Dove vai se la non-complementarietà non ce l’hai?

22 marzo 2011

Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “Qualche domanda sul caso Libia” del 22 mar 2011

“Risponda alla domanda”
Gassman pregiudicato anarchico all’ufficiale austriaco in “la Grande guerra”

“Potere che mette tutto e tutti insieme, che intesse tutto. Che assimila tutto. Anche l’opposizione, anche la contestazione”
Sciascia

Si. No. No. No. Così risponderei, nella maniera meno lontana da ciò che penso, se mi torcessero un braccio dietro la schiena per farmi rispondere. Il prof. Giannuli, forse più come sperimentatore che come storico, pone sull’intervento militare in Libia 4 domande alle quali bisogna rispondere solo con un sì o con un no; a dire il vero domande così chiuse e “loaded” da distruggere informazione invece di produrne (es. una delle opzioni è ”sono contrario perché è solo una montatura dei servizi”; come se il ragionamento semplicistico fosse presente solo tra i contrari). Il principio del terzo escluso, che in matematica e in logica dà risultati fenomenali, in politica e in etica può divenire un fattore di confusione, o un fattore di mistificazione quando viene tradotto nella semantica bene/male.

E’ una delle grandi scotomizzazioni culturali del pensiero unico non considerare che i sistemi complessi, non riducibili a sistemi di variabili, ma riducibili in linea di principio a sistemi di vettori, cioè a sistemi composti da insiemi ordinati e inscindibili di variabili, sono la norma in campi come la politica (o la biologia). In tali sistemi non ha senso dire se una singola variabile è in sé un bene o un male, se non si considera l’intero vettore del quale fa parte, e le conseguenze della variazione del vettore. Vettore che spesso non conosciamo, non ci curiamo di conoscere, e anzi rifiutiamo scocciati di considerare.

La penosa sinistra parlamentare italiana abbraccia invece la visione binaria amico/nemico, psicologicamente robusta, propria dei fascisti. Un grande teorico della complessità, Wiener, scienziato di altissimo livello, dopo un rapporto della CIA divenne inviso al governo USA; perché la sua teoria aveva, come è stato scritto, “una spiacevole sfumatura di rosso” che “minava il modo di pensare americano”.Wiener è uno di quelli che non sono militanti di sinistra ma dicono cose di sinistra. Fu emarginato rispetto all’importanza della sua produzione; in Italia, dove è prassi inneggiare a Che Guevara e servire Licio Gelli, a un simile curioso soggetto sarebbe andata anche peggio.

Nei sistemi complessi si riscontra la non-complementarietà: se c’è un male, un nemico, un cattivo, non è detto che le persone o gli interventi che vi si oppongono siano invece il bene, un amico, un buono:

Il PM Nicastro come assessore alla sanità: la non complementarietà tra magistrati e tangentisti
https://menici60d15.wordpress.com/2010/02/27/1322/ (par. 13)

Ciò vale per il cancro (v. link sopra), per Gheddafi, l’imperialismo USA e occidentale, il comunismo, la mafia, il terrorismo, i Borboni, il fascismo, i tangentisti, Berlusconi, etc: si può essere contro essendo non-complementari, rappresentando cioè non la scelta giusta, ma un altro male, spesso in rapporto non di opposizione ma di competizione col male riconosciuto.

Si può accusare tale approccio “sistemico” di portare verso l’astratto e l’inconcludente; a me sembra, l’attuale elettroencefalogramma intellettuale della sinistra parlamentare lo conferma, che sia il giochino dei media “rispondete alla seguente domanda con un sì o con un no” a fare girare in tondo. Per capire il mondo servirebbe saper usare l’algebra lineare (e forse chi comanda si serve per le sue decisioni di analisti che la utilizzano); o forse non è indispensabile: ricordo una scritta su un banco del liceo, anni ’70, che epitomizza il concetto, sia pure in maniera faziosa, rozza e approssimativa: “I padroni leggono il Lama-sutra, 100 modi diversi di inc… la classe operaia”. La non-complementarietà, che, cibernetica a parte, è una elementare e imprescindibile regola euristica derivante dalla conoscenza del mondo e della sua storia, non dovrebbe mancare, nella sua forma esplicita, nel necessaire del blogger d’assalto; o nell’armamentario di chi voglia pensare per conto suo, senza comprare il dissenso di rosticceria, già cotto.

