Resistenza agli antibiotici e fattore Veblen

13 dicembre 2013

10 dicembre 2013

Blog de Il Fatto

Commento al post di  A. Bellelli “Batteriofagi, una nuova possibilità terapeutica?”

“La resistenza agli antibiotici … è una minaccia molto grave: si potrebbero scatenare nuove epidemie di dimensioni oggi dimenticate, come le pesti del medio evo. ( A. Bellelli, Batteri resistenti agli antibiotici: un allarme globale. Il Fatto, 2 dic 2013. [Nota: la peste intorno al 1350 uccise un terzo della popolazione europea]. Paura. Ma: “Batteriofagi, una nuova possibilità terapeutica?” (A. Bellelli, Il Fatto 10 dic 2013). Speranza.

Mi chiedo se anche la resistenza batterica ai fagi non dovrebbe allora essere una preoccupazione; ma pare che no, secondo l’opinione chi si occupa di questo nuovo, o meglio rinnovato, prodotto (Ormala AM, Jalasvuori M. Batteriophage, 2013. 3: e24219). I batteriofagi potrebbero anche causare la rapida diffusione, non-darwiniana, della resistenza batterica agli antibiotici.

Mi sembra che il discorso scientifico sui media non tenga sufficientemente conto di quello che chiamerei il fattore Veblen, dal nome dell’economista che lo descrisse; cioè che l’interesse economico su un prodotto non coincide con l’interesse alla qualità del prodotto, e può a volte preferire l’inefficienza e l’obsolescenza; a danno degli interessi della domanda, in questo caso i pazienti. Prima di tuffarsi in nuovi meandri e nuovi prodotti (e ulteriori costi), si dovrebbe assicurare un uso razionale, onesto e responsabile di questa importante classe di farmaci.

Francesco Pansera

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9 febbraio 2014

Blog de Il Fatto

Commento al post di F. Sylos Labini “Cosa c’è di così speciale nella ricerca?”

Per F. Sylos Labini occorre una crescita economica di tipo esponenziale; che non può derivare che dal progresso tecnico, tramite ““reazioni a catena positive””. Ma come si vive in un mondo sottoposto a questa crescita esponenziale? E quali sono concretamente, gli effetti sulle persone delle “”chain reactions”” innescate e sostenute dal progresso tecnico? Forse qualcuno dovrebbe, sulla falsariga di “”Flatland”” di Abbott, descrivere come si vivrebbe in un mondo esponenziale. Nel frattempo si può leggere “”Cascade effects of medical technology””, Deyo RA; Annu Rev Public Health 2002. 23:23. Nella attuale medicina tecnologica sussiste quanto Sylos Labini auspica. All’effetto moltiplicativo della ricerca tecnologica la medicina deve larga parte della sua brillante crescita economica. Un caso esemplare di quanto Sylos Labini teorizza, nel quale in effetti la medicina è divenuta una locomotiva trainante dell’economia.

Deyo mostra come nella clinica tale tipo di crescita si traduce in interventi a catena che possono portare una persona da uno stato di buona salute a quello di un relitto sul tavolo settorio. Tali effetti a catena basati sulla ricerca scientifica mentre sono desiderabili per la salute dell’economia sono calamitosi per la salute dei pazienti; anzi delle persone, perché tali pratiche hanno da tempo invaso il campo delle persone sane. L’autore invita a evitarli, e a riconoscere che, anche per la ricerca biomedica, ““more is not the same as better“”.

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@ Sergio Camiz. La sua deduzione è errata. Essere contro le truffe che si avvalgono della ricerca scientifica non ““implica”” che si è contro al progresso (al contrario). Chiedere che la ricerca non venga prostituita al profitto non ““implica”” vagheggiare paradisi terrestri. Il suo commento è un esempio dell’indotto, o del codazzo, generati dalla cattiva ricerca.

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@ Sergio Camiz. Dalla consuetudine con ricercatori sciocchi e ruffiani.

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@ Andrea Bellelli. Questi asseriti risparmi grazie alla ricerca sono un po’ come “”regalare un fischietto e chiedere in cambio un pianoforte”” (Camilleri). La spesa per il trattamento dell’ulcera peptica è stata aumentata dalla ricerca più di quanto non sia stata ridotta. Si è espanso il mercato allargando la nosologia con nuove necessità terapeutiche più o meno inventate o distorte, come il reflusso GE e i suoi presunti rapporti col cancro. Il secondo farmaco più venduto in USA nel 2013, l’antiulcera Nexium, viaggia a 6135 mln $/anno. Giudicato ““il simbolo di tutto ciò che è sbagliato nell’industria farmaceutica”” è il risultato di manipolazioni della ricerca, sia a livello biochimico che epidemiologico, per aumentare i prezzi senza reale giustificazione. E’ una molecola che dà dipendenza. Sovraprescritta, è ben inserita nella reazione a catena espansiva iatrogena: si usa per malattie o sintomi causati da farmaci gastrolesivi, e a sua volta può causare, tra l’altro, intolleranze alimentari e osteoporosi.

La ricerca è in grado di produrre riduzioni del mercato; ma questa sua capacità è considerata alla stregua di un atto eversivo; o almeno, di un reato contro l’economia. Il trend segue il modello esponenziale indicato da Sylos Labini; modello che però, essendo basato in parte non trascurabile su manipolazioni piuttosto che su scienza autentica, necessita di attenzioni e finanziamenti diversi da quelli che occorrono a una scienza onesta.

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