La forma e il metodo

19 febbraio 2020

15 febbraio 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post “Omicidio Marco Vannini, il procuratore di Civitavecchia: “Effettuati tutti i rilievi. La Cassazione ci ha dato ragione”

Certi magistrati nel favorire una delle parti fanno come quei macellai che tolgono il grasso dalle fettine muovendo il coltello con gesti ampi e generosi, ma in realtà badano a lasciarne più del dovuto.

Il libro del giudice G. Salvini “La maledizione di Piazza Fontana” (Chiarelettere, 2019) mostra che non pochi magistrati – per non parlare delle forze di polizia – si comportano come se stessero dalla parte degli assassini. La gente si indigna per il poco che affiora, e non sa quali infamie stanno dietro a pose altere.

Da adolescente come a Marco mi piaceva il volo. Mi colpì, sfogliando riviste specializzate, la meticolosità con la quale in aeronautica, che da ragazzi ci si immagina basata sullo sprezzo del pericolo e la baldanza, vengono riportati gli incidenti, per evitare che si ripetano. Chi conosce quello che non affiora della medicina sa quanto dietro a pose scientifiche si operi in maniera opposta allo ‘aviation model’, su basi arbitrarie o fittizie, e perpetuando pratiche dannose*.

Quelli che dicono che in diritto la forma è sostanza spesso trascurano quanto è sostanza il metodo. Un omaggio a Marco sarebbe redarre e aggiornare protocolli specifici da applicare immediatamente nelle indagini giudiziarie su reati gravi nei quali siano coinvolti soggetti legati alle polizie o ai servizi. Sulla base degli errori e degli “errori” precedenti.

*Applying aviation safety to healthcare. Aviation safety – a willingness to learn from mistakes. BMJ,2019.

§  §  §

24 marzo 2020

Blog de Il Fatto

Commento al post di G. Amendola “Coronavirus, chi non rispetta le regole paga solo una piccola multa. E per me è davvero assurdo”

Gianfranco Amendola dà un esempio del cattivo rapporto forma/metodo, di quella esaltazione della forma e avvilimento del metodo, dello “scolasticismo di strada” che caratterizza il pensiero e i provvedimenti di tanti magistrati e giuristi. Se l’epidemia di Coronavirus è quella che si dice sia, e se le misure di segregazione in casa dell’intera popolazione hanno l’efficacia che si dice abbiano, il suo zelo nel chiedere inasprimenti della carcerazione di massa potrebbe avere un senso. Se. Prima di appiccare il fuoco a libertà e necessità basilari come quella di muoversi all’aperto un giurista dovrebbe essere sicuro di poggiare su premesse solide. Soprattutto quando ci sono incertezze e anomalie, come quella di un virus “saltatorio”, dipinto come contagiosissimo ma limitato a focolai; o che uccide prevalentemente chi sta già morendo; o che non si sa bene come venga diagnosticato quale causa primaria di morte; o che mentre alcune infezioni endemiche di sicuro killer diffusi e temibili vengono minimizzate, quelle batteriche ospedaliere, viene tanto propagandato da costituire in primo luogo un’epidemia mediatica; o che appare avere addentellati con interessi bellicosi di poteri planetari, economici e geopolitici; o che può causare con le misure draconiane prese in suo nome regressi e danni sociali immani, causa a loro volta di dolore, malattie e morte. Si può anche ricorrere alle torce e bruciare ciò che è prezioso, ciò che è sacro; ma bisogna sapere cosa si sta facendo.

@ Mattia 88. Abito a Brescia, dove ne ho viste da vicino e studiate diverse sulla medicina. E’ per questo che ho potuto prevedere che “la Leonessa” avrebbe assunto un ruolo centrale; come è avvenuto in questa strana pandemia a macchia di leopardo. L’allarmismo è giustificato. Non è esagerato ma male orientato: considera solo quelle macchinette molecolari che sono i virus e sottovaluta la malignità e la stupidità umane.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: