opinione corrente, discutere contro sé stessi, aiuti a non cadere nella trappola. Potrebbero spiegare che chi si consuma sui libri e critica la follia umana come Leopardi – quel loro collega – è l’antitesi del terrorista; ed è tra i bersagli di chi confeziona il terrorismo e dei fiancheggiatori.

Questa concezione per la quale chiunque è sospettabile di essere un terrorista, soprattutto se è scontento, protesta o critica, nuova nella declinazione, che è adatta ai tempi, ma in fondo non una novità storica nella sostanza, ha un’evidente dimensione narrativa; credo sia interessante a questo proposito considerare il variegato rapporto che quelli che dovrebbero fermare la nuova minaccia, cioè i Carabinieri, hanno con la narrativa e le lettere. Nelle fiction sui CC si dà un’immagine dei custodi dell’ordine edulcorata e gigionesca fino allo stomachevole, che fa pensare a gusti letterari fanciulleschi; del resto, la figura di terrorista che è stata abbozzata dai commenti ai fatti di sangue recenti e pregressi è degna dei copioni su don Matteo e il maresciallo Frassica.

E’ opinione comune, rafforzata dalle barzellette, che i Carabinieri parlino male e scrivano male. Allo stesso tempo, sembra diano un’importanza perfino eccessiva alla forma. Sfogliando un libro di quiz per l’esame di ammissione a sottufficiale dei CC ho visto che ricorrevano le domande sui plurali dei nomi composti (“pescespada”, “cassaforte”), una delle parti più arzigogolate e noiose della grammatica italiana; pedanteria lievemente sadica, da caserma. I peggiori sono quelli che, intervistati da qualche emittente locale, si esprimono con termini inutilmente ricercati, e non appropriati, per fare vedere che non sono solo abili investigatori e uomini d’azione.

D’altra parte, i CC a volte fingono un’ignoranza che non hanno; per fare calare le difese all’interlocutore, o per fare passare per colpa ciò che è dolo. Il prof. Giannuli pochi giorni fa ha tacciato di inettitudine il ministro Cancellieri per le indagini sull’attentato di Brindisi; ma a volte fa comodo ai poliziotti “play dumb”, come il commissario di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” (1970), che storpia volutamente “via del Tempio” in “via del Tempo” dopo avere dato del cretino a un suo sottoposto per lo stesso errore. Così facendo si può meglio sostenere, ad esempio, che per “Gradoli” si intendeva in buona fede il paesino vicino al lago di Bolsena, non la via di Roma dov’era il covo dei brigatisti che ebbero parte nell’esecuzione di Moro; nonostante che proprio in via Gradoli il Sisde e anche il capo della polizia Parisi avessero intestati alcuni appartamenti.

Gli ufficiali dei Carabinieri che si occupano di analisi del crimine o di redigere comunicati si esprimono in buon italiano, presentando a volte, come i professionisti di altri campi, concetti istruttivi. Ma non sono solo gli alti gradi quelli dai quali si può apprendere. Piero Chiara, un maestro del narrare e dell’uso dell’italiano, dopo avere elencato i grandi scrittori dai quali ha imparato l’arte aggiunge: “Ma c’è stata una schiera di scrittori involontari che ho preso in considerazione durante gli anni nei quali ho lavorato nell’Amministrazione della giustizia: quella dei marescialli dei carabinieri. Ho letto migliaia di verbali nei quali uomini semplici e pieni del senso della realtà si studiavano di riferire i fatti nel modo più chiaro possibile. I marescialli dei carabinieri non facevano riflessioni né si abbandonavano a introspezioni psicologiche: riferivano puramente e semplicemente. Mi sono capitati sotto gli occhi dei piccoli capolavori di narrativa, dai quali ho imparato a raccontare vedendo nella mente i fatti come in un film e studiandomi di tradurli in parole semplici e precise”.

