Archivio per il 'Perbenismo poujadista'Categoria
19 maggio 2012
Blog di Aldo Giannuli
Commento al post “L’attentato di Brindisi” del 19 mag 2012
Come il prof. Giannuli, davanti a questo fatto abbandono le remore metodologiche e dico anch’io la mia. Anzi, in parte l’avevo già detta:
“C’è la possibilità che questo governo “Vaticano-Loggia Continua”, che dovrà raccogliere quanto Berlusconi ha seminato, si avvalga di un qualche ritorno del terrorismo? Come standard negativo dal quale trarre credibilità, legittimità e consenso:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/21/i-magistrati-e-leffetto-bokassa/ “
(Blog di Aldo Giannuli – Commento al post “Due parole sul nuovo governo” del 21 nov 2011))
“Vedo che tra i compiti del ministero attualmente diretto da [Cancellieri] c’è anche questo, di educare il popolo ad accettare le ruberie, gli abusi, le frodi, le violenze “legali” dei poteri forti dell’economia; educarlo a convincersi che quelle dei banchieri o degli assicuratori non sono ingiustizie e soperchierie che il cittadino ha il diritto e il dovere di contrastare, ma una realtà immodificabile; che non accettare è vano e stolto, e può anche essere pericoloso per il cittadino, esponendolo a rappresaglie. Educare il popolo a credere che gli unici grandi attentatori alla convivenza civile e alla giustizia sono la mafia e il terrorismo. Questo caso di estorsione, piccolo, ma sfacciato quanto una richiesta di pizzo, è un esempio dell’applicazione del principio che il Ministero degli interni difende a mano armata, e promuove con una zelante attività “pedagogica”. (Email a un importante manager italiano, il giorno prima della bomba ai liceali a Brindisi).
D’altra parte, analisi di esperti, come Giannuli qui, e Comidad sulla gambizzazione dell’AD di Ansaldo nucleare (Attentati false flag, attentati true flag e attentati flagless, 5 mag 2012), indicano per questi attentati con la didascalia (pistola Tokarev, Scuola Morvillo Falcone) anche un’altra pista non così ovvia: quella della predazione del pesce grande a danno del pesce medio; ipotizzando scenari che hanno evidenti analogie con quello degli attentati che nei primi anni Novanta aiutarono la transizione politica voluta dai poteri extranazionali. Le due ipotesi non sono incompatibili: gli attentati potrebbero essere operazioni “multipronged”, cioè “a più punte” (come le punte di un forcone); mentre non si può dire nulla sugli esecutori materiali, sembra di intravedere alcuni dei rebbi, cioè parte della molteplicità dei fini.
1) Siamo ai tempi nei quali i barbari ci chiedono sempre più oro, e lo pesano con bilance truccate; non c’è da stupirsi che per prevenire o reprimere malcontento e esitazioni aggiungano all’altro piatto il peso della spada. Quindi, le solite bombe pedagogiche, rivolte a noi Ciccioformaggio, cioè al popolo che non ha il coraggio neppure di parlare, per spingerlo a stringersi spaventato, sottomesso e riconoscente alle istituzioni corrotte che lo derubano e lo vendono; e che lo proteggono dall’uomo nero: la mafia, il terrorismo politico, qualche spostato. Dopo l’eruzione esplosiva, parte come al solito la colata di retorica che spazzerà via qualsiasi reazione democratica seria.
2) Inoltre, un messaggio ai Manutengoli, cioè la classe dirigente, perché da un lato continuino imperterriti a salassarci per loro conto, ma dall’altro si accontentino della paga e delle commissioni, stiano al loro posto e cedano qualche altro osso. Due giorni prima della bomba a Brindisi c’è stata una reazione dell’ABI, con toni fermi che è insolito sentire da istituzioni italiane, all’attacco straniero contro le banche italiane, e la Consob ha convocato Moody’s. “Un’aggressione, “all’Italia, alle sue imprese, alle sue famiglie, ai suoi cittadini”, che conferma il ruolo di “destabilizzazione” delle agenzie di rating con i loro giudizi “parziali e contraddittori” “ (M. Meggiolaro, Il Fatto).
3) Con l’occasione, anche un messaggio contro le Impurità della magistratura, con un attentato pochi giorni prima della ricorrenza dell’assassinio a Capaci di un magistrato di eccezionale spessore. Un’intimidazione verso eventuali elementi che invece di servire i padroni del mondo vorrebbero fare i magistrati. Perché si fermino, o comunque non passi per la testa alla massa dei loro colleghi di imitarli, o di muovere qualche passo in quella direzione. A proposito di “anarchici informali”, una curiosità: tra le motivazioni del premio che l’FBI ha conferito a De Gennaro c’è quella di essere stato un “consigliere informale” degli ambasciatori USA in Italia.
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Blog Il Corrosivo
Commento al post di M Cedolin “Bomba a Brindisi, utilità della tensione” del 19 mag 2012
Segnalo il post “Terrorismo multipronged ?” sull’attentato avvenuto nella città che è il porto d’imbarco per la Grecia:
http://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/
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Blog de Il Fatto
Commento al post di G. Chiesa “Il tempo dei Breivik” del 21 mag 2012
Così se uno dà segni di insofferenza ai taglieggiamenti legali eseguiti mediante il potere dello Stato, o con la complicità dello Stato, a favore di interessi privati; se uno non è sufficientemente mansueto nell’accettare di venire derubato di denaro buono ricevendo in cambio servizi mediocri o pessimi, quando ci sono; allora potrebbe essere classificato come un potenziale terrorista. Se uno dà in smanie per il pizzo legale eccessivamente pesante, per torti (o provocazioni) subiti da un potere che non lo fa campare; e, come Renzo quando andava da Azzeccarbugli, a vederlo pare un matto, allora potrebbe essere uno che, nelle parole del PM Di Napoli “ce l’ha col mondo”, e quindi è capace di mettere le bombe. Una tesi a dir poco azzardata (ma non è escluso che la “conferma” ad affermazioni così perentorie venga a posteriori) ma che è quella delle “istituzioni”, e che fa comodo alle “istituzioni”. La si potrebbe ribaltare considerando che la sua introduzione e diffusione sia una delle molteplici finalità dell’attentato di Brindisi; e anche di altri, come quelli di questi mesi verso Equitalia:
Terrorismo multipronged ?
http://menici60d15.wordpress.com/2012/05/19/terrorismo-multipronged/
Forse siamo “Al tempo dei Breivik” nel senso che ora ci si avvarrà di spostati più o meno autentici per tenere buono il popolo bue con la minaccia del terrorismo; anzi con la minaccia di essere etichettato come potenziale sovversivo, se non si sta zitti e chini nel farsi togliere diritti e opportunità, e se non ci si presenta a richiesta coi soldi in bocca. Un terrorismo che dà la possibilità di eliminare voci scomode trattandole come potenziali focolai generatori di crimini efferati. Che la tesi sviluppata da Giulietto Chiesa vada a sovrapporsi a quella delle “istituzioni”, che hanno una pratica pluridecennale nel terrorismo pilotato, potrebbe essere una coincidenza dovuta a grande capacità e grande onestà intellettuali; ma anche no.
Pubblicato in: "Mele marce", Abolizione dell'opposizione reale, Adeguamento della realtà al falso con la violenza, Agenzie morali parassitarie, Avversione della sinistra deuteragonista per l'opposizione autentica, Borghesia compradora, Buonismo, Carattere nazionale e radici storiche del malcostume, Carotismo, Collusione della magistratura col potere, Coltivazione del conformismo, Continuità tra destra e sinistra, Contrasti tra Impero e Baroni per i diritti di sfruttamento sull'Italia, Criminalizzazione degli oppositori, Degrado del tessuto sociale e atomizzazione sociale, Depistaggi "la guerra è guerra", Difesa diritti fondamentali pre-costituzionali, Difesa istituzioni repubblicane dagli occupanti, Disordine pilotato, Dittatura a stampo, Doppio Stato polizie segrete e associazioni di tipo massonico odierni, Educazione e incitamento al disprezzo e all'odio, Effetti a cascata dell'eversione, Fictio democratica, Fiducia nelle istituzioni, Forze di polizia come milizie mercenarie, Grazia e antinomianismo, Il Negativo e il Proibito, Immunità giudiziaria delle forze di polizia, Inautenticità della sinistra, Influsso delle oligarchie finanziarie, Istituzionalizzazione del crimine, Istituzioni ibride, Libertà dalla bugia, Magistrati uccisi, Magistratura business friendly e dottrina Pizzillo, Magistratura ghibellina, Manipolazione ideologica, Misteri d'Italia e USA, Morton's fork e doppio legame, Non-complementarietà, Onore virtù militari e senso del diritto delle forze di polizia, Opposizione deuteragonista, Orchestra nera, Partecipazione della Sinistra deuteragonista al doppio Stato, Partito americano, Patologizzazione degli oppositori, Perbenismo poujadista, Pericoli dell'antimafia, Principio di Mazzarino, Psichiatria del potere, Responsabilità e colpe del popolo, Riconoscimento dell'extramediatico, Riconoscimento delle divisioni e divisione come valore, Ruolo della magistratura nel doppio Stato, Sinistra compradora, Soccorso al vincitore, Standard negativo e falso standard, Subordinazione sinistra a oligarchie finanziarie, Tecnica del potere, Terrorismo come deuteragonismo, Violenza impunita, Violenza senza soggetto | Commenti disabilitati
12 aprile 2012

“Non basta dire che, essendo il cancro maligno, occorre chiamare cancro ogni altra formazione maligna: sarebbe questo un circolo vizioso [...] Si deve determinare [...] l’istologia e la fisiologia dei tumori. […] Purtroppo tutto ciò non è facile”
R. Virchow, 1858
“Il test [del PSA per il cancro alla prostata] vale poco più che fare testa o croce”
R. J. Ablin, co-scopritore del PSA. In: The great prostate mistake. New York times, 10 mar 2010
Il cancro purtroppo esiste, e fa paura. Ma nella nostra società sulla paura del cancro si innesta indisturbato un fenomeno di sciacallaggio. Così come le famiglie dei rapiti sono esposte a richieste di riscatto da parte di falsi rapitori, che vogliono sfruttare il loro stato di debolezza, chi ha il cancro, o teme di poterlo contrarre, deve fronteggiare non uno ma due pericoli: quello della malattia biologica e quello dei suoi simili disposti a sfruttare il suo stato di paura e di ricerca di aiuto. Uno sciacallaggio che può prendere un’ampia varietà di forme, ed è istituzionalizzato, come mostra il caso delle sovradiagnosi di cancro. Ciò vale anche per altre malattie, che l’attuale medicina tende a sfruttare economicamente prima che a curare.
Questo è il primo di una serie di articoli che riportano e commentano, integrandoli con aggiunte personali, i capitoli del libro “Sovradiagnosticati. Fare ammalare le persone nel perseguire la salute” di Welch, Schwartz e Woloshin [1]. La sovradiagnosi è diagnosticare una condizione morbosa attribuendole una gravità che non ha. La condizione falsamente rappresentata come molto più grave o potenzialmente più grave di quanto non sia realmente è in genere, anche se non sempre, reale: la sovradiagnosi è un’esagerazione interpretativa truffaldina; che come si può immaginare è a scopo di lucro. Si traduce in un danno per il paziente provocando ansie e paure, perdite economiche e cure inutili e spesso dannose, fino a configurare forme di lesioni gravissime e di omicidio. Può riguardare moltissime malattie, anche conclamate, ma assume aspetti epidemici nelle diagnosi precoci su soggetti asintomatici o con sintomi lievi o vaghi, eseguite per iniziativa individuale oppure nei programmi pianificati di screening di massa, in particolare di quelli per i tumori; dove vengono diagnosticate malattie, anche molto gravi, non in seguito alla richiesta della singola persona già sofferente per una causa organica da definire, ma su soggetti sani.
Al lettore verrà alla mente il caso della casa di cura S. Rita. Ma lì le diagnosi erano falsificate grossolanamente, per una impostura personale di alcuni medici che, se non sono gli unici a praticare questo genere di medicina, non sono però rappresentativi della categoria. Il problema delle sovradiagnosi è legato al loro essere strutturali, cioè incorporate nella dottrina, e applicate legalmente e con tutti gli onori come routine nella prassi quotidiana, tramite sofisticate manipolazioni e una massiccia propaganda. L’operato di Brega Massone, Pansera Marco e gli altri sta alle sovradiagnosi di massa come un pusher che fa la cresta sulla merce tagliandola eccessivamente sta al traffico internazionale di droga [2]. Come dirò, le forze di polizia e la magistratura non combattono ma favoriscono illeciti come le sovradiagnosi strutturali, che non sono gli illeciti di balordi indisciplinati, ma espressione mainstream della medicina delle multinazionali e dei banchieri.
Il tema in Italia finora fa parte del proibito, di ciò di cui non si deve parlare al grande pubblico [3]. I programmi di screening, spesso appoggiati dallo Stato, in Italia e in altri paesi europei nascondono agli utenti quello che è il loro principale effetto avverso, la sovradiagnosi e il conseguente sovratrattamento. In USA, dove del resto il problema è ancora più grave, invece se ne parla. Su media che fanno opinione come il New York times e Newsweek sono comparsi diversi articoli “eye-opener”. Si sta considerando di avvisare anche formalmente gli utenti, introducendo quella liberatoria chiamata “consenso informato” anche per gli screening, scaricando così sull’utente la responsabilità, ma comunque inducendo almeno i più accorti a considerare di non sottoporsi ad alcuni esami. In USA il tema è stato fatto emergere per vari motivi, il principale dei quali è che in corso una manovra di frenata della spesa sanitaria. Lì, dove il sistema è disegnato per fare aumentare i costi, la spesa sanitaria sta divenendo un problema, e un po’ di marketing negativo mediante qualche spiffero di verità sulle sovradiagnosi, che sono un formidabile moltiplicatore, capace di incrementare capitoli di spesa per decine e centinaia di volte, può aiutare a rallentarne la crescita; senza certo fermare un volano che ha l’inerzia dei convincimenti di tipo religioso sulla medicina, e quella di alcuni trillions di dollari di PIL all’anno (un trillion sono mille miliardi). La spesa sanitaria USA ha raggiunto il 17.3% del PIL nel 2009 e si prevede che sarà del 19.3% nel 2019; se l’esuberanza del suo tasso di crescita, che è oggi intorno al 5% annuo, non verrà placata, la spesa secondo alcuni osservatori raggiungerebbe il 25% nel 2025.
Questo può spiegare perché il Chief medical officer dell’American cancer society, la principale fomentatrice della iatrogenesi in oncologia mediante quelle sovradiagnosi che calpestano il “primum non nocere”, abbia pubblicato un libro gesuiticamente intitolato “How we do harm” “Come nuociamo” [4]. L’autore, Brawley, che mette in epigrafe una poesia di s. Ignazio di Loyola, e nel dilungarsi sulla sua ammirazione per i gesuiti raccontata come a scuola i gesuiti gli abbiano insegnato a chiamare “shit” la shit, fa vedere un pochino dello sterco dell’oncologia, stando attento a non mostrarne troppo; e fa anche, tra tanta retorica, qualche critica tecnica di notevole peso. Appare piuttosto che i gesuiti gli abbiano insegnato a camminare sul filo, per mettersi alla testa della denuncia delle gravi colpe dello stesso sistema che lo annovera tra gli appartenenti all’alto clero. Forse le confessioni involontarie, prima di quelle dei peccati ammessi come a imitazione di sant’Agostino, sono i passi più interessanti del libro. In Italia, che è spesso indietro di 5-15 anni, il clero e i cattolici sono all’avanguardia nella produzione di quel lucroso materiale imbrattato di sangue sul quale oggi in USA si piangono lacrime di coccodrillo, pie o laiche.
Anche se forse questa, in USA ma per ora non da noi, è proprio la volontà di chi comanda, è utile diffondere il concetto di sovradiagnosi, che è tra i fattori maggiori di degenerazione della medicina. Il concetto è necessario sul piano politico: la vicinanza sul piano tecnico col modello USA di medicina, già stretta, sta aumentando, e vi è da noi chi auspica che si vada verso il modello USA di espansione della spesa sanitaria anche sul piano delle scelte politico-economiche [5]. La sovradiagnosi è uno dei modi principali di ottenere questo obiettivo. Purtroppo, anche se non dovrebbe mai, mai, essere così, perché ci si dovrebbe poter fidare della medicina, è necessario sapere del problema anche a livello personale, per meglio tutelare la salute della propria famiglia dai trabocchetti della medicina.
L’argomento oltre che vasto è intricato, derivando dalla commistione di due complessità tra loro eterogenee: la sovradiagnosi istituzionalizzata è il risultato di un impasto di alta tecnologia e pulsioni psicologhe primitive, opportunamente stimolate. Una mistura infernale di scienza sofisticata, ma distorta e manipolata in modo da combinarsi con alta affinità con un oscurantismo sostenuto dalla propaganda, che eccita gli eterni sentimenti e paure primordiali sulla salute. Il libro di Welch et al. consente un approccio relativamente semplificato al tema. L’autore principale, ricercatore al Dartmouth college, ha competenze sia cliniche che epidemiologiche, e ha fatto “a hell of a job” nel contestualizzare la sovradiagnosi nella realtà clinica e nel definirla in termini quantitativi sul piano epidemiologico. Glissa, e a volte è omissivo, sulle conseguenze iatrogene e sulla manipolazione ad hoc della dottrina fisiopatologica; pur descrivendo il movente economico, tende a scusare per quanto può le responsabilità morali dei medici, attribuendole in parte a fiducia in buona fede in ciò che prescrivono (nonostante studi abbiano mostrato che quando si indebolisce il “profit motive”, come la copertura di Medicare, calano come per incanto anche le prescrizioni inappropriate e nocive, emesse in scienza e coscienza, come quelle per il cancro alla prostata [4]). Del resto, considerate oggettivamente, le responsabilità sarebbero al livello di crimini contro l’umanità, e coinvolgerebbero una quantità di intoccabili del mondo economico e politico. Welch è comunque un autore che resta nell’ortodossia ufficiale, affiliato a un’istituzione il cui presidente di recente è stato messo a capo della Banca mondiale. Forse vuole anche evitare di essere sbranato dai colleghi, e di essere censurato dai poteri medici superiori, mostrando loro che anzi si è limitato. Ma in ogni caso il libro, che si sforza, riuscendoci, di rendere chiaro un soggetto un po’ complicato e soprattutto contrario al senso comune, ci offre la possibilità di comprendere un tema fondamentale, proibito in Italia.
Comincio dal considerare il capitolo su quello che è considerato come il caso più netto e chiaro di sovradiagnosi: lo screening per il cancro alla prostata.
La bolla del cancro della prostata
- Lo psichiatra: perché agita le braccia?
- Il paziente: per tenere lontano gli elefanti.
- Lo psichiatra: ma non ci sono elefanti qui.
- Il paziente: appunto, funziona.
Incredibilmente, in sei anni, dal 1986 al 1992, in concomitanza con l’introduzione dello screening per il cancro della prostata con il PSA, il tasso di diagnosi di cancro della prostata in USA è quasi raddoppiato. Il picco è stato preceduto da un aumento, cominciato nel 1975, legato all’esame istologico dei frammenti di prostata da resezione endouretrale per ipeplasia prostatica; ad esso è seguito un certo calo, ma con un tasso sempre superiore del 50% a quello pre-1975.
Il problema del presagire un male futuro per poi affermare di averlo evitato con un proprio intervento, dalle misure contro gli elefanti del paziente della barzelletta alle predizioni di cancro e relative cure alle predizioni e i relativi sortilegi delle fattucchiere, è che genera controfattuali: se non avviene niente l’oncologo o la maga possono dire che la loro azione ha salvato il cliente. Questo sul piano individuale; la singola persona diagnosticata come affetta da tumore difficilmente metterà in dubbio una simile diagnosi; e se anche lo facesse non saprà riconoscere, se non dispone di competenze specialistiche – che in alcuni casi non sono comunque sufficienti a dare una risposta certa – se aveva davvero un cancro. La sovradiagnosi si rivela sul piano epidemiologico, dove, scrive Welch, se il tasso di diagnosi positive per un tipo di cancro nella popolazione aumenta, e se si tratta davvero di cancro, aumenterà con una buona correlazione anche il tasso di mortalità per quel cancro (fig. 1). Invece la mortalità per il cancro alla prostata è rimasta sostanzialmente stabile, con qualche riduzione attribuibile al miglioramento delle terapie; o anche, paradossalmente, agli effetti iatrogeni delle terapie, che fanno morire il paziente per altre cause, cardiovascolari, prima di quando il cancro della prostata, ammesso che ci fosse, lo avrebbe ucciso [4]; mentre l’incidenza di diagnosi è passata da meno di 100 per centomila nel 1975 a circa 150 per centomila nel 2005, con un picco di oltre 225 per centomila nei primi anni Novanta (fig. 2).

Fig. 1 Evidenza epidemiologica di sovradiagnosi secondo Welch.

Fig. 2. USA 1975-2005. L’area scura è data dai cancri della prostata sovradiagnosticati. Welch, cit.
Un fautore dello screening, o anche per il suo campo Wanna Marchi, potrebbero rispondere che se non si vede nulla è perché il danno sarebbe stato maggiore, se non fosse stato sventato appena in tempo, proprio grazie al loro intervento. Ma questa spiegazione “forza la credibilità” commenta Welch. Invece che un fattore – la sovradiagnosi – ne richiede due: autentico incremento nel cancro e miglioramento nelle cure. Inoltre richiede un’ipotesi “eroica”: che l’autentico aumento del carico di cancro, l’introduzione dello screening e il miglioramento delle cure siano avvenuti tutti e tre in perfetta sincronicità. Questa ipotesi tripla è altamente implausibile, mentre come dirò ci sono altri elementi che non lasciano dubbi che si sia trattato di sovradiagnosi.
Se lo screening fosse solo una diagnosi precoce di cancro autentico, il numero totale di individui diagnosticati sarebbe costante, limitandosi ad accumularsi nei primi anni dell’introduzione dello screening. Con lo screening c’è stato invece un incremento nel numero totale dei cancri della prostata, o meglio delle etichette con questa diagnosi, che Welch stima in un extra di due milioni di persone in USA tra il 1975 e il 2005. I tassi di incidenza sono rimasti elevati. Hanno ammesso che vi è stato un enorme problema di sovradiagnosi le stesse istituzioni Usa preposte. Nel 2008, sulla base di studi clinici, la US Preventive Services Task Force ha raccomandato contro lo screening sui sani per il cancro della prostata, ammettendo che il test sul quale si basa, il dosaggio del PSA, risulta in una riduzione della mortalità piccola o nulla ed è associato a danni; l’American cancer society ha ammesso a posteriori che “la ricerca non ha ancora provato che i potenziali benefici dello screening superano i danni del test e del trattamento” invitando a limitare lo screening ai soli pazienti sintomatici e con più di 10 anni di aspettativa di vita.
In Italia, già nel 1996 un documento di consenso sugli screening del CNR e della AIRC affermava che allo stato non era “lecito né etico realizzare lo screening” per il cancro della prostata. Ma al 2011, quando la non eticità e la non liceità sono risultate ancora più chiare, il nostro ministero della salute propone un test annuale del PSA dopo i 50 anni. Da noi il test ematico di screening a volte viene inserito di routine nei comuni esami del sangue, senza chiedere il consenso del paziente, e non informandolo preventivamente dei pesanti rischi del test. Sulle “problematiche” etiche, deontologiche, giuridiche e politiche di queste politiche e prassi, i nostri tanti bioeticisti, così facondi sui media, muti come pesci sono. I dati ISTAT riportano un quasi raddoppio dell’incidenza delle diagnosi di cancro della prostata tra il 1998 e il 2002. La situazione italiana [6] è un’importazione di quella USA. Ma noi non ce ne preoccupiamo, concentrati a osservare e commentare le vicissitudini mondane delle ghiandole sessuali di Berlusconi anziché pensare a salvare le nostre [7].
Una diagnosi di cancro su una persona sana non è uno scherzo. Provoca danni gravi, e lesioni che possono arrivare a essere mortali. L’efficacia delle terapie precoci, che viene data per scontata nella mistica degli screening, dovrebbe invece essere la prima questione scientifica da accertare in questo campo, nota Brawley. Welch concede che alcuni tra i pazienti possano avere beneficiato dello screening per il cancro della prostata, anche se su questo non ci sono dati certi, e le istituzioni accreditate ammettono che i benefici potrebbero essere nulli anche per una fortunata minoranza di pazienti; ma calcola che per ogni paziente che ne ha beneficiato, non si sa in che misura, da trenta a cento sicuramente hanno sofferto le conseguenze di una falsa diagnosi di cancro della prostata: le conseguenze psicologiche e sociali della diagnosi, e le pesanti conseguenze fisiche delle cure. Uno studio di coorte ha mostrato che dopo una diagnosi di cancro della prostata i rischi relativi di suicidio e di attacco cardiaco mortale nel primo anno dopo la diagnosi raddoppiano, con un picco di rispettivamente 8 e 11 volte nella prima settimana dopo la diagnosi. Un giornalista del New York times, scrivendo della sua esperienza personale, ha commentato “ è più difficile scrivere del peso della depressione che del cancro della prostata in sé e delle indegnità fisiche che ne conseguono”.
La biopsia prostatica è dolorosa e comporta un certo rischio di sanguinamento e infezioni gravi. Le terapie in Italia tendono ad essere meno “aggressive” che in USA, ma non troppo. La sovradiagnosi ha portato nella maggior parte dei casi all’asportazione chirurgica della prostata e alla radioterapia. Dalla terapia derivano molto spesso impotenza, incontinenza urinaria, altri penosi disturbi alla defecazione. Se le cose si mettono male, la terapia può causare ulteriori complicanze, come la creazione di fistole tra il retto e la vescica, che porteranno a una colostomia e a una ureterostomia, così che le feci e le urine verranno emesse in sacche mediante tragitti che passano la parete addominale. A ciò si può aggiungere il sovratrattamento: venire curati con terapie più pesanti, pensate per il cancro avanzato [4]; blocco della produzione di ormoni maschili mediante farmaci, se non mediante asportazione chirurgica dei testicoli, con complicanze come fratture ossee, attacchi cardiaci, ictus. I milioni di false diagnosi, in USA e negli altri paesi occidentali, inclusa l’Italia, hanno avuto conseguenze inimmaginabili.
Le sovradiagnosi generano un forte spreco di risorse che poi mancano per interventi più utili ai malati. Distorcono la pratica medica e il mercato; in USA gli screening per il cancro della prostata vengono utilizzati per attrarre pazienti per ammortizzare il costo della chirurgia robotica per il cancro della prostata, che ha macchinari – chiamati “da Vinci” – e spese dell’ordine dei milioni di dollari per singolo centro con vantaggi non più che modesti rispetto alla chirurgia tradizionale. Una conseguenza avversa di questi screening, che viene trascurata, è il loro tendere a soffocare la ricerca di cure migliori. Se il cancro diviene un gigantesco affare diagnosticandolo falsamente con indagini di massa, riuscire a controllarlo nelle sue forme autentiche, che riguardano popolazioni molto più piccole, ridurrebbe i profitti rendendo obsoleti gli screening. Il saggio aforisma “meglio un’oncia di prevenzione che una libbra di cure” è stato stravolto nella fraudocrazia nella quale viviamo; si è visto che non ottenendo una buona oncia di cure si può guadagnare su diverse libbre di falsa prevenzione.
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La prostata è una ghiandola normalmente delle dimensioni di una testa d’aglio, posta alla base della vescica, dove circonda il primo tratto dell’uretra. Contribuisce alla produzione dello sperma. Non è indispensabile alla sopravvivenza. Il cancro della prostata è la seconda causa di morte per cancro tra i maschi in USA, e la terza in Italia. E’ divenuto la neoplasia più frequentemente diagnosticata negli uomini. Il tasso di frequenza è basso fino all’età di 50 anni, per poi crescere fino a raggiungere livelli molto elevati sopra i 75 anni. Metà delle morti avvengono a un’età superiore agli ottanta anni; l’età mediana di morte per questo cancro è attualmente superire all’aspettativa di vita alla nascita. Quindi, il cancro della prostata è annoverato tra i quattro cancri “big killer”, ma causa la morte principalmente in soggetti con bassa aspettativa di vita. La sottopopolazione più esposta alla malattia, quella degli anziani, è anche quella nella quale misure preventive di massa anche se efficaci porterebbero ai minori vantaggi in termini di aspettativa di vita.
Il cancro autentico della prostata si sviluppa più spesso dalle cellule epiteliali dell’organo. Nelle forme aggressive può infiltrare gli organi vicini, la vescica e il retto, e dare metastasi, anche metastasi localizzate alle ossa, particolarmente dolorose. Si considera in genere, come fa anche Welch, che vi siano forme neoplastiche poco aggressive, molto più frequenti, che crescono così lentamente che restano asintomatiche e la persona muore per altre cause. Le sovradiagnosi deriverebbero dal reperire e trattare questi cancri a bassa aggressività. Questa rappresentazione può essere in parte vera, ma è incompleta e fuorviante.
L’assist e il bomber. O l’ubriaco e il paranoico
Vediamo ora i meccanismi che hanno permesso le sovradiagnosi di cancro della prostata; sono molto diversi dalle rozze invenzioni dei chirurghi della S. Rita. Le sovradiagnosi istituzionalizzate di cancro della prostata si basano su un meccanismo a due stadi: c’è un assist, il test del PSA, che passa la palla al bomber, la diagnosi bioptica, che va a segnare. Cominciamo dal bomber. Le sovradiagnosi predittive puntano a fare numero: a diagnosticare come malati il maggior numero possibile di soggetti. Lo fanno, per gli screening oncologici, sfruttando alcune variazioni biologiche comuni, molto più comuni del cancro autentico, che si sviluppano con frequenza elevata in alcuni organi e possono essere fatte passare per cancro. La prostata è tra gli organi che offrono questa opportunità commerciale. Con l’età tende a ingrossarsi, dando luogo a ostruzioni dell’uretra e quindi a difficoltà della minzione. Si tratta dell’iperplasia prosaica benigna, una condizione così comune che c’è chi, a ragione, sostiene che vada considerata come una manifestazione normale, anche se indesiderabile, dell’invecchiamento piuttosto che come una malattia. Oltre, e spesso insieme, a questa iperplasia, si verificano con l’età nell’organo una varietà di modificazioni microscopiche, che al microscopio assomigliano a quelle del cancro conclamato; e pertanto, seguendo e portando al parossismo un antico e anacronistico accademismo, che è una forma della comune fallacia dell’affermazione del conseguente, le si chiama cancro; essenzialmente sulla base del loro aspetto.
Da “se A (cancro autentico) allora B (quadro istologico x)”, si inferisce erroneamente “Se B allora A”, che può essere vero ma non è necessariamente vero. Inferire A da B è possibile, soprattutto su lesioni che hanno dato manifestazioni macroscopiche di sé, ed è estremamente utile quando ciò è possibile; ma non sempre ciò è possibile, soprattutto quando si cerca di farlo su modificazioni minime, precocissime e silenti. In soggetti con cancro conclamato della prostata il tessuto neoplastico avrà al microscopio una certa apparenza x; se ne deduce abusivamente, o sulla base di studi di validazione insufficienti, quando non compiacenti, che se si trovano focolai microscopici di aspetto x, o anche solo riconducibile a x, allora il paziente ha il cancro.
Non era questo che voleva fare Virchow, uno dei fondatori della moderna diagnostica istologica dei tumori, che studiava l’anatomia microscopica dei tumori nelle autopsie di pazienti morti per cancro. Virchow, grande scienziato, e politico progressista che diede un notevole impulso alla difesa della salute pubblica, a quanto scrive (v. epigrafe) sembra avesse intuito il pericolo insito nel nuovo paradigma che andava creando. Sembrerebbe che riguardo a questo concetto preliminare forse aveva maggiore sensibilità lui, che esplorava coi mezzi di allora territori ancora vergini, che i suoi successori di 150 anni dopo, che con tutte le conoscenze accumulate e la tecnologia avanzata, e i danni ai pazienti che sono derivati su larga scala dalla fallacia, non mostrano questa consapevolezza; se non in negativo, per impedire che questo nodo, alla base della loro professione, venga esplicitamente affrontato e risolto. Virchow non poteva immaginare che il paralogismo avrebbe attecchito e si sarebbe ingigantito fino a divenire parte dell’ossatura economica del mondo civile.
Queste modificazioni che sembrano cancro non si comportano come cancro, e nella stragrande maggioranza dei soggetti sono irrilevanti, venendo portate fino alla morte, come una tra la moltitudine di parti che compongono il nostro corpo e delle quali non sappiamo l’esistenza. A meno che non le si vada a cercare e le si proclami “cancro”. La loro frequenza è comparabile a quella della iperplasia prostatica; anzi appare essere anche maggiore di quella dell’iperplasia prostatica nelle classi più giovani: studi su autopsie di soggetti morti per altre cause hanno mostrato che la frequenza cresce con l’età, passando da un 30% tra i 30 e 40 anni fino a superare l’80% tra i 70 e i 79 anni, il gruppo nel quale è relativamente elevata anche l’incidenza di cancro autentico. Il trucco sta nel chiamare cancro e trattare come tali queste modificazioni.
Volendo, in questo modo si potrebbe ottenere un’epidemia di cancro, falsa, tra i ventenni, tra i quali modificazioni che vengono definite come forme neoplastiche iniziali sono state trovate in uno studio nell’8% delle prostate di soggetti morti per incidente. In uno suo studio, Welch ha mostrato che con l’introduzione dello screening col PSA ha moltiplicato per 7 il numero di diagnosi di cancro della prostata nei soggetti sotto 50 anni; il cancro della prostata in questa classe d’età secondo le statistiche è aumentato di sette volte. Dalla dottrina ufficiale e da ciò che viene raccontato al pubblico consegue l’assurdità che esisterebbe una classe di tumori che da un lato insorgono con elevatissima frequenza e per di più in soggetti giovani, ma che dall’altro lato non danno mai segno di sé, fino a che i soggetti non muoiono per altre cause, spesso di vecchiaia. La rappresentazione più semplice e razionale di un tale fenomeno è che questo sottotipo di cancro della prostata non è cancro, per lo meno ai fini pratici, e pertanto non andrebbe chiamato cancro nella clinica.
Queste modificazioni microscopiche e asintomatiche sono multicentriche, cioè si sviluppano contemporaneamente in più zone della ghiandola, come è tipico delle varianti parafisiologiche e delle forme degenerative; il cancro autentico invece, che ha origine monoclonale, derivando da una singola cellula, si sviluppa in un unico nodulo, che solo in un secondo tempo replica sé stesso, quando dà metastasi. La multicentricità, invece di costituire un’ulteriore ragione per rivedere la denominazione e classificazione di questi reperti, è stata sfruttata per la sovradiagnosi. Mentre per gli altri tumori si fa la biopsia mirata ad un nodulo o una massa per verificare al microscopio la sua natura, per il carcinoma occulto della prostata, non essendoci un nodulo sospetto (in un organo che spesso è già bozzoluto per l’iperplasia benigna) si eseguono biopsie multiple campionando l’organo; riuscendo così a pescare una di quelle aree che si prestano a venire etichettate come cancro. Studi hanno mostrato che più biopsie per paziente si prendono, più diagnosi di cancro si fanno. Portando il numero delle biopsie a 32-38 per paziente si è arrivati a ottenere una diagnosi di cancro ogni sette soggetti.
L’assist è dato dal test per il PSA. Nello screening le biopsie sono prescritte sulla base di una positività al test per il PSA, prostate specific antigen. Il PSA è un enzima che liquefà lo sperma dopo l’eiaculazione, per facilitare la motilità degli spermatozoi. Aumenta nel sangue in presenza di cancro autentico della prostata, e quindi si è pensato, anche qui con una classica fallacia dell’affermazione del conseguente, di dosarlo nel sangue considerandolo come un indicatore di possibile presenza di cancro iniziale della prostata. Come indicatore a questo scopo è pessimo: il suo livello ematico può aumentare per patologie non neoplastiche, inclusa la comune iperplasia benigna, e invece rimanere basso in presenza di cancro della prostata. Non è specifico non solo per il cancro, ma neppure per la prostata. E’ ciò che serviva per convogliare verso la biopsia non mirata, della cui affidabilità si è già detto. Così si è deciso, arbitrariamente, che livelli ematici superiori a 4 miliardesimi di grammo per millilitro sono un campanello di allarme (soglia che a volte viene ulteriormente abbassata); tali livelli sono presenti nel 5% della popolazione sopra i 65 anni: il test crea un vastissimo portafoglio clienti. Ci sono imprese commerciali che vantano il PSA come un test col 70% di falsi positivi, ed eseguito 45 milioni di volte all’anno nel mondo. Usare su milioni di persone un test sofisticato ma ubriaco, che è costante nel prendere fischi per fiaschi, per convogliare verso un esame di diagnosi istologica che ha tassi paranoici di positività per cancro, segue evidentemente una logica che non è quella della buona qualità delle cure, per non parlare della logica della scienza o di quella dell’etica.
Così come uno degli scopritori del PSA ha preso le distanze dal suo uso (v. epigrafe), anche Gleason, il patologo che negli anni Sessanta formulò con uno studio di correlazione anatomo-clinica il più usato sistema di gradazione istologica del carcinoma della prostata, in seguito rimaneggiato, propose poi, dopo il silenzioso disastro delle sovradiagnosi, di rinominare “adenosi”, termine che evita connotazioni allarmanti, le forme da lui precedentemente classificate come cancro a bassa e media aggressività. Ma non fu ascoltato; la parola fatidica, quella che in USA chiamano “the C word”, “cancro”, oppure “neoplasia” o almeno “atipico” magari con qualificazioni che permettono di usarle ambiguamente, inoculando la paura del cancro ma potendo negare di averlo fatto, “in situ”, “intraepiteliale”, deve essere presente per fare girare la macchina. E si vuole e si ottiene che venga usata sempre di più, mai di meno. La nosografia e la sua nomenclatura “scientifiche” obbediscono a esigenze di marketing, anche quanto sono opposte agli interessi e diritti dei cittadini su un bene come la salute.
Questa è una ricostruzione ridotta e semplificata della frode. Ci sarebbe molto altro da dire su argomenti come le manipolazioni dottrinali della diagnosi istologica del cancro, i possibili effetti causali di sostanze con azione ormonale, la propaganda mediatica, il ruolo attivo dei truffati nella truffa [8], le complicità istituzionali, la censura e la disinformazione gestite da forze di polizia e magistratura in obbedienza a poteri forti internazionali [9] per favorire l’introduzione e il mantenimento nella colonia italica di queste frodi mediche sanguinarie, che sono allo stesso tempo settori industriali, economici e finanziari strategici [10]. Ma quanto esposto può bastare per farsi un’idea di come, quanto facilmente, e quanto spesso, avviene che con la sovradiagnosi una persona in buona salute venga ridotta a un impotente col pannolone e con sulla testa la spada di Damocle della ricorrenza di un cancro, in realtà fantomatico. E può portare a interrogarsi, al di là del caso del cancro, sul peso dello sciacallaggio nel sistema socioeconomico in cui viviamo; e a chiedersi se tale costume sia maggiormente tipico del volgo, dell’inclita, o se non sia piuttosto un tratto trasversale, che sotto sembianze diverse accomuna tanti, dai medici che praticano questa medicina e i loro complici di altre corporazioni agli strati moralmente infimi della società; da coloro che godono della nomea di benefattori dell’umanità e di paladini della giustizia, a quelli che sono riconosciuti come brutta gente.
http://menici60d15.wordpress.com/
Note
- Welch H G, Schwartz L M, Woloshin S. Overdiagnosis. Making people sick in the pursuit of health. Beacon press, 2011.
- Voler guarire senza essere malati. http://menici60d15.wordpress.com/2011/10/30/voler-guarire-senza-essere-malati/
- Giancarlo Caselli i NOTAV: il Negativo e il Proibito. http://menici60d15.wordpress.com/2012/02/23/giancarlo-caselli-e-i-no-tav-il-negativo-e-il-proibito/. L’articolo considera tra l’altro l’affermazione di G. Caselli che la magistratura sarebbe intervenuta chirurgicamente su una sanità sana in un caso di tangenti sui pannoloni. Questo è tipico della nostra magistratura, che attacca quelle che ho chiamato frodi di secondo grado, ma rispetta – e protegge – le frodi strutturali di primo grado sulle quali quelle di secondo grado si basano, chiamando “sano” ciò che è marcio; le frodi che hanno portato Brawley [4] a scrivere che “lo screening del cancro della prostata e il trattamento aggressivo forse salvano vite, ma di sicuro fanno vendere [legalmente] pannoloni” commentando la partecipazione di un’industria di pannoloni al finanziamento di un’associazione che propaganda lo screening con pratiche scorrette e disinformative.
- Brawley O W. How we do harm. A doctor breaks ranks about being sick in America. St. Martin’s Press 2011. (L’immagine del caduceo che proietta l’ombra del dollaro è presa dalla copertina).
- La medicina come rimedio ai limiti della crescita economica. http://menici60d15.wordpress.com/2011/09/15/la-medicina-come-rimedio-ai-limiti-della-crescita-economica/
- Tombesi M. Il PSA avanza, ma il tumore non recede. Occhio clinico, apr 2007.
- Il mediatico e l’extramediatico. Il caso delle ghiandole sessuali maschili. http://menici60d15.wordpress.com/2009/05/13/il-mediatico-e-lextramediatico-il-caso-delle-ghiandole-sessuali-maschili/
- Dittatura a stampo e medicina. http://menici60d15.wordpress.com/2012/01/23/dittatura-a-stampo-e-medicina/
- La corruzione ghibellina di polizia e magistratura. http://menici60d15.wordpress.com/2012/03/24/la-corruzione-ghibellina-di-magistratura-e-polizia/
- D’Andrea S. I settori industriali strategici. Appello al popolo 31 mar 2012.
