Archive for the 'Argomento di Corax' Category

Lo schifo di Stato nella buona e nella cattiva letteratura

27 novembre 2011

Blog de Il Fatto

Commenti al post “La poliziotta-scrittrice: “Sull’assalto alla Diaz assoluzioni dubbie” ” del 26 nov 2011 

“Però non sono d’accordo con la tesi che tutto questo sia stato deciso precedentemente, come un mostro che si muove e mette i tentacoli”.
Simona Mammano, l’agente di polizia scrittrice che condanna l’operato della polizia al G8 di Genova ma non vi vede dolo (né lo vede nelle successive assoluzioni).

“…decine e decine di serpenti aggrovigliati tra loro che si mangiavano l’uno con l’altro… un poco più distante, un altro serpente più grosso, con la testa d’uomo li guarda compiaciuto …dalla sua bocca pende la coda di un topo e cola del sangue nero. ‘Che schifo… dobbiamo intervenire per interrompere questa carneficina e sapere chi è … conoscere il progetto di quest’uomo serpente’ dice Calipari. ‘Hai ragione…dobbiamo…perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione e a scoprire la verità’. “
Il sogno di un personaggio in “Mistero di Stato, la strana morte dell’ispettore Donatoni”, scritto dal giudice Mario Almerighi.

Da un lato la scrittrice con la pistola, che disorienta anche per la delicatezza sbagliata con cui rifinisce l’opera di smorzamento delle responsabilità di polizia e magistratura. Riconosco per esperienza di vita che l’allegoria del mostro schifoso, che si ha buon gioco a respingere come inconcepibile, è tanto fedele al vero quanto distante dalla melassa mediatica nella quale ormai anche l’affare G8 sta venendo dissolto.

Dall’altro un uomo di legge sorprende per l’apparente brutalità dell’immagine che usa affrontando uno di quei casi agghiaccianti, che restano sommersi e impuniti grazie alle viltà e complicità dei più, dove la polizia appare come l’antistato. Non nasconde né abbellisce l’orrore, ma con mano sicura lo svela e lo indica, svegliando dal torpore anziché cullare con favole rassicuranti.

Francesco Pansera

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9 aprile 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Diaz, Cantone “difende” De Gennaro: “Assolto. Non può pagare per tutti” “

Cantone è voluto intervenire sulle torture alla Diaz per definire la vicenda un “tiro alla polizia”. Sarebbe dunque la polizia a dovere lamentare un’aggressione; aggravata dalla circostanza che la polizia sarebbe, sempre secondo Cantone, “la parte più popolare del Paese”. Cantone è un elemento di spicco della magistratura. Speriamo che i magistrati che rappresenta non abbiano tutti questa disposizione mentale distorta e servile quando devono giudicare sui rapporti tra Stato e cittadino.

@ Fabrizio Ferrucci. La polizia gli ordini li prende dal ministro dell’interno. E poliziotti e ministro sanno bene che oltre che agli ordini vi è un’obbedienza verso la legge, per la quale se commettono reati sono esposti a sanzioni. Si guarda sempre al comportamento delle istituzioni dopo l’accaduto; ma quando accadono fatti abnormi come questo, dove i poliziotti trasgrediscono en masse, commettendo atti così vergognosi e squalificanti che è difficile pensare che ne siano stati tutti fieri, credo che bisognerebbe chiedersi se non sapessero prima, dall’inizio, di avere le spalle coperte, non solo sul piano gerarchico e politico, ma anche su quello giudiziario.

Le magie dell’Esselunga

24 ottobre 2011

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Franco “Cocaina e banane, trovati 25 chili di droga tra i bancali dell’Esselunga” del 24 ott 2011

Strane cose accadono all’Esselunga. Ora i 25 kg di cocaina tra le banane. E dire che la ditta è strettamente sorvegliata dalle forze dell’ordine. Per esempio, dopo aver postato questo:


https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/07/mafia-padana-e-magistrati/

e questo:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/17/salsa-cilena-allesselunga/

mi ci sono voluti 41 tentativi, nell’arco di un mese (mentre negli stessi giorni, vedo, avveniva il contrabbando di cocaina) per riuscire a compiere le poche centinaia di metri da casa all’Esselunga di via Volta a Brescia senza incrociare almeno un’auto di polizia. Per poi subire il solito comportamento gratuitamente provocatorio all’interno del grande magazzino. Oggi, appena pochi minuti prima di leggere l’articolo de Il Fatto, essendo passato in auto lì vicino, ho goduto della scorta di una Land Rover dalla Polizia provinciale, lo stesso modello di auto e lo stesso corpo di cui riferisco nel primo post, che mi si è messa dietro seguendomi a lungo per poi svoltare per una stradina che porta all’Esselunga.

Quasi sicuramente combinazioni prive di significato; oppure, dato il loro sapore onirico, opera del mago burlone sapientemente descritto da Tornatore nella sua recente apologia cinematografica dell’Esselunga. Oppure forse, attorno a forti realtà imprenditoriali come Esselunga le categorie onesti/criminali/tutori della legalità, presentate dai media e dalle forze di polizia, e sancite – o coonestate – dalla magistratura, e accettate come ovvie e naturali dal pubblico, sono solo parzialmente sovrapponibili a quelle reali; così che i ruoli e le alleanze reali sono talora opposti a quelli apparenti. I magistrati, inclusi quelli che si occupano di mafia, dovrebbero avere presente che vi sono oltre a quelle riconosciute anche forme sommerse di grande criminalità; e la possibilità che, come ho scritto più volte, con l’alibi della lotta alla criminalità si commettano reati non meno gravi.

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@Ecomostro. I fatti oggetto di denuncia si distinguono principalmente in veri o falsi, non in realistici o irrealistici. Io ho i filmati dei passaggi delle auto di polizia. (Né ci vuole molto, con la video sorveglianza, a fare eseguire un passaggio a una pattuglia al bisogno). Contra factum non valet argumentum. Argomento peraltro fallace: possono benissimo esserci fatti veri che suonano irrealistici. Se una denuncia venisse negata a priori perché secondo i gusti di qualcuno, o il sentire comune, non suona realistica, i critici cinematografici potrebbero fare le veci dei PM. Capisco che quanto denuncio possa essere accolto con perplessità. Però conoscere la differenza tra vero e verosimile fa parte del’abc del cittadino consapevole. Negare sicuri un abuso non conoscendo i fatti perché non corrisponde ai canoni Mediaset e Rai di rappresentazione del crimine è invece l’attività preferita dei boccaloni. Il “realistico” spesso non è che un nome rispettabile per “conformismo” e bigotteria. Io ad esempio ho forti dubbi che alla polizia manchi la benzina, visto che non mi riesce di uscire senza incrociarla. E la storia d’Italia è costellata di fatti “irrealistici”, inclusa l’invincibilità della mafia:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/03/17/italia-150-anni-di-conquiste-fiat/

Un piccolo test. Poniamo che sia stata commessa una strage terroristica nella piazza principale di Brescia, diciamo nel 1974. E diciamo che oggi, ottobre 2011, si attenda l’anno prossimo per un’altra tornata del relativo processo. E’ “realistico” che un processo per un fatto tanto grave si estenda al quinto decennio dalla commissione del reato, diverse epoche storiche e politiche dopo? Per me è un esempio della normale assurdità in cui viviamo. Di sicuro, è lo stesso ambiente dove avvengono i fatti che riporto; dei quali probabilmente dovrei discutere solo con chi non consideri “realistici” i tempi – e gli esiti – dei processi sul terrorismo.

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@ecomostro. Quello che non capisco io è come non ci possano essere eccezioni al “continuo via vai” in quel tratto; a Lei succede di incontrare senza eccezioni un’auto della Polizia ogni 500 metri ? E le capita di essere urtato al supermarket dallo stesso dipendente nello stesso punto per 4 volte consecutive?

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@n di zorro. Per proseguire il tuo “brainstorming”, forse non si sono lasciati scappare un quarto di quintale di coca; potrebbero anche averlo lasciato arrivare. Senza offesa. Le forze di polizia hanno precedenti di tutto rilievo nel doppio gioco sulla droga e nel non farsi scappare affari di droga (Ros di Bergamo); nel provocare e reprimere a fini di controllo politico (secondo gli insegnamenti di Cossiga); e nel pilotare l’eversione (attività sulla quale sono state scritte centinaia di pagine). E da quei professionisti che sono riescono a fare queste cose contemporaneamente senza fatica. Non come te che devi sforzarti per emettere contemporaneamente fesserie e insulti.

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@xenomars. A me pare che la polizia, e i servizi, siano anche troppo amici di Esselunga; e che abbiano una tendenza ad allestire insieme falsi scenari. (E che la Coop sia rivale in affari, ma non avversario ideologico di Esselunga, facendo parte dello stesso sistema).

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@pombo. Non mi seguono, si fanno vedere. Lo stalking Esselunga è cominciato a fine 2006, quando scrissi al comandante della municipale, promosso vicecomandante a Milano, e al difensore civico comunale, un magistrato emerito, commentando sulla circostanza, che è durata per tutto il 2006, per la quale ogni volta che entravo o uscivo da una biblioteca o da una libreria di Brescia incrociavo, senza eccezioni, un auto della polizia municipale, CC, PS, etc. E a volte sia quando entravo che quando uscivo.

Questo è l’esergo della lettera del 2006:

Questa specie, ora del tutto perduta, era allora floridissima in Lombardia…
(I Promessi Sposi. Commento sul modo dei bravi di farsi riconoscere dall’abito, dal portamento e dall’esibizione delle armi.)

L’accompagnamento culturale ha smesso di essere al 100%, ed è cominciato quello al supermarket; che è tenace e duraturo. Può darsi che a loro, e mi sa pure a te, siano più congeniali le banane che i libri.

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17 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di J. Piromallo “Trash-chic, dalle ‘nonne con le palle’ a Mr Esselunga: l’elogio dell’altra giovinezza”

Data la gerontocrazia italiana, è più facile leggere “slurpate” di ottuagenari, o nonagenari, che non le storie di vecchi mal vissuti che hanno condotto il Paese allo sfascio. “Mr Esselunga” è un grosso bottegaio che ha un’esatta percezione delle circostanze; ed è servile o tracotante a seconda del caso. Colluso con uno Stato corrotto (e con un vice comandate generale dei CC nel consiglio di amministrazione), è stato capace di bassezze da taverniere per compiacere i poteri maggiori ai quali deve la sua fortuna. E’, al netto delle adulazioni che compra, privo di qualsiasi visione che non si riferisca al proprio interesse. Può essere dipinto come grande uomo o grande imprenditore solo dai furbastri che si accodano ai Berlusconi, ai Gelli, ai Caprottti, fiutando istintivamente dei capibranco della loro stessa specie.

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1 aprile 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Ferrucci “Bernardo Caprotti, patron Esselunga: “Expo, sì a Coop e Farinetti. Noi fuori”

Caprotti è “calvinista” quanto un capomandamento al Sud è protettore delle vedove e degli oppressi. E chi crede a queste sviolinate è come quei paesani smidollati che si convincono che il capomafia sia un protettore dei deboli.

I magistrati e gli USA

8 ottobre 2011

Blog de Il Fatto

Commento al post di Bruno Tinti “Meredith, il verdetto del popolo sovrano” dell’8 ott 2011

Al dr Tinti le discussioni sull’assoluzione della Knox e di Sollecito fanno venire in mente che il popolo ciancia senza capire nulla di diritto, e che i magistrati italiani sono superiori a quelli USA perché motivano le sentenze. Pur condividendo il giudizio sulla gente e sul sistema giudiziario USA, posso testimoniare che quando si tratta di dare impunità o appoggio ai crimini dei poteri forti, a partire da quelli coi quali gli USA mantengono il loro dominio sull’Italia, i magistrati italiani non sono migliori della gente e dei colleghi USA. Si può assistere alla “parallelizzazione” dei gradi di giudizio, che, sequenziali nel tempo, vengono affiancati sul piano spicciolo creando doppie verità; così che gli imputati sono assolti però si lascia intravedere, magari anche dallo stesso giudice che ha smentito il giudizio di colpevolezza del grado precedente, che di fatto sono colpevoli (o al danneggiato viene data ragione formalmente mentre col grado successivo, senza negare il giudizio precedente, si fa in modo che il torto prosegua). Le perizie tecniche, che andrebbero ormai riconosciute come un magnifico mezzo per eludere la logica più elementare e la decenza dietro al paravento del “rigore” e della prosopopea scientifica, possono certificare che gli asini volano:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/25/le-perizie-ballistiche/

o i periti possono divenire degli imbranati fantozziani (v. la perizia genetica della polizia per l’assassinio dell’ispettore Donatoni, in “Mistero di Stato”, di M. Almerighi). E la luce non è mai giusta: o è quella abbagliante dei proiettori dello show mediatico, oppure magistrati e forze di polizia cercano di operare nell’oscurità, senza contraddittorio, con procedure anomale, e di dare meno motivazioni pubbliche possibile, agendo per vie informali e riservate, lasciando meno tracce possibile della loro concezione del diritto e della giustizia rispetto allo zio Sam o altri signori.

Francesco Pansera

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Blog de Il Fatto

Commento al post di  G. Costa “Tutti i giudici di Amanda Knox” del 10 ott 2011

Nella sua intemerata per difendere il suo clan in un caso dove certo il sistema giudiziario non ha brillato, come quello Knox-Sollecito, Costa ha ragione quando dice che a volte il pubblico è una bestia. Il fatto è che i magistrati, in casi dove poteri forti esercitano la loro influenza, non appaiono migliori del volgo, ma una sua espressione ripulita, che nella baraonda ci sguazza:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/10/08/i-magistrati-e-gli-usa/

Anch’io nel mio campo, la medicina, vedo come spesso siano sbagliate, distorte, assurde le pretese del pubblico; ma quelle proposte sfuocate e spesso controproducenti nascono da una percezione intuitiva negativa sulla medicina che non è infondata. Penso che se la medicina fosse onesta e pulita tali proteste mal dirette in gran parte controproducenti rientrerebbero, e tra quelle restanti verrebbero riconosciute e isolate quelle sbagliate.

Che l’avvocato Costa e i magistrati che difende facciano la loro parte per assicurare una giustizia imparziale, equa e efficiente, e vedranno che la gente non tenterà di indossare i loro roboni settecenteschi e i berretti col pon pon. Una giustizia che abbia il carattere della linearità. Per es. se davvero non si vogliono polveroni e cicaleccio, basterebbe, non dico invertire il rapporto capovolto tra effetto e causa, riportandolo alla sua forma naturale, ma almeno accorciare i tempi, attualmente di 3 mesi, tra la sentenza, che è una conclusione, e le motivazioni, che dovrebbero essere le premesse della conclusione stessa. A costo di posticipare la sentenza. Una giustizia che, esposte le conclusioni, ci mette un altro quarto di anno per esporre come ha raggiunto le premesse, e come da esse abbia inferito le conclusioni, mentre fuori il pubblico rumoreggia e straparla, non può dirsi estranea alla caciara, per quando solenni siano le pose che assume.

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La coppia “calculemus” e “ignorabimus” nell’attività giudiziaria

@Gioele28. Che brutta professione quella del giudice, sul piano intellettuale oltre che umano, se consiste davvero in ciò che tu dici. Credo che la verità, ai fini pratici, etici e giudiziari sia un’entità tangibile e unica *; la cui approssimazione, se non sempre è possibile, non è però neppure così terribilmente irraggiungibile. Viene dipinta come vaporosa soprattutto quando al contrario si è proceduto con l’accetta.

E’ un po’ buffo che parlando dell’attività dei tribunali, che dovrebbero essere il luogo della misura nel giudizio, dall’ottimismo positivista sulle perizie tecniche si passi a dolenti considerazioni sull’inaccessibilità della verità, dove la vita reale sembra un’entità noumenica che le mura dei palazzi di giustizia tengono separata dal lavoro dei magistrati. Dalla hubris scientista, dal “calculemus” leibniziano, ad uno “ignorabimus” che invoca smarrito la trascendenza a giochi fatti.

Credo che sarebbe utile per tutti, meno che per chi è colpevole, che ci fossero linee guida solide sulla prova scientifica nei procedimenti giudiziari; basate su una definizione non ingenua – non ingenua sotto il profilo epistemologico e quello della conoscenza di come va il mondo – del rapporto tra la ricostruzione “naturale” del fatto, considerato come fenomeno causato da azioni umane, e ruolo dell’analisi scientifica nella ricostruzione. L’analisi scientifica porta la ricostruzione ai piani ipogei o iperurani del non osservabile, e può approfittarne per sdoganarsi dalla razionalità e dal controllo di attendibilità; facendo le veci del Dio di cui parla Gioele28; o meglio venendo usata come un traballante deus ex machina che interviene tonante e cigolante per imporre il finale desiderato.

* https://menici60d15.wordpress.com/2009/06/03/contro-il-relativismo-etico-ed-epistemico/

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Avvocato Costa, ringrazio Lei per mostrarmi in cosa consiste il Vostro lavoro.

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Blog de Il Fatto

Commento del 27 gen 2012 al post di M. Imperato “Lobby al sole anche da noi?” del 27 gen 2012

postato su questo sito il 5 feb 2012 causa boicottaggio Telecom

Il PM Imperato invita a considerare di introdurre anche da noi il lobbismo, cioè la legalizzazione dei finanziamenti ai politici da parte di gruppi di interesse. Il magistrato invita a guardare al fenomeno senza ipocrisie. Si dovrebbe estendere il suo suggerimento al potere giudiziario: considerando il fenomeno USA dei finanziamenti legali alle campagne elettorali dei magistrati da parte delle multinazionali. Lì è legale comprarsi dei magistrati in questo modo. Ma anche in Italia, così come non è sconosciuto il fenomeno dei soldi passati sottobanco da potenti gruppi di interesse ai politici, esiste la magistratura “business friendly”, che fa carriera essendo compiacente col business:

I magistrati “business friendly” e la mafia come sineddoche tendenziosa
http://menici60d15.wordpress.c…

Reati contro l’economia

http://menici60d15.wordpress.c…

27 gen 11 h 17:10

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Sito de L’Espresso

Commento all’articolo di P. V. Buffa “Così torturavamo i brigatisti” del 5 apr 2012

Sul fatto che i poliziotti, col coraggio dello sciacallo, quando non corrono rischi commettano abusi e i magistrati li coprano, non ho dubbi. Soprattutto se ci sono di mezzo interessi USA. Ciò che è sicuramente vero in questa storia è che polizia e magistratura di nascosto praticano e favoriscono forme abbiette di crimine a favore di interessi USA. Ciò che è sicuramente falso è l’implicazione che lo facciano solo per fini in sé leciti, e solo nei confronti di chi delinque.

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20 dicembre 2011

I mafiosi filantropi e la Lombardia non omertosa

Blog de Il Fatto
Commento al post di L. Franco e F. Baraggino “Milano, Cancellieri: “La mafia c’è ma non la sua cultura omertosa” del 19 dic 2011. Censurato.

ccc

Che la Lombardia sia estranea alla cultura omertosa è un cliché che fa il paio con la favola dei mafiosi che proteggono le vecchiette. La cultura omertosa non è un’esclusiva della mafia. E’ la mafia ad essere un singolare caso di criminalità che, posta a cavallo tra crimine comune e istituzioni, condivide con queste ultime le condotte machiavelliche proprie del potere; inclusa la cultura dell’omertà. In Lombardia anche a detta di lombardi è radicata una cultura omertosa autoctona, che si avvale della mafia meridionale come diversivo, alibi e minaccia ricattatoria per tutelare meglio i propri affari: oltre alla mafia, in Lombardia c’è una “metamafia” istituzionale

https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

che mostra di combattere la mafia mentre copre e aiuta altre attività criminose non meno gravi, ma inserite nel circuito legale, come le frodi mediche.

Ilda Boccassini è da elogiare per la sua attività di repressione della mafia, ma è incomprensibile il titolo di “top global thinker” datole da “Foreign policy”. Un premio ai suoi meriti rispetto agli interessi degli USA, e all’ideologia che impongono; compresa questa di proiettare su una mafia che ci si guarda dall’eradicare i crimini e la mafiosità dell’economia legale. Qui a Brescia, dove Cancellieri è stata prefetto, interessi criminali internazionali e indigeni sono liberi di fare i loro comodi come i mafiosi nella Sicilia de “la mafia non esiste” di decenni fa; potendo contare sull’omertà, e sull’intimidazione istituzionale verso chi denuncia. Il riconoscimento a quello che attualmente è il più celebre magistrato lombardo appare essere un incentivo non alla libertà intellettuale, ma all’opposto al conformismo giudiziario e culturale di una magistratura e una polizia asservite ai poteri maggiori, che fiancheggiano forme di crimine istituzionalizzato ancora più forti e importanti della mafia.

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29 maggio 2012
Blog de “Il fatto”
Commento al post di M. Portanova “De Gennaro assolto. Ma solo in tribunale” del 29 mag 2012

Cossiga dichiarò dai banchi del Parlamento che De Gennaro serviva l’FBI. Queste impunità e i crimini che se ne giovano non cesseranno se il popolo pecorone non riconoscerà il commensalismo dei magistrati coi poteri forti sovranazionali:

A sinistra, e a un altro lato della tavola, stava, con gran rispetto, temperato però d’una certa sicurezza, e d’una certa saccenteria, il signor podestà, quel medesimo a cui, in teoria, sarebbe toccato a far giustizia a Renzo Tramaglino, e a far star a dovere don Rodrigo, come s’è visto sopra.”
(I commensali alla tavola di don Rodrigo, Promessi sposi, cap. V)

@Portanova. Il fatto che De Gennaro sia stato assolto da un’accusa marginale non dovrebbe distrarre dalla circostanza che i magistrati non lo hanno processato per le torture di massa; sostenendo così implicitamente che decine di poliziotti, comandati dai vertici della polizia per un evento importantissimo, sotto i riflettori dell’opinione pubblica internazionale, sotto gli occhi della maggiori potenze mondiali, si siano di punto in bianco comportati come si comportavano i fascisti di Villa Koch, su decine di persone inermi, senza che il comandante in capo della polizia ne sapesse niente o li fermasse. Dev’essere la scuola Scajola, allora ministro dell’interno, al quale regalavano case a sua insaputa. Contrariamente a Portanova, penso che De Gennaro avrebbe dovuto rispondere ai giudici del comportamento dei suoi subordinati; e che le omissioni dei magistrati non andrebbero scusate con ragionamenti che prendono in giro la gente, usando i politici come “whipping boy” per mantenere il mito di una magistratura che fa il suo dovere senza guardare in faccia a nessuno. Quando si tratta del “partito americano” i magistrati non sono secondi ai politici nell’obbedire e assicurare l’impunità agli esecutori.

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1 agosto 2012

Blog “Come don Chisciotte”

Commento al post “A Taranto via l’ILVA per far posto alla NATO” del 31 luglio 2012

Non conosco questo caso; la tesi è analoga a quella che vede i procedimenti giudiziari sulla radioattività al poligono di Quirra come funzionali alla speculazione edilizia:

Commento di Robi al post di G. Paglino “Quirra, la commissione del Senato: “Chiudere e riconvertire il poligono” su Il Fatto del 31 mag 2012; e risposta a Robi:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/03/15/pescatori-di-cancro/

Credo che l’onnipotenza della NATO, e la complicità della magistratura con la NATO e in generale con le volontà degli USA, siano fattori tanto fondamentali quanto trascurati tra quelli che determinano il destino del Paese. Purtroppo gli italiani sbraitano contro i pupi, come i politici ladri che eleggono, ma sono omertosi sui “pezzi da novanta”, cioè sul potere vero e i suoi crimini.

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31 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G.C. Caselli “Meredith e i mali del nostro processo”

Da profano del diritto, credo che Caselli abbia ragione sulle degenerazioni che nascono dai gradi di giudizio. Qui però il problema appare essere stato primariamente politico: quello di dover giudicare, per un delitto atroce commesso forse per un capriccio da debosciati, la rampolla di un membro dell’establishment USA. I magistrati appaiono essere piuttosto “atlantisti”; come gli conviene; mentre non potrebbero contare sull’appoggio di un popolo in cerca di padrone. L’ombra del grande cowboy appare essersi riflessa anche nella procedura. Sono riconosciute le cosiddette “sentenze suicide”, le sentenze scritte volutamente male, in modo da essere rigettate nei successivi gradi di giudizio. Qui appare che siano state le indagini ad essere “suicide”. Si sottovaluta quanto le premesse possano minare le conclusioni. Es. molta della ricerca biomedica entra nella fase clinica già su basi a dir poco traballanti. Ne conseguono conferme, poi smentite, nuove conferme, per lunghi anni, in una serie simile a quella dei gradi di giudizio dei tribunali. Nelle more il prodotto si vende, fino a che non viene sostituito, in un nuovo ciclo. Sia nella ricerca biomedica, sia nell’attività giudiziaria, insieme al tema dei gradi di giudizio e delle prove bisognerebbe considerare il problema della solidità delle fasi iniziali. E dell’applicazione di quel principio trascurato che sintetizza l’importanza delle premesse rispetto al “trial” nel detto “junk in, junk out”.

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@ DiogeneBright. Hai ragione, chi si occupa delle finanze di una multinazionale in USA è come un venditore di palloncini da noi. A proposito di mestieri usuranti, che voi pannelliani facciate i galoppini degli USA anche nel caso Kerchner è un indizio utile alla ricostruzione storica, mettendo da parte le risultanze giudiziarie.

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26 giugno 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Amendola “L’Enciclica ‘Laudato si’’, Papa Francesco e Berlinguer”

@ Elcondorpasa. Berlinguer, quello che predicava le virtù repubblicane e anticapitaliste stando – parole sue – “sotto l’ombrello della Nato”. La stessa balda posizione – la bocca a sinistra e il sedere sotto l’ombrello atlantico – di tanti magistrati, intellettuali, leader spirituali, etc. ai quali dobbiamo buona parte del successo del nostro Paese.

@ Nokia. Quello stesso che, avvisato dell’imminente attentato terroristico alla Questura di Milano del 1973, tacque, e lasciò che avvenisse, come era nella volontà dei servizi, mentre tramite G. Pajetta intratteneva buoni rapporti col capo dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale, D’Amato, emissario della CIA. Renzi non è un mutante, ma il prevedibile frutto dell’albero. L’ubertoso albero dei doppiogiochisti.

@ Nokia. Non mi drogo. Il fatto è riportato in un’ordinanza di un collega di Amendola, il giudice Antonio Lombardi. Non so se ho ferito un nostalgico nelle sue illusioni o se ho dato a un ruffiano il modo di ricevere un altro buono pasto.

@ Nokia. E allora? L’articolo conferma quanto dico. Lei non potendo confutare ricorre all’attacco ad personam. Berlinguer, grande figura. Apprezzato anche dai “nemici”: un mese prima del sequestro Moro viene invitato da N Birnbaum, ritenuto collegato alla CIA, per tenere conferenze in USA. Al suo posto manda un altro, tale Napolitano. Diversi commentatori, affetti evidentemente dagli stessi gravi disturbi che lei diagnostica a me (Chessa, Pinotti, Santachiara), hanno collegato ciò alla fine di Moro, e alle susseguenti fortune dei “comunisti” “preferiti”. Lei si deve stordire con alcool o altro per fare questo suo lavoro o ormai ci ha fatto il callo? O è nato con la vocazione?

@ Nokia. Non credo che le obbedienze che hanno gestito l’assassinio di Moro abbiano a che fare con le scie chimiche. Non ho mai considerato il tema delle scie chimiche. Lo ignoro, supponendo a priori che probabilmente sia una di quelle bufale di disturbo, che servono ad aggiungere confusione, mescolandosi alle verità sporche e così mimetizzandole, giustificando la tesi che chi controinforma sul potere non è che un “complottista”. Eh, i comunisti atlantisti, un colossale bluff, uniscono i metodi della propaganda stalinista a quelli delle multinazionali di pubbliche relazioni occidentali.

@ Cesby. A Civitavecchia la gente venera le statue della Madonna che piangerebbero sangue, e il Procuratore della Repubblica venera l’asserito anticapitalismo di Berlinguer (v. infra). Tutti insieme lodano il papa “ecologista” come leader spirituale e politico. I fedeli saranno anche brava gente, il Procuratore ha dei meriti. Ma sembra che in Italia siamo condannati a vivere in un perenne Seicento manzoniano.

@ G. Amendola. Il suo elogio di Berlinguer e l’accostamento tra il segretario del PCI e papa Bergoglio mi hanno fatto ricordare di un altro magistrato, del quale non ricordo il nome, che tanti anni fa in un’intervista paragonò la situazione italiana, sul terrorismo, a un fiume che, date le increspature prodotte in superficie dal vento, sembra scorrere in un verso, mentre in realtà scorre nel verso opposto. Se vogliamo un futuro dove si pensi con la propria testa, e ci si possa fidare della testa di altri su questioni sulle quali non sappiamo giudicare, bisogna privilegiare la coerenza tra ciò che appare e ciò che è. Ci sono stati casi di coerenza, pagata cara, anche tra i comunisti e i cattolici. E’ alle loro posizioni lineari, anziché ai trompe l’oeil della politica di successo, che va la mia ammirazione.

F. Pansera

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31 ottobre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Raffaele Sollecito al congresso dei Radicali: “Il carcere è una scuola di reclutamento per la mafia” “

Se possiamo ricevere l’edificante predicazione di questo nobile difensore degli oppressi dobbiamo ringraziare i radicali panneliani, che hanno a preso a cuore il suo caso; proprio come nel 1987 presero a cuore quello di un’altra limpida figura vittima del Moloch giudiziario, Licio Gelli. E dobbiamo ringraziare quell’altra forza politica altrettanto sensibile alle brezze atlantiche, la magistratura, che nella persona del giudice Claudio Pratillo Hellman ha avuto la felix culpa di impedire, con un ragionamento da manuale – da manuale degli errori di ragionamento quantitativo in ambito giudiziario* – l’acquisizione di informazioni di conferma che ci avrebbero fatto correre il rischio sciagurato di essere privati della voce di questo apostolo del Bene.

* The Case of Meredith Kercher: The Test That Wasn’t Done. In: Schneps L, Colmez C. Math on trial. How Numbers Get Used and Abused in the Courtroom. Basic Books, 2013.

@ Flipper. Sia la materia tecnica – il calcolo delle probabilità – sia la gravità di ciò che è in gioco, le responsabilità sullo sgozzamento di una ragazza per motivi abbietti, non si prestano ai riassunti. Posso però mandare copia del capitolo in oggetto a chi me lo richieda, alla email: menici60d15@gmail.com.

@ The Marvelous. Ho assistito in un altro caso celebre alla riduzione deliberata – e non giustificata, se non con argomenti di comodo – dell’informazione di laboratorio disponibile, a favore dei colpevoli, con l’avallo della magistratura. Uno statistico ha chiamato “pruning”, “potatura”, questo ridurre lo spazio degli eventi, cioè il modello a priori di realtà oggetto del giudizio. “Potare” i fatti, rinunciandovi, o distruggendoli, o ignorandoli (quando non mettendo a tacere voci scomode con sistemi piduisti) può essere indice di cattiva fede, costituendo sistema di manipolazione molto efficace. Come alterazione delle premesse, (ubiquitaria nella medicina commerciale) il pruning è potente e poco vistoso.

Mi “rassegno” a vedere che Sollecito, Gelli, la Cassazione che ha assolto Sollecito (e che in precedenza ha giudicato la P2 non pericolosa), i radicali e altri che stanno facendo di Sollecito una guida etica stiano dalla stessa parte, che passa per essere quella giusta ma non è la mia. In questi giorni si sta celebrando Pasolini. Che scrisse: “contro gli uomini politici si scrive … tutti abbiamo il coraggio di parlarne perché sono cinici, furbi … e grandi incassatori” ma sui “magistrati tutti stanno zitti, civicamente e seriamente zitti. Perché?” Credo che le responsabilità dei magistrati nell’imprimere al Paese la cattiva rotta che sta percorrendo, la consonanza dei loro atti con gli interessi di poteri extraistituzionali, siano fortemente sottovalutate.

@ The Marvelous. Se si vuole criticare i magistrati è utile distinguere, come è stato proposto per i medici, tra “output” ovvero ciò che producono, e “throughput” ovvero il lavoro che vi mettono. Il loro output, la “produzione” di giustizia, è spesso insoddisfacente. E non è che a un throughput intenso e sofisticato corrisponda necessariamente un buon output. Non conosco il diritto (ma conosco gli interventi business-friendly dei magistrati in medicina); vedo da tanti anni come in medicina spesso throughput mastodontici ed esoterici portino ad output nulli, nocivi o disonesti. Conosco bene questi appelli a chinare il capo davanti a formule liturgiche. Qui però lo stesso operato tecnico dei giudici è stato riportato in un libro specialistico, non di diritto, ma di matematica applicata in contesti giudiziari, come esempio di errore madornale.

Non sono per partito preso contro i magistrati; e temo la Cariddi di chi li vuole imbrigliati a tirare il carro del potere non meno della Scilla dei loro abusi corporativi. A volte ho difeso le loro sentenze, es. quelle di condanna per le false rassicurazioni “scientifiche” sul terremoto dell’Aquila, prima che venissero ribaltate, date le pressioni, di portata internazionale. Lei chiama in causa la sua esperienza. Potei parlare della mia; per la quale posso affermare con sicurezza, pur non essendo laureato in astrofisica, che i magistrati, quando si sono certi interessi e certe pressioni, tendono a dire che a mezzogiorno è buio.

@ The Marvelous. o non conosco il diritto, e dico che la sentenza di primo grado per il terremoto dell’Aquila condannava, giustamente, i responsabili per le loro rassicurazioni, consapevolmente forzate. Condannava per gli effetti tragici di una sconsiderata hubris burocratica che portò a credere di poter fare i prepotenti anche con la probabilità; un’entità che noi umani maneggiamo male, e va quindi trattata con la massima circospezione. Lei che il diritto lo conosce risolve sostenendo che la sentenza era “un obbrobrio” che condannava un “mancato allarme”, affermazione calunniosa verso quei magistrati. Io non conosco il diritto – disciplina che rispetto e ammiro – e considero nel caso Kercher il tema della rinuncia all’aumento del valore predittivo con la ripetizione di un test. Lei che lo conosce ripete il tema abusato dei singoli magistrati che sono uomini come tutti, e che quindi nel loro lavoro sono come dei reucci, e possono essere preda di passioni, miserie, etc. Per me i magistrati, categoria da selezionare tra gli “aristoi”, ricevono un consistente stipendio statale come corrispettivo per l’esercizio della loro funzione in maniera imparziale; formano una struttura, pagata dai contribuenti, e vanno valutati come componenti di tale struttura, e insieme alla struttura che li integra e li governa. Credo proprio che parliamo di due discipline diverse. E che gli “opportuni distinguo” che lei afferma di riuscire a fare siano troppo “opportuni”. Arrivederci.

@ The Marvelous.Ma io non ho parlato di “chi” debba valutare i magistrati. Ho detto “come” andrebbero valutati, chiunque li valuti e in qualunque sede, osservando che è scorretto accettare di considerarli tanti singoli reucci, secondo il luogo comune del “i magistrati sono uomini come tutti” che lei ripete, quando sono parte di una struttura, espressione di una istituzione. E sono pagati per comportarsi come ci si aspetta da un magistrato.

Non studio le “388 pagine” della sentenza dell’Appello perché non sono in grado di valutarle. Infatti al tempo dell’assoluzione qui su Il Fatto (8 ott 2011) mi sono astenuto dall’unirmi ai tanti che criticavano la sentenza; ma ho riportato la mia esperienza personale, conforme a precedenti storici, del trattamento di favore che i voleri USA, anche illeciti, ricevono dai magistrati; e di come le perizie siano spesso manipolate. Un argomento, una sentenza, è come un recipiente, che può essere solidissimo, ad un esame lungo e accurato come quello che lei mi invita a compiere, sul 99,9% della sua superficie. Ma se ha un buco alla base perderà non lo 0,1% dell’acqua, ma molto di più, fino al 100%. Un buco del genere l’ho trovato, casualmente, nel libro che cito sul ragionamento probabilistico in campo giudiziario. Se le 13 pagine della trattazione non sono troppo poche per Lei, gliene posso mandare copia. Arrivederci.

@ The Marvelous. Io parlavo dell’umanità del giudice come giustificazione al suo arbitrio. Penso sia preferibile che i giudici non siano esposti ai possibili ricatti di chi è forte, con l’estensione della responsabilità civile; però dovrebbero essere controllati seriamente all’interno; e dovrebbero esserci misure preventive, a partire dalla selezione, che deve essere continua, e dall’obbligo di rimanere estranei a gruppi di potere, cordate, etc. Non cause di routine contro i giudici, ma espulsioni di routine via CSM.

I magistrati, come ha scritto un magistrato, Edoardo Mori, sono partecipi del gioco delle perizie. Es. ho visto che “sanno che le perizie sono sempre di parte” eppure, o per questo, affidano la perizia della Procura proprio al professore di medicina legale dello stesso policlinico dove sono accaduti gli atti (gravissimi e ignobili) che andrebbe indagati.

Non racconti a me che i giudici motivano le sentenze. Firmano atti con conseguenze equivalenti ad una proscrizione, capovolgendo sentenze minuziosamente motivate, senza un rigo di motivazione, quando si tratta di fare un altro piacerino alle stesse forze interessate all’assoluzione della Knox. Ovviamente giustificando la laconicità con il genere di inattaccabili spiegazioni procedurali delle quali lei è maestro.

Prendo atto che per lei non ci sono state parzialità dei giudici. La invito a non fare come i prelati che si rifiutarono di guardare nel cannocchiale di Galilei, e leggere il libro che segnalo. Arrivederci.

@ The Marvelous. In medicina la grande maggioranza delle diagnosi si fa sulla base della storia clinica. Qui la “storia clinica”, fino alla sentenza di 1° grado, portava a ritenere che i due fossero colpevoli. Certo, il giudizio d’appello può, come a volte indagini supplementari nella diagnosi clinica, ribaltare il primo giudizio. Ma è singolare che ciò sia stato ottenuto bloccando un test di laboratorio utile e forse dirimente. Mi sono imbattuto nella descrizione come errore della rinuncia alla ripetizione dell’esame del DNA occupandomi della rinuncia ad acquisire dati disponibili da parte di chi deve giudicare in uno stato di incertezza: diagnosi cliniche, progetti di ricerca; o decisioni giudiziarie. La riduzione selettiva dell’informazione è un potente bias, che può avere natura anche volontaria e illecita. Es. il publication bias a favore dell’industria biomedica, che ha contribuito a fare denunciare da esperti come falsi la maggioranza dei risultati della ricerca biomedica. Lei risponde che solo i giuristi possono giudicare la ricostruzione dei fatti operata dai giudici. Sarebbe precluso al profano sostenere che vi è sostanziale differenza tra l’affermare positivamente che non ci sono rischi sismici e il mancare di prevedere un terremoto Questo suo volere estromettere la critica su aspetti tecnici non giuridici, per annetterseli come territorio giuridico, mi pare anch’esso una forma di quella potatura dell’informazione che è cattivo segno quanto a ricerca disinteressata della verità.

@ The Marvelous. Se uno fa una fesseria o una manipolazione extragiuridica, poi non può appellarsi alle competenze giuridiche per conferirle una immunità. Il diritto è una cosa, i fatti un’altra. Questa pretesa che la ricostruzione giudiziaria della realtà non sia criticabile, se non da giuristi, è ridicola e perniciosa.

Io la sentenza l’ho letta appena me l’ha segnalata. (Un altro motivo di perplessità è il “corax” – argomento tipico delle difese – per il quale se il coltello in oggetto fosse l’arma del delitto non sarebbe stato conservato dall’omicida). Legga lei una buona volta come il magistrato abbia impedito la conferma del test che mostra il DNA di Meredith sul coltello di Sollecito, e come questo costituisca un errore, diritto o non diritto.

Faccio inoltre presente che in un caso come questo, dove il risultato, “l’output” che conta, l’individuazione e la condanna di tutti i colpevoli, è stato mancato, atteggiamenti di sicumera sull’asserito buon esito dell’azione giudiziaria sono fuori luogo. Stiamo comunque parlando di un fallimento della giustizia. E i fallimenti, lei lo sa, possono avere varia natura. Arrivederci.

@ The Marvelous. Bene, ormai lei è in arringa. Non sono io ad argomentare a tesi. Solo pochi appunti. Davanti a un risultato che non può essere casuale, il profilo fedele del DNA di Meredith sulla lama del coltello di Sollecito, si rinuncia ad aumentare il valore predittivo del test. E’ falso quanto lei afferma, che la contaminazione della lama del coltello col DNA di Meredith “si è stabilita”: nella sentenza della Cassazione è meramente ipotizzata la possibilità, in astratto.

Vero è che a indagini in più punti “maldestre”, si sia combinata, come il cacio sui maccheroni, una “acribia” da inquisitori domenicani dei giudicanti; che davanti a un profilo del DNA sulla lama del coltello di Sollecito sovrapponibile al DNA di Meredith con una probabilità che il reperto sia casuale così bassa da essere trascurabile, modificano la teoria delle probabilità, almeno quella che deriva dagli assiomi di Kolmogorov, evitando così di rafforzare il significato del test, qualunque fosse il risultato; e che danno agli avvocati difensori il destro di asserire falsamente che “si è stabilita la contaminazione” applicando la teoria della sottodeterminazione di Duhem; teoria con la quale si può negare a piacimento la certezza di qualsiasi osservazione, es. classico anche che le immagini nel cannocchiale di Galilei fossero vere. Interessante, in questa epistemologia giuridica, pure il concetto che se un test va a sfavore dell’assistito non si dice “positivo” ma “preordinato”. Buon lavoro.

@ The Marvelous. Troppo buono. Ma non dovrebbe essere motivo di riflessione e allarme una contrapposizione tra scienza e diritto nella valutazione di prove scientifiche fondamentali?. In realtà, oltre alla scienza e al diritto ha agito la tecnica delle strategie di comunicazione; che condizionano pesantemente la ricerca biomedica; e anche il diritto, vedo. La ditta Gogerty and Marriott, di Seattle, della quale si è servita la famiglia Knox, ha curato in particolare il punto dolente del DNA di Meredith sul coltello di Sollecito, seminando a riguardo sui media falsità, in base alle quali si sono diffamati gli investigatori, dipinti come degli stupidi per questo reperto (Schneps e Colmez, cit.). Falsità del genere di quelle, comprensibili, degli avvocati della difesa: il DNA in oggetto non era “alterato” né “sovrapposto” né “contraddittorio”; e il test non si è voluto ripeterlo. Al contrario, i giudici, e con loro i periti ai quali si sono appoggiati nel cancellare la prova, non spiegano come sia risultato l’elettroferogramma di Meredith dalla lama del coltello di Sollecito; forse consapevoli che contra factum non valet argumentum, e che argumenta presentabili non ce ne sono. Spiace che tra le due, la scienza e la propaganda commerciale, il diritto dei magistrati, il diritto che i magistrati adottano in questi casi, sia entrato in sintonia più con la seconda che con la prima (Schneps e Colmez, cit.). Arrivederci.

@ The Marvelous. Il coltello con l’impronta genetica di Meredith sulla lama è stato trovato nell’abitazione di Sollecito. Lei, che conosce l’ambiente dall’interno, dice che i magistrati inquirenti sono stati degli incapaci, mentre i giudici di Cassazione sarebbero esenti da colpe, e “tutto quadra” in quanto asseriscono. Anni fa ho osservato, a proposito di altri fatti, che in medicina a volte alcuni leader di consumata esperienza praticano la “negazione del conseguente”, che ha la forma logica: “A”; “se A allora B”; quindi “non B”; e che consiste nello svelare o dimostrare una cosa grave, per poi non trarne le necessarie conclusioni sulle responsabilità ma al contrario negarle con un escamotage preordinato. In pratica un dire “mostro ciò di cui sei colpevole e ti assolvo con un cavillo”. Una cosa del genere può accadere anche in sede giudiziaria, e anche in Cassazione. Ebbe questa forma quello che fu detto “un paradosso del diritto”, l’assoluzione nel dopoguerra degli assassini dei fratelli Rosselli, stigmatizzata con parole di fuoco da Salvemini, attuata dai magistrati giocando sulle motivazioni, con una palese contraddizione tra le risultanze del processo e la sentenza (Franzinelli M. I tentacoli dell’Ovra. Boringhieri 1999).

@ The Marvelous. A mia volta posso citare come tante storture e frodi della ricerca biomedica siano determinate da premesse e scelte inziali errate. Errori che si potevano e si dovevano evitare, ma erano e sono vantaggiosi sul piano del profitto. A volte riconosciuti, dopo decenni. Qui appare che ci sia stato quel fenomeno detto del “suicidio” dell’azione giudiziaria, che è stata fatta andare male (con una “sciatteria” nelle indagini, con un “rigore” ingiustificato alla fine). Non penso si possano ignorare gli USA; la cui ombra – lo dico anche per esperienza diretta – porta i magistrati, per non parlare delle forze di polizia, ad applicare un “Codice Atlantico”; che non ha nulla a che vedere col genio leonardesco.

@ The Marvelous. Dai magistrati e dagli altri inquirenti come cittadino non mi aspetto che prima operino in modo da lasciarsi dipingere dalla stampa internazionale come dei cialtroni, e poi all’opposto applichino un “rigore” così estremo da venire riportato in un testo internazionale come esempio di errore di ragionamento che fa perdere a un procedimento giudiziario la possibilità di fare luce e quindi giustizia. La variabilità degli standard giudiziari qui ha compreso entrambe le codine patologiche di una gaussiana o altra curva già troppo poco puntuta.

Sulla “spe et metu”, che, io lo vedo, animano i magistrati, ma che, dice lei, il diritto rifiuta di considerare perché non sono dimostrabili, e non sono dimostrabili perché non misurabili (!); ciò va ad aggiungersi, come il contributo di un giurista, alle perle sull’uso retorico della misura, frequente in campo scientifico. Attualmente, o nel delirio attuale, si vogliono usare i cani per diagnosticare “scientificamente” il cancro e altre malattie con l’olfatto, sulla base di studi quantitativi *. (Sta collaborando all’impresa anche il Centro militare veterinario del nostro esercito). Chissà, forse allora si potrebbero fare annusare oltre che le urine dei pazienti anche quelle dei magistrati, per verificare, con standard che dovrebbero essere adeguati anche al diritto, il loro stato psicologico.

* Trained Dogs Sniff Out Thyroid Cancer With High Accuracy. Medscape, 9 marzo 2015.

@ The Marvelous. Che alle mie critiche, e alle critiche di altri che cito, al brillante procedimento giudiziario sull’assassinio di Meredith si risponda con una diagnosi psichiatrica rivela il valore di quel “diritto” che è il suo strumento, e che a quanto dice condivide con i magistrati. E che a mio parere, senza dubbio manifestazione della mia attuale condizione di “pazzo visionario”, non ha interrotto la violenza vile subita da Meredith ma ne è stato un prolungamento.

@ The Marvelous. Può aggiungere tutto il fragore bandistico, gli insulti e le insolenze che vuole, ma in questa vicenda continua a sentirsi, al posto della voce amica della giustizia, il parlottio degli scellerati e degli iniqui.

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2 febbraio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Adriana Faranda a corso di formazione per magistrati. Che protestano: “Assurdo” “

“Tra il materiale sequestrato ai brigatisti Valerio Morucci e Adriana Faranda dopo il loro arresto (29 maggio 1979) c’era l’indirizzo e il numero telefonico dell’abitazione di monsignor Marcinkus, nonché l’indirizzo e il numero telefonico di padre Felix Morlion (agente della Cia), ai quali l’autorità giudiziaria non ha mai rivolto alcuna domanda”. “Per confutare la perizia sulla mitraglietta Skorpion utilizzata per uccidere Moro, Valerio Morucci e Adriana Faranda si sono avvalsi di un perito di parte legato al servizio segreto militare: tale Marco Morin, estremista di destra, appartenente a “Gladio”. (Sergio Flamigni, La tela del ragno e Convergenze parallele).

La Faranda alla scuola dei magistrati? L’ambiguità della situazione riflette l’ambiguità della grande maggioranza dei burocrati giudiziari, che mentre vanno dicendo di essere colleghi di Alessandrini e Occorsio stanno invece allineati e coperti rispetto ai poteri che muovevano i fili allora e continuano a muoverli oggi. E’ una presenza proficua per i giovani giureconsulti: li aiuta ad apprendere l’arte di articolare le categorie reali con le categorie dichiarate, che sono tra loro opposte e incompatibili. Ed e’ istruttivo anche per il pubblico.

