Distanza etica e distanza farmacologica tra delinquenza e contrasto alla delinquenza

2 October 2020

20 settembre 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Musolino “Da cacciatore di ‘ndranghetisti a imputato, assolto in Cassazione l’ex colonnello del Ros Valerio Giardina”

Per il senso comune la distanza etica tra mafiosi e autorità giudiziaria è quella tra due antipodi. In farmacologia piccole modifiche possono trasformare una molecola da antagonista ad agonista; da antidoto a veleno. Nella mia esperienza può esserci una “distanza farmacologica” breve tra i delinquenti e chi li persegue. So a malapena dell’esistenza del colonnello Giardina, e non sono molto preparato sui dettagli della guerra che lo Stato condurrebbe contro questa ndrangheta che viene rappresentata come onnipotente e immortale. Ma la mia esperienza generale in Calabria, e in Lombardia, è che i CC sono, come altre autorità giudiziarie, funzionali a un sistema di potere locale che ha ai suoi vertici massoneria e clero. Con la ndrangheta in posizione subordinata, e che oltre ai suoi traffici viene usata come parafulmine e paravento. Così che se un uomo onesto dà fastidio a grandi interessi illeciti che le due camere alte, grembiuli e tonache (con loro amici con la toga dello Stato…) hanno il mandato di tutelare, gli può accadere es. di ricevere nello stesso giorno, mentre è sceso in Calabria per tentare di raccogliere le sue olive (contro un sistema che è sì mafioso, ma nel senso clerico-massonico), sia una email sibillina e inquietante di un condannato per ndrangheta di una celebre famiglia con santista massone – condannato conosciuto esclusivamente online nel blog di un magistrato; sia attenzioni moleste di CC in divisa.

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14 ottobre 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post “Caso Shalabayeva, condannati tutti gli imputati: cinque anni all’attuale questore di Palermo Cortese e al capo della Polfer Improta”

I bravi cittadini che sanno di Boris Giuliano ma non dei successori a Palermo scelti dal Viminale, il piduista Impallomeni col questore piduista Nicolicchia, saranno turbati dalla condanna a 5 anni del questore di Palermo attuale, che a suo tempo catturò grossi mafiosi: Provenzano, Brusca, etc.. Non considerano come in quegli ambienti possa esservi una vicinanza “farmacologica” tra guardia e ladro (v. “Distanza etica e distanza farmacologica tra delinquenza e contrasto alla delinquenza”). E soprattutto non concepiscono che l’antimafia, quella che fa fare carriera, che si fa bella delle figure dei valorosi eliminati perché la mafia la combattevano sul serio, serve come copertura e alibi per attività piduiste, cioè l’omologo istituzionale della mafia. Questo concetto della mafia di Stato dietro all’antimafia l’ho sviluppato ricevendo il trattamento di assassinio morale tramite lo Stato, in una città dove era prefetto la Cancellieri; che divenuta ministro ha definito “perfetto” l’abuso vile oggi condannato. La notizia del cacciatore di mafiosi interdetto dai pubblici uffici per me è un lupus in fabula, perché sto pensando di lasciare una memoria alla locale direzione dell’antimafia su reati di stampo piduista praticati impunemente da chi si presenta come combattente antimafia o occupa cariche antimafia; a favore di amici, e forse fratelli di loggia, di importanti cariche dello Stato e dei grandi interessi illeciti che protettori e protetti servono in associazione.

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