Pubblicato in: "Prevenzione", Adeguamento della realtà al falso con la violenza, Agenzie morali parassitarie, Agnotologia, Animalità razionale, Appoggio della magistratura alla frode medica strutturale, Avvicinamento clero e scientismo, Biopolitica, Borghesia compradora, Buonismo medico, Carotismo, Censura del dissenso tecnico, Censura su questioni bioetiche, Classe dirigente bresciana e doppio Stato, Clero e buonismo, Clero e frode medica strutturale, Collusione della magistratura col potere, Coltivazione dell'ignoranza, Complesso biomedico-mediatico, Conflitto d'interessi in medicina, Continuità tra destra e sinistra in campo sanitario, Crimine dei colletti bianchi, Crimine universitario, Danni e pericoli della globalizzazione, Depistaggi eziologici, Difesa del fraudolento mediante l'appello al rigore scientifico, Difesa diritti fondamentali pre-costituzionali, Diffidenza verso il potere, Diritto all'informazione, Disinformazione e soppressione informazione biomedica al pubblico, Disordine pilotato, Dittatura a stampo, Dolo in medicina, Doppio Stato polizie segrete e associazioni di tipo massonico odierni, Etica del quantitativo, Etica della conoscenza e del giudizio, Etica post-moderna, Fallacia delle regole, Falsa coscienza e buona fede degli operatori nella frode medica strutturale, Fiducia nelle istituzioni, Forze di polizia come milizie mercenarie, Frode medica strutturale, Frodi quantitative, Iatrogenesi, Il Negativo e il Proibito, Inadeguatezza del popolo a giudicare problemi complessi, Indebolimento metodologia scientifica, Influsso delle oligarchie finanziarie, Istituzionalizzazione del crimine, Istituzioni ibride, Libertà dalla bugia, Libertà di cura, Magistrati e medicina, Magistratura business friendly e dottrina Pizzillo, Magistratura ghibellina, Malamisura, Male e mediocrità, Manipolazione delle statistiche sul cancro, Medicalizzazione della vita, Mediocrità etica e intellettuale tra gli scienziati, Midcult progressista, Neoalchimia, Omertà scientifica, Onore virtù militari e senso del diritto delle forze di polizia, Pansera, Partito americano, Paziente come supporto, Perbenismo poujadista, Persecuzione di polizia, Perversità del crimine istituzionale, Politica e biomedicina, Profezia che si autoavvera, Profezia che si autoavvera in medicina, Promesse messianiche di successi scientifici, Propaganda di malattie, Psichiatria del potere, Responsabilità del pubblico nella frode medica strutturale, Riconoscimento dell'extramediatico, Ruolo della magistratura nel doppio Stato, Sanità lombarda, Scientismo, Scienza ad auctoritatem, Scienza e medicina come nuove religioni, Selezione opportunistica dei pazienti, Servizi segreti e frode medica strutturale, Silenzio osceno, Sovradiagnosi, Sovradiagnosi di cancro, Sovratrattamento, Standard negativo e falso standard, Subordinazione sinistra a oligarchie finanziarie, Successi spuri nella lotta al cancro, Supporto della religione all'oppressione, Teatrino laici cattolici su questioni bioetiche, Tecnologia irrazionale pro business, Tirannia della bugia, Uso retorico dell'ideologia progressista a favore di interessi reazionari in biomedicina, Valore politico del dissenso tecnico, Violenza e medicina, Violenza impunita, Violenza indiretta, Violenza occulta, Violenza politica tramite la polizia | Commenti disabilitati
26 marzo 2012
Blog di Aldo Giannuli
Commento al post “Perchè sono comunista” del 26 mar 2012
“C’è sempre un puro più puro…” diceva Nenni. Quello che accomuna i comunisti ai peggiori capitalisti, e ai tanti opportunisti che stanno tra i due, è la bugia e l’omertà sul valore sociale ed etico del lavoro; non del lavoro come impiego e fonte di reddito, naturalmente; ma sul valore etico e sociale di ciò che viene prodotto. Per esempio, come ho osservato in questo sito (*), si auspica che la medicina divenga sempre più “motore della crescita del reddito e dell’occupazione”. Conoscendo questo settore dall’interno, vedo che l’enorme espansione e il successo economico della medicina sono il risultato di frodi strutturali, che tolgono sistematicamente, legalmente, sia salute sia denaro alle persone; ma alimentano così sia la speculazione finanziaria sia, in senso letterale, le famiglie dei portantini. Non ci sono forze politiche che contestino questa via cannibalistica al capitalismo.
La causa della crisi, crisi che prende forme primariamente economiche ma non è solo economica, risiede solo in parte nel fattore che, grazie soprattutto ai comunisti, di solito si indica, il capitale; ha le sue spore nascoste, o meglio taciute, anche nel lavoro; che grazie soprattutto ai comunisti è sacro e immune da critiche sulle sue conseguenze etiche e politiche. Il capitalismo ha così nel comunismo la sua cintura protettiva, consistendo quella che si presenta come un’opposizione radicale nel non chiedere al leone altro che di essere un po’ meno leonino nella spartizione delle prede: l’obiettivo presente, fatte salve le belle chiacchiere sul sole dell’avvenire che dovrà sorgere, è di “rifondare il patto sociale tra capitale e lavoro “ per “un sistema sociale un po’ più equilibrato”.
Io apprezzo la profondità di certe analisi marxiste; non contesto certo a nessuno il diritto di chiamarsi comunista e di professare qualsiasi dottrina; né di sostenere che posizioni come le mie sono utopiche, errate, etc. Solo rilevo questa consuetudine, comune a tante forze politiche, di presentarsi per gli autentici oppositori radicali quando si è un barbacane del sistema, un antemurale che protegge il capitalismo dal cambiamento radicale. Non si tratta di essere più puri dei puri; è valido in questo caso ciò che osservava Pascal sul radicalismo relativo, di come un moderato che non segua una deriva estremista appaia lui estremista: “Quando tutto si muove in modo uguale, in apparenza non si muove niente, come su una nave. Quando tutti vanno verso la dissolutezza, sembra che nessuno ci vada. Colui che si ferma mette in evidenza l’esagerazione degli altri, come se fosse un punto fisso.”
Questo per me è radicalismo, oggi: riconoscere che si sono spostate abnormemente le coordinate dell’etica pubblica e contestare ciò. Chi è portatore di questa soverchia “purezza”- anche se le sue posizioni sarebbero non troppo lontane da quelle di un ipotetico democristiano, o di un repubblicano, onesti – non “epura i meno puri”, come invece diceva Nenni; ma viene epurato lui. E i bravi sedicenti comunisti, forse anche per rinsaldare il patto sociale e riequilibrare la loro busta paga, spesso non si fanno pregare per svolgere quest’altro lavoretto extra per il nemico capitalista.
* http://menici60d15.wordpress.com/2011/09/15/la-medicina-come-rimedio-ai-limiti-della-crescita-economica/
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17 febbraio 2012
Blog de Il Fatto
Commento al post di L. Franco ““Il ragazzo cileno colpito alle spalle”. Milano, il vigile accusato di omicidio volontario” del 17 feb 2012
Un agente di polizia che spara alle spalle a un disarmato che fugge è un violento e un vile. E’ il genere di viltà tipico di chi si arruolava nelle squadracce fasciste, che durante la Seconda guerra mondiale i nazisti a volte dovettero togliere dalla prima linea del fronte perché incapaci di combattere contro soldati armati.
Pubblicato in: Biopolitica, Coltivazione della viltà, Educazione e incitamento al disprezzo e all'odio, Emarginati e deboli come fair game, Etica post-moderna, Forze di polizia, Immigrazione e sfruttamento del Sud del mondo, Leghismo, Male e mediocrità, Onore virtù militari e senso del diritto delle forze di polizia, Partecipazione di persone comuni a censura e persecuzione, Perbenismo poujadista, Psichiatria del potere, Violenza gratuita | Commenti disabilitati
22 dicembre 2011
Blog di Bruno Tinti su Il Fatto
Commento al post “Sigma Tau, che brutto affare” del 22 dic 2011
Postato su questo sito il 18 feb 2012 causa boicottaggio Telecom
La voce non è da trascurare come un pettegolezzo perché riguarda un punto importante: le frodi mediche strutturali vengono protette con la distribuzione di posti di lavoro. Così che davanti all’idea della perdita del lavoro passa in secondo piano cosa l’azienda realmente produce, dandosi per scontato che produce cose buone, non essendo i lavoratori dei pescecani come i padroni, ma onesti faticatori. Rendere noto al pubblico e ai pazienti, oltre ai problemi di occupazione della ST, che ad es. il principio attivo del farmaco Prostide della ST risulta provocare un incremento delle diagnosi di cancro ad alta aggressività della prostata, sarebbe becero e irresponsabile.
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27 ottobre 2011
Blog de Il Fatto
Comento al post di N. Dalla Chiesa “La vendetta dell’etica” del 27 ott 2011
Mi capita spesso di trovarmi d’accordo con gli enunciati di principio di Nando Dalla Chiesa, e di ammirare il modo in cui li formula; è con la loro estensione che spesso dissento. Sì, c’è una nemesi per aver trascurato l’etica, in particolare quella pubblica; che colpisce chi la calpesta rozzamente, a cominciare dai cittadini semplici che, ormai infettati dal corso storico, credono di poter scimmiottare il Principe, così come pochi anni fa pensavano di poter diventare milionari con la Borsa; senza sapere che senza etica sono un parco buoi anche in tema di diritti fondamentali.
Per andare a chi la trascura in nome di analisi politiche o economiche “oggettive”, pensando che dicendo “scevro da giudizi di valore” ci si qualifichi automaticamente come un serio studioso; che si bea di conoscere e applicare il termine “avalutativo”, ma non conosce o trascura la differenza tra “avalutativo” e “unprincipled”.
Per finire a quelli che la predicano per meglio razzolare, e sono i peggiori come si vede dai risultati; clero, sinistra, intellettuali, agenzie etiche come la medicina, il potere giudiziario, le forze di polizia. La loro ipocrisia è profonda e strutturata come il pozzo di S. Patrizio del Sangallo. Dalla Chiesa vede l’etica calpestata solo da B. e soci, ovviamente. Osservando gli effetti di quella che Illich chiamò la “Nemesi” medica, vedo che riguardo alla salute la parte che Dalla Chiesa difende non è seconda all’Amorale per antonomasia.
Ora che le cose si mettono male, probabilmente ci si ricorderà dell’etica pubblica; retoriche consolatorie si incontreranno con piagnistei di comodo. Ma l’etica non è un emolliente; sferza e brucia. Vorrei riportare un passo di Maccacaro, esempio raro di medico, scienziato, intellettuale e comunista che l’etica la sentiva in interiore homine, a differenza di tanti suoi compagni di partito e colleghi:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/10/27/la-lotta-ai-contronimi-ideologici-prevenzione/
§ § §
Blog de Il Fatto
Comento al post di M. Viroli “Letteratura della nuova Italia” del 4 dic 2011
Prevedibile…
http://menici60d15.wordpress.com/2011/10/27/la-riesumazione-dell’etica/
Pubblicato in: "Amore", "Regole", Agenzie morali parassitarie, Alleanza della sinistra col clero, Animalità razionale, Appoggio della magistratura alla frode medica strutturale, Avversione della sinistra deuteragonista per l'opposizione autentica, Berlusconismo, Bioetica strumentale, Buonismo, Buonismo medico, Carattere nazionale e radici storiche del malcostume, Cattivi maestri, Clero e buonismo, Collusione della magistratura col potere, Coltivazione del conformismo, Coltivazione della viltà, Conflitto d'interessi in medicina, Continuità tra destra e sinistra, Continuità tra destra e sinistra in campo sanitario, Corruzione della vittima, Degrado del tessuto sociale e atomizzazione sociale, Difesa diritti fondamentali pre-costituzionali, Disordine pilotato, Educazione e incitamento al disprezzo e all'odio, Emarginati e deboli come fair game, Etica della conoscenza e del giudizio, Etica post-moderna, Falsa coscienza e buona fede degli operatori nella frode medica strutturale, Fiducia nelle istituzioni, Forma democratica e sostanza pontificia, Frode medica strutturale, Iatrogenesi, Inautenticità della sinistra, Istituzionalizzazione del crimine, Libertà dalla bugia, Magistratura business friendly e dottrina Pizzillo, Male e mediocrità, Manipolazione mediatica, Medicalizzazione della vita, Mediocrità etica e intellettuale tra gli scienziati, Onore virtù militari e senso del diritto delle forze di polizia, Perbenismo poujadista, Perversità del crimine istituzionale, Politica e biomedicina, Popolo, Popolo come istituzione, Religione, Repubblicanesimo, Resistenza civile, Responsabilità del pubblico nella frode medica strutturale, Responsabilità e colpe del popolo, Sanità lombarda, Scienza e medicina come nuove religioni, Selezione avversa classe dirigente, Servilismo degli intellettuali, Sinistra deuteragonista, Subordinazione sinistra a oligarchie finanziarie, Supporto della religione all'oppressione, Sussiego della sinistra, Terzietà della magistratura, Travaglismo, Violenza indiretta, Violenza occulta | Commenti disabilitati
24 ottobre 2011
Blog de Il Fatto
Commento al post di L. Franco “Cocaina e banane, trovati 25 chili di droga tra i bancali dell’Esselunga” del 24 ott 2011
Strane cose accadono all’Esselunga. Ora i 25 kg di cocaina tra le banane. E dire che la ditta è strettamente sorvegliata dalle forze dell’ordine. Per esempio, dopo aver postato questo:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/09/07/mafia-padana-e-magistrati/
e questo:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/09/17/salsa-cilena-allesselunga/
mi ci sono voluti 41 tentativi, nell’arco di un mese (mentre negli stessi giorni, vedo, avveniva il contrabbando di cocaina) per riuscire a compiere le poche centinaia di metri da casa all’Esselunga di via Volta a Brescia senza incrociare almeno un’auto di polizia. Per poi subire il solito comportamento gratuitamente provocatorio all’interno del grande magazzino. Oggi, appena pochi minuti prima di leggere l’articolo de Il Fatto, essendo passato in auto lì vicino, ho goduto della scorta di una Land Rover dalla Polizia provinciale, lo stesso modello di auto e lo stesso corpo di cui riferisco nel primo post, che mi si è messa dietro seguendomi a lungo per poi svoltare per una stradina che porta all’Esselunga.
Quasi sicuramente combinazioni prive di significato; oppure, dato il loro sapore onirico, opera del mago burlone sapientemente descritto da Tornatore nella sua recente apologia cinematografica dell’Esselunga. Oppure forse, attorno a forti realtà imprenditoriali come Esselunga le categorie onesti/criminali/tutori della legalità, presentate dai media e dalle forze di polizia, e sancite – o coonestate – dalla magistratura, e accettate come ovvie e naturali dal pubblico, sono solo parzialmente sovrapponibili a quelle reali; così che i ruoli e le alleanze reali sono talora opposti a quelli apparenti. I magistrati, inclusi quelli che si occupano di mafia, dovrebbero avere presente che vi sono oltre a quelle riconosciute anche forme sommerse di grande criminalità; e la possibilità che, come ho scritto più volte, con l’alibi della lotta alla criminalità si commettano reati non meno gravi.
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@Ecomostro. I fatti oggetto di denuncia si distinguono principalmente in veri o falsi, non in realistici o irrealistici. Io ho i filmati dei passaggi delle auto di polizia. (Né ci vuole molto, con la video sorveglianza, a fare eseguire un passaggio a una pattuglia al bisogno). Contra factum non valet argumentum. Argomento peraltro fallace: possono benissimo esserci fatti veri che suonano irrealistici. Se una denuncia venisse negata a priori perché secondo i gusti di qualcuno, o il sentire comune, non suona realistica, i critici cinematografici potrebbero fare le veci dei PM. Capisco che quanto denuncio possa essere accolto con perplessità. Però conoscere la differenza tra vero e verosimile fa parte del’abc del cittadino consapevole. Negare sicuri un abuso non conoscendo i fatti perché non corrisponde ai canoni Mediaset e Rai di rappresentazione del crimine è invece l’attività preferita dei boccaloni. Il “realistico” spesso non è che un nome rispettabile per “conformismo” e bigotteria. Io ad esempio ho forti dubbi che alla polizia manchi la benzina, visto che non mi riesce di uscire senza incrociarla. E la storia d’Italia è costellata di fatti “irrealistici”, inclusa l’invincibilità della mafia:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/17/italia-150-anni-di-conquiste-fiat/
Un piccolo test. Poniamo che sia stata commessa una strage terroristica nella piazza principale di Brescia, diciamo nel 1974. E diciamo che oggi, ottobre 2011, si attenda l’anno prossimo per un’altra tornata del relativo processo. E’ “realistico” che un processo per un fatto tanto grave si estenda al quinto decennio dalla commissione del reato, diverse epoche storiche e politiche dopo? Per me è un esempio della normale assurdità in cui viviamo. Di sicuro, è lo stesso ambiente dove avvengono i fatti che riporto; dei quali probabilmente dovrei discutere solo con chi non consideri “realistici” i tempi – e gli esiti – dei processi sul terrorismo.
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@ecomostro. Quello che non capisco io è come non ci possano essere eccezioni al “continuo via vai” in quel tratto; a Lei succede di incontrare senza eccezioni un’auto della Polizia ogni 500 metri ? E le capita di essere urtato al supermarket dallo stesso dipendente nello stesso punto per 4 volte consecutive?
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@n di zorro. Per proseguire il tuo “brainstorming”, forse non si sono lasciati scappare un quarto di quintale di coca; potrebbero anche averlo lasciato arrivare. Senza offesa. Le forze di polizia hanno precedenti di tutto rilievo nel doppio gioco sulla droga e nel non farsi scappare affari di droga (Ros di Bergamo); nel provocare e reprimere a fini di controllo politico (secondo gli insegnamenti di Cossiga); e nel pilotare l’eversione (attività sulla quale sono state scritte centinaia di pagine). E da quei professionisti che sono riescono a fare queste cose contemporaneamente senza fatica. Non come te che devi sforzarti per emettere contemporaneamente fesserie e insulti.
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@xenomars. A me pare che la polizia, e i servizi, siano anche troppo amici di Esselunga; e che abbiano una tendenza ad allestire insieme falsi scenari. (E che la Coop sia rivale in affari, ma non avversario ideologico di Esselunga, facendo parte dello stesso sistema).
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@pombo. Non mi seguono, si fanno vedere. Lo stalking Esselunga è cominciato a fine 2006, quando scrissi al comandante della municipale, promosso vicecomandante a Milano, e al difensore civico comunale, un magistrato emerito, commentando sulla circostanza, che è durata per tutto il 2006, per la quale ogni volta che entravo o uscivo da una biblioteca o da una libreria di Brescia incrociavo, senza eccezioni, un auto della polizia municipale, CC, PS, etc. E a volte sia quando entravo che quando uscivo.
Questo è l’esergo della lettera del 2006:
“Questa specie, ora del tutto perduta, era allora floridissima in Lombardia…”
(I Promessi Sposi. Commento sul modo dei bravi di farsi riconoscere dall’abito, dal portamento e dall’esibizione delle armi.)
L’accompagnamento culturale ha smesso di essere al 100%, ed è cominciato quello al supermarket; che è tenace e duraturo. Può darsi che a loro, e mi sa pure a te, siano più congeniali le banane che i libri.
Pubblicato in: "Mele marce", "Mele sane", "Rispetto per le istituzioni", Abolizione dell'opposizione reale, Adeguamento della realtà al falso con la violenza, Agenzie morali parassitarie, Alleanza della sinistra col clero, Animalità razionale, Appoggio della magistratura alla frode medica strutturale, Argomento di Corax, Associazioni a delinquere di stampo mafioso autoctone padane, Autisti, Berlusconismo, Biopolitica, Borghesia compradora, Brescia, Campagne istituzionali di discredito, Censura e persecuzione occulte, Classe dirigente bresciana e doppio Stato, Clero e doppio Stato, Clero e violenza, Collusione della magistratura col potere, Coltivazione del conformismo, Coltivazione della viltà, Continuità tra destra e sinistra, Continuità tra destra e sinistra in campo sanitario, Criminalizzazione degli oppositori, Crimine dei colletti bianchi, Crimine universitario, Degrado del tessuto sociale e atomizzazione sociale, Depistaggi "la guerra è guerra", Depotenziamento lotta al crimine, Difesa diritti fondamentali pre-costituzionali, Discriminazione istituzionale di cittadini, Disordine pilotato, Dittature occulte, Doppio Stato polizie segrete e associazioni di tipo massonico odierni, Educazione e incitamento al disprezzo e all'odio, Esposizione dell'ingiustizia come alternativa alla giustizia, False biografie, Fictio democratica, Fiducia nelle istituzioni, Forma democratica e sostanza pontificia, Forze di polizia come milizie mercenarie, Grazia e antinomianismo, Immunità giudiziaria delle forze di polizia, Inautenticità della sinistra, Influsso delle oligarchie finanziarie, Istigazione istituzionale al ludibrio, Istituzionalizzazione del crimine, Istituzioni ibride, Lancio infiltrazioni mafiose al Nord, Legami mafie meridionali-mafie padane autoctone, Leghismo, Mafia meridionale e mafia fordista, Magistratura business friendly e dottrina Pizzillo, Male e mediocrità, Manipolazione, sfruttamento e violenza della grande distribuzione, Metamafia, Misteri d'Italia e USA, Morton's fork e doppio legame, Oltraggio mediante il potere istituzionale, Onore virtù militari e senso del diritto delle forze di polizia, Panottismo, Pansera, Partecipazione della Sinistra deuteragonista al doppio Stato, Partecipazione di persone comuni a censura e persecuzione, Partito americano, Patologizzazione degli oppositori, Perbenismo poujadista, Pericoli dell'antimafia, Persecuzione di polizia, Persecuzione giudiziaria, Perversità del crimine istituzionale, Politica e biomedicina, Prepotere del clero, Responsabilità e colpe del popolo, Riconoscimento dell'extramediatico, ROS, Ruolo della magistratura nel doppio Stato, Sanità lombarda, Servizi segreti e frode medica strutturale, Silenzio osceno, Sinistra compradora, Soccorso al vincitore, Subordinazione delle forze di polizia al clero, Subordinazione sinistra a oligarchie finanziarie, Successione Ndrangheta come prima mafia, Supporto della religione all'oppressione, Tecnica del potere, Tipi antropologici proibiti, Uso intimidatorio degli autoveicoli, Uso persecutorio della tecnologia per la sicurezza, Victim blaming, Violenza e medicina, Violenza impunita, Violenza indiretta, Violenza occulta, Violenza politica tramite la polizia | Commenti disabilitati
3 ottobre 2011
Postato su Apppello al popolo il 3 ott 2011
Su questo sito Simone Santini [1] ha di recente discusso del neologismo “rossobruni” applicato all’area antagonista. Non considero qui le categorie ideologiche risultanti dalla conflazione di marxismi e fascismi, o eventuali “nazimaoisti” in carne e ossa, ammesso che esistano, argomenti sui quali non so nulla; né tanto meno l’analisi dell’evoluzione attuale del marxismo, altro argomento sul quale non so niente; ma la tendenza della sinistra di potere ad attaccare gratuitamente anche con sistemi abietti chi è inviso ai suoi nuovi padroni; e a dare dell’estremista – rosso, nero, o magari milanista - a chi non le garba, o non garba ai suoi nuovi padroni; e questo lo conosco benissimo per esperienza diretta.
Santini mostra come l’opposizione rossi/neri sia da superare. Non penso che “rossobruni” sia un complimento, da prendere come titolo del quale felicitarsi. Nè che gli antagonisti rossi vadano accomunati a quelli neri sotto la categoria “antisistema”: il modello ideale di società desiderato è, si presume, fondamentalmente diverso per le due posizioni, pur essendoci, oltre all’opposizione al capitalismo, punti di contatto ideologici, e psicologici. Ma sono d’accordo nel rifiutare la dicotomia sinistra/destra: sta divenendo sempre più evidente che questa contrapposizione orizzontale distoglie dalla divisione fondamentale, che è quella verticale potere/governati. E’ un’opera dei pupi, con Berlusconi che parla di pericolo comunista e la “sinistra” che si dice discendente dei partigiani, mentre entrambi fanno quello che vuole il puparo (la “sinistra” ancor più che Berlusconi, secondo alcuni commentatori); un pubblico di bambini guarda a bocca aperta, mai stanchi della stessa recita rassicurante. Come le botte tra Arlecchino e Pulcinella con Mangiafuoco alla cassa nella canzone di Bennato.
E’ proprio di questa “sinistra” attaccare chi è su posizioni progressiste vere; sia perché è questo il lavoro per il quale è pagata: impedire una sinistra autentica in Parlamento occupandone il posto. Sia perché come tutti i rinnegati c’è un odio personale verso chi non ha tradito e può quindi testimoniare, anche con la sua sola esistenza, la loro falsità. Gli attacchi alla sinistra che, absit iniuria, qualcuno potrebbe chiamare “ingenua”, e in generale ai progressisti autentici, sono quindi sistematici e ben studiati.
L’epiteto “rossobruno” è sia interessante che impudente, perché proietta sugli oppositori la circostanza – e la vergogna – che sono la destra e la sinistra parlamentari a fondersi, e talora a scambiarsi i ruoli; così che chi critica la “sinistra” da una posizione di sinistra coerente, anche moderata, può essere rappresentato come di estrema sinistra se critica il loro praticare politiche di destra; e come di destra se critica le posizioni di finta sinistra. Il liberismo ha una dimensione anarchica, individualista, distruttiva e creatrice, che è possibile spacciare per progressista. Io lo vedo soprattutto in campo medico, dove alcune frodi, o alcune manovre liberiste liberticide vengono presentate come istanze progressiste e libertarie, così che chi le critica può essere fatto passare per reazionario.
Un esempio è il teatrino tra “laici” e quell’altra cattedra di doppiezza, il clero, sul testamento biologico, nel quale la “sinistra” finge di ignorare che un problema autentico, il diritto alla autodeterminazione sul proprio corpo in caso di malattia terminale o gravemente menomante, viene distorto e strumentalizzato per finalità malthusiane legate a quei poteri economici che vivono dello sfruttamento della popolazione; alla quale guardano come alle loro mandrie gli allevatori di bestiame, che abbattono i capi che non rendono più [2]. Anche criticare l’immigrazione come portato della globalizzazione liberista, che dietro alla melassa buonista è una trasfusione forzata di persone che anemizza delle energie migliori i popoli dei paesi poveri e impoverisce il tessuto antropologico dei paesi ricchi [3], consente ai “sinistri” di servire il grande capitale e accusare farisaicamente di razzismo, rossobrunismo, etc. chi non si allinea. Oppure il dire che il fatto che Gheddafi (peraltro viscidamente appoggiato dai nostri governanti fino a poco prima dell’inizio dei bombardamenti) fosse un dittatore non toglie che l’occupazione coloniale della Libia, Stato sovrano, con le uccisioni di civili, sia una nefandezza; ciò dai marciapiedi di Assisi [4] viene visto come segno certo che a parlare è uno che ha i ritratti affiancati di Lenin e Goering sopra la testiera del letto. Di recente “il Fatto” ha ospitato un post dell’on. Fabio Granata sulla mafia. Il mio commento al post è stato censurato [5]. Troppo estremista? Questo collaboratore degli antifascisti de Il Fatto, Granata, seguace del pacato maestro di democrazia già delfino di Almirante, Fini , mesi fa ha difeso dalle critiche una sua militante, Lucia Alonzi, che si è presentata alla Camera con la croce celtica al collo. Ha difeso anche il simbolo. E’ interessante come: definendolo “segno di un’identità cattolica”. Anche i post-fascisti sono passati dalle posizioni “categoriche e irrevocabili” alla riposta a saponetta, scivolosa, fatta per sgusciare via.
Il tradimento della sinistra, con l’abolizione della opposizione autentica, quella che contrasta seriamente i partiti apertamente sostenitori degli interessi dei più forti, e con la sua trasformazione in un simulacro manovrabile, è un fattore determinante dello sgretolamento dei capisaldi di giustizia e di libertà raggiunti in secoli di lotte contro l’oppressione. Per chi ha creduto in certi ideali, una metamorfosi da farfalla in bruco, o in anellide. La “sinistra” odierna è una bolla che si regge per l’abilità di professionisti dell’ipocrisia. I fascisti erano più autentici. Lo stesso Berlusconi, pericoloso istrione, ha una distanza tra ciò che realmente è e ciò che finge di essere che è minore di quella della “sinistra”. “Se un ladro ha la faccia da ladro in fondo è onesto” dice un personaggio di Fellini.
Col suo doppio gioco, la sinistra di potere è la cintura di protezione politica della destra affarista, del clero, di Confindustria e degli altri feudatari dei poteri forti internazionali che reggono il Paese. Avendo voltato le spalle alla sua storia e sputato sui suoi ideali, ed essendosi convertita alla religione dell’antico nemico, priva com’è di una sua spina dorsale, di una sua identità forte, è considerata dai poteri forti sovranazionali più affidabile di altri signorotti locali, e si appresta a gestire direttamente il protettorato italiano.
Da bambino guardavo in televisione Saragat, del PSDI, declamare in continuazione “gli alti ideali della Resistenza”; da grande, leggendo scoprii che questo patriota era al vertice del partito americano – non diversamente dal presidente della Repubblica attuale – e ha fatto tanto per svendere l’Italia; anche in campo scientifico, es. con la vicenda della persecuzione di Felice Ippolito; e anche quella di Domenico Marotta [6], sorretta da una campagna diffamatoria de l’Unità. Negli anni ’70 i coetanei mi davano del fascista perché esprimevo dubbi sulla genuinità della decisione, pressoché unanime, di occupare il liceo, che mi sembrava una libera uscita goliardica pilotata dal PCI e permessa dalla DC; oggi gli ex compagni quando vogliono essere gentili mi definiscono anarchico. Le mie idee politiche, che sono sostanzialmente costanti nel tempo, sono accostabili a quelle di tipo repubblicano e all’antiutilitarismo; se mi trovo su posizioni “estremiste” non essendomi mosso è per lo spostamento a destra della “sinistra”.
La “sinistra” ora chiama “rossobruni” oppure – e questo è un classico – “anarchici” quelli che la intralciano nel suo ruolo di falsa sinistra. Ma come chiamare questa “sinistra”? Si sono tenuti un marchio che non gli compete più da molto tempo, e che favorisce la loro funzione di falsa opposizione. Propongo di non limitarsi a difendersi dagli appellativi che ci vengono appioppati, come “rossobruno”, ma di passare al contrattacco – soprattutto se ci si considera rivoluzionari – e trovare nomi appropriati per definire l’attuale “sinistra”. Qualcuno ha proposte?
Una interessante definizione è quella di “comunismo individualistico” [7]; non perché abbia “un vago sapore aporetico” come ha scritto chi l’ha coniata, Eugenio Orso, ma come ossimoro beffardo, efficace nel mettere in risalto l’ambiguità cialtronesca con la quale la “sinistra” vuole tenere il piede in due staffe. A proposito di contraddizioni che uniscono “fasci” e “compagni”, ricordo un discorso di Berlinguer che sosteneva che i comunisti erano rivoluzionari e conservatori; e come mi colpì sfavorevolmente, perché avevo da poco letto un passo di un discorso di Mussolini dove sosteneva la stessa cosa del fascismo. Forse un test per saggiare la consistenza, e la qualità, di un’idea politica, o di una posizione politica, è verificare la sua reattività: il suo non combinarsi facilmente con altre idee, formando nuovi composti, è in genere una caratteristica di pregio. In un paese abituato alla tecnica cattolica del potere di gettare ponti, o meglio estendere pseudopodi, verso le opposizioni, per poi inglobarle, usarle strumentalmente, dissolverle, andrebbe riconosciuto il valore positivo delle divisioni tra concetti e tra parti politiche.
Io la chiamo “sinistra gialla”, o “i gialli”, come erano chiamati “gialli” i falsi sindacati allestiti dai padroni. Oppure “sinistra smagnetizzata”, visto che mostra che il Piano Demagnetize degli anni ’50 ha funzionato, fino a fare della “sinistra” uno strumento dei poteri che dice di combattere, e che in passato hanno ucciso diversi dei suoi migliori esponenti [8]. Oppure “glaxocomunisti”, dati i finanziamenti della Glaxo a D’Alema e in generale le posizioni servili verso le multinazionali farmaceutiche e il businness biomedico, dove il liberismo raggiunge aspetti turpi [9].
Oppure “sinistra deuteragonista”, che serve da spalla teatrale al protagonista [10,11]. Oppure “sinistra metastatizzata” visto che, come un linfonodo invaso dal tumore, da elemento di difesa è divenuta focolaio del male. O anche “sinistra gellista”. “Gellista” non nel senso che ha raccolto l’eredità degli ideali dei giellisti, gli aderenti a Giustizia e Libertà; ma nel senso di Gelli Licio, del quale ha attuato i programmi per l’Italia.
Oppure, riconoscendo che destra e sinistra di potere sono una coppia di soci che per guadagnarsi la pagnotta servono il potere, anche inscenando liti; e riconoscendo che in quest’ultimo compito, dove si legittimano a vicenda spernacchiandosi a vicenda, mostrano elevata padronanza del mestiere, potremmo chiamare una “l’Augusto” e l’altra “il Bianco” [12].
Pubblicato anche su:
http://menici60d15.wordpress.com/
1. Simone Santini. Rossobruni ? No, rivoluzionari! Appello al popolo, 30 set 2011.
2. v. citazioni [9-11] in:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/05/16/sperimentazione-animale-uno-spoglio-etico-2/
3._http://menici60d15.wordpress.com/2009/05/24/immigrati-la-pieta-coi-numeri-e-altre-forme-minori-di-pieta/
4. Commento a “La guerra in Libia non esiste per la marcia Perugia Assisi” in [8].
5. Contro la legalizzazione della mafia. In http://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/
6. http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/31/“se-la-canaglia-impera-la-patria-degli-onesti-e-la-galera”/
7. Stefano D’Andrea. Comunismo individualistico post sovietico. Appello al popolo, 16 giu 2011.
8. http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/03/la-sinistra-smagnetizzata/
9. http://menici60d15.wordpress.com/2010/12/07/da-quali-minacce-va-protetta-la-glaxo/
10. http://menici60d15.wordpress.com/2009/05/11/il-deuteragonismo/
11. http://menici60d15.wordpress.com/2009/05/19/deuteragonismo-di-lotta-e-di-governo/
12. http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/21/i-magistrati-e-leffetto-bokassa/
§ § §
Blog di Aldo Giannuli
Commento del 18 feb 2012 al post “Caso Goracci. La risposta di Paolo Ferrero” del 17 feb 2012
@Santi. Sul simpatico epiteto “rossobruno”, o sulla croce uncinata che sarebbe nell’anima di chi dà noia ai rossi di mestiere:
Come chiamare la sinistra di potere ?
http://menici60d15.wordpress.com/2011/10/03/come-chiamare-la-sinistra-di-potere/
Nella mia ricerca su come chiamare quelli della sinistra che conta, vorrei aggiungere “debenedettini”, data la loro devozione all’editore di Repubblica e agli interessi che rappresenta.
§ § §
V. anche: La sinistra radicchiale
Pubblicato in: Abolizione dell'opposizione reale, Agenzie morali parassitarie, Alleanza della sinistra col clero, Avversione della sinistra deuteragonista per l'opposizione autentica, Berlusconismo, Campagne istituzionali di discredito, Carotismo, Cattivi maestri, Censura e persecuzione del dissenso, Censura e persecuzione occulte, Clero e deuteragonismo, Colpa d'autore, Coltivazione del conformismo, Coltivazione dell'ignoranza, Continuità tra destra e sinistra, Continuità tra destra e sinistra in campo sanitario, Criminalizzazione degli oppositori, Danni e pericoli della globalizzazione, Degrado del tessuto sociale e atomizzazione sociale, Destra, Deuteragonismo nei blogs, Difesa istituzioni repubblicane dagli occupanti, Educazione e incitamento al disprezzo e all'odio, Eutanasia, Fagocitosi dell'opposizione, False biografie, Funzione censoria del deuteragonismo, Immigrazione e sfruttamento del Sud del mondo, Inautenticità della sinistra, Laicità all'italiana, Manipolazione ideologica, Midcult progressista, Opposizione deuteragonista, Opposizione verticale al potere, Partecipazione della Sinistra deuteragonista al doppio Stato, Partito americano, Perbenismo poujadista, Persecuzione di polizia, Popolo come istituzione, Resistenza civile, Riconoscimento delle divisioni e divisione come valore, Scambio ruoli progressisti e conservatori, Selezione avversa classe dirigente, Sinistra compradora, Sinistra deuteragonista, Subordinazione sinistra a oligarchie finanziarie, Sussiego della sinistra, Teatrino laici cattolici su questioni bioetiche, Tecnica del potere, Tipi antropologici proibiti, Uso retorico dell'ideologia progressista a favore di interessi reazionari in biomedicina | Commenti disabilitati
22 settembre 2011
Blog Il Corrosivo di Marco Cedolin
Commento al post “Quali sono i veri poliziotti?” del 22 set 2011
La polizia, che è fatta di Italiani, manifesta davanti a Montecitorio perché è voltagabbana: ha fiutato il vento e si stacca dal signorotto in disgrazia che prima ha aiutato con tutti i mezzi a spadroneggiare; e anzi gli va contro. Il Griso quando Don Rodrigo si ammala prende le distanze e poi lo tradisce accordandosi coi monatti, noterebbe qualcuno. Come fa spesso, Cedolin coglie un punto nodale: I poliziotti sono onesti e benemeriti lavoratori o sgherri del potere? Credo che il dilemma sia insolubile, posto così. Per trovare le coordinate che Cedolin giustamente chiede occorre superare le dicotomie semplici, e ammettere che alcune grandi istituzioni etiche, come la polizia, sono intrinsecamente ibride: hanno una funzione sociale positiva, ma anche una insopprimibile componente oscura. Un miscuglio, nel quale il primo aspetto, al quale ascrivere comportamenti corretti e esempi luminosi, viene sfruttato dal secondo, che si fa scudo dei casi nobili di aderenti all’istituzione che sono stati uccisi, che a volte sono casi di epurazione.
Come la salute, l’ordine quando c’è non si nota. Ci dimentichiamo che se non siamo in un Far West è perché c’è il lavoro delle forze di polizia. Non si può fare a meno di tale servizio pubblico. Questa azione però è carente là dove sarebbe più necessaria, come le aree del Sud dove la mafia è forte; e per i crimini dei colletti bianchi; e solo chi ci è passato in prima persona può sapere quanto possono essere vendute le forze di polizia (soprattutto, posso dire, quando servono i poteri forti, come quelli che hanno commissionato gli omicidi politici); e quali reati possono impunemente commettere, quali abissi di infamia possono raggiungere; con la connivenza e a volte la complicità attiva della magistratura, altra istituzione ibrida.
La polizia dovrebbe difendere i cittadini: in realtà tende ad esercitare una protezione, arbitraria ed ineguale a seconda del cittadino, e che si riserva di ritirare a piacimento, regolandosi sulle convenienze e gli interessi in gioco, analogamente alla protezione mafiosa. Per il cittadino comune, la protezione si paga col pizzo della sottomissione al potere, che ha nei poliziotti i suoi campieri. Bisogna fuggire sia il rifiuto ideologico dell’istituzione, sia la tentazione di porvi cieca fiducia, come la propaganda martellante e la pavidità del cittadino medio spingono a fare:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/09/14/vogliono-i-poliziotti/
Ma da cittadini repubblicani occorre guardarla con distacco, esercitando il controllo democratico e pretendendo che nei suoi comportamenti si avvicini a ciò che dovrebbe essere, se vuole essere riconosciuta come istituzione, e non come una banda di soggetti descritti nel canto della mala:
“Prima faceva il ladro / e poi la spia / adesso è delegato di polizia”.
Quello dei Notav, in un’Italia piena di finte proteste pilotate dal potere, è un raro caso di lotta popolare genuina, e di risonanza nazionale, contro i soprusi del potere. Quindi sono in gioco non solo le grandi ruberie sull’Alta velocità, ma anche il principio che la gente deve stare buona mentre viene derubata; questo rifiuto di massa ad essere defraudati di beni essenziali è inaccettabile per la tirannia che aleggia dietro alla fictio democratica. Occorre che i resistenti della Val di Susa stiano attenti, perché se da un lato si cercherà di addormentare la protesta, dall’altro si farà di tutto per dipingerla come opera di violenti, esaltati, etc. E i poliziotti, che davanti a terroristi veri non brillerebbero, quando si tratta di bastonare brave persone divengono guerrieri implacabili e audaci.
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Grazie Marco. E’ vero che la polizia è immersa in una rete di relazioni istituzionali, che ne condizionano il comportamento; e come altri poteri dello Stato è subordinata a forze come gli USA, le oligarchie finanziarie, il Vaticano. L’assorbimento, del quale parli, è un fenomeno passivo; ma le forze di polizia brillano anche di luce propria. Andrebbe forse maggiormente riconosciuto il ruolo attivo, silenzioso e sottovalutato, delle forze di polizia nel determinare la politica italiana, al livello intermedio del quale fanno parte. La difesa manu militari degli interessi illeciti del business medico è a mio parere un esempio di questa cogestione attiva. La gente non lo sa, ma la medicina che ha e che avrà
http://menici60d15.wordpress.com/2011/09/15/la-medicina-come-rimedio-ai-limiti-della-crescita-economica/
è una medicina imposta coi questurini e i militari dal budriere bianco; e anche con forme più sofisticate di poliziotto.