Questo caso mostra bene il punto. Se il prof. Giannuli dice che attaccare la Libia è il male minore, non si può scartare con leggerezza questa tesi. Ma sono perplesso. Di cosa sta avvenendo in Libia non so nulla, e attendo lumi dagli esperti; mi chiedo se possano avere qualche rilevanza tesi come quelle del libro di C. Palermo, “Il Quarto livello”, che descrive il longevo dittatore Gheddafi, fino a ieri tazza e cucchiara con i governanti italiani, come facente parte di una rete massonica che unisce leader arabi a quelli occidentali, e si occupa di dominare le masse, sia in Occidente che nei paesi arabi. Mi chiedo se, al di là degli aspetti di colore su sufi e templari, la contrapposizione prima stia davvero tra Occidente e Islam oppure, come al solito, la contrapposizione orizzontale maschera quella verticale, più forte, tra chi sta sopra e chi sta sotto. Non si capisce dunque se bisogna essere solo contro Gheddafi, o temere una Santa alleanza che al di là delle lotte intestine è una forza di oppressione dei popoli. L’attacco alla Libia potrebbe essere un assestamento interno a un vettore, anziché uno scontro tra Crociati e Infedeli.

Intanto ci macchiamo le mani di sangue innocente obbedendo agli ordini e agli interessi del potere; solleviamo odio, giustificato, e fanatismo verso di noi; accentueremo la sottomissione e lo sfruttamento dell’Africa rispetto a noi, e degraderemo ulteriormente il nostro tessuto sociale con la conseguente immigrazione forzata; ci procuriamo un aumento del costo della benzina, riscaldamento, luce etc.; un sistema che genera precarietà e guerra si rafforzerà. Non intervenendo, o meglio non aggregandoci come banderuole all’intervento, possono darsi altri effetti negativi, e protestando contro la guerra si possono favorire altri poteri che non sono neanche loro il Bene. Riconosciuta la complessa rete di relazioni comunque a noi svantaggiosa, invece di rispondere con movimenti del capo a domande sulle singole carte, per quanto vistose, che una a una ci vengono presentate, forse dovremmo aprire bocca e contestare il mazzo, il gioco e il banco.

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Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “Il commento al nostro mini-questionario” del 27 mar 2011

28 marzo 2011 alle 17:49

“Vivere delle rinnovabili di altri paesi?

Se il Mediterraneo diverrà un’area di cooperazione o di scontro nel 21° secolo sarà di importanza strategica per la nostra sicurezza comune. J Fisher, Ministro degli esteri tedesco, 2004”

Titolo ed epigrafe del cap. 25 di “Sustainable energy – without the hot air.” Versione 3.5.2, 2008 di DJC MacKay. Reperibile su internet.

Segnalo il dato nel quale mi sono imbattuto leggendo il libro di MacKay, Chief scientific advisor del Dip. dell’energia UK, cap. 25:

nel deserto libico si potrebbero installare impianti solari capaci di risolvere il grave problema energetico europeo, inclusi i risvolti ecologici. Dal testo, le tabelle e i grafici si evince che la Libia è il paese ideale per la vicinanza, la bassissima densità di popolazione, l’elevata quantità di energia potenzialmente ottenibile.

Sul piano politico, mentre il coriaceo Gheddafi potrebbe essere un problema per tale progetto, un governo fantoccio renderebbe la Libia una “sandbox” perfetta per lo sfruttamento energetico occidentale. Può essere utile annotare che lo scatolone libico non è pieno solo di petrolio, e potrebbe essere un’area di eccezionale importanza per l’approvvigionamento di energia dell’Europa.

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