Il diavolo, certamente

15 settembre 2012

15 settembre 2012

Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “Pevsner” del 13 settembre 2012

Camilleri dunque si documenta; questo dev’essere uno dei fattori che rendono i suoi libri gradevoli e appaganti. Uno dei più recenti, “Il diavolo, certemente” illustra in chiave letteraria il concetto di “paradosso di Gettier”, nel quale una credenza basata su una percezione errata o un’argomentazione invalida poi risulta vera ad opera di meccanismi diversi; un concetto che, opportunamente applicato, può essere utile in campi come lo studio della strategia della tensione (l’ho citato a proposito della posizione dei magistrati su Vantaggiato, <https://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged//); o lo studio della frode medica strutturale, dove regolarmente i proclami e il battage mediatico infondati e implausibili su epidemie incombenti, o su cure portentose a un passo dall’essere ottenute, o su entrambe, vengono poi confermati a posteriori da studi “scientifici”.

Su Camilleri e gli scrittori siciliani (o forse meridionali in genere) ho una piccola teoria. Camilleri dopo una lunga esperienza ha avuto il meritato successo, trovando la giusta vena, in età avanzata; Lampedusa cominciò a scrivere sul serio tardivamente; come Piero Chiara, lombardo di padre siciliano, cantore disincantato del lago Maggiore che torna alla Sicilia “Con la faccia per terra”. Sembra che la pasta letteraria siciliana sia troppo densa, luminosa e corrosiva, e debba essere temperata con la posatezza dell’età. O anche tagliandola con umori continentali, mediante studi o lunghe permanenze; in varie combinazioni, che danno luogo a incroci fecondi. L’immersione di Lampedusa nella letteratura europea, i legami di Sciascia e di Bufalino con quella francese, gli studi filologici in Germania di Pirandello. Potrebbe essere interessante approfondire, cercando altri casi e controesempi.

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6 novenbre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post ““Non vollero salvare Moro”. Indagato per calunnia ex finanziere” del 5 novembre 2013

Paradosso di Gettier e depistaggi

Una tra le varie possibilità è quella del paradosso di Gettier, dove una credenza è vera nonostante sia ritenuta tale sulla base di una giustificazione falsa (il libro “Il diavolo, certamente” di Camilleri ne contiene alcuni esempi). In questo caso il finanziere potrebbe avere effettivamente prodotto delle false evidenze; che supportano però un fatto vero. Il paradosso di Gettier costruito ad arte può essere una tecnica di depistaggio, per screditare una pista valida o intorbidire le acque su una verità raggiunta.

Col conseguente procedimento per calunnia intimidisce il pubblico dal profferire ciò che d’altra parte si lascia intravedere: “L’iniquo che è forte… può adirarsi che tu mostri sospetto di lui, e, nello stesso tempo farti sentire che quello che tu sospetti è certo.” (Manzoni). Una nota, questa del negare e mostrare, presente in tutta la vicenda Moro.

Bisogna distinguere tra valore di verità e giustificazione di una credenza, quando si tratta dei Misteri d’Italia. Nel caso Moro appare esserci stato almeno un altro caso di giustificazione falsa di una verità. Cossiga diceva che lui e i DC avevano ucciso Moro; intendendo di avere causato la morte di Moro indirettamente, come effetto collaterale previsto ma non voluto, e per una scelta autonoma di difesa dello Stato; mentre, come mostrano studi come quelli di Flamigni e De Lutiis, fu una responsabilità di tipo diretto, e in esecuzione di volontà esterne.

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19 luglio 2019

Blog de Il Fatto

Commento al post di G.C. Caselli “Camilleri mi è stato amico e Maestro. Soprattutto quando avevo il ‘matapollo’”

Chi si occupa della cosa pubblica come i magistrati dovrebbe leggere, o meglio avere letto da giovane, tanta buona narrativa. Per imparare, e anche per immunizzarsi dalla sinuosa retorica delle belle lettere. Ne “Il diavolo, certamente” Camilleri illustra in chiave letteraria il concetto di ‘paradosso di Gettier’, nel quale una credenza basata su una percezione errata o un’argomentazione invalida poi risulta confermata ad opera di meccanismi diversi. Il concetto è stato applicato all’incastrare con prove false un vero colpevole. E’ utile nello studio della frode medica strutturale, dove regolarmente i proclami e il battage mediatico infondati e implausibili su cure portentose a un passo dall’essere ottenute vengono poi “stranamente” confermati a posteriori da studi “scientifici” (e dopo anni, a malloppo incassato, smentiti…). Le pagine di Camilleri, coi loro personaggi che regalano un fischietto e vogliono farsi regalare in cambio un pianoforte (La strage dimenticata), o che hanno paura dei prepotenti ma sono coraggiosi davanti alle catastrofi della natura, giudicandola meno terribile degli uomini, consolano e arricchiscono. Ma possono anche intontire sulla realtà prosaica. Le istituzioni non sono Montalbano; sono più come Nicola Zingaretti. Chi vuole separare realtà e favola i romanzi dovrebbe vederli come incenso, come bellezza e sapienza fatte di fumo; che può anche essere usato per coprire le puzze più fetide.

@ bassettoni. Nel presentare presso la Corte costituzionale i nuovi gradi la Polizia ha fatto parlare Bocci, “Mimì”. Non mi ha dato un’impressione di serietà. Il Fatto ha riportato che i nuovi, elaborati, gradi, si scollano quando fa caldo. C’è una tendenza perniciosa al “reality”, a presentare versioni di comodo mescolando realtà e fantasia. La narrazione persuasiva può essere strumento di frode e di delitti. Soprattutto alle orecchie di chi ha letto poco, e si scioglie per qualche buon pezzo di letteratura, tarato sull’appagare chi legge. Ciò spiega perché certi difendano la narrativa a spada tratta. Lei mi ha già risposto su Il Fatto, difendendo la rutilante prosopopea di Marfella (vedi Natale in Terra dei Fuochi, la strage degli innocenti duemila anni dopo. 22 dicembre 2018), che la sovradiagnosi e i sovratrattamenti di cui scrivo sono “la melma in cui mi muovo” e che sono posizioni “di tipo fortemente paranoico” etc. (concludendo che pertanto non mi avrebbe più parlato). Credo che l’esaltazione di Montalbano, il Bene e il Male che si comprendono agevolmente mentre si digerisce la cena sul divano, aiuti nella diffusione dei mix vero-falso. Quelli pro business oncologico sono fonte di lutto e rapina; i tutori della legalità invece di separare vero e falso avvalorano il mix e lo difendono; come lo spettatore della sceneggiata napoletana che scambia emozione e realtà e commosso punta la pistola a ‘o malamente che sul palcoscenico sta per rapire il neonato. Ma non vedo troppo candore.

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