Tornando agli emuli di Breivik e di Kaczynzki, credo non sia irrilevante che i Carabinieri, nella loro rivista “il Carabiniere”, direttore il Comandante generale dell’arma, abbiano 15 anni fa ospitato un saggio (“Vi racconto Lord Jim”, Il Carabiniere, dic 1997) dell’italianista statunitense TJ Harrison, l’autore secondo il quale oggi un Leopardi, date le sue critiche, andrebbe considerato come un potenziale Unabomber (v. Leopardi, Unabomber…, cit.). Queste del pazzo furioso o del savio impazzito che ricorrono alle bombe per esprimersi, del normale che fa una strage gratuita, o dell’emarginato che avendo perso la fiammella della speranza perde anche quella della ragione, sono narrazioni che per andare in scena necessitano di violenze sanguinose e di forme meno evidenti ma anch’esse gravi di violenza illecita. Corrono su binari fissi allestiti già da diversi anni, imposti dai massimi poteri e sorretti com’è tradizione da complicità dei poteri dello Stato; credo, sulla base di quanto ho visto coi miei occhi, che siano narrazioni eversive che, per quanto contrastino col “senso della realtà” di un qualsiasi bravo maresciallo, e per quanto servano a costruire una diversa e ingiusta realtà sociale, le forze di polizia nazionali non possono che ripetere, astenendosi dall’applicare il loro sapere, se non per arricchirle e renderle più credibili; obbedendo agli ordini, nello spirito dell’allievo che deve conoscere che le parole “il capostipite”, “il caposquadra”, “la capoclasse”, “la capocuoca” seguono ciascuna una diversa regola per la formazione del plurale.

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@Giannuli. No, “Il Carabiniere “ non ha pubblicato il saggio ““Leopardi, Unabomber” di TJ Harrison, Dip. di italianistica, Columbia university, e Istituto italiano di cultura, New York, 1999. (Un’istituzione piuttosto diversa da com’era ai tempi di Prezzolini; una delle tappe delle visite ad limina dei personaggi italiani in cerca della benedizione USA, come Vendola). E’ consultabile in: Giacomo Leopardi: Poeta e filosofo , ed. Alessandro Carrera (Firenze: Cadmo, 1999), pp. 51-60. L’arma dei Carabinieri ha però mostrato interesse per questo singolare autore, Harrison, che su Il Carabiniere ha trattato il tema di Lord Jim, di Conrad. Harrison ha anche nel suo curriculum l’intervista televisiva “Mussolini’s Secret War”, one-hour documentary for The History Channel, 2001, che pure potrebbe interessarle.

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Blog Il Corrosivo

Commento al post “Berremo anche questa?” del  7 giu 2012

Devo difendere magistratura e forze di polizia: una telenovela non si giudica dalla prima puntata.

Terrorismo multipronged ?
https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/

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10 lug 2012 

Blog Il Corrosivo

Commento al post “L’anticiclone brucia le prove” del 9 lug 2012 

Dopo il “paradosso di Gettier” del PM Dinapoli che subito dopo l’attentato dice che è stato uno che ce l’ha col mondo e poi viene arrestato uno che dice che ha messo la bomba perché ce l’aveva col mondo; dopo “la fiaccola sotto il moggio” di un asserito attentato “dimostrativo” non percepibile come tale dal destinatario; è arrivata l’autocombustione notturna, in un centro di polizia, a distruggere reperti; o forse solo a  proseguire la catena di messaggi anomali. A questo punto, non dovrebbe stupire che quest’altra esplosione venga attribuita all’anticiclone Caronte, che come mostra il grafico di Cedolin proviene da Sud; sciarada per sciarada, una “Corrente del Sud”, Southstream in inglese.

https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/

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8 novembre 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Salvato “Bomba contro magistrato a Mantova, un arresto: “Ripicca per furto impunito” del 7 novembre 2012

Dopo Vantaggiato, un’altra bomba dai moventi ufficiali flosci; e per di più messa da un poliziotto. Nella notte dell’attentato, il 4 luglio, Independence day, in USA si tengono dei grandiosi spettacoli di fuochi d’artificio. Data la soggezione delle forze di polizia italiane agli americani, forse qualcuno è stato particolarmente influenzato e ha voluto fare i botti qui da noi.

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23 aprile 2013

Blog Come Don Chisciotte

Commento al post di V. Lo Monaco “Ma la rabbia dov’è finita?” del 23 aprile 2013

Sembra che il grillismo stia funzionando come barriera di protezione del sistema. Come imbottitura, che assorbe lo scontento popolare e lo devia facendolo sfogare in un innocuo spettacolo pieno di suono e di furia.

