Paranoia e ebefrenia

24 febbraio 2011

Blog di Nicola D’Elia e Luigi Piccinini – Il Fatto

Commento al post “Il dittatore che c’è in noi” del 24 feb 2011

Congratulazioni a Luigi d’Elia per quanto dice sulla presunta schizofrenia di Berlusconi. La sua continenza dovrebbe essere presa a modello da giornalisti, commentatori, magistrati, politici etc. Seguendo il suo esempio ne guadagneranno in statura professionale e umana, o almeno in stile; e i loro argomenti, se ne hanno, spiccheranno meglio. Invece purtroppo va di moda tagliare corto dando del pazzo.

E’ stato scritto, a proposito di diagnosi psichiatriche fatte da psichiatri, che “la medicalizzazione della devianza ha come conseguenza l’annullamento dei diritti politici del deviante” (Pitts, JR). Lo stesso può essere detto della medicalizzazione dell’avversario, del dissidente, di chi dice cose non gradite: roba da fascisti o stalinisti veri. Una diagnosi, o etichetta, di psicosi è una cosa seria. L’abuso è una forma abbastanza vigliacca ma grave di violenza. La patologizzazione strumentale dovrebbe essere perseguita come reato.

Curiosamente in genere la diagnosi che viene lanciata è di schizofrenia del tipo paranoide; molto meno comune è l’uso della forma più frequente, la schizofrenia ebefrenica, che secondo Bateson è la risposta alternativa alla paranoia. E’ curioso perché “ebefrenia” vuol dire in pratica imbecillità patologica, e se non ci fossero tanti volgari coglioni per i dittatori e i prepotenti sarebbe molto più difficile riuscire a soddisfare la loro sete di potere.

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Blog di Aldo Giannuli

Commento al post “Due parole sul nuovo governo” del 21 nov 2011 

23 novembre 2011 alle 07:56

Quando i paranoidi ci azzeccano

Il dr Mosti “tongue in cheek” riferisce che un suo paziente gli ha raccontato che l’Italia è oggetto di un attacco speculativo da parte di poteri esteri, che possono contare su una classe dirigente venduta; e si chiede se non deve dargli le gocce di aloperidolo, efficace deliriolitico; pensa inoltre di assumerlo pure lui, come quei medici del Far West che, ripreso il flacone del laudano che avevano porto al paziente, ne prendevano anche loro. In Vietnam alcuni medici militari di ospedali da campo USA si iniettavano la morfina destinata ai feriti, dato quello che vedevano e vivevano.

Come psichiatra pisano il dr Mosti deve essere stato influenzato da Cassano, psichiatra cattedratico dell’Università di Pisa, nume tutelare in Italia del consumo di massa delle pilloline per sentirsi bene. Pochi giorni fa uno studio ha mostrato che nel 2010 in USA un adulto su 5 ha assunto almeno una volta un farmaco psichiatrico (nelle donne la proporzione è risultata di 1 su 4). Mi permetto di consigliargli, invece di assumere il neurolettico, di leggere o rileggere “Il Parnas”, scritto da un altro psichiatra pisano, Silvano Arieti. Narra un fatto realmente avvenuto a Pisa: l’uccisione di una famiglia ebraica e di cristiani da parte dei nazisti al passaggio del fronte (dietro delazione). Il “Parnas” (titolo onorifico sefardita), Giuseppe Pardo Roques, persona stimabile, già prosindaco di Pisa, era affetto da fobia per gli animali, in particolare i cani; e Arieti ipotizza che negli istanti del massacro la sua fobia lo abbia portato ad una allucinazione, così che vedeva, correttamente sul piano morale, gli assassini come animali feroci.

Questo aspetto delle situazioni di complementarietà tra patologia mentale e realtà andrebbe maggiormente considerato nelle diagnosi di paranoia relative a situazioni politiche. A volte è la realtà – o chi la influenza – che è paranoica, così che il linguaggio e la sensibilità paranoidi non vengono delusi, ma, “right for the wrong reason”, sono adatti a descriverla. Il delirio non sbuffa sempre dal basso, ma può percolare dall’alto. I complottologi sul crollo delle Twin towers, che annoverano tra loro figure come il giudice Imposimato, potrebbero considerare anche questo aspetto etnopsichatrico, di un delirio paranoico che si fa realtà e sparge la sua follia sulle popolazioni. Si parla sempre della paranoia di chi indica soprusi e crimini del potere; e mai o molto raramente della psichiatria del potere. Il tema della sociopatia del potere, della diffusione del disturbo antisociale di personalità tra chi comanda, identificato a suo tempo da Alex Comfort, oggi è tabù. Converrebbe quindi rileggere anche “Authority and delinquency”, di questo autore.