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Blog “Conflitti e strategie”
Commento al Post di Gianni Petrosillo “Dateci un taglio” del 23 set 2011
Questa immagine della polizia esasperata che assalta il Palazzo ricorda gli ammutinati della Corazzata Potemkin; e chi ci crede dovrebbe stare a sentire Fantozzi…
Non so quanto sia sincero questo attrito tra La Russa e i poliziotti, che di fatto ha gettato l’amo di una polizia che sta al fianco dei cittadini esasperati dal Palazzo, e non di fronte a difesa del Palazzo con i randelli e con gli uffici riservati; ma anche se lo fosse, non mi sembra quello tra un fascista e onesti lavoratori esasperati …
http://menici60d15.wordpress.com/2011/09/22/istituzioni-ibride/
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14 settembre 2011
Sito Conflitti e strategie
Commento al post “Vogliamo i poliziotti” di Gianni Petrosillo del 13 set 2011
De Andrè diceva che bisogna fare tanta strada per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non esistono poteri buoni. Per quello che so le forze di polizia non sono la cura ma fanno parte della malattia, essendo al servizio dei poteri forti che determinano le disgrazie politiche della nazione. Forse De Andrè era ottimista, perché oggi con la disinformazione la gente, rincitrullita dal flusso continuo di sceneggiati sui PS e CC onesti, coraggiosi e intelligenti, e dalle innumerevoli campagne di marketing medico spacciate per programmi educativi, mette sicura la testa nel cappio stando comodamente seduta davanti alla tv:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/09/10/radiotossicita-mafiosa-e-legale/
Sito Blogghete
Risposta del 15 set 2011 a Gianni Petrosillo nel post “Vogliamo i poliziotti”
Sono di idee borghesi, e la cultura che vede il poliziotto come “sbirro” non mi appartiene. Neppure però condivido l’insopprimibile tendenza degli italiani a “voler fare la rivoluzione coi carabinieri” (Montanelli), e più in generale a cercarsi un protettore, e a cambiarlo a seconda delle circostanze storiche; né apprezzo queste piroette della “sinistra” italiana, dalle intricate e fumose analisi marxiste al poujadismo spicciolo. Non per contraddire Gramsci, ma per smentire la solita retorica vigliacchetta dei poliziotti buoni guidati dai vertici cattivi: posso testimoniare che il problema non sono solo i vertici, ma anche i quadri della polizia. I capi ordinano abusi e violenze che i sottoposti eseguono naturaliter; tanto da fare pensare che il mestiere di poliziotto sia il rivestimento sociale di un determinato tipo umano; ben diverso da quello che viene propagandato con la miriade di sceneggiati televisivi su commissari e carabinieri. Su questa consonanza tra capi e “obbedienti agli ordini” vedi i fatti del G8; o l’assassinio dell’ispettore Donatoni (M. Almerighi, Mistero di Stato), che dice anche dei criteri e dei metodi di selezione interni alla polizia. Prendono 1500 euro al mese, dicono, e si lamentano in continuazione che sono poche. Saranno poche per il lavoro di poliziotto, ma sono anche troppe per il lavoro che svolgono di fatto.
Sito Crisis Di Deborah Billi
Commento al post “Polizia, facciamo sciopero?” del 30 set 2011. Censurato
“Gli italiani vogliono fare la rivoluzione coi Carabinieri” (Montanelli)
http://menici60d15.wordpress.com/2011/09/22/istituzioni-ibride/
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10 settembre 2011
Blog “L’anticomunitarista”
Commento al post “On. Torazzi, Lega Nord: “I magistrati meridionali favoriscono la mafia” del 7 set 2011.
Dall’articolo della Stampa del 10 set 11, citato dall’anonimo lombardo n.65 come “ennesimo episodio” che dimostrerebbe che la sopravvivenza della mafia è dovuta a insufficiente indipendenza dallo Stato. Titolo: “La galleria radioattiva ecco le prove dell’orrore”.Testo: “Senza alcuna pretesa di scientificità…”; “…0,41 millisievert [/ora] non è indice di pericolosità.”; “Resta il dubbio se possa essere un piccolo indizio.”
Tutti sanno di ndrangheta e radiazioni cancerogene, e a parte Cetraro potrebbe esserci del vero. Ma dovrebbero sapere anche che con una TAC si assorbono, ufficialmente, 5-10 millisievert; o anche il doppio o più ancora in realtà; che il rischio di cancro da radiazioni ionizzanti da imaging medico, che la FDA ha classificato tra i cancerogeni, è a vita e si cumula nel tempo; che le stime ufficiali, quelle mostrabili al pubblico, attribuiscono alle radiazioni mediche il 2-3% dei cancri. (D.A. Johnson, CT Radiation and cancer risk, Medscape, 26 apr 2011). Equivalenti a 5000-7500 nuovi casi all’anno in Italia. E che tale esposizione deriva da esami clinici che a volte possono essere molto utili, ma spesso non lo sono affatto, venendo effettuati per fare soldi, avendo indotto il pubblico ad accettarli e pretenderli senza reale giustificazione.
Mafiosi, CC PS etc., magistrati, servizi, leghisti, benpensanti, preti, sindacalisti, politici “di sinistra”, giornalisti, bloggers non si risparmiano per esaltare l’esposizione a radiazioni cancerogene possibilmente causata dagli ndranghetisti; e allo stesso tempo per nascondere l’esposizione certa dovuta al business medico; risultato quest’ultimo che è ottenuto anche con tecniche censorie mafiose. Lo Stato conta poco. A manovrare i mafiosi, e insieme a loro anche tanti antimafiosi, sono poteri ad esso superiori; che ottengono che gli orrori autentici, e se non basta quelli inventati, della mafia, distolgano dagli orrori della criminalità economica istituzionalizzata.
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7 settembre 2011

Blog “L’anticomunitarista”
Commento al post “On. Torazzi, Lega Nord: “I magistrati meridionali favoriscono la mafia” del 7 set 2011. Cancellato dal blog de “Il fatto”, post “Mafia al Nord? Per il deputato leghista
basta avere “magistrati padani”” del 7 set 2011
Ho denunciato le frodi strutturali del business medico, che sta a Brescia e alla Lombardia come la mafia sta a Palermo o Locri. Da anni CC, PS, etc. si fanno vedere immancabilmente ogni volta che vado a fare la spesa all’Esselunga di Brescia, V. Volta. Ho protestato, con l’unico effetto che i magazzinieri e le commesse dell’Esselunga hanno cominciato a urtarmi mentre faccio la spesa. Suppongo che le discussioni derivate da questo mobbing abbiano offerto il pretesto per continuare le molestie di polizia. Oggi 7 set 2011, tornato dalle vacanze, varcata di qualche metro la soglia, da fermo in un ampio spazio, una commessa mi ha dato una buona spallata frontale. Uscito dal supermercato, Polizia provinciale (particolare divertente, seguita da un furgone della ditta “ROS” di Bergamo).
A Brescia il Procuratore della Repubblica, Pace, è della Basilicata. A giudicare dagli abusi e intimidazioni mafiose che i bresciani, o i settentrionali come Caprotti, sono liberi di esercitare a oltranza, devo riconoscere che esistono elementi compatibili con questa tesi dei magistrati meridionali che favoriscono la mafia. Solo, qui si tratta della mafia padana, quella del grande capitale, e degli straccioni che commettono qualsiasi bassezza per un tozzo di pane. Il Procuratore precedente, di Parma, non è stato da meno. Penso che la divisione principale, alla quale guardare senza farsi fuorviare dalle solite carnevalate della Lega, sia tra tipo di malaffare: crimine organizzato vs grande crimine economico istituzionalizzato. La mafia meridionale in parte è combattuta, da qualche magistrato onesto di ogni latitudine. Ma è mantenuta in vita dalle istituzioni, perché fa comodo. Tra i suoi vari ruoli istituzionali c’è quello di fornire un alibi per lasciare indisturbato il grande malaffare delle multinazionali e delle banche, che ruba e uccide non meno della mafia convenzionale.
Francesco Pansera
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19 aprile 2011
Blog Blogghete
Commento al post “Una donna da sposare (e votare). Le scelte geopolitiche di Marine Le Pen” del 17 apr 2011
Dunque, appoggiare una forza del fronte nemico (suppongo), perché ha detto che vuole rompere con alcune delle alleanze della famiglia politica cui appartiene. Si, dovrebbe funzionare. In Italia ha funzionato: la Lega, buona amica di Le Pen, ha detto all’inizio peste e corna di CIA, massoneria, Berlusconi, tangentisti, mafia, etc. E infatti si è visto come raccolti i voti ci abbia liberato dal giogo.
Ricordo un filmato dove Borghezio consigliava ai lepenisti di dissimulare la propria identità fascista dietro a posizioni moderate; ma è uno che sostiene che la gente dovrebbe preoccuparsi della minaccia degli UFO. Votate e fate votare Marine Le Pen e soci.
Ne “il Padrino” c’è l’episodio iniziale di un mafioso che viene mandato a infiltrarsi nella banda avversaria fingendo di avere disertato. Ma simili trabocchetti avvengono solo nei film. Nel Padrino quei rozzi delinquenti, con la loro inclinazione paranoide, non credono alla diserzione del gangster e l’ammazzano. Tra gli appassionati di film di mafia, tra i lettori accaniti di fumetti, o quelli che passano le ore in sala giochi, si può trovare qualcuno che attribuirebbe un doppio fine a madame Le Pen. Noi, persone perbene e gente di tastiera, a sostegno dell’astuta strategia di votare per i fascisti filosionisti liberisti europei possiamo citare Machiavelli, Sun Tzu, von Clausewitz, i bolscevichi, Mao, fior di think tank occidentali, etc. Se per disgrazia non funzionasse resta Achille Campanile:
IL GENERALE: Sire, abbiamo perduto la guerra, ma possiamo lo stesso dichiararci vincitori.
IL RE (incredulo): E come mai?
IL GENERALE: Siamo passati tutti al nemico.
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19 aprile 2011
Blog di Sergio Caserta su “Il Fatto”
Commento al post “Arrigoni, martire non per tutti” del 18 apr 2011
Sergio Caserta, esperto di marketing, vendoliano, che attribuisce l’assassinio di Arrigoni ad Hamas e dintorni, osserva giustamente che mentre lodano i militari morti in missione, le autorità, ipocritamente, parlano poco di Arrigoni. Il Capo di Stato maggiore dell’Esercito, Valotto, ha avuto la buona grazia di lodare il pacifista Arrigoni; accomunandolo ai soldati per l’impegno e il coraggio; e forse accomunato anche dall’esposizione a forme volontarie e subdole di quello che i militari chiamano fuoco amico.
Non è del tutto vero che le altre autorità staranno zitte; è come per il terrorismo: se si tratta di commemorare genericamente, ponendosi in prima fila ai funerali per “rifarsi una verginità” (Pasolini), allora partecipano e pontificano; ma se c’è il rischio di dover sentire che la responsabilità è di forze come gli USA e Israele, allora le nostre autorità, quelle che si riempiono la bocca di Stato di diritto, o Resistenza, o Patria; le polizie che proteggono i cittadini dai delinquenti piccoli, e aiutano quelli grossi; i preti che si atteggiano convinti a mezzi Dio; i politici e amministratori che credono di avere le palle perché litigano con la voce grossa mentre studiano come meglio vendersi, tutti quanti, cambiano faccia. Come la cambiò Azzeccagarbugli:
“Che mi venite a rompere il capo con queste fandonie? …Andate, andate; non sapete quel che dite; io non m’impiccio coi ragazzi”.
Come Azzeccagarbugli, siedono “in atto di rispetto il più puro, il più sviscerato” alla tavola degli occupanti; e nonché della loro ipocrisia, bisognerebbe parlare del loro costume di vendere gli italiani dello stampo di Arrigoni:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/15/i-precedenti-di-arrigoni/
http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/03/la-sinistra-smagnetizzata/
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15 aprile 2011
Blog di Andrea Carancini
Commento del 15 apr 2011 al post “Vittorio Arrigoni ucciso dai salafinti” del 15 apr 2011
Commento del 15 apr 2011 al post della redazione de Il Fatto “Gaza rapito e ucciso Arrigoni. I precedenti”. Censurato da Il Fatto.
I precedenti di Arrigoni
Secondo il Fatto, che è attestato su posizioni filoisraeliane, i precedenti dell’assassinio di Vittorio Arrigoni comprendono i cooperanti e i giornalisti rapiti e liberati in missione, e la bodyguard Fabrizio Quattrocchi; Nicola Calipari non è citato in sé, ma solo nel commento a un altro nome della lista, la Sgrena. Il problema della lista non è tanto la sua eterogeneità, quanto la sua parzialità depistante.
Io penso che ciò che ha avuto un peso determinante nella decisione di fare assassinare Arrigoni sia stato il suo essere una persona di grande valore, forte e capace nell’opporsi a chi comanda e tiranneggia nel mondo. Penso che sia stato mostrato prigioniero e sanguinante, prima di impiccarlo, per deumanizzare la sua figura, che era, ed è oggi più di prima, quella di un Uomo vero.
I “precedenti” sono l’insieme eterogeneo delle centinaia di italiani di valore uccisi dalla caduta del fascismo ad oggi; un’epurazione che, anche quando non sia stata direttamente ordinata dai poteri forti esteri, è andata comunque a loro vantaggio; e che si è avvalsa dell’appoggio costante degli innumerevoli leccascarpe dei tre poteri dello Stato; e dell’indifferenza di una popolazione con un tasso troppo alto di cialtroni.
Da Bonomo e Dalla Chiesa, generali veri, al fricchettone Rostagno. Dallo scaltro capitano d’industria Mattei al generoso extraparlamentare Impastato. Dal comunista La Torre al fascista De Mauro. Dal rigore del timorato Livatino al rigore del maudit Pasolini. Dal curiale Moro, autentico statista, alla ragazza in gamba Ilaria Alpi, autentica giornalista. Da Tobagi, un “tiratore scelto” della penna, a quei pochi funzionari di polizia che erano più acuti e più onesti di tanti “intellettuali”. Dal monarchico Ambrosoli al sindacalista Rossa. Da Calipari, che non ignorava cosa rischiava rappresentando una figura di agente dei servizi troppo indipendente e dinamica, ai tanti che credevano di fare solo il loro dovere.
15 aprile 2011 13:56
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Blog Metilparaben
Commento del 16 apr 2011 al post “C’è chi decanta, e chi fa” del 15 apr 2011
Mi è venuto il mente il caso di un altro Arrigoni, ucciso in circostanze misteriose, per il quale pure c’è chi ha parlato dei servizi israeliani. Una notte del 2005, sulla statale Brescia Verona, sotto il cartello che segna l’entrata a Verona, ci fu una sparatoria. Rimasero uccise 4 persone. I due poliziotti di una Volante; una donna, presentata dai media come prostituta; Andrea Arrigoni, investigatore privato, già bodyguard della Lega [e allontanato perchè sospettato di essere un informatore dei servizi]; stimato in vita per la sua attività sindacale, poi dipinto da morto come pazzo maniaco. Mi interessai al caso perché cerco di seguire tutte le notizie relative ad atti di violenza nei quali è coinvolta la polizia. Allora ipotizzai una provocazione di polizia finita male.
Secondo un post su Indymedia datato 2005, che ho letto nel 2010, la donna sarebbe stata in realtà un’ebrea ucraina, Galina Chafranek, forse agente di qualche servizio. Il post considera la possibilità che siano intervenuti nella sparatoria soggetti terzi; la collega ad un avvicinamento di Arrigoni ad AN, il partito “guidato dall’attuale Ministro degli Esteri Gianfranco Fini, che negli ultimi mesi è giunto ad un acritico (ed a volte entusiasta) sostegno ai circoli giudaici euro-americani e all’entità sionista”. Digitando “Arrigoni” e “Chafranek” si può trovare il post su Google. Mi guardo dal presentare conclusioni, se non quella che sappiamo poco.
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Blog “Blogghete”
Commenti e discussioni nel post “Arrigoni: un altro omicidio mirato di Israele” del 15 apr 2010
A me pare che Il Fatto sia su posizioni filoisraeliane. In modo intelligente, facendo sentire, ma fioca, anche l’altra campana; così del resto ha sempre fatto anche il Corriere della Sera. C’è un modo rozzo e un modo sottile di appoggiare un potere. Quello rozzo sono buoni tutti a vederlo. E’ comodo riconoscere un giornalaccio e storcere la bocca. Riconoscere il modo sottile è più faticoso, ed ingrato perché espone a critiche. Ma è a forza di abboccare trionfanti al teatrino “brutti e cattivi contro pacati e nobili” che l’Italia è ridotta così.
Poche settimane fa il Fatto ha censurato un mio commento di critica in un post che santificava Saviano:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/25/antimafiosi/
Il giorno della notizia dell’assassinio di Arrigoni ha censurato il primo commento di questo post, che criticava il post della redazione del Fatto dove Arrigoni viene accomunato al mercenario Quattrocchi.
La posizione de Il Fatto su Arrigoni mi pare mostri come dei bravi giornalisti possano assecondare l’opinione pubblica progressista che vogliono gestire, per poi riportarla all’ovile. Riporto in ordine cronologico altri post pubblicati su internet finora da il Fatto su Arrigoni. Ho segnato con +, 0, -, il giudizio personale sulla concordanza delle posizioni contenute nell’articolo con posizioni come quelle di questo blog.
[+] Arrigoni, un eroe del nostro tempo (G. Chiesa). Elogio di Arrigoni. Rifiuto della tesi che siano stati i palestinesi.
[0] Vittorio Arrigoni è qui con noi (G. Mascia). Appello a manifestare assieme. Aderiscono gruppi palestinesi, Rifondazione, Italia dei valori, Partito dei comunisti, centri sociali.
[0] Vittorio Arrigoni, umano (A. Puliafito). Nulla sugli assassini. Era soprattutto un giornalista capace e libero.
[-] Il sangue dei pacifisti (S. Cannavò). Arrigoni è stato ucciso dai terroristi [palestinesi].
[-] La sfida salafita ad Hamas (P. Caridi, redazione). Probabilmente sono stati i salafiti, pertanto vanno analizzate a fondo le intenzioni contro Hamas di questo complesso gruppo.
[+] Arrigoni, la sincerità di un antieroe (E. Gazzilli). Elogio di Arrigoni.
[0] In ricordo di un pacifista scomodo (F. Marcelli). Elogio di Arrigoni. Non si sa chi lo ha ucciso. Dovremo aspettare le indagini dei nostri servizi segreti, che sicuramente ce lo diranno.
[0] Cooperante ucciso, sotto il Colosseo il ricordo di Arrigoni (S. Pavone). Arrigoni utopista. I manifestanti, che fanno rivivere la sua utopia, non credono siano stati i salafiti.
[0] Stay human, Vik (S. Alfano). Israele ha responsabilità indirette nell’omicidio di un generoso attivista. Sarà la sua morte a fare aprire gli occhi sull’esistenza di una questione palestinese, che la parlamentare europea sta già affrontando da tempo coi suoi colleghi.
[0] Valori e ideali non hanno nazionalità (FQ Londra). Nulla sugli assassini. Elogio delle scelte di vita di Arrigoni, che l’autore accomuna a quelle dei giovani italiani che, come lui, vanno a lavorare all’estero.
[-] Arrigoni i salafiti ammettono. Rapimento e uccisione sono opera di una cellula impazzita (Redazione). Sono stati i Salafiti, ma ufficialmente si cerca di sminuire le loro responsabilità parlando di schegge impazzite.
[0] Scusa Vittorio (C. Paolin). Scusa Vittorio per P. Battista del Corsera che dice che eri un fanatico colpevole di addossare a Israele tutta la colpa. Tu non eri come il Trota. E Hamas ha chiesto perdono all’Italia per l’omicidio.
[0] Restiamo umani, Vittorio (G. Cavalli). Ho sentito Vittorio pochi giorni fa, per una serata che stavamo organizzando a Milano sulla Freedom Flottilla. Era un apolide. Volontario professionista. Una delle tante briciole di democrazia. Uno di quelli che hanno la loro isola da costruire.
* * *
Gisella, i miei commenti sono spariti dopo essere stati pubblicati: non è questione di hosting. E gli articoli il lettore li deve giudicare dai contenuti, non dalla personalità degli autori, come fai tu che li frequenti. Se è questione di persone, lo è nel senso opposto a quello che dici tu. Il potere in Italia ha questo carattere subalterno; questa natura compradora:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/02/21/c’e-la-parola-compradora/
I progressisti più degli altri. E purtroppo anche i progressisti professionalmente capaci. Credo che tra le motivazioni dell’eliminazione di persone forti e di valore come Arrigoni vi sia quella di selezionare una classe dirigente serva. Alla rassegna aggiungo questo articolo, che avevo dimenticato:
[-] Il pacifista tirato per la giacchetta (V. Gandus). Chi indica Israele come mandante è rivoltante e indegno quanto quelli che si fanno beffe della sua morte. Non bisogna tirare Arrigoni per la giacchetta, e la famiglia avrebbe dovuto fare passare la salma per Israele.
Questo invece è un commento, che Il Fatto mi ha pubblicato, all’articolo “Arrigoni, martire non per tutti”. L’articolo attribuisce l’uccisione alla parte araba, e contemporaneamente accusa i politici di ipocrisia per non interessarsi di Arrigoni. L’autore, Caserta, è tra i fondatori di Sinistra ecologia e libertà.
http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/19/“io-non-m’impiccio-coi-ragazzi”/
Andrebbe notata la voragine tra la costante intorcinata ambiguità di questi giornalisti e il modo piano e schietto col quale Arrigoni parlava davanti ai cannoni israeliani.
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@ Mondart. Non penso di avere capito tutto. Sono giochi complicati, e il Medio oriente è particolarmente complicato. Una volta un libanese mi ha raccontato che gli israeliani arrivati a Beirut andarono ad uccidere non gli arabi estremisti, ma i più moderati, quelli che cercavano il dialogo con loro. Leggo con interesse i tuoi post, ma veramente stavolta non ho capito bene neppure quale disegno tu sostieni ci sarebbe stato. Ci sarebbe un’entità superiore anche a Israele e agli Usa che manovra tutti? Dovresti definirla meglio. In genere il “primo livello”, i grandi poteri economici, finanziari, politici, viene ignorato fingendo che esistano solo beghe italiche locali; vedo che può anche venire scavalcato in nome della ricerca di una livello ancora più alto. Israele, gli USA, le corporations, la grande finanza, etc. mi paiono abbastanza forti da rappresentare il livello superiore di potere. E mi paiono il livello di potere supremo da considerare ai fini pratici. Un potere che viene negato, o trascurato (non su questo blog, almeno nei suoi aspetti riguardanti la politica estera). Ma sentirò volentieri la descrizione di questo potere ancora superiore in nome del quale scuoti la testa. Una specie di potere immateriale, foucaltiano mi pare di capire.
Non ho scritto che Arrigoni è stato ucciso perché “dava fastidio al potere”. Ritengo al contrario che lui e altri, inclusi uomini di potere, siano stati uccisi non solo e forse non tanto per i loro atti, ma per i tipi umani che rappresentavano. Sono lontano dalle scelte di vita di Arrigoni, probabilmente non condiviveva con me tante idee; ma mi ha colpito la lucidità e la pacatezza con la quale ha risposto a Saviano sulla Palestina. (Saviano del quale ho criticato il culto in relazione all’antimafia). E mi ha colpito la credibilità e la coerenza, visto che parlava dalla prima linea.
Ritengo che ci sia da decenni una incessante pressione selettiva –mediante omicidio, fisico o morale- sulla nostra classe dirigente; dai governanti agli intellettuali ai dissidenti, per fare sì che in tutti i campi, dal governo al giornalismo alla magistratura (e ora i blog) non ci siano figure guida forti, ma regni la mediocrità. Ciò non esclude che ci siano altre motivazioni nella catena di omicidi; anzi mi pare probabile; ma credo che questa selezione antropologica sia da annoverare tra i fattori; anche perché mi pare che sia piuttosto sottovalutata dai sopravvissuti. Forse perché, come diceva Napoleone, “sopravvivono le salmerie”.
* * *
@Mondart. E’ interessante quanto dici su eventuali futuri piani di dominio mondiale. Per quello spicchio al quale sono più interessato, la selezione avversa della classe dirigente, penso che si possano distinguere due casi. E’ vero che “se uno è veramente scomodo, sparisce e basta, magari con un attacco cardiaco”:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/03/morte-cardiaca-cc-e-magistrati/
Ma può anche esserci, all’opposto, un interesse a praticare quello che voi pubblicitari chiamate “marketing negativo”: educarne 1000 colpendo un caso esemplare; sopprimere in una maniera clamorosa e raccapricciante, che incida sui nuclei psicologici profondi, per marcare negativamente un dato tipo antropologico, rappresentato dalla vittima, in modo che non divenga un modello da imitare e invece divenga un modello negativo; o meglio un modello di comportamento proibito:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/04/il-negativo-e-il-proibito/
* * *
@Mondart. Trovo in generale fondato che vi sia un’omologazione dei fenomeni culturali e che il dissenso venga pilotato. La tesi che Israele sia vittima dell’uccisione di Arrigoni mi pare davvero un tiro troppo lungo. E anche quella che noi e Israele saremmo nella condizione di “alleati” contrapposti agli USA. Israele appare strettamente legato, già fuso in pratica, agli USA; ed entrambi non ci sono amici.
Come mostra la stria di sangue della quale ho parlato nel primo commento. Lo zampino di Israele, oltre che quello degli USA, è emerso negli studi sugli Anni di piombo. La manipolazione da Pensiero unico sulla nostra sinistra, che quando non è venduta è in genere facilmente orientabile, a me pare questa: sono molto più conosciute e più contrastate le ingiustizie di Israele sui Palestinesi che le ingerenze ebraiche in Italia.
Arrigoni aveva scelto di occuparsi di Palestina. Penso che quello che ha fatto scattare il braccio assassino è che, persona di valore, lo stava facendo troppo bene (e forse anche in maniera diversa da ciò che al momento sappiamo). Ma per un Arrigoni ci sono tanti che si pavoneggiano con la kefiah al collo e che allo tesso tempo votano partiti “di sinistra” asserviti alla finanza internazionale ebraica, e si accodano alle speranze di affrancamento dal giogo berlusconiano affidate a un MSI con la kippah, Fini. Questi camperanno cent’anni, dipendesse dal Mossad.
Israele potrebbe essere visto come vittima in un altro senso. A volte mi chiedo perché gli ebrei, coi loro mezzi materiali e culturali, non riescono o non vogliono costruire una pace accettabile per tutti per quel territorio prevalentemente desertico meno esteso della Lombardia. E’ difficile, ma forse non è impossibile, trovare un’architettura di politica internazionale che garantisca la pace; e non ci vorrebbe molto, un po’ di benessere, per mettere le due piccole popolazioni residenti d’accordo su quelle quattro pietre arse dal sole. Dando così pace anche al resto del mondo. Invece gli ebrei accettano che Israele resti un perenne focolaio di guerra, vivendo in un modo angoscioso, che li avvicina a coloro che li hanno perseguitati; come presi in una trappola, politica ed esistenziale. Come condannati da una maledizione divina a non avere mai pace.
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10 aprile 2011
Blog Malvino
Commento al post “:-D)” del 10 apr 2011
E’ vero che il messaggio dei preti è spesso una loro arma, funzionale ai loro interessi: mi sono chiesto come mai, tra tante belle filosofie e spiritualità, soggetti di potere e presumibilmente colti e sensibili come i magistrati abbiano sentito l’impulso di aderire al “nebuloso misticismo mondano” di Giussani, la cui parola “spicca più per il suo essere costruita attorno al perseguimento di soldi e potere che per una grandezza teoretica o morale”:
http://menici60d15.wordpress.com/2008/05/18/pubblicare-la-lista-dei-magistrati-di-cl/
Parlando di CL non si dovrebbero trascurare le accuse di essere stata finanziata dalla CIA. Sicuramente si comporta come se lo fosse.
Dei radicali, filoUSA quanto CL, non mi sono mai fidato, e trovo capziose le loro distinzioni, mutuate dai preti, chiesa/gerarchia, Cattolici/Vaticano, etc. Però, come dicevo qui qualche post fa su Capezzone e il Panopticon, non bisognerebbe rinunciare a concetti che hanno una loro validità, dei quali si impossessano, e lasciarli a loro che ne fanno un uso distorto, fino a capovolgerne il significato.
Credo che sia necessario riconoscere che i preti non scrivono su una tabula rasa quando convincono i credenti, ma interagiscono con un sistema predisposto. In una rapina, c’è un soggetto attivo e uno passivo, ben distinti. Invece nelle truffe il truffato è spesso parte della truffa con la sua avidità e credulità. Non ci sarebbe traffico di droga se non ci fossero nel cervello i recettori delle endorfine o il sistema dopaminergico, e sostanze capaci di legarsi opportunamente a tali entità biologiche. E’ a questo carattere di reciprocità, di legame tra criminale e vittima, con una sua affinità che può essere elevata, più che a una diabolica abilità di truffatori e drug lords, che le truffe e il traffico di droga devono il loro successo.
Analogamente, credo che sulla religione occorra sia distinguere tra fonte, messaggio e ricevente; sia considerare la loro integrazione. Clero, messaggio religioso, e religiosità naturale o altri loci psicologici del pubblico sono soggetti diversi e interagenti. Una dissezione, qui abbozzata, della religione nelle sue componenti, aiuterebbe tra l’altro ad attribuire le giuste responsabilità ai vari attori, e a distinguere tra diritti e doveri. Per esempio, il clero sfrutta la mancata corretta distinzione chiedendo “libertà” religiosa e allo stesso tempo opponendosi al reato di plagio da manipolazione religiosa. La sfera psicologica, forse con una base biologica, della religiosità naturale non può essere negata o conculcata; ma va protetta da manipolazioni e abusi, che possono raggiungere facilmente forme gravissime per l’individuo e la società.
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Blog Gians
Commento del 7 apr 2011 al post “Vi mostro il mio pollice” del 7 apr 2011
Penso che occorra distinguere nettamente tra religione e clero. Lo stalking, la molestia continua deumanizzante, non dichiarata e attuata con mezzi obliqui, è, posso testimoniarlo, uno strumento pretesco dei nostri giorni; ma ha a che fare con la religione quanto gli strumenti del boia che i preti usavano liberamente nei secoli scorsi.
Nel dibattito sulla libertà di religione andrebbe detto che i preti, uno dei vari gruppi di potere terreni, spesso e volentieri violano e calpestano anche il naturale senso religioso delle persone.
Segnalo il commento “I preti sciamani furbi” sul proclama di Radio Maria delle calamità naturali come meritati e misericordiosi castighi di Dio:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/21/i-preti-sciamani-furbi/
Questa è gente pericolosa, che non scherza, disposta a spazzare via con qualsiasi mezzo, quando può, chi ritiene vada tolto di mezzo. Se si vuole sopravvivere, anche in un cantuccio, bisogna resistere.
* * *
Grazie a te, Gians. Accettare la distinzione tra “credenti” e “atei”, noi/loro, può essere una trappola. Forse si potrebbe stabilire che tutti hanno diritto al rispetto della loro sfera religiosa, o meglio spirituale come dice Nicoletta; inclusi gli a-tei, che vengono definiti in negativo rispetto ai “credenti”, e dipinti quindi come degli esseri privi di spiritualità; quindi vuoti, o malvagi; o instancabili libertini. Gli atei non sembrano peggiori dei credenti; e a volte si costruiscono una loro ricca spiritualità, senza farsela iniettare come un vaccino dalle religioni confessionali.
Accanto a ciò, si potrebbe stabilire anche che, dato ciò che la storia insegna, l’adesione a una religione o a una qualsiasi credenza comporta pericoli almeno potenziali per la società: non è un merito in sé. Non può mai essere un lasciapassare, che fa entrare in una casta di “eletti” e che consente di commettere le porcherie grandi, piccole e medie che da sempre i professionisti della religione e i loro seguaci commettono in nome di un dio.
* * *
Gians, a volte più che ingerenze bisogna dire “ricatti” e “violenze”. Non è solo proselitismo o attivismo politico. Qui in Lombardia, feudo CL, i preti hanno portato il loro principio “nulla salus extra ecclesia” a livelli più vicini alla mafia che alla vecchia DC.
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9 aprile 2011
Blog di Beppe Grillo
Commento al post “Il David a ‘E’ stato morto un ragazzo’” del 9 apr 2011
Il caso Aldrovandi mostra come invece dell’ingiustizia totale, con insabbiamento e impunità assoluta, e invece della giustizia, con ricostruzione fedele dei fatti e giusta punizione, si ricorra a volte a una sofisticata terza via. Il Davide al film di Vendemmiati è un altro anello della kermesse mediatica sul caso Aldrovandi.
Come per altre morti per mano di polizia, la ricostruzione postula entità inedite e vergognosamente inverosimili; qui l’essere montati sulla schiena di Federico, atto in grado di provocare la morte per asfissia, avrebbe ucciso causando, incredibilmente, un ematoma della parete cardiaca, incredibilmente non notato, ma fotografato, all’autopsia.
Per quell’Ecce homo di 18 anni non è stata riconosciuta che una responsabilità minima, per “eccesso colposo”. La pena per i colpevoli sarà comunque nominale. Il dogma di forze di polizia costituzionalmente sane, necessario agli abusi e alle violenze intenzionali di polizia, viene riaffermato. Chi si oppone ai falsi sulla ricostruzione e alla manipolazione ideologica è minacciato come può fare chi può contare sulla connivenza della magistratura.
Gran bel film. Dietro al quale la polizia potrà continuare, sicura dell’impunità, il mestiere, o il secondo lavoro, di togliere vita a soggetti sgraditi, con forme di violenza meno rozze. Non chiamatelo trionfo della giustizia.
La maestria del film, il buono e il bello che espone, contrapposti alla bruttezza del male, fanno le veci di una giustizia che corregga davvero. Qualcosa del genere è avvenuta anche con la Strage di Brescia; una Piedigrotta di celebrazioni, una montagna di produzioni artistiche, impunità per gli esecutori, e collaborazione sottobanco coi mandanti:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/03/la-sinistra-smagnetizzata/
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Blog di Eleonora Bianchini su Il Fatto
Commento del 13 apr 2011 al post ’“E’ stato morto un ragazzo”, i silenzi di polizia e stampa sull’omicidio di Federico Aldrovandi? del 13 apr 2011
Il film di Vendemmiati su Aldrovandi porterà il coraggioso regista, e i genitori dell’ucciso, al Quirinale; quale migliore sede per celebrare il loro impegno civile contro gli abusi delle stanze del potere. Purtroppo, insieme a questa bella notizia è giunta quella che la madre dovrà subire un processo per diffamazione. “Strano paese …”, commenta Vendemmiati sul blog degli Aldrovandi (dal quale sono stato bannato). Anch’io avrei qualche sospiro sul modo col quale in Italia si contrastano le violenze e gli omicidi di polizia.
Nella speranza che possa recare sollievo al rimescolamento provocato da questa seria, molto seria, contraddizione, segnalo da questo blog a lui e agli altri indignati il breve racconto “Quel generale romano” di Achille Campanile; è un commento su quel generale che come padre abbracciò il figlio che disobbedendogli aveva vinto la battaglia; ma come generale lo condannò a morte. (Si trova nel libro “Vite di uomini illustri”).
http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/09/surrogati-della-giustizia-la-kermesse-mediatica/
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Blog di Beppe Giulietti su Il Fatto
Commento del 14 apr 2011 al post “Chi ha paura di Federico Aldrovandi” del 14 apr 2011
Il caso Aldrovandi sta venendo istituzionalizzato; non fa paura alle istituzioni, ora in prima fila al funerale e nel corteo di protesta; non ai poliziotti responsabili, che la passeranno liscia; non agli altri poliziotti, ai quali la magistratura ha mostrato di poter scodellare a volontà equivalenti del “malore attivo” di Pinelli (stavolta con l’ematoma del fascio di His diagnosticato in fotografia). Non alla “società civile”, che potrà sentirsi coraggiosamente impegnata guardando in poltrona un’altra pellicola su “mele marce e deviazioni combattute dai poteri buoni”, senza mettere in discussione sul serio il potere.
Domani 15 apr 2011 a Brescia c’è un corteo autorizzato di vigilantes a sostegno di una guardia giurata che da qualche giorno è in carcere per avere abbattuto 2 rapinatori armati di taglierino che fuggivano, scaricandogli un caricatore alle spalle. Politici leghisti e del PDL hanno fatto l’apologia del gesto e offerto sostegno. Molti nella popolazione vorrebbero dargli una medaglia. Non so quante guardie giurate comprendono quanto sia vile un tale comportamento, proprio di coloro che nel Ventennio trovavano la loro collocazione naturale nelle squadracce. Non so quante comprendono che c’è un interesse a dargli il ruolo dei cani da guardia rabbiosi. Voi “progressisti”, voi difensori dello Stato di diritto, oppositori della destra violenta, becera e volgare, zitti e muti. E vero che non c’è neppure uno straccio di spettacolo, una poesia, una canzone, una conferenza colta. Una tartina.
Non solo Aldrovandi non fa paura, ma in tanti guadagneranno dall’utilizzo del suo caso per rafforzare lo status quo. Gli unici che dovrebbero avere paura di questi riti sono coloro che conoscono in prima persona gli abusi di polizia, e che vedono che così gli abusi potranno continuare meglio di prima.
http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/09/surrogati-della-giustizia-la-kermesse-mediatica/
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4 aprile 2011
Blog di Alessio Liberati su “il Fatto”
Commento al post “Odio il clandestino” del 4 apr 2011
Sull’immigrazione la penso diversamente:
http://menici60d15.wordpress.com/2009/05/24/immigrati-la-pieta-coi-numeri-e-altre-forme-minori-di-pieta/
Ma sono d’accordo col dr Liberati sul criticare il termine “clandestino”. Si dovrebbe distinguere tra il “negativo” e il “proibito”. L’immigrato irregolare è una figura negativa, ma permessa: serve come forza lavoro e come consumatore, e la negatività che gli viene attaccata (oltre a quella della quale è involontario portatore come elemento perturbante sul piano antropologico e sociale) permette di meglio sfruttarlo. Gli si rinfaccia di essere un clandestino dopo aver finto di non accorgersi che saliva a bordo. Si potrebbe chiamarlo “meteco” lo straniero che nell’antica Grecia si aveva interesse ad ammettere, ma con diritti ridotti e sotto un “prosseno”, protettore. Mi pare che siano figure altamente negative ma non proibite di fatto anche lo spacciatore e il mafioso, che assolvono a compiti sporchi; sono perseguite, ma non eradicate.
All’opposto stanno i positivi ma proibiti: fanno cose giuste, ma non tollerabili dal potere, che li fa marcare dai suoi servi come modelli proibiti, che respingono invece che attrarre. Li si potrebbe paragonare a celebri ostracizzati di Atene. Alcuni omicidi di magistrati e poliziotti forse sono stati anche modi per marcare come proibite certe forme di lotta alla mafia o al commercio internazionale di droga. In genere però si usa più lo stigma sociale che la pistola. Forse di ostracizzati ce ne sono più di quanto si pensi, anche in campi formalmente legali dove ci sono interessi illeciti da tutelare. Ma non si vedono, anche perché i “liberi” hanno interiorizzato la proibizione, e accettano di considerare gli ostracizzati come figure negative, il cui marchio legittima l’esclusione e l’abuso. Così il sans papier e l’ostracizzato sul piano esistenziale si incrociano alla porta della città, mentre percorrono in direzione opposta lo stesso cammino.
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2 aprile 2011
Blog di Giorgio Meletti su il Fatto
Commento al post “L’ordine dei giornalisti e la libertà” del 2 apr 2011
Tolstoj diceva che i giornalisti sono prostitute intellettuali. Con tutto il rispetto per il Grande russo, non posso seguirlo su posizioni tanto radicali: alcuni giornalisti mostrano gravi lacune di cultura generale, e sono sgrammaticati.
Mesi fa a una guardia giurata di una ditta bresciana saltò la mosca al naso, e sparò un colpo in testa a un ragazzo disarmato. Scrissi una riga di commento all’articolo online di “Brescia oggi” del 15 nov 2011 che riportava l’accaduto: “Se Tizio spara in testa a Caio, non è corretto usare il termine “sparatoria”, come hanno fatto Brescia Oggi e Teletutto”. In precedenza avevo scritto un breve commento sul blog di Beppe Grillo:
http://menici60d15.wordpress.com/2010/11/14/nobili-battaglie-e-quieto-vivere-a-brescia-nel-nov-2010/
Il giorno dopo: a) “Brescia oggi” titolò “La sparatoria di Sarezzo”; b) le pattuglie dei vigilantes della “Città di Brescia” colleghi dell’omicida cominciarono a sbucarmi davanti come mosche quando uscivo. Durò qualche giorno. Non che lo stalking di polizia sia per me un’evenienza eccezionale.
Della sorte del ragazzo, dato allora per non ancora morto, i media non hanno detto più nulla secondo Google. Né è concepibile che parlino della mafia bresciana; quella che, forte dell’appoggio delle istituzioni dello Stato, si sente libera di intimidire con personale armato un cittadino che parla troppo. (Prefetto: Brassesco Pace. Sindaco: Paroli. Procuratore della Repubblica: Pace).
A quanto vedo, con l’iscrizione all’ordine si può meglio impossessarsi non solo dell’attività di denuncia civile, per poi essere omertosi; ma addirittura del linguaggio, distorcendolo in modo da favorire nella maniera più servile le viltà e i reati del potere e dei suoi bravacci. “Brescia oggi” sarà tra i media che ora gridano alla “colonizzazione” mafiosa della Lombardia; ma forse gli ndranghetisti hanno da imparare dai bresciani.
