”Quo vado”: risate liberiste

19 gennaio 2016

8 gennaio 2016

Appello al popolo

Sviluppato da un commento censurato al post di N. Di Monte “”Quo vado? Checco Zalone  il vero ‘cinema per famiglie’ ” su Il Fatto Quotidiano del 7 gennaio 2016

Dal blog menici60d15.wordpress.com

Film Quo vado (2016). Checco Zalone. Regia G. Nunziante. Produzione e distribuzione Medusa.

Valore artistico: positivo. Si ride.
Valore sociale: negativo.

Il film irride il “posto fisso” ora che il liberismo lo sta eliminando. Ma il “privilegio” (così nel film) dell’occupazione sicura, statale o privata, anche modesta, non è necessariamente disonesto; mentre dà la prospettiva di condurre una vita normale. Prospettiva che è una forma di retribuzione, essendo quantificabile in denaro secondo gli economisti. La medesima satira sarebbe stata lodevole ai tempi nei quali infuriava il parassitismo clientelare; oggi è un proseguimento del servilismo, un adeguarsi alla mutata volontà padronale.

La pellicola porta all’estremo l’ormai trita estetizzazione dello scarso senso civico degli italiani. I difetti veri e gravi dell’italiano vengono abbelliti e resi simpatici. Potenti non migliori di noi ci incoraggiano a rimanere così, meritevoli di essere additati e quindi asserviti, e ricattabili. Vi è assenza di etica pubblica: le scelte lavorative del protagonista sono guidate esclusivamente da intimi interessi personali. La concezione che esista un interesse pubblico comune, che è conveniente mettere in conto e rispettare, viene considerata solo per essere presa in giro.

Nel film si mostra come sostituire l’etica pubblica con il sentimentalismo preconfezionato, funzionale al business. E si mostra uno dei nuovi frutti di questa tradizionale operazione: la medicalizzazione della povertà (e del disagio sociale). L’elevata mortalità dei bambini del terzo mondo è da povertà, causata dallo sfruttamento dei paesi ricchi, piuttosto che da mancanza di medicine. Si avverte un sapore clericale. Tra i tanti articoli di elogio che “Il Fatto Quotidiano” ha dedicato al film, uno di F.A. Grana sostiene che Zalone e papa Bergoglio “la pensano allo stesso modo”.

Accattivante e a tratti divertente, il film è conforme alle cupe posizioni anti-repubblicane che accomunano i vari poteri che controllano il Paese e le loro facciate politiche. Imposto da una distribuzione massiccia nelle sale, sta battendo record di incassi. E’ sostenuto da una celebrazione mediatica bipartisan che lo presenta come un imperdibile capolavoro. L’evento così creato contribuisce a propagandare un modello culturale decadente, accettato tafazzianamente da tanti. Un modello che affossa ancora di più l’italiano medio proprio nelle posizioni dalle quali dovrebbe uscire per ottenere tranquillità e benessere.

Zalone glorifica un suddito ignorante ma convinto di essere nel giusto e furbo; perenne precario; alieno, a suo stesso danno, da spirito di responsabilità sociale, che sostituisce con pretese di altruismo, pilotate dal marketing. Come gli scatoloni di farmaci per i bambini malati; che più che per i “negvetti” (Sordi, I Nuovi Mostri) nella realtà saranno per i figli dei cozzaloni bianchi.

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@ MD75. Quello che non viene criticato, ma viene incoraggiato, è l’atteggiamento individualista e insieme politicamente passivo che rende particolarmente vulnerabili al liberismo, che infatti in Italia ha assunto una forma particolarmente predatoria. Sono decenni che con la scusa di “mettere in luce i difetti degli italiani” – come se non li conoscessimo – li si condona ridendoci su. E ora si sorride benevolmente anche sul proprio sfruttamento. Nel film la terminator di Stato finisce per licenziare anche l’ultimo degli oltre 1400 che ha messo in mezzo a una strada con un assegno in mano e contemporaneamente viene redenta dai giochi della Provvidenza. Torna così ripulita e stimata al calduccio del ministero; come parte del generale lieto fine: tutti sono contenti, tutto va bene. Ma ormai è “dietrologia” anche lo smettere di ridere, e riflettere per cinque minuti, su Checco Zalone …

@ MD75. Zalone è pretesco, sfotte e assolve tutti i personaggi. Quelli di potere e quello che interpreta, che non è migliore.