C’è inoltre da dire che se un Paese come l’Italia si riduce a dover temere così per il futuro, e ci si aggrappa allo stile sobrio dei nuovi addetti al governo per continuare a giustificare la propria ignavia, se non si riesce a fare a meno di ricorrere alle categorie psichiatriche forse occorrerebbe considerare altre forme, più comuni della paranoia:

https://menici60d15.wordpress.com/2011/02/24/paranoia-e-ebefrenia/

Forse quella che Mosti ha sentito raccontare con accenti esagerati dal suo paziente è una storia vera. Una storia di ladri che si approfittano di fessi; semplice nella sostanza; solo, intricata nei dettagli, e su massima scala. Ma nel DSM, l’influente manuale diagnostico dei disturbi mentali, ancora non è stata inclusa come patologia psichiatrica la cazzonaggine collettiva; e difficilmente lo sarà, sia per ragioni di sproporzione epidemiologica; sia per l’asservimento della nosografia psichiatrica a Big Pharma, una Spectre che vuole i cittadini impasticcati e derubati, ma convinti di essere persone consapevoli e responsabili.

Francesco Pansera

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Sito Come don Chisciotte

Commento al post di C. Preve “La demenza generalizzata del popolo italiano” del 27 dic 2011

Lo psichiatra Tobino descrive nei suoi libri come le persone siano spesso scaltre nelle loro attività quotidiane, e ingenue davanti al resto. Il fattore fondamentale della stupidità della gente, attenta e astuta nei rapporti personali e babbea davanti alle vessazioni del potere, è stato troppo a lungo ignorato. Nei commenti si discute di quanto quella che Preve chiama “demenza generalizzata del popolo” (e che io ho chiamato meno elegantemente, allo scopo di evitare per quanto possibile diagnosi psichiatriche, “cazzonaggine collettiva”) sia innata e quanto invece derivi da una condizione di sudditanza agli USA. Tra le cause di questa “silliness” ci sono i limiti intrinseci del popolo, la nostra storia secolare di sudditanza, l’influenza culturale del clero, etc.

Inoltre a tale stupidità di base si può aggiungere quella indotta, secondo quanto teorizzato da Gregory Bateson, legato peraltro ai servizi segreti anglosassoni. Per Bateson, davanti a un atteggiamento di “doppio legame”, dove il bambino riceve sistematicamente dai genitori messaggi emotivi altamente contraddittori, sono possibili o la reazione paranoica (ogni messaggio nasconde un significato segreto) o quella ebefrenica (ogni messaggio non è importante e lo si può ignorare con atteggiamento frivolo). (O la risposta catatonica, dove qualsiasi messaggio è totalmente ignorato). Forse tale teoria ha maggior valore per la psicologia delle masse che per i meccanismi della schizofrenia autentica.

Trasferendo tale schema sul piano collettivo, in una nazione che sia sottomessa a poteri esterni che la condizionano pesantemente ma ufficialmente sono non esistenti, come gli USA, o meglio i grandi potenti economici dei quali la politica estera degli USA e di altri pochi Stati forti sono il braccio, i governanti lanceranno messaggi altamente ambigui di doppio legame; dicendo di volere il bene del popolo, e al tempo stesso servendo il suo sfruttamento, e aiutando sottobanco i suoi nemici, v. mafia e terrorismo. Può così accadere che il popolo risponda sul piano politico secondo le alternative di Bateson. Ed è probabile, a quanto si vede in giro, che il potere favorisca la risposta ebefrenica, quella che rende un popolo una massa controllabile, intenta solo a badare al proprio particolare e ad assorbire le scemenze della tv; e che tenti di incanalare la minoranza più critica verso la risposta paranoica, anche favorendo la diffusione di notizie di complotti che vanno oltre la realtà dei complotti veri; per poi accusare di paranoia chi muove critiche che guardano oltre le teste di legno messe a fare da bersaglio, quelle della nostra vendutissima classe istituzionale. Resta il viottolo della ragione, incerto, tortuoso e arduo, che può portare alla salvezza dell’anima, se non a quella materiale.

https://menici60d15.wordpress.com/2011/02/24/paranoia-e-ebefrenia/

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29 maggio 2016

Blog de Il Fatto

Commento al post di Ordine degli psicologi del Lazio – P. Stampa “Migranti, ‘Sindrome dell’assedio’: di chi abbiamo davvero paura?”