Copia viene inviata al Pres. dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia
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25 marzo 2011
Blog de “Il Fatto”
Commento al post “Vendola-Formigoni, il primo: “Lombardia regione mafiosa”. L’altro: “E’ un miserabile” del 25 mar 2011
Vendola chiama mafiosa la sanità lombarda e Formigoni gli dà del drogato. Ieri sera 24 mar 11 a una conferenza di Nando Dalla Chiesa un economista dell’università di Brescia ha spiegato che le mafie prosperano sulla spesa pubblica (concetto importate); ma ha aggiunto che il modo per contrastare la ndrangheta in Lombardia è dunque privatizzare la sanità: buona conclusione per assicurazioni, fondi, banche, considerate dai tecnici tra le cause maggiori della cattiva sanità USA.
Sciascia ha scritto del “Potere che mette tutto e tutti insieme, che intesse tutto. Che assimila tutto. Anche l’opposizione, anche la contestazione”. Un modo per ottenere questo è di creare un nemico comune. Es. la ndrangheta, che avrebbe “colonizzato” l’onesta Lombardia con le sue forze, nonostante i decenni di esperienza di lotta alla mafia.
Penso che la mafia debba il suo successo ai poteri forti che la sostengono; e che questi poteri la stiano usando anche come spauracchio per ottenere risultati come la privatizzazione della sanità. Le stesse forze dello Stato che al Sud contrastano la mafia, al Nord la fanno passare, mentre si occupano di fare tacere le voci di critica alla medicina delle multinazionali. Ora, dopo che si sono lasciati scorrazzare 4 gangster, le voci più avvertite chiedono di fare scelte politiche fondamentali non in funzione di ciò che è bene per la salute dei cittadini, ma per sfuggire alla mafia.
La ndrangheta è divenuta quello che i critici cinematografici hanno chiamato, a proposito di pellicole come “Non è un paese per vecchi” , “il male invincibile”. Se vi piace il film, se davvero credete che Formigoni e Vendola, entrambi sostenitori della medicina liberista del prete dei servizi Verzè, siano davvero nemici, buona visione. Il risultato sarà una medicina delle banche; è una medicina che fa paura a chi sa cos’è, ma almeno così probabilmente non è di lupara che moriremo.
http://menici60d15.wordpress.com/
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Commento del 26 mar 2011 allo stesso post, censurato
Denuzzom dice che in Lombardia un malato di cancro ha delle possibilità, in Puglia no. La mortalità per cancro della popolazione generale, standardizzata per età, nel 2005 è stata di 157/100000 per la Lombardia e 136/100000 per la Puglia: in Lombardia risulta muoia di cancro un 15% in più. Altra cosa è la sopravvivenza di chi si è ammalato. Altra cosa ancora è la sopravvivenza reale di chi ha avuto una diagnosi di cancro: la sopravvivenza apparentemente migliore dei malati di cancro in Lombardia è dovuta almeno in parte a un artefatto dovuto a una maggior quota di sovradiagnosi:
http://menici60d15.wordpress.com/2008/12/17/sos-cancro-nei-bambini-e-sovradiagnosi/
In soldoni, se si diagnostica il cancro anche a soggetti sani, sembrerà che una percentuale maggiore di malati si salvi; in realtà si è peggiorato lo stato di salute della popolazione, medicalizzando dei sani. Il trattamento medico senza reale necessità è una truffa generalizzata nascosta, tipica della medicina liberista, che ha avuto nel caso della clinica S Rita un’espressione estrema e rozza. D’altro canto in Lombardia in genere gli aspetti organizzativi della sanità, che sono importanti per la condizione psicologica e morale oltre che fisica del malato, non toccano gli sconci che si incontrano spesso al Sud.
In Lombardia è maggiore il rischio di morire per cancro, di venire trattati essendo sani, e di venire sovratrattati da malati. Se si è malati, la qualità della vita legata agli aspetti organizzativi delle cure può essere migliore in Lombardia. La medicina di fatto è business; il livello etico è carente ovunque; l’arretratezza della Puglia, che si sta mettendo in pari, è commerciale:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/09/vincitori-e-vinti-nella-sanita-puglliese/
Dietro alla sceneggiata lumbard/terroni le cose sono diverse, e più brutte, di come sembrano:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/25/ndrangheta-e-privatizzazione-della-sanita/
Pubblicato in: Abolizione dell'opposizione reale, Adeguamento della realtà al falso con la violenza, Agenzie morali parassitarie, Agnotologia, Animalità razionale, Appoggio della magistratura alla frode medica strutturale, Assicurazioni e frode medica strutturale, Associazioni a delinquere di stampo mafioso autoctone padane, Avversione della sinistra deuteragonista per l'opposizione autentica, Avvicinamento clero e scientismo, Bioetica, Biopolitica, Borghesia compradora, Buonismo medico, Carotismo, Censura del dissenso tecnico, Censura su questioni bioetiche, Classe dirigente bresciana e doppio Stato, Clero e buonismo, Clero e censura, Clero e compradora, Clero e deuteragonismo, Clero e doppio Stato, Clero e frode medica strutturale, Collusione della magistratura col potere, Coltivazione del conformismo, Coltivazione dell'ignoranza, Complesso biomedico-mediatico, Compradora e deuteragonismo, Conflitto d'interessi in medicina, Continuità tra destra e sinistra in campo sanitario, Contrasti tra Impero e Baroni per i diritti di sfruttamento sull'Italia, Criminalizzazione degli oppositori, Crimine dei colletti bianchi, Crimine universitario, Danni e pericoli della globalizzazione, Deontologia dei blogs, Depotenziamento lotta al crimine, Deuteragonismo medico, Deuteragonismo nei blogs, Difesa diritti fondamentali pre-costituzionali, Diritto all'informazione, Disinformazione e soppressione informazione biomedica al pubblico, Dolo in medicina, Etica del quantitativo, Etica della conoscenza e del giudizio, Fagocitosi dell'opposizione, Falsa coscienza e buona fede degli operatori nella frode medica strutturale, Fictio democratica, Forma democratica e sostanza pontificia, Frode medica strutturale, Funzione censoria del deuteragonismo, Gattopardismo, Generalizzazione corretta, Grazia e antinomianismo, Iatrogenesi, Il Negativo e il Proibito, Inadeguatezza del popolo a giudicare problemi complessi, Inautenticità della sinistra, Indebolimento metodologia scientifica, Influsso delle oligarchie finanziarie, Istituzioni ibride, Laicità all'italiana, Lancio infiltrazioni mafiose al Nord, Legami mafie meridionali-mafie padane autoctone, Libertà dalla bugia, Mafia meridionale e mafia fordista, Mafie meridionali e medicina, Magistrati e deuteragonismo, Magistrati e medicina, Magistratura business friendly e dottrina Pizzillo, Malamisura, Manipolazione delle statistiche sul cancro, Manipolazione ideologica, Manipolazione mediatica, Medicalizzazione della vita, Medicina e frode medica strutturale nel Meridione, Mediocrità etica e intellettuale tra gli scienziati, Metamafia, Midcult progressista, Morton's fork e doppio legame, Non-complementarietà, Omertà scientifica, Opposizione deuteragonista, Pansera, Partecipazione della Sinistra deuteragonista al doppio Stato, Passaggio da medicina dei baroni a medicina delle multinazionali, Paziente come supporto, Perbenismo poujadista, Pericoli dell'antimafia, Perversità del crimine istituzionale, Politica e biomedicina, Prepotere del clero, Promesse messianiche di successi scientifici, Propaganda di malattie, Questione meridionale, Responsabilità del pubblico nella frode medica strutturale, Riconoscimento dell'extramediatico, Riconoscimento delle divisioni e divisione come valore, Riguardo della magistratura per la sinistra, Ruolo della magistratura nel doppio Stato, Sanità lombarda, Scambio ruoli progressisti e conservatori, Scientismo, Scienza ad auctoritatem, Scienza e medicina come nuove religioni, Selezione avversa classe dirigente, Servilismo degli intellettuali, Servizi segreti e frode medica strutturale, Silenzio osceno, Sinistra compradora, Sinistra deuteragonista, Sovradiagnosi di cancro, Sovratrattamento, Standard negativo e falso standard, Subordinazione sinistra a oligarchie finanziarie, Successi spuri nella lotta al cancro, Successione Ndrangheta come prima mafia, Supporto della religione all'oppressione, Sussiego della sinistra, Tecnologia irrazionale pro business, Travaglismo, Uso retorico dell'ideologia progressista a favore di interessi reazionari in biomedicina, Valore politico del dissenso tecnico, Violenza e medicina | Commenti disabilitati
25 marzo 2011
Blog de “Il fatto”
Commento al Post “Il nuovo sport nazionale? Attaccare Saviano” di Dino Amenduni del 24 mar 2011.
Cancellato dalla redazione 1 ora dopo essere stato pubblicato
Dr Peter Gomez
Direttore de “Il Fatto”
Egr. Dr Gomez
Il 24 mar 2011 alle 19:13 ho pubblicato sul blog de Il Fatto di Dino Amenduni, il seguente commento, composto solo da due titoli coi link, al post “Il nuovo sport nazionale? Attaccare Saviano”:
I professionisti della metamafia
http://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/
Lotta alla mafia nell’anno domini 2010: Saviano e Lea Garofalo
http://menici60d15.wordpress.com/2010/10/23/lotta-alla-mafia-nell’anno-domini-2010-saviano-e-lea-garofalo/
http://menici60d15.wordpress.com/
Il commento, il primo ad essere postato, è stato cancellato dopo pochi minuti, e non c’è stato verso di postarlo di nuovo.
Il primo dei due articoli è un commento alle critiche mosse a Saviano da Dal Lago. L’altro trae spunto dalla diffida del Centro studi Peppino Impastato all’Einaudi per le affermazioni di Saviano su come emerse la verità sull’assassinio di Impastato.
Gradirei mi venisse detto cosa rende inaccettabile il contenuto degli articoli linkati. E’ vero, faccio ciò che Amenduni addita come esecrando: critico Saviano; e la sua posizione di intellettuale “embedded”, e anche i suoi fan; ma in termini non più accesi o meno corretti di quelli che il Fatto usa quotidianamente contro i suoi avversari. Ho criticato la cecità che il culto di Gomorra aiuta quando non lo faceva nessuno:
http://menici60d15.wordpress.com/2007/08/30/commento-all’articolo-«-casalesi-operazione-gomorra-»-di-gianluca-di-feo/
Mentre il post aizza i coristi contro chi critica il Saviano-pensiero, la redazione de il Fatto non permette al lettore di sentire l’altra campana. Credo che, mediante tecniche spregiudicate di costruzione dell’immagine, il potere stia facendo della lotta alla mafia uno strumento di propaganda per ottenere consenso; è interessante che l’articolista sia un professionista del marketing, al servizio di Bersani e Vendola.
Cordiali saluti
Francesco Pansera
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Blog “L’aria che tira”
Commento del 13 apr 2011 al post “Travaglio Sachs e Goldman per tutti” del 13 apr 2011
Grazie per questo articolo. Converge con quanto avevo notato a proposito della degenerazione dell’antimafia, e a proposito di Saviano; che mi pare un personaggio paravento, il cui gigantismo mediatico maschera i servigi che le forze di polizia (ufficiali e non), la magistratura, e l’intellighenzia della sinistra “smagnetizzata” rendono, bene uniti, al primo livello indicato da Paolo Barnard.
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/25/antimafiosi/
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/28/antimafia-e-cultura-dellemergenza/
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/25/ndrangheta-e-privatizzazione-della-sanita/
Pubblicato in: "Antipolitica", Abolizione dell'opposizione reale, Agenzie morali parassitarie, Agnotologia, Associazioni a delinquere di stampo mafioso autoctone padane, Avversione della sinistra deuteragonista per l'opposizione autentica, Borghesia compradora, Buonismo, Carattere nazionale e radici storiche del malcostume, Carotismo, Cattivi maestri, Censura e persecuzione del dissenso, Coltivazione del conformismo, Coltivazione della viltà, Compradora e deuteragonismo, Continuità tra destra e sinistra, Controllo dell'arte, Deontologia dei blogs, Depotenziamento lotta al crimine, Deuteragonismo nei blogs, Diritto all'informazione, Discriminazione istituzionale di cittadini, Doppio Stato polizie segrete e associazioni di tipo massonico odierni, Educazione e incitamento al disprezzo e all'odio, Estetizzazione dei problemi politici o etici, Etica della conoscenza e del giudizio, Fagocitosi dell'opposizione, False biografie, Falsi perseguitati e dissenso di comodo, Fictio democratica, Fiducia nelle istituzioni, Forze di polizia, Funzione censoria del deuteragonismo, Gattopardismo, Inadeguatezza del popolo a giudicare problemi complessi, Inautenticità della sinistra, Istigazione istituzionale al ludibrio, Istituzioni ibride, Lancio infiltrazioni mafiose al Nord, Legami mafie meridionali-mafie padane autoctone, Mafia meridionale e mafia fordista, Mafie meridionali e medicina, Male e mediocrità, Manipolazione ideologica, Manipolazione mediatica, Metamafia, Midcult progressista, Morton's fork e doppio legame, Opposizione deuteragonista, Pansera, Partecipazione della Sinistra deuteragonista al doppio Stato, Partecipazione di persone comuni a censura e persecuzione, Partito americano, Perbenismo poujadista, Pericoli dell'antimafia, Relativismo epistemico, Responsabilità e colpe del popolo, Riconoscimento dell'extramediatico, Riconoscimento delle divisioni e divisione come valore, Scambio ruoli progressisti e conservatori, Servilismo degli intellettuali, Sineddoche tendenziosa, Sinistra compradora, Sinistra deuteragonista, Soccorso al vincitore, Subordinazione sinistra a oligarchie finanziarie, Successione Ndrangheta come prima mafia, Sussiego della sinistra, Travaglismo | Commenti disabilitati
21 marzo 2011
Blog Malvino
Commento al post “L’idea della Provvidenza” del 21 mar 11
Questo documento, la tesi del vescovo Manzella e del vicepresidente del Consiglio nazionale delle ricerche De Mattei che le grandi catastrofi come oggi il Giappone o Messina nel 1908 sono giusti castighi, esigenze della giustizia di Dio, e “benevola manifestazione della misericordia di Dio” per i sopravvissuti, dovrebbe aprire gli occhi sul pericolo culturale, sociale e politico rappresentato dal clero e dai suoi zeloti. Il caso mostra anche come gli “scienziati” oggi possano allearsi al clero, e spendere l’autorevolezza della scienza per sollecitare bassamente le corde funeste dell’irrazionale.
La gente è smarrita, impaurita, e i preti possono tirare fuori gli antichi ferri del mestiere per sottometterla. Credo che sia giunta l’ora di esaminare le loro prese di posizione su un piano etnopsichiatrico. Il mondo è pazzo, noi siamo fatti di un legno storto; ma sembra che la pazzia umana sia raccolta, amplificata, sistematizzata e istituzionalizzata dai preti. Come per gli sciamani, la funzione di prete pare esigere un assetto psicologico e caratteriale non equilibrato; che consente di aprire bocca e profferire senza vergogna simile spazzatura.
Se Dio è la proiezione di desideri umani, i preti proiettano e razionalizzano gli incubi e i fantasmi depositati nella sentina della nostra psiche, in virtù di una distorsione mentale che unita alla loro lucida bramosia di potere forma una miscela la cui pericolosità andrebbe riconosciuta. Mentre hanno i piedi ben piantati nel fango, e sono ben zavorrati dai soldi che traboccano dalle loro tasche, i preti sono psicologicamente pre-morali e pre-razionali; quasi sempre furbi, qualche volta intelligenti, frequentano il mondo dei simboli e delle ombre. Sono quindi capaci di giustificare, e commettere, le peggiori nequizie, salvo spennellarle con bugie e giustificazioni che in altri farebbero pensare a un delirio religioso.
http://menici60d15.wordpress.com/
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@PLM. Il clero è dotato di queste posizioni catamarano, dove può sostenere sia una tesi sia il suo opposto, poggiando su uno scafo oppure sull’altro a seconda di dove soffia il vento. Ma la rotta è sempre quella dei suoi interessi particolari, che dietro le scene non difende con la discussione, ma con la violenza, l’inganno e il dileggio, in una forma talmente sistematica e accanita da escludere che sia il frutto di ipotetici insegnamenti evangelici.
Dipingersi come perseguitati, accusare di essere oggetto di “repulisti” aiuterà i loro autentici repulisti; attività che hanno svolto apertamente per secoli, e che oggi, grazie all’alleanza tra aspersorio e manganello, cioè alla subordinazione delle forze di polizia al clero, conducono in modi coperti, illegali, vili e fascisti.
martedì, 22 marzo, 2011
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Blog Metilparaben
Commenti del 29 mar 110 al post “Certi paesi non hanno proprio speranza”
@Luca Venturini. I toni millenaristici dell’evangelico Collins sul Progetto genoma sono stati portati a esempio del culto secolare della tecnologia (Noble, Religion of technology). Ci sono stati scienziati mistici, a partire da Newton; Keplero viveva di oroscopi. Oggi ci sono anche scienziati religiosi e un po’ fregoni. Il pio e potente Collins è stato coinvolto nella falsificazione di articoli scientifici; nelle false affermazioni di avere trovato e poi di stare per trovare una cura genetica per la fibrosi cistica; in forme di propaganda ai lucrosi test genetici predittivi considerate scorrette dagli stessi genetisti. E anche nella protesta per l’estromissione dei ricercatori delle case farmaceutiche dall’aggiornamento dei medici: un po’ come De Mattei, Collins dirige la ricerca pubblica e fa il tifo per la “concorrenza”.
Andrebbe riconosciuto che la scienza può degenerare, divenendo “neaoalchimia”, finendo per sostituirsi alle religioni convenzionali; e che entrambe possono convergere e allearsi, propalando falsità per ottenere soldi e potere soddisfacendo la naturale sete di religiosità e la dabbenaggine diffusa:
http://menici60d15.wordpress.com/2008/01/21/diplomi-di-laurea-bruciati-sul-sagrato-tornano-i-roghi/
La sismologia sciamanica di De Mattei e la genetica gnostica di Collins sono abnormi rispetto allo statuto epistemologico della scienza; lo sono molto meno rispetto al suo attuale statuto politico e socioeconomico, almeno in campo biomedico.
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@ Luca Venturini. “Di norma” le carriere dei responsabili di frodi scientifiche che riguardano grandi interessi non vengono stroncate: si trovano giustificazioni e capri espiatori (come nel caso degli articoli con dati falsi co-firmati da Collins); o sono stroncate le carriere di chi denuncia le frodi; come nel caso di Margot O’Toole, “vilified and effectively driven out of the profession” (senatore USA J Dingell) per aver rivelato la falsificazione dei dati da parte di Imanishi-kari e del Nobel Baltimore. Un caso celebre sul quale ho un piccolo ricordo personale:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/05/16/sperimentazione-animale-uno-spoglio-etico-2/
Sono d’accordo con te che non bisogna usare espressioni non necessarie; però l’insistenza sullo smorzare i toni davanti a una situazione marcia, che provoca danni gravi alla salute delle persone, mi ricorda un po’ quel dialogo di Altan: “I ladri sono ladri” – “Lei non può colpevolizzare così un’intera categoria”.
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Il fatto che i risultati di ricerca di un medio ricercatore siano stati “criticati” (Nature) contraddice la mia posizione? Se l’impunità non è del 100% è esagerato parlare di sistema corrotto ?
Un vicepresidente dell’istituzione dello Stato che amministra la ricerca scientifica afferma insieme a un vescovo che :
a)I terremoti sono provocati dalla volontà di Dio.
b)Ci fanno bene spiritualmente e fisicamente.
c)Sono una forma di giustizia di Dio.
d)Sono un castigo giusto per colpe personali o collettive.
e)E’ inevitabile che Dio colpisca così anche innocenti, ma ciò va accettato perché Dio è padrone della vita e della morte.
f)Sono manifestazione della misericordia di Dio, per noi superstiti che non veniamo ammazzati pur meritandocelo, essendo colpevoli.
Andrebbe notato, con voce sommessa quanto vuoi, così come è sommessa quella di De Mattei a Radio Maria, che queste sono le tipiche enormità malate che i preti e i loro accoliti esprimono con voce agnellata. E’ sbagliato perdere la calma, ma non va taciuto che queste maledizioni sussurate (e a volte accompagnate da forme occulte di quella violenza del potere che tanto attrae gli “uomini di Dio”) appartengono alla patologia del pensiero e della cultura.
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Blog Malvino
Commento del 30 mar 2011 al post “Un pizzico di faccia tosta”
Segnalo altri commenti sulle esternazioni di De Mattei, che ho postato, dopo che su Malvino, su altri blog:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/21/i-preti-sciamani-furbi/
Nella mia esperienza, la “risposta” dei preti e dei “pretofili” a chi contesta loro quel diritto a sopraffare che è insito nel messaggio di De Mattei viene data nella vita reale più che sui blog; ed è coerente col Dio di morte che hanno dentro.
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Blog di Eleonora Bianchini su Il Fatto
Commento del 30 mar 2011 al post “Se per il vicepresidente del CNR lo tsumani è ‘una voce della bontà di Dio’ “
Sull’etiologia e la teleologia dei sismi secondo il vicepresidente del CNR De Mattei:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/21/i-preti-sciamani-furbi/
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Blog “Gians- Sono io”
Commento del 7 apr 2011 al post “Vi mostro il mioPollice” del 7 apr 2011
Penso che occorra distinguere nettamente tra religione e clero. Lo stalking, la molestia continua deumanizzante, non dichiarata e attuata con mezzi obliqui, è, posso testimoniarlo, uno strumento pretesco dei nostri giorni; ma ha a che fare con la religione quanto gli strumenti del boia che i preti usavano liberamente nei secoli scorsi.
Nel dibattito sulla libertà di religione andrebbe detto che i preti, uno dei vari gruppi di potere terreni, spesso e volentieri violano e calpestano anche il naturale senso religioso delle persone.
Segnalo il commento “I preti sciamani furbi” sul proclama di Radio Maria delle calamità naturali come meritati e misericordiosi castighi di Dio:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/21/i-preti-sciamani-furbi/
Questa è gente pericolosa, che non scherza, disposta a spazzare via con qualsiasi mezzo, quando può, chi ritiene vada tolto di mezzo. Se si vuole sopravvivere, anche in un cantuccio, bisogna resistere.
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Grazie a te, Gians. Accettare la distinzione tra “credenti” e “atei”, noi/loro, può essere una trappola. Forse si potrebbe stabilire che tutti hanno diritto al rispetto della loro sfera religiosa, o meglio spirituale come dice Nicoletta; inclusi gli a-tei, che vengono definiti in negativo rispetto ai “credenti”, e dipinti quindi come degli esseri privi di spiritualità; quindi vuoti, o malvagi; o instancabili libertini. Gli atei non sembrano peggiori dei credenti; e a volte si costruiscono una loro ricca spiritualità, senza farsela iniettare come un vaccino dalle religioni confessionali.
Accanto a ciò, si potrebbe stabilire anche che, dato ciò che la storia insegna, l’adesione a una religione o a una qualsiasi credenza comporta pericoli almeno potenziali per la società: non è un merito in sé. Non può mai essere un lasciapassare, che fa entrare in una casta di “eletti” e che consente di commettere le porcherie grandi, piccole e medie che da sempre i professionisti della religione e i loro seguaci commettono in nome di un dio.
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Gians, a volte più che ingerenze bisogna dire “ricatti” e “violenze”. Non è solo proselitismo o attivismo politico. Qui in Lombardia, feudo CL, i preti hanno portato il loro principio “nulla salus extra ecclesia” a livelli più vicini alla mafia che alla vecchia DC.
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Gians, non per aggravare il sintomo ma per manifestare solidarietà:
http://menici60d15.wordpress.com/2008/05/18/pubblicare-la-lista-dei-magistrati-di-cl/
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Blog di Fabio Marcelli su Il Fatto
Commento del 23 apr 2011 al post “Il Cnr, prima di Talete
e dopo De Mattei” del 23 apr 2011
Secondo i difensori di De Mattei, anche lo tsunami del 2004 è stato un castigo di Dio; ed è stato la giusta punizione per il turismo sessuale nel Sud Est asiatico. Ovvero, Dio avrebbe punito il turismo sessuale spazzando via con un’ondata le vittime del turismo sessuale e le loro povere abitazioni:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/21/i-preti-sciamani-furbi/
Penso che questo caso offra l’occasione per studiare la psicopatologia del potere clericale.
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Blog di Andrea Carancini
Commento del 16 apr 2011 al post “Sbagliata la petizione contro Roberto De Mattei” del 16 apr 2011 . Cancellato senza avviso al 25 apr 2011
La tesi di De Mattei non è illogica: è infatti esente da vizi logici evidenti. Come quella di quel pastore anglicano che cercò di contestare l’evoluzione dicendo che i reperti fossili ce li aveva messi Dio stesso, che li aveva creati fossili fin dall’inizio: i ragionamenti religiosi hanno spesso logicità, cioè coerenza interna, e a volte sono ingegnosi.
Ma quanto afferma De Mattei non è razionale; le affermazioni sulle cause dei fenomeni naturali si richiede siano di carattere scientifico per essere considerate razionali; e per essere di carattere scientifico devono essere almeno “falsificabili”, secondo la nota espressione di Popper. La tesi che Dio faccia provocare terremoti, osserva Carancini, non è “dimostrabilmente falsa”; nel senso che non è possibile dimostrarne la falsità; ma questo è esattamente il criterio generalmente stabilito per considerare un assunto non assurdo, o privo di valore o di significato, ma estraneo al discorso scientifico.
E siccome si sta parlando di terremoti è impressionante che un alto funzionario dell’istituto pubblico che dirige anche la ricerca sul tema indulga in spiegazioni causali non falsificabili. Le spiegazioni non falsificabili di disgrazie sono tipiche di maghi, fattucchiere e profittatori vari; il clero stesso è prudente nel dosare questo strumento di persuasione. Attribuire una natura divina alle calamità naturali non lascia sperare che si farà tutto il possibile per prevenire gli strazi e i danni che provocano, e per porvi rimedio. Non si vorrebbe percepire una morbosa approvazione per le sciagure in chi avrebbe l’incarico di contrastarle.
Oltre a ciò va rilevata una carica di fanatismo che allontana ancor più le affermazioni di De Mattei dalla razionalità (e anche dalla carità): per es. per De Mattei il terremoto sarebbe anche segno della misericordia divina, perché, pur meritando noi di venire uccisi, essendo peccatori, Dio ci risparmia. Questo più che razionale suona come indice di una mentalità sadica e prevaricatrice. E’ da notare che sul sito “Pontifex”, dove si sono minacciate azioni legali a difesa di De Mattei (citando anche miei passi), nel post “Riflessioni su catastrofi e castighi” si afferma, a proposito dello Tsunami del 2004 nel Sud Est asiatico, che:
“purtroppo, anche molti uomini di Chiesa hanno detto che non era certamente da considerarsi come un castigo. Ora è innegabile che il “turismo sessuale”, che si commetteva in molti di quei luoghi, è proibito dalla legge di Dio; basta leggere la Bibbia (sia il Vecchio che il Nuovo Testamento) per rendersi conto che Dio non transige su certi comportamenti.”
Cioè Dio avrebbe punito il turismo sessuale spazzando via con un’ondata le vittime del turismo sessuale e le loro povere abitazioni. Se questa è razionalità, è una razionalità che darebbe tanto lavoro a uno psicanalista.
Sono comunque d’accordo che una petizione contro De Mattei sia errata; in sé, perché per principio non si può votare l’ostracismo verso il singolo che esprime opinioni; sia perché avvantaggerebbe l’altra chiesa, quella scientista; che poi col clero è in buoni rapporti d’affari; affari seri che spesso beneficiano di queste baruffe per i gonzi:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/21/i-preti-sciamani-furbi/
http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/12/i-futures-di-santa-lucia/
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Blog di Andrea Carancini
Commento non pubblicato con la motivazione di essere inerente a un commento ritirato
Ho ricevuto il seguente interessante commento email (del quale posso esibire copia):
“Non tutto ciò che è razionale è scientifico, almeno rispetto alla percezione comune di ciò che è scientifico. Di sicuro, quanto detto da De Mattei non solo non è irrazionale ma è coerente con il concetto cattolico di razionalità, che ha sempre postulato la CONOSCIBILITA’ di Dio tramite la conoscenza della natura. La logica dei ciarlatani non può certo essere paragonata a quella di un S. Tommaso.
Nessuno si può permettere di tacciare di ciarlatanismo i preambula fidei di S. Tommaso. Per me la discussione finisce qui.”
Ritengo utile rispondere:
I Preambula fidei del tredicesimo secolo dell’Aquinate non sono “ciarlatanismo”; ma non sono neppure i criteri sui quali si basa la ricerca scientifica nel mondo. Alcuni, come la prova “ex fine” dell’esistenza di Dio sono tipi di ragionamento esplicitamente negati dalla metodologia scientifica ufficiale. Secondo il criterio di falsificabilità cui si attiene universalmente la ricerca scientifica per essere riconosciuta tale, quanto dice il vicedirettore del CNR De Mattei dei terremoti non è razionale; è libero di dirlo ovviamente, ma si tratta di affermazioni non compatibili con una posizione di dirigente di ricerca.
Francesco Pansera
Pubblicato in: "Amore", Adeguamento della realtà al falso con la violenza, Agenzie morali parassitarie, Agnotologia, Animalità razionale, Avvicinamento clero e scientismo, Bioetica strumentale, Censura del dissenso tecnico, Censura e persecuzione del dissenso, Censura su questioni bioetiche, Clero, Clero e censura, Clero e doppio Stato, Clero e frode medica strutturale, Clero e violenza, Collusione della magistratura col potere, Coltivazione del conformismo, Coltivazione dell'ignoranza, Coltivazione della viltà, Conflitto d'interessi in medicina, Continuità tra destra e sinistra in campo sanitario, Crimine dei colletti bianchi, Crimine universitario, Destra, Disinformazione e soppressione informazione biomedica al pubblico, Doppio Stato polizie segrete e associazioni di tipo massonico odierni, Educazione e incitamento al disprezzo e all'odio, Estetizzazione dei problemi politici o etici, Etica della conoscenza e del giudizio, Falsa coscienza e buona fede degli operatori nella frode medica strutturale, Forma democratica e sostanza pontificia, Frode medica strutturale, Grazia e antinomianismo, Indebolimento metodologia scientifica, Influsso delle oligarchie finanziarie, Istituzionalizzazione del crimine, Istituzioni ibride, L'uomo e la morte, Male e mediocrità, Manipolazione ideologica, Medicalizzazione della vita, Mediocrità etica e intellettuale tra gli scienziati, Midcult progressista, Neoalchimia, Non-complementarietà, Omertà scientifica, Pansera, Perbenismo poujadista, Persecuzione di polizia, Perversità del crimine istituzionale, Prepotere del clero, Principio di Mazzarino, Relativismo epistemico, Religione, Religiosità laica, Riconoscimento dell'extramediatico, Ruolo della magistratura nel doppio Stato, Scientismo, Scienza ad auctoritatem, Scienza e medicina come nuove religioni, Selezione avversa classe dirigente, Sofismi, Subordinazione delle forze di polizia al clero, Supporto della religione all'oppressione, Teatrino laici cattolici su questioni bioetiche, Tecnologia irrazionale pro business, Tirannia della bugia, Uso retorico dell'ideologia progressista a favore di interessi reazionari in biomedicina, Valore politico del dissenso tecnico, Victim blaming, Violenza indiretta, Violenza occulta | Commenti disabilitati
17 marzo 2011
Blog di Giulietto Chiesa su Il Fatto
Commento al post “Viva l’Italia! Nonostante tutto” del 17 mar 2011
“E così una nuova palata di terra venne a cadere sul tumulo della verità”
Il Gattopardo, su Angelica, nel comitato d’onore in occasione delle celebrazioni del cinquantenario dei Mille
La storia d’Italia è fatta di conquiste fiat, nel senso latino della parola: conquiste misteriose, inimmaginabili a priori; sogni o allucinazioni che con un “fiat” divengono realtà. Come fecero i 1000 sbarcati a Marsala a sopraffare un grande esercito? O la conquista vera, dopo le mene inglesi e i soldi ai generali, è stata quella delle decine di migliaia di morti accatastati negli anni successivi dall’esercito piemontese ?
Come è possibile che 150 anni dopo, in occasione delle celebrazioni, secondo l’Antimafia un pugno di ndranghetisti hanno “colonizzato” (sic) i 10 milioni di tetragoni e orgogliosi lombardi, e anzi il Nord? Non sarà che la ndrangheta ha trovato affinità e fratellanze in Lombardia per i suoi lerci affari, e che la mafia meridionale è inoltre un comodo diversivo per coprire mafie autoctone ? Un capro espiatorio per le mafie fordiste, ben integrate nell’economia ufficiale (*), protette e coccolate; inesistenti per il governatore della Banca d’Italia e per don Ciotti, che hanno ripetuto l’allarme dell’Antimafia ?
In mezzo ci sono state altre resistibili ascese: la Marcia su Roma, gli imprendibili o impunibili terroristi, la mafia rintanata nel Sud come un invincibile mostro della mitologia greca.
Viva l’Italia. Che rimanga bella, e sia un giorno non più impestata:
http://menici60d15.wordpress.com/2007/05/16/no-dal-molin-il-tricolore-italiano/
http://menici60d15.wordpress.com/2011/02/21/c’e-la-parola-compradora/
(*)http://menici60d15.wordpress.com/2011/02/08/ratio-formigoniana/ . v. “mafia fordista” nelle categorie del sito http://menici60d15.wordpress.com/
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10 marzo 2011
Blog di Beppe Grillo
Commento al post “Gli spari sopra” dell’ 8 mar 2011
“Volendo, si potrebbe fare un confronto con le diverse società umane. In uno Stato pacifista e democratico le forze armate sono una struttura improduttiva, non sono in competizione con i cittadini ed è nell’interesse economico nazionale mantenere attiva solo una forza sufficiente a garantire l’integrità territoriale. In uno Stato soggetto a golpe militare, invece, il militare è in competizione diretta con il cittadino e questo spiega perché le forze armate, in questi regimi, devono necessariamente essere superiori alle reali necessità difensive, appunto per garantire il perdurare del potere.” (A. Innocenti, Un mondo di invertebrati, 1996)
Noi non abbiamo avuto un golpe militare; ma neppure viviamo in uno Stato pacifista e democratico. Siamo sotto una forma strisciante di oligarchia autoritaria, che necessita di un esubero di forze di polizia per controllare i sudditi; e dove pertanto la polizia, stando dalla parte di chi le paga il soldo, è in competizione, per la pagnotta se non per il potere, con i cittadini. La pletora di polizia conferma come, al contrario di quanto mostrano le innumerevoli e martellanti serie televisive poliziesche, e di quanto vogliamo pensare da quei mollaccioni che siamo, la polizia in questa Italia non è amica del cittadino.
http://menici60d15.wordpress.com/
Francesco Pansera (menici60d15)
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1 marzo 2011
Blog “L’aria che tira”
Commento al post “Ribelli e ribellione” del 28 feb 2011
“Ed era contro di essi che in realtà erano accesi i fuochi delle montagne, attizzati del resto da uomini assai simili a quelli che nei conventi vivevano, fanatici come essi, chiusi come essi, come essi avidi di potere, cioè, com’è l’uso, di ozio.”Tomasi di Lampedusa .
“Quando tutto si muove in modo uguale, in apparenza non si muove niente, come su una nave. Quando tutti vanno verso la dissolutezza, sembra che nessuno ci vada. Colui che si ferma mette in evidenza l’esagerazione degli altri, come se fosse un punto fisso.” Pascal.
“Chi non ha l’automobile l’avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l’asciugacapelli, il bidet e l’acqua calda. A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l’un con l’altro dalla mattina alla sera. Io mi oppongo.” Luciano Bianciardi.
Alle tre specie della tassonomia di De Benoist – rivoltoso, rivoluzionario, ribelle – se ne possono aggiungere almeno altre due. Una è quella dell’estremista: chi abbraccia i programmi più drastici, e a volte la violenza. L’estremista è combattuto dal potere, ma non è sempre malvisto dal potere, che può aiutarlo sottobanco. Lo status quo imposto dal potere è spesso esso stesso estremista, e c’è quindi un’affinità; e l’estremismo di chi si oppone legittima l’estremismo del potere.
Vi è poi, volendogli assegnare un‘etichetta , che non gli piacerebbe, il renitente; costui adotta semplicemente la morale comune, le dottrine ufficiali; ma resiste alla manipolazione e al degrado dei principi che ufficialmente regolano la vita sociale. Senza compromessi (al contrario del “riformista”). Non costruisce ideologie, non sogna “Marsigliese e mitragliatrici”. Si limita ad applicare le direttive prime. A volte viene dal mondo dei libri o dei teoremi, come Lampedusa, Bianciardi, e Pascal.
La sua opposizione è solo relativa: sono gli altri che si spostano; lui si limita a stare fermo, non condividendo la direzione del movimento della folla. Questa posizione è inaccettabile per il potere, perché sbugiarda il sistema dall’interno. Ed è antipatica alla folla, votata a seguire i capobranco, nei quali si proietta. Né piace agli oppositori di altro tipo, portati al movimento. Il renitente è oppositore suo malgrado, ma “in interiore homine”; è spesso un isolato, ed è facile isolarlo ulteriormente.
Oggi di ribelli, rivoltosi o rivoluzionari veri se ne vedono pochi. Sono visibili quelli ufficiali, bene incasellati nel sistema. La ribellione sta divenendo ormai anch’essa una merce. Le posizioni estreme, che riflettono il potere essendo speculari a quelle del potere, non sono necessariamente radicali. Né sono sempre le più difficili da abbracciare e da mantenere. Forse, all’opposto di quello che ci hanno fanno credere, la radicalità sta nel mezzo. E’ nella medietà, nel quieto recuperare la ragione classica e i vecchi principi etici, e tenerli stretti, che si nasconde a volte l’opposizione più netta all’ingiustizia. Come è confermato dall’impegno vile e criminale col quale le istituzioni, prontamente aiutate da cialtroni di ogni ordine e grado, possono distruggere l’opera e la persona di chi segue l’ideale pre-ideologico di una società giusta e pacifica.
http://menici60d15.wordpress.com/
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25 febbraio 2011
Blog “Il Fatto”
Commento al post “Bonus su misura”, ora il premio aziendale è “personale”. Il ministro Sacconi approva del 24 feb 2011
Sulla coesistenza, strana ma non troppo, di meritocrazia e familismo nelle posizioni del ministro Sacconi; e sulla connessa miopia delle controparti:
“Manco con gli occhiali”
http://menici60d15.wordpress.com/2011/02/09/manco-con-gli-occhiali/
Meritocrazia e famiglia si trovano anche ai vertici della Fashion box (243 milioni di euro di fatturato). Un bonus alla famiglia Sinigaglia la mia famiglia l’ha già dato: i 206,80 euro dei due biglietti che la AlpiEagles ha intascato quando ci ha lasciato a terra senza preavviso a 1200 km da casa nell’ultimo giorno delle ferie, nel gen 2008, col fallimento della compagnia.
Il salomonico sistema giudiziario italiano ha dato a noi la ragione, e ad Alpi Eagles i soldi: ha condannato i responsabili a rimborsarci ma nella pratica non ci ha consentito di recuperare il denaro.
Sono d’accordo che il denaro va guadagnato. A questo proposito, visto che sono in condizioni di riparare senza sforzo alla sottrazione e al danno procurato dal padre, e supponendo che applichino alla propria famiglia la stessa etica calvinista che applicano alle famiglie degli altri, i fratelli Sinigaglia potrebbero almeno farmi riavere il denaro indebitamente intascato, e rifondere il costo degli altri biglietti che dovemmo acquistare.
Francesco Pansera
Copia della presente viene inviata insieme a copia delle 13 pagine di sentenze del Giudice di pace con racc. a/r a Matteo e Massimo Sinigaglia, Fashion box di Asolo.
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24 febbraio 2011
Blog di Nicola D’Elia e Luigi Piccinini – Il Fatto
Commento al post “Il dittatore che c’è in noi” del 24 feb 2011
Congratulazioni a Luigi d’Elia per quanto dice sulla presunta schizofrenia di Berlusconi. La sua continenza dovrebbe essere presa a modello da giornalisti, commentatori, magistrati, politici etc. Seguendo il suo esempio ne guadagneranno in statura professionale e umana, o almeno in stile; e i loro argomenti, se ne hanno, spiccheranno meglio. Invece purtroppo va di moda tagliare corto dando del pazzo.
E’ stato scritto, a proposito di diagnosi psichiatriche fatte da psichiatri, che “la medicalizzazione della devianza ha come conseguenza l’annullamento dei diritti politici del deviante” (Pitts, JR). Lo stesso può essere detto della medicalizzazione dell’avversario, del dissidente, di chi dice cose non gradite: roba da fascisti o stalinisti veri. Una diagnosi, o etichetta, di psicosi è una cosa seria. L’abuso è una forma abbastanza vigliacca ma grave di violenza. La patologizzazione strumentale dovrebbe essere perseguita come reato.
Curiosamente in genere la diagnosi che viene lanciata è di schizofrenia del tipo paranoide; molto meno comune è l’uso della forma più frequente, la schizofrenia ebefrenica, che secondo Bateson è la risposta alternativa alla paranoia. E’ curioso perché “ebefrenia” vuol dire in pratica imbecillità patologica, e se non ci fossero tanti volgari coglioni per i dittatori e i prepotenti sarebbe molto più difficile riuscire a soddisfare la loro sete di potere.