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21 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Piercamillo Davigo: “Magistrati uccisi? È accaduto perché chi delinque ha trovato sponde in alcuni apparati dello Stato” “

Credo che per molti dei magistrati che sono stati uccisi – col supporto logistico dei servizi – il movente ultimo sia stato quello di epurare ed educare la classe dirigente di una nazione subalterna. Come per altri omicidi politici, la caratteristica che ha fatto del magistrato un bersaglio è stata una spontanea indipendenza rispetto a quei poteri forti sovranazionali che controllano il Paese; e che in genere possono contare su una magistratura compiacente.

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25 febbraio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post ““Mani pulite-25 anni dopo”, il libro. Dai pm “manettari” ai “comunisti salvati”, ecco le post verità su Tangentopoli”

Mani pulite ha fatto sì che al momento giusto una vecchia mafia politica, tarata su un’economia keynesiana, divenuta obsoleta per la mutata situazione storica venisse rapidamente scalzata e sostituita da “viddani” adatti al corso liberista successivo alla Caduta del muro. Ottenuto il cambiamento tutto è stato nuovamente “blindato”. Dalla calata di Napoleone alla Resistenza, le speranze di palingenesi accese dal vento di interessi stranieri durano poco. Secondo Barbacetto, Gomez e Travaglio, ai quali dobbiamo puntuali ricostruzioni giornalistiche dei fatti giudiziari e politici, Mani pulite fu “una grande, ma ordinaria azione giudiziaria”; un’epopea spontanea da ricordare e celebrare. Io chiamo “tolemaicismo” lo spiegare i grandi cambiamenti della storia repubblicana in termini nazionali, interni; con argomenti complessi, dotti e ingegnosi, che ricordano la teoria tolemaica degli epicicli e degli eccentrici con la quale si sorreggeva, validamente sul piano logico, il falso modello geocentrico del moto degli astri. Non vi fu complotto, dicono. Bisogna ammettere che, data l’ansia di compiacere gli USA che alberga in tanti, a cominciare da magistrati, CC e Viminale come sa chi ci capita, se vi è stato un disegno tutt’al più la CIA lo avrà affidato ai suoi tirocinanti del primo anno.

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21 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Piazza della Loggia, la Cassazione conferma l’ergastolo per Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte”

Un indicatore degli effetti del ritardo della sentenza, un modo per comprendere quanto questa giustizia incida sul fiume della Storia, è ottenibile sottraendo dalla data dell’evento la distanza in anni tra evento e sentenza: 1974-43=1931. Tra la strage e la sentenza è passato tanto tempo quanto ne è trascorso tra il 1931 e la strage. Quanto pesava nel 1974 il 1931, quando l’Italia, largamente rurale, era sotto Mussolini. La violenza di Stato era autoctona e dichiarata: Gramsci osservava il mondo da una cella. Hitler doveva ancora prendere il potere. Gli USA si dibattevano nella grande depressione. L’Ucraina di Stalin stava entrando in carestia.

Un alto magistrato a Brescia ha affermato a una conferenza – essa stessa manifestazione delle mortifere strategie dei poteri forti – che se sente dire che la strage è stata lasciata impunita dalla magistratura “diventa scortese”. E’ possibile riconoscere dei meriti alla sentenza, che i fan dei magistrati magnificheranno. Ma conoscendo quanto è attualmente vasta e radicata la rete delle complicità istituzionali coi poteri che nel 1974 vollero la strage e che in questi cinque decenni hanno ordinato altre operazioni deleterie, conoscendo il doppio gioco delle autorità che ogni anno si mostrano sul palco alle commemorazioni, a me la sentenza pare una foglia di fico, un belletto su un volto grinzoso, una maschera di rispettabilità data ai tirapiedi perché meglio proseguano i loro servigi per gli affari dei nostri giorni.

@ Paola. Ma le verità sono davvero così complesse che non bastano 50 anni a trovarle? Per Pasolini – novembre ’74 – “non è poi così difficile”. Le verità su molti misteri d’Italia sono come la meccanica celeste: riguardano sistemi di forze molto grandi ma relativamente semplici in linea di principio, anche se la descrizione dettagliata può richiedere calcoli avanzati. (Chiamo “tolemaicismo” l’arte, simile alle spiegazioni ad hoc dell’astronomia geocentrica, di spiegarle in termini nazionali, ignorando la “massa gravitazionale” dell’ “astro” USA). L’importanza dell’azione giudiziaria andrebbe valutata considerando i suoi effetti sulle stragi e gli omicidi politici, che hanno potuto proseguire per decenni, fino a che sono stati utili; e gli effetti sull’influenza di poteri sovranazionali sull’Italia, oggi più forte di allora; e non contrastata, tutt’altro, dalla magistratura. Quanto all’indomito coraggio dei bresciani, osservandone da 24 anni i comportamenti ho sviluppato l’idea che queste stragi siano servite anche a “vampirizzare” la popolazione, facendone un docile collaboratore dietro alla retorica; la stessa retorica che oggi fa celebrare la sentenza. Forse nel decidere i luoghi degli eccidi gli uffici di guerra psicologica hanno considerato anche il carattere, qui diciamo “pragmatico”, di alcune cittadinanze.

 

Massoni e legalità

11 marzo 2011

Blog di Alessio Liberati su “Il Fatto”

Commento al post “I massoni e la legalità” del 15 feb 2011

Il magistrato Alessio Liberati, articolista de Il Fatto, ha scoperto sul sito web del “Grande oriente democratico” massoni che ringraziano la magistratura e vogliono essere paladini del bene. Ciò gli è stato confermato dal capo di quella massoneria.

Il dr Liberati si è così convinto che c’è anche una massoneria “buona”; non mi intendo delle varie confessioni massoniche, ma la sua visione del mondo sembrerebbe un po’ alla “Heidi”. E’ vero che lo stesso Cordova, che ha denunciato -inutilmente- i tanti magistrati massoni, ha scritto che bisogna ben distinguere tra massoneria deviata e massoneria in sé. Può  cominciare il gioco delle cocuzze: quante “mele marce” nella massoneria ? Il 99%. E perché il 99%? E quante sennò? Il 2%. E perché … etc.

Il dr Liberati augura l’inizio di “una collaborazione sincera e duratura tra massoneria e magistratura”. La collaborazione c’è già, ed è di lunga data. Della tradizionale appartenenza della vecchia guardia della magistratura alla massoneria parla l’inglese Dickie in un libro intitolato “Cosa nostra. Storia della mafia siciliana”.

Per vicende personali, posso testimoniare della collaborazione ai nostri giorni. Si possono ricevere da “esoteristi” velate minacce massoniche di rovina, appoggiate dall’affermazione contestuale che le liste dei massoni vengono depositate presso le Procure della Repubblica; (e che tra gli iscritti ci sono le cariche più alte dello Stato). Vedo che la magistratura, nel procacciarsi i favori della massoneria collaborando ai suoi intrighi, ottiene livelli di criminalità e abiezione irraggiungibili dai delinquenti comuni. Quando ci sono in ballo interessi curati dai “fratelli”, con certi magistrati può essere come finire nelle mani di sequestratori. E il sequestrato non torna a casa se li vede senza cappuccio: cioè col cappuccio massonico.

https://menici60d15.wordpress.com/2010/01/25/semiotica-del-potere-via-craxi-palazzo-di-giustizia-zanardelli-e-le-“sedi-disagiate”/

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Blog di Alessio Liberati su “Il Fatto”

Commento al post “Massoneria e Opus Dei al Consiglio di Stato? del 6 gen 2011

Provenzano e Cavataio

Che si siano legami tra massoneria e Vaticano non dovrebbe stupire il dr. Liberati; è un dato noto che dovrebbe fare parte del bagaglio di conoscenze e consapevolezza di qualunque magistrato, in un’Italia dove abbiamo avuto la P2 e Andreotti, lo IOR, Calvi e Marcinkus; dove un papa, Montini, addentro al mondo dei servizi, la cui elezione è stato scritto fu decisa nella villa del piduista Ortolani, fece “pochino” per salvare Moro. Dove abbiamo visto il cardinale Pio Laghi amico e consigliere dei piduisti argentini che scaricavano i desaparecidos dagli aerei nel Rio della Plata. I magistrati che non sapessero questo potrebbero informarsi presso Elia Valori, figura molto seguita dai nostri tutori della giustizia.

Sembra che sopra le nostre teste sia in corso un ricambio e un riequilibrio interno al sistema. Il candore di Liberati, e la fonte massonica della notizia sugli intrecci tra massoneria e Opus dei nel Consiglio di Stato, scoop per me sconcertante quanto la rivelazione che Ruby e la Minetti non sono pure e illibate, fa pensare che la lotta tra fazioni massoniche possa essere usata per fare passare l’idea di una massoneria buona che si oppone ad una cattiva; con quest’ultima unica responsabile dei crimini che queste reti di potere, qualunque sia la loro composizione, commettono per mantenere l’Italia sotto un tallone di ferro. Operazione che in verità richiede poco sforzo: con questa propaganda gli innumerevoli ruffiani sanno che ci sono nuovi dòmini dei quali divenire clientes. Per gli altri questi giochi sono paragonabili a quelli tra Provenzano e Cavataio a fine anni Settanta, o tra i “viddani” e la vecchia mafia intorno al 1980.

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20 settembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Liberati “Giudici amministrativi: ancora scandali legati alla massoneria” del 19 settembre 2013

Che ci sia del marcio in Danimarca è risaputo. Forse non si sa, o si sottovaluta, quanto gravi, quanto eversive possano essere le conseguenze degli atti giudiziari pilotati mediante legami massonici. I rapporti tra giudici amministrativi e massoneria sono disgustosi.

Ma non è molto limpido che un giudice dello Stato si associ ad un gruppo massonico emergente nel denunciare le “troppe” deviazioni “dall’ethos massonico” di altri magistrati legati a obbedienze massoniche tradizionali.

Né che, mentre parla delle affiliazioni massoniche dei magistrati, cioè della subordinazione dei magistrati ai poteri e agli interessi – a volte criminali – dei quali la massoneria è tramite, “condivida le preoccupazioni” di un “ven.” (“venerabile”) sul rischio di limitazione della “libertà di associazione”.

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Il carattere vassallo degli italiani e i magistrati massoni

@ giuliog02. E’ vero che la massoneria non è per uomini liberi. Non siamo sotto gli austriaci o sotto Mussolini, e la massoneria rispetto ai poteri egemoni non è esattamente una carboneria. Il massone comune ha l’animo del vassallo: vuole servire ciecamente il potere superiore e rivalersi su quelli che considera i sottoposti.

Un orientamento che purtroppo costituisce “l’autobiografia degli italiani” più ancora della mentalità fascista, che ne è un caso particolare. L’italiano vuole essere signore, nel senso di feudatario, sia pure come l’ultimo valvassino. La concezione gerarchica della società rende affini l’usciere e il ministro, il magazziniere e il presidente di tribunale, passando per i gradi intermedi.

I massoni in giro, lungi dall’essere portatori di un’alterità morale, possiedono lo spirito del vassallo in forma accentuata, qualche volta in grado “eroico”. Un magistrato che si aggrega alla massoneria, o a qualsiasi altra parrocchia o consorteria simil-massonica, non solo è un magistrato al guinzaglio; è anche un magistrato mordace, con chi sa di potere mordere. E’ una persona fatta di un materiale umano poco pregiato, le cui caratteristiche sono l’opposto di quelle che servirebbero per l’importante funzione di giudice.

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19 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Barbacetto “Massoneria al voto, con lo spettro della ‘ndrangheta”

Da “Mafia come ordinamento giuridico”. In: S. Lupo. Storia della mafia. Donzelli, 1996:

La relazione tra mafia e massoneria va al di là dell’occasionale presenza di qualche boss tra i liberi muratori.
Tra mafia e massoneria c’è un legame storico, oltre che funzionale.
Dal concetto massonico di “umanità” deriva quello camorristico di “umiltà”, vale a dire subordinazione ai voleri dell’organizzazione; da qui, attraverso la conversione della “l” in “r” tipica del dialetto siciliano, verrebbe la parola “omertà”.

V. anche: Poteri segreti e criminalità. L’intreccio inconfessabile tra ndrangheta, massoneria e apparati dello Stato. M. Guarino. Donzelli, 2004, dove si usa il termine “massomafia”.

“Il piduismo ha permeato di sé buona parte della massoneria italiana, come se tante piccole P2 fossero germinate ovunque, nelle principali città”. A. Cordova. Da “Occhio alla P3”. In: F. Forgione, M Mondani. Oltre la cupola. Massoneria mafia politica. Rizzoli, 1994. Libro sui legami massoneria-ndrangheta.

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29 luglio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Pellizzetti “Riforma del Senato: Camera dei Lord, Rotary o massoneria?”

Le istituzioni di copertura

Pellizzetti si avventura, con la verve che gli è propria, nel concetto di “istituzioni di copertura”: che si presentano come istituzioni democratiche, ma sono in realtà il braccio istituzionale di interessi particolari. La massoneria, certo. Ma questa a sua volta è un corpo intermedio, composto per lo più da persone il cui rapporto tra ambizioni e meriti ricalca la distribuzione dei pesi in un misirizzi. A dettare gli ordini non sono conciliaboli di incappucciati, ma i grandi interessi senza volto dell’economia globale; che i misirizzi incappucciati fiorentini, lombardi, calabresi, etc. servono, per tornaconto.

Altre istituzioni, oltre a quelle del governo e del parlamento, si stanno avviando a divenire mera copertura quando sono in gioco grandi interessi. Es. in medicina forze di polizia e magistratura stanno operando, in maniera non meno spregiudicata e abusiva di quella dei politici, al servizio della trasformazione richiesta da grandi interessi liberisti. (Es. l’operazione Stamina: v. “Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale”).

Se, come gli verrebbe spontaneo, il cittadino ossequioso dello Stato di diritto riconosce come legittime le istituzioni di copertura, si sottomette in realtà ai poteri retrostanti. Se le disconosce, non accettando questo sovvertimento dell’ordine democratico, può essere incasellato lui come eversore; come un ribelle, un anarchico. E può quindi essere perseguito con mezzi legali; intrecciati ai sistemi massonici.

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17 ottobre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Vaccini, “ministero valuta sanzioni per medici che li sconsigliano”. Poi la retromarcia: “Percorsi di concertazione”. Parzialmente censurato da Il Fatto

C’è un grande divario tra l’analisi scientifica delle vaccinazioni, es. la reale natura della teoria della memoria immunologica sulla quale si basano [1]; o i dati su una menomata capacità delle madri vaccinate di trasmettere anticorpi protettivi ai figli, che sono così resi più vulnerabili [2]; o su come la vaccinazione antinfluenzale possa ridurre la risposta immunitaria a susseguenti esposizioni [3,4]; e le grevi intimidazioni del ministro dell’industria medica Beatrice Lorenzin, che agita il manganello e subito lo nasconde dietro la schiena.

1 Zinkermagel RM et al. Protective ‘immunity’ by pre-existent neutralizing antibody titers and preactivated T cells but not by so-called ‘immunological memory’. Immnol Rev 2006. 211: 310.
2 Papania M et al. Increased susceptibility to measles in infants in the United States. Pediatrics 1999. 104: e59.
3 Skowronski, D. M., et al. 2010. Association between the 2008-09 seasonal influenza vaccine and pandemic H1N1 illness during spring-summer 2009: four observational studies from Canada. PLoS Med. 7:e1000258.
4 Choi et al. Reduced Antibody Responses to the Pandemic (H1N1) 2009 Vaccine after Recent Seasonal Influenza Vaccination. Clinical and Vaccine Immunology, 2011. 18: 1519.

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@ Gianluigi Loi. La sua risposta conferma le intenzioni illecite del governo, sostenendo che si possa sanzionare pesantemente un giudizio medico in scienza e coscienza, e ponendo come condizione per la non sanzionabilità la qualità scientifica (giudicata da chi ?) dell’evidenza a supporto delle critiche. (Aggiungo alla mia collezione di contraddizioni della medicina questa, per la quale la ricerca “buona” si valuta dalla copertina, cioè dagli indici bibliometrici; mentre quella scomoda si valuta nel merito, e per vedere se la sua presentazione a sostegno di una tesi non debba essere motivo di sanzione). La teoria che il medico debba basarsi esclusivamente sulla “evidenza” cioè sulle pubblicazioni, è riconosciuta come fallace e interessata. Ci sono ampie evidenze che l’evidenza è pilotata, esaltandoi risultati desiderati e sopprimendo quelli imbarazzanti, dall’industria. Editoriali sulle maggiori riviste discutono dei problemi di publication bias e non riproducibilità di tanta ricerca, e si pongono il quesito di come arginare questa degenerazione della scienza. Infine, posso testimoniare che proprio chi porta evidenze scientifiche può essere oggetto di rappresaglie inqualificabili, con atti e argomenti da fare arrossire qualunque funzionario onesto, tramite l’Ordine dei medici, i Carabinieri, e con la connivenza di quelli che dicono di essere colleghi di Falcone e Borsellino. Il principio seguito di fatto da chi occupa le istituzioni è il “superior stabat lupus”.

@ Gianluigi Loi. Furia francese e ritirata spagnola. Non vi si può accusare di essere degli integralisti fanatici; solo degli implacabili opportunisti.

@ Gianluigi Loi. Io non ho difficoltà a parlare anche con chi non ha buoni argomenti, e non capisce molto. Parlo perfino con quelli che oltre a ciò intervengono su temi riguardati soprusi e reati inzuppandoci il pane per raccattare un po’ di minestra.

@ Gianluigi Loi. Lei invece ha la logica e le doti morali adatte al governo a favore del quale semina sciocchezze e insulti. Un buon esemplare di Renzi-boy, o Lorenzin-boy.

@ Uva63. Può indicarmi le prove che il vaccino sia stato causa sufficiente, così lei lo rappresenta, della scomparsa del vaiolo? E gli argomenti per i quali un simile successo renderebbe lecito proibire la comunicazione al pubblico della valutazione critica degli altri vaccini, e il commettere atti persecutori illegali, a fini di censura, sul tema della salute, da parte del governo?

@ Uva63. Va bene, ma se le avanza tempo dal lavoro a maglia, le segnalo il pensiero di uno dei maggiori guru della spiritualità vegana, che ha scritto nella rivista “Guarire con gli aromi” che “la continua riduzione in incidenza e mortalità non sono stati direttamente collegati, nel tempo, all’immunizzazione”. Ah no, è stato un direttore generale dell’OMS (H Mahler. A demystification of medical technology. Lancet 1 november 1975). Come non detto, mi scuso, non volevo distoglierla, continui con i ferri.

@ Uva63. Dico “ferro” e le scatta l’antitetanica. Il tetano si sviluppa da quelle ferite infettate col batterio che permettono condizioni anaerobie. Che qualsiasi ferita da ferro arrugginito possa causare il tetano appartiene al folclore diffuso per vendere di più. Torni al suo lavoro sul sofà. Non c’è bisogno che mi informi che la sedentarietà aumenta il rischio cardiovascolare e che lei fa esercizio fisico e tiene sotto controllo il colesterolo con le statine.

@ Uva63. Le segnalo che si vogliono immettere sul mercato farmaci “nootropi” che potenzierebbero le facoltà intellettive anche nei sani. Non funzioneranno, ma approfitti. Male che vada, contatti i produttori, sono sicuramente in cerca di piazzisti.

@ Mattia Tedesco. Non basta agli epidemiologi, perché la causa della riduzione, avvenuta in concomitanza di un generale miglioramento delle condizioni di vita, e una generale riduzione della malattie infettive, può essere un’altra. O più cause possono avere concorso. Sul piano biologico, le malattie infettive non dipendono solo dall’agente infettivo, ma anche dall’ambiente e dallo stato dell’ospite. Sul piano logico, non è che all’introduzione di A segue B allora A è necessariamente causa di B. Non c’è bisogno di grandi competenze e capacità per capire come si possa giocare sulla successione temporale: “Mi fecero abile / e la guerra finì” (Buscaglione F, L’uomo dal whisky facile. Cetra, 1957).

@ Mattia Tedesco. Quanto ti ho detto non è oggetto di discussione in ambito scientifico. E’ la tua che è la versione “pulp” della scienza, errata per quanto diffusa. Se si volesse davvero fare chiarezza, dimostrare onestà di intenti, e dare ai cittadini il modo di giudicare, il ministero addetto, le associazioni di pediatri, e altri gruppi che vogliono imporre i vaccini minacciando sanzioni, o annunciando lutti e epidemie causate dalla disobbedienza ai loro voleri, dovrebbero pubblicare le loro tesi in forma scritta, non senza corredare ognuna delle singole affermazioni con le quali compongono i loro modelli, i loro allarmi e i loro ordini, dei dati e degli studi sulle quali le basano; anziché sguinzagliare chi come te diffonde idee sgangherate e crea una disinformazione che non è neutra rispetto al diritto alla tutela della salute.

@ Mattia Tedesco. Non basta “essere puliti” per evitare le malattie, e l’igiene pubblica non si riduce certo all’uso del sapone; anche se aiuta. In un blog di medici inglese mesi fa si è discusso dell’ossessione per l’igiene personale. Si esagera anche in questo. In USA amministratori delegati di ospedali vorrebbero sanzionare i medici che a loro dire non si lavano abbastanza spesso le mani. Appare che siano in corso varie campagne intimidatorie, come questa della Lorenzin che prende a pretesto i vaccini, per fare dei medici esecutori sempre più docili (ma ricompensati) dei voleri del business.

Tornando a te, ci sono varie misure preventive. In uno Stato sano, una delle misure sarebbe l’identificazione e il controllo delle motivazioni e di eventuali mandanti degli agitatori come te, che non si capisce se “ci sono o ci fanno” nel lavorare assiduamente per la disinformazione e la iatrogenesi.

@ Mattia Tedesco. Il mago Otelma è un dilettante rispetto all’associazione che servi come galoppino.

Eliminato da Il Fatto. @ Mattia Tedesco. Davvero lo fai gratis? De gustibus. Tra i “ciarlatani” che ho citato c’è un premio Nobel per l’immunologia. Devo convenire che tu, smanioso fan della Lorenzin, non hai niente a che fare con lui, nè con gli altri ricercatori che cito.

@ Mattia Tedesco. Citate così spesso Otelma perché avete necessità di vincere facile: Otelma, grottesco personaggio televisivo, si presta a fare sembrare seri e onesti per contrasto quelli che lo trattano con derisione e disprezzo. A proposito di ruoli, è degno di nota che sia la Lorenzin in questa operazione di intimidazione; sia i tuoi “medici di fama internazionale a favore dei vaccini” – e anche i massoni – godano nel blog del sostegno di un commentatore del tuo genere; che ricorda quella persona che nelle bande delle truffe di strada ha il compito di screditare e fare allontanare chi metta sull’avviso i polli, berciando calunnie e insulti. In USA nel gergo dei truffatori di strada viene detto il “Freddy”.

@ Mattia Tedesco. “Da bravo paranoico” vedo che voi di area massonica avete la diagnosi psichiatrica facile. Come Ferracuti, piduista, su Aldo Moro.

@ Mattia Tedesco. E infatti non ti ho detto che sei massone. Spero tu non mi voglia rispondere “di area massonica lo dici a tua sorella”. Cossiga, che si affidava ai piduisti come Ferracuti, ha sempre negato di esserlo; anche ai magistrati che inspiegabilmente, forse anche loro “bravi paranoici”, ritenevano appropriato chiederglielo. Conosco un tale che come te dice di non essere massone ma loda la massoneria, è appassionato di esoterismo, e per un periodo non perdeva occasione di parlarmene; conservo copia di un modulo di iscrizione al Grande Oriente d’Italia che non so perché mi diede da esaminare. Non credo che sia segno di paranoia chiamare “di area massonica” certe figure e ambienti che praticano questo dico e non dico; che non è segno di limpidezza. Anche il tuo commento su di me nel post sui vaccini di De Grazia, dove auspichi “la selezione naturale” per eliminare interventi come i miei, ha un certo sapore massonico: i massoni fanno sinistre allusioni alla morte di chi è loro d’ostacolo.

@ Mattia Tedesco. Il punto è quindi se si conosce o meno l’organizzazione. Una volta, in una pizzeria di Brookline, quartiere bene di Boston, mi fu risposto in maniera simile. Dal proprietario, un italo-americano, che portava al collo una piastrina d’oro a forma di Sicilia con un diamante in corrispondenza di Palermo. “Purtroppo in Sicilia c’è la mafia” gli dissi, nel chiacchierare dopo i complimenti per la pizza. “E la mafia è una rovina” aggiunsi. Silenzio. Ripetei il commento. Allora rispose: “Dipende. Se la conosci, è una cosa. Se non ti conoscono possono esserci problemi”.

@ Mattia Tedesco. Diciamo che sei o non sei di area massonica come lo era o non lo era Cossiga, che come te negava. Non credo che i massoni siano satanisti o celebrino riti cruenti. Nel film di Monicelli, il liquido misterioso che Sordi deve bere come prova per l’ammissione nella loggia “è Petrus” gli sussurra l’amico. Non ho preclusioni verso la massoneria in quanto tale. Possono vantare personaggi celebri, compresi alcuni che sono tra i miei preferiti (ma anche legami con la mafia). I massoni non si capisce quale funzione positiva svolgano per la società quando non sono intenti a curare i propri interessi personali; mentre i “fratelli” fanno capolino in manovre e intrighi di ogni livello. Credo che operino una selezione avversa della classe dirigente, emarginando molti dei migliori; e istituendo un sistema gerarchico ombra contrario alla democrazia. Il darwinismo sociale, che traspone l’animalità all’uomo, è un altro tema che ho sentito da altri estimatori della massoneria. Ma questa selezione non è darwiniana, come dici tu preconizzando la mia morte anticipata, ma è fatta dall’uomo, ed è antisociale; dal comune posto di lavoro fino alla P2, che obbedendo a livelli sovranazionali ha concorso all’eliminazione fisica di italiani di valore che erano preziosi per la nazione.

@ Mattia Tedesco. Il concetto di “massomafia” con gli elementi che hanno portato alla sua definizione [*] mostra come sia riduttiva la tua versione di poche pecore nere che vengono cacciate (?) da una massoneria sana.

*Guarino M. Poteri segreti e criminalità. L’intreccio inconfessabile tra ‘ndrangheta, massoneria e apparati dello Stato. Dedalo, 2004.

@ Mattia Tedesco. A me sembra invece che ad essere esagerata sia la distanza tra la P2 e il resto della massoneria. Vedo che è fondato quanto ha detto il Procuratore Agostino Cordova, che conosce l’argomento: “Il piduismo ha permeato di sé buona parte della massoneria italiana, come se tante piccole P2 fossero germinate ovunque, nelle principali città”.

@ Mattia Tedesco. Il troll è spesso una varietà digitale del “Freddy”. Il troll-Freddy spesso è a protezione di partnership perverse tra governo e interessi privati. Citi la frase di Goya sul sonno della ragione, per chiamare me mostruoso figlio dell’Ignoranza e te stesso Difensore della Ragione. E che difensore. Sulla vaccinazione come causa della scomparsa del vaiolo esibisci il post hoc ergo propter hoc come se fosse un merito. Sostieni non solo che chi afferma non ha l’onere della prova, ma che è un “fuffaro” chi non dimostra il contrario. Non presenti nessuna pubblicazione scientifica, e accusi chi lo fa di non portare evidenze. Cerchi di trascinare la discussione nella piazzata.

La sensibilità di Goya lo portò poi a dipingere orrori conseguenza del sonno della ragione, quelli dell’invasione napoleonica, che derivavano dalla rapida degenerazione degli ideali illuministici. Appare che anche la Ragione finisca, come altri nobili ideali, col generare mostri – e mostriciattoli – specie oggi, quando “con l’economia di mercato l’oscuro orizzonte del mito viene rischiarato dal sole della ragione calcolatrice, sotto i cui gelidi raggi germoglia il seme della nuova barbarie (soprattutto del fascismo)” (Horkheimer e Adorno, Dialettica dell’illuminismo).

@ Mattia Tedesco. La ragione in ambito scientifico dice che non si può fermarsi alla filosofia razionalista, come quella di Spinoza, ma occorre verificare le ipotesi con l’esperimento o con validi dati empirici: “Nullius in verba” (Orazio, motto della Royal Society); soprattutto prima dell’applicazione clinica. Occorrono studi validi anche per gli interventi di sanità pubblica, come ha sottolineato un direttore dell’OMS (commentando inoltre che la riduzione storica in incidenza e mortalità non è stata direttamente dovuta alle immunizzazioni) (Mahler H. Demystification of Medical Technology. Lancet, 1 nov 1975). Prima hai affermato che la prova è che dopo il vaccino il vaiolo è scomparso. Non è una “prova” accettabile. Mi dai gli estremi delle pubblicazioni coi dati che dimostrano, dici ora, che “è certo” che la scomparsa del vaiolo sia dovuta al vaccino? E i dati che ti permettono l’inferenza che siccome avrebbero funzionato per alcune malattie, allora i vaccini sono da considerare “a fortiori ratione” (?) indiscutibilmente vantaggiosi? Ma non credo che sia la verità scientifica ciò che vai cercando. Nel post di De Grazia, per avere io citato dati e interviste di esperti di indiscussa credibilità su come la scarsa efficacia del vaccino influenzale sia coperta dalle fonti ufficiali con dati falsi gonfiati hai commentato “non ci arriva, speriamo nella selezione naturale”; venendo giustamente descritto come violento, presuntuoso e inquietante da un terzo blogger.

@ Mattia Tedesco. Ti ho chiesto i dati a riprova, non un libro celebrativo. Ricapitolando, le interpretazioni ufficiali sono oro colato, anche in assenza di dati risolutivi. Quelle che, analizzando i dati, negano il trionfalismo sul vaccino per il vaiolo, e riportano una storia tutt’altro che brillante e onorevole (esempio: Dissolving Illusions. Disease, Vaccines, and the Forgotten History. Humphries S, Bystrianyk R), sono inesistenti o fuffa per complottisti malati di mente. Per gli elementi sulla dannosità dei vaccini v. ad esempio gli articoli che ho citato nel primo intervento. Sempre che la loro lettura non ti porti ad aggravare la tua prognosi infausta sulla mia sopravvivenza: avendo segnalato uno studio del più accreditato centro di meta-analisi che dimostra che le percentuali di guarigione per il vaccino antinfluenzale delle comunicazioni ufficiali sono maggiorate di 20 volte rispetto ai modestissimi dati reali, tu sei intervenuto con la tua teoria, che definisci scientifica e darwinista, per la quale essendo inguaribilmente inferiore non merito di vivere o procreare, ma è da augurare che io sia eliminato dalla selezione naturale; critticato da un altro blogger, confermi che la mia probabilità di morire è maggiore della tua; ammetti che pure tu un giorno morirai, “ma senza incidenti particolari”.

@ Mattia Tedesco. Registro le mistificazioni – e ora le misure coercitive e censorie – a favore dei vaccini, ma non sono da annoverare tra gli “antivaccino”. Critico anche loro, che spesso non sono scientifici: es. in passato qui su Il Fatto, la decisione della magistratura di dare credito alla voce che i vaccini provocherebbero l’autismo.

L’unicità del successo di un programma di 50 anni fa, l’eradicazione del vaiolo, è spiegabile con le associate misure di quarantena (Leicester method), particolarmente efficaci date le caratteristiche biologiche della malattia. Non giustificherebbe comunque l’elevazione a sacra panacea di prodotti che mostrano problemi di efficacia e sicurezza. Dimmi pure che morirò anzitempo, essendo indegno di vivere e di avere una progenie, come hai già fatto per avere io riportato un’analisi Cochrane che oggi smentisce le falsità propagandistiche della “scienza” ufficiale sull’efficacia del vaccino antinfluenzale.

Prendendo spunto dal tuo chiamarmi paranoico, penso che si possa interpretare quest’altra nuova campagna di vendita per i vaccini, dai più accentuati toni terroristici e autoritari, e con annessa caccia alla streghe, in termini etnopsichiatrici: un classico del marketing, l’induzione di un “delirio di onnipotenza dell’immaginario narcisistico della società attuale” (Gnasso S Iabichino P. Existential marketing, Hoepli, 2014) . Un effetto del marketing che spiega il fenomeno storico della comparsa di sedicenti difensori della Scienza del tuo stampo.

@ Mattia Tedesco. Se la vaccinazione fu “determinante” per l’eradicazione, come mai mezzo secolo dopo, nonostante successivi enormi sviluppi dei vaccini e delle relative campagne vaccinali, si è rimasti a un solo caso registrato di eradicazione tramite vaccinazione, quello dove si è potuto associare la vaccinazione ad altre misure, low-tech, che le caratteristiche biologiche della specifica malattia rendono praticabili e particolarmente efficaci. (Non sto chiedendo la tua risposta). Riflettendoci, la storia del vaccino per il vaiolo, con i suoi precedenti insuccessi ed effetti iatrogeni e con l’unicità del successo del programma di eradicazione globale del vaiolo degli anni ’60, può essere interpretata come evidenza della “fede privilegiata” e dell’eccessivo credito assegnati in generale agli interventi medici a scapito dell’importanza di più semplici misure di sanità pubblica non mediche.

Per il resto, continui una concione che mostra segni evidenti di distacco dalla realtà fattuale. Tra l’altro mi dici “guarda cosa mostra un’altra analisi” e mi mostri un raro (e benemerito) caso di articolo dove gli autori concludono che “these result [i loro] are therefore inconclusive” e affermano la necessità di non trarre conclusioni da surrogate endpoints. Che sono un’altra disgrazia della medicina commerciale e della subordinazione dei politici ai suoi interessi (Mulcahy, N. Approved But Not Proven: What’s Up With FDA, Cancer Drugs? Medscape, oct 22, 2015). Penso che abbiamo parlato abbastanza.

@ Mattia Tedesco. Il caso del vaiolo, l’unica malattia infettiva eradicata e dichiarata eradicata, rimane unico, anche per la relativa facilità con la quale l’eradicazione è stata raggiunta, in un’era che non aveva i mezzi di oggi.

A me pare che tu applichi, con consumata disinvoltura, la tecnica, molto usata nel marketing medico, dello “storytelling”, che è l’eufemismo corrente per le bugie del contastorie che introducono quelle dell’imbonitore. Es. la peste non è stata, come sostieni, eradicata; tantomeno dai vaccini. Il focolaio più recente, mesi fa, con 40 morti, è stato in Madagascar; che, riporta l’OMS, è una delle aree dove la peste è endemica. L’OMS riporta anche che i vaccini contro la peste, in passato molto usati, non sono risultati efficaci, e ne consiglia un uso limitato a casi particolari. La peste si contiene con misure di igiene pubblica e personale.

@ Mattia Tedesco. 13 falsità in meno di 6 righe. Se ti si mostra la sfacciata falsità di una tua singola affermazione, rispondi rilanciando con una secchiata di nuove bugie. Nella tecnica di vendita alla quale collabori occorre che i contastorie inducano nel pubblico la “trance narrativa”, cioè lo immergano totalmente nel falso, prima che gli imbonitori comincino il loro numero sul prodotto.

Replica a Mattia Tedesco non pubblicata per chiusura dei commenti da parte de Il Fatto.  Grazie per riconoscermi il demerito che quanto scrivo, costruito sui lavori e le idee altrui, comprende una componente originale. “ll buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”: anche per questo ammiro Manzoni, che, prima non di internet, dei link e di Pubmed, ma prima delle scoperte di Pasteur capì con la ragione l’assurda follia collettiva della caccia agli untori e ne illustrò gli effetti mostruosi. Lo stesso tipo umano che nel ‘600 eccitava la folla additando gli untori, oggi, incurante di internet e Pubmed, per guadagnarsi i favori di ricchi e potenti racconta la fiaba di marketing che sarebbe stato il vaccino a liberarci dalla peste.
E’ il tuo mentire per la gola, il negare in flagranza, il presagire la morte a chi contesta le invenzioni che proclami con tono che non ammette repliche, l’insultare, la tua arrogaza, a costituire una forma di evidenza, la principale, non scientifica ma morale, del valore del tuo racconto sugli straordinari trascorsi dei vaccini, propedeutico alle vendite dei prodotti attuali*. Né il tuo name-dropping di entità potenti interessate, come il governo USA *, è evidenza di nulla riguardo a ciò che racconti, se non del tuo affaccendarsi a favore di grandi interessi e fartene scudo.

ccc
*Brownlee S Lenzer J. Does vaccine matter? The Atlantic, november 2009.

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15 aprile 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Caso Uva, assolti carabinieri e poliziotti da accusa di omicidio: “Il fatto non sussiste”. Familiari: “Maledetti” “

Chissà se mai un giorno gli italiani si stancheranno di identificare i carabinieri col maresciallo Rocca e i poliziotti col commissario Montalbano; se smetteranno di credere che Falcone e Borsellino siano rappresentativi della categoria dei magistrati; se non penseranno più di avere colto le ragioni storiche e antropologiche profonde della mafia ascoltando per la millesima volta la storia di Osso, Mastrosso e Carcagnosso; e comprenderanno che “la forza di intimidazione del vincolo associativo e la condizione di assoggettamento e omertà che ne deriva” è esercitata anche dalle istituzioni che dicono di proteggerci, con storie come questa.

@ Il moralizzatore. E se smetteranno di credere che sia giustizia il metodo Catarella-Carnevale, usato quando c’è da assolvere qualcuno, es. A Knox: indagini demenziali e giudizio ultragarantista.

@ Michele o pazzo. Ci sono Falcone e Borsellino, ma ci sono i Carnevale, i magistrati della Corda Fratres (non solo in Sicilia, ma anche in Lombardia), quelli il cui numero di telefono privato si trova nella tasca di killer professionisti . Con uno Stato, una magistratura, e forze di polizia che fossero la metà di quello che dicono di essere Falcone e Borsellino non sarebbero stati uccisi. A proposito, anche il processo sui colpevoli dell’omicidio di Borsellino è di quelli più vicini a chi ne volle la morte che a Borsellino.

@ Michele o pazzo. A parte la minoranza di casi di affiliazione o collusione con cosche mafiose, è l’intero sistema che è malato di mafia; nel senso che si basa comunemente sul privilegio e sulla differenza di dignità tra individui, e pratica l’arbitrio, la manipolazione, l’intimidazione, la doppiezza, l’impunità istituzionalizzata. La cultura mafiosa tinge di sé ogni transazione nella quale sia coinvolto il potere. La mafia delle cosche è la cultura mafiosa declinata dalla criminalità. Sì, siamo seri: come si può pretendere che un criminale di professione, magari un sociopatico, di Cosa nostra, o uno ndranghetista, abbia concezioni del mondo e dei rapporti tra persone più elevate di quelle che nella loro versione “civile”, o nella loro versione imbelle, sono tenute da buona parte della dirigenza del Paese? Di questa cultura mafiosa, extra cosche ma non per questo onesta, che non spara ma seminatrice di lutti e dolori, magistrati e poliziotti sono inflessibili custodi, come casi del genere confermano.

@ Mattia Tedesco. Non mi rassicura che a dire che le forze di polizia non esercitano un potere di tipo mafioso sia uno strenuo difensore della massoneria.

@ Mattia Tedesco. E’ esperienza personale; che corrisponde a una regolarità generale: storicamente, nei casi dove lo Stato funziona all’incontrario è altamente probabile reperire la presenza di massoni. O di patrocinatori della massoneria; come lei, che si presenta a difendere i responsabili di una vicenda giudiziaria che non è di quelle da medaglie.

@ Mattia Tedesco. Dei filantropi, degli spiriti eletti come voi assurdamente associati agli episodi più gravi e miserabili. Con una puntualità che stupisce: si fa fatica a elencare i casi di queste monotone calunnie senza perdere il conto. Eh, lo vedo, l’ignoranza è una brutta bestia.

@ Mattia Tedesco. Purtroppo i libri di esoterismo sono tra i pochi generi che non riesco a leggere. Ma che bisogno c’è di leggere. Basta contemplarvi. In Voi il rapporto tra materia e volume è tale che siete degli aeriformi; che si avvicinano ad essere puro spirito, nel loro distacco dalle cose del mondo.

@ Mattia Tedesco. Hai ragione, e a volte si è costretti ad informarsi.
S. Flamigni. Trame atlantiche. Storia della loggia massonica segreta P2.
F. Pinotti. Fratelli d’Italia. Un’inchiesta nel mondo segreto della fratellanza massonica che decide le sorti del Belpaese.
G. Cipriani. I mandanti. Il patto strategico tra massoneria, mafia e poteri politici.
M. Guarino. Poteri segreti e criminalità. L’intreccio inconfessabile tra ‘ndgrangheta, massoneria e apparati dello Stato.
etc.
Quindi mi informo, anche se ne avrei fatto volentieri a meno.

@ Mattia Tedesco. Ho capito, il fatto non sussiste, come per Uva.

@ Mattia Tedesco. Bene, i fatti riportati da Flamigni, Pinotti, De Lutis, Cipriani, Guarino etc. non sono che fuffa. Per fortuna ci sono i quelli come te e ci sono giudici che – all’unisono – preservano massoni e CC dalle rispettive fuffe che tocca loro subire nell’espletamento delle loro alte missioni – missioni a volte congiunte. Così la parte migliore della nazione è salva.

@ Mattia Tedesco. Non ero sicuro che coi tuoi link su un ostello per i poveri organizzato dai massoni tu intendessi contrastare le accuse di complicità su terrorismo, mafia, soggezione dell’Italia a interessi esteri, corruzione, malaffare, esposte nei libri che cito. La concezione che avete di voi stessi riesce sempre a stupirmi. Ho taciuto per imbarazzo; se insisti, che ti devo dire, è la difesa di Al Capone, che pure aprì una mensa per i poveri. Su CC, magistrati e massoni (ci sono libri anche su questo, ma preferirei non esporre gli autori, persone serie – tra cui Carabinieri – ai tuoi insulti) ovviamente non penso che in questo omicidio c’entri la massoneria. Penso che questo tuo presenziare a questa assoluzione con un’apologia della massoneria aggiunga squallore a una storia ignobile.

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18 gennaio 2017

Censurato dal blog de Il Fatto

Commento al post “Massoneria, Bisi (Goi): “Non darò elenco all’Antimafia. Non ci sono parlamentari iscritti”

La libera consultazione degli elenchi completi ed esaustivi degli iscritti alle varie massonerie – incluse le forme affini come l’Opus Dei e CL – sarebbe un passo semplice e praticabile per rendere il cittadino comune meno indifeso, e il suolo italiano meno propizio alla crescita e persistenza di malerbe. Peccato che gli antimafia e i grillini su modeste misure del genere stiano zitti, votati come sono a spendere le loro virtù guerriere in ben altre battaglie.

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10 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Vendemiale “Casta delle federazioni, Sticchi Damiani confermato all’Aci ma manca la ratifica di Mattarella: “Voterò lo stesso per il Coni””

Mesi fa ho rinnovato la patente all’ACI. Ho portato delle fototessera normali, scattate da un fotografo che lo fa di mestiere. Ma la patente mi è stata consegnata con la foto ridotta a una silhouette nerastra, con la faccia resa irriconoscibile. Il presidente dell’Aci locale non ha risposto alla mia lettera dove chiedevo mi fosse consegnata senza ritardi una patente decente e valida (per la quale avevo pagato 80 euro), scambiandola con quella che impedisce l’identificazione. Mi è stato offerto da un impiegato dell’ACI di ritirare la patente e farmene avere una con la foto non alterata dopo due mesi. Tempo fa il Fatto ha riferito che questo presidente dell’ACI locale è stato coinvolto in “una vicenda ingarbugliata e non proprio edificante, in cui compaiono da protagonisti o comprimari personaggi di peso non solo nella città lombarda, ma anche a livello nazionale”. Tiene conferenze sul Flauto magico di Mozart. Per questi motivi, che si aggiungono ad altri più specifici, inclusa una catena di errori improbabili, dispetti e abusi gratuiti quando devo rivolgermi ad amministrazioni locali o statali, ho commentato tra me che mi è stata rilasciata una patente massonica, nel senso di mascariamento massonico. Apprendo da questo articolo che il presidente nazionale dell’ACI è vicino al ministro Lotti. Ciò rafforza l’idea che anche all’ACI ci sia la presenza attiva di quelli che si vantano che Mozart era dei loro.

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3 ottobre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Rosso “Concorsi truccati, ‘si premiano i burocrati e non gli intellettuali’. Firmato Piero Villaggio”

@ kutuzov. Non so come si possa sostenere “with a straight face” che la massoneria non intervenga per i ricercatori universitari. Posso smentirla anche sugli operatori ecologici: la massoneria interviene eccome anche per loro. Sia perché si tratta comunque di posti di lavoro; sia perché se ne serve per azioni di mobbing e oltraggio, data la spazzatura che maneggiano. Come ha osservato Monicelli, che parlava di logge “Rotary dei poveri”, la massoneria non è solo piani alti. Si sottovaluta quanto sia ridotta sul piano umano la distanza tra un alto grado e uno basso, tra un gran maestro e il lazzarone non affiliato che il venerabile usa per operazioni sporche. Non è ampia come si potrebbe pensare la distanza morale e culturale tra gli spazzini che fanno in modo di gettare materialmente sporcizia su un soggetto che intralcia gli affari immondi (magari paludati da “scienza”) appoggiati dai massoni, da un lato, e dall’altro i fratelli nei vertici della partecipata del Comune che versa loro lo stipendio e le gratifiche, nel Comune stesso, nelle forze di polizia che gestiscono, tra i magistrati che danno la licenza di delinquere. Anche se gli abiti e le funzioni sono diverse, sono fatti della stessa pasta. Tanto che la massoneria può essere vista come un’agenzia che organizza in reti di potere gerarchiche una limitata varietà di tipi umani che stazionano in tutti i piani della società.

@ kutuzov. E’ lei che sta sostenendo che sì, la massoneria influisce sulle carriere universitarie, meno che sull’entrata iniziale nei ranghi accademici. Saremmo davanti a un potere che occupati posti chiave evita di riprodursi sfruttando il potere di cooptazione. E quando mai si è visto un professore massone favorire un determinato candidato al semplice posto di ricercatore. Boh. Non adduce a sostegno di questa tesi singolare altro che un tono supponente. E’ come dire che i frigoriferi sono venduti col cibo già dentro. E che chi lo nega dice “boiate pazzesche”. Pensi che a me risulta che si pratichi impunemente la raccomandazione negativa: assumere uno sconosciuto senza collare come assistente ospedaliero in un importante ospedale dove non aveva mai messo piede prima, magari aggiungendo al volo un secondo posto (quello previsto andando alla moglie dell’aiuto), metterlo in un reparto universitario nonostante l’assunto volesse stare lontano dall’università e dalle sue ricerche truffaldine (“Non decide lei” nelle parole del direttore sanitario), ricattarlo “o fa ricerca per me o la pagherà” e dopo il rifiuto usare le vie brevi per togliere di mezzo la voce scomoda, ciò che era nei piani. Io però parlavo di cose più leggiadre, la raccolta e l’utilizzo dell’immondizia; in questi giorni che un’importante azienda di smaltimento rifiuti sta lanciando un candidatura a senatore a vita, sulla quale si dovrebbero fare critiche articolate; anche se molto meno intricate delle sue uscite.

Nota. Lapsus calami. Non fu il direttore sanitario ma il direttore amministrativo a pronunciare la frase in risposta alla mia richiesta di non andare in un reparto universitario (di una facoltà di medicina istituita da poco della quale non conoscevo l’esistenza; il mio trattamento, su procura, è stato tra i suoi primi gloriosi passi). I direttori sanitari fecero di peggio negli anni successivi.

 

Se voi foste lo scienziato

16 giugno 2010

Segnalato il 16 giu 2010 sul blog “Uguale per tutti” come commento al post “Riformare (ma seriamente) la Costituzione” del 10 giu 2010

Arriva l’estate, tempo di giochi e buonumore sotto l’ombrellone. Achille presenta sul blog la nuova Costituzione, composta da un solo articolo: “Il Presidente del Consiglio fa quello che cazzo gli pare”. Una blogger ha commentato che andrà a finire proprio così. Personalmente, ritengo che tra i primi responsabili vi siano gli elettori, che hanno permesso la “resistibile ascesa” di un modesto prepotente, votandolo, o votando la sinistra “gellista” (nel senso di Gelli Licio, non di Giustizia e Libertà). Siccome si scherza, avanzo un’altra proposta per la modifica della Costituzione: guardare alla Costituzione della effimera Repubblica romana del 1849, e adottarne l’art. 20, che prevede che il popolo elegga i suoi rappresentanti con voto pubblico. Non so valutare la portata degli effetti negativi della non segretezza del voto, che certamente vi sono, e saranno anche gravi. Ma il voto pubblico potrebbe servire da correttivo al degrado dell’elettorato, che oggi appare allo sbando, essendo deresponsabilizzato, rincitrullito, gasato dalla propaganda e incapace di tutelare i suoi interessi. Aristotele sosteneva che il popolo è anche lui una magistratura. Anche il famoso discorso di Pericle sulla democrazia ad Atene considera il popolo come una magistratura che ha delle responsabilità nella cura dello Stato; un discorso che a leggerlo viene da piangere, per il divario tra il fresco profumo di ciò che descrive e la nostra puzzolente condizione attuale. Col voto pubblico finirebbero molti piagnistei di furbi e sciocchi, e tanta gente non potrà che protestare con sé stessa davanti allo specchio, se non comincia a fare un uso meno dissennato del voto. Si potrebbe forse rendere facoltativa la pubblicità certificata del voto. Dichiarare quali forze si sono votate potrebbe divenire una prassi volontaria per coloro che comunicano al pubblico opinioni e critiche politiche (personalmente dal 2000 a tutte le elezioni restituisco il documento elettorale, con racc. a/r ; prima, alle politiche votavo, horresco referens, DC; poi PRI; poi scheda nulla; alle locali votavo candidati di centrosinistra, e me ne sono pentito). In USA, quando si cita un parlamentare si aggiunge al nome una “D” o una “R” per indicare se è democratico o repubblicano; si potrebbe almeno dire di quale partito sono i parlamentari non di primo piano quando li si cita, cosa che invece molti giornali evitano accuratamente; quale partito nominalmente, perché nella grande maggioranza dei casi si sa già che l’iscrizione vera è al Partito dei c. propri.

Sempre pour parler, per ingannare il tempo, propongo un quesito simile al “Se voi foste il giudice” della Settimana enigmistica. Però, in campo scientifico: “Se voi foste lo scienziato”. Poniamo che siate il direttore di un centro di ricerca e veniate incaricati di trovare una spiegazione per un altro di quei cluster di leucemia infantile che periodicamente vengono rilevati. Niente paura, potete farlo anche voi, visto che si incoraggia la gente affinché ogni “quisque de populo” dica la sua (meno alcuni, come vedremo): il quotidiano Il Giorno ha raccolto e pubblicato le ponderate opinioni del titolare di una cartoleria in merito alla patogenesi di un caso identico a quello che consideriamo qui (Leucemia a scuola il quartiere vuole la verità. Preoccupazione, ma senza psicosi. 11 giu 2010). E comunque, fare il direttore è più facile che fare il ricercatore … Immaginiamo allora che in una scuola si sia verificato un cluster di leucemia: quattro bambini, tre scolari e la sorellina di un altro scolaro, hanno avuto una diagnosi di leucemia linfoblastica acuta (LLA) a cavallo delle ferie natalizie, tra il 14 dic e il 22 gen. Nello stesso periodo ci sono stati altri tre casi di leucemia infantile nella metropoli dove è la scuola, Milano (ma, data la possibilità che tali cluster a volte siano degli artefatti statistici, per non sapere né leggere né scrivere scegliamo una forma semplificata del problema, circoscrivendolo ai quattro casi della scuola, che più facilmente e più nettamente possono mostrare o smentire l’individuazione di un fattore causale comune). Troppi casi nella popolazione composta dai bambini che frequentano la scuola e dai loro fratelli rispetto all’incidenza della malattia nella popolazione generale. Un vostro giovane collaboratore, Gianni, formula, dopo mesi di studio, un’ipotesi: i bambini che si sono ammalati avevano in comune una predisposizione genetica alla leucemia, che l’influenza H1N1 ha slatentizzato. Considerando solamente l’aspetto logico, vi sembra una buona ipotesi?  Cosa rispondereste al collaboratore ?

Altri quiz per i più interessati. C’è un vostro secondo ricercatore, Lorenzo, che commenta che l’ipotesi di Gianni così formulata dei due fattori, genetico e infettivo, assomiglia all’illusione cognitiva descritta da Tversky e Kahneman per la quale si tende erroneamente a credere che la probabilità di eventi congiunti che confermino nostri pregiudizi sia maggiore di quella degli eventi considerati isolatamente. Lorenzo aggiunge che l’ipotesi di Gianni appare come il classico caso nel quale per salvare le premesse si falsifica la conclusione; che è del tutto azzardato ipotizzare che un’infezione slatentizzi una neoplasia; che il campo delle relazioni causali tra virus e tumori umani è stato fortemente criticato quanto a solidità scientifica, e per la presenza di conflitti d’interesse e di condizionamenti politici; che sono astronomici i numeri per calcolare la probabilità che i casi dei bambini predisposti nei quali avrebbe avuto luogo la slatentizzazione, tra i tanti esposti alla pandemia, si siano casualmente concentrati nella scuola; e che se l’ipotesi – che intanto è apparsa sui giornali come l’unica al momento considerata – venisse corroborata dall’improbabile reperimento di una condizione di anomalie genetiche oncogene preesistenti comune ai quattro bambini si configurerebbe, caso non raro nell’odierna biomedicina commerciale, un “paradosso di Gettier” piuttosto sospetto. Cosa rispondereste all’irriverente ricercatore ?

Poniamo che si presenti un terzo ricercatore, un indipendente di passaggio, un “cultore della materia”, Mario, che vi facesse osservare che il cluster di leucemia infantile nella scuola non è stato solo un cluster, ma anche un cluster anomalo: con una distribuzione temporale e una distribuzione spaziale entrambe estremamente ristrette, e che riguarda un numero di soggetti basso relativamente alla popolazione potenzialmente esposta alle stesse cause. Un attacco repentino e simultaneo, che è apparso e si è spento velocemente tra quattro mura o poco più. Un fenomeno anomalo in quanto il cancro è una patologia a sviluppo biologico lento, della durata di anni, e qui si hanno soggetti in giovane età; quando il cancro è causato, come in genere avviene nei clusters, da una esposizione a cancerogeni ambientali, in genere gli incrementi di incidenza si distribuiscono con una dispersione non trascurabile nel tempo e nello spazio. Per la simultaneità e la ridotta estensione temporale, il cluster assomiglia a quelli dovuti a una causa infettiva, mentre sembra difficilissimo che possano averlo generato agenti cancerogeni; ma assomiglia a un cluster di tipo tumorale più di quanto non assomigli a un cluster infettivo per il basso numero di soggetti colpiti. La forte circoscrizione spaziale è possibile, ma atipica, rispetto a entrambi i generi di cluster. Appare quindi come un cluster particolare, che si potrebbe definire “cluster puntiforme”: netto e marcato, molto piccolo, di durata molto breve.

Mario aggiunge che esistono degli elementi semplici, noti ma gravemente trascurati e travisati, che consentono di costruire una spiegazione teorica coerente di questo genere di cluster di leucemia infantile, senza introdurre fattori ipotetici non ancora individuati, e inoltre dando conto delle sue peculiari caratteristiche di cluster puntiforme: a) la capacità di un contagio virale di provocare reazioni linfoblastomatose non neoplastiche, che mimano biologicamente il quadro diagnostico della LLA; capacità che forse si incontra con la predisposizione di alcuni soggetti, diffusa nella popolazione, a tali reazioni non neoplastiche; b) la tendenza storica, sempre crescente, della medicina a espandere le diagnosi di cancro, classificando o riclassificando il maggior numero possibile di varietà di proliferazione come più maligne di quanto non siano biologicamente; tendenza che nel caso della LLA ha assunto la forma della non volontà e dell’incapacità di discriminare, non sulla base di convenzioni o evidenze indirette, ma rigorosamente, su basi scientifiche indiscutibili, tra leucemia linfoblastica e reazioni linfoblastomatose non neoplastiche (un tema che, in un’agenda di ricerca seria e onesta sulla LLA infantile, avrebbe dovuto essere al primo posto nei trascorsi decenni di ricerca, anziché venire proscritto); c) fenomeni di suggestione e contagio psicologico innescati e propagati su genitori, bambini, e medici, dagli allarmi mediatici che vengono lanciati sui tumori infantili da alcuni anni (es. i recenti “SOS”, supportati da interventi della magistratura, sul rischio di contrarre la leucemia infantile per cause ambientali, come “l’elettrosmog” dei trasmettitori di Radio vaticana di S. Maria in Galeria; e sul rischio di contrarla a scuola, come il caso delle antenne di Monte Mario). Questi sono tre fattori che potrebbero interagire fino a dare luogo alla rilevazione di cluster puntiformi di diagnosi di leucemia linfoblastica, rilevazione dovuta in realtà a un insieme combinato di bias. Le cure chemioterapiche, coi  loro effetti di obliterazione del quadro biologico e di mimesi del quadro clinico fisserebbero poi l’errore (Pansera F. Relazione tecnica sull’omicidio doloso di Ketha Berardi, 2001. p. 15. consegnata al PM Mastelloni della Procura di Venezia in seguito a convocazione dei CC di Brescia, mediante il luogotenente Carrozza, il 26 set 2007).

Che ne fareste dell’ipotesi di Mario, tenendo conto che Mario ha un problema, ed è egli stesso un problema. Già in precedenza su altre malattie ha avuto ripetutamente uscite simili; per esempio, tanti anni fa scrisse un articolo dove mostrava che alcune caratteristiche morfologiche depongono contro una causa immunologica per la sclerosi multipla; senza volerlo, lo pubblicò proprio mentre veniva approvato, avendo superato “severissimi” requisiti, un nuovo farmaco, l’interferone,  che invece si basa sulla teoria immunologica (la pubblicazione dell’articolo fu ritardata, così che comparve negli indici bibliografici appena dopo il trial clinico sul quale si basò l’approvazione dell’interferone per la sclerosi multipla). In questi giorni, 3 giu 2010, il British medical journal pubblica un articolo, “Multiple sclerosis risk sharing scheme: a costly failure”, sul danno derivato dai salti mortali amministrativi che sono stati fatti in Inghilterra per pagare le multinazionali acquistando l’interferone, e un altro farmaco pure basato sulla teoria immunologia della sclerosi multipla, nonostante un’analisi dell’ente di valutazione dei farmaci britannico, il NICE, avesse mostrato nel 2001 che il loro rapporto costo/efficacia non ne giustificava l’uso.

(Nel “risk sharing” lo Stato riduce i pagamenti se il farmaco si dimostra inefficace; da un lato ci si chiede su quali basi scientifiche è stato allora introdotto un farmaco se si ammette che può darsi che non funzioni; ma ai pazienti e il pubblico queste domande non piacciono, e, facendo leva sulle loro umane ansie e paure, si può presentare il contratto come un pragmatico sistema di controllo. L’introduzione dell’interferone fu supportata anche da comitati di pazienti, così come ora alcuni comitati di genitori stanno involontariamente contribuendo al business dei tumori infantili contro l’interesse dei bambini. Quello che è accaduto in UK è che i pazienti andavano male, ma la commissione esaminatrice giudicava che era prematuro ridurre i pagamenti. E’ un escamotage per sbolognare farmaci che sono lucrosi ma che è particolarmente oltraggioso fare approvare come validi; assomiglia un po’ al “contratto con gli Italiani“ di Berlusconi. In Italia finora non c’è stato bisogno di simili moine per dare alle multinazionali farmaceutiche quello che è delle multinazionali farmaceutiche, ma di recente il risk sharing, che ha conseguito questi brillanti risultati altrove, è stato introdotto anche da noi, dall’AIFA, per il lapatinib, un farmaco di ultima generazione contro il cancro avanzato della mammella; il prezzo, ora è calato, 1800 euro a scatola; il NICE ha bocciato il lapatanib, e ha bocciato anche il risk sharing sul farmaco).

Se le multinazionali vengono favorite a tutti i costi, chi è loro d’intralcio riceve un trattamento opposto. Mario autofinanziava le sue ricerche col lavoro di assistente ospedaliero, non chiedeva né soldi né riconoscimenti né altro; riteneva che la discussione sulle tesi che avanzava andasse limitata – come per tutte le ipotesi mediche non dimostrate, incluse quelle più titolate – all’ambito degli addetti ai lavori nelle sedi deputate. Per questo, sempre secondo quanto dice lui, è stato segnato come un inetto, un disturbato, e cacciato dal lavoro, facendolo controllare da istituzioni dello Stato prostituite, che lo hanno trattato come un soggetto da tenere sotto stretta sorveglianza, ostacolandolo e screditandolo nelle maniere più basse, punendolo come un topo di Skinner ogni volta che apre bocca e dice qualcosa di sgradito agli interessi criminali del business medico. Un sistema che funziona: ora, se non fosse pestato a dovere  e screditato chiederebbe di avere più dati sul cluster di LLA, e cercherebbe di meglio definire la sua ipotesi, e di pubblicarla. Considerereste l’ipotesi di Mario insieme alle altre, verificandola, approfondendola e testandola? Oppure fareste finta di nulla, ignorando l’outsider, o giudicandolo inattendibile una volta informati della sua pessima reputazione ? Oppure vi sembra appropriato, a voi del gregge di Pericle, dare un giro di vite alle misure di contenimento di Mario ?

Vi sembra la cosa giusta da fare, dopo che il caso del cluster nella scuola è stato reso noto dai media, dichiarare che non ci sono risposte certe, imporre la censura sulle risultanze degli studi su ciò che è avvenuto nella scuola, in modo da impedire analisi come quella che potrebbe condurre Mario, e contemporaneamente dare fiato alle trombe e diffondere sui media l’ipotesi di Gianni, nonostante le critiche di Lorenzo, e nonostante che secondo l’ipotesi di Mario ciò potrebbe essere causa attiva, oltre che causa per omissione, della diffusione di quello che si dice di voler impedire, e quindi causa di danni alla salute di altri bambini ? E vi sembra corretto, mentre affermate che non si sa cosa sia accaduto nella scuola, sfruttare il caso della scuola per diffondere l’allarme mediante ipotesi tanto apocalittiche quanto lontane dall’essere sufficientemente provate su un effetto mutageno dell’inquinamento sulle cellule germinali dei genitori come causa di un ineluttabile aumento dei tumori infantili ? (Questo è ciò che è accaduto nella realtà).

“Sì, è tutto sotto controllo; non sappiamo bene cosa sia successo; certo, sembra proprio che a causa di questo maledetto inquinamento una quota di bambini sia predestinata a sviluppare il cancro, ma non alimentiamo psicosi collettive”: si sta allarmando o tranquillizzando? Si può anche allarmare fingendo di voler smorzare i toni e tranquillizzare: è una figura di pensiero che viene attualmente annoverata, col nome di “amblisia” (che originariamente si riferiva al preparare a una cattiva notizia nel dramma greco), tra quelle che si impiegano per ottenere un effetto comico.

Questi indovinelli sono interessanti anche per i giuristi, ai quali del resto a volte piace scambiare i ruoli con la corporazione cugina dei medici; si possono elencare diversi motivi di interesse. Del caso del cluster di leucemie nella scuola Cuoco Sassi si occupa la Procura di Milano, che ha formulato un’ipotesi di lesioni colpose. I giuristi citano Giolitti: le leggi si applicano coi nemici e si interpretano con gli amici. E’ bene che sappiano che anche in ambito scientifico valgono i due pesi: Tomatis ha osservato che gli standard di prova richiesti per il nesso causale tra agenti cancerogeni ambientali o occupazionali e cancro umano (nesso che quando stabilito ostacolerebbe i profitti dei grandi interessi) sono molto più severi di quelli coi quali si attribuisce il cancro allo stile di vita personale (che discolpano l’industria, e favoriscono il business del cancro spingendo le persone a fare accertamenti). In certi casi, si arriva alla divinizzazione di ipotesi di comodo gracili e deformi, mentre ipotesi alternative non gradite non solo non vengono verificate, ma divengono desaparecidos. E’ stato detto che il metodo di prova scientifico discende storicamente dal metodo di prova giuridico; e, contrariamente a quel che si può credere, i giuristi applicano nel lavoro giornaliero la logica più dei ricercatori biomedici (che infatti trarrebbero vantaggio dallo studio dei princìpi della prova giuridica). Le fallacie (e le frodi) cognitive sono pure d’interesse per i giuristi (Bona C. Sentenze imperfette. Gli errori cognitivi nei giudizi civili. Il Mulino, 2010). La medicina è un settore di primaria importanza dell’economia, della politica, della vita civile, dell’etica. Mi pare che l’influenza da H1N1 una parentela con il rigoglioso sbocciare del business della leucemia infantile di sicuro ce l’abbia; una parentela da manette: di recente è stato rivelato che la dichiarazione della pandemia, che ha fruttato fatturati di miliardi di dollari alle case farmaceutiche, è stata favorita da “kickbacks” (tangenti) agli esperti della OMS. La Costituzione, fino a quando non verrà ridotta alla versione di Achille, a favore di Berlusconi, sancisce anche la libertà della ricerca scientifica. Ma il comma è già di fatto cassato, e sostituito da un altro che stabilisce a riguardo l’applicazione del citato art. 1 di Achille, a favore non del brianzolo liftato e con la bandana, ma del potere senza volto dei grandi interessi consumistici che Pasolini preveggente indicava come il nuovo vero fascismo. Del resto, il magistrato Renzo Lombardi l’aveva già scritto con una perifrasi, e parlando seriamente: il potere, incluso in alcuni casi quello incarnato dai magistrati, “fa quello che gli pare, se gli pare e quando gli pare”.

Sempre per rilassarsi, un anno fa (4 giu 2009) su questo blog un commentatore proponeva come “passatempo per l’estate” di occuparsi della mia identità “così enigmatica e sfuggente”. Presentava a riguardo anche degli anagrammi. C’è un modo interessante di svolgere questo gioco: procurarsi il libro “La fiera della sanità” di Daniela Minerva, BUR, 2009; leggerlo, in modo da avere una buona panoramica sugli scandali noti della sanità italiana. Scorrere quindi l’indice analitico, cercando di individuare i cognomi identici di due medici che non sono parenti, ma sono accomunati dall’essere stati messi entrambi in carcere per bruttissimi reati. Il mio cognome è lo stesso, e anche la professione. E anch’io, come i due soggetti citati nel libro, rappresento una visione “estrema” della sanità non desiderata dal potere. Per esempio, una visione rigidamente contraria a provocare, per fare soldi o acquisire prestigio e potere, lesioni che possono essere mortali a bambini, trattandoli senza necessità con pesanti terapie oncologiche giocando sulla circostanza che la medicina è stata sciatta e sbadata, volutamente, nel definire sul piano dottrinale la leucemia linfoblastica del bambino (e in certi casi essendo i singoli clinici molto sciatti e peggio che negligenti nella diagnosi). Una visione della sanità che oltre ad essere contraria alla corruzione descritta nel libro è contraria anche ad un genere di corruzione strutturale della medicina che nel libro è solo accennata (v. La magistratura davanti alle frodi mediche di primo e secondo grado). Fatto curioso, anche io sostengo di essere stato privato dallo Stato della libertà personale, come i due omonimi.

Curiosamente, lo Stato ha in pratica tolto dalla circolazione tre medici omonimi tutti e tre rappresentanti di forme di medicina devianti rispetto al business della medicina; un business che vuole essere una forma di sfruttamento istituzionalizzata, né onesta, dietro la maschera, né identificabile in forme tradizionali di crimine –  alle quali peraltro può all’occorrenza appoggiarsi – come la crassa violenza mafiosa o le truffe grossolane. Dei tre medici, due sono stati eliminati dalla vita pubblica ufficialmente, perché si sono macchiati di gravi reati, e il terzo è stato epurato e messo agli arresti senza dichiararlo, perché può essere controproducente, oltre che essere illegale, la censura aperta delle sue posizioni. Posizioni come la tesi che oggi è antiscientifico e disonesto negare o trascurare la pesante influenza dell’Offerta di medicina – che è guidata da un interesse amorale a ottimizzare il profitto – sulle definizioni e sui criteri di diagnosi delle malattie, prima ancora che sulle terapie; o la tesi che è in corso una campagna di marketing per lanciare le malattie pediatriche e in particolare le neoplasie pediatriche; campagna che favorisce le sovradiagnosi di tumore su bambini (v. Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi; Mistero leucemia), con i banali orrori che ne conseguono. Una campagna che fa diffondere presso il grande pubblico da rinomati esperti spiegazioni ad hoc sulle cause dell’asserito incremento, presente e futuro, dei tumori in età pediatrica; che assicura a queste pezze d’appoggio teoriche, non importa quanto speculative, contorte, contraddittorie e pericolose, un monopolio, col sistema del racket: con la persecuzione subdola e implacabile di chi potrebbe contestarle sul piano tecnico avanzando temi, ipotesi, argomenti e critiche.

Le spiegazioni alternative e critiche devono essere represse sul piano scientifico, e non devono esistere nel dibattito politico  e nello spettacolo che si propina al pubblico. “C’è la possibilità … che le nostre conoscenze nel campo sono ancora troppo limitate per sapere in che direzione guardare” ha dichiarato l’epidemiologo che ha condotto l’indagine sul cluster della Cuoco Sassi. Quando ci si trova in questa condizione, di non sapere in che direzione guardare, propria dell’inizio di qualsiasi campo di ricerca (e non si dovrebbe essere ancora al “caro babbo” sulla LLA infantile, dopo tanti anni e così tanti soldi spesi in ricerca oncologica), si dovrebbe indagare “ a 360° ” prima di imboccare una o più direzioni. Ma in realtà si vuole che l’angolo visuale delle indagini resti sempre il più ristretto possibile, un sottile spicchio orientato in modo che si ottengano i risultati e i non-risultati che sono più vantaggiosi per l’Offerta, anziché per il pubblico e i pazienti. Il “bavaglio” non è solo quello delle intercettazioni, e non è applicato solo da Berlusconi.

Negli Anni di piombo ci sono stati alcuni magistrati e poliziotti che non abboccavano ai depistaggi, né facevano finta di abboccare per quieto vivere o perché collusi, e indagavano fuori dall’angolazione consentita; ed è accaduto che a questi inquirenti i pupi del terrorismo o della mafia gli abbiano sparato, o i superiori li abbiano messi sotto procedimento disciplinare. (E c’è stato qualche magistrato che ha ritenuto opportuno scriverle sotto pseudonimo, certe osservazioni sull’eversione). La campagna di marketing sui tumori pediatrici, che potrebbe essere chiamata “Operazione Erode”, è un esempio delle forme che l’eversione dall’alto assume al tempo della globalizzazione; un’eversione dall’alto che gode – non è la prima volta – della cooperazione della magistratura e delle forze di polizia, che hanno aiutato la campagna spendendo il loro prestigio a favore della diffusione del falso, dando credibilità coi loro interventi alle notizie e agli “scandali” adatti alla propaganda, e chiudendo nei cassetti le notizie e gli scandali che occorre tenere celati. E fermando un medico scomodo con lo stesso zelo, ma in silenzio, col quale hanno messo fragorosamente in galera l’omonimo medico mafioso e l’omonimo chirurgo della S. Rita; come se la legalità non fosse demarcata da una soglia ma da una finestra, una forchetta, con un limite superiore oltre che un limite inferiore, e il compito di  magistrati e poliziotti fosse quello di mantenere l’andamento delle cose entro questi due limiti, sia reprimendo l’illegalità che può danneggiare l’ordine desiderato dai grandi interessi, sia stroncando forme di impegno e di onestà che possono danneggiare gli stessi interessi.

I professionisti della metamafia

8 giugno 2010

 

Il Manifesto

Commento all’articolo del 3 giu 2010 “Il diritto di criticare l’icona Saviano” di Alessandro Dal Lago

Klingsor vede una “strana analogia” tra le critiche su Saviano e le critiche di Orlando su Falcone. Potrebbe interessarlo la circostanza che oggi Leoluca Orlando è tra i numerosi potenti che lodano e appoggiano Saviano. Sulla previsione che Saviano farà la fine di Falcone, mi pare poco probabile; anche se, dopo che con Dal Lago il dogma è stato messo in discussione, aumenta la probabilità di qualche attentato, di qualche azione clamorosa per svergognare gli increduli e rafforzare i devoti nel loro ardore.

A me il libro di Saviano, letto perché regalato, è piaciuto. Trovo interessanti i documenti ibridi, che comprendono più generi e più piani; ho avuto come l’impressione che degli esperti abbiano affiancato la bravura dello scrittore: se da un lato  il libro descrive la camorra in una caligine metafisica, dall’altro contiene tante e tali informazioni che mi sono chiesto se non rappresenti il terminale di canali privilegiati. Sul piano letterario, mi ricorda, come a Dal Lago, i grondanti libri sulla guerra di Malaparte, che anche quando riportano storie false rappresentano comunque vicende storiche dove gli orrori erano veri. Quello che mi ha stupito è il suo successo spropositato, che ora non appare spontaneo, ma pompato. Mi pare una disgrazia che abbia rinverdito la tradizione dell’entitlement retorico dell’italiano impegnato, l’elegantone per il quale la coccarda di combattente contro l’Ingiustizia è un capo d’abbigliamento irrinunciabile; spesso irrinunciabile anche perché bilancia e favorisce “peccatucci” perbene che a dire il vero sono parte anch’essi del malaffare e dell’ingiustizia; ma, essendo ancor più irrinunciabili la pelle e la vita comoda, i doveri di combattimento vengono soddisfatti mediante le belle lettere, e all’occorrenza un tifo davvero leonino a protezione della figura il cui culto rende valorosi, per irraggiamento. Avendo quotidianamente a che fare nel mio piccolo con il crimine e con la mafia delle istituzioni, la vicenda di Saviano e dei suoi fan mi ricorda anche un racconto di Giancarlo Fusco, sui “Superarditi” della 1° Guerra mondiale; così arditi che, compatiti e coccolati come votati a morte sicura dai fanti che marcivano e morivano nel fango, vissero da pascià, arrivando indenni alla fine della guerra.

Il successo di Gomorra mi ricorda anche quelle guerre, come le Falkland, che compattano un popolo sotto una dittatura. Da borghese, che non appartiene alla sinistra, penso che forse si potrebbe cominciare a considerare il tema della metamafia: la mafia sulla mafia. “La protezione da parte del potere appare come il concetto chiave per definire la mafia. Una doppia protezione: protezione reale sottobanco della mafia, e protezione alla mafiosa dei cittadini dalla mafia stessa in cambio del pizzo del consenso e della sottomissione.” (In: Definizioni calde e definizioni fredde della mafia. 22 feb 2008, sul mio sito menici60d15.wordpress.com . Vedi anche il commento all’articolo “Casalesi operazione Gomorra” sullo stesso sito). Lo Stato come il capobastone che dopo che qualcuno ha bruciato una vigna si presenta ai contadini e dice: “Sti fitusi! Volete che ci penso io?”. La mafia ha ormai assunto tra le sue molteplici funzioni anche un valore costituzionale: un assoluto negativo, uno standard inverso rispetto al quale misurare la legalità e giustizia dei comportamenti (un metro che fa comodo soprattutto al Nord, dove l’istituzionalizzazione del crimine, la sua integrazione nell’economia e nel costume “legali”, vanno a gonfie vele). Per un sistema strutturalmente corrotto, c’è necessità di mafiosi che facciano paura e di antimafiosi che rassicurino e legittimino; secondariamente, servono anche aedi che esaltano e addormentano il popolo cantando il Mostro e gli eroi che lo combattono. 08-06-2010 15:37 – Francesco Pansera

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Blog de il Fatto

Commento al post di Fabio Granata “Legalizziamo la mafia” del 26 set 2011. Censurato.

Contro la legalizzazione della mafia

On. Granata, a parte che come molti le hanno fatto notare la mafia è legalizzata di fatto, ma se la legalizzaste ufficialmente, voi e i vostri colleghi “di sinistra”,  poi non potreste più servirvene a favore del grande crimine istituzionalizzato e della politica. Come diversivo:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/15/la-medicina-come-rimedio-ai-limiti-della-crescita-economica/

Per esercitare sui cittadini una forma di condizionamento politico a sua volta essa stessa mafiosa:

https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

Come spauracchio:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/03/25/ndrangheta-e-privatizzazione-della-sanita/

Come alibi:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/09/07/mafia-padana-e-magistrati/

No no, tenetela a bada, lasciatela espandere al Nord, ai cui affari la mafia e le relative indignate campagne antimafia non possono che fare bene:

https://menici60d15.wordpress.com/2010/10/23/lotta-alla-mafia-nell’anno-domini-2010-saviano-e-lea-garofalo/

https://menici60d15.wordpress.com/2011/03/17/italia-150-anni-di-conquiste-fiat/

usatela per fini elettorali e lavori sporchi, ma guardatevi sia dall’eliminarla, che avvicinerebbe pericolosamente il Paese al gorgo dell’onestà, sia dal riconoscere formalmente che la mafia è un organo accessorio del sistema di potere istituzionale. E continuate a fare scarmazzo, alla Commissione parlamentare antimafia.

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Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Liberati “Giglio e gli anticorpi della magistratura” del 2 dic 2011 

La mafia costituisce uno strato, posto all’interfaccia tra delinquenza comune e istituzionale. Questo strato criminale viene mantenuto anche perché, concentrando su di esso attenzione e risorse, facendolo apparire come il massimo livello criminale, si riesce ad isolare i livelli di criminalità superiore, integrati nell’economia legale, es. le frodi strutturali della medicina. I livelli criminali superiori alla mafia sono protetti anche dalla magistratura; e quella lombarda non fa accezione, tutt’altro.

https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

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Commento al post del Il Fatto “Milano, Cancellieri: “La mafia c’è ma non la sua cultura omertosa” del 19 dic 2011. Censurato

I mafiosi filantropi e la Lombardia non omertosa

Che la Lombardia sia estranea alla cultura omertosa è un cliché che fa il paio con la favola dei mafiosi che proteggono le vecchiette. La cultura omertosa non è un’esclusiva della mafia. E’ la mafia ad essere un singolare caso di criminalità che, posta a cavallo tra crimine comune e istituzioni, condivide con queste ultime le condotte machiavelliche proprie del potere; inclusa la cultura dell’omertà. In Lombardia anche a detta di lombardi è radicata una cultura omertosa autoctona. Si avvale della mafia meridionale come diversivo, alibi e minaccia ricattatoria per tutelare meglio i propri affari: oltre alla mafia, in Lombardia c’è una “metamafia” istituzionale,

https://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/

che mostra di combattere la mafia mentre copre e aiuta altre attività criminose non meno gravi, ma inserite nel circuito legale, come le frodi mediche.

Ilda Boccassini è da elogiare per la sua attività di repressione della mafia, ma è incomprensibile il titolo di “top global thinker” datole da “Foreign policy”. Un premio ai suoi meriti rispetto agli interessi degli USA, e all’ideologia che impongono; compresa questa di proiettare su una mafia che ci si guarda dall’eradicare i crimini e la mafiosità dell’economia legale. Qui a Brescia, dove Cancellieri è stata prefetto, interessi criminali internazionali e indigeni sono liberi di fare i loro comodi come i mafiosi nella Sicilia de “la mafia non esiste” di decenni fa; potendo contare sull’omertà, e sull’intimidazione istituzionale verso chi denuncia. Il riconoscimento a quello che attualmente è il più celebre magistrato lombardo appare essere un incentivo non alla libertà intellettuale, ma all’opposto al conformismo giudiziario e culturale di una magistratura e una polizia asservite ai poteri maggiori, che fiancheggiano forme di crimine istituzionalizzato ancora più forti e importanti della mafia.

20 dic 2011

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Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Pipitone “Caso Impastato, dopo trent’anni ritrovata la testimone chiave del delitto” del 20 dic 2011

Questo mostra come l’azione giudiziaria in Italia non rispetti il Tempo ma obbedisca ai tempi. Come serva il periodo storico mentre finge che il tempo cronologico non esista. https://menici60d15.wordpress.com/2011/02/13/rispetto-della-storia-nellazione-giudiziaria/

30 anni di tempo per ritrovare – a casa sua – la testimone chiave di un omicidio infame e poi famoso. E “ritrovarla” quando fa comodo alimentare l’epopea su Impastato, perché la mafia da argomento tabù è divenuta un argomento popolare e funzionale al potere.

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19 luglio 2012

Blog de Il Fatto

Commenti al post di N. Trocchia “Ecomafia 2012, la prefazione di Saviano troppo ‘simile’ al capitolo di Tizian” del 19 luglio 2012

Nel Giulio Cesare di Shakespeare la folla vuole linciare i congiurati. Vede Cinna e vuole ucciderlo. Ma non è Cinna il congiurato, è Cinna il poeta. “Ammazziamolo lo stesso, ha scritto brutte poesie”. Simmetricamente, la folla continuerà a osannare Saviano anche quando i suoi plagi sono ostentati, perché è Saviano, lo scrittore antimafia. Oggi si celebra Borsellino, in uno di quei riti tribali italici dove si venerano figure eccezionali dopo averle osteggiate e aver lasciato che fossero uccise, per ottenere un trasferimento simbolico del loro valore a coloro che sono servi dei poteri che vollero quelle eliminazioni. Sarebbe ora di non seguire la folla, lasciare perdere Saviano, pensare in silenzio a Borsellino, e considerare che, invece di eradicare la mafia e passare a occuparsi dei maggiori problemi del Paese, di altre forme di grande criminalità altrettanto dannose che ci stanno togliendo il futuro, sulla mafia chi occupa lo Stato ha costruito una metamafia, che gli permette di continuare a praticare il peggiore malaffare:

I professionisti della metamafia

http://menici60d15.wordpress.c…

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20 luglio 2012

Censurato

@ Sudlander.

Non critico certo che sia ebreo; anche se non andrebbe ignorato cosa hanno fatto a un oppositore extrasistema, critico di Saviano, Arrigoni:

I precedenti di Arrigoni

https://menici60d15.wordpress.com/2011/04/15/i-precedenti-di-arrigoni/

Né che sia arricchito; anche se non andrebbe ignorata la differenza tra chi opponendosi viene distrutto dallo Stato e chi ne ottiene benefici. Ho già scritto di apprezzare Gomorra sul piano estetico e informativo; anche se un libro da treno non andrebbe scambiato per un capolavoro, e l’attenzione che gli si presta mi pare espressione di “Un’antimafia di Stato vanitosa e sbadata dove la fanfara è la prima arma”:

Lotta alla mafia nell’anno domini 2010: Saviano e Lea Garofalo

https://menici60d15.wordpress.com/2010/10/23/lotta-alla-mafia-nell%E2%80%99anno-domini-2010-saviano-e-lea-garofalo/

Io critico che ci si consoli con le storie di mafia mentre la frode diviene sistema, crescono le tasse e si privatizzano i servizi pubblici (penso al mio campo, la medicina); a favore di forze che possono contare sia sulla mafia sia sulle istituzioni corrotte. La mafia è un male ma non è l’unico male; è come una tra le vette dell’Himalaya, non come un Kilimangiaro solitario. Non viene abbattuta, ma è usata per distrarre, impaurire, esigere il pizzo del consenso, giustificare omissioni e complicità. Il cittadino medio deve temere per la sua vita e i suoi beni più la criminalità economica alla quale le istituzioni ci stanno vendendo, che i “Cicciotto e mezzanotte”.

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14 novembre 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Musolino “‘Ndrangheta: spunta la “Corona”, il punto di contatto tra cosche e massoneria ” del 13 novembre 2012

Piuttosto che conseguenza della capacità, che si vuole demoniaca, della mafia di infiltrarsi, l’unione della ndrangheta con la massoneria è più verosimilmente una cooptazione da parte di quest’ultima. La massoneria serve come uno dei canali di trasmissione coi poteri forti ai quali più che alla sua “arte e fattura diabolica” la mafia odierna deve il suo successo. Magistrati, carabinieri e polizia applicano un modello rigorosamente “bottom up” – reso credibile dagli storici legami orizzontali tra ndrine e piccole logge locali – per tenersi bassi: per evitare di sforare, cioè di arrivare ai livelli intermedi dove troverebbero, tra gli altri, loro colleghi e superiori. Per non parlare dei livelli alti, contigui a quei poteri sopranazionali alla cui benevolenza i magistrati e la polizia tengono non meno dei mafiosi.

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26 novembre 2012

Blog de Il Fatto

Commento al post di C. Lucarelli “Voterò solo chi avrà come priorità la lotta alle mafie” del 26 novembre 2012

Io voterei chi, quando tra 20 giorni dovremo pagare un’altra esosa rata dell’IMU

a) mi dicesse quanti di quei soldi vanno in servizi pubblici, quanti a speculatori, quanti a caste e corrotti, e quanti alla mafia.

b) impiegasse la quota necessaria del prelievo, in maniera equa ed efficiente, esclusivamente in servizi pubblici, e mi restituisse il resto.

Non voterei chi volesse fare l’esattore dei parassiti di qualunque genere; neppure se giustificasse, con l’alibi della priorità della lotta alla mafia, il taglieggiamento a favore delle altre categorie di parassiti. Infatti non voterò nessuno.

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@ Nickols. Renzi mi sembra la sia di molto alla Blair. Ovvia, votare, non volendo essere derubati, per quello che il Financial Times ha indicato come l’astro nascente mi pare un “andare a Roma per il Mugello”, come dicono a Firenze.

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@ Carlo Lucarelli. Lei scrive che vuole che la politica dia priorità alla lotta alla mafia perché “Forse sono una personalità fragile che ha bisogno di essere rassicurata. Chissà”. Bisognerebbe riflettere sulla sua ironia. Credo che oggi molti seguano la corrente, scimmiottando Impastato a rischio zero. Ciò consente loro di non parlare del problema politico costituito da poteri maligni ancora più potenti e più nefasti della mafia, ai quali la mafia è subordinata, e che danneggiano le nostre esistenze in maniera ormai palpabile:

La mafia e l’antimafia favoriscono la soggezione dell’Italia a poteri extra-nazionali ?

https://menici60d15.wordpress.com/2012/07/28/4271/

Vedere solo la mafia o metterla al primo posto tra i mali astraendola dal sistema nel quale è strettamente integrata è una forma di conformismo nell’impegno civile, di omertà tramite la lotta alla mafia, che potrebbe interessare un bravo scrittore e giornalista che si occupa dei misteri d’Italia. Anche se i poteri economici e finanziari che promuovono questa omertà non si prestano molto alle avvincenti ricostruzioni di “Blu notte”.

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16 marzo 2013

Blog de il Fatto

Commento al post “Libera, Don Ciotti: “Chi dice ‘magistrati peggio della mafia’ uccide ancora” del 16 marzo 2013

I crimini non sono solo quelli della mafia, come ha interesse a far credere Ciotti, che è un prete. I morti per mafia sono usati come vittime sacrificali sulle quali fondare il mito di un potere onesto. Ma per tanti onesti il Male non è solo la mafia; la sua ombra copre largamente anche i campi che dicono di combatterla; così che i berlusconiani coi loro rivali/compari, i magistrati con le forze di polizia, i mafiosi coi loro complici istituzionali – e i preti – abitano gironi diversi dello stesso inferno.

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22 marzo 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post “Mafia, il gip di Milano: “In Lombardia controlla il territorio” del 21 marzo 2013

Come autorevolmente spiega il GIP Gennari, in Lombardia la mafia soddisfa una domanda di illegalità. Si dovrebbero considerare anche altre responsabilità, incluse quelle della stessa magistratura. In Lombardia, la regione economicamente più produttiva, vige di fatto una larga franchigia giudiziaria per i reati di supporto, quelli che aiutano a far dane’ con l’economia legale, e ciò può aver contribuito ad attirare la mafia. Inoltre, la presenza della mafia fornisce un alibi, anche ai magistrati, per non occuparsi di questi reati. Considerando il rapporto tra mafia e crescita economica, e la vicinanza e i legami della Lombardia col modello americano, sarebbe utile una comparazione storica tra la mafia negli Stati Uniti e in Lombardia.

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10 apr 2013

Blog de il Fatto

Commento al post “Lea Garofalo, Carlo Cosco: “Mi assumo la responsabilità dell’omicidio” ” del 9 aprile 2013

Il PM Tatangelo: “a questo processo vi appassionerete”. Ora i magistrati fanno anche i trailer ai loro processi. In effetti, la storia di Lea e del suo assassino ha una somiglianza formale con la favola di Barbablù. Se l’antimafia funzionasse, Lea Garofalo, collaboratrice di giustizia, sarebbe viva; ma un’importante fonte narrativa si inaridirebbe. Con una mafia sconfitta magistrati e polizia non avrebbero scuse per ignorare e favorire reati di altro genere, che colpendo l’intera collettività ci colpiscono personalmente: quelli dovuti ai poteri forti dell’economia. Con la mafia “invincibile”, l’attenzione delle persone sulla criminalità è intasata da storie tristemente vivide come questa; da fiabe paurose su forme primordiali di malvagità. La gente viene distratta; e, mentre si appassiona e si indigna, viene scippata e defraudata. Senza gli sceneggiati sulla mafia le persone potrebbero accorgersi che c’è anche un’altra criminalità, più sottile, che le riguarda in prima persona; e dalla quale non le proteggono affatto le istituzioni alle quali hanno pagato il pizzo del consenso per essere protette dai mafiosi con la lupara. Godetevi lo spettacolo. E ringraziate il carabiniere, o i carabinieri, che lo hanno reso possibile.

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25 maggio 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Pipitone “Don Puglisi beato. Grasso: “Conversione di due pentiti è suo miracolo” del 25 mag 2013

Nel paese della Controriforma, le continue celebrazioni barocche degli eroi, e ora anche dei santi, del terrorismo e dell’antimafia fanno le veci del coltivare – e praticare – le virtù civiche. E’ un culto che unisce sfruttatori e sfruttati, perché fa da alibi alla criminalità dei primi, alla vigliaccheria dei secondi e alla disonestà di entrambi.

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25 novembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post “Mafia, il magistrato Gratteri: “Troppa omertà nella Chiesa

@ Enrico [commento eliminato]. Lei chiede perchè Gratteri (come Saviano) pubblica con Mondadori, che “è stata acquisita corrompendo un giudice da parte di chi ha avuto anche rapporti non chiari con la mafia?”. La lotta alla mafia, e l’attenzione concentrata sulla lotta alla mafia a scapito di altre forme di grande criminalità, facilitano affari criminali di livello superiore; come quelli di cui si occupano, da esecutori, i politici ai quali lei fa riferimento, e i politici che ci governano assieme mentre dicono di esserne acerrimi nemici. V. “La metamafia” e “La convergenza di mafia e antimafia. Pizzo mafioso e pizzo di Stato” sul mio sito menici60d15. Mostruosa com’è, la mafia ha occupato il posto di Male Assoluto. Come una delle Sette piaghe, ha delle sorelle, e insieme ad esse ha dei superiori. E’ però quella che conviene mostrare, come se fosse la sola disgrazia. Questo può spiegare anche perché non viene eradicata.

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27 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Fierro “‘Ndrangheta, ucciso e dato in pasto ai maiali. E il killer si vanta con l’amico”

A Oppido Mamertina un mafioso getta in pasto ai maiali il cadavere della persona che ha assassinato. O la fa mangiare ancora viva, secondo Enrico Fierro, che non sa portare spiegazioni di questo perdurare della violenza mafiosa, se non il fatto che l’omicida è calabrese, e in Calabria sarebbe presente un “DNA maledetto”. I geni della bestialità, prevalenti nella popolazione locale al punto da poterne identificare i portatori su base anagrafica, deriverebbero dalla pressione selettiva esercitata da “montagne, vento e fiumare”, secondo un intellettuale suo amico.

Passato un primo momento di sconcerto, superato il dilemma se le affermazioni sui calabresi dell’uomo di penna de Il Fatto sono da querela o da pernacchia, resta l’esame di un documento interessante, che permette di comparare la mafia con quella antimafia che va per la maggiore sui media. L’efferatezza esaltata delle pratiche mafiose con la ruffianeria boriosa dell’antimafia nel titillare l’odio razzista. I crimini animaleschi della ndrangheta e le mascalzonate da quattro soldi dell’antimafia parolaia. Il carattere subalterno e complementare di mafia e antimafia rispetto a poteri forti, che tirano i fili di entrambe, così che la mafia non viene stroncata, ma rimane come una ferita aperta che mantiene il popolo e lo Stato deboli; e l’antimafia col pretesto della lotta alla mafia favorisce affari sporchi seminando discordia con stereotipi velenosi. La mafia e questa antimafia mangiano a volte allo stesso truogolo.

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12 luglio 2014

@ Alessandro Demma. Non ho mai fatto di tutta l’antimafia un fascio. Ho pensato molto a questo, che da vivi, come ha detto Falcone, se si va avanti da soli si viene facilmente sospettati di non fare davvero ciò che si dice di voler fare. E di come con questi sospetti si possa diventare strumento del crimine. Penso alle firme raccolte contro Calabresi, alle accuse contro Falcone per l’attentato all’Addaura. Il test per me è quello di come l’antimafia si comporta verso la “mezza mafia”, la corruzione e le camarille locali, gli imbrogli miliardari, le manovre dei politicanti a favore di grandi interessi illeciti. Prima di affrontare il diavolo in persona, la mafia, bisognerebbe dar prova di avere combattuto sul fronte quotidiano contro l’illegalità. Altrimenti, per molti antimafiosi finisce come nel racconto “I ragazzi di Cucarasi” di Fusco. In Lombardia, ad es., amano molto parlare di mafia, e dipingersi come onesti lavoratori assediati dalla malvagia etnia meridionale; un’ottima copertura per certi affari sporchi locali, che magistratura e polizia lasciano indisturbati e impuniti, essendo impegnati, dicono, a resistere all’insidia delle ndrine; mentre in alcuni casi a quelli che si dicono portatori di un’etica “calvinista” andrebbe contestata anche l’aggravante dell’intimidazione mafiosa.

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9 gennaio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di P. Barbieri “Padova, corso per il contrasto alle mafie in università. Tra i docenti Davigo e Gomez”

Se si parla di ‘perfetto funzionamento del sistema mafioso nel Nord’ non si può dire due righe più sotto che nel Nord il ‘rispetto dell’umano’ è un valore. Se fosse così il funzionamento della mafia si incepperebbe spesso. E invece s’è scoperto che quelli del nord hanno una cultura dell’omertà non da poco.

@ mari. La mafia trova il suo terreno più opportuno dove prospera il sistema clientelare-mafioso legale, ha osservato Danilo Dolci. Occuparsi di mafia dichiarando che per il resto il territorio è sano e onesto non appare come una buona base di partenza per un’impresa che vorrebbe avere un carattere scientifico.”

I settentrionali che si occupano della mafia militare ma scavalcano la mafia legale autoctona, e usano la mafia che spara, e non i principi etici, o quelli costituzionali, come metro di paragone per autoproclamarsi moralmente a posto mi ricordano la Confindustria che a Pordenone nel 2008 ha invitato Albanese e sul palco gli ha fatto fare Cetto La Qualunque (F. Astone. Il partito dei padroni). Davanti a Cetto gli spettatori avranno avuto l’impressione di essere degli Adriano Olivetti. Il libro di Astone mostra che invece hanno molti dei vizi che Albanese mette alla berlina.

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12 gennaio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Sfregola “Morti di Stato: servono ‘contrappesi’ alle forze dell’ordine”

I contrappesi dovrebbero essere i magistrati, che invece vanno a braccetto coi poliziotti. E sia i poliziotti, sia i magistrati, seguendo Machiavelli vogliono in primis essere temuti. Oltre alla mafia illegale, il cittadino deve temere la mafia legale.