O Grillo o la lotta armata? Speriamo che non ci pensi qualche ufficio affari riservati a conferire credibilità a questa alternativa falsa e ignorante. Grillo sta diventando una comoda giustificazione all’analfabetismo politico, alla codardia e alla subordinazione volontaria. Sono invece da apprezzare quel 50% di friulani che alle elezioni regionali di due giorni fa, senza tante chiacchiere, hanno speso i loro diritti elettorali astenendosi, e ponendo così una democratica mozione di sfiducia verso la cricca che ci sta svuotando le tasche. Forse è stato solo un calcolo egoistico a muoverli; ma in ogni caso non votando hanno avuto la serietà, la forza e la dignità di rispondere con un “no” alla richiesta di firmare la liberatoria con la quale ai parassiti che usurpano le istituzioni viene riconosciuta legittimità democratica.

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30 aprile 2013

Blog di A. Giannuli

Commento al post “Cosa c’è dietro l’attentato di Roma?” del 29 aprile 2013

Il gesto di Preiti è come una ciliegia candita che, caduta per caso non si sa da dove, centra esattamente il suo posto sulla torta. Ha consentito ai politici – e ai poliziotti – la violenza concettuale per la quale se mentre ti strangolano protesti sei un violento verbale che istiga a spargere sangue. Le tremebonde masse italiane saranno ancora più caute nel lamentarsi; mentre una piccola minoranza potrà essere spinta a emulare il gesto, giustificando così la repressione, e confermando il concetto che dire “i ladri sono ladri” è irresponsabile e violento.

Andrebbe sottolineato che non bisogna imitare Preiti, ma neppure lasciarsene intimidire: assolutamente no alla violenza, ma no anche al voler fare la rivoluzione coi Carabinieri, come diceva Montanelli. O all’affidare la rivoluzione a Eurogendfor. Andrebbe superata l’illusione dell’ammutinamento della Corazzata Potemkin, delle forze di polizia che si mettono dalla parte del popolo. Sembra che quando sono in gioco grandi interessi, come il saccheggio del Paese, i Carabinieri e le altre forze di polizia rispondano a poteri superiori, e siano cani da guardia dei politici che tengono al guinzaglio i loro padroni.

L’attentato, com’è come non è, può costituire un messaggio anche per figure di potere, oltre che uno spot per il popolo bue. Verso le teste di legno che stavano giurando a Palazzo Chigi, ricordando loro qualche cosa; e anche verso frange oneste, o tentate dall’onestà, delle istituzioni, della magistratura, o delle stesse forze di polizia: se cedi alla debolezza di fare il tuo dovere può sempre esserci una scheggia impazzita, un calabrese di ritorno, che arriva e ti spara.

Sovradiagnosi II. Il business medico mira alla pancia

14 maggio 2012

Blog Appello al popolo

14 mag 2012

 

Voglio vendere farmaci a tutti. Voglio vendere farmaci ai sani. Voglio che i farmaci si vendano come caramelle
H. Gadsen, uno degli amministratori delegati della Merck, Sharp & Dome, la casa farmaceutica che nel 1958 lanciò il primo antipertensivo di massa con una campagna di marketing
Il paziente perde i diritti costituzionali scritti da Thomas Jefferson: alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità”.
Sir G. Pickering, regius professor di medicina a Oxford, sugli effetti dell’introduzione del trattamento farmacologico di massa dell’ipertensione

 

Nell’introduzione Welch e al. [1] chiariscono che la loro critica non riguarda la diagnosi su chi è davvero ammalato; ma “il nostro entusiasmo per la diagnosi” sui sani, la diagnosi preventiva. Welch fa una lista delle sovradiagnosi alle quali sarebbe esposto come paziente (ad un’età di circa 55 anni):

– Episodi isolati di elevazione della pressione arteriosa (PA). Diagnosi: ipertensione borderline.

– Peso 94 kg, altezza 182 cm. Diagnosi: sovrappeso.

– Ogni tanto bruciore di stomaco dopo i pasti. Diagnosi: malattia da reflusso gastroesofageo.

– Si alza una volta a notte per urinare. Diagnosi: iperplasia prostatica benigna.

– Al risveglio rigidità articolare, che si dissolve dopo un po’. Diagnosi: artrosi.

– Mani fredde, soprattutto se beve caffè. Migliora quando beve alcolici. Diagnosi: malattia di Raynaud.

– Deve scrivere la lista delle cose da fare, dimentica i nomi delle persone, non ricorda PIN e passwords. Diagnosi: early cognitive impairment. (Indicatore di Alzheimer incipiente).

