L’obesità energetica

20 marzo 2011

Blog di Bruno Tinti su “il Fatto”

Commento al post “Cortocircuito nucleare” del 18 mar 2011

Il dr Tinti indica un importante fenomeno: la discriminazione estetica della morte. Es. la gente, e i magistrati, discriminano eccessivamente tra l’omicidio per revolverata e quello per dolo eventuale incorporato in un trattamento medico fraudolento.

Il nucleare fu inibito in Italia, come volevano le 7 sorelle, anche grazie alla persecuzione giudiziaria di Ippolito nel 1964. Oggi, mutato il vento dei desiderata dei poteri sovranazionali, un portavoce del “partito” dei magistrati corre in soccorso al nucleare. (Quando, ancora oggi, a mio parere, i magistrati italiani non hanno perso il costume di concorrere, vendendosi alle multinazionali, alla distruzione di qualche ricercatore che dà fastidio).

La produzione di energia aumenta il progresso sociale fino a una certa soglia; dopo porta ad ingiustizia, secondo Illich (Energia e equità, 1973). Un magistrato che si avventuri su questo terreno non dovrebbe omettere di discutere proprio il tema del rapporto tra energia e giustizia. “Mr Kilowatt” di M. Melis, ed. Sole 24ore, è illuminante sulla miniera non sfruttata del risparmio energetico.

La crescita illimitata della produzione di energia non può funzionare sul piano fisico, e non ci sta portando bene su quello sociale ed etico. Per produrre energia che poi sprechiamo moriamo di inquinamento, e ieri sera abbiamo cominciato a bombardare anche i libici. Se si ha il coraggio intellettuale di accettare il rischio di morte per radioattività, non dovrebbe mancare quello per chiedere quanta energia pro capite è giusto che abbia una società. Già oggi ognuno di noi nel Primo mondo può disporre di una quantità di kWh/giorno equivalente a quella di diverse centinaia di schiavi. La ricerca politica di limiti quantitativi secondo me dovrebbe essere il primo passo del ragionamento; anche se porta alla conseguenza proibita e seccante di chiedersi se l’attuale sistema è giusto, e quale sistema è quello giusto.

https://menici60d15.wordpress.com/

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Anche se non condivido le sue conclusioni, e neppure le premesse, a me l’argomento del dr Tinti sulla comparazione tra incidenti automobilisti e incidente nucleare pare in sé valido. Secondo Gianni sardegna, dati un orso e una tigre che infestano l’area attorno a un villaggio nella giungla, con l’orso che uccide più abitanti di quanti ne uccida la tigre, se gli attaccati dalla tigre muoiono tutti mentre una quota degli attaccati dall’orso si salva, allora non è illogico temere più la tigre che l’orso. Naturalmente, se si è attaccati, allora è meglio che sia da parte di un orso piuttosto che una tigre; ma è illogico uscendo dalla capanna avere più paura di essere uccisi da una tigre che da un orso: la minore letalità dell’attacco dell’orso è più che compensata dalla maggiore frequenza dei suoi attacchi. Forse è umano, ma non logico, soprattutto per ciò di cui si parla qui, temere più la maggiore probabilità condizionale di morte che il maggior rischio assoluto di morte. (Considerare che ci si può sottrarre al rischio di incidente automobilistico non usando automezzi invece è logico ma poco umano). Vale la pena di soffermarsi su questa illusione cognitiva perché echeggia l’equivoco tra mortalità e sopravvivenza in oncologia, uno dei grandi imbrogli del nostro tempo:

https://menici60d15.wordpress.com/2008/12/17/sos-cancro-nei-bambini-e-sovradiagnosi/

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