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12 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Marietti “Tav, io sto con Erri De Luca”

@ Carlo Pifferi. Le famiglie legate alla ndrangheta credo siano, per lo Stato, una specie protetta; quanto e più dei camosci e degli stambecchi. Se la loro attività criminale si estinguesse, sarebbe una liberazione per i cittadini ma un guaio per tanti “uomini delle istituzioni”: perché le ndrine forniscono un alibi allo Stato, alle forze di polizia e alla magistratura per fingere di non vedere certi crimini legati agli interessi dei poteri forti, con la scusa che si è impegnati contro questa entità che dicono invincibile; e permettono di commettere parzialità, abusi, omissioni, provocazioni, manipolazioni, reati gravi a favore degli stessi poteri, traendo legittimità e credibilità dalla lotta contro i demoni devoti alla Madonna di Polsi. Mafie e terrorismo favoriscono i crimini di Stato. Sembra che qualcosa di simile stia avvenendo anche in Val di Susa. (Ecco perché penso che i Notav dovrebbero evitare le tentazioni come quelle offerte dalla “persecuzione” di De Luca). Lei, che dice di appartenere ai meglio informati, e senz’altro è dalla parte dei più danarosi e dei più armati, non ha mancato di condire le sue affermazioni, per il resto tanto smodate quanto apodittiche, con la lotta alla ndrangheta. A me pare che la lotta alla mafia sia degenerata al punto che con essa si giustificano le peggiori cose. Dirsi contro la mafia è diventato un comodo camouflage per quelli che sono i meglio informati su come farsi i propri interessi a danno degli altri.

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20 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Fierro “‘Ndrangheta, Papa Francesco nell’inferno dei boss dove fu ucciso il piccolo Cocò”

Non tutti i preti sono collusi, ma non è solo questione di preti “puliti” e “punciuti”. E’ la mentalità clericale che è contigua, che è affine, a quella mafiosa. E che pervade tutti gli ambiti della società. Il clero fa da legame, da collante, da ponte tra ciò che dovrebbe essere separato e distinto, e alimenta la mentalità e le pratiche che favoriscono anche l’osmosi tra crimine e Stato, crimine e resto della società. Così che in Calabria puoi ricevere messaggi di intimidazione da condannati per mafia e da gente in divisa che dice di combattere la mafia, da modesti dipendenti comunali di sindaci che si dicono antimafia e da preti, o religiosi, compiaciuti e gonfi come le vesciche che un tempo si vedevano nelle macellerie. Le belle parole, che i preti possono emettere “a fiumara in piena”, sono facciata. Sono “falsa politica”, avrebbe forse detto un candido prete di Oppido Mamertina che scrisse crudamente su queste cose, con lo pseudonimo di don Luca Asprea. A chi si affida ai preti nella lotta contro la mafia occorre ripetere quel detto meridionale: “ tu dall’ospedale vuoi la salute?”. Se non si è capaci di ergersi sulle proprie gambe contro l’oppressione, se ci si rivolge ai preti perché siano guida nella lotta a un male del quale essi sono uno dei principali fattori causali, si ha già perso. O forse si vuole solo collaborare alla festa antimafia per vedere di rimediarne qualche banconota, così come prima alcuni facevano per la festa del santo locale.

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21 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Comnento al post di F.A. Grana “Papa Francesco oltre Wojtyla: per la prima volta un’esplicita scomunica ai mafiosi”

La ndrangheta è il frutto più velenoso di un albero velenoso. E’ la declinazione in ambito malavitoso di mentalità e comportamenti diffusi in tutti i settori della società. L’albero si conosce dai frutti, e questo albero ha anche robuste radici clericali, tra le sue varie radici. E’ comodo usare la mafia come standard negativo, come male assoluto, per sentirsi dalla parte del bene. E’ un poco fare come quegli industriali del Nord che alle riunioni di Confindustria invitano Albanese perché reciti Cetto La Qualunque, rispetto al quale si sentono degli imprenditori integri e illuminati. O un poco fare come i mafiosi stessi, che dopo che “qualcuno” ha bruciato la vigna si presentano al proprietario e gli offrono protezione, bollando con parole di fuoco gli “ignoti” danneggiatori (che in realtà hanno mandato loro).

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22 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Roccuzzo “Mafie, il Papa che scomunica”

Non c’è solo la mafia. C’è anche la mezza mafia, cioè il malaffare di politici, amministratori, faccendieri, massoni, preti, magistrati, forze di polizia, etc. E paradossalmente questo prendere a parole le distanze dalla mafia, questo auto assegnarsi una patente di bontà e onestà, e distribuirla ai tanti soci, fungerà da salvacondotto per continuare con gli affari della mezza mafia meglio di prima.

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@ Peppe. Attribuendo intenzioni disoneste a tutti, si rischia di assolvere tutti, chi commette peccati veniali e grandi predatori. Le responsabilità vanno differenziate, in base ai comportamenti. E’ verissimo che tanti dei comuni cittadini partecipano, a volte in forma larvata, al malaffare. E che questa categoria viene trascurata, quando il suo peso è fondamentale. Io li chiamo “i lazzaroni”, come i popolani al servizio dei Borboni nella soppressione della rivoluzione del ’99. Sono una piaga nascosta. Purtroppo i successori del cardinale Ruffo di Calabria, e i loro confratelli padani, ne fanno largo impiego anche oggi. Questo è uno degli effetti più nefasti delle pratiche clientelari che accomunano la mentalità clericale e quella massonica.

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@ Peppe. E’ sbagliato dire es. che siccome tra i preti vi è una maggiore prevalenza di comportamenti pedofili rispetto alla popolazione generale, allora i preti sono tutti pedofili. Ma è sbagliato anche, come vorrebbero i preti, e come lei ripete, guardare solo all’individuo e non anche alla classe. Per esempio, i preti formano in massa una classe fiscalmente privilegiata: gran parte delle tasse sui loro beni grava sulle nostre spalle. Sotto questo aspetto i preti non stanno sulla nostra stessa barca; e quanto più si aggrava l’ingiustizia a nostro danno, tanto meglio staranno loro. I preti, come classe, hanno influito sulla storia del Paese; negativamente, pensano tanti. Alcuni parlano di educazione clericale a una cattiva religiosità, che ha portato a scusare l’arbitrio, il privilegio, la sopraffazione. Cattivi insegnamenti che hanno elevato a sistema questi mali, favorendo così la corruzione, e anche le mafie.

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30 giugno 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. A. Grana ‘ ” Arcivescovo di Reggio al Papa: “Abolire i padrini per ostacolare la ‘ndrangheta” ‘

La proposta mostra quanta serietà ci sia negli intenti antimafia del clero calabrese. Si dovrebbe piuttosto abolire il battesimo dei minori, e permettere solo ai maggiorenni di decidere se affiliarsi o meno alla Chiesa cattolica, o ad altre religioni. Oltre che tutelare i diritti del minore e della persona, questo potrebbe avere anche un effetto benefico contro la mentalità chiesastica, che è l’anticamera della mentalità mafiosa.

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@ Ale. Molto probabilmente, sono praticamente nulle le responsabilità del clero calabrese riguardo alla criminalità organizzata della Papuasia. Quelle sulla ndrangheta invece non sono affatto trascurabili. Senza l’influenza culturale e politica del clero la criminalità organizzata ci sarebbe comunque; ma il suo peso sarebbe ridotto, perchè in Calabria, e in Italia, vi sarebbe una maggiore separazione tra i criminali e il resto della società.

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4 settembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Portanova ” “Mafie” nuove (e politica vecchia): nasce la sezione del Fatto.it”

Una delle funzioni della mafia è quella di spaventare e distrarre il pubblico, e di fargli quindi accettare la protezione “metamafiosa” dei poteri che dicono di difenderci dalla mafia, ma ci taglieggiano e ci tolgono opportunità peggio dei mafiosi. La mafia è una gran comodità per il potere, che si guarda dall’eliminarla. Ora la mafia sta avendo un ruolo facilitatore nel sacco d’Italia, legittimando con la sua presenza i poteri legali che a parole combattono la mafia e nei fatti sono al servizio dei lanzichenecchi. Con l’attenzione preminente alla mafia si offre al pubblico anche la possibilità di essere vigliacchi senza perdere la faccia: con la scusa che si è proiettati a combattere i supercriminali della mafia, che sono a distanza di sicurezza, si fa finta di niente mentre si viene sfruttati e derubati legalmente per via istituzionale. (v. “La convergenza tra mafia e antimafia. Pizzo mafioso e pizzo di Stato.” e “I professionisti della metamafia”). Credo che una sezione giornalistica sulla mafia dovrebbe centrarsi sulla debolezza della lotta alla mafia, e sulla propaganda della mafia; anziché alimentare la fiction sul tema, con l’esposizione degli aspetti avvincenti, grandguignoleschi o epici, dovrebbe mostrare come la mafia viene tenuta in vita, spiegare come non venga eliminata e sia anzi favorita, e agitata di continuo, e quali vantaggi ciò porta al potere.

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21 settembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di N. Dalla Chiesa “Expo: i ‘ghisa’ di Milano, vere sentinelle antimafia”

Professor Dalla Chiesa, lei è docente di sociologia. Mi permetto di segnalarle, se non lo conosce già, “Lynch S. M. (2007). Introduction to applied Bayesian statistics and estimation for social scientists.” Credo che il ragionamento bayesiano sia quello corretto per comparare, come lei fa “a sentimento”, i vigili urbani virtuosi con quelli disonesti. Quello che conta, secondo il teorema di Bayes, non è la percentuale, che si può supporre anche elevata, di vigili tra la minoranza di coloro che praticano comportamenti encomiabili; ma il rapporto tra questa e la percentuale di vigili tra coloro che militano nel molto più vasto campo dell’indifferenza, del pensare a curare i propri interessi e dell’illegalità istituzionalizzata. Il teorema di Bayes mostra come la presenza di una determinata categoria in percentuali elevate tra gli “eroi” – non inattesa, visto che una persona onesta es. in polizia declinerà questa sua onestà andando a scontrarsi con il crimine – non è indice del valore della categoria, ma è compatibile con un livello di corruzione della categoria maggiore che nella popolazione generale. Nella mia esperienza a Brescia, il rapporto tra le due “likelihood” non è affatto roseo come lei lo dipinge. E la conseguente probabilità a posteriori che, dato un vigile, questi sia contro il malaffare è inferiore alla probabilità a priori data dalla popopazione generale. Tanto che per me i vigili sono “sentinelle”, più che dell’antimafia, di grandi interessi illeciti (v. il mio sito). Interessi che quando occorre non si astengono dall’usare metodi mafiosi, e si avvalgono a questo fine di manovalanza istituzionale. Tra i danni della mafia andrebbe contato anche questo, di distogliere attenzioni e risorse contro altre forme di grande criminalità, e di favorire, fornendo uno standard negativo, valutazioni distorte e falsate sui relativi comportamenti delle istituzioni preposte alla legalità.

Francesco Pansera

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@ Pot. Sacrosanto. Ma non andrebbe neppure trascurato che (teorema di Bayes) la presenza di una determinata categoria in percentuali elevate tra gli “eroi” – non inattesa, visto che una persona onesta es. in polizia declinerà questa sua onestà andando a scontrarsi con il crimine – non è un indice affidabile del valore della categoria: è compatibile con un livello di corruzione della categoria maggiore che nella popolazione generale. E la probabilità a posteriori che, dato es. un vigile, questi sia contro il malaffare può essere inferiore alla probabilità a priori data dalla popolazione generale nonostante che alcuni vigili compiano azioni lodevoli.

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1 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Roccuzzo “‘Ndrangheta: benvenuti a Cutrello di Brescello, dove ‘la mafia non esiste’”

Questa estate l’inchino al boss a Oppido Mamertina. Ora Brescello coi mafiosi brave persone, col sindaco che sembra ce la metta tutta per farsi dare del filo-mafioso. Roccuzzo dice “punto e basta con le citazioni letterarie” e poi va avanti a citare don Camillo, Fernandel e Gino Cervi. Sviolinate, spot, scenette. Sembra che sia iniziato un altro ciclo dell’operazione “Sopranos”, con periodiche notizie di colore sulla mafia. Verranno prodotti altri episodi, perché lo spauracchio della mafia fa comodo. Soprattutto al Nord. Aiuta i crimini dell’economia legale, e le ruberie commesse mediante le leggi. Fa sembrare onesto uno Stato che ci imbroglia e ci taglieggia, e spinge ad accettare la sua protezione: lo Stato che, mafiosamente, usa la mafia per ottenere sottomissione. Se si volesse fare sul serio, invece, non bisognerebbe permettere che i mafiosi accertati mettano radici in un suolo, quello settentrionale, che appare gradire questa particolare categoria di “terroni”. I mafiosi dovrebbero essere periodicamente trasferiti, e restare isolati. Permettere loro di insediarsi, mettere radici e produrre i frutti tipici della loro pianta, e poi scandalizzarsi, è ipocrita. Ma la mafia viene coltivata: fatta crescere, per poi raccogliere quello che fa comodo. Senza la mafia bisognerebbe occuparsi di quella a Brescello e altrove tanti chiamano non senza fondamento “la mafia che sta a Roma”. Che invece vuole lavorare in pace, e atteggiarsi a maestra di morale e di legalità.

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@ Antonio Roccuzzo. Secondo me è lei che è confuso; o meglio, favorisce la confusione. La notizia che anche al Nord ci sia la mafia non è inedita. Su come si sia impiantata e prosperi, a quali logiche obbedisca questa sua apparente invincibilità, invece c’è ancora qualcosa da dire. Ma sembra che quelli che come lei si guadagnano da vivere cantando per anni e decenni la stessa romanza sulla mafia non tollerino che si metta in dubbio la versione di Stato, sulla mafia come “mostro” invincibile. E decidono cosa si può dire e cosa no. Credo che la mafia sia coltivata dallo Stato; che ha anche favorito la crescita di un’industria, neppure tanto piccola, dell’antimafia. Il che non è un bene: “è difficile fare capire una cosa a una persona, quando il suo reddito dipende dal non capirla” (Keynes). Anche io, come lei, sono tra gli “stakeholder”: sperimento di persona che l’antimafia, quella istituzionale, quella dei professionisti e quella dei volontari, serve anche a imboscarsi, e a favorire, più o meno consapevolmente, la commissione di reati di notabili e poteri forti; che con la mafia sono in affari, o hanno contiguità. Se a Brescello e in altre zone del Nord abita “il mostro”, parole sue, perché invece di scrivere l’ennesima ballata non si chiedono e non si dispongono leggi per evitare che attecchisca ed eserciti la sua “mostruosa” influenza? Ma forse, oltre che alcuni mostri e pochi eroi, in questa storia della mafia ci sono tanti, ma proprio tanti, pagnottari.

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@ Antonio Roccuzzo. Per “mafia di Roma” si intende la mafia degli affari, che sta ovunque; in particolare al Nord. Lei ha una tendenza ad usare un linguaggio barocco ma allo stesso tempo prendere alla lettera le comuni metafore per attaccare le posizioni altrui. Sì, nella fiaba per bambini che lei racconta non c’è alcuna confusione: le guardie stanno da un parte, i ladri dall’altra. Una visione netta che paradossalemte genera la confusione che ci vuole perché business colossali, illeciti, vadano in porto indisturbati. E che quindi viene premiata, e che in tanti infatti si affannano a raccontare. In tutte le salse. Senza fare altro; aspettando il prossimo giro, il prossimo happening mafioso, e il prossimo gettone. Osservare come le cose sono spiegabili in maniera diversa, con un quadro ancora peggiore di quello che ci viene presentato, è proibito. L’antimafia è diventata come la messa: bisogna leggere dal messale, o dal foglietto; e dire al momento giusto i pensierini che non stonino col resto della liturgia. Episodi cinematografici come questo di Brescello dovrebbero invece indurre a chiedersi se non ci sia un marketing della mafia.

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@ Antonio Roccuzzo. Un po’ come quei teologi del ‘600, lei vuole spingermi a pronunciare frasi blasfeme e eretiche. La accontento. In effetti non mi piace l’antimafia: non mi piace la vostra, di antimafia. Purtroppo l’osservazione di Falcone, che si è presi sul serio solo quando si viene ammazzati, ha una sua terribile base oggettiva: certi impegni, in questo paese di commedianti, occorre valutarli per quanto costano, e non per quanto rendono. In effetti nella mia esperienza personale l’antimafia è oggi convergente con la mafia nell’appoggiare grandi interessi illeciti; e a volte ne condivide metodi e atteggiamenti mentali. La chiamo “l’antimafia dei ragazzi di Cucarasi”, dal nome del racconto omonimo di un suo valoroso collega, il giornalista Giancarlo Fusco. (In: “Le rose del ventennio”). Oppure penso alle parole di quell’altro grande giornalista, Flaiano, che diceva che in Italia ci sono due fascismi, il fascismo e l’antifascismo. Le si può trasporre a tanta antimafia parolaia. Il tempo ha dato ragione a Flaiano, e forse in futuro ci si accorgerà a quale mulino hanno portato acqua i sedicenti emuli di figure nobili come Borsellino, Fava o Impastato.

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@ Antonio Roccuzzo. Da tempo, in un file intitolato “cattivi discepoli”, raccolgo coppie maestro-discepolo, dove appare esservi non una continuità, ma una degenerazione. Ernesto Rossi e Marco Pannella, Aldo Moro e Clemente Mastella, Mattei e Cefis, Danilo Dolci e Toni Negri, etc. Sono una ventina di binomi; una delle coppie più recenti è Borsellino-Ingroia. Devo confessarle che le sensazioni che provo quando leggo gli scritti precisi e lucidi di Fava e i suoi sono diverse. Mi dispiace che il nostro scontro stia assumendo forme eccessivamente puntute.

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@ Antonio Roccuzzo. Pax tibi. Ma si ricordi anche come dicono in Emilia: “fatti, non pugn…”.

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@ Riccardo Orioles. Per Orioles, se uno dice che oltre alla mafia ci sono altre forme di grande crimine, non meno gravi, che denuncia; se dice che c’è un interesse a concentrare l’attenzione sulle mafie per distoglierla da tali crimini, legati all’economia legale; e che questo dovrebbe essere un ulteriore motivo per stroncare la mafia, mentre invece anche per questo viene mantenuta e coltivata; allora è un ignorante che appartiene alla banda dei sostenitori di mafiosi e assassini; e non deve esprimere le sue pericolose banalità. Gotzsche, un biostatistico autore di studi sulla dannosità dello screening per il cancro al seno, nota che i difensori di questa grande truffa sulla salute ricorrono ad un argomento simile, lo “you are killing my patients”: chi critica uccide i pazienti. Gotzsche risponde che se non si permette la critica razionale delle terapie ufficiali avremmo ancora i salassi come cura per il colera. Un argomento circolare, come il vecchio “Così si fa il gioco della mafia” dei benpensanti siciliani; che lei ora ripete pro domo sua. E’ lei il collaborazionista, non della mafia ma dei crimini legalizzati che si coprono con la mafia. Il tipico conformista benpensante, ma dei nostri tempi. E’ lei che aiuta a screditare e isolare soggetti scomodi e li espone a rappresaglie. Leggendo i suoi scritti si può ricostruire l’involuzione, parallela al percorso dei comunisti da Pio La Torre a Renzi, dell’antimafia da forza sincera e positiva a corporazione di appoggio al potere.

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@ Riccardo Orioles. Lei non sa di che parla, legga il mio sito, e veda se i nomi li faccio e di quali reati sto parlando. Ma per lei il grande crimine è solo mafia. E chi contesta questo un “collabò”. Anche fior di farabutti dei servizi e delle istituzioni sostengono esattamente la stessa cosa. Abbia la dignità di finirla col piagnisteo del rischiare la vita. I pochi che la mafia l’hanno combattuta davvero sono stati uccisi. Gli altri hanno fatto carriera. Chi come me si oppone a crimini che quelli come lei aiutano non vedendoli, o fingendo di non vederli, in nome della lotta alla mafia, non vive bene e non ha la vita allungata, mentre i professionisti della metamafia prosperano. “Le salmerie sopravvivono”; quelli come lei, che formano la “dissidenza” che serve al crimine di Stato, campano 100 anni.

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@ Riccardo Orioles. Trombone sfiatato.

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10 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. B. G. Zaccariello ” ‘Ndrangheta a Brescello, Procura indaga sulla manifestazione pro sindaco”

Ora non manca che la manifestazione antimafia a Brescello. Nei codici, e nella discrezionalità dei magistrati, dovrebbe essere tenuto presente che la mafia danneggia il Paese anche distraendo da altri grandi illeciti, che vengono lasciati agire indisturbati. Per la mafia dovrebbe essere previsto una sorta di reato, o di aggravante, di “diversione politica”. Una forma di alto tradimento, grave soprattutto in periodi come questo quando il Paese è sotto attacco. Che dovrebbe portare a una repressione particolarmente dura, pronta ed efficace, giustificata dall’attentato alle sorti del Paese.

Se i mafiosi sono così diabolici da traviare i virtuosi settentrionali, non si permetta loro di esercitare questa influenza: li si trasferisca periodicamente, e quando danno scandalo come in questo caso; li si isoli, si separino i componenti delle famiglie. Accade il contrario: tante ammuine come questa, e sostanza punta. Si costruisce, in un cantiere perenne che è una perenne ossessione estetica come la chiesa di Gaudì, questa linea Maginot contro la mafia, e si lascia che venga aggirata in mille modi.

Vedendo le omissioni e le complicità di governo, forze di polizia, magistratura, su grandi illeciti, come quelli del business farmaceutico, comprendo come si preferisca girare a vuoto su queste sceneggiate, che stanno prendendo il posto delle storie di mutande di B. , per distrarre da crimini pari o superiori a quelli mafiosi, e per giustificare connivenze e complicità.

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17 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tundo ” Marco Pantani, “complotto per alterare ematocrito”. L’ombra della camorra” 

Non mi stupirei troppo se effettivamente per stroncare Pantani ci si fosse avvalsi anche della criminalità organizzata, come manovalanza. O se la criminalità organizzata fornisse alibi, o depistaggi, o facesse da “pecora”. Anche lo zelo discriminatorio di magistrati e media verso Pantani è stato indotto dalla diabolica camorra? Questa idea delle mafie come entità onnipotenti è uno degli strumenti del “tolemaicismo”: l’arte, già adottata per gli omicidi politici e le stragi terroristiche, di attribuire a mandanti nazionali fatti gravi avvenuti per volontà di poteri sovranazionali. Poteri che coloro che occupano le istituzioni – le forze di polizia e i magistrati spesso per primi – servono con impeccabile zelo, come il caso Pantani ha mostrato e continua a mostrare.

v. “Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico”
“Il tolemaicismo politico”

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20 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. Bia ” ‘Ndrangheta al nord, deputata M5s: “Mi hanno chiesto di non nominare più il boss”


Solidarietà alla parlamentare grillina. Oserei dire compagna di lotta, se non fosse presuntuoso rispetto a tanto ardire: anch’io nel mio piccolo giorni fa ho nominato Francesco Grande Aracri, su questo sito, proponendo che dato l’accaduto venisse allontanato da Brescello, e che si smettesse con queste pagliacciate inconcludenti e si agisse. Sottolineando che questo continuo agitare la mafia, per di più senza fare nulla di concreto, è un altro dei danni derivanti della mafia, che ora fa anche da spalla ai taglieggiamenti di Stato, distogliendo risorse e attenzioni da altre forme, legalizzate, di pizzo e di vessazione. “Ci fregano con le parole” (Grillo); e anche con queste schermaglie mafiosi-antimafiosi, che ci fanno fremere e fare il tifo, mentre non facciamo una m. per opporci a ciò che subiamo direttamente.
c

Forse la politica delle sceneggiate è il male minore, per un popolo che non sa darsi di meglio che il governo di B. e Renzi e per opposizione i fuochi d’artificio di Grillo. Finché la gente si accontenta di questi happening non ci sarà bisogno di ricorrere a metodi più energici, magari con bombe e sangue, per ribadire che i cittadini non devono vedere altro che la mafia, tra i poteri criminali loro ostili; e che lo Stato invece ci protegge, e a lui dobbiamo portare i soldi in bocca, se non vogliamo che ci accada qualcosa di brutto. A chi vadano poi i nostri soldi, se non ci sia una quota anche per i baubau mafiosi, questo non ci deve interessare.

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27 ottobre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post “M5S, Grillo: “Prima d’incontrare la finanza, la mafia aveva una sua morale” “

La mafia è, ed è sempre stata, “una montagna di m. “. Viene in genere trascurato che è solo una delle vette di un’intera catena montuosa di poteri associati, che comprende i poteri economici e i poteri corrotti dello Stato: la mafia viene dipinta come un Kilimangiaro nero e le altre vette come colline rosa. Il duo Grillo-Casaleggio agita questioni vere ma non le rende più chiare, e aiuta a tenerle confuse: qui sulla mafia ha esagerato nel correggere l’orografia, e ha invertito i colori. Le altezze sono simili, e il colore vero è lo stesso, sui generis, per tutte le cime.

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2 novembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di S. D’Onghia “Morte Cucchi, “i pestaggi di Stato” e le condanne dei pochi che hanno pagato”

Questi episodi, dove i poliziotti picchiano a piacere e i magistrati confermano che possono farlo, sono visti come aspetti di privilegio e impunità. Credo debbano essere visti anche come intimidazioni funzionali allo sfruttamento. Noi pensiamo che magistrati e poliziotti si frappongano tra chi vive onestamente e il crimine. Ma appare che ad essere in mezzo siamo noi, polli da spennare, tra la mafia da un lato e polizia e magistrati dall’altro. Con casi come questi, che i media riportano ampiamente, veniamo “convinti” a temere lo Stato; e quindi a stare buoni e farci tosare come pecore e imbrogliare come scemi dalla squallida classe “dirigente” che permettiamo occupi lo Stato; e che così arricchisce sé stessa e i poteri maggiori ai quali ci vende.

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19 novembre 2014

Dr Patrizio Gattari e gli altri giudici della sentenza in oggetto
c/o il Presidente del Tribunale di Milano
Dr.ssa Livia Pomodoro
Via Freguglia 1
20122 Milano

Oggetto: lotta alla mafia bassa e aiuto alla mafia alta in Lombardia nel 2014

Ieri 18 novembre ho postato un commento all’articolo de il Fatto Quotidiano “’Ndrangheta 40 arresti in Lombardia. Ripreso il conferimento della “Santa”, di A. Bartolini. Il commento è stato censurato. Lo riporto qui:

“Queste ricorrenti notizie fanno pensare: “la mafia in Lombardia c’è; ma per fortuna c’è anche chi la combatte, e ci protegge.” Io vedo la cosa da un diverso punto di vista. Oggi, stesso giorno della notizia, ho pubblicato sul mio sito un articolo dove mostro che i giudici del tribunale di Milano con una sentenza sulla responsabilità del medico stanno favorendo frodi che danneggiano la salute (“La medicina difensiva come scusa e come illecito”). E oggi, a Brescia, ho ricevuto un altro danneggiamento alla mia auto, che come in precedenza presenta elementi che portano a ritenere che i mandanti siano tra coloro che dovrebbero tutelare la legalità. Quindi io penso che la lotta alla mafia sia un alibi e un  iversivo, sotto al quale le istituzioni favoriscono poteri più forti e non meno pericolosi della mafia; anche con sistemi mafiosi o piduisti. Es. i poteri che stanno rendendo sempre più orientata al profitto la sanità, a scapito della tutela della salute. I cittadini vengono distratti e tenuti sottomessi facendogli credere che i poteri criminali che li minacciano siano costituiti soltanto dalla mafia, e che quindi le istituzioni li proteggano. In realtà, gli interessi dei cittadini vengono venduti ai potentati economici, mentre li si rassicura facendoli baloccare con l’ennesima replica del film del rito della puncitina, o facendoli illudere di avere capito tutto sbugiardando Maroni sulla mafia.”

L’articolo al quale faccio riferimento “La medicina difensiva come scusa e come illecito”, è sul mio sito http:/menici60d15.wordpress.com/. Ho la modesta speranza che in quanto ho scritto vi siano cose che sarebbero utili ai magistrati nel loro lavoro: avrei preferito segnalare il mio articolo in altro modo. Ma devo riconoscere che in Italia, e inparticolare in Lombardia, di mafie ce ne sono due. Quella delle puncitine e quella dei grandi interessi economici e finanziari che sfruttano il Paese. E forze di polizia e magistrati combattono la mafia bassa anche perché così nascondono come aiutano la mafia alta.

Oltre alla relazione tra lotta alla mafia e aiuto al business medico, credo che vi sia una relazione tra posizioni della magistratura come quelle che critico nella vostra sentenza e i reati che vengono liberamente commessi a mio danno (v. il post “Milizie bresciane” sul mio sito). Entrambe le attività favoriscono, tramite i poteri dello Stato, grandi interessi illeciti in medicina. Considero pertanto la magistratura corresponsabile, oltre che della situazione in cui verso, della serrata catena di stalking, molestie, provocazioni, minacce, aggressioni fisiche, danneggiamenti, abusi di potere, mobbing amministrativo, situazioni diffamatorie, etc. che, sulla base di pregresse esperienze, posso prevedere mi attenda in ritorsione all’avere scritto l’articolo.

Distinti saluti

Francesco Pansera

Dr F. Pansera
Via Tosetti 30
25124 Brescia

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6 dicembre 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Roccuzzo “Mafia Capitale: in Germania sono persone, in Italia si specula sulle origini degli immigrati”

Carminati ha potuto agire per oltre 30 anni, dai tempi della strage di Bologna e dell’omicidio di Fausto e Iaio, prima di essere fermato dalle stesse forze che lo hanno fin qui favorito. I romani votano sindaco un ex estremista di destra, che si accompagna a tipi del genere. Invece di riflettere su ciò, la clamorosa e roboante operazione Mafia Capitale viene subito sfruttata come falso standard, per fare sembrare al confronto pulite forze che in realtà non sono lontane dal “mondo di mezzo”.
Es. in questo articolo ci si ammonisce che siccome è stata fermata questa banda, non dobbiamo essere “razzisti” ma considerare gli immigrati come italiani; prendendo esempio, secondo l’autore, dai tedeschi. Mi sembra un discorso tirato per i capelli, nella logica e nel merito. Gli immigrati vengono fatti arrivare per abbassare il costo del lavoro e per altri fini di profitto, a danno del nostro popolo e dei popoli di provenienza, da poteri che hanno potuto disporre anche di terroristi neri e rossi.
Ieri Visco, di BankItalia, ha commentato che la corruzione come quella di Carminati danneggia l’economia; ma non ha detto che la corruzione che obbliga lo Stato a piazzare i titoli di Stato sul mercato privato, opera anche di BankItalia, ha messo un paese florido, e il collo degli italiani, nel cappio degli strozzini.
In Italia le retate di delinquenti “pulp” sono usate per creare consenso per i forbiti delinquenti istituzionali che prosperano vendendo il Paese.

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25 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di B. Giulietti “Anno giudiziario: mafia al Nord. Qualcuno ha chiesto scusa a Saviano?”

La mafia ormai non infiltra ma occupa il Nord, secondo l’autorevole voce del presidente della Corte d’Appello di Milano Canzio. Se le mafie meridionali al Nord sparissero, se fossero prosciugate come un lago artificiale che ha invaso e colmato una vallata (ma chi dovrebbe farlo se ne guarda bene) il panorama che verrebbe scoperto non sarebbe quello di una sana contrada. Verrebbe alla luce un brulichio di malaffare e di corruzione “qui tam”; la corruzione istituzionale a favore dei poteri forti sovranazionali. La corruzione della vendita dell’Italia come terra di sfruttamento, da parte della sua classe dirigente. Un’impresa ben simboleggiata da Napolitano, che l’alto magistrato ha lodato mentre ripeteva il mantra dell’inarrestabilità della mafia. La relazione tra mafia e società è parassitica; ma quella tra mafia e classe dirigente, tra mafia e istituzioni, ha anche una componente mutualistica.

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29 gennaio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di B. Luzzi “Quirinale: una petizione per Nando dalla Chiesa Presidente”

Io apprezzo molto il Nando Dalla Chiesa di “Delitto imperfetto” o del “Dizionario del perfetto mafioso”. Libri che mi hanno aiutato a capire e ad orientarmi rispetto a certi poteri. Ma la sua visione “panmafiosa”, per la quale ci sarebbe solo o principalmente la mafia tra i grandi mali che strozzano il Paese, e le sue concezioni e prese di posizione del tutto naif sulla medicina e sulla ricerca biomedica, lo rendono gradito anche a quelle forze che ci imporranno qualche squallida figura come viceré, cioè come loro rappresentante.

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30 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Roccuzzo “Ndrangheta al Nord: cosa ho visto a Reggio Emilia con ‘occhi terroni’”

@ Fausto Noce. Le mafie sembrano intrinsecamente dotate di capacità sovrumane perchè sono favorite dallo Stato. Le mafie sono un instrumentum regni. In diversi modi. Direttamente, per i lavori che svolgono, come traffici e affari illeciti, omicidi di soggetti scomodi, etc. E indirettamente, come diversivo, alibi e spauracchio per mantenere il consenso popolare verso le istituzioni mentre la popolazione viene sfruttata per via legale tramite lo Stato. Finora sono servite a tenere arretrato il Sud, ora serviranno per depredare anche il Nord.

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11 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Roccuzzo “Sergio Mattarella, l’omicidio di Piersanti e il diario di Chinnici”

“Maria Grazia Trizzino, segretaria particolare di Mattarella, racconta ai giudici un episodio venutole in mente dopo l’omicidio: Appena in ufficio, mi chiamò personalmente senza ricorrere all’usciere e, con aria molto grave, mi disse testualmente: le sto dicendo una cosa che non dirò né a mia moglie né a mio fratello. Questa mattina sono stato con il ministro Rognoni ed ho avuto con lui un colloquio riservato su problemi siciliani. Se dovesse succedermi qualcosa di molto grave per la mia persona, si ricordi questo incontro con il ministro Rognoni, perché a questo incontro è da collegare quanto di grave mi potrà accadere.” (Da: Di Lello G. Giudici. Sellerio, 1994.)

Di Lello compara le dichiarazioni della Trizzino con “le scarse doti mnemoniche del ministro dell’interno Rognoni”, del quale riporta la (blanda) versione del fatto, commentando: “Mattarella, insomma, parlò di cose ampiamente risapute a Palermo e, quando volle essere più specifico, ricordò, nel 1979 e al ministro dell’interno, quanto fosse ambigua la personalità di Vito Ciancimino!”. Piersanti Mattarella fu eliminato. Rognoni divenne vicepresidente del CSM.

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15 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Maggiani Chelli “‘Catturandi’, come si arresta un latitante. Anche Messina Denaro”

Non so se il libro sia classificabile come saggio, o come fiction. O forse come test diagnostico, perché il proporre la tesi che davvero forze di polizia e magistratura non siano riusciti, nonostante sinceri e lodevoli sforzi, a prendere Messina Denaro in 22 anni è un test per valutare il grado di dabbenaggine dell’italiano medio. O meglio per confermare il suo brillante tasso di omertà rispetto alle mafie di Stato, alle quali fa comodo avere dei Baubau a piede libero per potersi presentare come protettori mentre esercitano indisturbati i loro non lodevoli affari.

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@ Massimiliano. C’è una certa affinità tra i 5 stelle e queste latitanze di decenni che invece di far vergognare vengono esibite come titoli di merito. Anche il Movimento 5 stelle a parole fa fuoco e fiamme, e si autoincensa definendosi difensore dei sacri princìpi; e anche lui poi, entrato in massa nel Palazzo, nei fatti si distingue per stare immobile come una lucertola al sole rispetto ai nuclei dai quali emanano i mali del Paese; legittimando un sistema politico e istituzionale marcio; e permettendogli non solo di riprodursi, ma di progredire nel suo sgretolare la nazione. Ed entrambe le trionfanti ritirate raccolgono il consenso dei cittadini che sono disposti a fare le barricate; se non piove.

@ Cosimocs. Il “mio” PD? I massocomunisti? Quando mostravo come siano i primi venduti, i piddini mi rispondevano che allora ero di Forza Italia: siete appena arrivati e anche voi non sapete concepire la politica al di fuori del vostro giro. Chi vi critica non può che essere un sostenitore di un altro membro del club. Invece di fare sceneggiate, urlare vaffa, saltare sui banchi come scimmie, e poi leccare compunti quelli della sceneggiata Messina Denaro – ciò su cui ho commentato; invece di raccontare la favoletta dei “fedeli servitori dello Stato“ che rischiano la vita contro la mafia, scambiando l’eccezione per la prassi, scambiando i pochi che credendoci ci hanno rimesso la vita con i tanti che ci fanno carriera; invece di aggiungere l’altra trita e perniciosa favoletta della “moralità della mafia“ (Il Fatto, 27 ott 14; M5S Grillo: “Prima di incontrare la finanza la mafia aveva una sua morale”). Invece di fumetti per zuzzurelloni, invece di aggiungere retorica a retorica, invece di cliccare a comando sentendosi come se si stesse premendo il grilletto del mitra, un’opposizione seria esporrebbe al popolo i reali rapporti di forza tra delinquenza mafiosa, i poteri forti che sostenendola la fanno sembrare invincibile, e i poteri dello Stato che la strumentalizzano e la usano come manovalanza, alibi e diversivo per le loro imprese criminali.

@ Cosimocs. No, mi bastano. Mi bastano per confermare il vuoto – o peggio – che c’è dietro la tipica superficialità presuntuosa che manifesti coi tuoi toni. Ho già scritto di come agitando la mafia al Nord, le istituzioni, e i grillini di rincalzo, favoriscano altre forme di criminalità non meno gravi, lasciandole libere di commettere gli illeciti che sostengono l’introduzione del modello liberista al Nord. O aiutandole. Mi riferisco in particolare alla sanità. V. il ruolo dei grillini nel caso Stamina o nel caso Avastin-Lucentis, sul mio sito.

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12 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “‘Ndrangheta, Libera: “Delrio non ha capito e ha sottovalutato i cutresi”

Delrio non è fanciullesco, come Libera ha interesse a dipingerlo. Né a Cutro, 10 000 abitanti, Satana ha creato lo sbocco diretto di un camino dall’inferno, il cui fumo renderebbe i cutresi demoni irresistibili. Delrio rappresenta chi ha interesse a impiantare e coltivare la delinquenza mafiosa al Nord. La mafia è l’appendice gangsteristica di un sistema che è tutto pervaso di mafiosità, a partire dalle istituzioni dello Stato, incluse magistratura e forze di polizia, e dai gruppi come il partito di Delrio, il PD. Una criminalità dal volto feroce fa comodo, e va quindi entro certi limiti favorita: la mafia di cosca, con la sua alta intensità criminale, fa sembrare pulita la massa del malaffare istituzionale, minore per intensità criminale ma cumulativamente non meno grave. Con una presenza mafiosa sul territorio, mentre si combattono santisti e picciotti si può meglio praticare la corruzione a favore di grandi interessi; anche con metodi paramafiosi. La presenza mafiosa rende la curva della distribuzione di frequenza dei livelli di illegalità al Nord “right skewed”, asimmetrica a destra: alza la media della illegalità che i cittadini possono attendersi dalla società e quindi dalle istituzioni e dalla politica. La paura della mafia favorisce la sottovalutazione del danno e del pericolo costituiti dal crimine istituzionale e dal connesso crimine dei poteri forti; è questa la vera sottovalutazione, ottenuta con abilità diabolica.

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4 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G.C. Caselli “Firenze, la storia riscritta dagli squadristi”

Non sono d’accordo con forme violente di protesta, come l’impedire di parlare. Per ragioni di principio; di tattica, visto che chi si contesta è militarmente più forte (e non meno violento); e di strategia, perché permette di essere dipinti come aggressori da chi aggredisce. La storia la scrivono i vincitori; e spiace vedere Caselli che accosta le figure di chi ha lottato davvero ed eroicamente contro la mafia ai cupi interessi dei poteri forti. Ma non è il solo. Il 13 marzo, allo “Unistem day” a Milano, ho sentito il magistrato Santosuosso spiegare a un uditorio di studenti che “Il diritto alla salute non può andare contro la scienza”. Ciò che lui chiama “scienza”, il business biomedico, sono interessi economici resi giganteschi da metodi fraudolenti; descritti in dettaglio da un criminologo accademico come “da bastardi spietati” (Braithwaite) e da affermati ricercatori come letteralmente mafiosi (Gotzsche). Santosuosso, giudice, e professore universitario specializzato nei rapporti tra diritto e scienza, degli aspetti criminologici della “scienza” fa mostra di essere più ignaro di un bambino. Mi è dispiaciuto vedere in chiusura della lezione agli studenti, in un video con musica trascinante a manetta, da convention di promotori finanziari, con immagini a scansione rapida di lanci col paracadute, acrobati sul filo tra due grattacieli, Zanardi che gareggia in carrozzina, etc. , anche Falcone e Borsellino sorridenti.

@ Alzappone1. Che la ricerca biomedica sia corrotta è riconosciuto da innumerevoli commentatori; inclusi direttori del BMJ, JAMA, NEJM. In Italia, il forte riflesso alla suzione verso i potenti porta a negare l’evidenza, ad attacchi personali contro chi lo dice e a fare anche di peggio. Le cose sono più gravi di come le ho descritte. Il considerare “scienza” lo sviluppo di terapie che avranno fatturati per decine di miliardi, quando i casi di trucchi e truffe nel settore, a partire da truffe nella ricerca, sono descritti per migliaia di pagine, è un errore categoriale che favorisce crimini contro la salute. Il servirsi della scienza non rende necessariamente scientifica un’attività finalizzata al profitto. E’ come dire che siccome l’aritmetica non è un’opinione, allora un bilancio aziendale non può essere falso. Il metodo scientifico è orientato alla conoscenza pura; non garantisce onestà e disinteresse, ma li presuppone. E’ disonesto far credere che sia in grado di preservare dalle frodi. Il promettere successi terapeutici, come sulle staminali “scientifiche”, è marketing e non scienza: la scienza vera non può prevedere i suoi successi. E’ lo sviluppo attuale del “modello lineare” di produzione di ricchezza tramite la ricerca introdotto da Vannevar Bush (citato nella conferenza con Obama). La “scienza” che dà alla Pfizer margini di profitto del 42% necessita di marketing di Stato come Stamina; di cattivi maestri e magistrati amici; per la propaganda e il soffocamento della critica.

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22 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G.C. Caselli “Buon compleanno Libera, 20 anni di antimafia vera”

Questa mafia “invincibile” è una forza eversiva. Favorisce la sottomissione dell’Italia ai poteri forti, distogliendo risorse e attenzione dalla resistenza alle loro spoliazioni, e fornendo un alibi e una maschera di credibilità ai loro complici istituzionali. Anche per questo la mafia non andrebbe “combattuta”, ma annientata; non dovrebbe restarne nulla, e sulle macerie andrebbe sparso il sale. Ciò, volendo salvare il Paese, si sarebbe già dovuto ottenere prima che Libera nascesse. Hanno vero motivo di celebrare i decennali di questa guerra di posizione solo gli italiani che traggono vantaggi dal perenne stato di eccezione; e i poteri forti, che manovrano e utilizzano ai loro fini entrambi i contendenti, e hanno tutto da guadagnare dalle fanfare celebrative per la “lotta” senza fine sul “fronte interno”. Libera è nata in pratica insieme alla “Seconda Repubblica”. Guardando all’Italia di 20 anni fa e all’attuale, si vede come si celebri purtroppo l’efficacia di una Quinta colonna, ottenuta trasformando una forma storica di crimine organizzato in un incendio inestinguibile; da additare come un’entità sovrannaturale, che può essere contenuta ma non eliminata.

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30 marzo 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Pipitone “Mafia, figlio di Provenzano fa da Cicerone per turisti. Trovata del touroperator Usa”

Non mi stupisce. Ho vissuto a Boston per 3 anni, e ho visto come gli USA abbiano fatto della mafia un’icona pop (e etichettino gli italiani come mafiosi). Leggevo sui giornali di John Gotti, dipinto come il temibile “ultimo padrino”; trovavo implausibile che un tagliagole potesse davvero impensierire quel Leviatano efficiente e spietato che sono gli USA. A Boston le guide turistiche alimentavano la leggenda; mostrando il North End, la Little Italy, dicevano che era l’unico quartiere dove le donne potessero girare sicure di notte. L’ultimo film che vidi prima di tornare in patria fu “Il Padrino III”; rimasi sorpreso perché tratteggia la figura di un politico riconoscibile in Andreotti come quella di un referente dei mafiosi. In Italia sconcertato vidi che era proprio ciò di cui Andreotti veniva accusato. Nella mafia recente realtà e spettacolo si intrecciano. Il don Vito Corleone di Ford Coppola ha come preparato il terreno all’ascesa dei corleonesi in carne e ossa a Palermo. Per gli italiani la mafia è quella della Piovra e degli innumerevoli altri sceneggiati. Credo che la mafia sia parzialmente protetta, e usata, in primis dagli USA, come instrumentum regni. Agitandola il potere può avere consenso e ottenere il suo, di pizzo, per la protezione. Quando i cittadini vorranno crescere, dovrebbero smettere di appassionarsi ai film e alle storie di mafia ed esaminare con distacco i singolari rapporti tra mafia e intrattenimento.

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2 maggio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Grassi “Antimafia, la lezione ancora attuale di Sciascia”

Per rendere onore a Sciascia – e prima ancora agli antimafia veri come Borsellino – avremmo dovuto proseguire la riflessione sulla linea indicata dallo scrittore. L’antimafia strumentale non è solo questione di carriere. E’ un fenomeno politico macroscopico che ha avuto un peso determinante per le sorti della Repubblica. La cronicizzazione della mafia e la perenne lotta alla mafia tendono a costituire un alibi, una distrazione, un distoglimento delle risorse e un falso motivo di legittimazione e consenso; e a favorire così altre forme di illegalità e sfruttamento, altre complicità istituzionali a danno dei cittadini: lasciando mano libera ai poteri forti, che appaiono in grado di condizionare la nazione sia tramite i mafiosi, sia tramite coloro che portano il distintivo dell’antimafia. Questo effetto di indebolimento del Paese, questo costituire, volontariamente o meno, una specie di “Quinta colonna”, andrebbe riconosciuto come un’aggravante di quei reati, mafia, corruzione tangentizia, terrorismo etc. che occupando in permanenza la scena lasciano misconosciuti e liberi di agire dietro le quinte altri attacchi ai diritti dei cittadini.

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3 maggio 2015

Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “Sciascia dimenticato: perchè un libro”

Non ho ancora letto il libro su Sciascia di Perrone, che stimo per i suoi libri su Mattei. Non so quindi se abbia osservato un possibile legame tra quanto osservato da Sciascia sull’antimafia e l’eliminazione di Mattei. Credo che lo stesso sistema di potere che ha epurato uomini preziosi per il Paese come Mattei abbia permesso a dei tagliagole da bassifondi di divenire dei potenti, dei “demoni invincibili” contro i quali ha obbligato a condurre una guerra perpetua, a scapito della difesa del Paese da altre minacce: per le stesse finalità di “normalizzazione” (Perrone) dell’Italia. Chissà se Sciascia avrebbe apprezzato una comparazione tra ciò che sono diventate la mafia e l’antimafia e il passo del Manzoni “Gl’amplissimi senatori quali stelle fisse…”. Il carrierismo tramite l’antimafia individuato da Sciascia potrebbe essere la spia di un fenomeno più vasto e più grave. Segnalo a proposito una mia raccolta di commenti, e link a miei articoli, intitolata “I professionisti della metamafia” nel mio sito menici60d15.

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23 maggio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Pipitone “Palermo, Zamparini: “La mafia? Inventata per dare uno stipendio a chi fa antimafia”

La criminalità mafiosa c’è, è integrata nel sistema di potere, e tra le sue funzioni ha anche quella di addossarsi tutte le colpe degli effetti del malaffare, favorendo così la criminalità dei poteri dello Stato. Speriamo che il richiamare l’attenzione sulla mafia che spara si limiti all’uscita di Zamparini, un ductus subtilis che ricorda quelle squadre di calcio che giocano a perdere.

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30 luglio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Pipitone “Mauro Rostagno, le motivazioni: “Logge e 007, ma ad ammazzarlo fu Cosa nostra” “

Il caravaggismo dell’antimafia

“Di sicuro c’è solo” che è stata la mafia? I giornalisti, così loquaci e appassionati sui mafiosi, diventano vaghi e dubbiosi, quando non sono reticenti, o muti come pesci, sui poteri forti che manovrano la mafia che commette omicidi politici. Quanto riportato nell’articolo di Pipitone conferma aspetti importanti sui livelli superiori alla mafia. Ma permane nell’impostazione il “caravaggismo” proprio dell’antimafia ufficiale, che quando non può fare a meno di non addossare tutto alla sola mafia dipinge la luce e dipinge la tenebra. Luci vivide su carnefici e vittime, mafiosi e vittime della mafia, e ombre tenebrose sui mandanti dei poteri forti; il buio sembra un contorno, mentre è la sorgente primaria della scena.