– Ci tiene che tazze e bicchieri stiano su scaffali separati, così che corregge il lavoro della moglie quando questa scarica la lavastoviglie. Vuole in contenitori separati i calzini per il lavoro, quelli per lo sport e quelli invernali. Diagnosi (non probabile): disturbo ossessivo-compulsivo.

Se facesse una radiografia del torace, Welch non sarebbe sorpreso se mostrasse il reperto incidentale di un nodulo polmonare (sospetto cancro del polmone); né sarebbe sorpreso se una TAC addominale trovasse una cisti renale, una colonscopia un polipo, una biopsia prostatica un piccolo cancro. L’analisi genetica mostrerebbe varianti genetiche di tutti i tipi. Tutti reperti che porterebbero a ulteriori esami e con una probabilità consistente a terapie.

Welch considera questi come esempi di cattiva medicina; e commenta che la riduzione dell’aspettativa di vita sana che si sta osservando nei baby-boomers rispetto ai loro predecessori può derivare anche da queste pratiche, che creano malattia e disabilità. La diagnosi è un’arma a doppio taglio, avverte.

Welch e al. passano quindi a considerare la madre di tutti i programmi di estensione della medicina ai sani mediante sovradiagnosi: il trattamento dell’ipertensione arteriosa di grado lieve e moderato. Fino agli anni Cinquanta, solo l’ipertensione grave veniva considerata malattia e veniva trattata. Il trattamento dell’ipertensione grave è un intervento medico che ha un autentico valore curativo e preventivo: l’ipertensione grave provoca con elevata frequenza, e spesso in breve tempo, patologie importanti come lo scompenso cardiaco, l’ictus, l’infarto del miocardio; e altre gravi patologie vascolari.

Welch et al. mostrano come gli effetti preventivi benefici della riduzione della PA siano netti negli studi clinici per l’ipertensione grave, ma sono sfumati [fino a essere evanescenti] per elevazioni medie o lievi; mentre il rischio di effetti avversi da farmaci resta consistente. Il bilancio benefici/danni, favorevole nei casi gravi, diviene quindi sfavorevole in quelli lievi, dove il trattamento coi farmaci è peggio della malattia, o meglio della variazione identificata come patologica. Welch porta ad esempio due suoi pazienti. Il primo, Mr Lemay, si presenta con episodi ricorrenti di dolore toracico. La PA risulta 202/117. Il paziente viene ammesso in terapia intensiva, dove la PA viene abbassata. (Welch nota che il paziente risultò negativo per infarto del miocardio, mentre oggi, coi nuovi esami ematici, gli sarebbe stato diagnosticato un infarto; l’introduzione del dosaggio della troponina ha fatto aumentare del 25% la positività ai criteri di diagnosi di infarto; attualmente, nel 2012, si parla di abbassare la soglia di positività per i valori della troponina; ciò porterebbe a un ulteriore incremento della diagnosi di infarto miocardio del 47%; e delle conseguenti angiografie coronariche del 42%). Il paziente in seguito proseguì la terapia antipertensiva; che probabilmente gli ha salvato la vita.

Un secondo paziente, Mr. Bailey, un agricoltore 82enne, ad una visita risultò avere una PA sistolica di 160, con la diastolica nei limiti. Welch gli prescrisse un diuretico, in osservanza alle linee guida. In un’umida giornata di sole il paziente, disidratato, ebbe un collasso, favorito dal farmaco. Welch, clinico ed epidemiologo, fece questo discorso al paziente: il 19 casi su 20, in base alla letteratura  [quella ufficiale, condizionata da chi vende i farmaci] egli non avrebbe avuto alcun beneficio dalla terapia antipertensiva nei successivi cinque anni. Mentre sarebbe rimasto esposto al rischio di collassi, e alle conseguenze delle cadute, che a quell’età possono avere effetti disastrosi. Il paziente scelse di non curarsi. “Perfettamente razionale” commenta Welsh.