@ Simone Garilli. La positività la vede lei. Altri hanno già giudicato “triste” il film. Fare passare davanti alla fila al supermercato se si hanno poche cose è una elementare cortesia; se non viene fatto, si può pensare di avere a che fare con una persona rozza; o che ha fretta per ragioni sue, da rispettare; ma non che ci sia stato tolto un diritto che si può reclamare in nome dell’educazione. L’educazione impone anche tolleranza e di non stare sempre a baccagliare. L’importante è la decenza, le regole certe, chiare e semplici, il non scavalcare mai nessuno; non obblighi di tortuosi codici cavallereschi più o meno arbitrari. Questa attenzione puntigliosa e polemica al supererogatorio, a un presunto essere chiamati a una sensibilità superiore, che sarebbe attestata da piccoli gesti (ma che sparisce quando gli interessi sono rilevanti…), permette di trascurare l’essenziale; di scendere, come mai dovrebbe accadere, sotto la decenza e praticare il cinismo.

Da giovane non mi piacevano le analisi sociologiche e di costume dei sedicenti comunisti, a base di Grundrisse e Lukacs, volte a dimostrare che qualsiasi inezia era tutto un attacco alla classe operaia; né parimenti oggi le analisi come le sue, che vogliono dimostrare che le burlette, più o meno argute, ma in generale degradanti e volte a indottrinare, delle quali Mediaset ci inonda abbiano un profondo valore sociale positivo. Il guaio è che molti dei severi PCI di ieri sono diventati soci della buffoneria Mediaset di oggi. Così io, che non sono mai stato comunista, finisco col rimpiangere quei pochi tra i catoni, comunisti, o di qualsiasi altro colore, democristiani, anarchici, conservatori, che erano sinceri e dicevano cose che oggi andrebbero ripetute.

@ Matteo. Grazie Matteo. Leggerti mentre si discute di orgoglio tamarro è come sentire il “La” di un diapason mentre si accorda uno strumento.

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27 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Gianni “Disabilità, perché lo spot di Zalone non mi fa ridere”

Con la retorica dell’antiretorica, Zalone aiuta un messaggio culturale pernicioso: che il finanziare “la ricerca“ permetta di prevedere a breve future cure. E’ la versione attuale della dottrina di Vannevar Bush sulla messa a reddito della ricerca di base. Strumentalizzando il sano impulso di aiutare bambini malati, si favorisce lo sviluppo di farmaci lucrosi, approvati sull’onda dell’emotività calpestando l’evidenza scientifica. In USA il Sarepta, “an elegant placebo” da 300000$/anno per la m. di Duchenne è stato appena approvato contro il parere degli esperti; presentando bambini in carrozzella e uno studio scadente del quale ora si chiede il ritiro come viziato. I bambini resteranno malati, e potranno subire danni dalle nuove terapie; le risorse per l’assistenza possibile per loro e per chi è affetto da altre malattie rare o comuni verranno distolte a favore di prodotti fraudolenti. Le possibilità della scoperta autentica di cure per le future generazioni tramite ricerca seria verranno bloccate da questa ricerca affrettata basata sul marketing e orientata al profitto.

Il marketing biomedico fa un ampio uso di appelli alla solidarietà umana. Es. si lanciano nuove “malattie” sostenendo di voler “togliere lo stigma”. Una satira di questo genere di retorica è in “Cado dalle nubi”: la canzone dove Zalone difende e compatisce gli omosessuali per la loro “malattia”. E’ un peccato che un artista di talento si metta al servizio di ciò che come pochi saprebbe smascherare.

@ Stefano B. Certo che ci pagano. A carriolate. Come hai fatto a capirlo? Vorrei cederti parte di quello che ricevo, o anche tutto, da dividere coi tuoi colleghi, ma so che gente della tua intelligenza e sensibilità non si lascia nè sviare nè corrompere. Per favore, non dire nulla all’ordine dei medici o ai NAS, o ad altri difensori dei benefattori medici dell’umanità, altrimenti passo un guaio.