§ § §
Blog di Aldo Giannuli
Commento al post “Due parole sul nuovo governo” del 21 nov 2011
23 novembre 2011 alle 07:56
Quando i paranoidi ci azzeccano
Il dr Mosti “tongue in cheek” riferisce che un suo paziente gli ha raccontato che l’Italia è oggetto di un attacco speculativo da parte di poteri esteri, che possono contare su una classe dirigente venduta; e si chiede se non deve dargli le gocce di aloperidolo, efficace deliriolitico; pensa inoltre di assumerlo pure lui, come quei medici del Far West che, ripreso il flacone del laudano che avevano porto al paziente, ne prendevano anche loro. In Vietnam alcuni medici militari di ospedali da campo USA si iniettavano la morfina destinata ai feriti, dato quello che vedevano e vivevano.
Come psichiatra pisano il dr Mosti deve essere stato influenzato da Cassano, psichiatra cattedratico dell’Università di Pisa, nume tutelare in Italia del consumo di massa delle pilloline per sentirsi bene. Pochi giorni fa uno studio ha mostrato che nel 2010 in USA un adulto su 5 ha assunto almeno una volta un farmaco psichiatrico (nelle donne la proporzione è risultata di 1 su 4). Mi permetto di consigliargli, invece di assumere il neurolettico, di leggere o rileggere “Il Parnas”, scritto da un altro psichiatra pisano, Silvano Arieti. Narra un fatto realmente avvenuto a Pisa: l’uccisione di una famiglia ebraica e di cristiani da parte dei nazisti al passaggio del fronte (dietro delazione). Il “Parnas” (titolo onorifico sefardita), Giuseppe Pardo Roques, persona stimabile, già prosindaco di Pisa, era affetto da fobia per gli animali, in particolare i cani; e Arieti ipotizza che negli istanti del massacro la sua fobia lo abbia portato ad una allucinazione, così che vedeva, correttamene sul piano morale, gli assassini come animali feroci.
Questo aspetto delle situazioni di complementarietà tra patologia mentale e realtà andrebbe maggiormente considerato nelle diagnosi di paranoia relative a situazioni politiche. A volte è la realtà – o chi la influenza – che è paranoica, così che il linguaggio e la sensibilità paranoidi non vengono delusi, ma, “right for the wrong reason”, sono adatti a descriverla. Il delirio non sbuffa sempre dal basso, ma può percolare dall’alto. I complottologi sul crollo delle Twin towers, che annoverano tra loro figure come il giudice Imposimato, potrebbero considerare anche questo aspetto etnopsichatrico, di un delirio paranoico che si fa realtà e sparge la sua follia sulle popolazioni. Si parla sempre della paranoia di chi indica soprusi e crimini del potere; e mai o molto raramente della psichiatria del potere. Il tema della sociopatia del potere, della diffusione del disturbo antisociale di personalità tra chi comanda, identificato a suo tempo da Alex Comfort, oggi è tabù. Converrebbe quindi rileggere anche “Authority and delinquency”, di questo autore.
C’è inoltre da dire che se un Paese come l’Italia si riduce a dover temere così per il futuro, e ci si aggrappa allo stile sobrio dei nuovi addetti al governo per continuare a giustificare la propria ignavia, se non si riesce a fare a meno di ricorrere alle categorie psichiatriche forse occorrerebbe considerare altre forme, più comuni della paranoia:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/02/24/paranoia-e-ebefrenia/
Forse quella che Mosti ha sentito raccontare con accenti esagerati dal suo paziente è una storia vera. Una storia di ladri che si approfittano di fessi; semplice nella sostanza; solo, intricata nei dettagli, e su massima scala. Ma nel DSM, l’influente manuale diagnostico dei disturbi mentali, ancora non è stata inclusa come patologia psichiatrica la cazzonaggine collettiva; e difficilmente lo sarà, sia per ragioni di sproporzione epidemiologica; sia per l’asservimento della nosografia psichiatrica a Big Pharma, una Spectre che vuole i cittadini impasticcati e derubati, ma convinti di essere persone consapevoli e responsabili.
Francesco Pansera
§ § §
Sito Come don Chisciotte
Commento al post di C. Preve “La demenza generalizzata del popolo italiano” del 27 dic 2011
Lo psichiatra Tobino descrive nei suoi libri come le persone siano spesso scaltre nelle loro attività quotidiane, e ingenue davanti al resto. Il fattore fondamentale della stupidità della gente, attenta e astuta nei rapporti personali e babbea davanti alle vessazioni del potere, è stato troppo a lungo ignorato. Nei commenti si discute di quanto quella che Preve chiama “demenza generalizzata del popolo” (e io ho chiamato meno elegantemente, allo scopo di evitare per quanto possibile diagnosi psichiatriche, “cazzonaggine collettiva”) sia innata e quanto invece derivi da una condizione di sudditanza agli USA. Tra le cause di questa “silliness” ci sono i limiti intrinseci del popolo, la nostra storia secolare di sudditanza, l’influenza culturale del clero, etc.
Inoltre a tale stupidità di base si può aggiungere quella indotta, secondo quanto teorizzato da Gregory Bateson, legato peraltro ai servizi segreti anglosassoni. Per Bateson, davanti a un atteggiamento di “doppio legame”, dove il bambino riceve sistematicamente dai genitori messaggi emotivi altamente contraddittori, sono possibili o la reazione paranoica (ogni messaggio nasconde un significato segreto) o quella ebefrenica (ogni messaggio non è importante e lo si può ignorare con atteggiamento frivolo). (O la risposta catatonica, dove qualsiasi messaggio è totalmente ignorato). Forse tale teoria ha maggior valore per la psicologia delle masse che per i meccanismi della schizofrenia autentica.
Trasferendo tale schema sul piano collettivo, in una nazione che sia sottomessa a poteri esterni che la condizionano pesantemente ma ufficialmente sono non esistenti, come gli USA, o meglio i grandi potenti economici dei quali la politica estera degli USA e di altri pochi Stati forti sono il braccio, i governanti lanceranno messaggi altamente ambigui di doppio legame; dicendo di volere il bene del popolo, e al tempo stesso servendo il suo sfruttamento, e aiutando sottobanco i suoi nemici, v. mafia e terrorismo. Può così accadere che il popolo risponda sul piano politico secondo le alternative di Bateson. Ed è probabile, a quanto si vede in giro, che il potere favorisca la risposta ebefrenica, quella che rende un popolo una massa controllabile, intenta solo a badare al proprio particolare e ad assorbire le scemenze della tv; e che tenti di incanalare la minoranza più critica verso la risposta paranoica, anche favorendo la diffusione di notizie di complotti che vanno oltre la realtà dei complotti veri; per poi accusare di paranoia chi muove critiche che guardano oltre le teste di legno messe a fare da bersaglio, quelle della nostra vendutissima classe istituzionale. Resta il viottolo della ragione, incerto, tortuoso e arduo, che può portare alla salvezza dell’anima, se non a quella materiale.
http://menici60d15.wordpress.com/2011/02/24/paranoia-e-ebefrenia/
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8 febbraio 2011
Blog di Beppe Grillo
Non accettato 7 feb 2011
“Chi sta vicino al fuoco si scalda”
proverbio contadino
Davanti all’allarme inquinamento in Lombardia, e alle incombenti multe UE, Formigoni ha ripetuto al Tg regionale, 5 feb 11, la sua tesi che bisogna considerare “l’inquinamento pro capite” (Clima. Formigoni:”La UE consideri l’inquinamento pro capite. Sito Regione Lombardia. 2009). Dicendo “inquinamento procapite” non si spiega se si sta parlando dei tassi di inquinamento, cioè delle concentrazioni, come si può credere dato che è questo a cui comunemente, e giustamente, ci si riferisce; oppure delle emissioni pro capite, come sembra si tratti; queste sono appropriate non come la misura del livello del rischio locale di malattie dovute all’inquinamento in una data area, ma principalmente per comparare le emissioni di CO2 tra nazioni o aree, ed evidenziare il contributo, molto diverso, di differenti popolazioni – es. statunitensi, cinesi, europei, africani, bolognesi – all’aumento di CO2 nell’atmosfera e agli effetti sul pianeta, in particolare sul clima.
Sia che si tratti delle concentrazioni che dei valori assoluti, come misura del danno da inquinamento l’indice pro capite dà luogo a risultati demenziali. Per rendere l’idea, anche per una camera a gas, dove si muore per intossicazione acuta, si può sostenere che va considerato l’indice di inquinamento pro capite, dato dal rapporto tra quantità di gas immesso, oppure concentrazione di gas nell’aria della camera, e numero di persone che contiene. Più persone si stipano nella camera a gas, meglio stanno, secondo questo indice. Considerando l’inquinamento pro capite, un terrorista che irrorasse con una tonnellata di sostanze tossiche una metropoli farebbe molto meno danno di uno che eseguisse la medesima operazione con la stessa quantità di sostanze tossiche su un’area di pari estensione, ma occupata solo da un paesino con le sue frazioni. Esempi estremi e truculenti; ma non fuori luogo, perché, con modalità diverse, anche di inquinamento si può morire; esempi ai quali portano i ragionamenti di Formigoni, che hanno implicazioni grottesche e macabre.
Come ogni inverno, in Lombardia non piove, non c’è vento e i riscaldamenti vanno. I depositi di polveri sono visibili a occhio nudo: basta guardare le carrozzerie e i vetri delle auto. Mentre la Lombardia gronda polveri, il suo governatore si vanta che in Lombardia la produzione di polveri pro capite è la più bassa d’Europa. Siccome i livelli di inquinamento sono molto elevati, in realtà questo vuol dire, come per l’esempio della camera a gas, che in Lombardia un maggior numero di persone è esposto a livelli dannosi.Il rapporto tra inquinanti e numero di abitanti è inversamente proporzionale alla densità abitativa: più abitanti si affollano in Lombardia, migliore, secondo tale indice, sarà la situazione; ovviamente in realtà la situazione sarà peggiore, perché un numero maggiore di persone saranno esposte agli stessi livelli di inquinanti. Ovvero, all’aumento del denominatore del rapporto emissioni/abitanti, cioè all’aumento del numero di abitanti, corrisponderà sia un peggioramento della realtà, sia un miglioramento, falso, dell’indice che dovrebbe descriverla.
Alla riduzione del numeratore, considerato come dato dalle emissioni totali di inquinanti (misure che sono più facili da manipolare di quelle delle concentrazioni nell’aria), si avrà una riduzione dell’indice; riduzione che però può avere una significatività spuria. Se in una camera a gas si immette meno gas, ma i livelli di gas all’interno restano comunque al di sopra della soglia di letalità, l’indice di inquinamento pro capite della camera si ridurrà; ma non è migliorata la sorte delle persone nella camera; è aumentata l’efficienza della camera a gas. Se, come avviene, a parità di popolazione si riducono le emissioni ma non tanto da fare calare sotto livelli accettabili le concentrazioni, che restano alle stelle, le vanterie di Formigoni sono come i cannoli di Cuffaro.
Invece che dover dipanare le malsane contorsioni della Regione Lombardia sugli indici di inquinamento, sarebbe meglio discutere di risparmio energetico, che può fare abbassare drasticamente le emissioni e quindi le concentrazioni. E quindi migliorare la salute della popolazione. Può decurtare di una bella fetta la bolletta delle imprese, e qui Formigoni sarà d’accordo; e anche la bolletta e le spese di carburante del cittadino, effetto questo che dalla prospettiva dei politici e degli interessi che rappresentano non va molto bene. E può rendere la nazione meno dipendente dall’approvvigionamento esterno di energia. Ma anche questo è un obiettivo che la nostra classe dirigente, compradora, cioè abituata a prosperare vendendo la nazione a interessi stranieri, non vuole. Il risparmio energetico potrebbe essere la risposta al partito delle centrali nucleari.
Il libro “Mr Kilowatt. Alla ricerca dell’energia perduta” di Maurizio Melis, ben scritto, chiaro e approfondito, è illuminante sulle grandi possibilità di risparmio energetico che attenderebbero solo di essere sfruttate. E’ edito da “Anarchia oggi”. No, mi sbaglio: da il Sole 24 ore. Credo che in questo caso la Confindustria offra il buono che si può e si deve prendere dal “sistema”. Poi sta a noi saperlo usare, e chiedere che venga usato, per il nostro progetto e non il loro.
Tornando a Formigoni, sparare una formula non basta per essere scientifici; anzi può essere un ottimo espediente per impapocchiare la gente. La variabile “emissioni di inquinanti” non va confusa con la variabile “concentrazione di inquinanti”. L’efficienza nella riduzione delle emissioni, che l’indice adottato da Formigoni può rappresentare, non va confusa con la riduzione dei livelli di esposizione. Ciò che conta per la salute non sono le emissioni, né tanto meno le emissioni pro capite, ma le esposizioni. Queste ultime dipendono oltre che dalle emissioni da diversi altri fattori, es. dall’orografia e dalla meteorologia, nella Pianura padana particolarmente infelici sotto il profilo del ristagno degli inquinanti nell’aria.
Contano le concentrazioni nell’aria. Si può morire di asfissia anche con la testa dentro un sacchetto di plastica. Come indice del pericolo cui sono esposti i cittadini le emissioni pro capite sono un indice non valido, di comodo e capzioso, adatto a coprire la situazione anziché rivelarla: tanto che in alcune situazioni questo contatore legge al contrario, consentendo di dichiarare miglioramenti dove la situazione peggiora.
Per “inquinamento pro capite” Formigoni dunque non intende il carico di inquinamento che ogni singolo abitante della Lombardia subisce; ma l’inquinamento che ogni singolo abitante immette nell’atmosfera; è come se le emissioni totali derivassero dalla somma di una stessa quota che è prodotta da ogni abitante, e della quale ogni abitante è quindi ugualmente responsabile. E’ vero che le emissioni pro capite hanno in questa fase del capitalismo una correlazione positiva col reddito pro capite, cioè il reddito medio. Pare che con la crisi le emissioni pro capite si stiano riducendo; insieme al reddito pro capite e all’occupazione. Così funziona il modello socioeconomico nel quale viviamo. Ci dicono che non ce n’è uno migliore.
Il rapporto tra l’inquinamento e il numero di abitanti è anche una possibile misura del compromesso tra etica e denaro: è correlato con il rapporto tra immoralità istituzionalizzata e numero di persone che su quella immoralità istituzionalizzata ci mangiano. Sembra che quando ad azioni altamente immorali, come diffondere cancerogeni e altre sostanze nocive, corrispondono vantaggi per un numero sufficientemente elevato di soggetti, allora quei crimini divengano leciti, e vadano protetti, anche con frodi, abusi e violenze; anche da parte dello Stato. E anche i comuni cittadini beneficiari sono d’accordo.
E’ l’ideologia dell’utilitarismo. Che nella sua versione italiana, e padana, può degenerare ulteriormente in “mafia fordista”: una mafia vincente, accettata dal sistema legale, che redistribuisce una quota rilevante dei proventi alla popolazione; a differenza dei mafiosi col bollino di mafioso che egoistacci se li tengono quasi tutti per sé. Una mafia che non ha bisogno di sparare, ma che pratica forme di violenza occulta, nei suoi affari commerciali e nelle misure di repressione contro chi è troppo di ostacolo a tali affari, con l’appoggio dello Stato. Una mafia che a volte si mette in affari con la mafia meridionale, con la quale c’è dietro alla differenze una sostanziale affinità. La ndrangheta in Lombardia è più un gemellaggio che un’invasione di barbari.
L’indice scelto da Formigoni, di provenienza anglosassone, è un indice utilitarista, che si rivolge scaltramente alla cittadinanza: da un lato offrendole di salvare le apparenze e magari di vantarsi pure, chiamando fior di panna la morchia; e dall’altro ricordandole sottilmente che essa è complice nel sistema che gli toglie l’aria pulita. Con questa voglia di controllare l’inquinamento, il futuro economico di oncologia, pneumologia, cardiologia, chirurgia, servizi diagnostici etc. , già tanto beneficato per altre vie da Formigoni, sta in un ventre di vacca.
Formigoni vuole anche considerare come indice di inquinamento il rapporto inquinamento/PIL; un indice della stessa parrocchia dell’inquinamento pro capite. Secondo l’attuale critica al PIL come indice valido della ricchezza, l’inquinamento dovrebbe essere un fattore di riduzione nel calcolo del PIL. Invece nell’indice richiesto da Formigoni è il PIL che è un fattore di riduzione nel calcolo dell’inquinamento. Vespasiano disse “non olet” sollevando una manciata di soldi, e Formigoni dice “non avvelena” facendo lo stesso gesto.
Dagli indici di inquinamento che propugna si vede come Formigoni, piuttosto che come un amministratore che ha a cuore la salute della popolazione che lo ha eletto, si comporta come un capo di una potenza industriale che non deve essere intralciata più di tanto nella ricerca dei dané. Ai lombardi va bene. Nelle parole di Formigoni rintocca la nota funesta di un cinico realismo non si sa quanto cattolico, al quale deve il suo successo politico.
Comunque, magia dei numeri, Formigoni può manomettere indisturbato una misura elementare e fondamentale, che attiene alla salute, e chiedere che ciò divenga legge. Quando gli ostacoli sono troppo grossi per schiacciarli alla ciellina, Formigoni sostiene impettito degli elaborati sofismi. Della reazione della “opposizione” nelle sedi politiche non vale la pena parlare. La Lombardia, incapace di reagire a tanta sfrontatezza, o convinta che sia giustificata perché solo i soldi contano, non sta attraversando uno dei suoi momenti migliori.
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Blog “Blogghete!”
Commento del 9 feb 2011 al post “Mirate alla pancia (Non alla testa)” dell’8 feb 2011
“Mirare alla pancia” può avere anche un altro significato:
“La sua tesi può essere anche giusta, ma è sufficiente alludere al fatto che essa è in contrasto con l’interesse comune […] , che tutti gli uditori troveranno gli argomenti dell’avversario deboli e miserabili anche se sono ottimi, e i nostri giusti e centrati anche se fossero campati in aria; il coro si proclamerà a gran voce in nostro favore e l’avversario dovrà sgombrare il campo umiliato. Anzi, gli uditori per lo più crederanno di avere dato la loro approvazione per puro convincimento. Infatti, ciò che va a nostro danno, appare per lo più assurdo all’intelletto. ‘L’intelletto non è una luce che arde senza olio, ma viene alimentato dalla volontà e dalle passioni’ (Francis Bacon). Questo stratagemma […] di solito viene chiamato ‘argumentum ab utili’.”.
Schopenhauer, L’arte di ottenere ragione, stratagemma n. 35.
Si mira alla pancia sia nel senso di mirare alle emozioni, sia in quello di fare appello alla funzione digestiva. Sembra che in genere oggi, nell’era dell’utilitarismo trionfante, i persuasori mirino alla pancia sia con le potenti sollecitazioni irrazionali mediatiche, sia mediante l’appello alla pappa, in un mix che può spiegare certi successi politici altrimenti poco comprensibili. Come il cane di Pavlov alla fine secerneva succhi gastrici al solo suono della campanella, senza che vi fosse più associato del cibo, ormai si accorda il consenso a certi argomenti “ab utili” anche quando bisognerebbe chiedersi se è davvero nel nostro interesse:
Ratio formigoniana
http://menici60d15.wordpress.com/2011/02/08/ratio-formigoniana/
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Blog di Simone Perotti
Commento del 19 feb 2011 al post “Non basta sganasciare la dirigenza politica” dell’11 feb 2011
Segnalo il commento “Ratio formigoniana” : http://menici60d15.wordpress.com/2011/02/08/ratio-formigoniana
Mentre lo scrivevo mi venivano in mente le predizioni de “La vita agra”: “E’ aumentata la produzione lorda e netta, il reddito nazionale cumulativo e procapite, l’occupazione assoluta e relativa, il numero delle auto in circolazione e degli elettrodomestici in funzione, la tariffa delle ragazze squillo, la paga oraria, il biglietto del tram …l’età media, la valetudinarietà media, la produttività media …”.
Bianciardi non dovrebbe essere citato alla leggera come antesignano dei sessantottardi, o dell’attuale docile opposizione di massa. Quell’etilista che ha lasciato pensieri autentici, lucidi e accorati come pochi è un esempio raro, alto e toccante, di ribellione endogena e individuale, “in interiore homine” appunto. Fu un’ecccezione e un isolato, molto lontano dalle folle dei tanti eterodiretti o furboni che in fondo lavorano per Capitan Uncino.
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Blog Il Corrosivo
Commento al post “La giostra impazzita” del 15 feb 2011
Sono d’accordo:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/02/09/manco-con-gli-occhiali/
http://menici60d15.wordpress.com/2011/01/30/il-pornografico-e-l’osceno/
Lei scrive “mancanza di prospettive per noi e per i nostri figli, destinati a vivere in un ambiente devastato, senza aria da respirare e con le corsie dei reparti oncologici infantili sempre più piene”.
L’inquinamento, importante causa di insorgenza dei tumori, viene tollerato per ragioni utilitaristiche:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/02/08/ratio-formigoniana/
Ma oltre all’inquinamento altre cause, peggiori, contribuiscono all’incremento dell’incidenza dei tumori, a cominciare da quelli infantili:
http://menici60d15.wordpress.com/2008/12/17/sos-cancro-nei-bambini-e-sovradiagnosi/
http://menici60d15.wordpress.com/
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Blog di Mario Agostinelli – Il Fatto
Commento al post “Una centrale al giorno leva il medico di torno” dell’1 mar 2011
Non sarebbe il caso di cominciare a pensare seriamente al risparmio energetico serio?
http://menici60d15.wordpress.com/2011/02/08/ratio-formigoniana/
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4 febbraio 2011
Blog di Beppe Grillo
Post “La caccia al pedone” dell’ 1 feb 2011
A Brescia, in via Bissolati, hanno risolto non rimettendo le strisce pedonali dopo che, 4 mesi fa, hanno riasfaltato l’ultimo tratto della strada. Tanto non servono: le auto e i bus in genere non si fermano, e qualcuno ti punta pure. Sulla via, trafficata nelle ore di punta, si affollano i cantieri della Coop edilizia, di un nuovo centro commerciale, della metropolitana, di una Radioterapia. Milioni e milioni di euro, ma non i quattro soldi per ripristinare le strisce. I passaggi di auto civili e della polizia del Comune si sprecano, ma niente strisce.
Sarebbe lungo discutere i diversi motivi per i quali le strisce non andavano tolte. Uno semplice e importante è che su quel tratto c’è anche un grosso ospedale. Le “Suore ancelle”, orgogliose custodi della opulenta e tecnologica Poliambulanza, trovano a misura d’uomo la cancellazione delle strisce davanti all’ingresso di un ospedale, in un punto dove attraversano pazienti e loro familiari. Una mezza cancellazione: perché a differenza delle altre due strisce, scomparse del tutto, qui è rimasta la striscia, sbiadita, su una sola delle due carreggiate, oltre uno spartitraffico. Uno scherzo da preti.
La mezzastriscia, la striscia sospesa, che ti porta in mezzo alla strada e ti lascia lì, è metafora delle forme abusive e malevole del potere istituzionale, che predica ipocrita e perfido “le regole” per poi negarle a chi le ha seguite. La sorte di tanti cittadini, e pazienti. Simboleggia bene quelle situazioni ibride e insidiose, metà e metà, tra ordine e caos, tra legalità e legge della giungla, forse peggiori dell’assenza totale di leggi, dove crescono bene le larve della mentalità mafiosa.
Copia della presente viene inviata al Prefetto di Brescia Brassesco Pace, all’Assessore comunale al traffico e mobilità Nicola Orto e al Presidente di Brescia trasporti Andrea Gerardi.
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30 gennaio 2011
Blog “Uguale per tutti”
Commento al post “L’inevitabile punizione della storia” di Felice Lima del 22 gen 2011
1. Distinguere tra il pornografico, cioè lo sconcio esibito, e l’osceno, cioè lo sconcio tenuto nascosto fuori scena (Scarpinato), permetterebbe di comprendere meglio cosa sta accadendo e cosa seguirà; es. la scarsa reazione del pubblico contro la guerra di Berlusconi per soggiogare i magistrati. Il Rubygate è il pornografico. Per me che mi occupo di medicina l’osceno invece è l’affermazione dell’AIRC, in occasione della giornata delle “arance per la salute”, che “E’ stato ampiamente dimostrato che il 30% dei tumori nasce a tavola” “a causa di cattive abitudini alimentari” (AGI, 27 gen 2011). (Su queste raccolte fondi v. “La questua delle multinazionali”). Tanto il Rubygate è esibito, da Berlusconi per primo, dai magistrati, dal centrosinistra, dai media, altrettanto questi stessi attori proteggono e tengono nascosta la falsità e la gravità dell’affermazione dell’AIRC.
2. Come spesso avviene, l’annuncio della “scoperta” (espressa in termini sufficientemente generici da apparire come un dato pacifico e allo stesso tempo da consentire retromarce al bisogno) ha preceduto la prova: già nel marzo 2010 il presidente della LILT, Schittulli, spiegò a Palazzo Chigi che la prima causa del cancro (35%) è la cattiva alimentazione. I meccanismi di tale legame sarebbero stati svelati ora, in occasione della giornata “arance per la salute” 2011: “L’oncologia si decide a tavola“, (In: Cibo e tumori, scoperto il meccanismo che li collega. GSK informa, 28 gen 2011. Fonti: Corriere della sera, La Repubblica, Sole 24 ore).
3. Se fosse vera, si tratterebbe di una scoperta epocale. Ma più che una scoperta è una forma di revisionismo; anche l’oncologia la scrivono i vincitori. Nel 1964 l’OMS attribuì all’inquinamento l’80% dei casi di cancro nelle società industrializzate. C’è stato chi ha criticato la stima come troppo bassa, mentre le industrie che venivano ad essere accusate hanno spinto con le loro potenti leve perché fosse ridotta. Decenni di ricerca hanno pienamente dimostrato che il cancro è causato principalmente da agenti ambientali: prima di tutto l’esposizione a sostanze chimiche prodotte dall’uomo, nell’aria, nell’acqua, e – da non sottovalutare – nell’agricoltura e nel cibo. Una causa trascurata sono le radiazioni ionizzanti, incluse quelle degli esami diagnostici. Un altro importante gruppo di cause della recente esplosione dei casi di cancro, il più osceno, quello che non si deve far sapere al volgo, e neppure all’inclita, sono le sovradiagnosi per fini commerciali (v. es. SOS cancro nei bambini e sovradiagnosi). Il peso di queste cause viene così ridotto; e nell’informazione al pubblico viene annullato, perché si minimizza o si tace sul ruolo schiacciante dei prodotti chimici industriali nella cancerogenesi, sui tumori da cibi industriali, da esami radiologici, e sulle diagnosi come cancro di formazioni che biologicamente o clinicamente non sono cancro.
4. I costumi alimentari sono da aggiungere alla lista delle cause di cancro false, o descritte come enormemente più potenti di quanto siano in realtà; peraltro ben supportate dalla magistratura: es. le onde radio, con l’inchiesta su Radio Vaticana, del progressista Procuratore Amendola; o il telefonino, dichiarato in grado di provocare tumori dalla Corte d’appello di Brescia del “P2+1” Marra. Come ad Alì Agca e alla sua banda è stata accollata anche la scomparsa di Emanuela Orlandi, così l’obesità, importante fattore di rischio per diverse malattie, es. il diabete, e fattore di rischio minore per alcuni tumori (peraltro discutibile), viene elevata a causa principale del cancro.
5. Questo da un lato depista dai veri colpevoli; non si agirà contro fattori cancerogeni veri né contro eventuali relative responsabilità politiche, morali e giudiziarie; dall’altro scarica la responsabilità sulla vittima, il paziente, inducendolo a provare quel timore e senso di colpa che spinge a fare controlli “preventivi”, favorendo le sovradiagnosi; e comunque a varcare la soglia del sistema cancro col capo chino, nell’atteggiamento impaurito e sottomesso che si conviene. E’ un aspetto particolare del fenomeno della trasformazione della medicina in religione, dove la malattia non ha cause esogene, che non possiamo controllare, come il mare di veleni nel quale viviamo; ma ha cause endogene, cause in ultima istanza morali; non accusiamo la pagliuzza altrui per assolverci dalla nostra trave: il cancro viene per “stili di vita” sbagliati; è il castigo per il peccato; per non aver seguito gli amorosi precetti dei medici-prete. Si esalta e si stira la parte fisicamente fondata dell’ideologia colpevolizzante, es. i danni da fumo di sigaretta, per coprire le enormi responsabilità sulle cause industriali e commerciali.
6. L’affermazione outrageous dell’AIRC passa senza che nessuno fiati. Sul cancro le fonti ufficiali possono sostenere qualsiasi cosa, sparare qualsiasi enormità, senza alcun controllo. Aveva ragione mio nonno, calabrese, che diceva che “il peggior delinquente è quello che si fa i fatti suoi”, cioè che agisce in silenzio e indisturbato. Contro una notizia falsa e tendenziosa che danneggerà gravemente la salute del pubblico si dovrebbe agire sul piano politico e tecnico; forse anche su quello giudiziario. Ma tale dinformazione, che sarebbe di primaria importanza contrastare per il benessere dei cittadini, non solo non è esaminata, e se del caso perseguita; è attivamente sostenuta dallo Stato, e da forze locali; che oltre a favorirne le diffusione la proteggono mediante un sistema di stampo mafioso.
7. Berlusconi e i magistrati lottano all’ultimo sangue, o almeno così sembra; ma sulle cose più importanti, come la definizione del cancro, abbassano i coltelli, e anzi li puntano assieme contro lo stesso nemico. So per esperienza che il solo chiedere all’AIRC e all’AGI le referenze scientifiche che comprovino l’affermazione avrebbe come unica risposta un immediato incremento dello stalking nei miei confronti da parte delle forze di polizia; per dirne solo alcuni, CC e PS; e la temibile polizia municipale di Brescia, la città che lavora; gente che i gurkha gli fanno il solletico. Passano e spassano ovunque vada, come al Sud fanno i picciotti quando vogliono esercitare l’azione intimidatoria; o come devono avere già fatto negli Anni di piombo quando bisognava esasperare gli animi, per eccitare l’antagonismo contro lo Stato in modo da “destabilizzare per stabilizzare” (es. il Viminale sotto Cossiga); forti della posizione di scomunicato senza credito e senza diritti assegnatami in precedenza dalla magistratura; e della connivenza o partecipazione della magistratura rispetto a misure supplementari di censura. La “lotta” al cancro nello Stato di diritto funziona così; pestando l’acqua nel mortaio quanto a cure vere, cercando invece di accrescere ulteriormente il business tramite il falso, e recludendo chi guasterebbe questa fantastica macchina stampasoldi.
8. Le telefonate dall’alto – delle quali è intessuta la storia dell’Italia repubblicana – in questi casi passano senza problemi: a differenza del caso di Ruby in Questura. Ho sperimentato la disponibilità dei magistrati ad esaudire i desideri dei poteri forti quando vogliono che sia colpito qualcuno; adottano un formalismo e un immobilismo da mandarini confuciani; capisco perciò come vi siano analisti che per spiegare la scattante e vigorosa azione giudiziaria sulle mignotte del premier ipotizzano, analogamente a Tangentopoli, qualche “telefonata” da un alto più in alto che ha detto di cacciare il satrapo. Ma forse tra i magistrati o poliziotti e chi detiene il potere sommo c’è un’intesa naturale che non necessita di telefonate.
9. Quindi, a proposito delle responsabilità storiche di cui parla il dr Lima, se un giorno si dovessero stabilire quelle sul disastro cancro in Italia, i magistrati andranno accomunati a Berlusconi (ed entrambi a Prodi & c., che hanno fatto lo stesso). La sanità lombarda ha i suoi angeli custodi internazionali, che sono in sintonia con le toghe “rosse” sul tema di quali tra le tante forme di corruzione vanno combattute: la corruzione degli amministratori pubblici a favore di sé stessi o dei partiti. E’ una sanità che ha un bisogno vitale di disinformazione e mistificazione, es. questa sul cancro che si prende abbuffandosi; in una scala di priorità etiche e politiche, e anche giudiziarie, la vergognosa – e rivelatrice – presenza nei banchi di Nicole Minetti è in realtà tra gli ultimi aspetti dei quali ci si dovrebbe occupare guardando alla Regione Lombardia. Una sanità che deve il suo successo non solo alla giunta berlusconiana di Formigoni ma anche agli uffici giudiziari che hanno fornito impunità, repressione e propaganda. Per non parlare dell’appoggio dei “Glaxocomunisti” (v. Da quali minacce va protetta la Glaxo).
10. A meno che non sia palesemente infondata, e questo non è certo il caso, non si ha il diritto di attaccare i magistrati perché esercitano l’azione penale. Ma è lecito comparare ciò che fanno legittimamente con ciò che omettono, o che non potrebbero fare e invece fanno. Se la lotta al pornografico straripa dalle prime pagine e quella all’osceno non occupa neppure un trafiletto viene meno l’autenticità. La gente non capisce cosa avviene nel campo dell’oncologia; né, lo vedo su di me, in chissà quanti altri campi dell’economia; ma spesso vive direttamente sulla propria pelle una parte dell’osceno, e percepisce a naso che questi scandali pornografici sui media sono integrati in una situazione distorta e falsa, dove i problemi principali non si toccano, dove non ci si spinge oltre il secondario, il collaterale; ciò provoca disincanto per l’impegno sulla sfera pubblica, in una popolazione che ha già una scarsa tensione civile.
11. Il tema sessuale, sfruttato anche all’estero, es. con Clinton (v. Noemi e la nascita della sanità integrativa), colpisce nuclei psicologici profondi, dando così l’impressione di una incisività dell’azione del sistema di controllo del potere; di un profondità etica e politica che invece è latitante. L’etica non risiede nelle mutande; tanto meno l’etica pubblica. Con tutti i suoi grandissimi meriti in altri contesti, meriti per i quali le lodi non saranno mai troppe, la vulva non può occupare il posto centrale nel discorso politico. L’enfasi sui reati a sfondo sessuale nell’opposizione a Berlusconi appare come un modo, che può far comodo anche all’astuto brianzolo, di ritagliare tra lui e quelli che attualmente vogliono mandarlo via una differenza che ad un esame globale è più modesta di quanto venga cantata, date aree nere di collaborazione, come questa sugli affari sporchi della medicina.
12. Il danno che il berlusconismo – che ha avuto l’appoggio del clero – ha fatto alla costruzione di una società sana, giusta e civile è incalcolabile; il sexgate perlomeno porta alcuni a chiedersi fino a dove si spingerà l’aver messo il mercimonio alla base dei rapporti sociali. Le “pornae” nude, le prostitute di basso livello, oscurano forme moralmente più basse di prostituzione in giacca e cravatta. Si sta inoltre affermando un tipo di prostituzione più evoluto. Tomatis ha scritto di come l’industria chimica pagasse gli scienziati per nascondere gli effetti cancerogeni di sostanze chimiche. Ora forse c’è meno bisogno di corrompere tramite denaro. Con la videocrazia, con la mutazione culturale, cambiate le teste delle persone sta prendendo piede il costume, a rigor di termini impossibile, per il quale vi è chi si prostituisce gratuitamente; chi batte senza farsi neppure pagare.
13. La critica è quindi complicata dal fatto che focalizzando l’attenzione sui festini, forse più vantati che reali, dell’anziano premier, se da un lato si svia, e si alimenta ciò che andrebbe soffocato, dall’altro sotto un certo aspetto si mette il dito nella piaga: il berlusconismo, che va ben oltre Silvio, ha inoculato nella nazione l’ethos dell’harem. Il sesso che condisce qualsiasi interesse e lubrifica le relazioni sociali. Il bene e il male sostituiti dal piacere e dalla punizione, decisi da chi comanda. Un messaggio che attecchisce tra i giovani, e nelle moltitudini di adulti stupidi. Mediaset, e alla sua ruota la RAI, sicuramente hanno corrotto e corrompono en masse minorenni normali col loro messaggio. E’ OK usare il sesso perfino per la propaganda istituzionale di trattamenti medici, che invece andrebbero criticati (v. L’amore come forza antiegualitaria).
14. Il berlusconismo è l’adolescenza del liberismo. La vendita del corpo come oggetto sessuale anticipa una più ampia liberalizzazione. Nel liberismo maturo mettere legalmente sul mercato corpo e anima è ammesso, e incoraggiato come unica salvezza. Lo American journal of kidney disease (2009. 54:1145) ha pubblicato un articolo che propugna forme legalizzate di vendita di un proprio rene da parte dei poveri; per mettere fine al traffico d’organi, dicono. Si pone rimedio al male istituzionalizzandolo, al disordine con un ordine patologico; credo che questa sequenza, dalla fase selvaggia a quella regolata, avverrà anche col berlusconismo, che è propedeutico come sono propedeutici i suoi scandali: il resto del lavoro lo faranno i compassati successori di Silvio. Forse dopo il bauscia, con le sue storie di letti trafficati come negli stanchi sogni di qualche pensionato, arriveranno usurai dai modi sobri, che considereremo dei liberatori.
Copia della presente viene inviata con racc online a Piero Sierra, presidente dell’AIRC, Maria Ines Colnaghi, direttore scientifico dell’AIRC, e Roberto Iadicicco, direttore dell’AGI.
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Blog di Bruno Tinti
Commento al post “La parte lesa” del 29 gen 2011
Commovente. Come la Piccola fiammiferaia. Mi permetto di suggerirle di segnalare alla polizia o alla magistratura un possibile caso di prostituzione minorile. Però siamo seri, i bambini rendono. Ricordo una bambina di 11 anni che scappava letteralmente dai CC, che la cercavano per obbligarla alla chemio; su ordine dei giudici, ai quali l’avevano chiesto i medici. La bambina non conosceva la medicina né il diritto, ma aveva tutte le ragioni, mediche e morali, per scappare. Portava al collo una di quelle collanine ottenute da una molla fatta di un filo di plastica bruno, che aderiscono alla cute tanto da dare l’impressione di un tatuaggio. La moda di quelle collanine durò poco. Quanto la bambina. Quando morì in diversi avrebbero dovuto rispondere di omicidio; allora gli zeli si spensero, o si capovolsero, e si mise a tacere tutto. I bambini rendono:
Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi
http://menici60d15.wordpress.com/2008/12/17/sos-cancro-nei-bambini-e-sovradiagnosi/
E gli sconci non hanno tutti la stessa fortuna. Ci sono quelli esibiti e quelli occultati:
Il pornografico e l’osceno
http://menici60d15.wordpress.com/2011/01/30/il-pornografico-e-l’osceno/
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23 gennaio 2011
Blog di Bruno Tinti
Commento all’articolo “Il padrone dello Stato” del 22 gen 2011
La lotta antiberlusconista centrata sulla vulva finirà come è finita per gli operai FIAT che anni fa guardando “Drive in” in tv si sentivano degli arrivati. I culetti di Ruby e di Nicole, oggi in primo piano nella riflessione politica, scompariranno come “le nevi dell’altro anno”; resterà invece ciò da cui hanno distolto. Il dr Tinti va oltre il livello porchereccio, osservando che Berlusconi prima che un mignottaro e un corruttore di minorenni è “un uomo pericoloso, come tutti quelli che commettono reati contro l’economia”.
Il tema dei reati contro l’economia, di ciò che costituisce colpa verso l’economia, è fondamentale; ma è ampiamente trascurato dati alcuni suoi aspetti irriducibilmente equivoci. Es. pochi giorni fa uno studio su un’importante rivista scientifica USA (JNCI) ha previsto che tra 10 anni la spesa per la cura del cancro, già esorbitante, sarà cresciuta di due terzi (83 miliardi di dollari all’anno in più nei soli USA). Una crescita rigogliosa che è una benedizione per l’economia; mentre se il problema cancro sparisse o si riducesse sarebbe un brutto colpo. Nella vittoriosa economia liberista, il cancro è da decenni una materia prima preziosa. Le “riserve di cancro” (RM Kaplan. Disease, diagnoses and dollars, 2009) vanno coltivate e tutelate. Non si contesta formalmente l’art. 499 del C.P. a chi vi attenti. In questi casi “delicati” si esercita l’azione penale seguendo un altro codice; come si è fatto con Falcone, che anche secondo il suo superiore Pizzillo andava fermato per il bene dell’economia.
Berlusconi non danneggia ma protegge gli aspetti criminali del business medico. I suoi pacati “oppositori”, ancor più pronti di lui nel riconoscere ai poteri forti della finanza e dell’economia una signoria sullo Stato, preso il suo posto proseguiranno, accentuandola, l’opera di protezione dei crimini dell’economia legale. Il dio dell’economia verrà saziato sempre più attraverso la malattia e le cure.
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Blog di Domenico Finiguerra – Il Fatto
Commento al post “Un altro agnello ?” del 3 mar 2011
[La sostituzione dell'art. 41 della Costituzione] E’ l’adeguamento della Costituzione formale a quella reale:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/01/23/reati-contro-leconomia/
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14 novembre 2010
Blog di Beppe Grillo
Commento al post “Poliziotti con la carta d’identità” del 13 nov 2010
Intorno al 1970 all’università c’erano spesso manifestazioni e scioperi per il Vietnam. Fui sorpreso, quando andai all’università, di trovare nonostante tali rivolte il potere baronale vivo e virulento. L’occuparsi altruisticamente dei diritti altrui scavalcando le ingiustizie domestiche consente di fare bella figura mentre ci si ingrazia il potere fornendo l’opposizione che vuole. La Sinistra fa un favore alla Destra dando del razzista e dell’imbecille a chiunque critichi l’immigrazione, e relegando così la protesta per i disagi che crea alle voci grevi e incivili della Lega. La Destra fa un favore alla Sinistra non trattando gli extracomunitari con onestà e rispetto, e dandole quindi l’estro di ergersi a paladina di alti princìpi e acquisire così potere. Ma sia Destra che Sinistra che clero sono proni al modello liberista, che vuole lavoratori e consumatori immigrati, e implica sfruttamento sia in Italia che nel Terzo mondo. La polizia sta al gioco. Finora c’è stata più scena ad uso delle telecamere che sangue; speriamo che non si voglia rendere la scena più realistica. Intanto alle porte di Brescia una guardia giurata ha sparato in testa a un ragazzo per una lite automobilistica. Mentre si grida al fascismo battendosi all’ultimo sangue per i dannati della terra, nessun interesse sul caso della guardia privata che ha ritenuto appropriato bucare da parte a parte la scatola cranica di un locale. La società civile è affaccendata in ben altre battaglie. Le guardie giurate, buoni iscritti al sindacato e buoni aiutanti di CC e PS, non sono estranee a forme di repressione antidemocratica che non vedrete su Anno zero. Il pistolero, un altro che ha premuto il grilletto di un un’arma portata legalmente sapendo di stare dalla parte di chi comanda, verrà probabilmente tolto dai guai dalle istituzioni, e la violenza occulta di polizia continuerà più forte di prima.