Il paziente da un lato fu fortunato ad essere seguito da un medico competente e onesto. Ma dall’altro, occorre chiedersi se l’onere della decisione debba ricadere sul paziente, qui di 82 anni, e non debba invece essere del medico, nell’ambito dei suoi compiti professionali, valutati anche, ma solo entri i limiti del vero e del razionale, i valori e le preferenze del singolo paziente. Welsh e coautori ritengono che sia il paziente a dover scegliere la strada, posto davanti alle statistiche. Questa posizione, criticabile, perché il medico fornisce consulenza e guida, non solo un campionario di opzioni, è una posizione illuminata rispetto a ciò che accade di solito, dove i rischi vengono taciuti e i benefici esagerati; e le statistiche in forma completa, comprensive degli effetti avversi, non solo non vengono presentate al paziente, ma il medico neppure le conosce, anche perché non vengono fornite di routine ma occorre costruirsele. Lo stesso Welsh, che è in questo campo competente come pochi, non dice a Mr. Bailey, per carenza di dati specifici, qual è il rischio che assumendo il farmaco cada, si fratturi il collo del femore e quindi in pochi mesi muoia. A questa carenza ha supplito il buon senso del vecchio fattore del Vermont.

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Perché non stabilire in anticipo di curare coi farmaci i Mr Lemay e astenersi coi Mr Bailey? Perché per un Mr Lemay, nel New England e anche da noi, ci sono 10 o 20 Mr Bailey. La PA ha una distribuzione di tipo normale, spostata e stirata a destra nelle popolazioni occidentali, fig. 1.

Fig. 1. Distribuzioni della PA sistolica in uomini di mezza età. Linea tratteggiata: nomadi kenioti. Linea continua: impiegati statali londinesi [2].

I farmaci antipertensivi possono ridurre di una certa quota (non azzerare, va notato) il rischio di scompenso cardiaco e accidenti cardiovascolari. Se si tratta coi farmaci solo la classe a rischio maggiore, quella nella quale i vantaggi sono netti, cioè la coda destra della curva, si ha un mercato piccolo. Spostamenti verso sinistra anche piccoli della soglia dalla quale la PA viene trattata provocheranno un  forte incremento del numero dei soggetti ai quali vendere trattamenti, coinvolgendo la “pancia” della curva, quella dove è concentrata la maggior parte dei soggetti, con valori che si discostano poco dalla media – e dalla normalità fisiologica –  e che beneficeranno meno o nulla dal trattamento e anzi ne avranno in media più danno che beneficio. Quando nel 1984 il Joint national committee USA spostò la soglia della PA diastolica da 95 a 90 mmHg per la diagnosi di ipertensione, il numero di statunitensi considerati ipertesi quasi raddoppiò. Spostando la soglia verso la pancia si catturano molti più pazienti; inoltre, così come una ciliegia tira l’altra, aumentano le prescrizioni di altri esami, e di altre terapie; e aumentano gli affetti avversi, cioè il carico iatrogeno sulla popolazione; effetti che sul piano dei profitti dell’Offerta sono tutti positivi.

Fino agli anni Cinquanta si trattavano le ipertensioni gravi, considerando soglie di 160/120, o maligne, 200/130. I clinici della prima metà del Novecento mettevano in guardia dal trattare l’ipertensione allora chiamata “benigna”. Nel 1931 il professor Hay scrisse che “c’è del vero nel detto che il maggior pericolo per un uomo con la pressione elevata risiede nella scoperta di ciò, perché qualche stupido cercherà di abbassarla”. La frase non è più attuale, perché fortunatamente le cure non sono quelle pesantissime di allora e dei decenni successivi; ma come si vedrà siamo arrivati al punto che in molti casi converrebbe riconsiderarla. Le soglie si sono progressivamente abbassate negli anni, fino a livelli così bassi da provocare qualche protesta, poi rientrata. Nel 1999 centinaia di medici di una sessantina di paesi firmarono una lettera aperta indirizzata all’OMS contro le sue nuove linee guida, che prevedevano l’abbassamento della soglia di normalità a 130/85, con 120/80 ottimale; accusando l’agenzia sanitaria dell’ONU di essere in combutta con la casa farmaceutica ASTRA:  l’OMS aveva interpretato lo studio sponsorizzato dalla ASTRA col quale si potevano giustificare le nuove regole al di là dei suoi risultati, che non mostravano benefici per tale abbassamento della soglia. Tra i firmatari il gruppo nazionale più numeroso era quello degli italiani. In Italia i medici di medicina generale, non pagati a prestazione, ricevevano con le nuove linee guida un aumento del carico di lavoro senza corrispettivo economico. Il controllo della PA è la prestazione più frequente negli ambulatori dei medici di famiglia.

Oggi a qualsiasi valore superiore ai 120/80 è attribuita una crescente valenza patologica (“pre-ipertensione” per i casi più lievi) e quindi una serie di accertamenti e trattamenti. I casi di pressione sistolica superiore a 160 mmHg sono il 4%