La liceità della corruzione incrociata

5 ottobre 2012

5 ottobre 2012

Blog de Il Fatto”

Commento al post “Cassazione: “La raccomandazione non è reato se viene dall’esterno” ” del 4 ottobre 2012

La mafia è anche un alibi. Si parla di mafia come di una invincibile divinità infera, ma viene vista con indulgenza la raccomandazione,. E’ scusata e favorita, eppure è uno degli elementi base delle pratiche mafiosoidi. L’effetto cumulativo delle innumerevoli raccomandazioni appare essere non inferiore a quello della mafia nel plasmare e condizionare negativamente il Paese. La raccomandazione dovrebbe essere riconosciuta come un atto illecito in sé, senza tanti arzigogoli.

Una fiaba rumena racconta di due celebri furboni finiti all’inferno. I diavoli li fecero sedere con altri peccatori a una tavola e servirono una appetitosa minestra. I cucchiai però erano lunghi un metro. I diavoli assistevano sghignazzando ai tentativi dei dannati di mangiare la minestra fumante con quelle specie di pale. Ma i due furboni cominciarono a imboccarsi a vicenda. E fecero piazza pulita dei piatti, lasciando scornati i diavoli. La sentenza della Cassazione indurrà lo stesso comportamento; o meglio un’ancora maggiore certezza di impunità per atti che sono routine: il sindaco di x sistema il protetto del direttore della ASL y, e questi a sua volta favorisce il cliente del sindaco. Sono ovviamente possibili triangolazioni più estese. Per ovviare ai limiti del baratto gli amministratori pubblici potrebbero creare una stanza di compensazione centrale, con filiali locali, e una unità di conto, una moneta.

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