° ° °
Bresciaoggi.it – Commento all’articolo “Gardone, ore d’ansia per il giovane ferito” del 15 nov 2010
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23 ottobre 2010
Blog Aurora
Commento al post “San Saviano Sisde da Arcore” del 20 ott 2010
Mi ha colpito, mentre lo spazio informativo viene inondato dall’omicidio della quindicenne di Avetrana, la concomitanza delle notizie minori sui lauti cachet per gli interventi in Rai del cantore della lotta alla mafia Saviano e sull’uccisione, avvenuta l’anno scorso, della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo, andata incontro alla morte credendo di andare a curare il bene della figlia. Due destini: l’altare catodico e la vasca di acido. Nella lotta dello Stato alla mafia intorno al 2010 i cantori a gettone dell’antimafia hanno la precedenza sui collaboratori dell’antimafia. Un’antimafia di Stato vanitosa e sbadata dove la fanfara è la prima arma.
Posso testimoniare che nel primo decennio del nuovo secolo lo Stato ce l’ha la benzina, gli agenti e le altre risorse per controllare a vista una persona (magari quando si tratta di zittire un cittadino onesto mediante abusi informali, perché dà noia ai crimini dei mammasantissima dell’economia legale). Soprattutto in Lombardia. Lo Stato, 30 anni dopo Impastato, non sa ancora che i mafiosi uccidono chi li danneggia, e lascia che una collaboratrice di giustizia venga sequestrata ed eliminata; contemporaneamente spende cifre esorbitanti per la lotta alla mafia con “il potere della Parola”, cioè con i tromboni, affidando la sensibilizzazione popolare sul problema mafia a fegatacci che non guardano in faccia a nessuno: Fabio Fazio.
Da un lato Saviano, il creativo arcicompensato per la sua opera di riduzione dell’antimafia allo show business, così che secondo lui Impastato ha avuto giustizia grazie a un regista; dall’altro Lea Garofalo, che dava informazioni di prima mano sulla ‘ndrangheta ed è stata lasciata in pasto alle belve, monito per futuri possibili collaboratori. Questa divergenza mostruosa tra l’attenzione dello Stato per Saviano e per Lea Garofalo conferma quanto credo, che la lotta alla mafia coloro che occupano lo Stato non la vogliano vincere, non la vogliano chiudere, in modo da liberare risorse per la lotta ad altri mali, ma vogliano perpetuarla, anche per farne un alibi e un motivo di propaganda; penso che si voglia sfruttare la lotta alla mafia a fini di potere, come ho scritto: il fenomeno Saviano non è che un aspetto di ciò che ho chiamato “metamafia”.
L’omicidio di Lea Garofalo cade a fagiolo, sul piano mediatico: rafforzerà il tema, spinto dai media e dalle fonti accreditate, Saviano per primo, delle metastasi mafiose al Nord, che contribuirà a distrarre il pubblico e la società civile, e se ce ne fosse bisogno gli inquirenti, dagli altri grandi affari cancerosi, autoctoni, padani, es. quelli del business medico. A proposito di cancro, quello biologico, Saviano ha scritto, nel lodare la sua attività con la Mondadori “Come se si dicesse che i libri di oncologia diffondono il cancro”. Sarebbe lungo descrivere come a volte i sacri testi nei quali è depositata la dottrina oncologica facciano esattamente questo, diffondere il cancro; ma non si dovrebbe escludere a priori come delirante la possibilità che la medicina scientifica, in realtà la medicina commerciale, causi ciò che dovrebbe combattere: in USA pochi giorni fa milioni di cittadini hanno letto un articolo intitolato “Quando i farmaci causano i problemi che dovrebbero prevenire”; sul New York times (16 ott 2010), a firma di Gina Kolata, una fonte molto più vicina a Wall Street che agli anarchici, agli antisistema o ad altri fissati.
Uno dei farmaci dei quali parla l’articolo, l’antidiabetico Avandia, secondo fonti ufficiali ha provocato decine di migliaia di ischemie cardiache, uccidendo legalmente migliaia di persone; e ciò è potuto avvenire anche perché esperti indipendenti pagati dall’azienda produttrice, la Glaxo Smith Kline, hanno censurato le informazioni negative sul farmaco, manipolando la peer review (MJ Walker, Conflicts of integrity, 2008), dalla quale derivano i testi di riferimento di medicina. Nella patria dell’imperialismo capitalista la storia è nota; da noi invece gli impegnati che seguono frementi di sdegno i resoconti di come la cronica condizione di ingiustizia sia colpa dei “Cicciotto e’ mezzanotte”, si fanno il segno della croce quando sentono simili blasfemie sulla medicina.
Credo che l’esempio e i concetti lasciati in eredità da combattenti veri come Impastato vadano seguiti e applicati non lasciandosi imporre il nuovo paradigma sulla mafia, ma rendendosi conto di questa evoluzione al tempo del liberismo sfrenato e dell’oppio mediatico: da “La mafia non esiste” ergo “Zitti, scimuniti, e giù la testa” a “La mafia è Il Male” ergo “Le altre forme di grande crimine che vi parassitano non esistono; e Noi le Istituzioni siamo i vostri protettori dal Male, e pertanto dovete obbedirci, onorarci e lasciar fare al manovratore, subendo tutto senza fiatare e anzi mostrando gratitudine”. Anche chi vuole combattere sinceramente la mafia non dovrebbe lasciarsi sedurre dall’anacronismo, con gli allegati vantaggi, per il quale la lotta alla mafia va condotta negli stessi termini dei tempi e dei luoghi di Peppino Impastato.
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8 giugno 2010
Il Manifesto
Commento all’articolo del 3 giu 2010 “Il diritto di criticare l’icona Saviano” di Alessandro Dal Lago
Klingsor vede una “strana analogia” tra le critiche su Saviano e le critiche di Orlando su Falcone. Potrebbe interessarlo la circostanza che oggi Leoluca Orlando è tra i numerosi potenti che lodano e appoggiano Saviano. Sulla previsione che Saviano farà la fine di Falcone, mi pare poco probabile; anche se, dopo che con Dal Lago il dogma è stato messo in discussione, aumenta la probabilità di qualche attentato, di qualche azione clamorosa per svergognare gli increduli e rafforzare i devoti nel loro ardore.
A me il libro di Saviano, letto perché regalato, è piaciuto. Trovo interessanti i documenti ibridi, che comprendono più generi e più piani; ho avuto come l’impressione che degli esperti abbiano affiancato la bravura dello scrittore: se da un lato il libro descrive la camorra in una caligine metafisica, dall’altro contiene tante e tali informazioni che mi sono chiesto se non rappresenti il terminale di canali privilegiati. Sul piano letterario, mi ricorda, come a Dal Lago, i grondanti libri sulla guerra di Malaparte, che anche quando riportano storie false rappresentano comunque vicende storiche dove gli orrori erano veri. Quello che mi ha stupito è il suo successo spropositato, che ora non appare spontaneo, ma pompato. Mi pare una disgrazia che abbia rinverdito la tradizione dell’entitlement retorico dell’italiano impegnato, l’elegantone per il quale la coccarda di combattente contro l’Ingiustizia è un capo d’abbigliamento irrinunciabile; spesso irrinunciabile anche perché bilancia e favorisce “peccatucci” perbene che a dire il vero sono parte anch’essi del malaffare e dell’ingiustizia; ma, essendo ancor più irrinunciabili la pelle e la vita comoda, i doveri di combattimento vengono soddisfatti mediante le belle lettere, e all’occorrenza un tifo davvero leonino a protezione della figura il cui culto rende valorosi, per irraggiamento. Avendo quotidianamente a che fare nel mio piccolo con il crimine e con la mafia delle istituzioni, la vicenda di Saviano e dei suoi fan mi ricorda anche un racconto di Giancarlo Fusco, sui “Superarditi” della 1° Guerra mondiale; così arditi che, compatiti e coccolati come votati a morte sicura dai fanti che marcivano e morivano nel fango, vissero da pascià, arrivando indenni alla fine della guerra.
Il successo di Gomorra mi ricorda anche quelle guerre, come le Falkland, che compattano un popolo sotto una dittatura. Da borghese, che non appartiene alla sinistra, penso che forse si potrebbe cominciare a considerare il tema della metamafia: la mafia sulla mafia. “La protezione da parte del potere appare come il concetto chiave per definire la mafia. Una doppia protezione: protezione reale sottobanco della mafia, e protezione alla mafiosa dei cittadini dalla mafia stessa in cambio del pizzo del consenso e della sottomissione.” (In: Definizioni calde e definizioni fredde della mafia. 22 feb 2008, sul mio sito menici60d15.wordpress.com . Vedi anche il commento all’articolo “Casalesi operazione Gomorra” sullo stesso sito). Lo Stato come il capobastone che dopo che qualcuno ha bruciato una vigna si presenta ai contadini e dice: “Sti fitusi! Volete che ci penso io?”. La mafia ha ormai assunto tra le sue molteplici funzioni anche un valore costituzionale: un assoluto negativo, uno standard inverso rispetto al quale misurare la legalità e giustizia dei comportamenti (un metro che fa comodo soprattutto al Nord, dove l’istituzionalizzazione del crimine, la sua integrazione nell’economia e nel costume “legali”, vanno a gonfie vele). Per un sistema strutturalmente corrotto, c’è necessità di mafiosi che facciano paura e di antimafiosi che rassicurino e legittimino; secondariamente, servono anche aedi che esaltano e addormentano il popolo cantando il Mostro e gli eroi che lo combattono. 08-06-2010 15:37 – Francesco Pansera
* * *
Blog de il Fatto
Commento al post di Fabio Granata “Legalizziamo la mafia” del 26 set 2011. Censurato.
Contro la legalizzazione della mafia
On. Granata, a parte che come molti le hanno fatto notare la mafia è legalizzata di fatto, ma se la legalizzaste ufficialmente, voi e i vostri colleghi “di sinistra”, poi non potreste più servirvene a favore del grande crimine istituzionalizzato e della politica. Come diversivo:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/09/15/la-medicina-come-rimedio-ai-limiti-della-crescita-economica/
Per esercitare sui cittadini una forma di condizionamento politico a sua volta essa stessa mafiosa:
http://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/
Come spauracchio:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/25/ndrangheta-e-privatizzazione-della-sanita/
Come alibi:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/09/07/mafia-padana-e-magistrati/
No no, tenetela a bada, lasciatela espandere al Nord, ai cui affari la mafia e le relative indignate campagne antimafia non possono che fare bene:
http://menici60d15.wordpress.com/2010/10/23/lotta-alla-mafia-nell’anno-domini-2010-saviano-e-lea-garofalo/
http://menici60d15.wordpress.com/2011/03/17/italia-150-anni-di-conquiste-fiat/
usatela per fini elettorali e lavori sporchi, ma guardatevi sia dall’eliminarla, che avvicinerebbe pericolosamente il Paese al gorgo dell’onestà, sia dal riconoscere formalmente che la mafia è un organo accessorio del sistema di potere istituzionale. E continuate a fare scarmazzo, alla Commissione parlamentare antimafia.
§ § §
Blog de Il Fatto
Commento al post di A. Liberati “Giglio e gli anticorpi della magistratura” del 2 dic 2011
La mafia costituisce uno strato, posto all’interfaccia tra delinquenza comune e istituzionale. Questo strato criminale viene mantenuto anche perché, concentrando su di esso attenzione e risorse, facendolo apparire come il massimo livello criminale, si riesce ad isolare i livelli di criminalità superiore, integrati nell’economia legale, es. le frodi strutturali della medicina. I livelli criminali superiori alla mafia sono protetti anche dalla magistratura; e quella lombarda non fa accezione, tutt’altro.
http://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/
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Commento al post del Il Fatto “Milano, Cancellieri: “La mafia c’è ma non la sua cultura omertosa” del 19 dic 2011. Censurato
I mafiosi filantropi e la Lombardia non omertosa
Che la Lombardia sia estranea alla cultura omertosa è un cliché che fa il paio con la favola dei mafiosi che proteggono le vecchiette. La cultura omertosa non è un’esclusiva della mafia. E’ la mafia ad essere un singolare caso di criminalità che, posta a cavallo tra crimine comune e istituzioni, condivide con queste ultime le condotte machiavelliche proprie del potere; inclusa la cultura dell’omertà. In Lombardia anche a detta di lombardi è radicata una cultura omertosa autoctona. Si avvale della mafia meridionale come diversivo, alibi e minaccia ricattatoria per tutelare meglio i propri affari: oltre alla mafia, in Lombardia c’è una “metamafia” istituzionale,
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che mostra di combattere la mafia mentre copre e aiuta altre attività criminose non meno gravi, ma inserite nel circuito legale, come le frodi mediche.
Ilda Boccassini è da elogiare per la sua attività di repressione della mafia, ma è incomprensibile il titolo di “top global thinker” datole da “Foreign policy”. Un premio ai suoi meriti rispetto agli interessi degli USA, e all’ideologia che impongono; compresa questa di proiettare su una mafia che ci si guarda dall’eradicare i crimini e la mafiosità dell’economia legale. Qui a Brescia, dove Cancellieri è stata prefetto, interessi criminali internazionali e indigeni sono liberi di fare i loro comodi come i mafiosi nella Sicilia de “la mafia non esiste” di decenni fa; potendo contare sull’omertà, e sull’intimidazione istituzionale verso chi denuncia. Il riconoscimento a quello che attualmente è il più celebre magistrato lombardo appare essere un incentivo non alla libertà intellettuale, ma all’opposto al conformismo giudiziario e culturale di una magistratura e una polizia asservite ai poteri maggiori, che fiancheggiano forme di crimine istituzionalizzato ancora più forti e importanti della mafia.
20 dic 2011
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Blog de Il Fatto
Commento al post di G. Pipitone “Caso Impastato, dopo trent’anni ritrovata la testimone chiave del delitto” del 20 dic 2011
Questo mostra come l’azione giudiziaria in Italia non rispetti il Tempo ma obbedisca ai tempi. Come serva il periodo storico mentre finge che il tempo cronologico non esista. http://menici60d15.wordpress.com/2011/02/13/rispetto-della-storia-nellazione-giudiziaria/
30 anni di tempo per ritrovare – a casa sua – la testimone chiave di un omicidio infame e poi famoso. E “ritrovarla” quando fa comodo alimentare l’epopea su Impastato, perché la mafia da argomento tabù è divenuta un argomento popolare e funzionale al potere. http://menici60d15.wordpress.com/2010/06/08/i-professionisti-della-metamafia/
Pubblicato in: Adeguamento della realtà al falso con la violenza, Agenzie morali parassitarie, Agnotologia, Argomento di Corax, Associazioni a delinquere di stampo mafioso autoctone padane, Avversione della sinistra deuteragonista per l'opposizione autentica, Berlusconismo, Carattere nazionale e radici storiche del malcostume, Carotismo, Classe dirigente bresciana e doppio Stato, Collusione della magistratura col potere, Coltivazione del conformismo, Continuità tra destra e sinistra, Controllo dell'arte, Crimine dei colletti bianchi, Degrado del tessuto sociale e atomizzazione sociale, Depotenziamento lotta al crimine, Deuteragonismo nei blogs, Diffidenza verso il potere, Disordine pilotato, Doppio Stato polizie segrete e associazioni di tipo massonico odierni, Estetizzazione dei problemi politici o etici, Etica della conoscenza e del giudizio, Fagocitosi dell'opposizione, Fictio democratica, Fiducia nelle istituzioni, Forze di polizia, Funzione censoria del deuteragonismo, Il Negativo e il Proibito, Inadeguatezza del popolo a giudicare problemi complessi, Inautenticità della sinistra, Influsso delle oligarchie finanziarie, Istituzionalizzazione del crimine, Istituzioni ibride, Lancio infiltrazioni mafiose al Nord, Legami mafie meridionali-mafie padane autoctone, Libertà dalla bugia, Mafia meridionale e mafia fordista, Mafie meridionali e medicina, Magistrati e deuteragonismo, Magistratura business friendly e dottrina Pizzillo, Manipolazione ideologica, Metamafia, Midcult progressista, Morton's fork e doppio legame, Opposizione deuteragonista, Opposizione verticale al potere, Pansera, Partecipazione della Sinistra deuteragonista al doppio Stato, Perbenismo poujadista, Pericoli dell'antimafia, Perversità del crimine istituzionale, Questione meridionale, Relativismo epistemico, Resistenza civile, Riconoscimento dell'extramediatico, Riconoscimento delle divisioni e divisione come valore, Ruolo della magistratura nel doppio Stato, Scambio ruoli progressisti e conservatori, Servilismo degli intellettuali, Sineddoche tendenziosa, Sinistra deuteragonista, Soccorso al vincitore, Standard negativo e falso standard, Subordinazione sinistra a oligarchie finanziarie, Successione Ndrangheta come prima mafia, Sussiego della sinistra, Tecnica del potere, Terrorismo come deuteragonismo, Tirannia della bugia, Violenza occulta | Commenti disabilitati
24 maggio 2009
Blog “Uguale per tutti”
Commento al post “Elio e le storie tese” del 10 mag 2009
comunicato con riferimento URL
Caro Silvio, grazie per le Sue osservazioni, e per la precisazione su “questioni di tipo speculativo”. Da anni colleziono “contronimi”, o “autoantonimi”, cioè parole che hanno due significati opposti, e sono quindi gli antonimi di sé stesse. “Speculativo” può rientrare in un elenco di contronimi: la speculazione era l’attività di Socrate, e anche di Sindona; ma i due svolgevano attività in pratica contrarie (anche se hanno fatto la stessa fine). E’ un contronimo che in medicina, beffardamente, viene usato come gli avvocati usano la parola “fantasioso”, per respingere accuse di manovre speculative.
Sembra che io non meriti la Vostra benevolenza, perché faccio di tutto per farmela togliere: Lei cita il dibattito sugli immigrati, con riferimento ai recenti provvedimenti di respingimento nel Mediterraneo, dei quali si è occupato estesamente il blog; perciò non posso nascondere, come avrei preferito, che vedo anche questo dibattito animato dal deuteragonismo; e non solo limitatamente agli aspetti medici (Animalità razionale). Anzi, il dibattito sull’immigrazione mi sembra un caso importante di deuteragonismo. Esamino dunque questo esempio di deuteragonismo, non avendo competenze specifiche, ma solo opinioni, sugli extracomunitari; cioè, nel mio caso, come per molti altri italiani, opinioni sui vicini di casa della porta accanto.
“Mi piace l’odore del napalm al mattino … li abbiamo bombardati per 12 ore. Quando siamo atterrati non ne era rimasto nulla, non abbiamo trovato neppure un cadavere… C’era quell’odore di benzina…è l’odore della vittoria. Un giorno questa guerra finirà”: il comandante della cavalleria dell’aria in “Apocalypse now”. Conquistato il villaggio al suono della Cavalcata delle valchirie, rimprovera un soldato perché non dà da bere a un vietcong morente che chiede acqua, e gliela dà lui. Dopo pochi secondi lascia cadere la borraccia: va a parlare di surfing, la passione che lo ha spinto a conquistare il villaggio sul mare. Questa scena della borraccia me l’ha ricordata l’attenzione dei telegiornali, dei potenti, dell’Occidente, al dramma degli immigrati nel Mediterraneo. E’ scellerato non prodigarsi per chi, come Cristo sulla croce, ha sete perché sta morendo per shock ipovolemico; ma dargli da bere può essere un gesto vanaglorioso e distratto, che non riduce le responsabilità. Il fatto è che non si doveva assaltare il villaggio, e neppure fare la guerra. E’ scellerato non raccogliere e dare la massima assistenza agli occupanti dei barconi; ma equiparare il salvataggio in mare dei barconi all’aiuto al Terzo mondo è profondamente ingannevole.
Le immagini dei barconi mi sono parse uno spot sapientemente ambivalente; come Apocalpypse now, dove le scene soddisfano quelli che sognano di sbarchi, mitragliatrici e sbudellamenti, mentre i dialoghi – e il riferimento a Conrad – giustificano il film come prodotto letterario, come critica al militarismo. I barconi respinti faranno prendere voti alla Lega, e permetteranno all’opposizione deuteragonista di equiparare la contrarietà all’immigrazione all’infamia dell’abbandono di naufraghi in mare. Uno spot con dolore e morti veri.
Mettiamo da parte il fatto in sé, sul quale siamo d’accordo, e guardiamo al significato simbolico, al messaggio, alla “implicatura”, che non possono essere trascurati e sono, credo, l’aspetto principale. Se ci sono intere popolazioni che stanno affondando, centrare il problema sui pochi che sono riusciti, magari facendosi largo, a saltare in quelle scialuppe di salvataggio che sono i barconi è carità o è darwinismo sociale? Dei tanti parenti di quello che è nel barcone, meno svelti e rimasti nel continente africano, dei bambini che muoiono senza le telecamere, che ne facciamo? Quando non occorreranno più immigrati all’economia e alla politica, chi ci dice che la RAI non spegnerà le telecamere sul Mediterraneo e sui cadaveri che lo punteggiano, e che non torneremo a occuparci della strage dei cuccioli di foca al Polo?
Il mare. Il Mediterraneo. Uno sceneggiatore non avrebbe potuto scegliere sfondo migliore per i servizi su questo esodo e le sue tragedie. Anche il barcone, la scialuppa, non avrebbe potuto essere metafora migliore per le tesi che si vuole affermare. Le barche a vela appaiono più belle quando sono drammaticamente sbandate, con l’equipaggio a fare da contrappeso sull’altro bordo; i numeri della fisica però ci dicono che lo sbandamento in sé è svantaggioso, che la barca procederebbe più veloce se fosse dritta, con l’albero ortogonale alla superficie del mare. Nel ‘700 a vincere il premio per il modo più efficiente su come disporre l’albero delle navi fu un matematico, Bernoulli, che era uno svizzero che non aveva mai visto il mare.
Penso che sulla questione dei barconi dovremmo rivolgerci ai numeri. Da quelle entità algide e imperscrutabili può provenire una strana pietà, che non è in assoluto la migliore delle pietà possibili, ma è la migliore pietà possibile date le circostanze. Quanti sono i bisognosi del Terzo mondo? Di quanto denaro hanno bisogno procapite? E in assoluto? Quanto possiamo dargliene? Come allocare queste risorse limitate? Quanti pesci e quante canne da pesca? Dobbiamo “tirarne su” alcuni, o dobbiamo “scendere” noi dal nostro livello di benessere, e tentare di salvarci tutti? Stabiliamo che una quota delle entrate statali è loro, definiamo tale quota, e decidiamo come impiegarla. Dall’astratto al concreto, si può passare a calcolare in quali forme, mediante quali soluzioni, con migliaia di domande quantitative, sempre più dettagliate. E agire di conseguenza.
Ho l’impressione che questo approccio farebbe emergere questioni imbarazzanti. Per coloro che dicono di non volere immigrati, e però vogliono usarli come manodopera e consumatori, potrebbe venire fuori che la migliore soluzione al problema, e quindi anche alle loro ambasce, è semplicemente che l’Occidente smetta di sfruttare, ovvero di derubare, il Terzo mondo; potrebbe risultare che se rispettassimo il loro, di diritto a essere padroni a casa propria, i popoli del Terzo mondo se la caverebbero benino anche senza le nostre premure. Chi parla commosso dei boat people, non so come reagirebbe se gli si rispondesse che, per mantenere anche il resto dell’iceberg nell’Africa infuocata, si dovrebbero decurtare le entrate di tutti gli abitanti dei paesi ricchi, e quindi anche le sue, di una bella fetta, e ridurre sostanzialmente il suo livello di vita.
Quando ad essere coinvolti sono interi popoli, il barcone non è il livello di intervento appropriato; né sul piano demografico, né su quello etico. E’ ottimo sul piano della manipolazione mediatica. E’ inoltre un buon metodo di selezione del prodotto. Anche nella tratta degli schiavi il mare e le navi negriere servirono a selezionare i soggetti più forti. Qui la selezione maggiore avviene nel riuscire a trovare un posto; ma non finisce una volta a bordo. I barconi sono una vergogna anche se nessuno li respinge e approdano senza problemi.
Così invece, occupandosi solo di una minoranza – che è la minoranza che serve all’economia occidentale – si fa come per i miracoli, dove non si capisce perché la benevolenza divina ne deve salvare solo pochi. Ci si pone nella posizione di santi, o quasi.
Il rapporto tra etica e numeri, fondamentale nella nostra società tecnologica e tecnocratica, è in uno stato disastroso. Da un lato, si adorano gli “idola quantitatis” che servono come “instrumentum regni” per il capitalismo; l’applicazione inappropriata del quantitativo domina la medicina (Greene J. A. Prescribing by numbers. Drugs and the definition of disease. The John Hopkins university press, 2008); nell’ammirazione dei bioeticisti (e tale ignoranza viene attivamente tutelata). Dall’altro, quando ad un problema etico servirebbero i numeri e le altre entità matematiche, si ricorre invece ad argomenti persuasivi da fare invidia a Francis Ford Coppola.
Il vecchio espediente dello “stato di eccezione”, dell’emergenza per fare passare una tesi o un blocco di tesi. Curiosamente, la situazione ha somiglianze con la propensione padana per il soccorso; irridono quelli si chiamano Salvatore, ma gli piace fare i salvatori. Qui al Nord durante la settimana si lavora per fare soldi, nel week-end si fa i soccorritori. In carenza di disgrazie, si simulano, con esercitazioni. Il soccorritore volontario, di professione promotore finanziario, è anche lui, come il colonnello Kilgore di Apocalypse now, in mezzo a fumogeni accesi e con l’elicottero che gli volteggia sulla testa, e i morti e i feriti sono finti. Dice pacato nella ricetrasmittente gracchiante “roger, abbiamo uno spinale, atterrate”. La generosità della nostra gente, commenta il cronista mentre sullo sfondo l’elicottero si allontana con dentro il manichino macchiato di vernice rossa. Un’ottima cosa in sé, il soccorso volontario; meno buona se sostituisce ed esaurisce la questione dei doveri verso gli altri. Business senza guardare in faccia a nessuno nei giorni feriali, e nel dopolavoro il volontariato altruista. Ma non ci sono solo le emergenze, i traumi acuti, le catastrofi, i bambini da strappare alle fiamme. Ci sono anche i cronici, per i quali c’è molto meno entusiasmo, e carenze nell’assistenza. Ci sarebbero anche i sani da rispettare e aiutare: da non fregare, almeno. La carità è divenuta un sostituto dell’etica. E forse per questo, e per la frustrazione del lavoro inquadrato, assume forme spettacolari.
Andrebbe ricordato che la carità non è un sostituto dell’etica. Come osserva Scarpinato a proposito dell’elemosina in “Tra mafia e democrazia, tra oppressori e oppressi, tu, Chiesa, da che parte stai?”. Brecht, nell’Opera da tre soldi, fa dire a un personaggio che per ricevere l’elemosina non conta la condizione autentica del bisognoso, ma occorre che questi rappresenti la miseria in una forma teatralmente efficace, in modo che dare l’elemosina sia appagante. L’aiuto agli altri, quel poco che si può e si deve dare, andrebbe prima di tutto incorporato, fino a renderlo inapparente, nelle scelte di vita e nel lavoro. Il supererogatorio è facoltativo, e non esenta affatto dall’eticità nelle opzioni di base. Non compensa eventuali carenze etiche. Invece si è affermata la pratica di una contabilità etica creativa. Soprattutto nella Lombardia ciellina. Guardo con rispetto e ammirazione a coloro che praticano la carità avendo le carte in regola sull’etica delle attività personali. Ma davanti a certi altri slanci – soprattutto in campo medico – ritorna l’immagine di Apocalypse now, con la carità paranoide del comandante che fa evacuare in ospedale, col suo elicottero, dal villaggio che ha appena messo a ferro e fuoco per uno sfizio, un bambino vietnamita ferito.
Oltre alla pietà coi numeri, sulla questione degli immigrati esistono altre forme anch’esse fredde, o minori, di pietà o di carità negate. Chi non accetta gli immigrati è xenofobo o razzista o intollerante. Ma esistono delle pulsioni antropologiche, alla territorialità, alla comunità, all’identità culturale, al senso di appartenenza, che spingono a difendere il proprio territorio, il proprio gruppo, la propria cultura; alcune paure dei non garantiti di essere scalzati o danneggiati socialmente o economicamente dai nuovi arrivati; paure istintive, ma che non sono proprio del tutto campate in aria nella società “competitiva” e globalizzata. Il rifiuto dello straniero è avvenuto innumerevoli volte nella storia, nelle forme del malumore, dell’avversione, della protesta. E’ scorretto evocare subito i pogrom. Sono esistite anche situazioni di convivenza pacifica e armoniosa; che sono appunto citate come casi edificanti. Qui invece si dà per assunto che tali reazioni di rigetto siano patologiche. Si confonde tra risposta fisiologica ad un agente esterno e malattia. Trascurare il fisiologico paradossalmente può favorire degenerazioni patologiche; bollare aprioristicamente come razziste o xenofobe tali reazioni può essere una profezia che si autoavvera.
Gli immigrati, non in quanto “inferiori”, ma semplicemente in quanto irriducibilmente “diversi”, possono disgregare ulteriormente un tessuto sociale già degradato, possono ridurre quella zavorra di tradizioni che dà stabilità, aumentare l’atomizzazione sociale, che favorisce i consumi e la docilità popolare, ma rende tutti più vulnerabili e più egocentrici; la realtà del “melting pot” e del sogno americano mostrano ciò. “Give me your tired, your poor, your huddled masses…” declama solenne la poesia di accoglienza agli immigrati ai piedi della Statua della libertà. Ne abbiamo già troppe, sul globo, di masse che vogliono “to pursue happiness”, cioè fare soldi. Ovviamente noi siamo più buoni e più saggi; ma il rischio non andrebbe fatto passare sotto silenzio.
Quando sento che bisogna superare diffidenze e restrizioni mentali, mi chiedo se a dirlo siano persone che hanno una visione straordinariamente elevata, tanto da dimenticare questi fattori prossimi agli istinti primitivi, oppure – caso che mi sembra più frequente – persone che trascurano questi fattori o se ne fregano. Nel dibattito esistono solo leghisti sbraitanti, e ora anche schizzati di sangue, e pii discepoli di San Francesco. Nessuno tra i progressisti che dica che lo sfondamento dei confini antropologici forse è una necessità, ma è anch’esso una violenza; che non si mescolano culture lontane, non si innestano genti su territori occupati da altre genti, impunemente, così come non si trasfonde meccanicamente il sangue: ci sono fattori invisibili ma concreti che fisiologicamente si oppongono a tali commistioni.
Se non si vuole riconoscere ciò, se non si crede che la tendenza a difendere la territorialità e l’identità comunitaria e culturale vada rispettata, la si rispetti lo stesso: come forma di pietà verso gli autoctoni meno aperti e progrediti; non dovrebbe essere difficile, visto che propugnando l’abolizione delle frontiere che segnano le etnie si sta parlando dalle sfere superiori della moralità. In effetti in certe insofferenze gratuite e quasi maniacali verso l’immigrazione affiora una nota di frustrazione, di vigliacco sfogo esistenziale avendo trovato qualcuno ancora più sfigato rispetto al quale definirsi per contrasto. Ma non si tratta solo di questo. Pare che la nostra psiche sia stata tarata dall’evoluzione per una vita come membri di piccole comunità. Il cosmopolitismo non ha forti basi antropologiche, e non credo che possa pretendere un primato etico (forse non ha queste qualità neppure l’idea di nazione, alla quale sono attaccato). Il discorso che la Terra è di tutti l’ho sentito, in forme elaborate, anche per scusare, esprimendo rammarico, la cacciata degli indiani nativi dalle loro terre in Nord America ad opera degli europei, che “erano solo arrivati un po’ dopo”. Non l’ho sentito fare per le proprietà della Chiesa, o per le “dacie” degli apparatnik di sinistra, le proprietà di quelli che insieme esortano le masse a superare lo stantio concetto di “casa mia”.
Se si riconoscesse questa dimensione calpestata, oltre a fare un’opera buona verso i propri connazionali si aiuterebbe l’integrazione e si svelenirebbe la politica. Oggi infatti l’unica possibilità di rappresentazione politica del disagio per l’immigrazione è quella, ributtante, della Lega; che in realtà vuole gli immigrati, ma nelle forme che servono a interessi economici, come manodopera e consumatori; li vuole sottomessi e maltrattati, perché li si possa meglio sfruttare; verde fuori ma nera dentro, fa appello agli istinti più gretti e vili, alla paura e all’odio, diseducando l’elettorato mentre fa bottino di consensi; deuteragonista, presenta argomenti facilmente confutabili, caricaturali, alla “Catenacci” di Bracardi, con discorsi a base di “bingo bongo”, cannoneggiamenti di barconi, maiali sui suoli dove erigere moschee etc.
Dall’altro lato, per chi si indigna per i discorsi, e ora per gli atti, vergognosi dei leghisti, l’unica alternativa è il surreale buonismo cattolico, o di matrice cattolica, che esorta all’amore totale, a un improbabile inesauribile amore per gli sconosciuti, ridicolo se si guarda a come ci vogliamo bene; e d’altro canto esclusivo e un po’ mercantile: con una forte predilezione per quelli abbastanza in gamba da salire sul barcone, e in grado quindi di produrre reddito, e acquistarsi una tv al plasma entro qualche anno. Una predica condita di accuse di egoismo, di avidità, di durezza di cuore, che viene dal pulpito dei preti.
Nel dibattito sono rappresentati, e quindi sono leciti, sotto i camuffamenti ideologici che attirano sostenitori in buona fede, solo due degli interessi maggiori, entrambi a favore dell’immmigrazione: quelli economici degli industriali e della finanza, con la Lega e il PdL, e quelli di politica internazionale del Vaticano – che gioca sullo scacchiere mondiale e vuole tessere rapporti col miliardo di mussulmani e con altre forze – mediante il centrosinistra e i progressisti. Posizioni alleate, in parte sovrapponibili, che trovano una sintesi che soddisfa entrambi. Seguono, in posizione subalterna, gli interessi di forze intermedie, come i politici che hanno bisogno di poveri che li ascoltino. Opposizione vera al potere, nisba. I cittadini comuni, zitti brutti razzisti; e leggetevi le pagine di Lévinas sul riconoscimento dell’altro; oppure andate a fare le ronde.
“C’uno la fugge, l’altro la coarta”: sull’immigrazione il deuteragonismo è reciproco, e le contrapposte esagerazioni provocano un vuoto al centro. Un vuoto che è una voragine di senso, che non viene riconosciuta dai più ma viene percepita, e si traduce in disaffezione – giusta – per la politica. Il successo del leghismo, determinante per la caduta della nostra democrazia, è dato dall’assenza di intellettuali e politici progressisti critici di quell’aspetto della globalizzazione che è l’immigrazione; dall’assenza di portavoce progressisti del disagio degli italiani per l’immigrazione; voci critiche invece migrate, come uno stormo di colombe, a fare il controcanto angelico ai leghisti diavoleschi. E così per cercare l’ottimo stiamo perdendo il buono, e finiamo per essere noi una repubblica bananiera; dalla quale forse si dovrebbe andarsene, se ci fossero ancora terre vergini; vergini della poderosa abilità umana di incasinare tutto.
Bisognerebbe che chi è ascoltato come autorità morale smettesse di confondere la gente dicendo in pratica che chi non vuole gli extracomunitari è una carogna. Dovrebbero invece esserci intellettuali e politici progressisti che riconoscano che l’immigrazione ha cause economiche e soddisfa finalità economiche; che provoca negli autoctoni reazioni di rifiuto che sono del tutto fisiologiche; e che possono progredire verso la patologia se trascurate. Intellettuali e politici progressisti dovrebbero considerare che i vantaggi dell’avere un supplemento di lavoratori, di consumatori, di futuri elettori in cerca di protezione, di tesserati nei sindacati, di legami con forze etniche e religiose emergenti a livello mondiale, non vanno tutti necessariamente a favore dei cittadini, e i loro risvolti etici non sono solo positivi. I progressisti dovrebbero occuparsi anche della cura di questi problemi. Sarebbero così in una posizione più equilibrata per parlare di un altro discorso, quello dell’esistenza di altri doveri, verso gli altri popoli, oltre a quelli verso sé stessi, la propria famiglia, la propria comunità.
Ci vorrebbe maggior considerazione anche per i paesi di provenienza. Non siamo molto curiosi di sapere da dove vengono quelli che vorremmo salvare trasferendoli da noi. Siamo invece molto critici. Anche in questo, la penso al contrario dei progressisti: credo che da un lato, per lo stesso motivo già citato a proposito degli italiani, quello della consistenza dei fattori antropologici, ci vorrebbero maggior cautela e rispetto prima di sputare sentenze sui costumi di altri paesi che ci appaiono sbagliati, e di volerli sostituire con quelli della nostra superiore civiltà; es. la critica dell’obbligo per le donne del velo o di altre coperture del volto. Anche perché, come ha osservato Massimo Fini, forse dovremmo prima preoccuparci delle donne esposte “a quarti di bue” nella nostra televisione. D’altra parte, penso che chi vive da noi dovrebbe conoscere un minimo d’italiano, e accettare in generale i nostri usi e costumi, oltre che ovviamente le leggi; non vivere come dentro a un burqa, in una bolla portata dal paese d’origine. Ogni tanto ho l’impressione che, mentre procede tra padani che pensano “tel chi el negher”, qualche extracomunitario, soprattutto se portatore di credenze religiose forti, pensi a sua volta nella sua lingua “ ’sti zulù”. Non credo che un pasticcio etnico, un passare da Roma a Bisanzio, sia un vero arricchimento.
Altro caso è quello del rispetto dei diritti umani. Dovrebbe essere un assioma, in qualunque situazione, ovunque, per chiunque. I centri di raccolta non possono essere gabbie; né gabbie chiuse, nè gabbie aperte. Se è vero che i respinti in Nord Africa sono seviziati, lo si proibisca: si mandino degli osservatori, si mostri l’arma delle sanzioni, la si applichi se necessario. Lo stesso si faccia per qualunque violazione indiscutibile dei diritti umani che venga commessa in quei paesi. Ma il rispetto dei diritti umani, l’art. 1, non dovrebbe essere l’unico articolo del codice delle norme morali sugli extracomunitari.
Altra pietà minore. Il problema come detto non può essere affrontato a livello delle situazioni individuali, ma delle popolazioni; ma esistono anche problemi che riguardano l’individuo, una dimensione certo non secondaria. Gli immigrati sono anche degli emigrati; degli sradicati. Per alcuni trapianti, oltre al rigetto dell’organo trapiantato, c’è anche il rischio del rigetto “graft-versus-host”, del tessuto trapiantato contro l’organismo ricevente. Siamo sicuri che gli facciamo questo grosso favore a farli vivere da noi, anziché aiutarli nei loro paesi? Ad alcuni, sì. Forse, se si potesse misurare la felicità, credo che nella vecchia Italia la tipologia di persone più felice risulterebbe quella di alcune coppie giovani di immigrati; che hanno un buon lavoro; provenienti da situazioni difficili, perciò energiche e senza grilli, forti della loro cultura d’origine, pronte ad assorbire anche quella del paese ospite, che ha tanto da offrire; e che quindi vivono quella particolare felicità che è data dall’avere una chance di emancipazione, e dal coglierla pienamente. Alcuni extracomunitari sentono l’odore della vittoria personale nella costruzione, materiale e morale, della propria famiglia e di sé stessi mediante l’operosità pacifica; la felicità di quando il presente diventa ricco e l’avvenire diviene ben delineato; condizione che è possibile solo in alcune circostanze storiche. Ma per altri l’Italia può essere dolore pena sfruttamento e alienazione. Ricordo un giovane nordafricano, disteso in un’aiuola con gli avambracci spezzati. Era andato via da tutto, passando per una finestra dei piani alti dell’ospedale.
Quel suicidio, mi pare fosse un detenuto, non venne reso noto dai media locali. I media presentano sotto una luce filtrata gli immigrati. Pochi giorni fa i media locali hanno celebrato l’estensione di un bonus bebè di 1000 euro anche agli immigrati, negato dalla giunta comunale di centrodestra, imposto da un giudice dopo che sindacati e preti sono scesi in campo. Il bonus bebè è simbolico, per gli italiani; darlo anche quando il bambino nasce in famiglie di extracomunitari, nell’appartamento della porta accanto, dove può non essere solo simbolico, è semplice decenza, negarlo è meschino. Olio sul fuoco della disputa deuteragonista. Però non si parla di quella che è di gran lunga la prima causa di infertilità per gli italiani, la sterilità sociale, causata dalla difficoltà di formare una famiglia e fare figli. Ha le dimensioni e gli effetti di una vera epidemia, ma al contrario di certe epidemie finte è un’epidemia silenziosa. I giovani oggi non fanno figli perché sono egoisti; meglio un pezzo sulla nostalgia della badante dell’Est per il suo paese e i suoi nipotini. Forse ci vorrebbe un po’ di carità anche per i giovani di casa nostra; per chi paradossalmente nella sua condizione ha meno prospettive di quelli che gli sbarcano davanti casa; per i guai che opprimono la gente comune, che stentano a trovare posto nei titoli dei giornali, che vengono sempre dopo qualche altra notizia.