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1 agosto 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Musolino “Inchiesta Multopoli a Catanzaro, indagati anche sindaco e consigliere regionale

Sembra una cosa da poco, rispetto alle truculente storie di mafia. Ma azioni giudiziarie del genere, purché fondate e erga omnes, che andassero a formare una pressione deterrente costante, sarebbero importanti. Riguardano reati spesso commessi da figure insignificanti con la tranquilla tracotanza del capobastone certo dell’impunità e del consenso. Vengono trascurati come fatti minimi; ma sono espressione di una mentalità, diffusissima tra il popolo come tra le istituzioni, e onnipresente nella vita quotidiana, che va a costituire l’humus culturale adatto alla crescita delle malapiante della mafia, della corruzione e della servitù verso la tirannia dei poteri forti; e a volte costituisce le radici stesse di mafia e corruzione, e gli anelli inferiori di quella catena gerarchica con la quale i poteri forti controllano il Paese.

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6 agosto 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Pipitone “Mafia e informazione, ecco la relazione: “Non solo minacce, così i giornali sono contigui alla criminalità organizzata” “

@ Giachetto Lamiens. Lei esorta a complimentarsi con Rosy Bindi. Se un politico fa ciò che il ruolo che ha assunto e lo stipendio prevedono, perché bisogna fargli i complimenti? Per una relazione che raccoglie informazioni che non sono particolarmente originali, ma sono godibili per chi ama rivedere sempre lo stesso film, quello sulla mafia onnipotente causa di tutte le ruberie?

Quando si è trattato di eliminare qualcuno inviso alle multinazionali farmaceutiche per le informazioni che produceva, allora la sig.ra Rosy Bindi “è stata nelle loro disponibilità”. Oltre a mafia e corruzione vi è l’asservimento ai poteri forti, e la lotta con la bocca alle prime due spesso copre l’affiliazione alla terza grande forma di criminalità.

@ Giachetto Lamiens. Io credevo che “le regole” le stabilisse la Costituzione, non il Capitale. E che neppure “il Capitale” avesse la facoltà di fare, per proteggere affari sporchi, quello che fanno i mafiosi per proteggere i loro, di affari sporchi. Mafiosi i quali peraltro ormai sono capitalisti. Il suo è un discorso di giustificazione dei crimini di stampo mafioso, se commessi a favore del “Capitale”; descrive una ineluttabilità del “convivere” con i crimini mafiosi che vadano a favore di grandi interessi; che è ciò che accade. Da parte di un claquer di Rosy Bindi, è una conferma dei rapporti di congruenza tra l’antimafia di un politico come la Bindi e la grande criminalità “capitalista”, dietro alle rivelazioni dei segreti di Pulcinella presentati come grandi retroscena.

Del resto, Falcone fu accusato da un superiore di attentare all’economia della Sicilia. Io vorrei sentire dai vari grandi nomi dell’antimafia per quale motivo bisogna combattere la mafia. La risposta non è scontata, come quella istintiva dell’uomo della strada per il quale i motivi sono primariamente etici, la mafia essendo una cosa orribile e iniqua. Come mostra la sua risposta, appare che le finalità della lotta istituzionale alla mafia siano altre, piuttosto sofisticate; e che non siano lontane dai motivi che spingono le istituzioni a favorire il permanere della mafia.

@ Giachetto Lamiens. Il sistema che lei descrive lo chiamo “metamafia”: la mafia sulla mafia. Dove bisogna ringraziare chi ci vende al “Capitale” perché ci dà protezione dai “Cicciotto ‘e mezzanotte” e dagli “Scarpuzzedda”. La mafia come mostro terrorizzante che fa accettare la criminalità in doppio petto dei poteri forti, es. quella delle multinazionali, e l’antimafia come diversivo e come ricatto per ottenere consenso e spingere alla sottomissione verso forme di criminalità superiore che sarebbe non esagerato, ma riduttivo, definire mafia. La mafia come i caimani nella palude attorno a una società-prigione: caimani che servono a indurre i cittadini onesti a ringraziare per l’accoglienza concessa coloro che li tengono ingiustamente in carcere. Mi scuserà se non mi associo alle sue lodi alla Bindi; delle due, ho conosciuto la faccia che obbedisce ai voleri criminali della mamma “Capitale”, non la faccia dell’intrepida cacciatrice di picciotti. A volte penso che piuttosto che con le pluridecorate istituzioni sarebbe meglio trattare con mafiosi conclamati; che certo non sono migliori, ma almeno si sa con chi si ha a che fare.

@ Giachetto Lamiens. Se si critica la Bindi, si deve essere per i suoi avversari, dice lei. Ma la colpa è del berlusconismo, dice lei, incurante dell’alleanza di fatto tra piddini e berlusconiani. Io neppure bado alle colorazioni dei politici: credo che siate nello stesso paniere. (Non mi dica che allora sono per Grillo…) E non cerco “credibilità e considerazione” da chi come lei è incapace di usare un metro di paragone fisso, come es. i principi costituzionali, o i 10 comandamenti, o la legge morale dentro di noi, etc., ma per darsi credibilità deve ricorrere alla pratica deleteria, e questa sì da cani, di paragonarsi a standard negativi, come la mafia o Berlusconi. Contro i quali si ringhia a parole, ma li si tiene gelosamente protetti come il chilo campione di Sevres.

@ Giachetto Lamiens. Io parlo per esperienza personale. Parla di mancanza di freni inibitori lei, che disinvoltamente cita la sua di costituzione, nella quale, spiega con naturalezza, le leggi le fa il capitale, e obbedire ai suoi interessi è inevitabile; mentre è la mafia l’entità sulla quale valutare i meriti dei politici. Sì, in effetti alla mafia è stato fatto assumere un ruolo di tipo costituzionale, di termine di paragone negativo in sostituzione dei principi nobili, mentre è considerato fuori discussione che si debba obbedire ai potentati economici. Il suo tono è pacato, ma i contenuti, che riflettono le giustificazioni della nostra brillante classe politica, sono orgiastici. Io non avrei questa sua sicumera nel professare credenze che suonano come una confessione. Non so quali siano le sue “posizioni ideologiche e politiche”, né mi interessano, ma il suo spirito è democristiano come quello della Bindi, e dei tanti che hanno portato all’istituzionalizzazione della mafia in funzione dell’asservimento della politica ai poteri forti.

@ Giachetto Lamiens. Mi fa piacere che l’abbia presa bene. Si può essere democristiani senza saperlo. Sciascia osservò, citando un altro autore, che il mafioso non sa di esserlo. Lei lo è, democristiano, anche nell’attribuirmi cose che non ho detto, e nel rimangiarsi ciò che ha scritto: ”le regole le stabilisce il capitale”, “le confermo che nel nostro paese le regole e le leggi le fa il capitale (e regna sovrano)”. Anch’io trovo elementi positivi nello scambio: le sue affermazioni confermano l’idea che mi sono fatto sulla attuale lotta alla mafia, e sugli appoggi istituzionali alla criminalità dei poteri forti; anche se questo non mi mette di buonumore.

@ Giachetto Lamiens. Il suo modello, nel quale comanda il capitale, e la democrazia è quindi una fictio, che incastona un’antimafia perenne che i cittadini devono riverire non appena raggiunga i livelli rappresentati dalla Bindi, spiega davvero tanto. La mia proposta, visto che ricorre al vecchio “le critiche devono essere costruttive” è che lei scriva un libro sulla distopia che descrive. Rivaleggerebbe con “1984” di Orwell, aprirebbe gli occhi a tanti, e forse qualche candidato decente e autentico si presenterebbe, sempre che il Grande Fratello capitalista non si avvalga di una Bindi o analogo per fermarlo.

@ Giachetto Lamiens. Forse ad essere stravagante è il suo “bipensiero”. Io comunque la ringrazio, perché nel suo patchwork di spiegazioni ad hoc, pezze e toppe, di furie francesi e ritirate spagnole, si può identificare una descrizione realistica e interessante del ruolo dei politici e delle istituzioni sotto il liberismo.

@ Giachetto Lamiens. L’informazione è azione concreta. Cambia le opinioni delle persone, le fa agire in maniera diversa; per questo è temuta da chi organizza sistemi criminali; è il tema dell’articolo, limitatamente alla mafia. Quanto uno sia concreto nella suo opposizione, lo si può valutare dal trattamento che gli riserva il malaffare che attacca. Leggendo cosa scrive, penso che in chissà quanti summit di capobastoni il suo nome sarà stato pronunciato digrignando i denti, come quello di un tremendo bindiano che rende la mafia un business decotto …

@ Giachetto Lamiens. E quanti speculatori di borsa, padroni delle ferriere, junker prussiani, saranno di colpo incanutiti leggendo i suoi scritti. Mentre odontotecnici e parrucchieri la considerano un amico delle loro categorie.

@ Giachetto Lamiens. Veramente sono le mie denunce e proposte in campo medico che hanno determinato comportamenti discriminatori e afflittivi nei miei confronti tramite le istituzioni dello Stato. Ma, per le ragioni che lei ha spiegato con voce tonante, non vi è l’equivalente della commissione antimafia quando gli stessi atti anziché a favore dei mafiosi sono a favore di quello che lei chiama “il Capitale”. Anzi … E le mie tribolazioni includono anche il dover fronteggiare su internet i SECO (quelli che associano il Servo Encomio verso il potere al Codardo Oltraggio verso chi è inviso al potere). In questo caso, un SECO aggregato alla Commissione Antimafia.

@ Giachetto Lamiens. “Fare il gioco della mafia” è un classico. Infatti è anche una delle voci del Dizionario del perfetto mafioso di Dalla Chiesa jr. Una laidezza che mi è già stata rivolta. Come si esce da questo rimpallo di accuse? Secondo me, guardando oltre che alla mafia anche agli altri poteri che attaccano la Nazione; e valutando da che parte uno sta non in base alla poltrona, o a dichiarazioni, proclami e applausi ma in base a ciò che fa, e a quanto fa rispetto ai mezzi che ha. Tra quanto ho scritto vi è anche questo concetto, che in parte ho ripetuto qui, che nei suoi termini attuali l’antimafia, e la sacralità che ad essa è riconosciuta, sono funzionali all’asservimento ai grandi poteri economici. Clara Booth Luce scrisse che i democristiani ci marciavano sull’anticomunismo, agitando il comunismo ma evitando di eliminarlo. Mi pare che il doppiogiochismo democristiano non sia morto, e che stia avvenendo qualcosa di analogo con la mafia, che riveste il ruolo dell’unico “malamente” sul palcoscenico mediatico (di recente gli si è aggiunta “la corruzione”), mentre i paladini che agli occhi del pubblico la combattono dietro le quinte aiutano poteri non meno nefasti. Sui reati es. delle multinazionali farmaceutiche, che ricercatori e editori accreditati hanno paragonato, per centinaia di pagine, sensu strictu ad una mafia, ci sono un’omertà e un appoggio istituzionale che distinguere da quelli di cui godeva la mafia nei suoi anni “d’oro” è più una questione semantica che di sostanza.

@ Giachetto Lamiens. Lei come molti vede la lotta al crimine come una grandezza scalare: chi più ne mette, e si oppone a politici che lo favoriscono, è comunque da lodare. Non può che “andare nella direzione giusta”, conclude. Invece è una grandezza vettoriale: essendo una strategia, bisogna vedere se la distribuzione, la posizione, l’orientamento e l’intensità delle forze disponibili sono quelle giuste. Lei dice, i barbari da Nord hanno occupato Roma, siamo già vinti, però passiamo il tempo a combattere le feroci tribù autoctone che attaccano da Sud e i loro alleati nel senato. E qualsiasi cosetta facciamo è da lodare. Questo ripiegamento in forma di attacco favorisce i potenti barbari del Nord, che passano indisturbati le Alpi. L’assenza della mafia porterebbe a scomodi imbarazzi. La mafia e i suoi fiancheggiatori andrebbero non combattuti ma eradicati, stroncati, perché costituiscono una manovra diversiva, una spina nel fianco, una quinta colonna che ci indebolisce rispetto alle altre forze che coartano la nostra libertà. Forze “occupanti” con le quali invece si collabora; anche eseguendo i mandati delle liste di proscrizione, o omettendo di impedirli. Una scelta forse giustificabile in nome del più cinico e molle realismo; ma lei vuole le lodi. Lei precisa di non essere cattolico, ma ripete gli schemi cattolici che hanno da secoli reso l’Italia terra di conquista perché venduta dai suoi governanti.

@ Giachetto Lamiens. Lei dice che per eliminare la mafia occorre eliminare il capitalismo. Cioè abbattere l’economia mondiale e rifondarla su basi radicalmente diverse. A questo punto avrebbe potuto dire che bisognerà aspettare la prossima glaciazione. La mafia non come “fenomeno umano che ha avuto un inizio e avrà una fine” ma come datum ontologico, quanto il sistema economico. Ricorda alcuni autori che mentre appaiono criticare un fenomeno lo dipingono come strapotente e quindi da accettare. Facendone così un’apologia. Toni Negri sull’Impero della globalizzazione, E. Severino sulla Tecnica.

Mi scusi se rispondendole “impedisco di porre fine al discorso”, come è pure mio desiderio. Stabiliamo che l’ultima parola è la sua in ogni caso. Non me la prenderò, anzi le sarò grato. Oppure dica qualcosa di neutro, di blando, che mi consenta di non risponderle.

@ Giachetto Lamiens. Ecco, basta che l’Italia si sostituisca a Cuba. Oltre che non auspicabile, non sarebbe “mica semplice, comunque”: le consiglio “The shock doctrine” di N. Klein, una rassegna dei massacri coi quali è stata imposta nei vari paesi la dottrina liberista di M. Friedman. Include il golpe in Cile, durante il quale i medici che davano noia alle multinazionali farmaceutiche furono prontamente assassinati. Fa apparire al confronto come dei balordi di strada i mafiosi nostrani. Mafiosi che sono da annoverarsi tra la manovalanza locale per l’esecuzione di questi piani; insieme a tante persone perbene che si occupano di ottenere con metodi incruenti (v. il libro citato) le epurazioni che furono eseguite in Cile.

@ Giachetto Lamiens. Secondo Giuseppe Flavio la bilancia sarebbe stata inventata per primo da Caino; la sua di sicuro non è di quelle con la migliore genealogia. Le cose che dico stanno tutte su un piatto solo. Non vedo dove sia la “pochezza” del prendere Cuba come esempio di paese non capitalista (che si sta avvicinando all’Occidente). Cosa avrei detto di così meschino su Cuba, e cosa ciò spiegherebbe, poi dovrebbe dirlo. Che fa, “parla siciliano” (Camilleri) mentre esalta l’antimafia? Devono essere stati il mio riferimento alla Bindi, alla convergenza verso lo “italian desk” della mafia e dei carrieristi dell’antimafia, e il trovarsi incrodato sugli specchi, a spingerla all’insulto scomposto e alla provocazione.

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20 agosto 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Abati “‘Ndrangheta in Lombardia, “sconto” al politico: “Non è mafia senza riti e ‘doti’” “

Nella pratica della anatomia patologica si distingue tra quadri istologici “garden variety”, cioè quelli di una patologia, es. tumore, “da giardino”, da atlante didattico, immediatamente riconoscibili, e presentazioni meno evidenti. E’ vero che in medicina l’eccessiva sensibilità dei test porta a sovradiagnosi, con gravi danni per i pazienti, e a profitti illeciti (un segreto corporativo tutelato anche coi metodi riportati nell’art. 416-bis). Qui sembra che vi siano problemi da riduzione della sensibilità, da innalzamento della soglia. Nel caso della mafia, nota per le sue proverbiali capacità di mimetizzazione nell’infiltrare la società, affidarsi ai riconoscimenti formali, conferiti dai mafiosi stessi, non è un poco come escludere che l’animale che si ha davanti sia un camaleonte perché il suo colore è diverso da quello riportato nella foto dell’enciclopedia alla voce “Camaleonte”? Non conosco il caso nei suoi termini giuridici. Ma l’idea che viene lanciata, che l’essere mafiosi piuttosto che un comportamento sia uno stato, un’appartenenza, la cui diagnosi necessita della presenza dei pittoreschi “markers” enfatizzati dal cinema e dalla pubblicistica, rafforza quelle dicotomie puerili, “guardie-ladri”, “mafioso-perbene”, “Stato-malavita”, che piacciono al pubblico; e che convengono alle “guardie” che si accordano coi ladri, ai perbene che si comportano come mafiosi, e a chi serve grandi interessi criminali occupando le istituzioni dello Stato. Soprattutto in Lombardia.

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22 agosto 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Portanova ” “La regola”, la dura vita quotidiana sotto la ‘ndrangheta in Lombardia. E l’assillo per la politica”

Il libro del giornalista del Corriere della Sera mostra come la ndrangheta abbia attecchito anche per l’improvvida disponibilità a mettersi in società con essa da parte di imprenditori lombardi; che a volte addirittura di loro iniziativa si sono rivolti alla mafia per richiederne i servizi. Vi è una relazione di predazione; ma anche una relazione di associazione.

Nell’ambito di quest’ultima oltre al rapporto collaborativo se ne dovrebbe distinguere un secondo: il rapporto simbiotico, nel quale i mutui vantaggi sono indiretti, non-cooperativi; come il paguro bernardo trae un vantaggio indiretto dalla presenza del velenoso anemone sul dorso, e questi dal granchio che lo trasporta. In assenza di freni politici, si è formata anche una relazione simbiotica, non personale ma politica, non meno sciagurata delle altre due. Gli ndranghetisti possono attingere alla ricchezza generata dalla Lombardia; per un fatturato dell’1-2% rispetto al PIL della regione, riporta il libro. “In cambio” favoriscono l’ospite costituendo un vistoso diversivo e un alibi per la connivenza sull’altra “regola”: l’affarismo sordo e spregiudicato, proprio del liberismo, di amministratori, clero, imprenditori, cittadini, istituzioni; con le sue conseguenze, dal furto ai contribuenti mediante lavori pubblici inutili al degrado tombale del territorio, dall’avvelenamento da inquinamento alla medicalizzazione della popolazione da parte di una sanità aggressiva e corrotta.

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28 settembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. Rosso “Saviano, plagio e premi Nobel. Saper copiare è un vizio o una virtù?”

Una virtù? Ma prosperare impossessandosi della roba degli altri, per di più approfittando di una posizione di potere (qui data dall’essere un divo dell’antimafia) non è un po’ camorrista? Anche chi chiede il pizzo ha a volte, nel porgere la richiesta, in aggiunta al potere dato dalla minaccia di violenza, buoni argomenti retorici; paragonabili a quelli dell’ampia letteratura giustificativa sul plagio. Io aspetto uno scrittore che racconti come l’antimafia permetta di farsi i “fatti” propri. Nel frattempo si può leggere “I ragazzi di Cucarasi” di Giancarlo Fusco (in “Le rose del Ventennio”), per comprendere quella che andrebbe chiamata “l’antimafia di Cucarasi”.

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1 ottobre 2015

Micromega online

Commento all’articolo di N. Dalla Chiesa “Con le sue parole Saviano ha scoperchiato il potere mafioso”

Non pubblicato

Saviano e Dalla Chiesa jr. teorizzano, portando esempi pratici come questo dei plagi abituali di Saviano, l’antimafia come alibi per la disonestà dei perbene. I mafiosi sono i peggiori criminali; mentre chi li denuncia è il contrario, quindi se es. parassita il lavoro altrui in sede intellettuale è da capire, e magari da lodare; è chi lo accusa che è un invidioso. Adesso i ladri accademici hanno un argomento in più: “lo ha fatto anche quell’eroe di Saviano…“. La mafia come standard negativo, rispetto al quale valutare i comportamenti, in sostituzione di standard positivi come es. la Costituzione o l’etica tradizionale. Questo uso della lotta alla mafia come aureola, o come mutanda per coprire le vergogne, può spiegare fenomeni come l’evocazione dell’antimafia (inclusa l’esibizione dello stesso Saviano) in attività apparentemente lontane, come l’innovazione biomedica; un campo che ha un gran bisogno di aureole, o di mutande.

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4 ottobre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Ferrara “Roberto Saviano: i motivi per cui va difeso”

Ostentando i suoi furti, e poi difendendolo comunque, si sacralizza l’antimafia. Si ha interesse a creare sacralità perché la sacralità conferisce immunità. Oggi il pretesto è la mafia (che ci si guarda dall’eliminare); si sta ripetendo ciò che è avvenuto con l’antifascismo declamatorio, che di celebrazione in celebrazione ci ha portato al governo Renzi. L’antimafia è sacra; sotto il suo stendardo si può impunemente, apertamente, essere disonesti. I mafiosi sono i peggiori criminali; mentre chi li denuncia è il contrario, quindi se es. parassita il lavoro altrui in sede intellettuale è da capire, e magari da lodare; è chi lo accusa che è un invidioso e fa il gioco della mafia. Adesso i ladri accademici hanno un argomento in più: “lo ha fatto anche quell’eroe di Saviano…“. L’acquisizione di sacralità desacralizza gli altri: io posso rubare, sono speciale, sono un antimafioso. La mafia come standard negativo rispetto al quale valutare i comportamenti, in sostituzione di standard positivi come es. la Costituzione o l’etica tradizionale. Questo uso eversivo della lotta alla mafia, dell’antimafia come aureola, o come mutanda per coprire le vergogne, può spiegare l’evocazione dell’antimafia (inclusa l’esibizione dello stesso Saviano) in attività apparentemente lontane, come l’innovazione biomedica; un campo che ha un gran bisogno di aureole, o di mutande.

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3 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Tornago “‘Ndrangheta al Nord: dal Senato al Consiglio di Stato, la rete del costruttore accusato di mafia”

Gli effetti di alcuni veleni, come gli anticolinesterasici usati negli insetticidi, di alcuni farmaci, come il Prozac, di alcune droghe, come la cocaina, sono dovuti a sostanze presenti fisiologicamente nell’organismo: molti farmaci, veleni o droghe agiscono bloccando i meccanismi fisiologici che limitano gli effetti dei normali neurotrasmettitori, che vengono cioè lasciati liberi col tenere occupati i meccanismi deputati a controllarli; provocando così un’iperattività di funzioni fisiologiche, una ipereccitazione endogena. Al Nord il veleno mafioso ha anche un effetto indiretto analogo, che può spiegare la presenza di affari e crimini mafiosi meglio dell’attribuzione alla mafia di capacità demoniache. In un’area come quella del distretto di Brescia, “primo polo bancario, finanziario e industriale del Paese”, immettere dei mafiosi è come dare psicostimolanti: l’economia legale, “fisiologica”, es. quel fondamentale settore economico che è la medicina, viene resa libera di perseguire il profitto fino a raggiungere forme aberranti e illegali, perché la tutela della legalità non guarda e non agisce, essendo impegnata a combattere la “colonizzazione” mafiosa.

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4 dic 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Mafia, doppio inchino davanti a casa del boss durante processione. Interviene il Questore”

Chissà quando gli italiani si stancheranno di farsi distrarre da queste pagliacciate inscenate da polizia e mafiosi e guarderanno alla criminalità politica e istituzionale che subiscono.

@ Korradino 63. E’ vero; ma anche altrove dovrebbero crescere, e pensare alle cose serie, invece di baloccarsi con questi cartoni animati trasmessi apposta per rassicurare quelli come te che si sentono a posto.Ricordo quando qualche anno fa un sindaco bresciano, già comunista, fece il panegirico all’inaugurazione della statua di padre Pio; pensai che Brescia è culturalmente qualche decina di chilomentri a Nord di Calascibetta (o di Corleone); non 5000 km come pensano i locali.

@ Korradino 63. Va bene, ma la informo che esistono anche la mafia e la corruzione al Nord. E del Nord. Questo stabilire arbitrariamente delle realtà negative come standard di riferimento sul quale misurare la legalità, anziché usare gli appropriati standard positivi come la Costituzione, è una forma di “malamisura” che fa parte del sistema che ha prodotto la corruzione e la putrescenza del Paese che lei vede. Gli “scandali” per questi sketch da telefilm, periodicamente diffusi, permessi o favoriti dal Viminale e amplificati dai media (stamane, 4 dic 2015, era questa dello “inchino” a Paternò la prima notizia su Google news), sono funzionali alla cultura mafiosa generale della quale le istituzioni sono severi custodi. La mafia serve anche da spauracchio per ottenere consenso e sudditanza verso chi occupa lo Stato a livello nazionale, così come in un paesino un danneggiamento di ignoti fa ricorrere alla paterna protezione del capobastone locale (lo stesso che aveva mandato i suoi picciotti a danneggiare). Io la chiamo “metamafia”. Andrebbe ricosciuta come uno dei servizi criminali che la mafia rende allo Stato.

@ Korradino 63. Le radici sono nazionali, la mentalità non è così diversa e a chi occupa lo Stato fa comodo potere additare il Sud come la sorgente del male. Es. il magistrato Lupacchini ha di recente osservato che nei concorsi universitari si applicano ovunque liberamente prassi riconducibili all’associazione mafiosa. Altri magistrati hanno osservato che alcuni comportamenti al Nord verrebbero qualificati come mafiosi al Sud. Ma non lo sono. Con la differenza che al Sud per lo meno il problema è riconosciuto, e almeno un poco perseguito dai magistrati, e contrastato da una parte della società civile. Addossare tutto al Sud favorisce la mentalità e le pratiche mafiose, e il crimine dei colletti bianchi, nelle altre regioni, conferendo un’impunità totale, per una forma di snobismo tra delinquenti. Senza la mafia meridionale e la sua esibizione mediatica parecchie personalità perbene del Centro e del Nord apparirebbero per la borghesia mafiosa che sono.

@ Korradino 63. No, i dati non parlano mai da soli. Vanno letti, compresi e interpretati. Al Sud inefficienza e corruzione sono all’antica, clientelari e borboniche. Al Nord ci si inchina ai dettami dell’economia liberista, ci si prostra ai poteri forti, e gli stessi vizi sono istituzionalizzati. Al Sud ospedali fatiscenti e spazzatura che si accumula per le strade. Al Nord diagnosi taroccate di massa (e non parlo della S. Rita) e l’atmosfera, cioè l’aria che si respira, come discarica. Ciò che in realtà si rimprovera al Sud è di essere arretrato nella corruzione. Anche il male dei settentrionali è dentro di loro; passa per virtù in quanto allineato al corso economico mondiale; è aggravato dall’ubriacatura dei quattro soldi che fanno, che li porta a sentirsi degli arrivati e a guardare al Sud, ai suoi inferni reali o a quelli messi in scena dalla propaganda, per potersi dire a posto.

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4 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Roberto Vecchioni: Sicilia “sei un’isola di merda”. polemiche sul cantautore”

Censurato : [Vecchioni è un bravo cantautore. Nel 1978 cantava di come bisognava resistere alle botte dei fascisti pur di non comprare il loro giornale (nella canzone “Pure questo è amore”). Nel 2015, quando dice di riconoscersi nelle idee di Giorgia Meloni, già Fronte della Gioventù, continua a dare dure lezioni di coraggio; o di qualche altra cosa. Ho pensato cose “vastase” dei siciliani quando settimane fa i messinesi sono rimasti senza acqua. Ma che lo dica Vecchioni, esponente della sinistra di cioccolato che ha dato una così bella prova di sé nell’ “opporsi” all’affarismo liberista in Lombardia, è come se la già consigliera regionale Minetti accusasse i siciliani di eleggere delle “bottane”.]

Il mio commento è stato eliminato. Ricordo quel che mi disse un medico ebreo in USA sul conflitto tra palestinesi e ebrei: “Ognuno dei due pensa che la loro m. non puzza”. In Italia deve puzzare solo la m. che c’è al Sud, e addirittura si può pubblicamente indentificare il Sud con la m. Un caso di doppiopesismo del materiale usato da Vecchioni nella sua alata metafora.

Censurato: [Per chi volesse conoscere il commento eliminato: menici60d15@gmail.com]

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27 dicembre 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Musolino “Locri, società di calcio a 5 femminile chiude per le minacce della ‘ndrangheta: “Ci ritiriamo dalla serie A per dignità”

In un’intervista registrata negli anni ‘80, Sciascia spiega come lui non riconosca più la mafia di quei giorni rispetto a quella “classica” di decenni prima. E’ in effetti avvenuta una mutazione. La mafia “classica” coltivava i suoi crimini nascostamente, cercando di non dare nell’occhio se non necessario. La “nuova mafia” fa baccano. In questo caso, se la prenderebbe con delle calciatrici dilettanti; così, senza interessi o motivi evidenti. Sembra l’inizio di un episodio di “don Matteo”. Se si tratta davvero di minacce autonome di ndranghetisti, che questi siano puniti presto e con la massima severità. Dovrebbero inoltre fornire una spiegazione convincente sui motivi per i quali hanno preso di mira una minuscola società sportiva. Ma la repressione dovrebbe essere altrettanto dura se si trattasse della solita operazione di marketing mafioso; cioè, su regia delle istituzioni dello Stato, l’agitare una mafia da cinema, per presentarsi come i protettori dei cittadini, e potere quindi praticare loro i comportamenti della mafia classica, a favore di grandi affari illeciti, degni di una mafia che si rispetti.

@ macduff. Se anche la tua periodizzazione fosse vera, Sciascia o non Sciascia questa mafia che si mette a favore di telecamere è l’opposto del comportamento sotterraneo, obliquo e tentacolare essenza della mafia. Di quella di un tempo, e della mafia di cui non si parla di oggi, che lavora indisturbata mentre fa trastullare il pubblico con gli inchini e l’avversione per il football femminile.

@ macduff. Credo che sì, Sciascia si riferisse alla seconda guerra di mafia. Dove la mafia assunse caratteristiche spettacolari. Ciò conferma quanto dico. Mettendo da parte Sciascia e la filologia mafiologica, la mafia è divenuta un enorme topos mediatico, abbondantemente alimentato. La sostituzione della mafia siciliana con la ndrangheta come Male Esistenziale rispetto al quale misurare la legalità ha ricevuto un impulso fondamentale con l’uccisione di Fortugno proprio a Locri. Una ragione in più per fare chiarezza sulla natura di questo episodio, invece di accettare a scatola chiusa la visione mistica dell’insopprimibile potenza dei criminali che chiamiamo ndranghetisti, o mafiosi, o come li vuoi chiamare.

@ macduff. Quando le stranezze permangono e si accumulano – bande criminali davanti alle quali lo Stato cala le brache, e lascia che i pochi che si oppongono sul serio vengano uccisi; farabutti di paese che divengono potenze mondiali; omicidi come quello di Fortugno che citi – forse bisogna chiedersi se il modello interpretativo che si sta usando sia adeguato, e se si debba considerarne altri, invece di rattoppare le presunte certezze con argomenti come il “misticismo della Locride” (?).

@ macduff. Il modello interpretativo è lo schema generale precostituito in base al quale si leggono fenomeni particolari. Es. il suo, quello convenzionale, vede la forza della mafia come endogena, e questo episodio come una conferma della irresistibile vitalità della “malapianta”. Lei parte da “cultura mafiosa”, “immagini sacre”, “faide”. Nel mio modello la mafia viene usata dal potere come instrumentum regni; ciò porta a negare che una simile notizia da Locri avrebbe potuto essere data se davvero si volesse combattere la mafia, e a ritenere che vi sia un interesse a permettere o costruire ciò su cui si basa, e a diffonderla. Nel mio modello non si vedono come primari gli aspetti antropologici; penso invece a una conferenza alla quale ho assistito in una civile città del Nord, con Gratteri accanto all’alto burocrate della sanità che lo aveva invitato. Burocrate le cui tesi e interessi sulla medicina non sono meno dannosi per i cittadini della mafia – e quando serve si avvalgono di metodi non troppo di diversi da quelli della mafia all’antica – ma hanno tra i privilegi che li favoriscono anche quello di apparire dalla stessa parte del valoroso cacciatore di ndranghetisti. Lo Stato in questi casi c’è, ma lavora al contrario; e la lotta alla inestinguibile mafia dei santini bruciati gli serve come diversivo, come alibi e come maschera.

@ macduff. Sono d’accordo, e non per ragioni meramente teoriche, sulla mafiosità diffusa in tutta Italia. Non ho mai detto o pensato che non esistano differenze tra un’area e un’altra. Solo, si tende a coltivare e esaltare i mali tipici di alcune aree per nascondere e favorire quelli meno vistosi, ma spesso non meno gravi, e collegati ai primi, di altre aree.

@ macduff. Anche a me è successa una cosa simile, a Brescia. Dissi a un amico catanese, persona sensibile e intelligente, di come fossero lucidi e penetranti gli scritti contro la mafia di Pippo Fava, e come probabilmente fosse questo ad averlo condannato. “Chi, quello ucciso per una questione di corna?” mi rispose, lasciandomi di sasso. D’altra parte, per i bresciani la Strage del 74 è esclusivamente opera dei fascisti; con tutt’al più qualche appoggio nei servizi “deviati”. Il resto è “dietrologia” di “pistaroli”. Me lo ha ripetuto anche un anziano, che ha attaccato bottone, raccontandomi di essere stato partigiano, mostrandomi la cicatrice da ferita da arma da fuoco a una gamba, di come sotto a un roveto si celassero i resti di una postazione antiaerea, e la radura che ancora sul fianco del monte Maddalena segna il punto dove si schiantò un bombardiere USA. Gli USA per lui continuano a essere solo i Liberatori. Se si nominano le responsabilità di potenze internazionali sulla Strage, i bresciani, che affettano disprezzo e commiserazione per l’omertà dei meridionali, fanno come i nostri catanesi con Pippo Fava. Eppure l’influenza del “grande amico” USA (A. Moro) potrebbe spiegare tante “stranezze”, tante vicende delittuose, tante pompose viltà, al Sud e in Lombardia.

@ macduff. E’ insultante mettermi tra quelli che dicono che l’eliminazione di Moro sia farina del sacco delle BR. Io sono nel campo di quelli che hanno subito e subiscono questi giochi. Vedi es. il mio post “L’omertà manzoniana su Moro”; anche a proposito della tua ineffabile distinzione tra omertà della gente comune al Sud, sui mafiosi, e solo “ipocrisia” o “grettezza” al Nord (non che manchino) sulle potenze internazionali che ci hanno dato stragismo e terrorismo. Per non parlare di ”sbirri” e magistrati, che oggi anche più di allora, a Brescia non meno che al Sud, a volte gli stessi che vantano operazioni antimafia, quando baleni la mano degli USA nel migliore dei casi fanno come Azzeccagarbugli – commensale alla tavola di don Rodrigo – con Renzo quando capisce che lui è vittima, e non colpevole, delle azioni dei bravi. Non ti è chiaro chi sia Mario Moretti? Il tramite usato dai servizi per pilotare le BR, come hanno ricostruito tanti autori e testimoni. Ma potresti chiedere alla Regione Lombardia, che gli ha dato un impiego; e che anche in fatto di assunzioni di meridionali ha dimostrato gusti idiosincratici ma netti, rivelando una fraterna affinità dei politici meneghini col genere di meridionali dei quali stiamo parlando.

@ Scagliarossa. Non lo so. Mi pare che Sciascia abbia detto cose interessanti, senza appiattarsi sempre sulle versioni ufficiali. Visti i risultati, in generale essere “dinistra” secondo me non è un complimento. Es. accettare che si verifichino incidenti – o sketch – del genere in un posto come Locri, dove dati i precedenti non dovrebbe volare neppure una mosca mafiosa, per tornare a intonare, senza fine, mese dopo mese, anno dopo anno, decennio dopo decennio, da ogni parte d’Italia monotone lamentazioni “antimafia” peggio delle prefiche meridionali.

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22 gennaio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di N. Dalla Chiesa “L’antimafia non è mai stata così viva”

In Italia vige un grosso equivoco, alimentato dalla cultura clericale: quello della “moralità posizionale”, per il quale è la posizione occupata nella società, il ruolo scelto, e in particolare la sacralità del ruolo a conferire automaticamente moralità; e non il merito di ciò che si fa. Se uno è un prete, allora deve essere un sant’uomo. Se uno si occupa di salvare bambini, studiare e curare le malattie, tutelare la giustizia, combattere i mafiosi, allora non può essere che tra i Buoni. Sciascia nell’articolo che gli attirò i fulmini degli antimafiosi diceva questo, portando il più errato degli esempi, una eccezione, Borsellino; e prevedendo che la “moralità posizionale” dell’antimafia sarebbe divenuta strumento delle solite furbizie. Fare gli eroi per imboscarsi è un vecchio trucco che funziona sempre (v. “I ragazzi di Cucarasi”, A. Fusco). “La politica della doppiezza” (N. Dalla Chiesa, 1996) non riguarda solo alcune categorie. Io tocco con mano che le stesse istituzioni che si fanno belle con l’antimafia usano metodi che ricadono nella definizione di mafia per tenere nascosti e favorire aspetti inconfessabili di una “trattativa” – o di una joint venture – tra Stato e grandi interessi biomedici speculativi. Interessi ben rappresentati dalla senatrice Elena Cattaneo, messa d’imperio nel recinto dei Moralmente Superiori da Napolitano; beniamina di Nando Dalla Chiesa; e sua compagna di cuscino nei salotti milanesi.

@ Patojo. Sciascia è deceduto per cause non omicidiarie (a 68 anni) come tanti altri onesti antimafia; e come quasi tutti gli imboscati, i carrieristi e gli affaristi dell’antimafia. Di sicuro Sciascia non fu tra quelli che ritengono che l’essere “antimafia” esenti dalla fatica, anche modesta, del ragionamento logico. Credo che vi sia, da parte di chi manovra la mafia, un interesse ad avere un’antimafia affetta da incontinenza emotiva, che parla come se fosse perennemente nel corteo funebre di uno di quei valorosi fatti eliminare tramite la mafia; un corteo di lamentazioni e grida che dura decenni, e che copre il silenzio che continua a regnare sui mandanti e i moventi di omicidi come quello di Borsellino e delle cinque persone della scorta. E su nuovi affari illeciti che beneficiano dall’antimafia chiassosa che distrae senza concludere.

@ Nokia. Sì, comprese le scie chimiche. Mafia e scie chimiche hanno questo in comune, la funzione di costituire degli standard negativi, rispetto ai quali molti, condannandole sdegnati, possono sembrare al confronto persone oneste o pozzi di scienza. Senza la mafia da telefilm e la junk science di basso livello alla nostra classe dirigente sarebbe più dura vedersi riconosciuti i meriti che ne giustificherebbero la posizione privilegiata.

@ Nokia. Il darmi dell’amico tuo è una diffamazione intollerabile, da querela. Vada per il bisognoso di cure psichiatriche: mi rendo conto di quanto angusto sia lo spazio nel quale potete muovervi rispetto a una critica fingendo di essere civili; e desiderando io sopra ogni cosa di essere distinto da quelli come te mi rendo anche conto che non posso pretendere di più che essere discriminato in questo modo. Ricordo un luminare della psichiatria della città dove abito che secondo quanto predisposto dal Viminale si sarebbe dovuto occupare di Moro se fosse sopravvissuto; facendolo passare per pazzo; come fecero con Moro ancora vivo altri rinomati psichiatri che il caso pure mi ha posto più vicino, come domicilio, di quanto avrei preferito. Anni dopo, il luminare ebbe noie giudiziarie per ricoveri facili di mafiosi, anche qui con diagnosi creative. Ma era anche buon amico dei magistrati: lo ricordo tenere banco a una conferenza a fianco a un brillante capo di un ufficio GIP. Comunque per questi lavoretti basta uno dei tanti scalzacani, che anzi ci mette più anima; solo, sarei curioso di sapere se le sue opinioni su mafia e antimafia collimano con l’alto sentire antimafia che stai difendendo con questi tuoi argomenti.

[vedi “25 gennaio 2016” in “Milizie bresciane” per i susseguenti danneggiamenti  all’auto.]

@ Nokia. E’ una vostra impressione dovuta a differenze relative: è piuttosto l’antimafia che ha quel genere di guardiani che portano a chiedersi quale sia la loro estrazione. Anche l’antimafia ha i suoi stallieri …

@ Nokia. In passato mi hai dato del drogato, a favore delle posizioni di Berlinguer nell’eliminazione di Moro; e del filonazista, contrapponendomi a Obama che sarebbe invece un maestro di coscienza ecologica e di rispetto dell’uomo. Qui mi dai del malato psichiatrico e ora del canide, a difesa dell’antimafia di Ciotti e degli interessi che Elena Cattaneo è stata messa a rappresentare. La presenza di stallieri come te è una conferma che l’antimafia sia a rischio di seguire le stesse curve di crescita mondana accoppiata a una decrescita morale che hanno portato i “comunisti” da Pio La Torre ai piduisti toscani.

@ Nokia. Tu staresti bene come esempio in un moderno “Dizionario del perfetto antimafioso”, che andrebbe redatto sulla falsariga del “Dizionario del perfetto mafioso” (N. Dalla Chiesa, 1990).

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29 gennaio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Calabria, Mattarella: “Sconfiggere la ‘ndrangheta è dovere del governo. Creare lavoro priorità per la tenuta del Paese”

Si diceva che, quando Fanfani venne in visita in Calabria, si spostassero coi camion le stesse vacche di stalla in stalla, per mostrargli aziende agricole pronte ed efficienti. E non è da credere che Fanfani fosse ignaro di come stavano le cose. Anche la lotta alla ndrangheta è un “villaggio Potemkin”. Se sei nel mirino dei poteri dello Stato neppure le olive del tuo piccolo appezzamento nel lametino ti fanno raccogliere. Niente scuotitrice, niente potatori, anche se avevi già concordato la prestazione. Se si volesse davvero combattere la ndrangheta, invece dell’incessante esibizione di fondali teatrali bisognerebbe fare una “root-cause analysis”; che porterebbe alle istituzioni dello Stato che si fanno belle con la lotta alla mafia mentre, pagate da noi, servono grandi interessi non migliori della mafia; né estranei ad essa.

Se avesse parlato della pesante influenza negativa delle massonerie in Calabria; di come abbiano corrotto le istituzioni, avrebbe fatto qualcosa di sostanziale sia contro la ndrangheta che contro le ingiustizie in campo lavorativo, smascherando e delegittimando un potere occulto che sdoppia lo Stato. Ma è improbabile che Sergio “la neve è bianca” Mattarella esca dal seminato; soprattutto su questo argomento …

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22 marzo 2016

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Commento al post “Giornata vittime di mafia, 350mila in piazza in tutta Italia. Don Ciotti: “Fondi e beni sequestrati, più velocità e chiarezza” “

Le vittime della mafia sarebbe meglio onorarle sconfiggendo la mafia. Ma senza la mafia che distrae e spaventa sarebbe più difficile per i tanti stipendiati delle istituzioni nascondere e giustificare i loro continui tradimenti e il continuo malaffare, e conservare un minimo di credibilità e consenso. Così la mafia viene mantenuta, come contrafforte del sistema. L’antimafia si clericalizza, ora introducendo una forma di culto dei santi e delle reliquie; facendo della mafia una costante antropologica e autocelebrandosi come cosa sacra. L’antimafia officia solenne e ispirata davanti al popolo che sta col cappello in mano, mentre in sacrestia si fanno tranquillamente gli affari più lerci a danno del popolo, secondo una formula pretesca vecchia di secoli.

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11 aprile 2016

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Commento al post “Terrorismo, Franco Roberti: “In carcere 500 minori a rischio Jihad. Garantire diritti o saremo come Belgio e Francia” “

Osservando il libero corso di reati istituzionali di stampo mafioso a favore di grandi intessi privati in giurisdizioni di direzioni distrettuali antimafia, questa metamorfosi della Procura antimafia in antiterrorismo islamico e in patrocinio degli interessi degli stranieri forzosamente immessi nel Paese rafforza l’impressione che l’antimafia serva non a debellare, ma a gestire minacce che vengono mantenute e alimentate apposta per meglio sfruttarci e tenerci sottomessi.

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15 aprile 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Caso Uva, assolti carabinieri e poliziotti da accusa di omicidio: “Il fatto non sussiste”. Familiari: “Maledetti” “

Chissà se mai un giorno gli italiani si stancheranno di identificare i carabinieri col maresciallo Rocca e i poliziotti col commissario Montalbano; se smetteranno di credere che Falcone e Borsellino siano rappresentativi della categoria dei magistrati; se non penseranno più di avere colto le ragioni storiche e antropologiche profonde della mafia ascoltando per la millesima volta la storia di Osso, Mastrosso e Carcagnosso; e comprenderanno che “la forza di intimidazione del vincolo associativo e la condizione di assoggettamento e omertà che ne deriva” è esercitata anche dalle istituzioni che dicono di proteggerci, con storie come questa.

@ Il moralizzatore. E se smetteranno di credere che sia giustizia il metodo Catarella-Carnevale, usato quando c’è da assolvere qualcuno, es. A Knox: indagini demenziali e giudizio ultragarantista.

@ Michele o pazzo. Ci sono Falcone e Borsellino, ma ci sono i Carnevale, i magistrati della Corda Fratres (non solo in Sicilia, ma anche in Lombardia), quelli il cui numero di telefono privato si trova nella tasca di killer professionisti . Con uno Stato, una magistratura, e forze di polizia che fossero la metà di quello che dicono di essere Falcone e Borsellino non sarebbero stati uccisi. A proposito, anche il processo sui colpevoli dell’omicidio di Borsellino è di quelli più vicini a chi ne volle la morte che a Borsellino.

@ Michele o pazzo. A parte la minoranza di casi di affiliazione o collusione con cosche mafiose, è l’intero sistema che è malato di mafia; nel senso che si basa comunemente sul privilegio e sulla differenza di dignità tra individui, e pratica l’arbitrio, la manipolazione, l’intimidazione, la doppiezza, l’impunità istituzionalizzata. La cultura mafiosa tinge di sé ogni transazione nella quale sia coinvolto il potere. La mafia delle cosche è la cultura mafiosa declinata dalla criminalità. Sì, siamo seri: come si può pretendere che un criminale di professione, magari un sociopatico, di Cosa nostra, o uno ndranghetista, abbia concezioni del mondo e dei rapporti tra persone più elevate di quelle che nella loro versione “civile”, o nella loro versione imbelle, sono tenute da buona parte della dirigenza del Paese? Di questa cultura mafiosa, extra cosche ma non per questo onesta, che non spara ma seminatrice di lutti e dolori, magistrati e poliziotti sono inflessibili custodi, come casi del genere confermano.

@ Mattia Tedesco. Non mi rassicura che a dire che le forze di polizia non esercitano un potere di tipo mafioso sia uno strenuo difensore della massoneria.

@ Mattia Tedesco. E’ esperienza personale; che corrisponde a una regolarità generale: storicamente, nei casi dove lo Stato funziona all’incontrario è altamente probabile reperire la presenza di massoni. O di patrocinatori della massoneria; come lei, che si presenta a difendere i responsabili di una vicenda giudiziaria che non è di quelle da medaglie.

@ Mattia Tedesco. Dei filantropi, degli spiriti eletti come voi assurdamente associati agli episodi più gravi e miserabili. Con una puntualità che stupisce: si fa fatica a elencare i casi di queste monotone calunnie senza perdere il conto. Eh, lo vedo, l’ignoranza è una brutta bestia.

@ Mattia Tedesco. Purtroppo i libri di esoterismo sono tra i pochi generi che non riesco a leggere. Ma che bisogno c’è di leggere. Basta contemplarvi. In Voi il rapporto tra materia e volume è tale che siete degli aeriformi; che si avvicinano ad essere puro spirito, nel loro distacco dalle cose del mondo.

@ Mattia Tedesco. Hai ragione, e a volte si è costretti ad informarsi.
S. Flamigni. Trame atlantiche. Storia della loggia massonica segreta P2.
F. Pinotti. Fratelli d’Italia. Un’inchiesta nel mondo segreto della fratellanza massonica che decide le sorti del Belpaese.
G. Cipriani. I mandanti. Il patto strategico tra massoneria, mafia e poteri politici.
M. Guarino. Poteri segreti e criminalità. L’intreccio inconfessabile tra ‘ndgrangheta, massoneria e apparati dello Stato.
etc.
Quindi mi informo, anche se ne avrei fatto volentieri a meno.