@ Fabio62. Il mio è un discorso generale. Al quale la SMA non appare fare eccezione. Mi informi lei per favore sulla “storia” dei futuri successi. Perché una casa farmaceutica che ha grandi mezzi, e prospettive di guadagno stratosferiche a sentire ciò che promette, che firma accordi milionari sul futuro sfruttamento del farmaco, dovrebbe chiedere denaro al pubblico con degli spot per finanziare le sue ricerche sui suoi imminenti successi? Proprio su un fronte dove si starebbero ottenendo vittorie? E’ un controsenso sul piano economico ed etico. In genere ciò si fa per creare consenso, col quale supplire al merito. Io non vedo studi adeguati che convalidino i miracoli promessi. Può indicarmeli? (Gli studi, non la pagina dell’associazione che, come nel caso USA citato, spinge a favore del business). Vedo invece la solita tecnica di introduzione di nuovi prodotti, per asseverazione tramite propaganda anziché tramite presentazione di validi dati scientifici. I successi scientifici non sono prevedibili su basi storiche di avanzamento della ricerca. I business speculativi invece si.

29 settembre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di L. Bizzarri “Checco Zalone, bene l’ironia ma i disabili non sono dei privilegiati”

L’ironia è stata riconosciuta come uno dei 4 tropi retorici fondamentali nel ‘700 da GB Vico. In quegli stessi anni Swift mostrò come usare il cinismo satirico a fini moralistici con la “Modesta proposta”. Ma per molti la trovata che Zalone gli scodella è una novità; e si esaltano, come quei verginoni che scoperto il sesso a 40 anni si mettono a spiegarne le delizie agli altri. Lo spot adula, facendolo sentire intelligente e sensibile, lo spettatore medio; che in cambio accetta l’effetto Carosello, cioè di confondere il valore estetico ed etico del siparietto con il valore di ciò che si vuole vendere. La finalità dello spot è di educare il pubblico ad appoggiare nuovi costosissimi farmaci; oggi uno per la SMA per il quale gli analisti prevedono un fatturato di 0.47 miliardi di $ nel 2023. Nell’ambito dell’operazione più ampia sui farmaci per le malattie rare, che si prevede avranno una crescita di fatturato del 12% composto annuo. In USA si sta discutendo preoccupati di tale operazione, che si basa da un lato sull’abbassamento dei criteri di approvazione e dall’altro sul coinvolgimento emotivo di malati e pubblico; una ricetta che ha già cominciato a far immettere prodotti inefficaci e che prosciugano risorse. I due ingredienti principali sono la corruzione delle classi dirigenti e l’ignoranza presuntuosa del pubblico; l’Italia, un popolo di fini intellettuali governato da integerrimi politici, è quindi al sicuro.

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12 ottobre 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di R. La Cara “Famiglie SMA: “Grazie a Checco Zalone raccolti 250mila euro per campagna contro l’atrofia muscolare spinale”

Censurato

I poveretti che non comprendono la grandezza morale dello spot, gli infelici ai quali è precluso lo stato di godimento estetico continuato dato dall’immane capolavoro zaloniano, si crogiolino in basse considerazioni degne della loro condizione. La campagna, ora camuffata da raccolta fondi per l’assistenza medica e sociale, è a sostegno dell’introduzione di un farmaco:

“La tradizionale campagna di raccolta fondi nazionale, che si svolgerà dal 24 settembre all’8 ottobre, acquista oggi un significato tutto particolare: sarà infatti tutta concentrata sul raggiungimento di questo obiettivo di supporto alla distribuzione del farmaco.” (F. Lozito. Avvenire, 7 set 2016).

Farmaco che fatturerà, prevedono gli analisti, 470 milioni di $/anno. Perché – direbbe Franti – farmaci “ultra-scientifici” invece di imporsi da soli sono spinti con argomenti emotivi? Gli inferiori non smossi da questo spot rivolto a persone colte e civili maligneranno che i farmaci che invece che con il solo processo scientifico onesto e adeguato vengono introdotti con l’appoggio della propaganda non funzionano. In USA c’è un’altra lucrosa terapia genica, per la distrofia muscolare, la cui approvazione è stata forzata con gli spot; e che una mutua privata si sta rifiutando di rimborsare come “not medically necessary”. A fare le spese di questo genere di “scienza” – secondo i perbenisti piccolo borghesi – saranno i bambini affetti, le famiglie e tutti gli altri malati, ai quali verranno così sottratte risorse.

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