Queste pietà, e altre simili, si potrebbe metterle assieme in un principio, anch’esso freddo e antipatico: quello della scissione, scissione concettuale, tra aiuto umanitario al Terzo mondo e il venire a lavorare in Italia da parte di extracomunitari. Le due entità, che ci sembrano unite perché così ce le presenta la propaganda, andrebbero considerate come entità distinte, quali in effetti sono; e tenute ben separate nei ragionamenti. Non si dovrebbe più dire che facendoli venire a lavorare qui aiutiamo i diseredati. L’importazione di lavoratori è determinata da ferrei meccanismi economici, e dovrebbe essere regolata da norme di accesso, da selezioni e da contratti, che la rendano equa e vantaggiosa per entrambe le parti, e per la terza parte, la cittadinanza, con le dovute tutele e garanzie per tutti. Si possono unire materialmente le due diverse entità: si potrebbe pensare a contratti nei quali una quota della retribuzione va a chi è rimasto a casa nella miseria, direttamente o in forma di aiuti; o riservare una quota di posti di lavoro agli extracomunitari, con l’obbligo di rientrare dopo alcuni anni, importando conoscenze e competenze nel proprio paese, anziché lasciarlo dissanguato delle energie migliori.
Anziché lasciare Sud il Sud del mondo. Non scambiamo il Vangelo con “l’effetto San Matteo”, così detto da una frase del Vangelo di Matteo (25:29), per il quale i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri. Oltre ai danni da immigrazione, ci sono anche i danni causati ai popoli dall’emigrazione. Ricordiamoci dei meridionali saliti a lavorare nelle fabbriche del Nord, da regioni già anemizzate da decenni di emigrazione: di come hanno arricchito il Nord e di come sta oggi il Sud. La propaganda invece dice di ricordarci, a proposito degli immigrati dal Terzo mondo, che siamo figli di immigrati. Veramente i figli di italiani immigrati degni di questo paragone oggi vivono, a decine di milioni, in Argentina, Australia, Canada, Galles, etc; e in effetti sarebbe interessante ascoltare la loro opinione. Noi siamo i discendenti di quelli che restarono in Italia, o al massimo di quelli che tornarono, o che si spostarono all’interno, tra disagi ma senza problemi di permessi di soggiorno, o rischi di finire ai pesci. (Io stesso, italiano, sono stato classificato come “immigrato” dall’anagrafe locale quando, vincitore di un concorso pubblico per un posto di ruolo, dovetti trasferirmi al Nord e fare il cambio di residenza; un uso puntiglioso e non necessario nelle comunicazioni all’utente di un termine tecnico che ha un significato non neutrale nel linguaggio comune; una distinzione dai nativi che in seguito non mi è dispiaciuta). Quelli che restano non sono necessariamente i migliori, e hanno lo spirito e le abilità dello stanziale. Come si vede dai governanti che si danno. Tanti di noi conoscono le storie di immigrazione, per averle sentite da parenti. Per esempio, ho ascoltato bambino da un signore anziano una testimonianza in prima persona di cosa aveva voluto dire attraversare l’Atlantico in nave negli ultimi anni dell’Ottocento, all’età di 13 anni, da soli, essendo stati spediti a parenti di New York. Sono racconti molto utili, ma non inventiamoci, guardando i barconi, trascorsi avventurosi e falsi cameratismi. Consideriamo piuttosto quale danno è stato, per le regioni di provenienza, la selezione avversa derivata dall’emigrazione massiva dei soggetti più validi.
Con questa scissione tra lavoro e aiuti si eliminerebbe tanta retorica su entrambi i fronti, ricatti morali da un lato e pretese “celtiche” dall’altro (che poi, come ho detto, ritengo siano settori diversi dello stesso lato; quello del potere); e sarebbe più facile capire cosa fare. La filantropia dovrebbe essere esercitata su base razionale, tenendo conto delle necessità oggettive e delle risorse; erga omnes; e ordinatamente, senza picchiare la moglie e poi fare il galante fuori; senza la mostruosità, sommersi e salvati, di applicare alla solidarietà i criteri della selezione lavorativa: dentro chi è abile, pollice verso a chi non è redditizio; senza negare, con tutto l’amore che certi hanno per “gli ultimi”, qualsiasi attenzione a chi non corrisponde alla maschera teatrale dell’Ultimo, come si dice nell’Opera da tre soldi; senza la pietà coi paraocchi, che fa pensare che come al solito non ci viene chiesto di combattere per degli assoluti morali, ma per delle chiese, al di fuori delle quali non vi è salvezza.
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Blog di Trarco Mavaglio su il Fatto
Commento del 31 mar 2011 al post “Ferrara e i “30 milioni di immigrati” di D’Alema” del 31 mar 2011
La cifra di D’Alema dei 30 milioni di immigrati necessari all’economia era riferita all’Europa, non all’Italia come gli ha rinfacciato G. Ferrara.
Enzo Biagi ha raccontato che uno dei pochi casi che ha visto di giornalista licenziato per incapacità fu quello di un redattore che riportò la notizia di un paese bruciato coi suoi abitati perché un’autocisterna, nel tentativo non riuscito di schivare un cane, si era ribaltata andando a fuoco. Il giornalista aveva titolato “Tragica morte di un cane”.
Se c’è uno che sa fare il giornalista questi è Travaglio. Ma qui la notizia mi pare un po’ focalizzata sul cane. E chissene del battibecco tra Ferrara, a libro paga CIA, e D’Alema, legato a Licio Gelli.
Si ammette finalmente che è per ragioni economiche che occorre iniettare milioni di persone dai paesi poveri in Europa: volete dirci la cifra pianificata o prevista per l’Italia? E’ possibile parlare pacatamente di questo dato: della sua reale ineluttabilità; di quali sono i vantaggi e gli svantaggi, chi ci guadagnerà e chi ci perderà, quali riflessi ciò avrà sulla vita delle persone comuni, e sul Terzo mondo, senza i finti nazismi leghisti e gli ipocriti piagnistei pretesco-buonisti?
Consideriamo finalmente l’etica e la politica dei numeri dell’immigrazione:
http://menici60d15.wordpress.com/2009/05/24/immigrati-la-pieta-coi-numeri-e-altre-forme-minori-di-pieta/
@Armando D. E’ curioso che tu mi metta in guardia dal mescolare alcool e psicofarmaci: si vocifera che lo facesse Cossiga, che nel suo ultimo libro “Fotti il potere”, pag. 181, ha dichiarato di avere garantito lui per D’Alema presso gli USA. Invece ne “Il borghese piccolo piccolo” il liquido misterioso del giuramento massonico era l’amaro Petrus.
@s42 a me piace più leggere che scrivere, ma ho difficoltà ad accedere alle biblioteche pubbliche di Brescia; sia sotto il dalemiano Corsini che sotto il berlusconiano Paroli. Sarei curioso di vedere l’archivio Gelli, curato dalla moglie dell’attuale presidente del Copasir e da lei inaugurato con grande passerella di piduisti ed elogi delle doti di poeta del Venerabile. Qualche minuto, perché dev’essere di una noia; e poi ho l’impressione che se proprio voglio leggere roba di sbirri venduti basta leggere le articolate confutazioni che quelli come voi danno su Il Fatto a chi stona.
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Blog de Il Fatto
Commento al post di Pallante e Bertaglio “L’ipocrisia leghista è l’arroganza occidentale” del 4 ott 2011
“Per coloro che dicono di non volere immigrati, e però vogliono usarli come manodopera e consumatori, potrebbe venire fuori che la migliore soluzione al problema, e quindi anche alle loro ambasce, è semplicemente che l’Occidente smetta di sfruttare, ovvero di derubare, il Terzo mondo; potrebbe risultare che se rispettassimo il loro, di diritto a essere padroni a casa propria, i popoli del Terzo mondo se la caverebbero benino anche senza le nostre premure.”
Da:
http://menici60d15.wordpress.com/2009/05/24/immigrati-la-pieta-coi-numeri-e-altre-forme-minori-di-pieta/
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@Adamitaly. Giusto, la transizione demografica; e il “drilling and killing”, in Nigeria e altrove ?
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@giustizialista. Questo “ontolologizzare” la volontà dei poteri più forti, o le conseguenze della loro volontà, per cui la globalizzazione liberista, e le relative migrazioni, vanno prese come un dato di realtà non modificabile altrimenti è propaganda, mi pare un’impostura blasfema:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/24/il-doppio-cielo/
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@Giustizialista. Ricordo, nel 1981 come studente in scambio culturale in Israele, un Paese che ammiravo, che gli accompagnatori insistevano che Israele voleva la pace. A Metulla, al confine con Libano, chiesi a uno di loro a cosa servissero allora i giganteschi carri armati che portati su autotreni venivano ammassati in campi militari. Mi fu risposto che lì la sera si cuocevano salsicce e si suonava la chitarra attorno al fuoco. Il lato negativo delle salsicciate fu tempo dopo l’invasione del Libano. Tu mi hai ricordato questo episodio, equiparando, rubricandoli sotto lo stesso titolo “globalizzazione”, la scelta, arricchente ma facoltativa e libera, si spera, di aprirsi ad altre culture, con l’obbligo di salire su un barcone, abbandonare la propria terra, togliendosi di mezzo per favorirne lo sfruttamento, e divenire se si sopravvive degli sradicati, e spesso degli sfruttati; e equiparando il “siamo tutti fratelli” con l’obbligo per chi riceve di vedere il proprio lavoro messo a rischio da stranieri; l’obbligo per tutti di venire ridotti a consumatori isolati, omologati, privi di una cultura e di una storia comune profonde che li caratterizzi, tutti uguali rispetto al mercato; l’obbligo di credere, se non si vuole essere chiamati gregge, alle colorate retoriche del “melting pot”, smentite dalla Storia in USA. Non mi sembra che con questa propaganda tu vada contro il liberismo e gli interessi economici sui flussi migratori forzati, che a parole dici di “aborrire”.
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29 ottobre 2008
Forum www.marcotravaglio.it
Commento al post “Cossiga: ho fatto picchiare a sangue gli studenti”
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Studenti e manifestanti, non vi spaventate alla parole di Cossiga, ma attenti alle provocazioni e ai provocatori. Botte, atti vandalici etc. oltre a svilire il Movimento farebbero il gioco di Francesco “Via Fani” Cossiga. Farebbero comodo a molti, non solo a destra. Non so se il PCI di Berlinguer approvò le bastonature, ma non è un mistero che in generale collusioni politiche ci sono state. I togliattisti di oggi, i DS di Veltroni, che stanno mettendo l’università in mano ai privati insieme alla destra, continuano questa tradizione di obiettivi convergenti dietro la facciata: “Università: Mussi, ‘novità Gelmini cose già fatte da noi.’ ” (AGI 17 giugno 2008). Le novità Gelmini dell’articolo sono in linea con l’attuale programma di stampo liberista sull’università di Veltroni. Le violenze di piazza permetterebbero di screditare l’anima spontanea e popolare del Movimento, come vuole la destra, che mal tollera questa novità del popolo che manifesta per esprimere opinioni politiche. Ma ne trarrebbero vantaggio anche quelli del centrosinistra, che non è che siano tanto entusiasti dell’autonomia popolare, e che così potranno presentarsi “pacatamente, serenamente” come dei ragionevoli riformisti, per mettere in atto il programma di passaggio dall’università dei baroni all’università delle multinazionali che è attualmente in corso; e che è espressione degli ottimi rapporti tra il capo dei gladiatori Cossiga e i capi degli antifascisti D’Alema e Veltroni. Speriamo che non accada nulla, ma in ogni caso che la bestialità e il sangue dei quali si vanta Cossiga rimangano monopolio suo e dei suoi poliziotti. Ricordate ciò che è stato detto davanti a personaggi ben più feroci: “Noi siamo incudine e non martello”.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia
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21 aprile 2008
Forum www.marcotravaglio.it
Commento al post “La coltivazione della viltà: Giuliani e Bagnaresi”
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Il pullman è temporaneamente sotto sequestro, ma un ragazzo, che tra l’altro aveva dato prova di sapersi dedicare a cose buone, come l’impegno nel sociale, è finito sottoterra. Non varrebbe la pena di soffermarsi sul caso, anziché assolvere e condannare come sbarrando le caselle su un modulo prestampato? Una stima adeguata di ciò di cui stiamo parlando – di quelli che nell’analisi bayesiana, che viene impiegata anche nella valutazione della commissione di reati, si chiamano “priors”, cioè delle probabilità a priori che l’autista abbia potuto compiere una scorrettezza dall’esito fatale – potrebbe essere data dalla frequenza di notizie o di denunce a carico di autisti per scorrettezze che mettono a rischio l’altrui incolumità, al netto dei falsi positivi. Si potrebbe anche chiedere informazioni sulla frequenza di tali comportamenti alla Stradale, che meglio di chiunque altro ha il polso della situazione; e che però ha anche interesse a escludere la possibilità di omicidio per colpa cosciente o dolo eventuale, avendo un suo agente sotto processo per la stessa accusa in una situazione simile.
Indagini del genere non sono alla nostra portata, ma si può pensare che tale probabilità a priori non sia trascurabile: non credo di essere l’unico in Italia ad avere visto autisti commettere scorrettezze pericolose. Pochi giorni fa il preside di medicina della Sapienza ha incluso gli autisti di autobus tra le categorie da sottoporre eventualmente ad antidoping. Invece, secondo le risposte apparse qui, la probabilità a priori di scorrettezze pericolose da parte degli autisti non può che essere zero, essendo tale probabilità statistica soppiantata da una certezza che viene ancora prima, un prius di tipo morale: l’abuso della forza dell’automezzo da parte degli autisti è uno di quei mali immaginari che in realtà non esistono; è quindi fantasioso, o peggio, includerlo nella “diagnosi differenziale” delle cause per le quali un autista in un’area di sosta ha stritolato sotto le ruote del suo mezzo un giovane che gli si era messo davanti.
Uno dei moderatori del blog, RobertoMorelli, aveva in precedenza anche lui commentato, ma in forma civile, che Bagnaresi ha trovato ciò che stava cercando (“Tifoso ucciso”, 30 mar 2008, in: Discussioni off topic di questo blog). Giambi, che milita sotto il segno dei Simpson, esprime questa convinzione col sistema di Berlusconi: accomunandomi ai marxisti-leninisti. Mitb da pochi giorni ha cambiato nick; attualmente, anche su questo post, mantendo l’avatar di Filippo Facci è diventato “Filippa la pazzoide”. Un nome che è già un insulto. Nei blog, bisognerebbe moderare anche l’anagrafe degli utenti. Filippa si rammarica per i disagi all’autista, e liquida l’ucciso come un “teppista” “delinquentello” che stava “importunando” tranquilli borghesi. Forse Bagnaresi se l’è cercata nel senso che, avendo scelto volontariamente di fare l’ultrà, non solo ha accettato di partecipare ad azioni violente, o di subirne; ma purtroppo ha anche inconsapevolmente accettato l’offerta del potere di essere portatore di uno stigma, e quindi la possibilità di cadere vittima di abusi, e di farsene poi attribuire la colpa in via esclusiva. Come “Palla di sego”, la prostituta dell’omonimo racconto di Maupassant, vittima della “vigliaccheria ammantata di rispettabilità … della borghesia” (“Boule de suif” quarta di copertina ed. Einaudi, 2000).
Nel frattempo ci sono state le elezioni, il centrosinistra ha perso, la “sinistra” è sparita dal Parlamento, mentre si è affermata la Lega. Il blog si è indignato per il risultato. Però alcuni hanno difeso l’autista (che è di un paesino della bergamasca) con argomenti e insulti di tipo leghista (che poi ricordano i temi della sceneggiata napoletana): un autista che porta il pane alla sua famiglia è al di sopra di ogni sospetto, porco qui porco là. L’argomento di Corax, applicato ad Andreotti, per cui è inverosimile che un importante statista come lui possa aver avuto rapporti con la mafia, viene aspramente criticato sul blog; ma viene invece applicato ciecamente alla categoria degli autisti, o dei padroncini. Si tuona contro la casta; più che giusto. Si è più tiepidi con le corporazioni minori, le categorie che non sono classe dirigente ma sono aiutate, e sono anch’esse responsabili di disfunzioni sociali e ingiustizie; es. gli artigiani che non pagano le tasse o gli stipendiati imboscati da qualche parte. E’ più facile guardare freddamente alle colpe di Giulio Andreotti, il belzebù che sta nell’alto dei cieli, che a quelle, più modeste, ma non innocue, di alcune figure sociali, di alcune corporazioni di arti e mestieri che sono parte del nostro quotidiano. La piccola e media borghesia è sacra.
E’ sacrilego non considerare immuni da critiche gli autisti? Gli autisti possono comportarsi male come chiunque, e come qualunque categoria. Noi li vediamo come esponenti del popolo che lavora; in Cile i camionisti, pagati dalla CIA su mandato delle multinazionali del rame, innescarono il golpe di Pinochet paralizzando il paese con uno sciopero. Si dice che la notte facessero la guardia armata ai loro mezzi recitando il rosario. I tassisti nostrani si comportano come una corporazione aggressiva, che difende i suoi privilegi in maniera becera e violenta; uno di loro ha ammazzato un abusivo a pugni. Nessuno dice niente sui tassisti. Gli interessi dei guidatori di Tir sono legati ad una serie di mali del paese, l’eccessivo trasporto merci su gomma, l’intasamento delle strade, la necessità di aggiungerne di nuove degradando ulteriormente ambiente, l’inquinamento e gli incidenti automobilistici; ma chi osa dirlo, se non di sfuggita. Filippa la pazzoide, è stato interessante vedere sotto le elezioni, sul blog intitolato a Travaglio e votato a Di Pietro, questa manifestazione di poujadismo, da destra bottegaia, da partito dell’Uomo qualunque di Giannini, che farebbe assentire qualsiasi leghista o forzitaliota. E’ interessante, Filippa, vedere applicata su questo blog la teoria penale fascista della “colpa d’autore”, per la quale le responsabilità si attribuiscono e si escludono a priori, in base al modo di essere delle persone, in base alla veste sociale, in base al “comune sentire”, e non in base a un’indagine seria su fatti e motivazioni.
Credo che l’episodio di Bagnaresi e la reazione alle mie osservazioni si inquadrino nel contesto politico generale. Credo che il centrosinistra, e anche la sinistra sedicente “radicale”, abbiano perso avendo la stessa visione di fondo della destra; e che alcuni dei votanti dei due gruppi che hanno riportato il maggior successo, leghisti e dipietristi, su certe cose la pensino allo stesso modo, es. la concezione per la quale un autista di pullman è per definizione una persona perbene che non può sbagliare, mentre un ultrà non può che essere il solo colpevole di tutto ciò di cui é vittima. Come ha osservato Eco (U. Eco, Perché in Berlusconi si nasconde un comunista), a sua volta Berlusconi adotta le tecniche semiotiche dei veterocomunisti, es. la demonizzazione dell’avversario. Ma Berlusconi è più coerente: “se un ladro ha la faccia da ladro in fondo è onesto” fa dire Fellini ad un “bauscia” in un suo film. Senza dare del ladro o della faccia da ladro a nessuno, Berlusconi, privo di princìpi e istrionico, è, nel suo genere, più “onesto”, cioè più autentico, di Veltroni; che non è su posizioni radicalmente diverse da quelle di Berlusconi, ed è perfino più falso di lui relativamente agli ideali che vorrebbe rappresentare.
Ciò che maggiormente differenzia l’attuale centrosinistra da Berlusconi non è l’elemento che per Bobbio caratterizza la sinistra, la ricerca dell’uguaglianza. Ma è al contrario l’etica della disuguaglianza: l’ambiguo moralismo calvinista, l’etica del capitalismo, che chiede rigore, ma subordinato agli affari; un’etica che esalta il capitalismo, considerando il successo mondano segno dell’approvazione divina, e lo stabilizza ideologicamente chiedendo di praticarlo “asceticamente”, come se fosse un esercizio religioso. Se poi lo si pratica edonisticamente, pazienza, l’uomo è peccatore, ma non per questo bisogna cambiare la società. E’ l’etica della predestinazione, e quindi della protezione delle caste e degli ordini sociali. Seguendo tale etica, di questa destra si criticano solo la rozzezza, l’esibizione, la voracità senza freni, le frequentazioni nella sfera della criminalità comune o mafiosa. La critica a Berlusconi dell’Economist. La critica appare radicale e implacabile perché questo centrodestra è smodato. Forze come “L’Italia dei valori” denunciano, giustamente, comportamenti dei politici che in molti casi sono arrivati a tradursi addirittura in condanne penali; ma non contestano le opzioni valoriali di fondo, delle quali le condanne penali sono il sintomo. Queste opzioni, che sono le più importanti, non si discutono, come non le discute certo l’Economist. Fare soldi, “the pursuit of happiness” sono i valori fondanti e accettati. (Infatti anche i censori come Di Pietro hanno le loro marachelle e le loro partecipazioni nelle colpe, e negli affari, della destra; sì, però in modica quantità …). Il centrosinistra vorrebbe aggregarsi al carro del vincitore rappresentando, sul piano ideologico più che su quello pratico, la coscienza del liberismo. Vorrebbe partecipare al banchetto vestito da pastore protestante.
L’etica calvinista auspica una maggiore austerità nella lotta a coltello per la pagnotta e per il companatico, non la giustizia in sé. Il liberismo dal volto umano. Quella che Latouche chiama “etica di secondo grado”. L’etica del “ma anche” nella belante versione Veltroniana. Tutela la separazione in ordini sociali, considerati ordine divino, coi relativi privilegi e impunità, legati a una grazia “irresistibile”. Solo alcuni, gli eletti, si salvano. Un’etica che chiede solo un certo stile, una certa misura, nell’accettare la volontà divina della disuguaglianza. Una posizione cruda e ingiusta, ma non spregevole quando è temperata da una forte opposizione di sinistra che si ispiri invece a un credo socialista; ma che diviene l’ideologia dell’usuraio e dell’imbroglione se lasciata padrona del campo. Credo che la sinistra sia stata sconfitta, o si è fatta sconfiggere, anche per l’adozione del moralismo calvinista, che è ancora troppo recente, in un paese a cultura cattolica e con una tradizione di sinistra, per non stridere come contraddittorio. Una sinistra, più che contraddittoria, ideologicamente truffaldina. Altro che i rialzi nelle scarpe. Probabilmente col tempo, superato il trauma, sotto il bombardamento mediatico, e data la soppressione delle alternative (grazie anche ai mitb-Filippa, e a chi permette loro di usare sistematicamente il dileggio), gli elettori si abitueranno, o si rassegneranno, a riconoscersi in questa nuova “sinistra” calvinista, di stampo anglosassone. Può darsi che in questo modo molti dei voti operai alla Lega torneranno all’ovile. Così anche in Italia si sarà definitivamente compiuta la metamorfosi storica che ha portato, dai tranvieri che nel 1944 nella Milano occupata scioperarono contro i fascisti e i nazisti, agli autisti che per aggiungere qualche soldo alle loro entrate non hanno problemi nell’allearsi all’occorrenza agli interessi più sporchi delle multinazionali.
Di Pietro e Travaglio, che rappresentano una destra posata, contraria alla destra rapinosa e corruttrice delle istituzioni di Berlusconi, stanno col centrosinistra. Questo apparentamento, derivante dalla rotazione verso destra dell’intero arco parlamentare, non è un bene. L’etica calvinista dovrebbe essere l’etica di una destra liberale presentabile. Invece il centrodestra aderisce all’etica della cosca, ed è la sinistra che vorrebbe il voto delle masse spacciando per ideali di giustizia sociale l’etica di Ginevra e dei suoi banchieri. Inoltre, in Italia, il paese dell’indulgenza cattolica verso i prepotenti, la rigida teoria etica calvinista non dà neppure quel che di buono può offrire, tendendo a degenerare nel facile poujadismo. Si tratti di etica calvinista o di poujadismo, con questa virata ideologica il piccolo imprenditore, l’esercente, chi ha trovato di che vivere con qualche agio divengono anche per i progressisti figurine del presepio; solo un “malamente” può dirne male. La critica va rivolta verso chi è così potente che può ridersene, e il risentimento verso categorie apposite di dis-graziati: tra le quali rientrano, uno o due giorni alla settimana, gli ultras. I quali da questa vicenda dovrebbero capire quanto sia stolto abbonarsi volontariamente nell’esercito degli emarginati morali.
Sarebbe interessante conoscere come la pensa a questo proposito l’autista. Se, tutte le altre cose sul piazzale dell’autogrill essendo uguali, davanti al suo pullman non ci fosse stato un ultrà, ma un “normale”, un avventore qualsiasi, avrebbe dato al mezzo i medesimi comandi, o avrebbe usato un maggior riguardo? Col dilagare e l’affermarsi in forme nuove di questa vecchia ideologia che, lasciata senza una opposizione, glorifica il peggio della mentalità borghese, liberandone la “vigliaccheria ammantata di rispettabilità”, può darsi che aumenteranno gli atti violenti verso soggetti portatori di stigma negativo, poi giustificati in sede giudiziaria dagli esecutori e dai tutori della legalità con la paura. C’è il concreto rischio, con questo nuovo corso, che gli appartenenti ad alcune categorie vengano visti sempre più come ciò che gli anglosassoni chiamano “fair game” (“selvaggina consentita”): soggetti che, appartenendo a gruppi che si sono comportati male, o che hanno questa etichetta, possono essere liberamente fatti oggetto di abusi più o meno gravi.
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11 aprile 2008
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Commento al post “La coltivazione della viltà: Giuliani e Bagnaresi”
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Per quale motivo, per quali interessi, cambi le mie parole e falsifichi quanto ho scritto? Non ho scritto che l’autista abbia mirato e investito volutamente Bagnaresi. Ho scritto che non si sarebbe dovuto cancellare a priori l’ipotesi che l’autista abbia voluto compiere un gesto violento contando sulla improbabilità che andasse a segno; e che ci sono evidenze in questo senso, a fronte di una apparente volontà degli inquirenti di ignorarle. Penso che è possibile che l’autista abbia voluto far vedere a Bagnaresi di avere il coltello dalla parte del manico, in risposta all’atteggiamento minaccioso degli ultrà parmensi. L’atteggiamento da pilota di carro armato che hanno a volte gli autisti di mezzi pesanti contro la guapperia della domenica dei tifosi. Questa ipotesi di base, preliminare alla ricostruzione degli eventi, e cioè che l’autista possa aver messo in atto volutamente un comportamento pericoloso, “scommettendo” che non sarebbe esitato in un danno fisico per Bagnaresi, corrisponde esattamente a ciò di cui viene accusato dai magistrati l’agente Spaccarotella per l’omicidio di un altro tifoso, Sandri, commesso pochi mesi prima sulla piazzola di un altro autogrill. I magistrati hanno infatti contestato a Spaccarotella l’omicidio volontario accusandolo non di aver voluto deliberatamente uccidere Sandri, ma del cosiddetto “dolo eventuale”. L’accusa ad un poliziotto di essersi messo volontariamente a sparare ad altezza d’uomo in un luogo affollato fa bofonchiare i colleghi dell’agente, che parlano come te di ricostruzioni fantasiose, con i tuoi stessi toni da caserma. Per Spaccarotella si tenta di introdurre la solita deviazione del proiettile. Non è fantasioso ipotizzare che anche nel caso di Bagnaresi non si sia trattato di mera colpa. Non ha mai sentito di qualcuno che voleva solo fare un gesto di minaccia e invece con quel gesto ha ucciso? Non ha mai sentito dire “non l’ho fatto apposta”, e non ti sei accorto che la giustificazione era in parte sincera e in parte falsa? Non hai mai sentito dire: “come avrebbe potuto il mio cliente fare una cosa del genere, le cui conseguenze lo avrebbero danneggiato?”. Si chiama “argomento di Corax” dal nome di un retore del V sec. AC che è considerato il padre della retorica: è una difesa retorica che ha 2500 anni. Se fosse valida, nei casi di dubbio su se l’imputato ha effettivamente commesso il fatto, bisognerebbe automaticamente assolvere tutti coloro che commettono reati per idiozia. Ti giunge nuovo che sulle strade c’è chi mette a rischio la vita altrui per il gusto di fare una bravata, e che a volte finisce male? Che quando le persone sono al volante scattano strani meccanismi psicologici, che nelle liti sulla strada c’è spesso una sproporzione tra la questione e la reazione? Che quando gli animi si scaldano si possono fare fesserie, e non solo per paura, ma anche per rabbia, o perché elettrizzati dalla situazione? Pensi che gli autisti sono tutti invariabilmente buoni e saggi padri di famiglia, e i tifosi per definizione “zecche”, che se la cercano, e se la meritano, di finire schiacciati come zecche?
I giuristi conoscono bene queste situazioni intermedie tra l’omicidio per mera colpa e quello pienamente volontario; nelle quali l’omicida non agisce per togliere direttamente la vita alla vittima, ma volontariamente mette a rischio la vita della vittima. A seconda del grado di intenzionalità e di previsione e accettazione del rischio, le suddividono in “dolo eventuale” (es. un tiro di roulette russa con la testa di un altro) o “colpa cosciente”, detta anche “colpa con previsione” (es. chi si lancia con un automezzo contro un pedone solo per intimidirlo, certo della sua abilità di scartarlo all’ultimo istante, e invece lo colpisce). Come si vede, sono omicidi che spesso sono figli indesiderati del disprezzo e della malignità, omicidi derivati da carognate. Gli specialisti discutono su come distinguere le due gradazioni, che si prestano a varie ambiguità (per una discussione tecnica v. su internet “Maggiorazione della pena per colpa cosciente” del Sost. procuratore P. Mondaini. Associazione italiana familiari e vittime della strada. Atti del convegno “Giustizia per la vita”). I magistrati tendono a scambiare la precisione per l’accuratezza, e se a volte si perdono nell’analisi fine tra i due sottotipi, altre volte tralasciano la sostanza, che è comunque quella di un omicidio indiretto, non riconducibile né alla sola colpa né alla volontarietà diretta, se non con forzature. Appare che si sia regolato così Gerardo D’Ambrosio per il volo di Pinelli da una finestra della Questura. Impose l’ipotesi di partenza di omicidio volontario, sostituendola a quella di omicidio colposo. Escluse quindi l’omicidio volontario, e con una specie di sillogismo disgiuntivo saltò i gradi intermedi per affermare positivamente che era stata una fatalità (cfr. M. Calabresi. Spingendo la notte più in là. Mondadori, 2007. A. Giannuli. Bombe a inchiostro. BUR, 2008). D’Ambrosio è un magistrato dai comportamenti altrimenti lodevoli; ma quando ci sono di mezzo gli affari sporchi della polizia anche i migliori magistrati segnano il passo. (Figuriamoci i giornalisti e i blog).
Non c’è dubbio che questo genere di omicidi esista, anche se ci sono difficoltà nel definirne l’essenza e i limiti, e nel dargli un nome; e non c’é dubbio che non vada ignorato, come possibilità, in un caso come quello di Bagnaresi, che è come l’eco di quello di Sandri: scartarlo a priori è scorretto, sia che lo faccia un questore, o un PM, o un mitb. Si tratta di una categoria di reati spinosa, non solo per le difficoltà classificatorie, e della definizione dell’elemento psicologico; ma per le implicazioni politiche. E’ il genere di omicidio dei potenti, dei prepotenti; dei grandi furbi; oltre che dei furbi così piccoli che sono praticamente scemi. E’ l’omicidio degli incidenti sul lavoro causati dalla subordinazione della sicurezza al profitto: di recente il PM Guariniello ha contestato l’omicidio con dolo eventuale ai vertici della Thyssen, per i sette operai morti bruciati. Una decisione simbolica, che rinfresca la faccia alla magistratura e che difficilmente si tradurrà nella corrispondente condanna. Questo ricordare da parte di un magistrato la sostanza di molte responsabilità nelle “morti bianche” stona rispetto alle favole mediatiche sul potere buono, e ha suscitato gli irosi rimbrotti del radicale Mauro Mellini, esponente degli pseudoprogressisti che servono i poteri forti (v. su internet M. Mellini e A. Di Carlo. “Thyssen: premesse per una futura indignazione” 27 feb 2008). Sapessi quanti ce ne sono in Italia, mibt, di quelli come te che praticano l’arte di apparire contro il potere per meglio servire il potere. (L’avv. Mellini è anche uno dei sostenitori della tesi che c’è un autentico problema di patologie psichiatriche tra i magistrati). E’ l’omicidio del poliziotto che spara alla “ndo cojo, cojo”, sapendo che se va male poi avrà l’insabbiamento, o in subordine l’assoluzione perché è inciampato o per legittima difesa; o che reagisce alla legge come un ultrà (“L’imputato, invero, nella circostanza di cui è processo, si rese ben conto della particolare posizione in cui era venuto a trovarsi il vigile Z., incastrato tra lo sportello e l’abitacolo della vettura, e ciò nonostante avviò improvvisamente la marcia dell’auto, determinando la rovinosa caduta del predetto e le conseguenti lesioni, che vanno addebitate all’agente quanto meno a titolo di dolo eventuale.” Cassazione, sez VI penale, 21 giugno-27 ottobre 2006, n. 36009; qui l’errore del poliziotto è stato non tanto di replicare rompendo le ossa, ma di averle rotte a un altro agente di un altro corpo di polizia; e così il fatto è emerso ed è stato correttamente rappresentato). L’ipotesi del dolo eventuale è stata sollevata, per alleggerire la posizione di Placanica, anche per l’omicidio di Giuliani. E’ anche il genere di omicidio di chi non dovrebbe guidare essendo sotto l’effetto di sostanze voluttuarie ad azione farmacologica, o fa lo spaccone guidando (l’omicidio per colpa cosciente di recente è stato riconosciuto per Ahmetovic, l’ubriaco che ha falciato 4 persone; c’è una corrente di pensiero che vorrebbe considerare alcune tipologie di omicidio o lesioni da incidente stradale come prossime per gravità all’omicidio volontario; ma, dati i circa 7000 morti e gli oltre 100000 feriti all’anno per incidente stradale, questo progresso giuridico contrasta con gli interessi dell’industria automobilistica; la cui pubblicità sembra un catalogo di deliri psichiatrici, di sollecitazioni per frustrati, o di giocattoloni per bambini). E’ l’omicidio dell’atto gratuito e dei cialtroni (v. su internet “La differenza tra dolo eventuale e colpa con previsione ha determinato la sentenza contro Scattone e Ferraro”. G. Mola. Repubblica, 1 giu 1999). E’ l’omicidio di chi oggi inquina l’ambiente o adultera il cibo per fare soldi e domani dirà “non lo sapevo”. Vi si possono far rientrare alcune delle morti che derivano da decisioni politiche o amministrative. Non parlo qui del dolo eventuale in medicina, un capitolo troppo importante e complesso; e che toccare è pericoloso come per i tabù religiosi, e come per i fili dell’alta tensione.
E’ insomma una categoria delittuosa importante, inestricabilmente legata al modello socio-economico, che i potenti hanno interesse a coprire con l’omertà e con l’ignoranza. E’ anche uno di quegli argomenti accademici che non vengono studiati adeguatamente rispetto alla loro centralità, anche se ovviamente su di esso esiste una letteratura, più nelle scienze giuridiche che in quelle sociologiche e politiche. Gli studi etici lo annegano nel mare delle varie teorie. Il potere ha buon gioco in questa forma di censura culturale e intellettuale, potendo disporre di un esercito di persone che ragionano per stereotipi, come mitb; che dice che solo la morte di Bagnaresi non sarebbe dovuta accadere, mentre a Genova “in ballo” c’era una “guerriglia urbana” “vera e propria”. La guerriglia urbana è quella di tante città del mondo dove si è costretti a combattere davvero, per ragioni vitali, e le persone muoiono come mosche. C’è stata in Italia durante la Resistenza. I disordini sanguinosi in occasione di manifestazioni per ideali umanitari più o meno sentiti non sono guerriglia urbana. A Genova c’è stata una simulazione di guerriglia urbana, con la regia delle forze di polizia, e con le comparsate volontarie di quelli che si imbottivano come giocatori di football americano, sfasciavano cassonetti, vaneggiavano di assaltare la zona rossa che li separava dai capi del potere militare che ha in mano il mondo. L’avere avuto un morto, Giuliani, non conferisce di per sé alcuna patente di serietà o di valore ai “combattenti” sopravvissuti. Senza l’ala “militarista” dei no global, le responsabilità della polizia sarebbero apparse nitidamente. Così invece hanno potuto giocare sulla condanna degli “opposti eccessi”, come avviene da decenni. I vili della polizia l’hanno chiamata guerriglia in modo da poter credere e far credere di aver combattuto, in conformità con l’onore militare; e non di aver fatto gli squadristi, calpestando l’onore militare. I vili con la bandana, che hanno seguito i soliti pifferai, si sentono “veri e propri” “guerriglieri” (anzi, “guerriglieri-però-per-la-pace”) per giustificare il loro pecoronesco fare da spalla al sistema e permettergli di riprodurre il suo potere repressivo. Gli scontri per strada al G8 di Genova sono stati la solita farsa italiana esitata in tragedia. Non è stata una guerriglia; “poche macchie di sangue sulla veste buffonesca” (Lampedusa). E’ ottima cosa manifestare, purché con criterio: evitando di cadere nella trappola dello scontro “guerrigliero”. La tua pretenziosa “guerriglia” sta alla guerriglia vera che insanguina il mondo come la dieta per presentarsi in spiaggia sta alla fame di chi non ha da mangiare. E’ grazie anche ai bigotti di sinistra che non sanno quello che dicono parlando di guerriglia urbana, che rimaniamo sempre immobili, nello stesso stato di arretratezza politica. Tanta retorica bolsa, ma nessuna mobilitazione, dopo Genova, per avere anche in Italia una legge che preveda il reato di tortura, e l’identificabilità dei poliziotti mediante codici sulle uniformi nelle manifestazioni. I “guerriglieri” “veterani” della “Battaglia di Genova” potrebbero ricordare Giuliani e le vittime delle cariche, della Diaz e di Bolzaneto organizzando una campagna per avere anche in Italia il reato di tortura e l’identificabilità dei poliziotti alle manifestazioni. Ma forse gli va bene così.
La violenza indiretta è la violenza silenziosa tipica del potere ai tempi della democrazia formale. Non è limitata all’omicidio o alle lesioni. E’ la violenza di chi ha il coltello dalla parte del manico. Quando ci sono di mezzo interessi rilevanti, amministratori corrotti, politici corrotti, poliziotti corrotti, preti, magistrati corrotti possono abusare del proprio potere e impostare una situazione ricattatoria di dolo eventuale, certi che le persone cederanno: “Non ci importa che tu sia nel tuo buon diritto. Devi fare quello che vogliamo noi, altrimenti ti schiacciamo”. E pigiano l’acceleratore, sapendo che nella quasi totalità dei casi la gente si spaventa, si tira indietro e rinuncia al suo diritto. Qualche rara volta qualcuno resiste, e viene schiacciato. Poco male; gli stessi che hanno trasformato il potere istituzionale loro affidato in potere mafioso faranno presto ad addebitargli la colpa: chi non riconosce il superiore diritto che si crea con l’impugnare il coltello per il manico, è come chi pretenda di opporsi al coltello puntato impugnandolo dalla parte della lama: se l’è cercata. L’autista che marcia col suo automezzo contro il pedone per obbligarlo a spostarsi è anche la metafora di questa legge del più forte che il potere applica di continuo. L’omicidio indiretto è il modo di uccidere della borghesia mafiosa, o meglio del vasto generone mafioso che regge il Paese; il metodo per uccidere dei vili, degli ipocriti, degli opportunisti; quindi a volte è anche il modo di morire di chi è troppo pulito per il sistema. E’ una fattispecie che viene protetta in quanto legata all’esercizio del potere. L’autore di “Toghe rotte”, il Procuratore aggiunto di Torino Bruno Tinti, ad una conferenza ha spiegato che in altri paesi il potere ha formalmente stabilito un’organizzazione giudiziaria che gli assicura l’impunità; per il resto, cioè per la routine che riguarda il comune cittadino, il sistema giudiziario funziona; mentre in Italia l’impunità per i vari intoccabili viene ottenuta per via informale, mediante un’inefficienza e un lassismo giudiziario generalizzati (pilotato anche dai magistrati; ma questo Tinti non l’ha detto). “La legge è moscia per tutti” (che poi non è del tutto vero, perché la stessa “legge” con alcuni è di una ferocia bestiale). Deve essere moscia per tutti affinché non sia uguale per tutti. Per esempio, se incriminassero l’autista per colpa cosciente o dolo eventuale, poi sarebbe loro più difficile sottrarre alle sue responsabilità Spaccarotella, un caso con lampanti analogie, e più grave. Può darsi che l’autista stia beneficiando di questo sistema informale che assicura mani libere alle varie caste. Un beneficio di tipo epifenomenico, che ricade sulle spalle dei cittadini comuni. Ma se un autista facesse il bullo contro un potente che si parasse davanti al suo automezzo, e se per disgrazia o nell’esaltazione del momento lo uccidesse, il problema non sarebbe quello di spaccare il capello in quattro tra dolo eventuale e colpa cosciente; sarebbe se e quando l’omicida uscirebbe dal manicomio giudiziario di Aversa.