@ Mattia Tedesco. Ho capito, il fatto non sussiste, come per Uva.

@ Mattia Tedesco. Bene, i fatti riportati da Flamigni, Pinotti, De Lutis, Cipriani, Guarino etc. non sono che fuffa. Per fortuna ci sono i quelli come te e ci sono giudici che – all’unisono – preservano massoni e CC dalle rispettive fuffe che tocca loro subire nell’espletamento delle loro alte missioni – missioni a volte congiunte. Così la parte migliore della nazione è salva.

@ Mattia Tedesco. Non ero sicuro che coi tuoi link su un ostello per i poveri organizzato dai massoni tu intendessi contrastare le accuse di complicità su terrorismo, mafia, soggezione dell’Italia a interessi esteri, corruzione, malaffare, esposte nei libri che cito. La concezione che avete di voi stessi riesce sempre a stupirmi. Ho taciuto per imbarazzo; se insisti, che ti devo dire, è la difesa di Al Capone, che pure aprì una mensa per i poveri. Su CC, magistrati e massoni (ci sono libri anche su questo, ma preferirei non esporre gli autori, persone serie – tra cui Carabinieri – ai tuoi insulti) ovviamente non penso che in questo omicidio c’entri la massoneria. Penso che questo tuo presenziare a questa assoluzione con un’apologia della massoneria aggiunga squallore a una storia ignobile.

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20 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Turrini “I “mafia movie” invadono il grande e il piccolo schermo: ma sono tutti da salvare? “Il rischio è l’”effetto soap”” “

I “mafia movie”, dall’artisticamente pregevole il Padrino I ai puerili fumettoni Raiset, appaiono essere parte integrante di un sistema di potere che usa la mafia – la mafia che nella realtà corrisponde a quella considerata dai mafia movie – come instrumentum regni. La usa come gestore di alcuni traffici e operazioni sporche, es. traffico di droga e omicidi “di Stato”. E come spauracchio e come alibi – amplificati da film e pubblicistica – per lasciare nell’ombra e indisturbate altre forme criminali di ricerca di denaro e potere, non meno gravi; ottenendo così che il popolo chieda protezione a chi lo sfrutta.

@ Emanuele. De gustibus. Ma questo flusso di fiction sulla mafia, come decenni fa sul mitico Far West, mi pare strumentale; e dannoso, in quanto mescola realtà e fantasia, ragione e sentimento. Considerando la fiction su Felicia Impastato che lei cita, tutti conoscono la storia di Impastato. Quanti sanno che Impastato vedeva i CC di Cinisi andare letteralmente a braccetto con Badalamenti? (1). Lo schema semplice buoni/cattivi maschera l’angoscioso, il perturbante, del denunciare e vedere che i CC stanno dalla parte dell’iniquità. Impastato combatté coraggiosamente una mafia che aveva sotto casa, “ a 100 passi” (e anche in casa). Questa per me è la sua alta lezione: combattere il male col quale si viene a contatto. I raduni, conferenze cortei etc. antimafia sono a volte un modo elegante per essere fifoni e omertosi, per fare i ciechi davanti al malaffare che si ha sotto il naso, nella propria città, sul lavoro. Anche questo confondere – oggi usato per riciclare i terroristi – tra gli affetti personali, come quelli di una madre, e il dovere civico di opporsi al Male non è “ottimo”, ma annacqua la tensione civile. Una triste conferma del divario tra fiction e realtà è stato vedere, pochi giorni dopo, la brava Lunetta Savino in uno spot che invita la gente a indebitarsi con le finanziarie per acquistare beni voluttuari. Chissà che ne avrebbe pensato Impastato.

1 Dickie J Storia della mafia siciliana, 2004.

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23 maggio 2016

Blog de il Fatto

Commento al post di G. Pipitone “Strage Capaci, 24 anni dopo Antimafia in crisi. Orlando: “Voglio Stati generali”. E il processo bis esclude mandanti esterni”

@ Babau Nuovo. Sì, i magistrati che aderiscono a quella loro logica stenotica dove “ciò che non è provato non esiste” invece che “ciò che non è provato non è provato” e “la forma è sostanza” sostituisce “la forma è forma” sono un problema per il cittadino onesto. Anche perché in genere l’epistemologia giudiziaria che è così ristretta e cauta con gli intoccabili diviene sbrigliata e sommaria con le persone comuni.

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24 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Antimafia, il procuratore di Palermo Lo Voi: “Non è in crisi, il meccanismo è stato svelato””

Anche se sono emersi diversi casi di “professionisti dell’antimafia”, e di autentici mascalzoni travestiti da antimafia, credo che il meccanismo sia stato svelato solo nei suoi aspetti superficiali. Anzi, casi come quello di Maniàci (questo peraltro da chiarire), se svelano una parte di verità allontanano da una verità più riposta, riducendo il meccanismo a una questione di interessi personali più o meno meschini. Il Paese sta venendo spogliato e soggiogato da poteri forti sovranazionali (in grado di manovrare sia lo Stato sia la mafia); ma nella versione propinata al popolo la colpa del degrado viene attribuita esclusivamente a mafia e mazzette. L’antimafia, oltre a favorire questo alibi per la classe dirigente, oltre a tenere in caldo l’intimidatoria minaccia mafiosa che con la paura spinge i cittadini al consenso verso chi li vende, serve come copertura nobile per le connivenze e le collusioni istituzionali di questo sacco d’Italia.

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17 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Salvato “Mantova, “la ‘ndrangheta controlla territorio”. Fra pizzo, incendi e zona grigia”

Nella Lombardia orientale la mafia controlla il territorio, secondo Rosy Bindi; e, notizia di questi giorni, il CSM ha permesso che il numero dei PM di Brescia, sede della DDA, si dimezzi, passando da 20 a 11. Da un lato si lascia agire la mafia “territoriale” quel che basta per riempire con essa il palcoscenico mediatico; e dall’altro si ritirano i funzionari dello Stato che dovrebbero assicurare l’amministrazione della giustizia. Il combinato favorisce forme stanziali di crimine dei colletti bianchi. Forse ha ragione la Bindi; e anche Nando Dalla Chiesa sulla facilità con la quale si possono commettere atti intimidatori; ma in un senso più articolato di quello fumettistico col quale vincono l’attenzione del pubblico.

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26 giugno 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Musolino “‘Ndrangheta, arrestato il boss Ernesto Fazzalari, latitante da 20 anni. Era il 2° più pericoloso dopo Messina Denaro”

La velocità di cattura di questi supermafiosi potrebbe essere presa come una forma di titolazione del livello di legalità delle istituzioni. In chimica la velocità di una reazione dipende dalla concentrazione dei reagenti. Se la concentrazione dei reagenti è alta la reazione è veloce, se è bassa la reazione procede lentamente. Analogamente, quando la concentrazione di legalità dalla parte delle “guardie” è elevata, la “reazione” di cattura dei mafiosi sarà veloce; ma se il livello di legalità di quelli che si presentano come tutori della legalità è basso, se il gradiente di legalità tra cacciatori e catturandi è poco saliente, la “reazione” di cattura sarà lenta. Dalla velocità di cattura si può desumere il livello di legalità delle istituzioni rispetto alla mafia. Qui l’indice segna velocità di cattura dell’ordine dei decenni.

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18 luglio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “‘Ndrangheta, “così la massoneria voleva creare Cosa nuova: il superclan mafioso di siciliani e calabresi” “

La notizia dei CC che scoprono progetti congiunti di massoneria e ndrangheta mi lascia perplesso. Non tanto perché tali legami sono ben noti; ma perché a quel che vedo in Calabria i tradizionali rapporti tra CC e massoneria – tra i CC e la massoneria “alta”, quella legata ai servizi, ai poteri atlantici, alle multinazionali, alle banche, alle logge “Px con x>2”, alle alte cariche dello Stato, etc. – appaiono essere particolarmente stretti; cioè particolarmente virulenti, per chi ha la disgrazia di essere oggetto delle loro attenzioni. Può darsi che notizie come questa nascondano più di quanto non svelano.

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24 agosto 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Saletti “‘Contro l’antimafia’, caro Matteo Messina Denaro ti scrivo”

Applicando il quadrato logico aristotelico, l’antimafia (“bianco”) è un contrario della mafia (“nero”). La non-mafia (“non-nero”) è il contraddittorio. Ergo l’antimafia implica la non-mafia. Essere antimafia garantisce che non si è mafia, è la trasposizione nel quadrato semiotico di Greimas. Da qui l’antimafia come recinto sacro, irrobustito dall’ostensione delle immagini dei valorosi uccisi per avere combattuto davvero la mafia. La semiotica è lo studio di ciò che può essere usato per mentire (U. Eco). Questa triangolazione semiotica può servire – e serve – a coprire la mafia dello Stato, delle consorterie, dei costumi. L’opposizione corretta è tra Buon Governo e Cattivo Governo. L’antimafia non implica il Buon Governo, o la buona società, come si vuole, ma ne è un attributo; ed è un attributo anche del Cattivo Governo e della cattiva società – perfino se è in sé sincera e meritoria – se usata strumentalmente, come falsa sineddoche della lotta al crimine, che viene così limitata alla criminalità estrema, e lascia libere e giustifica forme più torpide, ma non meno dannose, di criminalità e di mafiosità. Filosofeggio così dalla Calabria; in procinto di tornare nella civile città del Nord altrettanto propizia allo studio astratto delle infamie concrete che si commettono sotto la copertura dell’antimafia.

Riccardo Orioles: Filosofeggi, filosofeggi. Specialmente in Calabria, ce n’è proprio bisogno.

@ Riccardo Orioles: Se posso permettermi di rispondere a lei che è un’autorità indiscussa sulla mafia e l’antimafia, ce n’è bisogno anche in Lombardia, dove credo che la mafia sia stata fatta arrivare anche per beneficiare della antimafia funzione del Cattivo Governo, cioè per praticare indisturbati forme di criminalità white-collar.

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Spezzano della Sila, 31 agosto 2016

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Quale può essere la semiotica di un ratto morto messo davanti al portone della casa * di chi denuncia in campo medico crimini di larga scala che le istituzioni anziché contrastare favoriscono? Oltre al messaggio immediato, un simbolo meno evidente delle viscere della società, del carattere animale degli interessi sotterranei, di ciò cui va incontro chi li porta alla luce. A me ricorda che quando le fogne sono in basso, come ci si aspetta, è facile riconoscerle, e riconoscerne gli abitanti; ma le fogne più profonde e più fetide stanno in alto, sopra le nostre teste, dove sembrano regnare pulizia e prestigio.

*Il ratto morto è apparso davanti casa a Spezzano della Sila il 23 agosto 2016, qualche ora dopo avere postato un secondo commento sui rapporti del sociologo Aldo Bonomi con l’eversione, i servizi e l’imprenditoria lombarda (In: Brescia non solo bombe); avendo citato anche A2A, la partecipata del Comune di Brescia. Il ratto non è stato rimosso, nonostante che ogni giorno gli spazzini del Comune di Spezzano abbiano svuotato il nostro secchio della differenziata accanto alla carogna. Secchio che per 9 giorni abbiamo ritirato in casa dopo che era stato a pochi centimetri dai resti in decomposizione. Il marciapiedi, quello della trafficata strada principale del paese, viene tenuto decentemente pulito – con l’eccezione del breve tratto davanti al portone della casa dove abito nei periodi di ferie – dagli spazzini; che sabato 27 agosto hanno fatto un rumoroso passaggio lungo la strada, con ramazze e bidoni, pulendo tutto ma lasciando il ratto morto. E’ ancora lì l’ultimo giorno a Spezzano, il 31 agosto, prima di ripartire per Brescia, dove di queste cose si occupa A2A.

Venerdì 12 agosto avevo ricevuto una forbita email da un distinto professionista bresciano. Dello stesso registro del ratto lasciato a putrefare davanti casa; quello che in  maniera chiara per il ricevente ma non esplicita rispetto agli astanti associa danno, dileggio, umiliazione e minaccia. In pratica un danneggiamento intimidatorio, da denunciare alla magistratura – della quale il professionista riferisce di essere consulente – se mafia e antimafia fossero davvero antitetiche.

L’episodio non è che routine, nell’ambito del trattamento che ricevo; soffermarsi su questo singolo scalino delle gradinate senza fine che mi vengono ininterrottamente fatte percorrere permette un esempio minimo di ciò che opera sotto la coperta del binarismo mafia-antimafia. (a) La continuità tra Nord e Sud e (b) la bidirezionalità del traffico. (c) Come atti aventi la stessa matrice e finalità prendano, nel mimetizzarsi sui rispettivi scenari di fondo, forme molto diverse nel Nord e nel Sud. (d) Addossare tutta la mafiosità alle mafie ufficiali è una efficace copertura per la “microfisica del potere” nelle sue espressioni mafiose. I codici comunicativi mafiosi, il modo di minacciare, di intimidire, isolare, boicottare, marcare con uno stigma, snervare, sono ormai stereotipi noti a tutti. Il confinare il riconoscimento di tali comportamenti alle mafie da 41-bis permette di non percepire e di negare come assurdo o delirante che anche istituzioni e soggetti privati “rispettabili” possano mettere in atto pratiche mafiose. (e) La mafiogenicità, cioè il segnare pubblicamente chi va neutralizzato come un proscritto senza diritti, o senza protezione, che merita di subire gli abusi che si incoraggiano a commettere liberamente su di lui. Questa funzione permissiva e istigatrice mafiogena sulla popolazione generale è un indicatore – in Calabria e a Brescia – non solo del controllo di legalità sul territorio, ma anche della reale volontà istituzionale di combattere la mafia tanto esecrata a parole.

Sindaco di Spezzano della Sila: Salvatore Monaco – DS
Prefetto di Cosenza: Gianfranco Tomao

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14 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Melito Porto Salvo, per l’arcivescovo di Reggio non è solo ‘ndrangheta e omertà. “C’è un problema di educazione sessuale””

L’arcivescovo di Reggio Calabria ha ragione: questa disgraziata vicenda ha diverse sfaccettature. Una è data dagli appoggi istituzionali di cui godono gli Iamonte (e naturalmente dai servizi che gli Iamonte rendono ad alcune operazioni istituzionali; magari di concerto con loro omologhi di pedigree lombardo). Ne è un esempio lo stesso intervento dell’arcivescovo, che ingigantendo l’aspetto sociologico riduce un lungo periodo di reati contro la persona, una reiterazione di comportamenti malvagi e vili, a espressione delle storture della società. Forse riadattando un sermone sulle discoteche, Fiorini Morosini considera che la violenza di gruppo, il soggiogamento della vittima, l’intimidazione implicita verso il resto del paese siano un riflesso del diffuso orientamento alla vita gaudente. Una questione di “mancata educazione sessuale”. Sono ragazzi che volevano giocare e divertirsi. Il prelato ha già provveduto a fargli fare una ramanzina. In carcere: l’edonismo imperante deve avere contagiato anche i preti di Melito, che non hanno aperto gli occhi alle vittime della società da liberi, e anzi parteggiano per loro. Ma è acqua passata: è dalla Chiesa, che è l’opposto della mafiosità e dell’arretratezza culturale, che la popolazione tutta deve ricevere – come ha ricevuto per tanti secoli – educazione sessuale e lezioni sulla buona vita. Il capo del clero reggino conclude che, a fini pedagogici, sulla vicenda occorre spegnere luci e microfoni.

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18 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Marceddu “Farmaci, furti di antitumorali per oltre 2 milioni: 18 arresti. L’ombra della camorra”

I nuovi farmaci oncologici sono costosissimi, e il loro prezzo riflette non una reale efficacia o altre giustificazioni razionali ma la volontà di chiedere “what the market will bear”, quanto il mercato sopporta*. Il fatto che vengano rubati mostra che hanno un elevato valore di mercato, ma non implica, come si tenderebbe a credere, che siano preziosi, cioè proporzionalmente efficaci (es. il traffico di corni di rinoceronte, per intendersi). Guardando all’ampiezza e all’intensità degli appoggi istituzionali a pratiche come i prezzi estorsivi e fraudolenti degli antitumorali nel mercato legale, pratiche che nonostante la loro gravità vengono tenute nell’ombra, l’attenzione di CC, magistrati e media ai furti di antitumorali ricorda un poco il 1° capitolo de “La bolla di componenda” di Camilleri: dove la GdF su soffiata bloccava di tanto in tanto uno dei tanti carichi di sigarette, a favore di telecamere, figurando come tutore della legalità, quando in realtà per il contrabbando, lasciato altrimenti indisturbato, il bilancio era positivo, derivandone una pubblicità alle sigarette.

*Kim C, Prasad V. Cancer Drugs Approved on the Basis of a Surrogate End Point and Subsequent Overall Survival: An Analysis of 5 Years of US Food and Drug Administration Approvals. JAMA Internal Medicine, 19 ott 2015. Mailankody S, Prasad V. Five Years of Cancer Drug Approvals: Innovation, Efficacy, and Costs. JAMA Oncology, 2015. 1: 4. 539.

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30 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Franco ““Milano capitale dell’antimafia”, l’ultima relazione del Comitato di dalla Chiesa: “Difficoltà con Expo, favorì corruzione”

E’ vero, violenza a bassa intensità. Danneggiamenti ripetuti all’auto in Lombardia; in Calabria, ratti morti lasciati a imputridire davanti alla porta di casa. Ma anche spazzini del Comune che passano, puliscono ostentatamente tutto e lasciano la carogna del ratto; e in Lombardia Agenzie delle entrate che contestano irregolarità inesistenti e mostrato l’errore non recedono, patenti rinnovate con la faccia cancellata, coinquilini che ti bastonano a sangue con un pretesto, dicendo di avere ricevuto istruzioni dai CC e sostegno dal Comune (che non rispondono alle richieste scritte di spiegazioni), ricevute di ritorno delle raccomandate online alla magistratura che non vengono mai consegnate.

L’antimafia lombarda, che tesse e ritesse senza fine narrative sulle mafie esogene, celebrando il binarismo bene/male, banditi e sceriffi, fornisce un’ottima copertura ad affari di alto livello dove invece crimine e legalità convergono e si fondono. Es. Milano si è candidata a divenire la sede dell’EMA, l’agenzia europea per l’approvazione dei farmaci. Il processo di approvazione dei farmaci attualmente necessita di una dimensione criminale, affine sotto diversi aspetti alla mafia convenzionale*. La Lombardia, con la sua salda collaborazione tra territorio e istituzioni, offre ambiente e servizi eccellenti anche sotto questo aspetto; senza dover prendere lezioni dalle celebri mafie meridionali.

* Gotzsche PC. Deadly medicines and organized crime. Radcliffe, 2013.

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5 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Musolino “Gratteri: “Per un clan comprare un politico è come affondare il coltello nel burro”

Gratteri nel propugnare la sua riforma del sistema giudiziario, che presumo costituirebbe un reale miglioramento rispetto all’attuale sfascio, descrive un mercato con un unico acquirente, la mafia, e un unico venditore, i politici. Non è un quadro veritiero della situazione dell’aggressione del crimine allo Stato. Non perché non sia vero che i clan corrompano facilmente i politici; ma perché è fortemente incompleto, al punto di poter essere forviante. Tra i grandi acquirenti ci sono anche – e prima dei mafiosi, o di chi vuole un appalto – i poteri forti, es. gli smisurati interessi della finanza e dell’industria biomedica; e tra i venditori – di miti pretese – anche i meno sospettabili tra i poteri dello Stato. Anche nella Piana di Sant’Eufemia, sulla quale Gratteri ha uno sguardo diretto, accade che una costante pressione di messaggi mafiosi, boicottaggi, soprusi e sfregi non parta dalle note ndrine locali; né dallo 1-2% di mafiosità insito in chiunque, che Gratteri pure spesso cita. Ma sia espressione di mercimoni dello Stato del genere di quelli che Gratteri nell’intervenire nella discussione politica sulla giustizia lascia sempre nell’ombra.

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10 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Pipitone ““I tragediatori”, Forgione racconta il lato oscuro del movimento antimafia”

Un alimento al forno può bruciarsi esternamente, e rimanere crudo all’interno proprio a causa della carbonizzazione esterna. Il fuoco può conferire al legno una maggiore resistenza: la carbonizzazione esterna del legno a scopo protettivo è tradizionale nell’edilizia giapponese, e sta divenendo di moda negli Stati Uniti. Da noi si usa per rendere più resistenti i pali da conficcare nel terreno. Tanta antimafia è un fuoco che carbonizzando gli aspetti più superficiali della criminalità meglio protegge gli strati interni. Nella città del Nord dove abito, dove il magistrato più alto in grado, che a suo tempo escluse che la P2 fosse un’organizzazione eversiva, ha ottenuto che fosse istituita una sezione della DIA, sotto la crosta dell’antimafia c’è un libero brulichio di massoni, ciellini e quant’altro.

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30 novembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. Salvadorini “Corsi de il Fatto Quotidiano: il giornalismo scientifico deve essere critico, non megafono della scienza”

Riguardo all’uso della medicina e della “scienza” per fare uscire mafiosi dal carcere, segnalo che secondo notizie giornalistiche a Cosenza sono in corso trattative che coinvolgono il vescovo Nolè e il direttore del carcere Benevento per estendere alle fasce deboli e ai detenuti lo screening per il carcinoma della prostata. Lo screening col PSA o succedanei – v. Ablin, “Il grande inganno della prostata” – non identificando realmente il cancro della prostata ha reso senza necessità impotenti e incontinenti molti che vi si sono sottoposti. E’ infatti in via di ritiro in USA. Ma è un business colossale. Da un lato, i carcerati poveri diavoli, che sono in una posizione di soggezione, potranno subire pressioni per fare da carne da cannone. Magari con la prospettiva che una diagnosi di cancro e la conseguente mutilazione portino ad alleggerimenti di pena. Dall’altro, è da notare che, in funzione dell’età, la biopsia alla quale il test del PSA conduce può mostrare positività per cancro con frequenza elevatissima (oltre il 50-60% dai 50 anni di età). Si e proposto di non chiamare più “cancro” tali reperti istologici. Questi falsi positivi potrebbero fornire un appiglio giuridico a detenuti potenti, provvisti di complicità istituzionali, per evitare la cella; salvo non farsi operare, e non finire quindi ”limp and leaking” (“floscio e gocciolante”) visto che sta prendendo piede il “watchful waiting” invece della prostatectomia.

@ Monocalpo. E infatti non è previsto e non si dovrebbe. Stiamo parlando di imbrogli che possono favorire altri imbrogli. Non pensi che l’etichetta di malato di cancro possa avere un suo peso, tra gli argomenti addotti, davanti a un tribunale di sorveglianza?

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21 dicembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post “Roma, anche l’Anac contro Marra: “Conflitto d’interessi sul fratello. E la Raggi doveva esonerarlo dalle decisioni””

C’è un problema di “epistemic reliance”, “fiducia epistemica”. Noi sentiamo Grillo, sentiamo i 5S, denunciare il malaffare; ci si allarga il cuore e crediamo che i 5S siano tutt’altra cosa dal sistema che condannano con voce tonante. Il grosso, grossissimo guaio è che c’è un problema nascosto di fiducia epistemica mal riposta anche sull’ANAC, che ha un progetto sinergico con AIFA per il “fast track”, l’approvazione abbreviata dei nuovi farmaci. Una forma di corruzione istituzionalizzata non meno dannosa per i cittadini della corruzione con mazzette dei palazzinari romani. Un watchdog dei diritti dei cittadini competente, incisivo e non ambiguo (come purtroppo non sono i 5S), il National Center for Health Research, ha parlato di “McDrugs”, e di come “fast drugs can be more dangerous than fast food”. Ma il renziano Cantone – magistrato – invece di avvisare dei danni e dei pericoli del fast track, riportati anche da studiosi della corruzione*, collabora al programma obamiano di deregolamentazione dei farmaci, ponendo così l’anticorruzione al servizio della corruzione legalizzata.

*Light DW et al. Institutional corruption and the pharmaceutical industry. Journal of Law, Medicine and Ethics. Fall 2013.

23 dicembre 2016. Fonte: quotidianosanità.it. “Da Ministero e Anac arriva Fast Track per sperimentazioni più veloci e sicure”. Scaricato il 19 dic 2016. A quattro giorni di distanza, la notizia non risulta essere riportata da altre fonti internet. Può darsi che l’articolo riporti erroneamente “ANAC” invece di “AIFA” nel comunicare nel titolo e nel testo che “è nato il fast track, un progetto sinergico di ANAC e Ministero della salute”. L’eventuale errore non è a oggi corretto. Anac collabora alla realizzazione dei progetti di AIFA e Min. Salute, come riferisce anche l’articolo. Non risulta abbia sollevato obiezioni sul fast track, esponendone la natura corrutiva, o i rischi di corruzione. L’articolo prende spunto dalla IX Conferenza Nazionale sui Dispositivi medici. La conferenza ha tenuto a battesimo il fast track italiano. Il sito della conferenza non riporta la presenza di Anac. Riporta la compresenza e la convergenza di controllati e controllori, incluso il comandante dei NAS.

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10 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Portanova “I professionisti dell’anti-antimafia”

Per evitare strumentalizzazioni mafiose, e la regressio ad infinitum “professionisti dell’antimafia”, “professionisti dell’anti-antimafia”, “dell’anti-anti-antimafia” etc. ci sarebbe un modo: eliminare la mafia. Ma la mafia è come il coltellino svizzero: ha tante funzioni utili. Anche quella di lasciare agire nell’ombra, con la sua presenza e con quella complementare dell’antimafia, pratiche mafiose, massonerie, gestioni pontificie, pizzi legalizzati, tradimenti del Paese, intimidazioni e ricatti, asservimento alla criminalità dall’alto, da parte di chi occupa le istituzioni. Distraendo e distogliendo risorse, impaurendo i cittadini e spingendoli a chiedere protezione e a riconoscere consenso e legittimità a poteri dello Stato che li vendono; giustificando con la lotta alla mafia impunità e omissioni. Questo dovrebbe essere un motivo in più per distruggere la criminalità mafiosa e spargere il sale sulle sue macerie. E’ invece un motivo in più per lasciarla in vita. Non rassicura che diversi antimafia à la page tendano a considerare la mafia come un’entità perenne (divergendo in questo da Falcone). A volte giocando sull’equivoco tra cosche o ndrine e la diffusissima mentalità mafiosoide; che è un altro problema, pure grave, che trae forza dalla guerra che non si vuole vincere contro quella mafia che è usata dai professionisti della metamafia per ammonirci di stare buoni e subire, in un profluvio di immagini e parole.

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18 gennaio 2017

Censurato dal blog de Il Fatto

Commento al post “Massoneria, Bisi (Goi): “Non darò elenco all’Antimafia. Non ci sono parlamentari iscritti”

La libera consultazione degli elenchi completi ed esaustivi degli iscritti alle varie massonerie – incluse le forme affini come l’Opus Dei e CL – sarebbe un passo semplice e praticabile per rendere il cittadino comune meno indifeso, e il suolo italiano meno propizio alla crescita e persistenza di malerbe. Peccato che gli antimafia e i grillini su modeste misure del genere stiano zitti, votati come sono a spendere le loro virtù guerriere in ben altre battaglie.

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28 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Giustizia, l’allarme del Pg di Milano: “Siamo al collasso. Gravi le infiltrazioni della mafia in Fiera””

Il convento povero descritto dal capo dei ricchi frati degli uffici giudiziari di Milano, con una “giustizia al collasso”, e la resistenza contro i brutti ceffi della mafia alle porte da così tanti decenni da fare sembrare poca cosa al confronto i miseri 10 anni dell’assedio di Troia, corrisponde con notevole precisione alla situazione ideale per il crimine di alto bordo, tanto grave quanto invisibile, che trova in Lombardia un terreno particolarmente adatto, come le truffe delle banche, o le frodi istituzionalizzate in medicina: insufficienza di mezzi e distrazione dell’attenzione e delle risorse verso crimini ad alto impatto mediatico come quelli del mostro mafioso. La magistratura milanese è stata criticata per le assoluzioni in appello dopo che JP Morgan e altre banche importanti erano state condannate in primo grado per truffe miliardarie. Non conosco i dettagli, ma riguardo alle frodi mediche strutturali posso testimoniare che spesso e volentieri la magistratura nel suo deliquio finisce con l’essere più un aiuto che un deterrente.

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21 marzo 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Giornata in ricordo delle vittime delle mafie, Don Luigi Ciotti: “Oggi a Locri siamo tutti sbirri” “

Una sapiente miscela di nobile e di corrotto. Un rito di purificazione e legittimazione dove il potere si appropria del valore di chi ha mandato al macello celebrandone la memoria. Martinazzoli parlò di “inattualità” di Moro. Il lancio della ndrangheta come prima mafia ebbe un forte impulso con l’omicidio a Locri di Fortugno, moroteo, esponente di un sistema politico non innocente ma soprattutto inattuale. L’antimafia ufficiale oggi è liberista. In Calabria, in Lombardia, a Roma, diversi di quelli che tuonano con la bocca contro la mafia portano l’acqua con le orecchie a banche e multinazionali, poteri che hanno interesse a far credere che a depredare il popolo – e a praticare metodi mafiosi – siano soltanto mafiosi e forchettoni. Come la medicina liberista non vuole ridurre il peso delle malattie, ma vuole sfruttarle economicamente, anche a scapito dell’interesse del paziente, tanta antimafia liberista pensa a sfruttare il pericolo mafioso, e il prestigio che deriva dal combatterlo, per servire grandi interessi. Gratteri dice una cosa vera: la ndrangheta crea solo sottosviluppo. Ma lo creano anche i poteri economici predatori, che possono contare sui servigi di istituzioni blasonate; inclusa la neutralizzazione more mafioso di chi mette a rischio la loro “libera concorrenza”. Se i giovani che partecipano festosi a questa scampagnata sapessero quali crimini, a loro danno, si nascondono e vengono aiutati dietro l’antimafia patacca.

@Pot. Meglio uno Stato onesto, che tuteli i cittadini da tutte le minacce. Con il quale non ci sarebbe il problema mafia. Certo, con tre possibilità invece che due diventa un ragionamento complicato e noioso. Mancherebbe anche lo spazio per scriverlo sugli striscioni. Torna a manifestare.

@ Pot. La solita storia è quella di servire il potere considerando il problema nei termini che impone, ed essendo arroganti e smargiassi con chi non lo accetta; è la storia di soccorrere trafelati il vincitore. Per la medaglia sul tuo “fare” con la passeggiata a Locri rivolgiti alla Presidente della Camera Boldrini o a qualche esponente del clero. Figure che sanno riconoscere il merito di chi lotta contro i succhiasangue; avendone loro accumulato già tanto.

@ Pot. Il cinismo è quello pretesco di queste processioni barocche, sontuose nella forma e nelle declamazioni e vuote nella sostanza. Il fatto che non siano tutti uguali non significa che siccome la mafia è il male allora le istituzioni siano il bene. Guardie e ladri, “sbirri” e mafiosi. Un binarismo semplice. Se non stai con gli “sbirri” sei un mafioso. Ovvero, se non stai con governanti corrotti sei tacciabile di stare dalla parte dei mafiosi. Non sono uguali ma sono spesso sul medesimo versante; spesso collaborano, spesso operano separatamente ma in combinati che vanno con una precisione da orologio a favore di poteri maggiori; e non di rado commettono con finalità diverse gli stessi crimini (magari verso chi sta alla tastiera e denuncia malefatte). Per te questo è “il nulla”. Il vedere solo la mafia e negare l’esistenza dei crimini del potere è manifestazione di ciò che chiamo la “metamafia”: l’uso mafioso della lotta alla mafia. Lo Stato che si pone come protettore contro una malavita che non vuole eliminare, come il capobastone del paese offre la sua protezione contro picciotti che in realtà controlla.

Di “azione”, “onore” e “coraggio” in questo autonominarsi eroi antimafia per avere partecipato a una gita scolastica ben protetta, dove probabilmente tra chi applaudiva c’erano anche dei mafiosi e tanti disonesti, un happening come tanti che rafforza uno status quo di corruzione, non ce ne vedo molto. L’unico sprezzo è quello del ridicolo.

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9 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di I. Lonigro “Strage di Viareggio, Ferrovie lo licenziò perché faceva da consulente alle famiglie. La Cassazione: “Giusto allontanarlo” “

Non conosco questo caso nel dettaglio; potrebbe anche darsi che la sentenza in sé sia difendibile sul piano formale. Ciò non toglierebbe che sia coerente con un quadro politico sostanzialmente corrotto. La notizia della sentenza appare affermare che dando uno stipendio – magari proveniente da denaro pubblico – si acquista anche la coscienza della persona. “Chi ci dà il pane è nostro padre” ammonivano i vecchi mafiosi. Il messaggio conferma i potenti che delinquono – e i dipendenti a loro moralmente affini – nella convinzione che l’omertà, e la fedeltà al gruppo invece che alla comunità, siano un valore; mentre fa opera di dissuasione e intimidazione verso chi vorrebbe opporsi al malaffare. [Nella mia esperienza è comune l’impiego sistematico di dipendenti, anche pubblici, come picciotti per boicottare, mobbizzare, intimidire, cercare di screditare e compromettere chi sia di ostacolo agli affari inconfessabili dei cerchi magici dove si incontrano poteri forti, datori di lavoro e rappresentanti delle istituzioni; e, nella mia esperienza, a questo genere di “rapporto fiduciario” la magistratura assicura impunità e fornisce sostegno.] In tema di protezioni istituzionali di grandi affari illeciti, andrebbe esaminata anche la lealtà dei magistrati verso il popolo dal quale ricevono pane e companatico.

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Spezzano della Sila, 15 aprile 2017

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Vetro del parabrezza lesionato. Una singola frattura lineare, lunga circa  45 cm, che appare essersi propagata da un punto dove il vetro è scheggiato per un diametro di 2-3 mm, come colpito da un oggetto appuntito. Il punto è esattamente sotto il tergicristallo: dove il vetro è coperto dal tergicristallo. Non è raggiungibile se non sollevando il tergicristallo. In modo  da togliermi il dubbio che la rottura non sia dovuta a qualche fattore accidentale, sia pure improbabile. Un lavoretto a regola d’arte. Peccato che chi sa concepire simili sottigliezze lo faccia per scopi vili e abietti.  Non solo “la forza della mafia è al di fuori della mafia”; ma anche le tecniche mafiose non sono prerogativa esclusiva dei “punciuti” ma fanno parte del bagaglio di competenze di tanti galantuomini. La sostituzione del parabrezza sarà costosa, e nel frattempo rischio una multa. L’auto era parcheggiata su una piazzola a fondo cieco sul retro della casa, in cima a una disagevole salita, dove non passa che qualche raro pedone. Il pomeriggio prima il vetro era sano. Deve essere accaduto stanotte, forse mentre eravamo a cena invitati da amici.

E’ sabato santo. Ieri come tutti gli anni ho postato un commento agli auguri di Pasqua del vescovo di Brescia Monari (Il vescovo nel messaggio pasquale su Youtube parla di come è bello morire per i propri ideali cristiani):

“Per la Pasqua hanno messo una stazione della Via Crucis sotto casa. Una croce addobbata con una stola bianca; scaricata da un furgone della Caritas, guidato da un nero, che mentre passavo ha imballato il motore spargendo il tanfo dei gas di scarico. Quei due pezzi di legno ortogonali indicherebbero un’entità superiore all’Uomo. A me la croce imposta e l’incensiere diesel hanno fatto venire in mente David Lazzeretti, il Cristo dell’Amiata, visionario sincero, messo a morte perché troppo umano.”

Il commento si riferisce a quanto accaduto a Brescia nel pomeriggio di venerdì 7 aprile. La mattina avevo postato  “La polarizzazione gesuitica”, che difficilmente può avere entusiasmato i sottoposti del papa gesuita; e gli altri vari partner dello sfruttamento senza scrupoli della medicina, che sempre più occupa spazi che prima erano della religione. Anche il  vescovo di Cosenza potrebbe non essere stato felice delle mie osservazioni sul suo operato di concerto con l’amministrazione penitenziaria in materia di business medico (v. sopra, 30 novembre 2016); ho rilevato un segno precoce – ce ne sono altri – di quella che può diventare una prassi: benefici a soggetti in posizione di debolezza in cambio dell’assumere il ruolo di malato a favore delle frodi mediche sottoponendosi a esami che portano a false diagnosi. Illich ha scritto della perversione del cristianesimo; l’odierno interesse del clero per la medicina andrebbe messo sotto questo titolo.

Il procuratore generale al quale mi riferisco nel post sulla polarizzazione gesuitica è Dell’Osso; che a mio parere dà un esempio di “ontologia giudiziaria”, cioè di costruzione sociale della realtà ottenuta modulando l’intervento giudiziario. Dell’Osso a suo tempo sentenziò che la P2 non era un’organizzazione eversiva. Non gli si può addebitare invece di essere “soft” con la mafia, che lui vede assediare Brescia e contro la quale ha ottenuto l’istituzione di una unità antimafia bresciana. Presta inoltre il prestigio della toga che veste all’operazione che critico come eversivo-affaristica dell’allarme epidemia tumori da inquinamento. Credo che le posizioni dei magistrati come la sua abbiano un peso rilevante, data l’influenza delle notizie di cronaca giudiziaria, nel costruire una realtà percepita che è distorta. Un’ontologia dove la mafia delle cosche e delle ndrine è immensa e invincibile; mentre non esiste il piduismo ovvero la mafia di Stato. E dove la voce di retori pseudoscientifici è l’indiscutibile voce della scienza, che è assurdo ritenere possa essere strumento di affari illeciti di larga scala a danno della salute, dei beni e della serenità dei cittadini.

E’ anche il secondo giorno in Calabria dall’estate 2016 (v. sopra, 31 agosto 2016, sul ratto lasciato a imputridire davanti al portone). Il parabrezza rotto è stato preceduto da caroselli di ronde miste di auto dei CC e camioncini degli spazzini. Prima quando arrivavo, anche a notte tarda, trovavo a Cosenza o a Spezzano un’auto dei CC che passava o faceva tailgating. Stavolta ho avuto una staffetta dei  VVFF, una new entry cominciata a Brescia da quando ho cominciato a riferire dei prefetti. Il territorio è ben controllato. Anche la polizia locale ha mostrato un’assidua presenza. Conosco il loro attaccamento alle istituzioni. Ci sono state sequenze di eventi simili coi vigili urbani di Brescia del rigoroso assessore alla sicurezza Muchetti (v. Milizie bresciane). Il comportamento dei  vigili urbani può essere preso come un indicatore del livello di legalità istituzionale del territorio: per indole non agiscono se non si sentono ben coperti. Anni fa, quando i CC di Cosenza presero a urtarmi per strada, scrissi una lettera di protesta, dopodiché cominciarono a urtarmi per strada gli agenti della polizia locale di Spezzano. Il primo fu il loro comandante. Lo ricordo tempo dopo in divisa col sedere appoggiato al cofano dell’auto blu di Minniti, che era intervenuto al festival dell’Unità di Spezzano. Non molto marziale; ma comunque un’esibizione di intima comunione spirituale con un’importante carica dello Stato. Un’anziana signora, vecchia militante del PCI, mi disse anni addietro di come ammirava l’eleganza nel vestire di Minniti. In effetti l’attuale ministro dell’interno sfoggia nei panni una sobria eleganza inglese. Ma come elettore non mi pare elegante il suo modo di acquisire meriti e fare carriera, servendo i desiderata degli amici atlantici.

Sono comunque coincidenze senza significato. Se ne possono trovare a bizzeffe. Per esempio, il giorno prima, mentre appena arrivato a Spezzano ricevevo l’accoglienza in tono col sorcio morto davanti al portone, riflettevo su come le voci funzionali ad operazioni come Stamina  [1] e la medicalizzazione ottenuta lanciando allarmi di epidemie di malattie da inquinamento [2] siano favorite e propagandate utilizzando i poteri dello Stato, per quanto ingannevoli e dannose; e come a un portatore di posizioni di dissenso e di denuncia come me sia invece resa difficile la vita. Con sistemi eversivi, o mafiosi, o massonico-affaristici. Nell’ambito del generale declino, l’Italia sta venendo venduta anche sul piano medico, allontanando ulteriormente la sanità da servizio essenziale, e facendone sempre più fonte per i grandi investitori internazionali degli immensi profitti ottenibili con manipolazioni elaborate ma non difficili. Credo che si possa fare un parallelo storico con quando lo Stato ha pilotato il terrorismo, o ha favorito l’ascesa di alcuni gruppi mafiosi; e i pochi che erano di ostacolo sono stati neutralizzati, in vari modi. A me sta toccando un diluvio incessante di mobbing, stalking, provocazioni, boicottaggi, uniformemente volti a svilire chi denuncia lo svilimento della tutela della salute a business amorale. Se si va oltre il fumetto di superficie, la narrazione semplice, a due dimensioni, dell’ufficialità,  la distanza tra mafia e antimafia appare insufficiente;  una convezione, vorrei dire, nel mio caso. A me sembra ormai che l’antimafia sia a volte un’ottima copertura per il piduismo, la mafia di Stato.

Ma via, sono elucubrazioni grandiose di uno sgrugnato perché gli hanno spaccato il parabrezza. La realtà vera tornerà a prevalere. Sono sicuro che non passerà molto tempo prima che rifulga sui media una di quelle frequenti notizie di qualche importante operazione di CC, PS e magistrati contro la ndrangheta in Calabria o in Lombardia; frequenti  come lo sono del resto  le notizie di scoperte risolutive, o quasi, per la cura dei tumori; i due tipi di buona notizia ricorrente avendo molti più aspetti in comune e legami di quanto non si creda. Sarà una consolazione sentire il Procuratore di Cosenza Spagnuolo o quello di Brescia Buonanno proclamare il valore della legalità, e rassicurare i cittadini su come loro e le forze di polizia, custodi della Costituzione e dei valori democratici, ripuliscono il territorio dalle malepiante e fanno crescere quelle buone.

1 Stamina come esca per le frodi della medicina ufficiale
2 La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide

20 luglio 2017

Blog de  Il Fatto

Commento al post del 19 luglio 2017 “G8 Genova, Gabrielli: “Se fossi stato De Gennaro mi sarei dimesso per il bene della Polizia. Bolzaneto? Fu tortura” “

Un’affermazione interessante (anche se bisognerebbe discutere come mai i pestaggi ci sarebbero comunque stati). Qualche riserva. La frase è un periodo ipotetico dell’irrealtà. I comportamenti delle forze di polizia dati gli ordini di chi la comanda* descrivibili all’indicativo sono diversi, cioè sono gli stessi di sempre e anche peggio, posso testimoniare. La melliflua retorica rogeriana, ben esemplificata dai discorsi che gli spin doctor scrivono per Renzi, accoppiata a politiche aggressive e sprezzanti, è la cifra di questo esecutivo. Infine, Gabrielli ha preso le parti delle vittime delle sevizie a freddo il 19 luglio, giorno della commemorazione della strage di Via D’Amelio, la giornata delle lacrime di coccodrillo istituzionali, che servono a meglio servire ciò che a parole si esecra.

*Fracassi F. G8 Gate. A voce alta, 2011.

20 giugno 2017. Uscita dalla filiale Toyota di Brescia, dopo la sostituzione (532€) del parabrezza spaccato in Calabria (v. I professionisti della metamafia, 15 aprile 2017 ).

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18 aprile 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Musolino “Reggio Calabria, Minniti: “Sconfiggere la ‘ndrangheta è un obiettivo strategico” “

L’economista Galbraith scrisse “The economics of innocent frauds”. Le “frodi innocenti” sono quelle che non vengono percepite come tali. Bisognerebbe scrivere “Gli affari della mafia innocente”, sulle pratiche tecnicamente mafiose condotte a favore di grandi interessi ma non percepite come tali; anche perché condotte tramite le istituzioni o col loro appoggio. Es. a favore dei grandi interessi affaristici sulla medicina che il partito di Minniti difende a spada tratta. La lotta alla mafia, questa tela di Penelope, per alcuni è un obiettivo strategico in quanto fornisce una copertura per praticare la mafia innocente; che invece andrebbe riconosciuta come mafia tout court, a volte mafia di Stato. La mafia fa sparire i cadaveri nei plinti di cemento; il sepolcro imbiancato dell’antimafia di facciata è il contenitore adatto al putridume istituzionale.

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17 maggio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Migranti, Gratteri: “Al cara cibo insufficiente e soldi alla ‘ndrangheta. Cose veramente tristi””

Sono “cose veramente tristi”; tristi almeno cinque volte. 1) Tristi perché conseguenza di un’immigrazione forzosa che estende sfruttamento e degrado sociale all’Italia a favore degli stessi interessi che portano guerre e depredazioni nel mondo. Questo parassitismo primario è come un tronco dal quale si ramificano altre cose tristi: 2) Veniamo obbligati a fornire ogni giorno il cornetto col cappuccino e gli altri due pasti a schiere di giovanotti nullafacenti, scelti da chi ha imposto questa invasione, voltando le spalle a popoli martoriati e alla povertà e disoccupazione nostrane (parassitismo discriminatorio). 3) Si traveste una violenza epocale con nobili ideali, trascurando i ragionevoli doveri verso i popoli in loco e sostituendoli con una “accoglienza” deformata oltre il suo campo di applicabilità fino all’assurdo (misericordia simoniaca, che spaccia valori e principi come poteri magici benefici per poi lucrarci). 4) Al seguito dei grandi predatori pasteggiano le solite iene, mafiosi, politici, preti (parassitismo mafioso). 5) Ci si spella le mani nell’applaudire la retata, riconoscendo alle istituzioni che ci tradiscono legittimità in cambio del contentino di una puntata dell’eterna saga mafia-antimafia; illudendoci che l’accettata con la quale i CC e Gratteri hanno potato uno dei rami, finora lasciato prosperare, sia un colpo al tronco della malapianta, che invece viene protetta e curata.

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3 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Trevisani ” “Fuocoammare” e remi, la preghiera laica di Sandro che sfida il Mediterraneo per ricordare i migranti morti in mare”

Tra le finalità degli omicidi e stragi ordinati da menti raffinatissime c’è anche quella del fornire ai governanti e al popolo una falsa coscienza negli anni a venire: dico che sono antimafia, espongo la gigantografia di Falcone e Borsellino, e questa copertura mi permette di favorire impunemente i laidi affari degli stessi poteri che vollero stragi e omicidi. Dico di battermi per la verità sulla Moby Prince e ora che gli stessi poteri che determinarono quella strage ordinano la violenza dell’immigrazione forzosa, li servo biascicando il rosario di “preghiere laiche” sugli annegamenti nel traffico di giovanotti del terzo mondo, ostentando un animo sensibile, mentre la durezza di cuore o lo scarso acume mi fanno tralasciare che quei morti sono sostanzialmente voluti perché facciano da lubrificante morale.

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3 giugno 2017

Blog de il Fatto

Commento al post “‘Ndrangheta, il momento del baciamano dei cittadini di San Luca al boss Giorgi appena catturato”

I fumetti che vengono mostrati agli italiani coprono collusioni di alto livello; e agli italiani va bene non doversi interrogare a fondo, restare passivi, credere che lo Stato li protegga dai mali d’Italia, che fanno capo ai mitici capibastone di San Luca, imprendibili per decenni perché hanno la botola nel tinello di casa. Recitano tutti, i CC, gli ndranghetisti, i compaesani, e anche il pubblico che fa l’indignato ma accetta che la mafia non sia combattuta senza quartiere, fino al suo annientamento, senza tante moine, come una forza ostile che attaccasse un Paese dotato di spina dorsale. Poteva andare peggio: non hanno aggiunto, come è proprio delle VNR, una musica di sottofondo, la colonna sonora del Padrino o “Hannu a passari sti bintinov’anni”. Il legame tra uomini d’arme e teatro andrebbe approfondito. Si potrebbe considerare il “Capitan Fracassa” di Gautier. Pensando ad altri affari, che non vedremo nei tg, delle forze della legalità in Calabria e in distretti della antimafia al Nord, mi viene in mente un passo del romanzo: “Ali di pernice e fette di prosciutto sparivano subito, come fiocchi di neve sopra una pala arroventata”.