Ieri gli annegati dei barconi, prevedibili, per indurre a pietà. Oggi l’Ordine degli psicologi del Lazio che tramite il suo vicepresidente pubblicamente interpreta la contrarietà politica all’immigrazione forzosa come manifestazione di disturbi psicologici. In entrambi i casi, in un Paese serio dovrebbe intervenire la magistratura per verificare se non siano stati commessi reati e lesi i diritti dei cittadini. Comunque, è possibile interpretare in termini di distorsione psicologica anche questo entusiasmo per l’immigrazione forzosa. Ne “Io minimo “ C. Lasch spiega come sia “la confusione tra sé e non-sé – non “l’egoismo” – che distingue il fidanzamento di Narciso [con sé stesso]. L’Io minimo o narcisista è soprattutto un sé incerto dei suoi confini, che brama … di fondersi col resto del mondo in un’unione beata. “. Il narcisismo, disturbo della personalità conforme ai tempi, che facilita il successo mondano, spiega anche questa polarizzazione per la quale chi è in posizione di potere tende ad appoggiare l’immigrazione forzosa, mentre i danni di questa imposizione sono ben visibili a chi non vive nel privilegio.

@ Livio Sorros. Secondo un parere che porta la dicitura e il logo “Ordine psicologi Lazio – Ordine professionale”, chi teme conseguenze negative dell’immigrazione forzosa potrebbe essere classificato come psicologicamente squilibrato. Sarebbe pure un “difensore della razza” secondo un estimatore di tanta scienza, che lucidamente aggiunge che gli ”incroci” con gli africani eviteranno il pericolo di estinzione, anche culturale, della popolazione italiana. Sotto il fascismo alcuni scienziati – del genere di quelli che “si prostituiscono al potere e ne avallano tutte le abiezioni” (Pareto) – diedero un supporto “scientifico” alle leggi razziali, firmando il manifesto in “difesa della razza” con pseudo-teorie sulle “razze superiori “ e “inferiori”. Oggi un Ordine degli psicologi, ente pubblico posto sotto la vigilanza del ministero della giustizia, abborraccia impunemente una teoria “scientifica” sull’inferiorità psicologica di chi non è favorevole all’immigrazione forzosa.

@ Marochi. “Dimentichi” che i liberisti al potere vogliono frontiere chiuse per sé stessi e libero accesso per un paese debole come l’Italia. Debole anche perché vi si prostituiscono, magari sotto l’egida di una carica pubblica, quelli alla ricerca della ”doppia libidine”: servire il potere e apparire moralmente superiori. Come nel caso di chi accorre in soccorso alle politiche liberiste di immigrazione forzosa in Italia inventandosi argomenti pseudoumanitari e teorie pseudoscientifiche. E per di più intascando, meglio se senza fattura.

@ Livio Sorros. Chi autorizza lei e l’Ordine degli psicologi a dare dello xenofobo a chi è contrario all’immigrazione forzosa? Addirittura ponendo delle pseudodiagnosi professionali? Il ministro della giustizia Orlando, che dovrebbe vigilare sull’Ordine? E a paragonare ai difensori della razza chi si oppone a questi travasi di massa ? E’ lei che ha la coerenza di chi serve il potere, quella figura perenne che indifferentemente può appoggiare le leggi razziali di Mussolini come queste operazioni di liquefazione etnica. Senza uno straccio di argomento serio. Non le rispondo che tutti dobbiamo studiare; sia perché date le ridicolaggini che scrive non credo servirebbe; sia perché lei è già professore, di altra materia, nella quale contano la parlantina pronta, la noncuranza per il vero, un’assenza di remore nello spararle grosse sulla realtà materiale e sulle persone; mentre studiare e riflettere può essere controproducente.

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