Quindi, mitb, sei in buona compagnia. Non solo i poliziotti sboccati quanto te e anche di più, ma anche politici, fini giuristi e commentatori, e di conseguenza anche parte dell’opinione pubblica, approverebbero le tue posizioni arroganti, superficiali e sguaiate, come princìpi autoevidenti. Manca invece su questo tema dell’omicidio indiretto una discussione pubblica civile e proporzionata alla sua importanza. Coloro che lo liquidano come fai tu, berciando insulti alla vittima e a chi tenta di parlarne, possono contare inoltre sul sostegno di quello che si vuole sia il maggior tribunale morale: la Chiesa. Nel suo catechismo ufficiale, spiegando il V Comandamento, “Non uccidere”, la Chiesa stabilisce che Dio quando ha imposto di non uccidere si riferiva solo ad alcuni atti, particolarmente gravi, e non ad altri. Secondo il catechismo Dio non si riferiva all’omicidio colposo, e questo può essere comprensibile; si riferiva all’aborto, e questa appare come una forzatura, perché l’aborto è una di quelle cose che hanno la proprietà di non avere analoghi: di non essere riconducibili ad altri oggetti o atti, data la natura particolare e unica dell’embrione o del feto, che non sono semplici tessuti, ma neppure piene persone, costituendo il passaggio dal biologico all’umano. Forse ciò cui un aborto assomiglia di più è un’amputazione. E’ innegabile che l’aborto pone problemi etici, ma equiparare le donne che abortiscono a delle assassine appare errato e ingiusto. Se per l’aborto il catechismo della Chiesa pone una soglia dell’omicidio artificiosamente bassa, e inventa un’analogia con l’omicidio volontario della persona formata, lo stesso catechismo per l’omicidio indiretto pone una soglia infinitamente alta, e qualsiasi connessione con l’omicidio volontario viene arbitrariamente soppressa. Il catechismo sostiene infatti che la proibizione del V Comandamento è limitata all’omicidio “diretto e volontario”. Si elimina dal precetto divino fondamentale la categoria enormemente importante dell’omicidio indiretto, una delle maggiori forme di male del mondo moderno. I giuristi ci insegnano che il dolo eventuale può in alcuni casi essere non meno grave dell’omicidio volontario. Invece secondo la Chiesa un Dio sbadato non proibisce come peccato mortale l’omicidio che, commesso accettando la possibilità di trasgredire il V Comandamento, sia fisicamente o moralmente mimetizzato da colpa o da incidente incolpevole. Si crea un Dio un po’ troppo a immagine e somiglianza dell’uomo. Un Dio onnisciente viene trasformato in un pensionato sempliciotto e debole di vista; un Dio buono in un dittatore, che è severissimo con le donne che si trovino nel tormento del conflitto con la loro gravidanza mentre legifera spregiudicatamente a favore dei potenti e dei prepotenti. Abbiamo un politico, Berlusconi, che ripete di essere simile a Gesù, e ne avremo ancora di leader politici che scoprono di avere affinità col Padreterno. Tanto più se si fa figurare che Colui che ha fatto l’universo ha presentato a Mosè sul Sinai Tavole della legge truccate, come colui che ha fatto “Milano 2” trucca a Palazzo Chigi le leggi dei codici.
Ho chiesto pubblicamente al teologo che ha compilato il catechismo, e che nel frattempo è divenuto Papa, di spiegare questa singolare posizione sull’omicidio indiretto; gliel’ho chiesto in occasione di una protesta dove si asseriva che gli sarebbe stata negata la libertà di discussione accademica alla Sapienza, perché alcuni professori hanno espresso critiche sulla scelta del rettore di fargli tenere proprio la lezione che segna l’inizio dell’anno accademico; il Papa avrebbe dovuto parlare della pena di morte (“Professor Ratzinger, qual è la definizione di omicidio?“). Non ho ricevuto risposta. Non pretendo naturalmente che mi risponda il Pontefice in persona; mi basterebbe uno qualsiasi dei tanti moralisti cattolici, o l’ultimo curato. Credo che prima o poi la risposta arriverà, speriamo dotta e mite come si conviene a degli uomini che predicano il dialogo in nome di quel Dio del quale editano i Comandamenti. Per ora è arrivato, su questo blog, il laico commento di mitb: quanto sollevo ammonta a “una cagata colossale”. Gli aspetti teologici, filosofici e pastorali verranno dopo.
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5 aprile 2008
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Post del 5 apr 2008
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Carlo Giuliani, sul cui corpo è passata più volte la Land Rover dei CC dalla quale era partito il colpo di pistola che l’aveva mortalmente ferito, e Matteo Bagnaresi, l’ultrà del Parma travolto lentamente da un pullman il 30 marzo 2008, sono stati schiacciati da un’entità misconosciuta, ma importante: la coltivazione della viltà. Governanti, poteri dello Stato, amministratori, praticano la viltà: pensano ai propri interessi, si vendono con una disinvoltura da marciapiede, strisciano davanti a chi è più forte e azzannano chi non può difendersi. Questo è risaputo. E’ meno noto che, oltre a praticarla, la viltà la promuovono nei cittadini, e in particolare in chi non ci sta e, in modi diversi, si oppone. Cittadini e oppositori con le carte a posto, che esprimano critiche razionali e forme civili di protesta e contrasto, metterebbero in crisi il sistema. Ne mostrerebbero la viltà. Com’è proprio dei criminali, il potere tende a compromettere le sue vittime e i propri sottoposti, coinvolgendoli in atti negativi, e togliendo quindi loro l’integrità morale, per poterli meglio controllare. La coltivazione della viltà nei costumi è un formidabile strumento di soggezione.
Approfittare di una manifestazione politica per commettere atti che in condizioni di stato di natura, o sotto una piena dittatura, verrebbero ripagati con una revolverata, fidando nei limiti alla reazione imposti dalle leggi, è vile (e anche ingenuo, perché confidare nel rispetto della legge da parte delle nostre autorità per commettere atti illeciti è come andare a rubare in casa dei ladri). E’ vile sfogare la propria voglia di menare le mani in occasione di partite di calcio, magari in un branco di dieci contro uno sconosciuto. Le autorità favoriscono questi atti di viltà. Probabilmente Pasolini percepiva la viltà pilotata di alcune espressioni del Sessantotto, e ammoniva anche contro questa trappola, quando scriveva che stava dalla parte dei poliziotti negli scontri di piazza. Se si compiono azioni vili, si facilita al potere l’esercizio della propria viltà. Come è avvenuto a Genova, che è stata un’imboscata per i movimenti. A piazza Alimonda avrebbero dovuto esserci carabinieri esperti e coi nervi saldi, che non provocassero quella minoranza di manifestanti affetti da smanie guerresche adolescenziali, e che eventualmente rispondessero in maniera proporzionata. Nelle altre zone le forze dell’ordine avrebbero dovuto arrestare i black block, anche se questi avessero mostrato un tesserino da poliziotto. Invece hanno lasciato fare i black block e hanno provocato gli altri manifestanti; e hanno messo in prima linea un ausiliario, che ha ammazzato un ragazzo che pensava di poter giocare alla guerra con l’arma dei Carabinieri. Poi le forze di polizia hanno mostrato quanto rispettino la divisa che portano avvalendosene per mettere in atto i vili pestaggi a freddo della Diaz e di Bolzaneto. Ci sono i delinquenti “in divisa da ladro”. Ce ne sono altri che si travestono da agenti per commettere reati. Quando i reati sono commessi con la mimetizzazione di divise che sono portate legittimamente, il cerchio tra guardie e delinquenti viene chiuso. Dopo Genova, il duetto tra opposte viltà é stato coltivato da un lato con i falsi e l’autocommiserazione vittimista cui la polizia fa ricorso in questi casi, e con l’impunità per l’omicidio di Giuliani; e dall’altro con atti come l’intitolazione di un aula parlamentare a Giuliani; che a dire il vero, anche se è da compiangere per la sua fine tragica, ha fatto poco per meritarsi un onore del genere. Solo politici che vogliano perpetuare la catena della viltà possono celebrare e porre a modello l’effige di un ragazzo che col volto coperto da un passamontagna accetta la zuffa in piazza coi CC.
La viltà si ammanta di ideologia. Nel caso dello Stato, l’ideologia della difesa dell’ordine costituito e del prestigio delle istituzioni. L’opposizione alle ingiustizie del potere, per chi esprime il dissenso con atti violenti; come se il terrorismo, che può essere considerato una serie di atti di viltà favoriti dal potere, non abbia insegnato nulla. (Qualcosa sembra abbia insegnato, perché dopo l’imboscata di Genova non ci sono state risposte violente da parte del movimento, che è in massima parte pacifico, e che ha mostrato maturità, frustrando i piani di chi sperava di poter costruire, con la vile provocazione delle sevizie della Diaz e di Bolzaneto, un’opposizione violenta e anch’essa vile, come gli era riuscito nei decenni precedenti). Anche la legalità può essere una copertura per la viltà. Un leghista, pare Maroni, ha detto che lui lascia passare i pedoni se hanno il verde, ma se hanno il rosso li mette sotto. Una nobile metafora, tipica dei leghisti, quelli che sentono il bisogno di immaginare pallottole, guerre di secessione e cannoneggiamenti di barconi di immigrati mentre mescolano la polenta. Poi si accontentano di montare la bull-bar sul muso del SUV, nell’indifferenza dello Stato.
Un’ideologia piuttosto ridicola per atti di viltà è la passione sportiva. L’omicidio di Gabriele Sandri da parte di un agente di PS è stato un altro atto non proprio da medaglia, scaturito nel clima di viltà degli scontri per il calcio; un clima dionisiaco, cioè “gasato”, che contagia anche coloro che dovrebbero mantenere l’ordine. All’omicidio Sandri sono immediatamente seguiti i vili atti di teppismo che gli ultrà sono stati lasciati liberi di compiere in risposta all’omicidio, e che hanno consumato senza farsi troppo pregare. Accettando di rincorrere quest’osso hanno accettato di venire segregati moralmente nel recinto dei teppisti, portandosi dietro anche la figura di Sandri, e aiutando quindi la difesa del poliziotto, che è la difesa degli apparati e dei loro abusi. La prassi della violenza legata al calcio semplicemente non dovrebbe esistere, eliminata dalle misure di sicurezza e dalla repressione giudiziaria; mentre in Italia questa viltà viene artificialmente mantenuta in vita dal potere. Dopo l’omicidio Sandri e i successivi disordini gli ultrà hanno presentato allo stadio uno striscione con una scritta inaspettatamente profonda, che non vedremo su “Striscia” ma dovrebbe essere ricordata: “Lo Stato uccide in silenzio”. E’ proprio vero; ed è per questo che bisognerebbe essere attenti a rifiutare le sue insidie; non solo le sue provocazioni, ma anche, e soprattutto, il suo lassismo strumentale; come il consentire le risse tra tifosi e i danneggiamenti nei “circenses” di fine settimana. Se non ci fossero questi sfoghi della domenica forse il lunedì i tifosi si chiederebbero quali sono le responsabilità del sistema, e quali le proprie, per la loro insoddisfazione.
I magistrati hanno parte in questa coltivazione delle viltà. Se dipendesse solo dal magistrato medio, atti vili gravissimi come il pestaggio mortale in quattro di Federico Aldrovandi verrebbero tenuti nascosti e impuniti, a spese della figura della vittima; come stava appunto avvenendo anche per Aldrovandi. Ma, per un atto di viltà che viene lasciato emergere, in maniera controllata, con più fumo che arrosto sul piano della definizione delle responsabilità e delle sanzioni, molti sono quelli che i magistrati contribuiscono ad occultare, condividendo così la viltà coi poliziotti che spalleggiano. La coltivazione della viltà è un potente fattore antidemocratico e di illegalità: non solo è intrinsecamente contraria allo spirito democratico, non solo porta con sé la propensione ad accettare l’illegalità, ma crea una volontà popolare che a sua volta desidera cose vili. La coltivazione della viltà può spiegare alcuni apparenti paradossi delle preferenze degli elettori, che sembrano rivolte a farsi comandare dai peggiori. Dove si coltiva la viltà, cresce una “democrazia” mutante, che esprime il peggio della volontà popolare. La coltivazione della viltà è uno dei modi, come il controllo dell’informazione, coi quali il potere nega la democrazia che formalmente riconosce. La viltà nel cagionare morte o lesioni andrebbe considerata come una precisa aggravante, per le sue conseguenze politiche.
Per le ragioni dette, la viltà viene protetta non solo nelle istituzioni, ma anche nelle sue forme consentite ai cittadini. Nel caso Bagnaresi, il Questore di Asti ha stabilito subito che è stata “solo una fatalità”. La nozione che gli automezzi possono essere facilmente usati come armi improprie, per intimidire se non per colpire, soprattutto nei disordini di piazza, è stata esclusa a priori dalla polizia, che invece su questo tema dovrebbe saperne qualche cosa. Anche i magistrati della locale Procura si sono affrettati a giustificare l’autista con argomenti da avvocato della difesa. Argomenti basati sulla codardia: l’autista si sarebbe messo paura percependo un clima “di grave pericolo” (Bus assaltato, meno grave posizione autista. Ansa 31 mar 2008). Pare, non è certo, che i parmensi si siano tolti le cinghie dei pantaloni e che alcuni siano usciti dall’autogrill brandendo delle bottiglie, e che forse ne abbiano lanciata qualcuna. Per sapere se si sono picchiati bisognerà attendere ancora: non dev’essere stata una grande rissa, se c’è stata. L’autista si sarebbe tanto impaurito al pensiero delle cose tremende che stavano per succedergli da imboccare l’autostrada lasciando a terra alcuni juventini nelle mani dei parmensi. I magistrati scusano con questi argomenti un autista che ha fatto avanzare alla cieca in un assembramento un mezzo per passeggeri del peso di diverse tonnellate. Chi ha la responsabilità di condurre un pullman, un mezzo lento ma pesante, che può sviluppare una quantità di moto sufficiente ad abbattere una folla di persone come birilli, è in una posizione non molto diversa, quanto a responsabilità, da quella di un pilota d’aereo; e non può comportarsi da fifone, comandando al mezzo manovre inconsulte come una vecchia signora che si spaventa per un lavavetri mentre va a fare la spesa con l’utilitaria. L’accusa per l’autista è di omicidio colposo, come per i quattro poliziotti che hanno massacrato Aldrovandi. Ma la sua posizione potrebbe alleggerirsi ulteriormente. Speriamo che almeno cambi mestiere, e ne scelga uno più adatto.
Appaiono esserci stranezze nella dinamica ufficiale dell’incidente: un giovane, in buona forma fisica, che in quel momento non poteva avere la testa tra le nuvole, si fa travolgere da un pullman in partenza, che è rumoroso, ha una grande sagoma e una bassa accelerazione. Bagnaresi si trovava all’angolo anteriore sinistro, sotto il naso dell’autista. I soggetti, l’autista e il pedone, sono come assenti. In un post che non è stato pubblicato osservavo che l’ufficialità produce spiegazioni acrobatiche e “senza soggetto” quando vuole giustificare alcune uccisioni (Federico Aldrovandi: un altro omicidio senza soggetto? ). Non si parla della possibilità che l’autista degli juventini, in quell’atmosfera eccitata, abbia voluto dare il suo contributo al piccolo rito di viltà che con la benedizione del potere si stava celebrando sul piazzale dell’autogrill, come in decine di altri luoghi essendo domenica di campionato. Ovvero, la possibilità che, avendo a sua disposizione uno strumento potente, che conosceva bene, l’autista abbia fatto corpo unico con questo strumento, per compiere volutamente un gesto violento, contando sull’improbabilità che andasse a segno; come ha fatto l’agente Spaccarotella con la sua pistola nell’omicidio Sandri. Il codice non scritto della strada prescrive che ha diritto di precedenza chi ha il mezzo più grosso; gli autisti di mezzi pesanti, anche quelli di aziende pubbliche, applicano a volte questo codice dei vigliacchi; e i magistrati lo sanno. Esempio classico di esercizio di viltà al volante è quello dell’autista che procede a passo d’uomo contro un pedone, o un ciclista, dandogli tutto il tempo di scansarsi, ma obbligandolo a spostarsi se non vuole essere spinto dal mezzo e alla fine cadere e venirne travolto. (Lo fanno, con chi se ne sta andando per i fatti suoi, anche i CC; provocare e vilipendere per cercare di trasformare il dissenso e la denuncia in devianza ed emarginazione è uno dei loro compiti non ufficiali; e continueranno a farlo, con questi magistrati).
Una pistola, e anche un automezzo, hanno effetti di amplificazione della viltà; macchine magiche che tramutano i sogni dei vili in fatti. Basta accoppiare alla pulsione violenta una forza pari a qualche etto sulla leva del grilletto o su quella dell’acceleratore o sul volante perché la maledizione sia esaudita, e un ghiribizzo mentale di morte si trasformi nella marmorea realtà della morte. In una società giusta quegli etti una volta posti sul piatto della bilancia della giustizia tornano ad essere i macigni che in effetti sono; non vengono ulteriormente ridotti a grammi. Quanto sono materni invece questi PM con l’autista che ha schiacciato Bagnaresi; c’é il dubbio che stiano giustificando la viltà con la viltà. Un sospetto non infondato visto che la ricercata versione che esclude qualsiasi componente dolosa è stata da loro avallata ancor prima di raccogliere e valutare tutti i dati, incluse le testimonianze; introducendo quindi un vizio metodologico irreversibile. Se fosse così, i magistrati starebbero attuando quello che i magistrati attuano molto più spesso di quanto non si dica: la conservazione dello status quo criminogeno. In questo caso, la coltivazione della viltà, con la quale lo Stato può meglio uccidere in silenzio.
Giuliani e Bagnaresi si sarebbero volentieri dedicati ad attività più elevate, se fossero stati ben indirizzati. Sono morti per essersi trovati in una scena vile, nell’ora della viltà, in una veste vile; ma non con un animo vile, tutt’altro: erano lì per una loro generosità, mal riposta; e forse, all’interno di questa cornice di viltà, sono morti per avere dispiegato, nei brevi istanti della loro uccisione, un certo coraggio fisico, che ha fatto scattare la viltà altrui come per un riflesso condizionato. Sono vittime esemplari della coltivazione della viltà; vittime di chi ha fatto loro abbracciare, sfruttando l’inesperienza della giovinezza, le scelte fondamentali, essenzialmente vili, dell’hooliganismo, e delle facili scampagnate barricadere contro un potere che è colpevole di altre sudicerie, ma non è quello del Cile di Pinochet o del Messico della macelleria di Tatletololco; vittime di chi ha fomentato anche nel fronte opposto, quello delle persone “perbene”, il clima di viltà dal quale sono scaturiti gli atti vili che li hanno uccisi. Sono morti nella morsa della cultura della viltà, che opprime e a volte alla fine schiaccia. I loro casi paradigmatici mostrano quanto sia pericolosa la spirale e la gabbia della viltà. Mostrano come non vada sottovalutata la costante azione del potere volta a degradare e svilire, a indurre i cittadini a mandare in vacca la propria dignità umana; di come vada temuto l’apparente permissivismo dello stesso potere che poi punterà l’indice per accusare, e si arrogherà il compito di “educare alla legalità” mentre ciò di cui è maestro è il malaffare. Un modo per trasformare la tragica e ingiusta morte dei due giovani in qualcosa di positivo è prendere atto di questa funzione antipedagogica dell’establishment: la coltivazione della viltà. Se la conosci la eviti. Occorre non cadere nel fango nel quale vorrebbero trascinarci quelli che ci sguazzano.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia
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21 gennaio 2008
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Post del 21 gen 2008
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A Mairano, nella bassa bresciana, alcuni giovani dottori hanno bruciato le loro lauree in un bidone sul sagrato della chiesa parrocchiale di Sant’Andrea, col consenso del parroco. Un segno di solidarietà al Papa secondo “Petrus”, il quotidiano online sul pontificato di Benedetto XVI. Naturalmente i testimoni della Fede, alcuni dei quali amministratori locali di scuola UDC, hanno bruciato delle fotocopie, non gli originali. Questo gesto mette in luce due aspetti. La tirata antiaccademica del clero è appagante per chi non prova un’attrazione eccessiva per la conoscenza. Nel Bresciano, zona ricca e a basso tasso di scolarizzazione, chi è sazio e ignorante guarda con antipatia a tutto ciò che sa di intellettuale. Mentre sarà comprensivo vedendo bruciare il simbolo degli studi universitari, che anche nelle migliori condizioni sono una fatica, per molti peggiore di quella che si fa tirando su muri di mattoni. Così come dev’essere una bella soddisfazione per quei questurini, carabinieri e vigili urbani che da studenti non eccellevano, essere mandati a fare sentire il fiato sul collo a chi legge e poi scrive cose che spiacciono a chi dirige i loro superiori. Il pontefice ha lanciato un appello “ad asinum” contro i riottosi che avendo letto qualche pagina pensano di potersi sottrarre all’autorità della Chiesa e dei suoi sapienti. Da oggi per molti invece di dover dire a sé stessi “avevo poca voglia di studiare” sarà più facile dire: “i miei princìpi mi impongono di difendere la libertà di espressione del Santo Padre”. Un appello al miscuglio di disprezzo e invidia del fascismo piccolo borghese verso qualunque tentativo altrui, per quanto debole e incerto, di emanciparsi e realizzarsi umanamente tramite un po’ di cultura.
Un secondo aspetto è la manipolazione. Si è già visto che i professori della Sapienza sono stati presi in contropiede, che si è montato un caso mediatico, principalmente grazie al tradimento del rettore. Sorprende che si faccia anche un rogo: il clero, che ha già bruciato libri, e persone in carne e ossa, e anche persone in effige quando non riusciva ad acchiapparle, dovrebbe avere i “carboni bagnati” su questo argomento. Forse invece di guardare al fuoco bisogna guardare al fumo: la Chiesa e i poteri connessi stanno spingendo per allestire un teatrino che vede uno scontro laici-cattolici. Oltre all’ovvio fine di creditare e intimidire per estendere quanto più possibile il dominio e il controllo clericale anche sull’università, può essercene un altro, più sottile ma non secondario: definire il dibattito sulla libertà di ricerca come limitato allo storico contrasto tra laici e clero, escludendo fattori più recenti e più importanti, ma che a nessuno dei contendenti conviene presentare, a partire dagli interessi economici.
Non siamo più nel Seicento di Galilei, ma nell’era della big science quotata in Borsa. Oggi all’oscurantismo della Chiesa si affianca quello della ricerca commercializzata. Lo scientismo è una seconda chiesa, che al di fuori della provincia italiana ha un potere comparabile a quello della chiesa di Roma; una chiesa col suo clero, i suoi bigotti, i suoi miracoli, le sue necessità di censura. In alcuni campi della ricerca, dove è stretto il legame col profitto, si è ormai affermata una “neoalchimia”: una forma moderna di mescolanza tra sperimentazione empirica e superstizione magica. La scuola di fisica della Sapienza è un serio centro di scienza. Mentre, è noto a molti, la scienza delle multinazionali farmaceutiche, che domina l’intera biomedicina, il settore della ricerca più ampio e politicamente più sensibile, è pesantemente inquinata dagli interessi commerciali e finanziari, tanto che può divenire fraudolenta. Il prestigio che la scienza ha ottenuto con successi medici reali sta venendo speso per operazioni speculative. E’ interessante osservare che con questo particolare tipo di scienza, con la chiesa scientista, il Vaticano ha buoni rapporti. Fanno affari insieme, anche se durante il giorno mostrano di litigare. Lo scopo del revival dell’ingerenza del clero sugli studi accademici, con numerosi aspetti grotteschi e gratuiti come questo delle lauree bruciate, potrebbe essere anche quello di falsare i termini della questione, sostituendo un anacronistico e semplicistico scontro di sapore ottocentesco alla contrapposizione maggiormente rilevante, che oggi è quella tra la scienza per fare soldi e la scienza disinteressata.
In questo modo, le buone ragioni della difesa dell’autentica libertà della ricerca aiuteranno il cattivo obiettivo della difesa della ricerca commerciale e manipolata. La Chiesa ha forti interessi nel business della biomedicina. Mentre ha poco da temere, e tanta pubblicità da ricavare, dalle recriminazioni del gracile laicismo italico. Anche perché, non va dimenticato, coi suoi protetti di CL e Opus Dei è già insediata in maniera inespugnabile nell’università. Invece, una difesa della laicità della scienza ingenuamente incentrata sulle ingerenze clericali lascerà deserto il dibattito di massa sul fronte più attuale e importante: i conflitti di interesse commerciale che corrompono la ricerca. L’intento di costruire un pluralismo bipolare, nel quale le due uniche posizioni legittime sono da un lato quelle dei cattolici e dall’altro quelle di chi considera l’attività scientifica come un valore in sé, per definizione giusto e positivo, può spiegare perché il fuoco della polemica è stato fatto avvampare, anche con interventi contrari ai doveri istituzionali, da Napolitano, Prodi, Mussi, Turco e dagli altri professionisti della politica di quasi tutti gli schieramenti. La lobby per la ricerca come fattore di profitto è trasversale e interessa le più alte cariche.
Il fatto che il clero nutra tradizionalmente sospetto e ostilità verso la scienza non implica che al contrario sia buono tutto ciò che “la scienza” – in realtà la tecnologia avanzata commerciale – ci vuole propinare. Ad esempio, gli sbandierati annunci all’opinione pubblica della speranza nelle staminali appaiono come un bluff laico, che ha fondamenta più solide nel marketing che in conoscenze scientifiche acquisite (Stem cell hopes distorted by arrogance and spin. Guardian, Sept 5, 2005). La Chiesa, mentre solleva obiezioni sulle staminali embrionali, partecipa all’affare con suoi centri di ricerca. A Mairano si bruciano i diplomi di laurea davanti alla casa di Dio, ma a pochi chilometri, in Brescia città, lo stesso clero gestisce, mediante le suore Ancelle della carità, un centro di ricerca sulle staminali. Bisognerebbe riflettere sulla qualità della ricerca che può provenire da laboratori controllati da un’istituzione che fa bruciare, in effige, le lauree emesse da università che non controlla pienamente; e bisognerebbe riflettere anche sulla circostanza che si tratta di una ricerca allineata a quella “laica” sulle staminali; la stessa ricerca che è difesa, spesso sulla fiducia, dalla maggioranza di coloro che difendono i 67 firmatari della lettera sul Papa alla Sapienza.
I preti tendono anche ad assumere su di loro la veste dello scienziato e quella del medico, sapendo che sono queste le figure ieratiche convincenti nella cultura contemporanea. Quando il cielo si spopola di dei, la terra si riempie di idoli, è stato detto. A ben vedere, quando degli scienziati ripetono al pubblico l’annuncio fantascientifico che possiamo attenderci la venuta di un’era dove sarà possibile ricostituire con le staminali parti di cuore e cervello, si è nel territorio della manipolazione magico-religiosa. Non c’è solo una “esagerazione”, cioè un errore quantitativo, ma un salto qualitativo nell’antiscientifico. Un ambito nel quale in fondo i cattolici si trovano più a loro agio che i laici. Come tutti, anche i “laici”, ammesso che in Italia ce ne siano, se la fanno sotto al pensiero nudo e secco della morte e della sofferenza fisica, e accettano il sollievo di un velo, costituito dalla speranza di una salvezza, magari camuffata da verità scientifica. Andrebbe accettato, come un’evidenza empirica, valida almeno sul piano pratico, che il senso religioso è un carattere costitutivo dell’uomo. Bisogna vedere con quali credenze lo si soddisfa. In effetti, per vedere all’opera il naturale istinto religioso basta guardare alla fiducia cieca nella medicina “scientifica” da parte di molti di coloro che si proclamano tranquillamente atei; e d’altra parte, con tutto questo cinico maneggiare concetti religiosi, con questo impastarli ai soldi e al potere, sono i chierici a dare un bell’esempio di superamento dell’illusione sulla divinità.
Non bisogna quindi lasciarsi impressionare dai roghi sui sagrati, o dalle grida di lesa maestà, e neppure da coloro che, difendendo giustamente la ricerca dall’attacco papale, sostengono di difendere così una scienza pura come giglio. Certo, è utile ricordare che i preti in tasca non hanno la verità; e che invece dalla tasca della tonaca possono estrarre uno Zippo.
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La prima liberta’ e’ la liberta’ dalla bugia.
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Blog Appello al popolo
Commento al post di Tonguessy “Strutture di potere- Galileo e la Chiesa” del 29 dic 2011
Grazie a Tonguessy per l’ottimo articolo. E’ particolarmente interessante l’osservazione del progresso scientifico come ideologia che allontana il popolo dalla concezione medievale della vita frugale. La promessa di salvezza intramondana che allontana da quella concezione del limite che abbiamo perso, e che farebbe risaltare la Scienza nella sua vera grandezza.
Io sono tra quelli che quando sono in spiaggia sul Tirreno restano a guardare il tramonto sul mare. Uno spettacolo bello in sé, e che induce a riflessioni delle quali “Il silenzio” suonato da Nini Rosso è l’equivalente musicale. La contemplazione del sublime che la nostra stella ci offre quotidianamente è temperata dal pensiero che non è il Sole che cala dietro l’orizzonte, spandendo colori regali attorno a sé; ma siamo invece noi che insieme alle sdraio e a tutto il resto ci stiamo lentamente ribaltando all’indietro.
Anche l’antagonismo Chiesa/Scienza si è evoluto, e credo occorra fare attenzione a non identificarlo con quello dei tempi di Galilei; come invece può essere interesse dei contendenti far credere:
http://menici60d15.wordpress.com/2008/01/21/diplomi-di-laurea-bruciati-sul-sagrato-tornano-i-roghi/
Resta l’antagonismo ideologico, con la Scienza e la Fede usate come armi; un esempio è dato da come entrambe le parti strumentalizzano la discussione sul darwinismo. Confronto che a volte sbotta in toni che tradiscono l’antica vocazione:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/16/i-preambula-fidei-di-san-tommaso-e-quelli-di-de-mattei-e-carancini/
Ma il clero attualmente ha anche interesse a favorire la scienza. Interessi “pastorali”, perché, preso atto che la nuova religione secolare è oggi quella che fa più presa sulla credulità delle masse, preferisce cooptarla e sfruttarla anziché attaccarla frontalmente. (E sa, vecchia volpe, che conviene dargli corda anche perché le magagne della degenerazione affaristica della scienza ne minano la credibilità dall’interno). Diventato lo scientismo un’ideologia parareligiosa, il clero col suo know-how può insegnare ai seguaci di Prometeo come ricavarne consenso e zecchini.
Interessi politici, perché il Vaticano deve trovare un punto di convivenza e alleanza con altri poteri che non può certo contrastare, e che fanno dell’ideologia scientista il loro credo. Appoggiando la scienza, evitando di attaccarla, se non per ridicole questioni teologiche, tacendo sulle strumentalizzazioni e storture dei modi nei quali è praticata, e fornendo servizi di supporto, il clero può acquisire meriti presso poteri che non lo amano.
Interessi economici, perché la “scienza” è in pratica la tecnologia commerciale, e il clero è tra le forze che investono molto denaro e ricavano molto denaro da essa; v. il caso San Raffaele, scoperchiato, nei suoi aspetti finanziari ma non in quelli “scientifici”, nell’anno del passaggio di governo da Berlusconi a Monti.
Così le occasionali rumorose baruffe e le frequenti gomitate non devono fare perdere di vista che tra le due chiese, che se potessero adotterebbero gli argomenti degli inquisitori da un lato e dei lanzi dall’altro, i rapporti sono articolati; come quelli dei famosi imprenditori di Pisa, che litigavano di giorno ma cooperavano di notte:
http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/12/i-futures-di-santa-lucia/
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@Lorenzo. Grazie per questo esempio di teologia scientista.
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30 luglio 2007
www.lerrico.blogspot.com
Davanti a queste cose mi viene sempre in mente la frase di un personaggio di Fellini: “Se un ladro ha la faccia da ladro, in fondo è onesto”. Senza dare del ladro a nessuno, cosa è la destra si sa, si vede abbastanza chiaramente. La destra fa la destra. Ma la sinistra fa la sinistra? Che faccia ha la sinistra? Quella di Mirabella, esempio principe della fede nel potere della retorica, dell’arte di servire i potenti citando la classe operaia? Che cosa altro vi aspettavate da un Giovanardi?. Vi meravigliate della trasmissione? Perché è di RAI3 ? Benvenuti nella casa degli specchi. Il tema scelto è stato il decadimento dei costumi dei giovani; si è parlato di bambine cubiste nei night; e quindi si è invitato un autorevole esponente dell’UDC, partito che sulla morigeratezza bisogna lasciarlo stare. Un taglio appropriato per il programma, perfettamente lecito nei paesi di antica democrazia, ma tabù da noi, sarebbe stato quello di affrontare l’argomento degli abusi della polizia; e avrebbe dovuto esserci anche qualche figura istituzionale più adatta, magari la senatrice Giuliani, che dovrebbe essere la Simon Wiesenthal di questo campo. Senatrice che dovrebbe in primo luogo usare concretamente il suo potere istituzionale per proporre e fare approvare leggi in materia, che evitino ulteriori violenze e lutti. Queste ambiguità non sono squadrismo; lì la violenza era ostentata. L’Italia non è un paese democratico, ma neppure fascista in senso classico; è un paese democristiano, come lo è Giovanardi. Fascismo in clergyman. Non siamo nel Cile o nel Messico di anni fa, ma in un sistema più raffinato. Le manganellate vere e proprie, come quelle che presumibilmente hanno ucciso Federico Aldrovandi, non sono al centro del sistema. “L’Italia è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue” (Pasolini). Il fascismo della destra che garantisce impunità alla polizia, e che comprende l’uso della polizia come squadracce per spedizioni punitive, o come picciotti per intimidazioni verso qualche voce scomoda, è metà della storia; l’altra metà è il gesuitismo della sinistra, che fa da spalla, che permette il sistema e le sue violenze, e ne beneficia. Limitarsi a Giovanardi è fuggire dal bastone per andare a prendere la carota del centrosinistra.
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28 luglio 2007
Blog www.federicoaldrovandi
rimosso dal webmaster
Caro Giorgio 12:15AM,Grazie per la stima, ma non ho nessuna competenza giuridica. So però come funziona, e dalla trasmissione non mi aspettavo nulla di diverso. C’è stato un prologo sui giovani sbandati e sui genitori che non li sanno educare. Mirabella ha introdotto il caso di Federico citando, senza apparente motivo, i “figli di papà”. Quindi, mentre i genitori ribadivano la loro piena fiducia nelle istituzioni, Giovanardi, importante figura istituzionale, ha detto che i processi non si fanno in TV, e infatti davanti a chissà quanti telespettatori ha incollato sulla vittima l’etichetta “eroinomane”. Infine Mirabella ha commentato su Bolzaneto che i giovani “sono passati dalla parte del torto” insultando i poliziotti. Ha sorvolato sul dettaglio che se Tizio insulta un poliziotto sarebbe giusto fermare regolarmente Tizio, non spaccare la faccia a Caio andando a prenderlo mentre dorme. La trasmissione ha segnato un regresso, favorendo presso l’opinione pubblica un alleggerimento delle responsabilità degli imputati a spese della figura della vittima, e confermando negli spettatori concezioni illiberali sui poteri della polizia. Devo dire che in una cosa mi sono trovato d’accordo con Giovanardi: la critica dell’intitolazione a Giuliani di un’aula in Parlamento. Credo che anche queste esaltazioni ingiustificate della vittima in realtà non facciano che giustificare il sistema e farlo andare avanti, mentre si evita di mettere mano a provvedimenti seri. Ritengo altrettanto aberrante e controproducente dare un seggio parlamentare a qualcuno in quanto familiare di una vittima.
Riguardo al tuo post di giovedì 26 lug 3:46 PM in “17 lug 2007: 20 anni”: ho sempre accluso il mio indirizzo email quando ho inviato un commento. Autorizzo te, o qualsiasi altro, ad ottenerlo dai genitori di Federico e scrivermi, volendo valutare, come dici, “la serietà o meno di intenti”. A proposito di favorire i documenti, non sarebbe utile chiedere che i poliziotti portino un codice identificativo, come fanno in Germania ?. Avrebbe anche un effetto di deterrenza psicologica, del quale alla fine beneficerebbero anche quegli agenti che non hanno da temere di dover essere chiamati a rispondere. Se ti occorrono altri riferimenti su di me, potrei darti la targa della macchina dei poliziotti con i quali poco tempo fa ho avuto un incontro ravvicinato, la sera dello stesso giorno di un’amabile seduta in Questura, dove ero stato convocato. Maggiori informazioni su di me le potrai ottenere lì, dove pure apprezzano quanto scrivo. (Non che abbia fatto altro che scrivere, né che mi siano mai state rivolte contestazioni formali). Peccato che quanto scrivo non sempre viene visto con tanta benevolenza. Mi capita spesso di vederlo scomparire; come in questo caso, dove però per fortuna ci sei stato tu che hai commentato anche ciò che non era possibile leggere. Sono confuso dai tuoi ripetuti complimenti, ma non è che la mia sia pura teoria, o che mi occupi degli abusi delle “istituzioni”- per esempio le tecniche di disinformazione, come quella che si è vista a “Cominciamo bene” – per partito preso. Anch’io come tanti posso vantare integerrime figure di poliziotti nell’albero genealogico, e le mie idee politiche, repubblicane, forse hanno proprio il torto di assegnare eccessivo credito allo Stato e alle sue amministrazioni. Né tanto meno ho voglia di “fare salotto”: il silenzio, che spesso, con sistemi diversi, mi viene imposto, è anche il mio desiderio, perché lenisce il mio disgusto.
Che cosa si prova quando una pattuglia de “le istituzioni” – io le chiamo “gli apparati”, avendo capito che chi riveste cariche pubbliche il titolo “istituzioni” se lo deve meritare – assume comportamenti gratuitamente scorretti lo so per lunga diretta esperienza. In questo senso, mentre parrebbe che sia separato dallo spirito del blog che mi inviti a rileggere, sono vicino a Federico, che non ho mai conosciuto; così come sono vicino a chiunque abbia subito e subirà cattive attenzioni da parte delle forze di polizia. Si è adombrata la possibilità, non so quanto fondata, che ci fosse un interesse mirato verso Federico, a favore di soggetti privati. Ciò che posso fare è testimoniare – se qualcuno volesse ascoltarmi – che un tale abuso non è così eccezionale, ma appare essere una prassi di potere, consolidata e protetta. Che di tanto in tanto finisce male.
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25 luglio 2007
Blog www.federicoaldrovandi
Commento al topic: 17 lug 2007: 20 anni.
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Ezio (24/07/07, 11:42) dice molto giustamente che quando si controbatte bisogna guardare l’interlocutore negli occhi. Ci sono comunque delle eccezioni. Una delle poche nozioni che mi sono rimaste dalla lettura di un manale di autodifesa, scritto da un istruttore militare (G. Manunta, Mondadori) è quella di evitare di guardare fisso negli occhi un aggressore armato. Bisogna però anche evitare di voltargli le spalle, spiega il parà: “di fronte, si è considerati una persona; di spalle un ‘condannato’ “. Se l’aggredito è di spalle, quindi anche se è prono a terra, cessa di essere una persona. Diventa “altro”.
Sembra che in Italia la “diversità”, l’essere considerati “altro” sia un notevole fattore di rischio anche per la morte violenta, oltre che per una nota sfilza di guai. La mafia ha cura di isolare socialmente e screditare le sue vittime prima di ucciderle. Leggendo la storia degli omicidi “eccellenti” che hanno insanguinato il Paese, ho notato che una condizione di diversità accomuna vittime che sono tra loro differenti. In numerosi casi le vittime, politici, magistrati, funzionari di polizia, giornalisti, erano diverse dal resto del gruppo professionale o sociale del quale facevano parte, tanto che a volte, da vive, erano state avversate all’interno dal gruppo stesso. Nell’ambito dei pestaggi, chi più diverso di Pasolini, non solo per i costumi sessuali ma per ciò che scriveva come intellettuale cristiano e di sinistra. Stajano ne “Il sovversivo” racconta la storia di un altro segnato, Serantini, un ragazzo di 20 anni mite e candido, che aveva sofferto. Morì per il pestaggio col calcio dei fucili ricevuto dalla Celere. “Tu sei una vittima predestinata, stai attento” gli aveva detto un ingegnere suo amico. Anche in quel caso, la magistratura fece più di ciò che è in suo potere pur di proteggere i poliziotti. Con successo. Un commissario di PS, Pironomonte, che aveva cercato di impedire il pestaggio, volle dimettersi dalla polizia, e si ridusse a vivere come un modesto impiegato.
L’Italia, paese a tradizione non democratica, è molto rigida verso la diversità antropologica, verso chi non rientra nei gruppi permessi. Non è solo “a destra” che non si può sgarrare: anche esprimere posizioni progressiste, “disobbedienti”, critiche, va fatto entro limiti ristretti. Questo dettare i termini e gli stili della manifestazione di un pensiero dissidente è tra i fattori principali del ripetersi di ingiustizie come quella che due anni fa ha spento la vita di Federico.
Federico quella mattina era solo. Mi chiedo se questo elemento, la diversità, possa aver avuto un peso nella dinamica del suo omicidio. Era senz’altro un ragazzo normale. Mi chiedo com’era riguardo alla sopportazione dei torti. L’unico dato che ho sono la forza e la determinazione nel chiedere giustizia che i suoi genitori stanno mostrando. Se Federico aveva preso da loro, l’essere maltrattato, il ricevere abusi, può averlo portato ad una reazione di indignazione, che molti purtroppo, a differenza che in altri paesi, avrebbero considerata impropria. In un paese dove l’atteggiamento servile nel trattare con chi è in una posizione di potere è un articolo della costituzione non scritta, può essere un handicap non nascere con l’animo del servo, e crescere da persona libera. Federico anziché assumere un atteggiamento da “inferiore” può avere rifiutato la sottomissione agli abusi, indispettendo il gruppo di agenti, e portandoli a identificarlo come un ragazzino che si permette di non stare alle regole, che non accetta il ruolo del prigioniero, e magari il ruolo di persona che viene picchiata dall’Autorità. Un diverso, per i loro standard, e anche per quelli di tanta gente. Con alcuni basta il modo di esprimersi, una protesta che minacci le loro certezze, il tono della voce per essere così classificati. Può essere sufficiente fissare negli occhi, o voltare le spalle.
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