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9 giugno 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Mafia, la Cassazione assolve Mori e Obinu per la mancata cattura di Provenzano: respinto ricorso della procura”

I mafiosi sono criminalità “on steroids”, direbbero in USA. Il doping è dato dalla protezione dello Stato. Quando lo Stato virulenta il crimine, quando i pusher sono i CC, si creano cortocircuiti esiziali. Per una ferrea convenzione, la mafia è l’unico caso dove a mezza bocca si ammette che lo Stato favorisce la grande criminalità. Ma è un parafulmine. Giorni fa Mattarella ha firmato il decreto sulla caterva di vaccinazioni coatte. Sarà contenta la Glaxo. “GlaxoSmithKline (GSK) is one of the most criminal drug companies in the world (3). It has committed numerous offences that fulfil the criteria for organized crime under US law”. (PC Gotzsche. Deadly psichiatry and organized denial. People’s press, 2015. Un’esposizione competente e dettagliata delle mostruose falsificazioni della ricerca commesse dalla Glaxo, e delle associate complicità istituzionali, per fare assumere in nome della “scienza”, anche a minori, psicofarmaci inefficaci e dai gravi effetti collaterali, inclusi suicidio e omicidio).

Posso testimoniare che quello della criminalità medica è un altro settore dove i discendenti morali di Salvo D’Acquisto, con la copertura dei colleghi di Falcone e Borsellino, non sono la cura ma sono causa, insufficiente ma necessaria, non meno dei giustamente vituperati politici. Fino a far divenire lo Stato braccio del crimine.

@ Stefaso B. Pure a Ilardo lo hanno vaccinato… E comunque basta con questo cercare sempre di patologizzare il prossimo per vendere rimedi hi-tech, costosissimi e tarocchi. Per esempio contro la fame esistenziale, che porta a sentirsi giustificati nel commettere qualsiasi bassezza come se fosse per la sopravvivenza, inutile cercare vaccini. Si dovrebbe cominciare sperimentando misure semplici, come il fare consumare, fino all’ultima briciola, pasti sontuosi, abbondanti e nutrienti almeno tre volte al giorno, per convincere gli affetti che non stanno morendo di fame. Sancita la scientificità, per chi rifiuti di sottoporsi alla profilassi alimentare, o rifiuti di praticarla integralmente, dagli antipasti alla scarpetta finale, si potrebbe ricorrere, per il suo bene e per il superiore interesse della comunità, a sanzioni del tipo di quelle che faranno vendere vaccini alla limpidissima Glaxo firmate da Mattarella. Posa la siringa, è l’ora della pappa.

@The_Marveluos 2. Non è appropriato prendere la “verità giudiziaria” come punto di riferimento per la ricostruzione storica. Il riferimento per la verità storica è la situazione storica complessiva. Partendo dalle risultanze giudiziarie si equipara la probabilità dell’ipotesi corrispondente su quanto avvenuto alle risultanze giudiziarie stesse; anziché considerare, correttamente, la variazione della probabilità delle varie ipotesi sul quadro generale dopo le risultanze giudiziarie, tenendo conto della capacità delle sentenze di rappresentare in maniera veritiera la realtà. Esistono i falsi risultati, in medicina come nei processi. E a volte sono preponderanti. Neppure i medici spesso si rendono conto che data una mammografia di screening positiva per cancro la “sentenza” corrisponde alla presenza di un cancro clinico solo in 1 caso su 10 (Gigerenzer, 2014). Il tasso di “falsi negativi” nelle assoluzioni per i misteri d’Italia non appare affatto trascurabile. Questo discutere sul niente col privilegiare indebitamente un pezzetto è stato chiamato “prosecutor’s fallacy”, la fallacia del PM (che commettono volentieri anche gli avvocati).

 

@The_Marveluos 2. Sono d’accordo sulla problematicità, e ambiguità, del concetto di “Storia contemporanea”. “Storico” secondo il dizionario vuol dire anche “appartenente a una realtà effettivamente accertata e documentata”; è questa l’accezione per il tema della provenienza del potere della mafia e di altre forme di grande criminalità; che, lo si chiami storia o politica o in altro modo, è di un’attualità pressante, da non rimandare ad un lontano futuro, quando diverrà un argomento morto come la Constitutio de feudis o la donazione di Sutri.

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8 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di O. Lupacchini “La democrazia in stallo tra mafia e terrorismo”

Credo siano da conservare e rileggere periodicamente il terzo e quarto paragrafo dell’articolo, che mi sembra valgano più di interi volumi, riassumendo in poche parole il nucleo dell’assetto italiano. Non sono un esperto di mafia o di criminologia, ma ho qualche dubbio sulla caratura dell’arrestato per mafia che ha detto al telefono “lo Stato sono io”. Mi ricorda il “So’ i re del quartiere / detengo il potere”: fa pensare a un delinquente spaccone che ripete il mantra che ha orecchiato sui media dell’asserito strapotere dell’organizzazione alla quale appartiene; più che ai gelidi sociopatici, che i loro disegni mentali di dominio li tengono per sé. Le due cose, la situazione generale tratteggiata nei due paragrafi, che viene in genere tenuta coperta, e la notizia del mafioso “iperrealista”, appaiono collegate: i mafiosi tra le funzioni loro assegnate hanno quella inconsapevole di rappresentare teatralmente sé stessi; e anche la lotta alla mafia è integrata nel sistema, costituendo una lotta “pars pro toto” ai poteri criminali. Coltivando una appariscente e perenne guerra all’esercito dei mafiosi da telefilm si fa credere che sia questo il potere che stringe in una morsa il Paese. Mentre i poteri maggiori, che controllano Stato e mafia, vengono lasciati agire indisturbati; e a volte sono serviti attivamente nei loro sudici affari dai cacciatori di mafiosi.

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17 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di O. Lupacchini “Privateers, le nuove mafie sono come il terrorismo: colpiscono ovunque e con violenza”

La concezione comune della malattia e del crimine è dicotomica: sano/malato, onesto/criminale. Le malattie sono entità biologiche eterogenee, che spesso si presentano con manifestazioni diverse lungo uno spettro. L’ignorarlo dà luogo allo “spectrum bias” nella definizione e diagnosi di malattia, vantaggioso per gli investitori, ma dannoso per il pubblico. La concezione naif dicotomica di malattia consente di abbassare i valori soglia, in modo da sovradiagnosticare, aumentando fittiziamente i pazienti e mostrando false efficacie terapeutiche; mentre le forme autentiche, quelle gravi, restano trascurate.

Anche tra killer mafiosi e stimati rappresentanti delle istituzioni non c’è una cesura ma un continuum di violenza criminale; che passa per la massa degli affiliati a vari gruppi di potere, i disonesti sciolti, i raccomandati, i cittadini senza senso civico. La soglia lecito/criminale viene arbitrariamente elevata, verso le forme di violenza più impressionanti. I reati corrispondenti a ciò che attribuiamo alla mafia sono sottodiagnosticati. Nella collaborazione Stato/mafia, le mafie con la loro ombra terrificante aiutano la mafia di Stato facendone passare inosservate le pratiche vili e violente. Occorrerebbe abbassare le soglie ai valori corretti, quelli dove sarebbero fissate se non ci fosse l’alibi della mafia; e fare in modo di instaurare un’autentica dicotomia, che invece esiste solo nei fumetti sulla mafia che vengono propinati al pubblico.

 

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19 luglio 2017

Blog de  Il Fatto

Commento al post di A. Corlazzoli “Borsellino e Falcone, perché non mettere nelle classi la loro foto accanto al crocifisso?”

Credo che invece che alla dulìa i giovani debbano essere spinti a pensare, su tre temi. 1) Come fu lasciato uccidere un magistrato che era un uomo eccezionale per integrità e coraggio, nell’ambito del rivolgimento in peggio di un sistema politico già guasto – il passaggio alla “seconda repubblica” – voluto dai poteri forti. 2) Come detti poteri siano stati serviti anche dopo da funzionari di polizia e magistrati – colleghi degli uccisi in via D’Amelio – che per vent’anni hanno potuto insabbiare fingendo di credere ad un depistaggio da loro stessi costruito. 3) Come si sia allestito un culto di tipo religioso di Falcone e Borsellino, in modo da coprire la viltà e la corruzione – i cui effetti rovinosi sul Paese i giovani stanno subendo e subiranno – con una intensa attività celebrativa che fa assumere vesti sacerdotali alle autorità, ai politici di ogni colore e agli opinion-maker che sottobanco servono gli stessi poteri che ordinarono la strage.

I ragazzi possono credere, mentre applaudono le intense declamazioni sulla legalità e la lotta al crimine, che le cerimonie e le sacralizzazioni siano il fronte opposto a quello degli assassini. Invece sono l’esito di un processo di metamorfosi, simile a quello di molti insetti: dove radicali cambiamenti di aspetto fanno credere che siano specie differenti e lontane tra loro quelli che sono i diversi stadi di sviluppo dello stesso organismo.

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20 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Mafia Capitale, Gabrielli: “Corruzione incubatrice delle mafie: reato 416 bis da aggiornare” “

I mali non sono due ma sono tre: mafia, corruzione delle tangenti (bribery) e corruzione istituzionale, che serve i poteri forti (banche, case farmaceutiche, strutture atlantiche, Vaticano, etc.) mettendo il potere dello Stato al servizio di grandi interessi illeciti, che vengono così legalizzati. Quest’ultimo male viene tenuto coperto quanto gli altri due sono pubblicizzati; e viene tenuto coperto attribuendo agli altri due anche i suoi effetti deleteri. I tre mali sono tra loro collegati, ma sono entità distinte. C’è chi ne pratica uno solo, chi due, chi tutti e tre. Non pochi nelle forze di polizia e nella magistratura passano per virtuosi agli occhi del pubblico e acquistano i favori dei poteri forti combattendo, soprattutto a parole, mafia e corruzione delle tangenti, e praticando al riparo da occhi indiscreti la corruzione istituzionale.

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31 luglio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Vaccini, padre incolpa un medico di Cosenza della malattia del figlio e lo aggredisce: è ai domiciliari”

Nel 1911 a Verbicaro, prov. di Cosenza, avvenne l’ultimo linciaggio di presunti untori. Salvemini commentò: ““La folla è come un ammalato che ha male allo stomaco e si lamenta di avere male al capo. Essa non sa fare la diagnosi esatta dei propri malanni”. I vaccini obbligatori sono un abuso a favore del business, ma le vaccinazioni, che raramente possono causare complicazioni neurologiche che oggi possono essere etichettate (misdiagnosed) come autismo, non sono la causa dell’epidemia di diagnosi di autismo: quella è un altro imbroglio*. I pro-glaxo incoraggiano le critiche infondate, in pratica favoriscono depistaggi, per screditare quelle fondate. In Calabria poi le autorità preposte alla legalità sono particolarmente solerti nel proteggere il big money in campo farmacologico. L’attuale capo dei NAS, gen. Lusi, è stato comandante dei CC della Legione Calabria. A giudicare dai comportamenti gratuiti dei CC nel cosentino e nel lametino nei confronti di chi denuncia frodi e reati in campo biomedico, la sua nomina ai NAS ha provocato reazioni intense nei responsabili di tali frodi e reati. Si può immaginare come è andata. Alla notizia, CEO che guadagnano milioni di euro all’anno si sono chiusi nei loro uffici, il volto segnato da un’espressione impenetrabile. Dopo un poco si sono uditi dei colpi. Erano i botti dello champagne stappato per festeggiare.

*Frances A. Primo, non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie. Bollati Boringhieri, 2013.

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6 settembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Reggio Calabria, esplosa l’auto della moglie del sindaco Pd di Taurianova: “Era un ordigno ad alto potenziale””

Sarebbe utile conoscere natura e responsabilità dell’attentato. Credo che, imposta dai poteri che controllano l’Italia, vi sia una complementarietà funzionale tra mafia e antimafia. Che potrebbe giocare anche nella città di “don Ciccio Mazzetta” *. Forse ad alcuni in Calabria non piacciono le Toyota Yaris. Mesi fa, alla mia Yaris poco dopo l’arrivo in un paese del cosentino hanno spaccato il parabrezza, sotto casa. (532€ per la sostituzione). Una singola frattura lineare, di circa 45 cm, che a guardare bene si è propagata da una scheggiatura puntiforme del diametro di 2-3 mm coperta da uno dei tergicristalli: il colpo è stato dato, forse con un bulino automatico, in un punto non raggiungibile e non visibile se non sollevando il tergicristallo. Una tecnica che al destinatario del messaggio toglie dubbi sulla natura dolosa, mentre evita di rivelarlo agli spettatori. Quello della mia Yaris è un episodio di una catena di violenze subdole in Lombardia e in Calabria che non ha a che fare con gli ndranghetisti, almeno non direttamente. Date le mie denunce in campo medico, che comprendono indicazioni inedite su rapporti di cooperazione tra mafie e istituzioni, ritengo abbia a che fare col piduismo, la mafia di Stato, che nella sua doppiezza usa anche la lotta alla mafia delle bombe come paravento.

@ maxellino. A  proposito di percezione alterata della realtà, lei quando ha cominciato ad avere questa immagine, che i renziani siano accostabili a Pio La Torre? La convinzione si attenua dopo avere assunto del cibo pagato da terzi, es. un cappuccino e un cornetto, o un panino ?

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26 settembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Portanova “‘Ndrangheta in Lombardia, fra boss e politici un solo grado di separazione. “Se ti chiedono un favore non puoi dire no” “

La mafia è un instrumentum regni? Credo di sì; e andrebbe considerata tale anche l’antimafia. L’antimafia che cronicizza la mafia invece di guarire il Paese eliminandola. Bisognerebbe parlare di complesso mafia-antimafia. La definizione restrittiva che considera mafia, e quindi della massima gravità, solo i “vincoli associativi” che esibiscano violenza fisica, o meglio meccanica, e il prestigio che deriva dalla patente di antimafia, creano una franchigia di illegalità per vari gruppi di interesse e per le istituzioni dello Stato che li servono. Tra mafia e antimafia il terzo gode: associazioni, meno cinematografiche, del mondo legale possono commettere impunemente crimini di grande portata. Potendo delinquere anche con metodi che andrebbero riconosciuti come mafiosi, posto che andrebbe considerata “mafia” qualunque struttura criminale, anche interna allo Stato, che voglia farsi legge, regola accettata; che lo faccia tramite la violenza o stravolgendo il potere legale. Anziché spiegare il facile attecchimento in Lombardia attribuendo al fenomeno mafia caratteristiche sovrannaturali, bisognerebbe considerare come non solo la mafia ma anche l’antimafia facilitino forme di criminalità di alto livello che alimentano l’economia legale. Es. le manipolazioni a danno della salute che rendono prosperose le industrie farmaceutica e medica. Il complesso mafia-antimafia in Lombardia è tra i fattori che rendono il Pirellone particolarmente adatto come nuova sede dell’EMA.

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9 novembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Ciccarello “Mafia, si studia di più nelle Università del Nord. “Al Centro c’è minore percezione” “

La gigantografia di Falcone e Borsellino è un ottimo paravento per attività criminali del mondo legale. Es. in ambito universitario le frodi a danno dei pazienti e del contribuente derivanti dalla fusione tra industria e ricerca accademica in campo biomedico. Non stupisce che l’allestimento dei paraventi antimafia sia più praticato al Nord, dove è più diffuso il white collar crime. Così si vedono università settentrionali, che in passato hanno dato una cattedra a un soggetto definito da Giuseppe Di Lello “una sorta di consigliere della famiglia dei corleonesi”, sbandierare la lotta alla mafia mentre praticano il malaffare e lo proteggono con metodi sostanzialmente mafiosi; godendo della complicità di altre istituzioni, anch’esse munite di una bella gigantografia della famosa immagine dei due magistrati ai quali invece l’impegno antimafia non portò vantaggi ma costò la vita.

@ Luca. I nostri politici non sono così terribili e onnipotenti; prendono ordini da poteri sovranazionali; quando non vengono ignorati e scavalcati come figuranti di poco conto. Credo che la mafia sia una componente strutturale dell’assetto di dominio dell’Italia. E che lo sia anche la lotta alla mafia. Forse i fini dell’uccisione dei due eccezionali magistrati hanno incluso anche l’insorgere dell’antimafia come attività stabile e come potere di tipo sacrale, che conferisce intoccabilità. Dove è scritto che dobbiamo essere in guerra perenne con la mafia? I mafiosi sono “samurai invincibili”? La mafia, questa spina velenosa, questo cappio al collo della nazione, andrebbe stroncata, anche a costo di misure estreme, e archiviata. Cronicizzando la mafia si favoriscono i crimini dell’economia legale che si nascondono dietro ai “crest” della lotta alla mafia, oltre a consentire la permanenza di una manovalanza criminale che è stata usata a fini eversivi. Lo studio scientifico della mafia che non fosse l’aggiunta di un altro cesto di pagnottelle accademiche – e lo studio anch’esso serio della corruzione istituzionale, quella che legifera e governa a favore dei poteri forti – dovrebbero considerare la gravità di dichiarazioni come questa della Bindi, che la “mafiologia” divenga “un elemento strutturale nella formazione di base e specialistica delle università italiane”.

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20 novembre 2017

Blog de il Fatto

Commento al post di V. Agnoletto “Agenzia europea del farmaco, peccato averla persa. Ma cosa volevamo farci?”

A premere per l’assegnazione a Milano c’è stato Scaccabarozzi, capo di Farmindustria. Che controlli possono essere quelli che il controllato agogna? Alla vigilia del voto Telettutto, emittente bresciana, ha mostrato una conferenza sull’inquinamento dove Marfella ha detto che la mortalità infantile per cancro in Italia è la più alta del mondo. Da noi un inquinamento eccezionale e particolare fa strage di bambini? I dati non lo dicono. Ad essere relativamente elevata in Italia è l’incidenza di tumori infantili, per la quale si dovrebbe pensare alle sovradiagnosi; favorite, a vantaggio del business oncologico, da allarmi a effetto. Che andrebbero indagati dalla magistratura. Ma il procuratore di Brescia Buonanno e l’aggiunto Raimondi erano accanto a Marfella. La magistratura coonesta discorsi ingannevoli e sgangherati, vestendo di autorevolezza la suggestio falsi a favore della medicina commercializzata. E concorre anche alla suppressio veri, posso testimoniare. Quando l’Italsider creava ricchezza per i tarantini, chi parlava, giustamente, del pericolo cancro era guardato come un importuno fuori dal mondo. Oggi si è passati ad allarmi gonfiati ad arte che favoriscono la sostituzione dell’industria tradizionale con quella medica, dove la materia prima sono le persone. L’EMA vidima una produzione di ricchezza truffaldina e cannibale, e averla in Italia, dove il meglio, la magistratura, è questo, non avrebbe dovuto essere motivo di esultanza.
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@ mansal. Credo di rappresentare l’ala estrema della critica a Stamina, truffa buffonesca pilotata dallo Stato per fare sembrare per contrasto valide le promesse alla Vanna Marchi sulla rigenerazione di tessuti con staminali “ufficiali” (un altro “job” dove hanno brillato Brescia e i magistrati). Le consiglierei il libro di un medico e ricercatore danese, Gotzsche, “Deadly medicines and organized crime”, su quanto è mafiosa (parole sue) l’approvazione dei farmaci nell’intero mondo occidentale; anche in Danimarca, paese civilissimo paragonabile all’Olanda. Ma non credo che lei voglia sentire parlare dell’universalità del malaffare farmaceutico. Un recente articolo su come l’EMA approvi antitumorali costosissimi senza evidenza valida che migliorino la sopravvivenza e la qualità di vita, e i commenti su come l’EMA sia un sistema di controllo “broken”, riguarda l’EMA sul Tamigi (Prasad V. Do cancer drugs improve survival or quality of life? You don’t need to know, according to our broken regulatory system. BMJ, 26 ott 2017). Comunque, oltre un certo limite la smodatezza nell’approfittare diventa controproducente, e l’eccessiva efficienza in questo senso della nostra classe dirigente potrebbe avere sconsigliato di trasferire nella terra dei famelici lombardi la delicata funzione di immissione di farmaci tarocchi per oltre 300 milioni di europei.

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24  novembre 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post “Mafia, Scarpinato: “Le nuove generazioni hanno scelto il centro-nord. Meno violenza e più affari” – Il Fatto Quotidiano”

Tra i tanti sistemi per indurre l’accettazione e la perpetuazione della corruzione Ashforth a Anand includono, nel capitolo delle razionalizzazioni, il “social weighting”; e tra le forme di questo la “downward comparison”, il paragone con altri che sono ancora più corrotti. Rapportarsi al peggio contrasta la minaccia tacita all’identità morale del gruppo*. Gli industriali veneti chiamano Albanese a recitare Cetto La Qualunque alle loro riunioni di categoria. Tra le funzioni della mafia in Lombardia appare esserci anche quella di permettere la downward comparison, per facilitare attività locali illecite meno stigmatizzate, e più integrate nel mondo legale, mantenendone l’invisibilità (“l’oscenità” usando un’espressione di Scarpinato) sia sul piano culturale, facendole scambiare per legalità rispetto alla mafia; sia su quello pratico della lotta al crimine, tenendo fuori dal cono di luce del riflettore i “perbene” col puntarlo sui criminali per antonomasia. La mafia in Lombardia facilita così il “business as usual” del “fare danè”. Appaiono avvalersi di questa utilità derivante dalla presenza mafiosa anche i magistrati e le forze di polizia, che per alcuni campi della criminalità white-collar, come quello della corruzione istituzionalizzata nelle procedure mediche (che non è quella delle semplici mazzette), sono più una risorsa che una minaccia.
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* The normalization of corruption in organizations. Research in Organizational Behavior, 2003. 25:1.

 

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V. anche:

La post-camorra. Dai tagliagole alla chirurgia ingiustificata della tiroide

La pasionaria

Corruzione “qui tam” e sfruttamento

Lettera del 7 aprile 2014 ai PM Rossi e Pesci. In: Nuove P2 e organi interni

La convergenza di mafia e antimafia. Pizzo mafioso e pizzo di Stato

La mafia e l’antimafia favoriscono la soggezione dell’Italia a poteri extra-nazionali ?

Gli strani “compagni di letto” di Ingroia

Il tolemaicismo politico

Antimafia e cultura dell’emergenza

Milizie Bresciane

La magistratura davanti alle frodi mediche di primo e secondo grado

22 agosto 2009

 

Blog AldoGiannuli.it

Commento al post “Tangentopoli e i suoi eredi” del 17 ago 2009


Ringrazio il prof. Giannuli per la risposta sul suo blog, “Tangentopoli e i suoi eredi“, che credo sia d’avanguardia tra le posizioni degli storici accreditati; pur avendo un carattere preliminare, e limitandosi al quadro nazionale, fornisce dati di fatto preziosi, e condanna entrambe le versioni dei due partiti, degli inquisiti e degli inquisitori, che si limitano a scoprire a vicenda gli altarini della controparte. Spero che ci illumini ancora su Tangentopoli: sull’effetto finestra, cioè la sua breve durata; sui rapporti tra Tangentopoli e le stragi di quegli stessi anni; sul colpo di grazia, a 100 anni dalla fondazione, al partito che doveva incarnare quella che un tempo fu la nobile idea socialista, dalla quale si era progressivamente estraniato, fino a divenire una cosa altra e mostruosa, come sotto l’effetto di una pluridecennale “Quaresima dei Visconti” ideologica.

Sempre a proposito del significato della Sanitopoli barese e dell’affermazione di Vendola su un ruolo dei servizi, vorrei presentare il concetto di grado delle frodi mediche (F. Pansera. La contabilità delle frodi mediche di secondo grado. Lettera alla Procura della Corte dei Conti della Calabria e a L. De Magistris, 11 lug 2006), che mi permetto di segnalare anche agli storici, e a coloro che si interessano di politica, che vogliano cominciare a ragionare e a scavare su quanto accaduto 17 anni fa con Tangentopoli.

In estrema sintesi. Frodi mediche di grado zero: corrispondono alla natura magica di quella antichissima pratica antropologica che è la medicina. Consistono nella stimolazione a fini di lucro e di potere di credenze irrazionali costitutive, come tali fisiologiche. Una specie di abuso della credulità antropologica. Es. la credenza che la medicina possa dare, di cura in cura, di riparazione in riparazione, l’eterna giovinezza o l’immortalità; che la chirurgia ortopedica possa, oltre la sua reale utilità, fare tornare a saltare come un grillo un anziano. Questa forma di frode viene combattuta come superstizione oscurantista dai poteri della medicina ufficiale, forti dei reali successi della medicina scientifica, solo nella misura in cui può dare luogo a medicine alternative a quella ufficiale; ma il sacro fuoco dell’irrazionale viene tenuto vivo nella sua versione scientista in un modo che più che le vestali ricorda un fuochista con la pala al focolaio della locomotiva. Nell’ambito di questo sforzo per sfruttare le immense potenzialità economiche della frode medica di grado zero, da alcuni anni è in corso una confluenza tra medicina ufficiale, formalmente razionale, e magia medica, che è stata ribattezzata “medicina complementare”.

Come altre credenze consolatorie di tipo magico-religioso, questa frode è spesso gradita al frodato, soddisfacendo necessità psicologiche ed esistenziali basilari; ed è quindi spesso difesa dal frodato, che con essa difende i gradi superiori di frode medica. E’ il robusto plinto sul quale poggiano le frodi di grado superiore, delle quali ci occupiamo qui. Nel caso in esame, si può vedere all’opera la frode di grado zero in un soggetto che racconti che sta facendo il giro degli ortopedici per dei dolori alla schiena, osservandone l’espressione del volto e le altre reazioni dopo che gli si dica che nella grande maggioranza dei casi si tratta di dolori non specifici, non legati a una patologia organica ben definita; che non beneficiano realmente delle terapie chirurgiche (v. infra); aggiungendo che secondo studi recentissimi in questi casi l’effetto analgesico delle tante forme di terapie è solo leggermente più efficace del placebo (L.A.C. Machado et al. Analgesic Effects of Treatments for Non-specific Low Back Pain: A Meta-analysis of Placebo-controlled Randomized Trias. Rheumatology, 2009;48(5):520-527), spesso al costo di affetti avversi che possono essere pesanti; che sulla rivista della potente e conservatrice American medical association è apparso uno studio che, non riuscendo a evidenziare un vantaggio delle terapie chirurgiche per l’ernia del disco rispetto ai trattamenti non chirurgici (addebitando, con lodevole spirito autocritico, l’insuccesso a una insufficienza metodologica) ammette obtorto collo che “any improvements seen with surgery may include some degree of ‘placebo effect’ “ (J. N . Weinstein et al. Surgical vs Nonoperative Treatment for Lumbar Disk Herniation. The Spine Patient Outcomes Research Trial (SPORT): A Randomized Trial. JAMA 2006; 296(20): 2441-2450).

Frodi mediche di primo grado: le più importanti, le più gravi e le meno conosciute; sofisticate manipolazioni dottrinali, spesso ottenute contraffacendo la ricerca scientifica, che permettono di massimizzare i profitti del business medico nella pratica clinica, in maniera formalmente legale. Si basano sulla frode di grado zero, e sono strutturali: intrinseche alla pratica medica. Si deve ad esse la trasformazione della medicina in una megaindustria. Provocano sovradiagnosi, sovratrattamento, iatrogenicità, su grande scala, ma in forma controllata. Ferocemente protette dai poteri forti della medicina. Es. le sovradiagnosi sistematiche, che attribuiscono un mal di schiena aspecifico a una protrusione di un disco intervertebrale, normale in soggetti anziani, ma ribattezzato ernia del disco; che sono favorite dalla dottrina, latitante o debole nel definire e delimitare scientificamente i nessi tra ernia del disco, sintomatologia e sua evoluzione nel tempo.

La medicina del mal di schiena mostra una tattica consueta con la quale le frodi di primo grado perseguono la sovradiagnosi e il conseguente sovratrattamento: dottrina e basi scientifiche approssimative e rudimentali, accoppiate a tecniche diagnostiche ad alta tecnologia sensibilissime e quindi prone al cosiddetto errore di tipo I, il falso positivo. Così se uno ha il mal di schiena si rivolgerà a una medicina che non ha le idee ben chiare sulla patogenesi del mal di schiena; ma che lo sottoporrà a esami sofisticati e costosi, come la risonanza magnetica nucleare, che spesso vedono anche quello che non c’è o che non è rilevante, e lo incanalano così dal chirurgo. La risonanza magnetica è  risultata positiva per segni di alterazioni discali nell’85% di soggetti asintomatici; positiva per protrusione discale nel 65% dei soggetti asintomatici. Gli ortopedici onesti sanno che in una marea di casi certi esami radiologici di grido sarebbe meglio non farli, o buttarli via.

Oppure l’estensione nella dottrina e nella pratica dei criteri di applicabilità delle protesi ortopediche (anca, ginocchio, etc.). Gli ortopedici coscienziosi selezionano attentamente i pazienti per i quali questi interventi hanno effettivamente un bilancio vantaggioso; ma l’industria multinazionale delle protesi esercita una pressione in senso contrario, volendo farle applicare al maggior numero possibile di pazienti; influendo sulla dottrina, cioè le pubblicazioni scientifiche, e sulla percezione del pubblico, tramite i media; e sui professionisti, che tranne encomiabili eccezioni oppongono a queste pressioni remore e resistenze pari a quelle della D’Addario.

Caso raro, per i presidi di osteosintesi c’è anche un esempio di contrasto istituzionale alle relative frodi mediche di primo grado (S. Brownlee. Overtreated: why to much medicine is making us sicker and poorer. Bloomsbury, 2007). Nel 1985 il Congresso USA istituì l’Agency for the health care policy and research, AHCPR. L’agenzia, basandosi sulla reale evidenza scientifica, raccomandò, per la cura del mal di schiena, di sostituire l’intervento di fusione spinale (che usa materiale come quello commercializzato da Tarantini a Bari) con terapie non chirurgiche. L’intervento di fusione vertebrale non è troppo ben visto neanche all’interno della medicina ortodossa, che da anni tende ad allontanarsi dell’invasività, soprattutto per gli interventi chirurgici più futili. Ma cominciò una guerra contro l’agenzia, coi chirurghi ortopedici come truppe, e con la partecipazione di una ditta produttrice delle placche e viti per fusione spinale, la Sofamor Danek. Risultato: all’agenzia furono tagliati i fondi (dopo aver progettato di chiuderla), cambiato il nome, e tolto il potere di incidere con le sue raccomandazioni sui rimborsi di Medicare e Medicaid. La sua opera di controllo rimase lettera morta. Invece di sparire, tra il 1990 e il 2001 il business delle fusioni spinali in USA ha potuto crescere del 220%; del 127% tra il 1997 e il 2004. Un mercato di miliardi di euro. Chiodi e placche per fusione spinale arrivano a costare in USA 16000$ a intervento: la Sofamor ha trovato la pietra filosofale per trasformare i metalli in oro. Come tante sue sorelle. Il Nobel comunque l’hanno dato agli inventori della risonanza magnetica. Non c’è invece alcuna seria evidenza scientifica che tale pratica sia utile al paziente Ci sono dati che suggeriscono che dopo l’intervento di fusione lombare i pazienti stanno peggio.

E’ interessante notare che in USA, fonte di questi mali, ogni tanto c’è qualche pezzo deviato delle istituzioni che osa opporsi seriamente alla frode di primo grado, la frode strutturale, se non altro identificandola e mostrandola al pubblico. Questo non avviene da noi, o almeno non riguarda Sanitopoli. Ciò che invece è ben noto da noi, sopratutto con Sanitopoli, sono le frodi mediche di secondo grado, che sono quelle che vengono perseguite e appaiono sui media; sono frodi piuttosto semplici, artigianali, a volte rozze. Sembra che perseguendole si sia raggiunto il cuore di tenebra della medicina; ma sono in realtà frodi derivate; frodi sulle frodi di primo grado. In genere vanno a vantaggio degli operatori degli ultimi settori della filiera produttiva; di chi siede alla cassa o allo sportello, per così dire, e non sono viste di buon occhio dai poteri forti della medicina, perché spesso non solo stornano profitti dal loro business, ma lo danneggiano.

Per esempio, il chirurgo della S. Rita di Milano, che per pochi miserabili euro impianta su un paziente un chiodo ortopedico riciclato, non sterile; riducendo i consumi a vantaggio di interessi di bottega; e riducendo gli standard qualitativi degli interventi, mettendo così a rischio la falsa reputazione di eccellenza di una pratica ortopedica di trattamenti inutili che in Lombardia ha raggiunto, legalmente, livelli di esasperazione tali che la Regione stessa ora deve frenarla; pur essendo stata la Regione con Formigoni ad aprire le chiuse del consumismo medico liberista. Oppure il comparaggio, denunciato dai NAS dei CC, dei sanitari del Careggi di Firenze, che succhiavano il costo di viaggetti a Cuba, e anche cash, dai profitti su protesi, placche e viti che applicavano in conformità alle prassi ufficiali. O la maga cartomante, che spilla migliaia di euro a chi è insoddisfatto delle cure ortodosse per il mal di schiena; lo fa stare meglio sospendendo le terapie inefficaci, e quindi i loro effetti avversi, e gli evita un intervento chirurgico inutile; propinando al loro posto un altro placebo, ma alla buona: pozioni, riti, o altro misterioso rimedio; correndo però il rischio di incorrere nella severa censura di una delle poche voci di giornalismo “watchdog” rimaste in circolazione: Striscia la notizia.

O come a Bari. Il business dei materiali per chirurgia quando necessario può avvalersi oculatamente di corruzione dei politici e di gadgets sessuali ai primari; ma qui lo si è trasformato nella locanda dell’allegra mutanda, in un magna magna sregolato, col quale si sta maltrattando la gallina dalle uova d’oro. Gran parte del denaro che ora va in tangenti intascate dagli smodati forchettoni locali può essere trasferito al grande business: rimettendo ordine, facendo lavorare principalmente la frode di primo grado, come si fa negli ospedali privati e pubblici delle civili regioni del Nord e in parte del Centro; limitando la frode di secondo grado all’indispensabile, all’ungere un poco gli ingranaggi, con percentuali ragionevoli.

Ma cosa si sono messi in testa i baresi coinvolti? Che l’ambaradan che a livello mondiale spinge il business delle protesi ortopediche e dei materiali per osteosintesi; i fraterni rapporti coi governi, da Washington al Pirellone, i migliori esperti, ricerche, pubblicazioni, convegni, corsi, articoli giornalistici, programmi divulgativi, etc.; tutto questo le multinazionali l’abbiano allestito per farli sollazzare? Ah, dove sono andati i tempi del rigore calvinista; quelli del vecchio senatore Agnelli, che, si dice, informatosi della parcella rinunciò a una ballerina, trovando esoso il prezzo; solo per principio, essendo già ricchissimo.

I responsabili della Sanitopoli barese saranno pure puttanieri della medicina, ma coi loro comportamenti non sono dei corpi estranei rispetto alla società attuale, o alla classe dirigente. La gente, mentre “soffre e gode” dello scandalo, non sembra interessata a saperne di più sulla reale utilità e appropriatezza degli interventi di chirurgia ortopedica in Puglia; se la sua colonna lombare o teste femorali e acetaboli sono a rischio di venire permutate con una marchetta. Né i magistrati sembrano approfondire molto il tema; dopo averlo sfiorato, veleggiano verso acque più sicure: Berlusconi, mazzette, donnine, etc. Né gli intellettuali engagé, alla ricerca di una nuova identità, vedono alcuna “contraddizione del capitalismo” sulla salute dei cittadini; alcun tema etico sul quale dire qualcosa “di sinistra”, davanti ai singolari criteri di intervento per chirurgia ortopedica maggiore; interventi che arricchiscono i chirurghi, ma danno anche lo stipendio ai portantini. Anche qui, Berlusconi, le mazzette, le donnine, etc. Non si parla di etica della pratica medica quotidiana. In un sistema senza regole, “esistono solo le eccezioni”, come il caso di Eluana Englaro, dove ci si può indignare contro il potere senza rischi, anzi servendo il potere.

Le frodi di secondo grado sono legate ad iniziative di individui o piccoli gruppi, e quindi avvengono più spesso, ma non esclusivamente, nell’ambito della medicina “privata” (privata nei profitti, essendo finanziata largamente da denaro pubblico). Ma anche il primario di un ospedale pubblico può fare comparaggio. Dato il loro carattere istituzionale, le frodi di primo grado non solo sono possibili nell’ambito della medicina pubblica, ma trovano in essa un ambiente adatto: la migliore reputazione del pubblico e un livello di conflitto d’interessi oggettivamente più basso, che conferiscono credibilità. In realtà, la medicina è ormai solo privata, nel senso che come pratica viene decisa da grandi interessi privati, che hanno in mano la ricerca, gli esperti e le leve politiche. Il controllo dello Stato sulla medicina “scientifica” ricorda le truppe Greche alle Termopili; ma solo nel rapporto di forze e nella posta in gioco. Nel malaffare medico, le escort sono l’ultima ruota del carro. La cosiddetta medicina pubblica è oggi una medicina privata con al termine della filiera operatori, e ufficiali pagatori, pubblici; che applicheranno criteri tecnici dettati da interessi privati, sia in buona fede, sia in cattiva fede, sia metà e metà, sotto la spinta di incentivi e punizioni. Parallelamente, le posizioni progressiste “di sinistra” sulla medicina costituiscono anche una elegante copertura per le evoluzioni tecnocratiche della medicina liberista.

Il mal di schiena è uno dei campi più ubertosi della medicina commerciale, ed è arrivato a un punto tale di sfruttamento che perfino la medicina ufficiale parla, in questo periodo di contenimento della spesa, della necessità di “fare un passo indietro” (R. A. Deyo et al. Overtreating Chronic Back Pain: Time to Back Off? J Am Board Fam Med. 2009;22(1):62-68). I grandi interessi vogliono che campi come questo siano tenuti ben coltivati, liberi sia da critiche, controlli e divieti, sia dalle erbacce infestanti delle frodi di secondo grado; e stanno ottenendo tutto ciò che vogliono. Vogliono che i magistrati e gli altri poteri dello Stato servano il grande capitale come ortolani, che estirpano la gramigna, e come campieri, che tengono lontano i ficcanaso, sistemando quelli più fastidiosi.

Poniamo che un ente regolatore dello Stato e un magistrato fossero usciti pazzi e, senza altri fini che il loro dovere, avessero indagato e fatto ricerche sulla diagnostica, i farmaci, la chirurgia nel comune mal di schiena; per verificare se, a parte le mazzette, siano presenti frodi di primo grado; es. se applicando la dottrina ufficiale e le comuni pratiche cliniche sull’ernia del disco si commettono reati e abusi a danno della salute e delle tasche dei cittadini (cfr. G. Cinotti. Il decorso naturale della malattia: ciò che il medico non può ignorare. Il caso emblematico delle patologie muscoloscheletriche. In: Filosofia della medicina. ManifestoLibri, 2001; S. Brownlee, cit. 135-139). E’ improbabile che avrebbero fatto carriera o acquistato prestigio come i magistrati di Sanitopoli e Tangentopoli; si sarebbero messi contro interessi economici forti e spietati, ma non avrebbero ricevuto la tutela del CSM di Mancino; o l’appoggio del Parlamento, che su questioni che interessano il grande business medico è ancora più bipartisan del solito.

Avrebbero ricevuto riconoscimenti come quelli toccati in USA alla ex AHCPR, o in Italia a magistrati che recentemente si sono avvicinati ad altri tratti della linea del proibito; o magari, se avessero persistito nell’errore, costituendo un cattivo esempio, e fossero stati quindi percepiti come un pericolo, avrebbero avuto il privilegio di  riscontri empirici alle “fantomatiche entità” previste da sofisticate teorie come quelle di Bobbio o F. De Felice o Giannuli sull’esistenza di “governi invisibili”.

La Spectre si interessa di lombaggine? I servizi si interessano di potere e di soldi. Le frodi mediche di primo grado hanno i piedi d’argilla, e sono pertanto tutto-o-niente: generano facilmente miliardi, e sono invincibili, ma solo se i loro talloni sono protetti. Altrimenti rendono poco più di quello che incassano le fattucchiere incastrate dagli inviati di Striscia coi carabinieri al seguito. Data la frode antropologica, di grado zero, basta poco a proteggere queste fondamenta argillose. Campagne mediatiche per plasmare un’opinione pubblica già predisposta; soppressione di dati, di analisi e notizie scomode; eliminazione di qualche rompiscatole che le produce, screditandolo e rendendogli la vita impossibile. E poi, dopo la necessità di difendere la frode di primo grado dagli onesti, quella di difenderla dai colleghi, con le loro frodi competitrici, o le loro frodi parassite di secondo grado: colpire i piccoli truffatori indipendenti, punire i “pusher” della medicina che fanno la cresta, selezionare i partiti e i politici più adatti, etc..

Un altro compito molto importante è di fornire appoggio alle operazioni di espansione e crescita del business; crescite brillantissime per prodotti che neppure avrebbero dovuto essere immessi nel mercato con quelle indicazioni, come le fusioni spinali o innumerevoli altri prodotti biomedici; e che invece non solo sono legali, ma sono “prodotti etici”. Giochi da ragazzi, per i servizi, che hanno fatto ben altro. Tanto che a volte forse hanno la mano pesante.

Personalmente, ritengo che il ruolo dei servizi nell’industria medica sia comunque subalterno alle forze economiche che hanno ideato la frode medica di primo grado; e cerco di parlare di questo argomento, rilevante ma per sua natura sfuggente e scivoloso, il meno possibile; anche perché evocare i servizi, mentre distrae dall’essenza del problema, non solo provoca comprensibili dubbi nei prudenti, ma stimola anche le accuse strumentali di dietrologia dei lecchini di professione, e peggio di tutto espone allo stolido scetticismo degli stupidi. “The back pain “market” is a humming, economic machine that produces millions in revenues annually”. (G. Waddell. The back pain revolution. Introd. Churchill Livingstone 2004. 2 ed); “Chronic low back pain market an attractive commercial opportunity for drug developers because of large drug-treated population” (Pharmalicensing.com, 2006): questo mi pare lo snodo centrale. In USA le cure mediche per il mal di schiena fatturano qualcosa come 40 miliardi di dollari all’anno. Pare che sia la spesa medica annuale procapite più alta dopo quella per la cardiopatia ischemica. Secondo l’agenzia di marketing farmaceutico WWMR, il solo mercato degli analgesici per il mal di schiena raggiungerà i 23 miliardi di dollari nel 2018, contro i 5 miliardi di dollari per i dolori da cancro.

Ma per cogliere questo facile frutto è indispensabile aggiungere ad una macchina già molto complessa un’ulteriore componente: un servizio di protezione della frode. Se si ha chiara la colossale deformazione dell’attuale medicina, la presenza di apparati ideologici e repressivi che la proteggono appare come una necessità strutturale. Altrimenti si postula un Principe che rimarrebbe sul trono pur avendo solo “della volpe”, senza “avere del leone”. Una presenza la cui individuazione peraltro non è figlia, in termini kantiani, di una conoscenza a priori, ma a posteriori; ed è suggerita anche da analisi di altri autori; e da numerosi indizi, ai quali l’affermazione di Vendola, nell’ambito di quanto qui esposto, va ad aggiungersi. Il ruolo di forze non ufficiali appare come uno degli aspetti costitutivi di un fenomeno più vasto e più grave. D’altra parte, dove si può sostenere tranquillamente che il successo del rapimento e dell’eliminazione di Moro è stato tutta farina delle Brigate rosse, o il successo della Mafia è tutta cosa dei mafiosi, non si vede quale ascolto possa avere l’introduzione di “deliranti tesi complottiste” sull’irresistibile ascesa di quella che ai contemporanei appare non come un crimine, ma come una delle più utili alte e nobili attività umane; e che solo tra molto tempo forse porterà a ripetere la domanda fatale: “come è potuto accadere?”.

Inoltre, i servizi “deviati” costituiscono solo una parte del Doppio Stato. Le frodi mediche di primo grado sono un altro di quei campi dove le azioni di magistrati carabinieri e poliziotti arrivano a volte ad essere “opus diaboli”; e dove i risultati della magistratura e quelli della “gemella corporazione di polizia” (Giannuli) favoriscono sistematicamente gli “arcana imperi”. La magistratura non corre i rischi che derivano dal pestare i piedi al grande business medico; anzi la sua azione appare conforme alle esigenze di tale business. E’ noto che le lobbies farmaceutiche influenzano addirittura l’elezione del presidente USA; da questo lato la magistratura italiana appare avere acquisito meriti presso i grandi elettori della politica mondiale. La magistratura tende a perseguire le frodi mediche di secondo grado, spesso clamorose, ma accessorie rispetto al nucleo fraudolento della medicina, che può esserne danneggiato; e tende a favorire, con una combinazione di propaganda, persecuzioni e insabbiamenti, quelle di primo grado, silenziose, complesse e contrarie al senso comune sulla medicina, ma strutturali, e indispensabili ai grandi poteri industriali e finanziari

In Italia, terra dove si vuole che l’ora di religione faccia media e comunque il buonismo è materia curricolare, quando si veste il camice bianco del soccorritore degli infermi la tentazione di “zanzare” qualcosa di tutto quel ben di Dio è irresistibile; e pertanto le frodi mediche di secondo grado sono molto comuni; e siccome è abbastanza semplice ottenere risultati giudiziari scoprendo queste magagne di amministratori, medici e altri “zanza”, la magistratura può facilmente caricarsi a piacimento di procedimenti di questo tipo; apparendo così ligia al dovere mentre trascura, e attivamente aiuta, le frodi di primo grado; che sono ardue e ingrate da combattere sotto tutti i punti di vista. E  inoltre ufficialmente neppure esistono.

Avrei preferito ricevere dall’analisi dei numerosi specialisti su Tangentopoli un supporto da un campo non medico a queste mie constatazioni; forse è ancora presto; tanto che invece posso offrire loro un termine di paragone con Tangentopoli, trasferendo il concetto di grado delle frodi oltre il settore biomedico (una generalizzazione che ha ovviamente dei limiti). Anche in Tangentopoli si sono contrastate le tangenti, un costo per le imprese, ma non si è messo in discussione il sistema che le tangenti parassitano. Non sempre le tangenti sono su progetti realmente degni. Un’opera pubblica inutile e dannosa, es. il Ponte sullo stretto, corrisponde a una frode di primo grado. Tangenti sull’opera pubblica inutile e dannosa, o l’impiego di materiali scadenti nella costruzione dell‘opera pubblica inutile e dannosa ma legale, a frodi di secondo grado. Una differenza è che nel settore medico le frodi di primo grado godono di vita autonoma, o di maggiore autonomia (data la frode di grado zero); in un settore come le opere pubbliche, a volte le frodi di primo grado sono architettate allo scopo di potervi impiantare frodi di secondo grado.

Anche con Tangentopoli si è privilegiato il contrasto alle frodi di secondo grado; a quel genere di ruberie che parassita le frodi di primo grado. Apprendo da Giannuli un elemento che in effetti combacia con quanto esposto qui: in Tangentopoli si è perseguito più il corrotto che il corruttore, “andando a parlare contro i corrotti a casa dei corruttori”: in Confindustria. Strana cosa, commenta sornione Giannuli. Ma gli iscritti a Confindustria hanno estremamente chiaro che nella pratica c’è un enorme divario tra la frode di primo grado “secca”, che arricchisce la sola impresa, senza rischi, e le frodi di secondo grado, che a volte sono obbligate se si vuole beneficiare delle frodi di primo grado, ma impongono di gonfiare i costi e spartire con altri, e provocano una serie di impicci.

E’ da notare che rientra negli illeciti di secondo grado anche il pizzo mafioso su attività che siano legali ma non limpide. L’industria medica rappresenta il modello esemplare agognato dagli imprenditori. Tanto è duro il mercato della produzione e vendita di bulloni e affini, altrettanto è paradisiaca la situazione per chi produce e vende ferramenta ortopedica. Dalla sua posizione vantaggiosa, l’industria medica non solo può creare facilmente profitti elevatissimi; ma, raggiunte posizioni egemoni, può anche riuscire a controllare meglio delle altre i parassiti.

Coloro che trovassero cervellotica la distinzione tra i due gradi di frode potrebbero considerare l’aforisma di Brecht: “Che cos’è rapinare una banca a paragone del fondare una banca?”; ed elaborarlo. La distinzione tra il praticare tassi usurai o piazzare titoli spazzatura dopo avere fondato un’attività in sé utile come un istituto di credito, e il derubarlo dall’interno alterando i conti come fanno certi ragionieri disonesti. I reati del banchiere versus i reati del bancario. Oggi che la medicina è in mano all’industria medica, i medici e gli amministratori pubblici sono sempre più i bancari della medicina. Tangentopoli, e Sanitopoli, potrebbero essere viste avendo presente la diversa attitudine culturale e giuridica sugli oscuri imbrogli tecnici delle banche e su chi vorrebbe vivere alle spalle delle banche.

Da questo punto di vista, più che verso la “legalità”, intesa come aderenza alla giustizia, Tangentopoli sembrerebbe essere stata un ulteriore passo verso la “legalizzazione” di attività di arricchimento discutibili o francamente illecite. Sanitopoli appare perfezionare, con risolutezza ancora maggiore, lo stesso obiettivo, già largamente raggiunto nel peculiare settore biomedico: quello dell’istituzionalizzazione del crimine, del crimine che si fa normalità rispettabile e autorevole. Come per Sanitopoli, forse Tangentopoli appartiene alla storia del progresso dello sfruttamento e dell’ingiustizia non meno che a quella della lotta all’ingiustizia.

La Sanitopoli barese ha un altro effetto, non meno importante di quello antiparassitario, sul sostegno alle frodi mediche di primo grado: contribuisce alla campagna di penetrazione della medicina “sabauda” nella medicina “borbonica”. Anche su questo ci sarebbero qualche spiegazione e qualche evidenza da presentare. Sui media a seguito delle esternazioni di Vendola al PM è apparsa immediatamente anche un’altra notizia, accavallata al “carico da undici” di Vendola sui servizi deviati, che appare più interessante del commento di Bertinotti riportato da Giannuli. Le agenzie hanno riportato un comunicato stampa del Censis secondo il quale, sulla base di un sondaggio di opinione e di un modello statistico in possesso del Censis, lo stato di salute della popolazione sarebbe peggiore al Sud che al Nord, e anche l’offerta di salute; tanto da fare commentare al volo al ministro Sacconi che la sanità del Sud deve adeguarsi al modello settentrionale. Mentre Vendola tirava in ballo i servizi, e, come Proust, sentiva un antico odore, quello di quando il nemico ufficiale dei servizi erano i comunisti, sui media usciva la notizia che secondo il Censis la regione con la miglior offerta sanitaria è la rossa Emilia Romagna. Come forse si può già intuire avendo letto fin qui, le cose sono più complicate, e più sporche, della oleografia manichea che il Censis spaccia per analisi scientifica.

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Blog de Il Fatto

Commento del 19 feb 2012 al post di M. Imperato “Mani pulite: vent’anni sembrano pochi” del 18 feb 2012

Credo che i magistrati non combattano la corruzione in sé, ma ne combattano alcune forme favorendone altre. Mentre si oppongono alla bribery dei signorotti locali, favoriscono – e a volte attivamente aiutano – l’istituzionalizzazione della grande corruzione, quella dei poteri forti. E’ un poco come la lotta tra piccoli feudatari e potere centrale, al tempo per esempio di Richelieu:

La magistratura davanti alle frodi mediche di primo e secondo grado
http://menici60d15.wordpress.c…

Il PM Nicastro come assessore alla sanità: la non complementarietà tra magistrati e tangentisti http://menici60d15.wordpress.c…

Questo è confermato da magistrati come il PM Imperato che oggi loda “Mani pulite” e pochi giorni prima ha prospettato in termini positivi la legalizzazione delle lobbies (Lobby al sole anche da noi?, 27 gen 2012), uno dei più nefasti focolai di corruzione e degenerazione della politica interna e internazionale.

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20 febbraio 2016

Blog de il Fatto

Commento al post di G. Barbacetto “Lo scandalo sanità in Lombardia, la fatina dei denti e i controllori puniti”

@ giancarlo4601. “Viva la magistratura ora e sempre” perché fa un centesimo del suo dovere? Una della radici della corruzione è proprio il desiderio di tanti di trovarsi un qualche potere protettore.

21 febbraio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di T. Mackison “Scandalo sanità Lombardia, l’ex primario di Niguarda: “Nel 2006 la mia denuncia finita nel nulla” “

Così come la magistratura colpì il malaffare politico, con Mani Pulite, solo quando il farlo coincise con interessi non amichevoli di poteri forti sul Paese, la magistratura appare permettere, favorire o perseguire selettivamente illeciti in campo medico, d’intesa col Viminale, secondo una funzione ricalcata su quella degli interessi dei poteri forti, come le multinazionali farmaceutiche e i grandi investitori in campo biomedico.

21 febbraio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di A. Gaudenzi “Scandali Lombardia: da Chiesa a Rizzi, nel paese dove i condannati processano i giudici”

E’ segno dello scarso senso civico degli italiani che solo i disonesti critichino la magistratura. Quando pizzicati, e con accuse false o strumentali, che costringendo a respingerle aiutano a far passare sotto silenzio le magagne vere della magistratura, servizievole verso i poteri che affossano l’ltalia.

22 febbraio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Ciccarello “Appalti sanità: “Italia seconda più a rischio in Europa per corruzione e mafia” “

“Nella sanità quasi mai le forniture sono vinte da aziende straniere. E’ sintomo di frodi e collusioni”. Avoglia se ci sono frodi e collusioni in quella mangiatoia a cornucopia che la medicina è stata fatta diventare. Frodi secondarie, su forniture che spesso a loro volta costituiscono esse stesse una frode, la frode primaria, non andando nell’interesse del paziente ma di chi produce e commercia i beni e i servizi. La frode medica primaria, che ha i ”pregi” della legalità formale e della rispettabilità esteriore, non è una nostra creazione: diffusa nei paesi industrializzati, l’abbiamo prevalentemente importata. Impiantandoci sopra la corruzione tradizionale degli appalti e altri imbrogli. Le aziende straniere vogliono entrare anche nei settori mantenuti dal malaffare nostrano; col loro sistema della frode primaria, integrato nell’economia legale e culturalmente mimetizzato come “scienza”; e rendendo la corruzione ad esso funzionale.

I succhiasangue nostrani vengono quindi svergognati. Si può essere contro Tano Badalamenti perché si è contro la mafia, come Peppino Impastato; ma si può essere contro Badalamenti perché si vuole impossessarsi del suo business, come Bernardo Provenzano. La distinzione, che sarebbe fondamentale, tra opposizione morale e take-over fra bande è tenuta fuori dal discorso mediatico, e giudiziario, sulla delinquenza e la corruzione. Così il correre in soccorso della banda più forte viene presentato come istanza etica.

@ Giovanna Maggiani Chelli. Interessante. Non stento a credere che lo stato parallelo, e quindi anche i suoi fiduciari della malavita, oggi abbiano mandato di interessarsi anche della destinazione dei circa 110 miliardi di euro/anno della sanità. Potrebbe per cortesia dare indicazioni bibliografiche su queste rivelazioni di “collaboratori di giustizia” ?

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6 aprile 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di E. Ciccarello “Corruzione nella Sanità, la ricerca: “Episodi di tangenti in un’Asl su tre”. Il rapporto di Transparency”

Queste campagne di Emergency e di Cantone modernizzano il Paese, inducendo i forchettoni all’antica a moderarsi per fare spazio al malaffare politico consono alla globalizzazione. Si può rubare facendo pagare al contribuente una siringa 10 volte il suo costo reale. Ma si può rubare, e legalmente, e molto di più, anche facendo iniettare al paziente un farmaco costosissimo, inutile e nocivo ma “scientifico”. I politici tradizionali tirano più per il primo tipo di ladrocinio, dove intascano direttamente e gestiscono un potere di mediazione; i magistrati, i CC e i politici “di ultima generazione”, parteggiano per il secondo tipo di corruzione, che va a beneficio di Big Pharma e degli altri grandi investitori della medicina; i quali poi ricompensano, riconoscendo loro diritti feudali, le corporazioni istituzionali e i gruppi politici che li servono. Istituzioni che divengono così una sorta di personale dell’industria e finanza medica internazionale, anche se lo stipendio glielo paghiamo noi. I magistrati stanno accumulando una serie di benemerenze rispetto ai poteri forti della medicina. Probabilmente si addiverrà ad un accordo spartitorio tra i baroni locali e l’impero, e avremo siringhe sia a costo gonfiato, ma un po’ meno gonfiato, sia dal contenuto ancor più fraudolento di oggi, e in formato king size.

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18 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Marceddu “Farmaci, furti di antitumorali per oltre 2 milioni: 18 arresti. L’ombra della camorra”

I nuovi farmaci oncologici sono costosissimi, e il loro prezzo riflette non una reale efficacia o altre giustificazioni razionali ma la volontà di chiedere “what the market will bear”, quanto il mercato sopporta*. Il fatto che vengano rubati mostra che hanno un elevato valore di mercato, ma non implica, come si tenderebbe a credere, che siano preziosi, cioè proporzionalmente efficaci (es. il traffico di corni di rinoceronte, per intendersi). Guardando all’ampiezza e all’intensità degli appoggi istituzionali a pratiche come i prezzi estorsivi e fraudolenti degli antitumorali nel mercato legale, pratiche che nonostante la loro gravità vengono tenute nell’ombra, l’attenzione di CC, magistrati e media ai furti di antitumorali ricorda un poco il 1° capitolo de “La bolla di componenda” di Camilleri: dove la GdF su soffiata bloccava di tanto in tanto uno dei tanti carichi di sigarette, a favore di telecamere, figurando come tutore della legalità, quando in realtà per il contrabbando, lasciato altrimenti indisturbato, il bilancio era positivo, derivandone una pubblicità alle sigarette.

*Kim C, Prasad V. Cancer Drugs Approved on the Basis of a Surrogate End Point and Subsequent Overall Survival: An Analysis of 5 Years of US Food and Drug Administration Approvals. JAMA Internal Medicine, 19 ott 2015. Mailankody S, Prasad V. Five Years of Cancer Drug Approvals: Innovation, Efficacy, and Costs. JAMA Oncology, 2015. 1: 4. 539.

La sinistra calvinista e il “fair game”

21 aprile 2008

Forum http://www.marcotravaglio.it

Commento al post “La coltivazione della viltà: Giuliani e Bagnaresi”

sito chiuso


Il pullman è temporaneamente sotto sequestro, ma un ragazzo, che tra l’altro aveva dato prova di sapersi dedicare a cose buone, come l’impegno nel sociale, è finito sottoterra. Non varrebbe la pena di soffermarsi sul caso, anziché assolvere e condannare come sbarrando le caselle su un modulo prestampato? Una stima adeguata di ciò di cui stiamo parlando – di quelli che nell’analisi bayesiana, che viene impiegata anche nella valutazione della commissione di reati, si chiamano “priors”, cioè delle probabilità a priori che l’autista abbia potuto compiere una scorrettezza dall’esito fatale – potrebbe essere data dalla frequenza di notizie o di denunce a carico di autisti per scorrettezze che mettono a rischio l’altrui incolumità, al netto dei falsi positivi. Si potrebbe anche chiedere informazioni sulla frequenza di tali comportamenti alla Stradale, che meglio di chiunque altro ha il polso della situazione; e che però ha anche interesse a escludere la possibilità di omicidio per colpa cosciente o dolo eventuale, avendo un suo agente sotto processo per la stessa accusa in una situazione simile.

Indagini del genere non sono alla nostra portata, ma si può pensare che tale probabilità a priori non sia trascurabile: non credo di essere l’unico in Italia ad avere visto autisti commettere scorrettezze pericolose. Pochi giorni fa il preside di medicina della Sapienza ha incluso gli autisti di autobus tra le categorie da sottoporre eventualmente ad antidoping. Invece, secondo le risposte apparse qui, la probabilità a priori di scorrettezze pericolose da parte degli autisti non può che essere zero, essendo tale probabilità statistica soppiantata da una certezza che viene ancora prima, un prius di tipo morale: l’abuso della forza dell’automezzo da parte degli autisti è uno di quei mali immaginari che in realtà non esistono; è quindi fantasioso, o peggio, includerlo nella “diagnosi differenziale” delle cause per le quali un autista in un’area di sosta ha stritolato sotto le ruote del suo mezzo un giovane che gli si era messo davanti.

Uno dei moderatori del blog, RobertoMorelli, aveva in precedenza anche lui commentato, ma in forma civile, che Bagnaresi ha trovato ciò che stava cercando (“Tifoso ucciso”, 30 mar 2008, in: Discussioni off topic di questo blog). Giambi, che milita sotto il segno dei Simpson, esprime questa convinzione col sistema di Berlusconi: accomunandomi ai marxisti-leninisti. Mitb da pochi giorni ha cambiato nick; attualmente, anche su questo post, mantendo l’avatar di Filippo Facci è diventato “Filippa la pazzoide”. Un nome che è già un insulto. Nei blog, bisognerebbe moderare anche l’anagrafe degli utenti. Filippa si rammarica per i disagi all’autista, e liquida l’ucciso come un “teppista” “delinquentello” che stava “importunando” tranquilli borghesi. Forse Bagnaresi se l’è cercata nel senso che, avendo scelto volontariamente di fare l’ultrà, non solo ha accettato di partecipare ad azioni violente, o di subirne; ma purtroppo ha anche inconsapevolmente accettato l’offerta del potere di essere portatore di uno stigma, e quindi la possibilità di cadere vittima di abusi, e di farsene poi attribuire la colpa in via esclusiva. Come “Palla di sego”, la prostituta dell’omonimo racconto di Maupassant, vittima della “vigliaccheria ammantata di rispettabilità … della borghesia” (“Boule de suif” quarta di copertina ed. Einaudi, 2000).

Nel frattempo ci sono state le elezioni, il centrosinistra ha perso, la “sinistra” è sparita dal Parlamento, mentre si è affermata la Lega. Il blog si è indignato per il risultato. Però alcuni hanno difeso l’autista (che è di un paesino della bergamasca) con argomenti e insulti di tipo leghista (che poi ricordano i temi della sceneggiata napoletana): un autista che porta il pane alla sua famiglia è al di sopra di ogni sospetto, porco qui porco là. L’argomento di Corax, applicato ad Andreotti, per cui è inverosimile che un importante statista come lui possa aver avuto rapporti con la mafia, viene aspramente criticato sul blog; ma viene invece applicato ciecamente alla categoria degli autisti, o dei padroncini. Si tuona contro la casta; più che giusto. Si è più tiepidi con le corporazioni minori, le categorie che non sono classe dirigente ma sono aiutate, e sono anch’esse responsabili di disfunzioni sociali e ingiustizie; es. gli artigiani che non pagano le tasse o gli stipendiati imboscati da qualche parte. E’ più facile guardare freddamente alle colpe di Giulio Andreotti, il belzebù che sta nell’alto dei cieli, che a quelle, più modeste, ma non innocue, di alcune figure sociali, di alcune corporazioni di arti e mestieri che sono parte del nostro quotidiano. La piccola e media borghesia è sacra.

E’ sacrilego non considerare immuni da critiche gli autisti? Gli autisti possono comportarsi male come chiunque, e come qualunque categoria. Noi li vediamo come esponenti del popolo che lavora; in Cile i camionisti, pagati dalla CIA su mandato delle multinazionali del rame, innescarono il golpe di Pinochet paralizzando il paese con uno sciopero. Si dice che la notte facessero la guardia armata ai loro mezzi recitando il rosario. I tassisti nostrani si comportano come una corporazione aggressiva, che difende i suoi privilegi in maniera becera e violenta; uno di loro ha ammazzato un abusivo a pugni. Nessuno dice niente sui tassisti. Gli interessi dei guidatori di Tir sono legati ad una serie di mali del paese, l’eccessivo trasporto merci su gomma, l’intasamento delle strade, la necessità di aggiungerne di nuove degradando ulteriormente ambiente, l’inquinamento e gli incidenti automobilistici; ma chi osa dirlo, se non di sfuggita. Filippa la pazzoide, è stato interessante vedere sotto le elezioni, sul blog intitolato a Travaglio e votato a Di Pietro, questa manifestazione di poujadismo, da destra bottegaia, da partito dell’Uomo qualunque di Giannini, che farebbe assentire qualsiasi leghista o forzitaliota. E’ interessante, Filippa, vedere applicata su questo blog la teoria penale fascista della “colpa d’autore”, per la quale le responsabilità si attribuiscono e si escludono a priori, in base al modo di essere delle persone, in base alla veste sociale, in base al “comune sentire”, e non in base a un’indagine seria su fatti e motivazioni.

Credo che l’episodio di Bagnaresi e la reazione alle mie osservazioni si inquadrino nel contesto politico generale. Credo che il centrosinistra, e anche la sinistra sedicente “radicale”, abbiano perso avendo la stessa visione di fondo della destra; e che alcuni dei votanti dei due gruppi che hanno riportato il maggior successo, leghisti e dipietristi, su certe cose la pensino allo stesso modo, es. la concezione per la quale un autista di pullman è per definizione una persona perbene che non può sbagliare, mentre un ultrà non può che essere il solo colpevole di tutto ciò di cui é vittima. Come ha osservato Eco (U. Eco, Perché in Berlusconi si nasconde un comunista), a sua volta Berlusconi adotta le tecniche semiotiche dei veterocomunisti, es. la demonizzazione dell’avversario. Ma Berlusconi è più coerente: “se un ladro ha la faccia da ladro in fondo è onesto” fa dire Fellini ad un “bauscia” in un suo film. Senza dare del ladro o della faccia da ladro a nessuno, Berlusconi, privo di princìpi e istrionico, è, nel suo genere, più “onesto”, cioè più autentico, di Veltroni; che non è su posizioni radicalmente diverse da quelle di Berlusconi, ed è perfino più falso di lui relativamente agli ideali che vorrebbe rappresentare.

Ciò che maggiormente differenzia l’attuale centrosinistra da Berlusconi non è l’elemento che per Bobbio caratterizza la sinistra, la ricerca dell’uguaglianza. Ma è al contrario l’etica della disuguaglianza: l’ambiguo moralismo calvinista, l’etica del capitalismo, che chiede rigore, ma subordinato agli affari; un’etica che esalta il capitalismo, considerando il successo mondano segno dell’approvazione divina, e lo stabilizza ideologicamente chiedendo di praticarlo “asceticamente”, come se fosse un esercizio religioso. Se poi lo si pratica edonisticamente, pazienza, l’uomo è peccatore, ma non per questo bisogna cambiare la società. E’ l’etica della predestinazione, e quindi della protezione delle caste e degli ordini sociali. Seguendo tale etica, di questa destra si criticano solo la rozzezza, l’esibizione, la voracità senza freni, le frequentazioni nella sfera della criminalità comune o mafiosa. La critica a Berlusconi dell’Economist. La critica appare radicale e implacabile perché questo centrodestra è smodato. Forze come “L’Italia dei valori” denunciano, giustamente, comportamenti dei politici che in molti casi sono arrivati a tradursi addirittura in condanne penali; ma non contestano le opzioni valoriali di fondo, delle quali le condanne penali sono il sintomo. Queste opzioni, che sono le più importanti, non si discutono, come non le discute certo l’Economist. Fare soldi, “the pursuit of happiness” sono i valori fondanti e accettati. (Infatti anche i censori come Di Pietro hanno le loro marachelle e le loro partecipazioni nelle colpe, e negli affari, della destra; sì, però in modica quantità …). Il centrosinistra vorrebbe aggregarsi al carro del vincitore rappresentando, sul piano ideologico più che su quello pratico, la coscienza del liberismo. Vorrebbe partecipare al banchetto vestito da pastore protestante.

L’etica calvinista auspica una maggiore austerità nella lotta a coltello per la pagnotta e per il companatico, non la giustizia in sé. Il liberismo dal volto umano. Quella che Latouche chiama “etica di secondo grado”. L’etica del “ma anche” nella belante versione Veltroniana. Tutela la separazione in ordini sociali, considerati ordine divino, coi relativi privilegi e impunità, legati a una grazia “irresistibile”. Solo alcuni, gli eletti, si salvano. Un’etica che chiede solo un certo stile, una certa misura, nell’accettare la volontà divina della disuguaglianza. Una posizione cruda e ingiusta, ma non spregevole quando è temperata da una forte opposizione di sinistra che si ispiri invece a un credo socialista; ma che diviene l’ideologia dell’usuraio e dell’imbroglione se lasciata padrona del campo. Credo che la sinistra sia stata sconfitta, o si è fatta sconfiggere, anche per l’adozione del moralismo calvinista, che è ancora troppo recente, in un paese a cultura cattolica e con una tradizione di sinistra, per non stridere come contraddittorio. Una sinistra, più che contraddittoria, ideologicamente truffaldina. Altro che i rialzi nelle scarpe. Probabilmente col tempo, superato il trauma, sotto il bombardamento mediatico, e data la soppressione delle alternative (grazie anche ai mitb-Filippa, e a chi permette loro di usare sistematicamente il dileggio), gli elettori si abitueranno, o si rassegneranno, a riconoscersi in questa nuova “sinistra” calvinista, di stampo anglosassone. Può darsi che in questo modo molti dei voti operai alla Lega torneranno all’ovile. Così anche in Italia si sarà definitivamente compiuta la metamorfosi storica che ha portato, dai tranvieri che nel 1944 nella Milano occupata scioperarono contro i fascisti e i nazisti, agli autisti che per aggiungere qualche soldo alle loro entrate non hanno problemi nell’allearsi all’occorrenza agli interessi più sporchi delle multinazionali.

Di Pietro e Travaglio, che rappresentano una destra posata, contraria alla destra rapinosa e corruttrice delle istituzioni di Berlusconi, stanno col centrosinistra. Questo apparentamento, derivante dalla rotazione verso destra dell’intero arco parlamentare, non è un bene. L’etica calvinista dovrebbe essere l’etica di una destra liberale presentabile. Invece il centrodestra aderisce all’etica della cosca, ed è la sinistra che vorrebbe il voto delle masse spacciando per ideali di giustizia sociale l’etica di Ginevra e dei suoi banchieri. Inoltre, in Italia, il paese dell’indulgenza cattolica verso i prepotenti, la rigida teoria etica calvinista non dà neppure quel che di buono può offrire, tendendo a degenerare nel facile poujadismo. Si tratti di etica calvinista o di poujadismo, con questa virata ideologica il piccolo imprenditore, l’esercente, chi ha trovato di che vivere con qualche agio divengono anche per i progressisti figurine del presepio; solo un “malamente” può dirne male. La critica va rivolta verso chi è così potente che può ridersene, e il risentimento verso categorie apposite di dis-graziati: tra le quali rientrano, uno o due giorni alla settimana, gli ultras. I quali da questa vicenda dovrebbero capire quanto sia stolto abbonarsi volontariamente nell’esercito degli emarginati morali.

Sarebbe interessante conoscere come la pensa a questo proposito l’autista. Se, tutte le altre cose sul piazzale dell’autogrill essendo uguali, davanti al suo pullman non ci fosse stato un ultrà, ma un “normale”, un avventore qualsiasi, avrebbe dato al mezzo i medesimi comandi, o avrebbe usato un maggior riguardo? Col dilagare e l’affermarsi in forme nuove di questa vecchia ideologia che, lasciata senza una opposizione, glorifica il peggio della mentalità borghese, liberandone la “vigliaccheria ammantata di rispettabilità”, può darsi che aumenteranno gli atti violenti verso soggetti portatori di stigma negativo, poi giustificati in sede giudiziaria dagli esecutori e dai tutori della legalità con la paura. C’è il concreto rischio, con questo nuovo corso, che gli appartenenti ad alcune categorie vengano visti sempre più come ciò che gli anglosassoni chiamano “fair game” (“selvaggina consentita”): soggetti che, appartenendo a gruppi che si sono comportati male, o che hanno questa etichetta, possono essere liberamente fatti oggetto di abusi più o meno gravi.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

La lama e il manico: la violenza indiretta

11 aprile 2008

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Commento al post “La coltivazione della viltà: Giuliani e Bagnaresi”

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Per quale motivo, per quali interessi, cambi le mie parole e falsifichi quanto ho scritto? Non ho scritto che l’autista abbia mirato e investito volutamente Bagnaresi. Ho scritto che non si sarebbe dovuto cancellare a priori l’ipotesi che l’autista abbia voluto compiere un gesto violento contando sulla improbabilità che andasse a segno; e che ci sono evidenze in questo senso, a fronte di una apparente volontà degli inquirenti di ignorarle. Penso che è possibile che l’autista abbia voluto far vedere a Bagnaresi di avere il coltello dalla parte del manico, in risposta all’atteggiamento minaccioso degli ultrà parmensi. L’atteggiamento da pilota di carro armato che hanno a volte gli autisti di mezzi pesanti contro la guapperia della domenica dei tifosi. Questa ipotesi di base, preliminare alla ricostruzione degli eventi, e cioè che l’autista possa aver messo in atto volutamente un comportamento pericoloso, “scommettendo” che non sarebbe esitato in un danno fisico per Bagnaresi, corrisponde esattamente a ciò di cui viene accusato dai magistrati l’agente Spaccarotella per l’omicidio di un altro tifoso, Sandri, commesso pochi mesi prima sulla piazzola di un altro autogrill. I magistrati hanno infatti contestato a Spaccarotella l’omicidio volontario accusandolo non di aver voluto deliberatamente uccidere Sandri, ma del cosiddetto “dolo eventuale”. L’accusa ad un poliziotto di essersi messo volontariamente a sparare ad altezza d’uomo in un luogo affollato fa bofonchiare i colleghi dell’agente, che parlano come te di ricostruzioni fantasiose, con i tuoi stessi toni da caserma. Per Spaccarotella si tenta di introdurre la solita deviazione del proiettile. Non è fantasioso ipotizzare che anche nel caso di Bagnaresi non si sia trattato di mera colpa. Non ha mai sentito di qualcuno che voleva solo fare un gesto di minaccia e invece con quel gesto ha ucciso? Non ha mai sentito dire “non l’ho fatto apposta”, e non ti sei accorto che la giustificazione era in parte sincera e in parte falsa? Non hai mai sentito dire: “come avrebbe potuto il mio cliente fare una cosa del genere, le cui conseguenze lo avrebbero danneggiato?”. Si chiama “argomento di Corax” dal nome di un retore del V sec. AC che è considerato il padre della retorica: è una difesa retorica che ha 2500 anni. Se fosse valida, nei casi di dubbio su se l’imputato ha effettivamente commesso il fatto, bisognerebbe automaticamente assolvere tutti coloro che commettono reati per idiozia. Ti giunge nuovo che sulle strade c’è chi mette a rischio la vita altrui per il gusto di fare una bravata, e che a volte finisce male? Che quando le persone sono al volante scattano strani meccanismi psicologici, che nelle liti sulla strada c’è spesso una sproporzione tra la questione e la reazione? Che quando gli animi si scaldano si possono fare fesserie, e non solo per paura, ma anche per rabbia, o perché elettrizzati dalla situazione? Pensi che gli autisti sono tutti invariabilmente buoni e saggi padri di famiglia, e i tifosi per definizione “zecche”, che se la cercano, e se la meritano, di finire schiacciati come zecche?

I giuristi conoscono bene queste situazioni intermedie tra l’omicidio per mera colpa e quello pienamente volontario; nelle quali l’omicida non agisce per togliere direttamente la vita alla vittima, ma volontariamente mette a rischio la vita della vittima. A seconda del grado di intenzionalità e di previsione e accettazione del rischio, le suddividono in “dolo eventuale” (es. un tiro di roulette russa con la testa di un altro) o “colpa cosciente”, detta anche “colpa con previsione” (es. chi si lancia con un automezzo contro un pedone solo per intimidirlo, certo della sua abilità di scartarlo all’ultimo istante, e invece lo colpisce). Come si vede, sono omicidi che spesso sono figli indesiderati del disprezzo e della malignità, omicidi derivati da carognate. Gli specialisti discutono su come distinguere le due gradazioni, che si prestano a varie ambiguità (per una discussione tecnica v. su internet “Maggiorazione della pena per colpa cosciente” del Sost. procuratore P. Mondaini. Associazione italiana familiari e vittime della strada. Atti del convegno “Giustizia per la vita”). I magistrati tendono a scambiare la precisione per l’accuratezza, e se a volte si perdono nell’analisi fine tra i due sottotipi, altre volte tralasciano la sostanza, che è comunque quella di un omicidio indiretto, non riconducibile né alla sola colpa né alla volontarietà diretta, se non con forzature. Appare che si sia regolato così Gerardo D’Ambrosio per il volo di Pinelli da una finestra della Questura. Impose l’ipotesi di partenza di omicidio volontario, sostituendola a quella di omicidio colposo. Escluse quindi l’omicidio volontario, e con una specie di sillogismo disgiuntivo saltò i gradi intermedi per affermare positivamente che era stata una fatalità (cfr. M. Calabresi. Spingendo la notte più in là. Mondadori, 2007. A. Giannuli. Bombe a inchiostro. BUR, 2008). D’Ambrosio è un magistrato dai comportamenti altrimenti lodevoli; ma quando ci sono di mezzo gli affari sporchi della polizia anche i migliori magistrati segnano il passo. (Figuriamoci i giornalisti e i blog).

Non c’è dubbio che questo genere di omicidi esista, anche se ci sono difficoltà nel definirne l’essenza e i limiti, e nel dargli un nome; e non c’é dubbio che non vada ignorato, come possibilità, in un caso come quello di Bagnaresi, che è come l’eco di quello di Sandri: scartarlo a priori è scorretto, sia che lo faccia un questore, o un PM, o un mitb. Si tratta di una categoria di reati spinosa, non solo per le difficoltà classificatorie, e della definizione dell’elemento psicologico; ma per le implicazioni politiche. E’ il genere di omicidio dei potenti, dei prepotenti; dei grandi furbi; oltre che dei furbi così piccoli che sono praticamente scemi. E’ l’omicidio degli incidenti sul lavoro causati dalla subordinazione della sicurezza al profitto: di recente il PM Guariniello ha contestato l’omicidio con dolo eventuale ai vertici della Thyssen, per i sette operai morti bruciati. Una decisione simbolica, che rinfresca la faccia alla magistratura e che difficilmente si tradurrà nella corrispondente condanna. Questo ricordare da parte di un magistrato la sostanza di molte responsabilità nelle “morti bianche” stona rispetto alle favole mediatiche sul potere buono, e ha suscitato gli irosi rimbrotti del radicale Mauro Mellini, esponente degli pseudoprogressisti che servono i poteri forti (v. su internet M. Mellini e A. Di Carlo. “Thyssen: premesse per una futura indignazione” 27 feb 2008). Sapessi quanti ce ne sono in Italia, mibt, di quelli come te che praticano l’arte di apparire contro il potere per meglio servire il potere. (L’avv. Mellini è anche uno dei sostenitori della tesi che c’è un autentico problema di patologie psichiatriche tra i magistrati). E’ l’omicidio del poliziotto che spara alla “ndo cojo, cojo”, sapendo che se va male poi avrà l’insabbiamento, o in subordine l’assoluzione perché è inciampato o per legittima difesa; o che reagisce alla legge come un ultrà (“L’imputato, invero, nella circostanza di cui è processo, si rese ben conto della particolare posizione in cui era venuto a trovarsi il vigile Z., incastrato tra lo sportello e l’abitacolo della vettura, e ciò nonostante avviò improvvisamente la marcia dell’auto, determinando la rovinosa caduta del predetto e le conseguenti lesioni, che vanno addebitate all’agente quanto meno a titolo di dolo eventuale.” Cassazione, sez VI penale, 21 giugno-27 ottobre 2006, n. 36009; qui l’errore del poliziotto è stato non tanto di replicare rompendo le ossa, ma di averle rotte a un altro agente di un altro corpo di polizia; e così il fatto è emerso ed è stato correttamente rappresentato). L’ipotesi del dolo eventuale è stata sollevata, per alleggerire la posizione di Placanica, anche per l’omicidio di Giuliani. E’ anche il genere di omicidio di chi non dovrebbe guidare essendo sotto l’effetto di sostanze voluttuarie ad azione farmacologica, o fa lo spaccone guidando (l’omicidio per colpa cosciente di recente è stato riconosciuto per Ahmetovic, l’ubriaco che ha falciato 4 persone; c’è una corrente di pensiero che vorrebbe considerare alcune tipologie di omicidio o lesioni da incidente stradale come prossime per gravità all’omicidio volontario; ma, dati i circa 7000 morti e gli oltre 100000 feriti all’anno per incidente stradale, questo progresso giuridico contrasta con gli interessi dell’industria automobilistica; la cui pubblicità sembra un catalogo di deliri psichiatrici, di sollecitazioni per frustrati, o di giocattoloni per bambini). E’ l’omicidio dell’atto gratuito e dei cialtroni (v. su internet “La differenza tra dolo eventuale e colpa con previsione ha determinato la sentenza contro Scattone e Ferraro”. G. Mola. Repubblica, 1 giu 1999). E’ l’omicidio di chi oggi inquina l’ambiente o adultera il cibo per fare soldi e domani dirà “non lo sapevo”. Vi si possono far rientrare alcune delle morti che derivano da decisioni politiche o amministrative. Non parlo qui del dolo eventuale in medicina, un capitolo troppo importante e complesso; e che toccare è pericoloso come per i tabù religiosi, e come per i fili dell’alta tensione.

E’ insomma una categoria delittuosa importante, inestricabilmente legata al modello socio-economico, che i potenti hanno interesse a coprire con l’omertà e con l’ignoranza. E’ anche uno di quegli argomenti accademici che non vengono studiati adeguatamente rispetto alla loro centralità, anche se ovviamente su di esso esiste una letteratura, più nelle scienze giuridiche che in quelle sociologiche e politiche. Gli studi etici lo annegano nel mare delle varie teorie. Il potere ha buon gioco in questa forma di censura culturale e intellettuale, potendo disporre di un esercito di persone che ragionano per stereotipi, come mitb; che dice che solo la morte di Bagnaresi non sarebbe dovuta accadere, mentre a Genova “in ballo” c’era una “guerriglia urbana” “vera e propria”. La guerriglia urbana è quella di tante città del mondo dove si è costretti a combattere davvero, per ragioni vitali, e le persone muoiono come mosche. C’è stata in Italia durante la Resistenza. I disordini sanguinosi in occasione di manifestazioni per ideali umanitari più o meno sentiti non sono guerriglia urbana. A Genova c’è stata una simulazione di guerriglia urbana, con la regia delle forze di polizia, e con le comparsate volontarie di quelli che si imbottivano come giocatori di football americano, sfasciavano cassonetti, vaneggiavano di assaltare la zona rossa che li separava dai capi del potere militare che ha in mano il mondo. L’avere avuto un morto, Giuliani, non conferisce di per sé alcuna patente di serietà o di valore ai “combattenti” sopravvissuti. Senza l’ala “militarista” dei no global, le responsabilità della polizia sarebbero apparse nitidamente. Così invece hanno potuto giocare sulla condanna degli “opposti eccessi”, come avviene da decenni. I vili della polizia l’hanno chiamata guerriglia in modo da poter credere e far credere di aver combattuto, in conformità con l’onore militare; e non di aver fatto gli squadristi, calpestando l’onore militare. I vili con la bandana, che hanno seguito i soliti pifferai, si sentono “veri e propri” “guerriglieri” (anzi, “guerriglieri-però-per-la-pace”) per giustificare il loro pecoronesco fare da spalla al sistema e permettergli di riprodurre il suo potere repressivo. Gli scontri per strada al G8 di Genova sono stati la solita farsa italiana esitata in tragedia. Non è stata una guerriglia; “poche macchie di sangue sulla veste buffonesca” (Lampedusa). E’ ottima cosa manifestare, purché con criterio: evitando di cadere nella trappola dello scontro “guerrigliero”. La tua pretenziosa “guerriglia” sta alla guerriglia vera che insanguina il mondo come la dieta per presentarsi in spiaggia sta alla fame di chi non ha da mangiare. E’ grazie anche ai bigotti di sinistra che non sanno quello che dicono parlando di guerriglia urbana, che rimaniamo sempre immobili, nello stesso stato di arretratezza politica. Tanta retorica bolsa, ma nessuna mobilitazione, dopo Genova, per avere anche in Italia una legge che preveda il reato di tortura, e l’identificabilità dei poliziotti mediante codici sulle uniformi nelle manifestazioni. I “guerriglieri” “veterani” della “Battaglia di Genova” potrebbero ricordare Giuliani e le vittime delle cariche, della Diaz e di Bolzaneto organizzando una campagna per avere anche in Italia il reato di tortura e l’identificabilità dei poliziotti alle manifestazioni. Ma forse gli va bene così.

La violenza indiretta è la violenza silenziosa tipica del potere ai tempi della democrazia formale. Non è limitata all’omicidio o alle lesioni. E’ la violenza di chi ha il coltello dalla parte del manico. Quando ci sono di mezzo interessi rilevanti, amministratori corrotti, politici corrotti, poliziotti corrotti, preti, magistrati corrotti possono abusare del proprio potere e impostare una situazione ricattatoria di dolo eventuale, certi che le persone cederanno: “Non ci importa che tu sia nel tuo buon diritto. Devi fare quello che vogliamo noi, altrimenti ti schiacciamo”. E pigiano l’acceleratore, sapendo che nella quasi totalità dei casi la gente si spaventa, si tira indietro e rinuncia al suo diritto. Qualche rara volta qualcuno resiste, e viene schiacciato. Poco male; gli stessi che hanno trasformato il potere istituzionale loro affidato in potere mafioso faranno presto ad addebitargli la colpa: chi non riconosce il superiore diritto che si crea con l’impugnare il coltello per il manico, è come chi pretenda di opporsi al coltello puntato impugnandolo dalla parte della lama: se l’è cercata. L’autista che marcia col suo automezzo contro il pedone per obbligarlo a spostarsi è anche la metafora di questa legge del più forte che il potere applica di continuo. L’omicidio indiretto è il modo di uccidere della borghesia mafiosa, o meglio del vasto generone mafioso che regge il Paese; il metodo per uccidere dei vili, degli ipocriti, degli opportunisti; quindi a volte è anche il modo di morire di chi è troppo pulito per il sistema. E’ una fattispecie che viene protetta in quanto legata all’esercizio del potere. L’autore di “Toghe rotte”, il Procuratore aggiunto di Torino Bruno Tinti, ad una conferenza ha spiegato che in altri paesi il potere ha formalmente stabilito un’organizzazione giudiziaria che gli assicura l’impunità; per il resto, cioè per la routine che riguarda il comune cittadino, il sistema giudiziario funziona; mentre in Italia l’impunità per i vari intoccabili viene ottenuta per via informale, mediante un’inefficienza e un lassismo giudiziario generalizzati (pilotato anche dai magistrati; ma questo Tinti non l’ha detto). “La legge è moscia per tutti” (che poi non è del tutto vero, perché la stessa “legge” con alcuni è di una ferocia bestiale). Deve essere moscia per tutti affinché non sia uguale per tutti. Per esempio, se incriminassero l’autista per colpa cosciente o dolo eventuale, poi sarebbe loro più difficile sottrarre alle sue responsabilità Spaccarotella, un caso con lampanti analogie, e più grave. Può darsi che l’autista stia beneficiando di questo sistema informale che assicura mani libere alle varie caste. Un beneficio di tipo epifenomenico, che ricade sulle spalle dei cittadini comuni. Ma se un autista facesse il bullo contro un potente che si parasse davanti al suo automezzo, e se per disgrazia o nell’esaltazione del momento lo uccidesse, il problema non sarebbe quello di spaccare il capello in quattro tra dolo eventuale e colpa cosciente; sarebbe se e quando l’omicida uscirebbe dal manicomio giudiziario di Aversa.

Quindi, mitb, sei in buona compagnia. Non solo i poliziotti sboccati quanto te e anche di più, ma anche politici, fini giuristi e commentatori, e di conseguenza anche parte dell’opinione pubblica, approverebbero le tue posizioni arroganti, superficiali e sguaiate, come princìpi autoevidenti. Manca invece su questo tema dell’omicidio indiretto una discussione pubblica civile e proporzionata alla sua importanza. Coloro che lo liquidano come fai tu, berciando insulti alla vittima e a chi tenta di parlarne, possono contare inoltre sul sostegno di quello che si vuole sia il maggior tribunale morale: la Chiesa. Nel suo catechismo ufficiale, spiegando il V Comandamento, “Non uccidere”, la Chiesa stabilisce che Dio quando ha imposto di non uccidere si riferiva solo ad alcuni atti, particolarmente gravi, e non ad altri. Secondo il catechismo Dio non si riferiva all’omicidio colposo, e questo può essere comprensibile; si riferiva all’aborto, e questa appare come una forzatura, perché l’aborto è una di quelle cose che hanno la proprietà di non avere analoghi: di non essere riconducibili ad altri oggetti o atti, data la natura particolare e unica dell’embrione o del feto, che non sono semplici tessuti, ma neppure piene persone, costituendo il passaggio dal biologico all’umano. Forse ciò cui un aborto assomiglia di più è un’amputazione. E’ innegabile che l’aborto pone problemi etici, ma equiparare le donne che abortiscono a delle assassine appare errato e ingiusto. Se per l’aborto il catechismo della Chiesa pone una soglia dell’omicidio artificiosamente bassa, e inventa un’analogia con l’omicidio volontario della persona formata, lo stesso catechismo per l’omicidio indiretto pone una soglia infinitamente alta, e qualsiasi connessione con l’omicidio volontario viene arbitrariamente soppressa. Il catechismo sostiene infatti che la proibizione del V Comandamento è limitata all’omicidio “diretto e volontario”. Si elimina dal precetto divino fondamentale la categoria enormemente importante dell’omicidio indiretto, una delle maggiori forme di male del mondo moderno. I giuristi ci insegnano che il dolo eventuale può in alcuni casi essere non meno grave dell’omicidio volontario. Invece secondo la Chiesa un Dio sbadato non proibisce come peccato mortale l’omicidio che, commesso accettando la possibilità di trasgredire il V Comandamento, sia fisicamente o moralmente mimetizzato da colpa o da incidente incolpevole. Si crea un Dio un po’ troppo a immagine e somiglianza dell’uomo. Un Dio onnisciente viene trasformato in un pensionato sempliciotto e debole di vista; un Dio buono in un dittatore, che è severissimo con le donne che si trovino nel tormento del conflitto con la loro gravidanza mentre legifera spregiudicatamente a favore dei potenti e dei prepotenti. Abbiamo un politico, Berlusconi, che ripete di essere simile a Gesù, e ne avremo ancora di leader politici che scoprono di avere affinità col Padreterno. Tanto più se si fa figurare che Colui che ha fatto l’universo ha presentato a Mosè sul Sinai Tavole della legge truccate, come colui che ha fatto “Milano 2” trucca a Palazzo Chigi le leggi dei codici.

Ho chiesto pubblicamente al teologo che ha compilato il catechismo, e che nel frattempo è divenuto Papa, di spiegare questa singolare posizione sull’omicidio indiretto; gliel’ho chiesto in occasione di una protesta dove si asseriva che gli sarebbe stata negata la libertà di discussione accademica alla Sapienza, perché alcuni professori hanno espresso critiche sulla scelta del rettore di fargli tenere proprio la lezione che segna l’inizio dell’anno accademico; il Papa avrebbe dovuto parlare della pena di morte (“Professor Ratzinger, qual è la definizione di omicidio?“). Non ho ricevuto risposta. Non pretendo naturalmente che mi risponda il Pontefice in persona; mi basterebbe uno qualsiasi dei tanti moralisti cattolici, o l’ultimo curato. Credo che prima o poi la risposta arriverà, speriamo dotta e mite come si conviene a degli uomini che predicano il dialogo in nome di quel Dio del quale editano i Comandamenti. Per ora è arrivato, su questo blog, il laico commento di mitb: quanto sollevo ammonta a “una cagata colossale”. Gli aspetti teologici, filosofici e pastorali verranno dopo.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia

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28 gennaio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di M. Pasciuti “Atac, a Roma microfoni sui bus contro i crimini. “A rischio la privacy” “

L’articolo di TIME “Eyes And Ears Of The Nation” “Occhi e orecchi della nazione” (A. Ripley, 27 giu 2004) spiega come in USA gli autisti di autobus siano usati dai servizi come “empowered civilians” per avere sulle strade una rete di informatori; ufficialmente in funzione antiterrorismo. Da noi forse si vuole introdurre l’idea di quanto è meraviglioso che si usino anche i mezzi pubblici per tenerci monitorati. D’accordo sulla sicurezza, ma appare che agli autisti vada bene controllare, ma non essere controllati; e che almeno finora questa sia stata anche la tendenza di chi decide queste cose. E’ possibile che si voglia proseguire su questa linea, accoppiando necessità di sicurezza e privacy dei lavoratori. Mentre gli autisti non andrebbero esclusi dai controlli. Posso testimoniare come in Italia da anni gli autisti di bus e pullman vengono anche usati per operazioni di stalking e provocazione, probabilmente giocando sul solito equivoco della “sicurezza”. E come esibiscano l’appoggio delle forze di polizia e di quegli altri dipendenti pubblici che corrispondono alla funzione di magistrato. Ci si può immaginare cosa può fare da noi un raccomandato che sa solo guidare e che quanto a coscienza civile fa apparire al confronto il poliziotto, CC o vigile medio come un colto e pensoso umanista, se chi deve sanzionarne le infrazioni e gli abusi lo fa agire da “empowered civilian” al volante di un mezzo pesante.

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28 febbraio 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post “Roma: bus investe e uccide giovane ma riparte. Autista: ‘Non me ne sono accorto’ “

Gli autisti di autobus sono esposti a automobilisti prepotenti, portoghesi aggressivi, teppisti e facinorosi; questo si sa e viene riportato dai media. Ciò che non viene reso noto è che d’altro canto in questo paese di fascisti e piduisti gli autisti, in genere raccomandati, vengono utilizzati per gesti di intimidazione verso cittadini scomodi mediante i mezzi pesanti che guidano. Molti di loro si sentono i piloti di un elicottero Apache o di un Warthog A-10 in missione antiguerriglia verso i pedoni sulle strisce o i pacifici automobilisti che la Mamma dice di tenere sotto costante avviso di stare attenti a come si muovono. La combinazione tra da un lato gli atti di inciviltà che subiscono, e dall’altro l’atmosfera di incoraggiamento e le spalle coperte per i reati che non pochi di loro sistematicamente commettono su mandato, può portare a incidenti, anche mortali. Se il pilota, voglio dire l’autista, che ha investito il ragazzo dopo una lite nella piazza centrale di Roma, ha qualche responsabilità di carattere doloso può stare abbastanza tranquillo, perché in un porto le cui nebbie hanno inghiottito interi bastimenti un bus non farà fatica a scomparire, per essere poi restituito innocente come il trenino che porta in giro i bambini a Villa Borghese.

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20 aprile 2015

Blog de Il Fatto

Commento al post di D. Balotta “Roma, sciopero ‘selvaggio’ di bus e metro. Se a guidare quel treno fosse stato un esodato?”

Alla distinzione tra “lavoratori” e “padroni” oggi con l’ideologia liberista se ne è sovrapposta un’altra, trasversale: quella tra chi agisce secondo il calcolo degli interessi e chi agisce, all’antica, secondo decenza, cioè rispettando il prossimo. Gli autisti dei mezzi pubblici, spesso raccomandati, mostrano di agire secondo il calcolo del proprio tornaconto, senza scrupoli morali, non diversamente dai “padroni”; ai quali finiscono per assomigliare, in piccolo, nel farsi i propri interessi a danno delle persone comuni. Avendo gli autisti adottato il criterio amorale degli sfruttatori, il “mors tua vita mea”, occorre liberarsi della figura romantica del tranviere brava persona: non va riconosciuta agli autisti alcuna simpatia umana per un presunto “sfruttamento”. Anche per questa loro grettezza, andremo comunque verso forme di privatizzazione, cioè trasporti più cari e modellati sugli interessi di chi li gestisce. Si deve invece chiedere che, tra gli interessi di parte dei poteri economici e politici e quelli dei loro piccoli imitatori al volante, il servizio di trasporto pubblico non venga ulteriormente degradato.

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28 gennaio 2017

Blog de Il Fatto

Commento al post di V. Bisbiglia “Parentopoli Atac Roma, 150 a rischio licenziamento: “Privi di requisiti” Sindacati: “Responsabilità di altri” “

Adesso abbiamo anche i raccomandati a loro insaputa. Con la differenza che dare del corrotto ai politici fa parte del discorso permesso, ma pochi hanno il coraggio di riconoscere il carico di corruzione, i guasti alla vita civile, generati dalle congreghe di clientes che hanno avuto il posto di autista o di spazzino.